TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 766 di Giovedì 20 luglio 2000


INTERPELLANZE ED INTERROGAZIONI

A) Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dei lavori pubblici, per sapere - premesso che:
da troppi anni la popolazione di Pievepelago nel Frignano è in attesa della realizzazione della tangenziale che consenta di non soffocare il traffico nel centro del paese;
nelle ultime settimane è in corso una violenta polemica fra esponenti della maggioranza di Governo, alcuni dei quali sostengono che l'opera è stata inserita nel piano triennale dell'Anas dell'Emilia Romagna, mentre altri lo negano con decisione -:
se l'opera sia stata inserita e in caso contrario i motivi del mancato inserimento e se il Governo intende adoperarsi per una rapida realizzazione dell'opera.
(2-02369) «Giovanardi».
(18 aprile 2000)

B) Interrogazione:

DEL MASTRO DELLE VEDOVE e SIMEONE. - Ai Ministri dei lavori pubblici e dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella seduta della Camera del 16 dicembre 1999, il sottosegretario Mattioli, nell'ambito di una breve informativa (richiesta, tra gli altri, dallo stesso interrogante) sui danni provocati dalle eccezionali avversità atmosferiche del 15-16 dicembre 1999, in particolare, nella Valle Caudina, ha assicurato che «il Governo si impegna ad informare il Parlamento sull'evoluzione della situazione ed è pienamente disponibile ad accogliere tutte le indicazioni che dai parlamentari, in quanto profondamente legati al territorio, vorranno pervenire, affinché gli interventi siano meno propagandistici e più efficaci (...)» -:
quali iniziative il Governo abbia adottato in coerenza con l'impegno assunto nella seduta del 16 dicembre 1999.
(3-04834)
(18 dicembre 1999)

C) Interrogazione:

SIMEONE. - Al Ministro dei lavori pubblici. - Per sapere:
se sia stato effettuato un monitoraggio del rischio idrogeologico nel territorio ricompreso nei confini della regione Campania;
in caso, affermativo, quali siano i risultati di tale monitoraggio e quali iniziative consequenziali il Governo intenda assumere;
in caso negativo, se non ritenga necessario promuovere tempestivamente adeguati interventi finalizzati alla predisposizione del succitato monitoraggio.
(3-04835)
(18 dicembre 1999)

D) Interrogazione:

MASSA. - Al Ministro dei lavori pubblici. - Per sapere - premesso che:
lunedì 8 febbraio 2000 sulla statale 589 si è verificato un grave incidente stradale che ha coinvolto un autobus per il trasporto intercomunale di passeggeri; si tratta dell'ultimo di una lunga serie di fatti gravi coinvolgenti quel tratto di strada;
la statale 589 collega, come bretella, le statali della Valle di Susa con quelle del Pinerolese, attraversando l'abitato di Avigliana, la zona dei laghi e la bassa Val Sangone e, in particolare, subisce tre gravi strozzature: il centro cittadino di Avigliana, la zona turistica dei laghi morenici e l'abitato di Trana;
detta strada statale, individuata come via da regionalizzare nell'apposito decreto legislativo, rappresenta oggi un punto di traffico per i Tir che, giungendo dalla Francia intendono raggiungere la zona di Pinerolo senza pagare i pedaggi della tangenziale torinese: si tratta di oltre 1000 Tir al giorno;
la strada, inoltre, rappresenta uno snodo di sicurezza tra la viabilità delle due valli che, come è noto, saranno interessate dai giochi olimpici del 2006;
l'Anas ha già previsto un primo stanziamento per avviare la realizzazione di un progetto che prevede la circonvallazione degli abitati di Avigliana e Trana e della zona dei laghi con la realizzazione di un tunnel al di sotto della collina morenica ma i fondi sono insufficienti al completamento del primo lotto, come richiesto dalle amministrazioni locali -:
se non ritenga il Governo di disporre affinché sia completato lo stanziamento per la realizzazione completa del primo lotto;
in subordine se non ritenga di dover invitare l'Anas ad avviare i lavori con la realizzazione del primo tratto e del foro pilota del tunnel, garantendo contestualmente il reperimento dei fondi per il completamento dell'intero primo lotto;
se il Governo intenda garantire che, nelle more del trasferimento della competenza sulla strada statale n. 589 alla regione Piemonte, l'Anas completi l'opera con il secondo lotto relativo alla circonvallazione dell'abitato di Trana indicando la priorità dell'opera stessa nell'impiego dei fondi statali, anche alla luce delle evidenti connessioni dell'opera con l'area territoriale interessata dallo svolgimento dei giochi olimpici 2006.
(3-05084)
(10 febbraio 2000)

E) Interrogazione:

VOLONTÈ. - Al Ministro dei lavori Pubblici - Per sapere - premesso che:
l'amministrazione comunale di Olgiate Comasco (Como) intende realizzare a breve la cosiddetta «variantina» alla statale briantea per decongestionare il centro del paese dal traffico e dallo smog;
il progetto prevede un tracciato che già ora lambisce numerose abitazioni e soprattutto le due scuole, materna ed elementare, poste a sud del paese stesso mettendo in tal modo in chiaro pericolo la salute e la sicurezza dei bambini;
inoltre verrebbe intaccata gravemente una intera zona boschiva, polmone dell'intero paese, quando già si potrebbe utilizzare una striscia già disboscata, tutto ciò ad ulteriore dimostrazione di un progetto privo di buon senso e lungimiranza per le effettive e reali esigenze dei cittadini di Olgiate Comasco -:
se non si intenda indagare sui reali motivi di tanta insistenza nel realizzare una variante su di un tracciato così fuori luogo e completamente avulso da un progetto organico;
se non si intenda intervenire al più presto per spostare più a sud la realizzazione della suddetta variante come già previsto dal progetto della amministrazione provinciale a debita distanza dagli insediamenti urbani e soprattutto dalle scuole.
(3-05451)
(29 marzo 2000)

F) Interrogazioni:

