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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (Vedi RS)

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO

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  La seduta comincia alle 9,35.

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Missioni. (Vedi RS)

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Missioni.

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  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che i deputati in missione sono cento.

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  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Alfreider, Alli, Amici, Ascani, Baldelli, Baretta, Bellanova, Bindi, Biondelli, Bobba, Bocci, Boccia, Bonifazi, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Boschi, Bratti, Bressa, Brunetta, Caparini, Capezzone, Carinelli, Casero, Castiglione, Catania, Censore, Centemero, Cicchitto, Cimbro, Cirielli, Costa, Dambruoso, Damiano, De Girolamo, Del Basso De Caro, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Di Salvo, Manlio Di Stefano, Epifani, Fedriga, Ferranti, Fico, Gregorio Fontana, Fontanelli, Formisano, Franceschini, Frusone, Galati, Giampaolo Galli, Giacomelli, Giammanco, Giancarlo Giorgetti, Gozi, La Russa, Lorenzin, Lotti, Lupi, Madia, Manciulli, Mannino, Merlo, Mogherini, Molea, Mucci, Nicoletti, Orlando, Pes, Pisicchio, Pistelli, Quartapelle Procopio, Portas, Rampelli, Ravetto, Realacci, Rigoni, Domenico Rossi, Rughetti, Sani, Santerini, Scalfarotto, Schullian, Scotto, Sereni, Sisto, Spadoni, Speranza, Tabacci, Taglialatela, Velo, Vignali, Vito e Zanetti sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
  I deputati in missione sono complessivamente cento, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

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Modifiche nella composizione di gruppi parlamentari. (Vedi RS)

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Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.

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  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che i deputati Giovanni Lolli, Giovanni Falcone e Trifone Altieri, proclamati in data 26 settembre 2014, hanno aderito rispettivamente ai gruppi parlamentari Partito Democratico, Scelta Civica per l'Italia e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente.

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  PRESIDENTE. Comunico che il deputato Giovanni Lolli, proclamato in data 26 settembre 2014, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Partito Democratico.
  Comunico inoltre che il deputato Giovanni Falcone, proclamato anch'esso in data 26 settembre 2014, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Scelta Civica per l'Italia.
  Comunico infine che il deputato Trifone Altieri, proclamato anch'esso in data 26 settembre 2014, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente.

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Discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 119 del 2014: Disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno (A.C. 2616-A). (Vedi RS)

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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno (A.C. 2616-A) (ore 9,40)

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  PRESIDENTE (Vedi RS). Dichiara aperta la discussione sulle linee generali, della quale è stato chiesto l'ampliamento.

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  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2616-A: Conversione in legge del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, recante @pagina=0002@disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno.
  Ricordo che nella seduta del 9 settembre 2014 sono state respinte le questioni pregiudiziali Molteni ed altri n. 1 e Brunetta e Palese n. 2.

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  DAVID ERMINI (PD) (Vedi RS), Relatore per la maggioranza per la II Commissione. Svolge la relazione di maggioranza per le parti di sua competenza sul disegno di legge di conversione in discussione.

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  DAVID ERMINI, Relatore per la maggioranza per la II Commissione. Signor Presidente, i primi articoli sono quelli relativi alla giustizia, quindi inizierei io se non c’è niente in contrario.

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  Interviene sull'ordine dei lavori il deputato GUIDO GUIDESI (LNA) (Vedi RS), cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS).

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  GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, mi spiace aver interrotto l'ostruzionismo del collega Ermini. Intervengo solo per farle presente che siamo sì in discussione sulle linee generali ed è possibile tranquillamente farlo, però la Commissione bilancio non ha ancora concluso riguardo il parere, per cui stiamo discutendo, alla fine, di un provvedimento che non è ancora chiuso. Il parere della Commissione bilancio pare dipenda dall'influenza della stampa e, soprattutto, dalla Gazzetta dello Sport.
  Ciò detto, quello che noi le chiediamo, Presidente, è che oggi, in considerazione del fatto che questo decreto è stato tanto pubblicizzato dal Ministro dell'interno, il Ministro dell'interno venga in Aula e partecipi alla discussione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Essendo il provvedimento in prima lettura in questo ramo del Parlamento, immaginiamo – altrimenti, credo che sarebbe un caso veramente storico – che ci sia data la possibilità di un'ampia discussione. Pertanto, le chiediamo che il Ministro dell'interno possa intervenire e possa partecipare insieme a noi a questa discussione, proprio perché questo decreto se lo è intestato.

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  PRESIDENTE. Circa le richieste sulla questione della Commissione bilancio, sappiamo bene che i pareri vengono dati all'Aula. È chiaro e sarebbe elegante, però non succede quasi mai, che la Commissione desse i pareri prima della discussione sulle linee generali. Per quanto riguarda la richiesta fatta al Governo, il Governo è rappresentato in Aula e sono sicuro potrà trasmettere questa richiesta politica al Ministro Alfano.
  Ha facoltà ora di intervenire il relatore per la maggioranza per la I Commissione, il deputato Mazziotti Di Celso.

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  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) (Vedi RS), Relatore per la maggioranza per la I Commissione. Svolge la relazione di maggioranza per le parti di sua competenza sul disegno di legge di conversione in discussione.

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  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO, Relatore per la maggioranza per la I Commissione. Signor Presidente, la parte che riguarda la Commissione affari costituzionali comprende gli articoli da 5 a 11. Il Capo II del provvedimento contiene delle disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e, in particolare, modifica il decreto legislativo con cui è stata attuata la cosiddetta «direttiva procedure» sul riconoscimento dello status di rifugiato.
  La disposizione, in particolare, aumenta da dieci a venti le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e prevede che ne possano essere istituite fino ad un massimo di trenta, anziché dieci come era previsto, per l'intero territorio, e prevede che queste operino in base alle disposizioni che riguardano le commissioni territoriali.
  Nel corso dell'esame in Commissione si è stabilito che con decreto del Ministro dell'interno presso ciascuna commissione territoriale, nel caso di eccezionale incremento delle domande, si possa prevedere che le funzioni di presidente delle sezioni o di alcune di esse siano svolte in via esclusiva. Si è anche previsto che le commissioni operino con indipendenza di giudizio e di valutazione.
  Per quello che riguarda la composizione delle commissioni si prevede che il rappresentante dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite non debba necessariamente far parte di tale organismo, ma possa essere anche solo designato dallo stesso organismo. Sono poi state aggiunte una serie di nuove disposizioni che riguardano sia la competenza delle commissioni – nel caso in cui il destinatario del provvedimento sia trasferito si prevede che sia la commissione del luogo di destinazione a decidere – sia anche il fatto che l'esame @pagina=0009@delle domande possa essere svolto con l'ausilio di organismi ed enti di tutela dei diritti umani a livello internazionale.
  Si prevede, poi, che sia la commissione che il giudice in caso di impugnazione possano acquisire d'ufficio una serie di informazioni riguardanti sia la condizione del richiedente sia la situazione dello Stato di provenienza e, a fronte di questo potere, è stato stabilito il diritto dell'interessato ad avere accesso a tutte le informazioni sui lavori della commissione, inclusi questi elementi di prova aggiuntivi. Si prevede, poi, che lo svolgimento del colloquio possa essere svolto anche alla presenza di un solo membro della commissione e non di tutto il collegio.
  Altre disposizioni riguardano la formazione dei componenti delle commissioni e la loro formazione. Sono stati previsti degli specifici corsi di aggiornamento organizzati dalla commissione nazionale. Viene anche specificato che la formazione viene fatta in collaborazione con l'Alto Commissariato per i rifugiati e con le EASO, European Asylum Support Office. Per quel che riguarda poi l'autorizzazione di spesa, è prevista una spesa di 9 milioni di euro circa per l'anno 2014 e di 10 milioni 680 mila euro a decorrere dall'anno 2015.
  L'articolo 6, invece, individua una serie di ulteriori risorse per far fronte all'accoglienza dei richiedenti e all'eccezionale afflusso di immigrati sul territorio nazionale. In particolare, viene aumentato il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo di circa 50 milioni di euro, di 50,8 milioni di euro – prima di questo aumento il Fondo era di 118,6 milioni di euro per quest'anno – e queste nuove risorse sono destinate ad ampliare le strutture del sistema di protezione finalizzato all'accoglienza dei richiedenti asilo. Per fronteggiare l'afflusso di stranieri viene anche creato un nuovo Fondo per il 2014 con uno stanziamento pari a 62,7 milioni di euro. La ripartizione di questo Fondo sarà stabilita con decreto del Ministero dell'interno.
  A seguito di una serie di modifiche sono state introdotte delle norme di trasparenza che prevedono un obbligo del Ministero dell'interno di inviare al Parlamento, alle Commissioni parlamentari, una relazione, entro il 30 giugno, sia sulla ripartizione del fondo, che è stato creato con il provvedimento, e questo è un obbligo che vale solo per il 2015, sia annualmente sull'attività svolta, sul funzionamento del sistema di accoglienza, sempre entro il 30 giugno, con l'indicazione dell'utilizzazione delle risorse e, in genere, una descrizione delle modalità di ricezione degli stessi e così via. Il periodo coperto da ogni dichiarazione è annuale; il primo rapporto che sarà fatto entro il 30 giugno coprirà, invece, il periodo da novembre 2013 a dicembre 2014. Infine, l'articolo 6 del decreto-legge corregge un errore nella legge di stabilità che aveva un richiamo normativo errato, ma non mi sembra il caso di soffermarsi su questo.
  L'articolo 7 prevede a favore dei comuni siciliani interessati dalla pressione migratoria, che hanno sostenuto più spese di altri comuni per questo tipo di problemi, che sono, appunto, Agrigento, Augusta, Caltanissetta, Catania, Lampedusa, Mineo, Palermo, Porto Empedocle, Pozzallo, Ragusa, Siculiana, Siracusa e Trapani, l'esclusione delle spese sostenute da quelle rilevanti ai fini del Patto di stabilità. È un'esenzione che, di fatto, riguarda il 50 per cento degli effetti finanziari che deriverebbero dall'applicazione delle sanzioni per violazione del Patto di stabilità. Viene anche prevista una rideterminazione degli obiettivi annuali degli enti assoggettabili a sanzione, sempre ai fini del Patto di stabilità, che erano stati stabiliti con decreto del 10 febbraio 2014, che andrà modificato.
  Infine, si prevede che la ripartizione dell'esclusione di queste spese tra i comuni che ho appena elencato sarà stabilita, anche qui, con un decreto del Ministero dell'interno, da adottare entro il 15 ottobre. L'articolo 8 del decreto stanzia, invece, risorse per l'ammodernamento dei mezzi a disposizione della Polizia di Stato e dei vigili del fuoco, stanziando 8 milioni di euro per il 2014, 36 milioni di euro per l'anno 2015 e 44 milioni di euro per tutti @pagina=0010@gli anni dal 2016 al 2021, per l'acquisto di automezzi e di equipaggiamenti, anche speciali, quali caschi, giubbotti antiproiettile e così via, e per interventi di manutenzione straordinaria.
  È prevista poi, con un emendamento adottato in sede referente, la sperimentazione della pistola elettrica, del cosiddetto Taser, per lo svolgimento dei compiti dell'amministrazione di pubblica sicurezza e della Polizia, da attuare con un decreto del Ministro dell'interno, previa intesa con il Ministro della salute. Poi vi sono 2 milioni di euro stanziati per il 2014, 4 milioni di euro per il 2015 e 6 milioni di euro per gli anni successivi, fino al 2021, per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ai fini dell'acquisto di automezzi.
  Si prevede, poi, che venga rinviato, con un'altra norma, il termine per l'entrata in vigore delle disposizioni che consentono ai cittadini non dell'Unione europea di utilizzare dichiarazioni sostitutive per certificare alcuni stati e fatti attestabili da parte di soggetti pubblici italiani, in un'ottica di semplificazione dei rapporti con l'amministrazione.
  Sempre nel corso dell'esame in sede referente, è stato approvato un emendamento che destina alle amministrazioni di Polizia le autovetture di proprietà di altre amministrazioni, previa valutazione della convenienza economica di questa operazione. Passando all'articolo 9, si prevede l'istituzione, sempre presso il Ministero dell'interno, di una commissione con funzioni consultive in materia di sostanze esplodenti e di commissioni tecniche a livello territoriale.
  La prima fornisce pareri sui provvedimenti riguardanti le sostanze esplosive e infiammabili; le commissioni territoriali, invece, esercitano le funzioni che riguardano il rilascio della licenza per la fabbricazione e il deposito di questi materiali. Si è poi precisato che queste commissioni abbiano anche delle competenze in materia di rilascio delle autorizzazioni per la fabbricazione, la raccolta, il commercio, il deposito e la riparazione di armi.
  Si tratta, in pratica, della ricostituzione di organi che erano già previsti a livello sia centrale che provinciale prima del decreto-legge n. 95 del 2012, che ha trasferito le competenze di questi organismi ai relativi uffici delle amministrazioni nell'ambito delle quali operavano. La composizione delle commissioni è affidata, anche questa, a un decreto del Ministro dell'interno, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame.
  Infine, nel Capo IV, l'articolo 10 reca la copertura finanziaria degli oneri del provvedimento, pari a 132 milioni di euro per l'anno 2014, 50 milioni per l'anno 2015, 60 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2021 e 10 milioni per gli anni successivi. A questi oneri si provvede, per 122,7 milioni di euro per l'anno 2014 e 10,683 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015, mediante utilizzo di quota parte degli introiti dei contributi versati dagli stranieri per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno; quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2014, 40 milioni di euro per l'anno 2015 e 50 milioni di euro per gli anni dal 2016 al 2021, mediante riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, utilizzando parzialmente l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno. L'articolo 11 dispone sull'entrata in vigore del provvedimento.

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  NICOLA MOLTENI (LNA) (Vedi RS), Relatore di minoranza per la II Commissione. Svolge la relazione di minoranza per le parti di sua competenza sul disegno di legge di conversione in discussione.

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  NICOLA MOLTENI, Relatore di minoranza per la II Commissione. Signor Presidente, intervengo come relatore di minoranza. Non vorrei essere irrispettoso nei confronti della maggioranza – e non lo sarò, ovviamente –, né del Governo, né dei due relatori, né tanto meno del Parlamento, però vorrei far presente che questo decreto-legge non è il «decreto stadi». Questo decreto è un decreto composto da 11 articoli: quattro di questi articoli toccano @pagina=0011@parzialmente il tema della violenza negli stadi e gli altri sette articoli parlano di tutt'altro. Quindi, come premessa a questo intervento, credo che questo decreto debba essere chiamato con il proprio nome e cognome reali: questo non è il «decreto stadi», questo è il «decreto immigrazione», questo è il «decreto accoglienza», questo è il decreto che finanzia, con 130 milioni di euro, nuova accoglienza e nuova assistenza nei confronti di presunti profughi, potenziali immigrati clandestini. Ed è il motivo per cui – lo annunciammo già – la Lega farà una durissima battaglia nei confronti di questo decreto. Infatti, se si voleva parlare di stadi, se si voleva parlare di prevenzione e di garanzia della sicurezza all'interno degli stadi, la Lega avrebbe dato il proprio contributo. La Lega ha presentato, a firma Giorgetti, Attaguile e Caparini, tutta una serie di proposte di legge per toccare in maniera seria, completa e compiuta il problema degli stadi, non solo sotto il punto di vista della repressione nei confronti dei tifosi – e ovviamente i tifosi violenti vanno sanzionati e vanno puniti duramente – ma anche sotto altri aspetti, ad esempio il tema della partecipazione del tifoso nella gestione delle società sportive, ad esempio il tema che gli stadi devono essere luoghi non solo di sport ma anche di cultura, luoghi dove le famiglie si ritrovano, luoghi dove si fa partecipazione, coinvolgimento e crescita del minore e delle famiglie stesse. Se si fosse discusso di questo e se il tema fosse stato questo, la Lega evidentemente avrebbe avuto un altro atteggiamento, un atteggiamento probabilmente molto più costruttivo. Invece, per l'ennesima volta si usa un decreto, per l'ennesima volta si usa la decretazione d'urgenza e probabilmente – mi auguro di no, altrimenti la risposta della Lega sarà durissima – si porrà l'ennesima e nuova questione di fiducia per tarpare il dibattito parlamentare. Invece, con questo decreto, che è il cavallo di Troia – è un cavallo di Troia questo decreto ! –, che cosa si fa ? Si parla nuovamente di immigrazione, si parla nuovamente di accoglienza, si tocca il tema della protezione internazionale, si tocca il tema dei richiedenti asilo. Io mi chiedo ciò, lo chiedo al Parlamento, lo chiedo al Governo e lo chiedo al Ministro Alfano, che non c’è, e mi associo ovviamente alla richiesta del collega Guidesi: noi vogliamo che il Ministro Alfano venga qui in Aula a difendere il proprio decreto e soprattutto a rispondere alle domande che la Lega farà, soprattutto sul tema dell'immigrazione e sul tema di Mare nostrum; con questo decreto si finanzia nuovamente per 130 milioni di euro l'immigrazione, in parte immigrazione clandestina, perché poi daremo i dati, daremo i numeri, e i numeri dicono esattamente il contrario di quello che si sta sostenendo, cioè che questo decreto non va a finanziare i richiedenti asilo ma va a finanziare anche coloro i quali alla richiesta di asilo, alla richiesta per poter ottenere lo stato di rifugiato politico, non hanno assolutamente diritto. Ed è assurdo – è palesemente assurdo – stanziare 130 milioni di euro per finanziare nuova accoglienza esattamente nel momento in cui abbiamo un Paese dove la stragrande maggioranza dei cittadini è alla fame. Abbiamo un Paese dove la disoccupazione giovanile – dati di ieri – tocca il 44 per cento, un Paese in cui la disoccupazione generale è al 12,5 per cento, un Paese in cui 1 milione di famiglie non hanno reddito da lavoro, un Paese in cui 7 milioni di lavoratori guadagnano meno di mille euro al mese, un Paese in cui 7 milioni di pensionati percepiscono una pensione inferiore a mille euro al mese, un Paese in cui 2,2 milioni di pensionati percepiscono meno di 500 euro al mese, un Paese in cui vi è una quotidiana moria di aziende, un Paese in cui c’è una soglia di povertà rispetto alla quale circa 10 milioni di cittadini soffrono indelebilmente una grave crisi economica e questo Governo cosa fa ?
  Questo Governo, anziché avere attenzione per i propri pensionati, anziché recuperare le risorse per la cassa integrazione, anziché aiutare coloro i quali fanno fatica a tirare la terza settimana del mese, prende 130 milioni di euro – tra l'altro soldi che vengono recuperati dal Fondo rimpatri e dal Fondo espulsioni – e li @pagina=0012@stanzia nuovamente con due fondi, il fondo da 50 milioni di euro per gli SPRAR e un altro fondo che non si è capito a cosa servirà, è un fondo indecifrato, anche dalla relazione del collega Mazziotti non si è capito quali sono le finalità di quel fondo, ma è chiaro che questi soldi, questi 130 milioni di euro verranno utilizzati nuovamente per finanziare l'immigrazione clandestina.
  Credo che soprattutto alla luce delle parole del Ministro Alfano, che ha più volte annunciato la fine di Mare nostrum, io credo che questo decreto-legge invece sia la dimostrazione che c’è la volontà da parte del Governo di continuare a finanziare Mare nostrum (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie); e noi l'abbiamo detto, l'abbiamo chiesto, l'abbiamo richiesto: c’è un emendamento della Lega ! Il Governo, se metterà la fiducia a questo decreto-legge, metterà la fiducia per non votare l'emendamento della Lega in cui si chiede e si dice in maniera espressamente chiara che dal 1o novembre 2014 Mare nostrum deve cessare. Io voglio vedere se la maggioranza, il Governo e il Ministro Alfano si prendono la responsabilità reale di porre fine a Mare nostrum, sulle cui conseguenze e sui cui effetti credo che il Paese, il Paese tutto oggi, prenda visione della finalità assolutamente sciagurata che l'operazione Mare nostrum ha partorito.
  E quindi noi abbiamo presentato degli emendamenti a questo decreto-legge, in cui abbiamo chiesto sostanzialmente pochissime cose: abbiamo chiesto la cessazione di Mare nostrum, abbiamo chiesto che si ponga fine ad un'altra vergogna tutta italiana, che è quella della protezione umanitaria. La protezione umanitaria non è una protezione internazionale ! Noi abbiamo due forme di protezione internazionale, quella per i rifugiati, per i richiedenti asilo, e la protezione sussidiaria; e i numeri, i numeri del Ministero dicono che su 135 mila sbarchi le domande di protezione internazionale sono state 35 mila, le richieste accolte sullo status di rifugiato politico sono solo 3.784 ! Su 130 mila sbarchi la richiesta di essere riconosciuto come profugo, come rifugiato politico, è stata accolta unicamente per 3.784 persone: queste vanno tutelate, queste vanno protette, queste sono persone che fuggono dalla guerra, tutte le altre no, comprese quelle 12 mila persone cui viene riconosciuto lo status di protezione umanitaria.
  La protezione umanitaria non è prevista dalle direttive, non è prevista dalle forme di protezione internazionale: è stata prevista nel 2008 dal Governo Prodi; e noi nei confronti di coloro ai quali viene riconosciuta la protezione umanitaria, continuiamo a garantire assistenza, alloggio, continuiamo a garantire il pocket money di due euro e mezzo, continuiamo a garantire tutti quei privilegi e tutti quei benefici, tra cui anche l'alloggio magari in hotel a tre, a quattro stelle, che non vengono garantiti ai nostri cittadini. Credo che l'indignazione, l'indignazione profonda di tutti i cittadini italiani che vivono in situazioni di difficoltà, aumenti nel momento in cui essi vedono che un Governo stanzia in un anno 1 miliardo e 200 mila euro, da un lato per la protezione, da un lato per l'operazione militare umanitaria di Mare nostrum, e dall'altro lato per l'accoglienza.
  E qui noi invitiamo il Governo a fare marcia indietro, invitiamo il Governo ad assumere una posizione totalmente diversa rispetto a questa, invitiamo il Governo, invitiamo il Ministro Alfano, che è colpevolmente responsabile dell'operazione, è colpevolmente responsabile da un punto di vista politico dell'operazione Mare nostrum, ad adottare quelle misure che adottammo noi col Ministro Alfano, Ministro della giustizia, nel 2009 e nel 2010 col Ministro Maroni, e che oggi stanno adottando tutti gli Stati europei, ovvero la politica dei respingimenti, la politica dei pattugliamenti, la politica delle espulsioni, la politica dei rimpatri; che non è una politica inventata dal Governo italiano: è una politica sanzionata e prevista dalle direttive europee, in modo particolare dalle direttive rimpatrio.
  Quindi con questo decreto-legge si bastonano i tifosi.

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  CRISTIAN INVERNIZZI (LNA) (Vedi RS), Relatore di minoranza per la I Commissione. Svolge la relazione di minoranza per le parti di sua competenza sul disegno di legge di conversione in discussione.

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  CRISTIAN INVERNIZZI, Relatore di minoranza per la I Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi associo ovviamente a quanto detto dal collega Molteni riguardo l'impianto generale del decreto; se uno leggesse la prima pagina, quindi dove c’è il titolo del decreto, parliamo quindi di una persona che non è particolarmente avvezza al modo di legiferare in questo Stato, potrebbe essere indotto a pensare che vi sia un diretto collegamento tra la violenza negli stadi e l'arrivo dei cosiddetti profughi o meglio dei clandestini nel nostro Stato. Quindi già solo questo è sufficiente per dire che il presente decreto è disomogeneo.
  Ormai siamo abituati a questo modo di agire da parte della maggioranza. Io mi ricordo l'epoca del Governo Berlusconi, in cui non ero ancora parte di questo Parlamento, ed io mi ricordo la virulenta azione di contrasto dell'allora opposizione nei confronti proprio del Governo che veniva accusato continuamente di svilire il ruolo del Parlamento, di violentare la Costituzione per l'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza. Mi ricordo che venivano chiamati il popolo viola, i girotondini, quelli di giustizia e libertà ed era stato creato un sistema anche di convinzione dell'opinione pubblica per dimostrare che insomma il centrodestra non conosceva la Costituzione, oppure se la conosceva la violava tranquillamente.
  Oggi nel periodo di regno del prodigio di Firenze, dello stupor mundi del nuovo millennio invece tutto questo non viene visto. Si continua con la decretazione d'urgenza, ci si infila dentro tutta una serie di questioni che non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra, però non si parla più di stupro della Costituzione o svilimento del ruolo del Parlamento e quanto di conseguenza.
  In questo decreto-legge, per entrare nel merito, e mi riferisco ovviamente soprattutto agli articoli 5, 6 e 7, ci sono tutta una serie di misure molto interessanti e se non fossimo di fronte anche a casi di tragedia potremmo anche magari riderne. Parliamo di tutta una serie di previsioni che nulla hanno a che fare con quello che sostanzialmente un Governo dovrebbe garantire ai propri governati, vale a dire sostanzialmente la sicurezza e la possibilità quindi di vivere la propria vita in modo tranquillo. Vi sono tutta una serie di iniziative finalizzate, come ha detto giustamente il collega Molteni, non tanto a mettere in ordine, a sistemare il sistema dell'accoglimento e della protezione in Italia, quanto probabilmente e in modo surrettizio a far sì che l'operazione «Mare Nostrum» possa proseguire così come è andata avanti.@pagina=0014@
  Noi, guardate, abbiamo fatto opposizione nel Paese e la faremo ancora il 18 ottobre nell'anniversario dell'inizio dell'operazione «Mare Nostrum» e, teoricamente, dopo un anno bisognerebbe anche trarre, diciamo così, un po’ le conclusioni di quello che è stato fatto. Il 18 ottobre, appunto, la Lega Nord a Milano chiederà con forza la fine di una operazione che non è servita, come tante volte si dice, a salvare vite umane, perché – per chi non lo sapesse – in questo anno sono morte migliaia di persone nel tragitto tra l'Africa e l'Italia. Certo sono state salvate, qualcuno dice, settantamila persone; in verità non sono state salvate sono state proprio prelevate dalla fonte e portate in Italia. E noi in Italia ci siamo trovati, quindi, a dover gestire una situazione sostanzialmente da soli perché, come ha dichiarato il Commissario europeo, sono soltanto 10 su 28 in Europa gli Stati che accolgono i profughi o i rifugiati. Questo è un dato secondo me importantissimo: 10 su 28.
  Ogni volta, qui ci sono diciotto Stati, diciotto Paesi appartenenti all'Unione europea, che dicono sostanzialmente che il problema non li riguarda, che il problema è qualcosa che esce dalle loro competenze e quindi deve ricadere interamente sullo Stato italiano.
  Quindi, questo dovrebbe portarci, forse, onorevoli colleghi, a capire che quello che sta facendo l'Italia con l'operazione «Mare nostrum», non è proprio nelle corde dell'Unione europea. Per sottolineare questo concetto, secondo me, sarebbe importante vedere quello che accadrà quando – auspichiamo il prima possibile – l'operazione «Mare nostrum» finirà e sarà sostituita dall'operazione «Frontex plus». L'operazione «Frontex plus» – che sarà gestita direttamente dall'Unione europea, che è quella di fronte alla quale voi continuamente levate il cappello, vi inchinate e nei confronti della quale siete sempre disponibili ad accettare come oro colato tutto ciò che viene pronunciato – non avrà il compito, come l'operazione «Mare nostrum» di, come dite voi, salvare vite umane, ma avrà due compiti sostanziali. Il primo sarà quello di schierare le navi militari sui confini delle acque nazionali per evitare che vi sia l'afflusso di immigrati clandestini e il secondo scopo principale sarà quello dell'affondamento dei barconi che – a quanto pare e sempre che qualcuno ancora non lo sappia – vengono riutilizzati più volte per continuare a fare quello che viene fatto, vale a dire rendere proprio merce la carne umana e quindi continuare con questo bieco, schifoso e difficilmente – lo sappiamo – sradicabile commercio di vita umana. Però pare che oggi, con l'operazione «Mare nostrum» questo non venga fatto ed è questo che sostanzialmente ci fa un po’ rabbrividire perché, quanto meno, noi pensavamo che la distruzione dei barconi utilizzati fosse, non soltanto una cosa di buonsenso, ma facesse parte proprio delle linee direttive dell'operazione «Mare nostrum», ma così non è.
   Comunque, vediamo cosa dice l'Europa – ripeto – quella di fronte alla quale voi continuate a levarvi il cappello, riguardo all'operazione «Mare nostrum». Ebbene, l'Europa dice che la presenza dei mezzi navali di «Mare nostrum» vicino alla costa libica può incoraggiare i migranti i cui Paesi non hanno accordi di riammissione con L'Italia. Inoltre, se le navi restano, è prevedibile un costante ed elevato numero di arrivi anche durante il periodo invernale, cioè quando i migranti normalmente non rischiano le traversate in acque agitate. Sempre secondo gli esperti dell'Unione europea, la missione «Mare nostrum» va chiusa e sostituita con una missione a basso impatto. Inoltre, l'annuncio dell'imminente fine dell'operazione deve essere veicolato al più presto, in modo da scoraggiare i profughi. In caso contrario, ci sarebbe il rischio di un maggior numero di incidenti mortali.
   Sostanzialmente, l'Europa – al di là di quello che viene detto magari all'interno dei summit internazionali nei quali si ringrazia l'Italia per lo sforzo fatto – ci dice: come al solito, voi italiani avete sbagliato, come al solito, voi italiani non capite sostanzialmente nulla e quindi arriva adesso l'Europa a dirvi come funziona. Paradossalmente, in questo momento, @pagina=0015@noi che siamo gli euroscettici, i razzisti, i bifolchi, gli ignoranti, i cretini, quelli che non capiscono e fanno quanto di conseguenza, noi che siamo per le pene, noi che siamo gli infrequentabili, paradossalmente, in questo caso, ci troviamo non soltanto d'accordo con l'Unione europea, ma ci troviamo nella situazione di aver detto, da un anno a questa parte, esattamente quello che l'Unione europea dice adesso, cioè che l'operazione «Mare nostrum» non risolve il problema, che l'operazione «Mare nostrum» va modificata e che l'operazione «Mare nostrum», così come è stata impostata, vale a dire con questo sistema di traghettamento gratis dalle coste del nord Africa all'Italia, è sostanzialmente sbagliata ed è una cosa che, grazie a Dio, sembra che sia stata riconosciuta anche dal Ministro Alfano che, nel corso dell'audizione, di fronte alla Commissione Affari costituzionali, ha affermato che la ricostruzione fatta – e dico in questo caso, proprio nei termini che ho usato poco tempo fa – è sostanzialmente giusta: cioè l'operazione «Mare nostrum», signori, è stata sbagliata e lo dice l'Unione europea. Vediamo su quali basi, anche numeriche, questo viene affermato. Sempre secondo un esperto del settore, e vale a dire il Capo Dipartimento per le libertà civili e per l'immigrazione, in un'audizione sempre di fronte alla Commissione giustizia, su 125 mila 876 arrivi via mare dall'inizio dell'anno, le richieste di protezione sono state solo 38.000. Quindi, 38.000 su 125 mila 876 arrivi, a conferma quindi che non sono tutti profughi.
  No, coloro che dicono di essere forse profughi, sono solo neanche 40 mila su 125 mila; quindi ci chiediamo gli altri chi siano se non sono profughi. Forse, sono proprio immigrati clandestini, come ha sempre detto la Lega Nord ? E di questi 38 mila, quanti otterranno lo status di rifugiato o la protezione internazionale ? Basiamoci sempre sulle statistiche fornite proprio dal Ministero dell'interno, secondo il quale, dal 1990 al 2013 (quindi, un arco di tempo anche abbastanza importante), su 191.982 domande di protezione internazionale, solo 17.489, ovvero meno del 10 per cento, sono state riconosciute fondate. Per cui, signori, voi continuate a parlare di profughi o di persone che scappano dalla guerra, ma sappiate che, stando alle statistiche fornite dal Ministero dell'interno, avete ragione solo nel caso del 10 per cento, anzi meno del 10 per cento; nel restante 92 per cento dei casi ci troviamo di fronte ad immigrazione clandestina !

PAGINA: 0004

  Intervengono nella discussione sulle linee generali il sottosegretario di Stato per l'interno DOMENICO MANZIONE (Vedi RS) e i deputati GIUSEPPE GUERINI (PD) (Vedi RS), RICCARDO NUTI (M5S) (Vedi RS), DANIELE FARINA (SEL) (Vedi RS), MASSIMO PARISI (FI-PdL) (Vedi RS), DORINA BIANCHI (NCD) (Vedi RS), FUCSIA FITZGERALD NISSOLI (PI) (Vedi RS) e DAVIDE CAPARINI (LNA) (Vedi RS).

PAGINA: 0015

  DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, solo per rilevare che i dati sono oggettivamente quelli a cui faceva riferimento il relatore di minoranza, ma la lettura, per la verità, è assai diversa da quella che è stata data dal relatore di minoranza da parte del Ministero dell'interno. La seconda parte va probabilmente proprio nella direzione auspicata, ossia quella di aumentare il numero delle commissioni per poter decidere in tempi ragionevolmente @pagina=0016@brevi chi ha il diritto di asilo e chi invece deve essere allontanato dal territorio nazionale. Quindi, è una logica, diciamo così, paradossalmente persino coerente con quello che veniva richiesto. Per quanto riguarda invece la richiesta di partecipazione del Ministro Alfano, mi farò latore della richiesta da parte del relatore di minoranza.

