Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Bilancio dello Stato
Altri Autori: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011
Serie: Dossier di verifica    Numero: 3
Data: 02/10/2006
Descrittori:
DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO FINANZIARIA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

SERVIZIO STUDI

SERVIZIO BILANCIO DELLO STATO

 

Documentazione e ricerche

Dossier n. 13/2

Andamenti di finanza pubblica

Dossier n. 3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota di aggiornamento
al DPEF 2007-2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 ottobre 2006


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presente dossier è stato curato dal Servizio Studi per la Parte I - che analizza i contenuti della Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011 - e dal Servizio Bilancio dello Stato per la Parte II, che esamina più specificamente il nuovo quadro programmatico di finanza pubblica, contenuto nella medesima Nota.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I dossier del Servizio Studi e del Servizio Bilancio dello Stato sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei Deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: BI0028b.doc

 


I N D I C E

 

PARTE I

1.. Il quadro macroeconomico.. 3

1.1     Le previsioni macroeconomiche per il 2006. 3

1.2     Le previsioni macroeconomiche per il 2007 e gli anni successivi4

2.. La finanza pubblica. 8

2.1     La finanza pubblica nel 2006. 8

2.2     Sentenza della terza sezione della Corte di giustizia della Comunità europea nella causa C. 228/05. 12

2.3     La finanza pubblica nel 2007 e negli anni successivi14

2.4     La manovra di finanza pubblica. 17

PARTE II

1.. Analisi del nuovo quadro programmatico di finanza pubblica  23

1.1     Il debito pubblico. 26

1.2     La riclassificazione dei debiti sanitari30

1.3     L’evoluzione delle entrate. 31

Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011 (Doc. LVII, n. 1-bis)35

Risoluzione DPEF 2007-2011 (approvata nella seduta del 26 luglio 2006)41

 


PARTE I


1.Il quadro macroeconomico

1.1    Le previsioni macroeconomiche per il 2006

Il DPEF 2007-2011, presentato dal Governo nel luglio scorso, stimava, per l’anno in corso, una crescita del PIL, in termini reali, pari all’1,5 per cento, rispetto alla crescita nulla del 2005.

 

La Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011, alla luce del fatto che i primi due trimestri dell’anno hanno registrato un tasso di crescita positivo, rispettivamente dello 0,7 per cento nel primo trimestre e dello 0,5 per cento nel secondo, rivede lievemente al rialzo la stima della crescita del PIL reale per il 2006, indicandola all’1,6 per cento, contro l’1,5 per cento previsto dal DPEF di luglio.

 

La seguente tabella mette a raffronto le previsioni contenute nel DPEF con le previsioni contenute nella Relazione previsionale e programmatica per quanto concerne il conto economico delle risorse e degli impieghi per il 2006, presentata contestualmente alla Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011.

 

Conto economico delle risorse e degli impieghi per il 2006

(Variazioni percentuali a prezzi costanti)

 

DPEF 2007-2011

RPP per il 2007

PIL

1,5

1,6

Importazioni

4,4

5,0

Consumi delle famiglie

1,3

1,6

Spesa della P.A. e I.S.P.

0,7

0,7

Investimenti fissi lordi

2,2

2,8

Esportazioni

4,7

5,3

 

 

La revisione della stima di crescita del PIL indicata dalla Nota di aggiornamento per l’anno 2006 risulta inferiore alle revisioni operate dai principali organismi internazionali per l’Italia.

In particolare, la Commissione europea nelle Interim forecasts di settembre 2006 ha operato un netta revisione al rialzo delle previsioni economiche presentate nella primavera, in relazione alla forte accelerazione della crescita economica registrata, nel primo semestre dell’anno, sia nella UE che nell’area dell’euro. La previsione di crescita dell’Italia è stata aumentata all’1,7 per cento rispetto all’1,3 per cento indicato a maggio; essa rimane comunque sempre inferiore di 0,8 punti percentuali alla crescita media dell’area euro.

L’OCSE, nel Rapporto “Interim assessment” di settembre 2006, prevede per l’Italia, nel 2006, un tasso di crescita del PIL reale dell’1,8 per cento, ben superiore alla previsione formulata nel maggio 2006 (1,4 per cento).

Previsioni appena più caute sono, invece, indicate dal Fondo monetario internazionale, nel World Economic Outlook di settembre 2006, che indica una crescita del PIL in Italia pari all’1,5 per cento nel 2006 e all’1,3 nel 2007.

 

Prodotto Interno Lordo 2006

Confronti internazionali

(variazioni % a prezzi costanti)

 

Commissione UE

OCSE

FMI

 

maggio

settembre

maggio

settembre

aprile

settembre

Italia

1,3

1,7

1,4

1,8

1,2

1,5

Francia

1,9

2,3

2,1

2,4

2,0

2,4

Spagna

3,1

3,5

3,3

-

3,3

3,4

Germania

1,7

2,2

1,8

2,2

1,3

2,0

Area euro

2,1

2,5

2,2

2,7

2,0

2,4

Regno unito

2,4

2,7

2,4

2,8

2,5

2,7

Ue – 15

2,2

-

-

-

-

-

Ue – 25

2,3

2,7

-

-

-

-

Usa

3,2

-

3,6

3,6

3,4

3,4

Giappone

2,8

-

2,8

2,5

2,8

2,7

Fonte:   Commissione UE: Spring 2006 Economic forecasts (maggio 2006) e September 2006 Interim forecasts (sett. 2006); OCSE: Economic outlook (maggio 2006) e Interim assessment (sett. 2006); FMI: World Economic Outlook (aprile e settembre 2006).

 

1.2    Le previsioni macroeconomiche per il 2007 e gli anni successivi

La Nota di aggiornamento indica una revisione al rialzo anche del tasso di crescita per il 2007 senza peraltro indicarne l’entità.

La Nota precisa infatti che il quadro macroeconomico aggiornato del 2007-2011 è esposto ed illustrato nel dettaglio nella Relazione previsionale e programmatica per il 2007, presentata contestualmente alla Nota di aggiornamento al DPEF

 

La Relazione previsionale e programmatica prevede una crescita del PIL reale nel 2007 pari all’1,3 per cento, rispetto ad una previsione di crescita dell’1,2 per cento indicata nel DPEF di luglio.

La Relazione prevede, infatti, che il risultato positivo dell’economia italiana nel 2006 si rifletterà anche nel 2007, ma in tale anno lo sviluppo dell’economia italiana subirà un lieve rallentamento rispetto all’anno in corso, per effetto della manovra correttiva di bilancio per il 2007.

La Relazione precisa, infatti, che gli effetti della manovra correttiva di finanza pubblica si esplicheranno sulla crescita dei consumi sia pubblici sia delle famiglie, che registreranno in generale un rallentamento.

Le esportazioni mostreranno invece una dinamica ancora positiva seppure in rallentamento rispetto al 2006 (-1,1 per cento). Gli investimenti seguiranno le tendenze della domanda, con un leggero rallentamento.

 

Nella tavola seguente sono esposte le previsioni del conto delle risorse e degli impieghi contenute, a livello tendenziale e programmatico, nel DPEF 2007-2011 e nella Sezione I della Relazione Previsionale e Programmatica, a raffronto con le stime aggiornate relative al 2006.

 

Andamento tendenziale e programmatico nel 2007

(variazioni %)

 

2006

2007

 

RPP

DPEF
Tendenziale

DPEF
Programmatico

RPP

PIL

1,6

1,5

1,2

1,3

Importazioni

5,0

3,5

3,1

3,5

Spesa delle famiglie residenti

1,6

1,3

0,8

1,2

Investimenti fissi lordi

2,8

1,9

2,1

2,3

Esportazioni

5,3

3,7

4,0

4,2

 

Tasso di disoccupazione (% forza lavoro)

7,1

7,5

7,5

6,8

Crescita dell’occupazione

0,8

0,6

0,4

0,5

Tasso di occupazione (specifico età 15-64)

58,5

58,5

58,4

59,1

 

Inflazione programmata

1,7

-

2,0

2,0

Deflatore dei consumi

2,6

2,0

1,9

2,0

 

 

La crescita del PIL indicata dal Governo per il 2007 risulta in linea con le stime formulate dall’OCSE (1,3%) nel maggio 2006 e dal Fondo monetario internazionale (1,3%) nelle previsioni aggiornate di settembre 2006.

 


Prodotto interno lordo 2007

Confronti internazionali

(variazioni % a prezzi costanti)

 

Commissione UE
maggio 2006

OCSE
maggio 2006

FMI
settembre 2006

Italia

1,2

1,3

1,3

Francia

2,0

2,2

2,3

Spagna

2,8

3,0

3,0

Germania

1,0

1,6

1,3

Area euro

1,8

2,1

2,0

Regno unito

2,8

2,9

2,7

Ue – 15

2,0

-

-

Ue – 25

2,2

-

-

Usa

2,7

3,1

2,9

Giappone

2,4

2,2

2,1

Fonte:Commissione UE: Spring 2006 Economic forecasts (maggio 2006); OCSE: Economic outlook n. 79 (maggio 2006); FMI: World Economic Outlook (settembre 2006).

 

 

Riguardo al mercato del lavoro, per il 2007 la Relazione previsionale e programmatica mostra rispetto al 2006 una decelerazione della dinamica dell’occupazione. Rispetto al DPEF che prevedeva un incremento dell’occupazione (misurato con riferimento alla variazione delle unità di lavoro standard) dello 0,4%, la Sezione I della RPP indica invece un incremento dello 0,5 per cento.

Per quanto concerne il tasso di disoccupazione, la Relazione segnala la progressiva riduzione del tasso anche nel 2007, che si attesta al 6,8 per cento, a fronte di una previsione del 7,5% indicata a luglio nel DPEF.

 

Nell’ambito del quadro macroeconomico per il 2007, il tasso di inflazione programmata per il 2007 resta confermato al 2,0 per cento, come indicato dal DPEF di luglio.

 

 

Per quanto concerne le previsioni macroeconomiche per gli anni successivi al 2007, la Relazione previsionale e programmatica conferma le previsioni di crescita del PIL contenute nel DPEF 2007-2011.

Con riferimento a tali anni, il DPEF indicava una crescita del PIL reale dell’1,5% nel 2008, dell’1,6% nel 2008 e dell’1,7% negli anni successivi.

 

Risulta anche confermato per il periodo considerato il tasso di inflazione programmata.

 

Nella tavola seguente sono esposti il quadro macroeconomico programmatico per gli anni 2008-2011 contenuto nel DPEF del luglio scorso e le revisioni apportate dalla Sezione I della RPP.

 

Variazioni del quadro macroeconomico programmatico
anni 2008-2011

(variazioni %)

 

Programmatico DPEF

Programmatico RPP

 

2008

2009

2010

2011

2008

2009

2010

2011

PIL

1,5

1,6

1,7

1,7

1,5

1,6

1,7

1,7

Importazioni

3,6

3,7

3,6

3,7

3,4

3,5

3,4

3,3

Spesa famiglie residenti

1,3

1,5

1,6

1,6

1,5

1,6

1,7

1,6

Investimenti fissi lordi

2,7

3,0

3,1

3,0

2,8

3,0

3,1

3,0

Esportazioni

3,4

3,4

3,3

3,3

3,5

3,4

3,4

3,5

Inflazione programmata

1,7

1,5

1,5

1,5

1,7

1,5

1,5

1,5

Tasso di disoccupazione
(% forza lavoro)

7,4

7,2

7,0

6,7

6,5

6,2

6,0

5,8

Crescita dell’occupazione

0,7

0,7

0,8

0,8

0,7

0,7

0,7

0,7

Tasso di occupazione
(specifico età 15-64)

58,9

59,1

59,6

60,1

59,8

60,5

61,0

61,5


2.La finanza pubblica

2.1  La finanza pubblica nel 2006

La Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011rivede anche le stime dei saldi di finanza pubblica.

In particolare, la stima dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per l’anno in corso, che nel DPEF dello scorso luglio era quantificata nel 4,0 per cento del PIL, con la Nota di aggiornamento viene rideterminata nel 4,8 per cento del PIL.

 

Nella rideterminazione della stima di indebitamento netto per l’anno in corso hanno inciso, da un lato, l’andamento positivo delle entrate tributarie erariali, che hanno manifestato nel 2006 una crescita superiore alle aspettative, dall’altro, gli effetti negativi derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee del 14 settembre 2006, circa la detraibilità dell’IVA versata per l’acquisto di autoveicoli aziendali.

