Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 506 del 17/3/1999
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(Crisi agrumicola nell'Italia meridionale)

PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Armando Veneto n. 3-03239, Filocamo n. 3-03416 e Napoli n. 3-03590 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 3).
Queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il ministro per le politiche agricole ha facoltà di rispondere.

PAOLO DE CASTRO, Ministro per le politiche agricole. Signor Presidente, il Ministero è ben consapevole della grave crisi in cui versa il comparto agrumicolo nazionale, crisi dovuta sia a proprie carenze strutturali sia all'aggressività di altri sistemi produttivi, comunitari ed extracomunitari.
Per far fronte a tale crisi è stato già predisposto, con la legge 2 dicembre 1998, n. 423 (interventi nel settore agricolo, agrumicolo e zootecnico), un intervento finanziario pari a circa lire 70 miliardi per il 1998 e 20 miliardi per ciascuno degli anni 1999 e 2000. Il relativo piano agrumicolo, predisposto dal ministero, è stato inviato alla Conferenza Stato-regioni e sarà successivamente inoltrato alle Commissioni parlamentari competenti. Ricordo, a tal proposito, che domani la Conferenza Stato-regioni inizierà la sua discussione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI PETRINI (ore 16,40)

PAOLO DE CASTRO, Ministro per le politiche agricole. Il piano, nella cui redazione è stata posta particolare attenzione alle problematiche presenti nelle regioni a maggiore vocazione agrumicola - tra cui la Calabria -, prevede sia una serie di azioni volte alla valorizzazione degli agrumi tipici italiani sia una serie di interventi sulla filiera, al fine di migliorare la qualità e valorizzare la produzione agrumaria ai fini di una migliore e più efficiente commercializzazione.
In particolare, le azioni previste dal piano di settore considerano prioritari gli interventi per l'adattamento delle strutture organizzative e lo sviluppo dell'interprofessione, il miglioramento dei servizi di assistenza tecnica, la formazione e l'aggiornamento professionale, la ricerca, lo sviluppo del vivaismo agrumicolo, nonché l'innovazione dei processi di trasformazione e gli interventi a supporto della commercializzazione.
La fonte principale di finanziamento del piano è costituita dai fondi comunitari previsti da una serie di regolamenti concernenti il miglioramento delle strutture agrarie, di trasformazione e commercializzazione, lo sviluppo delle associazioni dei produttori e l'adeguamento alla nuova organizzazione comune di mercato dei prodotti ortofrutticoli.
In aggiunta a tali disponibilità vanno inoltre considerati i piani operativi plurifondo (FEOGA) che interessano in modo particolare le due maggiori regioni agrumicole, ossia la Calabria e la Sicilia.
Le risorse economiche di origine comunitaria potranno altresì essere integrate da ulteriori dotazioni di origine nazionale o regionale, oltre a quelle sopra indicate, da imputare al fondo interregionale gestito, come sappiamo, dalle regioni e dal ministero, nonché da ulteriori fondi stanziati dagli enti locali interessati.
Per quanto riguarda il pagamento degli aiuti, si rammenta che la regolamentazione comunitaria prevede che, nel calcolo della misura definitiva dell'aiuto spettante alle arance avviate alla trasformazione, siano compresi i dati relativi alla campagna in corso.
Di conseguenza, solo con il regolamento comunitario n. 2811/98, del 22 dicembre 1998, la Commissione ha potuto fissare la misura dell'aiuto per la campagna 1997-1998; l'AIMA ha pertanto iniziato le operazioni di pagamento alle


