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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Napoli n. 3-03336 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 3).
ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. L'interrogazione prende le mosse da alcune considerazioni sulla prospettiva di riforma del CNR e lo fa in una fase in cui sul decreto legislativo era in corso una discussione con la quale si è voluto fare un confronto con tutta la comunità scientifica. Il decreto, frutto di un approfondito esame, è stato sottoposto, in base alla legge delega n. 59, all'attenta valutazione della Commissione bicamerale che ha espresso un parere molto articolato con molti suggerimenti riguardanti non solo l'ordito, le norme, ma anche le finalità con cui il CNR è chiamato ad operare per sviluppare la ricerca in funzione del sistema-Italia. Oltre che relativamente all'ordito delle norme, la Commissione bicamerale ha suggerito di intraprendere anche alcune iniziative sul personale che conduce la ricerca nel nostro paese, segnalando che l'Italia si trova in difetto di risorse umane. Io stesso ho avuto modo più volte di ricordare che siamo molto indietro rispetto al complesso dei paesi europei: vi sono 144 mila unità addette alla ricerca extrauniversitaria, cioè meno della metà di quello che dovrebbe essere in ragione della popolazione italiana e di quella europea.
soddisfa: infatti, la percentuale di alta tecnologia esportata dall'Europa, pur essendo doppia rispetto a quella del nostro paese, è pari al 28,8 per cento ed è, quindi, di gran lunga inferiore a quella di altre aree del mondo, cioè il Giappone e gli Stati Uniti.
ricerca e poi il dodicesimo mese dell'anno si trovino soluzioni che non corrispondo a tali esigenze nel nostro paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Malgieri, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GENNARO MALGIERI. Signor Presidente, prendo volentieri atto degli auspici e delle promesse formulati dal sottosegretario che, allo stato, non sono altro che, appunto, auspici e promesse: verificheremo al momento opportuno.
Il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica ha facoltà di rispondere.
Il decreto legislativo è stato varato con il massimo dell'attenzione da parte del nostro Ministero e sulla base dei suggerimenti che il Parlamento, attraverso la Commissione bicamerale, ha dato. Credo che oggi il CNR sia stato posto nelle condizioni di operare con grande agilità, svincolandosi finalmente da subalternità che lo hanno costretto molto spesso a muoversi secondo indicazioni e ruoli che non erano quelli propri di un ente di ricerca. Abbiamo mantenuto il carattere generalista del CNR, mentre molti temevano che la riforma avrebbe ristretto i ruoli dell'ente; al contrario, come ho già detto, abbiamo riaffermato, con il decreto legislativo e sulla base delle preoccupazioni espresse dalla Commissione bicamerale, questa caratteristica. L'ente avrà la possibilità di esplorare, di sviluppare a 360 gradi le conoscenze. Contemporaneamente però chiediamo al CNR una funzione molto diversa rispetto a quella delle università.
La ricerca di base è certamente uno degli scopi del CNR, ma esso deve poter realizzare grandi programmi di ricerca collegati ad esigenze di sviluppo del sistema-Italia persino in una fase, come quella attuale, volta al riposizionamento del sistema produttivo nel complesso delle attività dell'Europa e nella suddivisione internazionale del lavoro.
Un dato deve preoccuparci, onorevole Malgieri: il 14 per cento delle nostre esportazioni riguarda l'hi-tech, le alte tecnologie; è una percentuale pari a meno della metà della media europea. Anche la media europea, in ogni caso, non ci
Il CNR è chiamato, quindi, ad uno sforzo che è legato al trasferimento dei risultati della ricerca verso il sistema produttivo. Tale sforzo va inquadrato in un programma nazionale della ricerca che, come lei sa -, in quanto ne abbiamo discusso insieme in altra sede -, è regolato dal decreto legislativo n. 204, che ha creato le condizioni normative perché il nostro paese abbia un piano triennale, un programma nazionale della ricerca che possa essere aggiornato e conseguire nel triennio risultati legati al sistema produttivo.
Il CNR, oggi, ha organi molto diversi da quelli del passato: non ha più i comitati di promanazione universitaria, ma un consiglio direttivo; su suggerimento della Commissione bicamerale, abbiamo introdotto anche un consiglio scientifico chiamato a valutare la programmazione e - fatto nuovo nel panorama dell'organizzazione degli enti e dei programmi - avrà anche un organo di valutazione.
Abbiamo lamentato tutti - maggioranza ed opposizione - la mancanza di una cultura della valutazione, per cui i programmi di ricerca partivano, ma i risultati non venivano mai valutati, sia riguardo all'attività degli enti pubblici, sia riguardo a quella delle imprese private. Molto spesso, in passato, centinaia di miliardi sono stati destinati alle imprese - in tal senso abbiamo qualche primato - ma non è stato mai seriamente controllato se quei fondi siano stati davvero impiegati ai fini della ricerca e quali risultati si siano realmente raggiunti.
Non sarà più così: ci saranno organi di valutazione in tutti gli enti di ricerca; vi è oggi un organismo specifico presso il Ministero, il CIVR - comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca -, che dovrà non soltanto indirizzare gli organi di valutazione, ma anche stabilire parametri strettissimi - tenendo conto anche della libertà della ricerca e dei ricercatori - per valutare il prodotto ed il risultato degli studi.
