Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 569 del 15/7/1999
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La seduta, sospesa alle 9,25, è ripresa alle 9,45.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

Votazione finale della proposta di legge: Giuliano ed altri: Norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni (4504) e della abbinata proposta di legge: Bossi ed altri (5200).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione finale della proposta di legge di iniziativa dei deputati Giuliano ed altri: Norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni, e della abbinata proposta di legge di iniziativa dei deputati Bossi ed altri.
Ricordo che nella seduta del 9 dicembre 1998 è stato approvato l'articolo 1 e sono stati respinti gli articoli 2 e 3, risultando precluso l'articolo 4; la Presidenza ha rinviato la votazione finale, avvalendosi della facoltà prevista dall'articolo 91, comma 2, del regolamento.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4504)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.

PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente, come si ricorderà, la proposta di legge di cui sono il primo firmatario riguarda la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni. La proposta di legge tendeva e tende a fissare a carico dei sindacati un obbligo di presentare il loro rendiconto e di pubblicizzarlo, in modo che si possa avere contezza dei mezzi finanziari e patrimoniali di un organismo importante per la vita civile del paese qual è il sindacato.
La proposta di legge giunse nel dicembre 1998 all'esame della Camera e dopo un dibattito civile, anche se in molte occasioni acceso, si pervenne alla votazione del primo articolo, che fu approvato con 224 voti favorevoli e 216 voti contrari. Votarono a favore rappresentanti di tutti i partiti; ricordo che la proposta di legge è stata sottoscritta da 150 parlamentari appartenenti a tutti gli schieramenti politici rappresentati in Parlamento. Dopo l'approvazione dell'articolo 1, i successivi articoli 2, 3 e 4 vennero respinti e si pose un problema di ordine procedurale, che il Presidente, avvalendosi dei poteri conferitigli dall'articolo 91, comma 2, del regolamento,


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ritenne di risolvere rinviando ad altra seduta l'esame del provvedimento.
Ieri è stata avanzata una richiesta dall'onorevole Vito - che devo ringraziare per aver posto di nuovo all'attenzione del Parlamento tale questione - con la quale si è sollecitata la trattazione contemporanea della mia proposta di legge e di quella, già all'esame della Camera, che riguarda la rappresentanza e la rappresentatività del sindacato. È un problema che già si pose allorché si discusse, nel dicembre scorso, la mia proposta di legge e fu anche un auspicio di coloro che contro di essa votarono. Voglio ricordare che gli stessi onorevoli Veltri, Strambi e Stelluti ritennero di votare contro la mia proposta di legge perché sostennero che si trattava di argomento che avrebbe dovuto essere affrontato e discusso insieme a quello riguardante la rappresentanza e la rappresentatività del sindacato. Ebbene, ora quel loro desiderio, ha rappresentato anche una nostra aspirazione, si è avverato e quindi oggi discutiamo contemporaneamente questi due provvedimenti, che sono indubbiamente strettamente collegati tra loro e che riguardano l'inizio dell'attuazione di quel disegno previsto dall'articolo 39 della Costituzione, che è rimasto tuttora inattuato.
Qual è il contenuto attuale della proposta di legge? Su questo vorrei richiamare la vostra attenzione, signor Presidente e onorevoli colleghi. Attualmente, quella proposta si è indubbiamente ridotta, in quanto, venuti meno gli articoli 2, 3 e 4, è rimasta una mera affermazione di principio in ordine all'obbligo dei sindacati di redigere e pubblicare il loro bilancio. È quindi una norma senza alcuna sanzione, senza alcuna conseguenza, ma che tende solamente ad affermare un principio fortemente sentito dalla collettività e dagli stessi sindacati, almeno da quella parte di essi più sensibile a queste necessità di trasparenza e di legalità.
È inutile qui ribadire l'importanza che ha il sindacato nella vita civile e produttiva del nostro paese ed è inutile ricordare anche ciò di cui il sindacato usufruisce all'interno del paese. Basta qui ricordare i 1.300 miliardi di contributi che gestisce e che esige tramite enti pubblici; basta ricordare la sua presenza all'interno del CNEL, delle camere di commercio e di tutti gli enti che sono i gangli essenziali del paese. Basta ricordare ancora quella innumerevole serie di permessi retribuiti che, secondo legge, vengono accordati ai sindacati e che si trasformano indirettamente in una fonte di finanziamento. Vanno ancora ricordati i patronati, che sono indubbiamente enti diversi dai sindacati, ma pure ad essi strettamente collegati e che vivono pressoché in simbiosi con i sindacati stessi.
Va ancora qui ricordato il progetto di legge all'esame del Senato sui patronati, che attribuisce agli stessi una serie di agevolazioni e di contributi veri e propri: indubbiamente, quindi, anche su tale materia viene richiamata l'attenzione del paese. Vi sono poi - lo dico senza alcuna ironia e senza alcun intento offensivo - sindacalisti che non hanno mai svolto il loro lavoro, ma che prestano la loro attività solo per i sindacati, peraltro in osservanza a quanto previsto dalla normativa vigente: anche la loro posizione, però, viene indirettamente finanziata dallo Stato.
Va allora rivista la posizione di coloro che si erano espressi contro la proposta di legge in esame, per la verità argomentando in maniera audace, in particolare sul fatto che essa poteva rappresentare un attentato alla libertà sindacale, cioè al principio posto dall'articolo 39, primo comma, della Costituzione. Si trattava, però, a mio avviso, di una tesi ardua se non addirittura inconsistente, posto che è pacifico nella migliore dottrina, ed anche nella giurisprudenza che si è occupata della materia, che la libertà sindacale ha un contenuto tipico, rappresentato dalla libertà di costituzione, adesione, elaborazione di norme interne, elezione dei rappresentanti, organizzazione e gestione dell'attività; essa, quindi, non riguarda assolutamente un obbligo come quello di rendere visibile e trasparente la posizione patrimoniale e finanziaria dell'ente.


