Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione
Autore: RUE - Ufficio SG - Ufficio Rapporti con l'Unione europea
Titolo: L’eccellenza della ricerca europea Impatto e valore per la società Tallinn, 12 ottobre 2017
Serie: Documentazione per le Commissioni - Riunioni interparlamentari   Numero: 93
Data: 09/10/2017
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Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

Documentazione per le Commissioni

 

 

 

L’eccellenza della ricerca europea

Impatto e valore per la società

Tallinn, 12 ottobre 2017

 

 

 

 

 

n. 93

 

9 ottobre 2017

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dossier è stato curato dall’Ufficio rapporti con l’Unione europea
(' 066760.2145 - * cdrue@camera.it)

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INDICE

Ordine del giorno

Schede di lettura   1

Introduzione  3

La ricerca nell’Unione europea   5

Unione dell’Innovazione  8

Horizon 2020  9

Il programma quadro per la ricerca post 2020  14

I Sessione - Aspettarsi l’imprevisto: la ricerca di frontiera rende il futuro più vicino   17

II Sessione - Dall’impatto al valore della ricerca: la ragione per investire nella ricerca   23

III Sessione - Forma e funzione: definire le politiche di ricerca e innovazione europee per la competitività globale  27

La ricerca in Italia   31

Programma nazionale della ricerca  32

 



Schede di lettura




Introduzione

Il prossimo 12 ottobre si svolgerà a Tallinn la Conferenza “L’eccellenza della ricerca europea – Impatto e valore per la società”.

La Conferenza, organizzata dal Ministero dell’educazione e ricerca e dal Consiglio di ricerca estoni, si propone di discutere le opportunità offerte dalle politiche europee della ricerca al fine di massimizzare l’impatto e i collegamenti tra ricerca, società e innovazione.

In base al programma, dopo una prima sezione introduttiva, la discussione sarà suddivisa in quattro sessioni:

1.     “Aspettarsi l’imprevisto: la ricerca di frontiera rende il futuro più vicino”;

2.     “Dall’impatto al valore della ricerca: la ragione per investire nella ricerca”;

3.     “Forma e funzione: definire le politiche di ricerca e innovazione europee per la competitività globale”;

4.     “Tallinn call for action: prossimi passi per promuovere l’eccellenza della ricerca europea”.

In particolare, nell’ultima sessione sarà consegnata agli stakeholders la dichiarazione “Tallinn Call for Action”, che conterrà i risultati emersi nel corso della Conferenza.

La Conferenza, che non rientra tra gli incontri interparlamentari organizzati dal Parlamento estone nel semestre di Presidenza del Consiglio dell’UE, prevede l’intervento di numerosi autorevoli relatori tra i quali il Commissario europeo competente per la materia, Carlos Moedas.


 


 

La ricerca nell’Unione europea

L’obiettivo del 3% L’UE si è data l’obiettivo di portare la spesa interna lorda per la ricerca e lo sviluppo, da qui al 2020, al 3% del PIL (1% di finanziamenti pubblici, 2% di investimenti privati), con l'obiettivo di creare 3,7 milioni di posti di lavoro e realizzare un aumento annuo del PIL di circa 800 miliardi di euro.

Ciò in base a “L'Unione dell'innovazione[1]”, con cui l’UE sviluppa la politica della ricerca e dell’innovazione nel quadro della strategia Europa 2020.

La spesa interna lorda per la ricerca e lo sviluppo comprende le spese per la ricerca e lo sviluppo dei quattro principali settori istituzionali: imprese, governo, università e privato non profit (Fonte Eurostat - dati 2015).

 

Dopo un periodo di crescita parzialmente continua tra il 2007 e il 2014, nel 2015 la spesa per la ricerca e lo sviluppo nell'UE ha registrato una riduzione rispetto al 2014 attestandosi al 2,03% del PIL (2,04% nel 2014).

 

 

Gli obiettivi nazionali L’obiettivo dell’UE nel suo complesso si riflette negli obiettivi dei singoli Stati membri (ad esempio, Italia 1,53%; Germania 3%; Francia 3%; Spagna 2%; Svezia 4%; Danimarca 3%; Belgio 3%; Paesi Bassi 2,5%).

Per quanto riguarda l’Italia, il target raggiunto nel 2015 era l’1,33%, ancora al di sotto quindi dell’obiettivo nazionale, ma in tendenziale crescita, fatta eccezione per il calo rispetto al 2014 (1,38%). Ad esempio, per quanto concerne la Germania, nel 2015 il target si attestava al 2,87%, mentre per la Francia al 2,23% e per la Spagna all’1,22%.

 

Confronto con USA e Giappone Come rilevato dalla Commissione europea, l’UE investe poco nella sua base di conoscenze, dato che ogni anno spende lo 0,8% del PIL meno degli USA ed l’1,5% meno del Giappone in attività di ricerca e sviluppo (R&S), con serie lacune per quanto riguarda R&S in campo commerciale e gli investimenti in venture capital.

Le attività di R&S in campo commerciale nell'Unione risultano inferiori del 66% rispetto a quelle negli USA e del 122% rispetto a quelle giapponesi in termini di quota del PIL. Gli investimenti in venture capital risultano inferiori del 64% rispetto a quelli statunitensi. La quota della popolazione che sta portando a termine un'istruzione di livello terziario risulta inferiore del 69% rispetto a quella statunitense e del 76% rispetto a quella giapponese.

Le attività di R&S del settore privato vengono sempre più spesso demandate ai Paesi emergenti e migliaia di ricercatori europei ed innovatori più qualificati si sono trasferiti in paesi in cui godono di condizioni più favorevoli.

