Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Audizione del Ministro per la coesione territoriale, Carlo Trigilia - Roma, 12 giugno 2013
Serie: Documentazione per le Commissioni - Audizioni e incontri con rappresentanti dell'UE    Numero: 1
Data: 11/06/2013
Descrittori:
FONDI STRUTTURALI   MINISTRI


Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

 

 

 

 

 

Documentazione per le Commissioni

audizioni e incontri in ambito ue

 

 

 

 

 

Audizione del Ministro per la coesione territoriale, Carlo Trigilia

 

Roma, 12 giugno 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 1

 

11 giugno 2013

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dossier è stato curato dall’Ufficio rapporti con l’Unione europea
(' 066760.2145 - * cdrue@camera.it)

Il capitolo “Lo stato di attuazione dei fondi strutturali comunitari 2007-2013 al 31 dicembre 2012” è stato curato dal Servizio Studi, Dipartimento Bilancio (' 066760.3722)

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I N D I C E

 

Scheda di lettura   1

Lo stato di attuazione dei fondi strutturali comunitari 2007-2013 al 31 dicembre 2012  3

·         Gli Obiettivi dei Fondi strutturali 3

·         Le risorse per l’Italia nel QSN 2007-2013  5

·         I ritardi nell’utilizzo delle risorse   6

·         Lo stato di attuazione degli interventi strutturali 8

Il futuro della politica di coesione 2014-2020  11

·         Stato del negoziato   12

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Scheda di lettura



Lo stato di attuazione dei fondi strutturali comunitari

2007-2013 al 31 dicembre 2012

Il quadro normativo comunitario che definisce gli obiettivi per il ciclo di programmazione 2007-2013 e gli strumenti finanziari di intervento della politica di coesione ad essi destinati è definito dal Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio dell’11 luglio 2006, recante le disposizioni generali sui Fondi strutturali, che ha abrogato le norme che regolavano la disciplina della precedente programmazione 2000-2006 (Regolamento (CE) n. 1260 del 1999).

Nel quadro comunitario a sostegno dell'Agenda di Lisbona, i fondi che intervengono nell’ambito della politica di coesione sono ridotti a tre, rispetto ai cinque della precedente programmazione: Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE) e Fondo di Coesione.

Con le decisioni adottate il 4 agosto 2006 (nn. 593-597, n. 609 e n. 769), la Commissione UE ha dato attuazione alla programmazione relativa ai Fondi strutturali, individuando le aree interessate e la ripartizione fra gli Stati membri delle risorse destinate ai singoli obiettivi.

Gli Obiettivi dei Fondi strutturali

Obiettivo “Convergenza”

L’obiettivo “Convergenza” è inteso ad accelerare la convergenza degli Stati e delle regioni in ritardo di sviluppo favorendo il miglioramento delle condizioni di crescita e di occupazione. Tale obiettivo assume carattere prioritario rispetto agli altri due obiettivi. Ad esso sono infatti destinate oltre l’81,5% della dotazione complessiva delle risorse dei Fondi strutturali, pari a circa 251,2 miliardi di euro, nel settennio di programmazione 2007-2013 (Decisione della Commissione 2006/594/CE del 4 agosto 2006).

Sono ammissibili al finanziamento dei Fondi strutturali nell’ambito dell’obiettivo “Convergenza” le aree europee meno sviluppate, corrispondenti al livello NUTS II[1], il cui PIL per abitante, misurato in parità di potere di acquisto sulla base di dati comunitari per il periodo 2000-2002, è inferiore al 75% della media comunitaria dell’UE-25.

L'elenco delle regioni interessate dall'obiettivo “Convergenza”, valido dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013, è riportato nell’allegato I alla decisione della Commissione UE n. 595/2006 del 4 agosto 2006. Per l’Italia, vi rientrano le seguenti regioni: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

La Commissione ha peraltro previsto un sostegno transitorio, c.d. regime di phasing-out”, nell’ambito dell’obiettivo “Convergenza”, in favore di quelle regioni il cui PIL per abitante sarebbe stato inferiore al 75% della media comunitaria se calcolata sui 15 Stati membri, ma che hanno superato tale soglia per effetto dell’allargamento della UE a 25 Stati (cosiddetto “effetto statistico”).

