Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 514 del 6/4/1999
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Sulla situazione in Kosovo (ore 18,18).

MAURA COSSUTTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, abbiamo letto sulle agenzie Adnkronos l'annuncio della tregua unilaterale di Milosevic in occasione della Pasqua ortodossa che dovrebbe entrare in vigore alle 20 di oggi. Successivamente vi è stata la dichiarazione di Clinton che i bombardamenti sarebbero continuati.
Credo che l'annuncio della tregua unilaterale da parte di Milosevic sia il segnale tanto atteso dalla diplomazia, dalle forze politiche e dal popolo italiano, che ha sfilato sabato scorso esprimendo i sentimenti più veri e più giusti e chiedendo la fine della guerra e la pace. È un segnale che credo debba essere verificato immediatamente con grande attenzione.
Domandiamo al nostro Governo, visto che il nostro è uno dei paesi membri della NATO, di chiedere la convocazione del Consiglio di sicurezza. A nome della NATO non possono rispondere solo Clinton


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e gli americani. È un segnale e un'occasione di pace che - lo ripeto - devono essere immediatamente verificati.
Chiediamo, a nome del nostro gruppo, credo rappresentando tutti i sentimenti più veri del popolo italiano, della sinistra e del Governo di centro-sinistra, un atto di responsabilità e di sovranità nazionale del nostro paese per fermare la guerra e per promuovere la pace (Applausi dei deputati dei gruppi comunista e misto-rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Colleghi, sulla questione, la cui importanza mi pare non sfugga a nessuno, darò la parola ad un oratore per gruppo, nonché ai deputati che intendano intervenire a titolo personale.

GLORIA BUFFO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti del deputato Giordano).
Onorevole Giordano, le darò la parola subito dopo l'onorevole Buffo, che l'ha chiesta prima di lei.
Ha facoltà di parlare, onorevole Buffo.

ELIO VITO. A nome del gruppo?

GLORIA BUFFO. Come ha detto l'onorevole Maura Cossutta, vi è un fatto nuovo: la proposta di tregua avanzata da parte jugoslava. Credo sia necessario un altro fatto nuovo e cioè un passo della NATO per verificare le intenzioni di Milosevic e per fermare i bombardamenti insieme ai massacri.
Questo spiraglio va tenuto aperto da parte di tutti, sia da chi era contrario all'intervento della NATO perché valutava che le conseguenze sarebbero state - e lo sono state - negative per la popolazione che si voleva proteggere, sia da parte di chi, invece, considerava quell'intervento utile.
Credo che tutti quanti abbiamo la responsabilità di prendere una posizione, non di farla prendere da altri o di delegarla. Penso che la saggezza, le ragioni umanitarie e le prospettive politiche consiglino un passo della NATO verso una tregua e la ricerca di una soluzione negoziata che escluda lo strumento della guerra per tutelare le popolazioni del Kosovo. Personalmente - io non parlo a nome del mio gruppo - auspico che il Governo italiano assuma una posizione ed un'iniziativa in questo senso, tanto più che si tratta di un esecutivo che aveva fatto presente, anche rispetto al tentativo della Santa Sede per una tregua, che nulla sarebbe stato lasciato intentato.
Il Presidente D'Alema la settimana scorsa, in quest'aula - anche se in un discorso che io personalmente non ho del tutto condiviso -, aveva detto testualmente: «Busseremo a tutte le porte». Ebbene, io chiedo che gli spiragli vengano visti, non chiusi e che le occasioni siano raccolte, non perse.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, il Governo italiano ha chiesto per giorni un segnale da parte del Governo della Jugoslavia. Questo segnale oggi è arrivato, la Jugoslavia propone una tregua unilaterale; lo fa in occasione della Pasqua ortodossa. A questo punto mi chiedo che cosa intenda fare il Governo italiano. Lo chiedo anche perché, signor Presidente, credo non ci sia più altra possibilità se non quella di fermare i bombardamenti ed aprire finalmente un negoziato vero. Lo dico perché dalle agenzie e dalle televisioni abbiamo sentito che gli americani, gli inglesi e la NATO hanno deciso di continuare i bombardamenti.
Chiediamo allora al Governo italiano se voglia dare a ciò un minimo di conseguenza e non produrre più alibi per la partecipazione di questo paese alla guerra; chiediamo anche di dare incarico al nostro ambasciatore presso la NATO di chiedere ufficialmente che siano sospesi e bloccati i bombardamenti e che non sia data più la possibilità di utilizzare le basi NATO.
Francamente, signor Presidente, riteniamo che ci troviamo di fronte ad


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un'occasione che non è più ripetibile. Chi vuole battersi per la pace può farlo apertamente oggi; tutte le forze critiche, che pure qui si sono espresse per determinare un blocco dei bombardamenti, hanno la possibilità di farlo concretamente.
Chiediamo che il Governo italiano venga immediatamente in Parlamento a dirci che cosa intende fare concretamente. Credo non ci siano più alibi di sorta per non fermare questa guerra; altrimenti sanciremo la totale subalternità agli Stati Uniti d'America, cioè quello che stiamo drammaticamente continuando a fare (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).

GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA. Tre ore fa mi trovavo ancora a Tirana e dieci ore fa ero alla frontiera con il Kosovo, precisamente a Morini. Non voglio drammatizzare, onorevoli colleghi, però quella di andare alla frontiera tra l'Albania ed il Kosovo è un'esperienza che ognuno di noi dovrebbe fare. Ieri ho visto migliaia e migliaia di vecchi, di donne, di bambini che su povere cose lasciavano il Kosovo ed andavano a cercare rifugio in Albania. Non so se voi mi crediate - spero però di avere ancora credibilità per avere fatto in quelle ore il cronista e non il politico di parte - quando vi dico che nessuno di loro, da me interrogato o direttamente, se parlavano una lingua che fosse conosciuta da entrambi, o attraverso l'interprete, ha detto di lasciare il Kosovo per i bombardamenti della NATO. Tutti hanno dichiarato che lasciavano il Kosovo perché era in atto una pulizia etnica che la storia non aveva mai registrato. La testimonianza che ho raccolto direttamente, facendo - lo ripeto - il cronista, mi ha consentito di vedere una bambina di dodici anni con le scarpe di tela ancora intrise del sangue del padre, della madre e del fratello, barbaramente uccisi.
Non so se si comprenda il dramma, la tragedia di questo evento; io che sono uomo di comunicazione ho l'impressione che, per una volta, nemmeno le televisioni siano riuscite a fornire le dimensioni di tale dramma. In questi momenti si assiste all'arrivo soltanto di donne, vecchi e bambini, i quali raccontano che gli uomini sono dispersi nei boschi perché non hanno avuto né la forza né il coraggio di percorrere le strade, temendo di essere sequestrati. In effetti, non si sa quante migliaia di persone siano già arrivate in Albania e in Macedonia; la cifra che questa mattina mi è stata data ufficialmente a Tirana è di 350 mila. È questo il dramma che, assieme a quello, da nessuno desiderato, di una operazione militare, sta vivendo il popolo kosovaro.
Se tale testimonianza ha valore, è giusto allora che si chieda non una tregua formale per la consacrazione della Pasqua ortodossa, ma il ritorno, libere e sicure, delle popolazioni costrette, a causa della pulizia etnica, a lasciare i propri villaggi, le proprie città e i propri beni; noi chiediamo a Milosevic di fare detto passo.
È questa la prova concreta necessaria; non si tratta di una escalation di richieste, ma di una condizione normale che mi sembra darebbe la dimostrazione pratica di una volontà di incontro, se ancora è possibile dopo che Milosevic ha respinto l'accordo raggiunto a Rambouillet.
Non so quanto possano valere gli accordi o le richieste unilaterali. Certo, anche il Governo italiano può fare un passo unilaterale, ma credo che la nostra volontà si possa manifestare attraverso un'azione comune della NATO nei confronti di Milosevic che, lo ripeto, ha dato vita, e in queste ore forse continua ancora a farlo, alla pulizia etnica; osservatori, vecchi cronisti esperti di guerra, mi hanno riferito cose strazianti, che potrei descrivere e che, forse, sarà opportuno scrivere.
Credo che soltanto in tali condizioni vi sia la speranza di raggiungere, in quell'area così tormentata dei Balcani, una prospettiva di pace; altrimenti, lo dico con tutta la prudenza necessaria in questo caso, ho l'impressione che anche l'offerta


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di tregua avanzata da Milosevic appartenga ad uno di quegli atti che egli ha ripetuto in questi anni, accompagnati, però, dalla pulizia etnica.
Credo che a ciò non possiamo e non dobbiamo credere. Se vi è una grande speranza, confortata però da fatti e non da parole, cerchiamo di coglierla, come abbiamo colto tutte quelle precedenti; ricordo che le risoluzioni dell'ONU e dell'Unione europea sono state sempre respinte e non applicate da Milosevic. Cerchiamo di cogliere tale speranza ma, per favore, non dimentichiamo ciò che gli occhi del vostro cronista, non del collega, hanno visto ieri alla frontiera fra il Kosovo e l'Albania (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e misto-CCD e di deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo).