 

Per quanto concerne l’andamento delle entrate tributarie erariali, la Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011 ne evidenzia un andamento molto più favorevole del previsto, in parte correlato anche alla maggiore crescita economica. La dinamica particolarmente positiva delle entrate tributarie erariali nel periodo gennaio-agosto 2006 ha portato a valutare, per l’anno in corso, un maggior gettito tributario, in termini di contabilità nazionale, di circa 6 miliardi di euro rispetto a quanto previsto nel DPEF di luglio, pari a circa 0,4 punti percentuali di PIL.

La Nota precisa peraltro che la gran parte di tale maggiore gettito è da considerarsi strutturale; solo una piccola parte è invece da considerarsi dovuta al buon andamento di alcune imposte sostitutive aventi carattere non ricorrente.

 

Pertanto, le previsioni tendenziali delle entrate per il 2006 sono state riviste al rialzo, per tener conto del miglior andamento delle entrate tributarie.

 

Il nuovo tendenziale sconta peraltro l’impatto negativo derivante dalla sentenza della Corte di Giustizia europea circa la detraibilità dell’IVA relativa all’acquisto di ciclomotori, di motocicli, di autovetture ed autoveicoli aziendali, che comporta, invece, un minor gettito tributario stimato in circa 3.700 milioni di euro per il 2006.

In termini di indebitamento netto, la sentenza determina maggiori oneri stimati in 13.400 milioni per il pagamento degli arretrati relativi agli anni 2003-2005.

Nel complesso gli effetti della sentenza dovrebbero essere pari a 1,2 punti percentuali di PIL.

Per quanto concerne i contenuti della sentenza, cfr. il paragrafo successivo.

Tenendo conto dell’impatto complessivo sui conti pubblici del 2006 determinato dall’andamento particolarmente positivo delle entrate tributarie e dalle conseguenze derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, la Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011 stima un notevole peggioramento dell’indebitamento netto per l’anno 2006, dal 4,0 per cento previsto dal DPEF di luglio al 4,8 per cento.

Al netto degli oneri derivanti dalla sentenza sull’IVA, l’indebitamento netto per il 2006 si sarebbe attestato peraltro al 3,6 per cento, con un miglioramento di 0,4 punti percentuali di PIL rispetto alla previsione del DPEF, in conseguenza dell’effetto positivo delle maggiori entrate tributarie sul conto della pubblica amministrazione.

Il peggioramento dell’obiettivo di indebitamento netto comporta una riduzione, rispetto al DPEF, anche dell’avanzo primario.

La previsione del saldo primario per il 2006 passa dunque da un valore positivo, pari a 0,5 per cento del PIL, previsto nel DPEF, ad un valore negativo, pari a -0,3 per cento, registrato dalla Nota di aggiornamento.

Al netto della sentenza sull’IVA, l’avanzo primario sarebbe invece migliorato di 0,4 punti percentuali rispetto alla previsione contenuta nel DPEF, attestandosi al 0,9 per cento del PIL.

Si segnala, peraltro, che la Nota di aggiornamento riporta il valore di avanzo primario del DPEF pari a 0,6 per cento anziché 0,5 per cento come invece indicato nel Documento del luglio 2006. Pertanto, la variazione dell’avanzo primario determinata dalla nota di variazioni sarebbe pari a complessivi 0,9 punti percentuali di PIL anziché 0,8.

 

La stima della spesa per interessi rimane invariata rispetto al DPEF (4,6%).

 


Saldi di finanza pubblica per il 2006

(in percentuale del PIL)

 

DPEF 2007-2011

Nota di aggiornamento

Indebitamento netto

-4,0

-4,8

Al netto sentenza IVA

 

-3,6

 

Saldo primario

+0,5(a)

-0,3

Al netto sentenza IVA

 

+0,9

 

Spesa per interessi

4,6

4,6

 

Indebitamento netto corretto*

-3,8

-3,5

 

Debito

107,7(b)

107,6

Al netto sentenza IVA

 

106,8

*     per il ciclo e al netto delle misure una-tantum

(a)   Si segnala che la Nota di aggiornamento riporta il valore del saldo primario del DPEF pari a 0,6% anziché 0,5%, come indicato nel Documento presentato nel luglio scorso.

(b)   Si segnala che la Nota di aggiornamento riporta il valore del rapporto debito pubblico/PIL del DPEF pari a 107,6% anziché 107,7%, come indicato nel Documento presentato nel luglio scorso.

 

Per quanto concerne il rapporto debito/PIL, la Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011 prevede che, senza l’impatto della sentenza della Corte di giustizia europea sulle detraibilità dell’IVA, il debito per l’anno 2006 si sarebbe attestato al 106,8 per cento del PIL, cioè ad un valore inferiore dello 0,8 per cento rispetto a quello stimato dal DPEF (107,6 per cento).

Sul punto appare opportuno un chiarimento da parte del Governo circa i fattori che hanno determinato una revisione in senso positivo delle stime per il debito per il 2006, al netto degli effetti della sentenza della Corte di Giustizia. Ciò anche in considerazione del fatto che la nota di aggiornamento dà conto di una riclassificazione delle operazioni di cartolarizzazione dei debiti sanitari che dovrebbe presumibilmente comportare un peggioramento del debito pubblico (sul punto si rinvia alla Parte II, paragrafo 1.2).

 

L’impatto della sentenza della Corte di giustizia sul debito è stimato in 0,8 per cento del PIL. Considerando anche questo effetto, il debito dovrebbe attestarsi nel 2006 al 107,6 per cento del PIL.

La nota di aggiornamento rileva che il dato rimarrebbe pertanto immutato rispetto a quanto previsto nel DPEF.

 

Si segnala peraltro che il DPEF indicava un rapporto debito/PIL del 107,7 per cento; occorrerebbe dunque chiarire se questa differenza abbia natura sostanziale o sia dovuta agli arrotondamenti.


L’andamento del debito pubblico in corso d’anno, come rilevato dalla Banca d’Italia (Supplemento al Bollettino statistico, “Finanza pubblica” n. 52, del 12 settembre 2006), evidenzia a fine giugno un ammontare complessivo del debito delle amministrazioni pubbliche di 1.594 miliardi di euro.

 

La Nota di aggiornamento non reca indicazioni concernenti l’evoluzione del fabbisogno.

In proposito, il DPEF fissava per il 2006 un obiettivo programmatico di fabbisogno del settore statale pari 59.000 milioni di euro.

 

L’ultimo comunicato del Ministero dell’economia e delle finanze (2 ottobre 2006) riguardo all’andamento del fabbisogno del settore statale monitorato mensilmente registra, al 30 settembre 2006, un fabbisogno pari complessivamente a 44.400 milioni di euro, quasi 24.600 milioni di euro in meno rispetto a quello rilevato nell’analogo periodo del 2005 (69.008 milioni di euro).

 

Fabbisogno lordo del settore statale

 

2005

2006

 

Mensile

Cumulato

Mensile

Cumulato

gennaio

1.292

1.292

3.446

3.446

febbraio

7.392

8.684

6.056

9.502

marzo

17.969

26.652

15.767

25.269

aprile

14.025

40.677

7.967

33.235

maggio

14.420

55.097

14.580

47.816

giugno

-4.328

50.769

-11.993

35.823

luglio

-1.574

49.195

-7.318

28.505

agosto

9.128

58.323

7.773

36.278

settembre

10.684

69.008

8.100

44.378

ottobre

6.947

75.954

 

 

novembre

7.379

83.333

 

 

dicembre

-23.297

60.036

 

 

Fonte: Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del tesoro

 

Per quanto concerne, infine, le previsioni dei principali organismi internazionali relative all’indebitamento netto in Italia nel 2006, la Commissione UE, a maggio 2006, indicava un valore del 4,1 per cento del PIL e l’OCSE, nello stesso mese, un valore del 4,2 per cento del PIL. Le stime del Fondo Monetario Internazionale, aggiornate nel World Economic Outlook di settembre 2006, indicano un indebitamento netto del 4,0 per cento del PIL.

 


Indebitamento netto delle P.A. 2006

Confronti internazionali

(% del PIL)

 

Commissione UE
maggio 2006

OCSE
maggio 2006

FMI
settembre 2006

Italia

-4,1

-4,2

-4,0

Francia

-3,0

-2,9

-2,7

Spagna

+0,9

+1,1

+1,3

Germania

-3,1

-3,1

-2,9

Area euro

-2,4

-2,3

-2,0

Regno unito

-3,0

-3,4

-3,2

Ue – 15

-2,2

-

-

Ue – 25

-2,3

-

-

Usa

-4,1

-3,6

-3,1

Giappone

-5,8

-5,2

-5,2

Fonte:   Commissione UE: Spring 2006 Economic forecasts (maggio 2006); OCSE: Economic outlook (maggio 2006); FMI: World Economic Outlook (settembre 2006).

 

2.2  Sentenza della terza sezione della Corte di giustizia della Comunità europea nella causa C. 228/05

La sentenza della terza sezione della Corte di giustizia della Comunità europea in data 14 settembre 2006, relativa alla causa C. 228/05, ha dichiarato incompatibili con l’ordinamento comunitario le disposizioni presenti nell’ordinamento italiano in materia di limitazioni alla detraibilità dell’IVA versata in relazione alle spese per ciclomotori, motocicli, autovetture e autoveicoli aziendali.

 

La disciplina in materia è contenuta nella lettera c) del comma 1 dell’articolo 19-bis1 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. La disposizione esclude la detraibilità dell’IVA versata in relazione all’acquisto, all’importazione, nonché alle spese di impiego, custodia, manutenzione e riparazione di ciclomotori, motocicli, autovetture e autoveicoli non adibiti ad uso pubblico che non formano oggetto dell’attività propria dell’impresa, e dei relativi componenti e ricambi, fatta eccezione per gli agenti o rappresentanti di commercio. La successiva lettera d) consente la detraibilità dell’IVA versata per l’acquisto o l’importazione di carburanti e lubrificanti unicamente se gli stessi sono utilizzati per veicoli per il cui acquisto, importazione o acquisizione è ammessa la detrazione.

In materia di detraibilità dell’IVA, l’articolo 17, paragrafo 2, della direttiva 77/388/CEE (c.d. sesta direttiva IVA) afferma il principio del diritto a detrazione integrale dell'IVA versata a monte da un soggetto passivo nel quadro della sua attività soggetta a imposta. Il paragrafo 7 consente agli Stati membri di escludere o di limitare il diritto alla detrazione su taluni beni purché sussistano "motivi congiunturali" che giustificano tale misura, fatta salva la consultazione con il comitato consultivo dell’imposta sul valore aggiunto (il c.d. “Comitato IVA”) istituito dall’articolo 29 della medesima direttiva.

La deducibilità – dapprima limitata alla metà fino al termine del 31 dicembre 1983, stabilito dall'articolo 6 del D.P.R. 30 dicembre 1980, n. 897 – è stata poi interamente esclusa, fino al 31 dicembre 1985, dall'articolo 5 del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53. Successivi interventi legislativi, da un lato, hanno introdotto un regime di parziale detraibilità dell’IVA (l’articolo 30, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ha stabilito una detraibilità parziale, limitata al 10 per cento, per l’acquisto, importazione e acquisizione mediante contratti di locazione finanziaria[1]; l’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ha elevato la quota di detraibilità dal 10 al 15 per cento) e, dall’altro lato, hanno prorogato tale regime di parziale indetraibilità, da ultimo fino al 31 dicembre 2006[2].

 

La questione interpretativa dalla quale è scaturita la sentenza in commento è stata sottoposta alla Corte di giustizia delle Comunità europee dalla Commissione tributaria di I grado di Trento, sez. IV, con ordinanza 21 marzo 2005, n. 8[3].

In primo luogo, la questione interpretativa sottoposta alla Corte atteneva alla possibilità di ricondurre la semplice comunicazione della decisione adottata dal Governo italiano alla fattispecie di consultazione del Comitato IVA prevista dalla sesta direttiva IVA. Il ricorrente rilevava infatti che per gli anni successivi al 2000 non vi era stata da parte del Governo italiano una consultazione preventiva, ma la semplice comunicazione della misura adottata. La Corte ha poi accertato tale circostanza: la controversia ha avuto pertanto ad oggetto l’applicazione della misura negli anni successivi al 2000.

In secondo luogo, si contestava la compatibilità con l’ordinamento comunitario di una disposizione che limitasse la detraibilità IVA in modo permanente.

Nella sentenza, la Corte ha stabilito che:

§      l’obbligo di consultare il Comitato IVA risulterebbe privo di senso qualora gli Stati si limitassero a notificare al medesimo la misura nazionale derogatoria che intendono adottare; l’obbligo procedurale di consultazione si sostanzia pertanto in un’informazione preventiva al Comitato circa l’intendimento di adottare la misura nazionale derogatoria, corredata degli elementi necessari per consentire di esaminare la misura con cognizione di causa,

§      l’applicazione di misure derogatorie nazionali al regime di detraibilità deve essere destinata ad ovviare alle conseguenze di una situazione congiunturale; le stesse pertanto devono essere limitate nel tempo e non possono avere natura strutturale.

