Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 607 del 20/10/1999
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Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge costituzionale: Boato e Corleone; Caveri; Zeller ed altri; Soro; Bono ed altri; Zeller ed altri; Carmelo Carrara ed altri; Di Bisceglie ed altri; Ruffino ed altri; d'iniziativa del deputato Schmid; d'iniziativa del Consiglio regionale della Sardegna; Schmid e Olivieri; Soda; Soda; Soda; Soda; Soda; Fontanini ed altri; Garra ed altri; d'iniziativa dell'Assemblea regionale siciliana; d'iniziativa dei deputati Prestamburgo ed altri: Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei Presidenti delle regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano (168-226-1359-1605-2003-2951-3057 3327-3644-3932-4601-5406-5468-5469 5470-5471-5472-5561-5615-5710-5892) (ore 18,15).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione, in prima deliberazione, del testo unificato delle proposte di legge costituzionale di iniziativa dei deputati Boato e Corleone; Caveri; Zeller ed altri; Soro; Bono ed altri; Zeller ed altri; Carmelo Carrara ed altri; Di Bisceglie ed altri; Ruffino ed altri; Schmid; d'iniziativa del consiglio regionale della Sardegna; d'iniziativa dei deputati Schmid e Olivieri; Soda; Soda; Soda; Soda; Soda; Fontanini ed altri; Garra ed altri; d'iniziativa dell'assemblea regionale siciliana; d'iniziativa dei deputati Prestamburgo ed altri: Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Ricordo che nella seduta del 13 ottobre scorso sono iniziate le votazioni degli emendamenti riferiti all'articolo 1.
Avverto che sono stati ritirati gli emendamenti Garra 1.5, Zeller 4.84 e 4.124, nonché l'emendamento, già dichiarato inammissibile, Zeller 4.81.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 168)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 , nel testo unificato della Commissione, e degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 168 sezione 1).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 1.12.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, già durante i lavori del Comitato ristretto e poi durante quelli della Commissione mi sono fatto promotore dell'esigenza di valutare un aspetto particolare dell'impostazione dello statuto autonomistico della regione Sicilia, per cui, se si esclude la possibilità dell'incompatibilità tra la carica di deputato e quella di assessore regionale, si determinano le condizioni oggettive della debolezza della riforma.
Onorevoli colleghi, l'elezione diretta del presidente della regione siciliana ha uno scarso effetto se non si rimuove questo macigno sulla strada verso l'oggettiva possibilità di governare di chiunque sia chiamato alla guida della complessa macchina amministrativa regionale.
Qual è stato l'elemento, il «buco nero» che ha impedito finora di realizzare in Sicilia condizioni oggettive di governabilità? Vi sono tante ragioni storiche e oggettive, ma, soprattutto, ciò è dovuto alla possibilità per ogni singolo deputato di autoreferenziarsi rispetto al ruolo di governo che gli può assicurare la carica di assessore regionale.
È davanti agli occhi di tutti, perché sta avvenendo in questi giorni, l'ennesima crisi di governo della regione Sicilia (credo sia la cinquantunesima). È lo spettacolo indecoroso che viene offerto da un parlamento regionale in cui vi sono 47 o 48 deputati di maggioranza (nessuno sa con


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esattezza quanti siano) tutti impegnati nella corsa verso l'incarico di assessore. Nell'ultima riunione, che si è svolta ieri, vi è stato l'ennesimo rinvio.
Badate che questa valutazione non riguarda l'attuale colorazione politica di centro-sinistra della raccogliticcia maggioranza regionale, frutto dei ribaltoni e delle vicende che tutti conosciamo. Probabilmente, si avrebbe lo stesso scenario se la maggioranza fosse di un colore diverso. Infatti il punto focale, l'aspetto fondamentale della questione è che, nell'epoca in cui sono crollate le ideologie, gli ideali ed i livelli minimi di tenuta del rapporto istituzionale di una rappresentanza corretta tra il rappresentante del popolo e i propri elettori, l'unico punto di riferimento di qualunque deputato, specie se appartenente alla maggioranza, è il raggiungimento del ruolo di assessore regionale. Non comprendere questo significa condannare la Sicilia a restare nella condizione di mortificazione che non le ha consentito di avere governi in grado di farsi carico delle ragioni antiche del sottosviluppo e della mancata capacità di risposta.
Ho tentato in tutti i modi - lo sto facendo anche stasera - di rimuovere un atteggiamento della maggioranza che ritengo mortificante e incomprensibile.