TASSONE, VOLONTÈ, DI NARDO, ANGELONI e GRILLO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro per la funzione pubblica. - Per sapere - premesso che:
l'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) ha dimostrato preferenze per alcune sigle sindacali e una mancanza di elasticità nell'interpretazione delle direttive del Governo, cosa che incide, svilendoli, sul suo ruolo e sulle sue funzioni -:
quale sia il numero dei consulenti a vario titolo che l'Aran ha assunto, i criteri con cui sono stati scelti ed a quanto ammonti la loro retribuzione;
quale sia il numero dei dipendenti, compreso il personale distaccato o comandato o fuori ruolo, che prestano servizio all'Aran;
quali attività i componenti del comitato direttivo dell'Aran, svolgano al di fuori dell'Agenzia, quali criteri che hanno determinato la loro nomina, la durata del loro incarico e le retribuzioni ad essi spettanti;
quali dirigenti generali prestino servizio all'Aran;
quale affitto sia corrisposto per i locali che occupa l'Agenzia;
quante ore di «lezione» o «interventi» in seminari, corsi, conferenze, hanno effettuato i componenti dell'Agenzia, e a carico di chi e per quale retribuzione complessiva;
se i componenti dell'Agenzia svolgano, a tale titolo lezioni o interventi in seminari, corsi e conferenze a carico di chi e per quale retribuzione complessiva.
(3-03326)
(27 gennaio 1999)

TASSONE, TERESIO DELFINO e BUTTIGLIONE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro per la funzione pubblica. - Per sapere - premesso che:
l'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) fu istituita con decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, allo scopo di snellire e rendere più duttili nonché tempestive le procedure inerenti alla definizione dei contratti collettivi nazionali di lavoro per il pubblico impiego;
ad ormai sette anni dall'avvenuta istituzione della predetta Agenzia appare non idoneo il suo ruolo ordinamentale, stante il fatto che risultano vanificate nella pratica proprio quella tempestività e quell'autonomia negoziale, le quali costituivano presupposto essenziale per la nascita e l'operatività dell'Aran;
troppo spesso, inoltre, la medesima Agenzia si limita, nelle trattative con i sindacati, ad applicare in materia le direttive del Governo pedissequatamente e con spirito «notarile» nonché con un eccesso burocratico che svilisce il ruolo e la funzione dell'organismo -:
quali siano i componenti del comitato direttivo dell'Aran, quale retribuzione essi percepiscano rispettivamente per il loro incarico e se tale retribuzione sia cumulabile con altri redditi;
quali attività questi componenti «di vertice» esercitino al di fuori dell'Agenzia, con quali criteri - tra tante professionalità presenti nel nostro Paese - essi siano stati nominati all'Aran e quanto duri il loro incarico;
quante ore di «lezione» ovvero quanti «interventi» in seminari, corsi, conferenze, abbiano effettuato i componenti dell'Agenzia dalla sua nascita, a carico di chi e per quale retribuzione complessiva;
di quanti e di quali «consulenti esterni» disponga a vario titolo l'Aran, come questi siano stati scelti ed a quanto ammontino le loro rispettive retribuzioni;
quanti dipendenti abbia in totale l'Aran (ivi compreso il personale distaccato o comandato o fuori ruolo), come - in particolare - siano distribuiti tali dipendenti per qualifiche od aree professionali nonché per fasce dirigenziali (per il personale appartenente a tale area separata di contrattazione), e quanti dirigenti generali prestino servizio all'Aran;
quale importo di locazione venga corrisposto per i locali occupati dall'Agenzia, nonché quale proprietario abbia la corrispondente unità immobiliare;
il costo totale, quindi, dell'esistenza della stessa Aran;
se, inoltre, l'avvenuta costituzione dell'Aran (deputata per il pubblico impiego alle trattative tra l'amministrazione pubblica e le forze sindacali) abbia effettivamente conseguito il proclamato obiettivo di consentire uno snellimento delle competenze e dell'organico del dipartimento per la funzione pubblica nella Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché il totale di quanti dipendenti abbia avuto per ogni anno (dal 1992 al 2000) quel dipartimento (compreso il personale distaccato o comandato o fuori ruolo), come siano attualmente distribuiti tali dipendenti per qualifiche od aree professionali nonché per fasce dirigenziali (per il personale appartenente a tale area separata di contrattazione), e quanti dirigenti generali vi prestino servizio;
per quali motivi, infine - prescindendo da considerazioni giuridiche sulla discutibile necessità d'affidare ad un'«agenzia» le contrattazioni nel pubblico impiego, con riferimento all'asserita esigenza d'evitare che «il politico» cedesse ad eccessive richieste salariali -, la contrattazione nel settore pubblico a questo punto non ritorni, come per il passato, al dipartimento per la funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, che con le sue espressioni di professionalità darebbe garanzie comunque maggiori di riuscita delle trattative tra l'amministrazione ed i sindacati, consentendo allo Stato-istituzione notevoli «economie di gestione», tanto sbandierate ma nei fatti mai realizzate.
(3-06052)
(17 luglio 2000)
(ex 5-07628 del
30 marzo 2000).

G) Interrogazioni:

