Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 607 del 20/10/1999
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La seduta, sospesa alle 9,15, è ripresa alle 9,40.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

Si riprende la discussione del Doc. II, n. 36, e allegato.

(Ripresa esame di principi e criteri direttivi - Doc. II, n. 36)

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto.

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori ma anche in relazione al punto che stiamo affrontando. Mi rivolgo in particolare a lei, perché, come Presidente della Camera, presiede sia la Giunta per il regolamento che l'Ufficio di Presidenza.
Ieri la Camera ha approvato a larghissima maggioranza, anzi mi pare all'unanimità, il primo principio riassuntivo,


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volto a prevedere la possibilità di costituire gruppi parlamentari con meno di 20 deputati.
Per realizzare questo principio, approvato a larghissima maggioranza dalla Camera, sono stati individuati dei paletti rigidi per fare in modo che questa costituzione non fosse per così dire perenne ma limitata ad alcuni casi ben individuati.
Manifestata chiaramente la volontà da parte della Camera di consentire la costituzione di gruppi con meno di 20 deputati quando ricorrano particolari condizioni, abbiamo dinanzi a noi due strade. La prima strada è quella di una modifica del regolamento, con una norma transitoria per questa legislatura, che individui letteralmente i casi in cui si procede alla costituzione dei gruppi, ma a mio giudizio tale strada è poco elegante, perché andremmo ad inserire nel regolamento una norma transitoria ad hoc, delineando con precisione i casi, le condizioni, con riferimento alle elezioni politiche, a quelle europee e ai seggi presi.
La seconda strada invece è quella consentita dall'attuale regolamento e cioè della deroga concessa dall'Ufficio di Presidenza, in base all'attuale norma. È vero che l'attuale norma ha, diciamo così, delle difficoltà di lettura e di interpretazione alla luce del nuovo sistema elettorale, ma è altrettanto vero che, con il voto espresso ieri dalla Camera, questa norma può essere letta facendo in modo che quelle condizioni che sono oggi previste dal regolamento della Camera per dare la deroga alla costituzione di gruppi con meno di 20 deputati, sia letta in maniera conforme alla volontà che ha ieri manifestato la Camera, per cui, qualora ne facciano richiesta, l'Ufficio di Presidenza autorizza la costituzione di gruppi parlamentari se hanno di fatto le caratteristiche previste.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Vito, ma poiché stavo consultando il regolamento non ho ben compreso quale sarebbe la seconda alternativa. Si stava forse riferendo al secondo comma dell'articolo 14 del regolamento?

ELIO VITO. Esattamente.

PRESIDENTE. Ma ieri l'abbiamo abrogato!

ELIO VITO. Non l'abbiamo abrogato.
Oggi, l'Ufficio di Presidenza ha la possibilità di autorizzare la costituzione di gruppi quando ricorrano certe condizioni.
La Camera ha poi espresso un'altra manifestazione di volontà: quella di fare in modo che questa deroga concessa non solo sia una tantum ma anche l'ultima; inoltre ha ieri manifestato la volontà di rendere più stringenti per la prossima legislatura le norme generali di costituzione dei gruppi.

Signor Presidente, a mio giudizio, se oggi intervenisse una delibera dell'Ufficio di Presidenza che, prendendo atto del voto della Camera, autorizzasse la costituzione di alcuni gruppi, la Giunta per il regolamento dovrebbe prendere atto che la volontà manifestata dalla Camera è stata risolta dall'Ufficio di Presidenza. All'Assemblea resterebbe da decidere con voto finale la parte più generale, quella normativa.
Mi rendo conto che può sembrare un'apparente contraddizione utilizzare la deroga e subito dopo abolirla, ma è inutile che fingiamo ipocrisia: anche abolire la deroga e prevedere una norma transitoria è una contraddizione perché la Giunta contemporaneamente abolisce la possibilità di deroga al seconda comma dell'articolo 14 e inserisce una norma transitoria ad hoc che è in realtà una norma fotografia.
Signor Presidente, votiamo gli ultimi due principi rimasti, ma vorrei suggerire questa riflessione a lei, ai colleghi della Giunta e all'Ufficio di Presidenza: la situazione complessa e la valutazione di opportunità politica sorta in questa legislatura rispetto alle caratteristiche del gruppo misto ci pongono di fronte a due strade che presentano contraddizioni interne, ma contraddittoria e complessa è la situazione. Se potessi esprimere una personale preferenza, benché non ne abbia alcun titolo, in base alle caratteristiche del