In primo luogo, qualcuno mi dovrebbe spiegare perché il principio delle incompatibilità tra consigliere ed assessore sia stato sancito nella riforma degli enti locali, consentendo così ai sindaci di esercitare il loro mandato e di non subire i ricatti quotidiani da parte di partiti, di gruppi di pressione e di singoli consiglieri, e perché questo stesso principio non debba essere esteso alle regioni. Questa è la prima domanda a cui il relatore ed il Governo devono rispondere per chiarire una posizione che riguarda tutte le regioni d'Italia. Aggiungo che la norma che propongo non deve essere necessariamente estesa alle altre regioni: se vi sono condizioni diverse nelle altre regioni, visto che ci occupiamo delle regioni a statuto speciale, ben vengano! Nessuno però può contestare che la Sicilia vive da decenni una condizione di particolare degrado della classe politica regionale e che questo è un elemento che comporta un ulteriore atteggiamento di degrado perché consente di raggiungere livelli di potere attraverso i ricatti quotidiani a cui vengono sottoposti coloro i quali svolgono le funzioni di presidente.
Se la Camera correttamente, anche se in ritardo, si pone il problema di una radicale riforma degli strumenti di Governo delle autonomie regionali, soprattutto di quelle a statuto speciale, non è pensabile che alla Sicilia si risponda rinviando ai siciliani, cioè alla classe politica siciliana, questo grande tema perché sarebbe come far finta di non sapere che la proposta di riforma dello statuto è stata il frutto di una serie di compromessi graduali e sempre più spinti che hanno portato a subire l'imposizione delle incompatibilità. Non vi sarà mai alcun parlamento regionale che farà passare il principio delle incompatibilità, per cui o il Parlamento nazionale introduce questa norma in considerazione della storia passata e recente della regione siciliana oppure questa norma non vedrà mai la luce. Invito il relatore, i colleghi ed il Governo a rivedere la propria posizione affinché su questa materia si tenga conto che è in gioco la possibilità di un rilancio reale dello statuto autonomistico ovvero il suo definitivo affossamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, premetto che nel testo dell'emendamento Bono 1.12 manca, probabilmente per un errore di stampa, la parola «non» tra le parole «carica» e «prescelta».

NICOLA BONO. È vero.

PRESIDENTE. Ne prendo atto.

GIACOMO GARRA. Come siciliano seguo da oltre quarant'anni le vicende istituzionali della regione siciliana. Il vero


