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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di
legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra le Comunità europee ed i loro Stati membri, da una parte, e il Regno del Marocco, dall'altra, con sette allegati, cinque protocolli e atto finale, fatto a Bruxelles il 26 febbraio 1996.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il ministro delle politiche agricole. Ne ha facoltà.
PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole. Signor Presidente, intervengo per sottolineare...
PRESIDENTE. Onorevole Sestini, onorevole Sestini, onorevole Sestini!
PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole. ... gli effetti che la ratifica dell'accordo con il Marocco può avere sulle produzioni agricole mediteranee, agrumicole in particolare. Si è più volte sottolineato che la competitività della nostra produzione agrumicola è messa in difficoltà non tanto per le concessioni ai paesi terzi quanto per gravi ritardi organizzativi sul piano commerciale. Proprio per questo non molte settimane fa, in occasione della discussione della ratifica presso l'altro ramo del Parlamento, il Governo ha accettato un ordine del giorno che lo impegna su fatti concreti riguardanti due importanti questioni che oggi sono leggi dello Stato.
demagogica - della mancata ratifica di un trattato. Tra l'altro, tale problematica sta provocando seri problemi al nostro paese, soprattutto, con riferimento alla questione della pesca: come sapete, la Spagna sta negoziando un trattato con il Marocco ed ha escluso l'Italia, proprio perché il nostro paese non ha ratificato quell'importante accordo con il Marocco.
PRESIDENTE. Ringrazio il ministro per le politiche agricole.
FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, avevamo chiesto la presenza del ministro per le politiche agricole affinché ci spiegasse gli effetti dell'accordo con il Marocco e le sue ricadute - che noi riteniamo penalizzanti - sull'agrumicoltura mediterranea e, in particolare, della Sicilia, della Calabria e della Puglia.
agricoltura, perché noi non chiediamo l'azzeramento dei debiti, anzi siamo i primi a dire che le aziende agricole devono essere vere imprese e per mantenerle sul mercato non chiediamo contributi, bensì che il Governo vada incontro alle loro esigenze consentendo la rinegoziazione dei mutui fondiari (ricordiamo la vecchia legge Saccomandi e la legge Mannino). Dovete sapere, cari colleghi, che in questo momento i nostri agricoltori pagano un tasso di interesse del 12 per cento. È questo, allora, il senso delle nostre proposte di legge: la rinegoziazione dei mutui, che non ha niente a che fare con il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
PRESIDENTE. Prendo atto che gli onorevoli Cascio, Baiamonte e Mancuso, che avevano chiesto di parlare, vi hanno rinunziato.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, l'accordo Italia-Marocco intervenuto tra l'inverno e la primavera del 1996 è stato l'ultimo colpo di coda di un ministro targato FIAT. Vorrei ricordare che la nomina del ministro degli esteri del Governo Dini derivò da un invito rivolto dall'allora Presidente della Repubblica all'avvocato Agnelli: quest'ultimo dichiarò che non intendeva assumere responsabilità di Governo e per quel ruolo segnalò la sorella Susanna. Non svelo un mistero dicendo che sotto quel Governo il Ministero del commercio con l'estero e quello degli affari esteri furono la grande agenzia della FIAT, agevolando i suoi commerci in tutto il mondo.
PRESIDENTE. Prendo atto che gli onorevoli Stagno d'Alcontres e Palumbo, che avevano chiesto di parlare, vi hanno rinunziato.
CRISTINA MATRANGA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in quest'aula si dovrebbe legiferare per consentire all'Italia uno sviluppo economico, sociale e politico e per migliorare la sua posizione nel contesto internazionale. Con questo
provvedimento, invece, danneggeremo la nostra agricoltura e, di riflesso, colpiremo tutti coloro che da essa traggono il proprio sostentamento.
PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Amato, Crimi, Gazzara, che avevano chiesto di parlare: si intende che vi abbiano rinunziato.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Oltre ai siciliani anche i calabresi sono interessati a questo argomento, così come credo lo siano tutti quelli del sud (Applausi)!
e del Marocco (...) basato sulla reciprocità degli interessi (...)». Uno degli obiettivi di questo accordo è quello di dare al Marocco la possibilità di migliorare la propria condizione economica. Ma questo come avviene? Attraverso la possibilità data a questo Stato - che per alcuni versi potrebbe essere legittima - di introdurre nello Stato italiano prodotti che penalizzano fortemente le produzioni agricole del sud e in particolare quelle degli ortaggi e della frutta. Ne consegue che a fronte di un progresso del Marocco avremo una penalizzazione del sud in un settore, quello agricolo, che è già in crisi.
PIETRO ARMANI. Bravo!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. È possibile che un Governo presenti un disegno di legge che reca la firma - mi pare - di dieci o dodici ministri, ritenendo giusto ed utile sottoscrivere un accordo commerciale con il Marocco? Tale accordo dovrebbe essere uno strumento di crescita dell'intera comunità nazionale e non di una parte a scapito di un'altra. Alla fine, se il Governo perseguirà siffatta logica in questo tipo di accordi, potrebbero risultare favorite le agricolture extraeuropee. L'agricoltura calabrese deve già affrontare i problemi europei, mentre le nazioni extraeuropee si troverebbero avvantaggiate perché realizzerebbero condizioni di sviluppo e di reddito superiori a quelle delle regioni del sud che risulterebbero, invece, penalizzate. Pertanto, da un lato facciamo crescere il Marocco e, dall'altro, penalizziamo la Calabria, la Sicilia e tutto il sud. Non credo che questo sia un obiettivo concreto del Governo e spero che oggi non si voti, ma se si dovesse votare, certamente non esprimerò voto favorevole su questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi dei popolari e democratici-l'Ulivo, di alleanza nazionale e misto-rinnovamento italiano popolari d'Europa).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la domanda che ci dobbiamo porre è, innanzitutto, perché un accordo sottoscritto il 26 febbraio 1996 giunga all'esame della Camera il 14 luglio 1999, con più di tre anni e mezzo di ritardo. La risposta è semplicemente che si tratta di un accordo vergognoso e impresentabile e di un'intesa che - soprattutto per i colleghi meridionali di maggioranza - comporterà, se votata, l'assunzione della gravissima responsabilità di un'azione di «killeraggio» nei confronti dell'agrumicoltura nazionale. Ma ancora più vergognosa - mi consenta, non uso spesso questi termini - è stata la puntualizzazione del ministro questa mattina.
è quello di ratificare un accordo che ha più di tre anni e mezzo di vita! Lei ci deve spiegare perché l'Italia abbia sottoscritto pochi giorni fa un'intesa per l'importazione a dazio zero di 50 mila tonnellate di agrumi per il primo anno, di 55 mila per il secondo e di 60 mila per il terzo, rispetto agli 8 mila che finora erano il contingente assicurato all'Egitto. Quanti altri accordi ci dobbiamo aspettare e per quale percentuale d'incidenza sulla produzione nazionale? Lei non può venire a prendere in giro la Camera, i deputati - soprattutto quelli di maggioranza che le hanno consentito di essere seduto lì - dicendo che assume il formale impegno di sostenere l'atto Senato n. 3832 per rendere inefficaci - sono sue parole - le esposizioni creditizie per due anni. Rendere inefficaci le esposizioni creditizie significa, in lingua italiana, che lei chiederà la sospensione delle ingiunzioni di pagamento alle banche, ma non risolverà il problema che è alla radice dell'incapacità del settore agricolo, in generale, e del settore agrumicolo, in particolare, di sciogliere i nodi per mantenersi nel mercato ed affrontare il futuro che è, nella sostanza, il problema delle passività pregresse. Lei vuole curare un male incurabile con l'aspirina? Pensa che il rinvio di due anni dell'esecuzione forzata possa risolvere un problema che il Governo, invece, ha il dovere di affrontare dando una soluzione a regime delle questioni legate all'esposizione? Quanto ci costa un rinvio per due anni? Mi chiedo se abbia considerato che affrontare i temi della passività pregressa è anche un modo per recuperare esborsi enormi che lo Stato ancora sostiene, perché - lo ricordava poco fa il collega Misuraca - quelli che vengono applicati al settore agricolo sono tassi di mutui contratti ai tempi in cui i tassi di interesse erano elevatissimi. Una ricontrattazione dei mutui farebbe risparmiare soldi allo Stato e sulla base di una serie di valutazioni che proprio ieri in Commissione agricoltura abbiamo fatto con i funzionari si è addirittura pensato che questa norma sia autosufficiente per quanto riguarda la copertura finanziaria. Come può non consentire che la Commissione agricoltura affronti il tema del consolidamento delle passività pregresse e, soprattutto, le questioni strategiche dell'avvio nel nostro paese dell'agrumicoltura e dell'agricoltura?
ANTONIETTA RIZZA. Girati, se ne sono andati tutti! Miserabili!
PRESIDENTE. Avanti cosa, onorevole Bono? Una volta c'era avanti popolo...
ANTONIETTA RIZZA. Ti devi girare e vedere chi c'è! (Proteste dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Colleghi!
ALFREDO BIONDI. Oggi dovreste andare in piazza!
PRESIDENTE. Presidente Biondi, la prego!
NICOLA BONO. Se mi interrompono, mi invitano a nozze. Volevo solo capire cosa stanno dicendo...
PRESIDENTE. Lei stava dicendo «avanti» ed eravamo in attesa di chi dovesse avanzare.
