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PRESIDENTE. Passiamo alla interrogazione Piscitello n. 3-04465 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).
GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, l'interrogazione presentata insieme agli onorevoli Piscitello, Albanese, Maggi e Veltri pone il tema dei testimoni di giustizia che non siano i collaboratori e i pentiti, ma cittadini mai inseriti in circuiti criminali che spontaneamente hanno deciso, spesso a rischio della propria vita, di collaborare con l'autorità giudiziaria.
che più volte in questo senso, a nostro avviso, non è stato rispettoso degli impegni che aveva preso politicamente e personalmente con i testimoni.
PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
SERGIO MATTARELLA, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, la legge n. 8 del 1997, come è noto, prevede l'applicazione di misure speciali di prevenzione e di tutela non soltanto nei confronti dei cosiddetti collaboratori di giustizia, ma anche nei confronti delle persone che, nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, rendono testimonianza relativamente ai delitti di gravità particolare.
PRESIDENTE. L'onorevole Gambale, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIUSEPPE GAMBALE. Prendo atto con soddisfazione che il Governo è cosciente delle difficoltà esistenti, come lo stesso onorevole Mattarella ha affermato poc'anzi.
Signor Vicepresidente del Consiglio, i testimoni di giustizia sono cittadini che hanno prestato volontariamente la loro collaborazione allo Stato, senza nulla chiedere. Con il loro gesto hanno voluto testimoniare il proprio impegno civile contro la mafia, la 'ndrangheta e le altre associazioni criminali; e per questo hanno subito conseguenze gravi, anche per le loro famiglie!
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
L'onorevole Gambale, cofirmatario della interrogazione, ha facoltà di illustrarla.
Più volte abbiamo posto questo tema, più volte è stato assicurato, da parte della Presidenza del Consiglio e dei ministri competenti, interessamento alla soluzione del problema sia nel suo complesso che in casi singoli e particolari.
Con questa interrogazione chiediamo quali siano gli intendimenti del Governo
La normativa attuale non prevede, sotto il profilo della tutela e dell'assistenza, una differenza di trattamento o di regime tra i testimoni e i collaboratori della giustizia sottoposti al programma.
Nonostante tale uniformità di previsione legislativa, il Ministero dell'interno ha adottato misure particolari di carattere organizzativo istituendo nell'aprile 1998, nell'ambito del servizio centrale di protezione, un'apposita sezione testimoni per gestire le attività di difesa, tutela e assistenza in loro favore. Oltre a ciò, il Ministero dell'interno ha provveduto a predisporre uno specifico programma-tipo (diverso da quello che viene applicato ai collaboratori provenienti dal mondo del crimine) che è stato adottato dalla competente commissione centrale. Questo programma, calibrato sulle specifiche necessità dei testimoni, e adattabile alle esigenze personali del singolo, prevede misure mirate, prevalentemente di carattere assistenziale, tese a garantire e ad assicurare un reinserimento sociale più agevole degli interessati.
Attualmente, usufruiscono di queste misure tutorie 77 testimoni di gravi eventi criminosi e 171 familiari.
L'attuazione di questo programma, effettivamente, ha dato luogo sovente in questi anni ad alcuni inconvenienti, talvolta anche gravi.
Nel tentativo di risolvere anche questi problemi, è stato presentato dal Governo il disegno di legge sui collaboratori di giustizia, attualmente in discussione al Senato. Questo disegno di legge, che il Governo propone al Parlamento, regola in modo più specifico i poteri della commissione centrale e prevede misure diversificate di assistenza e di reinserimento sociale nei confronti dei testimoni ammessi al programma speciale di protezione.
Al fine di assicurare a queste persone, ai testimoni - in maniera specifica e diversa da quella assicurata ai collaboratori di giustizia che provengono dal mondo del crimine -, il mantenimento delle stesse condizioni di vita ed in particolare per garantire loro la conservazione del posto di lavoro, la proposta che il Governo fa al Parlamento con la nuova legge introduce lo strumento del decreto ministeriale che consentirà di intervenire tenendo conto della specificità delle situazioni.
Il Governo si augura quindi che il provvedimento venga approvato rapidamente dal Parlamento, anche per poter superare le difficoltà che poc'anzi l'onorevole Gambale ha indicato.
Il 7 luglio del 1998, neanche un anno fa, la Commissione antimafia in una relazione approvata all'unanimità aveva reso note le gravi condizioni di disagio e di difficoltà nelle quali versavano i testimoni di giustizia.
Onorevole Mattarella, devo dirle che nulla o poco è cambiato dal luglio del 1998, nonostante gli impegni assunti anche personalmente dal ministro dell'interno in una riunione che abbiamo avuto - come democratici - assieme ad una delegazione dei testimoni di giustizia.
Ciascuno di noi ben comprende quale trauma vive una famiglia e all'interno di questa, ad esempio, i bambini che vengono sdradicati dal loro contesto, senza una propria identità ed un radicamento. È il caso di uno di questi che conosco personalmente che è stato cancellato dall'anagrafe (per lo Stato italiano non esiste!) e a cui viene anche impedito di iscriversi e di frequentare l'università. Credo che lo Stato non debba comportarsi in questa maniera nei confronti di chi ha testimoniato, scegliendo di dare un segnale forte nella lotta alla mafia ed alla criminalità organizzata.
Signor ministro, si verifica spesso che alcuni funzionari del servizio centrale di protezione seguano contemporaneamente collaboratori e testimoni: ciò crea molta confusione e situazioni di imbarazzo anche in molti di questi testimoni. Non solo, ma a volte si registrano anche atteggiamenti ostruzionistici, che in questa sede abbiamo denunciato più volte anche in altri atti ispettivi, nei confronti di alcuni testimoni che sono particolarmente attivi nel richiedere il rispetto di quei patti e di quei contratti che lo Stato ha stipulato con loro.
Ci troviamo spesso di fronte a situazioni terribili: vi sono, ad esempio, alcuni testimoni che ancora oggi vivono senza casa, senza lavoro e senza identità! Ai disagi ed alle difficoltà di questi cittadini si somma la sensazione - che è avvertita anche dal nostro gruppo politico - dell'abbandono da parte dello Stato, che tratta spesso con i guanti i pentiti e con fastidio i testimoni, che tanto hanno dato e nulla hanno avuto.
Per questo, prendendo atto degli impegni che il Governo ha assunto con la presentazione di quel disegno di legge, le devo dire che, nel tempo che passerà prima dell'approvazione di tale provvedimento, noi democratici continueremo in ogni occasione a porre la questione fin quando questi coraggiosi cittadini - che in questi giorni hanno testimoniato anche davanti al palazzo di Montecitorio - non riceveranno le giuste risposte da parte dello Stato.
Sospendo la seduta fino alle 16.