Le regioni interessate dal sostegno transitorio nel quadro dell'obiettivo “Convergenza” sono elencate nell'allegato II alla decisione della Commissione UE n. 595/2006.

Per l’Italia, l’unica regione a beneficiare del regime transitorio di sostegno è la regione Basilicata.

Obiettivo “Competitività e occupazione regionale”

L’obiettivo “Competitività e occupazione regionale” è inteso al rafforzamento della competitività e dell’occupazione delle regioni diverse da quelle in ritardo di sviluppo. A questo obiettivo è destinata una dotazione di risorse pari a circa il 16% del totale delle risorse della programmazione 2007-2013, pari a oltre 49 miliardi di euro (Decisione della Commissione 2006/593/CE del 4 agosto 2006).

Esso interessa tutte le aree comunitarie che non ricadono nell’obiettivo “Convergenza”. Le aree italiane interessate dagli interventi dell’Obiettivo Competitività corrispondono a tutto il Centro-Nord, l’Abruzzo e il Molise.

Sono inoltre beneficiarie degli interventi dell’obiettivo “Competitività e occupazione regionale” anche le regioni che rientravano nell’Obiettivo 1 della precedente programmazione e che non risultano ammissibili, neanche in via transitoria, nell’obiettivo “Convergenza” della nuova programmazione. Queste aree beneficiano di un sostegno transitorio e specifico per evitare gli effetti negativi derivanti da un rapido passaggio al nuovo obiettivo (c.d. phasing-in”).

L’elenco delle regioni ammesse a beneficiare del finanziamento dei Fondi strutturali a titolo transitorio e specifico nell’ambito dell’obiettivo “Competitività regionale e occupazione” per il periodo 2007-2013 nell’Allegato alla decisione della Commissione UE del 4 agosto 2006, n. 2006/597/CE.

Per l’Italia, tra queste aree è inclusa la regione Sardegna.

Obiettivo “Cooperazione territoriale europea”

L’obiettivo “Cooperazione territoriale” mira alla integrazione equilibrata del territorio dell’UE attraverso il rafforzamento della cooperazione a livello transfrontaliero, transnazionale e interregionale.

Rientrano in questo obiettivo le unità territoriali classificate quali NUTS III situate lungo tutte le frontiere terrestri interne, lungo alcune frontiere terrestri esterne, nonché lungo le frontiere marittime, separate, in linea generale, da una distanza non superiore ai 150 Km.

L’elenco delle regioni e delle zone ammissibili è riportato nell’Allegato I della decisione della Commissione UE n. 769/2006 del 31 ottobre 2006. L’obiettivo “Cooperazione” riguarda tutte le regioni e le province italiane che concorrono a realizzare 18 Programmi operativi con aree omologhe degli altri Stati membri.

Le risorse per l’Italia nel QSN 2007-2013

Nell’ambito delle risorse finanziarie UE complessivamente stanziate per il periodo di programmazione 2007-2013 (circa 308 miliardi di euro), la quota assegnata all’Italia ammonta a 28,8 miliardi a valere su due fondi comunitari (Fondo europeo di sviluppo regionale – FESR e Fondo sociale europeo - FSE).

Le risorse comunitarie sono state programmate con il Quadro strategico nazionale 2007-2013, i cui interventi sono attuati attraverso 52 Programmi Operativi nazionali, regionali e interregionali, che definiscono le priorità strategiche per settori e territori.

Le risorse programmate nel QSN 2007-2013 ammontano a circa 60,1 miliardi di euro, di cui oltre 28,5 miliardi di fondi strutturali provenienti dalla UE e circa 31,6 miliardi di risorse di cofinanziamento nazionale (iscritti sul Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie previsto dalla legge n. 183/1987), destinati a finanziare i tre Obiettivi prioritari di sviluppo, come evidenziato nella tavola che segue:

(milioni di euro)           

Obiettivi

Contributi UE

Cofinanziamento nazionale

Totale

Convergenza

21.640,4

21.958,9

43.599,3

Competitività

6.324,9

9.489,5

15.814,4

Cooperazione territoriale

546,4

159,2

705,6

TOTALE

28.511,7

31.607,6

60.119,3

Fonte. RGS – IGRUE.

