A) Interpellanza e interrogazione:
B) Interrogazione: C) Interrogazione:
secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nei prossimi anni, la speranza di vita in Mozambico - che attualmente è di 42 anni - si abbasserà di dieci anni;
il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha lanciato un nuovo appello al fine di raccogliere al più presto 34 milioni di dollari necessari a portare aiuto alle centinaia di migliaia di persone colpite nel Paese dall'azione devastante dei cicloni Elisa e Gloria;
secondo un testimone diretto - padre Ottorino Poletto - le province più colpite sono anche quelle più lontane dalla capitale Maputo. In un accorato appello rivolto a tutti gli «Amici del Mozambico» padre Poletto ha scritto che «Tutti questi fenomeni, in parte ancora in corso, sono successi nelle province di Maputo, Gaza, Inhambane e Sofala; è impossibile per ora, anche al Governo, valutare la reale entità e inoltre l'ammontare dei danni, anche perché le strade e le altre comunicazioni sono interrotte e inoltre i mezzi di soccorso a disposizione sono assai insufficienti ad affrontare un tipo di calamità che nessuno, a memoria d'uomo, ricorda di essere mai avvenuta in passato. Si parla già di centinaia di morti e di un milione di senza tetto a livello nazionale, ma le cifre non hanno per ora riscontro. Per quanto riguarda la provincia di Sofala le zone colpite corrispondono all'area dove lavorano i missionari e le missionarie comboniane e cioè i distretti di Chibabava, Buzi e Machanga, dove si trovano le missioni di Buzi, Mangunde, Machanga, Barrada e Estaquinha; le inondazioni dei fiumi Buzi e Save successe tra il 5 e 10 febbraio hanno colpito tutti e tre i distretti ed hanno allagato le missioni di Mangunde, Buzi e Machanga. A Mangunde l'acqua all'interno degli edifici ha raggiunto mediamente un metro e mezzo, distruggendo e portando via quanto vi si trovava (libri, alimenti, medicine, animali domestici...) e lasciando dappertutto un'oscura cappa di fango. Sono stati seriamente danneggiati il generatore, l'auto, le pompe dell'acqua e il mulino, mentre sono morti quasi tutti gli animali (almeno 80 maiali, 100 capre, conigli, galline eccetera), che contribuivano a garantire l'alimentazione degli ospiti del collegio,... oltre a 600 studenti in fuga; il ciclone del giorno 22 si è abbattuto sempre nei tre distretti, come pure a Beira, ma l'intensità maggiore si è vista soprattutto nei distretti di Chibabava e Machanga. Ancora una volta la missione di Mangunde è stata particolarmente colpita: molti edifici sono stati scoperchiati e danneggiati. Pure le missioni di Barrada e Machanga hanno avuto molti danni; infine le missioni di Buzi e Machanga, con relativi villaggi, hanno dovuto sopportare una seconda inondazione peggiore della precedente e le acque al momento in cui scrivo non sono ancora scese; secondo i calcoli che approssimativamente si fanno, sono circa 100.000 le persone, nei tre distretti della provincia di Sofala, che sono state duramente colpite dalle conseguenze di queste calamità naturali. La maggior parte di queste persone hanno perso i loro raccolti, la loro casa, gli attrezzi agricoli, i loro averi e i loro animali domestici. Una gran parte delle scuole sono chiuse, comprese quelle delle nostre missioni; di fronte a queste situazioni il Governo e le organizzazioni internazionali stanno tentando di realizzare le loro attività di soccorso e futuramente di assistenza, che spero possano avere un positivo riscontro. Temo comunque che Sofala, essendo la provincia più lontana dalla capitale Maputo, sarà anche l'ultima ad essere servita. Inoltre i danni, il numero delle persone e le aree in situazione di emergenza sono di proporzioni talmente grandi che sarà difficile poter rispondere in maniera tempestiva anche solo alle necessità maggiori.»;
la comunità internazionale, in ritardo, ha attivato procedure di soccorso che si situano, però, in una situazione particolarmente complessa, così come puntualmente ricordato dal Presidente del Mozambico Joaquin Chissano, il quale ha osservato - tragicamente - che «il disastro ha colpito 2.000.000 di persone, mentre la miseria colpisce oltre il 60 per cento della popolazione (16.5 milioni di abitanti complessivi, con reddito pro capite annuo ben inferiore ai 100 dollari Usa)»;
il debito estero del Mozambico raggiunge complessivamente gli 8,4 milioni di dollari (quasi 17.000 miliardi di lire, cifre 1998). Di questi, 4,3 miliardi di dollari corrispondono a debiti bilaterali, 2,1 miliardi a debiti multilaterali e 2 miliardi a debiti privati. Nel giugno dello scorso anno il rimborso annuo è stato ridotto a 73 milioni di dollari e in aprile dovrebbe essere decisa una nuova riduzione, a 45 milioni di dollari annui (Ansa-Afp, Parigi 14 marzo 2000). Nella riunione del 15 marzo scorso, il «Club di Parigi» ha disposto il «rinvio di tutti i pagamenti dovuti dal Paese africano in interessi sui debiti contratti con i Paesi stessi»;
nella «Relazione sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo per l'anno 1998» (Doc. LV, n. 4) il Governo fornisce dettagliate notizie sulle iniziative in corso (volume II, pagine 259-279) ma afferma altresì che «nonostante i risultati macroeconomici conseguiti nel periodo successivo agli Accordi di Roma va sottolineato che il Mozambico deve ancora affrontare una serie di pressanti problemi economici e che, a dispetto dei miglioramenti degli indicatori economici, la maggior parte degli indicatori sociali permangono ancora ben al di sotto delle medie regionali. Inoltre vi è un'immediata necessità di orientare le politiche governative verso lo sviluppo e la riduzione della povertà, identificando non solamente politiche che possano favorire lo sviluppo economico ma che contribuiscano al contempo al miglioramento degli indicatori sociali.» -:
alla luce di questi fatti, quali ulteriori iniziative il Governo italiano intenda assumere circa le grandi emergenze di questi mesi, l'annullamento totale dei crediti, la più intensa promozione della persona delle Ong, la collaborazione alle urgentissime - e complesse - operazioni di sminamento (dopo 16 anni di guerra...) e la sensibilizzazione degli organismi comunitari per la sollecita definizione delle richieste di partenariato, azione promossa dalle Ong presso la competente direzione per lo sviluppo.
