Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 569 del 15/7/1999
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(Misure in materia di sicurezza stradale)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Paissan n. 2-01885 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 9).
L'onorevole Galletti, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.

PAOLO GALLETTI. Signor Presidente, il 21 luglio dello scorso anno, io e l'onorevole Paissan presentammo un'interpellanza analoga. La questione della sicurezza stradale è purtroppo una questione endemica nel nostro paese: vi è una ventina di morti al giorno (nelle ultime vacanze di Natale sono state 144, mentre negli ultimi fine settimana abbiamo raggiunto le diverse decine) e ogni anno vengono uccisi 1.500 pedoni. Il numero dei morti equivale ad una vera e proprio guerra civile: 6.193 nel 1996 e 272.115 feriti, di cui 23 mila invalidi permanenti. Sembra che di questa vicenda non si abbia consapevolezza. Peraltro, essa è dovuta ad una illegalità diffusa, a comportamenti criminali che trovano una inconcepibile tolleranza sociale anche da parte di chi sarebbe preposto al controllo e alla repressione, oltre che alla prevenzione.
Il costo sociale di questa insicurezza strutturale del traffico su strada ammonta, secondo uno studio dell'OCSE, a 50 mila miliardi di lire se conteggiamo i costi sociali, i costi ambientali, l'inquinamento ed altro.
Nella interpellanza cito vari elementi, però in sintesi vorrei chiedere al Governo cosa pensi di fare per affrontare in modo radicale questo problema. L'obiettivo che si è posto di ridurre del 40 per cento il numero dei morti entro il 2010 vorrebbe dire rassegnarsi, comunque, ad avere 4 mila morti all'anno per incidenti stradali.
In realtà, noi abbiamo bisogno immediatamente di misure che riguardino la repressione certa dei comportamenti illeciti come, ad esempio, quelli che si riferiscono ai limiti di velocità. In un'inchiesta giornalistica pubblicata su la Repubblica di qualche giorno fa, Michele Smargiassi ha percorso a 130 chilometri all'ora l'autostrada del sole, da Piacenza a Rimini, senza incontrare una pattuglia della polizia stradale ed essendo maledetto da tutti gli automobilisti che normalmente lo consideravano un minorato perché rispettava i limiti di velocità.
Inoltre, non si usano cinture di sicurezza, non si ottempera all'obbligo del casco per i ciclomotori, mancano adeguati standard di manutenzione e di limitatori automatici della velocità delle automobili, almeno per i neopatentati che possono guidare anche le Ferrari; vi è addirittura, la possibilità di vendere i dispositivi in grado di segnalare in anticipo la presenza di autovelox per sfuggire anche a questi minimi controlli. Secondo le statistiche dell'ACI, quindi una fonte assolutamente dalla parte degli automobilisti, l'80 per cento degli automobilisti dichiara di superare i limiti di velocità e solo il 9,5 per cento è multato; il 76 per cento non allaccia le cinture di sicurezza e le multe sono solo il 5,5 per cento; il 56,9 per cento parcheggia in divieto di sosta, ma le multe sono soltanto il 28,4 per cento; il 27,8 per cento passa con il rosso, ma le sanzioni sono solo il 2,8 per cento; il 21,1 per cento non rispetta la precedenza, ma è multato solo lo 0,9 per cento. Questi comportamenti provocano i morti, i feriti, gli invalidi permanenti, una tragedia sociale, un'insicurezza diffusa, di cui i bambini, gli anziani, i pedoni, i ciclisti sono le prime vittime.
Quindi, chiedo quali siano le misure immediate che il Governo intende prendere per affrontare questo problema e drasticamente ridurre questa strage annunciata.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i lavori pubblici ha facoltà di rispondere.

MAURO FABRIS, Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici. Le questioni


