| XIV Legislatura - Dossier di documentazione | |||||
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| Autore: | Servizio Studi - Dipartimento istituzioni | ||||
| Titolo: | Modifiche alle norme per l'elezione della Camera e del Senato - Lavori preparatori della Legge 21 dicembre 2005, n. 270 - Iter alla Camera: esame in consultiva e discussione in Assemblea - Parte seconda - Seconda edizione | ||||
| Serie: | Progetti di legge Numero: 730 Progressivo: 1 | ||||
| Data: | 02/03/06 | ||||
| Organi della Camera: | I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni | ||||
| Riferimenti: |
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Servizio studi |
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progetti di legge |
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Modifiche alle norme per l’elezione della Camera e del Senato
Lavori preparatori Iter alla Camera: esame in sede consultiva |
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n. 730/1 Parte seconda Seconda edizione |
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xiv legislatura 2 marzo 2006 |
Camera dei deputati
La documentazione predisposta in occasione dell’esame delle proposte di legge recanti modifiche alle norme per l’elezione della Camera e del Senato (A.C. 2620 e abb.) si articola nei seguenti volumi:
§ dossier n. 730, contenente la scheda di sintesi per l’istruttoria legislativa, le schede di lettura, i testi delle proposte di legge e la normativa di riferimento;
§ dossier n. 730/1, suddiviso in più volumi, contenente i lavori preparatori della legge 21 dicembre 2005, n. 270;
§ dossier n. 730/2, recante la documentazione per l’esame in Assemblea del testo unificato delle proposte di legge (schede di lettura, testo a fronte e testo unificato A.C. 2620 ed abb.-A).
Il Servizio studi ha inoltre predisposto sulla materia le seguenti Note:
§ nota n. 72 (seconda edizione), recante il calcolo della assegnazione di 617 seggi della Camera dei deputati effettuato secondo il sistema proporzionale previsto dalla proposta di legge;
§ nota n. 73, recante il calcolo della assegnazione di 301 seggi del Senato della Repubblica effettuato secondo il sistema proporzionale previsto dalla proposta di legge;
§ nota n. 74 (seconda edizione), che illustra nei tratti principali le nuove regole per l’elezione della Camera e del Senato ripercorrendo la disciplina recata dai due testi unici in materia, come modificati dalla legge n. 270 del 2005.
DIPARTIMENTO istituzioni – sezione affari costituzionali
SIWEB
I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.
File: ac0728a2.doc
N. 2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052-A
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CAMERA DEI DEPUTATI ¾¾¾¾¾¾¾¾ |
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RELAZIONE DELLA I COMMISSIONE PERMANENTE (AFFARI COSTITUZIONALI) |
PROPOSTE DI LEGGE
n. 2620, d'iniziativa dei deputati
SORO, ALBERTINI, BENVENUTO, ENZO BIANCO, BIMBI, BONITO, BOTTINO, BRESSA, CAMO, CARBONELLA, CARDINALE, CARRA, CUSUMANO, DAMIANI, DUILIO, FOLENA, FRIGATO, LETTIERI, SANTINO ADAMO LODDO, TONINO LODDO, LOIERO, LUSETTI, MACCANICO, MARCORA, RAFFAELLA MARIANI, MARINELLO, MARIOTTI, MEDURI, MELANDRI, MOLINARI, MORGANDO, PISTELLI, POTENZA, RAMPONI, ROCCHI, ROTUNDO, SINISCALCHI, TIDEI, TOLOTTI, VERNETTI, VILLARI, VOLPINI
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di «scorporo di coalizione»
Presentata il 9 aprile 2002
n. 2712, d'iniziativa del deputato FONTANA
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di abolizione dello scorporo
Presentata il 7 maggio 2002
NOTA: La I Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) il 28 settembre 2005, ha deliberato di riferire favorevolmente sul testo unificato delle proposte di legge nn. 2620, 2712, 3304, 3560, 5613, 5651, 5652, 5908 e 6052. In pari data, la Commissione ha chiesto di essere autorizzata a riferire oralmente. Per i testi delle proposte di legge si vedano i relativi stampati.
n. 3304, d'iniziativa del deputato SODA
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di «scorporo di coalizione»
Presentata il 22 ottobre 2002
n. 3560, d'iniziativa dei deputati
GAZZARA, BLASI, CAMPA, CARRARA, CROSETTO, DE GHISLANZONI CARDOLI, GIUDICE, MISURACA, OSVALDO NAPOLI, PARODI, TABORELLI, VIALE
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di abolizione dello scorporo
Presentata il 21 gennaio 2003
n. 5613, d'iniziativa dei deputati
BENEDETTI VALENTINI, BORNACIN, LEO,
MENIA, MIGLIORI, RAISI
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, per l'introduzione del voto congiunto uninominale-proporzionale e dello scorporo di coalizione
Presentata il 10 febbraio 2005
n. 5651, iniziativa del deputato NESPOLI
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361
Presentata il 23 febbraio 2005
n. 5652, d'iniziativa del deputato NESPOLI
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533
Presentata il 23 febbraio 2005
n. 5908, d'iniziativa del deputato BENEDETTI VALENTINI
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, per la sistematica applicazione dello scorporo di coalizione
Presentata l'8 giugno 2005
n. 6052, d'iniziativa dei deputati
BENEDETTI VALENTINI, MENIA, MIGLIORI
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, concernenti il voto nei collegi uninominali, l'applicazione dello scorporo di coalizione e la presenza dei simboli nelle schede elettorali
Presentata il 4 agosto 2005
(Relatore: BRUNO)
TESTO
unificato della Commissione
Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
Art. 1.
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
«Art. 1 - 1. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, con voto diretto ed uguale, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti.
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella A allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, la ripartizione dei seggi è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a norma degli articoli 77, 83 e 84, e si effettua in sede di Ufficio centrale nazionale».
2. L'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 4. - 1. Il voto è un dovere civico e un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere garantito e promosso dalla Repubblica.
2. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un'unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista».
3. All'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «In caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati» sono sostituite dalle seguenti: «In caso di scioglimento della Camera dei deputati, che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni,».
4. Dopo l'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è inserito il seguente:
«Art. 14-bis. - 1. I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.
2. La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.
3. Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati depositano il programma elettorale e dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati depositano lo stesso programma e dichiarano lo stesso nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.
4. Entro il trentesimo giorno antecedente quello della votazione, gli uffici centrali circoscrizionali comunicano l'elenco delle liste ammesse, con un esemplare del relativo contrassegno, all'Ufficio centrale nazionale che, accertata la regolarità delle dichiarazioni, provvede, entro il ventesimo giorno precedente quello della votazione, alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'elenco dei collegamenti ammessi».
5. All'articolo 15, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «del 44o e non oltre le ore 16 del 42o» sono sostituite dalle seguenti: «del 54o e non oltre le ore 16 del 52o».
6. L'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 18-bis. - 1. La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. La candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all'estero l'autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.
2. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati non inferiore a un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione».
6-bis. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è soppresso il secondo periodo.
7. All'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, i commi primo e secondo sono sostituiti dai seguenti:
«Le liste dei candidati, insieme con gli atti di accettazione delle candidature e i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati, devono essere presentate, per ciascuna circoscrizione, alla cancelleria della Corte di appello o del Tribunale indicati nella tabella A, allegata al presente testo unico, dalle ore 8 del 45o giorno alle ore 20 del 44o giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte di appello o del Tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20.
Entro dieci giorni dalla presentazione delle liste dei candidati deve essere presentata la dichiarazione di presentazione della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori esclusivamente nel corso dei predetti dieci giorni».
8. L'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 31. - 1. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nella tabella B allegata al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nella circoscrizione, secondo le disposizioni di cui all'articolo 24.
2. Sulle schede per l'attribuzione dei seggi i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea verticale, uno sotto l'altro, su un'unica colonna. L'ordine delle coalizioni e delle singole liste non collegate, nonché l'ordine dei contrassegni delle liste di ciascuna coalizione sono stabiliti con sorteggio secondo le disposizioni di cui all'articolo 24. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
9. L'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 77. - 1. L'Ufficio centrale circoscrizionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 76, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3), il totale dei voti validi della circoscrizione ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista».
10. L'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 83. - 1. L'Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno;
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonché la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;
3) individua quindi:
a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il dieci per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi;
4) tra le coalizioni di liste e le liste di cui al numero 3), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
5) verifica poi se la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi abbia conseguito almeno 340 seggi;
6) individua quindi, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo, procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista di cui al numero 6). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Le stesse operazioni di calcolo sono effettuate con riferimento alle liste individuate ai sensi del numero 3), lettera b), nel senso che le rispettive cifre elettorali nazionali vengono divise per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di lista;
8) salvo quanto disposto dal comma 2, procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle varie coalizioni di liste o singole liste di cui al numero 3). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il quoziente elettorale della coalizione, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima. Analogamente, per ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), divide la cifra circoscrizionale per il relativo quoziente elettorale di lista, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alla lista medesima. Quindi, moltiplica ciascuno degli indici suddetti per il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione e divide il prodotto per la somma di tutti gli indici. La parte intera dei quozienti di attribuzione così ottenuti rappresenta il numero dei seggi da attribuire nella circoscrizione a ciascuna coalizione di liste o lista di cui al numero 3). I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali le parti decimali dei quozienti di attribuzione siano maggiori e, in caso di parità, alle coalizioni di liste o singole liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna coalizione di liste o singola lista corrisponda al numero dei seggi determinato ai sensi del numero 4). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla coalizione di liste o singola lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più coalizioni o singole liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre coalizioni di liste o liste singole, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla coalizione di liste o singola lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le coalizioni di liste o singole liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più coalizioni di liste o singole liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla coalizione di liste o alla singola lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata;
9) salvo quanto disposto dal comma 2, l'Ufficio procede quindi all'attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tal fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste di cui al numero 6) per il numero di seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi del numero 8). Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima, si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi del numero 7). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata.
2. Qualora la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi ai sensi del comma 1, non abbia già conseguito almeno 340 seggi, ad essa viene ulteriormente attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tal caso l'Ufficio assegna 340 seggi alla suddetta coalizione di liste o singola lista.
3. L'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti 278 seggi tra le altre coalizioni di liste e liste di cui al comma 1, numero 3). A tal fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per 278. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
4. L'Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tal fine calcola il quoziente elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista procedendo ai sensi del comma 1, numero 7), periodi secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo.
5. Ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del numero 6) del comma 1, l'Ufficio procede infine ai sensi del comma 1, numeri 8) e 9).
6. L'Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli Uffici centrali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista.
7. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, apposito verbale: un esemplare è rimesso alla Segreteria generale della Camera dei deputati la quale ne rilascia ricevuta, un altro esemplare è depositato presso la cancelleria della Corte di cassazione».
11. L'articolo 84 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 84.- 1. Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni di cui all'articolo 83, comma 6, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione.
2. Dell'avvenuta proclamazione il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai deputati proclamati e ne dà immediata notizia alla Segreteria generale della Camera dei deputati nonché alle singole prefetture - uffici territoriali del Governo, che la portano a conoscenza del pubblico».
Art. 2.
(Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica).
1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto legislativo n. 533 del 1993», è sostituito dal seguente:
«Art. 1. - 1. Il Senato della Repubblica è eletto su base regionale. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, i seggi sono ripartiti tra le regioni a norma dell'articolo 57 della Costituzione sulla base dei risultati dell'ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell'Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare, su proposta del Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi.
2. L'assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione del premio di maggioranza, mediante riparto nelle singole circoscrizioni regionali».
2. L'articolo 8 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 8. - 1. I partiti o gruppi politici organizzati che intendono presentare candidature per la elezione del Senato della Repubblica debbono depositare presso il Ministero dell'interno il contrassegno con il quale dichiarano di voler distinguere le candidature medesime, con l'osservanza delle norme di cui agli articoli 14, 14-bis, 15, 16, 17, 18 e 18-bis del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni».
3. L'articolo 9 del decreto legislativo n. 533 del 1993, è sostituito dal seguente:
«Art. 9. - 1. La dichiarazione di presentazione delle liste dei candidati deve contenere l'indicazione dei nominativi di due delegati effettivi e di due supplenti.
2. La dichiarazione di cui al comma 1 deve essere sottoscritta: a) da almeno 1.000 e da non più di 1.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni fino a 500.000 abitanti; b) da almeno 1.750 e da non più di 2.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; c) da almeno 3.500 e da non più di 5.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento del Senato della Repubblica che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni di cui alle lettere a), b) e c) è ridotto alla metà.
3. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati non inferiore a un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione».
4. All'articolo 11 del decreto legislativo n. 533 del 1993, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 1 e 2 sono sostituiti dal seguente:
«1. L'ufficio elettorale regionale, appena scaduto il termine stabilito per la presentazione dei ricorsi o, nel caso in cui sia stato presentato ricorso, appena ricevuta la comunicazione della decisione dell'Ufficio centrale nazionale, compie le seguenti operazioni:
a) stabilisce mediante sorteggio, da effettuare alla presenza dei delegati appositamente convocati, il numero d'ordine da assegnare alle liste ammesse;
b) comunica ai delegati le definitive decisioni adottate;
c) procede, per mezzo delle prefetture - uffici territoriali del Governo:
1) alla stampa delle schede di votazione, recanti i contrassegni delle liste, i quali devono essere riprodotti sulle schede medesime con i colori depositati presso il Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 8;
2) alla stampa del manifesto con il nome dei candidati, con i relativi contrassegni e numero d'ordine, ed all'invio del manifesto ai sindaci dei comuni della circoscrizione, i quali ne curano l'affissione nell'albo pretorio ed in altri luoghi pubblici entro il quindicesimo giorno antecedente quello della votazione»;
b) al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
5. L'articolo 14 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 14. - 1. Il voto si esprime tracciando, con la matita, sulla scheda per la scelta della lista un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno».
6. L'articolo 16 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 16 - 1. L'Ufficio elettorale regionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 15, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3), del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, il totale dei voti validi della circoscrizione ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista».
7. L'articolo 17 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dai seguenti:
«Art. 17. - 1. L'Ufficio elettorale regionale procede ad una prima attribuzione provvisoria dei seggi tra le liste singole o collegate ad una coalizione. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste per il numero dei seggi da attribuire e ottiene così il quoziente elettorale circoscrizionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi per tale quoziente la cifra elettorale circoscrizionale delle liste ammesse, ottenendo così i rispettivi quozienti di attribuzione. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero di seggi da attribuire alle liste ammesse. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati sulla base delle più alte parti decimali dei quozienti di attribuzione, e, in caso di parità, della più alta cifra elettorale regionale; a parità di quest'ultima, si procede per sorteggio.
2. Salvo quanto disposto dal comma 3, l'Ufficio centrale nazionale verifica quindi se la coalizione di liste o la lista non collegata, che ha ottenuto il maggior numero di seggi nell'ambito di tutte le circoscrizioni, abbia conseguito almeno 170 seggi. In caso positivo informa della verifica effettuata gli Uffici elettorali regionali, che procedono conseguentemente alle attribuzioni definitive dei seggi.
3. Qualora la coalizione di liste o la lista non collegata, che ha ottenuto il maggior numero di seggi ai sensi del comma 2, non abbia già conseguito almeno 170 seggi, ad essa l'Ufficio centrale nazionale assegna ulteriormente il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tal caso l'Ufficio individua un coefficiente di incremento dato dal rapporto tra il numero di 170 e il numero dei seggi ottenuti dalla coalizione di liste o lista non collegata, individuata ai sensi del comma 2. Ai fini dell'attribuzione dei seggi ulteriori nelle singole circoscrizioni regionali, l'Ufficio ridetermina la cifra elettorale regionale della lista o delle liste collegate appartenenti alla coalizione che ha ottenuto il maggior numero di seggi, moltiplicando tale cifra per il predetto coefficiente di incremento. Ogni cifra elettorale così rideterminata è divisa per il quoziente di circoscrizione già stabilito ai sensi del comma 1. Se dopo tali operazioni viene superato il numero di 170 seggi, le attribuzioni in eccedenza vengono detratte nelle circoscrizioni in cui la lista o le liste collegate hanno le minori parti decimali dei quozienti di attribuzione dei seggi utilizzate, fino a concorrenza del numero di seggi da scomputare. Qualora invece anche dopo tali operazioni non sia raggiunto il numero di 170 seggi, i seggi ancora mancanti sono ulteriormente assegnati e ripartiti nelle circoscrizioni in cui la lista o le liste collegate hanno le più alte parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate, fino a concorrenza del numero di seggi da attribuire. Nelle singole circoscrizioni regionali, a seguito delle assegnazioni degli ulteriori seggi, è conseguentemente attribuito alle altre coalizioni di liste o singole liste non collegate ammesse al riparto un numero corrispondentemente ridotto di seggi, facendo riferimento alle rispettive cifre elettorali regionali in ordine crescente.
Art. 17-bis - 1. Il presidente dell'Ufficio elettorale regionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni riguardanti le operazioni di cui all'articolo 17, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione».
Giovedì 13 ottobre 2005. - Presidenza del vicepresidente Marino ZORZATO. - Interviene il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento Gianfranco Conte.
La seduta comincia alle 13.40.
Modifiche alle norme per l'elezione della Camera e del Senato.
C. 2620.
(Parere all'Assemblea).
(Esame emendamenti e conclusione - Parere su emendamenti).
La Commissione inizia l'esame degli emendamenti.
Marino ZORZATO, presidente relatore, ricorda che nel corso della seduta antimeridiana dell'Assemblea è stata sollecitata, da parte di alcuni deputati, l'espressione del parere da parte della Commissione bilancio sul progetto di legge C. 2620-A e abb, recante modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e sui relativi emendamenti. Al riguardo, il Presidente della Camera ha opportunamente ricordato che la I Commissione affari costituzionali non ha ritenuto di trasmettere il testo elaborato nel corso dell'esame in sede referente alla Commissione bilancio in quanto lo stesso reca disposizioni di carattere meramente ordinamentale, non suscettibili di presentare profili problematici dal punto di vista finanziario. In effetti, nessuna delle proposte di legge che hanno dato origine al testo unificato era stata assegnata per il parere alla Commissione bilancio. Ciononostante, in considerazione della insistenza con la quale è stata richiesta una pronuncia della Commissione bilancio, la Presidenza della Camera ha ritenuto di richiedere alla Commissione stessa di convocarsi per esaminare gli emendamenti presentati al progetto di legge. In proposito, rileva che il provvedimento, nel testo elaborato dalla Commissione di merito, come risultante dalle modificazioni sino ad ora intervenute nel corso dell'esame in Assemblea a seguito dell'approvazione di alcune proposte emendative, apporta diverse modifiche alla normativa vigente per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, che risultano di natura meramente ordinamentale e tali da non determinare conseguenze di carattere finanziario. In particolare, gli adempimenti cui le competenti amministrazioni sono chiamate a far fronte in relazione alle modifiche prospettate rientrano interamente nelle competenze ordinariamente attribuite alle stesse e non comportano alcun onere aggiuntivo né di carattere organizzativo né di carattere finanziario. Le stesse considerazioni valgono per le proposte emendative, le quali non prospettano modifiche suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Alla luce di tali elementi, propone di esprimere un parere di nulla osta sulle proposte emendative e all'ulteriore corso del provvedimento.
Il sottosegretario Gianfranco CONTE rileva che, come già rappresentato dal Governo nel corso della discussione in Assemblea, il provvedimento e le proposte emendative ad esso riferite non presentano profili problematici di carattere finanziario, per cui conviene con la proposta di parere formulata dal presidente.
La Commissione approva la proposta di parere formulata dal presidente (vedi allegato).
La seduta termina alle 13.50.
OGGETTO: Emendamenti e subemendamenti al progetto di legge n. 2620-A: 2.0500, 0.2.0630.1, 2.0630, 2.0631, 0.2.04.600, 0.2.04.601, 2.04, 0.2.05.600, 2.05, 2.0633, 2.0402, 2.0632
considerato che:
il procedimento, nel testo elaborato dalla Commissione di merito, come risultante dalle modificazioni intervenute nel corso dell'esame in Assemblea a seguito dell'approvazione di alcune proposte emendative, apporta diverse modifiche alla normativa vigente per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, che risultano di natura meramente ordinamentale e tali da non determinare conseguenze di carattere finanziario;
in particolare, gli adempimenti cui le competenti amministrazioni sono chiamate a far fronte in relazione alle modifiche prospettate rientrano interamente nelle competenze ordinariamente attribuite alle stesse e non comportano alcun onere aggiuntivo né di carattere organizzativo né di carattere finanziario;
le proposte emendative in oggetto non prospettano modifiche suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
la constatazione dell'assenza di conseguenze di carattere finanziario ha correttamente indotto a non investire del provvedimento e delle relative proposte emendative la Commissione bilancio;
NULLA OSTA
sulle proposte emendative in oggetti e all'ulteriore corso del provvedimento.
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
680.
Seduta di GIOVedì 29 SETTEMBRE 2005
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI
indi
DEL VICEPRESIDENTE
PUBLIO FIORI
TESTO AGGIORNATO AL 3 OTTOBRE 2005
La seduta comincia alle 9,30.
VITTORIO TARDITI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).
Discussione del testo unificato delle proposte di legge Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (A.C. 2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052) (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto nonché il deputato Soda hanno ritirato la loro sottoscrizione dalle rispettive proposte di legge) (ore 10,05).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione sulle linee generali è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
Riconosco anch'io che c'è una certa «avarizia»; tuttavia, ritengo sia prevedibile, da parte del Presidente, se lo crederà opportuno, in una prossima riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, di concedere una possibile estensione dei tempi. Questa, comunque, è una mia opinione soggettiva.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo ne hanno chiesto l'ampliamento, senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto, altresì, che la I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, presidente della I Commissione, onorevole Bruno, ha facoltà di svolgere la relazione.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, il provvedimento che giunge oggi all'esame dell'Assemblea rappresenta l'esito di un lungo dibattito svoltosi fra le diverse forze politiche che ha avuto il suo formale avvio presso la I Commissione (Affari costituzionali) lo scorso 3 marzo 2005. Faccio presente in proposito che in data 22 marzo 2005 la Conferenza dei presidenti di gruppo, nel procedere alla programmazione dei lavori dell'Assemblea per il periodo aprile-giugno 2005, ha stabilito, su richiesta del rappresentante del gruppo di Forza Italia, di iscrivere l'esame della proposta di legge n. 5651, presentata dal deputato Nespoli, nel programma dei lavori dell'Assemblea a partire dalla seconda settimana del mese di maggio 2005.
Intendo sottolineare che scopo precipuo di tale proposta di legge, come si afferma nella parte introduttiva della relazione, fosse quello di procedere ad un rafforzamento del bipolarismo rilevando tuttavia come esso sia cosa ben diversa dal maggioritario.
La proposta di legge, dunque, a fronte di un meccanismo elettorale che non garantisce il risultato di dare al paese una maggioranza parlamentare capace di essere autonoma e la scelta di dare un Governo al paese, si proponeva di modificare il sistema elettorale vigente, al fine di avvicinarne le modalità di funzionamento a quelle proprie dei sistemi vigenti per gli altri livelli della rappresentanza politica diversa da quella nazionale, vale a dire i modelli operanti a livello comunale, provinciale e regionale, caratterizzati da sistemi di tipo proporzionale con attribuzione alla coalizione vincente di un premio di maggioranza.
L'obiettivo di avvicinare le regole per la formazione della rappresentanza nazionale a quelle relative alla rappresentanza territoriale, seppur non perseguito attraverso l'introduzione di un sistema di tipo proporzionale, era praticato mediante la definizione di correttivi alla legge elettorale vigente finalizzati, nel loro complesso, a superare l'attuale dicotomia del sistema mediante l'introduzione del meccanismo del voto unico da esprimere su un'unica scheda, al fine di esaltare il valore della coalizione tra le diverse forze politiche che intendono proporsi alla guida del paese e mettere in condizione l'elettore, al momento dell'espressione del voto, di scegliere contestualmente la propria coalizione ed il proprio partito, oltre che il proprio candidato nel collegio uninominale.
Ho voluto ricordare questi aspetti della proposta di legge Nespoli per contribuire, per quanto mi sarà possibile, a chiarire un nodo fondamentale del dibattito che si è svolto in Commissione, riguardante il cosiddetto perimetro dell'intervento normativo.
Vorrei, in proposito, sottolineare come, sebbene in una fase del procedimento in sede referente si sia registrato un orientamento maggioritario favorevole ad apportare alla legge elettorale vigente correttivi più limitati, tra cui quello relativo all'abolizione dello scorporo, recepito nel testo unico da me predisposto, non può sottacersi che, nell'ambito delle questioni esaminate e discusse in Commissione, vi sono state, fin dall'inizio dello svolgimento dei lavori, anche proposte di riforma del sistema elettorale di portata più ampia o, comunque, operanti in direzioni diverse da quelle connesse al mero problema dello scorporo.
Ciò risulta ulteriormente confermato dal fatto che un gruppo della maggioranza, l'UDC, sin dalla prima fase di presentazione delle proposte emendative riferite al testo base, che ha avuto luogo nel mese di giugno 2005, dopo che la Commissione aveva rappresentato alla Conferenza dei presidenti di gruppo l'esigenza di differire la data già prevista per l'avvio dell'esame da parte dell'Assemblea, al fine di procedere ad una più ampia attività di approfondimento istruttorio e di confronto politico, ha legittimamente rappresentato, con la presentazione di numerosi emendamenti, la propria posizione favorevole ad una riforma complessiva del sistema elettorale vigente, optando per un radicale rafforzamento della parte proporzionale.
A seguito del confronto avvenuto tra le forze politiche durante la pausa estiva sulla proposta di riforma elettorale dell'UDC, i rappresentanti di questo gruppo, in occasione della ripresa dei lavori, hanno quindi chiesto alla presidenza della Commissione di concedere una breve riapertura del termine per la presentazione di ulteriori emendamenti al testo base capaci di meglio definire l'opzione per il passaggio da un sistema proporzionale con premio di maggioranza, che era nel frattempo emersa nel dibattito tra le componenti politiche di maggioranza come quella capace di coagulare un maggiore consenso.
La presidenza, acquisito l'orientamento favorevole della maggioranza dei gruppi in Commissione, ha ritenuto di accedere a tale richiesta, stabilendo un nuovo termine per la presentazione di emendamenti, fissato al 13 settembre 2005.
A seguito della presentazione da parte di deputati appartenenti ai gruppi di maggioranza di due emendamenti che, recependo gli orientamenti emersi nel dibattito sopra richiamato, proponevano una modifica del sistema vigente in senso proporzionale con premio di maggioranza, la presidenza ha ritenuto di accedere alla richiesta, formulata dai gruppi di opposizione, di prevedere un termine ulteriore per la presentazione di subemendamenti, al fine di consentire un confronto di merito su queste proposte. A tal fine, il termine per la presentazione di subemendamenti è stato fissato per la giornata di lunedì 19 settembre 2005. Conseguentemente, in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, veniva stabilito di differire il termine per l'avvio dell'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea, già fissato per lunedì 26 settembre, alla giornata odierna, in modo tale da consentire alla Commissione di disporre di tempi congrui per completare l'istruttoria di sua competenza e definire un testo da sottoporre all'esame di quest'Assemblea.
Al termine dei suoi lavori istruttori, la Commissione ha definito, quindi, la proposta di riforma elettorale che ora mi accingo ad illustrare.
Il testo unificato licenziato per l'Assemblea dalla I Commissione delinea, con riguardo sia alla Camera sia al Senato, un nuovo sistema elettorale orientato in senso interamente proporzionale, ma dotato di un premio di maggioranza eventuale per le liste o le coalizioni di liste che ottengono la maggioranza anche relativa dei voti in ambito nazionale e, solo per la Camera, di un'articolata soglia di sbarramento per le liste e le coalizioni minori. Il primo dei due articoli dei quali si compone il nuovo testo unificato modifica numerosi articoli del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361; il secondo apporta analoghe modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica (decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533).
L'articolo 1 reca modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati. Esso prevede, in primo luogo, che i seggi della Camera, ad eccezione dei 12 spettanti alla circoscrizione Estero, siano assegnati, in sede nazionale, a liste di candidati concorrenti, secondo una ripartizione proporzionale effettuata con il metodo del quoziente naturale e dei più alti resti. Si tratta, nelle linee generali e salva l'applicazione del premio di maggioranza, della formula oggi in uso per l'elezione di deputati nella quota proporzionale.
Viene pertanto meno l'attuale meccanismo che attribuisce in ogni circoscrizione i tre quarti dei seggi in modo maggioritario nell'ambito di altrettanti collegi uninominali. Conseguentemente, scompare la previsione secondo cui l'elettore esprime un doppio voto su due distinte schede: per l'elezione del candidato nel collegio uninominale e per l'assegnazione dei seggi in ragione proporzionale. La scheda è unica ed il voto è dato ad una delle liste concorrenti. Non è possibile esprimere voti di preferenza per uno dei candidati della lista prescelta.
Il comma 2, che sostituisce l'articolo 4 del testo unico relativo all'elezione della Camera, e il comma 11, sostitutivo dell'articolo 84, configurano un sistema di liste cosiddette «bloccate».
Nel nuovo testo dell'articolo 4 del testo unico è stata, altresì, inserita la menzione del voto quale «dovere civico», oltre che diritto di tutti i cittadini. L'espressione, che riproduce quella recata all'articolo 48, secondo comma, della Costituzione, non è, comunque, accompagnata da sanzioni di sorta.
Un'ulteriore innovazione concernente il regime delle ineleggibilità è introdotta dal comma 3 all'articolo 7 del testo unico per la Camera, ma trova applicazione anche per l'elezione del Senato in virtù del rinvio operato dall'articolo 5 del relativo testo unico.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 10,10)
DONATO BRUNO, Relatore. La disciplina vigente dispone il venir meno delle cause di ineleggibilità, di cui al primo e al secondo comma dell'articolo 7, qualora le relative funzioni cessino almeno 180 giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della Camera. In caso di scioglimento anticipato, la cessazione delle funzioni deve avvenire entro i sette giorni successivi alla pubblicazione del decreto di scioglimento. Il nuovo testo dispone che quest'ultimo termine si applichi non a tutti i casi di scioglimento anticipato della Camera, ma solo a quelli che ne anticipino la scadenza naturale di oltre 120 giorni.
Ai sensi del nuovo articolo 14-bis del testo unico, introdotto dal comma 4, i partiti o gruppi politici che rappresentano proprie liste possono, all'atto del deposito del contrassegno, collegarsi tra loro in coalizioni. Tale collegamento avrà rilevanza ai fini dell'eventuale attribuzione del premio di maggioranza.
Il comma 3 del nuovo articolo 14-bis introduce l'obbligo per tutti i partiti o gruppi politici organizzati di depositare, contestualmente al deposito del contrassegno, il proprio programma elettorale, nonché di dichiarare, nella medesima occasione, il nome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei ministri. I partiti o gruppi politici collegati in una coalizione devono presentare il medesimo programma ed indicare la stessa persona quale «designato» alla carica di Presidente del Consiglio.
Due ulteriori novità (introdotte dai commi da 5 a 7 dell'articolo 1 in esame) concernono la presentazione delle liste dei candidati.
In primo luogo, i termini attualmente fissati per la presentazione delle liste di candidati e delle relative dichiarazioni sottoscritte dal prescritto numero di elettori (dalle ore 8 del 35o giorno alle ore 20 del 34o giorno antecedenti quello della votazione: articolo 20, primo comma, del testo unico) vengono sdoppiati: il primo dei due adempimenti - la presentazione delle liste - è infatti anticipata di dieci giorni. Ne consegue che la raccolta delle firme a sostegno delle candidature è effettuata posteriormente alla presentazione di queste ultime e deve, anzi, aver luogo esclusivamente nei dieci giorni successivi.
Correlativamente, sono anticipati di dieci giorni anche i termini per il deposito dei contrassegni di lista (ora fissati dalle ore 8 del 44o giorno alle ore 16 del 42o giorno antecedente quello della votazione).
La seconda novità consiste nell'abolizione del limite alle candidature posto dall'articolo 19, comma primo, secondo periodo, del testo unico, che attualmente vieta di candidarsi, nella quota proporzionale, in più di tre circoscrizioni. In ogni caso, ciascuna lista è formata completamente da un numero di candidati non inferiore ad un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione.
Quanto alle caratteristiche della scheda elettorale, il nuovo articolo 31 del testo unico, introdotto dal comma 8, intende rendere evidente all'elettore la presenza e la composizione delle coalizioni, disponendo che i contrassegni delle liste appartenenti alla stessa coalizione siano raggruppati sulla scheda e riprodotti uno sotto l'altro su un'unica colonna.
I commi 9, 10 e 11 dell'articolo 1 novellano gli articoli 77, 83 e 84 del testo unico relativo all'elezione della Camera, concernenti le modalità di ripartizione e assegnazione dei seggi.
Il nuovo testo dell'articolo 83 introduce un articolato sistema di sbarramenti alla ripartizione dei seggi. In luogo della soglia attualmente prevista per l'accesso alla ripartizione dei seggi in ragione proporzionale (il 4 per cento dei voti validi espressi in sede nazionale), secondo il nuovo testo accedono alla ripartizione le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 10 per cento dei voti validi espressi, purché almeno una tra le liste collegate abbia conseguito almeno il 2 per cento dei voti.
All'interno di tali coalizioni sono peraltro ammessi al riparto dei seggi le sole liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validi espressi. Accedono, inoltre, alla ripartizione le singole liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi espressi, qualora non facciano parte di coalizioni ovvero qualora le coalizioni di cui fanno parte non abbiano superato la soglia del 10 per cento.
Per individuare quali liste o coalizioni ammettere alla ripartizione dei seggi, gli uffici elettorali circoscrizionali comunicano all'ufficio nazionale il totale dei voti consegnati da ciascuna delle liste della circoscrizione (cifra elettorale circoscrizionale); l'Ufficio nazionale somma i voti ottenuti nella circoscrizione dalle liste col medesimo contrassegno (cifra elettorale nazionale di lista), quindi somma le cifre elettorali nazionali delle liste appartenenti a ciascuna coalizione, ottenendo la cifra elettorale nazionale di coalizione.
Infine, individua le sole liste a coalizione la cui cifra elettorale nazionale raggiunga le sopra indicate percentuali. Coalizioni e liste così individuate concorrono al riparto dei seggi: questo è effettuato, come si è innanzi accennato, nell'ambito dell'intero territorio nazionale con il sistema dei quozienti naturali interi e dei più alti resti. Si tratta, nella sostanza, della formula oggi in uso per l'elezione della quota proporzionale dei seggi alla Camera.
Le relative operazioni possono così descriversi. L'Ufficio nazionale centrale divide la somma delle cifre elettorali nazionali, sia delle coalizioni sia delle singole liste ammesse al riparto, per il numero complessivo dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente; divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione o singola lista per tale quoziente; la parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione o lista.
I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni o liste delle quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità dei resti, a quelle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale. A parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
Operato questo primo riparto, si verifica se la coalizione o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi abbia conseguito almeno 340 seggi. Qualora la verifica abbia esito positivo, non trovano applicazione le disposizioni relative al premio di maggioranza.
Si procede pertanto al riparto dei seggi assegnati a ciascuna coalizione tra le liste che ne fanno parte, escludendo - come si è detto - le liste che non abbiano raggiunto la soglia del 2 per cento dei voti validi espressi. Anche in questa occasione si applica il già descritto sistema dei quozienti naturali interi e dei resti più alti. Analogamente si procede per l'attribuzione dei seggi alle liste singole ammesse al riparto.
L'assegnazione dei seggi nelle circoscrizioni avviene in due fasi: dapprima si procede alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle varie coalizioni di liste o alle singole liste, quindi alla ripartizione dei seggi assegnati in tal modo a ciascuna coalizione tra le liste che ne fanno parte e che abbiano raggiunto la predetta soglia del 2 per cento. All'interno di ciascuna circoscrizione sono infine proclamati eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima secondo l'ordine di presentazione.
Il premio di maggioranza, di cui ai commi 2 e 5 del nuovo articolo 83, è volto a garantire la formazione di una maggioranza parlamentare pari almeno al 55 per cento dei seggi assegnati nelle circoscrizioni del territorio nazionale. Esso trova applicazione nell'ipotesi in cui la coalizione, o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi in ambito nazionale, non abbia già conseguito 340 seggi; in tal caso, ad essa viene attribuito un ulteriore numero di seggi pari alla differenza tra 340 ed il numero dei seggi conseguiti nella ripartizione proporzionale, tale da consentire di raggiungere quella consistenza. Si può dunque osservare che, ai fini dell'attribuzione del premio di maggioranza, rileva il risultato elettorale in termini di voti, e non di seggi, complessivamente conseguito dalla coalizione.
A tal fine, rilevano i voti ottenuti da tutte le liste facenti parti della coalizione, anche di quelle che non superano la già menzionata soglia del 2 per cento, pur se queste ultime, come si è visto, rimarranno escluse dal riparto dei seggi.
In presenza delle condizioni dette, l'Ufficio centrale nazionale assegna dunque 340 seggi alla suddetta coalizione di lista o singola lista; i seggi restanti sono ripartiti proporzionalmente in sede nazionale tra le coalizioni e le liste singole diverse da quella risultata maggioritaria. Il riparto è effettuato secondo procedure analoghe a quelle innanzi illustrate.
Passiamo poi al sistema per l'elezione del Senato della Repubblica.
L'articolo 2 modifica il sistema per l'elezione del Senato della Repubblica; le linee generali del riforma sono analoghe a quelle già illustrate concernenti il sistema per l'elezione della Camera. Le differenze sulle quali ci si soffermerà nel prosieguo del dibattito sono principalmente riconducibili alla necessità di tenere fermo il principio costituzionale secondo cui il Senato è eletto su base regionale. Fatti salvi i sei seggi spettanti alla circoscrizione Estero, i seggi elettivi del Senato sono dunque ripartiti tra liste di candidati concorrenti in ragione proporzionale, con eventuale attribuzione del premio di maggioranza mediante riparto nelle singole circoscrizioni regionali.
All'interno di ogni circoscrizione, i seggi spettanti a ciascuna lista sono assegnati ai candidati della lista medesima secondo l'ordine di presentazione; la cosiddetta «lista bloccata».
Il metodo adottato per la ripartizione è, analogamente a quanto previsto per la Camera, quello del quoziente naturale e dei più alti resti; si abbandona pertanto il metodo d'Hondt previsto dalla vigente disciplina per il riparto della quota dei seggi del Senato da assegnare in ragione proporzionale. Vi sono tuttavia alcune rilevanti differenze rispetto a quanto prevede per la Camera l'articolo 1 del testo in esame; in primo luogo, l'attribuzione dei seggi è effettuata non in sede nazionale ma nell'ambito di ciascuna circoscrizione regionale, dal rispettivo ufficio elettorale regionale; non trova inoltre applicazione alcuna soglia di sbarramento. L'applicazione di tale soglia avrebbe potuto penalizzare forze politiche minoritarie in ambito nazionale ma dalla rilevante consistenza in ambito locale, il che avrebbe forse potuto suscitare dubbi in ordine al rispetto del principio costituzionale della base regionale.
Concorrono alla ripartizione dei seggi sia le liste singole sia quelle collegate ad una circoscrizione; non è previsto, in altre parole, come per la Camera, un riparto dei seggi in più fasi.
Il premio di maggioranza, infine, è applicato in ragione del numero dei seggi ottenuti dalla coalizione di liste o dalla lista non collegata che abbia ottenuto il maggior numero di seggi; qualora essa non abbia già conseguito almeno 170 seggi in virtù della prima attribuzione effettuata in via provvisoria, l'Ufficio centrale nazionale le assegna un ulteriore numero di seggi pari alla differenza tra il numero di 170 ed il numero di seggi ottenuti.
Al fine di consentire che l'attribuzione dei seggi ulteriori sia anch'essa mantenuta nell'ambito delle singole circoscrizioni regionali, il testo adotta un meccanismo diverso rispetto a quello previsto per la Camera.
In diversi interventi, svolti in Commissione, alcuni deputati dell'opposizione hanno sostenuto che le modalità di svolgimento dei lavori sul provvedimento in titolo non sarebbero state conformi al dettato dell'articolo 72 della Costituzione, che prevede, quale procedura normale di approvazione dei progetti di legge, il previo esame del provvedimento da parte della Commissione.
A tale proposito, è stato in particolare lamentato il mancato svolgimento, nel corso dell'esame in sede referente, di una compiuta istruttoria legislativa sui contenuti normativi dell'articolato licenziato dalla Commissione. Non intendo qui ripercorrere le varie tappe dell'iter di esame in Commissione - avviato, come ho già ricordato, sin dal 3 marzo scorso -; voglio tuttavia ricordare che, dopo la presentazione, avvenuta il 13 settembre 2005, degli emendamenti a prima firma dell'onorevole Nitto Palma 1.500 e 2.500, aventi una portata effettivamente innovativa rispetto al testo base adottato dalla Commissione, ho ritenuto di fissare un ampio termine per la presentazione dei subemendamenti dopo aver acquisito sul punto anche l'avviso del Presidente della Camera. Tale decisione, sulla quale ha peraltro espresso forti perplessità il deputato Nespoli, stava evidentemente a testimoniare la disponibilità del presidente della Commissione - che nel caso di specie veste anche i panni del relatore - ad avviare un serio e completo confronto sulle proposte emendative della maggioranza.
A fronte di tale disponibilità, i gruppi di opposizione, anche in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, hanno manifestato l'assoluta contrarietà al confronto in materia elettorale, ponendo, quale pregiudiziale per un mutamento di atteggiamento, il ritiro degli emendamenti Palma 1.500 e 2.500.
Ciò si è tradotto, da un lato, nell'adozione di comportamenti ostruzionistici nel corso dei lavori parlamentari dell'Assemblea e delle Commissioni e, dall'altro, nella decisione - peraltro, assolutamente legittima sotto il profilo politico, oltre che procedurale - di presentare subemendamenti esclusivamente soppressivi delle diverse partizioni del testo ed aventi, pertanto, natura meramente ostruzionistica.
L'ufficio di presidenza della I Commissione, integrato dai rappresentanti dei gruppi, tenuto conto dell'obbligo di concludere l'esame del provvedimento in tempo utile per l'inizio della discussione in Assemblea, ha provveduto, comunque, ad organizzare lo svolgimento dei lavori in modo conseguente, prevedendo tempi adeguati per gli interventi sul complesso degli emendamenti, ed in ogni modo tali da consentire di procedere all'approfondimento delle questioni ritenute dai rappresentanti dei gruppi come maggiormente rilevanti.
Nello stesso tempo, la presidenza, pur riservandosi, nell'esercizio dei suoi poteri ordinatori, di organizzare i tempi delle dichiarazioni di voto sugli emendamenti presentati, al fine di assicurare...
Capisco come vi possa interessare poco, ma sto rispondendo anche alle osservazioni...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei pregarvi di prestare un po' di attenzione!
DONATO BRUNO, Relatore. ... formulate dai rappresentanti dell'opposizione. Potete continuare, comunque: io proseguo lo stesso!
RENZO INNOCENTI. Mi scusi, onorevole relatore!
DONATO BRUNO, Relatore. Come stavo dicendo, la presidenza della I Commissione, al fine di assicurare il rispetto delle decisioni assunte in ordine ai tempi di conclusione dell'esame del provvedimento, ha organizzato i lavori della stessa Commissione in modo tale da consentire di porre in votazione tutte le proposte emendative presentate, evitando quindi di procedere, anche in presenza di un rilevante numero di subemendamenti, alle votazioni secondo principi di economia procedurale.
L'opposizione, tuttavia, non ha inteso fare proprio lo spirito costruttivo che ha animato la predetta organizzazione dei lavori e, pur intervenendo ripetutamente sia sul complesso degli emendamenti, sia in sede di dichiarazioni di voto, ha, in più occasioni, dichiarato espressamente di non voler entrare nel merito della discussione sui contenuti della nuova disciplina elettorale per la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica.
A tale proposito, occorre tuttavia precisare che, seppur forse involontariamente, taluni interventi dei deputati appartenenti ai gruppi dell'opposizione non sono stati di tipo meramente ostruzionistico, ma hanno affrontato, nel merito, numerosi aspetti del provvedimento ritenuti particolarmente critici. Il confronto in sede di Commissione, pur pregiudizialmente rifiutato dalle opposizioni, si è quindi sviluppato sul merito delle questioni prospettate dalle proposte emendative presentate dai gruppi della maggioranza, concentrandosi sulla individuazione di alcuni nodi problematici sia sotto il profilo tecnico, sia con riferimento ai principi costituzionali in materia di rappresentanza e di esercizio del diritto di voto.
A conclusione di tale confronto, il relatore si è fatto carico di presentare alcune proposte correttive agli emendamenti della maggioranza che, inevitabilmente, hanno assunto la forma di subemendamenti volti a recepire, oltre agli indirizzi emersi nel corso del dibattito svolto tra i partiti della stessa maggioranza, anche, per quanto possibile, taluni suggerimenti provenienti dai deputati appartenenti ai gruppi di opposizione. Mi riferisco, a titolo esemplificativo, alla nuova definizione delle soglie di sbarramento per l'elezione della Camera dei deputati, all'attribuzione del premio di maggioranza sulla base dei voti conseguiti dalla coalizione vincitrice piuttosto che sulla base dei seggi ed all'abolizione del sistema delle preferenze, rispetto al quale più forti si sono levate le voci critiche, tanto da giungere a definire, in modo che ritengo assolutamente improprio, la relativa previsione normativa come «norma criminogena».
In ultimo, intendo riferirmi ai correttivi proposti al sistema di elezione del Senato della Repubblica, finalizzati a garantire un più pieno rispetto del principio di elezione su base regionale, sancito dall'articolo 57 della Costituzione. Rappresentando i subemendamenti da me sottoscritti l'esito finale di un confronto che, comunque, si è svolto nell'ambito dell'esame in sede referente, ritengo pertanto priva di fondamento la richiesta, rappresentata dai gruppi di opposizione, di aprire su di essi un'ulteriore fase emendativa.
Tale affermazione si basa non su un dato di carattere meramente formale, quale sarebbe l'inemendabilità di un subemendamento, ma su una considerazione che è, al tempo stesso, di natura sia regolamentare sia politica.
Sotto il primo profilo, ricordo, infatti, che il regolamento della Camera dei deputati, attribuendo al relatore - oltreché al Governo - la facoltà di presentare subemendamenti ad un testo in qualsiasi momento precedente quello della sua votazione, mira precipuamente ad attribuire al relatore stesso la possibilità di formalizzare in proposte emendative gli esiti del dibattito in corso di svolgimento. È connaturato al sistema, dunque, il principio che la facoltà emendativa del relatore, avendo tali caratteristiche di sintesi, sia esercitata anche - e soprattutto - nella fase finale della predisposizione di un testo.
Sotto il profilo politico ritengo che, anche a fronte di un ripetuto e, come si è constatato, inappropriato richiamo da parte dell'opposizione al rispetto delle regole sull'istruttoria legislativa, non possono essere comunque compresse oltre un certo limite le prerogative di cui è titolare la maggioranza ed il suo diritto, nell'ambito dell'esame in sede referente, di definire un testo da sottoporre all'esame dell'Assemblea.
Attesa la rilevanza della materia che giunge all'esame dell'aula e consapevole dell'importanza del confronto politico tra maggioranza ed opposizione, concludo il mio intervento introduttivo formulando l'invito a tutti colleghi, in particolar modo a quelli appartenenti ai gruppi di opposizione, a fornire il proprio contributo costruttivo al dibattito, manifestando, in qualità di relatore, la disponibilità, in ogni fase successiva di questo iter parlamentare, a tenere conto di tutte le proposte che eventualmente saranno dagli stessi avanzate (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
NUCCIO CARRARA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente il Governo si riserva di intervenire in replica.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Ci siete riusciti! Dopo quattro anni e mezzo di lavoro parlamentare, siete riusciti a portare in quest'aula una legge che è specchio della vostra anima! Il provvedimento oggi in discussione, in qualche modo, è la sublimazione della vostra essenza e di ciò che siete veramente, sia culturalmente, sia politicamente. Cerco di spiegare il perché: «La maggioranza vuol calpestare i nostri diritti. Non lasceremo che si cambi la legge a colpi di voto; ci batteremo, faremo ostruzionismo, ci rivolgeremo a Ciampi e non credo proprio che il Capo dello Stato quella legge la firmerebbe mai». Queste non sono parole di Romano Prodi o di uno dei leader dell'Unione del centrosinistra. Sono parole di Silvio Berlusconi, pronunziate il 15 settembre 2000. Il 27 agosto del 2000 vi era stata un'altra esternazione dell'onorevole Berlusconi: «Vogliono fare la nuova legge elettorale da soli, ma noi non glielo consentiremo. Si sono per anni riempiti la bocca di maggioritario e adesso hanno rispolverato il proporzionale per tentare di battere il centrodestra». L'onorevole Gasparri, il 31 agosto 2000, su Il secolo d'Italia si rivolgeva al Presidente Ciampi, chiedendogli di farsi garante, affinché venissero evitati i colpi di mano in tema di legge elettorale e l'onorevole Beppe Pisanu, oggi ministro dell'interno ed all'epoca presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera, dichiarava, il 24 ottobre del 2000: «Facciano pure, ma sia chiaro sin d'ora che il tentativo di imporci una legge elettorale di parte aprirebbe uno scontro parlamentare senza precedenti».
Vi è un altro aspetto significativo di cosa voi siete veramente: domando, ad esempio, ai colleghi di Alleanza Nazionale che fine abbiano fatto le proposte di legge che avevano presentato nella scorsa legislatura per impedire che leggi di revisione costituzionale e modifiche della legge elettorale potessero essere approvate a ridosso della scadenza della legislatura. Vedo presente in quest'aula il collega Gustavo Selva, il quale spiegava, cinque anni fa, che lo scopo dell'iniziativa delle proposte di legge di Alleanza Nazionale, di cui era presidente di gruppo alla Camera, era quello di evitare che in materie politicamente delicate, quali la riforma della Costituzione o delle leggi elettorali, si verificassero colpi di mano nell'imminenza della campagna elettorale, con conseguenze gravi per il sistema democratico. Sono parole di cinque anni fa - lo ripeto - dell'onorevole Gustavo Selva, cui rispondeva l'onorevole Ignazio la Russa, oggi presidente del gruppo di Alleanza Nazionale alla Camera, il 9 gennaio 2001, dicendo che: «Nei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura non sono ammesse la discussione e l'approvazione di leggi e atti aventi forza di legge in materia elettorale». Questo voi siete quando vi trovate all'opposizione! Oggi, invece, siete quest'altra cosa.
L'onorevole Berlusconi, nei giorni scorsi, ha parlato della presenza di metastasi all'interno della maggioranza. Ha parlato di maggioranza bacata ed ha affermato, in maniera molto esplicita, che nell'uninominale un elettore della Lega non voterebbe mai un candidato dell'UDC, e viceversa. Pertanto, l'onorevole Fini ha avuto modo di concludere che la legge elettorale che stiamo discutendo oggi è l'unica medicina che può risanare la coalizione. Quindi, compattezza assoluta e presenza tassativa. Dulcis in fundo, un'ultima dichiarazione del Presidente Berlusconi sulla stampa di oggi: «Guardate che la legge elettorale bisogna farla, altrimenti sappiate che quelli dell'Unione il prossimo anno non faranno prigionieri».
Chi ha in mente altri memorabili confronti in materia di legge elettorale (potrei citarne uno per tutti: quello che si tenne, 100 anni fa, tra Mill e Bagehot sull'alternativa tra rappresentanza e decisione), chi ha in mente la storia dei dibattiti elettorali, rimane certamente deluso dalla pochezza, dalla brutale miseria delle vostre argomentazioni. Ma la realtà è questa: voi, oggi, siete ciò in questo Parlamento. La vostra cultura istituzionale è una cultura a senso unico e l'unico interesse nazionale che riconoscete è il vostro interesse particolare. Per voi, la democrazia non è fatta di regole, ma di prove muscolari di forza.
In 20 giorni, dall'8 settembre scorso, presidente Bruno - e non dal 3 marzo -, ad oggi, avete deciso di cambiare la legge elettorale, che dopo la Costituzione è la legge più importante per un paese, perché è la regola fondamentale per definire la rappresentanza politica e il livello di democrazia di un paese. La legge elettorale deve essere la legge condivisa per eccellenza, proprio perché è la misura del livello di democrazia di un paese, della lealtà istituzionale e della responsabilità politica delle forze presenti in un Parlamento.
Come dicevo, in 20 giorni avete deciso di cambiare il sistema elettorale e politico del paese e, per fare ciò, avete sicuramente realizzato alcuni record. Avete battuto il record mondiale di velocità nel cambiare un sistema elettorale; avete battuto il record mondiale di sfrontatezza, perché avete deciso di cambiare la legge elettorale non attraverso una discussione seria ed approfondita, non attraverso confronti politici veri: avete deciso di farlo con un blitz, presentando due emendamenti il 13 settembre e due subemendamenti l'altro giorno, subemendamenti rispetto ai quali non era nemmeno più possibile intervenire. E, di fronte alla nostra richiesta di trasformare quei subemendamenti del relatore nella formulazione di un nuovo articolo per consentire la discussione, vi siete rifiutati di farlo. Per questo motivo, abbiamo abbandonato i lavori parlamentari.
Tutte queste decisioni le avete assunte sempre in sedi extraparlamentari, mai durante il dibattito in Commissione!
Questa settimana, abbiamo assistito ad una sorta di teatro dell'assurdo, in cui noi rappresentanti dell'opposizione discutevamo un testo di legge che voi sapevate non sarebbe stato quello definitivo. Di qui il vostro silenzio. In quella sede, infatti, non sapevate cosa dire: i rappresentanti dell'attuale maggioranza, in sede di I Commissione, non erano in grado di esprimere una parola, perché altri stavano decidendo per loro. Avete calpestato il ruolo e la dignità del Parlamento!
Avete, poi, anche battuto il record mondiale di approssimazione normativa, perché il testo che ci presentate oggi è infarcito di vizi di incostituzionalità. L'articolo 57 della Costituzione (il Senato eletto a base regionale) non lo rispettate: non basta aver eliminato la soglia del 4 per cento nazionale, se avete un premio di maggioranza che modifica la volontà espressa regionalmente dagli elettori.
Avete infranto il principio di fondo dell'articolo 1 della Costituzione, avete leso il principio fondamentale della sovranità popolare, in quanto prevedete un premio di maggioranza che dispiega i suoi effetti indipendentemente da qualsiasi rapporto con il conseguimento di tale risultato.
Avete eluso l'articolo 72 della Costituzione, come i colleghi Boccia, Boato e Ruzzante hanno ricordato all'inizio di questa seduta. Avete eluso la ratio costituzionale del procedimento legislativo.
E tutto ciò perché avete paura di perdere le elezioni, perché avete una certa difficoltà a stare insieme politicamente e - come avete già fatto con la riforma costituzionale - cercate di superare tali difficoltà non con la politica, ma con un irrigidimento del sistema attraverso una legge. Là dove la politica zoppica, vi inventate l'ortopedia delle leggi elettorali per tenervi in piedi.
Ma non fatevi illusioni. I cittadini italiani comprendono ciò che sta accadendo, capiscono la vostra slealtà e la vostra doppiezza, perché avete una faccia quando siete all'opposizione e un'altra quando siete al potere, capiscono la vostra arroganza e sapranno scegliere liberamente. È proprio questa la vostra paura!
Ma non illudetevi, non sarà questa sgangherata nuova legge elettorale la zattera che vi salverà. Invece, questa sgangherata legge elettorale, che oggi sottoponete all'esame della Camera, come ho detto all'inizio, è la fine di una recita. State gettando la maschera e dimostrate il vostro vero volto: un volto che non rassicura, un volto che delude, un volto che indigna, un volto che vi farà perdere le prossime elezioni politiche (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di riforma della legge elettorale approda in quest'aula dopo giorni e giorni di aspro contrasto tra noi e la maggioranza. Noi abbiamo detto «no» ad una revisione radicale della legge elettorale. Si tratta di una riforma i cui contenuti sono stati definiti in molteplici incontri, fondamentalmente tenutisi nelle stanze del Governo, che hanno escluso tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Lo ripeto: tutte le forze politiche, non soltanto quelle dell'opposizione.
Ho ascoltato con attenzione lo sforzo del presidente della I Commissione, onorevole Bruno, nel dare conto del percorso che si è svolto dal maggio 2005. Tuttavia - come ha ricordato poc'anzi il collega Bressa -, noi, dai primi giorni di settembre ad oggi, abbiamo visto un'altra rappresentazione, ossia quella che ho cercato di descrivere: l'espropriazione istituzionale e politica nei confronti di tutti i colleghi della Commissione e lo spostamento del dialogo su un altro tavolo. Questo, colleghi, non è un problema di metodo, ma è un problema squisitamente istituzionale.
Non ci convincono le dichiarazioni che sono state rese anche da parte del Presidente della Camera, il quale, non più tardi di un mese fa, in occasione di diversi appuntamenti di partito, di organizzazioni e di movimenti, ha preso parte in modo molto attivo ed impegnato al dibattito sulla possibilità di modificare la legge elettorale.
Tutto ciò ci preoccupa, al di fuori della dimensione mediatica, perché si confermano dei precedenti tali per cui chi difende le sedi proprie del confronto politico e parlamentare sarebbe in qualche modo conservatore o, peggio, attestato su sterili discussioni di metodo.
Ricordo, invece - non è un particolare merito della maggioranza di allora, ma è stato semplicemente un dovere -, che due leggi costituzionali (la legge costituzionale n. 1 del 1999, che riguardava l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto ordinario, e la legge costituzionale n. 2 del 2001, che riguardava l'elezione diretta anche dei presidenti delle regioni a statuto speciale e, dunque, la forma della rappresentanza politica di questo paese) sono state approvate da maggioranza ed opposizione. Esse - lo ricordo, se non altro, perché allora ero sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ho seguito l'attività della Commissione affari costituzionali - sono state il frutto di un confronto serrato, nel quale ci siamo ascoltati reciprocamente e che ha prodotto un risultato. Buono o problematico? La politica lo valuterà, nelle sedi proprie, alla luce degli elementi essenziali che consentono di verificare se quelle misure elettorali sono state efficaci o meno.
Dunque, con questo breve ragionamento vorrei sgombrare il campo da un argomento alquanto propagandistico, che era quello che cercavo di rappresentare: noi non facciamo obiezioni di metodo, ma obiezioni politico-istituzionali.
Inoltre, noi non intendiamo fuggire dal merito delle vostre proposte emendative - quante volte i colleghi Nespoli e Nitto Palma ci hanno rimproverato politicamente di questo fatto! -, perché la nostra valutazione politica generale verte proprio sulla dimensione emendativa dell'accordo che è stato raggiunto. Noi non intendiamo cadere in questa trappola (quando dite: voi non vi confrontate sul metodo). In questi giorni di lavoro in Commissione avete cercato di nascondere, dietro questi argomenti, in primo luogo le strategie e gli intenti diversi che avete all'interno della vostra maggioranza: dagli alfieri del ritorno al proporzionale, ai sostenitori della devolution, agli abili giocolieri che intrecciano calendari e alchimie di questa natura. Siete inoltre stati costretti a sostenere, improvvisando recite a soggetto, il nuovo corso alternato della Casa delle libertà, che in questi mesi ha appunto alternato i «sì» ai «no» alla riforma elettorale. A luglio, il pendolo batteva sul «no» ad una revisione radicale. E allora si dialogava in Parlamento. Poi, a settembre, il pendolo è andato sul «sì», e dunque si sono costruiti argomenti in favore del proporzionale da voi proposto.
Si è detto che non si possono usare termini forti, come «legge truffa», evocando un altro scontro della storia parlamentare e politica italiana, avvenuto nel 1953. Credo che occorra sempre prestare grande attenzione ai termini che si usano. Ma una truffa c'è, ed è una truffa nei confronti della volontà popolare - che si è espressa durante le campagne referendarie del 1991 e del 1993 -, per ciò che quella volontà popolare evoca. Nel 1991, di fronte ad una domanda, talora anche populista, di recupero dell'indirizzo politico e della trasparenza in questo paese, ci fu una grande risposta popolare, anche a fronte del rifiuto della compagine politico-governativa di prendere atto di quelle spinte e di gestirle politicamente. Nel 1993, il 18 aprile, circa l'83 per cento dei votanti si espresse a favore di un sistema maggioritario. Il Parlamento seguì quelle indicazioni. Adesso, nel dibattito dei giorni scorsi, ci siamo sentiti dire che le seguì con la pistola puntata alla tempia, perché vi era Tangentopoli e il Parlamento degli inquisiti. Si adombra, in sostanza, che il Parlamento fosse esclusivamente sotto la pressione mediatica, o sotto ricatto.
Erano momenti drammatici; li ho vissuti da giovane parlamentare. Erano però momenti nei quali vi fu anche un grande esercizio di responsabilità. Io non ho nostalgia del passato, credo però che le cose vadano valutate per come si sono realizzate e determinate e che sia compito delle classi dirigenti fare queste valutazioni. Dunque, non si usi strumentalmente il fatto che un Parlamento con la pistola puntata alla tempia ha approvato una legge sbagliata. In quella congiuntura, per tanti versi drammatica, il Parlamento intervenne e seppe dare risposte adeguate a quella fase, in termini di governabilità, stabilità e rappresentanza rinnovata, e non solo per quanto concerne la legge elettorale della Camera dei deputati. Furono approvate leggi - ricordo soltanto quelle relative ai presidenti delle province e ai sindaci - che, come tutte le leggi elettorali, presentano ambiguità e limiti. E questa ambiguità e questi limiti, quando sono verificati, è necessario correggerli.
Tuttavia, ad esempio, la legge per l'elezione dei deputati è stata rilevante, una vera risposta a quella fase di crisi, ed ha aperto una nuova fase istituzionale e politica in Italia. Ed allora, perché la si vuole cambiare radicalmente? Perché si vuole cancellare l'attuale sistema? Dalla maggioranza non ci sono mai giunte risposte adeguate a questi interrogativi, in grado di dar conto della visione d'insieme che induce tutte le forze politiche della Casa delle libertà a sostenere tale cambiamento. Per questo motivo, proverò ad offrirvi alcuni ragionamenti, tra quelli che io ritengo essere i principali argomenti a sostegno del mantenimento dei tratti di fondo del nostro sistema elettorale.
Nella prima metà degli anni Novanta - e vi ho fatto cenno -, il sistema partitico italiano era in grande crisi: stavamo assistendo, per molteplici ragioni, alla sua destrutturazione. Senza la legge elettorale approvata nel 1993, che ha previsto il sistema con collegi, noi non avremmo avviato un confronto bipolare, pur zoppo e problematico.
L'innovazione del collegio che rifonda le ragioni nobili della rappresentanza territoriale nell'ambito di un mandato nazionale - che impone agli eletti di far valere le ragioni dell'unità coalizionale al posto della conflittualità e il rispetto delle differenze al posto dell'esasperata e polemica ricerca delle visibili differenze all'interno della stessa coalizione - ha consentito, pur nell'ambito di una crisi significativa (che permane) dei partiti politici, un forte rapporto tra eletti ed elettori; un collante non secondario rispetto agli enormi e grandi problemi politici e democratici che ha il nostro paese (crisi della partecipazione, disincanto e sfiducia nei confronti dei rappresentanti istituzionali) e che qualche politico, anche autorevole e prestigioso, cavalca a piene mani.
Il collegio e un significativo premio di maggioranza sono stati gli elementi innovativi per la politica italiana, ben compresi dagli elettori che, semmai, sono delusi dalla caduta di responsabilità dell'élite politica italiana nei confronti del bene comune. In proposito, vi sono studi molto significativi - in particolare quello del professor Roberto D'Alimonte - che dimostrano come, pur di fronte alle offerte di tanti partiti, quasi il 90 per cento degli elettori, nel 2001, ha scelto le forze delle due coalizioni. Inoltre, pur non avendo l'elezione diretta del premier, abbiamo una forte legittimazione, un'elezione sostanzialmente diretta con i nomi dei candidati premier sulle schede, che significano un vincolo ed una responsabilità.
Una delle principali accuse che vengono rivolte è quella della frammentazione, dei micropartiti e dell'instabilità. No, colleghi, non sì può addebitare ad una legge elettorale ciò che dipende da noi, da fattori eminentemente politici! Dal 1994, ad esempio, si sono avuti diversi esempi di crisi di governo e, tra queste, ricordo le più eclatanti: la crisi della duplice maggioranza che consentì al centrodestra di vincere in quello stesso anno, o la crisi della maggioranza basata sulla patto di desistenza tra Ulivo e Rifondazione comunista. In ogni caso, queste crisi politico-istituzionali non si possono ascrivere alle furbizie delle leggi elettorali, bensì alle forti eterogeneità nelle coalizioni ed alle esasperate competizioni interne. Così come l'innegabile frammentazione del sistema politico-partitico italiano va ricercata nei partiti personali e in quelli geografico-territoriali, nelle liste elettorali che determinano effimere unità che vengono definite «biciclette», «tricicli», e quant'altro. Si tratta di formazioni prive di coerenza e progettualità, che nascono e muoiono nell'arco di qualche anno, attraverso divorzi, separazioni e ricomposizioni: è questa una delle ragioni per cui vi è un grande disincanto. Infatti, alla fine dei partiti ideologici non si sono costruiti e sedimentati nel nostro paese forti partiti programmatico-progettuali.
Ma la frantumazione va anche ricercata nella legislazione collaterale, nel finanziamento pubblico e nell'ipocrisia che sottende a quella forma, nei regolamenti parlamentari che premiano oltremisura - con spazi, risorse, opportunità di tribuna - microformazioni che nascono all'interno dei Parlamenti. Pertanto, la frammentazione è un problema molto rilevante, il cui superamento inerisce alla possibilità di trasformazione e stabilizzazione del sistema. Ancor prima di ipotesi normative soddisfacenti, occorre stabilizzare la politica. Ecco perché ritengo che, su tali temi, vi sia una sostanziale latitanza del confronto di merito, perché è da queste valutazioni che può emergere un dialogo costruttivo per definire gli strumenti elettorali più utili rispetto a finalità condivise.
A ben guardare, la proposta avanzata dalla Casa delle libertà non risponde all'esigenza di consolidare il sistema elettorale vigente. No, con tale proposta si cerca di rispondere alle spinte interne alla Casa delle libertà, limitando inoltre la portata numerica - quantificata in seggi - della eventuale sconfitta elettorale annunciata per il 2006. Si tratta di questioni che abbiamo letto sui giornali e che non ci stiamo inventando! E quando un dibattito parlamentare è ridotto a dover esclusivamente far riferimento alle dichiarazioni, alle interviste sui giornali, è un dibattito che si immiserisce, che si svolge a prescindere dal rigore argomentativo, in quanto si è consapevoli che si partecipa ad una recita a soggetti. Pertanto, condurremo sul serio e fino in fondo la nostra battaglia contro questo provvedimento, usando tutti gli strumenti regolamentari a nostra disposizione.
Ieri, il presidente della Commissione della quale mi onoro di far parte, in una conferenza stampa, ha sottolineato come il blocco dell'attività parlamentare sia responsabilità dell'opposizione, che si muove in una logica in qualche modo scomposta (quest'ultima è una considerazione mia, non del presidente Bruno).
Presidente, colleghi, useremo tutti gli strumenti parlamentari a nostra disposizione perché, al di là dei riferimenti formali e astratti che suonano ancor più farseschi, non ci sentiamo «aventiniani», né sul banco degli accusati, disponendo di argomenti per spiegare all'opinione pubblica italiana la ragione della nostra battaglia.
Tra l'altro, non si risponde alla domanda che ossessivamente ripetiamo: perché è stata presentata la proposta? Perché si è definito questo accordo come un accordo tecnico, come un forte elemento di unità, mentre ci troviamo di fronte ad emendamenti dell'UDC che introducono la preferenza, anche se l'accordo tecnico ne prevede il superamento? Si tratta di un altro fatto problematico, sul quale non è neanche possibile discutere serenamente. Il sistema della preferenza unica ha rivelato i limiti, le difficoltà, le discriminazioni (per sesso, per età, per appartenenza professionale, per legami lobbistici) che già abbiamo riscontrato in occasione delle elezioni dei consiglieri regionali ed europee. Ed è stupefacente che, mentre all'interno della Casa delle libertà, vi sono forze che addirittura con i manifesti agitano in termini populistici il tema del costo della politica, non si svolga alcuna riflessione su cosa significhi la battaglia della preferenza unica rispetto ai costi esorbitanti della politica, alla caduta della trasparenza dei finanziamenti, al lobbismo occulto. Colleghi - mi rivolgo ai parlamentari di Alleanza Nazionale -, non è possibile assistere ad ipocrisie di tale natura!
Dunque, si introducono questi elementi pensando di appartenere tutti ad un teatrino. Ciò non è vero, in quanto abbiamo l'idea che la politica sia una cosa seria! Noi, sempre dalla lettura dei giornali e dalle dichiarazione dei leader della Casa delle libertà, evinciamo che la legge elettorale è uno strumento individuato per definire i nuovi assetti, i pesi e i contrappesi all'interno della coalizione. Ma scusate, c'è bisogno di scomodare l'Italia per stabilire questo? C'é bisogno di mettere in gioco una nazione per stabilire questo? Per stabilire se esiste una leadership oppure un'altra? Se bisogna liquidare le primarie oppure no? No, colleghi, questo non è possibile.
Anche queste sono le ragioni per cui non siete in grado di darci risposte plausibili e di merito, per usare un termine caro ai colleghi della maggioranza. Prima è stato evocato il maggio 2005: noi abbiamo iniziato a lavorare insieme a voi per apportare alcune correzioni all'attuale legge elettorale. Dunque, non abbiamo mai negato che fosse necessario introdurre qualche correttivo su un asse e su un impianto. Noi da settembre ci siamo rifiutati di confrontarci perché le condizioni e il terreno proposti sono inaccettabili.
Infine, il nostro «no» non è di facciata e non vi sono retropensieri sulla conversione effimera descritta oggi sui quotidiani da qualche cronista interessato più al pettegolezzo di sottoscala che alla politica. Ciascuno fa il suo mestiere e io rispetto quello dei cronisti.
Noi non ci occupiamo delle microconvenienze perché esse hanno una loro nobiltà se sono inserite all'interno di una strategia. La nostra strategia è quella di dare a questo paese un Governo degno di questo nome, nel senso della stabilità - non si tratta di un giudizio moralistico sull'attuale Governo - e della forza per affrontare i gravi problemi di questa nazione. Noi crediamo che sia questo il tema. Se, invece, volete imporci una riforma elettorale, create un precedente politico-istituzionale molto grave - ripeto: molto grave - per la storia di questo paese. Non amo mai parlare di catastrofe.
PRESIDENTE. Onorevole Montecchi...
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, mi accingo a concludere e la ringrazio per la sua pazienza.
Dicevo che non amo parlare di catastrofe, ma sottolineo questo punto perché si tratta di un aspetto delicato. Fermatevi! Torniamo indietro a maggio, altrimenti è ovvio che lo scontro sarà durissimo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, un recente saggio pone il seguente interrogativo: la sinistra è antipatica? A questo interrogativo l'autore risponde positivamente, affermando che non è possibile svolgere una critica a tutto campo di un'azione governativa e che, principalmente, non è possibile tollerare ancora la supponenza che da sempre connota i comportamenti di una sinistra che si autoconferisce il ruolo di monopolista depositaria di tutti i valori positivi: capacità, professionalità, onestà ed eticità.
Peraltro, essa dimentica che chi asserisce, afferma o assume questa superiorità etica inevitabilmente finisce per far parte della categoria degli snob così lontana da quella classe popolare che pure la sinistra, solo a parole, afferma di difendere. Si dice che questa antipatia deriverebbe dal fatto che chi asserisce e assume di essere privo di difetti asserisce ed assume, sostanzialmente, di essere perfetto, dimenticandosi che la perfezione è di per sé noiosa e che, non appartenendo al mondo degli uomini, è oggettivamente irreale, tanto quanto quelle sorridenti e colorate famigliole impregnate di serenità, protagoniste di spot pubblicitari tutti tesi a vendere prodotti non sempre di buona qualità.
Il vostro gioco è purtroppo scoperto, lo giocate da troppo tempo, e non annoverate tra le vostre file un Cicerone che con la sua oratoria possa fornirvi un qualsivoglia paravento. Cito Cicerone perché da oltre duemila anni quell'usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra convince la gente di questi due millenni che Catilina era un eversore e non, come in realtà sembrava, il simbolo del progresso di Roma, e spesso non fa soffermare l'attenzione sul fatto che i catilinari vennero uccisi colpiti al petto, e che dunque mai girarono le spalle per fuggire. Cito Cicerone, dunque, perché egli, esattamente come voi, era un conservatore, ed è esattamente la vostra affezione alla conservazione che vi ha fatto perdere le elezioni nel 2001. Cicerone, esattamente come voi, era il difensore di quei poteri forti cui all'epoca si abbarbicava una Roma che necessitava di un forte rinnovamento, prima di tutto etico.
GERARDO BIANCO. Per decenza, ha un po' pasticciato la storia...
NITTO FRANCESCO PALMA. La ringrazio! Posso continuare, signor Presidente?
PIETRO MAURANDI. Prego, prego!
NITTO FRANCESCO PALMA. La ringrazio! Pensavo che questa perfezione fosse, per così dire, un connotato tipico solo della sinistra. L'intervento dell'onorevole Bressa mi convince del fatto che invece, oltre al peso quantitativo, anche l'ideologia della sinistra inizia ad invadere i settori moderati o pseudo-moderati del centrosinistra. D'altra parte, non avevo bisogno dell'intervento di Bressa per intuirlo, perché nelle cronache degli ultimi giorni vi è una prova ancora più eclatante di come i sistemi della sinistra siano divenuti propri del centro moderato. Mi riferisco alle liste di proscrizione o di pseudo-proscrizione, e mi riferisco principalmente alle dichiarazioni rilasciate alla stampa in cui si assume che bisogna fare, in fin dei conti, qualche anno di purgatorio: autocritica; purga; rendiamoci conto se chi intende, evidentemente per nobili motivi, passare con noi, la vede come noi.
Scusate, ma chi siete voi? Come vi permettete di ergervi a giudici di ogni comportamento? Peraltro, ciò avviene con una sintesi di scarso contenuto intellettuale, per cui è criminale tutto quello che è diverso da voi, è incapace tutto quello che è diverso da voi, è eticamente disprezzabile tutto quello che è diverso da voi. Non vi sfiora mai l'idea che qualcuno possa avere legittimamente, e in maniera corretta e onesta, soltanto un'idea diversa dalla vostra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale), così come gli viene garantita da quella democrazia che, spesso solo in modo assolutamente formale, alberga nei vostri discorsi?
Anche con riferimento alla legge elettorale, il copione non è cambiato: «voi volete cambiare la legge elettorale per le vostre convenienze, quindi siete eticamente disprezzabili». Solo come artificio dialettico, consentitemi di dire, senza concedervelo, questa affermazione è vera. Ma non vi rendete conto che, se è vera questa affermazione, l'accusa di disprezzabilità etica vi si ritorce contro? Infatti, volete mantenere questa legge perché conviene a voi!
E voi non riuscite a fare discorsi diversi dalla convenienza. Tanto ciò è vero che, assumendo che la vostra contrarietà riguarda il metodo, vi siete sempre rifiutati di affrontare il merito stesso. La verità è diversa. Il metodo per voi è un alibi, perché se foste scesi, o se scendeste sul merito, davvero non avreste alcun argomento.
«Non si cambiano le regole a partita iniziata»: non mi risulta che nel marzo del 2005 fossero state indette elezioni. Perché è nel marzo 2005 che inizia la discussione sulla legge elettorale.
«Negli ultimi sei mesi non si cambiano le regole»: mettetevi d'accordo fra di voi. Perché - è certo - il senatore Angius e gli onorevoli Boato e Pisicchio hanno chiaramente affermato che è possibile cambiare le regole negli ultimi sei mesi. Esattamente come tentaste di fare voi nella precedente legislatura.
PIERO RUZZANTE. Però ci siamo fermati!
NITTO FRANCESCO PALMA. Chiariamo bene una cosa. È inutile che ci dite: noi fummo estremamente corretti, perché quando il centrodestra ci disse di non essere favorevole, mettemmo immediatamente da parte quella proposta di legge (di natura proporzionale, esattamente come questa). Non è vero! Dovete avere il coraggio della verità. Non avevate i numeri per far passare quella legge. I sei deputati di vantaggio che avevate vi garantivano unità con riferimento ad altra cosa - se si vuole, ancor più scorretta -, che non avete avuto timore di fare alla fine della scorsa legislatura.
Parlo di quella revisione costituzionale che con l'introduzione del federalismo, ahimè disastrosa (si vedano i lavori della Corte costituzionale) nulla aveva a che vedere, ma che altro non era se non un grande vostro spot pubblicitario da utilizzare elettoralmente. Tentavate di dire alla gente: vedete, siamo federalisti anche noi (Commenti del deputato Ruzzante). Non importa... Li avete voi i voti per far passare una legge proporzionale (Commenti del deputato Ruzzante)?
Signor Presidente, mi scusi, le chiedo di calcolare il tempo. Non è possibile, sul piano della cortesia istituzionale, che ogni volta che parla un esponente dell'opposizione, il centrodestra sia silenzioso ed ascolti (Commenti del deputato Zaccaria), mentre ogni volta che parla una rappresentante del centrodestra vi siano continue interruzioni, e borbottii e si facciano continuamente battute. A me ciò non preoccupa, signor Presidente, però devo dire che sul piano della cortesia istituzionale lo trovo scorretto. E, siccome lo trovo scorretto, vi prego, finitela di dire che siete istituzionalmente cortesi e istituzionalmente corretti. Anche questo non è vero!
ROLANDO NANNICINI. Bravo, bravo! Grazie!
NITTO FRANCESCO PALMA. Siete quattro maleducati, per ciò che mi riguarda!
Che la modifica di questa legge elettorale deve essere fatta, lo dite anche voi. L'onorevole Boselli afferma: il giorno dopo le prossime elezioni cambieremo la legge elettorale. L'onorevole Bertinotti dice: il giorno dopo le prossime elezioni ci muoveremo per un sistema proporzionale. Ciò cosa vuole dire? Che volete giocare una partita con regole talmente insufficienti ed inidonee che voi stessi affermate di doverle cambiare. Ma quando? Non subito, quando la partita deve cominciare, ma quando la partita sarà stata giocata, probabilmente inficiata da regole scorrette, e voi potrete modificare la legge elettorale come meglio vi aggraderà.
Voi vi siete ancorati al metodo, perché, come ho già detto, non avete argomenti. L'onorevole Montecchi chiede: perché cambiate la legge elettorale? Per un motivo semplicissimo: perché la legge elettorale attualmente vigente ha mostrato, negli undici anni in cui è stata in vigore, tutta la sua insufficienza.
È una legge insufficiente sotto il profilo della governabilità. Voi sapete meglio di me quello che accadde alla fine del 1994 e come nel 1995 venne sostanzialmente nominato un Governo che aveva una maggioranza parlamentare del tutto diversa e antitetica da quella che pure aveva vinto le elezioni politiche. Sapete quello che è accaduto nella XIII legislatura; in particolare, come quel candidato premier moderato, che doveva convincere i moderati a votare per questo schieramento di centrosinistra, dopo un anno e otto mesi sia stato licenziato, sebbene si trattò di un licenziamento da cui, come spesso accade, non è che non abbia tratto qualche beneficio: promoveatur ut amoveatur.
Anche in questa legislatura, allora, cerchiamo di essere franchi fino in fondo. Non c'è dubbio che l'azione di governo abbia avuto momenti di stasi e di tensione in ragione di fibrillazioni politiche tutte interne alla maggioranza. Pertanto, sotto il profilo della governabilità, questa legge ha fallito! Ma se tale norma ha fallito sotto il profilo della governabilità, non possiamo, a questo punto, non soffermare l'attenzione nel verificare se essa sia una legge accettabile, quanto meno, sotto il profilo della rappresentanza, ove per rappresentanza si intenda una certa sintonia tra i voti espressi e, appunto, le rappresentanze parlamentari.
Voi sapete che nelle scorse elezioni politiche tra i due poli si sono registrati 400 mila voti di differenza, che hanno comportato novanta deputati in più alla Camera e quaranta senatori in più al Senato per la coalizione vincente. Ciò detto, chiedo alla vostra saggezza se vi sembra corretto che 400 mila voti di differenza possano comportare, senza alcun vantaggio per la governabilità, una così aspra...
ROBERTO ZACCARIA. Voi avete vinto con quelle regole!
NITTO FRANCESCO PALMA. Lo so che abbiamo vinto, ma questo cosa c'entra? Non sto facendo polemica politica! Mi dispiace che questo rilievo lo faccia proprio l'onorevole Zacchera. Lo lasci ad altri! Se vogliamo fare i conti della serva, tra a chi convenga e a chi no, usciamo dall'aula e li facciamo in Transatlantico! Sto semplicemente dicendo che, indipendentemente dallo schieramento che ne ha tratto il vantaggio, non è corretto, anche dal punto di vista dei principi costituzionali, che 400 mila voti di differenza comportino, qui alla Camera, novanta deputati di maggioranza. Onorevole Zaccaria, non è corretto che la regione Sicilia, che ha la possibilità di esprimere sessantuno deputati, elegga sessantuno deputati della Casa delle libertà, mortificando così quel 42-43 per cento di consensi espressi in quella regione a favore del centrosinistra. Così come non è corretto che la regione Emilia-Romagna, che ha 38 deputati, nonostante il 40 per cento (Commenti del deputato Innocenti) .... Onorevole Innocenti, stavo dicendo che non è corretto che, nonostante il centrodestra abbia ottenuto in quella regione il 40 per cento dei voti, questo si sia tradotto in soli 7 deputati invece dei 14-15 che, forse, avrebbe ottenuto con il sistema proporzionale. Ma ciò non è corretto anche sotto un altro profilo. Se per ipotesi, anziché 400 mila, i voti di differenza fossero stati 600 mila, e questi ulteriori 200 mila voti fossero stati distribuiti dalla sorte, chissà come, in determinati collegi, noi del centrodestra non ci saremmo presentati, qui alla Camera, con novanta deputati di vantaggio, ma avremmo ottenuto, tra Camera e Senato, i due terzi del Parlamento.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Esatto!
NITTO FRANCESCO PALMA. Allora, guardatela questa Costituzione, che, quando richiede per talune decisioni i voti di due terzi del Parlamento, dà un input chiaro. Vale a dire, che talune decisioni siano frutto di una discussione, di un dialogo tra la maggioranza e la minoranza. Questo sistema è in grado di produrre - su uno scarto di voti minimo, perché 600, 700 o 800 mila voti sono uno scarto di voti minimo - il prodromo di un regime: sotto l'utilizzo di uno strumento democratico, con settecentomila persone e con due terzi dei parlamentari si cambia la Costituzione senza possibilità di referendum confermativo!
Perché è accaduto? Perché, dopo il referendum del 1993, peraltro limitato al Senato (perché la Corte costituzionale non lo ammise per la Camera), voi avete approvato - voi, noi non c'eravamo! - una legge maggioritaria finta. Spiego perché: non avete fatto ciò che era necessario fare prima, vale a dire le modifiche di tipo costituzionale.
Come regge un sistema maggioritario che, evidentemente, si vincola ad una coalizione senza, ad esempio, la modifica dell'articolo 67 della Costituzione (ai sensi del quale ogni parlamentare risponde alla nazione senza vincolo di mandato), senza conferire al sistema elettorale la possibilità di elezione del premier, e via dicendo? Sostanzialmente, si tratta di tutti quegli aspetti che sono stati oggetto, quanto meno in Commissione, delle critiche che l'opposizione ha rivolto alla maggioranza con riferimento a quel sistema, dimenticando, però, due cose: che quelle critiche sono assolutamente proponibili anche nei confronti dell'attuale sistema maggioritario e, ciò che più importa, che le critiche medesime potrebbero essere superate dall'approvazione di quella riforma costituzionale che voi tanto osteggiate!
Com'è possibile che sia stata fatta una legge maggioritaria in un sistema politico che era caratterizzato da una grande frammentazione partitica, ma - si badi bene! - da una frammentazione partitica con rappresentanza parlamentare? Sicché la vostra legge maggioritaria si è risolta, nella realtà - per questo dicevo che era finta - in un proporzionale virtuale, per quello che dirò di qui a breve, camuffato. Avete scaricato sui microsistemi costituiti dalle singole coalizioni tutte le tensioni che il sistema proporzionale, attraverso le conflittualità tra i partiti, normalmente scaricava sull'istituzione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
E quando l'onorevole Montecchi afferma che il sistema elettorale, di per sé, non è foriero di serenità all'interno delle coalizioni, dice una cosa vera. Dimentica, però, di dire che questa verità di fondo si ancora ad un presupposto fasullo di partenza: l'applicazione di un maggioritario ad un sistema che non lo consentiva.
Io non sono affetto da solipsismo, né sono convinto che le parole che si pronunziano in questa sede possano soddisfare l'ambizione di passare alla storia (ambizione che, peraltro, non nutro); non ho interesse a fare sfoggio di cultura, vera o fasulla che sia, né tanto meno a dimostrare diligenza nel ripetere le nozioni appiccicate all'improvviso con qualche ora di studio nella sera precedente: questo lo lascio a qualcun altro. Però, consentitemi di dire che quello che è accaduto in Italia era ampiamente prevedibile.
In fin dei conti, Maurice Duverger e Douglas Rae non appartengono ai nostri tempi. Ed entrambi, studiosi di leggi elettorali, cos'hanno affermato? Che il sistema maggioritario relativo alla cosiddetta plurality si correla ad un sistema sostanzialmente bipartitico, mentre ad un sistema pluripartitico con ampia rappresentanza parlamentare si correla un sistema proporzionale. Hanno detto solo questo. E noi a questo vogliamo tendere!
È inutile che vi lamentiate tanto dei sondaggi e della politica dei sondaggi: i sondaggi sono assolutamente fondamentali in un sistema di questo genere.
PIERO RUZZANTE. Anche su questa riforma sono importanti!
NITTO FRANCESCO PALMA. No, veda, onorevole Ruzzante, sono abbastanza anziano per entusiasmarmi per queste cose.
I sondaggi, onorevole Ruzzante, sono fondamentali non per capire chi vince e chi perde (quello si scopre il giorno dopo, nell'urna; pensi ad Occhetto), ma per una ragione completamente diversa. Prima delle elezioni, occorre sedersi al tavolo delle candidature e quei sondaggi ai tavoli delle candidature contano come ipotesi di voto. Ma badate, a quei tavoli conta anche quanto siano importanti i dati marginali per la vittoria della coalizione, sicché spesso accade che importanti marginalità hanno rappresentanze parlamentari superiori a quelle che normalmente otterrebbero sotto il profilo proporzionalistico, ed in genere creano quelle tensioni che spesso vi sono all'interno della maggioranza.
Riteniamo che il sistema proporzionale, con il premio di maggioranza e con tutta una serie di sbarramenti, sia in linea, nell'attesa della riforma costituzionale, con l'interesse del paese. È questa la ragione - convenienza o meno - per la quale ci battiamo per questo provvedimento!
Voi stessi dovete riconoscere (ed anche se non lo riconoscete poco importa, perché fanno fede i resoconti stenografici) che quando ripetutamente, nonostante la vostra obiezione di metodo, siete entrati nel merito, le vostre obiezioni sono state fatte proprie dal relatore nei subemendamenti agli emendamenti che tanto vi hanno scandalizzato. Avete chiesto di modificare il sistema di elezione del Senato, ed è stato fatto. Avete chiesto che non venissero scorporati o non calcolati nella cifra generale della coalizione i voti di partiti che non raggiungono il 4 per cento, ed è stato fatto. Avete chiesto, financo adesso, che non si tornasse al regime delle preferenze per tutte le problematiche che avete esposto richiamando esempi del passato, ed è stato fatto. E, nonostante il relatore sia venuto incontro alle vostre specifiche richieste, vi ostinate, con un'interpretazione formale delle norme, a dire ancora che è stato violato l'articolo 72 della Costituzione con il riferimento normativo di tipo regolamentare! Per cortesia!
Come potete permettervi di dire che è stato violato un percorso se voi per primi vi siete rifiutati in maniera chiara di percorrere esattamente quella strada? Questo è tutto e non è nient'altro che questo.
Poiché si parla di formule elettorali - perché il maggioritario ed proporzionale altro non sono che formule elettorali -, credo che prima o poi a queste formule elettorali bisognerà accompagnare un sistema elettorale che preveda, ad esempio - se qualcuno lo ritiene utile -, il meccanismo delle primarie.
Al riguardo, cerchiamo di essere chiari e non so se quello che sto per dire dispiacerà a qualcuno (poco importa, credo di essere cautelato dall'articolo 67 della Costituzione).
Il centrosinistra agita come un momento di grande democrazia il fatto che si svolgeranno le primarie. Dite la verità fino in fondo! Vedete, voi non cercate di legittimare un candidato che non ha un partito, perché il partito da cui inizialmente proveniva si è brutalmente frantumato qualche mese fa sotto il profilo ideologico della decisione del leader. Voi fate le primarie perché, a vostro avviso, attraverso le primarie e l'investitura di Prodi pensate di convincere gli italiani che quello che è successo nel 1997 non accadrà. Voi dite: non vi preoccupate; noi non candidiamo un uomo moderato e, dopo un anno e mezzo, lo mandiamo via, sostituendolo con il capo (come sarebbe anche legittimo) del maggiore partito di maggioranza; non vi preoccupate, abbiamo fatto le primarie, vedete bene che ci impegnamo e che il Presidente rimarrà per cinque anni. Ma è uno spot pubblicitario! È propaganda! È semplicemente un trucco di natura elettoralistica!
Per ciò che riguarda noi, se si faranno o non si faranno le primarie, non è un problema che mi affascina. Però, se mi è consentito, vorrei dire qualcosa a tale proposito. Davvero qualcuno pensa che, al momento delle elezioni primarie, il popolo di Forza Italia non voterà il suo leader? E ancora: quando si individuano i meccanismi di partecipazione alle elezioni primarie o si afferma che è sufficiente l'onore della dichiarazione, davvero quei 2 euro sembrano troppo pochi per il disonore di una dichiarazione mendace?
La verità è che le primarie servono all'interno dei partiti unici, esattamente come avviene nei paesi anglosassoni, dove i partiti sono unici: è questo il progetto cui dobbiamo lavorare! Noi non abbiamo interesse a scimmiottare la sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) per operazioni di facciata che non ci appartengono: accada quel che accada!
Vorrei svolgere, Presidente, altre due considerazioni, una delle quali è una notazione per l'onorevole Zaccaria, nei cui confronti provo, oltreché simpatia e, se mi consente, amicizia, anche un profondo rispetto.
Ripetutamente, nel corso della discussione, lei ha detto che la proposta di legge proporzionale viola l'articolo 48 della Costituzione laddove si riferisce al voto eguale: no, onorevole Zaccaria! Lei sa meglio di me che illustri costituzionalisti di sinistra (penso a Barbera, a Manzella, a Pasquino) dicono chiaramente che l'espressione «voto uguale» sta a significare che ogni voto conta come un altro e che non sono ammessi i voti plurimi. Sotto il profilo sostanziale, ogni voto deve essere potenzialmente produttivo degli stessi effetti di un altro voto, ma questo non vuol dire che deve produrre gli stessi effetti!
Lei afferma che le soglie di sbarramento ledono l'uguaglianza del voto: le ricordo che la Lega e l'UDC non hanno raggiunto il 4 per cento per qualche decimale alle precedenti elezioni, e non per questo ricordo che dalla sinistra si sia fatto fuoco e fiamme per l'incostituzionalità di quella disposizione che, sotto il profilo proporzionale - e, grazie a Dio, solo proporzionale! -, li espelleva dal Parlamento.
Infine, io non sono, come qualche miles gloriosus, abituato a tirare il sasso e a nascondere la mano, e quindi lo dirò con grande chiarezza: che cos'è l'ostruzionismo? È una modalità attraverso la quale si tenta di bloccare la funzione assegnata dalla Costituzione alle Camere: questo è l'ostruzionismo! Esso, però, deve essere legittimo, e non è legittimo un ostruzionismo solo perché rispettoso della forma delle disposizioni regolamentari; un ostruzionismo è legittimo se, pur cercando di impedire i singoli comportamenti della maggioranza, non è tale da bloccare nel complesso l'attività del Parlamento. In questo caso, infatti, l'ostruzionismo costituirebbe non uno strumento di lotta politica opposizione-maggioranza, ma, come spesso ricorda l'onorevole Boccia, un vulnus agli assetti istituzionali.
Personalmente, ritengo che quello che voi avete sino ad ora esercitato, e che, da quello che preannunciate, intendete fare con durezza e asprezza sino alla fine della legislatura, non sia un ostruzionismo legittimo. Voi tentate di bloccare l'attività e la funzione che la Costituzione assegna alle Camere; lo fate, a mio avviso, esclusivamente per un piccolo interesse di parte, dimenticando che normalmente, qualunque sia la legge elettorale, chi ha un voto in più vince, mentre solo con la disciplina in vigore chi ha ottenuto più voti ha perso: ricordatevi quanto è accaduto nel 1996.
Voi, a mio avviso, tenete un atteggiamento istituzionalmente scorretto; di ciò non ne risponderete qui (Commenti), ma dopo aprile, quando comincerà la campagna elettorale. Prendo atto, onorevole Innocenti, che anche lei, come l'onorevole Fassino, crede in Dio!
Ho concluso, signor Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Congratulazioni).
RENZO INNOCENTI. Non è un'ingiuria! Da come l'ha detto, sembra così. Ciò non è molto bello: ogni tanto viene fuori l'anima vera!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevole Presidente, onorevoli ricolleghi, voglio ringraziare soprattutto i colleghi dell'opposizione, che si sono spesso profusi in lanci dialettici o in cortesi provocazioni - nei confronti del gruppo di Alleanza nazionale in particolare -, perché ciò significa che viene dato credito (e ve ne ringraziamo) alla nostra capacità di ascolto e anche di interlocuzione. Interlocuzione non «scontata», ma basata sulla volontà seria e concreta di affrontare le nostre responsabilità.
Devo riconoscere di avere seguito con attenzione, anche se non interloquendo, i lavori della I Commissione, della quale mi onoro di essere spesso ospite; ebbene, debbo dirvi di avere ascoltato con attenzione gli argomenti, ma con minore attenzione le espressioni di sdegno, molto spesso vere contumelie. Ormai dovremmo avere la capacità, tutti noi, di sapere discernere e distinguere, con estrema facilità e prontezza, gli argomenti dalla vis polemica o addirittura dall'eccesso di acredine che vi viene versato.
Per stare agli argomenti, ormai è stato detto fin troppo riguardo all'epoca di una possibile riforma elettorale, con questioni ripetute mille volte; so che in campagna elettorale si sosterrà la tesi che si è voluta modificare la legge a partita iniziata. Ma ciò è stato ormai fatto tante volte; non vi è riforma elettorale che non sia stata varata negli ultimi tempi della legislatura: il discorso vale per le elezioni politiche, regionali e amministrative. È facile ripercorrere le esperienze per accorgersi che tali normative sono state approvate al termine della legislatura; si deve aggiungere che le riforme si varano quando maturano i tempi. Avviene che un dibattito si protragga per mesi e, nel caso attuale, le date di presentazione delle prime proposte di legge in materia risalgono addirittura al 2002 ed al 2003. Si arriva quindi ai primi mesi del 2005, quando abbiamo ritenuto tutti - gli uni e gli altri - maturi i tempi per l'esame di siffatti provvedimenti. Le proposte finali, dunque, sono il compendio di tutto un dibattito sviluppatosi nel tempo.
Si è parlato tanto di «legge truffa», leggi artefatte, con retropensieri e finalità non confessabili; a quanti hanno dichiarato che con altro clima si andò alla riforma elettorale precedente che dette luogo alla disciplina vigente, mi sarebbe troppo facile ricordare che non era un problema di idillio, di clima democratico. Semplicemente, allora, i partiti egemoni, quelli che arrivavano primi o secondi nella competizione elettorale, di fronte al diminuire verticale delle percentuali di consenso e alla disaffezione degli elettori dalle urne, si ripromettevano, all'epoca, di vincere quasi tutti i seggi pur con minori voti. Era un accordo tra i due partiti egemoni che non è esattamente il massimo del clima democratico che in questa occasione si vorrebbe evocare.
Detto questo, vorrei ricordarvi che parlo anche in qualità di portavoce (e mi onoro di esserlo in questo momento) di una parte politica che, seppur nel suo percorso evolutivo, ha sperimentato i tempi duri della sconfitta e quelli della vittoria, e si è vista perfino contestare, in talune epoche, il diritto di esistere o di parlare!
Mi permetto di affermare ciò rivendicando una continuità storica, ed allora vi dico che, nell'affrontare queste riforme, occorre stare innanzitutto tranquilli nei confronti degli avversari, degli osservatori, dei politologi, dei corpi sociali e, soprattutto, della propria coscienza, che è il giudice più severo in ordine al fatto di non voler approvare «leggi-truffa» (Commenti del deputato Maurandi) e di non desiderare di sovvertire esiti con strumenti meno che corretti!
Una volta che si sia tranquilli di questo, allora è giusto procedere, nelle vie parlamentari, anche con quel tasso di decisionismo che non contrasti con la normale, corretta ed anche vivacissima dialettica. Ribadisco che siamo assolutamente tranquilli con la nostra coscienza, e lo rivendichiamo in tutta chiarezza, senza gridarlo, ma affermandolo con assoluta fermezza!
Vedete, c'è una considerazione molto semplice da fare. Infatti, quando voi andrete a fare propaganda all'esterno - non ve ne abbiate, ma mi interessa di più: forse tutti dovremmo ragionare in questi termini, senza limitarsi semplicemente a dibattiti che si svolgono tra di noi -, affermando che si voleva varare una riforma per cambiare in corso le regole del gioco, noi diremo semplicemente che, di fronte un paese che appare, dal punto di vista elettorale, fortemente diviso (si vedrà il giorno dopo lo svolgimento delle elezioni chi avrà il 3 per cento in più o in meno), è giusto che vinca chi raccoglie più voti!
Questo diremo noi al cittadino ed alla cittadina semplici, che non sono esperti di sistemi elettorali e che non stanno a guardare le alleanze, i collegi, i residui, il metodo d'Hondt e che forse non vogliono nemmeno più sentir parlare di tutto questo (ed è un peccato che li abbiamo addirittura costretti ad avere questa reazione irritata). Tuttavia, tutti capiscono e condividono l'affermazione che in una situazione avvolta su sé stessa, come questa, deve vincere e governare chi prende più voti! Questo è lo spirito giusto, come ha testè ricordato il collega precedentemente intervenuto (e sottoscrivo le sue considerazioni): deve vincere chi prevale nel calcolo complessivo del consenso democratico!
Ebbene, vogliamo dircela tutta? Qualcuno ci ha chiesto gli orientamenti di Alleanza Nazionale: ma non siete proporzionalisti? Ma non siete per il maggioritario? Ebbene, vorrei ricordare che lo abbiamo ripetuto più volte: non facciamo professione di fede assoluta in questioni che non attengono a valori assoluti, come il sistema elettorale proporzionale e quello maggioritario! Alcuni di noi, ad esempio, sono tendenzialmente più proporzionalisti, mentre altri hanno una mentalità maggioritaria.
Vorrei ricordare che abbiamo sempre sostenuto che, per garantire la governabilità (la democrazia decidente), il sistema ideale sarebbe quello maggioritario, mentre, per quanto concerne la rappresentatività, il sistema più idoneo sarebbe quello proporzionale. Non ci vuole molto a capirlo, ed il provvedimento in esame rappresenta, evidentemente, il tentativo (imperfetto, ma comunque importante ed apprezzabile) di conciliare due esigenze: da una parte, la rappresentatività ed il recupero delle identità (richiesto da una domanda politica differenziata) e, al contempo, grazie al premio di maggioranza attribuito alle coalizioni e all'indicazione di un candidato premier comune, la garanzia della governabilità. Ciò per far sì che la gente possa scegliere al momento delle elezioni - e non veda nominare successivamente dai propri rappresentanti, con una scelta di secondo grado - chi dovrà governare.
Il collega intervenuto prima di me vi ha giustamente ricordato che le critiche che voi avete formulato nel merito non solo in questi ultimi giorni, ma anche nelle settimane e nei mesi precedenti - e non diciamo che non vi è stato un dibattito e che non ci si sia largamente confrontati in tutte le sedi politiche, parlamentari e non, su questo tema! -, sono state largamente accolte.
Vorrei evidenziare, inoltre, una vostra contraddizione. Infatti, ci avete spesso rimproverato di non avervi presentato una proposta unitaria sulla quale confrontarsi ed avete addirittura chiesto, per tale ragione, numerosi rinvii in sede di Commissione (ai cui lavori ho assistito diligentemente), ma adesso che, seppur attraverso i faticosi percorsi della politica - così come accade a tutte le coalizioni, in tutto il mondo! -, viene «materializzata» una proposta unitaria e concordata, vi dispiacete e ne rimanete scandalizzati! Si tratta, come dicevo, di una contraddizione: al contrario, dovreste rallegrarvi di svolgere questo tipo di confronto!
Noi abbiamo presentato una proposta unitaria, ma cosa dovremmo dire di voi? In mezzo a voi ci sono maggioritaristi e proporzionalisti, con differenziazioni enormi! Vi sono, infatti, da una parte fautori di convergenze verso il centro e, dall'altra, soggetti che propendono per una valorizzazione delle componenti estreme! Insomma, vi è un variegatissimo «arcobaleno» di opinioni, come è normale che sia in un contesto politico qual è il nostro!
Concludo con una notazione, propria di chi ha molto ascoltato e poco parlato in seno alla I Commissione, che ha intensamente lavorato sotto la presidenza dell'onorevole Bruno. Gli argomenti, alla fine, arrivano ad un risultato, quando ci si confronta in buona fede; il «sacro sdegno» un po' meno, perché rimane da verificare se esso sia davvero «sacro». Mi rivolgo, in particolare, a taluni che hanno preso la parola anche stamane, ad altri che forse la prenderanno e ad altri ancora che ho ascoltato in Commissione. Vi sono aspetti sui quali lo sdegno non è consentito da parte di chi, ad esempio, esorcizza come priorità assoluta non toccare nulla dei collegi elettorali. Vi sono alcuni che hanno arso di «sacro sdegno», anche stamattina. So benissimo che la loro - o la sua - priorità è non voler toccare minimamente i collegi, nonostante la legge vigente - notate bene - preveda tale meccanismo, ossia la loro revisione periodica ed anche il meccanismo di garanzia, non truffaldino, che prevede i dati ISTAT, i pareri regionali, ed altro.
Tutti sembrano d'accordo nel violare la legge; i collegi no, nonostante vi siano collegi che ora votano pur essendo composti da 80 mila abitanti ed altri che votano con il doppio di abitanti. Dove finisce, in tal modo, il principio della parità del voto, della parità delle facoltà elettorali del cittadino e della rappresentatività del parlamentare? Come ripeto, su tale aspetto lo sdegno non arde, purché non si tocchino i collegi! Ognuno ha le sue priorità, evidentemente; ma allora non si salga sulla cattedra dei massimi principi.
Che dire, poi, della vicenda dello scorporo? Si tratta di un tema che, come vi è noto, ho studiato, assieme ad altri colleghi del mio gruppo, in modo particolare. Chi può negare che sopprimere, in ipotesi, lo scorporo - come sostiene taluno di voi e qualcuno anche nelle file della maggioranza - voglia dire non certo razionalizzare, ma manomettere completamente il vigente sistema? Voi credete che lo scorporo sia stato posto nella legge, cosiddetta «Mattarellum» dall'illustre collega che vi ha lavorato e studiato, solo per un caso? Vi sembra corretto che dal punto di vista della rappresentanza democratica, pur con decine di migliaia - e, in alcuni casi, centinaia di migliaia - di voti, intere forze politiche o schieramenti non abbiano rappresentanza nelle regioni in cui, con assurdo effetto «monocolore», chi vince, vince tutto e la minoranza, magari amplissima, non ha una congrua e degna rappresentanza? Eppure, chi ardeva di «sacro sdegno» poco fa era pronto a confrontarsi - e l'ha ribadito molte volte anche in Commissione - su bozze di testi che perpetravano tale assurdità antidemocratica. Ciò, nonostante fossero state avanzate, correttamente da parte del mio gruppo, con il sussidio prezioso degli uffici tecnici della Camera - assolutamente neutri -, proposte di legge che avrebbero permesso di eliminare e scongiurare l'abominio della truffa delle «liste civetta», ma mantenendo, con lo scorporo di coalizione, una regola precisa. Debbo ricordare che su ciò, se vi erano proposte di legge da parte del mio gruppo, vi era anche una proposta avente come primi firmatari gli onorevoli Soru ed altri ed un'altra che aveva come primo firmatario l'onorevole Soda, forse un po' meno efficaci tecnicamente della nostra - mi permetto di rilevarlo -, ma che andavano nella stessa direzione. Eppure, chi ardeva di «sacro sdegno» stamattina era disposto a violare tale principio, che rappresenta il cuore della logica del sistema, cosiddetto «Mattarellum», oggi vigente.
Questo richiamo, che vuole essere in parte polemico, se credete, ma ritengo possiate valutarlo nella sua oggettività, vi rappresenta che un conto sono gli argomenti che sono stati valutati, presi in considerazione e che trovano larga rispondenza nell'attuale testo che viene sottoposto alla nostra attenzione, ed un altro sono le invettive ed i falsi sdegni ai quali è giusto replicare, perché le ragioni debbono qui prevalere, se ciò è possibile, ma, soprattutto, perché non devono essere frastornati i cittadini, che debbono tornare ad avere fiducia nella loro classe politica rappresentativa. Occorre infatti partire dal concetto che, a primavera, di fronte alla ricchezza - ed anche all'asprezza - del contrasto che negli ultimi mesi si è maturato, sarà giusto che vinca chi ha la prevalenza democratica di consensi senza ricorrere ai «marchingegni» di chi prende le maggioranze relative, di chi vince sui collegi, di chi vince prendendo la minoranza di voti, tutti aspetti che non siamo più disposti - né noi, né i cittadini - ad accettare. Vi ringrazio per l'attenzione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Benedetti Valentini.
Vorrei rivolgere un saluto al Presidente dell'Assemblea nazionale del Togo, presente in tribuna (Applausi).
Constato l'assenza dell'onorevole Luciano Dussin, iscritto a parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritto a parlare l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Boato che ha sette minuti di tempo a disposizione.
MARCO BOATO. Signor Presidente è uno scandalo, dovuto non a lei, bensì a questo pazzesco contingentamento dei tempi riferito a provvedimenti discussi in Commissione e riguardanti alcune limitate correzioni del sistema elettorale. Vi è un contingentamento dei tempi scandaloso per quanto riguarda lo stravolgimento dell'intero sistema elettorale, che in questo momento è stato imposto dalla maggioranza con un colpo di mano al Parlamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte ad un vero e proprio colpo di mano istituzionale da parte della maggioranza e del Governo di gravità inaudita. La maggioranza, che è interiormente minata da una metastasi (per utilizzare un'infelice espressione del Presidente Berlusconi, che non avrei mai usato, se non altro per rispetto agli affetti da questa malattia), ha tentato e sta tentando di ricompattarsi al proprio interno, in sede extraparlamentare, imponendo manu militari lo stravolgimento totale del sistema elettorale.
Il relatore Bruno - qui presente - dopo mesi di discussione, a partire dal 3 marzo 2005, in ordine a limitate correzioni al vigente sistema elettorale, aveva presentato, nel giugno scorso, una proposta di testo base adottata dalla Commissione, riguardante proprio alcune limitate correzioni al sistema elettorale. Su quel terreno, l'opposizione aveva dichiarato la disponibilità a confrontarsi ed aveva presentato una quindicina di emendamenti. Emendamenti molto più numerosi al «testo Bruno» erano stati presentati da deputati della maggioranza.
L'8 settembre, dopo che il termine per la presentazione degli emendamenti era stato chiuso il 22 giugno e dopo che gli emendamenti erano stati stampati il 23 giugno, con una decisione unilaterale del presidente della Commissione, contestata da tutta l'opposizione, sono stati riaperti i termini per la presentazione degli emendamenti, per consentire il vero e proprio colpo di mano istituzionale messo in atto dalla maggioranza. Così, il 13 settembre, con due emendamenti della maggioranza, si è deciso di stravolgere totalmente il sistema elettorale attualmente in vigore.
Non basta: alle 21 della sera di martedì 27 settembre, con un altro colpo di mano, sono stati presentati una serie di subemendamenti firmati dal relatore che hanno nuovamente cambiato il sistema elettorale ad libitum della maggioranza, delle sue riunioni, delle sue trattative, dei suoi contrasti dei suoi ricatti interni. Tutta l'opposizione ha denunciato la gravità inaudita di questo duplice colpo di mano istituzionale: il secondo ancora più grave del primo, perché ovviamente i subemendamenti impediscono qualunque possibilità di modifica. E la nostra richiesta di tramutarli quantomeno in emendamenti è stata rifiutata.
In Commissione, tra l'altro - non involontariamente, relatore Bruno, e ne fanno fede gli atti parlamentari - solo i deputati dell'opposizione sono sistematicamente intervenuti nel merito di questo dibattito, di fronte al silenzio assoluto - mi rivolgo a Nitto Palma, a Benedetti Valentini - dei deputati della maggioranza, che non hanno aperto bocca per tutto l'esame del testo da parte della Commissione, salvo due interlocuzioni incidentali di un collega di Alleanza Nazionale.
Nei mesi a cavallo tra il 2000 e il 2001 - lo ha ricordato benissimo questa mattina il collega Bressa - l'opposizione di centrodestra di allora, di fronte ad un'ipotesi di riforma elettorale da parte di gruppi del centrosinistra, si oppose totalmente. L'attuale ministro dell'interno minacciò le barricate; il Presidente Berlusconi disse: «Non vi permetteremo mai di cambiare la legge elettorale a colpi di maggioranza! Ci rivolgeremo a Ciampi, al Presidente della Repubblica! Fermatevi! Non accettiamo che questo avvenga!».
Noi ci fermammo. E voi state facendo esattamente ciò che avevate denunciato nel 2000-2001, allora trovando ascolto nella maggioranza di centrosinistra.
Oggi voi siete totalmente sordi e ciechi rispetto a qualunque ragione di confronto politico e di inaccettabilità di un dibattito parlamentare che è stato imposto in modo totalmente unilaterale. Ciò è avvenuto, non a caso, dopo i mesi estivi di accuse e di contrasti, di ricatti e di minacce fra l'uno e l'altro gruppo della maggioranza, per ragioni totalmente e solamente di contrasto interno alla stessa maggioranza, che è minata dalla metastasi evocata infelicemente dal Presidente Berlusconi.
Per timore di perdere le elezioni, e di perderle clamorosamente - ciò lo decideranno gli elettori -, oppure per cercare di diminuire l'impatto della possibile e probabile, non certa, sconfitta elettorale, si cancella con un colpo di mano istituzionale il referendum popolare del 18 aprile 1993, cui partecipò il 77 per cento dei cittadini italiani. È la stessa percentuale riscontrata alle elezioni tedesche di due domeniche fa. Votò «sì», a quel referendum, l'82,7 per cento dei cittadini. Decine di milioni di italiani hanno partecipato al voto, milioni di italiani hanno discusso all'epoca di che cosa è un sistema elettorale, come cambiarlo e perché cambiarlo. Ciò fu deciso dalla sovranità popolare.
Voi fate strame di tutto questo! Non vi interessa nulla! Cancellate la sovranità popolare e manipolate le leggi elettorali in previsione della vostra possibile ed eventuale, ma probabile, sconfitta!
Nel 1999 - collega Benedetti Valentini, abbiate il coraggio di ricordarlo -, il vostro leader, onorevole Fini, vi mandò addirittura sulle spiagge a raccogliere le firme per un referendum che mirava all'abolizione anche della residua quota proporzionale del 25 per cento. Adesso, Alleanza nazionale, con un voltafaccia incredibile di 180 gradi, si associa alla reintroduzione del sistema proporzionale, facendo strame di quel referendum che voi avete proposto, al quale partecipò quasi il 50 per cento dei cittadini, ma per poche migliaia di voti il quorum non fu raggiunto.
La Lega fa parte di questo gioco, che fa strame delle istituzioni, e non ha neanche il coraggio di intervenire in quest'aula. L'onorevole Luciano Dussin, iscritto a parlare prima di me, non si è neanche presentato. Non c'è alcun deputato della Lega in aula! La Lega fa parte di questo gioco, che fa strame delle istituzioni, perché sta ricattando la maggioranza e, in particolare, l'UDC per imporre il voto sulla riforma costituzionale.
L'UDC, da parte sua, sta ricattando la Lega per imporre lo stravolgimento del sistema elettorale, minacciando - sono dichiarazioni di queste ore - di non votare la riforma costituzionale.
State barattando la riforma della Costituzione del nostro paese e lo stravolgimento del sistema elettorale per i contrasti interni, per la metastasi, per i ricatti e i condizionamenti presenti all'interno della vostra maggioranza!
Forza Italia vede il suo leader, che è anche il Presidente del Consiglio legittimamente in carica, apertamente contestato in diretta televisiva, di fronte a decine di milioni di italiani, nel corso della conferenza stampa di giovedì 22 settembre. Parla il Presidente del Consiglio e poi uno dei segretari dei gruppi della maggioranza gli dice: «Qualcuno crede che questo signore sia il miglior candidato per la Casa delle libertà» - caro Nitto Palma - «per le prossime elezioni politiche? Noi riteniamo che questo non sia vero».
Questo è lo scenario che state dando agli italiani in queste settimane, in questi giorni e in queste ore. State facendo strame della Costituzione, delle istituzioni e del sistema elettorale, e non perché ritenete che questo sia un sistema elettorale più giusto ed adeguato. In questo modo, onorevole Nitto Palma, delegittimate la maggioranza di cui fate ancora parte e il Presidente del Consiglio ancora in carica. Infatti, se si ritiene che il sistema vigente sia ingiusto, vuol dire che questo tipo di situazione è delegittimata, ma non lo è.
PRESIDENTE. Onorevole Boato...
MARCO BOATO. Ancora un minuto, signor Presidente.
Questo sta succedendo. Forza Italia ha incassato una vittoria legittima nelle elezioni politiche del 2001 e ora teme la sconfitta, che sarebbe altrettanto legittima, l'anno prossimo; per questo motivo, insieme ai suoi colleghi, vuole stravolgere la legge elettorale, insieme - lo ripeto - ai suoi soci di maggioranza.
Questa metastasi della maggioranza si sta tramutando in una metastasi delle istituzioni. Noi non lo permetteremo! Attiviamo il freno di emergenza! Suoniamo l'allarme democratico!
Noi non stiamo agendo, noi stiamo reagendo. Noi non stiamo attaccando, onorevole Nitto Palma, ma ci stiamo difendendo o, meglio, stiamo difendendo le regole della democrazia e la stessa sovranità popolare!
È indecente, signor Presidente, che io non possa aggiungere nulla nel merito specifico e tecnico, perché ho 7 minuti - e sono esauriti, lei me lo sta ricordando - per parlare del totale stravolgimento del sistema elettorale! Questo è assolutamente indecente e inaccettabile anche sul piano parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato il dibattito che si è avviato e mi hanno colpito le argomentazioni portate dal collega Bressa e dalla collega Montecchi, per il vero diverse anche nell'impostazione. Dall'onorevole Bressa mi sarei aspettato davvero un po' di più. Se questa è la posizione con la quale il gruppo della Margherita immagina di affrontare un testo di questa complessità, mi sembra davvero poca cosa.
Ho sentito parlare di velocità, di sfrontatezza, di slealtà, di doppiezza. Evidentemente, il collega Bressa ha una determinata visione dell'attuale meccanismo elettorale di questo sistema politico, col quale più volte ho immaginato di fare i conti. L'ha sempre descritto come anglosassone. Ahimè, io sono un mediterraneo e quindi, evidentemente, le nostre distanze sono confermate...
La collega Montecchi ha riconosciuto che non ci sono obiezioni di metodo da fare, e questo mi sembra un passo in avanti. Personalmente, avevo letto qua e là delle obiezioni di metodo, del tipo: non si decidono queste cose alla fine di una legislatura! Invece, secondo me, è proprio questo il tempo in cui si decidono. Quando si sono fatte delle leggi elettorali di sistema, sono state varate al termine della legislatura, mai all'inizio, perché, diversamente, le Assemblee appena elette sarebbero state declassate e messe in discussione.
Anche l'accenno alla truffa nei confronti delle volontà referendarie è un elemento che dobbiamo chiarire una volta per tutte. Non è il caso di indicare il clima degli anni 1991-1993, incrociato con quello degli anni 1993-1994, come una sorta di Eden, nel quale il dibattito politico era scevro da altri condizionamenti. Quei referendum hanno avuto delle matrici molto precise. Io mi chiedo come mai non venga citato il referendum del 2002, nel corso del quale il tentativo di abolire la quota proporzionale del 25 per cento venne sconfessato perché non si raggiunse il quorum (Commenti del deputato Sgobio).
Allora, qual è il riferimento popolare a cui facciamo cenno quando discutiamo di meccanismi elettorali? Non ho capito qual è! L'impressione che ho, e che ho sempre ribadito nel corso di questi anni, è che vi sono dei limiti evidenti in questo assetto bipolare. Se è vero che i problemi politici non si risolvono attraverso gli strumenti elettorali, è però altrettanto vero che le leggi elettorali possono aiutare a dare una configurazione ai sistemi politici più adeguata di quella nella quale ci siamo trovati a vivere nel corso della cosiddetta seconda Repubblica.
Non c'è nessuna parola di nostalgia, ma solo la constatazione di una distanza siderale tra quello che avevamo promesso ai cittadini e quello che oggettivamente abbiamo raggiunto. Certo, i rischi del dibattito ci sono, perché anche il clima è quello che è, ma non ci sono dei colleghi che possono mettersi sul pulpito a predicare! È evidente che si tratta di un confronto politico che nasce da una serie di condizioni. Vi sono delle conversioni obbligate. Sono qua e là, a macchia di leopardo, passaggi dal maggioritario al proporzionale, ma poiché, come nella vita, anche in politica si può cambiare idea, prendo atto che c'è un'adesione a questo metodo proporzionale, che sembra più vasta di quella che solo fino a poco tempo si immaginava.
Poi, ci sono le evidenze negate. Quali sono i limiti di questo bipolarismo? Massimo D'Alema, che è un politico molto attento, ha rilasciato un'intervista a La Stampa alcune settimane fa, nella quale diceva: sì, questi limiti ci sono, ma ne parliamo dopo. Perché ne dobbiamo parlare dopo?
Perché questa fretta di andare all'incasso che, congiunta con la negazione del diritto di legiferare, determina delle conseguenze che dal punto di vista politico risultano essere estremamente contraddittorie? Tra l'altro, mi pare che l'esperienza di ognuno di noi ci ha portato a ritenere che questi diffusi limiti vi siano. Vi sono state tre legislature «zoppe» in cui le maggioranze hanno architettato soluzioni per vincere, anche se in seguito si sono registrate grosse difficoltà nel governare: ciò per colpa non dei cittadini italiani, ma di questi meccanismi ai quali i tedeschi hanno tentato di porre rimedio. Qualcuno ha affermato che il sistema elettorale tedesco era fallito, ma personalmente ritengo che sia vero il contrario; infatti, in Germania il sistema elettorale non solo sopravvive, ma induce ad una grande coalizione, poiché in quel paese l'eventuale «taglio delle ali» è stato deciso politicamente. È stato Schroeder ad affermare che non avrebbe mai concluso un patto di maggioranza con La Fontaine: l'onorevole Bertinotti, invece, assieme a La Fontaine ha tenuto a Berlino il comizio di chiusura. Da noi, quindi, se Prodi vuole governare deve farlo con Bertinotti; di conseguenza il riferimento al modulo politico ed al sistema elettorale di matrice tedesca non ha alcun significato.
Dobbiamo utilizzare altre incisive argomentazioni; tra l'altro, non vi è dubbio che nell'interpretare il mio ruolo di parlamentare senza vincolo di mandato non ho bisogno di chiedere autorizzazioni. È davvero mia convinzione che quello che si sta facendo resta comunque un gesto di serietà, anche se magari le ragioni da cui qualche collega è partito possono essere state maggiormente dettate da ragioni di furbizia. Credo convenga portare a compimento questo percorso parlamentare e sgombrare il campo da tutte le ambiguità e da tutte le furbizie, mettendo in evidenza i limiti di questo bipolarismo. Bisogna parlare del passaggio dall'eccesso di partitocrazia a un leaderismo senza la mediazione dei partiti, accompagnato dalla tentazione del presidenzialismo. Quest'ultima è una cosa contro la quale ho tentato di combattere poiché resto un parlamentarista convinto. In ogni caso, non vi è dubbio che questa tendenza verso un presidenzialismo strisciante sussiste. Addirittura, nella passata legislatura abbiamo scritto i nomi dei possibili candidati a premier direttamente sulla scheda elettorale, che è stata «incisa» dal voto dei cittadini italiani. Mi pare che, attualmente, a questo problema si sia ovviato. Mi sembra importante arrivare ad un'indicazione, ma non per questo si deve passare attraverso una certificazione di tutti gli elettori. Quindi, vi deve essere il tentativo di far rinascere un assetto democratico fondato su partiti veri di cui si è persa un po' la consapevolezza: è questo l'elemento che mi porta a svolgere qualche osservazione critica relativa al merito della questione.
Il modello adottato dalla regione Toscana presenta dei rischi, che credo rappresentino un misto tra eccesso di leaderismo, esaltazione delle oligarchie e svuotamento del sistema dei partiti. Ovviamente, non posso pensare di legare tutta questa vicenda alla cosiddetta campagna delle preferenze; però, onorevole Montecchi, non posso neanche accettare che si dipinga un sistema in cui i cittadini decidevano all'interno delle liste dei partiti quali candidati prefigurare come una sorta di delitto riscontrato, di negazione dell'esercizio democratico o di malaffare. No, questo non lo consento perché non è così! Semmai quello che abbiamo ereditato dal «Mattarellum» è un meccanismo che ha determinato una conseguenza sul piano periferico, in cui la scomparsa dei partiti ha portato a far sì che non fossero gli elettori a scegliere i candidati, ma in qualche modo i candidati a scegliere gli elettori attraverso la vagliatura dei collegi.
In questo caso, vi è il rischio - e il rischio c'è, relatore Bruno - che, negando le preferenze e consentendo ai candidati cosiddetti leader di candidarsi in ogni collegio, si costruiscano meccanismi artefatti in cui il leaderismo di fatto nasconde la logica dei partiti e, in base alle opzioni determinate, accadrà che si sceglie anche il commesso... Ciò mi pare un grosso rischio, in quanto comporta quale conseguenza una selezione della classe dirigente che, invece di spingere verso l'alto, rischia di cadere verso il basso. Ed è un problema che riguarda tutti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 12,10)
BRUNO TABACCI. Ovviamente, il modello toscano era semplificato e ne capisco il perché! Tra l'altro, anche nello schema emiliano la situazione non è diversa; ricordo come la Democrazia cristiana emiliana impostasse il suo gioco di opposizione in quella regione e, talvolta, si guardasse allo specchio, si rifrangesse.
Un sistema politico costruito in tal modo rischia di bloccarsi. Ecco perché ritengo che, se dovessimo introdurre correttivi, probabilmente eviteremmo di procedere verso uno schema nel quale, essendo ancora i partiti molto fragili, vi è il rischio di attribuire tutte le scelte decisive a ristrette oligarchie.
Se i partiti fossero case di vetro, nelle quali la vita democratica fosse piena, totale, incisiva e vitale, non avrei difficoltà ad affidare a questi partiti, in cui vige il sistema democratico, il compito di prospettare ai loro elettori liste probanti. Ma, se i partiti sono fragilissimi, rischiamo di affidare ad oligarchie senza partiti il compito di indicare su base regionale liste in cui conterà più il collegamento degli amici degli amici, piuttosto che la capacità di penetrare all'interno del rapporto con l'elettorato. Questo è un problema del quale occorre tenere conto!
Oggi mi corre l'obbligo di dire queste cose, mentre nel 1993-1994 mi era difficile in quanto, com'è noto, per molti dei parlamentari inquisiti - vero, onorevole Gerardo Bianco - era difficile poter esercitare il proprio diritto di parola, perché si era contestati anche su tale punto. Ora, mi pare di poterlo fare con libertà, mentre non ho potuto farlo allora, perché quella legge credo di averla votata subendola psicologicamente. Oggi, non subisco psicologicamente alcuna legge e del testo presentato dal presidente Bruno noto i limiti, sentendomi autorizzato a formulare in questa sede le mie obiezioni.
Ciononostante, mi sembra un passo in avanti e non è vero che questo è il modo con il quale la coalizione di centrodestra chiude la partita. Una volta approvata questa legge, con le modifiche che mi auguro possano essere introdotte anche con il concorso dell'opposizione, tutto ciò che fa riferimento al formarsi delle coalizioni sarà da decidere. Non è vero che si tratta di un percorso ormai scontato! Il programma politico, il perimetro delle coalizioni, l'individuazione delle premiership, sono problemi aperti. Capisco che di ciò il professor Prodi abbia un sacro timore, perché, da quando è tornato, ha immaginato che la sua iniziativa politica fosse all'interno del vecchio schema, di uno schema che ho definito di «bileaderismo statico». Ma ci troviamo in una fase diversa e credo che converrà anche a lui prendere atto che comunque questo dibattito parlamentare avrà conseguenze politiche rilevanti, indipendentemente dal voto che ne risulterà. Poi, ognuno, sulla base dell'articolazione politica che si determinerà, tenderà a costruire una coalizione più omogenea possibile. Le coalizioni che si sono costruite nel corso di questi anni sono state caratterizzate da tutto fuorché dall'omogeneità; ora, se ciò potrà essere corretto, sarà qualcosa di importante.
Quindi, credo che, se si superano - come affermava la collega Montecchi - le questioni di metodo, entrando nel merito, questo non sia il tempo sbagliato per discutere. Può anche darsi che in occasione del voto segreto ognuno si muova a proprio piacimento - ed è anche giusto che sia così -, è un rischio che dobbiamo correre. Ma, l'idea che non si discute, la trovo sbagliata.
Onorevole Boato, lei oggi ha pronunciato alcune parole che francamente non sono riuscito a decriptare. Conoscendo la sua lunga storia parlamentare, non vedo come dalle mie parole lei possa desumere una qualsiasi conseguenza che abbia a che fare con la messa in discussione del sistema democratico. Ma stiamo scherzando? Ma veramente pensate che l'idea di introdurre un meccanismo proporzionale, che va fino in fondo a fare la conta dei voti ed a verificare le intenzioni dei nostri concittadini, sia un attentato alla democrazia? Non abbiate troppa fretta di vincere (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Non vi sembra questo il limite vero della vostra posizione? Non nascondo che una tendenza può portare al ricambio e forse è anche giusto che questo si verifichi. Tuttavia, non abbiate tutta questa fretta e, soprattutto, cercate di riconoscere - come hanno fatto i vostri leader - che c'è qualcosa che non funziona!
Quello che non posso accettare, però, e che si dica: «Ne parliamo dopo». No, ne parliamo adesso, subito, correndo i rischi che si devono correre! Il partito dell'UDC di rischi ne corre tanti - non vi è dubbio - e tantissimi ne corre il suo segretario. Ognuno di noi ne corre personalmente e magari il salto che stiamo facendo è senza paracadute. Ma anche se così fosse, qual è il problema? Cosa è messo in discussione? Un seggio parlamentare, non un'idea politica, non un'idea della democrazia. Questa non è messa in discussione. Quindi, se anche voi, uscendo dall'ambiguità di chi ha troppa fretta di cogliere il risultato, vi sedeste al tavolo per entrare nel merito di questo difficile ma doveroso passaggio parlamentare, credo che il paese ne troverebbe giovamento (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà. Le ricordo, onorevole Mascia, che ha a disposizione 31 minuti di tempo.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista è contrario a questa riforma elettorale e, soprattutto, a quella che consideriamo una gigantesca cooperazione politica, forse l'ultimo ed estremo tentativo di salvare questa maggioranza da una sconfitta, data per certa.
A mio avviso, le questioni sottolineate dai colleghi dell'opposizione in sede di Commissione affari costituzionali sono importanti. Mi riferisco alle modalità con cui il provvedimento è arrivato in aula, con subemendamenti ad emendamenti, presentati all'ultimo momento. In una settimana si pretende di cambiare la legge elettorale senza svolgere un vero confronto in Commissione, anzi attraverso una trattativa privata svoltasi fuori dalle aule parlamentari. Tali elementi sono fondamentali per permettere una valutazione pregiudiziale. Quando si affrontano questioni fondamentali che riguardano le regole e la democrazia, se si parte in questo modo, lo si fa su un terreno già minato, con una proposta inquinata ancor prima di nascere.
Giustamente, i colleghi hanno ricordato che questa discussione ha avuto un percorso di tutt'altro segno, quando si ragionava sugli accorgimenti da apportare all'attuale legge elettorale, rifacendosi alla problema dello scorporo di coalizione e all'esigenza di intervenire sugli abusi consentiti dalle pieghe della normativa attuale come, ad esempio, la questione delle «liste civetta». Tuttavia, nel giro di poche settimane, dopo un'estate contraddistinta da insulti, scontri e logiche di scambio e ricatto all'interno della maggioranza, improvvisamente la legge elettorale è diventato un tema prioritario nell'agenda di fine legislatura.
Qualche altro collega ha sottolineato che esistono molti modi, diversi tempi e scuole di pensiero differenti per cambiare una legge elettorale; inoltre, in alcuni paesi esistono convenzioni costituzionali - il gentlemen's agreement non è proprio un dettato costituzionale - ed esperienze consolidate che impongono di non toccare le leggi elettorali nell'ultimo anno della legislatura.
Il punto non è soltanto quello di toccare la normativa elettorale sei mesi anziché un anno e mezzo prima. Il punto è se una legge elettorale sia il frutto di una condivisione, di un lavoro collettivo, di un'ampia maggioranza del Parlamento, e non di colpi di mano, perché di questo stiamo parlando: c'è stata la scelta di una parte, e modalità che, di per sé, mettono in discussione la bontà della legge, qualunque sia il risultato. Una legge sulle regole, una legge elettorale non può essere il frutto di espedienti e delle modalità con cui siamo giunti all'esame dell'Assemblea: non si tratta di un aspetto secondario.
Vi sono tuttavia aspetti politici più rilevanti, naturalmente legati alle modalità alle quali ho fatto cenno e al tentativo di cercare, di volta in volta, un equilibrio interno alla maggioranza...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Mascia. Onorevoli colleghi, capisco l'«attrazione fatale» del Governo, ma quando parla un oratore...
ANTONIO LEONE. Chiediamo scusa.
GRAZIELLA MASCIA. Il punto è costituito dalla crisi del berlusconismo. Noi di Rifondazione comunista siamo proporzionalisti, a differenza di altri colleghi dell'Unione, e con articolazioni che sono presenti anche nella Casa delle libertà, che successivamente si sono risolte, non so se definitivamente, per altre ragioni e per altri interessi.
La collega Montecchi ha difeso la legge elettorale vigente. Non condivido tale difesa, ma, quali proporzionalisti, siamo contro la proposta in esame e la scelta che avete compiuto. Abbiamo assunto una posizione convinta e senza alcuna incertezza e, fin dall'inizio, abbiamo espresso la nostra contrarietà in quanto riteniamo che tale vicenda sia l'espressione della crisi del berlusconismo, vale a dire dell'impasto culturale, liberista e populista che tanto abbiamo contrastato negli ultimi anni e che oggi non regge più.
La coalizione è logorata al proprio interno e non ha un collante ideologico e culturale in grado di delineare una strategia, ed è per tale motivo che un giorno parlate di partito unico, un altro di leadership, un altro ancora di primarie, ora di legge elettorale. Avete perso il consenso della società, dei lavoratori, dei pensionati, vale a dire delle fasce popolari alle quali avevate promesso benessere e lavoro, magari anche qualificato. Avete perso anche il consenso delle categorie sociali che costituiscono quelli che un tempo si definivano i ceti medi, che avete illuso, in particolare nel nord e nel nord est, che nell'attuale competizione internazionale l'Italia si sarebbe perfino arricchita e molti di loro si sarebbero potuti arricchire. Oggi, dunque, anche tali fasce sociali, e non solo quelle più deboli, quali i lavoratori, che conoscono ormai strutturalmente la condizione della precarietà, sono deluse e si registra un'enorme crisi di consenso.
Abbiamo constatato un'assenza di strategia, che non viene colmata neppure facendo appello a tentativi di ricostruire un collante culturale quale il neo-conservatorismo cattolico, magari importando qualcosa dagli Stati Uniti. Neppure tali tentativi funzionano, e lo abbiamo constatato ripetutamente in quest'aula negli scorsi mesi, con il venir meno della capacità, che avete espresso nei precedenti quattro anni, di garantire oggi una legge a una determinata forza politica, domani a quell'altra e di salvaguardare i distinti interessi presenti nella maggioranza e che hanno segnato un'agenda dei lavori parlamentari molto discutibile, oltre che poco efficace e poco efficiente. Ebbene, neppure tale strategia, che vi ha consentito di andare avanti in questi anni, oggi regge più. Lo abbiamo verificato non soltanto in occasione del nostro ostruzionismo e della mancanza ripetuta del numero legale, ma anche nei mesi scorsi, quando non vi era ostruzionismo da parte dell'opposizione, abbiamo dovuto registrare l'incapacità e l'impossibilità di una maggioranza, che fa fatica a stare insieme, a concludere l'esame dei provvedimenti posti, spesso ripetutamente, all'ordine del giorno. Tutto ciò non è rimediabile con una legge elettorale e con escamotage sulle regole, ma evidenzia una crisi profonda della politica e una crisi strutturale delle strategie della maggioranza.
Questa proposta di legge elettorale e il modello proporzionale indicato, si collocano proprio in questo contesto. A nostro avviso, le crisi della politica dovrebbero essere affare di tutti; e a noi interessa affrontarle in tutti i loro aspetti, quelli che riguardano i problemi sociali e quelli che riguardano le regole.
Ebbene, questa crisi della politica non si risolve con i sondaggi. Non è possibile che qualcuno, al mattino, scopra che i suggerimenti, i desideri e gli auspici di una forza politica della maggioranza possano essere presi seriamente in considerazione perché dai sondaggi si evince che, forse, certe misure potrebbero limitare la sconfitta, potrebbero ridurre nella prossima legislatura la forbice tra gli eletti dell'Unione e quelli della Casa delle libertà. Si pensa di mettere qualche pezza ad una situazione che si presenta abbastanza drammatica per questo Governo e questa maggioranza.
Riteniamo che alcuni problemi seri abbiano a che fare con questa crisi della politica. Non a caso, vi sono veti incrociati: lo sappiamo tutti. Si pensi alla devolution e alla legge finanziaria. Quest'ultima sarà una manovra molto pesante, anche se il Presidente del Consiglio sostiene che la gente sta benissimo e che non è vero che ha problemi di soldi, perché sono aumentati i posti di lavoro, perché la gente possiede case e pure i telefonini... In tal modo, segna ulteriormente una distanza, una mancanza di conoscenza della vita quotidiana dei cittadini di questo paese.
Tutto ciò non si risolve con i veti incrociati tra devolution, legge finanziaria e legge elettorale. È proprio questo il motivo per cui abbiamo parlato di legge «ruffiana». È certo infatti che, quando si propone una legge proporzionale, in qualche modo si ammicca a questioni poste in questi anni dalla sinistra, da noi.
Eppure, noi proporzionalisti non siamo interessati a una qualunque proposta che nasca in una tale palude. Pensiamo che così non si affronti la crisi della politica e della rappresentanza, che per noi sono questioni serie. Siamo parte infatti di un movimento gigantesco, mondiale, che, insieme alle questioni delle ingiustizie nel mondo, si è posto anche altri obiettivi, contestando in diverse aree del mondo l'esistenza di luoghi «ademocratici», che si sono prodotti nel corso di questi anni. Mi riferisco a quei luoghi dove, ad esempio, comandano i tecnocrati: il G8, il Fondo monetario internazionale, il WTO. In alcuni di questi decidono sette Governi, altrove decidono altri Governi e in altri luoghi ancora decidono solo dei tecnocrati. Sono luoghi messi in discussione perché «ademocratici».
Il movimento ha contestato il fatto che le decisioni più importanti, che hanno ricadute concrete sulla vita delle persone, vengano assunte dagli esecutivi, e comunque fuori dalle aule del Parlamento. Questo movimento sta sperimentando, inventando persino, forme di democrazia diretta. Cito un esempio, perché utile ad evidenziare l'esistenza di un enorme problema, che non riguarda solo l'Italia, ma anche l'Europa, il mondo, gli Stati Uniti: milioni di persone sono impedite dal poter contare nelle scelte più rilevanti che riguardano la vita della gente e persino del pianeta, che concernono le prospettive circa la vita di questo pianeta e le sue risorse.
Di fronte a questioni così grandi - per le quali noi, insieme ad altri, abbiamo attraversato il mondo -, non ci interessa affrontare in due giorni, due ore o due settimane un progetto che è frutto di una logica tutta interna alla coalizione, che non ha alcuna ambizione, alcun rigore, alcuna serietà.
Lo ripeto: le modalità con cui nascono certe idee sono, di per sé, un segnale circa alcuni contenuti. Non siamo interessati ad affrontare tale tema in questa maniera: così non si parla, così non si discute né delle questioni democratiche né, tanto meno, delle questioni che hanno a che fare con la rappresentanza.
Vorrei ricordare che, anche se dovessimo parlare in astratto (a prescindere dal contesto sociale e politico del nostro paese, dell'Europa), andrebbe premesso che qualsiasi legge elettorale è legata ad una forma di governo. Noi non siamo proporzionalisti per principio, non siamo proporzionalisti astratti. Siamo proporzionalisti perché pensiamo che le istanze della società e quelle politiche, sociali e culturali debbano essere rappresentate e contare all'interno delle istituzioni. Pensate davvero che sia sufficiente fotografare la società attraverso una legge elettorale, che magari può rappresentare un po' di più questa società, e, allo stesso tempo, impedire che la stessa, i cui rappresentanti possono sedere in Parlamento, non conti nulla agli effetti delle decisioni da prendere? Ciò è anche quello di cui, in questo momento, stiamo parlando.
Voi avete inserito in questa proposta di legge la possibilità di indicare la persona del Presidente del Consiglio dei ministri. Noi riteniamo che tale previsione sia in contraddizione con il dettato costituzionale; in base all'articolo 92 della Costituzione, è ancora il Presidente della Repubblica che indica il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale deve avere la fiducia delle Camere. Il fatto, quindi, che su una scheda elettorale, in base alla previsione circa l'indicazione del premier, si possa determinare un premio di maggioranza in termini di seggi, a mio avviso fa emergere un contrasto. Su questo aspetto ci soffermeremo in seguito, nel corso dell'esame delle questioni pregiudiziali.
La nostra non è solo un'obiezione, per quanto rilevante, di carattere istituzionale e costituzionale, ma anche politica. In particolare, vi chiedo se pensiate sia sufficiente riprodurre una fotografia diversa dentro le aule del Parlamento e, nel contempo, approvare una controriforma della seconda parte della Costituzione che, in diversi passaggi, cancella il ruolo del Parlamento e assegna ad un premier - non ad un esecutivo, ma ad una sola persona - tutti i poteri, cancellando e modificando sostanzialmente il ruolo super partes del Capo dello Stato e quello dei Presidenti delle Camere, ed inventando meccanismi in base ai quali il Parlamento sarà privato anche di quei poteri, oggi già limitati, che gli rimangono.
Noi, che pensiamo di essere coerenti, ma non per questo pretendiamo che le nostre ragioni convincano tutti, riteniamo di continuare ad essere tali nelle nostre battaglie politiche e nel sostenere le nostre tesi. Rimaniamo proporzionalisti ma siamo contrari all'idea di un Parlamento, per quanto proporzionale, in cui conti una persona o un esecutivo. Per evitare che ciò avvenga, occorre che si svolga una discussione di ben altro spessore rispetto a quella cui abbiamo assistito nel corso di queste settimane e che, alla fine, ha portato all'esame dell'Assemblea questa proposta di legge.
Potrei citare anche altri esempi per sostenere che non è sufficiente una legge elettorale su base proporzionale per risolvere o affrontare le problematiche che si pongono. Le soluzioni possono poi essere diverse, ma occorre affrontare seriamente una crisi grave della politica e della rappresentanza. Il Parlamento europeo viene eletto su base proporzionale, un sistema, questo, che consente una rappresentanza vasta. Eppure, quel Parlamento conta ben poco. Anche lì, il nostro paese, al pari degli altri, subisce spesso le decisioni assunte: è l'Europa che ha deciso, ma che cos'è questa Europa? Sono gli esecutivi, cioè i Governi e, a volte, la Banca centrale europea a dettare ordini come, ad esempio, quando si sostiene di tagliare le pensioni o quant'altro.
Noi pensiamo che una legge elettorale, anche proporzionale, non sia sufficiente per affrontare questi temi, anche perché riteniamo che le questioni vadano trattate nel loro insieme. Dunque, è necessario rigore quando si affrontano queste tematiche.
La nostra proposta è quella di una legge elettorale secondo il sistema tedesco, con uno sbarramento, ma pur sempre una norma che consenta, appunto, di affrontare e di risolvere, noi riteniamo in modo adeguato, le tematiche della rappresentanza e della governabilità. Sulla rappresentanza, qualcosa ho già detto; sulla governabilità, desidero rilevare che abbiamo un modo diverso di intendere il significato di questa parola. Noi non riteniamo che governabilità voglia dire governo a tutti i costi, vale a dire la possibilità di stare all'interno delle stanze dei bottoni anche quando questi stanno da un'altra parte e al posto della politica decidono i poteri economici o qualcun altro. Noi pensiamo che il concetto di governabilità stia nella capacità di governare davvero la società, di saper valutare i disagi, di saper riconoscere i conflitti e di acquisire e di avvalersi di questi conflitti per gestire e governare la società.
Noi ci siamo posti - e ciò è stato il frutto di decisioni e di percorsi per nulla scontati per un partito come Rifondazione comunista - il problema del Governo.
L'abbiamo fatto e lo facciamo, in primo luogo, perché in questo paese è presente un'istanza massiccia, una domanda potente, volta a mandare a casa questo Governo a qualsiasi costo (e credo che anche i colleghi della maggioranza avvertano queste voci che provengono dal paese).
Ma ci siamo posti il problema anche perché, in questi anni, si è sviluppato, nel mondo e da noi, un movimento vastissimo che continua a vivere anche in queste settimane, anche se non assistiamo a grandi manifestazioni di piazza come quelle contro la guerra o contro i provvedimenti economici (a proposito, vi sarà, il prossimo 15 ottobre, una manifestazione contro la direttiva Bolkestein, che ha a che fare molto concretamente con le regole economiche e con i diritti dei lavoratori di questo paese e di tutti i paesi europei).
Tuttavia, anche quando non si tengono manifestazioni gigantesche (che pure si sono svolte), il movimento pone - ed ha già posto - domande rilevantissime anche sul terreno sociale alle quali avvertiamo l'esigenza di provare a dare qualche risposta, ben sapendo che non è facile, perché bisogna misurarsi con i conti economici, con quei parametri di Maastricht che noi abbiamo contestato - e che contesteremo - e perché, comunque, bisognerà fare i conti anche con l'eredità che, probabilmente, le scelte nefaste di questo Governo lasceranno a chi governerà nella prossima legislatura.
Eppure, avvertiamo la necessità di dare ai movimenti una risposta che segni anche l'efficacia della loro azione. Per fare ciò non pensiamo che vi sia bisogno della pace sociale: noi ci siamo posti, all'interno di questa coalizione dell'Unione, la questione del governo, ma intendiamo affrontarla con un'idea della governabilità intesa come governo del paese, come governo della società che dovrà mettere a frutto anche le contraddizioni, le critiche, i contrasti ed i conflitti che in questo paese si svilupperanno.
In Europa abbiamo assistito, negli ultimi mesi, al manifestarsi di una dinamica che noi abbiamo definito «legge del pendolo»: quando le destre governano, le sinistre si coalizzano e riescono anche a vincere. Ma è avvenuto anche il contrario. Perché? Perché sono state scelte politiche liberiste ed è stata scelta la competizione nella rincorsa ai bassi salari. Allora, quando le persone vivono determinate situazioni e vedono tradite le loro aspettative, pensano di poter risolvere i problemi cambiando governo. A questo riguardo, noi abbiamo fatto ricorso all'espressione «legge del pendolo».
Noi riteniamo possibile, per le sinistre, per le forze democratiche - per quanto ci riguarda per l'Unione - tentare di sfidare la «legge del pendolo», tentare di dare risposte diverse dalle politiche liberiste praticate in questi anni: basta saper leggere il disagio e la contrarietà a tali politiche che sono stati espressi con il «no» al Trattato costituzionale europeo in Francia e in Olanda o i risultati delle elezioni tedesche.
Poiché l'onorevole Tabacci ha affrontato il tema, colgo l'occasione per chiarire che a tale ultimo riguardo la penso diversamente, anche se, come il collega, anch'io ritengo che il sistema elettorale tedesco non sia in crisi. In Italia, si è discusso se fosse o meno in crisi la legge elettorale tedesca, ma in Germania nessuno ha posto la questione in questi termini. Quel sistema ha certamente consentito la governabilità, ma anche l'alternanza, non l'alternativa, che noi vorremmo, ma l'alternanza. Nel momento in cui persino un'alternanza non si rende più possibile, e vi è un impasse nella decisione, nel governo del paese, è difficile, onorevole Tabacci, pensare che questi problemi si possano risolvere con le grandi coalizioni: vuol dire rimuovere il problema e far finta di non vedere quella che è una crisi di consenso enorme, una crisi di consenso gigantesca.
Quando si sceglie di realizzare grandi coalizioni per non affrontare un problema gigantesco che si manifesta nella società, si rinvia semplicemente un problema. Si pensa di cancellare un pezzo di società che pure ha espresso, anche attraverso il voto, le proprie istanze.
Crediamo che quelle riguardanti le leggi elettorali e le regole democratiche siano questioni importanti, ma queste leggi elettorali devono essere il risultato di una politica, di obiettivi, di strategie. Bisogna decidere se si tratta di porre determinati temi in nome di una rappresentanza, con l'idea di affrontare la questione del Governo e della società in un certo modo, oppure di trovare escamotage per affrontare le difficoltà della maggioranza del nostro paese. Vi sono casi in cui qualcuno inventa leggi elettorali per espungere questa realtà sociale, perché si determina un disinteresse; in tal modo, si riduce la partecipazione al voto.
Né in Commissione né in aula sono state fornite risposte alle domande che naturalmente vengono poste quando si decide di cambiare le regole ed elaborare ex novo una legge elettorale. Ne vogliamo discutere? Ricominciamo da capo! Individuiamo gli obiettivi che si vogliono perseguire con nuova legge elettorale, confrontiamoci sulle strategie culturali, decidiamo se ciò che ci interessa sono la crisi della politica, la rappresentanza, guardando ciò che si muove nella società e non attraverso fughe in davanti o escamotage tesi soltanto a nascondere la straordinaria crisi politica di questa maggioranza.
Credo che le leggi elettorali siano importanti. Sono un punto fondamentale della democrazia. È curioso che una maggioranza si proponga di dare lezioni di rappresentanza istituzionale attraverso una legge elettorale dell'ultima ora, e nello stesso tempo, neghi la rappresentanza sindacale a tanti lavoratori; anzi, si puniscono questi lavoratori, perché magari non hanno sottoscritto un accordo sindacale.
La questione della rappresentanza è ampia e passa attraverso non solo la legge elettorale, ma anche il rapporto tra Parlamento e Governo; passa attraverso il fatto che prima di tutto bisogna decidere qual è la fase in cui ci troviamo e riconoscere se questo contesto è quello in cui si vuole affrontare realmente la legge elettorale oppure se siamo in una fase diversa. Noi pensiamo che siamo in una fase diversa e che il punto all'ordine del giorno non è la legge elettorale ma la crisi del «berlusconismo» che vogliamo sconfiggere (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, anch'io parlerò con un sentimento assai simile a quello della collega che mi ha preceduto, perché, come è noto, appartengo ad una componente parlamentare. Sono profondamente convinto della migliore valentia di un sistema elettorale ispirato alla regola proporzionalistica piuttosto che alla regola maggioritaria.