PAGINA: 0016

  GIUSEPPE GUERINI. Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, concentrerò questo intervento su quanto è stato affermato dai relatori di minoranza della Lega Nord in merito al tema dell'immigrazione, cercando anche di tenermi lontano da quella demagogia o dalla facile polemica fine a sé stessa, ma una cosa la devo dire in relazione a quanto ho ascoltato: in quest'Aula pochi minuti fa qualcuno ha detto che si dovrebbe tornare alla politica dei respingimenti di Maroni, ma io mi chiedo: a cosa si dovrebbe tornare ? Alle condanne della Corte di giustizia dei diritti umani ? Questo ci state chiedendo (Commenti del deputato Caparini) ? Questa è la richiesta che viene fatta, tornare a quanto venne stabilito due anni fa dalla Corte di giustizia che condannò il nostro Paese per i respingimenti illegali ? Io spesso trovo che, in quest'Aula, soprattutto da alcune forze politiche, venga sollevata una polemica, che ci sta e che ovviamente è legittima, ma che prescinde totalmente dal fatto che questa stessa forza politica ha governato per anni il fenomeno dell'immigrazione con dei risultati che si sono poi concretizzati in quello che vi stavo dicendo, ossia condanne da parte dei massimi consessi dell'Unione europea, oppure nel fatto che, quando è toccato ad altri gestire questo fenomeno, si sono spesi più soldi, incaricando un commissario per un'emergenza che non è un'emergenza; quindi, ci tengo a sottolineare che, per questo Governo, il tema dell'immigrazione riguarda un fenomeno strutturale e non un'emergenza, mentre altri lo hanno trattato come un'emergenza, spendendo più soldi di quelli che oggi ci vengono rimproverati per ogni rifugiato, per ogni persona che arriva sulle nostre coste.
  Però questo viene sempre sottaciuto, come se fosse qualcosa che è capitato, come un fenomeno atmosferico, quando, in realtà, è stato frutto di precise scelte politiche che, ripeto, hanno portato a condanne dell'Unione europea e hanno portato a spendere più e peggio fondi, alla stessa stregua di quello che oggi ci viene rimproverato, perché ne spendiamo meno e meglio. È una logica che veramente mi lascia piuttosto perplesso, ma, insomma, visto che siamo abituati ormai a questo dibattito che si ripete sostanzialmente uguale a se stesso da qualche mese, mi piacerebbe capire prima o poi se qualcuno, dai banchi della Lega Nord, si alzerà a spiegarci per quale motivo le scelte che ha fatto la Lega sono state di diverso tenore con risultati davvero molto più scadenti di quelli che questo Governo si appresta ad ottenere (Commenti di deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Se vogliamo riportare il dibattito – e mi ricollego all'ultimo intervento dell'onorevole Invernizzi – ai numeri, alla logica e alla realtà dei fatti, a questo punto accetto il confronto e concordo sul fatto che si possa e si debba parlare dell'utilità di Mare Nostrum e del fatto che questo Paese si appresta a chiedere all'Europa di superare il dispositivo di Mare Nostrum, che è stato generosamente messo in campo dall'Italia in questo ultimo anno. Segnalo semplicemente, visto che si è parlato in punta di numeri e di dati oggettivi, che, secondo le statistiche, Mare Nostrum ha consentito di diminuire il numero di morti per ogni mille migranti dai 39 del 2012 ai quattro del 2014. Questo credo sia un dato di per sé già abbastanza esplicativo.
  Dopodiché, comunque, se il tema è quello di cercare di capire come è possibile superare il dispositivo e coinvolgere l'Unione europea nel governo dell'immigrazione, a questo punto forse è utile precisare un paio di questioni. Quello che il Governo si appresta a fare con questo decreto, quello che il Governo chiede di fare con questo decreto, cioè l'aumento del @pagina=0017@numero delle commissioni, l'aumento del numero delle sezioni, la possibilità per il richiedente asilo di ottenere un'intervista (cosiddetta intervista) innanzi a un solo membro, è tutto volto a velocizzare la possibilità e l'istanza di riconoscimento dell'asilo politico. Ma questo non per un malinteso buonismo di questo Governo, ma perché un'altra parte del discorso – che viene sempre in qualche modo evitata da parte di chi si concentra su quello che l'Europa non fa – riguarda invece quello che l'Europa ha fatto in questi anni, cioè aprire delle procedure di infrazione nei confronti dell'Italia, diverse, molteplici, che riguardano il mancato recepimento della direttiva rimpatri, della direttiva accoglienza, della direttiva procedure.
  Quindi, le misure messe in campo da questo Governo servono – unitamente all'approvazione della legge di delegazione europea bis per il 2013 che, fortunatamente, è stata definitivamente licenziata dal Senato e, quindi, porterà il Governo ad esercitare la delega anche con decreti nella materia delle direttive che ricordavo prima – a mettersi in pari con i compiti a casa che l'Europa ci aveva affidato. Questo ci consentirà di avere maggiore potere contrattuale.
  Infatti, è vero, onorevole Invernizzi, quanto lei affermava, ossia che non è possibile che un tema come quello epocale dell'immigrazione sia affidato alle sole forze del nostro Paese. Tuttavia, se vogliamo essere ascoltati in Europa, se vogliamo avere maggiore potere contrattuale nei confronti dell'Europa, dovremmo quantomeno iniziare a rispettare le direttive che l'Europa in qualche modo ha concordato, visto che ciò non è stato fatto finora e – ripeto – l'approvazione della legge di delegazione europea bis è materia di qualche giorno fa. In particolare, senza alcun intento polemico, mi permetto di ricordare che, in questi ultimi mesi, sono state fatte due leggi di delegazione europea e arriviamo da precedenti esperienze di Governi che si erano ben guardati anche dall'approvarne una. Quindi, quando si chiede all'Europa di farsi carico in maniera complessiva e globale del problema, bisognerebbe avere l'accortezza precedentemente di cercare quantomeno di adeguare il proprio ordinamento interno a quello che l'Europa ci chiede, perché poi a quel punto si potrà andare a battere i famosi pugni sul tavolo o quantomeno a discutere in posizione di parità e non sempre come quelli considerati gli ultimi della classe che hanno il maggior numero di infrazioni aperte.
  Ciò che questo Governo ha cercato di fare con l'approvazione di questo decreto va esattamente in questa direzione: cercare di velocizzare le procedure e di adeguare l'accoglienza secondo criteri standard, che siano considerati accettabili da parte dell'Unione europea, in modo poi da potere costringere successivamente – «costringere» in senso ovviamente positivo – l'Unione europea a farsi carico di tutto il problema in senso generale e di non lasciare solo sulle spalle dell'Italia l'onerosa operazione Mare Nostrum, che comunque io qui rivendico con orgoglio.
  Torno a ripetere il dato che ho citato precedentemente, che è di per sé abbastanza emblematico: indipendentemente dal numero assoluto delle persone tratte in salvo, che sono oltre 100 mila, si è ridotta del 90 per cento l'incidenza dei morti, dei dispersi per ogni mille persone che attraversano il Mediterraneo. Credo che questo sia un dato sufficientemente autoesplicativo e che non ci sia neppure bisogno di stare a spiegarlo più di tanto. Abbiamo un 90 per cento di efficacia in più rispetto all'azione, un 90 per cento di dispersi e morti in meno. Quindi, credo che questo dato semplicemente meriti rispetto.
  Però, in ogni caso, tornando alle misure messe in campo dal Governo, quello che si sta cercando di fare è esattamente aprire una pagina nuova rispetto a un fenomeno che è sempre stato trattato con una concezione emergenziale, per arrivare finalmente a un governo strutturale dei flussi migratori, che arrivano soprattutto gravando sulle regioni del sud d'Italia, in modo che, anche in sede di approvazione dei decreti da emanare in seguito alla legge di delegazione, si possa arrivare a @pagina=0018@una distribuzione più equa su tutto il territorio nazionale e a una ripartizione più sensata.
  Ma l'obiettivo che ci si pone è esattamente quello di andare incontro alle richieste dell'Europa in modo da non essere più considerati quelli che non adeguano il proprio ordinamento alle richieste che provengono da Bruxelles, così da poter finalmente ottenere maggiore ascolto. Infatti, ricordo anche che, se è vero come è vero che fra qualche settimana o mese il dispositivo di Frontex plus o Triton o come verrà definito, andrà ad affiancare e, auspicabilmente, a sostituire Mare Nostrum, rimane comunque sul tappeto e sul tavolo il tema di quali saranno poi gli Stati e i Governi europei che, al netto dei numeri, che probabilmente subiranno variazioni, e del numero degli arrivi nel territorio dell'Unione, accetteranno la possibilità di accogliere i profughi e le persone che arrivano dai teatri di guerra del Nord Africa o dell'Asia.
  Io credo che, semplicemente, dovremmo rifarci soprattutto, senza particolari voli di fantasia, alle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno, laddove si impegnano in qualche modo i Governi dell'Unione europea, ripeto, una volta che il nostro ordinamento, anche grazie alla conversione di questo decreto-legge, verrà finalmente adeguato a quanto ci viene richiesto dall'Unione. Questa è una condizione necessaria e non sufficiente, non mi stancherò mai di ripeterlo, perché è troppo semplice rivendicare e strepitare contro l'Unione europea come se dovesse intervenire, quando siamo noi i primi a non adeguarci a quello che ci viene richiesto. Ma – ripeto – una volta che sarà stabilita e ottenuta, anche grazie a questo decreto-legge, questa condizione, a quel punto, sarà possibile procedere nel senso e nella direzione indicati dalle conclusioni del Consiglio europeo, vale a dire...

PAGINA: 0018

  RICCARDO NUTI. Signor Presidente, questo decreto-legge è l'ennesimo che nasce dagli slogan TV. Infatti, per anni e anni abbiamo sentito parlare il Ministro Alfano di come risolvere il problema dell'immigrazione e, ogni volta che si fa un provvedimento, l'anno successivo, soprattutto nel periodo prima dell'estate e durante l'estate, l'emergenza sbarchi, nonostante ciò, nonostante quello che è stato fatto in precedenza, si ripete come se nulla fosse.
  Penso che il paradosso di questo decreto-legge possa essere riassunto in due elementi. Il primo è che è stato negato un emendamento del MoVimento 5 Stelle che mirava a fornire delle strumentazioni e un equipaggiamento degni alle forze che lavorano nel comparto sicurezza.
  E a fronte di questa richiesta che è stata bocciata nelle Commissioni, si è dato il via alla sperimentazione delle pistole Taser tramite una proposta del collega Fontana. Una sperimentazione che non si sa quanto costa. Questo già rende l'idea della contraddizione del provvedimento in @pagina=0019@sé e del ragionamento che è stato fatto. Qualcuno, per quanto riguarda le pistole Taser, ha parlato di «marchette» nelle Commissioni. Non so se sia una marchetta o se non è una marchetta, però rimane il fatto che sicuramente è un paradosso.
  L'altro paradosso è l'urgenza per quanto riguarda l'aspetto dell'immigrazione. Ed è così urgente destinare dei soldi al Fondo straordinario per contrastare l'emergenza sbarchi, per un totale di circa 62 milioni di euro, che gli stessi soldi destinati nel 2013 dal Governo Letta, che ammontano a circa 190 milioni di euro, in pratica ad oggi non sono stati ancora stanziati. Perché ? Perché il Ministro Alfano non ha ancora varato il decreto ministeriale. E anche qui, una nostra richiesta, mediante un emendamento, per sopprimere questi 62 milioni di euro, visto che i 190 milioni del 2013 non sono stati ancora stanziati ed utilizzati, è stata bocciata. Ciò a testimoniare come l'urgenza per questi fondi e per questi problemi evidentemente forse è una cosa solo di facciata.
  Faccio un quadro generale del decreto-legge, per poi andare a vedere alcuni provvedimenti e alcune proposte del MoVimento 5 Stelle su questo medesimo decreto-legge. Andiamo ad analizzare le domande di asilo in Italia e in Europa. Nei primi tre mesi del 2013 le domande di protezione internazionale nell'Unione europea sono state di 120.215, il 9 per cento in meno rispetto al quarto trimestre del 2012. Se consideriamo, però, il primo trimestre dello scorso anno e quello del 2012 l'incremento è stato rispettivamente del 25 per cento e del 48 per cento, proprio a testimoniare quello che dicevo prima. Nonostante i vari provvedimenti, i vari slogan in TV, nonostante tanti talk show e tante comparsate nei TG, alla fine i problemi continuano ad esserci e a volte addirittura crescono. Quindi, questo fa pensare che si sfrutta l'emergenza dell'immigrazione o quella degli stadi, però più che altro quella dell'immigrazione che si ripete quasi ogni anno, per destinare dei soldi che poi in realtà non vengono utilizzati correttamente. A registrare l'aumento maggiore in termini assoluti è stata l'Italia, più 22 per cento, ovvero 1.915 domande in più, tra il quarto trimestre 2013 e il primo trimestre 2014. Da notare che in generale la maggior parte delle richieste arriva dai Balcani occidentali, seguiti da Siria, Afghanistan, Russia e Pakistan. Questo è quanto si apprende dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo. La Conferenza Stato-regioni dà luce verde allo stanziamento di 370 milioni di euro da parte del Governo e alla creazione dei centri regionali e interregionali per la prima accoglienza. Provvedimenti resi necessari dall'eccezionale afflusso di profughi e richiedenti asilo, oltre 72 mila da inizio anno, che ha costretto a un ripensamento e a una riorganizzazione del sistema di accoglienza. I nuovi hub saranno strutture dalla capienza massima di cento posti, in cui i migranti arrivano 48 ore dopo lo sbarco sul suolo italiano; assicureranno ospitalità esclusivamente per un periodo limitato di tempo, quello necessario alla richiesta di asilo e alla conclusione delle procedure di esame della domanda da parte della commissione, per poi passare al sistema SPRAR che si occuperà anche di minori non accompagnati. Tutte le attività attualmente gestite nei CARA verranno progressivamente assorbite nei nuovi hub. I tempi sono un po’ incerti. Per i richiedenti asilo l'Europa non pone fine alle sofferenze. Perché ? L'Europa non è un approdo sicuro per i rifugiati. Un report realizzato dal Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE) mette in evidenza gravi e persistenti lacune nel sistema di accoglienza dell'Unione europea, adeguato solo in teoria, visto che nella pratica i 15 Paesi in esame agiscono in maniera molto diversa tra loro. I richiedenti asilo si trovano così a fronteggiare una dura realtà di emarginazione e persino di detenzione. In Francia, per esempio, il tempo medio prima che un immigrato sia accettato in un centro di accoglienza raggiunge i dodici mesi, tanto che, a fine 2013, c'erano ancora 15 mila richiedenti asilo in attesa di un alloggio. @pagina=0020@La conseguenza, per gente che non può lavorare legalmente, è di finire a vivere per strada.
  Non vanno meglio le cose in Ungheria, dove oltre un quarto di tutti i richiedenti asilo è alloggiato in vere e proprie strutture di detenzione, spesso senza distinzione tra bambini e adulti. A Cipro, invece, è solo una minoranza di profughi ad essere detenuta, ma in condizioni disumane, in celle di prigione e con poche ore di aria al giorno e ammanettamenti ogni volta che avvengono trasferimenti all'estero dei centri. Nel 2012 il sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati ha accolto 7.823 richiedenti asilo e rifugiati. Il 71,5 per cento delle persone accolte ha un'età compresa tra i 18 e i 35 anni e proviene principalmente da Afghanistan, Somalia, Nigeria, Pakistan ed Eritrea. Questi alcuni dati contenuti nel rapporto annuale del sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati curato da CittàItalia e presentato nei giorni scorsi a Roma. Il 30 per cento degli accolti nel 2012 ha richiesto la protezione internazionale; il 26 per cento è titolare di protezione sussidiaria e il 24 per cento ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Al restante 20 per cento è stato riconosciuto lo status di rifugiato. L'80,1 per cento degli accolti è di sesso maschile e il 22,3...

PAGINA: 0022

  DANIELE FARINA. Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, questo decreto-legge tratta di violenza negli stadi e di richiedenti asilo; che cosa c'entrino gli @pagina=0023@uni con gli altri è abbastanza oscuro. Degli uni, gli stadi, si configura un qualcosa che è al centro di questo provvedimento, di altri, i richiedenti asilo, per fortuna sono al margine, nel senso che stiamo per approvare la prosecuzione di una operazione già approvata da queste Aule, operazione che abbiamo salutato come obiettivo avanzamento nelle politiche di questo Paese nei confronti del Mediterraneo e della vita. Allora, però, non si capiscono i numeri che vengono dati, soprattutto dai colleghi della Lega, ma siamo abituati alla Lega che «dà i numeri»; basta un dato per fugare questi gotici scenari che vengono proiettati nell'Aula. L'Europa ha dato asilo, ha dato rifugio a 135 mila richiedenti nel 2013, buona parte di queste 135 mila persone sono passate attraverso il nostro Paese, non si sono fermate nel nostro Paese, ma hanno proseguito per altri Paesi europei.
  Quindi, i dati sono dati, i numeri della Lega sono altre fantasie. Ma non ho intenzione di seguire i colleghi in questo giochino, che è quello che conduce verso la guerra tra poveri; ripetitivo in quest'Aula, ossessivo in quest'Aula. Mi fermerò sulla parte che reputo centrale del decreto, che è quella sulla violenza nelle manifestazioni sportive, perché quello è il solito disastro, è solito il mezzo, un decreto-legge. Infatti, dalla legge n. 401 del 1989, sul tema, ne abbiamo avuto una grandinata di decreti: 1994, 2001, 2003, 2005, 2007, 2010, solo per citarne alcuni. Sono, dunque, decenni che lo Stato affronta il fenomeno a colpi di decreti, che muovono, invariabilmente, da questo o quel fatto di cronaca. Molti decreti, dicevo, ma una sola strada: il successivo provvedimento dilata le magagne del precedente. Invariabilmente, dai cassetti del Ministero dell'interno sbucano estensioni di una legislazione di emergenza. Come altrimenti definire istituti quali il Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, o la cosiddetta «flagranza differita» ? Della seconda non discuteremo nel dettaglio, ma è già prorogata fino al 2016 e la sua temporaneità già molto racconta della sua dubbia costituzionalità.
  L'altro istituto, il Daspo, va, invece, ulteriormente dilatandosi, acquisendo contorni addirittura grotteschi. Era originariamente rivolto a comportamenti e luoghi limitati (discutibile, ma comprensibile): possesso di armi, uso di caschi, simboli o emblemi discriminatori o razzisti, lancio di oggetti. Ripeto, discutibile, ma comprensibile. Con questo decreto, amplia la sua azione, l'elenco è impressionante. Mi si deve spiegare cosa c'entrino con la sicurezza negli stadi il naufragio o il disastro aviatorio, articolo 428 del codice penale, il disastro ferroviario, articolo 430, l'inondazione, la frana o la valanga, articolo 426, l'istigazione a disubbidire alle leggi, articolo 415, gli attentati a impianti di pubblica utilità, articolo 420, il pericolo di disastro ferroviario, articolo 421, e via andando. Qualcuno dice che è il «Daspo no TAV». Non lo so, certo che, a leggere questo elenco, qualche dubbio viene.
  I cittadini italiani che ci ascoltano penseranno: «Ma a noi cosa interessa dei violenti negli stadi ? Li si neutralizzi e poi si butti via la chiave». Bene, pensiero lecito, ma vi è un ma: la legislazione speciale è come un tumore, tende ad espandersi; qui, in questo caso, a fuoriuscire dagli stadi e a penetrare tutta la società. Qualcuno che ci ascolta, magari, pensa che esagero. Ma, allora, perché sono stati presentati numerosi emendamenti tesi ad applicare il Daspo non solo alle manifestazioni sportive, ma a tutte le manifestazioni pubbliche, presidi, cortei, sit-in, cuore e presidio della nostra democrazia ?
  Ricordo, inoltre, che questa misura si applica non soltanto ai condannati definitivi, ma anche a quelli non definitivi, a cittadini non condannati in via definitiva, e, perfino, ai denunciati. Il meccanismo possibile, in quel caso, sarebbe semplice: tu manifesti, io ti denuncio, ti posso applicare il Daspo, poi si vedrà, ma, intanto, la misura è efficace. Continuo ad esagerare ? Ma, allora, perché si è visto un emendamento, a firma dei colleghi di Forza Italia, cosiddetto «Daspo dalle discoteche e dai locali di pubblico intrattenimento» ? Che cos’è questa limitazione straordinaria ?@pagina=0024@
  È la follia di pubblica sicurezza, quella presunta, ovviamente. Non si accontenta essa degli stadi ma ha fame di società, solo così si spiega questo tentativo; forse saranno i tempi di crisi e che qualcuno si aspetti che la situazione sociale del Paese continui a degradare, ad irrigidirsi, ad appesantirsi. La crisi economica, sì, probabilmente esalta la tensione a questi provvedimenti, all'inasprimento di questi provvedimenti come forma di governo delle insorgenze sociali.
  Continuo ad esagerare: il relatore per la II Commissione ha provato a spiegarci cosa significano le «condotte di gruppo», a cui si applicherebbero queste misure di Daspo: nel nostro ordinamento esiste il caso della violenza sessuale, però questa formulazione che noi dovremmo approvare oggi assomiglia piuttosto ad una melassa elastica applicabile a discrezione assoluta delle autorità di pubblica sicurezza. Ma poi, domando, per arrivare a un dunque: questo iperattivismo del legislatore è servito a qualcosa in questi anni ? Vero è che notiamo, negli ultimi tempi, un qualche decremento delle partite con incidenti violenti, ma mi permetto di osservare che questo decremento, forse, più che alle misure che abbiamo nel tempo approvato, può avere un qualche riferimento con la costante diminuzione del numero degli spettatori negli stadi; forse è più in relazione ad altre misure che sono state introdotte nel tempo e che riguardano le strutture degli stadi, il personale impiegato negli stadi, il rapporto soprattutto tra società e tifoserie.
  Ultima e non richiesta presenza di questo decreto, la ciliegina è arrivata in forma di emendamento: sperimentazione della pistola elettrica, il Taser. Negli stadi ? No, per tutti. La spiegazione, immagino tra l'altro ben supportata dalle aziende produttrici di questo attrezzo, starebbe nella riduzione dell'uso delle armi da fuoco da parte delle forze di Polizia. Peccato che ormai esista una letteratura indipendente in materia che racconta cose diverse: parla di un uso non sostitutivo ma aggiuntivo, esteso e a volte indiscriminato. I quasi 900 morti statunitensi dal 2001 ad oggi avrebbero dovuto indurre il legislatore ad altra e maggiore prudenza. Poi abbiamo le microtelecamere indossabili dalle forze di Polizia. Quindi, noi siamo passati dalla necessità del numero identificativo delle forze di Polizia in funzione di ordine pubblico, come è in tutta Europa, alla schedatura di massa (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
  Allora, se mettiamo in relazione questo decreto, esso ha degli elementi particolarmente singolari, che si concludono con un'amara constatazione di un tentativo di elettrificazione e schedatura di massa. Cosa c'entri questo con gli stadi va spiegato, ma ormai quella cattiva strada intrapresa la si vuole continuare verso esiti che con la Costituzione della Repubblica, secondo me, hanno ben poco a che fare. Dunque, è un cattivissimo decreto, anzi pessimo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PAGINA: 0024

  MASSIMO PARISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei preliminarmente, prendendo spunto dall'ultimo intervento dell'onorevole Farina, tranquillizzare l'onorevole Farina e l'Aula, nel senso che negli emendamenti presentati da Forza Italia non c’è stata, non c’è e non ci sarà alcuna volontà liberticida, al netto poi delle valutazioni che faremo in questa discussione sulle linee generali e nel prosieguo dell'analisi del provvedimento. Quello in esame è un provvedimento che non ci convince, mi premeva comunque replicare al collega sulla citazione degli emendamenti di Forza Italia.
  Presidente, colleghi, noi ci troviamo in una singolare situazione, che purtroppo non è nuova per quest'Aula, non è nuova per questa legislatura, per cui discutiamo – e la discussione che abbiamo fatto in questo primo scampolo di discussione generale lo ha abbondantemente dimostrato – di un tema e di un titolo di un decreto-legge, quello sulla violenza negli stadi, cosiddetto decreto-legge sulla violenza negli stadi, che in realtà è un piccolo @pagina=0025@decreto-legge omnibus, contenente norme su materie completamente diverse.
  Questo lo abbiamo già rilevato, lo abbiamo già rilevato nella fase delle pregiudiziali, ma conviene rilevarlo anche ora, perché è evidente che se un provvedimento legislativo viene concepito in questo modo, la discussione nel merito è viziata da alcuni elementi di fondo: perché in un decreto-legge di questo genere per contrastare la violenza negli stadi ci possono essere norme condivisibili, ce ne possono essere altre meno condivisibili, ma poi, in realtà, ci sono tematiche che sono del tutto estranee al tema che ha dato origine a questo decreto-legge.
  Allora il sospetto è che si prenda spunto da episodi di cronaca – altra pratica, a mio avviso, deleteria – per legiferare apparentemente su una materia, e poi si infilino nel decreto-legge altri tipi di provvedimenti che vengono occultati alla conoscenza di gran parte dell'opinione pubblica dal fatto che stiamo discutendo del decreto-legge violenza stadi.
  Questo, come è sta già stato detto precedentemente dal relatore di minoranza, non è il decreto-legge violenza stadi, che è tuttavia un tema di cui vale la pena discutere: è un decreto-legge che contiene molte altre cose. Il Capo I prevede disposizioni per far fronte a fenomeni di illegalità e di violenza negli stadi, il Capo II e il Capo III sono estranei per materia, recando misure per la protezione internazionale e per l'ammodernamento dei mezzi, delle attrezzature e strutture della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
  Allora sarebbe intellettualmente disonesto dire che questa pratica è stata introdotta da questo Governo, ma è pur vero che questo Governo aveva promesso di cambiare verso; e forse alcuni colleghi se ne sono dimenticati, ma mi ricordo di alcune dichiarazioni di colleghi del Partito Democratico particolarmente vicini al Premier, quando i decreti-legge di questo tipo li faceva il Governo Letta, e tali decreti-legge non si esitava a definirli «decreti-pasticcio», dove si trova di tutto senza un obiettivo chiaro e con il solo risultato di aumentare la confusione di regole. Questo accadeva nella discussione molto tormentata del cosiddetto decreto-legge «salva-Roma»; e allora possiamo rilevare che su questo tema quantomeno e su questo metodo procedurale e legislativo questo Governo il verso non l'ha cambiato.
  Non c’è dubbio che la violenza negli stadi sia un tema sensibile e importante. Lo è in questo Paese; lo è non solo in questo Paese: in passato ha investito altre nazioni in maniera molto vibrante e molto forte, e sono state trovate soluzioni. In questi giorni un Paese europeo, a noi in qualche modo vicino come la Grecia, sta vivendo lo stesso dramma: credo che nei prossimi due week-end in tutta la Grecia non si disputeranno manifestazioni sportive per un grave episodio che ha portato alla morte di un tifoso qualche giorno fa. Quindi, certamente è un tema importante e sensibile, certamente è un tema di cui vale la pena discutere. Forse, al netto delle valutazioni fatte dal collega Farina che in parte ho già respinto, qualcosa di vero e di giusto c'era in quelle valutazioni, perché siamo di fronte al quinto, credo, o sesto decreto-legge con titolo analogo che interviene sui casi di violenza negli stadi, perché così è accaduto ogni volta che fatti di cronaca, fatti emergenziali ponevano il problema; e questa serie, questa successione di decreti-legge non ha impedito che nel nostro Paese si ripetessero episodi gravissimi, come quello che ha portato recentemente alla morte di un tifoso.
  Allora forse dobbiamo anche chiederci, insieme a questo, se questa parziale schizofrenia di questo Parlamento in questa legislatura sia la strada effettivamente corretta, perché da un lato ci troviamo ad attuare tutta una serie di misure per affrontare il problema del cosiddetto sovraffollamento delle carceri, e quindi ad introdurre misure di depenalizzazione, ad intervenire sulla misure cautelari, e ad intervenire in un certo senso su questo versante; e poi contemporaneamente, sulla spinta ogni volta di fatti di cronaca, l'unica risposta del legislatore, è in larga parte l'inasprimento delle pene.@pagina=0026@
  Questa schizofrenia vale la pena di essere messa in evidenza, al netto del fatto che continuiamo ad utilizzare la decretazione d'urgenza non solo in modo disomogeneo, mettendo insieme norme diverse, ma lo facciamo anche, come dire, utilizzando in maniera molto larga il concetto di urgenza perché nelle motivazioni sull'urgenza di questo decreto c’è scritto che siamo nell'imminenza, eravamo nell'imminenza, tanto per essere chiari, dell'apertura della stagione calcistica, del campionato di calcio e dei principali campionati sportivi. Bene, questo mi sembra un motivo di urgenza un po’ labile perché i campionati di calcio si disputano in questo Paese e più o meno cominciano nello stesso periodo da almeno un centinaio di anni o forse di più.
  Quindi, non solo non ci sono i requisiti minimi di omogeneità di un testo normativo ma non c’è neanche il requisito dell'urgenza, tanto è vero che al comma 2 dell'articolo 1 scriviamo che le disposizioni di cui al comma 1 hanno efficacia dalla data entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Creando, quindi, una discrepanza significativa proprio rispetto all'entrata in vigore; questo, da un lato, contrasta con il progetto costituzionale dell'urgenza che deve essere di straordinaria necessità e, dall'altro lato, per tale disposizione viene meno anche la rispondenza al requisito previsto dall'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988, della immediata applicabilità delle misure disposte dal decreto.
  Dicevamo, materie diverse all'interno di questo decreto-legge. L'articolo 5 apporta modifiche al decreto legislativo n. 25 del 2008 riguardante le procedure per l'esame delle domande di protezione internazionale presentate nel territorio nazionale da cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione europea o da apolidi.
  L'articolo 7 prevede una riduzione degli obiettivi del Patto di stabilità interno per i comuni interessati da flussi migratori, introducendo nel contenuto del decreto-legge norme estranee alla materia oggetto del decreto-legge. L'articolo 8 contiene misure per l'ammodernamento di mezzi, attrezzature e strutture della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, certamente elementi anche condivisibili. L'articolo 9 reca misure urgenti in materia di disciplina dei materiali esplodenti, che non hanno alcuna attinenza con le norme del Capo I dirette a far fronte a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive a meno che non si pensi, ma lo dico per paradosso, che quegli immigrati, che coltivano un sogno e che per questo sogno approdano sulle coste italiane, pensino che il sogno sia andare a vedere la partita. Di tutta evidenza che non è così e che stiamo ragionando di materie totalmente, totalmente non attinenti.
  Ma c’è un altro elemento che ci preoccupa e desta forte perplessità e che ha una particolare rilevanza politica: il fatto che il Governo abbia utilizzato questo provvedimento, proprio questo provvedimento, teoricamente per combattere la violenza negli stadi, per rifinanziare la posta di bilancio che riguarda un tema così controverso come quello della accoglienza agli immigrati e questo riguarda quella stessa operazione «Mare nostrum» di cui il Governo annuncia da mesi la chiusura e per cui invoca il sostegno dell'Unione europea ma che ad oggi, evidentemente, decide ancora di portare avanti.
  Ora, lo dicevamo prima, non è né il primo e probabilmente non sarà nemmeno l'ultimo dei casi emblematici di decreti-legge dal contenuto disorganico e disomogeneo e, quindi, incostituzionali emanati da questo Governo ultimamente. Potremmo citare ad esempio il decreto-legge recante misure sulla pubblica amministrazione che abbiamo approvato definitivamente lo scorso mese di agosto, nel quale il Governo ha inserito, tra l'altro, provvedimenti volti a tagliare e razionalizzare i tribunali amministrativi. C’è poi il caso del cosiddetto «decreto competitività», approvato dal Senato, con 33 articoli in più aggiunti dall'Aula del Senato e poi modificato dalla Camera con l'approvazione di una quindicina di emendamenti soppressivi presentati dallo stesso Esecutivo. È evidente come il decreto-legge sia diventato @pagina=0027@uno strumento ad incastro variabile con una utilizzazione dell'articolo 77 della Costituzione assolutamente arbitraria e intollerabile.
  Purtroppo non assistiamo da tempo a un richiamo vero su questi temi del Presidente Napolitano, problema questo che, in altre epoche, magari stava assai a cuore al Presidente. È doverosa dunque una riflessione di sistema, relativa alla gestione dei provvedimenti da parte del Governo nei confronti del Parlamento. Tutto questo, al netto del fatto che in questo provvedimento sono entrate anche misure positive, come, per esempio, grazie all'emendamento del collega Fontana, la sperimentazione della pistola elettrica Taser per l'esigenza dei compiti istituzionali delle forze dell'ordine. L'emendamento è stato riformulato dal Governo nel senso di prevedere una previa intesa con il Ministero della salute nella sperimentazione e noi ci auguriamo, da parte nostra, che questo non sia uno strumento dilatorio per mettere in discussione la messa in opera di questa misura. Si tratta di una misura che è già stata sperimentata in altri Paesi europei, con effetti positivi sulla sicurezza sia all'interno che all'esterno delle strutture sportive.
  Ma, al netto di questa valutazione positiva, come di altre valutazioni positive su parti di questo provvedimento, restano fortissime le contrarietà e le perplessità del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PAGINA: 0027

  DORINA BIANCHI. Signor Presidente, per motivi di opportunità e di tempo consegnerò il testo del mio intervento, potendo poi intervenire anche in dichiarazione di voto. Però, vorrei dire soltanto due cose. Il Ministro Alfano, che ha voluto fortemente questo decreto-legge, è più volte venuto in Commissione e ha potuto rispondere anche alle domande che ognuno dei membri della Commissione ha posto allo stesso Ministro.
  Questo decreto-legge vuole restituire il calcio, il pallone agli italiani e soprattutto alle famiglie italiane. Siamo convinti che uno sport nazionale come il calcio non debba essere rovinato da violenti che nulla hanno a che fare con i tantissimi tifosi che frequentano gli stadi italiani.
  È vero che questo decreto non parla soltanto di violenza negli stadi; parla anche di protezione internazionale e delle risorse che verranno utilizzate nel comparto sicurezza, ma in una situazione di emergenza dei flussi migratori è del tutto evidente il sovraccarico di lavoro a cui sono sottoposte le autorità amministrative che, per esempio, esaminano le domande di asilo e, di conseguenza, l'allungamento dei tempi di definizione del procedimento e la saturazione delle strutture di accoglienza.
  Pertanto, credo che in questo ci sia stata sicuramente una risposta positiva con l'aumento delle commissioni destinate a concedere la tutela internazionale, che sono raddoppiate nel nostro Paese.
  Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del mio intervento (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

PAGINA: 0027

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vista la brevità dei tempi a disposizione, comunico che anch'io rinuncio all'intervento orale e consegno il testo scritto del mio intervento affinché rimanga agli atti dei lavori parlamentari.
  Tuttavia, mi sembra importante far notare come il testo al nostro esame tratti due questioni fondamentali impresse nell'opinione pubblica italiana: la violenza dello sport e la protezione internazionale dei richiedenti asilo. Approviamoli velocemente, anche per dare un segnale di attenzione ad un modello di società che vogliamo costruire.
  Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce @pagina=0028@al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento (La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti).