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poste dagli onorevoli interpellanti di fatto colgono lo spirito con il quale questo Governo si è mosso con grande determinazione, anche grazie a recenti provvedimenti: penso al collegato alla finanziaria, in ordine alla definizione del piano nazionale per la sicurezza. Si tratta di questioni che stiamo affrontando, grazie anche a questi strumenti, con la determinazione che serve su un tema così delicato, che effettivamente costituisce quella «guerra dimenticata» cui faceva giustamente riferimento l'onorevole Galletti.
È una questione però che dal nostro punto di vista deve essere sottratta alle emozioni e alle improvvisazioni che sono derivanti dalle cosiddette emergenze. C'è l'emergenza derivante dagli esodi dovuti alle vacanze che avanzano; c'è l'emergenza che registriamo ogni qual volta discutiamo sulle stragi del weekend o del sabato sera; c'è l'emergenza delle tragedie eccezionali, come quella accaduta nel marzo scorso dentro al traforo del monte Bianco. Serve per questo un lavoro continuo, attento, che incida profondamente nelle abitudini e nell'organizzazione dei trasporti nel nostro paese.
Da questo punto di vista, l'azione che il Governo ha inteso intraprendere, anche con recenti azioni di concertazione (l'ultimo incontro in questo senso si è svolto questa mattina presso il Ministero dei lavori pubblici), punta a fare ciò che è possibile nell'immediato, vale a dire un rafforzamento di tutta la comunicazione in ordine alla sicurezza e alle attenzioni necessarie quando si va per strada. Informo l'Assemblea che in questo senso è già partita una nuova campagna di comunicazione sulle reti pubbliche e private ed una ancor più mirata, speriamo anche con maggior effetto, partirà nei prossimi giorni.
Poi, nell'immediato, quello che possiamo sicuramente fare è valutare attentamente alcuni provvedimenti che sono stati introdotti autonomamente da alcuni enti concessionari. Penso all'intervento sulla autostrada del Brennero per il divieto di sorpasso dei TIR durante il periodo estivo; un provvedimento che anche in quest'aula voglio difendere perché ha dato buoni risultati. Abbiamo avuto una diminuzione dell'incidentalità raffrontata all'anno scorso, anche se c'è stato un incremento notevole, pari a circa il 20 per cento, dei traffici sia in ingresso sia in uscita dal nostro paese, a causa dell'incidente nel traforo del Bianco e a quanto è accaduto nei paesi della ex Jugoslavia. Bisogna valutare attentamente questo tipo di provvedimenti perché stanno dando gli effetti attesi, nonostante ci sia una potente corrente contraria che ne chiede la rimozione.
In terzo luogo, nell'immediato, noi possiamo e dobbiamo fare molto di più per quanto riguarda i controlli. Ancora questa mattina, nel vertice tenutosi ai lavori pubblici per fare il punto della situazione dopo quanto definito la settimana scorso in un'analoga iniziativa del Governo, è stata chiesta una ancora maggiore presenza, se possibile, da parte degli organi di polizia, di carabinieri ed anche - questa è una novità - un diretto coinvolgimento delle polizie municipali. Era presente il presidente dell'ANCI, Bianco, il quale ha assicurato l'impegno dei comuni d'Italia a far sì che i circa 100 mila vigili urbani possano essere affiancati in un'opera coordinata con le altre forze di polizia, proprio per intervenire rispetto a quanto gli onorevoli interpellanti ponevano in giusto risalto e cioè che nel nostro paese vi è l'inosservanza di norme che già sono in vigore, dall'obbligo delle cinture di sicurezza all'obbligo dell'uso del casco, al rispetto dei limiti di velocità. Su questo è evidente che serve un maggior controllo e una maggiore, se così si può definire, repressione. Non si tratta di repressione nel senso negativo del termine, perché stiamo lavorando per difendere e tutelare la vita di ognuno di noi.
Devo dire che i dati risultanti dall'irrigidimento dei controlli nello scorso fine settimana indicano un notevole numero di contravvenzioni elevate (i dati, consegnati questa mattina, sono solo quelli della polizia stradale): si rileva, in questo senso,


