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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 362
GIULIO CONTI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, volevo segnalare che il mio tesserino non ha funzionato.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
CESARE DE PICCOLI. Signor Presidente, il mio tesserino non funziona.
PRESIDENTE. Colleghi, essendo la prima votazione con queste modalità abbiamo bisogno dell'apporto dei tecnici ai quali chiedo di provvedere. Onorevole De Piccoli, funziona adesso?
CESARE DE PICCOLI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
(Presenti 372
GIULIO CONTI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, anche in questa votazione il mio tesserino non ha funzionato.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della sua precisazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 370
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 371
Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.2.
ROBERTO PINZA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento Possa 1.2 nel testo originario.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 364
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.12 e Bonato 1.48, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 366
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.14.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, questo emendamento potrebbe essere superato a seguito delle motivazioni rese in sede tecnica. Tuttavia, lo manteniamo, perché il riferimento al valore netto contabile risultante dai bilanci ci sembra un concetto molto importante, che non può essere trascurato nell'ambito di una discussione che riguarda circa 54 mila
miliardi di crediti dell'INPS che si sono accumulati nel corso del tempo per l'incapacità dell'istituto di riscuoterli.
DAVIDE CAPARINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, ho già avuto modo più volte di eccepire circa la sua conduzione dei lavori in aula. Questa è una delle tante volte in cui un mio collega di gruppo interviene nel più assoluto caos. Sembra di essere alla stazione Termini! Io che mi trovo sei file più in alto non sono riuscito a sentire una sola parola!
GIANCARLO GIORGETTI. Posso ripeterlo!
DAVIDE CAPARINI. Presidente, per l'ennesima volta le chiedo di mantenere lo stesso ordine che viene tenuto quando intervengono altri colleghi. Le chiedo un'equità di trattamento (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!
PRESIDENTE. Faccio quel che posso!
DAVIDE CAPARINI. No!
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, proprio perché è stato impossibile ascoltare l'intervento del collega Giancarlo Giorgetti immagino che molti colleghi non abbiano compreso le motivazioni espresse. Vorrei parlare per enfatizzare l'importanza del provvedimento in esame.
Sicuramente i più disattenti di noi non si sono accorti ...
PRESIDENTE. Onorevole Paolo Colombo, scusi ...
PAOLO COLOMBO. Sto facendo un intervento, mi faccia finire!
PRESIDENTE. No!
PAOLO COLOMBO. Come, no!
PRESIDENTE. O parla in dissenso ...
PAOLO COLOMBO. E io sto parlando. Mi lasci parlare e io le spiego i motivi del mio dissenso. Se lei non mi fa parlare.
PRESIDENTE. Allora ha due minuti di tempo.
PAOLO COLOMBO. Questo provvedimento era il pilastro della finanziaria 1999, ma molti di voi non se ne saranno accorti, anche perché arriva all'esame del Parlamento nel mese di ottobre, mentre avrebbe dovuto essere uno dei più importanti strumenti di cassa per il tesoro perché avrebbe dovuto garantire 7 mila miliardi per la finanziaria 1999. Oggi ...
PRESIDENTE. Un momento, onorevole Paolo Colombo.
PAOLO COLOMBO. Stavo dicendo che dopo dieci mesi non siamo ancora riusciti ad approvare i criteri per la cessione di questi crediti; non si capisce concretamente come essa verrà fatta, quali società prenderanno in carico i crediti, come saranno disciplinati i rapporti tra INPS, Stato, Ministero del tesoro e società di cessione. C'è la massima confusione e, soprattutto, in questa confusione non si capisce chi ci guadagnerà. È questo l'elemento preoccupante che avevamo ravvisato durante la discussione della legge finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, per cortesia.
CESARE RIZZI. Ma qui pare di stare al mercato!
PRESIDENTE. Prego l'onorevole Colombo di continuare.
PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, avevamo già denunciato che non si capisce quale tipo di crediti debba essere ceduto, né quale percentuale sul totale; non si capisce nemmeno quale sarà la redditività della cessione dei crediti; non si sa chi ci guadagnerà: forse sarà il soggetto privato, visto che sarà esentato dagli obblighi fiscali.
PRESIDENTE. Onorevole Piscitello, la richiamo all'ordine.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, spero che l'Assemblea si dia una calmata. È vergognoso parlare in un contesto siffatto.
PRESIDENTE. Onorevole Cè, posso garantire al massimo un po' di attenzione. Le debbo anche segnalare che, normalmente, l'attenzione l'oratore se la crea con quello che dice (Commenti dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, se questa battuta è diretta a me, posso tranquillamente rimandarla al mittente. Lei, comunque, ha fotocopiato una battuta che abbiamo sentito dire più volte dal Presidente Violante, per cui non ha fatto
ridere nessuno (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
PRESIDENTE. Non lo sapevo, la prego di continuare.
ALESSANDRO CÈ. In ogni caso, vorrei parlare della questione riguardante la cartolarizzazione. Premetto che decifrare il senso di questo termine è stato un'impresa, il che la dice lunga su come lavorano le Camere e su come riescono a comunicare con i cittadini. Il sistema della cartolarizzazione non è che l'ennesimo capitolo di una farsa tipicamente italica. Abbiamo assistito, anche in passato, a tentativi più o meno riusciti di rimpinguare le casse dello Stato o di nascondere eventuali debiti dello stesso. Questo è l'ennesimo tentativo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 338
NICOLA BONO. Presidente, vi sono schede che sono state votate senza che vi sia il deputato presente!