Tuttavia, la formula elettorale che abbiamo in mente è cosa ben lontana e diversa da quella che viene proposta alla nostra attenzione in un modo - come è stato giustamente sottolineato - convulso e assai rocambolesco per alcuni profili: io stesso ho avuto modo di prendere atto in Commissione dei mutamenti progressivi di una proposta che, sotto la forma di subemendamenti, ha assunto davvero tre morfologie totalmente diverse, delle quali quella che abbiamo alla nostra attenzione è l'ultima.
Spiegherò il motivo per cui non siamo d'accordo sul sistema che viene proposto e sulle modalità interne ad esso. Lo spiegherò non partendo da una posizione pregiudiziale né da una posizione viziata da una sorta di ideologismo di schieramento, ma anche accettando di esprimere una valutazione di merito, come è giusto che sia. Finalmente, siamo nell'aula più solenne, dove di fronte a temi fondamentali come quelli relativi alle regole del gioco (perché di ciò si tratta, cari colleghe e colleghi: è la legge elettorale che produce la politica e non viceversa), tutti noi abbiamo il dovere, soprattutto di fronte al paese, di esprimere posizioni chiare e meditate.
La storia delle leggi elettorali nella stagione della democrazia del nostro paese può essere a grandi linee suddivisa in tre periodi: il primo è quello costituente. All'Assemblea Costituente si era lungamente dibattuto della legge elettorale che avrebbe dovuto partorire il primo Parlamento e rappresentare il principio ispiratore dell'intero sistema. Com'è noto, la scelta fu quella di non costituzionalizzare la regola elettorale per quanto, poi, venisse a determinarsi un orientamento, tradotto in un ordine del giorno accettato dall'intera Assemblea, volto ad accogliere il sistema proporzionale come regola guida.
Probabilmente, ed è uno degli argomenti che abbiamo usato per definire la necessità di rendere compatibile la regola elettorale rispetto all'intero sistema (come dicevo prima, la legge elettorale produce la politica), l'intero impianto ordinamentale (l'intera Costituzione ed il sistema dei pesi e contrappesi) è figlio di quella regola elettorale proporzionalistica, peraltro condivisibile in una stagione che usciva dal fascismo, dove i partiti di massa andavano ricostruendosi, rimettendo in piedi la loro struttura: la regola proporzionalistica rispondeva, dunque, a tale principio fondamentale.
Il secondo momento fu quello, chiamato in causa in questi giorni assai impropriamente, della legge Scelba del 1953, la «legge truffa» si è detto: «legge truffa» è questa, non quella! Non era una legge sbagliata: rispondeva ad una logica, si direbbe con espressione corrente, di governabilità, rispettando i rapporti di forza tra i partiti e sviluppando il premio elettorale di maggioranza. Magari avessimo di fronte la legge del 1953! Il deputato Pisicchio, ma non solo lui, sarebbe pronto a votarla immediatamente in quest'aula. Un premio di maggioranza che lasciava in piedi le identità dei partiti e dava la possibilità di votare i candidati; dunque, una legge elettorale assolutamente democratica, moderna, che, all'epoca, però, è passata alla storia con l'infelice epiteto - non si sa bene se coniato da Pajetta o da altri - di «legge truffa».
Il terzo momento di produzione normativa in materia elettorale, di regole del gioco, è costituito dal referendum dell'inizio degli anni Novanta; per la prima volta, nel nostro paese si sono prodotte leggi figlie di una azione abrasiva rispetto alla normativa vigente, per sottrazione e non attraverso un meccanismo impulsivo, di creazione di nuova normativa da parte del Parlamento. A ciò si è giunti nel noto modo, in un periodo assai complicato della vita politica e sociale del nostro paese; dobbiamo, peraltro, ad un sensibile parlamentare e anche uomo di studi come Sergio Mattarella l'avere corretto alquanto la normativa di risulta, comunque abbastanza problematica, concorrendo al varo della legge elettorale dalla cui applicazione sono scaturiti gli ultimi tre Parlamenti della Repubblica.
Il profilo critico della legge elettorale cosiddetta «Mattarellum» risiede nel fatto che spezza la corrispondenza tra rappresentanti e rappresentati attraverso il meccanismo delle predesignazioni effettuate, sia nelle liste bloccate sia nei collegi uninominali, da parte dei capi dei partiti; è una sottrazione dei livelli di partecipazione democratica dei cittadini.
Abbiamo assistito, in questi ultimi dodici anni, all'irrigidimento del sistema attraverso meccanismi di pregiudiziali ideologiche forti; come si osservava dianzi, abbiamo «vissuto» anche in questa Assemblea la devoluzione del potere nelle mani dei capi e non di chi effettua la scelta sul territorio. Capi che possono essere democratici, ma possono anche essere come Ceausescu, costruendo percorsi totalmente autoreferenziali. Abbiamo condotto uno studio dal quale è emerso che gli eletti nei collegi uninominali conferiscono alla coalizione un di più o anche un minus che va dal 2 al 3,5 per cento. Questo è, per così dire, l'intuitus personae, nel collegio uninominale, del sistema vigente; sistema appunto criticabile per tali profili.
Il vero problema politico è che si realizza una sottrazione progressiva di spazi di partecipazione per il cittadino, che non ha più la possibilità di interagire con il sistema politico. Vi è, certo, la crisi dei partiti politici; crisi già in atto prima dei referendum elettorali degli anni Novanta. Ma vi è anche la crisi delle funzioni del partito politico: ne ricordo una tra tutte, la produzione della classe dirigente nel paese.
PRESIDENTE. Onorevole Pisicchio...
PINO PISICCHIO. Non siamo la Francia che ha potuto mettere in azione l'ENA, per cui, dopo la caduta della IV Repubblica, ha potuto attingere a questa Scuola di pubblica amministrazione, trovando un ceto dirigente di altissimo livello. Noi avevamo i partiti...
PRESIDENTE. Onorevole Pisicchio, bisogna che concluda; lei sa che mi debbo attenere a regole rigorose.
PINO PISICCHIO. Concludo immediatamente, Presidente, osservando che, rispetto a questi importanti temi ed alla grande esigenza di partecipazione, il provvedimento opera nella direzione opposta; opera con una proposta di liste bloccate una negazione della partecipazione di base, una negazione della democrazia partecipata.
Dunque, essa traccia - e concludo, signor Presidente - un solco ulteriore tra la politica e la società. Il mondo della politica, infatti, verrà avvertito dai cittadini e dall'elettorato, ancora di più di quanto non accada già oggi, come estraneo.
Per questa ragione, signor Presidente, riteniamo di non poter accogliere una proposta di modifica del sistema elettorale come questa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.
Onorevole Zeller, le ricordo che ha solo quattro minuti di tempo a disposizione.
KARL ZELLER. Signor Presidente, vorrei ricordare che la Südtiroler Volkspartei si è sempre battuta a favore di un sistema elettorale di tipo proporzionale a tutti i livelli di rappresentanza (comunale, provinciale e nazionale). La tutela dei tre gruppi linguistici mal si concilia, infatti, con un sistema elettorale di tipo maggioritario, e la minoranza tedesca e ladina, sin dal 1948, è rappresentata, per la stragrande maggioranza, dal mio partito, che oscilla tra l'80 ed il 90 per cento dei consensi.
Il mio, infatti, è un partito di raccolta, non ideologico, ed il suo obiettivo principale (vale a dire, il suo vero collante) è la tutela delle minoranze locali e la salvaguardia e l'ampliamento dell'autonomia speciale del Sudtirolo. Come ho già affermato, il sistema elettorale da noi preferito è, dunque, quello proporzionale puro, e vorrei ricordare che, anche in ambito locale, le leggi elettorali per l'elezione dei consigli comunali non prevedono, a differenza del sistema nazionale, premi di maggioranza (votandosi, per l'appunto, con il sistema proporzionale puro). Lo stesso sistema vige per l'elezione dei consigli provinciali.
Venendo ora al sistema elettorale per le elezioni politiche, vorrei ricordare che la Südtiroler Volkspartei, da ormai oltre dieci anni, sta lottando per ottenere una deroga alla soglia di sbarramento del 4 per cento prevista dalla normativa vigente per i seggi assegnati con il sistema proporzionale. Adesso, ci troviamo di fronte ad un testo, presentato dalla maggioranza di Governo, che prevede un sistema elettorale proporzionale con un premio di maggioranza.
Vorrei innanzitutto rimarcare che la Südtiroler Volkspartei ritiene che le regole, in una materia così delicata quale la legge elettorale, debbano essere scritte, insieme, da maggioranza ed opposizione. Purtroppo, ciò non è avvenuto, e ne prendiamo atto con amarezza, anche perché, così facendo, si alimenta lo scontro politico tra i due schieramenti in questo periodo preelettorale: ciò comporterà una fase di stallo e di sostanziale blocco dell'attività parlamentare, che certamente non gioverà al paese.
Quali sono nel merito, allora, i punti critici della riforma in esame? A nostro avviso, una lacuna gravissima consiste nella mancata considerazione della minoranza linguistica tedesca e ladina, che dal 1948 è costantemente rappresentata in Parlamento. Comprendiamo bene come, a livello nazionale, sussista l'esigenza di garantire la stabilità del Governo, tuttavia ciò non toglie che, per la situazione particolare di Bolzano, debbano essere individuate soluzioni adeguate, in grado di assicurare che le minoranze tedesca e ladina possano esprimere la propria rappresentanza politica in condizioni di effettiva parità, così come richiesto nella nota sentenza della Corte costituzionale n. 438 del 1993.
Il problema ora si pone nuovamente, con forza, per il nuovo sistema elettorale della Camera dei deputati, il quale prevede, appunto, una soglia del 4 per cento per le forze politiche non coalizzate. La SVP, in quanto partito locale che non si candida al di fuori della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, non è in grado di superare tale soglia, perché noi, anche se otteniamo tutti i voti espressi dalla minoranza tedesca, possiamo raggiungere al massimo lo 0,55 per cento. Vorrei altresì rilevare che non siamo in grado neanche di superare la soglia di sbarramento del 2 per cento prevista per i partiti minori all'interno delle coalizioni.
Stando al testo attuale, la SVP resterebbe pertanto esclusa dalla ripartizione dei seggi, il che è sicuramente incostituzionale.
La Südtiroler Volkspartei...
PRESIDENTE. Onorevole Zeller, si avvii a concludere, poiché i tempi sono rigorosi!
KARL ZELLER. Signor Presidente, allora permette che...
PRESIDENTE. Se vuole, può chiedere alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo del suo intervento.
KARL ZELLER. Nel concludere, signor Presidente, auspichiamo che il Governo e la maggioranza mantengono l'impegno assunto in sede di Commissione, modificando il testo del provvedimento al fine di consentire alle minoranze ladina e tedesca di esprimere la propria rappresentanza politica in condizioni di effettiva parità.
Signor Presidente, nel ringraziarla, le chiedo di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevole Zeller, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti. Mi scusi, ma devo essere rigoroso nel far rispettare i tempi...
È iscritto a parlare l'onorevole Intini, al quale ricordo che ha a disposizione otto minuti. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, la maggioranza si accinge - credo - a cambiare la Costituzione materiale (perché di quest'ultima è parte la legge elettorale) con tanto entusiasmo da lasciare vuoti i propri banchi. I padri costituenti non ci sono. La legge elettorale che viene proposta è, purtroppo, parte di una contrattazione più vasta, interna alla maggioranza. Ci troviamo di fronte ad un «supermarket istituzionale»: dagli scaffali, questo o quel pezzo di maggioranza arraffano, prima dell'ora di chiusura - aprile 2006 -, quanto possono. La Lega Nord si prende la devolution; altri si prendono il proporzionale. A proposito di devolution, ci si risponde che anche il centrosinistra, al termine della scorsa legislatura, cambiò la Costituzione e stabilì una devolution senza il consenso dell'opposizione. È vero ed è il momento di ammettere che abbiamo sbagliato, ma avevamo alcune solide scuse, che ora mancano completamente, quali, ad esempio, la circostanza che spingeva verso tale devolution la pressione dell'intera opinione pubblica, che oggi, francamente, non si avverte. L'opposizione, il centrodestra di allora, era contraria non perché facevamo troppo, ma perché facevamo troppo poco. L'opposizione chiedeva cento ed il centrosinistra ha dato venti, venendo, quindi, parzialmente incontro alle sue aspirazioni. Tuttavia, anche questo venti si è dimostrato troppo, perché l'attuale devolution ha provocato conflitti di competenze, moltiplicazioni di spese e duplicazioni di burocrazia. Diciamo la verità: abbiamo visto riempirsi i palazzi delle regioni, ma non abbiamo visto svuotarsi quelli dei ministeri. Si sono riempiti i palazzi delle regioni, ma non si è riusciti - fortunatamente - a convincere gli italiani di avere un'identità non nazionale, bensì regionale. Non siete riusciti, al contrario di quanto la Lega Nord vorrebbe, a dividere l'Italia in venti repubbliche. Un cittadino italiano che vive a Roma si ritiene laziale soltanto se tifa, calcisticamente parlando, per la Lazio.
Passiamo alla legge elettorale: il modo con il quale la volete imporre presenta almeno quattro grandi anomalie. A partita già iniziata, perché la campagna elettorale è praticamente ormai in corso, pretendete di cambiare le regole del gioco. Uno degli arbitri, ovvero il Presidente della Camera, onorevole Casini, si è messo a giocare con una delle due squadre ed ha concorso a determinarne la strategia. La squadra che sta perdendo - almeno secondo i sondaggi - vuole cambiare le regole del gioco senza neppure interpellare la squadra opposta. La maggioranza parlamentare, in extremis, in un momento in cui non è più maggioranza nel paese, giunge all'arroganza di voler cambiare la Costituzione e la legge elettorale con un colpo di mano. In tali condizioni, il modo e la forma prevalgono sulla sostanza.
Non vogliamo entrare nel merito della legge che viene proposta, anche se in linea di principio non siamo contrari al sistema proporzionale. Ne discuteremo in futuro ampiamente, ma avanziamo alcune osservazioni: non si può dimenticare che si è svolto un referendum popolare, il quale, a grande maggioranza, ha chiesto il sistema maggioritario. La sensibilità democratica dovrebbe, dunque, suggerire un altro referendum per prendere la decisione opposta. Io la sosterrei, ma non mi sento di capovolgere la scelta suggerita dal voto popolare senza un altro voto popolare.
Il sistema proporzionale funziona quando i partiti hanno una forte identità, il che non sembra essere il caso dell'Italia di oggi. La ricostruzione del proporzionale si deve accompagnare alle ricostruzione dei partiti. Il proporzionale con lista bloccata, come ad esempio in Germania, funziona quando esiste nei partiti una forte democrazia interna; altrimenti i parlamentari non vengono eletti, ma nominati. Quando i partiti si identificano con una persona fisica - ad esempio, Forza Italia e Berlusconi -, il capo del partito diviene un re prestatutario: nomina i parlamentari.
Ciò detto, nel prossimo Parlamento - non in questo - ci si potrà confrontare sulle riforme elettorale e costituzionale.
Concludo con un appello alla maggioranza: attenti, perché potreste ottenere un effetto boomerang! Avete fatto bene i conti, lo sappiamo. Avete studiato un sistema che, per motivi tecnici, a parità di voti, vi farà perdere qualche decina di seggi in meno. Ma a parità di voti! E la parità di voti non ci sarà. Voi perderete voti per ciò che state facendo. Pagherete un prezzo di fronte all'opinione pubblica, perché tutti hanno capito che non volete migliorare il sistema elettorale nell'interesse del paese, ma volete cambiarlo nel vostro interesse di parte.
Volete una legge non più ad personam, ma ad personas, volta, cioè, a salvare le vostre persone o, meglio, i vostri seggi. Per questo pagherete un prezzo.
E lo pagherete anche per la mancanza di senso dello Stato con la quale trattate la Costituzione. Mi riferisco alla Costituzione che volete stravolgere con la devolution e alla Costituzione reale (perché questo, in pratica, è il sistema elettorale) che volete stravolgere con questa legge.
Generazioni di italiani hanno visto la Costituzione come una cosa sacra, come un testo sul quale si giura fedeltà allo Stato. Voi l'avete trasformata in una merce di scambio per far quadrare i conti e gli equilibri di potere all'interno della vostra maggioranza.
Questo non vi sarà perdonato dagli elettori (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Sgobio. Ne ha facoltà.
Ricordo al collega Sgobio che ha solo un minuto di tempo a disposizione.
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Pensavo di averne quattro...
PRESIDENTE. Leggo che ha un solo minuto: ma era con raccapriccio che glielo ricordavo...!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato il dibattito che si è svolto questa mattina e, soprattutto, gli interventi dei colleghi della maggioranza, che hanno tentato di spiegarci che le leggi elettorali si fanno nell'ultimo scorcio di legislatura, che il proporzionale è un sistema che garantisce di più e meglio la rappresentanza, che non vi sono colpi di mano.
Senza entrare nel merito della legge (perché è l'ultima cosa che voglio fare), mi viene da chiedere al presidente Bruno, che conosco come persona degna della massima stima: se tutto era così semplice e così lineare, per quale ragione non si è discusso di una variazione del sistema elettorale in senso proporzionale dall'inizio di questa legislatura, tenendo conto che progetti di legge in questo senso erano stati presentati? Perché si sono spesi quattro anni inutilmente a parlare di correzioni del sistema maggioritario e dell'attuale legge, e non si è affrontato, invece, in maniera compiuta un progetto diverso, completamente sostitutivo di quello attuale? Ci sarebbe stato un confronto vero, un dibattito reale tra i due schieramenti presenti oggi in Parlamento. Non è improbabile che si sarebbe potuta anche trovare una soluzione condivisa.
Perché ciò non è stato fatto? Perché, sino a due mesi fa, questa legge è arrivata in Assemblea per fare tutt'altro? Per quale ragione è stato presentato un subemendamento e non un emendamento? Sarebbe bastato presentare un emendamento e poterlo fare emendare. Perché avete voluto sigillare qualsiasi possibilità di dibattito? Si badi bene: non ci sarebbe stato, perché non lo avremmo accettato. Ma perché non lo avete fatto?
Evidentemente, il problema vero non è quello di dare all'Italia un sistema elettorale diverso e più democratico. Il problema vero è che questa legge è inficiata da un patto vergognoso tra le forze di maggioranza: l'una, che vuole incassare la devolution e tende la mano verso l'altra, l'UDC, che vuole incassare il proporzionalismo; e tutte e due, magari insieme a Forza Italia e ad altri alleati di Governo, pensano che con questa legge possono limitare i danni.
Non è vero che la legge viene varata a partita iniziata. Non è assolutamente vero, sono d'accordo; non è così e non è questo che fa scandalo. Il problema vero è che questa legge viene varata quando la partita l'avete già persa! Questo è il problema vero! Questa è l'offesa che viene recata al sistema democratico del nostro paese, al Parlamento e agli elettori italiani! Questo è il tema vero! Ecco perché continuiamo a chiedervi di recedere da queste intenzioni. Non fatelo! Fermatevi in tempo, finché c'è tempo e finché è possibile spiegare agli italiani che c'è stato un errore, al quale, comunque, avete potuto porre rimedio!
Vedete, io non so di quanto potete limitare i danni, ma quel 4 a 0 inflitto in questi quattro anni di legislatura dal centrosinistra al centrodestra (4 elezioni e 4 sconfitte) non lo potete evitare negli ultimi cinque minuti della partita. Sarà un 3, sarà un 2 e mezzo, potrà essere anche un 5...
PRESIDENTE. Non ci sono i tempi supplementari!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Lo so, signor Presidente. Lei è esperto di calcio e so che è una partita che si gioca senza tempi supplementari, ma anche senza rigori, perché gli italiani hanno capito che non c'è appello per questa maggioranza e che questa maggioranza va mandata a casa, con qualunque legge elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mattarella, al quale ricordo che ha a disposizione nove minuti. Prego, onorevole Mattarella, ha facoltà di parlare.
SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, la legge elettorale attualmente vigente dell'agosto del 1993 è nata dopo un anno di legislatura ed è stata approvata un anno prima che quella legislatura si concludesse, non alla sua conclusione. Essa è figlia, com'è noto, del referendum popolare del 1993, in cui il 93 per cento di coloro che votarono si pronunziò a favore di un sistema che la legge, di fatto, ha seguito.
La legge ha funzionato e ha fornito sempre maggioranze. Nella sua seconda applicazione, ha prodotto il bipolarismo, che nel nostro paese si è consolidato e che ora viene messo a rischio.
Nel 2001, nelle ultime elezioni, essa ha prodotto un'ampia maggioranza, trasformando il 46,5 per cento di voti popolari nel quasi 60 per cento dei seggi in Parlamento, con un'ampia maggioranza, senza escludere dal Parlamento forze minori, non coalizzate, ma consistenti, che rappresentavano oltre il 4 per cento.
Non vi sono ragioni per cambiarla, salvo prendere atto che, come ogni legge, può avere delle controindicazioni.
Oltretutto, è un errore cambiare spesso la legge elettorale. Le grandi democrazie non lo fanno. La Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Germania e la Francia mantengono lo stesso sistema da molto tempo, da molti decenni, perché ogni cambio di legge elettorale produce nel paese in cui avviene fibrillazione e instabilità e apre una fase nuova di precarietà politica e di vita istituzionale.
Ancor più, colleghi, è un errore affrontare una materia così decisiva per la democrazia e così importante nel modo frettoloso e convulso in cui la state affrontando in queste settimane e in questi giorni, con un andamento tutto interno alla maggioranza. Continue notizie di stampa ci hanno informato di incontri, vertici e riunioni tecniche o politiche esclusivamente all'interno dei partiti della maggioranza, fra di loro, escludendo sempre l'opposizione.
Si è detto che vi è stata una trattativa per approvare un pacchetto di provvedimenti che tenga insieme la maggioranza di Governo. Questa non è una ragione per cambiare la legge elettorale dopo appena 12 anni e per farlo senza averne motivazioni!
Non si può nascondere, signor Presidente - avverto il dovere di dirlo, misurando ovviamente i termini per la correttezza tra di noi -, che è scadente, al di fuori dei confini della correttezza, ricorrere all'escamotage e al sotterfugio di incardinare una proposta di legge di contenuto limitato, per poi sostituirla con emendamenti o, come oggi avviene, addirittura con un subemendamento di ben più ampia portata, di portata enormemente più vasta, per impedire all'opposizione in questo modo anche la presentazione di subemendamenti e di proposte di modifica del testo. È un escamotage, è un sotterfugio. Non è soltanto inelegante, ma è fuori dai confini della correttezza.
È stato detto questa mattina che le leggi elettorali non si fanno all'inizio della legislatura. Ho ricordato che non è stato così per quanto riguarda quella vigente, ma posso anche convenire. Può essere infatti opportuno, ma non si fanno neppure alla conclusione della legislatura, quando si è già, come oggi siamo, in piena campagna elettorale. La verità - che non si vuole venga detta, ma che va ribadita - è che la Casa delle libertà prevede di perdere le elezioni e vuole cambiare le regole. Questa è definibile soltanto in un modo: è una prepotenza, che cancella ogni parvenza di moderatismo, ogni maschera di moderazione! Non c'è moderazione quando si affronta così la modifica della legge elettorale, in uno scontro prepotente con l'opposizione.
Nel 2001, la Casa delle libertà ha ottenuto dal voto oltre 100 seggi di vantaggio alla Camera dei deputati: una maggioranza ampia per governare stabilmente. Se si fosse votato con questa riforma, che oggi viene proposta, la maggioranza sarebbe stata di 50 seggi: meno della metà. È inammissibile, per non dire altro, che chi si è giovato di un sistema che gli ha consentito di governare con larga maggioranza e con stabilità di Governo faccia in modo che chi governerà dopo abbia maggioranze assai più limitate e quindi Governi meno forti e stabili (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Ulivo)! È inammissibile! Questo significa piegare l'interesse delle istituzioni alla propria convenienza di parte! Questo significa anteporre il proprio interesse a quello del nostro paese!
Occorre essere consapevoli, colleghi, che questa riforma ha un bersaglio e, se fosse approvata, avrebbe una vittima: il vincolo di coalizione. Questo oggi è garantito ed è costituito dal fatto che ciascun senatore e ciascun deputato sa che è stato eletto nel suo collegio con i voti degli elettori di tutta la coalizione alla quale appartiene. Questo vincolo scompare. Non sarà più così. Avremo coalizioni meno coese e deboli, avremo maggioranze più esposte alla friabilità, maggioranze meno consistenti e meno coese. Questo vuol dire che il sistema politico, qualora venisse approvata questa riforma elettorale, verrebbe destrutturato. Si aprirebbe una fase di precarietà, di fibrillazione e di instabilità. Al contrario di quel che ha detto stamani il relatore, il bipolarismo è la vittima di questa riforma che si vuole realizzare. Il bipolarismo introdotto nel nostro paese in questi dieci anni verrebbe azzerato o, quanto meno, fortemente indebolito da questa riforma.
Queste sono le ragioni di merito, Presidente e colleghi, in virtù delle quali è inaccettabile questo autentico colpo di mano, che, mi duole dirlo, ma è così, dimostra mancanza di senso delle istituzioni, per il modo in cui si svolge e per i partigiani interessi che manifesta.
Vi sono inoltre alcuni profili di incostituzionalità. Come è stato già ricordato stamani, il primo comma dell'articolo 57 della Costituzione stabilisce che il Senato deve essere eletto a base regionale. Questo non vuol dire con circoscrizioni regionali; peraltro, queste vi sono anche per l'elezione della Camera, con metà delle circoscrizioni elettorali che sono su base regionale (dalle Marche alla Sardegna, dall'Umbria all'Abruzzo, dalla Calabria alla Basilicata). Vuol dire invece un sistema elettorale che attribuisce i seggi esaurendosi esclusivamente in ambito regionale.
Questo è il significato dell'espressione «eletto a base regionale»: un sistema in cui l'attribuzione dei seggi si esaurisce nell'ambito regionale. Ciò è ancora più chiaro dopo la modifica della Costituzione in materia di voto degli italiani residenti all'estero. L'articolo 57 della Costituzione dice infatti che il Senato è eletto a base regionale, salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Non si dice «salvo i seggi assegnati con il premio di maggioranza nazionale e quindi assegnati al di fuori della regione» (ma soprattutto alterando le risultanze del voto espresso nell'ambito regionale, come espressamente prevede il comma 3 dell'articolo 17 di questa riforma che oggi esaminiamo). Non c'è spazio, colleghi, per questo sistema nella Costituzione. Esso vi stride in maniera insuperabile.
Infine, per quanto riguarda la doppia soglia di sbarramento, una soglia naturalmente è legittima; peraltro già esiste nella legge vigente la soglia del 4 per cento. Tuttavia, una soglia di sbarramento va introdotta sempre con riferimento al consenso degli elettori e non in base ai rapporti e alle alleanze politiche.
Lo sbarramento comporta l'irrilevanza dei voti degli elettori: è questo un delicato argomento. Questa irrilevanza può esser soltanto prevista in base alla consistenza del consenso e non in base a rapporti con altre forze politiche, con altri partiti. Vi è una somma di ragioni, signor Presidente, che ci inducono non per convenienza, per partito preso o per indisponibilità al dialogo, ma per senso delle istituzioni e per il rispetto dei principi sui quali si fonda la nostra Repubblica ad opporci con fermezza a questa riforma (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Comunisti italiani - Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cabras, al quale ricordo che ha a disposizione venti minuti per lo svolgimento del suo intervento. Ne ha facoltà.
ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, colleghi, penso che la parte della discussione sulle linee generali sviluppata fino a questo momento, a partire dalla relazione che ha svolto il Presidente della I Commissione Donato Bruno, confermi la ragione politica di fondo per la quale il nostro gruppo - assieme agli altri che compongono l'opposizione - ha ritenuto non esistenti (e sottolineo questo aspetto) le condizioni politiche, i rapporti e le relazioni tra maggioranza ed opposizione che dal nostro punto di vista sono sempre esistiti (come ci insegna la storia del Parlamento di questo paese) o, comunque, si sono sempre ricercati per affrontare il tema della legge elettorale.
Penso che l'onorevole Tabacci non abbia inteso fino in fondo l'intervento che ha sviluppato prima di me la collega Montecchi; quest'ultima, certamente, per argomentare le proprie convinzioni ha utilizzato questioni di merito, anche se l'asse del suo ragionamento comprendeva considerazioni di contesto politico. Si è considerata l'assenza di una situazione che consentisse di affrontare una riflessione su questi dieci anni di vigenza dell'attuale legge elettorale e potesse, attraverso un'analisi approfondita, ricercare la sintesi per giungere, eventualmente, ad una proposta di modifica delle regole del gioco. Questo è il nostro modo di intendere le relazioni tra maggioranza ed opposizione quando si affronta un tema come quello della legge elettorale.
La collega Mascia, nel suo intervento, si è dichiarata una proporzionalista convinta e ha rivendicato al suo partito la condivisione di un'impostazione per quanto concerne la legge elettorale. Ella, però, nel contempo ha anche affermato che non vi sono le condizioni, la condivisione e il lavoro collettivo indispensabili affinché si possa discutere proficuamente rispettando tutti per ciò che ognuno di noi rappresenta su un tema come questo. Altro che ostruzionismo che mette a repentaglio la vita delle istituzioni, onorevole Palma! Lei ha sviluppato un ragionamento parlando d'altro e non dei temi che oggi siamo chiamati ad affrontare. Onorevole Palma, lei ha citato Cicerone, Catilina e ha sostenuto che l'opposizione sta tenendo un atteggiamento snob; ella ha persino affermato che tra di noi ci sarebbero molti maleducati, anche se non ha parlato nemmeno per un minuto di politica. La invito a prestare più attenzione nei confronti del vero oggetto del contendere poiché quando si discute di una materia come questa si effettua un'analisi della situazione politica, si analizza il meccanismo di rappresentanza rispetto a quello che regola il sistema di governo. Si giudica, si vede, si valuta, si legge che cosa serve al paese e non si va fuori tema come ha fatto lei stamattina in quest'aula e come ha fatto in Commissione spiegandoci improvvisamente di essere diventato un profondo democratico alla fine di quattro anni durante i quali ella e la sua maggioranza avete utilizzato fino in fondo il «sessantuno a zero» che avete ottenuto in Sicilia nel 2001.
Oggi, tra l'altro ella ci sta dando una lezione di democrazia non riuscendo a comprendere il motivo per cui noi non ci siamo resi conto che il sistema attuale non funziona. Lei, onorevole Palma, ha utilizzato il «sessantuno a zero» per imporci con un voto di maggioranza una modifica della legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Lei è stato profondamente contraddittorio nel suo modo di ragionare, perché è venuto qui a spiegarci il valore dei due terzi, sostenendo la tesi che legittimamente potete modificare la legge elettorale in questa maniera.
Non si tratta di discutere se il sistema proporzionale con il premio di maggioranza funzioni meglio o peggio del maggioritario: non è questo il punto. Avremmo voluto discutere di ciò in un contesto di relazioni politiche diverse. Invece, ci troviamo a discutere in un momento in cui, tra qualche giorno, dovremmo votare in seconda lettura una riforma costituzionale che avete realizzato, anche quella, da soli e che noi abbiamo profondamente avversato.
In sostanza, avete iniziato questa legislatura con le leggi ad personam in tema di giustizia e la state concludendo con la modifica della legge elettorale in senso favorevole per la vostra coalizione, sulla base delle considerazioni che voi avete svolto. Dunque, come potete chiederci di partecipare proficuamente, se questo è lo spirito con il quale ci avete chiamato a discutere?
L'onorevole Bressa, questa mattina, ha ricordato l'iter dei lavori in I Commissione. Si era partiti con l'intento di mettere a punto alcune questioni quasi di tecnicalità che non funzionavano nell'attuale legge, e poi ci siamo trovati di fronte ad una proposta di riforma radicale del sistema elettorale.
Ricordo un episodio che avvenne nella mia regione tanti anni fa, quando la legge elettorale per l'elezione del consiglio regionale giunse in aula con l'obiettivo di una modifica degli emolumenti degli scrutatori e poi fu presentato un emendamento che introdusse uno schema di sbarramento, cambiando radicalmente il sistema elettorale. In quella circostanza, si gridò ad un uso improprio di uno strumento entrato in un modo ed uscito in un altro; mi pare che voi abbiate proceduto esattamente nella stessa maniera. Infatti, siete entrati in Commissione con un'intenzione, sulla quale abbiamo fornito un contributo di approfondimento, e poi, improvvisamente, ci siamo trovati di fronte a questo testo.
Ritengo che questo tratto costante della vostra condotta - e dovete riflettere su ciò - sia stato percepito dal paese. I cittadini non sono tanto interessati al fatto se il proporzionale sia meglio del maggioritario ma, dal vostro atteggiamento politico, colgono il fatto che non ve ne frega nulla del paese e che, in momenti topici per il paese stesso - come quello che stiamo vivendo -, invece di dedicarvi ai problemi esistenti, improvvisamente, avete cominciato a discutere tra voi delle primarie e del sistema elettorale. Qualcuno di noi si è illuso che l'UDC potesse avere chissà quale atteggiamento; credo che l'UDC condivida con voi la piena responsabilità di ciò che avete realizzato finora e che ne pagherà il prezzo elettorale.
A mio avviso, non vi state occupando di ciò che serve al paese ma, ancora una volta, secondo la linea che avete seguito per tutta la legislatura, vi state preoccupando dei fatti vostri. Non so se riuscirete nell'intento che vi siete proposti, perché in questa discussione esiste un pluralismo anche fra voi su come farsi al meglio i fatti propri.
Nei corridoi si dice che, forse, la parte della vostra maggioranza eletta in Lombardia e in Sicilia non è del tutto d'accordo in ordine agli effetti che produrrebbe questa legge. Non so se ciò sia vero, ma sicuramente trasmettete un quadro, anche dei rapporti all'interno della vostra coalizione, che ha fotografato molto bene il nostro segretario, onorevole Fassino, durante il dibattito svoltosi alla presenza del Presidente Berlusconi, quando ha affermato che, mentre noi facciamo le primarie per investire del massimo consenso il nostro candidato leader, voi state organizzando le primarie per mandare a casa il vostro leader attuale. Allora, come possiamo accettare di discutere seriamente il tema della legge elettorale con una coalizione che ha queste caratteristiche?
Questi sono gli elementi su cui insistiamo in sede di discussione generale e, per quel poco che ci sarà consentito da un dibattito strozzato e contingentato, nel prosieguo della discussione. Sicuramente, cercheremo di far capire al paese, ancor più efficacemente di quanto non siamo riusciti a fare finora, fin dove siete capaci di arrivare.
Voi state creando un pericolosissimo precedente, perché in questo modo le istituzioni rischiano di «avvitarsi». Infatti, chi vincerà la prossima volta le elezioni - è probabile che saremo noi; tuttavia, non ne sono certo perché i seggi si contano all'indomani del voto - inevitabilmente sarà condizionato dal modo in cui voi avete utilizzato gli strumenti regolamentari e il modo di procedere anche su materie come queste. Quindi, tutto ciò è molto pericoloso, perché si mette in moto una certa dinamica; ovviamente, speriamo che ciò non accada e ci impegneremo affinché questo non si verifichi. Tuttavia, sicuramente il vostro comportamento spinge verso una certa direzione.
Peraltro, come ha ricordato prima di me in maniera molto efficace un altro collega dell'opposizione, non sviluppate un'iniziativa unilaterale come questa in un momento in cui siete in «luna di miele» con il paese. Questo sarebbe comunque un atto di arroganza, ma in chi contrasta la vostra iniziativa esisterebbe la riserva mentale derivante dal fatto che avete un grosso rapporto di fiducia, qualora i sondaggi - per quello che valgono -, ma anche le elezioni parziali tenute negli ultimi quattro anni, continuassero a riconoscervi la guida e la maggioranza dei consensi del paese. Al contrario, siete esattamente nella situazione opposta, e quindi il vostro non è soltanto un atto di arroganza - comunque censurabile -, ma vi avvalete di un potere che sapete non essere più rappresentativo della realtà del paese, perché avere clamorosamente perduto. Avete perduto le elezioni regionali, le elezioni europee (anche se affermate di averle pareggiate), e ancor prima avete perduto le elezioni regionali in Sardegna e in Friuli, e tutte le consultazioni parziali tenutesi dal 2001 ad oggi. Anche questa considerazione avrebbe dovuto suggerirvi cautela, attenzione. Invece, decidete di andare avanti.
A mio avviso, avete messo in campo tutti questi elementi con un obiettivo molto chiaro. Non venite a raccontarci che è meglio non ripetere risultati come il «61 a zero» o che il sistema proporzionale rappresenta non so cosa. Più banalmente, avete fatto i conti. Avete fatto le vostre proiezioni, usato i sondaggi ed anche i dati delle ultime elezioni. Siete dunque arrivati alla conclusione, per voi tragica, che forse con questo sistema perderete con un distacco minore rispetto ai vincitori, ovvero noi. O ancora meglio, avete deciso di fotografare la differenza che ci sarà tra voi e chi vincerà le elezioni. Avete compiuto questa operazione, non un'altra.
Per questo, avete via via modificato le vostre proposte, come avvenuto in Commissione. Prima, avete avanzato l'ipotesi del cosiddetto «premio di minoranza», ed inventato il conteggio dei seggi, in modo forse da riuscire a vincere puntando sul fatto che una legge siffatta avrebbe visto noi, emeriti deficienti, mantenere la nostra articolazione politica. È chiaro che ci saremmo difesi, in quella eventualità, pur denunciando il tentativo di imbrogliare le carte e quindi di falsare i voti. Poi, vi siete accorti che si trattava di uno strumento esagerato e l'avete modificato.
State portando avanti una discussione sulle preferenze che non avete concluso, e ancora non sappiamo quale sarà l'esito del voto in Assemblea su questo punto. Tuttavia, anche in questo caso, non vi preoccupate della democrazia, perché tra di voi alcuni gruppi politici sanno che senza il sistema delle preferenze otterranno meno voti. Allora, perché dobbiamo scomodare i grandi sistemi come quello tedesco? La verità è questa: tra di voi esiste una discussione su questo punto, ma non ve ne frega niente del costume, della moralità e di quanto altro! Esiste una discussione sul fatto che alcuni gruppi, con il sistema delle preferenze, forse otterranno più voti, o almeno così hanno sperimentato. Anche su questo punto vedremo quale sarà il compromesso che riuscirete a trovare.
Il modo di procedere è stato dunque contraddittorio. Tali elementi, che sottopongo all'attenzione dell'Assemblea e che resteranno agli atti parlamentari, dimostrano che non è possibile discutere nel merito in un contesto come quello attuale.
Siamo consapevoli che una legge elettorale, dopo dieci anni, merita di essere valutata e che occorra una riflessione, per comprendere come si lega il sistema elettorale degli altri poteri, in particolare delle regioni, delle province e dei comuni, al sistema elettorale del Parlamento. Bisognerebbe comprendere se è stata opportuna la scelta, compiuta nel 1999, di attribuire a ciascuna regione la competenza a definire il proprio sistema elettorale e quindi a costruire un autonomo e proprio sistema politico. I gruppi politici, i partiti e le coalizioni non sono molto diversi da una regione all'altra. Il buonsenso avrebbe dovuto ispirare una valutazione da condurre con moderazione, cautela, attenzione, e, soprattutto, avendo come obiettivo l'interesse del paese ad essere governato stabilmente e a coniugare governo e rappresentanza. Il problema della rappresentanza, infatti, non può essere liquidato come secondario, in quanto anch'esso è un problema fondamentale e i due aspetti non possono essere separati, e dunque concordo con chi solleva questo elemento di sensibilità.
Soprattutto, dovremmo smetterla di assumere modelli da imitare, come la Germania o la Francia. Se, infatti, guardiamo a questi paesi come a un modello, dobbiamo imitarli fino in fondo. Perché non siete andati al voto, come ha fatto in Germania il Governo socialdemocratico, quando avete verificato di avere una crisi interna e nel rapporto con la società? Vi siete comportati in modo diverso: non si può prendere dalla Germania solo quello che vi fa comodo, senza imitarla fino in fondo.
Gli elementi che ho citato fanno di questa proposta un «minestrone» di motivazioni, mentre la legge elettorale dovrebbe essere ispirata a un modello, il più largamente possibile condiviso, di funzionamento della democrazia e del Governo del paese. Ritengo che non abbiate costruito tutto ciò. È possibile che accada qualche sorpresa, nel prosieguo del dibattito nonché nel corso del successivo esame da parte del Senato, e vedremo se riuscirete, in qualche modo, a rinsavire. Infatti, la vita continuerà anche dopo che avrete perso le elezioni. L'interesse a costruire insieme un paese che funzioni sempre meglio, che superi le difficoltà, che stia in Europa in modo diverso rispetto allo spettacolo offerto in queste settimane, con la vicenda della Banca d'Italia, è di tutti, non della maggioranza di turno o dell'opposizione che diventerà maggioranza domani.
Vorremmo ristabilire questo terreno di confronto, e abbiamo cercato di spiegarvelo. Non potete affermare che la riforma del Titolo V della Costituzione è un cattivo esempio, in quanto, come hanno spiegato altri prima di me e meglio di me, essa aveva alle spalle un dibattito nella Commissione bicamerale per le riforme istituzionali condotto, nel tentativo di condividere la definizione di un sistema per il paese, con uno spirito ben diverso, rispetto a quanto avete fatto con la proposta di riforma della Costituzione e che state facendo con la legge elettorale.
Avremmo discusso e avremmo dato il nostro contributo, se il tema da voi proposto fosse stato quello di cercare insieme un sistema elettorale per il bene del paese. Se questo fosse stato il tema, non ci saremmo sottratti. In realtà, ci avete proposto unilateralmente un sistema elettorale che prova a fare il bene - ma non credo ci riuscirà - solo della vostra coalizione. Per queste ragioni, abbiamo detto «no» e continueremo a dire «no» dentro le istituzioni, nel Parlamento e nel paese, per quanto possibile (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità socialista).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Di Giandomenico. Ne ha facoltà.
REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, il mio intervento sarà sintetico, condividendo gran parte degli assunti esposti in questa sede dai colleghi della maggioranza. Voglio solo ricordare che il gruppo dell'UDC, in tema di sistemi elettorali, si rifà limpidamente alla lezione del 1919 di don Sturzo, convinto proporzionalista. Quello proporzionale, infatti, è a nostro avviso il sistema maggiormente idoneo a garantire l'effettiva rappresentanza della volontà degli elettori. La nostra quindi non è una posizione dell'ultima ora; è una posizione per il bene del paese, che non scaturisce da necessità contingenti, ma è congenita alla nostra visione della partecipazione democratica.
Oggi in aula siamo giunti con un testo che ha superato varie critiche e rilievi, che pure abbiamo ascoltato in Commissione. Abbiamo quindi raccolto i suggerimenti e i rilievi critici. Ora, proprio per questo, non vedo come e dove questo testo possa essere attaccato nel merito da parte dell'opposizione, a meno che non si tratti di critiche pretestuose e ostruzionistiche.
Certo, avremmo preferito qualcosa in più, e ne discuteremo ancora, come ad esempio sul tema - che pure è stato affrontato - del meccanismo delle preferenze, su cui vi è un dibattito indubbiamente ancora aperto. D'altra parte, non possiamo nemmeno accettare la demonizzazione del sistema, in quanto se c'è una nostra predilezione, non è possibile che questa venga poi limitata dall'assunto che le preferenze siano all'origine del declino del sistema previgente e dell'ascesa del clientelismo. Anzi, devo far rilevare che proprio l'introduzione del sistema uninominale ha prodotto l'effetto di dare vita ad un clientelismo più raffinato, finalizzato alla vittoria nel collegio di appartenenza, senza peraltro assicurare l'effettiva scelta della coalizione e del partito da parte di ciascun elettore. Tale scelta appare nondimeno condizionata da decisioni predefinite in sede di accordi preelettorali, poi imposti agli elettori.
Il modello proposto dalla maggioranza è, invece, volto a radicare il sistema bipolare, a favorire l'alternanza e a dare voce ai cittadini e agli elettori.
Che il tema della riforma elettorale sia sentito da tutti e che l'attuale legge elettorale non soddisfi la ricerca di un'effettiva rappresentanza dell'elettorato è evidente. Non voglio ricordare il programma elettorale dell'onorevole Rutelli o tutte le dichiarazioni rilasciate da esponenti del centrosinistra.
Ora, lasciare cadere questo dibattito da parte dell'opposizione per riprenderlo poi nella convinzione di poter essere, nella prossima legislatura, maggioranza di Governo, non appare un comportamento dettato dal reale interesse a migliorare il funzionamento del sistema istituzionale, ma piuttosto da una semplice convenienza di parte.
La riforma delle regole è sempre un momento importante e delicato in democrazia. Ne siamo consapevoli, tanto consapevoli che riteniamo sia necessario ricercare il dialogo e, dove possibile, anche l'intesa con l'opposizione. Ma ci siamo trovati di fronte ad un rifiuto aprioristico al dialogo da parte del centrosinistra, dettato da un puro calcolo politico, su un punto, come abbiamo visto, percepito da tutti, maggioranza e opposizione, come decisivo all'inizio e durante la legislatura. Ebbene, di fronte a questo rifiuto, fondato su motivazioni inaccettabili, ci sentiamo più che legittimati, anzi, in dovere di compiere una riforma che riteniamo necessaria per migliorare il sistema istituzionale e la fattiva partecipazione democratica degli elettori. Ed è quello che, in conclusione, ci aspettiamo e su cui, in maniera decisa, puntiamo e andiamo avanti. Si tratta dell'elemento più significativo, che ci spinge convintamente a sostenere questa riforma.
Riteniamo, cioè, necessario ricostruire un modello di partecipazione politica che veda i cittadini reali protagonisti, attraverso la costruzione di nuovi corpi intermedi di interlocuzione territoriale e sociale che rendano meno lontane le istituzioni centrali. Il desiderio di partecipazione degli ultimi anni si è sopito proprio perché manca il veicolo per un'effettiva partecipazione. Ascoltiamo allora la legittima richiesta di autentica rappresentatività che sale dal profondo del paese. Introduciamo un sistema di partecipazione democratica che consenta agli italiani di tornare protagonisti nelle scelte e nelle indicazioni degli uomini, delle idee e dei valori sui quali investire la costruzione del futuro dell'Italia. E facciamolo - senza paura e senza calcolo di convenienza di questa o di quella parte politica - in modo proporzionale, ovvero nel modo più democratico possibile.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Perrotta, iscritto a parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritto a parlare l'onorevole Nespoli, al quale ricordo che ha a disposizione 23 minuti. Ne ha facoltà.
VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, utilizzerò solo una parte del tempo a mia disposizione, anche perché gli apostoli e i seguaci della «gioiosa macchina da guerra» di occhettiana memoria non ci sono più. Mi rivolgo a tutti coloro che danno per scontato il risultato elettorale; qualcuno addirittura si è spinto a dire che la partita è già chiusa.
Credo che noi, da questo punto di vista, gli diamo un'opportunità in più: non calci di rigore ma addirittura un vantaggio. Riteniamo, infatti, di aver proposto un meccanismo elettorale in forza del quale chi ottiene più voti vince. Non c'è trucco, ma soltanto disputa elettorale fra coalizioni che si confrontano su un programma e su una leadership.
Le ragioni addotte dall'opposizione sono solo di metodo, di critica politica, ma non riguardano il sistema elettorale proposto, e, soprattutto, essa rivendica meriti che non ci sono. Mi dispiace che non sia qui presente il collega Mattarella perché, se di truffa si deve parlare, la vera truffa nasce con il cosiddetto «Mattarellum». Difatti, da quel Parlamento - e mi dispiace che non sia presente neanche il collega Intini -, quello delegittimato da quanto accadeva nel paese, è stata approvata una legge elettorale che non ha tenuto conto delle indicazioni referendarie. Il referendum del 1993 verteva su un quesito elettorale che riguardava il Senato, e introduceva un meccanismo: il maggioritario; e dato che i referendum in Italia sono propositivi, la gente non è che ha scelto il maggioritario...
MARCO BOATO. In Italia i referendum sono abrogativi!
VINCENZO NESPOLI. ... quella era la possibilità, ed ha aderito ad un quesito referendario che, in quel momento, significava anche contestare quel regime e, soprattutto, sottolineare, attraverso quel voto, la necessità di una rottura con quella rappresentazione partitica. La legge elettorale proposta, invece, è andata in un senso inverso, perché ha mantenuto i partiti nella quota proporzionale. Qui, tutti vogliono dimenticare la negatività del risultato elettorale successivo a quando si voleva abolire la quota proporzionale; quando, cioè, il popolo italiano, non aderendo a quei due referendum, non ha voluto accettare la trasformazione del sistema politico in un sistema bipartitico attraverso l'uniformazione del sistema elettorale tra Camera e Senato. E l'applicazione di questa legge elettorale nel 1994, nel 1996 e nel 2001, mi permetto di sottolinearlo, non ha dato vita a coalizioni omogenee né a maggioranze.
Nel 1994 ci sono state alleanze elettorali - ma non coalizioni di programma - che hanno consentito certo di sbaragliare la gioiosa macchina da guerra occhettiana ma che, comunque, non hanno dato un Governo al paese, perché non c'era un'alleanza politica. Pertanto, il sistema nel 1994 non ha funzionato. E tale sistema non ha funzionato neanche nel 1996, sebbene foste stato messo in atto il meccanismo truffa della desistenza di Rifondazione comunista, e con Prodi che diceva che non avrebbe mai accettato i voti di Rifondazione comunista ma che poi, per costituire il Governo, in questa sede li ha dovuti accettare perché non aveva i numeri. Il meccanismo elettorale vigente, quindi, non garantisce maggioranze.
Nel 2001, se Rifondazione comunista avesse corso al Senato con l'Ulivo, il risultato sarebbe stato diverso. Ma se Rifondazione comunista fosse stata coerente fino in fondo e alla Camera avesse seguito l'atteggiamento tenuto al Senato, il risultato sarebbe stato completamente diverso. Il collega Boato, che conosce i meccanismi e i numeri, questo lo sa. Siamo, quindi, di fronte ad un sistema, ripeto, che non garantisce maggioranze.
Noi ora proponiamo un sistema che mette l'elettore di fronte ad una scelta sicura e netta: l'elettore sceglie il partito, la coalizione, il programma e il leader, e se tale coalizione riceve più voti dell'altra essa avrà una maggioranza stabile per governare il paese. Mi fanno sorridere tutti i richiami fatti alla necessità del vincolo di coalizione attraverso il voto nell'uninominale. Mai come in questi dodici anni il trasformismo ha avuto lo spazio che ha trovato in questo Parlamento: ribaltoni, ribaltini e mercato dei collegi elettorali, che qualcuno sta mettendo in campo negli ultimi mesi sia nel Parlamento sia nel paese.
Allora, il vincolo di coalizione non si instaura perché, in un dato momento, si è candidati nel collegio per una coalizione e poi perché, quando si arriva a Montecitorio, si aderisce al proprio gruppo: il vincolo di coalizione è quello che, in una contesa elettorale, si manifesta rispetto ad un programma e ad una coalizione, anche rivendicando la propria appartenenza ad un partito e la propria identità.
Ciò premesso - e mi affretto poiché desidero limitare i tempi del mio intervento -, credo che vi sia un dato da evidenziare: c'è una posizione preconcetta del centrosinistra rispetto alla possibilità ed alla necessità di cambiare le regole elettorali. Sentiamo affermare da molti: «È vero, bisogna cambiare, ma lo faremo dopo, quando ci saremo noi!». Si tratta di una posizione preconcetta che risale a due anni prima della scadenza elettorale. Più specificamente, la stessa posizione l'avete espressa quando, in un confronto di maggioranza, abbiamo proposto la scheda unica alla Camera (quello che Sartori ha definito «Nespolum»): vi fu una levata di scudi!
Stavamo parlando dell'eventualità di una riforma elettorale nel 2004, ma anche in quel contesto avete obiettato: «Non c'è tempo; non si possono cambiare le regole nel corso della campagna elettorale». Avete avuto un atteggiamento contrario per preconcetto, mai per ragioni di merito, dall'inizio di questa legislatura: per voi non si può fare niente e dovremmo stare fermi!
Noi proponiamo una riforma che va nel senso di un sistema che voi stessi avete rafforzato con le vostre scelte: con la modifica della Costituzione ed attribuendo, attraverso le cosiddette leggi Bassanini, maggiori poteri al sistema delle autonomie, in cui il cittadino sceglie la maggioranza, sceglie il leader. Attraverso la riforma elettorale in esame noi vogliamo proporre lo stesso sistema, anticipando le norme che già abbiamo inserito nel nostro modello di riforma costituzionale. Quindi, la proposta è coerente con quanto abbiamo fatto in questi anni.
Per quanto concerne Alleanza nazionale, preso atto che, pur dopo due referendum, non è stato possibile, in Italia, avviare la stagione del bipartitismo, delle due grandi coalizioni che si dovevano confrontare attraverso un meccanismo elettorale determinato da un nuovo referendum, vogliamo percorrere un'altra strada: quella della difesa e del rafforzamento del bipolarismo, che con la legge attuale non c'è e che, invece, con il meccanismo che proponiamo viene garantito.
Queste sono le ragioni per le quali, in questi giorni, in queste settimane, negli ultimi mesi, abbiamo aderito ad un'iniziativa che riteniamo legittima anche se si andrà a votare tra qualche mese. Anche su questo vogliamo essere giudicati dagli elettori.
Credo che, nei prossimi mesi, la vostra sicumera di avere già vinto sarà messa in discussione. I conti si faranno il giorno dopo le elezioni; e la vittoria spetterà a chi avrà ottenuto qualche voto in più, molti di più di quelli che potrebbero servire oggi. Forzando il ragionamento, con l'attuale sistema elettorale, una coalizione che ottenesse 475 voti in più (uno per ogni collegio) conquisterebbe la totalità degli eletti: non credo che ciò sia tollerabile (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gerardo Bianco, al quale ricordo che dispone di nove minuti.
Ha facoltà di parlare, onorevole Gerardo Bianco.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dovrebbe essere una regola aurea - ma, ahimè, è molto poco rispettata - quella secondo la quale, quando si pone mano a meccanismi così delicati ed essenziali per la vita politica e democratica del paese, qual è, appunto, legge elettorale, ci si dovrebbe ispirare al principio dell'assoluta neutralità delle regole del gioco: esse dovrebbero essere pensate per il buon funzionamento del sistema politico, immaginandosi, contemporaneamente, sia nel ruolo di maggioranza sia in quello di opposizione.
Credo che questo principio, che dovrebbe appartenere sia all'attuale maggioranza sia all'attuale opposizione, non sia molto rispettato; e qui mi limito a richiamare il criterio evangelico: «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!». Ma è innegabile che quanto viene qui respinto dalla maggioranza, cioè che questa legge nasce da un mercato politico, è un dato oggettivo.
Ci troviamo di fronte ad un clima avvelenato, determinato dalla logica di ricavare vantaggi, per ciascuna parte, dalle leggi, anziché da quella di tentare di trovare soluzioni giuste, guardando alla situazione del paese, analizzando la realtà politica dello stesso, senza lasciarsi prendere dalla mitologia politica. Credo che, in parte, sia mitologia politica questa specie di esaltazione del bipolarismo - che, peraltro, in Italia mi appare non molto esaltante - che consentirebbe un'alternanza.
Onorevole Bruno, credo che la prova di questa mancanza di una concezione ferma della politica sia data proprio dalle oscillazioni di orientamenti che, questa mattina, sono state denunciate con molta precisione e chiarezza dall'onorevole Bressa; quando, con facilità, si passa da una convinzione all'altra su questioni istituzionali, il sospetto che non ci sia un'idea forte, un'idea di democrazia, credo sia più che legittimo. Lo spirito che dovrebbe animare le riforme istituzionali diventa corrotto alle radici, quando si cercano convenienze di parte.
Questa proposta, a parte il modo contorto e confuso con il quale è stata elaborata, ha dentro questo virus di partigianeria, che rischia di alterare una riforma che ritengo necessaria. Non ho pregiudizi: non ritengo sia un argomento valido quello secondo cui, a fine legislatura, non si cambiano le leggi; non è mio convincimento, anche perché è accaduto nel passato. Quindi, si tratta di una riforma necessaria, ma, proprio a causa di questa partigianeria, si rischia di alterare il clima e di trasformare una riforma, che dovrebbe essere scritta insieme, in un atto di sopraffazione e, dunque, di violenza, che finisce per aggravare il clima avvelenato del nostro paese.
La cosiddetta legge Mattarella fu scritta intelligentemente dal relatore, sotto l'imperio di un referendum infausto, che, peraltro, bloccò ciò che ritenevamo dovesse essere affrontato nel 1992-1994 con la presentazione di una proposta di legge (l'atto Camera n. 535) firmata da tutti i deputati della Democrazia cristiana (allora ero capogruppo) e che correggeva nel senso della governabilità il sistema elettorale. Quella legge, voluta da deputati democratici cristiani (pensate a quanta libertà c'era intorno al nostro movimento) che proposero e portarono avanti il referendum, purtroppo fu accantonata.
Credo che, malgrado i meriti della cosiddetta legge Mattarella, che, come egli ha dimostrato, ha funzionato per buona parte, le critiche del collega che mi ha preceduto non siano fondate; significherebbe chiudere gli occhi dinanzi a fenomeni che si sono manifestati a seguito di questa legge, che, in qualche maniera, ha voluto forzare una situazione politica molto più differenziata e molto più articolata, quale quella del nostro paese, che viene da grandi tradizioni culturali, dalla forza dei partiti che hanno avuto dietro le spalle elaborazioni dottrinarie di grande rilievo. Noi dovremmo essere in grado di fare un'analisi lucida della situazione storica e politica, perché le leggi elettorali possano convogliare, orientare, portare avanti un discorso di canalizzazione. Non possono diventare camicie di forza che, prima o poi, scoppiano di fronte alla realtà politica.
È indubbio che questa legge ha determinato un bipolarismo abbastanza fasullo, ha disseccato la politica, ha moltiplicato il minipartitismo perché ognuno, anche con l'1,5 per cento, ritiene di dover essere condizionante di una coalizione; ha favorito la personalizzazione, e su questo sono d'accordo con il collega che mi ha preceduto quando ha affermato che ha favorito il trasformismo. Soprattutto, questa legge ha rafforzato le oligarchie, con il potere, che chi comanda ha, di decidere; ha, in definitiva, depauperato il patrimonio politico e culturale e ridotto la partecipazione; alla fine, come suprema norma della politica italiana, signor Presidente, ha esaltato il «sondaggismo», che è diventata la regola in base alla quale si fanno le scelte politiche.
L'entusiasmo politologico per un bipolarismo che garantirebbe l'alternanza finisce per non valutare la qualità delle alternanze medesime, che sono piene di contraddizioni. Ignora che esse sono di fatto coalizioni disomogenee, dove prevale a volte il ricatto interessato di una pretesa di potere più che la dimensione della politica, che solo grandi forze politiche, le grandi tradizioni ancora presenti nel nostro paese, possono esprimere.
Il sistema elettorale deve non forzare, ma rianimare il dibattito, può restituire il ruolo di elaborazione, di approfondimento, di cultura alle forze politiche, che si devono misurare con i problemi aperti nel nostro paese dal punto di vista economico e con le grandi questioni, come quelle della politica internazionale, la cui dimensione fondamentale è venuta totalmente meno nel dibattito politico, dove tutto - come il Presidente del Consiglio ha dimostrato - sembra uno scambio conviviale, un abbraccio fra i leader; dove mancano la grande, fondamentale dimensione della politica estera (l'europeismo), che per tanti anni ha caratterizzato la nostra storia, la ricerca di quella omogeneità di fondo delle alleanze che può essere l'unica a garantire veramente la governabilità (la quale non viene assicurata soltanto da regole che forzano, e che creano quindi anche squilibrio, ma da una ricerca costante di dialogo e di definizione di programmi omogenei).
Peraltro, il rinvigorimento che, a mio avviso, alcune leggi possono restituire ai partiti, come il proporzionale potrebbe fare, non significa un ritorno a vecchie identità del passato: significa ridare linfa ed energia. È questo l'equivoco: ci si ferma all'astrattezza delle formule, che sono concepite come dogmi (bipolarismo, alternanza), e s'ignora che la grande questione aperta nel nostro paese è quella di restituire significato e forza alle forze politiche, poiché l'alternativa è la fuga verso il personalismo, verso il populismo che diventa sempre più invasivo nel nostro paese.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, con dispiacere mio e di chi l'ascolta, dovrebbe concludere.
GERARDO BIANCO. Presidente, mi deve far concludere: non credo di avere esaurito il tempo a mia disposizione.
Il sistema proporzionale non è dunque da demonizzare: ma qual è l'errore, signor Presidente, che è stato commesso?
La vostra proposta, in realtà, mescola insieme - ed è qui la gravità - uno pseudoproporzionalismo e uno pseudopremierato. La scelta di dover obbligatoriamente indicare il nome del Presidente del Consiglio trasforma il sistema proporzionale in una sorta di concezione feudale della politica, dove viene meno il principio della rappresentanza della nazione e si trasforma il sistema parlamentare, che dovrebbe diventare proporzionale, in una sorta di vassallo o, se volete, di valletto con livrea.
Un'altra questione fondamentale è che l'eliminazione del voto di preferenza rafforza l'oligarchia e, peraltro, peggiora il sistema; il proporzionale, che dovrebbe essere una forma di liberazione, diventa invece una catena ancora più pesante e forte tale da determinare un arretramento della vita politica del paese.
Vi è dunque - e concludo, signor Presidente - una idea sottostante lontanissima dalla concezione alta del proporzionalismo come forma di integrazione all'interno del sistema, funzione che il sistema proporzionale ha effettivamente svolto nel paese.
Tralascio di soffermarmi sulle obiezioni sollevate dai colleghi Mattarella e Bressa, obiezioni forti; si sottolineano, ad esempio, le contraddizioni di un provvedimento tutto teso ad allineare numeri, sottrazioni, somme. Alla fine, a mio avviso, ciò porterà a conti sbagliati e ad un imbroglio, ad una situazione opposta rispetto a ciò cui dovrebbe tendere il proporzionale ovvero a risultati trasparenti, lineari, capaci di rispecchiare il paese.
Quanto è accaduto, signor Presidente, risiede sostanzialmente in ciò; si è cercato il proprio «particulare»; si registra il trionfo della maggioranza fatta di quello che De Sanctis chiamava l'uomo del Guicciardini, il quale non è certo il migliore esemplare della cultura italiana (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, come ha visto, l'ho lasciata concludere perché ho sempre rispetto per chi esprime idee; però, bisogna che si ricordi che il tempo è contingentato.
È iscritto a parlare l'onorevole Sciacca, che ha a disposizione quattro minuti; cercherò di essere, per così dire, indulgente, ma non troppo...
Onorevole Sciacca, prego, ha facoltà di parlare.
ROBERTO SCIACCA. Signor Presidente, la ringrazio.
Voglio subito osservare che da quando è iniziato il Governo Berlusconi è difficile stupirsi di quanto avviene in questo paese; però, avendo seguito il dibattito di questa mattina, debbo confessare di essere rimasto molto colpito in quanto gli argomenti portati dai colleghi della maggioranza per proporre la modifica al sistema elettorale riflettono posizioni politiche che criticano molto profondamente l'attuale sistema elettorale. Infatti, alcuni profili sono criticati in modo così radicale che non si capisce perché tali questioni non siano state poste prima. L'hanno già sostenuto molti miei colleghi già intervenuti; ma è evidente come vi sia una grande contraddizione.
Il collega Palma più volte citato - ora assente - ha ricordato che dopo il 2001 si sono verificate in questo paese evenienze da lui ritenute assurde; ad esempio, in Sicilia, il Polo ha conquistato 61 collegi mentre il centrosinistra nessuno. Ci siamo tutti già chiesti - e dopo il dibattito di quest'oggi, ci chiediamo ancor più - perché, accaduti tali avvenimenti già nel 2001, non si sia aperta subito una discussione al riguardo.
La verità è che dopo il 2001 il Polo ha, per così dire, fatto festa; ha fatto festa, però, fino a quando non si è capito che il paese gli stava voltando le spalle in una situazione di chiara sconfitta del Polo in tutte le ultime tornate elettorali; sono seguiti negli anni confronti dai quali il Polo è uscito sempre sconfitto.
La verità è che, cercando oggi lacune e difetti dell'attuale sistema, state cercando di limitare i danni di un ormai sicura disfatta elettorale nelle prossime elezioni politiche. L'aspetto cruciale non è il merito della proposta; confesso con franchezza che, se dovessi scegliere tra sistema proporzionale e maggioritario, sceglierei il primo. Ma la questione vera e fondamentale, però, è come si stabiliscano le «regole del gioco», come si stabiliscano, in questo paese, i tempi e chi deve partecipare alle decisioni.
Non penso che il problema risieda nel fatto che le modifiche vengano approvate a fine legislatura; è evidente: le leggi elettorali si varano, e poi si vota. Ciò mi è abbastanza chiaro; ma perché la discussione non è cominciata prima? L'interrogativo si ripropone; vi era tutto il tempo, vi erano tutte le condizioni.
Dal 2001, infatti, avremmo potuto, per anni, lavorare insieme, maggioranza ed opposizione. Le verità nascoste dal centrodestra sono inconfessabili di fronte al paese, lo capisco: non si può dire ai cittadini-elettori che Berlusconi è finito e che l'unico modo per esistere è truccare le carte!
Vorrei far osservare, inoltre - e mi avvio a concludere, signor Presidente -, che bisognerebbe spiegare al paese il vostro ostruzionismo. Il nostro ostruzionismo, infatti, avviene alla luce del sole, è chiaro ed è motivato politicamente, mentre voi, in queste settimane state invece praticando un gioco subdolo.
Affermo ciò perché vorrei ricordare che, pochi giorni fa, alcuni cittadini hanno manifestato di fronte a Montecitorio per chiedere l'approvazione immediata di un provvedimento cui erano fortemente interessati, ed hanno chiesto a me e ad altri parlamentari per quale motivo mancasse il numero legale e perché i lavori parlamentari fossero bloccati. Abbiamo spiegato loro il motivo per cui i lavori parlamentari erano bloccati: noi facevamo ostruzionismo e la maggioranza faceva mancare il numero legale! Il vostro ostruzionismo, in altri termini, non è dichiarato, ma esiste e rallenta i lavori parlamentari: si tratta di un lavoro subdolo!
Vorrei infatti ricordare che, in questi giorni, il numero legale per deliberare è mancato alla Camera moltissime volte, ma si tratta di una responsabilità esclusiva della maggioranza. In altre parole, per chi non lo avesse capito, le vostre divisioni sono talmente profonde che avete fatto ostruzionismo a voi stessi!
Oggi vi presentate uniti e ci offrite una proposta, ma penso che il film non sia ancora finito. Prevedo ancora...
PRESIDENTE. Il tempo invece sì, onorevole Sciacca: ha parlato un minuto oltre il tempo a sua disposizione!
ROBERTO SCIACCA. Mi consenta di dire altre due battute, signor Presidente, e poi ho concluso!
PRESIDENTE. Per carità, onorevole Sciacca: prego.
ROBERTO SCIACCA. Come stavo dicendo, signor presidente, credo che vi siano ancora delle sorprese, perché voi siete ancora divisi.
Noi, invece, siamo ancora disponibili al dialogo, e lo saremo sempre, anche nella prossima legislatura. Per questo motivo, ci impegniamo ad avviare ogni confronto possibile dopo la scadenza elettorale, prevista - se non cadete prima! - per l'aprile del 2006. Siamo pronti a discutere tutte le modifiche che si riterranno necessarie al sistema elettorale.
Oggi, invece, siamo contrari al progetto di legge in esame, e riteniamo sia serio e ragionevole affermare che dobbiamo rinviare le proposte di riforma elettorale alla prossima legislatura; altrimenti, continueremo la nostra opposizione ed il nostro ostruzionismo, al fine di impedire che venga perpetrato questo «colpo di mano» (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
Onorevole Zaccaria, le ricordo che ha nove minuti di tempo a disposizione.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, nel tempo esiguo che ho a disposizione, vorrei svolgere alcune considerazioni sul tema del collegamento tra la legge elettorale e la Costituzione. Si tratta di un argomento di cui mi occupo professionalmente, e vorrei riportarlo in questa sede sommessamente, ma con profonda convinzione, anche se ricordo che qualche deputato della maggioranza, negli interventi che ho ascoltato, ha sostenuto che, in questo dibattito, la Costituzione non c'entra, o centra poco.
Vorrei altresì segnalare che il collega Palma, polemizzando idealmente con me, ha addirittura fatto riferimento ad argomenti sulla Costituzione che ho utilizzato in sede di Commissione, quando il provvedimento in esame era diverso, ma che non intendo riproporre in questa sede, poiché tengo conto del fatto che, sia pure in maniera assai discutibile, il testo è stato modificato.
Vorrei osservare che voi avete una strana idea della Costituzione. Prima, infatti, ci avete proposto una modifica «all'ingrosso», maturata attraverso un processo che tutti hanno commentato al di là del folklore che ne ha dato origine. Mi riferisco ai quattro saggi di Lorenzago, che certo stridono un po' nel confronto storico con Calamandrei, Mortati, La Pira, Dossetti, Togliatti, De Gasperi e Nenni, ma questo potrebbe non essere attinente al tema in discussione.
In seguito, a fronte di questa modifica «all'ingrosso», è stata compiuta una costante svalutazione e sottovalutazione della Costituzione vigente.
Vi è uno strano gioco: si parla di modificare la Costituzione con un atteggiamento ondivago: prima si accelera, poi si frena, poi si rinvia al referendum, dopo le elezioni. Si dimentica che la Costituzione è quella vigente. Il primo riferimento che faccio alla Costituzione stessa è relativo all'articolo 92. Con la modifica che proponete, introducete un meccanismo di indicazione sulla scheda elettorale del premier, che è sostanzialmente in contrasto con il potere di indicazione del Presidente del Consiglio...
DONATO BRUNO, Relatore. Non c'è sulla scheda elettorale!
VINCENZO NESPOLI. Non c'è sulla scheda!
ROBERTO ZACCARIA. ...che l'articolo 92 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica. Tale meccanismo è, dunque, la forzatura di una prerogativa presidenziale stabilita nella Costituzione vigente. È un aspetto del quale dovete rendervi conto...
DONATO BRUNO, Relatore. Renditi conto tu, Zaccaria, che non c'è sulla scheda!
ROBERTO ZACCARIA. Ma vi è l'indicazione...
DONATO BRUNO, Relatore. Zaccaria, leggile - almeno - le relazioni!
ROBERTO ZACCARIA. Ho capito. Presidente Bruno, a lei dirò qualcosa tra poco. Per cui, abbia la pazienza di ascoltarmi e di non interrompere più di tanto...
PRESIDENTE. Sì, magari facciamo così: uno parla e l'altro ascolta! È una regola!
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, tenga conto delle interruzioni al mio intervento.
Noi abbiamo un'idea diversa della Costituzione, che è un sistema di valori condivisi e che naturalmente non è concepibile nel meccanismo di approvazione che viene da voi proposto, onorevoli colleghi della maggioranza.
Noi abbiamo un'idea diversa anche della legge elettorale. Ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Tabacci con grande attenzione. Quando egli afferma che si può approvare la legge elettorale anche alla fine della legislatura, non si rende conto che è fondamentale il modo con cui si giunge ad approvare tale legge, il tipo di convergenza che si registra su di essa. Molti colleghi hanno parlato di tale problema: non è importante la «data», ma la convergenza che si riscontra su un disegno di legge elettorale, il dibattito che si svolge sullo stesso.
Si è parlato di «legge truffa»; dico con chiarezza che se si tratta, in questo caso, di «legge truffa» non è tanto con riferimento al contenuto del provvedimento, del quale non parlerò, perché mi sembra più importante parlare del metodo con cui si arriva a questo provvedimento. Vi sono proporzionalisti e maggioritari che si possono confrontare (l'onorevole Mattarella ha ricordato la vicenda del referendum). Come dicevo, è nel modo in cui questa legge viene approvata che si tratta di una truffa. Tale truffa è molto chiara, se si ripercorre, in maniera sintetica, il rapporto tra i principi costituzionali ed il modo con cui è avvenuta, fino a questo momento, la discussione. Bisogna ricordare che la legge elettorale è citata proprio nella Costituzione, all'articolo 72. La Costituzione, in tale articolo, vincola questa legge alla riserva di Assemblea. L'articolo 72 della Costituzione, quindi, rappresenta un percorso molto chiaro, fatto di discussione in Commissione ed in Assemblea, sugli emendamenti e sul testo e giunge a sintetizzare ciò con riferimento ad alcune leggi fondamentali.
L'onorevole Intini ha affermato che la legge elettorale appartiene quasi ad un qualcosa in più della Costituzione stessa, ossia la costituzione materiale.
NITTO FRANCESCO PALMA. Non è vero!
ROBERTO ZACCARIA. Egli ha ragione: appartiene alla costituzione materiale, perché bilancia il rapporto tra i cittadini, i partiti e le istituzioni.
Voi, con questo tipo di modifica, avete sostanzialmente creato un precedente che, se si vuole considerare il passato, si riscontra solo durante il periodo fascista. Mi spiace ricordarlo, ma è stato il fascismo, quando giunse al potere, a modificare le leggi elettorali. Ne ha modificate a ripetizione: anzitutto con la legge Acerbo - taluno potrebbe sostenere che non era nemmeno il caso di approvarla, perché il premio di maggioranza previsto da tale legge, pari al 66 per cento dei seggi alla Camera, era già stato raggiunto -; ulteriormente, nel 1928, con la creazione del famoso «listone» di 400 nomi scelti dal Gran Consiglio del fascismo. Sono i regimi che hanno bisogno di consolidarsi attraverso la modifica delle leggi elettorali; nei sistemi democratici ciò non avviene.
Mi richiamo, dunque, all'articolo 72 della Costituzione. In quest'aula, stamattina, i colleghi Boccia, Boato, Innocenti e Ruzzante hanno richiamato il principio contenuto in tale articolo; e non vorrei che i loro interventi fossero considerati solo un rituale intervento sull'ordine dei lavori.
Signor Presidente, l'articolo 72 della Costituzione è fondamentale per il raccordo. Infatti, è collocato all'inizio delle norme sul Parlamento. È una norma fondamentale che riguarda il modo in cui si discutono le leggi in Commissione e in Assemblea.
In questi giorni abbiamo assistito ad un aggiramento clamoroso dei principi del regolamento (l'articolo 79 richiamato) e dell'articolo 72 della Costituzione. La ricostruzione dei lavori parlamentari fatta dal presidente della Commissione e relatore di questo testo, onorevole Bruno, è apparsa formale, notarile e, vorrei dire, ipocrita nel momento in cui sostanzialmente ci viene a dire che le modifiche accolte con il subemendamento sono state fatte per andare incontro anche all'opposizione.
NITTO FRANCESCO PALMA. Così è!
DONATO BRUNO, Relatore. Leggi le carte, invece di parlare!
ROBERTO ZACCARIA. Credo che ci voglia un po' di buon senso nel riconoscere che, sostanzialmente, l'opposizione ha svolto considerazioni preliminari, pregiudiziali su questo testo, non di merito...
PRESIDENTE. Onorevole Zaccaria...
ROBERTO ZACCARIA. Le ha svolte per dimostrare che questo provvedimento è inaccettabile.
Vorrei citare, signor Presidente, proprio perché non sono questioni...
PRESIDENTE. Però, ha poco tempo.
ROBERTO ZACCARIA. Ho poco tempo, ma sono stato anche interrotto e lei deve tenerne conto.
Si è parlato dell'iter del provvedimento e si è detto «da marzo ad oggi». L'onorevole Bressa lo ha dimostrato: ci vuole un bel coraggio a dire «da marzo ad oggi»! Dall'8 settembre ad oggi!
Si è parlato dell'emendamento e del subemendamento. Signor Presidente, questa tecnica richiedeva una più scrupolosa osservanza dei principi regolamentari e costituzionali. La programmazione dei lavori, il calendario, il contingentamento - lo ha detto l'onorevole Boato - sono stati fatti su un testo diverso e non su quello in esame.
Vorrei discutere dell'ammissibilità dell'emendamento fatto in Commissione. Sono giudicate inammissibili proposte di colleghi che, tutto sommato, sono abbastanza pertinenti. Allora, qualcuno non poteva porsi il problema dell'ammissibilità di quell'emendamento di tale portata? Non è la stessa materia che conta: qui siamo in presenza di un'altra cosa!
Quanto ai maxiemendamenti in Commissione: in questa o in altre legislature, quanti sono i precedenti di maxiemendamenti sulla materia elettorale? Non ve ne sono! Dovete risalire indietro, fino al 1924 per trovare dei precedenti: emendamenti su emendamenti e dibattito democratico.
Allora, vorrei avviarmi alla conclusione...
PRESIDENTE. Bisogna che concluda. Ha oltrepassato il suo tempo di un minuto e mezzo.
ROBERTO ZACCARIA. Lo hanno ricordato l'onorevole Boccia e gli altri colleghi che sono intervenuti. Le violazioni del procedimento di formazione delle leggi non sono soltanto dominio del regolamento. La Corte costituzionale, nel 1959, ha detto con chiarezza (e lo ha ribadito in altre sentenze) che, quando le violazioni del regolamento toccano principi costituzionali, ciò fa eccezione al principio dell'interna corporis. Sono, quindi, vizi sindacabili: lo ha detto la Corte e lo hanno detto anche il professor Barile ed il professor Carlo Esposito in maniera molto chiara.
Signor Presidente, non ho parlato dell'articolo 57 della Costituzione, perché lo ha fatto l'onorevole Mattarella. Ma vorrei che fosse chiaro che, sostanzialmente, siamo di fronte ad una legge elettorale che ha stravolto i principi degli articoli 92, 72 e 57 della Costituzione e che giunge in Assemblea senza un dibattito vero in Commissione sul testo presentato.
Signor Presidente, credo che quando parliamo di lacerazione dei principi democratici, di diktat inaccettabili o di blitz - come ha detto l'onorevole Boato - non parliamo di cose rituali; parliamo della Costituzione, che è vigente e che è un sistema di valori che non avete ancora modificato e che non potete modificare nel comportamento di queste ore (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore, onorevole Bruno, ed il rappresentante del Governo, onorevole Brancher, rinunziano alla replica.
Il seguito del dibattito è quindi rinviato.
Dovremmo ora passare al seguito della discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge 17 agosto 2005, n. 162, recante ulteriori misure per contrastare i fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive e ad altri punti.
Ritengo tuttavia opportuno, a questo punto, disporre una breve sospensione tecnica, di cui non motivo le ragioni, e sospendere pertanto la seduta fino alle 15.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, l'ordine del giorno prevede il seguito della discussione del disegno di legge n. 6053 alle 14,30 e mancano ancora 5 minuti!
PRESIDENTE. Era previsto alle 14,30, ma ritengo più opportuno sospendere... Non sono uno stakanovista!
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La parola a Immanuel Kant...
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, chiederei rispetto nei confronti dei parlamentari che sono qui.
PRESIDENTE. Non credo che averla paragonata a Kant sia irrispettoso: è uno dei più grandi filosofi!
PIERO RUZZANTE. Lo so, signor Presidente, ma non è questo il punto. Il problema è la correttezza delle comunicazioni ai deputati.
PRESIDENTE. La invito ad esporre il suo argomento. Io sono qui apposta.
PIERO RUZZANTE. Ovviamente, signor Presidente, non mi riferisco ai tempi tecnici da lei richiesti, perché la ritengo un'esigenza assolutamente corretta. Però, l'ordine del giorno prevedeva dalle 9,30 la discussione sulla riforma elettorale fino all'esaurimento. Alle 14,30 precise - e, quindi, ciò non può essere modificato, perché è scritto sull'ordine del giorno - era prevista la trattazione del secondo punto all'ordine del giorno.
Pertanto, chiedo il rispetto di quanto stabilito.
PRESIDENTE. In tal caso, se lei lo gradisce e i colleghi lo consentono, posso decidere in tal senso.
Pertanto, sospendo la seduta per cinque minuti, per i motivi tecnici che ho detto, fino alle 14,30.
(omissis)
KARL ZELLER. La Südtiroler Volkspartei si è battuta sempre per un sistema elettorale di tipo proporzionale e ciò a tutti i livelli, comunale, provinciale e nazionale. La tutela dei tre gruppi linguistici mal si concilia con un sistema di tipo maggioritario: la minoranza tedesca e ladina dal 1948 è rappresentata per la stragrande maggioranza dalla Südtiroler Volkspartei che oscilla tra il 80-90 per cento dei consensi. Südtiroler Volkspartei è un partito di raccolta, è un partito non ideologico, L'obiettivo principale e il collante vero è la tutela delle minoranze locali e la salvaguardia e l'ampliamento dell'autonomia speciale del Sudtirolo.
Non contano quindi l'orientamento politico o meglio le categorie tradizionali di destra e sinistra. La Südtiroler Volkspartei rappresenta tutti gli interessi degli appartenenti alle minoranze tedesca e ladina: economici, sociali, ambientali, eccetera. All'interno del partito coesistono infatti l'anima liberale, conservatrice, economica, contadina, socialdemocratica, eccetera.
Per la sua particolare composizione la Südtiroler Volkspartei fino al 1996 ha sempre corso da sola, non ha mai stretto alleanze prima del voto, ma ha deciso solo successivamente in base al programma del futuro partner. Elemento decisivo è sempre la sensibilità per le esigenze delle minoranze e per il federalismo.
È evidente che un sistema bipolare implica invece una necessità di scelta tra lo schieramento di centrodestra e quello di centrosinistra il che - per un partito di raccolta - comporta sempre il rischio potenziale di contrasti e spaccature tra le diversi ali.
Il sistema elettorale preferibile per la Südtiroler Volkspartei sarebbe quindi un sistema elettorale proporzionale puro senza necessità di fare alleanze.
In ambito locale le leggi per le elezioni comunali non prevedono pertanto - a differenza del sistema nazionale - premi di maggioranza per lo schieramento vincente e si voto con il sistema proporzionale puro, senza alcuna soglia. Ora si discute di abolire persino l'elezione diretta del sindaco in quanto in provincia di Bolzano non esiste un problema di governabilità e l'elezione da parte del consiglio vigente fino al 1995 aveva il pregio di favorire il pluralismo e la democrazia interna. Mi permetto di ricordare che in una cinquantina dei 116 comuni della provincia il consiglio comunale è monocolore Südtiroler Volkspartei, alla quale appartengono anche 111 dei 116 sindaci.
A livello provinciale, dal 1948 vige il sistema proporzionale puro, senza soglia, imposto dallo statuto di autonomia in quanto consente di tutelare meglio di ogni altro sistema i singoli gruppi linguistici esistenti in provincia. Nel corso dell'ultima riforma costituzionale tale sistema è stato consacrato per la sola provincia di Bolzano, mentre è stato espunto dagli altri statuti delle regioni speciali.
Venendo ora al sistema elettorale per le elezioni politiche, vorrei ricordare che la Südtiroler Volkspartei da ormai oltre dieci anni sta lottando per ottenere una deroga dalla soglia del 4 per cento prevista nella legge vigente per la parte dei seggi assegnati con il sistema proporzionale. Abbiamo anche auspicato un'assegnazione del 100 per cento dei seggi con il sistema proporzionale.
Ora ci troviamo di fronte ad un testo presentato dalla maggioranza di governo che prevede un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza.
Innanzitutto vorrei rimarcare che la Südtiroler Volkspartei ritiene che le regole in una materia così delicata qual è la legge elettorale vanno scritte assieme tra maggioranza e opposizione.
Purtroppo questo non è avvenuto. Prendiamo atto di questo fatto con amarezza anche perché si alimenta lo scontro politico fra i due schieramenti in un periodo preelettorale. Ciò comporterà una fase di stallo e di sostanziale blocco dell'attività parlamentare che non giova certamente al paese.
Quali sono allora - nel merito - i punti critici della riforma?
Crediamo in primo luogo che sia un errore non riconoscere il diritto ad esprimere preferenze per i singoli candidati. In questo modo il cittadino viene privato di un importante potere di scelta, mentre il potere dei partiti viene oltre misura rafforzato.
Una lacuna gravissima consiste nella mancata considerazione della minoranza linguistica tedesca e ladina che dal 1948 è costantemente rappresentata in Parlamento.
Comprendiamo che a livello nazionale vi è l'esigenza di garantire la stabilità del governo, ma ciò non toglie che per la situazione particolare di Bolzano vanno trovate delle soluzioni adeguate, che garantiscano che le minoranze tedesca e ladina possano esprimere la propria rappresentanza politica in condizioni di effettiva parità, come viene richiesto anche dalla sentenza n. 438 del 1993 della Corte costituzionale. Nel 1993, dopo il varo della precedente riforma costituzionale, abbiamo infatti investito la Suprema Corte lamentandoci dell'applicazione della soglia del 4 per cento anche per la Südtiroler Volkspartei. La Corte ci ha dato sostanzialmente ragione enunciando che la tutela delle minoranze linguistiche locali è espressamente compresa fra gli interessi nazionali dall'articolo 4 dello Statuto, statuto che costituisce esecuzione di un accordo internazione, vale a dire dell'accordo De Gasperi-Gruber del 1946. Tale principio non può non estendere la propria efficacia anche nei confronti del diritto all'elezione della rappresentanza politica.
La Corte ha inoltre statuito che giova all'interesse nazionale ed al principio dell'unità nazionale che la minoranza possa esprimere la propria rappresentanza in condizioni di effettiva parità, trattandosi di un diritto costituzionalmente garantito.
Pur dandoci ragione, la Corte non si è però spinta fino alla dichiarazione di illegittimità costituzionale della legge elettorale nazionale, anche perché una certa rappresentanza era garantita dagli eletti nei collegi uninominali. Ha riconosciuto però la legittimità della richiesta di deroga pur non potendo sostituirsi al legislatore stante il fatto che vi erano più soluzioni possibili per ovviare ai presunti vizi delle norme impugnate.
Il problema ora si pone nuovamente con forza per il sistema elettorale della Camera che prevede una soglia del 4 per cento per le forze politiche non coalizzate. La Südtiroler Volkspartei in quanto partito locale - che non si candida fuori della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol - non è in grado di superare tale soglia. Stando al testo attuale, resterebbe quindi esclusa dalla ripartizione dei seggi, il che è sicuramente incostituzionale. La Südtiroler Volkspartei sarebbe infatti costretta di allearsi con una forza politica nazionale e non potrebbe candidarsi con il proprio simbolo.
Già in sede di esame in Commissione abbiamo richiamato l'attenzione dei colleghi e del Governo sul problema della rappresentanza della minoranza tedesca e ladina.
Dopo ampie assicurazioni da parte del relatore, presidente Bruno, e del ministro Calderoli che si sarebbe trovata una soluzione in corso dell'esame in aula, abbiamo ritirato i nostri emendamenti ripresentandoli in Assemblea.
Esistono più soluzioni possibili.
La soluzione più semplice sarebbe riconoscere un numero predeterminato di tre deputati e tre senatori. Ciò è giustificato dal fatto che gli appartenenti alla minoranza tedesca e ladina nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol costituiscono oltre un terzo della popolazione totale della regione. Alla regione spettano diciassette parlamentari di cui dieci deputati e sette senatori per cui appare doveroso riconoscere sei parlamentari alla minoranza. Cristallizzerebbe la situazione attuale dove la minoranza e' rappresentata da tre senatori e tre deputati. Tale soluzione è di facile applicazione in quanto i seggi assegnati alla minoranza vengono dedotti dal numero complessivo dei parlamentari da assegnare. Senza collegamento con una coalizione a livello nazionale, è evidente che la rappresentanza non può essere influenzata, né in senso positivo né in senso negativo, dal calcolo del premio di maggioranza. I voti e i seggi spettanti alla minoranza vengono quindi in un certo senso «sterilizzati» mentre quelli dei restanti partiti in regione seguono la ripartizione secondo le normali regole.
La Südtiroler Volkspartei preferisce questa soluzione. Non crediamo che vi siano profili di illegittimità costituzionale anche perché siamo aperti a riformulazioni per rapportare il numero dei parlamentari spettanti alla minoranza con i dati del censimento. La consistenza delle minoranze tedesca e ladina in forza dell'articolo 89 dello Statuto di autonomia viene infatti rilevata con cadenza decennale nel corso del censimento della popolazione.
Per tuziorismo abbiamo depositato ulteriori emendamenti che tendono, per la Camera, ad introdurre una deroga per partiti locali che superano il 20 per cento del totale dei voti validi. Tale soglia è necessaria per impedire che anche partiti non espressione di minoranze linguistiche possano beneficiare della deroga. La deroga é giustificata infatti solamente per partiti espressione delle minoranze linguistiche che per loro natura non hanno elettori fuori regione.
Rispetto alla prima, tale soluzione è però sicuramente più complessa dal punto di vista tecnico.
Deve in ogni modo essere assicurato che - qualora il partito espressione della minoranza decida di non allearsi - non debba depositare un programma elettorale ed indicare il nome del Presidente del Consiglio dei ministri, sottostare alle decurtazioni per l'applicazione del premio di maggioranza previste in danno ai partiti non facenti parte della coalizione vincente.
I seggi da attribuire al partito espressione della minoranza anche in tal caso devono essere evidentemente preassegnati.
Lo stesso dicasi - mutatis mutandis - per le elezioni del Senato dove - pur non essendo prevista una clausola di sbarramento - devono essere disciplinati gli effetti del premio di maggioranza che non possono avere una ricaduta sul partito espressione di una minoranza linguistica che decide di non collegarsi con una coalizione nazionale.
Rispetto al Senato mi permetto inoltre di segnalare un delicato problema di natura internazionale: nel cosiddetto Pacchetto delle misure a favore delle popolazioni altoatesine, concordato tra il Governo austriaco e quello italiano nel 1969, per dare attuazione all'accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946, è previsto infatti l'obbligo di modificare le circoscrizioni elettorali per le elezioni al Senato, allo scopo di favorire la partecipazione al Parlamento dei rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco della provincia di Bolzano. In attuazione di tale accordo è stata emanata la legge n. 422 del 30 dicembre 1991 che ha ridisegnato i collegi della regione, prevedendo tre collegi per la provincia di Bolzano. L'attuale riforma deve - a mio parere - tener conto anche di questi particolari obblighi di natura internazionale. Anche a tal riguardo abbiamo presentato un emendamento.
Concludendo, auspichiamo che Governo e maggioranza manterranno l'impegno preso modificando il testo per consentire alle minoranze tedesche e ladine di esprimere la propria rappresentanza politica in condizioni di effettiva parità, il che implica che - qualunque sia la soluzione - deve essere garantito lo stesso numero di parlamentari oggi eletti, vale a dire sei.
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
686.
Seduta di MARTEDì 11 OTTOBRE 2005
presidenza del presidente
PIERFERDINANDO CASINI
INDI
DEL vicepresidente Alfredo Biondi
La seduta comincia alle 10,30.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 7 ottobre 2005.
(È approvato).
Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (A.C. 2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052) (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto nonché il deputato Soda hanno ritirato la loro sottoscrizione dalle rispettive proposte di legge) (ore 11,03).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Ricordo che nella seduta del 29 settembre scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.
(Esame di questioni pregiudiziali e di una questione sospensiva - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Avverto che, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del regolamento, sono state presentate la questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Violante ed altri n. 1, la questione pregiudiziale per motivi di merito Franceschini ed altri n. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 1), nonché la questione sospensiva Leoni ed altri n. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 2).
A norma dei commi 3 e 4 dell'articolo 40 del regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione nella quale potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione, si procederà a due distinte votazioni, rispettivamente sulla questione pregiudiziale di costituzionalità e su quella di merito.
Avverto che i tempi dei gruppi dell'opposizione per l'esame delle questioni pregiudiziali e della questione sospensiva sono determinati. I tempi previsti dal contingentamento per la discussione generale, infatti, sono stati pressoché integralmente utilizzati per tale fase. Fra i gruppi di opposizione rimangono tempi residui solo al gruppo di Rifondazione comunista e alla componente del gruppo Misto.
Ricordo che, per prassi costante, i tempi relativi all'esame di tali strumenti sono computati in quelli riservati alla discussione generale. Tuttavia, in considerazione della rilevanza del provvedimento al nostro esame, la Presidenza concederà dei tempi aggiuntivi, consentendo, ai gruppi di opposizione che ne faranno richiesta, di intervenire nel dibattito secondo i termini previsti dall'articolo 40 del regolamento.
Avverto, altresì, che, in caso di reiezione delle questioni pregiudiziali, passeremo alla discussione ed al voto sulla questione sospensiva presentata.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Innocenti?
RENZO INNOCENTI. Per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. In base all'articolo 85-bis del regolamento, nei giorni scorsi, lei ha fatto pervenire ai gruppi la richiesta di segnalare gli emendamenti che sono stati presentati in aula al testo in esame sulla legge elettorale.
Tutti i gruppi dell'opposizione hanno presentato emendamenti, che sono circa cinquecento. Lei, in base al regolamento, interpretando l'articolo 85-bis, ci ha indicato la necessità di segnalarne solo alcuni, per un massimo di 106.
Partendo da questa richiesta, poniamo alla sua attenzione, in modo particolare, e anche a quella dei colleghi, alcune questioni. La prima, che è la più importante, è relativa al testo al nostro esame. Al nostro esame vi è un testo redatto in due articoli. L'articolo 1 consiste addirittura di dieci pagine, con un'infinità di commi.
Più di una volta in quest'aula e anche all'interno della Giunta per il regolamento, ma anche da parte sua, con interventi pubblici, nei mesi scorsi è stata richiamata l'attenzione sulla qualità della legislazione, facendo riferimento anche ai richiami che il Presidente della Repubblica ha svolto in diverse occasioni, anche in relazione ad una precisa annotazione contenuta nelle motivazioni di rinvio alle Camere, lo scorso anno, di un provvedimento relativo all'ordinamento giudiziario.
Il Presidente della Repubblica faceva notare come debba esservi, da parte del legislatore, uno sforzo finalizzato a rendere i testi chiari, leggibili e non difficilmente interpretabili: ne va della qualità della legislazione, che è sicuramente un elemento di rapporto importante tra l'istituzione e la società. Ritengo che in questo caso siamo di fronte ad una contraddizione netta rispetto ai richiami contenuti in quelle motivazioni, su cui vi fu tanto consenso da parte dell'Assemblea e della Giunta per il regolamento, nonché ai successivi suoi richiami in merito al fatto che i provvedimenti fossero licenziati dalle Commissioni e presentati all'attenzione dell'Assemblea con tale caratteristica. Signor Presidente, le domando se, a suo avviso, il testo al nostro esame sia rispondente ai suddetti criteri di interpretazione, omogeneità di materia e congruità nella sistemazione e nella redazione del testo. In un articolo, ad esempio, sono riassunti addirittura 11-12 articoli dell'attuale normativa del testo unico sulle leggi elettorali; e non mi si venga a dire che si tratta di un'operazione di semplificazione perché direi che si tratta esattamente del contrario: è una complicazione, non una semplificazione della legislazione. L'unico punto costante è la finalità del provvedimento, cioè l'elezione della Camera dei deputati, ma non ritengo che questo possa essere un argomento. Le domando, dunque, se non sia il caso di riflettere su tale questione e di assumere le decisioni che lei vorrà.
Peraltro, vi è una considerazione che va oltre rispetto a quelle svolte sui testi che risultavano dalla posizione di una questione di fiducia da parte del Governo sulla conversione in legge di alcuni decreti-legge o della legge finanziaria. In questo caso, infatti, ci si trova di fronte ad un testo formato in una discussione. Sappiamo benissimo - e lei stesso, in passato, ha accentuato tale elemento, anche se oggi devo dire che tale aspetto non emerge - che un testo difficilmente interpretabile è il sintomo delle tensioni e delle difficoltà politiche (quella che viene definita dialettica) all'interno della maggioranza. Il testo riguarda un tema di squisita grandezza dal punto di vista dei principi democratici, dato che si tratta della riforma dei sistemi con cui si esercita la rappresentanza politica nelle istituzioni. Tale testo è stato elaborato in modo extraparlamentare ed in riunioni che escludono il dibattito ed il confronto all'interno del Parlamento, quindi in una situazione di estrema tensione, ed anche con la pratica di emendamenti e subemendamenti: ciò fa venire meno l'organicità dei testi. Solo secondariamente tale modo di procedere incide direttamente sulla facoltà dei singoli parlamentari di emendare il testo, dunque incide negativamente su un diritto dei parlamentari, oltre che sui tempi a disposizione per l'esame del provvedimento stesso. Queste erano le considerazioni che volevo svolgere a nome del gruppo per sottoporle alla sua attenzione.
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, ho compreso perfettamente il senso del suo richiamo. Devo, tuttavia, far presente che la questione da lei sollevata attiene alla fase dell'esame degli articoli, mentre ora ci troviamo nella diversa fase di esame delle questioni pregiudiziali e sospensiva.
Immediatamente dopo il voto sulla questione incidentale, se qualche collega vorrà considerare l'invito alla riflessione, che lei, onorevole Innocenti, mi ha formulato, sarò disponibile in tal senso. Personalmente mi riservo un approfondimento della questione da lei sollevata, alla quale darò una risposta dopo la votazione sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito e sulla questione sospensiva.
L'onorevole Violante ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità n. 1.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le leggi elettorali riguardano le regole, attraverso le quali si esprimono la sovranità del popolo, le modalità di costituzione della rappresentanza nazionale e la libertà politica dei parlamentari; da questa funzione regolatrice dei grandi valori liberaldemocratici deriva il loro carattere costitutivo dei sistemi politici. Per queste ragioni i Parlamenti democratici hanno affrontato sempre con grande prudenza la riforma delle leggi elettorali. Una fondamentale convenzione costituzionale garantisce che le regole fondamentali della democrazia politica prescindano dalle contingenti posizioni di maggioranza e di minoranza delle diverse forze politiche. Quelle regole si fanno insieme, non le impone una parte all'altra.
Nella scorsa legislatura, al Senato, i colleghi capigruppo del centrodestra presentarono un ordine del giorno, nel quale esplicitarono con chiarezza questo principio, scrivendo che una maggioranza che pretendesse di approvare una legge elettorale soltanto con i propri voti violerebbe - leggo il testo del provvedimento - un principio di Costituzione reale, in forza del quale le regole di vita democratica del paese vanno scritte con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, non potendo e non dovendo obbedire ad interessi elettorali di parte.
Nella scorsa legislatura, proprio sulla base di questo principio, che voi ora disconoscete, non facemmo la riforma elettorale, perché voi non eravate d'accordo. È vero invece che facemmo da soli la riforma del Titolo V della Costituzione. Fu un errore che abbiamo riconosciuto. Anche voi dovreste riconoscere che quella riforma era già stata votata, in Assemblea, anche da Forza Italia, AN e UDC e che il testo da noi approvato era stato richiesto da tutti i presidenti delle regioni italiane, allora in grande maggioranza governate dal centrodestra.
Non ci sono paragoni che tengano. Cambiare le regole elettorali con la sola maggioranza vuol dire rendere permanentemente instabile il sistema politico: ogni vincitore sarebbe tentato di usare a proprio vantaggio la posizione di cui gode ed il sistema non troverebbe mai un proprio equilibrio. Se vinceremo le prossime elezioni politiche, noi sosterremo l'introduzione nel nostro ordinamento di una clausola, per la quale le leggi elettorali e quelle di riforma della Costituzione devono essere approvate con il voto dei due terzi dei parlamentari, naturalmente dopo aver azzerato l'attuale situazione.
Se pensaste davvero di vincere le prossime elezioni, colleghi del centrodestra, non presentereste questa proposta, che toglie seggi alla coalizione vincente, rafforza quella perdente, accentua la conflittualità interna alle coalizioni, apre la strada a maggioranze differenti fra Camera e Senato e rende più difficile il governo del paese. Avreste potuto almeno prevedere la possibilità che l'elettore potesse votare la coalizione, anche senza votare il singolo partito; in tal modo si sarebbero indebolite di meno le coalizioni. Invece, con la proposta in esame, mentre i partiti della stessa coalizione si fanno la guerra per conquistare più voti, uno a danno dell'altro, la coalizione che vince sarebbe tenuta insieme solo da flebili dichiarazioni di volontà dei singoli responsabili politici. La coalizione che perde, invece, non sarebbe tenuta insieme da alcun vincolo. Le divisioni attuali, che sono state denunciate più volte da tutti voi, in caso di sconfitta diventerebbero ancora più gravi. In un paese, che avrebbe bisogno di grandi forze politiche nazionali per favorire la coesione, già si parla della frantumazione della CDL in un partito padano al nord e in un partito meridionale al sud.
Noi crediamo che questo progetto sia stato avanzato con molta improvvisazione. Avete prima proposto la famosa clausola che riguardava la sottrazione dal voto delle coalizioni del voto delle liste sotto il 4 per cento, clausola che molti, anche tra voi, hanno dichiarato truffaldina. Di fronte alle proteste ed ai sarcasmi, avete dovuto cancellarla ed avete corretto le clausole di sbarramento, anche se resta una singolarità, data dalla coesistenza di clausola di sbarramento e premio di maggioranza.
Avete contestato la fondatezza delle nostre argomentazioni relative allo sbarramento per le minoranze linguistiche, all'indicazione nella legge del candidato alla Presidenza del Consiglio ed all'incostituzionalità del premio di maggioranza al Senato. Poi, dopo le accorte segnalazioni del Quirinale, avete precipitosamente tentato di provvedere e siamo alla terza scrittura del testo in venti giorni.
Tuttavia, i problemi non si sono risolti, ma aggravati. Che impegno, per la saldezza della coalizione, è quello per cui si deve solo annunciare chi è il leader della coalizione? Non potete scrivere che il leader della coalizione vincente sarà il Presidente del Consiglio e avete scelto una soluzione debole. Ma se l'onorevole Follini ed il suo partito hanno detto che l'attuale Presidente del Consiglio non è idoneo a guidare la sfida, vuol dire che è, invece, idoneo a fare il Presidente del Consiglio?
La soluzione individuata per il Senato accresce i rischi di maggioranze diverse tra Camera e Senato. I cosiddetti saggi del centrodestra (non so se i colleghi hanno esaminato il testo, ma vi è una cosa incredibile) hanno previsto addirittura 20 diversi premi di maggioranza, uno per regione. Questa, colleghi, non è una legge elettorale, ma una lotteria elettorale ed i rimedi hanno peggiorato i vizi, perché la proposta è in sé sbagliata!
Vi è poi una questione più politica. Forse, pensavate di dividerci, ma avete visto che questa opposizione è unita e solidale. Tra noi vi sono fautori del sistema proporzionale e del sistema maggioritario, ma stiamo insieme uniti, perché crediamo nella libertà e ci battiamo contro un sopruso che colpisce, non noi che vinceremo egualmente, ma le tradizioni civili di questo libero Parlamento!
Questa proposta, invece, può rappresentare un danno per la vostra coalizione. In un sistema pluripartitico come il nostro, questo tipo di proporzionale comporta l'emarginazione delle cosiddette ali. Se fosse approvata, avrebbe come effetto l'emarginazione politica della Lega, con il conseguente rilancio delle pulsioni secessioniste. Non mi preoccupa la sorte del centrodestra, ma mi preoccupa un ritorno al passato della Lega.
Sono un convinto sostenitore del sistema maggioritario, ma, oggi, non è in discussione l'alternativa tra maggioritario e proporzionale. Potremmo anche scegliere di passare al proporzionale, ma l'attuale legge elettorale ha difetti e la vostra proposta li accentua, perché disgrega il sistema politico.
Tutti i poteri elettorali, colleghi, sono consegnati ai partiti. L'elettore, oggi, sceglie tra coalizioni diverse e candidati diversi e può scegliere con un altro voto, distinto dal primo, il partito. Queste opzioni sono cancellate: si votano solo i partiti e non si votano né le persone né le coalizioni. I cittadini non scelgono più nessuno. Potrebbero addirittura non conoscere neanche gli eletti. Questi, a loro volta, non avrebbero alcun rapporto con i cittadini. Il Parlamento non sarebbe eletto, ma sarebbe nominato dalle segreterie politiche dei partiti.
Io sono e mi sento un uomo di partito; conosco ed apprezzo l'insostituibile funzione democratica dei nostri partiti, tutti, ma, per la salvaguardia dei valori liberaldemocratici, ogni potere deve essere controbilanciato da un altro potere.
Oggi l'elettore, scegliendo la persona del candidato tra quelli proposti dalle diverse coalizioni nel singolo collegio, fa da contrappeso al potere dei partiti. Infatti, in milioni di casi (circa 3 milioni), il voto è disgiunto. Il voto per la coalizione non corrisponde al voto per il partito. È un contrappeso insufficiente, ma, comunque, funzionante.
Nella proposta della maggioranza, anche questo piccolo contrappeso viene cancellato; il potere diventa sconfinato, perché saranno i partiti a scegliere i singoli eletti, ponendoli alla testa del listone.
Oggi ho letto che questa sarebbe una proposta «salva uscenti»: cari colleghi, è una proposta «salva entranti», non «salva uscenti»!
A fine legislatura il parlamentare dovrà presentare il proprio rendiconto non ai cittadini, come facciamo tutti oggi, ma alla oligarchia del proprio partito. Se dovessimo cercare i precedenti di questo assolutismo partitico, non potremmo trovarli in nessuna democrazia occidentale contemporanea. Dovremo andare più indietro nel tempo e, colleghi, più a est nello spazio.
La soluzione non è il voto di preferenza; torneremmo al passato, ai costi abnormi della politica ed ai relativi rischi di degenerazione.
Quale sarebbe il costo di una campagna elettorale per il Senato, con voto di preferenza in Lombardia, con oltre nove milioni di abitanti, pari al numero di abitanti di molti paesi europei? Chi può affrontare onestamente questi costi?
A proposito di degenerazione, avete addirittura proposto la varietà del voto anche quando sia indicato il nome di uno dei candidati.
Richiamiamo la vostra attenzione: è una norma che, in alcune aree del paese, consentirebbe il capillare controllo del voto in circoscrizioni con liste di decine di candidati.
Un nuovo sistema elettorale comporta un nuovo sistema politico. Nell'orizzonte degli italiani, come un incubo, rischia di nascere un mostro istituzionale che si chiama terza Repubblica, con Governi traballanti, oligarchie partitiche, trasformismi e, soprattutto, senza capacità di decidere. Non sarebbe un ritorno alla prima Repubblica. Quel sistema politico, per il quale non nutro alcuna nostalgia, si reggeva però sulla fedeltà al patto costituzionale, su grandi partiti organizzati sul territorio, sul bipolarismo internazionale e su qualche furbizia. Le crisi economiche si affrontavano con le svalutazioni, le crisi politiche facendo ruotare le stesse persone tra i diversi ministeri; e il bipolarismo internazionale funzionava quale diga a tutela della maggioranza.
Il mondo è cambiato: dobbiamo affrontare la competizione globale, gareggiare con paesi che hanno Governi stabili, coesioni sociali e valori condivisi. E stupisce che alcuni settori del mondo delle imprese non comprendano che le imprese potranno produrre più ricchezza solo se ci saranno Governi più stabili e più autorevoli.
Una cosa deve essere chiara: la democrazia non può limitarsi a rappresentare, deve essere anche capace di decidere; se non è capace di decidere, non è capace di essere democrazia e rischia di essere sostituita da fenomeni antidemocratici.
Infine, oggi la libertà politica e la competenza del parlamentare sono tutelate dalla sua capacità di tenere rapporti con il collegio, dal fatto che in collegi di 100 mila o 200 mila persone - sia per la Camera sia per il Senato - l'eletto conosce gli elettori ed i loro problemi e gli elettori hanno modo di verificare la capacità dell'eletto di rappresentarli.
La libertà politica di noi parlamentari oggi è determinata dall'equilibrio tra domande del partito, da un lato, e domande degli elettori, dall'altro. La vostra proposta abroga il peso degli elettori e lascia il parlamentare senza difese.
So bene che ciascuno di noi trova nella propria dignità la difesa della propria libertà, ma è a rischio quel paese nel quale la libertà politica dei parlamentari deve essere affidata al coraggio dei singoli e non alle garanzie del sistema.
Nella storia delle Assemblee rappresentative è accaduto più di una volta, in contesti storici e politici del tutto diversi da quelli attuali, che parlamentari liberamente eletti votassero liberamente e in perfetta buona fede la riduzione della libertà di scelta degli elettori, il proprio suicidio politico e la fine dell'Assemblea rappresentativa. Sono seguite involuzioni autoritarie: si tratta di esempi da non ripetere! Abbiamo nelle nostre mani una scelta fondamentale per il futuro delle nostre libertà e di quelle dei cittadini; prima di scegliere, abbiamo il dovere e il diritto - soprattutto il diritto - di riflettere sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Sono ben altri i problemi degli italiani, ed è su tali problemi che abbiamo il dovere di misurarci con senso di responsabilità nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione Comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Ecologisti democratici)!
PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale per motivi di merito n. 1.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, credo che in questo dibattito, così affrettato e così surreale rispetto alle conseguenze che una nuova legge elettorale comporta per tutto il sistema politico italiano, si possano evitare i toni mediatici, per i quali non mancheranno occasioni nei prossimi mesi.
È meglio utilizzare questo scampolo di dibattito per fornirci argomenti e, una volta tanto, per ascoltarci tra addetti ai lavori; e ciò vorrei provare a fare per spiegare le ragioni della nostra contrarietà e di questa pregiudiziale di merito.
Sussistono, in primo luogo, ragioni di metodo. Il principio secondo il quale la legge elettorale si cambia soltanto con un'intesa tra maggioranza e opposizione è stampato nelle regole di una democrazia parlamentare e noi lo rispettammo nella passata legislatura, quando disponevamo di un testo, sottoscritto da tutta la maggioranza di allora e da Rifondazione comunista, che era il frutto - molti colleghi se lo ricorderanno - di mesi di trasparente e collaborativo rapporto tra i due schieramenti in Commissione. È vero - qualche giornale ce lo ha ricordato - che, alla fine, minacciammo anche dialetticamente di andare avanti da soli, ma ci fermammo, perché allora voi ce lo chiedeste in nome di quel principio che condividevamo.
Signor Presidente, lei ha ricordato di avere il diritto alla passione politica. Nessuno glielo nega e, anzi, vorrei ricordarle cosa diceva in merito alla legge elettorale quando poteva manifestare liberamente tutta la sua passione politica, senza il peso ingombrante del ruolo che ricopre oggi.
28 maggio 2000: «Le regole del gioco appartengono a tutti, maggioranza ed opposizione, e vanno definite necessariamente insieme».
4 ottobre 2000: «Il centrosinistra non può cambiare la legge elettorale senza il consenso dell'opposizione. Sarebbe contrario alla cultura istituzionale dell'Italia».
Cosa ne pensa oggi il Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici)? Cosa ne pensa oggi il Presidente della Camera delle parole di quel giovane leader politico? Le condivide? Ha cambiato idea?
E lei, ministro Fini, senta che sicurezza (16 settembre 2000): «Sono convinto, come lo è Berlusconi e tutte le persone che conoscono non solo la Costituzione ma anche le regole elementari della politica, che pensare ad una legge elettorale fatta a colpi di maggioranza e, quindi, contro le opposizioni sarebbe una forzatura inaccettabile».
E poi lei, Presidente Berlusconi, che come al solito tende ad esagerare (14 settembre 2000): «Non lasceremo che la sinistra cambi la legge elettorale. Se la sinistra procederà in Parlamento, in un Parlamento che non corrisponde più alla volontà del paese, con i propri numeri, calpestando l'interesse dell'opposizione...
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. È falso (Commenti)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non mi sembra che sia stato un gesto....
DARIO FRANCESCHINI. ...sono certo che il Capo dello Stato non firmerà mai» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici).
Sarebbe interessante...
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non l'ho mai detto!
EUGENIO DUCA. Sta zitto!
PRESIDENTE. Onorevole Berlusconi, per cortesia. Onorevole Franceschini, la prego di continuare tranquillamente.
DARIO FRANCESCHINI. Sarebbe interessante capire se lei ora crede ancora che il Capo dello Stato non dovrebbe mai firmare una legge fatta dalla sola maggioranza.
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. È falso!
Una voce dai banchi del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo: Sei tu falso!).
DARIO FRANCESCHINI. È un falso che sta su tutte le agenzie e su tutti i giornali. Si guardi l'archivio storico dell'ANSA!
ROBERTO GIACHETTI. Non sai neanche quello che dici.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sta parlando l'onorevole Franceschini: mi sembra che se la cavi egregiamente e che non abbia bisogno...
DARIO FRANCESCHINI. È troppo se vi chiediamo oggi di rispettare questi vostri ammonimenti? È troppo se vi ricordiamo che un paese in cui ogni maggioranza, alla fine di ogni legislatura, si fa una legge elettorale più conveniente è condannato ad un'instabilità infinita, perenne? E tutto per che cosa? Per cercare di vincere o per perdere meno?
Se il problema fosse quello di perdere meno, avremmo potuto - e potremmo ancora, se vi fermate - semplicemente approvare una norma che renda obbligatorio il non aggiramento dello scorporo di coalizione (in proposito vi sono proposte già depositate), mettendo così in condizione la coalizione che perde nei collegi uninominali di recuperare nella quota proporzionale. Questo era lo spirito della legge, magari introducendo anche il ripescaggio dei migliori perdenti nei collegi. Abbiamo fatto qualche conto: il risultato porterebbe ad una minoranza di 270 deputati circa, senza stravolgere il sistema.
Colleghi del centrodestra, i vostri leader non ascoltano più, travolti dalla battaglia politica. Hanno dimenticato che la paura è sempre cattiva consigliera e che la fretta (e ve ne è stata molta) fa, come dice il proverbio, gattini ciechi. Hanno concepito un sistema che rompe inesorabilmente i fragili argini del bipolarismo italiano. Su questo dovrete riflettere in particolare voi, colleghi della Lega e di Alleanza Nazionale, perché si riaccendono tentazioni mai scomparse che aspettavano solo il ritorno ad un sistema in grado di farle riemergere. Lo vedremo dalla Lombardia, così come ci aiuterà la «grossa coalizione» in Germania.
I vostri leader hanno immaginato di prendere nelle loro mani la possibilità di designarvi parlamentari sulla base non del consenso, non del lavoro fatto, non del rapporto faticoso con gli elettori del proprio collegio, ma solo su quella della fedeltà e dell'obbedienza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici), riprendendo così (questo è stato il vero motore) nelle mani il controllo interno totale del proprio partito. In previsione di una sconfitta, si tratta di una bella polizza sulla vita.
E per convincervi, vi hanno spiegato che vi ricandideranno tutti in queste liste bloccate, aggirando l'enorme redistribuzione territoriale che ne esce: un vero terremoto. Il Servizio studi della Camera ha fornito ieri i numeri, leggeteveli. Con la nuova legge, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia (Commenti del deputato Floresta)...
PRESIDENTE. Onorevole Floresta, la richiamo all'ordine, sennò la mando fuori, così oggi capiamo subito... Vale per tutti: dovremo lavorare a lungo, per cui datevi tutti una bella calmata (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici) se qualcuno è sovraeccitato, può andare in Transatlantico.
Prego, onorevole Franceschini.
DARIO FRANCESCHINI. Un po' di numeri del Servizio studi: con la nuova legge elettorale, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia, 9 in Veneto, 18 in Campania, 21 in Sicilia e 9 in Puglia, e ne guadagna, naturalmente, nelle regioni del centrosinistra.
Lei, Presidente Berlusconi, ha la qualità, veramente rara, di raccontare bene le barzellette, ma questa, che candiderebbe 38 lombardi e veneti in Basilicata e Toscana e 21 siciliani in Emilia e Umbria, è veramente spettacolare, è la più spassosa di tutte (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici)! E in nome di questo obiettivo, quello di controllare i propri partiti anche dopo la sconfitta, i vostri leader hanno ceduto su tutto, su principi e, badate, anche su vantaggi. Pensate, hanno costruito un sistema che si chiama proporzionale (che in realtà è proporzionale soltanto nella distribuzione numerica tra i partiti nell'ambito delle coalizioni), ma che, di fatto, trasforma l'Italia in un unico, grande collegio uninominale, in cui vince chi prende un voto in più: bella astuzia!
Per tali motivi, la nostra opposizione non deriva dalle conseguenze sul sistema politico (Commenti del deputato Raisi)...
PRESIDENTE. Onorevole Raisi...
DARIO FRANCESCHINI. La nostra opposizione non è dettata dal fatto che temiamo di perdere. I vostri saggi, Presidente Berlusconi, i vostri esperti questa volta l'hanno consigliata male, sono stati, per così dire, un po' approssimativi. Si legga i dati, forniti sempre dal Servizio studi della Camera: nelle 15 regioni in cui si è votato l'anno scorso, su 398 collegi, 102 sono marginali, vale a dire si giocano in una «forbice» di 5 mila voti: una bella battaglia. Sul totale di 475 collegi, i marginali diventano quasi 150. Tutta la partita, dunque, si gioca su circa 500 mila voti, in luoghi ben identificati. Se si guarda invece ai voti assoluti, con i quali si vincerà con la nuova legge, il divario nelle ultime elezioni è pari quasi al quadruplo: 1 milione 871 mila voti in più per il centrosinistra.
Come vedete, non è né la paura di perdere, né la paura di vincere poco il motore della nostra opposizione a questa legge: anzi, ci state dando uno straordinario argomento di mobilitazione e di campagna elettorale. Ci opponiamo perché non vogliamo tornare indietro, perché vogliamo completare, con voi, dall'altra parte ma con voi, questa lunga transizione italiana, non iniziarne da capo una nuova.
Vi sono rari momenti nella vita di un parlamentare, così spesso ripetitiva e frustrata, in cui d'improvviso ci si ritrova nelle mani il destino del proprio paese, e tutto dipende solo dalla propria libertà di coscienza, perché così sta scritto nella nostra Costituzione, perché così sta scritto nei nostri regolamenti, che prevedono il voto segreto non per coprire un presunto tradimento - da chi, poi? - ma, al contrario, per tutelare la libertà del parlamentare da ricatti e da minacce. Questo è uno di quei rari momenti. Nel voto che voi esprimerete, non c'è il risultato delle elezioni, c'è molto di più: c'è, insieme, il futuro del paese, il rapporto tra il deputato e gli elettori del proprio collegio, la stabilità dei governi che tutti abbiamo desiderato e abbiamo cercato. Ma, soprattutto, c'è la cosa più preziosa, perché forse è l'unica che è stata sempre patrimonio comune di tutti noi che siamo in quest'aula: la sopravvivenza del bipolarismo. Vi sono oltre dieci anni di storia italiana, faticosi, contraddittori, difficili, ma pieni del sudore e delle speranze di ognuno di noi e di ognuno dei nostri elettori: tutto, adesso, è soltanto nelle nostre mani (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici - Congratulazioni).
PRESIDENTE. È così terminata l'illustrazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito.
Passiamo ora agli interventi dei gruppi, naturalmente ad eccezione di quelli di appartenenza dell'onorevole Violante e dell'onorevole Franceschini.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.
NITTO FRANCESCO PALMA. «Abbiamo commesso un errore a varare la riforma costituzionale, ma siamo stati così bravi da fermarci quando volevamo cambiare la legge elettorale»: quanta ipocrisia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Avete fatto un enorme spot elettorale cavalcando male il federalismo e non avete trovato unione in quella legge elettorale che vi divideva: questa, e solo questa, è la realtà (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
CARLA CASTELLANI. Bravo!
NITTO FRANCESCO PALMA. Permettetemi di non controbattere alle argomentazioni numeriche e matematiche dell'onorevole Franceschini, e di soffermarmi, semplicemente, su parte dell'intervento dell'onorevole Violante.
Vede, onorevole Violante, lei non ha ragione. Lei sa meglio di me che le leggi elettorali non sono costituzionalizzate; perché se lo fossero, necessiterebbero di uno strumento rigido per la loro modifica. È inutile, onorevole Violante, che lei faccia riferimento ad una costituzione materiale, cioè ad una Grundnorm secondo la quale le regole si cambiano insieme. Noi abbiamo una grande Costituzione, onorevole Violante. Quella grande Costituzione impone semplicemente la riserva di Assemblea e non prevede nessuna maggioranza qualificata - com'è giusto che sia - per la modifica della legge elettorale.
Basterebbe solo questo richiamo per superare la questione. Ma mi viene da dire, a vostro ulteriore conforto, che potrei citare il suo presidente, onorevole Violante; o, se volete, il capo di tutta l'opposizione: l'onorevole D'Alema, il quale, in un'intervista su un giornale, ha dichiarato che, quando voi vincerete, cambierete le norme a vostro piacimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
In attesa che ciò avvenga (mi auguro per il paese che l'attesa sia molto lunga), consentite a noi, nel pieno rispetto della Costituzione, di modificare quella legge elettorale, e non per quegli squallidi ragionamenti di convenienza (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciamo parlare l'onorevole Palma.
NITTO FRANCESCO PALMA. Come dicevo, signor Presidente, senza con ciò intendere suscitare un altro boato: consentitecelo, non per quegli squallidi ragionamenti di convenienza, che pure sono risuonati in quest'aula, ma perché la nuova legge elettorale, sotto il profilo della governabilità e della sintonia tra rappresentanza e consenso, è sicuramente migliore di quella attuale (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Nella questione pregiudiziale di costituzionalità voi lamentate l'indicazione del leader come una lesione delle prerogative del Capo dello Stato: non è vero. Quell'indicazione del leader vuol rappresentare semplicemente un vincolo di natura morale e politica tra i partiti e gli elettori, e non costituisce alcuna forma di costrizione nei confronti del Capo dello Stato. Ma nel motivare questa vostra pregiudiziale, purtroppo emerge il subconscio. Così voi scrivete che, secondo questo sistema, è possibile per la coalizione vincente non proporre quel candidato leader come Presidente del Consiglio o, addirittura, cambiarlo in corso d'opera. È esattamente come voi avete fatto ripetute volte nella precedente legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
Mi avvio a concludere, atteso il breve tempo disposizione. Credo di essere stato eletto in un collegio sicuro, che, nonostante gli esiti delle elezioni regionali, sembrerebbe essere ancora tale. Ciò nonostante, ritengo di non aver mai avuto dubbi circa la bontà della nuova proposta di legge elettorale. Ma se qualche dubbio fosse nato in me, sicuramente ieri sarebbe stato fugato dall'intervento dell'onorevole Prodi. Ma come si permette, questo signore, di offendere i deputati della Casa delle libertà e, principalmente, i suoi elettori (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)? Come si permette, questo signore, di attribuire a noi il suo ragionamento di convenienza veramente personale?
Io voterò questa legge sperando di contribuire ad un sistema razionale per la democrazia del paese (Commenti).
E la voterò convintamente, e mi auguro che tutti i deputati della Casa delle libertà votino, insieme a me, questa legge per consegnare un sistema elettorale migliore al paese, con la soddisfazione aggiunta di dare la risposta che si merita a questo cultore della convenienza personale, a quest'uomo senza partito, a questa «vedova allegra» della politica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, questa riforma è da respingere senza entrare nel merito per quattro solide ragioni. A partita già cominciata, perché la campagna elettorale è in pratica ormai in corso, una squadra non può pretendere di cambiare le regole del gioco perché si accorge che sta perdendo (Commenti)!
La Costituzione materiale oggi viene modificata non con un largo consenso dei cittadini, ma da una maggioranza parlamentare che non è più tale nel paese. Con le liste bloccate, i parlamentari vengono non eletti ma nominati, specialmente da partiti che, come Forza Italia, si identificano con una persona fisica: il Presidente Berlusconi nominerà i deputati e i senatori come un sovrano non costituzionale.
La legislatura morente vuole consegnare alla legislatura nascente una mela avvelenata, una bomba ad orologeria che si chiama instabilità. Il Governo ha fatto bene i suoi conti: a parità di voti otterrà una manciata di seggi in più, ma la parità di voti non ci sarà. Questo atto di prepotenza costerà voti alla maggioranza di Governo.
In conclusione, signor Presidente, facciamo appello al senso dello Stato e alla coscienza di quei parlamentari della maggioranza che stanno subendo un'imposizione perché in cuor loro non sono affatto d'accordo. Si esprimano liberamente contro questa imposizione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, sono stato e sono proporzionalista, e devo confessare che non pensavo che saremmo arrivati così in fretta a svolgere un'analisi critica della stagione che ha caratterizzato la fine della prima Repubblica fino ad oggi. Eppure, ci siamo arrivati. Confesso di trovare nell'atteggiamento di molti colleghi la sensazione piacevole di una riflessione critica su tutto quello che è avvenuto.
Veda onorevole Violante, il fatto che venga da lei il timore sul ruolo dei partiti è una cosa che mi lascia in grande difficoltà perché io ho vissuto la mia esperienza politica in un partito democratico - la Democrazia Cristiana - e, dentro quella storia, ho imparato a respirare una certa sensibilità politica. Non mi hanno fatto mai paura i partiti! Non vedo perché dovremmo affidarci al «leaderismo» come ad una risposta più adatta: tornino i partiti, se mai il problema che si porrà sarà quello di farli vivere democraticamente, ma questo è un problema che riguarda tutti, recuperando la migliore tradizione della democrazia dei partiti nel nostro paese.
Onorevole Franceschini, ho ascoltato questa esaltazione del bipolarismo come se fosse una conquista recente, ma io ho vissuto sempre in una realtà politica bipolare. I democratici cristiani potevano raggiungere intese parlamentari con i comunisti, ma non vi è stata, neppure nella stagione morotea, confusione dei ruoli. Pertanto, l'onorevole Franceschini di cosa sta parlando? Forse, lei, onorevole Franceschini, non ha neppure memoria storica della sua esperienza giovanile (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Di cosa parla? Lei è diventato inglese, ed io la lascio pure diventare inglese, ma io voglio restare mediterraneo, italiano. Ma cosa sarebbe della sua logica bipolare in Germania proprio oggi che Angela Merkel diventa cancelliere sulla base di una condizione di eccezionalità politica?
Lei vede così male, poi, che in Germania i due maggiori partiti trovino un'intesa per dare risposte ai problemi strutturali di quel paese? Lo vede così male?
Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione: Sì.
BRUNO TABACCI. E allora (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)? No, allora cosa? Veda che questa affermazione, se è scelta dal paese, se è scelta dagli elettori, non è poi una cosa così disdicevole!
Da ultimo, vengo al problema dell'indicazione del premier. Ma scusate: nella prima Repubblica, quando i partiti della maggioranza andavano al Quirinale, nello studio alla Vetrata, cosa facevano? Non indicavano, forse, al Presidente della Repubblica il premier più adatto (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia)? Non lo fece la Democrazia Cristiana indicando il senatore Spadolini? Allora, vuol dire che c'era un orientamento che nasceva dal principio di coalizione. Vorrei ricordare che, nel 2001, stavano pure scritti sulla scheda i nomi dei candidati premier! A me era parso un eccesso, devo dire la verità, un eccesso dal quale prima usciamo e meglio è: io voglio tornare all'interno di una democrazia parlamentare, non di altro tipo!
Quindi, scendiamo da cavallo! Qui non c'è la fretta di vincere o il problema di chi, in limine mortis, vuole decidere una legge diversa: qui, oggi, ci sono problemi politici inevitabili. E sarebbe bene che, invece di affrontarli in piazza, li affrontassimo qui, perché questa è la sede propria (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tabacci.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, ovviamente i Verdi voteranno a favore delle pregiudiziali di costituzionalità che sono state presentate. Su ciò non c'è dubbio: le parole di Nitto Palma e quelle del collega Tabacci rendono chiare le ragioni politiche, oltre che costituzionali, della nostra ferma e chiara contrarietà alla proposta di modifica della legge elettorale.
L'onorevole Tabacci ha pronunciato un discorso tutto rivolto al passato della vita politica del nostro paese. Il suo ragionamento, anziché guardare alla necessità - che certamente esiste anche nel nostro sistema democratico - di costruire una nuova qualità ed un nuovo modello della rappresentanza politica e sociale, prospetta, con occhio molto attento alla Germania, dalla quale credo che non venga una proposta di qualità, la nuova creazione di un centrismo politico che rappresenterebbe il ritorno a quella palude che ha paralizzato e bloccato la democrazia e la sua rappresentanza nei decenni passati.
Vi sono, naturalmente, precise ragioni per le quali anche i Verdi, forza convintamente proporzionalista, per formazione ed anche sulla base delle proposte di legge che hanno presentato in questa legislatura, esprimono una forte contrarietà alla riforma in esame: essa introduce un premio di maggioranza ed un premio di opposizione, rendendo statica la dialettica elettorale nel nostro paese. Inoltre, non è vero che i voti saranno tutti uguali, perché accadrà esattamente il contrario: saranno alterati da quel principio maggioritario e truffaldino che già si tentò di introdurre nella vita democratica del nostro paese negli anni Cinquanta, quando si cominciò a ragionare di premio di maggioranza.
In realtà, la riforma non soltanto nasce dal presupposto politico di cambiare le regole del gioco in un momento in cui la partita elettorale ed il confronto tra i due schieramenti del sistema bipolare sono già cominciati, ma ha anche la presunzione di costruire, dentro la legge elettorale, un sistema bloccato con riferimento al rapporto tra forme di rappresentanza politica e realtà espressioni di nuove rappresentanze sociali. Altro che ruolo dei partiti! Altro che ruolo e capacità dei candidati di esprimersi! In realtà...
PRESIDENTE. Onorevole Cento...
PIER PAOLO CENTO. ...la riforma nasce con un ricatto anche parlamentare.
Credo - mi rivolgo al Presidente della Camera - che non possiamo restare in silenzio davanti ai titoli dei giornali di oggi che ci ricordano come il voto parlamentare rischi di essere controllato e ricattato dal Presidente della Consiglio!
Dobbiamo avere un sussulto e la capacità di rivendicare la nostra autonomia di parlamentari, la nostra libertà, senza vincolo di mandato, come prevede la Costituzione! Credo che il Presidente della Camera dovrà trovare le forme e i modi per garantirlo, alla luce dei ricatti di cui ho letto sui quotidiani di questa mattina (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Democrazia Cristiana voterà a favore di questo provvedimento (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
GIANFRANCO ROTONDI. ...e pretende il rispetto nei confronti di un partito politico non schierato in questo momento, perché le ultime elezioni regionali hanno collocato la Democrazia Cristiana al centro.
Ritengo che il presidente Violante abbia reso delle osservazioni intelligentemente provocatorie, come sempre, nel senso che il provvedimento in oggetto, che si propone senza preferenze, porrà il problema della regolamentazione giuridica dei partiti, in relazione al quale il mio partito presenterà una proposta di legge, subito, in questa legislatura; a ciò si impegna pubblicamente.
Presidente Violante - mi rivolgo anche all'onorevole Franceschini - non è giusto dire che questo provvedimento ammazza il bipolarismo. Che un partito chiamato Democrazia Cristiana voglia il proporzionale, sta nel nostro DNA, ve lo aspettate, ce lo aspettiamo (lei potrà anche scherzare sul fatto che per noi potrebbe tornare, oltre che il proporzionale, Forlani al Governo, Andreotti al Quirinale, non saprei citare Craxi, perché abbiamo la fortuna di averne addirittura due), ma è chiaro che il nostro è un partito che fa della nostalgia una proposta politica! Ma è nostalgia del futuro, nostalgia di un impegno politico che i partiti tradizionali esprimevano in materia leggermente... (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...!
GIANFRANCO ROTONDI. La verità è che questo provvedimento di riforma elettorale salva il bipolarismo.
Onorevole Franceschini, ammettiamo che il centrodestra perda le elezioni, come lei sostiene, con uno scarto di due milioni di voti: sa qual è la differenza rispetto al suo calcolo? Se perde il turno elettorale con due milioni di voti mancanti, il centrodestra in questo Parlamento c'è ed il bipolarismo è salvo. Se avviene quel che il Servizio studi della Camera ipotizzava, ossia che con il cosiddetto voto maggioritario, il centrodestra, con i risultati delle regionali, otterrebbe appena cento collegi, allora, colleghi del centrosinistra, vi è il rischio della fine del bipolarismo! Non sono uno che vuol fare un comizio, altrimenti vi direi che volete un'Italia in cui governate diciassette regioni, il 90 per cento dei comuni, il 90 per cento delle province, il Governo nazionale ed un Parlamento in cui volete ammettere l'opposizione a cento deputati, che era la quota del partito agrario ai tempi del partito comunista di Stalin (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Ecologisti democratici)!
Noi riteniamo che, in questo momento, la legge elettorale proporzionale salvi il bipolarismo! Dopodiché, liberi di ritenere il contrario, ma liberi noi, come nel 1948, come Democrazia Cristiana, di fare una campagna elettorale contro l'Italia monocolore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Ecologisti democratici e di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, noi, come componenti del gruppo Misto-Popolari-UDEUR, aderiamo sia alle questione pregiudiziali sia a quella sospensiva ed esprimeremo un convinto voto favorevole.
Ci comporteremo conseguentemente nel corso delle votazioni perché noi, che siamo proporzionalisti - non abbiamo mai avuto baluginamenti negativi né pentimenti su questo nostro essere proporzionalisti - non consideriamo ricevibile una proposta proveniente dalla maggioranza e che ha due fondamentali punti di criticità, a parte evidentemente le questioni, che sono già state sollevate, di incostituzionalità e su cui non torneremo.
Un primo punto (ed è esclusamente politico) riguarda il fatto che non è possibile immaginare di chiudere una partita, come quella delle regole primarie del gioco (sono i meccanismi e le leggi elettorali che producono la politica nel nostro paese), avendo scelto di non dialogare con una metà del Parlamento, che oggi risulta essere la parte prevalente del paese, e avendo scelto di giocarla proprio contro questa parte del Parlamento.
Vorrei poi esprimere una seconda fondamentale obiezione, partendo dalle considerazioni che ho ascoltato dall'onorevole Tabacci, che stimo e a cui rinnovo in quest'aula la mia considerazione e la mia stima.
Onorevole Tabacci, il fatto di non aver in alcun modo immaginato di offrire una possibilità di scelta ai cittadini, il fatto di avere confezionato liste bloccate, allontana in modo siderale la presente proposta da quella proporzionale, così come potrebbe essere ricevibile da chi si ispiri ad una identità cattolico-democratica o da chi faccia riferimento all'esperienza della Democrazia Cristiana che nel voto di preferenza aveva il suo valore fondante.
Vi è su questo punto un estremo di incostituzionalità riguardo all'articolo 67 della Costituzione, il quale recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»: nel caso di cui stiamo discutendo saremmo, sareste o saranno nominati da un gruppo di oligarchi, da un nucleo ristretto di capi, i quali manderebbero in Parlamento i propri rappresentanti, ma certamente non per esercitare una funzione di rappresentanza popolare.
A tale proposito vorrei fare un appunto anche all'onorevole Fini....
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 11,58)
PRESIDENTE. Faccia presto..!
PINO PISICCHIO.... che pure appartiene ad una forza politica che si è battuta - e mi avvio immediatamente a concludere - per il voto degli italiani all'estero. Ma come? Noi diamo il voto di preferenza agli italiani all'estero e togliamo ogni possibilità di scelta agli italiani che sono qui!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 12,01)
PINO PISICCHIO. È una proposta irricevibile (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, la Lega Nord respinge le questioni pregiudiziali di costituzionalità, ma respinge anche le prediche e le lezioni di democrazia che arrivano dalla sinistra, ricordando loro che non abbiamo assolutamente nulla da imparare da chi ha cambiato la Costituzione con una maggioranza «abusiva», poiché questo è ciò che è accaduto nel periodo in cui le truppe dell'onorevole Mastella - l'abbiamo ancora bene in mente! - si spostavano (Applausi dei deputati di gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia) da una parte all'altra! Quindi lezioni di rispetto della Carta costituzionale da chi ha cambiato la Costituzione «abusivamente», ignorando e tradendo il voto elettorale non le riceviamo, perché (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) siamo persone sostanzialmente serie e facciamo di tutto per esserlo, almeno! Non siamo certamente come voi!
La proposta di legge cerca di eliminare...
ANDREA LULLI. Non è vero!
LUCIANO DUSSIN. ...alcune distorsioni esistenti. Ricordo che nel 1996 aveva vinto le elezioni un polo che aveva preso meno voti dai cittadini rispetto all'altro. Ricordo ancora che con il sistema dello scorporo abbiamo mandato oltre un milione e mezzo di cittadini a votare, ad esempio, per Berlusconi, mentre quei voti sono finiti per diritto di tribuna magari a Bertinotti: anche questo è tradire la volontà dei nostri cittadini...
FRANCESCO GIORDANO. Le liste civetta!
LUCIANO DUSSIN. Tu puoi dire quello che vuoi, caro Giordano, ma è così! Se il mio vicino di casa parte per andare a votare Berlusconi o chiunque altro, quel voto deve essere attribuito: così non è stato! È questo è un altro elemento di distorsione che intendiamo eliminare!
Per quanto riguarda, poi, le posizioni da voi assunte sull'indicazione e sul suggerimento al Presidente della Repubblica del leader della coalizione vincente, qualcun altro ha, dianzi, ricordato come nel 2001 fosse stato addirittura indicato nelle liste elettorali. Perciò, anche in tal caso, avendo voi accettato ciò nel 2001, non si spiega come mai, oggi, siate contrari, anche se l'indicazione del nome del leader non sarà più presente solo sulla scheda destinata al cittadino elettore ma sarà prevista dalla legge. È dunque fuori luogo e fuori tempo anche questa vostra segnalazione.
Con il ritorno al proporzionale, giustamente e doverosamente, vincerà chi avrà ottenuto più voti e non si verificheranno più gli imbrogli ricordati dianzi; si tratta perciò di un provvedimento serio, che rispetta la volontà dei cittadini e prevede un premio di maggioranza per tutelare la governabilità di questo paese, mancata, purtroppo, negli ultimi anni della storia della Repubblica.
Quindi, tali proposte di questioni pregiudiziali le rimandiamo al mittente; non abbiamo bisogno di lezioni di democrazia da nessuno, tanto meno da voi (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mascia; avverto che dopo di lei interverrà ancora l'onorevole Nespoli e seguirà, quindi, la votazione.
Onorevole Mascia, prego, ha facoltà di parlare.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, come è stato ribadito e come stiamo sostenendo da diverse settimane, questa proposta di modifica del sistema elettorale nasce da una crisi del berlusconismo e l'onorevole Rotondi in questa Assemblea ha confermato che il tentativo è quello, se non di scongiurare la sconfitta, quanto meno di ridurre la distanza nei seggi assegnati in Parlamento.
Le modalità con le quali si è addivenuti a questo testo lo qualificano di per sé: in fretta e furia, in Commissione e attraverso una trattativa privata condotta fuori dalle aule parlamentari. Ma, come si sa, quando si affrontano questioni che riguardano le regole della democrazia in questo modo, la proposta relativa è inquinata ancora prima di nascere.
Vi sono diverse scuole di pensiero circa le modalità con le quali si possono varare le leggi elettorali; in diversi paesi esistono note convenzioni costituzionali al riguardo e, soprattutto, esperienze consolidate impongono di non modificare le leggi elettorali l'ultimo anno di legislatura. Si tratta non tanto di questione temporale: se un anno e mezzo prima, o piuttosto sei mesi; il punto è se le modifiche siano frutto di condivisione o se, invece, siano frutto di espedienti, come in questo caso.
Noi siamo proporzionalisti ma non siamo interessati a proposte, qualsiasi siano, che nascano in questa palude; non lo siamo, intanto perché, come ha ricordato il collega Franceschini, questa è una proposta costruita su un grande collegio maggioritario unico e non è quindi una proposta davvero proporzionale. Soprattutto, poi, non è una proposta che nasca sulla base di una verifica delle esperienze, della crisi del bipolarismo, della questione che ha a che fare con la rappresentanza. La proposta, anzi, non tiene conto delle diverse domande di democrazia e di rappresentanza emerse nel corso di questi anni, da un grande movimento mondiale e non solo; soprattutto, non considera la critica sorta anche laddove esistono forme di rappresentanza più adeguate o forme di rappresentanza proporzionali. Non si tiene conto, inoltre, che la materia va trattata considerando i poteri esecutivi, i luoghi delle decisioni che riguardano le sorti di tutti, che stanno fuori dalle aule del Parlamento: siano, appunto, i Governi o altri luoghi, ademocratici o, comunque, tecnocratici.
Dunque, le modalità con le quali nascono certe idee sono di per sé un segnale circa i contenuti; non siamo interessati ad affrontare il tema in questa maniera. Così, non si discute delle questioni democratiche né, tanto meno, delle questioni che hanno a che fare con la rappresentanza. Se dovessimo dibattere, anche solo in astratto - quindi, prescindendo dal contesto politico del nostro paese, andrebbe premesso che qualsiasi legge elettorale è legata ad una forma di Governo; noi non siamo proporzionalisti per principio, non siamo proporzionalisti astratti: siamo proporzionalisti perché riteniamo che le istanze della società - quelle politiche, sociali e culturali - debbano essere rappresentate e contare all'interno delle istituzioni.
Pensate davvero che sia possibile rappresentare o fotografare un po' di più la società attraverso una legge elettorale e, allo stesso tempo, impedire che gli stessi rappresentanti che siedono in Parlamento non contino nulla rispetto alle decisioni da prendere?
Vorrei ricordare che abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità proprio in ordine all'indicazione del premier, nonché alla definizione di una maggioranza collegata ed alla sottoscrizione di un programma comune. Si tratta di un'obiezione di ordine non soltanto, per quanto rilevante, istituzionale e costituzionale, con riferimento all'articolo 92 della Costituzione, ma anche politica.
Vi chiediamo, infatti: pensiate sia sufficiente riprodurre una fotografia diversa all'interno delle aule parlamentari e, al contempo, approvare una «controriforma» della Parte II della Costituzione che, in diversi passaggi, cancella il ruolo del Parlamento e che assegna non solo ad un Esecutivo, ma addirittura ad una persona tutti i poteri, cancellando e modificando sostanzialmente il ruolo super partes del Capo dello Stato, nonché dei Presidenti delle Camere, ed inventando meccanismi in base ai quali il Parlamento sarà privato di tutte le sue prerogative? Pensiamo di essere coerenti, ma non per questo pretendiamo che le nostre ragioni convincano tutti; tuttavia, pur rimanendo proporzionalisti, siamo contrari all'idea di un Parlamento, per quanto proporzionale, in cui contino solamente una persona ed un esecutivo.
Per evitare ciò, allora, è necessario sviluppare una discussione di ben altro spessore rispetto a quella cui abbiamo assistito, in queste aule, nelle ultime settimane, la quale, non a caso, ha condotto all'esame in Assemblea di questo progetto di legge. Soprattutto, riteniamo che la discussione non possa essere sganciata da quanto avverrà la prossima settimana, in quest'aula, quando ci verrete a chiedere di votare definitivamente a favore di una riforma costituzionale che stravolge la Parte II della Costituzione e che avrà importanti ricadute anche sulla prima.
Il merito delle nostre obiezioni, quindi, riguarda anche quegli aspetti in ordine ai quali avete presentato alcuni accorgimenti, ma che non modificano la sostanza, poiché permane il contrasto con articoli della Costituzione; soprattutto, essa riguarda un'idea di democrazia e di rappresentanza che è ben lontana da ciò che voi ci proponete. Per tali motivi, dunque, preannuncio che voteremo a favore delle questioni pregiudiziali presentate (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nespoli. Ne ha facoltà.
VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, credo che le affermazioni pronunciate dai colleghi dell'opposizione bastino da sole a connotare le due questioni pregiudiziali presentate. Esse, infatti, sono motivate da ragioni politiche, poiché non vi è alcun serio riferimento alla Costituzione, né sono state poste specifiche questioni di merito. Si tratta unicamente di elementi polemici sul piano politico, così come stiamo verificando, da settimane, nel corso del dibattito svolto in sede sia di Commissione, sia di Assemblea.
Credo allora che, in ordine alle questioni politiche che sono state poste - e che affronteremo anche nelle prossime ore, quando entreremo nel dettaglio del progetto di legge all'esame della Camera -, qualcosa vada detto. Vorrei rivolgermi, in primo luogo, all'onorevole Franceschini.
Vede, onorevole Franceschini, vogliamo rifuggire dalla tentazione, che lei cerca di lanciare, di trasformare il Parlamento in una piazza: noi, infatti, non vogliamo fare i comizi! Siamo tutti bravi a ritrovare antiche citazioni, pronunciate da questo o da quell'altro, ed a tirarle per la giacca, a proprio vantaggio, non per sostenere le proprie ragioni, ma per sottolineare le eventuali contraddizioni degli altri (Applausi del deputato Armani)!
Anche in ordine a tale aspetto, allora, vorrei ci basassimo, invece, su fatti seri e concreti, onorevole Violante! Vorrei ricordare che noi - che ci siamo battuti con forza, nel paese, per ben due volte per eliminare la quota proporzionale - non abbiamo riscontrato, in quella campagna referendaria, la veemenza con la quale voi contrastate, in questo momento, il nostro tentativo di rafforzare il bipolarismo.
Ci avete lasciati da soli nel paese, perché noi volevamo, attraverso il confronto reale (Applausi dei deputati dei gruppi, di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!
VINCENZO NESPOLI. ... con il paese, introdurre un meccanismo di vera alternanza, imperniata su due grandi coalizioni, che potesse addirittura determinare il bipartitismo!
Quella stagione è tramontata perché abbiamo dovuto prendere atto che il popolo italiano non ci ha seguito su tale richiesta, soprattutto la seconda volta. La prima volta vi sono state responsabilità politiche dalle quali non sono immuni Prodi e D'Alema, che oggi scalpitano fuori luogo.
Ed allora, rispetto a tale situazione, con la legge elettorale che state criticando da dieci anni, affermando che si tratta di un sistema che non funziona - onorevole Franceschini, vi sono «enciclopedie» intere di vostre citazioni che contestate a questo meccanismo -, e rispetto a voi, che nella scorsa legislatura non avevate i voti necessari ad affrontare il passaggio di una riforma elettorale in Assemblea - la verità è questa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)! -, noi abbiamo la consapevolezza di avere un'impostazione di legge elettorale che fotografa la realtà del paese, che - udite udite, perché anche questo avete contestato - assegna alla coalizione che riceve più voti la possibilità di governare il paese con una maggioranza chiara e netta, su un programma e su indicazione di un leader. Questo, per quanto ci riguarda, è il rafforzamento del bipolarismo! Questo, per quanto ci riguarda, è in linea con l'impostazione che abbiamo dato anche al processo riformatore della Costituzione, che abbiamo voluto con forza e che riconfermeremo la prossima settimana!
Su tale versante, credo che possiamo essere noi a dare lezioni di coerenza agli altri e che non dobbiamo riceverne mai, da nessuno, anche su questo terreno. Questa vostra presunzione di essere maggioranza nel paese - mi rivolgo agli onorevoli Violante e Franceschini ed agli altri colleghi della sinistra intervenuti - su quali dati la basate?
CARLO LEONI. Sulle regionali!
VINCENZO NESPOLI. Sui dati elettorali? Bene, allora, considerate ciò che succede in Europa, le elezioni che si sono tenute nel Regno Unito e quelle che si sono svolte in Germania, e tale vostra sicumera certamente si infrangerà su un dato. Noi avremo la capacità, in questi mesi di campagna elettorale, di «smontare» le vostre bugie, sulle quali in questi anni, avete tentato di costruire il consenso elettorale. Infatti, chiederemo il consenso sul consuntivo delle cose fatte, e su tale terreno siamo convinti che vi batteremo per l'ennesima volta, perché il centrodestra è maggioranza nel paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi ricordo che sarà posta in votazione, a scrutinio segreto, anzitutto la questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Violante ed altri n. 1 e successivamente la questione pregiudiziale per motivi di merito Franceschini ed altri n. 2, sempre a scrutinio segreto.
Onorevoli colleghi, vi ricordo altresì che nella votazione sulle questioni pregiudiziali, chi è favorevole al provvedimento in esame deve votare «no», chi è contrario deve votare «sì».
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A quale titolo, onorevole Giachetti?
ROBERTO GIACHETTI. Per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sono confuso...
PRESIDENTE. Ha bisogno di un ulteriore chiarimento? Onorevole Giachetti, la sua sensibilità onora l'Assemblea! Ribadisco che nella votazione sulle questioni pregiudiziali chi è favorevole al provvedimento in esame deve votare «no» e chi è contrario deve votare «sì». Ha capito, onorevole Giachetti?
ROBERTO GIACHETTI. Sì, signor Presidente, la ringrazio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Violante ed altri n. 1.
