Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 596 del 5/10/1999
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 6322.

(Ripresa esame degli articoli - A.C. 6322)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 362
Votanti 324
Astenuti 38
Maggioranza 163
Hanno votato sì 112
Hanno votato no 212).

GIULIO CONTI. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, volevo segnalare che il mio tesserino non ha funzionato.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

CESARE DE PICCOLI. Signor Presidente, il mio tesserino non funziona.

PRESIDENTE. Colleghi, essendo la prima votazione con queste modalità abbiamo bisogno dell'apporto dei tecnici ai quali chiedo di provvedere. Onorevole De Piccoli, funziona adesso?

CESARE DE PICCOLI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 372
Votanti 309
Astenuti 63
Maggioranza 155
Hanno votato sì 92
Hanno votato no 217).

GIULIO CONTI. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, anche in questa votazione il mio tesserino non ha funzionato.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della sua precisazione.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 370
Votanti 368
Astenuti 2
Maggioranza 185
Hanno votato sì 88
Hanno votato no 280).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 371
Votanti 361
Astenuti 10
Maggioranza 181
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 211).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.2.

ROBERTO PINZA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO PINZA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento Possa 1.2 nel testo originario.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).

(Presenti 364
Votanti 362
Astenuti 2
Maggioranza 182
Hanno votato sì 357
Hanno votato no 5).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.12 e Bonato 1.48, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 366
Votanti 315
Astenuti 51
Maggioranza 158
Hanno votato sì 114
Hanno votato no 201).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, questo emendamento potrebbe essere superato a seguito delle motivazioni rese in sede tecnica. Tuttavia, lo manteniamo, perché il riferimento al valore netto contabile risultante dai bilanci ci sembra un concetto molto importante, che non può essere trascurato nell'ambito di una discussione che riguarda circa 54 mila


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miliardi di crediti dell'INPS che si sono accumulati nel corso del tempo per l'incapacità dell'istituto di riscuoterli.
Tali crediti, quindi, sono maturati per precise responsabilità amministrative dell'istituto e forse anche per precise responsabilità di carattere politico, che nel corso del tempo hanno fatto sì che lo stock di crediti non riscossi continuasse ad incrementarsi.
In particolare, vorrei segnalare che ogni anno maturano 8 mila miliardi di crediti, mentre ne vengono incassati 3 mila. Le ragioni dell'economia reale non possono giustificare il fatto che ogni anno si accumulino 5 mila miliardi di crediti non riscossi.
Pertanto, quando si parla di valore nominale è opportuno che, al momento della votazione - e non durante la discussione in Commissione, che non può essere seguita da tutti i deputati -, l'Assemblea abbia contezza del fatto che il fondo svalutazione crediti, cioè la valutazione contabile dei crediti inesigibili, che in via prudenziale lo stesso istituto ha fatto, è pari alla ragguardevole cifra di 21 mila 350 miliardi su un totale di 54 mila miliardi.
Le responsabilità di tipo amministrativo e politico che abbiamo denunciato si cumulano con questo problema di carattere economico e ci inducono a ritenere che la metà dei crediti siano andati perduti. Ciò appare ancora più grave se pensiamo che su queste somme, grazie a qualche emendamento, l'INPS cumula interessi di mora, spese legali e quant'altro, che non vengono mai incassati. Abbiamo dunque la precisa sensazione della situazione in cui versa l'istituto.
Insistiamo per la votazione dell'emendamento perché riteniamo fondamentale il riferimento del valore netto contabile che dovrebbe essere svalutato con motivazioni di carattere economico. Ne parleremo anche più avanti ma, quando si parla del SEC 1995 e della sostituzione del SEC 1979 per quanto riguarda i princìpi di contabilizzazione da noi già segnalati in occasione delle due precedenti leggi finanziarie, bisogna far riferimento al principio della competenza economica rispetto a quello di cassa. Quando si parla di principio di competenza economica, non si possono trascurare gli accantonamenti che in via prudenziale anno per anno devono essere fatti relativamente alle capacità di recupero del credito.
Sulla base di queste motivazioni chiedo all'Assemblea di votare l'emendamento da me presentato.

DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, ho già avuto modo più volte di eccepire circa la sua conduzione dei lavori in aula. Questa è una delle tante volte in cui un mio collega di gruppo interviene nel più assoluto caos. Sembra di essere alla stazione Termini! Io che mi trovo sei file più in alto non sono riuscito a sentire una sola parola!

GIANCARLO GIORGETTI. Posso ripeterlo!

DAVIDE CAPARINI. Presidente, per l'ennesima volta le chiedo di mantenere lo stesso ordine che viene tenuto quando intervengono altri colleghi. Le chiedo un'equità di trattamento (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!

PRESIDENTE. Faccio quel che posso!

DAVIDE CAPARINI. No!

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, proprio perché è stato impossibile ascoltare l'intervento del collega Giancarlo Giorgetti immagino che molti colleghi non abbiano compreso le motivazioni espresse. Vorrei parlare per enfatizzare l'importanza del provvedimento in esame.


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Sicuramente i più disattenti di noi non si sono accorti ...

PRESIDENTE. Onorevole Paolo Colombo, scusi ...

PAOLO COLOMBO. Sto facendo un intervento, mi faccia finire!

PRESIDENTE. No!

PAOLO COLOMBO. Come, no!

PRESIDENTE. O parla in dissenso ...

PAOLO COLOMBO. E io sto parlando. Mi lasci parlare e io le spiego i motivi del mio dissenso. Se lei non mi fa parlare.

PRESIDENTE. Allora ha due minuti di tempo.

PAOLO COLOMBO. Questo provvedimento era il pilastro della finanziaria 1999, ma molti di voi non se ne saranno accorti, anche perché arriva all'esame del Parlamento nel mese di ottobre, mentre avrebbe dovuto essere uno dei più importanti strumenti di cassa per il tesoro perché avrebbe dovuto garantire 7 mila miliardi per la finanziaria 1999. Oggi ...

PRESIDENTE. Un momento, onorevole Paolo Colombo.
Onorevole Turroni, la richiamo all'ordine! Onorevole Borrometi, onorevole Fredda, vi richiamo all'ordine!
Vi è stata una formale protesta per il disordine in aula. La Presidenza a questo punto è costretta ad essere estremamente rigorosa, anche richiamando per la seconda volta l'onorevole Borrometi.
Prosegua pure, onorevole Paolo Colombo.

PAOLO COLOMBO. Stavo dicendo che dopo dieci mesi non siamo ancora riusciti ad approvare i criteri per la cessione di questi crediti; non si capisce concretamente come essa verrà fatta, quali società prenderanno in carico i crediti, come saranno disciplinati i rapporti tra INPS, Stato, Ministero del tesoro e società di cessione. C'è la massima confusione e, soprattutto, in questa confusione non si capisce chi ci guadagnerà. È questo l'elemento preoccupante che avevamo ravvisato durante la discussione della legge finanziaria.

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, per cortesia.

CESARE RIZZI. Ma qui pare di stare al mercato!

PRESIDENTE. Prego l'onorevole Colombo di continuare.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, avevamo già denunciato che non si capisce quale tipo di crediti debba essere ceduto, né quale percentuale sul totale; non si capisce nemmeno quale sarà la redditività della cessione dei crediti; non si sa chi ci guadagnerà: forse sarà il soggetto privato, visto che sarà esentato dagli obblighi fiscali.

PRESIDENTE. Onorevole Piscitello, la richiamo all'ordine.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, spero che l'Assemblea si dia una calmata. È vergognoso parlare in un contesto siffatto.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, posso garantire al massimo un po' di attenzione. Le debbo anche segnalare che, normalmente, l'attenzione l'oratore se la crea con quello che dice (Commenti dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, se questa battuta è diretta a me, posso tranquillamente rimandarla al mittente. Lei, comunque, ha fotocopiato una battuta che abbiamo sentito dire più volte dal Presidente Violante, per cui non ha fatto


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ridere nessuno (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Non lo sapevo, la prego di continuare.

ALESSANDRO CÈ. In ogni caso, vorrei parlare della questione riguardante la cartolarizzazione. Premetto che decifrare il senso di questo termine è stato un'impresa, il che la dice lunga su come lavorano le Camere e su come riescono a comunicare con i cittadini. Il sistema della cartolarizzazione non è che l'ennesimo capitolo di una farsa tipicamente italica. Abbiamo assistito, anche in passato, a tentativi più o meno riusciti di rimpinguare le casse dello Stato o di nascondere eventuali debiti dello stesso. Questo è l'ennesimo tentativo.
Ciò che non si riesce a capire, in questo caso, è se si tratta di crediti esigibili o di crediti inesigibili, in quanto i comportamenti nell'uno e nell'altro caso dovrebbero essere completamente diversi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 338
Votanti 268
Astenuti 70
Maggioranza 135
Hanno votato sì 54
Hanno votato no 214).

NICOLA BONO. Presidente, vi sono schede che sono state votate senza che vi sia il deputato presente!

PRESIDENTE. Onorevole Bono, la prossima volta, per piacere, per svolgere queste attività ispettive - che saranno senz'altro consentite - chieda prima il permesso alla Presidenza.

GIANCARLO GIORGETTI. Bono, che ti metti a fare il guardalinee?

PRESIDENTE. Onorevole Bono, diceva Talleyrand: surtout pas trop de zèle (Commenti).
Onorevole Possa, accede all'invito rivoltole a ritirare il suo emendamento 1.1?

GUIDO POSSA. No, signor Presidente e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Questo è un punto fondamentale, cari colleghi. L'attuale parco crediti dell'INPS è di circa 54 mila miliardi: di questi, circa 10 mila sono pregiatissimi, ossia sono crediti sicuramente esigibili, perché sono quelli verso la pubblica amministrazione, verso le regioni (3 mila miliardi, più mille miliardi verso altre articolazioni della pubblica amministrazione) e verso le aziende telefoniche per il fondo dei telefonici (altri 6 mila miliardi). Ebbene, questo emendamento chiede, in sostanza, che siano esclusi dalla cessione questi crediti pienamente solvibili.
Sul merito credo siamo tutti d'accordo e vorrei citare la relazione tecnica distribuita ieri dal sottosegretario di Stato Pinza: «Dall'operazione di cessione attualmente in corso sono stati esclusi i crediti del fondo telefonici e quelli verso le regioni relativi al servizio sanitario nazionale, che ammontano a circa 10 mila miliardi». A questo punto mi chiedo il perché dell'invito al ritiro di questo emendamento, che non fa altro che tradurre in termini normativi ciò per cui il Governo si è impegnato. Si tratta di un punto fondamentale, sarebbe veramente patologico se l'INPS cedesse questi crediti, che sono di altissimo pregio, immettendoli nel circuito della cessione, perché ne risulterebbe un danno all'erario. È impensabile!


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Non vedo allora che problemi comporti scrivere nero su bianco nel testo della legge questa esclusione, tanto più quando tale intento viene condiviso esplicitamente in un documento ufficiale. In proposito voglio ricordare che, alla fine, conta solamente il testo della legge e per dimostrare tale affermazione voglio ricordare un episodio. Ricordiamo tutti la carbon tax: il Governo, a suo tempo, aveva detto e ripetuto che tale imposizione sarebbe stata bilanciata da altre forme impositive, che sarebbero state contestualmente alleggerite...

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Possa.
Onorevole Rizzi, la richiamo all'ordine per la prima volta, atteso che sono stato io stesso «richiamato all'ordine»!

CESARE RIZZI. Mi richiami pure per tre volte, così almeno me ne vado!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Possa.