PRESIDENTE. Onorevole Bono, la prossima volta, per piacere, per svolgere queste attività ispettive - che saranno senz'altro consentite - chieda prima il permesso alla Presidenza.
GIANCARLO GIORGETTI. Bono, che ti metti a fare il guardalinee?
PRESIDENTE. Onorevole Bono, diceva Talleyrand: surtout pas trop de zèle (Commenti).
GUIDO POSSA. No, signor Presidente e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Questo è un punto fondamentale, cari colleghi. L'attuale parco crediti dell'INPS è di circa 54 mila miliardi: di questi, circa 10 mila sono pregiatissimi, ossia sono crediti sicuramente esigibili, perché sono quelli verso la pubblica amministrazione, verso le regioni (3 mila miliardi, più mille miliardi verso altre articolazioni della pubblica amministrazione) e verso le aziende telefoniche per il fondo dei telefonici (altri 6 mila miliardi). Ebbene, questo emendamento chiede, in sostanza, che siano esclusi dalla cessione questi crediti pienamente solvibili.
Non vedo allora che problemi comporti scrivere nero su bianco nel testo della legge questa esclusione, tanto più quando tale intento viene condiviso esplicitamente in un documento ufficiale. In proposito voglio ricordare che, alla fine, conta solamente il testo della legge e per dimostrare tale affermazione voglio ricordare un episodio. Ricordiamo tutti la carbon tax: il Governo, a suo tempo, aveva detto e ripetuto che tale imposizione sarebbe stata bilanciata da altre forme impositive, che sarebbero state contestualmente alleggerite...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Possa.
CESARE RIZZI. Mi richiami pure per tre volte, così almeno me ne vado!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Possa.
GUIDO POSSA. In sostanza, il fatto che tale esclusione non risulti nella lettera della legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, pone a rischio l'effettivo mantenimento, nei fatti, dell'esclusione stessa, garantita dal Governo con la sua relazione tecnica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, penso che quanto ha detto il collega Possa sia particolarmente condivisibile. Io mi rivolgo al sottosegretario Pinza, il quale ieri ha esposto la relazione tecnica, che presumo sia espressione del Ministero del tesoro, di cui egli è autorevole rappresentante. Tale relazione prevede specificamente l'esclusione dei crediti del fondo dei telefonici e quelli verso le regioni relativi al servizio sanitario nazionale. Come ha giustamente ricordato il collega Possa, si tratta di 10 mila miliardi arcisicuri. Noi, anzi, voi del Governo, per incassare 8 mila miliardi cedete 44 mila e più miliardi di crediti: per lo meno dateci la certezza che quei 10 mila miliardi arcisicuri possano essere incassati dall'INPS e non vadano a locupletare coloro che emetteranno le obbligazioni e che dovranno confrontarsi con i 44 mila miliardi, alcuni dei quali, signor sottosegretario, sono molto, ma molto incerti. È giusto quindi che il rischio lo assumano loro e che l'INPS, che è il creditore vero di tutta questa massa di liquidità, possa incassare effettivamente e subito i 10 mila miliardi e ciò nell'interesse della finanza pubblica e dei saldi di bilancio, visto che siamo alla metà di ottobre e che l'operazione non ha ancora materialmente avuto inizio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI. Ritengo che questo emendamento meriti attenzione ed anche l'approvazione del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania.
PRESIDENTE. Il suo gruppo si lamenta del fatto che gli altri gruppi non lo ascoltino, ma se lei si volta potrà vedere che è proprio il suo gruppo che non la sta ascoltando!
GIANCARLO GIORGETTI. Come è noto nella lega esistono delle «passioni».
PAOLO COLOMBO. Presidente, non è vero! Non sia fazioso!
GIANCARLO GIORGETTI. Il problema che si pone è anzitutto quello di una delega al ministro del tesoro, che di fatto è contenuta in questo decreto-legge.
PRESIDENTE. Il sottosegretario Pinza ha qualcosa da aggiungere a tale riguardo?
PIETRO ARMANI. Deve parlare!
ROBERTO PINZA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Presidente, intendo senz'altro rispondere!
prevista l'inclusione nelle operazioni di cartolarizzazione come noi le abbiamo immaginate. Mi chiedo però per quale ragione troviamo tanta utilità nello stabilire, attraverso una norma, un'autopreclusione assoluta sui crediti cedibili (Commenti del deputato Armani).
PIETRO ARMANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che il sottosegretario Pinza abbia una riserva mentale, perché, se nella relazione tecnica è scritto che sono esclusi i crediti del fondo dei telefonici e quelli verso le regioni relativi al servizio sanitario nazionale, non vedo per quale ragione questo concetto non possa essere inserito nel testo di legge. Se il sottosegretario Pinza dice che non ci dobbiamo vincolare a priori, allora vuol dire che egli pensa che di fronte ad alcune difficoltà si debbano buttare nel calderone anche questi 10 mila miliardi di crediti sicuri. È questa l'ulteriore dimostrazione dell'estrema vischiosità e del fatto che il Ministero del tesoro sta proseguendo il suo cammino sul filo del rasoio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà.