SAIA. - Ai Ministri per la funzione pubblica e delle comunicazioni - Per sapere - premesso che:
la legge 29 gennaio 1992, n. 58, nel sancire la soppressione dell'azienda di Stato per i servizi telefonici (Asst), definiva l'affidamento in concessione dei servizi ad una Società appositamente costituita dall'Iri;
l'articolo 4 della suddetta legge ha altresì previsto che il personale in servizio presso l'Asst passi alle dipendenze della società concessionaria conservando il trattamento giuridico, economico e pensionistico proprio del personale del pubblico impiego;
il comma 3 del suddetto articolo 4 sancisce altresì che il personale dell'Asst può optare per la permanenza nel pubblico impiego, facendone espressamente domanda. Il comma stesso prevede che il Ministro delle comunicazioni con proprio decreto da emanarsi di concerto con il Ministro della funzione pubblica, determina «i criteri per l'assegnazione delle sedi prevedendo comunque la facoltà per il dipendente di essere destinato nel territorio provinciale nell'ambito del quale ha svolto il precedente servizio»;
tale legge in alcune regioni italiane (prevalentemente del Mezzogiorno) e specialmente in Abruzzo è stata applicata in modo parziale sicché molti ex dipendenti Asst che ne avevano fatto richiesta non è stato concesso di rimanere nella pubblica amministrazione, in aperta violazione dei propri diritti sanciti dalla legge stessa;
in alcune regioni italiane alcuni dipendenti sono stati costretti a ricorrere alla magistratura amministrativa per affermare i propri diritti ed alcuni tribunali amministrativi regionali ( Tar Lazio, e Tar Sicilia) hanno già dato loro ragione;
allo stato attuale vi sono ancora circa cento dipendenti ex Asst, (in aggiunta a quelli riassegnati in seguito a sentenze tribunale amministrativo regionale) che pur avendo fatto richiesta, non sono stati trasferiti alla pubblica amministrazione e, di essi, molti sono in Abruzzo;
in questa regione sembra addirittura che nessuno abbia potuto ottenere tale trasferimento, in aperto dispregio della legge;
va infine aggiunto che in taluni casi alcuni di questi dipendenti ex Asst transitati alla società concessionaria, sono apertamente discriminati da parte della società stessa, sia per quanto riguarda la loro professionalità, sia per quanto riguarda la sede di assegnazione e l'incarico lavorativo ricoperto -:
per quale motivo la legge 29 gennaio 1992, n. 58, sia stata disattesa, nel senso denunciato, per quanto riguarda la salvaguardia dei diritti dei dipendenti ex Asst;
per quale motivo il mancato rispetto delle disposizioni relative al diritto dei dipendenti ex Asst a rimanere nella pubblica amministrazione sia stato violato esclusivamente per i lavoratori delle regioni meridionali;
per quale motivo l'evidente violazione di legge sia stata diffusamente e sistematicamente perpetrata in Abruzzo;
di chi siano le precise responsabilità di tale evidente violazione di legge;
se il Governo abbia verificato quali siano le condizioni dei lavoratori ex Asst transitati alle dipendenze della società concessionaria;
se il Governo italiano ritenga giusto che i cittadini italiani, per far valere di fronte allo Stato i propri diritti sanciti per legge, siano costretti a ricorrere alla magistratura;
se e quali provvedimenti saranno adottati per assicurare i diritti sanciti dalla legge e tutti i lavoratori ex Asst che, ai sensi dell'articolo 4, hanno chiesto di rimanere nella pubblica amministrazione.
(3-04249)
(16 settembre 1999)

MASSIDDA e BURANI PROCACCINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la funzione pubblica e gli affari regionali e delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:
la legge n. 58 del 29 gennaio 1992 ha disposto lo scioglimento dell'Azienda di Stato per i servizi telefonici (Asst);
il servizio svolto dalla Asst venne assegnato in concessione - per un anno - all'Iritel, una società costituita appositamente per questa finalità;
nel nuovo ente privato confluirono tutti i dipendenti ex Asst e tutto il personale delle stazioni radiocostiere del territorio nazionale, appartenenti ai «centri radio» dell'amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni;
in base all'articolo 4 della legge n. 58 del 1992, agli stessi ex dipendenti veniva offerta la possibilità di optare per la permanenza nel pubblico impiego, in altra amministrazione della stessa provincia, con la garanzia del mantenimento delle medesime qualifiche e retribuzioni;
la formulazione dei criteri per l'assegnazione delle sedi, secondo il comma 3 dell'articolo 4 della legge n. 58 del 1992, fu demandata ad apposito decreto, da emanarsi entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge medesima, ad opera del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle maestranze interessate;
l'individuazione dei posti vacanti nelle pubbliche amministrazioni fu, invece, demandato ad un decreto del Ministro per la funzione pubblica, da concertarsi con il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, facendo ricorso all'istituto della mobilità;
la lista dei posti vacanti nella pubblica amministrazione effettuata dal ministero per la funzione pubblica fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, 4o serie speciale, del 20 agosto 1993. Ma dalla pubblicazione stessa si evinceva che il numero e la tipologia delle qualifiche poste a disposizione - in molte province del sud Italia ed in particolare in quella Cagliari - non erano rispondenti alle qualifiche possedute dagli ex dipendenti (Asst) e poste e telecomunicazioni. I medesimi non poterono avvalersi dell'opzione contemplata dalla legge n. 58, a causa dell'assenza di posti e qualifiche di sesto, settimo e ottavo livello;
occorre sottolineare, inoltre, che anche i posti realmente usufruibili risultarono da tempo occupati, o addirittura inesistenti, a causa dell'inefficienza di numerose amministrazioni pubbliche del sud Italia, che non considerarono l'esatta consistenza dei posti vacanti o fornirono situazioni di organico non veritiere e, pertanto, in palese contrasto con la legge;
la totale mancanza di posti disponibili nelle amministrazioni pubbliche della provincia di Cagliari e la non veritiera situazione degli organici di numerose province del sud Italia ha concorso in maniera determinante alla rinuncia all'opzione di gran parte del personale interessato, penalizzato dal rischio di una scelta al buio che avrebbe potuto comportare la perdita del posto di lavoro;
coloro che ottennero di permanere nella pubblica amministrazione dovettero agire in prima persona attraverso canali non ufficiali concretizzando accordi con amministrazioni che non resero nota alcuna disponibilità di posti nella lista pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 1993, n. 63-bis; e, comunque, trovarono soddisfazione alle legittime richieste unicamente a seguito di ricorso al Tar (sentenza 50/96 paragrafo 4 del «patto»);
la palese violazione dell'esercizio del diritto di opzione ha comportato, per gli ex dipendenti, la decadenza dallo status di pubblico dipendente, che, peraltro, doveva essere ampiamente motivata (testo unico n. 3 del 10 gennaio 1957);
centinaia di lavoratori posti in cassa integrazione e di dipendenti in esubero presso aziende private (ad esempio Olivetti) sui quali incombeva lo spettro del licenziamento, sono stati assunti dall'ente poste italiane, acquisendo, di fatto, lo status di pubblico dipendente senza aver sostenuto (e vinto) alcun concorso;
le stesse ex maestranze Asst e poste e telecomunicazioni, oggi dipendenti della Telecom, si trovano a lavorare in condizioni non volute, esercitando, di fatto, funzioni non corrispondenti alle qualifiche derivanti dalla vincita di regolare concorso pubblico -:
quali provvedimenti si intendano adottare per consentire la riapertura delle liste di mobilità nella pubblica amministrazione per tutto il personale della ex Iritel, oggi dipendente Telecom, che intenda riacquisire lo status di dipendente dell'amministrazione pubblica;
quali iniziative si intendano adottare per riordinare, in modo trasparente, corretto e veritiero, la lista dei posti vacanti nella pubblica amministrazione fornendo ai richiedenti quantità di posti lavoro e qualifiche similari a quelle precedentemente assolte.
(3-06051)
(17 luglio 2000)
(ex 4-05713 del 28 novembre 1996).