PAGINA: 0028

  DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, è l'ennesimo approccio da «Governo della terra dei cachi» quello a cui stiamo assistendo, in quanto, per l'ennesima volta, non prende spunto da un fatto di cronaca gravissimo, come quello avvenuto cinque mesi fa nella finale di Coppa Italia, non fa tesoro dell'esperienza e continua a perseverare in quello che è un errore ormai reiterato nel tempo, che sta conducendo il calcio alla rovina.
  L'immagine del nostro calcio a livello internazionale è ormai arcinota: è ai minimi storici, possiamo essere tranquillamente paragonati a quelli che erano gli inglesi 25 anni fa, in quanto l'immobilismo, l'incapacità e l'inconsistenza dei provvedimenti che via, via si sono susseguiti non hanno fatto altro che incancrenire una situazione che era già allarmante alcuni anni fa.
  Al contrario degli inglesi che, 25 anni fa, dopo la tragedia di Hillsborough, nello stadio dello Sheffield United, che ha visto la scomparsa di ben 96 persone e il ferimento di altre 600, hanno avuto la forza, il coraggio, la capacità e la perseveranza di affrontare il problema alla radice, di andare a colpire i reali cancri insiti nella violenza del calcio inglese e ne hanno fatto poi un movimento che oggi è un esempio nel mondo intero, motivo non solo di orgoglio calcistico ma anche elemento positivo per l'economia, perché oggi il calcio inglese, la premier league, è a tutti gli effetti un'industria che incrementa il prodotto interno lordo inglese, cosa che è agli antipodi invece della nostra esperienza, un'esperienza che invece, dai fatti di cinque mesi fa, cosa trae come risultato ? Quello di un arresto – di Gennaro De Tommaso – che avviene con cinque mesi di ritardo – e già questo la dice lunga sull'inconsistenza e sull'incapacità del nostro Paese di affrontare questo tipo di problema – ma non perché non ci sia la volontà da parte delle Forze dell'ordine, da parte di chi ogni giorno indaga e combatte il crimine e lo reprime, no, ma perché ovviamente abbiamo una struttura giuridica talmente lenta, talmente paludosa da non consentire un intervento immediato. Quindi arriviamo con cinque mesi di ritardo, ad imputare a questo De Tommaso, «Genny ’a carogna», che è diventato poi anche qui, fatto del tutto assurdo, un simbolo per quanto riguarda l'inconsistenza del nostro Paese, dei fatti che si sarebbero dovuti per forza di cose, per necessità, affrontare subito, conducendolo immediatamente nelle patrie galere, perché se io gli contesto, come ha fatto il GIP cinque mesi dopo, concorso in resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso, invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive, organizzazione dei tumulti e degli scontri all'esterno e all'interno dello stadio durante quella manifestazione sportiva, ma mi spiegate perché devono trascorrere cinque mesi affinché questa persona venga condotta nelle patrie galere ? E nel frattempo, nei cinque mesi trascorsi, ha potuto ancora frequentare comunque il tifo organizzato, o meglio, i teppisti organizzati, perché di questo si tratta, perché un altro problema grosso, che poi affronteremo, è il fatto che questo immobilismo, questa incapacità poi si riversa su una pessima immagine su chi invece il tifo organizzato lo frequenta in modo onesto, in modo sportivo e lo fa seguendo la propria squadra in ogni manifestazione sportiva. Dopodiché viene addirittura sostenuto tra le righe del dispositivo di arresto del GIP – ai domiciliari ovviamente, perché ormai in questo Paese per quel tipo di reato in galera non si va più, questo anche grazie ai vostri recenti provvedimenti – che non ci fu trattativa. Scusate ma come lo definite voi il fatto che un capo dei teppisti, attraverso dei funzionari dello Stato, parla con il capitano della squadra e concorda la non invasione del campo per far sì che la manifestazione sportiva abbia luogo ? Se non è trattativa @pagina=0029@questa, spiegatemi, cos’è una trattativa ? La minaccia era: noi invadiamo il campo e non vi facciamo svolgere la partita, voi ci assicurate che il povero ragazzo – che fu vittima del criminoso attacco teppistico – è ancora vivo. Questo era il patto che è stato stretto alla presenza, purtroppo, di personale dello Stato. Dopodiché viene giustificato con il fatto che c'erano altre migliaia di persone, che nulla avevano a che fare con i criminosi eventi, che dovevano essere tutelati.
  Certamente, ma è proprio per questo che noi continuiamo ad insistere sul fatto che non si può rimanere inermi all'interno degli stadi, perché ancora oggi gli stadi sono una prateria dove i criminali possono comportarsi liberamente e possono attuare i loro piani e le loro attività contro il regolamento degli stadi e contro le leggi.
  Infatti, più volte abbiamo affrontato questo problema: non si può partire dalla coda, con i Daspo o con misure differite, denunciando e palesando l'incapacità dello Stato ad intervenire. Di fronte a ciò che è accaduto a Roma (come accadde a Genova durante la partita della nazionale italiana – vi ricordate ? – contro la Serbia) l'immagine che diamo, non solo ai teppisti organizzati, ma a tutto il Paese, è di uno Stato inerme, incapace di intervenire, che accetta chi viola le regole, che accetta e che tratta con chi le regole non le rispetta. Questa è l'immagine che diamo, in alcuni casi anche in mondovisione !
  Allora, di fronte a quest'immagine, poi abbiamo poco da argomentare con chi queste regole le viola regolarmente. Allora cosa bisogna fare ? Quello che noi continuiamo a sostenere da anni, che abbiamo proposto e continuiamo a proporre ! Continuiamo ad insistere sul fatto che bisogna ripartire da zero, avere il coraggio di fare come hanno fatto gli inglesi con il Taylor report, cioè prendere coscienza che un tipo di manifestazione sportiva, che conta più di un punto del prodotto interno lordo, che coinvolge milioni di persone in Italia e decine di milioni, centinaia di milioni di persone di spettatori nel mondo, non si può affrontare come veniva affrontata trent'anni fa o quarant'anni fa. Servono regole nuove, servono stadi moderni, servono delle strutture capaci !
  Ma voi andreste ad assistere ad un qualsiasi spettacolo, che ne so, vi ricordate il cinema di trent'anni fa ? Andreste in un vecchio cinema a vedere un film come veniva proiettato allora ? Oppure scegliete una sala moderna con le proiezioni a cui siamo ormai abituati oggi, in alta definizione, in 3D e via dicendo ? È ovvio che optate per lo spettacolo migliore. Ecco, lo stadio, invece, è rimasto quello di trent'anni fa, con le conseguenze di trent'anni fa, perché poi i comportamenti derivano anche dall'ambiente in cui le manifestazioni sportive si svolgono... con l'abbattimento delle barriere, perché gli spettatori non possono e non devono essere trattati come se fossero degli animali. Infatti, in alcuni stadi in Italia è così. Il tifo organizzato non può essere trattato come viene trattato, perché sono spettatori, sono tifosi appassionati, non sono bestie come, purtroppo, oggi vengono trattati... affidando alle società la gestione della sicurezza, il controllo degli spettatori, la responsabilità di ciò che accade all'interno della struttura, demilitarizzando gli stadi, ovviamente con i risparmi conseguenti, e non facendo, come state facendo ora, esattamente l'opposto, ovvero scaricando sulle società sportive la vostra inconsistenza e la vostra incapacità.
  Dopodiché – e noi lo abbiamo sottolineato più volte e qui al mio fianco ho un presentatore di questa legge, il collega Attaguile – ricordiamolo: il vero patrimonio delle società di calcio sono i tifosi, che siano essi spettatori abbonati allo stadio o che siano essi sottoscrittori degli abbonamenti per la pay-TV. Sono loro la cartina di tornasole della bontà delle politiche di questo Governo e di questo Paese per quanto riguarda la partecipazione agli eventi sportivi. Allora è lì che bisogna intervenire ! È lì che bisogna avere la capacità di saperli coinvolgere nella gestione di quella che è la vita di una comunità, perché una società sportiva è una comunità. In questo senso noi abbiamo fatto delle proposte che sono rivoluzionare @pagina=0030@per il nostro Paese, ma che sono rodate altrove, che hanno dimostrato di funzionare, che hanno dimostrato di sapere colpire al cuore il problema.
  Allora, invece di ricorrere ai vecchi strumenti, che si sono rivelati assolutamente inefficaci, noi vi proponiamo di avere il coraggio, quello che voi tanto blaterate di avere quando si tratta di fare le conferenze stampa, ma che poi assolutamente vi manca quando venite qua a proporre dei provvedimenti che sono, nella stragrande maggioranza dei casi, inconsistenti, che sono, nella stragrande maggioranza dei casi, dannosi e che vanno nel senso opposto a ciò che voi vi proponete di fare.
  Ora cambio argomento: voi siete dei fenomeni, perché nel «Paese dei cachi», come l'ho definito prima, ci sono dei decreti-legge di straordinaria urgenza in cui si mischiano argomenti completamente diversi; anzi, per quanto vi riguarda, il vero core business, il vero punto di grande interesse è proprio il tema dell'immigrazione. Ovviamente voi vi siete infilati in un vicolo cieco, da cui non sapete più come uscire. Avete cercato più volte un aiuto esterno, un aiuto europeo, che non vi è stato dato e non vi verrà assolutamente dato, come più volte è stato ribadito a tutti i livelli. Quindi, ora non sapete più che pesci pigliare, anzi che clandestini andare a prendere sulle coste libiche, e proponete, di fatto, un rifinanziamento di Mare Nostrum. Infatti, contrariamente a quanto più volte è stato ribadito da parte del Ministro più incapace della storia della Repubblica, voi non siete assolutamente in grado di sospendere Mare Nostrum; anzi, con un decreto – quindi, lo avete già fatto – lo state rifinanziando, perché vi rendete conto anche del fatto che i costi che stiamo sostenendo, che il Paese sta sostenendo sono iperbolici e stanno lievitando di giorno in giorno.
  In un Paese normale i provvedimenti e le azioni di Governo si valutano in base alla loro efficacia e alla loro utilità. Nell'audizione del 15 settembre il Capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione ha certificato che sono 125.876 gli arrivi a quella data. Di questo esercito di clandestini, solo il 38 per cento ha richiesto la protezione...

PAGINA: 0005

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI INDI DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (Vedi RS)

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 11,55)

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  Interviene altresì nella discussione sulle linee generali il deputato STEFANO ALLASIA (LNA) (Vedi RS), che il PRESIDENTE (Vedi RS) richiama all'ordine.

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  STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, scusate, ma malanni di stagione mi portano in questa giornata a discutere di un provvedimento, il cosiddetto, ennesimo, provvedimento omnibus, il cui titolo sicuramente può far trasparire una necessità: il contrasto alla violenza in occasione di manifestazioni sportive e la protezione internazionale.
  Il decreto stesso nel titolo e, poi, nel corpo, prevede già un inizio non proprio confortante. Bisogna fare un attimo di cronistoria, con i miei soliti preamboli, sicuramente non partendo da Adamo ed Eva, ma da ben più vicino. Il provvedimento nasce da situazioni abbastanza bizzarre, da una situazione che si è verificata in Italia, in uno stadio, qualche mese fa, con il cosiddetto Genny ’a carogna, o come si chiamava.
  Adesso, non voglio entrare nello specifico della situazione, però, personalmente, come canoista, mi trovo abbastanza fuori luogo a dover discutere di un decreto-legge in cui si parla di sicurezza sportiva all'interno degli stadi, perché, da quello che ho svolto e ho visto in tutte le attività sportive che circondano l'universo mondo in Italia, la sicurezza sportiva non ci dovrebbe essere, dovrebbe esserci un autocontrollo. Io che, nel mio piccolo, ho svolto la mia attività sportiva sui fiumi e nei laghi come canoista, non ho mai avuto problemi di ordine pubblico, di forze dell'ordine che dovevano contenere la popolazione che si malmenava per una squadra rispetto ad un altro atleta. Eventualmente, la sicurezza doveva essere svolta per gli atleti stessi, nell'eventualità che a qualcuno accadesse un incidente.
  Da lì, non ho mai capito le motivazioni per cui, in Italia, ma non solo – perché abbiamo visto stragi in altri Paesi del mondo, non solo europei – quando vai a mettere dieci, venti, trenta, 60 mila persone all'interno di un contenitore chiamato stadio, indiscutibilmente basta una scintilla, basta un goal, un fuori porta o un fallo non segnalato dai guardia linee o dagli arbitri per far scattare la scintilla e scatenare una situazione spiacevole.@pagina=0034@
  Qualche anno fa, i Governi di centrodestra, con la Lega Nord, con l'allora Ministro Maroni, avevano cercato di trovare una soluzione di merito, cercando anche di educare e di evitare che qualche delinquente entrasse dentro. Poi, sfortunatamente per la popolazione italiana e anche quella sportiva, sono arrivati i bei Governi tecnici che hanno voluto stralciare tutto, non parlare più di sicurezza, perché non era necessario; bisognava risanare prima i conti pubblici, senza rendersi conto della situazione reale che il nostro Paese vive, e quei governi tecnici, sostenuti dal centrosinistra e una parte del centrodestra, l'allora Forza Italia e oggi Nuovo Centrodestra, hanno consentito che trovassero libero sfogo questi delinquenti che, entrando nello stadio, non trovano null'altro da fare che delinquere e far scattare quella cosiddetta scintilla per le migliaia di persone all'interno.
  Personalmente, lo ripeto, e moralmente trovo inconcepibile dover andare a legiferare su una situazione del genere; basterebbe fare in modo che le società siano garanti della sicurezza stessa, come avviene in altre situazioni, in altri Paesi, in altre società e in altri sport; occorrerebbe mettere le società di fronte al fatto che la prima volta che succede qualcosa paghino direttamente. State certi che, per me, non servirebbe mettere milioni di euro, togliere risorse pubbliche ad altri comparti, per fare in modo che 22 persone corrano dietro ad un pallone e altre migliaia di persone stiano lì inebetite a guardarle, perciò, personalmente, trovo fuori luogo discutere di questo. Tuttavia, dato che questo è il luogo in cui si deve democraticamente discutere delle leggi e voi continuamente state proponendo decreti farsa o portate avanti proposte di legge farsa che non risolvono i problemi dei cittadini italiani, è sintomatico dover discutere di 22 persone che giocano all'interno di un campo rispetto all'ennesimo suicidio di un imprenditore che è avvenuto nel nord d'Italia, ma non faccio discriminazioni nord-sud. Dato che avete sempre volontà di portare avanti l'unitarietà del Paese, anche in questo caso ci dovrebbe essere, assolutamente, la volontà da parte vostra di portare in esame un decreto-legge in cui ci sia una salva imprenditore.
  Invece, qua siamo all'ennesimo decreto «salva stadi», o almeno è quello che dice il testo, perché, a parte il fatto che all'inizio si comincia a discutere di sport e di attività sportive, poi, immancabilmente, scivolate, già negli articoli 4, 5 e, soprattutto, 6, sulle situazioni a voi ben più care, perché vi interessa ben poco, e lo fate vedere chiaramente all'interno di questo decreto «salva stadi», di sport e di sicurezza pubblica all'interno degli stadi, e vi interessate maggiormente di immigrazione.
  Proprio all'articolo 6, vi sono ancora da vedere questi 113 milioni, gli ennesimi 113 milioni messi a capitolo per gli immigrati, perché di questo si sta parlando; poi, si può discutere di tutti i dati possibili, ma fonti ufficiali del Ministero dell'interno – dato che non vi è più un leghista, non vi è più Maroni, ma vi è un vostro Ministro, il Ministro Alfano, che ormai è un Ministro di sinistra – ci hanno portato in evidenza questi dati. E questi 113 milioni – almeno quello: dato che, all'articolo 6, si parla di 50.850.570 euro più 62.700.000 euro, la somma fa circa 110-113 milioni di euro – li destinate per cosa ? Per «l'eccezionale afflusso di stranieri sul territorio nazionale» ! Ma l'eccezionalità non la vediamo, come l'eccezionalità non la vediamo sulla richiesta del decreto stesso e la volontà di discuterlo così celermente, e non la vediamo perché voi andate a «prenderli» gli immigrati.
  Però, dato che vi è questa vostra volontà politica, si potrebbe trovare un'intesa, tranquilla e pacifica, politicamente democratica: invece di utilizzare navi da guerra per andare a prendere gli immigrati, con dispendio di energie e costi umani, e anche economici, si potrebbe, tranquillamente, dato che l'imprenditoria italiana è in grossa crisi, utilizzare questi 113 milioni – sicuramente sarebbe, poi, una cifra notevolmente ridotta – per fare una convenzione, fare un bando – se si può, nazionale, se l'Europa, la Corte europea ce lo concede, ma, alle volte, ci si @pagina=0035@potrebbe anche fregarsene delle condanne della Corte europea – con società di traghetti italiane, che sono, normalmente, purtroppo, in enorme crisi, tipo quelle sarde, e dire loro di utilizzare i propri traghetti per andare a prendere gli immigrati. Agli immigrati si fa pagare un ticket, un biglietto, in modo tale che si tolga il lavoro agli scafisti e l'immigrato non faccia i salti mortali per recuperare quello che continuate a dire voi, 2 o 3 o 5 mila euro, per una traversata nel buio, il cosiddetto «salto nel buio». Fate pagare un ticket agli immigrati, così, almeno, completate l'opera, salvate gli immigrati e trovate una soluzione all'eccezionalità dell'afflusso di stranieri nel nostro Paese. Però, questo, sicuramente, può essere provocatorio, questa, sicuramente, è un'azione provocatoria, che faccio per rilanciare il tema dell'immigrazione nel nostro Paese.
  Infatti, non è che, andandoli a prendere, si salvano; assolutamente, si è già visto, a più riprese, nelle discussioni parlamentari, e non solo. Nelle discussioni nei consigli comunali che voi amministrate, il problema immigrazione esiste, il problema a Torino esiste, e le amministrazioni in provincia di Torino, che sono, nella stragrande maggioranza, gestite, governate e amministrate da sempre, dico da sempre – l'ho sempre visto nella mia attività politica, breve o lunga che sia, dipende dal punto di vista, che sto svolgendo in provincia di Torino –, dal centrosinistra, oggi il PD.
  Perciò, è evidente che sul territorio gli immigrati, che siano clandestini, che siano migranti, che siano persone con diritto di asilo politico, di qualsiasi genere, stanno creando disagi; disagi alle persone, disagi alle amministrazioni, perché, poi, voi avete ulteriormente tagliato i fondi alle regioni e alle amministrazioni sul settore socio-assistenziale.
  E non potete venirmi a dire che è colpa di qualcun altro: state gestendo e governando questo Paese malamente da diversi anni, perciò non potete dire: ah, dieci anni fa avete fatto di peggio. Sì, sì, cent'anni fa si faceva ancora di peggio, in quest'Aula, però oggi, nel 2014, da almeno tre anni state gestendo e governando il Paese. E lo state gestendo male, perché poi, se gli stessi vostri amministratori si rivoltano e stanno cercando di contrastare questi fenomeni di immigrazione con le poche risorse che gli avete dato – perché gli avete ormai lasciato le briciole – è evidente che qualche problema c’è. Perciò, dovreste farvi un esame di coscienza o eventualmente una riunione di partito per cercare di capire qual è l'interesse del Paese; non l'interesse dell'immigrato, perché noi continuiamo a ribadire che prima ci deve essere l'italiano. E con i dati che stanno uscendo dai vari organi di informazione, presi da organi ufficiali come l'ISTAT, che pongono la disoccupazione italiana oltre il 12 per cento, è abbastanza fuori luogo. La popolazione italiana è di 50-60 milioni, 12 per cento vuol dire 7 milioni 200 mila. Facciamo 7 milioni perché vogliamo essere generosi ? Sette milioni di persone che sono a casa, a spasso, a non lavorare, che hanno volontà e voglia di lavorare ma il più delle volte vengono sorpassati in modo furtivo, in modo anche non proprio corretto da parte dell'imprenditore dando lavoro maggiormente all'immigrato o al clandestino, il più delle volte, come si è denunciato.
  Perciò è evidente che noi ribadiamo il concetto: prima il lavoro ai nostri e poi eventualmente, se avanza, ci sarà la possibilità di darlo a qualcun altro. Ma non potrà avanzare, perché con 7 milioni di persone e, andando a vedere, con la disoccupazione giovanile che supera il 30-35 per cento è evidente che è improponibile che il Paese possa accogliere altre persone nel nostro Paese. Lo dice la situazione stessa: cosa vengono a fare ? Poi, potrebbe essere che vengano a fare qualcosa di illecito, allora lì posso capire che voi facciate un «decreto salva stadi» e che, nel disagio sociale che voi stessi state creando, cerchiate di mettere una toppa. Poi, sono sicuramente illazioni che voi considerate fuori luogo, perché riterrete che la malavita o la delinquenza all'interno degli stadi è in parte effettuata esclusivamente dagli italiani, però tutto fa; quando si mette tutto nel calderone, i problemi sociali delle persone perché uno @pagina=0036@non ha lavoro, vede il figlio che non lavora, vede che non si arriva alla fine del mese, non si arriva quasi alla terza settimana del mese con i pochi soldi che uno guadagna onestamente, indubbiamente fa specie e fa arrabbiare che 113 milioni di euro vengano spesi per una motivazione insensata, una motivazione che voi stessi avete creato, perché l'eccezionalità dell'afflusso di stranieri non esiste. Sì, esiste un problema di sbarchi nel nostro territorio; bisogna contrastarlo, bisogna evitare che questi stranieri, come successo più volte... anche l'operazione Mare nostrum, con la quale voi tanto vi lavate la coscienza e andate a dormire sonni tranquilli perché avete trovato la panacea di tutti i mali ed evitate che gli immigrati si schiantino contro un muro – in modo allegorico – e vadano a morire in mezzo al mare nell'attraversata illegale, è evidente che non è una soluzione. Noi continuiamo a ribadire che deve esserci uno stop e una soluzione diversa. Fare quello che avevamo fatto noi è sicuramente un'operazione complicata oggi, svolgerla nello stesso modo del 2008, però almeno ci si era provato e ci si era riusciti. Voi neanche quello state facendo, neanche quello cercare di fare, cioè trovare un accordo con i Paesi di partenza degli immigrati cercando di trovare degli accordi bilaterali, perché il vostro interesse è farli arrivare.
  Dovete esser coscienti: farli arrivare in modo tale che il popolo italiano abbia questo disagio e possa continuare a votarvi; o eventualmente dare le possibilità agli immigrati, e con qualche stratagemma extragiuridico, come è già successo in qualche amministrazione, dar loro la possibilità di votare come qualsiasi altro italiano, farvi votare e potervi mantenere nel vostro potere. Questo però gli italiani lo stanno capendo, e si stanno rivoltando, rivoltando in modo pacifico, perché vorrei evitare di essere frainteso: già ci sono rivolte all'interno degli stadi, e questo lo trovo sempre, per mia cultura e sensibilità, molto fuori luogo e bizzarro; però invece di andare a mettere 113 milioni del comparto della sicurezza nel comparto della scuola, per educare gli italiani o i futuri italiani, per evitare proprio che si verifichino questi spiacevoli disguidi o problemi all'interno degli stadi, voi invece di trovare soluzioni alternative sul lungo periodo, mettete una toppa, dicendo: ma sì, andiamo a prendere con le navi gli immigrati e portiamoli in Italia, poi si vedrà.
  Si vedrà niente, perché questi poi cosa fanno ? Avete trovato già la soluzione per questi 100 mila, 150 mila, 140 mila immigrati che sono arrivati quest'anno ? No ! Come non state trovando la soluzione per gli altri italiani, per i 7 milioni, per il 12 per cento di italiani residenti da sempre, nativi in questo territorio, che hanno pagato le tasse, che ha sempre pagato le tasse, e a questo 12 per cento non trovate una soluzione.
  E mi spiace trovare, dover discutere oggi, mercoledì 1o ottobre, di questo decreto-legge, che è l'ennesimo decreto-legge omnibus in cui voi avete inserito di tutto, una bel pasticcio all'italiana, una bella amatriciana, così almeno si confondono le idee agli italiani, non si capisce di cosa si sta discutendo; poi il Premier uscirà dicendo: abbiamo trovato la soluzione per la sicurezza negli stadi. Non voglio essere ripreso dall'attuale Presidente, però riprendo le parole del mio collega Davide Caparini: cazzate !

PAGINA: 0036

  PRESIDENTE. Collega, la richiamo all'ordine.

PAGINA: 0005

  ETTORE ROSATO (PD) (Vedi RS). Chiede, ai sensi dell'articolo 44, comma 1, del Regolamento, la chiusura della discussione sulle linee generali.

PAGINA: 0039

  ETTORE ROSATO. Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 44 del Regolamento, chiedo che si proceda alla votazione sulla chiusura anticipata della discussione generale. Lo dico con rammarico; abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una sintesi in questo Parlamento rispetto alla necessità di un'intesa ampia su questo decreto. Ci sono però altri 20 iscritti che, per mezz'ora ciascuno, produrrebbero una sicura perdita di tempo e un rallentamento dei lavori, che credo non serva né a chi deve esprimere la sua contrarietà, né a chi è chiamato invece ad approvare un provvedimento che è utile al nostro Paese.
  Quindi, Presidente, la pregherei di porre in votazione la chiusura anticipata della discussione generale.

PAGINA: 0005

  Interviene sull'ordine dei lavori il deputato NICOLA MOLTENI (LNA) (Vedi RS), cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS).

PAGINA: 0039

  NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, assolutamente. Il collega Rosato ha chiesto il voto sulla sospensione della discussione generale e io voglio far presente al Governo, alla maggioranza e al Presidente che in questo momento c’è la Commissione bilancio riunita per dare un parere, che è fondamentale rispetto al testo del decreto. In questo preciso istante la Commissione bilancio, su un elemento dirimente del decreto su cui è fondamentale il parere della Commissione medesima, non ha ancora dato il parere. Quindi, noi stiamo interrompendo la discussione su un testo che non sappiamo ancora se sarà poi il testo oggetto del prosieguo del dibattito. Quindi, io francamente chiederei che venga prima atteso il parere della Commissione bilancio, a seguito del quale poi dare seguito a questa richiesta che ovviamente contestiamo da parte della maggioranza, che interrompe per l'ennesima volta @pagina=0040@un dibattito che non è una perdita di tempo. Caro collega Rosato, non è una perdita di tempo questo dibattito ! Non è una perdita di tempo !

PAGINA: 0040

  PRESIDENTE. Era un intervento sull'ordine dei lavori. Al collega Molteni rispondo come ho risposto al suo collega Guidesi che aveva già sollevato la questione del parere: deve essere presentato prima del seguito dell'esame, ed è un parere che si dà all'Aula. Quindi, abbiamo già affrontato la questione prima. La cosa di cui mi preoccuperò è che la Commissione bilancio sia sconvocata in occasione della votazione sulla chiusura della discussione generale. Adesso do la parola alla collega Costantino, prego.

PAGINA: 0005

  Interviene contro la richiesta di chiusura della discussione sulle linee generali il deputato CELESTE COSTANTINO (SEL) (Vedi RS).

PAGINA: 0040

  CELESTE COSTANTINO. Signor Presidente, per dire che noi votiamo contro la richiesta che avanza il Partito Democratico di bloccare questa discussione, perché a noi non sfugge il gioco che sta mettendo in campo in quest'Aula il partito della Lega. L'ha fatto già in Commissione cercando di impedire questa discussione, una discussione che doveva essere una discussione laica su un provvedimento che tiene dentro questioni molto diverse, come la violenza negli stadi e la questione della protezione internazionale e, per un sentimento di razzismo che vuole continuare ad alimentare dentro le istituzioni, sta tentando di non farci discutere e, quindi, di cercare di approvare degli emendamenti di cui c’è bisogno rispetto a questo provvedimento, perché se in Commissione si è riusciti in qualche modo a mettere delle pezze rispetto a un decreto che fa acqua da tutte le parti, c’è la necessità di poter continuare a discutere dentro quest'Aula parlamentare e cercare fino alla fine di modificare il testo. Allora il razzismo che continua ad avanzare la Lega all'interno della nostra discussione parlamentare e l'incapacità della maggioranza di riuscire a far fare una discussione seria a questo Parlamento non fanno altro che continuare a farci chiedere a che cosa serviamo noi, veramente a che cosa serve questo Parlamento se si va avanti a decretazioni d'urgenza e non si può nemmeno discutere del merito dei provvedimenti che vengono portati in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PAGINA: 0005

  Interviene sull'ordine dei lavori il deputato DAVIDE CRIPPA (M5S) (Vedi RS), cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS).

PAGINA: 0040

  DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, sull'ordine dei lavori mi collego a quanto poco fa anche segnalato dal collega della Lega in merito alla Commissione bilancio. Vorrei anche citare che il nostro gruppo al momento non ha presentato alcunché se non un intervento da venticinque minuti, quindi quanto riportato dal collega Rosato è qualcosa che non risponde al vero, cioè che non ci sia stata la possibilità nemmeno di discutere nel merito il provvedimento in sé. Un intervento soltanto per il MoVimento 5 Stelle che è oggi la forza di opposizione più grande e che, quindi, poteva volendo avere altro tipo di atteggiamento ostruzionistico sul provvedimento. Gli iscritti a parlare sono pochi e ne abbiamo presentato ad oggi uno solo. Voi volete strozzare il dibattito appellandovi ad un Regolamento che di per sé voi maltrattate continuamente. Poi ci terrei a chiederle una cosa, Presidente: in qualche modo appena il collega Rosato ha avanzato la richiesta sull'articolo 44 abbiamo chiesto formalmente di poter parlare contro, quindi non so che tempistiche ci siano per l'emisfero di sinistra rispetto al nostro insomma.

PAGINA: 0040

  PRESIDENTE. Nessun comportamento preferenziale, Crippa. C’è qualcuno che vuole parlare a favore ? Non mi pare. In attesa che decorra il termine di preavviso previsto dal Regolamento per lo svolgimento di votazioni mediante procedimento elettronico, sospendiamo l'esame del provvedimento. Nel frattempo, do lettura degli @pagina=0041@esiti della riunione di ieri della Conferenza dei presidenti di gruppo e di altre comunicazioni.

PAGINA: 0005

Calendario e programma dei lavori dell'Assemblea. (Vedi RS)

PAGINA: 0041

Calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di ottobre 2014 e programma dei lavori dell'Assemblea per i mesi di novembre e dicembre 2014.

PAGINA: 0005

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica il calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di ottobre 2014 ed il programma dei lavori per i mesi di novembre e dicembre, predisposti a seguito della riunione di ieri della Conferenza dei presidenti di gruppo.

PAGINA: 0041

  PRESIDENTE. Comunico che, a seguito della riunione di ieri della Conferenza dei presidenti di gruppo, è stato predisposto, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del Regolamento, il seguente calendario dei lavori per il mese di ottobre 2014:

PAGINA: 0006

Annunzio delle dimissioni di un sottosegretario di Stato. (Vedi RS)

PAGINA: 0046

Annunzio delle dimissioni di un sottosegretario di Stato.

PAGINA: 0006

  PRESIDENTE (Vedi RS). Dà lettura della lettera inviata dal Presidente del Consiglio dei ministri, nella quale si comunicano le dimissioni dell'onorevole Giovanni Legnini dalla carica di sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.

PAGINA: 0046

  PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato, in data 30 settembre 2014, la seguente lettera:
  «Gentile Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto, in data 25 settembre 2014, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'onorevole avvocato Giovanni Legnini dalla carica di sottosegretario di Stato all'economia e alle finanze».

PAGINA: 0006

Modifica nella composizione della Giunta per il Regolamento. (Vedi RS)

PAGINA: 0046

Modifica nella composizione della Giunta per il Regolamento.

PAGINA: 0006

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Giunta per il Regolamento il deputato Raffaello Vignali, in sostituzione del deputato Antonio Leone, cessato dal mandato.

PAGINA: 0046

  PRESIDENTE. Comunico che, in data 29 settembre 2014, il Presidente della Camera ha chiamato il deputato Raffaello Vignali a far parte della Giunta per il Regolamento, ai sensi dell'articolo 16, comma 1, del Regolamento, in sostituzione del deputato Antonio Leone, cessato dal mandato.

PAGINA: 0006

Modifica nella composizione della Giunta per le autorizzazioni. (Vedi RS)

PAGINA: 0046

Modifica nella composizione della Giunta per le autorizzazioni.

PAGINA: 0006

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Giunta per le autorizzazioni la deputata Nunzia De Girolamo, in sostituzione del deputato Antonio Leone, cessato dal mandato.

PAGINA: 0046

  PRESIDENTE. Comunico che, in data 29 settembre 2014, il Presidente della Camera ha chiamato la deputata Nunzia De Girolamo a far parte della Giunta per le autorizzazioni, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del Regolamento, in sostituzione del deputato Antonio Leone, cessato dal mandato.