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bubbone da estirpare è quello della compatibilità, finora prevista dallo statuto siciliano, tra le cariche di deputato regionale e di assessore in seno alla giunta di Governo della Sicilia.
L'instabilità dei governi, anche in questa legislatura, nasce nell'ambito dell'Assemblea regionale siciliana. Anche quella uscita dalle elezioni del giugno 1996 non si è distinta da quella uscita dalle precedenti elezioni regionali. Gli assessori in carica in tutti i governi di centro, di destra o di sinistra hanno i loro più fieri nemici nei colleghi deputati della stessa maggioranza che di volta in volta sorregge questo o quel governo.
L'imperativo categorico dei deputati estranei alla compagine governativa è sempre lo stesso: attendere o provocare una prossima crisi di Governo, per tentare di entrare nel nuovo Governo. Le difficoltà nelle quali si dibatte in Sicilia il centro-sinistra sono le stesse di sempre: gli assessori uscenti vogliono la riconferma; i deputati regionali premono - anche minacciando di passare allo schieramento opposto - per diventare assessori. Per rompere questo circuito, di certo non virtuoso, dobbiamo approvare quanto proposto dai presentatori degli emendamenti Bono 1.12 e Calderisi 1.32; signor Presidente, non comprendo per quale motivo questi due emendamenti non si mettano assieme in un'unica votazione, in quanto sono identici. I firmatari dei due emendamenti propongono che il deputato regionale che sia stato nominato assessore debba optare per una o l'altra carica.
Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di forza Italia sugli emendamenti Bono 1.12 e Calderisi 1.32, che chiediamo siano votati congiuntamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vi è dubbio che l'ultima crisi regionale è dovuta al solito motivo di contendere: la nomina degli assessori. La storia degli ultimi cinquant'anni lo ha insegnato a noi siciliani. Senza dubbio, questo è uno dei motivi dello scarso sviluppo e della scarsa incidenza che i governi - che si succedono l'uno all'altro - riescono a dare alla Sicilia.
Vogliamo che la Sicilia abbia uno sviluppo concreto e che vi sia una continuità del governo regionale. Tale continuità può essere raggiunta concordando con i principi contenuti nell'emendamento Bono 1.12, che concerne l'incompatibilità della carica di assessore regionale con quella di deputato regionale. In conclusione, poiché siamo fermamente convinti delle motivazioni serie in esso contenute, preannuncio il voto favorevole dei deputati del mio gruppo sull'emendamento Bono 1.12.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i deputati del mio gruppo eletti in Sicilia - Bono, Nuccio Carrara, Fragalà, Lo Porto, Lo Presti, Marino, Nania, Neri, Paolone, Rallo, Trantino e Tringali - hanno presentato una serie di emendamenti che non sono in dissenso rispetto alla filosofia e alle posizioni espresse dai rappresentanti dell'assemblea regionale siciliana e che tendono a dare una specificazione particolare all'assetto dello statuto della regione siciliana. La situazione attuale è la fotografia di una situazione politica complessa, articolata e, purtroppo, anche in questa legislatura regionale, caratterizzata da elementi di paralisi.
Con tali motivazioni, voglio giustificare il voto favorevole dei deputati del mio gruppo su emendamenti che si pongono, per alcuni aspetti, in contraddizione rispetto all'impalcatura complessiva che abbiamo già deciso anche riguardo ai futuri, potenziali assetti delle regioni a statuto ordinario.
In sostanza, voglio motivare le ragioni del voto favorevole dei deputati del mio


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gruppo, rispetto a quel tipo di emendamenti che, seppur difformi rispetto alla ratio e alla lettera delle norme approvate per le regioni a statuto ordinario, vanno verso una logica ed uno spirito di carattere federale e raccolgono il consenso del mio gruppo su quel che viene proposto all'attenzione dell'Assemblea da parte della regione siciliana.

ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI BISCEGLIE, Relatore. Signor Presidente, vorrei precisare che in Commissione abbiamo discusso a lungo del problema che è stato posto. Abbiamo seguito una strada che, per un verso, può determinare una uniformità tra le cinque regioni a statuto speciale e, per un altro, è in rapporto positivo con quello che l'assemblea siciliana ha manifestato mediante l'approvazione di una «legge-voto». La scelta fatta dall'assemblea regionale siciliana è volta all'elezione diretta del presidente il quale nomina e revoca gli assessori. Per altro verso, noi ci siamo spinti, relativamente alla questione dell'incompatibilità, ad un livello afferente a quello del Parlamento nazionale: pertanto, abbiamo previsto l'incompatibilità con i membri di una delle due Camere, del Parlamento europeo e di altro consiglio regionale.
Vorrei, da ultimo, ricordare che l'emendamento 1.47 (Nuova formulazione) della Commissione regola in modo più completo e chiarisce le modalità di scioglimento dell'assemblea sia in caso si scelga l'elezione diretta del presidente sia in caso si scelga un'altra forma di governo. Pertanto mi sembra che abbiamo recepito quanto ci veniva indicato, ma abbiamo anche migliorato e perfezionato la logica che abbiamo cercato di seguire.
Infine, ritengo che dobbiamo cercare di fare le riforme insieme alle assemblee regionali e non con uno spirito contrapposto a quello delle medesime assemblee.