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Del resto, nessuno si è mai sognato di parlare di una compressione della libertà politica nel momento in cui si è imposto ai partiti l'obbligo di redigere il bilancio: quella ora in esame, in effetti, è una norma che è stata disegnata su quel modello, avvalendosi di quell'esperienza. Facendo riferimento al settore privatistico e tenuto conto che i sindacati sono organizzazioni di fatto, in quanto non hanno mai premuto per il riconoscimento e l'applicazione completa dell'articolo 39, dobbiamo tenere presente che le società private hanno il dovere di presentare un bilancio e mai nessuno si è sognato di sostenere che questo obbligo costituisce una limitazione o una compressione della libertà e dell'iniziativa economica.
Se poi vogliamo dare uno sguardo a paesi che sono senz'altro espressione di una cultura laburistica non dico superiore ma almeno uguale alla nostra, come per esempio l'Inghilterra, dobbiamo riconoscere che in tali sistemi questo obbligo sussiste e comporta addirittura un controllore ufficiale, che può servirsi di una serie di poteri e di mezzi per controllare l'esattezza dei dati sulla situazione dei sindacati. È bene che si capisca, quindi, che questa proposta di legge non è contro i sindacati, ma per i sindacati: in particolare, per un sindacato che non si arrocchi in posizioni di conservatorismo, che voglia guardare al futuro, che tenda a risalire nella scala del gradimento rispetto a quanto attualmente si registra, che ponga giustamente la sua attività al servizio del paese, che sia presente nella politica istituzionale con una concertazione costante, i cui effetti abbiamo ultimamente constatato in materia di pensioni e trasporti.
Invito quindi coloro che avevano sottoscritto la proposta di legge a riconfermare in questa sede il loro impegno e coloro che si erano dichiarati ad essa contrari, nel timore che potesse rappresentare una limitazione della libertà sindacale, a rivedere la loro posizione: si tratta, infatti, di riaffermare ora un voto favorevole che in sostanza è stato già espresso in questo ramo del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stelluti. Ne ha facoltà.