Unione dell’Innovazione

Gli obiettivi della Commissione sono i seguenti:

·       Obiettivisviluppare le conoscenze e le competenze: attraverso la modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione (incoraggiare l'istruzione scientifica, i programmi universitari interdisciplinari e le competenze informatiche); deve essere realizzato, inoltre, lo Spazio europeo della ricerca, promuovendo la mobilità e la cooperazione dei ricercatori;

·       promuovere le imprese innovative: attraverso un migliore accesso ai mercati e ai finanziamenti e una riduzione degli ostacoli fiscali;

·       favorire la creatività: promuovendo le iniziative congiunte di ricerca, il trasferimento di tecnologie tra gli Stati membri e il libero accesso ai risultati della ricerca pubblica;

·       accrescere la coesione sociale e territoriale: attraverso l’impiego dei fondi strutturali al servizio dell’innovazione. In particolare, devono essere utilizzati per finanziare sistemi nazionali d’innovazione, strategie di specializzazione intelligente, progetti transnazionali e d'innovazione sociale;

·       impostare partenariati per l’innovazione: l’UE deve diventare un polo d'attrazione per gli universitari, i ricercatori e i cittadini di paesi terzi altamente qualificati. Inoltre, l’UE deve incoraggiare la cooperazione scientifica e le strategie internazionali di ricerca.

 

OstacoliLa Commissione individua inoltre gli ostacoli che impediscono alle innovazioni di giungere sul mercato:

·       mancanza di finanziamenti;

·       frammentazione dei sistemi di ricerca e dei mercati;

·       uso insufficiente degli appalti pubblici per promuovere l'innovazione;

·       ritardo nella definizione di standard comuni.

Horizon 2020

A gennaio 2014 l'UE ha istituito il programma quadro per la ricerca Horizon 2020[2], della durata di sette anni (2014-2020), nel quale sono integrati tutti i finanziamenti per la ricerca e l'innovazione.

Horizon 2020 succede a sette programmi quadro precedenti, con l’obiettivo di riunire in un unico programma tutte le attività relative alla ricerca e all’innovazione e di semplificare la struttura e le procedure.

Budget di Horizon 2020 Con un budget di quasi 80 miliardi di euro (circa l’8% del bilancio dell’Unione), Horizon 2020 è un programma unico al mondo sia in termini di budget sia per durata e portata. I finanziamenti vengono assegnati attraverso tre programmi di lavoro, il primo per gli anni 2014-2015, il secondo per il 2016-2017 e il terzo per il 2018-2020. Finora il programma ha stanziato 28.535,7 milioni di euro e sostenuto 13.643 progetti in 44 paesi coordinatori e più di 130 paesi partecipanti.

La dotazione iniziale del programma era di 77,028 miliardi di euro. Successivamente il Regolamento (UE) n. 1017/2015, che ha istituito il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), ha modificato il regolamento Horizon 2020 e trasferito 2,2 miliardi di euro dalla sua dotazione per finanziare un nuovo fondo di garanzia dell'UE per coprire i rischi della Banca europea degli investimenti (BEI) nelle operazioni FEIS. La dotazione finanziaria finale di Horizon 2020 è stata così ridotta a 74,828 miliardi di euro.

I tre pilastri di Horizon Il Programma si articola in tre pilastri:

I pilastro: SCIENZA ECCELLENTE (ES)

·       ricerca di frontiera finanziata dal Consiglio europeo della ricerca (CER) (13,095 miliardi di euro);

·       ricerca collaborativa per aprire nuovi e promettenti campi di ricerca e di innovazione mediante il sostegno alle tecnologie emergenti e future (FET) (2,696 miliardi di euro);

·       offrire ai ricercatori eccellenti opportunità di formazione e di carriera mediante le cd. azioni Marie Curie (6,162 miliardi di euro);

·       infrastrutture di ricerca (comprese le e-infrastructures) di livello mondiale accessibili a tutti i ricercatori in Europa e in altri paesi (2,488 miliardi di euro).

 

II pilastro: LEADERSHIP INDUSTRIALE (LEIT)

·       consolidare la leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali (Key Enabling Technologies), anche attraverso la loro combinazione, fornendo un sostegno all’ICT, alle nanotecnologie, ai materiali avanzati, alle biotecnologie, ai sistemi avanzati di fabbricazione e trattamento e alla ricerca spaziale (NMPB+Space) (13,557 miliardi di euro);

·       facilitare l’accesso ai finanziamenti per ricerca e innovazione con capitale di rischio (Access to risk finance) (2,842 miliardi di euro);

·       fornire in tutta l’Unione un sostegno all’innovazione nelle PMI (SME instrument) (almeno 3 miliardi di euro destinati allo strumento per le PMI).

 

III pilastro: SFIDE SOCIALI (SC)

·       salute, cambiamenti demografici e benessere (7,472 miliardi di euro);

·       sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia (3,851 miliardi di euro);

·       energia sicura, pulita ed efficiente (5,931 miliardi di euro);

·       trasporti intelligenti, ecologici e integrati (6,339 miliardi di euro);

·       azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime (3,081 miliardi di euro);

·       società inclusive, innovative e sicure (1,309 miliardi di euro).

 

Programma di lavoro 2016-2017

Il 13 ottobre 2015 la Commissione Europea ha adottato il programma di lavoro 2016-2017, destinandovi 16 miliardi di euro.

Il programma 2016-2017 offre opportunità di finanziamento attraverso inviti a presentare proposte, appalti pubblici e altre azioni, come i premi Horizon[3], che nel complesso coprono quasi 600 topic.