MAURO PAISSAN. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO PAISSAN. Signor Presidente, anche i verdi, che seguono con trepidazione la guerra in corso a due passi dal nostro paese, hanno letto con interesse il comunicato diramato dalla Federazione jugoslava che annuncia una tregua unilaterale per la Pasqua ortodossa. Noi troviamo che sia comunque positivo che qualcosa si muova, che il dittatore Milosevic esca dal bunker, che parli finalmente di interruzione di quella sua politica che noi consideriamo assassina e genocida. Questa mossa del regime serbo certo non basta ad aprire un reale e credibile percorso di pace, ma a nostro avviso può e deve bastare per sospendere i bombardamenti da parte della NATO. Si tratta di aprire una finestra (nulla di più!), ma di aprire una finestra per verificare le reali intenzioni serbe. Anche per questo, quattro pacifisti oggi hanno manifestato alla base militare di Istrana.
Occorre salvare quelle popolazioni; occorre salvare quella cultura; occorre salvare quel territorio e quella storia. Certo, l'interruzione delle azioni militari, annunciata oggi dal regime di Milosevic, deve riguardare non solo le forze armate e la polizia, ma anche le bande irregolari e le bande paramilitari a cui è affidato spesso il compito sporco dell'assassinio, dell'espulsione e dell'incendio delle case. E questa interruzione deve condurre all'immediato e pacifico ritorno dei profughi.
I verdi chiedono perciò al loro Governo di adoperarsi perché, all'annuncio di Milosevic, corrisponda una reazione da parte della NATO in grado di verificare quelle intenzioni, di interrompere realmente la strategia di morte del regime serbo e di consentire a quelle popolazioni di tornare nella loro terra per vivere pacificamente, con altre culture e con altre etnie (Applausi dei deputati del gruppo misto-verdi-l'Ulivo).

GIORGIO REBUFFA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO REBUFFA. Il significato delle parole «tregua unilaterale» è estremamente ambiguo. «Tregua unilaterale» significa l'ammissione da parte di Milosevic che vi è stata la guerra. È questo che vogliamo rispondere?
La NATO ha posto delle condizioni precise ed il nostro paese si è impegnato, stando nell'Alleanza atlantica, a rispettarle.
La prima condizione è che i kosovari ritornino nelle loro case. C'è questa condizione? È questo il significato delle parole «tregua unilaterale»?
La seconda condizione è che il controllo di questo ritorno sia fatto da una forza militare, come ha chiesto anche Emma Bonino, che è l'unica struttura che può consentire l'aiuto ai deportati ed il controllo di un'eventuale accordo. C'è questa seconda condizione? Non c'è! La tregua unilaterale oggi appare quello che è: un atto propagandistico!
La sospensione dei bombardamenti? Benissimo, se vogliamo che altri kosovari siano cacciati dalle loro case, continuiamo a chiedere la sospensione dei bombardamenti!


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Vogliamo fare esplodere la Macedonia, dove vengono cacciati centinaia di migliaia di kosovari albanesi? Benissimo, chiediamo la sospensione dei bombardamenti!
Io vorrei che questo Parlamento, compresi i colleghi di rifondazione comunista, l'onorevole Giordano e l'onorevole Buffo, che vorrei sapere se parla a nome del gruppo dei democratici di sinistra...

GLORIA BUFFO. Ho chiarito che intervenivo a titolo personale.

GIORGIO REBUFFA. Benissimo.
Dicevo che vorrei che anche questi colleghi si sentissero gravati per un attimo del senso di responsabilità che spetta al nostro paese, che comporta che si aiutino gli alleati internazionali a mantenere la pace e l'ordine nei Balcani. A questo servono i bombardamenti!

EDO ROSSI. È l'ordine della guerra!

GIORGIO REBUFFA. È l'ordine della forza! È l'ordine della guerra! È l'ordine dell'occidente e della libertà: è questo che vogliamo!

MAURA COSSUTTA. È l'ordine dell'America!

GIORGIO REBUFFA. Io chiedo che si assumano le responsabilità su questo! Ciò significa accettare la tregua unilaterale e propagandistica (Applausi dei deputati del gruppo misto-rinnovamento italiano popolari d'Europa)!