PAOLO COLOMBO. Signor Presidente, avevo già chiesto di parlare due interventi fa, comunque intervengo volentieri in questo momento, soffermandomi in primo luogo sul merito dell'emendamento. Non capisco, infatti, per quale motivo si debba utilizzare un regime privilegiato per le aziende telefoniche, visto che oramai in questo Stato di aziende telefoniche pubbliche non ne esistono più. Non voglio penalizzare i dipendenti delle aziende telefoniche o le aziende stesse, ma non si capisce per quale motivo si debbano utilizzare criteri diversi per le aziende private.
cartolarizzazione dei crediti, ci troviamo ancora di fronte ad un tentativo tardivo di rassicurare il Parlamento. Mi sembra francamente che questa assicurazione sia svanita nel vuoto e che su questo provvedimento aleggi un'ombra sinistra: esso non è chiaro perché è stato stravolto il testo della legge finanziaria. Quali accordi sono stati presi con l'azienda che dovrebbe essere il cessionario e raccogliere i crediti cartolarizzati? Quali accordi non scritti sono stati previsti per questo disegno di legge che sembra redatto per essere applicato in generale a qualsiasi società? Sappiamo che non vi sono società che hanno partecipato ad una gara, ma che probabilmente ve ne è una sola. Sarebbe stato meglio allora fare una legge ad hoc, chiarire i rapporti con questa società e spiegare in termini concreti cosa aveva deciso il ministro; saremmo stati più tranquilli sapendo che non vi erano state rapine o truffe ai danni dei debitori dell'INPS o trattamenti privilegiati di alcuni debitori rispetto ad altri. Quindi, penso che il Ministero abbia imboccato una strada sbagliata che contraddice la posizione originale assunta dallo stesso e dalla sua maggioranza in occasione dell'approvazione della legge finanziaria. Il silenzio di dieci mesi non ha aiutato certo a chiarire la situazione e oggi ci troviamo con le stesse incertezze e con gli stessi dubbi di natura tecnico-contabile perché i rilievi sono stati effettuati dal servizio bilancio dello Stato oltre che sul piano politico anche su quello contabile.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 320
NICOLA BONO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, vorrei solo chiarire che oggi sono di turno come segretario di Presidenza e sono seduto al mio banco per seguire meglio il dibattito. Poco fa, quando le ho fatto cenno, avevo constatato palesi irregolarità e in situazioni del genere non si aspetta l'autorizzazione del Presidente: ho dato per scontato che lei me la concedesse. Non è mia abitudine agire autonomamente, se non quando sia necessario!
PRESIDENTE. Onorevole Bono, prendo atto della sua precisazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 324
Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.3.
GUIDO POSSA. Signor Presidente, il periodo di cui si chiede la soppressione con il mio emendamento 1.3 è il seguente: «L'INPS si avvale altresì di un consulente terzo per il monitoraggio dell'operazione di cartolarizzazione, scelto con l'assistenza del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica secondo procedure competitive tra primarie società operanti in esclusiva nel settore del monitoraggio e della valutazione». Questo periodo è stato aggiunto con un emendamento in Commissione ed il motivo per cui ne propongo la soppressione è che mi sembra riguardi un dettaglio. Preferisco in fin dei conti che venga lasciata all'INPS libertà manageriale e di gestione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Alle giuste argomentazioni addotte dal collega Possa vorrei aggiungere un'altra considerazione. Poiché si tratta di monitorare un'operazione complessa, difficile e di grandi dimensioni, sarà semmai il Tesoro, in collegamento con il Parlamento, a stabilire le modalità di quel monitoraggio; non c'è alcuna ragione di imporle dall'alto.
PRESIDENTE. Onorevole Servodio, poiché non è in corso una votazione, qualche collega potrebbe essersi recato alla buvette. Vorrei quindi che le schede venissero ritirate al momento della votazione, oppure stabiliamo la regola - che finora non è stata prevista - secondo la quale, quando un deputato esce dall'aula, porti la tessera con sé.
ELIO VITO. Non si è mai fatto, Presidente!
NICOLA BONO. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, a conferma di quanto dichiarato dall'onorevole Possa a sostegno dell'emendamento 1.3, vorrei fare presente all'Assemblea che su questo punto in Commissione abbiamo avuto un forte conflitto dialettico. Da
parte del Polo è stata sollevata l'obiezione che non si ravvisava affatto l'esigenza di avvalersi di un consulente terzo per effettuare il monitoraggio, che non è solo un atto neutro, di registrazione dei fatti, ma che dovrebbe essere anche una valutazione critica del modo in cui procede l'operazione. Ci sembrerebbe peraltro alquanto inopportuno che questo monitoraggio venisse effettuato da un soggetto che dipende dal monitorato. Il nodo politico è tutto qui: che senso ha far compiere operazioni di controllo e di verifica sull'esito dell'operazione stessa ad un soggetto che, essendo legato al controllato da un rapporto di consulenza, sostanzialmente non è indipendente?
ALBERTO ACIERNO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, poco fa il deputato segretario che è passato fra i banchi ha sottratto la tessera dell'onorevole Ostillio, che era presente in aula, che si era appena allontanato e che sta tornando al suo posto. Credo sia più corretto togliere le schede nel momento in cui si verifica che il voto viene espresso in modo non conforme alle regole.
