Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 514 del 6/4/1999
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(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 4493)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Sabattini.

SERGIO SABATTINI, Relatore. Signor Presidente, intendo intervenire brevemente.


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Condivido pienamente il contenuto degli interventi che si sono succeduti, a partire da quello del Governo; vorrei però sottolinearne rapidamente alcuni aspetti.
Per quanto riguarda le proposte emendative avanzate dal collega Garra, vorrei precisare che saranno esaminate dal Comitato dei nove. Per correttezza, devo dire però che mi hanno un po' stupito il tono ed il merito dell'intervento dell'onorevole Nuccio Carrara che non mi è sembrato coincidere con il tono e con il merito degli interventi con i quali i deputati del suo gruppo si sono espressi nel corso dei lavori in Commissione. Voglio ricordarlo per capire quale sarà la posizione del gruppo di alleanza nazionale in fase di discussione degli emendamenti.
In particolare, ricordo che la Commissione ha soppresso alcune parti previste dal testo approvato dal Senato, che l'onorevole Carrara giudicava invece positive, con l'accordo quasi unanime della Commissione e, quindi, anche con l'accordo dei colleghi del gruppo di alleanza nazionale. Ad esempio, per quanto riguarda l'articolo 14, l'onorevole Carrara ha detto che non vengono rispettati i diritti delle opposizioni, facendo riferimento ad alcune norme riguardanti il collegio dei sindaci revisori. Nel testo dell'articolo 14, come approvato dal Senato, si sanciva una norma assolutamente insostenibile per una democrazia: quella relativa al fatto che i sindaci revisori fossero nominati in base al principio di maggioranza e di minoranza. L'obiezione che è stata avanzata da alcuni di noi e che è stata accolta da tutti riguardava il fatto che una cosa è fare in modo che il sindaco nomini i sindaci revisori secondo buon senso e un'altra è sancire con legge che un organo tecnico di controllo debba appartenere alla maggioranza o alla minoranza. Se, però, l'onorevole Carrara sostiene che questo può rappresentare una limitazione dei diritti dell'opposizione, credo che si tenti di tornare al peggior consociativismo possibile.
Allo stesso modo, con l'articolo 12 è stata soppressa una norma che stabiliva che per garantire i diritti delle opposizioni si può dare la possibilità di nominare, nei consigli di amministrazione degli enti derivati, rappresentanti delle opposizioni. Come ricordava l'onorevole Pistelli, il Parlamento ha scelto di far eleggere direttamente i sindaci dal corpo elettorale, attribuendo loro la responsabilità di nominare i vertici delle aziende municipalizzate, evitando lottizzazioni. Tale questione mi infervora perché, altrimenti, finiremmo per tornare al vecchio sistema. Non capisco per quale motivo a scegliere non debba essere chi viene eletto dai cittadini. Questo rilievo l'ho trovato, a dirlo con chiarezza, stravagante. La questione mi appassiona, ma non intendo dilungarmici. Mi auguro, però, che si riesca a dare vita ad uno statuto dei diritti delle opposizioni. Su questo argomento vi è una disponibilità non solo mia personale, ma anche della maggioranza e del Governo, a recuperare la questione relativa alla presidenza delle commissioni (avevamo preferito lasciare questa possibilità di scelta agli statuti per ragioni di autonomia).
L'altra questione riguarda il tema della sussidiarietà di cui ha parlato principalmente l'onorevole Moroni, ma anche altri colleghi. Per quanto mi riguarda, mi atterrò alla dinamica dei lavori parlamentari; vorrei però suggerire una valutazione non ideologica. Voglio ricordare un testo scritto nei primi anni ottanta da un vecchio, non vecchissimo, Presidente della Camera: Pietro Ingrao. Questi scrisse un libro sul rapporto tra Stato e società: credo si intitoli Tradizione e progetto, pubblicato per i tipi di De Donato. In esso il Presidente Ingrao sottolineava un aspetto, quello della possibilità di avere uno Stato che gestisse meno ma che orientasse la società a fare di più, che fissasse i paletti, controllasse gli standard di qualità ma che facesse intervenire la società. Credo che il principio di sussidiarietà sia questo; in altre parole penso che non sia necessario che lo Stato gestisca tutto, anzi credo che oramai ciò sia controproducente e non solo dal punto di vista economico. Penso che lo Stato debba fissare i paletti all'interno dei quali


