![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Lembo n. 3-03338 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 2).
PAOLO DE CASTRO, Ministro per le politiche agricole. Signor Presidente, onorevole Lembo, va innanzitutto premesso che i controlli PAC nel settore zootecnico vengono istituzionalmente svolti dalle regioni. Poiché alcune regioni hanno comunicato l'indisponibilità all'effettuazione di tali controlli, l'AIMA ha stipulato un'apposita convenzione con il Corpo forestale dello Stato.
PRESIDENTE. L'onorevole Lembo ha facoltà di replicare.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, non ho nulla da obiettare a quanto risposto dal ministro De Castro, nel senso che potrei considerare questa risposta soddisfacente. Avrei, tuttavia, preferito una risposta più completa ed articolata, in quanto vi sono molti altri elementi che entrano in gioco.
allevatori onesti delle varie regioni: alla fine, infatti, gli effetti di ulteriori strette economiche, un'ulteriore perdita di credibilità del sistema Italia all'estero, dal punto di vista politico e non solo politico, non andranno a colpire chi è vissuto di capre, di pecore o di bovini maschi fantasma.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lembo.
quanto è volontario da quanto invece non lo è perché appartiene all'articolazione dei lavori della Camera.
Il ministro per le politiche agricole ha facoltà di rispondere.
I controlli per i richiedenti i premi per l'anno 1998 sono tuttora in corso. Il Corpo forestale dello Stato trasmette all'AIMA, per le determinazioni di competenza, gli originali delle schede-verbale relative alle verifiche effettuate, accompagnati da una relazione riassuntiva.
In base agli esiti dei controlli e secondo quanto stabilito dal regolamento comunitario n. 3887/92 relativo al sistema integrato di gestione e controllo, l'AIMA procede alla liquidazione per intero dei premi nei casi in cui non siano state riscontrate irregolarità, alla liquidazione in misura ridotta, nei casi di irregolarità rientranti nelle percentuali di discordanza previste del regolamento, ed alla corresponsione del premio richiesto, nei casi di irregolarità riscontrate superiori alla percentuale massima di discordanza prevista. Nei casi rilevati di illeciti di natura penale, il personale del Corpo forestale ha dato comunicazione di notizia di reato alla competente autorità giudiziaria.
Si precisa che le regioni che non sono in grado di svolgere i controlli richiesti dall'AIMA sono di solito quelle - in particolare Campania e Sicilia - dove anche negli anni passati è stato riscontrato il maggior numero di irregolarità. A tale proposito, l'AIMA ha disposto in tali regioni, ed in particolare nelle zone a rischio, controlli più intensi che, in alcune province, raggiungono il 100 per cento dei casi.
I dati relativi ai controlli effettuati dal Corpo forestale dello Stato vanno valutati alla luce di quanto sopra precisato. La percentuale di irregolarità riscontrate è, dunque, riferita solamente a zone già individuate come a rischio e non può essere generalizzata a tutto il territorio nazionale.
I recenti controlli da parte del FEOGA hanno, infatti, evidenziato un sostanziale miglioramento della situazione generale per l'Italia.
Siamo di fronte finalmente ad una serie di interventi di controllo, non importa da chi effettuati: l'importante è che siano effettuati equamente ed individuino comportamenti corretti, anomali o delinquenziali. I dati citati sono di fonte governativa e, pertanto, li prendo per buoni: si tratta, tuttavia, di dati preoccupanti per il loro valore in sé e per quel che vi è dietro.
Si parlava di interventi a sostegno, di premi e di interventi svolti non nell'ambito di un'attività dello Stato o delle regioni, bensì, di un'attività strettamente correlata con l'Unione europea e, quindi, con denaro pubblico che non è né dello Stato italiano né delle regioni, ma viene attinto ai fondi dell'Unione europea.
Vi è il fortissimo rischio di trovarci per l'ennesima volta in una situazione di aggravamento della debolezza complessiva del sistema economico, produttivo e lavorativo italiano, nei confronti delle controparti dell'Unione europea.