(Segue la votazione).
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente! Ci sono voti doppi! Guardi i seggi degli onorevoli Di Virgilio e Benedetti Valentini!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 596
Maggioranza 299
Voti favorevoli 270
Voti contrari 326).
Prendo atto che gli onorevoli Testoni e Cazzaro non sono riusciti a votare.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale per motivi di merito Franceschini ed altri n. 2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 597
Maggioranza 299
Voti favorevoli 272
Voti contrari 325).
Passiamo ora all'esame della questione sospensiva Leoni ed altri n. 1.
A norma del comma 3 dell'articolo 40 del regolamento, la questione sospensiva può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà, altresì, intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più di cinque minuti.
L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la questione sospensiva Leoni ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.
Onorevoli colleghi, fate silenzio, per cortesia! Onorevole Elio Vito, la richiamo. Per cortesia! Cerchi di non essere un perturbatore, lei che è un capogruppo!
Prego, onorevole Boato, ha facoltà di parlare.
MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione sospensiva che abbiamo proposto...
PRESIDENTE. Onorevole collega, sta parlando ad un metro di distanza, dall'oratore, per cortesia!
MARCO BOATO. La questione sospensiva che abbiamo presentato costituisce un'estrema occasione di riflessione proposta dall'opposizione alla maggioranza.
Signor Presidente, noi forze politiche dell'Unione giudichiamo ciò che sta avvenendo un vero e proprio colpo di mano istituzionale, una forzatura unilaterale rispetto alle regole fondamentali del sistema democratico.
Il problema reale non è tanto il cambiamento del sistema elettorale negli ultimi mesi di legislatura. Il problema, la vera e propria emergenza democratica, è costituito dall'imposizione unilaterale di un nuovo sistema elettorale. L'abbiamo ripetuto molte volte e continueremo a farlo: non si possono cambiare le regole del gioco nell'imminenza della partita o, addirittura, a partita già iniziata senza l'accordo di entrambe le squadre, nel nostro caso di entrambe le coalizioni.
Di più: siamo di fronte all'imminenza del voto su una vastissima riforma costituzionale, che modifica ben 53 articoli della Costituzione, una riforma che incide direttamente e indirettamente anche su questa materia...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di stare al vostro posto in silenzio! Mi rivolgo a tutti: a destra come a sinistra!
MARCO BOATO. La ringrazio, signor Presidente. Come dicevo, siamo di fronte all'imminenza del voto su una vastissima riforma costituzionale che incide direttamente e indirettamente anche su questa materia, sia sotto il profilo della forma di Governo sia sotto il profilo dei poteri costituzionali del Presidente della Repubblica.
Su questa riforma costituzionale, dopo i voti in seconda lettura delle Camere, se approvata, sarà chiamato a pronunciarsi il popolo sovrano attraverso un referendum oppositivo, ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione.
Tuttavia, per alcuni aspetti, il sistema elettorale che si pretende ora di imporre al Parlamento ed al paese, in modo assolutamente unilaterale, cerca di anticipare (ma a Costituzione vigente) alcuni aspetti del nuovo testo costituzionale ancora in itinere, che sarà sottoposto - come ho già detto - comunque al giudizio sovrano dei cittadini.
Per questi motivi, signor Presidente, onorevoli colleghi, per rispetto ad un corretto rapporto in Parlamento tra maggioranza ed opposizione e per rispetto soprattutto ai cittadini che si sono pronunciati nel referendum popolare del 18 aprile 1993 (quando votarono il 77 per cento dei cittadini ed i «sì» ottennero l'82,7 per cento dei voti, coinvolgendo decine di milioni di italiani), e che si pronunceranno comunque nel prossimo referendum oppositivo senza quorum di validità, ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione; per tutto questo, chiediamo di votare a favore della questione sospensiva Leoni ed altri n. 1, prima di creare un fatto compiuto di gravità inaudita. Signor Presidente, è un fatto compiuto che lede non soltanto i diritti dell'opposizione, ma anche le regole fondamentali del confronto democratico in materia di sistema elettorale, e lede, soprattutto, i diritti dei cittadini e del popolo sovrano.
Vorrei rivolgere a tutti un monito: vi rendete conto di quale gravissimo precedente viene introdotto in questo modo? Vi rendete conto che questo precedente potrà legittimare, nella prossima legislatura - quando, forse, ci sarà un'altra maggioranza -, la possibilità, legittimata oggi proprio da voi, di cambiare e anche di stravolgere in modo unilaterale qualunque regola democratica nei rapporti tra maggioranza ed opposizione? Vi rendete conto, colleghi della maggioranza e del Governo, della gravità di questo precedente, non solo per l'oggi, ma anche per il domani e per il domani di tutti, chiunque sia maggioranza od opposizione?
Noi, forze politiche dell'Unione, ce ne rendiamo conto. Vogliamo evitarlo e vi invitiamo ad evitarlo, votando a favore della questione sospensiva che tutte le forze politiche dell'Unione hanno proposto (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per sostenere la questione sospensiva illustrata poco fa dall'onorevole Boato. Ossia, vorrei sostenere la necessità di sospendere l'esame del provvedimento fino all'entrata in vigore della riforma costituzionale che è in discussione in queste settimane proprio alla Camera.
Mentre le disposizioni contenute nella proposta di modifica della Parte II della Costituzione sono coerenti con la previsione del testo in esame, che prevede l'indicazione da parte dei partiti della persona designata alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri, queste stesse previsioni stabiliscono un vincolo del tutto incoerente con quanto disposto dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione vigente, che stabilisce, infatti, che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio.
Non è un mistero per nessuno come il dibattito di questi anni circa le proposte di riforma della Costituzione, in particolare in ordine alla forma di Governo, ai rapporti tra Governo e Parlamento e al Presidente della Repubblica, abbia messo in evidenza una posizione generalmente critica e anche divisioni sul significato da attribuirle, che hanno portato a critiche per ragioni opposte.
C'è chi ritiene che il modello di premierato proposto sia inaccettabile per la somma di poteri concentrati nel Primo ministro, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per la corretta dialettica parlamentare, e c'è chi ritiene, invece, che tale modello prefiguri un premierato debole, nel quale il premier, in realtà, sarebbe schiavo della sua maggioranza.
Comunque sia, il modello di riforma che ci si propone non è una razionalizzazione o una semplice modernizzazione del modello attuale, ma disegna un sistema alternativo, segnando il passaggio da una democrazia rappresentativa ad una democrazia di investitura di un unico organo costituzionale, senza, peraltro, darsi la cura di introdurre alcun serio contrappeso.
Ciò comporta una serie di conseguenze. Innanzitutto, ne consegue un appannamento, ancora maggiore di quanto già non sia possibile registrare, del ruolo dei partiti. Essi vengono sospinti ai margini del sistema e sul proscenio appaiono solo i leader delle coalizioni, sempre più orientati a consolidare un rapporto personale e diretto con l'elettorato. La vicenda delle liste elettorali personali di alcuni governatori regionali dovrebbe essere istruttiva.
In secondo luogo, si trasforma la sede principale della rappresentanza politica in un elemento secondario. Essa è utile solo in quanto interprete sollecito e fedele delle decisioni del Primo ministro, prima ancora che del Governo.
In terzo luogo, si fa dell'investitura popolare il vero perno attorno al quale ruota il sistema costituzionale. Tale elemento fa aggio su tutto e su tutti, sui diritti dell'opposizione, ma anche su quelli della maggioranza parlamentare, sulla dialettica che deve essere mantenuta all'interno delle Assemblee elettive in un regime maggioritario, e in quello proporzionale, sulle prerogative del Capo dello Stato e sugli strumenti di garanzia.
La proposta di riforma non trova la sua vera ragione d'essere in un progetto di effettivo rafforzamento del regionalismo italiano. Il tema cruciale, che avete mascherato con la devolution, è quello del sistema centrale di Governo, cioè l'idea di rafforzare il Governo e assicurare stabilità e continuità all'Esecutivo.
Proprio per questo, proponiamo di sospendere l'esame del provvedimento, anche per respingere il tentativo di eludere con espedienti istituzionali, i problemi della politica pretendendo di ottenere per via di regole istituzionali, anziché attraverso l'azione politica, l'effetto di mantenere la coesione di un gruppo e di una coalizione, quando divergono gli obiettivi e le valutazioni politiche, come ormai si vede nel vostro caso e lo vedono anche i ciechi.
Ciò non è soltanto contrario al buon senso, ma anche pericoloso perché, prima o poi, la politica finisce per affermare comunque le proprie esigenze. Per tale motivo, riteniamo che un sistema costituzionale debba essere un sistema di equilibrio e di reciproche garanzie: perdere tale carattere vorrebbe dire compromettere un patrimonio prezioso che due secoli di costituzionalismo ci hanno trasmesso. Non basta l'emendamento presentato dall'onorevole Palma, che propone di modificare la nomina della persona indicata alla carica di Primo ministro con l'indicazione di un leader. Cosa vuol dire? E cosa vuol dire pensare di modificare una previsione costituzionale, l'articolo 92, con una semplice legge ordinaria?
Riteniamo che cambiare le regole del gioco alla vigilia delle elezioni politiche sarebbe grave, deprecabile, pericoloso. Vi proponiamo pertanto di sospendere questa discussione e di rinviarla a quella di riforma della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, Rifondazione comunista voterà a favore della questione sospensiva illustrata dal collega Boato. Infatti, signori della maggioranza, voi chiamate ritorno al proporzionale una sgangherata e privatistica improvvisazione senza equilibrio costituzionale e senza un reale progetto istituzionale.
Voi dite di voler reintrodurre il sistema proporzionale perché affermate che è più democratico, ma, come sappiamo e come il costituzionalismo democratico ci insegna, la formazione della rappresentanza parlamentare è parte integrante dello Stato di diritto. In questi anni voi, signori della maggioranza, avete degradato la democrazia sia come sistema di garanzie e di controlli, sia come controllo di legalità e di legittimità. Non dimentichiamo mai, perché c'entra con questa discussione, che questo è il paese delle torture dei migranti a Lampedusa (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
In realtà, il sistema proporzionale che proponete è una merce di scambio: da un lato, il proporzionale ad una parte della maggioranza; dall'altro, il presidenzialismo; dall'altro ancora il federalismo liberista e competitivo. Se si vuole reintrodurre un sistema proporzionale, va ricercato con attenzione un sistema equilibrato; per quanto ci riguarda, pensiamo al sistema tedesco.
Il costituzionalismo è autonomia dei poteri e loro equilibrio. La proposta che voi fate, invece, non è altro che una variante dentro lo schema maggioritario e bipolare. Infatti, non vi è nessun sistema realmente avanzato a livello europeo che coniughi premio di maggioranza e soglia di sbarramento. È peggio della legge truffa del 1953 dove almeno, per aver il premio di maggioranza, occorreva superare il 50 per cento! Poi vi è il collegamento con il candidato premier. Dov'è la centralità del Parlamento? Dov'è il ruolo e la funzione del Capo dello Stato? In realtà, le destre modificano il meccanismo elettorale solo per un proprio tornaconto.
Vogliamo che venga ripreso, dopo un rigoroso bilancio, nella prossima legislatura, il dibattito sullo stato della democrazia nel nostro paese. Dico subito che non condivido le parole, che spesso vengono anche da esponenti importanti del centrosinistra, secondo cui, se venisse approvata questa legge elettorale in questa legislatura, allora torneremo al maggioritario nella prossima legislatura o introdurremo il maggioritario nel programma dell'Unione, o - come è stato detto in maniera autorevole questa mattina - proporremo una legge per cui occorre la maggioranza dei due terzi per cambiare la legge elettorale. No, pensiamo che su questo si debba agire con rigore e calma. Non possiamo separare la questione della legge elettorale da un più generale intervento per ampliare la partecipazione, a partire dal tema decisivo della democrazia dei posti di lavoro, delle forme di partecipazione diretta, della citata ordinanza transnazionale dei migranti e delle autonomie locali e del loro rafforzamento. Non a caso, signori della maggioranza, vi è una connessione tra questa proposta di legge elettorale e la proposta di legge finanziaria da voi elaborata.
Si tratta di furbesche ed ipocrite manovre di centralizzazione gerarchica, di privatizzazione della res pubblica e di sovversivismo dei ceti proprietari! Questa è la nostra profonda coerenza: contro l'una e l'altra proposta, chiamiamo non solo il Parlamento, ma il paese, ad una grande lotta ad un grande conflitto contro questa maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Non vale forse la pena soffermarsi a lungo, dato che sono già intervenuti molti colleghi, sul modo con il quale è stata pensata questa riforma elettorale: tutta nel perimetro della maggioranza, senza alcun confronto con l'opposizione, in una logica di scambi e di ricatti, sul filo di un'esplicita crisi politica e nella scena di un paese alla deriva. La sede, è il caso di dirlo, è quella della Casa delle libertà, trasformata in un supermarket delle istituzioni, secondo l'antico brocardo unicuique suum: alla Lega la devolution, a Forza Italia il premierato assoluto e la «salva Previti», a Fini l'interesse nazionale (e non so quali altre speranze per il futuro), all'UDC la legge proporzionale.
Questa è la logica con la quale volete da soli modificare le regole della competizione elettorale. Si tratta di un metodo che abbiamo già visto nella prassi delle riforme costituzionali ed istituzionali ad opera di questa maggioranza. Vi siete fatti i conti ed avete pensato di proporre una legge che consentiva alla minoranza di diventare maggioranza; poi avete corretto il tiro, sempre nella stessa logica del vantaggio politico di parte. Si è tradito l'insegnamento di de Tocqueville, secondo il quale non basta il voto a rendere un popolo libero. Occorre infatti qualcosa in più, egregi colleghi: occorre la libertà e l'uguaglianza tra le parti, che solo la democrazia sorretta dall'etica pubblica può assicurare.
Con questa proposta di legge non fate però solo una violazione grave al metodo e alle regole della democrazia. Fate fare anche un passo in avanti, grave, alla rappresentatività e alla governabilità del nostro paese, tradendo il voto espresso nel 1993 da 29 milioni di italiani. Riportate l'Italia al passato, verso la frammentazione e l'ingovernabilità, ad una stagione caratterizzata da un forte deficit pubblico e di legalità, tradendo, appunto, la volontà popolare.
Fate di più, perché nella vostra proposta di legge vi sono molti punti dubbi, anche sotto il profilo costituzionale. Sappiamo che l'emendamento Giolitti fu esplicitamente bocciato nella Costituente, proprio per non legare la riforma elettorale (il sistema elettorale) alla Costituzione. Voi invece collegate esplicitamente questa vostra proposta di riforma elettorale alla vostra proposta di riforma costituzionale, ingessando le scelte e ponendo le regole a livello sbagliato.
Non sono, inoltre, affatto convincenti, come avremo modo di dire nel corso dell'esame delle proposte emendative, le soluzioni adottate in tema di redistribuzione regionale dei seggi senatoriali: redistribuzione e non elezione! Così come non sono convincenti - né è possibile non nutrire dubbi di costituzionalità - le soluzioni adottate in tema di rappresentanza femminile e di minoranze linguistiche.
Vi sono molte ragioni di carattere costituzionale e politico che ci chiedono di rivolgere a voi la richiesta di fermarvi, sospendendo l'esame di questa proposta di legge, nella convinzione che, comunque farete, saranno i cittadini italiani a fermarvi con il voto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Colleghi, avverto che, subito dopo la votazione della questione sospensiva Leoni ed altri n. 1, farò il punto sull'organizzazione dei nostri lavori, in modo che ciascuno possa regolarsi anche in considerazione dei rispettivi impegni.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione sospensiva Leoni ed altri n. 1.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 590
Votanti 587
Astenuti 3
Maggioranza 294
Hanno votato sì 264
Hanno votato no 323).
Onorevoli colleghi, diverse sono le questioni da affrontare, la prima delle quali è stata posta questa mattina dall'onorevole Innocenti.
Egli ha sollevato una questione di carattere generale: più che soffermarmi su quest'ultima, vorrei affrontare i profili regolamentari che dalla stessa emergono.
In merito alla segnalazione da parte dei gruppi degli emendamenti da porre comunque in votazione, ricordo che il comma 1 dell'articolo 85-bis del regolamento prevede che sia garantito, con riferimento al progetto di legge nel suo complesso, un numero di emendamenti, articoli aggiuntivi e subemendamenti presentati dai deputati appartenenti a ciascuno dei gruppi che abbiano provveduto a segnalarli, non inferiore, in media, per ciascun articolo, ad un decimo del numero dei componenti del gruppo stesso.
Il riferimento a ciascun articolo, nella sistematica della disposizione, è evidentemente riconducibile agli articoli di cui si compone il testo, indipendentemente dal fatto che gli stessi contengano una molteplicità di modifiche a testi normativi preesistenti o, comunque, si articolino in più commi.
La prassi applicativa dell'articolo 85-bis del regolamento è assolutamente costante e conferma quanto ho testè dichiarato.
Ieri la Presidenza ha ritenuto di ampliare in via equitativa il numero di emendamenti da porre in votazione, consentendo a ciascun gruppo di segnalare un numero di emendamenti doppio rispetto a quello previsto.
In ogni modo, poiché ieri l'onorevole Violante mi ha rappresentato privatamente, per così dire, ciò che oggi ha segnalato in aula l'onorevole Innocenti, voglio farmi carico dell'esigenza di ampliare ulteriormente - fino al triplo - il numero degli emendamenti che i gruppi possono segnalare.
È evidente che si tratta di una deroga e che pertanto, in questo momento, non siamo in condizione di procedere nell'esame, giacchè i gruppi di opposizione devono segnalare alla Presidenza altri 50 emendamenti sui quali anche gli uffici dovranno svolgere una verifica. Peraltro, onorevoli colleghi, il Comitato dei nove si deve riunire per esaminare la situazione.
Anch'io ho letto i giornali e, pertanto, vorrei esprimermi su un'altra questione. Vi sono alcuni emendamenti che sono stati ritirati; vi sono emendamenti - penso agli emendamenti Palma 1.453 e 2.451 e Saia 2.408 - concernenti la considerazione di particolari modalità di espressione del voto ai fini della validità dello stesso, che, a mio avviso, presentano profili problematici con riferimento all'articolo 48 della Costituzione, che sancisce il principio di segretezza del voto.
A tale riguardo, la Presidenza, riservandosi le opportune valutazioni in ordine all'ammissibilità di tali proposte emendative, invita il relatore, il Comitato dei nove, che si dovrà riunire, la Commissione affari costituzionali, per gli aspetti di propria specifica competenza, ad una riflessione approfondita sulla questione.
Pertanto, per tutte queste ragioni, sospendo ora la seduta, che riprenderà alle 15,30 con votazioni fino alle 21. Domani comunicherò gli ulteriori orari, dopodiché è chiaro che alle 21 sospenderemo i lavori.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, lei ha testè affermato che i nostri lavori proseguiranno fino alle 21. Vorrei farle notare che, dopo le votazioni, vi è un altro punto all'ordine del giorno: la discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione sulle infrastrutture, assegnato alla Commissione bilancio, che alle 20, se non ricordo male, si riunirà, congiuntamente alla V Commissione del Senato, per procedere ad un'audizione sul disegno di legge finanziaria.
PRESIDENTE. Allora, potremmo presumibilmente lavorare fino alle 20,30. Sentiremo poi il Senato ...
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, visto che sta svolgendo tutte queste precisazioni regolamentari, le chiedo di svolgerne un'altra. Nella giornata di venerdì abbiamo molto insistito affinché fosse prorogato il termine per la presentazione degli emendamenti previsto per le 10,30 di lunedì mattina, ma la risposta è stata negativa.
Il regolamento prevede testualmente che gli emendamenti debbano essere presentati entro il giorno precedente a quello previsto per l'esame del provvedimento. Normalmente, nel diritto amministrativo, si ritiene che il giorno precedente corrisponda alle ore 24 di tale giorno. So che esistono alcuni precedenti che lei adesso richiamerà; tuttavia, non si tratta di una questione irrilevante, in quanto il giorno precedente non significa le ventiquattr'ore precedenti. Dunque, Presidente, le chiedo una precisazione, sì da consentire di conoscere l'orientamento della Presidenza al riguardo.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda la richiesta formulata dall'onorevole Innocenti, vorrei precisare che mi consulterò immediatamente con il presidente della Commissione bilancio, anche perché mi risulta che l'esame del provvedimento, del quale è prevista la discussione sulle linee generali per questa sera, non sia ancora terminato.
Con riferimento alla questione sollevata dall'onorevole Boccia, ricordo che, ai sensi dell'articolo 86, comma 1, del regolamento, gli articoli aggiuntivi e gli emendamenti devono essere presentati, ai fini dell'esame in Assemblea, entro il giorno precedente alla seduta nella quale avrà inizio la discussione degli articoli.
Nel corso della XIII legislatura, a seguito della modifica dell'articolazione dei lavori e della conseguente previsione di sedute antimeridiane con votazioni, si è stabilito che il termine di presentazione degli emendamenti riferiti a provvedimenti inseriti all'ordine del giorno di sedute antimeridiane sarebbe stato fissato alle 10 del giorno precedente (riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 9 giugno 1998). Successivamente, è invalsa la prassi di fissare il termine ventiquattr'ore prima dell'inizio della seduta in cui è previsto il seguito dell'esame.
Come i gruppi ben sanno, tale prassi è assolutamente costante e incontroversa, ferma restando la possibilità per il Presidente di fissare un termine diverso per altre particolari circostanze. Peraltro, nel caso al nostro esame, essendo previsto l'inizio della seduta a partire dalle 10,30 di oggi, il termine per la presentazione degli emendamenti non poteva che essere le 10,30 di ieri mattina.
Sospendo la seduta fino alle 15,30.
Si riprende la discussione del testo unificato delle proposte di legge n. 2620 ed abbinate (ore 15,35).
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge n. 2620 ed abbinate.
(Esame degli articoli - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato della Commissione.
Avverto che, prima dell'inizio della seduta, sono stati ritirati dai presentatori gli emendamenti Ercole 1.448 e 2.444, Galante 1.81 e Saia 1.420 e 1.413.
Avverto, altresì, che sono stati ritirati tutti gli emendamenti a prima firma Moroni e che l'emendamento Bressa 1.488 non compare nel fascicolo n. 2, in quanto ne era stato erroneamente comunicato alla Presidenza, da parte dei presentatori, il ritiro. Esso sarà posto in votazione dopo l'emendamento Cabras 1.6.
Avverto inoltre che sono in distribuzione «fuori sacco» gli emendamenti Serena 1.443, 1.442 e 2.440, erroneamente non stampati nel fascicolo.
Avverto, infine, che gli emendamenti Bertolini 1.424 (Nuova formulazione) e 2.413 (Nuova formulazione) sono stati sottoscritti dall'onorevole Moroni.
Ricordo all'Assemblea che, come già annunziato prima della sospensione della seduta, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, in via equitativa consentendo la votazione di un numero di emendamenti pari al triplo di quelli consentiti dalla richiamata norma regolamentare. Resta ferma l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine, i gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e del gruppo Misto (per le componenti politiche dei Popolari-UDEUR, SDI-Unità socialista, Comunisti italiani, Verdi-l'Unione, Liberal-democratici, repubblicani, Nuovo PSI, Ecologisti democratici e Minoranze linguistiche) sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione. Tale adempimento è stato compiuto e quindi faccio presente che non è possibile cambiare gli emendamenti segnalati, perché altrimenti si renderebbe impossibile il proseguimento dei nostri lavori.
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, colgo l'occasione dell'illustrazione del complesso degli emendamenti all'articolo 1 per svolgere pacatamente, se sarà possibile, alcune considerazioni, riferendomi, in modo particolare, a quanto detto dai colleghi della maggioranza.
Questa mattina l'onorevole Tabacci ha ricordato di essere cresciuto, per quanto riguarda la sua esperienza politica, dentro una situazione che un grande politologo definì di «bipartitismo imperfetto». Si tratta di una definizione esatta, che è tuttavia diversa - l'onorevole Tabacci me lo concederà - dal concetto di «bipolarismo». Sono due concetti diversi, anche se la diversità non è infinita. Ora quel sistema lo abbiamo alle spalle, nel senso che vi sono ragioni storiche profonde - riguardanti tanto la scomparsa del Partito comunista italiano quanto la scomparsa, non ricreabile, della Democrazia Cristiana - le quali fanno sì che esso, in ogni caso, non sia riproponibile. Nello stesso tempo, tutti gli osservatori hanno di fronte agli occhi il fatto che il bipolarismo - questo sì, assai imperfetto, perché viziato da una logica compromissoria - non ha funzionato, e quando un sistema non funziona la colpa non è del 25 per cento del proporzionale ma, evidentemente, del 75 per cento del maggioritario.
Inoltre, non sempre i sistemi elettorali puramente proporzionali danno l'esito desiderato, sia dal punto di vista della possibilità di far prevalere l'opinione dei cittadini sia dal punto di vista del grado di efficienza che producono nel sistema. Se facessimo una discussione vera, e non una discussione in cui ci dobbiamo giocare il seggio elettorale di ciascuno di noi, e discutessimo con quel velo di ignoranza che i giuristi, con una bellissima espressione, pretendono vi sia di fronte alla formulazione di una norma generale, potremmo ricordare come la questione sia stata trattata anche teoricamente. Ad esempio, in un famoso teorema, quello dell'incompiutezza del premio Nobel Kenneth Arrow, fu dimostrata matematicamente l'inesistenza di un sistema elettorale perfetto. Dunque, ogni sistema elettorale si muove nel campo dell'approssimazione, e dunque è decisivo, per varare un sistema elettorale, il fatto che in esso si riconoscano parti diverse e confliggenti nel gioco democratico. Proprio perché non esiste un criterio di perfezione cui fare inequivocabilmente riferimento, ciò che conta è il grado di consenso, di «con-divisione» fra parti tra loro confliggenti che non intendono dissestare il sistema ma accettano gli esiti del gioco democratico.
Questa è la ragione di fondo, cari colleghi della destra, per cui non è accettabile che si produca una modifica di un sistema elettorale - qualunque essa sia, fosse verso un sistema iper-maggioritario o una «spruzzatina» di proporzionalismo - senza l'accordo tra le parti politicamente fra loro confliggenti. Questo punto non è valicabile, e infatti non è valicato, dalle vostre osservazioni. Se ne può avere una prova al contrario: nella scorsa legislatura - personalmente non ero deputato - ebbi l'esperienza, insieme a molti esponenti di Governo - vedo qui, ad esempio, il ministro La Malfa -, di partecipare a un tavolo trasversale tra forze della maggioranza e forze dell'opposizione. Partecipavano a quei lavori il senatore D'Onofrio, gli onorevoli Urbani, Molgora e La Malfa e c'era chi rappresentava gli interessi dell'onorevole Berlusconi, che ovviamente arrivò all'ultimo momento. Quel lavoro produsse una proposta di legge per un sistema proporzionale ispirato al modello tedesco, per quanto fosse possibile riprodurre quel modello senza intaccare la norma della Costituzione, ossia senza interessare la specifica novità del cancellierato. Tenemmo una conferenza stampa che creò molto clamore, perché vedeva insieme forze della sinistra e forze dell'opposizione di allora, della destra. Ma tutto si arenò, poiché l'onorevole Berlusconi optò, dopo la conferenza stampa, per i suoi interessi di campagna elettorale, e cioè per l'alleanza con la Lega Nord, che sino a quel punto era rimasta in dubbio.
Su quella base, le convinzioni proporzionaliste dell'attuale maggioranza (ossia dell'opposizione di allora) vennero rapidamente eliminate.
Analoga cosa l'attuale maggioranza sta facendo ora. Per essa, non ha alcun valore il principio di condivisione fra parti tra loro confliggenti. Per essa, il sistema elettorale rappresenta semplicemente una variabile in un gioco la cui finalità è una sola: evitare una sconfitta elettorale, che più di un segno - sociale, politico e anche di sondaggio - prefigura sin d'ora.
Non giochiamo attorno a questo problema. Per tale ragione, noi rifiutiamo allora con molta nettezza la proposta avanzata dalla maggioranza. Naturalmente, non rinunciamo alle nostre convinzioni riguardo al sistema proporzionale, di cui ha parlato oggi anche l'onorevole Russo Spena. Anzi, le rinverdiremo quando andremo - come necessariamente si verificherà - al referendum popolare «oppositivo» nei confronti della sciagurata controriforma istituzionale definita devolution. Quella consultazione sarà necessaria, giacchè la riforma non verrà approvata in seconda lettura dai due rami del Parlamento con la maggioranza qualificata prevista, la sola che può evitare il referendum. E non ho dubbi che la maggioranza degli italiani ristabilirà quelle norme della nostra Costituzione che, non solo secondo il nostro parere, ma anche secondo il parere di giuristi italiani e di un consesso giuridico internazionale, sono tra le migliori d'Europa. Quindi, se me lo consentite, la nostra Costituzione è una delle migliori del mondo.
Noi affronteremo quella campagna elettorale nel prossimo anno non solo con lo spirito di difendere il testo della Costituzione, ma anche con la volontà di ragionare su un ampliamento delle regole democratiche. Penso ad un nuovo rapporto tra forme di democrazia diretta e di democrazia delegata.
Abbiamo un grande problema, signor Presidente della Camera: far rivivere la centralità del Parlamento italiano. Questa centralità non rivive solo con le parole. Se lei consulta gli atti del Servizio studi verificherà facilmente che in questa legislatura, che ormai volge al termine, oltre il 51 per cento delle leggi approvate dal Parlamento sono di origine governativa. Si tratta, cioè, di conversioni in legge di decreti-legge, di leggi delega o di provvedimenti di iniziativa governativa. In altre parole, abbiamo assistito ad una modifica istituzionale assolutamente rilevante: il passaggio da una democrazia parlamentare ad una democrazia «governamentale». In sostanza, il potere legislativo si è spostato dalla sua sede propria, quella elettiva, alla sede del potere esecutivo.
Questo problema non viene risolto di per sé dalla riforma della legge elettorale, ma da un diverso spirito con cui si affrontano tale problema e la questione democratica nel nostro paese. Dico anche che questa tendenza, particolarmente presente nel nostro paese, è purtroppo di carattere generale. Vi è, cioè, la tendenza ad uno svuotamento di funzioni reali negli organi democraticamente eletti quanto a potere legislativo. Di ciò ne è un esempio il Parlamento europeo, il quale, da un lato, è certamente un brillante esempio di applicazione del principio proporzionale, ma, dall'altro, è purtroppo un pessimo esempio, per le regole attualmente vigenti nel contesto dell'Unione europea, quanto a potestà legislativa, che è in mano a forme ed organismi decisi dai Governi nazionali e non dall'organo democraticamente eletto dalla popolazione europea. A tale complessità di problemi questa stessa maggioranza non sfuggirà, anche qualora riuscisse a condurre in porto, in limine mortis, questa modifica delle regole del gioco (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, come tutti possono constatare, abbiamo deciso di presentare, sul provvedimento in esame, solo emendamenti soppressivi; abbiamo fatto questo per molte ragioni. In primo luogo, perché, a nostro avviso, questo provvedimento non ha la dignità di una legge che meriti cambiamenti nel merito. In secondo luogo, perché noi contestiamo la circostanza che tale provvedimento sia stato presentato in questa maniera.
Una classe politica che governa un paese dovrebbe, a nostro avviso, avere innanzitutto senso dello Stato e dignità istituzionale. Voi avete dimostrato molte volte che tutto questo vi manca. Lo avete dimostrato nelle leggi ad personam e nelle varie leggi che servivano a salvare il Presidente del Consiglio dei ministri, e lo dimostrerete tra poco quando discuteremo il provvedimento destinato a salvare un nostro collega. In questo caso, se possibile, la vicenda è ancora più grave. Una cosa è fare delle leggi-provvedimento, delle leggi ad personam: altra cosa è farsi una legge su misura.
I colleghi che mi hanno preceduto hanno fatto riferimento alle posizioni assunte dai leader della Casa delle libertà; hanno citato, in particolare, le dichiarazioni rilasciate da questi leader che il provvedimento al nostro esame ora smentisce. Ci si dovrebbe chiedere perché vi siete costruiti una legge su misura nella speranza di ribaltare quella che è la volontà popolare. Il paese in questi anni vi ha giudicato molte volte, ha giudicato questo Governo e lo ha più volte condannato.
Voi sapevate e sapete che eravate destinati, con l'attuale sistema elettorale, ad una sconfitta certa alle prossime elezioni politiche. Allora che cosa avete fatto? Avete costruito un sistema elettorale nella speranza di poter ribaltare la volontà popolare. Credo che questo obiettivo non vi riuscirà, ma, vi riesca o non vi riesca, ritengo sia molto triste per il Parlamento dover discutere della legge elettorale, cioè dei cardini della democrazia di un paese, non al fine di ricercare la migliore legge possibile e neanche al fine di approvare una legge che consenta la migliore governabilità possibile, al di là di chi la rappresenti, di questo paese, ma al solo scopo di approvare una legge che, contro la realtà di questo paese, consenta a questa maggioranza di tentare, ancora una volta, di vincere le elezioni. Questo è estremamente grave! E voi lo avete fatto delineando un sistema che prevede, da una parte, le liste bloccate e, dall'altra, la soppressione delle firme nella presentazione delle liste.
Voi avete fatto qualche cosa destinata a far sì che la volontà degli elettori venga completamente meno; e lo avete fatto perché il Presidente del Consiglio dei ministri ha, con la sua solita naturalezza o, addirittura, con la sua solita sfrontatezza, dichiarato che nelle liste saranno inseriti solo quelli che voteranno questa legge. Si tratta di un ricatto istituzionale vergognoso che questa Camera e questo Parlamento non meritavano e che gli italiani comunque comprenderanno. Badate bene: nella storia di questo paese, forzature sulle leggi elettorali sono state tentate e sono anche passate in Parlamento. Ma ricordate che non sono passate nel paese: quando si tentò di forzare la mano rispetto alla legge elettorale, chi governava in quel momento ce la fece, nonostante una durissima opposizione, ma il paese comprese bene che si voleva truffare l'elettorato. Voi state ripetendo quell'esperienza, in maniera molto più dozzinale ed odiosa dal punto di vista del rispetto della volontà popolare.
Ancora una volta, l'operazione non vi riuscirà! Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Amici 1.400, Pisicchio 1.32, Mastella 1.3, Pisicchio 1.2, Bressa 1.45, Mascia 1.48, Cabras 1.51, Sgobio 1.109, Zaccaria 1.53, Amici 1.54, Boato 1.4, Bressa 1.5, Cabras 1.6 e Bressa 1.488.
Per quanto concerne il subemendamento Zeller 0.1.454.1 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, atteso che vi è un parere favorevole sull'emendamento Palma 1.473, che recepisce lo spirito delle proposte presentate dal collega Zeller; di conseguenza, rivolgo al collega Zeller un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, anche dei suoi emendamenti 1.454, 1.458 e 1.459.
Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Detomas 1.363, Bressa 1.55, Zaccaria 1.57, Boato 1.59, Zaccaria 1.61, Boato 1.62, Bressa 1.63, Cabras 1.7, Leoni 1.8 e 1.9, Zeller 1.456, Cabras 1.64, Boato 1.65, Bressa 1.67, Amici 1.69, Bressa 1.70, Cabras 1.71 e Boato 1.12.
Per quanto riguarda l'emendamento Maninetti 1.445, se ne chiede l'accantonamento, poiché è in corso una verifica.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Cento 1.449, mentre, per quanto riguarda l'emendamento Parolo 1.472, il parere è favorevole purché sia riformulato nei seguenti termini: Dopo il comma 3, aggiungere il seguente: 3-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, al terzo comma, sono aggiunte, in fine, le parole: anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Parolo accetta la riformulazione del suo emendamento 1.472 proposta dal relatore.
DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Bressa 1.72, Amici 1.74, Boato 1.76, Cabras 1.77, Boato 1.78, Amici 1.15 e Bressa 1.414.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 1.450 purché così riformulato: Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, comma 3, primo periodo, sostituire le parole da: depositano fino alla fine del comma con le seguenti: che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e il cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
Per quanto riguarda l'emendamento 1.600 della Commissione, se ne raccomanda l'approvazione. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Mascia 1.415 e parere favorevole sull'emendamento Palma 1.451 (identico all'emendamento Galante 1.81, che è stato ritirato).
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Bressa 1.82, Zaccaria 1.84, Amici 1.79, Montecchi 1.17, Cabras 1.86, Galante 1.88, Amici 1.89, Boato 1.90, Bressa 1.18, Cabras 1.19 e Serena 1.443, mentre invita il presentatore a ritirare l'emendamento Rotondi 1.444, altrimenti il parere è contrario.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 1.452 e parere contrario sugli emendamenti Sgarbi 1.479 e Mascia 1.20; propone invece l'accantonamento dell'emendamento Mascia 1.467.
La Commissione propone, altresì, l'accantonamento dell'emendamento Amici 1.468, riguardante la rappresentanza femminile, e degli emendamenti Bertolini 1.460 e 1.424 (Nuova formulazione), mentre invita il presentatore a ritirare l'emendamento Buontempo 1.447, altrimenti il parere è contrario.
La Commissione raccomanda, inoltre, l'approvazione del proprio emendamento 1.500, mentre esprime parere contrario sugli emendamenti Boato 1.401, Galante 1.91, Leoni 1.93 e 1.94, Mascia 1.21, Cabras 1.96, Bressa 1.97, Leoni 1.22, Mascia 1.23 e Montecchi. 1.24; esprime, invece, parere favorevole sul subemendamento Bressa 0.1.453.1, nonché sull'emendamento Palma 1.453.
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti Boato 1.99, Bressa 1.25, Leoni 1.28 ed 1.100, Mascia 1.30, Boato 1.301, Zaccaria 1.291, Montecchi 1.276 ed 1.34, Galante 1.292 ed 1.288, Amici 1.98, 1.277, 1.273, 1.402 ed 1.35, Bressa 1.278, Cabras 1.31, Leoni 1.269, Sgobio 1.37, Zaccaria 1.271 ed 1.287, Galante 1.38, Rotondi 1.480, Pisicchio 1.470, Leoni 1.403 e 1.406, Bressa 1.40, Mascia 1.405, Boato 1.404 e 1.407, Sgobio 1.408, Mascia 1.298, Sgobio 1.286, Boato 1.36, Bressa 1.409, Cabras 1.41, Mascia 1.43, sugli identici emendamenti Boato 1.39 e Sgarbi 1.477, nonché sugli identici emendamenti Ciro Alfano 1.469 e Pisicchio 1.471. La Commissione esprime inoltre parere contrario anche sui subemendamenti Amici 0.1.474.1, Boato 0.1.474.2, Cabras 0.1.474.3 e Leoni 0.1.474.4.
La Commissione esprime, invece, parere favorevole sugli emendamenti Palma 1.475, 1.473, 1.481, 1.482, 1.484, 1.485, 1.486 ed 1.474.
La Commissione formula quindi un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Riccio 1.441.
La Commissione raccomanda, infine, l'approvazione dei suoi emendamenti 1.601, 1.602, 1.603 e 1.604.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il Governo accetta gli emendamenti 1.600, 1.601, 1.602, 1.603 e 1.604 della Commissione e per il resto esprime parere conforme a quello del relatore, concordando con le proposte di modifica e di accantonamento da egli formulate.
PRESIDENTE. Sta bene.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, lei ha visto con quanta confusione si è sviluppata questa fase dei nostri lavori, nonostante la buona volontà sua e del relatore. Si tratta del problema che, questa mattina, era stato posto dal collega Innocenti, cui lei ha risposto (la ringraziamo per averlo fatto).
L'articolo 1 del provvedimento in esame, infatti, sostituisce interi articoli del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati. Il problema della confusione è originato dal fatto che tale sostituzione avviene mediante un unico articolo. Se si fosse seguita, invece, la via ordinaria - un articolo ne sostituisce un altro -, non avremmo avuto questa confusione. Vorrei osservare, allora, che tale tecnica è utilizzata al fine di limitare il diritto dell'opposizione di presentare proposte emendative.
Vorrei che ciò fosse chiaro anche a lei, signor Presidente, perché, quando prenderà in esame il provvedimento, si renderà conto delle conseguenze sull'ordine dei nostri lavori di questo tipo di operazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.400, che avrà luogo a scrutinio segreto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, pochi minuti fa si è riunito il Comitato dei nove ed abbiamo scoperto che sono stati presentati nuovi emendamenti. Vi è, in particolare, un emendamento che mi ha fatto venire in mente il gioco del biliardo, nel quale si adopera il verbo «acchittare». Tale espressione significa, infatti, colpire la pallina per avvicinarla di più alla sponda del biliardo.
Ecco, detto emendamento è un «acchitto», poiché consentirebbe alla forza politica facente parte di una coalizione che sta sotto al 2 per cento dei voti ma che si avvicina di più a tale soglia di poter essere considerata ai fini dell'assegnazione dei seggi parlamentari. Si tratta, naturalmente, dell'ultimo esempio di una legge costruita «su misura» a favore di una maggioranza che registra una grande crisi di consenso nella società, che ha difficoltà a stare insieme ed a trovare un collante ideologico-culturale e che incontra problemi nel delineare una strategia di lunga durata.
Si tratta di una coalizione che ha preso atto che intere fasce sociali, a partire da quelle più deboli (lavoratori e pensionati), sono state deluse dalle promesse non mantenute: anzi, esse sperimentano condizioni di vita assolutamente al di sotto di ogni aspettativa. Al contempo, sono scontente anche altre categorie sociali, che avevano confidato in promesse di lunga durata: mi riferisco alla promozione della competizione a livello internazionale, a favore della quale questo Governo aveva assicurato grandi prospettive, sulla base di progetti basati sulla flessibilità e sulla precarietà.
Ebbene, oggi la precarietà si diffonde non solo sul lavoro, ma anche nella vita, perché nessuno è più garantito in ordine a nulla, e chi pensava di arricchirsi vive attualmente una profonda crisi esistenziale, anche dal punto di vista della semplice quotidianità!
Data questa crisi di consenso, abbiamo visto, anche in quest'aula, una maggioranza che ha tentato di «tirare a campare», accontentando un giorno una forza politica ed un giorno un'altra. Oggi, invece, avete ritrovato l'unità, su questa proposta di legge elettorale, semplicemente per la ragione che tutti quanti avete paura di subire una sconfitta: dunque, sulla base di tale logica, si cerca di ridurre quanto meno i danni.
Se vi poteva essere un dubbio rispetto alla lettura politica da dare a questa proposta di riforma elettorale, ritengo che quest'ultimo emendamento sia veramente vergognoso dal punto di vista istituzionale e politico, anche rispetto alle parole che voi stessi avete utilizzato per giustificare l'approvazione di questa nuova legge elettorale. Infatti, anche dopo aver ascoltato argomenti che potevano apparire «nobili», come quelli addotti da esponenti dell'UDC, oggi la proposta di legge elettorale appare esattamente per ciò che è: una legge «su misura», come tanti altri provvedimenti che avete varato.
Detto ciò, naturalmente auspichiamo, grazie al voto segreto che ci accingiamo ad esprimere, l'approvazione del primo emendamento soppressivo presentato all'articolo in esame (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.
SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, tra ieri sera e questa mattina il Governo e la maggioranza hanno presentato ulteriori proposte di modifica alla proposta di riforma della legge elettorale. Nel pochissimo tempo concesso ai deputati per esaminare questi testi, emerge che non è vero quanto è stato affermato, ossia che tali modifiche abbiano risolto i problemi di incompatibilità con la Costituzione. I problemi sono rimasti e si sono aggravati, signor Presidente. Vi sono molti profili, in tal senso: ne ricordo tre soltanto.
Per quanto riguarda il Senato, vi sarà un premio regionale. Chi arriva primo avrà il 55 per cento dei seggi: una coalizione prenderà tale premio in Lombardia; un'altra in Campania; un'altra ancora in Emilia-Romagna; più avanti, forse nelle prossime elezioni, qualcun altro, con una terza coalizione, in Piemonte, chissà? Ciascuna regione, separatamente, avrà un premio di coalizione per chi arriva primo nella stessa regione. Questo non si può fare! Un premio di maggioranza, che sacrifica l'uguaglianza del voto, può esser previsto per un valore che sia rilevante secondo la Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista), ossia la governabilità, ma i premi regionali alle coalizioni che, in ogni singola regione, risulteranno prime per numero di voti non assicurano la governabilità; al contrario, potrebbero provocare maggioranze diverse tra Camera e Senato e potrebbero determinare al Senato il conseguimento di un maggior numero di seggi a chi ha avuto meno voti. Questo non si può fare! L'uguaglianza del voto non può essere sacrificata per premi di coalizione che non hanno alcun fondamento né perseguono alcun valore costituzionalmente rilevante.
Vengo al secondo profilo, signor Presidente: le soglie di sbarramento. Si possono fare. La soglia di sbarramento sacrifica l'uguaglianza del voto, anch'essa, ma si può prevedere a parità di condizioni e con ragionevolezza, secondo la Costituzione. Vi sono, in questa proposta di riforma, sei - dico sei! - diverse soglie di sbarramento: alla Camera il dieci, il due o il quattro per cento, a seconda delle diverse ipotesi; al Senato il venti, il tre o l'otto per cento. Si aggiunge ora il recupero del miglior perdente - migliore sotto il due per cento -, come nei campionati di calcio! Ciò aggrava la mancanza di ragionevolezza di questa proposta anche con riferimento alle soglie di sbarramento. Si altera la parità di voto e di uguaglianza di condizioni in maniera assolutamente irragionevole (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione). Si tratta di un secondo grave profilo di incompatibilità con la Costituzione!
Passo ora al terzo profilo, signor Presidente, e mi avvio alla conclusione. Ma vi siete accorti che, secondo la vostra riforma, se in una regione con una grande frammentazione di voti nessuna coalizione raggiunge il venti per cento o nessuna lista arriva all'otto per cento, tale regione non avrà senatori, poiché nessuno raggiunge dette soglie di sbarramento? Vi siete accorti che se vi è una regione frammentata - oggi o in un futuro - non avrà senatori, perché le coalizioni che non raggiungono il venti per cento dei voti, o le liste che non arrivano all'otto per cento non ottengono alcun seggio e che vi sono regioni in cui è possibile che ciò avvenga e che, dunque, non solo teoricamente, non avranno parlamentari presenti in Senato? Questo è il terzo - ma, come ripeto, non sono soltanto questi - grave motivo di incompatibilità con la Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, quando l'opposizione ha sollevato - e continua a sollevare - la sua denuncia affinché non si compiano atti così unilaterali sul finire della legislatura, la stessa opposizione non ha posto un problema banale di calendario. Come Unione di centrosinistra, non consideriamo illegittimo discutere una legge elettorale di tipo proporzionale. Personalmente, ho un'altra idea ed un'altra preferenza, ma è una cosa, in sé, del tutto legittima. Ciò che non può tuttavia accadere è che una maggioranza parlamentare che, sulla base delle ultime elezioni regionali, non è più maggioranza nel paese e che sa di rischiare la sconfitta alle prossime elezioni politiche, confezioni una legge elettorale del tutto nuova, che si passi da una discussione su correttivi da apportare all'attuale legge elettorale, ad un nuovo sistema elettorale, al solo scopo di rendere le cose più convenienti.
Ciò non per vincere le elezioni, perché voi per primi, colleghi della maggioranza, non credete a questa prospettiva, ma almeno per contenere la sconfitta assolutamente prevedibile ed annunciata. Ciò non si può fare!
Né, per raggiungere questo obiettivo, ossia per confezionare una legge elettorale più conveniente per la propria parte politica ed imporla al Parlamento negli ultimi mesi della legislatura, si può mettere a rischio la stabilità politica del Governo della prossima legislatura.
Ma questo a voi non interessa: siete come quelle armate in rotta, che preferiscono avvelenare i pozzi dietro le loro spalle. In questa logica, non vi è alcuna considerazione per i problemi del paese. Mettere i bastoni fra le ruote ad un futuro Governo di colore diverso dal vostro è ciò che vi tenta in queste ore. Sono ore nelle quali il paese e gli italiani vorrebbero essere governati, vorrebbero avere a palazzo Chigi e nei ministeri qualcuno che si occupi di loro, del carovita, dei problemi del lavoro e delle imprese.
Invece, gli italiani assistono ad una coalizione e ad un Governo straordinariamente presente oggi in quest'aula, non perché si stia rimboccando le maniche per affrontare uno di questi gravi problemi sociali che riguardano gli italiani, ma perché si vuole occupare del proprio parziale destino, qualunque cosa ciò comporti per il paese.
Ai colleghi della maggioranza e del Governo non importa nulla se questa legge elettorale può produrre - come è stato ricordato poco fa - maggioranze diverse tra Camera e Senato e, quindi, determinare una clamorosa instabilità. Non importa nulla se il parlamentare eletto in liste bloccate di partito sarà chiamato e sentirà di rispondere più agli input di partito che a quelli di coalizione e, quindi, si avranno, sia per chi vince e ancor più per chi perde, vincoli di coalizione debolissimi.
Non importa nulla se, dopo averci raccontato che questa nuova legge elettorale servirebbe a superare l'attuale frammentazione, oggi, soltanto per captare la benevolenza di uno dei gruppi interni alla Casa delle libertà, coloro che volevano superare la frammentazione fanno saltare, in un modo un po' grottesco del quale parleremo più avanti, anche quella soglia del 2 per cento, che davvero è una soglia minima per chi sta nella coalizione.
Tutto questo non interessa. Interessa soltanto mettere d'accordo la coalizione e cercare di fare una legge più conveniente non per il paese, non per il sistema politico, ma per la propria parte politica. Tanto meno, ha preoccupato tutti gli esponenti della Casa delle libertà, per andare avanti a tutti i costi, forzare pesantemente le regole di base di una dialettica parlamentare che voi avete voluto far saltare a costo di lasciare le Camere in una condizione di paralisi e di ostruzionismo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
FRANCESCO MONACO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, vorrei segnalare alla sua attenzione o, più esattamente, alla sua responsabilità, che mi sembra interpellata, due notizie diffuse da agenzie di stampa, che giudico di una gravità inaudita.
La prima è una notizia ANSA delle ore 16, in base alla quale il ministro Calderoli si sarebbe così espresso: «Tutti sanno che il voto, segreto non è. Il voto si fa con delle macchine e dietro le macchine ci sono uomini. E gli uomini sono quelli dell'informatica del Senato come quelli della Camera».
La seconda dichiarazione sarebbe di un deputato di Alleanza nazionale, in questo caso anonimo. Cito: «Ma quale voto segreto? Abbiamo votato tutti con l'anulare dentro la postazione elettorale e il resto della mano fuori ben teso. Così si può capire chi vota cosa» (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
Vede, signor Presidente...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, abbiamo da lavorare a lungo, per cui calma!
Prego, onorevole Monaco, continui pure.
FRANCESCO MONACO. Soprattutto la prima notizia, in primo luogo perché relativa ad un'affermazione di un ministro e, in secondo luogo, perché mette in discussione un principio delicatissimo, oltre che l'onorabilità - lo sottolineo - dei funzionari della Camera e del Senato, interpella anche la sua responsabilità, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Monaco.
Sugli «anonimi», ovviamente, non faccio dichiarazioni, perché sarebbero inappropriate e non credo neanche che lei me lo chieda.
Per quanto riguarda la notizia di agenzia relativa alle dichiarazioni del ministro Calderoli, l'ho letta. È chiaro che il voto segreto è assicurato nella sua interezza e nessuno deve avere riserve su questo aspetto. Ne rispondo come Presidente della Camera e ne rispondono tutti i funzionari. Non è una questione che si possa discutere, perché il voto segreto è assicurato al 101 per cento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Lo ha detto Calderoli!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...
Lo sa bene l'onorevole Violante, che mi ha preceduto nella carica e nella responsabilità di Presidente della Camera. È una cosa fuori discussione!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Lo ha detto il ministro Calderoli!
PRESIDENTE. Lo ha detto il ministro Calderoli... Ho preso atto che l'ha detto, ho biasimato questa dichiarazione e ho dato assicurazioni, le più ampie possibili. Più di così non so cosa fare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, anch'io, come parlamentare della Repubblica, vorrei esprimere una censura nei riguardi di un ministro che si permette di rendere affermazioni del genere (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Forse, le sue considerazioni andrebbero rivolte al ministro, piuttosto che parlare del Presidente Violante o di altro (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Mi permetta di dire che la sua mi sembra una risposta un poco eccentrica.
Detto questo, signor Presidente, per quanto riguarda l'articolo 1, volevo semplicemente soffermarmi su una considerazione. Mi pare molto triste la condizione di un paese in cui si cambiano le regole per pura convenienza di partito.
Il contenuto di questo articolo, come ha già detto il collega Mattarella, mette in evidenza le conseguenze verso le quali stiamo andando. Stiamo facendo strame della Costituzione. Non lo dico polemicamente, perché mi pare che la considerazione del collega Mattarella sia stata ben argomentata. Credo che a tutti noi si ponga un problema di coscienza su cosa fare.
ANTONIO LEONE. È una superfetazione!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Le domando scusa, signor Presidente, ma ero venuto al banco della Presidenza proprio per un problema procedurale.
Stiamo svolgendo le dichiarazioni di voto sul primo emendamento, l'emendamento Amici 1.400, che propone la soppressione dell'intero articolo 1. Credo che questa sia l'occasione non per ripetere considerazioni di carattere più generale, che io stesso ed altri colleghi abbiamo espresso questa mattina in sede di esame delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito e della questione sospensiva, ma per ricapitolare come siamo arrivati a questo punto.
Fino al 22 giugno scorso - ne fa fede il presidente Bruno, che è anche relatore dell'attuale testo unificato, ma anche della legge precedente -, abbiamo discusso in Commissione affari costituzionali sulla possibilità di correggere alcuni limitati punti del sistema elettorale vigente, in particolare, in materia di scorporo, per evitare la sciagura delle «liste civetta» e dell'aggiramento dello scorporo che si è verificato nelle precedenti elezioni.
Il 13 giugno, il presidente Bruno ha presentato un testo base, che è stato adottato dalla Commissione. Il 22 giugno sono scaduti i termini per la presentazione di emendamenti. L'opposizione ha presentato 15 emendamenti a quel testo, accettando pienamente il leale confronto di merito su quelle questioni. I deputati della maggioranza hanno presentato oltre un centinaio di emendamenti. L'opposizione ne presentò, ripeto, 15.
Inopinatamente, dopo un'intera estate passata attraverso scontri, accuse, ricatti, minacce da parte dei vari gruppi della maggioranza - ce li ricordiamo tutti, hanno riempito le pagine dei giornali estivi -, l'8 settembre è stata imposta unilateralmente, con la nostra opposizione, l'improvvisa riapertura dei termini, per la presentazione di emendamenti, che scadeva il 13 settembre. Il 13 settembre il cosiddetto testo Bruno è scomparso, così come è scomparsa la possibilità di un accordo sulla correzione dell'attuale sistema elettorale per gli aspetti sicuramente discutibili, e sono comparsi due maxiemendamenti della maggioranza che stravolgono totalmente l'intero sistema elettorale sia per la Camera, sia per il Senato. Non basta: il 27 settembre, sotto forma non di emendamenti ma di subemendamenti, quindi non modificabili, la stessa maggioranza ha presentato un terzo testo totalmente diverso dal testo Bruno originario e profondamente diverso anche dal testo del 13 settembre. Ieri, la stessa maggioranza ha presentato una nuova serie di emendamenti che cambia in misura rilevante il testo. Pochi minuti fa, in Commissione, abbiamo avuto altri emendamenti, perfino quell'«emendamento fotografia» che consente alla lista di coalizione che non ha raggiunto il 2 per cento di ottenere ugualmente seggi.
Vi siete fatti - lo dico perché questa è la fotografia della realtà, gli emendamenti la raccontano - una sorta di «legge Arlecchino», su misura esclusivamente delle esigenze interne alla maggioranza e dei ricatti, possiamo chiamarli così, interni alla maggioranza stessa. Guardate gli emendamenti presentati, quelli ritirati, quelli presentati e poi ritirati, ed avrete la fotografia di quanto sta avvenendo.
Credo che ciò non sia decente in un Parlamento democratico, che non sia questa la maniera di modificare un sistema elettorale varato dopo il referendum popolare del 3 e del 18 aprile 1993, in cui votarono decine di milioni di italiani, e che sia forse arrivato il momento, con questo voto, di fermare tale sciagurata operazione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, è stato ricordato che ben 29 milioni di italiani si sono pronunciati a favore dell'attuale sistema elettorale. Credo che in un sistema democratico occorra avere grande rispetto per il popolo, se si è in sintonia con quest'ultimo. Questo Governo, in verità, a partire dal suo Presidente del Consiglio, nel corso degli ultimi quattro anni ha dimostrato di non essere affatto in sintonia con la volontà e con le esigenze popolari.
Credo che i partiti della maggioranza siano ancora in tempo a rivedere la loro posizione ed a non approvare questa legge, che sarà sconvolgente per la stabilità e la governabilità del prossimo Parlamento: si tratta di principi ai quali, a chiacchiere, anche il candidato premier Berlusconi si richiamò (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, anch'io vorrei rimarcare come, con questa legge, il Parlamento, in particolare la maggioranza, leda quel rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni che rappresenta la base della nostra democrazia. Un intervento di questo tipo, realizzato fuori da qualsiasi utilità e dalle altre emergenze del paese, rappresenta una forzatura che lede i rapporti tra cittadini ed istituzioni.
Il collega Lettieri ha già ricordato il risultato del referendum. Non si capisce come una maggioranza politica voglia tentare di salvarsi cercando di cambiare le regole. È un atteggiamento intollerabile, che gli italiani non perdoneranno (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, anzitutto chiedo di sottoscrivere l'emendamento soppressivo in esame.
Vorrei poi tornare sul tema delle dichiarazioni del ministro Calderoli perché, signor Presidente, non ho ben compreso le sue rassicurazioni. Vorrei capire se il ministro Calderoli parla per dire qualcosa, se non ha nulla da aggiungere, se non sia opportuna una smentita per la regolarità e la tutela dei nostri lavori, e se non sia opportuno che il Presidente del Consiglio richiami il ministro.
Credo che abbiamo il diritto di sapere se i meccanismi che rendono segreto il voto siano veramente tali o se invece all'interno di quest'aula ci sia qualcuno, magari dipendente o non dipendente, che lede il nostro diritto di sapere che il voto è segreto (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Nel minuto di tempo a mia disposizione, mi limiterò alla seguente citazione: «Il 18 aprile 1993, gli italiani affrontarono il referendum, votando massicciamente (i votanti furono il 77,1 per cento, l'82,7 per cento dei quali si espresse per il «sì»), in favore di una riforma il cui valore formale era l'adozione del metodo maggioritario puro per l'elezione del Senato, ma il cui significato sostanziale era la richiesta di una radicale revisione dei meccanismi della vita politica, con il recupero di un più diretto rapporto tra elettori ed eletti». È una citazione tratta da un comune manuale di diritto pubblico, per quanto autorevole. È cultura comune.
Con la proposta di legge in esame, uccidete proprio quella richiesta di maggiore rappresentatività della politica e di maggiore governabilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Il collega Boato ha parlato di un' «arlecchinata» ed infatti questa proposta di legge elettorale risulta dissennata, nel senso letterale di «priva di senso istituzionale e democratico». Essa è figlia della dissoluzione della coalizione di maggioranza. È da lì che prende la rincorsa, per indurre sistematicamente la dissoluzione in tutto il sistema politico. Prima vittima ne è la governabilità, sulla quale questa maggioranza ha fondato non solo la sua propaganda, ma gli stessi rilievi all'opposizione per il cambio di Governo nella precedente legislatura. Giustificazione di questa deriva è il rilancio della rappresentanza in nome del sistema proporzionale, ma anche questo è contraddetto dal fatto che i rappresentanti del popolo sono dati nelle mani di una ristretta oligarchia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bottino. Ne ha facoltà.
ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo in Europa e dobbiamo dunque confrontarci per darci delle regole comuni, anche nel rispetto delle regole democratiche. Non si è mai visto, credo in nessuna nazione a noi vicina, che venga cambiata la legge elettorale prima di votare. Si cambia tale legge ora, forse, perché si ha paura di perdere. È normale, in uno Stato democratico, che la riforma elettorale sia fatta assieme. Quello cui assistiamo è veramente uno strappo istituzionale.
Nulla giustifica questa legge di riforma, se non un'opportunità, o meglio, una convenienza elettorale del centrodestra, che pensa di contenere i danni di cinque anni di un Governo che non ha forse raggiunto gli obiettivi...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Piscitello. Ne ha facoltà.
RINO PISCITELLO. Signor Presidente, desidero riallacciarmi alla vicenda del voto segreto, considerando che quello che stiamo per affrontare è anch'esso un voto segreto.
Personalmente, non sono convinto che il ministro Calderoli pensi che il voto non sia segreto. Ritengo invece che egli sia convinto che gli uffici della Camera abbiano la serietà nota e riconosciuta. Tuttavia, il ministro Calderoli non contesta il fatto che il voto non sia segreto; egli manda invece un messaggio ai colleghi della maggioranza. Perché lo fa? Perché dice che il voto segreto non esiste?
Lo fa perché questo messaggio deve arrivare ad ognuno dei colleghi della maggioranza per dirgli: state attenti! Questa è una chiara intimidazione, di stile puramente mafioso...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Piscitello.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tuccillo. Ne ha facoltà.
RINO PISCITELLO. Signor Presidente, mi ha tolto la parola prima!
PRESIDENTE. Lei aveva a disposizione un minuto di tempo.
RINO PISCITELLO. Appunto, lei mi ha tolto la parola prima!
PRESIDENTE. Assolutamente no! Onorevole Piscitello, mi dispiace, ma lei si sbaglia!
Prego, onorevole Tuccillo.
DOMENICO TUCCILLO. Signor Presidente, vorrei ribadire l'irrazionalità e l'intima contraddittorietà di questa norma, come ha spiegato molto bene precedentemente l'onorevole Mattarella, che, nel tentativo di porre un rimedio ad un'eccezione di incostituzionalità estremamente evidente e palese, finisce per arrecare un danno ancora maggiore.
Le previsioni del premio sul piano regionale con riferimento al Senato darebbero un esito assolutamente casuale e contrario all'obiettivo di governabilità che ci si è posti. Pertanto, per questa ragione siamo favorevoli alla soppressione di tale norma.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei fare riferimento ai commi 3 e 4 dell'articolo 49 del nostro regolamento. In particolare, secondo le previsioni del comma 3, nello scrutinio segreto i voti sono espressi deponendo nelle urne pallina bianca o pallina nera, ovvero, se si tratta di elezioni, apposita scheda (si dispone, quindi, in un certo modo).
Secondo le previsioni del comma 4 (viene evidenziata un'opportunità), nello scrutinio palese e nello scrutinio segreto i voti possono essere, altresì, espressi mediante procedimenti elettronici.
Signor Presidente, non voglio buttarla in barzelletta, ma, poiché ritengo gravi le affermazioni del ministro Calderoli (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale), per la certezza di tutti noi, non sarebbe improprio che lei valutasse l'ipotesi di procedere con quanto lo stesso regolamento dispone come opportunità, vale a dire tramite le palline per lo scrutinio segreto, così il ministro Calderoli si potrà dedicare ad altre questioni...
PRESIDENTE. Grazie del consiglio, onorevole Giachetti!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. La risposta quale è?
TINO IANNUZZI. Signor Presidente, la proposta di riforma elettorale al nostro esame, portata avanti con tanta pervicace ostinazione dalla maggioranza, è ispirata alla più totale approssimazione e ad una incredibile confusione. Pone tanti problemi di compatibilità costituzionale, indebolisce il valore della stabilità del Governo ed il principio di coalizione, svilisce la rappresentanza parlamentare, centralizza tutte le scelte in capo a ristrette oligarchie nazionale, toglie ogni potere di scelta agli elettori: il tutto con l'assenza di una riflessione istituzionale e di un disegno di riordino del potere democratico. È la più clamorosa prova della vostra totale mancanza di senso delle istituzioni e dello Stato.
Per questo motivo, ci appelliamo al senso di autonomia di giudizio e alla libertà di critica di ciascun parlamentare presente in quest'aula.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
RENZO INNOCENTI. Colleghi, fatemi parlare e poi il Presidente si esprimerà sul tempo necessario.
Signor Presidente, mi sembra che alcune regole comincino a saltare. Pochi minuti fa abbiamo ricevuto una lettera nella quale lei afferma che sono stati presentati alcuni emendamenti da parte della Commissione; inoltre, viene previsto il tempo necessario per la presentazione di eventuali subemendamenti (all'incirca fino alle 16,45).
Sugli emendamenti presentati sono stati espressi 45 minuti fa i pareri da parte del relatore e del Governo, ma, in tale contesto, è inutile presentare subemendamenti. Secondo la prassi, prima dell'espressione dei pareri sugli emendamenti, dovrebbe esservi tale possibilità; altrimenti, si potrebbe sospendere la seduta e consentire l'esame degli emendamenti per permetterci di esprimere anche le nostre valutazioni di merito.
Si continua, invece, a sfornare emendamenti e subemendamenti per cercare di mettere delle toppe a cose fatte senza né capo né coda, con conseguenze evidenti: difficoltà nel coordinamento dei testi, nonché una certa confusione, anche dal punto di vista interpretativo, come affermato in questa sede. Nonostante ciò, si continua a tenere questo atteggiamento. Le chiedo, pertanto, di assumere una decisione in merito, perché vi sia buonsenso nell'applicazione delle norme che hanno sempre informato i nostri lavori.
Non vedo perché in questa occasione, per la fretta, si debba rischiare di creare precedenti nei nostri lavori che danneggeranno la qualità della legislazione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, naturalmente, se saranno presentati subemendamenti, sarà garantito un tempo adeguato per il loro esame.
Tuttavia, non vi è dubbio che è inutile procedere in fretta se poi si creano problemi, confusioni, sovrapposizioni e, quindi, una legislazione poco chiara. Dunque, non vi sarà alcun problema anche a sospendere i nostri lavori se ciò dovesse essere necessario.
Siamo in presenza di una serie enorme di interventi a titolo personale, che ritengo nulla abbiano a che fare con i problemi da lei sollevati, onorevole Innocenti, quanto piuttosto con un atteggiamento rispettabile, ma di ordine generale, assunto dall'opposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Merlo. Ne ha facoltà.
GIORGIO MERLO. Signor Presidente, mi aspetto una sua risposta concreta e convincente alle domande poste poc'anzi dal collega Giachetti. Infatti, proprio intorno alla regolarità, alla certezza e alla trasparenza del voto, si gioca una partita importante con riferimento a questa sciagurata proposta di legge elettorale che il centrodestra ha presentato. Dico ciò perché questa proposta spezza alla radice - come ricordava il collega Mattarella - uno dei principi basilari del nostro ordinamento democratico che si basa sulla condivisione di regole comuni. Chi viola queste regole ha una concezione proprietaria delle istituzioni!
Ritengo che il centrodestra, sotto tale profilo, abbia confermato per l'ennesima volta questa concezione che, tra l'altro, si traduce nello stesso articolato della proposta (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.
ROBERTO RUTA. Signor Presidente, chiediamo la soppressione dell'articolo 1 in quanto sostanzialmente intendiamo sopprimere lo stesso provvedimento.
L'andamento dei lavori - mi rivolgo agli amici della maggioranza - la dice lunga su come abbiate le idee chiare! Continuate a presentare emendamenti in corso di seduta che determinano le regole del gioco, che vanno pensate e scritte compiutamente essendo la base della nostra democrazia. Voi, al contrario, state mettendo in gioco la nostra democrazia presentando in maniera affrettata emendamenti e subemendamenti. Ciò la dice lunga sul vostro senso di responsabilità quando si tratta di stabilire le regole del gioco!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella discussione svoltasi questa mattina alcuni deputati del centrodestra hanno sostenuto che questa proposta di legge elettorale non è dettata da squallide convenienze politiche, ma dall'esigenza di ricucire il rapporto tra il consenso e la rappresentanza politica.
Devo dire che l'argomentazione è piuttosto debole per le considerazioni svolte puntualmente dall'onorevole Mattarella, ma anche per alcune scelte particolari contenute in questo articolo 1. L'idea delle liste bloccate non è liberale: si pongono le basi per una classe politica le cui prerogative saranno ancora più odiose per i cittadini, che non andranno più a votare. Il loro voto sarà ininfluente, in quanto altri faranno le scelte.
Ho creduto che in questi anni il nostro impegno fosse anche rivolto a stabilire una fiducia maggiore tra cittadini e politica e ho creduto che ci fosse il comune desiderio di libertà e di dignità delle istituzioni. Oggi facciamo molti passi indietro, anche oltre i tempi del progresso italiano, attraverso una maggiore instabilità e ingovernabilità.
Chiedo ai colleghi della maggioranza di unirsi a noi e di guardare avanti verso il nostro futuro!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, più che entrare nel merito di questo articolo, volevo soffermarmi sulle modalità. Colpisce la difformità tra il lavoro svolto negli anni Novanta per inserire il maggioritario e il modo con cui si cerca di tornare al proporzionale.
Per passare al maggioritario vi sono stati nel paese un enorme dibattito, un referendum e un impegno del Parlamento. In questo caso si fanno le cose di nascosto, leggendo gli emendamenti mezz'ora prima del voto senza la possibilità di entrare seriamente nel merito. Il paese al di fuori da quest'aula è all'oscuro di tutto e non è coinvolto in nulla, come se la questione fosse solo quella di garantirsi il proprio seggio nella prossima legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacomelli. Ne ha facoltà.
ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, l'emendamento in oggetto, cui vorrei aggiungere la mia firma, rappresenta un ulteriore invito, espresso nel linguaggio parlamentare, alla maggioranza perché interrompa il suo percorso unilaterale e militarizzato, questo nuovo strappo che ha trasformato la Casa delle libertà in una caserma. In questa caserma qualcuno si incarica di minacciare e di fare pressioni dalla mattina alla sera, con toni da guerra («i traditori saranno scoperti ed espulsi!»); ciascuno può dire quello che vuole contro l'avversario e il Presidente del Consiglio può dare del falso in aula all'onorevole Franceschini che lo sta semplicemente citando; infine, il ministro Calderoli si permette di inviare un messaggio intimidatorio a tutti i parlamentari della maggioranza, facendo loro sapere che sono tenuti sotto controllo. Ebbene, tutto questo è quanto di più lontano vi sia da un libero e sereno confronto parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, vorrei invitare i colleghi della maggioranza, sempre molto attenti a questo dibattito, a votare insieme a me la soppressione dell'articolo 1, perché si tratta di un solo articolo che di fatto sostituisce interamente il testo unico della legge elettorale relativa alla Camera dei deputati.
Cari colleghi della maggioranza, so che siete capaci di tutto, tuttavia mi pare singolare che con un semplice articolo vogliate sostituire una legge intera. Non credo che sia possibile legiferare in questo modo, a meno che lo stratega Calderoli (ora non in aula, ma che ha rilasciato la sua dichiarazione all'ANSA, lanciando il sasso e poi nascondendo la mano), oltre a vigilare sulla non segretezza del voto, non abbia la bacchetta magica per fare tutto e il contrario di tutto, come sempre. Onorevoli colleghi, grazie per il vostro voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Camo. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CAMO. Signor Presidente, credo che questa legge dia un ulteriore colpo al rapporto tra la politica e la società civile, ovvero tra gli elettori e gli eletti, dal momento che restringe notevolmente - o meglio annulla - il potere dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, senza tener conto della confusione che crea tra l'elezione della Camera dei deputati e quella del Senato della Repubblica.
Eppure, quando questa maggioranza è scesa in campo, soprattutto il suo leader, aveva annunciato a tutto il paese che avrebbe ridotto lo strapotere dei partiti, facendo emergere le professionalità e, in sostanza, la società civile. A distanza di poco tempo la stessa maggioranza fa esattamente l'opposto, realizzando una legge che mette tutto in mano ai partiti politici e alle loro oligarchie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, poche parole per esprimere, da parlamentare libero, il profondo disagio che pervade la coscienza di quanti - ed io tra questi - immaginavano che il Parlamento fosse il luogo ideale in cui produrre democrazia e dove osare maggiore democrazia.
Nel corso di questi ultimi anni abbiamo subìto, a tale riguardo, più di qualche delusione. Ebbene, con questa riforma imposta e non condivisa dobbiamo purtroppo registrare che si sta consumando un atto gravemente lesivo per la democrazia e per la libertà dei cittadini, cui si sottrae la possibilità di scegliere chi deve rappresentarli.
Si consuma, in effetti, un delitto sociale, in quanto si priva il territorio di propri rappresentanti e si nega al cittadino il diritto di decidere chi deve rappresentarlo in Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Diventa sempre più insopportabile che l'Unione europea non riconosca il diritto a conoscere il vero paese di produzione e lasci entrare centinaia di migliaia di capi senza controllare se nella loro produzione siano usate le stesse sostanze cancerogene che i produttori europei hanno il giusto divieto di usare. Altrettanto insopportabile risulta che né il Capo del nostro Governo né il viceministro, che è la sua voce in Europa, conducano una ferma battaglia in difesa di tali principi: così si esprime l'industriale Luciano Barbera in un'intervista pubblicata cinque giorni fa sul quotidiano Libero. Questo la dice lunga sul perché si tenta di portare lo scontro politico, in modo non responsabile, sui temi della legge elettorale, trascurando l'interesse generale del paese.
Vede, signor Presidente del Consiglio, lei forse può comandare la sua maggioranza, ma quanto a governare il paese, è un'altra cosa e non fa per lei (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo tutti consapevoli di discutere non di un aggiustamento di una legge elettorale, ma di un passaggio enorme, da un sistema ad un altro. Credo che un Parlamento possa farlo, ma per passare da un sistema ad un altro è necessario almeno produrre un confronto di merito fra maggioranza e minoranza. Ci siamo trovati, nella I Commissione, a discutere da maggio di un aggiornamento del vecchio sistema; poi, ad un certo momento, ci siamo trovati in quattro e ci avete proposto due subemendamenti che cambiano radicalmente il sistema. Questo, cari colleghi, non solo non è serio, ma umilia un Parlamento serio e democratico ed umilia anche voi, colleghi della maggioranza: in un confronto serio, si possono modificare le leggi elettorali, ma non in questo modo.
Qual è la ragione vera di questo cambiamento e di questo tentativo così forte? La ragione è molto semplice: c'è qualcuno, non dico tutti voi, ma c'è qualcuno, che si chiama Silvio Berlusconi, che non può accettare di essere dimesso da questo Parlamento e non può accettare di non essere più Presidente del Consiglio! E allora, come ha sempre fatto, ha elaborato, anche in questo caso, la sua legge ad personam (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bellini. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BELLINI. Signor Presidente, con questo provvedimento la maggioranza di centrodestra vuole andare contro la volontà popolare, che nel nostro paese si è espressa chiaramente nel corso di questi ultimi quindici anni con ben due referendum. Il primo vi fu nel 1991, e abolì la preferenza unica. Ma, soprattutto, andate contro il risultato popolare del referendum del 18 aprile 1993, quando l'83 per cento dei cittadini espresse un voto a favore del sistema maggioritario.
Ebbene, voi oggi non spiegate niente, non dite le ragioni per cui volete attuare questo cambiamento e proponete una legge sostanzialmente truffaldina. Infatti, si tratta di una legge che, come è stato dimostrato nelle simulazioni che perfino il Servizio studi della Camera ha realizzato, mira esclusivamente a indebolire la parte avversaria, che, come tutti sanno e come noi auspichiamo, nella primavera prossima vincerà le elezioni politiche e tornerà al governo del nostro paese.
Molti si chiedono perché fate questa scelta, ma voi a questa domanda non rispondete (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, nel corso della discussione sulle linee generali, svolta in aula su questa presunta riforma della legge elettorale, ho ascoltato l'onorevole Tabacci sostenere tesi molto incisive circa i difetti - gravi, gravissimi - di questa controriforma. In particolare, l'onorevole Tabacci sosteneva che il dominio dell'oligarchia dei partiti che questa legge introdurrà, combinandosi con l'eccesso di leaderismo cui abbiamo assistito in questi anni, avrebbe rafforzato uno svuotamento dei partiti che non è assolutamente da auspicare, pensando alla funzione storica positiva che i grandi partiti hanno esercitato nel nostro paese. Egli, tuttavia, sosteneva che questi difetti si possono in qualche modo «trangugiare», pensando al fatto che la legge consente, però, un riallargamento del perimetro delle coalizioni e una ridiscussione delle leadership. Ora vediamo che i difetti ci sono, anzi sono aggravati e che il perimetro delle coalizioni non si allarga per nulla; inoltre la leadership è assolutamente confermata: vediamo qui il Presidente del Consiglio, con la sua amabilità...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pennacchi, ma ha già superato il tempo a sua disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, il provvedimento di legge di riforma della normativa elettorale è forse il peggiore prodotto di questa maggioranza, che - com'è noto a tutti gli italiani - di leggi impresentabili e finalizzate a salvaguardare gli interessi personali ne ha varate tante. È una legge che vìola i principi fondamentali di uno Stato democratico. È invece una norma di buon senso, di ragionevolezza, di rispetto, di civile convivenza, quella secondo la quale le regole del gioco, ossia le regole della democrazia, si decidano con il più ampio coinvolgimento delle forze democratiche, di maggioranza e di opposizione.
Il percorso seguito in quest'aula è l'esatto opposto: la maggioranza, che avverte di perdere la prossima tornata elettorale, cambia le regole a proprio piacimento. Con questa legge l'Italia sarà ingovernabile; aumenterà il frazionamento della rappresentanza politica, ma alla maggioranza non interessa: l'Italia può andare a rotoli, purché il centrodestra possa ridurre le perdite.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bova. Ne ha facoltà.
DOMENICO BOVA. Signor Presidente, stiamo esaminando una proposta emendativa soppressiva dell'articolo 1 del provvedimento in esame. Come lei comprenderà benissimo (penso lo abbia attentamente letto), l'articolo in questione riguarda questioni veramente significative ed importanti. L'articolo 1, che norma le condizioni con cui dovremmo recarci alle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati, presenta, insieme all'articolo 2, importanti profili di incostituzionalità. Tale aspetto è stato più volte sottolineato dai colleghi intervenuti in quest'aula, nonché da autorevoli costituzionalisti, che hanno affrontato il tema in più sedi, attraverso articoli di stampa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bova
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Susini. Ne ha facoltà.
MARCO SUSINI. Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento con una constatazione: non ho mai visto così tanti colleghi del centrodestra presenti in aula, se non in occasione dei numerosi salvataggi della libertà personale dell'onorevole Previti (Commenti). È proprio vero: quando dovete fare delle marachelle siete tutti compatti, quando invece ci si deve occupare dei veri problemi del paese, non siete nemmeno in condizione di garantire il numero legale!
Quello al nostro esame è un provvedimento che sul serio fa tornare indietro le lancette della politica perché sradica in modo nettissimo il rapporto tra gli eletti e gli elettori e consegna nelle mani di ristrette élite il potere di nominare - di questo si tratta - seicentotrenta rappresentanti del popolo, con il rischio, inoltre, di determinare maggioranze diverse tra Camera e Senato...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Susini.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Presidente, volevo dirle che per noi non è archiviata la dichiarazione del ministro Calderoli (Commenti dei deputati della Lega Nord Federazione Padana - Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Ci attendiamo da lei che almeno inviti il ministro a venirsi a scusare davanti al Parlamento perché l'offesa che ha reso al Parlamento e al personale è incommensurabile (Commenti dei deputati di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Come minimo, il ministro Calderoli, prima di entrare in quest'aula, deve, ripeto, venire a scusarsi pubblicamente (Commenti).
Desidero anche soffermarmi su una seconda questione. Un'ora fa il collega Mattarella, riprendendo alcune questioni che sono state sollevate questa mattina dal collega Violante e alla luce anche degli ultimi emendamenti presentati, ha sollevato delle questioni molto serie in ordine al conflitto di questo provvedimento con la nostra Carta costituzionale.
È vero che avete deciso di fare la riforma elettorale da soli, ma abbiate almeno la cortesia di interloquire quando svolgiamo osservazioni così puntuali e così precise. Presidente, so che lei non ha la possibilità di obbligare i colleghi della maggioranza ad intervenire, ma le chiedo almeno la possibilità di chiedere al relatore di interloquire con noi. Se in questo Parlamento, di fronte ad un provvedimento di questa portata, non c'è neanche la possibilità di essere ascoltati e di interloquire quando si sollevano questioni di merito così pregnanti, mi chiedo allora quale sia il ruolo della Presidenza della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, in ordine alle frasi pronunciate dal ministro Calderoli, come tutte le agenzie di stampa hanno riportato, mi sono espresso in termini inequivocabili, netti e chiari. Chi doveva capire, ha capito. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, è venuto dal Presidente della Camera per scusarsi di quelle che, a suo parere, sono state parole che non potevano in alcun modo rappresentare un'opinione del Governo e rispetto alle quali ho espresso nettissimo biasimo.
Per quanto riguarda la sua seconda osservazione, il presidente Bruno è persona assai corretta nel rapporto tra i colleghi, soprattutto quando questi ultimi hanno la serietà e l'intelligenza dell'onorevole Mattarella, per cui sono certo che darà le risposte di merito ai quesiti formulati dal collega.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intervengo a norma dell'articolo 57 del regolamento. Le rubo pochi secondi anche perché la mia non è certamente una manovra ostruzionistica.
Presidente, intervengo per chiederle di riflettere su una questione specifica. Noi stiamo ponendo un problema riguardo ad un aspetto che consideriamo non irrilevante. Mi riferisco alla certezza che vi sia, da parte di tutti quanti, segretezza nell'espressione del voto (Commenti dei deputati di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana). Mi rifaccio alla dichiarazione di un anonimo deputato. Presidente, lei provi a vedere se non è vero, come è vero, che votando esclusivamente con il dito anulare, inserendolo dentro il luogo adibito a votazione nello scranno dei deputati, è impossibile, a mio avviso, non identificare come si vota. Presidente, provi, anche con qualunque altro dito, e faccia fare una verifica. Presidente, lei, a differenza nostra, non vota. Ripeto, provi a verificare; faccia fare una verifica agli uffici e si renderà conto che il voto sarà pure anonimo, ma si aggiunge inquietudine - adopero le parole del ministro Calderoli - rispetto al fatto che in quest'aula non è garantita la segretezza del voto (Commenti dei deputati di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
Signor Presidente, torno quindi a chiederle, cosa che poi il ministro Calderoli ha anche riconfermato, e lo dico non per fare una boutade, di assumere una decisione riguardo ad una forma di votazione, quella segreta, prevista e considerata certa dal nostro regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, rispondo nel merito della questione che lei ha sollevato. Sono assolutamente certo della segretezza del voto, come lo sono stati i miei predecessori (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro). So anche distinguere le critiche motivate, che a volte sono formulate da esponenti della maggioranza e dell'opposizione, su questo tema, da quelle che sono legittime affermazioni ma che io non posso inseguire perché ne andrebbe anche della serietà della Camera. La segretezza del voto è assolutamente garantita (Commenti del deputato Castagnetti)!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Adduce. Ne ha facoltà.
SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, questa mattina, con una scorribanda oratoria anche garbata - devo riconoscerlo - l'onorevole Tabacci ci ha impegnati in una discussione anche piuttosto simpatica.
Tuttavia, forzando la mano, il collega ha parlato addirittura dell'esistenza del bipolarismo nella cosiddetta prima Repubblica, ignorando, o fingendo di ignorare, che quello non era - onorevole Tabacci, mi rivolgo a lei - un bipolarismo, ma una divisione per blocchi frutto di una vicenda storica che potremo avere modo di discutere in altre sedi.
Quello che colpisce è che la riforma elettorale, frutto dell'aspra critica a quel sistema elettorale, a quella divisione tra blocchi, fu realizzata, nel 1993 ...
PRESIDENTE. Onorevole Adduce...
SALVATORE ADDUCE. ... con una grande partecipazione popolare. Oggi ...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Adduce.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.
GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, nel sostenere l'emendamento in esame, mi rivolgo ancora una volta a lei.
Le chiedo scusa per il richiamo, ma le questioni poste in precedenza dai miei colleghi sui tempi per i subemendamenti e sulla segretezza del voto sono cose serie (Commenti del deputato Palma). Occorrerebbe che ci fosse anche qualche suo atto, non solo qualche dichiarazione un po' timida.
Lei, signor Presidente, richiama spesso i precedenti; in questo caso, non ci sono precedenti: non c'è il precedente di un ministro che rende quelle dichiarazioni rispetto al Parlamento né c'è precedente di progetti presentati e continuamente emendati. Non solo c'è il colpo di mano, ma anche la confusione!
EGIDIO STERPA. Basta!
GRAZIANO MAZZARELLO. Quindi, signor Presidente, dia al Parlamento la possibilità di intervenire seriamente - ripeto: seriamente - sul pasticcio che viene presentato! Che almeno sia possibile leggere i continui cambiamenti, le proposte emendative che la maggioranza continuamente propone (Commenti)! Almeno ...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mazzarello.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo precisare, per correttezza, che il tempo di questi interventi, come sapete, viene conteggiato: tempi aggiuntivi sono disposto a concederne se servono alla discussione, ma non se servono all'ostruzionismo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
Ha facoltà di parlare, onorevole Castagnetti.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, se mi consente, non si tratta di ostruzionismo, ma di una questione sostanziale: qui c'è di mezzo la sostanza della correttezza dei lavori parlamentari.
Veda, signor Presidente, è successo un fatto grave: il ministro Calderoli, dopo le sue dichiarazioni (Commenti dei deputati di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevoli colleghi, qui siamo tutti sufficientemente capaci ... L'onorevole Castagnetti ha diritto di parlare!
Prego, onorevole Castagnetti.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Stiamo parlando di un ministro della Repubblica!
Presidente, dopo le sue precisazioni, in una dichiarazione alla stampa, il ministro ha sostanzialmente riconfermato quanto aveva detto. Allora, di fronte alla reiterazione della posizione, le chiedo formalmente di procedere, come le è stato già chiesto dal collega Giachetti, con un metodo di votazione previsto dal regolamento che garantisca la segretezza.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Castagnetti.
Le dichiarazioni di Calderoli - non so se esse siano state «derubricate» a battute dallo stesso ministro - sono prive di fondamento e le ho biasimate con tutta la forza che ho; tuttavia, non intendo prestarmi a manovre di altro tipo sulla base di dichiarazioni dissennate (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, desidero riprendere la prima osservazione dell'onorevole Castagnetti (concordo, ovviamente, anche sull'ultima), quando diceva che il relatore dovrebbe spiegare meglio all'Assemblea le determinazioni in ordine alle proposte emendative.
In particolare, mi riferisco alla richiesta di accantonamento dei due emendamenti che le deputate del centrosinistra hanno presentato per garantire l'applicazione dell'articolo 51 della Costituzione.
Il fatto che questo provvedimento non abbia minimamente previsto l'applicazione dell'articolo 51 (precedentemente, ho visto la ministro Prestigiacomo girare per l'aula: o non era molto coinvolta oppure non ha la forza di imporre alcunché) è un segnale preciso a tutte le donne di questo paese dell'interesse della maggioranza di promuovere la presenza delle donne all'interno delle istituzioni. Ciò garantirebbe una democrazia reale. Infatti, se fossero solo gli uomini a sedere al banco del Governo (come sta accadendo in questo momento), non vi sarebbe una democrazia sostanziale.
Il relatore non ha spiegato il motivo per cui è stato richiesto l'accantonamento di questi due emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cima.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
ROLANDO NANNICINI. Il Presidente del Consiglio...!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Sì, Berlusconi...!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, naturalmente, se non interessa, allora vuol dire...
Ministro Giovanardi, ha facoltà di parlare.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che a tutti noi, anche a coloro che siedono in quest'aula da meno tempo, stia a cuore la credibilità del Parlamento (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ...che è un'istituzione importante; essa deve essere una casa trasparente per tutti gli italiani.
Il Governo non ritiene che questa credibilità possa essere messa a rischio da favole per bambini, come quelle delle mani inserite dentro i meccanismi di voto (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)...
Infatti, tutti sappiamo che alcune voci che sono state raccolte in maniera irresponsabile sono destituite di ogni fondamento, perché è impossibile controllare il voto - è sempre stato così, in ogni legislatura - dal modo in cui si inserisce la mano.
ROBERTO GIACHETTI. Provaci!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Altre battute attribuite ai ministri, se sono battute, vanno prese per quelle che sono (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Se c'era, invece, un fondamento di serietà, se, oltre alla battuta, c'era anche l'intenzione di mettere in dubbio la segretezza del voto di questo Parlamento, il Governo se ne scusa con l'Assemblea (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
ROLANDO NANNICINI. Sono minacce!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grotto, al quale ricordo che ha tre minuti di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, purtroppo, in modo drammatico, i problemi del nostro paese sono altri e non certamente la riforma della legge elettorale, problemi ben più pressanti e gravi che interessano milioni di cittadini.
Proprio in questi giorni Il Sole 24 ore ha pubblicato la notizia relativa allo scivolone dell'Italia in termini di competitività rispetto agli altri paesi: su 60 paesi, l'Italia è precipitata al trentunesimo posto. Siamo precipitati dopo tre o quattro anni di questo Governo dal ventiduesimo al trentunesimo posto. I dati riportano, quindi, una scarsa competitività del sistema produttivo italiano ed una scarsa capacità di accoglienza per investimenti stranieri.
Quindi, signor Presidente del Consiglio, le rivolgo un appello che poi è lo stesso appello del paese, degli italiani, dei disoccupati, dei precari, delle numerose aziende che, giorno dopo giorno, chiudono, mettono molta gente in cassa integrazione o addirittura licenziano: dedichi il tempo che le rimane per governare questo paese a fronteggiare in modo serio i problemi veri che interessano questo nostro grande paese. Almeno nell'ultimo periodo del suo Governo cerchi di dare qualche risposta positiva, senza cambiare le regole del gioco a partita già iniziata (Applausi dei deputati del gruppo Misto-SDI-Unità Socialista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, spesso ci dimentichiamo dell'articolo 72 della Costituzione (lo ricordava precedentemente l'onorevole Innocenti).
Stiamo esaminando un provvedimento con tempi contingentati. Questi presuppongono che il testo sul quale si discute sia consolidato, conosciuto da tutti.
Vorrei domandarle se ritiene che vi sia in questo Parlamento una parità di condizione tra tutti i parlamentari nel valutare il testo che stiamo esaminando, a causa della presenza di emendamenti, maxiemendamenti e subemendamenti anche dell'ultima ora: sostanzialmente stiamo discutendo su un testo che non è consolidato. La violazione dell'articolo 72 della Costituzione si ripercuote sulla correttezza costituzionale del procedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, intervengo per ringraziare il ministro Giovanardi per il suo squisito gesto di chiedere scusa. In conseguenza di tale gesto, mi permetto di suggerire al Presidente di inibire al ministro Calderoli l'ingresso in aula, poiché il comportamento e le sue dichiarazioni costituiscono una turbativa dell'andamento della votazione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prendete posto, per cortesia!
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.400, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 595
Maggioranza 298
Voti favorevoli 263
Voti contrari 332).
Prendo atto che gli onorevoli Spina Diana e Falanga non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pisicchio 1.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà (Commenti).
Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole Bianco... Onorevoli colleghi, suvvia, un po' di maturità! Prego, onorevole Bianco.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego (Commenti)! Onorevoli colleghi, non è interesse di nessuno questo...! Onorevole Bianco, a lei la parola!
GERARDO BIANCO. La ringrazio, signor Presidente. Non sono un proporzionalista pentito, né posso qui ovviamente chiarire le ragioni per cui preferisco quel sistema elettorale. Credo però che una annotazione storica vada fatta: il proporzionale ha svolto nel nostro paese la più grande funzione di integrazione di forze politiche che - come è noto - avevano un rapporto piuttosto difficile all'interno dello Stato italiano. E questo è scritto nella storia.
Ciò che, invece, la maggioranza è riuscita a «combinare» è il rovesciamento dello spirito proporzionale. Si tratta di una capacità di capovolgere ciò che poteva essere positivo e che poteva condurre maggioranza ed opposizione alla scrittura di una legge decente. Siete riusciti a realizzare esattamente l'inverso; siete riusciti a cancellare l'essenza del proporzionalismo, cioè l'esaltazione del ruolo del Parlamento e la sottolineatura della funzione del parlamentare, così com'è scritta nella Costituzione.
Onorevole Tabacci, mi rivolgo a lei che ha sviluppato un primo importante intervento in quest'aula. Mi riferisco al suo intervento piuttosto imbarazzato di oggi e credo che per la sua coscienza lei percepisca come la proposta che ci troviamo davanti distrugga la stessa responsabilità del Parlamento e del parlamentare.
La questione della preferenza non è secondaria; non si tratta di un elemento di poca importanza. Se vi era un valore che il sistema proporzionale poteva introdurre nel nostro sistema era quello di ridurre il peso delle oligarchie. In questo modo invece si sancisce non il potere dei partiti ma quello di una piccola oligarchia, che disporrà del futuro e della possibilità del parlamentare di essere eletto.
Siete riusciti a creare il capolavoro di realizzare il capovolgimento della logica proporzionale da sistema di libertà a modello di asservimento; oltre agli altri di carattere costituzionale già rilevati, questo è l'elemento cruciale. Quando un provvedimento nasce male, onorevole Bruno, non si raddrizza nel tempo, non si riesce a sanare una distorsione che è originaria, risiedendo nella stessa concezione sottostante. Avevate autostrade a disposizione; potevate recepire il modello tedesco o quello spagnolo, forme consolidate nella democrazia europea: avete invece imboccato la strada delle convenienze negoziando nel suk della politica. Tale è l'elemento negativo di questa proposta di legge.
Cari colleghi - mi rivolgo all'onorevole La Russa che avete applaudito - forse non vi rendete conto che si sta consumando, in questa Assemblea, un'incredibile evento, l'eutanasia del Parlamento, l'eutanasia del ruolo del parlamentare - vicenda che rappresenta sempre l'anticamera dell'autocrazia e della tirannide -; ecco perché, da proporzionalista, ritengo che questo testo ne sia ormai la distruzione più profonda e ne cancelli la stessa validità, nella sua ispirazione e nella sua funzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, con questo emendamento intendiamo dare senso, spessore e articolazione normativa alla proposta di riforma proporzionalistica, collocandola, così come è giusto che debba essere, in una dimensione che privilegi il voto di preferenza, analogamente alla proposta Scelba del 1953, di cui si ripropone lo stesso stilema e che così impropriamente è stata evocata nelle ultime settimane anche da quanti sono stati sottoscrittori della scellerata proposta sottoposta alla nostra attenzione.
Ebbene, vogliamo dibattere di «proporzionale»? Questo è «proporzionale»! Un sistema che preveda voti di lista sì, ma anche voti di preferenza (e dunque la possibilità di scegliere dal basso); un sistema che preveda la possibilità di conferire un premio di maggioranza, alla stregua di quanto avviene all'interno delle nostre realtà regionali; oltretutto, così poco «leaderistico», così poco devoluto alla scelta degli oligarchi che preveda addirittura il recupero dei primi dei non eletti nella dimensione del premio di maggioranza.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 17,27)
PINO PISICCHIO. È questo il sistema proporzionale che ha senso; è questo il «proporzionale» che risponde ad un'idea democratica e partecipata della politica.
Quanto volete proporre voi, evidentemente è altro; è una struttura autoritaria, consegnata nelle mani, soltanto, degli oligarchi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Passiamo ora, cari colleghi, agli interventi a titolo personale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duilio, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, intervengo perché condivido il contenuto di questo emendamento. Mi pare purtroppo vi sia qualche distrazione in Assemblea ma, come sottolineava il presidente Gerardo Bianco dianzi, siamo di fronte ad un provvedimento che, sostanzialmente, nega in radice le ragioni per le quali viene presentato. Si priva infatti il cittadino della possibilità di esprimere liberamente qualsiasi opzione per il suo rappresentante, ovvero si recide il rapporto tra rappresentante e rappresentato.
Vi sarebbero, a mio avviso, addirittura i presupposti per un'incostituzionalità sostanziale della proposta, perché non è possibile che il cittadino possa solo esprimere il suo consenso per una lista bloccata. Si tratta di un vero e proprio atto di violenza, compiuto nei riguardi del cittadino; occorre farlo capire agli italiani: da questo momento in avanti non avranno più la possibilità di esprimersi liberamente, ma potranno solamente esprimere un'opzione per una lista: si nega dunque loro una scelta di libertà circa il rappresentante che intendono mandare in Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole...
LINO DUILIO. Cari colleghi della maggioranza, vorrei che, almeno su questo aspetto, la vostra coscienza...
PRESIDENTE. Onorevole Duilio, deve concludere!
LINO DUILIO. ... vi induca ad esprimere un voto libero (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Avverto che alcuni colleghi, che avevano chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, hanno rinunciato ad intervenire.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nespoli. Ne ha facoltà.
VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, il collega Bressa mi invita a svolgere un bell'intervento... (Commenti).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, lasciate parlare l'onorevole Nespoli! Prego, onorevole Nespoli, ha facoltà di parlare.
VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, ritengo opportuno chiarire una questione che è stata sollevata, più volte, nel corso di interventi dal carattere palesemente ostruzionistico. Infatti, molti deputati, evocando il referendum svoltosi nel 1993, dimenticano che in Italia l'istituto referendario ha carattere abrogativo, non propositivo.
Vorrei ricordare che quel referendum, promosso su iniziativa di comitati esterni al Parlamento, fu allora l'unica possibilità concessa per dare uno scossone ad un determinato sistema politico. Non è vero, dunque, che il popolo italiano abbia scelto quella legge o quel modello elettorale, poiché non aveva altra possibilità.
Non vorrei, infatti, che la rievocazione di un referendum che possedeva tali connotazioni diventasse un tabù, oppure una sorta di totem; pertanto, desidero rilevare che, in questa sede, non stiamo modificando, non stiamo stracciando, non stiamo venendo meno e non stiamo mortificando alcuna volontà popolare! Questa, infatti, è l'unica occasione concessa al Parlamento, dalla Costituente in poi, per modificare una legge elettorale.
Vorrei altresì ricordare che, in queste settimane ed in questi ultimi mesi, abbiamo cercato, in tutti i modi, di avviare un confronto di merito con un'opposizione che, su questo terreno (così come in tanti altri), ha tuttavia assunto un atteggiamento preconcetto: essa, infatti, non è aperta al confronto e dice sempre «no»!
Anche l'emendamento in esame è emblematico in tal senso, poiché, ovviamente, rappresenta la posizione di chi vuole inserirsi in un confronto non privilegiando il merito delle questioni poste, ma assumendo, in maniera preconcetta, atteggiamenti di contrarietà. Per queste motivazioni, preannunzio il nostro voto contrario sull'emendamento Pisicchio 1.32.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Nespoli. Un attimo di pausa, onorevoli colleghi: vorrei salutare, infatti, il gruppo alpinistico Ragni di Lecco, che assiste ai nostri lavori dalle tribune accompagnato dal presidente della provincia e dal prefetto di Lecco (Applausi).
Saluto i «Ragni» e cedo il posto al Presidente Casini.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 17,34)
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Onorevole Biondi, si rechi velocemente al suo posto, per favore!
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pisicchio 1.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 581
Votanti 579
Astenuti 2
Maggioranza 290
Voti favorevoli 54
Voti contrari 525).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mastella 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 585
Votanti 583
Astenuti 2
Maggioranza 292
Voti favorevoli 45
Voti contrari 538).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pisicchio 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 585
Votanti 582
Astenuti 3
Maggioranza 292
Voti favorevoli 47
Voti contrari 535).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.45.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, questa mattina si è svolta in quest'aula una discussione che a me pare del tutto impropria e proverò a motivare tale affermazione. È una discussione tra chi sosteneva, presuntivamente, le regioni del proporzionale contro la valutazione sulla legge elettorale maggioritaria. La verità è che non vi è stata una discussione di tale tipo; vorrei dirlo all'onorevole Tabacci, che stamattina ha parlato esattamente di ciò.
Anzitutto, vorrei far riflettere lo stesso onorevole Tabacci sul perché vi è tale conversione - repentina - nella Casa delle libertà sul sistema proporzionale. Non mi pare che le motivazioni che lei, onorevole Tabacci, ha addotto siano esattamente l'humus culturale che sostiene la tesi di questa legge elettorale. La verità è che si sostiene oggi, in maniera del tutto repentina e senza alcuna motivazione politica, questo provvedimento in virtù del fatto che lo stesso determina un rapporto di forza tra le coalizioni molto diverso da quello che si sarebbe determinato con la legge attuale. In questo caso, si guarda all'obiettivo: vi sono interessi privati, di coalizione, che devono essere salvaguardati. D'altronde, come si è notato efficacemente stamattina - a dimostrazione che la discussione non è tra proporzionalisti e maggioritari - dal collega intervenuto sulla questione pregiudiziale di merito presentata dall'onorevole Franceschini, si è esplicitamente affermato che quella di cui si tratta, come noto, non è una legge che propriamente possiamo definire proporzionale. Infatti, si tratta di una legge che, in realtà, ha un unico collegio e non si è mai vista - come lei, forse, mi insegna, onorevole Tabacci - una legge proporzionale che ha contemporaneamente diverse soglie di sbarramento ed un premio di maggioranza. Vi è una logica maggioritaria su un unico collegio nazionale.
Ciò conferma, in maniera del tutto evidente, che ci troviamo di fronte ad un'altra ipotesi. Ritengo che tale altra ipotesi si sia determinata molto sul meccanismo proprio dei processi in corso oggi sul terreno della politica. Voglio schematicamente, per ciò che mi possibile fare nei pochi minuti a mia disposizione, provare a delineare tali processi. Perché vi sono due soglie di sbarramento? Perché, evidentemente - in filigrana - si legge, con questo provvedimento, l'ipotesi della costituzione di una nuova soggettività politica, vale a dire una soggettività politica di centro, che è altra cosa da ciò che lei, onorevole Tabacci, ci ha raccontato stamattina, culturalmente e storicamente. Si tratta di una soggettività politica di centro che, volta per volta - altra cosa anche da un punto di vista numerico, se mi permette -, deciderà, tenendo fermi la barra e l'ancoraggio su tale opzione centrista: se tenere insieme, a seconda degli umori della società una «sinistra» compatibile con detto centro od una destra epurata da qualche estremismo, magari anche da qualche estremismo centrista.
Il nodo, quindi, è che ci troviamo di fronte ad un tentativo di soluzione della crisi del sistema politico che punta a costruire un luogo delle compatibilità. Sa cosa le dico, onorevole Tabacci? Che tale luogo delle compatibilità è però diverso, perché non vi è il personale politico della storia di mediazione di cui lei ha raccontato questa mattina, e perché rischia di farsi legittimare da poteri forti - si pensi alla «conversione» della Confindustria, rapidissima, su questo sistema -, oppure da settori delle gerarchie ecclesiastiche. Un tempo, la Democrazia Cristiana mediava quegli interessi; oggi, al contrario, fonte di legittimazione di quegli interessi risulta essere proprio tale tipo di personale politico.
Mi spieghi lei, onorevole Tabacci, di cosa stiamo, dunque, discutendo. Stiamo discutendo di una sostanziale idea di immodificabilità della società italiana. Si tenta, insomma, di costruire una «zavorra» su tale terreno.
Infine, vorrei poterle dire che lei non può rivendicare quella storia - al contrario di come ha fatto questa mattina - e ricostruire una centralità del Parlamento, proprio mentre avete rotto gli equilibri di potere che si sono determinati nello stesso Parlamento.
Come fa lei a conciliare la storia che rivendicava questa mattina con la riforma costituzionale che vi apprestate a votare da qui a breve? E non solo per la logica di scambio; ma è del tutto evidente che quella logica e quella riforma - e concludo, signor Presidente - sono in netta contraddizione con lo spirito che declamava questa mattina, perché determinano un disequilibrio di poteri che va esattamente in direzione opposta alla centralità del Parlamento di cui parlava.
Per queste ragioni, noi convintamente esprimeremo un voto contrario sul testo unificato delle proposte di legge in esame (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, ripeteremo fino all'ultimo momento dei tempi che ci sono stati assegnati dalla Presidenza le ragioni di un profondo dissenso rispetto alla legge di riforma elettorale che ci proponete. È un dissenso non solo di merito e di metodo, ma di sostanza politica. Del resto, onorevoli colleghi, in questi pochissimi mesi abbiamo imparato che in politica non esistono più solo le categorie della mediazione, del consenso, della decisione, dell'ascolto e della persuasione, categorie importanti per chi ha sempre vissuto la politica come il punto centrale della costruzione della capacità di governare.
In questi pochissimi mesi, abbiamo scoperto che avete inventato una nuova categoria della politica: la categoria salvifica, che appartiene - lo ricordo a tutti - ad altre sfere e ad altri interessi. È una categoria salvifica, perché ritenete che uno strumento, quello della legge elettorale, possa risolvere un problema che, invece, è tutto di natura politica. E la natura politica della vostra coalizione mette insieme riforma elettorale e riforma della Costituzione per cercare di risolvere una crisi che nasce da lontano e che si accentua giorno dopo giorno.
La crisi della coalizione del centrodestra si evince perfettamente anche dalla lettura degli emendamenti che, di volta in volta, mettete a disposizione dei colleghi parlamentari, non ultimi quelli concernenti le questioni che ricordava poc'anzi il collega Giordano.
Qual è la ragione per cui si pensa a soglie di sbarramento diversificate (si parla del 10 e del 2 per cento), se non proprio quella di salvare la vostra natura politica e di risolvere una difficoltà politica? Ancora peggio è ciò che avviene in Senato, e mi richiamo ai rilievi già espressi dal collega Mattarella. Perché, in questo contesto, avete accolto un ulteriore emendamento, presentato in Commissione, che addirittura abbassa la soglia del 2 per cento? Come dire: in un invito a pranzo, una sedia si trova per tutti, anche per quelli che non raggiungono il 2 per cento!
Allora, non è il sistema elettorale, è la legge elettorale quella che può risolvere la natura intrinseca di una coalizione che fa della sua difficoltà politica, della sua frammentarietà e della sua rissosità un elemento che piega con strumenti elettorali l'insieme del Parlamento e della dialettica politica.
Colleghi, avete usato tante volte paradossi e sofismi, affermando che l'opposizione poteva contribuire nel merito alla formulazione della legge elettorale. No, colleghi: non si può entrare nel merito con chi propone e ragiona per risolvere le singole questioni delle forze che compongono la Casa delle libertà! Non c'è uno stile né di merito né di ascolto; c'è semplicemente l'arroganza di chi pensa di trovare proprio nello strumento una finalità.
Gli strumenti, invece, sono tali, perché devono rispondere alla capacità della politica di trovare risposte autonome, libere e soggettive. Forzarla non servirà a nulla, perché le forzature - la storia lo insegna - sono solo quelle di chi pensa che governare non è un processo dialettico di consenso, ma è l'occupazione del potere.
Voi, con la vostra legge elettorale, testimoniate, ancora una volta, una difficoltà concettuale e culturale: governare con occupazione del potere. Ma il potere viene dato dai cittadini e dalle cittadine che guarderanno a questa legge proprio nell'ottica di quella operazione che avete voluto inventare: cercare di salvarvi. Voi vi volete salvare, ma i cittadini su questo vi condanneranno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo emendamento prevede la soppressione del comma 1 dell'articolo 1, comma che prevede il cambiamento radicale del meccanismo del sistema elettorale, perché stabilisce che la ripartizione dei seggi sia effettuata in ragione proporzionale.
È stato detto da più parti che si tratta di un vero e proprio passo indietro. Io direi che, più che di un passo indietro, si tratta di un improvviso cambio di rotta, un ingiustificato cambio di rotta.
Non voglio ricordare storie molto lontane nel tempo, ma le vicende politiche di questi ultimi anni, a cominciare dalla Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole D'Alema, dove, pur non essendo entrati nel merito delle leggi elettorali, il tema fu affrontato in sede di discussione. Allora - eravamo nel 1997 -, furono presentati due ordini del giorno: uno prevedeva il sistema elettorale con un doppio turno e con un ballottaggio tra le due coalizioni e l'altro prevedeva il doppio turno di collegio.
L'ordine del giorno che prevedeva il ballottaggio tra le coalizioni - ricordo che eravamo sempre in un meccanismo maggioritario - portava le firme degli onorevoli Mattarella, Berlusconi, Menia, Dentamaro, Loiero, Cossutta, Pieroni, Boselli e Salvi, ossia di tutte le forze politiche presenti nella Commissione.
Ancora, facciamo un salto di soli due anni: si sono svolti nel 1999 e nel 2000 due referendum per eliminare la quota proporzionale. Il primo di tali referendum era stato promosso da Mario Segni, dall'onorevole Fini e dall'allora onorevole Calderisi e il secondo dal partito radicale.
Ambedue questi referendum non ottennero il quorum, per cui non furono considerati validi. Però stavamo sempre ragionando di un sistema maggioritario.
Vogliamo venire all'ultima fase della precedente legislatura? Ebbene, nella fase finale della XIII legislatura ci fu un tentativo di cambiare la legge elettorale. Tale tentativo si fermò perché la minoranza di allora non voleva che si procedesse a colpi di maggioranza per modificare la legge elettorale.
In quell'occasione, i capigruppo di maggioranza del Senato si limitarono a presentare un ordine del giorno che auspicava un sistema elettorale capace di dare governi e maggioranze stabili, ma anche capace di garantire la rappresentanza della coalizione e dei partiti.
La differenza tra quel tipo di approccio e quello che abbiamo oggi in quest'aula sta tutta qui: tra il voler accettare il confronto, tra il voler confrontare posizioni politiche e, invece, il voler fare - come oggi accade - una prova di forza.
L'unica legge che voi sembrate voler accettare è quella «muscolare» dei voti.
Chi ha i voti comanda. Le leggi elettorali, però, sono per definizione le leggi che regolano il sistema e sono, per definizione, leggi che devono trovare l'accordo di una larga maggioranza parlamentare, perché, altrimenti, non si tratta più di una regola riconosciuta da tutti, ma di una regola volta a soddisfare le opportunità di qualcuno.
Questa mattina ho ascoltato un interessantissimo dibattito sulle questioni pregiudiziali che sono state presentate. Ovviamente, condivido in tutto e per tutto gli interventi svolti dai colleghi Violante, Franceschini e Boato. Mi ha interessato, in qualche modo, l'intervento dell'onorevole Tabacci, il quale, con una dose di semplificazione strumentale elevatissima, ha dipinto una storia che non c'è mai stata in questo paese. Egli ha parlato di bipolarismo durante la fase della prima Repubblica, quando il confronto era tra Democrazia Cristiana e Partito comunista. Ma esso era in atto tra le culture liberali democratiche, socialiste e cattolico-democratiche e marxiste e socialiste!
Questa è una cosa diversa dal bipolarismo, tanto è vero che quella fase storica si è esaurita e che alla fine degli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta è cominciata una discussione fortissima e profondissima per cambiare i meccanismi elettorali e per far uscire il sistema politico, che si era bloccato, dalla palude in cui era finito.
Allora è cominciata una fase storica che non si è ancora conclusa. Oggi, improvvisamente, con lo scarto che proponete con un brusco passaggio da un sistema elettorale ad un altro, che non è dettato da ragioni di governabilità o dal fatto che il sistema politico deve assestarsi, ma solo da meschine ragioni di convenienza elettorale, state terremotando il sistema. Così facendo, costringerete il paese a fare i conti con una situazione di straordinaria e pericolosissima precarietà. Questo è il senso della vostra legge elettorale, questo è il senso delle vostre proposte, questo è il motivo della nostra opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, quello che oggi viene consumato è un ultimo esempio di inammissibile arroganza contro l'etica istituzionale, perché non si è mai visto mutare una legge elettorale quando la legislatura sta per finire: è contro il popolo perché falserà il risultato ed è contro lo stesso Parlamento perché offende il rapporto con il territorio degli eletti, la responsabilità degli eletti verso il popolo ed anche la qualità degli eletti. Nel momento stesso in cui sarà affidata ad un'oligarchia partitocratica la scelta di coloro che saranno in quest'aula anche molti di voi, colleghi, che hanno vinto il collegio combattendolo in un confronto contro altri candidati, verranno sostituiti da somari che le oligarchie dei partiti si potranno permettere impunemente di nominare al vostro posto. Auguri!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, ribadisco alcune questioni senza ripeterle perché vorrei aggiungerne altre. Nessun sistema elettorale è perfetto: come dicono tutti, ognuno ha le sue luci e le sue ombre. Però, ci troviamo in una situazione in cui abbiamo buttato a mare circa dieci anni di vita politica del nostro paese senza fare alcuna valutazione seria della situazione che abbiamo sperimentato. Ci troviamo oggi a «prendere o lasciare» un sistema che prevede che il cittadino sia privato di ogni tipo di rapporto che avevamo costruito per quanto riguarda la relazione con il territorio.
Credo vi sia - come dicevo poc'anzi - un problema di coscienza democratica nel varare una proposta che priva sostanzialmente il cittadino della libertà di scegliere il suo rappresentante. Come è possibile migliorare il nostro sistema democratico se il cittadino sarà un numero al quale si confezionerà una proposta su cui non potrà intervenire? Credo che questo sia impossibile e che sia un danno per il nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'emendamento in esame andrebbe approvato perché si inserisce nel quadro di quelle proposte che mirano a migliorare un testo a dir poco inaccettabile. In questi giorni abbiamo rivolto appelli ai colleghi della maggioranza, ai quali mi permetto sommessamente di ricordare che la prossima legislatura vedrà dimezzato questo Parlamento. Ognuno di noi pensa di potersi salvare, ma dobbiamo sapere che con questo sistema sceglieranno pochissime persone e spesso costringeranno, in barba alla rappresentatività territoriale, a candidature extraregionali che certamente cozzeranno con la sensibilità degli elettori.
Non so se questa sia una scelta democratica - certamente non lo è - e se, visto che è una legge di convenienza, convenga effettivamente a chi ritiene di doverla votare. Per quanto mi riguarda, non la voterò perché è una legge ingiusta, antidemocratica e neanche conveniente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, mi richiamo a quanto diceva il collega Lettieri per ricordare come abbiamo cercato di aprire un dialogo, anche in sede di Commissione, su norme di condivise, perché le leggi elettorali devono essere condivise.
Quello che ci avete ricordato quando eravamo all'opposizione, oggi ve lo ricordiamo noi. L'atteggiamento è però diverso, perché se da parte nostra c'era l'interesse a privilegiare una forma di governo che rappresentasse il bisogno degli italiani di essere ben governati e di avere certezza nel governo, da parte vostra c'è solo un interesse di rappresentanza politica e di sopravvivenza politica. Ma non è questo l'atteggiamento che si aspettano gli italiani da questo Parlamento, dove essi pensano si debbano trattare i problemi reali delle famiglie e di tanta gente che oggi non sa come arrivare a fine mese, anziché lasciare che l'attività dello stesso si blocchi pensando a come far sopravvivere una maggioranza che ormai è in agonia!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Credo che con questa proposta di nuova legge elettorale la maggioranza berlusconiana tenti di espropriare il cittadino elettore del potere di scegliere a chi affidare la propria rappresentanza politica e a chi delegare il potere di governo. In questi anni, nelle elezioni dei comuni, delle province e delle regioni, ma anche in quelle politiche, gli elettori prima di andare al seggio potevano scegliere tra candidati a sindaco, a presidente di provincia, a governatore regionale ed anche la maggioranza di Governo.
Questa vostra proposta di riforma va nella direzione opposta ed è confusa, contraddittoria e pericolosa per la governabilità del paese e la stabilità del nostro sistema politico. In definitiva, voi rompete quel rapporto, che è essenziale, tra l'elettore e gli eletti.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Mantini, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale: si intende che vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Le convenienze e i patti realizzati sul tornaconto non sfuggono anche ad una valutazione etica; tuttavia non è su questo tasto che importa insistere. È sulla mancanza di ordine mentale e di architettura istituzionale che voglio continuare a richiamare l'attenzione. Il collega Giordano ha giustamente messo in rilievo le contaminazioni improprie tra esigenze del maggioritario e logica del proporzionale. Il collega Gerardo Bianco ha con grande acume rilevato la contraddizione interna alla logica proporzionale: uno svuotamento ed un rovesciamento. Sulla circostanza che le oligarchie siano prima oligarchie, e poi di destra e di sinistra, tutta la dottrina è concorde. Il proporzionale vuole che il Governo sia eletto dal Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bottino. Ne ha facoltà.
ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'attuale legge elettorale avesse bisogno di qualche correttivo, tuttavia in una logica di condivisione. Si è voluto cambiare, ma lo si è voluto fare forse perché il motivo o meglio i motivi erano diversi. Con questa proposta di riforma elettorale non è più il popolo a scegliere. Ci sono delle liste bloccate, e queste non sono più espressione della volontà di scelta del popolo.
Spero sempre che una parte di voi, che sicuramente ha bene operato nei collegi...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tuccillo. Ne ha facoltà.
DOMENICO TUCCILLO. Questa proposta di legge elettorale, finta proporzionale, come hanno spiegato bene l'onorevole Bianco e l'onorevole Giordano, che pure sostengono questo tipo di sistema, è aggravata ulteriormente dal fatto che con la modalità della lista bloccata si scava un solco incolmabile tra eletto ed elettore, fra cittadino e propri rappresentanti in Parlamento.
Questo rapporto, un tempo garantito dalla quota proporzionale con la preferenza che legava l'eletto all'elettore, è stato sostituito in questi anni dal rapporto con il territorio, con il proprio collegio, con la rappresentanza delle istanze e dei bisogni di un territorio, a cui molti di noi, forse non tutti, si sono dedicati con passione e con impegno.
Questa legge e questo sistema scavano un solco incolmabile, allontanando definitivamente ed in modo preoccupante l'elettore, il cittadino dalla propria rappresentanza...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tuccillo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.
TINO IANNUZZI. Signor Presidente, ogni ipotesi di riforma costituzionale deve essere legata ad una visione generale del funzionamento delle istituzioni, nonché ad un disegno di riordino delle regole del potere democratico.
In questo caso, invece, ogni riflessione di questo tipo è del tutto assente. Vi è un'unica preoccupazione, estremamente squallida, quella di realizzare un accordo di potere all'interno delle diverse componenti della coalizione, in una sorta di successione perversa di provvedimenti, per cui la legge elettorale serve ad una componente, mentre la riforma costituzionale e la devolution ad un'altra parte della maggioranza. Ciò, senza alcuna riflessione sull'assetto del sistema politico, sulla sua evoluzione e sulle sue caratteristiche, nonché sulle necessità di collegare nuove regole elettorali anche al tipo di sistema politico che si intende realizzare e senza tenere in alcun conto i principi fondamentali della stabilità dei governi e del valore delle coalizioni; addirittura, vi è la possibilità di avere, con il premio di maggioranza spalmato su base regionale al Senato, una sorta di attribuzione a macchia di leopardo, con alcune regioni ad una coalizione ed altre regioni ad una ulteriore coalizione.
Una incredibile e gravissima confusione istituzionale...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Iannuzzi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Merlo. Ne ha facoltà.
GIORGIO MERLO. Signor Presidente, in questo provvedimento vi è un aspetto di particolare gravità, come richiamato con puntualità ed intelligenza dal collega Bianco, concernente il rapporto tra eletto ed elettore.
Per la prima volta, dal secondo dopoguerra in poi, viene a mancare questo rapporto diretto. Noi non abbiamo mai conosciuto a livello di comune, circoscrizione, provincia, regione, Camera, Senato e Parlamento europeo una norma che proibisse al cittadino elettore di scegliere il proprio candidato. È un aspetto che mette in discussione non soltanto un principio cardine del nostro sistema democratico, ma che cancella il ruolo del cittadino elettore.
Vorrei sapere dal centrodestra, da chi ha proposto questo provvedimento cosa significa, ai fini del rilancio della partecipazione democratica, della trasparenza e delle condizioni necessarie a rafforzare la democrazia, questa norma che proibisce al cittadino elettore di scegliere i propri rappresentanti. È una vergogna (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.
ROBERTO RUTA. Signor Presidente, vorrei riprendere i contenuti dell'intervento del collega Merlo, vale a dire il rapporto tra eletto ed elettore.
Finirà esattamente in un modo: la gente voterà un simbolo, senza alcuna indicazione di nome. Si potrà obiettare dicendo che ciò era già previsto con riferimento alla quota proporzionale del 25 per cento, ma, per quanto riguarda quella del 75 per cento, attualmente sono previsti i collegi, il confronto fra le persone. La gente almeno conosceva il nome dei candidati, mentre adesso, in questo provvedimento, è previsto solo un simbolo: è una sorta di democrazia patinata, di democrazia dello spettacolo, quella impersonale!
Il sistema proporzionale che proponete è blindato e - lo ripeto - la gente non sa chi voterà (sa per quale partito vota, ma non quale parlamentare elegge). Mi sembra che la rappresentatività cambi pagina, non appartenendo più all'Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ceremigna. Ne ha facoltà.
ENZO CEREMIGNA. Signor Presidente, noto con piacere che, finalmente, non siamo di fronte ad una legge ad personam, ma a leggi ad personas. Si è passati dal singolare al plurale, ma il principio è sempre la stesso, quello di perseguire contro tutti e contro tutto un interesse di parte.
Sono anni che questo Parlamento viene sottoposto a continue violenze, non nei confronti dell'opposizione che - come abbiamo dimostrato in questo periodo - non consente a nessuno di violentarla, ma dei parlamentari della maggioranza, che non soltanto sembrano non rendersi conto delle violenze alle quali sono sottoposti, ma si abbandonano anche ad espressioni di autentico godimento quando vedono verificarsi tali elementi di violenza; come dicono i latini: de gustibus! E, soprattutto, non si rendono conto di essere diventati - ormai da anni e questa volta in maniera ancora più forte - il tramite di una violenza che si esercita sul corpo elettorale.
Nessuno potrà immaginare che, dopo queste continue violenze, ci si possa aspettare consenso da parte del popolo italiano. È proprio a ciò che puntiamo: a svelare di fronte a tutta l'opinione pubblica e a tutto il corpo elettorale la somma incredibile di sconcezze approvate in questa sede con la diretta responsabilità del Governo e con una acquiescenza degna di miglior causa da parte della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-SDI-Unità Socialista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, del provvedimento in esame e di questo articolo in particolare, del quale chiediamo la soppressione, ciò che mi sconcerta di più è come il centrodestra, che pure è stato partorito da quel sistema che lo ha generato facendone i successi di questi anni, sia così cinico nel liberarsene frettolosamente.
I successi di quel sistema maggioritario li avete gettati alle spalle e oggi pensate di guadagnarvi, attraverso un nuovo sistema, quei successi che invece il popolo italiano vi ha già negato nelle scorse elezioni regionali.
Ritengo che il sistema elettorale che proponete non vi assicurerà i risultati che state cercando e che soprattutto non appagherà il vostro desiderio di potere. Alle vostre ricerche appassionante di trovare una nuova occasione per sedere in questo Parlamento risponderanno gli italiani nella prossima tornata elettorale. Oggi, tuttavia, vi chiediamo di fare con noi un salto in avanti, una ricerca di dignità di questa istituzione che insieme possiamo riaffermare approvando l'emendamento soppressivo in esame. Votate insieme a noi e ripristiniamo la dignità della nostra funzione!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole SANTAGATA. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, volevo anch'io porre in rilievo un aspetto particolarmente grave contenuto del presente provvedimento, vale a dire quello relativo alla lista bloccata.
Sono stati necessari diversi anni per assicurare un forte collegamento tra i territori e la politica, attraverso la previsione dell'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle regioni nonché del ruolo del parlamentare rispetto al collegio di riferimento. Con questa legge si compie un passo indietro non più sanabile in ordine alla fine di tale rapporto.
I cittadini, che fanno già fatica a restare collegati con la politica, troveranno molto difficile parlare con parlamentari che devono rispondere essenzialmente alla segreteria romana dei loro partiti e che non avranno nessun legame concreto con la loro città e con le loro province.
È un passo indietro non solo nella capacità del Parlamento di interpretare i reali bisogni dei nostri cittadini, ma è un passo indietro per tutta la politica e per la democrazia, che deve essere sempre più domanda di partecipazione. In questi giorni il centrosinistra sta organizzando, per la prima volta, le elezioni primarie che si fondano proprio sulla partecipazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacomelli. Ne ha facoltà.
ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, credo che sia evidente il carattere surreale di questo dibattito. Il paradosso che emerge nel rapporto tra l'importanza dell'argomento e l'assenza di una interlocuzione e di ogni risposta è il sintomo più evidente del malessere che accompagna questa fase e delle responsabilità di chi l'ha così voluta, a cominciare da Silvio Berlusconi.
Dove sono le risposte alle domande poste con puntualità dall'onorevole Mattarella? Dove sono le risposte alle critiche, alle accuse ed alle lacune evidenziate dagli interventi dei colleghi dell'opposizione? Perché non accettate un confronto vero e nel merito nella sede parlamentare? Perché non accettate un'interlocuzione puntuale e precisa sulla proposta da voi avanzata? Avete soltanto blindato le menti e le coscienze, impedendo al Parlamento di svolgere il proprio ruolo...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giacomelli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi nuovamente ai colleghi della maggioranza. Visto che con l'emendamento precedente avevamo chiesto la soppressione dell'intero articolo, con quello in oggetto ci limitiamo a chiedere la soppressione di due commi. Rivolgo nuovamente un appello, nel disinteresse generale: spero che non cada nel vuoto per i pochi che lo ascoltano. Non vi sono garanzie di bipolarismo nella proposta da voi avanzata, nonostante una sorta di indecifrabile premio di maggioranza. Ne potremo e ne potrete vedere di tutti i colori, a seconda di come andranno le elezioni.
Inoltre, vorrei fare riferimento alle cosiddette soglie di sbarramento. Ne esistono tre alla Camera e tre dal Senato. Mi pare che anche in questo caso non ci siamo. L'unico sbarramento che conosco è quello che faremo in campagna elettorale per farvi perdere le elezioni, utilizzando anche questa legge elettorale...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lusetti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Camo. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CAMO. Signor Presidente, man mano che si procede nei lavori, la vostra proposta appare sempre più una sorta di legge della paura. Infatti, avete paura di perdere e vi affidate al cambiamento del sistema elettorale, al solo scopo di poter modificare le previsioni che vi danno perdenti alle prossime elezioni politiche. Una volta finita la stagione degli slogan e delle illusioni è arrivata ormai quella delle delusioni. Il popolo e i cittadini italiani sono delusi dalla capacità di governo dell'Esecutivo Berlusconi e della sua maggioranza. Quindi, fate ricorso ad una legge che non viene approvata «per» o «con» la gente, bensì «contro» la gente. Quando si compiono tali operazioni, potete stare tranquilli che vi sarà una risposta ormai profondamente incarnata....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Camo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, più volte ho pensato che la riforma elettorale fosse un elemento essenziale, tanto da dover essere inserita nella Carta costituzionale. Quindi, ho quasi ritenuto che i nostri padri costituenti avessero compiuto un errore. Riflettendo meglio, invece, sono giunto alla conclusione che gli stessi padri fondatori della nostra Costituzione, una delle più complete del mondo, non erano incorsi in alcuna dimenticanza. Infatti, essi immaginavano che in un paese civile e democratico la cultura istituzionale che avrebbe dovuto informare ogni forza politica fosse tale da indurre...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carbonella.
GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, ho ancora alcuni secondi, non ho raggiunto il minuto...
PRESIDENTE. Onorevole Carbonella, lei non lo ha raggiunto: lo ha superato. In proposito, esiste la registrazione della seduta; altrimenti, secondo lei, perché dovrei togliere la parola? Ripeto: era già andato oltre il tempo a lei concesso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Roberto Barbieri. Ne ha facoltà.
ROBERTO BARBIERI. Signor Presidente, se c'è un luogo del paese in cui in questi quattro anni avete accusato ripetute sconfitte nelle elezioni parziali, esso è il Mezzogiorno, dove ormai il centrosinistra governa tutte le regioni in cui si è votato e quasi tutte le province e i grandi comuni. Ciò, devo dire, è accaduto anche grazie all'azione del ministro per il Mezzogiorno, Micciché, che, non avendo in pratica perseguito politiche per il Sud, ci ha consentito questo straordinario risultato.
Il paradosso è costituito dal fatto che, invece di dedicarvi a rilanciare una politica per il Mezzogiorno - nel disegno di legge finanziaria, al di là delle vuote parole del ministro Tremonti, il Mezzogiorno è ancora una volta penalizzato e nella Tabella F sono tagliati circa 14 mila miliardi di vecchie lire per il cofinanziamento dei progetti europei - cercate, attraverso l'escamotage di una legge elettorale, di minimizzare o recuperare un risultato negativo.
Vi do il consiglio, in questi ultimi mesi, di dedicarvi a una politica per il Sud, tanto la sconfitta alle elezioni politiche, come alle amministrative e alle regionali, ci sarà in ogni caso (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.
PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, quando eravamo ragazzini, giocavamo a pallone dovunque. Non c'erano, allora, campi di calcio e palestre per i ragazzi: si giocava dove capitava - nelle strade, nelle piazze, in qualche sterrato - e, per segnare lo specchio delle porte, si usava qualche pietra al posto dei pali. Accadeva spesso che una delle squadre improvvisate si trovasse con attaccanti «debolucci» e improbabili, che avevano difficoltà a inquadrare lo specchio della porta, e c'era sempre qualche ragazzino che non giocava e che tifava a bordo campo, il quale, lentamente e impercettibilmente, si metteva a spostare piano piano le pietre che rappresentavano i pali, in modo da allargare lo specchio della porta e dare così una mano a quegli improbabili attaccanti.
È esattamente quello che volete fare voi: nelle partite elettorali del 2002, del 2003, del 2004 e del 2005 vi siete accorti che i vostri attaccanti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Maurandi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, la riforma del sistema elettorale che state proponendo al Parlamento e che imponete sostanzialmente al Parlamento e al paese, senza dibattito e senza confronto vero, è una riforma di cui i cittadini italiani non sentivano proprio il bisogno, abituati come sono a eleggere con il sistema maggioritario i loro sindaci, i loro presidenti di provincia, i loro presidenti di regione, i loro parlamentari.
La riforma che voi proponete è, in realtà, il frutto di un'attesa di sconfitta dell'attuale maggioranza. Cosa c'è di meglio, per una maggioranza che dispone dei voti in Parlamento ma non del consenso maggioritario tra gli elettori, se non rendere instabili le istituzioni parlamentari e arduo il governo eventuale del proprio competitore politico? Ma, vedete, così azzoppate la democrazia e il ruolo dell'istituzione Governo, del paese e della Repubblica.
Cari colleghi, riflettete. Ci state trascinando in una crisi di tutto il sistema politico. Riflettete: siamo ancora in tempo per evitare questa deriva (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, non è incostituzionale né un attentato alla democrazia cambiare una legge elettorale a fine legislatura, anche con un voto di maggioranza, ma è un grave errore politico, che state compiendo consapevolmente, perché state soggiogando le regole comuni alle esigenze della maggioranza. Come ha spiegato molto bene questa mattina l'onorevole Tabacci, le nuove regole servono per tagliare fuori dai prossimi giochi di maggioranza anche una parte consistente dell'attuale centrodestra. In particolare, l'onorevole Tabacci si rivolgeva ai deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord. Noi riteniamo che da questo punto di vista si stia commettendo un errore per la nostra democrazia - questo sì - e chiediamo, lo abbiamo fatto anche attraverso la richiesta di votazioni segrete, un impeto di libertà da parte di questo Parlamento, che purtroppo continua a non arrivare. Iniziamo a chiederci sostanzialmente quale senso possa continuare ad avere rimanere ancora in quest'aula e votare in questo modo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.
GLORIA BUFFO. Signor Presidente, con questa proposta di legge la maggioranza scommette non sulla forza dei partiti, ma sulla debolezza della politica. Questo è anche il segno che voi avete fallito politicamente e, quindi, dovete spendere un'altra moneta. Avevate un progetto politico e sociale che mirava a redistribuire la ricchezza e il potere verso i più forti, a scapito degli altri. Ci avete provato, ma non ci siete riusciti. Avete così reso più debole l'Italia ed avete passato il segno nel favorire voi stessi e pochi altri. Adesso, poiché vi si presenta il conto, voi lo girate ad un altro, lo trasferite all'Italia. Il vostro slogan - ahimè, lo dico con amarezza - è: chi rompe non paga, e i cocci sono di qualcun altro (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paola Mariani. Ne ha facoltà.
PAOLA MARIANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se accettiamo la legittimità del principio che ogni maggioranza può cambiare la legge elettorale - e non parliamo in questo caso di aggiustamenti - a prescindere dal confronto con la minoranza, la conseguenza logica è quella di inserire nel sistema delle regole un elemento di permanente instabilità e precarietà.
È vero, come è già stato detto, che le norme elettorali non fanno parte di quelle norme protette dalla Costituzione, e quindi non necessitano di maggioranze qualificate. Ma questo, finora, per una convenzione non scritta, ma democraticamente consolidata e rispettata, le ha sottratte comunque alla politica degli interessi di parte.
Ma voi ci avete abituato a considerare normale ciò che in altri tempi o in altri paesi mai sarebbe potuto accadere: dal conflitto di interessi alle leggi ad personam. È vero, però, che la legge attuale ha mostrato delle carenze, soprattutto nel garantire la governabilità e la stabilità delle maggioranze che ne possono scaturire. Ma è incredibile come voi non abbiate posto questi problemi, né evidenziato i punti negativi e le cose da cambiare, per prospettare quindi delle soluzioni. Semplicemente, avete calcolato a tavolino quale fosse la legge più consona a rimotivare il vostro elettorato, o, meglio, con quale legge avreste meglio nascosto il fallimento del vostro Governo. E l'avete costruita incuranti del processo positivo che si è instaurato in questi anni con il maggioritario; incuranti delle decisioni scaturite da un referendum popolare; incuranti degli effetti che sul rapporto con gli elettori e con i territori avrà l'introduzione del meccanismo proporzionale a lista bloccata.
Io però non credo che vi ravvedrete. Ci avete fatto capire in questi quattro anni che l'interesse di parte e personale non può sottostare alla ragionevolezza del dialogo e del confronto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Paola Mariani.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.
FRANCO RAFFALDINI. Onorevoli colleghi, il Presidente del Consiglio, nel settembre del 2000, ha affermato: non lasceremo che la sinistra cambi la legge elettorale con i propri numeri, calpestando l'opposizione. Oggi dice il contrario.
È quindi il Presidente del Consiglio che oggi - oppure allora - ha detto una bugia e non l'onorevole Franceschini. Il Presidente del Consiglio, sempre allora, sosteneva che, se avesse vinto il centrosinistra, sarebbe stato cancellato il diritto di voto, la libertà del voto, la segretezza del voto. Oggi un membro del Governo Berlusconi, Calderoli, sostiene che per i parlamentari non si è garantita la segretezza del voto. E Berlusconi ride...
In relazione allo stesso provvedimento oggi in discussione, ci sono proposte emendative che, dietro l'idea delle preferenze, individuano un meccanismo di controllo del voto non più segreto per i cittadini. E Berlusconi ride...
Ma le bugie hanno le gambe corte ed il naso lungo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, con l'emendamento Bressa 1.45, al nostro esame, proponiamo di sopprimere i commi 1 e 2 dell'articolo 1 del testo unificato delle proposte di legge in discussione.
È evidente che a noi questo provvedimento di riforma della legge elettorale non piace, e non perché abbiamo paura del confronto e del consenso degli italiani. Noi siamo convinti che difficilmente il popolo italiano vi riconfermerà la fiducia che avete ricevuto nel 2001 perché troppo evidente è stato il tradimento del cosiddetto «contratto» che il vostro Presidente del Consiglio dei ministri ha steso, in diretta TV, dinanzi ai cittadini italiani.
Noi siamo assolutamente contrari a questo colpo di mano effettuato attraverso emendamenti, nati al di fuori delle istituzioni proprie - la Camera dei deputati e la Commissione competente -, ed avente il fine di rabberciare con continui interventi le critiche di costituzionalità mosse non solo da noi ma anche da valenti costituzionalisti; critiche che hanno condotto a presentare emendamenti seduta stante, cosa cui probabilmente assisteremo anche nei prossimi giorni nel prosieguo dell'esame del provvedimento, che comunque non hanno condotto al superamento dei problemi di costituzionalità esistenti. A tale riguardo, ricordo l'intervento svolto, da ultimo, dal collega Mattarella, il quale ha posto in rilievo tre ulteriori questioni di costituzionalità.
Voi volete questa legge perché volete male all'Italia. Il vostro interesse è quello di perdere il meno possibile, sapendo che il popolo italiano censurerà i vostri cinque anni di governo, ma voi non avete a cuore il governo del paese, i problemi dell'Italia...
PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, concluda.
LUIGI OLIVIERI. ...i problemi di un paese che ha bisogno di un forte Governo e di un Parlamento che sappia sostenere le riforme in un momento di grandi difficoltà economiche (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, ci troviamo ad operare in un'atmosfera abbastanza strana: è presente il Presidente del Consiglio dei ministri che guarda bene come sono votati i vari emendamenti. È assente per il momento il ministro Calderoli, il quale ha offeso la gestione della Camera dei deputati con illazioni in ordine al voto segreto. Siete sordi a qualsiasi appello, non pensando che, con questo provvedimento, si stanno cambiando le regole della democrazia, della partecipazione e del rapporto tra eletti ed elettori.
Non posso fare appelli a quest'Assemblea che, dinanzi ad un provvedimento blindato, è sorda. Posso però rivolgere un appello a tutti coloro che ci ascoltano su Radio radicale e ci vedono per televisione affinchè protestino contro questo provvedimento, che toglie poteri e diritti dei cittadini, ed accolgano l'invito a recarsi a votare, domenica prossima, alle elezioni primarie dell'Unione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, desidero innanzitutto chiedere di apporre anche la mia firma sull'emendamento Bressa 1.45 che, da qui a poco, sarà sottoposto al voto dell'Assemblea.
L'esame di tale emendamento mi consente di svolgere una rapida riflessione su un tema che la discussione in corso evoca con grande forza. Faccio riferimento al tema del rapporto fra la legge elettorale e la nostra Carta costituzionale. Come hanno ricordato altri colleghi intervenuti prima di me, nel nostro sistema ordinamentale la legge elettorale, com'è noto, non costituisce norma costituzionale. C'è una ragione per la quale i nostri costituenti non previdero la costituzionalizzazione di questa materia: i costituenti disciplinarono una democrazia parlamentare di tipo proporzionale. Tutto questo ha reso possibile una continua modificazione della legge elettorale nel corso della nostra storia repubblicana senza che ciò, a parte una nota vicenda risalente agli anni Cinquanta, costituisse motivo di lacerazione del tessuto democratico del nostro paese. Ma oggi, in questo contesto storico, in una democrazia che ormai si ispira al sistema maggioritario, la costituzionalizzazione della materia elettorale diventa una necessità democratica: lo stiamo dimostrando noi ...
PRESIDENTE. Onorevole Bonito...
FRANCESCO BONITO. ... con questo nostro lavoro e con questa nostra fortissima polemica, che certamente non abbiamo alcuna intenzione di interrompere!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, desidero rivolgere un appello ai colleghi del centrodestra, in particolare ai colleghi, deputati di collegio, ai quali non è sfuggito che il primo comma del testo unificato in esame abolisce, sostanzialmente, il collegio.
Ebbene, pur militando essi su fronti opposti, devo dare atto a molti di questi colleghi di avere profuso, nell'interesse dei loro collegi e nelle giornate di venerdì, sabato e lunedì dei mesi trascorsi, un impegno costante per trovare soluzioni spesso trasversali a problemi locali.
Vorrei invitarli ancora una volta a riflettere. Vedete, colleghi, noi stiamo aiutando soprattutto voi, perché dalla stampa di oggi emerge la nettezza della vittoria che noi conseguiremmo anche con la riforma elettorale in esame ...
PRESIDENTE. Onorevole Siniscalchi...
VINCENZO SINISCALCHI. Stiamo aiutando voi e vi invitiamo a non praticare il suicidio. Avete votato le «leggi vergogna» e va bene, ma non era suicidio per voi. Reagite votando con coscienza l'emendamento Bressa 1.45!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Siniscalchi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, è nostra opinione che sia molto grave ciò che sta accadendo.
La maggioranza si è assunta, in modo unilaterale, la responsabilità di cambiare non solo un sistema elettorale, ma un sistema politico. Infatti, cambia l'offerta politica.
Ho una curiosità, signor Presidente, che si traduce in una domanda: secondo l'onorevole Berlusconi, lei è il garante di questa operazione; a noi rimane il dubbio di sapere chi sia il regista di questa grave rottura: lei, signor Presidente, o l'onorevole Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lolli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, ho provato ad ascoltare le argomentazioni dei colleghi, stamattina, senza pensare a doppi fini, ma semplicemente riconoscendo la buona fede di chi ritiene che il sistema proposto sia più efficace.
Mi chiedo, però, non essendo io un proporzionalista: perché non avete optato per altre formulazioni del sistema proporzionale che sicuramente non creavano le criticità che questo testo prospetta?
Faccio soltanto un esempio. Non so se avete provato a pensarci, ma in quale situazione ci troveremo, tutti noi, quando dovremo approntare, in alcune circoscrizioni, liste con trenta o quaranta nomi quando, nella migliore delle ipotesi, matematicamente se ne potranno eleggere tre o quattro? Tutti gli altri dove li andremo a trovare? Ma che senso ha mettere in lista persone che non hanno alcuna matematica possibilità di essere elette? Ma capite che sistema squilibrato e poco serio rischia di essere quello che ci proponete (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lolli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, l'articolo che stiamo esaminando prevede un premio di maggioranza particolarmente consistente anche per la lista o per la coalizione che non superi il 50 per cento dei voti; anzi, non è prevista nemmeno una soglia minima per accedere al premio di maggioranza, per cui potrebbe darsi l'ipotesi che si acceda al premio di maggioranza anche al di sotto non solo del 40, ma anche del 30 per cento.
Ebbene, in tutta la storia politico-parlamentare del nostro paese, dalla seconda metà del dell'Ottocento in avanti, c'è un solo precedente di questo tipo: la legge Acerbo del 1923, presentata dal Governo Mussolini. Ma almeno, signor Presidente, la legge Acerbo prevedeva il voto di preferenza!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, quando, quattro anni e mezzo fa, il Presidente del Consiglio si è presentato non alle Camere, ma alla trasmissione di Bruno Vespa, a spiegare agli italiani quali erano le priorità, le linee cardine del programma che avrebbe portato avanti con la sua maggioranza in questa legislatura, non a caso non compariva minimamente la riforma elettorale.
Comparivano tante altre cose, quelle sulle quali i cittadini avranno la possibilità di valutare e giudicare il Presidente del Consiglio e la maggioranza per ciò che hanno o non hanno fatto. Certamente, non compariva questa riforma elettorale, perché, signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, solo qualche mese prima, come ha ben ricordato questa mattina l'onorevole Franceschini, i massimi esponenti della Casa delle libertà certamente non avevano questa posizione sulla riforma elettorale sotto il profilo del merito. I colleghi Mattarella, Bressa, Franceschini e tanti colleghi dell'opposizione hanno potuto chiarire quali sono gli elementi tecnici per i quali siamo contrari a questa riforma. L'onorevole Franceschini ha ricordato...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, con il provvedimento in esame si modifica radicalmente la figura del deputato. Con queste regole, infatti, l'eletto non sentirà più il dovere di conquistare la fiducia dei cittadini, non sentirà il dovere di rispondere alla sua gente, approverà leggi, deciderà sulle sorti della nazione, eleggerà le massime cariche dello Stato, ma non sarà mai sottoposto ad alcuna verifica. Nessun cittadino potrà chiedergli conto del suo operato. Sarà un intoccabile. Dovrà rispondere solo al capo partito che lo ha nominato.
Una Camera composta di donne e uomini che non sono passati al vaglio dei cittadini è un'assemblea più debole, più distante dal paese reale. E questo sarà un danno per tutti, per la maggioranza e per l'opposizione. Evitiamo di abbassare la qualità della classe politica: l'Italia ha bisogno di guide e di istituzioni autorevoli (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.
GIANNI VERNETTI. Signor Presidente, con questa modifica della legge elettorale cambiate le regole del gioco a gioco aperto. Vorrei invitare i colleghi della maggioranza ad una riflessione. Noi chiudiamo una stagione di dieci anni di bipolarismo in questo paese, un bipolarismo che ha permesso il formarsi di grandi coalizioni di Governo, che ha permesso di garantire stabilità e democrazia dell'alternanza, che ha permesso ai comuni e alle province, dal 1993 ad oggi, di avere governi stabili e alle regioni, dal 1995 ad oggi, di essere governate.
Noi riteniamo che questa grande stagione di democrazia, di buon governo del territorio, rischi di finire con un colpo di mano. State compiendo un gravissimo errore; vi invitiamo ancora a ripensarci.
Presidente Berlusconi, non l'abbiamo vista molto in quest'aula! È molto più presente in queste ore di quanto avrebbe potuto e dovuto esserlo in questi anni di dibattito e di discussione sui grandi provvedimenti che interessano il paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Vorrei chiedere, soprattutto ai colleghi dell'opposizione che hanno seguito più direttamente la questione, di prestare attenzione a quanto sto per dire. Dovremmo ora procedere alla votazione dell'emendamento Bressa 1.45. Per quanto riguarda la sottoponibilità a voto segreto degli emendamenti soppressivi di una pluralità di commi di uno stesso articolo, la Presidenza, in relazione al carattere composito di tali emendamenti riconducibili alla eterogeneità dei commi oggetto di soppressione, si è attenuta ad un criterio di prevalenza di carattere numerico. Sono stati, pertanto, ritenuti sottoponibili a voto segreto gli emendamenti soppressivi di un numero prevalente di commi segretabili.
Nel caso in cui i commi segretabili siano in numero pari a quelli non segretabili, il voto sul complesso dell'emendamento sarà effettuato a voto palese in ragione del criterio generale di prevalenza dello scrutinio palese su quello segreto, stabilito dall'articolo 49, comma 1, del regolamento. Diversamente, si dovrebbe procedere al voto per parti separate, vale a dire comma per comma, ma, in tal modo, sarebbe poi precluso il voto sui successivi emendamenti soppressivi dei singoli commi, cosa che probabilmente non è nell'interesse di chi li ha presentati. È evidente, peraltro, che su tali emendamenti soppressivi di singoli commi resta fermo il voto segreto, ove previsto.
Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 596
Maggioranza 299
Voti favorevoli 264
Voti contrari 332).
Prendo atto che l'onorevole Falanga non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.48.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il collega Giordano nel suo precedente intervento, che condivido, ha articolato un serio confronto con il collega Tabacci, il quale questa mattina aveva tentato con impegno, in maniera molto dignitosa, di attribuire un senso storico-politico al provvedimento al nostro esame.
Vorrei aggiungere soltanto che, nella ricostruzione di un centro virtuoso, Tabacci non può non tener conto dell'indebolimento serio, acuto, della sovranità nazionale e, insieme, del Trattato costituzionale europeo all'interno della crisi della globalizzazione liberista. I tempi sono fortemente cambiati anche da questo punto di vista e il tema oggi emergente è la ricostruzione (come e attraverso quale percorso) di uno spazio pubblico democratico.
Non mi sembra che il provvedimento che stiamo esaminando - pressappochista e sommamente improvvisato, come abbiamo tentato di dimostrare finora - risponda a tale criterio, nemmeno come tentativo; e lo si vede dai quindici emendamenti presentati dalla maggioranza che tentano di rispondere alle giuste obiezioni di incostituzionalità già esplicitate dal Quirinale. È un pasticcio pericoloso. Penso, ad esempio, alle norme sul premier, che verrà indicato come tale con nome e cognome ma senza una indicazione formalmente vincolante; oppure a quella legata allo scoglio del premio di maggioranza al Senato, che è stato superato con la foglia di fico dell'attribuzione del premio alle coalizioni regionali.
Mi pare, in effetti, che non ci troviamo (ho tentato, anche insieme con altri colleghi e colleghe, di dimostrarlo nei precedenti interventi) di fronte ad un sistema realmente proporzionale: lo dico da convinto proporzionalista. Mi pare invece che il timbro di questa manipolazione della maggioranza e del Governo stia proprio nella progressiva dissolvenza delle autonomie e, quindi, del criterio stesso della formazione proporzionale della rappresentanza.
