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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Taradash n. 3-02988 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 8).
MARETTA SCOCA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, l'onorevole Taradash chiede se siano state accertate responsabilità in capo alla direzione del carcere di Bellizzi Irpino in relazione alle morti di Salvatore Nocerino e Silvana Giordano, avvenute, rispettivamente, il 29 agosto 1997 ed il 24 maggio 1998. Al riguardo, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha fornito le seguenti notizie.
2000, in data 28 agosto 1997 era rientrato nell'istituto di Avellino dopo aver fruito di un permesso premio concesso dal magistrato di sorveglianza. All'atto dell'ingresso nel penitenziario, il Nocerino è stato sottoposto a visita medica ed al prelievo del sangue diretto ad accertare la presenza di sostanze stupefacenti eventualmente assunte durante il periodo della fruizione del predetto permesso. Quindi, è stato allocato, intorno alle ore 17 del 28 agosto 1997, nella cella appositamente destinata dalla direzione dell'istituto per farvi soggiornare temporaneamente i detenuti all'atto del rientro successivamente alla fruizione del permesso, in attesa dell'esito dei predetti esami, per un minimo di 24 ore. Nella notte tra il 28 ed il 29 agosto 1998, l'agente di turno nel reparto ove era ospitato il Nocerino ha effettuato il giro di ispezione poco dopo mezzanotte.
aveva beneficiato di un permesso premio di cinque giorni concesso dal magistrato di sorveglianza nel corso del quale non si erano verificate trasgressioni di sorta alle prescrizioni imposte.
sanitario nazionale e con l'adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento di tale servizio.
PRESIDENTE. L'onorevole Taradash ha facoltà di replicare.
MARCO TARADASH. Nei pochi minuti a mia disposizione non interverrò sull'ultima questione posta. Apprezzo i progetti sperimentali: è certamente interessante un progetto che riguarda trenta tossicodipendenti su decine di migliaia che entrano nelle nostre carceri, ma non rappresenta una risposta.
sapendo benissimo che subito dopo rientreranno in carcere, perché fuori non cambia nulla, né le leggi che li riportano in carcere costringendoli a commettere delitti per pagare il prezzo del mercato nero, né, certamente, condizioni di sostegno sociale che possano indirizzarli ad altre attività.
ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, non intendo discutere la decisione da lei assunta di espellere il collega Cento, perché so trattarsi di una decisione che nessun Presidente assume a cuor leggero o con piacere. Tuttavia, rispetto all'episodio di un collega che ha interrotto - evidentemente in termini impropri - l'onorevole sottosegretario perché si riteneva insoddisfatto della risposta che stava ricevendo, forse al danno dell'espulsione si aggiunge anche la beffa di non aver potuto poi effettivamente né ricevere completamente risposta, né manifestare la propria insoddisfazione nella sede propria.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vito. Effettivamente, quando mi trovo a dover assumere decisioni come questa - per fortuna molto rare - verso in grave imbarazzo. In questi momenti, infatti, ho la rappresentazione esatta della responsabilità che concerne al potere che, forse immeritatamente ed immodestamente, sono chiamato ad interpretare. Io, però, devo certo tutelare la funzione del deputato, ma anche il regolamento ed il rispetto fra le varie funzioni che qui si esercitano. Noi siamo soliti richiamare il Governo al rispetto che deve all'Assemblea ma che anche quest'ultima deve all'esecutivo. Tra l'altro, l'onorevole Cento avrebbe potuto compiutamente esprimere la sua insoddisfazione a tempo e a modo.
Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
Dall'indagine amministrativa svolta dal provveditorato generale della Campania è risultato che il Nocerino, arrestato il 3 maggio 1996, con fine pena al 20 agosto
Durante la predetta ispezione, secondo quanto dichiarato dal medesimo, il Nocerino era intento a seguire i programmi televisivi ed aveva anche rivolto un saluto verso il personale che era in ispezione. Verso l'una di notte, in occasione di un ulteriore giro di controllo, notava che il Nocerino era in posizione leggermente supina, come se stesse dormendo. Verso le due l'agente di servizio notava che il Nocerino conservava ancora l'identica posizione di un'ora prima. A questo punto chiamava il Nocerino, che non rispondeva. Veniva immediatamente aperta la porta e chiamato il sanitario, il quale non poteva che constatare la morte, a suo avviso avvenuta circa un'ora prima. L'agente di custodia era stato probabilmente ingannato dalla posizione assunta dal Nocerino un'ora prima, che faceva supporre che fosse intento a vedere la televisione.
Sulla base di tali elementi si è ritenuto che non fossero ravvisabili responsabilità a carico degli operatori penitenziari. In relazione alla morte del Nocerino, l'autorità giudiziaria ha proceduto per i reati previsti dagli articoli 73 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 e 586 del codice penale. Poiché sono rimasti ignoti gli autori del reato, il procedimento è stato archiviato con decreto del GIP in data 10 dicembre 1997.