PRESIDENTE. Onorevole Di Bisceglie, per errore le ho dato la parola prima dell'onorevole Acierno. Tuttavia, se vorrà precisare qualche altra questione, le darò nuovamente la parola subito dopo il collega.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.

ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, vorrei annunciare il voto contrario del mio gruppo sull'emendamento Bono 1.12.
Ho ascoltato con attenzione le motivazioni addotte dall'onorevole Bono e mi rendo conto che il nostro dibattito è concomitante alle vicende legate alla formazione del governo siciliano. Tuttavia, non credo sia questo il primo caso in cui un governo ha quelle che io non definirei difficoltà, ma un normale passaggio politico prima di assegnare gli incarichi ai vari assessori.
Nel corso dell'esame del provvedimento da parte di quest'Assemblea abbiamo ampiamente dibattuto sul se e come le donne debbano essere rappresentate nelle istituzioni. In questo caso, invece, si vorrebbe introdurre un nuovo principio che contraddice la politica. Chi fa politica, infatti, sicuramente non si espone per un campo di azione limitato, perché aspira ad assumere incarichi sempre più rilevanti. Una norma di tal genere limiterebbe enormemente l'attività politica di chi vuole operare sul territorio e rappresentare il proprio consiglio regionale o il proprio governo. Chi si candiderebbe domani sapendo di dover fare o il deputato o l'assessore regionale? Peraltro, limiteremmo - per le stesse ragioni che ho esposto in quest'aula quando si discuteva della rappresentanza femminile - la possibilità di scelta dei candidati, perché potremmo correre il rischio di rinunciare a politici bravi per il semplice fatto che, assumendo l'incarico di assessore, dovrebbero poi rinunciare all'incarico politico che il popolo sovrano ha conferito loro. Non credo che questa sia una buona norma per la politica. Credo che anche questa sia, purtroppo, una mossa demagogica


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che serve a portare avanti slogan che chi si propone di modificare le regole, all'atto pratico, avrebbe dovuto dimostrare la volontà di attuare.
L'onorevole Bono rappresenta un partito che ha governato in Sicilia e non mi risulta che gli assessori regionali di tale partito si siano dimessi dall'incarico di deputato regionale, anche se la legge non lo prevedeva.

PRESIDENTE. Vorrei precisare, per evitare di prolungare il dibattito, che l'onorevole Bono si è rivolto a tutti.

NICOLA BONO. È un cretino! È un fatto di cretinismo cronico!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 286
Votanti 284
Astenuti 2
Maggioranza 143
Hanno votato sì 121
Hanno votato no 163
Sono in missione 36 deputati)
.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 1.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Presidente, non ripeterò quanto ho detto prima perché credo che ciò sia ben presente ai colleghi; ritengo tuttavia doveroso fare alcune precisazioni, soprattutto dopo quanto ha detto il relatore.
Il problema non è quello di aver stabilito un deterrente, prevedendo che, se entro 90 giorni non si forma un governo, si procede con lo scioglimento del consiglio, ma piuttosto quello della precarietà del Governo della regione.
Vorrei tranquillizzare l'onorevole Di Bisceglie: nessuna assemblea regionale si farà mai sciogliere per la mancata formazione di un governo entro 90 giorni. Si arriverà comunque a formare un governo, magari allo scadere dell'ultimo minuto del novantesimo giorno; ma sarà probabilmente un governo che andrà in crisi un secondo dopo la sua formazione ed è esattamente ciò che vorremmo evitare.
Al relatore che afferma che il tentativo è stato quello di dare una struttura omogenea alle cinque regioni a statuto speciale, rispondo che la sua è una contraddizione in termini. Se sono regioni a statuto speciale, vuol dire che storicamente ed oggettivamente avevano motivo di avere un'autonomia che aveva una sua caratterizzazione ed una sua peculiarità. Qual è la logica di fare una riforma uniforme? Vogliamo forse mettere le «uniformi» alle regioni a statuto speciale in modo che avremo quindici regioni ordinarie, uniformi per definizione, ed altre cinque uniformi, però speciali? È questa la logica?
Il punto invece è un altro, è capire come applicare il principio dell'incompatibilità che, peraltro, a mio avviso, andrebbe esteso a tutte e venti le regioni, ma su questo non mi hanno risposto né il relatore Di Bisceglie né il ministro).
Perché a livello comunale e provinciale si è ritenuto di mantenere il principio dell'incompatibilità? Per evitare che il sindaco possa essere oggetto di ricatto da parte degli stessi componenti del consiglio, che poi debbono votare le delibere. È un problema relativo alla concezione del ruolo: il Parlamento ha un proprio ruolo, il presidente ne ha un altro, la giunta un altro ancora.
La strana commistione tra deputati e assessori nasce dalla logica con cui cinquant'anni fa fu fatta la Costituzione: una logica - non dimentichiamolo! - partitocratica e proporzionalistica e nell'ambito della quale i partiti si andavano a collocare nei governi regionali e nazionali.