 

La gran parte di tali risorse, all’incirca il 75%, risultano destinate all’Obiettivo “Convergenza”, che interessa le regioni Calabria Campania, Puglia, Sicilia, per un importo pari a 21,2 miliardi di euro, cui si aggiungono 430 milioni alla Basilicata (considerata in regime di phasing-out dall’obiettivo Convergenza).

All’obiettivo “Competitività”, che interessa tutto il Centro-Nord, l’Abruzzo e il Molise, sono assegnati 5,4 miliardi di euro, pari al 22% delle risorse complessivamente destinate all’Italia, cui si aggiunge 1 miliardo destinato alla Sardegna (in regime di phasing-in).

La quota residua interessa i programmi dell’Obiettivo “Cooperazione territoriale”.

I ritardi nell’utilizzo delle risorse

La politica di coesione è stata fortemente condizionata dalla difficoltà delle amministrazioni centrali e regionali di utilizzare le risorse comunitarie secondo la tempistica definita dalle norme comunitarie, con il rischio costante di disimpegno delle stesse. Infatti, la c.d. "regola dell'n+2" prevede - per ciascun fondo (FSE, FESR) e per ogni Programma Operativo (PO) - il definanziamento delle risorse non spese entro il biennio successivo all'annualità di riferimento.

Il definanziamento delle risorse comunitarie comporta, inoltre, la parallela riduzione della quota di cofinanziamento nazionale.

Dopo 4 anni di operatività dei fondi strutturali 2007-2013, al 31 dicembre 2010, lo stato di utilizzo dei fondi comunitari era davvero preoccupante, con una percentuale di impegni sulle risorse complessivamente disponibili del 22 per cento e di pagamenti intorno al 12 per cento. Come ricordato nella Relazione dell'allora Ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, presentata alle Commissioni riunite bilancio di Camera e Senato (seduta del 6 dicembre 2011), l’Italia risultava essere penultima tra gli Stati membri, con una percentuale di pagamenti eseguiti al 31 dicembre 2010 superiore solo alla sola Romania, e con un valore percentuale di realizzazione inferiore di 9 punti percentuali rispetto allo stesso stadio del periodo di programmazione 2000-2006.

Per recuperare il ritardo nell’utilizzo delle risorse comunitarie, nel corso del 2011 è stata avviata, di intesa con la Commissione Europea, un’azione per accelerare l’attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013, sulla base di quanto stabilito dalla delibera CIPE n. 1 e puntualmente concordato nel Comitato Nazionale del Quadro Strategico Nazionale (riunione del 30 marzo 2011) da tutte le Regioni, dalle Amministrazioni centrali interessate e dal partenariato economico e sociale.

Alla fine del 2011, è stato adottato il Piano di Azione Coesione, inviato il 15 novembre 2011 al Commissario Europeo per la Politica Regionale, quale risposta del Governo italiano ai ritardi nell’attuazione dei programmi dei Fondi strutturali 2007-2013 – specie nelle Regioni dell’Obiettivo Convergenza – e alle richieste di intervento dell’Unione Europea.

Il Piano prevede un’azione strategica di rilancio del Sud, che punta alla concentrazione degli investimenti in quattro ambiti prioritari di interesse strategico nazionale (Istruzione, Agenda digitale, Occupazione e Infrastrutture ferroviarie), attingendo ai fondi che si rendono disponibili, attraverso una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale, nell’ambito dei programmi operativi delle Regioni Convergenza e, in parte, dei programmi delle altre regioni del Mezzogiorno (Sardegna, Molise e Abruzzo), che, dato il forte ritardo di attuazione, rischiano il disimpegno automatico delle risorse. In sostanza, il documento propone una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale, che viene portato dal 50 al 25 per cento, in modo da rendere disponibili risorse da programmare prioritariamente su interventi nel settore delle infrastrutture, in particolare finalizzati al potenziamento delle Ferrovie/Reti meridionali.