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come davvero le infrazioni siano notevoli e che i controlli, per quanto ampi, non riescano a limitarle.
Voglio quindi sottolineare come l'azione coordinata debba avere più lunga gittata. La definizione del primo piano nazionale per la sicurezza si pone l'obiettivo, come è scritto nel testo licenziato dal Parlamento nello scorso marzo, di coordinare le politiche ai diversi livelli: non solo le politiche dei ministeri interessati, ma anche le politiche di tutti gli enti, anche locali, che hanno competenza in materia. Il Governo ha già avviato la fase della definizione delle linee guida del piano nazionale per la sicurezza, che noi pensiamo di emanare entro il prossimo mese di ottobre, per arrivare entro la fine dell'anno alla definizione del piano vero e proprio, quindi con i provvedimenti attuativi delle linee guida definite entro il mese di ottobre.
Per quanto riguarda l'opportunità di modificare il codice della strada, come gli interpellanti sanno, il Governo ha rappresentato in varie occasioni l'opportunità di procedere ad una sua ampia revisione, al fine di rafforzare le valenze inerenti la sicurezza stradale e l'impatto del traffico sull'ambiente. Va peraltro rilevato come una serie di proposte accanto a quelle del Governo - è giusto ricordarlo - siano tuttora ferme nelle competenti Commissioni parlamentari e che è assolutamente necessario provvedere alle deleghe al Governo che erano state già ipotizzate in materia, proprio perché la definizione del piano nazionale per la sicurezza dovrà essere accompagnata da opportune modifiche al codice.
È inutile esprimersi in questo momento (così ritiene il Governo) in ordine ad alcune proposte specifiche che sono state avanzate dagli interpellanti, proprio perché la materia è oggetto di discussione in ambito parlamentare e peraltro il Governo ha già manifestato alcune posizioni in materia. In ogni caso, per quanto riguarda l'obbligo di installare i limitatori automatici di velocità su tutte le categorie di veicoli, devo segnalare come il Ministero dei trasporti faccia presente che le autovetture prodotte negli Stati membri dell'Unione europea sono omologate nei paesi d'origine in base a norme tecniche autorizzate su scala europea. I veicoli, quindi, possono liberamente essere immatricolati e circolare senza alcun vincolo nell'intero territorio dell'Unione. Una modifica del codice della strada in questo senso, oltre a rilevarsi di scarsa efficacia, risulterebbe impraticabile in quanto la formulazione e l'emissione delle attuali norme e procedure di omologazione applicate da tutti gli Stati membri sono di competenza del Consiglio dell'Unione e vengono recepite nella normativa nazionale italiana con decreti ministeriali di applicazione.
In ultimo, vorrei informare sul fatto che, per quanto concerne la libera vendita di dispositivi in grado di segnalare gli autovelox, il Governo concorda pienamente con l'opportunità di vietare l'uso di questi strumenti, che tendono ad aggirare l'azione di controllo svolta dai corpi di vigilanza, con particolare riferimento agli obblighi relativi alla velocità massima. In questo caso, sarà opportuno prevedere uno specifico divieto di vendita e di uso di tali apparati e più in generale dei dispositivi che contrastano, direttamente o indirettamente, con i criteri di sicurezza contenuti nelle modifiche del codice. In ogni modo, desidero informare gli interpellanti che una verifica dei competenti organi della polizia stradale ha mostrato che si tratta di strumenti inefficaci: essi, anzi, per certi aspetti, possono aiutare per una maggiore limitazione della velocità, in quanto i continui segnali di allarme lanciati da tali strumenti a chi li utilizza contro i rilievi della polizia stradale possono provocare un beneficio generale, limitando la velocità. Da questo punto di vista, è certamente opportuno provvedere a vietarne l'uso, ma va anche osservato che è abbastanza chiara la loro inefficacia a raggiungere gli obiettivi che si reclamizzano.
Per concludere, credo che la battaglia sia eminentemente di natura culturale, come ben mi sembra esprimere la filosofia dell'interpellanza. In proposito, devo


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riferire che questa mattina, nell'incontro con i colleghi del Ministero della pubblica istruzione, abbiamo verificato come nel Governo vi sia la volontà di procedere ad una più efficace azione di educazione e prevenzione che, accompagnata da altri suggerimenti contenuti nell'interpellanza, può evidentemente portare benefici. Non siamo rassegnati a ridurre soltanto del 40 per cento gli incidenti e prendiamo atto che il nostro paese è l'ultimo ad adeguarsi ad una direttiva comunitaria che prevede determinati obblighi. Saremmo dunque ben felici se in breve tempo, a partire da oggi, riuscissimo a raggiungere un traguardo così importante.

PRESIDENTE. L'onorevole Galletti, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