BEPPE PISANU. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEPPE PISANU. Signor Presidente, avevo chiesto la parola per intervenire esclusivamente sull'ordine dei lavori e unicamente a questo titolo intendo svolgere il mio brevissimo intervento. Non voglio entrare e non entro di proposito nel merito della questione che è stata sollevata. Ritengo, e tutto il gruppo di forza Italia ritiene, che un tema di questa tremenda complessità non possa essere affrontato con un breve giro di seppur autorevoli interventi. In questa vicenda noi abbiamo scelto la strada del senso di responsabilità e della massima prudenza e fino ad ora abbiamo evitato con cura qualsiasi forzatura polemica anche e soprattutto in quest'aula parlamentare.
Allora, colleghi della maggioranza, se davvero volete porre la questione in termini di dibattito e di confronto politico, siate chiari e coerenti e non strumentalizzate la situazione (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale e misto-CCD)! Chiedete, come sarebbe vostro diritto, al Presidente del Consiglio di venire in aula, di riferire sullo stato delle cose, di aprire un dibattito in Parlamento ed eventualmente di prendere, poi, in Parlamento le decisioni necessarie anche con la votazione di risoluzioni. Questo è un modo serio di procedere (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, alleanza nazionale e misto-CCD)! Quell'altro, cari colleghi, non è davvero un modo di affrontare questioni - lo ripeto - di questa tremenda complessità (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale e misto-CCD)!

PIETRO FONTANINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, la lega ha più volte denunciato anche in quest'aula l'assurdità di questa guerra. È una guerra creata al di fuori di quest'aula e voluta - ancora una volta - da chi è molto distante dal teatro di guerra.
Vorrei ricordare due fatti accaduti oggi. Il primo importante fatto è la notizia della tregua unilaterale da parte dei serbi. Il secondo è la notizia che il Presidente degli Stati Uniti d'America rifiuta questa tregua.
Io ritengo che noi, come rappresentanti dei popoli che vivono in Italia, dobbiamo attenerci ad un impegno forte sancito dall'articolo 11 della Costituzione il quale


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stabilisce che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ci troviamo ora dinanzi ad un fatto nuovo, auspicato non solo da alcune forze politiche ma anche dal massimo rappresentante della Chiesa cattolica, il Papa, che aveva chiesto ai rappresentanti serbi del presidente Milosevic un atto di buona volontà. Questo atto di buona volontà è arrivato. Tocca ora a noi come rappresentanti dei popoli italiani chiamare il Governo per imporre allo stesso di rispettare l'articolo 11 della Costituzione, per chiedere che si riaprano le trattative e che gli organismi vocati a questo compito - mi riferisco in particolare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - intervengano finalmente in questa controversia.
Diciamo basta agli attacchi da ambo le parti, a questi bombardamenti che non hanno portato a nessuna soluzione positiva ma che hanno incancrenito una situazione che rischia di trascinare anche noi in un vortice molto pericoloso qual è quello della guerra. Anche noi auspichiamo dunque che questa tregua unilaterale del Presidente Milosevic venga accolta e che soprattutto da parte del Governo italiano ci sia una apertura nuova, un atteggiamento diverso rispetto a quello tenuto finora, in special modo nei confronti degli alleati della NATO a cui questo paese ha troppo spesso ubbidito, in alcuni casi in maniera davvero incredibile, e che ha offeso, secondo il nostro punto di vista, la Costituzione di questo paese (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

ANTONELLO SORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONELLO SORO. Signor Presidente, credo che nessuno di noi sia insensibile alla tragedia che si svolge in queste settimane nel Kosovo, ma nessuno di noi sottovaluta le potenzialità di pace che sono implicite nelle decisioni che il Governo serbo avrebbe in animo di assumere. Noi popolari confidiamo che possano verificarsi circostanze reali ed accertabili che consentano di accogliere le richieste che i Governi alleati hanno formulato e che non si dia corso, invece, ad una tattica di allentamento della pressione militare come condizione per continuare l'opera di genocidio che è in corso in quel paese.
Vorremmo, ed auspichiamo che si possa verificare, una decisione irrevocabile di sospensione della guerra contro il popolo kosovaro, ma che ricorrano le condizioni per una tregua vera, per un ritorno alla strada della politica e della diplomazia, come strada esclusiva per la soluzione di questa crisi. Questo è un giudizio che non possiamo improvvisare sulla scorta di una nota di agenzia. Compete agli organismi che presiedono nella loro collegialità a queste valutazioni, ai Governi alleati, stabilire quello che occorre fare...

FRANCESCO GIORDANO. Ai Parlamenti!

