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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interrogazione Simeone n. 3-03107 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Signor Presidente, onorevole Simeone, è passato quasi un anno dalla presentazione dell'interrogazione e il primo ad essere dispiaciuto di non aver avuto sinora occasione di rispondere è chi vi parla; infatti, la domanda che pone l'onorevole interrogante riguarda una questione, quella del nucleare, alla quale l'opinione pubblica è - a ragione - quanto mai sensibile. Questa domanda non può essere lasciata senza una risposta chiara e inequivocabile. I recenti drammatici avvenimenti del Giappone dimostrano che non si fa mai abbastanza nel vigilare e nel prevenire, anche in paesi presi spesso a modello di precisione ed accuratezza in questo settore.
di opinione e nessuna divergenza fra il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e gli altri ministeri sulla questione del nucleare; rispetto ad una linea che il paese ha adottato sin dalla conferenza sull'energia di dieci anni fa e che resta l'asse portante della nostra politica energetica ed ambientalista.
PRESIDENTE. L'onorevole Simeone ha facoltà di replicare.
ALBERTO SIMEONE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, l'interrogazione che ho presentato reca la data del 1 dicembre 1998; è quindi trascorso quasi un anno dalla sua presentazione!
di vedute e che non si vagheggino nuove frontiere e reattori di fissione sicura perché anche l'incidente del Giappone dimostra che la sicurezza totale non c'è.
Il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica ha facoltà di rispondere.
Nel corso dei lavori della conferenza nazionale dell'energia, il ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica ha toccato effettivamente l'argomento della fissione nucleare, ma solo per quanto attiene alla necessità di rafforzare la ricerca; nelle affermazioni del ministro qualcuno ha voluto cogliere una differenza di opinioni fra lo stesso ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica ed altri ministri sulla questione del nucleare.
Il ministro ha immediatamente smentito tale interpretazione. Nel suo intervento, infatti, aveva fatto riferimento esclusivamente ai temi e ai progetti di ricerca sulla fusione termonucleare controllata, che si svolgono da circa quaranta anni con l'obiettivo di rendere utilizzabile una nuova fonte di energia a basso impatto ambientale, praticamente inesauribile, non proliferante e il cui combustibile è uniformemente distribuito sul pianeta - progetti portati avanti dall'Euratom e finanziati attraverso i fondi del programma quadro europeo -, e a quello ADS sulla fissione, relativo ai sistemi sottocritici sostenuti da acceleratori di protoni, caratterizzati in particolare dalla capacità di fornire una soluzione al problema della minimizzazione dei rifiuti radioattivi; quest'ultimo progetto è stato proposto per la prima volta nel 1993 dal premio Nobel professor Rubbia, è stato avviato con un accordo di programma ENEA-INFN ed è stato approvato nel novembre del 1997. Sono progetti che consentono al nostro paese di non restare escluso dagli studi più avanzati che vanno nella direzione proprio della sicurezza, senza i quali l'Italia si priverebbe di strumenti essenziali e della formazione di competenze per garantire la prevenzione dai rischi provenienti dall'uso del nucleare fuori dai nostri confini e per fronteggiare eventuali - malaugurate - situazioni di emergenza ad esso connesse.
La posizione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica in questo senso è stata comunque nettamente chiarita nel corso della stessa conferenza.
Chi vi parla, il 27 novembre dello scorso anno, davanti ai massimi esperti del settore, ha avuto modo di esprimere ufficialmente la posizione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, anche a nome del ministro Zecchino.
Mi sembra utile in questa sede fare riferimento alla parte dell'intervento che riguarda gli interrogativi seri posti dall'onorevole Simeone e che spero sia ritenuta esauriente. Voglio ribadire a questo proposito, anche a nome del ministro Zecchino, che non esiste alcuna differenza
Una cosa sarebbe riferirsi a temi e progetti di ricerca sul nucleare che vogliamo potenziare (e su cui vogliamo convogliare risorse di altri paesi), evitando di abbandonare il campo degli studi avanzati nel settore e di tagliarci fuori da conoscenze tecnologiche utili e preziose per affrontare i problemi relativi alla sicurezza che costituiscono una preoccupazione costante in tutta l'Europa e nel mondo; un'altra cosa, invece, sarebbe un ritorno alla produzione di energia col nucleare - la fissione - che giudichiamo assolutamente improponibile.
