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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 1999, n. 312, recante disposizioni straordinarie ed urgenti per il settore della pesca.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
GIOVANNI DI STASI, Relatore. Signor Presidente, il decreto-legge n. 312 del 1999 contiene disposizioni straordinarie ed urgenti per il settore della pesca: oggi esaminiamo il disegno di legge di conversione di tale decreto-legge, finalizzato a disciplinare la proroga dell'arresto temporaneo dell'attività di pesca nel mare Adriatico, in dipendenza della situazione di crisi internazionale determinatasi nei Balcani.
dopo lo sganciamento di numerose bombe, rimaste inesplose, da parte degli aerei della NATO impegnati in missioni militari nell'area dei Balcani.
a loro volta, a determinare l'entità della provvidenza e le modalità della relativa erogazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ROBERTO BORRONI, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Scaltritti. Ne ha facoltà.
GIANLUIGI SCALTRITTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, colleghi, il decreto-legge n. 312, che ci accingiamo a convertire in legge in questa sede, tratta argomenti e temi che sono stati già ampiamente affrontati in sede di conversione del precedente decreto-legge n. 154 del 1999 convertito nella legge n. 249.
giorno si impegnava il Governo ad inserire nel decreto che il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto emanare alla fine di agosto - come ha fatto, ma solo parzialmente - provvedimenti per la rifusione dei danni subiti dall'indotto commerciale, produttivo e manifatturiero della pesca marittima e, soprattutto, del prodotto fresco.
Il provvedimento in esame è stato certamente imposto dai recenti eventi bellici nei Balcani ma sicuramente tiene conto della necessità del fermo biologico, che è l'unico strumento atto alla conservazione delle risorse, ma che deve avere una visione articolata sul territorio in funzione delle singole necessità, altrimenti risulta inefficace e di tipo esclusivamente assistenziale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Aloi. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, si propone la conversione in legge di un decreto-legge che ha visto l'orientamento favorevole di quasi tutte le componenti politiche della Commissione agricoltura della Camera. Si tratta, infatti, di un orientamento che nasce dalla convinzione che ci si trovi di fronte all'emergenza pesca.
contro i decreti-legge, oggi è tranquilla e accetta il decreto legislativo e le deleghe al Governo! Il Parlamento, dunque, è diventato soltanto un momento notarile dell'attività amministrativa del Governo! Ne prendiamo atto e registriamo ciò.
Bisogna occuparsi anche delle categorie più umili oltre che degli operatori a cui bisogna dare una risposta: nessuno ha la responsabilità delle bombe che sono cadute nell'Adriatico e tanto meno loro.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.
GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il decreto-legge 9 settembre 1999, n. 312, che siamo chiamati a convertire in legge, pone alla nostra attenzione due considerazioni particolari. La prima ci permette di superare la riserva espressa con l'astensione in sede di approvazione del decreto-legge n. 154 del 1999, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1999.
presenza nel mare Adriatico (in modo particolare nell'alto Adriatico) di vari tipi di bombe e di ordigni rilasciati in mare dagli aerei militari di ritorno dalle zone operative di guerra nei Balcani, per incompiuta missione.
FORTUNATO ALOI. Tutte!
GIORGIO MALENTACCHI. Siamo contro tutte le guerre che sono all'origine di questi provvedimenti legislativi. Rifondazione comunista continuerà ad essere vigile e a tutelare il mondo della pesca chiedendo al Governo di mantenere fede agli impegni assunti in ordine ai temi della sicurezza in mare.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Avverto che la XIII Commissione (Agricoltura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Di Stasi, ha facoltà di svolgere la relazione.