Il 3 novembre 2011 è stato siglato l'accordo tra il Governo italiano e le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia sulla rimodulazione dei programmi operativi regionali cofinanziati dai Fondi strutturali, che vincola il riutilizzo delle risultanti risorse nazionali secondo il principio di territorialità. Il Piano, articolato in più fasi di riprogrammazione e aggiornamento dei programmi cofinanziati ha determinato, nel suo complesso, una rimodulazione delle risorse comunitarie e una riduzione delle risorse di cofinanziamento nazionale, per complessivi 12,1 miliardi.

In particolare, il Piano di Azione Coesione ha operato attraverso le seguenti tre fasi di riprogrammazione:

 

Al fine di agevolare il raggiungimento degli obiettivi di spesa previsti dai programmi regionali cofinanziati dall’Unione europea per il periodo 2007-2013, con il decreto legge n. 201/2011 il Governo è, inoltre, intervenuto ad escludere le spese effettuate a valere sulle risorse dei cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali comunitari dai vincoli del patto di stabilità interno delle regioni.

Ciò ha permesso di “non computare” nei saldi del patto di stabilità le spese sostenute dalle regioni a valere sulle proprie risorse, nonché su quelle statali loro trasferite dal Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie. La deroga al patto di stabilità ha consentito una accelerazione della capacità di spesa ed evitato il disimpegno automatico delle risorse comunitarie.

L’esclusione di tali spese dai vincoli del patto, inizialmente prevista nel limite di 1.000 milioni di euro per gli anni 2012, 2013 e 2014 è stata aumentata di ulteriori 800 milioni di euro per l’anno 2013 dall’articolo 2, comma 7, del D.L. n. 35 del 2013.

La Relazione tecnica al disegno di legge di conversione del D.L. n. 35/2013 (A.C. 676) ha sottolineato come l'integrazione di 800 milioni per il 2013 fosse necessaria per consentire alle amministrazioni titolari dei programmi comunitari 2007/2013 di conseguire gli obiettivi posti dai target di spesa al 31 dicembre 2013 al fine di evitare la perdita delle risorse non utilizzate, secondo la regola del disimpegno automatico delle risorse.

L’ammontare complessivo considerato per l’anno 2013, pari a 1.800 milioni, risulta comunque inferiore alla cifra di 2 miliardi che sarebbero necessari per evitare la perdita di risorse comunitarie al 31 dicembre 2013.

L’utilizzo dei fondi strutturali comunitari è stato condizionato dalla difficoltà delle amministrazioni centrali e regionali di utilizzare le risorse comunitarie secondo la tempistica definita dalle norme comunitarie, con il rischio costante di disimpegno delle stesse. Infatti, la c.d. "regola dell'n+2" prevede - per ciascun fondo (Fondo Sociale Europeo - FSE, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale - FESR) e per ogni Programma Operativo (PO) - il definanziamento delle risorse non spese entro il biennio successivo all'annualità di riferimento.

Il definanziamento delle risorse comunitarie comporta, inoltre, la parallela riduzione della quota di cofinanziamento nazionale.

Lo stato di attuazione degli interventi strutturali

Nella tabella che segue è esposto lo stato di attuazione finanziaria per Obiettivo prioritario al 31 dicembre 2012, in cui sono evidenziati rispetto al contributo totale - ossia all’importo complessivamente stanziato nel periodo di programmazione previsto nel piano finanziario dei Programmi – gli impegni assunti e i pagamenti effettuati dai beneficiari finali.

(milioni di euro)           

Obiettivi

Contributo totale

Impegno
totale

Pagamento totale

% imp su contr.

% pag. su contr.