PAOLO GALLETTI. Signor Presidente, anche a nome degli altri firmatari del gruppo dei verdi, mi dichiaro parzialmente soddisfatto della risposta. Si tratta di un campo nel quale il Governo opera in maniera migliore rispetto al Parlamento; lo devo ammettere a malincuore perché presso la Commissione permanente competente del Parlamento, da oltre un anno, giacciono una serie di proposte di legge, una ventina delle quali presentate dai verdi, per riformare il codice della strada e renderlo più adeguato. Purtroppo le lobby delle case costruttrici delle auto, dei motorini, dei TIR le bloccano perché trovano in molte forze politiche, non certo nei verdi, una eco diretta. È un fatto che deve essere denunciato pubblicamente in quest'aula e gli elettori ne devono essere a conoscenza.
Il Governo ha risposto in modo parzialmente soddisfacente; è vero che c'è una battaglia culturale di prevenzione da fare - peraltro le leggi vigenti già prevedono l'educazione stradale obbligatoria nella scuola - ma solo in alcune scuole ciò viene fatto; oltre tutto sarebbe possibile prendere iniziative da parte delle scuole perché esiste l'autonomia scolastica e dunque esse si potrebbero avvalere delle associazioni e dei vigili urbani. In alcune scuole si dà già il patentino ai ragazzi per fare i ciclisti. L'educazione alla legalità comincia dall'educazione alla legalità stradale e chi non la rispetta non ha una visione civica del suo rapporto con gli altri cittadini. Si tratta di un dato culturale ed è difficile pensare che i figli si possano comportare bene quando i padri si vantano di violare sistematicamente il codice della strada. Peraltro, noi riteniamo che i motorini debbano essere fabbricati in modo da non superare la velocità consentita, mentre per le automobili - trapela dalla sua risposta - si ritiene che ciò non debba essere fatto. Questo aspetto non è chiaro. Se si pensa che il problema consista nel fatto che l'Unione europea debba trovare una norma unica per la velocità delle automobili - nell'Unione europea i morti per incidenti ammontano a 50 milioni - dal momento che abbiamo un Governo che conta, perché abbiamo la Presidenza dell'Unione e siamo tra le sette potenze più industrializzate, potremmo essere i promotori di una legge che preveda che le automobili escano dalle fabbriche così come i motorini, vale a dire in condizioni di non poter superare la velocità consentita, qualunque essa sia, se non di poco. Discorso a parte è quello delle auto della polizia o altri comparti.
Non possiamo trincerarci dietro quest'alibi: dobbiamo fare un ragionamento serio perché non si possono varare leggi che poi non vengono rispettate. In Italia non esiste certezza della sanzione e quindi vi sono comportamenti illegali: addirittura secondo le norme attuali, chi uccide un pedone quasi sempre la fa franca. Il Parlamento ha pensato di depenalizzare la guida senza patente e personalmente mi sono ribellato a questa possibilità. Certo, possono esistere sanzioni amministrative più gravi, quali il sequestro della macchina, la sospensione della patente, ma credo che vi debba essere certezza della pena, perché gli adulti hanno la capacità di capire e, comunque, non possono diventare pericoli pubblici autorizzati o tollerati.
Per quanto riguarda le forze dell'ordine, il Governo parla finalmente di coordinamento


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fra i cinque corpi di polizia. Tuttavia, è incredibile l'assenza sistematica degli stessi dalle strade nei momenti più importanti, tranne le solite carnevalate per il ferragosto. È evidente che occorre coordinare queste forze che dovrebbero stare sulla strada per anni, per far capire al cittadino che si comporta male che verrà sanzionato, altrimenti non c'è prevenzione né campagna informativa che tenga. Assumiamo più poliziotti stradali e facciamoli lavorare seriamente; se ve ne è bisogno - perché no? -, e mi rivolgo al sottosegretario, utilizziamo anche corpi specializzati dell'esercito.
Si tratta di un'emergenza nazionale: i morti negli incidenti stradali sono in numero superiore a quelli delle missioni. Infatti, nelle missioni svolte dai nostri soldati all'estero vi sono stati uno o due morti per incidenti particolari, mentre ogni fine settimana sulle strade vi sono quaranta o cinquanta morti - venti al giorno - e ciò non interessa a nessuno se non ai familiari, che si costituiscono poi in comitati e vengono tacciati di emotività.
Credo si tratti di un problema estremamente razionale: un paese civile non può permettersi questo stillicidio senza intervenire seriamente. Poi vedremo se qualcuno preferirà difendere la lobby dei TIR: a tale proposito, il Governo ha fatto bene a generalizzare il divieto di sorpasso per i TIR sulle autostrade e mi complimento per questo provvedimento.
Se il Governo farà ciò, se in questo Parlamento la lobby dei TIR e l'industria automobilistica saranno più potenti di chi difende la vita umana, i cittadini sapranno per chi devono votare, ma non accetto che il Parlamento venga coinvolto in un giudizio qualunquistico, secondo il quale qui non si fa nulla di fronte a questo problema. I verdi saranno tra quelli che vogliono fare qualcosa.
Signor sottosegretario, siamo solo parzialmente soddisfatti e a settembre riprenderemo in mano la vicenda. Se la Commissione competente non vorrà affrontare il problema del codice della strada, chiederemo che si esprima direttamente l'Assemblea. Troviamo il tempo di legiferare su questioni secondarie o inutili, come i tavolini all'esterno dei bar, e non lo troviamo per legiferare su questioni che comportano - ripeto - ogni giorno venti morti sicuri (Applausi dei deputati del gruppo misto-verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, in attesa delle determinazioni della Conferenza dei presidenti di gruppo, convocata per le ore 18,30.

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