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nostro regolamento, direi che l'Ufficio di Presidenza, confortato dal voto dell'Assemblea, potrebbe autorizzare la deroga, che giustamente ha ritenuto di non riconoscere all'inizio della scorsa legislatura, e liberare la Giunta per il regolamento dalla necessità di proporre una norma transitoria che «stona» con la logica e la storicità del regolamento e con la necessità che esso guardi al futuro, al sistema bipolare e maggioritario. Ciò potrebbe consentirle, nella prossima legislatura, di proporre direttamente in Assemblea norme che siano di più ampio respiro.
Presidente, mi permetto di fare queste osservazioni, non per incidere sui due o tre voti che dobbiamo dare, ma affinché lei, innanzitutto, e i due organismi interessati, Ufficio di Presidenza e Giunta per il regolamento, possate valutare questa alternativa rilevante, rispettando il voto dato dalla Camera e trovando soluzioni che forse hanno un minore impatto sul nostro regolamento.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vito. Mi permetta di non rispondere adesso perché la questione è molto complessa e perché la decisione non spetta al Presidente, ma all'Ufficio di Presidenza.
Credo che la cosa migliore da fare sarebbe che io ascoltassi tanto l'Ufficio di Presidenza, quanto la Giunta per il regolamento, perché non posso naturalmente derogare al parere della Giunta. Rimane da decidere chi ascoltare prima e chi dopo; si potrebbe anche fare una riunione congiunta tra Ufficio di Presidenza e Giunta per il regolamento per discutere insieme su questa possibilità. In seguito valuteremo se sia possibile seguire una via più «morbida», qual è quella da lei indicata. In tal caso l'Ufficio di Presidenza deciderà, altrimenti riesamineremo il testo secondo le procedure normali.
La ringrazio, comunque, perché il suo intervento è stato utile.
Passiamo ai voti.
Indico...

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole Cè, non posso darle la parola per dichiarazione di voto.

ALESSANDRO CÈ. Ma io chiedo di parlare sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Purché non sia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Presidente, vorrei solo farle notare che ieri avevo chiesto la parola sulla proposta dell'onorevole Cananzi che, a mio avviso, avrebbe dovuto aprire un dibattito in quest'aula, considerato che i suoi contenuti stravolgono le modalità di costituzione dei gruppi.
Considerato che sono intervenuto sull'ordine dei lavori, ne approfitto per dire che sulla proposta dell'onorevole Vito, se mi è consentito dare una mia valutazione, mi sembra si stia facendo un grande pasticcio. Si è sottoposta all'Assemblea una proposta della Giunta per il regolamento che, da un lato, invita alla soppressione dell'articolo 14, comma 2, dall'altro, fornisce indicazioni che non ricalcano esattamente quelle che oggi sono previste dall'articolo 14, comma 2, perché consente al Presidente un'applicazione in deroga per la costituzione dei gruppi. In questo contesto, la proposta dell'onorevole Vito, condivisibile nei contenuti, non lo è rispetto alla sovranità dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta Cananzi n. 13, riferita all'articolo 13.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 294
Votanti 286
Astenuti 8
Maggioranza 144
Hanno votato sì 109
Hanno votato no 177
Sono in missione 38 deputati)
.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta Tassone n. 4, come modificata a seguito della riformulazione del testo della Giunta.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 297
Votanti 292
Astenuti 5
Maggioranza 147
Hanno votato sì 79
Hanno votato no 213
Sono in missione 38 deputati)
.

Dobbiamo procedere ora alla votazione delle ulteriori proposte non riconducibili a principi riassuntivi.
Passiamo alla votazione della proposta Palma n. 14, per la parte relativa all'articolo 14, comma 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Questa proposta è simile a quella precedentemente respinta. Sarei curioso di conoscere le ragioni che i presentatori Palma e Cananzi adducono per sostenere un'ipotesi di questo tipo. Se il loro intento è quello di distruggere il loro partito, credo che il partito popolare sia già sulla strada giusta e non abbia bisogno di proposte di questo tipo per fare in modo di non essere rappresentato da un gruppo autonomo nella prossima legislatura.

PRESIDENTE. È opportuno che ognuno guardi a se stesso, comunque, in questo contesto.

ALESSANDRO CÈ. Si poteva anche intuire la sua ironia. Però, Presidente, la mia critica, se mi degna di attenzione - visto che vuole fare le battute, ascolti anche me - riguarda la stranezza dell'atteggiamento di un gruppo, che è in difficoltà come lo è quello della lega forza nord in questo momento, che vuole addirittura negarsi la possibilità per il futuro di essere rappresentato da un gruppo parlamentare. È una stranezza veramente incredibile (Commenti del deputato Palma). Ti sto chiedendo di addurre le ragioni, perché mi dici: «Che ti importa?». Se sono qui, mi importa! Palma, lascia stare: ne stai combinando di tutti i colori nell'ultimo periodo!