(2-02317)«Saonara».
(20 marzo 2000).
nello Stato del Mozambico, da tre settimane un eccezionale allagamento di vaste zone abitate ha provocato la morte di centinaia di persone e ne ha posto in grave pericolo di vita molte migliaia, con gravissimi danni agli animali e all'ambiente;
è preannunciato l'aggravarsi della situazione a causa dell'arrivo di una nuova e forte perturbazione atmosferica -:
quali interventi immediati il Governo abbia posto in essere o voglia subito attivare per soccorrere le popolazioni in pericolo di vita, per assistere quelle salvate e per le quali ci sono problemi di alimentazione e necessità di urgentissime cure mediche atte a sconfiggere le epidemie, per aiutare il ripristino di normali condizioni di vita, coinvolgendo anche gli enti economici internazionali, quali il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale.
(3-05258)
(7 marzo 2000).
gli organi di informazione hanno dato notizia di violenti scontri, anche con numerosi morti, in Nigeria, in conseguenza dell'introduzione nel Paese della legge islamica, la cosiddetta sharia, come fondamento del diritto nei confronti di tutti i cittadini, di qualsiasi credo religioso;
gli scontri sarebbero diretta conseguenza del rifiuto di accettare questa imposizione da parte dei nigeriani di altre religioni;
alla luce degli avvenimenti, le autorità nigeriane avrebbero, in un secondo tempo, annunciato il ritiro della decisione;
le notizie che giungono sono, al momento, abbastanza frammentarie ed incomplete -:
quali siano le notizie a disposizione del Governo sulla situazione nel Paese africano;
se vi siano state conseguenze per i cittadini italiani ed europei;
se siano in atto azioni politiche e diplomatiche per contribuire a far superare alla Nigeria la crisi in atto.
(3-05280)
(9 marzo 2000).
il 25 febbraio 2000, in Addis Abeba una delegazione del ministero degli affari esteri ha incontrato i rappresentanti del ministero dello sviluppo economico e della cooperazione etiope per discutere della preparazione del programma di cooperazione comprendente un prestito del valore di circa 240 milioni di dollari per lo sviluppo del Paese africano;
l'ambasciatore italiano in Etiopia, Marcello Ricoveri, ha sottolineato, in quell'occasione, che l'Etiopia è una delle priorità nella politica di cooperazione attuata dall'Italia e che il nostro Paese è consapevole delle difficoltà che l'Etiopia sta affrontando. Egli ha anche ribadito, con riferimento al conflitto con l'Eritrea, l'auspicio che il conflitto sia risolto pacificamente nel quadro degli accordi stipulati sotto la mediazione dell'Organizzazione della unità africana;
il 29 gennaio 2000 i rappresentanti dell'organizzazione Amnesty International, a seguito della visita svolta in Etiopia e in Eritrea hanno denunciato la politica di deportazioni di massa attuata dalle autorità etiopi nei confronti di migliaia di famiglie di origine eritrea, iniziata nel maggio 1998 e che attualmente si è sviluppata in un'operazione sistematica tanto da causare, negli ultimi sette mesi, la deportazione forzata di 52.000 persone (le deportazioni erano state 6.300 fino al gennaio 1999);
i rappresentanti di Amnesty International hanno riferito che gli uomini più giovani vengono deportati spesso settimane o mesi prima delle loro famiglie mentre le donne, anche in attesa di un figlio, bambini e anziani, anche malati, vengono arrestati durante la notte e imprigionati, in condizioni terribili, per alcuni giorni prima di essere trasportati fino al confine dove, dopo tre giorni di viaggio, arrivano esausti, spesso in pessime condizioni di salute;
i deportati vengono costretti ad abbandonare le loro case, tutto ciò che posseggono e le loro attività e non ricevono nessuna garanzia di poter mai riavere i loro beni. I rappresentanti di Amnesty International hanno inoltre riferito che coloro che si ribellano a queste violenze vengono picchiati e minacciati;
il primo ministro etiope, Meles Zenawi, ha dichiarato che i deportati rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale per aver tradito il Paese votando a favore dell'indipendenza eritrea nel referendum del 1993;
almeno 22.000 cittadini etiopi sono fuggiti dall'Eritrea dal maggio 1999, molti dopo aver perso il loro lavoro o per timore di ritorsioni, ma nessuna prova è stata fornita della denuncia da parte delle autorità etiopi del maltrattamento di 40.000 cittadini deportati dall'inizio del conflitto -:
se nel programma di sostegno allo sviluppo dell'Etiopia siano previste condizioni a tutela dei diritti fondamentali dell'uomo;
quali iniziative il Governo abbia assunto o intenda assumere nei confronti del Governo etiope in relazione alla politica di deportazioni di massa e di violenze perpetrate contro i cittadini di origine eritrea.(3-05556)
(19 aprile 2000).