GUIDO POSSA. In sostanza, il fatto che tale esclusione non risulti nella lettera della legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, pone a rischio l'effettivo mantenimento, nei fatti, dell'esclusione stessa, garantita dal Governo con la sua relazione tecnica.
Vorrei fare una considerazione più generale. Tutta questa materia è stata impostata dal Governo, sia con la legge n. 448 del 1998, articoli 13 e 15, sia con il decreto-legge n. 308 di cui discutiamo ora la conversione, con la filosofia della delega in bianco, alla quale noi siamo contrari. Vogliamo insomma che siano posti dei freni ad un atteggiamento che suona un po' come «non disturbate il manovratore; lasciateci fare, faremo senz'altro bene». No, se nella relazione tecnica si è convenuto sull'opportunità di prevedere questa esclusione, si abbia il coraggio di mantenerla: non vedo perché si dovrebbe fare altrimenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, penso che quanto ha detto il collega Possa sia particolarmente condivisibile. Io mi rivolgo al sottosegretario Pinza, il quale ieri ha esposto la relazione tecnica, che presumo sia espressione del Ministero del tesoro, di cui egli è autorevole rappresentante. Tale relazione prevede specificamente l'esclusione dei crediti del fondo dei telefonici e quelli verso le regioni relativi al servizio sanitario nazionale. Come ha giustamente ricordato il collega Possa, si tratta di 10 mila miliardi arcisicuri. Noi, anzi, voi del Governo, per incassare 8 mila miliardi cedete 44 mila e più miliardi di crediti: per lo meno dateci la certezza che quei 10 mila miliardi arcisicuri possano essere incassati dall'INPS e non vadano a locupletare coloro che emetteranno le obbligazioni e che dovranno confrontarsi con i 44 mila miliardi, alcuni dei quali, signor sottosegretario, sono molto, ma molto incerti. È giusto quindi che il rischio lo assumano loro e che l'INPS, che è il creditore vero di tutta questa massa di liquidità, possa incassare effettivamente e subito i 10 mila miliardi e ciò nell'interesse della finanza pubblica e dei saldi di bilancio, visto che siamo alla metà di ottobre e che l'operazione non ha ancora materialmente avuto inizio.
Per tali motivi, credo che l'emendamento in questione possa essere tranquillamente accettato dal Governo in quanto è un emendamento, diciamo, di buon senso; approvarlo è interesse del Governo e della finanza pubblica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Ritengo che questo emendamento meriti attenzione ed anche l'approvazione del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania.

PRESIDENTE. Il suo gruppo si lamenta del fatto che gli altri gruppi non lo ascoltino, ma se lei si volta potrà vedere che è proprio il suo gruppo che non la sta ascoltando!


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GIANCARLO GIORGETTI. Come è noto nella lega esistono delle «passioni».

PAOLO COLOMBO. Presidente, non è vero! Non sia fazioso!

GIANCARLO GIORGETTI. Il problema che si pone è anzitutto quello di una delega al ministro del tesoro, che di fatto è contenuta in questo decreto-legge.
La lettera b) dell'articolo 1 nel testo approvato dalla Commissione, recita testualmente: «Le tipologie e il valore nominale complessivo dei crediti ceduti, il prezzo iniziale, a titolo definitivo, le modalità di pagamento dell'eventuale prezzo residuo, nonché le caratteristiche dei titoli da emettersi o dei prestiti da contrarre ai sensi del comma 5 e le modalità di gestione della società ivi indicata, sono determinati con uno o più decreti del ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (...)». Non ci troviamo forse dinanzi ad una delega in bianco al fine di scegliere quali crediti trasferire, come far funzionare la società interessata, e di stabilire la cifra da pagare per il lavoro svolto? È evidente, dunque, la necessità che il Parlamento, fin quando ne avrà la possibilità, introduca modifiche che non siano di mera natura tecnica. Dal momento che lo stesso Ministero del tesoro ci dice, nella sua relazione tecnica, che i crediti di cui stiamo parlando saranno esclusi, allora escludiamoli dalla norma, a meno che il sottosegretario Pinza non sia assolutamente certo di quanto ci ha detto ieri.
Mi sembra poi evidente il margine di manovra che si riserva il Governo, nel momento in cui inserisce nel provvedimento questi crediti così come si fa con il vino buono quando lo si mischia a quello cattivo. La società di cartolarizzazione probabilmente giudica positivamente il riferimento a crediti ben esigibili rispetto ad una massa di crediti che, come abbiamo detto prima, nasconde anche delle «barre» contributive.
Per tali motivi, il gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania voterà a favore dell'emendamento Possa 1.1.

PRESIDENTE. Il sottosegretario Pinza ha qualcosa da aggiungere a tale riguardo?

PIETRO ARMANI. Deve parlare!

ROBERTO PINZA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Presidente, intendo senz'altro rispondere!
Vorrei intanto dire all'onorevole Giancarlo Giorgetti che non ha ragion d'essere l'idea che il Ministero del tesoro si ricavi spazi enormi attribuendosi una possibilità di decretazione sui flussi. Se in questa legge non vi fossero tali previsioni, i flussi sarebbero determinati dall'INPS. Siccome i flussi di cartolarizzazione si determinano sempre ogni volta che si fa un'operazione di cartolarizzazione, il risultato è che le alternative sono due: o tali operazioni verranno fatte dal Ministero del tesoro in modo trasparente ed in maniera tale che il Parlamento possa controllare quello che succede - ed in questo provvedimento si prevede, su indicazione della Commissione bilancio, accolta dal Governo, che il Tesoro venga periodicamente a riferire, fin dal primo esito delle operazioni di cartolarizzazione, circa i risultati delle stesse - oppure in realtà tutto si svolgerà in sede INPS, come succede sempre per le commissioni di cartolarizzazione, con la conseguenza che il requisito della trasparenza, con tutto quello che di buono può fare l'INPS, inevitabilmente si verrà ad attenuare. Quindi, non posso accettare questa idea perché si tratta esattamente del contrario.
Anche per quanto attiene alla seconda questione, posta direttamente dall'onorevole Possa, credo che tutto ci possa essere detto meno che non ci siamo ispirati al criterio della trasparenza. Infatti, pur non essendovi tenuti, abbiamo indicato analiticamente un programma - citato nell'intervento che ho svolto ieri e che l'onorevole Possa prima rileggeva - che è stato trasfuso in documenti ufficiali anche dalla stessa Commissione bilancio. In quel documento abbiamo detto che per tutta una serie di crediti non è minimamente


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prevista l'inclusione nelle operazioni di cartolarizzazione come noi le abbiamo immaginate. Mi chiedo però per quale ragione troviamo tanta utilità nello stabilire, attraverso una norma, un'autopreclusione assoluta sui crediti cedibili (Commenti del deputato Armani).
No, onorevole Armani, la voglio tranquillizzare. Non c'è alcun problema al riguardo, anche perché - lo dico per togliere ogni dubbio - non significa niente il fatto che il credito sia buono o cattivo, perché, se un credito è buono, c'è un meccanismo all'interno di questa legge, quello del corrispettivo posticipato, per cui tutto quello che si incassa in più rispetto alle valutazioni originarie torna all'INPS. Quindi, che il credito sia buono, buonissimo, di mezza tacca o di mezzo rilievo, sotto il profilo del risultato pratico non incide, perché tutto quello che è in più torna all'INPS.

PIETRO ARMANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che il sottosegretario Pinza abbia una riserva mentale, perché, se nella relazione tecnica è scritto che sono esclusi i crediti del fondo dei telefonici e quelli verso le regioni relativi al servizio sanitario nazionale, non vedo per quale ragione questo concetto non possa essere inserito nel testo di legge. Se il sottosegretario Pinza dice che non ci dobbiamo vincolare a priori, allora vuol dire che egli pensa che di fronte ad alcune difficoltà si debbano buttare nel calderone anche questi 10 mila miliardi di crediti sicuri. È questa l'ulteriore dimostrazione dell'estrema vischiosità e del fatto che il Ministero del tesoro sta proseguendo il suo cammino sul filo del rasoio.
A maggior ragione, quindi, insito perché venga inserito nel testo di legge il contenuto dell'emendamento Possa 1.1, al quale aggiungo la mia firma.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, avevo già chiesto di parlare due interventi fa, comunque intervengo volentieri in questo momento, soffermandomi in primo luogo sul merito dell'emendamento. Non capisco, infatti, per quale motivo si debba utilizzare un regime privilegiato per le aziende telefoniche, visto che oramai in questo Stato di aziende telefoniche pubbliche non ne esistono più. Non voglio penalizzare i dipendenti delle aziende telefoniche o le aziende stesse, ma non si capisce per quale motivo si debbano utilizzare criteri diversi per le aziende private.
Non si capisce peraltro perché anche le aziende pubbliche dovrebbero avere trattamenti particolari. Per quale motivo le poste, le ferrovie, l'ENEL e gli altri enti che verranno privatizzati dovrebbero avere un trattamento speciale rispetto agli altri? E a chi toccherà pagare? Alle aziende del nord, alle piccole e alle medie aziende del nord e basta, visto che le grandi aziende e le aziende pubbliche non pagheranno e considerato che le aziende del sud sicuramente non pagheranno, perché in quelle terre è impossibile riscuotere qualsiasi tipo di credito se non quello della lupara. Quindi, pagheranno solo le piccole e medie aziende del nord. Sono pertanto contrario all'emendamento Possa 1.1. Ma non capisco le rassicurazioni del sottosegretario, né questo ravvedimento tardivo per quanto attiene alla verifica della trasparenza ed alla possibilità del Parlamento di controllare i decreti del ministro del tesoro. L'anno scorso avevamo proposto lo stesso emendamento alla legge finanziaria chiedendo di inserire regole di controllo del Parlamento, di verificare in corso di attuazione della delega il testo del decreto o almeno di poter esprimere pareri. Tutto ciò ci era stato negato e gli emendamenti erano stati respinti.
Oggi, dopo dieci mesi, con l'incertezza dell'approvazione di questo provvedimento e, soprattutto, dell'applicazione della


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cartolarizzazione dei crediti, ci troviamo ancora di fronte ad un tentativo tardivo di rassicurare il Parlamento. Mi sembra francamente che questa assicurazione sia svanita nel vuoto e che su questo provvedimento aleggi un'ombra sinistra: esso non è chiaro perché è stato stravolto il testo della legge finanziaria. Quali accordi sono stati presi con l'azienda che dovrebbe essere il cessionario e raccogliere i crediti cartolarizzati? Quali accordi non scritti sono stati previsti per questo disegno di legge che sembra redatto per essere applicato in generale a qualsiasi società? Sappiamo che non vi sono società che hanno partecipato ad una gara, ma che probabilmente ve ne è una sola. Sarebbe stato meglio allora fare una legge ad hoc, chiarire i rapporti con questa società e spiegare in termini concreti cosa aveva deciso il ministro; saremmo stati più tranquilli sapendo che non vi erano state rapine o truffe ai danni dei debitori dell'INPS o trattamenti privilegiati di alcuni debitori rispetto ad altri. Quindi, penso che il Ministero abbia imboccato una strada sbagliata che contraddice la posizione originale assunta dallo stesso e dalla sua maggioranza in occasione dell'approvazione della legge finanziaria. Il silenzio di dieci mesi non ha aiutato certo a chiarire la situazione e oggi ci troviamo con le stesse incertezze e con gli stessi dubbi di natura tecnico-contabile perché i rilievi sono stati effettuati dal servizio bilancio dello Stato oltre che sul piano politico anche su quello contabile.
Non si capisce per quale motivo si voglia navigare ancora in questa incertezza e in questa confusione, se non per garantirsi - appunto nella confusione - tutta la libertà, la discrezionalità e i margini di manovra che non sono certo favorevoli alla trasparenza e alla correttezza amministrativa. Esprimerò, pertanto, voto contrario su questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dispongo che i deputati segretari procedano al ritiro delle tessere di votazione il cui titolare non sia presente in aula (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 320
Votanti 318
Astenuti 2
Maggioranza 160
Hanno votato sì 128
Hanno votato no 190).

