V COMMISSIONE
BILANCIO, TESORO E PROGRAMMAZIONE

AUDIZIONE


Seduta di mercoledì 18 settembre 1996


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La seduta comincia alle 13.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione di rappresentanti della Banca d'Italia sulla circolazione monetaria.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, di rappresentanti della Banca d'Italia sulla circolazione monetaria. Sono presenti il dottor Pierluigi Ciocca, vicedirettore generale della Banca d'Italia, e il dottor Roberto Mori, direttore centrale per la circolazione monetaria.
La nostra Commissione, dopo aver incardinato l'esame in sede referente dei progetti di legge n. 272 e n. 2106 (relatore l'onorevole Caveri), ha ritenuto opportuno acquisire l'autorevole parere dei rappresentanti della Banca d'Italia in ordine ad alcune preoccupazioni manifestate circa l'emergere di eventuali tensioni inflattive a seguito di nuove emissioni di banconote.
Nel ringraziare i nostri ospiti per aver prontamente accolto l'invito della Commissione, do la parola al dottor Ciocca.

PIERLUIGI CIOCCA, Vicedirettore generale della Banca d'Italia. Nella mia esposizione farò riferimento alla memoria scritta che abbiamo consegnato alla presidenza.
Il documento è articolato sostanzialmente in quattro punti. Innanzitutto, nel richiamare brevemente il quadro giuridico-istituzionale che presiede alla emissione di carta moneta e di moneta, si sottolinea la centralità del ruolo del Parlamento che deve autorizzare l'emissione di nuovi tagli.
Il secondo punto è strettamente tecnico, nel senso che attiene alle motivazioni tecniche in base alle quali la Banca d'Italia vede con favore le modifiche alla struttura della circolazione, ipotizzate nei progetti di legge citati dal presidente.
Dopo vent'anni di inflazione alta e variabile, e considerata la struttura dei tagli dei biglietti - rimasta invariata dal 1967-1968 - sono insorte delle criticità connesse con la scala dei tagli. Per quanto riguarda lo strato inferiore della piramide, o meglio del tronco di cono della circolazione, a causa della riduzione del valore in esse incorporato, le banconote da 1000 e 2000 lire sono scadute nell'area della moneta divisionale o spicciola. Come tali sono soggette al forte logorio connesso con la natura delle transazioni - piccole e frequenti - tipiche di questa area di pagamenti.
Attualmente questi tagli rappresentano il 40 per cento del numero totale delle banconote in circolazione (circa 2 miliardi 800 milioni di pezzi), il che implica costi elevati di produzione e di gestione da parte delle Officine carte valori della Banca d'Italia.
I biglietti di taglio basso tendono ad elevare il totale della circolazione cartacea, perché la loro sostituibilità con banconote di taglio più alto è solo parziale. Inoltre le banconote di taglio minimo rifluiscono lentamente nelle casse della


