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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Manzione n. 2-01865 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 6).
ROBERTO MANZIONE. Il 28 maggio del 1998 veniva siglato un verbale di intesa tra l'Editrice romana, società proprietaria del quotidiano Il Tempo, e il comitato di redazione, che prevedeva una serie di modalità per risolvere i problemi relativi alla ristrutturazione dell'azienda per fronteggiare lo stato di crisi.
non procede nella logica dell'editoria ma in una complessivamente diversa.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO CARON, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Ringrazio per il modo in cui questa interpellanza è stata proposta, perché mi sembra sollevi una serie di questioni sulle quali non vi sono risposte certe, in quanto l'evoluzione dell'attività di un'azienda e di una società costituisce un problema di verifica costante nel tempo.
richieste contenute nell'interpellanza. Nel caso specifico la nostra richiesta di verifica ispettiva riguarda la violazione dell'accordo raggiunto tra le parti e ratificato dal Ministero del lavoro, le eventuali azioni di ritorsione riguardanti l'espulsione dell'intera rappresentanza sindacale, l'utilizzo di lavoratori occasionali presso le redazioni di Roma, Lazio, Abruzzo e Molise, la regolarità dei nuovi assetti societari. Su questo non sono ancora in grado di offrire una risposta definitiva. Posso dire però che la sospensione dell'esame della pratica che è stata richiesta per la proroga dei trattamenti affonda le sue basi nell'aver individuato, con qualche elemento di perplessità, una procedura ritenuta un po' troppo spedita rispetto all'impianto complessivo.
PRESIDENTE. L'onorevole Manzione ha facoltà di replicare.
ROBERTO MANZIONE. Signor sottosegretario, ho molto apprezzato la sua risposta che tiene conto dei tempi ragionevolmente brevi a nostra disposizione e si riserva di approfondire un'indagine che, secondo me, sarà obiettivamente complessa. Come dicevo, ho però apprezzato la risposta perché, se ho capito bene, è stata disposta un'ispezione e vi è stata poi una sospensione di quel terzo semestre di benefici collegati comunque alla legge n. 416, che, quale proroga, era stato chiesto dalla Editrice romana Spa.
concessione edilizia ed una caparra, che sembra essere di un importo pari a 30 miliardi, alla fine viene persa perché la società Valbo, che farebbe parte del gruppo Bonifaci, nel frattempo sarebbe stata posta in liquidazione. Ci troviamo di fronte ad episodi troppo strani. Potremmo convincerci che si tratta di una serie di fatti che rientrano nella logica di un imprenditore dell'editoria che, realmente, vuole provvedere al rilancio di una testata così importante e dalla valenza storica quale Il Tempo. Probabilmente, invece, dobbiamo immaginare che il percorso sia un altro: esiste un imprenditore che considera la sua attività editoriale come uno dei tanti aspetti collaterali e che dimostra di essere grossolano e grezzo nel momento in cui provvede non solo a violare i patti conclusi con l'accordo sindacale stipulato presso il Ministero del lavoro nel maggio 1998, ma anche al licenziamento e, quindi, alla messa in cassa integrazione guadagni senza turnazione, includendovi l'intera rappresentanza sindacale.
L'onorevole Manzione ha facoltà di illustrarla.
Tale verbale di intesa è stato siglato dinanzi al rappresentante del Ministero del lavoro e prevedeva, tra l'altro, che 18 unità in eccedenza nella redazione centrale potessero essere poste in cassa integrazione guadagni a rotazione, in modo da ottenere il risultato di abbattere i costi relativi alle eccedenze individuate. Lo stesso accordo prevedeva un'altra serie di misure che chiaramente avevano come corrispettivo la possibilità di utilizzare gli strumenti e le agevolazioni previste dalla legge n. 416 del 1981. Tutto questo è accaduto il 28 maggio 1998.
Recentemente, invece, con un comunicato del 22 gennaio 1999, l'Editrice romana Spa ha provveduto a licenziare 43 giornalisti de Il Tempo, senza un formale preavviso e in violazione dell'accordo siglato dinanzi al rappresentante del Ministero del lavoro proprio per beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge n. 416, includendo tra tali giornalisti anche l'intera rappresentanza sindacale.