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organizzazioni professionali che hanno conferito arance nel corso della predetta campagna.
La Commissione dell'Unione europea, anche su sollecitazione da parte italiana, preso atto che l'attuale sistema ritarda notevolmente l'iter per la determinazione degli aiuti e i conseguenti pagamenti, ha presentato al Consiglio una proposta di modifica del regolamento n. 2202/96 intesa a semplificare ed accelerare le procedure di calcolo per la verifica degli aiuti, degli eventuali superamenti delle soglie di garanzia. La modifica proposta dovrebbe essere operativa già a partire dalla campagna 1999-2000.
Quanto al problema della riduzione degli aiuti nella misura del 42 per cento, a causa del superamento della soglia comunitaria, è da precisare che i nostri produttori, assieme a quelli spagnoli, hanno concorso all'aumento della quantità di prodotto avviato alla trasformazione nella campagna 1997-1998. Diversamente dal settore dell'olio, di cui non eravamo responsabili, in questo caso c'è una partecipazione italiana allo sforamento della soglia comunitaria.
Per quanto riguarda la crisi per l'attuale campagna, paventata da più parti, si osserva che le organizzazioni professionali dichiarano riduzioni di produzione, anche consistenti (in alcune zone fino al 40 per cento). Considerato quindi che i consumi sono abbastanza costanti negli anni e che la contrattazione per le destinazioni industriali, seppure ridotta, risulta comunque su livelli apprezzabili, non si dovrebbero verificare problemi per la collocazione del prodotto.
Si assicura, tuttavia, che il Ministero continuerà ad adoperarsi presso le istituzioni comuniarie al fine di aumentare la soglia degli agrumi destinati alla trasformazione. Non è nemmeno escluso che non vi sia una rivisitazione complessiva del regolamento OCM agrumicolo, andando verso sistemi di aiuti diretti al reddito (ad esempio, per albero, per ettaro), tali da poter semplificare ulteriormente la procedura.
Nel contempo si auspica che le organizzazioni dei produttori utilizzino al massimo gli strumenti offerti dai piani operativi istituiti dalla nuova OCM e dai piani di ristrutturazione produttiva e commerciale previsti dal piano agrumicolo in via di approvazione, già predisposti dal ministero e all'ordine del giorno di domani della conferenza Stato-regioni.
Quanto alla lamentata discriminazione tra gli agrumicoltori della fascia ionica e quelli delle zone tirreniche, si informa che il giorno 2 febbraio 1999 le parti in causa hanno firmato una integrazione all'accordo interprofessionale per gli agrumi destinati alla trasformazione industriale concluso il 21 ottobre 1998.
Con tale documento integrativo viene fissato il pagamento del prezzo di contratto ad un livello minimo di 80 lire al chilo per le arance a polpa bionda, senza alcuna limitazione territoriale.
Per quel che concerne, infine, la prevenzione e repressione dei noti fenomeni di criminalità che inquinano il regolare svolgimento delle varie fasi di produzione e commercializzazione del prodotto, vi comunico che proprio in questi giorni (vi è stato proprio ieri un comunicato stampa del ministero) sono in corso accertamenti, in particolare in Calabria, dove sono state segnalate diverse decine di casi di irregolarità, e questo grazie alla collaborazione tra il Corpo forestale dello Stato e il comando dei carabinieri del Ministero delle politiche agricole.

PRESIDENTE. L'onorevole Armando Veneto ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03239.

ARMANDO VENETO. Signor ministro, debbo esprimere il mio compiacimento per la sua presenza qui in aula per rispondere alle interrogazioni concernenti la crisi agrumicola.
Suo tramite debbo anche ringraziare il sottosegretario Fusillo, che è venuto in Calabria, ha ascoltato le questioni che gli venivano poste ed ha sensibilmente avvertito i termini del problema, adoperandosi, nell'ambito del Ministero, per dare almeno