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Banca, il che implica che permangono in circolazione biglietti logori, meno «puliti».
Sempre in ordine ai tagli delle banconote vi è il problema al quale mi sono riferito citando il concetto di tronco di cono della circolazione. La banconota da 100.000 lire risulta sempre meno adeguata a svolgere la funzione, tipica del taglio massimo, di consentire le transazioni di importo ragionevolmente elevato con un numero contenuto di esemplari: una circolazione è efficiente e funzionale se consente alle transazioni che l'economia vuole, deve e può svolgere di utilizzare il minor numero di esemplari. Abbiamo constato che per i cittadini e gli operatori economici i costi ed anche i rischi, nel maneggiare un numero elevato di biglietti da 100.000 lire, sono più alti di quelli che vi sarebbero se fosse disponibile un biglietto di taglio maggiore.
Questa anomalia della scala attuale dei tagli italiani emerge in modo netto da confronti internazionali. Nella memoria che abbiamo consegnato ai commissari, alcuni grafici evidenziano in modo chiaro che l'Italia è il paese europeo con il maggior numero di banconote in mano al pubblico. Infatti ai nostri 2 miliardi ed 800 milioni di esemplari corrispondono i due miliardi e mezzo della Germania, circa 1 miliardo 400 milioni della Francia ed oltre 1 miliardo 800 milioni dell'Inghilterra. Il reddito complessivo e pro capite di questi paesi - eccetto l'Inghilterra - precedono nella graduatoria il nostro.
L'Italia è anche il paese con il biglietto di valore minimo meno elevato: le nostre mille lire, infatti, trovano una corrispondenza - ai tassi di cambio attuali - con le 5.000 lire della Germania e le quasi 12.000 dell'Inghilterra.
Un altro elemento che sottoponiamo all'attenzione della Commissione è quello della prospettiva della moneta unica europea. Si sta procedendo lungo linee ormai definite le quali, sotto il profilo dei tagli, prevedono l'emissione di EURO in sette tagli compresi fra 5 e 500. Se assumiamo un tasso di cambio lira-EURO dell'ordine di quello attuale tra lira ed ECU, il taglio massimo della EURO da 500 è vicino al milione di lire. Per queste ragioni tecniche guardiamo con favore alle proposte di legge in discussione.
Un altro punto della nostra memoria riguarda gli effetti inflazionistici da taluno temuti. La nostra opinione è che molto probabilmente tali effetti non vi saranno ed anche se dovessero verificarsi sarebbero comunque di rilievo marginale rispetto agli altri fattori che influiscono sul livello dei prezzi. Si tratterebbe comunque di effetti compensabili, annullabili, governabili dalla politica monetaria.
Nella documentazione, inoltre, troverete richiami a considerazioni ovvie, come quella sull'inflazione o sull'andamento del livello dei prezzi, fenomeni che hanno determinanti fondamentali nell'economia reale (costi delle materie prime, salari, grado di utilizzo della capacità produttiva, spesa pubblica ed imposte indirette). Sono tuttavia importantissime, ai fini della stabilità monetaria e del suo contrario, l'inflazione, anche le aspettative inflazionistiche o di stabilità dei prezzi. Sappiamo peraltro che gli andamenti nel tempo, soprattutto nel medio periodo, del livello dei prezzi dipendono in ultima analisi dalla politica monetaria.
Vorrei richiamare l'attenzione della Commissione sul fatto che non vi è più, a nostro avviso, illusione monetaria nell'economia italiana. In altre parole, riteniamo che gli operatori economici decidano più che nel passato, razionalmente, sulla base di valori reali e non di quelli nominali. Segnatamente non considerano cinque biglietti da 100.000 diversi da un solo biglietto da 500.000. Questa convinzione è fondata sulla esperienza diretta, ma è confortata anche da un argomento di ordine generale di cui voglio sottolineare il rilievo.
Quella italiana è divenuta negli ultimi anni, più che nel passato, un'economia monetaria in cui le aspettative e i comportamenti degli operatori economici, dei consumatori, dei risparmiatori, dei lavoratori sono molto più attenti all'andamento prospettico dei prezzi. Ciò accade perché la nostra economia non è più indicizzata ed i lavoratori dipendenti e le famiglie


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detengono, nella composizione della loro ricchezza, biglietti, depositi e titoli molto più che nel passato. Inoltre, con vent'anni di inflazione alle spalle, l'attenzione verso questo fenomeno è enormemente cresciuta. Vi è proprio un'antinomia logica, oltre che empirica, fra un quadro di aspettative attente all'inflazione ed il timore che vi sia illusione monetaria.
Vorrei ora fare qualche precisazione sulla questione degli arrotondamenti. Non riteniamo plausibile che l'emissione del nuovo biglietto da 500.000 lire possa dar luogo ad arrotondamenti per eccesso, che favoriscono un aumento dei prezzi, perché questa banconota è destinata a soddisfare esigenze di pagamento relative all'acquisto di beni e servizi per importi di valore unitario elevato, per i quali è da ritenere che il bisogno di arrotondamento sia molto esiguo.
Per quanto riguarda la coniazione delle monete di taglio minore chiamate a sostituire i vecchi biglietti, vi sarà una gradualità sia per esigenze di produzione della Zecca dello Stato, sia per dare tempo ai cittadini ed agli operatori di abituarsi alla nuova realtà e di sostituire alla moneta cartacea le monete metalliche.
Inoltre il momento in cui potrà avvenire l'emissione del biglietto da 500.000 lire, se consentita dal Parlamento (molto probabilmente ciò avverrà nella prima parte del 1997, perché alla Banca d'Italia occorrono circa sei mesi per immettere i nuovi biglietti in circolazione), si configura come acconcio. L'inflazione è oggi sui minimi storici del 3-4 per cento. La previsione è che l'inflazione diminuisca ulteriormente già nel corso di quest'anno. In particolare, la nostra previsione-obiettivo per il 1997, in conformità alle linee cui si ispira il DPEF, è che il livello d'inflazione scenda al di sotto del 3 per cento. L'emissione di una banconota di taglio più elevato di quelle attualmente in circolazione potrebbe quindi sancire la disinflazione dell'economia italiana, processo, quest'ultimo, già avviatosi e tuttora in corso. Ribadisco quindi che da parte della Banca d'Italia non si avvertono soverchie preoccupazioni circa gli effetti inflazionistici di ordine psicologico che deriverebbero dall'emissione della nuova banconota.
Quanto agli aspetti operativi, prevediamo, ripeto, di poter immettere in circolazione la banconota da 500.000 lire entro sei mesi dalla promulgazione della legge. Rivolgeremo cure particolari alla nuova banconota, sia sotto il profilo estetico sia per quanto attiene alla protezione di carattere tecnico di fronte al rischio di falsificazioni. La procedura di stampa e l'impiego dei materiali saranno quindi realizzati al massimo livello di tecnologia, quella più avanzata che la Banca d'Italia è in grado di esprimere.

PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Ciocca ed invito i colleghi che intendano formulare quesiti ad intervenire.

GIORGIO PASETTO. Anch'io ritengo che non si debbano nutrire particolari preoccupazioni in ordine agli effetti inflazionistici che potrebbero essere prodotti dall'emissione della nuova banconota. Mi è parso tuttavia di cogliere dal suo intervento che ella non scarti del tutto, se non altro a livello psicologico, questo tipo di preoccupazioni, nonostante ad esse abbia dedicato un minimo accenno. In considerazione dell'importanza che il livello dell'inflazione riveste nell'attuale congiuntura, non sarebbe il caso di procedere gradualmente, introducendo dapprima una banconota da 200.000 lire, per poi successivamente introdurre tagli più alti?

MARIO MICHELANGELI. Le considerazioni del rappresentante della Banca d'Italia mi convincono, per cui mi limiterò a porre alcune domande di dettaglio. Anzitutto, vorrei sapere se, nel momento in cui sarà immessa in circolazione la banconota da 500.000 lire, la massa complessiva della carta moneta si incrementerà.
Inoltre, chiedo di conoscere - mi scuso se si tratta di una domanda da neofita - i parametri ai quali sarà vincolata l'emissione di carta moneta, considerato che in passato era legata ai depositi di oro.
Infine, vorrei sapere se abbiate fatto una stima sul fabbisogno concreto di


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banconote necessario a far fronte alle esigenze del mercato.

RAFFAELE VALENSISE. Per ragioni generazionali, appartengo a quell'esperienza di vissuto nel corso della quale abbiamo sempre visto la riforma dei segni monetari accompagnarsi all'inflazione. Ricordo, in particolare, il carattere non virtuoso del passaggio che segnò l'emissione del biglietto da 10.000 lire, che coincise, appunto, con una fase d'inflazione. Non sono un tecnico, come invece lo sono gli autorevoli rappresentanti della Banca d'Italia che abbiamo oggi il piacere di avere con noi, ma mi sembra di cogliere una contraddizione ontologica tra l'asserita, e in parte verificata, linea di contenimento dell'inflazione e la manovra finalizzata a portare a 500.000 lire il taglio massimo della banconota nel nostro paese.
La seconda contraddizione che colgo è nel fatto che la Banca d'Italia, nella pregevole memoria che ci è stata distribuita (che ho letto con l'attenzione che sempre chi, come me, esercita la professione di avvocato, dedica alle memorie, in questo caso non per trarre elementi per alimentare un contenzioso ma per ricavare elementi di conoscenza), non affronta la questione legata alla concreta e diffusa abitudine di sostituire la moneta con altri mezzi di pagamento. Penso, in particolare, agli assegni (chi di noi ne è sprovvisto?), che fino a qualche tempo fa erano esclusiva prerogativa di categorie ad alto reddito, tanto che un padre di famiglia non disponeva di assegni. Oggi, invece, quando si tratti di corrispondere cifre superiori alle centomila lire, si mette subito mano al libretto degli assegni. Analogo discorso vale per le carte di credito, ormai diffusissime. Il ricorso a nuovi strumenti di circolazione monetaria mi appare un'oggettiva contraddizione con la necessità di intervenire con l'emissione di nuove banconote.