Esso contiene anche una misura di accompagnamento sociale, collegata alle interruzioni tecniche della pesca per i compartimenti marittimi del Tirreno e dello Jonio, e prevede altresì, dopo le modifiche introdotte dal Senato, benefici per gli operatori commerciali del settore ittico. Viene così esteso al periodo 16 luglio-31 agosto 1999 l'arresto temporaneo dell'attività di pesca, già disposto con il decreto-legge n. 154 del 1999 per il periodo 14 maggio-15 luglio 1999. Quest'ultimo provvedimento era legato all'esigenza di bonificare le acque del mare Adriatico
Il protrarsi delle attività di bonifica ha spinto il Governo ad approvare il decreto-legge n. 312 del 1999. Si tratta di un provvedimento assolutamente necessario, il cui varo era già stato annunciato in Parlamento in occasione dell'esame del precedente decreto-legge. Nel corso del confronto sul testo del decreto-legge n. 154 del 1999, fu riservata una particolare attenzione al tema della concessione di un premio alle imprese di pesca e di un'indennità giornaliera agli imbarcati sulle navi; sottolineo che il premio e l'indennità non riguardavano in alcun modo i lavoratori del commercio e della distribuzione dei prodotti ittici dell'Adriatico, per cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione chiesero al Governo di farsi carico dei danni subiti anche da questi operatori.
Il Governo si impegnò ad inserire in un successivo provvedimento la previsione di un'indennità per gli operatori del commercio dei prodotti ittici dell'Adriatico. In particolare, il Governo accolse un ordine del giorno unitario, di cui ero primo firmatario, impegnandosi a rispettarne i contenuti nella stesura del nuovo provvedimento. L'impegno non è stato mantenuto nella fase di stesura del decreto-legge, ma il Governo si è dichiarato favorevole all'emendamento del senatore Barrile, che è stato approvato dal Senato, con il quale si prevedono sia le provvidenze per gli addetti alla pesca, sia le indennità per i commercianti di prodotti ittici.
Il decreto-legge, all'articolo 1, stabilisce che la disciplina recata dal decreto-legge n. 154 del 1999 si applichi anche al fermo pesca effettuato dal 16 luglio al 31 agosto. All'onere derivante dall'applicazione dell'articolo 1, valutato in 50.500 milioni di lire, si provvede nel seguente modo: quanto a 25.000 milioni, mediante l'utilizzo del fondo di rotazione per le politiche comunitarie, con corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1, della legge n. 208 del 1998 (secondo la modifica introdotta dalla Commissione in conformità con il parere espresso dalla Commissione bilancio); quanto a 16.000 milioni, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento previsto sul fondo speciale di parte corrente nel bilancio 1999-2001 del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, anche in questo caso secondo la nuova formulazione approvata dalla Commissione su conforme parere della Commissione bilancio; quanto a 9.500 milioni, si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 154 del 1999. Infine, è prevista l'iscrizione del cofinanziamento comunitario nel bilancio dello Stato.
Con l'articolo 2 viene individuata una misura di accompagnamento sociale consistente nella corresponsione del minimo salariale ai marittimi imbarcati, nonché versamenti contributivi ed assicurativi.
Il ministro per le politiche agricole e forestali stabilisce i criteri e le modalità tecniche di attuazione delle misure di accompagnamento. Il limite massimo di spesa per tale operazione è stabilito in 12.000 milioni di lire da reperire attingendo al fondo centrale per il credito peschereccio.
L'articolo 2-bis, introdotto dal Senato, prevede un ristoro dei danni subiti dagli operatori del settore del commercio e della distribuzione dei prodotti ittici dell'Adriatico, conformemente agli orientamenti emersi nel corso del dibattito parlamentare sul precedente decreto-legge n. 154 del 1999. È concessa una indennità fino ad un massimo di 200 mila lire giornaliere per sei giorni alla settimana per il periodo compreso tra il 4 giugno ed il 31 agosto 1999. Il riparto delle risorse tra le regioni adriatiche è affidato ad un decreto del ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Le regioni provvederanno,
La copertura degli oneri, che per l'anno 1999 ammontano a 31 miliardi, è posta a carico del fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica. Con una modifica introdotta dalla Commissione, in conformità al parere della Commissione bilancio, si è precisato che viene corrispondentemente ridotta per il 1999 l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1 della legge n. 208 del 1998, come rifinanziata dalla tabella C della legge finanziaria per il 1999.
Non vi è dubbio che i provvedimenti relativi al fermo bellico abbiano risentito del clima di emergenza nel quale sono maturati, ma il risultato complessivo che essi consentono di ottenere è del tutto positivo. Il Governo ed il Parlamento, sostanzialmente, hanno garantito la sicurezza ai lavoratori del mare Adriatico in un momento ed in condizioni molto particolari. Ai pescatori ed ai commercianti di prodotti ittici dell'area interessata viene giustamente garantito il ristoro dei danni subiti.