CARLO STELLUTI. Signor Presidente, il provvedimento che stiamo per votare è stato già sostanzialmente approvato con la votazione da parte dell'Assemblea sull'articolo 1, che prescrive la trasparenza nei bilanci dei sindacati dei lavoratori e dei sindacati dei datori di lavoro: una trasparenza che verrebbe prescritta dalla legge, ma che in gran parte è una prassi consolidata delle grandi organizzazioni sindacali di dimensione nazionale. È una prassi consolidata e democratica prevista nell'ambito degli statuti delle organizzazioni sindacali e che richiede, necessariamente, di rendere conto ai propri associati dei contributi ricevuti, che sono l'unica fonte di sostentamento delle stesse organizzazioni sindacali.
Tale aspetto è importante perché sottolinea anche l'autonomia della società civile nelle forme dell'autorganizzazione; si tratta di una prassi importante che evidenzia anche come i lavoratori e i datori di lavoro associati siano in grado di autogestire le organizzazioni. Esistono già alcune norme, in particolare quelle contenute nella legge n. 460 del 1997 riguardanti le organizzazioni senza scopo di lucro, che per tutte le associazioni che ricevono contributi a qualsiasi titolo, quindi anche i patronati sindacali, prevedono l'obbligo della pubblicazione dei loro bilanci. Esse sono tenute, quindi, alla pubblicità delle risorse introitate attraverso contributi pubblici, nonché a rendere conto delle modalità con le quali le stesse vengono spese.
Desidero precisare al collega che è intervenuto in precedenza che, per quanto riguarda il problema dei permessi sindacali, esiste una assoluta trasparenza perché anch'essi sono previsti nell'ambito della contrattazione, pertanto i relativi oneri fanno parte degli oneri contrattuali


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a pieno titolo. Da questo punto di vista, credo che le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro non abbiano alcun problema a rendere pubblico ciò che già lo è. Proprio per queste ragioni, esprimiamo un voto favorevole sulla proposta al nostro esame, sapendo che, tra l'altro la stessa è parte integrante della discussione che stiamo svolgendo sulla legge di riforma del sistema della rappresentanza, del quale costituisce uno degli aspetti particolari.
Per queste ragioni, chiediamo che vi sia coerenza anche da parte dell'opposizione nel sostenere il provvedimento che sarà messo in discussione immediatamente dopo l'approvazione di questo testo (Applausi dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l'Ulivo, di forza Italia e di alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Roscia. Ne ha facoltà.

