Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 631 del 30/11/1999
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(Tutela del lupo di razza alpina)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Anghinoni n. 3-03281 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 8).
Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali ha facoltà di rispondere.

ROBERTO BORRONI, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, sull'episodio segnalato nell'interrogazione dell'onorevole Anghinoni e sui quesiti che essa pone il Ministero ha interessato l'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Anche sulla base di quanto fatto presente da tale istituto, è innanzitutto opportuno ricordare che il lupo è particolarmente protetto in base alla legge n. 157 del 1992 ed è inserito tra le specie di particolare interesse conservazionistico dal decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997.
La specie, negli ultimi decenni, è stata interessata da un notevole processo di espansione e di distribuzione in Italia. Attualmente risulta presente su tutta la catena appenninica ed in alcune aree collinari della Toscana meridionale e centrale.


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La popolazione è complessivamente stimata intorno ai 400-500 esemplari, con notevoli fluttuazioni di densità a livello locale.
Negli ultimi anni vi è stata una ricomparsa della specie nelle Alpi occidentali italiane, dalle quali si era estinta nei primi decenni di questo secolo, e nella porzione sud-orientale della Francia. È stata segnalata la presenza di lupi anche in Svizzera, dove due giovani maschi sono stati rinvenuti morti. I risultati di recenti indagini genetiche hanno evidenziato che i lupi attualmente presenti nelle Alpi italiane, in Francia ed in Svizzera provengono dalla popolazione italiana. Tale espansione è determinata da un fenomeno di naturale ricolonizzazione: non si ha infatti notizia di alcun rilascio di lupi da parte dell'uomo avvenuto in Italia (il che, tra l'altro, richiederebbe una specifica autorizzazione da parte del Ministero dell'ambiente) o nei paesi limitrofi. Inoltre, i risultati di diverse ricerche confermano una bassa distanza genetica tra la popolazione di lupi italiana e le altre popolazioni di lupi presenti in Europa. Tali risultati indicano che tutti i lupi presenti in Europa appartengono alla stessa forma tassonomica e che non esiste una razza alpina di lupo.
La presenza del lupo comporta, in diverse aree, problemi di carattere gestionale, in particolare, come osserva l'onorevole Anghinoni, dal punto di vista dell'impatto che la specie può avere sul patrimonio zootecnico. In base all'articolo 26 della legge n. 157 del 1992, la prevenzione ed il risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica - in particolare da quella protetta - spettano alle regioni che, a tal fine, devono istituire un apposito fondo. Credo sia opportuno ricordare che tale prescrizione, a carattere generale, è stata recepita in modo notevolmente difforme dalle varie amministrazioni regionali.

PRESIDENTE. L'onorevole Anghinoni ha facoltà di replicare.

UBER ANGHINONI. Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo per la risposta fornita, che giudico esauriente, per quanto su tale argomento si possa aprire un'ampia discussione circa l'opportunità, la validità e la necessità di stare molto attenti al ritorno del lupo, dell'orso e della lince dei quali, nell'arco alpino, era stata registrata la scomparsa nel corso di questo secolo.
È ovvio che, in un momento in cui il patrimonio genetico corre grandi rischi, perché l'estinzione di varie specie di animali ne impoveriscono la ricchezza, l'uomo deve impegnarsi maggiormente nel tentativo di salvaguardarle. Pertanto, quando viene segnalata la presenza di questi animali là dove erano scomparsi, ritengo sia doveroso valutare - forse su questo punto la risposta del sottosegretario non è stata precisa - se l'ambiente sia in grado di consentire ad essi le loro naturali attività e se vi siano i presupposti affinché tali fenomeni non restino isolati, ma vi sia una vera e propria ripresa, compatibilmente alle esigenze dell'uomo. Del resto, molto spesso tali esigenze non sono essenziali all'uomo stesso: infatti, si può tentare di arrivare ad una convivenza, perché gli animali, come l'uomo, hanno grandi capacità di adattamento.
Il problema più delicato è però rappresentato dalle questioni di natura economica. L'estinzione del lupo, come quella dell'orso, forse è stata minacciata o addirittura attuata non tanto dalle mutazioni ambientali o dai cacciatori - che una volta tanto non hanno colpe - ma dalla pastorizia. Infatti, i pastori, vedendo continuamente minacciate le greggi e non avendo un adeguato rimborso economico da parte delle istituzioni, hanno gradatamente e abbastanza velocemente posto in essere un'eliminazione sistematica di questi animali tanto da portarli all'estinzione.
Pertanto, in primo luogo, bisognerebbe valutare se le regioni abbiano operato sufficientemente a favore di un rimborso per i danni provocati da questi animali. In secondo luogo, dovremmo verificare se l'ambiente sia in grado di offrire gli elementi necessari a garantire la presenza di queste specie animali, perché il nostro


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impegno è quello di assicurarne la presenza per le future generazioni e non di lasciarli solo imbalsamati nei musei.

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