Convergenza

38.207,9

27.889,1

11.860,3

73,0

31,0

Competitività

15.457,5

11.449,6

7.583,5

74,1

49,1

Cooperazione territoriale

705,6

499,3

265,0

70,8

37,6

TOTALE

54.371,0

39.838,0

19.708,8

73,3

36,2

         Fonte: RGS-IGRUE

 

Nel complesso, lo stato di attuazione dei Fondi strutturali si attesta, per ciò che attiene agli impegni complessivamente assunti al 31 dicembre 2012, ad un valore pari a oltre il 73% del contributo totale, mentre per quanto concerne i pagamenti, la percentuale si mantiene più bassa, pari al 36%.

Il risultato migliore sotto il profilo dell’attuazione finanziaria è registrato dall’Obiettivo Competitività regionale ed Occupazione, con pagamenti, al 31 dicembre 2012, pari a circa il 49,1% delle risorse per esso stanziate.

 

Anche con riferimento ai Fondi strutturali, il FESR denota un livello di attuazione al 31 dicembre 2012 inferiore rispetto al FSE, che mostra migliori performance sotto il profilo dei pagamenti.

(milioni di euro)           

Fondo

Contributo totale

Impegno
totale

Pagamento totale

% imp su contr.

% pag. su contr.

FESR

39.683,3

29.168,2

12.805,1

73,5

32,3

FSE

14.687,7

10.669,9

6.903,8

72,6

47,0

TOTALE

54.371,0

39.838,0

19.708,8

73,3

36,2

         Fonte: RGS-IGRUE

 

I dati di monitoraggio, al 31 dicembre 2012, se confrontati con quelli dei due anni precedenti, risentono significativamente degli effetti delle misure di accelerazione dell'attuazione poste in atto.

In particolare, gli impegni sono passati complessivamente dal 42% del 2011 a oltre il 73% sul totale delle risorse programmate, mentre la spesa è aumentata dal 18 al 36%.

In particolare, relativamente all’obiettivo Convergenza, gli impegni sono passati dal 40 al 73% sul totale delle risorse programmate, mentre i pagamenti sono aumentati dal 14 al 31%.

Per quanto riguarda l’obiettivo Competitività, gli impegni sono passati dal 50 al 74% sul totale delle risorse programmate, mentre i pagamenti sono aumentati dal 28 al 49%.

 

Su tali percentuali particolarmente positive incide, tuttavia, la riduzione complessiva del contributo totale per l’attuazione dei fondi strutturali, determinata dal Piano di Azione Coesione, precedentemente esposta.

 

 


 

 


 

Il futuro della politica di coesione 2014-2020

L'assetto della politica di coesione dell'Unione europea, in vista della scadenza dell'attuale periodo di programmazione 2007-2013, è oggetto di una profonda revisione nell'ambito della definizione del nuovo quadro finanziario dell'UE per il 2014-2020.

 

Facendo seguito alle proposte legislative sul nuovo Quadro finanziario dell’UE (QFP) 2014-2020, presentate nel giugno 2011 – che hanno prospettato una nuova architettura della politica di coesione - il 6 ottobre 2011, la Commissione ha presentato un pacchetto di proposte legislative relative alla disciplina generale dei fondi strutturali e a quella specifica dei fondi della politica di coesione per il periodo 2014-2020, che prospettano, in particolare:

·       la conservazione degli obiettivi convergenza (riservato alle regioni con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-27) e competitività (che sarebbe aperto alle regioni con un PIL pro capite superiore al 90% della media dell'UE). Nel prossimo periodo di programmazione rientrerebbero nell’obiettivo convergenza Campania, Calabria, Sicilia e Puglia; rientrerebbero nell’obiettivo competitività le regioni del centro nord non incluse nel nuovo obiettivo regioni in transizione;

·       l’introduzione di un nuovo obiettivo dei fondi strutturali che includerebbe le cosiddette "regioni in transizione", con un PIL pro capite fra il 75% e il 90% della media UE-27 che sostituirebbe l'attuale sistema di phasing-out e phasing-in dagli obiettivi preesistenti. Per l’Italia rientrerebbero in tale categoria di regioni Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna;

·       profonde modificazioni alla programmazione e gestione dei fondi mediante:

