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Nel resoconto stenografico della seduta del 20 ottobre 1999, da pagina 75, seconda colonna, quarantaduesima riga, fino a pagina 77, seconda colonna, diciassettesima riga, l'intervento del deputato Sebastiano Neri è sostituito dal seguente:
SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, non credo sia un caso, considerando la natura dei problemi che abbiamo sollevato, che rispetto agli stessi la risposta del sottosegretario sia stata assolutamente inesistente; ho dunque difficoltà financo a dichiararmi insoddisfatto, perché dovrei chiedermi di che cosa.
paesi arabi (ovviamente, non dei «poveracci» arabi, ma di quelli che potevano permettersi tale servizio). Vi è, pertanto, una coincidenza, rispetto alla quale nessuno si è pronunziato e che non intendo denunziare per affermare che vi sia dietro chissà cosa, ma perché vorrei capire cosa sia accaduto a tale proposito.
e non ottiene risposta, sul piano regolamentare può dichiararsi non soddisfatto; nel caso specifico, grazie alla tolleranza del Presidente che mi ha concesso più tempo di quello che avevo a disposizione, ho circostanziatamente dichiarato di non essere soddisfatto ma le mie domande non hanno ottenuto risposta. Se l'avessero avuta, alcuni dubbi maliziosi che ho dovuto rassegnare agli atti parlamentari sarebbero stati sciolti nell'interesse della collettività e dell'Ismett che, in quanto esistente e in quanto iniziativa positiva (come tutti ci auguriamo che sia), potrebbe operare senza ombre e senza illazioni.
Nel resoconto stenografico della seduta del 21 ottobre 1999, a pagina 2, seconda colonna, dopo la tredicesima riga, sono inserite le seguenti parole:
(È approvato).
Noi non abbiamo sollevato una problematica di natura tecnico-scientifica, che costituiva invece gran parte dell'oggetto dell'interpellanza del collega Baiamonte, che ho ascoltato con interesse, animato dalle stesse speranze che sono state evidenziate nella replica dal collega Lo Porto.
Credo che non vi sia nessuno in Sicilia che, nel momento in cui è stata avviata tale iniziativa, non l'abbia salutata con grandi speranze di miglioramento, di riscatto e di realizzazione di tutte le finalità che il collega Lo Porto ha elencato poc'anzi con estrema chiarezza e che non ripeto, poiché le condivido.
I problemi sono di natura diversa, perché a volte può accadere - e ci auguriamo vivamente che non sia questo il caso - che dietro ai migliori propositi si nascondano le peggiori nefandezze.
Abbiamo presentato questa interrogazione parecchi mesi fa e desidero rassegnare agli atti parlamentari la gravissima scorrettezza istituzionale del ministro, che ha pensato bene di partecipare all'inaugurazione e alla posa della prima pietra, senza aver prima risposto ad alcune osservazioni che erano state sollevate in merito all'Ismett.
In sostanza, nell'interrogazione venivano posti alcuni problemi, ai quali - forse ero distratto, ma non credo - il Ministero non ha dato risposta e che, a questo punto, desidero rassegnare agli atti parlamentari, al pari della considerazione precedente. Infatti, in questo paese, che ha visto decine di pronunzie fondate sul principio del «non poteva non sapere» - e si trattava di responsabilità giudiziarie -, desidero che, almeno sul piano della responsabilità politica, nessuno possa dire «non me lo aveva detto alcuno».
La prima preoccupazione che abbiamo avuto, nel momento in cui sono emerse le questioni evidenziate nell'interrogazione, riguardava l'accelerazione nella realizzazione dell'Ismett, che stranamente è coincisa con la decisione del Governo statunitense di limitare la destinazione a cittadini non statunitensi di organi espiantati, fissandola in una misura non superiore al 2 per cento.
L'università di Pittsburgh era stato il centro elettivo per i trapianti di tutti i
Il diavoletto malizioso con cui nella fumettistica viene dipinta la coscienza cattiva mi induce a chiedermi se, per garantire quel tipo di assistenza, non risultasse più utile un centro in pieno Mediterraneo, quindi più facilmente raggiungibile. È una domanda che nasce da una considerazione di ordine pratico, rispetto alla quale il Ministero non ha fornito una risposta, neanche nella parte scientifica dell'esposizione del sottosegretario, che è stata abbastanza esaustiva.
In Sicilia non vi è un numero di donazioni - ad esempio, per quanto riguarda i reni - sufficiente a soddisfare le richieste e, quindi, a consentire ai centri esistenti di operare a pieno regime, per cui - abbiate pazienza - ci risulta difficile comprendere perché si senta l'esigenza di un nuovo centro che operi in tale ambito.
Nella nostra interrogazione è evidenziato come vi sia un settore carente per quanto riguarda i trapianti in Sicilia, quello dei trapianti epatobiliari e, soprattutto, di quelli epatici (mi saranno consentite alcune lacune terminologiche o di carattere scientifico, per carenza di professionalità specifica). Pertanto, avremmo voluto che vi fosse una iniziativa tesa a potenziare un settore oggettivamente carente.
Per quanto riguarda gli altri centri trapianti, che sono penalizzati nella loro piena operatività dalla mancanza di donatori di organi, ci piacerebbe comprendere perché fosse necessario crearne un altro e se non sarebbe stato meglio prevedere invece un centro altamente specializzato, nel quale l'università di Pittsburgh creasse le condizioni per un esperimento che coinvolgesse i centri trapianti già esistenti con professionalità di primissimo livello. Penso a quelli operanti a Palermo, e ricordati dal collega Lo Porto, oltre che a quelli operanti nel resto della Sicilia. Ricordo inoltre che a Catania esiste un centro di trapianti cardiaci di livello mondiale. Non comprendiamo comunque perché queste professionalità da tutti riconosciute di alto livello non siano state inserite in un contesto in cui si verificano strane cose. Mi riferisco alla partecipazione di maggioranza delle strutture pubbliche ospedaliere palermitane che nel consiglio di amministrazione è ribaltata a favore dell'università di Pittsburgh (io stento a capire perché con i miei soldi debbano comandare gli altri, perché è questo il problema). Mi riferisco anche a trattamenti economici di personale a parità di mansioni, e quindi a parità di prestazioni, rispetto ai medici operanti nelle strutture pubbliche centri trapianti italiani, assolutamente non paragonabili fra loro; all'obbligo per i direttori dei centri trapianti italiani di osservare norme restrittive di riferimento che sono stringenti, inesistenti o comunque largamente derogate verso chi dirige il centro Ismett. Penso anche al costo per intervento che è quasi doppio rispetto a quello riconosciuto alle strutture pubbliche italiane. I casi sono due: o si vuole mortificare la struttura pubblica italiana, che pure esprime altissime professionalità, o c'è una tale mancanza di coordinamento che tutto questo diventa ingiustificabile.
Volendo rispettare i tempi assegnatimi (e la ringrazio per la tolleranza), mi avvio a conclusione. Non comprendo perché un ministro della sanità che ha difeso a spada tratta la priorità del servizio pubblico rispetto a quello privato, di fronte ad una situazione nella quale rimangono tanti punti interrogativi (e che mi auguro possano trovare risposta), sembri invece voler penalizzare deliberatamente le strutture pubbliche esistenti. Di fronte all'assenza di una risposta sui punti specifici dell'interrogazione, mi rivolgo a lei, signor Presidente. Confesso di non raccapezzarmi più in quest'aula in più di un'occasione. A cosa serve il sindacato ispettivo? Se un parlamentare rivolge delle domande precise e circostanziate al ministro

