TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 860 di Giovedì 15 febbraio 2001

INTERPELLANZA ED INTERROGAZIONI

A) Interpellanza e interrogazione:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nei prossimi anni, la speranza di vita in Mozambico - che attualmente è di 42 anni - si abbasserà di dieci anni;
il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha lanciato un nuovo appello al fine di raccogliere al più presto 34 milioni di dollari necessari a portare aiuto alle centinaia di migliaia di persone colpite nel Paese dall'azione devastante dei cicloni Elisa e Gloria;
secondo un testimone diretto - padre Ottorino Poletto - le province più colpite sono anche quelle più lontane dalla capitale Maputo. In un accorato appello rivolto a tutti gli «Amici del Mozambico» padre Poletto ha scritto che «Tutti questi fenomeni, in parte ancora in corso, sono successi nelle province di Maputo, Gaza, Inhambane e Sofala; è impossibile per ora, anche al Governo, valutare la reale entità e inoltre l'ammontare dei danni, anche perché le strade e le altre comunicazioni sono interrotte e inoltre i mezzi di soccorso a disposizione sono assai insufficienti ad affrontare un tipo di calamità che nessuno, a memoria d'uomo, ricorda di essere mai avvenuta in passato. Si parla già di centinaia di morti e di un milione di senza tetto a livello nazionale, ma le cifre non hanno per ora riscontro. Per quanto riguarda la provincia di Sofala le zone colpite corrispondono all'area dove lavorano i missionari e le missionarie comboniane e cioè i distretti di Chibabava, Buzi e Machanga, dove si trovano le missioni di Buzi, Mangunde, Machanga, Barrada e Estaquinha; le inondazioni dei fiumi Buzi e Save successe tra il 5 e 10 febbraio hanno colpito tutti e tre i distretti ed hanno allagato le missioni di Mangunde, Buzi e Machanga. A Mangunde l'acqua all'interno degli edifici ha raggiunto mediamente un metro e mezzo, distruggendo e portando via quanto vi si trovava (libri, alimenti, medicine, animali domestici...) e lasciando dappertutto un'oscura cappa di fango. Sono stati seriamente danneggiati il generatore, l'auto, le pompe dell'acqua e il mulino, mentre sono morti quasi tutti gli animali (almeno 80 maiali, 100 capre, conigli, galline eccetera), che contribuivano a garantire l'alimentazione degli ospiti del collegio,... oltre a 600 studenti in fuga; il ciclone del giorno 22 si è abbattuto sempre nei tre distretti, come pure a Beira, ma l'intensità maggiore si è vista soprattutto nei distretti di Chibabava e Machanga. Ancora una volta la missione di Mangunde è stata particolarmente colpita: molti edifici sono stati scoperchiati e danneggiati. Pure le missioni di Barrada e Machanga hanno avuto molti danni; infine le missioni di Buzi e Machanga, con relativi villaggi, hanno dovuto sopportare una seconda inondazione peggiore della precedente e le acque al momento in cui scrivo non sono ancora scese; secondo i calcoli che approssimativamente si fanno, sono circa 100.000 le persone, nei tre distretti della provincia di Sofala, che sono state duramente colpite dalle conseguenze di queste calamità naturali. La maggior parte di queste persone hanno perso i loro raccolti, la loro casa, gli attrezzi agricoli, i loro averi e i loro animali domestici. Una gran parte delle scuole sono chiuse, comprese quelle delle nostre missioni; di fronte a queste situazioni il Governo e le organizzazioni internazionali stanno tentando di realizzare le loro attività di soccorso e futuramente di assistenza, che spero possano avere un positivo riscontro. Temo comunque che Sofala, essendo la provincia più lontana dalla capitale Maputo, sarà anche l'ultima ad essere servita. Inoltre i danni, il numero delle persone e le aree in situazione di emergenza sono di proporzioni talmente grandi che sarà difficile poter rispondere in maniera tempestiva anche solo alle necessità maggiori.»;