-     la concentrazione dell’intervento dei fondi strutturali su un ristretto numero di obiettivi tematici comuni, connessi gli obiettivi della strategia Europa 2020;

-     l’istituzione di un quadro strategico comune per tutti i fondi strutturali, per tradurre in priorità d'investimento;

-     la conclusione di un contratto di partenariato tra la Commissione e ciascuno Stato membro, recante l'impegno dei contraenti a livello nazionale e regionale ad utilizzare i fondi stanziati per dare attuazione alla strategia Europa 2020, nonché un quadro di riferimento dei risultati con il quale valutare i progressi in relazione agli impegni;

·       lo stretto collegamento con i programmi nazionali di riforma e i programmi nazionali di stabilità e convergenza elaborati dagli Stati membri e con le raccomandazioni specifiche per ciascun paese adottate dal Consiglio sulla base dei medesimi programmi;

·       la ridefinizione delle regole di condizionalità per l’erogazione dei fondi, che sarebbero articolate in tre tipologie:

a)      ex ante, definite nelle norme specifiche di ciascun Fondo, riportate nel contratto di partnership tra la Commissione e Stati membri e regioni;

b)      legate al rispetto dei parametri macroeconomici e di finanza pubblica previsti nell’ambito delle governance economica dell’UE;

c)      ex post (da completare entro il 31 dicembre 2023), vincolate al raggiungimento di obiettivi predeterminati. Inoltre il 5% degli stanziamenti sarebbe riservato ai programmi che hanno raggiunto gli obiettivi concordati nell’ambito della Strategia Europa 2020;

·       la previsione a favore del Fondo sociale europeo (FSE) – che sostiene interventi per il mercato del lavoro, l’istruzione, la formazione, l’inclusione sociale, l’adattabilità dei lavoratori, le imprese e gli imprenditori e la capacità amministrativa - di quote minime per ciascuna categoria di regioni (25% per le regioni dell'obiettivo convergenza, 40% per quelle in transizione, 52% per le regioni dell'obiettivo competitività)

Stato del negoziato

L’esame delle proposte relative alla politica di coesione è strettamente connesso al negoziato complessivo sul QFP 2007-2014, nel cui ambito sarà definita l’entità delle risorse disponibile e la loro ripartizione tra le varie politiche di spesa.

Il Consiglio europeo del 7-8 febbraio 2013 Consiglio europeo del 7-8 febbraio 2013 ha raggiunto un accordo politico sul QFP in base al quale il massimale delle spese dell’UE, per il periodo 2014-2020, è stato fissato a 959,9 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno (pari all'1,00 % del reddito nazionale lordo dell'UE) e a 908,4 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento (pari allo 0,95% dell'RNL dell'UE).

Per quanto concerne specificamente la politica di coesione, l’accordo prevede che il livello di impegni non superi i 325,14 miliardi di euro, così ripartiti nell’arco dei sette anni di programmazione finanziaria:

 

Coesione economica, sociale e territoriale (in miliardi di euro)

 

 

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

44,67

45,40

46,04

46,54

47,03

47,51

47,92

Le risorse destinate all'obiettivo "Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione" ammonterebbero complessivamente a 313,19 miliardi di euro, così ripartiti:

·      164,27 miliardi alle regioni meno sviluppate, ovvero le regioni il cui PIL pro capite è inferiore al 75% della media del PIL dell'UE a 27;

·      31,67 miliardi alle regioni in transizione;

·      49,49 miliardi alle regioni più sviluppate;

·      66,36 miliardi agli Stati membri che beneficiano del Fondo di coesione, vale a dire i Paesi il cui reddito nazionale lordo pro capite è inferiore al 90% dell'RNL medio pro capite dell'UE-27.

Le risorse residue sarebbero destinate alla cooperazione transnazionale, interregionale e transfrontaliera (8,94 miliardi), alle regioni ultraperiferiche (1,38 miliardi) e allo sviluppo urbano sostenibile (330 milioni di euro).