DANIELE ROSCIA. Signor Presidente, ebbi già modo di intervenire nella precedente discussione sull'argomento e ritengo ancora attuale la posizione da me assunta in quel frangente, quando affermavo che l'iniziativa in discussione scaturiva da una modifica del regolamento, che, a mio avviso, era un grande sbaglio. Infatti, non ritengo corretto permettere di calendarizzare una proposta di legge delle opposizioni, sapendo che, poi, sono i numeri che fanno decidere l'esito del provvedimento.
Allora vi fu un voto contraddittorio, nel senso che la maggioranza fece riferimento alla discussione sulla legge della rappresentanza sindacale cercando di nascondere l'evidenza in modo abbastanza grossolano. Tuttavia, vorrei tornare al contenuto della proposta di legge, nonostante io ritenga che si tratti di una battaglia contro i mulini a vento, come ho già spiegato all'epoca e come desidero ribadire anche in questo momento.
Comunque, per quanto riguarda il testo presentato dalla lega - mi risulta che vi siano i nomi di Bossi, Comino, Stefani e Bampo - i contenuti erano abbastanza chiari e facevano riferimento all'obbligo di redazione del bilancio, ma soprattutto alle modalità di redazione dello stesso. Il testo è chiarissimo, si rifà alle norme che esistono nella società civile e che ormai sovrintendono anche alle istituzioni locali: voglio ricordare, ad esempio, che anche nei comuni si effettua la rappresentazione dei dati finanziari secondo il modello civilistico, cioè economico e patrimoniale, con tutti i caratteri di chiarezza e trasparenza dei principi di contabilità che appartengono al diritto civile.
Signori miei, in questo caso, invece, si vuole rispondere con argomentazioni che sono la conferma che queste organizzazioni costituiscono la diramazione del più grave problema di democrazia del nostro paese.
Penso che qualsiasi riforma economica e sociale che guardi al liberismo e al mercato, così come è stato enunciato dal premier di questa maggioranza su tutti i giornali degli ultimi giorni, debba passare attraverso la trasparenza e la chiarezza della rappresentazione economica e patrimoniale degli interessi che riguardano i lavoratori, che sono mal rappresentati, nonché i pensionati, che vengono a fare le manifestazioni a Roma contro i loro interessi, non sapendo che, ad esempio, se non sarà varata la riforma, verranno colpite le loro pensioni.
Questo certamente dà fastidio a certi rappresentanti, a certi asini e somari, che ormai infestano il mondo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania). Per l'amor di Dio, io non mi lascio intimidire da certi somarelli che scalciano e alzano la coda (Commenti del deputato Cambursano).
Voglio ribadire, comunque, che si tratta di un grave problema: è un problema di democrazia. Infatti, la rappresentazione finanziaria e patrimoniale non risponde all'esigenza di «bastonare» le associazioni sindacali, ma ad un interesse alla chiarezza da parte degli associati, siano essi lavoratori dipendenti, pensionati o lavoratori autonomi. Se dovessimo analizzare anche i bilanci di certe associazioni datoriali, sia degli artigiani, sia dei


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commercianti - non parliamo della Confindustria -, ne vedremmo delle belle: altro che Tangentopoli! Tangentopoli farebbe sorridere rispetto a quanto è avvenuto e si vuole perpetuare con questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Per tali motivi, cari amici del centro-sinistra, dovete fare un grande salto culturale per seguire le indicazioni del vostro premier. Leggete i giornali di questa mattina; non considerate solamente le affermazioni estemporanee, ma cercate di stare al passo, perché non solo perderete il premier, ma vedrete che la gente scaglierà i sassi anche contro di voi e non solo contro il premier (Applausi dei deputati dei gruppi della lega nord per l'indipendenza della Padania e di forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Il gruppo di alleanza nazionale voterà in modo convinto a favore di questa proposta di legge, che reca la firma di molti colleghi che appartengono al mio partito.
Rispetto alla discussione avvenuta a suo tempo, qualche mese fa, vedo con piacere che anche la maggioranza si è avvicinata al testo con maggiore obiettività. Ritengo sia importante approvarlo proprio nel momento in cui stiamo discutendo - sia pure con divisioni al nostro interno - il problema delle rappresentanze sindacali unitarie e nel momento in cui la maggioranza, certamente con alcuni punti interrogativi da parte nostra, vuole rilanciare il concetto della concertazione.
Poiché già adesso, come è stato detto dall'esponente della maggioranza, i sindacati - associazioni di fatto - presentano i loro bilanci, specialmente là dove esistono contributi da parte delle finanze pubbliche - mi riferisco, ad esempio, alla presenza di sindacalisti nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e in consigli di amministrazione di enti pubblici previdenziali -, diamo l'indicazione della struttura del bilancio civilistico per impostare la trasparenza dei conti, che deve essere uguale per tutte le associazioni sindacali, non solo per quelle dei lavoratori, ma anche per quelle dei datori di lavoro, come recita l'articolo 1 di questa legge.
Considero particolarmente importante l'approvazione di questa proposta di legge che si inserisce in una prospettiva di sempre maggiore trasparenza nei rapporti fra le parti sociali e soprattutto nei conti. Mi auguro che questa trasparenza si ritrovi anche nei conti consolidati perchè la struttura delle organizzazioni dei sindacati e dei datori di lavoro è ramificata sul territorio e deve essere chiaro a tutti senza alcun infingimento quali sono i flussi che derivano alle organizzazioni dai rispettivi associati e quali direttamente o indirettamente dalla finanza pubblica.
Dobbiamo votare con fiducia questa proposta di legge perchè è l'inizio di un chiarimento che era necessario realizzare da molto tempo e sul quale noi dell'opposizione abbiamo insistito costantemente perchè la società italiana ha bisogno di chiarezza e trasparenza (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piscitello. Ne ha facoltà.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nostro giudizio non è corretto e neppure accettabile l'uso di qualsiasi tono antisindacale per ragionare su norme assolutamente ordinarie, utili ed importanti. Noi crediamo profondamente nel ruolo che i sindacati svolgono nelle nazioni democratiche. Tutti quei colleghi che si avvalgono di questo provvedimento per usare toni pesantemente antisindacali dovrebbero ricordare che nei paesi dove viene meno la democrazia e si instaura la dittatura i primi organismi ad essere eliminati, insieme ai partiti politici, sono proprio quelli di rappresentanza sindacali dei lavoratori, le prime garanzie ad essere soppresse sono proprio quelle della rappresentanza dei lavoratori.