PRESIDENTE. Sono d'accordo.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, credo che le osservazioni svolte dai colleghi dell'opposizione del Polo con riferimento ai consulenti non siano giuste. Certo, vi è una diffidenza, un pregiudizio che anche noi condividiamo rispetto all'utilizzo di consulenti scelti in modo fiduciario - per usare un termine elegante - dal Ministero del tesoro e che, normalmente, risultano essere «i soliti noti». Onestamente, però, affidarci all'INPS per capire come vada l'operazione relativa alla cartolarizzazione non mi sembra una soluzione migliore; considerata l'esperienza concreta, storicamente dimostrata da uno stock di 60 mila miliardi non recuperati, non credo che fidarci dell'INPS per questa attività di monitoraggio e valutazione sia una scelta positiva.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, intervengo in dissenso dal mio gruppo in quanto dalle parole dei miei colleghi scaturisce una preoccupazione per i criteri di nomina dei consulenti da parte del Ministero del tesoro. Nella storia del nostro paese, purtroppo, abbiamo avuto molti esempi negativi sul modo in cui hanno funzionato i meccanismi di nomina e sugli effetti che ciò ha prodotto sull'economia del paese stesso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Paolo Colombo. Ne ha facoltà.
PAOLO COLOMBO. Devo intervenire su questo tema che mi sembra abbastanza importante perché in questo emendamento bisognava almeno prefigurare il valore e la portata economica della scelta di un consulente che deve decidere e valutare la correttezza della distribuzione di qualche migliaio di miliardi. Le cifre in gioco sono di una entità tale che lasciare al ministero la totale discrezionalità nella scelta di chi dovrà fare questa valutazione, che dovrebbe essere fatta da un soggetto terzo indipendente, mi sembra un cosa assurda.
PRESIDENTE. Onorevole Colombo, guardi che lei doveva parlare in dissenso.
PAOLO COLOMBO. Se lei ha capito cosa sto dicendo, avrà capito che la mia posizione è diversa da quella espressa prima da altri colleghi.
PRESIDENTE. Non è affatto diversa da quella dell'onorevole Giorgetti!
PAOLO COLOMBO. No, lei non ha fatto attenzione, probabilmente.
PRESIDENTE. Ho fatto molto attenzione e mi dà un po' fastidio essere preso in giro.
PAOLO COLOMBO. Non è vero. Legga i resoconti e vedrà che la posizione è diversa, perché il mio voto su questo emendamento sarà contrario, non perché bisogna lasciare la massima discrezionalità, ma perché deve essere garantito il massimo rigore nella scelta di un eventuale consulente per il monitoraggio dell'operazione. Infatti, come ricordava l'onorevole Possa, si tratta di un'operazione di portata storica che credo non si sia mai verificata nei paesi europei. Dunque, è un'operazione che può, se gestita bene, dare anche risultati positivi riproponibili in futuro, ma non li darà se verrà gestita in questo modo, nella confusione, nell'incertezza e nella mancanza di trasparenza mentre sono in gioco migliaia di miliardi che possono far risvegliare tutti gli appetiti possibili.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, come lei sa bene, l'intervento in dissenso in quest'aula, per prassi, è stato utilizzato dai deputati anche per portare avanti argomentazioni più complesse.
PRESIDENTE. Se lei consente, con la mia Presidenza no, perché lo trovo un modo scorretto di interpretare il regolamento.
ALESSANDRO CÈ. Poiché lei si ispira sempre al Presidente Violante la sto ragguagliando sul fatto che egli ha sempre interpretato il dissenso in questo modo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cè.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 316
Passiamo agi identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.19 e Bono 1.31.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo sulla lettera b), ma vorrei sapere se si rischi la preclusione degli identici emendamenti a mia prima firma 1.18, Armani 1.34 e Bonato 1.49, che fanno riferimento al secondo e terzo periodo della medesima lettera. Non vorrei che, qualora l'emendamento in esame venisse respinto, fosse precluso l'esame di tali emendamenti e, quindi, ci venisse impedito di intervenire sulla questione della garanzia dello Stato. Chiedo alla Presidenza questa precisazione.
PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, la reiezione dell'emendamento preclude un ordine del giorno sulla medesima materia, ma non l'esame dei successivi emendamenti cui lei ha fatto riferimento.
GIANCARLO GIORGETTI. La ringrazio, Presidente. Mi concentrerò, quindi,
esclusivamente sul primo periodo. In un suo precedente intervento, il sottosegretario Pinza, giustamente, ha obiettato: (Commenti), perché vi lamentate...
PRESIDENTE. Colleghi, per piacere!
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, un po' d'ordine!
CESARE RIZZI. Presidente, faccia fare un po' di silenzio!
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, la richiamo all'ordine: sia, se possibile, un po' più urbano!