Non è una rappresentanza proporzionale quella che viene ingabbiata dentro un sistema maggioritario e ultrabipolare; non è una rappresentanza proporzionale quella che vede messi insieme premio di maggioranza e sbarramento, anzi un'articolazione di sbarramenti proprio nel senso del rafforzamento bipolare. Non può dirsi «proporzionale» un sistema che vede del tutto negata la centralità della sovranità del Parlamento (dato coessenziale all'idea stessa di proporzionale come formazione alla rappresentanza), nel momento in cui esso, in nome di una democrazia governante (concetto che non amo in quanto credo in una democrazia organizzata, nella quale sia assicurato l'equilibrio istituzionale e delle autonomie), da un lato di fatto squilibra l'intero sistema verso un premierato (in senso gerarchico verso l'alto), mentre dall'altro, negando il sistema costituzionale di un forte decentramento e di forti autonomie regionali, si indirizza verso un sorta di federalismo di tipo liberista e competitivo.
I sistemi istituzionali - l'onorevole Tabacci lo sa benissimo - devono essere equilibrati: lo è il sistema tedesco, che mette insieme, ad esempio, la formazione proporzionale della rappresentanza attraverso il sistema dei lander e quella dell'efficacia dell'esecutivo attraverso la sfiducia costruttiva. È un sistema equilibrato: qui siamo invece in presenza di un sistema squilibrato e costruito sulla disperazione di questa maggioranza che tenta in qualche modo di modellare una legge elettorale su sé stessa.
Ritengo allora che non sia serio discutere in questo modo del profilo più delicato della sovranità del Parlamento, che risiede proprio nella formazione della rappresentanza; le colleghe ed i colleghi che hanno studiato a fondo il tema, sanno benissimo come la questione, appunto, della formazione della rappresentanza sia coessenziale allo stesso equilibrio costituzionale. È vero quanto osservato da qualche collega della maggioranza, che la disciplina elettorale non è prevista dalla Costituzione; ma, al di là della discussione circa i lavori preparatori della nostra Carta e le ragioni della mancata previsione ...
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena ...
GIOVANNI RUSSO SPENA . ... nessuno può negare che la legge elettorale sia coessenziale all'equilibrio costituzionale. Allora, in questo senso va discussa, e noi proponiamo, come Rifondazione comunista, ma anche all'interno dell'Unione, di discutere complessivamente il tema della democrazia partecipata in quel grande dibattito di massa la cui occasione verrà offerta dal referendum oppositivo avverso la controriforma costituzionale che questa maggioranza sta imponendo al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e del deputato Biondi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, nella parte antimeridiana della seduta, il Presidente del Consiglio dei ministri ha respinto, accusando di falsità chi le rievocava, l'attribuzione di dichiarazioni concernenti il principio fondativo delle democrazie, costituito dalla condivisione delle regole dell'agire politico e istituzionale. Gli altri rappresentanti del centrodestra - lei stesso, Presidente, e l'onorevole Fini - hanno risposto con il silenzio a tali rievocazioni.
La reazione del Presidente del Consiglio non suscita meraviglia, poiché egli stesso, forse, non ha conoscenza né consapevolezza del sistema di valori e disvalori cui ha improntato, di volta in volta, la sua vita sociale, imprenditoriale e politica. Ma la lettura delle dichiarazioni rese dal Presidente della Camera dei deputati, allora rappresentante del centrodestra, e dal presidente Fini, hanno richiamato alla mia memoria l'Etica Nicomachea di Aristotele (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)... Colleghi, è giusto che questi mormorii li conserviate per voi!
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Soda; le chiedo scusa. Onorevoli colleghi, per cortesia!
ANTONIO SODA. Ebbene, Aristotele, nell'Etica Nicomachea, sosteneva che è giusto chi si conforma alla legge e ne rispetta i principi.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 18,48)
ANTONIO SODA. Ed è indubbio che tra i principi delle democrazie, fondativo è quello secondo il quale le leggi elettorali - vale a dire, i meccanismi attraverso i quali i voti espressi dal popolo si traducono in seggi parlamentari - devono essere il frutto di una convenzione e venire elaborate, discusse e approvate dall'insieme delle forze politiche; devono quindi essere il risultato della condivisione delle regole comuni sulle quali si basa il gioco della democrazia.
Prima ancora di tutti i rilievi di illegittimità costituzionale fatti a proposito delle previsioni di questo provvedimento, è la violazione di tale principio - affermato con forza dall'allora rappresentante del centrodestra Casini, dall'attuale Presidente del Consiglio e dal presidente Fini - che noi vi contestiamo. Infatti, la lacerazione di questo principio determina inevitabilmente una tensione nel sistema costituzionale, provocando un conflitto tra le forze politiche; e sul conflitto, non si governa il paese, non se ne affrontano i problemi, non se ne risolvono le crisi.
Nel merito, vorrei formulare alcune osservazioni all'indirizzo dell'onorevole Tabacci e della sua lettura della storia politica degli ultimi cinquant'anni del nostro paese. È vero, infatti, che anche un sistema elettorale proporzionale può muovere l'assetto politico del paese verso il bipolarismo; d'altra parte, chi può negare che, in quell'epoca, due grandi forze politiche raccoglievano il consenso del 70 per cento degli italiani?
Quel sistema, tuttavia, non funzionava in termini bipolari non tanto a causa dei meccanismi elettorali, quanto per l'esistenza delle fratture ideologiche che avevano determinato la conventio ad excludendum del Partito comunista italiano.
PRESIDENTE. Onorevole Soda...
ANTONIO SODA. Tuttavia, qual è la lezione che lei deve trarre da quell'epoca, onorevole Tabacci? Allora, queste due forze politiche, l'una per visione culturale ed ideologica (la Democrazia cristiana), l'altra per prassi democratica e per il processo di trasformazione che ha subito lo stesso Partito comunista sul terreno della teoria delle libertà, non hanno mai messo in discussione il principio della condivisione delle regole.
PRESIDENTE. Onorevole Soda, per rispettare le regole bisogna che concluda!
ANTONIO SODA. Questo, onorevole Tabacci, è il messaggio che viene dalla sua storia, che lei ha letto male e che non vuole considerare!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda...
ANTONIO SODA. Orbene, questo sistema...
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Soda: glielo chiedo con tutto il cuore!
ANTONIO SODA. Concludo, signor Presidente. Questo sistema, nel merito, presenta una tale ibridazione dei meccanismi elettorali (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana) che soltanto delle fantasie...
PRESIDENTE. Onorevole Soda...
ANTONIO SODA. ... malate come la vostra potevano concepire! Basti vedere tutte le proposte...
PRESIDENTE. Onorevole Soda, deve concludere!
ANTONIO SODA. ... di riforma che avete prodotto e che volete portare all'attenzione, compresa la riforma costituzionale, perché sono sistemi che non riescono a funzionare sul piano della democrazia (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
GIORGIO BORNACIN. Tempo!
PRESIDENTE. Onorevole Soda, l'ho già invitata a concludere...!
ANTONIO SODA. Capisco, signor Presidente. Capisco questa loro difficoltà (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) nel comprendere...
PRESIDENTE. Onorevole Soda...
ANTONIO SODA. Io concludo...
PRESIDENTE. Lei deve capire che il regolamento e le regole, che lei ha testè ricordato, devono essere applicate anche in questa sede! Il tempo a sua disposizione è superato!
ANTONIO SODA. Ho però...
PRESIDENTE. Io ho una notevole tolleranza, ma non posso disporre...
ANTONIO SODA. Signor Presidente, io...
PRESIDENTE. ... di ciò che mi è impedito dal regolamento.
ANTONIO SODA. Io ho però diritto di parlare in un'aula (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Basta! ANTONIO SODA. ... che mi consenta di avere un minimo di concentrazione!
PRESIDENTE. Onorevole Soda, lei si rivolga sempre alla Presidenza, che ha una grande attenzione!
ANTONIO SODA. Allora, signor Presidente, mi faccia concludere...
PRESIDENTE. Bravo...!
ANTONIO SODA. ... chiedendo a loro di non mormorare come se fossero in una stalla (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
ROBERTO MENIA. Basta!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Soda.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.
ANTONELLO SORO. Signor Presidente, condivido...
PRESIDENTE. Prego i colleghi di avere un po' di compassione nei confronti del Presidente, che ha una visione più tollerante rispetto alla media! Prego, onorevole Soro, prosegua pure.
ANTONELLO SORO. Condivido la definizione che il Presidente Casini ha dato del ministro per le riforme. Egli lo ha definito «dissennato», termine che significa soggetto privo di ragionevolezza, che agisce al di fuori di qualunque senso logico, che è privo di senno.
Tuttavia, trovo giusta tale definizione per motivi affatto diversi da quelli richiamati da numerosi miei colleghi. In altri termini, non credo che il ministro Calderoli avesse in mente di perseguire un obiettivo come l'intimidazione, perché, se lo avesse avuto, sarebbe stato davvero dissennato. Non credo, infatti, che questa maggioranza abbia bisogno di farsi intimidire per esprimere, a scrutinio segreto, un voto favorevole sulla proposta di legge in esame.
Temo che questi deputati della maggioranza, invece, siano assolutamente convinti di votare a favore del provvedimento in esame. Come potrebbero, infatti, provare incertezze, dubbi, pudori e timori nel votare questo progetto di legge i deputati che, per cinque anni, hanno approvato, in materia di giustizia, una serie di leggi che hanno ricevuto una definizione sicuramente non gradita a questa maggioranza, quale quella di «leggi vergogna»?
Come potrebbero tali deputati della maggioranza, che per cinque anni hanno assecondato le stime del ministro dell'economia e delle finanze, la sua creatività, quando quest'ultimo sovrastimava la crescita e le entrate e sottostimava la spesa, producendo il risultato di abbattere di cinque punti l'avanzo primario nei nostri conti pubblici, come potrebbe una maggioranza che ha fatto queste cose, trovare sconveniente approvare questa legge, questo «mostro» che viene proposto al Parlamento e alla società italiana? Si tratta di una legge che introduce un meccanismo di «nomina» del Parlamento, un meccanismo non di elezione ma, appunto, di nomina del Parlamento da parte di una cerchia ristretta di dirigenze, di una oligarchia - come si suole dire -, che è assolutamente estraneo a qualunque modello che ci sia stato possibile confrontare nelle democrazie occidentali e che richiama, invece, i modelli che nel secolo scorso hanno caratterizzato i regimi autoritari in Europa e quelli, appunto, di nomina del Parlamento.
Si tratta di una legge che, in qualche modo, cancella la possibilità di un rapporto diretto tra il cittadino e l'eletto nel proprio territorio, ciò che rappresentava la conquista del referendum del 1993, ciò che voleva riformare la politica avvicinandola ai cittadini. Questa legge, invece, cancella qualsiasi tipo di relazione, fino al punto che nella scheda non sarà indicato neppure il nome dei cittadini italiani destinati ad essere parlamentari; i «nominati» saranno sconosciuti per il cittadino, che dovrà fidarsi ciecamente di un orientamento deciso in un palazzo di molto lontano non solo dalle singole città e dalle nostre comunità locali, ma anche dalla conoscenza mediatica, perché probabilmente sarà impossibile far sapere ai cittadini chi sono i parlamentari «nominati» in una certa circoscrizione.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,55)
ANTONELLO SORO. In questa legge si infligge un colpo durissimo a quell'impianto bipolare della nostra democrazia, che è cosa diversa da quella immaginata nell'intervento dell'onorevole Tabacci di questa mattina. La conquista del bipolarismo, che ha visto protagonisti molti di quei colleghi che oggi siedono tra le file della destra e che, senza pudore, hanno rinnegato tale esperienza e quelle battaglie di cambiamento della politica italiana, voleva anzitutto affermare il principio che il cittadino è arbitro di decidere quali debbano essere il Governo e la maggioranza che per cinque anni guidano il nostro paese. Si introduce un meccanismo, caratterizzato da incertezza, labilità dei confini e possibilità di cambiamenti durante la corsa, da possibilità di «compravendite» attraverso un meccanismo di legame della coalizione che si gioca tutto in quello scritto depositato in un tribunale, e non più nel vincolo forte che gli elettori stabilivano attraverso il mandato elettivo nel territorio, attraverso la coalizione che si confronta.
PRESIDENTE. Onorevole Soro, si avvii a concludere.
ANTONELLO SORO. Bene, questo «mostro», in fondo, è coerente con la logica che ha informato cinque anni di questa legislatura, ossia quella di scambiare l'interesse generale con quello di chi detiene la guida del Governo. Si riassume interamente l'idea generale della politica del Presidente del Consiglio, di questo imprenditore geniale che ha governato l'Italia quasi fosse una sua proprietà, piegando le regole ai propri interessi.
PRESIDENTE. Onorevole Soro, concluda.
ANTONELLO SORO. Con questa legge, l'onorevole Berlusconi riassume e riagguanta, con larghezza e con pienezza, la leadership di questa coalizione, piegando tutti e cancellando qualsiasi resistenza, essendo un leader di una coalizione che ha questa filosofia: gli interessi di parte prima degli interessi generali. Auguri, onorevole Follini (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, vorrei richiamare, ancora una volta, l'attenzione di questa Camera sui guasti della riforma in esame, soprattutto in relazione alla crasi del rapporto tra eletto e territorio. Una cosa è un sistema nel quale i partiti siano costretti a designare candidati di qualità, che si confrontino personalmente nel territorio, perché da questo confronto personale esca colui che è più gradito all'elettorato. Altra cosa è che ci si confronti attraverso il sistema delle preferenze, pure in un sistema proporzionale. Altra cosa ancora è che si adotti una legge, come quella in esame, con la quale le oligarchie di partito riusciranno a determinare, a livello nazionale, tutto ciò che è determinabile e, sostanzialmente, la composizione di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, mi vorrei rivolgere garbatamente al Presidente del Consiglio. Signor Presidente, ho notato - e credo di non aver osservato male - che lei si irrita un po' quando le ricordano alcune sue dichiarazioni del passato, che definisce «non veritiere».
Ebbene, vorrei ricordare una dichiarazione molto recente, che è verificabile e che, quindi, ritengo inattaccabile. Noi, signor Presidente, siamo contro questa legge, perché «è una legge per la quale si vota con le liste bloccate, facendo designare ai segretari dei partiti e ai loro cari l'intera rappresentanza parlamentare. Nell'incertezza tra premio di maggioranza e soglia di sbarramento si decide di farli tutti e due (abbiamo visto che sono previste varie soglie) in modica quantità. Inoltre, per consolare i leader dei partiti della fatica di battezzare mille parlamentari, si consente loro di candidarsi in tutte le circoscrizioni, disancorandoli da qualsiasi legame territoriale». Questa è una dichiarazione dell'onorevole Follini...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Duilio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, quando si parla di legge elettorale bisogna avere la consapevolezza che nessuna legge elettorale è perfetta e che, quindi, essa può essere sicuramente modificata. Ovviamente, poiché le regole devono valere per tutti, occorre concordarle, cosa che non è stata fatta.
In questo caso, si fa di più: infatti, ogni legge della Repubblica può essere sottoposta a referendum; questa legge, invece, non può essere assoggettata a referendum, in quanto non ci sono i tempi tecnici, eventualmente si decidesse di chiedere il pronunciamento del popolo.
Ecco perché è una legge ricattatoria, nel senso che volete imporre, apparentemente in maniera democratica - vedo qui una certa militarizzazione della...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lettieri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, continuo l'intervento del mio collega, che sottolineava come in quest'aula non si riesca ad entrare nel merito del problema che stiamo sollevando. C'è un atteggiamento di chiusura troppo duro su questo tema che, invece, riguarda le regole essenziali della democrazia. Non possiamo pretendere il rispetto delle regole della democrazia da parte dei cittadini, se poi in quest'aula non siamo capaci di trovare le modalità per intenderci, per capire quali sono gli elementi per comunicare serenamente ai nostri concittadini che la legge elettorale di un paese deve servire per rappresentare il voto reale e non per rappresentare la volontà di una maggioranza nel reiterare e conservare il potere.
Questa è la differenza tra il nostro approccio culturale e politico rispetto al vostro. Il vostro è un tentativo di sopravvivenza; il nostro è la volontà di realizzare, tramite un voto democratico, il diritto dei cittadini di avere un Governo che li rappresenti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei dedicare ancora una riflessione alle dichiarazioni rese dal ministro Calderoli; non mi riferisco a quelle riguardanti la segretezza del voto, ma alla sua dichiarazione di pochi minuti fa, secondo cui, con questa legge elettorale, non sarebbero più utili le elezioni primarie.
Credo, e ritengo di non sbagliare, che sia vero esattamente il contrario, a meno che il ministro Calderoli non ritenga davvero che si debba consegnare il paese all'idea perenne di liste bloccate di partiti, contrari all'articolo 49 della Costituzione, privi di meccanismi democratici di verifica delle scelte.
Credo che, proprio alla luce di questa legge elettorale, che speriamo ancora di fermare per una vostra resipiscenza dovuta alla chiarezza e alla persuasione delle nostre motivazioni, e che introduce un sistema con liste bloccate...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mantini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma a questo emendamento e spendere questo breve minuto per ringraziare il Presidente Berlusconi, che onora questa aula e questi lavori con una presenza assidua ed attenta sin da questa mattina. Si tratta di una presenza che, per la verità, non abbiamo mai conosciuto in questi anni, neanche quando abbiamo discusso di cose ben più importanti e vicine ai problemi del paese e di tutti gli italiani.
Signor Presidente Berlusconi, mi auguro che almeno domani, nel momento in cui vi sarà lo svolgimento del question-time, un momento regolamentato della vita del nostro Parlamento, che lei ha sempre sfuggito e che non ha mai avuto modo di prendere in considerazione, lei voglia essere presente per rispondere alle domande dei colleghi di maggioranza e di minoranza sui temi che interessano il paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, vi è un convitato di pietra in questo dibattito, evocato vuoi dai banchi dell'opposizione, vuoi anche, come il caso dell'onorevole Tabacci, dai banchi della maggioranza: le oligarchie. Si tratta di oligarchie in mano alle quali, di fatto, andrà la designazione di questo Parlamento.
Credo che sia utile chiedersi brevemente da dove nascano queste oligarchie. Esse nascono dal voto. Questo è l'unico paese, dopo la caduta del muro di Berlino, che ha azzerato il sistema dei partiti politici di massa, da destra a sinistra e da sinistra a destra. Ciò non è successo in Francia, non è successo in Germania e non è successo neppure nel piccolo Lussemburgo.
Cosa significa? Ciò significa che le oligarchie, non tanto per progetto, non tanto per scalata, quasi piuttosto per disperazione, sono costrette a gestire questo...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giovanni Bianchi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bottino. Ne ha facoltà.
ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo cambiando questo sistema politico, ossia il sistema elettorale, in un breve lasso di tempo, in tre giorni di votazioni a maggioranza. Questa è la sola maggioranza che, alla fine del suo mandato - ritengo non potendo essere soddisfatta del probabile risultato -, cambia la regole del gioco.
Una volta - devo dire non tanto tempo fa -, ogni cambiamento avveniva dopo un periodo lungo di dibattito. C'erano anche delle scelte popolari. Mi pare che due referendum avessero contribuito anche a questi cambiamenti. Quindi, c'era una decisione condivisa, suffragata anche da indicazioni e scelte popolari.
Con questa legge, questa particolare legge...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bottino.
Constato l'assenza dell'onorevole Giachetti, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto si intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tuccillo. Ne ha facoltà.
DOMENICO TUCCILLO. Qualche anno fa, in un'assemblea della Confindustria, Presidente Berlusconi, gli industriali chiesero a questo Governo di non litigare più e di assicurare la governabilità del paese. Lei rispose simpaticamente chiedendo il 51 per cento dei voti a Forza Italia.
Poiché, con tutta la benevolenza, tale ipotesi resta piuttosto improbabile, vorrei chiederle: a suo parere, con questa legge elettorale aumenterà o diminuirà la litigiosità tra i partiti? Aumenterà o diminuirà la conflittualità tra i partiti? Migliorerà la governabilità del nostro paese, come così insistentemente chiedono imprenditori, cittadini e famiglie? Penso che lei si appresti ad arrecare un danno abbastanza serio al nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.
TINO IANNUZZI. Signor Presidente, per la prima volta con questa proposta di riforma della legge elettorale realizziamo una clamorosa discontinuità nella storia della nostra legislazione in materia di regole elettorali. Sempre, in questo paese, quando abbiamo dovuto varare leggi elettorali lo abbiamo fatto in un clima unitario e largamente condiviso in Parlamento e tra le grandi culture politiche. È accaduto con le leggi elettorali ispirate al principio proporzionale che dal 1948 al 1994 hanno condotto all'elezione del Parlamento; è accaduto col «Mattarellum»; è accaduto col «Tatarellum» per l'elezione dei consigli regionali e dei presidenti; è accaduto con la legge sull'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province, la legge n. 81 del 1993. Ora realizzate, per un mero calcolo di potere, un'operazione politica assolutamente meschina senza tutelare alcun valore, e realizzate anche la rottura di tale costante che ha visto, tra l'altro, nella migliore storia democratica del nostro paese, le grandi forze politiche popolari, la Democrazia cristiana ed il Partito comunista, come veniva ricordato poc'anzi, mai in disaccordo sul funzionamento delle istituzioni...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Iannuzzi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Merlo. Ne ha facoltà.
GIORGIO MERLO. Se c'è un elemento che emerge con chiarezza da questa legge è che si riportano indietro le lancette della storia ad una stagione in cui l'ingovernabilità e l'instabilità parlamentare la facevano da padrone. Mi risulta che l'unico elemento che categorie, fasce sociali e l'intero popolo italiano chiedono alla politica è di garantire la governabilità a livello parlamentare. Mi chiedo come sia possibile garantire la governabilità, la stabilità delle alleanze attraverso un sistema elettorale che, di fatto, penalizza ed emargina definitivamente l'elettore. Si riduce la partecipazione popolare, si riducono gli spazi democratici attraverso la lista bloccata, si cancella il ruolo del cittadino e si consegna la composizione del Parlamento italiano nelle mani di poche persone.
Con questa legge non soltanto si offusca la democrazia, ma si inizia un percorso che rallenterà il processo democratico del nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.
ROBERTO RUTA. Signor Presidente, il distacco tra la gente e la politica è stato sempre un tema molto discusso. Si tratta del tema della rappresentatività: sentire i propri rappresentanti vicini alle esigenze dei cittadini che esprimono il consenso, che esprimono fiducia. È un tema antico come antica è la politica. Ebbene, con questa legge vi è una novità: l'unica affezione che i cittadini dovrebbero avere è nei confronti dei simboli, delle bandierine e non dei nomi, dei cognomi, delle persone in carne ed ossa. Non si potrà dire: quella è una brava persona, una persona che merita, che ci rappresenta davvero. No, si vota un simbolo, una bandierina, senza scegliere una persona vera. Questo è il limite della politica patinata, della politica spettacolo che non consente di decidere se una persona merita il voto o no. Mi dispiace che siate voi a proporre tale legge. Poco conta se l'hanno fatto in altra parte. Stiamo parlando....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ruta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c'è bisogno di essere accaniti sostenitori del maggioritario per rivolgere alcune critiche ed esprimere perplessità rispetto alla proposta di legge in esame. Basta pensare alla mia terra, la Puglia, una regione di 4 milioni di abitanti che, secondo quanto previsto dal comma 2 di questo articolo, dovrebbero esprimere il loro voto come un diritto e come un dovere e con una sorta di promozione da parte della Repubblica. Temo che chiunque si affanni anche nel cercare di costruire un rapporto con 4 milioni di persone possa lasciare nel cassetto questa sua ambizione e molto più modestamente immaginare di rivolgere la sua attenzione e le sue battaglie all'interno del partito. Ciò affinché in quel luogo chiuso si possa scegliere e decidere le sorti di un deputato in Parlamento e soprattutto decidere le sorti di una nazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacomelli. Ne ha facoltà.
ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, questa prima giornata di confronto, che va verso la conclusione, ci consegna l'immagine di una maggioranza blindata, silenziosa e sorda ad ogni tentativo di confronto e quasi timorosa che ogni argomento possa far emergere le crepe, le divisioni e le opposte visioni che la percorrono. Ciò che la tiene insieme è la presenza, vorrei dire minacciosa, del Presidente Berlusconi, il quale viene qui per assicurarsi che tutti ubbidiscano alla pressione che è stata esercitata, che tutti si dimostrino disponibili a subire le imposizioni e soprattutto che non emerga un vero dibattito politico. Non appena questo è quasi accaduto, dopo l'intervento dell'onorevole Tabacci...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, mi rivolgo sempre ai colleghi della maggioranza, invitandoli a votare questo emendamento. Vi chiedo un gesto di trasgressione verso il vostro padrone (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)! Votate questo emendamento, perché questa riforma elettorale si preoccupa solamente di cooptare in Parlamento alcuni nomi. Non riuscirete ad esprimere una politica vera!
Vi chiedo di analizzare attentamente questi emendamenti. Fate un gesto vero, politico, serio. Occupatevi della politica (Commenti del deputato Vascon)! La ringrazio onorevole Vascon dei suggerimenti che mi sta dando! Infatti l'onorevole Vascon voterà l'emendamento; me lo ha spiegato in questo momento.
Abbiate voglia di fare politica seriamente! Confrontatevi con il territorio. Parlate con la gente e cercate di essere i rappresentanti del popolo. Non fatevi cooptare in Parlamento! Non serve! La politica è una cosa seria! Vi chiedo con la passione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lusetti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Camo. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CAMO. Con notevole sforzo e con lentezza, questo paese stava tentando di uscire dalla fase di transizione, per la verità abbastanza lunga. Con questa proposta di riforma elettorale, in realtà noi ci riportiamo indietro di oltre dieci anni, riaprendo così un nuovo capitolo di transizione. Questo perché non sappiamo quali saranno i risultati che questa legge porterà nel paese. Non sappiamo che cosa succederà nel Senato, dal momento che il paradosso può essere quello di avere in una Camera una certa maggioranza e nell'altra addirittura l'opposto. Questa è una delle possibilità...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Camo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CARBONELLA. Vorrei continuare il mio ragionamento, chiedendomi perché mai una maggioranza che dispone di oltre cento parlamentari matura a fine legislatura una riforma elettorale di questo genere. Come potete immaginare che i cittadini possano credere ad un qualcosa di nobile e non ad un golpe istituzionale? Come i cittadini devono giudicare il fatto che voi li private della possibilità di esercitare il diritto di scegliere un proprio rappresentante?
Quale idea il popolo italiano si farà di questo Governo, di questa maggioranza che mette mano alle leggi elettorali, quando il vero problema è che la stessa è frantumata e prigioniera dei problemi, degli sgarbi (non mi riferisco a Vittorio), degli sgarbi veri che voi vi fate (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carbonella.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, credo che il provvedimento in esame dimostri, anche per il clima determinato dalla stessa maggioranza, che si intende forzare il livello istituzionale del nostro paese, ma non se ne avvertiva il bisogno.
Dovremmo poter esaminare con tranquillità il disegno di legge finanziaria, con tutti i gravi problemi che vi sono dietro. In tale contesto, non possiamo fare altro che presentare interrogazioni, ad esempio sul fatto che non è stato onorato l'accordo con la Francia per la costruzione delle fregate multimissione, un vero e proprio schiaffo alla Marina militare del nostro paese. Non possiamo, quindi, affrontare i problemi seri che riguardano i posti di lavoro, l'economia, ma dobbiamo discutere di come cambiare (è del tutto sbagliata) la legge elettorale.
Pertanto, vorremmo che gli emendamenti da noi presentati fossero approvati, perché, in tal modo, fermeremmo questa sciagurata volontà di ridurre il peso, il ruolo del Parlamento, per cercare di affrontare i problemi che interessano davvero il paese, i pensionati, i lavoratori ...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Banti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasperoni. Ne ha facoltà.
PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi della maggioranza, voi non state intervenendo sulla legge elettorale, ma state stravolgendo il sistema elettorale e, con esso, tentate di stravolgere il sistema politico. In questo modo, buttate a mare dieci anni di storia politica e lo fate nel più totale disinteresse verso un confronto con un'opposizione che - non dimenticatelo - è minoranza in questa sede, ma è già maggioranza nel paese. È una minoranza che si trova nell'impossibilità di concorrere a definire le regole che sono di tutti. Questo è lo strappo democratico e voi lo sapete!
La certezza della vostra sconfitta vi induce a gesti ed a comportamenti che finiranno per far pagare il costo agli italiani, perché la stabilità del sistema che state perseguendo costerà ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani, nonché alle imprese. State riproponendo in peggio...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gasperoni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, ancora una volta, con questa proposta di legge elettorale, si è compiuta una scelta che dimostra la totale irresponsabilità della maggioranza di centrodestra. È una scelta disperata e cinica: disperata, perché comunque non riuscirete a cambiare il giudizio che gli italiani si sono fatti del vostro Governo e della vostra azione di governo; cinica, perché si tratta di una scelta, con la quale gettate a mare ciò che di positivo è stato compiuto in ordine al rapporto fra la politica, il territorio ed i cittadini, introducendo un meccanismo che creerà ancora più instabilità, nonché concorrenza tra le forze politiche all'interno delle stesse coalizioni. Minate alle radici il bipolarismo per il quale, nel passato, vi siete battuti!
Vi pongo una domanda: siete poi così sicuri che questa legge, che pensate di approvare con la forza dei numeri, supererà il vaglio della verifica costituzionale? O fra qualche settimana dovrete prendere atto che state compiendo una scelta (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gasperoni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, sono convinto che la discussione odierna sulla legge elettorale rappresenti la certificazione del fallimento del vostro Governo.
La vostra è stata una maggioranza parlamentare come mai è accaduto nella storia repubblicana. Eppure, oggi il paese è depresso e, di fronte ai problemi delle imprese, sul piano della competizione internazionale, delle famiglie che presentano difficoltà di bilancio, degli operai che hanno stipendi da vergogna, l'unica cosa che sapete fare è contrattare fra di voi: io ti voto la devolution, se mi dai la legge elettorale; io ti voto la ex Cirielli se riesci a varare una legge di ritorno al proporzionale. Credo che così...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lulli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Precedentemente avevo fatto riferimento alla necessità di stabilire un confronto tra maggioranza e opposizione. Ciò non è avvenuto ed oggi la situazione è paradossale: le leggi elettorali si approvano per garantire governabilità e stabilità, ma ciò che voi ci proponete è esattamente l'opposto della governabilità e della stabilità.
Vi invito a riflettere su un piccolo problema: si può garantire la rappresentanza e la governabilità pensando che tutto si basa su una lista bloccata per grandi circoscrizioni in cui i cittadini non possono neanche indicare una preferenza? Siamo arrivati al punto che qualcuno decide e gli altri, rispetto a tale decisione, possono solo esprimere un «sì» o un «no».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Autorevoli esponenti della maggioranza hanno evidenziato limiti gravi del provvedimento in esame nel fatto che si attribuisce un grande potere alle oligarchie dei partiti e che ciò si combina con l'eccesso di leaderismo che abbiamo visto in questi anni e che, tuttavia, tali difetti potevano essere trangugiati per il fatto che questa legge consentirebbe di ridiscutere i perimetri delle coalizioni e la leadership delle stesse.
Ora, i difetti sono peggiorati ulteriormente, i perimetri delle coalizioni non saranno posti in discussione in quanto di coalizioni non si potrà più parlare e la leadership della maggioranza di centrodestra è saldamente in sella.
Vediamo qui presente il Presidente del Consiglio che in cinque anni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pennacchi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bellini. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BELLINI. Signor Presidente, ritengo che la discussione che stiamo svolgendo non approderà ad una soluzione utile al nostro paese ma tenderà a dividere, come avete fatto sempre nel corso di questi anni. Infatti, mai avete pensato di costruire insieme alle istituzioni e ai partiti politici che avrebbero potuto contribuire a creare una situazione nella quale tutti potessero ritrovarsi.
Quando, nel 1999, furono approvate due importanti modifiche della Costituzione per consentire l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, ciò avvenne con il voto...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bellini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Questa vostra trovata di cambiare la legge elettorale prima delle elezioni non è una novità assoluta; infatti, nella mia regione, l'Abruzzo, la maggioranza uscente di centrodestra ha fatto la stessa cosa: ha provato a cambiare la legge elettorale per rendere incandidabili i sindaci. Ebbene, il risultato è stato che le elezioni le ha perse clamorosamente!
Voi vi avviate a ripetere la stessa esperienza. Siamo contrari a questo abuso che la maggioranza sta ponendo in essere e non solo vi sarà il nostro fermo voto contrario, ma anche la condanna senza appello della stragrande maggioranza degli italiani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bova. Ne ha facoltà.
DOMENICO BOVA. Signor Presidente, questa mattina, e in verità anche nel pomeriggio, dai colleghi intervenuti sono state affrontati diversi aspetti, tra cui quelli politici, con argomenti che motivano il nostro dissenso. Inoltre, sono stati affrontati i profili di incostituzionalità della legge. In particolare, abbiamo sottolineato tre aspetti: il potere del Presidente della Repubblica, la soglia di sbarramento e le modalità di elezione del Senato. A me interessa sottolineare un ulteriore aspetto, finora non sufficientemente sviluppato, che a mio avviso vìola una norma della nostra Costituzione, quando si afferma....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bova.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Susini. Ne ha facoltà.
MARCO SUSINI. Signor Presidente, questa legge, oltre a presentare rilievi istituzionali e costituzionali evidentissimi, è inaccettabile sul piano politico perché mina al cuore il bipolarismo, incoraggia i ribaltoni, induce al trasformismo, favorisce le maggioranze variabili. Si tratta di un'operazione che è evidente frutto della disperazione di una classe dirigente allo sbando, che sente sul collo il fiato della sconfitta. È l'ultimo colpo di teatro di un Presidente del Consiglio che ha già deciso, come ci ha annunciato, di imbarcarsi per Tahiti.
Ebbene, noi gli auguriamo buon viaggio e lunga permanenza perché è indegno che costringa questa maggioranza ad occuparsi, anziché dei veri problemi del paese, dell'ennesima legge truffa, dell'ex Cirielli, della vergogna costituita dalla devolution. Avete la responsabilità enorme di avere trasformato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Susini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fluvi. Ne ha facoltà.
ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, comprenderà che quella appena iniziata sarà una settimana di lavoro difficile con un confronto, come si può arguire dall'avvio del dibattito di questo pomeriggio, molto serrato. Non si compiono atti unilaterali a fine legislatura e non si impone a colpi di maggioranza, come state facendo, la riforma della legge elettorale, soprattutto quando si disegna un cambiamento di sistema. Non siamo di fronte ad un provvedimento che rivede la legge elettorale attuale, bensì ad un vero e proprio cambiamento di sistema. La vostra è una maggioranza che ormai non è più tale nel paese e che cerca, cambiando le regole del gioco, di limitare i danni. Anche da questo è visibile....
PRESIDENTE. Grazie onorevole Fluvi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mariotti. Ne ha facoltà.
ARNALDO MARIOTTI. Signor Presidente, in sintonia con la volontà popolare, chiaramente espressa il 18 aprile 1993, noi vogliamo impedire che in quest'aula passi questa legge truffa.
Signor Presidente Casini, chiedo a lei di essere garantito nella mia onorabilità di parlamentare. Sono amareggiato, mi sento offeso e truffato da questa maggioranza e dal suo metodo truffaldino di legiferare. Sono cofirmatario della proposta di legge n. 2620, di cui è primo firmatario l'onorevole Soro. Tale proposta si proponeva di limitare lo scorporo di coalizione e, quindi, di compiere una operazione di trasparenza, eliminando le «liste civetta». Non potevo immaginare di espormi così a truffatori professionisti, sul piano politico ed istituzionale, pronti ad approfittare dell'occasione per imporre una legge elettorale che stravolge...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mariotti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Adduce. Ne ha facoltà.
SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, visto che ho a disposizione pochissimo tempo, riprendo il mio ragionamento. Quello che maggiormente colpisce in questa discussione sono gli irriverenti paragoni che si fanno con altre epoche della nostra storia recente, ad esempio quella che ha portato alla modifica del 1993 della legge elettorale, con il passaggio dal sistema proporzionale puro al maggioritario con collegi.
Allora ci fu una grande consultazione e una grande partecipazione democratica, coronate da un referendum popolare, in cui la larghissima maggioranza del corpo elettorale si espresse chiaramente per un nuovo sistema.
Oggi vi siete invece riuniti da soli, in una camera buia, e avete deciso di fare strame...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Adduce.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Filippeschi. Ne ha facoltà.
MARCO FILIPPESCHI. Signor Presidente, nel corso del dibattito si è sentita una maggioranza senza argomenti, balbettante, perché la legge che stiamo votando è indifendibile. È un pasticcio che contrasta con la Costituzione, come ha ben illustrato l'onorevole Mattarella. È il tentativo di limitare i danni di una sconfitta elettorale annunciata, e in tal modo si darebbe un colpo micidiale al bipolarismo, ad una conquista, una delle poche, che preme ai cittadini italiani, dovuta ad un pronunciamento larghissimo nei referendum.
Il bipolarismo è un bene di tutti. La legge elettorale ha funzionato e ha persino retto al fallimento della vostra esperienza, vi ha garantito fino ad oggi quella stessa maggioranza che ora vorreste utilizzare anche con un'intimidazione politica dei parlamentari. La presenza del Presidente...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Filippeschi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, questa volta non le chiedo di avvertirmi quando sono giunto a metà del tempo a disposizione...!
La proposta di riforma elettorale in esame, che in qualche misura ha il fascino di riportarci indietro nel tempo, si presenta, per le modalità e per l'obiettivo che si pone, come il tentativo di riaprire una partita. Si tratta di una partita molto chiara, cari signori della maggioranza: cercate di ricostruire un rapporto al vostro interno, magari pensando, ad un certo punto, di recuperare i voti che non avreste in alcune delle regioni cosiddette «rosse» del nostro paese, e magari pensando, nella prospettiva, di cambiare il cavallo con cui vi presenterete alle elezioni. Ebbene, questo disegno, che può riaprire la partita...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sabattini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzarello, al quale seguirà l'onorevole Albonetti, per poi passare alla votazione. Ne ha facoltà.
GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, devo dire che pensavo già piuttosto male, come la maggioranza degli italiani, di questo Governo e di questa maggioranza, ma non pensavo davvero che potessero scendere così in basso. Non mi riferisco solamente al colpo di mano di una legge elettorale grave, come quella che avete presentato. Non mi riferisco solo al fatto che continuate a presentare modifiche strada facendo. Mi riferisco al fatto che non solo avete bloccato il Parlamento e non si riesce a parlare dei problemi veri degli italiani, ma avete anche una grande confusione. È possibile che su una legge così delicata e così importante - importante per voi, almeno, visto che noi lo consideriamo un colpo di mano e un fatto gravissimo - siate costretti ogni quarto d'ora a presentare emendamenti, emendamenti agli emendamenti...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mazzarello.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Albonetti, dopo il cui intervento si passerà alla votazione. Ne ha facoltà.
GABRIELE ALBONETTI. Signor Presidente, abbiamo assistito, oggi pomeriggio, ad alcune scene di giubilo nella maggioranza, probabilmente perché ha superato lo «spaghetto» dei primi voti segreti e ha mostrato che è in grado di tenere, almeno per il momento, su questo provvedimento.
Tuttavia, inviterei il centrodestra a una maggiore moderazione e ad un atteggiamento più riflessivo, perché non è detto che non stiate procurandovi, con le vostre mani, una rovina ancora peggiore, soprattutto perché ci offrite uno straordinario argomento per parlare al popolo, anche al vostro popolo, nella prossima campagna elettorale, e dirgli che gli avete voluto sottrarre anche quella poca sovranità, sulla scelta degli eletti, che aveva conquistato da dodici anni a questa parte.
Ritengo che, oltre che per tutti i guai che avete procurato al paese in questi anni...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Albonetti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 590
Votanti 585
Astenuti 5
Maggioranza 293
Hanno votato sì 254
Hanno votato no 331).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Coluccini. Ne ha facoltà.
MARGHERITA COLUCCINI. Signor Presidente, tentiamo di spingere ulteriormente la maggioranza a considerare inopportuna questa iniziativa, che definirei estemporanea, se non altro per il fatto che l'esigenza di riformare il sistema elettorale è un'esigenza tutta vostra. Se solo foste portati ad ascoltare ciò che si muove nel paese, cogliereste tutt'altre necessità, tanti altri bisogni ed aspettative e non certo questo vergognoso e forzato «serrate le file», che state attuando a vostro esclusivo uso e consumo.
Nel testo in esame sono presenti delle incongruenze costituzionali, che sono state già autorevolmente richiamate, ma soprattutto è presente una visione, un modello di paese che volete forgiare a vostra immagine e somiglianza. Si tratta di una distorsione di cui, francamente, non si avverte il bisogno: è una prospettiva d'incertezza ed instabilità, a cui volete affidare il nostro futuro, solo perché oggi è per voi più importante limitare i danni di una preannunciata sconfitta, verso la quale vi state muovendo senza guardarvi alle spalle, alle macerie che lasciate.
Non è soltanto grave il fatto che i leader del vostro schieramento abbiano cambiato idea nel corso del tempo, diventando proporzionalisti da maggioritari, e viceversa, con stupefacente disinvoltura. Non è soltanto grave che questo testo non sia nato nelle aule parlamentari. Non è solo grave che, alla fretta con cui avete messo in piedi questa iniziativa, abbiate abbinato anche errori e molta arroganza. Io credo che sia tanto più grave che lo facciate consapevolmente; che con questo atto vogliate soltanto coprire il vostro fallimento, la vostra impresentabilità. Altrimenti, tutto questo non si spiega.
Mi rivolgo a lei, signor Presidente del Consiglio. Lei è stato eletto con il sistema maggioritario, quello vigente. Non le sembrerebbe corretto ed onesto chiedere il giudizio degli elettori consentendo loro di utilizzare lo stesso metro di giudizio, lo stesso sistema con il quale nel 2001 la maggioranza degli italiani le diede fiducia? O questo non è per lei comprensibile? È così sconveniente prendere atto che le regole valgono sempre, in un contesto democratico come il nostro?
Le prospettive di instabilità, di ingovernabilità, di frammentazione del sistema politico presenti nella vostra proposta, non sono certo un'invenzione: sono contenute nel sistema che avete inventato e che porterà questo paese ad essere sempre più incerto del proprio futuro, sempre più disorientato; esattamente il contrario di quello che, invece, a nostro giudizio, occorrerebbe (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento Cabras 1.51, soppressivo di gran parte dei commi dell'articolo 1 del testo in esame. È davvero opportuno, però, riprendere e concludere il ragionamento che, in precedenza, ho dovuto interrompere per rispettare i tempi a mia disposizione. Tale ragionamento riguarda, per esattezza, la critica alla posizione espressa dal ministro Calderoli in relazione alle primarie e alla loro funzione alla luce di questa legge elettorale.
Ma come pensate di garantire credibilità alla politica con un sistema completamente bloccato nella formazione delle liste, nella frammentazione tra le liste? Credo, come ricordavo poc'anzi, che valga esattamente il contrario.
Le primarie dovrebbero essere un metodo su cui riflettere proprio alla luce della prospettiva, che mi auguro ancora lontana, di un ritorno al proporzionale con liste bloccate, perché è necessario che la politica offra le proprie scelte alla verifica democratica dei cittadini. Dico ciò conoscendo quanto sia grave l'impostazione che voi avete dato a molte delle questioni di fondo che riguardano la rappresentatività e la conversione dei voti in seggi e dei seggi in governabilità. Mi riferisco, in particolare, al fatto, e di ciò avremo modo di discuterne più approfonditamente nel prosieguo dell'esame del provvedimento, che questo provvedimento di riforma elettorale, come ha anticipato il collega Mattarella, non è in grado di garantire l'elezione del Senato. Non si tratta di un caso di scuola, ma è un'ipotesi concreta, anche realistica, perché, come voi sapete, se in una regione non si raggiunge il 20 per cento di coalizione o non vi sono partiti che superino l'8 per cento (per chi si presenta autonomamente), vi è la concreta possibilità di non eleggere nessuno. In pratica, in un sistema elettorale regionale frammentato non si produrrebbe alcuna elezione di senatori. È evidente che la legge di riforma elettorale per questo stesso motivo è incostituzionale ed è, come tale, da correggere, sempre se avrete la responsabilità e l'onestà di correggerla in questa sede. Ma ancora, l'attribuzione regionale dei premi di maggioranza finisce per essere assolutamente casuale determinando la possibilità, anch'essa molto concreta, di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Avete fatto ricorso a questa soluzione per aggirare, in qualche modo, il divieto, posto con chiarezza dall'articolo 57 della Costituzione, a proposito della elezione al Senato su base regionale. Tale soluzione, da voi suggerita e proposta, non funziona, e voi dovrete darne atto nel prosieguo dell'esame del provvedimento. Ancora, come diceva assai bene il collega Mattarella, con questo provvedimento viene violato il principio di uguaglianza del voto, che potrebbe non essere rispettato in modo formale solo a favore della governabilità, cosa che questo sistema elettorale non garantirebbe.
Siamo, dunque, di fronte a problemi profondi, di cui voi dovete farvi carico, e a problemi non secondari come, ad esempio, quello relativo alla rappresentanza delle minoranze linguistiche e alla pari opportunità di genere su cui, comunque, avremo modo di soffermarci più approfonditamente nel corso dell'esame del provvedimento.
Onorevoli colleghi, noi riteniamo essenziale concludere la fin troppo lunga transizione italiana con lo sviluppo della democrazia competitiva, di un bipolarismo maturo dove è il cittadino sovrano a scegliere con il voto il Governo del proprio paese. Abbiamo bisogno di Governi stabili e di una politica credibile. Ciò dipenderà dalle riforme costituzionali e istituzionali, dalla legge elettorale e dalla condotta dei soggetti politici, che mi auguro sappiano reagire con scelte in grado di garantire la governabilità e la credibilità della politica, guardando con responsabilità al futuro dell'Italia e non al suo passato (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, riprendo il discorso svolto in precedenza anzitutto per evitare che appaia uno sgarbo nei confronti dell'onorevole Follini avere fatto un riferimento virgolettato alla sua lettera (che ho rammentato al Presidente Berlusconi): volevo semplicemente dire che ci era parso un segno di speranza il fatto che, all'interno di questa maggioranza, si facessero considerazioni che potevano condurre a valutare anche l'opportunità di cambiare la legge elettorale senza approdare alla situazione stigmatizzata, appunto, dall'onorevole Follini, al quale va tutta la mia stima per la predetta lettera al Corriere della Sera.
Questa è la situazione nella quale ci troviamo. Non facciamo il gioco delle parti, ma stiamo semplicemente affermando, Presidente Berlusconi, che abbiamo creduto nella possibilità di costruire la democrazia dell'alternanza in questo paese e riteniamo che, in questo modo, con una legge che scippa il cittadino della possibilità di esprimere anche una preferenza sul suo rappresentante, si torni indietro e non si vada avanti.
Poiché lei molte volte ha detto: credo che qui ognuno sia in buona fede, le volevo...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Duilio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena, che credo parli a nome del suo gruppo. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, proseguendo il ragionamento già svolto in precedenza dai colleghi Giordano e Russo Spena, c'è un tema, che attraversa questa nostra discussione, che, senza ipocrisie, dovremmo sforzarci di fare emergere un po' più apertamente. Esso riguarda la natura, la fisionomia dei partiti politici dell'epoca del maggioritario ed anche la qualità della rappresentanza e, diciamocelo francamente, lo stato di salute, nel complesso non edificante, di cui la politica gode, la distanza crescente che tutti noi avvertiamo, nella nostra esperienza, tra popolo ed élite, tra dirigenti e diretti, tra governanti e governati.
La conseguente domanda che credo ci dobbiamo porre è la seguente. Al di là ed accanto alle considerazioni fin qui svolte, la proposta avanzata dalla maggioranza - pur sapendo che i sistemi elettorali non risolvono la questione del modo di essere dei partiti, in qualche modo anche indipendente ed autonoma - è in grado di sanare una parte dei problemi che oggi esistono nei rapporti tra politica e cittadini o, piuttosto, rischia di farli precipitare in modo ancor più drammatico?
Parliamoci chiaro: le difficoltà del sistema maggioritario che ci siamo dati nel 1993, che pure ha avuto il merito di garantire un'alternanza nel corso di questi anni, non sono un dato di questi mesi. Del resto, se ne discusse nel 2000 e nel 2001, al termine della precedente legislatura, perché tutti avevano la percezione dell'insufficienza e dell'imperfezione del sistema così com'era configurato. Diciamoci con chiarezza che il collegio maggioritario uninominale a turno unico aveva, nella sua ispirazione, ad esempio nell'ispirazione esplicita di Mariotto Segni e di altri promotori del referendum, l'ipotesi politica di un sistema bipartitico: prima o poi, il collegio maggioritario a turno unico avrebbe favorito la costruzione di due partiti politici (in Gran Bretagna ve ne sono tre, ma uno dei tre è, diciamo, scarsamente rappresentato, pur avendo una forza in termini proporzionali assai più elevata).
Non è un caso, del resto, che sistemi di altra natura, ad esempio quello a doppio turno vigente per le elezioni comunali e provinciali, si siano dimostrati molto più corrispondenti ad una tradizione multipartitica. Credo che la pluralità dei partiti politici e l'impossibilità, in Italia, di andare a due partiti politici non derivi da una resistenza conservatrice, ma faccia parte della fotografia della società italiana e delle grandi tradizioni culturali di questo paese.
Il nostro è un paese in cui non si può ridurre la dialettica politica a due partiti politici.
A proposito di oligarchie, visto che giustamente tanti colleghi hanno sollevato questo problema, ricordo che anche la formazione delle liste dei candidati nei collegi uninominali maggioritari, realizzate sui tavoli della coalizione, aveva qualcosa di oligarchico.
Siamo di fronte ad una malattia nella quale, nel corso di questi anni, si sono fortemente accentuati i processi di estrema personalizzazione e di americanizzazione della politica; il costo della politica per farsi eleggere è diventato sempre più elevato! Qualcuno ha scritto che esiste il rischio di una moderna plutocrazia, con la formazione, a tutti i livelli, non solo nazionale, di un moderno notabilato, una specie di regressione storico-politica rispetto ai grandi partiti popolari nati dalla Resistenza e dalla Costituzione repubblicana!
Se questi sono i problemi, la risposta dovrebbe essere quella di avviare un serio dibattito ed un confronto, perché si costruiscano in questo paese partiti radicati, popolari, democratici che abbiano una loro vita realmente democratica. Abbiamo affermato che il sistema tedesco potrebbe essere una giusta evoluzione di questa vicenda italiana. Invece, la soluzione che proponete prende il peggio del sistema maggioritario e lo mescola con il peggio del sistema proporzionale. Come è stato detto molto efficacemente, non è un sistema proporzionale, ma è il maggioritario a collegio nazionale, che accentuerà la distanza tra i cittadini e la politica!
La strada è un'altra. La strada è quella di ripartire con un vero meccanismo partecipativo e democratico e queste sono le ragioni del nostro sostegno a questo emendamento e della nostra ferma opposizione ad una legge che non sarà né più democratica né più in grado di garantire che in questo paese i principi della Costituzione repubblicana si realizzino pienamente (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo per riaffermare la nostra contrarietà a questo provvedimento. Nel corso del dibattito sono intervenuti tanti colleghi, al fine di evidenziare la debolezza di fondo del rapporto che, con questa normativa, si verrà ad instaurare tra cittadini e istituzioni e di rimarcare il significato in senso profondamente antidemocratico delle liste bloccate: i cittadini non potranno scegliere nulla e saranno solo le segreterie nazionali ad imporre le scelte di chi deve rappresentare i territori.
Non credo che questo possa essere considerato un passo in avanti della società nel suo desiderio di essere rappresentata al meglio nel mondo della politica. Credo, invece, si tratti di un passo indietro rispetto ad un rapporto già difficile con i nostri elettori.
Caro Presidente, mi richiamo a lei, nel tentativo di riportare serenità all'interno di questo dibattito e nel rapporto tra cittadini ed istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, lei sarà stanco di ascoltare i nostri interventi ripetitivi, ma sono grato alle televisioni, perché trasmetteranno le immagini del «pienone» dell'aula che non si verifica mai! È perché sono presenti il Presidente del Consiglio, i ministri più importanti che non sono mai stati presenti, quando si è discusso di pensioni, di lavoro, di giovani disoccupati (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)! Adesso sono qui, ubbidienti, come soldatini!
Certo, è vostro dovere votare, ma è vostro dovere venire sempre in quest'aula quando si discutono argomenti che riguardano i cittadini normali, le famiglie normali, quelle che stentano ad arrivare a fine mese, quelle persone che non riescono a soddisfare la quarta settimana del mese.
Onorevole Presidente del Consiglio, lei di questo non ha mai parlato in quest'aula (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana) ...!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...!
MARIO LETTIERI. Non è mai venuto quando si sono votati questi provvedimenti: è venuto qui soltanto e semplicemente quando sono state votate le questioni ad personam (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Lettieri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, intendo anch'io sottoscrivere questo emendamento e, riprendendo il ragionamento svolto poco fa, vorrei rilevare positivamente la presenza del Presidente Berlusconi e del Governo al gran completo, cosa che raramente abbiamo visto nel corso di questa legislatura!
Nel caso specifico, mi rivolgo a lei, Presidente Casini, a proposito della continua e reiterata assenza dell'onorevole Berlusconi dal settimanale appuntamento in quest'aula per rispondere alle interrogazioni a risposta immediata, generalmente nella giornata del mercoledì.
Le chiedo, Presidente Casini, la cortesia di ricordare all'onorevole Berlusconi il dovere che egli ha di rispettare il Parlamento, in particolare per quanto è definito nel regolamento della Camera dei deputati, proprio con riferimento alle modalità di svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Frigato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, il discorso fin qui svolto da molte parti ha riproposto il tema delle oligarchie, intese come altre rispetto ai partiti: partitocrazia senza partiti. Tutta la dottrina è concorde in questo senso (da destra Pareto e Mosca, da sinistra Michels): il problema è come andare oltre e come uscire dalla transizione infinita.
Credo che non sia corretto pigiare sempre e soltanto il pedale delle regole: le regole elettorali servono, non risolvono da sole.
Per questo motivo il problema della ricostruzione dei partiti attraverso le culture politiche è centrale e viene persino prima rispetto a quello delle regole. Se così non sarà, avremo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giovanni Bianchi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bottino. Ne ha facoltà.
ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono d'accordo sulla soppressione dei commi di cui all'emendamento in esame, al quale vorrei aggiungere la mia firma.
Vorrei però anche dire che siamo veramente alla fine della legislatura e che, in vista delle prossime scadenze, questo centrodestra vuole sfornare una serie di riforme che la maggior parte dei cittadini non riesce a capire. Altre sono le vere esigenze e necessità quotidiane: il cittadino che segue tutte le iniziative quale giudizio può dare? Quale sconforto può avere un giovane o, meglio, i molti giovani che ci seguono e che forse non capiscono?
La crisi dei valori politici è crisi di idee e per questo è veramente sconvolgente riproporre un tema - mi riferisco alla modifica elettorale - che impone altre scelte. La gente non capisce e non capirà (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bottino.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intervengo per tornare sugli argomenti che avevo tentato di proporre precedentemente, ricordando come nelle proposte che il Presidente del Consiglio aveva illustrato agli italiani nel 2001 ovviamente non compariva, onorevole Berlusconi, la riforma elettorale in senso proporzionale...
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Era nel programma!
ROBERTO GIACHETTI. Penso che sia vero, certo! Non c'era! Non mi pare che (Commenti) ... Non si adiri e... stia tranquillo, Presidente!
PRESIDENTE. Ma a quale Presidente si riferisce, onorevole Giachetti?
ROBERTO GIACHETTI. Al Presidente del Consiglio!
PRESIDENTE. Credevo dicesse a me di stare tranquillo! ROBERTO GIACHETTI. Se non sono stato sufficientemente rispettoso: potrei dire «onorevole Presidente del Consiglio»; comunque stavo parlando con il Presidente del Consiglio, il quale, cortesemente, interloquiva con me. Lei, Presidente, dalla sua posizione non lo vede; lei ci richiama quando interrompiamo...
Sono felice di poter interloquire con il Presidente del Consiglio (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale); quindi, signor Presidente, stavo spiegando al Presidente del Consiglio - ma non ho capito se egli contestava quanto asserivo - che, nel programma elettorale illustrato nella trasmissione televisiva di Bruno Vespa nel 2001, nel famoso catalogo delle buone intenzioni, non compariva la riforma elettorale. Perché, signor Presidente? Perché sei mesi prima, lei, signor Presidente - come ha ricordato il collega Franceschini -, ma, come ancora ricordava sempre l'onorevole Franceschini, anche l'onorevole Fini, attuale Vicepresidente del Consiglio, dichiarava esattamente l'opposto.
SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Bugiardo!
GUIDO VICECONTE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Non è vero!
ROBERTO GIACHETTI. Il problema è che dichiarava l'opposto anche il Presidente del Consiglio, allora; oggi, invece, smentisce, ma l'onorevole Franceschini lo contesta. D'altra parte, questa è la realtà: sembra una situazione da avanspettacolo...
PRESIDENTE. Onorevole...
ROBERTO GIACHETTI....da una parte, lo è; dall'altra, è una situazione drammatica. Ci troviamo dinanzi ad una imposizione al Parlamento...
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, sono stato assai indulgente...
ROBERTO GIACHETTI. Ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tuccillo. Ne ha facoltà.
DOMENICO TUCCILLO. Tra le argomentazioni più usate in questi giorni, Presidente, per persuadere i parlamentari della bontà di questo sistema, vi è l'osservazione secondo la quale, finalmente, con questo provvedimento, non si dovrà più fare campagna elettorale né rispondere alle esigenze del territorio, alle richieste dei sindaci, dei consiglieri comunali, dei semplici cittadini, di tutti coloro che si rivolgono al parlamentare quale punto di congiunzione naturale tra il livello locale di istanze politiche e quello sovracomunale.
Non mi pare un grande passo avanti né una grande conquista; con questa legge elettorale avremo parlamentari disancorati dal territorio, spaesati e, per ciò stesso, più deboli.
PRESIDENTE. Onorevole...
DOMENICO TUCCILLO. Parlamentari non eletti, ma nominati dai partiti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo), e per questo un Parlamento estremamente....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tuccillo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.
TINO IANNUZZI. Signor Presidente, voglio riprendere un profilo trattato con grande chiarezza dall'onorevole Mattarella; mi riferisco ai problemi di compatibilità costituzionale che questa vostra pasticciata e confusa ipotesi di riforma elettorale solleva relativamente alla distribuzione del premio di maggioranza, al Senato della Repubblica, a ciascuna coalizione che avrà riportato il maggior numero di voti in ogni distinta regione. Ne consegue una violazione del principio di eguaglianza del voto, che ha piena valenza costituzionale e la cui lesione può essere giustificata soltanto in nome di un altro valore che trovi riconoscimento costituzionale, ad esempio la governabilità e la stabilità dell'esecutivo.
Ma la stabilità dell'esecutivo postula premi di maggioranza attribuiti a livello nazionale, non già premi di maggioranza variabili, in una sorta di vestito di Arlecchino, a seconda della coalizione che ha ricevuto in quella regione un maggior numero di voti. Ne consegue, quindi, anche il grave rischio della possibilità di esiti elettorali differenti nelle consultazioni per la Camera e per il Senato, nonché, inoltre, il seguente rischio. Al Senato, la coalizione che ha riportato il minor numero di voti complessivo ma che ha ottenuto i premi di maggioranza in una serie di regioni, potrebbe conseguire la maggioranza dei seggi; un autentico e gravissimo pasticcio, che confligge con la Costituzione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Iannuzzi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Merlo. Ne ha facoltà.
GIORGIO MERLO. Intervengo solo per rivolgere una domanda all'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro; ho ascoltato, l'altro giorno, il ministro Baccini sostenere, in un dibattito, una tesi curiosa: le liste bloccate sono un fenomeno secondario. Ora, noi, stamattina, abbiamo ascoltato una lunga dissertazione dell'onorevole Tabacci sul bipolarismo; abbiamo, altresì, ascoltato il silenzio assordante dell'onorevole Follini. Ebbene, mi rivolgo all'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, partito di antiche tradizioni, che si rifà alla tradizione di libertà e democrazia della Democrazia cristiana, e vorrei sapere qual è la profonda novità nelle liste bloccate presenti all'interno di questa legge letterale.
Se l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, in questo dibattito, ci spiega come si rinnova - o, meglio, come si seleziona - la classe dirigente del nostro paese attraverso le liste bloccate, fa un grande cortesia, a noi e a tutto il paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Merlo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, non le nascondo una certa amarezza, sopraggiunta a quest'ora...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Santagata, ma ho dato la parola all'onorevole Ruta.
Prego, onorevole Ruta.
ROBERTO RUTA. Bene, Presidente, utilizzerò il minuto che ho a disposizione per evidenziare solo una questione. Credo occorra dire agli elettori di Forza Italia, ancorché diminuiti in questi anni, che, quando si recheranno alle urne, non sapranno per chi voteranno. In altri termini, non sapranno se, con il loro voto, aiuteranno ad eleggere, ad esempio, Pisanu o Cesare Previti!
Senza nulla togliere all'uno o all'altro, ritengo che, come cittadini italiani, debbano sapere chi votano. Ebbene, essi non sapranno a chi servirà quel voto! Credo che ciò valga per ogni partito e che rappresenti un limite fortissimo alla democrazia, poiché si tratta di un modo per nascondere le scelte e per decidere in pochi chi eleggere, con nomi e cognomi! Non è una democrazia vera, poiché manca di un elemento fondamentale...
PRESIDENTE. Onorevole Ruta, si avvii a concludere!
ROBERTO RUTA. ... vale a dire il rapporto con la gente!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, nel mio breve intervento intendo richiamare una considerazione di carattere costituzionale formulata dall'onorevole Mattarella. Infatti, il principio di ragionevolezza, che deve presiedere ad ogni norma, soprattutto nel confronto tra situazioni diseguali, dovrebbe in questo momento ispirarci per prendere atto che stiamo introducendo un sistema profondamente iniquo, che produrrà squilibri nel nostro quadro politico e che, soprattutto, non garantirà la governabilità nel nostro paese.
Mi domando, signor Presidente, se sia ragionevole che un sistema che si dichiara essere teso a garantire la libertà di voto ai cittadini possa conculcarli fino al punto da rendere del tutto inutile la stessa espressione del voto. La ringrazio, signor Presidente, poiché il suo sguardo mi fa capire che il tempo a mia disposizione è esaurito, e pertanto concludo il mio intervento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Purtroppo, signor Presidente, l'intervento svolto dall'amico Ruta non ha lenito la mia amarezza! Tale amarezza deriva dal fatto che noi - ci metto anche un tocco di autocritica - stiamo esaminando una proposta di legge che cambia la storia di questo paese, a mio avviso oggettivamente in peggio. Tuttavia, stiamo discutendo il provvedimento in uno strano modo: da parte nostra, vi è un po' di incomprensibile depressione, ma, dall'altra, vi è un'ancora più incomprensibile euforia da parte dei colleghi del centrodestra.
Sembra che evitare i franchi tiratori sia stato l'unico obiettivo della giornata, ma credo che siamo in questa sede per un altro motivo, vale a dire per cercare di dare al paese leggi almeno «potabili». Non riesco francamente a capire come il Parlamento possa continuare, in questo modo, ad esaminare un provvedimento di tale portata quando, fuori di qui, il paese si interroga sulle soluzioni da dare ai numerosi problemi che lo assillano.
Vorrei francamente dire che mi sembra che dovremmo trovare tutti un registro...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Santagata!
GIULIO SANTAGATA. ... leggermente più (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacomelli. Ne ha facoltà.
ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, vorrei dissentire dai numerosi colleghi dell'Unione che hanno insistito nel richiamare il Presidente Berlusconi alle questioni di sensibilità istituzionale e di rispetto delle regole e della verità. Vorrei dissentire perché, ormai, sono proprio queste le questioni verso le quali il Presidente del Consiglio ha già dimostrato di avere scarsa attitudine e scarsa familiarità.
Egli, infatti, in questa come in altre occasioni, ha mostrato di essere molto più portato a supportare una leadership ormai usurata - la sua - con i ricatti politici, le minacce agli alleati e le intimidazioni di fini intellettuali, come il ministro Calderoli.
Il Presidente Berlusconi, insomma, somiglia - ed è una nemesi storica curiosa - a quelle...
PRESIDENTE. Onorevole Giacomelli, si avvii a concludere!
ANTONELLO GIACOMELLI. ... dittature dell'Europa (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giacomelli! Calma, onorevoli colleghi!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Il vero problema, onorevoli colleghi, è che nel nostro paese vi sono otto sistemi elettorali diversi per otto istituzioni differenti! Con questa vostra proposta di legge, anziché semplificare, complicate ulteriormente i problemi in materia elettorale, attraverso numerose incongruenze, come ha spiegato molto bene, in precedenza, l'onorevole Mattarella.
Per quanto concerne il Senato, infatti, è previsto un premio di maggioranza che sacrifica l'uguaglianza del voto; inoltre, potremmo giungere anche al paradosso di avere maggioranze diverse alla Camera ed al Senato. Come è garantita la vostra tanto decantata governabilità con il provvedimento in esame?
Infine, onorevoli colleghi - lo dico all'onorevole Tabacci, che in questo momento è impegnato al telefono -, se è vero che vi siete ispirati al modello tedesco, dov'è tale modello? Con sei soglie di sbarramento, dov'è, onorevole Tabacci, il modello tedesco? È una proporzionale «all'italiana», incapace di selezionare una vera classe dirigente....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lusetti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Camo. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CAMO. Signor Presidente, quando affermiamo che questa legge è contro la gente, lo diciamo in riferimento al referendum popolare svoltosi il 18 aprile 1993, con il quale gli italiani si sono pronunciati a favore del sistema maggioritario. Mentre dalla società proviene una richiesta di rafforzamento del sistema maggioritario, voi rispondete con questa legge, che ci porta indietro di molti anni ed inserisce meccanismi di confusione che aumenteranno l'incertezza che caratterizza in questa fase il nostro paese e, nel contempo, accentuano l'allontanamento dei cittadini dalla politica, dal momento che si restringono gli spazi di democrazia, arrivando addirittura non più all'elezione diretta dei parlamentari, ma alla «nomina» degli stessi da parte dei partiti e, circostanza ancor più grave, da partiti personali, che non offrono alcuna garanzia sul terreno...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Camo.
Onorevoli colleghi, vi avverto che sta per esaurirsi il tempo riservato agli interventi a titolo personale. Dopo di che consentirò ancora gli interventi a titolo personale, addebitandone il tempo ai gruppi di appartenenza degli oratori.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, continuo a chiedermi come questa maggioranza possa mai pensare di convincere i cittadini che questa riforma - oserei dire capricciosa - serva alla stabilità ed alla governabilità del paese e non, invece, ad uno scambio, ad una «partita di giro»: io do a te una legge pseudoproporzionalista, io do a te la devolution e voi date a me il nulla osta sui problemi della giustizia.
Il paese è stanco, stremato, sfiduciato; avrebbe bisogno di lavoro, occupazione, sviluppo del Mezzogiorno, di politiche per i giovani e per gli anziani. Voi, invece, fate «teatrino», quel «teatrino» tanto contestato dal Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, vorrei segnalare quello che mi sembra un paradosso, logico prima ancora che politico, in questa discussione: voi sostenete che la nuova legge elettorale garantirà più governabilità, ma lo dite dopo cinque anni in cui avete governato ininterrottamente, con lo stesso Presidente del Consiglio, anche se formando due Governi e con molti rimpasti. Allora, la migliore governabilità non è per i numeri, ma per gli uomini, e come può esservi una nuova e migliore governabilità se voi stessi dite che la nuova legge vuole garantire la rielezione a tutti coloro che sono già in Parlamento? Sono gli stessi che hanno garantito meno governabilità in cinque anni! Mi sembra una contraddizione evidente, signor Presidente.
PRESIDENTE. Avverto che, essendo esauriti i tempi a disposizione per gli interventi a titolo personale, attribuirò a coloro che lo chiederanno un ulteriore tempo per gli interventi a titolo personale, detraendolo dal gruppo di appartenenza del richiedente.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, noi stamattina abbiamo posto una questione correlata al modo in cui questo provvedimento giunge all'esame dell'Assemblea. Lei ci ha fornito una risposta di attenzione, ma successivamente - a nostro parere - le cose sono rimaste come erano, nel senso che non vi è stato alcun tipo di valutazione ulteriore sui tempi necessari ad esaminare compiutamente il provvedimento. Lei ha fatto riferimento al fatto che il testo è redatto in modo tale da non articolarsi in modo organico su articoli, commi, e così via. Da ciò discende anche il contingentamento dei tempi.
Lei, signor Presidente, può fare ciò che crede, ma questo è un punto sul quale da noi non potrà ricevere un consenso, perché noi, se il testo del provvedimento lo avessimo avuto - così come sarebbe stato necessario - in modo organico, avremmo beneficiato di un contingentamento più ampio e, quindi, della possibilità per tutti di emendare di più e di avere anche maggiore tempo a disposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, la mia posizione è molto chiara. Non ho mai negato la possibilità di intervenire. Evidentemente, qui si tratta di qualcosa di diverso: infatti, non credo che questi interventi a titolo personale (40 per ogni emendamento che dobbiamo votare) rispondano alla logica di un approfondimento. Basta ascoltarli: il più delle volte, sono le legittime (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)... Non ho bisogno di applausi, anzi mi danneggiano. Vorrei dire che tali interventi sono legittime contestazioni generali sulla legge elettorale, che (per carità!) rispetto, sia come Presidente della Camera sia come vecchio parlamentare.
Sono assolutamente disponibile a concedere tempi aggiuntivi (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia), nella misura in cui si parla del contenuto. In questo caso, per rispetto nei vostri confronti, ho fatto presente che, essendo esauriti i tempi per gli interventi a titolo personale, ho due strade da seguire: posso abbreviare i tempi degli interventi a titolo personale o posso dare la parola e addebitare il tempo ai gruppi. Quando i gruppi avranno esaurito i tempi, evidentemente, sarò chiamato ad assumere un'altra decisione, ossia quella di concedere eventualmente tempi supplementari. Sono due questioni diverse. Volevo solo segnalarvi questo, dicendo che avrei addebitato i tempi ai gruppi.
Il problema che lei pone, onorevole Innocenti, è legittimo, ma è un'altra questione. Non è che 50 interventi a titolo personale su ogni emendamento fanno parte del ragionamento che lei legittimamente pone: è un'altra cosa!
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, lo stesso contingentamento degli interventi a titolo personale è legato al criterio con cui è redatto il testo.
ELIO VITO. Così ci mettiamo un mese!
RENZO INNOCENTI. È ovvio, quindi, che quelle che le ho posto non sono due questioni distinte, ma discendono da un'unica causa, ossia da un testo che è stato predisposto, nella redazione e anche nel merito, in modo da determinare questa mancata utilizzazione dei diritti da parte dell'opposizione. Signor Presidente, questo è il punto!
Mi permetta, però, anche di svolgere un'osservazione. Vorrei capire quali sono gli interventi fuori tema. Tutti gli interventi danno il loro contributo di critica anche aspra, come è giusto che sia...
PRESIDENTE. L'ho detto: legittima critica.
RENZO INNOCENTI. Allora, volete sindacare anche il contenuto? Volete mettere il bavaglio anche su questo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)?
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, evidentemente lei non ha capito o io mi sono spiegato male. Se mi sono spiegato male, le chiedo scusa; però, è inutile approfondire il discorso (Commenti del deputato Innocenti). Figuriamoci se mi permetto di sindacare gli interventi! Ho detto che sono legittime critiche alla riforma elettorale. Non sono mica un bambino dell'asilo!
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, siccome non ho capito neanche io, forse è utile per tutti provare a comprendere se...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
ROBERTO GIACHETTI. Sono giustamente un po' stanchi, ma non è colpa loro.
Signor Presidente, in base all'articolo 39 del regolamento, mi permetterei di sottoporle la seguente riflessione. Lei, inevitabilmente, fa una connessione tra quello che diciamo a titolo personale e il fatto che gli interventi non sono attinenti alla materia: ciò la porta sostanzialmente a non darci dei tempi aggiuntivi.
Signor Presidente, mi permetto di dirle sommessamente, come ho fatto in altre occasioni, che lei, a mio avviso, in questo caso, non ha la facoltà di agire in questo modo. Infatti, lei ha la facoltà di vincolare il deputato a ciò che dice, in base all'articolo 39 del regolamento: quando questi interviene lei lo deve richiamare all'argomento e, qualora esso non si attenga all'argomento, gli toglie la parola.
Tuttavia, lei non può preventivamente sindacare ciò che dico. In questo caso - e concludo - le sarà difficile dimostrare (vi sono miliardi di precedenti al riguardo) che le cose che stiamo dicendo non hanno attinenza non con una virgola di un emendamento, ma con una materia come questa. Peraltro, signor Presidente, ciò alla luce delle forzature obiettive realizzate per contrastare non un ostruzionismo (perché in termini di contingentamento è difficile fare ostruzionismo), ma un'azione dovuta alla compressione che state imponendo a noi e al paese con questa legge elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Colleghi per il seguito dell'esame della proposta di legge elettorale è stato previsto un contingentamento pari a 16 ore. Segnalo che si tratta del contingentamento più ampio che sia stato predisposto nel corso della XIV legislatura per il seguito dell'esame di un progetto di legge ordinario.
Peraltro, al suo interno è stato concesso un tempo particolarmente elevato ai gruppi, pari a 10 ore e 35 minuti, di cui 5 ore e 6 minuti ai gruppi e alle componenti di opposizione e 5 ore e 29 minuti ai gruppi e alle componenti di maggioranza.
Anche nella XIII legislatura, dove pure per il seguito dell'esame di due provvedimenti sono stati previsti contingentamenti complessivamente superiori alle 16 ore, i tempi attribuiti ai gruppi sono sempre stati inferiori.
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, non voglio danneggiarla ricordando - lei mi ha preceduto - che questo contingentamento dei tempi è quello più ampio mai dato nella storia della Repubblica (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione). Dico che lei ha fatto bene, perché si tratta di una legge importante. Inoltre, lei questa mattina ha annunciato, senza che noi protestassimo, perché lo comprendiamo, di aver triplicato il numero degli emendamenti da segnalare da parte dell'opposizione.
Vorrei solo ricordare ai colleghi Innocenti e Giachetti che nella scorsa legislatura - chiamo in causa il Presidente Violante: non me ne vorrà, perché egli, in qualche modo, è stato l'artefice di questa importante riforma del regolamento - abbiamo votato un nuovo regolamento della Camera, improntato ad un criterio, ossia quello della programmazione dei lavori parlamentari.
Noi lo votammo - ed eravamo all'opposizione -, perché ritenemmo che una democrazia parlamentare moderna, che vuole rispondere correttamente alle esigenze del paese, al di là del fatto che le risposte che vengono date ci dividono nel merito, deve attenersi al criterio della programmazione dei lavori parlamentari (Commenti del deputato Maura Cossutta), che è garanzia di maggioranza ed opposizione, perché i deputati sanno che quella determinata settimana, quel giorno, sono in discussione, secondo il calendario, quei provvedimenti, con quote garantite per il Governo, per la maggioranza e per l'opposizione. Questo regolamento è stato votato da tutti. Discende dal criterio della programmazione dei lavori parlamentari, che - lo ripeto - è un criterio proposto dal centrosinistra, da noi accettato e da tutti condiviso, il criterio del contingentamento dei tempi, perché, altrimenti, la programmazione dei lavori parlamentari non potrebbe trovare alcuna concreta attuazione.
In questo caso, stiamo parlando di un provvedimento che ha già avuto un esame non contingentato nello scorso mese di settembre, per quanto limitato. Però vi erano 300 iscritti a parlare sul complesso degli emendamenti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) e - come avvenne per il provvedimento sulla par condicio, che, nella stessa settimana, 15 giorni dopo vide l'esame contingentato - siamo passati all'esame contingentato.
Qui, signor Presidente, vedo una contraddizione anche nella critica. Se avete la preoccupazione di non approvare una legge elettorale a fine legislatura, voi dovreste accelerare la conclusione e il voto della legge elettorale e non portarla a gennaio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
ROBERTO GUERZONI. Ma siate seri!
ELIO VITO. Tant'è, Presidente. Oggi abbiamo votato 5 o 6 emendamenti. Con il criterio del collega Innocenti o del collega Giachetti, secondo cui non ci dovrebbe essere un limite del tempo contingentato e tutti i colleghi possono giustamente intervenire a titolo personale un minuto o 30 secondi, per votare i 150 emendamenti che il Presidente della Camera vi ha generosamente, ma opportunamente, concesso (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)... Sì, generosamente, perché, guardate, che la generosità va apprezzata, visto che noi non abbiamo avuto la fortuna di avere un Presidente così generoso nella scorsa legislatura e non ci siamo lamentati (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)!
Quindi, almeno, se c'è un Presidente generoso, apprezzatelo (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)! Mi pare singolare che lo criticate pure! PRESIDENTE. Scusate, non magnificate troppo le mie doti!
Onorevole Elio Vito, concluda.
ELIO VITO. Quindi, atteniamoci alle norme e alle regole che abbiamo stabilito. Il contingentamento dei tempi è in omaggio alla programmazione dei lavori parlamentari.
GABRIELE FRIGATO. Presidente, lo fermi!
ELIO VITO. Noi non possiamo fare in modo che non venga rispettata la programmazione che ci siamo dati, ossia concludere l'esame del provvedimento entro questa settimana. Se state utilizzando male il tempo a vostra disposizione, evidentemente dovete anche farvi carico delle conseguenze. Anche qui richiamo un famoso intervento del Presidente Violante, rivolto proprio al sottoscritto, quando terminammo il tempo sul provvedimento relativo alla par condicio e, allora, nell'arco di una giornata, furono votati a raffica i nostri 400 emendamenti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro). Il Presidente Violante lo ricorderà.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le chiederei una consulenza...
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Chiederò dopo la consulenza all'onorevole Boccia!
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, non intervengo sul passato, ovviamente, ma sul presente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, per cortesia...
LUCIANO VIOLANTE. Colleghi, vi dovete rendere conto di una cosa. Nella storia della Repubblica questa è la terza volta in cui si affronta una legge elettorale nazionale. È chiaro questo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)?
Ed è la prima volta che avviene in questo modo, senza nessuno della maggioranza che dica una parola - ripeto, una parola - a difesa di questo testo, perché questo testo è indifendibile (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Vergognatevi! Non dite una parola e vi stanno militarizzando! Non vi fanno votare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)! Il Presidente del Consiglio non è mai venuto in aula, mai venuto in aula per tutta la legislatura, e viene soltanto adesso, quando si tratta di salvare l'onorevole Previti, di tutelare il falso in bilancio, o di privarvi del diritto di votare liberamente in quest'aula. Questa è la vergogna cui stiamo assistendo in questi giorni! Per questo ci stiamo battendo e continueremo a batterci. Questo è tutto, Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell"Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, ci sarebbero ancora diciotto interventi ed avevo preannunciato che la seduta sarebbe terminata alle 20,30: allora, o rinviamo a domattina i diciotto interventi a titolo personale, spezzando l'unitarietà di questa fase procedurale, oppure si potrebbero svolgere adesso per poi passare alla votazione e, quindi, aggiornare la seduta a domani mattina. Ripeto: si tratta di diciotto interventi a titolo personale. Per me è indifferente...
IGNAZIO LA RUSSA. Facciamoli ora!
PRESIDENTE. Prendo atto che i deputati che avevano chiesto di parlare per dichiarazione di voto rinunciano ad intervenire.
Passiamo dunque ai voti. Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 578
Votanti 573
Astenuti 5
Maggioranza 287
Hanno votato sì 252
Hanno votato no 321).
Prendo atto che l'onorevole Lamorte non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Avverto che domani l'esame del provvedimento proseguirà dalle 9,30 alle 13 e dalle 16 alle 21. Alle 15 avrà luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
La seduta termina alle 20,45.
(A.C. 2620 - Sezione 1)
QUESTIONE PREGIUDIZIALE PER MOTIVI DI COSTITUZIONALITÀ
La Camera,
premesso che:
la previsione di un premio di maggioranza sul piano nazionale attribuito da un Ufficio centrale nazionale che comporti la conseguente rideterminazione delle cifre elettorali regionali, modificando nelle Regioni l'attribuzione dei seggi determinata dagli elettori della Regione, collide irrimediabilmente con l'articolo 57 della Costituzione che stabilisce che il Senato è eletto «a base regionale». Né vale richiamare il precedente del 1953, quando, al contrario, la legge elettorale si limitò a introdurre il premio di maggioranza con riferimento alla sola Camera dei deputati;
a Costituzione vigente la nomina del Presidente del Consiglio è effettuata dal Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 92 della Costituzione, sia all'inizio, sia durante la legislatura e l'indicazione in sede elettorale di candidati alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri assume solo un valore politico, che non vincola giuridicamente né il Capo dello Stato né lo stesso partito o coalizione che la propone. Neppure si riconnettono conseguenze giuridiche alla variazione del Presidente del Consiglio e della stessa maggioranza anche in corso di legislatura. Fare, quindi, discendere da una mera indicazione politica la conseguenza giuridica di un premio in seggi produce una lesione all'articolo 1 della Costituzione, in quanto la sovranità popolare viene fuorviata con la promessa di un Presidente del Consiglio di legislatura da cui discende un premio, che dispiega però i suoi effetti indipendentemente da qualsiasi rapporto col conseguimento di tale risultato;
né valgono come precedenti la legge elettorale del 1953 per la Camera perché essa non vincolava l'assegnazione del premio all'indicazione preventiva di un candidato Presidente del Consiglio e la legge elettorale regionale del 1995, prima della entrata legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, in quanto neppure essa vincolava il premio all'indicazione giuridica di
I deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità Socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto hanno ritirato la loro sottoscrizione dalla proposta di legge.
Il deputato Soda ha ritirato la sua sottoscrizione dalla proposta di legge.
un Presidente della Regione, ma solo ad un«listino» regionale di coalizione senza ulteriori indicazioni sulla scheda e nel procedimento elettorale;
un'ulteriore limpida riprova della incoerenza con la Costituzione vigente risiede nel fatto che la proposta in esame risulta invece pienamente coerente con la riforma costituzionale in corso di approvazione, in particolare per la previsione di candidature alla Presidenza del Consiglio in sede elettorale, cui la legge elettorale della Camera collegherebbe la formazione di una maggioranza, indissolubilmente connessa al vincolo per il Presidente della Repubblica di nominare il Primo Ministro «sulla base dei risultati delle elezioni» e alla dissoluzione della legislatura in caso di caduta della maggioranza uscita dalle urne. Si pretende, pertanto, con la legge di riforma elettorale di precedere l'entrata in vigore di una riforma costituzionale non ancora votata in seconda lettura e non ancora soggetta al referendum oppositivo previsto dall'articolo 138 della Costituzione, eludendo così la Costituzione vigente;
il principio della sovranità popolare è altresì eluso dalla previsione di due premi di maggioranza del tutto distinti tra di loro, per due Camere entrambe titolari del rapporto fiduciario, col possibile effetto della creazione di due maggioranze opposte, che abbiano conseguito ciascuna un premio in nome di un candidato premier alternativo, con conseguente paralisi di sistema;
inoltre, l'accorpamento in un unico articolo di un complesso di modifiche a numerose disposizioni contenute in altrettanti articoli del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, elude, con tutta evidenza, «la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, ... l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata »articolo per articolo e con votazione finale«», come ricordato dal Capo dello Stato in occasione del messaggio di rinvio del disegno di legge delega in materia di ordinamento giudiziario;
rappresenta una conferma della forzatura compiuta rispetto all'articolo 72 della Costituzione l'ammissibilità in Commissione di un maxiemendamento che dilata enormemente i contenuti della proposta oggetto dell'istruttoria parlamentare, così vanificando il precedente esame in sede referente espressamente prescritto nello stesso articolo della Costituzione;
delibera
di non procedere nell'esame del provvedimento.
n. 1. Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Cusumano, Intini, Sgobio, Zanella, Mazzuca Poggiolini, Innocenti, Boccia.
QUESTIONE PREGIUDIZIALE PER MOTIVI DI MERITO
La Camera,
premesso che:
a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura, la maggioranza parlamentare sta unilateralmente procedendo ad una modifica della legge elettorale per le elezioni di Camera e Senato, senza neppure tentare il raggiungimento di convergenze più vaste;
tale comportamento viola un principio di costituzione reale in forza del quale le regole di vita democratica di un paese andrebbero scritte con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, non potendo e non dovendo obbedire a interessi elettorali di parte;
delibera
di non procedere all'esame del provvedimento.
n. 1. Franceschini, Leoni, Bressa, Mascia, Boato, Sgobio, Zaccaria, Zanella, Cusumano, Intini, Buemi, Mazzuca Poggiolini, Boccia, Innocenti.
La Camera,
premesso che:
il testo in esame prevede l'indicazione, da parte dei partiti o dei gruppi politici, della persona designata per la carica di Presidente del Consiglio, facendone discendere, anche attraverso il collegamento con l'attribuzione di un premio di maggioranza, una sorta di vincolo del tutto incoerente con il disposto dell'articolo 92, secondo comma, della Costituzione;
tale previsione sembrerebbe, al contrario, coerente con la disposizione recata dall'articolo 30 dell'AC 4862-B, in materia di modifiche alla parte seconda della Costituzione, che novella l'attuale articolo 92 della Costituzione;
per quanto l'AC 4862-B sia segnato da incongruenze e gravi contrasti con i principi fondamentali della prima parte della Costituzione
delibera
di sospendere l'esame del provvedimento fino all'entrata in vigore della riforma costituzionale richiamata in premessa.
n. 1. Leoni, Bressa, Mascia, Boato, Sgobio, Zaccaria, Zanella, Cusumano, Buemi, Mazzuca Poggiolini, Boccia, Innocenti.
(A.C. 2620 - Sezione 3)
ARTICOLO 1 DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
«Art. 1 - 1. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, con voto diretto ed uguale, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti.
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella A allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, la ripartizione dei seggi è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a norma degli articoli 77, 83 e 84, e si effettua in sede di Ufficio centrale nazionale».
2. L'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 4. - 1. Il voto è un dovere civico e un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere garantito e promosso dalla Repubblica.
2. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un'unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista».
3. All'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «In caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati» sono sostituite dalle seguenti: «In caso di scioglimento della Camera dei deputati, che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni,».
4. Dopo l'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è inserito il seguente:
«Art. 14-bis. - 1. I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.
2. La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.
3. Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati depositano il programma elettorale e dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati depositano lo stesso programma e dichiarano lo stesso nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.
4. Entro il trentesimo giorno antecedente quello della votazione, gli uffici centrali circoscrizionali comunicano l'elenco delle liste ammesse, con un esemplare del relativo contrassegno, all'Ufficio centrale nazionale che, accertata la regolarità delle dichiarazioni, provvede, entro il ventesimo giorno precedente quello della votazione, alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'elenco dei collegamenti ammessi».
5. All'articolo 15, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «del 44o e non oltre le ore 16 del 42o» sono sostituite dalle seguenti: «del 54o e non oltre le ore 16 del 52o».
6. L'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 18-bis. - 1. La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. La candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all'estero l'autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.
2. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati non inferiore a un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione».
6-bis. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è soppresso il secondo periodo.
7. All'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, i commi primo e secondo sono sostituiti dai seguenti:
«Le liste dei candidati, insieme con gli atti di accettazione delle candidature e i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati, devono essere presentate, per ciascuna circoscrizione, alla cancelleria della Corte di appello o del Tribunale indicati nella tabella A, allegata al presente testo unico, dalle ore 8 del 45o giorno alle ore 20 del 44o giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte di appello o del Tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20.
Entro dieci giorni dalla presentazione delle liste dei candidati deve essere presentata la dichiarazione di presentazione della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori esclusivamente nel corso dei predetti dieci giorni».
8. L'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 31. - 1. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nella tabella B allegata al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nella circoscrizione, secondo le disposizioni di cui all'articolo 24.
2. Sulle schede per l'attribuzione dei seggi i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea verticale, uno sotto l'altro, su un'unica colonna. L'ordine delle coalizioni e delle singole liste non collegate, nonché l'ordine dei contrassegni delle liste di ciascuna coalizione sono stabiliti con sorteggio secondo le disposizioni di cui all'articolo 24. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
9. L'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 77. - 1. L'Ufficio centrale circoscrizionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 76, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista. Tale cifra è data
dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3), il totale dei voti validi della circoscrizione ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista».
10. L'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 83. - 1. L'Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno;
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonché la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;
3) individua quindi:
a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il dieci per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi;
4) tra le coalizioni di liste e le liste di cui al numero 3), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
5) verifica poi se la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi abbia conseguito almeno 340 seggi;
6) individua quindi, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo, procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista di cui al numero 6). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Le stesse operazioni di calcolo sono effettuate con riferimento alle liste individuate ai sensi del numero 3), lettera b), nel senso che le rispettive cifre elettorali nazionali vengono divise per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di lista;
8) salvo quanto disposto dal comma 2, procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle varie coalizioni di liste o singole liste di cui al numero 3). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il quoziente elettorale della coalizione, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima. Analogamente, per ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), divide la cifra circoscrizionale per il relativo quoziente elettorale di lista, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alla lista medesima. Quindi, moltiplica ciascuno degli indici suddetti per il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione e divide il prodotto per la somma di tutti gli indici. La parte intera dei quozienti di attribuzione così ottenuti rappresenta il numero dei seggi da attribuire nella circoscrizione a ciascuna coalizione di liste o lista di cui al numero 3). I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali le parti decimali dei quozienti di attribuzione siano maggiori e, in caso di parità, alle coalizioni di liste o singole liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna coalizione di liste o singola lista corrisponda al numero dei seggi determinato ai sensi del numero 4). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla coalizione di liste o singola lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più coalizioni o singole liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre coalizioni di liste o liste singole, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla coalizione di liste o singola lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le coalizioni di liste o singole liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più coalizioni di liste o singole liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla coalizione di liste o alla singola lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata;
9) salvo quanto disposto dal comma 2, l'Ufficio procede quindi all'attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tal fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste di cui al numero 6) per il numero di seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi del numero 8). Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima, si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi del numero 7). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata.
2. Qualora la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi ai sensi del comma 1, non abbia già conseguito almeno 340 seggi, ad essa viene ulteriormente attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tal caso l'Ufficio assegna 340 seggi alla suddetta coalizione di liste o singola lista.
3. L'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti 278 seggi tra le altre coalizioni di liste e liste di cui al comma 1, numero 3). A tal fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per 278. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
4. L'Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tal fine calcola il quoziente elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista procedendo ai sensi del comma 1, numero 7), periodi secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo.
5. Ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del numero 6) del comma 1, l'Ufficio procede infine ai sensi del comma 1, numeri 8) e 9).
6. L'Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli Uffici centrali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista.
7. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, apposito verbale: un esemplare è rimesso alla Segreteria generale della Camera dei deputati la quale ne rilascia ricevuta, un altro esemplare è depositato presso la cancelleria della Corte di cassazione».
11. L'articolo 84 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 84.- 1. Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni di cui all'articolo 83, comma 6, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione.
2. Dell'avvenuta proclamazione il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai deputati proclamati e ne dà immediata notizia alla Segreteria generale della Camera dei deputati nonché alle singole prefetture - uffici territoriali del Governo, che la portano a conoscenza del pubblico».
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 1 DEL TESTO UNIFICATO
ART. 1.
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
Sopprimerlo.
1. 400. Amici, Bressa, Zaccaria, Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano, Frigato.
Sostituire gli articoli 1 e 2 con il seguente:
Art. 1. - 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 14, dopo il primo comma, è aggiunto il seguente:
«All'atto del deposito del contrassegno può essere effettuata la dichiarazione di collegamento tra due o più partiti o gruppi politici organizzati. La dichiarazione di collegamento è effettuata mediante deposito di un documento contenente un programma comune e l'indicazione di un candidato alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri. Il documento deve recare la sottoscrizione, autenticata da un notaio, del presidente o del segretario di ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati collegati nonché del candidato indicato alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri. La dichiarazione di collegamento non è considerata valida se ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati non ha presentato proprie liste in almeno un terzo delle circoscrizioni. Le liste presentate dai partiti o gruppi politici organizzati tra loro collegati formano un gruppo di liste collegate ai fini dell'articolo 83. Non è ammessa da parte del medesimo partito o gruppo politico organizzato più di una dichiarazione di collegamento ai sensi del presente comma.»;
b) all'articolo 18-bis, il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Le liste di candidati sono formate da un numero di candidati eguale a quello dei seggi da assegnare nella circoscrizione.»;
c) all'articolo 31, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Le schede riportano accanto ad ogni contrassegno di lista lo spazio per l'attribuzione dell'eventuale voto di preferenza. In caso di collegamento di due o più liste, i relativi contrassegni sono riportanti nell'ambito di un medesimo riquadro.».
d) l'articolo 58 è sostituito dal seguente:
«Art. 58. - 1. Riconosciuta l'identità personale dell'elettore, il presidente stacca il tagliando dal certificato elettorale comprovante l'esercizio del diritto di voto, da conservarsi in apposito plico, estrae dalla cassetta una scheda e la consegna all'elettore, opportunamente piegata, insieme con la matita copiativa.
2. L'elettore deve recarsi ad uno degli appositi tavoli e, senza che sia avvicinato da alcuno, votare tracciando sulla scheda, con la matita, un segno sul contrassegno corrispondente alla lista da lui prescelta. Con la stessa matita indica il voto di preferenza con le modalità e nei limiti stabiliti dall'articolo 59. L'elettore deve poi piegare la scheda secondo le linee in essa tracciate e chiuderla. Di queste operazioni il presidente gli dà preventive istruzioni, astenendosi da ogni esemplificazione.
3. Compiuta l'operazione di voto, l'elettore consegna al presidente la scheda chiusa e la matita. Il presidente constata la chiusura della scheda e, ove questa non sia chiusa, invita l'elettore a chiuderla, facendolo rientrare in cabina; ne verifica l'identità esaminando la firma e il bollo e pone la scheda stessa nell'urna.
4. Uno dei membri dell'ufficio accerta che l'elettore ha votato, apponendo la propria firma accanto al nome di lui nell'apposita colonna della lista sopra indicata.
5. Le schede mancanti di bollo o della firma dello scrutatore non sono poste nell'urna e gli elettori che le abbiano presentate non possono più votare. Esse sono vidimate immediatamente dal presidente e da almeno due scrutatori ed allegate al processo verbale, il quale fa anche menzione speciale degli elettori che, dopo ricevuta la scheda, non l'abbiano riconsegnata.».
e) l'articolo 59 è sostituito dal seguente:
«Art. 59. - 1. L'elettore può manifestare un voto di preferenza esclusivamente per uno dei candidati della lista da lui votata.».
f). L'articolo 68 è sostituito dal seguente:
«Art. 68. - 1. Appena compiute le operazioni di cui all'articolo 67, il presidente dà inizio alle operazioni di scrutinio.
2. Allo scopo, uno scrutatore, designato con sorteggio, estrae successivamente dall'urna ciascuna scheda e la consegna al presidente. Questi enuncia ad alta voce il contrassegno e, ove occorra, il numero progressivo della lista per la quale è dato il voto ed il cognome del candidato al quale è attribuita la preferenza, e passa la scheda ad un altro scrutatore, il quale, insieme con il segretario, prende nota del numero dei voti di ciascuna lista e dei voti di preferenza.
3. Il segretario proclama ad alta voce i voti di lista ed i voti di preferenza. Un terzo scrutatore pone la scheda, il cui voto è stato spogliato, nella cassetta o scatola dalla quale furono tolte le schede non usate. Quando una scheda non contiene alcuna espressione di voto, sul retro della scheda stessa viene subito impresso il timbro della sezione.
4. È vietato estrarre dall'urna una scheda se quella precedentemente estratta non sia stata posta nella cassetta o scatola, dopo spogliato il voto.
5. È vietato eseguire lo scrutinio dei voti di preferenza separatamente dallo scrutinio dei voti di lista.
6. Le schede possono essere toccate soltanto dai componenti del seggio. Terminato lo scrutinio delle schede, il totale dei voti di preferenza conseguiti da ciascun candidato viene riportato nel verbale e nelle tabelle di scrutinio sia in cifre che in lettere.
7. Il numero totale delle schede scrutinate deve corrispondere al numero degli elettori che hanno votato. Il presidente accerta personalmente la corrispondenza numerica delle cifre segnate nelle varie colonne del verbale col numero degli iscritti, dei votanti, dei voti validi assegnati, delle schede nulle, delle schede bianche, delle schede contenenti voti nulli e delle schede contenenti voti contestati, verificando la congruità dei dati e dandone pubblica lettura ed espressa attestazione nei verbali. La disposizione si applica sia con riferimento alle schede scrutinate per l'elezione del candidato nel collegio uninominale sia alle schede scrutinate per la scelta della lista ai fini dell'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale.
8. Tutte queste operazioni devono essere compiute nell'ordine indicato; del compimento e del risultato di ciascuna di esse deve farsi menzione nel verbale.»;
g) l'articolo 77 è sostituito dal seguente:
«Art. 77. - 1. Compiute le operazioni di cui all'articolo precedente, l'Ufficio centrale circoscrizionale, facendosi assistere, ove lo creda, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale di ogni lista. La cifra elettorale è data dalla somma dei voti di lista, compresi quelli di cui al numero 2) dell'articolo 76, ottenuti da ciascuna lista nelle singole sezioni della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista;
3) determina la cifra individuale di ogni candidato. La cifra individuale di ogni candidato è data dalla somma dei voti di preferenza validi e di quelli assegnati a ciascun candidato ai sensi del numero 2) dell'articolo 76;
4) determina la graduatoria dei candidati di ciascuna lista, a seconda delle rispettive cifre individuali. A parità di cifre individuali, prevale l'ordine di presentazione nella lista.
2. L'estratto verbale di cui al numero 2) del comma 1 viene trasmesso all'Ufficio centrale nazionale in plico sigillato, mediante corriere speciale.».
h) all'articolo 83 comma 1, i numeri 2) e 3) sono sostituiti dai seguenti:
«2) determina la cifra elettorale di ciascun gruppo di liste collegate. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali nazionali conseguite dalle liste facenti parte di ciascun gruppo;
2-bis) individua quindi le liste o i gruppi di liste collegati che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi;
3) tra le liste e i gruppi di liste collegate di cui al numero 2-bis), individua la lista o il gruppo di liste collegate che abbia conseguito la maggiore cifra elettorale;
3-bis) assegna alla lista o al gruppo di liste collegate individuato ai sensi del numero 3) 75 seggi;
3-ter) i restanti 543 seggi sono ripartiti tra tutte le liste e i gruppi di liste collegate di cui al numero 2-bis) sulla base della cifra elettorale nazionale di ciascuna lista o gruppo di liste collegate. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali delle liste o dei gruppi di liste collegate di cui al numero 2-bis), ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista e gruppo di liste collegate ammessi al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista e a ciascun gruppo di liste collegate. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste e ai gruppi di liste collegate per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle liste o a quei gruppi di liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
3-quater) nell'ambito di ciascun gruppo di liste collegate che abbiano ottenuto almeno un seggio, divide la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista facente parte del gruppo per 1, 2, 3 sino a concorrenza dei seggi spettanti al gruppo di liste; sceglie quindi fra i quozienti così ottenuti i più alti in numero eguale a quello dei seggi spettanti al gruppo di liste, disponendoli in una graduatoria decrescente. Assegna i seggi a ciascuna lista in corrispondenza ai quozienti compresi nella graduatoria; a parità di quoziente il seggio è attribuito alla lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale»;
i) all'articolo 84 il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Il Presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni di cui all'articolo 83, comma 2, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati della lista secondo la graduatoria determinata ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 4).»;
l) i commi 3 e 4 dell'articolo 1, il comma 2 dell'articolo 4, l'articolo 18, l'articolo 22, primo comma, numero 7), l'articolo 24, primo comma, numero 1), il secondo comma dell'articolo 72, i commi 1, 1-bis, 2 e 3 dell'articolo 86 sono abrogati.
2. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, sono soppresse, ovunque ricorrano, le parole: «candidato nel collegio uninominale», «candidati nei collegi uninominali», «candidatura nel collegio uninominale», «candidature nei collegi uninominali».
1. 32. Pisicchio.
Sostituirlo con il seguente:
Art. 1. - All'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica, comma l, il numero 2) è sostituito dal seguente:
«2) individua quindi le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 20 per cento dei voti validi espressi.»
1. 3. Mastella, Cusumano, Pisicchio.
Sostituirlo con il seguente:
Art. 1. - All'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica, al comma 1, n. 2) è sostituito dal seguente:
«2) individua quindi le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi.»
1. 2. Pisicchio, Mastella, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 6-bis, 7, 8, 9 e 10.
1. 260. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 255. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 254. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 244. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7.
1. 229. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6.
1. 208. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4 e 5.
1. 182. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3 e 4.
1. 146. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2 e 3.
1. 101. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 2.
1. 45. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano, Bonito.
Sopprimere i commi 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8;9, 10 e 11.
1. 261. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 245. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 230. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4, 5, 6 e 7.
1. 209. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4, 5 e 6.
1. 183. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4 e 5.
1. 147. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3 e 4.
1. 102. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 3.
1. 46. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5, 6,7, 8, 9, 10 e 11.
1. 256. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 246. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 231. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 210. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5, 6 e 7.
1. 184. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5 e 6.
1. 148. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4 e 5.
1. 103. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 4.
1. 47. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 247. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 232. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 211. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5, 6, 7 e 8.
1. 185. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5, 6 e 7.
1. 149. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5 e 6.
1. 104. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 5.
1. 48. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano, Frigato.
Sopprimere i commi 1, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 233. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 212. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 6, 7, 8 e 9.
1. 186. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 6, 7 e 8.
1. 150. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 6 e 7.
1. 105. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 6.
1. 49. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa,Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 213. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 7, 8, 9 e 10.
1. 187. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 7, 8 e 9.
1. 151. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 7 e 8.
1. 106. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 7.
1. 50. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 8, 9, 10 e 11.
1. 188. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 8, 9 e 10.
1. 152. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 8 e 9.
1. 107. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 8.
1. 51. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano, Frigato, Bottino.
Sopprimere i commi 1, 9, 10 e 11.
1. 153. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 9 e 10.
1. 108. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 9.
1. 52. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 10 e 11.
1. 109. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 10.
1. 53. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 11.
1. 54. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1.
1. 4. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, sopprimere il comma 1.
1. 5. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, sopprimere il comma 2.
1. 6. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: nelle circoscrizioni fino alla fine del periodo, con le seguenti: in trentacinque circoscrizioni elettorali individuate con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, emanato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro quattro mesidalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
1. 488. Bressa, Boato, Leoni, Mascia, Cusumano, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Cabras.
Subemendamenti all'emendamento 1. 454.
All'emendamento 1. 454., parte consequenziale, lettera a), sopprimere il capoverso comma 2-bis.
Conseguentemente, alla lettera c):
sopprimere il numero 2-bis);
al numero 2-ter), sostituire le parole: in caso positivo verifica se alcuna delle liste di cui al numero 2-bis) con le seguenti: verifica se alcuna delle liste presentate nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche;
al numero 2-quater), sostituire le parole: di cui al numero 2-bis) con le seguenti: di cui al medesimo numero 2-ter).
0. 1. 454. 2. Boato, Bressa, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Montecchi, Galante, Zaccaria, Amici, Cabras.
All'emendamento 1. 454., parte consequenziale, dopo la lettera a), aggiungere la seguente:
a-bis) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, comma 3, primo periodo, dopo le parole: gruppi politici organizzati aggiungere le seguenti: , esclusi i partiti e i gruppi politici che intendono concorrere all'attribuzione dei seggi ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater),
0. 1. 454. 1. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: , alla circoscrizione Valle d'Aosta ed i seggi assegnati ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche.
Conseguentemente:
a) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
2-bis. I partiti o gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi assegnati ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche, non possono presentare la dichiarazione di collegamento.
2-ter. L'elezione nel collegio della Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, è regolata dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico. Le liste che intendono concorrere in tale collegio non possono presentare la dichiarazione di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis.
b) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, numero 2), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Qualora abbia proceduto ad assegnazioni di seggi ai sensi del numero 2-quater), comunica all'Ufficio centrale nazionale il numero di seggi complessivamente assegnato ed esclude le liste di cui al numero 2-quater), dalla comunicazione delle cifre elettorali circoscrizionali e dal computo del totale dei voti validi della circoscrizione.
c) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 2), aggiungere i seguenti:
2-bis) nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche, verifica che siano presenti liste che abbiano le caratteristiche di cui all'articolo 14-bis, comma 2-bis;
2-ter) in caso positivo verifica se alcuna delle liste di cui al numero 2-bis) abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione; qualora almeno una di tali liste abbia ottenuto tale cifra elettorale procede ad una prima ripartizione dei seggi in sede circoscrizionale. A tal fine, dopo avere trasmesso all'Ufficio centrale nazionale una prima comunicazione sui dati elettorali della circoscrizione ed avere ricevuto dall'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni riguardanti i dati di cui al comma 1, numero 3), dell'articolo 83, divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse per il numero dei seggi da assegnare nella circoscrizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. La parte intera del quoziente rappresenta il numero dei seggi da attribuire a ciascuna lista. I seggi che residuano sono rispettivamente attribuiti alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
2-quater) qualora dalla ripartizione di cui al numero 2-ter) siano attribuiti uno o più seggi ad alcuna delle liste di cui al numero 2-bis), la quale abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, assegna a tali liste i seggi ad esse attribuiti dalla ripartizione effettuata e procede alle relative proclamazioni;
d) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) nella determinazione del numero dei seggi da attribuire complessivamente nelle circoscrizioni del territorio nazionale e rispettivamente in ciascuna di queste, esclude il seggio assegnato nel collegio Valle d'Aosta ed i seggi eventualmente assegnati ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche. Fermo quanto disposto dal comma 2, il numero dei seggi assegnati al collegio Valle d'Aosta, nonché ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), è detratto dal numero dei seggi restanti ai sensi del comma 3.
e) aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. All'articolo 86, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il seggio attribuito ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito esclusivamente nella circoscrizione al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.».
1. 454. Zeller, Brugger, Widmann, Collè.
All'emendamento 1. 458., parte consequenziale, lettera b), capoverso comma 2-bis, sopprimere le parole: , non possono presentare la dichiarazione di collegamento;
0. 1. 458. 1. Boato, Bressa, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Galante, Cabras.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e i seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis.
Conseguentemente:
a) dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. L'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. L'elezione nel collegio Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, e l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol sono regolate dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico.»;
b) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. I partiti o i gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis non possono presentare la dichiarazione di collegamento; presentano una dichiarazione nella quale attestano di essere espressione di una minoranza linguistica tutelata dallo statuto speciale.»;
c) al comma 10, capoverso Art. 83:
al comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) in tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo i seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche di cui all'articolo 2;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: seggi, fatti salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e quanto disposto dall'articolo 2;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti: per il numero dei seggi da ripartire ai sensi del primo periodo;
d) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo l'articolo 93 è aggiunto il seguente:
«Art. 93-bis. - Nella circoscrizione Trentino Alto Adige/Südtirol alle liste, presentate da partiti o gruppi politici organizzati espressi dalle minoranze linguistiche, che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella stessa circoscrizione, è riservata una quota dei seggi spettanti alla circoscrizione, corrispondente alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze stesse, come determinata ai sensi del comma 4. I partiti o gruppi politici organizzati si intendono espressi dalle minoranze linguistiche quando, al momento della presentazione delle candidature, presentino una dichiarazione in tal senso e abbiano eletto, in ogni tempo, almeno un proprio rappresentante in un Consiglio provinciale o nel Consiglio regionale, componente di un gruppo consiliare costituito almeno per la metà da consiglieri appartenenti a minoranze linguistiche.
2. Al fine di dare espressione democratica alla pluralità delle componenti all'interno delle minoranze linguistiche, le liste di cui al comma 1 possono presentare un elenco di candidati, ai sensi dell'articolo 18-bis, da scegliere con voto di preferenza. A tal fine le schede elettorali, previste all'articolo 31, riportano accanto al relativo contrassegno di lista lo spazio per l'attribuzione dell'eventuale voto di preferenza. L'elettore può manifestare un voto di preferenza esclusivamente per uno dei candidati della lista da lui votata, scrivendo nello spazio previsto il nome e cognome o il solo cognome o, in caso di più cognomi o di donne coniugate, uno dei due cognomi, del candidato prescelto tra quelli compresi nell'elenco della lista medesima. In caso di identità di cognome tra candidati, deve scriversi sempre il nome e cognome e, ove occorra, data e luogo di nascita. Sono, comunque, efficaci le preferenze espresse nominativamente in uno spazio diverso da quello posto a fianco del contrassegno votato, che si riferiscano a candidati della lista votata. Le preferenze per candidati non comprese nella lista votata sono inefficaci. Se l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto una preferenza per candidati compresi tutti nella medesima lista si intende che abbia votato la lista alla quale appartengano i preferiti. Se l'elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una o più preferenze per candidati appartenenti a una soltanto di tale liste, il voto é attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati.
3. L'Ufficio centrale circoscrizionale, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, numero 3), individua il numero di seggi da attribuire alle liste di cui al comma 1, aumentato all'unità superiore in caso di parte frazionaria eccedente i cinquanta centesimi, ed assegna preliminarmente tali seggi alla rappresentanza delle minoranza linguistiche; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei seggi riservati, concorrendo a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partititi o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche;
2) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna delle liste di cui al numero 1), data dalla somma dei voti espressi per la lista nella circoscrizione;
3) ammette alla ripartizione dei seggi riservati le liste di, cui al numero 1) che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione;
4) assegna i seggi riservati alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione per il numero dei seggi di cui al comma 1 e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi riservati alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti dì cui all'articolo 83, comma 1, numero 7);
5) determina la graduatoria dei candidati per le liste che hanno presentato i candidati da scegliere con voto di preferenza, secondo il numero di preferenze ottenuto. A parità di preferenze prevale il più anziano di età e a parità di età l'ordine di presentazione. Determina gli eletti delle liste che non hanno presentato i candidati da scegliere con voto di preferenza, secondo l'ordine di presentazione. Procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
4. Ai fini della determinazione della consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze linguistiche di cui al presente articolo si fa riferimento, per la provincia di Bolzano, alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici tedesco e ladino nella provincia stessa, di cui all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 26 luglio 1976, n. 752, rapportata alla popolazione della stessa provincia di Bolzano, nonché, per la provincia di Trento, alla consistenza dei gruppi linguistici, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, come rilevati dall'ultimo censimento generale della popolazione italiana sull'intero territorio della provincia di Trento.
5. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della graduatoria o rispettivamente della lista.
6. Qualora nessuna delle liste o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche di cui al presente articolo abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, i seggi delle circoscrizioni sono interamente attribuiti ai sensi degli articoli articoli 77, 83, e 84. Le liste delle minoranze linguistiche concorrono a tale riparto con tutte le altre liste presentate, senza dover conseguire le percentuali minime previste all'articolo 83.»
13. La rubrica del TITOLO VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituita dalla seguente «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche del territorio della circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol».
1. 458. Zeller, Brugger, Widmann.
Subemendamento all'emendamento 1. 459.
All'emendamento 1. 459., parte consequenziale, lettera b), capoverso comma 2-bis, sopprimere le parole: , non possono presentare la dichiarazione di collegamento;
0. 1. 459. 1. Bressa, Boato, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Galante, Cabras.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e i seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis.
Conseguentemente:
a) dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. L'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. L'elezione nel collegio Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, e l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol sono regolate dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico.»;
b) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. I partiti o i gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis non possono presentare la dichiarazione di collegamento; presentano una dichiarazione nella quale attestano di essere espressione di una minoranza linguistica tutelata dallo statuto speciale.»;
c) al comma 10, capoverso Art. 83:
al comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) in tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo i seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche di cui all'articolo 2;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: seggi, fatti salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e quanto disposto dall'articolo 2;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti: per il numero dei seggi da ripartire ai sensi del primo periodo;
d) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo l'articolo 93 è aggiunto il seguente:
«Art. 93-bis. - 1- Nella circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol alle liste, presentate da partiti o gruppi politici organizzati espressi dalle minoranze linguistiche, che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella stessa circoscrizione, è riservata una quota dei seggi spettanti alla circoscrizione, corrispondente alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze stesse, come determinata ai sensi del comma 2. I partiti o gruppi politici organizzati si intendono espressi dalle minoranze linguistiche quando, al momento della presentazione delle candidature, presentino una dichiarazione in tal senso e abbiano eletto - in ogni tempo - almeno un proprio rappresentante in un Consiglio provinciale o nel Consiglio regionale, componente di un gruppo consiliare costituito almeno per la metà da consiglieri appartenenti a minoranze linguistiche. L'Ufficio centrale circoscrizionale, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, numero 3), individua il numero di seggi da attribuire alle liste di cui al primo periodo, aumentato all'unità superiore in caso di parte frazionaria eccedente i cinquanta centesimi, ed assegna preliminarmente tali seggi alla rappresentanza delle minoranza linguistiche; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei seggi riservati, concorrendo a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partititi o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche;
2) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna delle liste di cui al numero 1), data dalla somma dei voti espressi per la lista nella circoscrizione;
3) ammette alla ripartizione dei seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento dei totale dei voti validi espressi nella circoscrizione;
4) assegna i seggi riservati alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione per il numero dei seggi di cui al comma 1 e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi riservati alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 83, comma 1, numero 7);
5) procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
2. Ai fini della determinazione della consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze linguistiche di cui al presente articolo si fa riferimento, per la provincia di Bolzano, alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici tedesco e ladino nella provincia stessa, di cui all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 26 luglio 1976, n. 752, rapportata alla popolazione della stessa provincia dì Bolzano, nonché, per la provincia di Trento, alla consistenza dei gruppi linguistici, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, come rilevati dall'ultimo censimento generale della popolazione italiana sull'intero territorio della provincia di Trento.
3. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.
4. Qualora nessuna delle liste o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche di cui al presente articolo abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, i seggi delle circoscrizioni sono interamente attribuiti ai sensi degli articoli 77, 83, e 84. Le liste delle minoranze linguistiche concorrono a tale riparto con tutte le altre liste presentate, senza dover conseguire le percentuali minime previste all'articolo 83.»
13. La rubrica del TITOLO VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituita dalla seguente «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche del territorio della circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol».
1. 459. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e salvo quanto stabilito per la circoscrizione del Trentino Alto Adige/Südtirol.
Conseguentemente:
a) al medesimo capoverso:
1) comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Il territorio della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol costituisce una circoscrizione elettorale articolata in due collegi corrispondenti ai territori delle province di Trento e di Bolzano; i seggi assegnati a tale circoscrizione, ripartiti in parti uguali tra i due collegi, sono attribuiti secondo quanto disposto dal comma 2-bis e dall'articolo 77, comma 1-bis;
2) aggiungere, in fine, il seguente comma:
«2-bis. La ripartizione dei seggi assegnati ai collegi della circoscrizione elettorale Trentino-Alto Adige/Südtirol è effettuata in ragione proporzionale dagli uffici centrali circoscrizionali rispettivamente costituiti presso la Corte d'appello di Trento e presso la Corte d'appello di Bolzano, secondo quanto disposto dall'articolo 77, comma 1-bis.»;
b) al comma 9, capoverso Art. 77, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«1-bis. Gli Uffici centrali circoscrizionali presso le Corti d'appello di Trento e di Bolzano, dopo aver compiuto le operazioni di cui al comma 1, numero 1), provvedono al riparto dei seggi assegnati al rispettivo collegio elettorale in base alla cifra elettorale conseguita nel medesimo collegio da ciascuna lista, applicando il metodo del quoziente elettorale di collegio e dei più alti resti. Il predetto quoziente è ottenuto dividendo il totale delle cifre elettorali ottenute da tutte le liste nel collegio per il numero di seggi da ripartire nel medesimo. I voti utilizzati per l'attribuzione dei seggi del collegio sono scorporati dalla cifra elettorale ottenuta nel medesimo collegio dalla rispettiva lista e sono comunicati all'Ufficio centrale nazionale per essere utilizzati al solo fine di quanto previsto dall'articolo 83, comma 1, numero 3)»;
c) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, alinea, premettere le parole: Salvo quanto disposto dall'articolo 1 e dall'articolo 77, comma 1-bis,
1. 363. Detomas.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e quanto disposto dall'articolo 2.
Conseguentemente:
a) dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. L'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. L'elezione nel collegio Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, e l'assegnazione di tre seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca del territorio della Provincia autonoma di Bolzano, sono regolate dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico.»;
b) al comma 10, capoverso Art. 83:
al comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) in tutte le occorrenze del calcolo, determina il numero dei seggi da attribuire escludendo i seggi riservati alla rappresentanza dei territori di cui all'articolo 2;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: 274 seggi;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti: per 274;
c) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo l'articolo 93 è aggiunto il seguente:
«Art. 93-bis. - 1. L'Ufficio centrale circoscrizionale della circoscrizione nella quale è compreso il territorio della Provincia autonoma di Bolzano, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, numero 3), assegna preliminarmente i tre seggi spettanti alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere alla assegnazione dei tre seggi riservati; concorrono a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partiti o gruppi politici che abbiano eletto - in ogni tempo - almeno un proprio rappresentante nel Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano il quale, ai sensi dell'articolo 48-ter, commi secondo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, sia appartenuto o appartenga al gruppo dei consiglieri di lingua tedesca o al gruppo dei consiglieri di lingua ladina;
2) determina la cifra elettorale provinciale di ciascuna delle liste di cui al numero 1); tale cifra è data dalla somma dei voti espressi per la lista nelle sezioni del territorio della Provincia autonoma di Bolzano; determina successivamente il totale delle cifre elettorali provinciali;
3) ammette alla ripartizione dei tre seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto nelle sezioni del territorio della Provincia autonoma di Bolzano almeno il 25 per cento del totale delle cifre elettorali provinciali, determinato ai sensi del numero 2);
4) assegna i tre seggi alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide per tre la somma delle cifre elettorali provinciali delle liste ammesse alla ripartizione e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3);
5) procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
2. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista».
13. La rubrica del TITOLO VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per il Collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina del territorio della Provincia autonoma di Bolzano».
14. Il seggio spettante alla circoscrizione Valle d'Aosta è assegnato con metodo uninominale maggioritario secondo le disposizioni recate dal decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione per la elezione della Camera dei deputati la cui abrogazione è disposta dalla presente legge restano in vigore, in quanto applicabili, limitatamente alla assegnazione del seggio spettante alla regione Valle d'Aosta.
1. 455. Zeller, Brugger, Widmann.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 262. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 257. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 248. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 234. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6 e 7.
1. 214. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5 e 6.
1. 189. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4 e 5.
1. 154. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3 e 4.
1. 110. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 3.
1. 55. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 258. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 249. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 235. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 215. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6 e 7.
1. 190. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5 e 6.
1. 155. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4 e 5.
1. 111. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 4.
1. 56. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 250. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 236. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 216. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6 e 7.
1. 156. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5 e 6.
1. 112. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 5.
1. 57. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 237. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 217. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7, 8 e 9.
1. 191. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7 e 8.
1. 157. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6 e 7.
1. 113. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 6.
1. 58. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 218. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7, 8, 9 e 10.
1. 192. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7, 8 e 9.
1. 158. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7 e 8.
1. 114. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 7.
1. 59. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 8, 9, 10 e 11.
1. 193. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 8, 9 e 10.
1. 159. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 8 e 9.
1. 115. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 8.
1. 60. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 9, 10 e 11.
1. 160. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 9 e 10.
1. 116. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 9.
1. 61. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 10 e 11.
1. 117. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 10.
1. 62. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 11.
1. 63. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2.
1. 7. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso Art. 4, sopprimere il comma 1.
1. 8. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso Art. 4, sopprimere il comma 2.
1. 9. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso Art. 4, comma 2, dopo la parola: contrassegno aggiungere le seguenti: o i contrassegni.
Conseguentemente:
all'articolo 1:
a) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«1-bis. I partiti o i gruppi politici organizzati possono presentare, in una o più circoscrizioni, liste congiunte di candidati. Non è comunque ammessa la presentazione di più di tre contrassegni per la medesima lista congiunta»;
b) al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
«1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali, o che nelle ultime elezioni abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed ottenuto almeno due seggi al Parlamento europeo.
1-ter. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano presentato liste di candidati congiunte contraddistinte da più di un contrassegno qualora almeno uno dei partiti o gruppi politici predetti sia in possesso dei requisiti di cui al comma 1-bis.»;
c) dopo il comma 7, aggiungere i seguenti:
7-bis. All'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:
al quinto comma, primo periodo, dopo la parola: «contrassegno» sono aggiunte le seguenti: «o i contrassegni»;
al settimo comma, la parola: «depositato» è sostituita dalle seguenti: «o con quali contrassegni depositati»;
7-ter. All'articolo 21, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo le parole: «del contrassegno» sono aggiunte le seguenti: «o dei contrassegni»;
d) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: In caso di presentazione di liste congiunte i contrassegni che distinguano le stesse devono avere tutti le dimensioni sopra indicate e devono essere affiancati nel riquadro delle liste;
e) dopo il comma 8, aggiungere i seguenti:
8-bis. All'articolo 58, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, secondo comma, i primi due periodi sono sostituiti dal seguente: «L'elettore si reca ad uno degli appositi tavoli e, senza che sia avvicinato da alcuno, vota tracciando con la matita sulla scheda per la scelta della lista, un segno sul contrassegno o su uno dei contrassegni che contraddistinguono la lista prescelta.».
8-ter. All'articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, comma 3-bis, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le parole: «nonché, in caso di liste congiunte, i voti conseguiti, con riguardo al rispettivo contrassegno, da ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati, che abbiano presentato la lista».
8-quater. All'articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, numero 2), dopo le parole: «dei voti di lista» aggiungere le seguenti: «nonché, in caso di liste congiunte, i voti conseguiti, con riguardo al rispettivo contrassegno, da ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati, che abbiano presentato la lista»;
b) al secondo comma, dopo le parole: «in ragione proporzionale» sono aggiunte le seguenti: «nonché, per le singole liste congiunte, per l'attribuzione dei voti conseguiti, con riguardo al rispettivo contrassegno, da ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati, che abbiano presentato la lista.»;
f) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 1), aggiungere il seguente:
«1-bis) determina quindi, in relazione alla cifra elettorale circoscrizionale attribuita ad ogni lista congiunta, i voti riportati, con riguardo al rispettivo contrassegno, da ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano presentato la lista»;
g) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, aggiungere, in fine, il seguente numero:
«5) Ove, tra le liste di cui al numero 2), siano presenti liste congiunte ripartisce la cifra elettorale nazionale di ciascuna di queste ultime tra i partiti o i gruppi politici organizzati che ne fanno parte in proporzione al numero di voti riportati da ciascuno di essi, dando comunicazione del risultato al Presidente della Camera dei deputati ai fini di cui all'articolo 9, comma 3, terzo periodo, della legge 10 dicembre 1993, n. 515».
h) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. La tabella B di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente:

13. All'articolo 9, comma 3, della legge 10 dicembre 1993, n. 515, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 1, il secondo periodo è soppresso;
2) al comma 3, primo periodo, le parole: «in ragione proporzionale» sono sppresse;
3) al comma 3, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «In caso di presentazione di liste congiunte, contraddistinte da più di un contrassegno, la suddetta condizione si considera verificata allorché il superamento della soglia percentuale sopra indicata venga conseguito dalla singola lista congiunta; in tale ipotesi la quota del fondo spettante alla lista è ripartita tra i partiti o i gruppi politici organizzati che ne fanno parte in proporzione al numero di voti riportati da ciascuno di essi».
all'articolo 2:
a) al comma 2, capoverso Art. 8:
1) al comma 1, sostituire le parole: con il quale con le seguenti: o i contrassegni con i quali.
2) aggiungere, in fine, il seguente comma:
«2. I partiti o gruppi politici organizzati possono presentare, in una o più circoscrizioni regionali, liste congiunte di candidati. Non è comunque ammessa la presentazione di più di tre contrassegni per la medesima lista congiunta»;
b) al comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali, o che nelle ultime elezioni abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed ottenuto almeno due seggi al Parlamento europeo.
2-ter. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano presentato liste di candidati congiunte contraddistinte da più di un contrassegno qualora almeno uno dei partiti o gruppi politici organizzati sia in possesso dei requisiti di cui al comma 2-bis»;
c) al comma 4, lettera b), aggiungere, in fine, il seguente periodo: In caso di presentazione di liste congiunte i contrassegni che distinguono le stesse devono avere tutti le dimensioni sopra indicate e devono essere affiancati nel riquadro delle liste;
d) al comma 5, sostituire il capoverso Art. 14 con il seguente:
«Art. 14. - 1. L'elettore si reca ad uno degli appositi tavoli e, senza che sia avvicinato da alcuno, vota tracciando con la matita, sulla scheda per la scelta della lista, un segno sul contrassegno o su uno dei contrassegni che contraddistinguono la lista prescelta.»;
e) al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, dopo il numero 1), aggiungere il seguente:
«1-bis) determina quindi, in relazione alla cifra elettorale circoscrizionale attribuita ad ogni lista congiunta, i voti riportati, con riguardo al rispettivo contrassegno, da ciascuno dei partiti o gruppi politici organizzati, che abbiano presentato la lista»;
f) al comma 7, capoverso Art. 17, dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
«4. Ove, tra le liste di cui al comma 2, siano presenti liste congiunte, ripartisce la cifra elettorale nazionale di ciascuna di queste ultime tra i partiti o i gruppi politici organizzati che ne fanno parte, in
g) dopo il comma 7, aggiungere i seguenti:
8. All'articolo 9 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Il Fondo per il rimborso delle spese elettorali per il rinnovo del Senato della Repubblica è ripartito su base regionale. A tal fine il fondo è suddiviso tra le regioni in proporzione alla rispettiva popolazione. La quota spettante a ciascuna regione è ripartita in proporzione ai voti conseguiti per l'attribuzione della quota dei seggi da assegnare in ragione proporzionale, tra i partiti o i gruppi politici organizzati che abbiano ottenuto almeno un candidato eletto nella regione o che abbiano superato la soglia dell'1 per cento dei voti validamente espressi in ambito regionale. In caso di presentazione di liste congiunte, contraddistinte da più di un contrassegno, la suddetta condizione si considera verificata allorché il superamento della soglia percentuale sopra indicata venga conseguito dalla singola lista congiunta; in tale ipotesi la quota del fondo spettante alla lista è ripartita tra i partiti o i gruppi politici organizzati che ne fanno parte in proporzione al numero di voti riportati da ciascuno di essi»;
9. La Tabella B di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, recante il testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica è sostituita dalla seguente:

Al comma 2, capoverso Art. 4, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Oltre al voto di lista, l'elettore può esprimere una preferenza per uno dei candidati compresi nella lista medesima.
Conseguentemente:
a) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere la preferenza per uno dei candidati della lista prescelta.
b) dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. L'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 58. - 1. Riconosciuta l'identità personale dell'elettore, il presidente estrae dalla cassetta o scatola, una scheda e la consegna all'elettore, opportunamente piegata, insieme alla matita copiativa.
2. L'elettore deve recarsi ad uno degli appositi tavoli e, senza che sia avvicinato da alcuno, votare tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno. Il voto di preferenza si esprime scrivendo con la matita copiativa, nell'apposita riga tracciata a fianco del contrassegno della lista votata, il nome e cognome, o solo il cognome, del candidato preferito, compreso nella lista medesima. In caso di identità di cognome tra candidati, deve scriversi sempre il nome e cognome e, ove occorra, data e luogo di nascita. Sono vietati altri segni o indicazioni. Qualora il candidato abbia due cognomi, l'elettore, nel dare la preferenza, può scriverne uno dei due. L'indicazione deve contenere, a tutti gli effetti, entrambi i cognomi quando vi sia possibilità di confusione fra più candidati. Sono, comunque, efficaci le preferenze espresse nominativamente in uno spazio diverso da quello posto a fianco del contrassegno votato, che si riferiscano a candidati della lista votata. Le preferenze per candidati compresi in liste di altri collegi sono inefficaci. Sono, altresì, inefficaci le preferenze per candidati compresi in una lista diversa da quella votata. Se l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto una preferenza per candidati compresi tutti nella medesima lista, si intende che abbia votato la lista alla quale appartengono i preferiti. Se l'elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una o più preferenze per candidati appartenenti ad una soltanto di tali liste, il voto è attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati. L'elettore deve poi piegare la scheda secondo le linee in essa tracciate e chiuderla inumidendone la parte gommata. Di queste operazioni il presidente dà preventive istruzioni, astenendosi da ogni esemplificazione e indicando, in ogni caso, le modalità e il numero dei voti di preferenza che l'elettore ha facoltà di esprimere.
3. Compiuta l'operazione di voto, l'elettore consegna al presidente la scheda chiusa e la matita. Il presidente constata la chiusura della scheda e, ove questa non sia chiusa, invita l'elettore a chiuderla, facendolo rientrare in cabina; ne verifica l'identità esaminando la firma e il bollo, e confrontando il numero scritto sull'appendice con quello scritto sulla lista; ne distacca l'appendice seguendo la linea tratteggiata e pone la scheda stessa nell'urna.
4. Uno dei membri dell'ufficio accerta che l'elettore abbia votato, apponendo la propria firma accanto al nome di lui nella apposita colonna della lista sopra indicata.
5. Le schede mancanti dell'appendice o prive di numero, di bollo o della firma dello scrutatore non sono poste nell'urna e gli elettori che le abbiano presentate non possono più votare. Esse sono vidimate immediatamente dal presidente e da almeno due scrutatori ed allegate al processo verbale, nel quale si fa anche menzione speciale degli elettori che, dopo aver ricevuto la scheda, non l'abbiano riconsegnata»;
c) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1:
dopo il numero 1, aggiungere il seguente:
1-bis) determina la graduatoria dei candidati secondo il numero di preferenze ottenuto. A parità di preferenze prevale il più anziano di età;
al numero 2), aggiungere, in fine, le parole: , nonché il numero di preferenze di ciascun candidato.
d) al comma 11, capoverso Art. 84, comma 1, sostituire le parole: l'ordine di presentazione con le seguenti: la graduatoria delle preferenze ottenute
1. 456. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 2, capoverso Art. 4, aggiungere, in fine, il seguente comma:
«3. Il voto si esprime tracciando, con la matita, sulla scheda per la scelta della lista un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno. Il voto è valido anche se l'elettore ripete nel rettangolo contenente il contrassegno il nome e cognome di un candidato della lista prescelta.»
Conseguentemente, dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. All'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, il secondo comma è soppresso.
1. 420. Saia.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 259. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 251. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 238. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 219. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6 e 7.
1. 194. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5 e 6.
1. 161. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4 e 5.
1. 118. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 4.
1. 64. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 252. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 239. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 220. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7 e 8.
1. 195. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6 e 7.
1. 162. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5 e 6.
1. 119. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 5.
1. 65. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 240. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 221. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6, 7 e 8.
1. 163. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6 e 7.
1. 120. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 6.
1. 66. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 222. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7, 8, 9 e 10.
1. 196. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7, 8 e 9.
1. 430. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7 e 8.
1. 121. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 7.
1. 67. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 8, 9, 10 e 11.
1. 197. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 8, 9 e 10.
1. 165. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 8 e 9.
1. 122. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 8.
1. 68. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 9, 10 e 11.
1. 166. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 9 e 10.
1. 123. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 9.
1. 69. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 10 e 11.
1. 124. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 10.
1. 70. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 11.
1. 71. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3.
1. 12. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. All'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Le cause di ineleggibilità non hanno effetto se, alla data di convocazione dei comizi elettorali, i soggetti di cui alle lettere b) e c) del primo comma sono già membri del Parlamento o del Governo. Per gli stessi non si applica l'articolo 62 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».
1. 445. Maninetti.
Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli riproducenti simboli usati tradizionalmente dalle formazioni politiche o dalle coalizioni presenti in Parlamento ovvero con quelli presentati in precedenza.»;
b) il quarto comma è sostituito dai seguenti:
«Ai fini di cui al terzo comma costituisce elemento di confondibilità, anche una sola delle condizioni di seguito indicate:
1) l'utilizzo nel contrassegno di colori analoghi i quali complessivamente risultino, nella posizione e nella rappresentazione grafica e cromatica, coincidere sovrapponendo i due simboli per oltre il 25 per cento del totale;
2) l'utilizzo di simboli e dati grafici costituenti elementi di qualificazione degli orientamenti o finalità politiche connesse al partito o alla forza politica di riferimento;
3) l'utilizzo di parole che siano parte integrante della denominazione del partito o della forza politica di riferimento.
In deroga al quarto comma, i partiti o i gruppi politici presenti in Parlamento da almeno due legislature, aventi un gruppo parlamentare costituito presso una delle due Camere o presso il Parlamento europeo, ovvero una componente riconosciuta nel Gruppo Misto della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica alla data di entrata in vigore della presente legge, qualora abbiano già nel simbolo, con cui notoriamente si presentano, parole o espressioni letterali uguali ad altre formazioni politiche presenti in Parlamento, possono continuare a farne uso.
In deroga ai numeri 2) e 3) del quarto comma, le formazioni politiche di coalizione possono autorizzare l'uso della denominazione della coalizione ovvero del simbolo grafico di riferimento a più di una delle formazioni politiche partecipanti alle elezioni con sistema proporzionale.»;
c) il sesto comma è abrogato.
1. 449. Cento, Zanella.
Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, al terzo comma sono aggiunte, in fine, le parole: «anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica».
1. 472. Parolo.
(Testo modificato nel corso della seduta)
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 253. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 241. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 223. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 198. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6 e 7.
1. 167. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5 e 6.
1. 125. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 5.
1. 72. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 242. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 224. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7, 8 e 9.
1. 199. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7 e 8.
1. 168. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6 e 7.
1. 126. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 6.
1. 73. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 225. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7, 8, 9 e 10.
1. 200. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7, 8 e 9.
1. 169. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7 e 8.
1. 127. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 7.
1. 74. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 8, 9, 10 e 11.
1. 201. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 8, 9 e 10.
1. 170. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 8 e 9.
1. 128. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 8.
1. 75. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 9, 10 e 11.
1. 171. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 9 e 10.
1. 129. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 9.
1. 76. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 10 e 11.
1. 130. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 10.
1. 77. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 11.
1. 78. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere i commi 1, 2 e 3.
1. 264. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere i commi 1 e 2.
1. 263. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere i commi 2 e 3.
1. 265. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere il comma 2.
1. 15. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere il comma 3.
1. 414. Bressa, Boato, Zaccaria, Leoni, Amici, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, comma 3, primo periodo, sostituire le parole da: depositano fino alla fine del comma con le seguenti: che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come leader. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come leader della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
1. 450. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:
3-bis. È consentita l'aggregazione tra non più di due partiti o gruppi politici organizzati che abbiano effettuato un collegamento in una coalizione di liste di cui al comma 1.
3-ter. Le dichiarazioni di aggregazione devono essere reciproche ed essere effettuate contestualmente agli adempimenti di cui ai commi 2 e 3. Non è ammessa più di una dichiarazione di aggregazione nell'ambito della medesima coalizione di liste.
Conseguentemente:
all'articolo 1:
a) al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1 aggiungere i seguenti:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
1-ter. Nel caso di cui al comma 1-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
b) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1:
1) al numero 3), lettera a), dopo le parole: lista collegata aggiungere le seguenti: che non abbia effettuato l'aggregazione di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis,
2) al numero 4), sostituire le parole da: . La parte intera fino alla fine del numero con le seguenti: , ivi comprese le liste che hanno effettuato l'aggregazione, di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis, che a tal fine vengono considerate come unica lista. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. L'Ufficio centrale nazionale divide infine per il quoziente elettorale nazionale la cifra elettorale nazionale delle singole liste che hanno effettuato l'aggregazione ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 3-bis, ripartendo tra le stesse i seggi assegnati all'aggregazione in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse, nonché, ove da tale operazione residuino ulteriori seggi, sulla base dei maggiori resti di ciascuna di esse e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
3) al numero 6), aggiungere, in fine, le parole: , nonché le liste che abbiano effettuato l'aggregazione di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis, le quali abbiano conseguito la percentuale minima predetta sommando i voti validi espressi per ciascuna di esse;
all'articolo 2:
a) al comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento Europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
2-ter. Nel caso di cui al comma 2-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
b) al comma 7, capoverso Art. 17, sostituire il comma 1, con il seguente:
1. L'Ufficio elettorale regionale procede ad una prima attribuzione provvisoria dei seggi tra le liste singole o collegate ad una coalizione, comprese le liste che abbiano effettuato l'aggregazione di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste per il numero dei seggi da attribuire e ottiene così il quoziente elettorale circoscrizionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi per tale quoziente la cifra elettorale circoscrizionale delle liste ammesse, ivi comprese le liste che hanno effettuato l'aggregazione, di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis, che a tal fine vengono considerate come unica lista, ottenendo così i rispettivi quozienti di attribuzione. La parte intera dei rispettivi quozienti di attribuzione rappresenta il numero dei seggi da attribuire alle liste ammesse. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati sulla base delle più alte parti decimali dei quozienti di attribuzione, considerando anche a tal fine le liste aggregate come una unica lista e, in caso di parità, della più alta cifra elettorale regionale; a parità di quest'ultima si procede per sorteggio. L'Ufficio elettorale regionale divide infine per il quoziente elettorale circoscrizionale la cifra elettorale circoscrizionale delle singole liste che hanno effettuato l'aggregazione ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 3-bis, ripartendo tra le stesse i seggi assegnati all'aggregazione in base alla parte intera del quoziente così ottenuto per ciascuna di esse, nonché ove da tale operazione residuino ulteriori seggi, sulla base delle più alte parti decimali dei quozienti di attribuzione di ciascuna di esse e, in caso di parità, della più alta cifra elettorale regionale, nonché, a parità di quest'ultima, per sorteggio.
c) dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 3 - (Disposizioni finali). - 1. Nella prima elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esenti dalle sottoscrizioni previste dall'articolo 18-bis, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, e dall'articolo 9, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 533 del 1993, come modificati dalla presente legge, anche le liste di candidati presentate da partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione della Camera dei deputati, antecedente alla convocazione dei comizi elettorali, abbiano presentato liste per l'attribuzione di seggi in ragione proporzionale con le quali si sia collegato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, pur sotto un diverso contrassegno, un candidato risultato eletto in un collegio uninominale, nonché le liste di candidati contraddistinte da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere ai sensi della presente disposizione.
1. 463. Moroni.
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:
3-bis. È consentita l'aggregazione tra non più di due partiti o gruppi politici organizzati che abbiano effettuato un collegamento in una coalizione di liste di cui al comma 1.
3-ter. Le dichiarazioni di aggregazione devono essere reciproche ed essere effettuate contestualmente agli adempimenti di cui ai commi 2 e 3. Non è ammessa più di una dichiarazione di aggregazione nell'ambito della medesima coalizione di liste.
Conseguentemente:
all'articolo 1:
a) al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
1-ter. Nel caso di cui al comma 1-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
b) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1:
1) al numero 3), lettera a), dopo le parole: lista collegata aggiungere le seguenti: che non abbia effettuato l'aggregazione di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis,
2) al numero 4) sostituire le parole da: . La parte intera fino alla fine del numero con le seguenti: , ivi comprese le liste che hanno effettuato l'aggregazione, di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis, che a tal fine vengono considerate come unica lista. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. L'Ufficio centrale nazionale divide infine per il quoziente elettorale nazionale la cifra elettorale nazionale delle singole liste che hanno effettuato l'aggregazione ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 3-bis, ripartendo tra le stesse i seggi assegnati all'aggregazione in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse, nonché, ove da tale operazione residuino ulteriori seggi, sulla base dei maggiori resti di ciascuna di esse e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
3) al numero 6), aggiungere, in fine, le parole: nonché le liste che abbiano effettuato l'aggregazione di cui all'articolo 14-bis, comma 3-bis, le quali abbiano conseguito la percentuale minima predetta sommando i voti validi espressi per ciascuna di esse;
dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 3 - (Disposizioni finali). - 1. Nella prima elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esenti dalle sottoscrizioni previste dall'articolo 18-bis, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, e dall'articolo 9, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 533 del 1993, come modificati dalla presente legge, anche le liste di candidati presentate da partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione della Camera dei deputati, antecedente alla convocazione dei comizi elettorali, abbiano presentato liste per l'attribuzione di seggi in ragione proporzionale con le quali si sia collegato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, pur sotto un diverso contrassegno, un candidato risultato eletto in un collegio uninominale, nonché le liste di candidati contraddistinte da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere ai sensi della presente disposizione.
1. 464. Moroni.
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
«3-bis. Gli adempimenti di cui ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo sono effettuati dai soggetti di cui all'articolo 15, primo comma».
1. 600. La Commissione.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere il comma 4.
1. 415. Mascia, Zaccaria, Boato, Bressa, Amici, Leoni, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 243. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Amici, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 226. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 202. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6, 7 e 8.
1. 172. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6 e 7.
1. 131. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 6.
1. 80. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 227. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7, 8, 9 e 10.
1. 203. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7, 8 e 9.
1. 173. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7 e 8.
1. 132. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 7.
1. 81. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 7.
1. 451. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
Sopprimere i commi 5, 8, 9, 10 e 11.
1. 204. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 8, 9 e 10.
1. 174. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 8 e 9.
1. 133. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 8.
1. 82. Bressa, Boato, Amici, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 9, 10 e 11.
1. 175. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 9 e 10.
1. 134. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 9.
1. 83. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 10 e 11.
1. 135. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 10.
1. 84. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 11.
1. 79. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 5.
1. 17. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 54o con le seguenti: del 53o.
1. 307. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 54o con le seguenti: del 55o.
1. 306. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: ore 16 con le seguenti: ore 15.
1. 309. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: ore 16 con le seguenti: ore 17.
1. 308. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 52o con le seguenti: del 53o.
1. 311. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 52o con le seguenti: del 51o.
1. 310. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 228. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 205. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7, 8 e 9.
1. 176. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7 e 8.
1. 136. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 7.
1. 86. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 8, 9, 10 e 11.
1. 206. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga,Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 8, 9 e 10.
1. 177. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 8 e 9.
1. 137. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 8.
1. 87. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 9, 10 e 11.
1. 178. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 9 e 10.
1. 138. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 9.
1. 88. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 10 e 11.
1. 139. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 10.
1. 89. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 11.
1. 90. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 6.
1. 18. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, al comma 1 premettere il seguente:
01. I partiti o gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale devono presentare liste di candidati in almeno un terzo delle circoscrizioni elettorali.
Conseguentemente:
all'articolo 1:
a) al comma 6, capoverso Art. 18-bis:
1) al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: 1.500 fino a: 4.500 elettori con le seguenti: 15.000 e da non più di 20.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 25.000 e da non più di 30.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 40.000 e da non più di 45.000 elettori.
2) dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
1-ter. Nel caso di cui al comma 1-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
b) al comma 10, capoverso Art. 83:
1) al comma 1, sopprimere il numero 6);
2) al comma 1, numero 7), sopprimere, ovunque ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
3) al comma 1, numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
4) al comma 1, numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6) con le seguenti: che la compongono;
5) al comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1;
all'articolo 2:
a) al comma 3, capoverso Art. 9:
1) al comma 2, primo periodo, lettera a), sostituire le parole da: 1.000 fino alla fine del periodo con le seguenti: 10.000 e da non piu` di 15.000 elettori iscritti, nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni fino a 500.000 abitanti; b) da almeno 17.500 e da non più di 25.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; c) da almeno 35.000 e da non più di 50.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 1.000.000 di abitanti.
2) dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
2-ter. Nel caso di cui al comma 2-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
b) dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 3 - (Disposizioni finali). - 1. Nella prima elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esenti dalle sottoscrizioni previste dall'articolo 18-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, e dall'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 533 del 1993, come modificati dalla presente legge, anche le liste di candidati presentate da partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione della Camera dei deputati, antecedente la convocazione dei comizi elettorali, abbiano presentato liste per l'attribuzione di seggi in ragione proporzionale con le quali si sia collegato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, pur sotto un diverso contrassegno, un candidato risultato eletto in un collegio uninominale, nonché le liste di candidati contraddistinte da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere ai sensi della presente disposizione.
1. 461. Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, al comma 1 premettere il seguente:
01. I partiti o gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale devono presentare liste di candidati in almeno un terzo delle circoscrizioni elettorali.
Conseguentemente:
all'articolo 1:
a) al comma 6, capoverso Art. 18-bis:
1) al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: 1.500 fino a: 4.500 elettori con le seguenti: 15.000 e da non più di 20.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 25.000 e da non più di 30.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 40.000 e da non più di 45.000 elettori.
2) dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
1-ter. Nel caso di cui al comma 1-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
b) al comma 10, capoverso Art. 83:
1) al comma 1, sopprimere il numero 6);
2) al comma 1, numero 7), sopprimere, ovunque ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
3) al comma 1, numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
4) al comma 1, numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6) con le seguenti: che la compongono;
5) al comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1;
dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 3 - (Disposizioni finali). - 1. Nella prima elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esenti dalle sottoscrizioni previste dall'articolo 18-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, e dall'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 533 del 1993, come modificati dalla presente legge, anche le liste di candidati presentate da partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione della Camera dei deputati, antecedente la convocazione dei comizi elettorali, abbiano presentato liste per l'attribuzione di seggi in ragione proporzionale con le quali si sia collegato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, pur sotto un diverso contrassegno, un candidato risultato eletto in un collegio uninominale, nonché le liste di candidati contraddistinte da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere ai sensi della presente disposizione.
1. 462. Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, sopprimere il comma 1.
1. 19. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art.18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: da almeno 1.500 fino alla fine del periodo con le seguenti: da un numero di elettori della circoscrizione pari al numero degli abitanti risultante dall'ultimo censimento e diviso per mille; la cifra risultante è arrotondata per eccesso alla decina superiore, nessuna lista di candi dati può essere sottoscritta da un numero di elettori superiore al doppio del numero minimo richiesto.
1. 443. Serena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: almeno 1.500 fino a: 4.500 elettori con le seguenti: almeno 500 e da non più di 1.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 3.000 e da non più di 3.500 elettori.
1. 444. Rotondi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 1.500 con le seguenti: almeno 1.510.
1. 313. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 1.500 con le seguenti: almeno 1.490.
1. 312. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 2.000 elettori con le seguenti: 2.010 elettori.
1. 314. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6 capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 2.000 elettori con le seguenti: 1990 elettori.
1. 315. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 500.000 abitanti con le seguenti: fino a 510.000 abitanti.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 500.000 abitanti con le seguenti: più di 510.000 abitanti.
1. 317. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 500.000 con le seguenti: fino a 490.000.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 500.000 abitanti con le seguenti: più di 490.000 abitanti.
1. 316. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6 capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 2.500 con le seguenti: almeno 2.600.
1. 319. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 2.500 con le seguenti: almeno 2.400.
1. 318. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 3.000 elettori con le seguenti: 2.990 elettori.
1. 320. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 1.000.000 con le seguenti: fino a 1.010.000.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 1.000.000 con le seguenti: più di 1.010.000 abitanti.
1. 322. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 1.000.000 con le seguenti: fino a 990.000.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 1.000.000 abitanti con le seguenti: più di 990.000 abitanti.
1. 321. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 4.000 con le seguenti: almeno 3.010.
1. 324. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, sostituire le parole: almeno 4.000 con le seguenti: almeno 4.500.
1. 323. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: più di 4.500 con le seguenti: più di 4.600.
1. 325. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: più di 4.500 con le seguenti: più di 4.400.
1. 326. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
1-ter. Nel caso di cui al comma 1-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
Conseguentemente:
al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1 numero 6), sostituire le parole: due per cento con le seguenti: uno per cento.
all'articolo 2, comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi. Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
2-ter. Nel caso di cui al comma 2-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 3 - (Disposizioni finali). - 1. Nella prima elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esenti dalle sottoscrizioni previste dall'articolo 18-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, e dall'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 533 del 1993, come modificati dalla presente legge, anche le liste di candidati presentate da partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione della Camera dei deputati, antecedente la convocazione dei comizi elettorali, abbiano presentato liste per l'attribuzione di seggi in ragione proporzionale con le quali si sia collegato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, pur sotto un diverso contrassegno, un candidato risultato eletto in un collegio uninominale, nonché le liste di candidati contraddistinte da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere ai sensi della presente disposizione.