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Noi immaginiamo anche un sindacato che non abbia preoccupazioni di trasparenza e di chiarezza; immaginiamo un sindacato che, rappresentando i lavoratori, non abbia alcun problema a rendere trasparenti i propri bilanci e le proprie attività, anche perchè - è un principio al quale devono attenersi tutte le organizzazioni sindacali e tutti gli organismi di rappresentanza presenti nel nostro paese - nessuno è esente dalla necessità di trasparenza di cui in questo momento si sente fortemente l'esigenza. La proposta di legge che ci accingiamo a votare non concerne altro se non la presentazione di un rendiconto ed è questo il motivo per cui ci siamo sempre espressi a favore, è questo il motivo per cui abbiamo invitato i colleghi del centro-sinistra a mutare posizione ed atteggiamento su di essa.
La motivazione principale è che noi pensiamo ad un sindacato forte e, proprio perché forte, trasparente. Crediamo nella concertazione, che riteniamo strumento importante anche se non esclusivo, né assoluto. La concertazione si fa meglio con un sindacato non solo forte, ma anche chiaro e trasparente.
Oltre che confermare il voto favorevole del mio gruppo sulla proposta di legge che stiamo per votare, vorrei sottolineare - come detto in tante altre occasioni - che questa norma non basta; essa non è sufficiente e non è l'unica norma della quale abbiamo bisogno rispetto ai principi di chiarezza e di trasparenza di tutte le organizzazioni di rappresentanza, compreso il sindacato: chi prende soldi dallo Stato - per ragioni che riteniamo per lo più necessarie e utili - deve rendicontare ogni finanziamento ricevuto dallo Stato a qualsiasi titolo.
Riteniamo che un ruolo importante vada riconosciuto all'autonomia delle stesse organizzazioni sindacali: autonomia di decidere e di garantire trasparenza nei confronti dello Stato sul piano dell'autoregolamentazione. Vi sono molti punti sui quali è necessaria una regolamentazione; in tal senso, la legge ci fa compiere un passo avanti.
Il mio gruppo è assai soddisfatto, perché gli altri gruppi del centro-sinistra hanno mutato opinione sulla norma in esame; ricordo che, quando il collega Veltri intervenne da questi banchi, affermando sostanzialmente le stesse cose che sto dicendo, si levarono urla e grida da quei banchi, da quei deputati che invece, oggi, per fortuna, riconoscono l'importanza di questa legge. Ci sentiamo di più dentro il centro-sinistra dopo questa scelta importante degli amici dei democratici di sinistra, dei popolari e degli altri gruppi del centro-sinistra. Il centro-sinistra, tutto insieme, ha fatto una scelta importante, che deve proseguire, per dare trasparenza a tutte le organizzazioni, ai partiti e ai sindacati.
Voglio concludere ricordando - proprio io che, come sapete, non sono tra i più generosi con l'opposizione nel nostro paese - che questa norma la si deve anche alle modifiche del regolamento che consentono di porre, all'ordine del giorno dei nostri lavori, proposte di legge di iniziativa anche dell'opposizione. Questa legge viene approvata dall'Assemblea proprio grazie ad un tale combinato disposto e grazie alla possibilità che ha avuto l'opposizione di presentare una tale proposta di legge. Anche per tale motivo, ritengo che oggi sia una giornata utile per il nostro Parlamento, perché si avvia un processo di trasparenza anche nel settore dei sindacati e delle loro associazioni (Applausi dei deputati dei gruppi dei democratici-l'Ulivo e di forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash. Ne ha facoltà.