GIANCARLO GIORGETTI. Giustamente, il sottosegretario Pinza, in un suo precedente intervento, si stupiva per il fatto che parlamentari dell'opposizione, con riferimento alle deleghe, criticassero il potere assunto dal ministro del tesoro ed osservava: al limite, lamentatevi del potere e della discrezionalità che avrà l'INPS nei confronti del Ministero del tesoro! Tuttavia, manteniamo il nostro atteggiamento di sospetto e di diffidenza. Non vorrei rileggere il primo periodo della lettera b), che fa riferimento ad una delega implicita al ministro del tesoro per quanto riguarda sia la quantità sia la qualità dei crediti trasferiti: mi riferisco, per esemplificazione, ai crediti cui faceva riferimento il collega Possa quando è intervenuto sul suo emendamento 1.1, precedentemente respinto dall'Assemblea. Richiamo, inoltre, l'indeterminatezza del lasso temporale per quanto riguarda sia i decreti, sia l'operazione, fatta salva la necessità di fare cassa entro la fine del 1999 per far quadrare i conti del settore statale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Proietti. Ne ha facoltà.
LIVIO PROIETTI. Signor Presidente, sono favorevole all'approvazione dell'emendamento Bono 1.31, soppressivo della lettera b) del comma 1. Desidero richiamare l'attenzione dell'Assemblea su un punto, in particolare, del parere espresso dal Comitato per la legislazione che recita: «...all'articolo 1, comma 1, lettera b), valuti la Commissione la circostanza che le determinazioni ivi previste, concernenti profili di particolare rilievo, sono rimesse allo strumento del decreto ministeriale». Per brevità, mi limito ad elencare quello che rimettiamo al decreto ministeriale: le tipologie e il valore nominale dei crediti ceduti; il prezzo iniziale a titolo definitivo; le modalità di pagamento dell'eventuale prezzo residuo; le caratteristiche dei titoli da emettersi o dei prestiti da contrattare; le modalità di gestione della società ivi indicata, nonché, sempre per quanto riguarda il comma 1, lettera b) - sul quale torneremo in sede di approvazione di altri emendamenti - la garanzia dello Stato concessa con decreto del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Quest'ultimo stabilirà i limiti e le condizioni della stessa. Francamente mi sembra troppo, perché si parte già con un decreto-legge, nell'ambito del quale si prevede una serie infinita di deleghe a decreti ministeriali che attengono, addirittura, alle modalità, ai limiti e alle condizioni per la garanzia dello Stato. Tutto ciò ha un'implicazione chiara nel bilancio dello Stato della quale, però, non vi è traccia nel provvedimento: non vi è un'imputazione, non vi è la costituzione di un apposito capitolo, sostanzialmente non vi è limite alle condizioni che il decreto ministeriale dovrebbe stabilire.
decreti legislativi, ma è anche vero che, in questo caso, vi è una delega assolutamente in bianco, in quanto non vengono fissati né i limiti, né le condizioni della garanzia che lo Stato deve prestare. Ci sembra troppo, pertanto insistiamo vibratamente per l'approvazione di questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 297
GIACOMO STUCCHI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, visto che il nostro gruppo sta conducendo un'opposizione dura sul provvedimento in esame, vorrei invitarla cortesemente a guardare verso il nostro settore perché tutti i colleghi vogliono esprimere la nostra disapprovazione sul provvedimento, affinché rimanga agli atti.
PAOLO COLOMBO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 324
Astenuti 38
Maggioranza 163
Hanno votato sì 112
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 309
Astenuti 63
Maggioranza 155
Hanno votato sì 92
Hanno votato no 217).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 368
Astenuti 2
Maggioranza 185
Hanno votato sì 88
Hanno votato no 280).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 361
Astenuti 10
Maggioranza 181
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Votanti 362
Astenuti 2
Maggioranza 182
Hanno votato sì 357
Hanno votato no 5).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 315
Astenuti 51
Maggioranza 158
Hanno votato sì 114
Hanno votato no 201).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
Tali crediti, quindi, sono maturati per precise responsabilità amministrative dell'istituto e forse anche per precise responsabilità di carattere politico, che nel corso del tempo hanno fatto sì che lo stock di crediti non riscossi continuasse ad incrementarsi.
In particolare, vorrei segnalare che ogni anno maturano 8 mila miliardi di crediti, mentre ne vengono incassati 3 mila. Le ragioni dell'economia reale non possono giustificare il fatto che ogni anno si accumulino 5 mila miliardi di crediti non riscossi.
Pertanto, quando si parla di valore nominale è opportuno che, al momento della votazione - e non durante la discussione in Commissione, che non può essere seguita da tutti i deputati -, l'Assemblea abbia contezza del fatto che il fondo svalutazione crediti, cioè la valutazione contabile dei crediti inesigibili, che in via prudenziale lo stesso istituto ha fatto, è pari alla ragguardevole cifra di 21 mila 350 miliardi su un totale di 54 mila miliardi.
Le responsabilità di tipo amministrativo e politico che abbiamo denunciato si cumulano con questo problema di carattere economico e ci inducono a ritenere che la metà dei crediti siano andati perduti. Ciò appare ancora più grave se pensiamo che su queste somme, grazie a qualche emendamento, l'INPS cumula interessi di mora, spese legali e quant'altro, che non vengono mai incassati. Abbiamo dunque la precisa sensazione della situazione in cui versa l'istituto.