Per quanto concerne il decesso della detenuta Silvana Giordano, si comunica quanto segue. La Giordano era stata arrestata il 15 ottobre 1996 ed aveva come posizione giuridica quella di definitiva con il fine pena previsto per la data del 17 gennaio 2004, quale condannata per i reati di furto aggravato e rapina. La medesima, ristretta nell'istituto di Avellino sin dal giorno dell'arresto ed ubicata in cella singola unitamente al figlio minore, ha posto in essere il gesto autosoppressivo mediante impiccagione con l'ausilio di una striscia di stoffa legata a forma di cappio alle sbarre della finestra della cella. La detenuta era tossicodipendente e, come tale, era seguita dal centro di servizio sociale di Avellino. Sulle cause, le circostanze e le modalità del decesso è stata disposta visita ispettiva affidata al provveditore regionale della Campania.
Per quanto concerne le presunte molestie sessuali subite dalla signora Giordano, si rappresenta che nella relazione resa dal predetto provveditore si dà atto che il regime di vita vigente nella sezione femminile della casa circondariale di Avellino è organizzato secondo regole severe che comportano, tra l'altro, la previsione della chiusura in cella delle detenute che non si recano al lavoro, al passeggio, ai corsi o nei locali adibiti alle attività in comune. Tali regole hanno altresì il fine di prevenire la possibilità del verificarsi di atti di molestia sessuale.
Per quanto concerne il decesso della detenuta, la stessa relazione esclude responsabilità di natura disciplinare a carico del personale o delle altre detenute.
Nel corso della carcerazione ad Avellino, il magistrato di sorveglianza aveva dichiarato inammissibili quattro istanze di permesso premio avanzate dalla signora Giordano in data 21 luglio 1997, 18 agosto 1997, 22 dicembre 1997 e 16 marzo 1998, poiché non risultava espiata la pena minima, pari ad un quarto delle pene inflitte in cumulo, per accedere ai permessi premiali. In data 9 aprile 1998, essendo divenuta ammissibile l'istanza, la detenuta
Nel fornire le notizie di cui sopra, il magistrato di sorveglianza di Avellino ha precisato che l'esecutività del permesso era stata confermata nonostante la severa ammonizione inflitta alla detenuta per un episodio disciplinare verificatosi il 2 aprile 1998 e che aveva coinvolto altra detenuta, successivamente trasferita nella casa circondariale di Arienzo. Ha aggiunto altresì che, durante le udienze avute nella casa circondariale, la signora Giordano non aveva mai segnalato particolari problematiche personali o di relazione, mentre dimostrava un forte interesse per la concessione dei permessi premiali e, in prospettiva, delle misure alternative al carcere. La sua posizione giuridica, infatti, non le aveva consentito di beneficiare di alcuna delle misure previste dall'ordinamento penitenziario per le detenute madri. Lo stesso magistrato ha comunicato, infine, che mai nel corso delle udienze sono stati invece segnalati, né dalla Giordano né dalle altre detenute della sezione, problemi di relazione con gli operatori penitenziari, con le vigilatrici e con le altre detenute.
Nella stessa data del decesso della signora Giordano, la procura della Repubblica presso la pretura di Avellino formava il fascicolo processuale n. 844/98 e, in pari data, veniva conferito l'incarico al consulente tecnico di accertare le cause della morte e disposta l'acquisizione della cartella clinica, di tutta la corrispondenza rinvenuta presso la cella della detenuta e di tutti gli atti relativi alle indagini amministrative svolte.
Nell'ambito delle indagini venivano assunti a sommarie informazioni il convivente della signora Giordano, il medico di guardia e gli agenti di custodia in grado di riferire sui fatti. Il predetto ufficio giudiziario formava quindi autonomo fascicolo processuale per il reato previsto dall'articolo 572 del codice penale (maltrattamenti).
In data 2 giugno 1998, all'esito di ulteriore attività istruttoria, nel corso della quale venivano assunte sommarie informazioni, tra gli altri, da una vigilatrice penitenziaria e dalla detenuta con la quale la Giordano aveva avuto l'episodio disciplinare del 2 aprile 1998, la procura presso la pretura trasmetteva gli atti alla procura della Repubblica presso il tribunale, ipotizzando i reati previsti dall'articolo 323 del codice penale (abuso di ufficio) e dall'articolo 609-bis del codice penale (violenza sessuale).
In data 7 luglio 1998 veniva formato un fascicolo processuale, riunito agli atti del procedimento principale, nel quale veniva inserita una missiva, fatta pervenire da un detenuto, nella quale il predetto faceva riferimento al decesso della signora Giordano.