LUCIANO CAVERI. L'intervento del rappresentante della Banca d'Italia ha fornito molti più chiarimenti in positivo di quanti io stesso ne avessi dato con la mia relazione. Tra coloro che nutrono qualche dubbio sull'emissione della nuova banconota (alcuni dei quali, nonostante avessero richiesto l'audizione di oggi, sono assenti), qualcuno aveva sollevato perplessità sulla prescrizione delle banconote, disciplinata da una delle norme contenute nel provvedimento. Mi pare che anche in questo caso, a supporto della norma, vi fossero alcune difficoltà che la stessa Banca d'Italia aveva segnalato.

PIERLUIGI CIOCCA, Vicedirettore generale della Banca d'Italia. Vorrei anzitutto dire con molta franchezza all'onorevole Pasetto che l'accenno a qualche minima preoccupazione nella mia esposizione intendeva solo riconoscere a chi aveva posto la questione una qualche fondatezza della domanda formulata. Sulla base della mia esperienza e delle mie conoscenze, posso dire che il problema del rischio inflazionistico non si pone nel modo più assoluto. L'inflazione dipende da ben altre forze; soprattutto, in ultima analisi è governabile con gli strumenti della politica monetaria antinflazionistica. Nella memoria che abbiamo consegnato alla Commissione, per esempio, un grafico (tavola 4) riporta l'ovvia ed ulteriore conferma di quanto dico: esiste una strettissima correlazione fra il valore delle banconote di taglio massimo ed il tasso d'inflazione. Ma è una correlazione che va a sostegno della mia tesi e non delle preoccupazioni opposte: l'inflazione è più bassa laddove i tagli massimi sono più alti.
L'onorevole Michelangeli ha domandato, inoltre, se aumenterà la massa monetaria. La risposta deve considerare a cosa è ancorata l'emissione di banconote. Se ci riferiamo alla massa nel senso di «numero dei biglietti», è ragionevolmente prevedibile che questa grandezza dovrebbe diminuire proprio per il combinato disposto della sostituzione (sia pure graduale) dei numerosi biglietti da 1.000 e da 2.000 lire con monete di analogo valore e della sostituzione (che ci auguriamo consistente) di buona parte dei biglietti da 100.000 con la nuova banconota da 500.000.


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Se invece l'onorevole Michelangeli si riferiva al valore complessivo della circolazione...

MARIO MICHELANGELI. L'uno e l'altro aspetto.

PIERLUIGI CIOCCA, Vicedirettore generale della Banca d'Italia. Benissimo. Attualmente il valore complessivo della circolazione monetaria è di circa 100.000 miliardi di lire. Su questo fronte la previsione è molto meno facile: la domanda di banconote dipenderà da variabili economiche che soprattutto nel lungo periodo non è agevole prevedere.
In termini generali, però, 100.000 miliardi di biglietti di banca in Italia rappresentano una porzione non elevata del complesso dei mezzi di pagamento (quello che noi chiamiamo stock di moneta) esistente nell'economia italiana: se di moneta, di mezzi di pagamento, diamo un'accezione restrittiva, questi 100.000 miliardi sono parte di un totale (che definiamo M1: la moneta - per intenderci - che si usa nelle transazioni quotidiane) di circa 600.000 miliardi. Se invece ci riferiamo al concetto di moneta più ampio (quello su cui la Banca d'Italia basa la sua politica monetaria) quei 100.000 miliardi sono soltanto un decimo del totale di M2 (1.050.000 miliardi di lire), lo stock di moneta complessivo: la somma di banconote, depositi a vista, depositi a risparmio o a tempo, certificati di deposito con scadenza inferiore ai 18 mesi. Questa è la variabile-chiave da cui nel lungo periodo (tendenzialmente) dipende l'inflazione.
In sostanza la politica monetaria controlla questi due totali, le variabili cruciali ai fini del controllo del processo inflazionistico. Le banconote rappresentano - diciamo - un fatto tecnico all'interno di questi aggregati di fondamentale importanza economica.
L'ancoraggio all'oro, come è noto, non esiste più: oggi l'ancoraggio si sostanzia nel rigore antinflazionistico nelle banche centrali (nel quale non posso che avere doverosa ed istituzionale fiducia).
Sull'ipotesi di una banconota da 200.000 lire lascerei la parola, se il presidente lo consente, al dottor Mori.

PRESIDENTE. Prego, dottor Mori.