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Se però capovolgiamo i termini del ragionamento e andiamo verso la logica del maggioritario e del presidenzialismo, perché mantenere la commistione tra il ruolo di deputato e quello di assessore?
Questa sera sono animato da spirito costruttivo e quindi non rispondo alle osservazioni del collega Acierno nel modo che questi meriterebbe, ma mi limito a fare soltanto alcune precisazioni. Anzitutto è veramente ridicolo e fa torto alla sua intelligenza quando dice che gli assessori di alleanza nazionale non si sono dimessi. Ma, se si fossero dimessi da deputati, sarebbero decaduti da assessori e, se si fossero dimessi da assessori, sarebbero stati sostituiti con altri tre deputati regionali di alleanza nazionale.
È grave la forma di difesa sostenuta dall'onorevole Acierno. Dovrebbe essere illuminante per quanti, poco fa, hanno votato contro l'emendamento per disciplina di gruppo.
L'onorevole Acierno, nelle sue poche battute, ha esaltato il ruolo di ricatto politico svolto dalle assemblee elettive: quando parla di oggettiva rappresentatività presso i governi e non di rappresentatività delle istanze presso le assemblee, fa riferimento ad una logica che collega la rappresentanza al potere e non alla rappresentanza degli interessi nel senso nobile del principio democratico. Non è un caso che Acierno sostenga tali posizioni e che sia stato proprio il suo partito, a livello regionale, ad imporre questo compromesso, altrimenti non sarebbe passata la norma che impedisce di introdurre l'incompatibilità tra deputato e assessore. La logica è una sola ed è quella di chi vuole essere autoreferenziale nel ruolo di Governo. Ecco perché insisto e mi permetto, ancora una volta, di richiamarmi al buon senso e alla capacità di rivoluzionare realmente e radicalmente il nostro apparato costituzionale, invitandovi a votare a favore del mio emendamento.

GIACOMO STUCCHI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO STUCCHI. Il provvedimento che stiamo esaminando è abbastanza delicato e non è condiviso dal mio gruppo.
Vorrei segnalare che prima vi sono state alcune anomalie nelle votazioni e le chiederei di disporre il controllo delle tessere prima della votazione.

PRESIDENTE. Prego i deputati segretari di procedere al controllo delle tessere (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.11 non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Consentiamo di votare al presidente Biondi: non si affanni, però!
Consentiamo di votare anche alla collega De Luca.

ROLANDO FONTAN. Chiudere!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera non è in numero legale per deliberare, per sette deputati.
Dovrei rinviare la seduta di un'ora, tuttavia, apprezzate le circostanze e valutando che è prevista una riunione politica dei deputati del gruppo dei popolari, rinvio la votazione e il seguito del dibattito alla seduta di domani.

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