la comunità internazionale, in ritardo, ha attivato procedure di soccorso che si situano, però, in una situazione particolarmente complessa, così come puntualmente ricordato dal Presidente del Mozambico Joaquin Chissano, il quale ha osservato - tragicamente - che «il disastro ha colpito 2.000.000 di persone, mentre la miseria colpisce oltre il 60 per cento della popolazione (16.5 milioni di abitanti complessivi, con reddito pro capite annuo ben inferiore ai 100 dollari Usa)»;
il debito estero del Mozambico raggiunge complessivamente gli 8,4 milioni di dollari (quasi 17.000 miliardi di lire, cifre 1998). Di questi, 4,3 miliardi di dollari corrispondono a debiti bilaterali, 2,1 miliardi a debiti multilaterali e 2 miliardi a debiti privati. Nel giugno dello scorso anno il rimborso annuo è stato ridotto a 73 milioni di dollari e in aprile dovrebbe essere decisa una nuova riduzione, a 45 milioni di dollari annui (Ansa-Afp, Parigi 14 marzo 2000). Nella riunione del 15 marzo scorso, il «Club di Parigi» ha disposto il «rinvio di tutti i pagamenti dovuti dal Paese africano in interessi sui debiti contratti con i Paesi stessi»;
nella «Relazione sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo per l'anno 1998» (Doc. LV, n. 4) il Governo fornisce dettagliate notizie sulle iniziative in corso (volume II, pagine 259-279) ma afferma altresì che «nonostante i risultati macroeconomici conseguiti nel periodo successivo agli Accordi di Roma va sottolineato che il Mozambico deve ancora affrontare una serie di pressanti problemi economici e che, a dispetto dei miglioramenti degli indicatori economici, la maggior parte degli indicatori sociali permangono ancora ben al di sotto delle medie regionali. Inoltre vi è un'immediata necessità di orientare le politiche governative verso lo sviluppo e la riduzione della povertà, identificando non solamente politiche che possano favorire lo sviluppo economico ma che contribuiscano al contempo al miglioramento degli indicatori sociali.» -:
alla luce di questi fatti, quali ulteriori iniziative il Governo italiano intenda assumere circa le grandi emergenze di questi mesi, l'annullamento totale dei crediti, la più intensa promozione della persona delle Ong, la collaborazione alle urgentissime - e complesse - operazioni di sminamento (dopo 16 anni di guerra...) e la sensibilizzazione degli organismi comunitari per la sollecita definizione delle richieste di partenariato, azione promossa dalle Ong presso la competente direzione per lo sviluppo.
(2-02317)«Saonara».
(20 marzo 2000).

SCANTAMBURLO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nello Stato del Mozambico, da tre settimane un eccezionale allagamento di vaste zone abitate ha provocato la morte di centinaia di persone e ne ha posto in grave pericolo di vita molte migliaia, con gravissimi danni agli animali e all'ambiente;
è preannunciato l'aggravarsi della situazione a causa dell'arrivo di una nuova e forte perturbazione atmosferica -:
quali interventi immediati il Governo abbia posto in essere o voglia subito attivare per soccorrere le popolazioni in pericolo di vita, per assistere quelle salvate e per le quali ci sono problemi di alimentazione e necessità di urgentissime cure mediche atte a sconfiggere le epidemie, per aiutare il ripristino di normali condizioni di vita, coinvolgendo anche gli enti economici internazionali, quali il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale.
(3-05258)
(7 marzo 2000).