PAGINA: 0007

Sostituzione di un componente della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO. (Vedi RS)

PAGINA: 0046

Sostituzione di un componente della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO.

PAGINA: 0007

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO il senatore Vito Vattuone, in sostituzione del senatore Giorgio Tonini, dimissionario.

PAGINA: 0046

  PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO il senatore Vito Vattuone, in sostituzione del senatore Giorgio Tonini, dimissionario.

PAGINA: 0007

Convocazione della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'INCE. (Vedi RS)

PAGINA: 0046

Convocazione della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'INCE.

PAGINA: 0007

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che la Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'INCE è convocata mercoledì 8 ottobre 2014 per procedere all'elezione del presidente.

PAGINA: 0046

  PRESIDENTE. Comunico, d'intesa con il Presidente del Senato, che la Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'INCE è convocata per mercoledì 8 ottobre, alle ore 8,30, presso il Senato della Repubblica per procedere all'elezione del presidente. L'Aula sarà comunicata successivamente.
  Non essendo ancora decorso il termine di preavviso previsto dal Regolamento, sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 12,55.

PAGINA: 0008

  La seduta, sospesa alle 12,50, è ripresa alle 12,55.

PAGINA: 0008

Si riprende la discussione. (Vedi RS)

PAGINA: 0046

Si riprende la discussione.

PAGINA: 0008

  Interviene ai sensi dell'articolo 44, comma 2, del Regolamento il deputato ALFONSO BONAFEDE (M5S) (Vedi RS).

PAGINA: 0047

  ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, colleghi, è possibile un po’ di silenzio, per favore ?

PAGINA: 0008

  PRESIDENTE (Vedi RS). Rinvia il seguito del dibattito al prosieguo della seduta.

PAGINA: 0047

  PRESIDENTE. Colleghi, se sentite il bisogno di allontanarvi dall'Aula, fatelo in silenzio, per favore. Prego, deputato Bonafede.

PAGINA: 0009

  La seduta, sospesa alle 13,28, è ripresa alle 13,30.

PAGINA: 0009

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (Vedi RS)

PAGINA: 0053

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LAURA BOLDRINI

PAGINA: 0009

Informativa urgente del Governo sugli effetti per le imprese nazionali derivanti dalle sanzioni commerciali disposte dalla Federazione russa nei confronti dell'Unione europea. (Vedi RS)

PAGINA: 0053

Informativa urgente del Governo sugli effetti per le imprese nazionali derivanti dalle sanzioni commerciali disposte dalla Federazione russa nei confronti dell'Unione europea.

PAGINA: 0009

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica la prevista articolazione del dibattito.

PAGINA: 0053

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sugli effetti per le imprese nazionali derivanti dalle sanzioni commerciali disposte dalla Federazione russa nei confronti dell'Unione europea.
  Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per cinque minuti ciascuno. Un tempo aggiuntivo è attribuito al gruppo misto. È prevista la ripresa televisiva diretta.

PAGINA: 0009

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico (Vedi RS). Rende all'Assemblea l'informativa urgente all'ordine del giorno.

PAGINA: 0053

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, onorevoli deputati, dopo il dibattito che si è svolto ieri in Senato, ritengo opportuno portare all'attenzione anche di questa Assemblea la situazione determinatasi a seguito dell'imposizione di sanzioni commerciali nei confronti della Federazione russa e i successivi provvedimenti di ritorsione adottati dalla stessa Federazione russa e finalizzati alla sospensione degli scambi commerciali su determinate categorie di prodotto.
  Com’è noto, a seguito degli eventi drammatici in corso in Ucraina, l'Unione europea, gli Stati Uniti ed altri Paesi occidentali hanno adottato a più riprese provvedimenti sanzionatori nei confronti di persone ed aziende russe, collegati al @pagina=0054@conflitto in corso in quel Paese. Tali misure, suscettibili di effetti diretti sull'economia russa, hanno inevitabilmente anche effetti indiretti sulle economie e sulle aziende europee, in primo luogo per l'effetto recessivo sull'economia russa delle stesse sanzioni.
  In via preliminare, credo sia opportuno ricordare come una compiuta valutazione delle sanzioni commerciali imposte alla Federazione russa debba essere effettuata in un contesto più ampio rispetto alla sola politica commerciale strettamente intesa. Oggi ci riferiamo direttamente alle ricadute sulle imprese italiane delle restrizioni agli scambi commerciali introdotti nelle ultime settimane, e alle azioni compensative poste in essere per limitarne gli effetti negativi, ma naturalmente non va dimenticata la natura temporanea e la valenza strumentale di tali sanzioni. Le sanzioni commerciali hanno il fine di supportare e dare corpo allo sforzo complessivo dell'Italia e dell'Unione europea per il ritorno alla stabilità dell'area, e dunque alle prospettive di penetrazione in materia stabile delle imprese italiane in un mercato, come quello russo, del quale non si sottovalutano certamente l'importanza e le potenzialità.
  Prima di entrare nel dettaglio dell'impatto delle sanzioni commerciali in essere, credo sia opportuno richiamare qualche dato relativo all'interdipendenza delle economie dell'Unione europea e della Russia, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli elevatissimi: basti pensare che, escludendo gli investimenti diretti, l'interscambio commerciale Unione europea-Russia nel 2013 ammonta a circa 320 miliardi di euro (214 di esportazioni russe e 106 di importazioni dall'Unione europea). L'interscambio commerciale italo-russo ammonta a 30,8 miliardi di euro. Le esportazioni italiane raggiungono quasi 11 miliardi di euro, mentre le nostre importazioni si attestano su un valore di circa 20 miliardi di euro; si ricorda anche per inciso che l'Italia è il secondo partner della Federazione in ambito dell'Unione europea, dietro alla Germania.
  Sul piano energetico importiamo dalla Russia il 49 per cento del nostro fabbisogno di gas, con punte giornaliere anche del 65 per cento: il 26,1 di quello petrolifero e il 21 per cento del carbonifero. La situazione energetica nazionale è certamente in questo momento molto complessa e caratterizzata da una notevole variabilità; e per questo il Ministero dello sviluppo economico sta monitorando in realtà già da mesi la situazione, effettuando anche simulazioni per le potenziali criticità che dovessero crearsi soprattutto nel settore del gas. D'intesa con la Commissione europea sono stati elaborati dei piani di emergenza nazionale per il prossimo inverno, che per l'Italia, pur prevedendo naturalmente alcune criticità, hanno messo in rilievo comunque la sufficiente capacità del nostro sistema di approvvigionamento per poter superare, senza eccessive difficoltà, anche interruzioni prolungate, fino a tre mesi, del flusso di gas russo.
  Una nota molto positiva viene anche dai nostri stoccaggi, in quanto il livello di riempimento ad oggi degli stoccaggi italiani è molto alto, al 94 per cento del totale offerto al mercato; e si prevede di raggiungere, entro fine ottobre, il volume di 11,4 miliardi di metri cubi di stoccaggio commerciale, che si andranno naturalmente ad aggiungere ai 4,6 miliardi di metri cubi di riserva strategica esistente.
  Ovviamente, non ci possiamo nascondere comunque che eventuali interruzioni del gas russo potranno avere delle inevitabili conseguenze sui prezzi del gas che l'Italia dovrà eventualmente importare da altri Paesi o per via alternativa ai gasdotti. Questa tensione, in parte, è stata anche la causa del recente incremento della bolletta del gas per le imprese e per le famiglie italiane, annunciato proprio un paio di giorni fa dall'Autorità per l'energia. Infatti, il prezzo del gas viene stabilito trimestralmente sulla base del prezzo del mercato europeo, che nelle settimane scorse ha certamente risentito per una quota parte di rialzo delle tensioni tra Russia e Ucraina.@pagina=0055@
  È, quindi, in questo quadro di reciproche interdipendenze economiche tra Unione europea e Federazione russa che si inseriscono le sanzioni commerciali alle quali mi riferirò di seguito. Ed è altrettanto evidente che un rallentamento delle relazioni commerciali tra i due attori finisca per avere comunque costi per entrambe le parti, in termini di diminuzione dell’export per la parte occidentale, ma anche e soprattutto in relazione alla capacità di soddisfare la domanda interna per parte russa.
  La Federazione russa ha reagito ai provvedimenti sanzionatori dell'Occidente con contromisure di ritorsione che si riassumono come segue. Prima di tutto, il decreto del Presidente della Federazione russa n. 560 del 6 agosto 2014 che dispone l'embargo di un anno su una lista di cinque categorie di beni alimentari, in particolare: ortofrutticoli freschi, carni fresche e lavorate, latte, formaggio e derivati, alimentari diversi, pesci e crostacei, provenienti da Stati Uniti, Unione europea, Canada, Australia e Norvegia. La perdita stimata del minor export agroalimentare italiano in Russia va considerata su un periodo di tempo necessariamente prolungato. Al momento noi possiamo basarci sulle serie storiche, con particolare riferimento a quanto è stato esportato lo scorso anno. Nel 2013, l'Italia ha esportato nella Federazione russa, nel contesto di questi prodotti colpiti dall'embargo, 218 milioni di euro, rispetto comunque ad un export complessivo di oltre 10 miliardi.
  Secondo gli stessi dati, l'Italia risulta il quinto fornitore comunitario di prodotti agroalimentari dopo Germania, Paesi Bassi, Polonia e Francia; decimo, se consideriamo anche i Paesi terzi. In taluni casi, si tratta di categorie che annoverano prodotti anche ad indicazione geografica che, negli ultimi anni, avevano intrapreso, hanno intrapreso ingenti investimenti di marketing sul mercato russo, intravedendo naturalmente in questo mercato un'interessante possibilità di sviluppo: per esempio, penso al Grana Padano e al Parmigiano Reggiano.
  E va comunque registrato positivamente come non risultino colpiti altri settori che sono comunque prioritari quali il vino, la pasta e l'olio di oliva. Per l'Unione europea i prodotti vietati dalla rappresaglia russa rappresentano un valore di 5,1 miliardi di euro, cioè il 43 per cento delle esportazioni agricole comunitarie verso la Russia nel 2013 e circa il 4 per cento del totale delle esportazioni dell'Unione europea verso la Russia. Quindi, rebus sic stantibus e basandosi, come ho detto, su una serie di dati storici, ad oggi anche il nostro ufficio ICE stima al massimo in 100 milioni di euro la perdita in valore di export italiano verso la Russia per l'anno corrente, per il 2014. Una somma che comunque naturalmente ci si augura di poter rivedere al più presto al ribasso, sulla base anche di possibili riposizionamenti di tali prodotti su altri mercati e sulla flessibilità delle autorità di controllo doganale russe, oltre che sulle misure di riaggiustamento che il Governo russo potrebbe decidere anche nelle prossime settimane.
  Frutta e verdura sono le categorie sicuramente più danneggiate. Le esportazioni dell'Unione europea rappresentano due miliardi di euro, con pomodori e drupacee (come le albicocche e le pesche), i cetrioli e le carote. La Russia rappresenta in questo settore il 50 per cento delle esportazioni dell'Unione europea, seguita da mele e pere, con il 46 per cento delle esportazioni dell'Unione europea, e la cifra più alta in assoluto: 523 milioni nella categoria frutta e verdura.
  La seconda categoria più influenzata da queste contromisure è la carne, bovina e suina (con la carne di maiale che ha il valore più alto, oltre un miliardo per le esportazioni di carne di maiale dall'Unione europea verso la Russia). Le misure russe in materia di carni non avrebbero comunque un impatto eccessivo in quanto, complessivamente, l'Unione europea è un importatore netto di manzo.
  Le esportazioni nella Federazione sarebbero solo 100 milioni di euro annui, mentre l'importazione di carne di maiale – meno di 80 milioni di euro l'anno – era @pagina=0056@già stata interrotta da gennaio con il pretesto della diffusione in alcuni Paesi della peste suina. In termini assoluti invece, l'impatto per il pollame è superiore all'impatto sulla carne bovina, anche se l'importanza del mercato russo per le nostre esportazioni di pollame in realtà negli ultimi anni è drasticamente diminuita.
  Naturalmente preoccupa anche il divieto per il formaggio, poiché la Russia non solo rappresenta il 25 per cento del nostro export attuale, ma in questo settore si registra una tendenza ascendente nel corso degli ultimi anni. In termini di destinazione delle esportazioni per il formaggio, la Russia in questo momento è seconda solo agli Stati Uniti, e seguita da Angola, Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, la Norvegia e la Turchia. La voce doganale di Grana Padano e Parmigiano Reggiano incide, ad esempio, per circa 15 milioni di euro. Mosca ha per il momento danneggiato i Paesi che maggiormente si sono esposti nel processo che ha portato all'adozione delle sanzioni selettive. Secondo i dati elaborati dalla Commissione europea, gli Stati membri più colpiti sono, a oggi la Lituania, (con 900 milioni di euro annui), la Polonia (con 840 milioni), la Germania (con 590 milioni) e l'Olanda (con 520 milioni).
  La Commissione europea comunque si è attivata per la tutela dei settori più colpiti dall’embargo. Il 18 agosto il Commissario Ciolos ha annunciato un pacchetto di aiuti di 125 milioni di euro della PAC, per il finanziamento di ritiri mercato/mancata raccolta di frutta e verdura.
  Un atto delegato è stato poi adottato e pubblicato il 22 agosto per misure di sostegno temporanee eccezionali per le pesche e le nettarine. Misure di sostegno totali ammonteranno a 29,7 milioni di euro per i ritiri dal mercato e a 3 milioni di euro per le misure di promozione. A seguito di un eccesso di richieste provenienti soprattutto dai produttori polacchi, la Commissione ha sospeso il 10 settembre scorso l'applicazione di questo pacchetto. È stato comunque successivamente preparato un nuovo pacchetto di aiuti, più mirato ai settori effettivamente colpiti dall’embargo russo, che dovrebbe entrare in vigore in queste ore.
  Il 29 settembre è stato approvato poi un nuovo pacchetto di aiuti, per 165 milioni di euro aggiuntivi, calibrato sui flussi nazionali storici degli ultimi tre anni verso la Russia. Si tratta anche in questo caso di finanziamenti al ritiro di volumi in eccesso di quattro tipologie di prodotti relativi alla stagione settembre-dicembre 2014 (mele e pere, agrumi, verdure varie e altra frutta, come ad esempio kiwi, prugne ed uva).
  Per i formaggi, nei giorni scorsi sono stati concessi aiuti per l'ammasso privato di 155 mila tonnellate di formaggi e ulteriori 400 milioni di euro di riserva sono ancora disponibili, e potrebbero essere utilizzati in caso di ulteriore necessità.
  Il Ministero dello sviluppo economico ha comunque dato istruzioni all'Ufficio ICE di Mosca di continuare a supportare i settori non colpiti dall'embargo, confermando le iniziative in programma in Russia: tali azioni vanno dalla realizzazione in loco di iniziative promozionali nella Fiera «World Food» di Mosca all'organizzazione di un articolato piano di comunicazione, previsto all'interno della grande distribuzione organizzata russa, in particolare presso la catena SidmoiKontinent. D'intesa anche con il Mipaf, si sta valutando anche di rafforzare il programma di iniziative promozionali sui settori colpiti dall'embargo russo, integrandolo con nuove iniziative su mercati esteri alternativi a quello russo. In particolare, la nostra attenzione si concentrerà sul mercato degli Stati Uniti, che in realtà già rappresenta un'importante alternativa, come peraltro dimostrano i più recenti dati commerciali. Nel primo semestre 2014 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono cresciute del 7,8 per cento rispetto al primo semestre del 2013 ed a giugno l'aumento è stato del 15,6 per cento rispetto a maggio. Il surplus commerciale ha superato gli 8 miliardi di dollari, contro i 5,7 del semestre precedente. Dati che proiettano l’export italiano per fine anno ad un valore assoluto di oltre 28 miliardi di euro, che @pagina=0057@rappresenta il miglior risultato di sempre. Anche le esportazioni più tradizionali, come le preparazioni di carni e pesci, le farine, la frutta ed il vino, stanno ottenendo ottimi risultati registrando un più 40,3 per cento.
  Uno studio che abbiamo anche commissionato a Prometeia, in merito al potenziale di mercato dei principali Paesi, stima in oltre 9 miliardi l’export aggiuntivo sul mercato statunitense ottenibile entro il 2016, corrispondente al più 35 per cento rispetto all’export del 2013. Anche qui si tratta del potenziale maggiore in assoluto al mondo per le merci italiane. In questa direzione poi, per il settore agroalimentare, il Ministero dello sviluppo economico, in aggiunta al programma promozionale ordinario, ha previsto azioni verso la grande distribuzione organizzata negli Stati Uniti attraverso accordi per inserire a scaffale un numero maggiore di prodotti italiani, soprattutto marchi di qualità appartenenti ad aziende di piccole dimensioni che non hanno la forza per imporsi su un mercato complesso ed evoluto come quello americano. A tal fine, prevediamo anche un rafforzamento della nostra base geografica, incrementando la presenza dei prodotti italiani nelle aree che a tutt'oggi risultano meno coperte, tra cui ad esempio il Texas e soprattutto la costa del Pacifico; e naturalmente il miglioramento, la stabilizzazione, la presenza dei prodotti italiani nella grande distribuzione e nelle piattaforme di e-commerce; l'educazione e la formazione dei consumatori alla comprensione del valore del made in Italy rispetto ai prodotti che sappiamo surrettiziamente si richiamano all'Italia e che evidenziano il noto problema dell’italian sounding.
  L’embargo russo comunque si potrà manifestare non solo in forma diretta, con la necessità di riallocare le quantità di prodotti destinate alla Russia su altri mercati, ma anche in forma indiretta. L'Italia, infatti, con un'economia dell'agroalimentare fortemente orientata alla trasformazione, è spesso mercato di sbocco di materie prime che non trovano alternative su mercati più remunerativi. Il problema dei mercati interni, quindi, potrebbe essere non solo quello di gestire l'eccesso di offerta generato dal mancato assorbimento del mercato russo, ma anche quello di subire l'entrata a prezzi concorrenziali soprattutto di latte e di carni suine, provenienti da Paesi come la Germania, cui naturalmente viene a mancare il mercato russo come mercato di sbocco. Si tratta, peraltro, di situazioni che in passato si sono ripetutamente verificate.
  Per quanto riguarda il mercato dell'ortofrutta, essendo l'Italia Paese grande produttore ed esportatore e limitando l’import solo alle fasi iniziali di campagna, quando il prodotto nazionale non è ancora pronto, difficilmente potrà subire la concorrenza interna diretta di prodotto estero. Tuttavia, oltre a dover gestire il prodotto nazionale che non troverà sbocco in Russia, in questo caso il problema assume connotati differenti e peculiari: il mercato nazionale e comunitario della frutta estiva si è già rivelato critico per una serie di fattori negativi concomitanti: prima di tutto l'elevato livello dell'offerta nazionale ed europea; in secondo luogo, l'andamento climatico incerto che non ha incoraggiato fino ad ora i consumi di frutta estiva; in terzo luogo, le ripetute precipitazioni che non favoriscono il profilo qualitativo del prodotto e la sua conservabilità; quarto, la minore scalarità del calendario di raccolta per effetto dell'andamento climatico, con accavallamenti produttivi tra nord e sud Italia.
  Ho citato all'inizio il primo decreto ritorsivo emesso dalla Federazione russa, a questo di aggiunge il decreto presidenziale n. 791 dell'11 agosto 2014 sugli appalti di Stato per prodotti provenienti dall'Unione europea che già si realizzano in Russia. Questo decreto riguarda in realtà numerosi beni che vanno dal tessile, ai cavi, dalla pelle all'intimo, alle calzature. Per il momento non è possibile stimare la perdita per le imprese europee ed italiane in particolare, in quanto prima di tutto si tratta di un provvedimento che è entrato in vigore il 1o settembre, ma soprattutto perché si tratta di appalti pubblici che quindi, per definizione, si svolgono ad intervalli non regolari e non sempre vengono @pagina=0058@aggiudicati naturalmente ad aziende europee. I nostri uffici comunque stanno monitorando la situazione per rilevare i primi casi di applicazione di questo embargo.
  Infine c’è un terzo provvedimento che limita in via temporanea l’export dalla Russia di pelli grezze. Questo è il decreto n. 826 del 19 agosto.
  Il divieto entrerà in vigore da ottobre fino ad aprile e riguarda esclusivamente le pelli semilavorate, definite «wet blue», che sono comunque la principale materia prima delle concerie italiane di cui la Russia è il nostro quarto fornitore per importanza, con 74 milioni di euro nel 2013. La perdita per il settore è naturalmente ingente, dato che il mancato accesso a questa materia prima per un semestre comporterà mancate vendite per circa 80 milioni di euro. In realtà, comunque questo provvedimento era già stato preannunciato dalle Autorità russe prima della crisi ucraina e quindi in qualche modo la sua approvazione appare solo accelerata dalla crisi ucraina stessa.
  Per quello che riguarda invece l'Unione europea, il Consiglio europeo del 30 agosto ha deciso di comminare ulteriori sanzioni, entrate in vigore con i Regolamenti (UE) n. 959/2014, n. 960/2014 e n. 961/2014 dell'8 settembre, che integrano le misure introdotte a luglio e a marzo scorsi. L'entrata in vigore delle misure è stata accompagnata comunque dalla disponibilità dell'Unione europea a riconsiderare le misure – la cosiddetta review clause – e la prima revisione avverrà entro il 31 ottobre prossimo, a fronte di una auspicabile evoluzione positiva sul terreno. Anche questo ulteriore pacchetto poggia comunque su principi di gradualità, proporzionalità, efficacia e non retroattività, e comprende queste misure, prima di tutto finanziarie, quindi con l'estensione delle restrizioni all'accesso ai mercati dei capitali europei; la seconda riguarda misure sui cosiddetti beni dual-use, quindi divieto di esportare qualsiasi bene a duplice uso destinato ad uso militare ovvero a un utilizzatore finale militare, misto civile-militare nonché ai soggetti listati. Ancora, misure per l'alta tecnologia, quindi divieto di fornire servizi per l'esplorazione e produzione petrolifera. Comunque sono da questo ambito esclusi tutti i progetti relativi al settore gas.
  Da ultimo, le misure restrittive individuali, ed è stata ampliata la base giuridica necessaria per il listing, estendendola anche a coloro che effettuano transazioni con i gruppi separatisti nel Donbass. Sono state, con tali criteri, listate 24 persone.
  A tali misure si aggiungono i divieti riguardanti il settore della difesa (l’embargo al commercio di tutti gli armamenti, ad eccezione dei contratti in essere), nonché la sospensione dei finanziamenti della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a nuovi progetti in Russia e l'interruzione di specifici programmi regionali dell'Unione europea. Il danno diretto derivante all'interscambio con l'Italia dal mancato approvvigionamento è desumibile dai flussi commerciali 2013-2014. Dall'analisi dei dati Dogane Russe, emerge che l'Italia nel 2013 ha esportato prodotti oggi interessati dalle sanzioni per 108 milioni di euro (Commenti del deputato Melilla), meno 3 per cento rispetto al 2012, mentre nel primo quadrimestre 2014 il valore raggiunto è stato di 26 milioni di euro. Vanno poi contabilizzati i danni indiretti derivanti, ad esempio, alle nostre banche operanti sul mercato russo, che oggi non possono più attingere ai capitali disponibili sui mercati finanziari dell'Unione europea o americani per operazioni nella Federazione Russa.
  In conclusione, non vi è dubbio che le sanzioni dell'Unione europea e le misure ritorsive russe stanno avendo effetti depressivi sulle rispettive economie. Da parte nostra, naturalmente, continueremo a monitorare questi effetti per attenuarne il più possibile la portata sulle nostre aziende, sia, come già detto, insistendo affinché la Commissione europea vari rapidamente il pacchetto di aiuti già approvato, sia per valutare nuove iniziative di sostegno, anche a favore di settori industriali e dei servizi che risentiranno degli effetti dell'ultima tornata di sanzioni europee. Comunque, @pagina=0059@chiederemo anche in ambito G7 e anche nelle competenti altre sedi multilaterali, che non si mettano in atto, da parte dei nostri principali concorrenti, azioni di backfilling, cioè volte a sostituire i prodotti italiani ed europei sul mercato russo e a ridurne, in prospettiva, le quote di mercato che, sappiamo, faticosamente le nostre aziende avevano guadagnato nell'ultimo decennio (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia).

PAGINA: 0009

  Intervengono sull'informativa resa dal Ministro dello sviluppo economico i deputati SILVIA FREGOLENT (PD) (Vedi RS), MARTA GRANDE (M5S) (Vedi RS), VALENTINO VALENTINI (FI-PdL) (Vedi RS), RAFFAELLO VIGNALI (NCD) (Vedi RS), MARIANO RABINO (SCpI) (Vedi RS), FRANCESCO detto CICCIO FERRARA (SEL) (Vedi RS), GIANLUCA PINI (LNA) (Vedi RS), LORENZO DELLAI (PI) (Vedi RS), GIORGIA MELONI (FdI-AN) (Vedi RS), ALESSANDRO ZAN (Misto-LED) (Vedi RS), BRUNO TABACCI (Misto-CD) (Vedi RS) e MARCO DI LELLO (Misto-PSI-PLI) (Vedi RS).

PAGINA: 0059

  SILVIA FREGOLENT. Signora Presidente, abbiamo apprezzato la dettagliata e puntuale informativa che la Ministra Guidi ci ha esposto, a conferma di una vicenda complessa.
  Non è questo il momento per rammentare la difficoltà che ha avuto l'Europa, dopo la caduta del muro di Berlino, di definire ad est i suoi confini. I drammatici eventi che hanno interessato l'Ucraina in questi mesi possono, dunque, essere visti come l'ennesima manifestazione di un rapporto antico e complesso: da un lato le istanze occidentali, oggi incarnate nell'Unione europea, con l'intento di civilizzazione dell'area secondo parametri efficacemente riassunti nell'idea di good governance; dall'altro la prospettiva di un assetto alternativo, centrato sulla Russia e sulla aspirazioni di questa a fungere da snodo principale nei rapporti fra Asia continentale ed Europa.
  La scelta di Kiev, ribadita nei giorni scorsi dal Presidente ucraino, di chiedere ufficialmente l'adesione all'Unione europea nel 2020 conferma che siamo ad un passaggio cruciale della storia di questa parte di mondo, che va oltre il contenzioso attualmente in essere. A forza di lamentarci del rigore imposto dall'Europa da questa parte del Continente abbiamo forse dimenticato cosa questa vuol dire per i Paesi che ambiscono a vedere riconosciuti quei diritti quali libertà e democrazia, che a noi forse appaiono troppo scontati per potere essere veramente apprezzati.
  L'adozione delle sanzioni ai danni della Russia è un'iniziativa alla quale l'Italia ha preso parte insieme all'Unione europea, nel tentativo di favorire in un contesto complicato una soluzione politica, e non militare, alla crisi ucraina.
  Lei ha ben fotografato come la situazione attuale delle sanzioni sia in fase di evoluzione e debba essere monitorata costantemente. Tuttavia non può che destare una forte preoccupazione. In un periodo di crescita fragile, come quella che sta attraversando la nostra economia, gli ulteriori ridimensionamenti dovuti agli embarghi imposti dall'Unione europea, dagli Stati Uniti e dai Paesi occidentali, da un lato, e subiti come ritorsione da parte della Russia rischiano di costare caro al nostro Paese, già così provato dalla crisi economica.
  L'Italia, accanto alla Germania, è il partner europeo più importante per la Russia. Come lei ha ben detto, oggi non si può ancora prevedere con assoluta precisione quanto le sanzioni costeranno al sistema Paese. Occorre, infatti, rammentare come molte aziende hanno visto e gestito la Russia come un mercato dalle prospettive di lungo periodo e lì hanno investito.
  Da uno studio effettuato da SACE, il gruppo italiano che assicura crediti all’export, emerge, a seconda del verificarsi di due scenari, ossia che si possa allentare la tensione in Ucraina o che invece essa sfoci in un conflitto prolungato, che le nostre esportazioni verso la Russia potrebbero perdere da 0,9 a 2,4 miliardi di euro.
  La notizia dell'attivazione da parte della Commissione europea di un pacchetto di aiuti di 125 milioni di euro per il settore agricolo, per il ritiro o per la mancata raccolta di frutta e di verdura, come ulteriore pacchetto di aiuti che lei prima ha annunciato, che sono pronti ad @pagina=0060@entrare in vigore nelle prossime ore per i settori più colpiti, non possono essere che accolti positivamente.
  Tuttavia ci sono settori che potrebbero essere ulteriormente colpiti e che devono essere sostenuti, a cominciare dall'abbigliamento, dalla moda, dal tessile, dalle calzature, dalla pelletteria, dai prodotti artigianali di alta qualità che hanno reso famoso il made in Italy nel mondo. Ma anche il settore turistico, come abbiamo già potuto rilevare quest'estate, potrebbe riverberare conseguenze negative. A tali settori si aggiungono i divieti riguardanti il settore della difesa, nonché la sospensione dei finanziamenti della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a nuovi progetti in Russia e l'interruzione di specifici programmi regionali dell'Unione europea.
  La conseguenza dell’embargo sta avendo effetti negativi anche per l'economia russa, come lei ha richiamato. Ricordiamo che questo Paese importa ben il 40 per cento del suo fabbisogno alimentare annuo proprio dagli Stati Uniti e dall'Unione europea. La perdita per Mosca potrebbe, pertanto, assumere dimensioni ancora più importanti rispetto a quelle subite dai prodotti italiani, europei e statunitensi. Lo dimostrano l'inflazione intorno all'8 per cento, il calo dei redditi reali, in essere già da tempo, il rublo sempre più debole, oltre ad una perdita netta, denunciata dagli stessi uomini del Governo russo, degli investimenti stranieri.
  Infine, non si può non citare come, tra i beni di maggiore rilevanza strategica, sia per l'Italia che per l'Europa, ci siano quelli relativi al settore energetico, in particolare del gas. Nessuno di noi può rinunciarvi, neanche la Russia, che avrebbe grandissime difficoltà ad interrompere le forniture.