MARCO TARADASH. Signor Presidente, da quel che mi pare di capire, una volta tolta ogni forza prescrittiva e sanzionatoria alla proposta di legge al nostro esame, il centro-sinistra è disposto ad approvare quanto meno l'articolo che prevede l'obbligo di pubblicazione di bilancio annuale per il sindacato.
Prendiamo atto che, almeno sul piano del principio, siamo arrivati a vedere


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riconosciute le nostre ragioni di fronte a chi sosteneva che soltanto la richiesta di pubblicazione di un bilancio annuale, da parte di un sindacato, andasse in contrasto con l'articolo 39 della Costituzione. Quell'affermazione era particolarmente singolare perché - come tutti sanno - l'articolo 39 della Costituzione non è stato mai applicato, a causa della ferma opposizione del sindacato stesso.
Il richiamo, dunque, era all'articolo 39 della nostra Carta Costituzionale che, però, dice tutt'altro ed impone alcuni obblighi: la registrazione, uno statuto ed una pratica democratica per quei sindacati che vogliono partecipare alla contrattazione collettiva e conferire valore erga omnes ai contratti sottoscritti per le categorie da essi rappresentate.
Ci troviamo oggi finalmente a riconoscere che il sindacato è un organismo che deve pubblicare un bilancio, che deve avere una sua trasparenza e che ciò non è in contrasto con la Costituzione: ci sembrava assurdo solo pensarlo, ma alcuni in quest'aula lo avevano sostenuto ed hanno cambiato idea. Benissimo. Naturalmente, poi, ci aspettiamo che le pratiche parlamentari siano coerenti con questa indicazione di principio che forse oggi verrà approvata. Ci aspettiamo, ad esempio, che in materia di TFR si approvi una legge meno complessa di quella in discussione, la quale semplicemente restituisca al lavoratore la possibilità di utilizzare i suoi denari per costruirsi una pensione alternativa a quella che oggi viene difesa in modo lugubremente coerente: definisco «lugubre» tale difesa perché, essendo portata all'eccesso, finirà in realtà per privare della pensione coloro che oggi il sindacato dichiara di proteggere. Insomma, ci aspettiamo che venga riconosciuta la possibilità di costruirsi una pensione alternativa, mentre oggi così non è: la legge sul TFR in realtà delega al sindacato tutta una serie di poteri che nulla hanno a che vedere con l'interesse del lavoratore.
Vorrei anche tranquillizzare il collega Piscitello: guardi, onorevole Piscitello, che non c'è alcuna intenzione antisindacale in queste norme. Noi vogliamo un sindacato non «sindacatocratico», così come, quando ci opponiamo al finanziamento pubblico dei partiti, non vogliamo il loro scioglimento: vogliamo partiti che rispondano agli elettori, ai cittadini e che non siano la «mantenuta» dello Stato, come purtroppo oggi sono sia i partiti sia soprattutto (per vari motivi, primo fra tutti la dimensione del potere economico acquisito) i sindacati. Essi sono la mantenuta dello Stato e, come ogni mantenuta, chiedono e chiedono ogni giorno di più senza lasciare poi alla politica democratica la possibilità di esprimersi: ne abbiamo subito noi le conseguenze quando al Governo era il Polo; oggi le subisce chi vuole tentare di trasformare questo paese e di introdurre norme volte a favorire una maggiore libertà del lavoro e del lavoratore, nonché una maggiore equità sociale. Anche nel Governo di centro-sinistra c'è chi ha queste ambizioni ed anche per tale Governo arriva il veto sindacale, il veto di questo sindacato, di quello che viene descritto, di quello che non vuole pubblicare il bilancio, di quello che ha finanziamenti a iosa, sotto ogni profilo, di quello che si è trasformato in una holding finanziaria: quindi, non il veto della funzione sindacale, ma di questo sindacato che si sottrae all'articolo 39 della Costituzione e che giunge addirittura a reclamare dal Governo un decreto-legge contro l'esercizio del diritto di sciopero. Ormai, infatti, siamo giunti anche a questo. Allora, non vi è alcuna intenzione antisindacale, bensì il tentativo di recuperare la funzione sindacale al suo ruolo all'interno di un'economia di mercato ed al suo ruolo democratico all'interno di una democrazia liberale.
Il principio che affermiamo è sicuramente importante, mi auguro che in una fase successiva questo Parlamento e questa maggioranza vorranno anche capire che un principio è tale se principia qualche cosa, non se galleggia come, appunto, un'affermazione - come si dice comunemente - di principio, che è fatta apposta, magari, per essere contraddetta dalla pratica quotidiana.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, rifondazione comunista non ha alcuna contrarietà nei confronti dell'obbligo di rendiconto annuale che ci viene proposto con questo provvedimento e per tale ragione voterà a favore di questo principio. Credo si tratti di un'elementare esigenza di trasparenza.
Signor Presidente, ho difficoltà a concentrarmi, con questa confusione...