B) Interrogazione:

PEZZONI, BARTOLICH, FRANCESCA IZZO, ABBONDANZIERI, MARCO FUMAGALLI, CRUCIANELLI e RUZZANTE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
gli organi di informazione hanno dato notizia di violenti scontri, anche con numerosi morti, in Nigeria, in conseguenza dell'introduzione nel Paese della legge islamica, la cosiddetta sharia, come fondamento del diritto nei confronti di tutti i cittadini, di qualsiasi credo religioso;
gli scontri sarebbero diretta conseguenza del rifiuto di accettare questa imposizione da parte dei nigeriani di altre religioni;
alla luce degli avvenimenti, le autorità nigeriane avrebbero, in un secondo tempo, annunciato il ritiro della decisione;
le notizie che giungono sono, al momento, abbastanza frammentarie ed incomplete -:
quali siano le notizie a disposizione del Governo sulla situazione nel Paese africano;
se vi siano state conseguenze per i cittadini italiani ed europei;
se siano in atto azioni politiche e diplomatiche per contribuire a far superare alla Nigeria la crisi in atto.
(3-05280)
(9 marzo 2000).

C) Interrogazione:

TARADASH. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il 25 febbraio 2000, in Addis Abeba una delegazione del ministero degli affari esteri ha incontrato i rappresentanti del ministero dello sviluppo economico e della cooperazione etiope per discutere della preparazione del programma di cooperazione comprendente un prestito del valore di circa 240 milioni di dollari per lo sviluppo del Paese africano;
l'ambasciatore italiano in Etiopia, Marcello Ricoveri, ha sottolineato, in quell'occasione, che l'Etiopia è una delle priorità nella politica di cooperazione attuata dall'Italia e che il nostro Paese è consapevole delle difficoltà che l'Etiopia sta affrontando. Egli ha anche ribadito, con riferimento al conflitto con l'Eritrea, l'auspicio che il conflitto sia risolto pacificamente nel quadro degli accordi stipulati sotto la mediazione dell'Organizzazione della unità africana;
il 29 gennaio 2000 i rappresentanti dell'organizzazione Amnesty International, a seguito della visita svolta in Etiopia e in Eritrea hanno denunciato la politica di deportazioni di massa attuata dalle autorità etiopi nei confronti di migliaia di famiglie di origine eritrea, iniziata nel maggio 1998 e che attualmente si è sviluppata in un'operazione sistematica tanto da causare, negli ultimi sette mesi, la deportazione forzata di 52.000 persone (le deportazioni erano state 6.300 fino al gennaio 1999);
i rappresentanti di Amnesty International hanno riferito che gli uomini più giovani vengono deportati spesso settimane o mesi prima delle loro famiglie mentre le donne, anche in attesa di un figlio, bambini e anziani, anche malati, vengono arrestati durante la notte e imprigionati, in condizioni terribili, per alcuni giorni prima di essere trasportati fino al confine dove, dopo tre giorni di viaggio, arrivano esausti, spesso in pessime condizioni di salute;
i deportati vengono costretti ad abbandonare le loro case, tutto ciò che posseggono e le loro attività e non ricevono nessuna garanzia di poter mai riavere i loro beni. I rappresentanti di Amnesty International hanno inoltre riferito che coloro che si ribellano a queste violenze vengono picchiati e minacciati;
il primo ministro etiope, Meles Zenawi, ha dichiarato che i deportati rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale per aver tradito il Paese votando a favore dell'indipendenza eritrea nel referendum del 1993;
almeno 22.000 cittadini etiopi sono fuggiti dall'Eritrea dal maggio 1999, molti dopo aver perso il loro lavoro o per timore di ritorsioni, ma nessuna prova è stata fornita della denuncia da parte delle autorità etiopi del maltrattamento di 40.000 cittadini deportati dall'inizio del conflitto -:
se nel programma di sostegno allo sviluppo dell'Etiopia siano previste condizioni a tutela dei diritti fondamentali dell'uomo;
quali iniziative il Governo abbia assunto o intenda assumere nei confronti del Governo etiope in relazione alla politica di deportazioni di massa e di violenze perpetrate contro i cittadini di origine eritrea.(3-05556)
(19 aprile 2000).



INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
in base al decreto legislativo 30 luglio 1999, n 300, concernente la «Riforma dell'organizzazione del Governo», la riduzione del numero dei ministeri a dodici, in luogo dei diciotto attualmente esistenti, deve essere attuata «a decorrere dalla prossima legislatura»;
lo stesso decreto legislativo prevede la trasformazione delle prefetture in uffici territoriali del Governo, ai quali demanda, oltre a tutte le funzioni di competenza delle prefetture stesse, tutte le attribuzioni dell'amministrazione periferica dello Stato non espressamente conferite ad altri uffici, ad eccezione di quelle spettanti ai ministeri degli affari esteri, della giustizia, della difesa, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, delle finanze, della pubblica istruzione e dei beni e delle attività culturali, fatte salve, in ogni caso, le competenze spettanti alle regioni a statuto speciale;
dalla quarta relazione semestrale sullo stato della riforma amministrativa, approvata il 21 dicembre 2000 dalla Commissione parlamentare consultiva appositamente istituita dalla legge 15 marzo 1997, n. 59, (Doc. XVI-bis n. 13 degli atti della Camera) si è appreso quanto segue:
a) risultavano sino ad allora «definiti» solamente i regolamenti di organizzazione necessari per il riordino del mistero dell'università e della ricerca scientifica, del ministero della pubblica istruzione, del ministero degli affari esteri, del ministero per i beni e le attività culturali e del ministero delle politiche agricole e forestali; «in corso di definizione» erano invece, secondo quanto si legge nella relazione, i regolamenti di riorganizzazione del ministero della giustizia, del ministero della sanità, del ministero dell'ambiente e del ministero delle finanze;
b) erano stati «predisposti» gli schemi dei regolamenti degli uffici di diretta collaborazione dei ministri degli affari esteri, della giustizia, del lavoro e previdenza sociale, dei lavori pubblici, delle finanze, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, delle politiche agricole e forestali, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, dell'ambiente, del commercio con l'estero e dei trasporti e della navigazione;
c) per quanto concerne l'istituzione degli uffici territoriali del Governo, era stato costituito «un gruppo di lavoro misto fra ministero dell'interno e ministero per la funzione pubblica che sta operando alla predisposizione di un regolamento che dovrebbe rappresentare lo statuto fondamentale di tali uffici, da sottoporre poi al confronto con tutte le amministrazioni interessate e con le regioni e gli enti locali»;
d) dovevano ancora essere definiti alcuni profili connessi alla implementazione della riforma: la questione dei ruoli del personale, per i quali si pone il problema di un accorpamento analogo a quello che interesserà le strutture ministeriali, nonché «una riflessione sulla impostazione dei bilanci delle (amministrazioni) stesse e quindi sul grado di autonomia di budget delle amministrazioni ministeriali»;
queste informazioni hanno consentito di individuare ritardi gravissimi nell'attuazione della riforma, tali da pregiudicare pressoché irrimediabilmente - a poco più di tre mesi dall'inizio della nuova legislatura - la realizzazione della riforma stessa in conformità con i tempi previsti, come è facile constatare qualora si consideri quanto segue:
a) per quanto riguarda i regolamenti di riorganizzazione dei ministeri, assolutamente necessari per realizzare le previste unificazioni delle strutture ministeriali, non è affatto chiaro, nella gran parte dei casi, quale sia lo stato dell'iter e quali i tempi necessari per la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, in particolare per quelli riguardanti settori chiave dell'amministrazione, quali il lavoro, i trasporti, i lavori pubblici e le comunicazioni, tutti caratterizzati da elevata complessità e tutti oggetto di importanti processi di fusione;
b) per nessun ministero risulta definitivamente varato uno strumento fondamentale per il governo dell'amministrazione da parte del responsabile politico, quale è il regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione con il ministro;
