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Doc. XXIII n. 16


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RELAZIONE SUL LAZIO


Premessa.

Sin dall'avvio dei lavori della Commissione, si ebbe notizia che la procura presso la pretura di Roma aveva dato vita ad un'importante azione giudiziaria diretta ad accertare che il territorio del Lazio era oggetto di traffici illeciti di rifiuti di notevoli dimensioni. In particolare - come si vedrà nel dettaglio più avanti - in capannoni dismessi, presentati come centri di trasformazione della frazione secca, risultavano abbandonate migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dal nord Italia. Inoltre, nel corso di una delle prime audizioni tenute dalla Commissione, il sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Napoli, dottor Giovanni Melillo, aveva affermato che la parte meridionale della regione era interessata da smaltimenti illeciti organizzati dalla criminalità organizzata casertana alla ricerca di territori più «tranquilli» ove operare. Sul fronte della gestione «legale» dei rifiuti, la Commissione disponeva di elementi conoscitivi che portavano a valutare nel dieci per cento del totale nazionale la quantità dei rifiuti solidi urbani prodotti nella regione.
Sulla base di tali elementi e di altre acquisizioni, la Commissione ha deliberato di effettuare un'attività di indagine sul Lazio all'indomani di quelle svolte in Liguria, Piemonte e Campania, regioni per le quali era stata avviata analoga attività anche nella XII legislatura ed alle quali è stata dedicata prioritaria attenzione.
Va inoltre detto che il Lazio è - per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti - una regione «centrale» a tutti gli effetti, per la presenza nel suo territorio delle più importanti arterie stradali, attraverso cui si realizzano nel concreto i traffici illeciti.

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