NICOLA BONO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, vorrei solo chiarire che oggi sono di turno come segretario di Presidenza e sono seduto al mio banco per seguire meglio il dibattito. Poco fa, quando le ho fatto cenno, avevo constatato palesi irregolarità e in situazioni del genere non si aspetta l'autorizzazione del Presidente: ho dato per scontato che lei me la concedesse. Non è mia abitudine agire autonomamente, se non quando sia necessario!

PRESIDENTE. Onorevole Bono, prendo atto della sua precisazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.15, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).


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(Presenti 324
Votanti 225
Astenuti 99
Maggioranza 113
Hanno votato sì 223
Hanno votato no 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, il periodo di cui si chiede la soppressione con il mio emendamento 1.3 è il seguente: «L'INPS si avvale altresì di un consulente terzo per il monitoraggio dell'operazione di cartolarizzazione, scelto con l'assistenza del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica secondo procedure competitive tra primarie società operanti in esclusiva nel settore del monitoraggio e della valutazione». Questo periodo è stato aggiunto con un emendamento in Commissione ed il motivo per cui ne propongo la soppressione è che mi sembra riguardi un dettaglio. Preferisco in fin dei conti che venga lasciata all'INPS libertà manageriale e di gestione.
Il secondo periodo dell'emendamento - proposto dal relatore e fatto proprio dalla Commissione -, che mi sembra molto importante, consente di avere un monitoraggio che segua la complessa e gigantesca operazione alla nostra attenzione. È molto positivo che il Parlamento possa valutare il provvedimento durante il corso della sua effettiva realizzazione. Ne vedremo sicuramente delle belle, ma è giusto che il Parlamento, come dicevo, segua una iniziativa assolutamente unica nella storia delle società occidentali per l'ampiezza ed anche per le caratteristiche.
Pretendere dunque che il Parlamento dica all'INPS come effettuare il monitoraggio che servirà poi al Tesoro per riferire al Parlamento stesso mi sembra veramente troppo. Questo è il motivo per il quale riteniamo opportuno rinunciare ad una prescrizione per l'INPS eccessiva e statalista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Alle giuste argomentazioni addotte dal collega Possa vorrei aggiungere un'altra considerazione. Poiché si tratta di monitorare un'operazione complessa, difficile e di grandi dimensioni, sarà semmai il Tesoro, in collegamento con il Parlamento, a stabilire le modalità di quel monitoraggio; non c'è alcuna ragione di imporle dall'alto.
Dovremo seguire queste operazioni con particolare attenzione ed è quindi opportuno che il Tesoro, una volta approvato questo provvedimento (la maggioranza certamente lo approverà, noi voteremo contro), si metta in contatto con la Commissione bilancio - che credo sarà abilitata a questa interlocuzione con il Tesoro stesso - per stabilire le modalità con cui quel monitoraggio verrà effettuato. Non c'è alcuna ragione per cui il Governo debba dire alla Camera «mettiti da parte perché adesso intervengo io e ti dico come devi fare».

PRESIDENTE. Onorevole Servodio, poiché non è in corso una votazione, qualche collega potrebbe essersi recato alla buvette. Vorrei quindi che le schede venissero ritirate al momento della votazione, oppure stabiliamo la regola - che finora non è stata prevista - secondo la quale, quando un deputato esce dall'aula, porti la tessera con sé.

ELIO VITO. Non si è mai fatto, Presidente!

NICOLA BONO. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, a conferma di quanto dichiarato dall'onorevole Possa a sostegno dell'emendamento 1.3, vorrei fare presente all'Assemblea che su questo punto in Commissione abbiamo avuto un forte conflitto dialettico. Da


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parte del Polo è stata sollevata l'obiezione che non si ravvisava affatto l'esigenza di avvalersi di un consulente terzo per effettuare il monitoraggio, che non è solo un atto neutro, di registrazione dei fatti, ma che dovrebbe essere anche una valutazione critica del modo in cui procede l'operazione. Ci sembrerebbe peraltro alquanto inopportuno che questo monitoraggio venisse effettuato da un soggetto che dipende dal monitorato. Il nodo politico è tutto qui: che senso ha far compiere operazioni di controllo e di verifica sull'esito dell'operazione stessa ad un soggetto che, essendo legato al controllato da un rapporto di consulenza, sostanzialmente non è indipendente?
La funzione di monitoraggio, che ha natura politica e non tecnica, si concilia poco con la figura del consulente tecnico. L'operazione di monitoraggio è una tipica attività di verifica parlamentare e di verifica amministrativa: è il Governo che, con i propri strumenti di controllo, fa il monitoraggio dell'attività e comunica i risultati al Parlamento.
Non avrei altro da aggiungere se non rilevare che tutto ciò è fondato a meno che non si voglia pagare la consulenza a qualcuno. Infatti, se si vuole fare un'operazione di esborso di pubblico denaro per pagare un consulente amico, chiunque esso sia (banca, società finanziaria o altro), questa norma ha un senso, altrimenti essa contrasta con l'obiettivo che, pur tuttavia, nobilmente si vuole perseguire.
Per questa ragione, non soltanto confermo il voto favorevole del gruppo di alleanza nazionale sull'emendamento Possa 1.3, ma aggiungo la mia firma a quella dell'onorevole Possa in calce all'emendamento stesso.

ALBERTO ACIERNO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, poco fa il deputato segretario che è passato fra i banchi ha sottratto la tessera dell'onorevole Ostillio, che era presente in aula, che si era appena allontanato e che sta tornando al suo posto. Credo sia più corretto togliere le schede nel momento in cui si verifica che il voto viene espresso in modo non conforme alle regole.

PRESIDENTE. Sono d'accordo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, credo che le osservazioni svolte dai colleghi dell'opposizione del Polo con riferimento ai consulenti non siano giuste. Certo, vi è una diffidenza, un pregiudizio che anche noi condividiamo rispetto all'utilizzo di consulenti scelti in modo fiduciario - per usare un termine elegante - dal Ministero del tesoro e che, normalmente, risultano essere «i soliti noti». Onestamente, però, affidarci all'INPS per capire come vada l'operazione relativa alla cartolarizzazione non mi sembra una soluzione migliore; considerata l'esperienza concreta, storicamente dimostrata da uno stock di 60 mila miliardi non recuperati, non credo che fidarci dell'INPS per questa attività di monitoraggio e valutazione sia una scelta positiva.
Ovviamente, ci affidiamo alle capacità tecniche e all'indipendenza che il consulente scelto avrà; peraltro, forse sarebbe opportuno che, ogni sei mesi, venisse trasmessa al Parlamento la relazione del consulente e non quella edulcorata dall'INPS dopo la valutazione del consulente medsimo. Potrebbe capitare, infatti, che l'INPS consideri inopportuno comunicare al Parlamento certe cose che il consulente, invece, qualora svolga la sua attività con indipendenza e professionalità, potrebbe avere il coraggio di riferire.
Per questo motivo, il gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania si asterrà sull'emendamento Possa 1.3.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.


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DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, intervengo in dissenso dal mio gruppo in quanto dalle parole dei miei colleghi scaturisce una preoccupazione per i criteri di nomina dei consulenti da parte del Ministero del tesoro. Nella storia del nostro paese, purtroppo, abbiamo avuto molti esempi negativi sul modo in cui hanno funzionato i meccanismi di nomina e sugli effetti che ciò ha prodotto sull'economia del paese stesso.

In particolare, proprio per questo settore personalmente ritengo che la critica che è stata rivolta sia più che valida e quindi voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Devo intervenire su questo tema che mi sembra abbastanza importante perché in questo emendamento bisognava almeno prefigurare il valore e la portata economica della scelta di un consulente che deve decidere e valutare la correttezza della distribuzione di qualche migliaio di miliardi. Le cifre in gioco sono di una entità tale che lasciare al ministero la totale discrezionalità nella scelta di chi dovrà fare questa valutazione, che dovrebbe essere fatta da un soggetto terzo indipendente, mi sembra un cosa assurda.
Come si può giustificare? Come può giustificarlo il ministero? E lei, sottosegretario, che qui rappresenta il Governo, come può giustificare una operazione di questo tipo a tutela della trasparenza della vicenda? Penso che questo sia un elemento di ulteriore compromissione che evidenzia la difficoltà di fare chiarezza in questa situazione.
Conferire un incarico ad un consulente per qualche centinaio di miliardi mi sembra che sia il modo più sbagliato di procedere se si ha riguardo alla trasparenza. Come farà questo soggetto ad essere indipendente quando il ministero per le sue funzioni gli deve versare una parcella di qualche centinaio di miliardi?

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, guardi che lei doveva parlare in dissenso.

PAOLO COLOMBO. Se lei ha capito cosa sto dicendo, avrà capito che la mia posizione è diversa da quella espressa prima da altri colleghi.

PRESIDENTE. Non è affatto diversa da quella dell'onorevole Giorgetti!

PAOLO COLOMBO. No, lei non ha fatto attenzione, probabilmente.

PRESIDENTE. Ho fatto molto attenzione e mi dà un po' fastidio essere preso in giro.

PAOLO COLOMBO. Non è vero. Legga i resoconti e vedrà che la posizione è diversa, perché il mio voto su questo emendamento sarà contrario, non perché bisogna lasciare la massima discrezionalità, ma perché deve essere garantito il massimo rigore nella scelta di un eventuale consulente per il monitoraggio dell'operazione. Infatti, come ricordava l'onorevole Possa, si tratta di un'operazione di portata storica che credo non si sia mai verificata nei paesi europei. Dunque, è un'operazione che può, se gestita bene, dare anche risultati positivi riproponibili in futuro, ma non li darà se verrà gestita in questo modo, nella confusione, nell'incertezza e nella mancanza di trasparenza mentre sono in gioco migliaia di miliardi che possono far risvegliare tutti gli appetiti possibili.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, come lei sa bene, l'intervento in dissenso in quest'aula, per prassi, è stato utilizzato dai deputati anche per portare avanti argomentazioni più complesse.


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PRESIDENTE. Se lei consente, con la mia Presidenza no, perché lo trovo un modo scorretto di interpretare il regolamento.