La Corte ha inoltre escluso la possibilità di limitare nel tempo gli effetti della sentenza.

Tale possibilità era stata prospettata nel corso del giudizio dal Governo italiano, nel caso venisse stabilita l’incompatibilità dell’indetraibilità IVA con il diritto comunitario. La Corte ha tuttavia rilevato che la limitazione nel tempo risulta ammissibile solo in via eccezionale per gli effetti di una sentenza in applicazione del principio generale della certezza del diritto comunitario, per evitare che vengano rimessi in discussione rapporti giuridici costituiti in buona fede. La Corte ha ritenuto che nel caso in esame tale fattispecie non fosse applicabile, anche in considerazione del fatto che il comitato IVA aveva costantemente segnalato al Governo italiano come la deroga alla detraibilità non potesse risultare permanente.

2.3  La finanza pubblica nel 2007 e negli anni successivi

La Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011 conferma, per il 2007, l’obiettivo di indebitamento netto del conto economico delle amministrazioni pubbliche fissato al 2,8 per centodal DPEF.

La Nota precisa che tale livello è infatti quello che consente di rispettare il percorso di risanamento indicato nella Raccomandazione del Consiglio Ecofin del luglio 2005[4].

Analogamente, la Nota di aggiornamento conferma la previsione della spesa per interessi per il 2007 al 4,8 per cento del PIL e l’obiettivo di avanzo primario al 2,0 per cento, come previsto dal DPEF.

Il maggior gettito tributario emerso dopo la presentazione del DPEF, essendo di natura prevalentemente strutturale, dovrebbe peraltro esplicare i suoi effetti positivi anche nel 2007; più precisamente, si ritiene di poter proiettare nel 2007 circa 5 miliardi delle maggiori entrate.

Si osserva che occorrerebbe acquisire più puntuali informazioni circa gli elementi su cui si fonda questa previsione.

Ne consegue pertanto un miglioramento della stima di indebitamento netto tendenziale nel 2007, che dovrebbe passare dal 4,1 per cento indicato nel DPEF al 3,8 per cento.

La nota non specifica se negli anni successivi al 2007 si preveda un analogo miglioramento del quadro tendenziale.

 

Saldi di finanza pubblica per il 2007

(Valori in % del PIL)

 

 

DPEF 2007-2011 tendenziale

DPEF 2007-2011 programmatico

Nota di aggiornamento

 

Indebitamento netto

-4,1

-2,8

-2,8

 

Al netto sentenza IVA

 

 

-2,8

 

 

 

Avanzo primario

0,8

2,1(a)

2,0

 

Al netto sentenza IVA

 

 

2,0

 

 

 

Spesa per interessi

4,8

4,8

4,8

 

 

 

Indebitamento netto corretto*

-

-2,3

-2,2

 

 

Debito

108,5

107,5

106,9

 

Al netto sentenza IVA

 

 

106,1

 

*     per il ciclo e al netto delle misure una-tantum.

(a)   Si segnala che la Nota di aggiornamento riporta il valore del saldo primario del DPEF pari a 2,0% anziché 2,1%, come indicato nel Documento presentato nel luglio scorso.

 

Come già nel DPEF, anche nella Nota di aggiornamento il quadro programmatico di finanza pubblica viene fornito soltanto con riferimento ai saldi; non è invece indicata l’evoluzione programmatica delle voci di entrata e di spesa.

 

Per quanto concerne le previsioni dei principali organismi internazionali relative all’indebitamento netto in Italia nel 2007, la Commissione UE, a maggio 2006, indicava un valore del 4,5 per cento del PIL e l’OCSE, nello stesso mese, un valore del 4,6 per cento del PIL (tali previsioni, peraltro, non consideravano gli interventi correttivi che avrebbero potuto essere adottati).

Le stime del Fondo Monetario Internazionale, aggiornate nel World Economic Outlook di settembre 2006, indicano un indebitamento netto del 4,1 per cento del PIL.

 

Indebitamento netto delle P.A. 2007

Confronti internazionali

(% del PIL)

 

Commissione UE
maggio 2006

OCSE
maggio 2006

FMI
settembre 2006

Italia

-4,5

-4,6

-4,1

Francia

-3,1

-2,6

-2,6

Spagna

+0,4

+0,9

+0,9

Germania

-2,5

-2,2

-2,4

Area euro

-2,3

-2,1

-1,9

Regno unito

-2,8

-3,2

-2,8

Ue – 15

-2,2

-

-

Ue – 25

-2,2

-

-

Usa

-4,4

-3,7

-3,2

Giappone

-5,4

-4,7

-4,9

Fonte:   Commissione UE: Spring 2006 Economic forecasts (maggio 2006); OCSE: Economic outlook (maggio 2006); FMI: World Economic Outlook (settembre 2006).

 

 

Per gli anni successivi al 2007, la Nota di aggiornamento prevede una evoluzione dell’indebitamento netto leggermente migliore rispetto a quella prospettata nel DPEF di luglio.

Più precisamente la Nota di aggiornamento indica per il 2008 un indebitamento netto del 2,2 per cento del PIL, per il 2009 dell’1,5 per cento del PIL e per il 2010 dello 0,7 per cento del PIL, fino ad arrivare ad un valore di accreditamento netto dello 0,1 per cento nel 2011.

 

L’avanzo primario è previsto aumentare progressivamente, fino a raggiungere il 4,8 per cento nel 2011, con una progressione appena più lenta di quanto previsto dal DPEF.

 

Nella tavola seguente sono illustrati i valori programmatici dei saldi di finanza pubblica per gli anni 2008-2011 indicati nella Nota di aggiornamento e posti a raffronto con i corrispondenti valori contenuti nel DPEF del luglio scorso.

 

Saldi programmatici della P.A. per gli anni 2008-2011

(dati in % del PIL)

 

2008

2009

2010

2011

Indebitamento netto

DPEF 2007-2011 – tendenziale

-4,1

-4,1

-3,9

-3,8

DPEF 2007-2011 – programmatico

-2,2

-1,6

-0,8

-0,1

Nota aggiornamento

-2,2

-1,5

-0,7

+0,1

Avanzo primario

DPEF 2007-2011 – tendenziale

0,8

1,1

1,3

1,5

DPEF 2007-2011 – programmatico

2,7

3,4

4,1

4,9

Nota aggiornamento

2,5

3,2

4,0

4,8

Spesa per interessi

DPEF 2007-2011 – tendenziale

5,0

5,1

5,2

5,3

DPEF 2007-2011 – programmatico

4,9

5,0

5,0

5,0

Nota aggiornamento

4,8

4,7

4,7

4,7

Indebitamento netto corretto*

DPEF 2007-2011 – programmatico

-1,8

-1,1

-0,5

+0,3

Nota aggiornamento

-1,7

-0,9

-0,1

+0,7

Debito

DPEF 2007-2011 – tendenziale

109,5

110,0

110,2

110,5

DPEF 2007-2011 – programmatico

107,0

105,1

102,6

99,7

Nota aggiornamento

105,4

103,5

100,7

97,8

Nota aggiornamento al netto sentenza IVA

104,5

102,3

99,6

96,7

*     per il ciclo e al netto delle misure una tantum

 

2.4  La manovra di finanza pubblica

Come già rilevato, la Nota di aggiornamento al DPEF conferma per il 2007 un obiettivo di indebitamento netto del 2,8 per cento.

La revisione del quadro tendenziale conseguente al miglioramento delle previsioni di entrate per circa lo 0,3 per cento del PIL, consente peraltro di ridurre l’effetto correttivo netto della manovra dall’1,3 per cento del PIL (quasi 20 miliardi di euro) all’1 per cento (circa 15 miliardi di euro).

 

La nota precisa peraltro che “l’impatto della sentenza” della Corte di giustizia europea sulla detraibilità dell’IVA “per gli anni 2007-2011 troverà adeguata compensazione con provvedimento specifico, l’entità della manovra per il 2007 rimane immutata”.

 

Si osserva che occorre acquisire più precisi elementi circa l’effetto della sentenza della Corte di giustizia sui saldi di finanza pubblica negli anni successivi al 2006.

Secondo quanto emerge nel quadro programmatico sintetico delle amministrazioni pubbliche, essa non dovrebbe esplicare effetti sull’indebitamento netto negli anni 2007-2011 (i valori dell’indebitamento netto e dell’indebitamento netto al netto degli effetti della sentenza risultano infatti identici); per il 2007, essa dovrebbe inoltre comportare un peggioramento del debito pari allo 0,8 per cento del PIL.

Non sono invece forniti elementi sugli effetti della sentenza sul saldo netto da finanziare e sul fabbisogno di cassa. Occorre sul punto un chiarimento del Governo, anche perché la citata precisazione della nota di aggiornamento sembrerebbe lasciar intendere che questi effetti dovranno trovare una compensazione in un provvedimento specifico, di cui sarebbe opportuno conoscere maggiori dettagli.

Sul punto si rinvia inoltre alle ulteriori richieste di chiarimento formulate al paragrafo 1.1. della Parte II del presente dossier.

 

Per quanto concerne gli strumenti con i quali sarà realizzata la manovra di finanza pubblica, la Nota di aggiornamento indica, oltre agli strumenti ordinari del disegno di legge di bilancio a legislazione vigente e del disegno di legge finanziaria, anche un decreto-legge in materia prevalentemente fiscale.

 

La Nota di aggiornamento reca inoltre l’elenco dei provvedimenti normativi, in corso di preparazione, che il Governo dichiara collegati alla manovra:

§      disegno di legge delega per il riordino dei tributi statali (approvato dal Consiglio dei ministri del 29 settembre 2006);

§      disegno di legge di revisione del Testo unico per gli enti locali;

§      disegno di legge di delega recante norme di attuazione dell’art. 119 Costituzione, in materia di federalismo fiscale;

§      disegno di legge recante ulteriori misure di riorganizzazione e razionalizzazione degli apparati amministrativi e di sostegno allo sviluppo economico;

§      disegno di legge recante ulteriori misure in materia di liberalizzazioni.

 

I predetti disegni di legge saranno presentati alle Camere entro il 15 novembre, ai sensi dell’articolo 1-bis, comma 1, lettera c), della legge n. 468/1978 e successive modificazioni.

 

Il Governo considera collegato alla manovra di bilancio anche il disegno di legge sui servizi pubblici locali, già presentato in Parlamento (A.S. 772).


PARTE II


1. Analisi del nuovo quadro programmatico di finanza pubblica

La Nota di aggiornamento al Dpef 2007-2011 rivede le previsioni macroeconomiche di crescita, definendo altresì un nuovo quadro programmatico di finanza pubblica per gli anni 2006-2011, nei termini di seguito indicati.

 

Quadro programmatico sintetico delle Amministrazioni pubbliche
(in % del Pil)

 

 

 

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Indebitamento netto

(Aggiornamento Dpef)

-4,8

-2,8

-2,2

-1,5

-0,7

0,1

Indebitamento al netto

sentenza IVA

(Aggiornamento Dpef)

-3,6

-2,8

-2,2

-1,5

-0,7

0,1

Indebitamento netto

(Dpef)

-4,0

-2,8

-2,2

-1,6

-0,8

-0,1

Variazione

(netto sentenza IVA)

(Aggiornamento Dpef – Dpef)

0,4

0,0

0,0

0,1

0,1

0,2

 

 

 

 

 

 

 

 

Interessi

(Aggiornamento Dpef)

4,6

4,8

4,8

4,7

4,7

4,7

Interessi

(Dpef)

4,6

4,8

4,9

5,0

5,0

5,0

Variazione

(Aggiornamento Dpef – Dpef)

0,0

0,0

-0,1

-0,3

-0,3

-0,3

 

 

 

 

 

 

 

 

Saldo primario

(Aggiornamento Dpef)

-0,3

2,0

2,5

3,2

4,0

4,8

Saldo primario al netto

sentenza IVA

(Aggiornamento Dpef)

0,9

2,0*

2,5**

3,2

4,0

4,8

Saldo primario

(Dpef)

0,6

2,0

2,7

3,4

4,1

4,9

Variazione

(netto sentenza IVA)

(Aggiornamento Dpef – Dpef)

0,3

-0,0

-0,2

-0,2

-0,1

-0,1

 

 

 

 

 

 

 

 

Indebitamento netto strutturale

(Aggiornamento Dpef)

-3,5

-2,2

-1,7

-0,9

-0,1

0,7

Indebitamento netto strutturale

(Dpef)

-3,8

-2,3

-1,8

-1,1

-0,5

0,3

Variazione

(Aggiornamento Dpef – Dpef)

0,3

0,1

0,1

0,2

0,4

0,4

 

 

 

 

 

 

 

 

Debito

(Aggiornamento Dpef)

107,6

106,9

105,4

103,5

100,7

97,8

Debito al netto sentenza IVA

(Aggiornamento Dpef)

106,8

106,1

104,5

102,3

99,6

96,7

Debito

(Dpef)

107,6*

107,5

107,0

105,1

102,6

99,7

Variazione

(netto sentenza IVA)

(Aggiornamento Dpef – Dpef)

-0,8

-1,4

-2,5

-2,8

-3,0

-3,0

*     I valori riportati nella tavola contenuta nella Nota di aggiornamento al Dpef 2007-2011 non coincidono con i corrispondenti valori indicati nel Dpef 2007-2011. In particolare, il valore del saldo primario al netto della sentenza IVA nel 2007 risultava pari al 2,1 per cento in luogo del 2 per cento, mentre il debito del 2006 era pari al 107,7 per cento anziché al 107,6 per cento.

