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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Caveri n. 3-03676 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
LUCIANO CAVERI. Signor Presidente, la tragedia del traforo del monte Bianco che ha causato oltre 40 morti nel rogo sviluppatosi al centro del tunnel, assieme al lutto, al dolore e alla speranza che sia fatta chiarezza su eventuali responsabilità, per un'ovvia esigenza di giustizia, ci obbliga a porre tre domande al ministro dei lavori pubblici Enrico Micheli.
PRESIDENTE. Il ministro dei lavori pubblici ha facoltà di rispondere.
ENRICO MICHELI, Ministro dei lavori pubblici. Signor Presidente, sono consapevole dell'urgenza della riapertura del traforo del monte Bianco, il cui utilizzo strategico per i collegamenti con la Francia, ma anche con il resto dell'Europa nord-occidentale, sono noti. Rimangono due accessi al territorio francese: il collegamento stradale e autostradale di Ventimiglia e il traforo del Fréjus.
l'accesso di veicoli, in specie quelli adibiti al trasporto di merci, in modo da ottenere un congruo distanziamento per evitare così, in caso di incidenti, l'eccessivo accumulo di veicoli.
PRESIDENTE. L'onorevole Caveri ha facoltà di replicare.
LUCIANO CAVERI. Ringrazio il ministro che con molta sensibilità ha ribadito la necessità che si riapra in fretta il traforo; debbo tuttavia rilevare alcune questioni richiamate nella risposta che mi sembrano significative.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Testa n. 3-03685 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
LUCIO TESTA. Signor ministro, su questo argomento vorrei porle quesiti di carattere più generale, sempre prendendo spunto dall'incidente del monte Bianco, per sapere quali misure di sicurezza più efficaci, quali tecnologie più moderne, quali regole più severe intenda adottare il Governo a seguito di questo dramma anche sul resto della rete autostradale italiana. Infatti, il traforo del monte Bianco ha un significato emblematico in quanto, oltre ad essere un collegamento importante e vitale per i traffici europei, è un tratto autostradale a pagamento in regime di concessione in cui la società concessionaria, oltre a riscuotere il pedaggio e a far un buon bilancio (34 miliardi netti nel 1998, pari al 48 per cento in più rispetto al 1997), sarebbe tenuta ad una particolare vigilanza, ad una manutenzione più attenta, più sofisticata, non solo ordinaria ma anche straordinaria, soprattutto
sarebbe tenuta all'adeguamento degli impianti tecnologici, compresi quelli destinati alla sicurezza. Questi sono i quesiti che le pongo, signor ministro.
PRESIDENTE. Il ministro dei lavori pubblici ha facoltà di rispondere.
ENRICO MICHELI, Ministro dei lavori pubblici. Come ho già avuto modo di riferire nella risposta alla precedente interrogazione, gli impianti esistenti nel traforo erano considerati fino al tragico incidente del 24 marzo scorso sufficientemente sicuri, tant'è che venivano presi ad esempio in caso di costruzione di tunnel. Analogamente può dirsi per gli altri trafori italiani.
PRESIDENTE. L'onorevole Testa ha facoltà di replicare.
LUCIO TESTA. Signor ministro, la ringrazio per la sua esauriente risposta.
L'onorevole Caveri ha facoltà di illustrarla.
In ossequio ad una norma del regolamento, che probabilmente merita di essere modificata, a tale interrogazione ne seguirà un'altra di identico contenuto, che tuttavia verrà trattata separatamente.
La prima è quando si intenda riaprire al transito il tunnel; la seconda è se siano previste misure per una maggiore sicurezza e se sia prevista una limitazione nei transiti, specialmente dei TIR; la terza è se si intenda avviare il confronto con la Francia, da tempo auspicato dalle comunità locali, per una nuova direttrice, questa volta ferroviaria, sotto il monte Bianco.
Il primo collegamento è già da anni da considerarsi al limite delle capacità, mentre la galleria del Fréjus ha caratteristiche di transitabilità analoghe a quelle del monte Bianco e dai primi dati risulta che ha già visto raddoppiarsi il traffico giornaliero delle merci.
Si rende, pertanto, necessario affrettare i tempi di riapertura, la quale presenta comunque, onorevole interrogante, notevoli problemi, sia di ripristino infrastrutturale per il rifacimento delle volte e della pavimentazione, sia di adeguamento dei sistemi di sicurezza.