ALESSANDRO CÈ. Poiché lei si ispira sempre al Presidente Violante la sto ragguagliando sul fatto che egli ha sempre interpretato il dissenso in questo modo.
Sulla questione che abbiamo affrontato, è chiaro che noi tutti abbiamo molte perplessità sull'assegnazione di questo incarico di consulente a persona che potrebbe essere scelta con un metodo di tipo clientelare, però il grande problema, voglio dirlo anche al sottosegretario Pinza, è quello sollevato qualche intervento fa e riguarda il fatto che ancora una volta si conferisce al Governo una delega per un fatto sostanziale. È intuibile e comprensibile anche da parte di tutta la Camera dei deputati. Saper distinguere, sulla base di una relazione tecnica o di informazioni o ragguagli forniti dal Governo, fra crediti che possono essere o meno esigibili consentirebbe al Parlamento di esprimersi adeguatamente riguardo all'assegnazione dei crediti tendenzialmente poco esigibili ad una società che viene creata appositamente per svolgere questo compito. Se, invece, ancora una volta, il Parlamento viene tenuto all'oscuro, sorpassato, non considerato, non coinvolto nella scelta, logicamente dobbiamo trarre la conclusione che, per l'ennesima volta, esso viene espropriato delle sue funzioni.
Lei, signor sottosegretario, continua a rassicurarci (lo ha ripetuto nel suo precedente intervento) sul fatto che, in fondo, se verranno incassati più soldi, una parte verrà ancora una volta dirottata verso l'INPS. D'altro canto, sappiamo, anche in base a quanto è stato spiegato negli interventi del nostro collega Giancarlo Giorgetti, che vi è una società garantita, ancora una volta, dall'INPS o dal Ministero del tesoro rispetto all'eventuale impossibilità di recuperare i crediti. Non capiamo più, allora, quale sia la situazione reale, perché ci sembra ormai evidente che si tratta di una manovra di cassa: un modo di rinviare al futuro un problema che invece si pone al paese oggi; un modo di rinviare ad un prossimo Governo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cè.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 316
Votanti 307
Astenuti 9
Maggioranza 154
Hanno votato sì 111
Hanno votato no 196).

Passiamo agi identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.19 e Bono 1.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo sulla lettera b), ma vorrei sapere se si rischi la preclusione degli identici emendamenti a mia prima firma 1.18, Armani 1.34 e Bonato 1.49, che fanno riferimento al secondo e terzo periodo della medesima lettera. Non vorrei che, qualora l'emendamento in esame venisse respinto, fosse precluso l'esame di tali emendamenti e, quindi, ci venisse impedito di intervenire sulla questione della garanzia dello Stato. Chiedo alla Presidenza questa precisazione.

PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, la reiezione dell'emendamento preclude un ordine del giorno sulla medesima materia, ma non l'esame dei successivi emendamenti cui lei ha fatto riferimento.
Prosegua pure, onorevole Giorgetti.

GIANCARLO GIORGETTI. La ringrazio, Presidente. Mi concentrerò, quindi,


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esclusivamente sul primo periodo. In un suo precedente intervento, il sottosegretario Pinza, giustamente, ha obiettato: (Commenti), perché vi lamentate...

PRESIDENTE. Colleghi, per piacere!

DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, un po' d'ordine!

CESARE RIZZI. Presidente, faccia fare un po' di silenzio!

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, la richiamo all'ordine: sia, se possibile, un po' più urbano!
Prego, onorevole Giorgetti.

GIANCARLO GIORGETTI. Giustamente, il sottosegretario Pinza, in un suo precedente intervento, si stupiva per il fatto che parlamentari dell'opposizione, con riferimento alle deleghe, criticassero il potere assunto dal ministro del tesoro ed osservava: al limite, lamentatevi del potere e della discrezionalità che avrà l'INPS nei confronti del Ministero del tesoro! Tuttavia, manteniamo il nostro atteggiamento di sospetto e di diffidenza. Non vorrei rileggere il primo periodo della lettera b), che fa riferimento ad una delega implicita al ministro del tesoro per quanto riguarda sia la quantità sia la qualità dei crediti trasferiti: mi riferisco, per esemplificazione, ai crediti cui faceva riferimento il collega Possa quando è intervenuto sul suo emendamento 1.1, precedentemente respinto dall'Assemblea. Richiamo, inoltre, l'indeterminatezza del lasso temporale per quanto riguarda sia i decreti, sia l'operazione, fatta salva la necessità di fare cassa entro la fine del 1999 per far quadrare i conti del settore statale.
Concludo, signor Presidente, perché per quanto riguarda il secondo e terzo periodo vi sarà modo di intervenire in seguito con dovizia di particolari. Ciò che ho detto, a mio avviso, giustifica già la necessità di votare a favore del mio emendamento 1.19.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Proietti. Ne ha facoltà.

LIVIO PROIETTI. Signor Presidente, sono favorevole all'approvazione dell'emendamento Bono 1.31, soppressivo della lettera b) del comma 1. Desidero richiamare l'attenzione dell'Assemblea su un punto, in particolare, del parere espresso dal Comitato per la legislazione che recita: «...all'articolo 1, comma 1, lettera b), valuti la Commissione la circostanza che le determinazioni ivi previste, concernenti profili di particolare rilievo, sono rimesse allo strumento del decreto ministeriale». Per brevità, mi limito ad elencare quello che rimettiamo al decreto ministeriale: le tipologie e il valore nominale dei crediti ceduti; il prezzo iniziale a titolo definitivo; le modalità di pagamento dell'eventuale prezzo residuo; le caratteristiche dei titoli da emettersi o dei prestiti da contrattare; le modalità di gestione della società ivi indicata, nonché, sempre per quanto riguarda il comma 1, lettera b) - sul quale torneremo in sede di approvazione di altri emendamenti - la garanzia dello Stato concessa con decreto del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Quest'ultimo stabilirà i limiti e le condizioni della stessa. Francamente mi sembra troppo, perché si parte già con un decreto-legge, nell'ambito del quale si prevede una serie infinita di deleghe a decreti ministeriali che attengono, addirittura, alle modalità, ai limiti e alle condizioni per la garanzia dello Stato. Tutto ciò ha un'implicazione chiara nel bilancio dello Stato della quale, però, non vi è traccia nel provvedimento: non vi è un'imputazione, non vi è la costituzione di un apposito capitolo, sostanzialmente non vi è limite alle condizioni che il decreto ministeriale dovrebbe stabilire.
Mi sembra che il parere del Comitato per la legislazione sia quanto mai centrato perché involve addirittura profili di legittimità costituzionale. È il Parlamento che legifera: è vero che esso può conferire delega al Governo per l'emanazione di


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decreti legislativi, ma è anche vero che, in questo caso, vi è una delega assolutamente in bianco, in quanto non vengono fissati né i limiti, né le condizioni della garanzia che lo Stato deve prestare. Ci sembra troppo, pertanto insistiamo vibratamente per l'approvazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.19 e Bono 1.31, non accettati dalla Commissione né dal Governo (Proteste dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
Colleghi, scusate, non ho visto, ormai la votazione è aperta, il collega prenderà la parola successivamente.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 297
Maggioranza 149
Hanno votato sì 104
Hanno votato no 193
Sono in missione 36 deputati)
.

GIACOMO STUCCHI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, visto che il nostro gruppo sta conducendo un'opposizione dura sul provvedimento in esame, vorrei invitarla cortesemente a guardare verso il nostro settore perché tutti i colleghi vogliono esprimere la nostra disapprovazione sul provvedimento, affinché rimanga agli atti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 16,55)

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, durante l'esame dell'emendamento precedente mi è stata negata la parola. Penso che un intervento brevissimo non faccia perdere tempo, ma possa servire a dare un contributo affinché l'Assemblea comprenda meglio gli errori che si stanno facendo.
Quindi, invito la Presidenza a fare attenzione e a non penalizzare i diritti di un gruppo come il nostro, che rappresenta la vera opposizione.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Paolo Colombo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 305
Votanti 265
Astenuti 40
Maggioranza 133
Hanno votato sì 77
Hanno votato no 188
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 298
Maggioranza 150
Hanno votato sì 108
Hanno votato no 190
Sono in missione 36 deputati)
.


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Passiamo all'emendamento Manzione 1.53.

LUCIO TESTA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIO TESTA, Relatore. Signor Presidente, vorrei invitare l'onorevole Manzione al ritiro del suo emendamento 1.53.

PRESIDENTE. Onorevole Manzione, accetta l'invito?

ROBERTO MANZIONE. Sì signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Armani 1.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pietro Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, in questo caso il problema è che, rispetto al precedente testo di legge, è stata espunta l'indicazione dell'ammontare preciso - soprattutto per gli anni 1999, 2000 e 2001 -, che dovrebbe essere comunque non inferiore a 8 mila miliardi.
Si dice che tale formulazione, che indicava l'ammontare preciso che deve essere acquisito (in particolare, nel 1999 siamo in attesa di 4.300 miliardi che ancora non ci sono e, poiché siamo a due terzi dell'esercizio, non è detto che verranno sicuramente acquisiti), sia stata sostituita con la formula relativa ai saldi. Il testo del provvedimento prevede, infatti: «I valori dei crediti ceduti nel 1999 saranno tali da determinare entrate di cassa nello stesso anno non inferiori a quelle previste nella quantificazione degli effetti finanziari del presente articolo».
Tale formulazione è estremamente ellittica e complessa, perché le entrate di cassa possono derivare sia dal conto del bilancio, sia da quello di tesoreria. Quando si è parlato degli 8 mila miliardi e si sono messi a cantiere, «a cascina» i 4.300 miliardi per il 1999, si è parlato soprattutto di conto del bilancio. Quindi, magari a causa del meccanismo farraginoso che si è scelto, del fatto che la società si è appena costituita o si deve costituire, del meccanismo del rating affidato a quattro società che può essere complesso, della valutazione dei vari tipi di crediti per blocchi omogenei, e così via, può darsi che si arrivi alla fine dell'anno senza che vi sia la possibilità materiale di incassare a bilancio l'importo previsto.
Naturalmente, vi possono essere operazioni di tesoreria, che - per carità - sono legittime e sono state largamente utilizzate negli anni precedenti per poter rientrare nella moneta unica e che magari si realizzano attraverso il controllo e le strette nella tesoreria unica, ad esempio stringendo i flussi di tesoreria degli enti decentrati.
A quel punto, vi potrebbe essere un riflesso indiretto sul bilancio attraverso il trasferimento di oneri, sia pure a titolo temporaneo, a carico degli enti decentrati.
Ecco perché mi sono preoccupato, come hanno fatto altri colleghi, di riferirmi specificatamente agli 8 mila miliardi e di non ricorrere a questa formula ellittica suggerita dal collega Possa che però (fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio!) consente una maggiore elasticità al meccanismo di acquisizione dei fondi e quindi potrebbe avere quei riflessi negativi a cui ho fatto riferimento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Armani 1.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 280
Votanti 273
Astenuti 7
Maggioranza 137


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Hanno votato sì 94
Hanno votato no 179
Sono in missione 36 deputati)
.

GIACOMO STUCCHI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, il nostro gruppo sta portando avanti un'opposizione dura per evitare l'approvazione del provvedimento. Preannuncio pertanto che, nel caso vi siano emendamenti ritirati da altri colleghi, abbiamo intenzione di farli nostri.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, si sbrighi a dirlo!

PAOLO COLOMBO. Sono tre volte che chiedo di parlare!