H) Interrogazione:

SIMEONE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere quali iniziative il Governo intenda promuovere e quali atti ritenga di dover porre in essere per contrastare i fenomeni di corruzione che «intaccano la pubblica amministrazione», denunziati dal procuratore generale della Corte dei conti, dottor Apicella, nell'ambito della relazione annuale riferita al 1999.
(3-04975)
(26 gennaio 1999)

I) Interrogazione:

SELVA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro per la solidarietà sociale. - Per sapere - premesso che:
sono circa dieci milioni i bambini nel mondo, dai sei ai quattordici anni (ma spesso anche più piccoli) arruolati dall'industria del sesso;
un milione di piccoli ogni anno segue la stessa sorte; sempre più piccoli, sono costretti a vendere il loro corpo a connazionali o a turisti in cerca di piaceri «esotici». È un'«industria» fiorente, in particolare nei paesi del sud-est asiatico, ma anche in America latina, Africa, Caraibi ed ora anche nell'est europeo;
centinaia di migliaia di bambini sono sfruttati sessualmente nei bordelli, per la strada o negli alberghi da uomini e donne del loro paese, ma anche dai «turisti del sesso», provenienti dai paesi occidentali, attratti dall'offerta di avventure particolari;
i turisti del sesso, secondo Mara Gattoni, presidente dell'Ecpat Italia, diventano ogni anno sempre più numerosi e provengono da tutti i paesi industrializzati, anche dall'Italia. Accanto ai pedofili, che hanno i loro canali di informazione, precisi e dettagliati, per ogni «meta» con tariffari, legislazione, modi e termini di contrattazione del prezzo, locali compiacenti, vi sono i cosiddetti «turisti occasionali», che, lontani dal loro paese si sentono svincolati da qualsiasi tabù e giustificano il loro comportamento come un modo per aiutare finanziariamente quei bambini e le loro famiglie o affermando che tali pratiche sono accettate dalla cultura locale. Per cinque dollari in un paese del terzo mondo compiono reati che in Italia costerebbero dai sei ai dodici anni di carcere -:
quali interventi si intendano assumere in concreto a livello nazionale, europeo ed internazionale per contrastare il turismo sessuale con i minori.
(3-03903)
(3 giugno 1999)



INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il decreto del Presidente del Consiglio del 9 giugno 2000 determina, per l'anno 2000, la consistenza massima degli obiettori in servizio, in relazione a ciascun periodo di avvio al servizio, in 80.000 unità;
tale decreto determina gli aspetti applicativi delle condizioni per la concessione della dispensa e per l'avvio in licenza illimitata senza assegni in attesa di congedo;
la legge finanziaria del 2000 ha assegnato al Fondo nazionale per il servizio civile 171 miliardi;
nel 1999 sono stati in servizio civile 84.763 obiettori con un costo per l'impiego di 165,4 miliardi;
le domande di obiezione di coscienza nel 1999 sono state 120.000;
all'inizio del 2000 dovevano essere assegnati in servizio civile ancora 38.253 giovani che hanno presentato domanda di obiezione di coscienza nel 1998;
nel 2000 devono essere avviati al servizio anche i giovani che, risultati idonei alla visita di leva del 1o trimestre 2000, hanno presentato domanda di obiezione di coscienza;
risultano disponibili sul territorio nazionale circa 76.000 posti, non tutti utilizzabili contemporaneamente per il limite della diversificata distribuzione territoriale e della mancata erogazione del vitto e dell'alloggio per molti di questi;
secondo le stime dell'Ufficio nazionale per il servizio civile, si dovrà provvedere a congedare anticipatamente circa 40.000 giovani che si sono dichiarati obiettori, anche se è prevedibile che solo la metà avrà i requisiti richiesti dal decreto del 9 giugno 2000 -:
come intenda intervenire per evitare che decine di migliaia di giovani, che hanno presentato domanda di obiezione di coscienza, restino a casa senza prestare un utile servizio al paese, con conseguenze gravi sia sul piano dell'attività del servizio civile che in ordine all'incremento opportunistico delle domande, facilmente immaginabile, con un conseguente danno anche all'organico delle forze armate;
come intenda sollecitare e favorire l'esame da parte del Parlamento delle proposte di legge sul nuovo servizio civile, una riforma essenziale in vista dell'abolizione della leva obbligatoria e dell'integrale professionalizzazione delle forze armate.
(2-02527)
«Paissan, Leccese, Boato, Cento, De Benetti, Galletti, Gardiol, Procacci, Saraceni, Scalia, Turroni».
(11 luglio 2000)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri per la solidarietà sociale e della sanità, per sapere - premesso che:
il dipartimento affari sociali della Presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe dovuto sottoporre alla apposita «consulta degli esperti e degli operatori sociali della tossicodipendenza» il nuovo programma di governo per la lotta alla droga 2000-2001;
tale programma non è stato mai approvato dalla consulta per la opposizione di alcune comunità terapeutiche verso parti del documento nel quale si introduce:
1) la necessità di avviare iniziative di valutazione dell'esperienza di somministrazione controllata di eroina;
2) l'avvio di terapie di mantenimento con metadone all'interno delle carceri;
3) l'affidamento diretto di più dosi di metadone ai tossicodipendenti in trattamento;
recentemente è stato preannunciato lo svolgimento di una conferenza nazionale per le tossicodipendenze alla quale sarà demandato il compito di discutere ed approvare tale programma -:
se non ritengano di dover sottoporre al Parlamento, in via preliminare, le linee contenute nel programma di governo per la lotta alla droga 2000-2001;
quali iniziative intendano assumere al fine di garantire che, nella preannunciata conferenza nazionale per le tossicodipendenze, siano rappresentate le istanze degli operatori che si oppongono alla legalizzazione delle droghe, nel rispetto non solo di quanto approvato dal Parlamento (mozione Buttiglione dell'11 marzo 1997), ma anche di quanto dettato dalla Agenzia antidroga dell'Onu, dalla commissione internazionale di controllo sui narcotici e dalla organizzazione mondiale della sanità.
(2-02535)
«Carlesi, Alboni, Aracu, Ascierto, Baiamonte, Bono, Cardiello, Carmelo Carrara, Cè, Cuccu, De Luca, Fini, Giovanardi, Guidi, Landolfi, Liotta, Lucchese, Malgieri, Mantovano, Massidda, Matteoli, Mazzocchi, Messa, Michelini, Antonio Pepe, Polizzi, Savarese, Sestini, Tarditi, Tassone, Aloi, Armani, Armaroli, Berselli, Cola, Del Barone, Teresio Delfino, Divella, Duilio, Fino, Fiori, Follini, Gasparri, Manzoni, Neri, Pace, Paolone, Porcu, Rasi, Tatarella, Tosolini, Tremaglia».
(13 luglio 2000)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della giustizia, per le pari opportunità, per la solidarietà sociale e dell'interno, per sapere - premesso che:
la stampa del 12 luglio 2000 dà notizia che due anni fa una giovane immigrata reclutata in Albania con la promessa di un lavoro è stata condotta in una limitrofa zona di Aversa, in provincia di Caserta, e poi malmenata, violentata, indotta alla prostituzione da strada e venduta più volte da una organizzazione di sfruttatori ad un'altra;
costretta con le botte a lavorare per dieci, dodici ore al giorno - al fine di procurare al protettore di turno una cifra giornaliera non inferiore al mezzo milione - la ventenne, un anno fa, si è accorta di essere incinta;
costretta dall'evidenza a confessare lo stato di gravidanza al suo protettore, al tempo anche suo fidanzato, è stata subito venduta;
i nuovi padroni, noncuranti del suo stato, hanno preteso che la giovane donna continuasse a battere il marciapiede finché la gravidanza ha raggiunto i sei mesi;
nell'imminenza del parto la ragazza è stata condotta dal suo sfruttatore sul treno per Monaco e accompagnata nei pressi di Francoforte;
in una clinica di Mannheim è stata costretta a firmare documenti che attestavano la sua non volontà di riconoscere il bambino, che, appena nato, senza che la madre avesse potuto vederlo è risultato ceduto e quindi venduto;
tornata in Italia la donna ha avuto il coraggio di raccontare i soprusi subìti e di denunciare i suoi aguzzini;
secondo le indagini tuttora in corso il caso della ragazza albanese non risulta essere isolato e molte potrebbero essere le immigrate costrette a partorire all'estero e a cedere i propri figli, che poi vengono venduti a caro prezzo dai protettori;
è noto che in Campania, in particolare nel territorio casertano, alcuni criminali extracomunitari controllano la prostituzione, riducendo in schiavitù moltissime ragazze;
in un paese civile quale il nostro persistono realtà di abietto sfruttamento e commercio di esseri umani che ripropongono situazioni da tratta delle bianche. Moltissimi bambini vengono venduti alimentando il mercato delle adozioni clandestine e - si teme - anche quello per l'espianto di organi -:
se venga applicata la legge sull'immigrazione nella parte che consente alle prostitute immigrate di uscire dal giro dopo avere denunciato gli sfruttatori;
quali misure si intendano promuovere insieme agli altri governi europei al fine di concertare una legislazione europea per impedire la schiavitù sessuale;
con quali provvedimenti si intenda fronteggiare e punire l'abuso, lo sfruttamento e la schiavizzazione sessuale delle immigrate, la vendita e il commercio dei loro figli, la violenza, le condizioni inumane di sopravvivenza, e trasformare l'attuale sofferente permanenza clandestina di migliaia di esseri umani in una accoglienza decorosa e civile.
(2-02534)
«De Simone, Bartolich, Biasco, Bielli, Bracco, Brancati, Eduardo Bruno, Camoirano, Capitelli, Caruano, De Benetti, Dedoni, Galdelli, Innocenti, Francesca Izzo, Jannelli, Mantovani, Mariani, Moroni, Nardini, Ortolano, Pistone, Procacci, Risari, Rizza, Scoca, Settimi, Signorino, Turci, Turroni, Valpiana, Vigneri, Villetti, Zagatti, Abbondanzieri, Acciarini, Albanese, Attili, Barbieri, Battaglia, Biricotti, Boato, Bova, Buglio, Caccavari, Campatelli, Carboni, Casinelli, Cennamo, Cordoni, Maura Cossutta, Dameri, Duca, Fredda, Marco Fumagalli, Giardiello, Guerra, Guerzoni, Domenico Izzo, Mancina, Palma, Panattoni, Rogna Manassero di Costigliole, Rotundo, Scalia, Serafini, Stanisci, Targetti, Testa, Valetto Bitelli, Volpini, Vozza, Zani».
(13 luglio 2000)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
con il decreto legge 10 maggio 2000, n. 111, il Governo aveva previsto due nuove cause di cancellazione dalle liste elettorali, e cioè: l'irreperibilità per inesistenza dell'indirizzo estero e l'irreperibilità per mancato recapito delle cartoline-avviso;
con l'interrogazione n. 4-29909 gli onorevoli Pisanu, Selva, Follini, Pagliarini, Delfino, Rebuffa chiesero di conoscere l'elenco integrale dei cittadini cancellati dalle liste elettorali, nominativamente indicati, con le rispettive generalità complete;
il Governo, con una risposta in parte interlocutoria ed in parte insoddisfacente, ha comunicato agli interroganti solo la cifra totale provinciale dei cittadini cancellati per effetto del menzionato decreto legge n. 111 del 2000, ma non i loro nomi, a causa di perduranti inefficienze e lentezze burocratiche degli uffici comunali, consolari, ministeriali;
il 10 luglio 2000 la Gazzetta Ufficiale n. 159 ha annunciato la mancata conversione dello stesso decreto legge;
non è stata ancora promulgata una norma che disciplini gli effetti del decreto non convertito in legge;
tale improvvida condotta del Governo, vieppiù inammissibile in materia di diritti costituzionali politici, ha prodotto un inqualificabile marasma nella tenuta dell'Aire (Anagrafe cittadini italiani residenti all'estero) e delle liste elettorali -:
quali provvedimenti urgenti il Governo abbia adottato per ripristinare la situazione anteriore al decreto legge decaduto e uniformare l'Aire e le liste elettorali alle prescrizioni di legge.
(2-02541)
«Pisanu, Selva, Pagliarini, Volontè, Follini, Rebuffa».
(18 luglio 2000)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
nel settore del pubblico impiego la disciplina contrattuale in vigore relativa alle assenze per causa di malattie prevede il diritto alla conservazione del posto di lavoro fino a un massimo di 36 mesi, con la corresponsione dell'intera retribuzione per i primi nove mesi di assenza, del 90 per cento per i tre mesi successivi, del 50 per cento per gli altri sei mesi, e con la privazione di retribuzione per i 18 mesi residui, prima del licenziamento. Ciò provoca un oggettivo pregiudizio per coloro che sono soggetti alle patologie più gravi, come quelle tumorali, i quali, in caso di guarigione, affiancano al danno cagionato dalla malattia gli ulteriori svantaggi costituiti dapprima dal pregiudizio finanziario, in un momento in cui il sostegno economico è ancora più importante, e quindi dal licenziamento;
tale regime è stato derogato dal comparto scuola del pubblico impiego, al cui interno nell'ultima tornata contrattuale è stata introdotta una disciplina di più adeguata considerazione verso coloro che sono affetti dalle patologie più serie: l'articolo 49 lettera e) del Contratto collettivo nazionale di lavoro prevede, infatti, la retribuzione per intero delle assenze per malattia, a loro volta escluse dai periodi di malattia, l'invio del certificato medico entro 5 giorni, e non dopo 2 giorni, la non obbligatorietà della visita fiscale;
non si comprende perché questa disciplina, più attenta alle esigenze dei lavoratori ammalati, debba valere soltanto per un settore e non debba essere estesa all'intero pubblico impiego e al lavoro privato, con una iniziativa del Governo che attivi, attraverso l'Aran, le procedure previste dagli articoli 45 e seguenti del decreto legislativo n. 29 del 1993, che avvii un confronto istituzionale con i competenti istituti previdenziali, e che inserisca nella prossima legge finanziaria l'adeguata copertura -:
quali iniziative intenda adottare perché sia estesa all'intero comparto del pubblico impiego la disciplina delle assenze per malattia prevista finora dalla contrattazione collettiva per il comparto della scuola.
(2-02545)«Selva, Mantovano».
(18 luglio 2000)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dei lavori pubblici, per sapere - premesso che:
tra le finalizzazioni programmatiche dei fondi speciali della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria 2000), ed in particolare nella rubrica relativa al ministero dei lavori pubblici, è compreso un accantonamento in conto capitale per la strada statale n. 307 «del Santo», che riprende un accantonamento richiesto ed ottenuto dalla Lega Nord con un emendamento alla precedente finanziaria 1999;
il suddetto accantonamento consiste in un limite di impegno quindicinale di 5 miliardi annui a decorrere dal 2001 per la contrazione dei mutui; peraltro, dei 5 miliardi annui accantonati 4 miliardi sono bloccati e subordinati all'approvazione di una serie di disegni di legge del Governo con i quali si prevedono maggiori entrate per lo Stato, a tutt'oggi non ancora adottati;
la nuova strada statale n. 307, detta «Del Santo», è inserita in un sistema statale di comunicazione e di trasporti a rete, per cui unirà direttamente le province e le città di Rovigo e di Padova con la strada statale n. 245, la quale collega Venezia-Mestre-Marghera con le province di Trento e di Bolzano;
la nuova strada statale, di complessivi 23,900 chilometri è stata divisa in due lotti, articolati in tre stralci: ne sono stati realizzati due, manca il terzo, il quale non può essere realizzato con gli importi attualmente disponibili;
il sistema delle comunicazioni e delle relazioni è diventato il fattore strategico per il mantenimento dello sviluppo e della capacità competitiva, soprattutto in quelle realtà, come il Veneto, che negli ultimi anni hanno ampliato gli scambi e le relazioni con i territori e le economie di aree oltre confine -:
quali siano le intenzioni del Governo per approvare in tempi brevi la destinazione delle risorse in applicazione delle finalizzazioni previste nella legge finanziaria 2000 per la strada statale n. 307 «del Santo».
(2-02546)
«Rodeghiero, Anghinoni, Aprea, Bianchi Clerici, Borghezio, Chiappori, Chincarini, Paolo Colombo, Copercini, Covre, Dedoni, Donner, Dozzo, Guido Dussin, Luciano Dussin, Fontan, Fontanini, Formenti, Galli, Giancarlo Giorgetti, Grugnetti, Manzato, Maroni, Martinelli, Michielon, Molgora, Pittino, Rizzi, Santandrea, Soave, Acciarini, Barral, Cè, Ciapusci, Mazzocchin, Riva, Sestini, Voglino, Volpini».
(18 luglio 2000)