NICOLA BONO. Stavo concludendo, Presidente.
ANTONIETTA RIZZA. Ti devi girare a guardare chi c'è!
NICOLA BONO. Poi vi mando un biglietto, Rizza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cangemi. Ne ha facoltà.
LUCA CANGEMI. Signor Presidente, noi siamo contro la ratifica di questo trattato per ragioni di carattere generale. Vorrei approfittare, però, della presenza del ministro per le politiche agricole, sperando di poter interloquire con lui, per svolgere un ragionamento sulla questione dell'agricoltura mediterranea e, in particolar modo - di ciò si tratta -, dell'agrumicoltura.
PRESIDENTE. Vorrei informare che il gruppo di forza Italia dispone ancora, complessivamente, di tredici minuti di tempo.
MASSIMO GRILLO. Signor Presidente, con riferimento a ciò che ho ascoltato stamane, vorrei precisare che noi siamo favorevoli a incoraggiare e a sostenere le risultanze della conferenza di Barcellona sul partenariato euromediterraneo, creando condizioni di stabilità, di sicurezza, di crescita socio economica del Mediterraneo. Però, ciò non significa alimentare ulteriori squilibri o divari tra le aree produttive dell'Unione europea e del nostro paese.
PIETRO ARMANI. Bravo!
NICOLA BONO. Per questo sarete iscritti tra i buoni!
MASSIMO GRILLO. ... perché ritengo che sia un tradimento dell'agricoltura del Mezzogiorno. Mi dispiace per il ministro De Castro, che effettivamente, rispetto ad alcune politiche per l'agricoltura, ha raggiunto diversi successi e risultati, ma nello specifico non possiamo approvare il trattato così come formulato.
PRESIDENTE. Colleghi, devono ancora parlare gli onorevoli Dozzo, Furio Colombo, Massidda, Acierno, Domenico Izzo, Guidi, Paolo Rubino e Calzavara. Ci sono altri colleghi che intendono intervenire?
MICHELE RALLO. Siamo nella fase degli interventi sull'articolo 1, poi ci saranno le dichiarazioni di voto finale?
PRESIDENTE. Se i gruppi non avranno esaurito il tempo a loro disposizione, potranno svolgere le dichiarazioni di voto finale.
GIANPAOLO DOZZO. Presidente, signor ministro, in quest'aula si parla di agricoltura solamente in momenti di emergenza, ma io non penso che il settore dell'agrumicultura del meridione sia in crisi per il trattato con il Marocco. Ritengo che la crisi perduri ormai da parecchi anni e che le cause derivino da un problema di organizzazione e di qualità del prodotto e da altre questioni importantissime che, se non verranno risolte in breve tempo, porteranno questo settore allo sfascio.
fare una difesa di vecchio stampo, di tipo protezionistico. Mi sembra che siano in contraddizione con quei principi che ogni giorno sbandierano.
NICOLA BONO. È l'accordo che è protezionistico per l'industria!
GIANPAOLO DOZZO. L'onorevole Bono interrompe sempre e parla di questioni di cui non è a conoscenza (Commenti del deputato Bono).
DOMENICO IZZO. Ma stai zitto che non capisci niente! Ma che dici?
GIANPAOLO DOZZO. È a verbale: i rappresentanti della ditta chiedevano a gran voce di poter andare avanti con la propria produzione; mancava purtroppo la materia prima...
DOMENICO IZZO. Che faccia tosta! Non hai mai visto una foglia di arancio!
GIANPAOLO DOZZO. Mi chiedo, allora: dov'è la verità? Esiste veramente un certo problema, oppure no? Vi è davvero sovrapproduzione o vi è una carenza di programmazione del mercato?
DOMENICO IZZO. Così fai meno brutte figure!
GIANPAOLO DOZZO. Concludo ricordando al ministro che in questi giorni sono arrivate multe ai nostri produttori di latte: multe che determineranno la chiusura di molte aziende. Chiedendo venia al collega Izzo e sperando che egli usi la stessa veemenza per salvaguardare la produzione settentrionale, sulla qual cosa ho qualche dubbio, dichiaro l'astensione del nostro gruppo. Il collega Calzavara, successivamente, svolgerà la dichiarazione finale di voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furio Colombo. Ne ha facoltà.
FURIO COLOMBO. Signor Presidente, ho ascoltato con estremo interesse la
trattazione di una materia sulla quale ho poca competenza ed ho ascoltato con estremo interesse gli argomenti sia della maggioranza, sia dell'opposizione. Ebbene, devo dire ai colleghi dell'opposizione che ho visto una progressiva virata di argomentazioni, dal merito specifico, che può essere estremamente ricco di considerazioni, alla contrapposizione nord-sud che, come è stato dimostrato un attimo fa dall'ultimo intervento, onorevole Bono, non è mai la strada giusta, perché mette due Italie l'una contro l'altra. Ho notato poi l'ulteriore contrapposizione tra industria ed agricoltura: di nuovo, in un paese che vive dell'una e dell'altra, è una contrapposizione che mi appare poco sensata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero premettere che sono perfettamente d'accordo sul tentativo della Comunità europea di creare una cooperazione con uno Stato, come il Marocco, che sta cercando di compiere grandi passi avanti, soprattutto grazie alla conduzione politica di Re Hassan che, a mio avviso è uno degli uomini più grandi del nostro secolo. Anch'io vorrei che tali affermazioni restassero agli atti perché ciò che seguirà non vuole assolutamente suonare come un attacco alla cooperazione, ma alla filosofia che la ispira.
quale, da gentiluomo, ha notato lo scadimento del dibattito. Tuttavia, io lo invito ad intervenire quando viene colpito allo stesso modo anche chi non ha un nome così altisonante. Lo stesso tipo di sospetto gratuito viene nutrito nei confronti dei componenti della minoranza che, però, non vengono difesi. Tuttavia, dicevo, condivido l'atteggiamento dell'onorevole Furio Colombo e, come lui, interverrò ogni qualvolta si dovesse ripetere una simile situazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Acierno, al quale ricordo che ha a disposizione quattro minuti di tempo. Ne ha facoltà.
ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, credo che il dibattito odierno, checché ne dica il collega Furio Colombo,
sia molto interessante. Non reputo che esso sia considerato, né da parte della maggioranza, né da parte dell'opposizione, come il dibattito dell'industria contro l'agricoltura, del nord contro il sud io della FIAT contro gli agrumeti.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Acierno.
ALBERTO ACIERNO. Il problema è come uscirne, signor ministro. L'impegno contenuto nell'ordine del giorno presentato dal relatore può essere un segnale, ma non è sufficiente. Non è un'elemosina bensì una politica concreta di sviluppo quella in grado di rendere giustizia a questo atto che ancora una volta penalizza
il Mezzogiorno e, di conseguenza, l'intero paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Domenico Izzo. Ne ha facoltà.
DOMENICO IZZO. Desidero innanzitutto ringraziare e manifestare la mia solidarietà al ministro delle politiche agricole, il quale è venuto qui a tentare, in verità con risultati insufficienti, di mettere una toppa ad errori compiuti da altri. Apprezzo la sua buona volontà, ministro De Castro, ma non posso dichiararmi soddisfatto delle proposte qui avanzate per tentare - come dicevo - di riparare ad un errore.
DARIO RIVOLTA. Per questo dobbiamo rinunciare alle regole anche noi, mentre voi della maggioranza le mantenete!
DOMENICO IZZO. Onorevoli colleghi, in questo modo, la libera gara siamo condannati a perderla in partenza! Pretendere di inserire norme paritarie quando non sono paritarie le condizioni di partenza vuol dire compiere un'operazione con un pizzico di malafede e di cinismo; il cinismo di chi afferma che esiste un settore debole, che non interessa al paese - questo posso ancora capirlo - per cui, se esso si distrugge, si avranno vantaggi in altri settori di maggior interesse per il paese.
Governo - possa concorrere ad uccidere quella gente che ha avuto, forse, il torto di aver inviato me a rappresentarla; pertanto, non posso che preannunciare il mio voto fermamente contrario a questa misura. Ciò non perché non si debba ratificare l'accordo tra le Comunità europee e il Regno del Marocco, ma perché tale accordo è profondamente squilibrato. Né vedo una volontà reale e manifesta da parte del Governo - mi riferisco al Governo nella sua collegialità e non al ministro per le politiche agricole - di offrire misure adeguate, necessarie e sufficienti, quanto meno a parare i colpi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guidi. Ne ha facoltà.
ANTONIO GUIDI. Signor Presidente, vuole cortesemente ricordarmi quanto tempo ho a disposizione?
PRESIDENTE. Il suo gruppo ha a disposizione complessivamente otto minuti.
ANTONIO GUIDI. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, credo che negli anni chi, come me, si è occupato di sociale ha sempre rimpianto, non per nostalgia, ma per studio ed intelligenza, il mutamento antropologico del nostro paese: troppa industria, troppo grande per l'Italia e troppo piccola per l'Europa, abbandono forzato dell'agricoltura. Abbiamo avuto questo rimpianto, ripeto, non per nostalgia, ma per la consapevolezza che stiamo perdendo un enorme capitale economico, di lavoro, di storia, di produttività e - perché no? - di piccola e piccolissima impresa. Credo che un provvedimento come questo devasti ulteriormente qualcosa che è già profondamente devastato. Penso alla Puglia, dove questo provvedimento aggraverà la situazione di chi lavora in maniera trasparente, aggraverà la situazione del lavoro nero dei neri, perché creerà un'emergenza enorme. Non si parla, infatti, di piccole cifre, ma di macrocifre che non solo deprezzeranno i prodotti italiani, ma ne impediranno addirittura la produzione.