Ai sensi dell’art. 312 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) il QFP deve essere approvato all’unanimità dal Consiglio dell’UE previa approvazione del Parlamento europeo. A tale riguardo, occorre segnalare che il 13 marzo 2013 il Parlamento europeo ha approvato (con 506 voti a favore, 161 contrari e 23 astenuti) una risoluzione con la quale respinge l’accordo raggiunto dal Consiglio europeo del 7 e 8 febbraio 2013 sul QFP 2014-2020. Il Parlamento europeo nella risoluzione approvata ha scelto di non contestare i tetti di spesa previsti dall’accordo raggiunto dal Consiglio europeo, ma di condizionare il suo assenso – in vista di effettivi negoziati con il Consiglio dell’UE – ad alcune condizioni, tra cui un incremento sostanziale degli investimenti per il conseguimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020.

Il negoziato è tuttora in corso, con l’obiettivo di raggiungere un accordo tra le istituzioni UE in tempo utile (ovvero entro la fine del 2013) per consentire l’approvazione delle proposte legislative connesse al QFP, tra cui quelle relative alla politica di coesione.

Metodo di assegnazione per le regioni meno sviluppate

In base all’accordo raggiunto dal Consiglio europeo di febbraio, la dotazione di ciascuno Stato membro sarebbe la somma delle dotazioni per le sue singole regioni ammissibili calcolate secondo la seguente procedura:

·       determinazione di un importo assoluto ottenuto moltiplicando la popolazione della regione interessata per la differenza tra il PIL pro capite di quella regione, misurato in parità di potere di acquisto (PPA), ed il PIL medio pro capite dell'UE a 27;

·       applicazione di una percentuale dell'importo assoluto sopra menzionato al fine di determinare la dotazione finanziaria di tale regione; tale percentuale verrebbe calibrata in modo da riflettere la prosperità relativa, misurata in parità di potere di acquisto (PPA) rispetto alla media dell'UE a 27, dello Stato membro in cui è situata la regione ammissibile, ossia:

-     per le regioni situate in Stati membri il cui livello di RNL pro capite è inferiore all'82% della media dell'UE: 3,15%;

-     per le regioni situate in Stati membri il cui livello di RNL pro capite è compreso tra l'82% e il 99% della media dell'UE: 2,70%;

-     per le regioni situate in Stati membri il cui livello di RNL pro capite è superiore al 99% della media dell'UE: 1,65%;

·       all'importo di cui al punto 2 si aggiungerebbe, se del caso, un importo risultante dall'assegnazione di un premio di 1.300 euro per persona disoccupata e per anno, applicato al numero di lavoratori disoccupati nella regione in questione che eccede il numero di disoccupati che si avrebbe qualora si applicasse il tasso medio di disoccupazione di tutte le regioni meno sviluppate dell'UE.

Metodo di assegnazione per le regioni in transizione

La dotazione di ciascuno Stato membro sarebbe la somma delle dotazioni per le sue singole regioni ammissibili calcolate secondo la seguente procedura:

·       determinazione dell'intensità teorica minima e massima dell'aiuto per ogni regione in transizione ammissibile. Il livello di sostegno minimo sarebbe determinato dall'intensità media dell'aiuto pro capite per Stato membro prima dell'applicazione della rete di sicurezza regionale del 60% assegnata alle regioni più sviluppate di tale Stato membro. Il livello di sostegno massimo farebbe riferimento a una regione teorica avente un PIL pro capite del 75% della media dell'UE a 27 e sarebbe calcolato applicando i criteri di prosperità relativa già illustrati per le regioni meno sviluppate;

·       calcolo delle dotazioni regionali iniziali, tenendo conto del PIL regionale pro capite mediante interpolazione lineare della ricchezza relativa della regione raffrontata all'UE a 27;

·       all'importo definito nel punto 2 si aggiungerebbe, se del caso, un importo risultante dall'assegnazione di un premio di 1.100 euro per persona disoccupata e per anno, applicato al numero di lavoratori disoccupati nella regione in questione che eccede il numero di disoccupati che si avrebbe qualora si applicasse il tasso medio di disoccupazione di tutte le regioni meno sviluppate dell'UE.