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e delle finanze, per sapere - premesso che:
a seguito di un emendamento dei Popolari all'articolo 7 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (finanziaria 2000), si è provveduto ad estendere gli incentivi fiscali di cui all'articolo 11 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, a favore delle piccole e medie imprese commerciali, comprese le rivendite di generi di monopolio, di quelle di somministrazione di alimenti e bevande e delle imprese turistiche anche per l'acquisto e l'adozione di beni strumentali finalizzati a impianti di sicurezza;
è evidente l'opportunità, anche dopo i recenti episodi di violenza contro piccoli esercizi commerciali, che, nell'ambito del piano sicurezza, siano potenziati negli esercizi commerciali, gli strumenti di prevenzione e di contrasto al compimento di atti illeciti da parte di terzi -:
se siano stati emanati i decreti di cui al comma 1-bis dell'articolo 11 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, per individuare i beni strumentali destinati alla sicurezza, a cui può essere applicato il credito d'imposta;
quante siano state presumibilmente le imprese che hanno usufruito dei benefici previsti dall'articolo 11 della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
se il Governo intenda aumentare dal 20 al 40 per cento il credito d'imposta di cui al comma 2 dello stesso articolo 11 al fine, esclusivamente, del recupero delle spese per gli impianti di sicurezza, prevedendo un adeguato finanziamento nella prossima legge finanziaria.
(2-02531) «Ruggeri, Borrometi, Boccia».
(12 luglio 2000)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dei trasporti e della navigazione, per sapere - premesso che:
la Fiera di Milano è istituzione che riveste un'importanza strategica per la politica commerciale e industriale del nostro paese;
da anni è noto che la sua espansione e il suo rilancio passano attraverso la realizzazione di un polo esterno, che corrisponde anche alle istanze del quartiere interno al comune di Milano ove essa è attualmente sita;
in base a un accordo di programma sottoscritto già sei anni or sono da regione Lombardia, provincia e comune di Milano, ente Fiera e comuni di Rho e Pero, si è stabilito che appunto nell'area Rho-Pero fosse localizzato il suddetto polo esterno;
di recente sono insorti contrasti nel comitato di vigilanza dell'accordo di programma che potrebbero compromettere realizzazione e localizzazione del polo fieristico;
l'ente Fiera oppone una rigida chiusura e persino minacce di azzeramento dell'accordo di programma a fronte delle richieste dei due comuni, volte ad ottenere certezze nella costruzione di infrastrutture di collegamento commisurate ad un'attenta valutazione dei flussi di traffico in tempi certi e congrui, rispetto a quelli previsti per la realizzazione del polo fieristico (non si devono ripetere gli errori e i ritardi di Malpensa) e a soluzioni realizzative dell'insediamento che possano mitigare l'impatto ambientale;
la regione Lombardia, cui mettono capo compiti di indirizzo in materia fieristica e di garanzia dell'attuazione del suddetto accordo, oscilla tra estraneità e appiattimento sugli interessi dell'ente Fiera, ignorando elementari esigenze di sostenibilità del polo esterno da parte del territorio -:
se i Ministri interpellati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e se ritengano necessario acquisire precise informazioni sullo stato della realizzazione del nuovo polo fieristico e delle infrastrutture ad esso connesse;
se non ritengano urgente sollecitare la regione Lombardia affinché convochi una conferenza dei servizi cui partecipino tutti i soggetti cui fanno capo le infrastrutture inerenti alla mobilità (Ferrovie dello Stato, Serravalle, Ferrovie Nord, Aem), così da varare un piano affidabile per la mobilità dell'area;
se non intendano convocare essi stessi tale conferenza dei servizi, in caso di inerzia della regione Lombardia.
(2-02539)
«Monaco, Bartolich, Giovanni Bianchi, Duilio, Guerra, Pozza Tasca, Risari, Riva, Ruggeri, Stelluti, Targetti».
(17 luglio 2000)