Insistiamo per la votazione dell'emendamento perché riteniamo fondamentale il riferimento del valore netto contabile che dovrebbe essere svalutato con motivazioni di carattere economico. Ne parleremo anche più avanti ma, quando si parla del SEC 1995 e della sostituzione del SEC 1979 per quanto riguarda i princìpi di contabilizzazione da noi già segnalati in occasione delle due precedenti leggi finanziarie, bisogna far riferimento al principio della competenza economica rispetto a quello di cassa. Quando si parla di principio di competenza economica, non si possono trascurare gli accantonamenti che in via prudenziale anno per anno devono essere fatti relativamente alle capacità di recupero del credito.
Sulla base di queste motivazioni chiedo all'Assemblea di votare l'emendamento da me presentato.
Onorevole Turroni, la richiamo all'ordine! Onorevole Borrometi, onorevole Fredda, vi richiamo all'ordine!
Vi è stata una formale protesta per il disordine in aula. La Presidenza a questo punto è costretta ad essere estremamente rigorosa, anche richiamando per la seconda volta l'onorevole Borrometi.
Prosegua pure, onorevole Paolo Colombo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
Ciò che non si riesce a capire, in questo caso, è se si tratta di crediti esigibili o di crediti inesigibili, in quanto i comportamenti nell'uno e nell'altro caso dovrebbero essere completamente diversi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 268
Astenuti 70
Maggioranza 135
Hanno votato sì 54
Hanno votato no 214).
Onorevole Possa, accede all'invito rivoltole a ritirare il suo emendamento 1.1?
Sul merito credo siamo tutti d'accordo e vorrei citare la relazione tecnica distribuita ieri dal sottosegretario di Stato Pinza: «Dall'operazione di cessione attualmente in corso sono stati esclusi i crediti del fondo telefonici e quelli verso le regioni relativi al servizio sanitario nazionale, che ammontano a circa 10 mila miliardi». A questo punto mi chiedo il perché dell'invito al ritiro di questo emendamento, che non fa altro che tradurre in termini normativi ciò per cui il Governo si è impegnato. Si tratta di un punto fondamentale, sarebbe veramente patologico se l'INPS cedesse questi crediti, che sono di altissimo pregio, immettendoli nel circuito della cessione, perché ne risulterebbe un danno all'erario. È impensabile!
Onorevole Rizzi, la richiamo all'ordine per la prima volta, atteso che sono stato io stesso «richiamato all'ordine»!
Vorrei fare una considerazione più generale. Tutta questa materia è stata impostata dal Governo, sia con la legge n. 448 del 1998, articoli 13 e 15, sia con il decreto-legge n. 308 di cui discutiamo ora la conversione, con la filosofia della delega in bianco, alla quale noi siamo contrari. Vogliamo insomma che siano posti dei freni ad un atteggiamento che suona un po' come «non disturbate il manovratore; lasciateci fare, faremo senz'altro bene». No, se nella relazione tecnica si è convenuto sull'opportunità di prevedere questa esclusione, si abbia il coraggio di mantenerla: non vedo perché si dovrebbe fare altrimenti.
Per tali motivi, credo che l'emendamento in questione possa essere tranquillamente accettato dal Governo in quanto è un emendamento, diciamo, di buon senso; approvarlo è interesse del Governo e della finanza pubblica.
La lettera b) dell'articolo 1 nel testo approvato dalla Commissione, recita testualmente: «Le tipologie e il valore nominale complessivo dei crediti ceduti, il prezzo iniziale, a titolo definitivo, le modalità di pagamento dell'eventuale prezzo residuo, nonché le caratteristiche dei titoli da emettersi o dei prestiti da contrarre ai sensi del comma 5 e le modalità di gestione della società ivi indicata, sono determinati con uno o più decreti del ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (...)». Non ci troviamo forse dinanzi ad una delega in bianco al fine di scegliere quali crediti trasferire, come far funzionare la società interessata, e di stabilire la cifra da pagare per il lavoro svolto? È evidente, dunque, la necessità che il Parlamento, fin quando ne avrà la possibilità, introduca modifiche che non siano di mera natura tecnica. Dal momento che lo stesso Ministero del tesoro ci dice, nella sua relazione tecnica, che i crediti di cui stiamo parlando saranno esclusi, allora escludiamoli dalla norma, a meno che il sottosegretario Pinza non sia assolutamente certo di quanto ci ha detto ieri.
Mi sembra poi evidente il margine di manovra che si riserva il Governo, nel momento in cui inserisce nel provvedimento questi crediti così come si fa con il vino buono quando lo si mischia a quello cattivo. La società di cartolarizzazione probabilmente giudica positivamente il riferimento a crediti ben esigibili rispetto ad una massa di crediti che, come abbiamo detto prima, nasconde anche delle «barre» contributive.
Per tali motivi, il gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania voterà a favore dell'emendamento Possa 1.1.
Vorrei intanto dire all'onorevole Giancarlo Giorgetti che non ha ragion d'essere l'idea che il Ministero del tesoro si ricavi spazi enormi attribuendosi una possibilità di decretazione sui flussi. Se in questa legge non vi fossero tali previsioni, i flussi sarebbero determinati dall'INPS. Siccome i flussi di cartolarizzazione si determinano sempre ogni volta che si fa un'operazione di cartolarizzazione, il risultato è che le alternative sono due: o tali operazioni verranno fatte dal Ministero del tesoro in modo trasparente ed in maniera tale che il Parlamento possa controllare quello che succede - ed in questo provvedimento si prevede, su indicazione della Commissione bilancio, accolta dal Governo, che il Tesoro venga periodicamente a riferire, fin dal primo esito delle operazioni di cartolarizzazione, circa i risultati delle stesse - oppure in realtà tutto si svolgerà in sede INPS, come succede sempre per le commissioni di cartolarizzazione, con la conseguenza che il requisito della trasparenza, con tutto quello che di buono può fare l'INPS, inevitabilmente si verrà ad attenuare. Quindi, non posso accettare questa idea perché si tratta esattamente del contrario.
