Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 607 del 20/10/1999
Back Index Forward

Pag. 82

(Destinazione ad usi militari di strutture civili nelle Marche)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Lenti n. 3-03751 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 4).
Il sottosegretario di Stato per la sanità ha facoltà di rispondere.

ANTONINO MANGIACAVALLO, Sottosegretario di Stato per la sanità. Anche in questa occasione rispondo in base alle informazioni raccolte dal commissariato di Governo nella regione Marche.
Da tali informazioni risulta che la visita effettuata il 12 aprile 1999 presso l'ospedale Torrette di Ancona era stata concordata con la direzione sanitaria dell'azienda ospedaliera Umberto I di Ancona, per iniziativa del servizio medico dell'aeroporto di Falconara. La visita era mirata a conoscere le caratteristiche strutturali e organizzative dell'ospedale Torrette da parte dei medici con compiti di assistenza a stranieri regolarmente presenti nel nostro paese.
In occasione della visita dello scorso lunedì, i due medici militari americani hanno avuto modo di chiarire che la loro unica esigenza era quella di conoscere le caratteristiche dell'ospedale più vicino dotato di dipartimento di emergenza, con le diverse specialità, in modo da farvi, in linea puramente ipotetica, ricorso nel caso di problemi sanitari urgenti e rilevanti occorsi a carico dei militari americani durante il loro soggiorno in quest'area. Gli stessi medici hanno avuto modo di chiarire che questa era una procedura di routine per metterli in grado di utilizzare correttamente le strutture ospedaliere della zona e che non vi era alcuna richiesta ed intenzione di «prenotare» l'ospedale per militari feriti nel corso di operazioni militari presenti o future in altri paesi.
Ai medici è stato consentito di visitare l'ospedale, così come comunemente avviene per molti altri colleghi interessati al suo potenziale utilizzo.
L'ospedale Torrette è una struttura pubblica tenuta a dare assistenza in emergenza agli stranieri presenti nel nostro paese, compresi ovviamente i militari degli Stati Uniti regolarmente autorizzati a soggiornarvi. Ed è del tutto normale che medici responsabili dell'assistenza sanitaria ad un gruppo di militari vogliano conoscere le caratteristiche organizzative e le modalità di accesso alla struttura ospedaliera più vicina e dotata dei principali servizi necessari in caso di emergenza.
Non vi è stato alcun accordo tale da comportare una sia pur minima riduzione di assistenza ai cittadini che normalmente utilizzano l'ospedale Torrette. Infatti, il colloquio con i militari americani si è svolto su un piano esclusivamente tecnico ed ha consentito agli stessi di conoscere la capacità assistenziale dell'ospedale nei confronti dei cittadini che hanno il diritto di accedervi in condizioni di emergenza, compresi i militari temporaneamente e regolarmente presenti nel nostro territorio.
In effetti, qualunque iniziativa di coinvolgimento formale dell'ospedale Torrette nell'assistenza a persone civili e militari provenienti dall'area di crisi potrebbe avvenire solo con il coordinamento dell'assessorato regionale alla sanità, come è già avvenuto in passato in analoghe situazioni.

PRESIDENTE. L'onorevole Lenti ha facoltà di replicare.

MARIA LENTI. Sottosegretario Mangiacavallo, il Ministero della difesa aveva già risposto negli stessi termini, o quasi, ad una interrogazione simile che avevo presentato all'epoca. Anche la difesa aveva risposto piuttosto in ritardo. Credo che lei capisca molto facilmente che rispondere a questa interrogazione - presentata durante la guerra che la NATO e l'Italia hanno portato al Kosovo e all'ex Jugoslavia - dopo sei mesi equivale a non rispondere affatto, perché la guerra c'era allora e in quel momento avrebbe dovuto essere data la risposta, quando la guerra stava mangiando le energie, quando suscitava preoccupazioni, timori, scalpori, eccetera.