 

Il programma sostiene una serie di iniziative trasversali:

·       ammodernamento dell'industria manifatturiera europea (1 miliardo di euro);

·       tecnologie e norme per la guida automatica (più di 100 milioni di euro);

·       Internet degli oggetti per sostenere la digitalizzazione delle industrie dell'Ue (139 milioni);

·       Industria 2020 e l'economia circolare per sviluppare economie forti e sostenibili (670 milioni);

·       città intelligenti e sostenibili per migliorare l'integrazione delle reti ambientali, digitali, dei trasporti e dell'energia negli ambienti urbani dell'UE (232 milioni).

Inoltre:

·       8 milioni saranno destinati alla ricerca in materia di sicurezza delle frontiere esterne dell'UE per migliorare le procedure di identificazione e prevenire il traffico e la tratta di esseri umani;

·       27 milioni saranno destinati alle nuove tecnologie per prevenire la criminalità e il terrorismo;

·       15 milioni saranno destinati alla ricerca sull'origine e l'impatto dei flussi migratori in Europa.

 

Nella revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, la Commissione ha proposto di incrementare la dotazione del programma di 400 milioni di euro per il periodo 2017-2020. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno concordato in una dichiarazione congiunta di ridurre tale importo a 200 milioni di euro[4].

La suddivisione dei fondi aggiuntivi è la seguente:

·       50 milioni per il Consiglio europeo della ricerca (di cui 16,7 milioni già inclusi nel budget 2017);

·       55 milioni per la parte “Diffondere l’eccellenza e ampliare la partecipazione” (di cui. 6,7 milioni già inclusi nel budget 2017);

·       50 milioni per il Consiglio europeo dell’innovazione;

·       45 milioni per High Performance Computers, nell’ambito della parte Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali (di cui 16.7 milioni già inclusi nel budget 2017).

Valutazione intermedia della Commissione europea (maggio 2017)

Lo scorso mese di maggio la Commissione europea ha pubblicato una valutazione intermedia di Horizon 2020, che copre i primi tre anni del programma. La Commissione europea ritiene che sia ancora troppo presto per avere un quadro completo dei risultati.

La Commissione ha valutato Horizon 2020 secondo cinque criteri: pertinenza, efficienza, efficacia, coerenza e valore aggiunto dell'UE. L'efficacia è a sua volta misurata in termini di: impatto scientifico, innovazione e impatto economico, impatti sociali.

Le conclusioni sono le seguenti:

1.     PERTINENZA: gli obiettivi di Horizon 2020, come quello di assicurare una quota del 3% del PIL dell'UE per la ricerca e lo sviluppo, restano validi e il programma risulta attraente per le parti interessate, come mostrato dal crescente numero di domande rispetto al precedente settimo programma quadro (FP7). Risponde anche con grande flessibilità alle necessità emergenti (come Ebola e emergenze migratorie), agli avanzamenti tecnologici e alle nuove priorità politiche;

2.     EFFICIENZA: nuove modalità di gestione, semplificazione e attuazione armonizzata delle norme e costi amministrativi inferiori rendono il programma più efficiente del suo predecessore. Tuttavia, è caratterizzato da una notevole eccedenza di richieste (oversubscription), per cui solo l'11,6% dei progetti riesce ad ottenere i finanziamenti, con una riduzione rispetto al precedente settimo programma quadro (18,4%). Ciò comporta il respingimento di molti progetti di alta qualità, che si sarebbe potuto evitare con ulteriori 62,4 miliardi di euro nella dotazione di bilancio;

 

3.     EFFICACIA:

o   impatto scientifico: Horizon 2020 sostiene circa 340.000 ricercatori, promuovendo infrastrutture di ricerca nazionali e paneuropee, producendo conoscenza scientifica di elevata qualità e formando reti di collaborazione scientifica; ma i progressi nella diffusione dell'eccellenza e nell’accesso aperto alle pubblicazioni e ai dati sono lenti;

o   innovazione ed impatto economico: rispetto ai programmi precedenti, vi è un maggiore coinvolgimento del settore privato e delle PMI. Altri benefici includono l'accesso al capitale di rischio per le imprese, in particolare le PMI, e la generazione di brevetti di alta qualità dal valore commerciale. Ogni euro investito nell'ambito di Horizon 2020 porta ad un aumento stimato del PIL da 6 a 8,5 euro (da 400 a 600 miliardi entro il 2030). Occorre rimuovere le barriere all'innovazione che ne ostacolano l'assorbimento da parte del mercato;

o   impatti sociali: la spesa per lo sviluppo sostenibile e l'azione sul clima è al di sotto degli obiettivi e occorre maggiore chiarezza sul contributo della ricerca e dell’innovazione nel trovare una soluzione alle “sfide sociali” nei confronti degli stakeholders;

4.     COERENZA: dovrebbe essere migliorata la sinergia con gli altri strumenti dell'UE, quali i Fondi strutturali, e con le politiche nazionali.

5.     VALORE AGGIUNTO DELL'UE: l'addizionalità di Horizon 2020 rispetto al sostegno nazionale e regionale sarebbe chiara: rende l'UE un luogo più attraente per la ricerca e l'innovazione grazie a gare su scala continentale. La creazione di reti transnazionali e multidisciplinari e il pooling di capacità rendono più agevole agire a livello globale.

 

Il programma quadro per la ricerca post 2020

Lo scorso 25 luglio a Tallinn si è tenuta una riunione informale dei Ministri competenti per la ricerca sul programma Horizon 2020 e sulla necessità di rilanciare il bilancio dell'UE per la ricerca e l'innovazione per il periodo post 2020.

Nel corso del meeting è emersa la volontà condivisa tra gli Stati membri di aumentare il bilancio UE per la ricerca dopo il 2020, in linea con le raccomandazioni del gruppo di esperti sul futuro programma quadro di ricerca e innovazione.

Tra le raccomandazioni del gruppo di esperti guidato dall'ex commissario europeo Pascal Lamy vi è il raddoppio dei finanziamenti assegnati al programma quadro per la ricerca e l'innovazione nel prossimo quadro finanziario pluriennale.