GIANPAOLO DOZZO. Anche a Chioggia!
FABIO CALZAVARA. Sì, anche a Chioggia!
ANTONIO GUIDI. L'avrei nominata subito dopo: è chiaro che il problema della pesca riguarda tutta l'Italia, visto che abbiamo 7 mila chilometri di costa. Tra l'altro, San Benedetto non si trova al sud...
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Guidi.
ANTONIO GUIDI. Presidente, sono stato interrotto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Rubino. Ne ha facoltà.
PAOLO RUBINO. Signor Presidente, avendo seguito con attenzione il dibattito, ritengo che non votando questo provvedimento provochiamo un danno all'agricoltura italiana, ma, soprattutto, a quella meridionale.
da una chiusura autarchica della nostra economia, anche se poi usiamo il termine globalizzazione ad ogni pie' sospinto. Avrei capito se al Governo avessimo chiesto una maggiore attenzione.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Rubino, ma deve concludere.
PAOLO RUBINO. Signor Presidente, ho quasi finito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lucchese, al quale ricordo che ha quattro minuti di tempo. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare il ministro che ha sentito il bisogno di essere presente quest'oggi.
i costi dei trasporti e dell'energia per le regioni meridionali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tattarini. Ne ha facoltà.
FLAVIO TATTARINI. Signor Presidente, prendo la parola perché nella discussione di questa mattina e negli interventi della scorsa settimana sono emerse due singolari affermazioni che hanno tratto pretesto dalla discussione di questo accordo e che, per quanto ci riguarda, sono entrambe inaccettabili. Vi è stato, da una parte, il tentativo di mettere in evidenza una sorta di discriminazione verso l'agricoltura meridionale operata dal Governo e dalla maggioranza e, dall'altra, quello di presentare l'azione del Governo come inconsistente e non finalizzata a valorizzare i contenuti veri dell'agricoltura e del sistema agroalimentare nazionale.
PRESIDENTE. Onorevole Tattarini, deve concludere subito.
FLAVIO TATTARINI. Come dicevo, con la legge finanziaria abbiamo varato le misure per la previdenza che tutti conoscono. Conosciamo anche le battaglie che abbiamo combattuto in questo Parlamento, spesso da soli, per tutelare le produzioni come l'olio, il vino e l'ortofrutta, sfidando anche l'Europa in una battaglia vincente per il paese e, in particolare, per l'agricoltura, che ne ha più bisogno (Applausi dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l'Ulivo, comunista e misto-verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Aloi. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, ministro e sottosegretario, interverrò su un tema delicato, che tra l'altro ha interessato a più riprese quest'Assemblea ed anche la Commissione agricoltura della Camera. La questione dell'accordo con il Marocco veniva vista in una chiave di lettura che atteneva soprattutto ad alcuni precedenti storici, costituiti da qualche episodio ripetutamente evocato. Tali episodi erano attinenti ad accordi conclusi in un periodo in cui, per la verità, sorgevano diversi sospetti, pur al di là di quella data del 1978 che viene richiamata in quanto la Comunità europea aveva già stabilito
con lo stesso Marocco alcuni punti di incontro, in riferimento soprattutto all'agrumicoltura. Non per ragioni polemiche, desidero ricordare la linea che nel corso degli anni alcuni Governi italiani hanno portato avanti, secondo logiche che, certamente, chi si muove in direzione della questione settentrionale, e solamente di essa, dovrebbe tenere presenti. Mi riferisco, ovviamente, ad alcuni accordi che l'allora ministro Susanna Agnelli - «Vestivamo alla marinara» ci insegnava in qualche sua simpatica pubblicazione che tutti noi abbiamo letto - concluse con il Marocco, con un'operazione che tendeva a far sì che i prodotti industriali della FIAT venissero trattati e contrattati insieme con gli agrumi del Marocco; si trattava di una logica che ha finito per penalizzare, per via trasversale, il Mezzogiorno d'Italia, che in stragrande maggioranza produce proprio agrumi.
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sull'articolo 1.
Ricordo che nella seduta dell'8 luglio scorso si è passati all'esame degli articoli ed è iniziata la discussione sull'articolo 1 (vedi l'allegato A al resoconto della seduta dell'8 luglio 1999 - A.C. 5652 sezione 1).
Nella seduta di ieri è stato invece deciso il rinvio del seguito del dibattito al fine di consentire l'intervento del ministro delle politiche agricole.
La prima soluzione è quella del piano agrumicolo: mi riferisco ai 110 miliardi stanziati e messi a disposizione proprio per rafforzare l'offerta delle nostre produzioni mediterranee e, in particolare, agrumicole.
La seconda - assolutamente importante ai fini del risultato della riforma della politica agricola comune di Agenda 2000 - consiste nell'impegno del Governo a sostenere un riequilibrio della politica agricola comune e, quindi, a sostenere i prodotti mediterranei rispetto ai prodotti continentali.
Di questo riequilibrio si sono già visti gli effetti con l'accordo di Berlino del 24-25 marzo scorso per alcuni comparti: voglio solo ricordare quello del vino, vista la sua importanza per le aree del Mezzogiorno. Sarebbe stato particolarmente dannoso l'inserimento dell'ipotesi prevista dalla Commissione europea, concernente l'estensione dell'importazione di mosti dai paesi terzi; si tratta di una problematica sollevata da molti parlamentari che, grazie proprio a quell'ordine del giorno del Senato, possiamo dire di aver bloccato: l'accordo, infatti, ha impedito l'accesso di tali produzioni nel nostro paese e in Europa.
Alla luce di tali risultati e del piano agrumicolo, nonché delle discussioni dei giorni scorsi - mi riferisco, soprattutto, a quanto detto con la partecipazione dell'onorevole Domenico Izzo e di altri - si è costruita un'ipotesi di impegno del Governo; pertanto, sono oggi qui ad assumermi l'impegno a presentare un emendamento all'atto Senato n. 3832 che riguarda, in particolare, le misure creditizie e la rinegoziazione dei mutui, nonché l'estinzione anticipata degli stessi al tasso di sconto.
In particolare, mi impegno a presentare un emendamento con il quale siano rese inefficaci, per un periodo di due anni, tutte le operazioni e le procedure esecutive nei confronti delle aziende agricole per esposizioni finanziarie scadute e non pagate.
Ritengo che tale impegno possa dare una risposta efficace ai problemi delle aziende agricole, in particolare del Mezzogiorno; una risposta efficace che vada ben al di là della questione - direi
Ritengo che l'impegno assunto oggi dal Governo, unitamente all'altro - che a mio avviso è ancor più importante - relativo ai prossimi negoziati del WTO che inizieranno il 30 novembre prossimo a Seattle, potrà dare forza al Governo nel sostenere una politica di riequilibrio delle produzioni mediterranee nei confronti di quelle continentali.
Riprendiamo dunque gli interventi sull'articolo 1.
Prendo atto che gli onorevoli Prestigiacomo, Micciché e Giudice, che avevano chiesto di parlare, vi hanno rinunziato.
Constato l'assenza dell'onorevole Floresta, che aveva chiesto di parlare: si intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.
Signor ministro, sia la Camera dei deputati, sia il Senato possono approvare un ordine del giorno; lei, però, non ci ha spiegato le possibili ricadute dell'accordo sull'agrumicoltura, che potrebbero risultare penalizzanti ed è venuto solo a dirci che si potrebbe inserire un emendamento nell'atto Senato n. 3832.
Ritengo che non si possa pronunciare una simile promessa in quest'aula. Un provvedimento in favore del ripianamento dei debiti delle aziende agricole non può essere inserito attraverso un emendamento. Dobbiamo affrontare meglio i problemi legati alla crisi dell'agricoltura italiana e di quella meridionale in particolare. Lei sa che diverse proposte di legge in materia sono all'esame della Commissione agricoltura della Camera: purtroppo il Governo non ha saputo affrontare il problema del modo in cui far uscire le aziende agricole dalla crisi. L'emendamento, a mio avviso, non può risolvere le vere difficoltà dell'agricoltura. Tutte le forze politiche ieri in Commissione agricoltura hanno riconosciuto l'esigenza di un intervento immediato affinché venga data risposta alle aziende agricole in crisi, in particolare attraverso una sospensione delle azioni di recupero dei debiti da parte delle banche: ma tutto questo cosa c'entra con il piano agrumicolo di cui lei ha parlato, dicendo che è già stato avviato? In proposito il Governo ha assunto un impegno, accettando un ordine del giorno sulla materia al Senato: ma questo cosa c'entra con l'accordo con il Marocco? Noi dobbiamo discutere delle ricadute penalizzanti di tale accordo sulla nostra agricoltura mediterranea.
Riceviamo solamente promesse, promesse, promesse. Vogliamo fatti concreti: non ci si può semplicemente proporre un emendamento come forma di baratto. Di questo, infatti, si tratta, caro signor ministro: lei ci chiede di barattare il consenso all'accordo con il Marocco. Noi non possiamo accettare questa proposta, lei deve dirci, insieme al ministro degli esteri, quali siano le ricadute positive per la nostra agricoltura meridionale. Se ci fornite questi chiarimenti, allora possiamo discutere. Non possiamo accontentarci di quanto viene proposto con l'emendamento che è stato ricordato, perché un simile intervento rappresenta un dovere per il Governo, come è un dovere portare a conclusione l'iter delle proposte di legge che giacciono presso la Commissione agricoltura, per affrontare il vero tema del ripianamento delle passività delle aziende.