In data 16 settembre 1998, venivano depositati gli esiti della consulenza tecnica di ufficio sulla salma della signora Giordano che accertavano la compatibilità dell'ipotesi di suicidio ed escludevano eventuali fattori esterni o la somministrazione di droghe o alcolici tali da coartare o condizionare la volontà della detenuta.
Da parte della procura presso il tribunale veniva svolta ulteriore attività istruttoria. In particolare, venivano dapprima assunte sommarie informazioni dall'onorevole Ernesto Caccavale, il quale depositava copia di una lettera inviata dal predetto detenuto, nella quale si segnalava la situazione di disagio della defunta Silvana Giordano all'interno del carcere, facendo presente di aver appreso detta circostanza a seguito di frequenti scambi epistolari con la stessa signora Giordano.
Il parlamentare europeo segnalava altresì l'opportunità di escutere due esperte psicologhe presso il carcere, che lo avevano contattato all'indomani del decesso della Giordano.
Venivano quindi assunte ulteriori sommarie informazioni dalla madre e dalla sorella della detenuta, nonché dalla psicologa che da molto tempo seguiva la Giordano. Veniva infine sentito un altro detenuto in merito alle circostanze relative alla morte della donna.
All'esito dell'istruttoria, in data 12 febbraio scorso, la procura della Repubblica presso il tribunale di Avellino formulava richiesta di archiviazione, e in data 4 marzo ultimo scorso la madre e la sorella della detenuta proponevano opposizione alla richiesta di archiviazione.
Il giudice non si è ancora pronunciato.
La procura della Repubblica presso il tribunale ha precisato che la richiesta di archiviazione è stata formulata per la insussistenza di elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio, non essendo emersi all'esito delle indagini elementi di riscontro concreto alle ipotesi di abusi sessuali ai danni della detenuta da parte di altre detenute o di vigilatrici, né violazioni dei regolamenti in materia di vigilanza e di sicurezza interna tali da pregiudicare un tempestivo soccorso al momento del suicidio o tali da agevolarne in qualche modo la realizzazione.
Quanto al fenomeno della tossicodipendenza e ai possibili interventi in chiave di recupero e reinserimento sociale, si evidenzia che la normativa vigente prevede, in particolare, la possibilità di realizzare sia strutture autonome riservate ai tossicodipendenti, sia reparti opportunamente attrezzati negli ordinari istituti di pena, per la cura e la riabilitazione degli stessi.
Sotto il profilo organizzativo e gestionale, le linee di intervento dell'amministrazione penitenziaria sono finalizzate allo sviluppo, in ogni territorio regionale, di istituti o sezioni a custodia attenuata con maggior valenza trattamentale, nonché alla predisposizione di appositi percorsi di riabilitazione per i tossicodipendenti negli istituti di detenzione ordinaria ovvero attraverso il passaggio alle aree a custodia attenuata o, infine, attraverso l'ammissione a misure alternative alla detenzione.
L'esperienza positiva fin qui maturata negli istituti a custodia attenuata ha stimolato l'amministrazione all'adozione di ulteriori iniziative in tal senso.
La più recente, denominata «Progetto Teseo ed Arianna», proposta dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha ricevuto l'approvazione della Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento degli affari sociali) e con decreto 5 giugno 1998 è stato disposto il finanziamento sul fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga del progetto in questione.
Quest'ultimo è precipuamente destinato agli istituti a custodia attenuata impegnati in programmi terapeutici e riabilitativi di gruppo finalizzati ad un reinserimento «personalizzato» nella comunità libera di persone affette da problemi di tossicodipendenza.
È stato previsto di realizzare l'iniziativa di cui stiamo parlando presso 17 istituti penitenziari (ivi compresa Roma-Rebibbia) all'interno dei quali è contemplata l'istituzione di apposite sezioni a custodia attenuata.
L'iniziativa è stata peraltro estesa di recente ad altri due istituti.
Il progetto prevede, in sintesi, l'attivazione di un programma di servizi e interventi a favore di 25-30 detenuti particolarmente motivati ed in buone condizioni generali di salute fisiopsichica nell'arco di 8-12 mesi, volto a rendere protagonista ciascun individuo di una prospettiva di risocializzazione e promozione di interessi culturali, espressivi e formativi.
La relazione di aiuto che viene offerta a livello individuale sarà integrata da un'azione in cui la persona entra a far parte di un gruppo che si prefigge obiettivi concreti e modalità attive di partecipazione alle iniziative individuate dai componenti del gruppo stesso con il contributo dei tecnici competenti che fungono più da facilitatori che da erogatori di un servizio. A tale fine è prevista la costituzione di un gruppo di aiuto e di sostegno psicologico, di un laboratorio di progettazione culturale, di un laboratorio artigianale polivalente e di un gruppo di espressività corporea e di attività medico-sportiva.