Gli interroganti hanno posto, inoltre, una serie di questioni specifiche. Ho posto al CNR alcuni quesiti e mi sono state date alcune risposte, in una fase - direi transeunte - di riassetto e riordino. Posso fornire agli interroganti, senza doverla leggere ora, una documentazione sui vari quesiti che essi hanno posto. Io stesso, però, prendo l'impegno di approfondire ulteriormente alcune questioni sospese legate alla riorganizzazione del CNR.
Il Consiglio ha 320 organismi: non voglio anticipare alcuna cifra, ma certamente dopo il riordino alcuni di questi apparati saranno accorpati, alcune aree di ricerca saranno rivedute, alcuni progetti, anche di insediamento, di acquisto e di smobilizzo di edifici e di impianti, verranno evidentemente rivisitati. In questo senso affermo che, oltre alle risposte puntuali su alcune questioni contenute nel documento che consegnerò agli interroganti, potrò anche aggiungere altre informazioni, se mi verranno richieste, in quanto ritengo che l'argomento sia di grande importanza e sia bene sollevarlo di fronte alle Assemblee della Camera e del Senato, perché se in questa fase non c'è una grande attenzione delle forze politiche e del Governo rispetto ai processi di riordino, rischiamo che, dopo la modifica delle norme, tutto possa concludersi in termini davvero minimali. Non vogliamo che sia così.
Un notevole problema è legato alle risorse destinate a questo settore, che dovrebbero trovare nella prossima legge finanziaria uno spazio tale da portare ad un aumento della percentuale del PIL che l'Italia destina alla ricerca, percentuale che è esattamente la metà rispetto alla media europea. Nel patto per il lavoro firmato a dicembre vi è un impegno in questa direzione e noi ci auguriamo che Governo e Parlamento diano concretezza alle dichiarazioni fatte in quell'occasione. Infatti, spesso accade, ahimè, che per undici mesi si ponga molta enfasi sulle esigenze della
La nostra interrogazione, articolata in diciassette punti, sintetizza la crisi della ricerca scientifica in Italia, in merito alla quale le parole del sottosegretario non hanno contribuito a diradare le molte ombre che si sono addensate e continuano ad addensarsi. Gli accertamenti che chiedevamo andavano nel senso di un'assunzione di responsabilità del Governo in merito, appunto, al riordino della ricerca scientifica: qui mi pare che siamo ancora nell'ambito dell'elaborazione. La cosiddetta legge Bassanini è quella che ha fornito, fino ad ora, gli strumenti, ma per il momento nulla di concreto si è visto.
La ricerca scientifica in Italia continua ad essere la cenerentola di tutti gli altri settori civili e culturali del nostro paese, dal momento che ad essa si continua a destinare appena l'1,3 per cento del prodotto interno lordo e quel poco che le viene dedicato è utilizzato assai male: sono innumerevoli i canali di sperpero di questo esile finanziamento, come dimostriamo con la nostra puntuale interrogazione. C'è bisogno, dunque, di spendere di più, ma soprattutto di spendere meglio, considerando che, in un paese complesso e - se mi si consente - antico come l'Italia, l'investimento nei saperi - come si dice oggi -, nella cultura, nella ricerca dovrebbe avere un posto di primo piano: maggiori risorse, dunque, ed una maggiore razionalizzazione, soprattutto nel tentativo di centralizzare quello che già c'è.
Sono innumerevoli - lo ha detto poc'anzi anche il sottosegretario - gli organismi preposti allo svolgimento della ricerca scientifica in Italia, che danno risultati - ahinoi! - non sempre soddisfacenti. Infatti il sistema degli enti pubblici di ricerca è eccessivamente frammentato; come ci ha detto il sottosegretario, sono ben 320 gli organi del CNR, molti dei quali sono privi della consistenza necessaria per operare in maniera efficace ed alcuni sono addirittura obsoleti; manca inoltre - credo che ciò sia sotto gli occhi di tutti - un coordinamento ed un indirizzo che possano favorire uno sviluppo efficace della stessa ricerca.
Signor sottosegretario, la creazione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica avrebbe dovuto ovviare almeno in parte, come lei sa, agli inconvenienti che abbiamo rilevato nella nostra interrogazione. Ma così non è stato per carenze tanto strutturali che di risorse umane, mentre si sono prodotte delle duplicazioni e confusioni di competenze all'interno dello stesso Consiglio nazionale delle ricerche.
In conclusione, signor Presidente, penso di poter dire che noi oggi siamo tutt'altro che competitivi a livello internazionale sul piano della ricerca; registriamo lo squilibrio tra ciò che investiamo e ciò che investono gli altri, che è stato rilevato anche dal sottosegretario. Continuiamo a registrare una preoccupante fuga all'estero di «cervelli» ove la ricerca scientifica (soprattutto oltreoceano) si fa in maniera molto più mirata, efficace ed efficiente; non sempre abbiamo, chiamiamolo così, un parco di assunzioni selettive nell'abito della stessa ricerca e dunque credo che si possa concludere, in attesa di quelle puntualizzazioni che il sottosegretario ci ha promesso, dicendo che la ricerca scientifica continua a registrare il dramma di sempre: il che non è incoraggiante per un paese civile (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).