Non dobbiamo preoccuparci della possibilità che l'Unione europea impugni i provvedimenti all'esame della Commissione
Ha chiesto di parlare l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
L'accordo con il Marocco al nostro esame consente l'importazione non solo di arance e di altri tipi di agrumi, ma anche di carciofi, zucchine e pomodori: esso costituisce un colpo mortale inflitto all'agricoltura in genere, non solo a quella siciliana (ho ascoltato poc'anzi le vibranti dichiarazioni dell'onorevole Misuraca sull'argomento), visti i prezzi all'importazione di tali prodotti, vilissimi e assolutamente non competitivi sul mercato italiano perché il Marocco ha un costo del lavoro agricolo infinitamente più basso di quello italiano. Non vi era assolutamente alcuna necessità di mettere in ginocchio l'agricoltura del meridione per vendere al Marocco macchine agricole e trattori targati FIAT.
Sulle questioni concernenti la politica estera, il mio gruppo tiene conto in primo luogo degli interessi della nazione e solo successivamente di quelli della propria parte politica. Tuttavia, in questo caso non possiamo assolutamente appoggiare l'orientamento che caratterizza la politica estera del Governo: il nostro «no» sarà fermissimo come la protesta nei confronti di un Governo non più in carica. L'attuale Governo ha avuto spianata la strada proprio dal Governo guidato da chi, in quest'aula, si vantò di essere il grande timoniere di una maggioranza nata nel gennaio del 1995, in seguito all'infame ribaltone, che portò al potere il «Governo del Presidente», in luogo del Governo voluto della maggioranza espressa dalle elezioni politiche del 21 marzo 1994. Ebbene, questo grande timoniere non può ritenersi scevro di responsabilità per una scelta che non fa onore neanche al Governo attuale, che ha nel ministro Dini il proprio sottotimoniere, visto che il ruolo di timoniere è stato rivendicato dall'onorevole D'Alema.
Pertanto, annuncio che il mio gruppo esprimerà un voto contrario su questo provvedimento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Matranga. Ne ha facoltà.
Mi chiedo: per quale oscuro motivo dobbiamo incentivare l'importazione dal Marocco di arance, clementine, carciofi, pomodori e tanti altri prodotti in esenzione doganale, quando tutti sappiamo che il loro ingresso in Italia danneggia le produzioni nazionali?
Ci siamo forse dimenticati della crisi agrumicola siciliana dello scorso anno quando l'allora ministro Pinto promise iniziative finalizzate a ridurre i prezzi di produzione dei nostri agrumi intervenendo sui costi di trasporto e sulle spese previdenziali?
Vorrei porre a quest'aula le seguenti domande. Chi trarrà vantaggio da questo accordo con il Marocco? Forse è un caso che l'allora sottosegretario per gli affari esteri fosse un'Agnelli e che i vantaggi che scaturirono furono soltanto per il comparto industriale? Bisognava per forza sacrificare l'agricoltura?
Io sono una parlamentare siciliana e conosco bene la realtà agricola della mia terra. So quanti sacrifici i nostri agricoltori compiono per fronteggiare la concorrenza delle produzioni mediterranee degli Stati nord africani. È fuor di dubbio che i mercati dei prodotti agricoli hanno subito negli ultimi anni ripercussioni negative come conseguenza delle varie concessioni commerciali a favore di paesi terzi. Perché dare oggi altri vantaggi al Marocco? È anche evidente che le concessioni commerciali hanno riguardato le produzioni tipiche di quei paesi che sono in stretta concorrenza con le agricolture dei partner mediterranei dell'Europa, e quindi anche dell'Italia. Tutti sappiamo poi che esiste una questione mediterranea ancora irrisolta tra le linee dell'attuale politica agricola.
Signor ministro, mi fa piacere vedere che lei è molto disattento e che ancora una volta le interessa poco la questione, però vorrei ricordarle che ci troviamo dinanzi ad uno squilibrio ormai storicamente consolidato nel sostegno dei vari settori, che attualmente avvantaggia significativamente i prodotti continentali rispetto a quelli mediterranei. La ringrazio, signor ministro (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Romano Carratelli. Ne ha facoltà.
Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, penso che oggi non sarà possibile votare questo provvedimento visto che il numero dei colleghi presenti in aula non lo consentirà. Dunque, nel tempo che ci sarà tra oggi e la prossima volta in cui discuteremo di questo disegno di legge, lei, signor ministro, avrà modo di riflettere sulle cose che qui sono state dette e di modificare alcuni degli aspetti incredibili contenuti nella normativa.
Credo che non molti abbiano letto l'atto Camera n. 5652 anche perché esso è un vero e proprio malloppo che certo non invita alla lettura, anche se mi rendo conto che spesso gli accordi internazionali sono complessi.
In ogni caso, mi sono preso la briga di analizzare alcune delle parti dell'accordo in esame. A pagina 9 dell'atto Camera n. 5652 si legge: «(...) Considerando le evoluzioni di carattere politico ed economico registrate negli ultimi anni sul continente europeo e in Marocco e responsabilità comuni che ne derivano per quanto riguarda la stabilità, la sicurezza e la prosperità (...); Considerando (...) il perseguimento dei loro obiettivi di piena integrazione dell'economia marocchina nell'economia mondiale e della partecipazione alla comunità degli Stati democratici (...), al fine di ravvicinare il livello di sviluppo economico e sociale della comunità
Questo accordo - ci tengo a sottolinearlo poiché qui non è stato detto - prevede la stessa cosa per la pesca; ne consegue che al sud, oltre all'agricoltura, vengono ad essere penalizzati anche i prodotti ittici e tutti coloro che nel nostro paese operano nel settore della pesca. Ovviamente, è un paese che ha una capacità di produzione di pescato superiore alla nostra. In cambio di ciò cosa otteniamo? È stato detto - e lo voglio ribadire - che forse è un cadeau del Governo per festeggiare i cento anni della FIAT e mi pare giusto che la ricorrenza sia ricordata anche con questo piccolo particolare!
Signor ministro, davanti alla drammaticità della questione, lei non può minimizzarne i termini dicendo cose totalmente false, perché quando lei sostiene che l'accordo riguarda soltanto una quantità ridotta di importazione, io la smentisco: 300 mila tonnellate di importazione di agrumi a dazio zero rappresentano l'equivalente di un sesto della produzione agrumicola nazionale di un anno. Se un sesto della produzione possa essere una percentuale minima rispetto all'incidenza sul mercato, lascio non a lei, né alla Camera la riflessione sulla più elementare valutazione di carattere matematico.
Ci parli, invece, dell'accordo che l'Italia ha sottoscritto in questi giorni con l'Egitto. Voi siete recidivi: il problema non
Ecco perché siamo contrari a questo accordo e perché stigmatizziamo il modo con il quale lei questa mattina sta gestendo la questione. La situazione è molto più grave, molto più critica, molto più pesante di quello che lei vuol far apparire e i deputati della maggioranza non possono nascondersi dietro il dito delle sue dichiarazioni, che sono fuori da ogni realtà. Ecco perché alleanza nazionale, che in tutti gli appuntamenti istituzionali ha contrastato pesantemente questo accordo, mantiene un atteggiamento contrario; lo mantiene perché considera tale accordo un ennesimo tradimento nei confronti dell'agricoltura siciliana e meridionale, nonché nei confronti dell'agrumicoltura, che ancora oggi in vaste aree del paese, pur essendo maltrattata e bistrattata, come stiamo verificando, mantiene un notevole ruolo di sostegno dell'economia.
In conclusione, siamo favorevoli a che il Governo non prosegua più sulla strada della ratifica di accordi che servono solo a logiche industriali. Sembra che Agnelli citi spesso la frase secondo cui ciò che va bene alla Fiat, fa bene all'Italia. Questo accordo fa bene solo alla Fiat; non fa bene né all'Italia, né all'agrumicoltura (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale) e sono convinto che non farà bene neanche alla maggioranza. Infatti, se oggi quest'ultima dovesse votare compatta un accordo del genere, sapremo utilizzare tutti gli strumenti che la propaganda ci offre per denunciare nome per nome i deputati che hanno votato a favore e quelli che si sono volutamente assentati, come abbiamo fatto al Senato e come abbiamo dichiarato per quanto riguardava il voto di quel ramo del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Quindi, avanti...
Siccome non ho capito cosa mi stavano dicendo, non replicherò. Concludo quindi sostenendo l'esigenza di...
Concludo sostenendo l'esigenza di attestarsi, in merito a questo problema, a tutela delle rappresentanze legittime che ci hanno deputato a sostenere in questa Camera i loro interessi. Questo è un accordo contro gli interessi dei produttori agricoli e dei lavoratori dell'agricoltura, che noi non voteremo mai (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale e di forza Italia).