PAGINA: 0060

  MARTA GRANDE. Signor Presidente, Ministro, le strategie che il Governo ha posto in essere per fronteggiare la crisi ucraina e le relative conseguenze che si sarebbero abbattute, con grave danno per l'economia, soprattutto sul nostro Paese unitamente alle risposte fornite agli italiani e al resto dei cittadini dell'Unione europea risultano – nel migliore dei casi – insufficienti e non all'altezza di una nazione della nostra statura.
  Il nostro atteggiamento, nelle fasi che hanno accompagnato le trattative intercorse tra le varie potenze mondiali, ha contribuito a minare il blasone, già in precedenza fortemente compromesso, dell'Italia, che non ha saputo operare una giusta mediazione tra politica interna e relazioni internazionali.
  Prima di accordare il nostro assenso alle sanzioni contro la Russia, Ministro, sarebbe stato più che opportuno aprire un tavolo con le associazioni di categoria e consentire un confronto serio e trasparente sulle ipotetiche conseguenze – poi, de facto, verificatesi – di una misura così drastica e sulle soluzioni di cui il Governo avrebbe dovuto farsi carico, invece di aspettare il 14 agosto per monitorare il mercato ortofrutticolo italiano: ben sette @pagina=0061@giorni dopo le controsanzioni russe e mesi dopo le sanzioni europee.
  Insomma, avremmo dovuto saper giocare d'anticipo ed invece abbiamo pagato un prezzo assai più caro di altri che hanno deciso, senza che noi sapessimo e potessimo incidere, la linea dura delle sanzioni che, alla luce delle conseguenze attuali, è risultata essere la peggiore tra le differenti, possibili soluzioni utili a fronteggiare la crisi.
  Non è nostra intenzione e non sarebbe certo questo il contesto idoneo per discutere attorno alla crisi della politica italiana, né saremo così indelicati da imputarne tutte le colpe al Governo in carica, per quanto non possiamo esimerci dal considerare – non senza una punta di amarezza – il fatto che chi ci rappresenta non stia facendo nulla per invertire la rotta, anzi, perseveri in un atteggiamento autoreferenziale, per molti versi arrogante e sordo alle esigenze provenienti da cittadini costretti a subire il fuoco amico di scelte a dir poco avventate.
  Questo Paese, per guarire, necessita di una cura da cavallo ed il Governo, per tutta risposta, somministra il solito brodetto. Il crollo del mercato russo, per una economia come la nostra che vive di creatività e che ha fatto dell'eccellenza un mestiere, rappresenta un autentico dramma. Affermare che la democrazia viene prima dell'economia, così come ci è stato detto in risposta ad una interpellanza urgente solo alcune settimane fa, significa infliggere una autentica umiliazione ai nostri imprenditori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), i quali hanno imparato per tempo a riconoscere una bugia da una verità, cosa del resto tutt'altro che difficile, almeno se si butta un occhio alla Grecia.
  Il clamoroso dietrofront di Renzi, poi, che in un'intervista a Bloomberg TV si augura che «si revochino le sanzioni contro la Russia molto velocemente» ci lascia ancor più perplessi di fronte all'incapacità di saper governare un processo tanto fondamentale per la nostra economia quanto strategico in campo internazionale. Il Governo sembra aver perso il bandolo della matassa, non c’è un continuum nella strategia, siamo in balia di esternazioni sporadiche che minano la stabilità del Paese nella sua politica estera.
  Ecco perché non possiamo non essere preoccupati rispetto alla prospettiva ipotizzata dall'ambasciatore russo, per cui i vertici del suo Paese sono già in fase avanzata di trattativa per stabilire nuove partnership commerciali, scelta assolutamente comprensibile, ma per noi a dir poco allarmante.
  Ministro, il re è nudo ! Stiamo perdendo quote strategiche di mercato in una delle principali economie del mondo. Le frasi ad effetto del Presidente lasciano ormai il tempo che trovano, soprattutto in una situazione come questa, gestita fin dall'inizio in modo tanto avventato. Servono azioni concrete, non chiacchiere, ed in questo senso la soluzione proposta dal MoVimento 5 Stelle è quella di tentare un riavvicinamento politico che proceda in modo pian piano sempre più spedito e che sappia trovare il suo punto di incontro proprio attraverso lo strumento delle relazioni commerciali.
  Il nostro Paese vanta un rapporto privilegiato con la politica russa ed è per noi fondamentale, soprattutto nel semestre europeo in cui deteniamo la Presidenza, prendere in carico la normalizzazione definitiva delle relazioni diplomatiche tra la Russia e l'Europa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PAGINA: 0061

  VALENTINO VALENTINI. Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, le ripercussioni della grave crisi ucraina rischiano di rallentare la ripresa mondiale e, in questa fase recessiva, di assestare un durissimo colpo all'economia del nostro Paese. Nel 2009 l'Unione europea inaugura il Partenariato Orientale offrendo all'Ucraina un percorso di riforme che deve portare ad accordi di associazione e a una zona di libero scambio. Ciò che a Bruxelles viene visto come una nuova Ostpolitik, @pagina=0062@a Mosca viene vissuta come un'offerta de facto di adesione dell'Ucraina all'Unione europea per far saltare il progetto russo di Unione Euroasiatica e spianare la strada alla NATO.
  Ne nasce un lungo braccio di ferro, un gioco a somma zero, favorito dalla debolezza politica e istituzionale dell'Ucraina. Ucraina, il cui nome significa «terra di frontiera», diviene la terra di frontiera dove si contrappongono due visioni diverse del sistema di relazioni internazionali: il primato della sovranità nazionale, strenuamente difeso dalla Russia, e l'universalismo statunitense che disconosce il prevalere della geopolitica in nome di principi umanitari e, talvolta, anche di interessi sostanziali. L'Ucraina diviene la frontiera della volontà politica e della capacità economica dell'Unione europea di adempiere alla sua vocazione di unificazione continentale. La definizione di «rivoluzione democratica» usata dall'Europa contrasta nettamente con quella russa di «colpo di Stato anticostituzionale». Per Mosca, che rivendica il proprio diritto a difendere le popolazioni di etnia russa, si è trattato di un movimento di autodeterminazione che ha portato alla riunificazione di un'entità separata dalla storia. Per gli Stati Uniti e l'Europa, invece, Mosca ha superato un punto di non ritorno con l'uso illegittimo della forza per ridisegnare i confini dell'Europa post-sovietica e destabilizzare il Paese vicino.
  Prende così avvio un pericoloso circolo vizioso di sanzioni e controsanzioni. Pericoloso perché le sanzioni sono un'arma a doppio taglio e pochi dati ci bastano per capire chi realmente ne fa le spese. Nel 2013 il volume complessivo degli scambi commerciali tra Russia e Stati Uniti è stato di circa 38 miliardi di dollari; quello tra l'Unione europea e la Russia è stato dieci volte superiore: 325 miliardi di dollari. Quello tra la sola Italia e la Russia è stato di 31 miliardi di euro, che in dollari praticamente supera quello degli Stati Uniti. La Russia fornisce un terzo del nostro fabbisogno lordo di gas, nel turismo genera un indotto che vale 1,3 miliardi di euro e a Piazza Affari la presenza russa vale circa un miliardo di euro. Per l'Italia, nello scenario ottimistico che ha citato la collega, la SACE stima che nel biennio ci può essere una perdita di 938 milioni di euro. Dati che se la situazione dovesse precipitare ulteriormente si tradurrebbero in una perdita di 2 miliardi e mezzo di euro per il nostro export. La Coldiretti, molto preoccupata per l'insufficienza del piano di sostegno di Bruxelles, calcola l'embargo con un costo di circa 217 milioni di euro. E perché ? Perché alle perdite economiche dirette occorre aggiungere il diffondersi dei nemici più insidiosi del nostro agroalimentare ovverosia i prodotti sostitutivi, i cosiddetti prodotti «italian sounding», oltre al fatto che il nostro mercato si vede subissato da tutti i prodotti di ritorno che non trovano più sbocco nella Federazione Russa. Abbiamo sentito che li mangeranno in America e siamo contenti.
  Inoltre, il perdurare delle sanzioni costringe la Russia ad attivare canali di approvvigionamento sostitutivi con Paesi nostri concorrenti (Turchia, Serbia, Cina, Sudafrica e America Latina), creando nuove filiere che sarà difficile smantellare una volta venute a cadere le sanzioni. Le restrizioni nel settore finanziario in Russia stanno già creando danni ai nostri esportatori che ci segnalano come sia difficilissimo approvvigionarsi di valuta in Europa, il che impedisce i pagamenti di quello che è già stato acquistato e probabilmente non faranno acquistare più nulla.
  Quarto, il sequestro di beni immobili di proprietà di privati russi, pur se inseriti nella lista delle persone colpite da sanzioni, e il risalto che è stato dato da alcuni organi di stampa volto a gettare un'ombra sull'intero ambito di attività economica italo-russa, non avrà sicuramente un influsso positivo sulla fiducia di altri soggetti stranieri, russi e non, che si pongono interrogativi sul rispetto dei diritti di proprietà nel nostro Paese. Quando il presidente Berlusconi definisce le sanzioni «masochistiche» esprime con efficacia i concetti per i quali mi sono dilungato. Sanzioni che non solo mirano ad azzoppare la Russia come potenza militare, @pagina=0063@economica ed energetica, ma che per il carattere personalistico mirano a creare una pressione interna che logori la popolarità del Presidente Putin, di fatto, però, in una classica eterogenesi dei fini, ne hanno aumentato popolarità e rafforzato il consenso. Lo spirito di Pratica di Mare per il quale il presidente Berlusconi si è speso in prima persona sembra sepolto e le lancette della storia riportate indietro nel tempo. Ma non deve essere così. L'unico scenario per noi possibile prevede una de-escalation sul terreno, il consolidamento del cessate il fuoco e la ricerca di una soluzione politica della crisi con la revoca delle sanzioni. È anche nostro auspicio che si torni a percorrere la strada della diplomazia e della pace, che non si ricada nelle rivalità distruttive del passato, che i problemi globali vengano affrontati nello spirito di un interesse comune e di un rispetto reciproco per riprendere l'unica strada che l'Occidente unito può e deve percorrere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PAGINA: 0063

  RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, grazie al Ministro per l'informativa molto esauriente.
  Ci sono ragioni economiche e geopolitiche che ci chiedono di essere parte attiva in Europa per una soluzione diplomatica celere e pacifica della crisi russo-ucraina. Lei, Ministro, ha ricordato con dovizia di dati in particolare il settore più colpito, l'agroalimentare, ma non ha taciuto neanche gli altri. Noi dobbiamo ricordarci che esportiamo in Russia di tutto non solo l'agroalimentare, non solo la moda ma tutta la filiera dell'edilizia, tutta la filiera dell'arredo, la filiera dell'automotive, l'aerospaziale, la presenza anche importante delle nostre banche con le ripercussioni che lei ha ricordato. E non possiamo sicuramente permetterci soprattutto in considerazione della nostra situazione economica di perdere tutto questo. Bene ovviamente il sostegno per penetrare in altri Paesi ma evidentemente i dati con la Russia sono talmente importanti che dobbiamo porre molta attenzione su questo.
  È stato anche ricordato giustamente quello che noi importiamo dalla Russia. La vicenda gas. Ieri l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha aumentato la bolletta del gas di 5,4 punti. Noi l'energia elettrica la produciamo con il gas e con le rinnovabili. È inevitabile immaginare anche cosa comporterà questo come aggravio sia per le nostre imprese sia per le nostre famiglie sulla bolletta. Bene quello che ci ha detto sugli stoccaggi: anche noi riempiamo gli stoccaggi esattamente con il gas russo non con il gas che proviene dagli altri due Paesi, l'Algeria e la Libia. Nello stesso tempo però, considerato che tra l'altro in Libia la situazione non è proprio tranquilla, comunque ci chiediamo se Algeria e Libia possano bastare su questo. Così come evidentemente abbiamo apprezzato, quando è venuto all'inizio del mese di settembre, il commissario europeo all'energia e vicepresidente della Commissione Oettinger sulla politica energetica, in particolare sul gas dell'Unione europea. Ma anche su questo noi dobbiamo fare la nostra parte. Il Governo su questo è molto impegnato ma noi dobbiamo procedere velocemente per evitare comunque scenari di freddo, scenari senza gas: non solo con il freddo ma anche senza energia. Nel decreto-legge sblocca-Italia c’è la vicenda della TAP e su queste cose noi dobbiamo correre: sui corridoi, sui rigassificatori e anche sulla prospezione in alto Adriatico che dimentichiamo sempre. Lì ci sono 100 miliardi di metri cubi di gas sui quali non facciamo nemmeno la prospezione di ricerca: 100 miliardi sono più del fabbisogno annuale del nostro Paese. Tenere quello quantomeno come stoccaggio ci consentirebbe di avere la sicurezza e, nello stesso tempo, anche di trattare il prezzo del gas da un altro punto di forza.
  Ma ci sono – lo ricordava prima il collega Valentini – anche gli investimenti in Italia. Abbiamo investimenti russi in importanti e grandi aziende produttive di questo Paese. Tutto questo appunto suggerisce che l'Europa eviti che questa situazione @pagina=0064@si incancrenisca, gettando la Russia tra l'altro nelle braccia delle tigri asiatiche. Israele, che non è una tigre asiatica, ha già detto, ad esempio, con riferimento alle cose che diceva lei sul G7, che aumenterà l’export alimentare nei confronti della Russia e che non applica le sanzioni. Ma c’è tutta la Cina e tutto il sud-est asiatico pronti evidentemente a prendere il nostro posto. Quindi bene il sostegno alle imprese danneggiate, benissimo anche a livello europeo, ma ci aspettiamo che il Governo, soprattutto nel semestre, operi per una soluzione pacifica e rapida di questa situazione. E semmai la politica estera europea poi rivolga la sua attenzione contro quello che è il vero nemico che è l'insorgere del fondamentalismo in certe parti del Paese e in particolare riguardo al califfato (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra).

PAGINA: 0064

  MARIANO RABINO. Signor Presidente, signora Ministro, l'Unione europea ha deciso ieri – lo ha ricordato lei – di mantenere ferme le sanzioni nei confronti della Russia, affermando che il piano di pace in Ucraina non è ancora pienamente rispettato. Bruxelles aveva del resto imposto un nuovo pacchetto di sanzioni il 12 settembre mantenendo la porta aperta ad una possibile revoca nel caso in cui entro il 30 settembre, ieri appunto, non emergesse una valutazione positiva dell'andamento del cessate il fuoco. Ebbene la Commissione europea ha ricordato che se la situazione sul terreno andrà a stabilizzarsi la Commissione proporrà al Consiglio europeo proposte di emendamento, sospensione o revoca delle sanzioni in tutto o in parte.
  A sua volta, il Presidente Van Rompuy aveva fatto una promessa simile l'11 settembre, dopo che si era raggiunto un faticoso accordo sulle sanzioni, visto che alcuni degli Stati membri volevano un approccio più soft nei confronti di Mosca. Le parti in conflitto hanno firmato a Minsk, com’è noto, il 5 settembre, un piano di pace nel tentativo di trovare una via d'uscita pacifica da un conflitto – spesso lo si dimentica – che ha già tolto la vita ad oltre 3.200 persone. Poi, il 20 settembre è stato raggiunto un nuovo accordo per la creazione di una zona cuscinetto di 30 chilometri, che permette agli ispettori dell'OSCE di verificare l'effettivo rispetto del cessate il fuoco. Le armi, però, non hanno del tutto taciuto in queste settimane: soltanto nelle ultime 48 ore, per esempio, si sono contati nove morti tra i soldati e quattro tra i civili.
  Il documento di Minsk rimane, comunque, il più significativo documento politico siglato tra Kiev e i ribelli separatisti da quando, lo scorso aprile, è iniziata l'insurrezione antigovernativa nella regione orientale del Paese. Le condizioni in cui è stato firmato il cessate il fuoco hanno offerto ai ribelli separatisti una posizione di forza nelle future trattative politiche. Il Presidente ucraino, Poroshenko, è arrivato all'accordo in un evidente stato di difficoltà: mancanza di soldi nel bilancio dello Stato, critiche all'interno e nei confronti dell'Europa e degli Stati Uniti non abbastanza solidali, crescente condizionamento delle forze di estrema destra e neonaziste presenti in forza anche nella Guardia nazionale ucraina e, poi, una strana commistione nella politica ucraina tra euroatlantismo e spinte nazionalistiche.
  E risulta chiara la radicalizzazione dell'agenda dell'autoproclamata Repubblica federale filorussa della Novorossia, che, dopo mesi di guerra civile, non si limita più a chiedere autonomia dal centro, ma indipendenza e successiva annessione alla Russia sull'esempio della Crimea. Ci troviamo di fronte al classico nodo gordiano: da un lato, il diritto all'integrità territoriale dell'Ucraina e, dall'altro, il diritto all'autodeterminazione delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk.
  Con il passare dei mesi, la crisi ucraina – è sotto gli occhi di tutti – si è decisamente internazionalizzata e, tuttavia, pare sconveniente ed inappropriato parlare di «Guerra fredda 2.0» e paventare il ritorno di una sorta di «cortina di ferro» tra est ed ovest. Certo, la crisi ucraina rappresenta @pagina=0065@il momento di tensione più alto del ricorrente conflitto tra Occidente e Russia dopo due decenni di relazioni positive. La verità è che la risoluzione della crisi ucraina potrebbe costituire un punto di svolta per l'Unione europea, per la sua politica estera e di difesa comune, ancora schiacciata dall'individualismo dei suoi membri, ma finalmente nelle condizioni di poter costruire una politica estera equidistante dai condizionamenti statunitensi e dai ricatti e dalle sedizioni del «putinismo».
  Lo scenario più probabile ed auspicabile, forse, nel medio periodo, è una sorta di conflitto congelato e di spinta alla federalizzazione dell'Ucraina. La condizione di sanzioni e ritorsioni sta creando danni ad entrambi gli schieramenti: l'Europa e gli Stati Uniti rischiano di non comprare il gas russo, ma la Russia ha bisogno di venderlo; l'Europa ha bisogno dei capitali e del mercato russi, ma la Russia non può prescindere dalle partnership con le aziende europee, gli investimenti e il know how europeo. La politica delle sanzioni, del resto, è un'arma a doppio taglio, che, pur colpendo sensibilmente la Russia, rischia di danneggiare anche gli interessi economici europei.

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  FRANCESCO detto CICCIO FERRARA. Signora Presidente, abbiamo ascoltato con attenzione l'informativa che la Ministra ha svolto in Aula e riteniamo di fare alcune precisazioni. Ad ogni rilevazione dell'ISTAT i dati sulla disoccupazione giovanile crescono e pesantemente. Ieri siamo arrivati al 44,2 per cento, una percentuale che seppure altissima è da ritenersi parziale perché non tiene conto di quell'esercito di giovani inattivi, cioè quelli che il lavoro non ce l'hanno e hanno pure smesso di cercarlo. Un Paese che toglie ai giovani il diritto al lavoro, ad un progetto di vita e, perfino, la speranza, è un Paese senza futuro.
  L'informativa di oggi parla di provvedimenti autolesionistici che in tempi di recessione economica risultano di difficile comprensione per gli italiani già duramente provati da una crisi prolungata che ha prodotto la contrazione del 25 per cento della produzione industriale tra il @pagina=0066@2008 e il 2013 e un tasso di disoccupazione stabilmente al di sopra del 12 per cento. Il dibattito di oggi è la dimostrazione di quanto l'Europa debba essere riformata e di quanto le decisioni assunte oltre i nostri confini nazionali ricadono poi pesantemente sulle aziende italiane e, quindi, sulla vita e l'economia reale delle persone.
  Ci saremmo aspettati qualcosa di più e qualcosa di diverso anche dalla Ministra degli esteri dell'Unione europea, Mogherini, e invece ci troviamo a ragionare dentro una logica di sanzioni contrapposte, sulle quali abbiamo l'impressione che non si siano ben valutati tutti gli effetti, non solo quelli derivanti dalle inevitabili contromisure russe, ma anche quelli dovuti alle ricadute negative sulle economie dei Paesi comunitari delle misure adottate dall'Unione europea. Il nostro timore è quello che l'Europa, ancora incapace di sviluppare una politica estera e un punto di vista autonomo, anche questa volta si sia limitata a farsi trainare dalle politiche degli Stati Uniti, restando intrappolata in una spirale di ritorsioni economiche e tensioni militari.
  Con l'Europa, anche l'Italia ha subito e subirà forti danni, in particolare per quanto riguarda le esportazioni verso la Russia. Sulle cifre mi permetto di chiedere maggiore chiarezza, visto che la Ministra ci parlava di circa cento milioni di euro, mentre altre fonti, recentemente, come l'Espresso, parlano di un danno che si aggira intorno ai 2,4 miliardi di euro di prodotti non venduti. La Federazione russa, infatti, ha dapprima applicato restrizioni per un anno su prodotti agricoli, materie prime e prodotti alimentari provenienti dagli Stati Uniti d'America, dai Paesi dell'Unione europea, dal Canada, dall'Australia e dalla Norvegia e, poi, ha vietato l'acquisto di tessuti, calzature e capi di abbigliamento di produzione straniera da parte di istituzioni pubbliche e di enti e soggetti a controllo pubblico. Non serve essere degli economisti per capire che i prodotti che non verranno destinati alla Russia saranno riversati sui mercati europei, determinando un eccesso di offerta e un possibile calo dei prezzi, con conseguente perdita economica per le aziende italiane che con la Russia hanno forti rapporti commerciali, tanto da essere i primi clienti di prodotti oggi oggetto del blocco russo.
  Un'altra partita delicata è quella sulla possibile crisi energetica che si potrebbe aprire in Italia e in Europa qualora i rapporti tra Unione europea e Russia dovessero creare ulteriori gravi tensioni, tanto da determinare l'interruzione di approvvigionamento di gas dalla Russia. Stando alle cose dette dal Ministro in questi giorni, stamattina, sembra che l'Italia dovrebbe superare senza eccessiva difficoltà questa ipotesi; in ogni caso, non nascondiamo le nostre preoccupazioni e chiediamo che il Governo segua con scrupolosa attenzione questo delicato aspetto della vicenda, anche perché non vorremmo che anche questa partita avesse come unico effetto la produzione di un danno economico alle famiglie, visto che è di un paio di giorni fa la notizia dell'aumento in bolletta sia dell'elettricità che del gas che costeranno, rispettivamente, due euro e 19 euro in più ad utente.
  Insomma, pur comprendendo la gravità della crisi Ucraina e condannando senza mezzi termini l'atteggiamento che la Russia ha nei confronti di quel Paese e di tutta la comunità europea e internazionale, non crediamo che la logica delle sanzioni contrapposte possa portare ad una soluzione breve e al termine del conflitto in atto. Anzi, rischia di inasprire ancora di più le posizioni di una e dall'altra parte con gravi danni per l'economia reale dei Paesi coinvolti (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

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  GIANLUCA PINI. Signor Ministro, cinque minuti sono veramente pochi per affrontare un tema così delicato. Li utilizzerò, innanzitutto, per ringraziarla, anche se le sembrerà strano, però sono ringraziamenti un po’ amari. Grazie, innanzitutto, per averci propinato lo stesso @pagina=0067@identico testo che ha propinato ieri al Senato, senza, di fatto, alcuna aggiunta. Speravamo che almeno il dibattito di ieri al Senato avesse, in qualche modo, arricchito quelli che sono i ragionamenti da fare per superare questo tipo di crisi fra Italia e Russia.
  Grazie anche per non avere, di fatto, portato all'interno di questa Aula alcun tipo di proposta pratica, di soluzione pratica, per risolvere questo tipo di problemi. Ma grazie soprattutto – e questo è un ringraziamento sincero – per avere detto la verità, per avere gettato la maschera sulla vera funzionalità, sulla vera «strumentalità» – uso le parole che ha usato lei – dell'adesione dell'Italia alle sanzioni che sono state prese in seno al COREPER nei confronti della Russia.
  Innanzitutto, quelle che lei ha chiamato ripicche, reazioni, da parte della Russia, noi le consideriamo solo ed esclusivamente una sorta di difesa rispetto a quella che, a tutti gli effetti, è un'aggressione commerciale, e non solo commerciale, anche patrimoniale, nei confronti di persone in ordine alle quali non sono assolutamente dimostrati quei collegamenti con il Donbass, come lei, invece, ha ricordato. Però, pensavamo, onestamente, che fosse solo l'ennesima stupida scelta politica di questo Governo, l'adesione alle sanzioni, funzionale ad andare a collocare la Mogherini in un ruolo assolutamente prestigioso, ma altrettanto inutile. Quindi, pensavamo: «va bene, ormai il Governo Renzi ci ha abituato a scelte, ripeto, assolutamente folli, stupide», se vogliamo così chiamarle.
  Invece no, il suo passaggio, che ha occupato quasi un terzo dell'intero intervento, relativamente all'apertura di ulteriori accordi commerciali con gli Stati Uniti, con il Nord America, ci ha fatto capire qual è il vero scopo dell'adesione a queste sanzioni: andare fino in fondo con il partenariato transatlantico, pensando che quello che viene tolto al commercio italiano nei confronti della Russia possa essere, in qualche modo, compensato da un'apertura di questi mercati.
  Bene, facciamo presente che questi mercati non sono preclusi, sono aperti, e, in merito a tutti quegli aumenti che lei dice, non vi sono, di fatto, vincoli così ostativi a che i nostri prodotti, il made in Italy possa effettivamente esplodere, come vendite, come sales, all'interno di quei mercati lì. Allora, qual è dolo che noi vediamo ? Voler precludere la possibilità di espandersi ad est, perché ci sono, poi, anche tutta una serie di scelte geopolitiche folli, che qualcuno, anche qui, ha ricordato, come il partenariato con l'Ucraina, che ha, in qualche modo, bloccato la volontà politica della Russia di creare quest'area eurasiatica; però, quello riguarda altre questioni, in questo momento.
  La cosa veramente folle è pensare che con il partenariato transatlantico si possa compensare sia la partita del gas sia la partita non solo dell'agroalimentare della Romagna, del Veneto e della Lombardia, o tutte le questioni legate al settore del mobile che è presente nella Brianza, nel Veneto e in altre regioni, o tutto quello che ne compete.
  Non si può compensare semplicemente perché quei Paesi dove lei ci dice di andare, in qualche modo, ad investire, per evitare che vi sia una perdita rispetto alla Russia, hanno già altri accordi con Paesi in via di sviluppo, o che comunque hanno produzioni che possono assolutamente competere da un punto di vista non solo economico, ma anche qualitativo, con i nostri, i quali non faranno altro che vendere, poi, al Nord America i prodotti, e con quei prodotti ci invaderanno.
  Quindi, non so se sia un fatto di scelta folle o se sia un qualcosa fatto in maniera consapevole, perché, se fosse fatto in maniera consapevole, sarebbe veramente qualcosa di drammatico. Lei ha citato – e su questo sono d'accordo, è l'unica cosa su cui sono d'accordo – il lavoro dell'ufficio ICE di Mosca. Io sono stato a Mosca 15 giorni fa e le posso assicurare che è effettivamente così: loro stanno facendo l'impossibile per cercare di «tamponare» il danno politico che voi avete fatto.@pagina=0068@
  Il problema è che loro fanno e voi disfate la sera. Io mi sono fatto una domanda, e adesso purtroppo il tempo è scaduto: lei è un'imprenditrice, e di successo, forse l'unica che conosce il mondo del lavoro all'interno di questo Governo dove ci sono tanti suoi colleghi che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro, ma se lei fosse solo ed esclusivamente imprenditrice, e non Ministro, cosa penserebbe veramente (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ?

PAGINA: 0068

  LORENZO DELLAI. Signor Presidente, signora Ministra, noi abbiamo apprezzato le sue informazioni e, dobbiamo dire che, con molto realismo, ci è sembrata ineluttabile la conferma delle sanzioni e anche questa spirale di sanzioni e controsanzioni. Ineluttabile – ahimè – alla luce dello stato delle cose, frutto dell'arroganza e della prepotenza della Russia certamente, ma anche altrettanto certamente frutto di una sottovalutazione profonda e di una mancanza di visione da parte dell'Europa. Per queste ragioni, le due preoccupazioni si intrecciano, quella economica e quella politica. Quella economica è certamente forte, l'embargo incrociato tra l'UE e la Russia colpisce inevitabilmente moltissime imprese del nostro Paese, già duramente provate dalla crisi e le colpisce in settori importanti, dall'agroalimentare a tutti gli altri settori che sono stati qui ricordati, con il corollario delle questioni energetiche, del costo del gas e via dicendo, ma noi sappiamo che altri effetti oggi non misurabili, a catena, si manifesteranno. Dunque, da questo punto di vista, è abbastanza inutile da parte nostra elencare le doglianze; prendiamo atto di questo duro stato delle cose e confidiamo – questo sì – che il Governo, in sede europea, possa concorrere a far sì che misure compensative, concrete e reali, possano, almeno in parte, attenuare queste difficoltà contingenti. La preoccupazione economica si intreccia con quella politica, quella più di prospettiva ed è forse la preoccupazione più forte, perché è strutturale, non è di passaggio, ed è la preoccupazione sul piano strategico. È assolutamente evidente che siamo in presenza di una crisi di visione da parte dell'Europa, in parte anche di una crisi di percezione della propria identità, e dunque anche del senso stesso dei propri confini. Questa crisi di visione dell'Europa si nota in tante cose, certo si nota anche nella posizione della Germania che – ahimè – non è più guidata da un Cancelliere del calibro di Kohl, che si rifiuta di restituire all'Europa mediterranea quella solidarietà che l'Europa mediterranea ha riservato alla Germania nel periodo della riunificazione, ma questo deficit di visione dell'Europa si nota anche nella questione Ucraina e, in generale, si nota nel come, recentemente, è venuto maturandosi politicamente l'allargamento cosiddetto ad est. Si nota in questa crisi dell'Ucraina, dove l'aspirazione all'Europa di una parte notevole della popolazione non si è raccordata con una matura, seria, equilibrata percezione della vocazione di cerniera di quel Paese. E una funzione di cerniera sarebbe essenziale oggi per un'Europa che volesse recuperare la sua visione. Sarebbe essenziale sul piano interno, perché esiste il tema del pluralismo delle appartenenze linguistiche e culturali dentro gli Stati nazionali, esiste lì come esiste in altre parti d'Europa, ma sarebbe essenziale un ruolo più equilibrato di percezione della funzione di cerniera di quel Paese, anche per i rapporti nei confronti della Russia. C’è un problema che è un problema ontologico dell'Europa: quali sono i confini dell'Europa ? Noi vediamo i confini interni che sono ancora molti, ma abbiamo sempre posto il problema di quali siano, quali debbono essere i confini dell'Europa e qualcuno sostiene anche, non senza fondati motivi, che questi confini esterni in realtà non esistono. E invece, a fronte del crescere del nazionalismo russo, sul versante orientale, è prevalso in questi anni un software politico che potremmo definire più americano che europeo come è accaduto anche in altri quadranti internazionali.@pagina=0069@
  Dunque la preoccupazione cresce, se teniamo conto del ruolo essenziale che la Russia, poi, deve avere nella lotta al terrorismo estremista di matrice islamista, nella gestione della situazione di forte crisi in Siria e in Iraq e nel rapporto con la nuova potenza regionale iraniana. Dunque, per queste ragioni, signora Presidente e signora Ministra, la ringraziamo di questa informativa; auspichiamo che si mettano in campo rapidamente misure di compensazione per le nostre imprese ma auspichiamo soprattutto che si recuperi una visione più matura dell'Europa, dei suoi rapporti con la Russia e che si abbandoni questa idea che noi dobbiamo avere ad oriente una barriera politica, militare ed economica di contrapposizione e non di integrazione (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia).

PAGINA: 0069

  GIORGIA MELONI. Presidente, siamo contenti che il Governo abbia raccolto l'invito di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale a venire a riferire in Aula sulle sanzioni che l'Unione europea ha deciso nei confronti della Federazione russa. Ci siamo molto impegnati su questo tema, incontrando gli imprenditori, particolarmente quelli del settore agricolo, quindi fuori dalle istituzioni e dentro le istituzioni, con una mozione che abbiamo depositato e con questa richiesta di informativa da parte del Governo. Perché ? Perché noi, Presidente, siamo sinceramente sconcertati dalla leggerezza con la quale il Governo italiano sembra affrontare la questione dei nostri rapporti economici e geopolitici con la Russia e delle ripercussioni che le sanzioni verso la Russia e le conseguenti controsanzioni russe possono avere per l'economia italiana. Voglio anche ringraziare il Ministro Guidi, perché il Ministro Guidi effettivamente ci regala molte verità: viene in quest'Aula e ci racconta tanti dati che dicono di come questa scelta dell'Unione europea peserà drammaticamente sulla nostra economia. La ringrazio per questa sincerità che, però, dobbiamo dircelo, peggiora la posizione del Governo italiano. Lei ci dice, Ministro Guidi, giustamente, che si stima una perdita per il nostro settore agroalimentare di circa 100 milioni di euro da qui alla fine dell'anno. Parliamo di 100 milioni di euro in quattro mesi – gli operatori del settore danno una stima che è doppia –, poi ci sono le perdite nel settore della difesa, poi c’è tutto il tema del danno indiretto che noi subiamo perché, è stato già ricordato, il rischio che i prodotti europei invenduti, in qualche maniera, finiscano per invadere il mercato europeo è estremamente alto; perché noi rischiamo di perdere quote di mercato a favore di nazioni esterne all'Unione europea e francamente io la ringrazio per averci dato la disponibilità a impedire che questo accada, ma non ci è molto chiaro come l'Italia e l'Unione europea intendano impedire che il Brasile e l'Argentina vadano a vendere i propri prodotti in Russia: non so se avete in mente di affondare le navi mercantili dirette in Russia, ma temo che non si possa fare e quindi è difficile che si possa impedire. Aggiungo che, con il perdurare di questa crisi, ci saranno molti altri settori coinvolti: il settore del tessile, il settore dell'abbigliamento, con tutto il comparto del lusso e il settore del turismo, con perdite che, obiettivamente, non siamo esattamente nella condizione di permetterci. E tutto questo è niente, a fronte di quello che accadrebbe se, a un certo punto, la Russia, come è già stato ampiamente ricordato, decidesse di interromperci le forniture di gas, che, come abbiamo detto, pesano sul nostro fabbisogno di gas per circa il 49 per cento. Anche qui, il Governo ci dice che possiamo stare tranquilli: diciamo che lo slogan «Italia stai serena» non ci tranquillizza molto, perché, nello stesso momento in cui lei dice che non corriamo rischi, ci ricorda anche che le bollette per le famiglie italiane sono già aumentate, e sono aumentate per colpa delle tensioni con la Federazione russa e delle sanzioni.
  Ora, però, il punto è, Presidente: per che cosa noi stiamo rischiando tutto questo ? Cioè, stiamo rischiando tutto questo @pagina=0070@perché effettivamente abbiamo un interesse nazionale ad intervenire come siamo intervenuti e stiamo rischiando tutto questo per sostenere un'intelligente strategia di politica estera dell'Unione europea ? A noi pare di no. Certo, non stiamo difendendo il nostro interesse nazionale, ma parliamo anche della politica estera dell'Unione europea, perché, a parere mio, se l'Unione europea avesse una politica estera, se l'Unione europea non si limitasse semplicemente ad eseguire gli ordini del meritatissimo premio Nobel per la pace, Barack Obama, allora l'Unione europea saprebbe che non ha alcun senso oggi forzare l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea e nella NATO, portando inevitabilmente avanti una crisi con la Federazione russa nello stesso identico momento nel quale noi avremmo bisogno di «arruolare» la Federazione russa per combattere il dilagare del fondamentalismo islamico.
  Se l'Unione europea avesse una politica estera, magari avrebbe promosso lo status di Paese neutrale per l'Ucraina fuori dalla NATO e ponte tra l'Unione europea e la Federazione russa; ma questo non s’è fatto. Perché l'Unione europea non ha una politica estera; del resto, forse è proprio per questo che le altre nazioni hanno acconsentito che, ad occuparsi della politica estera dell'Unione europea, ci fosse un membro di questo Governo.
  Allora, tutto questo non ha molto senso. Motivo per cui, banalmente... E voglio dire anche, Presidente, che non mi convince – l'ho sentito dire da qualche collega – che le sanzioni per la Russia sono necessarie per difendere la popolazione ucraina.

PAGINA: 0070

  ALESSANDRO ZAN. Signor Presidente, devo dire che ho apprezzato le parole del Ministro per il quadro preciso e dettagliato sugli effetti che le sanzioni internazionali e gli embarghi avranno per l'economia dell'Unione europea e del nostro Paese; e in particolare, apprezzo anche il fatto che il Ministero per lo sviluppo economico abbia predisposto delle azioni, che sono state messe in campo per monitorare in modo costante la situazione delle nostre aziende, e anche la portata delle perdite che l’embargo russo ha portato e sta portando alla nostra economia. Condividiamo anche queste iniziative enunciate dal Ministro, sperando ovviamente che siano tutte portate a termine per un sostegno al nostro mercato industriale e dei servizi, che si rende assolutamente indispensabile.
  Nonostante questo, però, è inevitabile ricordare, Ministro, che l'Unione europea, in particolare, e il nostro Paese devono fare di più. Il nostro comparto agricolo – lo diceva lei prima – rischia seriamente di essere messo in ginocchio dall'esportazione dei nostri prodotti, e ovviamente non possiamo permetterlo. Ci sono intere aree del nostro Paese legate all'agroalimentare, al comparto vinicolo, ai nostri prodotti di @pagina=0071@eccellenza – lo diceva lei prima – che rischiano veramente grosso, visto che la Federazione russa è un partner importante per il nostro Paese da un punto di vista commerciale; e senza un intervento di sostegno in particolare dell'Unione europea, questo potrebbe danneggiare moltissimo le nostre aziende, le nostre aziende poi di eccellenza. E speriamo inoltre che la recente nomina di Federica Mogherini a Commissario per la politica estera dell'Unione europea rafforzi una politica estera unitaria dell'Unione europea, che deve poter incidere molto di più nello scenario internazionale anche come continente che vuole superare i conflitti internazionali: soprattutto i conflitti che rischiano di subire un’escalation nei Paesi vicini a noi, come appunto l'Ucraina e la Federazione russa.
  Però io mi voglio soffermare anche, Ministro, su un tema a noi caro: la questione energetica.

