Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 569 del 15/7/1999
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(Furto di un ciclomotore di proprietà del figlio del vicecapo della Polizia di Stato).

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Mancuso n. 2-01879 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).
L'onorevole Mancuso ha facoltà di illustrarla.

FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno ha facoltà di rispondere.

GIANNICOLA SINISI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispondo all'interpellanza urgente con la quale l'onorevole Mancuso, unitamente ad altri deputati, chiede precisazioni sull'episodio riferito dall'agenzia di stampa Il Velino, relativo al furto del motorino del figlio del vicecapo della polizia De Gennaro.
Vorrei cominciare ricostruendo l'esatto svolgimento dei fatti, così come sono stati accertati. Verso le ore 20,45 del 22 giugno 1999 il prefetto De Gennaro apprendeva telefonicamente dal figlio Francesco del furto del suo ciclomotore e lo invitava a recarsi subito presso il più vicino ufficio di polizia per presentare la relativa denuncia.
Il giovane si recava quindi presso il diciassettesimo commissariato Prati. La sera del 2 luglio l'agenzia di stampa Il Velino riferiva di un fonogramma urgente inviato a tutte le questure per sollecitare gli investigatori in tutta Italia alla più alta collaborazione per ritrovare il motorino del figlio del vicecapo della polizia, prefetto De Gennaro. Lo stesso prefetto De Gennaro si rivolgeva subito al questore di Roma, chiedendo notizie.
Dalla nota ufficiale del 3 luglio, firmata dal questore di Roma, risulta che l'ufficiale di polizia giudiziaria, dopo aver ricevuto la denuncia, predisponeva il prescritto modulo per attivare la ricerca del ciclomotore. A margine annotava, tuttavia, di sua iniziativa, il legame di parentela del denunciante con il vicecapo della polizia, al quale peraltro non era difficile risalire.
Successivamente, seguendo la normale procedura, inviava copia della segnalazione al CED per l'immissione dei dati nello schedario delle auto rubate ed informava l'autorità giudiziaria e gli uffici della questura di Roma: ufficio di gabinetto,


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centrale operativa, squadra mobile, divisione anticrimine.
Quest'ultimo messaggio, indirizzato esclusivamente ai competenti uffici della questura, si concludeva con la formula di rito: «pregasi concorrere alle ricerche del ciclomotore in narrativa».
Risulta inoltre che il 24 giugno il dirigente della divisione anticrimine della questura, secondo una consolidata prassi ed utilizzando l'indirizzario standard in uso presso il suo ufficio, aveva disposto che la segnalazione del furto effettuata dal VII commissariato venisse trascritta integralmente e diramata sull'intero territorio nazionale, come avviene per tutti i veicoli e tutti i ciclomotori rubati nella capitale, anche qui apponendo la formula di rito: «fine concorrere ricerche».
La successione dei fatti dimostra come la vicenda sia stata estremamente normale, non avendo comportato alcun intervento da parte del vicecapo della polizia, se non quello di indirizzare il figlio, che da solo e senza essere preceduto da alcuna segnalazione, si è recato, al pari di qualsiasi altro cittadino, in un ufficio di polizia a denunziare un furto.
Questo è comprovato dalla circostanza che, come ho già detto, fin dalla sera del 2 luglio il prefetto De Gennaro ha chiesto chiarimenti al questore di Roma per verificare la fondatezza della notizia riportata dall'agenzia di stampa il Velino circa la mobilitazione delle forze di polizia, alla quale fanno riferimento gli interpellanti.
Questo è stato l'unico intervento svolto dal prefetto De Gennaro nella vicenda, molto prima della presentazione dell'interpellanza, che è del 7 luglio.
Tutto ciò è ampiamente documentato dagli atti in mio possesso che sono a disposizione degli interpellanti anche per fugare ombre e dubbi sulla linearità e la correttezza del comportamento del prefetto De Gennaro.

PRESIDENTE. L'onorevole Mancuso ha facoltà di replicare.

FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, tra la sua evidente sofferenza influenzale e l'altrettanto evidente assopimento del sottosegretario, io ho quasi remora a dichiararmi insoddisfatto.
In questo pomeriggio - direbbe il poeta - «pallido ed assorto» tuttavia, nel farlo, cioè nel dichiararmi insoddisfatto, devo dirle altresì di essere profondamente divertito da questa oscena vicenda di favoritismo e di abuso d'ufficio. La sua piccolezza - la piccolezza dell'episodio - nulla toglie alla gravità di questo abuso. E lei, signor sottosegretario, si tenga pure i suoi documenti comprovanti, come ha asserito, la perfetta linearità di questo medesimo abuso.
L'agenzia il Velino ha pubblicato la notizia che vi si riferisce nel pomeriggio del 2 luglio. L'episodio del furto è del 26 giugno, dunque sette giorni prima dell'allertamento del 2 luglio, sette giorni nei quali non vi era stato esito alcuno alle ricerche.
Dopo la pubblicazione de il Velino si è saputo che in quel giorno stesso la polizia italiana, alle prese con i problemi che tutti conosciamo e in molti casi - me compreso - ne soffriamo in prima persona, era stata mobilitata per il ciclomotore del figlio del vicecapo della polizia.
Questo smentisce la sua buona volontà - rinnovata buona volontà - di porsi al servizio, signor sottosegretario, ancora una volta dei tornaconti di questo losco personaggio che risponde al nome di De Gennaro. Più volte io al riguardo di costui ho dovuto interpellare il Governo. Adesso, come accade agli individui privi di direttiva morale e folli del potere che posseggono, costui inciampa in questo episodio di protezionismo, di favoritismo, di miserabile accattonaggio.
Egli mobilita - e non mi dica che questo è avvenuto senza l'intervento di un prepotente come costituzionalmente è il dottor De Gennaro - la polizia per recuperare un bene tutto sommato modesto, forse solo importante per gli affetti di quel ragazzo.