Vorremmo sapere dal rappresentante del Governo, visto che questa decisione è stata assunta direttamente dall'editore, il signor Domenico Bonifaci, una persona molto nota, quale sia lo stato di attuazione della legge n. 416 del 1981 per il quotidiano Il Tempo; se quanto enunciato in premessa non rappresenti una macroscopica violazione degli accordi ratificati dal Ministero del lavoro. Vorremmo, inoltre, sapere se il Ministero del lavoro abbia utilizzato, e con quali modalità, i benefici previsti dalla legge n. 416; se ritenga comunque legittima e non ritorsiva l'espulsione dell'intera rappresentanza sindacale e se, in qualche modo, si sia interessato di un fenomeno che nasce collateralmente, quello cioè di utilizzare lavoratori occasionali e non regolari - ma il sottosegretario comprende perfettamente che si tratta di un eufemismo che nasconde ben altra definizione - presso quelle stesse redazioni private dei giornalisti espulsi dalla proprietà. Tutto questo con un riferimento che non è, secondo me, non contestuale rispetto alla situazione complessiva de Il Tempo.
Abbiamo avuto modo di verificare che vi è stata una nuova serie di assetti societari intorno alla società che gestisce Il Tempo con società che entrano ed escono e gestioni di liquidità molto discutibili. Vicende che lasciano intendere che vi è una gestione di risorse che, comunque,
Riteniamo che il Ministero del lavoro dovrebbe intervenire al riguardo, non solo rispetto ai 43 lavoratori messi in cassa integrazione guadagni senza rotazione e senza turno, in violazione dell'accordo già sottoscritto, ma anche perché complessivamente esiste un interesse dello Stato a verificare se eventuali benefici concessi procedano nella logica di chi gestisce come un buon padre di famiglia un'azienda particolare quale può essere l'azienda editoriale di un quotidiano come Il Tempo, che ha una valenza storica in tutta l'Italia.
Per quanto riguarda le informazioni richieste, posso dire che la società Editrice romana, esercente l'attività di edizione e stampa di giornali quotidiani titolari della testata Il Tempo, ha presentato istanza per il riconoscimento dello stato di crisi aziendale a decorrere dal 6 luglio 1998 fino al 5 aprile 1999, ai sensi degli articoli 35 e 37 della legge n. 416 del 1981. La presentazione dell'istanza è stata preceduta, come per legge, dalla consultazione sindacale tenutasi tra le parti in data 14 settembre 1998 presso il Ministero del lavoro. All'esito dell'incontro, in relazione alle eccedenze occupazionali, è risultato l'esubero di complessive 37 unità, di cui 18 professionisti appartenenti alla sede di Roma, 11 giornalisti professionisti e 8 giornalisti pubblicisti appartenenti alle sedi decentrate, tutti interessati alla concessione dei trattamenti previsti dagli articoli 35 e 37 della legge n. 416.
Sulla base di tali presupposti, l'istanza è stata accolta con decreto ministeriale n. 25/452 del 18 dicembre 1998, con il quale è stata accertata la condizione di crisi aziendale relativamente al periodo dal 6 aprile 1998 al 5 aprile 1999. Sono stati, quindi, successivamente emanati i decreti concessivi del trattamento di CIGS (cassa integrazione guadagni speciale), nel periodo dal 6 aprile al 5 ottobre 1998, con decreto direttoriale n. 25/70 del 18 dicembre 1998, in favore di 37 giornalisti professionisti, 10 dei quali interessati al trattamento di pensionamento anticipato, e nel periodo dal 6 ottobre 1998 al 5 aprile 1999, con decreto direttoriale n. 25/713 del 4 febbraio 1999, in favore di 37 giornalisti, 10 dei quali interessati al trattamento di pensionamento anticipato.
Allo stato è in istruttoria la documentazione inerente alla proroga del terzo semestre (6 aprile 1999-5 ottobre 1999). La società in questione ha chiesto la proroga dei benefici di cui agli articoli 35 e 37 della legge n. 416 per 37 dipendenti, 20 giornalisti, a rotazione, e 17 poligrafici, senza rotazione. La proroga viene richiesta per completare il risanamento aziendale, basato su un nuovo piano redazionale e sull'introduzione di un nuovo sistema editoriale. Tali iniziative hanno comportato investimenti per un ammontare di 2 miliardi e 182 milioni. Sotto il profilo occupazionale l'azienda ha attuato la progressiva riduzione degli organici del personale, sia giornalistico sia poligrafico, alle attuali 37 dalle originarie 78 eccedenze.