PAGINA: 0071

  BRUNO TABACCI. Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per i dati che ci ha fornito. La mia convinzione è che l'Italia non possa fare altro che continuare sulla linea adottata in sede europea. Ascoltando il dibattito di oggi c'era da farsi accapponare la pelle perché si fa il calcolo economico delle conseguenze. Potrebbe essere un discorso che potremmo fare anche ai giovani di Hong Kong che hanno il 3 per cento solo di disoccupazione, noi abbiamo una disoccupazione che è altissima a Hong Kong del 3 per cento e probabilmente non hanno neanche grossi problemi per il loro futuro eppure per la libertà sono lì a dare una lezione al mondo.
  Ascoltando il dibattito di oggi, con idee di uscite unilaterali, di rompere unilateralmente l’embargo nei confronti della Russia, facendo seguito ad alcune posizioni dell'imprenditoria italiana dico: ma che Paese è questo ? Ma dove vuole andare ? Vuole essere protagonista della politica internazionale e fa i conti della serva, i conti della spesa. E abbiamo fatto una battaglia per avere il leader della politica estera europea. Ma come si fa a non vedere queste contraddizioni enormi ? Io non credo che ci sia un modo di cavarsela, facendo ognuno per sé perché lo ritengo questo semplicemente devastante. Dunque, anche la crisi Ucraina, ed ho @pagina=0072@finito, dovrebbe essere l'argomento per portare più avanti in Europa il tema della centralità perduta.
  Si vuole essere protagonisti ? E non si può pensare di fare i conti sulle conseguenze di una decisione che, tra l'altro, è il seguito esatto del fatto che Putin ha sostituito i carri armati con il gas.
  E sulla politica energetica l'alto livello di stoccaggio di gas non può che rassicurarci per l'inverno alle porte – e di questo la ringraziamo – però la scelta di abbracciare quali nostri fornitori pressoché unici la Libia e la Russia, come era facile prevedere, non si è rivelata particolarmente lungimirante. Allora, forse hanno prevalso altri interessi, ma oggi che c’è un nuovo Governo e una nuova maggioranza credo che sia arrivato il momento di riaprire il dibattito su questo tema specifico. Come mai è potuto accadere ? Vediamo un po’ se non ci siamo esposti troppo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Centro Democratico).

PAGINA: 0072

  MARCO DI LELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, noi socialisti consideriamo la crisi Ucraina un vero banco di prova per l'Europa. Non è una mera questione commerciale – dispiace che sfugga a qualche collega – ma è innanzitutto una questione di politica estera. Una politica estera comune che era il sogno di Spinelli, Colorni e Rossi che noi oggi abbiamo voluto incarnare, attraverso la nomina che abbiamo voluto fortemente di Federica Mogherini a Lady PESC.
  E allora, siccome stiamo discutendo di un principio che è quello della pace e dell'integrazione territoriale, io credo sia giusto che il costo di questo principio venga ugualmente diviso nella Unione europea. Perché, se l'Italia è tra i principali Paesi penalizzati dalle sanzioni, oltre 100 milioni, ce lo ricordava prima, solo nell'agroalimentare, senza considerare i servizi, l'industria, gli appalti, l'Unione europea non può limitarsi a stanziare 165 milioni perché non si può fare la battaglia di principio sulla pelle delle nostre imprese. Ma nessuno pensi di tornare indietro, né per paura dell'inverno né per preoccupazioni dell’export. D'altra parte, credo anche la Russia abbia molto da perdere. Allora, il nostro dovere resta quello di andare avanti e difendere il principio, la tutela dell'integrità del territorio europeo; resta il tema della difesa dei confini vieppiù nel caso della Ucraina che vede le radici dello scontro sulla scelta di aderire alla Unione europea.
  Ma se l'Unione vuole affermarsi con autorevolezza come credibile soggetto politico – e vado a concludere – deve liberare dal peso, anzi dal condizionamento delle ricadute economiche, i singoli Paesi membri, assumendo su di sé l'onere delle sanzioni, inteso come un prezzo della politica estera comune.
  Questo è il ruolo che l'Italia può e deve svolgere nel semestre di Presidenza europea. A politica estera comune corrisponde un impegno economico comune, così saranno più forti le ragioni della pace, più forte l'Europa unita e più forte l'Italia con essa.

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  La seduta, sospesa alle 14,50, è ripresa alle 15.

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (Vedi RS)

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

PAGINA: 0010

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata. (Vedi RS)

PAGINA: 0072

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PAGINA: 0010

  RAFFAELLO VIGNALI (NCD) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01052 (Vedi All. A) concernente tempi e iniziative per la presentazione del disegno di legge annuale sulle micro, piccole e medie imprese.

PAGINA: 0073

  RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, signor Ministro, come lei sa bene la legge 11 novembre 2011, n. 180, recante norme per la tutela della libertà di impresa, statuto delle imprese, prevedeva, all'articolo 18, la presentazione, ogni anno entro il 30 giugno, da parte del Governo, di una legge annuale per le micro, piccole e medie imprese. Ora, sono tre i Ministri che si sono succeduti e, al momento, non l'abbiamo ancora vista.
  Quindi, il quesito è molto semplice: se ed entro quale data il Governo intenda presentare questo disegno di legge, che è un disegno di legge che tutte le imprese, soprattutto le micro e le piccole, attendono.

PAGINA: 0010

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0073

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, rispondo all'onorevole Vignali, dicendo che il disegno di legge annuale per la tutela delle micro, piccole e medie imprese è già stato predisposto ed è già stato anche inviato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per essere trattato nel primo Consiglio dei Ministri utile.
  Questo disegno di legge si compone di 12 articoli che sono il frutto della costante interlocuzione con i membri del tavolo permanente PMI e del confronto, sia interno che esterno al Ministero, con i principali stakeholder in materia di micro, piccole e medie imprese cooperative.
  In particolare, il provvedimento contiene misure volte alla semplificazione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, disponendo l'abrogazione di specifiche prescrizioni normative finalizzate all'accesso a misure agevolative anche di natura fiscale. Viene istituita, inoltre, la figura del tutor di impresa, recependo, nella sostanza, talune buone pratiche sviluppate in alcuni Paesi europei relativamente ai rapporti fra uffici pubblici e imprese. Si tratta, infatti, di una figura deputata ad assistere le imprese nelle fasi di avvio e svolgimento delle procedure, a risolvere situazioni di impasse e a formulare proposte per accelerare la decisione delle amministrazioni. L'obiettivo, quindi, è di invertire l'approccio della pubblica amministrazione ai procedimenti riguardanti le attività produttive, trasformando la pubblica amministrazione da controllore in facilitatore e, in definitiva, a stimolare la crescita.
  Da ultimo, nel frattempo il Ministero ha inserito nel decreto-legge «sblocca Italia» una norma volta a rilanciare il made in Italy e a promuovere l'immagine del prodotto italiano nel mondo. La disposizione prevede, fra l'altro, specifiche azioni in favore delle PMI, tra le quali iniziative straordinarie di formazione e di informazione sulle opportunità offerte dai mercati esteri, il sostegno all'utilizzo degli strumenti di e-commerce, il rafforzamento organizzativo delle stesse PMI con l'erogazione di contributi a fondo perduto in forma di voucher.

PAGINA: 0010

  RAFFAELLO VIGNALI (NCD) (Vedi RS). Si dichiara soddisfatto della risposta ed auspica una celere presentazione del disegno di legge annuale in materia da parte del Governo.

PAGINA: 0073

  RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, sono evidentemente soddisfatto. Ci auguriamo, quindi, di poterlo vedere approvato dal Consiglio dei Ministri e consegnato al Parlamento entro questo mese di ottobre anche perché, tra l'altro, c’è stata qualche anticipazione sui giornali del rapporto OCSE sulle PMI in Italia, che verrà pubblicato nei prossimi giorni, che dice che lo statuto delle imprese è stato uno dei provvedimenti che hanno migliorato @pagina=0074@il contesto di impresa – dentro c'era anche la parte relativa ai pagamenti delle imprese – e invita il Governo pressantemente a presentare questo disegno di legge.
  Evidentemente, è uno strumento utile, che ci viene riconosciuto anche internazionalmente. Quindi, è un'opportunità che abbiamo per aiutare la crescita del nostro sistema e, quindi, usiamolo.

PAGINA: 0010

  GIANFRANCO LIBRANDI (SCpI) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01053 (Vedi All. A) concernente elementi in ordine al livello effettivo dello stoccaggio di gas in Italia ed orientamenti del Governo in merito ad una strategia alternativa di approvvigionamento di idrocarburi.

PAGINA: 0074

  GIANFRANCO LIBRANDI. Signor Presidente, onorevole Ministro, lei ha dichiarato che, in caso di eventuale interruzione delle forniture di gas russo, pari alla metà circa del nostro fabbisogno, l'Italia avrebbe fino a tre mesi di autosufficienza. Sono stime soggette alla variabile climatica e all'instabilità di altri fornitori, come la Libia. In più, eventuali interruzioni del flusso di gas russo avrebbero conseguenze sul prezzo del gas importato da altri Paesi.
  L'Italia è resa particolarmente vulnerabile dal ritardo accumulato sul piano infrastrutturale e su quello della ricerca e produzione nazionale di idrocarburi.
  Le notizie dei tagli delle consegne di Gazprom alla Polonia, alla Slovacchia e all'Austria destano forte preoccupazione tra famiglie e imprese. Occorre una risposta trasparente. Quindi, oltre a ribadire lo stato effettivo delle scorte ordinarie e strategiche italiane di gas, le chiediamo di specificare la strategia alternativa di approvvigionamento che il Governo intende adottare in caso di escalation negativa dei rapporti tra Europa e Federazione russa.

PAGINA: 0010

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0074

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, come lei ricordava onorevole, il Ministero dello sviluppo economico con i propri uffici sta monitorando ormai costantemente la situazione, effettuando anche delle simulazioni sulle potenziali criticità che dovessero crearsi nel settore del gas e anche sulla base delle comunicazioni dell’European energy security strategy della Commissione europea, che contiene le indicazioni per superare le difficoltà legate a possibili interruzioni di forniture di gas. Come lei ricordava, il livello di riempimento dei nostri stoccaggi di gas oggi è molto alto, il 94 per cento dello spazio totale disponibile, e si prevede di raggiungere, entro fine ottobre, il volume di 11,4 miliardi di metri cubi di stoccaggio commerciale, che si andranno ad aggiungere ai 4,6 di riserva strategica esistente. E questo comunque è un volume molto ampio, anche perché è stato monitorato con congruo anticipo e quindi fornisce comunque un buon margine di sicurezza, considerando anche che, nel frattempo, la nostra domanda di gas per la nota congiuntura è calata. Come ricordavo prima nell'informativa sul piano energetico, naturalmente noi importiamo dalla Russia il 49 per cento del nostro fabbisogno di gas, con punte giornaliere anche del 65 per cento. Ovviamente, non ci possiamo nascondere che eventuali interruzioni di gas dalla Russia potrebbero avere inevitabili ripercussioni e conseguenze sui prezzi del gas, ma direi che posso confermarle che, grazie anche a questa azione di monitoraggio, ad oggi noi, pur prevedendo delle possibili ed eventuali criticità, abbiano una sufficiente capacità nel nostro sistema di approvvigionamento da poter superare, senza eccessive difficoltà, anche interruzioni prolungate, sia utilizzando gli altri fornitori che noi abbiamo sia naturalmente attingendo @pagina=0075@eventualmente agli stoccaggi che dicevo prima. Naturalmente, non ci possiamo nascondere che eventuali interruzioni potrebbero avere delle ripercussioni sui prezzi del gas, come ricordavo peraltro anche prima durante l'informativa, e, in parte, questa tensione è stata anche causa del recente incremento delle bollette del gas e dell'energia elettrica che è stato annunciato nei giorni scorsi dall'Autorità elettrica.
  Per quanto riguarda le misure preventive, il Ministero dello sviluppo economico ha già effettuato anche varie riunioni, presso il Ministero, del Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema del gas che ha elaborato anche vari scenari: la quantificazione delle misure preventive di emergenza stabilite dal piano e già collaudata nei passati periodi di emergenza negli inverni 2009 e 2012, le quali prevedono interventi per aumentare l'offerta di gas sul mercato italiano e per monitorare lo svuotamento progressivo degli stoccaggi. Infine, nei prossimi giorni sarà lanciata dal terminale di rigassificazione a largo della costa tirrenica la procedura cosiddetta di peak shaving che, in caso di emergenza, permetterebbe di immettere gas in rete precedentemente scaricato come GNL stoccato nei serbatoi del terminale con breve preavviso, per far fronte a esigenze di richieste di punta del sistema di gas per un periodo limitato di tempo.

PAGINA: 0010

  GIANFRANCO LIBRANDI (SCpI) (Vedi RS). Si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta del Governo, ritenendo indispensabile avviare le grandi opere infrastrutturali in grado di garantire all'Italia l'autosufficienza energetica.

PAGINA: 0075

  GIANFRANCO LIBRANDI. Signor Presidente, onorevole Ministro, mi dichiaro parzialmente soddisfatto della sua risposta. Non è assolutamente sfiducia nei suoi confronti, anzi mi complimento tantissimo per il suo lavoro, ritengo però che, nel caso drammatico di interruzione delle forniture di gas dalla Russia, per l'Italia un'autonomia di soli tre mesi o circa esponga famiglie, scuole, ospedali e aziende ad un'incertezza eccessiva. Abbiamo bisogno di una strategia di lungo periodo che dia la prospettiva di una autosufficienza piena da qualsiasi fornitore straniero. Andrebbe attivato un tavolo di crisi al massimo livello istituzionale e la gestione della sicurezza energetica nazionale è una priorità assoluta, seconda solo alla disoccupazione. Dobbiamo superare le piccole resistenze localistiche di chi blocca grandi opere infrastrutturali come il gasdotto TAP e i rigassificatori. Non possiamo rinunciare ad una nuova stagione di ricerca e produzione nazionale di idrocarburi che coniughi sicurezza ambientale e opportunità di lavoro. La Croazia sta esplorando l'Adriatico in cerca di gas: dobbiamo prenderci solo i rischi o possiamo finalmente cogliere le opportunità da Paese che guardi e valorizzi le soluzioni concrete ? Il rischio dell'aumento dei prezzi andrebbe contrastato quanto meno con la sterilizzazione dell'IVA sul consumo. Chiudo con un auspicio: speriamo che presto queste dolorose ma necessarie sanzioni europee raggiungano il loro scopo: indurre Putin a sedersi al tavolo del dialogo.
  Il Governo italiano può e deve giocare un ruolo importante per riportare la Russia sul terreno del confronto democratico e pacifico.

PAGINA: 0011

  DALILA NESCI (M5S) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01054 (Vedi All. A) concernente chiarimenti in merito alle prospettive di cessione di una quota di Rai Way.

PAGINA: 0075

  DALILA NESCI. Signor Ministro, la nostra domanda riguarda Rai Way, che è l'azienda dello Stato, quindi pagata con le tasse di tutti gli italiani, che detiene i ponti radio di trasmissione attraverso i quali passano i segnali radiotelevisivi e informazioni di rilevante interesse nazionale. Da notizie di stampa e da dichiarazioni del suo stesso Governo, sappiamo che state procedendo alla vendita di Rai Way, o @pagina=0076@meglio alla svendita di Rai Way, e pare che vadano sul mercato quote per 400 milioni di euro.
  Allora noi vogliamo sapere da lei quante quote state per svendere e, soprattutto, che garanzia ha il Governo che Rai Way, il principale asset dell'azienda RAI, vada in mano ai privati, cioè ai diretti concorrenti del servizio pubblico, perché questo è il rischio che teme il MoVimento 5 Stelle, anche alla luce del fatto che non esiste più quel DPCM, che ci aspettavamo con il decreto IRPEF, in cui si spiega con quale modalità verranno vendute le quote di Rai Way.

PAGINA: 0011

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0076

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, rispondo all'onorevole interrogante che il Governo, nell'ambito del programma di razionalizzazione e di riassetto industriale delle partecipazioni societarie detenute dalla RAI, con il decreto-legge n. 66 del 2014, ha previsto la possibilità di cedere sul mercato, con modalità trasparenti, quote di Rai Way, società che possiede e gestisce gli impianti della TV pubblica, garantendo, in ogni caso, la continuità del servizio.
  Allo scopo, un apposito DPCM, adottato su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con il MISE, individua le modalità di alienazione delle quote, consentendo alla RAI di venderle anche in più tranche, fino a un massimo del 49 per cento. Tale disposizione ha lo scopo di mantenere in mano pubblica la quota di maggioranza. Il DPCM fissa, inoltre, limiti alla vendita, lasciando alla RAI e al Ministero dell'economia e delle finanze, in qualità di azionista, la decisione circa le modalità con cui effettuare l'alienazione delle quote. Viene privatizzata unicamente la gestione delle torri di trasmissione, senza cessione delle frequenze, che rimangono nella titolarità della RAI.
  Con riguardo alle preoccupazioni espresse dagli onorevoli interroganti, si fa presente che in questo momento il mercato registra una significativa domanda di torri di trasmissione (telecomunicazioni), come si evince anche dall'operazione effettuata da Mediaset, che in aprile ha collocato il 25 per cento di Ei Towers per 283,7 milioni di euro, cui potrebbero seguire operazioni analoghe di Wind e di Telecom.
  Va tenuto conto, altresì, che tutte la società che erogano servizi pubblici radiotelevisivi in Europa non possiedono direttamente le torri di trasmissione, come accade, ad esempio, per la BBC, che utilizza, infatti, torri di proprietà della società Arqiva, le quali fanno capo a società che svolgono un'attività industriale diversa da quella editoriale.
  Con questa operazione si potranno aprire nuove prospettive di sviluppo nel contesto europeo delle telecomunicazioni per Rai Way, che, ad oggi, costituisce una risorsa poco sfruttata, limitandosi a trasportare solo il segnale della RAI.

PAGINA: 0011

  DALILA NESCI (M5S) (Vedi RS). Esprime forti perplessità sulla risposta data dal Governo, sottolineando come la «svendita» di Rai Way possa comportare gravi ripercussioni sul piano economico e su quello del pluralismo informativo.

PAGINA: 0076

  DALILA NESCI. Signor sottosegretario, nemmeno Silvio Berlusconi era riuscito a fare tanto durante il suo Governo ! Adesso è Renzi che gli consegna direttamente le chiavi del più strategico asset di tutto il Paese. Questo Governo, con la scusa degli sprechi, ha tagliato 150 milioni al servizio pubblico, per poi legittimare, di fatto, questa svendita di Rai Way. Ma la cosa importante che devono sapere gli italiani è che chi potrebbe essere interessato a comprare le quote di Rai Way è proprio Ei Towers, che è la società detenuta per la maggioranza da Mediaset. Capite cosa significa ?
  Significa che, se Rai Way va in mano a un privato e questo privato, addirittura, è in politica, l'informazione sarà meno libera e i cittadini continueranno ad essere disinformati, e saranno costretti a sentire le balle che avete raccontato in questi anni, che avete raccontato a tutti, dicendo che questo Paese andava bene, che non era in crisi, e invece è un Paese in recessione.@pagina=0077@
  Con la svendita di Rai Way si aggrava la situazione democratica del nostro Paese, anche perché vorremmo sapere da Renzi cosa si è detto in quell'incontro privato con i vertici di Sky; per non parlare, poi, del fatto che a questa cosa si aggiunge la delibera dell'Agcom, che ha fatto un maxi sconto a Mediaset, togliendo liquidi allo Stato (si parla di 100 milioni di euro circa). La cosa gravissima è che a legittimare tutto questo è il vostro Governo e l'inciucio con Berlusconi, perché noi pensiamo che nel Patto del Nazareno ci sia anche questo.
  Noi siamo fortemente preoccupati e speriamo che questa cosa non avvenga, soprattutto perché ancora, dopo la sua risposta, non sono assolutamente chiare le modalità di cessione di queste quote.

PAGINA: 0011

  ERASMO PALAZZOTTO (SEL) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01055 (Vedi All. A) sulle iniziative volte a salvaguardare i livelli occupazionali del call center Accenture outsourcing di Palermo.

PAGINA: 0077

  ERASMO PALAZZOTTO. Signor Presidente, signora Ministro parlare in quest'Aula della vicenda del call center di Accenture di Palermo non significa parlare soltanto del futuro di 262 lavoratori, che stanno occupando in questo momento la sede del call center e delle loro famiglie, ma significa parlare, più in generale, di un settore come quello dei call center in cui lavorano circa 80 mila persone. Un settore dove delocalizzazione, dumping salariale, gare al massimo ribasso, hanno prodotto condizioni di semischiavitù per un'intera generazione. Accenture e British Telecom stanno mettendo in scena una farsa, rimpallandosi le responsabilità, con l'obiettivo di abbassare il costo del lavoro solo a scapito dei lavoratori. Finora il Governo ha assistito senza partecipare con propri rappresentanti politici ai tavoli. Noi vorremmo sapere in quest'Aula se il Governo intende intervenire o continuare a fare lo spettatore, mentre le aziende stanno facendo questo balletto, stanno mettendo in crisi i lavoratori.

PAGINA: 0011

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0077

  FEDERICA GUIDI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, presso il Ministero dello sviluppo economico, in data 22 settembre, si è tenuto un incontro relativo proprio alla situazione Accenture outsourcing di Palermo. Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti della società Accenture outsourcing e della società British Telecom – da ora BT Italia Spa – e rappresentanti della regione Sicilia, del comune di Palermo, oltre alle organizzazioni sindacali. Attualmente sono in corso le trattative tra le due società che sono tese a garantire il rilancio del call center di Palermo, oltre che al mantenimento dei livelli occupazionali e le due aziende stanno cercando, con determinazione, un punto d'incontro ed è stato, infatti, riscontrato un notevole avvicinamento tra le due posizioni. Affinché le negoziazioni commerciali possano proseguire entrambe le aziende hanno riferito di ritenere necessario il confronto con le parti sociali, così da individuare le modalità con cui riassorbire e riallocare l'intera forza lavoro. A questo proposito, le organizzazioni sindacali si sono rese disponibili ad esplorare la possibilità di raggiungere un accordo sindacale, chiedendo all'azienda di fornire, in occasione delle riunioni previste per l'espletamento delle trattative, maggiori spiegazioni e maggiori elementi che favoriscano una valutazione organica e complessiva della posizione dei lavoratori. A valle dell'incontro le parti hanno deciso di fissare due successive @pagina=0078@riunioni, l'una tra le organizzazioni sindacali e BT Italia Spa, e l'altra tra le organizzazioni sindacali e Accenture. Il Ministero ha dichiarato il proprio impegno a valutare quali strumenti sia possibile mettere in campo a supporto delle aziende che intendono riqualificare i lavoratori e rinnovare le piattaforme tecnologiche. Comunque è stata già prevista per il 3 ottobre prossimo una nuova riunione salvo diverse indicazioni delle parti.
  In riferimento, poi, alle situazioni occupazionali il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha comunicato che per l'unità di Palermo della società Accenture outsourcing, con proprio decreto dell'11 settembre del 2013, è stato autorizzato il trattamento d'integrazione salariale a seguito dalla stipula di un contratto di solidarietà, per il periodo dal 1o febbraio 2013 al 31 gennaio 2014, in favore di 244 unità lavorative e successivamente, con decreto del 17 giugno del 2014, è stato autorizzato il trattamento per ulteriori 12 mesi in favore di 236 unità su un organico aziendale complessivo di 940 unità.
  Il Ministero segue con molta attenzione la problematica su tutto il territorio nazionale, in particolare è stato anche istituito un tavolo di settore a cui partecipano oltre ai rappresentanti del MISE anche esponenti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali. In questa sede sono affrontate diverse tematiche, quali, ad esempio, stabilire una politica industriale di settore che renda omogeneo l'intervento nelle varie regioni per le varie iniziative finalizzate a rendere certo il quadro normativo di riferimento e misure in tema di fiscalità.
  Il tavolo poi ha anche esaminato la possibilità di riattivare l'osservatorio permanente riguardante il settore, con l'obiettivo di dare risposte strutturali ad un settore caratterizzato da rapporti di lavoro precario, da un elevato numero di addetti e da una forte delocalizzazione e di valutare interventi normativi in grado di tutelare al meglio l'occupazione.

PAGINA: 0011

  ERASMO PALAZZOTTO (SEL) (Vedi RS). Si dichiara non soddisfatto della risposta del Governo, auspicando un costante monitoraggio sui fenomeni di delocalizzazione che troppo spesso incidono negativamente sui livelli occupazionali.

PAGINA: 0078

  ERASMO PALAZZOTTO. Signor Presidente, signora Ministro, noi non ci riteniamo soddisfatti da questa risposta e non ci riteniamo soddisfatti perché, anche con questo intervento, ci è stato confermato che davanti ad una crisi, come quella che riguarda questo settore, il Governo non solo assiste da spettatore, ma molto spesso fa il notaio, cioè certifica esattamente quella condizione che le aziende impongono.
  British Telecom e Accenture sono due aziende, due multinazionali, che non stanno vivendo e affrontando un periodo di crisi, ma semplicemente, nella competizione al massimo ribasso anche rispetto al tema delle delocalizzazioni, cercano di abbassare il costo del lavoro solo sulle spalle dei lavoratori.
  Già una volta British Telecom era titolare del call center di Palermo e, con un'operazione spericolata di cessione di un ramo di azienda, ha ceduto ad Accenture, che ha preso incentivi e finanziamenti pubblici per avere quel sito e, come unica committente, aveva la stessa British Telecom. È il gioco delle scatole cinesi.
  Oggi il fenomeno delocalizzazioni comporta ulteriori riduzioni del costo del lavoro da parte delle aziende e questo si vuole scaricare solo sulle spalle dei lavoratori. Vede, il salario medio di un operatore di call center in Albania è di 80 euro. Quello che a noi interessava sapere qui era se il Governo pensava che la competizione con i Paesi meno sviluppati del nostro dovesse essere sui salari dei lavoratori. Oggi le imprese propongono ancora una volta – e concludo – di ridurre ulteriormente il salario, dopo l'accordo sindacale del 2013 che qui lei richiamava.
  Ecco, noi pensiamo che questo non sia accettabile. Noi rimaniamo a fianco dei lavoratori e riteniamo vergognoso che il Governo non intenda intervenire e richiamare alle proprie responsabilità due @pagina=0079@aziende come Accenture e British Telecom (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PAGINA: 0011

  GAETANO PIEPOLI (PI) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01056 (Vedi All. A) sulle iniziative a sostegno della produzione agricola pugliese, con particolare riferimento al settore dell'olivicoltura.

PAGINA: 0079

  GAETANO PIEPOLI. Signor Presidente, signor Ministro, sappiamo bene che lei è bene a conoscenza e certamente ha tutta l'intenzione di intervenire al riguardo.
  Noi abbiamo il dovere di sottoporre l'emergenza terribile dell'agricoltura pugliese, in particolare le preoccupazioni degli operatori del settore agricolo con riferimento all'inizio della raccolta delle olive, dove si prevede una fortissimo calo – viene stimato circa dell'80 per cento – non solo per la specifica malattia della xylella, ma anche per un'annata di eccezionale riduzione fisiologica della resa, per la presenza di altre patologie come rinchite, mosca dell'olivo e via dicendo e, poi, soprattutto, per il peso sempre più forte in ordine alla produzione viticola della peronospora, per la progressiva riduzione delle superfici seminate a grano duro, cosa che sta diventano sempre più cronica, nonché per fenomeni anche spesso intollerabili di cattiva concorrenza nel settore caseario.
  Noi vorremmo, quindi, chiedere quali misure, in particolare anche con riferimento alla...

PAGINA: 0011

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0079

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevoli deputati, con riguardo alle misure che si intendono adottare per fare fronte ai danni subiti dal settore agricolo della regione Puglia, a causa delle avversità atmosferiche e di numerose fitopatie, preciso che nel corso di una recente visita nelle zone colpite dall'alluvione del Gargano ho avuto proprio modo di constatare di persona l'entità dei danni subiti e della situazione.
  Durante l'incontro ho assunto l'impegno di intervenire in loro favore con misure concrete. Ho dato immediatamente disposizione ad Agea di procedere all'erogazione dell'anticipo dei pagamenti diretti della PAC già a partire dal prossimo 16 ottobre, piuttosto che attendere il 1o dicembre, come previsto dalle norme europee. In questo modo le aziende colpite dalle avversità negli ultimi mesi potranno contare su un'iniezione di liquidità di fondamentale importanza per realizzare i primi interventi necessari al ripristino delle condizioni produttive.
  Stiamo operando a fianco della regione Puglia, al fine di adottare le necessarie iniziative, eventualmente anche di carattere normativo, al fine di compensare i danni da alluvione a carico delle strutture aziendali, alle scorte, alle infrastrutture agricole, fino al 100 per cento del costo di ripristino, sulla base della recente delibera della giunta regionale del 29 settembre 2014, propedeutica alla dichiarazione dello stato di eccezionale avversità atmosferica.
  Inoltre, nel corso del sopralluogo nelle zone colpite, a cui hanno preso parte anche le autorità regionali, la regione Puglia si è impegnata ad attivare le misure contenute nel programma di sviluppo rurale, cofinanziato dall'Unione europea, soprattutto per quello che riguarda il sostegno agli investimenti di ripristino del potenziale produttivo. Al riguardo, preciso anche che, per quanto concerne la pertinente @pagina=0080@copertura finanziaria e la rimozione del vincolo normativo, stiamo lavorando in sinergia con la Presidenza del Consiglio, sia per quanto concerne la copertura degli interventi, che per l'adeguamento normativo.
  Infine, per quanto riguarda l'emergenza xylella, ho già firmato il decreto con cui si stabiliscono gli interventi straordinari da mettere in atto per contrastare il diffondersi del batterio. La relativa dotazione finanziaria è già stata assegnata da tempo al soggetto indicato dalla regione Puglia.

PAGINA: 0011

  GAETANO PIEPOLI (PI) (Vedi RS). Si dichiara soddisfatto della risposta del Governo.

PAGINA: 0080

  GAETANO PIEPOLI. Signor Presidente, mi reputo assolutamente soddisfatto delle parole del Ministro. Mi permetto solo di dire che ci auguriamo che il Ministero, sia pur in concerto con gli altri enti che ne hanno competenza, in particolare la regione, sempre più sostenga un processo di modernizzazione che sia in grado, in particolare, di dare una dimensione associata a settori produttivi all'interno dell'agricoltura pugliese perché sia un pezzo importante di un sistema agroalimentare moderno. Questo forse ci aiuterà ad evitare di essere sistematicamente chiamati a parlare solo di continue emergenze.

PAGINA: 0012

  ANIELLO FORMISANO (Misto-CD) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01057 (Vedi All. A) sulle iniziative di competenza per una mappatura delle aree agricole nella cosiddetta «Terra dei fuochi».

PAGINA: 0080

  ANIELLO FORMISANO. Signor Presidente, Ministro, la necessità di questa interrogazione scaturisce dal dramma che sta vivendo la produzione agricola locale nella «Terra dei fuochi». Noi di Centro Democratico sappiamo che avete già individuato 5 livelli di pericolosità e sappiamo che vi sono alcuni settori in cui la produzione potrebbe essere commercializzata. Ma sappiamo altrettanto che ciò non avviene. Credo che lei conosca la drammatica realtà in cui gli operatori del settore si trovano a vivere.
  La domanda al Governo è la seguente: dopo aver individuato la mappatura, con i 5 livelli di pericolosità, perché questi dati fanno fatica a passare nell'opinione pubblica ? Perché non si capisce ancora o perché non si fa qualche cosa che faccia capire che alcuni prodotti sono immuni, possono essere commercializzati e che per quelli, invece, insistenti nelle aree più pericolose c’è già l'interdizione ? Insomma, cosa fa questo Governo, che noi sosteniamo e vorremmo continuare a sostenere, per fare sì che...