La prego, signor ministro, sgombriamo il campo da una questione. Lei tende a minimizzare gli effetti che quello in esame ed altri simili trattati hanno sull'agrumicoltura e, più in generale, sulle produzioni mediterranee. Lei sa, signor ministro, che ciò non è vero e lo sa tanto bene che un importante documento, che lei conosce perché proviene dal suo Ministero, cioè il piano agrumicolo nazionale, nelle premesse analitiche della crisi gravissima, tremenda, dell'agricoltura siciliana, calabrese e di altre regioni meridionali, include fra le cause proprio tali accordi e, più in generale, il sistema dei rapporti commerciali relativi a dette produzioni; ripeto, ciò viene affermato dal piano agrumicolo predisposto dal suo Ministero.
Sgombriamo il campo, quindi, da tale questione. Sappiamo che vi è un sistema di rapporti commerciali ingiusto che penalizza gravemente le produzioni mediterranee a favore - dobbiamo essere chiari - non di paesi terzi extracomunitari, ma di grandi centrali multinazionali di commercializzazione, che guadagnano e che incassano il valore aggiunto colpendo le aree deboli del nostro paese e sfruttando i lavoratori e l'ambiente dei paesi del terzo mondo. Su tale punto, la realtà è questa.
Caro signor ministro, vi è un secondo punto, però, sul quale dobbiamo ragionare pacatamente, ossia il rapporto fra questo sistema di relazioni commerciali, che penalizza gravemente l'agrumicoltura ed altri comparti, specialmente dell'ortofrutta del Mezzogiorno, e le iniziative in cantiere.
Noi siamo a favore di un giudizio freddo e ragionato sulle questioni e ne abbiamo dato prova; abbiamo riconosciuto che l'ultima redazione del piano agrumicolo nazionale colmava alcuni ritardi, accoglieva alcune richieste importanti della piattaforma che i produttori, i lavoratori agricoli, le comunità interessate, attraverso gli enti locali che li rappresentano, avevano avanzato, puntando sulla qualità e facendo un ragionamento positivo. Siamo ancora agli inizi, però, perché vi sono una strumentazione e risorse del tutto inadeguate; il piano agrumicolo nazionale è stato finanziato con 110 miliardi, assolutamente insufficienti a realizzare gli stessi obiettivi che il piano si propone.
Allora, signor ministro, le pongo una questione, sperando che se ne possa discutere in modo argomentato e ragionato: qual è il rapporto fra questi timidi, insufficienti, eppure positivi passi che sono stati compiuti, soprattutto grazie - diciamo noi - al movimento di produttori e di lavoratori agricoli, che hanno fatto finalmente dell'agrumicoltura una questione nazionale, ed il problema delle relazioni commerciali, in ordine alla questione dei prodotti agricoli? Vi è o no un rapporto? Secondo noi, il rapporto è evidente, perché se non riusciamo ad ottenere a livello comunitario, partendo da una presa di posizione forte, una revisione del sistema delle relazioni commerciali, anche quei primi timidi passi verranno resi del tutto vani. La nostra posizione di generale contrarietà a questo trattato fa riferimento a questioni più generali e al sistema di scambi ineguali che si vorrebbe imporre nell'area mediterranea, ma in particolare, rispetto a questo punto specifico, noi esprimiamo una posizione di forte, netta e ragionata contrarietà perché crediamo che siano previste misure che danneggiano gravemente le possibilità di sviluppo di un comparto decisivo qual è quello dell'agrumicoltura (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.
Signor Presidente, gradirei che il ministro De Castro, a cui abbiamo chiesto di partecipare alla seduta odierna, potesse ascoltare.
Rispetto ad un accordo di tale rilievo e portata con il regno del Marocco, la risposta del Governo non può essere fondata soltanto sulle buone intenzioni o su dichiarazioni rese nel corso dell'esame di emendamenti o di ordini del giorno. Intanto, occorre chiarire se questo trattato, che risale al 26 febbraio 1996, sia qui soltanto per la ratifica oppure anche per l'esecuzione. Infatti, da quello che si legge nel testo trasmesso alla Camera si tratta della ratifica e dell'esecuzione dell'accordo.
Ritengo che, in buona parte, le ripercussioni e gli effetti negativi prodotti da questo accordo si siano già verificati. Questo mi sembra un aspetto alquanto rilevante sul piano procedurale che bisogna sicuramente sottolineare.
Ritengo che sia possibile dotarsi di una nuova strategia rispetto ai danni e alle ripercussioni che l'agricoltura del meridione ha subito.
Mi riferisco alle modalità di sviluppo che possano superare le tensioni nel Mediterraneo che non riguardano soltanto il settore della pesca, ma cominciano a interessare anche altri rapporti con i paesi del Mediterraneo.
Mi riferisco ad un partenariato, ad una collaborazione e ad una collaborazione che non sia passiva ma, attraverso una partecipazione culturale ed economica degli operatori, crei le condizioni per un più stretto rapporto tra le regioni europee poste al confine con i paesi terzi e con il Marocco e le regioni che soffrono di squilibri economici, di carenze strutturali e di emigrazione attraverso una formula diversa di collaborazione con i paesi del Mediterraneo.
Mi riferisco, ad esempio, alle società miste, ad una collaborazione che si crei dal basso e non imposta dall'alto con gli scambi di cui si parlava.
Le esigenze del partenariato euromediterraneo si possono conciliare con la competizione e il riequilibrio nelle zone più svantaggiate. Tutto questo è possibile farlo se il Governo decide una strategia diversa per le società miste. Ritengo che incrementare gli investimenti, creare una integrazione culturale ed economica e una collaborazione con questi paesi potrebbe rappresentare una buona occasione per giungere all'abbattimento delle barriere attraverso un processo che nasce dagli stessi operatori.
Ritengo che, per come è impostato il trattato, ci troviamo di fronte ad una grave, palese ed ulteriore ingiustizia per le nostre regioni più depresse e per quelle del meridione. Per questo non posso accettare l'accordo così come viene proposto e ritengo che, oltre che sulle società miste, il Governo dovrebbe puntare sulla riclassificazione delle aree svantaggiate e sulla riduzione degli oneri contributivi a carico degli agricoltori, per poter compensare una condizione di squilibrio complessivo e di difficoltà che vivono l'agricoltura ed anche la pesca nel Mezzogiorno.
Con molta onestà, a prescindere dall'appartenenza ad una maggioranza, io debbo esprimere il voto contrario non solo mio personale, ma anche dei deputati del CDU; onorevole Bono, facciamo tutto questo pur essendo maggioranza. Sulla questione specifica, pure essendo maggioranza, noi votiamo contro questo accordo...
Mi comunicano che anche gli onorevoli Lucchese e Tattarini interverranno sull'articolo 1. Avverto che, essendo stata richiesta la votazione nominale, il voto sull'articolo 1 avrà luogo in altra seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Dozzo. Ne ha facoltà.
Però, sento qui colleghi della maggioranza e della minoranza che si sono sempre dichiarati liberisti e per la globalizzazione
Mi riferisco al fatto che in quest'aula, anche questa mattina, l'onorevole Bono ha parlato di questione meridionale. Ebbene, caro Bono, la stessa veemenza non l'hai avuta quando si è trattata la questione settentrionale e qui in quest'aula ne abbiamo parlato più volte, per esempio in riferimento al problema delle quote latte. Mi riferisco anche a quello che diceva il collega Romano Carratelli, per il quale non è possibile introdurre prodotti che penalizzano le colture meridionali. Vorrei ricordare al collega che per altre produzioni l'introduzione di prodotti da paesi europei ed extraeuropei supera di gran lunga il 60 per cento del consumo globale dello Stato italiano.
Allora, caro ministro, se lei comunque persevera nel dare il «contentino» al meridione con questi aiuti creditizi, mi scusi, ma è sulla strada sbagliata. Si potrebbe infatti innescare una serie di ritorsioni contro quei produttori che in questo momento si vedono chiudere le loro aziende. Devono chiudere le proprie aziende per le azioni di questo Governo, che nel recente passato sono state vessatorie nei confronti di chi chiede soltanto di lavorare. Assicuriamo, allora, equità e giustizia per tutti, signor ministro: lasciamo stare gli aiuti creditizi e gli aiuti surrettizi all'agricoltura, vediamo di definire piani di sviluppo per l'agricoltura sia settentrionale sia meridionale! Abbiamo infatti ormai accertato che vi sono due tipi di agricoltura, una settentrionale ed una meridionale, ambedue con lo stesso valore ma con esigenze diverse.
Questa mattina, in aula da più parti si è sostenuto che non deve essere ratificato l'accordo in esame: resta il fatto che, anche se l'accordo non viene ratificato, il problema della agrumicoltura nel meridione è pesante. Ricordo l'audizione, svolta in sede di Commissione agricoltura un paio di mesi fa, dei rappresentanti di una nota casa di succhi di frutta (non cito il nome per non fare pubblicità) operante in Sicilia, che purtroppo ha smesso la produzione per mancanza di materia prima...
Concludo, comunque...