I pareri espressi dal Comitato per la legislazione e dalle Commissioni competenti in sede consultiva confermano la complessiva bontà delle disposizioni recate dal decreto-legge, limitandosi ad osservazioni, con un'unica eccezione, che sono utili per una precisa stesura del testo, ma che non intaccano la sostanza del provvedimento. Solo la V Commissione ha formulato tre condizioni relative alle disposizioni di copertura finanziaria e degli oneri recati dagli articoli 1 e 2-bis, che risultavano non pienamente rispondenti alla vigente normativa contabile. La Commissione ha ritenuto di dover recepire con appositi emendamenti le suddette condizioni; peraltro, ciò rende ancora più urgente pervenire ad una rapida approvazione del decreto-legge per consentire al Senato di procedere alla sua definitiva conversione in legge.
Non ho alcun dubbio che l'Assemblea vorrà procedere con la massima solerzia affinché l'operazione fermo bellico sia conclusa in tutti i suoi aspetti.
Si tratta di argomenti già sviscerati, perché, come ha già ampiamente illustrato il relatore, tale provvedimento non fa altro che prolungare fino al 31 agosto la durata del fermo bellico previsto dal precedente decreto-legge. A ciò si aggiunge l'intervento del fermo biologico temporaneo per i compartimenti marittimi che si affacciano sui mari Ionio e Tirreno.
Tuttavia, in questo decreto-legge appare finalmente l'articolo 2-bis, che aveva creato quella suspence da film giallo alla fine di agosto, quando non si sapeva se nel decreto-legge il Governo avrebbe inserito quanto si era impegnato ad introdurre durante la discussione relativa alla conversione del precedente decreto-legge.
Per tale ragione, alla ripresa dei lavori dopo la chiusura estiva, io e il mio gruppo, forza Italia, presentammo l'interrogazione n. 4-25567, nella quale si ribadiva al Governo l'impegno assunto con l'ordine del giorno Di Stasi ed altri n. 9/6191/3, che era scaturito dall'iniziativa dell'opposizione - quindi, della minoranza - ed era stato poi sottoscritto trasversalmente dal relatore e da altri colleghi appartenenti a tutti i gruppi di minoranza. In tale ordine del
Sembrava che il Governo avesse dimenticato di inserire tale articolo, forse dimenticandolo in un cassetto o non so dove, poi esso è comparso al Senato ed è stato inserito nel testo del provvedimento. Tuttavia, vi sono alcune perplessità in proposito, perché l'articolo 2-bis cerca di attuare un ristoro per i commercianti in maniera abbastanza superficiale, in quanto non vengono specificati i procedimenti o, quantomeno, i principi per suddividere le somme tra gli operatori e tra le regioni. Si fa riferimento ad un decreto ministeriale e ad un parere della Conferenza Stato-regioni e poi si lascia il riparto delle provvidenze all'azione delle regioni stesse.
Occorre anche sottolineare che gli emendamenti che noi presentammo in sede di conversione del decreto-legge n. 154 del 1999 prevedevano le stesse somme. Il Governo disse che esse potevano non essere congrue per risarcire il danno e che si doveva effettuare una verifica, tramite le regioni e gli operatori stessi, per stabilirne la congruità e che, inoltre, si dovevano prevedere procedure che assicurassero equità e trasparenza: di certo non leggiamo tutto ciò nell'articolo 2-bis! Invece, gli emendamenti che forza Italia ed altre componenti della minoranza presentarono all'epoca prevedevano, quanto meno, un'identificazione delle categorie e sistemi specifici per ogni categoria d'intervento per il ristoro dei danni subiti.
Comunque, forza Italia non vuole creare impedimenti nella procedura di approvazione di questo disegno di legge, perché ci rendiamo conto che i tempi sono stretti, perché forse questa è stata la volontà del Governo e perché comunque le somme stanziate arriveranno agli operatori, ci auguriamo con trasparenza e con equità.