Anche per quanto attiene alla seconda questione, posta direttamente dall'onorevole Possa, credo che tutto ci possa essere detto meno che non ci siamo ispirati al criterio della trasparenza. Infatti, pur non essendovi tenuti, abbiamo indicato analiticamente un programma - citato nell'intervento che ho svolto ieri e che l'onorevole Possa prima rileggeva - che è stato trasfuso in documenti ufficiali anche dalla stessa Commissione bilancio. In quel documento abbiamo detto che per tutta una serie di crediti non è minimamente
No, onorevole Armani, la voglio tranquillizzare. Non c'è alcun problema al riguardo, anche perché - lo dico per togliere ogni dubbio - non significa niente il fatto che il credito sia buono o cattivo, perché, se un credito è buono, c'è un meccanismo all'interno di questa legge, quello del corrispettivo posticipato, per cui tutto quello che si incassa in più rispetto alle valutazioni originarie torna all'INPS. Quindi, che il credito sia buono, buonissimo, di mezza tacca o di mezzo rilievo, sotto il profilo del risultato pratico non incide, perché tutto quello che è in più torna all'INPS.
A maggior ragione, quindi, insito perché venga inserito nel testo di legge il contenuto dell'emendamento Possa 1.1, al quale aggiungo la mia firma.
Non si capisce peraltro perché anche le aziende pubbliche dovrebbero avere trattamenti particolari. Per quale motivo le poste, le ferrovie, l'ENEL e gli altri enti che verranno privatizzati dovrebbero avere un trattamento speciale rispetto agli altri? E a chi toccherà pagare? Alle aziende del nord, alle piccole e alle medie aziende del nord e basta, visto che le grandi aziende e le aziende pubbliche non pagheranno e considerato che le aziende del sud sicuramente non pagheranno, perché in quelle terre è impossibile riscuotere qualsiasi tipo di credito se non quello della lupara. Quindi, pagheranno solo le piccole e medie aziende del nord. Sono pertanto contrario all'emendamento Possa 1.1. Ma non capisco le rassicurazioni del sottosegretario, né questo ravvedimento tardivo per quanto attiene alla verifica della trasparenza ed alla possibilità del Parlamento di controllare i decreti del ministro del tesoro. L'anno scorso avevamo proposto lo stesso emendamento alla legge finanziaria chiedendo di inserire regole di controllo del Parlamento, di verificare in corso di attuazione della delega il testo del decreto o almeno di poter esprimere pareri. Tutto ciò ci era stato negato e gli emendamenti erano stati respinti.
Oggi, dopo dieci mesi, con l'incertezza dell'approvazione di questo provvedimento e, soprattutto, dell'applicazione della
Non si capisce per quale motivo si voglia navigare ancora in questa incertezza e in questa confusione, se non per garantirsi - appunto nella confusione - tutta la libertà, la discrezionalità e i margini di manovra che non sono certo favorevoli alla trasparenza e alla correttezza amministrativa. Esprimerò, pertanto, voto contrario su questo emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dispongo che i deputati segretari procedano al ritiro delle tessere di votazione il cui titolare non sia presente in aula (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 318
Astenuti 2
Maggioranza 160
Hanno votato sì 128
Hanno votato no 190).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 1.15, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Votanti 225
Astenuti 99
Maggioranza 113
Hanno votato sì 223
Hanno votato no 2).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.
Il secondo periodo dell'emendamento - proposto dal relatore e fatto proprio dalla Commissione -, che mi sembra molto importante, consente di avere un monitoraggio che segua la complessa e gigantesca operazione alla nostra attenzione. È molto positivo che il Parlamento possa valutare il provvedimento durante il corso della sua effettiva realizzazione. Ne vedremo sicuramente delle belle, ma è giusto che il Parlamento, come dicevo, segua una iniziativa assolutamente unica nella storia delle società occidentali per l'ampiezza ed anche per le caratteristiche.
Pretendere dunque che il Parlamento dica all'INPS come effettuare il monitoraggio che servirà poi al Tesoro per riferire al Parlamento stesso mi sembra veramente troppo. Questo è il motivo per il quale riteniamo opportuno rinunciare ad una prescrizione per l'INPS eccessiva e statalista.
Dovremo seguire queste operazioni con particolare attenzione ed è quindi opportuno che il Tesoro, una volta approvato questo provvedimento (la maggioranza certamente lo approverà, noi voteremo contro), si metta in contatto con la Commissione bilancio - che credo sarà abilitata a questa interlocuzione con il Tesoro stesso - per stabilire le modalità con cui quel monitoraggio verrà effettuato. Non c'è alcuna ragione per cui il Governo debba dire alla Camera «mettiti da parte perché adesso intervengo io e ti dico come devi fare».