La relazione afferma, in particolare, che il minimo da fare sarebbe stanziare 120 miliardi di euro, che rappresenta il minimo necessario per mantenere il tasso di crescita medio annuo (+6,5%) del programma Horizon 2020 e per stare al passo con altri Paesi, in particolare Stati Uniti e Corea del Sud.

Il gruppo di esperti ha poi sottolineato che:

·        l’UE ha difficoltà a trasformare i prodotti della ricerca in applicazioni commerciali valide;

·        l’UE è in ritardo nel campo digitale, per cui il prossimo programma quadro dovrebbe includere gli aspetti digitali in tutti i campi della ricerca;

·        nel campo dell’energia, l’UE è in prima linea sull’energia eolica, ma in forte ritardo sull'idrogeno;

·        In seguito alla Brexit, occorre trovare un accordo speciale con il Regno Unito che gli permette di partecipare al nuovo programma;

·        occorre alleggerire le norme europee in materia di concorrenza per quanto riguarda il finanziamento pubblico della ricerca;

·        è necessario aprire un dialogo a livello internazionale su come realizzare un level playing field sugli aiuti pubblici alla ricerca.

Nel meeting di Tallinn sono. Inoltre, emersi i seguenti punti:

·       occorre dare maggiore visibilità alla ricerca e all'azione europea, migliorando la comunicazione sui risultati concreti degli investimenti europei (ad esempio sui farmaci per combattere l'Alzheimer);

·       il futuro programma quadro dovrebbe essere incentrato più su missioni specifiche e tenendo maggiormente conto del loro impatto sui cambiamenti nella società;

·       occorre semplificare il panorama europeo dei finanziamenti disponibili e migliorare le sinergie con altre politiche dell'UE, in particolare con i fondi strutturali e di investimento;

·       Horizon 2020 dovrebbe essere aperto a livello internazionale per avere un impatto maggiore;

·       i partenariati di ricerca tra gli Stati membri dovrebbero essere più coerenti, trasparenti e aperti al settore privato.

 

Altri programmi e azioni dell’UE nel campo della ricerca

EGNOS (sistema geostazionario europeo di navigazione di sovrapposizione) e Galileo (sistema di posizionamento e navigazione satellitare civile (GNSS) sono i due sistemi di navigazione satellitare dell’UE, entrambi sono sotto il controllo civile. Insieme hanno una dotazione finanziaria di 7,0 miliardi di euro per il 2014-2020.

COPERNICUS: il programma europeo di osservazione della terra che finanzia lo sviluppo di servizi informativi aperti e accessibili basati sull'osservazione satellitare e di sistemi di misurazione terrestri, aerei e marittimi. Ha una dotazione finanziaria di 4,3 miliardi di euro per il 2014 al 2020.

ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor): progetto di ricerca internazionale che si propone di realizzare un impianto sperimentale a Cadarache (Francia) per dimostrare a livello scientifico la possibilità di utilizzare la fusione nucleare come fonte di energia sostenibile. L'UE contribuisce a circa la metà dei suoi costi, mentre gli altri Paesi partner (Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti) coprono la parte restante. La dotazione finanziaria del bilancio UE per il periodo 2014-2020 è di 3 miliardi di euro.

COSME: il programma dell'UE per la competitività delle imprese e delle piccole e medie imprese. Gestito dalla Commissione Europea e dall'Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese (EASME), ha una dotazione finanziaria per il periodo 2014-2020 di 2,3 miliardi di euro.

PRIMA (il partenariato per la ricerca e l'innovazione nell'area mediterranea): il 26 giugno scorso il Consiglio dei ministri dell'energia e dei trasporti ha approvato formalmente la decisione congiunta con il Parlamento europeo sulla partecipazione dell'Unione al partenariato per la ricerca e l'innovazione nell'area mediterranea (PRIMA). A partire dal 2018, il programma si propone di promuovere la capacità di ricerca e innovazione nel Mediterraneo e sviluppare conoscenze e soluzioni innovative comuni per migliorare l'efficienza, la sicurezza dello spazio marino, la sicurezza e la sostenibilità dei sistemi agroalimentari, l'approvvigionamento e la gestione integrata dell'acqua. Per il partenariato PRIMA è stato stanziato per un contributo di 200 milioni di euro dal programma quadro Horizon 2020.

A partire dal 2018, si propone di sviluppare soluzioni innovative per la fornitura sostenibile dell'acqua e la gestione e la produzione alimentare. All’iniziativa partecipano nove Stati membri (Germania, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta e Portogallo) e sei Paesi mediterranei (Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco e Tunisia).

 


 

I Sessione

Aspettarsi l’imprevisto: la ricerca di frontiera rende il futuro più vicino

La conferenza promuoverà una discussione sulla necessità di finanziare la ricerca di frontiera (bottom-up, cioè dal basso, interdisciplinare e visionaria) che è spesso percepita come pura scienza con costi significativi ed elevati rischi di fallimento. L’obiettivo è convincere i decisori politici che investire nella ricerca di frontiera ripaga nel corso del tempo, anche se i risultati sono imprevedibili. Si corre altrimenti il rischio di ridurre l’efficacia della ricerca scientifica attraverso la scelta di finanziare campi di ricerca più conservativi e con un impatto più immediato.

Con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica di frontiera in tutti i campi, basandosi sull’eccellenza scientifica, nel 2007 è stato istituito il Consiglio europeo della ricerca (CER)[5], con sede a Bruxelles. Il Consiglio europeo è parte del primo pilastro - "Eccellenza scientifica" - di Horizon 2020.