ROBERTO MORI, Direttore centrale per la circolazione monetaria. Sull'ipotesi di ampliare la scala dei tagli progressivamente, con maggiore gradualità, si possono fare alcune osservazioni. Innanzitutto una notazione di carattere psicologico: in Italia il pubblico non ha mai gradito biglietti la cui prima cifra sia il 2. In proposito posso citare la triste esperienza che abbiamo avuto con la banconota da 2.000 e con quella da 20.000: per quest'ultima, nonostante i nostri sforzi e nonostante una veste molto bella (ispirata a Tiziano: Amor sacro ed Amor profano), purtroppo abbiamo dovuto rassegnarci a cessarne la produzione, poiché il pubblico assolutamente non la gradiva; quanto alla banconota da 2.000 è ancora in circolazione, ma in realtà non si profila un futuro molto roseo. Dal punto di vista dell'accoglienza da parte del pubblico, quindi, anche la banconota da 200.000 avrebbe avuto probabilmente scarso successo.
Dal punto di vista tecnico, poi, il deterioramento del potere d'acquisto dell'attuale taglio massimo (100.000) è talmente elevato che un intervento graduale (a livello di 200.000) sarebbe stato insufficiente e non avrebbe risolto il problema. Anzi, se proprio dovessi rivolgere una critica a questo provvedimento, direi che forse si perde l'occasione per introdurre la banconota da 1.000.000: forse sarebbe stato più opportuno introdurre contemporaneamente i biglietti da 500.000 e da 1.000.000.

PIERLUIGI CIOCCA, Vicedirettore generale della Banca d'Italia. Vorrei tornare a rispondere all'onorevole Valensise ed alla sua interessante doppia sollecitazione, che parte dall'esperienza vissuta. L'introduzione di un nuovo taglio o la sostituzione di tagli esistenti con altri nuovi e diversi è cosa radicalmente differente dalla sostituzione del mezzo monetario. Abbiamo vissuto, almeno nei libri, l'introduzione del


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Rentenmark nella Germania di Weimar: ma quello fu un cambio della moneta.
Dal 1967 e, poi, dal 1973 non abbiamo più modificato la struttura dei tagli: le banconote da 50.000 e da 100.000 sono state introdotte nel 1967, quelle da 2.000 e da 20.000 nel 1973. Non c'è correlazione tra l'inflazione alta e variabile (che abbiamo avuto dalla metà degli anni '70 fino a «ieri») e la modifica o l'aggiunta di tagli più elevati ai biglietti già in corso.
Sul problema del legame fra la nuova moneta «tecnologica» ed i biglietti, le sostituzioni - che pure si registrano - non sono del 100 per cento: ciò è dimostrato dal fatto che paesi avanzati per certi aspetti più di noi, nell'uso delle forme nuove di mezzi monetari continuano a fare ampio ricorso alle banconote della banca centrale con tagli - sia minimi sia massimi - molto più elevati di quelli attualmente in circolazione in Italia.
Sull'ultimo quesito formulato dall'onorevole Caveri, riguardo alla prescrizione dei biglietti fuori corso, cederei nuovamente la parola al dottor Mori.

ROBERTO MORI, Direttore centrale per la circolazione monetaria. A seguito del rinnovo che ha interessato i biglietti di banca, sia per adeguarli alle nuove tecnologie sia per proteggerli dagli attacchi dei falsari, in Italia esistono sette tagli suddivisi in venticinque tipi di cui diciotto fuori corso legale, ma ancora cambiabili presso l'istituto di emissione e dunque portati a debito dell'Istituto sulla situazione patrimoniale. Alcuni di questi biglietti sono fuori corso ormai da ventisei anni, perciò è da tutti avvertita un'esigenza di «pulizia».
Con i provvedimenti di legge in discussione dinanzi a questa Commissione verrebbero eliminati biglietti fuori corso il cui valore è di circa 470 miliardi di lire, che verrebbe devoluto all'erario. C'è da aspettarsi che in imminenza della scadenza del termine di prescrizione, attraverso un'opportuna opera di informazione molti biglietti possano essere presentati per il cambio, per cui la perdita subita dal cittadino sarebbe estremamente esigua e riguarderebbe per la maggior parte biglietti andati distrutti o smarriti.

PRESIDENTE. Ringrazio nuovamente i nostri ospiti per le risposte fornite agli interrogativi posti.

La seduta termina alle 13,45.