**   Si segnala che, presumibilmente a causa di un refuso, nella tavola relativa al documento in oggetto il saldo primario al netto della sentenza IVA è indicato con valore negativo e pari al 2,5 per cento.

Fonte: Nota di aggiornamento al Dpef 2007-2011

 

Come già illustrato nel presente dossier, i fattori che influiscono sulla revisione operata sul quadro di finanza pubblica, rispetto al documento programmatico dello scorso luglio, possono essere sinteticamente indicati in:

§      un maggior tasso di crescita del Pil reale nell’anno 2006 (per un decimo di punto) e nel 2007;

§      un maggior importo di introiti tributari, in parte correlato alla maggior crescita economica, pari a circa 6 miliardi di euro nell’anno in corso, di cui 5 da considerarsi strutturali e 1 derivante da maggiori imposte sostitutive, per loro natura di carattere non permanente;

§      la definizione della sentenza Iva, recepita con il decreto legge n. 258 del 2006, che impone la detraibilità integrale dell’Iva sulle autovetture aziendali. L’ effetto della sentenza viene indicato in minori entrate di carattere permanente – quantificate, per il solo esercizio 2006, in 3,7 miliardi di euro – nonché in maggiori oneri, interamente imputati al 2006 e calcolati, in termini di competenza economica, in 13,4 miliardi, per il pagamento dei rimborsi dovuti;

§      la riclassificazione delle operazioni di cartolarizzazione dei debiti sanitari per un importo non precisato nel documento in esame.

 

Alla luce degli elementi sopra indicati, per il 2006, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è previsto collocarsi al 4,8 per cento del Pil, il saldo primario a -0,3 per cento e l’indebitamento netto corretto per il ciclo e per le misure una tantum -indebitamento netto strutturale- al 3,5 per cento del prodotto.

Al netto della sentenza Iva, l’indebitamento netto dovrebbe invece registrare un miglioramento rispetto alla stima del precedente Dpef per circa quattro decimi di punto, per collocarsi al 3,6 per cento del Pil, mentre il saldo primario registrerebbe un incremento di circa tre decimi rispetto alla precedente previsione, attestandosi sullo 0,9 per cento del Pil.

 

Al riguardo, andrebbero chiariti i motivi per cui il miglioramento del saldo primario, calcolato al netto della sentenza Iva, in confronto alla previsione del Dpef 2007-2011, risulta inferiore di un decimo rispetto al corrispondente miglioramento previsto per l’indebitamento netto.

Infatti, com’è noto, il saldo primario misura l’indebitamento al netto della spesa per interessi. Poiché quest’ultima non subisce variazioni nel nuovo quadro programmatico, la variazione del saldo primario dovrebbe interamente corrispondere a quella indicata per l’indebitamento netto.

Tuttavia occorre segnalare che nella tavola originaria, riportata nel documento programmatico dello scorso luglio, il saldo primario era indicato pari allo 0,5 per cento del Pil, anziché allo 0,6 come riportato nella Nota di aggiornamento. Adottando come valore di riferimento lo 0,5 per cento del Pil, anche il miglioramento del saldo primario sarebbe dunque pari a quattro decimi di punto, così come già osservato per l’indebitamento netto.

Si segnala, in proposito, l’esigenza di chiarimenti da parte del Governo.

 

La riduzione della quota di indebitamento netto nel 2006, secondo quanto desumibile dal testo del documento in esame, sarebbe spiegata per intero dal favorevole andamento delle entrate tributarie. La proiezione annuale delle maggiori entrate incassate nel periodo gennaio-agosto dell’anno in corso indurrebbe a ritenere che il livello degli introiti fiscali possa essere quantificato in un importo più elevato di quanto stimato nel precedente documento programmatico per circa 6 miliardi di euro (0,4 punti percentuali del Pil). Tale ipotesi sottintende peraltro che i maggiori oneri derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia europea (3,7 miliardi per quanto concerne le minori entrate per il 2006) non siano coperti con apposito provvedimento nel 2006, ma che siano piuttosto scontati nel peggioramento del saldo di bilancio. Tale ricostruzione sembrerebbe confermata anche dalla differenza osservabile tra il deficit per il 2006 calcolato al netto e al lordo degli effetti della stessa sentenza. Tale differenza, che ammonta a 1,2 punti percentuali di Pil di scostamento, includerebbe infatti, oltre ai rimborsi Iva dovuti per gli anni 2003-2005 (13,4 mld), il minor gettito ascrivibile, per l’esercizio 2006, alla detraibilità dell’Iva sulle autovetture aziendali (3,7 mld).

Va inoltre segnalato che la stessa Nota rinvia ad uno specifico provvedimento di copertura – di cui peraltro non si conosce il testo ufficiale al momento della redazione della presente analisi – esclusivamente con riferimento al minor gettito previsto per il periodo 2007-2011, non menzionando invece l’esercizio 2006.

 

Al riguardo, sarebbe opportuno che il Governo fornisse chiarimenti a conferma della predetta ricostruzione ovvero elementi che chiariscano gli eventuali diversi fattori di miglioramento, sottostanti la revisione dell’indebitamento netto. Ciò anche in considerazione della mancanza di un quadro tendenziale aggiornato.

 

Andrebbero altresì chiariti i criteri utilizzati per la stima dell’indebitamento netto corretto per il ciclo e per le misure una tantum, che sembra calcolato al netto anche delle minori entrate per la detrazione IVA sulle operazioni effettuate nel 2006 (3,7 mld), effetto quest’ultimo che non sembrerebbe peraltro assumere una valenza di carattere straordinario. Tali minori entrate presenterebbero, infatti, un carattere di strutturalità connesso al recepimento a regime degli effetti della sentenza. Peraltro, la mancata considerazione di tali minori entrate nell’ambito dell’indebitamento strutturale potrebbe giustificarsi solo in presenza di una specifica copertura finanziaria di tale effetto per il 2006, di cui tuttavia non si ha, al momento, notizia.

 

Con riferimento all’indebitamento netto per gli anni 2007 e 2008, come illustrato nella tavola relativa al quadro programmatico delle amministrazioni pubbliche, risultano sostanzialmente confermati gli obiettivi indicati nel Dpef di luglio. Un lieve miglioramento è invece atteso nel rimanente periodo di previsione. Dagli elementi contenuti nella tavola riportata nella Nota di aggiornamento, tale miglioramento pare riconducibile ad un minor valore del saldo primario, cui si contrappone una più evidente riduzione della spesa per interessi.

 

Al riguardo, si fa presente che, se per la spesa per interessi la riduzione sembra ragionevolmente imputabile al minor ammontare di debito pubblico previsto a partire dal 2007, non risultano invece chiari i fattori che dovrebbero determinare il peggioramento del saldo primario.

 

Con riferimento al debito, si rinvia allo specifico approfondimento, di seguito riportato.

1.1  Il debito pubblico

La nuova previsione di debito per il 2006, al netto della sentenza Iva, indica una riduzione dal 107,6 per cento al 106,8 per cento del Pil. Nel 2007, il debito dovrebbe ulteriormente ridursi al 106,1 per cento e la riduzione dovrebbe proseguire anche negli anni successivi, fino a raggiungere il 96,7 per cento nell’ultimo anno del periodo di previsione.

La riduzione rispetto alle previsioni del precedente Dpef, pari a otto decimi di punto nel 2006, aumenta progressivamente negli anni successivi, fino a raggiungere, nel 2011, i 3 punti del prodotto.

Considerando invece l’effetto della sentenza Iva, il debito delle amministrazioni pubbliche nel 2006 risulterebbe invariato al 107,6 per cento, mentre nel 2007 scenderebbe dal 107,5 al 106,9 per cento. In questo caso, lo scarto rispetto alla previsione recata dal precedente Dpef risulta quindi più contenuto seppure comunque crescente nel tempo: si passa infatti da una differenza pari a sei decimi nel 2007 ad una differenza di 1,9 punti percentuali nel 2011.

 

Al riguardo, si segnala che il valore del rapporto debito/Pil per il 2006, relativo alla previsione del Dpef 2007-2011 e riportato nella Nota in esame, non coincide con il corrispondente dato indicato nel documento programmatico di luglio. Nel documento originario infatti la quota di debito prevista per il 2006 risultava pari al 107,7 per cento del prodotto e non al 107,6 per cento, come riportato nella Nota di aggiornamento. Sarebbe dunque opportuno che il Governo chiarisse se il nuovo valore previsto di debito risulti confermato anche alla luce di questa differenza o se invece l’adeguamento della base di riferimento (al valore indicato nel Dpef 2007-2011 del luglio scorso) debba comportare una corrispondente variazione della nuova previsione.

In questo caso infatti il debito atteso non risulterebbe pari al 106,8 per cento, ma presumibilmente, al 106,9 per cento, se valutato al netto della sentenza Iva, e al 107,7 per cento se tali maggiori oneri fossero invece inclusi nel saldo.

 

Appare inoltre opportuno che il Governo chiarisca l’entità e la natura dei fattori migliorativi della previsione del rapporto debito/Pil per il 2006. L’opportunità di un simile chiarimento è rafforzata dal considerevole ammontare del miglioramento – al netto degli effetti della sentenza europea - desumibile dalla differenza tra la previsione del Dpef di luglio e quella indicata nella Nota di aggiornamento in esame.

Infatti, al netto degli effetti della predetta sentenza, il rapporto debito/PIL presenta per il 2006 un miglioramento, rispetto alle previsioni del documento programmatico del luglio scorso, di 0,8 punti di PIL, a fronte di un miglioramento del saldo primario di appena 0,3 punti e di una stima invariata dell’incidenza della spesa per interessi. La differenza indicata risulta quindi ben superiore a quanto spiegabile con il solo incremento delle entrate tributarie già considerato nella formazione dei saldi calcolati secondo i criteri della competenza economica.

Va inoltre considerato che sulla nuova stima di debito incidono anche fattori che operano direttamente in senso accrescitivo del debito, quali l’effetto della riclassificazione delle operazioni di cartolarizzazione dei debiti sanitari.

Appare quindi opportuno che il Governo espliciti le nuove stime circa l’andamento del fabbisogno delle amministrazioni pubbliche incorporato nell’attuale previsione della dinamica del rapporto debito/Pil. In particolare, dovrebbe essere chiarita la dinamica di quelle componenti dell’incremento del debito che non hanno effetto sull’indebitamento netto, atteso che proprio all’andamento di tali componenti sembrerebbe in larga parte ricondursi la più favorevole dinamica del rapporto stimata per il periodo considerato.

 

Si rileva inoltre, con riferimento agli anni successivi al 2006, che – al netto degli effetti della sentenza europea - lo scarto tra le stime di debito indicate nella Nota in esame, rispetto a quelle riportate nel precedente documento programmatico, passa dall’1,4 per cento del 2007 al 2,5 per cento del 2008, per poi aumentare ulteriormente al 3 per cento negli ultimi due anni della previsione. Tale miglioramento non sembra peraltro ascrivibile alla evoluzione del saldo primario che anzi, rispetto alla precedente previsione mostra, come già accennato, una stima meno favorevole.

 

Sarebbe pertanto opportuno che si fornissero maggiori indicazioni sulle motivazioni che giustificano tale evoluzione, anche in considerazione del carattere incrementale del miglioramento della stima di debito, negli esercizi oggetto della previsione.

 

Un’ulteriore osservazione merita la ripartizione temporale degli effetti della sentenza in materia di Iva. In particolare, tenuto conto che l’effetto complessivo stimato ammonta per il 2006 a 0,8 punti percentuali del prodotto e raggiunge la quota di 1,2 punti percentuali (pari all’effetto complessivo della sentenza sul debito) soltanto nel 2009, andrebbero acquisti chiarimenti circa la dinamica degli esborsi che giustifica tale evoluzione.