Non ci vogliamo assumere la responsabilità di creare impedimenti fittizi, anche perché, dal momento che il Governo non ha ottemperato ai propri impegni, non vi sarebbero più i tempi tecnici per effettuare le verifiche necessarie. Nel settore della pesca vi sono problemi enormi e la legislazione che deve regolamentarla non deve essere né superficiale né disattenta.
La legislazione europea per il settore della pesca marittima è estremamente punitiva nei nostri confronti perché i programmi di orientamento pluriennali prevedono esclusivamente una destrutturazione della nostra flotta e non contemplano la possibilità di ammodernarla se non si raggiungono determinati obiettivi di smantellamento, obiettivi difficili da raggiungere per il nostro paese. Non è previsto neppure un intervento di sviluppo e di ampliamento della flotta ma solo un progetto di riconversione della manodopera verso altri settori.
Quanto alla politica nazionale, oltre a non prevedere un ruolo adeguato del settore a livello ministeriale, sono stati predisposti piani triennali con una visione estremamente limitata e nazionale che non tengono conto delle caratteristiche dei singoli territori e dei problemi che il settore della pesca marittima incontra nei diversi compartimenti.
La pesca marittima invece necessita di un intervento articolato sul territorio e contemporaneamente dotato di una visione unitaria. Non va dimenticato che per la ricerca scientifica viene speso, attraverso i piani triennali, molto denaro ma si continua a lavorare senza una visione specifica del territorio e senza proposte articolate. Si sta per approvare una legge quadro che favorisce un decentramento che suscita notevoli perplessità dal punto di vista del coordinamento, per cui quella di oggi è l'occasione favorevole per richiamare i gravi problemi di cui soffre il settore della pesca marittima.
Mi auguro che il Parlamento prenda in considerazione una realtà fondamentale per l'economia italiana sia dal punto di vista dell'indotto commerciale e manifatturiero (la pesca è di traino non solo all'industria della lavorazione del pesce ma anche nell'industria meccanica, cioè per l'ammodernamento delle navi) sia dal punto di vista turistico, che nel provvedimento in esame non è contemplato. Nel settore si sono registrate ricadute pesantissime perché la deviazione di canali commerciali importantissimi permane nel tempo e aumenta ulteriormente il deficit della nostra bilancia commerciale relativamente al pesce fresco.
Auspico che venga attuata una politica della pesca che sostenga l'Italia non solo nei nostri mari, ma anche nei confronti dei paesi europei e degli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo per raggiungere quella leadership che meritiamo, per la competenza che abbiamo e per l'importanza di questo comparto nello sviluppo economico del nostro paese.
Il nostro paese ha giocato sul mare la propria storia. Gli antichi romani - ogni tanto dobbiamo pur ricordarlo - per indicare il Mediterraneo avevano coniato l'espressione mare nostrum. Sul mare e dal mare dovremmo trarre - viste le sue potenzialità e per il significato della nostra storia - una fonte di sostentamento e di benessere. Purtroppo, il nostro paese non solo non riesce a dare risposte al proprio fabbisogno, ma è costretto ad importare prodotti ittici da altri paesi d'Europa, se non del mondo.
Come abbiamo più volte sostenuto, è necessario, dunque, avviare sulla problematica un discorso esaustivo, organico, che contenga tutte le risposte necessarie. Abbiamo già parlato in Commissione del piano triennale; è attualmente all'esame del Senato un provvedimento con il quale si cerca di consentire al nostro paese - che sul mare è collocato - di dare risposte ai problemi di coloro che operano sul mare.
Il decreto-legge al nostro esame costituisce un provvedimento parziale e di emergenza, che si riferisce a determinate occasioni storiche, quali le vicende della recente guerra in Kosovo: l'Adriatico è, purtroppo, interessato dalla presenza di bombe che sono state sganciate in quel mare. Mi riferisco, inoltre, alla crisi che si è verificata ed al fermo dell'attività ittica. Si tratta di una serie di questioni collegate al contenuto del provvedimento in esame che, partito in una certa maniera, ha visto inserirsi al suo interno altre questioni emergenziali; dunque, ci troviamo davanti ad un sistema di scatole cinesi: abbiamo un'emergenza all'interno di un'altra emergenza! È questa, dunque, la storia del provvedimento al nostro esame.