c) a questi già gravi ritardi nella definizione degli strumenti normativi di riorganizzazione delle amministrazioni centrali, veniva a sommarsi la situazione descritta a proposito degli uffici territoriali del Governo, talmente pesante da risultare insostenibile, con un iter di formazione del provvedimento ancora agli inizi, ciò che rende ancora più arduo concludere, nei ristretti tempi residui, un lavoro di predisposizione normativa di rilevante complessità, sia nel merito che per quanto riguarda il numero dei soggetti da coinvolgere nella decisione (ministeri, regioni ed enti locali);
d) quand'anche il lavoro di messa a punto dei testi normativi necessari per definire il quadro della riorganizzazione delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato venisse concluso in tempo formalmente utile, le carenze denunziate dalla Commissione parlamentare consultiva in relazione alla unificazione dei ruoli del personale e, soprattutto, dei bilanci dei ministeri destinati ad essere unificati, sembrano colpire aspetti così basilari del processo di riforma, da impedirne la realizzabilità nei tempi programmati;
le dichiarazioni rese dal Ministro per la funzione pubblica, senatore Franco Bassanini, nel corso dell'audizione sullo stato di attuazione della riforma del Governo svoltasi il 24 gennaio scorso presso la Commissione parlamentare consultiva, non solo non hanno dissipato le preoccupazioni appena espresse ma, al contrario, le hanno aggravate per alcuni aspetti fondamentali, confermando sostanzialmente quanto segue:
a) assai poco è stato fatto per preparare le fusioni dalle quali dovranno scaturire quattro nuovi ministeri di importanza strategica per lo sviluppo economico e sociale: ministero delle attività produttive, ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. La precipitosa approvazione, nel Consiglio dei ministri del 2 febbraio 2001, di questi quattro schemi di regolamento è solamente il primo passo di un lungo procedimento che dovrebbe concludersi prima del rallentamento dell'attività istituzionale dovuto alla campagna elettorale e comunque, al più tardi, entro la fine della legislatura, con data di entrata in vigore pari a quella della riforma;
b) il provvedimento sugli uffici territoriali del Governo è finalmente stato sottoposto al Consiglio dei ministri in sede preliminare e ciò significa che, anche in questo caso, rimane da esperire tutto l'iter successivo, reso particolarmente gravoso, come già detto, dal numero e dalla natura dei soggetti da consultare;
c) il Governo non si ritiene in alcun modo impegnato a predisporre i provvedimenti necessari per l'unificazione dei bilanci e dei ruoli del personale, ritenendo che ciò spetti al nuovo esecutivo, con evidente e grave sottovalutazione dei problemi di attuazione legati ai ristrettissimi tempi disponibili per la presentazione dei documenti relativi alla decisione di bilancio per l'anno 2002 -:
se non vi sia stata una grave sottovalutazione delle difficoltà di direzione politica, che il prossimo Governo dovrà scontare nella fase di prima attuazione della riforma, a causa dei ritardi finora accumulati;
se intenda provvedere all'adozione di tutti i provvedimenti necessari a realizzare la riforma nei tempi previsti e, in particolare - stabilendone l'entrata in vigore in data pari a quella della riforma - di quelli riguardanti l'unificazione dei ruoli del personale e dei bilanci dei ministeri destinati alla fusione, considerando che il bilancio per l'anno in corso è stato approvato con riferimento ai vecchi dicasteri e che il procedimento di formazione del bilancio per l'anno 2002 sta per aver inizio;
come ritenga possibile - in mancanza dei predetti adempimenti - che il nuovo esecutivo possa rispettare le disposizioni del decreto legislativo n. 300 del 1999 sulla riforma dell'organizzazione del Governo ed evitare così che una riforma nata con le migliori intenzioni, e da tutti condivisa, finisca di fatto col diventare uno strumento di sostanziale sabotaggio per una normale governabilità democratica.
(2-02892)
«Berlusconi, Fini, Bossi, Casini, Pisanu, Frattini, Calderisi».
(13 febbraio 2001).