ANTONELLO SORO. Il Governo italiano conosce gli orientamenti di questo Parlamento: non solo li conosce ma finora li ha onorati; conosce il desiderio di pace che è proprio a tutti gli italiani, la ripulsa morale che tutti gli italiani nutrono nei confronti della strage che è in corso in Kosovo ed anche il desiderio, che è connaturato alla nostra cultura, alla nostra civiltà, alle nostre tradizioni, di una soluzione politica di tutti i conflitti.
Il Governo italiano, già in queste settimane, ha messo in essere ogni sforzo diplomatico per ottenere il risultato che tutti noi abbiamo dichiarato di volere. Noi abbiamo fiducia che il Governo sappia ancora in queste ore interpretare insieme la volontà del Parlamento ed il rispetto degli accordi internazionali, che noi pensiamo debbano essere sempre onorati (Applausi dei deputati dei gruppi dei popolari e democratici-l'Ulivo e misto-federalisti liberaldemocratici repubblicani).


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LUCIANA SBARBATI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, anche noi federalisti liberaldemocratici repubblicani siamo convinti che questo segnale venuto da parte serba per una tregua unilaterale non debba essere sottovalutato: ma non sottovalutare un segnale, che comunque riteniamo vada verificato, non significa cominciare a creare delle crepe all'interno del sistema delle alleanze NATO. Soprattutto nel momento in cui l'Europa trova, anche se in una fase così drammatica, un'unità politica per un'azione di ingerenza umanitaria, perché tale è questa azione, anche se purtroppo si consuma con un'azione militare, non possiamo assolutamente far venir meno l'appoggio del Governo italiano a questa missione.
Riteniamo che in questo momento si debba essere più che mai compatti, poiché il Governo italiano sta facendo brillantemente la sua parte, anche in termini concreti di aiuto umanitario, di saldezza e compattezza dello schieramento che in Parlamento ha votato per questa azione (Commenti del deputato Lenti). A nostro avviso, non ci si può dividere ora su questioni che possono sembrare appannaggio soltanto di coloro che si vantano di essere pacifisti, ma che invece riguardano tutti noi.
Ritengo che il pacifismo possa e debba essere dimostrato anche assumendosi responsabilità scottanti: di fronte a quello che accadeva nel Kosovo, al genocidio cui abbiamo assistito, agli stupri, alla pulizia etnica, a quelle immagini cui ci richiamava prima il presidente Selva, non è possibile dichiararsi semplicemente e soltanto pacifisti. Occorre avere coscienza, senso di solidarietà e soprattutto di responsabilità di un ordine di pace mondiale perché nel momento in cui si apre l'era della complessità e della globalizzazione nessuno è estraneo all'altro, né può dichiararsi estraneo ai fatti che accadono nel mondo. Ciò comporta una visione nuova della mondialità, della politica e della cultura della pace. Credo che queste siano state anche le parole di responsabilità pronunciate dal Presidente del Consiglio D'Alema e ad esse noi facciamo riferimento continuando ad appoggiare con lealtà le decisioni del Governo all'interno del patto dell'Alleanza atlantica (Applausi dei deputati del gruppo misto-federalisti liberaldemocratici repubblicani).

FRANCO DANIELI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO DANIELI. Signor Presidente, l'annuncio della tregua unilaterale per la Pasqua ortodossa letto sulle agenzie di stampa deve essere verificato attentamente, così come ogni possibile ripresa dell'iniziativa diplomatica. Ciò va perseguito con determinazione perché abbiamo bisogno di certezze che, al momento, si fondano semplicemente - come hanno ripetuto altri colleghi - su alcune informazione di stampa, fermo restando che le reali intenzioni e le parole debbono tradursi in fatti concreti, anzi molto concreti. Mi riferisco, innanzitutto, all'immediata fine delle operazioni di pulizia etnica, del genocidio che si sta verificando in Kosovo; all'immediato ritorno, garantito da una forza di interposizione internazionale, delle popolazioni kosovare nelle loro case; all'avvio delle inchieste ed alla consegna degli autori del genocidio agli organismi giudiziari sovranazionali. Si tratta di fatti concreti con i quali le buone intenzioni possono essere misurate; in ogni caso, come dicevo, l'annuncio merita attenzione e riflessione, per cui auspichiamo che il Governo, una volta sviluppate nel tempo che riterrà necessario, ma comunque il più breve possibile, tutte le opportune iniziative per valutare la reale portata dell'annuncio, possa venire in aula a riferire nel merito e consentire al Parlamento di sviluppare una valutazione più approfondita sulla base di elementi più concreti.

CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, come cristiano-democratici stiamo vivendo con grande angoscia, come credo tutto il paese, gli avvenimenti di questi giorni, di queste settimane. Ogni volta ci troviamo di fronte, come del resto accade in tutta Europa ed anche negli Stati Uniti, ad iniziative ufficiose, ufficiali di Milosevic e del Governo serbo, ossia di qualche sottosegretario o ministro. Nasce quindi per persone che aspirano alla pace e vogliono trovare soluzioni pacifiche al dramma in corso nel Kosovo il problema di come atteggiarsi rispetto ad esse.
Credo che il Governo abbia già responsabilmente fornito risposte non emotive, ma interlocutorie perché, prima di prendere le decisioni, bisogna capire che cosa sta accadendo. Alcuni riflessi condizionati della sinistra e di alcune forze che sostengono il Governo, ai quali abbiamo assistito in quest'aula, lasciano sinceramente perplessi. Cosa significa tregua unilaterale? Anche alla luce della testimonianza del collega Selva, più giornalista che politico, ho cercato di capirne il significato. Cosa vuol dire tregua unilaterale rispetto al mezzo milione di persone, gli uomini rimasti in Kosovo, che vengono liquidati fisicamente ora dopo ora, alle centinaia di migliaia di donne e di bambini che stanno morendo, considerato che, se ciò non avverrà, sarà grazie all'intervento della NATO e non certamente dei serbi? Cosa vuol dire rispetto alle decine di migliaia di persone che sono al confine fra il Kosovo e la Macedonia, nella terra di nessuno e che nessuno riesce ad aiutare in queste ore?
Cosa vuol dire tregua unilaterale? Che per 24 ore il Governo serbo interrompe la liquidazione fisica di quel popolo? È questo che offre sul tavolo delle trattative, come segno di pace e di disponibilità ad aprire un dialogo?
Molti hanno parlato dell'appello del Papa ad aprire un corridoio umanitario, ma la tregua unilaterale non è un corridoio umanitario. Non si tratta di un Governo che propone di mettersi intorno ad un tavolo per verificare assieme se sia possibile, prima ancora di discutere di politica e di confini, porre fine alla tragedia di un popolo che rischia il genocidio: non c'è nulla di tutto ciò nell'offerta di Milosevic.
Intendo esprimere ancora una volta nell'ambito di questa crisi la posizione dei cristiano-democratici, che sono una forza di opposizione, nel momento in cui vi sono questi valori in gioco.
Voglio ricordare soltanto l'articolo di Arrigo Levi, che è un modenese, un mio concittadino, il quale nei giorni scorsi sul Corriere della Sera ha ricordato all'ex ministro Flick che forse Arrigo Levi stesso può parlare oggi - così come possono farlo tanti altri - proprio perché a suo tempo venne posta fine al genocidio di un popolo, di una razza. Ora siamo tornati a ragionare in termini di salvaguardia di principi fondamentali, come quelli della tutela e della salvezza di persone che hanno l'unico marchio infame, agli occhi di altri, di appartenere ad un'etnia diversa (Commenti del deputato Novelli).
Allora, come forza di opposizione, riconfermiamo la nostra solidarietà al Governo, naturalmente se esso - come sembra che in queste ore si accinga a fare - ha compreso fino in fondo, nell'ambito della solidarietà più vasta dell'Occidente, quale sia la posta in gioco. Davanti ad offerte di questo tipo, deve far prevalere sempre e comunque l'obiettivo principale dell'azione della NATO, che è quello di salvaguardare innanzitutto la vita di un intero popolo - donne, bambini e uomini kosovari - e di ristabilire principi di diritto internazionale che non premino gli aggressori. Non deve cadere nella trappola, in assenza di una verifica approfondita, di furbizie di tipo balcanico che, invece di dare un contributo serio alla soluzione di un problema, possono soltanto - se questa è l'intenzione dei proponenti - dare respiro a chi sta compiendo, giorno dopo giorno, il genocidio di un popolo (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).