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si muovono i soggetti sociali, le forze e le formazioni sociali in cui si organizza la società.
Dico questo perché, al di là di ciò che scriveremo in questo testo, i comuni «esternalizzano» già! Presidente, ho fatto l'assessore alle privatizzazioni (oltre che al personale e al bilancio) in un comune abbastanza importante, anche se non di quelli che «vanno per la maggiore», il comune di Bologna, e ho «esternalizzato» funzioni che sono rimaste pubbliche ma esercitate da privati.
Dico questo perché, se questa materia non viene vista ideologicamente ma in funzione della crescita della società e di una sua partecipazione alla produzione di quel servizio particolare che è tipico della pubblica amministrazione, allora forse noi potremo ragionare più serenamente. Ma questo si poteva fare e si farà a prescindere da ciò che noi stabiliremo in questo testo! Lo dico - mi si consenta questa espressione centrista - sia a destra che a sinistra; lo dico perché è la verità.
Mi scuso se ho impiegato più tempo di quello che pensavo ma intendevo svolgere queste poche osservazioni che ritengo opportune. Mi auguro che il lavoro parlamentare ci consenta di sciogliere i nodi ancora presenti e valuteremo i vari suggerimenti che verranno avanzati. Condivido l'opinione del collega Pistelli secondo il quale ciascuno di noi deve tener presente la linea di fondo: lo scopo fondamentale è quello di dare questa legge ai nuovi amministratori che verranno eletti con le elezioni del 13 giugno. Viene compiuto un passo in avanti e ce ne saranno altri. Del resto questa non è l'ultima legislatura possibile, ve ne saranno altre! Se, come diceva il sottosegretario Vigneri, vi saranno dei passaggi ulteriori da compiere, il Parlamento li farà. Ritengo, tuttavia, che questo provvedimento vada nella giusta strada.

PRESIDENTE. Ringrazio il relatore, onorevole Sabattini, anche per questa precisazione.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

ADRIANA VIGNERI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, vorrei anzitutto spendere qualche parola sul testo contenente la riforma della legge n. 81, in cui tra l'altro è prevista anche la nuova durata dei consigli comunali e provinciali, che passa da quattro a cinque anni.
Poiché mi sembra che vi sia una volontà diffusa di applicare nelle prossime elezioni le norme contenute nel testo che è all'esame della Commissione affari costituzionali della Camera, segnalo, affinché tutte le norme contenute nel provvedimento siano applicabili alle elezioni del 13 giugno, che queste dovrebbero entrare in vigore entro il 4 maggio prossimo. Ciò significa, purtroppo, che la normativa deve tornare al Senato; lo dico riferendomi, in particolare, a quanto ha detto l'onorevole Pistelli nel suo intervento.
La necessità di rinviare al Senato la normativa nasce essenzialmente, ma non solo, dall'esigenza di sopprimere la cosiddetta vacatio legis, che al Senato non era stata fatta, anche perché in quel momento non eravamo così pressati dai tempi. Aggiungo però che non è questa l'unica integrazione al testo che occorre compiere; vi è infatti una seconda integrazione da fare, a cui l'onorevole Valducci ha fatto riferimento. Intendo riferirmi, in particolare, alle conseguenze relative all'introduzione della cosiddetta finestra unica annuale per le elezioni locali. L'introduzione di tale finestra unica crea il problema dei commissariamenti molto lunghi o dei vicesindaci che restano in carica molto a lungo.
Nel solo caso in cui il comune o la provincia entrino in crisi anticipatamente, il Governo proporrà di mantenere la seconda finestra annuale. Nel 1998 i casi di comuni che hanno cessato anticipatamente sono 168. Avremmo, quindi, circa 160 casi all'anno nei quali eventualmente, non necessariamente, si vota in un secondo periodo dell'anno, e non soltanto nel periodo primaverile, in cui il Governo riterrebbe opportuna un'integrazione di questo genere. A questo proposito, colgo