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, per sapere - premesso che:
lunedì 5 febbraio 2001 il Sole 24 ore presentava un supplemento della serie «Rapporti» dedicato al settore aerospaziale. Tra gli altri servizi vi è anche una intervista, curata da Giovanni Valpi, all'amministratore delegato e direttore generale del gruppo Finmeccanica, Giuseppe Bono. Tra l'altro egli afferma: «Quali saranno le prossime mosse di Finmeccanica? Non abbiamo alternative: con l'ingegner Lina (presidente e altro amministratore delegato del gruppo, ndr) pensiamo sia necessario accelerare su aerospazio e difesa. Da soli i due settori rappresentano oltre il 60 per cento dei ricavi e più del 100 per cento dell'insieme dei risultati operativi. Poi abbiamo aziende che operano nell'energia e nei trasporti, oggi completamente ristrutturate. Ma all'interno del nostro gruppo il mercato le percepisce come elementi di debolezza e ne chiede la cessione, perché in questi settori il nostro posizionamento strategico è di minor livello rispetto ai big player. Credo che il mercato, che ci ha apprezzato al momento della privatizzazione, abbia ragione. Energia e trasporti sono settori che al meglio possono raggiungere un Ros del 5,6 per cento mentre noi pensiamo di arrivare al 10 per cento concentrandoci su aerospazio e difesa. Assicuro comunque che tutta Finmeccanica, dai principali azionisti all'ultimo dipendente, è impegnata in questa strategia e nel miglioramento dei risultati di gestione. Il momento è favorevole per cedere queste attività? Direi di sì; per prima cosa perché su energia e trasporti il mercato italiano mostra segnali di ripresa. In secondo luogo, in questi anni abbiamo fatto un buon lavoro: le nostre aziende, Ansaldo energia, Ansaldo trasporti e Breda ferroviaria, cominciano ad avere i conti in ordine e sono di alto livello. Poi dobbiamo pensare a rafforzare l'aerospaziale con nuovi investimenti. Puntare su energia e trasporti oggi richiederebbe ulteriori esborsi. Arrivare ai vertici vorrebbe dire comprare, per esempio, i settori energia e trasporti di Siemens, di Bombardier o di Alstom. Ma questo significherebbe d'altro canto penalizzare tutto il lavoro fatto su aerospazio e difesa, dove è giunto il momento di raccogliere dei bei risultati»;
tale impostazione sembra in contraddizione con quanto affermato dallo stesso amministratore delegato nell'incontro tenutosi il 17 gennaio 2001 con il Ministro dell'industria, incontro di cui ha parlato il sottosegretario onorevole Cesare De Piccoli - rispondendo alle interrogazioni 5-08398 e 5-08455 - alla Commissione X della Camera dei deputati nella seduta di martedì 6 febbraio 2001 -:
soprattutto in relazione alla salvaguardia dei posti di lavoro nelle fabbriche di Ansaldo Energia, Ansaldo Trasporti, Gruppo Firema (cui Finmeccanica partecipa), quale sia il punto di vista formale del Governo, anche in relazione alle significative risorse destinate a questi settori da specifici provvedimenti legislativi e amministrativi, non ultimo il Piano Generale dei Trasporti approvato dal Cipe nella seduta del 1o febbraio 2001.
(2-02884)
«Saonara, Giovanni Bianchi, Casilli, Castellani, Chiusoli, Ciani, Delbono, Duilio, Ferrari, Frigato, Giacalone, Domenico Izzo, Lucà, Marongiu, Maselli, Mazzocchin, Molinari, Monaco, Polenta, Riva, Ruffino, Ruggeri, Ruzzante, Scantamburlo, Servodio, Sinisi, Soave, Stelluti, Voglino, Volpini, Manzato».
(7 febbraio 2001).