A tal proposito, si osserva altresì che non appare chiaro il motivo per il quale l’effetto della sentenza in materia di Iva sullo stock di debito sia stato scontato a decorrere dal 2006. Infatti, i criteri contabili che presiedono alla misurazione del debito dovrebbero comportare una registrazione delle operazioni nel momento in cui ha luogo l’emissione dei titoli al fine del finanziamento degli esborsi. In relazione alla fissazione del termine ultimo di decadenza per la presentazione delle domande di rimborso, fissato dal decreto legge n. 258 del 2006 al 15 dicembre 2006[5], appare scarsamente probabile che si possa materialmente procedere ad un’ erogazione, anche parziale, dei rimborsi nel 2006.

 

Infine, con riferimento al trattamento dei debiti sanitari, si rinvia al successivo approfondimento.

 


1.2  La riclassificazione dei debiti sanitari

Nella Nota si fa riferimento ad effetti sul debito dovuti alla “riclassificazione delle operazioni di cartolarizzazione dei debiti sanitari”, senza tuttavia fornire indicazioni circa il corrispondente importo e la eventuale incidenza anche sul debito degli anni pregressi, atteso che alcune delle cartolarizzazioni in questione sono state effettuate anche prima del 2006.

Si rammenta che tali operazioni, che hanno la finalità di dilazionare i debiti delle ASL verso i fornitori, consistono nella cessione di tali debiti ad istituti finanziari[6], che reperiscono le necessarie risorse mediante una emissione di titoli - a valere sui debiti medesimi – a scadenza medio lunga, il cui rimborso è effettuato dalla regione. A tal fine quest’ultima provvede, mediante l’accettazione della delega di pagamento da parte delle ASL, a ripianare alle scadenze previste dal contratto (in genere annuali o semestrali), e per tutto il periodo ivi stabilito, l’incasso generato dalla cartolarizzazione[7]. Ciò comporta[8], necessariamente, che parte dei futuri trasferimenti delle regioni agli enti del settore sanitario dovranno essere destinati al rimborso dei titoli emessi in occasione di tali operazioni.

 

La funzione che viene svolta dalla regione, che in qualità di pubblica amministrazione provvede alla garanzia ed al pagamento delle rate alle scadenze, comporta l’eventualità che le cartolarizzazioni in questione non vengano considerate debiti commerciali (concernenti la gestione di crediti da parte di soggetti esterni alla p.a.), bensì vengano ritenute debito finanziario, da includere nel debito pubblico.

Tale eventualità, già segnalata dalla Corte dei conti[9], risulta considerata anche nella c.d. due diligence del giugno 2006[10], in cui si rileva che, qualora i debiti sanitari in oggetto venissero inclusi tra le passività finanziarie delle amministrazioni pubbliche, si determinerebbe un incremento del debito di 2,7 miliardi nel 2005 e 3,9 miliardi nel 2006.

In ordine alla riclassificazione in argomento non risultano finora pervenute decisioni da parte di Eurostat[11].

 

Appare pertanto opportuno un chiarimento sul punto, con riguardo, in particolare:

§      al contenuto della decisione di Eurostat, qualora già intervenuta, ovvero alle ragioni che inducono comunque ad includere nelle nuove stime gli effetti della predetta riclassificazione;

§      all’ammontare degli importi oggetto della riclassificazione medesima, nonché alla loro incidenza sulla previsione di debito per gli esercizi finanziari di riferimento.

1.3  L’evoluzione delle entrate

La Nota di aggiornamento evidenzia che il 2006 è stato caratterizzato da un’evoluzione delle entrate più favorevole di quella prefigurata e che il maggior gettito rilevato è stato a più riprese inglobato nell’aggiornamento delle stime per l’anno in corso.

Si evidenziano, nella seguente tabella, le revisioni finora effettuate con riferimento alle stime delle entrate per l’anno 2006.

 

Conto della Pubblica Amministrazione - Previsioni anno 2006

(importi in milioni di euro)

 

RTC
(apr. 2006)

Due Diligence
(giu. 2006)

DPEF
(lug 2006)

Imposte dirette

198.216

-

201.255

Imposte indirette

209.220

-

212.646

Imposte in c/capitale

114

-

3.135

Tot. entrate tributarie correnti

407.436

 

413.901

Tot. entrate tributarie

407.550

 

417.036

Contributi sociali

186.226

-

187.660

Altre entrate correnti

52.394

-

52.940

Altre entrate c/capitale

3.751

-

3.790

Entrate complessive

649.921

652.371

661.426

 

1. L’aggiornamento delle previsioni di entrata operato con la due diligence – stimato, su base annua, pari a 2.450 mln di euro - è stato attribuito dal medesimo documento alla rilevazione di un andamento delle entrate, nel primo quadrimestre 2006, migliore rispetto alle stime contenute nella RTC. In particolare, la due diligence ha registrato:

§          un incremento della stima del gettito delle imposte dirette pari a 1,3 miliardi, prevalentemente attribuiti alle imposte sostitutive sui rendimenti del risparmio gestito;

§          un incremento della stima del gettito delle imposte indirette pari a 0,7 miliardi, prevalentemente attribuiti all’andamento crescente del gettito IVA sui prodotti petroliferi nonché agli effetti della revisione degli studi di settore;

§          un incremento della stima del gettito contributivo valutato complessivamente in 0,5 miliardi.

2. Il successivo aggiornamento operato con il DPEF – che ha indicato un ulteriore incremento di 9.055 mln della previsione annua di gettito - ha tenuto conto:

§          dei primi risultati dell’autotassazione che, già nel mese di giugno, registravano un introito superiore alle attese;

§          dell’aumento del gettito delle entrate “una tantum” (imposte sostitutive);

§          degli effetti del decreto legge n. 223/2006 (c.d. manovra bis). Con riferimento a questi ultimi si segnalano, tra gli altri, l’abolizione del concordato di massa, le modifiche al regime IVA degli immobili, le modifiche alle disposizioni in materia di ammortamento di alcuni cespiti.

Con specifico riferimento al bilancio dello Stato, si segnala che, nel corso dell’esame del ddl di assestamento per il 2006[12], il Governo ha presentato un emendamento diretto ad apportare, tra le altre, variazioni allo stato di previsione dell’entrata (tabella 1) e allo stato di previsione del Mef (tabella 2). Tali modifiche recepiscono gli effetti, in termini di saldo netto da finanziare, di incrementi delle entrate tributarie già considerati, in termini di competenza economica, nelle stime del DPEF.

Secondo quanto illustrato dal Governo nel corso del dibattito presso la Commissione bilancio della Camera[13], tra le voci interessate dalle modifiche apportate con l’emendamento all’assestamento, figurano le seguenti:

-          le ingenti maggiori entrate registrate nelle imposte dirette versate in autoliquidazione. La variazione IRES proposta è pari a +2,5 miliardi e quella IRE ammonta a +3,6 miliardi, una quota dei quali dovuta all’incremento delle ritenute IRE sui redditi da lavoro dipendente. Tale incremento è stato imputato dal Governo sia alla corresponsione degli incrementi contrattuali, comprensivi degli arretrati, sia alle modifiche intervenute in materia di deduzione e detrazione da lavoro dipendente;

-          il maggior gettito dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei beni d’impresa. La variazione proposta ammonta a +2,5 miliardi;

-          l’incremento del gettito IVA giustificato, da un lato, dall’aumento dei prezzi petroliferi e, dall’altro lato, dalla ricomposizione dei consumi che, incrementando la quota di importazione da paesi extracomunitari, consente, attraverso i controlli doganali, di ridurre il fenomeno dell’evasione e dell’occultamento della base imponibile. La variazione di IVA proposta ammonta a + 2,1 miliardi relativamente agli scambi interni e intracomunitari e a + 1,1 miliardi relativamente alle importazioni;

-          il maggior gettito derivante dalla tassazione delle rendite finanziarie, attribuito al rialzo dei corsi di borsa verificati nel periodo esaminato.

L’aggiornamento complessivo netto delle entrate, indicato nell’emendamento presentato dal Governo, ammonta, considerando anche i maggiori rimborsi indicati in tabella 2, a 4,858 miliardi.

La variazione complessiva alla Tabella 1 (Entrate) proposta dall’emendamento è pari infatti a 6,9 miliardi, al netto di variazione in riduzione di rimborsi di imposta extratributarie pari a circa 3 miliardi. Le differenze rispetto agli importi indicati nel DPEF di luglio dovrebbero essere imputabili, oltre al diverso criterio di contabilizzazione utilizzato in tale documento (competenza economica), anche al diverso ambito di riferimento che, per il DPEF comprende non soltanto il bilancio dello Stato, ma l’intero comparto della p.a.

Inoltre, nell’emendamento all’assestamento sono previsti ulteriori rimborsi per crediti di imposta e incremento delle regolazioni e dei recuperi effettuati da concessionari e banche registrati come maggiori spese nella Tabella 2 (Spese del ministero economia e finanze) per un valore complessivo di 2,067 miliardi, che, come già segnalato, riducono l’effetto netto dell’emendamento a 4,858 mld (6,9-2,1).

 

3. Successivamente al DPEF, da documenti presentati nel corso della discussione del disegno di legge di conversione del D.L. 253/2006 sulla missione in Libano (C. 1608) è risultato un maggior gettito, registrato a luglio 2006 relativamente all’imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei beni aziendali e sullo smobilizzo dei fondi in sospensione d’imposta, pari a 2,9 mld, di cui 2,5 mld riportati in variazione all’entrata in sede di assestamento e 0,4 miliardi, in parte utilizzati (0,219 mld) per la copertura del predetto provvedimento.

 

La Nota di aggiornamento in esame evidenzia un ulteriore incremento della previsione di gettito, sul quale incidono due fattori:

1)      un trend particolarmente positivo delle entrate tributarie accertate nei primi otto mesi del 2006, che comporta una revisione al rialzo delle entrate previste;

2)      la sentenza della Corte di Giustizia europea circa la detraibilità dell’IVA, che comporta, da un lato, l’obbligo di rimborsare ai contribuenti l’IVA non detratta e, dall’altro, un minore gettito a regime per gli acquisti successivi al 13 settembre 2006.

Per quanto riguarda il primo punto, la Nota precisa che il trend riscontrato porta ad incrementare la previsione di entrata di circa 6 miliardi di euro. Di queste, 5 miliardi sono qualificate come entrate di natura strutturale, mentre il rimanente miliardo viene attribuito al buon andamento di alcune imposte sostitutive e, pertanto, non può essere qualificato come entrata strutturale.

In merito alla sentenza europea, la Nota di aggiornamento precisa che il minor gettito dovuto per le detrazioni IVA 2006 è stimato in 3.700 milioni di euro. Per quanto concerne, invece, gli oneri pregressi relativi al rimborso dell’IVA non detratta dai contribuenti negli agli anni 2003, 2004 e 2005, la stima, in termini di competenza economica, evidenzia un onere pari a 13.400 milioni.

 

Con riferimento agli anni successivi, la Nota ritiene di poter rivedere al rialzo l’andamento tendenziale delle entrate per il 2007 limitatamente alla quota di maggior gettito tributario rilevato nel 2006 non attribuito a situazioni temporanee, stimato in 5 miliardi di gettito su base annua.

Per quanto concerne, invece, l’impatto della sentenza IVA sul gettito riferito agli anni 2007-2011, la Nota precisa che le relative minori entrate troveranno adeguata compensazione con specifico provvedimento.

 

Al riguardo, appare opportuno che il Governo chiarisca, in primo luogo, a quali fattori debba essere imputato l’ulteriore incremento di gettito rilevato dalla Nota in esame e se si tratta, almeno in parte, di fattori già posti a fondamento della dinamica riscontrata per il periodo precedente la presentazione del DPEF del luglio scorso.

Andrebbero inoltre indicate le ragioni che inducono a ritenere di carattere strutturale una quota rilevante delle maggiori entrate indicate.