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GABRIELE CIMADORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELE CIMADORO. Signor Presidente, quando iniziarono i bombardamenti, qualche giorno fa, il nostro gruppo non era schierato completamente a favore, perché non credevamo e non crediamo tuttora che essi possano risolvere i problemi.
Purtroppo, con il trascorrere dei giorni, sui giornali e in televisione probabilmente tutti hanno visto ciò che ho visto io. Ringrazio l'onorevole Selva della testimonianza diretta che ha portato in quest'aula: purtroppo io ed altri colleghi non siamo riusciti ad arrivare fin là.
Quelle immagini hanno prodotto in noi dei cambiamenti: ci siamo convinti che la mano forte in situazioni forti non doveva e non deve essere abbandonata. Abbiamo comunque una possibilità: dobbiamo continuare a coltivare la speranza che questa dichiarazione di tregua unilaterale - a tale proposito ha ragione il presidente Pisanu - sia prima verificata. Chiediamo al Governo, al Presidente del Consiglio, una volta verificati i fatti, che venga in aula a spiegarceli. Non possiamo oggi decidere in quest'aula ciò che dobbiamo fare, anche perché vi sono in ballo equilibri così lievi e sottili che possono cambiare le sorti del conflitto e mutare la situazione.
Siamo convinti che il rientro della popolazione kosovara nelle proprie case sia la condizione indispensabile per aprire le trattative. Se il Governo verrà a riferirci in aula queste condizioni, lo appoggeremo (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDR).

MAURO ZANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO ZANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei giorni scorsi è stato detto da più parti e in autorevoli ambienti della NATO che ci si aspettava dal Governo serbo e dal Governo federale jugoslavo un segnale, un cenno anche piccolo di Milosevic. Ora siamo di fronte ad un annuncio che, come diversi colleghi hanno sottolineato, può costituire un fatto nuovo. Un annuncio non è ancora un fatto, tuttavia non c'è dubbio che si tratta di un elemento di un certo rilievo che va attentamente considerato. Dico subito che noi lo consideriamo con una certa cautela.
L'onorevole Rebuffa poc'anzi ha detto - se ho ben compreso - che una tregua si fa quando si è in guerra. Io penso che in effetti noi siamo in guerra e che la proposta di una tregua entri nel novero delle cose possibili in uno stato di belligeranza. Tuttavia, proprio perché siamo in guerra, conviene assumere una certa cautela nel valutare ciò che effettivamente sta avvenendo e potrà avvenire nelle prossime ore, anche perché si pone un problema di serietà del nostro Parlamento, del nostro paese, del nostro Governo, un problema di rigore per mantenere quella forte credibilità che abbiamo conquistato anche con la missione «Arcobaleno» proprio ai fini di contribuire in futuro a determinare, con una nostra iniziativa positiva ed incisiva, una svolta nel corso di questa guerra. Si impone, a mio parere, una certa cautela nell'ambito della quale non si risponde in ordine sparso bensì nell'ambito dell'alleanza. Dunque i diciannove paesi dell'alleanza dovranno discutere, consultarsi e riunirsi.
Da questo punto di vista (qualcuno nell'ambito di questo dibattito limitato ha già risposto in maniera unilaterale) all'annuncio di tregua, che - lo ripeto - va preso con una certa cautela, non credo che il nostro Governo debba rispondere assumendo una posizione unilaterale, come altri hanno fatto, ma ciò rientra nella loro responsabilità. Al nostro Governo dobbiamo chiedere, di fronte a questo fatto nuovo (vedremo poi quanto sarà concreto e verificabile), di adoperarsi affinché la Pasqua ortodossa possa diventare uno spiraglio da allargare in direzione del negoziato, della diplomazia. D'altro canto l'atteggiamento del nostro Governo è questo. Ci sembra tuttavia


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prematuro chiedere ora un nuovo dibattito parlamentare sulla situazione in Kosovo. Nelle prossime 24 ore si potrà comprendere meglio quali e quante possibilità vi siano per un'eventuale pausa delle ostilità. Quello che secondo me non si può fare, se si vuole avere forza politica e credibilità per incidere anche sul corso degli eventi futuri, è assumere una posizione unilaterale. Se lo facessimo, io credo che sbaglieremmo.
Ciò non toglie che, ad avviso del nostro gruppo, si debba cogliere l'occasione fornita da una tregua, verificando se si concretizzerà.
Se di tregua effettivamente si tratta, lo sapremo nelle prossime ore. Credo che non soltanto i servizi di informazione, ma anche i mezzi tecnologici dell'Alleanza siano in grado di garantirci se vi è una tregua sul terreno oppure no. Una volta accertato questo fatto, può partire una riflessione più matura da parte nostra, del nostro Governo e dei paesi della NATO (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo).