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole e forestali, per sapere - premesso che:
non c'è ancora alcun provvedimento che consente l'attuazione, anche parziale, del piano agrumicolo nazionale a più due anni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale;
si registra altresì un ritardo ingiustificato nella emanazione del decreto ministeriale relativo alla crisi agrumicola e alle altre emergenze previste e finanziate dalla finanziaria per il 2001;
la crisi agrumicola sembra ripresentarsi con caratteristiche sovrapponibili a quella dello scorso anno -:
quali siano i motivi che impediscono al Ministro per le politiche agricole e forestali di avviare tempestivamente i bandi previsti dal piano agrumicolo nazionale e utilizzare i 70 miliardi attivati;
quali siano i motivi che impediscano di attivare immediatamente quanto previsto dalla finanziaria in materia di provvedimenti urgenti per tutto il settore agricolo.
(2-02874)
«Mussi, Caruano, Tattarini, Cappella, Rizza».
(6 febbraio 2001).

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
secondo quanto affermato da un manifesto firmato da 1.164 ricercatori (primi firmatari R. Dulbecco, E. Boncinelli, S. Garattini, T. Regge) e pubblicato su La Stampa di mercoledì 7 febbraio 2001, sarebbe stato esplicitamente richiesto, per iniziativa del ministero per le politiche agricole e forestali, ai ricercatori del MIPAF, del CNR, dell'ENEA e delle Università di rivedere molti programmi di ricerca per il 2001 al fine di poter accedere al finanziamento ministeriale;
la revisione richiesta comporterebbe l'eliminazione di qualunque sperimentazione con organismi geneticamente modificati, cosa che condurrebbe in molti casi ad interrompere programmi già avviati e per i quali erano state già attribuite le prime tranches di finanziamento;
i ricercatori sottolineano i danni che da questa prescrizione ministeriale deriverebbero alla ricerca scientifica ed alla prospettive di sviluppo della ricerca agro-industriale del nostro paese, nonché l'offesa alla dignità ed alla professionalità dei ricercatori;
il manifesto rileva altresì che tale ricerca non riguarda affatto la commercializzazione dei prodotti, ma può fornire utili elementi di conoscenza non pregiudizialmente orientati;
si sottolinea l'assoluta eccezionalità che la richiamata prescrizione ministeriale avrebbe nel panorama dei paesi europei, nonché l'incongruità della stessa con le linee espresse dal Governo in materia -:
quali siano le valutazioni del Governo, nella sua collegialità, con riferimento alla situazione sopra esposta, nonché quali iniziative voglia assumere al fine di assicurare la prosecuzione e lo sviluppo di una libera ricerca in ambiti di preminente interesse scientifico e sociale.
(2-02889)
«Targetti, Salvati, Agostini, Berlinguer, Biasco, Bogi, Brunale, Buffo, Buglio, Cordoni, Corvino, Di Bisceglie, Evangelisti, Faggiano, Finocchiaro Fidelbo, Innocenti, Manzini, Occhetto, Occhionero, Peruzza, Pompili, Raffaldini, Sales, Sedioli, Serafini, Soda, Tattarini, Trabattoni, Turci, Zagatti, Zani, Aloisio, Attili, Bielli, Bracco, Brancati, Chiamparino, Furio Colombo, Crucianelli, Di Fonzo, Di Rosa, Duca, Gasperoni, Giannotti, Leoni, Mancina, Massa, Mauro, Panattoni, Penna, Pennacchi, Soave, Stelluti, Vigneri, Vozza».
(12 gennaio 2001).