Al momento non possono farsi previsioni certe circa i tempi di riapertura. La principale causa di indeterminazione dei tempi è costituita dalla chiusura del traforo disposta dalle autorità francesi competenti per territorio fino alla conclusione dell'inchiesta giudiziaria da loro avviata, i cui tempi ovviamente non sono ancora definibili. Comunque, faccio presente che la delegazione italiana, nel corso della riunione della commissione intergovernativa italo-francese tenutasi il 31 marzo, ha già manifestato la necessità di avviare al più presto le procedure per ottenere le necessarie autorizzazioni alle verifiche tecniche, alle progettazioni e alle opere di ripristino del tunnel.
Gli impianti esistenti nel traforo erano considerati, fino al 24 marzo scorso, sufficientemente sicuri non solo nei confronti degli altri trafori italiani e stranieri, ma anche rispetto ai tassi di incidenti dell'intera rete stradale e autostradale. Infatti, dal 1965, nei 34 anni di esercizio, con un transito complessivo di sedici milioni di automezzi, si sono verificati complessivamente 32 incidenti, con un totale di tre vittime e 40 feriti e, inoltre, 15 casi di incendio risolti con soli tre feriti e nessuna vittima.
La recente tragedia, che può essere considerata un evento eccezionale, evidenzia tuttavia l'esigenza di un adeguamento delle misure di sicurezza non solo del traforo del monte Bianco, ma anche degli altri trafori. In considerazione dei tempi molto lunghi richiesti da interventi di carattere definitivo, quali la realizzazione di una galleria di servizio per l'evacuazione delle persone e di una nuova galleria per separare le correnti di traffico, si può ipotizzare nel breve periodo una riapertura del traforo che, oltre ai necessari interventi di ripristino delle volte, della pavimentazione e di adeguamento dei sistemi di sicurezza, preveda una particolare regolamentazione del traffico, che dovrà essere approfondita nelle opportune sedi anche a livello intergovernativo, e cioè: istituzione di un senso unico alternato del traffico, in modo da caricare in una direzione unica la colonna dei veicoli, orientando opportunamente il sistema di ventilazione e facilitando gli interventi di sicurezza e di soccorso in caso di incidenti, oppure previsione del transito in doppio senso, ma contingentando
La commissione intergovernativa Italia-Francia, infine, ha in corso di valutazione la fattibilità tecnica ed economica della nuova linea ferroviaria Torino-Lione attraverso il Frejus. Nel frattempo le Ferrovie dello Stato hanno cominciato uno studio di fattibilità per ulteriori interventi a breve e medio termine (150 miliardi) per il miglioramento infrastrutturale dell'attuale direttrice Torino-Modane, interventi che potranno essere realizzati con le disponibilità della legge n. 354 del 1998.
Anzitutto partirei dall'ultima domanda, quella in cui chiedevo se si immaginasse una direttrice ferroviaria attraverso il monte Bianco. La sua risposta è sostanzialmente negativa perché lei si rifà al progetto esistente della Torino-Lione e al rafforzamento della Torino-Modane. Diciamo che allo stato attuale il Governo, differentemente da alcune dichiarazioni del Presidente D'Alema rese a caldo sul piazzale del monte Bianco, non pensa ad una direttrice ferroviaria sotto il monte Bianco. Invece, le ripeto che le comunità locali, ben conscie dell'aumento del traffico che vi sarà sotto le Alpi, chiedono che si avvii un ragionamento che finora è stato limitato alle decisioni assunte dal governo regionale della Valle d'Aosta, che ha già avviato un'ipotesi di studio.
L'altra questione che lei ha sollevato riguarda un tunnel di soccorso e di sgombero, addirittura lei ha parlato di un possibile raddoppio stradale. Le comunità locali sono contrarie ad un raddoppio del traforo stradale ritenendo che esso e l'eventualità di un foro di servizio (che sarebbe nel tempo destinato a divenire un traforo stradale) acuirebbero solamente il transito pesante dei TIR che deve essere logicamente spostato sulla ferrovia. Vi è l'ipotesi di Megève le Fayet che è molto interessante ma che deve essere studiata. Naturalmente non rientra nei piani europei che prevedono fino all'anno 2010 altre tratte ferroviarie e che situano il traforo e l'autostrada del monte Bianco (versante italiano) come strategico per l'Europa.