Signor Presidente, rispetto al problema delle emergenze siamo stati sempre estremamente critici, come lo siamo anche nei confronti di provvedimenti legislativi che si chiamano, da un lato, decreto-legge e, dall'altro, decreto legislativo. Tra l'altro, il decreto-legge sembrava essere il non plus ultra, fino a quando non è apparso sulla scena del Parlamento italiano l'onorevole Bassanini che, con il decreto legislativo - che è uno strumento perverso -, ha espropriato il Parlamento. Dobbiamo dircelo con estrema franchezza: la sinistra, che anche nei Governi precedenti si scagliava
Signor Presidente, sul provvedimento in esame abbiamo espresso la nostra opinione critica: in effetti, avremmo voluto qualcosa di diverso. La nostra, comunque, è una posizione costruttivamente critica: infatti, visto che - come ha ribadito poco fa l'onorevole Scaltritti - il Polo delle libertà non presenterà emendamenti, è chiaro che vi è già una linea, vi è già una tendenza. Non è nostra intenzione non dico fare ostruzionismo (perché l'ostruzionismo ormai non appartiene più alla filosofia ed alla prassi parlamentare: in altri tempi si discuteva in Parlamento per ore ed ore, ora abbiamo regolamenti iugulatori che impediscono il filibustering, che fa parte della storia un po' di tutti i parlamenti, soprattutto di quello inglese), ma neppure bloccare per un solo attimo l'iter del provvedimento. Non abbiamo quindi presentato alcun emendamento in riferimento ai tre articoli (i due originali più il terzo, aggiunto in limine vitae).
Il primo articolo riguarda il fermo pesca, questione sulla quale ci eravamo già pronunciati favorevolmente. Si tratta, come diceva il relatore, dell'arresto temporaneo dell'attività di pesca effettuato dalle navi del compartimento dell'Adriatico per il periodo che va dal 16 luglio al 31 agosto 1999. A tale scopo sono previsti 50 miliardi e 500 milioni.
Anche il secondo articolo contiene previsioni a noi già note e riguarda la «misura di accompagnamento sociale in dipendenza delle interruzioni tecniche della pesca». Tale misura consiste nella «corresponsione del minimo monetario garantito per il personale imbarcato e nel rimborso degli oneri previdenziali ed assistenziali dovuti per il medesimo personale». Per questo sono previsti 12 miliardi.
L'aspetto nuovo del testo al nostro esame è ovviamente rappresentato dall'articolo 2-bis. Il relatore ha fatto riferimento ad un atto votato in quest'aula da quasi tutte le forze politiche e noi rivendichiamo la presentazione di un altro nostro ordine del giorno, che reca come prima firma la mia. In tale documento si faceva presente la necessità di tenere in considerazione anche e soprattutto le esigenze di coloro che in prima battuta erano stati esclusi. È chiaro, infatti, che non possono essere disconosciute le ragioni dei commercianti che trattano all'ingrosso o al dettaglio i prodotti ittici dell'Adriatico, né quelle degli addetti all'attività manifatturiera collegata alla lavorazione del pesce o degli addetti al facchinaggio. Ricordo che presentai personalmente un emendamento specifico riferito a queste ultime categorie, trascurate ma importanti, che non possono essere ignorate, perché indubbiamente subiscono anch'esse dei danni. Tante volte mi chiedo se in questo nostro paese, che ormai ha scoperto il liberismo ad oltranza, le categorie più umili, quelle che hanno rappresentato un punto di riferimento soprattutto per la sinistra, vengano considerate nei termini dovuti. A costoro viene concessa un'indennità di 200 mila lire giornaliere per sei giorni la settimana ed è globalmente prevista la somma di 31 miliardi.
Questo è il quadro generale del provvedimento. Forse uno studioso del mondo greco si chiederebbe, ricordando un dialogo di Luciano: «Elena è tutta qui?» Siamo infatti di fronte ad un provvedimento che serve a dare una risposta nell'immediato. Il relatore diceva bene: si tratta di un provvedimento di emergenza, perché «Annibale è alle porte». Ebbene, all'emergenza noi non diciamo certamente di no, però debbo dire con franchezza che si tratta di un provvedimento parziale, che serve solo a portare una goccia d'acqua nell'oceano. I pescatori e tutti gli operatori del settore, comunque, attendono; quindi guai se noi assumessimo oggi una posizione che non rappresentasse una risposta all'emergenza!