1. 465. Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per le liste presentate da quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali; ovvero, che nell'ultima elezione dei membri del Parlamento europeo antecedente alla convocazione dei comizi elettorali abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e ottenuto almeno due seggi.
Nessuna sottoscrizione è richiesta, altresì, nel caso in cui la lista sia contraddistinta da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere.
1-ter. Nel caso di cui al comma 1-bis, la dichiarazione di presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da un rappresentante all'uopo da loro incaricato con mandato autenticato da notaio. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53.
Conseguentemente:
al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1 numero 6), sostituire le parole: due per cento con le seguenti: uno per cento.
dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 3 - (Disposizioni finali). - 1. Nella prima elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, sono esenti dalle sottoscrizioni previste dall'articolo 18-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, e dall'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 533 del 1993, come modificati dalla presente legge, anche le liste di candidati presentate da partiti o gruppi politici che nell'ultima elezione della Camera dei deputati, antecedente la convocazione dei comizi elettorali, abbiano presentato liste per l'attribuzione di seggi in ragione proporzionale con le quali si sia collegato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, pur sotto un diverso contrassegno, un candidato risultato eletto in un collegio uninominale, nonché le liste di candidati contraddistinte da un contrassegno composito, nel quale sia contenuto quello di un partito o gruppo politico esente da tale onere ai sensi della presente disposizione.
1. 466. Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali, o che nell'ultime elezioni abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed ottenuto almeno due seggi al Parlamento europeo.
Conseguentemente:
a) al medesimo articolo 1:
1) al, comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 6);
2) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 7), sopprimere, ove ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
3) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
4) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6), con le seguenti: che la compongono;
5) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1".
b) all'articolo 2:
1) al comma 3, capoverso Art. 9,dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali, o che nell'ultime elezioni abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed ottenuto almeno due seggi al Parlamento europeo.
2) al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 421. Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali, o che nell'ultime elezioni abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed ottenuto almeno due seggi al Parlamento europeo.
Conseguentemente:
a) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 6), sostituire le parole: sul piano nazionale almeno con le seguenti: in almeno cinque circoscrizioni elettorali;
b) all'articolo 2:
1) al comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano costituito un proprio gruppo parlamentare presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica nella legislatura in corso alla convocazione dei comizi elettorali, o che nell'ultime elezioni abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed ottenuto almeno due seggi al Parlamento europeo.
2) al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 423. Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano almeno un deputato e un senatore entrambi iscritti rispettivamente al Gruppo misto della Camera dei deputati ed a quello del Senato della Repubblica, antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente disposizione.
Conseguentemente:
al comma 10, capoverso Art. 83:
a) al comma 1:
1) sopprimere il numero 6);
2) al numero 7), sopprimere, ovunque ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
3) al numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
4) al numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6) con le seguenti: che la compongono;
b) al comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1.
all'articolo 2:
a) al comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano almeno un deputato e un senatore entrambi iscritti rispettivamente al Gruppo misto della Camera dei deputati ed a quello del Senato della Repubblica, antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente disposizione.
b) al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 479. Sgarbi
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi.
Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 1, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell'articolo 14. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da uno dei rappresentanti di cui all'articolo 17, primo comma. Il Ministero dell'interno provvede a comunicare a ciascun ufficio elettorale circoscrizionale che la designazione dei rappresentanti comprende anche il mandato di sottoscrivere la dichiarazione di presentazione delle liste. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da un notaio o da un cancelliere di tribunale.
1. 452. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Sono esonerati dalla presentazione delle sottoscrizioni di cui al comma 1, i partiti o gruppi politici organizzati che nelle ultime elezioni politiche per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica si siano presentati con un proprio contrassegno e che siano costituiti in gruppi parlamentari autonomi in entrambi i rami del Parlamento.
1. 413. Saia, Giorgio Conte, Lo Presti.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, sopprimere il comma 2.
1. 20. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: da un elenco fino alla fine del periodo con le seguenti: dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza.
Conseguentemente:
a) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, al primo periodo premettere il seguente: Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere fino ad un massimo di tre preferenze per i candidati di cui al comma 2 dell'articolo 18-bis;
b) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 1), aggiungere il seguente:
1-bis) determina la graduatoria dei candidati della lista di cui all'articolo 18-bis, comma 2, secondo il numero di preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano di età;
c) al comma 11, capoverso Art. 84, comma 1, sostituire le parole: compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione con le seguenti: sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti.
1. 476. Sgarbi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: da un elenco fino alla fine del periodo con le seguenti: dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza.
Conseguentemente:
a) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, al primo periodo premettere il seguente: Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere la preferenza per uno dei candidati di cui all'articolo 18-bis, comma 2;
b) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 1), aggiungere il seguente:
1-bis) determina la graduatoria dei candidati della lista di cui al comma 2 dell'articolo 18-bis, secondo il numero di preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano di età;
c) al comma 11, capoverso Art. 84, comma 1, sostituire le parole: compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione con le seguenti: sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti.
1. 478. Sgarbi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: presentati fino alla fine del comma con le seguenti: alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore alla metà.
1. 467. Mascia, Amici, Bindi, Deiana, Zanella, Montecchi, Bellillo, Maura Cossutta, Bimbi, Pollastrini, Coluccini, Trupia, Mazzuca Poggiolini, Cima, Labate, Magnolfi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: presentati fino alla fine del comma con le seguenti: alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi.
1. 468. Amici, Mascia, Bindi, Zanella, Mazzuca Poggiolini, Bellillo, Maura Cossutta, Deiana, Montecchi, Bimbi, Pollastrini, Coluccini, Trupia, Cima, Labate, Magnolfi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , in cui ogni genere non può essere rappresentato in una successione superiore a tre ed in misura superiore ai due terzi dei candidati; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità prossima.
Conseguentemente:
dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
7-bis. All'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo il numero 7), è aggiunto il seguente:
«7-bis) dichiara inammissibili le liste che non rispettino i requisiti previsti dall'articolo 18-bis, comma 2, relativi all'alternanza e alla rappresentanza di genere».
aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. Dalla seconda elezione successiva all'entrata in vigore della presente legge, nelle liste di cui all'articolo 18-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a due. Le norme relative alla alternanza e alla rappresentanza di genere di cui all'articolo 1, comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, si applicano fintanto che lo scarto di eletti nazionali tra i due generi risulti superiore al 15 per cento.
1. 460. Bertolini, Garnero Santanchè, Francesca Martini, Mazzoni, Moroni, Paoletti Tangheroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , nel quale ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a tre.
Conseguentemente, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
7-bis. All'articolo 22 del decreto legislativo n. 361 del 1957, primo comma, dopo il numero 7) è aggiunto il seguente:
«7-bis) dichiara inammissibili le liste che non rispettano i requisiti di rappresentanza di genere di cui all'articolo 18-bis, comma 2».
1. 424. (nuova formulazione) Bertolini, Garnero Santanchè, Francesca Martini, Lussana, Mazzoni, Paoletti Tangheroni, Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: e alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi.
1. 422. (nuova formulazione) Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: e alternati per genere.
1. 425. (nuova formulazione) Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La disposizione di cui al primo periodo si applica esclusivamente in occasione delle prime elezioni della Camera dei deputati che saranno svolte dopo l'entrata in vigore della medesima disposizione.
Conseguentemente, dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:
Art. 1-bis. - 1. A partire dalle seconde elezioni della Camera dei deputati successive alla data di entrata in vigore della presente legge, al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, come modificato dall'articolo 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 18-bis, comma 2, il primo periodo è sostituito dal seguente: «Ogni lista all'atto della presentazione è composta dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza»;
b) all'articolo 31, comma 2, al primo periodo è premesso il seguente: «Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere la preferenza per uno dei candidati di cui all'articolo 18-bis, comma 2»;
c) all'articolo 77, comma 1, dopo il numero 1), è aggiunto il seguente:
«1-bis) determina la graduatoria dei candidati della lista di cui all'articolo 18-bis, comma 2, secondo il numero di preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano d'età;»;
d) all'articolo 84, comma 1, le parole: «compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione» sono sostituite dalle seguenti: «sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti».
1. 447. Buontempo.
Sopprimere il comma 6-bis.
1. 401. Boato, Bressa, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Leoni, Amici, Sgobio, Falanga, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6-bis sostituire le parole: è soppresso il secondo periodo con le seguenti: Il secondo periodo è sostituito dal seguente: A pena di nullità dell'elezione, nessun candidato può accettare la candidatura contestuale alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.
1. 500. Governo.
Sopprimere i commi 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 207. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 8, 9 e 10.
1. 179. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 8 e 9.
1. 140. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 8.
1. 91. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 9, 10 e 11.
1. 180. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 9 e 10.
1. 141. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 9.
1. 92. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 10 e 11.
1. 142. Cabras, Boato, Amici, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 10.
1. 93. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 11.
1. 94. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 7.
1. 21. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 8 del 45o con le seguenti: ore 5 del 45o.
1. 327. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 8 del 45o con le seguenti: ore 10 del 45o.
1. 328. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole da: del 45o fino alla fine del capoverso con le seguenti: del 35o giorno alle ore 20 del 34o giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte d'appello o del tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20. Contestualmente deve essere presentata la dichiarazione di presentazione della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal. prescritto numero di elettori.
1. 442. Serena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 45o con le seguenti: del 47o.
1. 330. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 45o con le seguenti: del 46o.
1. 329. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 20 del 44o con le seguenti: ore 23 del 44o.
1. 331. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 20 del 44o con le seguenti: ore 18 del 44o.
1. 332. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 44o con le seguenti: del 42o.
1. 334. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 44o con le seguenti: del 43o.
1. 333. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: dalle ore 8 alle con le seguenti: dalle ore 5 alle.
1. 340. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: dalle ore 8 alle con le seguenti: dalle ore 6 alle.
1. 339. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: dalle ore 8 alle con le seguenti: dalle ore 10 alle.
1. 338. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: alle ore 20 con le seguenti: alle ore 18.
1. 336. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: alle ore 20 con le seguenti: alle ore 22.
1. 335. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: alle ore 20 con le seguenti: alle ore 21.
1. 337. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, secondo comma, sostituire le parole: Entro dieci con la seguente: Entro nove.
1. 342. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, secondo comma, sostituire le parole: Entro dieci con le seguenti: Entro undici.
1. 341. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8, 9, 10 e 11.
1. 181. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8, 9 e 10.
1. 143. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8 e 9.
1. 95. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8, 10 e 11.
1. 144. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8 e 10.
1. 96. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8 e 11.
1. 97. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 8.
1. 22. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, sopprimere il comma 1.
1. 23. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire la parola: consistente con la seguente: gialla.
1. 344. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire la parola: consistente con la seguente: rosa.
1. 345. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire la parola: consistente con la seguente: «extrastrong».
1. 343. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31 comma 1 sostituire le parole: nella tabella B con le seguenti: nelle tabelle A.bis e A.ter.
Conseguentemente, dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. Al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo la tabella A, sono inserite le tabelle A.bis e A.ter di cui all'allegato 1 alla presente legge.
Conseguentemente dopo l'articolo 2 è aggiunto il seguente Allegato 1:


N.B. La scheda è suddivisa in quattro parti verticali; iniziando da sinistra, tali parti vengono usate per la stampa dei contrassegni di lista, dall'alto in basso, secondo l'ordine risultante da distinti sorteggi, uno tra coalizioni e liste singole, uno all'interno di ciascuna coalizione.
I contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono in ogni caso collocati - ciascuno in un proprio rettangolo - su un'unica colonna, all'interno di un più ampio riquadro; quando una coalizione è composta da almeno cinque liste, nella colonna sono riprodotti solamente i contrassegni di tali liste. Fermo restando quanto previsto al periodo precedente, il numero dei contrassegni riportati in ciascuna parte è pari al massimo a dieci, salvo il caso in cui una coalizione abbia più di dieci liste; in tal caso il numero dei contrassegni riportati in ciascuna parte è pari al massimo a quello della predetta coalizione.
Ove necessario, la scheda comprende una parte quinta ed eventuali parti successive sufficienti per la stampa di tutti i contrassegni ammessi.
La scheda deve essere ripiegata in modo da lasciare esternamente la parte stampata con le indicazioni di rito.
1.601. La Commissione.
Al comma 8, capoverso Art. 31, sopprimere il comma 2.
1. 24. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, sopprimere le parole: per l'attribuzione dei seggi.
1. 602. La Commissione.
Subemendamento all'emendamento 1. 453.
All'emendamento 1. 453, sopprimere le parole da: Il voto è altresì valido fino alla fine dell'emendamento.
0. 1. 453. 1. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. All'articolo 58, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, il primo periodo è sostituito dai seguenti: «L'elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta. Il voto è altresì valido se l'elettore scrive, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta, anche il cognome di un candidato della lista medesima. Qualora l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto il cognome di un candidato di una lista nel rettangolo che contiene il relativo contrassegno, il voto è attribuito alla lista alla quale appartiene il candidato indicato».
1. 453. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Sopprimere i commi 9, 10 e 11.
1. 145. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 9 e 10.
1. 98. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 9 e 11.
1. 99. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 9.
1. 25. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 9, capoverso articolo 77, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 28. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 9, capoverso articolo 77, comma 1, numero 2), sopprimere le parole: ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista.
1. 475. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Sopprimere i commi 10 e 11.
1. 100. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 10.
1. 30. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 2, 3 e 4.
1. 299. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 2 e 3.
1. 289. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 2.
1. 274. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 3, 4 e 5.
1. 300. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 3 e 4.
1. 290. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 3.
1. 275. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 4, 5 e 6.
1. 301. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 4 e 5.
1. 291. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 4.
1. 276. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 5 e 6.
1. 292. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 5.
1. 277. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 6.
1. 278. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 1.
1. 31. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 1) e 2).
1. 268. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 1) e 3).
1. 269. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 1) e 4).
1. 270. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 1).
1. 37. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 2) e 3).
1. 271. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 2) e 4).
1. 272. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 38. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 3) e 4).
1. 273. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 3).
1. 39. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 3).
1. 477. Sgarbi
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), sopprimere la lettera a).
1. 402. Amici, Bressa, Zaccaria, Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sopprimere le parole da: e che contengano fino alla fine della lettera.
Conseguentemente, al medesimo capoverso:
1) al comma 1:
sopprimere il numero 6);
al numero 7), sopprimere, ovunque ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
al numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
al numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6) con le seguenti: che la compongono;
2) al comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1.
1. 480. Rotondi.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: il tre per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: il tre per cento.
1. 448. Ercole.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'uno per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'uno per cento.
1. 470. Pisicchio.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
1. 469. Ciro Alfano.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
1. 471. Pisicchio.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3) lettera a), aggiungere , in fine, le parole: ovvero una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione.
Conseguentemente:
al medesimo numero, lettera b):
dopo le parole: non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi aggiungere le seguenti: e le singole liste non collegate rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione,
aggiungere, in fine, le parole: ovvero che siano rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione.
al numero 6), aggiungere, in fine, le parole: e le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione.
1. 473. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), sopprimere la lettera b).
1. 403. Leoni, Zaccaria, Bressa, Amici, Boato, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 4).
1. 40. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 4), sostituire le parole: e le liste di cui al numero 3) con le seguenti: di cui al numero 3), lettera a), e le liste di cui al numero 3), lettera b).
1. 481. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 5).
1. 404. Boato, Bressa, Zaccaria, Amici, Leoni, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 6).
1. 405. Mascia, Zaccaria, Bressa, Leoni, Amici, Sgobio, Boato, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 6, aggiungere in fine le seguenti parole: nonché la lista che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale tra quelle che non hanno conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;.
1. 603. La Commissione.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 7).
1. 406. Leoni, Boato, Bressa, Amici, Zaccaria, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero, numero 7), secondo periodo, sopprimere le parole: , ottenendo così il quoziente elettorale di coalizione.
Conseguentemente:
al medesimo capoverso:
al comma 1:
al numero 7):
al terzo periodo, aggiungere, in fine, le parole: così ottenuto;
sostituire l'ultimo periodo con il seguente: A ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del numero 4);
al numero 8):
al secondo periodo, sostituire le parole: delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6), per il quoziente elettorale della coalizione con le seguenti: di tutte le liste che la compongono per il quoziente elettorale nazionale di cui al numero 4);
al terzo periodo, sostituire le parole: circoscrizionale per il relativo quoziente elettorale di lista con le seguenti: elettorale circoscrizionale per il quoziente elettorale nazionale;
al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Divide quindi il totale delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste della coalizione o della singola lista per 340, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale di maggioranza;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: 277 seggi;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti per 277, ottenendo il quoziente elettorale nazionale di minoranza;
al comma 4, secondo periodo, sostituire le parole: calcola il quoziente elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista procedendo con la seguente: procede;
al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: A tal fine, in luogo del quoziente elettorale nazionale, utilizza il quoziente elettorale nazionale di maggioranza per la coalizione di liste o singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi e il quoziente elettorale nazionale di minoranza per le altre coalizioni di liste o singole liste.
1. 482. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 8).
1. 407. Boato, Sgobio, Bressa, Zaccaria, Amici, Leoni, Mascia, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 8), ottavo periodo, sostituire le parole da: , secondo il loro ordine crescente fino alla fine del periodo con le seguenti: di attribuzione, secondo il loro ordine crescente e nelle quali inoltre le coalizioni di liste o singole liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali coalizioni di liste o singole liste.
1. 484. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 8), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nel caso in cui non sia possibile far riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla coalizione di lista o lista singola eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alla coalizione di lista o lista singola deficitaria sono conseguentemente attribuiti seggi in quelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 9), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nel caso in cui non sia possibile far riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla lista eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alle liste deficitarie sono conseguentemente attribuiti seggi in quelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.
1. 485. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 9).
1. 408. Sgobio, Zaccaria, Bressa, Mascia, Leoni, Amici, Boato, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 9), ottavo periodo, sostituire le parole da: le liste che non abbiano fino alla fine del periodo con le seguenti: inoltre le liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzati. Conseguentemente, assegna i seggi a tali liste.
1. 486. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2, 3 e 4.
1. 293. Cabras, Boato, Amici, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 3.
1. 279. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2, 4 e 5.
1. 294. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 4.
1. 280. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2, 5 e 6.
1. 295. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 5.
1. 431. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 6.
1. 282. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 2.
1. 432. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3, 4, 5 e 6.
1. 302. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3, 4 e 5.
1. 296. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3 e 4.
1. 283. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3, 5 e 6.
1. 297. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3 e 5.
1. 284. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3 e 6.
1. 285. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 3.
1. 33. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 4, 5 e 6.
1. 298. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 4 e 5.
1. 286. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 4 e 6.
1. 287. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 4.
1. 34. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 5 e 6.
1. 288. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 5.
1. 35. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 6.
1. 36. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 7.
1. 409. Bressa, Leoni, Zaccaria, Zanella, Amici, Boato, Sgobio, Mascia, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 11.
1. 41. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Subemendamenti all'emendamento 1. 474.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-bis.
0. 1. 474. 1. Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-ter.
0. 1. 474. 2. Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-quater.
0. 1. 474. 3. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-quinquies.
0. 1. 474. 4. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga.
Al comma 11, capoverso Art. 84, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in una circoscrizione e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti in quella medesima circoscrizione, l'Ufficio centrale nazionale assegna i seggi alla lista nelle altre circoscrizioni in cui la stessa lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi le sono attribuiti nelle altre circoscrizioni in cui la stessa lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente.
1-ter. Qualora al termine delle operazioni di cui al comma 1-bis, residuino ancora seggi da assegnare alla lista in una circoscrizione, questi sono attribuiti, nell'ambito della circoscrizione originaria alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi sono attribuiti, nelle altre circoscrizioni, alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente.
1-quater. Se nell'effettuare le operazioni di cui ai commi 1-bis e 1-ter, due o più liste abbiano una uguale parte decimale del quoziente, si procede mediante sorteggio.
1-quinquies. L'Ufficio centrale nazionale comunica gli esiti delle operazioni effettuate ai sensi dei commi 1-bis e 1-ter agli uffici elettorali regionali ai fini delle relative proclamazioni.
1. 474. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
Al comma 11, capoverso Art. 84, sopprimere il comma 2.
1. 43. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Dopo il comma 11, aggiungere il seguente:
11-bis. L'articolo 86 del decreto legislativo è sostituito dal seguente:
Art. 86. - 1. Il seggio che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito, nell'ambito della medesima circoscrizione, al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.
2. Nel caso in cui una lista abbia già esaurito i propri candidati, si procede con le modalità di cui all'articolo 84, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater.
1. 604. La Commissione.
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. Alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, i numeri 17) e 18) sono sostituiti dal seguente:
«17) CIRCOSCRIZIONE: Abruzzi e Molise - Sede Ufficio centrale circoscrizionale: L'Aquila».
1. 441. Riccio.
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
687.
Seduta di MERCOLEDì 12 OTTOBRE 2005
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PIER FERDINANDO CASINI
indi
DEI VICEPRESIDENTI
ALFREDO BIONDI E PUBLIO FIORI
La seduta comincia alle 9,30.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
Sul processo verbale (ore 9,35).
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, faccio riferimento all'articolo 32, comma 3, del regolamento, con particolare riguardo a due punti. In primo luogo, in quanto vorrei proporre una rettifica in funzione di una effettiva verifica nel merito. Mi pare che ieri l'onorevole Franceschini abbia chiesto non una Commissione di indagine, ma un giurì d'onore.
PRESIDENTE. Ha chiesto un giurì d'onore...
ROBERTO GIACHETTI. Siccome il processo verbale si riferisce ad una Commissione di indagine...
PRESIDENTE. Si tratta di una diversa terminologia in base al regolamento della Camera.
ROBERTO GIACHETTI. Tuttavia, mi pare che, sul regolamento, la fattispecie sia regolata in maniera diversa.
PRESIDENTE. Si parla di «Commissione», ma è la stessa cosa!
ROBERTO GIACHETTI. Per quanto mi riguarda, signor Presidente, intervengo invece in riferimento ad una sua comunicazione resa ieri, a fine seduta, in ordine ai tempi da assegnare nel contingentamento. A tale proposito vorrei chiarire meglio il mio pensiero, in quanto le risposte che ho ricevuto da parte della Presidenza probabilmente non le ho comprese, mentre in quelle fornite dall'onorevole Elio Vito vi è stata un po' di malizia politica nell'interpretazione. Io, in realtà, ho sostenuto una tesi semplice.
Signor Presidente, mi sembrava che lei ieri avesse fatto riferimento alla possibilità di concedere ulteriori tempi in considerazione della sussistenza o meno di una manovra ostruzionistica da parte dell'opposizione, ritenendo tra l'altro che i nostri interventi erano ostruzionistici in quanto non attinenti alla materia in discussione. Dunque, mi sono permesso non di chiedere in modo generico un aumento dei tempi, ma di segnalarle - glielo ripeto in quanto ritengo faccia parte delle sue funzioni - che lei non ha la possibilità di giudicare se, in astratto, i nostri interventi siano o meno pertinenti, ma ha il potere e il dovere di intervenire, in base al regolamento, per toglierci la parola se non rispettiamo il regolamento e se i nostri interventi non sono attinenti alla materia in oggetto. Quindi, vincolare l'aumento dei tempi ad un presunto, generico atteggiamento ostruzionistico a mio avviso è sbagliato.
PRESIDENTE. Sottoscrivo totalmente le sue affermazioni. Ovviamente, se qualcuno interviene fuori tema, ho il dovere di intervenire nello specifico in quel momento.
Onorevole Giachetti, in ordine al problema del giurì d'onore, la invito a leggere l'articolo 58 del regolamento, relativo alla possibilità di istituire una «Commissione» che giudichi la fondatezza dell'accusa. Dunque, ritengo che la questione possa ritenersi chiarita.
Se non vi sono ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (A.C. 2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052) (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto nonché il deputato Soda hanno ritirato la loro sottoscrizione dalle rispettive proposte di legge) (ore 9,38).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Avverto che prima dell'inizio della seduta è stato ritirato l'emendamento Saia 2.405.
Avverto che è in distribuzione un fascicolo concernente proposte emendative presentate dalla Commissione.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato votato, da ultimo, l'emendamento Cabras 1.151.
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 1).
Dobbiamo ora passare alla votazione dell'emendamento Sgobio 1.109, sul quale il parere della Commissione e del Governo è contrario.
Avverto che è stata avanzata richiesta di votazioni qualificate.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,40).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta
La seduta, sospesa alle 9,40, è ripresa alle 10.
(Ripresa esame articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Infatti, intendo porre alla sua attenzione e a quella dei colleghi alcune questioni che riguardano particolarità ed anomalie registrate durante il dibattito svoltosi nella giornata di ieri. Innanzitutto, vorrei fare riferimento al comportamento tenuto dai colleghi della maggioranza... Forse è meglio che attenda qualche istante.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore prendete posto in modo da consentire il regolare svolgimento della seduta.
Onorevole Violante, la prego di proseguire.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, il mutamento del sistema elettorale comporta anche un cambiamento di sistema politico. Quindi, è importante che su tale questione si possa aprire un confronto e che i colleghi della maggioranza, sostenitori di questa legge, esprimano le proprie ragioni. Noi abbiamo posto alcune questioni radicali che riguardano i seguenti profili: la sottrazione agli elettori della possibilità di scegliere i candidati; un eccesso di potere dato ai partiti politici; l'instabilità dei governi a causa dell'alta probabilità che si verifichino maggioranze diverse tra Senato e Camera; un testo confezionato in progress, visto che ogni tanto vengono presentati nuovi emendamenti che ne cambiano la sostanza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, su questi aspetti vorremmo capire bene quali siano le ragioni del relatore e dei colleghi della maggioranza. È impossibile procedere ad una riforma elettorale senza che parli nessuno dei suoi sostenitori. Lei ieri ha fatto riferimento al nostro ostruzionismo: ebbene, ma cosa dobbiamo fare, bisogna stare tutti zitti a votare e basta (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)? Su quale terreno si può stabilire un confronto con la maggioranza? Quindi, chiedo che venga posta fine a questa anomalia. È chiaro che questo non dipende da lei, bensì dai colleghi parlamentari, dai capigruppo e dai leader della maggioranza. Tuttavia, consideriamo fondamentale che su questa materia i colleghi diano risposte e repliche alle obiezioni che stiamo sollevando. Inoltre, tutti i giornali oggi pongono un punto che riguarda il Presidente dell'Assemblea, relativamente alla segretezza del voto (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
GENNARO CORONELLA. Basta! LUCIANO VIOLANTE. In proposito esistono fotografie (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché dobbiamo lavorare a lungo, cerchiamo di restare sereni, in modo da facilitare le cose. Onorevole Violante, la prego di continuare.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, dicevo che esistono fotografie e dichiarazioni. Il ministro Calderoli è nuovamente tornato, con un'intervista rilasciata oggi ad un quotidiano, sulla questione della segretezza del voto.
Signor Presidente, come lei mi insegna, il Presidente dell'Assemblea, tra le sue poche e fondamentali funzioni, ha quella di garantire la libertà dei parlamentari in genere e, in particolare, quella di espressione del voto. Ebbene, si è visto chiaramente che le tecniche di controllo impediscono tale libertà. Pertanto, signor Presidente, le chiedo di convocare la Giunta per il regolamento per stabilire in quali termini può essere garantita la segretezza del voto (Commenti).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, silenzio per favore!
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, l'articolo 49, terzo comma, del regolamento stabilisce una modalità di votazione segreta veramente garantita. In ogni caso, a garanzia di un diritto fondamentale dei parlamentari, le chiediamo di valutare in quali modi si può garantire la segretezza del voto in queste condizioni.
Francamente la cosa che maggiormente ci colpisce è il fatto che in tutta la giornata di ieri non siano emersi i motivi a sostegno di questo cambio di legge elettorale. Nessuno li conosce. Sappiamo bene che il centrodestra non può presentarsi come coalizione perché la componente dell'onorevole Follini dichiara che non voterà l'onorevole Berlusconi come capo della coalizione. Tuttavia, questi sono problemi politici interni alla coalizione, che voi state scaricando sul paese quando esso ha bisogno di ben altro.
Ieri sera alcune colleghe di Roma hanno citato il caso drammatico di un pensionato che si è ucciso a causa del rischio di sfratto. Ebbene, il Governo ha prosciugato i fondi destinati agli affitti grazie ai quali i comuni potevano dare un sostegno per rispondere alle necessità in questo settore (Commenti).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate... Onorevoli colleghi, vi prego... È perfettamente legittimo che l'onorevole Violante sostenga quello che ritiene opportuno; non possiamo certo cassare le sue dichiarazioni perché non ci fanno piacere! Ma scusate, che modo di fare è...!
LUCIANO VIOLANTE. Capisco, Presidente, che si tocchi un punto debole...
PRESIDENTE. Lei lo tocchi tranquillamente...
LUCIANO VIOLANTE. Lo tocco tranquillamente, grazie: il fallimento delle politiche perseguite finora. Le chiediamo quindi, signor Presidente, di assumere tutte le iniziative, a partire dalla convocazione della Giunta per il regolamento, per garantire la segretezza del voto. Chiediamo che i colleghi spieghino le loro posizioni.
Infine, signor Presidente, ci consenta di esprimere un giudizio. I giornali di oggi riportano dichiarazioni soddisfatte della maggioranza, perché non ci sono stati franchi tiratori o sono stati pochi. Ma il punto è un altro, signor Presidente, onorevoli colleghi (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi voglio dire una cosa: se non consentite di parlare, state molto attenti, perché mi obbligate ad assumere delle responsabilità, per cui vi prego...
LUCIANO VIOLANTE. La cosa singolare, signor Presidente, è che i capi della maggioranza sono contenti di aver avuto il voto dei loro deputati, ma stanno perdendo il voto dei cittadini: questa è la questione politica che intendo sottoporre all'attenzione di tutti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
In questa situazione le chiediamo, signor Presidente, di sospendere la seduta e di convocare la Giunta per il regolamento prima del primo voto segreto, per garantire a tutti i colleghi della maggioranza che il loro voto sia davvero non controllato e corrispondente alle loro intenzioni.
FILIPPO ASCIERTO. Provocatore!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, mi vedo anch'io costretto a richiamare le osservazioni che le ho sottoposto ieri, perché non c'è dubbio che quanto pubblicato dai giornali di questa mattina, vale a dire le foto riportate da numerosi quotidiani e l'intervista del ministro Calderoli, che reitera le sue posizioni di ieri, non può passare sotto silenzio. Mi rivolgo a lei, quale garante dell'Assemblea, perché credo sia il primo a rendersi conto della gravità di quello che abbiamo letto oggi sui giornali.
Mi rivolgo ai colleghi della maggioranza: vedete, abbiamo preso atto di ciò che è accaduto ieri e dei risultati. Ci compiaciamo, come voi vi state compiacendo, perché siete riusciti a garantire compattezza. Siamo contenti della vostra gioia. Non è che non abbiamo visto quello che è accaduto. C'è tuttavia un principio che vale più del merito delle votazioni di ieri e di oggi, c'è un principio al quale non vogliamo che il Parlamento rinunci: la garanzia del voto libero, qui dentro, di tutti i parlamentari.
È vero, voi fate questa legge per una convenienza di parte. Lo avete detto, il Presidente del Consiglio ha detto: c'è un'emergenza tecnica, i sondaggi dicono che siamo perdenti, e quindi siamo costretti a cambiare il sistema elettorale. Credo che non smentirà questa affermazione. Voi fate questa legge, che il Presidente del Consiglio ha chiesto al Presidente della Camera di garantire nel risultato finale: ma noi non vi consentiamo, per ottenere questo risultato, di esercitare e consumare violenze procedurali, come quelle che si sono viste e che si sono lette oggi sui giornali.
Vedete, cari colleghi della maggioranza, oggi il ministro Calderoli ha ripetuto questo concetto: ma quale battuta, ora la legge sarà ancora più blindata perché i parlamentari non sanno se è vero o no che il voto segreto si può controllare. Questo era l'effetto che voleva ottenere, e rispetto a ciò, signor Presidente della Camera, lei non può cavarsela dicendo che in privato il ministro Calderoli le ha chiesto scusa. C'è un fatto intimidatorio che viene ostentato in un'intervista ad un giornale, e l'effetto intimidatorio che il ministro Calderoli dice di aver ottenuto.
Di fronte a questo, lei non può cavarsela dicendo che in privato il ministro si è scusato. Allora io dico che non bastano queste parole. E non basta nemmeno la dichiarazione di Giovanardi. Non abbiamo visto una censura rivolta dal Presidente del Consiglio al suo ministro, che ha offeso in questo modo il lavoro del Parlamento.
Nel clima determinatosi, signor Presidente, ne va del prestigio della Camera, ne va anche del prestigio del Governo e di questa maggioranza. È a garanzia vostra, che state votando questa legge che cambia il sistema, che noi formalmente le chiediamo, signor Presidente, di convocare, (come ha già fatto il collega Violante) la Giunta per il regolamento. Ciò affinché si torni ad una modalità di voto prevista dal regolamento (come rilevato ieri dall'onorevole Giachetti) che garantisce la segretezza delle votazioni. Oggi questo è il problema. A lei, signor Presidente, è chiesto di difendere il prestigio del Parlamento, la serietà e l'onorabilità dei singoli parlamentari (Commenti).
Per questo le chiediamo di sospendere la seduta e convocare la Giunta per il regolamento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, anche noi vorremmo consigliarle di rispettare fino in fondo le prerogative di tutti i parlamentari. So esattamente quello che dico, perché leggo alcune affermazioni di un ministro della Repubblica, che ieri ha sostenuto che stava scherzando. Vorrei capire se scherza ancora. Leggo che questo ministro, Calderoli, dice che subito dopo un voto segreto andava a controllare i tabulati e «...così sapevo chi dei nostri aveva votato diversamente dalle indicazioni. Quando è cominciata spargersi la voce, hanno immediatamente smesso di fare giochetti».
Capisco che c'è una certa intolleranza nei confronti del nostro modo di intervenire, ma vorrei rivolgermi a chi ha a cuore la centralità del Parlamento e il mandato del singolo parlamentare. Oggi, con tanta disinvoltura, il tema della segretezza del voto, e non solo (con le modalità che sono state richiamate dai colleghi), è messo seriamente in discussione.
Per questa ragione le chiediamo, come anche gli altri, di convocare la Giunta per il regolamento.
La seconda questione, signor Presidente, riguarda sempre la stessa intervista. Quindi non viene da questa parte una critica di fondo al funzionamento di questo dibattito. Signor Presidente, è la prima volta nella storia della Repubblica italiana - vorrei che fosse chiaro a tutti! - che si fa una legge elettorale solo a colpi di maggioranza. È la prima volta! Quindi siete di fronte ad un atto che non ha precedenti.
Sentite cosa dice il ministro Calderoli. Egli afferma che al Senato potrebbero esserci, in virtù del vostro sistema, maggioranze diverse. E ride di queste maggioranze diverse. Egli afferma che non sa se «tutti qui dentro, compresi i nostri, hanno ben capito di cosa stiamo parlando e cosa stiamo votando». Non sono parole mie, ma del ministro Calderoli.
Allora mi chiedo: si fa una forzatura di questa natura per la prima volta nella storia repubblicana, perché così è dalla cronaca parlamentare e, contemporaneamente, si affermano queste cose? Voglio capire. Noi non assumeremo mai (perché la nostra è una contrarietà di fondo) un atteggiamento volto al miglioramento di questo testo, perché nasce da esigenze radicalmente diverse. Ma volete spiegarci, invece di stare in silenzio, dopo che ricorrete ad una forzatura di questa natura, le ragioni ed il perché della tenuta di questa legge elettorale? Io credo che questo sia un diritto sacrosanto.
Ci troviamo di fronte ad un atto di forza inaudito, che rischia - mi appresto a concludere, signor Presidente - di essere un precedente nella storia parlamentare.
Lo sappia bene ciascun deputato dell'attuale maggioranza: può essere un precedente! A maggioranza fate le leggi elettorali; dopo, sarà possibile fare, a maggioranza, qualsiasi cosa!
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Voi avete fatto di peggio!
ANTONIO LEONE. L'avete già fatto!
MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, premesso che, negli interventi sull'ordine dei lavori, l'aspetto procedurale, come loro capiscono bene, signor Presidente e colleghi, si intreccia con l'aspetto politico-istituzionale, debbo dire che condivido, ovviamente, le considerazioni già svolte dai colleghi Violante, Castagnetti e Giordano, alle quali aggiungerò soltanto qualche ulteriore e breve riflessione.
Signor Presidente, ieri, con molto garbo, come di consueto, lei ha implicitamente criticato l'utilizzazione del tempo per gli interventi a titolo personale nel corso del dibattito. Potrò scandalizzare qualcuno, ma anch'io sono a disagio per tutto ciò. Tuttavia, signor Presidente, le chiedo, mi chiedo, e chiedo anche ai colleghi: questa situazione è stata determinata dal modo di intervenire dei deputati dei gruppi dell'opposizione o, invece, è stata indotta e determinata dal modo incredibile in cui si sta stravolgendo il sistema elettorale? Lo si sta facendo nel giro di pochi giorni, in quest'aula (successivamente, ciò avverrà, eventualmente, anche nell'aula del Senato), senza alcun dibattito pubblico, senza alcun confronto parlamentare, senza una dialettica tra maggioranza ed opposizione o dentro la maggioranza e persino dentro opposizione! Per la verità, almeno all'interno dell'opposizione, la dialettica c'è stata, perché in quest'aula sono intervenuti colleghi di gruppi che, sul piano - come dire? - ideologico o di principio, sarebbero proporzionalisti ...
ALFREDO BIONDI. E allora ...!
MARCO BOATO. ... come del resto hanno lealmente dichiarato, spiegando, però, perché si oppongono tutti all'imposizione dello stravolgimento della legge elettorale.
Ciò sta avvenendo con emendamenti, subemendamenti, nuovi emendamenti e subemendamenti presentati, di giorno in giorno, o dal Governo o dalla maggioranza o addirittura da componenti della maggioranza i quali chiedono emendamenti della Commissione in cambio del ritiro dei propri. Signor Presidente, le sembra dignitoso quello che sta avvenendo? Questo è ciò che sta avvenendo! La maggioranza si sta autogestendo al proprio interno la legge elettorale del nostro paese, a suon di trattative private su emendamenti e subemendamenti che vengono portati all'esame dell'Assemblea!
Lei, signor Presidente, sia pure con il garbo e con lo stile consueti, in qualche modo scarica la situazione sull'opposizione; ed io, glielo dico da una posizione diversa dalla sua - volevo dire opposta, ma dico diversa -, la vivo con sofferenza: non sono contento neanch'io di come stanno andando le cose.
Questa è la situazione che hanno determinato la maggioranza ed il Governo, a causa del loro imporre unilateralmente e addirittura di non spiegare, di non motivare, di non intervenire, di non confrontarsi, salvo poi lamentarsi se l'opposizione è costretta - starei per dire: è ridotta - ad usare, incivilmente, gli strumenti che sono nelle mani di chi deve servirsi del regolamento parlamentare (l'alternativa è quella di rovesciare il tavolo e di dire che non stiamo più a questo gioco, perché qualcuno sta evidentemente barando).
La seconda considerazione ... Non so chi stia conferendo con lei, signor Presidente, ma se si potesse evitare mentre mi sto rivolgendo ... Ah, vedo che si tratta di un membro autorevolissimo del mio gruppo, però mi stavo rivolgendo al Presidente ...
C'è una seconda questione che intendo sottoporle, signor Presidente, anche se l'hanno già fatto alcuni colleghi (ma vorrei che non si facesse ironia al riguardo).
Ieri è stata posta più volte la questione delle dichiarazioni di Calderoli. Non nutro animosità nei confronti del ministro Calderoli (ogni tanto viene al banco delle Commissioni e facciamo anche qualche battuta). Ma, signor Presidente della Camera, non è immaginabile che, alla presenza del Presidente del Consiglio, si alzi il ministro per i rapporti con il Parlamento e dica che probabilmente quelle del ministro per le riforme istituzionali sulla violazione della segretezza del voto sono boutade! Ma non si rende conto della gravità inaudita che questo comporta rispetto al prestigio dell'istituzione di cui tutti noi facciamo parte (anche lei, Presidente)?
PRESIDENTE. Onorevole Boato...
MARCO BOATO. Condivido ciò che lei ha detto, cioè che, ovviamente, sono al di fuori di qualunque ipotesi di realtà le idiozie - altro che boutade! - del ministro Calderoli. Non è pensabile che, da giorni, di questo si discuta nelle televisioni e, oggi, sui giornali come di un'ipotesi con un qualche effettivo fondamento, ledendo il prestigio delle istituzioni, ridicolizzando il Governo, esponendo a figuracce il ministro per i rapporti con il Parlamento, con un Presidente del Consiglio che sta in aula in silenzio ed inerte!
In conclusione, signor Presidente, c'è un unico argomento su cui tutti stanno discutendo fuori da quest'aula o, semmai, a bassa voce in quest'aula: la rappresentanza di genere. Bene, questa aula non riesce neanche a discutere pubblicamente del grande problema di una Camera composta per il 90 per cento da uomini e per il 10 per cento da donne che deve cambiare le regole! Questo è umiliante, signor Presidente! Vedo i capannelli delle colleghe bravissime del centrodestra che vanno ad implorare un emendamento (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale - Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione)...
CARLA CASTELLANI. Presidente, c'è un limite!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Boato...
MARCO BOATO. Questa situazione è umiliante per tutti, signor Presidente, ma neanche in questa aula avviene il confronto! Esso avviene nei corridoi, nelle stanze, fuori di qui e tutti sono preoccupati se si voterà a scrutinio segreto per poterglielo bocciare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita e DL-L'Ulivo)...!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Boato.
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, con il mio intervento non voglio impedire all'aula di procedere con le votazioni. Tuttavia, non me ne vorranno i colleghi di maggioranza, credo che una piccola replica, senza voler per questo aprire una discussione più generale, all'intervento dei colleghi capigruppo dell'opposizione, che, peraltro, ripropongono questioni già poste nella giornata di ieri, vada fatta, soprattutto, a mio avviso, a tutela del ridicolo al quale si stanno esponendo i colleghi dell'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
Oggi, leggendo le pagine dei giornali, abbiamo assistito alla polemica assurda che è stata sollevata. Ma perché non considerate, colleghi dell'opposizione, l'ipotesi più rispettosa nei confronti dei parlamentari della maggioranza, e cioè che non sono stati militarizzati (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), che non c'è stato alcun ordine di votare con il dito medio, indice o anulare (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)? Perché non considerate che non c'è stata alcuna pratica di controllo dei franchi tiratori (che non esistono, ed i voti lo stanno dimostrando)? Semplicemente, vi trovate di fronte ad una maggioranza di centrodestra che è compatta nell'approvare questa legge (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro) e che sarà compatta in campagna elettorale per farvi restare all'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
Perché non siete più rispettosi dei colleghi di maggioranza? È mai possibile che i colleghi della sinistra siano tutti liberi, intelligenti, autonomi e quelli di centrodestra debbano essere per forza dei codardi, degli stupidi, dei vigliacchi, dei militarizzati (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)? Prendete atto della realtà!
Presidente, reputo offensive le dichiarazioni che si stanno facendo e se, mi permette - lei poi la valuterà -, reputo offensiva anche nei suoi confronti la richiesta di convocare, addirittura a votazioni già iniziate, dopo l'esito dei voti di ieri, dei quali mi auguro prenderete finalmente atto, la Giunta per il regolamento. Ma per deliberare su cosa, Presidente, visto che le prassi sul voto segreto sono consolidate da anni?
In conclusione, Presidente, naturalmente, ognuno è libero di fare opposizione come vuole. Io, personalmente, che ho le mie rimembranze, la mia storia, come i colleghi sanno, sono molto più affezionato, onorevole Violante, ad un'antica sinistra che, in quest'aula parlamentare, aveva difeso il voto palese, che rivendicava il voto palese e non l'utilizzo dei franchi tiratori, come ha fatto l'onorevole Prodi, nemmeno onorevole (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Perché non tornate a quell'antica prassi? Prendete atto della realtà: chiedete il voto palese. Magari, come avete visto ieri, ci guadagnate anche un paio di voti e potremmo così finirla con questa polemica assurda (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
PRESIDENTE. Avverto che, sui temi sollevati dai colleghi intervenuti, darò la parola ad un deputato per ciascun gruppo che ne faccia richiesta. Ricordo che per il gruppo Misto è già intervenuto l'onorevole Boato.
ANDREA GIBELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
ANDREA GIBELLI. Vorrei anch'io associarmi alle parole formulate dal collega Elio Vito, svolgendo ulteriori considerazioni. Evidentemente, l'attacco rivolto anche oggi al ministro Calderoli non trova nelle sue parole una giustificazione sufficiente; ciò dimostra ancora una volta come gli interventi dei colleghi di centrosinistra non siano critiche dirette al ministro Calderoli, bensì a lei, signor Presidente, che evidentemente non è ritenuto all'altezza di considerazioni svolte nella giornata di ieri, in modo assolutamente preciso, in ordine all'andamento dei lavori.
Questa è la natura strumentale di diversi interventi, che dimostrano come la volontà sia quella di perpetuare l'atteggiamento ostruzionistico rispetto ad una maggioranza che, a buon diritto, può continuare i propri lavori.
Per quanto riguarda le lezioni di democrazia che ancora in quest'aula ci vengono impartite, vorrei ricordare all'onorevole Violante, che in tante occasioni ricorda che è la terza volta che si interviene per modificare la legge elettorale - e vorrei fare riferimento anche a lei, signor Presidente -, tutte le volte che noi abbiamo subito l'interpretazione restrittiva delle norme regolamentari, nel corso della passata legislatura, da parte di chi oggi ci viene ad impartire lezioni di democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Si tratta di gente che in questa sede ci dice di ampliare i tempi degli interventi, come lei giustamente ha fatto, su una materia delicata, mentre fuori dal Palazzo dimostra di non credere alle cose che sostiene qui, chiedendo, a sinistra, di rimuovere procuratori della Repubblica perché iscritti ad un club! Questa è democrazia o qualcos'altro (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)? Oppure propone iniziative politiche nelle quali si tenta di tenere insieme, da un lato, i cartelloni di Mastella nei quali si parla della famiglia e, dall'altro, gli incappucciati: evidentemente, la ragione di questa opposizione è un'altra, vale a dire l'esigenza di costruirsi un nemico per riuscire a stare insieme, dal momento che attraverso il vostro programma non ci riuscite!
La legge elettorale che ci sarà, questa, se passerà, o anche quella attualmente in vigore ... Possiamo dimostrare che oggi parliamo della legge elettorale perché i punti del programma di Governo li abbiamo già realizzati! Potrei fare l'elenco di tutte le riforme che siamo riusciti ad approvare e che voi invece continuate a sbandierare, visto che non siete in grado di stare insieme nemmeno all'opposizione e che vi limitate a dipingere un nemico.
La vostra posizione non è a favore di qualcosa ma contro qualcun altro: gli elettori se lo ricorderanno (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Vorrei intervenire, pur ritenendo esaustive le considerazioni svolte dall'onorevole Elio Vito. Tuttavia, dal momento che la Presidenza ha invitato ad intervenire ulteriormente - senza obbligo, si intende - vorrei dire ai colleghi della sinistra che siamo rimasti veramente esterrefatti, in particolar modo ieri, ma anche oggi. L'incredibile accusa del voto effettuato con il dito mignolo, anulare, indice - non abbiamo ancora capito - o con il medio (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...
IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, mi vogliono spiegare con quale dito ... Fanno tutto con le dita, loro! Sono attrezzatissimi (Commenti dei deputati di Alleanza Nazionale)! Abbiamo ascoltato ieri che questa accusa veniva addirittura rivolta ai banchi di Alleanza nazionale: un anonimo deputato di Alleanza nazionale lo avrebbe detto. Oggi, invece, i giornali dicono che non si tratta più di un anonimo deputato di Alleanza nazionale, bensì di un anonimo o meno anonimo deputato di un altro partito.
La verità, qual è, cari colleghi? Avevate puntato tutto su un'evenienza non verificatasi (Commenti dei deputati Guerzoni e Nannicini); basta leggere le vostre dichiarazioni di qualche giorno fa: un invito a fare i franchi tiratori, rivolto ai deputati del centrodestra, con la certezza che in tale schieramento vi sarebbero state divisioni e fratture. Essendovi resi conto che i calcoli fatti erano completamente sbagliati, state cercando di «buttarla in rissa», ma vi voglio segnalare che da questa parte dell'emiciclo non troverete alcuna sponda. È fatica sprecata cercare di provocare, come state facendo anche questa mattina, con frasi irripetibili, tanto abbiamo capito il vostro gioco: sconfitti sul piano politico, non vi resta che la strada della rissa. Con noi, non ce la farete (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)!
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Bruno, come presidente della Commissione, lei è stato chiamato in causa in riferimento al primo punto affrontato dall'onorevole Violante nel suo intervento. Su questo solo, e non sul resto, le concedo un minuto.
Ha facoltà di parlare, onorevole Bruno.
DONATO BRUNO, Relatore. La ringrazio, signor Presidente.
Ritengo che, più che il primo punto, sia il merito del provvedimento - sul quale ci soffermeremo nel prosieguo dell'esame - ad interessarmi in veste di presidente della Commissione. Si tratta infatti dei lavori che stiamo portando avanti; riportando testualmente l'espressione pronunciata dall'onorevole Violante, essi riguardano un testo «in progress».
Dunque, noi abbiamo depositato - e ritengo siano fatti ormai noti all'Assemblea - proposte emendative della maggioranza; si è aperto, su ciò, un dibattito. Devo anzi aggiungere che sul dibattito apertosi sui due emendamenti sono intervenute anche riflessioni (riportate dalla stampa) della Presidenza della Repubblica.
In questo senso, stiamo lavorando; quindi, ritengo che il presidente Violante facesse riferimento a quelle modifiche e a quegli aggiustamenti emendativi resisi necessari ad una puntuale riflessione sul testo. Interventi che oggi, a mio avviso, ci consentono anche di considerare il testo scevro da eventuali profili di incostituzionalità, che in qualche modo, lo ribadisco, la maggioranza aveva già segnalato e la stessa opposizione si era fatta carico, in sede di discussione, di sottolineare.
Volevo aggiungere solo un'altra riflessione; poi, il resto sarà valutato nel prosieguo dell'esame. Quando il presidente Violante parla della sottrazione agli elettori della possibilità di esprimere il voto di preferenza...
LUCIANO VIOLANTE. No!
DONATO BRUNO, Relatore. Inviterei il presidente Violante (ma l'avrà fatto sicuramente) a leggere i resoconti della discussione svoltasi in Commissione. I rappresentanti dei quattro partiti dell'opposizione hanno considerato il sistema delle preferenze - e ripeto testualmente quanto dichiarato dal collega Boato - una norma criminogena. L'opposizione, in quella sede, ha ritenuto che avremmo dovuto meglio verificare il riparto allora ipotizzato dei seggi, 50 per cento con le preferenze e 50 per cento con le liste bloccate, atteso che il voto di preferenza ci avrebbe fatto tornare ad una fase politica che era meglio dimenticare, anziché attualizzare.
Quindi, ribadisco che fortunatamente sono tanti gli argomenti che hanno indotto, la maggioranza soprattutto, a migliorare il testo. Di volta in volta, quando si presenterà l'occasione, le chiederò la parola, Presidente.
PRESIDENTE. Confido proprio sul fatto che lei, onorevole Bruno, dia un contributo importante, come relatore e come presidente...
MARCO BOATO. Chiedo di parlare (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Volevo, invero, rispondere sulle altre questioni poste. Tuttavia, le darò la parola, onorevole Boato. Ha facoltà di parlare.
MARCO BOATO. Signor Presidente, siccome intratteniamo, con il presidente e relatore Bruno, un rapporto di correttezza indubbio, mi permetto di osservare che non mi sembra corretto riportare, in sede di espressione di un parere, un riferimento ad un intervento in Commissione riferito all'ipotesi di voto di preferenza in circoscrizioni di 9 milioni di abitanti. Io ho asserito che il sistema delle preferenze, rispetto a 9 milioni di elettori, vuol dire costringere ad una...
PRESIDENTE. Bene, allora questo punto è chiarito, onorevole Boato.
Onorevoli colleghi, a parte la questione sollevata dall'onorevole Violante, alla quale confido darà una risposta oggi, nei fatti, e non con le parole, l'onorevole Bruno, in veste di relatore, vorrei dirvi che sono alquanto meravigliato circa il problema sollevato. Infatti, noi leggiamo i giornali di oggi, ma abbiamo ben chiaro anche quanto accaduto nel passato nel nostro paese.
Nel passato, in Parlamento si votava in modo diverso. Chiedo ai colleghi che allora sedevano in Parlamento - penso al mio ex capogruppo, l'onorevole Gerardo Bianco, che in quegli anni guidava il gruppo della Democrazia cristiana - di confermare che nel 1986 si passò, dopo lunghi studi, al sistema elettronico così come oggi è congegnato, perché si riteneva che il sistema delle palline, delle urne e delle schede - come poteva precedentemente essere organizzata la votazione - fosse assolutamente inadeguato a garantire la segretezza del voto. Vi sono centinaia di pagine dei giornali dell'epoca che rappresentarono i pareri unanimi di tutti i gruppi parlamentari!
Onorevoli colleghi, vorrei rispondervi non con delle opinioni, ma con la lettura del regolamento. L'articolo 55, infatti, recita: «La votazione per scrutinio segreto normalmente ha luogo mediante procedimento elettronico. In caso di difetto dei relativi dispositivi, il Presidente fa apparecchiare due urne. Ad ogni votante sono date due palline, una bianca ed una nera, da riporre nelle urne». Vorrei sottolineare come ciò sia contemplato in caso di difetto del dispositivo di voto, perché nemmeno nell'ambito della previsione regolamentare si ritiene che vi sia un meccanismo capace di tutelare la segretezza del voto in modo migliore.
Questo problema, dal 1986 in poi, non è mai stato sottoposto all'attenzione dell'Assemblea, in nessuna circostanza e da nessuna parte politica (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Allora...
ALFREDO BIONDI. Non vogliono perdere!
PRESIDENTE. Scusatemi, ma vi debbo dire che la stessa...
ROLANDO NANNICINI. E quello che ha detto Calderoli?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Onorevoli colleghi, il ministro Calderoli può dire quello che vuole, anche la sciocchezza che il voto segreto non è tale! Per me fanno fede quella che, in quest'aula, è la parola del Presidente, quello che sanno i funzionari della Camera e le scuse formali che sono state rivolte dal Governo! Tutto il resto è una legittima polemica politica, ma non mi può riguardare come Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
Vorrei aggiungere, onorevoli colleghi, che io ho grande rispetto per l'onorevole Violante, per l'onorevole Castagnetti e per gli altri presidenti di gruppo. Ritengo impropria la convocazione della Giunta per il regolamento; tuttavia, alle 13,30, solo per accedere ad una richiesta in tal senso - cioè per cortesia -, la convocherò.
Non so di che cosa dovrà discutere la Giunta per il regolamento (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
IGNAZIO LA RUSSA. Noooo!
PRESIDENTE. ... perché essa non ha il potere di violare il regolamento stesso! Tuttavia, poiché mi è stata richiesta una convocazione della Giunta per il regolamento, la convocherò per le 13,30. Però adesso, onorevoli colleghi, procediamo nell'esame del provvedimento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sgobio 1.109.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, l'emendamento in esame sopprime alcuni commi dell'articolo 1 che introducono e disciplinano la procedura esecutiva di un sistema elettorale proporzionale. È del tutto evidente - è bene, ormai, che lo sappiano non solo i deputati della I Commissione, ma anche tutti gli altri - che il passaggio ad un sistema elettorale completamente diverso da quello vigente è stato il frutto di un vero e proprio blitz compiuto dalla maggioranza, che ha interrotto un lavoro, serio e concorde, svolto dalla stessa Commissione in ordine ad altre ipotesi correttive dell'attuale legge elettorale. Si è trattato, cioè, di un'iniziativa del tutto unilaterale, concepita e costruita al di fuori dalle aule parlamentari.
La I Commissione - mi rivolgo anche al presidente Bruno, che ha testè interloquito con l'onorevole Violante -, la maggioranza, l'opposizione ed i singoli gruppi parlamentari non hanno effettivamente avuto la possibilità di ragionare sull'opportunità, nonché sul merito, di introdurre un sistema elettorale (e, quindi, un sistema politico) del tutto diverso rispetto quello che abbiamo conosciuto in questi anni.
Onorevoli colleghe e colleghi, signor Presidente della Camera, onorevole presidente della I Commissione, l'esame di questa proposta di legge è cominciato ieri in Assemblea. A quest'ora, sono ancora irrisolti alcuni nodi politici di primaria rilevanza. A quest'ora, ancora non si sa in che modo la maggioranza intenda disciplinare il tema della rappresentanza di genere, in un Parlamento rappresentato in modo vergognoso dal punto di vista, appunto, della rappresentanza di genere. È una questione ancora aperta. La Commissione affari costituzionali, nel corso delle settimane precedenti, non ha avuto la possibilità di affrontare questo tema. È ancora in discussione il parere da esprimere su emendamenti che pongono il problema dell'incompatibilità per sindaci e presidenti di provincia. È ancora aperta la questione delle minoranze linguistiche. Così stiamo lavorando, colleghi e colleghi! Con i risultati di una forzatura istituzionale peraltro confusa, perché a quest'ora, dopo che l'Assemblea ha cominciato ad esaminare il provvedimento, ancora non si sa come la maggioranza intenda disciplinare questioni di primaria grandezza.
In un'aula parlamentare in cui non vi è interlocuzione - il collega Nespoli ieri diceva che l'opposizione rifiuta il confronto -, la maggioranza non sta pronunciando parola in quest'aula. Non sta difendendo le proprie ragioni, se non con il voto. Non ci dicono, ad esempio, i colleghi di Alleanza Nazionale, che sono stati - non un secolo fa, ma pochissimi anni fa - promotori di un referendum che mirava addirittura ad abolire la quota del 25 per cento di proporzionale, come mai abbiano cambiato idea tanto radicalmente da sposare un sistema elettorale del tutto proporzionale. Qual è la motivazione? Non l'abbiamo ascoltata; non ce la dicono e non avranno il coraggio di dire nemmeno stamattina in quest'aula quale sia la motivazione di questo «ribaltone» del pensiero. Non potete venirci a dire che la motivazione consiste nel dare più stabilità alle coalizioni, perché ciò non avverrà.
Voi avete ottenuto, per effetto del voto del 2001, un ampio margine di maggioranza. Se non avete avuto un Governo stabile, perché avete dovuto cambiare in continuazione i ministri, si tratta di un problema politico che non siete riusciti ad affrontare, non di un problema di carattere elettorale. Non potete, dunque, parlare di frammentazione, perché voi state per abolire anche la soglia minima del 2 per cento per i partiti che faranno parte di una coalizione.
È la paura di perdere che vi ha fatto ammainare una bandiera (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)! Ma, dato che perderete lo stesso, almeno perdete con onore e tenete alta la bandiera per la quale vi siete battuti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Onorevoli colleghi della maggioranza, vorrei commentare questo senso di gaiezza - che trovo un po' inopportuno - che sta scorrendo tra le vostre file.
MASSIMO POLLEDRI. Siete voi gai...
GIANCLAUDIO BRESSA. Voi state approvando una legge che, tanto per cambiare, è lo specchio della vostra anima. È l'ennesima legge imbroglio che voi state approvando, e si tratta di una legge imbroglio non nei confronti di noi deputati dell'opposizione, o delle forze politiche di opposizione in genere, ma per i cittadini italiani, perché è una legge che ridurrà la governabilità di questo paese. E poiché non avete ragioni inspiegabili, non avete ragioni plausibili, farfugliate di «modello tedesco», di grosse koalition.
Ma di cosa state parlando, onorevoli colleghi? Di cosa state parlando? Se volevate trasferire il modello tedesco in Italia, avevate la grande occasione di varare la riforma costituzionale; anziché predisporre quel pasticciaccio brutto ed impresentabile che avete fatto, avreste potuto costruire il modello tedesco. State per varare una legge che prevede un premio di maggioranza che dispiega i propri effetti indipendentemente da qualsiasi rapporto con il conseguimento di tale risultato. State per varare una legge che prevede un premio di maggioranza senza una soglia minima; l'avete scritta talmente male che, se un partito si presenta da solo e non ci sono coalizioni, con il 18 o 20 per cento dei voti può fare il «pieno» dei seggi.
Questo si chiama, in tempi diversi, legge Acerbo! Questo è ciò che state approvando, altro che modello tedesco!
Siete arrivati perfino alla cosa ridicolissima dell'emendamento «seggio fai da te»: tra qualche ora sarete chiamati a votare questo emendamento, per cui saranno ammesse alla ripartizione dei seggi anche le liste che abbiano ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale tra quelle che non hanno conseguito sul piano nazionale almeno il 2 per cento dei voti validamente espressi. Siamo al supermercato elettorale! Ma di cosa state parlando? Altro che modello tedesco! Voi state sostituendo la politica con l'ortopedia elettorale. Non siete più in grado di reggervi in piedi politicamente e vi inventate questa legge elettorale. Non vi serve: state cadendo politicamente a pezzi! Altro che essere allegri per la vostra tenuta numerica! Voi state crollando politicamente: per questo motivo cambiate la legge elettorale.
Volete sapere cosa dicono i vostri leader, che adesso chiamate «capo delle forze politiche»? È il Presidente Berlusconi che ha parlato di metastasi nella maggioranza; è il Presidente Berlusconi che ha parlato di maggioranza bacata; è il Presidente Berlusconi che ha detto che nell'uninominale un elettore della Lega non voterebbe mai un candidato dell'UDC e viceversa! Per cui, il presidente Fini ha avuto modo di concludere affermando che questa legge elettorale è l'unica medicina che può risanare la coalizione. Quindi, compattezza assoluta e presenza tassativa. Questi sono i motivi che vi portano ad essere così compatti. Infatti, è l'unica condizione che avete per stare in piedi.
E, poi, facciamola finita con queste pantomime del modello tedesco! Presidente Berlusconi, Schroeder, quando ha perso le elezioni nel suo Land di origine, è andato ad elezioni anticipate, ha chiesto la prova elettorale, ha chiamato il popolo tedesco a valutare l'esito del suo Governo. Lei, Presidente Berlusconi, dopo che ha perso le elezioni regionali, oggi ci propone di cambiare la legge elettorale, perché questo è l'unico modo per tenere insieme la vostra maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Non solo, signor Presidente Berlusconi, lei non è Schroeder; ma voi non siete un partito tedesco! Voi non sapete neanche dove stanno di casa lo spirito repubblicano e il senso dello Stato che anima quel mondo politico. Voi siete tutt'altra cosa, siete altro, siete tristemente altro (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! Per questo motivo, avete paura del voto e, per questo motivo, cambiate la legge elettorale. Ma, per questo motivo, sappiate anche che perderete lo stesso (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 1.109, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Onorevoli colleghi, prendete posto.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 567
Maggioranza 284
Voti favorevoli 242
Voti contrari 325).
Prendo atto che gli onorevoli Camo, Labate, Panattoni, Ranieli, Romani, Rotundo, Savo, Cicu e Soda non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 1.53.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cabras. Ne ha facoltà.
ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, penso che la linea scelta dall'opposizione di presentarsi a questo confronto esclusivamente con emendamenti soppressivi, nel corso del dibattito e, soprattutto, in vista dell'esame dei successivi emendamenti modificativi della maggioranza, si stia puntualmente confermando come opportuna e fondata.
Non c'è dubbio - come è stato ricordato - che tutti voi della maggioranza avete radicalmente cambiato idea rispetto alle opinioni espresse in tema di legge elettorale nella passata legislatura. Non è chiara, però, l'idea che vi siete fatti del nuovo sistema che state tentando di realizzare con queste proposte di cambiamento della legge elettorale. Non si capisce esattamente qual è il tipo di coalizione che avete in testa; o, meglio, molti dubbi nascono leggendo anche le modifiche più recenti che avete proposto.
Avete presentato un emendamento secondo cui il premio di maggioranza andava alle liste che si coalizzavano su un programma e che indicavano o proponevano un candidato Presidente del Consiglio.
Poi avete modificato, con l'ultimo emendamento, questa disposizione prevedendo il premio di maggioranza alle liste che condividono il programma e che indicano il capo di una coalizione.
Trovo che si ponga un interrogativo rispetto a questa vostra correzione. Cosa significa che non è detto che il capo della coalizione diventi il Presidente del Consiglio?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, un po' di tranquillità, altrimenti non si sente il collega...
ANTONELLO CABRAS. Questa vostra disposizione è molto sibillina. Non vi siete più impegnati, come, secondo me, costituzionalmente avreste potuto fare, su un programma e su una proposta di Presidente del Consiglio che lasciava assolutamente intatte le prerogative del Presidente della Repubblica. Invece, parlate del capo di una coalizione, lasciando intendere che non è detto che il capo della coalizione, nell'eventualità in cui questa coalizione vinca le elezioni, possa diventare Presidente del Consiglio. Può darsi che vi sia un accordo sotterraneo, che non è chiaro né trasparente in questo emendamento.
Il secondo aspetto che avete modificato strada facendo, anche qui per rispondere ad una ipotesi di incostituzionalità, come dite voi, riguarda il Senato. La proposta che fate sostanzialmente nasconde venti sistemi politici diversi nel paese. Non solo non ci sono le condizioni che garantiscano una maggioranza, ma potremo avere un Senato diviso in venti regioni, in ciascuna delle quali vi è una maggioranza diversa dall'altra.
Credo che questi due elementi siano sufficienti a dimostrare che non avete assolutamente un'idea chiara di quale sia la direzione e quale l'approdo. Tutte le valutazioni che abbiamo svolto finora e che, probabilmente faremo anche nel corso ulteriore della discussione e - speriamo - anche nel dibattito che proseguirà al Senato, servono a mettere in evidenza che, in realtà, l'unico obiettivo che vi tiene uniti, come non ci stancheremo di ripetere, è l'obiettivo primo di garantire una situazione nella quale il vincitore - se ci sarà un vincitore, perché, per come state prospettando la legge sul Senato, non è detto che vi sia un vincitore alla Camera o che, perlomeno, che chi vince le elezioni alla Camera sia lo stesso che le vince al Senato - non sia assolutamente in condizione di sviluppare un'azione di governo e di garantire stabilità.
Come dire che, siccome siete sicuri di perdere le elezioni, l'obiettivo al quale state lavorando è di garantirvi che non vi sia nessuno che vinca dopo di voi, se sarete sconfitti. Questa, in realtà, è la sintesi sulla quale vi siete cimentati e per la quale state votando a scrutinio segreto in tale maniera compatta.
Tuttavia, questo serve a dimostrare che a voi del paese non ve ne frega assolutamente niente e che l'unica cosa che vi interessa è creare le condizioni affinché, comunque, le prossime elezioni politiche non garantiscano stabilità e governabilità. Come dire: dopo di noi, il diluvio. Gli elettori giudicheranno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, vorrei intervenire, sia pure nel breve tempo a mia disposizione, per provare ad articolare un discorso che consenta di riflettere sulla situazione che stiamo vivendo nel Parlamento, al di là di quelle che possono essere le pregiudiziali schermaglie tra maggioranza e opposizione.
Noi ovviamente siamo contrari, ma il Parlamento e la maggioranza, unilateralmente, stanno approvando una legge elettorale che produrrà sicuramente degli effetti significativi sulla vita del nostro paese e sul nostro sistema politico.
Qualcuno già comincia a dire che è in dubbio se parlare di un ritorno alla prima Repubblica o di un passaggio alla terza Repubblica. Se così sarà, io propendo per questa seconda ipotesi.
Ovviamente, passare ad una eventuale terza Repubblica non significa necessariamente che tutto andrà per il meglio. Anzi, credo che dobbiamo riflettere proprio su quali saranno le possibili conseguenze di questo cambiamento.
Avevamo introdotto il sistema maggioritario nel nostro paese perché avevamo preso atto di una degenerazione del sistema precedente, peraltro sfociata in una condizione di corruzione diffusa. Al di là di ciò, si registrava un quadro di frammentazione sociale e culturale e si pensava che una versione nobile del maggioritario dovesse coltivare l'ambizione a produrre la decisione politica coniugandola con il discorso della rappresentanza ma senza esporre il nostro sistema ad una condizione di paralisi derivante, appunto, da una frammentazione eccessiva e da una conseguente fotografia nell'ambito del nostro sistema di rappresentanza. Rimaneva, cioè, il problema dell'equilibrio tra rappresentanza e governabilità, ma certamente questa era l'ambizione più nobile di quel tentativo. Sto usando il verbo all'imperfetto perché, per come stanno le cose, mi pare che abbandoneremo repentinamente tale tentativo senza interrogarci sull'esigenza di completare quel tipo di discorso, introducendo miglioramenti e prendendo anche atto dei suoi aspetti positivi. Mi riferisco, in particolare, al rapporto con il territorio, cioè, come dicono gli studiosi, al rapporto tra l'autore della parte democratica e l'attore che la interpreta, ossia tra il cittadino e il suo rappresentante, ed al sistema di alternanza che si stava consolidando. Insomma, se fossimo rimasti all'interno di tale regola credo che avremmo potuto completare il quadro, anche domandandoci, magari, se il doppio turno non potesse rappresentare un completamento ed un perfezionamento di un sistema che prometteva di realizzare la democrazia dell'alternanza, a suo tempo si diceva la «democrazia compiuta», nel nostro paese.
Adesso ci troviamo con un colpo a freddo: un sistema proporzionale introdotto unilateralmente dalla maggioranza senza alcuna riflessione adeguata e condivisa su quello che stavamo sperimentando, che peraltro introduce un'istituzionalizzazione delle oligarchie. Si tratta di una deriva richiamata, per questo mi sono permesso di ricordarlo ieri, dallo stesso segretario dell'UDC Follini, una deriva che deprime il processo qualitativo democratico del nostro paese. Non lo dico per un giudizio su coloro che saranno gli oligarchi, ma perché la democrazia si basa sulle regole: se non vi sono regole che permettono una certa condizione, non ci si può affidare alla buona volontà di chi esercita un potere monocratico o oligarchico. Peraltro, prego i colleghi della maggioranza - non dico che consiglio loro, perché credo che consigli ne abbiano ricevuti tanti prima di entrare in aula a votare questa legge - di riflettere su cosa sta per accadere. Avremo un Parlamento sostanzialmente designato: se volessimo ironizzare potremmo addirittura dire che affidando ad istituti di ricerca seri, scelti per lo più dalla maggioranza e per il resto dall'opposizione, potremmo addirittura chiedere ai leader di partito di indicarci chi deve venire in Parlamento; in questo modo potremmo risparmiare i soldi delle elezioni, visto che siamo in una situazione di crisi. Dunque, avremo un Parlamento sostanzialmente designato. Tra poco voterete la devolution che scardina, anche psicologicamente oltre che istituzionalmente, il nostro sistema; inoltre, una riforma costituzionale che dà poteri assoluti al premier deprimendo il Parlamento. Non mi sembra che tale situazione vada a beneficio del paese. Forse - e sottolineo forse - avete fatto il bene vostro e le vostre convenienze, ma certamente non è il bene del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuiamo ad insistere, anche attraverso gli emendamenti presentati, perché abbiate una capacità di analisi e di attenzione. Quello che state cercando di imporre con una forzatura senza precedenti non è un sistema elettorale razionale e ha molti profili di incostituzionalità. Peraltro, state puntando ad un sistema e ad una proposta con ben sei soglie di sbarramento: non esiste paese al mondo che abbia un sistema elettorale con tante diverse soglie di sbarramento! Sembra quasi un meccanismo per giocare al lotto, piuttosto che un sistema elettorale nazionale.
Su questo non potete far finta di nulla ed insistere, come se fosse normale pensare ad un sistema che alla Camera presenta tre soglie di sbarramento e al Senato ne presenta addirittura altre tre, magari per bloccare, in alcune regioni di particolare interesse per qualcuno dei vostri partiti, taluni avversari scomodi. Mi sembra davvero folle questo ritaglio continuo, emendamento sopra emendamento, di una legge che sembra un'«arlecchinata»! Anche il recupero dei primi non superanti lo sbarramento è obiettivamente un ulteriore paradosso.
Dunque, questo sistema elettorale che proponete non è né un proporzionale puro, né un proporzionale con sbarramento, ma è invece un maggioritario sbilenco, perché attribuisce un premio di maggioranza molto limitato. Per di più, è un sistema che inventa le liste bloccate. Badiamo bene: non è che queste non esistano, perché esse già esistevano ed esistono tuttora con l'attuale legge. Infatti la quota proporzionale del 25 per cento si svolge su liste bloccate. D'altronde queste esistono in Germania, in Spagna, però esistono in paesi dove vige una legge sui partiti, che prevede modalità di coinvolgimento dei cittadini e degli iscritti per comporre le liste elettorali. Noi abbiamo un paese dove il maggiore partito qui rappresentato, Forza Italia, è un partito che sostanzialmente non ha una regola democratica di vita. È un partito azienda, peraltro criticato da molti stessi rappresentanti di Forza Italia, che non ha congressi ed ha invece modalità assolutamente originali - uso un eufemismo - di articolazione democratica.
Vi è dunque una forte preoccupazione, di fronte a norme assolutamente disordinate, che creano un vero e proprio paradosso democratico. Si tratta di una preoccupazione riguardante la tenuta democratica del paese. Dunque non poniamo solo la questione della difficoltà di un cambio di legge elettorale alla vigilia del voto, dopo aver visto i sondaggi, che vi danno sconfitti. Parliamo anche della forzatura che fate, creando un mostro giuridico, con sei soglie di sbarramento e con un meccanismo in cui vi sono liste bloccate, senza che però vi sia una legge sui partiti e sulle regole democratiche per formare tali liste. Si tratta dunque di un peggioramento ulteriore del meccanismo di selezione della classe dirigente e dei rappresentanti istituzionali. Questo è un motivo in più per chiedervi una maggiore riflessione affinché capiate che state per fare al paese un regalo folle (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Vede, onorevole Vito, certamente avete dimostrato, con questi voti segreti alla presenza del Presidente del Consiglio, di essere compatti. Io dico che avete anche dimostrato di avere un capo forte, un presidente «padrone». Al di là di ciò, sarà pure una maggioranza che ha dimostrato con questi voti di essere compatta, ma non sta dimostrando di essere una classe dirigente, perché questa è la questione. Presidente, lei prima, mentre parlava dell'onorevole Bianco, faceva riferimento a tempi andati. Vi era una classe dirigente con la quale, anche in modo aspro, ci si poteva contrapporre. Serve una classe dirigente che sappia parlare al paese, che sappia rappresentare le spinte e le istanze, anche anticipandole.
Mi chiedo dunque, con riferimento all'esigenze di questa legge elettorale, quale dibattito pubblico stiate rappresentando in questa aula. Voi, come classe dirigente, chi rappresentate? Qual è la grande idea che state rappresentando, per dire che bisogna cambiare la legge elettorale? A quale paese parlate? Quale paese rappresentate?
Quando vi diciamo che siete arroganti, perché non coinvolgete l'opposizione, facendo a colpi di maggioranza una legge elettorale, vi diciamo proprio che non siete una classe dirigente! Una classe dirigente, quando modifica la legge elettorale, proprio perché è classe dirigente nazionale, non può non parlare con l'opposizione, non può non interloquire con l'opposizione, non può non arrivare ad un accordo con l'opposizione! Questa è dunque la nostra prima critica.
Mi rivolgo inoltre all'onorevole Tabacci, chiedendogli qual è la grande idea che ispira questo cambiamento, visto che sulla devolution avete usato la retorica del cambiamento: «le grandi trasformazioni», «bisogna innovare», «il nuovo», e chi più ne ha più ne metta. Dunque, per cambiare questa legge elettorale, qual è la grande novità che rappresentante, qual è l'anelito? In aula vi è un silenzio totale; solo l'onorevole Tabacci è intervenuto in merito.
È legittimo, anzi dirò di più, è, forse, in parte necessario e doveroso che si sollevino critiche esplicite, serie e rigorose nei confronti del sistema maggioritario. Noi, che siamo proporzionalisti e bipolari, abbiamo sempre affermato che il sistema maggioritario presenta alcuni rischi non solo per il sistema politico, ma anche per il sistema democratico. Mi riferisco, ad esempio, all'aumento dell'astensionismo, al fatto che la governabilità possa presentare un valore in sé rispetto alla rappresentatività e che cresca l'antipolitica (non perché ci si pone contro i partiti, ma per una certa retorica del collegio, per cui vengono candidate le persone note, persino Pippo Baudo).
Mi riferisco anche all'esclusione delle donne, onorevole Prestigiacomo. Il sistema maggioritario ha escluso le donne e voi non le garantite. Soltanto la lista bloccata alternata (una donna ed un uomo) consentirà di raggiungere tale scopo, ma riproporremo l'argomento successivamente.
Onorevole Tabacci, ho sentito quando lei ha criticato insieme a noi la devolution, per i punti critici che si manifesterebbero con riferimento al sistema democratico. Tuttavia, voi, oggi, voterete la legge elettorale e la devolution.
Onorevole Tabacci, non vi è sistema proporzionale forte in un sistema democratico debole. Voi oggi votate la legge elettorale e state per votare la devolution che porterà ad una forma di bonapartismo che utilizzerà il suffragio universale per trasformare le funzioni della Repubblica parlamentare e, quindi, di questo Parlamento.
A cosa servirà la rappresentatività se vi sarà un premierato assoluto, se salterà l'equilibrio dei poteri, se verranno addirittura messe in discussione le funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica?
Onorevole Tabacci, il sistema proporzionale esige rigore assoluto in una cultura democratica. Allora, dovrebbe dire in questa sede che non solo lei, che interviene a titolo personale, ma anche il suo gruppo, che oggi voterà questa legge e la devolution, si è piegato a qualche altra operazione (ne parleremo in seguito).
È un'operazione piccola, tattica, bieca, senza respiro e credo che non le faccia onore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, non mi piace fare in quest'aula propaganda e non sono iscritto al partito della indignazione permanente e, pertanto, aggiungerò poche parole, senza enfasi.
La legge elettorale è, in pratica, parte della Costituzione materiale. È la più alta espressione del sistema democratico; tuttavia, non ci troviamo di fronte in questo momento a padri costituenti, i quali si muovono con serenità nell'interesse del paese e non del proprio, alla ricerca di un consenso vasto. No! Ci troviamo di fronte a responsabili di un voto di scambio e lo scambio lo conosciamo: la devolution a te, il proporzionale a me!
Qualunque cittadino italiano sa che la maggioranza cambia le regole nel proprio interesse, nel quadro di una lotta di potere. Sa che ci troviamo, dunque, di fronte non ai padri costituenti, ma ai protagonisti di una confusa partita di potere. Sa che ci troviamo di fronte ad un voto che nasce dal mercanteggiamento: tu voti la legge anche se hai un collegio sicuro nel maggioritario, io ti do una altro collegio sicuro nella lista bloccata per il proporzionale!
Questo voto nasce anche dall'intimidazione e vorrei tornare sul punto che ha agitato l'inizio della nostra seduta.
Diciamo la verità! La segretezza del voto era sino a ieri psicologicamente per i nostri deputati una certezza, ma dopo le parole del ministro Calderoli, non lo è più. Si è insinuato il dubbio! Il ministro, infatti, ha detto che si va a controllare i tabulati e ci si accorge di come si è votato.
Il ministro non è uno sprovveduto, ma è il responsabile di minacce nei confronti dei suoi deputati. Di questo si tratta. Questo è un segnale rosso, è la spia del degrado cui si è giunti per responsabilità della maggioranza.
Di questo degrado si rende corresponsabile chiunque, Presidente della Camera compreso, faccia finta di non sentire e di non vedere la gravità che è successa.
Occorre intervenire per ristabilire non soltanto la segretezza, ma anche la percezione psicologica della stessa. La segretezza per funzionare deve essere come la moglie di Cesare, vale a dire al di sopra di ogni sospetto, di quel sospetto che ormai ha seminato irreversibilmente il ministro Calderoli.
La maggioranza vuole truccare la partita elettorale mentre è in corso, cambiando le regole; adesso vuole truccare la partita con votazioni altrettanto truccate, ovvero di dubbia regolarità, perché di dubbia segretezza.
A questo punto potremmo anche non partecipare a questo massacro della democrazia e della Costituzione, ritirandoci dall'aula (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Il relatore Bruno ha avuto la cortesia di rispondere, facendo riferimento al voto di preferenza, ad una mia interlocuzione in ordine alla questione della sottrazione all'elettore della possibilità di scegliere il candidato.
Presidente Bruno, non è questa la questione, in quanto un voto di preferenza - come affermato dal collega Boato e da altri - su collegi (pensi al Senato e in Lombardia) con 9 milioni di abitanti, evidentemente vuol dire svolgere una campagna elettorale con costi enormi.
DONATO BRUNO, Relatore. Divisi in tre!
LUCIANO VIOLANTE. D'altra parte, sappiamo tutti che il voto di preferenza è stato uno strumento che ha elevato i costi della politica, producendo anche fenomeni gravi di corruzione.
Oggi l'elettore sceglie tra due candidati proposti dalle coalizioni, conoscendone il nome e il cognome. Voi, attraverso questa proposta, togliete all'elettore qualunque possibilità anche di conoscere chi è il suo rappresentante, in quanto questo è inserito in un listone che può anche non aver letto; ciò perché avete basato i collegi sulle attuali circoscrizioni.
Prescindendo anche dal merito del provvedimento, questa è la ragione per la quale poniamo tale questione, in quanto sottraete una possibilità di scelta agli elettori.
Presidente, vorrei precisare che, quando modificammo il voto da palese a segreto, non fu per la ragione da lei evidenziata, ma per il fatto che il voto segreto, in particolare sulle leggi economiche e finanziarie, aveva portato allo sfascio del bilancio pubblico, grazie ad accordi trasversali in base ai quali venivano approvate leggi senza copertura. Questo fu il punto politico per risanare il bilancio dello Stato e affrontare le questioni finanziarie attraverso una moralizzazione della vita parlamentare. Per questo motivo si passò dal voto palese a quello segreto, con le note eccezioni.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 585
Maggioranza 293
Voti favorevoli 262
Voti contrari 323).
Prendo atto che l'onorevole Previti non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.54.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caldarola. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CALDAROLA. Signor Presidente, colleghi, l'emendamento soppressivo in esame fa riferimento al tema della lista bloccata, del quale poco fa si è discusso.
Tra le novità negative della riforma elettorale, questa probabilmente è la più eclatante. Innanzitutto perché rompe una tradizione recente, ma anche lontana, che è quella della scelta diretta da parte dell'elettore del proprio rappresentante e, in secondo luogo, perché, pur sollevando tale questione senza alcuna motivazione di carattere costituzionale - sia perché non ne avrei titolo sia in quanto non sento di doverla proporre in questa maniera -, si crea uno strano corto circuito fra il deputato eletto senza mandato previsto dalla Costituzione e il deputato eletto con mandato rigido, visto che viene nominato all'interno di uno schema rigido.
Tuttavia, l'onorevole Tabacci sostiene che in tal modo ritornano i partiti. Io che sono un sostenitore del ritorno dei grandi partiti democratici, sono molto attento a questo tipo di discussione. Ma quali partiti tornano? E come tornano? In questa maniera apriamo la strada al blocco del ricambio e all'irrigidimento della classe politica. Non vorrei parlare in questa sede di oligarchie o di quant'altro, ma di qualcosa di più realizzabile e molto visibile persino ad occhio nudo: il blocco del ricambio politico ed anche il mutamento - o addirittura il peggioramento - delle dinamiche interne ai partiti.
Lo scontro tra i partiti per la corsa alla rappresentanza a quel punto diventerà senza limiti: chi perde non si limita soltanto a soccombere, ma scompare dalla vicenda politica. Nei partiti o fai parte del gruppo dirigente o fai parte di una opposizione costituita. Spariscono le figure intermedie ed anche la possibilità di recuperare nella società civile personalità che non fanno parte né dell'uno né dell'altro schieramento.
Onorevole Tabacci, userò un'espressione forte, facendo riferimento ad un esponente della cultura da cui provengo, ovvero Antonio Labriola: «Questa è la ribellione degli scheletri» perché riportate in vita qualcosa di antico. Tuttavia, come prima hanno fatto i colleghi, vorrei riportare l'attenzione su un tema maggiormente di fondo. Vi sarà un effetto di lungo periodo di queste giornate parlamentari perché si sta creando una nuova frattura politica tra italiani. Si tratta di una frattura per tanti aspetti irreversibile. A mio avviso una parte dell'opinione pubblica osserva sconcertata e al momento del voto farà le sue scelte. Non so dove si orienteranno tali scelte, ma mi auguro che andranno dalle mie parti.
Tuttavia, esistono due opinioni pubbliche - che non so quantificare - che, se ieri erano contrapposte, da oggi lo sono ancora di più. Si allargherà il fossato tra queste due parti del paese: è questo adesso il tema nazionale, ovvero una nuova rottura del patto tra italiani.
In tutti i paesi lo scontro politico è forte, ma solo in Italia, in particolare da quando è Capo del Governo e del suo schieramento politico l'onorevole Silvio Berlusconi, tale scontro diventa la ragione e la giustificazione della politica. Penso che l'onorevole Berlusconi sia un uomo politico a tutto tondo, avendone le capacità e soprattutto la furbizia. Tuttavia, vorrei dirgli sommessamente che forse esiste qualcosa che non riesce a cogliere. Mi riferisco alla straordinaria diversità tra la politica e l'economia. In economia può anche accadere che due contendenti si combattano e che poi alla fine raggiungano un compromesso. È accaduto anche qualche mese fa, proprio tra l'onorevole Berlusconi e l'ingegner De Benedetti, che si sono lungamente battuti. Temo che il sistema politico sia stato anche lungamente traumatizzato da questo scontro. Poi è stato possibile arrivare ad un accordo ed anche se non lo hanno portato avanti, sono fatti loro. In politica è più difficile perché non sono in discussione azioni o denaro, ma partecipazione e sentimenti. Temo che questa frattura non sarà sanata. Vi conviene vincere le prossime elezioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi su un dato che emerge in tutta la sua negatività dalla struttura della proposta sottoposta alla nostra attenzione e che sta ricevendo il consenso della maggioranza. Tale dato è sempre legato alla stortura contenuta nella logica delle liste bloccate che, di fatto, realizza una sorta di nomina, di designazione, ma anche di incardinamento nel Parlamento di gruppi legati alle oligarchie dei partiti.
Onorevoli colleghi, credo che in un paese il ceto politico dirigente debba porsi anche il problema della qualità della politica.
Quando nella cosiddetta prima Repubblica, più volte evocata nel corso del dibattito di questi giorni, facevamo riferimento ai partiti politici, ci richiamavamo anche a strutture di democrazia capaci di formare ceto dirigente. Non è un caso, guardando anche nella nostra aula, che coloro i quali esercitano un ruolo di guida all'interno delle formazioni politiche presenti nel paese provengano da quell'esperienza, vale a dire dall'esperienza del partito politico, che si realizza peraltro attraverso la selezione dal basso della classe dirigente e dei parlamentari, devoluta nelle mani del cittadino. Oggi abbiamo un problema di ceto politico dirigente, e questo centrodestra, a parte alcune lodevoli eccezioni, in molti casi ci ha dato occasione di riflettere su quanto sia vero questo assunto. A tale problema, si risponde proponendo le liste bloccate: questo, francamente, non è accettabile (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.54, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevole Nespoli, mi dispiace, ma la votazione è già aperta.
Aspettiamo un minuto che i colleghi arrivino...
Una voce: Un attimo...
PRESIDENTE. Un attimo, però se si esce ogni volta, non è possibile tenere aperta due ore la votazione...!
Onorevoli colleghi, rientrate... onorevole Siniscalchi, coraggio...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 536
Maggioranza 269
Voti favorevoli 229
Voti contrari 307).
Prendo atto che l'onorevole Caminiti non è riuscito a votare.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Colleghi, ma volete stare al posto, invece di fare tutto questo guazzabuglio?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 553
Maggioranza 277
Voti favorevoli 235
Voti contrari 318).
Colleghi, ricordo che le votazioni proseguiranno per tutta la mattina.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, nel corso della seduta di ieri è stato rimproverato a questa opposizione di intervenire spesso con argomenti non attinenti al tema, anzi, in qualche modo, dilatori. L'aspetto più grave, rilevato oggi dal presidente Violante, è il fatto che vi sia stata una discussione politica condotta dall'opposizione con il silenzio assordante della maggioranza.
Infatti, colleghi, il cambiamento del sistema elettorale deve corrispondere anche al cambiamento del sistema politico. Alcune riflessioni del collega Tabacci hanno ripreso questo tema, ma con argomentazioni che tuttavia hanno un sapore che potrebbe definirsi assai triste: cambiare il sistema elettorale per restituire ai partiti la funzione di anello di democrazia richiederebbe che le coalizioni avessero al proprio interno vincoli di programma, di idealità, di grandi occasioni di dibattito pubblico civile, vale a dire l'esatto contrario della vostra proposta. Quest'ultima, infatti, corrisponde esattamente al tentativo di dare stabilità a una coalizione che nel corso di questi anni ha mostrato tutta la sua fragilità e, soprattutto, la scomposizione di interessi particolaristici delle varie forze che la compongono.
Dunque non ci convince, e non ci convincerà mai, l'idea che un sistema elettorale, da solo, possa risolvere una questione di ordine politico. Al contrario, corre il rischio di accentuarne tutti gli elementi negativi e di non dare maggiore stabilità né alle coalizioni né al Governo. Ma a voi questo non interessa, non è interessato in questi quattro anni, in cui l'azione del Governo è servita semplicemente, di volta in volta, a dar conto a un blocco di interessi, sociali e politici, con i quali avevate costruito la vittoria del 2001. Quegli interessi, nel frattempo, si sono scomposti e si ricompongono, perché la società è molto più seria ed avanzata dei ceti politici, che spesso hanno una funzione di autoconservazione.
Non ci avete quindi proposto di mettere in discussione quanto non andava del sistema maggioritario. Avremmo accettato tale terreno di sfida, e ne è testimone il presidente Bruno. La prima fase della discussione, infatti, era volta ad evidenziare come quel sistema e le sue anomalie potessero essere corrette.
La correzione non significa lo stravolgimento. Voi avete proposto lo stravolgimento e lo avete fatto nell'ambito di una certa logica (come ricordato dal collega Caldarola). Mentre si dovrebbe pensare ad un'ipotesi di paese in cui l'elemento della dialettica - non del consociativismo - e del rispetto delle differenze possa rappresentare una ricchezza per la formazione della classe dirigente. Avete condiviso, anche nelle questioni tecniche e sui sistemi elettorali, l'idea di contrapposizione, di conflitto, con l'assunto che questo, sempre e comunque, garantisca una parte e non il tutto.
Vedete, colleghi, ci sono esempi importanti nella storia dei paesi, nei quali i sistemi elettorali sono, di fatto, strumenti per tentare di porre ordine nel sistema politico. Ma allora il prius non è il sistema elettorale, il prius è il sistema politico, l'idea di paese, di strumenti organizzativi, della funzione dei partiti e di come questi selezionano la classe dirigente del nostro paese.
La crisi dei partiti ha un'origine lontana; ma proprio perché si tratta di una crisi profonda, gli strumenti di analisi e la soluzione dei problemi sono di ben altra natura. Occorrerebbe che le forze politiche avessero la capacità di investire sull'osmosi di una organizzazione che si confronta con l'esterno - e non lo subisce -, e con il quale costruisce insieme un'idea di Italia e di paese.
Tutto ciò è rimasto assente dalla discussione politica ed il fatto che non siete in grado, nemmeno in questa occasione, di spiegare agli italiani e alle italiane perché volete cambiare la legge è la testimonianza di un fallimento politico (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, guardi nel primo e nel secondo settore!
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, doppi voti!
CARLA CASTELLANI. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, ognuno sieda al proprio posto!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 572
Maggioranza 287
Voti favorevoli 247
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, il collega Elio Vito, nel suo intervento molto applaudito di questa mattina, ha chiesto all'opposizione il rispetto dei deputati e delle deputate della maggioranza. Ha ragione il collega, ma questo rispetto lo chiediamo noi. La discussione politica sin qui svolta, dapprima dinanzi alla I Commissione (Affari costituzionali), poi in aula, testimonia di un lunghissimo percorso travagliato (è il caso, ad esempio, dei lavori in Commissione). Il confronto politico poi svoltosi fuori dalla Commissione, ha portato, nella giornata di ieri, ad una maggioranza compatta.
Siamo noi a chiedere il rispetto politico, perché il confronto politico che avviene in questa sede sul cambio di sistema elettorale è un fatto che riguarda solo ed esclusivamente gli equilibri interni alla maggioranza. Questo è il punto.
Noi, collega Elio Vito, non giudichiamo moralmente inferiori i colleghi del centrodestra, ma pretendiamo un confronto politico su un fatto: la modifica del sistema elettorale evoca la modifica delle relazioni politiche in un paese; cambia il rapporto tra i partiti, gli eletti e gli elettori di un paese. E un paese non è di proprietà della maggioranza politica di questa aula! Questo è il punto. Non si è mai detto - lo abbiamo appreso dai giornali - qual è il disegno politico. Qual è esattamente il disegno politico?
Si sono usati argomenti relativi alla presunta - con il maggioritario - dittatura di una maggioranza, ma non siete stati voi a ricordarci i risultati ottenuti in Sicilia (61 a 0) come esito della democrazia? Questo, tra l'altro, ci è stato detto esattamente fino a tre mesi fa.
Il fallimento del maggioritario è stato addebitato al sistema anche se, invece, in questi dieci anni, i punti di crisi del maggioritario sono stati determinati, fondamentalmente, dalla instabilità politica, dalla difficoltà in questo paese di definire delle coalizioni coese dal punto di vista politico. Si è determinato in quest'aula un ricompattamento politico all'interno degli equilibri della maggioranza: questo lo abbiamo denunciato più volte ed è stato particolarmente evidente ieri, quando, a fronte di una proposta relativa ad uno sfondamento dello sbarramento al 2 per cento, si è trovata una soluzione, quasi un premio di consolazione che riguarda il miglior perdente. In ogni caso, ciò significa far acquisire qualche pezzo di microcosmi di forze politiche alla coalizione che, attualmente, governa il paese.
Infine, vi è un asservimento a delle logiche che corrono il rischio di essere politiciste. Vedete, si tratta di un delicato tema che ci ha posto una collega poco tempo fa e sul quale il ministro dell'economia sta investendo molto: mi riferisco al contenimento dei costi della politica. Da noi vige il sistema del finanziamento dei candidati e delle campagne elettorali, che è modellato sul sistema maggioritario. Attraverso la proposta normativa che stiamo discutendo si arriva al paradosso di una moltiplicazione esponenziale dei poteri di spesa di ogni singolo candidato dentro delle grandi liste. A voi, però, queste problematiche interessano esclusivamente per ragioni di demagogia, poiché il modo con il quale la politica nelle istituzioni si rappresenta è del tutto secondario rispetto al modo con il quale si stabilisce un equilibrio usando la legge a fini di coalizione o di interesse delle singole forze politiche. Ecco perché non vi è parità di confronto; infatti in questi mesi avete usato una logica da dittatura della maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 572
Maggioranza 287
Voti favorevoli 253
Voti contrari 319).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.488.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, oltre a tutte le considerazioni che abbiamo svolto finora, qualcuno dovrebbe ricordare che queste elezioni non avvengono sulla base dell'ultimo censimento. Il ministro dell'interno si è presentato in Commissione per porci una serie di problemi e sembrava che fossimo tutti concentrati al fine di risolvere il problema dato dal fatto che, attualmente, si vota sulla base del censimento del 1991 e, quindi, sulla base di un dato elettorale del tutto falso.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 11,40)
RICCARDO MARONE. Sembrava che il problema fosse urgente e che ci dovessimo riunire in continuazione in Commissione affari costituzionali per risolvere questa tematica. Convocammo il ministro Pisanu, il quale ci disse che sarebbe venuto la settimana successiva. Vi sono scostamenti nelle circoscrizioni di oltre il 20 per cento. Tutto questo, oggi, è venuto completamente meno: di questo problema nessuno se ne occupa.
La fretta con cui dovete approvare la riforma elettorale in esame ha fatto accantonare il problema della ripartizione in circoscrizioni, della non corrispondenza delle attuali circoscrizioni al censimento del 2001 e, quindi, dell'assoluto squilibrio delle circoscrizioni elettorali rispetto alla realtà del paese.
Con l'emendamento in esame vi proponiamo, appunto, di ragionare nuovamente sulle circoscrizioni, di adeguarle alla realtà del paese ed agli spostamenti fisici, territoriali, che si sono verificati nel paese negli ultimi dieci anni, nonché di far partecipare alla riflessione - in un minimo di democrazia, che voi ignorate cosa sia - le regioni, che, essendo fortemente rappresentative del territorio, sono ovviamente interessate al problema.
Noi proponiamo che almeno si discuta, al fine di rivedere le circoscrizioni sulla base della reale configurazione e della reale distribuzione della popolazione sul territorio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,42)
RICCARDO MARONE. Naturalmente, tutto ciò non avverrà e respingerete l'emendamento, perché non avete interesse. Avete soltanto una fretta dannata di approvare una legge elettorale che non è volta a superare il maggioritario per affrontare il tema del proporzionale: sono temi troppo rilevanti, troppo seri, troppo politici! Queste cose non vi riguardano: voi dovete soltanto approvare una legge elettorale che riduca la sconfitta oramai imminente!
Credo che ci siamo sprecando a discutere di temi alti, qual è la questione se si debba avere un sistema maggioritario o proporzionale: magari ne discutessimo approfonditamente! Forse, sarebbe bene farlo, ma non lo stiamo facendo, nonostante qualcuno cerchi di sostenere che la riforma elettorale ha chissà quale alto obiettivo.
In realtà, essa ha obiettivi molto, molto bassi: quello di non voler rispettare la volontà popolare; quello di non voler prendere atto della crisi della maggioranza e della crisi del rapporto di quest'ultima con l'elettorato. State solo truccando le carte: state cercando di farvi l'ennesima legge su misura (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, il senso del mio emendamento 1.488 è molto chiaro.
Ognuno di noi ricorda le argomentazioni che furono usate quando si passò al sistema elettorale che prevedeva i collegi uninominali: la garanzia di avere un rapporto più diretto ed immediato con l'elettore; la capacità, attraverso collegi piccoli, di instaurare un rapporto diretto tra elettorato e rappresentanti politici alla Camera ed al Senato.
Improvvisamente, tutto questo viene cancellato con un tratto di penna! Vorrei che tutti noi ricordassimo che le liste che troveremo quando ci recheremo a votare la prossima volta, avranno, se questa sciagurata proposta dovesse diventare davvero legge, soltanto i simboli e non i nomi delle persone che saremo chiamati a scegliere come nostri rappresentanti politici per la Camera e per il Senato.
Allora, almeno attraverso un ridisegno delle circoscrizioni, cerchiamo di rendere «vivibile» questo rapporto fra elettore ed eletto! Vi rendete conto che, così come state procedendo, avremo circoscrizioni elettorali vastissime, con milioni di elettori e distanze incommensurabili? Credo sia utile, anzi necessario, ridurre questa astrattezza nel rapporto tra eletto ed elettore che si viene a creare con questa nuova legge elettorale che state proponendo.
Pertanto, vi proponiamo di accettare almeno l'ipotesi che non ci troviamo di fronte a «circoscrizioni mostro», in cui il rapporto tra eletto ed elettore finisce con lo svaporare per la distanza dei chilometri e per il numero di milioni di cittadini che dovrebbero essere rappresentati da un deputato eletto senza nemmeno sapere chi sia, perché nella lista il suo nome non comparirà mai (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.488, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 563
Astenuti 5
Maggioranza 282
Hanno votato sì 234
Hanno votato no 329).
Prendo atto che l'onorevole Cicu non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Detomas 1.363.
Chiedo all'onorevole Detomas se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
GIUSEPPE DETOMAS. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, sulla questione del voto nella regione Trentino-Alto Adige si è aperta una discussione - che ha fatto in modo che il relatore introducesse una norma e che sull'emendamento della maggioranza il relatore stesso esprimesse parere favorevole - che tendeva a risolvere il problema della rappresentanza delle minoranze linguistiche.
Il mio emendamento, in qualche modo, cerca di correggere questa soluzione, che è assolutamente insufficiente. Da un lato, non viene considerato il fatto che nella regione Trentino-Alto Adige esistono più minoranze linguistiche e che tale regione è composta da due province con due diverse - oggettivamente diverse - composizioni, anche dal punto di vista del numero e del tipo delle minoranze linguistiche.
La scelta del relatore è stata quella di considerare la regione Trentino-Alto Adige un unicum in cui le minoranze linguistiche ladine, mochene e cimbre scompaiono. Inoltre, si è scelto di introdurre una soglia di sbarramento (in questi giorni, si è parlato di tre diverse soglie di sbarramento). In realtà, in questa legge elettorale si prevedono quattro soglie diverse di sbarramento, e quella della regione Trentino-Alto Adige è del 20 per cento, una soglia altissima, che naturalmente è in assoluta contrapposizione con i principi della tutela delle minoranze linguistiche, che non avrebbero bisogno di soglia di sbarramento, perché sono minoranze.
La contraddittorietà dell'emendamento Palma 1.473 è talmente evidente che sono stato costretto a correggere questa proposta emendativa. Credo che il mio emendamento meriti una qualche attenzione, perché corregge le storture della soluzione adottata a maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 1.363, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 585
Votanti 383
Astenuti 202
Maggioranza 192
Voti favorevoli 49
Voti contrari 334).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.55.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, vorrei riprendere alcune considerazioni svolte dal collega Mattarella sui profili di incostituzionalità, che restano molto gravi in questo testo, nonostante le modifiche introdotte per andare incontro ai rilievi del Quirinale.
Non parlerò, in questa sede, dei premi di maggioranza, in particolare di quelli relativi al Senato, che violano gli articoli 3 e 48 della Costituzione perché stiamo parlando del testo che riguarda la Camera dei deputati. Non parlerò neppure della disposizione sull'indicazione del premier. Ricordo che in sede di discussione sulle linee generali feci questa osservazione per una possibile violazione dell'articolo 92 della Costituzione. Ebbene, fui interrotto da alcuni colleghi della maggioranza, gli stessi colleghi che poi hanno presentato un emendamento per andare incontro a questi rilievi e per sanare parzialmente il vizio rispetto all'articolo 92.
Signor Presidente dell'Assemblea, vorrei che lei, che si è dichiarato garante del rispetto della procedura assembleare (certamente, questo è il suo ruolo), avesse chiaro che, anche se abbiamo rispettato formalmente il regolamento in vari passaggi che riguardano questa proposta di legge, ritengo - lo dico sommessamente - che vi sia stata un'elusione molto chiara del contenuto e dello spirito dell'articolo 72 della Costituzione.
Cito soltanto quattro esempi, perché lei comprenda quanto la forzatura sia stata grave.
Per quanto concerne il maxiemendamento presentato in Commissione sulla legge elettorale, esso non ha sostanzialmente precedenti. Si tratta di un maxiemendamento che ha «capovolto» il testo, trasformandolo da provvedimento di ordinaria amministrazione in uno di carattere eccezionale. Con quale canone è stata valutata l'ammissibilità di quel maxiemendamento? Siamo certi di avere rispettato lo spirito dell'articolo 72 della Costituzione?
Per quanto riguarda il contingentamento, lei ha parlato di un contingentamento più ampio nel corso di questa legislatura. Tuttavia, l'onorevole Violante ha ricordato che soltanto tre leggi elettorali sono state approvate dopo l'entrata in vigore della Costituzione ed una soltanto è stata approvata nel dissenso, ovvero con la contrapposizione di una parte politica: la cosiddetta legge truffa. Alla luce di quei precedenti, il tempo non mi pare congruo! Non parlerò inoltre dell'osservanza del regolamento, perché altri potranno farlo meglio di me. Sul rilievo che sto per fare, vorrei una risposta precisa dalla Presidenza.
Sul testo al nostro esame non è stato né richiesto né espresso il parere della Commissione bilancio (vi sono persone assai esperte che possono dire se questo sia ammissibile o meno). Vi ricordo che stiamo esaminando ora alla Camera e successivamente potrà approdare al Senato un testo che potrebbe confliggere con la sessione di bilancio. Non mi si venga a dire che una legge che tocca il sistema elettorale non presenta nemmeno il dubbio di incidere su aspetti di bilancio e di natura finanziaria!
In una precedente seduta su un provvedimento richiesto dall'onorevole Innocenti, non si è votato perchè non era stato espresso il parere della Commissione bilancio; in questo caso, noi ignoriamo tranquillamente tale aspetto. Credo che tale questione dovrebbe essere attentamente considerata.
Un altro argomento è stato ricordato dall'onorevole Mattarella: quello secondo il quale i sistemi elettorali devono rappresentare gli elettori e garantire governabilità. Egli ha ricordato il tema della governabilità. Sulla rappresentanza degli elettori i partiti sono sicuramente presenti (l'articolo 49 della Costituzione). Mi domando tuttavia se gli articoli 3, 48 e 67 della Costituzione non richiedano che i cittadini in qualche modo possano esprimersi sulla scelta del candidato. Questo sistema non lederà una singola norma della Costituzione, bensì i combinati disposti, che rappresentano lo spirito della Costituzione stessa.
In conclusione, vedo che oggi il Presidente del Consiglio Berlusconi è più tranquillo perché la maggioranza tiene. Mi sembra che non sia presente in questo momento: tuttavia, devo ricordare che in una trasmissione televisiva, se non ricordo male Ballarò, all'indomani delle elezioni regionali, il Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi si presentò all'improvviso in trasmissione, presenti anche gli onorevoli D'Alema e Rutelli. Tra le varie cose che disse in quella trasmissione, affermò di conoscere a memoria, sfidando gli altri, la Costituzione.
Mi permetta il Presidente del Consiglio dei ministri di rivolgergli un modesto rilievo da professore di diritto costituzionale: noi, gli studenti che dicono di conoscere soltanto a memoria la Costituzione, li bocciamo! La Costituzione deve essere conosciuta nel suo spirito, ma questa maggioranza parlamentare dimostra di non conoscere perfettamente lo spirito della nostra Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-comunisti e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Onorevole Zaccaria, alle 13.30, cioè prima della conclusione dei lavori antimeridiani, le darò una risposta sulle questioni sollevate.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ciò che il dibattito parlamentare dovrebbe chiarire è se questa riforma rappresenti la riforma della quale abbiamo bisogno oggi. Ancora: se questa riforma consolidi o indebolisca il bipolarismo, ovvero se incrementi o riduca la frammentazione del sistema partitico. Soprattutto, se essa favorisca o meno la capacità dei Governi di durare e di decidere. Sono queste le domande alle quali i sostenitori di questa proposta di ritorno al sistema elettorale proporzionale dovrebbero rispondere e che rappresentano i nodi da sciogliere per migliorare effettivamente il funzionamento della nostra democrazia.
Ho l'impressione che non cambi nulla; avremo le stesse coalizioni «acchiappatutto» di oggi, altrettanto frammentate ed eterogenee, senza quel vincolo coalizionale molto forte rappresentato dal collegio uninominale. In sintesi, avremo coalizioni più deboli e partiti più forti; non è ciò di cui ha bisogno il paese, soprattutto per affrontare i nodi dell'economia, che richiedono e richiederanno scelte coraggiose.
Per ovviare al problema, puntate tutto sul rafforzamento della figura del premier, ma, come abbiamo avuto modo di sottolineare, ciò è in contrasto con l'articolo 92 della Costituzione ed è in contrasto, peraltro, anche con una previsione recata dal progetto di riforma costituzionale che esamineremo nel corso del prosieguo della discussione di quel provvedimento.
In tal modo, si prefigura una transizione ad una democrazia che finisce per essere prigioniera del potere politico della maggioranza; un potere politico impersonato dalla figura del Primo ministro ed una democrazia priva degli strumenti di coordinamento e degli equilibri della tradizione parlamentare. Nel progetto di riforma ed in questa disposizione affiora l'idea di una democrazia priva degli strumenti di equilibrio del parlamentarismo moderno, anche nella versione delle democrazie di tipo dualista, quale quella americana.
Ritengo preoccupante che tale rafforzamento dei poteri del Primo ministro sia sostanzialmente privato dei contrappesi noti in altre esperienze costituzionali. Badate, si cita largamente a sproposito quanto è accaduto e accade nella democrazia tedesca; in quell'esperienza, infatti, la rappresentanza del Bundestag è fortissima. Non bisogna dimenticare che proprio il Bundestag, il Parlamento tedesco, è capace di sorreggere una maggioranza; non si tratta di un soggetto istituzionale minore. Noi riteniamo che la previsione - l'indicazione contenuta, per l'appunto, nel comma 3 dell'articolo 1 del provvedimento in esame - contrasti con questa necessità, contrasti con l'articolo 92 della Costituzione.
Non a caso, un emendamento a firma dell'onorevole Palma propone di sostituire la persona indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei ministri con la persona indicata come leader; ma ciò non risolverebbe la questione, né renderebbe meno evidenti i problemi di una democrazia che sarebbe in balia del Primo ministro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.55, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevole Ronchi, prenda posto; non si vota per procura (Commenti)...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 581
Votanti 576
Astenuti 5
Maggioranza 289
Hanno votato sì251
Hanno votato no325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 1.57.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, in una discussione così importante, da parte della maggioranza è stata posta una questione e si è fatta un'osservazione sulle nostre argomentazioni; in particolare, è stato osservato che non era né giusto né opportuno fare riferimento a dichiarazioni rilasciate nel passato, distinguendo tra quanti si erano espressi per il proporzionale e quanti per il maggioritario, quanti a favore del presidenzialismo e quanti contro.
Si è detto che sono polemiche di ieri e quindi sarebbe bene cassarle, anziché inserirle nel dibattito del presente; ebbene, può essere vero che chi troppo «sparla», poi dica tutto ed il contrario il tutto, ma ritengo che un minimo di verità storica non guasti mai. Anzi, sono tra quanti pensano che un paese ha bisogno, per avere un buon governo, di conoscere il presente e di progettare il futuro ricordando quanto è accaduto nel passato. Il problema vero è che voi volete che non si conoscano l'atteggiamento e le posizioni assunti ieri perché non renderebbero credibile la svolta fatta oggi. È difficile, per chi ha costruito la propria fortuna in maniera strumentale e falsa, avere teorizzato ieri il maggioritario inveendo contro il «proporzionale» e oggi, invece, ergersi a paladini di questa proposta di legge.
Penso soprattutto a lei, onorevole Berlusconi; penso a lei ma, se permette, non vorrei fare un torto neppure al suo vice, Giulio Tremonti, il quale era nel Patto Segni, forza politica che aveva fatto del maggioritario l'unica propria bandiera.
Voi avete cambiato bandiera ed avete compiuto una svolta. Ritengo, tuttavia, che abbiate fatto non solo una svolta, ma una vera e propria giravolta! Ma perché questa giravolta così grande? Credo che vi sia una ragione. Avete sostenuto che intervenite in materia elettorale per problemi di rappresentanza e di governabilità. No: ciò che dite è falso! Non esiste, infatti, un problema di rappresentanza, perché la proposta che avete avanzato è tutto, ma non è utile a garantire un'adeguata rappresentanza elettorale.
Voi sapete, onorevoli colleghi - e mi rivolgo all'intera Assemblea -, che non può esservi rappresentanza in un collegio elettorale composto da nove milioni di abitanti! Infatti, non ci si può incontrare ed i cittadini non potranno conoscere coloro per i quali dovrebbero andare a votare! Pertanto, sotto questo punto di vista, non sussiste un problema di rappresentanza: anzi - ed intendo affermarlo con molta veemenza e forza -, in questo modo la politica si allontanerà ancora di più dai cittadini, creando una frattura democratica all'interno del paese!
Vorrei altresì osservare che potevate avanzare anche un'altra proposta. Infatti, si può anche teorizzare un sistema elettorale su base proporzionale, ma si poteva prendere a modello il sistema in vigore per eleggere i consigli provinciali. Tuttavia, non potevate farlo per una ragione molto semplice: i vostri contrasti, infatti, hanno imposto di scegliere il sistema delle liste bloccate. Ma la lista bloccata non è un fatto democratico, perché, in tal modo, si ledono i diritti non solo di coloro che si recano a votare, ma anche dei candidati che saranno indicati nella lista bloccata, perché vi sarà qualcuno che definirà a priori chi arriverà primo e chi ultimo, senza possibilità di intervenire.
PRESIDENTE. Onorevole Bielli, concluda!
VALTER BIELLI. Ecco perché ritengo opportuno riflettere su tale aspetto.
Mi avvio a concludere, signor Presidente. Ho precedentemente affermato che avete compiuto una giravolta. Signor Presidente del Consiglio, lei ieri ha iniziato a scivolare: si è procurato una storta, ma spero che non faccia pagare a noi i mali della sua insipienza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.57, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 576
Votanti 571
Astenuti 5
Maggioranza 286
Hanno votato sì 254
Hanno votato no 317).
Prendo atto che l'onorevole Giacco non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.59.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, all'interno di questa proposta di legge così complessa, costruita immaginando di poter rispondere alla crisi del centrodestra, si prevedono diversi valori delle soglie di sbarramento (il 2 per cento per le liste collegate ed il 4 per cento per quelle non collegate), nonché la soglia nazionale, gli indici di correzione e le rettifiche che occorre apportare per ottemperare al principio costituzionale dell'elezione del Senato su base regionale. In tutta questa complessità emergono, inoltre, formule normative del tutto superflue, pleonastiche e ridondanti.
Allo scopo perlomeno di semplificare il provvedimento in esame, allora, abbiamo presentato alcuni emendamenti soppressivi di alcune parti del testo, come quello attualmente in esame. Vorrei osservare, infatti, che il comma 2 dell'articolo 1 ripete, in modo peggiorativo, il contenuto dell'articolo 48 della Costituzione, che fa riferimento al dovere civico, alla libertà ed alla segretezza del voto.
Se si vuole proprio riprendere la Costituzione, bisogna interrogarsi sulla scelta del voto di lista, senza possibilità da parte del cittadino elettore di esprimere una preferenza all'interno di tale lista, nel processo di formazione delle liste, atteso che la nostra Costituzione fa sempre riferimento ai deputati o ai senatori, e soltanto quali soggetti che concorrono alla determinazione della politica nazionale fa riferimento ai partiti.
Si sceglie la strada, apparente, di rafforzamento dei partiti in una realtà che ha constatato la scomparsa dei partiti di massa, la nascita del partito-azienda, la nascita di comitati elettorali, la nascita del fenomeno della traduzione in politica delle ricchezze personali, ed altro. Ora, anche se questa legge viene costruita a vostra immagine e somiglianza, o a ciò che credete debba essere la vostra immagine futura di coalizione vincente, vi inviterei ancora una volta a riflettere: vi sono state tre esperienze storiche di forze politiche che, visto ridottosi il proprio consenso nell'imminenza delle elezioni hanno tentato il colpo di modificare le leggi elettorali. I paesi in cui si è assistito a tali esperienze storiche sono stati: la Francia - nel 1985 - l'Australia ed il Giappone. Tutte e tre le forze politiche che tentarono tali colpi - lo dico all'onorevole La Russa, che stamattina, con sicumera, parlava della certezza di avere il consenso del paese - e tutti coloro che, come lei, onorevole La Russa, come Berlusconi, come Fini, come il Presidente Casini, hanno pensato di poter ricostruire il proprio consenso manipolando la legge elettorale, storicamente sono stati sempre puniti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Non soltanto gli italiani vi giudicheranno per l'incapacità di governare; non soltanto vi giudicheranno per tutte le leggi che avete varato per Tizio, per Caio o per Sempronio, per la sequenza continua di manipolazione del potere legislativo, ma anche per aver tentato di frodare, con le regole, il loro consenso (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sciacca. Ne ha facoltà.
ROBERTO SCIACCA. Signor Presidente, come hanno già affermato altri colleghi, noi siamo rimasti molto colpiti dalla disinvoltura con cui la maggioranza ha deciso di cambiare la legge elettorale. Ci siamo stupiti. In realtà, pensandoci bene, ognuno - in questo caso, il Governo Berlusconi e la maggioranza - usa i mezzi che ha, i metodi che conosce. E ciò avviene quando si sente in pericolo; quando si avverte il rischio di perdere il confronto con l'avversario. In fondo, dobbiamo riflettere: qual è la cultura politico-democratica di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord? L'UDC, poi, è un caso a parte di cui parlerò successivamente.
Per quanto riguarda Forza Italia, si tratta di un partito «di plastica», guidato da un imprenditore che per ottenere profitti non ha mai avuto scrupoli. Alleanza Nazionale ed il suo gruppo dirigente, fino a poco tempo fa, si dichiarava erede del partito fascista (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
ROBERTO MENIA. Sei un fascista!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore! Onorevole Menia, la richiamo all'ordine per la prima volta.
ROBERTO SCIACCA. La Lega Nord è nata per dividere il nostro paese; che cosa può importarle di violare le regole del nostro Stato democratico?
L'UDC, poi, come dicevo, rappresenta un caso a parte, perché al suo interno esiste una vera e propria cultura democratica - non vi è dubbio su ciò -, ma oggi, in tale partito, sta prevalendo un'altra spinta, che ha fatto parte anche della Democrazia Cristiana, ossia l'idea di usare ogni mezzo - ripeto, ogni mezzo - per impedire alla sinistra di andare al Governo. Perciò, penso che la nostra battaglia contro questa legge elettorale ha soprattutto un valore in più, ossia tentare di riaffermare, attraverso l'opposizione che facciamo in aula, una cultura democratica nel nostro paese.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo. Onorevoli colleghi, prendete posto.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 579
Votanti 575
Astenuti 4
Maggioranza 288
Hanno votato sì 256
Hanno votato no 319).
Prendo atto che l'onorevole Misuraca non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 1.61.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piscitello. Ne ha facoltà.
RINO PISCITELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello di cui discutiamo oggi non è un normale provvedimento: stiamo parlando delle regole del gioco. Si stanno violando o, per meglio dire, state violando i meccanismi cardine della democrazia italiana.
Nel nostro paese non si contrappongono, ormai, soltanto due schieramenti politici; si scontrano due modelli culturali, due idee profondamente diverse dello Stato e delle istituzioni. Il nostro, purtroppo, non è più un paese normale. Voi lo avete allontanato dal modello delle democrazie bipolari nelle quali si fronteggiano due schieramenti che, pur differenziandosi nelle proposte di merito, hanno una comune sensibilità democratica. In Italia non è più così. Il vostro modello è, infatti, segnato dalla prevaricazione delle minoranze assurta a modello, dal disprezzo del confronto, dalla forzatura di ogni regola, dall'interesse privato, dal conflitto di interessi, dalla mancanza assoluta di senso dello Stato, dalle istituzioni piegate a vantaggio di pochi, dal fine che giustifica ogni mezzo, dalle leggi ad personam, dall'assenza di ogni senso del limite, dalla spettacolarizzazione della politica, dal culto della personalità del capo, dalla mancanza della parola data, dal disinteresse per i problemi reali, da un classismo senza precedenti, dalla demagogia e dal populismo imperante (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Piscitello dice ciò che vuole, come lo dite voi. Calma!
RINO PISCITELLO. La prova è nel tentativo di cambiare da soli la legge elettorale. A meno di sei mesi dalle elezioni, una delle due squadre che si fronteggeranno decide da sola quali saranno le regole del gioco, scegliendo quelle che le faciliteranno la partita. Sembra quella pubblicità che dice: ti piace vincere facile? Con la differenza che non lo fate per vincere, ma soltanto per perdere con uno scarto minore.
E, davanti al paese scandalizzato, non provate vergogna: vi manca il senso del pudore (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)! Siete di una sfrontatezza estrema, pronti a negare l'evidenza, come ha fatto ieri Berlusconi con Franceschini.
Siete chiusi nel Palazzo e tentate di resistere per mezzo di un grande imbroglio. Sì, un imbroglio: non credo vi siano altre parole per descriverlo. Avete studiato ogni virgola per ottenerne il massimo vantaggio, a prescindere dalla funzionalità della legge. Avete immaginato un sistema che non garantisce agli elettori la possibilità di scegliere gli eletti e non avete previsto alcuna regola per la democrazia interna dei partiti, che rischiano di trasformarsi tutti in oligarchie al servizio del capo.
Ancora, avete attribuito il premio di maggioranza al Senato regione per regione, rendendolo inutile ed anche totalmente insensato, nonché in contrasto, peraltro, con la ratio della nostra Costituzione.
Avete, di fatto, superato il bipolarismo, attenuando il vincolo coalizionale, dando alle piccole formazioni degli schieramenti un sicuro potere di interdizione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale si grida: Tempo!).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi! Onorevole Piscitello, lei ha ancora un minuto e 30 secondi a disposizione. Colleghi, o l'intervento dall'onorevole Piscitello viene seguito (o anche non seguito, perché non posso obbligarvi a farlo) con un po' di rispetto, oppure sono obbligato a tutelarlo in altri modi. Pertanto, vi prego, onorevoli colleghi!
ALFREDO BIONDI. Però, gli insulti non vanno bene!
RINO PISCITELLO. Avete creato le condizioni migliori per la vostra crisi di consenso e le peggiori per la governabilità del paese. Malgrado questo, avete ancora paura. Avete bisogno di controllare la manina dei vostri: non vi fidate di nessuno! Una militarizzazione dell'Assemblea che non ha precedenti!
La maggioranza di questo Parlamento è sotto ricatto: non votate o vi togliamo il collegio. E, se non basta, si ricorre alle minacce (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
NICOLÒ CRISTALDI. Ma non può dirlo!
UGO LISI. Non è possibile!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!
NICOLÒ CRISTALDI. Però, queste cose non si possono dire (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Onorevole Cristaldi, la richiamo all'ordine per la prima volta (Dai banchi dei deputati del gruppo di Forza Italia si grida: Buffoni!). Onorevoli colleghi, non posso accettare che un'aula parlamentare venga trasformata in questo modo!
Onorevole Piscitello, concluda perché ha ancora 30 secondi...
RINO PISCITELLO. Signor Presidente, mi hanno interrotto (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...!
PRESIDENTE. Va bene, parli, onorevole Piscitello. Concluda.
RINO PISCITELLO. Il ministro Calderoli ha detto che scherzava e che non intendeva parlare male dei nostri servizi informatici. È vero. Il ministro sapeva che il voto segreto è veramente tale. La sua, infatti, non era una preoccupazione: era una minaccia! Era un'intimidazione di stile mafioso a chiunque osasse ribellarsi per ricordargli che sarebbe stato scoperto e punito (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
ANDREA GIBELLI. Buffone!
ENZO BIANCO. È una vergogna!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Piscitello...
RINO PISCITELLO. Presidente, per cortesia, solo 30 secondi ...
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Piscitello, concluda. Onorevole Ronchi...
RINO PISCITELLO. Perdonatemi, ma siete agli sgoccioli (Dai banchi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale si grida polemicamente: Bravo! - Dai banchi dei deputati del gruppo di Forza Italia si scandisce: Piscitello! Piscitello! - Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
SERGIO COLA. Bravo!
RINO PISCITELLO. Mancano poco più di cento giorni alla fine della legislatura. La gente non ne può più e aspetta le elezioni per cacciarvi! Un'unica parola d'ordine accomuna lavoratori e imprenditori: ve ne dovete andare (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
E adesso, anche la fortuna vi ha abbandonato! Non riuscite da tempo a farvene andare bene una. Anche le vostre prove di forza si trasformano a breve in un boomerang e sarà così anche in questo caso. Cambiate la legge elettorale come volete, ma sappiate che le prossime elezioni non le vincerete neanche se si faranno a sorteggio (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, vorrei riprendere il discorso dell'onorevole Leoni sulle modalità, veramente patetiche ed offensive per le donne che abbiano a cuore il loro genere e il loro sesso, con cui si sta sviluppando l'ennesimo chiacchiericcio, che ritorna sempre quando si parla di elezioni sulle cosiddette «quote rosa».
Credo che questo dibattito e le argomentazioni silenziose della Casa delle libertà confermino che siamo veramente al crepuscolo della democrazia rappresentativa, cui voi state dando dei colpi mortali. Avete svuotato la democrazia rappresentativa dall'interno nelle sue ragioni e nei suoi meccanismi fondativi e nel rapporto, che non è più virtuoso, tra Parlamento ed Esecutivo.
Ovviamente è impossibile che in un contesto del genere il problema della presenza femminile nelle istituzioni - perché di questo si tratta: presenza femminile, non rappresentanza di genere; la rappresentanza è solo politica - possa essere affrontata al livello che le competerebbe, alto e complesso, come tutto ciò che riguarda la sostanza della democrazia.
Non si tratta di un ritardo storico, di un difetto di funzionamento delle istituzioni, ma di una questione centrale dell'ordinamento politico e statuale. Di questo parliamo e abbiamo parlato come movimento femminista e delle donne quando affrontiamo il persistente problema della quasi assenza o della scarsa presenza delle donne. Vi è un ruolo marginale e a latere delle donne nel Parlamento, nella sfera decisionale e in tutte le rappresentanze democratiche. È un problema ancora più di fondo della stessa democrazia, un problema che tocca la natura stessa del patto sociale e della modernità, incapace di assumere i rapporti tra i sessi tra quelli costitutivi e fondativi, quindi, non solo un vulnus della democrazia.
Non faccio altro che ribadire la scandalosità di un Parlamento di maschi, di una tribù maschile che si arroga il diritto di legiferare sul corpo delle donne, come la scandalosa vicenda della legge n. 40 sta a dimostrare. Non si tratta , dunque, solo di un vulnus della democrazia, ma di un ancestrale smacco antropologico, di cui la stessa modernità, a dispetto della sua vocazione universalistica e delle sue utopie egualitarie, continua ad essere prigioniera.
La stessa Costituzione repubblicana, così altamente impegnativa nei suoi grandi principi ispiratori, non ha dato una risposta a questa prigionia della democrazia moderna, che oggi muore e non è stata capace - e rischia di non esserlo più - di ripristinare una logica di solidarietà tra i due sessi. La politica avrebbe tutto da guadagnare: la politica del paese, la politica delle istituzioni democratiche, una politica condivisa che ricerchi le basi di fondo dello stare insieme, e lo stare insieme in maniera paritaria fra donne e uomini è un elemento fondamentale del patto, della democrazia, delle istituzioni. Portando così in basso, come state facendo in questa discussione e nel disegno che è ispirato ad un vero e proprio colpo politico, la discussione sulle regole della democrazia, voi private non solo voi stessi ma tutto il paese e tutta la nostra società della grande opportunità che una discussione a fondo su queste problematiche offrirebbe al nostro paese e alla sua politica (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Il tema del rispetto dei parlamentari e del loro lavoro, sollevato da diversi colleghi ed anche dal collega Vito stamattina, è sicuramente molto serio e delicato. Ancora una volta anche su questo, riferito ai suoi colleghi di schieramento politico, il ministro Calderoli si assume la responsabilità di offenderli quando oggi in un'intervista dice: «Non so se tutti qui dentro hanno capito che cosa stiamo votando, visto che il testo è così complicato». Invece, vorrei augurarmi che i deputati della Casa della libertà abbiano piena coscienza del sistema elettorale e dei suoi effetti che stanno costruendo con il loro voto; abbiano, ad esempio, consapevolezza, dopo anni di grandi difficoltà e lacerazioni dentro la loro coalizione, che stanno costruendo un sistema che prevede coalizioni ancora più fragili perché il deputato che arriverà a Montecitorio risponderà al suo partito e non alla sua coalizione. Anzi, per essere più precisi - non userò la parola oligarchie -, risponderà al gruppo dirigente momentaneo del partito che lo nomina parlamentare. Tutto ciò provocherà una fragilità delle coalizioni perché la coalizione sarebbe tenuta insieme da un programma - e sappiamo quanto labili possono essere - e dalla condivisione non di un Presidente del Consiglio (questo sarebbe incostituzionale), ma di un capo della coalizione, che può essere anch'egli una figura temporanea.
Quindi: coalizioni più fragili; si può tornare alla logica delle «mani libere» (intanto vengo eletto dentro una coalizione e sono un partito che si presenta alle elezioni in una coalizione, poi mi riprendo la mia libertà); si vota per partiti senza conoscere i candidati al Parlamento; si incentiva la frammentazione - che tutti dicono, anche voi, essere il male di questo sistema politico - nella sostanza abolendo anche la soglia minima del 2 per cento e si rischia di generare l'ingovernabilità, potendo produrre maggioranze diverse e opposte fra Camera e Senato. Capisco che siete talmente sicuri di perdere le elezioni da pensare che questi problemi riguarderanno qualcun altro. Per questo mi auguro, al contrario di quello che dice il ministro Calderoli, che i deputati della Casa della libertà invece sappiano che cosa stanno votando, quali emendamenti bocciano, quali articoli approvano, perché stanno partorendo un «mostro» di carattere istituzionale e un sistema politico-elettorale che avranno l'esperienza di verificare e vedranno quanti mali può fare al nostro paese.
Spero che in particolare se ne rendano conto i colleghi del gruppo di Alleanza Nazionale - torno su questo aspetto, perché nessuno di loro ha inteso rispondere alle domande che ponevo prima -, che passano dall'abolizione della quota proporzionale del 25 per cento alla condivisione di un sistema interamente proporzionale. Spero quindi che essi se ne rendano conto e che vogliano spiegarci le ragioni di questo ribaltone delle idee, che si sta producendo al loro interno. Altrimenti, chiunque è autorizzato a pensare - ed io lo penso - che, così come «fa novanta», la paura fa anche cambiare le idee che apparivano più radicate.
La paura di perdere le elezioni può portare anche un partito, che aveva raccolto le firme per l'abolizione della quota proporzionale - con un leader, l'onorevole Gianfranco Fini, che ne aveva fatto una ragione di permanenza alla leadership del partito -, a sposare un sistema proporzionale, senza che vengano spiegate (se lo si ritiene e se si ha il coraggio, lo si faccia) le ragioni di questo ribaltone (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente del Consiglio, a leggere oggi i giornali sembrerebbe che lei sprizzi gioia da tutte le parti. Una grande euforia si manifesta attraverso le sue espressioni. Una manifestazione di euforia, che, credo inconsapevolmente, si manifesta anche attraverso gli applausi che sono praticamente «autodemolitori» della maggioranza.
Penso che forse un qualche parere lei potrebbe chiederlo all'onorevole Buttiglione, che è immerso in letture non so se di tedesco o anche di polacco. Gli potrebbe chiedere che cos'è la eterogenesi dei fini; parlo dei «fini» di Giambattista Vico e non certo di Fini, Vicepresidente del Consiglio. Questo per una buona conoscenza delle cose. Per tradurla in termini più popolareschi, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi!
Lei non sa che cosa accadrà domani. Può darsi che gli effetti, in base alla concezione vichiana, siano esattamente opposti a quelli che lei desidera. Ed è quello che io mi auguro (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.61, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 585
Votanti 584
Astenuti 1
Maggioranza 293
Voti favorevoli 257
Voti contrari 327).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.62.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Se c'è un aspetto che a mio avviso caratterizza l'azione di Governo di questi quattro anni che abbiamo alle spalle credo sia questo continuo ritorno indietro, al passato. A ben analizzare le politiche di Governo, in tema di scuola, di giustizia, di Stato sociale e di pubblica amministrazione, ciò emerge in modo nitido e netto. Un ritorno al passato: vi è una sorta di tentativo continuo di fermare il corso della storia.
Ebbene, anche sulla materia elettorale, e quindi sulla proposta di legge elettorale che stiamo esaminando, non possiamo non pervenire alle stesse identiche conclusioni: si cerca di fermare il corso della storia. La legge, lo hanno detto in molti, qui lo ripeto e lo ribadisco, è sbagliata, iniqua ed ingiusta, e per la verità l'emendamento, in favore del quale sto parlando, colpendo al cuore la proposta stessa, si appalesa estremamente importante, almeno dal mio punto di vista.
Perché il provvedimento in esame è sbagliato, iniquo ed ingiusto? Perché segna, in modo evidente e netto, un ritorno al passato? In questo decennio, il nostro sistema politico, il nostro sistema istituzionale democratico si è sviluppato e svolto, anche tra errori e mancanze, rispetto ad un criterio maggioritario che, a mio avviso, avrebbe dovuto certamente essere corretto, ma nel senso del suo rafforzamento. Viceversa, anziché procedere in questa direzione, con il provvedimento si torna assolutamente indietro e lo si fa attraverso un sistema di norme e di principi di assai dubbia costituzionalità, nonché attraverso un sistema che, a mio avviso, indebolisce fortemente la democrazia del nostro paese.
Giungo a tali conclusioni, perché l'espressione di voto affidata all'elettore è fortemente indebolita. Il voto democratico espresso dal cittadino elettore è un voto, per così dire, impoverito, povero, perché, attraverso di esso, il cittadino elettore non perviene all'indicazione del candidato di sua fiducia, nell'ambito di un partito a sostegno di una coalizione e di un programma, ma deve semplicemente indicare una lista da altri formata, da altri concepita, una lista di candidati da altri voluta (ed il termine «altri» si riferisce esattamente ai vertici apicali dei partiti del nostro paese).
Ciò non è né cosa giusta né buona, giacché il risultato ultimo, grave, gravissimo sarà un deterioramento ulteriore di quel rapporto tra cittadini e politica che già oggi vediamo fortemente e ampiamente compromesso (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maccanico. Ne ha facoltà.
ANTONIO MACCANICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo l'occasione della votazione di questo emendamento per esprimere sinteticamente il mio pensiero, sforzandomi di evitare accenti polemici, anche se sarebbero più che giustificati nella situazione politica che si è determinata.
Non sono pregiudizialmente ostile ai sistemi elettorali proporzionali. Ho usato il termine «sistemi», perché di leggi proporzionali esistono vari modelli (vi è il modello spagnolo, quello tedesco, quello della cosiddetta prima Repubblica), così come non sono pregiudizialmente favorevole ai sistemi elettorali maggioritari, anch'essi di vari modelli (a turno unico, a doppio turno di collegio, a scrutinio di lista e così seguitando).
La legge elettorale con la Costituzione ed i regolamenti parlamentari sono i pilastri di un sistema politico di democrazia parlamentare, come certamente è il nostro. Essi sono strettamente collegati, nel senso che ogni cambiamento ed innovazione nell'uno ha un effetto inevitabile negli altri. Così, ogni cambiamento nella legge elettorale ha diretta influenza sul funzionamento del sistema politico nel suo complesso e credo che sia dovere del legislatore valutare, quando si cambia la legge elettorale, non solo i possibili risultati immediati, che possono anche essere piccole convenienze, ma anche i possibili effetti sul futuro del sistema politico.
Mi domando: dopo dieci anni di sistema elettorale maggioritario ad un turno, per più del 75 per cento della rappresentanza, quali sono i problemi rimasti aperti in termini di governabilità e di rappresentanza che dovrebbero essere affrontati e risolti, soprattutto quando si pone mano alla legge elettorale a fine legislatura, senza alcun accordo con l'opposizione?
Il vero problema ancora aperto è come superare l'estrema frammentazione partitica, che è fonte di perpetua conflittualità ed instabilità.
Onorevoli colleghi, pensiamo veramente che il provvedimento in esame serva a risolvere questo problema, a creare coalizioni più forti e coese, a cercare di vincere i poteri di veto dei partiti? A me pare sia esattamente l'opposto, in quanto si rende sempre più granitica ed invincibile la frammentazione politica e, quindi, l'inefficienza complessiva del sistema politico.
In tal modo si crea una situazione peggiore di quella della cosiddetta prima Repubblica - onorevole Tabacci - perché allora erano presenti sulla scena politica due grandi partiti, due soggetti politici forti, mentre oggi vi è una miriade di formazioni politiche nessuna delle quali va oltre il 20 per cento del voto dell'elettorato.
Forse con questa legge elettorale ci avvicineremo alla quarta Repubblica francese e, in futuro, per uscirne, dovremo aspettare anche noi un generale De Gaulle? No, onorevoli colleghi, con questa legge si arreca un danno gravissimo al nostro sistema politico, si scredita il proporzionalismo, si indebolisce in modo difficilmente riparabile la nostra democrazia.
Questa legislatura, attraverso tale legge, si assume una responsabilità pesantissima per il futuro del paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.62, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 573
Votanti 572
Astenuti 1
Maggioranza 287
Voti favorevoli 247
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.63.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Coluccini. Ne ha facoltà.
MARGHERITA COLUCCINI. Signor Presidente, come già richiesto dai colleghi che mi hanno preceduta, sarebbe interessante conoscere le ragioni che vi spingono a modificare con queste modalità il sistema elettorale vigente. Non mi risulta vi sia stata la vera esplicitazione dell'accelerazione che avete voluto imprimere.
Se veramente si deve mettere la parola «fine» alla stagione del maggioritario, sarebbe utile farlo cercando di capirne fino in fondo le ragioni, anche verificando se il periodo di transizione sia effettivamente trascorso. In realtà, ci troviamo a discutere in un clima di grande confusione.
L'unica logica che, a mio avviso, può rinvenirsi alla base di questa vostra iniziativa è esclusivamente di posizionamento interno. È come se voi vi trovaste qui a sostenere questa proposta con la testa rivolta al futuro, alle prossime elezioni, agli equilibri che si formeranno. E ciò denota, evidentemente, anche una certa preoccupazione!
In tale situazione è estremamente complicato svolgere una riflessione in ordine a quali possano essere le modalità più idonee ad affrontare quella che voi ritenete un'esigenza del paese e che, a nostro avviso, invece non rientra sicuramente nell'agenda delle priorità. Tutto ciò evidenzia in modo eclatante uno svilimento del ruolo del Parlamento.
Sarebbe stato opportuno discutere delle regole in maniera ponderata, serena, condivisa, prudente e in un clima di reale attenzione verso le esigenze del nostro paese, magari avendo alle spalle un consenso che legittimi tali iniziative; consenso che - come evidenziato anche nelle ultime elezioni - ormai avete perso!
A mio avviso, questa condizione non esiste e quindi dovreste riflettere sull'inopportunità della vostra iniziativa. Evidentemente, tale riflessione non è stata fatta e, al contrario, si rafforza l'idea che voi stiate realizzando un'operazione strumentale al fine di raggiungere un ipotetico accordo da mostrare visibilmente in quest'aula per far quadrare i vostri conti. In tale accordo sono comprese le riforme della Costituzione e delle leggi elettorali, elementi di scambio e di reciproca compensazione, oltre a quanto altro metterete in cantiere da oggi ai prossimi mesi. In questa maniera state tentando di invertire la tendenza, ormai consolidata, che vi vede perdere consenso e voti e che solo una riscrittura non formale o parziale del sistema di elezione può spostare a vostro vantaggio.
Tra l'altro, mi sembra che le finalità da voi addotte, come la volontà di far prevalere il principio della rappresentatività rispetto alla governabilità e alla stabilità, dimostrino grande incoerenza ed incongruenza. Per tali motivi, dovreste fermarvi fin quando è possibile e mettere il Parlamento nelle condizioni di poter svolgere il ruolo che gli compete (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicodemo Nazzareno Oliverio. Ne ha facoltà.
NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in qualità di ultimo parlamentare eletto in un collegio uninominale, quello di Isola Capo Rizzuto-Taverna, desidero svolgere alcune riflessioni, nella consapevolezza di difendere il legame tra eletto e territorio, tra eletto e sindaci, al di là della loro appartenenza politica, e, soprattutto, tra eletto ed elettori. In queste ore, in questi giorni di dibattito sta emergendo la nefandezza della vostra proposta di riforma elettorale, una riforma «ad coalitionem» dopo tante leggi ad personam. Si tratta di una legge che, per giunta, è alimentata da una strana forma di pentitismo politico.
Ascoltate: «(....) Quindi nessuno di loro può parlare di maggioritario. L'amico Giuliano Ferrara dice che in Italia un'unica persona può affermare "Le majoritaire c'est moi": è Silvio Berlusconi. In effetti, abbiamo realizzato con la nostra discesa in campo concretamente il maggioritario»: chi parla è Silvio Berlusconi all'Assemblea nazionale delle donne azzurre. Si tratta di una citazione tratta dal libro L'Italia che ho in mente, edito dalla Mondadori.
Onorevoli colleghi, sono diverse le ragioni che si pongono a fondamento della preferenza per il sistema elettorale vigente, prevalentemente maggioritario, rispetto al testo della proposta in discussione. Essa infatti tratteggia un sistema ibrido e confuso, solo apparentemente proporzionale, mentre in realtà si tratta di un maggioritario camuffato. Merita di essere ricordato che il cosiddetto «Mattarellum» ha mostrato di contenere molto bene il fenomeno della dispersione del voto, concedendo la quasi totalità del consenso attorno ai due poli.
I dati sono evidenti: l'Ulivo e la Casa della libertà hanno raccolto nel corso delle ultime elezioni politiche l'89 per cento dei voti nei collegi ed il 97,6 per cento del totale dei seggi assegnati. Esiti molto simili sono stati registrati al Senato. Già sotto questo profilo la proposta di riforma elettorale presentata è innegabilmente deficitaria. Essa esclude dall'assegnazione dei seggi le coalizioni di liste che abbiano conseguito meno del 10 per cento dei voti, le singole liste collegate alla coalizione che non hanno superato il 4 per cento, le singole liste non collegate che non hanno superato il 2 per cento, ad eccezione di un emendamento che rappresenta una sorta di premio di fedeltà. A questo meccanismo si aggiungono ulteriori esclusioni determinate dalle fantasiose soglie di sbarramento che proponete di inserire per il Senato, emendando il vostro stesso testo.
Si tratta di esclusioni rilevanti che, nel caso, molto probabile, in cui scattino congiuntamente, possono arrivare a provocare una dispersione pesantissima del consenso e il sostanziale annullamento dei voti espressi da milioni di cittadini italiani. Questa è una vera aberrazione, che snatura il sistema proporzionale. L'aspirazione originaria dei sistemi proporzionali è quella di rappresentare fedelmente il corpo elettorale, evitando che i voti non producano eletti, andando dunque dispersi.
Onorevoli colleghi, non possiamo affermare che il sistema elettorale in vigore sia un meccanismo perfetto, ma non è onesto omettere la presa d'atto che il «Mattarellum» è maturato nel tempo e ha permesso l'avvento, nel sistema politico italiano, dopo la caduta del muro di Berlino, di una democrazia dell'alternanza, assicurando governabilità e maggioranze stabili. Oggi questa conquista è messa in discussione per un interesse smaccatamente di parte. Senza contare l'ulteriore elemento paradossale: altro che le primarie dell'Unione! Saranno le politiche del 2006 la carica dei «senza volto», visto che avete scritto in questa legge che i nomi dei candidati non compariranno sulla scheda! Vi vergognate già ora delle vostre «deportazioni» elettorali, e per questo vi siete premuniti, nascondendole dietro il solo simbolo di partito, sotto cui si esaurisce ogni forma di dialogo con l'elettore. Gli italiani non eleggeranno più parlamentari, ma quote, porzioni di partiti e anche di correnti. Rischiamo di tornare alle trattative notturne, estenuanti e prolungate.
Tutto ciò potrà comportare conseguenze nefaste per il paese, facendogli perdere credibilità nei confronti del popolo italiano e nel contesto internazionale. Queste vostre manovre sono enormemente distanti da qualsiasi accezione di democrazia, così come è stata intesa e praticata negli ultimi sessanta anni.
PRESIDENTE. Onorevole Oliverio...
NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO. Ci viene in mente qualche altro periodo, quando si parlava di «listone», delle minacce ai parlamentari, del voto controllato: quel periodo della storia che ha mostrato il suo acme nell'idea di trasformare quest'aula in bivacco. Se fosse vivo Aldo Moro, egli si rivolgerebbe a voi, onorevole Follini, citando l'evangelista Matteo, dicendovi con fare mite e sguardo severo: lasciate che i morti seppelliscano i morti. Ma io, ricordandomi una lettura che la liturgia ha proposto alla riflessione dei cattolici alcune domeniche fa, mi chiedo: sentinelle dell'aurora, a che punto è la notte? Ebbene, la notte sta per finire e l'alba è ormai all'orizzonte (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Oliverio.
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.63, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevoli colleghi, scusate: ciascuno si sieda al suo posto, perché non chiudo la votazione finché ciascuno non è seduto al proprio posto... Seduti, per favore... Ora c'è l'onorevole Rosso, che arriva al suo posto... L'onorevole Romano, sempre in ritardo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 573
Maggioranza 287
Voti favorevoli 250
Voti contrari 323).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.
MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, rivolgo ai colleghi della maggioranza l'invito a votare con noi per la soppressione del comma 2 dell'articolo 1. Si tratta di risparmiare così ai cittadini italiani la vostra ipocrisia.
Infatti, mentre scrivete nel comma 2 che il voto è un dovere civico e un diritto, scavate, con il testo legislativo in esame, un solco così profondo tra eletti ed elettori che svuoterà quel voto di ciascun potere e che farà regredire il nostro sistema politico ad un Olimpo lontano dalla vita delle persone. Di quell'Olimpo, voi vi sentite divinità crepuscolari. Siete personaggi tragici, direi anche che siete personaggi un po' misogini, considerato ciò che si vedrà in quest'aula da qui a breve, quando esamineremo gli emendamenti relativi alla presenza delle donne nelle liste. Siete preoccupati di restare in vita, a dispetto di ogni regola, a dispetto di ogni consenso. Non proponete un sistema che vi misuri fino in fondo nel rapporto con l'elettorato.
State scappando su un monte; state costruendo una fortezza; state difendendo un'investitura «cesaristica»; state coltivando, in qualche modo, l'illusione che, grazie a questo sistema elettorale, potrete recuperare consensi, che potrete cancellare il tradimento nei confronti del popolo italiano che in tutti questi anni avete celebrato con le vostre leggi. È vero che dall'illusione all'autoinganno e alla manipolazione il passo è breve. Ma vorrei anche dirvi che, vista dalla parte del popolo, dalla parte degli elettori, di chi ci osserva e ci ascolta in questi giorni, quella che state recitando sembra una sceneggiata davvero patetica.
Due sono le possibilità di interpretazione del vostro comportamento politico. O si tratta di mero calcolo; e ne è prova il fatto che questa legge si «costruisce» man mano che affrontate al vostro interno i nodi di opportunità, anzi di opportunismo. Oppure si tratta di un vuoto che state riempiendo con la discussione politica. Direi che sia l'una sia l'altra considerazione, che può svolgere un cittadino attento nei vostri confronti, si rivelano vere.
Stamane, l'onorevole La Russa, in un suo intervento, ha sostenuto che il centrosinistra non vuole riconoscere la propria sconfitta. Io direi all'onorevole La Russa: di quale sconfitta sta parlando? Glielo chiederei perché la mia memoria mi fa rammentare che la sconfitta più recente del centrosinistra risale ormai al 2001. Ma da quell'anno in poi - nel 2002, nel 2003 e nel 2004 - si è evidenziato come, invece, l'elettorato non abbia più considerato seriamente la voce del centrodestra. Se di sconfitta si deve parlare per quegli anni, per gli anni più recenti, si deve parlare della vostra sconfitta; quella sconfitta che oggi non volete riconoscere; quella sconfitta che oggi volete nascondere a voi stessi.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Lucidi.
MARCELLA LUCIDI. Ho terminato, signor Presidente.
Parlavo prima di autoinganno per ricordare che i meccanismi elettorali sono una condizione necessaria, ma sicuramente non sufficiente, per trasformare i sistemi politici. Il vostro è un destino inesorabile, ma non sarà un destino cinico e baro, perché la sconfitta del prossimo anno ve la sarete meritata tutta (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 571
Maggioranza 286
Voti favorevoli 255
Voti contrari 316).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, stiamo svolgendo il nostro lavoro, che non si può definire meramente ostruzionistico (Commenti).
Di fronte ad una maggioranza che, come ricordava giustamente ieri il collega Violante, resta completamente silenziosa, anche sulle questioni più importanti da noi poste in evidenza, tentiamo, nei limiti del possibile, con il nostro lavoro all'interno di quest'aula, di farvi ragionare su alcuni aspetti, di farvi cogliere l'essenza delle negatività della modifica che state apportando al sistema elettorale. Abbiamo cercato di fare questo presentando prima delle questioni pregiudiziali, poi delle questioni sospensive.
Voi avete cercato di superare alcune questioni inerenti alle pregiudiziali di costituzionalità presentando - durante l'iter del procedimento e dopo che noi le avevamo formalizzate - alcuni emendamenti, soprattutto di sera...