Il CER dispone di un budget totale di:

·       13,1 miliardi di euro per il periodo 2014-2020[6], che rappresenta circa il 17% del bilancio totale di Horizon 2020;

·       circa 1,8 miliardi di euro per il 2017 di, il più alto dalla sua istituzione.

Dal 2007 il CER ha ricevuto oltre 65 mila domande e finanziato circa 7.000 progetti (la maggioranza dei quali con beneficiari sotto i 40 anni di età), con un investimento di 9,8 miliardi di euro. Ha sostenuto, inoltre, circa 42 mila membri dei team di ricerca, offrendo formazione di ricerca all'avanguardia per quasi 11.000 studenti di dottorato e quasi 16.000 ricercatori post-dottorali. Ha conseguito, infine, importanti successi in termini di innovazione con oltre 800 domande di brevetto e 75 nuove imprese.

 

In questi primi dieci anni i finanziamenti del CER hanno portato ad alcune scoperte rivoluzionarie, contribuendo ad esempio a nuove cure del cancro[7] e del morbo di Parkinson, alla scoperta di nuovi pianeti simili alla Terra nello spazio extraatmosferico e allo sviluppo di nuove generazioni di radar potenti. Alcuni beneficiari dei finanziamenti hanno vinto prestigiosi premi, tra cui sei premi Nobel.

Destinatari delle sovvenzioni del CER possono essere scienziati e studiosi di qualsiasi nazionalità e di qualsiasi disciplina allo scopo di intraprendere ricerche di frontiera prive di vincoli tematici, in uno Stato membro dell'UE o in un Paese associato.

Vi sono diverse tipologie di sovvenzioni:

·       starting grants: fino a 1,5 milioni di euro per 5 anni, per ricercatori con 2-7 anni di esperienza dal completamento del dottorato[8];

·       consolidator grants: fino a 2 milioni di euro per 5 anni, per ricercatori con 7-12 anni di esperienza;

·       advanced grants: fino a 2,5 milioni di euro, per ricercatori attivi che hanno conseguito significativi risultati scientifici negli ultimi 10 anni;

·       sinergy grants: fino a 10 milioni di euro per un periodo di 6 anni, per un gruppo da 2 a 4 ricercatori principali (PIs).

Il grafico seguente mostra il numero di sovvenzioni per tipologia e paese ospitante su un totale di 6907 sovvenzioni.

 

In base ad uno studio indipendente, pubblicato dal CER a settembre 2017, che ha valutato i progetti finanziati dal CER portati a compimento:

il 73% dei progetti ha conseguito scoperte scientifiche (25%) o importanti progressi scientifici (48%), mentre circa il 26% ha apportato contributi scientifici incrementali. Solo nell’1% dei casi non si è avuto nessun apprezzabile contributo scientifico. Si trattava, peraltro, di progetti che avevano un contenuto ad alto rischio.

 

L’esistenza del CER ha avuto un grosso impatto a livello nazionale, anche come benchmark. Infatti, a partire dalla sua creazione nel 2007:

·       8 nuovi Stati membri dell'UE hanno istituito consigli nazionali di ricerca (gli Stati membri con organismi simili sono complessivamente 24);

·       11 Stati membri hanno lanciato schemi di finanziamento ispirati alla struttura del CER (Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia);

·       15 Stati membri (Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia) hanno lanciato iniziative per finanziare i candidati che hanno superato la soglia di qualità delle competizioni CER, ma non hanno conseguito il finanziamento a causa dei vincoli di bilancio.

Il CER è sempre più aperto a livello internazionale: oltre 180 ricercatori sono ritornati in Europa con una sovvenzione del CER; i beneficiari, che hanno base in oltre 700 istituti ospitanti in 33 Stati della European research area (ERA), hanno 69 diverse nazionalità (principalmente provengono da Stati Uniti, Canada e Russia); il 17% dei componenti dei team di ricerca del CER non è europeo.

Per quanto riguarda i finanziamenti del CER, non sono previste quote geografiche, tuttavia alcuni Stati risultano maggiormente beneficiari di altri. Tendenzialmente, si rileva un collegamento tra il numero delle sovvenzioni concesse dal CER e la quota di spesa nazionale destinata dallo Stato alla ricerca e allo sviluppo (gross domestic expenditure in R&D - GERD).

Altro fattore che incide sul numero di sovvenzioni è la quantità di pubblicazioni nelle riviste scientifiche più importanti del mondo.


 

II Sessione

Dall’impatto al valore della ricerca: la ragione per investire nella ricerca

Policy paper: Value of research  La conferenza promuoverà la discussione sui vantaggi, anche in termini economici, degli investimenti pubblici nella ricerca.

In merito, la Commissione europea nel 2015 ha pubblicato un policy paper dal titolo “Value of research” nel quale evidenzia l’importanza e l’utilità degli investimenti nella ricerca in Europa e indica i percorsi chiave con cui poter aumentare i ritorni su tali investimenti. Il paper fa riferimento a tutte le forme di investimento in R&S, includendo università, governo e imprese, ma si concentra sul ruolo del finanziamento pubblico. Inoltre, non considera soltanto la dimensione economica della ricerca, ma anche i ritorni in termini di vantaggi sociali, ad esempio, in materia di salute e ambiente.

In particolare, il paper sostiene che il sostegno pubblico alla ricerca è essenziale per la realizzazione del suo valore. La ragione principale a sostegno del finanziamento pubblico della ricerca è che il suo tasso sociale di rendimento supera il tasso di rendimento privato. Di conseguenza, senza l’intervento pubblico le imprese, seguendo logiche di mercato, non porterebbero avanti ricerca e innovazione di valore in molti campi.

In particolare, l’intervento pubblico risulterebbe necessario per:

·       superare i lock-ins[9] alle soluzioni esistenti;

·       assicurare approcci coordinati, in particolare per quanto riguarda le sfide ambientali e sanitarie;

·       realizzare infrastrutture;

·       fornire una visione di lungo termine.