 


Nota di aggiornamento al DPEF 2007-2011
(Doc. LVII, n.
1-bis)

 


ATTI PARLAMENTARI

XV LEGISLATURA

_________

 

 

CAMERA DEI DEPUTATI

¾¾¾¾¾¾¾¾

Doc. LVII
n. 1-bis

 

NOTA DI AGGIORNAMENTO
AL
DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE
ECONOMICO-FINANZIARIA
RELATIVO ALLA MANOVRA DI FINANZA PUBBLICA
PER GLI ANNI 2007-2011

 

(Articolo 3 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni)

Presentata dal Presidente del Consiglio dei ministri
(Prodi)

e dal Ministro dell’economia e delle finanze
(Padoa Schioppa)

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Trasmessa alla Presidenza il 1° ottobre 2006

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Risoluzione DPEF 2007-2011
(approvata nella seduta del 26 luglio 2006)

 


Risoluzione DPEF 2007-2011

(approvata nella seduta del 26 luglio 2006)

(Doc. LVII, n. 1)

 


La Camera,

esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011;

considerato che:

l'esame parlamentare del DPEF è un passaggio essenziale per l'avvio della procedura di bilancio e la definizione della portata della manovra correttiva sulla base di una approfondita analisi degli andamenti tendenziali;

in particolare quest'anno l'esame parlamentare é stato l'occasione per far emergere una diffusa e acuta consapevolezza della condizione di grave difficoltà del paese che accomuna, tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, oltre che le organizzazioni rappresentative del sistema produttivo e quelle sindacali. Altrettanto condivisa è la volontà di non accettare passivamente la prospettiva di progressivo deterioramento della situazione e di non subire inerzialmente la tendenza al ridimensionamento del tasso di crescita, il cui esito ultimo non potrebbe che essere la progressiva marginalizzazione del paese;

il Documento assume a riferimento il periodo di cinque anni e insieme al decreto-legge n. 223 del 2006 imposta, in avvio di legislatura, la politica economica del Governo con una visione che si estende al medio periodo; un documento chiaro ed argomentato, serio e rigoroso, realistico nei dati e nelle analisi, un documento che traccia il quadro di un paese reale che deve affrontare molte difficoltà ma che con spirito unitario ce la può fare;

sono indicate le politiche necessarie per il rilancio del nostro sistema-paese. Sono fissati gli obiettivi di medio periodo non solo economici, ma anche di qualità sociale ed ambientale. Il Documento prospetta un insieme di strategie per tornare a crescere, per riposizionare l'Italia nel mutato quadro europeo e globale;

il Governo intende, attraverso misure di carattere strutturale, lungo tre direttrici: crescita, risanamento dei conti, equità sociale e territoriale, che sono tra di loro sinergiche; risanamento, sviluppo ed equità devono procedere di pari passo, non solo per creare il necessario consenso ma anche per garantire l'efficacia del programma economico del Governo;

l'Italia, come fu per l'adesione alla moneta unica europea, possiede le energie e le risorse umane per poter affrontare e vincere questa sfida ritrovando la strada della coesione nazionale e della giustizia sociale e valorizzando, in particolare, le potenzialità dei giovani e delle donne ai quali è dedicata particolare attenzione. Si recupera il metodo della concertazione con le parti sociali e i territori. I sacrifici dovranno avere precise contropartite nelle riforme settoriali ed essere preceduti da misure di equità fiscale.

 

A. il Documento di programmazione rileva le difficoltà del nostro sistema-paese:

il calo della produttività totale dei fattori e della competitività;

le difficoltà dei nostri conti pubblici;

l'aumento delle disparità sociali;

l'Italia continua a perdere competitività, la quota delle nostre esportazioni sul commercio mondiale si é ridotta ed attualmente risulta di oltre un punto più bassa che un decennio fa;

l'Italia è il malato d'Europa. Negli ultimi cinque anni la produttività in Germania è aumentata del 10 per cento, in Francia del 12 per cento; in Italia è diminuita di quasi un punto e mezzo. L'euro non è dunque la ragione del nostro declino. Anzi, l'adozione dell'euro ha eliminato alcuni fattori distorti di crescita, come le svalutazioni;

l'Italia ha concordato con l'Unione europea un piano di rientro i cui elementi essenziali prevedono: un indebitamento netto al di sotto del 4 per cento nel 2006 e del 3 per cento nel 2007; una correzione dei conti strutturale di almeno 1,6 punti percentuali di PIL nel biennio 2006-2007; un rapporto debito/PIL in diminuzione in modo sufficiente, e sotto il 100 per cento in un quinquennio;

anche le variazioni della dinamica della domanda hanno inciso negativamente sull'andamento dell'economia degli ultimi anni. Si è determinata infatti una redistribuzione a vantaggio della rendita e ai danni dei ceti meno abbienti. Ciò si é tradotto in una contrazione dei consumi e della domanda in genere;

le modalità con cui sono state effettuate le politiche di privatizzazione hanno in alcuni casi proposto un indebolimento della struttura del sistema produttivo sostituendo un monopolio privato a quello pubblico;

rispetto alla metà degli anni novanta la manovra correttiva è più difficile anche perché i tassi di interesse stanno risalendo, sia pure lentamente;

 

B. per quanto concerne il risanamento dei nostri conti pubblici:

il quadro prevede un rientro del rapporto indebitamento netto su PIL al di sotto del 3 per cento nel 2007, in coerenza con gli impegni assunti a livello europeo;

il Governo si riserva però di valutare con più precisione il percorso di rientro in relazione al profilo temporale degli effetti strutturali delle misure che verranno effettivamente adottate; al raggiungimento degli obiettivi delineati dal DPEF potranno contribuire il successo della lotta all'evasione/elusione e le misure volte a garantire una maggiore equità fiscale;

per la parte di contenimento del disavanzo tendenziale essa interesserà necessariamente anche il lato della spesa e consisterà di provvedimenti riformatori di carattere strutturale che interverremo anche sui quattro grandi comparti della spesa pubblica (pubblico impiego, previdenza, sanità, finanza territoriale);

negli ultimi anni il Patto di Stabilità Interno ha subito diverse e continue modifiche, privando gli amministratori locali di un quadro di riferimento stabile e rendendo quanto mai difficile una gestione oculata, anche nel medio periodo, dei bilanci degli enti locali. Il rapporto con le autonomie locali dovrà essere collaborativo e non più ispirato ad una logica conflittuale;

il documento richiama inoltre l'esigenza, tra l'altro, di valorizzare le risorse umane presenti nelle pubbliche amministrazioni con interventi tesi alla formazione e, nell'ambito dei rinnovi contrattuali, a nuove e più efficaci forme di riconoscimento del merito; di gestire il crescente turn over dei prossimi anni per favorire l'ingresso di nuove professionalità nella pubblica amministrazione; di riorganizzare i processi produttivi ampliando la mobilità e sfruttando gli investimenti volti alla modernizzazione tecnologica;

per quanto concerne la previdenza, ferma restando la validità dell'impostazione della legge 335 del 1995, occorrerà verificare innanzitutto l'effettiva sostenibilità economica del sistema vigente, dopo aver separato le spese per prestazioni previdenziali da quelle assistenziali;

nello stesso tempo, la manovra comprenderà misure per accrescere la competitività attraverso il rafforzamento dei mercati, la riduzione del cuneo fiscale, l'aumento dell'efficienza della spesa pubblica. Infine, e contemporaneamente, destinerà risorse a creare condizioni di maggiore equità, anche attraverso una redistribuzione del carico fiscale;

 

C. per quanto concerne la crescita, il rilancio dell'economia italiana passa attraverso l'aumento dell'occupazione e della produttività, cause della bassa crescita;

l'azione del Governo sarà articolata lungo tre linee di intervento:

(i) di contesto - in quanto riguardanti le infrastrutture materiali e immateriali (apportando le necessarie correzioni alla disciplina societaria, della tutela del risparmio e quello fallimentare) ed eliminazione dei vincoli alla concorrenza;

(ii) di innovazione e ricerca - attraverso una maggiore complementarietà tra pubbliche amministrazioni ma anche partnership pubblico-privato, sostegno alle attività di ricerca e sviluppo, alla collaborazione tra imprese e università e centri di ricerca;

(iii) sulla fiscalità - tramite automatismi per la riduzione dei costi di produzione, in particolare del lavoro (cuneo fiscale) nonché ulteriori interventi sulla fiscalità d'impresa per favorirne la patrimonializzazione, l'aumento del livello tecnologico, l'internazionalizzazione e il raggiungimento di dimensioni ottimali;

la riduzione del carico fiscale e contributivo riavvicinerà la situazione italiana a quella media prevalente nei paesi concorrenti. Della riduzione del cuneo dovranno beneficiare sia la quota a carico del datore di lavoro sia quella a carico del lavoratore, con il fine di migliorare la capacità di competere delle imprese italiane e al contempo di assicurare ai lavoratori un recupero in termini di reddito disponibile. L'intervento sul cuneo non intaccherà le aliquote contributive destinate all'assicurazione generale per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, ovvero ad alimentare le pensioni. Per favorire l'inserimento stabile dei giovani nel mondo del lavoro, nella definizione del provvedimento sarà scelto un criterio di selettività che premi le imprese che stabilizzino i rapporti di lavoro;

più in generale, in materia dì lavoro e occupazione, l'azione sarà centrata su tre direttrici:

1. la promozione delle forme di lavoro a tempo indeterminato e la riduzione dell'area di precarietà, intervenendo sugli aspetti più critici;

2. l'intensificazione del contrasto al lavoro nero e irregolare;

3. il miglioramento della tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro anche attraverso la predisposizione di un Testo unico delle normative che regolano tali materie;

per l'occupazione, si progetta un piano straordinario per i diritti e l'occupazione delle donne, dei giovani ed in genere della famiglia; si riconosce l'importanza del potenziamento dei servizi per l'infanzia e l'integrazione del sistema degli asili con quello dell'istruzione con il duplice obiettivo di rinforzare la partecipazione femminile al mondo del lavoro e sostenere lo sviluppo del capitale umano fin dai primissimi livelli del processo educativo;

la chiave del documento è quella dell'investimento nel capitale umano indicato, al di là del suo valore economico, come risorsa cruciale del tessuto sociale europeo, nel senso che l'investimento in università, ricerca, impresa, cultura e turismo può consentire il decollo dell'intero Paese verso obiettivi più elevati di crescita, sviluppo e coesione sociale;

in armonia con la Strategia di Lisbona, tra i punti qualificanti il documento individua il sostegno all'investimento in capitale umano attraverso:

a) il miglioramento dei livelli di formazione e organizzazione universitaria e professionale;

b) l'incremento della spesa destinata a ricerca e sviluppo;

c) l'impiego diffuso di tecnologie.

Il Documento rivolge particolare attenzione ai temi della qualità, dell'efficacia e della modernizzazione delle pubbliche amministrazioni, ed a tale fine, prevede l'utilizzo integrato di strumenti quali la semplificazione amministrativa, la semplificazione e il riordino normativo, l'analisi di impatto della regolazione, l'innovazione organizzativa e di processo, la valutazione e il monitoraggio delle attività amministrative;

il Documento segnala tra i nodi principali la realizzazione di una infrastruttura di connettività aperta ed affidabile, atta a consentire la condivisione dei dati e l'interoperatività tra i vari livelli della pubblica amministrazione e nei rapporti tra questa e i cittadini;

tra gli interventi previsti il Documento indica la riforma del sistema di incentivi a livello universitario e, compatibilmente con il quadro di finanza pubblica, il sostegno alle attività di ricerca e sviluppo, alla collaborazione tra impresa, università e centri di ricerca, alla promozione di processi innovativi;

il Documento sottolinea la necessita di elevare il flusso degli investimenti nel settore scolastico, ricalibrandoli e orientandoli in direzione di formule organizzative e modelli integrati di istruzione e formazione funzionali agli obiettivi posti dalla Strategia di Lisbona richiamati dal Governo;

il Governo considera prioritario l'investimento in cultura ed esprime la necessità di un intervento organico volto, da un lato al ripristino delle risorse pubbliche ampiamente decurtate negli anni precedenti e, dall'altro all'incentivazione alla partecipazione attiva dei soggetti privati all'investimento e alla sponsorizzazione dei beni e delle attività culturali;

il DPEF segnala la volontà da parte del Governo, in raccordo con le regioni, di promuovere il «Marchio Italia» per contribuire allo sviluppo del settore del turismo come componente significativa della crescita economica del Paese;

 

D. sulla politica fiscale:

il DPEF indica tre obiettivi principali: equità, sviluppo e semplificazione. La loro realizzazione deve avvenire in un contesto di riduzione del carico fiscale per i contribuenti e di aggiustamento dei conti pubblici anche se sussistono difficoltà di raggiungimento degli obiettivi determinate dalla caduta di gettito tributario riconducibile all'ampliamento dell'area evasione/elusione fiscale registrata nel periodo 2001-2005 (in particolare dell'IVA) più che alla realizzazione di politiche di riduzione di imposte;

in tale materia gli interventi programmati sono finalizzati: a contrastare l'evasione/elusione di base imponibile; ad adottare misure di semplificazione degli adempimenti di famiglie e imprese; recuperare progressività; ridurre il costo del lavoro; riformare la tassazione del reddito d'impresa, soprattutto nell'ottica di favorire l'innovazione, la capitalizzazione e l'internazionalizzazione; riformare il catasto e ridurre le aliquote ICI.