L'onorevole Scaltritti, sicuramente una persona competente, ha sottolineato la crisi in cui versa il settore: le marinerie, le varie flottiglie e le aziende ittiche si trovano in difficoltà enormi. I problemi sono stati creati prevalentemente dal fermo biologico, certamente necessario, ma che deve essere contenuto entro termini razionali. I pescatori di Bagnara sono in difficoltà perché pescano il pescespada in quelle zone. Molte aziende stanno chiudendo, i pescatori non escono più in mare perché da esso non traggono più il necessario sostentamento. Il Pascoli, che insegnò anche dalle mie parti, esattamente a Messina, parlando dell'incontro tra il mar Ionio ed il mar Tirreno, diceva: «qui dove le onde greche vengono a cercare le latine». Pensate che immagine bellissima! Un poeta della mia terra, Vitrioli, compose un componimento in versi sul pescespada, Xiphias, che i giovani del liceo leggevano con grande interesse. La pesca è cultura, è attività economica: è un qualcosa, cioè, che muove questo paese di santi, di eroi e di navigatori, ma anche di pescatori.
Esprimo l'assenso del mio gruppo, quindi, sul provvedimento, anche se riteniamo che ad esso ne debbano seguire altri, oltre alla legge quadro sulla pesca sulla quale dobbiamo confrontarci anche in relazione al nostro essere europei. Ricordo le questioni aperte con gli altri paesi del Mediterraneo ed i frequenti sequestri di pescherecci italiani.
Spero che recuperando il settore della pesca si possa dare una risposta anche in termini occupazionali e di sviluppo, riconquistando un ruolo importante per il nostro paese che ha costruito la propria storia sul mare e dal mare ricava sostentamento. Tuttavia, non possiamo trascurare coloro i quali sono in difficoltà e che invece, con la loro attività ittica, possono offrire alla bilancia commerciale del nostro paese una voce attiva.
Annuncio, quindi il voto favorevole dei deputati del gruppo di alleanza nazionale su questo provvedimento, auspicando che non si vada più avanti a piccoli passi, ma si voli, se non alto, perlomeno a media altezza, perché, come diceva il poeta: «non ci sono altezze troppo alte, ma ali troppo corte». Cerchiamo di far diventare meno corte le nostre ali.
Quello in esame è un provvedimento di legge che possiamo definire emergenziale e non strutturale; la soluzione del problema della pesca viene dunque rinviata ad una legge-quadro che dovrà essere approvata.
Come abbiamo già avuto modo di dire durante l'esame del precedente decreto-legge su questa specifica materia, riteniamo che dovranno essere adottati strumenti di programmazione idonei a fare chiarezza in un settore importante al fine di dare certezza alle attività armatoriali, a quelle della trasformazione del prodotto pescato, ai lavoratori dipendenti e a quelli addetti alla distribuzione. A tale riguardo ricordo l'indagine conoscitiva che la XIII Commissione sta per concludere e che favorirà, per così dire, la riscrittura di una normativa concernente questo importante settore.
Signor Presidente, non posso non ricordare la vicenda che ha portato all'emanazione da parte del Governo di due decreti-legge in materia, contenenti forme di indennizzo per i lavoratori del settore che hanno subito dei danni dalla sospensione dell'attività della pesca a causa della
Tutto ciò evoca alla nostra memoria gli orrori, le distruzioni avvenute nella mini federazione Jugoslava a seguito dei bombardamenti da parte dei paesi della NATO; la missione assistenziale «Arcobaleno» e quelle che purtroppo verranno «innescate» dal processo di ricostruzione di ciò che la guerra aveva in precedenza distrutto, con buona pace, crediamo, delle popolazioni, siano esse serbe, kosovare, montenegrine o rom, dei profughi costretti dalla guerra ad abbandonare le proprie case distrutte, gli averi, gli affetti, e il loro peregrinare per l'Europa (Italia compresa), salvo poi essere rispediti al paese d'origine come soggetti indesiderati.