 

Tassi di rendimento della ricerca pubblica Il paper, inoltre, riporta che numerosi studi hanno affrontato la questione dei tassi di rendimento degli investimenti pubblici nella ricerca, analizzando una serie di industrie beneficiarie di finanziamenti pubblici. Secondo la maggior parte degli studi, il valore complessivo generato dalla ricerca pubblica è tra 3 e 8 volte l'investimento iniziale sull'intero ciclo di vita degli effetti. Se calcolati in termini di tassi annuali di rendimento, i valori medi sono compresi tra il 20 e il 50%.

Altri studi hanno analizzato la percentuale di innovazioni che non avrebbero potuto essere introdotte senza il contributo della ricerca pubblica, che si aggira tra il 20% e il 75%. Come rilevato nel paper, i tassi di rendimento variano notevolmente in base alle industrie, ai tipi di innovazioni e di sponsor.

Impatto sulla produttività Infine, il paper riferisce che studi macroeconomici confermano che la ricerca del settore pubblico ha un effetto positivo significativo sulla produttività. Tali studi hanno rilevato che il rendimento a lungo termine della ricerca del settore pubblico (governo e università) in termini di produttività è intorno al 17%. In tale ambito, l'impatto della ricerca universitaria risulta più elevato, probabilmente perché i laboratori governativi spesso hanno obiettivi non economici, come la difesa.

 

Spesa pubblica per ricerca e sviluppo nell’UE Secondo i dati della Commissione europea, nel 2015 nell’Unione europea la spesa media per la ricerca e lo sviluppo (R&S) del settore pubblico è stata pari allo 0,71% del PIL, in calo rispetto allo 0,73% del 2013 e del 2014, ma allo stesso livello del 2011. Per quanto riguarda, invece, i singoli Stati membri, nel 2015 la spesa per R&S del settore pubblico è stata vicina o superiore all'1% del PIL in Danimarca, Svezia e Finlandia, mentre è stata inferiore allo 0,30% del PIL in Bulgaria e Romania. Per quanto riguarda l’Italia, nel 2015 la spesa per R&S del settore pubblico è stata dello 0,56% del PIL, in leggera diminuzione rispetto allo 0,57% registrato nel 2014, ma in crescita rispetto allo 0,51% del 2011 e allo 0,55% del 2012 e del 2013 (Fonte Eurostat).


 


 

III Sessione

Forma e funzione: Definire le politiche di ricerca e innovazione europee per la competitività globale

La conferenza promuoverà la discussione su come progettare un sistema di ricerca e innovazione in grado di sfruttare il potenziale di ricerca inutilizzato, di favorire una società basata sulla scienza e di sviluppare un'Europa più competitiva dopo il 2020.

Open science L'Europa ha fissato una visione della scienza e dell'innovazione aperte come nuovo modus operandi per la scienza.

Con riferimento all’accesso ai dati scientifici prodotti nell’ambito del programma Horizon 2020, la Commissione europea nel 2012 ha presentato misure, contenute in una comunicazione[10] e in una raccomandazione[11] per migliorare l’accesso all'informazione scientifica prodotta in Europa.

La visione che ispira la strategia della Commissione su dati aperti e circolazione del sapere muove dal principio che le informazioni già pagate con denaro pubblico non debbano essere pagate nuovamente quando vi si accede. Ne consegue che le informazioni scientifiche scaturite da ricerche finanziate con fondi pubblici dovranno essere disponibili on line, senza costi aggiuntivi, per i ricercatori e i cittadini europei, tramite infrastrutture digitali sostenibili che siano anche in grado di assicurarne l'accesso a lungo termine.

Con tali proposte, la Commissione ha fatto dell’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche un principio generale di Horizon 2020. In particolare, la Commissione ha inteso:

·       definire l’accesso aperto alle pubblicazioni oggetto di valutazione “inter pares” come principio generale per Horizon 2020, tramite due modelli di base, considerati entrambi approcci validi alla realizzazione dell'accesso aperto:

a)     accesso aperto in "via aurea" (editoria ad accesso aperto): i costi sono sostenuti dall'università o dall'istituto di ricerca cui è affiliato il ricercatore ovvero dall'ente finanziatore che sostiene la ricerca[12];

b)    accesso aperto in "via verde" (archiviazione autonoma): il ricercatore archivia in un deposito on line l'articolo pubblicato o il manoscritto finale oggetto di valutazione inter pares prima, dopo o contestualmente alla pubblicazione. L'accesso all'articolo può essere ritardato di un determinato periodo (embargo) su richiesta dell'editore, affinché gli abbonati beneficino di un vantaggio aggiuntivo;

·       promuovere l'accesso aperto ai dati della ricerca (risultati sperimentali, osservazioni e informazioni generate da computer) e istituire un quadro pilota nell’ambito di Horizon 2020, tenendo conto delle preoccupazioni concernenti la privacy, gli interessi commerciali e le questioni connesse ai grandi volumi di dati;

·       sviluppare e sostenere infrastrutture elettroniche, interoperabili a livello europeo e mondiale, per ospitare e condividere le informazioni scientifiche (pubblicazioni e dati);

·       aiutare i ricercatori a rispettare gli obblighi in tema di accesso aperto e promuovere una cultura della condivisione.

La Commissione ha, inoltre, raccomandato agli Stati membri di adottare un approccio simile nei confronti dei risultati della ricerca finanziata con i loro programmi nazionali. L'obiettivo era rendere accessibile, entro il 2016, il 60% degli articoli scientifici su lavori finanziati con fondi pubblici europei secondo la modalità dell'accesso aperto.