PRESIDENTE. Non può chiederlo quando ho già indetto la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 280
Maggioranza 141
Hanno votato sì 96
Hanno votato no 184
Sono in missione 36 deputati)
.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, anche questo emendamento come il precedente cerca di fissare un limite a questa serie di disposizioni legislative a maglia molto larga che il Governo chiede vengano approvate. Un primo limite riguarda la data entro cui il ministro del tesoro dovrà emanare i decreti attuativi del provvedimento, di cui al comma 1, lettera b), dell'articolo 1.
Al riguardo vorrei richiamare il parere favorevole espresso dalla Commissione giustizia. Fra le osservazioni si legge: «all'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 308 del 1999, la Commissione di merito valuti l'opportunità di fissare un termine entro il quale il ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con i ministri delle finanze e del lavoro e della previdenza sociale, deve emettere uno o più decreti per la determinazione del valore nominale complessivo dei crediti ceduti, al fine di accelerare l'operazione di cartolarizzazione».
Leggo altresì il parere della Commissione finanze. Parere favorevole con le seguenti osservazioni: a) «valuti la Commissione di merito l'opportunità di stabilire espressamente, all'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge, il termine entro il quale devono essere emanati i decreti ministeriali di attuazione (...)».
In sostanza, vi è un'attenzione condivisa da parte di colleghi di importanti Commissioni circa l'opportunità di stabilire termini precisi per l'attuazione dei decreti, che altrimenti sarebbero privi dei termini.
D'altra parte, leggendo attentamente il comma 1, lettera b), si comprende che, se entro quest'anno si vogliono far entrare nelle casse dello Stato gli 8 mila miliardi di cui tanto si parla, si dovranno emettere vari decreti relativamente alle tipologie, al valore nominale complessivo dei crediti ceduti. A tale proposito ricordo che verranno ceduti tutti i crediti esistenti presso l'INPS salvo quelli di alto valore solvibili di cui abbiamo parlato prima.
Il prezzo iniziale, quello a titolo definitivo, le modalità di pagamento dell'eventuale


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prezzo residuo, nonché le caratteristiche dei titoli da emettere sui prestiti da contrarre, sono determinati con uno o più decreti del ministro del tesoro.
In sostanza, chiediamo - concordemente con altre articolazioni importanti di questo Parlamento - i termini temporali entro cui dovranno essere emessi tali decreti; essi, in ogni caso, dovranno essere emessi prossimamente, in quanto gli 8 mila miliardi dovranno entrare nelle casse dello Stato prima della fine dell'anno. In conclusione, l'aver posto nel mio emendamento 1.4 la previsione temporale del 31 gennaio 2000, mi sembra una risposta precisa ad una istanza largamente condivisa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, l'emendamento Possa 1.4 riprende nello spirito il mio emendamento 1.17 e, al limite, è ad esso preferibile.
È vero che, tenuto conto dei prevedibili tempi di conversione in legge del decreto-legge in esame, la scadenza del 31 gennaio 2000 possa essere di ulteriore onere per il Governo.
Per quale motivo, però, è importante stabilire una data limite? Non solo per i motivi - corretti in assoluto - citati dal collega Possa, ma anche perché la delega strisciante contenuta nella lettera b) del comma 1, conferita al Ministero del tesoro, non deve essere vista esclusivamente come qualcosa che risponda all'esigenza di fare cassa per la fine del 1999. Non dubito, infatti, che il Governo veda l'opportunità ed abbia l'interesse a portare a compimento una prima operazione per sistemare i conti del 1999. Il problema è che si conferisce una delega sostanzialmente aperta, anche con una finestra sul 2000. Poiché nel decreto-legge si dispone che le modalità di gestione della società indicata sono determinate con uno o più decreti del ministro del tesoro, vorremmo che quanto il ministro intende fare in merito alla cartolarizzazione dei crediti INPS lo decida in modo definitivo entro il 31 gennaio 2000.
Il Governo ha già preso le sue decisioni in occasione della legge finanziaria; adesso si è accorto di aver compiuto, in quell'occasione, molti errori e di dover adottare un decreto-legge per apportare le necessarie correzioni. A questo punto, si decida definitivamente entro il 31 gennaio 2000! Oltre tale scadenza, non è giusto che il Parlamento consenta al Governo di cambiare i termini del problema.

PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, comprendo che in questi giorni lei abbia motivi per essere nervoso; tuttavia, sono tre volte che chiedo di parlare. Abbiamo tentato di fare nostro l'emendamento Manzione 1.53; avrei voluto intervenire in merito, ma lei non me ne ha dato la possibilità. Cercherò di rimediare intervenendo adesso.
Vorrei capire come mai il gruppo dell'UDEUR, che si era così calorosamente mosso per difendere i crediti dell'INPS nella legge finanziaria, oggi abbia cambiato completamente posizione e, addirittura, ritiri gli emendamenti che tentano di tutelare i crediti ed i diritti dell'istituto nazionale della previdenza sociale. L'emendamento Manzione 1.53, infatti, testimonia la volontà di limitare l'entità dei crediti da cedere e di preservare in qualche modo la capacità e la possibilità per l'INPS di far valere e riscuotere direttamente i propri crediti.
In conclusione, da un punto di vista politico, vorrei capire che cosa è successo e per quale motivo l'UDEUR - che dalla legge finanziaria approvata alla fine dello scorso anno ad oggi ha mantenuto una certa posizione - abbia oggi cambiato atteggiamento sia divenuta più accondiscendente con il Governo, negando in tal modo l'azione politica che ha esercitato nell'ultimo periodo.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, desidero innanzitutto aggiungere la mia firma all'emendamento Possa 1.4.
In secondo luogo, intendo sollevare una questione: mi sembra abbastanza strano che quando due autorevoli Commissioni della Camera, la Commissione giustizia e la Commissione finanze, esprimono un parere favorevole - si presume a nome della maggioranza -, ponendo alcune condizioni specificamente indicate, la maggioranza ed il Governo si disinteressino di questa indicazione e praticamente non ne tengano conto. Allora, tanto vale che questi progetti di legge non siano sottoposti ai pareri delle Commissioni, se questi ultimi non vengono tenuti in considerazione nel momento della discussione in aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.

ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, intervengo solo per fornire un chiarimento al collega Paolo Colombo, del gruppo della lega nord: la battaglia che abbiamo condotto l'anno scorso in occasione della discussione della legge finanziaria riguardo alla cartolarizzazione dei crediti INPS - battaglia peraltro vinta in quest'aula - era volta soltanto a garantire ai piccoli imprenditori indebitati con l'INPS che la cartolarizzazione stessa non avrebbe provocato come conseguenza pignoramenti nei confronti delle piccole imprese. Ottenemmo allora che la cartolarizzazione, che serviva a dare liquidità all'ente previdenziale, consentisse comunque al soggetto interessato di accedere alla dilazione del pagamento prevista in precedenza. Farebbe bene, il collega Colombo, prima di aprire bocca, come già lo ha invitato a fare il Presidente Acquarone, a studiare le carte (Commenti del deputato Giancarlo Giorgetti).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 281
Maggioranza 141
Hanno votato sì 101
Hanno votato no 180
Sono in missione 36 deputati)
.

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.18, Armani 1.34 e Bonato 1.49.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, siamo arrivati al cuore del provvedimento, perché le disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del comma 1, lettera b), anche sotto il profilo tecnico, sono affascinanti e stimolanti. Il Governo, infatti, ha trovato il sistema per creare ricchezza dal nulla. Come si fa? Lo Stato, avendo la possibilità di concedere la propria garanzia in relazione ad alcune fattispecie di debito, può influenzare i costi e gli interessi relativi al debito stesso. Il testo stabilisce che il ministro del tesoro - bontà sua, sempre lui - può decidere di concedere la garanzia dello Stato sui titoli e i prestiti che verranno, per così dire, «lanciati» per supportare la cartolarizzazione. A supporto di questa operazione gli esperti - penso, del Ministero del tesoro - hanno disegnato un quadro assolutamente convincente. Hanno detto, in parole povere: 50-60 mila miliardi di crediti, benché in buona parte inesigibili, sono comunque sufficienti a garantire un introito di 8-9 mila miliardi alla società di cartolarizzazione, quindi quando questa società si presenterà sui mercati finanziari internazionali potrà comunque beneficiare


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del massimo rating e della tripla A, cosicché la garanzia dello Stato potrebbe anche non essere necessaria. Per inciso, però, i nostri esperti dicono che l'ottenimento del massimo rating è subordinato alla verifica da parte delle agenzie che i titoli possano essere integralmente rimborsati anche in scenari economici estremamente negativi. A questo punto nasce un dubbio perché se 60 mila miliardi di crediti a bilancio dell'INPS non sono sufficienti per garantire, anche in caso di situazione economica estremamente negativa, 9 mila miliardi, allora vuol dire che vi è una stima di recupero che non arriva neppure al 20 per cento.
Poiché lo Stato ha la potestà di prevedere questa garanzia, allora inseriamola! In questo modo abbiamo la possibilità di avere una garanzia massima (la tripla A) e gli interessi (che sono oneri per l'INPS) che la società potrà corrispondere saranno sicuramente inferiori. È questa la gallina dalle uova d'oro! Ma perché si fa questo? Perché l'INPS in quanto tale non si trova nella casistica del settore Governi e banche centrali, del regolamento internazionale, con riferimento alla ponderazione, ma nel settore enti (nel settore pubblico centrale locale), con una ponderazione del 20 per cento. Di conseguenza è del tutto evidente che se una simile operazione ci permette di risparmiare, è allora opportuno farla.
Ma poiché in economia il rischio ha un costo (si potrebbe discutere a lungo sul come sia possibile annullarlo), allora questa decisione diventa estremamente pericolosa. Se effettivamente essa è priva di costi allora perché non si estende la garanzia dello Stato a tutto il debito degli enti locali, delle USL, delle società a partecipazione statale e via dicendo? Credo che questo comportamento non ci classifichi bene negli organismi diciamo evoluti dei mercati finanziari. Gli istituti di credito stranieri hanno avuto qualche esperienza relativamente alla Federconsorzi e ad una garanzia dello Stato che più o meno ci doveva essere.
Per tali motivi siamo assolutamente contrari all'introduzione di questa garanzia. Questo infatti è un sistema in cui il ministro del tesoro può, per così dire, fare debito pubblico! Il che è scandaloso e inammissibile (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!
Credevamo che la possibilità di fare moneta e debito pubblico senza nemmeno passare per il Parlamento fosse una cosa ormai sconosciuta da almeno una decina di anni grazie al divorzio tra la Banca d'Italia ed il Tesoro (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. L'onorevole Giancarlo Giorgetti ha spiegato con molta chiarezza quale sia la preoccupazione dell'opposizione. In realtà qui noi ci preoccupiamo della finanziarizzazione di un meccanismo che è inceppato in partenza perché sappiamo che i crediti dell'INPS, che erano di una certa entità nel 1994, sono cresciuti esponenzialmente di anno in anno fino ad arrivare ad oltre 54 mila miliardi nel 1998. E tutto questo perché? Perché in realtà il meccanismo della previdenza costa molto (sappiamo che si arriva al 14-15 per cento del prodotto interno lordo) sia in termini di contributi che di partecipazione della fiscalità generale.
Quindi la difficoltà che incontra l'INPS nel perseguire i creditori (non ci dimentichiamo che gran parte delle attività sono fatte da 4-5 milioni di partite IVA, talvolta rappresentative di imprese anche di minuscole dimensioni) porta di fatto tale ente ad incassare crediti per 3 mila miliardi l'anno.
Il vero problema non è il modo con cui finanziarizziamo il meccanismo di trasferimento dei crediti sui titoli obbligazionari, ma nasce dal fatto che c'è un alto costo della previdenza in un sistema economico con entità produttive molto polverizzate; di fatto il meccanismo di recupero di questi crediti è lento, indeciso,