La funzione di monitoraggio, che ha natura politica e non tecnica, si concilia poco con la figura del consulente tecnico. L'operazione di monitoraggio è una tipica attività di verifica parlamentare e di verifica amministrativa: è il Governo che, con i propri strumenti di controllo, fa il monitoraggio dell'attività e comunica i risultati al Parlamento.
Non avrei altro da aggiungere se non rilevare che tutto ciò è fondato a meno che non si voglia pagare la consulenza a qualcuno. Infatti, se si vuole fare un'operazione di esborso di pubblico denaro per pagare un consulente amico, chiunque esso sia (banca, società finanziaria o altro), questa norma ha un senso, altrimenti essa contrasta con l'obiettivo che, pur tuttavia, nobilmente si vuole perseguire.
Per questa ragione, non soltanto confermo il voto favorevole del gruppo di alleanza nazionale sull'emendamento Possa 1.3, ma aggiungo la mia firma a quella dell'onorevole Possa in calce all'emendamento stesso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
Ovviamente, ci affidiamo alle capacità tecniche e all'indipendenza che il consulente scelto avrà; peraltro, forse sarebbe opportuno che, ogni sei mesi, venisse trasmessa al Parlamento la relazione del consulente e non quella edulcorata dall'INPS dopo la valutazione del consulente medsimo. Potrebbe capitare, infatti, che l'INPS consideri inopportuno comunicare al Parlamento certe cose che il consulente, invece, qualora svolga la sua attività con indipendenza e professionalità, potrebbe avere il coraggio di riferire.
Per questo motivo, il gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania si asterrà sull'emendamento Possa 1.3.
In particolare, proprio per questo settore personalmente ritengo che la critica che è stata rivolta sia più che valida e quindi voterò a favore di questo emendamento.
Come si può giustificare? Come può giustificarlo il ministero? E lei, sottosegretario, che qui rappresenta il Governo, come può giustificare una operazione di questo tipo a tutela della trasparenza della vicenda? Penso che questo sia un elemento di ulteriore compromissione che evidenzia la difficoltà di fare chiarezza in questa situazione.
Conferire un incarico ad un consulente per qualche centinaio di miliardi mi sembra che sia il modo più sbagliato di procedere se si ha riguardo alla trasparenza. Come farà questo soggetto ad essere indipendente quando il ministero per le sue funzioni gli deve versare una parcella di qualche centinaio di miliardi?
Sulla questione che abbiamo affrontato, è chiaro che noi tutti abbiamo molte perplessità sull'assegnazione di questo incarico di consulente a persona che potrebbe essere scelta con un metodo di tipo clientelare, però il grande problema, voglio dirlo anche al sottosegretario Pinza, è quello sollevato qualche intervento fa e riguarda il fatto che ancora una volta si conferisce al Governo una delega per un fatto sostanziale. È intuibile e comprensibile anche da parte di tutta la Camera dei deputati. Saper distinguere, sulla base di una relazione tecnica o di informazioni o ragguagli forniti dal Governo, fra crediti che possono essere o meno esigibili consentirebbe al Parlamento di esprimersi adeguatamente riguardo all'assegnazione dei crediti tendenzialmente poco esigibili ad una società che viene creata appositamente per svolgere questo compito. Se, invece, ancora una volta, il Parlamento viene tenuto all'oscuro, sorpassato, non considerato, non coinvolto nella scelta, logicamente dobbiamo trarre la conclusione che, per l'ennesima volta, esso viene espropriato delle sue funzioni.
Lei, signor sottosegretario, continua a rassicurarci (lo ha ripetuto nel suo precedente intervento) sul fatto che, in fondo, se verranno incassati più soldi, una parte verrà ancora una volta dirottata verso l'INPS. D'altro canto, sappiamo, anche in base a quanto è stato spiegato negli interventi del nostro collega Giancarlo Giorgetti, che vi è una società garantita, ancora una volta, dall'INPS o dal Ministero del tesoro rispetto all'eventuale impossibilità di recuperare i crediti. Non capiamo più, allora, quale sia la situazione reale, perché ci sembra ormai evidente che si tratta di una manovra di cassa: un modo di rinviare al futuro un problema che invece si pone al paese oggi; un modo di rinviare ad un prossimo Governo...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 307
Astenuti 9
Maggioranza 154
Hanno votato sì 111
Hanno votato no 196).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
Prosegua pure, onorevole Giorgetti.
Prego, onorevole Giorgetti.
Concludo, signor Presidente, perché per quanto riguarda il secondo e terzo periodo vi sarà modo di intervenire in seguito con dovizia di particolari. Ciò che ho detto, a mio avviso, giustifica già la necessità di votare a favore del mio emendamento 1.19.
Mi sembra che il parere del Comitato per la legislazione sia quanto mai centrato perché involve addirittura profili di legittimità costituzionale. È il Parlamento che legifera: è vero che esso può conferire delega al Governo per l'emanazione di
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 1.19 e Bono 1.31, non accettati dalla Commissione né dal Governo (Proteste dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
Colleghi, scusate, non ho visto, ormai la votazione è aperta, il collega prenderà la parola successivamente.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 149
Hanno votato sì 104
Hanno votato no 193
Sono in missione 36 deputati).