Non è, infatti, un problema che ha riflessi soltanto interni. Se può essere lodevole l'effettuazione di questi controlli, sono però preoccupanti i risultati degli stessi. I fatti emersi, infatti, da una parte debbono sicuramente essere perseguiti dall'autorità giudiziaria, ma dall'altra devono preoccupare il Governo italiano e gli
I fantasmi, purtroppo, risultano in numero estremamente rilevante: qui non si parla di quote di carta, per quanto riguarda il latte, ma di una serie di controlli. Il ministro ha affermato che in realtà si tratta di controlli marginali, effettuati soltanto in alcune regioni. Sono d'accordo, ma si parla di oltre 1 milione 108 mila capi dichiarati contro circa 649 mila capi risultati effettivamente presenti. Una simile differenza, insomma, non è certo un aspetto marginale rispetto alla consistenza del patrimonio zootecnico nel settore degli ovini, caprini e bovini maschi.
D'altra parte, le regioni in cui sono stati effettuati questi controlli (Piemonte e Veneto in particolare, ma anche Campania, Sicilia e Puglia) sono quelle in cui l'allevamento è piuttosto sviluppato. È sviluppato, potremmo dire, l'allevamento reale dei caprini o bovini con quattro zampe, ma evidentemente è molto sviluppato anche l'allevamento dei bovini o caprini che non si sa quante zampe abbiano, perché in realtà non ne hanno affatto, per il semplice fatto che non esistono. È risultato che, in alcuni casi, oltre il 40 per cento dei capi denunciati non esisteva.
Quindi, signor ministro, mi fa piacere sentir rispondere che l'autorità giudiziaria provvederà, ma il ministro italiano per le politiche agricole, che deve rispondere al Governo italiano, ma indirettamente anche all'Unione europea, è sicuramente parte in causa e lo è ancor più nei confronti degli allevatori di quei circa 650 mila capi effettivamente esistenti, i quali hanno presentato la domanda, sono stati sottoposti al controllo e giustamente pretendono il premio. Gli altri non solo non devono avere il premio, ma devono anche ricevere, e nei tempi adeguati, le dovute legnate, altrimenti perdono di credibilità anche i primi.
Quindi, posso dichiararmi parzialmente soddisfatto per la risposta del Governo, ma i truffatori devono andare in galera, i ciarlatani devono essere esclusi dallo svolgimento di qualunque tipo di attività economica; altrimenti, per ogni ciarlatano, per ogni truffatore che la fa franca c'è un allevatore onesto che viene bastonato ed insieme a lui viene bastonata l'intera economia italiana, con un'ulteriore perdita di credibilità - e già ne abbiamo poca - e con una riduzione sistematica dei premi. È noto, infatti, che le controparti europee ci dicono: non usate i premi o, quando lo fate, coprite truffe di questo genere, e allora cosa venite a chiedere?
Colleghi, avendo letto sui giornali alcuni commenti che riguardano i nostri lavori e l'affollamento - o lo «sfollamento» - dell'aula in certi casi, desidero far notare che, come vedete, anche la tribuna dei giornalisti è «sfollata», il che significa che l'interesse è inversamente proporzionale, qualche volta, alla facoltà di critica.
Quando si svolgono gli atti di sindacato ispettivo (faccio questa precisazione perché, come sapete, Radio radicale, Radio Parlamento e le trasmissioni via satellite della Camera diffondono all'esterno i nostri lavori), vi è un rapporto diretto tra il parlamentare ed il Governo. Non è un rapporto che coinvolge l'intera Assemblea, visto che i deputati sono impegnati nei lavori delle Commissioni: non sono, quindi, latitanti, assenti o contumaci. Questo i giornalisti lo sanno benissimo.
Se le sedute di sindacato ispettivo si svolgono in aule solenni come questa, è perché è stabilito dal regolamento della Camera. Ma ciò non vuol dire che debbano essere coinvolti nel dialogo con il Governo tutti i parlamentari, i quali possono non avere interesse a temi specifici. Pertanto, visto che del Parlamento è più facile parlarne male che farne a meno, ritengo sia giusto che chi presiede distingua