I)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri per la funzione pubblica, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e della pubblica istruzione, per sapere - premesso che:
il 19 gennaio 2000 è entrata in vigore la legge 21 dicembre 1999, n. 508, riguardante «la riforma delle accademie di belle arti, dell'accademia nazionale di danza, dell'accademia nazionale di arte drammatica, degli istituti superiori per le industrie artistiche, conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati»;
l'articolo 2 della suddetta legge n. 508/99 prevede che il rapporto di lavoro del personale delle medesime istituzioni sia regolato contrattualmente nell'ambito di un apposito comparto articolato in due distinte aeree di contrattazione, rispettivamente per il personale docente e non docente;
in data 22 giugno 2000 il ministero della pubblica istruzione - ispettorato istruzione artistica - con nota protocollo 91/71 avente per oggetto «esami di ammissione degli alunni per l'anno accademico 2000-2001», a firma del capo dell'ispettorato stesso, ha dato implicitamente facoltà ai direttori del conservatorio: a) di violare le norme vigenti in materia di esami di ammissione, anticipandoli a giugno, («gli esami di ammissione si tengono in un'unica sessione, che è quella autunnale», regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945, articolo 6) espressamente richiamate dal decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, articolo 239, comma 3, e ulteriormente ribadite dal decreto ministeriale 27 gennaio 1999, articolo 2, relativo al triennio accademico 1999-2002 («gli esami di ammissione hanno luogo nella sessione autunnale secondo modalità stabilite dal direttore sentito il collegio dei professori»); b) di violare le norme stabilite dalla stessa legge n. 508/99, articolo 2, comma 9, ove è prescritto che l'abrogazione di precedenti norme eventualmente ritenute incompatibili con la nuova legge avvenga contestualmente all'entrata in vigore dei relativi regolamenti, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2 della legge n. 400/88, su proposta del ministero dell'università, di concerto con il ministero della pubblica istruzione, previo parere del consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (Cnam) e delle competenti commissioni parlamentari;
l'inspiegabile ritardo nella definizione dell'apposito comparto contrattuale presso l'Aran, malgrado l'avvio, sia da parte del Ministro per la funzione pubblica che del Ministro dell'università e delle ricerca scientifica e tecnologica, delle relative procedure e la contestuale iniziativa destabilizzante e contraria agli interessi dei conservatori di musica, assunta dal ministero della pubblica istruzione - ispettorato istruzione artistica - rischiano di vanificare l'applicazione della citata legge n. 508/99, approvata ad unanimità dal Parlamento, dopo lunghi anni di attesa;
l'articolo 33 della Costituzione, come già ribadito dall'articolo 4 della legge n. 537/94, si riferisce a tutte le attuali istituzioni di alta cultura, ivi compresi gli attuali conservatori di musica, nei quali soltanto sussiste il massimo livello di qualificazione degli studi musicali, e nei quali soltanto è possibile conseguire i massimi titoli di studio nel settore specifico, in analogia alle istituzioni di grado universitario;
l'articolo 4 della legge n. 508/99, commi 1 e 2, sancisce la validità dei diplomi rilasciati da tutte le attuali istituzioni anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di riforma, riconoscendo ai diplomi medesimi dignità pari alla laurea e piena validità ai fini dell'accesso ai corsi di specializzazione post-laurea, di cui alla legge n. 341/90, come peraltro già previsto dalla legge n. 127/97, articolo 17, comma 17;
la legge n. 508/99 non disconosce tali specificità, pur prevedendo una fase di transizione finalizzata a regolare gradualmente l'età degli studenti, fino all'entrata in vigore delle norme sul riordino dei cicli, in modo da consentire, a regime, l'accesso ai conservatori di musica, nonché all'accademia di belle arti e di arte drammatica (alle quali, attualmente, possono essere ammessi anche allievi privi del diploma di scuola secondaria superiore, ai sensi del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, articolo 207, comma 5 e articolo 219, comma 1), ai soli studenti in possesso di detto diploma;
il percorso di trasformazione delle attuali istituzioni di alta cultura, da attuare mediante specifici regolamenti, come stabilito dall'articolo 2, comma 7, della legge n. 508/99, non comporta comunque la disapplicazione di quanto sancito precettivamente dal medesimo articolo 2, comma 4, e va quindi riferito a tutte le istituzioni indicate nell'articolo 1; ciò trova conferma evidente nel fatto che il Cnam è costituito con la rappresentanza di tutte le istituzioni elencate nell'articolo 1 della legge n. 508/99 e che il comparto relativo al personale di dette istituzioni è unico, con incardinamento immediato delle istituzioni stesse nel Murst; il che non sarebbe possibile ove prevalesse l'ipotesi che, nelle more della realizzazione dei licei musicali (questo l'impegno primario del ministero della pubblica istruzione, anticipando ovunque possibile, in via sperimentale, l'attuazione dei cicli), si rinviasse la trasformazione dei conservatori di musica in istituzioni esclusivamente di livello superiore, livello che già è stato loro riconosciuto in forza delle leggi sopra richiamate -:
quali iniziative i Ministri interpellati intendano assumere, rispettivamente, per impedire errate interpretazioni della legge n. 508/99 ed il persistere di autonome iniziative assunte, ad avviso degli interpellanti, intempestivamente ed illegittimamente da uffici dipendenti. con l'intento di mantenere a tempo indeterminato lo status quo, noncuranti del gravissimo danno che ne deriverebbe alle istituzioni, al personale e, soprattutto, agli studenti di conservatorio, i quali, nel caso l'ipotesi negativa sopra descritta trovasse attuazione, vedrebbero improvvisamente disconosciuto il valore del loro diploma, finora paritario rispetto a quello di accademia, e ciò in contrasto con l'articolo 4 della stessa legge n. 508/99, con conseguente ulteriore perdita di competitività in ambito musicale europeo ed internazionale;
quali determinazioni i Ministri interpellati intendano adottare, rispettivamente, per assicurare l'immediata apertura del comparto contrattuale previsto dalla legge n. 508/99 e l'immediata revoca della nota diramata, in violazione delle norme vigenti, dal ministero della pubblica istruzione - ispettorato istruzione artistica - con conseguente caducazione degli effetti sortiti dall'applicazione della nota stessa, nonché per impedire l'assunzione di ulteriori iniziative contrastanti con lo spirito e la lettera della legge n. 508/99 che esprime la volontà univoca del Parlamento.
(2-02533)
«Sbarbati, Mazzocchin, Albanese, Albertini, Barral, Bastianoni, Boato, Cambursano, Cento, Ceremigna, Crema, Dalla Chiesa, Leone Delfino, Teresio Delfino, Di Capua, Marco Fumagalli, Galletti, Loddo, Manca, Mangiacavallo, Monaco, Negri, Orlando, Paissan, Pisapia, Piscitello, Prestamburgo, Rogna Manassero di Costigliole, Scalia, Stajano, Testa, Treu, Voglino, Volpini, Brugger, Caveri, Detomas, Frigato, Marongiu, Saraca, Widmann, Zeller».
(12 luglio 2000)