Avete cercato di superare alcune di tali questioni prevedendo per il Senato - l'altro ramo del Parlamento - un premio di maggioranza su base regionale e ciò in contrasto con quanto da voi precedentemente stabilito; mi riferisco al premio di maggioranza su base nazionale sia per la Camera dei deputati sia per il Senato.
Come voi sapevate sin dall'inizio - e sapete tutt'oggi -, il Senato deve essere eletto su scala regionale in base ad uno specifico articolo della Costituzione. Ebbene, così facendo, voi avete pensato - o pensate - di introdurre, grazie a questa proposta di legge, che speriamo rimanga tale, il premio di maggioranza su scala regionale.
Abbiamo già avuto modo di dire che tutto ciò porterà ad una vera e propria «lotteria» perché in alcune regioni il premio di maggioranza - se l'alleanza supererà il 54 per cento dei consensi - potrebbe essere attribuito a chi rappresenta la minoranza nel paese e viceversa.
Vi è, quindi, la possibilità - non solamente teorica, ma assolutamente concreta - che su scala nazionale sia alla Camera dei deputati sia al Senato si realizzino maggioranze dai connotati politici diversi. E poi ci siete venuti a dire che questa è una proposta di legge che guarda agli interessi del paese e che dovrebbe salvaguardare la governabilità dello stesso! Questa è la prova provata che il vostro intento non è quello di fare il bene del paese; in questo momento così particolare, infatti, si dovrebbe ricercare quel consenso utile a trovare le medicine per far uscire il paese da questa grave crisi, soprattutto di fiducia. Il vostro intento, però, è rendere l'Italia ingovernabile, facendo in modo che, se il centrosinistra avrà la maggioranza nel paese - noi stiamo lavorando per questo - quest'ultimo si trovi comunque in difficoltà al Senato, così da non poter governare.
Ecco, questo - gli italiani debbono saperlo - è quello che volete fare con questa proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.
MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, cari colleghi, normalmente si cambia il sistema elettorale per rispondere meglio a problematiche di tipo economico e sociale e non per risolvere i problemi elettorali di questa o di quella parte politica.
Su Il Sole 24 Ore del 7 ottobre ho letto un bell'articolo dal titolo «Stabilità, economia e le regole del voto». Il giornalista che lo ha redatto così si esprimeva: «I paesi con un sistema elettorale proporzionale hanno un sistema partitico più frammentato e governi di coalizione più frequenti e instabili. Ciò a sua volta si accompagna ad una politica economica più miope e meno disciplinata: più debito pubblico, più spesa pubblica. In media, un governo eletto con il sistema proporzionale spende il 4-5 per cento del PIL in più, e ha un disavanzo del 2-3 per cento del PIL più grande, rispetto a quelli eletti con il sistema maggioritario. (...) Gli strateghi della Casa delle libertà (...) sperano con questa riforma di trarne qualche piccolo vantaggio alle elezioni imminenti. E non guardano oltre il prossimo voto. Se lo facessero, scoprirebbero che espongono il paese (...) al rischio di fare un grande salto indietro».
La lettura di questo articolo mi ha fatto sorgere una domanda che ora rivolgo ai colleghi del centrodestra; nella situazione economica e sociale del nostro paese, caratterizzata dal crollo dei consumi e delle esportazioni, dal dramma di tante famiglie che con sempre più difficoltà arrivano alla fine del mese, da una crescita del debito pubblico e dal deficit del bilancio dello Stato, possiamo permetterci di tornare al passato, al proporzionale? Credo che fare questo passo indietro sia un grande errore che nel lungo periodo costerà caro agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 563
Astenuti 1
Maggioranza 282
Hanno votato sì 242
Hanno votato no 321).
Prendo atto che l'onorevole Testoni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 1.9, che avrà luogo a scrutinio segreto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, noi siamo un partito convintamene e realmente proporzionalista, da sempre. Ci siamo dimostrati coerenti anche ai tempi in cui tutti, entusiasti, hanno lottato, sull'onda dell'antipartitismo e dell'ubriacatura dell'epoca, per «fare fuori» le possibilità che i partiti offrono in quanto forma organizzata della nostra società.
Noi abbiamo condotto la nostra lotta in modo convinto anche ieri. Infatti, non siamo stati malati ieri, e non lo siamo oggi, di governabilità drogata né siamo inquinati dalla frenesia dei tempi. Pensiamo che il tempo e le modalità di rapporto nelle relazioni con la popolazione e tra forze politiche debbano basarsi sul principio «una testa, un voto» e, quindi, che il diritto di rappresentanza piena nei Parlamenti sia il punto che restituisce forza alla possibilità stessa del paese di recuperare e di andare avanti, che dà forza alla democrazia e che rende necessario un sistema di partiti rispettoso e democratico al proprio interno: rispettoso del mandato popolare, di un mandato ragionato e partecipato, ma anche di un modello di democrazia al suo interno.
Per questo pensiamo, oggi, che sarebbe stata necessaria una discussione più pacata, dopo i disastri di oltre un decennio nel quale hanno prevalso l'individualismo e l'antipartitismo. È necessario ricostruire, nell'interesse di tutti i cittadini, le basi culturali di rapporto, le basi della tolleranza e del dialogo, una capacità di dialogo e di dibattito in grado di attribuire nuovamente una posizione centrale alla necessaria rappresentanza degli uomini e delle donne, di maggioranze e minoranze non consegnate a patteggiamenti avvilenti (com'è avvenuto e come sta avvenendo in queste ore in cui assistiamo a patteggiamenti che avviliscono lo stesso ruolo delle rappresentanze delle regioni in cui vi sono minoranze linguistiche). È necessario, quindi, farsi protagonisti di una possibilità di cambiamento che ridia forza al Parlamento e ai deputati la rappresentanza, la capacità di rappresentare effettivi orientamenti per ricostruire un futuro attraverso la ricomposizione del Governo e la capacità di discussione parlamentare.
Questo è il compito che Rifondazione comunista si era data quando era contraria alla legge attuale, e si dà oggi, nella misura in cui sarà necessario battersi ancora per la modifica dei pasticci che in questi giorni stiamo combinando.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Provera...
MARILDE PROVERA. In questo modo proseguiremo anche in futuro (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda.
Poiché subito dopo passeremo ai voti, invito i colleghi a prendere posto. Ha facoltà di parlare, onorevole Preda.
ALDO PREDA. Signor Presidente, forse con molta disattenzione, stiamo esaminando una proposta di legge che è relativa alle regole della democrazia. Stiamo discutendo di regole, perché una legge elettorale è sempre stata regole: le regole di una democrazia; le regole per favorire la partecipazione della gente alla vita dello Stato; le regole del rapporto tra elettori ed eletti; le regole del rapporto tra eletti e partiti di appartenenza; le regole per un rapporto volto a far crescere la democrazia nel nostro paese. E le regole debbono essere condivise: se così non è, si produce una sorta di perenne stato di conflittualità che è inspiegabile in una società civile avanzata, in una democrazia avanzata.
I nostri costituenti fecero fatica a trovare regole condivise per la nuova democrazia che doveva sorgere nel nostro paese: varie Commissioni fecero fatica a convergere su alcuni articoli della nostra Costituzione.
La democrazia, oggi, si dibatte in una sorta di paradosso: regole, diritti, doveri, tre principi strettamente legati. Oggi, indebolite le regole, perché non condivise; oggi, con questo provvedimento, aumentate il distacco tra cittadini e le forme di rappresentanza e, quindi, tra cittadini e le istituzioni; oggi, con questo provvedimento, state forzando la mano. Oggi, questa maggioranza si muove senza puntare all'interesse generale, che è quello di una democrazia partecipata e condivisa che guardi ai futuri scenari della globalizzazione e delle democrazie degli altri paesi, che assicuri un forte legame con la società civile, ma semplicemente, molto semplicemente, volete rendere difficile la governabilità di questo nostro paese.
La vostra proposta elettorale sovverte, con legge ordinaria, la Carta costituzionale, prima della riforma costituzionale, in corso d'opera ed in modo ancor più radicale. Essa stabilisce che la maggioranza di Governo sia fissata per legge in almeno 340 deputati alla Camera e 100 senatori al Senato e che tale numero di parlamentari sia assegnato d'ufficio al singolo partito o alla coalizione di partiti, che, con qualsiasi percentuale, abbia anche un solo voto in più di ogni altro partito o coalizione.
Se questa norma fosse stata in vigore nel passato, non ci sarebbe stato bisogno della «legge truffa», non ci sarebbe stato il centrismo, non ci sarebbe stata la solidarietà nazionale, non ci sarebbe stata una democrazia che con fatica ha cercato di avanzare. Con questo sistema elettorale - l'avremo domani nel nostro paese, ma non ce n'è in altra democrazia nel mondo, per quanto maggioritaria; in nessuna democrazia del mondo c'è una simile norma -, oggi, in Germania, non ci sarebbe stata la grande coalizione. Tra qualche mese, purtroppo, questo sarà il regime che avremo nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Monaco. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MONACO. Signor Presidente, rischiamo di smarrire qui il senso e la portata della discontinuità, della rottura che si sta producendo e delle sue conseguenze: un balzo all'indietro - lo abbiamo detto più volte - di quindici, vent'anni, senza le virtù di allora, quando disponevamo di partiti, in crisi già allora, ma partiti, signori partiti.
Qual è dunque la ratio, la logica di questa operazione spregiudicata e, insieme, regressiva? In primo luogo, essa è figlia della disperazione - lo hanno inteso tutti -, è un brutale calcolo delle convenienze: ridimensionare, cioè, una sconfitta annunciata. Naturalmente, non ci riuscirete, ma questo era ed è il proposito. E non ci si venga a raccontare, come fa il Presidente del Consiglio, che stava nel vostro programma... Sappiamo tutti che è stata una decisione estemporanea, furbastra e prepotente. Ve la siete pensata dopo la disfatta delle regionali. Questa operazione è figlia della disperazione ma, anche e soprattutto, delle vostre divisioni - Bressa, questa mattina, ricordava che la parola metastasi, a proposito della condizione della maggioranza, è stata evocata dal Presidente del Consiglio -, è figlia della vostra dissoluzione, nata su spinta dell'UDC per tenersi le mani libere e sbarazzarsi di Berlusconi che poi gliela ha ritorta contro, esponendo all'irrisione il povero Follini, che solo una settimana fa - sembra un secolo - poneva condizioni non negoziabili, alla Follini, quelle cioè che si è puntualmente rimangiato.
Ciò che resta è che questa controriforma è figlia della divisione e produce divisione, produrrà divisione, frammentazione nella rappresentanza parlamentare, instabilità dei governi, partitocrazia senza partiti. Ancora, è testimonianza di irresponsabilità; potremmo confezionare slogan del tipo: sfasciati noi, sfasciamo tutto! Questi sono i vostri slogan. Sabbia nel motore delle istituzioni: muoia Sansone con tutti i Filistei! La politica del tanto peggio, tanto meglio! Questo un po' perché siete spregiudicati, senza scrupoli; un po' perché fate conto di introdurre elementi di divisione e di precarietà nel nostro futuro Governo.
Per Berlusconi, si tratta di una sconfitta strategica: altro che vittoria! Oggi egli mostra di gioire, ma è paradossale ed insieme significativo: Berlusconi è uno sconfitto, non un vincitore. Ciò non soltanto perché questa riforma l'ha subita per pressioni altrui e contro di lui, ma soprattutto perché lui, che si spacciava per il padre dell'innovazione politica, del bipolarismo, della democrazia governante e del ripudio della partitocrazia, oggi presiede al loro funerale, guidato da disperazione, cinismo ed irresponsabilità.
Vi è un ulteriore elemento contraddittorio e paradossale. Berlusconi, cultore della democrazia diretta che degenera nella democrazia plebiscitaria, si assume la responsabilità di consumare, nel chiuso del Palazzo, un atto ed una manovra che sconfessano il pronunciamento, esso sì plebiscitario, dei cittadini del 1993 e del quale proprio Berlusconi è stato il beneficiario, cercando solo di metterci su il cappello!
La coerenza, come è noto, non è esattamente la virtù in cui egli brilla: un tempo, almeno, egli si segnalava per il culto di sé, per la sua nomea di vincitore. Oggi, più modestamente e pur di sopravvivere, il cavaliere disarcionato, nel mentre scende da cavallo, ripristina i vizi, senza le virtù, della prima Repubblica. Ha l'ardire di proclamarsi vincitore: evidentemente, non è messo così bene come invece vorrebbe farci credere (Applausi dei deputati del gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 584
Maggioranza 293
Voti favorevoli 258
Voti contrari 326).
Chiedo all'onorevole Zeller se l'emendamento 1.456, da lui presentato, sia stato ritirato.
KARL ZELLER. No, signor Presidente, non è stato ritirato.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zeller 1.456, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 588
Votanti 586
Astenuti 2
Maggioranza 294
Voti favorevoli 67
Voti contrari 519).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.64.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.
PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricordavo in un precedente intervento che questa maggioranza è simile a quelle squadre di ragazzini che, a corto di attaccanti, tentano di allargare le porte della squadra avversaria per cercare di vincere la partita. Tuttavia, devo dire che in quelle partite che facevamo da piccoli, l'allargamento delle porte della squadra avversaria non serviva mai allo scopo per il quale era studiato: faticavano di più i portieri e i difensori, ma alla fine si imponeva sempre la consistenza delle forze in campo, portando alla vittoria la squadra che aveva buoni attaccanti e buoni difensori. Non era certo la larghezza delle porte a determinare il risultato!
E allora, non sarà con i trucchi che riuscirete a turlupinare il popolo italiano: dovrete mettere in campo altri mezzi, ben più consistenti e molto più difficili da inventare per voi! Dovrete occuparvi dei problemi reali dei cittadini: lo farete, come fino ad ora avete fatto, portando a fondo l'economia e la società italiana.
In questa parte della vostra proposta, che stiamo discutendo, non avete trovato di meglio che, con il collegio regionale, sradicare gli eletti dal rapporto diretto con i cittadini; rapporto che i primi, sia di maggioranza sia d'opposizione, avevano faticosamente e seriamente costruito, grazie alla legge elettorale vigente.
Voi volete cancellare tutto questo e, probabilmente, volete farlo perché avete qualche difficoltà nel rendere conto ai cittadini del vostro operato, di quanto avete fatto in materia di economia, di leggi ad personam e in termini di tenuta della società italiana.
Con il collegio regionale, avrete vita più facile, non soltanto per ragioni relative ai numeri dei seggi ma perché sarete meno chiamati a rendere conto direttamente dei danni prodotti al paese; con il collegio regionale, l'atteggiamento verso il voto è più ideologico, più di schieramento.
Noi vi sfidiamo a raccontare ai cittadini che vi hanno eletto direttamente le malefatte e le misure sbagliate varate in questa legislatura; è esattamente questo che non siete in grado di fare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.64, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevole Sanza...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 562
Astenuti 4
Maggioranza 282
Hanno votato sì 247
Hanno votato no 315).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.65, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 578
Votanti 574
Astenuti 4
Maggioranza 288
Hanno votato sì 252
Hanno votato no 322).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.67.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cabras, che però non vedo...
ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, sono qui! Anche noi teniamo il posto e continuiamo il combattimento...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Cabras, ha facoltà di parlare.
ANTONELLO CABRAS. La proposta di legge in esame, come è stato ricordato da molti colleghi intervenuti dianzi, è fondamentalmente basata su tre punti fondamentali: scelta del sistema proporzionale; riduzione al minimo del premio di maggioranza; designazione degli eletti.
Sono i tre punti sui quali avevate elaborato la proposta originaria; sulla base dei recenti dati elettorali, che segnalavano un vostro indebolimento, il sistema elettorale atto in qualche modo a ridurre il danno veniva costruito sulla base di questi tre elementi. Poi, si è prospettato il problema relativo al sistema elettorale del Senato, ipotizzato come fotocopia di quello della Camera; ciò, nonostante l'aggiustamento recato dal vostro emendamento, creerà un profondissimo scompiglio anche fra le vostre file in quanto nessuno è in grado di governare venti sistemi politici diversi e venti proposte politiche diverse.
Infine, non avete minimamente pensato a quanto probabilmente accadrà; facendo «passare» il principio secondo il quale ogni maggioranza si costruisce la propria legge letterale, il meccanismo potrebbe scattare in ogni regione. Sapete infatti che ogni consiglio regionale decide la propria legge elettorale: ebbene, perché mai lo schieramento che fosse sicuro di vincere non dovrebbe essere interessato ad aumentare il premio di maggioranza e, quindi, a ridurre e comprimere la vostra presenza?
PRESIDENTE. Onorevole Cabras...
ANTONELLO CABRAS. In realtà, voi state costruendo un mostro che vi ricadrà interamente addosso e nemmeno voi sarete in grado di controllarne gli effetti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacomelli. Ne ha facoltà.
ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, ritengo non sia inutile, in questo confronto, chiarire almeno un elemento, fin dall'inizio dato quasi per scontato nel dibattito politico; elemento che rappresenta, invece, un clamoroso falso.
Si parla comunemente di questa proposta della maggioranza come di una riedizione del modello toscano; ebbene, per chi ha ascoltato più volte il Presidente Berlusconi parlare della sua intenzione di «detoscanizzare» l'Italia, ciò poteva sembrare l'ennesima incoerenza del premier. In realtà, non è così; si è trattato, piuttosto, di una appropriazione indebita di un modello lontano mille miglia da quanto oggi stiamo discutendo. Lo dico con tranquillità, perché la Margherita toscana, all'approvazione di quel modello, non ha concorso; ha sostenuto, anzi, nel dibattito svoltosi in quel consiglio regionale, la proposta di introdurre il maggioritario anche nelle regioni.
Dico ciò, quindi, da una posizione tranquilla, senza l'obbligo di difendere un progetto che non abbiamo sostenuto; desidero affermarlo, tuttavia, per amore di verità.
Il cosiddetto modello toscano parte innanzitutto da un'idea, vale a dire dal superamento del sistema proporzionale puro e dal dibattito sul modo con cui si potevano introdurre elementi del modello elettorale maggioritario per consolidare, anche a livello regionale, il bipolarismo.
La prima, evidente distinzione che balza agli occhi è il metodo seguito. In Toscana, infatti, si è scelto di avviare un confronto tra maggioranza ed opposizione, con l'impegno, evidente e rispettato, di non approvare a maggioranza alcun provvedimento in materia elettorale. Ciò fino al punto che, quando la maggioranza si è trovata a scegliere tra trovare un accordo al proprio interno od operare una scelta che, a livello istituzionale, privilegiasse il rapporto con l'opposizione, essa ha intrapreso quest'ultima strada, come sanno bene gli esponenti di Alleanza Nazionale e di Forza Italia e come sa anche il distratto il ministro Matteoli, che parla a vanvera, sui giornali, di incoerenza!
L'unica incoerenza è quella della Casa delle Libertà, che si appropria di un modello istituzionale nel quale una storia ed una civiltà hanno indotto il centrosinistra a scegliere la strada che ho ricordato, ma in questa sede si comporta con bella e silenziosa disinvoltura!
Al di là del metodo adottato, tuttavia, la differenza è del tutto evidente. Se in quel modello di legge elettorale, infatti, tutto fa perno sull'elezione diretta del presidente della giunta regionale, cui le liste sono collegate - e ciò diventa elemento di coesione di una coalizione, rafforzando la netta distinzione tra due progetti e due schieramenti -, nel caso di specie detto fattore manca; anzi, tale elemento è vanamente reso pasticciato da vari accorgimenti, come l'indicazione sulla scheda del leader della coalizione. Ciò incrina le prerogative del Capo dello Stato...
PRESIDENTE. Onorevole Giacomelli, si avvii a concludere!
ANTONELLO GIACOMELLI. ... senza che vi sia, tuttavia, la capacità di trovare risposte veramente convincenti.
L'altro elemento del modello toscano che vorrei evidenziare è rappresentato dal mantenimento di un forte legame con il territorio; nel caso della proposta di legge in esame, invece, si stravolgono le circoscrizioni elettorali, dando vita una sorta di grande ed indistinta lotteria!
Credo che, dopo questo dibattito - nel quale, comunque, maggioranza ed opposizione hanno svolto la loro parte, in un confronto molto serrato -, sia ingiusto che rimanga agli atti di quello che, sicuramente, è uno dei momenti meno nobili della storia del Parlamento il riferimento al modello elettorale della Toscana.
PRESIDENTE. Onorevole Giacomelli, deve concludere!
ANTONELLO GIACOMELLI. Tale regione, infatti, ha dimostrato, anche in un momento difficile, di sapere privilegiare l'intesa istituzionale rispetto alle convenienze di maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.67, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 574
Votanti 569
Astenuti 5
Maggioranza 285
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 326).
Prendo atto che l'onorevole Boato non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.69.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caldarola. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CALDAROLA. Signor Presidente, per molti aspetti, non sembra che stiamo svolgendo una discussione su una proposta di legge proporzionale. Infatti, tra tutti i transfughi del maggioritario convertiti sulla via di Damasco - una folla! - e tra questi viaggi della speranza che i deputati siciliani verranno a fare dalle sue parti, onorevole Palma, per essere eletti, sembra una legge sui trasporti più che una legge elettorale per introdurre il sistema proporzionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Vorrei cogliere solo un aspetto di questa discussione, vale a dire la sicurezza, espressa dall'onorevole La Russa, circa la certezza della vostra vittoria.
Se questa è la motivazione per varare una legge, vi sono due elementi contrari: uno è storico - lo sottolineava l'onorevole Soda -, ed ovunque si è messo in atto si è perso...
IGNAZIO LA RUSSA. Vinciamo con qualunque sistema, non lo hai capito?
GIUSEPPE CALDAROLA. La Russa, suvvia!
Poiché ho poco tempo a disposizione, proverò a sintetizzare: il sistema maggioritario «enfatizzava» l'elettore infedele, ossia l'elettore non «irregimentato» dentro il voto di appartenenza.
Lo dico anche a lei, signor Presidente: se il prossimo voto si svolgerà sulla base di questa legge, sarà una voto di fedeltà, di «appartenenza», che non solo riguarda poco i piccolissimi partiti, anche quelli che si sono accodati (lei, signor Presidente della Camera, dovrebbe aver capito di chi sto parlando, in questa vicenda), ma, soprattutto, toglie ai cultori dell'idea centrista e dell'idea che vi sia una fascia moderata che si può «dislocare», un argomento di fondo, ossia che una libera scelta sulla base di candidature è una possibilità di passare da uno schieramento all'altro. Tale possibilità non vi sarà più e, soprattutto, ciò produrrà un risultato. Il risultato di fondo sarà che il moderatismo non abiterà più a destra. A destra abiterà un radicalismo fondato sulla rigidissima appartenenza, che esprimerà le forze più forti, non premierà le forze meno forti e toglierà a tutti la possibilità di creare, con il voto «fluttuante», «case», «uffici», «ritrovi». Chi non ha trovato in questa corsa verso Damasco un «ritrovo», non lo ritroverà più.
Non voglio farvi cambiare idea, figuriamoci (Commenti), ma penso che sarete un po' travolti dalle vostre macchinazioni, come diceva un vecchio parlamentare comunista. Sarete travolti da tali macchinazioni perché vi siete studiati un'ipotesi che crea uno straordinario diversivo nella campagna elettorale, quasi che l'opinione pubblica si debba interrogare, in questi mesi, attorno a ciò e non debba fare, pesantemente, un bilancio di cinque anni. Vi è poco da fare: quelli fedeli al centrosinistra là resteranno; quelli che hanno avuto fregature passeranno da questa parte (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.69, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 573
Votanti 570
Astenuti 3
Maggioranza 286
Hanno votato sì 254
Hanno votato no 316).
Prendo atto che gli onorevoli Orsini e Tarantino non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.70.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, credo che tutti gli osservatori, soprattutto quelli che non sono esattamente schierati né con il centrodestra né con il centrosinistra, rispetto al nostro sistema elettorale riconoscano...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Quartiani. Onorevoli colleghi, vi ricordo che al termine di questo intervento avrà luogo la votazione dell'emendamento Bressa 1.70.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Come dicevo, tutti gli osservatori - di vario indirizzo e di varie scuole, anche accademiche - riconoscono la circostanza che il nostro attuale sistema elettorale presenta alcuni limiti. Tutti riconosciamo che tali limiti sono soprattutto quelli di un livello di stabilità non sufficientemente adeguato alle attese del governo del nostro paese. Per l'appunto - è questa la proposta che noi avanziamo con l'emendamento Bressa 1.70, ossia la soppressione del comma 10 dell'articolo 1 -, voi non proponete di garantire maggiore stabilità al sistema: voi proponete invece un meccanismo che crea maggiore instabilità.
Onorevoli colleghi, il comma 10 dell'articolo 1, tra l'altro, assegna il premio di maggioranza, pari a 340 seggi. Ora, considerato che taluno ha fatto osservare che si tratta del 55 per cento dei seggi del plenum, bisogna precisare che non di tale numero si tratta. Si tratta di un numero che assegna alla maggioranza seggi inferiori. Trecentoquaranta sono, infatti, meno del 54 per cento dei seggi. Ciò significa che voi proponete un premio reale più basso. Il che significa che è un sistema frammentato quello che esce da questa proposta di riforma elettorale, fatto di liste di partito che si presentano al voto e che si organizzano dopo il voto in gruppi parlamentari, senza un reale vincolo di maggioranza e di coalizione.
Visto che i collegamenti servono solo ad assegnare i seggi, contribuendo più a definire il metodo di assegnazione che non il sistema elettorale vero e proprio (che, invece, passa, come sappiamo, dal collegio uninominale al plurinominale), questo mini premio di maggioranza, inferiore al 4 per cento, significa che non è garantita la possibilità di governare da parte di nessuna alleanza risultante maggioritaria al voto e che il Presidente del Consiglio che sarà eletto «appenderà» la propria durata al governo ad una componente di maggioranza o a un gruppo parlamentare inferiore al 4 per cento. In altri termini, 24 parlamentari decideranno della vita o della morte di un Governo. Ventiquattro parlamentari sono tre in meno dell'attuale consistenza del gruppo della Lega Nord Federazione Padana!
Signor Presidente, concludo. Se aveste voluto assicurare maggiore stabilità, avreste dovuto prevedere un premio di maggioranza più alto: avreste dovuto dare almeno il 60 per cento dei seggi. Infatti, con il 60 per cento dei seggi, le regioni, i comuni e le province, da oltre dieci anni, hanno dato stabilità ai loro governi e un governo adeguato alle esigenze dei loro cittadini. Questo non lo avete fatto!
Rivolgo un appello ai colleghi che hanno a cuore la stabilità del sistema italiano, affinché esprimano un voto favorevole sull'emendamento in esame, che ci consentirebbe di rendere una legge elettorale sbagliata un po' meno sbagliata e un po' meno negativa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 542
Votanti 539
Astenuti 3
Maggioranza 270
Hanno votato sì 227
Hanno votato no 312).
Prendo atto che l'onorevole Tucci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Come è stato preannunciato, riprenderemo l'esame del testo unificato in materia elettorale alle 16, con immediate votazioni, e procederemo fino alle 21.
Onorevoli colleghi, mi rivolgo in particolare al ministro Prestigiacomo, oltre che a tante donne parlamentari che mi hanno sollecitato in merito: la Presidenza verifica rigorosamente, anche sulla base dell'istruttoria degli uffici, la possibilità del voto segreto e del voto palese in base alle fattispecie previste dal regolamento. Naturalmente, se nessun gruppo parlamentare richiede il voto segreto, la votazione ha luogo a scrutinio palese. Pertanto, se indìco la votazione segreta su alcuni emendamenti, sicuramente è perché ci sono dei gruppi parlamentari (e, se volete, li posso tranquillamente indicare) che hanno chiesto il voto segreto: dico ciò solo per chiarezza, perché i nostri lavori si devono svolgere con serenità.
All'onorevole Zaccaria vorrei rispondere che la Commissione bilancio non ha espresso il parere sul provvedimento in esame e sugli emendamenti ad esso riferiti.
Al riguardo, rilevo che il provvedimento recante modifiche alle norme per l'elezione della Camera e del Senato, in discussione in Assemblea, costituisce il testo unificato di numerose proposte di legge, nessuna delle quali, in ragione del relativo contenuto, è stata assegnata per l'esame in sede consultiva alla Commissione bilancio. La Commissione affari costituzionali non ha trasmesso il testo unificato elaborato nel corso dell'esame in sede referente alla Commissione bilancio; tale mancata trasmissione è giustificata in quanto il testo reca esclusivamente disposizioni di carattere ordinamentale di un tipo, che sostituiscono disposizioni di carattere ordinamentale di un altro tipo, ma che non incidono sul tema della spesa.
In particolare, gli adempimenti connessi all'effettuazione delle elezioni posti a carico di alcune amministrazioni pubbliche possono ricondursi interamente alle competenze alle stesse attribuite in base alla normativa vigente, né si ravvisano disposizioni di natura finanziaria suscettibili di investire la competenza della Commissione bilancio.
Le medesime considerazioni valgono per quanto riguarda le proposte emendative presentate in Assemblea.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Prima di recarmi alla riunione della Giunta per il regolamento, vorrei sollevare la questione relativa ai lavori di questa sera. Lei ha ripetuto che si lavorerà fino alle 21. Benissimo; l'importante, però, è sapere che al Senato, anche questa sera, sono convocate Commissioni riunite per lo svolgimento di audizioni sul disegno di legge finanziaria.
PRESIDENTE. A che ora, onorevole Innocenti?
RENZO INNOCENTI. Alle 20,15. Si tratta, quindi, di coordinare i nostri lavori con quelli del Senato.
PRESIDENTE. Certamente, onorevole Innocenti; coordinerò la nostra attività con quella prevista al Senato.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
La seduta, sospesa alle 15,50, è ripresa alle 16,05
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato votato, da ultimo, l'emendamento Bressa 1.70.
Avverto che nell'emendamento 1.603 della Commissione, a pagina 67 del fascicolo degli emendamenti, prima colonna, quinta riga, deve leggersi «quelle che non hanno» e non «quelle che hanno», come compare per un mero errore tipografico.
Avverto, altresì, che sono stati ritirati gli emendamenti Bertolini 1.460, 1.424 (Nuova formulazione), 2.462 e 2.413 (Nuova formulazione) e Collè 2.409.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, desidero sollevare una questione adesso perché si è appena concluso il question time, che solitamente si svolge il mercoledì pomeriggio.
Signor Presidente, intervengo, in particolare, per un richiamo al regolamento. Vorrei ricordare che più volte, nel corso del dibattito svoltosi in questi giorni, abbiamo giustamente fatto riferimento al nostro regolamento, ritenendo che dovesse essere rispettato in tutti i suoi articoli. Desidero fare, allora, un riferimento all'articolo 135-bis del regolamento della Camera, che ha introdotto le interrogazioni a risposta immediata, il cui svolgimento avviene, di norma, il mercoledì ed in diretta televisiva.
Signor Presidente, vorrei segnalare che l'articolo 135-bis - lei lo conosce, ma intendo ricordarlo a quei colleghi che, magari, hanno una consapevolezza minore - chiarisce che lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata presenta due caratteristiche. La prima è il question time premier, che dovrebbe svolgersi due volte ogni mese; l'altra è che, nello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, non possano rispondere, ad esempio, i sottosegretari di Stato, ma esclusivamente i ministri competenti per le materie oggetto delle interrogazioni presentate. Si tratta, ovviamente, di un problema di tutela non solo delle opposizioni, ma di tutti i gruppi parlamentari che presentano al Governo interrogazioni a risposta immediata.
Allora, signor Presidente, le sottopongo due questioni. La prima riguarda il question time premier, il quale, indipendentemente da quanto è previsto dal nostro regolamento, abitualmente e puntualmente non viene rispettato dal Presidente e dai Vicepresidenti del Consiglio dei ministri.
Si è svolto 127 volte il question time, dall'inizio della legislatura. Al question time non è mai stato presente - una sola volta - il Presidente del Consiglio, nonostante oggi il medesimo sia rimasto in quest'aula fino alle 13,30. Egli non è mai stato presente al question time, nonostante vi siano esempi, fuori dei nostri confini nazionali - mi riferisco al Parlamento del Regno Unito -, in cui il premier è presente al question time ogni settimana, rispondendo alle interrogazioni dei parlamentari. Si sono visti, in occasione dello svolgimento del question time solo, quattro volte, il vicepresidente Fini ed, una volta, il vicepresidente Follini. Quindi, noi chiediamo il rispetto del regolamento.
Oggi vorrei porre una seconda questione, signor Presidente. Vi è, infatti, una seconda previsione contenuta nell'articolo 135-bis del regolamento che non viene rispettata: dovrebbero venire a rispondere al question time i ministri competenti. Ebbene, il mio gruppo oggi aveva scelto di porre una questione, ossia quella relativa al prelievo fiscale a carico dei lavoratori che hanno raggiunto l'età pensionabile e che, quindi, hanno diritto al trattamento di fine rapporto. Vi è stato un aumento del 33 per cento della tassazione, a causa delle scelte del ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Tremonti. Il ministro Tremonti era qui fino alle 13,30. Al question time era presente il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi. Quest'ultimo non ha risposto solo all'interrogazione a risposta immediata proposta dal gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, ma ha risposto a sette interrogazioni a risposta immediata su otto, in sostituzione del ministro Tremonti, del ministro Storace, del ministro Lunardi e del ministro Castelli.
Allora, noi chiediamo, signor Presidente, il rispetto del regolamento, in tutte le sue parti, affinché sia garantita la presenza del premier. Ormai siamo a fine legislatura e riteniamo che il Presidente del Consiglio, per primo, debba rispettare il regolamento parlamentare, se si vuole che i singoli parlamentari lo rispettino a loro volta.
In secondo luogo, chiediamo anche l'applicazione della seconda previsione dell'articolo 135-bis del regolamento, che stabilisce che debbano venire a rispondere, quando si tengono le interrogazioni a risposta immediata, solo ed esclusivamente i ministri competenti. Il ministro Giovanardi non può essere competente per sette materie su otto, ogni mercoledì pomeriggio!
Chiediamo il rispetto del nostro regolamento, signor Presidente.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente, per associarmi ai rilievi ed alle considerazioni che, opportunamente, il collega Ruzzante ha svolto. Lei sa, signor Presidente che, a quattro anni e mezzo dall'inizio della corrente legislatura, moltissime volte, anche nella Conferenza dei presidenti di gruppo, abbiamo insistentemente sollevato la questione relativa alla sistematica violazione del regolamento per quanto riguarda l'applicazione dell'istituto del question time, sia sotto il profilo dell'obbligo della presenza del Presidente del Consiglio, sia sotto il profilo della mancata presenza dei ministri competenti, quasi sempre sostituiti dal ministro per i rapporti con il Parlamento. Per di più, proprio in questi giorni, ieri ed oggi, abbiamo avuto la presenza in aula - ora non lo vedo - per tutto il giorno, del Presidente del Consiglio. Sarebbe stato logico aspettarsi, per rispetto dell'istituzione parlamentare, che almeno oggi il Presidente del Consiglio adempisse ai suoi obblighi istituzionali. So che lei, signor Presidente, con lettera, qualche volta l'ha richiamato a tale adempimento. Tuttavia, forse dal punto di vista dell'incisività politica ciò non è stato sufficiente. È forse venuta meno, rispetto al Presidente del Consiglio, non dico l'autorevolezza - che spero vi sia - ma sicuramente l'autorità del Presidente della Camera.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, sicuramente concordo con lei e con l'onorevole Ruzzante. Non faccio il difensore delle cause perse. Il Governo sta dando un pessimo esempio nell'inosservanza del regolamento della Camera. Il Presidente del Consiglio deve intervenire al question time, così come lo devono fare i ministri competenti. Noi apprezziamo molto il ministro Giovanardi: tuttavia, anche se sappiamo che egli ha tante conoscenze su molte materie, non può sostituire tutti i ministri.
Questo biasimo è assolutamente sincero. Francamente, devo dire che non è un biasimo nuovo: lo rinnovo ancora in questa circostanza, dicendo che quanto affermato oggi dall'onorevole Ruzzante rappresenta non solo il suo gruppo politico, ma rappresenta totalmente anche il pensiero del Presidente della Camera. Prenderò una nuova iniziativa in questo senso e spero che sia più efficace delle precedenti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.71.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, ieri sera, uscendo da Montecitorio alla fine dei lavori dell'Assemblea, un collega anonimo del centrodestra, rivolgendosi ad un altro collega, ha detto: non so cosa stiamo facendo, ma lo stiamo facendo bene (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Colleghi, io vi capisco: se vi guardate un attimo intorno, capirete anche voi cosa sta succedendo. Non penso né a ricatti né a minacce; questo assolutamente no! Penso che voi siate contenti della vostra determinazione unitaria: è bello essere orgogliosi per la tenuta della coalizione, di fronte ad una prova parlamentare che si prospettava difficile.
I vostri leader vi hanno motivato a dovere, hanno lavorato sul senso di appartenenza, che è un sentimento nobile. I vostri leader, del resto, sono presenti in aula da due giorni, quando a volte, in ordine a provvedimenti anche molto importanti per il paese e per i cittadini, è difficile avere l'interlocuzione di un ministro; non parliamo, poi, del Presidente del Consiglio, che in quattro anni e mezzo non è mai intervenuto nello svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata!
Al di là delle modalità di questa battaglia parlamentare, concentratevi sui contenuti. Al di là dei doveri verso i capi e verso i leader, vi è un dovere nei confronti degli elettori, che deve valere più di tutti, perché è il più importante. Molti di voi in campagna elettorale - ne sono certa e ce lo ricordiamo - non hanno svolto i ragionamenti che abbiamo ascoltato in questa aula da parte dell'onorevole Tabacci. Non hanno fatto l'elogio della prima Repubblica. Anzi, molti di voi hanno sfoggiato un programma opposto, anche con molta retorica. Avete invitato a votarvi per fare una politica nuova, per voltare pagina, contro i vecchi vizi della politica, per dire basta al consociativismo, alla partitocrazia, ai ribaltoni, ai trasformismi, alla politica «dei due forni», per dire basta ai governi balneari, sempre sotto ricatto, per dire basta ai governi che non decidono, perché sono sempre condizionati dal potere di interdizione o dal potere di veto. Ai vostri elettori avete detto tutto questo ed avete detto che il maggioritario era stabilità e trasparenza. Il Presidente del Consiglio ha parlato di religione del maggioritario.
Con minore enfasi, tuttavia, credo che sia un sistema dove chi vince governa, mentre se agisce male va a casa e governano gli altri, come avviene in tante democrazie avanzate che, non a caso, sono chiamate democrazie dell'alternanza.
Con questa riforma voi rinnegate tutto questo e rinnegate gli elettori che vi hanno creduto. In un paese normale le riforme si fanno per i cittadini e non per tutelare se stessi e i propri interessi (ora gli interessi giudiziari, ora quelli economici o, come in questo caso, gli interessi politici).
Cosa vorrebbero i cittadini elettori quando vanno a votare? Poniamoci questa domanda; in fondo, non è una domanda difficile, ma è proprio quella cui si deve rispondere ogni volta.
Allora, provo a rispondere: innanzitutto, i cittadini elettori vorrebbero sapere per chi votano, e con questa riforma voi, in pratica, glielo impedite. I cittadini elettori vorrebbero scegliere i candidati migliori per rappresentare un territorio, e con questa riforma voi glielo impedite. Essi vorrebbero essere certi che gli eletti, una volta ricevuto il loro consenso, poi manterranno un'attenzione vigile e costante sui problemi del territorio, che saranno presenti e non dimenticheranno gli impegni assunti in campagna elettorale: voi glielo impedite, perché questa riforma allarga così tanto le circoscrizioni che gli elettori non potranno controllare l'operato dei propri deputati e dei propri senatori.
Ma soprattutto, i cittadini vorrebbero che il loro voto fosse utile per garantire stabilità e governabilità al paese, per risolvere gli enormi problemi economici dell'Italia, per contenere la spesa pubblica, che è fuori controllo, per dare certezza alle imprese e per non essere richiamati a votare dopo pochi mesi. Voi impedite tutto ciò.
C'è un rischio enorme che anche voi correte. È inutile parlare del dovere civico di andare a votare. Il rischio è quello della disaffezione, della fuga dalla partecipazione e dell'allontanamento dalla politica. Ciascuno di voi si sta assumendo questa enorme responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tanoni. Ne ha facoltà.
ITALO TANONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la giornata parlamentare di ieri non è stata di certo esaltante. Conviene, quindi, dimenticarla al più presto.
La proposta di legge che stiamo discutendo stravolge completamente il sistema elettorale attualmente in vigore nel nostro paese. Ci state imponendo una legge elettorale che, così com'è articolata nel provvedimento in esame, andrà ad indebolire e a destabilizzare il sistema democratico della nostra nazione.
In questi anni ci avete fatto ingoiare ogni genere di nefandezze, risolvendo i vostri problemi personali e non quelli degli italiani. Avete approvato leggi su misura, il più delle volte lesive della collettività, calpestando ogni principio di civiltà giuridica.
La legge proporzionale attualmente in discussione nasce da una richiesta di un partito dell'attuale maggioranza e voi l'avete portata avanti senza alcuna convinzione, ma con l'intento di quietare le esigenze e i malumori nati all'interno della maggioranza stessa, anziché concordare con l'opposizione un provvedimento di così grave e rilevante impatto per il nostro paese.
Superando le vostre contraddizioni, ancora una volta avete utilizzato la logica della spartizione interna, accontentando, una dopo l'altra, tutte le vostre componenti, senza trascurare il ricorso al poco nobile strumento del ricatto.
Al nostro manifesto disappunto avete replicato con risposte insoddisfacenti ed inaccettabili. Vi siete trincerati dietro ragionamenti che, per la loro infondatezza, riuscivano incomprensibili anche ai partiti della vostra coalizione, motivando la vostra scelta con l'obiettivo di garantire la governabilità, la stabilità e il buon funzionamento delle istituzioni. Nulla di più falso! Il sistema maggioritario, infatti, ha garantito stabilità nelle ultime legislature sia ai Governi di centrosinistra, sia ai Governi di centrodestra.
Oggi state calpestando la decisione che gli italiani hanno già assunto, a stragrande maggioranza, il 18 aprile 1993, scegliendo appunto il sistema di voto maggioritario attualmente in vigore. Saremmo stati anche disposti ad accettare delle limitate correzioni all'attuale «Mattarellum», ma, purtroppo, non ci è stato consentito.
L'unico vero motivo per cui ci state imponendo questa legge proporzionale è quello di tentare di capovolgere il risultato elettorale delle prossime elezioni politiche, ma ciò non sarà consentito, non da noi, che siamo soccombenti a causa della vostra forza numerica in quest'aula, ma dagli italiani. Dovete prendere atto, infatti, che siete maggioranza in quest'aula, ma che non lo siete più nel paese.
ANDREA RONCHI. Questo lo dici tu!
ITALO TANONI. Saranno gli italiani a fermarvi, come hanno già fatto nelle ultime competizioni elettorali votando in massa la coalizione cui appartengo.
È tali questi motivi che noi ostacoleremo questo provvedimento in ogni modo e diremo con profonda convinzione: no, no e poi no a questa inutile e sciagurata legge (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Presidente, visto che ormai è diventata una moda intervenire tutte le settimane sulle modalità degli interventi nel question time, vorrei far notare al Presidente, che giustamente deve garantire sia la maggioranza che l'opposizione, alcune cose.
In questa legislatura, il ministro Giovanardi in genere ha risposto a tutte le interrogazioni a risposta immediata, ma non si può dire altrettanto per quanto riguarda la scorsa legislatura. Sapete benissimo che la funzione delle interrogazioni a risposta immediata è quella di affrontare avvenimenti di attualità, rispetto ai quali non avrebbe alcun valore parlare del tempo passato. Guarda caso, ogni qualvolta veniva presentata da noi un'interrogazione urgente su problemi di scottante attualità, il ministro non poteva essere presente e veniva rinviata la discussione. Questa è la differenza tra l'attuale legislatura e quella passata.
Caro Ruzzante, prima di intervenire su determinati argomenti, cerca di informarti e ricordati bene ciò che accadeva nella passata legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Presidente, vorrei svolgere un intervento in dissenso dai colleghi dell'Unione, che continuano ad appellarsi alle regole e al comportamento istituzionale. Forse, i colleghi non hanno compreso bene la situazione. Per fare un esempio, se Al Capone, condannato per frode fiscale negli Stati Uniti d'America, avesse compreso l'importanza dei mezzi di comunicazione, avrebbe comprato quei mezzi e li avrebbe utilizzati per farsi eleggere Presidente degli Stati Uniti (Commenti di deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)... Non ragliate, anche se vi è riuscito molto bene in questi quattro anni e mezzo, non ragliate ancora!
PIERANTONIO ZANETTIN. Non è possibile dire queste cose!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole Duca, concluda, la prego.
EUGENIO DUCA. Se Al Capone avesse capito l'importanza dei mezzi di comunicazione, ne sarebbe diventato proprietario e sarebbe diventato Presidente, e se per caso Lucky Luciano o Joe Gambino fossero stati inquisiti ed imputati, avrebbero fatto una legge affinché quei reati venissero cancellati.
Quindi, cari colleghi dell'Unione, basta chiedere il rispetto delle regole a chi delle regole ha fatto strame dal primo momento! Basta, per favore (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 559
Votanti 555
Astenuti 4
Maggioranza 278
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 312).
Prendo atto che l'onorevole Lucchese non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Presidente, quando un deputato fa delle affermazioni in questa Assemblea, deve essere anche preparato rispetto a quello che dice e sostiene. Poiché mi occupo del question time dall'inizio della legislatura, vorrei ricordare al collega Rizzi che nella scorsa legislatura le sedute concernenti le interrogazioni a risposta immediata furono cento: in cinquanta occasioni, ventisei volte dal vice premier e ventiquattro volte dal premier, il nostro regolamento venne perfettamente rispettato, anche nella sua seconda parte.
Infatti, in un solo caso venne sostituito il ministro competente con il ministro per i rapporti con il Parlamento. Solo nella giornata odierna, invece, l'ha sostituito sette volte!
PRESIDENTE. Lei ha ragione, onorevole Ruzzante.
CESARE RIZZI. Scusi, Presidente, ma non posso farmi dire queste cose...!
PRESIDENTE. Ho capito, ma, dato che parlava della giornata odierna, l'onorevole Ruzzante ha ragione!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, leggo da un'agenzia di stampa che il Presidente Berlusconi avrebbe dichiarato: troverei interessante che l'UDEUR e la Margherita venissero nel centrodestra (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). La parola «interessante» la interpreto nel senso di curioso, stravagante.
PRESIDENTE. «Interessante» per lui, avrà detto...!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. In effetti, non è stato molto carino, perché ci fa questa offerta nel momento in cui sta finendo la legislatura e state andando all'opposizione. Quindi, è un'offerta che non è proprio (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)... Tuttavia, vorrei tranquillizzarlo dicendogli che non ci sarà né legge elettorale né legge di mercato che ci farà cambiare campo o che ci farà entrare in conflitto con la nostra coerenza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Questa proposta di legge contiene tante e tali norme che servono ad affrontare i problemi che vi riguardano che si va a cimentare anche sul tema dell'incompatibilità dei sindaci.
Stranamente, si prevede che, in caso di scioglimento delle Camere - questo è il comma che vogliamo sopprimere con tale emendamento -, valga la regola che ci si può dimettere nei sette giorni successivi, quando lo scioglimento delle Camere viene effettuato centoventi giorni prima della scadenza; ma poi, con un emendamento della maggioranza, si prevede che per i sindaci parlamentari, cioè quelli che non hanno avuto la sensibilità di dimettersi da parlamentari per fare i sindaci, non scatti l'incompatibilità.
Questo modo di legiferare, che è ad personam, come sempre, prima riguardava il Presidente del Consiglio, poi Previti, ma ormai riguarda quasi ogni deputato di questa maggioranza. Ciascuno inserisce un pezzetto di legge, per quanto lo riguarda. I sindaci parlamentari di questa maggioranza hanno inserito un emendamento che prevede che non si applichi l'incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di parlamentare, per cui possono candidarsi. Contestualmente, si prevede però, come dicevo, una norma abbastanza incomprensibile, che discrimina in materia di scioglimento anticipato delle Camere.
Non capisco il significato della previsione di un termine di centoventi giorni, che non coincide nemmeno con il semestre bianco - è dunque un termine inventato non sappiamo da chi -, e della distinzione tra scioglimento anticipato delle Camere in altri periodi della legislatura e scioglimento anticipato delle Camere al termine della legislatura. Francamente, ritengo che la ratio di questa norma sia incomprensibile. Ricordo che molti parlamentari che oggi siedono in questo Parlamento erano sindaci nel 2001 e si candidarono. Dunque, non riusciamo a comprendere quale sia la ratio di questa norma (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 551
Votanti 546
Astenuti 5
Maggioranza 274
Hanno votato sì 232
Hanno votato no 314).
Prendo atto che gli onorevoli Bressa, Boato e Manzini non sono riusciti ad esprimere il proprio voto e che ne avrebbero voluto esprimere uno favorevole.
Avverto che l'emendamento Maninetti 1.445 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cento 1.449.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Se non ho inteso male, Presidente, l'emendamento Parolo 1.472 dovrebbe subire una riformulazione. Vorrei avere conferma di questo e capire di quale riformulazione si tratta.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al relatore, presidente della I Commissione, onorevole Bruno, saluto il presidente della provincia di Vercelli e la rispettiva delegazione, che assistono ai nostri lavori dalle tribune.
Prego, onorevole Bruno.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, l'emendamento Parolo 1.472 è stato così riformulato: Dopo il comma 3, aggiungere il seguente: 3-bis. All'articolo 14 del decreto...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Bruno, ma l'onorevole Cento ed altri colleghi sono interessati a tale questione.
Vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul fatto che stiamo esaminando l'emendamento Cento 1.449, sul quale è stato espresso il parere contrario da parte della Commissione.
L'onorevole Cento ha chiesto al relatore se il successivo emendamento, Parolo 1.472, sia stato riformulato.
Onorevoli colleghi, il presidente Bruno adesso leggerà la riformulazione del suddetto emendamento.
DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Parolo 1.472, a condizione che venga riformulato nel modo seguente: Dopo il comma 3, aggiungere il seguente: 3-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al terzo comma, dopo le parole: «con quelli riproducenti simboli» sono aggiunte le seguenti: «, elementi e diciture, o solo alcuni di essi,»; b) al quarto comma, sono aggiunte, in fine, le parole: «anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica».
PRESIDENTE. Onorevole Parolo, conferma di accettare la riformulazione proposta dalla Commissione?
UGO PAROLO. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Chiedo all'onorevole Cento se intenda ritirare il suo emendamento 1.449.
PIER PAOLO CENTO. Sì, signor Presidente, poiché riteniamo che la riformulazione dell'emendamento Parolo 1.472 proposta dalla Commissione sia comprensiva delle ragioni che ci avevano portato alla presentazione del nostro emendamento.
Si tratta di una materia che non riguarda solo il tema elettorale, ma è una tutela generale della correttezza e della trasparenza nella presentazione dei simboli nelle competizioni elettorali. È unicamente per questo motivo che, ritirando il nostro emendamento 1.449 ed accettando la riformulazione dell'emendamento Parolo 1.472, ci riteniamo soddisfatti. Pertanto, preannunzio l'espressione del voto favorevole su tale emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Parolo 1.472, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 571
Votanti 569
Astenuti 2
Maggioranza 285
Hanno votato sì 564
Hanno votato no 5).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.72.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, credo che valga proprio la pena di intervenire su questa proposta di legge di riforma elettorale, che qualcuno ha definito un colpo di teatro. Direi proprio di no! Con il taglio del 40 per cento del FUS, il fondo unico per lo spettacolo, non avremo più teatro in Italia: l'opinione pubblica lo deve sapere.
Il Governo Berlusconi ci ha impoverito, ma sicuramente adesso sta esagerando, perché ci sta togliendo anche gli spettacoli teatrali. Su tale questione credo che tutta l'Assemblea debba riflettere, per impedire che il mondo della cultura sia falcidiato dal disegno di legge finanziaria, che colpisce al cuore l'attività teatrale in tutta Italia.
Qualcuno definisce tutto ciò come un colpo di coda; penso che sia l'ultimo colpo di questo Governo, che sta veramente danneggiando il paese a tutti i livelli. In realtà, non si tratta di un unico colpo di coda: pensiamo alla devolution, all'ex Cirielli, a questo disegno di legge finanziaria. Quindi, c'è una ricomposizione di questa maggioranza su una serie di argomenti che non sono di interesse generale. Questi problemi non fanno bene al paese! La legge finanziaria non fa bene al paese! La devolution non fa bene al paese! Questa legge elettorale non fa bene al paese!
Molti colleghi hanno parlato di inconvenienti, di gravi danni, di instabilità, di non governabilità, di cambiamento del sistema politico. Tutto ciò farà male al paese!
Questa saldatura non avviene su un interesse generale, ma su interessi particolari di un gruppo di potere che vuole mantenere questa maggioranza. Questo è sicuramente il danno peggiore che possiamo compiere, perché non si fa politica, ma si lavora per mantenere il potere che, oramai, questa maggioranza non merita più (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.72, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 559
Astenuti 5
Maggioranza 280
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 316).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.74.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. La presente proposta emendativa riguarda una questione chiave, vale a dire la scelta del premier prevista dall'articolo 92 della Costituzione.
Si tratta di un argomento sul quale, nelle scorse settimane, si sono soffermati in molti. Ricordo quanto evidenziato dal presidente dell'Associazione italiana costituzionalisti, Sergio Bartoli, il quale ha sottolineato che questa è una norma che si scontra anche con il potere del Capo dello Stato di sciogliere le Camere. Infatti, prima di procedere allo scioglimento, il Presidente della Repubblica - sostiene Bartoli - deve tentare tutte le possibili soluzioni; ma, se il Presidente del Consiglio è indicato al momento del voto, che alternative ha il Capo dello Stato?
Specie con il profilarsi del ritorno al proporzionale, ci troviamo di fronte ad un progetto nel quale circola un'idea di democrazia sostanzialmente nuova rispetto all'impianto originario della nostra Costituzione. Una democrazia prigioniera del potere politico della maggioranza concentrato nella figura della Primo ministro, una democrazia priva degli strumenti di coordinamento e degli equilibri propri della tradizione parlamentare.
Quindi, in questo progetto di riforma, affiora una democrazia che contrasta con il costituzionalismo moderno, con tutti i pesi e contrappesi sperimentati nelle democrazie occidentali. Riteniamo sia preoccupante che il rafforzamento dei poteri del Primo ministro, così come previsto in questa norma, sia sostanzialmente privo di quei contrappesi conosciuti nelle esperienze costituzionali moderne.
Si tratta di un nodo centrale che riproponiamo anche con il presente emendamento, sul quale vi invitiamo ad esprimervi in coerenza con le previsioni contenute nella Costituzione vigente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.74, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 570
Votanti 563
Astenuti 7
Maggioranza 282
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 319).
Prendo atto che gli onorevoli Olivieri, Angioni e Gastaldi non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.76.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bettini. Ne ha facoltà.
GOFFREDO MARIA BETTINI. Signor Presidente, come ricordato da molti colleghi, siamo nel pieno di una brutta pagina della vita parlamentare italiana.
Ancora una volta sono emersi una prepotenza, un eccesso di furbizia, di manovra oscura, di costrizione e di pressione al vostro stesso interno, colleghi della maggioranza, che certamente turberanno ed allontaneranno da voi ampi strati dell'elettorato.
Oggi, qualche giornale sottolinea una sorta di depressione nel centrosinistra. Vorrei rassicurare tutti, ricordando che non siamo affatto depressi, semmai siamo sdegnati per il merito della vostra proposta, ma convinti più che mai di vincere. Infatti, se le modalità di voto possono rendere più faticoso l'obiettivo, non possono cambiare la profondità del moto politico che vi sta travolgendo e che non è scritto nel decalogo delle regole elettorali, ma nel disastro nel quale il vostro Governo ha gettato l'Italia e le famiglie italiane.
Cari colleghi, se noi non siamo depressi, la vostra euforia mi pare davvero o ingenua o stolta! Leggo ancora sui giornali di patti segreti tra i leader, ma i patti segreti saranno poca cosa a fronte della inevitabile dinamica che il ritorno al proporzionale renderà fortissima ed ineluttabile: la ricostituzione di un polo centrista, il tentativo di rompere il bipolarismo italiano e di ricostituire posizioni di rendita politica.
Mi rivolgo soprattutto ai colleghi di Alleanza Nazionale, che rimpiangeranno queste giornate, ricordandole come giornate amare, fonte di nuove divisioni anche al proprio interno e di nuovi tentativi di emarginazione proprio di quel partito.
Ma la vostra euforia è stolta, perché mal si addice allo stato d'animo degli italiani di oggi, che si aspettano parole sui salari, sui prezzi, sul lavoro, sulla casa e sulla salute. L'euforia sarebbe apprezzata se nascesse da qualche buona notizia in questi campi; invece, l'euforia su una legge che tenta di salvare ancora lorsignori non può suscitare altro che sdegno e disgusto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendete posto. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.76, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 580
Maggioranza 291
Voti favorevoli 255
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.77.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, riprendo il ragionamento del Governo dal punto in cui lo avevo lasciato durante l'intervento di questa mattina. Infatti, avevo osservato che in una delle questioni pregiudiziali di incostituzionalità relative al provvedimento al nostro esame avevamo ritenuto che la proposta di legge, per quanto riguarda il Senato ed il premio di maggioranza, così come prospettata all'aula, anche a seguito del lavoro svolto dalla Commissione di merito, era viziata in modo eclatante e palese da profili di incostituzionalità con riferimento ad una precisa norma della Costituzione, ovvero l'articolo 57. Tale articolo recita che «il Senato della Repubblica è eletto a base regionale».
Voi avete cercato di superare tale evidente e clamoroso profilo di incostituzionalità, prevedendo che il premio di maggioranza, anziché essere assegnato come in origine su base nazionale, sia assegnato su base regionale. Tuttavia, così facendo siete incorsi (e vi è stato detto, mi limito soltanto a ripeterlo) in un altro eclatante vizio di incostituzionalità, con la conseguenza che, se anche la legge ottenesse non solo il consenso del Parlamento (eventualità che ovviamente è nei nostri poteri cercare di impedire), ma anche la promulgazione del Presidente della Repubblica, esisterebbe la sacrosanta possibilità che dopo sei mesi la Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi da qualche giudice di merito sulla base di una sospensiva, dichiari l'incostituzionalità della norma e si debba tornare alle elezioni.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio notare questo perché esiste il secondo comma dell'articolo 48 della Costituzione che forse maggioranza e Governo non hanno ben valutato. Tale comma recita che «il voto è personale ed eguale». L'aggettivo «eguale» significa che il premio di maggioranza, un vulnus rispetto al sistema della proporzionalità, può essere legittimamente preso in considerazione solo nel caso in cui vi sia un altro principio di valenza costituzionale che viene posto in essere. Tale valore è costituito dalla governabilità, ovvero dalla certezza che vi sia una reale maggioranza nel paese e che le istituzioni siano effettivamente rappresentative di quel voto.
Invece, con la modifica che avete apportato «fuori sacco» e che saremo chiamati a votare (in proposito preannuncio il nostro voto contrario), avremo la possibilità, non solo teorica ma concreta, di un Senato della Repubblica con una maggioranza diversa rispetto alla Camera dei deputati. In quel caso il voto non sarebbe più eguale, perché il principio del premio di maggioranza sarebbe utilizzato in modo improprio, violando i criteri della ragionevolezza e risultando, quindi, ampiamente incostituzionale. Meditate su questo punto perché se così avverrà (e sarà facile che così avvenga) avrete purtroppo dimostrato nuovamente che, anziché volere il bene del paese, state solo cercando di truffare quel consenso che sicuramente gli italiani ci concederanno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.77, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Ciascuno voti per sé...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 580
Maggioranza 291
Voti favorevoli 255
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.78.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come stiamo sostenendo da diverse settimane, questa proposta di modifica del sistema elettorale, per le modalità con le quali si è addivenuti al testo in esame e per i contenuti in esso predisposti, dimostra che il metodo scelto è quello della trattativa privata ed il contenuto nasce da una serie di espedienti volti a far sopravvivere una maggioranza lacerata e disperata, che con colpi di mano gioca l'ultimo atto di una tragicommedia che dura da quattro anni.
Non consideriamo illegittimo discutere di una legge elettorale di tipo proporzionale. Personalmente ho un'altra idea, contestuale al rinnovamento del sistema politico di cui abbiamo urgenza e bisogno. Tuttavia, ciò che sorprende è che la discussione sui correttivi abbia tracimato gli argomenti di connessione tra sistema politico e strumento elettorale e abbia travolto il neonato sistema maggioritario per far emergere i relitti del vecchio sistema proporzionale, con tutto ciò che esso comporta nella distorsione dei rapporti tra cittadini elettori ed eletti.
Avete confezionato una legge elettorale più conveniente per voi, per contenere la sconfitta, che è assolutamente prevedibile ed è nelle cose, perché il popolo italiano ha capito che non può più affidarsi ad illusionisti e prestigiatori per guardare al futuro con sicurezza e speranza. Non vi importa se con questo sistema pasticciato mettete a rischio la stabilità politica del Governo delle prossime legislature: no, non vi interessa; dopo di voi, il diluvio.
Non contano per voi i ben 29 mila italiani che si sono pronunciati a favore dall'attuale sistema elettorale: per voi, non conta mai il principio di realtà, contano i vostri desideri e le vostre necessità. Siete responsabili di questa deriva istituzionale, ma ricordate bene che i pifferi della montagna andarono per suonare, ma furono suonati (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, val la pena ribadire che questa legge è dissennata, nel senso letterale di priva di senno istituzionale e democratico. È dissennata perché strabica, è strabica perché il suo obiettivo non è una nuova architettura istituzionale, ma ha alla sua base il patto tra i contraenti della Casa delle libertà. E non è, purtroppo, una novità.
La logica è quella della riduzione del danno di una sconfitta prevista. Questa legge è figlia della dissoluzione della coalizione di maggioranza, e da lì prende la rincorsa per indurre sistematicamente la dissoluzione in tutto il sistema politico. Si è detto che il cambio di legge elettorale comporta il cambiamento del sistema politico, il passaggio dalla seconda alla terza Repubblica, da un maggioritario con alcuni difetti a un cosiddetto proporzionale in cui non è dato scorgere l'ombra di una sola virtù.
Come il collega Intini, non mi sono iscritto al partito dell'indignazione permanente, e quindi provo ad argomentare. Certo è che per un nuovo corso politico non si poteva scegliere ingresso peggiore e più dimesso. La prima vittima è la governabilità, intorno alla quale, non a caso, abbiamo insieme coltivato il senso del maggioritario e la sua legittimazione. Sulla governabilità questa maggioranza ha fondato non solo la propria martellante propaganda, ma gli stessi rilievi all'opposizione per il cambio di governi nella precedente legislatura. Giustificazione di questa nuova deriva è il rilancio della rappresentanza in nome di un sedicente sistema proporzionale.
Ebbene, il collega Gerardo Bianco, con grande acume, ha rilevato quanto centrale e fondativo sia nel sistema proporzionale il rapporto tra eletto ed elettore. Anche questo rapporto viene contraddetto e svuotato dal fatto che i rappresentanti del popolo sono strappati al territorio e non consegnati alle decisioni dei partiti, ma nelle mani di una ristretta oligarchia. Sulla circostanza che le oligarchie prima siano oligarchie e poi siano di destra o di sinistra, tutta la dottrina è concorde.
Il sistema proporzionale vuole che il Governo sia eletto dal Parlamento; con l'alzata d'ingegno di questa proposta di legge avremo un Parlamento designato dal retrobottega del Governo.
Come si è arrivati a tanto? Il problema che ci riguarda tutti è l'uscita da quella che Gabriele De Rosa ha definito la «transazione infinita». Sappiamo che la sua data di inizio, anche per il nostro paese, coincide con la caduta del muro di Berlino: la fine definitiva della guerra fredda produce in Italia la fine dei partiti di massa, da destra e sinistra e da sinistra a destra. Non è accaduto così in Germania o in Francia, ma neppure in Lussemburgo.
Questa circostanza ci consegna il compito di ricostruire le forze politiche. Questo è anche il senso e il rischio della transizione. Ma le forze politiche si ricostruiscono con la politica, con la cultura politica, che non è relativa ai libri, ma, piuttosto, ai progetti e alle modalità di partecipazione dei cittadini.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Giovanni Bianchi.
GIOVANNI BIANCHI. Mi avvio a concludere, signor Presidente.
Le regole, compresi i metodi elettorali, aiutano, non risolvono il problema. Questa maggioranza paga qui lo stesso difetto mostrato nella vicenda della riforma costituzionale: affidarsi ai marchingegni piuttosto che alla politica. È quasi una colpa originale.
Con questo marchingegno, sperate di superare il guado elettorale con i resti di un esercito allo sbando, per assenza di politica. Questa assenza di politica lo condannerà, però, ad uno sbando ulteriore e, forse, perenne. Lo prevedo. Non me lo auguro per senso dello Stato, con una convinzione: i cittadini sono sovente più saggi degli uomini del palazzo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.78, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 571
Votanti 570
Astenuti 1
Maggioranza 286
Voti favorevoli 251
Voti contrari 319).
Prendo atto che gli onorevoli Campa e Carra non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.
GLORIA BUFFO. Signor Presidente, la legge elettorale non è altro che la norma che trasforma i voti in seggi.
Una convenzione: ha senso mettere mano alla legge elettorale quando muta il sistema politico, dopo grandi fatti o dopo un terremoto che modifica la geografia dei soggetti politici, oppure quando la società esprime spinte che le istituzioni e le loro norme non sono più in grado di rappresentare.
Naturalmente, la legge elettorale può mutare anche per la scelta soggettiva dei protagonisti politici. Quello che, però, non può accadere - perché non siamo più nella fisiologia delle democrazie sane - è che un soggetto politico imbracci la legge elettorale come una clava da tirare sulla testa degli altri soggetti politici, in questo caso dei competitori. Ciò perché quando non c'è l'accordo - un accordo ampio - su come trasformare i voti in seggi, cioè su come tenere conto della volontà dell'elettorato, la competizione non è più sulle politiche, sui progetti economico-sociali, ma diventa una competizione sulle regole del gioco. E questo è molto grave, perché non si va affatto nella direzione di una politica sorvegliata, nella quale si debbono condividere alcuni comportamenti fondamentali.
Ora, a voi conviene questa legge; contingentemente conviene a tutti quanti, a qualcuno dei partiti del centrodestra non converrà in futuro. Lo ha già ricordato il mio collega Bettini. La volete perché avete fretta di incassare subito un vantaggio.
In ogni caso, dietro la ragione che vi spinge a volere caparbiamente questa legge non potete nascondere che vi è un fatto concreto e irriducibile, e cioè che i voti voi dovete procacciarveli cambiando le norme poiché la politica che avete fatto in questi anni i voti non ve li porta, ma ve li toglie: da qui la fretta e l'ansia di rimediare in questo modo.
La vostra è una dichiarazione di debolezza, di fallimento politico: una debolezza che, purtroppo, volete far pagare ad altri e cioè al sistema istituzionale del nostro paese che voi state «affettando» come fanno certi vandali quando si trovano davanti ad un grande quadro del Louvre o del Prado. Una coltellata alla Costituzione, una lacerazione a quella norma secondo cui le leggi elettorali debbono essere condivise, uno sfregio all'autonomia della magistratura, uno sbrego all'indipendenza dell'informazione, per non parlare di tutte quelle leggi che hanno reso meno uguali gli italiani tra loro perché qualcuno di voi doveva essere ingiustificatamente privilegiato, a danno - ahimè - della credibilità di tutto il paese.
Per queste ragioni abbiamo presentato questo emendamento, per dire fino alla fine agli italiani che dietro questo imbroglio c'è il vostro fallimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 561
Astenuti 3
Maggioranza 281
Hanno votato sì 248
Hanno votato no 313).
Prendo atto che l'onorevole Olivieri non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.414.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, vorrei provare a trasporre le molte cose dette nel corso di queste giornate in un esempio concreto: quindi, vi citerò il mio. Il sottoscritto è stato eletto nel collegio di Rimini nord, nell'ambito del quale ha ottenuto 46.400 voti: la somma dei voti sul proporzionale raccolta dalle forze politiche del centrosinistra dava 40.400 voti, quindi ho preso 6 mila voti in più di quelli che otteneva il centrosinistra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
NITTO FRANCESCO PALMA. Bravo!
LUIGI OLIVIERI. A voi non è successo, garantito!
SERGIO GAMBINI. Il mio competitore aveva raggiunto una cifra maggiore se si fosse tenuto semplicemente conto del sistema proporzionale: sto parlando di 43 mila voti, 3 mila voti in più di quanti ne ha ottenuti lo schieramento di centrosinistra. Invece, quando si è votato per il maggioritario, egli ha ottenuto 40 mila voti, quindi ha perso più di 3 mila voti rispetto al proporzionale. In definitiva, vi sono stati migliaia di cittadini che hanno scelto non soltanto sulla base dei partiti e del proporzionale, ma sulla base della persona che in quel collegio è stata presentata e di come quest'ultima avrebbe potuto rappresentare gli interessi di quella locale comunità.
Colleghi, se guardate i vostri dati di elezione, troverete tanti esempi come questo: si tratta dei principi che hanno consentito nel corso di questo decennio di rinnovare la democrazia del nostro paese e quella speranza nella quale tanti di noi e tanti cittadini hanno creduto. È stato un processo complesso, difficile e travagliato quello che ha portato a questo tipo di rinnovamento; oggi credo sia assurdo e insensato pensare di cancellare con un tratto di penna - affrettato soltanto a causa della misera convinzione di poter ridurre la sconfitta elettorale attraverso il cambio del sistema - questo processo storico che ha rinnovato profondamente la democrazia italiana. È una grave responsabilità quella che viene assunta a causa di un calcolo davvero misero che viene attuato da parte di questa maggioranza. Rischiamo di cancellare la speranza di tanti cittadini del nostro paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, l'emendamento in esame tende a sopprimere il comma 3 dell'articolo 14-bis, che è particolarmente importante. Esso stabilisce che i gruppi politici organizzati o le coalizioni depositino il programma elettorale e dichiarino il nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei ministri.
È del tutto evidente che si tratta di una promessa elettorale: non può essere un vincolo costituzionale garantito perché, se così fosse, esso sarebbe in contrasto con le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione. Ciò è talmente vero che la stessa Presidenza della Repubblica ha fatto pervenire al Governo un'informazione secondo la quale si nutrivano, rispetto a tale formulazione, forti perplessità. Infatti, presentate un emendamento in cui fate esplicitamente salve le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione. A maggior ragione, allora, abbiamo di fronte non un impegno istituzionale, non un vincolo costituzionale, ma una semplice promessa elettorale.
Allora, cosa significa questo se vogliamo valutare con attenzione, sotto il profilo della costituzionalità, il provvedimento che sottoponete all'Assemblea? Significa che la formulazione lede l'articolo 1 della Costituzione ed il principio della sovranità popolare ivi sancito: sulla base di una semplice promessa elettorale, che può anche non essere mantenuta, prevedete un premio che dispiega i suoi effetti indipendentemente da qualsiasi rapporto con il conseguimento del risultato.
Quindi, se avete in qualche modo sanato la possibile incostituzionalità sotto il profilo della lesione delle prerogative del Capo dello Stato, non siete riusciti, nemmeno con la nuova formulazione, a sanare il rilevato vulnus costituzionale all'articolo 1, vale a dire al principio della sovranità popolare e, se mi consentite, probabilmente, anche al principio dell'eguaglianza del voto di cui all'articolo 48 della Costituzione.
Pertanto, per quanti sforzi abbiate fatto, il provvedimento non riesce a superare i limiti di costituzionalità che noi abbiamo ripetutamente segnalato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.414, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 580
Votanti 575
Astenuti 5
Maggioranza 288
Hanno votato sì 255
Hanno votato no 320).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 1.450, sul quale il relatore ha espresso parere favorevole purché riformulato. Chiedo all'onorevole Bruno di precisare la riformulazione proposta.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, il parere della Commissione è favorevole sul testo riformulato nei sensi di cui ora dirò, affinché i colleghi possano prenderne nota.
Nel primo periodo, la parola: «leader» verrebbe sostituita dalle parole: «capo della forza politica». Il testo dell'emendamento proseguirebbe nel modo seguente: «I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale», anziché «il programma elettorale». Anche nel secondo periodo, la parola: «leader» verrebbe sostituita dalla parola «unico capo».
Sul testo in tal modo riformulato il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Palma accetta la riformulazione del suo emendamento 1.450 proposta dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulietti. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, intervengo non solo sull'emendamento in esame, ma anche sul contesto, che - sa, signor Presidente - è importante come il testo.
Paradossalmente, il mio potrebbe anche essere definito un intervento in dissenso dal gruppo. Infatti, ascoltando le motivazioni dei colleghi del centrodestra, superato un certo fastidio per qualche frase un po' goliardica ed estremizzata, ho provato un forte senso di solidarietà, più umana che politica. Ho capito, signor Presidente che l'amore e la paura - sebbene ci troviamo in un'aula parlamentare, i sentimenti hanno posto anche qui - non sempre sono controllabili: sono pulsioni irrefrenabili che, spesso, tradiscono i pensieri più nascosti, talvolta anche quelli che non si raccontano nemmeno a se stessi. L'amore è un sentimento che avete manifestato più volte. Cosa c'è di più bello (lo dico senza ironia), in un mondo arido e cinico - peraltro, in una sede pubblica, ma si tratta di un piccolo particolare -, che risolvere i problemi e i guai degli amici?
I miei colleghi dell'Unione chiamano impropriamente «legge vergogna» questi autentici gesti di amore, rappresentati dalla legge sul conflitto di interesse (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani), dalla legge Gasparri, dal falso in bilancio, dai provvedimenti ad personam sulla giustizia!
Cosa c'è di più bello che regalare una legge ad un amico? È bellissimo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
Le ragioni dell'amore mi sono note e vi sono note! Le avete manifestate, partecipando in modo meraviglioso, anche goliardico, sempre a queste sedute, almeno a quelle meno importanti (mi riferisco a quelle sulle pensioni, sul lavoro, ma non voglio tediarvi). Quelle del terrore sono, invece, nuove, affondano nella paura di perdere (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale), nel terrore che proprio voi, pensando di essere forti, avete manifestato con le vostre parole in modo limpido in quest'aula. Avete detto al paese che siete convinti di perdere, che non credete più nella politica, che non avete una proposta forte economica e sociale. Vi serve un trucco, vi serve un gioco di prestigio (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Ma, vedete, forse la paura vi spingerà persino ad essere irriconoscenti con l'amico e a cambiarlo prima del traguardo; ma è un problema vostro: vi esprimerò solidarietà (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Credete di aver dato una prova di forza, ma avete dato una straordinaria prova di debolezza politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
Da qui la mia solidarietà, perché la paura è una brutta bestia e avete messo in moto una macchina - lo ha detto molto bene il collega Caldarola - che, nel breve periodo, vi darà qualche ebbrezza, ma nel medio periodo scoprirete quale drammatico orrore, quali veleni avete inserito nella vita democratica ed istituzionale! Vi si ritorceranno contro (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Questa - vi do un dato di cronaca, non vi interesserà; poi sarete tristi, tra qualche mese - è la ventesima legge vergogna! Forse la peggiore, ma la graduatoria francamente è difficile. Purtroppo per voi - e rinnovo la solidarietà -, non vi basterà! Perderete comunque (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.450...
(Segue la votazione - I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione espongono cartelli verdi, bianchi e rossi recanti le scritte «Ventesima legge vergogna» e «Perderete comunque» - Il deputato Giachetti, in piedi, alle spalle dello scranno presidenziale, mostra un cartello con la scritta «Ventesima legge vergogna»).
Onorevoli colleghi (I deputati del gruppo di Alleanza Nazionale espongono cartelli recanti la scritta «Siete patetici»)...! Lasciate stare...! Sospenderò la seduta per manifesta impossibilità (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione gridano ritmicamente «Vergogna! Vergogna!»)...!
Onorevoli colleghi, annullo l'indizione della votazione (Commenti)...!
Ho capito: non so cosa farci! È un problema di cattivo gusto!
Sospendo la seduta per cinque minuti.
La seduta, sospesa alle 17,10, è ripresa alle 17,25.
PRESIDENTE. Gli episodi che mi hanno portato a sospendere la seduta si qualificano da soli, offendono il Parlamento e le istituzioni (Applausi dei deputati del gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
L'esibizione di un cartello alle spalle del Presidente della Camera non umilia la Presidenza, ma tutti voi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
L'Ufficio di Presidenza discuterà comunque di quanto accaduto al termine dell'iter del testo unificato delle proposte di legge in materia di riforma elettorale.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.450, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 511
Votanti 510
Astenuti 1
Maggioranza 256
Hanno votato sì 305
Hanno votato no 205).
Prendo atto che gli onorevoli Soro e Mattarella hanno erroneamente espresso voto favorevole, mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Prendo altresì atto che l'onorevole Zanella non è riuscita ad esprimere il proprio voto, mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Prendo atto infine che l'onorevole Testoni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.600 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.
SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare un breve commento su quanto abbiamo appena votato. L'emendamento che la maggioranza ha appena approvato introduce per la prima volta nel lessico e nella terminologia della nostra legislazione la parola «capo». Si prevede che i partiti dovranno depositare una dichiarazione in cui indicano il loro capo; le coalizioni dovranno depositare una dichiarazione in cui indicano il loro capo unico.
La parola «capo» entra per la prima volta nella terminologia delle nostre leggi (Applausi dei deputati del gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). È appena il caso di sottolineare che questa formulazione, così come è nella stesura attuale, aggrava il problema delle prerogative del Capo dello Stato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore.
SERGIO MATTARELLA. Se coloro che si candidano a governare indicano il loro unico capo, questa indicazione non può che essere per l'incarico di formare il Governo. Questo urta contro le prerogative del Presidente della Repubblica, così come previste dalla Costituzione. Non è soltanto questo il problema: il problema è anche quello di introdurre per i partiti e per le coalizioni nelle nostre leggi la parola «capo».
Ci rendiamo conto e, soprattutto, vi rendete conto - lo dico con allarme - di cosa significa?
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare all'onorevole Mattarella, che ha preso a cuore questo emendamento, che quest'Assemblea ha introdotto, con l'approvazione della riforma costituzionale, il termine «capo dell'opposizione». Forse, egli era assente quel giorno (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Per quanto riguarda il tenore dell'emendamento in esame, noi abbiamo voluto con esso introdurre, invece che la parola leader (che tradotta significa guida), un termine italiano. L'esigenza è che vi sia appunto un soggetto, che poi l'onorevole Mattarella ci può aiutare ad identificare, in linea con il pensiero che tutta la Commissione ha avuto (e parlo della maggioranza). Questo in modo da indicare, per il partito, il capo della forza politica, o, per la coalizione, il capo della coalizione.
Non credo che ciò rappresenti un'offesa lessicale; né vengono meno le prerogative del Capo dello Stato. È ultroneo, secondo il mio modo di vedere, ma abbiamo voluto inserirlo nell'ultima parte dell'emendamento per non dare adito a queste interpretazioni, che certamente non sono in linea con lo spirito dell'emendamento stesso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, non mi soffermerò sulla questione relativa al termine «capo», anche perché al riguardo bisognerebbe chiarire a capo di che cosa; invece, vorrei riflettere sulle comunicazioni da lei fatte, signor Presidente, alla ripresa dei lavori.
Ebbene, penso si sia verificato oggi, in quest'Assemblea, un fatto gravissimo: parlamentari della maggioranza, non dell'opposizione - i quali protestano contro un provvedimento liberticida e truffaldino deciso dal «capo» (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) - ma, ripeto, della maggioranza, hanno costretto il Presidente a sospendere i lavori dell'Assemblea, questi «raglioni» (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale), che hanno saputo fare solo questo in quattro anni e mezzo...
PRESIDENTE. Onorevole Duca, il suo gruppo ha esaurito il tempo... Pensavo che lei intervenisse nel merito...
EUGENIO DUCA. Presidente, sto intervenendo sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Dunque, le do la parola per un minuto.
EUGENIO DUCA. No, Presidente, non è previsto un minuto per gli interventi sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Invece sì; infatti, lei sa, onorevole...
MASSIMO POLLEDRI. Cosa vuoi che sappia quello lì...
PRESIDENTE. ...che quando sono esauriti i tempi, in fasi come queste, vengono computati tali termini temporali; comunque, concluda tranquillamente il suo intervento.
EUGENIO DUCA. Stavo terminando il mio intervento, argomentandolo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)... e chiedendo ai «raglioni» di stare zitti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego... Onorevoli colleghi, non è il momento!
EUGENIO DUCA. Tanto non mettete paura a nessuno! Non mettete paura a nessuno, neanche adesso che siete maggioranza: figuratevi un po'!
PRESIDENTE. Ha terminato o no?
EUGENIO DUCA. No.
PRESIDENTE. Allora, termini.
EUGENIO DUCA. Le sto chiedendo, signor Presidente, che i responsabili della maggioranza che hanno esposto quei cartelli siano espulsi dall'aula e non possano continuare a votare. Questo le sto chiedendo, signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 552
Votanti 544
Astenuti 8
Maggioranza 273
Hanno votato sì 350
Hanno votato no 194).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.415, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 551
Votanti 546
Astenuti 5
Maggioranza 274
Hanno votato sì 226
Hanno votato no 320).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 1.451.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, è vero che l'Assemblea, in questo momento, è poco attenta; però, ritengo sarebbe opportuno riprendere il filo di un discorso che abbiamo sempre provato, come forze di opposizione, a proporre all'attuale maggioranza. Abbiamo cercato comunque un confronto, ma non ci è stata data alcuna possibilità perché mai siete intervenuti sul merito e mai avete spiegato cosa esattamente volete fare. Proveremo ancora a discutere e soprattutto continueremo a fare in modo che le misure peggiori che state portate avanti non abbiano la possibilità di essere condotte a termine.
Sono tante le misure criticabili di questo provvedimento delle quali anche voi avete piena consapevolezza; ne avete piena consapevolezza per molte ragioni. Infatti, avete cercato di migliorare il provvedimento, non in corso d'opera, ma fuori dall'Assemblea, tentando di mettervi d'accordo in altre sedi per verificare se era possibile limitare gli errori. Non avete mai fatto ciò in Commissione, ma sempre a casa di qualcuno; non so dire a casa di chi, ma so che siete in qualche modo i famosi quattro. Infatti, sono sempre quattro che si ritrovano, quattro esponenti dei quattro partiti del centrodestra.
Tale operazione, portata avanti da questi quattro personaggi, si è esplicitata in ogni occasione ed in ogni momento. Avete portato in Commissione un testo e ci avete fatto discutere per tre mesi, poi ad un certo punto ne avete presentato un altro.
Abbiamo provato a discutere il nuovo testo ma anche in questo caso, sempre a casa di qualcuno, e non in Commissione ma in altra sede, avete deciso di subemendare ancora.
Avete espropriato la Commissione ed il Parlamento della possibilità di discutere sul merito; l'onorevole Violante ha avuto modo di sostenere che il vostro era un modo di legiferare in progress: non era in progress; era un modo di legiferare «in regressione», nel senso che ci avete espropriato della possibilità di discutere sul merito (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.451, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 552
Votanti 546
Astenuti 6
Maggioranza 274
Hanno votato sì 332
Hanno votato no 214).
Prendo atto che l'onorevole Volontè non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Palma 1.451, devono ritenersi integralmente assorbiti gli emendamenti Montecchi 1.17 e Mascia 1.21.
Devono altresì ritenersi parzialmente assorbiti, con riferimento al richiamo al comma 5, anche l'emendamento Bressa 1.82, che pertanto verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Leoni 1.22; l'emendamento Zaccaria 1.84, che verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Mascia 1.30; l'emendamento Amici 1.79, che verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Cabras 1.41; l'emendamento Cabras 1.86, che verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Bressa 1.18.
Devono, inoltre, ritenersi parzialmente assorbiti, con riferimento al richiamo al comma 7, l'emendamento Galante 1.91, che pertanto verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Leoni 1.22; l'emendamento Leoni 1.93, che verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Mascia 1.30, e l'emendamento Leoni 1.94, che verrà posto in votazione, nella parte residuale, assieme all'emendamento Cabras 1.41.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Galante 1.88.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cabras. Ne ha facoltà.
ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, dopo l'intervento svolto dal collega Caldarola nella parte antimeridiana della seduta a proposito del fatto che quella in esame è una proposta di legge più sui trasporti che non in materia di legge elettorale, ho trascorso un po' di tempo a valutare, grazie allo studio effettuato dalla Camera dei deputati, l'applicazione del presente provvedimento sulla base dei risultati delle elezioni regionali svoltesi quest'anno.
Forse, il collega Caldarola non ha fatto questi calcoli, ma nella metà delle regioni, metà degli eletti devono effettivamente trasferirsi in altri collegi; o meglio, se, come si dice in giro, negli emendamenti e negli accordi raggiunti tra di voi - che non compaiono nel fascicolo -, è stata in qualche modo garantita la riconferma dei deputati della maggioranza (visto che stiamo approvando un provvedimento in base al quale il popolo non elegge più i parlamentari, ma conferma, con il proprio voto, le designazioni compiute dai gruppi dirigenti dei partiti), una parte di essi dovranno trasferirsi!
Ciò, ovviamente, per quanto riguarda la Camera dei deputati, mentre un po' più problematico sarà, come ho già sostenuto nel mio precedente intervento, farlo per il Senato. Infatti, in considerazione del fatto che, per quanto concerne l'elezione al Senato della Repubblica, ciascuno risolve i propri problemi a casa sua, ritengo sia difficile applicare la legge sul trasporto di cui parlava il collega Caldarola! Dico ciò per evidenziare un ulteriore elemento di fragilità della vostra proposta, vale a dire il fatto che, probabilmente, qualcuno vi ha garantito qualcosa che difficilmente potrà essere realizzato.
PRESIDENTE. Onorevole Cabras, si avvii a concludere!
ANTONELLO CABRAS. Quindi, avete ancora tempo: rifletteteci, nel corso della discussione, e date qualche segno di vita!
PRESIDENTE. Prendere posto, onorevoli colleghi!
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Galante 1.88, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 564
Maggioranza 283
Voti favorevoli 239
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.89.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, intervengo sugli emendamenti soppressivi delle parti dell'articolo 1 concernenti le procedure amministrative di deposito delle liste e dei contrassegni, nonché delle dichiarazioni di collegamento. Mi riferisco a quelle dichiarazioni con le quali si dovrà non solo sottoscrivere un programma comune, ma anche indicare il cosiddetto capo della coalizione.
Questa vicenda, al di là del linguaggio grottesco, ha tuttavia una storia politica dietro di sé. Infatti, quando essa è iniziata, al di fuori delle aule parlamentari - mi riferisco a ciò che leggemmo sui giornali all'inizio del mese di settembre - circolavano, tra i cosiddetti «saggi» o «esperti», le prime bozze di un'ipotesi di legge elettorale proporzionale. Qualcuno, allora - se non ricordo male, si trattava del presidente di Alleanza nazionale, onorevole Fini -, pose un problema, almeno in base a quanto leggemmo sui giornali. Egli, infatti, ammonì che, senza un forte vincolo di coalizione, detta proposta di legge sarebbe risultata «indigeribile» per la sua parte politica.
Allora, ci si è messi, con un certo affanno, al lavoro a cercare un vincolo di coalizione forte. Lo si è trovato, in un primo momento, dicendo: condivisione del programma e condivisione dell'indicazione del premier. Non ci si è resi conto, almeno non subito, che questa seconda scelta cozzava clamorosamente con i poteri del Presidente della Repubblica, previsti dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione. Si è detto: «ohibò, tentiamo di mettervi riparo!». Allora, si sono poste in essere due operazioni. La prima è stata quella di scrivere, nell'emendamento testè approvato, che sono fatte salve le prerogative di cui all'articolo 92 della Costituzione. Ci mancherebbe altro che una legge ordinaria scrivesse il contrario delle previsioni costituzionali! Successivamente, si è fatta un'altra marcia indietro, un'altra operazione: non possiamo dire «indicazione del premier», ed allora diciamo «condivisione del leader della coalizione»...
PRESIDENTE. Onorevole Leoni, concluda.
CARLO LEONI. ...ma tutto ciò è parso, ad un certo punto, un po' buffo, perché si inseriva una terminologia anomala e straniera e poi ci si è chiesti perché l'inglese e non lo spagnolo o il tedesco? Il tedesco sarebbe stato particolarmente imbarazzante: il sinonimo tedesco di leader è Führer. Allora si è scelto il «capo della coalizione», ma è del tutto evidente che tale figura, non essendo assolutamente prevista nell'ordinamento costituzionale - quella del capo dell'opposizione lo è nel testo, ancora provvisorio, della riforma della Costituzione - è, dunque, una figura istituzionalmente inesistente. Ecco, quindi, che si tratterà di un vincolo debolissimo. Nessuno sarà chiamato effettivamente, se non dal punto di vista genericamente politico, a rispettare un impegno del genere. Ecco, quindi, che il cerchio si chiude da dove si era partiti: non vi è alcun vincolo serio di coalizione, alla fine di questo «girone» e, quindi, chi vince non avrà alcuna garanzia di stabilità del lavoro di governo, almeno non più di quello che l'attuale maggioranza aveva in partenza, all'inizio della legislatura, di molte decine di parlamentari e che non è riuscita a mantenere per incapacità politica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ria, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Onorevole Ria, ha facoltà di parlare.
LORENZO RIA. Signor Presidente, poche volte quest'aula ha registrato tanta durezza, ma anche tanto scoramento circa il futuro che l'attuale maggioranza va preparando, futuro - beninteso - che non riguarda la maggiore o minore sicurezza con cui il centrosinistra vincerà le prossime elezioni, che non riguarda la maggiore o minore ampiezza della maggioranza che potrà conseguire nelle elezioni politiche del 2006. Tale scoramento riguarda, invece, la degenerazione della politica. Anzi, qualcuno l'ha definita la «morte della politica», sostituita semplicemente dalla furbizia e dal relativismo etico e giuridico.
La gravità di tutto ciò che è successo può essere colta in due semplici istantanee: quando fu presentata per la prima volta la proposta di riforma costituzionale e non solo noi, ma tutti gli organi di informazione più qualificati affermarono che si era svolta una «verifica politica» di maggioranza ed il suo verbale finale era stato chiamato riforma costituzionale. Così è successo per il sistema elettorale del Parlamento della Repubblica. Avete fatto un altra «verifica di maggioranza» ed il suo verbale è divenuto la riforma elettorale che questo paese dovrà subire. Tutti conoscono con chiarezza i motivi di questa proposta e le sue aspettative, che riguardano non soltanto un «addolcimento» della sconfitta elettorale della Casa delle libertà nelle elezioni che si svolgeranno nei prossimi mesi, ma soprattutto l'ingovernabilità, le divaricazioni, le occasioni di conflitto e l'abnorme potere di veto che questa riforma consegna alle più minuscole forze politiche.
Questa è una legge «contro»: non è una legge «per». Questa è una legge ideologicamente consegnata per la fare del male al paese...
PRESIDENTE. Onorevole Ria, concluda.
LORENZO RIA. Concludo, signor Presidente. E' una legge per limitare i danni di una maggioranza incapace e senza scrupoli.
In questi anni, è avanzata una pratica di governo che ha guardato solo all'utilità di pochi, se non di pochissimi. In questi anni, si è imposta una pratica individuale interessata e cinica della politica e delle sue scelte, delle istituzioni e delle scelte istituzionali.
Per tale motivo, abbiamo queste responsabilità, colleghi del centrosinistra. La prima è quella di ricostruire la forza morale, la tensione etica, il senso di destino collettivo della nostra nazione e dei suoi cittadini. Pertanto, il nostro «no» a questa legge, è un «sì» alla ricostruzione morale, politica ed economica di un'Italia che oggi non si riconosce più, dopo quattro anni del vostro Governo, nei suoi valori etici e culturali fondamentali.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.89, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 563
Astenuti 1
Maggioranza 282
Voti favorevoli 240
Voti contrari 323).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.90.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, mi rivolgo al presidente Bruno con un po' di ritardo (perché il Presidente Casini, per così dire, tra virgolette, non mi aveva visto precedentemente chiedere la parola) con riferimento all'emendamento Palma 1.450.
Presidente Bruno, lei sostiene che il richiamo alle prerogative del Presidente della Repubblica è ultroneo. Mi permetto di dissentire con lei, perché a me sembra semplicemente contraddittorio: non è ultroneo e la ragione è molto semplice. È del tutto chiaro che, se si cambia la Costituzione, si può prevedere un altro meccanismo. Ma con questa Costituzione non può che esserci il riferimento alle prerogative spettanti al Presidente della Repubblica. Questa è una conseguenza della prima parte: significa che l'indicazione del leader, o di come lo vogliamo chiamare, è semplicemente un'indicazione nominativa e non ha alcuna effettiva influenza politica.
Ciò ha, però, una conseguenza sulla coalizione, perché significa che la proporzionalità con cui si va a votare, se mai dovesse venire approvata questa legge, non ha alcun vincolo sotto il profilo del punto di riferimento della coalizione. Quindi, anche la discussione sulla parola «capo» è priva di senso. Infatti, «capo» è troppo ed è troppo poco. È troppo se invade il ruolo del Presidente della Repubblica, e non lo può fare. È troppo poco, se invece è semplicemente un'indicazione che può essere disattesa in qualunque momento.
In realtà, qui c'è un nucleo fondamentale dell'incostituzionalità di questo provvedimento, almeno fin tanto che voi non avrete approvato - e non l'avrete approvata! - una riforma costituzionale. Comunque, non lo farete in tempo utile. Quindi, questa legge è veramente insensata!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sciacca. Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Sciacca che ha due minuti di tempo a disposizione.
ROBERTO SCIACCA. Signor Presidente, in due minuti vorrei porre una questione che, in un altro periodo, sarebbe stata considerata un dettaglio secondario.
In un giornale pubblicato su Internet, Aprile on line, è iscritto quanto segue: Pier Ferdinando Casini, Presidente della Camera, è venuto meno alle regole di quel galateo non scritto. In una fase concitata dell'aspro confronto sulle pregiudiziali presentate dal centrosinistra contro la riforma elettorale, nel tentativo di bloccare uno scambio di battute tra il premier e il deputato Dario Franceschini, si è rivolto a Berlusconi con un repentino «Silvio!», dopo aver usato altri modi per richiamarlo all'ordine. Alcuni notisti parlamentari, commentando quell'amichevole «Silvio!», lo hanno interpretato come prova della rinsaldata unità nella Casa delle libertà. Quel tono confidenziale sarebbe la conferma del ritrovato feeling tra i personaggi più rappresentativi della destra. Quel «Silvio!», ovviamente, è finito su Blob, che lo ha mandato in onda più volte. L'episodio, di conseguenza, non può essere cancellato, come invece è avvenuto nel resoconto sommario e stenografico ufficiale della Camera dei deputati, relativo alla seduta di martedì 11 ottobre. Ora, pongo rapidamente, in conclusione, una domanda ed una considerazione, rivolgendomi al Presidente. Perché nel resoconto della seduta le cose non sono state riportate fedelmente, visto che non si trattava di una cena privata?
La considerazione è la seguente: in molti ormai sostengono - noi ne prendiamo atto - che lei, signor Presidente, ha partecipato attivamente a definire le nuove regole elettorali, senza il consenso dell'opposizione.
Lei, in questi quattro anni e mezzo, si era conquistato una credibilità. Ma ora, ci dispiace dirlo, ci sembra sempre più difficile definirla un Presidente imparziale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.90, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 557
Maggioranza 279
Voti favorevoli 237
Voti contrari 320).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippeschi. Ne ha facoltà.
MARCO FILIPPESCHI. Signor Presidente, la nostra battaglia parlamentare, com'era stato annunciato e come si è visto, è proibitiva, perché c'è stato un aperto ricatto politico di Berlusconi nei confronti dei parlamentari del suo partito. C'è una pressione preventiva oltre ogni limite. Il ministro Calderoli ha messo apertamente in dubbio la segretezza del voto con argomenti tecnici assai precisi ed inquietanti.
Mi duole dirlo, ma c'è un Presidente della Camera che si è prestato come garante della manomissione della legge elettorale, con un ruolo (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale si grida: Sgarbi!) ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non capisco cosa c'è! Onorevole Sgarbi, per cortesia, le auguro di essere presto Presidente del Consiglio, ma non è ancora il caso.
Onorevole Filippeschi, continui a parlare.
MARCO FILIPPESCHI. Egli si è prestato come garante della manomissione della legge elettorale, con un ruolo personale primario, in accordo tra i partiti, venendo meno così alla sua funzione di garanzia in un momento di grande delicatezza, il più delicato possibile per una Camera legislativa.
Emerge un'enorme questione democratica, aperta in Italia dall'avvento di Berlusconi. La destra porta agli estremi una logica proprietaria ed illiberale delle istituzioni, con la forzatura di ogni equilibrio tra i poteri dello Stato e nel rapporto tra maggioranza e minoranza parlamentare, che ieri ha prodotto le «leggi vergogna» e domani minaccia di manomettere anche la legge sulla par condicio.
In questa situazione, mentre in aula l'Unione fa il suo dovere, con la compattezza che vediamo, serve anche una risposta dal basso. Penso che una risposta importante stia anche nella consultazione primaria che si svolgerà domenica prossima (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale), e da quest'aula rivolgo un appello a chi ci ascolta a votare per dare una risposta, anche con quel voto, alla vicenda che qui si è aperta e per consolidare i contenuti della nostra battaglia.
PRESIDENTE. Avverto che l'emendamento Bressa 1.18 sarà posto in votazione unitamente alla parte non assorbità dell'emendamento Cabras 1.86.
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.18 e sulla parte identica, non assorbita, dell'emendamento Cabras 1.86, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 564
Maggioranza 283
Voti favorevoli 243
Voti contrari 321).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. La proposta in discussione, contrariamente a quel che si va dicendo (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale si grida: Sgarbi!) ...
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi, le chiedo la cortesia di allontanarsi, se deve parlare (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Onorevoli colleghi, per cortesia...
Onorevole Maran, la prego, continui a parlare.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, dicevo che la proposta in discussione, contrariamente a quel che si va dicendo, non ci farebbe fare nessun passo avanti verso il contenimento della frammentazione partitica. Invece, rischierebbe (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevole Maran, prosegua. L'onorevole Sgarbi sta parlando con me, come fanno abitualmente tanti parlamentari.
Onorevoli colleghi, state zitti perché sta parlando l'onorevole Maran (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
RENZO INNOCENTI. Non dirlo a noi, ma a loro!
ALESSANDRO MARAN. Dicevo che la proposta di legge in esame rischierebbe di rendere gli effetti ancora più deleteri, eliminando il freno rappresentato dal collegio uninominale e dalle attuali soglie di sbarramento della Camera e del Senato. Essa non servirebbe nemmeno a formare coalizioni meno eterogenee e più stabili.
La vera ragione della proposta di riforma elettorale della Casa delle libertà è molto più semplice ed è quella illustrata dall'onorevole Gambini.
La Casa delle libertà ottiene più voti nell'arena proporzionale, dove i partiti si presentano da soli, rispetto all'arena maggioritaria, dove la coalizione si presenta con i suoi candidati comuni. Questo perché l'elettorato di centrodestra tende a votare i partiti della Casa delle libertà, ma non sempre i suoi candidati nei collegi. Il guaio è che, per cercare di mettere una pezza a questa situazione, il fulcro attorno al quale ruota la proposta è quello dell'investitura popolare, ora del capo e non del candidato Presidente. È questo un elemento che prevale su tutto e su tutti, sui diritti dell'opposizione, ma anche su quelli della maggioranza parlamentare, sulla dialettica, che deve essere mantenuta all'interno dell'Assemblea elettiva, sulle prerogative del Capo dello Stato, sugli strumenti di garanzia, specie in un regime che viene proposto di nuovo come proporzionale, in esplicita contraddizione con quanto previsto dall'articolo 92 della Costituzione.
Presidente, cari colleghi, vale la pena insistere su questo, perché si tratta di un elemento di contraddizione che non può essere sanato semplicemente riproponendo formule lessicali che possano meglio adattarsi alla circostanza proposta. Esiste un vincolo che non potete superare, disponendo semplicemente una previsione che non riguarda più il candidato premier, ma quello che è un capo - prima era il leader -, la guida di una maggioranza che identifica in una determinata persona il candidato alla carica di premier. Questo non va bene.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 556
Votanti 553
Astenuti 3
Maggioranza 277
Hanno votato sì 235
Hanno votato no 318).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Serena 1.443.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Serena. Ne ha facoltà.
ANTONIO SERENA. Signor Presidente, la legge elettorale per la Camera dei deputati prevede che le liste presentate per la quota proporzionale siano sottoscritte da un determinato numero di elettori della circoscrizione. Le cifre fissate dalla legge danno luogo ad una evidente diversità di trattamento per i cittadini a seconda della circoscrizione dove risiedono. Il cittadino italiano intenzionato ad esercitare i suoi diritti di elettorato attivo, a presentarsi, quindi, alle elezioni e a procedere alla raccolta delle sottoscrizioni, deve affrontare questa incombenza con livelli di difficoltà diversi a seconda della circoscrizione. Ad esempio, in Molise, una lista deve essere sottoscritta da 1500 elettori, cioè uno ogni 220 abitanti circa, mentre in Puglia la lista necessita di 4 mila firme, cioè una ogni mille abitanti circa.
È evidente la diversità di trattamento, in palese contrasto con l'articolo 3 della Costituzione italiana, che dispone che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Propongo, quindi, che il numero minimo di sottoscrizioni richieste venga fissato percentualmente sulla popolazione in misura di una sottoscrizione ogni mille abitanti; arrotondato per eccesso alla decina superiore, il numero massimo è pari al doppio del numero minimo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Serena 1.443, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 555
Votanti 546
Astenuti 9
Maggioranza 274
Hanno votato sì 33
Hanno votato no 513).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rotondi 1.444. Chiedo all'onorevole Rotondi se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
GIANFRANCO ROTONDI. No, Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI. Considero la raccolta delle firme uno degli esercizi di stupidità che ci concediamo e ci infliggiamo reciprocamente, ritenendo che sia uno strumento di garanzia quello che, viceversa, viene tradito dalle stesse forze politiche che lo difendono.
Nelle ultime elezioni regionali, a me è capitato di vivere il paradosso di partiti che chiedevano l'arresto di un giudice di pace che aveva riconosciuto valide, autenticandole, quelle firme. Per una nostra rappresaglia politica, questo distinto signore di settanta anni non è stato arrestato, ma è stato rimosso dall'incarico di giudice di pace.
Pertanto, dico con franchezza che abolirei la raccolta delle firme. Ad ogni modo, il mio emendamento, anche se non può giungere all'obiettivo massimale di abrogare la stupidità, può quanto meno ridimensionarla.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rotondi 1.444, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 545
Astenuti 19
Maggioranza 273
Hanno votato sì 26
Hanno votato no 519).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgarbi 1.479, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 565
Votanti 556
Astenuti 9
Maggioranza 279
Hanno votato sì 4
Hanno votato no 552).
Passiamo al subemendamento 0.1.452.600 della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Le chiedo, signor Presidente, di accantonare fino al voto sull'articolo 1 l'esame del subemendamento 0.1.452.600 della Commissione nonché dell'emendamento Palma 1.452.
PRESIDENTE. Avverto che, non essendovi obiezioni, l'esame del subemendamento 0.1.452.600 della Commissione nonché dell'emendamento Palma 1.452 si intende accantonato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Albonetti. Ne ha facoltà.
GABRIELE ALBONETTI. In questo clima così acceso è difficile svolgere un confronto sereno. Tuttavia, il clima è acceso non perché noi siamo particolarmente rissosi, ma perché si vuole procedere a modificare una delle leggi fondamentali della convivenza politica a colpi di maggioranza, spinti da motivazioni che nulla hanno a che fare con l'opportunità, riconosciuta, di migliorare il sistema elettorale, al fine di assicurare più rappresentatività e più legame con l'elettore ed una maggiore capacità di governo in una fase complessa della storia del paese. Si tratta invece di motivazioni, che molto hanno a che fare con la preoccupazione di breve periodo di ridurre i danni per la maggioranza, nella prossima campagna elettorale.
Nonostante gli sforzi dell'onorevole Tabacci e di pochi altri volenterosi, i quali hanno svolto interventi dignitosi, al fine di dare una patina di nobiltà a quest'operazione, pur sapendo di doversi accontentare di poco in questo momento, ne esce un prodotto che riduce sia la rappresentanza sia il legame con gli elettori, sia la governabilità, affidandosi a maggioranze più ballerine, che non verranno certo rinsaldate da una riforma costituzionale destinata ad essere abrogata dal referendum, soprattutto quando avremo un sistema elettorale proporzionale.
Ne esce altresì fuori una nuova forma del sistema politico, che farà del male al paese e non darà alla politica la forza di riprendersi dalla caduta di credibilità, che l'accompagna da alcuni anni. Se vi fosse ancora una parte di voi che avesse una qualche ripresa di consapevolezza di quello che qui si sta facendo, si potrebbe davvero riallacciare il filo di un dialogo e di un confronto. Ma se questa consapevolezza non c'è, voi capite che non ci resta che fare, di quello che qui sta accadendo, un cavallo di battaglia per la prossima campagna elettorale, chiamando gli elettori a giudicarvi, non solo sui guasti profondi che sono stati inferti all'economia e alla società del paese, ma anche sui danni provocati alla politica come strumento utile per guidare il paese fuori da questo pantano (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 562
Maggioranza 282
Voti favorevoli 240
Voti contrari 322).
Chiedo al relatore, onorevole Bruno, di esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti Mascia 1.467, Amici 1.468 e Bertolini 1.460 e 1.424 (Nuova formulazione), in precedenza accantonati.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Mascia 1.467 e Amici 1.468. Gli emendamenti Bertolini 1.460 ed 1.424 (Nuova formulazione) sono stati ritirati.
La Commissione ha, inoltre, presentato l'emendamento 1.620, del quale raccomando l'approvazione. Ne do lettura: Al comma 6, capoverso articolo 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, infine, le parole: «in cui ogni genere non può essere rappresentato in una successione superiore a tre ed in misura superiore ai due terzi dei candidati; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità prossima». Conseguentemente: Al medesimo capoverso, aggiungere, infine, il seguente comma: «3. Alle liste che non rispettino i requisiti previsti al comma 2 in merito all'alternanza ed alla rappresentanza di genere, il rimborso per le spese elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, e successive modificazioni, viene ridotto del 10 per cento per ogni violazione, in misura direttamente proporzionale al numero delle violazioni, fino ad un massimo del 50 per cento». Aggiungere, infine, il seguente comma: «12. Dalla seconda elezione successiva all'entrata in vigore della presente legge, nelle liste di cui all'articolo 18-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, a pena di inammissibilità, ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a due. Le norme relative all'alternanza e alla rappresentanza di genere di cui all'articolo 1, comma 6, capoverso articolo 18-bis, comma 2, si applicano fintanto che lo scarto di eletti nazionale tra i due generi risulti superiore al 15 per cento».
ALFONSO GIANNI. Adesso è chiaro!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei darvi una comunicazione.
È stata fatta richiesta di votazione a scrutinio segreto sugli emendamenti Amici 1.468 e 1.620 della Commissione e successivi analoghi emendamenti riferiti all'articolo 2, che mirano tutti ad introdurre un principio di alternanza di genere nelle liste elettorali, in alcuni casi unitamente alle previsioni di quota per i generi all'interno delle liste, ed altre disposizioni.
MARCO BOATO. Chi l'ha fatta?
PRESIDENTE. È chiaro che, in alcuni casi, come voi sapete, la richiesta viene presentata dai gruppi parlamentari, mentre, in altri, dai parlamentari. Quando si giungerà all'esame dell'emendamento per il quale è stato chiesto il voto segreto, farò i nomi dei parlamentari che ne hanno fatta richiesta. Se saranno in aula, bene, altrimenti la richiesta decadrà.
Onorevoli colleghi, la richiesta, mi riferisco a quella richiamata in precedenza, prima dell'interruzione dell'onorevole Boato, è accolta. Gli emendamenti, infatti, nel quadro del sistema elettorale prefigurato dal provvedimento in esame, che prevede le elezioni attraverso liste cosiddette bloccate, sono tali da incidere in concreto sul meccanismo di individuazione dei candidati eletti, ponendo un vincolo che, per la ragione anzidetta, finisce per assumere la consistenza di una caratteristica essenziale del sistema elettorale medesimo.
Onorevoli colleghi, penso che il concetto potrà essere più chiaro se richiamo un esempio concreto. Quando è stato affrontato il tema delle elezioni europee, non è stato previsto il voto segreto per la semplice ragione che l'ordine di lista del voto nelle elezioni europee, essendovi le preferenze, non determinava automaticamente l'elezione. Questo è un caso diverso, perché l'ordine di lista determina l'elezione. Pertanto, si ricade in una fattispecie del regolamento che non ammette dubbi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.467.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO. Signor Presidente, le stesse considerazioni possono essere svolte anche per l'emendamento successivo. Vorrei che fossero tenuti in considerazione due dati che dovrebbero ispirare...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Fassino, ma il Governo dovrebbe esprimere il parere sugli emendamenti precedentemente accantonati. Poi, le darò nuovamente la parola.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, il Governo concorda con i pareri espressi dal relatore.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Fassino. Prosegua pure il suo intervento sull'emendamento Mascia 1.467.
PIERO FASSINO. Signor Presidente, relativamente a questa materia, prima della votazione, vorrei che partissimo da due cifre che credo debbano essere tenute in considerazione nella nostra discussione. Il 54 per cento della popolazione italiana è costituito da donne e, in questo Parlamento, le donne sono rappresentate per circa il 10 per cento. Detto in termini semplici, una democrazia che presenta tali cifre è zoppa!
Peraltro, questa forma di zoppia si ritrova anche in altri livelli istituzionali; infatti, nonostante i passi in avanti compiuti negli ultimi anni, anche a livello regionale e locale, dopo le ultime tornate elettorali, non superiamo una presenza di donne del 14-15 per cento.
Non solo, segnalo a questo Parlamento - anche per la funzione di guida del paese che gli è propria - che tale forma di sottorappresentanza delle donne non è soltanto un aspetto della politica, ma purtroppo incide anche sulle forme di organizzazione della società. Basti ricordare che, in questo momento, in Italia, non vi è nessun rettore di università che sia una donna e che sono pochissime le donne che assumono l'incarico, ad esempio, di amministratore delegato di grandi imprese. Tant'è vero che, quando ciò accade, diventa una notizia che viene riportata su tutti i giornali; dunque, in generale, vi è una sottorappresentazione grave a tutti i livelli del talento, della professionalità, della capacità, della competenza e del ruolo sociale che le donne hanno in Italia.
Partendo da ciò, abbiamo proposto due emendamenti sui quali chiediamo il voto favorevole di tutta l'Assemblea: il primo, volto ad assicurare un equilibrio che consenta la presenza nelle liste di una composizione paritaria; il secondo, in subordine, che consenta una rappresentanza pari almeno ad un terzo delle candidature sottoposte al voto degli elettori.
In merito a tale sollecitazione, siamo confortati da alcuni atti che questo Parlamento ha già approvato. Mi riferisco alla modifica dell'articolo 51 della Costituzione che, nel nuovo testo, prevede un impegno specifico a promuovere la rappresentanza femminile in tutti i livelli politici e istituzionali; al recepimento di una raccomandazione dell'Unione europea che raccomanda ai paesi membri di garantire almeno un terzo a ciascuno dei due sessi nelle rappresentanze istituzionali; al recepimento della stessa indicazione nelle leggi per l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale. Per tali ragioni, chiediamo di sostenere i nostri emendamenti.
Consideriamo, invece, largamente inadeguata la proposta della maggioranza di Governo, in quanto essa riduce la rappresentanza femminile al 25 per cento - meno di quanto indicato dalla direttiva comunitaria - e prevede un meccanismo sanzionatorio privo di qualsiasi rilevanza.
Sottolineo che, nel testo originario della proposta della maggioranza di Governo, era previsto un meccanismo sanzionatorio efficace, che stabiliva l'inammissibilità della lista qualora non presentasse i requisiti di rappresentanza di genere stabiliti dalla legge. Quella sanzione è stata eliminata ed è stata sostituita con un meccanismo sanzionatorio di carattere monetario, puramente formale, irrilevante e facilmente aggirabile.
A riprova di ciò sta il fatto che l'inammissibilità - vale dire il meccanismo sanzionatorio precedente - è stata prevista a partire dal 2011. Allora, perché non prevederla immediatamente, in modo da rendere più efficace la norma?
Queste sono le ragioni per le quali chiediamo di esprimere un voto favorevole sui nostri emendamenti, ritenendo invece inadeguato e non accettabile quello proposto dalla Commissione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, visto che l'onorevole Fassino ha fatto riferimento ai tre emendamenti vertenti sulla materia all'attenzione dell'Assemblea - infatti, non avrebbe avuto senso considerarli singolarmente -, riterrei opportuno svolgere su di essi un'unica discussione e procedere successivamente alle votazioni.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le chiedo di far procedere alla distribuzione del testo dell'emendamento 1.620 della Commissione nella formulazione letta poc'anzi dal presidente Bruno.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Boccia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Il fatto che quando si parla di rappresentanza femminile i colleghi della destra escano è un segno che, francamente, la dice lunga sulla loro concezione della democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Unione). È un fatto piuttosto scandaloso.
Comunque, signor Presidente, entrando nel merito, ritengo del tutto inefficace, rispetto all'obiettivo che apparentemente si pone, l'emendamento presentato dalla Commissione. In sostanza, si tratta di una specie di imbroglio, perché nel momento in cui si parla di tre indicazioni a lista bloccata, relativamente ad un genere (e già sappiamo di quale si tratta), il quarto rischia di non scattare e, comunque, tutte le altre rappresentanti, evidentemente femminili, verrebbero collocate alla fine della lista. Quindi, il primo argomento per esprimere voto contrario a questo emendamento è di fatto.
Inoltre, vi sono delle argomentazioni di principio, e la prima di esse è stata già richiamata dall'onorevole Fassino. Si prevedono sanzioni di natura pecuniaria, e quindi aggirabili. Tuttavia, anche se non lo fossero, tali sanzioni sarebbero comminate ai partiti che non rispettassero il dettato di tale norma. Questo vuol dire che esiste una risarcibilità del diritto in grado di tramutare il diritto stesso in niente.
Inoltre, rifiutiamo a monte l'idea della quota, della nicchia, della riserva. Infatti, in questa maniera si mette nero su bianco la discriminazione, tanto più che stiamo parlando di liste bloccate e non di un sistema con le preferenze. Con quest'ultimo sistema si può anche mettere il 50 per cento di donne (o di uomini) in lista, ma saranno gli elettori a decidere. Tuttavia, nel nostro caso esiste una responsabilità a monte di coloro che predispongono le liste, ovvero dei partiti.
Ed ancora, la nostra Costituzione, così come riformata all'articolo 51, stabilisce esplicitamente che bisogna tendere alla parità e non alla quota. Da questo punto di vista, si può dire che il concetto della parità tra i sessi nella rappresentanza politica è diventato - e per fortuna! - valore costituzionale, che deve essere pertanto rispettato nella legge ordinaria.
Voi state cambiando la legge elettorale secondo un criterio proporzionale. Ebbene, le donne in Italia sono più del 50 per cento della popolazione e, dunque, proprio in ragione di tale proporzione sarebbe equo che esistesse una rappresentanza alternata, in modo da garantire a donne ed uomini parità anche nelle rappresentanze della Camera e del Senato della Repubblica.
In conclusione, vorrei far notare che il gruppo che ho l'onore di rappresentare è piccolo, ma già oggi ha oltre il 30 per cento di rappresentanza femminile. Ne siamo orgogliosi. Inoltre, i dati diramati da Arcidonna, organizzazione politica femminile (dati ufficiali eventualmente a disposizione dei colleghi), indicano che questo partito vanta negli enti locali (comuni, province e regioni) il 45 per cento di donne all'interno di queste istituzioni.
Volete sapere come si fa? È semplice. In un piccolo partito, dove dovrebbe essere più difficile raggiungere tali percentuali visto che i posti a disposizione sono meno, basta che il consigliere eletto (ad esempio, uomo) si riequilibri con un assessore, che non viene scelto dagli elettori, bensì dai partiti. Dunque, dipende dai partiti stessi la volontà politica di rappresentare o meno le donne.
Ebbene, quale che sia l'emendamento che verrà approvato in proposito, il nostro gruppo ha l'ambizione, come scelta politica, di portare nel prossimo Parlamento una rappresentanza paritaria dei due sessi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà... Onorevole Mazzuca, coraggio, mi ha chiesto di parlare!
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, in realtà, in precedenza avevo capito che avrei parlato dopo altri colleghi...
PRESIDENTE. Invece, faccio parlare lei!
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, la ringrazio molto...
Credo si possa aggiungere poco - ma ho voluto ugualmente prendere la parola - all'intervento dell'onorevole Fassino, per la sua completezza, per il senso di responsabilità e per la visione di quelli che sono i risultati, nella società italiana, dell'avversione all'introduzione di leggi positive che promuovano un maggior accesso delle donne nelle istituzioni, nonostante tali leggi siano prescritte dall'articolo 51 della Costituzione.
Oggi vi è l'occasione della riforma della legge elettorale, da noi non voluta e da noi osteggiata per i modi, per il merito e per i motivi che sono stati sottolineati e ripetuti da tutti i colleghi del centrosinistra. Si tratta di un'occasione che, nel breve tempo, non è ripetibile. Per tale motivo, non abbiamo aderito all'idea di presentare soltanto emendamenti soppressivi, ma anche gli emendamenti in esame, richiesti a gran voce da tutto il mondo femminile. Tale mondo, infatti, nelle sue massime espressioni associative - alcune rappresentanze si trovavano alla Camera ieri mattina e si sono incontrate con alcune colleghe - non hanno fatto altro che chiedere che anche l'Italia si ponga al livello di paesi come la metà dei paesi africani, come l'Afghanistan, come le nazioni più giovani dal punto di vista democratico, che pure hanno previsto, all'interno dei loro parlamenti, un'adeguata rappresentanza femminile.
Certo, capisco che per chi detiene un potere volto a fini personalistici l'idea di aprire alle donne, che di per se stesse rappresentano una cultura di servizio e assai poco di potere (ovviamente non posso generalizzare, ma ciò vale per la maggioranza), costituisca comunque un pericolo. Tale pericolo per il centrosinistra invece non esiste, perché per il centrosinistra la politica delle donne equivale alla politica, una politica di servizio, di responsabilità, di senso dello Stato e delle istituzioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, concordo con le osservazioni generali svolte, a nome del centrosinistra, dall'onorevole Fassino, ma intendo comunque richiamare l'attenzione su alcune questioni.
In primo luogo, come ha fatto rilevare l'onorevole Diliberto, è vergognoso che quando si inizia a discutere di questo tema i banchi della maggioranza si svuotino, così come i banchi del Governo. Infatti, care colleghe della destra, non avete neppure i sottosegretari, che poco fa erano tutti schierati - tutti uomini - e che sono usciti!
Dunque, ci troviamo di fronte ad una mediazione al ribasso, vergognosa nell'ambito europeo, in cui siamo, come sapete, il fanalino di coda per quanto riguarda la presenza delle donne nei luoghi decisionali, a cominciare dalle massime istituzioni elettive, come il Parlamento. È vergognoso che si accetti un emendamento della Commissione, che non prevede peraltro neppure l'inammissibilità, in virtù del quale i piccoli partiti, come il mio, non avranno probabilmente neppure una donna eletta, come lei sa, onorevole Bruno: l'alternanza di tre e uno vuol dire infatti che vi saranno tre uomini - sarà infatti così, i tre capilista saranno tutti uomini - e una donna. Questo è l'escamotage che voglio denunciare: dal momento che avete previsto che ci si possa candidare in tutte le circoscrizioni, la stessa donna verrà magari candidata in tutte le circoscrizioni, ma poiché può essere eletta soltanto in una, nelle altre passeranno anche il quarto, il quinto e il sesto uomo.
Questo escamotage mi pare ridicolo.
PRESIDENTE. Onorevole Cima...
LAURA CIMA. Concludo, signor Presidente. Invito le colleghe a votare i nostri due emendamenti, in quanto sono gli unici coerenti. La «lista-cerniera» è l'unica che ha sempre premiato le donne in un sistema proporzionale con lista bloccata.
Chiedo a tutti i colleghi di responsabilizzarsi. Il nostro paese continua a fare una pessima figura: siamo arretrati rispetto anche alla Costituzione dell'Iraq, nella quale si prevede una rappresentanza di donne maggiore di quella prevista in questa legge dalla maggioranza.
Se non avessimo presentato le nostre due proposte emendative, su questo tema non sarebbero intervenute né la Commissione né le donne di destra. Non vi sareste accorti neanche che su questo principio costituzionale dell'articolo 51 non era previsto nulla (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione). Vergogna...!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, vogliamo una più ampia rappresentanza femminile nelle istituzioni, non per giovare alle donne, ma per giovare alle istituzioni, quindi a noi stessi. Istituzioni più rappresentative sono quelle dove esiste una rappresentanza equilibrata di donne e uomini. Istituzioni più sagge sono quelle dotate di uno stile di guida non maschile, non femminile, ma bilanciato. Perché i due stili di guida sono diversi: vi è bisogno dell'uno e dell'altro. E ciò sarebbe necessario anche nelle aziende.
Per avere istituzioni più rappresentative si può fare una forzatura; ci si può porre un obiettivo massimo, un tempo si diceva come i bolscevichi (da «bolshoj», che vuol dire «massimo»). In linea di principio, e come obiettivo finale, siamo d'accordo. Un obiettivo massimo e giusto sarebbe quello del 50 per cento di quota femminile. Però ci poniamo un obiettivo realistico, da menscevichi: basterebbe ottenere lo standard richiesto dall'Unione europea, il 30 per cento di rappresentanza femminile. Questo è l'obiettivo minimo che ci poniamo, e lo facciamo con convinzione e senza retorica. Questa, pertanto, è la proposta che appoggeremo convintamente.
Non appoggeremo la proposta della maggioranza di Governo, perché confonde i problemi di principio con quegli economici. Non si può accettare, infatti, che un principio solenne possa essere violato semplicemente pagando una somma di denaro. Oserei dire che questo è perfettamente nello stile aziendale del Presidente del Consiglio. Ma non è nel nostro stile.
Invitiamo dunque anche i deputati della maggioranza a votare una norma semplice e senza clausole che la aggirino furbescamente. Invitiamo a votare la norma europea (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, premetto che il nostro giudizio su questa proposta di legge rimane assolutamente negativo: non sarà mai la nostra legge. Nessun voto come quello che ci accingiamo ad annunciare deve essere interpretato come un tentativo di migliorare questa legge, perché non la condividiamo.
Ciò premesso, in questa fase stiamo discutendo di un problema molto serio, cioè della rappresentanza di genere. Usciamo dall'ambiguità del linguaggio: stiamo discutendo della rappresentanza femminile, che tutti riconosciamo essere inadeguata nel nostro Parlamento. Ripeto, lo riconosciamo. Anche il mio gruppo avverte le conseguenze di questa insufficiente rappresentanza. Per tale ragione, sosteniamo, lo affermiamo con assoluta chiarezza, l'emendamento Amici 1.468, che corrisponde ad un impegno che dovrebbe essere condiviso da tutti.
Abbiamo recepito la direttiva europea che propone la presenza di donne nelle liste pari di un terzo. Questo emendamento recepisce la direttiva europea. Vi è un dovere politico, un dovere morale del Parlamento di rispettare l'impegno che abbiamo assunto. Noi, esplicitamente, sosteniamo questa tesi.
Sull'altra proposta, l'emendamento 1.467 della collega Mascia, avremmo potuto anche non pronunciarci. Con molto realismo, riteniamo che su tale proposta, che pure è stata sottoscritta da colleghe del mio gruppo, avremmo potuto argomentare richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 422 del 1995, che eccepisce la correttezza costituzionale di un emendamento così formulato.
In ogni caso, non mi voglio nascondere dietro un argomento che, pure, è di rilevanza costituzionale; quindi, intendo sottoporre il tema anche ai colleghi dell'Unione del centrosinistra. Introduco, però, una diversa questione legata alla praticabilità, alla possibilità. Noi ci assumiamo la nostra responsabilità poiché riteniamo che un terzo di presenza femminile nelle liste sia possibile per tutti i partiti che fanno parte dell'intero arco parlamentare. Quindi, ciò che è possibile va perseguito e, da parte nostra, vi è il massimo dell'impegno diretto proprio in questa direzione.
Per questa ragione, lo ripeto, dichiariamo il nostro voto favorevole all'emendamento Amici 1.468. Contestualmente, annunciamo la nostra contrarietà nei confronti dell'emendamento presentato dalla Casa delle libertà, e di conseguenza voteremo contro. Si tratta di un'ipocrisia, di una presa in giro: è finito il tempo in cui si poteva scherzare su questo tema. Noi non vogliamo scherzare, non vogliamo prendere in giro le donne e non vogliamo fare finta di assumere una posizione per poi negarla. Infatti, quando si prevede solo una sanzione amministrativa, ciò vuol dire che si stanno prendendo in giro le donne.
Per questa ragione, la nostra posizione riflette una grande responsabilità ed un grande realismo; soprattutto, chiedo che essa venga apprezzata proprio sotto il profilo della praticabilità, della possibilità e, nel dire questo, mi rivolgo anche ai colleghi della Casa delle libertà affinché, in qualche modo, prendano in considerazione le nostre ragioni (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, caro onorevole Fassino, le sue parole, che abbiamo appena ascoltato, non ci incantano (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Sappiamo bene che il suo interesse non è quello di aumentare la rappresentanza delle donne in Parlamento ma, forse, il fatto che ella sta cercando di far cadere l'intera legge elettorale (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Noi siamo abituati ai fatti e non alle parole. Quando lei e la sua componente (Commenti dei deputati Lucidi e Montecchi)...
PIERO RUZZANTE. Tre!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di lasciar parlare l'onorevole Garnero Santanchè poiché, come gli altri, dice quello che ritiene.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Caro onorevole Fassino, quando lei era al Governo, non mi risulta sia mai riuscito ad ottenere delle azioni positive nei confronti della rappresentanza femminile (Commenti dei deputati Pistone e Bandoli).
PIERO FASSINO. Sei ministri!
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Onorevole Fassino, lei non ci incanta, poiché sappiamo che la sua è propaganda; noi del centrodestra vogliamo portare a casa un risultato graduale e non vogliamo né conflitto né competizione tra generi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
FRANCESCO GIORDANO. Guardati attorno: sono tutti maschi!
ELENA MONTECCHI. Ma cosa dici!
MAURA COSSUTTA. Sei un'ipocrita!
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Come lei ben si ricorda, questa maggioranza è riuscita ad ottenere la modifica dell'articolo 51 della Costituzione, ed oggi la sua malafede, onorevole Fassino, traspare dalla sua richiesta di votazione segreta sull'emendamento che avete presentato.
Noi non abbiamo paura e vorremmo procedere, sugli emendamenti che ci riguardano, con votazione palese. Rivolgo un appello all'intera opposizione: se veramente è vostro interesse aumentare la rappresentanza delle donne, allora votate l'emendamento che abbiamo presentato (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, ma ognuno dice le cose che ritiene. Adesso la parola spetta all'onorevole Bondi e io gliela concederò; in ogni caso, debbo completare il «giro» tra i gruppi e ve ne è qualcuno (Margherita, Democratici di sinistra, Rifondazione comunista) che ha avanzato richieste di interventi a titolo personale, per un minuto. Si tratta in tutto di tre interventi che, tra l'altro, verranno svolti da colleghe donne.
Pertanto, completeremo il «giro» e, successivamente, darò la parola, per un minuto, ad un deputato per gruppo, in particolare alle colleghe Bindi, Deiana e, se ho inteso bene, Pollastrini. Questo è il criterio che seguiremo; dopo di che, si voterà.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bondi. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. È una discriminazione, signor Presidente!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego: un po' di tranquillità!
Prego, onorevole Bondi.
SANDRO BONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo, a nome del gruppo di Forza Italia, a favore dell'emendamento 1.620 della Commissione ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, fate un po' di silenzio! Anche qui a destra, per cortesia!
Prosegua, onorevole Bondi.
SANDRO BONDI. Credo che ci siano momenti, nella vita politica e parlamentare, in cui si devono prendere decisioni che hanno un valore non soltanto politico, ma anche morale, ideale, civile.
Si tratta, anche in questo caso, di scelte che vanno oltre il merito del provvedimento che stiamo discutendo. Soprattutto, onorevoli colleghi, si tratta di scelte che parlano al cuore ed alla coscienza del paese - che in questo momento ci sta guardando -, di scelte da cui dipende il nostro futuro, il futuro del nostro paese. Questo, amici, è il momento di dare un segnale chiaro, di dare un segnale forte al paese, alla coscienza del paese.
Io sono convinto delle tante buone ragioni di questa proposta di nuova legge elettorale - buone ragioni che corrispondono ad un interesse generale del nostro paese -, che risponde a problemi che riguardano sia la maggioranza di Governo sia l'opposizione e che apre una prospettiva politica che dovremo costruire con la nostra volontà, con i nostri progetti politici, d'ora in avanti, nel mare aperto della politica.
L'emendamento in esame, amici ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, voi di Forza Italia, scusate, ma fate capannello ad un metro da chi parla! Onorevole Miccichè, la prego, mi faccia la cortesia!
Prosegua, onorevole Bondi.
EUGENIO DUCA. Mandali fuori!
SANDRO BONDI. L'emendamento in esame, lo ricordo a me stesso, con umiltà, ai miei amici e colleghi parlamentari di Forza Italia, innanzitutto, ed a quelli della maggioranza di Governo, è frutto di un punto di equilibrio faticosamente raggiunto, un punto di equilibrio ragionevole ed accettabile da parte di tutti ...
MAURA COSSUTTA. Ma quale ragionevole!
SANDRO BONDI. ... un punto di equilibrio che apre prospettive nuove che noi abbiamo il dovere di favorire e di contribuire a realizzare.
Cari amici, non cadiamo nella trappola, nell'ultima trappola che ci tende la sinistra nel corso di questo dibattito parlamentare (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
ELENA MONTECCHI. Quale trappola? PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Vi prego (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
EUGENIO DUCA. Venduto comunista!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Bondi sta esprimendo (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) ... Non mi sembra giusto, dopo quello che si è detto oggi, non consentire all'onorevole Bondi di esprimere la sua opinione. Non posso consentirlo!
Onorevole Bondi, le chiedo scusa io! Continui pure.
SANDRO BONDI. Non cadiamo in quest'ultima trappola che ci tende la sinistra in questo dibattito parlamentare!
L'emendamento in esame, cari amici, è coerente con l'impianto di questa legge; è coerente, ripeto, con l'impianto di questa proposta di nuova legge elettorale (Commenti del deputato Giordano)...
PRESIDENTE. Onorevole Giordano, la richiamo all'ordine!
SANDRO BONDI. ... che, mentre attribuisce ai partiti un ampio potere nell'indicazione dei candidati al Parlamento, deve, perciò, prevedere una guida chiara e forte di regole democratiche: nella nostra Costituzione, i partiti politici sono, come ben sapete, strutture democratiche sottoposte a regole democratiche (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
EUGENIO DUCA. Trasformista!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
SANDRO BONDI. Noi siamo stati protagonisti, amici dell'opposizione (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
SANDRO BONDI. Colleghi, vi prego di ascoltare gli altri, con quella sopportazione che anche noi, molte volte, dimostriamo nei vostri confronti (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Abbiamo modificato l'articolo 51 della Costituzione. Noi, con il ministro Prestigiacomo, siamo stati protagonisti della modifica dell'articolo 51 della nostra Costituzione - certamente, con un ampio consenso parlamentare, ma, voglio ricordarlo, per iniziativa diretta, da protagonista, del ministro Prestigiacomo - per analizzare uno dei punti cardine della nostra Costituzione, quello appunto della rappresentanza femminile, non soltanto nella vita politica del nostro paese.
Con questo provvedimento, cari amici, oggi abbiamo la possibilità e, soprattutto, il dovere di dare una prima attuazione a questa importante modifica costituzionale.
Dunque, approvando questo emendamento, amici, non solo rispondiamo alla nostra coscienza...
EUGENIO DUCA. Ma quale coscienza!
SANDRO BONDI. ...non soltanto rendiamo chiari in quest'aula gli orientamenti...
EUGENIO DUCA. Ma quale coscienza...!
PRESIDENTE. Onorevole Duca, la richiamo all'ordine! Scusi, non è ammissibile questo suo...
EUGENIO DUCA. Chiedo di parlare...
PRESIDENTE. Onorevole Duca, la richiamo all'ordine (I deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana gridano: Fuori!)! Lei non può permettersi di fare nei confronti di chi parla (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti del deputato Duca)... Io tutelo il suo diritto di parlare!
Onorevole Bondi, continui pure.
SANDRO BONDI. Presidente, approvando questo emendamento, non soltanto rispondiamo alla nostra coscienza, non soltanto rendiamo atto, in questo Parlamento, degli orientamenti pubblici del nostro partito che devono essere sanciti, anche nel caso di un eventuale voto segreto, ma ci rivolgiamo al paese e saremo giudicati tutti, a seconda delle scelte che compiamo oggi in questo Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole Bondi...
SANDRO BONDI. In conclusione, ricordo che Forza Italia è un movimento politico - lo ricordo a me stesso - che fra i propri elettori ha una quota altissima di donne, di iscritte, di militanti, di simpatizzanti, generose, appassionante! Nelle nostre sedi di partito (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)...
FRANCESCO GIORDANO. Non sono qui!
GIOVANNA MELANDRI. Qui non ci sono!
PRESIDENTE. Onorevole Melandri, la prego! Onorevole Bondi, concluda il suo intervento.
SANDRO BONDI. Siamo un partito moderno (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non so cosa fare! Più che richiamare all'ordine e all'educazione...
SANDRO BONDI. Siamo soprattutto un partito che cerca di realizzare una nuova politica proprio grazie alla presenza più massiccia delle donne nella vita politica e nelle responsabilità di potere.
Oggi, abbiamo il dovere di non deludere la metà del paese e, soprattutto, di non tradire i principi sui quali si fonda il nostro impegno politico (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendete posto, per cortesia! Senza un maggiore ordine, non si riesce a procedere.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, parlare della presenza delle donne in politica in un clima di questo genere sicuramente non è facile.
La questione che pone l'emendamento è molto seria e meriterebbe sicuramente di essere affrontata non in un clima di forte scontro, di forte contrapposizione politica che, invece, sta contraddistinguendo i nostri lavori.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 18,47)
CAROLINA LUSSANA. Noi oggi stiamo approvando un provvedimento di riforma elettorale molto conteso dalla sinistra, osteggiato dalle sinistre in quest'aula con un forte ostruzionismo e nelle piazze.
Ebbene, ora la sinistra ci lancia una possibilità di accordo sulle «quote rosa»: sulla presenza femminile si è disposti a dialogare!
MAURA COSSUTTA. C'è la Costituzione!
CAROLINA LUSSANA. Ecco dove sta la trappola! Ecco dove sono le vostre contraddizioni ed è brutto che si utilizzino le donne per raggiungere questo tipo di scopo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)!
Le «quote rosa» diventano un gagliardetto rosa da agitare in quest'aula o nelle piazze!
MAURA COSSUTTA. Per voi! CAROLINA LUSSANA. Diventano uno strumento, un'altra volta, per creare un motivo di scontro con questa maggioranza.
Cari colleghi, lo dico da donna e lo dico con rammarico. Li abbiamo visti in questi giorni i vostri risolini. Per questa ragione, non crediamo al vostro ravvedimento operoso. Non crediamo alla vostra convinzione di voler veramente approvare questo emendamento.
MAURA COSSUTTA. Votate il nostro!
CAROLINA LUSSANA. Perché non ci crediamo (Commenti del deputato Maura Cossutta)? Non si agiti, onorevole collega: non creda alla falsità dell'onorevole Fassino o di quanti sono intervenuti prima di noi!
Vorrei citare alcuni dati: in questo emendamento si parla dell'inammissibilità relativamente alla presentazione delle liste da parte di quei partiti che non rispettano i criteri indicati. Ebbene, mi sembra che nei lavori di Commissione la questione dell'inammissibilità sia stata prospettata da qualcuno del centrosinistra.
Le contraddizioni potrebbero essere ancora evidenziate dal fatto che questo emendamento riprende una normativa comunitaria, introdotta per la prima volta, sebbene in maniera differente, per le elezioni europee: in quell'occasione, un solo partito non ha rispettato la «quota rosa». Questo partito è quello del presidente Mastella, che mi sembra appartenere non allo schieramento del centrodestra, bensì a quello dell'Unione e del centrosinistra.
È peccato parlare di un argomento di questo genere in tale clima: voterò l'emendamento convintamente, anche perché ritengo che la presenza delle donne in politica rappresenti sicuramente un valore aggiunto.
Vorrei però che si svolgessero alcune riflessioni, perché su questo emendamento vi sono stati molti equivoci. È stato richiamato il fatto che in questa legislatura noi abbiamo approvato una riscrittura dell'articolo 51 della Costituzione. Ebbene, l'articolo 51 della Costituzione novellato fa riferimento all'esigenza di garantire condizioni di eguaglianza e, a tal fine, prevede che la Repubblica promuova, con appositi provvedimenti, le pari opportunità tra donne ed uomini. Oggi noi abbiamo la possibilità di farlo, ma non attraverso le «quote rosa», che sono «quote panda», per categorie perfette.
Non sono una corsia preferenziale: si dà un'indicazione ai partiti e si prevede una penalizzazione per quanto concerne i rimborsi elettorali. Non c'è dunque alcun vincolo, né alcuna obbligatorietà. Resta la discrezionalità da parte dei partiti. Le donne non hanno bisogno di corsie preferenziali. Le donne meritevoli saranno sicuramente candidate dai partiti ed i cittadini sapranno giudicare quei partiti che garantiranno una maggiore presenza di donne nelle loro liste. Questo vogliono le donne: non vogliono invece essere considerate al pari di categorie protette, ma vogliono una maggiore sensibilizzazione. Questo emendamento, per come è concepito, è molto importante e va nella giusta direzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,52)
CAROLINA LUSSANA. Lo dico, anche se sono particolarmente scettica, rispetto all'attuazione di meccanismi di tipo coercitivo o coattivo. Stando così le cose, con questa formula che è stata trovata e che è assolutamente equilibrata, sarebbe realmente un peccato perdere questa occasione. Apprendiamo dai paesi del nord Europa che l'introduzione di formule di questo tipo ha consentito un costante e sensibile incremento della presenza femminile nelle istituzioni e nei parlamenti europei.
Per questo, onorevoli colleghi, niente risolini, né vincoli, né corsie preferenziali: votate questo emendamento perché le donne in politica hanno una sensibilità maggiore e possono, molto concretamente, comprendere le problematiche della società civile (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento noi poniamo oggi una straordinaria questione di democrazia, ovvero quella della presenza femminile nelle istituzioni.
Sappiamo che le questioni irrisolte nel nostro paese relativamente alla democrazia sono ancora molte; tuttavia, questa è talmente ingiusta, palese ed arcaica che nessuno la può negare, neanche il più conservatore degli uomini.
Devo dire che quando sento alcuni uomini in quest'aula parlare di realismo a tale proposito, penso soltanto che abbiano paura di perdere il posto.
Quando sento le donne parlare di realismo - o, addirittura, di trappole per far saltare la legge elettorale -, mi fanno solo tristezza.
Noi abbiamo contestato e contrastato questa proposta di legge, che non ci piace. Avremmo voluto dibattere in altri termini di tali questioni; ma vogliamo, tuttavia, per la prima volta, proporre un emendamento di merito. Esaminando questo provvedimento, peraltro, avremmo voluto discutere di crisi della politica, che è crisi della democrazia, dei diritti, delle libertà; crisi istituzionale, che scaturisce da un pensiero unico del mercato il quale sposta fuori dalle aule del Parlamento i luoghi di decisione. Ma, se la sfera economica ha preso tanta autonomia da imporsi come unico orizzonte nelle relazioni materiali e simboliche, ciò è avvenuto anche perché essa ha creduto di potersi lasciare alle spalle o di potere assimilare totalmente le questioni della sessualità, di aver lasciato indietro o di avere rimosso le problematiche del corpo.
Eppure, tra le regioni di insicurezza e di precarietà che registriamo ogni giorno nel nostro paese, vi sono tante domande relative alle trasformazioni prodotte dalla scienza, dalla medicina e dalle tecnologie, alle questioni della vita e della morte, nonché a quelle, appunto, legate ai corpi con i quali si nasce. È anche per questa ragione che, nonostante i deliri di onnipotenza che dominano il mondo e gli autoritarismi imposti in queste aule istituzionali, la politica non può fare a meno delle presenze femminili. Da tale punto di vista, la composizione di questa Assemblea vede la percentuale femminile più bassa nella storia della Repubblica; è uno degli effetti del maggioritario e della personalizzazione della politica, che privilegia gli uomini, possibilmente ricchi e forti.
Ma in questo provvedimento, che voi proponete e nel quale si prevedono liste bloccate, io ritengo sia contenuta un'opportunità, vale a dire la responsabilità di scegliere prima, di dichiarare anticipatamente chi si intende candidare. Questa proposta di legge, con questa modalità, costringerà tutti i partiti a dichiarare prima chi intendono portare in Parlamento e, quindi, li obbligherà anche a chiarire se vogliono riservare alle donne il 50 per cento dei seggi di questa Assemblea.
La lista bloccata, si è osservato, affida alle segreterie dei partiti le scelte e le decisioni; è assolutamente vero: la responsabilità sarà tutta delle segreterie dei partiti, ed è per tale ragione che il mio gruppo, Rifondazione comunista, oggi ha in Parlamento sei uomini e sei donne, essendoci assunti tale responsabilità con una lista bloccata.
Dunque, noi poniamo una straordinaria questione di democrazia cui nessuno può sfuggire.
MASSIMO POLLEDRI. Ma basta!
GRAZIELLA MASCIA. I problemi posti dalla Corte costituzionale sono stati superati dall'articolo 51 della Costituzione; non vi sono vie di fuga. A mio avviso, anche dal modo in cui oggi si atteggerà questo voto sull'alternanza nelle liste, vi sarà un giudizio degli elettori e delle elettrici (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.
ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, confesso che ho esitato a prendere la parola perché non sono molto soddisfatta del livello del dibattito sviluppatosi in questa Assemblea.
Ritengo che l'argomento che stiamo affrontando non sia di parte; esso ripropone piuttosto l'antica questione della democrazia nel nostro paese. Sfortunatamente, ad eccezione dei pochissimi colleghi intervenuti, che ringrazio, il dibattito si è ridotto agli interventi di poche colleghe che ancora si impegnano in questa battaglia. Personalmente, non sono tra quante credono nella validità delle quote, perché sono convinta che questo processo democratico si debba compiere all'interno dei partiti. Però, accetto tali passaggi e li sostengo normalmente in queste aule come male minore per cercare di avvicinare poi il risultato che tutti quanti, a mio avviso, dovremmo auspicare.
Sono abbastanza avvilita per come si è sviluppata la discussione; ritengo che abbiamo umiliato un grande valore. Soprattutto - lo confesso con molta onestà -, ritengo che tali discussioni vadano affrontate con minore ipocrisia e con il coraggio di rappresentare le proprie posizioni. Perciò - e mi rivolgo al Presidente, che aveva fatto un accenno al riguardo stamattina -, vorrei sapere chi chiede il voto segreto.
Ciò perché, al di là delle motivazioni tecniche in ordine alla richiesta di votazione a scrutinio segreto, rispetto a tale richiesta vi è una motivazione la cui dignità morale mi permetto di biasimare profondamente, perché questo modo di agire non è corretto (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! Infatti, se c'è una battaglia da condurre, bisogna farlo a viso scoperto!
Personalmente, cercherò di continuare a condurre tale battaglia nel mio partito. Per ora, potete dirmi che il risultato è minimo, perché siamo solo 2 donne su circa 30 deputati. Ebbene, vorrei osservare che, più o meno, ci manteniamo in linea con la media di questo Parlamento!
Spero di riuscire ad aprire un varco nel mio partito, affinché le donne possano essere di più, ma oggi chiedo ai deputati, in primo luogo ai miei colleghi, di avere il coraggio di affermare, con un voto palese, le proprie idee (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo esaurito la fase degli interventi dei gruppi parlamentari. L'onorevole Mazzoni mi ha sottoposto, per così dire, privatamente, venendo al banco della Presidenza, una questione che è stata sollevata anche da altre parlamentari. Debbo dirle che sarà soddisfatta: non si è trattato di un documento, recante le firme per la richiesta di votazione a scrutinio segreto, giunto clandestinamente al Presidente della Camera, che poi lo tiene nel cassetto!
È chiaro che dovrò leggere le firme dei richiedenti; chi è in Assemblea potrà confermarle o ritirarle. Ricordo che avevo detto, anche come atto di liberalità, poiché mi sembra si tratti di un argomento appassionante per tutta l'Assemblea, che avrei concesso la parola, per due minuti, ad un deputato per gruppo e, per un minuto, ad un rappresentante del gruppo Misto; successivamente, tuttavia, non potrò accettare altre richieste di intervento.
Darò pertanto la parola, per due minuti ciascuno, agli onorevoli Bindi, Pollastrini, Pisicchio, Alberta De Simone e Deiana.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, avevo chiesto anch'io di parlare!
PRESIDENTE. No, onorevole Duca, lei ha chiesto di intervenire per fatto personale: parlerà dopo, perché si tratta di un contenzioso che ha con me, e non voglio «immiserirla» in altre questioni!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bindi. Ne ha facoltà.
Onorevole Bindi, le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.
ROSY BINDI. Signor Presidente, ho chiesto di parlare a titolo personale perché ritengo, correttamente, di dover esprimere il dissenso dal mio gruppo in ordine al voto che manifesterò sulle prossime proposte emendative. Infatti, dichiaro che voterò a favore dei due emendamenti che ho sottoscritto: il primo è quello che prevede, nelle liste elettorali, una quota a favore delle donne pari al 50 per cento; il secondo contempla una quota pari ad un terzo delle candidature.
Pur apprezzando l'onestà ed il realismo del mio gruppo, non posso che distinguermi sul primo emendamento (quello della quota pari al 50 per cento), poiché credo che solo votando a favore di detta proposta emendativa saremmo davvero in grado di costringere la politica italiana a fare i conti con il 50 per cento del paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Aggiungo, inoltre, che non voterò a favore dell'emendamento 1.620 della Commissione. Mi dispiace per le colleghe del centrodestra che si sono adoperate in tal senso e che hanno anche raggiunto un obiettivo. Sembra un obiettivo molto importante, soprattutto a giudicare dalle parole e dall'enfasi dell'intervento svolto dall'onorevole Bondi, il quale ha invitato ad un recupero di senso etico nel votare a favore dell'emendamento presentato dalla Commissione. Tuttavia, care colleghe, vorrei osservare che tale emendamento consiste in questo: il 15 per cento delle donne italiane dovrà aspettare cinque anni per essere inserito al quarto posto nelle liste elettorali (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
Se per voi questo è un passo avanti, allora vi dico francamente che preferisco che non sia approvata alcuna norma di legge, per poi condurre la mia battaglia all'interno del mio partito (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pollastrini. Ne ha facoltà.
BARBARA POLLASTRINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rivolgermi alle onorevoli Santanchè e Lussana. Vorrei dire loro che mi sono sentita davvero offesa nell'ascoltare colleghe fare certe affermazioni in merito al tentativo, cui non ci siamo sottratti, di individuare soluzioni su un tema che ci sta molto a cuore, vale a dire quello della democrazia e della civiltà legato all'elezione delle donne nel Parlamento italiano.
Su questo tema - che ci sta molto a cuore ed a cui non ci siamo per nulla sottratte - noi, alla fine, abbiamo assunto una posizione seria, coerente e coraggiosa, quale quella del mio gruppo - di tutto il gruppo e del segretario del partito, onorevole Piero Fassino - perché anche sull'emendamento legato alla presenza delle donne nelle istituzioni e nella politica conduciamo e vogliamo condurre un gioco contro quella che io ritengo effettivamente una vera e propria «controriforma» ad una legge truffa.