Ho notato quindi (mi ha un po' meravigliato in un collega della correttezza e della documentazione dell'onorevole Bono) che, oltre alla contrapposizione nord-sud, industria-agricoltura, vi è la contrapposizione FIAT-agrumeti, che di nuovo mi disorienta, perché vi è un proverbio dei contadini americani, che vorrei ricordare ai nostri colleghi che si occupano di agricoltura «mai confondere le mele con le arance»; è una vecchia saggezza, che invita a non mettere insieme le cose che non c'entrano l'una con l'altra. Tuttavia, il punto che ha attratto maggiormente la mia attenzione, vorrei dire proprio di parlamentare tra parlamentari, è stata la faciloneria, l'improprietà con cui ad un certo punto si è passati, passando da un argomento all'altro, all'idea che un ministro degli esteri, perché di nome Agnelli, avrebbe perseguito interessi personali a nome del fratello. È quanto è stato detto in quest'aula con estrema leggerezza e, se vogliamo, è anche un'accusa impropria, gratuita, nonché anche di pessimo gusto, che si tinge anche di una certa volgarità. Gli argomenti devono essere molto più solidi e circostanziati ed alcuni lo sono. Ad esempio, in due terzi dell'intervento dell'onorevole Bono ho ascoltato fior di argomenti. Dunque, esistono argomenti validi a sostegno di una tesi piuttosto che di un'altra.
Voterò a favore del provvedimento perché, a mio avviso, nel suo insieme è utile e proficuo per gli interessi del paese. Mi rendo conto che si possono avere interessi peculiari, quali ad esempio quelli dei proprietari di agrumeti, che possono indurre a difendere con passione la questione, tuttavia non capisco perché si debba rivolgere un'accusa grave, infondata e del tutto gratuita. Mi pare un episodio di malcostume da parte di alcuni dei colleghi che a ciò hanno fatto riferimento e mi premeva che restasse agli atti di questa Camera.
Come vedete, non pretendo di dire qualcosa in più rispetto alle argomentazioni che contrappongono alcuni di voi, seriamente competenti, nell'opposizione a tali problemi ed altri che, come noi, sostengono il Governo.
Vorrei che quelli di voi che hanno a cuore la questione e che dimostrano intelligenza e competenza, sentissero l'estrema improprietà e gravità in quest'aula dello slittamento sulle accuse personali ad un ministro degli esteri, che, fino a prova contraria, ha operato in modo da non dare motivo di essere criticato o giudicato per aver agito per interessi personali. Come ho detto, si tratta di un'accusa infondata, gratuita e venata di una certa volgarità per la sua improprietà ed il suo essere così fuori posto.
Qualche volta si cade negli errori che ricordava l'onorevole Furio Colombo il
Comunque, desidero fare riflettere ulteriormente i colleghi della maggioranza, anche se, grazie all'intervento dell'onorevole Romano Carratelli, hanno dato atto che certi sospetti e certi dubbi su questo tipo di accordi fortunatamente non sono comuni solo alla minoranza. Avvertiamo, infatti, un certo imbarazzo anche nell'atteggiamento della maggioranza.
Desidero ricordare che nel 1997 presentai un'interrogazione nella quale, oltre a muovere alcune critiche, segnalavo al Governo l'opportunità di un intervento straordinario al fine di portare avanti l'accordo, ma non a discapito dell'economia, soprattutto agro-alimentare, che ha già delle grandi difficoltà in tutta la nazione. Non si può ignorare, infatti, che il problema non colpisce solo il meridione, ma l'intera economia nazionale. Ricordo solo che l'olio verrà importato in Italia a prezzi molto bassi, senza i controlli che normalmente vengono effettuati nel nostro paese, e non credo che venga prodotto solo al sud. Gli stessi pomodori non vengono prodotti soltanto al sud. Sono d'accordo con quanto ha detto l'onorevole Grillo, perché è sospetto il fatto che si chieda di eliminare il dazio soltanto su alcuni prodotti, venduti a prezzi bassissimi e che certamente faranno crollare il costo al dettaglio e all'ingrosso. Si tratta soltanto di prodotti alimentari particolari, che - guarda caso - sono prodotti soprattutto in quelle regioni che hanno già enormi difficoltà e proprio per questo fanno parte dell'obiettivo 1 del progetto europeo. A fronte di ciò, sapendo già dal 1996 cosa avrebbe comportato questa ratifica, non è stato fatto niente per venire incontro a questo tipo di agricoltura.
L'onorevole Dozzo forse non sa che un operaio agricolo in Marocco viene pagato 150 mila lire al mese e dovrebbe anche informarsi di quanto costa un operaio in Italia. I nostri comparti sono oberati di tasse ed hanno costi estremamente elevati: è solo per tale motivo che hanno bisogno di un minimo di assistenzialismo creditizio, come viene definito dall'onorevole Dozzo.
Infatti, lo Stato incide in maniera incredibile sui costi, rendendoli impossibili dal punto di vista della concorrenza. Io vi parlo della Sardegna, perché è stato detto che si è parlato solo della Sicilia e della Calabria; vi sono costi insopportabili: il costo dell'energia elettrica è doppio.
In sintesi, siccome il Presidente mi fa cenno che il tempo a mia disposizione è terminato, dico che non è possibile occuparsi soltanto dei prodotti agroalimentari. Vi sono prodotti industriali che vengono venduti a bassissimo costo in Marocco, sapendo che poi i pezzi di ricambio costeranno il doppio.
Ad esempio, perché non viene importato il legno, che in Italia costa il doppio? Perché non vengono importati tutti i prodotti che arrivano in Marocco dall'Africa nera? Perché non abbiamo mandato, oltre ai pezzi di ricambio e ai trattori, anche tutto il materiale che serve al Marocco per costruire alloggi? Perché non abbiamo mandato prodotti che provengono dal sud e che servirebbero moltissimo al Marocco? Sono questi i nostri dubbi. Perché non abbiamo sollecitato e favorito società comuni tra Marocco e Italia? Perché non abbiamo creato qualcosa di strutturale? Questi sono i dubbi ai quali nessuno ha dato risposta.
Sicuramente, all'interno di tale dibattito si apre una serie di problemi, che credo siano i problemi attuali dell'Italia, la quale deve dimostrare di fronte all'Europa di saperli affrontare.
Le scelte di politica economica del nostro paese negli ultimi cinquant'anni, nei fatti concreti, hanno indubbiamente privilegiato la crescita di un capitalismo di pochissimi. Infatti, sono pochissime le famiglie che hanno governato il capitalismo nel nostro paese e sicuramente la famiglia Agnelli è una di quelle che hanno usufruito più delle altre della legislazione italiana per quanto riguarda lo sviluppo economico, come ad esempio con la famosa rottamazione delle automobili, che sicuramente ha incentivato fortemente quel gruppo imprenditoriale. Si è dimenticato nel tempo che una politica siffatta non era idonea per i territori di tutto il Mezzogiorno d'Italia e non solo della Sicilia.
Abbiamo costruito infrastrutture, negli anni, partendo dalle zone del centro e del nord d'Italia, dimenticando che si sarebbe dovuto iniziare dal sud verso il nord. Ancora oggi la rete autostradale italiana è incompleta nel Mezzogiorno, mentre nel centro-nord ha già raggiunto la terza corsia e forse la quarta e la quinta, per non parlare dell'alta velocità nel sistema rotabile. Si è mai visto un paese che progetta un'alta velocità in direzione nord-sud e non viceversa, visto che il sistema di trasporti deve portare l'Italia oltre i suoi confini e non limitarsi all'interno? Tutto questo fa capo alla politica non sicuramente di questo Governo ma di tutti i Governi che si sono succeduti nel tempo.
Nella provincia di Palermo vi è un comune che si chiama Termini Imerese, un bellissimo comune sul mare, con una spiaggia lunga chilometri, su un mare limpido, circondato però da una centrale elettrica sul mare e da uno stabilimento della FIAT, anch'esso sul mare.
Siamo stati capaci di fare queste cose, sbagliando gli obiettivi e pensando che la grande industria inquinante fosse l'asse portante dell'economia e risolvesse i problemi economici e di occupazione del Mezzogiorno. È cosa nota a tutti che si è trattato di un errore, ma perseverare è diabolico! Se non ci rendiamo conto che la crisi del nostro paese nasce nel Mezzogiorno, dal costo sociale della disoccupazione (i dati ISTAT sono pubblicati oggi da tutti i giornali perché la povertà è radicata nel Mezzogiorno d'Italia), il sud non crescerà con la grande industria. I progressi si potranno avere solo attraverso la piccolissima e media impresa, il commercio, l'agricoltura ed il turismo. Qualunque Governo di questo paese deve tenere conto di questi punti fermi.
Il problema, onorevole Furio Colombo, non è quello di offendere qualcuno perché il conflitto di interessi è una questione serissima che non deve riguardare soltanto il presente ma anche il passato ed il futuro. Non sono preoccupato solo del conflitto di interessi che riguarda l'onorevole Berlusconi; sono preoccupato del conflitto di interessi che riguardi chiunque altro nel nostro paese. Non ritengo di offendere nessuno perché il trattato in esame è atipico, perché premia una sola famiglia, nell'ambito dell'economia nazionale; è un trattato firmato in un momento in cui le Camere erano sciolte. Il Parlamento, come è noto, non si è potuto pronunciare perché si era in campagna elettorale. Nessuno si deve offendere!
Considero un errore l'accordo di partenariato euromediterraneo, pur comprendendo che la storia ci porta inevitabilmente verso l'abbattimento delle barriere doganali e la liberalizzazione dei commerci. Dovremo fare entrare questo concetto nel nostro modo di essere e di concepire la politica e l'economia. Tuttavia, una gara è tale se si mettono i concorrenti sugli stessi blocchi di partenza.
Vorrei chiedere ai nuovi soloni del liberalismo e della globalizzazione come si possa pretendere di tenere legati alcuni concorrenti; come si possano imporre regole ad alcuni di loro e liberare gli altri, dopodiché dire ai concorrenti di correre perché chi arriverà primo sarà il più bravo.