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l'occasione per evidenziare un piccolo errore materiale che è stato commesso nel testo e che dovrebbe essere corretto.
La questione fondamentale riguarda certamente la soppressione della vacatio legis senza la quale non credo riusciremmo a fare entrare in vigore la legge prima del 4 maggio prossimo, cioè prima della convocazione dei comizi elettorali.
Vorrei dire poche parole sugli interventi che sono stati fatti. Innanzitutto ricordo che questo testo non ha le ambizioni complessive che qualcuno degli intervenuti gli ha attribuito. Quanto alle funzioni, il testo deve essere letto insieme alle leggi n. 59 e n. 112; quanto alle norme di carattere fiscale, deve essere confrontato non solo con l'articolo 119 della Costituzione, che non è mai stato interamente attuato, ma anche con il provvedimento collegato fiscale, nel quale si stabilisce la compartecipazione delle regioni, delle province e dei comuni ad un grande tributo erariale quale l'IRPEF. Parlo dei comuni e delle province, oltre che delle regioni, perché questa introduzione è più recente ed è stata prevista da emendamenti approvati nel corso dell'esame al Senato. Credo che il testo sia stato già trasmesso alla Camera e possa essere, quindi, esaminato contemporaneamente. Deve essere, infine, letto insieme alla legge n. 81 perché da essa discende il ruolo politico, oltre che la forma di governo.
Il provvedimento al nostro esame, per quanto alcune norme possano essere rilevanti, si occupa soltanto dell'ordinamento; pertanto, non si possono chiedere cose che in esso non sono contenute, quali la semplificazione amministrativa. Ci siamo occupati dello sportello unico e della norma annuale di semplificazione e tutto ciò dovrà produrre risultati complessivi.
L'onorevole Nardini ha fatto riferimento ai consorzi dei comuni notando che nel provvedimento manca una norma ad essi relativa. È vero, la norma dovrebbe esserci e manca perché la disposizione attuale sui consorzi dei comuni, l'articolo 25 - peraltro rivisitato malamente nel 1995 - mette insieme l'esercizio di servizi pubblici locali con l'esercizio di funzioni. Quel nodo potrà essere sciolto soltanto quando il Parlamento sarà messo in grado di approvare anche il testo sulla riforma dei servizi pubblici locali. In quella sede si interverrà anche sui consorzi che in questo momento restano soggetti che corrispondono ad un ruolo istituzionale completamente diverso da quello che vogliamo attribuire alle unioni di comuni. Queste ultime si differenziano radicalmente dai consorzi perché mirano ad una ricomposizione territoriale su basi assolutamente volontarie. I consorzi corrispondono, invece, a criteri molto diversi e nulla hanno a che fare oggi con la ricomposizione territoriale.
Dissento dal collega Pistelli su un solo punto: la lettura delle norme che riguardano le aree e le città metropolitane. Le norme - in questo momento non ancora effettive - che hanno cercato di ricomporre l'esercizio di alcune funzioni (penso al ciclo dei rifiuti ed a quello dell'acqua) nulla hanno a che fare con le esigenze di governo di aree complesse quali sono le città metropolitane. Ritengo quindi che non abbiamo dato una risposta; lo abbiamo fatto - è vero - in termini finanziari, perché le grandi città hanno avuto comunque canali di finanziamento e di intervento speciale, ma non l'abbiamo data in termini istituzionali. Non so se questa legge darà quella risposta. Certo il provvedimento, che pure ha suscitato tante perplessità ed è intervenuto dopo che addirittura si è ritenuto il tema non maturo, dobbiamo riconoscerlo, perché eravamo partiti dall'idea che non vi fossero linee ancora sufficientemente consolidate, ha l'ambizione di rimettere in moto un qualche processo. Se questo processo verrà riattivato, saranno poi possibili tutti gli aggiustamenti. Se però neanche con queste norme si rimetterà in moto nulla, vorrà dire che le forze che contrastano la ricomposizione a livello di governo locale delle aree metropolitane sono troppo forti ed avranno avuto ragione di tutte le buone intenzioni.


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Vengo ad un'altra considerazione. Come avevo segnalato all'inizio del mio intervento, effettivamente, questo testo rinuncia a dei modelli precostituiti sui municipi (questione che però riguarda solo i comuni che si fondono e, quindi, di limitatissima applicazione), le unioni di comuni (quindi le comunità montane o isolane) e la stessa città metropolitana; rinuncia, come dicevo, a predisporre un modello. Questo è giusto o sbagliato? Non lo so. Credo che questo in fondo sia uno dei punti più delicati anche se forse meno generalmente percepiti di questo testo. Ritengo però che l'obiettivo della legge, il fine che ci siamo prefissi sia quello di dare il massimo di autonomia, cioè di puntare sull'iniziativa degli amministratori locali. Si vedrà poi se questi processi si metteranno in moto, se ci saranno correzioni da fare. Io non credo, come diceva il relatore, che possiamo pensare in questo momento di fare una legge chiusa. Abbiamo di fronte il problema delle strutture associative dei comuni che non hanno marciato, così come non hanno marciato le unioni; tanto meno si sono realizzate le fusioni. Con il testo in esame si prova a verificare se città metropolitane, da un lato, e unioni, dall'altro, partiranno dal basso. Se partiranno potremo attuare tutti gli interventi correttivi, ma se non partiranno non si porrà neanche il tema della grande autonomia di decisione, dell'organizzazione né quello delle forme di elezioni, dirette o indirette, che abbiamo dato a queste nuove strutture. Il problema non si porrà proprio alla radice, perché il processo non sarà partito. Da questo punto di vista si debbono leggere queste norme, che cercano di innestare dei processi. Se avranno successo, ce lo diranno dopo i fatti.
L'ultimissima questione è la seguente. Anch'io ho ascoltato con una certa meraviglia l'intervento del collega Nuccio Carrara. Credo che alcuni temi rispetto ai quali ha indicato la necessità di procedere ad un esame più approfondito non esistano. Esiste invece certamente la questione dei nuovi compensi che noi non stiamo dando, ma che consentiamo vengano dati agli amministratori.
Se alleanza nazionale vuole restringere da questo punto di vista il testo della legge, il Governo prenderà in esame con attenzione tutti i suggerimenti che su questa materia interverranno. Desidero però rilevare che, in linea generale, ci sembra che anche questa parte del testo sia equilibrata e non eccessivamente ampia nella direzione, che non si auspica, di creare una nuova categoria, una nuova generazione di professionisti dell'amministrazione locale.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Sospendo la seduta fino alle 16.

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