Ritengo, infatti, che questa sia una vera e propria «controriforma» ad una legge truffa. Noi eravamo totalmente disponibili a trovare una mediazione saggia, oltre che a presentare il relativo emendamento - in cui mi riconosco profondamente, al pari di quanto affermava l'onorevole Rosy Bindi, e che già anticipa un idea di società e di politica, ossia quella del «50 per cento», con la presenza alternata donne-uomini - che abbiamo aggiunto, unitariamente, come donne dell'Unione, una proposta emendativa in base alla quale ci saremmo accontentate del 30 per cento, naturalmente alternando donna, uomo, uomo e donna e prevedendo quella sanzione di inammissibilità che avrebbe reso tale norma cogente. Ritengo che si sia trattato di una scelta di coerenza, di attenzione e di sensibilità rispetto ad una questione alla cui soluzione il mio partito si è adoperato. Voglio, infatti, ricordare, onorevole Garnero Santanchè, che se in quest'aula siamo al 10 per cento, e non al 5 per cento, è perché vi sono stati alcuni partiti - il mio, ma non solo - che hanno una regola interna molto precisa, che fa sì che le donne siano rappresentate adeguatamente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e del gruppo Misto-Comunisti italiani) nelle liste elettorali e siano elette, come avvenuto di recente anche con le due presidenti di regione.
CESARE CAMPA. Tempo, Presidente!
BARBARA POLLASTRINI. In sintesi, noi non possiamo accettare un inganno, ossia il fatto che si voglia gettare, ancora una volta, come con tutta questa legge truffa, fumo negli occhi delle donne e degli uomini di questo paese, prevedendo qualcosa...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pollastrini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Prego, onorevole Pisicchio, ha facoltà di parlare.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, ritengo che un errore che la parte non femminile di questo Parlamento può riuscire a commettere è lasciare il dibattito esclusivamente nelle mani della componente «rosa». Si tratta di un errore perché, in qualche modo, ciò segnerebbe la rinuncia a considerare un problema centrale di rappresentanza quello della presenza femminile nella politica. Il Parlamento italiano conta solo l'11 per cento di donne, a differenza di quelli dei paesi scandinavi, quali la Svezia, in cui la percentuale di donne è pari al 49 per cento; in Germania tale percentuale si attesta su quote altrettanto alte e in questi giorni viene celebrata addirittura un primo ministro donna.
Nei paesi del nord si era raggiunto un obiettivo di maggiore e più nutrita presenza, la più vicina possibile alla quota che demograficamente si sviluppa all'interno dei paesi, perché, in qualche modo, si è aiutato tale processo. Questa è la ragione per cui noi condividiamo la proposta formulata sotto forma di emendamento dalle colleghe dell'Unione, ossia l'emendamento Amici 1.468. Con lo stesso senso di partecipazione e di condivisione, crediamo che questo dibattito e questa votazione debbano svolgersi in piena libertà, senza alcun tipo di costrizione a livello psicologico. È questa la ragione per cui noi crediamo che sia giusto, in grande libertà ed in grande serenità, votare a favore...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisicchio.
Onorevole Duca, possiamo ritenere risolto il contenzioso tra di noi?
Onorevoli colleghi, prendete posto, perché tra breve si dovrà votare. Ah, no, c'è la Deiana, che aveva chiesto di parlare a titolo personale; poi darò la parola all'onorevole Duca. Prego, onorevole Deiana, ha facoltà di parlare.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, lei dovrebbe rivolgersi alle deputate chiamandole con il cognome, senza premettere l'articolo, perché non siamo cose. Altrimenti io la chiamerò il Casini (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)...
PRESIDENTE. Ha ragione! Comunque, se lei mi chiama così, non mi offendo.
ELETTRA DEIANA. Neanche io: le faccio solo rilevare un'incongruenza istituzionale tra i maschi e le femmine.
Intervengo contro l'emendamento della maggioranza: quote al ribasso e senza vincolo di inammissibilità per chi non le rispetti. Dico che il genio truffaldino del Presidente Berlusconi ha colpito ancora, ha sparigliato le carte di questo gioco femminile.
PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Come si permette?
ELETTRA DEIANA. Chiedo: che bisogno c'è, se non ci sono vincoli, se non ci sono obblighi, di fare addirittura un emendamento? Nessuno! Dico alle colleghe della Casa delle libertà che c'è solo da vergognarsi. Come fate a digerire un simile affronto? Come pensate di rivolgervi al vostro elettorato femminile? Ci state? Vi accontentate delle favole?
Allora, vi dico con molta franchezza, care colleghe, che voi riducete una grande questione di democrazia. Non si tratta di quote, non si tratta di questione femminile, cara collega Mazzoni. Si tratta delle regole fondamentali del patto sociale dello stare insieme tra donne e uomini e, quindi, di far derivare da lì la democrazia con le sue regole e le sue procedure; regole e procedure che si elaborano nel tempo, a seconda delle soggettività che si mettono in movimento. Voi state riducendo questa grande questione. Per quanto riguarda l'Italia, vi è un Parlamento quasi monosessuato: si tratta di una questione democratica nazionale. Siamo, infatti, agli ultimi posti delle graduatorie dei paesi a livello mondiale.
Voi riducete questa grande questione ad una questione di sopravvivenza, di piccoli pezzi di ceto politico che si accorgono della questione soltanto quando si arriva al redde rationem e quando c'è da salvaguardare la propria posizione personale.
Invece, si tratta di una questione fondamentale della democrazia, che va affrontata e che andrà affrontata fuori dalla retorica dell'articolo 51 della Costituzione, caro Bondi; articolo 51 modificato, anche quello, senza vincoli e, quindi riducibile, ancora una volta, a pura retorica elettoralistica (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Mi rivolgo ora all'onorevole Duca, che aveva chiesto di parlare. Il ... Duca (Commenti) intende intervenire?
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, intervengo per dirle che non vi è alcun contenzioso tra me e lei. Ho ritenuto eccessivo il richiamo all'ordine che mi ha rivolto, perché non ho arrecato alcuna offesa. Probabilmente, la foga della seduta l'ha portata ad intendere parole che non ho usato.
Invece, nel merito...
PRESIDENTE. Onorevole Duca, nel merito non le posso dare la parola, perché abbiamo stabilito che intervenisse un deputato per gruppo.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le chiedo la cortesia di prestare un attimo di attenzione. Ai sensi dell'articolo 8 del regolamento, le chiedo, per piacere, di chiarire bene a tutti colleghi il significato del voto che stiamo per esprimere. Ognuno è libero di scegliere, ma almeno che voti con la consapevolezza di ciò che sta votando.
In particolare, signor Presidente mi ha indotto a rivolgerle questa domanda la collega Rosy Bindi, la quale ha affermato di votare in un certo modo sull'emendamento Mascia 1.467, a scrutinio palese, che prevede che le liste siano composte la prima di un genere, la seconda di un altro genere, la terza di un altro genere (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, posso chiarire il significato del voto (Commenti). Onorevoli colleghi, un minuto, non ci possiamo «incagliare» due ore su questo! Prosegua, onorevole Boccia.
ANTONIO BOCCIA. Per quanto riguarda l'altro emendamento che si voterà a scrutinio segreto, la collega Bindi ha detto che prevede il 30 per cento di un genere e il 70 per cento dell'altro. Siccome, signor Presidente, anche qui si fa riferimento al 50 per cento, non vorrei che si ingenerassero degli equivoci.
Allora, è bene che lei chiarisca o faccia chiarire ai presentatori il senso di questi emendamenti.
Inoltre, signor Presidente, è bene che si capisca cosa significa la seconda parte di questi due emendamenti, quando si dice che nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore alla metà. Se sono alternati, uno di un genere e uno dell'altro, è evidente che, nel caso di eletti dispari, questo emendamento creerebbe dei problemi di non poco conto.
Allora, è necessario che sia chiarito il senso di questi voti.
PRESIDENTE. Colleghi, scusatemi. Non so se è necessario, ma per una questione di questo tipo ritengo di avvalermi di chi la conosce meglio di me, ossia del presidente della Commissione affari costituzionali, il quale, in modo neutro, senza parteggiare, spiegherà il senso dei tre emendamenti, in modo tale che ciascuno possa capire. Successivamente, li porrò in votazione (sul problema del modo in cui porli in votazione interverrò successivamente).
Cercate di stare attenti, colleghi, così evitiamo di dover ripetere cose già dette.
Onorevole Bruno, ha facoltà di parlare.
DONATO BRUNO, Relatore. L'emendamento Mascia 1.467 utilizza l'espressione «alternati per genere»: ciò vuol dire uno di un genere e uno dell'altro. Quindi, devono essere certamente rappresentanti in misura del 50 per cento nelle liste.
L'emendamento Amici 1.468 prevede che siano «alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi». Ciò significa due di un genere e uno dell'altro.
L'emendamento della Commissione 1.620 prevede una quota non inferiore al 30 per cento. Rispetto a tale quota, il criterio è di tre di un genere e uno dell'altro genere (Commenti).
GRAZIELLA MASCIA. Non è il 30 per cento, ma il 25 per cento!
PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, permettete al presidente della Commissione di chiarire...
DONATO BRUNO, Relatore. Lo leggo: «Ogni genere non può essere rappresentato in una successione superiore a tre e in misura superiore ai due terzi dei candidati». I due terzi dei candidati sono il 30 per cento. «In caso di quoziente frazionato si procede all'arrotondamento dell'unità prossima» (Commenti)...
Per quanto riguarda la prossima legislatura...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non commentate, perché il presidente Bruno sta spiegando il contenuto dell'emendamento...
DONATO BRUNO, Relatore. Per la prossima legislatura, invece, i generi debbono essere rappresentati in una successione non superiore a due. Il criterio sarà di due di un genere e uno dell'altro. Per la prima volta, invece, è di tre e uno.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Presidente Bruno, può spiegare, per cortesia, ai colleghi quali sono le sanzioni? Non è un problema secondario, perché in un emendamento è prevista la monetarizzazione e nell'altro l'inammissibilità della lista.
PRESIDENTE. Presidente Bruno, ci spieghi...
DONATO BRUNO, Relatore. Si è arrivati alla sanzione...
PRESIDENTE. Ai colleghi non interessa come si è arrivati alla sanzione... L'onorevole Violante ha chiesto quali siano le sanzioni.
DONATO BRUNO, Relatore. È prevista una sanzione amministrativa. Laddove questo criterio non venga rispettato, il partito deve pagare un'ammenda, per ogni violazione commessa, che va dal 10 al 50 per cento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.467, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 587
Votanti 573
Astenuti 14
Maggioranza 287
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 396).
In relazione ai due emendamenti successivi, Amici 1.468 e 1.620 della Commissione, ricordo che, se nessuno lo richiede - nessun gruppo lo ha richiesto -, la Presidenza dispone la votazione a scrutinio palese.
Avverto tuttavia che, ai sensi dell'articolo 51, comma 2, ultimo periodo, del regolamento, è stata richiesta, dal prescritto quorum di deputati, la votazione a scrutinio segreto. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 52, comma 3, chi ha sottoscritto una richiesta di votazione a scrutinio segreto deve essere presente al momento del voto, altrimenti la sua firma si intende ritirata.
C'è bisogno di un tempo tecnico per tale verifica, perché i nominativi vanno immessi nel sistema elettronico.
Pertanto, chiamerò uno ad uno chi ha sottoscritto la richiesta; naturalmente chi vuole ritirare la propria firma può farlo anche ora: Cusumano; Pisicchio; Oricchio; Iannuccilli; Potenza; Luigi Pepe; Mongiello; Borriello; Ostillio; Buemi; Ceremigna; Grotto; Di Gioia; Albertini; Mancini; Bottino; Ruggieri; Gerardo Bianco; Filippo Mancuso; De Franciscis; Molinari; Pappaterra; Martinelli; Montecuollo; Villari; Canelli; Santino Adamo Loddo; Carbonella; Duilio; Burtone; Banti; Emerenzio Barbieri; Stagno d'Alcontres; Capuano; De Laurentiis.
Tra i firmatari sono assenti l'onorevole Santulli e l'onorevole Damiani. Vi è un numero sufficiente di firmatari per la proposta: pertanto, il voto su questi emendamenti sarà a scrutinio segreto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.468, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 586
Votanti 585
Astenuti 1
Maggioranza 293
Voti favorevoli 187
Voti contrari 398).
Prendo atto che l'onorevole Villetti non è riuscito a votare.
Ricordo che anche la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indico la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.620 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 592
Maggioranza 297
Voti favorevoli 140
Voti contrari 452).
(Proteste ed applausi polemici dei deputati dei gruppi di opposizione, che gridano ritmicamente «Vergogna!»; alcuni di essi espongono cartelli recanti le scritte «Ventesima legge vergogna» e «Perderete comunque» e gridano: «Bravi!»).
Onorevoli colleghi, vi invito alla calma! Onorevoli colleghi!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Buontempo 1.447. Chiedo all'onorevole Buontempo se acceda all'invito al ritiro (I deputati Olivieri, Zanotti e Grillini espongono cartelli recanti la scritta: «Perderete comunque» - Deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo gridano: «Brava Santanchè!»).
Prego, onorevole Buontempo (Vivi, reiterati commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
IGNAZIO LA RUSSA. Siete stati voi!
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, la prego di prendere la parola.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, intanto tenga presente che ci sono molti voti di sinistra nella votazione che è stata effettuata. Basta contarli (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)! Basta un minimo di matematica! A meno che non vogliate negare anche il valore della matematica (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani gridano ritmicamente: «Buffoni! Buffoni! Buffoni!»)!
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, lei mi deve dire se accetta l'invito al ritiro del suo emendamento 1.447 (Vivi, reiterati commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Onorevole Labate, la richiamo all'ordine! Onorevole Duilio (Deputati del gruppo di Alleanza Nazionale espongono cartelli recanti la scritta: «Siete patetici»)! Onorevole Delmastro delle Vedove, la richiamo all'ordine (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
LUIGI OLIVIERI. Buffoni! Buffoni! Buffoni!
PRESIDENTE. Onorevole Olivieri!
Prego, onorevole Buontempo, proceda pure.
TEODORO BUONTEMPO. Se nessuno avesse chiesto il voto segreto, probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani gridano: «Vergogna! Vergogna!»).
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, coraggio! Lei mi deve dire se ritira il suo emendamento 1.447 (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-l'Ulivo).
TEODORO BUONTEMPO. No, signor Presidente, non lo ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Mi dispiace che questo mio emendamento venga esaminato in un momento d'aula (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-l'Ulivo)...
Presidente, se continua così o sospende la seduta oppure non posso svolgere il mio intervento!
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, è per questo che le chiedo di aiutarmi. Parli comunque, per cortesia (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-l'Ulivo).
TEODORO BUONTEMPO. Onorevoli colleghi (Vivi, reiterati commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole Cordoni!
KATIA BELLILLO. Si devono vergognare!
PRESIDENTE. Onorevole Bellillo, la richiamo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-l'Ulivo)...
Colleghi, che cosa c'è (Vivi, reiterati commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-l'Ulivo)...? Ho capito, il voto è stato (Commenti)... Prego, onorevole Buontempo.
TEODORO BUONTEMPO. Mi dispiace che il mio emendamento sia esaminato in un momento d'aula (Vivi, reiterati commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Verdi-l'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per cinque minuti, fino a quando non ci sarà un clima che consenta di riprendere i nostri lavori.
La seduta, sospesa alle 19,25, è ripresa alle 19,35.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do adesso la parola all'onorevole Buontempo. Mi scuso con l'onorevole Buontempo, il quale mi sembra non avesse intenzione di ritirare l'emendamento 1.447 che sarà posto in votazione a scrutinio segreto.
Prego, onorevole Buontempo.
TEODORO BUONTEMPO. Le chiedo scusa io, perché sono rientrato in aula di corsa.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, lei è una razza dura, per cui spero che non si abbatta per così poco!
TEODORO BUONTEMPO. Vorrei, in primo luogo, chiarire che l'eventuale approvazione... Presidente, stanno rientrando...
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, le posso chiedere una cortesia, così intanto prende fiato?
TEODORO BUONTEMPO. Sì, prego!
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, intervenga sul suo emendamento, senza riaprire questioni...
TEODORO BUONTEMPO. Ne può stare certo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Buontempo. Il suo emendamento riguarda le preferenze...
TEODORO BUONTEMPO. Si, signor Presidente. La ringrazio per avermi consentito di riequilibrare la respirazione!
L'eventuale approvazione di questo emendamento non creerebbe alcun danno al quadro generale e all'architettura legislativa sulla quale è articolato il provvedimento in esame di riforma elettorale.
Mi sarei aspettato che il presidente della Commissione e la Commissione avessero quanto meno accantonato l'emendamento in esame, proprio perché lo stesso tende a trovare un punto di equilibrio e di sintesi tra coloro che contestano la lista bloccata e coloro che contestano la preferenza. Pertanto, il mio emendamento tendeva a trovare una via di uscita, un equilibrio, anche perché - onorevole Presidente e mi rivolgo a tutti i presidenti dei partiti - il sistema proporzionale non rappresenta meno democrazia, ma più democrazia. Il sistema proporzionale è, infatti, utilizzato in Europa; si tratta, inoltre, di un sistema, quello previsto, molto vicino a quello con il quale si eleggono i sindaci, i consigli comunali e regionali.
Pertanto, il sistema proporzionale è la fotografia del consenso popolare, mettendo in evidenza quanti voti ha ciascuna partito.
Nel passato, vi sono stati, in alcuni momenti, episodi di degenerazione, ma non ci dobbiamo dimenticare che questo sistema ha retto per cinquant'anni la vita del nostro paese ed oggi non lo si può criminalizzare, come è stato fatto nel corso del dibattito.
Sono sempre stato favorevole al sistema proporzionale per note vicende di attaccamento alle mie idee, alla mia storia, al mio passato, ma quando si è passati al sistema maggioritario sono stato eletto per ben tre volte in collegi senza alcun paracadute di sicurezza, con il voto dei cittadini.
Il sistema maggioritario aveva iniziato a funzionare nel rapporto con i cittadini, ma nello stesso tempo non ha funzionato perché i partiti sono aumentati e perché la rissosità dall'esterno si è trasferita all'interno dei partiti.
Presidente, chiedo un po' di silenzio da parte dell'Assemblea...
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, certamente. Comunque, le comunico che ha terminato il tempo a sua disposizione.
TEODORO BUONTEMPO. Mi avvio a concludere.
Pur essendo favorevole al sistema proporzionale con la previsione della preferenza da subito, parlando con i colleghi, mi sono reso conto che, per chi è stato eletto con il sistema maggioritario ed è deputato da cinque o dieci anni, passare da un bacino di 115 mila abitanti ad un corpo elettorale a cui chiedere la preferenza (pensate a Roma e provincia, alla Puglia, alla Calabria) costituisce una penalizzazione. Ritengo che quei colleghi debbano essere rispettati!
Per tale motivo, ho presentato questo emendamento, il quale prevede che il sistema della lista bloccata è valido per la prima legislatura dopo l'approvazione di questa legge, mentre per le successive è possibile esprimere la preferenza. Infatti, in caso contrario, questa legge sarebbe contestata dai cittadini, che si vedrebbero sottratto il diritto di scegliere un partito, una coalizione che dà il premio di maggioranza e la persona che li deve rappresentare.
Approvando l'emendamento in esame, che rinvia all'elezione successiva a quella del 2006 il voto di preferenza, si troverebbe il giusto equilibrio per un sistema proporzionale sano, vicino alla gente, che valorizza le identità dei partiti, salvando la coalizione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, colleghi, le osservazioni del collega Buontempo sembrano talmente sensate che richiamano alla mente la risposta di Giovanni Sartori alla lettera di Follini al Corriere della sera, in cui chiedeva alla sinistra di discutere il merito di questa legge, la cui approvazione appare ineluttabile, affinché ciò che si accetta regolarmente e normalmente per le elezioni europee, vale a dire un sistema proporzionale puro con le preferenze, diventi la regola di quello che sarà per l'avvenire - vista anche la volontà di Fausto Bertinotti - il sistema elettorale che garantirà nuovamente democrazia e rappresentanza agli elettori. Dunque, la reintroduzione delle preferenze attribuirà al proporzionale la sua identità e la sua verità.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Buontempo 1.447, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 557
Maggioranza 279
Voti favorevoli 70
Voti contrari 487).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.401. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, questo emendamento soppressivo cerca di intervenire sul punto in cui il testo si propone di cancellare il secondo periodo dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957.
Nella legislazione attuale esiste la previsione per la quale non è possibile candidarsi in più di tre circoscrizioni. A mio avviso, si tratta di una facoltà già ampia. Togliendo tale facoltà, vi sarebbe la possibilità di candidarsi in ciascuna circoscrizione.
Tale norma, all'interno di una legge che già vanifica del tutto il rapporto tra il candidato parlamentare e il territorio, introduce una facoltà di un'ampiezza smisurata. Abbiamo cercato di comprendere cosa si nasconde dietro tale norma, e vorrei che in merito riflettessero i colleghi di Alleanza Nazionale, della Lega e dell'UDC. Evidentemente, vi è la tentazione, a mio avviso attribuibile all'attuale Presidente del Consiglio, che lo ha già fatto altre volte, di candidarsi in tutte le circoscrizioni per drenare il maggior numero possibile di voti della Casa delle libertà a favore delle liste di Forza Italia.
Credo che tale previsione non solo contravvenga all'idea generale secondo la quale è necessario che l'eletto e il candidato abbiano un rapporto più stretto con il territorio, ma sia chiaramente un'altra norma costruita ad hoc per un'operazione propagandistica ed immediata, studiata per la prossima campagna elettorale in modo da regolare i conti interni alla Casa della libertà.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, come ha ricordato l'onorevole Leoni, siamo di fronte ad un ulteriore tentativo di forzare il sistema politico.
Come abbiamo ripetutamente ricordato, il nuovo meccanismo elettorale trasforma il paese in un unico gigantesco collegio uninominale. L'abolizione del divieto di presentarsi in più di tre circoscrizioni comporta una paradossale personalizzazione della politica. Dunque, si avrà la possibilità di avere un candidato premier che si presenta capolista in tutte le circoscrizioni, rendendo quindi assoluto il suo predominio, non solo sulla sua coalizione, ma anche sulla competizione elettorale. Tutto questo è un ulteriore «scasso» di un sistema che fa della trasparenza nel rapporto tra elettore ed eletto una cosa che lascio a voi giudicare.
Pertanto, spero che votiate in senso contrario a tale norma, e quindi a favore dell'emendamento Boato 1.401.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.401, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 554
Votanti 552
Astenuti 2
Maggioranza 277
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 308).
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, stamane le ho posto una questione relativa al termine dei lavori della seduta pomeridiana. Infatti, è prevista - e, stando alle nostre informazioni, così resta - la convocazione al Senato delle Commissioni bilancio dei due rami del Parlamento in merito all'esame della legge finanziaria. Dal momento che sono in corso audizioni, alle quali ovviamente vorremmo partecipare, constato che mancano 20 minuti all'inizio della seduta...
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, lei ha ragione; tuttavia, il Senato ha comunicato che le audizioni avranno inizio alle 21 di questa sera. Tra parentesi, ritengo che il nostro lavoro avrà termine proprio alle 21. Se, invece, riusciremo a terminare i lavori qualche minuto prima, questo rientra nell'auspicio di tutti, a partire dal Presidente. Comunque, se succederà qualcosa di diverso, sospenderò la seduta.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.500 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, fortunatamente, il Governo si è accorto dall'altra colossale incongruenza presente nella vostra proposta. Infatti, vi sarebbe stata la possibilità di candidarsi, non solo in tutte le circoscrizioni della Camera, ma anche in tutte quelle del Senato. Fortunatamente - credo che il merito sia del ministro Pisanu - è emerso un barlume di razionalità e si impedisce la doppia candidatura tra Camera e Senato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 571
Votanti 334
Astenuti 237
Maggioranza 168
Hanno votato sì 326
Hanno votato no 8).
Prendo atto che l'onorevole Marinello ha espresso erroneamente voto contrario, mentre intendeva esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 1.96.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Susini. Ne ha facoltà.
MARCO SUSINI. Signor Presidente, con l'emendamento che mi accingo ad illustrare proponiamo di sopprimere i commi 8 e 10, che introducono meccanismi cervellotici: le soglie del 2, 4 e 10 per cento, con l'aggiunta, in extremis, della quota cosiddetta «salva Moroni».
Si tratta di un meccanismo assurdo, tale da creare la seria possibilità di determinare maggioranze diverse tra Camera e Senato, prefigurando quindi una situazione di paralisi del paese. Tale meccanismo è stato costruito per aumentare il potere di ricatto e di condizionamento di partiti e partitini. È una formula congegnata, consapevolmente o inconsapevolmente, in modo da incentivare il trasformismo, i ribaltoni, l'instabilità del sistema politico.
Vi chiediamo dunque di fermarvi. Vi chiediamo di fermarvi perché la posta in gioco è qualcosa di più alto e di più nobile della sorte di questa o quella parte politica: è in gioco la funzionalità e l'efficienza del sistema politico, è in gioco la stabilità dei Governi, è in gioco la possibilità di aprire, sul serio e finalmente, un circolo virtuoso di riforme e di innovazione, delle quali il paese ha bisogno come il pane e che voi, nonostante abbiate cento deputati in più, non siete stati in grado di garantire.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.96, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 557
Votanti 550
Astenuti 7
Maggioranza 276
Hanno votato sì 234
Hanno votato no 316).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.97, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 563
Astenuti 5
Maggioranza 282
Hanno votato sì 246
Hanno votato no 317).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.22, unitamente alla parte non assorbita degli emendamenti Bressa 1.82 e Galante 1.91, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 565
Votanti 559
Astenuti 6
Maggioranza 280
Hanno votato sì 242
Hanno votato no 317).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 561
Astenuti 5
Maggioranza 281
Hanno votato sì 247
Hanno votato no 314).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.601 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, in questo caso abbiamo anche la rappresentazione grafica di quello che sarà il rapporto trasparente tra cittadino ed eletto. Come potete constatare, avremo una bellissima scheda piena di tanti «tondini» che devono avere la dimensione di 30 millimetri, ma non ci sarà mai, in nessun caso, il nome della persona che siamo chiamati a mandare in Parlamento. Ciò è sicuramente utile - lo ripeto - ai fini del rapporto di trasparenza tra l'elettore e colui che viene a Roma a rappresentare un cittadino.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.601 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 558
Votanti 544
Astenuti 14
Maggioranza 273
Hanno votato sì 426
Hanno votato no 118).
Prendo atto che i deputati Nicodemo Nazzareno Oliverio e Zaccaria avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Montecchi 1.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, nel 2001, il Presidente Berlusconi proibì ai candidati di Forza Italia di far vedere il loro volto. Nessuno di voi ha potuto fare la campagna elettorale, perché doveva farla Berlusconi per tutti.
Questo fu il diktat di Berlusconi nel 2001. Ora, quel diktat che riguardava Forza Italia è stato inserito nella proposta di legge in esame: non esistono più i candidati sulle schede elettorali, i cittadini non sapranno chi diventerà parlamentare. Si voterà soltanto un simbolo, dalle urne uscirà poi la sorpresa di chi è parlamentare. Dunque, ci troveremo di fronte all'impossibilità di un rapporto corretto tra elettorato ed eletto, perché nessun cittadino può sapere, recandosi a votare, quale sarà il soggetto che lo andrà a rappresentare. Si è dunque tradotto in legge quanto nel 2001 Silvio Berlusconi decise per il suo partito.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montecchi 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 561
Votanti 555
Astenuti 6
Maggioranza 278
Hanno votato sì 240
Hanno votato no 315).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.602 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 560
Astenuti 6
Maggioranza 281
Hanno votato sì 318
Hanno votato no 242).
Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.1.453.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, ieri ho commesso un errore: ho preteso, stupidamente, di richiamare il Presidente del Consiglio alla coerenza e al rispetto dei principi delle leggi, rievocando l'etica nicomachea di Aristotele.
Il suo silenzio, la sua euforia, la sua esaltazione per il successo, conseguito nell'ossequiosa osservanza dei suoi ordini, mi hanno ricordato la figura di don Gonzalo, di manzoniana memoria.
Manzoni ripercorre la tragedia della peste nel Seicento: malattia, miseria, fame, abbandono, morte. In Italia, al quinto anno dell'era di Berlusconi, non siamo certamente giunti a queste sventure, per l'intelligenza, la capacità, l'operosità e la creatività del nostro popolo. Ma, tuttavia, nel paese vi è crisi economica, finanziaria, industriale (Commenti).
Non vi è possibilità di comparazione fra i due eventi, ma vi sono profonde analogie nel comportamento dei due governanti, quello dell'epoca e l'attuale. Scrive il Manzoni: don Gonzalo (come Berlusconi) pare avesse una grave smania di acquistarsi un posto nella storia, la quale infatti non poté - dice sempre il Manzoni - non occuparsi di lui, ma per ben altre ragioni di quelle sognate da don Gonzalo.
A chi gli rappresentava il pericolo incombente su Milano, don Gonzalo rispose proprio come Berlusconi risponde di fronte ai problemi del paese: non so cosa farci. Con tutto ciò - dice don Gonzalo -, si cercasse di riparare alla meglio e si sperasse nella provvidenza; quella provvidenza che, illusoriamente, per il desiderio di tornare in quest'aula, pensate possa essere rappresentata dalla controriforma elettorale.
Ma, ancor di più, l'analogia è puntuale se pensiamo alla fine di don Gonzalo - la fuga da Milano - e alla programmata aspirazione di Berlusconi a muovere verso le dolcezze, non solo climatiche, dei paradisi caraibici (Commenti).
La partenza di don Gonzalo - scrive Manzoni - fu trista per lui, perché venne rimosso. Il popolo lo incolpava della fame sofferta sotto il suo Governo. All'uscir, dunque, di carrozza in viaggio da Milano, venne fischiato; e la moltitudine che inseguiva, e precedeva, e circondava la carrozza, gridava: va via la carestia; va via il sangue dei poveri (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Ecco la fine...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Soda.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, purtroppo non potrò essere «alato» come il collega Soda, ma sarò molto più prosaico e illustrerò il senso del mio subemendamento 0.1.453.1.
Come ricordavo in precedenza, ci troveremo di fronte ad una scheda totalmente priva di nomi. Questa è una netta cesura nel rapporto tra eletto ed elettore.
Probabilmente, qualcuno di voi si è accorto dell'abnormità di questa circostanza e ha pensato di poterla correggere facendo in modo che si possa anche votare non apponendo la croce su un simbolo, ma scrivendo il nome. È un metodo piuttosto discutibile per consentire la rappresentazione della propria volontà elettorale: capite perfettamente che, essendoci numerosi candidati nella lista, a seconda del nome e del modo con cui lo si scrive, il voto potrebbe essere facilmente riconoscibile.
Tutti sappiamo che l'articolo 48, secondo comma, della Costituzione, dice che il voto deve essere segreto. Il vostro emendamento tutto fa meno che lasciare questa segretezza del voto. È un'ulteriore infamia che avete aggiunto ad una pessima legge che vi accingete a votare. Fortunatamente, qualcuno ha pensato bene che il nostro subemendamento possa togliervi qualche problema dal punto di vista della costituzionalità.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.1.453.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 554
Votanti 550
Astenuti 4
Maggioranza 276
Hanno votato sì 540
Hanno votato no 10).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.453, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 561
Votanti 552
Astenuti 9
Maggioranza 277
Hanno votato sì 320
Hanno votato no 232).
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.98, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 565
Astenuti 1
Maggioranza 283
Voti favorevoli 241
Voti contrari 324).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.99, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 563
Votanti 562
Astenuti 1
Maggioranza 282
Voti favorevoli 240
Voti contrari 322).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 563
Astenuti 1
Maggioranza 282
Voti favorevoli 240
Voti contrari 323).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 562
Astenuti 6
Maggioranza 282
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 319).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.475, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 571
Votanti 564
Astenuti 7
Maggioranza 283
Hanno votato sì 322
Hanno votato no 242).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 1.100.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caldarola.
GIUSEPPE CALDAROLA. Signor Presidente, colleghi del centrodestra, Presidente del Consiglio dei ministri, avete avuto due giorni di onnipotenza, e voi sapete che l'onnipotenza è una cosa delicata se si fa riferimento al piano personale, poiché conduce a problemi spesso irrisolvibili. Sul piano politico, può capitare anche di peggio, che poi è quello che è capitato a voi questa sera. Infatti, votando come un solo uomo sulla questione dei generi, vi siete - come dire - cappottati in parcheggio.
Durante i pochi minuti che ho a disposizione voglio fare alcune considerazioni. In primo luogo, lo storico del futuro che si dovrà occupare del passaggio tra prima e seconda Repubblica troverà in una emeroteca - un posto dove vi sono i giornali - quantità incredibili di articoli, volumi e testimonianze. Lo storico del futuro che si occuperà del cambiamento del sistema politico, attuato attraverso questo provvedimento, troverà un resoconto di due giorni di dibattito: si è mutato tutto in due giorni. Vi pare questo un esempio abbastanza povero per chi intende candidarsi nuovamente a guidare il paese?
Io, al contrario di alcuni miei colleghi, non dirò che noi abbiamo già vinto, e non perché non abbia la medesima convinzione, ma perché non voglio togliermi lo sfizio di una campagna elettorale giocata interamente dall'opposizione. Si tratta di una campagna elettorale che sarà giocata su un tema democratico - mi riferisco al cambiamento di un sistema politico che non troverà posto nel resoconto degli storici -, oltre che sui grandi temi che riguardano il nostro paese.
Essendomi occupato di giornalismo, io i giornali li leggo e deduco che tutto ciò avviene anche perché si racconta che vi è uno scambio riguardante una certa postazione per il Presidente del Consiglio dei ministri attuale e per il Presidente della Camera dei deputati. Non vi è una postazione per l'onorevole Fini, perché quando si comincia da figlio di un Dio minore si rischia di restarci. Ebbene, tutto ciò è una motivazione ben povera per proporre agli italiani una modifica così radicale del sistema politico (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.100, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Voti favorevoli 234
Voti contrari 332).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.30, unitamente alle parti non assorbite degli emendamenti Zaccaria 1.84 e Leoni 1.93, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Voti favorevoli 236
Voti contrari 330).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.301, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 568
Maggioranza 285
Voti favorevoli 237
Voti contrari 331).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 1.291.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, il comma 10 è quello che introduce la serie di soglie che consentono alle liste che partecipano alla competizione elettorale di vedersi assegnati i seggi.
Come abbiamo ripetuto in più occasioni, ci troviamo di fronte ad un meccanismo del tutto particolare: c'è un premio di maggioranza senza che vi sia un elemento istituzionale che garantisca che la limitazione dell'eguaglianza del voto, della parità del voto, vada al fine di garantire una maggiore governabilità.
Ci troviamo, cioè, di fronte ad un possibile vizio costituzionale, perché si eliminano quelle che sono le garanzie fondamentali dell'eguaglianza del voto, dell'espressione sovrana del popolo, «attaccandole» ad una semplice promessa, ad una promessa politica, e non ad un dato istituzionale.
Ancora una volta, vi siete trovati a fare un po' di confusione tra quello che è il progetto di riforma della Costituzione (che non è stato ancora approvato), quelli che sono i vostri desideri e quelle che sono ...
PRESIDENTE. Onorevole Bressa...
GIANCLAUDIO BRESSA. ...le difficoltà della vostra maggioranza, ed avete prodotto, ancora una volta, una norma sballata!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippeschi, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo.
Ha facoltà di parlare, onorevole Filippeschi.
MARCO FILIPPESCHI. Signor Presidente, con la nostra battaglia parlamentare, con questi emendamenti che abbiamo presentato, vogliamo difendere il bipolarismo, una conquista per tutti, una delle poche degli ultimi anni che premono davvero ai cittadini, dovuta ad un pronunciamento larghissimo nei referendum.
La destra, incurante della Costituzione, sta azzerando una legge che, nonostante i suoi difetti, ha funzionato, garantendo responsabilità di scelta degli elettori, stabilità, alternanza, e che ha persino retto al fallimento catastrofico, economico-sociale e civile, della prova di governo di Berlusconi, garantendo per quattro anni e mezzo quella maggioranza tanto ampia quanto sprecata che oggi viene usata per impedire di governare a chi vincerà le prossime elezioni.
Colpendo il bipolarismo, la destra sta scavando un baratro tra società e politica proprio quando l'Italia avrebbe bisogno di stabilità e di efficienza del Governo per risalire la china e costruire il futuro.
Colleghi della destra, voi cercate di imporre, imponete, avete imposto - alla Lega, mi pare - di tornare ai sistemi della prima Repubblica (Commenti del deputato Rizzi), che ressero fino a quando vi furono grandi partiti legittimati, mentre oggi il sistema politico è ancora in mezzo al guado e la frammentazione è già patologica. Non vi curate di fare del male al paese, date prova di essere un ceto politico che pensa per sé, che pensa agli interessi di pochi, che cerca di limitare gli effetti di una sconfitta annunciata sconvolgendo in extremis le regole elettorali.
Per tutto questo, io credo, dovrete pagare un prezzo molto alto in termini di consenso. Credo che anche l'occasione delle primarie dell'Unione di domenica prossima, di una consultazione...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Filippeschi.
Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.291, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevole Elio Vito, prenda posto, per cortesia! Aspetto che prenda posto l'onorevole Vito, che è un ragazzo atletico...!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 560
Maggioranza 281
Voti favorevoli 236
Voti contrari 324).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montecchi 1.276, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 567
Maggioranza 284
Voti favorevoli 242
Voti contrari 325).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Galante 1.292, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Voti favorevoli 239
Voti contrari 330).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.277, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 570
Votanti 569
Astenuti 1
Maggioranza 285
Voti favorevoli 243
Voti contrari 326).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.278.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, mi perdonerà se non interverrò precisamente sull'emendamento in esame, ma penso sia corretto che i colleghi sappiano, e che rimanga agli atti (anche se le nostre votazioni sono già di per sé agli atti), il dettaglio della votazione segreta n. 49 sull'emendamento 1.620 della Commissione: i presenti e votanti sono stati 592, i voti contrari 452, i voti favorevoli 140.
Cosa significa? Che circa 190 o, forse, 200 colleghi del centrodestra hanno votato contro quell'emendamento, che pure era stato sostenuto in modo molto forte, molto caloroso (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) da parte di tutti i leader del centrodestra (ricordo per tutti l'onorevole Bondi, che era intervenuto definendo, invece, i nostri emendamenti una trappola).
D'altronde, voi che avete espresso un voto contrario, bocciando una vostra proposta - che, invece, formalmente, avreste dovuto sostenere in modo eclatante, al fine di introdurre un minimo di tutela, secondo voi, per quanto riguarda l'altro genere -, l'avete fatto, forse, perché vi siete resi conto che quello proposto era un «emendamento farsa», una presa in giro, e che forse sarebbe stato opportuno non introdurlo nell'ordinamento giuridico, qualora il Senato avesse approvato questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, mi atterrò al contenuto dell'emendamento in esame, che propone di sopprimere il comma 6, laddove avete individuato, nell'ambito di ciascuna coalizione, la soglia di sbarramento del 2 per cento dei voti conseguiti a livello nazionale. È uno strumento che ha una sua intrinseca ragionevolezza, non condivisibile nell'impianto che avete costruito, ma si capisce perché l'avete introdotto.
Diventa, allora, del tutto straordinario l'emendamento che esamineremo tra breve, quando stabilite che la soglia del 2 per cento è una finta soglia, perché anche il miglior quoziente, al di sotto del 2 per cento, potrà essere ammesso alla ripartizione dei seggi. Ci troviamo di fronte ad una possibilità di un «fai da te» elettorale, per cui ciascuno si costruisce la possibilità di fare qualche seggio a proprio uso e consumo.
Mi chiedo sempre quale sia la razionalità che vi sostiene nel fare queste cose e la risposta è semplicissima: la paura di perdere!
PRESIDENTE. Onorevole Bressa...
GIANCLAUDIO BRESSA. Cercate di raschiare il fondo del barile, anche con proposte emendative che fanno sorridere, se non impallidire, voi stessi!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendete posto, perché abbiamo diverse votazioni da fare, una dietro l'altra.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.278, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 570
Votanti 564
Astenuti 6
Maggioranza 283
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 320).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 575
Maggioranza 288
Voti favorevoli 248
Voti contrari 327).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 1.269.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, con l'emendamento in esame proponiamo di sopprimere i numeri 1) e 3). In quest'ultimo, si disciplinano le famose soglie di sbarramento.
Già altri colleghi hanno evidenziato come l'Italia conquisti il primato per numero di soglie di sbarramento tra Camera e Senato: si stabilisce (per la Camera) il 10 per cento per la coalizione, il 4 per cento per i partiti che non si coalizzano, il 2 per cento per i partiti che sono all'interno della coalizione. Ma, come ha ricordato poco fa il collega Bressa, questo 2 per cento, in realtà, è agevolmente sforato al ribasso. Vedremo, infatti, che c'è una previsione che consente, tra le forze politiche che non raggiungono il 2 per cento, a quella che ci si avvicina di più di accedere agli stessi benefici.
Allora, oltre alla assurdità ed alla finalizzazione quasi personale di una norma del genere, come potete dire ancora che passate dal sistema maggioritario a quello proporzionale per superare la frammentazione? A parte il fatto che non si è mai vista una combinazione premio di maggioranza-soglie di sbarramento, qui siamo di fronte ad un incentivo enorme all'ulteriore frammentazione in partiti e partitini, alla quale, per varie ragioni, non ha risposto la legge elettorale attuale (almeno non del tutto), ma che, con questa proposta di legge elettorale e con le norme che introducete, può addirittura dilagare!
Ne parleremo quando arriveremo ad uno specifico emendamento in proposito, che è stato uno degli ultimi regali fatti ad hoc, trattati dentro e fuori le aule parlamentari, che produrrà esattamente il risultato da me evidenziato. Una moltiplicazione delle soglie di sbarramento, ma soprattutto un incentivo alla moltiplicazione...
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.269, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 572
Maggioranza 287
Voti favorevoli 243
Voti contrari 329).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 567
Maggioranza 284
Voti favorevoli 237
Voti contrari 330).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.271, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 572
Maggioranza 287
Voti favorevoli 247
Voti contrari 325).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Galante 1.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Voti favorevoli 244
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 1.273.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche questo emendamento tende a sopprimere il comma 3 che, come ha brillantemente e lungamente ricordato poc'anzi il collega Leoni, introduce il record mondiale di soglie per una legge elettorale.
Tuttavia, vorrei tornare sull'argomento introdotto in precedenza: voi riuscite a «sfondare» questo record mondiale prevedendo anche la possibilità che la soglia del 2 per cento sia una soglia virtuale. Ora, la musa ispiratrice di questo emendamento, per cui è possibile aggiudicarsi i seggi anche se non si raggiunge il 2 per cento, ieri teorizzava la seguente motivazione: primum vivere, deinde philosophari.
Credo che, se un partito decide di ricorrere a questi meschini strumenti di ortopedia elettorale per essere rappresentato in Parlamento, ha poca vita politica davanti a sé. Molto meglio sarebbe che ciascuno, in questa sede, si assumesse la responsabilità della rappresentanza di un'idea politica, della rappresentanza di una forza politica, di un progetto politico, affidando agli elettori la decisione se meriti o meno di essere rappresentato in Parlamento. Immaginare di utilizzare queste stampelle è assolutamente improprio, inutile ed anche umiliante per chi vi fa ricorso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.273, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Voti favorevoli 243
Voti contrari 326).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 569
Votanti 568
Astenuti 1
Maggioranza 285
Voti favorevoli 244
Voti contrari 324).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 1.402, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 573
Maggioranza 287
Voti favorevoli 245
Voti contrari 328).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rotondi 1.480, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 574
Votanti 573
Astenuti 1
Maggioranza 287
Voti favorevoli 73
Voti contrari 500).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pisicchio 1.470.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire anche sull'emendamento 1.471.
Si tratta di due emendamenti, il secondo dei quali interverrebbe soltanto nell'ipotesi...
PRESIDENTE. Onorevole Pisicchio, unifichi...!
PINO PISICCHIO. ...che io ritengo non remota, nella quale il primo non venisse approvato, che mirano a risolvere la condizione ossimorica nella quale si trova questa proposta di legge: da un lato, essa realizza una spinta verso le coalizioni, dall'altro prevede che comunque, anche stando nella coalizione, si debba tenere conto di una soglia di sbarramento. Questa soglia di sbarramento è francamente incomprensibile: è stato respinto un emendamento volto ad eliminare la soglia di sbarramento. Noi proponiamo che la stessa sia all'1 per cento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pisicchio 1.470, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 575
Votanti 574
Astenuti 1
Maggioranza 288
Voti favorevoli 98
Voti contrari 476).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Ciro Alfano 1.469 e Pisicchio 1.471, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 574
Maggioranza 288
Voti favorevoli 72
Voti contrari 502).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 1.473.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.
KARL ZELLER. Signor Presidente, la soluzione proposta dal presente emendamento della maggioranza recepisce in parte la nostra proposta emendativa 1.454 a mia prima firma, dianzi ritirata; accoglie, in questo modo, la nostra richiesta principale di introdurre una deroga per le minoranze linguistiche, che non potrebbero in alcun modo superare le soglie rispettivamente del 2 e del 4 per cento.
Tale meccanismo rende possibile, anche in futuro, la rappresentanza parlamentare delle minoranze linguistiche presenti sul territorio della provincia autonoma di Bolzano; è evidente che si presuppone un voto compatto delle minoranze per garantire una certa rappresentatività.
Tale soluzione è conforme alla Costituzione ed ai principi indicati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 483 del 1993. La formulazione proposta, a nostro parere è accettabile, anche se perfettibile; avremmo, infatti, preferito un sistema che consentisse l'espressione di preferenze per i singoli candidati al fine di dare più spazio alla volontà dei cittadini.
Annuncio, quindi, il nostro voto favorevole su questo emendamento della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, mi scuso per la voce alquanto raffreddata.
Sin dall'inizio, vale a dire da quando, il 13 settembre, sono stati presentati gli emendamenti Palma 1.500 e 2.500 che cambiavano totalmente la legge elettorale vigente, tutte le forze politiche dell'Unione hanno fatto rilevare che, oltre all'inaccettabilità di carattere generale di un tale stravolgimento unilaterale della legge elettorale, sussistevano anche una serie di evidenti profili di incostituzionalità: dal contrasto con l'articolo 57, primo comma, della Carta costituzionale, in relazione al Senato; alla questione del due distinti premi di maggioranza per Camera e Senato, alla precostituzione del primo ministro, in conflitto con l'articolo 92 della Costituzione, e via dicendo.
Tra le varie questioni indicate, vi era la seguente; mentre con il sistema elettorale attualmente in vigore - che noi auguriamo resti vigente, auspicando che l'iter di questa proposta di legge non si compia con l'approvazione -, ebbene, mentre, appunto, con il sistema attuale vi è la possibilità di una rappresentanza in Parlamento, attraverso il sistema uninominale maggioritario, anche per le forze politiche che siano espressione, in parte, di gruppi linguistici minoritari, con l'impostazione seguita dagli emendamenti allora presentati in Commissione ciò non sarebbe stato più possibile. Ciò era in palese contrasto con la tutela delle minoranze linguistiche garantita dall'articolo 6 della Costituzione e affermata anche per quanto riguarda la materia elettorale dalla giurisprudenza costituzionale.
CESARE RIZZI. Tempo!
MARCO BOATO. Da tale punto di vista, è evidente, signor Presidente, che, dopo aver discusso, ridiscusso, contestato e riaffermato tali punti - anche a livello locale si è avuto un vastissimo dibattito al riguardo -, l'emendamento Palma 1.473 rappresenta comunque un passo avanti rispetto alle gravi obiezioni di incostituzionalità sollevate da tutti i gruppi dell'Unione.
Esistono però problemi che restano aperti; intanto, il fatto che questo emendamento si colloca nel contesto della logica che informa questa proposta di legge elettorale...
PRESIDENTE. Onorevole Boato...
MARCO BOATO. Termino subito, Presidente. Una logica che per noi è nel suo insieme totalmente inaccettabile.
Poi, aggiungo che, siccome questo emendamento è finalizzato a dare la giusta rappresentanza anche alle minoranze linguistiche presenti nelle regioni a statuto speciale in cui vi è una particolare tutela, l'aver inserito in questo emendamento una soglia del 20 per cento significa aver apprestato...
PRESIDENTE. Onorevole...
MARCO BOATO. Ancora un secondo, Presidente; non sono intervenuto nel corso di tutto il pomeriggio.
Ebbene, ciò significa aver predisposto una «norma fotografia» ritagliata solo su una di queste forze politiche - la Südtiroler Volkspartei -, che ha pieno diritto di essere rappresentata in Parlamento. Ma da questa soglia rimangono completamente esclusi i ladini, gli sloveni del Friuli-Venezia Giulia, nonché altre minoranze linguistiche che hanno pari dignità, anche se consistenza rappresentativa minore.
Questo è il motivo per il quale esprimo - ma credo che la mia posizione sia condivisa anche dagli altri colleghi dell'Unione - una posizione di astensione dal voto sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
Onorevole Olivieri, le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, nel proseguire il ragionamento testè formulato dal collega Boato, va forse ricordato che la proposta di legge di riforma elettorale in esame non contemplava - o meglio, spazzava via in modo compiuto - le minoranze linguistiche nel nostro paese. Dopo un dibattito svolto in Commissione, abbiamo potuto constatare come, attraverso l'approvazione di una proposta emendativa in quella sede, una parte di tale ragionamento in ordine all'incostituzionalità delle norme in oggetto, come testè evidenziato dal collega Boato, fosse stata accolta; l'emendamento al nostro esame, inoltre, prevede un'ulteriore modifica in tal senso.
Vorrei ricordare, infatti, come vi fossero due scelte non condivisibili: da un lato, la soglia del 20 per cento nella circoscrizione elettorale per i partiti rappresentanti le minoranze linguistiche e, dall'altro, l'obbligo di quei partiti di non apparentarsi con nessuna delle coalizioni nazionali. Si trattava, come abbiamo denunciato anche in sede di Assemblea, di un vero e proprio ricatto. Adesso, queste disposizioni vengono soppresse grazie all'emendamento Palma 1.473 al nostro esame, ma permangono comunque alcuni limiti.
PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, si avvii a concludere!
LUIGI OLIVIERI. In primo luogo - e concludo, signor Presidente -, non interessa le altre minoranze linguistiche esistenti nel nostro paese; in secondo luogo, l'emendamento in esame introduce un sistema proporzionale, confliggendo con la nostra preferenza per il collegio uninominale del sistema maggioritario. È per queste ragioni, pertanto, che preannuncio la nostra astensione dal voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
Onorevole Bressa, le ricordo che anche lei ha due minuti di tempo a disposizione.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, come è stato già ricordato dai colleghi precedentemente intervenuti, l'emendamento in esame sana un vizio di costituzionalità gravissimo: quello di non prevedere una rappresentanza delle minoranze linguistiche, che deve essere garantita ai sensi dell'articolo 6 della Costituzione. Questa poteva essere l'occasione anche per rimediare ad alcune carenze delle leggi vigenti rispetto alle minoranze linguistiche slovena e ladina; ci sarà comunque un'occasione futura per poter provvedere anche a questa parte importante della storia delle minoranze linguistiche italiane.
È chiaro che la nostra mancata accettazione, sotto il punto di vista politico, di questa nuova legge elettorale non ci può consentire di votare a favore; pertanto, preannunzio che esprimeremo un voto di astensione sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.473, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 567
Votanti 339
Astenuti 228
Maggioranza 170
Voti favorevoli 320
Voti contrari 19).
Sono così preclusi gli emendamenti Leoni 1.403 e Mascia 1.405.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 570
Votanti 569
Astenuti 1
Maggioranza 285
Voti favorevoli 238
Voti contrari 331).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.481, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 567
Astenuti 1
Maggioranza 284
Voti favorevoli 343
Voti contrari 224).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.404, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 571
Maggioranza 286
Voti favorevoli 239
Voti contrari 332).
Avverto che nell'emendamento 1.603 della Commissione, che sarà posto adesso in votazione, alla prima colonna, quinta riga, deve leggersi «quelle che non hanno» e non «quelle che hanno», come compare per un mero errore tipografico.
Passiamo, dunque, alla votazione dell'emendamento 1.603 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
Onorevole Bressa, le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, si vede che perfino il programma di scrittura del computer non voleva accettare una simile bestialità! Siamo giunti all'esame dell'emendamento che ho più volte (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...
ANTONIO LEONE. Come sei garbato...!
PRESIDENTE. Onorevole Antonio Leone, è impazzito?
GIANCLAUDIO BRESSA. Penso che (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...
PRESIDENTE. Onorevole Elio Vito, per cortesia! Via, onorevoli colleghi, che stiamo lavorando bene! Prosegua, onorevole Bressa!
GIANCLAUDIO BRESSA. Penso che questa sia (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, guardi me e continui il suo intervento!
GIANCLAUDIO BRESSA. Grazie, signor Presidente. Penso che questa sia una scelta che difficilmente anche voi, nel vostro più intimo convincimento, possiate accettare! Pertanto, siccome vi ritengo persone perbene, considero l'emendamento in esame un'autentica bestialità!
Allora, dicevo che questo emendamento - che è stato soprannominato Ikea, perché uno va, si sceglie i «pezzi» di voti e si costruisce il proprio seggio elettorale - è veramente incomprensibile, politicamente, tecnicamente e normativamente. Avete stabilito una serie di soglie e prestabilito che all'interno di una coalizione, per poter essere ammessi alla ripartizione dei seggi si deve ottenere il 2 per cento. Avete ripetuto, non quest'aula - perché in quest'aula vi rifiutate di parlare -, ma nelle dichiarazioni che rilasciate alle agenzie ed alla stampa, che questa legge rende più semplice e migliora il sistema della governabilità e rende più forte anche il sistema politico. Ebbene, ciò è tutto vero al punto tale che siete costretti, per «raccattare» qualche voto, nel tentativo disperato di una vittoria che non vi sorriderà comunque, a sfondare immediatamente una soglia che avete appena fissato. Se questa è coerenza, se questa è razionalità legislativa, lo lascio giudicare a voi!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, fino ad un certo punto posso capire che i colleghi della maggioranza decidono di trasformare la loro attività in una semplice attività di votazione e che non sentono l'esigenza di chiarire, a se stessi, a noi che lo chiediamo ed agli ascoltatori di qualche radio che stanno seguendo i nostri lavori, la logica di alcune proposte che vengono avanzate. Noi abbiamo già avuto occasione di criticare - lo ha appena fatto il collega Bressa - la circostanza che si introduca una norma che stabilisce una soglia così bassa, quale quella del 2 per cento, ma evidentemente tale soglia non accontenta qualcuno all'interno della vostra coalizione. Ed allora, una soglia già così bassa - non so come si possa parlare di «sbarramento» - può essere ulteriormente abbassata e così possono accedere anche coloro che non raggiungono il 2 per cento, ma vi si avvicinano maggiormente.
Ed allora, per favore, dopo aver parlato di semplificazione del sistema politico, di sistema maggioritario che ha prodotto un'eccessiva frammentazione da correggere, qualcuno di voi ha il coraggio, gli argomenti e la forza per alzarsi e spiegare a noi ed a chi segue i lavori parlamentari per quale ragione non bastava nemmeno una soglia così bassa, quale quella del 2 per cento, e perché andare sotto tale soglia semplificherebbe la rappresentanza politica? È del tutto evidente che tale previsione è, invece, un incoraggiamento ad un'ulteriore frammentazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, noi siamo in totale disaccordo con quello che abbiamo chiamato uno stravolgimento del sistema elettorale. Quando si cambia, infatti, il sistema elettorale, ritengo che bisognerebbe almeno seguire una logica. La logica avrebbe potuto essere, ad esempio, quella della soglia per la singola lista e quella della soglia di coalizione. Il collega Pisicchio ha giustamente ricordato che avrebbe potuto non esservi, all'interno della coalizione, una soglia di sbarramento o avrebbe potuto, con un emendamento, essere, ad esempio, portata all'1 per cento.
Ma ciò che è del tutto irrazionale ed incoerente è che si affermi il 10 per cento, che si affermi il 2 per cento, che si affermi il 4 per cento (al Senato il 20, l'8 ed il 3) e, successivamente, si dica che vi è anche la «quasi soglia», del «quasi 2 per cento». Ciò fa semplicemente ridere! Fa pena!
È una legge elettorale pensata in questo modo, puramente e semplicemente con una logica di scambio politico interno all'attuale maggioranza. Non è così che si possono stabilire le regole fondamentali per la espressione della sovranità popolare!
Per tali motivi, voteremo contro l'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.603 della Commissione, nel testo corretto, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 317
Voti contrari 248).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.406, non accettato dalla Commissione, né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 235
Voti contrari 330).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.482, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 565
Votanti 564
Astenuti 1
Maggioranza 283
Voti favorevoli 331
Voti contrari 233).
Onorevoli colleghi, l'approvazione di questo emendamento preclude gli emendamenti Boato 1.407, Sgobio 1.286, Montecchi 1.34 ed Amici 1.35. Tale approvazione preclude, altresì, parzialmente, con riferimento ai commi 4 e 5, gli emendamenti Mascia 1.298, Boato 1.287 e Galante 1.288.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.484, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 330
Voti contrari 235).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.485, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 565
Votanti 563
Astenuti 2
Maggioranza 282
Voti favorevoli 326
Voti contrari 237).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 1.408, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 566
Astenuti 2
Maggioranza 284
Voti favorevoli 223
Voti contrari 343).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.486, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 567
Votanti 566
Astenuti 1
Maggioranza 284
Voti favorevoli 334
Voti contrari 232).
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.36, unitamente alla parte non preclusa degli emendamenti Sgobio 2.98, Leoni 2.87 e Cabras 2.88, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 561
Astenuti 5
Maggioranza 281
Hanno votato sì 237
Hanno votato no 324).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.409, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 561
Astenuti 5
Maggioranza 281
Hanno votato sì 239
Hanno votato no 322).
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 1.41, unitamente alla parte non assorbita degli emendamenti Amici 1.79 e Leoni 1.94 non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 567
Votanti 566
Astenuti 1
Maggioranza 284
Voti favorevoli 241
Voti contrari 325).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Amici 0.1.474.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 237
Voti contrari 328).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.1.474.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 236
Voti contrari 329).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cabras 0.1.474.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Voti favorevoli 242
Voti contrari 324).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.1.474.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 565
Votanti 562
Astenuti 3
Maggioranza 282
Hanno votato sì 239
Hanno votato no 323).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.474, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 565
Astenuti 3
Maggioranza 283
Voti favorevoli 335
Voti contrari 230).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 566
Votanti 562
Astenuti 4
Maggioranza 282
Hanno votato sì 236
Hanno votato no 326).
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Collè 0.1.604.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 569
Votanti 345
Astenuti 224
Maggioranza 173
Voti favorevoli 27
Voti contrari 318).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.604 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 566
Astenuti 2
Maggioranza 284
Voti favorevoli 341
Voti contrari 225).
Prendo atto che l'onorevole Riccio accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.441 formulato dal relatore.
IVO COLLÈ. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IVO COLLÈ. Signor Presidente, vorrei farle presente che il parere della Commissione e del Governo sul mio subemendamento 0.1.604.1 è favorevole. È una questione tecnica.
PRESIDENTE. Ha ragione onorevole Collè, ho sbagliato. Vi devo dire la verità: questo è stato un mio errore, e me ne scuso. Dispongo l'annullamento delle votazioni relative al subemendamento Collè 0.1.604.1 ed all'emendamento 1.604 della Commissione, perché non posso portare completamente fuori strada l'Assemblea, dando un'informazione sbagliata.
Passiamo ai voti.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Indìco nuovamente la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Collè 0.1.604.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 570
Votanti 351
Astenuti 219
Maggioranza 176
Voti favorevoli 333
Voti contrari 18).
Indìco nuovamente la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.604 della Commissione, nel testo subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 575
Votanti 574
Astenuti 1
Maggioranza 288
Voti favorevoli 340
Voti contrari 234).
Vi ringrazio, perché questa sarebbe stata una grossa gaffe...
Prima di votare l'articolo 1, chiedo al relatore se possiamo riprendere l'esame del subemendamento 0.1.452.600 della Commissione, precedentemente accantonato.
DONATO BRUNO, Relatore. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Devo ora dare alcune comunicazioni relative alla programmazione dei lavori della seduta di domani. Domani la seduta inizierà alle 9,30, con votazioni fino alle 13,30 e, nel pomeriggio, dalle 15,30 alle 21.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Sull'ordine dei lavori (ore 20,30).
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, vorrei intervenire su quanto è avvenuto oggi. Come gruppo, abbiamo deciso di intervenire a fine seduta proprio per consentire uno svolgimento regolare dei lavori e non aumentare la tensione.
Ciò che è accaduto oggi, tuttavia, è molto grave e noi lo possiamo dire, visto che in quest'aula siamo stati protagonisti di scelte politiche molto precise - mi riferisco, ovviamente, allo striscione che è stato srotolato da diversi esponenti del nostro gruppo, tra i quali il sottoscritto -, che hanno causato una conseguenza politica molto grave, che abbiamo accettato. In conseguenza della nostra scelta, è stata disposta l'espulsione e l'interdizione dai lavori parlamentari per un periodo da cinque a otto giorni, a seconda dei deputati che hanno partecipato a quell'iniziativa.
Ebbene, oggi è avvenuto qualcosa di molto grave. Lei sa bene che un deputato dell'opposizione, l'onorevole Giachetti, cui va la mia stima personale, alle sue spalle ha esibito, per diversi secondi, assolutamente indisturbato, un cartello con una scritta particolare.
Lei ha convocato l'Ufficio di Presidenza. Io confido che l'Ufficio di Presidenza, da lei presieduto, adotti lo stesso metro di giudizio che è stato adottato nei mesi passati. Ciò non per volontà di semplice vendetta, ma perché i gesti politici, in questa Camera, devono avere una conseguenza politica. Se ciò non avverrà, ovviamente si creerà un precedente molto pericoloso, che, ovviamente, potrà essere utilizzato anche da altri deputati.
Nell'ambito dell'episodio che sto citando c'è stata, quanto meno, una grave disattenzione da parte degli assistenti parlamentari, i quali o sono stati molto disattenti - mi riferisco ai commessi d'aula che erano alle sue spalle -, oppure - ma non voglio pensare a questa ipotesi - sono stati accondiscendenti nel lasciare il deputato Giachetti diversi secondi alle spalle della Presidenza.
Anche su questo aspetto spero che la Presidenza riesca a dare una risposta chiara e ragionevole, e sono sicuro che la darà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma non vorrei aprire un dibattito su questo, dato che sono stanco anch'io...
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, sono stremato anche io alla fine della giornata. Comunque, ha facoltà di parlare.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, impiego solo 10 secondi per dire che i commessi dell'aula non possono intervenire se non dà l'ordine il Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, se a lei interessa il mio pensiero, visto che si è rivolto a me, io non ho alcuna intenzione di fare sconti, perché le regole valgono analogamente per tutti, per la Lega, come per l'onorevole Giachetti, come per gli altri deputati.
Vorrei affrontare tale argomento solo in sede di Ufficio di Presidenza, perché non mi sembra appropriato aprire in questa sede e in questo momento una discussione su di esso.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Giachetti?
ROBERTO GIACHETTI. Signor presidente, ritengo che il mio intervento sia utile anche per ciò che lei dovrà decidere in sede di Ufficio di Presidenza.
Non entro minimamente nel merito della questione, ma vorrei soltanto dirle, dal momento che sono stati chiamati in causa i commessi...
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, scusi se la interrompo, ma ho dimenticato di dare una risposta all'onorevole Guido Giuseppe Rossi in ordine agli assistenti parlamentari. Per quanto riguarda i commessi, ho una responsabilità personale come Presidente della Camera.
I commessi hanno agito esattamente in questo modo perché io, preavvertito del fatto che vi sarebbero stati disordini, ho stabilito che essi non dovessero assolutamente interferire con azioni che avrebbero potuto dar luogo a fraintendimenti; pertanto, i commessi hanno la mia totale approvazione per come si sono comportati.
SERGIO COLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Vorrei solamente ricordare che da un anno è stato approvato il regolamento della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Abbiamo reiteratamente sollecitato la calendarizzazione di tale argomento. Rinnovo questo invito poiché si tratta di un risultato molto importante, ottenuto attraverso la partecipazione e il contributo di quasi tutti i componenti della Giunta per le autorizzazioni a procedere.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno della seduta odierna prevede, al termine delle votazioni, la discussione sulle linee generali del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 agosto 2005, n. 163, recante disposizioni urgenti in materia di infrastrutture, già approvato dal Senato.
Il presidente della V Commissione ha scritto in data odierna una nuova lettera, nella quale ha reso noto che la Commissione medesima ha convenuto in ordine all'esigenza di un ulteriore differimento dell'inizio della discussione in Assemblea, facendo presente che la Commissione medesima non è stata in grado di concludere l'esame in sede referente, perché il rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze ha manifestato l'impossibilità di fornire tutti gli elementi di chiarimento che erano stati sollecitati.
A questo punto chiedo al presidente della V Commissione e, soprattutto, al Governo se vogliano fornire indicazioni sul proseguo dei lavori.
Do la parola al relatore, onorevole Peretti, che interviene in vece del presidente della Commissione.
ETTORE PERETTI. Grazie, Presidente. La Commissione si è riunita più volte per cercare di concludere l'iter e dare il mandato al relatore su questo provvedimento. Ovviamente, non essendo stati in grado di superare le obiezioni poste al Governo in ordine alla copertura finanziaria, il mandato al relatore non è stato conferito. Pertanto, non siamo nelle condizioni di poter intervenire in Assemblea in sede di discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Il Governo?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ricordandomi un antico mestiere, mi permetto di dire che, apprezzate le circostanze, visti anche i tempi di scadenza del decreto-legge e l'attività parlamentare di questa settimana, il Governo non insiste per la discussione del provvedimento, anche alla luce delle dichiarazioni fatte testé dal relatore della Commissione bilancio.
ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Senza entrare nel merito, vorrei anche io «assolvere» i commessi e vorrei ricordare, per le valutazioni che l'Ufficio di presidenza dovrà esprimere, che la situazione era resa complessa dal fatto che alcune centinaia di parlamentari, sia della maggioranza sia dell'opposizione stavano compiendo atti irrituali.
PRESIDENTE. Onorevole Realacci, lei assolve chi non è sotto accusa, per cui non vedo che bisogno c'è di assolvere uno che non è sotto processo.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Ho bisogno di capire cosa significano le parole del ministro Giovanardi.
PRESIDENTE. Il ministro Giovanardi ha detto che il Governo rinuncia al decreto-legge, quindi il provvedimento decade.
La seduta termina alle 20.50.
PROPOSTE DI LEGGE: SORO ED ALTRI ; FONTANA; SODA ; GAZZARA ED ALTRI; BENEDETTI VALENTINI ED ALTRI; NESPOLI; NESPOLI; BENEDETTI VALENTINI; BENEDETTI VALENTINI ED ALTRI: MODIFICHE ALLE NORME PER L'ELEZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA (2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052).
(A.C. 2620 - Sezione 1)
ARTICOLO 1 DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
«Art. 1 - 1. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, con voto diretto ed uguale, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti.
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella A allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, la ripartizione dei seggi è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a norma degli articoli 77, 83 e 84, e si effettua in sede di Ufficio centrale nazionale».
2. L'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 4. - 1. Il voto è un dovere civico e un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere garantito e promosso dalla Repubblica.
2. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un'unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista».
3. All'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «In caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati» sono sostituite dalle seguenti: «In caso di scioglimento della Camera dei deputati, che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni,».
I deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità Socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto hanno ritirato la loro sottoscrizione dalla proposta di legge.
Il deputato Soda ha ritirato la sua sottoscrizione dalla proposta di legge.
4. Dopo l'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è inserito il seguente:
«Art. 14-bis. - 1. I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.
2. La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.
3. Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati depositano il programma elettorale e dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati depositano lo stesso programma e dichiarano lo stesso nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.
4. Entro il trentesimo giorno antecedente quello della votazione, gli uffici centrali circoscrizionali comunicano l'elenco delle liste ammesse, con un esemplare del relativo contrassegno, all'Ufficio centrale nazionale che, accertata la regolarità delle dichiarazioni, provvede, entro il ventesimo giorno precedente quello della votazione, alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'elenco dei collegamenti ammessi».
5. All'articolo 15, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «del 44o e non oltre le ore 16 del 42o» sono sostituite dalle seguenti: «del 54o e non oltre le ore 16 del 52o».
6. L'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 18-bis. - 1. La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. La candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all'estero l'autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.
2. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati non inferiore a un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione».
6-bis. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è soppresso il secondo periodo.
7. All'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, i commi primo e secondo sono sostituiti dai seguenti:
«Le liste dei candidati, insieme con gli atti di accettazione delle candidature e i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati, devono essere presentate, per ciascuna circoscrizione, alla cancelleria della Corte di appello o del Tribunale indicati nella tabella A, allegata al presente testo unico, dalle ore 8 del 45o giorno alle ore 20 del 44o giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte di appello o del Tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20.
Entro dieci giorni dalla presentazione delle liste dei candidati deve essere presentata la dichiarazione di presentazione della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori esclusivamente nel corso dei predetti dieci giorni».
8. L'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 31. - 1. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nella tabella B allegata al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nella circoscrizione, secondo le disposizioni di cui all'articolo 24.
2. Sulle schede per l'attribuzione dei seggi i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea verticale, uno sotto l'altro, su un'unica colonna. L'ordine delle coalizioni e delle singole liste non collegate, nonché l'ordine dei contrassegni delle liste di ciascuna coalizione sono stabiliti con sorteggio secondo le disposizioni di cui all'articolo 24. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
9. L'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 77. - 1. L'Ufficio centrale circoscrizionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 76, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista. Tale cifra è data
dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3), il totale dei voti validi della circoscrizione ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista».
10. L'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 83. - 1. L'Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno;
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonché la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;
3) individua quindi:
a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il dieci per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi;
4) tra le coalizioni di liste e le liste di cui al numero 3), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
5) verifica poi se la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi abbia conseguito almeno 340 seggi;
6) individua quindi, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo, procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista di cui al numero 6). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Le stesse operazioni di calcolo sono effettuate con riferimento alle liste individuate ai sensi del numero 3), lettera b), nel senso che le rispettive cifre elettorali nazionali vengono divise per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di lista;
8) salvo quanto disposto dal comma 2, procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle varie coalizioni di liste o singole liste di cui al numero 3). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il quoziente elettorale della coalizione, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima. Analogamente, per ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), divide la cifra circoscrizionale per il relativo quoziente elettorale di lista, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alla lista medesima. Quindi, moltiplica ciascuno degli indici suddetti per il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione e divide il prodotto per la somma di tutti gli indici. La parte intera dei quozienti di attribuzione così ottenuti rappresenta il numero dei seggi da attribuire nella circoscrizione a ciascuna coalizione di liste o lista di cui al numero 3). I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali le parti decimali dei quozienti di attribuzione siano maggiori e, in caso di parità, alle coalizioni di liste o singole liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna coalizione di liste o singola lista corrisponda al numero dei seggi determinato ai sensi del numero 4). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla coalizione di liste o singola lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più coalizioni o singole liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre coalizioni di liste o liste singole, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla coalizione di liste o singola lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le coalizioni di liste o singole liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più coalizioni di liste o singole liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla coalizione di liste o alla singola lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata;
9) salvo quanto disposto dal comma 2, l'Ufficio procede quindi all'attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tal fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste di cui al numero 6) per il numero di seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi del numero 8). Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima, si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi del numero 7). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata.
2. Qualora la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi ai sensi del comma 1, non abbia già conseguito almeno 340 seggi, ad essa viene ulteriormente attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tal caso l'Ufficio assegna 340 seggi alla suddetta coalizione di liste o singola lista.
3. L'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti 278 seggi tra le altre coalizioni di liste e liste di cui al comma 1, numero 3). A tal fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per 278. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
4. L'Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tal fine calcola il quoziente elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista procedendo ai sensi del comma 1, numero 7), periodi secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo.
5. Ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del numero 6) del comma 1, l'Ufficio procede infine ai sensi del comma 1, numeri 8) e 9).
6. L'Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli Uffici centrali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista.
7. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, apposito verbale: un esemplare è rimesso alla Segreteria generale della Camera dei deputati la quale ne rilascia ricevuta, un altro esemplare è depositato presso la cancelleria della Corte di cassazione».
11. L'articolo 84 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 84.- 1. Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni di cui all'articolo 83, comma 6, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione.
2. Dell'avvenuta proclamazione il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai deputati proclamati e ne dà immediata notizia alla Segreteria generale della Camera dei deputati nonché alle singole prefetture - uffici territoriali del Governo, che la portano a conoscenza del pubblico».
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 1 DEL TESTO UNIFICATO
ART. 1.
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
Soopprimere i commi 1, 9, 10 e 11.
1. 153. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 9 e 10.
1. 108. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 9.
1. 52. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 10 e 11.
1. 109. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 10.
1. 53. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 11.
1. 54. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1.
1. 4. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, sopprimere il comma 1.
1. 5. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, sopprimere il comma 2.
1. 6. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: nelle circoscrizioni fino alla fine del periodo, con le seguenti: in trentacinque circoscrizioni elettorali individuate con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, emanato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
1. 488. Bressa, Boato, Leoni, Mascia, Cusumano, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Cabras.
Subemendamenti all'emendamento 1. 454.
All'emendamento 1. 454., parte consequenziale, lettera a), sopprimere il capoverso comma 2-bis.
Conseguentemente, alla lettera c):
sopprimere il numero 2-bis);
al numero 2-ter), sostituire le parole: in caso positivo verifica se alcuna delle liste di cui al numero 2-bis) con le seguenti: verifica se alcuna delle liste presentate nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche;
al numero 2-quater), sostituire le parole: di cui al numero 2-bis) con le seguenti: di cui al medesimo numero 2-ter).
0. 1. 454. 2. Boato, Bressa, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Montecchi, Galante, Zaccaria, Amici, Cabras.
All'emendamento 1. 454., parte consequenziale, dopo la lettera a), aggiungere la seguente:
a-bis) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, comma 3, primo periodo, dopo le parole: gruppi politici organizzati aggiungere le seguenti: , esclusi i partiti e i gruppi politici che intendono concorrere all'attribuzione dei seggi ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater),
0. 1. 454. 1. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: , alla circoscrizione Valle d'Aosta ed i seggi assegnati ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche.
Conseguentemente:
a) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
2-bis. I partiti o gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi assegnati ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche, non possono presentare la dichiarazione di collegamento.
2-ter. L'elezione nel collegio della Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, è regolata dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico. Le liste che intendono concorrere in tale collegio non possono presentare la dichiarazione di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis.
b) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, numero 2), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Qualora abbia proceduto ad assegnazioni di seggi ai sensi del numero 2-quater), comunica all'Ufficio centrale nazionale il numero di seggi complessivamente assegnato ed esclude le liste di cui al numero 2-quater), dalla comunicazione delle cifre elettorali circoscrizionali e dal computo del totale dei voti validi della circoscrizione.
c) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 2), aggiungere i seguenti:
2-bis) nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche, verifica che siano presenti liste che abbiano le caratteristiche di cui all'articolo 14-bis, comma 2-bis;
2-ter) in caso positivo verifica se alcuna delle liste di cui al numero 2-bis) abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione; qualora almeno una di tali liste abbia ottenuto tale cifra elettorale procede ad una prima ripartizione dei seggi in sede circoscrizionale. A tal fine, dopo avere trasmesso all'Ufficio centrale nazionale una prima comunicazione sui dati elettorali della circoscrizione ed avere ricevuto dall'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni riguardanti i dati di cui al comma 1, numero 3), dell'articolo 83, divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse per il numero dei seggi da assegnare nella circoscrizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. La parte intera del quoziente rappresenta il numero dei seggi da attribuire a ciascuna lista. I seggi che residuano sono rispettivamente attribuiti alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
2-quater) qualora dalla ripartizione di cui al numero 2-ter) siano attribuiti uno o più seggi ad alcuna delle liste di cui al numero 2-bis), la quale abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, assegna a tali liste i seggi ad esse attribuiti dalla ripartizione effettuata e procede alle relative proclamazioni;
d) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) nella determinazione del numero dei seggi da attribuire complessivamente nelle circoscrizioni del territorio nazionale e rispettivamente in ciascuna di queste, esclude il seggio assegnato nel collegio Valle d'Aosta ed i seggi eventualmente assegnati ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), nelle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche. Fermo quanto disposto dal comma 2, il numero dei seggi assegnati al collegio Valle d'Aosta, nonché ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), è detratto dal numero dei seggi restanti ai sensi del comma 3.
e) aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. All'articolo 86, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il seggio attribuito ai sensi dell'articolo 77, comma 1, numero 2-quater), che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito esclusivamente nella circoscrizione al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.».
1. 454. Zeller, Brugger, Widmann, Collè.
All'emendamento 1. 458., parte consequenziale, lettera b), capoverso comma 2-bis, sopprimere le parole: , non possono presentare la dichiarazione di collegamento;
0. 1. 458. 1. Boato, Bressa, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Galante, Cabras.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e i seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis.
Conseguentemente:
a) dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. L'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. L'elezione nel collegio Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, e l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol sono regolate dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico.»;
b) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. I partiti o i gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis non possono presentare la dichiarazione di collegamento; presentano una dichiarazione nella quale attestano di essere espressione di una minoranza linguistica tutelata dallo statuto speciale.»;
c) al comma 10, capoverso Art. 83:
al comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) in tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo i seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche di cui all'articolo 2;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: seggi, fatti salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e quanto disposto dall'articolo 2;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti: per il numero dei seggi da ripartire ai sensi del primo periodo;
d) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo l'articolo 93 è aggiunto il seguente:
«Art. 93-bis. - Nella circoscrizione Trentino Alto Adige/Südtirol alle liste, presentate da partiti o gruppi politici organizzati espressi dalle minoranze linguistiche, che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella stessa circoscrizione, è riservata una quota dei seggi spettanti alla circoscrizione, corrispondente alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze stesse, come determinata ai sensi del comma 4. I partiti o gruppi politici organizzati si intendono espressi dalle minoranze linguistiche quando, al momento della presentazione delle candidature, presentino una dichiarazione in tal senso e abbiano eletto, in ogni tempo, almeno un proprio rappresentante in un Consiglio provinciale o nel Consiglio regionale, componente di un gruppo consiliare costituito almeno per la metà da consiglieri appartenenti a minoranze linguistiche.
2. Al fine di dare espressione democratica alla pluralità delle componenti all'interno delle minoranze linguistiche, le liste di cui al comma 1 possono presentare un elenco di candidati, ai sensi dell'articolo 18-bis, da scegliere con voto di preferenza. A tal fine le schede elettorali, previste all'articolo 31, riportano accanto al relativo contrassegno di lista lo spazio per l'attribuzione dell'eventuale voto di preferenza. L'elettore può manifestare un voto di preferenza esclusivamente per uno dei candidati della lista da lui votata, scrivendo nello spazio previsto il nome e cognome o il solo cognome o, in caso di più cognomi o di donne coniugate, uno dei due cognomi, del candidato prescelto tra quelli compresi nell'elenco della lista medesima. In caso di identità di cognome tra candidati, deve scriversi sempre il nome e cognome e, ove occorra, data e luogo di nascita. Sono, comunque, efficaci le preferenze espresse nominativamente in uno spazio diverso da quello posto a fianco del contrassegno votato, che si riferiscano a candidati della lista votata. Le preferenze per candidati non comprese nella lista votata sono inefficaci. Se l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto una preferenza per candidati compresi tutti nella medesima lista si intende che abbia votato la lista alla quale appartengano i preferiti. Se l'elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una o più preferenze per candidati appartenenti a una soltanto di tale liste, il voto é attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati.
3. L'Ufficio centrale circoscrizionale, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, numero 3), individua il numero di seggi da attribuire alle liste di cui al comma 1, aumentato all'unità superiore in caso di parte frazionaria eccedente i cinquanta centesimi, ed assegna preliminarmente tali seggi alla rappresentanza delle minoranza linguistiche; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei seggi riservati, concorrendo a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partititi o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche;
2) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna delle liste di cui al numero 1), data dalla somma dei voti espressi per la lista nella circoscrizione;
3) ammette alla ripartizione dei seggi riservati le liste di, cui al numero 1) che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione;
4) assegna i seggi riservati alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione per il numero dei seggi di cui al comma 1 e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi riservati alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti dì cui all'articolo 83, comma 1, numero 7);
5) determina la graduatoria dei candidati per le liste che hanno presentato i candidati da scegliere con voto di preferenza, secondo il numero di preferenze ottenuto. A parità di preferenze prevale il più anziano di età e a parità di età l'ordine di presentazione. Determina gli eletti delle liste che non hanno presentato i candidati da scegliere con voto di preferenza, secondo l'ordine di presentazione. Procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
4. Ai fini della determinazione della consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze linguistiche di cui al presente articolo si fa riferimento, per la provincia di Bolzano, alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici tedesco e ladino nella provincia stessa, di cui all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 26 luglio 1976, n. 752, rapportata alla popolazione della stessa provincia di Bolzano, nonché, per la provincia di Trento, alla consistenza dei gruppi linguistici, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, come rilevati dall'ultimo censimento generale della popolazione italiana sull'intero territorio della provincia di Trento.
5. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della graduatoria o rispettivamente della lista.
6. Qualora nessuna delle liste o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche di cui al presente articolo abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, i seggi delle circoscrizioni sono interamente attribuiti ai sensi degli articoli articoli 77, 83, e 84. Le liste delle minoranze linguistiche concorrono a tale riparto con tutte le altre liste presentate, senza dover conseguire le percentuali minime previste all'articolo 83.»
13. La rubrica del TITOLO VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituita dalla seguente «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche del territorio della circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol».
1. 458. Zeller, Brugger, Widmann.
Subemendamento all'emendamento 1. 459.
All'emendamento 1. 459., parte consequenziale, lettera b), capoverso comma 2-bis, sopprimere le parole: , non possono presentare la dichiarazione di collegamento;
0. 1. 459. 1. Bressa, Boato, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Galante, Cabras.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e i seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis.
Conseguentemente:
a) dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. L'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. L'elezione nel collegio Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, e l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol sono regolate dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico.»;
b) al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. I partiti o i gruppi politici organizzati che intendano concorrere all'attribuzione dei seggi assegnati ai sensi dell'articolo 93-bis non possono presentare la dichiarazione di collegamento; presentano una dichiarazione nella quale attestano di essere espressione di una minoranza linguistica tutelata dallo statuto speciale.»;
c) al comma 10, capoverso Art. 83:
al comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) in tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo i seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche di cui all'articolo 2;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: seggi, fatti salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e quanto disposto dall'articolo 2;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti: per il numero dei seggi da ripartire ai sensi del primo periodo;
d) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo l'articolo 93 è aggiunto il seguente:
«Art. 93-bis. - 1- Nella circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol alle liste, presentate da partiti o gruppi politici organizzati espressi dalle minoranze linguistiche, che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella stessa circoscrizione, è riservata una quota dei seggi spettanti alla circoscrizione, corrispondente alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze stesse, come determinata ai sensi del comma 2. I partiti o gruppi politici organizzati si intendono espressi dalle minoranze linguistiche quando, al momento della presentazione delle candidature, presentino una dichiarazione in tal senso e abbiano eletto - in ogni tempo - almeno un proprio rappresentante in un Consiglio provinciale o nel Consiglio regionale, componente di un gruppo consiliare costituito almeno per la metà da consiglieri appartenenti a minoranze linguistiche. L'Ufficio centrale circoscrizionale, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, numero 3), individua il numero di seggi da attribuire alle liste di cui al primo periodo, aumentato all'unità superiore in caso di parte frazionaria eccedente i cinquanta centesimi, ed assegna preliminarmente tali seggi alla rappresentanza delle minoranza linguistiche; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei seggi riservati, concorrendo a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partititi o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche;
2) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna delle liste di cui al numero 1), data dalla somma dei voti espressi per la lista nella circoscrizione;
3) ammette alla ripartizione dei seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento dei totale dei voti validi espressi nella circoscrizione;
4) assegna i seggi riservati alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione per il numero dei seggi di cui al comma 1 e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi riservati alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 83, comma 1, numero 7);
5) procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
2. Ai fini della determinazione della consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze linguistiche di cui al presente articolo si fa riferimento, per la provincia di Bolzano, alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici tedesco e ladino nella provincia stessa, di cui all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 26 luglio 1976, n. 752, rapportata alla popolazione della stessa provincia dì Bolzano, nonché, per la provincia di Trento, alla consistenza dei gruppi linguistici, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, come rilevati dall'ultimo censimento generale della popolazione italiana sull'intero territorio della provincia di Trento.
3. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.
4. Qualora nessuna delle liste o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche di cui al presente articolo abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, i seggi delle circoscrizioni sono interamente attribuiti ai sensi degli articoli 77, 83, e 84. Le liste delle minoranze linguistiche concorrono a tale riparto con tutte le altre liste presentate, senza dover conseguire le percentuali minime previste all'articolo 83.»
13. La rubrica del TITOLO VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituita dalla seguente «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche del territorio della circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol».
1. 459. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e salvo quanto stabilito per la circoscrizione del Trentino Alto Adige/Südtirol.
Conseguentemente:
a) al medesimo capoverso:
1) comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Il territorio della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol costituisce una circoscrizione elettorale articolata in due collegi corrispondenti ai territori delle province di Trento e di Bolzano; i seggi assegnati a tale circoscrizione, ripartiti in parti uguali tra i due collegi, sono attribuiti secondo quanto disposto dal comma 2-bis e dall'articolo 77, comma 1-bis;
2) aggiungere, in fine, il seguente comma:
«2-bis. La ripartizione dei seggi assegnati ai collegi della circoscrizione elettorale Trentino-Alto Adige/Südtirol è effettuata in ragione proporzionale dagli uffici centrali circoscrizionali rispettivamente costituiti presso la Corte d'appello di Trento e presso la Corte d'appello di Bolzano, secondo quanto disposto dall'articolo 77, comma 1-bis.»;
b) al comma 9, capoverso Art. 77, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«1-bis. Gli Uffici centrali circoscrizionali presso le Corti d'appello di Trento e di Bolzano, dopo aver compiuto le operazioni di cui al comma 1, numero 1), provvedono al riparto dei seggi assegnati al rispettivo collegio elettorale in base alla cifra elettorale conseguita nel medesimo collegio da ciascuna lista, applicando il metodo del quoziente elettorale di collegio e dei più alti resti. Il predetto quoziente è ottenuto dividendo il totale delle cifre elettorali ottenute da tutte le liste nel collegio per il numero di seggi da ripartire nel medesimo. I voti utilizzati per l'attribuzione dei seggi del collegio sono scorporati dalla cifra elettorale ottenuta nel medesimo collegio dalla rispettiva lista e sono comunicati all'Ufficio centrale nazionale per essere utilizzati al solo fine di quanto previsto dall'articolo 83, comma 1, numero 3)»;
c) al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, alinea, premettere le parole: Salvo quanto disposto dall'articolo 1 e dall'articolo 77, comma 1-bis,"
1. 363. Detomas.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, secondo periodo, dopo le parole: Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero aggiungere le seguenti: e quanto disposto dall'articolo 2.
Conseguentemente:
a) dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. L'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. L'elezione nel collegio Valle d'Aosta, che è circoscrizione elettorale, e l'assegnazione di tre seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca del territorio della Provincia autonoma di Bolzano, sono regolate dalle norme contenute nel titolo VI del presente testo unico.»;
b) al comma 10, capoverso Art. 83:
al comma 1, dopo il numero 3), aggiungere il seguente:
3-bis) in tutte le occorrenze del calcolo, determina il numero dei seggi da attribuire escludendo i seggi riservati alla rappresentanza dei territori di cui all'articolo 2;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: 274 seggi;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti: per 274;
c) aggiungere, in fine, i seguenti commi:
12. Al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dopo l'articolo 93 è aggiunto il seguente:
«Art. 93-bis. - 1. L'Ufficio centrale circoscrizionale della circoscrizione nella quale è compreso il territorio della Provincia autonoma di Bolzano, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, numero 3), assegna preliminarmente i tre seggi spettanti alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere alla assegnazione dei tre seggi riservati; concorrono a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partiti o gruppi politici che abbiano eletto - in ogni tempo - almeno un proprio rappresentante nel Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano il quale, ai sensi dell'articolo 48-ter, commi secondo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, sia appartenuto o appartenga al gruppo dei consiglieri di lingua tedesca o al gruppo dei consiglieri di lingua ladina;
2) determina la cifra elettorale provinciale di ciascuna delle liste di cui al numero 1); tale cifra è data dalla somma dei voti espressi per la lista nelle sezioni del territorio della Provincia autonoma di Bolzano; determina successivamente il totale delle cifre elettorali provinciali;
3) ammette alla ripartizione dei tre seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto nelle sezioni del territorio della Provincia autonoma di Bolzano almeno il 25 per cento del totale delle cifre elettorali provinciali, determinato ai sensi del numero 2);
4) assegna i tre seggi alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide per tre la somma delle cifre elettorali provinciali delle liste ammesse alla ripartizione e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3);
5) procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
2. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista».
13. La rubrica del TITOLO VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per il Collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina del territorio della Provincia autonoma di Bolzano».
14. Il seggio spettante alla circoscrizione Valle d'Aosta è assegnato con metodo uninominale maggioritario secondo le disposizioni recate dal decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione per la elezione della Camera dei deputati la cui abrogazione è disposta dalla presente legge restano in vigore, in quanto applicabili, limitatamente alla assegnazione del seggio spettante alla regione Valle d'Aosta.
1. 455. Zeller, Brugger, Widmann.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 262. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 257. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 248. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 234. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6 e 7.
1. 214. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5 e 6.
1. 189. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4 e 5.
1. 154. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3 e 4.
1. 110. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 3.
1. 55. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 258. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 249. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 235. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 215. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6 e 7.
1. 190. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5 e 6.
1. 155. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4 e 5.
1. 111. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 4.
1. 56. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 250. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 236. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 216. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6 e 7.
1. 156. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5 e 6.
1. 112. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 5.
1. 57. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 237. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 217. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7, 8 e 9.
1. 191. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6, 7 e 8.
1. 157. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6 e 7.
1. 113. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 6.
1. 58. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 218. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7, 8, 9 e 10.
1. 192. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7, 8 e 9.
1. 158. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 7 e 8.
1. 114. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 7.
1. 59. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 8, 9, 10 e 11.
1. 193. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 8, 9 e 10.
1. 159. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 8 e 9.
1. 115. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 8.
1. 60. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 9, 10 e 11.
1. 160. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 9 e 10.
1. 116. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 9.
1. 61. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 10 e 11.
1. 117. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 10.
1. 62. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 11.
1. 63. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2.
1. 7. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso Art. 4, sopprimere il comma 1.
1. 8. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso Art. 4, sopprimere il comma 2.
1. 9. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso Art. 4, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Oltre al voto di lista, l'elettore può esprimere una preferenza per uno dei candidati compresi nella lista medesima.
Conseguentemente:
a) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere la preferenza per uno dei candidati della lista prescelta.
b) dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. L'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 58. - 1. Riconosciuta l'identità personale dell'elettore, il presidente estrae dalla cassetta o scatola, una scheda e la consegna all'elettore, opportunamente piegata, insieme alla matita copiativa.
2. L'elettore deve recarsi ad uno degli appositi tavoli e, senza che sia avvicinato da alcuno, votare tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno. Il voto di preferenza si esprime scrivendo con la matita copiativa, nell'apposita riga tracciata a fianco del contrassegno della lista votata, il nome e cognome, o solo il cognome, del candidato preferito, compreso nella lista medesima. In caso di identità di cognome tra candidati, deve scriversi sempre il nome e cognome e, ove occorra, data e luogo di nascita. Sono vietati altri segni o indicazioni. Qualora il candidato abbia due cognomi, l'elettore, nel dare la preferenza, può scriverne uno dei due. L'indicazione deve contenere, a tutti gli effetti, entrambi i cognomi quando vi sia possibilità di confusione fra più candidati. Sono, comunque, efficaci le preferenze espresse nominativamente in uno spazio diverso da quello posto a fianco del contrassegno votato, che si riferiscano a candidati della lista votata. Le preferenze per candidati compresi in liste di altri collegi sono inefficaci. Sono, altresì, inefficaci le preferenze per candidati compresi in una lista diversa da quella votata. Se l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto una preferenza per candidati compresi tutti nella medesima lista, si intende che abbia votato la lista alla quale appartengono i preferiti. Se l'elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una o più preferenze per candidati appartenenti ad una soltanto di tali liste, il voto è attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati. L'elettore deve poi piegare la scheda secondo le linee in essa tracciate e chiuderla inumidendone la parte gommata. Di queste operazioni il presidente dà preventive istruzioni, astenendosi da ogni esemplificazione e indicando, in ogni caso, le modalità e il numero dei voti di preferenza che l'elettore ha facoltà di esprimere.
3. Compiuta l'operazione di voto, l'elettore consegna al presidente la scheda chiusa e la matita. Il presidente constata la chiusura della scheda e, ove questa non sia chiusa, invita l'elettore a chiuderla, facendolo rientrare in cabina; ne verifica l'identità esaminando la firma e il bollo, e confrontando il numero scritto sull'appendice con quello scritto sulla lista; ne distacca l'appendice seguendo la linea tratteggiata e pone la scheda stessa nell'urna.
4. Uno dei membri dell'ufficio accerta che l'elettore abbia votato, apponendo la propria firma accanto al nome di lui nella apposita colonna della lista sopra indicata.
5. Le schede mancanti dell'appendice o prive di numero, di bollo o della firma dello scrutatore non sono poste nell'urna e gli elettori che le abbiano presentate non possono più votare. Esse sono vidimate immediatamente dal presidente e da almeno due scrutatori ed allegate al processo verbale, nel quale si fa anche menzione speciale degli elettori che, dopo aver ricevuto la scheda, non l'abbiano riconsegnata»;
c) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1:
dopo il numero 1, aggiungere il seguente:
1-bis) determina la graduatoria dei candidati secondo il numero di preferenze ottenuto. A parità di preferenze prevale il più anziano di età;
al numero 2), aggiungere, in fine, le parole: , nonché il numero di preferenze di ciascun candidato.
d) al comma 11, capoverso Art. 84, comma 1, sostituire le parole: l'ordine di presentazione con le seguenti: la graduatoria delle preferenze ottenute
1. 456. Zeller, Brugger, Widmann.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 259. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 251. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 238. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 219. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6 e 7.
1. 194. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5 e 6.
1. 161. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4 e 5.
1. 118. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 4.
1. 64. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 252. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 239. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 220. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6, 7 e 8.
1. 195. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6 e 7.
1. 162. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5 e 6.
1. 119. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 5.
1. 65. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 240. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 221. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6, 7 e 8.
1. 163. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 6 e 7.
1. 120. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 6.
1. 66. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 222. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7, 8, 9 e 10.
1. 196. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7, 8 e 9.
1. 430. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 7 e 8.
1. 121. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 7.
1. 67. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 8, 9, 10 e 11.
1. 197. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 8, 9 e 10.
1. 165. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 8 e 9.
1. 122. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 8.
1. 68. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 9, 10 e 11.
1. 166. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 9 e 10.
1. 123. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 9.
1. 69. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 10 e 11.
1. 124. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 10.
1. 70. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 11.
1. 71. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3.
1. 12. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. All'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Le cause di ineleggibilità non hanno effetto se, alla data di convocazione dei comizi elettorali, i soggetti di cui alle lettere b) e c) del primo comma sono già membri del Parlamento o del Governo. Per gli stessi non si applica l'articolo 62 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267».
1. 445. Maninetti.
Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli riproducenti simboli usati tradizionalmente dalle formazioni politiche o dalle coalizioni presenti in Parlamento ovvero con quelli presentati in precedenza.»;
b) il quarto comma è sostituito dai seguenti:
«Ai fini di cui al terzo comma costituisce elemento di confondibilità, anche una sola delle condizioni di seguito indicate:
1) l'utilizzo nel contrassegno di colori analoghi i quali complessivamente risultino, nella posizione e nella rappresentazione grafica e cromatica, coincidere sovrapponendo i due simboli per oltre il 25 per cento del totale;
2) l'utilizzo di simboli e dati grafici costituenti elementi di qualificazione degli orientamenti o finalità politiche connesse al partito o alla forza politica di riferimento;
3) l'utilizzo di parole che siano parte integrante della denominazione del partito o della forza politica di riferimento.
In deroga al quarto comma, i partiti o i gruppi politici presenti in Parlamento da almeno due legislature, aventi un gruppo parlamentare costituito presso una delle due Camere o presso il Parlamento europeo, ovvero una componente riconosciuta nel Gruppo Misto della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica alla data di entrata in vigore della presente legge, qualora abbiano già nel simbolo, con cui notoriamente si presentano, parole o espressioni letterali uguali ad altre formazioni politiche presenti in Parlamento, possono continuare a farne uso.
In deroga ai numeri 2) e 3) del quarto comma, le formazioni politiche di coalizione possono autorizzare l'uso della denominazione della coalizione ovvero del simbolo grafico di riferimento a più di una delle formazioni politiche partecipanti alle elezioni con sistema proporzionale.»;
c) il sesto comma è abrogato.
1. 449. Cento, Zanella.
Dopo il comma 3, aggiungere il seguente: 3-bis. All'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al terzo comma, dopo le parole: «con quelli riproducenti simboli» sono aggiunte le seguenti: «, elementi e diciture, o solo alcuni di essi,»;
b) al quarto comma, sono aggiunte, in fine, le parole: «anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica».
1. 472. (Nuova formulazione) Parolo.
(Approvato)
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 253. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 241. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 223. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6, 7 e 8.
1. 198. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, 6 e 7.
1. 167. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5 e 6.
1. 125. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 5.
1. 72. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 242. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 224. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7, 8 e 9.
1. 199. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6, 7 e 8.
1. 168. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6 e 7.
1. 126. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 6.
1. 73. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 225. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7, 8, 9 e 10.
1. 200. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7, 8 e 9.
1. 169. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 7 e 8.
1. 127. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 7.
1. 74. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 8, 9, 10 e 11.
1. 201. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 8, 9 e 10.
1. 170. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 8 e 9.
1. 128. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 8.
1. 75. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 9, 10 e 11.
1. 171. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 9 e 10.
1. 129. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 9.
1. 76. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 10 e 11.
1. 130. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 10.
1. 77. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 11.
1. 78. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere i commi 1, 2 e 3.
1. 264. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere i commi 1 e 2.
1. 263. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere i commi 2 e 3.
1. 265. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere il comma 2.
1. 15. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso articolo 14-bis, sopprimere il comma 3.
1. 414. Bressa, Boato, Zaccaria, Leoni, Amici, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, comma 3, primo periodo, sostituire le parole da: depositano fino alla fine del comma con le seguenti: che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
1. 450. (Testo modificato nel corso della seduta) Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
3-bis. Gli adempimenti di cui ai commi 1, 2 e 3 sono effettuati dai soggetti di cui all'articolo 15, primo comma.
1. 600. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 4, capoverso Art. 14-bis, sopprimere il comma 4.
1. 415. Mascia, Zaccaria, Boato, Bressa, Amici, Leoni, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 243. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Amici, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 226. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 8 e 9.
1. 202. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6, 7 e 8.
1. 172. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 6 e 7.
1. 131. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 6.
1. 80. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 227. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7, 8, 9 e 10.
1. 203. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7, 8 e 9.
1. 173. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 7 e 8.
1. 132. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 7.
1. 451. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
(Approvato)
Sopprimere i commi 5, 8, 9, 10 e 11.
1. 204. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 8, 9 e 10.
1. 174. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 8 e 9.
1. 133. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 8.
1. 82. Bressa, Boato, Amici, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 9, 10 e 11.
1. 175. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 9 e 10.
1. 134. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 9.
1. 83. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5, 10 e 11.
1. 135. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 10.
1. 84. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 5 e 11.
1. 79. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 5.
1. 17. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 54o con le seguenti: del 53o.
1. 307. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 54o con le seguenti: del 55o.
1. 306. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: ore 16 con le seguenti: ore 15.
1. 309. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: ore 16 con le seguenti: ore 17.
1. 308. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 52o con le seguenti: del 53o.
1. 311. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 5, sostituire le parole: del 52o con le seguenti: del 51o.
1. 310. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 228. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7, 8, 9 e 10.
1. 205. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7, 8 e 9.
1. 176. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 7 e 8.
1. 136. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 7.
1. 86. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 8, 9, 10 e 11.
1. 206. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga,Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 8, 9 e 10.
1. 177. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 8 e 9.
1. 137. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 8.
1. 87. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 9, 10 e 11.
1. 178. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 9 e 10.
1. 138. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 9.
1. 88. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6, 10 e 11.
1. 139. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 10.
1. 89. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 6 e 11.
1. 90. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 6.
1. 18. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, sopprimere il comma 1.
1. 19. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: : da almeno 1.500 fino alla fine del periodo con le seguenti: da un numero di elettori della circoscrizione pari al numero degli abitanti risultante dall'ultimo censimento e diviso per mille; la cifra risultante è arrotondata per eccesso alla decina superiore, nessuna lista di candidati può essere sottoscritta da un numero di elettori superiore al doppio del numero minimo richiesto.
1. 443. Serena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: almeno 1.500 fino a: 4.500 elettori con le seguenti: almeno 500 e da non più di 1.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 3.000 e da non più di 3.500 elettori.
1. 444. Rotondi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 1.500 con le seguenti: almeno 1.510.
1. 313. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 1.500 con le seguenti: almeno 1.490.
1. 312. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 2.000 elettori con le seguenti: 2.010 elettori.
1. 314. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6 capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 2.000 elettori con le seguenti: 1990 elettori.
1. 315. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 500.000 abitanti con le seguenti: fino a 510.000 abitanti.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 500.000 abitanti con le seguenti: più di 510.000 abitanti.
1. 317. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 500.000 con le seguenti: fino a 490.000.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 500.000 abitanti con le seguenti: più di 490.000 abitanti.
1. 316. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6 capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 2.500 con le seguenti: almeno 2.600.
1. 319. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 2.500 con le seguenti: almeno 2.400.
1. 318. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: 3.000 elettori con le seguenti: 2.990 elettori.
1. 320. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 1.000.000 con le seguenti: fino a 1.010.000.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 1.000.000 con le seguenti: più di 1.010.000 abitanti.
1. 322. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: fino a 1.000.000 con le seguenti: fino a 990.000.
Conseguentemente, al medesimo periodo, sostituire le parole: più di 1.000.000 abitanti con le seguenti: più di 990.000 abitanti.
1. 321. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: almeno 4.000 con le seguenti: almeno 3.010.
1. 324. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, sostituire le parole: almeno 4.000 con le seguenti: almeno 4.500.
1. 323. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: più di 4.500 con le seguenti: più di 4.600.
1. 325. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 1, primo periodo, sostituire le parole: più di 4.500 con le seguenti: più di 4.400.
1. 326. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano almeno un deputato e un senatore entrambi iscritti rispettivamente al Gruppo misto della Camera dei deputati ed a quello del Senato della Repubblica, antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente disposizione.
Conseguentemente:
al comma 10, capoverso Art. 83:
a) al comma 1:
1) sopprimere il numero 6);
2) al numero 7), sopprimere, ovunque ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
3) al numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
4) al numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6) con le seguenti: che la compongono.
b) al comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1.
all'articolo 2:
a) al comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per quei partiti o gruppi politici organizzati che abbiano almeno un deputato e un senatore entrambi iscritti rispettivamente al Gruppo misto della Camera dei deputati ed a quello del Senato della Repubblica, antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente disposizione.
b) al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 479. Sgarbi All'emendamento 1.452, capoverso «1-bis», aggiungere in fine il seguente periodo: Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica.
0. 1. 452. 600. La Commissione.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 1, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell'articolo 14. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da uno dei rappresentanti di cui all'articolo 17, primo comma. Il Ministero dell'interno provvede a comunicare a ciascun ufficio elettorale circoscrizionale che la designazione dei rappresentanti comprende anche il mandato di sottoscrivere la dichiarazione di presentazione delle liste. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da un notaio o da un cancelliere di tribunale.
1. 452. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, sopprimere il comma 2.
1. 20. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: da un elenco fino alla fine del periodo con le seguenti: dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza.
Conseguentemente:
a) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, al primo periodo premettere il seguente: Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere fino ad un massimo di tre preferenze per i candidati di cui al comma 2 dell'articolo 18-bis.
b) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 1), aggiungere il seguente:
1-bis) determina la graduatoria dei candidati della lista di cui all'articolo 18-bis, comma 2, secondo il numero di preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano di età;
c) al comma 11, capoverso Art. 84, comma 1, sostituire le parole: compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione con le seguenti: sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti.
1. 476. Sgarbi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: da un elenco fino alla fine del periodo con le seguenti: dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza.
Conseguentemente:
a) al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, al primo periodo premettere il seguente: Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere la preferenza per uno dei candidati di cui all'articolo 18-bis, comma 2.
b) al comma 9, capoverso Art. 77, comma 1, dopo il numero 1), aggiungere il seguente:
1-bis) determina la graduatoria dei candidati della lista di cui al comma 2 dell'articolo 18-bis, secondo il numero di preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano di età;
c) al comma 11, capoverso Art. 84, comma 1, sostituire le parole: compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione con le seguenti: sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti.
1. 478. Sgarbi.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: presentati fino alla fine del comma con le seguenti: alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore alla metà.
1. 467. Mascia, Amici, Bindi, Deiana, Zanella, Montecchi, Bellillo, Maura Cossutta, Bimbi, Pollastrini, Coluccini, Trupia, Mazzuca Poggiolini, Cima, Labate, Magnolfi, Pistone.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, sostituire le parole da: presentati fino alla fine del comma con le seguenti: alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi.
1. 468. Amici, Mascia, Bindi, Zanella, Mazzuca Poggiolini, Bellillo, Maura Cossutta, Deiana, Montecchi, Bimbi, Pollastrini, Coluccini, Trupia, Cima, Labate, Magnolfi, Pistone.
Al comma 6, capoverso articolo 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , in cui ogni genere non può essere rappresentato in una successione superiore a tre ed in misura superiore ai due terzi dei candidati; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità prossima».
Conseguentemente:
al medesimo capoverso, aggiungere, in fine, il seguente comma:
«3. Alle liste che non rispettino i requisiti previsti al comma 2 in merito all'alternanza ed alla rappresentanza di genere, il rimborso per le spese elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, e successive modificazioni, viene ridotto del 10 per cento per ogni violazione, in misura direttamente proporzionale al numero delle violazioni, fino ad un massimo del 50 per cento».
Aggiungere in fine il seguente comma:
12. Dalla seconda elezione successiva all'entrata in vigore della presente legge, nelle liste di cui all'articolo 18-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, a pena di inammissibilità, ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a due.
Le norme relative alla alternanza e alla rappresentanza di genere di cui all'articolo 1, comma 6, capoverso articolo 18-bis, comma 2, si applicano fintanto che lo scarto di eletti nazionali tra i due generi risulti superiore al 15 per cento.
1. 620. La Commissione.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , in cui ogni genere non può essere rappresentato in una successione superiore a tre ed in misura superiore ai due terzi dei candidati; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità prossima.
Conseguentemente:
dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
7-bis. All'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo il numero 7), è aggiunto il seguente:
«7-bis) dichiara inammissibili le liste che non rispettino i requisiti previsti dall'articolo 18-bis, comma 2, relativi all'alternanza e alla rappresentanza di genere».
aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. Dalla seconda elezione successiva all'entrata in vigore della presente legge, nelle liste di cui all'articolo 18-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a due. Le norme relative alla alternanza e alla rappresentanza di genere di cui all'articolo 1, comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, si applicano fintanto che lo scarto di eletti nazionali tra i due generi risulti superiore al 15 per cento.
1. 460. Bertolini, Garnero Santanché, Francesca Martini, Mazzoni, Moroni, Paoletti Tangheroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , nel quale ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a tre.
Conseguentemente, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
7-bis. All'articolo 22 del decreto legislativo n. 361 del 1957, primo comma, dopo il numero 7) è aggiunto il seguente:
«7-bis) dichiara inammissibili le liste che non rispettano i requisiti di rappresentanza di genere di cui all'articolo 18-bis, comma 2».
1. 424. (Nuova formulazione) Bertolini, Garnero Santanché, Francesca Martini, Lussana, Mazzoni, Paoletti Tangheroni, Moroni.
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La disposizione di cui al primo periodo si applica esclusivamente in occasione delle prime elezioni della Camera dei deputati che saranno svolte dopo l'entrata in vigore della medesima disposizione.
Conseguentemente, dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:
Art. 1-bis. - 1. A partire dalle seconde elezioni della Camera dei deputati successive alla data di entrata in vigore della presente legge, al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, come modificato dall'articolo 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 18-bis, comma 2, il primo periodo è sostituito dal seguente: «Ogni lista all'atto della presentazione è composta dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza»;
b) all'articolo 31, comma 2, al primo periodo è premesso il seguente: «Le schede per l'attribuzione dei seggi riportano accanto ad ogni contrassegno uno spazio per consentire all'elettore di esprimere la preferenza per uno dei candidati di cui all'articolo 18-bis, comma 2»;
c) all'articolo 77, comma 1, dopo il numero 1), è aggiunto il seguente:
«1-bis) determina la graduatoria dei candidati della lista di cui all'articolo 18-bis, comma 2, secondo il numero di preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano d'età;»;
d) all'articolo 84, comma 1, le parole: «compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione» sono sostituite dalle seguenti: «sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti».
1. 447. Buontempo.
Sopprimere il comma 6-bis.
1. 401. Boato, Bressa, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Leoni, Amici, Sgobio, Falanga, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 6-bis, sostituire le parole: è soppresso il secondo periodo con le seguenti: il secondo periodo è sostituito dal seguente: «A pena di nullità dell'elezione, nessun candidato può accettare la candidatura contestuale alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica».
1. 500. Governo.
(Approvato)
Sopprimere i commi 7, 8, 9, 10 e 11.
1. 207. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 8, 9 e 10.
1. 179. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 8 e 9.
1. 140. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 8.
1. 91. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 9, 10 e 11.
1. 180. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 9 e 10.
1. 141. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 9.
1. 92. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7, 10 e 11.
1. 142. Cabras, Boato, Amici, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 10.
1. 93. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 7 e 11.
1. 94. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 7.
1. 21. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 8 del 45o con le seguenti: ore 5 del 45o.
1. 327. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 8 del 45o con le seguenti: ore 10 del 45o.
1. 328. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole da: del 45o fino alla fine del capoverso con le seguenti: del 35o giorno alle ore 20 del 34o giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte d'appello o del Tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20. Contestualmente deve essere presentata la dichiarazione di presentazione della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori.
1. 442. Serena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 45o con le seguenti: del 47o.
1. 330. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 45o con le seguenti: del 46o.
1. 329. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 20 del 44o con le seguenti: ore 23 del 44o.
1. 331. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: ore 20 del 44o con le seguenti: ore 18 del 44o.
1. 332. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 44o con le seguenti: del 42o.
1. 334. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: del 44o con le seguenti: del 43o.
1. 333. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: dalle ore 8 alle con le seguenti: dalle ore 5 alle.
1. 340. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: dalle ore 8 alle con le seguenti: dalle ore 6 alle.
1. 339. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: dalle ore 8 alle con le seguenti: dalle ore 10 alle.
1. 338. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: alle ore 20 con le seguenti: alle ore 18.
1. 336. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: alle ore 20 con le seguenti: alle ore 22.
1. 335. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, primo comma, sostituire le parole: alle ore 20 con le seguenti: alle ore 21.
1. 337. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, secondo comma, sostituire le parole: Entro dieci con la seguente: Entro nove.
1. 342. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 7, capoverso, secondo comma, sostituire le parole: Entro dieci con le seguenti: Entro undici.
1. 341. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8, 9, 10 e 11.
1. 181. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8, 9 e 10.
1. 143. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8 e 9.
1. 95. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8, 10 e 11.
1. 144. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8 e 10.
1. 96. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 8 e 11.
1. 97. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 8.
1. 22. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, sopprimere il comma 1.
1. 23. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire la parola: consistente con la seguente: gialla.
1. 344. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire la parola: consistente con la seguente: rosa.
1. 345. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire la parola: consistente con la seguente: «extrastrong».
1. 343. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 1, sostituire le parole: nella tabella B con le seguenti: nelle tabelle A-bis e A-ter.
Conseguentemente, dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. Al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, dopo la tabella A, sono aggiunte le tabelle A-bis e A-ter di cui all'allegato 1 della presente legge.
Conseguentemente, aggiungere, in fine, il seguente allegato:


1. 601. La Commissione.
(Approvato) Al comma 8, capoverso Art. 31, sopprimere il comma 2.
1. 24. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 8, capoverso Art. 31, comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: per l'attribuzione dei seggi.
1. 602. La Commissione.
(Approvato)
All'emendamento 1. 453, sopprimere le parole da: Il voto è altresì valido fino alla fine dell'emendamento.
0. 1. 453. 1. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
(Approvato)
Dopo il comma 8, aggiungere il seguente:
8-bis. All'articolo 58, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, il primo periodo è sostituito dai seguenti: «L'elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta. Il voto è altresì valido se l'elettore scrive, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta, anche il cognome di un candidato della lista medesima. Qualora l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto il cognome di un candidato di una lista nel rettangolo che contiene il relativo contrassegno, il voto è attribuito alla lista alla quale appartiene il candidato indicato».
1. 453. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Sopprimere i commi 9, 10 e 11.
1. 145. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 9 e 10.
1. 98. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere i commi 9 e 11.
1. 99. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 9.
1. 25. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 9, capoverso articolo 77, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 28. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 9, capoverso articolo 77, comma 1, numero 2), sopprimere le parole: ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista.
1. 475. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Sopprimere i commi 10 e 11.
1. 100. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 10.
1. 30. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 2, 3 e 4.
1. 299. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 2 e 3.
1. 289. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 2.
1. 274. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 3, 4 e 5.
1. 300. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 3 e 4.
1. 290. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 3.
1. 275. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 4, 5 e 6.
1. 301. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 4 e 5.
1. 291. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 4.
1. 276. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1, 5 e 6.
1. 292. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 5.
1. 277. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 1 e 6.
1. 278. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 1.
1. 31. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 1) e 2).
1. 268. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 1) e 3).
1. 269. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 1) e 4).
1. 270. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 1).
1. 37. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 2) e 3).
1. 271. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 2) e 4).
1. 272. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 2).
1. 38. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere i numeri 3) e 4).
1. 273. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 3).
1. 39. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 3).
1. 477. Sgarbi.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), sopprimere la lettera a).
1. 402. Amici, Bressa, Zaccaria, Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sopprimere le parole da: e che contengano fino alla fine della lettera.
Conseguentemente, al medesimo capoverso:
1) al comma 1:
sopprimere il numero 6);
al numero 7), sopprimere, ovunque ricorrano, le parole: di cui al numero 6);
al numero 8), sopprimere le parole: di cui al numero 6);
al numero 9), sostituire le parole: di cui al numero 6) con le seguenti: che la compongono;
2) al comma 5, sopprimere le parole: ai sensi del numero 6) del comma 1.
1. 480. Rotondi.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'uno per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'uno per cento.
1. 470. Pisicchio.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
1. 469. Ciro Alfano.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), lettera a), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 6), sostituire le parole: il due per cento con le seguenti: l'1,5 per cento.
1. 471. Pisicchio.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3) lettera a), aggiungere , in fine, le parole: ovvero una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione.
Conseguentemente:
al medesimo numero, lettera b):
dopo le parole: non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi aggiungere le seguenti: e le singole liste non collegate rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione,
aggiungere, in fine, le parole: ovvero che siano rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione.
al numero 6), aggiungere, in fine, le parole: e le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella circoscrizione.
1. 473. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 3), sopprimere la lettera b).
1. 403. Leoni, Zaccaria, Bressa, Amici, Boato, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 4).
1. 40. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 4), sostituire le parole: e le liste di cui al numero 3) con le seguenti: di cui al numero 3), lettera a), e le liste di cui al numero 3), lettera b).
1. 481. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 5).
1. 404. Boato, Bressa, Zaccaria, Amici, Leoni, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 6).
1. 405. Mascia, Zaccaria, Bressa, Leoni, Amici, Sgobio, Boato, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 6), aggiungere, in fine, le parole: , nonché la lista che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale tra quelle che non hanno conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi.
1. 603. (Testo corretto nel corso della seduta) La Commissione.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 7).
1. 406. Leoni, Boato, Bressa, Amici, Zaccaria, Mascia, Sgobio, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero, numero 7), secondo periodo, sopprimere le parole: , ottenendo così il quoziente elettorale di coalizione.
Conseguentemente:
al medesimo capoverso:
al comma 1:
al numero 7):
al terzo periodo, aggiungere, in fine, le parole: così ottenuto;
sostituire l'ultimo periodo con il seguente: A ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del numero 4);
al numero 8):
al secondo periodo, sostituire le parole: delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6), per il quoziente elettorale della coalizione con le seguenti: di tutte le liste che la compongono per il quoziente elettorale nazionale di cui al numero 4);
al terzo periodo, sostituire le parole: circoscrizionale per il relativo quoziente elettorale di lista con le seguenti: elettorale circoscrizionale per il quoziente elettorale nazionale;
al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Divide quindi il totale delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste della coalizione o della singola lista per 340, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale di maggioranza;
al comma 3:
al primo periodo, sostituire le parole: 278 seggi con le seguenti: 277 seggi;
al secondo periodo, sostituire le parole: per 278 con le seguenti per 277, ottenendo il quoziente elettorale nazionale di minoranza;
al comma 4, secondo periodo, sostituire le parole: calcola il quoziente elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista procedendo con la seguente: procede;
al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: A tal fine, in luogo del quoziente elettorale nazionale, utilizza il quoziente elettorale nazionale di maggioranza per la coalizione di liste o singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi e il quoziente elettorale nazionale di minoranza per le altre coalizioni di liste o singole liste.
1. 482. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 8).
1. 407. Boato, Sgobio, Bressa, Zaccaria, Amici, Leoni, Mascia, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 8), ottavo periodo, sostituire le parole da: , secondo il loro ordine crescente fino alla fine del periodo con le seguenti: di attribuzione, secondo il loro ordine crescente e nelle quali inoltre le coalizioni di liste o singole liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali coalizioni di liste o singole liste.
1. 484. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 8), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nel caso in cui non sia possibile far riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla coalizione di lista o lista singola eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alla coalizione di lista o lista singola deficitaria sono conseguentemente attribuiti seggi in quelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.
Conseguentemente, al medesimo comma, numero 9), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nel caso in cui non sia possibile far riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla lista eccedentaria vengono sottratti i seggi in quelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alle liste deficitarie sono conseguentemente attribuiti seggi in quelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.
1. 485. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, sopprimere il numero 9).
1. 408. Sgobio, Zaccaria, Bressa, Mascia, Leoni, Amici, Boato, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, comma 1, numero 9), ottavo periodo, sostituire le parole da: le liste che non abbiano fino alla fine del periodo con le seguenti: inoltre le liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzati. Conseguentemente, assegna i seggi a tali liste.
1. 486. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2, 3 e 4.
1. 293. Cabras, Boato, Amici, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 3.
1. 279. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2, 4 e 5.
1. 294. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 4.
1. 280. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2, 5 e 6.
1. 295. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 5.
1. 431. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 2 e 6.
1. 282. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 2.
1. 432. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3, 4, 5 e 6.
1. 302. Intini, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3, 4 e 5.
1. 296. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3 e 4.
1. 283. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3, 5 e 6.
1. 297. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3 e 5.
1. 284. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 3 e 6.
1. 285. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 3.
1. 33. Leoni, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 4, 5 e 6.
1. 298. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 4 e 5.
1. 286. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 4 e 6.
1. 287. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 4.
1. 34. Montecchi, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere i commi 5 e 6.
1. 288. Galante, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 5.
1. 35. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 6.
1. 36. Boato, Amici, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Al comma 10, capoverso Art. 83, sopprimere il comma 7.
1. 409. Bressa, Leoni, Zaccaria, Zanella, Amici, Boato, Sgobio, Mascia, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Cabras, Cusumano, Giordano, Russo Spena.
Sopprimere il comma 11.
1. 41. Cabras, Amici, Boato, Bressa, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Subemendamenti all'emendamento 1. 474.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-bis.
0. 1. 474. 1. Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-ter.
0. 1. 474. 2. Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-quater.
0. 1. 474. 3. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato.
All'emendamento 1. 474, sopprimere il comma 1-quinquies.
0. 1. 474. 4. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga.
Al comma 11, capoverso Art. 84, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:
1-bis. Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in una circoscrizione e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti in quella medesima circoscrizione, l'Ufficio centrale nazionale assegna i seggi alla lista nelle altre circoscrizioni in cui la stessa lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi le sono attribuiti nelle altre circoscrizioni in cui la stessa lista abbia la maggiore parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente.
1-ter. Qualora al termine delle operazioni di cui al comma 1-bis, residuino ancora seggi da assegnare alla lista in una circoscrizione, questi sono attribuiti, nell'ambito della circoscrizione originaria alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora al termine di detta operazione residuino ancora seggi da assegnare alla lista, questi sono attribuiti, nelle altre circoscrizioni, alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente già utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente.
1-quater. Se nell'effettuare le operazioni di cui ai commi 1-bis e 1-ter, due o più liste abbiano una uguale parte decimale del quoziente, si procede mediante sorteggio.
1-quinquies. L'Ufficio centrale nazionale comunica gli esiti delle operazioni effettuate ai sensi dei commi 1-bis e 1-ter agli uffici elettorali regionali ai fini delle relative proclamazioni.
1. 474. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 11, capoverso Art. 84, sopprimere il comma 2.
1. 43. Mascia, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
Subemendamento all'emendamento 1. 604. della Commissione
All'emendamento 1. 604. della Commissione, capoverso Art. 86, aggiungere, in fine, il seguente comma:
«3. Nel caso in cui rimanga vacante il seggio della circoscrizione Valle d'Aosta si procede ad elezioni suppletive».
0. 1. 604. 1. Collè, Boato.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. L'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, è sostituito dal seguente:
«Art. 86. - 1. Il seggio che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito, nell'ambito della medesima circoscrizione, al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.
2. Nel caso in cui una lista abbia già esaurito i propri candidati si procede con le modalità di cui all'articolo 84, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater.».
1. 604. La Commissione.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
12. Alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, i numeri 17) e 18) sono sostituiti dal seguente:
«17) CIRCOSCRIZIONE: Abruzzi e Molise - Sede Ufficio centrale circoscrizionale: L'Aquila».
1. 441. Riccio.
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
688.
Seduta di GIOVEdì 13 OTTOBRE 2005
presidenza del presidente pier ferdinando casini
La seduta comincia alle 9,35.
ANTONIO MAZZOCCHI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).
Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (A.C. 2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052) (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto nonché il deputato Soda hanno ritirato la loro sottoscrizione dalle rispettive proposte di legge) (ore 9,40).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Ricordo che nella seduta di ieri sono stati votati tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1, ad eccezione dell'emendamento Palma 1.452 e del subemendamento ad esso riferito. Non si è pertanto proceduto alla votazione dell'articolo 1.
Avverto che, prima dell'inizio della seduta, è stato ritirato l'emendamento 2.620 della Commissione
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 1).
Chiedo al relatore, onorevole Bruno, di fornire all'Assemblea indicazioni in merito al prosieguo dei lavori.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove si riunirà per definire orientamenti al riguardo nella fase di eventuale sospensione della seduta per il decorso del termine regolamentare di preavviso elettronico.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bruno.
Avverto che è stata avanzata richiesta di votazioni qualificate.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,43).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 10,10.
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate.
Avverto che l'articolo aggiuntivo Palma 2.0400 è stato ritirato dai presentatori.
Chiedo al relatore di indicare all'Assemblea in che modo ritenga si possa proseguire nell'esame del testo unificato.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, ricordo che nella seduta di ieri sono stati accantonati il subemendamento 0.1.452.600 della Commissione, del quale raccomando l'approvazione, e l'emendamento Palma 1.452, sul quale la Commissione esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Sta bene.
Procediamo dunque all'esame delle proposte emendative accantonate nella seduta di ieri.
Prendo atto che la Commissione ha espresso parere favorevole e che il Governo esprime parere conforme.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.1.452.600 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, questa proposta emendativa è, in qualche modo, la controprova di come il nuovo sistema elettorale, che si pretende di imporre unilateralmente, stravolgendo totalmente il sistema elettorale vigente, riporti indietro la situazione istituzionale del nostro paese di 15 anni. È come aver cancellato un'intera stagione politica!
Secondo le previsioni della legge approvata dopo il referendum del 18 aprile 1993, occorreva giustamente considerare, in una logica di democrazia liberale, tutte le forze politiche, nel momento delle nuove elezioni politiche, ai nastri di partenza, in posizioni potenzialmente eguali. Del resto, nelle prime elezioni, quelle del 1994, per esempio, si presentò il gruppo di Forza Italia che non preesisteva a quella scadenza elettorale.
Con questa norma, si ritorna all'antico e so che a molti può piacere, anche in quest'aula; del resto, ieri, nella circostanza del voto sulla rappresentanza di genere, abbiamo riscontrato una sorta di autotutela, in quel caso maschile, delle posizioni di potere già acquisite. Al riguardo, è stato scandaloso quel voto per la maggioranza di centrodestra!
Adesso siamo di fronte ad una norma che ricrea l'oligarchia partitocratica anche dal punto di vista della raccolta delle firme. Chi è dentro l'oligopolio della rappresentanza partitica del sistema è un privilegiato.
Le forze politiche che si affacciano nel sistema rappresentativo, quali esse siano (possono essere i Verdi, come vent'anni fa, Forza Italia, come nel 1994, o qualche altra forza politica, ma non ha importanza, perché mi esprimo in termini assolutamente bipartisan), hanno l'obbligo della raccolta delle firme. Chi fa parte già del sistema partitico che, in questo caso, diventa partitocratico, da questo viene esonerato, con una serie di formule contenute nell'emendamento.
È un altro indice di come, con questa sciagurata proposta di legge elettorale, si tenda a cancellare un'intera stagione politica ed a ritornare non al sistema dei partiti (è un fatto positivo), ma alle logiche del sistema partitocratico in senso oligarchico.
Per tale motivo, preannunzio l'espressione del voto contrario su tale proposta emendativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, colleghi, condivido le argomentazioni svolte dal collega Boato.
L'altro giorno, all'inizio della nostra discussione, l'onorevole Tabacci tesseva le lodi (in linea astratta, condivido quelle considerazioni) di una democrazia fondata su un sistema di forti partiti democratici organizzati.
Tuttavia, se vogliamo dire la verità, oggi la situazione non è questa e non è per decreto o aumentando il potere dei partiti, il più delle volte svuotati nelle procedure democratiche e nei rapporti trasparenti con gli elettori, che si può, lo dico tra virgolette, «ritornare» ad una democrazia fondata sul protagonismo dei partiti politici.
Dobbiamo già esaminare un provvedimento - e l'abbiamo criticato - che attribuisce a vertici di partito il potere di nominare i parlamentari. A ciò si aggiunge l'esonero della raccolta delle firme per coloro che siedono già in Parlamento.
Tutti sappiamo che la raccolta delle firme è un esercizio faticoso, dispendioso di energie e di risorse economiche, ma sappiamo che si tratta di una prima prova di radicamento e di presenza di una forza politica nell'elettorato. Pensare che ai nastri di partenza, quando si avvia una competizione politica, non tutti si trovano su uno stesso livello è già un'iniziativa non democratica e non liberale. Infatti, coloro che siedono già in Parlamento non raccolgono le firme, mentre coloro che aspirano ad entrarvi hanno l'obbligo di farlo.
Evidentemente, si tratta di una forzatura, di una protezione di chi già è in qualche modo protetto. E ciò è tanto più clamoroso in una fase della storia politica italiana nella quale, ormai da dieci anni a questa parte, vi è una notevole rapidità nella costituzione di formazioni politiche nuove, di formazioni politiche che accedono per la prima volta in Parlamento e dimostrano di godere di un radicato consenso. Questa protezione di chi già siede in Parlamento non è assolutamente accettabile!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, condivido integralmente quanto affermato dai colleghi Boato e Leoni.
L'aver cancellato la sottoscrizione delle liste e, quindi, l'aver restituito un rapporto paritario tra forze politiche e cittadini è un'apparente semplificazione del sistema. In realtà, si tratta di un indebolimento sostanziale del rapporto cittadini-eletti ed è, in qualche modo, la linea rossa che tiene insieme tutto questo vostro provvedimento: un trasferimento dalla dimensione di un rapporto trasparente alla costruzione di un rapporto tutto interno alla logica delle segreterie dei partiti.
Come vedremo tra poco, ci stiamo avviando verso un Parlamento che non sarà una istituzione di eletti, ma di nominati.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.452.600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 559
Maggioranza 280
Hanno votato sì 320
Hanno votato no 239).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le chiedo con anticipo di valutare quanto lei ha comunicato ieri all'Assemblea a proposito delle osservazioni del collega Zaccaria sul mancato parere della Commissione bilancio.
Lei, giustamente, oltre a rinviare alla responsabilità del presidente Bruno, ha poi fatto propria la convinzione che nel testo non vi siano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che non vi siano nemmeno in ordine agli emendamenti.
Presidente, mi permetto di osservare che, questa mattina, sarà esaminato un emendamento - che probabilmente sarà anche approvato dall'Assemblea - nel quale sono previsti oneri. In questo caso, il parere della Commissione bilancio è assolutamente...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Boccia, può dirmi di quale emendamento si tratta?
ANTONIO BOCCIA. Presidente, c'è un emendamento che prevede...
PRESIDENTE. Quale?
ANTONIO BOCCIA. Presidente, lo trovo e glielo dico... Comunque, vi è un emendamento nel quale si prevede che gli uffici abbiano una prosecuzione di lavori, quindi ciò comporterà sicuramente...
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Boccia, attenderò che mi indichi l'emendamento...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 1.452, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 561
Astenuti 3
Maggioranza 281
Hanno votato sì 322
Hanno votato no 239).
Prendo atto che l'onorevole Bressa non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione di questi giorni, così aspra ma anche così ricca di interventi, ha fatto decantare molti degli argomenti di merito e di metodo con i quali ci opponiamo a questa legge. Su tali punti non voglio tornare, mentre voglio sottolineare gli aspetti posti ieri, in apertura di seduta, dagli interventi degli onorevoli Violante e Franceschini.
Che il nostro paese abbia intrapreso e non ancora pienamente compiuto la traversata verso la conquista della stabilità, ma soprattutto verso la chiusura di quel periodo di transizione dovuto a ragioni nazionali ed internazionali che risalgono ad un decennio fa, credevamo fosse consapevolezza comune in questo Parlamento. Invece, ritengo che tale consapevolezza sia comune nel paese. In fondo, la determinazioni che hanno riguardato le leggi elettorali secondo diversi modelli, la scelta del sistema maggioritario e quella definitiva nei confronti del bipolarismo, passate anche tramite la volontà esplicita e diretta espressa dai cittadini italiani con i referendum, indicavano questa priorità come assoluta. Invece, rispetto a questo la legge che voi vi accingete ad approvare non solo si pone in contraddizione, ma va oltre. Infatti, è assolutamente un incidente di percorso della storia perché pone inciampo ad un processo che era così fortemente chiesto dei cittadini italiani da avere condotto in pochi anni, pur con imperfezioni e approssimazioni, alla svolta definitiva del nostro modello elettorale, prefigurando persino un altro modello istituzionale.
Che questa legge non funzioni non lo dico soltanto con riguardo a quanto i cittadini sceglieranno: sarà il voto libero a decidere chi governerà questo paese nei prossimi anni. Tuttavia, vi imputo la grave responsabilità di avere creato tale inciampo e di esservi messi di traverso, come incidente di percorso.
Eppure la stabilità è un tema carissimo alla vostra cultura politica e alla vostra propaganda. Il Presidente Berlusconi in proposito si intrattiene ogni volta che può, facendosene vanto, ma anche in questo caso vi è un fraintendimento nel modo in cui la stabilità viene intesa. Dipende dal punto di vista. Certamente dal vostro punto di vista stabilità significa tenere insieme una maggioranza con ricatti, minacce reciproche, concessioni stravolgenti che creano disastri nel governo del paese, nella relazione tra cittadini ed istituzioni, nella stessa qualità democratica e nella scelta della rappresentanza.
Io penso che la stabilità, almeno nel modo con cui è stata richiesta dai cittadini in questi anni, vada identificata con la tensione unitaria verso un medesimo disegno strategico e verso la medesima idea di paese e del suo futuro. Certo, tale idea può essere diversa tra maggioranza ed opposizione, ma essa non può avere un respiro diverso: il respiro corto che avete impresso si contrappone al respiro lungo che il paese ci ha chiesto.
Quindi, vi sembrerà paradossale che in questo senso quello che voi vantate come il Governo più stabile negli ultimi cinquant'anni della storia del paese sia invece quello più instabile. Vi faccio un esempio che, a mio avviso, è chiarissimo. Voi avete cambiato più volte il ministro degli esteri e il ministro dell'economia non per ragioni che - come avveniva nella prima Repubblica - riguardavano l'appartenenza del ministro designato a questa o quella forza politica, ma perché ogni volta è entrato in crisi il progetto politico.
Così è stato nei confronti del ministro Ruggiero e dell'idea che questo Governo esprimeva rispetto all'Europa e rispetto alla promessa fatta e al vincolo dichiarato in sede elettorale. Dall'altra parte, credo che la vicenda Tremonti-Siniscalco-Tremonti indichi con chiarezza il fatto che la vostra è una stabilità tutta introiettata, che guarda soltanto a voi e che non guarda, in nessun modo, al paese.
Questa è la questione che oggi state ponendo in discussione: la stabilità che guarda al paese; lo fate con la legge elettorale in esame e con la riforma costituzionale. Espropriate i cittadini del diritto di scegliere. E in che modo? Chiedendo di fidarsi di questi partiti? L'onorevole Santanchè invitava ieri a guardare ai fatti e li proponeva: devo dire che ciò è stato ardimentoso da parte dell'onorevole Santanchè, perché il fatto che si è prodotto, più testardo di qualunque macigno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità socialista e Misto-Verdi-L'Unione), ha dimostrato che i fatti sono appunto più testardi delle parole e mostrano una cosa molto semplice. Oggi il Presidente Berlusconi ai suoi giornali ha dichiarato, con una vena di rimprovero nei confronti della ministra Prestigiacomo: hai spaventato gli uomini. Vi dico ciò che penso, e spero che a nessuno di voi sembri offensivo: vi ho visto come tanti tacchini riluttanti verso la cucina del giorno di Natale, quando ieri esprimevate per scrutinio segreto il vostro voto contrario all'emendamento della maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Unione - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)! E voi pensate che le donne e gli uomini italiani, dopo questo, possano fidarsi della democrazia che circola dentro i vostri partiti e possano pensare che la rappresentanza che esprimerete...
PRESIDENTE. Onorevole Finocchiaro, la prego di concludere.
ANNA FINOCCHIARO. ...sarà adeguata alla qualità della questione, dal momento che avete avuto paura della questione della modernità e della partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale di questo paese (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)? Francamente non mi pare che ieri abbiate dato una grande prova, mi pare che stiate continuando a riflettere voi stessi e i vostri volti in specchi che evidentemente vi rimandano un'immagine consolante: credo dovreste stare attenti a che questi specchi non diventino specchi ustori, che determinino nel paese l'inizio di un incendio di ribellione e di indignazione nei confronti del vostro modo di operare, di trattare le istituzioni, la democrazia, la buona fede, le aspettative dei cittadini e delle cittadine italiane e lo stesso futuro del paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità socialista e Misto-Verdi-L'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, in quello che è forse l'unico intervento politico svolto da un esponente della maggioranza, l'onorevole Tabacci argomentava polemicamente che lui, parlando di leggi elettorali, non si sente anglosassone, bensì mediterraneo. Onorevole Tabacci, non si tratta di identificarsi con un modello; si tratta di capire se siamo seri e responsabili, se siamo politicamente seri e politicamente responsabili. Siete sicuri, colleghi della maggioranza, di essere politicamente seri e di essere politicamente responsabili? Avete deciso di cambiare la legge elettorale in trenta giorni, a colpi di maggioranza. Avete calpestato l'articolo 72 della Costituzione sul procedimento legislativo. Avete definito il testo base per l'Assemblea, decidendolo al di fuori di ogni sede parlamentare, con due subemendamenti che, come è noto, non possono essere modificati. E avete fatto tutto questo per consentire di svolgere la discussione generale il 29 settembre, in modo da poter contingentare il seguito dell'esame nel calendario di ottobre. E avete poi la spudoratezza di dichiarare che mai un provvedimento in questa legislatura ha avuto più tempo a disposizione per la discussione.
Chiediamoci perché è accaduto tutto questo. Quale emergenza c'era per un percorso così rapido? Forse perché c'è un grande dibattito politico nel paese, che invoca una nuova legge elettorale? Ma quando mai, ma quando mai! Perché c'è stato un grande confronto parlamentare, che so, sulle ragioni della rappresentanza o sulle ragioni della governabilità? Ma dove? Ma quando?
Il vero perché lo avete spiegato voi fuori da quest'aula, in uno di quei rari momenti e slanci di verità che hanno caratterizzato alcune vostre dichiarazioni. Ne cito una per tutte, quella del Presidente Berlusconi, il quale ha così ammonito voi colleghi della maggioranza: «Guardate che la legge elettorale bisogna farla, altrimenti sappiate che quelli dell'Unione, il prossimo anno, non faranno prigionieri». Questo è quello che vi ha motivato. Questa è la verità politica. Queste sono le motivazioni che vi hanno spinto a cambiare la legge elettorale. E con questo noi tristemente oggi ci dobbiamo confrontare.
Un'ultima conclusiva valutazione. Tralasciando i vari profili di incostituzionalità che, ancora oggi, questo testo presenta e che ripetutamente sono stati sottolineati in molti nostri interventi, colleghi, vi rendete conto, che con questa legge state costruendo una via che porterà il prossimo Parlamento ad essere un Parlamento di nominati e non un Parlamento di eletti? Siete sicuri che con questa legge elettorale le parole «sovranità popolare», «rappresentanza» e «democrazia» mantengano intatto il loro valore?
Vedete colleghi, la storia millenaria del diritto ci ha insegnato che il diritto non appartiene al mondo dei segni sensibili e per questo appare all'uomo comune avvolto come in un'aura, in un senso di mistero.
Gli istituti della democrazia, della sovranità popolare, della rappresentanza, del Parlamento sono le luci, sono le fiaccole che squarciano questo velo di mistero. Ma se questi strumenti vengono irrisi e svuotati, il rischio più grande è quello di produrre una separazione tra il cittadino e il diritto: con un cittadino più povero, perché gli sfugge di mano uno strumento prezioso del vivere civile; con il diritto sostanzialmente esiliato dalla coscienza comune.
Tra le molte cose brutte e sbagliate che lasciate in eredità agli italiani, questa è di certo la più brutta e la più sbagliata. E credo che questo sia sufficiente a spiegare al Presidente Berlusconi quali valori e quali principi ci distanziano e perché mai la Margherita non potrà stare con lei, Presidente, e non ci starà mai. Infatti, noi crediamo ancora nello Stato democratico, nello «Stato del valore umano», come lo definì Aldo Moro.
Per questo siamo così radicalmente contrari, e non perché abbiamo paura di perdere. Perché voi perderete comunque (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista voterà contro questa legge, perché essa realizza una sorta di eterogenesi dei fini. Non si preoccupi il ministro Calderoli, non è un'istituzione islamica... semplicemente indica che si vuole realizzare un fine e se ne realizza un altro. Questa legge approfondisce la crisi della centralità della rappresentanza parlamentare e delle forze politiche, che certo vanno rifondate, ma che sono un importante canale di democrazia. La rappresentanza, negli ultimi venti anni, è stata sostituita da altre opzioni, giocate però come contraddizione. Si pensi ad esempio a quella della presunta stabilità ed efficienza dei Governi.
Questo è un punto di grande rilievo teorico e politico per noi proporzionalisti, che crediamo nella centralità del Parlamento come luogo di costruzione della legittimità e della legittimazione dei governi, che crediamo nella democrazia organizzata e conflittuale, che dialettizzi gli equilibri istituzionali con gli orientamenti di massa, con i conflitti sociali, con il respiro della società civile (come ebbe a scrivere Gramsci).
Voi, signore e signori della maggioranza, invece, ritenuta superata la stagione della partecipazione, perseguite il modello della democrazia dell'investitura, dell'elittismo oligarchico, del «capo», come avete scritto, che tutto sussume, che deve, di per sé, essere anche presente in tutte le circoscrizioni, perché dà, appunto, il taglio alla lista.
Cos'è, onorevole Berlusconi, questa mostruosa costruzione che proponete, questo proporzionale ingabbiato in uno schema ultrabipolare che, in quanto tale, necessita di essere garantito dalla rigida tutela del padre-padrone? Non cogliete la contraddizione?
Il proporzionale, infatti, di per sé - l'onorevole Tabacci lo sa bene - pretende partiti e strutture intermedie della società come canali della democrazia. Voi, invece, lo rendete un proporzionale bastardo mettendovi sopra lo scettro del capo assoluto.
Noi auspichiamo una prossima legislatura che consideri centrale svolgere una riflessione di politica costituzionale fondata - nella società, nella fabbrica - sul modello di democrazia organizzata e conflittuale, anche nei termini pieni del recupero della statualità del rapporto fra i poteri dello Stato e della società come nuovo spazio pubblico. Voi siete legati, invece, ad un sistema proporzionale in uno schema ultra bipolare che non fa un bilancio serio della crisi del maggioritario e del bipolarismo e che conduce, invece, ad una deriva anche sul piano del costituzionalismo democratico. Noi, infatti, non siamo soltanto di fronte ad un'occasione perduta - il dibattito svoltosi nel pomeriggio e nella serata di ieri in questo è stato molto grave - né di fronte soltanto ad un'operazione istituzionale della maggioranza che riteniamo grave, ma siamo anche davanti ad un dato che attacca direttamente il principio della sovranità.
Signore e signori della maggioranza, quella discussione e quel voto grave espresso sul tema della rappresentanza e della democrazia di genere non è solo vergognoso in sè, non è soltanto espressione di un degrado costituzionale grave, ma direi che è il timbro, la cifra politica, l'interpretazione vera di questo articolo 1 e del degrado dell'intera norma che voi ci proponete. Qui non si tratta quindi soltanto di degrado costituzionale, ma si tratta di negare sia il punto di vista sessuato sulla società sia che esista una contraddizione di genere, sia anche la civiltà giuridica e la civiltà in quanto tale. Ciò lo dico senza retorica e con sobrietà, niente di più ma anche niente di meno di questo.
Noi, quindi, voteremo contro un provvedimento che impone un'inciviltà non solo sul piano giuridico ma anche su quello etico (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono ragioni politiche, istituzionali, costituzionali, procedurali, di merito e di metodo per votare contro l'articolo 1 del provvedimento in esame.
Le ragioni politiche sono rappresentate dalla inaccettabilità del totale stravolgimento del sistema elettorale per esclusive ragioni e interessi di parte, di scambio politico svoltosi esclusivamente all'interno della maggioranza. Mi dispiace che una persona - e ciò voglio dirlo solo una volta - che stimo ed apprezzo e che ho sempre ascoltato con grande rispetto, l'onorevole Marco Follini, si sia dimostrato l'apprendista stregone di questa vicenda: voleva la reintroduzione del proporzionale con le preferenze, ed ha invece ottenuto, in suo nome e mi pare anche in nome del Presidente della Camera, l'introduzione del proporzionale oligarchico, senza preferenze, con l'imposizione dei candidati da parte delle gerarchie di partito, quando ci sono ancora i partiti; voleva anche porre legittimamente in discussione con le elezioni primarie la possibile candidatura a primo ministro per il centrodestra alle prossime elezioni politiche. Ma l'onorevole Follini è stato letteralmente stritolato e fatto fuori sia lui sia le primarie, le quali sono letteralmente scomparse dall'orizzonte. Mi dispiace, ripeto, perché le motivazioni addotte dall'onorevole Follini erano nobili anche se da me non condivise. L'esito di questa vicenda è ignobile, e lui ne è la prima vittima.
Ci sono poi ragioni istituzionali. È inaccettabile l'unilaterale imposizione di un nuovo sistema elettorale, tanto più dopo il pronunciamento referendario del 18 aprile del 1993, che con il 77 per cento dei partecipanti aveva visto l'82,7 per cento dei votanti, decine di milioni di italiani, votare sì al nuovo sistema elettorale.
Ci sono, poi, ragioni costituzionali: la totale irragionevolezza delle soglie - 10, 4, 2 e persino meno di 2 alla Camera; 20, 8, 3 al Senato - e, quindi, la loro totale incostituzionalità, sotto il profilo della ragionevolezza; la totale, potenziale paralisi del sistema, nei rapporti tra Camera e Senato, attraverso diversi premi di maggioranza; la reale possibilità che possa scattare un premio di maggioranza per una coalizione alla Camera e un insieme di diversi premi di maggioranza per diverse coalizioni al Senato.
Ma vi sono anche ragioni procedurali per dire questo «no» grande come un grattacielo: prima di tutto, la palese e sistematica violazione dell'articolo 72 della Costituzione sul procedimento legislativo. Essa chiama in causa anche la regolarità e la correttezza del modo in cui le cose si sono svolte sia in Commissione sia in Assemblea: vi è stato il totale stravolgimento, attraverso la decisione di ammissibilità, a mio parere indecente, che ha riguardato le proposte emendative 1.500 e 2.0500, che hanno totalmente stravolto il testo base che era stato adottato dalla Commissione.
Su qualunque altra proposta di legge la presidenza della Commissione, prima, e della Camera, poi, avrebbe dichiarato l'inammissibilità di quegli emendamenti: centinaia di volte vengono dichiarati inammissibili emendamenti che hanno una portata emendativa infinitamente inferiore! In questo caso, invece, tutto è stato accettato, tutto è stato imposto, tutto è stato dichiarato ammissibile ...
PRESIDENTE. Onorevole Boato ...
MARCO BOATO. ... tutto è stato fatto in violazione dell'articolo 72 della Costituzione!
Signor Presidente, mi avvio a concludere. Per ragioni di merito e di metodo, perché si è fatto strame della Costituzione e del regolamento, della correttezza dei rapporti tra maggioranza e opposizione, della sovranità popolare come si era espressa nel 1993, noi siamo convinti non soltanto che si debba votare contro l'articolo 1 e, successivamente, contro l'articolo 2 e contro la proposta nel suo complesso, ma anche che la storia si incaricherà di dimostrare l'idiozia e la miopia di ciò che sta avvenendo.
PRESIDENTE. Grazie...
MARCO BOATO. Nell'arco dei decenni, l'ha fatto nel caso della legge Acerbo, nel 1924; l'ha fatto, nel giro di pochi mesi, in occasione della legge maggioritaria del 1953 (imposta anche allora unilateralmente); l'ha fatto perfino quando Mitterrand, dopo avere imposto, nel 1984, il ritorno al proporzionale, perse le elezioni (e si ritornò al sistema precedente).
Tutti i precedenti esempi, che riguardano forze politiche anche diverse, dimostrano che questi colpi di mano, alla fine, vengono sconfitti dalla volontà popolare,...
PRESIDENTE. Grazie...
MARCO BOATO. ... dalla sovranità popolare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Boato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nespoli. Ne ha facoltà.
VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, credo che le accuse che sono state rivolte in direzione della maggioranza negli interventi che abbiamo ascoltato, siano tutte fuori luogo, intanto perché, come dimostrerò, siamo politicamente seri e politicamente responsabili.
Partendo dalle ultime battute del collega Boato, ho già avuto modo di dire che il referendum del 1993 non può essere un tabù o un totem: in Italia, esiste l'istituto del referendum abrogativo, non quello propositivo.
La voglia di cambiamento del popolo italiano, in quel contesto storico, fu resa possibile attraverso l'abrogazione di una norma elettorale, ma la richiesta era di cambiamento, per un sistema in cui l'elettore, il cittadino potesse scegliere e determinare le maggioranze ed anche chi le dovesse guidare. Tutto questo il sistema elettorale che ne è scaturito, il famigerato «Mattarellum», nel tempo, non lo ha determinato. Gli esempi sono tantissimi. Potrei ricordare i risultati elettorali del 1994, che conoscete bene; potrei ricordare quelli del 1996, ma ricordate bene i pianti, qui dentro, dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista (che si è diviso), i trasformismi, i «ribaltoni» ed i «ribaltini»: ecco cos'ha determinato questo sistema elettorale!