Non va dimenticato che un contributo all'effettiva soluzione del problema potrà aversi con l'attuazione della delega al Governo per la razionalizzazione del servizio
Deve essere, infine, ricordata la proposta di legge di prossima approvazione da parte del Parlamento che prevede nuove disposizioni in materia di esecuzione della pena e di applicazione di misure cautelari nei confronti dei soggetti affetti da gravi infermità, da AIDS conclamata e da gravi insufficienze immunitarie.
Torno ai casi che ho richiamato nella mia interrogazione. Ho fatto l'ipotesi, tratta dalla stampa locale, che il detenuto Salvatore Nocerino sia morto perché aveva ingerito, prima di entrare nel carcere, un ovulo contenente cocaina. Vi sarebbe una perizia medico-legale che conferma questa mia ipotesi. Non mi sembra che da ciò si traggano conseguenze, a giudicare dalla risposta del sottosegretario. Sarebbe logico domandarsi perché un poveraccio come Salvatore Nocerino avrebbe portato in carcere un ovulo di cocaina che sarebbe all'origine della sua morte. Questa complicata operazione non era certo necessaria per consumare personalmente la cocaina! La ragione è che nel carcere vi era qualcuno che glielo aveva commissionato.
È stata condotta un'inchiesta per conoscere con quali detenuti fosse in contatto Salvatore Nocerino, chi avrebbe potuto commissionargli questo acquisto? È vero che nel carcere di Bellizzi Irpino vi sono quattro o cinque boss della camorra o del narcotraffico che possono affidare compiti di questo genere a detenuti in libera uscita per ricompensarli con poche lire, considerato che si tratta generalmente di disgraziati senza un soldo?
Mi sembra che l'amministrazione del carcere di Bellizzi Irpino non abbia fatto nessuna inchiesta. Salvatore Nocerino è morto, se ne prende atto e si aspetta il prossimo. Francamente è poco, signor sottosegretario! Tornerò a formulare questa interrogazione perché voglio sapere se questi problemi siano stati posti. Esiste un gruppo di boss che governa il carcere di Bellizzi Irpino? La morte di Salvatore Nocerino è stata provocata dall'ovulo con la cocaina? A chi Nocerino intendeva portare la cocaina? Sono stati presi provvedimenti? Riformulerò queste domande perché - lo ripeto - non ho ricevuto risposta.
Mi sembra che rispetto alla vicenda di Silvana Giordano sia stato fatto qualcosa in più da parte della magistratura, che ha cercato di approfondire le cause del suicidio di una giovane tossicodipendente che si è uccisa in cella davanti ad un bambino di due anni. Nell'inchiesta si dice che le motivazioni debbono essere ricercate nella storia infelice di Silvana Giordano.
Ho fatto cenno alle lettere che la Giordano aveva inviato ad un altro detenuto e alla visita del collega europeo Caccavale. In quelle lettere vi era una denuncia precisa. La Giordano era perseguitata, subiva molestie sessuali e non aveva ricevuto aiuto dalla direzione del carcere. Questi sono i problemi. Vi è stata un'inchiesta, ma in questo caso non si è arrivati a conclusione. Ne prendo atto, ma rimane il problema del carcere di Bellizzi Irpino nel quale, evidentemente, questi avvenimenti sono accaduti. Magari non vi sarà nessuna responsabilità da parte di chi dirige il carcere, ma bisogna accertare fino in fondo se questa serie di eventi luttuosi è del tutto casuale, è legata alle condizioni di vita nelle nostre carceri, al fatto che in carcere ci vanno prevalentemente i poveracci, i quali non trovano né fuori né dentro occasioni per cambiare vita, o se è dovuta al fatto che i tossicodipendenti (tranne i più meritevoli; trenta l'anno su 30 mila) sono buttati in cella a trascorrere il tempo della detenzione. Ciò
Può darsi peraltro che quegli eventi siano legati soltanto alla normalità - del tutto abnorme - delle condizioni di vita nelle nostre carceri o che, invece, vi sia qualcosa da approfondire. Tornerò comunque a proporre interrogativi ed a presentare interrogazioni perché la risposta del Governo non è per nulla soddisfacente.
Le chiederei pertanto, Presidente, di mantenere se possibile all'ordine del giorno l'interrogazione dell'onorevole Cento e di farne ripetere quanto prima lo svolgimento in un clima ed in una seduta che sicuramente saranno corretti. Ciò nell'interesse dell'Assemblea e dello stesso collega, nonché per rispetto dell'onorevole sottosegretario, al quale si darà modo di completare la sua risposta.
Comunque, onorevole Vito, la ringrazio di avermi dato l'opportunità di risolvere in modo penso soddisfacente per tutti questa vertenza. Naturalmente, mi riservo di parlare con il Presidente della Camera sull'opportunità regolamentare della proposta che lei avanza, cioè della possibilità di mantenere all'ordine del giorno le interrogazioni in questione.
È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.