Se questo è vero, così come avviene quando entra in crisi un'azienda dell'acciaio o della chimica e si adottano misure che concedono gli ammortizzatori sociali o incentivi di qualsiasi altra natura, la proposta del ministro è debole, in quanto egli propone di salvare le aziende che si vedono già pignorare le terre; egli propone di fermare i procedimenti esecutivi per aziende decotte! Mi sembra che ciò porti ad un risultato assolutamente ininfluente. Che risultato otteniamo quando impediamo all'ufficiale giudiziario di operare i sequestri dei terreni?
Sappiamo, tra l'altro, che tali terreni vengono spesso acquistati dalla criminalità organizzata; infatti, mentre i produttori agricoli hanno un certo concetto della legalità ed hanno il timore di essere colti in fallo, la criminalità organizzata raccoglie eserciti di operai marocchini e li nasconde in una cantina; al criminale incallito non interessa nulla se quelli possono essere denunziati o andare in galera! Pertanto, gli unici in grado di acquistare i terreni messi all'asta sono gli esponenti della criminalità organizzata.
Onorevole ministro, mi permetterò di portarle il registro del tribunale fallimentare della provincia di Matera - la mia provincia - perché lei possa verificare quante volte è accaduto che aziende agricole si siano viste mettere all'asta le proprietà fondiarie.
Onorevole ministro, quando viene venduto all'asta il terreno di un imprenditore agricolo, vuol dire che non si può andare oltre; non si può dire che egli stia piangendo per qualcosa che non è vero!
Vorrei dire, inoltre, all'onorevole Furio Colombo che esistono interessi poderosamente forti, molto meglio rappresentati, molto più in grado di comunicare e di affermare i propri bisogni; esistono, poi, gli interessi deboli del contadino della mia terra o dell'imprenditore agricolo, che si vede sequestrare le proprietà fondiarie.
Onorevole Presidente, non è eticamente accettabile che io - benché sostenga il
Per tale ragione, continueremo ad essere contrari ed a sostenere una battaglia doverosa nei confronti dei nostri elettori e dei nostri cittadini.
Se permettete, però, vorrei andare un po' più a fondo. Penso a città come Macerata, come Ascoli, come Teramo e, proseguendo giù verso sud, a città importantissime che vedono scivolare i loro cittadini verso un lavoro stagionale nella costa perché non possono più reggere il loro sviluppo fisiologico, quello di un'agricoltura civile legata alla famiglia, ai valori, alla continuità. Questo provvedimento li ucciderà.
C'è poi un ultimo punto che vorrei aggiungere e che mi sta particolarmente a cuore: la pesca, di cui si è parlato pochissimo. La pesca è fondamentale, dal punto di vista non solo della produzione, ma anche dello scambio di culture, quello scambio che dovrebbe essere il frutto più importante della cooperazione, a cui io ho sempre creduto (non si può mai dire di no alla cooperazione). Pensiamo ad una città - cito la prima che mi viene in mente - importante come San Benedetto del Tronto, i cui abitanti hanno insegnato la pesca persino ai giapponesi e che vede in piena crisi cooperative che non ce la fanno più. Più di 80 imprese stanno chiudendo...
Dicevo che questa gente - che cito perché la conosco meglio, ma potrei ricordarne altra - per più di un secolo ha insegnato agli altri, ha avuto vedove per sei o sette mesi all'anno e spesso anche vedove vere. Dove finisce questa cultura, dove finisce questa gente che ha buttato il cuore oltre l'ostacolo, pescando ed insegnando la pesca? Questa gente oggi non solo è in crisi, non solo non sa più che lavoro fare, ma assiste anche ai danni che si determinano per tutto l'indotto: le reti, le funi, le barche, tutta un'imprenditoria che non ha eguali al mondo. Allora dico che non è possibile che il principe illuminato che governa l'Italia e che ha avuto tanti regali abbia anche la soddisfazione di vedere se non distrutte, perlomeno offese realtà produttive quali la pesca e l'agricoltura, ottenendo così un altro regalo. Siamo stanchi dei principi ed è strano che tale stanchezza non venga espressa, fra i tanti ribaltoni, dalla sinistra. Quando si stava davanti a Mirafiori mi sembra che certe cose venissero dette in maniera forte e chiara: quando si stava fuori da Mirafiori il principe illuminato rappresentava il nemico, quando si sta dentro a Mirafiori il principe illuminato diventa un esempio da sostenere. Io non ci sto, non ci starò e lo dirò sempre.
L'onorevole Bono ha detto: «È bene che gli elettori sappiano». Onorevole Bono, io abito e sono stato eletto in un collegio, quello di Taranto, dove si produce il 100 per cento degli agrumi pugliesi in un territorio che va da Taranto a Ginosa e vi assicuro che i problemi sollevati in quest'aula non lo sono stati dalla mia gente. Capisco la preoccupazione che, in più interventi, è stata espressa relativamente al fatto che la politica economica, negli anni passati, ha registrato la subalternità dell'agricoltura ad altri settori economici: questo è vero. Non abbiamo avuto principi ieri o parvenu oggi a cui fare capo: ragioniamo guardando agli interessi dell'Italia. Per questa ragione credo che chi ha a cuore veramente le sorti dell'agricoltura italiana non possa sottovalutare un elemento di discontinuità con la politica del passato registrato quando in Parlamento questo Governo - lo ripeto -, questo Governo, ha preteso ed ottenuto il riconoscimento del principio in base al quale gli accordi internazionali devono essere misurati con le loro ricadute sul settore dell'agricoltura: questo non è stato detto. Se non siamo interessati alla propaganda, nemica della soluzione dei problemi, ma a risolvere i problemi, dobbiamo rilevare che questo è certamente un elemento di novità rispetto al passato in base al quale il Governo sarà messo alla prova.
Stiamo esaminando un disegno di legge di ratifica di un accordo e, come sempre, facciamo una conferenza sull'agricoltura: siamo, invece, chiamati a giudicare un atto preciso e su di esso esprimere un voto favorevole, contrario o ad astenerci. Ma in cosa consiste questo accordo? Esso risale a tre anni fa ed ha già espletato i suoi effetti: non vorrei che tale questione fosse sottovalutata. Ebbene, mentre questo accordo era operante, quali problemi sono stati segnalati dai nostri agricoltori? Non quelli ricordati in quest'aula, ma ben altri. Mi riferisco, ad esempio, al ruolo dei prodotti mediterranei in Europa. Avrei accettato che, cogliendo l'occasione di un dibattito come quello svolto in quest'aula, si fosse stimolato di più il Governo chiedendo un maggiore impegno in tal senso, al fine di garantire maggiormente le nostre produzioni, cosa che, mi sembra, il Governo intenda fare. Si sarebbe potuto, forse, fare di più anche su un'altra questione concernente la qualità ed il controllo sanitario dei prodotti importati in Italia.
In base a quanto detto da alcuni colleghi che ho ascoltato in quest'aula, l'unica soluzione potrebbe essere rappresentata
Come ha fatto il collega di rifondazione comunista, anch'io vi invito a parlare con gli agricoltori e con le imprese. Vi diranno che il problema che hanno vissuto e che vivono è che si produce a bassi costi ma si acquista nei supermercati a costi proibitivi. Il problema che pongono iproduttori e le aziende riguarda la possibilità di controllare il mercato. Penso dunque che il Governo debba introdurre un altro elemento di rottura rispetto al passato: un piano agrumicolo che, rispetto alla prima ipotesi, non si ponga come obiettivo solo una trasformazione industriale ma introduca criteri e strumenti per entrare nel mercato e cominciare a controllarlo. Vorrei poi chiedere al Governo di aiutare quelle «esperienze» che stanno nascendo nel Mezzogiorno, quelle imprese che, avendo capito di non riuscire a controllare il mercato, chiedono di poterci almeno restare.
Vi è poi un'ultima questione, quella relativa ai debiti. All'onorevole Izzo vorrei dire che non possiamo confondere le aziende modello, moderne e trasformate, che possono stare benissimo sul mercato, con altre che avendo «fatto» la seconda riforma agraria a proprie spese sono indebitate. Sarebbe un grave errore non capire che quelle aziende che noi possiamo salvare con il blocco delle ingiunzioni non sono assolutamente aziende decotte, anzi sono imprese agricole che per trasformarsi hanno avuto bisogno di denaro dalla banche e che per tale motivo sono oggi in «sofferenza», ma non per questo sono incapaci di stare sul mercato.
Se il Governo si impegna ad accettare quell'emendamento cui ci si è riferiti, allora si risponde davvero alle esigenze delle imprese agricole di bloccare, congelare e consolidare la situazione in attesa di una legge. È in questo modo che si fanno gli interessi delle imprese, si evita la demagogia, la falsa politica e soprattutto si evita di fare del male all'agricoltura!
Con estrema onestà mentale il ministro, svolgendo il suo intervento, ha dimostrato di avere un po' la coda di paglia perché in effetti ha tentato di mettere un po' una pezza su questo accordo euromediterraneo che in effetti è difficilmente sostenibile. Dal dibattito è infatti emerso che i rimedi proposti non sono tali da risolvere il problema alla radice. Siamo quindi grati al ministro del tentativo che sta compiendo, anche se dobbiamo dirgli che esso è ben poca cosa.