PAGINA: 0012

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0080

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevoli deputati, il decreto-legge n. 136 del 2013 dispone che il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, l'ISPRA, l'Istituto superiore di sanità, l'Agenzia regionale per la protezione civile ambientale in Campania, svolgano le indagini tecniche per la mappatura dei terreni della regione Campania destinati all'agricoltura; ciò al fine di accertare l'eventuale esistenza di effetti contaminanti causati da sversamenti e smaltimenti abusivi di rifiuti, anche mediante combustione.
  Con direttiva emanata il 23 dicembre 2013 abbiamo costituito un apposito gruppo di lavoro, oggi coordinato dal Capo del Corpo forestale dello Stato, definito gli indirizzi comuni e le priorità per lo svolgimento delle attività e individuato, sulla @pagina=0081@base delle indicazioni della regione, 57 comuni, ubicati nelle province di Napoli e di Caserta, sui quali svolgere prioritariamente le indagini.
  Il gruppo di lavoro ha definito un modello scientifico per la classificazione dei terreni potenzialmente interessati da sversamenti illeciti di rifiuti, ha individuato i siti interessati da sversamenti, incrociando, per la prima volta in assoluto, i dati in possesso dei diversi enti interessati. Il gruppo ha quindi predisposto, sulla base di questi dati, una relazione scientifica che ha dato conto dei risultati e delle metodologie tecniche utilizzate, dividendo i siti interessati – come si diceva – da sversamenti per un totale di 1.146 ettari in 5 classi di rischio, le cui sintesi e i relativi allegati sono già pubblicati sul sito del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
  A seguito dell'analisi e dell'integrazione geografica dei dati analitici, nonché dell'analisi multitemporale delle ortofoto effettuata su tutto il territorio dei 57 comuni definiti come prioritari, sulla base di questa relazione scientifica elaborata dal gruppo di lavoro, con decreto adottato di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare l'11 marzo 2014 sono state predisposte le indagini su questi 51 siti. Nelle more dell'esecuzione delle indagini dirette, nel rispetto del principio di precauzione di cui all'articolo 7 del regolamento n. 178 del 2002, è stata comunque vietata l'immissione sul mercato dei prodotti agricoli. Per effetto del richiamato decreto si è svolta la prevista attività di campionamento sui 51 siti interessati ed è attualmente in corso l'acquisizione dei risultati delle analisi.
  Sulla base – e concludo – di tali risultati si procederà, quindi, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 136 del 2013, ad individuare in via definitiva i terreni della regione Campania che non possono essere destinati alla produzione agricola, ma esclusivamente a colture diverse. Ricordo, inoltre, che con la direttiva del 16 aprile scorso sono stati indicati ulteriori terreni della regione Campania su cui svolgere le indagini tecniche ricadenti nei territori di 22 comuni aggiuntivi ubicati nella provincia di Napoli e nella provincia di Caserta. Desidero solo in ultima battuta...

PAGINA: 0012

  ANIELLO FORMISANO (Misto-CD) (Vedi RS). Si dichiara soddisfatto della risposta del Governo.

PAGINA: 0081

  ANIELLO FORMISANO. Signor Presidente, Ministro, la ringrazio per l'esaustività delle notizie che ci ha fornito e chiedo magari se può fornire, anche al sottoscritto e alle forze politiche in generale, i dati di questa mappatura che si avvia a conclusione. Lei ha colto qual era l'essenza del nostro intervento. Il fatto che la relazione scientifica sia pubblicata sul sito del Ministero nulla mette e nulla toglie rispetto a quelle che sono le esigenze commerciali di quelli che stanno in un sito idoneo e che producono prodotti commestibili che, purtroppo, pagano le stesse conseguenze. Quello che le chiediamo e continueremo a chiedere al Governo è qualcosa in più, è che questi dati passino nell'opinione pubblica. È del tutto evidente che chi compra deve sapere che può comprare, così come deve sapere che non può comprare abusivamente da altre parti. Questo non basta, però, che venga contenuto nel sito del Ministero. Questo occorre che diventi patrimonio collettivo o, altrimenti, come dicevo illustrando l'interrogazione, aggiungeremo al dramma che vivono i cittadini della Terra dei fuochi il dramma che vivono i produttori della medesima Terra dei fuochi. E questo la @pagina=0082@Campania e quelle zone non lo sopporterebbero, come non lo stanno sopportando.
  Quindi, grazie per quello che state facendo, ma impegnatevi un pò di più, anche attraverso la regione Campania, che non può essere assente su questa vicenda, e attraverso le comunità locali, vivaddio laddove ciò è possibile farlo, affinché vengano pubblicizzati in modo corretto i risultati di questo lavoro scientifico che il Ministero ha predisposto. In base a ciò, la dichiarazione è di soddisfazione rispetto a questi dati che in qualche modo mancavano alla conoscenza pubblica. Grazie Ministro e grazie Presidente.

PAGINA: 0012

  ROBERTO CAON (LNA) (Vedi RS). Illustra l'interrogazione Guidesi n. 3-01058 (Vedi All. A) sulle iniziative, nell'ambito del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, volte a salvaguardare le esportazioni agroalimentari italiane in relazione alle sanzioni deliberate dalla Federazione russa.

PAGINA: 0082

  ROBERTO CAON. Signor Presidente, signor Ministro, le chiediamo se non ritenga doveroso cogliere l'occasione del semestre europeo di Presidenza italiana per proporre soluzioni immediate ed efficaci per l’export agroalimentare italiano, che prevedano misure di sostegno, che siano eque e trasparenti nella ripartizione delle risorse e che tengano conto delle diverse realtà produttive e del diverso impatto che le azioni sanzionatorie e le contromisure dell'embargo russo hanno avuto, nonché sollecitare la Commissione europea affinché adotti, nel più breve tempo possibile, il nuovo regolamento in quanto l'agricoltura ed il nostro Paese non possono permettersi tempi di attesa troppo lunghi a causa della burocrazia di Bruxelles, e se intenda intervenire presso le competenti autorità europee affinché sia messa in atto un'incisiva attività diplomatica mirante a trovare i giusti compromessi per superare l'attuale problema degli embarghi.

PAGINA: 0012

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0082

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevoli deputati, sull'embargo della Russia nei confronti di alcuni prodotti agricoli alimentari, l'Italia, presidente di turno dell'Unione europea, si è mossa con tempismo.
  Già a fine agosto sono state attivate dalla Commissione le prime misure urgenti di sostegno a favore delle produzioni di pesche nettarine particolarmente utili per i nostri produttori in un momento di ribasso dei prezzi e di stagnazione dei consumi. Successivamente, nei primi giorni di settembre è stato adottato un regolamento per il sostegno di altri settori ortofrutticoli in particolare mele, pere, susine e altri prodotti. Le misure riguardavano i ritiri di mercato, la raccolta verde, la mancata raccolta con la possibilità da parte delle organizzazioni dei produttori di beneficiare del sostegno aggiuntivo oltre il tetto previsto dalla regolamentazione europea. Per tali interventi sono stati messi a disposizione 125 milioni di euro. Inoltre, proprio su iniziativa italiana, il 5 settembre scorso si è svolto un Consiglio straordinario dei ministri dell'agricoltura dell'Unione nel cui contesto è stato fatto il punto della situazione sugli effetti dell'embargo. Successivamente, per il settore lattiero-caseario sono stati adottati una serie di regolamenti con misure di sostegno per il burro e il latte in polvere e l'ammasso dei formaggi. In particolare, il regolamento per l'ammasso dei formaggi ha consentito ai produttori italiani di beneficiare di un importante sostegno soprattutto per le produzioni di formaggi a @pagina=0083@pasta dura quali il Grana padano e il Parmigiano reggiano. Quest'ultimo regolamento è stato poi abrogato dalla Commissione il 22 settembre scorso, salvaguardando comunque gli effetti per i produttori che nel frattempo avevano presentato richiesta. Per quanto concerne il settore ortofrutticolo, il regolamento delegato è stato sospeso il 10 settembre, con effetto dal 4, a causa degli elevati quantitativi di prodotti notificati. L'Italia si è subito attivata con la Commissione per sbloccare questa fase di impasse e, infatti, il 30 settembre è stato pubblicato il regolamento delegato (UE) n. 1031 che introduce ulteriori misure eccezionali a supporto dei produttori ortofrutticoli interessati dall'embargo. Nel provvedimento viene confermato l'impianto operativo già approvato con il precedente regolamento per quanto riguarda i beneficiari, le tipologie di misure e le procedure. Il regolamento prevede un'attribuzione per Stato membro di quantitativi di prodotto. Va rilevato che la Commissione ha comunicato che, per queste misure specifiche, la disponibilità finanziaria sarebbe aggiuntiva di 165 milioni di euro. Sono stati determinati anche i volumi massimi ammessi per i quattro gruppi di prodotti (mele, pere, uva, kiwi e susine; agrumi; pomodori; cetrioli, carote e peperoni) per un volume addizionale di tremila tonnellate a disposizione di ogni Stato membro. Il volume massimo di prodotti oggetto di intervento è fissato a 403.085 tonnellate ripartito per 13 Stati. All'Italia sono assegnate 77.270...

PAGINA: 0012

  ROBERTO CAON (LNA) (Vedi RS). Sottolinea la necessità di intervenire con urgenza per salvaguardare le esportazioni agroalimentari italiane.

PAGINA: 0083

  ROBERTO CAON. Ministro, lei mi ha elencato una serie di numeri. Però, purtroppo, le posso garantire che le nostre aziende oggi con questi numeri non possono più attendere. Prima di tutto perché l'erogazione sicuramente è molto lunga, molto farraginosa e anche molto vessatoria in certi casi proprio per chi va a chiederla. Secondo aspetto, noi stiamo perdendo tutti i nostri clienti all'estero su questo agroalimentare e, nel frattempo, vanno dentro altri Stati, vanno dentro altre nazioni in Russia a vendere magari anche un falso made in Italy. È questo il problema nostro: nel frattempo che c’è questo embargo, noi perdiamo i clienti e chi va al posto nostro difficilmente poi, dovesse finire l'embargo, si ritirerà dal mercato. Perciò io dico: prima di tutto dobbiamo creare i presupposti per i mercati nuovi. Tutti ci chiedono più PIL, l'Europa ci chiede più PIL ma, nel frattempo, ci chiudono i nostri mercati di sfogo e di sbocco per le nostre merci. Perciò, mi sembra veramente di parlare con dei pazzi in Europa e non con persone serie, dico la verità, perché è inutile che mi diano il sovvenzionamento perché possa tirare a campare quando, cosa più importante, chiudono quei mercati vitali con i quali ho organizzato la mia azienda perché possa essere così concorrente e abbia una competitività tale per riuscire a vendere le merci. Faccio un'ultima osservazione: il Ministro Mogherini è stato nominato, a noi interessa che il ministro Mogherini abbia la nomina ma a noi interessa che il lavoro rimanga qua in Italia e non solo le nomine (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

PAGINA: 0012

  COLOMBA MONGIELLO (PD) (Vedi RS). Illustra l'interrogazione Oliverio n. 3-01059 (Vedi All. A) sulle iniziative volte a rafforzare la cooperazione, a livello europeo, per la tutela del patrimonio agroalimentare italiano, anche in riferimento alla lotta alla contrattazione sul web.

PAGINA: 0084

  COLOMBA MONGIELLO. Signor Presidente, signor Ministro, la contraffazione alimentare è un vero e proprio sistema economico con forti connotati criminali che costa alle aziende miliardi di euro di fatturato, la perdita di oltre centomila posti di lavoro. A subirne gli effetti sono le imprese che producono qualità a costo di enormi sacrifici e i consumatori, la salute dei quali è messa a rischio dalla spregiudicatezza degli agropirati. Lei stesso, in conferenza stampa, due giorni fa, ha fornito i risultati dei primi otto mesi di attività di controllo degli organismi del MiPAAF che hanno operato oltre sessantamila controlli e sequestri per 32 milioni di euro. Il Parlamento anch'esso ha legiferato a difesa del made in Italy, cito fra tutte la legge salva olio; a livello europeo il meccanismo ex officio, fortemente voluto dall'Italia, sta dando i primi risultati insieme al pacchetto qualità che ha considerato l'agroalimentare non solo cibo, ma patrimonio culturale dell'Unione europea.
  Ciò che le chiediamo, Ministro, è cosa intenda fare il Governo per aumentare la cooperazione europea in funzione della maggiore tutela del patrimonio agroalimentare italiano...

PAGINA: 0013

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0084

  MAURIZIO MARTINA, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Signor Presidente, onorevoli deputati, la tutela ex officio delle nostre produzioni di qualità, a meno di un anno dall'attivazione in Italia, si è mostrata molto efficace, diffondendo in Europa la consapevolezza che la lotta alla contraffazione appare indispensabile per lo sviluppo dell'economia. Il nostro Paese si è posto al centro di un'intensa opera di sensibilizzazione; accanto a questa attività di vigilanza e controllo contro gli usi illeciti delle denominazioni tutelate italiane, abbiamo avviato una fitta comunicazione con gli altri Stati membri con l'intento di conoscere al meglio gli aspetti patologici del problema. Su iniziativa dell'Italia, è stato attivato un gruppo di lavoro con alcuni Paesi mediterranei maggiormente interessati alla salvaguardia delle denominazioni tutelate, onde condividere i risultati ottenuti nel contrasto alle frodi.
  L'obiettivo ultimo, però, è quello di coinvolgere tutti gli Stati membri e creare un tavolo permanente dove avere costantemente contezza delle problematiche emerse, delle strategie comuni poste in essere e dei risultati conseguiti. A questo riguardo, tengo a evidenziare come il sistema dei controlli in campo agroalimentare rappresenti proprio uno dei punti di forza e di grandezza del made in Italy ed è stato certificato anche nell'ultimo audit della Commissione europea. Questo sistema di controlli costituirà il punto di partenza del Forum internazionale sui controlli agroalimentari in programma a Milano nel marzo del 2015, dove saranno riunite tutte le strutture di controllo europee in tema di tutela del settore agroalimentare, per il confronto e il potenziamento degli strumenti di contrasto alle frodi; evento propedeutico anche ad Expo Milano 2015.
  Nel corso della riunione informale dei Ministri dell'agricoltura europea tenutasi proprio ieri a Milano, ho avuto modo di sottolineare ai colleghi l'importanza di questo appuntamento a cui verranno invitate tutte le autorità nazionali responsabili in materia di lotta alla contraffazione. @pagina=0085@In proposito, ritengo anche utile segnalare all'Aula la decisione proprio di oggi della Commissione europea di avviare una procedura di infrazione contro il sistema di etichettatura inglese a semaforo, anche su nostro impulso. Anche il commercio sul web rappresenta senza dubbio, per noi, una sfida fondamentale, tanto più in considerazione della crescita del mercato e-commerce agroalimentare.
  Lo scorso maggio, proprio per la tutela delle nostre produzioni di qualità sul web, la nostra amministrazione e la piattaforma e-commerce eBay hanno siglato insieme un protocollo di intesa che ha già dato importanti e innovativi risultati. L'idea nostra è sviluppare ulteriormente questi strumenti, allargando le maglie dell'operatività della convenzione, con la consapevolezza che questa è solo la prima sperimentazione utile e fa scuola su tutto il fronte europeo.

PAGINA: 0013

  NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO (PD) (Vedi RS). Ribadisce che l'azione di contrasto ai fenomeni di contraffazione in campo agroalimentare deve necessariamente avvalersi di una forte cooperazione internazionale.

PAGINA: 0085

  NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO. Signor Presidente, l'attenzione che il Ministro Martina sta dedicando ai temi della contraffazione nel mercato agroalimentare assicura, senza dubbio alcuno, un sostegno reale a quanti operano nella filiera. Tuttavia, serve un impegno dal respiro sovranazionale, perché i danni all'economia italiana sono sempre più spesso provocati da condotte pericolose messe in atto in altri Paesi.
  Per questo, è necessario guardare alla cooperazione internazionale come ad una rete essenziale per lo scambio di informazioni in possesso dei singoli Stati. I flussi commerciali e le materie prime provenienti dall'estero devono essere resi pubblici. Nessuno dovrebbe dimenticare che tutti noi paghiamo per queste frodi quando il cibo contraffatto è ormai giunto sulle nostre tavole, ed è tardi. La rete Internet, purtroppo, sdogana valanghe di prodotti alimentari contraffatti e l'organismo internazionale ICANN consente a chiunque di utilizzare i nomi a dominio «vin» o «wine» come semplici termini generici, con il rischio che vengano messi in circolazione prodotti che richiamano falsamente le eccellenze italiane. Eppure, l'origine dei prodotti e delle materie prime costituisce l'elemento imprescindibile nel riconoscimento e nella commercializzazione delle produzioni a denominazione di origine o IGP. Ma soprattutto, rappresenta l'informazione sulla base della quale il consumatore decide di acquistare. Positiva, poi, è la norma del «decreto competitività» che attribuisce al MiPAAF il compito di condurre una consultazione pubblica tra i consumatori per valutare in quale misura venga percepita come significativa l'indicazione relativa al luogo di origine o di provenienza del prodotto alimentare e della materia prima agricola utilizzata nella produzione delle stesse o quando l'omissione delle medesime indicazioni sia ritenuta ingannevole.

PAGINA: 0013

  PAOLO RUSSO (FI-PdL) (Vedi RS). Illustra la sua interrogazione n. 3-01060 (Vedi All. A) concernente iniziative di competenza per la sospensione della carica di sindaco di Napoli di Luigi De Magistris ed intendimenti circa la possibilità di differire l'elezione del consiglio metropolitano.

PAGINA: 0086

  PAOLO RUSSO. Signor Presidente signor Ministro, siamo al cospetto di una vicenda paradossale e grave, sicuramente unica nel suo genere. È noto a tutti che il sindaco di Napoli è stato condannato a 16 mesi per abuso d'ufficio: pare evidente che questo comporterà nelle prossime ore la sospensione del primo cittadino e la sua sostituzione, per l'ordinaria amministrazione, dal vicesindaco. C’è da dire che non solo il sindaco ma anche il vicesindaco è gravato da una condanna di primo grado, peraltro per un grave reato, ma non è questo su cui obietto, piuttosto rilevo come la guida della città metropolitana non possa essere considerata attività ordinaria, visto che si tratta di un'attività per la quale è stata necessaria una previsione normativa ad hoc e quindi indiscutibilmente non ordinaria, anzi aggiuntiva. Per questo, signor Ministro, siamo a chiederle un intervento per evitare che si determini l'ennesimo vulnus a danno dei cittadini, che non solo non possono eleggere il sindaco della città metropolitana ma addirittura si troverebbero con la guida di un processo costituente affidato ad un vicesindaco, magari appena nominato, non eletto, privo anche di quella necessaria legittimazione democratica.

PAGINA: 0013

  ANGELINO ALFANO, Ministro dell'interno (Vedi RS). Risponde all'interrogazione.

PAGINA: 0086

  ANGELINO ALFANO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, gli interroganti, in merito alla sentenza di condanna non definitiva per abuso d'ufficio pronunciata dal tribunale di Roma nei confronti del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, chiedono di sapere come il Ministro dell'interno intenda intervenire per garantire la sospensione del predetto amministratore e se non ravvisi in tal caso gli estremi per differire le elezioni del consiglio metropolitano di Napoli, fissate per il 12 ottobre prossimo.
  Le statuizioni del decreto legislativo n. 235 del 2012, relative, tra l'altro, alla sospensione e decadenza anche degli amministratori locali, appaiono chiare, e del resto hanno trovato recente applicazione in due casi del tutto analoghi. Coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per una serie tassativa di reati, tra i quali espressamente quello di abuso d'ufficio, sono sospesi di diritto dalle cariche elettive e la sospensione cessa ope iuris di produrre effetti, decorsi 18 mesi dalla sua applicazione, salvi i casi di un ulteriore periodo di 12 mesi nelle ipotesi di prosecuzione del giudizio per il rigetto dell'appello. Come ha chiarito la Corte costituzionale con la sentenza n. 132 del 2001, pronunciandosi in merito alla legittimità costituzionale del corrispondente istituto trasfuso nel citato decreto legislativo n. 235, la misura si applica anche nell'ipotesi, che ricorre esattamente nel caso di specie, di eventuale sospensione condizionale della pena.
  Le disposizioni normative prevedono che la cancelleria del tribunale provveda a dare comunicazione della sentenza al prefetto, il quale, verificata la sussistenza dei presupposti di legge, adotta il provvedimento di sospensione che ha, dunque, natura ricognitiva.
  Nel caso in esame, il prefetto di Napoli ha ricevuto comunicazione della sentenza proprio nella mattinata di oggi e dunque procederà, oggi stesso, agli adempimenti di legge di sua specifica competenza relativamente alla sospensione del sindaco De Magistris. Per quanto riguarda la posizione del vicesindaco di Napoli, cioè Tommaso Sodano, preciso che la sentenza emessa a suo carico non comporta, ai sensi dello stesso decreto n. 235 del 2012, l'applicazione di provvedimenti sanzionatori o cautelari che inibiscano anche temporaneamente le funzioni.
  Inoltre, ai sensi della legge n. 56 del 2014 alla città metropolitana si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni ordinamentali in materia di comuni. Ciò porta a ritenere, e concludo, che l'istituto della supplenza, di cui all'articolo 53 del Testo unico degli enti locali, trovi applicazione anche nei riguardi della distinta carica di sindaco metropolitano e, alla luce di tali precisazioni, è possibile concludere che non sussistano i presupposti tecnici @pagina=0087@per un rinvio dell'elezione del consiglio metropolitano di Napoli indette per il prossimo 12 ottobre.

PAGINA: 0013

  PAOLO RUSSO (FI-PdL) (Vedi RS). Si dichiara preoccupato per la «deriva autocratica» che la situazione denunciata nell'atto di sindacato ispettivo registra.

PAGINA: 0087

  PAOLO RUSSO. Signor Presidente, sono preoccupato, devo dire, per la deriva autocratica che si va disegnando. Non contesto le decisioni di De Magistris, le cui dimissioni salvifiche pure risolverebbero questa impasse che è istituzionale, che è politica e che può solo recare altri danni alla città e ai cittadini. A mio avviso, si dovrebbe dimettere ma perché ha condotto Napoli al disastro, nel baratro: cornicioni, alberi e pali della luce che cadono pericolosamente, mietendo vittime; strade dissestate; i più lenti trasporti d'Europa; la bonifica di Bagnoli è al palo; la raccolta differenziata che doveva raggiungere cifre elevate e che invece, come il gambero, passa dal 21 al 19 per cento. Per queste ragioni dovrebbe dimettersi, andar via ed anche presto.
  Inviterei invece ancora il Ministro, con rispetto ma con determinazione, a riflettere perché questa pagina buia di Napoli non si trasformi in tragedia o in macchietta, un fantoccio, non legittimato e nemmeno autorevole, non considerato e di fatto dimezzato, insomma una sorta di pupo o vice pupo. Non riconosciuto dai cittadini, dai consiglieri, alla guida della terza città metropolitana di Napoli. Non pretendiamo un atto di resipiscenza o di critica alla legge Delrio che non ha abolito le province, anzi ha aggiunto le città metropolitane e che, semmai, ha abolito solo il diritto di voto dei cittadini.
  Il 12 ottobre, signor Ministro, i consiglieri comunali sono chiamati al voto per eleggere un consiglio metropolitano, guidato da un Frankenstein istituzionale, non il sindaco perché condannato ma un soggetto estraneo all'amministrazione, nominato vice sindaco magari oggi o ieri ed ovviamente ignoto, estraneo agli elettori. Avete ancora qualche ora per evitare di coprirvi di ridicolo ed il disastro: fatelo.

PAGINA: 0014

  La seduta, sospesa alle 15,55, è ripresa alle 16,05.

PAGINA: 0014

Missioni. (Vedi RS)

PAGINA: 0087

Missioni.

PAGINA: 0014

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che i deputati in missione alla ripresa pomeridiana della seduta sono novantanove.

PAGINA: 0087

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Michele Bordo, Causin, Cicchitto, Cirielli, De Girolamo, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Di Salvo, Fedriga, Ferranti, Fico, Fontanelli, Giancarlo Giorgetti, Mannino, Pisicchio, Ravetto, Sani, Speranza e Valentini sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
  I deputati in missione sono complessivamente novantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza, che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

PAGINA: 0014

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2616-A. (Vedi RS)

PAGINA: 0087

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2616-A.

PAGINA: 0014

  Interviene ai sensi dell'articolo 44, comma 2, del Regolamento il deputato ROBERTO SIMONETTI (LNA) (Vedi RS).

