![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
GUALBERTO NICCOLINI, Relatore f.f.. Signor Presidente, credo che i tempi da lei richiamati non verranno neppure sfiorati, anche perché quello in discussione sembra un disegno di legge di minore importanza. Si tratta di un minifinanziamento di circa 160 milioni di lire annue in favore di un comitato interministeriale: non dovrebbe, pertanto, costituire un grosso problema, se non fosse che tale comitato si occupa dei diritti dell'uomo. Io credo che
il tema dei diritti dell'uomo dovrebbe essere trattato da questo Parlamento con maggiore partecipazione.
PRESIDENTE. Il lunedì non discrimina alcun argomento. Dobbiamo rassegnarci.
GUALBERTO NICCOLINI. Nella seduta del lunedì troviamo spesso la discussione di argomenti che hanno una certa dignità.
PRESIDENTE. Questo è un problema che andrebbe risolto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo che dovrà affrontare la questione delle discussioni generali. Queste ultime servono ad illustrare il provvedimento ai fini del suo esame da parte del Parlamento: pertanto non mi sembra giusto che si svolgano nei giorni «infecondi».
GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, il lunedì pomeriggio sono l'unico ad arrivare a Fiumicino in orario per la seduta. Mi rendo conto del problema, ma alcune volte si discute di ratifiche di minore importanza mentre il provvedimento al nostro esame, pur prevedendo una spesa di 160 milioni di lire - quasi un provvedimento da consiglio comunale -, diviene importante per l'argomento che ne è alla base.
sulle sue attività, il suo raccordo con il Comitato permanente per i diritti umani istituito nell'ambito della Commissione, al fine di garantire, in questo modo, un efficace e coordinato intervento dell'Italia in un settore, quello dei diritti umani, che, nella fase storica che stiamo attraversando e nel rapido estendersi di nuovi conflitti nel mondo, diventa sempre più immanente e meritevole di un serio impegno. La relazione dell'onorevole Brunetti si conclude auspicando un rapida approvazione del provvedimento da parte di tutte le forze parlamentari.
PRESIDENTE. Guardi che le orecchie della nazione, anche quando quelle della Camera sono meno presenti, hanno la possibilità di sapere più di quello che noi crediamo. La lunga esperienza parlamentare mi dice che molte cose avvengono tra quattro mura, ma questa stanza non ha pareti, ragion per cui il discorso arriva anche là dove talvolta si pensa che non giunga, nel bene e nel male!
GIOVANNI RIVERA, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
Ha facoltà di parlare, in sostituzione del relatore, l'onorevole Niccolini.
Accetto la sua critica che potrebbe, però, sembrare rilevare una sorta di negligenza: i colleghi parlamentari sanno che da domani in poi si comincerà a votare sul provvedimento e quindi preferiscono essere presenti in tale momento. Voglio dirlo perché si parla già tanto male del Parlamento - qualcuno ne parla fin troppo male - e credo che sarebbe opportuno fare a meno di autoflagellarci.
Il comitato interministeriale dei diritti dell'uomo è stato istituito nel 1978 per coadiuvare il ministro degli affari esteri in questo settore e per assicurare un efficace collegamento tra i dicasteri competenti in materia. Fra le principali convenzioni concernenti le attività di tale comitato si ricordano, in particolare: il patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, la convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, la convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, la convezione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti del 1984; tutti temi tragicamente di attualità.
Il comitato interministeriale mantiene il collegamento con il centro delle Nazioni Unite di Ginevra al quale invia rapporti annuali, che vengono inviati al Parlamento. Tale comitato vigila, altresì, sull'attuazione nel nostro paese delle norme internazionali recepite nell'ordinamento italiano. Tale attività dovrebbe diminuire con il progresso della civiltà: esso, invece, aumenta quotidianamente.
Alla luce di tale aumento di lavoro del comitato interministeriale è stato presentato il disegno di legge al nostro esame che prevede un finanziamento annuale pari a 161 milioni di lire.
Il presente provvedimento ha avuto una storia lunga. Il disegno di legge era stato presentato alla Camera dove, in sede di prima approvazione, erano state modificate alcune norme. Il Senato lo ha ulteriormente modificato. Per evitare un ulteriore allungamento dei tempi, la Commissione esteri della Camera ha approvato il testo trasmessoci dal Senato, pur avendo notato alcune norme peggiorative rispetto a quanto avevamo approvato in precedenza. Le Commissioni affari costituzionali e bilancio hanno espresso parere favorevole. In particolare, la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole a condizione che la somma di lire 161 milioni annue non fosse aumentata e che il provvedimento fosse approvato definitivamente immediatamente dopo l'approvazione della legge finanziaria per il 1999.
La Commissione esteri della Camera, lo ripeto, ha licenziato il testo approvato dal Senato per evitare un ulteriore allungamento dei tempi. Come viene fatto rilevare nella relazione dall'onorevole Brunetti, che presiede il Comitato per i diritti umani della Commissione esteri, con questo provvedimento rimangono aperti alcuni problemi: il ruolo del comitato interministeriale, il controllo parlamentare
Finirebbe qui il mio impegno come relatore in sostituzione dell'onorevole Brunetti, e comincerebbe quello di rappresentante del gruppo di forza Italia all'interno della Commissione affari esteri.
Tuttavia, concordando con la relazione dell'onorevole Brunetti, mi limiterò a sottolineare che si parla di questo argomento proprio nel giorno in cui sta arrivando a Roma il Presidente dell'Iran Khatami.
Sapete benissimo quante perplessità abbiano destato in gran parte del mondo politico, e non solo politico, questo invito e questa visita a Roma. Nessuno vuole mettere in dubbio la buona fede del Presidente Khatami nella sua opera diretta a realizzare un inizio di democratizzazione di quel paese, però tutti mettiamo in dubbio che sia capace di farlo nella situazione in cui si trova oggi in quel paese. Sappiamo benissimo che a comandare non è Khatami ma sono i religiosi e quelli che continuano nell'oppressione dei dissidenti politici, soprattutto religiosi, in un paese in cui, nonostante siano state elette in Parlamento tre donne, i diritti delle donne sono conculcati in una maniera terribile.
Non mi si venga a parlare del Corano perché tutti i mussulmani laici ci spiegano che nel Corano non v'è mai scritto che la donna debba essere trattata in quella maniera.
Il problema dei diritti umani - ne parleremo anche domani durante la visita del Presidente Khatani - è di nuovo all'ordine del giorno in una maniera molto forte, per una scelta che l'Italia ha fatto e che in questo momento non è stata nemmeno condivisa dai suoi alleati. Non vorremmo che si trattasse di una scelta fatta più (se non esclusivamente) per interessi economici che per una spinta verso un processo di democratizzazione che questo paese non ha ancora dimostrato di avere intrapreso.
Nella giornata della festa della donna, con tutti i problemi inerenti ai riconoscimenti dei diritti della donna stessa, e in una giornata in cui arriva il Presidente di uno Stato che non è democratico e che sicuramente non rispetta i diritti umani nell'accezione più conosciuta e accettata dal mondo, sarebbe stato giusto parlare di diritti umani anche alla luce dei 161 milioni previsti per finanziare un comitato interministeriale che deve compiere un certo tipo di lavoro.
Mi spiace che questa discussione svolgendosi nella giornata del lunedì, come ha rilevato il Presidente, rimanga confinata tra quattro mura, consegnata ad un verbale; spero che Radio radicale riesca a diffondere questo dibattito più di quanto faccia il Parlamento.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.