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parziale e molto limitato. Ecco perché, quindi, la preoccupazione dei colleghi Giorgetti e Possa - che anche noi abbiamo - si basa sul fatto che, attraverso questo meccanismo che dall'INPS si può estendere all'INAIL e magari un domani a tutti i crediti tributari che lo Stato vanta (il collega Giorgetti ha giustamente ricordato anche i debiti degli enti locali), possa aumentare il debito pubblico in un paese in cui esso attualmente è di quasi 2 milioni e 400 mila miliardi; e che ciò possa avvenire, tra l'altro, surrettiziamente ed in modo indiretto attraverso la garanzia dello Stato e non attraverso l'autorizzazione del Parlamento ad emettere prestiti specificamente garantiti dal Tesoro e rappresentativi del debito pubblico dello Stato italiano.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Paolo Colombo, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Approfitto di questi emendamenti per rilevare innanzitutto che tutti i colleghi dell'UDEUR sono scappati dall'aula, forse perché gli si è rotto il «vergognometro» ed hanno capito che la situazione è insostenibile. Mi riferisco soprattutto all'onorevole Acierno che, pur accusandoci magari di poca attenzione su questo provvedimento, se l'è data a gambe, perché, probabilmente, non sa più cosa dire.
In effetti, forse, la chiave di lettura per capire come sia cambiata la posizione dell'UDEUR su questo provvedimento la si può avere con l'emendamento in esame. Preciso che con le proposte emendative in esame non si va a discriminare tra tipologie di crediti di chissà quale natura, ma semplicemente si mette nelle mani del Ministero del tesoro la facoltà di dire quali aziende debitrici dell'INPS verranno «perseguitate» da questa società di riscossione crediti e quali altre verranno esentate e i loro debiti continueranno a giacere presso l'avvocatura dell'INPS e quindi a non essere mai recuperati! Forse qualche società che appartiene magari ad una regione vicina ai collegi degli onorevoli dell'UDEUR verrà esentata da tale trattamento; mentre altre aziende, magari del nord, verranno «perseguitate» e in questi casi si andrà a riscuotere i crediti dell'INPS!
È quindi evidente che le situazioni economiche svantaggiate, che sono citate testualmente nelle relazioni, sono il motivo che ha fatto probabilmente cambiare posizione all'UDEUR, che sicuramente sarà riuscita a tutelare le aziende - magari abusive - della regione dell'onorevole Acierno che fanno lavorare in nero; mentre quelle della Padania e del nord verranno «perseguitate» e, ancora una volta, saranno le uniche a pagare (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
In conclusione, vorrei sottolineare che ogni volta che si parla di garanzia dello Stato sui debiti di qualche azienda, ci troviamo di fronte a situazioni disastrose: mi riferisco, ad esempio, alla «legge» Sindona - chiamiamola così - che ha dato luogo ai disastri del Banco Ambrosiano, del Banco di Napoli, della Sicilcassa, del Banco di Sicilia e via dicendo.
Questo è l'inizio di un'altra tragedia di quel tipo (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Dai colleghi Giancarlo Giorgetti e Armani è già stato detto tutto. In questo caso, stiamo parlando della garanzia dello Stato e della discrezione massima che viene attribuita al Tesoro per il suo conferimento ai prestiti o alle emissioni di titoli.
Vorrei aggiungere soltanto che la garanzia, come tutte le garanzie, ha un costo e che quest'ultimo non è stato quantificato, contrariamente a quanto previsto dal quarto comma dell'articolo 81 della Costituzione.
Qual è stato l'atteggiamento del Governo e della maggioranza di fronte a


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questa ovvia obiezione? È stato del seguente tenore: la garanzia verrà applicata - se sarà applicata - solo in termini minimali; una volta, però, che s'intende mantenere generico questo termine, rinunciando a precisarlo, occorrerà la quantificazione della garanzia, come avviene per le aziende, in cui ogni fideiussione va iscritta in bilancio. Tutto ciò è molto importante. Il costo della garanzia va quantificato!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge originario non conteneva la norma relativa alla garanzia dello Stato. Si reintroduce nel nostro ordinamento una norma che si pensava cancellata per sempre. Benché essa sia prevista come un'opzione, si introduce nuovamente nell'ordinamento la possibilità per il ministro del tesoro di autorizzare una garanzia che, in caso di insolvenza, si tradurrebbe in un aumento del debito pubblico. Pur trattandosi di un'opzione, nella legislazione del passato, per casi analoghi, veniva sempre posta l'indicazione della copertura. Non possiamo, quindi, essere favorevoli e riteniamo più opportuno scontare un prezzo maggiore nell'emissione, anche non ottenendo il fattore di ponderazione zero, pur di cassare questa delega in bianco.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.18, Armani 1.34 e Bonato 1.49, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 289
Maggioranza 145
Hanno votato sì 98
Hanno votato no 191
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bonato 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 284
Maggioranza 143
Hanno votato sì 92
Hanno votato no 192
Sono in missione 36 deputati)
.

Onorevole Possa, accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.5? Le ricordo che, in caso affermativo, il suo emendamento sarà fatto proprio dai colleghi della lega forza nord, come preannunciato.

GUIDO POSSA. No, signor Presidente, insisto per la sua votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Questo emendamento precisa i termini in cui potrà essere esercitata dal tesoro la garanzia dello Stato. Essa verrà concessa, ove accordata - leggo testualmente -, «unicamente per i titoli e i prestiti dei soggetti che sottostanno ai regolamenti della banca per i regolamenti internazionali di Basilea».
L'emendamento riprende quanto dichiarato sia dal Tesoro nel corso di un'audizione, sia dal Governo nella sua relazione. Leggo i testi che contengono entrambe le dichiarazioni. Il 21 settembre 1999 vi è stata sull'argomento un'audizione dell'INPS e del Ministero del tesoro. Antonino Turicchi, funzionario del Ministero del tesoro, così rispose ad una domanda: «Qual è allora lo scopo della garanzia offerta dallo Stato? Nel 1998 la banca per i regolamenti internazionali ha


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pubblicato i coefficienti di rischio dei crediti (rivisti soltanto recentemente). I vecchi coefficienti non prendono in considerazione queste operazioni di securitisation; essi stabiliscono (per tutti i soggetti che sottostanno ai regolamenti della Banca per i regolamenti internazionali, sostanzialmente per le banche) che, indipendentemente dal rating, il coefficiente di rischio per i titoli emessi a copertura dei crediti ceduti è pari a cento. Il prezzo che le istituzioni interessate, assai sensibili all'elemento della ponderazione del rischio, possono indicare su un titolo è molto diverso a seconda del livello del risk waited.
«Poiché, in base alla vecchia impostazione cui ho fatto riferimento, la banca per i regolamenti internazionali ha stabilito che la garanzia dello Stato equivale ad un credito risk waited zero per cento, per queste istituzioni la differenza è molto rilevante; da qui la facoltà riconosciuta al Ministero del tesoro. Il prezzo dei titoli emessi è funzione fondamentale della domanda di istituzioni sensibili ai coefficienti di ponderazione e ciò significa che la garanzia di Stato offre un vantaggio enorme sotto il profilo dei costi.
«Nel caso in cui la domanda provenga da investitori che non sottostanno ai coefficienti indicati dalla Banca per i regolamenti internazionali, la garanzia dello Stato non sarà necessaria» - sottolineo questo punto - non sarà necessaria. «In altri termini la garanzia è un elemento tecnico che non serve ad assicurare la bontà dei titoli emessi; quest'ultima è presa in esame dalle agenzie di rating e sarà valutata prima che intervenga la garanzia».
Scusate, il discorso è molto tecnico, ma in sostanza questo emendamento non fa che riprendere esattamente quanto è stato detto dal funzionario del Ministero del tesoro, dottor Turicchi, durante l'audizione. D'altra parte, nella relazione tecnica sottoposta ieri al Parlamento dal sottosegretario Pinza si legge: «L'opportunità per lo Stato di rilasciare una garanzia per i titoli in questione si prospetta per il fatto che un titolo emesso con una garanzia dello Stato permette di ottenere una ponderazione pari a zero, secondo quanto indicato dalla Banca per i regolamenti internazionali di Basilea, rispetto ad una qualsiasi operazione di cartolarizzazione di crediti verso privati, la quale, pur ottenendo il massimo rating, anche superiore a quello della Repubblica italiana» - che è di due A - «avrebbe attualmente non meno di un coefficiente di ponderazione pari a 100». L'opportunità di rilasciare la garanzia viene riferita un'altra volta unicamente a quei particolari soggetti che sottostanno ai regolamenti della Banca internazionale.
L'emendamento 1.5, pertanto, non fa che raccogliere precise indicazioni fornite al Parlamento in due circostanze ufficiali ed inserire nel provvedimento un «paletto» preciso in ordine a quanto comunque è stato garantito dal Governo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Prego i colleghi di votare.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 284
Votanti 280
Astenuti 4
Maggioranza 141
Hanno votato sì 97
Hanno votato no 183
Sono in missione 36 deputati)
.

CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Presidente, nonostante i suoi sforzi per assicurare la regolarità delle votazioni, la pregherei di guardare ad una certa parte dell'aula, dove si vota per due o per tre colleghi.


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PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, pregherei il suo capogruppo di rivolgermi eventuali segnalazioni. Stiamo cercando di ritirare le tessere.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. L'emendamento riguarda sempre il tema della garanzia. Anche in questo caso non si fa che riprendere un punto della relazione tecnica dell'onorevole Pinza (pagina 5): «Inoltre, una delle ipotesi allo studio è che la garanzia dello Stato non intervenga durante la vita delle obbligazioni, né per il rimborso puntuale delle rate di capitale o di interessi, ma soltanto ove il rimborso delle obbligazioni non avvenisse entro una data limite, che verrà fissata ben oltre la data prevista di rimborso». La stessa cosa era stata detta durante l'audizione svoltasi il 21 settembre.
L'emendamento al nostro esame, quindi, non è altro che l'ennesimo tentativo di porre un paletto, utilizzando le dichiarazioni del Governo, allo spirito di delega generale che permane nel decreto-legge.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. L'emendamento Possa 1.6 riprende lo spirito di una mia precedente proposta di modifica, interpretandola in modo ineccepibile dal punto di vista economico. Esso mi permette anche di ritornare sul problema della garanzia che lo Stato può porre, in modo discrezionale, in capo al Ministero del tesoro - questo è l'aspetto veramente grave -, creando quindi debito. Come può lo Stato creare debito senza passare attraverso il Parlamento? Può farlo solamente nel momento in cui i 60 mila miliardi di crediti trasferiti alla società di cartolarizzazione danno un gettito inferiore agli 8-9 mila miliardi che la società stessa dovrebbe procacciarsi, almeno per quanto riguarda il primo periodo.
Poiché il ministro ha la delega per fare qualsiasi cosa, per stabilire il quantum, la qualità, la tipologia dei crediti ceduti, inserire una simile norma, che violenta ogni criterio ed ogni principio di contabilità pubblica e di buona amministrazione, significa che il Governo ritiene che quei 60 mila miliardi non daranno neppure un gettito pari a 9 mila miliardi.