PAGINA: 0088

  ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, interveniamo oggi in Aula per la conversione dell'ennesimo decreto-legge, l'ennesima forzatura di questo Governo in una tematica che nulla ha di urgente, cioè, la tematica è urgente, ma la modalità con la quale viene attuata questa risoluzione per noi non è consona a quanto pongono i requisiti di necessità e urgenza che legittimano appunto le iniziative della decretazione ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione. Questo lo richiamano molte sentenze della Corte costituzionale in quanto c’è un'elevata disomogeneità nel contenuto di questo decreto-legge, il che comporta una valutazione differenziata appunto sulla sussistenza dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza per ciascuna delle disposizioni legislative in essere. Infatti posso ricordare diverse sentenze della Corte costituzionale, come la n. 171 del 2007, nella quale stabilisce la legittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 1, lettera a) del decreto-legge n. 80 del 2004; poi la sentenza n. 128 del 2008, attraverso la quale la stessa Corte puntualizza l'evidente mancanza dei presupposti fattuali e la disomogeneità dei decreti-legge.
  Perché noi diciamo che questo decreto-legge è disomogeneo ? È disomogeneo perché viene data alla stampa, ai media, ai cittadini l'informazione che questo sia un «decreto stadi», un decreto che va a integrare l'ampliamento delle punizioni per tutti coloro che compiono atti di violenza negli stadi, ma di fatto solo 4 articoli su 11 parlano di questo. Poi abbiamo degli articoli che parlano del Patto di stabilità per alcune realtà del Mezzogiorno, in particolare per la Sardegna, abbiamo iniziative legate alla polizia, abbiamo articoli che parlano appunto dell'immigrazione e di quelle politiche di protezione internazionale per quanto riguarda i migranti. Quindi non c’è un nesso fra un articolo e l'altro e pertanto la decretazione d'urgenza noi non la consideriamo valida.
  Tra l'altro la chicca è che lo stesso Governo nella stesura del testo ci riferisce che non c’è urgenza, perché se all'articolo 1, comma 2, ci dice che le disposizioni di cui al comma 1 – che sono appunto le parti forti della parte legata al tema degli stadi – avranno efficacia dalla data di entrata vigore della legge di conversione, può anche essere che questo decreto decada e pertanto non ci sia una legge di conversione, quindi non riusciamo a capire quale tipo di urgenza ci sia in una normativa che voi andate a modificare.
  Entrando un po’ nel dettaglio, questo provvedimento vorrebbe – uso il condizionale proprio perché i risultati non saranno quelli – inasprire le norme poste a contrasto di fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive. In realtà, come tra l'altro basta verificare attraverso la lettura semplice dell'articolo 1 per la parte afferente al sistema sanzionatorio, come ho già detto entrerà in vigore successivamente all'approvazione di questa legge di conversione, che potrebbe anche non avvenire, e non per niente, molto probabilmente, oggi voi porrete la fiducia in prima lettura su questo testo.
  Questo è un dato politico importante, negativo, ma comunque sempre importante.
  Già proporre un decreto-legge che avrebbe valore di disegno di legge è un qualcosa di irricevibile, ma ormai questo Parlamento ci ha fatto la pelle a dover subire le iniziative governative, le iniziative legislative governative, ma che un decreto-legge, quindi un'espressione legislativa che costituzionalmente è in capo al Parlamento venga effettuata dal Governo in via eccezionale – questa non è una situazione di eccezionalità, ma sorvoliamo su questo punto e andiamo avanti con la trattazione del decreto-legge – oltre a questa, diciamo, infrazione costituzionale voi molto probabilmente porrete la fiducia in prima lettura sul vostro testo, sul testo che è stato fatto dal Governo attraverso un uso personalizzato @pagina=0089@della Costruzione. Questo è il fatto grave. Finché una maggioranza pone una questione di fiducia sulla conversione in legge di un decreto in seconda lettura, al vaglio quindi successivo alla verifica parlamentare di almeno uno dei due rami del Parlamento, diciamo che purtroppo è diventata prassi, ma che questo avvenga addirittura su un testo previa la verifica della consistenza parlamentare di una Camera, questo comporta un grave precedente di affronto istituzionale tra Governo e Parlamento. Io inviterò tutti i gruppi a far presente questo alla Presidenza della Camera e forse – posso personalmente pensare – anche alla Presidenza della Repubblica. È inaccettabile che un Governo ponga in prima lettura la questione di fiducia su un testo, perché questo significa esautorare completamente il ruolo costituzionale e legislativo di un ramo del Parlamento, anche perché ovviamente, se sarà votata la questione di fiducia qui, al Senato non si cambierà il testo attraverso delle modifiche di lavoro di Commissione o di lavoro d'Aula: sul testo che uscirà dalla Camera sarà ovviamente posta la questione di fiducia anche al Senato.
  Ricordo quindi altre norme contenute in questo decreto-legge. Con il provvedimento sul Daspo, rinforzato o comunque più esteso, si vuol far credere di poter arginare la violenza in occasione delle manifestazioni sportive. La sicurezza però la si aumenta se le norme oggi previste dalla legge 13 dicembre 1989 n. 401, che reca «norme in materia di repressione e contrasto ai fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive» vengono ad essere estese a tutte le manifestazioni pubbliche e in luogo pubblico; peraltro, i miei colleghi della Lega Nord hanno prodotto emendamenti in tal senso in Commissione e questo allo scopo di aiutare il più possibile, attraverso l'istituto dell'arresto in flagranza differita, le forze dell'ordine, che si prodigano a reprimere e a contrastare la violenza, ma, com’è risaputo, senza mezzi, o con scarsi mezzi, con le autovetture senza benzina, a causa di tutta quella politica esecrabile che questo Governo e gli ultimi due precedenti hanno attuato.
  Anche questo provvedimento cerca di trovare un paravento a questa situazione di dimenticanza delle forze dell'ordine da parte di questa maggioranza. All'articolo 6, mi pare – poi il numero lo andremo a verificare nel prosieguo – si parla di un aumento delle dotazioni economiche per le forze di polizia: la cifra però è irrisoria rispetto alle somme che vengono stanziate in questo provvedimento per l'immigrazione che noi consideriamo clandestina: 8 milioni contro i 113 dati per l'immigrazione. È una vergogna che vengano dati solamente 8 milioni alle forze di polizia, quando vengono spesi 113 milioni nuovi che si sommano al miliardo e 200 milioni per «Mare nostrum» per affrontare in maniera talvolta criminale il fenomeno delle migrazioni.
  Basta pensare anche ad altre norme attraverso la conversione del decreto-legge n. 92 del 2014, che ha modificato l'articolo 275 del codice di procedura penale.
  E qui mi sto riferendo al fatto che tutte le iniziative di questo Governo vanno a implementare la possibilità di delinquere, la possibilità di potere porre violenza sui più deboli rispetto, invece, alla tutela nei confronti dei cittadini più deboli. Infatti, la modifica di cui stavo parlando stabilisce che, qualora il giudice procedente ritenga che la pena detentiva irrogata possa essere contenuta in un massimo di tre anni, non possono essere disposte le misure della custodia cautelare o degli arresti domiciliari e ciò, in coerenza con le disposizioni contenute nell'articolo 656 del codice di procedura penale in materia di sospensione dell'esecuzione della pena, norma modificata, appunto, dal Governo Letta e da questa maggioranza.
  Insomma, la linea politica di questa maggioranza è consentire l'inapplicabilità della custodia cautelare o degli arresti domiciliari, lasciando, quindi, i rapinatori a piede libero, lasciando, appunto, tutta una serie di rei a piede libero e questo produce, ovviamente, una illegalità diffusa, @pagina=0090@produce un senso di insicurezza, produce, quindi, la mancanza di un sentimento di Stato di diritto.
  La parte che riguarda gli articoli 5, 6 e 7 è quella molto delicata che riguarda il tema delle protezioni internazionali per l'accoglienza dei richiedenti asilo. È di tutta evidenza l'inopportunità di inserire tali materie in un decreto-legge così eterogeneo, come poc'anzi detto, e di investire somme consistenti (ricordo: 113 milioni) quando sarà un'altra sede, un'altra sede politico-istituzionale, che dovrà ridisegnare per intero il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo in seguito, appunto, al recepimento delle nuove direttive comunitarie. Non considero, poi, molte altre disposizioni, come il colloquio innanzi ad un solo componente della commissione che, di fatto, recepisce ciò che già avviene.
  Di maggiore rilievo, invece, sono quelle disposizioni che comportano oneri e impegni finanziari. È evidente che la norma in parola aumenta il numero delle commissioni da dieci a venti e le sezioni da dieci a trenta. Il motivo potrebbe essere l'afflusso massiccio di extracomunitari causato dall'operazione Mare Nostrum, della cui legittimità la stessa Unione europea è molto scettica. Su questa operazione noi siamo totalmente scettici e, fortunatamente, se l'Unione europea, che ha sempre una movenza felpata legata alle iniziative, appunto, degli Stati membri, pone delle questioni, in maniera scettica, significa che è completamente contraria.
  È risaputo, di fatto, che l'Unione europea ha già comunicato, anche per vie informali, che non potrà mai mettere in campo un'operazione Mare Nostrum a livello europeo, non solo perché non può sostenerla finanziariamente, ma perché, per l'Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, è l'impostazione stessa dell'operazione italiana che è sbagliata. Quindi, sostanzialmente va a confermare quello che noi da sempre abbiamo evidenziato.
  Difatti, ci scrivono che la presenza dei mezzi navali di Mare Nostrum vicino alla costa libica può solo incoraggiare i migranti i cui Paesi non hanno accordi di riammissione con l'Italia. Di fatto, noi andiamo a sollecitare molti migranti a venire nel nostro Paese pur non avendo noi, appunto, degli accordi di riammissione con quei Paesi. Sostanzialmente, tutti coloro che vengono qui e non hanno i requisiti per essere considerati rifugiati e, dunque, non hanno il diritto di asilo, noi non potremo rimpatriarli, perché non abbiamo, appunto, degli accordi con quei Paesi.
  Inoltre, ci scrivono che, se le navi restano, se restano nelle vicinanze delle coste, è prevedibile un costante ed elevato numero di arrivi, anche durante il periodo invernale, cioè quando i migranti normalmente non rischiano le traversate in acque agitate. Difatti, secondo gli esperti dell'Unione europea, Mare Nostrum va chiusa e sostituita immediatamente con una missione a basso impatto, una missione che contenga, appunto, i flussi migratori all'interno delle coste libiche e non all'interno delle coste meridionali del Paese.
  Inoltre, vi è l'annuncio dell'imminente fine dell'operazione. Tra l'altro, abbiamo visto il Ministro nella diretta televisiva.
  Molto probabilmente è più importante per il Ministro apparire in diretta televisiva su un argomento che può anche avere una sua importanza, ma a noi non ce ne frega niente delle situazioni di Napoli (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie); non ce ne può importare niente. Io penso che quello sia un problema squisitamente locale, che però è stato affrontato di petto dal Ministro, direttamente, con una presenza al question time e successivamente, benché il gruppo della Lega Nord abbia, in maniera sostenuta, evidenziato l'assenza del Ministro dell'interno con riferimento a questo provvedimento, di cui lui in televisione si propone come grande ispiratore e ne vuole detenere la paternità, non è in Aula né a difenderlo né appunto a spiegarlo. Non capiamo come mai. Molto probabilmente non sarà convinto nemmeno lui di ciò che è scritto nel testo e, pertanto, noi ci rivolgiamo a lei, sottosegretario, e la ringraziamo della sua presenza, ma è chiaro che, quando si parla di politiche di immigrazione, @pagina=0091@quando si parla di soldi non spesi per le forze dell'ordine, ma per garantire asilo a persone che, poi, vedremo nei numeri quanti di quelli che approdano sulle nostre coste hanno i requisiti per ottenere appunto il diritto d'asilo, sarebbe molto più logico che il Governo fosse rappresentato dalla sua massima espressione, ossia il Ministro dell'interno, molto probabilmente il «Ministro dell'esterno», perché vive molto più all'esterno di quest'Aula che all'interno di questa sede parlamentare.
  L'Unione europea ci dice che Mare Nostrum va chiusa e sostituita con una missione a basso impatto. Inoltre, in merito all'imminente fine dell'operazione, il Ministro ci dice sempre che finisce questa operazione, ma, in un decreto, stanzia 130 milioni di fatto per proseguire questa operazione, quindi c’è un controsenso legislativo rispetto a enunciazioni mediatiche di questo Governo. Diciamo che noi ci siamo abituati; gli italiani si sono abituati e speriamo che riescano anche a tradurre elettoralmente questa abitudine del Governo di fare annunci televisivi, annunci mediatici attraverso le slide nelle conferenze stampa a Palazzo Chigi, che non si traducono mai in atti legislativi, perché tutto quello che viene enunciato a 500 metri da questo palazzo, cioè Palazzo Chigi, non si traduce mai in decreti, non si traduce mai in leggi e tutto ciò che viene scritto, di fatto, viene innanzitutto vagliato dalla Presidenza della Repubblica, su suggerimento dei Commissari europei competenti per materia, e, successivamente, viene quindi modificato e dato in lettura al Parlamento. Ovviamente, dico in lettura e non in modifica legislativa, perché poi si apporrà la consueta fiducia sul decreto-legge in prima lettura. Quindi, più che Parlamento potremmo diventare aula di lettura. Ecco, questo potrebbe essere interessante proporre ai senatori, ma la modifica costituzionale è già passata al Senato; appena sarà trasmessa alla I Commissione alla Camera, sarà mia premura chiedere la modifica del testo della Costituzione e scrivere appunto «aula di lettura» e non più «aula parlamentare». Diciamo che questo ovviamente è uno sfogo ed è uno sfogo irrituale ma di cui si capisce bene la finalità. Se esaminiamo i numeri, ovviamente il tam tam televisivo ci porta a considerare che questi migranti siano tutte persone in difficoltà, persone che escono da una situazione di crisi, da una situazione di guerra, da situazioni in cui loro stessi hanno delle persecuzioni. Noi non mettiamo in dubbio nulla; noi siamo delle persone che vivono, soprattutto, pensando alla buona fede dei terzi. Il problema è rappresentato poi dai dati reali che confortano i malpensanti, confortano tutti coloro che immaginano che, all'interno dell'operazione Mare Nostrum, all'interno di tutta questa che noi consideriamo un'invasione, non ci sia spazio squisitamente per tutte le persone che hanno diritto di poter essere considerati rifugiati.
  Ma ci sono persone che verranno qui in cerca di una fortuna che non possiamo dare, che, molto probabilmente, arricchiranno le sacche di delinquenza, della malavita, più o meno organizzata, di tutti quegli aspetti, di quegli estremi della società, che nulla hanno a che vedere con la legalità e con la sicurezza. Infatti, su 130 mila arrivi – sono 125.876 gli arrivi via mare da inizio anno – le richieste di protezione sono state solo 38 mila: 38 mila su 125 mila arrivi.
  Quindi, vi è già una differenza di 90 mila unità, che non hanno fatto richiesta. Quindi, per iniziare a capire: sono ancora in Italia ? Sappiamo chi sono ? Sappiamo in che situazione sanitaria sono ? Dove sono ? Cosa vogliono ? Cosa intendono fare ? Sono ancora sul territorio ? Sono scappati ? Sono per strada ? Sono sotto un ponte ? Stanno delinquendo ? Questo non lo si sa !
  E di questi 38 mila che hanno fatto la richiesta, quanti sono che hanno lo stato di rifugiato o di protezione internazionale ? Sono 17.489 coloro che hanno trovato la protezione internazionale fra il 1990 e il 2013, ovverosia solo il 10 per cento di richieste sono state riconosciute @pagina=0092@fondate e hanno ottenuto lo stato di rifugiato, e solo 26.734 hanno ottenuto la protezione sussidiaria.
  Tutti gli altri, invece, non erano, dunque, profughi. Quindi, trova conferma la nostra teoria che, all'interno di questa immigrazione gestita dal Governo italiano, si nasconda, invece, un'immigrazione clandestina; un'immigrazione clandestina che, purtroppo, non vede più un reato a suo carico, perché questo Governo, anche con i voti di molti gruppi anche della minoranza, tranne la Lega Nord, lo ha cancellato in questa legislatura.
  Poi vi è tutto il caso della protezione umanitaria. Le protezioni internazionali sono quella di asilo, e quindi la concessione dello stato di rifugiato, e la protezione sussidiaria, che hanno definizioni ben precise. Il rifugiato è colui che, nel timore fondato di essere perseguitato per la sua razza, per la sua religione, per la cittadinanza, per la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dallo Stato di cui possiede la cittadinanza e non può, o, per tale timore, non vuole, domandare la protezione di detto Stato. Questo è l'articolo 1 della Convenzione di Ginevra, al quale noi ci inchiniamo, perché chi è in questo stato di rifugiato, ovviamente, non può che ottenere protezione.
  Quindi, gli elementi essenziali sono il fondato timore di essere perseguitato, i motivi della persecuzione, che devono essere, ovviamente, provati dal soggetto, e il cittadino deve essere in un altro Stato. La protezione sussidiaria, che è, ovviamente, il secondo pilastro di ciò che le protezioni internazionali indicano, si ha in presenza di un cittadino di un Paese terzo o apolide che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se dovesse ritornare nel suo Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.
  D'altronde, questo è sancito dal decreto legislativo n. 251 del 2007, all'articolo 2, lettera g), e pertanto anche su questo non poniamo dei rilievi di alcun tipo. Il problema può nascere, invece, da un terzo pilastro, un pilastro tutto italiano, voluto dal Governo Prodi nel 1998, che è la cosiddetta protezione umanitaria, che non ha nessuno Stato, se non l'Italia.
  Quindi, un fattore aggiuntivo rispetto agli altri, che pone, ovviamente, i cittadini italiani in una situazione onerosa, perché ci sono ulteriori costi per favorire un'immigrazione che noi consideriamo clandestina, se non rientra nei predetti casi di protezione. La protezione umanitaria, di fatto, viene data a tutti coloro che, per seri motivi, in particolare di carattere umanitario o che risultano da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano, hanno necessità di una tutela umanitaria, per seri motivi.
  Ed è qui il problema, il problema è che non essendo elencati quali siano i seri motivi, essendo molto vaghi, è chiaro che se c’è un sentimento politico permeato da politiche del Governo, da realtà legislative, da considerazioni politiche, da iniziative istituzionali, tese all'accoglienza sfrenata, le commissioni di valutazione fanno rientrare di tutto all'interno del cappello dei seri motivi, cosicché aumentano in maniera esponenziale le presenze di cittadini stranieri che vengono ad essere tutelati attraverso i canoni della protezione umanitaria. Però la protezione umanitaria prevede una casa, prevede il pocket money e delle spese di sussistenza che neanche i cittadini italiani hanno a loro favore. Molti sono i comuni, le realtà locali, i servizi sociali locali, che non riescono più a garantire i beni di primaria sussistenza per i cittadini italiani, che si trovano in situazioni, talvolta, involontarie, di povertà in situazioni economiche precarie, non certo perché sono dei delinquenti, non certo perché siano incapaci, inabili al lavoro, ma proprio perché, molto probabilmente, nei territori in cui vivono le politiche economiche scellerate di questi Governi hanno prodotto desertificazione imprenditoriale, desertificazione produttiva che produce disoccupazione. A questi non diamo la cassa integrazione, non diamo l'assistenza dei beni di primaria importanza, non diamo la casa, eppure agli stranieri concediamo gli hotel a 3 @pagina=0093@stelle, concediamo il pacchetto di sigarette, le tessere telefoniche, concediamo di tutto e li facciamo entrare, attraverso una protezione umanitaria, concedendogli così una sorta di diritto di cittadinanza. Tra l'altro, è particolare anche il nuovo metodo e modo di andare a definire queste invasioni, queste immigrazioni che noi consideriamo, fino a prova contraria, quindi finché le commissioni non certificano lo stato di rifugiato, immigrazioni clandestine. Addirittura il Ministero dell'interno (ho una circolare qui spedita a tutti i Prefetti degli uffici territoriali del Governo) non la chiama più neanche con il suo nome, la chiama: afflusso di cittadini stranieri. Addirittura scrive che sono migranti. Sono migranti, ma clandestini fino a prova contraria. Quindi, invito il Governo ad utilizzare le parole consone alla situazione di cui stiamo parlando.
  Tenete presente che sono stati soccorsi – si dice – oltre 133.000 migranti dal 1o gennaio al 15 settembre di quest'anno – 133.000 migranti ! –, solo ventimila dal 1o settembre alla data della lettera, il 20 di settembre. Questo significa che le politiche di respingimento del Governo di cui faceva parte il Ministro Maroni non vengono più attuate, anzi andiamo a prenderli. Le politiche di aiuto a casa loro non vengono più attuate. Questo miliardo e 200 milioni che voi spendete per Mare nostrum, perché utilizzate tutti i mezzi militari per affrontarne le politiche di sicurezza, lo dovremmo spendere là, affinché queste persone abbiano la possibilità di vivere felici a casa loro, di poter avere una vita moderna, di poter non essere perseguitati, di avere delle politiche di sviluppo, di lavoro, delle politiche di aumento del sistema sanitario, un aumento della qualità della vita là, perché noi non abbiamo la possibilità di potere incamerare all'interno della nostra società tutto il mondo.
  Poi è chiaro che tutto quello che nella società occidentale si è creato non è stato regalato da nessuno, ma è una situazione che si è stratificata negli anni.

PAGINA: 0014

  Intervengono in replica il relatore di minoranza per la I Commissione CRISTIAN INVERNIZZI (LNA) (Vedi RS) e il relatore di minoranza per la II Commissione NICOLA MOLTENI (LNA) (Vedi RS).

PAGINA: 0094

  CRISTIAN INVERNIZZI, Relatore di minoranza per la I Commissione. Signor Presidente, la ringrazio, anche per la disponibilità a concedere ulteriore tempo ai relatori di minoranza.
  Abbiamo ascoltato con molto interesse tutti gli interventi che si sono susseguiti da stamattina fino ad adesso, riguardanti ovviamente il decreto-legge che abbiamo davanti. Non ne siamo stati particolarmente convinti, anzi, per nulla. Quindi rimaniamo del parere espresso stamattina, che questo decreto-legge, oltre ad essere disomogeneo, oltre ad andare quindi sicuramente al di là di ciò che può essere compreso in quello che dovrebbe essere un decreto d'urgenza, cioè un provvedimento di iniziativa del Governo fatto per fronteggiare qualcosa di assolutamente urgente e che non può essere affrontato quindi attraverso la normale prassi legislativa; ebbene, anche nel merito, come abbiamo già avuto occasione di dire e ribadiamo con forza, contiene cose che non ci convincono per niente. Anche perché, mentre noi in quest'Aula parlamentare discutiamo di come rendere più semplice, più facile, più armonioso e più efficiente il sistema di accoglimento e di riconoscimento, mentre noi quindi, Aula parlamentare di uno Stato membro dell'Europa, discutiamo di questo, vediamo che, anche proprio oggi, non dall'altra parte del mondo, in Australia (magari fossimo come l'Australia !), ma in Spagna, i nostri colleghi spagnoli non si preoccupano di respingere tranquillamente (poche ore fa) 2 mila immigrati o profughi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie), che cercano di violare l'enclave di Melilla. Sono stati tranquillamente respinti – ripeto – dalle forze di polizia di uno Stato membro dell'Unione europea.
  Quindi continuiamo a chiederci, noi della Lega Nord: ma se nel resto dell'Europa, visto che, anche per ammissione del Commissario europeo competente, soltanto 10 Paesi su 28 – quindi meno del 50 per cento – accolgono gli immigrati, accolgono i cosiddetti profughi, accolgono quelli che, secondo noi, sono, invece, immigrati clandestini, e che a pochi chilometri, a qualche centinaia di chilometri da noi, la Spagna respinge, manu militari, senza problemi, quasi nel silenzio totale delle anime belle che ci sono anche nel nostro Paese, 2 mila persone che cercano di fare nient'altro che quello che loro corregionali o persone che provengono dai loro Paesi di origine fanno quotidianamente partendo dalle coste libiche, come mai in Italia noi continuiamo tranquillamente ad andare avanti in questo modo ? Come mai soprattutto ai proclami forti e muscolari, fatti anche dal Ministro dell'interno, che – ripeto – qualche mese fa, per una volta, aveva alzato la voce nei confronti dell'Europa dicendo: «O voi contribuite in maniera fattiva a questa situazione che si sta verificando oppure l'Italia si rifiuta di pagare all'Europa le centinaia @pagina=0095@di milioni di euro che comunque ogni mese vanno a finanziare tutta una serie di interventi che – guarda caso – interessano sempre gli altri e mai noi» – cosa che per un attimo ci aveva fatto sperare che magari anche il Governo attuale avesse preso atto della situazione –, non è seguito assolutamente nulla ?
  L'Italia continua a pagare all'Europa i suoi contributi: è il terzo contributore, se non sbaglio, a livello europeo; continua ad addossarsi sulle sue spalle il peso di una situazione insostenibile; continua a non fare quello che gli altri Paesi europei, nel silenzio totale della Corte europea di giustizia, nel silenzio totale di tutte le varie organizzazioni internazionali, sempre pronte a guardare cosa si fa in Italia, invece, fanno, vale a dire: respingimenti, che è quello che anche noi dobbiamo fare.
  Ma la presenza in questa Aula del Ministro Boschi mi fa pensare che molto probabilmente la Lega Nord e l'opposizione hanno finito di parlare di questo decreto-legge, visto che – presumo – a breve arriverà il taglio definitivo di tutti i nostri interventi. Pertanto, signor Presidente, anche vista la sua gentilezza nel concederci tempo ulteriore, concludo qui il mio intervento, ricordando ancora che questa mattina la Spagna ha respinto 2 mila migranti. Io non so quanti ne abbiamo accolti noi nell'ultima settimana.

PAGINA: 0095

  NICOLA MOLTENI, Relatore di minoranza per la II Commissione. Signor Presidente, noi avevamo chiesto la presenza del Ministro Alfano, ma si è materializzato il Ministro Boschi. Probabilmente non siamo stati sufficientemente persuasivi nella nostra richiesta. La presenza del Ministro Boschi è sintomo di quello che accadrà tra pochi minuti.
  Io credo che la questione di fiducia che il Governo probabilmente verrà a porre sarà un'occasione persa da parte di questo Parlamento, sarà un'occasione persa da parte del Ministro Alfano, da parte del Governo, da parte della maggioranza, per tirare le conclusioni, visto che siamo anche prossimi al 3 ottobre, giorno della strage di Lampedusa, e che siamo ormai prossimi al 18 ottobre, compleanno dell'operazione Mare Nostrum, che la Lega festeggerà, anzi non festeggerà, a differenza magari del Ministro Alfano, ma lo ricorderemo, attraverso una grande manifestazione di piazza a Milano. Io credo che questa era l'occasione giusta per tirare le conclusioni sul decreto-legge Mare Nostrum.
  E questo capita perché noi – lo abbiamo detto prima, lo ripetiamo adesso – avremmo voluto parlare di stadi, avremmo voluto parlare di sicurezza all'interno degli stadi, avremmo voluto parlare di prevenzione e di una cultura sportiva all'interno degli stadi. Purtroppo ci è stato precluso, perché questo decreto-legge – lo ripetiamo per l'ennesima volta –, anziché parlare esclusivamente di stadi, parla anche e soprattutto di altro. Parla anche e soprattutto dei 130 milioni di euro che vengono elargiti attraverso due fondi e attraverso i 20 milioni per le commissioni territoriali di valutazione delle domande dei richiedenti asilo, che vengono utilizzati per alimentare e per mantenere l'operazione Mare Nostrum.
  Caro Sottosegretario, i numeri li conosciamo entrambi; diamo interpretazioni diverse, ma credo che i numeri non siano soggetti a interpretazione.
  E il fatto che, su 130 mila sbarchi, e, a fronte di 35 mila domande di protezione internazionale, i numeri dicono che i richiedenti protezione come rifugiati politici sono unicamente 3.784, rappresenta il dato reale che non può aprire a nessun tipo di interpretazione. Si tratta di 130 milioni di euro per alimentare nuovamente quel sistema di accoglienza. Io vi faccio presente, perché probabilmente voi non lo sapete, che il problema dell'accoglienza ed il problema dell'assistenza dei presunti profughi, potenziali immigrati clandestini, sta creando disagio e imbarazzo nei comuni, anche nei comuni governati dalla sinistra, tanto a sud, quanto a nord. Ed è veramente strano che voi non vi rendiate conto di questa triste anomalia @pagina=0096@che si sta verificando. Quindi, 130 milioni di euro per gli immigrati, 8 milioni di euro per le forze dell'ordine. Continuate a non ascoltare il grido di allarme e il grido di preoccupazione che le forze dell'ordine stanno lanciando. Questa era anche l'occasione, visto che gli emendamenti si prestavano al punto, per discutere finalmente del famoso sblocco degli stipendi delle forze dell'ordine. La Lega Nord ha presentato un emendamento e questa era l'occasione. Per l'ennesima volta, questa occasione viene sprecata perché l'arroganza da parte di questo Governo porta a castrare nuovamente il dibattito parlamentare e il tutto, perché ? Perché c’è un emendamento della Lega Nord che dice una cosa semplice e che avrebbe portato il Ministro Alfano finalmente ad assumersi le proprie responsabilità, a partire dal 1o novembre 2014 perché l'operazione Mare Nostrum, è stata un'operazione sciagurata, un'operazione fallimentare, che ha portato, solo nel 2014, a circa 2 mila morti nel Mediterraneo, morti per i quali noi portiamo il massimo rispetto. Ve lo dice la Lega Nord, ve lo dice il brutto e cattivo Salvini, ma ve lo dice anche la Malmström, ve lo dice la stessa Frontex, addirittura l'ha detto il dottor Pinto e l'ha ripetuto anche il prefetto Morcone, che l'operazione Mare Nostrum è stata un'operazione fallimentare. Infatti, l'operazione Mare Nostrum, anziché essere un deterrente come voi l'avete definita il 18 ottobre, un deterrente per l'attività degli scafisti, è diventata un incentivo all'attività degli scafisti. L'operazione Mare Nostrum ha arricchito unicamente due soggetti: i criminali e gli scafisti da un lato e le cooperative rosse, quelle a voi particolarmente care, dall'altro lato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Gli unici che hanno fatto affari con l'operazione Mare Nostrum sono state le cooperative rosse che voi ovviamente difendete e da cui ovviamente vi guardate bene.

PAGINA: 0014

  PRESIDENTE (Vedi RS). Prende atto che il relatore per la maggioranza per la I Commissione, il relatore per la maggioranza per la II Commissione ed il rappresentante del Governo rinunziano alla replica.

PAGINA: 0096

  PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza per la I Commissione (Affari costituzionali), Andrea Mazziotti Di Celso, ma non lo vedo in Aula, quindi evidentemente non intende replicare, così come ha comunicato alla Presidenza che non intende replicare il relatore per la maggioranza per la II Commissione (Giustizia), onorevole David Ermini. Prendo atto che il rappresentante del Governo rinunzia alla replica.

PAGINA: 0015

(Esame dell'articolo unico) (Vedi RS)

PAGINA: 0096

(Esame dell'articolo unico – A.C. 2616-A)

PAGINA: 0015

  PRESIDENTE (Vedi RS). Avverte che la V Commissione ha espresso il prescritto parere.
  Avverte altresì che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, fermo restando l'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare. Il gruppo Lega Nord e Autonomie è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
  Dà quindi conto delle proposte emendative dichiarate inammissibili.

PAGINA: 0096

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A – A.C. 2616-A), nel testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni (Vedi l'allegato A – A.C. 2616-A).
  Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni (Vedi l'allegato A – A.C. 2616-A).
  La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (Vedi l'allegato A – A.C. 2616-A).
  Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare. A tal fine, il gruppo Lega Nord e Autonomie è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
  Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96-bis, @pagina=0097@comma 7, del Regolamento, le seguenti proposte emendative, già dichiarate inammissibili in sede referente: Molteni 2.1, 2.02, 4.01, 6.3, 6.6, 6.13, 6.12, 6.21, limitatamente alla parte consequenziale, e 8.09; Caparini 4.12; Rizzo 6.19; Lombardi 8.10; Ciprini 8.11, 8.12, 8.08 e 8.07; Luigi Di Maio 8.05 e 8.06; Grimoldi 8.010 e 8.011.
  Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 96-bis, comma 7, del Regolamento, le seguenti proposte emendative, non previamente presentate in sede referente, in quanto estranee rispetto al contenuto del provvedimento in esame: Baroni 1.179, relativo alla proprietà di quote di società sportive da parte di titolari di concessioni governative in materia di scommesse sportive; Giancarlo Giorgetti 4.0151, limitatamente alle lettere a) e b), che introducono misure per incentivare la realizzazione di nuovi impianti sportivi, dettando altresì i relativi requisiti; Cozzolino 8.160 e Ciprini 8.161, 8.162 e 8.0150, concernenti l'adozione di iniziative volte alla valutazione e alla ottimizzazione della totalità delle risorse allocate presso il dicastero dell'interno, anche ai fini della destinazione degli eventuali risparmi al miglioramento delle retribuzioni.

PAGINA: 0015

  MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. (Vedi RS) Pone la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione, nel testo delle Commissioni.

PAGINA: 0097

  MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli deputati, a nome del Governo, autorizzata dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno, nel testo delle Commissioni.

PAGINA: 0015

  PRESIDENTE (Vedi RS). Avverte che, a seguito della posizione della questione di fiducia, è convocata la Conferenza dei presidenti di gruppo per definire l'articolazione del dibattito fiduciario.

PAGINA: 0097

  PRESIDENTE. A seguito della posizione della questione di fiducia, la Conferenza dei presidenti gruppo è convocata, tra dieci minuti, presso la biblioteca del Presidente per definire l'articolazione del dibattito fiduciario.

PAGINA: 0015

Sull'ordine dei lavori. (Vedi RS)

PAGINA: 0097

Sull'ordine dei lavori (ore 16,55).

PAGINA: 0015

  Intervengono sull'ordine dei lavori i deputati EMANUELE SCAGLIUSI (M5S) (Vedi RS), cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS), SILVIA GIORDANO (M5S) (Vedi RS), RICCARDO NUTI (M5S) (Vedi RS) e ILARIA CAPUA (SCpI) (Vedi RS).

PAGINA: 0097

  EMANUELE SCAGLIUSI. Signor Presidente, secondo l'articolo 135-bis del Regolamento della Camera, lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata dovrebbe aver luogo una volta la settimana, di norma il mercoledì. Alle sedute dedicate allo svolgimento dovrebbero intervenire per due volte il Presidente o il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e per una volta il Ministro e i Ministri competenti per le materie sulle quali vertono le interrogazioni presentate. Di conseguenza, oggi sono qui a denunciare la continua violazione dell'articolo 135-bis del Regolamento della Camera da parte del Presidente @pagina=0098@del Consiglio Matteo Renzi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Matteo Renzi, infatti, ha ripetutamente violato questo articolo, snobbando il question time. Su 24 question time, svolti dal 5 marzo 2014 ad oggi, il Presidente del Consiglio non si è presentato nemmeno una volta, violando così il sopracitato articolo, più o meno come faceva il suo amico Silvio Berlusconi, una somiglianza sempre più marcata e sempre più inquietante tra i due anche nella violazione del Regolamento della Camera dei deputati. Noi, alla Camera, domande per Renzi ne avremmo tante: per esempio chiederemmo chiarimenti in merito alla disoccupazione e al debito che continuano ad aumentare, al PIL che continua a calare, alle scadenze non rispettate e alle promesse non mantenute. Poi gli chiederemmo cosa sta facendo nel semestre di presidenza del Consiglio europeo o cosa si è detto con Silvio Berlusconi nelle segrete stanze del Nazareno. Siamo sicuri che, vista la sua spigliatezza, non si tirerebbe indietro nel dare tutte queste risposte. Per ora, in attesa di vederlo presto in quest'Aula adempiere ai suoi obblighi da Premier, le chiedo, signor Presidente, di portare la questione in Ufficio di Presidenza.

PAGINA: 0098

  PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Scagliusi. L'Ufficio di Presidenza non è competente su questo ma certamente sarà riportato alla Presidente della Camera, anche per i rapporti con il Governo, che comunque è qui presente ed ha ascoltato le sue considerazioni.
  Aveva chiesto di parlare l'onorevole D'Uva ma non è presente.

PAGINA: 0098

  SILVIA GIORDANO. Signor Presidente, poco prima della pausa estiva ho svolto nella Commissione affari sociali, un'interrogazione riguardante il fiume Sarno che è un fiume in provincia di Salerno particolarmente inquinato che provoca, all'incirca, il 17 per cento in più della mortalità degli abitanti della zona sia per leucemia sia per cancro.
  La risposta del sottosegretario per la salute, al momento, è stata che in Campania, in quella zona in particolare, moriamo perché mangiamo male; non solo: Terra dei fuochi. Alla Terra dei fuochi qualche anno fa è andato il Ministro Balduzzi, all'epoca Ministro della salute, per dire la stessa cosa, che se noi moriamo è perché abbiamo uno stile di vita sbagliato e, adesso, vorrei solo un attimo ricordare lo studio SENTIERI, promosso oltretutto dall'Istituto superiore di sanità che dice che c’è un aumento del 10 per cento per gli uomini e del 13 per cento delle donne di malattie tumorali, ma, soprattutto, cosa abbastanza importante da ricordare in questo momento, si segnala un eccesso di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, sia nella provincia di Napoli, di circa il 51 per cento in più, sia di Caserta, del 68 per cento. Stiamo parlando di bambini di un anno che hanno malattie tumorali.
  Questo lo voglio ricordare perché ieri il Ministro attuale della salute, Lorenzin, visto che evidentemente non aveva altro da dire che cretinate alla popolazione e ai cittadini, ha detto nuovamente che noi moriamo in Campania perché mangiamo male e abbiamo uno stile di vita sbagliato. Allora, vorrei consigliare alla Lorenzin e al Governo, attraverso lei, Presidente, di andare dalle famiglie di questi bambini di un anno a dire che i loro bambini hanno mangiato malissimo tanto da meritarsi un tumore.

PAGINA: 0098

  RICCARDO NUTI. Signor Presidente, intervengo solamente per ricordare che a seguito delle minacce ricevute dal procuratore generale Scarpinato, il giorno 7 ottobre un comitato che si chiama Scorta civica ha organizzato un sit-in davanti al tribunale, a piazza Vittorio Emanuele, con due momenti, uno dalle 9 alle 11,30 e uno @pagina=0099@dalle 16,30 alle 19,30. Il pomeriggio sarà il momento del corteo. Dico questo per segnalare ai colleghi e non solo, a tutti quei cittadini che ci seguono, che al di là dell'appartenenza politica o dell'eventuale opinione politica che si può avere, forse è meglio darsi un po’ una svegliata e soprattutto rendersi conto che abituarsi a queste minacce o a questi fenomeni che accadono negli anni ci ha portato ad accettare, quasi in silenzio, qualunque cosa.
  Quindi, magari, questo può essere un momento per abbandonare la TV, i comunicati stampa e le agenzie e, per una volta, dimostrare solidarietà a chi ha ricevuto delle minacce, ricordiamo, arrivando a ricevere una lettera di minacce sulla propria scrivania e nel proprio ufficio.

PAGINA: 0099

  ILARIA CAPUA. Signor Presidente, volevo soltanto ricordare all'Aula che oggi è stato confermato il primo caso di ebola negli Stati Uniti. Questo significa che l'infezione dall'Africa Sub-sahariana è passata in un altro continente. Vorrei che il Parlamento fosse sensibile a questo problema, perché comunque nell'epoca della globalizzazione queste minacce sono dietro l'angolo per ogni Paese che abbia un trasporto aereo, perché il paziente è arrivato dalla Liberia, ovviamente in aereo, e chiedo al Ministero della salute di intensificare la sorveglianza, ma soprattutto di provvedere affinché l'Italia possa rispondere a questa emergenza. Diagnosticare questa infezione è molto complicato così come gestire i pazienti e, quindi, c’è bisogno di uno sforzo e di una attenzione in più, affinché questo problema non diventi un problema molto più grave di quanto non sia adesso.

PAGINA: 0016

  La seduta, sospesa alle 17, è ripresa alle 18,25.

PAGINA: 0016

Sui lavori dell'Assemblea. (Vedi RS)

PAGINA: 0099

Sui lavori dell'Assemblea.

PAGINA: 0016

  PRESIDENTE (Vedi RS). Avverte che, avendo il Governo posto la questione di fiducia, come stabilito in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la votazione per appello nominale avrà luogo nella seduta di domani, a partire dalle 16,55; le dichiarazioni di voto avranno inizio alle 15.

PAGINA: 0099

  PRESIDENTE. Nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo si è convenuto che, a seguito della posizione della questione di fiducia da parte del Governo sull'approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno, da inviare al Senato, con scadenza 21 ottobre 2014, la votazione per appello nominale avrà inizio domani, giovedì 2 ottobre, alle ore 16,55, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 15. Successivamente, proseguirà l'iter del provvedimento. Il termine per la presentazione degli ordini del giorno è fissato per domani alle ore 10.

PAGINA: 0016

Nomina dei componenti della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro e annunzio della sua convocazione. (Vedi RS)

PAGINA: 0099

Nomina dei componenti della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro e annunzio della sua convocazione.

PAGINA: 0016

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica i nominativi dei deputati e dei senatori chiamati a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, che è convocata il 2 ottobre 2014, alle 14, per procedere alla propria costituzione.

PAGINA: 0099

  PRESIDENTE. Comunico che la Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro i deputati Angelo Attaguile, Alfredo Bazoli, Pier Luigi Bersani, Marco Carra, Claudio Cominardi, Emanuele Cozzolino, Luca D'Alessandro, Antonio Distaso, Donatella Duranti, Ettore Guglielmo Epifani, Giuseppe Fioroni, Carlo Galli, Vincenzo Garofalo, Francesco Saverio Garofani, Marta Grande, Gero Grassi, Lorenzo Guerini, Ignazio La Russa, Rocco Palese, Caterina Pes, Flavia Piccoli Nardelli, Gaetano Piepoli, Nazzareno Pilozzi, Pino Pisicchio, Sergio Pizzolante, Ernesto Preziosi, Walter Rizzetto, Andrea Romano, Francesco Paolo Sisto, Arianna Spessotto.@pagina=0100@
  Il Presidente del Senato della Repubblica ha chiamato a far parte della stessa Commissione i senatori Alessandra Bencini, Enrico Buemi, Giacomo Caliendo, Massimo Cervellini, Luigi Compagna, Paolo Corsini, Jonny Crosio, Giuseppe Cucca, Luigi D'Ambrosio Lettieri, Aldo Di Biagio, Rosa Maria Di Giorgi, Federico Fornaro, Maurizio Gasparri, Carlo Giovanardi, Miguel Gotor, Stefano Lepri, Pietro Liuzzi, Stefano Lucidi, Luigi Manconi, Giovanna Mangili, Giuseppina Maturani, Maurizio Migliavacca, Michela Montevecchi, Nicola Morra, Paolo Naccarato, Giorgio Pagliari, Ugo Sposetti, Gianluca Susta, Lucio Rosario Filippo Tarquinio, Mario Tronti.
  Comunico inoltre che, d'intesa con il Presidente del Senato, la Commissione è convocata per giovedì 2 ottobre 2014, alle ore 14, presso la sede di Palazzo San Macuto, per procedere alla propria costituzione.

PAGINA: 0016

Modifica nella composizione del Comitato per la legislazione. (Vedi RS)

PAGINA: 0100

Modifica nella composizione del Comitato per la legislazione.

PAGINA: 0016

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte del Comitato per la legislazione il deputato Giovanni Monchiero, in sostituzione del deputato Renato Balduzzi, cessato dal mandato parlamentare.

PAGINA: 0100

  PRESIDENTE. Comunico che, a norma dell'articolo 16-bis, comma 1, del Regolamento, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte del Comitato per la legislazione il deputato Giovanni Monchiero, in sostituzione del deputato Renato Balduzzi, cessato dal mandato parlamentare.

PAGINA: 0016

Ordine del giorno della seduta di domani. (Vedi RS)

PAGINA: 0100

Ordine del giorno della seduta di domani.

PAGINA: 0016

  PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica l'ordine del giorno della seduta di domani:

PAGINA: 0100

  PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

PAGINA: 0016

  La seduta termina alle 18,30.