E)

I sottoscritti chiedano di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
cronache giornalistiche di questi giorni hanno dato risalto alle dichiarazioni di alcuni magistrati catanesi che hanno riferito alla Commissione parlamentare antimafia circostanze gravi e documentate, in forza delle quali è emerso un inquietante coacervo di rapporti tra mafia ed istituzioni, sia politiche che giudiziarie;
in particolare si è appreso (agenzia «Il Velino» del 22 gennaio 2001) che a Catania si è verificato un trasferimento di risorse e di fondi pubblici degli enti locali a patrimoni privati con modalità di rilevanza penale;
fatti di non minore gravità emergerebbero a carico della procura di Catania, dall'attività di accertamento svolta dalla Commissione antimafia, secondo cui le inchieste della magistratura avrebbero seguito solo determinati filoni di indagine, mentre ne sarebbero stati (deliberatamente?) trascurati altri;
sembrerebbe quasi, secondo dichiarazioni rese in Antimafia, che ci sarebbe stato un vero e proprio gruppo di potere che avrebbe gestito tutta l'attività di indagine nel distretto di Catania, nonché le nomine agli uffici direttivi, tramite suoi rappresentanti al Csm, finalizzati, sembra, ad interferire su vicende processuali riguardanti il sistema mafia-appalti-istituzioni;
dai verbali di un procedimento penale in corso di svolgimento presso il tribunale di Palermo emergono altri analoghi inquietanti episodi di malaffare che coinvolgono direttamente l'amministrazione comunale di Catania (sindaco l'attuale Ministro dell'interno, Enzo Bianco) e di autorevoli esponenti di partiti politici che l'hanno sostenuta;
in particolare, dall'esame di un teste fondamentale emerge un inequivoco comportamento di grave rilevanza penale ad opera di due assessori della giunta comunale di Catania presieduta dal sindaco Enzo Bianco, attuale Ministro dell'interno, con espresso riferimento all'appalto dei lavori per la costruzione dell'impianto sportivo di Nesima, eseguiti dalla ditta Romagnoli;
il già riferito organo di stampa «Il Velino» del 30 gennaio ultimo scorso, informa che un collaboratore di giustizia starebbe da mesi collaborando con la procura della Repubblica, riferendo degli inquietanti rapporti tra gruppi imprenditoriali catanesi, criminalità organizzata e politici locali, sui quali, sarebbe caduto, per il passato, un sospetto silenzio da parte dell'autorità giudiziaria, concretizzatosi in un vero e proprio insabbiamento sulle notitiae criminis, come è emerso nel corso delle audizioni in Commissione antimafia. È innegabile che in tale inquietante contesto potrebbero essere individuate responsabilità dirette e/o indirette del sindaco pro-tempore, attuale Ministro dell'interno Enzo Bianco che, come si evince da alcuni atti di sindacato ispettivo risalenti a circa un anno fa e a tutt'oggi rimasti senza risposta, risulta essere bene a conoscenza di tutte le attività amministrative del comune di Catania -:
se e quali iniziative intenda assumere il Ministro della giustizia per l'eventuale esercizio dell'azione disciplinare a carico dei magistrati degli uffici giudiziari di Catania che si siano resi responsabili di violazioni dell'imparzialità nell'esercizio delle loro funzioni;
se la grave situazione denunziata, che comunque sembra coinvolgere il Ministro Enzo Bianco, non faccia nascere una incompatibilità sostanziale, determinata da un chiaro conflitto di interessi e, di conseguenza, l'opportunità, per il Presidente del Consiglio, di sollecitare le dimissioni del Ministro Enzo Bianco.
(2-02895)
«Paolone, Alboni, Amoroso, Anedda, Armani, Armaroli, Berselli, Bono, Butti, Calderisi, Carlesi, Nuccio Carrara, Cola, Colosimo, Colucci, Conti, Cuscunà, Delmastro Delle Vedove, Fiori, Floresta, Foti, Franz, Fronzuti, Galeazzi, Alberto Giorgetti, Gnaga, Gramazio, Lembo, Lo Porto, Maiolo, Malgieri, Manzoni, Matacena, Melograni, Menia, Migliori, Mitolo, Morselli, Mussolini, Nania, Ozza, Palombo, Pecorella, Polizzi, Porcu, Proietti, Riccio, Rivelli, Savarese, Simeone, Sospiri, Tassone, Tringali, Volontè».
(13 febbraio 2001).