 

E. per le politiche di equità sociale:

le azioni individuate dal Governo per favorire la crescita, l'impegno che assume per il miglioramento dell'istruzione, il rilievo dato alle azioni per l'inclusione sociale nell'intervento aggiuntivo per il Mezzogiorno, denotano la scelta di favorire forme di crescita e di sviluppo che, valorizzando le competenze di tutti i cittadini, assicurino in se requisiti di equità, tanto più necessari in quanto dopo un periodo di sostanziale stabilità l'incidenza della povertà relativa sul totale delle famiglie italiane é aumentata sensibilmente nel 2004, in particolare nelle aree del Mezzogiorno;

nel quadro delle responsabilità istituzionali stabilito dal nuovo Titolo V della Costituzione, secondo il DPEF, spetta al Governo nazionale: a) definire i livelli essenziali di assistenza; b) realizzare un sistema coerente di sostegno dei redditi e delle responsabilità familiari; c) predisporre forme di finanziamento che premino l'iniziativa delle autonomie locali, riorganizzando e potenziando il Fondo nazionale per le politiche sociali e prevedendo un Fondo per le politiche familiari, finalizzati alla promozione di una rete integrata di servizi;

per le politiche di equità sociale il Governo intende realizzare nel corso della legislatura le seguenti azioni:

1) rafforzare gli strumenti per la conciliazione tra vita lavorativa e vita personale e familiare;

2) sostenere i redditi di quanti vivono rapporti di lavoro discontinui e/o con basse retribuzioni ed unificare gli attuali strumenti monetari di sostegno alle famiglie - assegni al nucleo familiare e deduzioni IRPEF per figli a carico - in un Assegno per i minori, nonché reintrodurre un rinnovato «Reddito minimo di inserimento» (RMI);

3) rafforzare e migliorare la rete dei servizi, in particolare per l'infanzia e per i non autosufficienti, potenziando gli asili-nido e realizzando un piano di intervento sulle non autosufficienze e definire una legge quadro sugli «Assistenti familiari»;

4) potenziare la tutela dell'infanzia sia nell'ambito della Giustizia che delle adozioni, nazionali e internazionali;

5) rilanciare le politiche abitative con la definizione di un nuovo quadro normativo per favorire e sostenere interventi di edilizia residenziale pubblica offrendo una locazione agevolata e selettiva;

6) potenziare gli strumenti e le norme relative ai diritti e alle pari opportunità, in linea con gli indirizzi comunitari per rendere sempre più stabile l'occupazione, inclusa quella femminile, ed estendere la tutela della maternità a tutte le forme di lavoro non a tempo indeterminato, assicurando l'ampliamento dei servizi per la conciliazione tra il lavoro e le responsabilità femminili e il rilancio dell'imprenditoria femminile attraverso il rafforzamento degli strumenti di incentivazione alla creazione di nuove imprese;

 

F. per quanto concerne il Mezzogiorno:

a partire dal 2004, la crescita del Mezzogiorno si è arrestata: se si esclude il 2000, erano sette anni che la dinamica di crescita del Mezzogiorno non era inferiore a quella del resto del Paese;

secondo l'ultimo rapporto SVIMEZ sull'economia del Mezzogiorno, anche nel 2005 i principali indici di crescita delle regioni meridionali - e cioè prodotto interno lordo, valore aggiunto ed occupazione - sono stati quasi tutti negativi. Nel 2005 il divario Nord-Sud si è allargato: se il Centro-Nord ha avuta una crescita di poco superiore allo zero per cento, il Sud ha segnato una crescita negativa pari a - 0,3 per cento;

a frenare lo sviluppo e la produttività del Mezzogiorno sono fattori quali l'insufficienza degli strumenti formativi, il livello insufficiente della ricerca e dell'innovazione, l'inefficienza e la scarsa concorrenza nel mercato dei servizi anche pubblici, l'esclusione sociale; fenomeni pure presenti nel resto del Paese, ma in misura significativa concentrati nelle aree meridionali, che soffrono anche di una situazione precaria dal punto di vista della legalità e della sicurezza;

con l'adozione delle misure annunciate nel DPEF, il Governo prevede che già nel 2007 e poi negli anni successivi, il PIL del Mezzogiorno potrebbe tornare ad accelerare e superare a fine periodo quello medio europeo;

il DPEF stabilisce che i flussi di spesa in conto capitale per il Sud dovranno essere certi e dovranno essere concentrati in impieghi ad alto rendimento economico e sociale, con meno trasferimenti a imprese e più investimenti pubblici di qualità; da un punto di vista quantitativo, il Governo intende favorire una riallocazione territoriale della spesa tesa ad aumentarne la quota del Mezzogiorno sul totale;

entro l'estate 2006 sarà completata la definizione del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013. Il Governo intende perseguire una «strategia dell'offerta», che attraverso la realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali e il miglioramento dei servizi collettivi conferisca redditività agli investimenti privati nel nostro Mezzogiorno;

appare molto apprezzabile, nel contesto delle politiche per il Mezzogiorno, la previsione di individuazione di risorse addizionali destinate al miglioramento della qualità dello studio e dell'insegnamento anche facendo leva sulla costruzione di meccanismi di mediazione con le imprese locali e sulla promozione delle capacità e dei talenti personali, a partire da quelli delle donne;

il Governo intende perseguire una politica di sviluppo del Mezzogiorno con le seguenti priorità:

1) miglioramento e valorizzazione delle risorse umane;

2) ricerca e innovazione per la competitività;

3) uso sostenibile ed efficiente delle risorse ambientali per lo sviluppo;

4) inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l'attrattività territoriale;

5) competitività dei sistemi produttivi locali e occupazione;

6) competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani;

7) valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l'attrattività e lo sviluppo;

8) potenziamento reti e collegamenti per la mobilità;

9) apertura internazionale e attrazione di investimenti;

queste priorità consentiranno, tra l'altro di conseguire quattro principali obiettivi:

a) sviluppare i circuiti della conoscenza;

b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l'inclusione sociale;

c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza;

d) internazionalizzare e modernizzare;

 

G. per la trasparenza dei conti pubblici:

occorre agire concretamente per assicurare una maggiore trasparenza dei conti pubblici e in particolare la massima conoscibilità degli andamenti in corso d'anno. Il DPEF prefigura innovazioni rilevanti che il Governo si propone di introdurre nell'ambito delle amministrazioni interessate, auspicando il parallelo potenziamento delle strutture della Camera e del Senato che operano a supporto degli organi parlamentari. In ogni caso, non serve istituire nuovi organismi quanto rafforzare strumenti e modalità organizzative delle diverse istituzioni e la capacità di cooperare tra loro. In questo quadro il Parlamento deve fare la sua parte, aggiornando le procedure e rafforzando e integrando, per tutte le attività in cui ciò risulti utile e possibile, le relative strutture di supporto per il monitoraggio e il controllo degli andamenti di finanza pubblica in modo da non duplicare le medesime attività presso le due Camere,

 

impegna il Governo,

 

I. per quanto concerne gli obiettivi di carattere finanziario:

 

1. a conseguire l'obiettivo di un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche che, in conformità con gli impegni assunti presso le competenti sedi comunitarie, risulti pari al 2,8 per cento del PIL nel 2007, al 2,2 per cento nel 2008, al 1,6 per cento nel 2009, allo 0,8 per cento nel 2010 ed allo 0,1 per cento nel 2011;

2. a perseguire un progressivo miglioramento dell'avanzo primario dal 2,1 per cento nel 2007 al 4,9 per cento nel 2011, che permetta il raggiungimento degli obiettivi indicati nel documento;

3. a stabilire il limite massimo del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, al netto delle regolazioni contabili e debitorie, in un valore non superiore, per il 2007, a 29,5 miliardi di euro e, per gli anni successivi, in una misura inferiore a quella del primo anno, lungo un percorso di avvicinamento agli obiettivi programmatici di un saldo netto da finanziare non superiore a 19,5 miliardi di euro per il 2008 e a 10,5 miliardi di euro per il 2009;

4. a mantenere il fabbisogno di cassa del settore statale entro i1 limite del 2,2 per cento per il 2007, dell' 1,9 per cento per il 2008 e dello 0,8 per cento per il 2009;

5. a mantenere il rapporto tra debito pubblico e PIL entro valori non superiori al 107,5 per cento nel 2007, al 107,0 per cento nel 2008, al 105,1 per cento nel 2009, al 102,6 per cento nel 2010 ed al 99,7 per cento nel 2011;

6. a presentare, ove necessario, una Nota di aggiornamento del Documento di programmazione economico-finanziaria nel mese di settembre, con le integrazioni al quadro degli elementi di ordine quantitativo concernenti, in particolare, l'entità e la composizione della manovra da realizzare per il 2007, per quanto concerne tanto gli interventi correttivi che quelli rivolti alla crescita e all'equità sociale e territoriale;

7. a rafforzare, in collaborazione con il Parlamento e i livelli di governo territoriale, gli strumenti e le procedure di monitoraggio dei conti pubblici, senza l'istituzione di nuovi apparati ed organismi che si sovrapporrebbero, senza alcun vantaggio concreto, a quelli esistenti;

 

II. per quanto concerne gli obiettivi delle politiche per la crescita e l'equità per il quinquennio di riferimento, a:

 

A. per la crescita e la competitività:

1. realizzare le riforme che «non costano»: dalla semplificazione amministrativa al completamento delle riforme a tutela del risparmio e delle procedure per gestire le crisi di impresa e della procedura civile; avviare un processo di apertura per ottenere maggiore concorrenza nei mercati chiusi;

2. ridurre il cuneo fiscale, a favore sia del datore di lavoro che del lavoratore senza agire sulle aliquote pensionistiche; tale riduzione deve avvenire in maniera selettiva ed essere destinata al lavoro subordinato a tempo indeterminato, al fine di favorire l'occupazione in forme di lavoro standard e di premiare le imprese che stabilizzano i rapporti di lavoro, nel rispetto delle specificità del settore agricolo; accompagnare l'intervento sul cuneo fiscale con misure di rilancio del tasso di crescita della produttività per avere effetti duraturi sulla competitività;

3. ridurre gradualmente il carico fiscale per i contribuenti sulla base dei proventi derivanti dalla lotta all'evasione e recuperare, con una politica tributaria rigorosa ed equa, un livello adeguato di compliance fiscale anche attuando le seguenti misure:

a) ridistribuire il carico fiscale, innanzitutto, attraverso una determinata e sistematica lotta all'evasione e all'elusione;

b) armonizzare il carico fiscale sui redditi da capitale agli standard dei Paesi europei;

c) recuperare progressività nell'imposta sui redditi delle persone fisiche e restituire il fiscal drag;

d) distinguere fiscalmente sempre di più tra attività speculative e attività produttive, al fine di alleggerire i lavoratori e le imprese impegnati nella produzione e nelle sfide poste dalla competizione internazionale;

e) ridurre al minimo gli adempimenti richiesti a famiglie ed imprese riorganizzando l'amministrazione tributaria, dotando le agenzie fiscali delle risorse umane e tecnologiche necessarie a cogliere le enormi possibilità offerte dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

4. investire risorse crescenti in progetti di ricerca delle Università e dei centri pubblici di ricerca. In questo quadro, favorire fiscalmente la creazione di associazioni e consorzi tra piccole imprese e l'università per la diffusione della ricerca scientifica o tecnologica; definire alcuni progetti di eccellenza, per lo sviluppo della ricerca e la qualificazione del nostro sistema industriale; prevedere agevolazioni alle imprese per le spese in ricerca, innovazione, alta formazione, anche attraverso un sistema di crediti di imposta, e per favorire la crescita dimensionale delle imprese; recuperando le risorse necessarie a tali fini anche attraverso un'eventuale revisione del cosiddetto «secondo modulo» di riforma dell'IRE predisposto con la legge finanziaria per il 2005;

5. porre maggiore attenzione al tema dell'internazionalizzazione delle imprese, anche in relazione al progetto di istituzione degli sportelli unici internazionali e rafforzando il ruolo delle Camere di commercio italiane all'estero, nonché alla maggiore partecipazione del sistema bancario; prevedere misure per la lotta alla contraffazione dei prodotti italiani e per la tutela del «made in Italy»;

6. sviluppare il programma di investimenti pubblici e l'utilizzo di disponibilità finanziarie anche private per l'ammodernamento infrastrutturale del Paese, mediante una programmazione fortemente integrata con il PGTL e il suo aggiornamento, che garantisca, per un verso, il coinvolgimento delle realtà regionali e territoriali e, per altro verso, il costante controllo e monitoraggio del Parlamento sugli investimenti; dovrà essere superata la legge obiettivo e gli indirizzi strategici relativi alle politiche infrastrutturali dovranno privilegiare la mobilità sostenibile e di equilibrio intermodale, con un riequilibrio del divario infrastrutturale nel Mezzogiorno, anche utilizzando le risorse già esistenti;