In questo quadro di inserisce anche la comunicazione in materia di cloud computing[13], che rientra nell’ambito delle iniziative previste nella tabella di marcia della Strategia per il mercato unico digitale.

La creazione di un European Open Science Cloud L’iniziativa è volta a rafforzare l’interconnessione delle infrastrutture di ricerca esistenti, puntando alla creazione di un European Open Science Cloud, ovvero uno spazio di archiviazione accessibile grazie ad Internet, per offrire in primo luogo a ricercatori e professionisti un ambiente virtuale aperto e fruibile gratuitamente per l'archiviazione, la gestione, l'analisi e il riutilizzo dei dati della ricerca, a livello trasversale tra paesi e discipline scientifiche. In tal modo, l’iniziativa intende rendere l'accesso ai dati scientifici più semplice, meno costoso e più efficiente e porre le basi per la creazione di nuove opportunità di mercato e nuove soluzioni, in particolare, in settori come la sanità, l'ambiente e i trasporti. Il cloud europeo per la scienza aperta sarà, inoltre, finalizzato all’istruzione e alla formazione professionale nel quadro dell’insegnamento superiore e, nel tempo, si estenderà a utenti istituzionali e commerciali.

Il progetto inizialmente si baserà sull’aggregazione delle attuali infrastrutture di dati scientifici, che ora sono frammentate tra le diverse discipline e i diversi Stati membri.

La comunicazione si prefigge la creazione di un ambiente sicuro e affidabile, in cui dovranno essere garantite la tutela della vita privata e la protezione dei dati fin dalla fase di progettazione, sulla base di norme tecniche riconosciute.

L’European Data InfrastructureIl cloud sarà sostenuto da un’infrastruttura europea (European Data Infrastructure), che dovrebbe assicurare reti a banda larga, impianti di archiviazione su larga scala e supercomputer necessari ad accedere in modo veloce ai dati memorizzati. Secondo le stime della Commissione, il cloud dovrebbe riguardare 1,7 milioni di ricercatori e 70 milioni di professionisti della scienza e della tecnologia.

Strategia europea per il cloud computing L'iniziativa europea per il cloud computing si fonda sui risultati della Strategia europea per il cloud computing, nella quale la Commissione europea prevede che l’attuazione di politiche a sostegno del cloud pubblico, nel 2020, potrebbe aumentare di 250 miliardi di euro il PIL europeo, contro una previsione di 88 miliardi di euro in assenza di tecnologie cloud. Inoltre, sempre secondo gli studi commissionati dalla Commissione europea, dal 2015 al 2020, verrebbe generato un impatto cumulativo supplementare pari a 600 miliardi di euro, con una ricaduta positiva anche in termini di 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro.

Il cloud europeo per la scienza aperta mira a conferire all'Ue un ruolo guida nella infrastrutturazione per i dati scientifici ed è considerato come un’opportunità per rivitalizzare il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e di incoraggiare la concorrenza in un settore dominato dalle grandi compagnie americane.

L’obiettivo finale della comunicazione è mettere a disposizione di ogni centro di ricerca, di ogni progetto di ricerca e di ogni ricercatore nell’UE una capacità di supercalcolo, di archiviazione e di analisi dei dati competitiva a livello mondiale, fattore indispensabile per avere successo nel sistema innovativo globale basato sui dati.


 

La ricerca in Italia

Secondo il Rapporto Paese 2016 Italia della Commissione europea, in Italia la spesa totale per ricerca e sviluppo nel 2015 ammontava a 21,9 miliardi di euro (come anticipato, pari all'1,33% del PIL), con le seguenti quote: Governo (principalmente enti pubblici di ricerca[14]) 0,18% del PIL (inferiore alla media dell'UE pari allo 0,24%); università 0,38%; imprese 0,74%; istituti non profit 0,04%.

In termini di finanziamenti, nel 2014 la R&S finanziata da soggetti esteri rappresentava lo 0,13% del PIL, con uno 0,04% proveniente da fonti UE. I flussi di finanziamenti provenienti dall'estero sono riconducibili a tre fonti principali: la R&S associata agli investimenti esteri diretti (IED), i programmi quadro dell'UE e i Fondi strutturali dell'UE.

Per quanto riguarda i programmi quadro dell’UE, il rapporto fa ancora riferimento al 7° Programma quadro che hanno preceduto il programma Horizon 2020. L'Italia è il quarto Paese più finanziato nell'ambito del 7°PQ (oltre 3,6 miliardi di euro dal 2007 a ottobre 2014), dopo Regno Unito, Francia e Germania; la partecipazione delle imprese è stata rilevante: sei aziende italiane tra i primi 50 beneficiari di sovvenzioni sottoscritte per le imprese nel periodo 2007-2013, due università tra le prime 50 della categoria IIS, sei centri di ricerca tra i primi 50 della loro categoria.

Nel 2015, gli addetti alla R&S in Italia, in unità equivalenti a tempo pieno, erano 248.140, di cui 120.677 ricercatori, con una dinamica stabile rispetto al 2014. La diminuzione di 1.327 unità rispetto al 2014 si è concentrata nell'imprenditoria (-708), nelle università (-343) e nel settore pubblico (-294).

Il rapporto evidenzia anche forti differenze tra le regioni italiane: la spesa in R&S sul PIL regionale è dell'1,4% al nord e dello 0,9% al sud; i brevetti depositati presso l'Ufficio europeo dei brevetti per milione di abitanti sono 106,8 al nord e 10,1 al sud; la percentuale di dipendenti nei settori ad alta tecnologia è del 3,7% al nord e del 2% al sud. Inoltre, due terzi delle imprese innovatrici e tre quarti della spesa totale si concentrano in sole cinque regioniLombardia (con il 25%), Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio. Solo il 13% delle aziende italiane innovatrici svolge la sua attività nelle regioni meridionali e insulari.