Quando potrebbe operare la garanzia dello Stato (se viene prevista è perché si ritiene di poterla utilizzare)? Nel caso in cui, per ipotesi, il gettito fosse di 7 mila miliardi. Cosa saranno i 2 mila miliardi che mancheranno, ad esempio, nel 2001, nel 2002 o nel 2003? Saranno debiti fuori bilancio, non autorizzati dal Parlamento ma frutto della libera discrezionalità del ministro del tesoro.
Alla fine del precedente intervento, ho fatto riferimento al famoso divorzio tra la Banca d'Italia e il ministro del tesoro, che poteva creare moneta e quindi inflazione «tirando il conto» con la Banca d'Italia. Il divorzio venne salutato come l'ingresso dell'Italia, finalmente, nelle democrazie mature anche sotto il profilo economico e finanziario. Ora, surrettiziamente, reintroduciamo la possibilità per il ministro del tesoro non di creare moneta direttamente, ma di fare debiti, vale a dire moneta differita; la realtà è questa.
Ragioni di ordine economico, che veramente fanno riferimento a principi di democrazia, suggeriscono di approvare l'emendamento Possa 1.6, che quantomeno fa salvo un aspetto di tipo economico-finanziario-attuariale. Sostanzialmente, se il gap, se la differenza tra quanto introitato e quanto dovrà sborsare il tesoro, quando dovrà rendere effettiva la garanzia, venisse molto differita nel tempo, l'attuarizzazione di tale somma rappresenterebbe oggi ben poca cosa e, sotto l'aspetto del costo del rischio, sarebbe intollerabile.
Se volete violentare i principi generali ed introdurre questa norma, non potete dire di «no» ad un emendamento che ha una oggettiva e razionale giustificazione economico-finanziaria. Mi sorprende che illustri professori della materia, presenti


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in questo ramo del Parlamento, non abbiano nulla da obiettare su una norma simile; ciò - lo ripeto - è veramente sorprendente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI. Signor Presidente, intervengo soltanto per chiarire che la maggioranza non ha obiezioni su una serie di considerazioni svolte dall'onorevole Possa in sede di presentazione dei suoi emendamenti; appare di gran lunga più opportuno e necessario, però, lasciare flessibilità al Governo nella concreta gestione operativa dell'intervento. Il Parlamento ha poi a disposizione gli strumenti per verificare che i poteri attribuiti al Governo siano esercitati effettivamente nell'interesse generale; è tutto qui. È inutile appesantire il testo legislativo a fronte di un sospetto e di un processo alle intenzioni che non hanno alcuna ragion d'essere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso del proprio gruppo, l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà. Onorevole Paolo Colombo, ha un minuto di tempo.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, mi rivolgo soprattutto a lei perché, forse, è l'unica persona che ha interesse a capire ciò che stiamo approvando, considerato che anche la maggioranza, con quest'ultimo intervento, ha di fatto affermato che non gliene frega niente e che è opportuno lasciare tutto al Governo che si arrangerà in qualche modo.
La garanzia da parte dello Stato dei debiti di alcune aziende in situazioni economiche negative significa, in realtà, garantire i debiti verso l'INPS di aziende operanti in alcune regioni, quelle del sud, dove l'indebitamento è maggiore, dove esiste più lavoro nero, lavoro sommerso e abusivismo, dove vi è maggiore criminalità ed infiltrazione mafiosa nella società; sono queste le situazioni nelle quali lo Stato ripianerà i debiti di dette aziende o presunte tali. Come si fa a non capire che con la norma in esame si spalancano le porte agli intrecci ed alla connivenza mafiosa nella politica, nella burocrazia e nella società?

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Paolo Colombo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il contenuto dell'emendamento dell'onorevole Possa viene valutato dal Governo, nella sua relazione tecnica, come una ipotesi allo studio. Ritengo che, in questo caso, la maggioranza dovrebbe valutare meglio il contributo che l'opposizione dà al Governo perché non si tratta di diminuire la flessibilità sul complessivo iter procedurale, ma di offrire al Governo la possibilità di essere tutelato per meglio assicurare la garanzia dello Stato.
Si toglie al Governo il rischio di dover dare la garanzia anche per settori e materie nelle quali non vorrebbe intervenire. Non è un delitto se si accetta il suggerimento dell'opposizione che, a questo fine, non può che essere un'opposizione responsabile e di garanzia complessiva del sistema.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei rispondere all'onorevole Cherchi. Egli dice: lasciamo flessibilità al Governo, non appesantiamo la struttura della legge con vincoli, con paletti e con normative precise.
È proprio con questo sistema che si sono creati 2 milioni e 300 mila miliardi di debito pubblico negli scorsi vent'anni. Vedo con piacere che l'onorevole Cherchi, essendo ormai esponente di un partito di Governo, si avvicina alla vecchia logica che egli stesso, quando era all'opposizione, rimproverava alla democrazia cristiana.


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera non è in numero legale per 23 deputati.
Pertanto, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.

La seduta, sospesa alle 17,40, è ripresa alle 18,45.

PRESIDENTE. Dobbiamo ora procedere nuovamente alla votazione dell'emendamento Possa 1.6, nella quale è precedentemente mancato il numero legale.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 297
Votanti 289
Astenuti 8
Maggioranza 145
Hanno votato sì 67
Hanno votato no 222
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 292
Votanti 270
Astenuti 22
Maggioranza 136
Hanno votato sì 43
Hanno votato no 227
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 287
Votanti 264
Astenuti 23
Maggioranza 133
Hanno votato sì 43
Hanno votato no 221
Sono in missione 36 deputati)
.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, il nostro emendamento 1.20 ed anche il successivo 1.22 tendono ad intervenire sulla normativa di tipo speciale introdotta dalla lettera d): con la stessa, infatti, si prevede la possibilità della costituzione della società che si occuperà della cartolarizzazione con atto unilaterale dell'INPS, ovvero da terzi per conto o anche solo nell'interesse dell'INPS. Spesso, quando si fa riferimento a società che sono diretta emanazione dello Stato, o comunque sono coinvolti interessi dello Stato, assistiamo a deroghe alle leggi di natura civilistica o fiscale che normalmente valgono per i comuni mortali: purtroppo, anche nel provvedimento in esame, si replica tale atteggiamento che abbiamo già verificato in innumerevoli occasioni.


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In particolare, la lettera d) prevede una deroga alla disciplina civilistica in tema di costituzione delle società, nel momento in cui consente, appunto, la costituzione della società con atto unilaterale da parte dell'INPS. Sollecitiamo pertanto l'approvazione dei nostri emendamenti 1.20 e 1.22, al fine di evitare una distorsione rispetto alla disciplina che vale per tutti. Anticipo, inoltre, che intendiamo intervenire successivamente sulla problematica fiscale, dato che si introduce un regime speciale teso ad agevolare ed incentivare con lo strumento fiscale l'operazione in esame, il quale va in senso contrario rispetto alla disciplina generale che vale per analoghi strumenti di carattere finanziario. Per tali motivi, invitiamo l'Assemblea a votare a favore dei miei emendamenti 1.20 e 1.22.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 288
Votanti 264
Astenuti 24
Maggioranza 133
Hanno votato sì 36
Hanno votato no 228
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 286
Votanti 257
Astenuti 29
Maggioranza 129
Hanno votato sì 31
Hanno votato no 226
Sono in missione 36 deputati)
.

Onorevole Possa, accetta di ritirare il suo emendamento 1.8?

GUIDO POSSA. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, l'emendamento in esame riguarda il comma 1, lettera d, ultimo periodo, dell'articolo 1, che mi accingo a leggere perché i colleghi possano essere edotti: «La società indicata nel presente comma potrà essere costituita con atto unilaterale dall'INPS, ovvero da terzi per conto, o anche solo, nell'interesse dell'INPS». La società in questione viene chiamata correntemente «società veicolo» ed è la società che acquista i crediti da parte dell'INPS, naturalmente pagandoli con i il denaro che preleva da terzi tramite le obbligazioni.
A tale riguardo, vorrei rilevare che l'emendamento è giustificato da due motivi. Innanzitutto, la società veicolo è già stata costituita da parte dell'INPS, o è in via di costituzione, con un procedimento completamente diverso. Cito testualmente una delibera del consiglio di amministrazione dell'INPS riportata nell'audizione dei rappresentanti dell'INPS del 21 settembre: «Al riguardo, il consiglio di amministrazione dell'INPS ha deliberato la costituzione della società veicolo, delegando il processo di attuazione ad un ristretto gruppo di lavoro cui spetterà, tra l'altro, di costituire due fondazioni olandesi che, a loro volta, costituiranno la società veicolo». Tale complessa architettura societaria - l'INPS che costituisce due fondazioni olandesi che, a loro volta, costituiscono la società veicolo italiana,


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una società per azioni - è un escamotage molto interessante, di livello professionale, che serve a salvaguardare varie rilevanti istanze presenti nel provvedimento. Innanzitutto, l'istanza che la società veicolo, società a grande debito non sia consolidata con l'INPS e allo stesso tempo l'istanza che essa sia controllata completamente da parte dell'INPS.
Il fatto, poi, che si sia già proceduto seguendo questo iter esclude la possibilità che l'INPS promuova direttamente la società veicolo. Pertanto, il mio emendamento 1.8 non fa altro che constatare che tale articolazione, in precedenza lasciata aperta dal Governo, non è stata utilizzata. La società veicolo non verrà creata secondo quanto prevede il testo che vorrei sopprimere; tanto vale farlo, questo è già un buon motivo. Tuttavia ve ne è un altro: se, per caso, l'INPS costituisse nel suddetto modo la società veicolo, farebbe un autogol perché in termini di contabilità il rilevante debito della società veicolo - 8 mila miliardi - verrebbe ad essere considerato dalle procedure di consolidamento come debito dell'INPS. Quindi, invece di un'entrata effettiva, si avrebbe un'ulteriore indebitamento da parte della pubblica amministrazione, più esattamente dell'INPS. Otterremmo, quindi, un risultato sicuramente opposto a quello che ci si è proposti con la legge n. 448 del 1998 collegata alla manovra di finanza pubblica per l'anno in corso. Si tratta di due motivi molto validi a sostegno dell'opportunità di emendare il testo proposto dal Governo, eliminando la possibilità che l'INPS costituisca direttamente la suddetta società veicolo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà.

PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, mi dispiace che il clima dell'aula si sia raffreddato e vi sia un calo di interesse sull'argomento. Data l'importanza che esso ha, anche lei dovrebbe prestare un po' di attenzione e capire che si tratta di situazioni gravi dal punto di vista tecnico, contabile, ma soprattutto politico, ragione per la quale il provvedimento non può passare sotto silenzio in quest'aula.
Prima, in occasione della votazione di alcuni emendamenti, ho visto che i rappresentanti dell'UDR sono usciti in massa dall'aula, ora invece sono rientrati. Sicuramente esiste un problema politico che non so come sia stato risolto. Ma vedo anche dall'altra parte alcune componenti della maggioranza e non capisco come esse possano restare in silenzio di fronte ad una situazione in cui - lo ripeto - la gestione di migliaia di miliardi è lasciata alla massima discrezionalità del ministro di turno.
Non so quale condivisione politica la maggioranza possa esprimere di fronte a tali scelte, ma mi sembra strano che siano tutti d'accordo sul fatto di non sapere dove andranno a finire queste risorse, quali crediti verranno ceduti, di quali di essi lo Stato garantirà comunque la solvibilità e perché sia necessario cederli se lo Stato li garantisce.
Quindi, vanno «a pallino» tutti i discorsi sui condoni previdenziali, sui tentativi di far emergere il lavoro nero e su altri problemi di questo tipo. Di fatto, si tratta di una sanatoria mascherata, ma ad personam, perché alcune situazioni saranno completamente sanate, mentre altre verranno invece perseguite; si useranno, quindi, criteri diversi e si introdurranno sperequazioni ed ingiustizie.
Non so come sia possibile tollerare questa scelta dal punto di vista politico, dal momento che - lo ripeto - a parole si fanno tanti discorsi sulla lotta all'ingiustizia, alla criminalità organizzata e alle varie mafie, nonché sul tentativo di combattere le situazioni peggiori in cui nascono il lavoro nero e gli abusi e in cui si generano, quindi, i problemi di contenzioso e di recupero dei crediti dell'INPS.
Di fronte a tali situazioni viene adottato un provvedimento «pateracchio», che non è chiaro e preciso dal punto di vista contabile e che contraddice tutte le normative possibili e immaginabili. In dieci mesi non si è arrivati ancora ad una conclusione; il consiglio di amministrazione


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dell'INPS ha già scelto una strada ed ha deliberato di andare avanti in una certa direzione e noi siamo a qui a prenderci in giro dicendo che vi sono possibilità diverse tra le quali il Ministero potrà scegliere.
Forse sarebbe stato più chiaro e più corretto venire in aula a spiegare la situazione come essa è nella realtà, magari cercando di correggere un po' le storture generate da questo provvedimento, che, come ripeto, potrebbe anche avere una sua ratio, ma, messo in questi termini, è una cosa veramente vergognosa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 286
Maggioranza 144
Hanno votato sì 58
Hanno votato no 228
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 288
Maggioranza 145
Hanno votato sì 55
Hanno votato no 233
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.23, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 286
Votanti 283
Astenuti 3
Maggioranza 142
Hanno votato sì 270
Hanno votato no 13
Sono in missione 36 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.24 e Armani 1.38, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 285
Maggioranza 143
Hanno votato sì 55
Hanno votato no 230
Sono in missione 36 deputati)
.