ANDREA GUARINO. Chiedo di parlare a titolo personale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA GUARINO. Signor Presidente, parlo a titolo personale in quanto firmatario dell'appello dei cento parlamentari a favore della tregua pasquale.
Credo che nessuno, in quest'aula, non voglia agire per la salvaguardia dei diritti umani del popolo kosovaro, primo dei quali è il diritto di esistere come persone e come popolo.
Credo, altresì, che nessuno, in quest'aula, non ritenga Milosevic un dittatore sanguinario, di legittimità democratica quanto meno dubbia. Tuttavia, la ragione dei forti - perché chi vuole difendere il popolo kosovaro è dalla parte della ragione - non ha mai paura del negoziato: il negoziato è l'espressione della ragione, della forza e della dirittura morale. La guerra è talvolta una tragica necessità ma, proprio perché è tragica, è l'ultima necessità.
Siamo di fronte ad un annuncio di tregua unilaterale: è parola. Ebbene, come sosteneva l'onorevole Zani, abbiamo tutti i mezzi per accertare se questa non sia soltanto una parola, ma sia un fatto. Nello spirito di chi vi parla e nello spirito di chi l'ha sottoscritto, l'appello dei cento parlamentari non era un appello contro, ma era un appello per sostenere anche gli sforzi - di cui bisogna dare atto - del Governo per cercare ad ogni costo una soluzione efficace, negoziata e duratura al dramma del popolo kosovaro e dell'equilibrio della regione balcanica.
Pertanto, ove si accertasse che questo fatto sia realmente tale, l'appello alla tregua va assecondato, se non altro per dimostrare il bluff del dittatore Milosevic e metterlo di fronte alle sue responsabilità nei confronti del suo popolo, di tutti gli altri popoli e della storia.
In tal senso rinnovo l'appello da noi firmato qualche giorno fa, al fine di esplorare questa possibile finestra (Applausi di deputati del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare a titolo personale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, quando la vita di milioni di persone è in pericolo, non si possono ignorare segnali significativi.
La risoluzione votata dalla Camera invitava il Governo a verificare la possibilità di riportare al tavolo delle trattative la vicenda jugoslava. La dichiarazione del Governo di Belgrado - che fa seguito alle dichiarazioni di ieri del Presidente del Consiglio D'Alema, che ha ripreso l'appello del Pontefice - rappresenta un segnale importante, di cui non si può non tenere conto.
Ritengo, pertanto, che il Governo debba riferire, comunque, sulla veridicità di quanto scritto dalle agenzie di stampa ed informare la Camera. È vero: il momento è delicato ed il Presidente del Consiglio ha il dovere di consultare i suoi


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partner; tuttavia, il Primo ministro Blair non ha consultato nessuno per dire al mondo che non avrebbe accettato alcuna tregua pasquale.
Poiché il mandato del Parlamento era ben preciso, ritengo che le Camere abbiano il dovere di conoscere come stanno i fatti: non occorrono immagini per comprendere la tragedia del popolo kosovaro; una tragedia che è aumentata nella sua drammaticità dopo i bombardamenti della NATO! Oggi, sono milioni le persone che fuggono da quelle terre per la disperazione che viene loro dalla persecuzione delle milizie serbe; ma esse fuggono anche dal terrore delle bombe contro le quali non possono reagire!
Il Parlamento italiano ha il dovere di invitare il Governo a verificare cosa si cela dietro questa cessazione unilaterale delle ostilità richiesta dal governo di Belgrado. Nessuno, neppure chi giustamente e legittimamente condanna il capo del governo serbo poteva chiedere che oggi egli alzasse bandiera bianca. Oggi Milosevic dà un segnale: può essere un bluff oppure una cosa seria, comunque si tratta di un'occasione da tenere in considerazione, se non si vuole far diventare questo conflitto una guerra europea. È un segnale da verificare, vediamo cosa c'è dietro: se c'è il bluff, la guerra continuerà; in caso contrario è possibile che si tratti di un'occasione che ci viene offerta per evitare che migliaia e migliaia di europei debbano morire a causa di questa guerra, che per me non ha alcun senso (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Colleghi, senz'altro il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, onorevole Montecchi, riferirà alla Presidenza del Consiglio le opinioni che qui sono state espresse. Naturalmente, comprendete che è necessario innanzitutto accertare se sia stata presentata una proposta formale ed ufficiale di tregua, in secondo luogo se a tale proposta seguano fatti concreti e infine quale sia l'opinione degli altri alleati della NATO: c'è insomma una precisa procedura da seguire prima che il Governo possa assumere le proprie responsabilità e riferire. A tal fine la Presidenza della Camera si terrà in contatto con la Presidenza del Consiglio e, nel momento in cui vi saranno le condizioni, ritengo che il Presidente del Consiglio valuterà l'opportunità di informare il Parlamento.

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