Infine, gravi disparità sono emerse anche nei livelli di rendimento delle università per quanto riguarda i prodotti di ricerca, gli standard di insegnamento e le tendenze degli studenti. Le regioni meridionali hanno registrato risultati meno brillanti e riduzioni di maggiore entità a livello di iscrizioni, personale e finanziamenti.

Programma nazionale della ricerca

Il Programma Nazionale della Ricerca 2015-2020 individua i principali punti di forza e di debolezza della ricerca in Italia:

L’investimento finanziario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca nel PNR, presentato azione per azione nel PNR, è di quasi 2,5 miliardi di euro di risorse nei primi tre anni, che si aggiungono al finanziamento che il Ministero dell’Università e della Ricerca destina a Università ed Enti Pubblici di Ricerca, pari a 8 miliardi ogni anno.

Se da un lato, si è ritenuto opportuno non individuare priorità tra le diverse discipline scientifiche della ricerca di base, dall’altro il PNR 2015-2020 propone una tassonomia della ricerca applicata e traslazionale organizzandola in dodici aree:

Sulla base dell’analisi delle criticità e dei punti di forza vengono individuati sei macro obiettivi con i relativi programmi di intervento, strutturati con obiettivi precisi, azioni di intervento e risorse dedicate.

PRIMO OBIETTIVO: Internazionalizzazione, coordinamento e integrazione delle iniziative nazionali con quelle europee e globali.

 

 

 

 

 

SECONDO OBIETTIVO: Dare centralità all’investimento nel capitale umano.

TERZO OBIETTIVO: Dare un sostegno selettivo alle infrastrutture di ricerca.

 

 

 

QUARTO OBIETTIVO: Collaborazione pubblico-privato, intesa come leva strutturale per la ricerca e l’innovazione.

 

 

 

 

QUINTO OBIETTIVO: Il Mezzogiorno

SESTO OBIETTIVO: Efficienza e qualità della spesa (propedeutico a tutti gli altri).



[1] Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Iniziativa faro Europa 2020: l'Unione dell'innovazione (COM(2010)546). L'Unione dell'innovazione è una delle sette iniziative faro annunciate nella strategia Europa 2020. Essa mira a migliorare le condizioni generali e l'accesso ai finanziamenti per ricerca e innovazione, in modo da garantire che le idee innovative possano trasformarsi in prodotti e servizi nuovi in grado di stimolare crescita ed occupazione.

 

[2] Istituito con Regolamento (UE) n. 1291/2013.

[3] Premi che offrono una ricompensa in denaro a chiunque sia in grado di soddisfare nel modo più efficace una sfida definita. Essi agiscono come un incentivo all’innovazione prescrivendo l’obiettivo, ma non come l’obiettivo debba essere raggiunto.

[4] Una parte dei 200 milioni, pari a 50 milioni, era già stata adottata in sede di approvazione del bilancio 2017.

[5]   Il CER è composto da un Consiglio Scientifico e un'Agenzia Esecutiva (ERCEA). Il Consiglio Scientifico è l'organo direttivo, definisce le strategie scientifiche, gli strumenti di finanziamento, le metodologie di valutazione; l'ERCEA implementa e applica tali strategie nella gestione operativa delle attività del CER.

[6]   Il 21 marzo scorso, in occasione del decimo anniversario del Consiglio europeo della ricerca (ERC), la Commissione europea ha annunciato l’aumento del relativo budget di 50 milioni di euro negli anni rimanenti del programma quadro Horizon 2020.

[7]   Dal 2007, il CER ha supportato più di 340 progetti per un totale di oltre 640 milioni di euro nel campo della ricerca sul cancro.

[8]   Lo scorso settembre il Consiglio europeo della ricerca ha assegnato starting grants per un totale di 605 milioni di euro a 406 giovani ricercatori di 48 nazionalità diverse, stabiliti in 23 Stati membri. Il finanziamento consentirà ai destinatari di istituire propri team di ricerca in diversi settori come la medicina, la sicurezza, i cambiamenti climatici e le scienze sociali. Dei 406 ricercatori, 79 sono nel Regno Unito, 67 in Germania, 53 in Francia e 43 in Italia (il 40% del totale sono donne). Nei propri team di lavoro i ricercatori selezionati potranno impiegare potenzialmente più di 1500 studenti di dottorato e post-dottorato. I finanziamenti sono assegnati nell'ambito del pilastro "Eccellenza scientifica" di Horizon 2020.

[9]   Il fenomeno del lock-in si ha quando si è "catturati" da una scelta tecnologica potenzialmente inferiore rispetto ad altre disponibili.

[10] COM(2012) 401 final.

[11] (2012/417/UE).

[12] A tutti i progetti è stato richiesto di depositare in un archivio la versione elettronica delle pubblicazioni in un formato a lettura ottica, secondo il modello "via aurea" o il modello "via verde". In quest'ultimo caso la Commissione ha permesso un embargo di massimo sei mesi, tranne che nelle scienze sociali e nelle discipline umanistiche, per le quali il periodo massimo sale a dodici mesi (in considerazione dell'età mediamente più alta delle pubblicazioni).

[13] COM(2016)178)

[14]Il decreto legislativo n. 213 del 2009 ha operato il riordino degli enti di ricerca vigilati dal MIUR, che attualmente sono i seguenti: Consiglio nazionale delle ricerche (CNR); Agenzia spaziale italiana (ASI); Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN); Istituto nazionale di astrofisica (INAF); Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV); Istituto nazionale di ricerca metrologica (INRIM); Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS); Stazione zoologica "Anton Dohrn"; Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste; Istituto nazionale di alta matematica (INDAM); Museo storico della fisica e centro di studi e ricerche "E. Fermi"; Istituto italiano di studi germanici.