7. realizzare degli interventi di rilancio delle politiche abitative anche attraverso l'adeguato rifinanziamento delle misure di sostegno all'accesso agevolate alle locazioni, e riqualificare le aree urbane anche stabilizzando gli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie;

8. rilanciare una forte iniziativa politica di carattere strutturale, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra previsti dal Protocollo di Kyoto, secondo un approccio di sostenibilità dello sviluppo, che consenta di integrare tra di loro le diverse politiche pubbliche, e in particolare, le politiche ambientali, industriali, produttive, energetiche e infrastratturali, in un percorso condiviso che affronti - tra gli altri - anche il problema degli oneri connessi all'attuazione del Protocollo medesimo e, a tale proposito, confermi l'impegno per il rilancio di una politica delle fonti rinnovabili anche attraverso l'introduzione di tariffe incentivanti senza tetti di produzione e per la convocazione di una Conferenza energetica nazionale; implementare tutte le più rilevanti politiche ambientali, con specifico riferimento alla difesa del suolo, alla prevenzione dal dissesto idrogeologico ed alla bonifica dei siti inquinati, in un contesto di pianificazione degli interventi coordinato e condiviso con gli organismi territoriali competenti, che contempli, il rilancio dell'azione pubblica sulla raccolta differenziata e il rafforzamento della tutela del mare, dando piena applicazione all'accordo di Barcellona sulla gestione integrata della fascia costiera;

9. prevedere un apposito pacchetto di misure urgenti per il rilancio e la qualificazione dell'offerta turistica del nostro Paese, anche mediante: una forte valorizzazione dei giacimenti culturali; misure atte a facilitare la creazione di strutture ricettive adatte alle nuove caratteristiche della domanda turistica, e verificando la praticabilità di una riduzione dell'aliquota IVA per il settore;

10. agevolare il rilancio dell'agricoltura come settore economico strategico improntato ad un modello di sviluppo sostenibile, sostenendo particolarmente il settore del biologico e delle produzioni tipiche e adottando soluzioni idonee a rendere competitivi sul mercato i biocombustibili di provenienza agricola;

11. adottare misure appropriate volte ad assicurare un sostegno adeguato ai territori caratterizzati da situazioni di svantaggio naturale, quali le zone di montagna e le isole, anche finanziando adeguatamente il Fondo per la montagna;

12. verificare la praticabilità del ripristino - nelle aree svantaggiate - di crediti d'imposta automatici per le assunzioni aggiuntive a tempo indeterminato e per gli investimenti e della fiscalità di vantaggio;

13. modificare la legge Bossi-Fini in materia di immigrazione, programmando i flussi migratori diretti verso il nostro Paese in base alle reali esigenze dell'economia e della società e implementando politiche di effettiva integrazione degli immigrati;

 

B. per l'equità e la coesione sociale:

14. definire una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che estenda gradualmente la sua rete protettiva a tutti i lavoratori italiani, rafforzandone gli interventi mirati alla formazione, così da accompagnare il necessario processo di mobilità e di riconversione produttiva; intervenire per ridurre tutte le forme di precariato anche attraverso una riforma organica del mercato del lavoro che riesca a coniugare stabilità e flessibilità;

15. stabilizzare la spesa sanitaria rispetto al PIL garantendo a tutti i cittadini i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA); prevedere un ulteriore rafforzamento del Fondo nazionale per le politiche sociali al fine di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LEAS); istituire il Fondo nazionale per la non autosufficienza; potenziare la rete di prevenzione e l'adeguamento tecnologico delle strutture sanitarie nelle aree del Mezzogiorno;

16. migliorare il quadro normativo a favore del mondo del no-profit e dell'associazionismo;

17. prevedere risorse sufficienti per una lotta rigorosa alla criminalità organizzata ed incentivi, per inviare nelle aree di maggiore incidenza del fenomeno i quadri migliori della pubblica amministrazione, della magistratura, delle forze di polizia, ed adeguate risorse per l'amministrazione della giustizia, anche per assicurare la ragionevole durata dei processi;

18. dare una maggiore assistenza agli italiani all'estero e valorizzare la cultura italiana nel mondo anche attraverso un rafforzamento delle strutture consolari e dei nostri Istituti di cultura, del personale ivi impiegato, nonché dei corsi di lingua e cultura italiana;

19. adempiere agli impegni internazionali assunti e relativi alla cooperazione allo sviluppo, alle emergenze sanitarie, all'abbattimento del debito dei paesi in via di sviluppo.

 

C. per la finanza decentrata:

20. ai fini del patto di stabilità interno, abbandonare il metodo dei tetti su specifiche categorie di spese ed introdurre vincoli per il saldo di bilancio e la dinamica del debito, in un quadro di piena attuazione del binomio autonoma-responsabilità;

21. definire di concerto con il sistema delle autonomie regionali e locali un accordo per la gestione della finanza territoriale restituendo l'autonomia fiscale al sistema delle autonomie regionali e locali, e modificando, di concerto con le autonomie, i criteri di cui al decreto legislativo n. 56 del 2000;

 

III. per quanto riguarda la trasparenza dei conti pubblici:

 

1. intervenire affinché venga quanto prima completato il lavoro soltanto avviato di armonizzazione dei criteri di misuratone dei saldi di finanza pubblica e al fine di garantire la confrontabilità dei criteri di redazione dei bilanci dei diversi livelli di Governo; predisporre conti di cassa consolidati per le pubbliche amministrazioni e per sottosettori, coerenti con gli obiettivi fissati in termini di SEC95; assicurare l'accesso al Parlamento a strumenti informativi quali il SIOPE e il sistema informativo relativo all'andamento delle entrate esplicitare metodologie ed ipotesi utilizzate per la trasposizione delle transazioni in termini di competenza economica;

2. in occasione della sessione di bilancio, fornire quadri informativi relativi ai conti della pubblica amministrazione che consentano di individuare gli andamenti per sottosettori (amministrazioni centrali, enti territoriali ed enti di previdenza), anche con riferimento all'andamento del debito; analogamente, mettere a disposizione un quadro aggiornato degli andamenti tendenziali, sempre con riferimento al conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, anche per aggregati riconducibili ai sottosettori nonché alle politiche di settore, tanto di spesa che di entrata;

3. fornire informazioni dettagliate sugli effetti prodotti, sia sul versante della spesa che sul versante dell'entrata, dai provvedimenti legislativi in vigore, in raffronto con le relative previsioni;

4. assicurare una coerente applicazione della riforma del bilancio dello Stato realizzata in attuazione del decreto legislativo n. 279 del 1997 attraverso la valorizzazione delle potenzialità di strumenti classificatori e conoscitivi, quali le funzioni obiettivo, al fine di garantire una migliore comprensione delle finalità dell'azione pubblica in modo da evidenziare i raccordi tra le singole articolazioni del bilancio con le politiche di settore quali le funzioni obiettivo;

5. aggiornare le relazioni tecniche nelle varie fasi dell'esame parlamentare dei provvedimenti, allorquando questi subiscano rilevanti modifiche in corso di iter.

 

(6-00004)

«Ventura, Duilio, Franceschini, Migliore, Donadi, Villetti, Sgobio, Bonelli, Fabris, Andrea Ricci, Raiti, Di Gioia, Napoletano, Zanella, D'Elpidio».



 

 



[1]    La detraibilità veniva elevata al 50% in caso di veicoli con propulsori non a combustione interna.

[2]    L’articolo 35, comma 11, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha da ultimo previsto che, con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, sentito il Dipartimento per i trasporti terrestri del Ministero dei trasporti, sono individuati i veicoli che, a prescindere dalla categoria di omologazione, risultano da adattamenti che non ne impediscono l'utilizzo per il trasporto privato di persone, stabilendo che tali veicoli devono essere assoggettati al regime proprio degli autoveicoli di cui al comma 1, lettera b), dell'articolo 164 del testo unico delle imposte sui redditi, ai fini delle imposte dirette, e alla menzionata lettera c) del comma 1 dell’ articolo 19-bis1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto. A questa disposizione erano annessi effetti finanziari complessivi per 15,2 milioni di euro per il 2006, 75,8 milioni per il 2007 e 95,9 milioni per il 2008 e 113,6 milioni per il 2009 (in termini di saldo netto da finanziare).

[3]    In passato, la Corte di giustizia della Comunità europea ha affermato, con giurisprudenza costante, che il diritto alla detrazione previsto dagli articoli 17 e seguenti della sesta direttiva IVA, costituendo una parte integrante e fondamentale del meccanismo dell'imposta, non può, in linea di principio, essere soggetto a limitazioni. In particolare, con la sent. 8 gennaio 2002, causa C-409/99, essa ha ritenuto che il presupposto per la deroga al principio di detraibilità dell'IVA è costituito dall'esistenza di "motivi congiunturali", i quali per definizione hanno una durata limitata nel tempo, onde il loro perdurare ne determina la trasformazione in motivi strutturali, generando in tal modo, una situazione di stabilità che importa il venir meno per gli Stati membri della possibilità di introdurre - o anche mantenere – la limitazione in deroga alla VI direttiva IVA. Su questa base la Commissione tributaria provinciale di Milano, sez. XLVII, con sent. 19 aprile-25 maggio 2005, n. 115, ha ritenuto di dover disapplicare la norma nazionale applicando direttamente il diritto comunitario.

[4]    Con la decisione del Consiglio ECOFIN, adottata nel luglio 2005, è stata avviata nei confronti dell’Italia una procedura di disavanzo eccessivo. Nell’ambito di questa procedura, il Consiglio ha raccomandato all’Italia di:

-       prendere le misure necessarie per riportare il deficit al di sotto del 3%, in modo durevole, entro il 2007. Ipotizzando una crescita del PIL dell’1,5% nel 2006 e nel 2007, il Consiglio ha raccomandato una riduzione cumulativa del disavanzo strutturale di almeno l'1,6% del PIL nel periodo 2006-2007, di cui la metà da conseguire nel 2006; in tal modo il deficit scenderebbe al di sotto del 4 per cento nel 2006 e del 3 per cento nel 2007;

-       assicurare che il rapporto debito/PIL si riduca ad un ritmo soddisfacente, conseguendo un avanzo primario di livello adeguato e prestando particolare attenzione anche ai fattori diversi dal disavanzo netto, come le operazioni registrate “sotto la linea” (vale a dire operazioni che non incidono sull’indebitamento netto ma soltanto sul debito);

-       assicurare il proseguimento del risanamento di bilancio in modo da riportare le finanze pubbliche ad una posizione a medio termine prossima al pareggio o positiva tramite una riduzione del disavanzo corretto per il ciclo, al netto di misure una tantum e di altre misure temporanee, di almeno lo 0,5% del PIL all'anno dopo la correzione del disavanzo eccessivo.

[5]     Andrebbe inoltre tenuto presente che, nel corso del dibattito al Senato su tale provvedimento, è emersa l’esigenza di concedere ai contribuenti interessati un più congruo lasso di tempo per la presentazione delle istanze.

[6]     Cessione che di norma si realizza mediante società veicolo, quali ad esempio la Atlantide finance srl nel caso della Regione Lazio, ovvero la Cartesio srl per la Regione Abruzzo.

[7]     In sostanza, mediante la cartolarizzazione il debito di fornitura viene trasformato in asset-backed securities, sulla base della garanzia di pagamento della regione.

[8]     Come rilevato dalla Banca d’Italia nella Relazione annuale per l’anno 2005 (presentata il 31 maggio 2006).

[9]     Che nella Relazione sul Rendiconto generale dello Stato per il 2005 (Doc.XIV, n. 5) precisa che “La garanzia prestata dalla Amministrazione pubblica sul pagamento delle rate potrebbe indurre le autorità europee a considerare tali operazioni nell’ambito di quelle che (...) determinano un aumento delle stock del debito pubblico.

[10]    Relazione sui risultati della verifica sui conti pubblici 2006 trasmessa alle Camere il 6 giugno 2006. In particolare si fa riferimento alle schede del gruppo di lavoro “Debito, fabbisogno, cartolarizzazioni”.

[11]    L’unica segnalazione rinvenibile deriva da notizie di stampa: in particolare sul Sole 24 ore del 19 settembre 2006 risulta un comunicato sulla materia in esame indirizzato da Eurostat all’Istat.

[12]    Atto Camera n. 1254.

[13]    Si veda il resoconto della V commissione del 13 settembre 2006.