Pag. 83

Devo ripetere che la città non ne sapeva nulla. Lei mi dice che questa visita è stata concordata con le autorità del nosocomio, dell'ospedale Torrette, ma gli amministratori della città, della regione, della provincia non ne sapevano nulla. Gli amministratori dell'ospedale si sono mostrati quindi subordinati, stesi a terra di fronte ai militari americani. Ma chi ha dato il permesso di effettuare questo sopralluogo? Nella mia ingenuità credo che un sopralluogo militare in un ospedale debba ottenere il permesso di altre autorità, oltre quelle che dirigono il nosocomio. Con chi è stato concordato questo permesso e perché?

GIULIO CONTI. Con l'assessore!

MARIA LENTI. Lei, sottosegretario, che per la verità in questo momento sta telefonando, il che non mi sembra una bella cosa...

ANTONINO MANGIACAVALLO, Sottosegretario di Stato per la sanità. La seguo con molta attenzione.

MARIA LENTI. La ringrazio. Io comunque l'ho ascoltata molto attentamente, proprio per timore di non capire la sua risposta.
Mi chiedo allora con chi sia stata concordata quella visita. Gli enti regionali, peraltro, non ne sapevano nulla. Naturalmente non auguro a nessun militare - italiano, straniero, americano -, né a coloro che hanno portato la guerra, come non lo auguro a nessuno, di dover ricorrere a cure ospedaliere. Quei militari, però, avevano chiesto la disponibilità di tre sale operatorie. Che cosa era prevedibile allora? Era ipotizzabile un intervento di terra, signor sottosegretario, altroché un uso dell'ospedale per i militari dell'aeroporto di Falconara! La sua risposta non è assolutamente soddisfacente proprio perché riguarda il merito della questione.
Nell'aeroporto di Falconara i militari sono pochi. Tra l'altro, in occasione della guerra abbiamo scoperto che quell'aeroporto è addirittura della NATO, non è nemmeno interamente italiano. Quindi, quanti militari vi si trovavano? Evidentemente l'intenzione era diversa, perché altro era l'intento di quei giorni di guerra.
Credo inoltre, signor sottosegretario, che sia stato assolutamente improprio e da condannare, anche a posteriori, il fatto che si sia visitato un nosocomio che è civile per usi militari, anche in prospettiva. Vi sono competenze, leggi e funzioni che non possono essere confuse né mescolate tra loro, altrimenti non ci si raccapezza più. Vi sono leggi, amministratori, funzioni, competenze e diversità tra ospedale ed ospedale e la struttura in questione è finalizzata ad altro. Anche questo è il punto.
Dunque, nella risposta, fornita così in ritardo, vi sono almeno quattro o cinque aspetti che devono assolutamente essere controbattuti, come in parte ho fatto.
Mi sembra che le responsabilità del Ministero della sanità in questo caso siano tutte da sottolineare e censurare, così come il comportamento seguito. Ritengo anche che il Ministero della sanità abbia appreso tutto questo in ritardo, ma avrebbe potuto intervenire al momento della presentazione dell'interrogazione, che è i dieci giorni dopo. Peraltro, il Ministero della sanità era al corrente della questione, perché anche presso la regione Marche era stata presentata dagli amici di rifondazione comunista presenti nel consiglio regionale un'interrogazione. Il Ministero, pertanto, non poteva non essere a conoscenza del problema. A fronte di ciò si risponde sei mesi dopo, accampando la scusa dei militari americani presenti nell'aeroporto, questo quando si avanzavano richieste relative a più reparti (traumatologia, maxillo-facciale, neurochirurgia e chirurgia plastica). Mi sembra si ragionasse, sotterraneamente, di un intervento militare da terra che avrebbe potuto produrre certi risultati, ma invece che ad un ospedale militare si è guardato ad un nosocomio civile.
Dov'è allora in questo caso la sovranità dell'Italia? Mi chiedo dove sia la sovranità delle strutture ma anche dei nostri enti


Pag. 84

locali e dei nostri amministratori, i quali sono stati eletti proprio per controllare, dirigere, amministrare, governare, tutte le nostre zone.

Back Index Forward