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una risposta, per costituire un tavolo.
Tra l'altro mi compiaccio con il sottosegretario perché ho avvertito dalle sue parole, non tanto per le cose fatte, quanto per le aperture che ci ha voluto segnalare - per così dire - fuori sacco, che si stanno prospettando fatti nuovi che possono modificare strutturalmente l'intera vicenda relativa al comparto agrumicolo.
Ho quindi piena fiducia che la sua azione, svolta in sede europea per altri aspetti dell'agricoltura ma che comunque denotano un grande impegno ed una elevata professionalità, possa portare a compimento una vicenda che ormai si trascina da troppo tempo e alla quale è legata una parte importante dell'economia della nostra Calabria.
Voglio sollecitare l'attenzione del signor ministro sulla circostanza degli aiuti diretti per albero, per ettarocoltura per sottrarsi alla logica che ha creato professionisti dell'associazionismo, che non hanno nulla a che vedere con gli agrumicoltori ai quali va la gran parte degli utili dell'Unione europea.
Al di fuori di tali questioni - che sono ben gestite dal signor ministro, per la qual cosa mi ritengo soddisfatto della sua risposta, almeno per le proiezioni che sono state fatte intravedere, anche se alcuni risultati non sono stati ancora raggiunti - mi permetto di segnalare alla sua attenzione l'importanza della costituzione di un tavolo di concertazione continuo, sistematico e bene organizzato innanzitutto all'interno del comparto e, in secondo luogo, tra comparto, regione e ministero. Senza questa concertazione non si può procedere rispetto ad una questione, a mio avviso, fondamentale. Non si può, infatti, pensare solo alla vicenda attuale senza programmare cosa succederà nel medio e nel lungo periodo.
È chiaro che non possiamo andare avanti con un'agrumicoltura assistita per produrre arance che devono essere destinate all'industria. È necessario concepire un nuovo modo di intendere l'agricoltura in una zona come quella calabrese, che davvero potrebbe dedicarsi quasi esclusivamente a colture come quella degli agrumi o degli ulivi perché i problemi sono più o meno simili.
È, quindi, necessario un grande sforzo di sensibilizzazione: l'università, le scuole agrarie, i produttori, il Governo, la regione e le persone interessate al problema dell'agricoltura nel Mezzogiorno si devono fare carico di una valutazione, di una modifica e di un ammodernamento complessivo dell'intero comparto. Non è più possibile - lo ripeto - produrre arance solo per l'industria, non è più possibile produrre arance di carta!
Siamo giunti all'ultimo argomento: chi, come me, ha assistito a fasi di lotta che si sono verificate nella piana di Gioia Tauro, a Rosarno, a San Ferdinando e a Palmi, ha ascoltato con le proprie orecchie quali somme debbano essere pagate come tangenti all'AIMA, alla Guardia di finanza e via di seguito. È una vergogna, signor ministro, che non è possibile tollerare oltre! Parimenti è una vergogna la vicenda degli autocarri che entrano con una targa ed escono con un'altra, per cui un autocarro viene pesato tre, quattro o cinque volte per arricchire i delinquenti! Finalmente la Calabria non protesta solo ma propone e questo mi sembra il dato più rilevante per favorire il riscatto complessivo delle genti di Calabria e della sua agricoltura.

PRESIDENTE. L'onorevole Filocamo ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03416.

GIOVANNI FILOCAMO. Signor Presidente, signor ministro, credo sappiate che le uniche risorse della Calabria e della provincia di Reggio Calabria, in particolare, sono l'agricoltura, l'agrumicoltura, l'ulivicoltura, il turismo e i beni artistico-culturali. Proprio queste attività sono state completamente abbandonate e in quelle zone si vive vegetando. La criminalità comune ed organizzata, che si è infiltrata anche nelle istituzioni (vedi porto di Gioia Tauro), la fa da padrone, mentre la disoccupazione giovanile cresce sempre di più ed ha raggiunto quote iperboliche.


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Fino agli anni cinquanta-sessanta intere famiglie di agricoltori della mia zona ionica reggina riuscivano a far studiare i propri figli fuori della Calabria perché in questa regione non vi erano università. Quasi tutti si realizzavano nelle professioni.
Nella mia zona esistevano allora anche due piccole industrie agroalimentari per la trasformazione degli agrumi che poi, però, sono fallite e nessun aiuto è stato fornito dal Governo.
Adesso siamo giunti al punto che neppure quei pochi agrumi ed olive che si riescono a coltivare possono essere raccolti, perché le sovvenzioni ed i contributi nazionali, regionali ed europei non vengono erogati oppure vengono erogati a singhiozzo. Ciò mentre constatiamo che anche in Calabria siamo invasi da prodotti spagnoli, greci, portoghesi e persino israeliani.
Essendo questa la situazione dell'agricoltura e dell'agrumicoltura in Calabria e nella zona ionica reggina, volevamo sapere dal Governo che cosa, in concreto, si stia facendo. Per la verità, signor ministro, debbo ringraziarla per la sua esposizione, che è stata una relazione programmatica perfetta. Quanto lei ha detto, però, poi in Calabria non si realizza, non si concretizza.
Non so dove si fermino le sue parole. Di quanto lei ha detto noi non vediamo niente; anzi, assistiamo all'esatto contrario. Lei ha parlato di scuole professionali: sa che il ministro della pubblica istruzione ha chiuso in Calabria le scuole professionali? Nel mio collegio elettorale, nella Locride, sono state chiuse due scuole professionali per l'agrumicoltura e l'agricoltura. Questa è la realtà che si vive da noi e quindi, signor ministro, nel ringraziarla la sollecito ad essere attento ai problemi della Calabria, perché i calabresi si sentono completamente abbandonati e non possono più vivere in queste condizioni: da un lato, abbandonati completamente dallo Stato; dall'altro, sopraffatti dalla criminalità comune ed organizzata che si è infiltrata nelle istituzioni locali. Ciò non si rileva con questo Governo di sinistra perché i suoi rappresentanti e la Commissione antimafia, quando vengono in Calabria, non fanno che difendere le istituzioni, mentre queste ultime sono infiltrate da delinquenti. Noi vorremmo che questo in Calabria finisse e che il Governo si interessasse dei reali problemi della nostra regione, che sono quelli dell'agricoltura e del turismo. Solo così si potrà dare lavoro ai nostri giovani disoccupati e portare il progresso anche in Calabria.