Metodo di assegnazione per le regioni più sviluppate

La dotazione finanziaria teorica iniziale totale è ottenuta moltiplicando l'intensità media di aiuto pro capite e per anno di 19,8 euro per la popolazione ammissibile.

La quota di ciascuno Stato membro interessato sarebbe la somma delle quote delle sue regioni ammissibili, determinate secondo i seguenti criteri ponderati:

·       popolazione totale della regione (ponderazione 25%);

·       numero di persone disoccupate nelle regioni con un tasso di disoccupazione superiore alla media di tutte le regioni più sviluppate (ponderazione 20%);

·       numero di posti di lavoro da addizionare per raggiungere l'obiettivo, stabilito dalla strategia Europa 2020, di un tasso di occupazione regionale (nella fascia d'età compresa tra i 20 e i 64 anni) del 75% (ponderazione 20%),

·       numero di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni con un livello di istruzione terziaria da addizionare per raggiungere l'obiettivo, stabilito dalla strategia Europa 2020, del 40% (ponderazione 12,5%),

·       numero di persone (di età compresa tra i 18 e i 24 anni) che hanno abbandonato prematuramente l'istruzione o la formazione da sottrarre per raggiungere l'obiettivo, stabilito dalla strategia Europa 2020, del 10% (ponderazione 12,5%), differenza tra il PIL regionale osservato (in PPA) e il PIL regionale teorico se la regione avesse lo stesso PIL pro capite della regione più prospera (ponderazione 7,5%),

·       popolazione delle regioni aventi una densità di popolazione inferiore a 12,5 abitanti/km² (ponderazione 2,5%).

Per contribuire all'obiettivo di concentrare adeguatamente il finanziamento a sostegno della coesione nelle regioni e negli Stati membri meno sviluppati e alla riduzione delle disparità dell'intensità media dell'aiuto pro capite, il livello massimo del trasferimento a ogni singolo Stato membro sarà fissato al 2,35% del PIL (cd. capping).

L’accordo prevede inoltre una rete di sicurezza per le regioni il cui PIL pro capite per il periodo 2007-2013 è stato inferiore al 75% della media dell'UE a 25, ma il cui PIL pro capite è superiore al 75% della media dell'UE a 27: per tali regioni (in Italia: Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata) il livello minimo del sostegno nel periodo 2014-2020 dovrebbe corrispondere ogni anno al 60% della loro dotazione annuale media nel periodo 2007-2013.

Tenuto conto che alcuni Stati membri sono stati particolarmente colpiti dalla crisi economica all'interno della zona euro che ha avuto ripercussioni dirette sul loro grado di prosperità, il Consiglio europeo ha concordato che i fondi strutturali erogheranno le seguenti dotazioni supplementari: 1,375 miliardi di euro per le regioni più sviluppate della Grecia; 1 miliardo per il Portogallo (450 milioni per le regioni più sviluppate, 75 milioni per le regioni in transizione e 475 milioni di per le regioni meno sviluppate); 100 milioni di euro per le regioni di confine, centrali e occidentali dell'Irlanda; 1,8 miliardi di euro per la Spagna; 1,5 miliardi per le regioni meno sviluppate dell'Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]  La "Nomenclatura delle unità territoriali per la statistica” (NUTS) è un sistema di classificazione regionale comune disciplinato dal Regolamento (CE) n. 1059/2003 del 26 maggio 2003. La classificazione NUTS è gerarchica: ogni Stato membro è ripartito in unità territoriali di livello NUTS 1, ognuna delle quali è suddivisa in unità territoriali di livello NUTS 2, a loro volta suddivise in unità territoriali di livello NUTS 3. Per l’Italia, sono considerate unità di livello 1 cinque grandi aree geografiche (Nord-Ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole); all’interno di ciascuna di tali aree geografiche sono considerate di livello 2 le rispettive regioni (nonché le province autonome di Trento e Bolzano); nell’ambito di ciascuna regione sono unità livello 3 le rispettive province.