PRESIDENTE. Non è il solo, comunque!

ALESSANDRO CÈ. Sarebbe interessante capire le motivazioni. Se le motivazioni sono quelle di fare da arieti o da alfieri del maggioritario, lo si dica chiaramente, perché non crediamo ci sia altro modo per spiegare questa posizione. Se il partito popolare in questo Parlamento fa di tutto per costringere le formazioni politiche che vogliono mantenere una loro identità ad aderire ai due grandi contenitori del maggioritario, abbia almeno il coraggio di intervenire e sostenere questa tesi, che può avere anche risvolti ideali, che però devono essere enucleati ed espressi. Se è invece una posizione solo di Palma e Cananzi, ce la spieghino.
Noi non siamo assolutamente d'accordo con questa tesi. Come ho già avuto modo di dire ieri, riteniamo che il bipolarismo, tra l'altro falso, che si vuole a tutti i costi instaurare in questa legislatura e consolidare nella prossima, non faccia altro - ne abbiamo tutti i giorni esempi sotto gli occhi - che perpetuare quella pratica consociativa, di scambio di favori fra i due poli, alla quale abbiamo assistito nell'ultimo periodo, vuoi sul conflitto di interessi vuoi sulle mancate riforme. Questa non è la direzione nella quale vogliamo muoverci. Crediamo allora che questa proposta sia assolutamente inopportuna. Se il partito popolare ha intenzione di sciogliersi, può farlo senza creare obblighi ad altre forze politiche, le quali hanno invece tutta la dignità e la voglia di continuare a lottare in Parlamento; lo faccia cioè senza consentire che le regole parlamentari vietino ai partiti come il


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nostro di continuare a battersi per ottenere i risultati che ci siamo prefissi (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.

PAOLO PALMA. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Cè per l'attenzione che dedica alle sorti, alla storia ed al futuro del partito popolare, attenzione che mi fa molto piacere. Visto che egli ha chiesto le ragioni della proposta che il collega Cananzi ed io abbiamo presentato, le esporrò molto semplicemente. Queste ragioni sono quelle del rafforzamento del sistema maggioritario bipolare, cioè della coerenza con il sistema maggioritario.
Ricordo all'onorevole Cè - il quale forse se ne è dimenticato perché stava nella Padania - che il partito popolare italiano è tra i fondatori dell'Ulivo, che si basa su un progetto di scelta netta e di rafforzamento del sistema maggioritario.
Si irride (Commenti del deputato Chiappori)... Fammi parlare un attimo! Come dicevo, nei commenti e nelle analisi politiche si irride spesso il sistema maggioritario, si fanno ironie, si dice che ha moltiplicato i partiti. In realtà, i partiti non sono stati moltiplicati dal sistema maggioritario, ma, probabilmente, lo sono dai regolamenti parlamentari, che consentono ed incentivano gli eletti a non essere coerenti con il sistema maggioritario sulla base del quale hanno assunto degli impegni davanti agli elettori.
Il collega Cananzi ed io vorremmo allora semplicemente eliminare - libero l'onorevole Cè di pensarla diversamente - questo incentivo che è anche - guarda caso - un incentivo al trasformismo, del quale tutti ci lamentiamo senza però fare nulla per frenare questa pratica non propriamente commendevole della storia politica italiana.
Questo, dunque, è lo spirito: eliminare la possibilità di essere incoerenti rispetto agli impegni assunti e favorire l'aggregazione di forze che hanno comunanza di idee, di interessi, di programmi, anziché incentivare la loro dispersione; quindi, alla fine, rendere più funzionale il Parlamento. Come poi voglia regolarsi il partito popolare nella sua strategia politica generale non è affare dell'onorevole Cè; certo vuole indirizzarsi ad un rafforzamento del maggioritario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta Palma n. 14, per la parte relativa all'articolo 14, comma 1.

(Segue la votazione).

Colleghi, facciamo votare il presidente Selva.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 324
Votanti 322
Astenuti 2
Maggioranza 162
Hanno votato sì 34
Hanno votato no 288).

