Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 506 del 17/3/1999
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(Crisi del settore calzaturiero)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Abaterusso n. 3-03598 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).
L'onorevole Abaterusso ha facoltà di illustrarla.

ERNESTO ABATERUSSO. Signor ministro, l'industria calzaturiera italiana attraversa un periodo di difficoltà. Nel settore calzaturiero siamo il terzo produttore mondiale dopo la Cina ed il Brasile ed il secondo esportatore. Ciononostante, soprattutto nel Mezzogiorno, le industrie della scarpa hanno avuto sempre più di una difficoltà a mantenere le quote di mercato faticosamente conquistate, a fronte di una concorrenza spietata da parte di paesi come la Cina, che hanno invaso i mercati mondiali. L'elevato costo del lavoro rispetto alla situazione precedente al 1994 crea disagi enormi alle nostre aziende.
Particolarmente interessata alla crisi del settore è la Puglia, con due zone di forte tradizione: una è quella di Barletta, con 600 piccole aziende e 6 mila addetti; l'altra è la provincia di Lecce, in particolare la zona Casarano-Tricase-Santa Maria di Leuca, con circa 10 mila addetti e 150 aziende, tra le quali le uniche quattro in Europa che occupano ciascuna più di 500 dipendenti. Tra queste vi è il gruppo Filanto, il più grande del settore in Europa, con circa 3 mila dipendenti in zona, oltre l'indotto, ed altre 5 mila all'estero. Questo gruppo dal gennaio scorso, per la prima volta in cinquant'anni di attività, ha collocato in cassa integrazione ordinaria circa 600 dipendenti.


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Le chiedo allora, signor ministro, quali iniziative intenda porre in essere il Governo in maniera urgente per affrontare e risolvere la crisi del settore calzaturiero, che rischia di diventare fonte di estremo disagio per migliaia di lavoratori, oltre che per l'intera economia del Salento e di altre zone d'Italia.

PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di rispondere.

ANTONIO BASSOLINO, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Quello cui ha fatto riferimento l'onorevole Abaterusso è uno dei più importanti settori industriali e produttivi. Già nel 1994, in attuazione dell'articolo 6 della legge n. 451, il Ministero del lavoro, di concerto con quello del tesoro, aveva approntato un piano quinquennale al fine di arginare il decremento occupazionale che si era registrato nel settore, con particolare riferimento alla fase della produzione relativa al taglio di prima lavorazione della tomaia.
Il piano, che si concluderà nel dicembre di quest'anno, tendeva a favorire l'occupazione a tempo indeterminato, consentendo l'esonero contributivo assoluto per i primi tre anni e l'esonero temporaneo per gli ultimi due. L'Unione europea ha aperto una procedura di infrazione e questo non ha consentito di realizzare il progetto così come formulato inizialmente. È per questa ragione che il Ministero ha autorizzato la concessione del beneficio nei limiti della de minimis, come faceva la Commissione europea in materia di aiuti alle piccole e medie imprese.
L'importanza del tema, che investe un settore fondamentale, ha però suggerito l'opportunità di raccordarne le problematiche con quelle di un altro settore ugualmente determinante, come quello tessile. Per tale ragione si è costituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato un osservatorio del settore moda, al quale partecipa anche il Ministero del lavoro e nel quale le parti sociali sono chiamate ad individuare le misure capaci di contribuire alla soluzione dei tanti problemi.
Specifica attenzione viene rivolta ai temi dell'occupazione, in particolar modo all'applicazione dei contratti di riallineamento, alla riduzione del costo del lavoro, agli incentivi per la riduzione e la rimodulazione di orari, e tutto ciò al fine di allargare la capacità di assorbimento del settore soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia e con particolare riferimento alla manodopera femminile.
Concludendo, vorrei anche aggiungere che proprio venerdì scorso sono stato personalmente a Bruxelles per ricontrattare gli sgravi aggiuntivi in materia di contratti di riallineamento; è in corso una discussione impegnata e difficile con la Commissione europea, ma il Governo italiano sta insistendo, ed insisterà ancora, perché vi siano misure ulteriori che tengano conto della particolarità di un settore grande come l'intero sommerso nel Mezzogiorno d'Italia.

PRESIDENTE. L'onorevole Abaterusso ha facoltà di replicare.

ERNESTO ABATERUSSO. Signor Presidente, ringrazio il ministro ed esprimo la mia soddisfazione soprattutto per il fatto che il problema da noi posto venga guardato con estrema attenzione da parte del Governo. D'altronde, non poteva che essere così, visti i dati espressi da tale settore (circa 16 mila aziende in tutta Italia, quasi 200 mila addetti, circa 23 mila miliardi di export), che oggi è chiamato a confrontarsi sul mercato mondiale in condizioni difficilissime.
È anche vero che, grazie alle misure varate dal Governo ed approvate dal Parlamento, si sta creando una spinta per nuovi insediamenti nel Mezzogiorno e che, quindi, da tale situazione si deve uscire in maniera positiva. Vi è, infatti, una miriade di aziende del settore operanti nel nord del paese che, di fronte al dilemma se delocalizzare verso paesi terzi o verso il Mezzogiorno, si stanno orientando verso la seconda ipotesi, come da noi auspicato. Le stesse aziende del Mezzogiorno, che


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negli anni passati hanno delocalizzato parte delle loro lavorazioni verso altri paesi, di fronte a queste nuove misure di sostegno potrebbero decidere di rientrare; alcune lo stanno già facendo.
In questo quadro la Puglia, e il Capo di Leuca in particolare, per la storia, la tradizione, l'esperienza e l'immagine costruita nel mondo nel corso degli anni, si possono candidare a diventare polo della calzatura e della moda di primaria importanza a livello mondiale. Ciò è possibile con la compartecipazione attiva e costruttiva dei tanti soggetti interessati: le imprese, che devono investire sulle produzioni di qualità (in parte stanno già cominciando a farlo), il sindacato di categoria, che deve essere attore principale di un processo innovativo, le istituzioni, che devono garantire sicurezza.
Signor ministro, il Governo ci deve aiutare in questa opera, per favorire l'insediamento in quelle aree di nuove aziende, di nuovo lavoro, di nuova occupazione; in questo senso, i segnali cominciano finalmente ad essere positivi. Ci deve aiutare anche, però, a risolvere i problemi delle aziende già esistenti, che hanno rappresentato e rappresentano il volano di un'intera area, le cui difficoltà potrebbero ripercuotersi pesantemente sull'intera economia di quella zona.
Se il Governo dedicherà al settore calzaturiero, come noi chiediamo, la stessa attenzione prestata ad altri settori, siamo convinti che si potranno creare le basi per mantenere ed accrescere il ruolo che il settore ha avuto nel mercato mondiale, garantendo così non solo la salvaguardia degli attuali livelli di occupazione, ma anche nuove opportunità di sviluppo e di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo dei democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.
Sospendo brevemente la seduta.

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