L'aggiornamento dei dati economico-finanziari fornito dall'azienda conferma l'andamento negativo della società. Per quanto riguarda la riferita espulsione dell'intera rappresentanza sindacale e l'eventuale utilizzo di lavoratori occasionali e non regolari, sono state tempestivamente interessate le direzioni del lavoro. È per questo che la pratica è ancora in istruttoria e che posso mettere a disposizione dell'interpellante la richiesta di approfondimento di tutta una serie di elementi circa l'attività della società, corrispondenti alle considerazioni, alle valutazioni ed alle
Rispondo quindi che il Ministero si sta occupando della questione, cercando ovviamente di fare i conti con lo sviluppo di una società che ha comunque dei problemi gestionali e di utilizzare al meglio la legislazione per ottenere il solito, duplice scopo: garantire la possibilità dell'attività aziendale da un lato e, dall'altro, del lavoro.
Proprio per darle un ulteriore contributo di chiarezza rispetto a quelli che lei chiamava anomali passaggi societari, vorrei sottoporle un altro paio di questioni. Il 21 giugno - quindi pochissimi giorni fa -, mentre era in corso un incontro presso la federazione degli editori, le organizzazioni sindacali del giornale apprendevano che si era verificato un passaggio delle azioni dell'Editrice romana Spa alla società DB Costruzioni immobiliari Srl, più una quota del 2 per cento ad Angela Bonifaci, sorella dell'editore - usiamo questo termine - Bonifaci.
L'operazione sarebbe avvenuta circa un mese prima, in occasione dell'assemblea straordinaria di quella che potremmo definire la società madre. Precedentemente, le azioni della Editrice romana Spa erano, invece, in mano alla Proim Srl ed alla Nova casa edilizia residenziale Tor Tre Teste, società adesso messa in liquidazione secondo quanto affermato dal legale rappresentante de Il Tempo.
In particolare, la Nova casa edilizia residenziale Tor Tre Teste, acquirente nel 1996, assieme alla Proim Srl, del pacchetto azionario de Il Tempo, avrebbe ricevuto il finanziamento di 40 miliardi dalla stessa società editrice de Il Tempo, finanziamento che corrisponde ad una tipica attività editoriale che, nello specifico, mi pare sia assolutamente vietata dalla normativa che regola il settore.
Andando a ritroso nel tempo, nel 1997, secondo quanto riportato anche da alcuni organi di informazione, la Editrice romana Spa avrebbe stipulato un preliminare di acquisto di due lotti di terreno per realizzare la nuova sede del giornale ed un centro commerciale, per un prezzo di lire 60 miliardi. È vero che nel 1997 vi è stato qualche problema in ordine a palazzo Wedekind; all'epoca, fui proprio io a presentare un'interrogazione a risposta immediata e ad indurre l'allora ministro Treu, nel momento in cui ipotizzava la dismissione del patrimonio degli enti previdenziali, ad essere un po' più cauto rispetto ad un palazzo che costituiva la sede storica de Il Tempo. Nonostante tale circostanza, investire 60 miliardi per lotti di terreno dove realizzare, da una parte, la nuova sede de Il Tempo e, dall'altra, un centro commerciale, onestamente non mi sembra una tipica attività editoriale.
Che cosa succede? Come accade spesso in questi casi, il terreno risulta poi non utilizzabile, non viene rilasciata la
Signor sottosegretario, il nostro paese si regge sulla necessità, per lo meno apparente, di rispettare le regole; abbiamo l'impressione che il signor Bonifaci di regola non ne rispetti nemmeno una. Vorremmo che l'intervento, che non deve essere né repressivo né punitivo ma che deve cogliere le esigenze che lei rappresentava, sia quanto più fermo, deciso ed imparziale possibile. Se, poi, nel corso dell'indagine ispettiva che deve essere disposta, si dovessero raccogliere elementi che esulano dalla competenza del Ministero del lavoro, sarà cura di chi provvede all'ispezione ed accerta fatti che perfezionano altre ipotesi trasmettere gli atti all'autorità competente; infatti, oggi come oggi, il mondo dell'editoria è già in crisi e non ha bisogno di avventurieri.


