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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Romano Carratelli.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, non vi è dubbio che il dibattito che si è sviluppato ha ampiamente superato il tema in discussione. Mi rendo conto, tuttavia, che la tentazione di parlare di problemi che vengono posti in maniera così urgente dagli avvenimenti alla nostra attenzione è talvolta irresistibile.
PIETRO GIANNATTASIO. No!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Credo che vadano elogiate con riferimento sia al comando sia alla base, perché non vi può essere l'uno senza l'altra, né è possibile immaginare che vi siano delle realtà operative, diciamo, positive senza che qualcuno le organizzi, le coordini e le guidi.
MARIO TASSONE. Alcuni vertici sì e altri no!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Onorevole Tassone, questa è una valutazione personale.
MARIO TASSONE. Anche la sua!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Certo! L'ho premesso. Così come lei ha detto la sua, consentirà ora a me di fare altrettanto.
problema e rivendicare, nelle sedi in cui ha la possibilità di far ascoltare la propria voce, ruoli diversi da quelli attuali.
MARIO TASSONE. Sulla missione!
DOMENICO ROMANO CARRATELLI, Relatore. Certo, sulla durata della missione! Chiedo scusa per il lapsus.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
FABRIZIO ABBATE, Sottosegretario di Stato per la difesa. Ringrazio il relatore per aver colto il dato fondamentale del riconoscimento della comunità internazionale e dell'intera nazione nei confronti delle nostre Forze armate che, impiegate in una difficile missione in territori altrettanto difficili, hanno saputo restituire al paese dignità e capacità operativa: è una dimensione dell'intervento che nobilita la nostra presenza in quei territori.
MARIO TASSONE. Non ho mai contestato questo!
FABRIZIO ABBATE, Sottosegretario di Stato per la difesa. Sì, ma l'attuazione della legge! Onorevole Tassone, non condivido il giudizio - che il relatore, cui esprimo il mio ringraziamento, ha opportunamente sottolineato - da lei pronunciato: l'attuazione della legge sui vertici non rappresenta il complessivo riordino e la riforma di tutto il sistema difesa; appartiene ad una conquista più moderna dell'intero paese. La previsione sulla quale stiamo lavorando, non sottraendoci al dibattito e al confronto parlamentare che sta avvenendo nelle Commissioni secondo le modalità previste, credo rappresenti la
condizione per manifestare, in un difficile passaggio, quel dato di unità all'interno di un impegno che nei Balcani e, in generale, fuori del paese, sta restituendo prestigio, autorevolezza e riconoscimento al nostro paese nel contesto internazionale.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
La discussione ha evidenziato problemi concreti che forse sarebbe opportuno approfondire nel corso di un dibattito parlamentare e sui quali sarebbe probabilmente utile una chiara presa di posizione da parte del Governo. Da parte mia, in qualità di relatore, credo che sia doveroso esprimere alcune considerazioni su quanto si è detto in questa sede e in particolare su alcuni dei problemi sollevati.
Anzitutto io credo, onorevole Giannattasio, che vadano elogiate le Forze armate nel loro complesso.
In particolare, ritengo che il generale Cervoni stia facendo un buon lavoro nella riorganizzazione delle Forze armate. La stessa legge sui vertici non può essere letta in una chiave riduttiva come qui è stato fatto; essa infatti è una legge di svolta e dà al paese la possibilità di un nuovo modello di Forze armate.
Del resto, in Commissione, come è noto, si sta già discutendo su alcune questioni la cui soluzione dovrebbe consentire di compiere passi in avanti sul tema della riforma delle Forze armate, auspicata da tutti. In particolare si sta discutendo sul tema relativo all'esercito dei professionisti in ordine al quale ritengo, anche in considerazione del fatto che l'esame della legge di riforma, in Commissione, è in una fase avanzata, che anche il Governo dovrebbe dire la sua.
C'è invece una considerazione, fatta da diversi colleghi e in particolare dagli onorevoli Tassone e Giannattasio, sulla quale concordo, quella attinente al ruolo dell'Italia nella vicenda dei Balcani. Non vi è dubbio che nell'intera vicenda dei Balcani quello dell'Italia è stato un ruolo di assoluto rilievo. Nella missione «Alba» il ruolo dell'Italia è stato addirittura di guida, un ruolo cioè di grande responsabilità, pubblicamente e unanimemente riconosciuto dalla comunità internazionale. Lo stesso ruolo svolto dall'Italia nella vicenda del Kosovo ha registrato un successo di buon livello in seno alla comunità internazionale, come è risultato in tutte le sedi internazionali e riconosciuto nei propri commenti dalla stampa europea e mondiale.
Però a fronte di tutto ciò anch'io debbo lamentare che i riconoscimenti operativi per l'Italia, nel sistema di rappresentanza di quelle realtà che hanno operato nel Kosovo, hanno oggettivamente penalizzato il nostro paese. Penso quindi che il Governo debba farsi carico di questo
A questo punto vorrei esprimere una mia opinione sulla durata del decreto.
Tutti sanno quando le missioni iniziano ma nessuno è in grado di sapere quando terminino. Al riguardo è il Governo che, avendo gli strumenti normativi per affrontare le diverse situazioni cui si può trovare dinanzi, propone al Parlamento quella che a suo giudizio sembra essere la soluzione più utile e rispondente alle esigenze concrete.
Avrei anch'io la grande curiosità di conoscere quando terminerà il nostro impegno in Kosovo e il nostro intervento in Albania, ma credo che ciò dipenda da vicende che non appartengono alla nostra conoscenza né alla nostra capacità di determinazione dei fatti.
Vorrei dire al collega Basso che mi sembra rilevante il suo discorso sulla sfida dei Balcani e sulla necessità che le realtà balcaniche siano integrate nella comunità europea. Questo è un auspicio che dovremmo fare tutti, nella comune consapevolezza che i Balcani rappresentano un sistema che può determinare grandi conflitti e poi deflagrare.
Le vicende che stiamo vivendo in questa realtà europea ci danno la possibilità di valutare a fondo i rischi che l'Unione europea e la comunità internazionale corrono in relazione agli interessi e alle possibilità di conflitto provenienti da quest'area.
La partecipazione di questi territori, nella fase in cui si assesteranno gli equilibri, ad organismi internazionali, e in particolare europei, credo rappresenti un elemento da favorire e incoraggiare perché certamente diventerà uno strumento che permetterà all'Unione europea e alla comunità internazionale di limitare le situazioni che potrebbero esplodere in conflitto.
Mi sembra che il comportamento del nostro paese e delle nostre Forze armate e la nostra capacità di rapporti internazionali possano essere giudicati positivamente in questa vicenda. La volontà di mantenere fede agli impegni presi manifestata dal Governo attraverso questo decreto, credo debba essere compresa e approvata unanimemente dal Parlamento.
A testimonianza di un impegno difficile, vorrei dire all'onorevole Tassone che la visione della riforma in attuazione della legge sui vertici risulta alquanto riduttiva. È, infatti, riduttivo il quadro che si dà dell'impegno di tutte le Forze armate, che sono oggi uno strumento validissimo non solo di presenza armata del paese all'esterno...
Vorrei aggiungere solo un dato fondamentale: la discussione del disegno di legge è andata al di là dei contenuti del provvedimento. Ribadisco che esso rappresenta un'esigenza reale: un impegno continuativo del nostro paese all'esterno e una capacità di promozione e di cooperazione allo sviluppo. Credo che tutto ciò debba consigliarci un riordino complessivo e, comunque, una normativa che regoli omogeneamente la materia e dia la dimensione di continuità rispetto ad interventi di questa natura.