L)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, per sapere - premesso che:
il ministero del lavoro ha da tempo predisposto la bozza dei decreti relativi all'applicazione della legge sugli infortuni domestici n. 493 del 1999;
il primo decreto, di concerto con le finanze e con l'interno, concerne le modalità di attuazione delle disposizioni di cui agli articoli da 6 a 100, secondo la prescrizione dell'articolo 11 comma 2;
il secondo decreto e da emanare entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore delle legge, di concerto col Ministro del tesoro e sentito l'Inail;
il terzo decreto prevede che il ministro della sanità, sentita la conferenza Stato-regioni, definisce le linee guida per l'informazione e l'educazione alla sicurezza e per la predisposizione di campagne di prevenzione antinfortunistica;
il Governo è delegato ad adottare entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge, un decreto legislativo recante un testo unico delle disposizioni vigenti in materia;
il ministero del tesoro ha dato il suo benestare, mentre mancano i pareri dei ministeri delle finanze e dell'interno;
i tempi previsti per l'adozione del primo e del secondo decreto sono scaduti -:
quali provvedimenti il Governo intenda adottare per riparare ai ritardi ministeriali o burocratici e realizzare, coi quattro decreti richiamati, le condizioni per renderne effettivamente applicabile la legge sugli infortuni domestici, per la quale è stato grande l'impegno delle associazioni femminili e grandissima l'attesa soprattutto delle casalinghe.
(2-02517) «Orlando, Monaco».
(6 luglio 2000)

M)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il 16 giugno 2000 l'interpellante primo firmatario ha presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio per sapere se la società Mediaset negli anni 1994 e 1995 aveva utilizzato correttamente la legge Tremonti e per sapere inoltre: a) se non ravvisasse un chiaro conflitto nella posizione del capo del Governo dell'epoca, onorevole Berlusconi, il quale aveva proposto e fatto approvare la legge Tremonti, l'aveva utilizzata per le sue aziende mentre era capo del Governo, ed anche in maniera impropria; b) se non ritenesse di chiedere al Ministro delle finanze di promuovere immediatamente una rettifica da parte dell'ufficio imposte dal momento che è in vista la prescrizione per l'anno 1994 -:
se il Governo - ribadita l'esigenza di conoscere, come già indicato nell'interrogazione n. 4-30350, in primo luogo, se il Governo medesimo non ravvisi un conflitto nella posizione del Presidente del Consiglio dell'epoca, onorevole Berlusconi, che aveva proposto e fatto approvare la cosiddetta legge Tremonti utilizzandola per le proprie aziende mentre era a capo del Governo; in secondo luogo, se lo stesso Governo non ritenga di promuovere una rettifica da parte dell'ufficio imposte dal momento che è in vista la prescrizione per il 1994 - abbia acquisito dati relativi all'accertamento del ricorso di tutti i presupposti necessari per l'applicazione alla società Mediaset dei benefici previsti dalla legge Tremonti e se sia a conoscenza di verifiche fiscali in corso e quali ne siano i risultati.
(2-02547)«Veltri, Paissan».
(18 luglio 2000)