Lo ripeto, noi valdostani abbiamo deciso di privilegiare la direttrice stradale, siamo stati compartecipi nella società RAV alla realizzazione dell'itinerario stradale ma riteniamo che oggi si debba guardare alla ferrovia, auspicando naturalmente la riapertura del traforo, messo a norma e insicurezza, con tutte quelle misure di salvaguardia che si rendessero necessarie.
L'onorevole Testa ha facoltà di illustrarla.
Il sistema di sicurezza della galleria del monte Bianco e, più in generale, quelli delle principali gallerie autostradali, è oggetto di continui aggiornamenti da parte delle società concessionarie, alla luce delle esperienze maturate anche a livello internazionale. Ciò non toglie la tragicità di quello che è accaduto, ma va considerata anche la sua eccezionalità.
Attualmente non esiste una adeguata e specifica normativa, né in campo nazionale, né in campo comunitario, anche se l'argomento della sicurezza nelle gallerie è stato oggetto di studio in occasione di numerosi congressi promossi dall'associazione internazionale permanente dei congressi della strada. Tuttavia, le dimensioni della tragedia - anche se con carattere eccezionale - evidenziano l'esigenza di un adeguamento delle misure di sicurezza, non solo per il traforo del monte Bianco, ma anche per tutti gli altri trafori, come precisato dall'onorevole interpellante, in particolare per quelli dotati di un solo foro.
È mia intenzione istituire un gruppo di lavoro ad hoc, avvalendomi del consiglio superiore dei lavori pubblici e dell'ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza della strada. Tale gruppo, previo monitoraggio delle dotazioni di sicurezza attualmente esistenti e sulla base delle esperienze maturate sia in Italia che all'estero, nonché dei primi risultati delle indagini amministrative e giudiziarie, dovrà proporre una specifica normativa al fine di garantire un più elevato grado di sicurezza della circolazione nelle gallerie; i risultati saranno confrontati con quelli di una analoga commissione nominata dal mio collega francese.
In tale prospettiva, ritengo particolarmente importante adottare nel frattempo - soprattutto per i principali trafori - un sistema di regolamentazione del transito che assicuri il distanziamento dei veicoli, in specie dei TIR, in modo da garantire un più elevato grado di sicurezza. Sono già allo studio alcune ipotesi di regolamentazione in merito alle quali ho fatto riferimento nella precedente risposta.
Il drammatico incidente occorso si pone come un segnale molto chiaro sui pericoli che l'arretrato infrastrutturale e tecnologico - certamente non dovuto al suo Governo ed al suo operato, ma che viene da lontano - minaccia il sistema delle direttrici dei trasporti e della viabilità. Il disastro del monte Bianco ha dimostrato nei fatti che l'affidabilità del sistema dei trasporti è strettamente legata ad un adeguamento continuo delle strutture e degli impianti rispetto ai volumi di traffico esistenti; volumi sicuramente maggiori di quando quel traforo fu progettato e realizzato (sono trascorsi circa quarant'anni).
Ciò non toglie, signor ministro, che l'Italia abbia un grande bisogno di infrastrutture ed abbia, soprattutto, bisogno di conservare e di effettuare la manutenzione di tali infrastrutture, di migliorare l'organizzazione degli impianti e di sottoporli ad un monitoraggio continuo che, purtroppo, oggi non esiste; ha bisogno, altresì, di utilizzare tecnologie e sistemi avanzati nella salvaguardia della salute e della incolumità di chi ogni giorno percorre la rete autostradale del nostro paese.
L'Italia possiede la ricchezza di una grande rete autostradale; tale rete è gestita in concessione; vi sono trafori e gallerie che certamente non sono più sicuri - lo ha detto il ministro - del traforo del monte Bianco.
Pertanto, in questa occasione, invito il Governo ad assumere immediati provvedimenti affinché l'ente concedente - direttamente dipendente dal Ministero dei trasporti - imponga su tutta la rete autostradale alle concessionarie grandi e piccole, nei piani finanziari e nelle condizioni contrattuali, misure di sicurezza che siano al passo con i tempi.
Concludo, affermando che il rispetto del codice stradale è un fatto essenziale; ma ancor più essenziale è che il Governo si impegni in un nuovo programma di infrastrutture di cui il paese è in attesa.