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Signor sottosegretario, non ignoro le dimensioni - come dire - materiali di questa vicenda, ma le ricordo che sono questi i piccoli sintomi, quelli che la letteratura ha riportato, anche facendo deflagrare la debolezza dei regimi, come con il Miles gloriosus, come Gogol con L'ispettore generale, come lo stesso Cicerone con Verre.
Questi piccoli episodi di abuso denunciano la cancrena che vi sta sotto; quella stessa per cui mi dolgo - come in altre occasioni mi sono doluto con lei e con altri suoi colleghi - che questo Governo così propizio all'enfasi e alla proclamazione di virtù che non possiede, non sappia, esso stesso, cogliere l'importanza di faccende così apparentemente minime, ma tanto gravi. Se il vicecapo della polizia non sente repulsione nell'atteggiarsi in questo modo per una vicenda tutto sommato relativa - tale continuo a ritenerla -, a che cosa egli non è disposto per favorire più alti vantaggi a se stesso e a coloro a cui egli tiene? Queste sono faccende del Governo; noi potremmo solo dire del dottor De Gennaro che, ricordiamo, in altre stagioni esibiva - per procurarsi da altri i favori - le proprie tessere di estremista di destra, credendo che altri governanti - diversi da voi - su queste cose potessero poggiare per dargli fiducia.
Non ci interessano queste miserie, se sono espressione della naturale pochezza dell'uomo, ma voi - ripeto - avreste il dovere di rimuovere un funzionario capace di questo, né dovreste candidarlo - come lo state candidando protervamente - alla carica di capo della polizia e, addirittura, di coordinatore degli imminenti servizi segreti. Un uomo siffatto, un funzionario privo di scrupoli al punto da mobilitare la polizia per il recupero - e, forse, per l'avvenuto, recupero - del motociclo del figlio, non è affidabile neppure per voi! Siete stolti, se potete contare o credete di poter contare su un uomo che ha il genoma del servizio vile! Io non conosco se non la storia del personaggio, pericolo per la Repubblica, non la sua persona!
Signor sottosegretario, non le sto chiedendo - tanto non me lo direbbe o mi direbbe che ha dei documenti in contrario - quale fosse il numero di poltrone nell'aereo con il quale un terzetto di personaggi - tra cui questo signore ed altri, tra cui pentiti - si recava da Palermo a Roma. Non glielo chiedo; non me lo direbbe, né muterebbe la storia già compiutasi su quella vicenda. Le dico però che da queste piccole cose emerge lo sfascio interiore della sua amministrazione e, purtroppo, data la vastità delle competenze di questa amministrazione, anche lo sfascio della sicurezza nazionale.
Questa sicurezza è, nella realtà, il suo perfetto opposto: una quantità inverosimile di reati - anche gravi, anche mortali - non solo rimane, come purtroppo può accadere, non individuata; ma accade che sia addirittura non curata da quella polizia che dà così coralmente la caccia al motorino del vicecapo della polizia. Le signore, i pensionati sono aggrediti per le strade, derubati davanti alle banche e agli uffici postali; le case sono visitate, piuttosto che da ospiti graditi, da ladri sgraditi ai proprietari. E la polizia italiana si mobilita un pomeriggio, in una stagione in cui tali rischi sono più forti, per il recupero del piccolo motorino di un satrapetto senza scrupoli! Non è, ripeto, che mi impressioni, né mi lascio psicologicamente condizionare dal fatto di elevare a valore esponenziale un episodio materialmente minimo. Ciò che mi preoccupa è quello che può nutrire una cultura siffatta, che viene tollerata: voi, infatti, non rimuoverete mai De Gennaro, perché sa troppe cose di voi! Non lo rimuoverete mai, ma concedete almeno di sperare che egli non assurga ulteriormente, di ricatto in ricatto, ad altre responsabilità. Comunque, se dovete fare ancora una volta qualcosa a suo profitto, fatelo subito, perché questa stagione di abusi, di prepotenze, di miserie assolute si avvia al tramonto se il popolo italiano continuerà a testimoniarvi la sua crescente disistima (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).

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