Passiamo alla votazione delle identiche proposte Cananzi n. 13 (riferita all'articolo 14) e Piscitello n. 16.
Colleghi, devo precisare che si tratta di un principio a valere dalla prossima legislatura.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calderisi. Ne ha facoltà.
Onorevole Calderisi, lei ha esaurito il suo tempo, comunque trattandosi di regolamento, si regoli lei.

GIUSEPPE CALDERISI. Sarò molto breve, Presidente.
Voterò a favore di queste proposte emendative per la prossima legislatura, ma non senza manifestare un qualche scetticismo. Condivido infatti le osservazioni che faceva prima il collega Palma,


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ma debbo anche rilevare la stridente contraddizione con quanto è stato votato ieri da questa Camera.
Allora, eleviamo per la prossima legislatura a trenta deputati il limite numerico per costituire un gruppo, ma mi chiedo cosa accadrà all'inizio della prossima legislatura se il gruppo misto sarà composto da 150 o 200 deputati. Sarete in grado di mantenere questa norma per più di qualche giorno? Non avverrà che la prima proposta di modifica del regolamento, il documento n. 1, sarà quella di tornare non a venti, ma magari a quindici deputati, collega Palma? Attenzione, perché non vorrei che questa norma fosse un boomerang; essa ha sicuramente una valenza positiva e non posso non votare a favore di essa, ma credo sia doveroso manifestare il più fermo scetticismo dopo il voto di ieri, che ha dimostrato l'assoluta incapacità di tenuta di disposizioni di questo tipo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.

MAURO GUERRA. Signor Presidente, noi voteremo a favore di questa proposta.
Comprendo le osservazioni svolte dal collega Calderisi, ma vi è un'altra considerazione da fare. Introducendo questa modifica, creiamo le condizioni affinché si vada alla formazione delle liste, alla presentazione delle candidature, alla campagna elettorale per l'elezione del prossimo Parlamento in presenza di un regolamento della Camera che eleva a trenta il numero minimo di deputati necessario per la costituzione di un gruppo parlamentare. Non credo che ciò rappresenterà un elemento dirimente in ordine agli orientamenti delle forze politiche relativi ai collegamenti elettorali, ma esso sarà sicuramente tenuto in considerazione da chi affronterà quella scadenza elettorale, nella consapevolezza che vige un regolamento che prevede che i gruppi si costituiscano con almeno trenta deputati e non più con almeno venti. Ripeto, non sarà un fattore dirimente ma sarà comunque un elemento utile. Siccome si è detto, ne sono convinto, che la marcia verso il bipolarismo non si impone a colpi di regolamento ma che il regolamento può accompagnare i processi politici, questo può essere un modo per farlo.
Signor Presidente, intendo intervenire sulla proposta successiva, così magari il collega Palma mi potrà rispondere; essa prevede a regime, sempre per la prossima legislatura, l'elevazione a venti del numero dei deputati necessari per costituire una componente politica all'interno del gruppo misto. Se potessimo interpretare tale principio nel senso che viene elevato a venti il numero necessario per costituire una componente del gruppo misto che abbia gli stessi poteri che sono oggi riconosciuti alle componenti con almeno dieci rappresentanti, voterei a favore perché ciò sarebbe coerente con l'innalzamento da venti a trenta del numero minimo dei componenti ciascun gruppo; se, invece, si dovesse interpretare la disposizione nel senso che anche le componenti del gruppo misto con tre o con cinque iscritti, che si possono costituire ai sensi del comma 5 dell'articolo 14, avrebbero i poteri riconosciuti alle componenti con più di dieci iscritti, non potrei votare a favore. La mia posizione è che a regime possano esservi all'interno del futuro gruppo misto componenti anche con meno di venti deputati, ma che i poteri che oggi sono riconosciuti alle componenti con più di dieci iscritti vengano attribuiti, quando per costituire un gruppo saranno necessari almeno trenta deputati, alle componenti con più di venti iscritti.
Se il principio fosse interpretabile in questo senso in sede di redazione della proposta che la Giunta sottoporrà al voto finale dell'Assemblea, darò il mio assenso, altrimenti non potrò farlo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armaroli. Ne ha facoltà.

PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, noi diciamo «sì», però aggiungiamo «ma» per le buone ragioni esposte dall'onorevole Calderisi.