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Possa 1.9, Giancarlo Giorgetti 1.25 e Armani 1.39.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, in realtà intendevo illustrare il mio emendamento 1.38, che è stato appena votato, ma, poiché il mio emendamento 1.39 riguarda più o meno lo stesso argomento, interverrò su di esso.
Al comma 1, lettera e), dell'articolo 1 vi sono due punti estremamente pericolosi per il gettito tributario che, come ha fatto notare il servizio bilancio, potrebbe essere vulnerato dall'insieme delle agevolazioni concesse per questa emissione di titoli e per i prestiti che eventualmente la società di cartolarizzazione dovesse accendere.


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Ritengo che con queste agevolazioni fiscali si introduca la blindatura fiscale accanto a quella dei carri armati, che normalmente conosciamo. Le lettere e) ed l) dispongono l'esenzione dal versamento della ritenuta del 20 per cento sugli interessi maturati per i casi di rimborso anticipato dei titoli, l'esenzione dalle imposte sui redditi accordata ai proventi percepiti da finanziatori non residenti ancorché sia stata fatta una specificazione per quanto riguarda il problema dei paradisi fiscali (ma a mio avviso non è sufficiente) nonché l'estensione dell'esenzione delle imposte indirette a tutti gli atti posti in essere per il perfezionamento delle operazioni che, pur se finalizzate a garantire flessibilità all'operazione (come osserva il servizio bilancio della Camera), si configurano rispetto alla normativa preesistente come una rinuncia da parte dell'erario ad un gettito potenziale. Praticamente si blindano le emissioni obbligazionarie, le si esentano da tutto, perfino dalle imposizioni indirette e quindi questi titoli dovrebbero rappresentare per gli investitori il paese di Bengodi. Come ho già avuto modo di osservare in riferimento a precedenti emendamenti, dietro questa finanziarizzazione dei crediti INPS vi è la realtà della grande difficoltà per l'esazione dovuta alla pesantezza dei contributi previdenziali richiesti ad integrazione della fiscalità generale per quanto riguarda i disavanzi dell'INPS. Molto spesso si tratta di crediti corrispondenti a contribuenti di piccole dimensioni ma tutto questo congiura nel favorire una difficoltà di esazione dei crediti dimostrata dall'andamento dell'esazione da parte dell'INPS, che si limita a 3 mila miliardi all'anno su 54 mila.
Questa blindatura, insieme alla garanzia dello Stato, imporrà di coprire tutti gli eventuali buchi che si determineranno nel corso della cartolarizzazione di questi titoli obbligazionari in conseguenza della riconosciuta difficoltà di esazione che emergerà in futuro e che le società di rating non potranno non considerare. In aggiunta vi sarà il probabile buco fiscale determinato proprio dalla blindatura.
Mi pare che siamo di fronte ad un'apertura. Io, che faccio parte della Commissione bilancio e dovrei preoccuparmi della copertura dei provvedimenti ex comma 4 dell'articolo 81 della Costituzione, mi trovo in difficoltà di fronte a questa disinvoltura che, come ho detto prima al collega Cherchi, fa ricordare il modo in cui sono stati creati i 2.400 miliardi dai governi prevalentemente democristiani degli ultimi 20-30 anni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, colgo l'occasione anche per fare riferimento al mio precedente emendamento 1.24 sul quale non sono riuscito ad intervenire.
Per i colleghi che non hanno sott'occhio il testo, vorrei rileggere l'ultimo periodo del comma 1, lettera e).
Vorremmo sopprimere dal testo una norma che dispone che gli interessi e gli altri proventi corrisposti, relativi ai finanziamenti effettuati da soggetti non residenti e raccolti dalla società di cui al comma 4 per finanziare l'operazione di acquisto dei crediti, non sono soggetti alle imposte sui redditi.
Vorrei spiegare, in parole semplici, il significato della disposizione, per far capire ai colleghi dove stia andando e quale sia la nuova politica di sinistra del Governo. Si sta andando, infatti, verso una disposizione del genere: poiché la società che verrà costituita per la cartolarizzazione potrà farsi finanziare non soltanto con prestiti obbligazionari, ma - in base al nuovo testo - anche con prestiti di banche ed aziende di credito, si è ritenuto opportuno prevedere che le banche non residenti nel nostro paese - e, per fortuna, neanche nei paradisi fiscali - non debbano corrispondere, come normalmente dovrebbe avvenire, la ritenuta sugli interessi, a titolo di imposta.
Al riguardo, si pongono due questioni. La prima attiene all'aspetto della quantificazione del mancato gettito che deriverebbe


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da una simile ipotesi. Non sappiamo - non possiamo saperlo; forse lo sa il sottosegretario Pinza, forse neppure lui; forse lo sa l'INPS; forse lo sa chi deve sapere - il mix del ricorso al prestito obbligazionario e al prestito bancario. Di conseguenza, non possiamo neanche sapere se, e in che modo, le ritenute saranno applicate sul prestito obbligazionario o se non verranno applicate, in quanto si farà ricorso al prestito da parte di istituti di credito stranieri. Si pone, quindi, un problema di quantificazione che gli uffici hanno opportunamente evidenziato e che, a mio giudizio, non è stato ancora risolto.
La seconda questione è la seguente. È vero che non siamo nel campo dei paradisi fiscali, tuttavia, mi chiedo se fosse proprio necessario introdurre l'esenzione di imposta per gli interessi e gli altri proventi corrisposti a banche straniere. È questa la nuova politica di sinistra che il Governo vuole inaugurare? Fate qualcosa di sinistra! Non mi sembra che questa norma vada nella direzione del nuovo corso che il Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato.
Per concludere, voglio leggere il testo prodotto dal consiglio degli esperti del ministero; non si tratta, quindi, di un vizio che voglio introdurre per indurre i colleghi in errore. In esso è scritto quanto segue. In relazione alla possibilità che l'operazione sia finanziata, in tutto o in parte, anche mediante l'assunzione, da parte delle società veicolo, di operazioni di prestito bancario, anziché tramite emissione obbligazionaria, è stata prevista una esenzione dalla ritenuta di imposta a favore delle banche estere che eventualmente partecipassero a tale operazione. Mi chiedo se fosse proprio necessario, per portare a compimento questa gigantesca operazione che è stata agevolata dal Governo in tutti i modi, introdurre una norma del genere. Credo che un Governo di sinistra avrebbe fatto più bella figura a lasciar perdere (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Signor Presidente, è stato già detto molto riguardo alla questione. Le banche estere - o i sottoscrittori esteri - avranno il vantaggio di non pagare l'IRPEF e l'IRPEG, né sugli interessi maturati sui titoli obbligazionari che sottoscriveranno, né sui prestiti che eventualmente concederanno. In entrambi i casi, dunque, è prevista l'esenzione.
Tuttavia, quando essi esporranno i redditi nei modelli reddituali dei rispettivi paesi, il sistema fiscale locale tasserà tali redditi e preleverà quanto dovuto in base alle leggi vigenti nel paese in cui le banche o i sottoscrittori sono residenti.
Il problema consiste nel fatto che, in tal modo, un gettito che avrebbe dovuto essere riferito all'amministrazione delle finanze italiane e che avrebbe dovuto costituire un'entrata in Italia, viene ad essere un'entrata per i paesi in cui sono residenti quelle banche. Non capisco assolutamente la ratio di questo trasferimento di somme di denaro dall'amministrazione delle finanze italiana a quelle di paesi esteri.
Vi è poi un altro aspetto ancora più importante. Lo scorso 22 settembre, come risulta dal Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari, pagina 48, il sottosegretario Pinza, qui presente, ha confermato che l'esenzione fiscale ai fini IRPEF e IRPEG verrà concessa ai non residenti unicamente per gli interessi maturati sui prestiti e non per gli interessi sui titoli obbligazionari. Si è sottolineato, inoltre, come tutta l'operazione punti, da parte della società veicolo, ad ottenere il denaro non attraverso i prestiti bancari, bensì tramite l'emissione di titoli obbligazionari. Siamo quindi al paradosso che, quand'anche venisse eliminata la previsione di questa esenzione, se il sottosegretario Pinza ha detto la verità (cioè se l'esenzione sarà limitata esclusivamente ai prestiti e se questi non saranno utilizzati se non eccezionalmente ed in via del tutto ipotetica per far affluire quattrini nelle


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casse della società veicolo), il risultato sarebbe lo stesso, perché, in pratica, tale esenzione non si applicherebbe mai. Pertanto, l'emendamento soppressivo non fa altro che esplicitare in termini legislativi una serie di assicurazioni che sono state fornite al 99 per cento - certo, non al 100 per cento - dal Governo. Non capisco, perciò, perché non si compia l'ultimo passo nella direzione che è stata indicata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Targetti. Ne ha facoltà.

FERDINANDO TARGETTI. Signor Presidente, a meno che io non abbia male inteso, l'obiezione dell'onorevole Possa non ha fondamento. L'onorevole Possa segue questo ragionamento: poiché la norma consente che gli interessi e gli altri proventi corrisposti in relazione ai finanziamenti effettuati da soggetti non residenti non siano sottoposti all'imposta sui redditi, l'erario italiano ci perde. Ebbene, non è così. Abbiamo infatti escluso i paradisi fiscali e con gli altri paesi è stato sottoscritto l'accordo volto ad evitare la doppia imposizione. Pertanto, in mancanza di questa norma di semplificazione, i prestiti effettuati dagli istituti di credito di quei paesi sarebbero stati soggetti all'imposizione del fisco italiano, ma poi, in base all'accordo che ho ricordato, avrebbero potuto richiedere la restituzione delle imposte che pagano al loro fisco nazionale: quindi vi sarebbe stata una perdita esattamente corrispondente al guadagno che l'Italia avrebbe realizzato. La norma in questione, pertanto, serve soltanto ad impedire che vi sia un introito e in un momento successivo un esborso corrispondente; ha quindi l'unico scopo di rendere la procedura più semplice, senza alcuna perdita di gettito.
Per quanto riguarda, invece, la questione della ritenuta del 20 per cento, ricordo che la logica di quella ritenuta, prevista dall'articolo 26, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, era la seguente: tale prelievo era giustificato dall'esigenza di scoraggiare operazioni speculative effettuate attraverso il rimborso anticipato di obbligazioni e titoli similari con scadenza inferiore ai 18 mesi. Nel caso specifico delle operazioni realizzate dall'INPS, sicuramente esse non hanno natura speculativa, quindi non è giustificabile una norma fiscale di cautela quale quella in questione. Pertanto, l'eliminazione del doppio passaggio e quella della ritenuta del 20 per cento non comportano perdite di gettito.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Possa 1.9, Giancarlo Giorgetti 1.25 e Armani 1.39, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera non è in numero legale per 11 deputati.
Onorevoli colleghi, a questo punto ritengo che sia inutile rinviare la seduta di un'ora e che possiamo concludere adesso i nostri lavori.
La votazione ed il seguito del dibattito sono pertanto rinviati ad altra seduta.

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