Onorevoli colleghi, la mia forte preoccupazione e quella dei miei colleghi di rifondazione comunista nascono dal fatto che anche con la conversione in legge del decreto non verrà garantita nel tempo e nei luoghi di pesca la sicurezza necessaria dei natanti né tanto meno dei lavoratori.
Insieme al pesce vengono dragati ordigni molto pericolosi; a tale riguardo sono state rivolte ai ministri interessati numerose interrogazioni, che recano la mia firma e quella dei miei colleghi di gruppo. Ad alcune di esse è stata data una risposta parziale, incompleta e dunque non esaustiva in ordine alla questione della sicurezza, nonostante il Governo (il sottosegretario qui presente lo ricorderà bene) si fosse impegnato a risolvere in breve tempo il problema, facendo proseguire i dragaggi, i monitoraggi delle zone di mare e mettendo a disposizione delle marinerie carte nautiche e mappe utili all'individuazione degli ordigni bellici.
Recenti vicende giudiziarie e di inchiesta da parte del PM di Venezia, dottor Matteo Stuccini, che indaga sulla presenza degli ordigni sganciati dagli aerei NATO nei 78 giorni di aggressione alla Jugoslavia, che tra l'altro portarono al ferimento di alcuni pescatori di Chioggia, hanno avvalorato ulteriormente la tesi, con l'apposizione del segreto di Stato su documenti e ordini da parte del coordinamento aereo della NATO e dell'Aeronautica militare italiana, che i rischi per i lavoratori del settore continueranno ad esistere, che l'Italia è un paese a sovranità limitata come lo stanno a dimostrare diverse vicende (Gladio, basi Usa, l'«ostracismo» anni settanta, Ustica, le testate nucleari). In particolare la vicenda delle testate nucleari e la tragedia del Cermis, di cui abbiamo anche parlato la settimana passata, sono di grande importanza. Con riferimento alla sovranità limitata del nostro paese rispetto alle testate nucleari, vorrei ricordare che, nonostante il trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto dall'Italia che vieta al nostro paese di tenere armamenti atomici, appare del tutto ridicola l'affermazione fatta in questi giorni che le bombe possano restare in Italia perché sono di proprietà di uno Stato straniero; come vedete, vi è qualcosa di aberrante in queste dichiarazioni. Non solo, ma in Parlamento non si è mai discusso un accordo tra il Governo italiano e quello degli Stati Uniti sul dispiegamento e sullo stoccaggio in Italia di armamenti nucleari. Le Camere sono state deliberatamente tenute all'oscuro di tale presenza e questo, secondo noi, è un fatto estremamente grave. Comunque, i costi della guerra non voluta da gran parte degli italiani cadranno sulle loro teste o, meglio, su quelle delle classi meno abbienti.
Abbiamo ritenuto, tuttavia, di non presentare sull'argomento emendamenti, ma un ordine del giorno affinché il Governo si impegni ancora sulla sicurezza in mare e permetta al pubblico ministero veneziano di visionare le carte sulle quali è stato posto il segreto di Stato, consentendogli di proseguire l'inchiesta.
Signor Presidente, vorrei ancora riaffermare in quest'aula la nostra ferma denuncia contro la guerra, anzi contro tutte le guerre.
La seconda considerazione è più di merito e ci riporta alla discussione del luglio scorso, in occasione della conversione del primo decreto-legge quando, rimanendo inascoltati anche nella fase emendativa, si volle perpetrare un'ingiustizia nei riguardi di alcune categorie di lavoratori. Non mi soffermo su vicende ricordate anche da altri colleghi, anche perché oggi è stato posto rimedio a queste ingiustizie con l'inclusione nel provvedimento di benefici indennitari pari a 200 mila lire giornaliere, nonché della proroga del fermo bellico al 31 agosto.
La contraddizione è che dal 31 agosto, con la fine del termine di dragaggio, è rimasto aperto il problema che finora ho evidenziato.
In conclusione, l'auspicio è che siano tenute in giusta considerazione da parte del Governo le richieste contenute nell'ordine del giorno di cui preannuncio la presentazione.