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Giordano. Prego i colleghi di accomodarsi, per non disturbare l'onorevole Giordano.
Prego, prosegua pure.

FRANCESCO GIORDANO. Ritengo che ciò sia giusto e valido soprattutto quando si è in presenza di contributi pubblici destinati ai soggetti sindacali.
Avrei qualche perplessità nel momento in cui tale rendiconto dovesse diventare obbligatorio per quanto riguarda le risorse che gli iscritti versano volontariamente. Per questa ragione, lo ripeto, il mio gruppo voterà a favore di questa norma elementare.
Inviterei tutti i colleghi, indistintamente, ad evitare di valutare il provvedimento al nostro esame sotto il profilo ideologico. Infatti, appare del tutto evidente come i colleghi della destra - risulta chiaramente dai loro interventi - siano animati da uno spirito antisindacale. Dico ciò nonostante il mio gruppo rivolga - vorrei sottolineare che dissento radicalmente da quanto detto dall'onorevole Piscitello nel suo intervento - una critica generale alle modalità con le quali il sindacato si presenta oggi al paese: una critica alle politiche di concertazione; una critica alle modalità di rivendicazione dell'autonomia contrattuale, che risulta essere sempre meno visibile e chiara. Tuttavia, riteniamo che l'attività nella società italiana, come in quelle degli altri paesi europei, di un movimento sindacale sia assolutamente necessaria per poter instaurare una reale dialettica democratica.
Ritengono, i colleghi della destra, che questa norma elementare, che si basa sul concetto democratico concernente la rendicontazione pubblica dei bilanci, rappresenti un elemento positivo nell'ambito di una democrazia che deve assicurare la trasparenza nei confronti dei lavoratori organizzati? Potranno avere la possibilità concreta di dimostrarlo con il provvedimento relativo alla rappresentatività sindacale, che esamineremo successivamente.
Ritengo che la strumentalità della proposta originaria, oggi peraltro ridotta a definire un principio giusto sul quale, pertanto, ci dichiariamo favorevoli, sia nell'atteggiamento radicalmente diverso che assumono le forze politiche di destra su una materia affine concernente la rappresentatività sindacale. Non è un caso che sul provvedimento concernente tale materia quasi tutto il Polo si esprima in maniera contraria: questo è il motivo che mi porta ad affermare che vi è una certa strumentalità su questa materia e che esso viene valutato sotto il profilo ideologico. Spero di essere smentito in sede di esame del provvedimento sulla rappresentatività sindacale; spero altresì di poter rilevare l'interesse reale nei confronti di una democratizzazione profonda del movimento sindacale.
Lo ripeto: annuncio il voto favorevole del mio gruppo su questa norma elementare, ma la prova dei fatti la avremo in sede di esame del provvedimento posto al punto successivo dell'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gardiol. Ne ha facoltà.

GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, il gruppo dei verdi è favorevole ad attuare l'articolo 39 della Costituzione. Ci troviamo nella fase in cui si afferma che il metodo della concertazione rappresenta uno strumento di governo dei rapporti tra


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le parti sociali ai fini dell'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione. Deve essere data la possibilità di registrarsi a tutti coloro che intendano costituire un sindacato. Pertanto, auspichiamo l'approvazione di una legge concernente la registrazione dei sindacati, magari da discutere con i sindacati stessi.
Il provvedimento al nostro esame riguarda la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale, una cosa, cioè, che i sindacati già fanno: infatti, il codice civile e gli statuti sindacali prevedono la rendicontazione. Quindi, il provvedimento è del tutto pleonastico rispetto al ruolo del sindacato nella nostra società e al governo dei contrasti sociali.
A noi sembra che la questione non possa incentrarsi sul rendiconto annuale perché questo è un argomento specioso usato dalle destre per far emergere le tipologie dei finanziamenti. Ognuno di noi oggi è in grado di sapere quali siano i finanziamenti attribuiti ai sindacati o alle associazioni che ad essi aderiscono, quali, ad esempio, i patronati; i finanziamenti sono, infatti, già del tutto pubblici.
Ci troviamo - lo ripeto - di fronte ad una proposta di legge del tutto inutile che afferma un principio da tutti già praticato, dal più piccolo al più grande sindacato. Il testo enuncia solamente che si deve presentare un rendiconto, non specificando neppure le modalità secondo le quali esso debba essere redatto. Pertanto, i sindacati continueranno ad utilizzare le modalità di rendicontazione già adottate al loro interno; i revisori di conti, peraltro, svolgono da tempo la loro attività all'interno delle organizzazioni sindacali e questo provvedimento non risulta, pertanto, nemmeno innovativo. Giudichiamo piuttosto negativamente il fatto che la proposta di legge invece di affrontare il problema della registrazione, si occupi dell'obbligo di presentazione del rendiconto annuale, sebbene il secondo comma dell'articolo 39 della Costituzione stabilisca che «ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione».
Sulla base di queste considerazioni, i verdi si asterranno dal votare la proposta di legge al nostro esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ricci. Ne ha facoltà.

MICHELE RICCI. Signor Presidente, ricordo che nella mia relazione introduttiva ho espresso parere contrario alla presente proposta di legge, ritenendo che le organizzazioni sindacali che ricevono contributi dallo Stato o da enti pubblici, ovvero che svolgono attività commerciali, abbiano già l'obbligo di redazione dei bilanci. Ho altresì rilevato che la proposta di legge introduceva un obbligo generalizzato di rendicontazione e pubblicazione dei bilanci per tutti i sindacati ammessi alla contrattazione collettiva; ho ritenuto che il suo contenuto fosse incompatibile con il disposto dell'articolo 39, secondo comma, della Costituzione ai sensi del quale «ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge», per l'attribuzione di personalità giuridica e per la stipulazione di contratti di lavoro con efficacia erga omnes.
Inoltre, il principio della libertà dell'organizzazione sindacale, che positivamente allarga l'ambito democratico della nostra società ed è decisamente affermato dallo stesso articolo 39 della Costituzione, era fortemente messo in discussione dalla presente proposta di legge che sembrava motivata più da una crociata ideologica antisindacale che dalla voglia di legalità e trasparenza per queste associazioni. Questa Assemblea, però, ha votato a favore del solo articolo 1, limitandosi alla affermazione di principio e restituendo alla libertà e alla sensibilità dei sindacati la presentazione del rendiconto annuale. Solo per questo motivo esprimerò un voto favorevole sulla presente proposta di legge.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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