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Questa proposta esprime sicuramente una buona intenzione ma sappiamo che «le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni». La proposta in esame è una sorta di linea Maginot che, presumibilmente, sarà travolta dalle armate tedesche all'inizio della prossima legislatura.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, esistono motivazioni di ordine tecnico e organizzativo che sono state già esposte correttamente dal collega Calderisi, che si propone finalità opposte a quelle che vorrei indicare; effettivamente, con questa norma potremo avere un gruppo misto ancora più numeroso di quello esistente in questa legislatura.
Vi è anche, però, un altro aspetto a dir poco schizofrenico. Ieri noi abbiamo votato - non noi della lega che eravamo contrari, ma sia il Polo sia l'Ulivo - in favore di una deroga relativa alla costituzione di gruppi parlamentari con un numero di deputati almeno pari a dieci.
Oggi, invece, si decide che per la prossima legislatura non ci potranno essere gruppi parlamentari formati da meno di trenta persone. C'è una contraddizione e una forte schizofrenia.
Dunque, vorrei capire il significato di questa schizofrenia. Ho un'intuizione. A mio parere, oggi si vuole andare nella direzione di consentire la costituzione dei gruppi dei fuoriusciti (da rifondazione o dalla lega nord), dell'UDR che non ha avuto un consenso diretto nelle elezioni del 96, del gruppo Bonino che ha avuto successo alle europee, ma non era presente nel 1996 nelle elezioni politiche, forse perché queste formazioni hanno già dichiarato chiaramente una sudditanza nei confronti della logica che sta alla base di questa operazione che è quella di conseguire un bipolarismo forte. Queste piccole formazioni ormai hanno detto: va bene, dateci un minimo di visibilità per un anno e mezzo e vi promettiamo che, tra un anno e mezzo, ligi ligi, ci atterremo alle regole di chi costituisce il nucleo più forte all'interno dei due poli (da una parte i DS e da una parte forza Italia). Saranno quei gruppi che detteranno la linea politica e programmatica, ammesso che vi siamo delle differenze tra queste due linee programmatiche.
Questa ci sembra l'ipotesi più probabile, ma allora, per l'ennesima volta, si venga qui e si abbia il coraggio di dirlo. Non si entri in contraddizione tra un voto e quello successivo!
A me ha stupito realmente la dichiarazione di voto dell'onorevole Guerra (e allo stesso modo, quella dell'onorevole Armaroli) proprio perché è stata laconica e ha detto che è un dato di fatto, ma non ha precisato che si tratta di una forzatura che non rientra assolutamente nei principi costituzionali né ha ricevuto direttive chiare dalla legge elettorale.
Vorrei anche ricordare che il referendum sull'abolizione della quota proporzionale è fallito. È pur vero che la maggior parte di coloro che vi hanno partecipato ha votato a favore, ma c'è stata moltissima gente che non ha partecipato al voto perché non riteneva opportuno andare in questa direzione e non solo, come pensate voi, perché era disinteressata.
Allora, se questo è il vostro modo di intendere, credo che questo sia l'ennesimo balzello che voi state introducendo per privare i cittadini italiani della legittima rappresentatività all'interno delle istituzioni. È l'ennesimo balzello che va contro la democrazia. Non è scritto da nessuna parte che in questo Parlamento ci devono essere due poli. Il cittadino che non si identifica nei due poli (tra l'altro i loro programmi sono molto variabili, multiformi e non ben chiari) ha tutto il diritto, stante la Costituzione e la legge elettorale vigente, di vedersi rappresentato in Parlamento da coloro a cui ha voluto dare il voto. Non è possibile però che per essere rappresentati in Parlamento bisogno avere cinque milioni di voti, come voi state cercando di imporre a tutti i costi mettendo


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un minimo di trenta deputati per la costituzione di un gruppo parlamentare.
Signor Presidente, voglio dire chiaramente che questa è una strada esplicitamente antidemocratica. Si vuole fare di tutto, addirittura si vuole utilizzare il regolamento della Camera per non consentire più la rappresentatività diretta da parte di chi è stato eletto sulla base di programmi chiari da parte dei cittadini.
Credo che su questo argomento varrebbe la pena che anche altri gruppi che non sono asserviti alla logica del bipolarismo si facessero sentire. Mi riferisco anche a rifondazione comunista che in questa occasione mi sembra faccia scena muta e la faccia anche in modo assolutamente inadeguato rispetto all'importanza del momento. Questo è un passaggio assolutamente antidemocratico. Noi crediamo che, continuando su questa strada, non ci resteranno che dei metodi antidemocratici per contrapporci a questo regime sempre più forte (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deodato. Ne ha facoltà.

GIOVANNI GIULIO DEODATO. Dichiaro innanzitutto il voto favorevole dei deputati del gruppo di forza Italia sulla proposta al nostro esame. Ci esprimeremo in tal senso poiché riteniamo che essa sia una concreta manifestazione di volontà nella direzione del bipolarismo. In ogni caso, è una dimostrazione anche della nostra contrarietà - a valere anche dalla prossima legislatura - sulla polverizzazione della politica dei nostri partiti.