Come ha poc'anzi rilevato l'onorevole Bono, il ministro non ha ricordato che dopo l'accordo con il Marocco seguiranno quelli con Egitto, Algeria, Tunisia, Cipro, Israele e con la stessa Grecia. Dunque, il problema si allargherà e si aggraverà.
Colgo l'occasione per ricordare che in quest'aula non stiamo difendendo gli interessi dell'agricoltura contro quelli dell'industria o viceversa. Siamo favorevoli al fatto che l'industria italiana, che è un asse portante per lo sviluppo e l'economia dell'Italia, vada privilegiata ma non per questo dobbiamo danneggiare l'agricoltura, un settore che non riguarda solo il sud ma tutta l'Italia. Non c'è una contrapposizione tra nord e sud!
Al signor ministro, che ringrazio nuovamente per la sua presenza oggi in quest'aula, vorrei fare presente che si è dimenticato di dire che vi sono alcuni provvedimenti che meriterebbero di essere approvati, in particolare quelli che riguardano
Signor ministro, ritengo inoltre che occorra intervenire sulla cosiddetta pressione fiscale, previdenziale e contributiva per dare un po' di respiro e sostenere le aziende agricole rendendole così più competitive sul mercato. Mi pare, quindi, che sia necessario molto di più che una semplice dichiarazione di intenti o alcuni provvedimenti tampone che possano, per così dire, andare a chiarire e a correggere una cosa nata male.
Dal momento che la discussione oggi sarà interrotta, chiedo al ministro di riflettere meglio sui provvedimenti che possano correggere la discrasia esistente su questo accordo, che penso neanche il ministro in cuor suo condivida anche se non lo dice perché fa parte del Governo.
Vorrei intervenire proprio su questi due aspetti perché ritengo siano inaccettabili. In primo luogo, la forza dell'agricoltura e del sistema agroalimentare nazionale italiano è determinata soprattutto dall'estrema diversificazione che è la vera ricchezza dell'agricoltura italiana, che si presenta come un sistema forte nelle colture tradizionali cosiddette continentali e che, in prospettiva, potrebbe essere ancora più forte nelle produzioni mediterranee orientate alla qualità e ad un rapporto ricco e vitale con il territorio. È un'agricoltura, complessivamente intesa, impegnata in uno sforzo notevole di innovazione e di ammodernamento, i cui effetti abbiamo avuto modo di vedere anche nelle settimane passate. Si tratta di un'agricoltura che o vive tutta insieme, riuscendo a valorizzarsi proprio per questa estrema diversificazione e a collocarsi sullo scenario del mercato unico europeo e del mercato mondiale, o non vive.
Questa è la bussola e la forza che ha posto il Governo nell'iniziativa europea in sede di trattativa - lo ricordava il signor ministro a proposito di Agenda 2000 - ed è proprio da questa consapevolezza che si sono registrati per la prima volta risultati positivi nell'agricoltura italiana. Si è lavorato, infatti, per un riequilibrio complessivo del nostro sistema agro-alimentare. Questa è la bussola che ci deve guidare nei rapporti internazionali, perché, se così non fosse, ci chiuderemmo nel giardino di casa a fare i liberisti delle nostre aiuole belle fiorite e dei nostri bei vasi di fiori esposti sui balconi, ma non riusciremmo mai a dare forza al sistema Italia e al comparto agro-alimentare nazionale. Ciò è richiesto dall'era della globalizzazione e dal mercato unico europeo di un'Europa che, fino ad oggi, è stata troppo indifferente ai problemi del Mediterraneo e che, proprio attraverso il mercato unico e, quindi, attraverso un modello di confronto con le altre economie assolutamente nuovo e inedito, può creare con i paesi transfrontalieri del Mediterraneo - non solo con il resto del mondo - un'occasione di crescita comune, di sviluppo della cooperazione, di crescita della civiltà, della democrazia e della pace nel Mediterraneo. Ciò significa creare quelle condizioni di sviluppo comune che si chiedono all'Europa oggi più che mai, che sono state evidenziate nella conferenza di Barcellona e che sono all'ordine del giorno di tutti gli appuntamenti successivi. Mi auguro che esse diventino la bussola che guida la Commissione ed il Parlamento europeo, a meno che - lo ripeto - non ci si voglia ridurre al giardino di casa.
Tutta questa consapevolezza è più che mai indispensabile nel momento in cui guardiamo ad un accordo particolare con il Marocco, con l'Egitto o con chissà quale altro paese, che certamente ha bisogno di tutti quegli equilibri, quelle pari opportunità che tengano conto delle differenziazioni, che comunque inevitabilmente esistono, nonché dei diversi gradi di sviluppo, di crescita sociale, civile e democratica delle varie nazioni. Ciò è tanto più rilevante proprio perché, osservava il ministro - stranamente nessuno lo ha ricordato, in quanto serve più la polemica spicciola che affrontare i problemi veri, i nodi politici che abbiamo di fronte -, siamo alle soglie della nuova trattativa per i commerci mondiali (il cosiddetto WTO, il vecchio accordo GATT) che può aprire problemi davvero drammatici per l'agricoltura europea, in particolare per quella italiana nella sua globalità, così come li ha aperti il vecchio accordo GATT (ne abbiamo subito le conseguenze). Ciò avverrà se l'Europa ed il nostro paese non interverranno con questa consapevolezza, con questa bussola, con questi ancoraggi.
Ecco perché l'accordo con il Marocco può rappresentare un punto di riferimento da cui trarre lo spunto per nuove iniziative più equilibrate e più forti, che vadano però in questa direzione, non chiudendosi nel giardino di casa.
Quanto alla seconda questione, affermare che il Governo è nel deserto dell'iniziativa credo che sia un'ingiustizia e fa specie che a dire questo siano soggetti che nel passato hanno sostenuto ben altri Governi, i quali hanno - essi sì - contribuito a distruggere l'agricoltura meridionale con l'assistenzialismo e con tutte le altre forme deteriori che conosciamo.
Sappiamo che questo Governo con il piano agrumicolo nazionale imprime una svolta nel meccanismo della produzione agrumicola, privilegiando la commercializzazione e riducendo tutta la pratica dei ritiri e della distruzione, che ha alimentato il circuito del sistema criminale mafioso.
Sappiamo anche che attraverso la legge n. 173 si opera per la ricontrattazione dei mutui; sappiamo poi che questo Governo ha proposto la riforma delle organizzazioni dei produttori e delle macroorganizzazioni commerciali, che consentirà alle piccole imprese produttrici siciliane, e in genere del sud, di avere maggiore spazio in questa direzione senza affidarsi alle grandi concentrazioni esistenti in altre realtà del territorio.
Si è estesa la possibilità di intervento finanziario con i contratti di programma e con i patti territoriali anche all'agricoltura, in particolare a quella che può beneficiare in larga misura delle risorse europee, come l'agricoltura del sud. Abbiamo varato quella finanziaria...
Se, in effetti, è stata questa la logica che è prevalsa in certi momenti della politica dei nostri Governi, è chiaro che oggi ci troviamo di fronte ad una situazione che indubbiamente non può portare coloro i quali conoscono la drammatica realtà del Mezzogiorno d'Italia - l'onorevole ministro sa che in Commissione agricoltura vi è stato un ampio ed approfondito dibattito sulla questione del piano agrumicolo, che ancora non siamo riusciti a varare - ad ignorare l'esigenza di salvaguardare un prodotto importante e determinante non solo per l'economia meridionale, ma anche per l'intera economia nazionale; è questa la conclusione alla quale si perviene qualora si guardi il problema in una logica che non può e non deve essere legata né alla questione settentrionale, né a quella meridionale.
Onorevole Presidente, seguendo un'antica tematica, sono dell'avviso che la questione meridionale, per essere risolta, debba diventare questione nazionale; anzi, qualcuno, che non cito in quest'aula perché potrei essere accusato di apologia, definiva la questione meridionale una «questione morale».
Di fronte a tutto ciò, noi parlamentari del Mezzogiorno, calabresi e siciliani, che non ci sentiamo legati soltanto alla logica riduttiva del territorio ma valutiamo i problemi in una dimensione nazionale, non possiamo non chiedere al Governo un'assunzione di responsabilità. Devo dare atto al ministro De Castro - non ho problemi a farlo - di aver tentato di assumere qualche iniziativa - sto per concludere, signor Presidente - a livello europeo; è pur vero, però, che gli errori commessi in passato, la logica punitiva nei confronti della produzione del Mezzogiorno, il problema dell'agrumicoltura rappresentano un dato che richiede un impegno da parte del Governo che deve continuare - certamente sull'accordo in esame siamo molto critici - in direzione proprio della salvaguardia degli interessi non solo della produzione agrumicola, ma anche vitivinicola e dell'intero mondo dell'agricoltura. Questa mattina ho partecipato alla grande assemblea della Confagricoltura, nel corso della quale è stata sottolineata proprio la rilevanza dell'agricoltura come momento importante dello sviluppo del nostro paese.
Concludo con una citazione. Qualcuno diceva: «Un popolo che volta le spalle ai campi si vota alla propria rovina»; non vorrei che anche in questo fossimo profeti di sventura per quanto riguarda lo sviluppo economico e sociale del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Dovremmo ora procedere alla votazione: ricordo che è stata chiesta la votazione nominale. Tuttavia, data l'ora e d'intesa con i gruppi, rinvio la votazione e il seguito del dibattito ad altra seduta.