PRESIDENTE. L'onorevole Napoli ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03590.

ANGELA NAPOLI. Signor ministro, desidero ringraziarla per avere oggi voluto rispondere personalmente alla mia ultima interrogazione ma, in sostanza, alle numerose altre precedenti. Considero infatti questa sua presenza anche la risposta alla lettera che mi sono permessa di trasmetterle il 26 gennaio scorso, con la quale la invitavo a prendere personalmente in mano la situazione creatasi con la grave crisi agrumicola calabrese. Mi sento di ringraziarla perché la sua presenza mi dimostra che forse ha effettivamente preso a cuore il problema e che c'è qualche barlume di speranza per i produttori agricoli calabresi.
Fin dal 1997, attraverso la presentazione di numerose interrogazioni, ebbi a denunciare non solo la gravità della crisi che colpiva i singoli produttori, le piccole aziende, soprattutto quelle a conduzione familiare, esistenti nel territorio calabrese, ma anche la scarsa trasparenza con la quale venivano effettuati i controlli. Purtroppo, fino ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta. Prendo atto della programmazione della quale lei cortesemente ha voluto riferirci, anche se, me lo lasci dire, non è più sufficiente parlare soltanto di piano agrumicolo, perché lei mi insegna che, affinché tale piano possa diventare realmente efficiente, sono necessari i piani regionali di programmazione operativa, senza i quali non si potranno ottenere le efficienze desiderate, soprattutto nel cambio


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della cultura della gestione agrumicola calabrese.
Lei ha fatto riferimento - e gliene sono molto grata - a un controllo ministeriale, che peraltro le avevo chiesto nella lettera inviatale. Ci tengo a riferirle che, in qualità di componente della Commissione parlamentare antimafia, ho già provveduto a trasmettere una circostanziata denunzia alla procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, contenente i nomi delle associazioni agricole e delle industrie di proprietà delle associazioni stesse attraverso le quali viene incrementato il sistema economico mafioso nel nostro territorio.
La ringrazio e spero che quanto da lei affermato in questa sede possa trovare conferma nell'attuazione operativa a livello regionale, con il coinvolgimento di tutti gli enti interessati.
Mi si consenta di concludere, però, con una piccola critica, onorevole ministro. Certamente, lei oggi ci ha dato atto di una volontà di programmazione che, se attuata, sconvolgerà il settore; devo evidenziare, però, come di fatto il problema dell'agrumicoltura sia stato scarsamente considerato dal nostro Governo in ambito europeo. Desidero ricordare che nei giorni scorsi, nella riunione dei quindici ministri dell'agricoltura, l'Italia ha posto due sole questioni: la fine del regime delle quote-latte e l'adeguamento delle economie mediterranee a quelle continentali. Il discorso sarebbe perfetto se non fosse che l'adeguamento del quale si parla è stato previsto fin dal pacchetto mediterraneo del 1978, le cui misure sono sempre state colpite dalla costante opera di contenimento delle spese comunitarie.
Concludo, signor Presidente, augurandomi che ancora una volta questo richiamo non debba poi essere ulteriormente ripetuto a livello comunitario.

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