PAOLO ARMAROLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO ARMAROLI. Noi non ci opponiamo a che la sottosegretaria Toia sieda al banco del Governo, anche se l'esecutivo non ha nulla da dire in tema di modifiche al regolamento della Camera, in quanto la sottosegretaria Toia, essendo senatrice, dovrebbe uscire dall'aula e stare in piedi. Noi siamo quindi ben felici che ella sia tra di noi e che abbia anche una poltrona per sedersi.

PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, il suo è un penetrante intervento (Commenti).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paissan. Ne ha facoltà.

MAURO PAISSAN. Penso che noi tutti dobbiamo essere grati all'onorevole Armaroli per questi contributi di alta dottrina che ogni tanto ci offre.
Signor Presidente, non so se ho compreso bene, ma mi sembra che si sia dato inizio alle dichiarazioni di voto su entrambi i principi emendativi, cioè, su quello che eleva a trenta il numero minimo di deputati per costituire un gruppo parlamentare e su quello che eleva a venti - che si voterà successivamente - il numero necessario di deputati per dar vita ad una componente del gruppo misto. Sono assolutamente contrario ad entrambe queste modifiche parlamentari! Noi, Parlamento, non siamo in grado di approvare - e nemmeno di discutere, quasi - una modifica della legge elettorale e di compiere una scelta rispetto alle nuove regole di elezione della Camera e del Senato e vogliamo surrettiziamente introdurre per via regolamentare una modifica del nostro sistema politico! Considero «abusivo» - lo dico ovviamente tra virgolette - un intervento sul regolamento che entrerà in vigore - tra la votazione del testo dell'emendamento, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e via dicendo - all'inizio del prossimo anno: si pensa, cioè, di introdurre, a circa un anno dalla scadenza di questa legislatura, una modifica regolamentare che influenzerà ed influirà pesantemente sulla articolazione politica del prossimo Parlamento.
In questo senso, ritengo politicamente abusiva l'elevazione a trenta del numero minimo dei deputati necessario per la costituzione di un gruppo parlamentare;


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ma ritengo ancor più grave elevare a venti il numero minimo di deputati per dar vita ad una componente del gruppo misto.
Signor Presidente, noi veniamo ormai da anni di esperienza complicata e difficile, ma tutto sommato positiva, di convivenza nel gruppo misto di numerose componenti politiche. Preciso che questa articolazione del gruppo misto non ha in nulla e per nulla intralciato il lavoro della Camera dei deputati, anche per il senso di responsabilità di tutte le componenti che, nel giro di questi anni e alternandosi variamente, hanno fatto parte del gruppo misto. Mi chiedo poi in che cosa abbia dato fastidio ai lavori parlamentari questa articolazione del pluralismo politico all'interno della Camera e del gruppo misto.
Elevare tale limite a venti deputati, significa distruggere questa possibilità ed impedire anche quella minima articolazione del pluralismo politico-parlamentare, resa oggi possibile all'interno del gruppo misto.