Il problema della produzione di energia attraverso il nucleare, su cui il nostro paese si è democraticamente e chiaramente espresso, in Italia è chiuso. Non pensiamo assolutamente di riproporre attività che vediamo sempre più contestate in altri paesi d'Europa e che, in una prospettiva anche ravvicinata, altri governi si ripromettono di contenere o addirittura di bloccare.
Ho seguito attentamente l'evolversi della situazione negli ultimi mesi non solo andando con il pensiero continuamente al nucleare, argomento ora venuto drammaticamente alla ribalta con l'incidente nucleare verificatosi qualche giorno fa in Giappone, ma anche rivolgendo la mia attenzione alla questione dell'ambiente. Mi soffermo su tale argomento perché mi pare che, mentre tutti si dicono ambientalisti, poi di questo ambiente noi non ce ne preoccupiamo o ce ne preoccupiamo troppo poco. Leggo infatti su un quotidiano del 17 marzo 1999 i dati di un monitoraggio effettuato in via Cavour per misurare il livello di smog e di rumore, che spesso va oltre i limiti di legge.
Perché faccio riferimento a tale monitoraggio? Perché oggi viviamo faticosamente, affannosamente e drammaticamente, tra rumori, schiamazzi e vibrazioni di qualsiasi sorta, essendo continuamente afflitti dal traffico e dallo smog che stanno avendo ripercussioni estremamente negative sulla salute della gente, se è vero come è vero che un attento e recentissimo studio del Ministero della sanità ci dice che tutto questo, sia smog, sia schiamazzi, sia vibrazioni, ci soffocano e ci accorciano la vita di un anno. E ancora, l'osservatorio epidemiologico del Lazio, che ha condotto una ricerca anch'essa molto seria, ha detto che i ricoveri all'anno solo nella capitale a causa dell'aria densa di anidride solforosa e di monossido di carbonio sono ottocento. Secondo l'Istituto superiore della sanità, poi, per un bambino che vive in una zona molto trafficata il rischio di ammalarsi di leucemia è triplicato. Questa è dunque la nostra esistenza nelle città. Si tratta di una esistenza inquinata, come certificano i risultati del monitoraggio effettuato dall'Istituto superiore di sanità e dallo stesso Ministero della sanità.
Signor Presidente, onorevole sottosegretario, questa premessa era necessaria perché da questi dati già di per sé allarmanti e gravissimi il pensiero corre naturalmente a quello che si è verificato in Giappone e si sintonizza su quella paura generalizzata che sta naturalmente letteralmente convincendo la gente comune, il cittadino comune, a far sì che non si vada nella direzione di un rilancio degli investimenti nella fissione nucleare se non per tentare soltanto, stando al passo con le tecnologie avanzanti, di trovare soluzioni scientifiche sulle quali si dovrà necessariamente essere molto attenti prima di decidere se adottarle o meno. Signor sottosegretario, mi auguro che il Governo abbia una assoluta identità
Dai primi albori dell'utilizzazione dell'energia sviluppata dal vapore e fino allo sviluppo di una vera e propria scienza del calore, la cosiddetta termodinamica, si calcola che ogni anno le vittime del fuoco bianco sono migliaia. Ora, c'è questa fiamma blu che è ancora più tragica perché non ci si accorge assolutamente di niente. Paesi intensamente popolati come il Giappone e l'Italia possono decidere di astenersi mentre altri che operano in territori vicini continuano le loro ricerche, ma a differenza del fuoco bianco dico che il fuoco blu è scaturito dalle menti degli scienziati, a volte veramente «pazze».
Facciamo sì che gli orrori che già abbiamo conosciuto con Hiroshima e Nagasaki non si ripetano ancora una volta e che l'ultimo episodio verificatosi a Chernobyl sia di aiuto perché si vada nella direzione auspicata dall'interrogante e, a quanto sembra, auspicata anche dal Governo.