Considero pertanto più grave la modifica che dovremmo votare come secondo principio emendativo, vale a dire quella che riguarda, in particolare, il gruppo misto.
Invito, però, i colleghi ad una osservazione politica più generale perché stiamo dando uno spettacolo di assoluta schizofrenia di intervento sul regolamento: ieri abbiamo approvato un principio emendativo che liberalizza al massimo la formazione di gruppi parlamentari nell'attuale legislatura, oggi per la prossima, una legislatura che potrà anche non riguardarci, fissiamo limiti che uccidono, che restringono gravemente l'articolazione della pluralità degli orientamenti politici.
Pertanto, invito i colleghi a riflettere sull'assoluta contraddittorietà dei voti che abbiamo dato ieri sera e quelli che ci apprestiamo ad esprimere oggi. Ribadisco, quindi, l'assoluta contrarietà almeno da parte mia, ai due principi emendativi che ci apprestiamo a votare (Applausi dei deputati del gruppo misto-verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crema. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CREMA. Signor Presidente, l'intervento del collega Cè, soprattutto nella sua seconda parte, e quello del collega Paissan, che abbiamo ascoltato poco fa, sono da me completamente condivisi. I voti di ieri e quelli che abbiamo espresso fino ad ora, a mio modesto avviso, sembrano sottolineare che quanto è accaduto, vale a dire la richiesta di modifica e l'accoglimento, da parte dei gruppi più numerosi in quest'aula, di alcune esigenze - che ritengo legittime e che condivido, ma che sono di carattere esistenziale e politico - porta a compromettere in maniera macroscopica il governo dell'Assemblea per la restante parte della legislatura, ma soprattutto per la prossima, andando a reprimere, di fatto, la possibilità di rappresentanza politica.
Nell'attuale legislatura, il Parlamento non è ancora riuscito ad affrontare in maniera organica la modifica della legge elettorale; pochi mesi fa il popolo italiano non ha approvato la proposta di modifica dell'attuale legge per quanto riguarda il rinnovo della Camera dei deputati per la quota proporzionale. Il collega Cè ha ricordato che con questa modifica, di fatto, si toglie la possibilità di rappresentanza a rango di gruppo a forze politiche, rappresentative di larga parte dell'opinione pubblica, ben oltre il 4 per cento, che non superano i trenta deputati in aula. Come definire, se non espressione di una cultura repressiva per accontentare alcune esigenze esistenziali, il fatto di votare a favore di questa scelta? Essa, a mio modesto avviso, è violenta perché va ad ipotecare il futuro e va contro la volontà elettorali che ancora non sono state espresse.
Faccio appello, quindi, al senso di responsabilità dei colleghi perché riflettano sul livello dell'accordo, del compromesso raggiunto tra parti della maggioranza e parti dell'opposizione. Un anelito di libertà mi porta a dire che siamo serenamente contrari (Applausi dei deputati


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del gruppo misto-socialisti democratici italiani e di deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, voterò a favore delle identiche proposte Cananzi e Palma n. 13 e Piscitello n. 16. Alcuni colleghi hanno rilevato la contraddittorietà del voto, perché ciò che abbiamo considerato importante per la prossima legislatura non lo sarebbe per quella in corso. Anche l'onorevole Paissan ha rilevato questa contraddittorietà ed io desidero ribadire che noi stiamo intervenendo sul regolamento in termini non molto chiari. In questo modo, infatti, si condiziona il futuro della legislatura. Avrei capito una modifica regolamentare per l'attuale, ma una previsione per la prossima, oltre ad essere una mancanza di riguardo verso i componenti del Parlamento che verranno eletti, non è un atto trasparente e chiaro. Ripeto quanto ho detto ieri: credo che ci siamo incamminati verso un processo autodistruttivo dell'attività legislativa della Camera dei deputati. Tentare in questo momento di riparare - come ho sentito affermare in qualche intervento all'inizio della seduta - ovviamente è encomiabile ed è un riconoscimento dei guasti che abbiamo determinato con il voto di ieri: questo è il dato vero.
Ripeto anche, con estrema chiarezza, che, se ci fosse stato detto che il problema di rifondazione comunista ci avrebbe portati a questo punto - io ero contrario, coerentemente e non contro il gruppo di rifondazione comunista -, avremmo potuto votare la deroga in Ufficio di Presidenza e avremmo evitato i guasti che, invece, oggi abbiamo sul tappeto. Ritengo si tratti di un dato da sottolineare, ma soprattutto è da evidenziare la mortificazione che oggi subisce l'Assemblea nel dover procedere con questo tipo di modifica regolamentare.
Detto ciò, signor Presidente, voterò a favore della proposta Cananzi n. 13 e preannuncio che voterò a favore anche della proposta che prevede un numero di venti deputati per costituire una componente del gruppo misto. Non capisco perché il collega Paissan abbia alcune perplessità in proposito: tali perplessità sarebbero dovute emergere rispetto al voto di ieri, con il quale sono iniziati i processi distruttivi. Si attribuiscono poi le responsabilità all'ufficio di Presidenza e alla Giunta per il regolamento, ma vorrei capire quali siano i margini correttivi: ciò ancora non è stato spiegato, ma certamente avremo modo di capirlo nel prosieguo dei nostri lavori.

ELSA SIGNORINO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELSA SIGNORINO, Relatore. Signor Presidente, poiché sono state fatte dichiarazioni di voto congiunte su due principi, mi permetto di sollecitare l'attenzione dei colleghi proponenti sul principio che prevede di elevare da dieci a venti il numero di deputati necessari per costituire una componente del gruppo misto.
L'esigenza che i colleghi proponenti pongono è sicuramente fondata, tanto più se dovessimo decidere di elevare il numero minimo di deputati necessari per costituire un gruppo parlamentare. Pur tuttavia, Presidente, a mio avviso in questo dibattito faticosissimo si è determinato una sorta di equivoco, quello secondo il quale la funzione della rappresentanza sarebbe garantita in Assemblea solo ed esclusivamente dalla costituzione in gruppo parlamentare. Noi sappiamo che non è così e che anche altre forme di organizzazione, come quelle che passano per il tramite delle componenti, sono in grado di dare rappresentanza e visibilità in quest'aula.
Per questa ragione, ritengo che alcune considerazioni che sono state svolte dai colleghi in ordine alla complessità del passaggio automatico da dieci a venti del


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numero dei deputati necessari per costituire una componente del gruppo misto debbano essere oggetto di attenzione.
In conclusione, chiedo ai proponenti di ritirare la loro proposta, con l'intesa che la Giunta per il regolamento esaminerà l'esigenza posta in tale principio, tentando di dare ad essa una traduzione che la pura e semplice enunciazione del principio ad oggi non ci consentirebbe.
Abbiamo bisogno di articolare le risposte all'esigenza che viene proposta; pertanto, chiedo ai colleghi di ritirare il principio emendativo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ricordo che stiamo per votare la proposta secondo la quale, a partire dalla prossima legislatura, è elevato da venti a trenta il numero minimo di deputati necessario per costituire un gruppo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle identiche proposte Cananzi n. 13 (riferita all'articolo 14) e Piscitello n. 16.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).

(Presenti 370
Votanti 360
Astenuti 10
Maggioranza 181
Hanno votato sì 261
Hanno votato no 99).

Passiamo alla proposta Palma e Cananzi n. 14, alla quale ha fatto riferimento poco fa la collega Signorino, per la parte relativa alla modifica dell'articolo 14, comma 5.

MAURO PAISSAN. Signor Presidente, la relatrice ha chiesto il ritiro della proposta.

PRESIDENTE. Se i proponenti non chiedono la parola, non posso costringerli a parlare.

MAURO PAISSAN. Io volevo sollecitarli a rispondere.

PRESIDENTE. Onorevole Palma?

PAOLO PALMA. Ritiro la proposta n. 14 sulla base delle osservazioni dell'onorevole Signorino, che cioè verrà attentamente valutata. Per esempio, per analogia con i 30 deputati, si potrebbe pensare a 15, ma è chiaro che la linea di tendenza deve essere quella di rafforzare il sistema maggioritario e non di frantumarlo, perché sarebbe contraddittorio.

PRESIDENTE. Onorevole Palma, deve essere chiaro che stiamo votando dei principi e che, se questi non vengono votati, alla Giunta per il regolamento non viene dato alcun indirizzo sulla materia, per cui essa non può individuare un principio non votato. Deve essere molto chiaro tutto questo, perché altrimenti si rischia di fare grandi pasticci.
Pertanto la proposta Palma n. 14 è stata ritirata.
Onorevole Fredda, mantiene la sua proposta n. 3?

ANGELO FREDDA. No, la ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene.
Colleghi, la Giunta per il regolamento deve riunirsi per decidere sulla base dei principi votati. Vi è stata inoltre la richiesta del collega Vito che la Giunta per il regolamento, prima, e l'Ufficio di Presidenza, poi, valutino il da farsi in merito alla possibilità di procedere applicando il secondo comma dell'articolo 14. In tal caso bisognerà ritornare in Assemblea, ed è per questo che convocherò quanto prima sia la Giunta sia l'Ufficio di Presidenza, e conseguentemente decidere quando portare la discussione in Assemblea.

GIOVANNI GIULIO DEODATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GIOVANNI GIULIO DEODATO. Signor Presidente, desidero farle presente che nel calendario è stata fissata per il 27 ottobre l'ultima votazione dei principi riassuntivi. Considerata la complessità e la delicatezza della materia, vorrei sottoporre a lei, signor Presidente, l'opportunità di differire questa data fino a quando la Giunta per il regolamento avrà ultimato i suoi lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Deodato, poco prima che lei prendesse la parola avevo appunto detto che l'Assemblea tornerà ad occuparsi di questa materia solo allorché la Giunta per il regolamento e l'Ufficio di Presidenza saranno in grado di proporre una soluzione chiara e trasparente. Poiché le cose sembrano un po' più complesse, non possiamo garantire che il 27 potremo votare: lo faremo quando avremo terminato i nostri lavori.
Pertanto, per consentire alla Giunta per il regolamento di riunirsi e riformulare il testo da essa presentato in conformità con i principi e criteri direttivi approvati dall'Assemblea, rinvio ad altra seduta il seguito del dibattito.

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