Alcuni interventi, in questi giorni, anche di esponenti del centrosinistra (ricordo Folena e Pecoraro Scanio) hanno sottolineato un dato.
Anche in questo contesto di legge elettorale che ha determinato l'elezione dell'attuale Parlamento vi sono oligarchie che determinano l'ordine delle liste sul proporzionale - scelgono e, di conseguenza, nominano i parlamentari -, vi sono oligarchie che determinano e, quindi, nominano i candidati nei collegi uninominali. In questi giorni sui giornali sono stati ricordati i tanti parlamentari del centrodestra o del centrosinistra che sono stati catapultati da altre regioni nei cosiddetti «collegi blindati»: nessuno si è scandalizzato di queste nomine. Oggi qualcuno vuole ricordare in quest'aula che c'è un meccanismo che con le liste bloccate dovrebbe determinare la nomina a parlamentare e, quindi, rompere il rapporto con l'elettore: sono sistemi in vigore in tantissime democrazie nel mondo. Credo che in questo Parlamento nessuno osi dire che in Germania, in Spagna o in Francia per quanto riguarda il Parlamento europeo la nomina o il meccanismo elettorale attuale è antidemocratico: quindi, non è un motivo da porre in campo perché fra di voi dovete fare chiarezza. Infatti, c'è chi dice che non c'è vincolo di coalizione, che con questo meccanismo elettorale si mette in soffitta il bipolarismo e, invece, l'onorevole Russo Spena, intervenuto prima di me, parla di un sistema ultra bipolare: allora, chiaritevi fra di voi. In questa legge noi abbiamo inserito l'obbligo di presentare e depositare un programma elettorale: su questo terreno vi sfidiamo, che è alla base della coalizione. Infatti, al di là delle vostre primarie e della presunta unità che state mostrando nel fare opposizione, ostruzionismo e nel dire sempre di no, vorremmo verificare la vostra capacità di dire di sì, di avviare un confronto di merito, di presentare un programma: su quello verificheremo la vostra diversità perché questa legge elettorale, rafforzando le coalizioni, rafforza il bipolarismo, lo stare insieme su base programmatica, dà la certezza all'elettore di scegliere la coalizione e preferire il partito di appartenenza all'interno della stessa e indica chi sarà il futuro Presidente del Consiglio. Attraverso questo meccanismo noi abbiamo reso finalmente giustizia alla volontà popolare del referendum del 1993, cancellando una legge che non dava questa possibilità (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, credo di dover riprendere la parola perché sono stato anche gentilmente chiamato in causa da molti colleghi, che ringrazio comunque per l'attenzione. Io credo - e mi rivolgo ai colleghi dell'opposizione - che forse è stata fatta una sottovalutazione dell'aspetto politico che questa vicenda e questo dibattito sul piano della legge elettorale avrebbe fatalmente introdotto. L'onorevole D'Alema nei giorni scorsi ha rilasciato un'intervista su La Stampa, in cui riconosceva i limiti dell'attuale assetto politico - che certo in parte sono evidenziati anche dalla strumentazione che ci siamo dati nel 1993 -, ma diceva che di questo ne avremmo parlato dopo: questa è la sottovalutazione. Voi avete anteposto le ragioni del successo, che immaginavate a portata di mano, rispetto al problema politico di interesse generale: questo è il limite che oggi fa emergere una qualche difficoltà, non la maggioranza blindata, queste cose strane, questa vicenda del voto segreto che non sarebbe stato tale: queste motivazioni rivelano che avete impostato la vostra battaglia politica in modo da sottovalutare la portata della vicenda di fronte alla quale eravamo. Avete parlato di legge truffa, avete detto che non si cambia la legge elettorale a fine legislatura, che lo si fa d'accordo: tutte cose che lasciavano intendere che, insomma, c'era un «gioco».
D'altro canto, domenica siete andati in piazza e, secondo me, quello è stato un errore di portata rilevante perché si viene in Parlamento con l'intento di costruire, ma che qualcosa non andasse lo si vedeva dalla storia di questi anni. Ma scusate: come si fa a non riconoscere che nel 1994, con questa legge elettorale, si è avuta una maggioranza diversa al Senato rispetto alla Camera? E Berlusconi ha potuto formare il Governo con il passaggio di 4 senatori (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Pertanto, quello che voi oggi mettete a carico della nuova iniziativa di legge, in realtà è già avvenuto sul piano effettuale nel 1994, quando le due Camere avevano maggioranze diverse.
Nel 1996 ha vinto Prodi e nel 1998 è arrivato D'Alema, con l'appoggio determinante di deputati che erano stati eletti dalla parte opposta. Pertanto, questa legge, nella sua stesura attuale, non funziona!
Nel 2001 Berlusconi, che pure ha avuto una maggioranza di oltre cento deputati, ha avuto difficoltà nel governare. Questo significa che il principio di coalizione deve essere recuperato attraverso basi politiche più profonde: ciò semmai è un problema che deve riguardare tutti in termini di autocritica. Si può dire infatti che siamo di fronte ad un sistema di partiti che è debolissimo; è sicuramente vero, vale a dire che probabilmente i partiti di oggi sono peggiori di quelli della prima Repubblica.
Può essere tuttavia che con un'iniziativa legislativa in materia elettorale noi inneschiamo un processo virtuoso? Sarà compito nostro costruire partiti che siano più trasparenti, una sorta di case di vetro. Perché, con questo sistema elettorale forse mi volete dire che le candidature del 2001 sono state decise democraticamente dagli elettori? Forse davvero pensate che sia così (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)? Forse non immaginate che i candidati nei collegi erano in larga misura «catapultati» dall'alto? Quindi non cambia molto!
Non vorrei poi che vi fossero lezioni in materia di preferenze, quando, prima delle elezioni europee, proprio dalla vostra parte politica è venuta l'iniziativa di tentare di eliminare le preferenze financo per le elezioni europee (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Che adesso si inventi la storia delle preferenze, non esageriamo!
Io avrei preferito e preferisco ancora oggi un sistema elettorale nel quale siano posti gli elettori in condizioni di scegliere; pertanto, si introducano le preferenze. Tuttavia, queste non si introducono, perché, a cominciare da voi, non vi è la disponibilità a discutere di preferenze!
ELENA EMMA CORDONI. Voi!
BRUNO TABACCI. Perché in quest'aula, chi vuole le preferenze è in netta minoranza: questa è la condizione politica nella quale siamo (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! Allora, onorevole Bressa, tiriamo giù la foglia di fico. Restano tra di noi distanze profonde sul modo di intendere l'assetto politico di questo paese. Lo riconosco: lei stava nel Patto Segni, mentre io stavo dall'altra parte!
GIANCLAUDIO BRESSA. Eravamo tutti e due nella Democrazia Cristiana!
BRUNO TABACCI. Lei i referendum li ha cavalcati; io quei referendum li ho subiti. Devo dire, tra l'altro, che ho parlato questa volta più di quel che era necessario, ricordandomi che nel 1993 io non ho potuto parlare in quest'aula. Quando l'onorevole Mattarella procedeva come un treno verso quella riforma elettorale che poi si è rivelata come una sorta di boomerang, proprio il contrario di quello che serviva, a molti di noi non era consentito parlare (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Vero, onorevole Finocchiaro? Non era consentito parlare (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Adesso che posso parlare, credo di doverlo fare con grande serenità, ma anche con grande precisione.
PRESIDENTE. Onorevole Tabacci, adesso può parlare, ma deve avviarsi alla conclusione: ha impiegato cinque minuti.
BRUNO TABACCI. Mi perdoni, signor Presidente, era per rispondere che le motivazioni che abbiamo addotto fin dall'inizio, anche quelle portate dal collega Follini, non sono motivazioni peregrine. Sottendono una tensione morale, politica, una cultura di fondo: non sono un'improvvisazione. Credo che questo debba essere rispettato (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Congratulazioni)!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, le posso chiedere una cortesia? Dal momento che vi sono ancora due interventi in fase di dichiarazione di voto e subito dopo procederemo al voto sull'articolo 1, può pormi la questione immediatamente dopo o vuole farlo comunque adesso?
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, devo porre una questione piuttosto urgente, perché stanno scadendo i termini. Non intervengo in dichiarazione di voto, perché è già intervenuto il collega Bressa. Sarei stato stimolato dall'intervento del collega Tabacci, ma non interverrò per correttezza.
Noi abbiamo ricevuto, proprio in questi minuti - per la precisione alle 10.38 - 17 pagine di proposte emendative di coordinamento formale del testo.
Ripeto: diciassette pagine di proposte emendative di «coordinamento formale» del testo. Ebbene, per talune di esse, ci era stato proposto un termine per la presentazione dei relativi subemendamenti, fissato alle 10,15; per altre, il termine era stato fissato alle 10,30. Adesso, viene proposto di stabilire il termine alle 11,15.
Dunque, le chiedo, signor Presidente, come sia possibile che si presentino diciassette pagine di proposte emendative, per così dire, di coordinamento; è possibile solo perché il testo non è stato adeguatamente discusso ed esaminato né in Commissione né in Assemblea. Esso è il frutto di una improvvisazione, oltre che di un dilettantismo: una improvvisazione! Anche se si cerca, probabilmente, di rimediare con queste misure, per così dire, di coordinamento formale, il provvedimento in esame presenta tuttavia il vizio dell'improcedibilità; ma è possibile modificare un ordinamento così importante quale quello elettorale - che determinerà il risultato della prossima legislatura - con questa improvvisazione, con questi tempi, con queste modalità?
Ora, noi siamo costretti, Presidente, a chiederle una sospensione dei lavori - ma non di qualche minuto solamente - per poter esaminare le proposte emendative presentate; atteso che non sussistono cause ostative in quanto il Senato esaminerà il provvedimento a novembre, la decisione più seria - se, appunto, questo Parlamento vuole procedere con serietà -, anche perché voi abbiate la possibilità di condurre un esame più attento e responsabile, è sospendere i lavori dopo la votazione dell'articolo 1 ed aggiornarli alla settimana prossima (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
La legge è vostra; l'avete fatta voi, ma fate in modo che possa essere applicata (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Lo sosteniamo nel vostro interesse e nell'interesse del paese. E comunque, in secondo ordine, non accettiamo di esaminare così, di soppiatto, senza una sospensione dei lavori, un volume di proposte emendative di coordinamento formale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, scusi; poiché tutti i colleghi devono capire di cosa si parla, chiedo al presidente Bruno di spiegare il contenuto di queste diciassette pagine; altrimenti, potrebbero anche sembrare diciassette pagine di nuovi articoli.
Onorevole Bruno, prego, ha facoltà di parlare.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, avevamo già preannunciato in Commissione che avremmo dovuto presentare proposte emendative che avrebbero avuto un carattere solo formale; tali proposte emendative, depositate ieri sera, sono state distribuite ai colleghi della Commissione che erano presenti con l'intento, di chi era presente, di darle anche a chi non fosse stato presente ieri sera. Questa mattina, ci siamo incontrati alle 8,30; quindi, abbiamo potuto valutare la portata delle proposte emendative e credo si sia riscontrata una convergenza, al di là delle posizioni politiche di ogni gruppo, sulla loro utilità.
Ribadisco che sono tutte proposte emendative di aggiustamento del provvedimento necessarie ai fini di un coordinamento con il testo unico vigente.
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, non posso accedere all'ipotesi di rinviare l'esame del provvedimento alla prossima settimana; però, non sono contrario alla richiesta di una sospensione da lei formulata. Devo, tuttavia, dare ancora la parola per dichiarazione di voto sull'articolo 1 a due colleghi, prima di disporre un'eventuale sospensione dei nostri lavori; a mio avviso, quest'ultima sarebbe completamente inutile ma, per rispetto nei sui confronti, atteso che lei me lo chiede, posso disporla (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)... Scusate, colleghi, ognuno ha le sue opinioni: oltretutto, accedo alla richiesta, per cui...
Darò ora la parola per dichiarazione di voto a due deputati; nel frattempo, mi consulterò anche con i rappresentanti dei gruppi di minoranza nel Comitato dei nove sul problema dei termini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galante. Ne ha facoltà.
SEVERINO GALANTE. Signor Presidente, esprimeremo un voto contrario sull'articolo 1 e preannunciamo un voto contrario anche sul complesso del provvedimento. Ciò, soprattutto per un motivo, sebbene i motivi per votare contro siano molti e siano stati esposti in numerosi interventi, in parte condivisibili dal mio punto di vista.
Non credo che quella vigente, presa in sé, sia la migliore legge elettorale possibile, né ritengo che quella proposta, sempre presa in sé, sia la peggiore. Sottolineo, collega Tabacci: presa in sé; tuttavia, essa non può essere considerata a sé stante, poiché va contestualizzata e ricondotta agli obiettivi che si perseguono.
Vorrei ricordare che sono uno di quei parlamentari che, nel 1993, ha potuto parlare in quest'aula; probabilmente, in quella situazione, ho espresso una parte delle obiezioni che, se avesse potuto parlare, avrebbe avanzato anche il collega Tabacci. Rammento, infatti, che ci siamo espressi in senso contrario sulla legge elettorale vigente, e manteniamo ancora oggi molte delle critiche che formulammo allora.
Vorrei comunque ribadire che il problema non è quello che fu fatto allora, ma quello che si vuole compiere oggi, considerando soprattutto il contesto nel quale ciò avviene. Si tratta di un contesto, infatti, che vede il Parlamento - vale a dire il luogo dove, per definizione, ci si dovrebbe parlare e dovrebbe svolgersi una libera discussione -, trasformato in ciò cui abbiamo assistito fino a questo momento: un luogo di monologo!
Vorrei osservare che la funzione del Parlamento è tanto più rilevante quanto il tema è quello posto in discussione, vale a dire la legge elettorale. Ma voi non avete voluto discutere, ed anche questo fa parte del contesto che ci induce ad esprimere un giudizio negativo sulla vostra proposta di riforma. In questo modo, avreste voluto trasformare il nostro libero Parlamento nel vostro «parco buoi».
Peraltro, da un punto di vista realistico, si comprende bene il motivo per cui non abbiate voluto, né forse potuto, discutere: infatti, non avete argomenti, se non uno. Si tratta, per l'appunto, di un argomento realistico, anzi, «brutale»: state perdendo, lo sapete, e perciò volete manipolare le regole elettorali per poter perdere meno, se non per vincere!
Vedete, non sono soltanto io ad esprimere tale giudizio: è anche un giornale della vostra parte, uno di quelli che vi ha sostenuto, a spiegare quale sia il senso, il fine, il contesto e l'obiettivo della vostra azione. Ha scritto ieri «l'elefantino» su Il Foglio: «(...) È perché trattasi di una paraculata gigantesca, che dovrebbe mettere un po' al riparo i nostri» - cioè, i vostri - «da una sconfitta gigante. E con i nostri» - cioè con voi - «via, anche qualche ideuzza e interesse a cui teniamo» - cioè a cui tenete!
Vedete, colleghi della maggioranza, noi tendiamo ad altre «ideuzze», quelle della democrazia; noi tendiamo ad altri interessi, quelli dei lavoratori e dei ceti più deboli. Per questo motivo, annunzio che voteremo contro l'articolo in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO. Cari colleghi dell'opposizione, ci avete riempito, in questi giorni ed in queste ore, di accuse molto gravi, concernenti colpi di mano istituzionali e lesioni alla democrazia ed alla Carta costituzionale. Noi abbiamo ascoltato con pazienza, a volte con sconfortata o irritata pazienza.
Ci avete chiesto di rispondervi. Ebbene io, nel rispondervi su questo punto, vorrei ricordarvi che il combinato disposto tra un radicale ostruzionismo, come quello che state praticando qui alla Camera dei deputati, con tanto di striscioni da stadio, l'uso della piazza contro il Parlamento (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) e l'incomprensibile ed immotivata campagna contro il Presidente della Camera descrive piuttosto voi come uno schieramento privo di senso dello Stato, privo della cultura istituzionale necessaria a governare una grande democrazia come quella italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
LUIGI GIACCO. Venduto!
FERDINANDO ADORNATO. Noi siamo molto preoccupati di questo. Già eravamo preoccupati del possibile diffondersi della cultura dei girotondi (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Ma, se da Pancho Pardi si passasse a Pancho Prodi, i rischi per la nostra convivenza pubblica aumenterebbero a dismisura (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Credete forse in un'altra Carta costituzionale, in altre regole, diverse da quelle sancite dalla Costituzione italiana?
Ebbene, essa prevede che le leggi elettorali, come leggi ordinarie, si votino a maggioranza. Dunque, quale «colpo di mano»? Allora, abbandonate le obiezioni sulle regole - a meno che non vogliate contestare la Carta costituzionale voi - e limitatevi a quelle politiche. E tra quelle politiche che avete fatto, vorrei rispondere a due obiezioni principali. Alla prima risponderò in questo intervento; alla seconda in un intervento successivo, per non abusare del tempo.
La prima obiezione è quella politica, secondo la quale la Carta costituzionale stabilisce che voi avete ragione, ma le riforme di questo tipo si fanno in modo condiviso. È giusto. Vorrei, allora, porre questa domanda a voi - e vorrei che essa giungesse da quest'aula anche al nostro Presidente, Carlo Azeglio Ciampi -: è possibile in questo nostro paese avere riforme condivise? E cosa vuol dire avere riforme condivise? Vorrei fare due esempi: il primo, legato alla legge di riforma costituzionale, che discuteremo la prossima settimana, è sul premierato. Voi sapete che la Casa delle libertà nasce con una cultura presidenzialista; Forza Italia nasce più vagheggiando un presidenzialismo americano ed Alleanza Nazionale più, magari, il semipresidenzialismo alla francese (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
MAURA COSSUTTA. E l'UDC che fa?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non mi sembra che vi sia nulla di clamoroso.
FERDINANDO ADORNATO. Ebbene, sia come Forza Italia, con il Presidente Berlusconi, sia come altri partiti - ricordo un'intervista di Fini al Corriere della Sera -, ad un certo punto, abbiamo detto: (Commenti del deputato Nannicini)...
PRESIDENTE. Onorevole Nannicini, per cortesia...
FERDINANDO ADORNATO. ...noi siamo presidenzialisti, ma per fare una riforma condivisa - almeno su questo punto - siamo disposti ad abbandonare le nostre posizioni e andare verso il premierato, che non tutta la sinistra, ma una parte significativa di essa, ossia il suo gruppo dirigente, privilegiava in quel momento. E ciò era stato anche oggetto della Bicamerale.
Dunque, noi abbiamo rinunciato alla nostra posizione, per andare verso la posizione sostenuta dalla sinistra. Questo dovrebbe significare fare riforme condivise! Bene, la risposta qual è stata? Premierato: dittatura della maggioranza! Come si può fare riforme condivise se, quando ci si sposta sulle posizioni del proprio interlocutore si è «respinti al mittente», addirittura con parole di fuoco: dittatura della maggioranza!
Secondo esempio: legge proporzionale. Si potrebbe dire, dalle posizioni politiche espresse, che questa è una riforma condivisa, perché voi stessi lo riconoscete. Siccome siete amanti delle citazioni potrei farvene qualcuna. Mastella: «è la soluzione, sì, la scriva con la esse maiuscola, garantisce perfino l'alternanza». Boselli: «bisogna dare stabilità politica all'Italia, cosa che si può fare benissimo con il proporzionale, come accade in 12 paesi dell'Unione europea». E, a causa del tempo, vi risparmio Bertinotti, De Mita, Castagnetti, ed altri.
Allora è una riforma condivisa. Certo non necessariamente doveva esser questa, ma perché non fosse questa dovevate accettare il dialogo parlamentare. Allora, avrebbe potuto anche essere diversa. Invece voi no! Rinunciate alle vostre idee - perlomeno quelli che le hanno espresse -, e perché rinunciate alle vostre idee? La verità, cari colleghi, è che questa non è una proposta che a voi non va bene, è il proponente che non vi va bene (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! È il proponente, non la proposta (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Perché non vi va bene il proponente? Concludo, signor Presidente. Perché non potete siglare alcun accordo politico con noi, altrimenti paghereste un prezzo con alcuni settori che vi accuserebbero di «collusione con il nemico».
Allora, cari colleghi, o rimuovete questa anomalia - vostra, tutta vostra - oppure di riforme condivise in Italia non se ne potranno fare con questo sistema, perché voi non condividerete mai nulla, pensando che noi siamo «nemici» e non interlocutori (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Allora, rimuovete quello che rappresenta il vero ostacolo alle riforme condivise, ossia la vostra cultura politica di opposizione ad un presunto «nemico» (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendete posto.
Procediamo alla votazione a scrutinio segreto, dell'articolo 1, accettato...
MARCO BOATO. Non c'è il parere: è un articolo!
PRESIDENTE. Giustamente, l'onorevole Boato mi fa notare che non c'è il parere...
Passiamo ai voti.
Ricordo che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 586
Votanti 584
Astenuti 2
Maggioranza 293
Voti favorevoli 328
Voti contrari 256).
Onorevoli colleghi, l'onorevole Castagnetti mi ha chiesto di concedere un tempo sufficiente a consentire una valutazione delle proposte emendative presentate dalla Commissione. Mi sono consultato con i rappresentanti dei gruppi di opposizione del Comitato dei nove, ed i rappresentanti del Ministero dell'interno - il senatore D'Alì ed il ministro Pisanu - mi hanno fatto sapere che si tratta di norme solamente di natura tecnica, che non hanno alcun rilievo politico. Se volete valutarle, mi sembra che 20 minuti di sospensione siano più che sufficienti.
Onorevoli colleghi, ho già detto che oggi i lavori proseguiranno fino alle 13,30 e riprenderanno nel pomeriggio alle 15,30, per concludersi alle 21, se il provvedimento in esame verrà approvato; altrimenti, il seguito del dibattito sarà rinviato a domani.
Sospendo la seduta per 20 minuti.
La seduta, sospesa alle 11,10, è ripresa alle 11,35.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, questa mattina mi ero riservato di segnalarle gli eventuali emendamenti ed articoli aggiuntivi che potessero determinare oneri finanziari.
Sicuramente ve n'è uno, all'articolo 2, comma 6, che sostituisce l'articolo 16 del decreto legislativo n. 533 del 1993, che prevede che l'ufficio elettorale si possa far assistere da uno o più esperti scelti dal presidente.
Questa norma sicuramente comporta oneri finanziari, anche perché tali esperti sono aggiuntivi e ripetitivi, cioè un doppione, rispetto a quelli di cui all'articolo 7 del succitato decreto legislativo.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Ringrazio l'onorevole Boccia. In effetti, l'emendamento 2.635 della Commissione, proprio per quanto detto dall'onorevole Boccia, dovrebbe essere riformulato come segue: «Al comma 6, capoverso articolo 16, comma 1, alinea, sostituire le parole da 'all'articolo 15', fino alla fine dell'alinea con le seguenti:» e poi dovrebbe seguire lo stesso testo.
PRESIDENTE. Vede, onorevole Boccia, lei ha ottenuto tutto... A lei la parola, onorevole Boccia: ha facoltà di parlare.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ovviamente la maestria, la competenza, la bravura e la prontezza di riflessi del presidente Bruno hanno trovato una soluzione.
La questione, tuttavia, non è quella del coordinamento del testo con l'eliminazione di una previsione sbagliata. Io sono intervenuto questa mattina per segnalare alla sua attenzione che il provvedimento ha bisogno del parere della Commissione bilancio, e anche per fare questa modifica è necessario il parere della Commissione bilancio. Se ci sono oneri, come ci sono, anche per fare delle soppressioni è necessario che la Commissione bilancio si pronunci.
In questo caso non scatta la norma delle 24 ore. Quindi, non si pone il problema di rinviare l'esame del provvedimento a domani.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, ho capito tutto. La Commissione affari costituzionali non ha inviato alla Commissione bilancio queste norme perché riteneva che non ci fossero problemi di copertura finanziaria. La Presidenza della Camera, assistita dagli uffici, ha ritenuto che non ci fossero problemi di copertura. Il ministro dell'interno, qui presente - non vorrei anticipare un suo giudizio -, ritiene, in rappresentanza del Governo, nella sua responsabilità, che non ci siano problemi di spesa.
Tuttavia, se questo diventasse un problema enorme, la Commissione bilancio durante la sospensione della seduta potrebbe anche esprimere il parere, ma le garantisco che la questione sta nei termini in cui l'ho enunciata all'Assemblea.
Non c'è una ragione di ostinazione nel non voler convocare la Commissione bilancio, se non la più semplice, ossia che le disposizioni alla nostra attenzione non comportano spese. Però, se lei vuole che la Commissione sia convocata, parlerò adesso con il presidente Giancarlo Giorgetti ed esamineremo tale eventualità.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, non deve trovare, in qualche modo, una soluzione accomodante. Io le ho indicato esattamente la spesa e il presidente Bruno ha riconosciuto che vi era tale spesa...
PRESIDENTE. L'onorevole Bruno non ha riconosciuto che c'era una spesa. Comunque, egli ha riformulato l'emendamento in questione.
Onorevole Bruno...
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione raccomanda l'approvazione del proprio articolo aggiuntivo 1.0600.
PRESIDENTE. Sta bene. Prendo atto che il Governo concorda.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.0600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 533
Votanti 532
Astenuti 1
Maggioranza 267
Hanno votato sì 308
Hanno votato no 224).
(Esame dell'articolo 2 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 2).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Presidente, vorrei soltanto un chiarimento relativo alla composizione della scheda per il Senato. Chiedo attenzione al ministro degli interni. La scheda per il Senato è fatta in modo che tutti i partiti che appartengono alla stessa coalizione sono messi insieme in un'unica colonna. Vorrei che fosse chiaro un punto: è indicato in testa alla colonna l'esistenza della coalizione? La cosa non è secondaria, perché, se fosse indicata, ci potrebbero essere persone che votano sul simbolo della coalizione e non sul simbolo dei partiti. Se non sono indicati, questo problema non c'è. Sul modello che è stato presentato è chiaramente detto che non c'è l'indicazione della coalizione, però al testo dell'articolo potrebbe essere data una interpretazione diversa.
La cosa non è secondaria, come tutti possono capire, perché riguarda un aspetto fondamentale dell'espressione del diritto di voto.
PRESIDENTE. Mi sembra giusto... Onorevole Bruno?
DONATO BRUNO, Relatore. Ciò che ha detto l'onorevole Violante risponde al vero.
PRESIDENTE. Risponde al vero in che senso?
DONATO BRUNO, Relatore. Approfitto di questo intervento perché nella parte della scheda cui l'onorevole Violante si riferisce c'è un refuso. Andrebbe tolta l'espressione «nome della», lasciando «regione» e anche il termine «collegio» andrebbe tolto. In effetti, quella che abbiamo allegato è una fotocopia che risente della vecchia legge, per cui andrebbe modificata la scheda.
PRESIDENTE. Che vuol dire «andrebbe modificata»?
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo che questa scheda allegata sia corretta togliendo le parti che ho indicato.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, cosa si può fare?
LUCIANO VIOLANTE. Conviene modificare direttamente l'allegato.
PRESIDENTE. Provvederemo in tal senso.
Invito il relatore ad esprimere il parere sulle proposte emendative presentate all'articolo 2.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Amici 2.34, Mascia 2.85, Leoni 2.87 e 2.89, Boato 2.78 e Cabras 2.122.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 2.472, raccomanda l'approvazione dei suoi subemendamenti 0.2.474.601, 0.2.474.600, 0.2.474.603 e 0.2.474.602 ed esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 2.474.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Leoni 2.91 e Boato 2.93 e 2.79, raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 2.630 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Zaccaria 2.96, Sgobio 2.98, Bressa 2.80, Sgobio 2.124 e Rotondi 2.441.
La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.2.450.600, esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 2.450 e parere contrario sugli emendamenti Amici 2.125, 2.467 e 2.468. L'emendamento 2.620 della Commissione è stato ritirato. Si invita al ritiro dell'emendamento Buontempo 2.443, altrimenti il parere è contrario.
La Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 2.631, esprime parere contrario sugli emendamenti Sgobio 2.100, Amici 2.101, Leoni 2.81, Zaccaria 2.138, Amici 2.139 e Boato 2.135, raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 2.632 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Bressa 2.140, Cabras 2.136, Sgobio 2.137, Zaccaria 2.141 e Amici 2.142.
La Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 2.633, esprime parere contrario sull'emendamento Leoni 2.74 e raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 2.634, nel testo modificato.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Sgobio 2.103 e Amici 2.82 e parere favorevole sul subemendamento Russo Spena 0.2.451.1 e sull'emendamento Palma 2.451 (nel testo subemendato).
Alla Commissione risulta che l'emendamento Saia 2.408 sia stato ritirato.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Leoni 2.83, raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 2.635 (Nuova formulazione) ed esprime parere contrario sull'emendamento Sgobio 2.146.
La Commissione esprime parere contrario sui subemendamenti Mascia 0.2.471.1 e Sgobio 0.2.471.2, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 2.471; esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti Amici 2.147, nonché sui subemendamenti Zaccaria 0.2.470.1, Montecchi 0.2.470.2, Galante 0.2.470.3, Intini 0.2.470.4, Cusumano 0.2.470.5, Zanella 0.2.470.6 e Giordano 0.2.470.7, mentre raccomanda l'approvazione del subemendamento 0.2.470.600 (Nuova formulazione) della Commissione.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Palma 2.470 e raccomanda l'approvazione dell'emendamento 2.636 della Commissione, nonché degli articoli aggiuntivi 2.0500, 2.0630 e 2.0631 della Commissione e dei subemendamenti 0.2.04.600 e 0.2.04.601 della Commissione; esprime, altresì, parere favorevole sugli articoli aggiuntivi Fontana 2.04 e 2.05 e raccomanda l'approvazione del subemendamento 0.2.05.600 della Commissione e dell'articolo aggiuntivo 2.0633 della Commissione. L'articolo aggiuntivo Palma 2.0400 è ritirato.
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sull'articolo aggiuntivo Leoni 2.0402, mentre raccomanda l'approvazione dell'articolo aggiuntivo 2.0632 della Commissione.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 2.34.
Ricordo che i tempi di intervento dei gruppi sono esauriti e, pertanto, chiedo ai colleghi dei gruppi di opposizione di tenerne conto e di autoregolarsi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, credo che l'osservazione da me svolta ieri sul problema della mancata acquisizione del parere della Commissione bilancio, grazie anche all'intervento dell'onorevole Boccia, abbia ricevuto una conferma. È stato detto, anche indirettamente dal ministro Pisanu, che non sono previste spese aggiuntive, ma non è questo il problema, poiché il parere non è stato nemmeno richiesto. Questo è l'aspetto che ho censurato e che oggi risulta confermato, almeno per un esempio, nel testo del provvedimento (articolo 2, comma 6)!
Parlando ora a favore della soppressione dell'articolo 2, vi faccio quasi un favore, perché, sopprimendolo, scomparirebbe anche la parte che comporta delle spese.
Nel merito della questione, vorrei svolgere un paio di considerazioni a giustificazione della soppressione dell'articolo: la legge elettorale, come affermato dall'onorevole Maccanico, condiziona il sistema politico, ma potremmo anche dire la costituzione materiale.
È sostanzialmente una legge rinforzata e non è affatto vero che si tratta di una legge ordinaria come tutte le altre e che si può pertanto approvare in maniera disinvolta. Lo dimostra il fatto che nel 1947, la prima legge elettorale, che ha regolato le elezioni dopo la Costituzione, è stata varata con un grande accordo. Nel paese vi era forte un contrasto politico, ma è prevalso lo spirito costituente ed il principio per cui questo tipo di leggi si fanno insieme.
Non credo sia quindi il caso di ricordarlo ancora, in quanto è già stato ribadito da molti interventi in questo dibattito.
Per quanto riguarda le obiezioni più robuste di carattere costituzionale, mi vorrei rifare all'intervento del collega Mattarella. Prima vi era una violazione dell'articolo 57, che è stata frettolosamente corretta; oggi la violazione costituzionale rimane molto evidente, in quanto al Senato vi sono maggioranze variabili e diverse soglie (20, 8 e 3 per cento); in pratica, vi è la possibilità che una regione intera possa non avere rappresentanza, e ciò denota un fatto gravissimo per il sistema democratico. L'onorevole Tabacci ha ricordato che con questa legge nel 1994, si sono sfiorate maggioranze diverse alla Camera e al Senato. In questo caso, il rischio è molto più concreto, in quanto con il meccanismo previsto per il Senato quella possibilità diventa una realtà.
Tra l'altro, in questo sistema, l'elettore non ha scelta. Ponetevi un problema con riferimento al principio democratico, di cui all'articolo 1, della Costituzione, in base al quale il popolo è titolare della sovranità! Ditemi voi se questo principio democratico trova applicazione in un sistema così congegnato! Non esiste altra scelta se non quella del partito (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, l'emendamento in esame sopprime l'articolo 2, vale a dire tutta la disciplina riguardante il Senato.
Anche in questo caso il punto di partenza è stato all'insegna del motto: «Vorrei, ma non posso». Infatti, come per la Camera, si desiderava l'indicazione del premier, salvo verificare successivamente che la Costituzione non la consentiva; quindi, anche con riferimento alla disciplina relativa al Senato, i colleghi della maggioranza hanno dovuto compiere un passo indietro, ricordandosi che, secondo la Costituzione vigente, il Senato viene eletto su base regionale.
Naturalmente - come direbbe il mio collega e amico Boato -, si è fatta una «pezza» peggiore del buco, in quanto ci si è inventati una disciplina del tutto bizzarra, una vera giravolta, vale a dire il criterio delle coalizioni regionali e di un premio di maggioranza regionale.
È vero quanto affermato poco tempo fa dal collega Tabacci in riferimento alle elezioni del 1994, ma in quel caso si confrontavano chiaramente due coalizioni di carattere nazionale. In questo caso, vi è l'invenzione delle coalizioni regionali e, dunque, la previsione ancora più forte della possibilità di costituire maggioranze diverse tra Camera e Senato, con tutto quello che da ciò può conseguire; alla faccia di una legge che - ci è stato raccontato - viene pensata per garantire più stabilità al sistema politico del nostro paese!
La fantasia non ha limiti e, quindi, rispetto a quanto previsto per la Camera, ci si è inventati altre soglie di sbarramento: non più del 4 per cento per i partiti che non si coalizzano, ma dell'8 per cento; non più del 10 per cento per la coalizione, ma del 20 per cento; non più del 2 per cento - anche se sappiamo che per la Camera è molto meno - per i partiti che si coalizzano, ma del 3 per cento.
Chiaramente, anche in questo caso vi sono liste bloccate su base regionale, dunque su una base molto ampia, che renderà ancora più inesistente il rapporto tra l'eletto e gli elettori. Così che si potrebbe addirittura decidere che intanto si prendono i voti ai seggi e che poi il segretario del partito manderà un fax con i nomi di quelli che sarebbero eletti. Ci si risparmierebbe anche la fatica...
PRESIDENTE. Onorevole Leoni, ha terminato il tempo a sua disposizione.
CARLO LEONI. Signor Presidente, vorrei aggiungere un'ultima considerazione. Se si riconosce, come prima ha fatto l'onorevole Tabacci, che oggi i partiti accusano fragilità, debolezza e mancanza di trasparenza, la concessione di questi poteri esorbitanti non li spingerà a rinnovarsi, ma li incentiverà a rimanere quello che sono. Vi sarebbe un mostro di partitocrazia mai vista fin ad ora se concedessimo questi poteri esorbitanti a partiti politici, che invece avrebbero bisogno di una rigenerazione nel rapporto con la società civile e con il territorio in questo modo completamente cancellato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, vorrei intervenire sulla questione della presenza femminile che, ovviamente, si ripropone tale e quale per il Senato. Mentre ho ascoltato il parere negativo sugli emendamenti presentati in proposito dal centrosinistra, ho avuto la sorpresa di scoprire che l'emendamento della Commissione è stato ritirato (ho capito bene, onorevole Bruno?). Questo ritiro mi dà la certezza che tutta la farsa di ieri non era altro che un polverone. Infatti, signor Presidente, è noto che basterebbe non chiedere il voto segreto (tra l'altro in questa occasione erano stati messi alla gogna con nome e cognome tutti coloro lo avevano richiesto) in modo da verificare se esiste la volontà politica di mantenere fede ad un impegno preso.
Al contrario, si è trovato più comodo ritirare l'emendamento presentato dalla Commissione e far passare sotto silenzio quello che tutti i giornali di oggi, in prima pagina, considerano la questione politica più rilevante e su cui non a caso la maggioranza è caduta ignominiosamente. Ho voluto fare rilevare tale aspetto ed ora andrò a fare una conferenza stampa insieme alle donne delle associazioni. Le altre deputate sono invitate a parteciparvi (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 568
Maggioranza 285
Voti favorevoli 248
Voti contrari 320).
Prendo atto che gli onorevoli Nicotra e Martino non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 2.85.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
Onorevole Amici, le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.
SESA AMICI. Signor Presidente, il mio intervento segue il ragionamento svolto poc'anzi dall'onorevole Leoni. Siamo di fronte alla richiesta della soppressione dei commi 1 e 2, dell'articolo 2 perché con la norma proposta dalla Casa della libertà si avrebbe un Senato, certamente eletto su base regionale, ma che presenterebbe una divaricazione dei vari premi di maggioranza tale che si potrebbe ben affermare di trovarsi di fronte non al supermercato di cui parla l'onorevole Bressa, bensì ad una lotteria o ad una cabala. Potremmo anche votare quei numeri: 20, 8, 3, quasi a testimoniare la certezza non della possibilità concreta di governare questo paese, ma della costruzione intrinseca di un'instabilità di governo non più semplicemente astratta, come avviene con la legge attuale, bensì concreta con la formazione di due maggioranze tra Camera e Senato. Complimenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amici.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, dal momento che ho notato qualche segno di insofferenza da parte sua, le faccio presente che abbiamo iniziato l'esame dell'articolo 2. Tale articolo riguarda...
PRESIDENTE. Onorevole Boato, non sono insofferente: si tratta di un impressione sbagliata.
MARCO BOATO. ...l'intero sistema elettorale per il Senato. In ogni caso, lei ha ritenuto che non vi fossero più i tempi per gli interventi sul complesso degli emendamenti, cui peraltro non ero iscritto. Non stiamo facendo interventi ostruzionistici (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Boato, sarà stato un segno di stanchezza, non di insofferenza. La prego, vada al merito.
MARCO BOATO. Stiamo parlando dell'intero sistema elettorale di un ramo del Parlamento, vorrei che ciò fosse chiaro.
Ritengo, signor Presidente, che il sistema per l'elezione del Senato, così come viene configurato, susciti, oltre all'obiezione di carattere generale, che non ripeto e che abbiamo sollevato ripetutamente, sul colpo di mano istituzionale che viene compiuto sia per la Camera sia per il Senato, anche radicali obiezioni sotto il profilo costituzionale nonchè radicali obiezioni sotto il profilo che i politologi definiscono sistemico.
L'onorevole Adornato ha fatto un «giochetto» nel suo intervento, affermando che nel 1994 al primo Governo Berlusconi mancavano due senatori per ottenere la maggioranza (si è preso Tremonti e Grillo, e ha fatto presto ad avere la maggioranza). Tuttavia, in sede di prima applicazione un sistema elettorale radicalmente nuovo può presentare anche imperfezioni come quella evocata da Adornato. Tuttavia, collega Adornato, vuole mettere a confronto la prima applicazione di un sistema con due senatori che mancavano al raggiungimento della maggioranza al Senato - e comunque il Presidente del Consiglio ha ugualmente ottenuto la nomina da parte del Presidente della Repubblica e successivamente la fiducia, con il passaggio di Tremonti e di Grillo alla sua maggioranza - con la possibilità di avere premi di maggioranza opposti tra Camera e Senato? Con una coalizione che prende 340 seggi alla Camera e un'altra che eventualmente ne prende un certo numero al Senato? E addirittura con la possibilità che il premio di maggioranza in Lombardia lo prenda una coalizione, in Emilia-Romagna lo prenda la coalizione opposta, e via dicendo?
CESARE RIZZI. Tempo!
MARCO BOATO. Tale previsione, sotto il profilo della logica e del principio di ragionevolezza per l'attribuzione del premio di maggioranza, è, a mio avviso, totalmente incostituzionale, ed è inoltre, dal punto di vista sistemico, del funzionamento della rappresentanza e della governabilità di un sistema parlamentare, totalmente contraddittoria ed insostenibile.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 2.85, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 563
Astenuti 1
Maggioranza 282
Hanno votato sì 246
Hanno votato no 317).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 2.87.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, dalle sogliole alle soglie! Il 10 aprile 2006, alcuni candidati felici salgono sul podio; altri, imprecando contro la nuova legge elettorale, si disperano. L'Italia sembra attraversata dalla babele delle lingue.
Sul terrazzo di una villa, al timido sole del nord, Umberto maledice il suo carissimo amico: ma come, con il 7,9 per cento dei voti alcuni parlamentari della Casa delle libertà non sono stati eletti? Eh sì, gli spiega l'esperto del partito: in quella regione occorreva raggiungere l'8 per cento. Più ad ovest, in una valle, si diffondono canti di gioia: Francesca è stata eletta con l'1,75 per cento dei voti validi; era ben collegata, commenta Bobo. Fra le vigne del Chianti, Michele è al quarto bicchiere (Si ride): annega nel vino la delusione; la sua lista non ha raggiunto il 20 per cento, e addio al sogno romano! Nel frastuono della città dei canti e delle feste, quando qualcuno non muore ammazzato, Antonio si rallegra: tutti i suoi uomini sono stati eletti, superando il 2, il 4, l'8, il 10, il 16, il 20 per cento! Fra i limoni e gli aranci, i volti invece sono cupi: moltiplichiamo, moltiplichiamo le liste ...
PRESIDENTE. Onorevole Soda, la prego di concludere... Potrebbe tenerlo per la prossima occasione...
ANTONIO SODA. ... ed ecco il bel risultato: tutti a casa a cercare lavoro. A Roma, nella penombra di uno studio con i libri nuovi ma ben spolverati, un signore distinto esclama pensoso: oh Marco, che hai combinato con la tua ostinazione (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)?
Ci sono voluti secoli per conquistare la libertà e l'uguaglianza del voto ed ora, all'improvviso, c'è chi elegge il Parlamento e chi non conta un... «nulla» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa, al quale ricordo che ha due minuti a disposizione. Onorevole Bressa, mi auguro che anche lei non parli per sonetti! Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, la rassicuro: è impossibile competere con il collega Soda.
Vorrei riprendere semplicemente alcune osservazioni di merito. Innanzitutto, vorrei replicare ai colleghi Adornato e Tabacci, che continuano a citare l'esempio del Senato del 1994. Come ha ricordato l'onorevole Boato, in quell'occasione eravamo alla prima applicazione della legge elettorale. Se si registrò quel risultato, colleghi Adornato e Tabacci, fu perché la Casa delle libertà in quell'occasione non si presentò unita. Aveva un'alleanza per il nord e una per il sud. Quindi, aveva cercato, in maniera furbesca, di presentarsi in maniera disarticolata nel paese. Non scattarono pertanto quei meccanismi che consentirono, in occasione delle successive elezioni, di ottenere una chiara maggioranza anche al Senato.
Dunque, nel 1994 non fu la legge elettorale a fallire, ma la furbizia politica, che non venne ripagata come qualcuno si era aspettato.
A parte ciò, è necessaria un'ulteriore precisazione. Voi introducete un meccanismo, il premio di coalizione regione per regione. Quindi, introducete un meccanismo che prevede venti premi di maggioranza diversi. Tale questione, dal punto di vista costituzionale, va trattata con estrema serietà e delicatezza, perché il premio di maggioranza porta con sé, automaticamente, una lesione dell'eguaglianza del diritto di voto: il voto di un cittadino può valere in maniera diversa, a seconda che abbia votato una coalizione maggioritaria o meno. Tale diverso valore, però, può essere misurato solo se vi è un controvalore costituzionalmente forte che lo giustifica, quale un premio di maggioranza certo. Venti premi di maggioranza non sono...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bressa.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 2.87, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 560
Maggioranza 281
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 316).
Prendo atto che gli onorevoli Brusco e Paolo Russo non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 2.89, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 567
Votanti 566
Astenuti 1
Maggioranza 284
Voti favorevoli 241
Voti contrari 325).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.78.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Tempo!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, non appellatevi al tempo, altrimenti l'unico risultato è quello di impiegare più tempo.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, riprendendo il discorso interrotto poc'anzi, ricordo che venti premi di maggioranza diversi non si trasformano in un premio certo per la governabilità. Infatti, possiamo avere una situazione a «macchia di leopardo», che non garantisce sicuramente un Governo più stabile. Il prezzo che si paga, quindi, è esorbitante ed è costituzionalmente non accettabile.
Vi è poi un'altra questione che rileva e che deve essere sottolineata: la pluralità delle soglie, che viene in maniera così ampia utilizzata nella vostra proposta di legge, comporta egualmente un problema dal punto di vista costituzionale, sempre con riferimento all'articolo 48, secondo comma, della Costituzione, sull'uguaglianza del voto.
Anche in questo caso, la pluralità di soglie, come in maniera molto efficace il collega Soda ha dimostrato, potrebbe dispiegare effetti completamente dirompenti e non riconducibili a quello che dovrebbe essere, invece, l'obiettivo che si vuole raggiunge, cioè la governabilità. Introducete un meccanismo che sacrifica l'eguaglianza del voto, senza che vi sia un controvalore costituzionalmente accettabile, come può essere un premio che garantisca davvero la governabilità del paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, ci stiamo affannando a dimostrare le incongruenze di questo sistema. Il dato vero è che voi non ci ascoltate perché non ci potete ascoltare. Infatti, vi siete costruiti questa legge su misura, nell'illusione che essa possa ribaltare la volontà popolare. State costruendo un qualcosa di obbrobrioso: avevate ipotizzato un premio di maggioranza a livello nazionale che contrastava con la Costituzione.
Vi state, quindi, arrangiando per cercare di far collimare le vostre esigenze con la normativa costituzionale. Tutto questo comporta, come conseguenza, che il presente provvedimento non ha più alcuna logica. Non solo, ma noi, in questa sede, dobbiamo sopportare anche le lezioncine dell'onorevole Tabacci, che ogni tanto ci spiega quanto è importante il sistema proporzionale, e dell'onorevole Adornato, che ci spiega, a sua volta, quanto è importante il presidenzialismo. Decidetevi! Tutto quello che state facendo non rappresenta altro se non il tentativo di farvi una legge su misura. Ma ciò non vi riuscirà, e sarete comunque battuti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.78, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 551
Maggioranza 276
Voti favorevoli 238
Voti contrari 313).
Prendo atto che l'onorevole Lezza non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cabras 2.122.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, colleghi della maggioranza, con il sistema che avete dovuto pensare per rendere coerente la vostra idea di legge elettorale con la Costituzione si finisce per creare, a livello regionale, un sistema di premi di maggioranza, il che significherà che nessuna previsione potrà essere effettuata in ordine al risultato elettorale. In altre parole, i numeri e i voti degli italiani non serviranno a nulla perché qualsiasi possa essere il risultato elettorale, a nostro o a vostro favore, quella del Senato sarà comunque una composizione che non rispecchierà minimamente né la volontà popolare né il voto espresso per la elezione alla Camera. Così facendo, state costruendo un sistema che molto probabilmente renderà ingovernabile il paese proprio perché potrà accadere che alla Camera dei deputati vi sia una maggioranza e al Senato un'altra.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 2.122, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 243
Voti contrari 322).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 2.472.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le domande cui dovrebbero rispondere la maggioranza ed anche l'onorevole Tabacci sono molto semplici. Questa riforma consolida o indebolisce il bipolarismo? Aumenta o riduce la frammentazione del sistema dei partiti e, soprattutto, favorisce o meno la capacità dei Governi di decidere e di durare?
La mia opinione è che questa riforma non serve allo scopo. In primo luogo, perché la natura proporzionale del sistema non farà che accrescere la competizione tra i partiti rendendo le coalizioni più ingestibili. In secondo luogo, perché il sistema delle soglie di sbarramento non è sufficiente a ridurre la frammentazione. In terzo luogo, perché la presenza del premio di maggioranza favorisce, sì, la creazione di coalizioni pre-elettorali e, quindi, un assetto bipolare, ma sarà un bipolarismo molto più debole di quello attuale, non cementato dai candidati comuni dei collegi e senza gli incentivi alla formazione di quei grandi partiti di cui avremmo davvero bisogno. Il premio di maggioranza previsto è, infatti, troppo basso per assicurare Governi capaci di durare e di decidere in un contesto di elevata frammentazione dei partiti. Inoltre, perché - e mi rivolgo sempre all'onorevole Tabacci - Rifondazione comunista, nel nostro caso, e la Lega Nord Federazione Padana, nel vostro caso, saranno comunque necessari per vincere e per governare.
Conseguentemente, avremo le stesse coalizioni «acchiappatutto» di oggi, altrettanto frammentate ed eterogenee. Avremo, in altre parole, coalizioni più deboli e partiti più forti, ma comunque non dei grandi partiti. Onorevole Tabacci, è questo ciò di cui ha davvero bisogno il paese per affrontare quei nodi dell'economia che richiedono scelte coraggiose? Non è questa la riforma di cui abbiamo bisogno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 2.472 accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
GIANCLAUDIO BRESSA. Presidente, avevo chiesto di intervenire!
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Bressa, mi sono proprio dimenticato della sua precedente richiesta.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 560
Votanti 559
Astenuti 1
Maggioranza 280
Voti favorevoli 335
Voti contrari 224).
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.2.474.601 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, poco male: recupero adesso e svolgo le considerazioni che avevo intenzione di fare in merito al precedente emendamento Palma 2.472.
Onorevoli colleghi, la frettolosità con cui la maggioranza si è accinta a cambiare il sistema elettorale ha prodotto diversi problemi molto seri. Voi avete deciso di avviarvi lungo la strada del sistema proporzionale, però alcuni partner della vostra coalizione hanno preteso che non si sfuggisse dal sistema bipolare. Allora, vi siete dovuti inventare dei meccanismi che garantissero il permanere di una dimensione politica bipolare.
E il meccanismo che vi siete inventati è quello del premio di maggioranza. Ora, se alla Camera il meccanismo regge, al Senato non poteva reggere: non vi può essere un premio di maggioranza stabilito nazionalmente, poiché l'articolo 57 della Costituzione prevede che il Senato è eletto su base regionale. Ciò è tanto vero che il Quirinale ha fatto presente che la vostra prima formulazione non poteva reggere ad un esame di costituzionalità.
Allora, avete dovuto ripiegare e vi siete inventati la dimensione delle coalizioni regionali. L'invenzione è sicuramente immaginifica ma, sul piano del sistema politico, produce veti e premi di coalizione diversi; sul piano della governabilità, fa nascere un gigantesco punto di domanda, un interrogativo incredibile; sul piano della costituzionalità, come ho cercato di dimostrare anche in precedenza, contraddice il secondo comma dell'articolo 48 della Costituzione in merito all'eguaglianza del voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.474.601 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Hanno votato sì 324
Hanno votato no 242).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.474.600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 567
Votanti 566
Astenuti 1
Maggioranza 284
Hanno votato sì 323
Hanno votato no 243).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.474.603 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Hanno votato sì 324
Hanno votato no 245).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento della Commissione 0.2.474.602, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Voti favorevoli 327
Voti contrari 242).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 2.474.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, intervengo per motivare il voto di astensione che i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo esprimeranno sull'emendamento in esame.
Vedete, colleghi, voi non potete sostenere di aver migliorato il testo della proposta di legge: se è vero, com'è vero, che quello al nostro esame rappresenta sicuramente un passo avanti, ciò è frutto della nostra attenta, continua ed insistita denuncia della totale incapacità che avete dimostrato, anche stavolta, di riconoscere e di leggere la molteplicità e la varietà del nostro contesto nazionale.
Nella vostra proposta di legge originaria, nonché negli interventi svolti in Commissione di merito (abbiamo preso conoscenza dell'emendamento in parola in Assemblea), avete totalmente dimenticato l'articolo 6 della Costituzione, ai sensi del quale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche».
Ora, la Valle d'Aosta ed il Trentino-Alto Adige/Südtirol, con questa norma, saranno le uniche realtà a livello nazionale a votare, per il Senato, con il sistema già oggi vigente, mentre nella rimanente parte d'Italia il sistema che introducete è il proporzionale, con le soglie di cui discutiamo da due giorni.
Questo l'avete fatto non per convinzione, ma perché siete stati obbligati dai nostri richiami ed anche da quelli esterni, in particolare dalla Presidenza della Repubblica in modo implicito.
PRESIDENTE. Grazie.
LUIGI OLIVIERI. Questo significa che manca la cultura della tutela della minoranza!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.
KARL ZELLER. Signor Presidente, l'emendamento in esame soddisfa pienamente le richieste della Valle d'Aosta e della provincia autonoma di Bolzano: per la Valle d'Aosta, tiene conto del dettato costituzionale, lasciando inalterato il collegio uninominale; per la provincia autonoma di Bolzano, tiene conto degli accordi italo-austriaci del 1969 e del cosiddetto «Pacchetto» (più precisamente, della misura 111), in cui è previsto che i collegi senatoriali della provincia autonoma di Bolzano debbano essere disegnati in modo tale da consentire la partecipazione al Parlamento di rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco in proporzione alla consistenza di tali gruppi.
Poiché il rapporto tra le popolazioni tedesca ed italiana è di un terzo per il gruppo italiano e di due terzi per il gruppo tedesco, ne discende che, essendo assegnati alla regione Trentino-Alto Adige sette senatori, nel territorio della nostra provincia debbono essere eletti tre senatori.
In forza di tale accordo internazionale è, quindi, garantita la rappresentanza non solo della minoranza linguistica, ma anche del territorio. In esecuzione del predetto impegno internazionale venne emanata la legge n. 422 del 1991, che viene richiamata nell'emendamento al nostro esame. Ringrazio, quindi, il Governo e la maggioranza, in particolare il ministro Pisanu, per la sensibilità dimostrata, che consentirà anche in futuro la rappresentanza territoriale della provincia autonoma.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, come lei sa - abbiamo già parlato ieri delle norme per il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta riferite alla Camera -, avevamo sollevato non dubbi ma pesanti certezze di incostituzionalità sulla proposta così come era stata originariamente presentata. Riteniamo che questa ipotesi si collochi comunque in un contesto generale, che abbiamo detto mille volte per noi totalmente inaccettabile, ma riteniamo che la soluzione specifica per il Senato individuata per le regioni Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige sia «il meno peggio» che potesse essere introdotto in un contesto inaccettabile. Per questo motivo, mentre esprimiamo sempre un voto contrario su tutti gli altri aspetti della legge, su questo punto specifico - cioè sull'emendamento Palma 2.474, così come poco fa subemendato - ci asterremo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Mi riconosco nelle affermazioni del collega Boato. Va semplicemente dato atto pubblicamente al relatore di aver assunto un impegno particolare per la soluzione di un problema vero.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 2.474, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 563
Votanti 328
Astenuti 235
Maggioranza 165
Voti favorevoli 315
Voti contrari 13).
Onorevoli colleghi, naturalmente vi richiamo al più rigoroso rispetto delle norme regolamentari in ordine al voto: ognuno voti per sé e se uno è presente in aula non faccia dei segni o dei gesti...
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 2.91, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 563
Maggioranza 282
Hanno votato sì 246
Hanno votato no 317).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.93.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni abbiamo sottolineato la vera ragione della proposta di riforma elettorale della Casa delle libertà: il fatto è che la Casa delle libertà prende più voti nell'arena proporzionale, dove i partiti si presentano da soli, rispetto all'arena maggioritaria, dove la coalizione si presenta con i suoi candidati comuni. È stato così nelle elezioni del 2001 e la stessa cosa si è verificata nel 1996. Per l'Ulivo è vero il contrario e tra le ragioni di questi diversi rendimenti delle coalizioni c'è il fatto che l'elettorato di centrodestra tende a votare i partiti della Casa delle libertà ma non sempre i suoi candidati nei collegi: ecco perché si vuole modificare la legge elettorale. Questo tentativo non ha niente a che vedere con l'idea di ridurre la frammentazione o di garantire la formazione di coalizioni meno eterogenee e più stabili. No, il fatto è molto semplice: si ritiene di poter guadagnare qualche cosa di più nella sfida elettorale e si ritiene soprattutto di minare la stabilità del Governo successivo, che non sarà il vostro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.93, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 551
Maggioranza 276
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 307).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.79, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 564
Maggioranza 283
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 320).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.630 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 563
Maggioranza 282
Hanno votato sì 316
Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 2.96.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora sulle sogliole, le piccole soglie, però questa volta seriamente. Ammoniva Robert Dahl, il cultore della democrazia e delle libertà, che i sistemi elettorali sono meccanismi fragili e delicati. In un comma, in un capoverso, in una deroga, in una parola, presidente Bruno, in un numero, a volte in una virgola, può nascondersi l'alterazione di un modello. E così, un sistema proporzionale diventa maggioritario e viceversa: l'ibridazione creativa dei due grandi sistemi porta all'inganno e alla frode anche della democrazia.
Le leggi elettorali dunque non possono essere affidate ai confusi, agli alterati, ai silenti, per afasia o per cultura, infine ai volenterosi, che si illudono di vincere le elezioni sostituendo i marchingegni elettorali alla volontà popolare.
Il popolo giudica secondo valori ed interessi, sentimenti e progetti e sa in fine scoprire i trucchi, sottraendosi al gioco delle tre carte che le soglie creative di sbarramento, studiate ad arte, disvelano. Silvio, deputati delle destre, alla saggezza del popolo, che conosce ormai il danno che avete arrecato al paese, non potrete sottrarvi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 2.96, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Hanno votato sì 250
Hanno votato no 316).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sgobio 2.98.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono stato stimolato ad intervenire dalla forbita citazione del collega Soda con riferimento al politologo Robert Dahl. Pertanto, vorrei brevemente riprendere quel nobile discorso sulla democrazia e sui partiti, rifacendomi a mia volta all'intervento dell'onorevole Tabacci, nel quale ho colto la passione - lo dico seriamente - perché mi è sembrato che egli credesse nelle cose che diceva.
Mi sembra però di poter dire che si tratti di una passione mal riposta: anch'io ritengo infatti che si debba nuovamente tessere l'elogio dei partiti, perché la democrazia possa essere rivitalizzata. Tuttavia, con questo sistema, nel quale fondamentalmente affidiamo il potere totale a monocrazie o a oligarchie, non credo si potrà arrivare a potersi impegnare per democratizzare i partiti, facendoli diventare strumenti della democrazia.
Non esiste infatti nemmeno il contrappeso di un riferimento al cittadino elettore, che è depositario della sovranità. La preferenza, come noi sappiamo, rappresentava, nel sistema proporzionale, l'antidoto a quella che era l'oligarchia dei partiti.
In questo modo, noi arriviamo ad una conclusione che è esattamente opposta: corriamo il rischio, onorevole Tabacci - lo dico con serenità - che attraverso questo discorso che abbiamo sviluppato, peraltro svolto dal suo segretario di partito, si giunga alla conclusione di rafforzare gli oligarchi e i monocrati di partito, distruggendo definitivamente i partiti (che correranno anche il rischio di essere condotti verso una deriva di natura cesarista).
Di questo sono preoccupato, all'interno del discorso più complessivo per il quale evidentemente noi non condividiamo nulla di quello che si sta facendo! PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.98, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Onorevole Bonaiuti, non sia così mobile...!
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Voti favorevoli 242
Voti contrari 324).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 2.80.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire per rimarcare come anche il sistema previsto per il Senato dimostri che questa futura legge non ha alcun impianto proporzionale.
Si stabilisce anche uno sbarramento importante, quello del 3 per cento, con una logica, poi maggioritaria, che sovrintende all'intero sistema.
Vorrei rilevare in particolare che questa assegnazione su base regionale, necessaria in base all'articolo 57 della Costituzione, determina due effetti: il primo, una diseguaglianza nei voti, dovendosi assegnare il premio di maggioranza anche su base regionale; il secondo, l'imprevedibilità del risultato finale prodotto da questo sistema.
Naturalmente, in un assetto diverso dal nostro, nel quale viga un bicameralismo perfetto, l'eventuale maggioranza diversa tra Camera e Senato potrebbe non dar luogo ad alcuna conseguenza; ma in una situazione come la nostra, l'impasse, dal punto di vista dei lavori parlamentari e della governabilità del paese, sarebbe totale.
Perciò, i casi sono due: o ciò è il frutto di una casualità e consegue alla decisione precedente di scegliere, per altre ragioni - tutte politiche e tutte collocate in una logica mercantile, come più volte abbiamo sottolineato -, questo sistema, per finalità che non sono certo quelle di una adeguata rappresentanza e governabilità di questo paese; oppure, se ciò non è il frutto della casualità, rappresenta comunque un'anticipazione della riforma costituzionale che esamineremo la prossima settimana.
Ciò avviene, però, in una situazione nella quale non viene per nulla coordinato l'intero sistema e gli effetti concreti sono disastrosi dal punto di vista parlamentare. Quindi, il risultato finale è che comunque noi avremo un Parlamento che non potrà decidere e, quindi, un paese che non potrà essere governato. Anche tali ragioni di merito - e non solo quelle di principio, naturalmente - ci fanno esprimere una posizione di totale contrarietà sull'intero sistema (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, qualcuno potrebbe domandarsi perché chiediamo la soppressione di un comma che prevede che «(...) la dichiarazione di presentazione delle liste dei candidati deve contenere l'indicazione dei nominativi di due delegati effettivi e di due supplenti (...)», e quindi che la dichiarazione stessa debba essere sottoscritta da «almeno 1000 e da non più di 1500 elettori iscritti (...)» e via dicendo.
Il senso della nostra opposizione è, invero, quello di tendere a sopprimere integralmente tutte le parti di questo testo unificato perché la nostra obiezione è di radicale contrarietà sul piano politico per quanto già ripetuto tante volte: questa Camera è stata espropriata del diritto di discutere veramente la legge elettorale.
PRESIDENTE. Onorevole...
GIANCLAUDIO BRESSA. Si è trattato di un testo di riforma della legge elettorale modificato da due subemendamenti, per di più estranei per materia; giova infatti ricordare a tutti che il provvedimento in discussione alla Camera riguardava lo scorporo di coalizione o lo scorporo integrale. Avevamo sei proposte di legge in discussione e cinque di queste riguardavano lo scorporo (Commenti). Improvvisamente, l'8 settembre, si riaprono i termini per la presentazione delle proposte emendative ed il 20 settembre vengono presentati, appunto, gli emendamenti che stravolgono la legge elettorale. Di qui la nostra contrarietà radicale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, anch'io intervengo sulla questione della antidemocraticità di questo provvedimento; ho sentito in questa Assemblea l'affermazione secondo la quale siamo di fronte alla dittatura della maggioranza. Ho provato a leggere alquanto la letteratura sull'argomento ed ho convenuto su alcune considerazioni lette; in particolare, su quanto scritto in un libro significativo ed importante in cui si parla del «dittatore democratico», e si sostiene: il dittatore democratico non governa contro il popolo, ha bisogno di occhi ed orecchie dove serve, ha bisogno di denaro per corrompere e di delatori per sapere. Ma è anche uomo che può comparire in pubblico, è anche uomo che lo fa senza timore, che saluta da una tribuna, da un balcone, da uno schermo, dalle TV.
Aggiungo e preciso che se poi le televisioni sono tutte in mano sua, ciò rappresenta un ulteriore elemento di riflessione (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Ma il dittatore democratico...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bielli.
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 2.80, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 244
Voti contrari 321).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sgobio 2.124.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, intervengo perché così permetto ai colleghi di ascoltare la seconda parte del ragionamento.
Come stavo dicendo, il dittatore democratico non è un tiranno che fa eliminare gli avversari senza pietà. Il suo potere si colloca a metà tra repressione e conoscenze, imposizione della volontà e ascolto delle esigenze popolari (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Il dittatore democratico si sente il padre del suo popolo, e, come un padre, si riserva di premiare e di punire a suo giudizio: un po' come accade con questa legge elettorale, grazie alla quale qualcuno decide chi viene eletto e chi no!
Ma se pensate un attimo, queste cose non le ho scritte io: si tratta, in qualche modo, di una fotografia di quanto succede in quest'aula e del vostro premier! È la fotografia di Silvio Berlusconi, ed è per questo motivo che credo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)...
NITTO FRANCESCO PALMA. Non è vero! VALTER BIELLI. ... che sarebbe bene che, anche rispetto a questa proposta di legge, si pronunciasse un «no» chiaro e netto!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.124, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 540
Maggioranza 271
Hanno votato sì 229
Hanno votato no 311).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rotondi 2.441, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 564
Maggioranza 283
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 352).
Prendo atto che l'onorevole Testoni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.450.600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 568
Votanti 567
Astenuti 1
Maggioranza 284
Hanno votato sì 324
Hanno votato no 243).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 2.450.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, abbiamo già precedentemente criticato la filosofia generale che conduce a premiare coloro che sono già presenti in Parlamento, esentandoli dal dovere democratico di raccogliere le firme per candidarsi alle elezioni. Ciò perché pensiamo che, di fronte ad una competizione elettorale, ai nastri di partenza tutti debbano essere stare sullo stesso piano, senza che sia concesso alcun premio in base alla consistenza o alla collocazione preventiva.
Entrando ancor più nel dettaglio della proposta emendativa in esame, si osserva che non ci si è accontentati di predisporre una norma di carattere generale, come quella contenuta nelle prime righe dell'emendamento (vale a dire che nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppi parlamentari in entrambe le Camere). Detto ciò, infatti, forse ci si era accorti che rimaneva qualcuno, che interessava alla Casa delle libertà, che non corrispondeva a tali criteri, che forse poteva rimanerci un po' male e che, dunque, conveniva in qualche modo rabbonire.
Vi siete inventati, allora, un particolare meccanismo. Oltre ai partiti o ai gruppi politici già costituiti in gruppi parlamentari in entrambe le Camere, infatti, si è generosamente pensato a partiti e gruppi politici che abbiano effettuato dichiarazioni di collegamento (dunque, non presenti in Parlamento con i propri gruppi) con almeno due dei gruppi cui ho precedentemente fatto riferimento e che posseggano il requisito - una persona poteva pensare che avessero gli occhi azzurri, o che fossero alti più di un metro e 60 centimetri! - di aver ottenuto almeno un parlamentare europeo, senza ulteriori particolari vincoli.
Pertanto, ci è stata presentata una norma illiberale, in base alla quale i gruppi già presenti in Parlamento si autotutelano, grazie all'esenzione dal dovere di raccogliere le firme, cui devono ottemperare, invece, tutti i partiti che non possiedono già parlamentari; in secondo luogo, per generosità interessata, si è pensato di premiare qualcuno, che magari possiede una piccola percentuale di parlamentari, ma per il quale non sussistano le condizioni per poter costituire un gruppo...
PRESIDENTE. Onorevole Leoni, si avvii a concludere!
CARLO LEONI. ... in entrambe le Camere, facendolo beneficiare dell'esenzione dalla raccolta delle firme.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 2.450, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 568
Maggioranza 285
Hanno votato sì 335
Hanno votato no 233).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 2.125.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, noi ora proponiamo un emendamento soppressivo che si pone lungo una linea di cancellazione di un provvedimento che non ci convince.
In precedenza, ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Adornato e, rispetto alla sua intenzione di spiegarci cosa è la Costituzione, mi veniva in mente una battuta, che non è mia, ma che, essendo bella, può essere riferita. Vede, onorevole Adornato, in quest'aula, tanto tempo fa, precisamente un secolo e mezzo fa, prendeva la parola un uomo che ha fatto l'Italia e che veniva chiamato «eroe dei due mondi». Significa che è possibile diventare eroe di due mondi lontani (a quel tempo uno di tali mondi era l'Italia, o meglio l'Europa, e l'altro il Sudamerica); ciò che è impossibile fare è il «profeta dei due mondi», ossia prima stare a sinistra e spiegare alla sinistra come deve fare la sinistra, poi collocarsi a destra e spiegare alla destra come deve fare la destra e, infine, pretendere di insegnare a noi la Costituzione. Ciò, infatti, non è accettabile sotto il profilo intellettuale.
D'altro canto, il suo pulpito, onorevole Adornato, non è così elevato da permettere di spaziare di qui e di là con uguale risultato.
Con ciò intendo dire che una discussione vera sui termini di questa riforma elettorale la dovremmo fare - non dico rifare, ma fare! -, e la faremo quando sarà possibile sollevare quel velo di ignoranza circa una questione della cui presenza un legislatore dovrebbe esser sempre consapevole: mi riferisco all'assenza di interessi privati nell'atto della produzione legislativa (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, il comma 3 dell'articolo 2 del provvedimento in esame stabilisce che ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. È opportuno che ci mettiamo bene in testa tale formulazione, perché questa sarà l'unica occasione in cui sarà dato parlare di candidati. Anche al Senato, come alla Camera, infatti, ci troveremo di fronte a liste su cui saranno stampati solo simboli. L'abbiamo detto per la Camera, lo ripetiamo per il Senato: quel rapporto, fondamentale, di trasparenza e di immediatezza tra eletto ed elettore viene cancellato con un tratto di penna.
Questo è un ulteriore risultato negativo che la vostra affrettata, pasticciata e sciagurata riforma produrrà nel sistema politico italiano.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.125, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 566
Maggioranza 284
Voti favorevoli 250
Voti contrari 316).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 2.467.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Valpiana, alla quale ricordo che ha due minuti a disposizione.
Prego, onorevole Valpiana, parli pure.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, credo che bastino anche meno di due minuti per dire che in questo momento abbiamo la possibilità di riscattare la figuraccia che il Parlamento italiano ha fatto ieri rispetto alla questione della presenza delle donne all'interno delle istituzioni.
Riprendiamo oggi tale tema e lo facciamo con un emendamento a prima firma dell'onorevole Amici, che recupera l'unica scelta giusta che si possa compiere su tale tema. In un paese in cui il 54 per cento della popolazione è costituito da donne non si può pensare che le donne stesse siano rappresentate in una misura inferiore al 50 per cento anche nelle istituzioni, in particolare in Parlamento. Ciò perché, evidentemente, un Parlamento composto come quello attuale, che per forza di cose vara leggi di questo tipo, sbagliate e profondamente ingiuste, al 90 per cento non può raccontare la verità sul paese.
Quindi, noi proponiamo e pensiamo che tutti, considerato l'affronto fatto ieri non solo al mondo femminile, ma alla nostra democrazia in generale, potranno riscattarsi, esprimendo voto favorevole su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Amici, alla quale ricordo che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, onorevole Garnero Santanchè, noi non avevamo alcuna voglia di «incantare». Noi - è questa la differenza - non ci accontentiamo.
È una differenza sostanziale, come sostanziale è la storia delle donne di questo paese. È una storia che parte da lontano, che ha avuto traguardi importanti e che oggi non è più e non vuole più essere ancella di nessuno. Questa è la differenza sostanziale!
Ed è una differenza sostanziale come nella storia dell'umanità le donne siano espressione di una rivelazione lenta, inesorabile e silenziosa. Sono le tante Antigoni poste di fronte ad una proposta di legge, quella che avete proposto, che ha trovato spazio ed accontentato partiti che otterranno anche meno del 2 per cento dei voti, che ha allargato i coefficienti, le maggioranze, i premi di maggioranza; questa vostra proposta di legge non è stata in grado di tenere conto della soggettività e della forza da donne! È una responsabilità politica gravissima, come è altrettanto grave che, forse, le donne elettrici del centrodestra, che pure guarderanno con attenzione a tale riforma, si renderanno conto che esse sono molto di più persino di quei partiti ammessi alla ripartizione dei seggi con il 2 per cento. Quelle donne non si faranno incantare, ma giudicheranno le vostre debolezze politiche e la vostra assurda capacità di portare in quest'aula del Parlamento non una proposta concreta, ma di fatto un'ennesima beffa ai danni delle donne stesse.
Spetterà non solo all'opposizione denunciarlo, ma alle elettrici, anche e soprattutto vostre, che oltre ad aver subito uno schiaffo, a questo punto, saranno le vostre Antigoni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Cossutta che ha due minuti a disposizione.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, onorevole Berlusconi: 320, 330, 320, 330, la sua maggioranza bulgara e compatta l'ha controllata bene, e continua a controllarla! Però ieri, quando il ministro Prestigiacomo le si è avvicinata, probabilmente per chiedere un suo autorevole intervento a favore del vostro emendamento, lei non ha parlato. Forse, perché quell'emendamento - che noi comunque abbiamo considerato una mancia, una cosa persino disdicevole - non avrebbe potuto garantire le promesse che lei ha fatto ai deputati della Sicilia, della Lombardia, del Veneto. Lei ha preferito garantire questo valore, piuttosto che il dato politico della rappresentanza di genere.
Allora, oggi, onorevole Garnero Santanchè, ci saremmo aspettati la sua protesta e le dimissioni dell'onorevole Prestigiacomo; oggi, ci saremmo aspettati che quei 150 parlamentari che hanno votato a favore del vostro emendamento, con coraggio, intervenissero in questa sede, dicendo apertamente: sì, scegliamo di votare con voi.
Ciò perché questa maggioranza bulgara di un capo padrone le donne non le difenderà mai (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, credo sia molto chiaro che la destra ha fatto uno scivolone enorme. Si è tenuta una conferenza stampa molto frequentata, con tutte le associazioni e con donne autorevoli collocate anche a destra, come Lagostena Bassi, che hanno espresso una denuncia durissima rispetto alla vergogna che il voto di ieri ha rappresentato, anche agli occhi dell'Europa. Questo Governo e questa maggioranza hanno determinato ad una situazione che ha del ridicolo e che è riportata su tutti i giornali in prima pagina.
Sono state chieste le dimissioni del ministro Prestigiacomo, perché mi sembra l'unica cosa che si possa fare con un minimo di dignità, avendo fallito totalmente rispetto all'articolo 51 della Costituzione, voluto all'acqua fresca, perché non si è riusciti ad applicarlo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.467, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 549
Votanti 543
Astenuti 6
Maggioranza 272
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 319).
Prendo atto che l'onorevole Tarditi non è riuscito a votare.
Prendo atto altresì che l'onorevole Ruggeri ha erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.468, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, due deputati avevano chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 563
Votanti 560
Astenuti 3
Maggioranza 281
Hanno votato sì 240
Hanno votato no 320).
Prendo atto che l'onorevole Ruggeri ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Passiamo all'emendamento Buontempo 2.443.
Onorevole Buontempo, accede all'invito al ritiro del suo emendamento formulato dal relatore?
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, la pregherei, comunque, a prescindere da questo, di indicare la pagina dell'emendamento, altrimenti diventa difficile seguirla. Comunque, può capitare.
È da questa mattina che sentiamo parlare della questione delle donne...
MAURA COSSUTTA. Santanchè, non parli?
TEODORO BUONTEMPO. Lo vogliamo dire francamente? Se la sinistra avesse votato favorevolmente la proposta della Commissione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...
MAURA COSSUTTA. Buffone! Buffone!
TEODORO BUONTEMPO. ... appoggiata dal Governo, oggi la Camera avrebbe una legge che assicurerebbe un quarto di presenza alle donne nelle liste (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - L'onorevole Ruzzante legge le dichiarazioni dell'onorevole Fini pubblicate su un quotidiano).
ANTONIO SODA. L'assassino torna sul luogo del delitto!
MAURA COSSUTTA. Chiedi a Berlusconi!
TEODORO BUONTEMPO. La politica del tanto peggio, tanto meglio....
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, le voglio dire subito una cosa: io ho un potere in quest'aula. Lei deve parlare dell'emendamento. Non torniamo su altre questioni, altrimenti riapriamo sempre tutto.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, ciò che lei dice è sacrosanto. Figuriamoci se non conosco il regolamento! Tuttavia, visto come ha condotto le sedute finora, pensavo che si potesse parlare anche dell'emendamento del giorno prima.
PRESIDENTE. Mi ha colpito, non affondato...!
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un altro emendamento di un esponente della maggioranza. Se il centrosinistra, anziché giocare al tanto peggio, tanto meglio, visto che finora ha parlato della necessità della preferenza, votasse, contrariamente a quanto fatto ieri, a favore di questo emendamento (Commenti dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione) ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di mostrare abbastanza e sufficiente intelligenza per evitare di far nascere in aula dei problemi. Sta parlando l'onorevole Buontempo: ascoltiamolo.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non mi pare che io stia offendendo qualcuno.
PRESIDENTE. No, no, che c'entra...
TEODORO BUONTEMPO. Dico semplicemente questo: tutti gli interventi del centrosinistra non hanno criticato la legge proporzionale nell'attribuzione dei quozienti per i seggi, quanto il fatto che a scegliere le persone non siano i cittadini elettori, ma i vertici dei partiti.
Onorevoli colleghi, giochiamo a carte scoperte: coloro che sono stati eletti per dieci anni nel maggioritario si trovano di colpo a dover chiedere la preferenza a milioni di elettori (come accadrebbe nel Lazio, nella circoscrizione di Roma e provincia, in tutta la Puglia e in tutta la Calabria). Io sono un convinto proporzionalista, perché la legge proporzionale significa maggiore libertà, non minore. È il maggioritario, semmai, che rischia di eleggere più parlamentari di quanti corrispondano agli elettori, non è il proporzionale che fa questo!
Vi sono colleghi che, giustamente, dicono di non avere una tradizione e una conoscenza proporzionalista e di non essersi mai candidati col proporzionale. Colleghi di centro, di destra e di sinistra, perché non salvare il principio secondo cui siano i cittadini a votare, ma non nella legislatura che segue l'approvazione di questa legge, quanto in quella successiva, perché il principio della preferenza nel 2011 si sposerebbe con la riduzione del numero dei deputati che sarà approvata con la riforma costituzionale? In tal modo, si ridurrebbero i collegi e tutti avremmo il tempo necessario per attrezzare i nostri strumenti e la nostra mentalità per il voto proporzionale, che salva il bipolarismo, e per il premio di maggioranza.
Salviamo il diritto di scegliere le persone in democrazia da parte del popolo. Se la sinistra non vota, vuol dire che vuole questa scelta e se ne assume la responsabilità.
PIERO RUZZANTE. Nel 2011!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Grazie, Presidente. Avevo chiesto la parola sull'emendamento precedente, parola che lei non mi ha dato.
Vorrei rispondere al collega Buontempo, perché ha tirato in ballo ciò che è successo ieri. Rispondo con i numeri. I Democratici di sinistra hanno qui, su 130 deputati, 33 donne. Forza Italia, su 168, ne ha solo 13. Alleanza nazionale, su 94, ne ha soltanto 3. Allora rispedisco al mittente le osservazioni che qui ha fatto il collega Buontempo e che nelle interviste ha rilasciato il ministro Prestigiacomo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
MASSIMO POLLEDRI. Non so se sono proprio donne!
ELENA MONTECCHI. Il Vicepresidente del Consiglio ha dichiarato che il voto dei franchi tiratori del centrodestra è un esempio di stupidità politica. Rifletterà il centrodestra sulla sua stupidità politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Il ministro Prestigiacomo, invece, ha urlato al tradimento dei DS. Vi rispediamo anche questo urlo. Lo schiaffo lo avete dato voi al Governo, che si è impegnato in prima persona, cosa mai accaduta prima su nessun emendamento elettorale (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Infine, non devo spiegare al ministro per le pari opportunità che le azioni positive non prevedono un'azione cogente perché si superi una discriminazione. Nel vostro emendamento non c'era questo. Non solo, ma nel Comitato dei nove il ministro Prestigiacomo ha chiesto un vertice e poi ha chiesto nelle interviste il sostegno del centrosinistra.
In Parlamento si costruisce il consenso e il confronto, il consenso sia da parte dei proponenti sia, se si vuole, anche da parte delle opposizioni. Questo non è stato fatto e questa è la politica. Ci si lamenta e lo si può fare, ma abbiamo gli argomenti da proporre alle donne sui numeri pubblicati oggi sui giornali e sui fatti che sono avvenuti nella giornata di ieri (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti Italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Buontempo 2.443, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Commenti - Vedi votazioni)
(Presenti e votanti 562
Maggioranza 282
Voti favorevoli 73
Voti contrari 489).
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.631 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 576
Maggioranza 289
Hanno votato sì 322
Hanno votato no 254).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.100, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 560
Votanti 556
Astenuti 4
Maggioranza 279
Hanno votato sì 227
Hanno votato no 329).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.101, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 557
Maggioranza 279
Hanno votato sì 242
Hanno votato no 315).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 2.81, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 559
Votanti 558
Astenuti 1
Maggioranza 280
Hanno votato sì 246
Hanno votato no 312).
Prendo atto che l'onorevole Bornacin non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 2.138, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 564
Votanti 562
Astenuti 2
Maggioranza 282
Hanno votato sì 247
Hanno votato no 315).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 2.139.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
ANTONIO SODA. Presidente Casini, ricorda Umberto Eco de «Il nome della rosa»? Ricorda il libro scomparso della politica di Aristotele?
CESARE CAMPA. Cosa c'entra con l'emendamento?
ANTONIO SODA. Quel libro va sepolto per sempre, perché il riso, che è sveglio e dileggio insieme, può travolgere ogni potere, quando più esso è assoluto, forte, altero ed arbitrario. Allora, mi consente, Presidente Casini, di formulare un consiglio al Presidente Berlusconi? Pregiatissimo Silvio, poiché ella seguirà la sorte di don Gonzalo, che per provvidenza governa il mondo, come scrive Dante, quel don Gonzalo che scappò in carrozza da Milano, preceduto da due «trombetti», per carità, selezioni bene i suoi «trombetti», quelli che lo accompagneranno nella fuga e che non siano fonte di ulteriori rischi...
SAVERIO LA GRUA. Ricoveratevi!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.139, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 540
Maggioranza 271
Hanno votato sì 233
Hanno votato no 307).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.135, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 554
Votanti 553
Astenuti 1
Maggioranza 277
Hanno votato sì 237
Hanno votato no 316).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.632 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 555
Votanti 552
Astenuti 3
Maggioranza 277
Hanno votato sì 321
Hanno votato no 231).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 2.140, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 550
Votanti 549
Astenuti 1
Maggioranza 275
Hanno votato sì 233
Hanno votato no 316).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cabras 2.136, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 549
Votanti 548
Astenuti 1
Maggioranza 275
Hanno votato sì 236
Hanno votato no 312).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.137, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 554
Votanti 553
Astenuti 1
Maggioranza 277
Hanno votato sì 236
Hanno votato no 317).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zaccaria 2.141.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Giusto per interrompere questa «cavalcata delle valchirie» di voti, è opportuno ricordare di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando della riforma del sistema di elezione del Senato, che avrebbe l'ambizione di introdurre un meccanismo proporzionale nel nostro sistema elettorale. Come abbiamo avuto già modo di spiegare in precedenza, ma è opportuno ripeterlo anche adesso, è un sistema proporzionale in qualche modo sballato, perché una parte consistente dei vostri alleati, partner di maggioranza, hanno richiesto che questo sistema elettorale mantenesse il meccanismo bipolare.
Ecco allora che avete dovuto cercare dei meccanismi, che tentassero di mantenere bipolare il sistema; siete stati pertanto indotti ad introdurre premi di maggioranza. È difficilissimo però gestire premi di maggioranza al Senato in maniera razionale e costituzionalmente legittima, perché, come tutti noi sappiamo, il Senato è eletto su base regionale. Pertanto, qualsiasi premio di maggioranza, che venga calcolato con un computo nazionale dei voti, porta immediatamente l'incostituzionalità del provvedimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 2.141, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 540
Votanti 538
Astenuti 2
Maggioranza 270
Hanno votato sì 225
Hanno votato no 313).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 2.142.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Questo emendamento si propone di sopprimere il numero 2) della lettera c). Si tratta infatti di un'ipocrisia clamorosa: la disciplina della stampa del manifesto con il nome dei candidati, con i contrassegni, e dell'invio di questo manifesto ai sindaci dei comuni, i quali ne curano l'affissione nell'albo pretorio e in altri luoghi pubblici, e così via. Questa affissione in alcuni luoghi pubblici di un comune è dunque l'unica chance, in virtù della quale gli elettori possono conoscere il nome dei candidati, perché come sappiamo sulla scheda non li troveranno.
Si può criticare - perché nessuno si innamora dei sistemi elettorali in modo ossificato - l'attuale sistema elettorale, ma non c'è alcun dubbio che gli elettori di un collegio vengono a conoscere la personalità, la figura, l'esperienza e il curriculum del candidato in quel collegio...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Leoni.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.142, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 547
Votanti 546
Astenuti 1
Maggioranza 274
Hanno votato sì 231
Hanno votato no 315).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.633 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 554
Maggioranza 278
Hanno votato sì 321
Hanno votato no 233).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 2.74.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, il nostro emendamento si propone di sopprimere la lettera b) del comma 4 dell'articolo 2 del provvedimento in esame che risulta del seguente tenore: al comma 3 è aggiunto, infine, il seguente periodo: «I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
Non vi è alcun dubbio che si tratta di un'autentica emergenza! Nel nostro paese l'intera cittadinanza avvertiva l'esigenza fortissima che fosse rivisto il diametro dei contrassegni elettorali; moltissime persone avevano un bisogno esasperato di vedere regolato in maniera diversa ciò che sicuramente possiamo considerare una delle priorità nella scala delle esigenze e dei desideri dei nostri cittadini!
Devo dire che avete saputo corrispondere perfettamente a questo desiderio così largamente diffuso nel paese!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 2.74, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 537
Votanti 536
Astenuti 1
Maggioranza 269
Hanno votato sì 222
Hanno votato no 314).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.634 della Commissione, nel testo modificato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 556
Votanti 555
Astenuti 1
Maggioranza 278
Hanno votato sì 324
Hanno votato no 231).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.103, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 560
Maggioranza 281
Voti favorevoli 232
Voti contrari 328).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.82, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 557
Maggioranza 279
Voti favorevoli 230
Voti contrari 327).
Prendo atto che l'onorevole Zanetta non è riuscita a votare.
Passiamo alla votazione del subemendamento Russo Spena 0.2.451.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, è importante che, alla fine, il relatore ed il Governo abbiano espresso parere favorevole sul subemendamento in esame che sopprime una parte dell'emendamento Palma 2.451, che poteva risultare assai rischiosa per la sicurezza del voto, dal momento che si prevedeva anche la possibilità di scrivere il nome di un candidato nel riquadro (in questo caso, il voto sarebbe stato valido).
Alla fine, abbiamo tutti convenuto che sarebbe stato opportuno approvare il nostro subemendamento e, quindi, eliminare questa possibilità.
Signor Presidente, mi permetto comunque di chiedere ai rappresentanti del Ministero dell'interno qui presenti di assumersi un impegno. Come sappiamo, le norme concernenti lo svolgimento delle operazioni di voto hanno una fonte normativa primaria come questa, nonché una serie di regolamenti ai quali i presidenti di seggio devono attenersi.
Chiedo (credo che sarebbe importante per tutta l'aula) al sottosegretario D'Alì o ad un altro rappresentante del Ministero dell'interno di garantire che, con riferimento ai provvedimenti di tipo regolamentare o altro che verranno emanati, si tenga conto dell'orientamento del Parlamento, facendo in modo che quanto deciso in questa sede non venga contraddetto, magari non volendo, nella disciplina che verrà poi indirizzata ai presidenti di seggio.
Chiedo, pertanto, al ministro dell'interno se è nelle condizioni - immagino senz'altro di sì - di dirci che si atterrà al dettato politico emerso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, è molto importante che sia stato espresso un parere favorevole su questo subemendamento presentato.
Analogamente a quanto è avvenuto per la Camera, anche per il Senato si avvertiva la necessità di garantire la previsione sancita nel secondo comma dell'articolo 48 della Costituzione, vale a dire la segretezza del voto.
È del tutte evidente che l'emendamento Palma 2.451, nella previsione che il voto sarebbe stato valido se l'elettore avesse scritto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta, anche il cognome di un candidato della lista medesima, avrebbe vanificato il principio della segretezza del voto. Pertanto, è importante che il subemendamento in esame venga approvato e che sia stato presentato da noi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Spero di non aver fatto nulla di drammatico chiedendo di intervenire, anche perché sarò brevissimo.
Siamo favorevoli al subemendamento Russo Spena 0.2.451.1, tuttavia preannuncio che presenteremo un ordine del giorno con il quale si invita il Governo, in fase di regolamentazione della legge, a prevedere che non debba essere annullato un voto quando, essendo chiara l'intenzione dell'elettore di esprimere un voto in favore di un partito, vi sia il nome di un candidato o qualsiasi altra indicazione che non...
PRESIDENTE. Questo è un problema che sarà affrontato in sede di esame degli ordini del giorno. Non apriamo un dibattito anche su questo tema (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
MICHELE VENTURA. Come, non apriamo un dibattito...?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Russo Spena 0.2.451.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti).
Onorevoli colleghi, i tempi sono esauriti. Esiste un testo sul quale vi è un'intesa di tutti i gruppi e vi è un voto unanime dell'Assemblea.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 544
Votanti 541
Astenuti 3
Maggioranza 271
Hanno votato sì 540
Hanno votato no 1).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palma 2.451.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Ha finito i tempi!
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole La Russa. Onorevole Boato, le do un minuto.
MARCO BOATO. Mi scusi, Presidente, presiede l'onorevole La Russa? E dà ordini a lei?
PRESIDENTE. Onorevole Boato, lei sa benissimo che presiedo io!
MARCO BOATO. E, allora...!
PRESIDENTE. Infatti, le do la parola.
MARCO BOATO. Presidente, poco fa, le ho chiesto ostinatamente la parola - e avevo il diritto di averla - sul subemendamento posto in votazione, per affermare ciò che dirò adesso.
Dopo averci imposto le liste bloccate, il simbolo sulla scheda (non ci sono più i nomi, non ci sono più preferenze)...
IGNAZIO LA RUSSA. Se l'abbiamo tolto!
MARCO BOATO. ... volevate - segnatamente gli onorevoli Palma, Saia, Dussin, Di Giandomenico - che sul simbolo si potesse scrivere il nome, in modo che tutte le schede sarebbero state identificate.
IGNAZIO LA RUSSA. Ignorante!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciamo completare l'onorevole Boato: la situazione non è facile!
MARCO BOATO. Approviamo un subemendamento del centrosinistra - ed è l'unico - che cancella questa infamia e viene proposto un ordine del giorno per dire al Governo: anche se abbiamo cancellato quella parte dell'emendamento, devi comportarti così!
Questo è lo Stato di diritto (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevole Boato, mi consenta, in qualità di Presidente dell'Assemblea, di dirle che questo subemendamento è stato votato all'unanimità e che ciò che conta è la proposta emendativa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, nel mio intervento sul subemendamento posto in votazione, avevo chiesto al rappresentante del Ministero dell'interno un impegno affinché gli atti che emanerà il ministero non contraddicano ciò che stiamo votando in quest'aula.
Dopo l'intervento del collega La Russa, reitero questa richiesta e voglio che sia soddisfatta...
PRESIDENTE. Onorevole Leoni, esistono alcune regole. L'Assemblea ha approvato una proposta emendativa - che ciò sia avvenuto all'unanimità o meno non conta nulla - e l'onorevole La Russa ha preannunciato la presentazione di un ordine del giorno.
MAURA COSSUTTA. È inammissibile!
PRESIDENTE. Onorevole Cossutta, mi lasci terminare.
A parte il fatto che la discussione avverrà al momento dell'esame degli ordini del giorno, l'ammissibilità dell'ordine del giorno dovrà essere decisa dal Presidente della Camera. Pertanto, è inutile svolgere un processo alle intenzioni su una questione che non si sa se sarà ammissibile, né in che forma sarà presentata.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 2.451, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 559
Votanti 558
Astenuti 1
Maggioranza 280
Hanno votato sì 379
Hanno votato no 179).
Prendo atto che l'onorevole Olivieri non è riuscito ad esprime il proprio voto e che avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 2.83.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, lei ha svolto un riassunto della situazione che non corrisponde proprio al momento e alle nostre posizioni.
Di questa porcheria non vogliamo saperne niente. Possono fare quello che vogliono: ordini del giorni, emendamenti o quant'altro. Non ce ne importa niente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 2.83 non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 563
Maggioranza 282
Voti favorevoli 243
Voti contrari 320).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento della Commissione 2.635 (Nuova formulazione), accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Hanno votato sì 323
Hanno votato no 246).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.146, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 575
Maggioranza 288
Voti favorevoli 241
Voti contrari 334).
Passiamo alla votazione del subemendamento Mascia 0.2.471.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, non so se l'onorevole Adornato si sia reso conto delle conseguenze della sua affermazione, quando ha detto che la competenza delle leggi elettorali è esclusiva della maggioranza.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, tutto questo cosa c'entra?
GERARDO BIANCO. Credo che all'onorevole Adornato sia sfuggito un dato fondamentale. Infatti, la Costituzione è qualcosa che attiene anche alla prassi e a tutta una serie di comportamenti che, per certi aspetti, delimitano questo campo.
In conclusione vorrei soltanto ricordare - e dovrebbero ricordarlo anche gli onorevoli La Russa e Fini - che nel 1993 abbiamo introdotto, quando il sottoscritto era capogruppo, la quota del 25 per cento da eleggere con il sistema proporzionale per corrispondere alle richieste delle minoranze (all'epoca il Movimento Sociale italiano e Rifondazione comunista) e costruito una legge che coinvolgeva tutto il Parlamento. Il vostro è uno stile diverso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mascia 0.2.471.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 575
Maggioranza 288
Voti favorevoli 248
Voti contrari 327).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Sgobio 0.2.471.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 574
Maggioranza 288
Voti favorevoli 247
Voti contrari 327).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 2.471, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 575
Votanti 574
Astenuti 1
Maggioranza 288
Voti favorevoli 336
Voti contrari 238).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 2.76, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 575
Maggioranza 288
Voti favorevoli 253
Voti contrari 322).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Zaccaria 0.2.470.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 573
Maggioranza 287
Voti favorevoli 247
Voti contrari 326).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Montecchi 0.2.470.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 569
Maggioranza 285
Voti favorevoli 242
Voti contrari 327).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Galante 0.2.470.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 570
Maggioranza 286
Voti favorevoli 246
Voti contrari 324).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Intini 0.2.470.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 572
Maggioranza 287
Voti favorevoli 249
Voti contrari 323).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cusumano 0.2.470.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 573
Maggioranza 287
Voti favorevoli 248
Voti contrari 325).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Zanella 0.2.470.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 571
Maggioranza 286
Voti favorevoli 250
Voti contrari 321).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Giordano 0.2.470.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 565
Maggioranza 283
Voti favorevoli 246
Voti contrari 319).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.470.600 della Commissione (Nuova formulazione), accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 573
Votanti 572
Astenuti 1
Maggioranza 287
Voti favorevoli 325
Voti contrari 247).
Passiamo alla votazione all'emendamento Palma 2.470.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi, vi ricordo che prima della sospensione termineremo la votazione degli emendamenti. Pertanto, vi prego di non lasciare il vostro posto.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, vorrei che tutti i colleghi prendessero visione, quantomeno a volo di uccello, di questo emendamento.
Si tratta di due colonne e tre quarti: servono due colonne e tre quarti del fascicolo per spiegare come avviene la ripartizione dei seggi. Ciò sta a dimostrare l'assoluta complessità del meccanismo che avete previsto, caratterizzato da una sequenza infinita di soglie e dal premio di maggioranza attribuito regione per regione. In tal modo, questa legge elettorale, anziché avere una sua linearità e una sua immediata comprensibilità, si trasforma in uno degli strumenti più complicati che mai siano stati prodotti dal nostro Parlamento. Questo è il frutto della vostra affrettatissima e sciaguratissima proposta di riforma della legge elettorale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palma 2.470, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 575
Maggioranza 288
Voti favorevoli 328
Voti contrari 247).
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.636 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 572
Maggioranza 287
Voti favorevoli 337
Voti contrari 235).
Onorevoli colleghi, rettifico quanto ho precedentemente comunicato, in quanto vi è la questione relativa alla Commissione bilancio, nonché altre questioni. Dobbiamo ancora svolgere circa dieci votazioni, compresa la votazione dell'articolo 2, che avranno luogo alla ripresa pomeridiana della seduta, alle 15,30. Alle 17 avranno luogo, con ripresa televisiva diretta, le dichiarazioni di voto finale e alle 18, 30 la votazione finale. Pertanto, avranno luogo votazioni dalle 15,30 alle 17 e dalle 18,30 in poi.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15.
La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15,35.
Si riprende la discussione.
(Ripresa esame dell'articolo 2 - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato, da ultimo, approvato l'emendamento 2.636 della Commissione.
Avverto che la Commissione ha presentato il subemendamento 0.2.0630.1 e che è in distribuzione un fascicolo che contiene gli articoli aggiuntivi e i subemendamenti che saranno posti in votazione.
Avverto, inoltre, che su tali proposte emendative la Commissione bilancio ha espresso il parere di propria competenza (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 3).
Onorevoli colleghi, poiché stamane è stata posta una questione in tal senso, vorrei leggervi il parere che la Commissione bilancio ha trasmesso alla Presidenza della Camera: la V Commissione, «considerato che: il provvedimento, nel testo elaborato dalla Commissione di merito, come risultante dalle modificazioni intervenute nel corso dell'esame in Assemblea a seguito dell'approvazione di alcune proposte emendative, apporta diverse modifiche alla normativa vigente per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, che risultano di natura meramente ordinamentale e tali da non determinare conseguenze di carattere finanziario; in particolare, gli adempimenti cui le competenti amministrazioni sono chiamate a far fronte in relazione alle modifiche prospettate rientrano interamente nelle competenze ordinariamente attribuite alle stesse e non comportano alcun onere aggiuntivo né di carattere organizzativo né di carattere finanziario; le proposte emendative in oggetto non prospettano modifiche suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; la constatazione dell'assenza di conseguenze di carattere finanziario ha correttamente indotto a non investire del provvedimento e delle relative proposte emendative la Commissione bilancio;» esprime «NULLA OSTA sulle proposte emendative in oggetto e all'ulteriore corso del provvedimento.
Firmato: Giancarlo Giorgetti».
Avverto che, per un mero errore materiale, nel subemendamento 0.2.474.602, già votato, al capoverso «Art. 21-ter» i commi risultano erroneamente numerati, ripetendosi per due volte il numero 4. Essi devono intendersi conseguentemente rinumerati secondo la corretta successione.
Ricordo che siamo in fase di dichiarazioni di voto sull'articolo 2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, cari colleghi della maggioranza, abbiamo, anzi, avete cambiato il sistema politico del paese in tre giorni. Avete emesso una sentenza di morte del precedente modello, che aveva connotato la seconda fase della Repubblica, senza processo e senza imputazione: non un'analisi, non una ragione per un'esecuzione a freddo.
Si tratta di un'improvvisa inversione di marcia, di corsa verso un passato che non c'è più; perché non c'è più il paese del proporzionale; non c'è più l'Italia macerata dalle opposte ideologie; non ci sono più quei partiti, né ci sono partiti organizzati con quelle forme di democrazia interna e partecipazione degli aderenti.
Avete scelto e imposto un modello di proporzionale che si sottrae a qualsiasi catalogazione, perché vi interessano effetti elettorali perversi, che in nessun'altra democrazia sarebbero accettati: un sistema elettorale proporzionale con sei diverse soglie di sbarramento ed un enorme premio di minoranza. Lo chiamo così perché è più giusto, perché nel vostro modello il quoziente della maggioranza viene limitato, mentre quello della minoranza viene esaltato.
Un modello che può produrre due diverse maggioranze fra Camera e Senato e che, grazie ai palesemente incostituzionali premi di maggioranza a livello regionale, può determinare una maggiore rappresentanza al Senato della coalizione che, nella somma dei venti diversi risultati regionali, può avere realizzato un numero minore di voti.
Insomma, avete ideato un modello confuso che ha la missione di creare confusione, inefficienza e ingovernabilità. Un modello che, per gli obiettivi che gli assegnate e per i modi e i tempi con cui l'avete deciso, possiamo oggettivamente definire un modello elettorale antipatriottico.
Ieri vi siete irritati perché vi abbiamo detto che perderete lo stesso. Oggi vi diciamo che perderete perché gli italiani non sono disattenti come voi sperate, e comunque si vogliono bene e vogliono bene al loro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cabras. Ne ha facoltà.
ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, noi voteremo contro l'articolo 2, così come abbiamo votato contro l'articolo 1; continueremo, quindi, ad ostacolare, anche durante l'iter successivo, tale provvedimento con tutti gli strumenti a nostra disposizione.
Gli argomenti sviluppati durante questo dibattito, e quello che l'ha preceduto in Commissione, ci inducono ad affermare che il provvedimento in esame non è stato predisposto per fare l'interesse del paese ma, al contrario, guarda al passato.
All'onorevole Tabacci dico che se noi abbiamo commesso un errore nella nostra condotta parlamentare, tale errore è stato forse quello di non valutare o di sottovalutare il punto al quale era arrivata la vostra preoccupazione, direi quasi la vostra disperazione, rispetto a quello che era il vostro rapporto con il paese reale, cioè con quello che a votare. Con la vostra determinazione, quindi, avete messo in evidenza la vostra debolezza. La vostra manifestazione di forza in questa sede è esattamente la prova provata della vostra debolezza nel paese. Avete inventato ogni marchingegno, persino quello di salvare il cosiddetto «miglior perdente». Tutto ciò mostra quanto ogni articolo e ogni comma di tale provvedimento sia stato studiato esclusivamente per quelle che avete considerato le vostre esigenze fondamentali. Ciò costituisce un precedente grave che creerà problemi non solo nel rapporto fra maggioranza e minoranza a livello nazionale, ma si irradierà anche in tutti i consigli regionali che sono i depositari della potestà di fare le leggi elettorali regionali, con la conseguenza che ogni maggioranza si sentirà autorizzata a fare la propria legge elettorale o quella che meglio risponde alle proprie esigenze.
Avete messo in piedi un sistema privo di equilibrio e, soprattutto, avete smarrito, voi che l'avete reintrodotto nella riforma della Costituzione, una parvenza di interesse nazionale. Noi ci troveremo di fronte ad una legge elettorale che servirà ad eleggere il Parlamento e, in particolare, osserveremo che la Camera dei deputati potrà andare in una direzione mentre il Senato potrà andare potenzialmente in venti direzioni diverse perché venti sono i premi di maggioranza e venti potranno essere anche le possibili coalizioni.
Avete affrontato il tema, che necessitava di essere discusso, dell'equilibrio fra Governo e rappresentanza nella maniera peggiore. Questo noi ve lo abbiamo detto fin dall'inizio. Pertanto, se questo provvedimento troverà la sua definitiva approvazione nella seconda Camera, visto che ormai qui, alla Camera, l'esame è praticamente concluso, e quindi diventerà legge elettorale, immaginiamo che cosa potrà venire fuori, tenuto conto anche che nella nostra Costituzione vige ancora l'articolo 138 con cui operare riforme costituzionali sulla base di una doppia lettura dei provvedimenti, da due Camere elette in maniera sostanzialmente diversa e nelle quali le maggioranze non hanno nessun rapporto l'una con l'altra.
Infine, avete introdotto un modo per scegliere gli eletti che si può definire in tanti modi, ma che trovo, come definizione più azzeccata, la seguente: esso, anziché ristabilire un rapporto con la società, apre una frattura, un fossato, allarga un solco, che forse già c'è, tra politica e società. E la nostra critica trova un riscontro, ovviamente, anche nel dibattito apertosi.
Al contrario, avremmo dovuto introdurre automatismi virtuosi, in grado di operare a prescindere dalle maggioranze, capaci di garantire ricambio, parità di generi nella rappresentanza nelle istituzioni: tutto questo non l'abbiamo fatto e, anzi, ci siamo macchiati di ridicolo per il modo in cui il Parlamento, ieri, ha affrontato il tema (ciò farà discutere molto il paese).
Insomma, concludete la legislatura esattamente come l'avete cominciata: continuando ad operare, a fare leggi soltanto nell'interesse vostro o del vostro partito, qualche volta anche di singole persone e, adesso, nell'interesse potenziale della vostra coalizione. I voti contrari che avete ricevuto nel corso di questi anni non vi hanno minimamente indotto a mutare; anzi, vi siete chiusi a riccio, sulla difensiva, dentro un fortilizio.
Noi pensiamo che abbiate sbagliato in pieno e che sarete travolti dal voto popolare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, le ragioni per le quali voteremo contro l'articolo 2 in esame non sono dissimili da quelle che ci hanno spinto a votare contro l'articolo 1 e da quelle che ci spingeranno ad esprimere un voto contrario in sede di votazione finale. Infatti, non troviamo la normativa relativa al Senato migliore di quella per la Camera.
Tuttavia, in questo sconclusionato dibattito, vi sono stati momenti in cui alcuni problemi veri sono venuti a galla. Indubbiamente, uno è stato quello relativo alla discussione appassionata, nella quale ovviamente non entro, che ha riguardato la composizione di genere degli organi elettivi.
Un'altro mi è parso comparire nelle parole dell'onorevole Bruno, la cui attenzione desidero un attimo richiamare. Ieri, egli ha sollevato, quasi tra parentesi, un problema che, secondo me, è di grande sostanza. In particolare, ha ricordato, e fin qui ha indubbiamente ragione - virgola, purtroppo, virgola -, che l'espressione «capo dell'opposizione» non è dovuta semplicemente a questa novella, ma a precedenti disposizioni legislative e che, dunque, se ricorre il termine «capo» (che personalmente aborrisco e considero non elegante anche dal punto di vista dell'estetica linguistico-legislativa) la colpa non è sua.
Indubbiamente, l'onorevole Bruno ha ragione quando ricorda che al termine inglese leader corrisponde, in italiano, una traduzione che si presta a significati storicamente equivoci. Né, d'altro canto, possiamo utilizzare leader perché è un termine inglese: non sta bene. Oltretutto, un giornale di destra, tanti anni fa, sollevò una polemica che io ancora ricordo: «si scrive leader, ma si pronuncia lader»). Quindi, questo termine non va bene. Tradurlo in italiano? Ha ragione Bruno: l'unica traduzione, dal verbo inglese, è «guida».
A questo punto, abbiamo due soluzioni. La prima è quella di usare «duce». Però, la parola ha un significato storico conchiuso: immagino che quelli della maggioranza non vogliano usarla perché hanno un po' di coda di paglia, mentre noi non la vogliamo usare perché siamo antifascisti. Quindi, «duce» non si può usare per ragioni bipartisan, anche se le motivazioni sono differenti. La seconda è quella di usare la parola «guida» che, però, ha un significato turistico, sia soggettivo sia di reificazione (guida come libro, strumento). Dunque, nemmeno «guida» funziona.
Allora, effettivamente è un bel problema! D'altro canto, non è che possiamo usare dei correttivi aggettivali o accrescitivi e diminutivi. Se potessimo, diremmo «caporione» della maggioranza e «capetto» dell'opposizione. Ma questo non è possibile; si pensi ad una nota d'agenzia siffatta: «improvviso summit tra il caporione della maggioranza e il capetto dell'opposizione»! Fisiognomicamente, sembra un incontro tra l'onorevole Crosetto e l'onorevole Giordano (Si ride), una sorta di «il secchio e l'olivaro», come con fulminea immagine contadina si potrebbe dire. Non si può fare!
Allora è un bel problema.
È un bel problema, perché non si trova un significante che esprima il significato: onorevole Bruno, lei mi deve dare atto che questa è una contraddizione interna alla logica che ispira la proposta di legge in esame. L'idea di capo è talmente estranea ad una concezione sanamente democratica, oltre che sanamente proporzionale, che non si riesce ad esprimerla in lingua italiana in modo appropriato. Capo dello Stato si può fare, perché lo Stato è una struttura piramidale e l'idea è sostanzialmente stanziale, non dinamica, cioè ha una funzione apicale: al termine di tutto - della magistratura, della difesa, partendo anche dall'amministrazione -, c'è il Capo dello Stato, che ci rappresenta visivamente e ci garantisce a norma costituzionale. In questo caso, invece, è una cosa complicata.
Allora, forse vale la pena di usare termini più «deboli» - visto che il pensiero omonimo una volta andava di moda e, d'altro canto, va benissimo per questa controriforma elettorale -, tipo portavoce, escludendo che il portar la voce poi significhi portare altre cose, ma indubbiamente in una qualche misura rende più facilmente l'idea. Però, onorevoli colleghi, non c'è niente da fare: quando ci muoviamo nel concetto della rappresentanza e della rappresentatività, ci spostiamo visivamente sul terreno che geometricamente dovremmo definire orizzontale, anzi addirittura multipianale, si potrebbe dire con un linguaggio derivante dalla recente filosofia francese di Gatary e di Deleuze, e mal si sposa con un'idea verticale, verticistica. Il sistema democratico è contrario logicamente ed internamente a qualunque verticalizzazione, a qualunque logica presidenzialista che preveda un capo, un terminale e, poi, peraltro bisognerebbe discutere di che genere è. Questa è un'altra questione perché in quel caso, onorevole Bruno, non può fare né il 50 per cento né i due terzi: in politica, l'ermafroditismo in questo caso non è permesso...!
Esiste una serie di contraddizioni che non sono superabili neanche dalla sua buona educazione ma, se lei un domani volesse fare uno sforzo al Senato, potrebbe usare il termine «portavoce»: se lei diventasse portavoce, avendo questa voce così splendida e baritonale, sarebbe perfetto, mentre altri si troverebbero maggiormente in difficoltà. Comunque, almeno la salvaguardia di un significato inutilmente forte sarebbe garantita da un termine più debole ma più rispettoso della volontà di ognuno e di una ragione collettiva in un organo di Governo, in un organo rappresentativo o in una minoranza, come è la maggioranza e l'opposizione di questo organo elettivo.
Anche questa modestissima ragione che lei ha sollecitato alla mia attenzione si aggiunge alle molte altre più di sostanza che i colleghi hanno già illustrato e che ci indicano la necessità di un voto contrario sull'articolo 2 (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche in riferimento all'articolo 2, che riguarda il sistema elettorale per il Senato, vi sono motivi gravissimi di carattere politico, istituzionale, costituzionale, regolamentare che inducono ad un voto contrario, e non solo da parte del gruppo dei Verdi ma anche di tutte le forze politiche dell'Unione.
È inaccettabile stravolgere unilateralmente il sistema elettorale anche per il Senato con quello che abbiamo definito - e lo confermiamo - un vero e proprio colpo di mano istituzionale. È inaccettabile, a nostro parere, introdurre circoscrizioni grandi come ciascuna regione, quando, fin dal 1948 - quindi, per quasi 60 anni -, si è votato per il Senato sempre in collegi uninominali.
Da collegi che comprendono circa 200 mila elettori, oggi, con la vostra proposta di legge, passate a circoscrizioni regionali che, ad esempio per la Lombardia, comprendono 9 milioni di abitanti. Sono inaccettabili le liste bloccate, che consegnano ogni scelta sulle candidature nelle mani di ristretti vertici di partito, riducendo ancora la partecipazione democratica nel nostro paese. Sono inaccettabili ed arbitrarie le soglie di sbarramento introdotte, per di più ciascuna diversa tra Camera e Senato: per quest'ultimo, ad esempio, si prevedono soglie di sbarramento rispettivamente del 20 per cento, dell'8 per cento, del 3 per cento; alla Camera invece si prevedono soglie del 10 per cento, del 4 per cento, del 2 per cento e, perfino, una soglia minore del 2 per cento. Sembra che qualcuno stia dando i numeri al lotto ed invece state scrivendo, dal vostro punto di vista, la nuova legge elettorale.
Sono inaccettabili e del tutto irragionevoli sotto il profilo costituzionale i 18 distinti premi di maggioranza, che sono diversi per ciascuna delle 18 regioni; non sono venti, come è stato detto, perché non compaiono la Valle d'Aosta ed il Trentino Alto Adige!
È inaccettabile il procedimento legislativo che è stato adottato in palese violazione e sistematica lesione dell'articolo 72 della Costituzione: anche ora voterete l'articolo 2 che riguarda una serie di articoli della legge elettorale!
È inaccettabile aver stravolto e travolto il referendum popolare del 18 aprile 1993; un referendum che riguardava proprio e specificatamente la legge elettorale del Senato e che fu approvato da decine di milioni di italiani!
Per tutte queste ragioni, noi voteremo contro l'articolo 2, riguardante il sistema elettorale del Senato, come pure voteremo contro sul complesso del provvedimento.
È una legge che, alla fine, si rivolterà contro il centrodestra come una sorta di boomerang, grazie a quella che io ritengo sarà la risposta del popolo sovrano a questo vero e proprio sopruso politico ed istituzionale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 546
Maggioranza 274
Voti favorevoli 316
Voti contrari 230).
Prendo atto che l'onorevole Bornacin non è riuscito a votare.
Avverto che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0500 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 552
Votanti 551
Astenuti 1
Maggioranza 276
Hanno votato sì 325
Hanno votato no 226).
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.2.0630.1 della Commissione.
Prendo atto che la Commissione ne raccomanda l'approvazione ed il Governo lo accetta.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.0630.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 553
Votanti 552
Astenuti 1
Maggioranza 277
Hanno votato sì 314
Hanno votato no 238).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0630 della Commissione, nel testo subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 556
Votanti 555
Astenuti 1
Maggioranza 278
Hanno votato sì 319
Hanno votato no 236).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 2.0631 della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, nel testo di questo articolo aggiuntivo vi è una piccola omissione: laddove è scritto «come sostituito dall'articolo», manca il numero dell'articolo. È chiaro che il riferimento è all'articolo 2: deve, dunque, essere aggiunto il numero 2.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0631 della Commissione, nel testo corretto, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 554
Votanti 553
Astenuti 1
Maggioranza 277
Hanno votato sì 320
Hanno votato no 233).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.04.600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 545
Maggioranza 273
Hanno votato sì 313
Hanno votato no 232).
Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.04.601 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 558
Maggioranza 280
Hanno votato sì 318
Hanno votato no 240).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Fontana 2.04, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 547
Maggioranza 274
Hanno votato sì 314
Hanno votato no 233).
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.2.05.600 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, sarei tentato di rivolgere un estremo appello ai colleghi fautori del maggioritario nel centrodestra; francamente, infatti, mi rattrista il fatto che in questi giorni abbiano praticato, a mio avviso con molta intensità, la vocazione al suicidio collettivo; non torneranno nei loro collegi, ma questo ormai è assodato.
Quanto è più impressionante è che tale cultura dell'omertà, del voto segreto inteso non come liberazione della propria decisione ma come supina acquiescenza a voleri superiori, non somiglia nemmeno alla storia dei harakiri che, almeno in omaggio al Tenno, si lanciavano contro il nemico. È veramente un fenomeno antropologico triste, ma diventa ancora più triste nel momento in cui, colleghi, abbiamo preso atto, con il voto di ieri contro le donne (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia), contro una parte fondamentale della società italiana, che voi siete stati capaci di liberarvi solamente per dare la stura al più bieco ed arretrato conservatorismo maschilista. È gravissimo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.2.05.600 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 548
Votanti 547
Astenuti 1
Maggioranza 274
Hanno votato sì 317
Hanno votato no 230).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Fontana 2.05, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 547
Votanti 546
Astenuti 1
Maggioranza 274
Hanno votato sì 316
Hanno votato no 230).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0633 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 547
Maggioranza 274
Hanno votato sì 313
Hanno votato no 234).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Leoni 2.0402, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 559
Votanti 555
Astenuti 4
Maggioranza 278
Hanno votato sì 221
Hanno votato no 334).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0632 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 559
Votanti 557
Astenuti 2
Maggioranza 279
Hanno votato sì 320
Hanno votato no 237).
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 4).
Onorevoli colleghi, do intanto lettura dei tre ordini del giorno presentati. Il primo, l'ordine del giorno Leoni n. 9/2620/1, a firma degli onorevoli Leoni, Bressa, Mascia e Boato, è del seguente tenore: «La Camera, premesso che il progetto di riforma elettorale, trasformando radicalmente l'ormai consolidata procedura elettorale in senso maggioritario in vigore dal 1993 - anche in ragione della complessità e farraginosità delle disposizioni previste - rischia di ingenerare dubbi interpretativi soprattutto con riferimento alle modalità di regolare espressione di voto da parte dei cittadini elettori impegna il Governo ad emanare, tempestivamente, agli uffici elettorali territoriali chiare direttive volte ad escludere la possibilità che possano essere considerati voti validi quelli che direttamente o indirettamente consentano la individuazione dell'identità dell'elettore».
La Presidenza lo ritiene ammissibile.
L'ordine del giorno Buontempo n. 9/2620/2 è del seguente tenore: «La Camera, premesso che ha approvato al comma 5, capoverso articolo 14, comma 1, che "il voto espresso è valido esprimendo un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta" impegna il Governo a inserire nelle istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione che sono emanate abitualmente in occasione di ogni elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica che «deve essere sempre valutata la volontà degli elettori nel rispetto della norma generale"».
La Presidenza ritiene ammissibile anche questo ordine del giorno.
Il terzo ed ultimo, l'ordine del giorno Gamba n. 9/2620/3, è del seguente tenore: «La Camera, premesso che in passato si sono verificati abusi diffusi da parte degli uffici elettorali nell'annullamento di voti, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 69 e 70 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, impegna il Governo a rendere chiaro, nell'ambito delle norme di attuazione e nella disciplina esplicativa, che l'annullamento del voto può avvenire esclusivamente nel caso che le eventuali scritture risultino palesemente apposte sulla scheda a fini di riconoscimento e non anche per mero errore dell'elettore nelle modalità di esercizio del voto che, con le nuove norme, per la prima volta, non prevedono un voto di preferenza, in presenza di una lista di più candidati i cui nominativi non sono stampati sulla scheda».
Tale ordine del giorno è a firma degli onorevoli Gamba, Nespoli, La Russa e sarà distribuito all'Assemblea. La Presidenza lo ritiene ammissibile.
Qual è il parere del Governo sugli ordini del giorno presentati?
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, il parere che esprimo è praticamente uguale per tutti gli ordini del giorno presentati. Trattandosi di esortazioni ad operare correttamente, è chiaro che il Governo accoglie tutti gli ordini del giorno presentati come raccomandazione, i cui contenuti poi verranno sistematicamente e regolarmente fatti presente, nelle consuete circolari di istruzione, ai presidenti dei seggi elettorali.
Il Governo, dunque, accoglie come raccomandazione tutti gli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. È chiaro che adesso non debbo esprimere un giudizio su quanto ha affermato il signor ministro. Mi sembra una scelta molto logica, e comunque non spetta a me dirlo.
Sui tre ordini del giorno...
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, non abbiamo il testo del terzo ordine del giorno!
GIANCLAUDIO BRESSA. Non c'è il testo del terzo ordine del giorno, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è in distribuzione!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, non intendo contestare, ma solo commentare la sua decisione di dichiarare ammissibili gli ordini del giorno presentati. Mi permetto semplicemente di rilevare, signor Presidente, che il contenuto di questi atti di indirizzo faceva parte di un testo che è stato successivamente emendato.
La volontà del Parlamento è stata espressa in maniera inequivocabile. Sono preoccupato per la risposta fornita dal ministro Pisanu, perché egli ha affermato che i contenuti di tali raccomandazioni saranno trasmessi ai presidenti di seggio. No: credo che ai presidenti di seggio debba essere inviata la legge, non le raccomandazioni che contraddicono il contenuto della legge stessa (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Ci manca solo che...
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Si valuti allora se sia il caso di ritenerlo ammissibile!
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, mi scusi, ma vorrei far notare all'Assemblea una questione molto banale: esiste un decreto del Presidente della Repubblica, il n. 361 del 30 marzo 1957, il quale, all'articolo 70, affronta tale problema, e ciò spiega chiaramente la risposta fornita dal ministro Pisanu, che, a mio avviso, è una risposta dovuta. Egli, infatti, ha detto: voi mi chiedete di rispettare la legge, mettendo l'accento chi su una, chi su un'altra parte, ma tutti affermate esigenze giuste, sostenendo che bisogna fare le cose per bene!
L'articolo 70 del citato decreto del Presidente della Repubblica recita: «Salve le disposizioni di cui agli articoli 58, 59, 61 e 62, sono nulli i voti contenuti in schede che presentino scritture o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l'elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto. Sono, altresì, nulli i voti contenuti in schede che non siano quelle prescritte dall'articolo 31, o che non portino la firma o il bollo (...)», e via dicendo.
Questa è già una legge vigente, a tutti gli effetti: è a tale legge che si rifà il ministro dell'interno ed è a questa che, secondo accentuazioni diverse, si rifanno i tre ordini del giorno presentati!
Passiamo, dunque, alle dichiarazioni di voto sugli ordini del giorno presentati, iniziando dall'ordine del giorno Leoni n. 9/2620.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, c'è bisogno di un chiarimento, e credo che il ministro dell'interno, cui chiedo di prestare un po' di attenzione, non possa che concordare.
Onorevole Pisanu, lei è ministro dell'interno, e conosce bene quali sono le condizioni della libertà di espressione di voto in molte aree del nostro paese. Il problema che si prospetta è diverso da quello attuale, perché oggi, come sanno tutti quanti i colleghi, nelle liste concorrenti per la quota proporzionale vi sono tre o al massimo quattro nomi, ed evidentemente il controllo del voto non è possibile, con solo quattro nomi, all'interno di una sezione elettorale.
Ma quando troviamo venticinque o trenta candidati alla Camera, oppure, come nel caso delle elezioni per il Senato, molti di più (pensiamo a regioni come la Sicilia), se non è dichiarato nullo il voto nel quale si indicano uno, due, tre o quattro nomi presenti nella lista, voi comprendete che ciò vuol dire controllare il voto non famiglia per famiglia, ma persona per persona. Infatti, basta calcolare le varie combinazioni delle persone inserite nelle liste (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) ed il numero di persone iscritte in ciascun seggio elettorale per arrivare a controllare ogni persona! Credo che ciò non rientri certamente nelle vostre intenzioni!
Chiedo allora se, per cortesia, si possa chiarire che laddove si verifichino cose di tal genere il voto è nullo. Chiedo scusa, ma questa formulazione dell'ordine del giorno non rende sufficientemente chiaro il dato che, invece, mi sembra reso chiaro dal precedente ordine del giorno, firmato da altri colleghi. Infatti, non è intenzione di alcuno creare condizioni per il controllo del voto e chiederei che su ciò vi fosse una dichiarazione chiara e ferma del ministro dell'interno.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, francamente i casi di nullità del voto o di riconoscibilità dell'elettore sono innumerevoli, tanti quanti la fantasia del controllore presunto ne può inventare. Mi si sta rappresentando, nell'ordine del giorno citato, un caso di ipotesi di riconoscibilità del voto; e di tutti gli altri ipotizzabili cosa ne facciamo? Oggetto di altrettanti ordini del giorno che il Governo dovrebbe accettare?
Mantengo dunque ferma la posizione espressa: il Governo si impegna, come è ovvio, a far rispettare la segretezza del voto, come sempre è avvenuto. I casi vengono valutati, volta per volta, dai presidenti di seggio, che non sono certo nominati dal Governo...
ALFREDO BIONDI. E, poi, dal giudice!
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Se vi sono richieste di spiegazioni, queste ultime vengono dall'Amministrazione dell'interno. Normalmente tali richieste sono oggetto di apposite circolari esplicative che, preventivamente, ipotizzano tutti i casi. Non vedo, perciò, francamente dove sia la preoccupazione espressa dall'onorevole Violante. Mi sembra pertanto che si introdurrebbe un elemento di confusione. Vi sarebbe bisogno di un ordine del giorno per ogni ipotesi di annullamento del voto?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate. Mettiamo ordine nella questione. Onorevole Boato, abbassi la mano, ho capito! Ho già preso nota della sua richiesta di parlare. È inutile che stia con la mano in alto tanto tempo...!
L'onorevole La Russa è cofirmatario, con altri deputati del gruppo di Alleanza nazionale, dell'ordine del giorno n. 9/2620/3...
MARCO BOATO. Signor Presidente, anch'io sono cofirmatario di un altro ordine del giorno!
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, l'onorevole Violante che - come me - conosce bene le modalità di svolgimento di tutte le elezioni che hanno preceduto quelle che si terranno tra pochi mesi, nutre le mie stesse identiche preoccupazioni e che credo che almeno su ciò possiamo eliminare qualsiasi tipo di demagogia, perché è interesse, credo, di tutte le persone perbene presenti in quest'aula - e lo sono tutte - evitare che in certe zone d'Italia vi possa essere il riconoscimento del voto attraverso strani meccanismi: oggi vi sono anche i telefonini, ed altro. Ha ragione, signor ministro.
Per tale motivo abbiamo presentato due ordini del giorno in merito. Non ho alcuna difficoltà a convergere su quello dell'onorevole Buontempo, che è assolutamente privo di qualsiasi rilievo, perché a noi è già sufficiente che il ministro abbia attenzionato - e concludo signor Presidente, chiedendole ancora un minuto di tempo - un dato che sottopongo all'attenzione anche dei colleghi, che è proprio quello che ci ha indotto a presentare tali ordini del giorno: non è mai capitato, in passato, nella storia repubblicana d'Italia, che vi sia stata un'elezione con scrutinio di lista con nomi non scritti sulla scheda elettorale che non abbia previsto un voto di preferenza. Riteniamo, quindi, che vi saranno milioni di italiani abituati, quando saranno predisposte le liste - fuori dalla scheda, ossia non stampate sulla scheda stessa - a scrivere preferenze. I medesimi potranno anche sbagliare.
Non so come risolvere il problema; spetterà al ministro, con tutti i metodi ed i poteri che la legge gli attribuisce, tentare di ridurre il numero degli errori, mentre deve rimanere fermissima, proprio come ha detto l'onorevole Violante, l'attenzione affinché nulla possa identificare, attraverso ciò che si scrive sulla scheda, l'elettore.
Se vi è la buona fede credo che la demagogia non serva assolutamente a nulla.
PRESIDENTE. Onorevole La Russa, quindi, l'ordine del giorno Gamba n. 9/2620/3 è ritirato?
IGNAZIO LA RUSSA. Sì, signor Presidente, lo ritiriamo.
PRESIDENTE. Onorevole Gentiloni, la chiamo in causa. Lei si starà chiedendo per quale motivo: non è ministro dell'interno - al massimo, le posso auspicare di divenirlo -, tuttavia il problema posto dall'onorevole La Russa, a mio avviso, ha una sua oggettività. Credo, quindi, che anche gli organi di informazione dovranno spiegare bene ai cittadini le nuove modalità di voto, e ritengo che questo sia un compito del servizio pubblico.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, se arrivassimo a trovare un consenso, sarei il primo ad esserne felice.
Però, non possiamo fingere di non sapere da cosa trae origine questo dibattito. Non ricordo se il ministro dell'interno Pisanu fosse presente in aula questa mattina, quando vi è stata un'accesa discussione. Mi sembra che lei signor ministro, non ci fosse. Non è una critica nei suoi confronti; voglio solo dire che, forse, non è informato.
Questa mattina, un emendamento della Casa da libertà prevedeva che fossero valide le votazioni, anche se fossero stati scritti i nomi dei candidati sui simboli dei partiti, unici a comparire sulla scheda. Solo la presentazione di un subemendamento da parte di tutte le forze politiche dell'Unione, accettato dalla Commissione e dal Governo, ha permesso di cancellare questa che sarebbe stata una vera infamia. E ciò è avvenuto con un voto pressoché unanime.
Però, prima di quel voto, è stato annunciato, da parte dell'onorevole La Russa, che avrebbe avuto l'intenzione di presentare un ordine del giorno che, sostanzialmente, ripristinava la norma bocciata. Lì è nato il problema!
IGNAZIO LA RUSSA. Ma chi l'ha detto? Hai capito male!
MARCO BOATO. Io non ho urlato; l'ho ascoltata con attenzione, mi scusi.
ANDREA RONCHI. Se non hai capito...!
DANIELE FRANZ. Non ha detto questo! Boato, sei un mistificatore!
MARCO BOATO. Noi non avremmo presentato un ordine del giorno, perché la legge è chiarissima. Mi riferisco sia a questa, sia a quella cui poco fa ha fatto riferimento il Presidente della Camera, ossia il decreto del Presidente della Repubblica del 1957.
In un ordine del giorno, che poco fa è stato ritirato, si diceva che, per la prima volta, non si prevede un voto di preferenza. Presidente, è dalla legge del 1993 che non c'è più voto di preferenza per Camera e Senato! Da 13 anni non c'è più il voto di preferenza per Camera e Senato! Quindi, come si fa a scrivere una sciocchezza del genere? Adesso, tale ordine del giorno è stato ritirato...
PRESIDENTE. È stato ritirato...
MARCO BOATO. Va bene, ma è opportuno che questa discussione avvenga. Mi fido delle dichiarazioni del ministro dell'interno. Ci mancherebbe altro che il ministro dell'interno si accingesse a violare leggi del 1957 e del 2005, per la correttezza istituzionale di cui gli abbiamo sempre dato atto.
Però, il sospetto esplicito (non vi è la cultura del sospetto!) è nato da una dichiarazione politica fatta in quest'aula. Ed è bene che in quest'aula venga smentita!
DANIELE FRANZ. Non hai capito!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, accontentiamoci! Il ministro dell'interno ha fatto delle dichiarazioni, a giudizio di tutti, almeno secondo la Presidenza, ineccepibili. A questo punto, sono al nostro esame due ordini del giorno. Mi rivolgo all'onorevole Leoni: cosa ne facciamo?
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto sugli ordini del giorno?
LUCIANO VIOLANTE. No, signor Presidente. Intervengo per prendere atto della decisione dei colleghi di Alleanza nazionale di ritirare il loro ordine del giorno. Credo che sia un atto serio e li ringraziamo.
Signor ministro dell'interno, se non ho capito male, lei accoglie come raccomandazione i restanti ordini del giorno. È così?
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Tutti e due.
LUCIANO VIOLANTE. I due ordini del giorno, messi insieme, chiariscono il pensiero dell'Assemblea, insieme ai voti che sono stati espressi. Per un verso, si riconosce la volontà dell'elettore; per altro, si evita che ci siano segni di riconoscimento che riconducano all'autore del voto. I due dati messi insieme, con le votazione che hanno avuto luogo, chiariscono perfettamente la volontà del legislatore.
IGNAZIO LA RUSSA. Bravo!
LUCIANO VIOLANTE. Siamo lieti che sia stato ritirato l'ordine del giorno Gamba n. 9/2620/3 e siamo lieti che il ministro dell'interno e il Governo abbiano accolto come raccomandazione entrambi gli ordini del giorno rimanenti.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Leoni n. 9/2620/1 e Buontempo n. 9/2620/2, accolti come raccomandazione dal Governo. Allora, onorevoli colleghi, il problema è risolto...
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Le dichiarazioni di voto finale si svolgeranno, in diretta televisiva, alle 17.
Sospendo, quindi, la seduta, che riprenderà alle 17.
La seduta, sospesa alle 16,20, è ripresa alle 17.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI. Signor Presidente, la Democrazia cristiana voterà a favore del ritorno del sistema elettorale proporzionale, che saluta come la novità di questa legislatura.
Il sistema elettorale proporzionale ha garantito ai cittadini italiani per quarant'anni di votare sapendo per chi votava. C'erano i democristiani, i socialisti, i comunisti, la destra e la sinistra. Oggi abbiamo sigle, nomi botanici, ulivi e margherite e abbiamo assistito per dieci anni a scene che vedevano i socialisti costretti a votare a destra e uomini di destra costretti a votare persone che provenivano dalla sinistra. Il maggioritario ha creato l'orgia delle identità e delle ideologie. Lo salutiamo con entusiasmo.
Il 29 dicembre dello scorso anno è rinata la Democrazia cristiana in questo Parlamento. La sua prima battaglia è stata la richiesta del proporzionale. Confesso che non avrei mai creduto che l'avremmo vinta così velocemente. Grazie, Berlusconi. Grazie, Casa delle libertà. Bentornato, proporzionale! Bentornata, politica! Bentornata, Democrazia cristiana (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Ecologisti democratici e di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rotondi. Lei è stato anche più breve del consentito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brugger. Ne ha facoltà.
SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, già nel corso del dibattito generale avevamo espresso la nostra perplessità riguardo a questa legge elettorale. Ciò, anche se il Südtiroler Volkspartei sostiene da sempre un sistema elettorale proporzionale, che meglio riesce a rappresentare, secondo noi, le esigenze di un territorio con più gruppi linguistici. Infatti, in provincia di Bolzano, sia a livello comunale, sia a livello provinciale, si vota in modo proporzionale.
Le nostre perplessità in generale sulla legge elettorale si possono riassumere così. In primo luogo, questa legge non è stata elaborata e rispettivamente concordata tra maggioranza ed opposizione e, dunque, è una legge di parte, di una sola parte della rappresentanza parlamentare.
In secondo luogo, noi siamo per il proporzionale puro con le preferenze, perché solo in questo modo si dà al cittadino la possibilità di scelta e lo si coinvolge realmente. Con la lista bloccata, invece, si trasferisce il potere al partito. Consideriamo in modo negativo questo aspetto.
In terzo luogo, infine, si è sprecata un'ottima occasione di garantire la cosiddetta «quota rosa», che il mio partito ha introdotto già molti anni fa nel proprio statuto.
Venendo alle problematiche relative alle minoranze linguistiche, riteniamo la soluzione adottata per la Camera accettabile, anche se perfezionabile. La deroga alla soglia rispettivamente del 2 e del 4 per cento per le minoranze linguistiche era costituzionalmente dovuta ed è stata conseguentemente introdotta. Una minoranza che a livello nazionale non ha più dello 0,7 per cento non può, ovviamente, arrivare mai al 2 per cento. Semmai, ci rammarichiamo che la possibile scelta di una minoranza linguistica di non allearsi a livello nazionale sia stata penalizzata.
Per quanto riguarda il Senato, possiamo invece dire che la soluzione adottata ci soddisfa pienamente. Viene confermato l'attuale sistema dei collegi uninominali e vengono pertanto rispettati gli accordi internazionali e le relative misure attuative.
Le stesse argomentazioni potrei svolgerle anche a nome degli amici valdostani, la cui rappresentanza parlamentare essi vedono garantita sia alla Camera, sia al Senato, come peraltro previsto dalla Costituzione e dal loro statuto di autonomia.
A nome del Südtiroler Volkspartei e del collega valdostano Collè, dichiaro, pertanto, il voto di astensione su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-minoranze linguistiche e di deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
CHIARA MORONI. Il gruppo dei Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI voterà a favore di questa legge elettorale con sistema proporzionale in modo assolutamente convinto.
I socialisti sono sempre stati proporzionalisti ante litteram e sono sempre stati contrari a questo sistema maggioritario, nato in una situazione in cui il paese era assediato dal giustizialismo e dalla piazza, in cui la politica si faceva non nelle aule del Parlamento ma nelle aule dei tribunali. Nei tribunali sono stati sciolti due grandi partiti che hanno fatto il bene di questo paese - la Democrazia cristiana ed il Partito socialista -, sulla scorta di una finta moralizzazione che il sistema maggioritario avrebbe dovuto importare. Quello che ha importato, invece, è stato un deficit democratico e rappresentativo.
Voi, colleghi della sinistra, ci dite che grazie a questa legge il Parlamento sarà costituito nelle segreterie dei partiti. Vorrei sapere che cosa è accaduto, in questi anni di sistema maggioritario, rispetto alla scelta dei collegi e ai Parlamenti costituiti prima delle elezioni. Voi affermate che ritornerà la partitocrazia; io spero che non ritorni ma, certamente, spero che i partiti tornino ad essere forti. In ragione di un meccanismo proporzionale, essi saranno obbligati a recuperare un rapporto con i cittadini sul territorio, un rapporto oggi assente. Proprio questa assenza ha determinato la crisi della politica e delle istituzioni.
Questa maggioranza ha avuto la forza e la compattezza di mettere in discussione un sistema incancrenito ed immobilizzato ed ha avuto il coraggio di mettere in discussione anche se stessa, essendosi fondata sul sistema maggioritario, con una spinta riformista che i socialisti che si sentano tali non possono non sostenere e non promuovere. Non si può sostenere che il sistema proporzionale non interpreti nel modo più fedele la libera espressione di voto dei cittadini, traducendola in rappresentanza parlamentare. Questa legge garantisce democrazia, rappresentatività e governabilità ed è assai singolare che forze della sinistra, tradizionalmente proporzionaliste, abbiano alzato barricate contro una legge elettorale basata sul sistema proporzionale.
Questo si può spiegare soltanto con la volontà conservatrice di mantenere condizioni ritenute, pro tempore, più favorevoli. È ovvio, infatti, che l'argomento su cui sono state fondate le accuse che ci sono state rivolte nel dibattito di questi giorni - voler cambiare la legge elettorale per cercare di modificare un risultato, a parer vostro, già scontato - vale, certamente, anche al contrario, nel senso, cioè, che voi avete pregiudizialmente cercato, con ogni mezzo, di impedire l'approvazione di questa legge che prevede un sistema proporzionale condiviso da moltissimi di voi perché ritenete di avere maggiori probabilità di successo elettorale con il sistema vigente. Non credo che questa motivazione possa sostenere quel ruolo - che vi siete auto affidati - di nume tutelare degli interessi della democrazia del paese, che ci accusate di calpestare da quattro anni. Ritengo, invece, che l'interesse del paese sia tutelato dalla spinta modernizzatrice e dalla compattezza con cui questa maggioranza, con l'introduzione del nuovo sistema proporzionale, vuole riconsegnare nelle mani dei cittadini la possibilità di scegliere davvero i propri rappresentanti.
Certamente, rimane una amarezza rispetto a questa discussione, cioè che non tutti i socialisti dell'arco parlamentare si sono espressi in favore del sistema proporzionale. Il Nuovo PSI ha fatto della battaglia proporzionale e di una nuova legge elettorale con sistema proporzionale il primo punto programmatico sul quale si è basato l'accordo con la Casa delle libertà. Io credo che i socialisti debbano sempre scegliere di stare dove alberga il più sincero e concreto riformismo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI, di Forza Italia e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. È evidente che su questa cosiddetta riforma, o meglio controriforma, della legge elettorale state procedendo a colpi di maggioranza. Noi Verdi abbiamo detto più volte che non ne dubitavamo. Quando avete dovuto approvare la legge Gasparri, per difendere le televisioni di Berlusconi, siete stati estremamente compatti. Quando avete dovuto fare le leggi ad personam, per evitare o ridurre i problemi giudiziari di alcuni vostri colleghi, siete stati compatti. Questa volta, ancora una volta, dopo anni in cui avete litigato su tutto, sui problemi dell'economia, della salute, dell'ambiente, sui prezzi - in un paese che ha sempre più problemi per arrivare alla fine del mese! -, siete straordinariamente presenti in aula e miracolosamente compatti, poiché dovete salvare le vostre poltrone!
Questa è la dimostrazione che siete un'alleanza di interessi, senza nessun valore vero dalla parte della democrazia e dei cittadini. Lo avete confermato, perché l'unico emendamento del Governo che avete bocciato è stato quello sulla presenza delle donne, perché ovviamente esso non era negli interessi di voi colleghi del centrodestra, che siete qui e che volete essere rieletti, e quindi chiaramente vi disturbava dare una parte della rappresentanza in Parlamento al mondo femminile. È una vergogna! Questa legge che fate è un' «arlecchinata»! Essa è utile per giocare all'Enalotto: bisogna giocare il 2, il 4, il 10, il 3, l'8 e il 20!
Avete inventato un sistema unico al mondo, con sei parti di sbarramento e con il premio del primo arrivato ultimo, perché c'è un'esigenza da risolvere! Avete inventato sbarramenti regionali, per bloccare Lombardo in Sicilia o Panto in Veneto - o altre vicende vostre -, senza nessuna attenzione a ciò che serve al paese: una legge elettorale per selezionare meglio la classe politica e per dare più potere ai cittadini, anziché garantire il seggio, attraverso meccanismi di liste bloccate, a parlamentari che non hanno nemmeno il voto di preferenza della propria famiglia!
La realtà è che le liste bloccate esistono anche in altri paesi, ma in quei paesi, come la Germania o la Spagna, esiste una legge sui partiti. Lì un partito come Forza Italia sarebbe fuori legge, perché è un partito senza regole, in cui tutto si decide a livello aziendale e in cui magari le candidature le farete pagare, come già facevate per i collegi sicuri (com'è notorio). Mi sembra evidente che questo è un elemento di malcostume politico, che non ha niente a che vedere nemmeno con il cosiddetto ritorno al proporzionale. Si tratta di liste bloccate decise innanzitutto dal «partito azienda», tra l'altro senza nemmeno la garanzia - che avete tolto! - della presenza delle donne, e con una procedura che non ha niente a che vedere con una maggiore partecipazione democratica.
Ciò lo fate, peraltro, alla fine della legislatura, perché avete visto che i sondaggi vi danno drammaticamente a terra. È evidente che perderete comunque le elezioni, perché, a meno che non toglierete il diritto di voto agli italiani, gli italiani vi voteranno contro (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista)! Questo perché siete assolutamente incapaci di governare il paese e state qui bloccati! Il Presidente del Consiglio ha disdetto anche gli impegni internazionali. Mai lo ha fatto per la legge finanziaria! Mai lo ha fatto quando si parlava dei problemi del lavoro, della salute, dei cittadini e dei giovani! Lo ha fatto solo adesso perché tentate di salvare le vostre poltrone.
È una vergogna! Noi ovviamente non parteciperemo al voto finale, perché non vogliamo avere nulla a che vedere con una legge approvata con una prova di forza, con un vero e proprio golpe elettorale! È evidente che ci batteremo con tutte le nostre energie, per spiegare agli italiani quello che sta accadendo. La verità è che, mentre l'economia va a rotoli, voi trovate compattezza solo per approvarvi l'ennesima legge a vostro favore e su misura! Vergognatevi! Noi andremo fino in fondo! Perderete le elezioni e vi manderemo all'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Ci sono dei momenti, signor Presidente, nei quali si avverte come un senso di disgusto e di rabbia. Accade quando si è di fronte ad un atto di prepotenza, quando la prepotenza prende il sopravvento sulla ragionevolezza, sulla libera discussione, sulle regole della democrazia, ma non sapete nemmeno cos'è la democrazia (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
È una coalizione, la vostra, ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi ...
OLIVIERO DILIBERTO. ...che dimostra...
PRESIDENTE. Dimostriamo l'intelligenza di ascoltare!
OLIVIERO DILIBERTO. ...ciò che sto dicendo esattamente anche in questo momento.
ALFREDO BIONDI. Anche le offese non vanno bene!
OLIVIERO DILIBERTO. È una coalizione, la vostra, che fa prevalere le ragioni di parte su quelle generali, cioè di tutti.
Voi fate sempre e solo i vostri interessi! Usate le istituzioni per i vostri obiettivi privati! È una coalizione, d'altro canto, la vostra, non a caso, formata nella parte preponderante da forze politiche nate a suo tempo contro la Costituzione e la Repubblica o indifferenti alla Costituzione e, comunque, tutte antitetiche ai principi contenuti nella Costituzione.
Questa legge elettorale voluta da una sola parte, ennesimo atto di prepotenza, è frutto di un accordo ignobile, di uno scambio! È un accordo che prevede tre leggi: la legge elettorale, lo stravolgimento, che interessa la Lega, della Costituzione attraverso la devoluzione e l'accentramento gravissimo di tutti i poteri nelle mani del Capo del Governo ed, infine, una legge, ancora una volta ad personam, la cosiddetta «salva Previti».
Si tratta di un patto iniquo per calpestare le regole, violare il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, colpire il fondamento della Repubblica, che è appunto la Costituzione.
Siamo alla fine della legislatura e volgere lo sguardo indietro è istruttivo! Avete per quattro anni sistematicamente calpestati i diritti, in nome degli interessi di pochi. Forti con i deboli e deboli, anzi debolissimi, con i forti!
Vogliamo provare a ricostruire questi quattro anni in una rapidissima carrellata? Ci avete portato in guerra; avete precarizzato tutti i rapporti di lavoro con la legge cosiddetta Biagi; avete riportato la scuola ad una scuola di classe con l'orrenda riforma della Moratti; avete varato la Bossi-Fini sugli immigrati; avete abbassato le tasse ai ricchi; avete approvato la controriforma pensionistica!
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Ne siamo orgogliosi!
OLIVIERO DILIBERTO. Vi sono poi tutte le leggi sulla giustizia; il falso in bilancio, i capitali illegalmente esportati all'estero, la Cirami, il lodo Schifani; avete varato la legge sull'informazione per cristallizzare il servizio, così come è adesso, determinando un sostanziale monopolio del premier; per non parlare della legge Gasparri e poi ancora del condono edilizio fiscale ed ambientale, della cartolarizzazione (parola difficile)! Al riguardo, state svendendo il patrimonio collettivo che viene acquistato, non a caso, dai soliti noti, cioè dagli amici vostri. E, ancora, il drastico abbassamento della laicità dello Stato e dei diritti delle donne ed una crisi economica spaventosa con un impoverimento delle famiglie italiane!
Insomma, l'Italia, dopo quattro anni, si risveglia più povera, più fragile e più insicura e la legge finanziaria in discussione colpirà ulteriormente - se ne accorgeranno anche i vostri elettori - la spesa sociale, cioè le condizioni materiali di vita di milioni di persone.
Bene, dovremo ricostruire noi e non sarà semplice (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! Non sarà semplice!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
OLIVIERO DILIBERTO. Intanto ...
PRESIDENTE. Si fermi, onorevole Diliberto,...
OLIVIERO DILIBERTO. Prego, Presidente!
PRESIDENTE... così perdiamo un po' di tempo in più! Fermi il tempo!
OLIVIERO DILIBERTO. Le proteste della destra non mi spaventano!
NITTO FRANCESCO PALMA. Lo so, lei è un duro!
PRESIDENTE. Lo so che non la spaventano, lei è un uomo che affronta le intemperie!
OLIVIERO DILIBERTO. Non ho problemi!
NINO STRANO. È maschio! Che uomo!
OLIVIERO DILIBERTO. Anzi, è un segno...
PRESIDENTE. Onorevole Strano, la richiamo all'ordine per la prima volta.
OLIVIERO DILIBERTO. ... che vado nella direzione giusta!
Lo ripeto: dovremo ricostruire noi, ma intanto, nonostante la vostra legge elettorale su misura, sarete sconfitti!
Non vi dovete fare illusioni e, a tale proposito, vorrei ricordare una cosa a tutti i colleghi: pochi mesi fa si è votato in Italia, in quasi tutte le regioni d'Italia e lo si è fatto con il sistema proporzionale, cioè quello che state reintroducendo.
ANTONINO LO PRESTI. Ricordati di Catania!
OLIVIERO DILIBERTO. Bene, siete stati sconfitti in tutte le regioni o quasi e, dunque, sarete sconfitti anche l'anno prossimo alle elezioni politiche (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Si dice che il sonno della ragione genera mostri. Bene, il sonno della ragione ha generato tanti mostri in questi anni e sono quelli che ho elencato nei pochi minuti a disposizione, quelli che hanno impoverito gli italiani e che hanno distrutto la reputazione di questo paese all'estero.
Ebbene, le italiane e gli italiani si sono svegliati da quel disastroso sonno della ragione e anche questo odierno atto di prepotenza - state pur certi - si ritorcerà contro di voi, perché noi vi manderemo tutti a casa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor presidente, ho appena ascoltato lezioni sui valori del proporzionale; sono valori che apprezzo, come tutti i deputati dello SDI. Ma, in questo caso, non vi è stato uno scontro tra i sostenitori del proporzionale e i sostenitori del maggioritario: vi è stato uno scontro tra i sostenitori di un colpo di mano e i sostenitori delle regole democratiche.
Non vi è neppure bisogno di ricordare i danni pratici di questa legge elettorale. Si consegna all'Italia un Parlamento con una maggioranza ristretta, esposta ai ricatti particolaristici di chiunque; il Parlamento morente ha piazzato una bomba ad orologeria nel Parlamento nascente e la bomba ad orologeria si chiama instabilità. Si crea un Parlamento non di eletti, ma di nominati, che non sono scelti da partiti forti e democratici al loro interno, ma da partiti sempre più oligarchici, addirittura partiti-azienda come quello del Presidente Berlusconi. Si creano le premesse per un possibile risultato elettorale beffa, con due maggioranze diverse alla Camera e al Senato.
I danni pratici, dunque, ci sono, ma il danno più grave sta nel colpo che avete inferto alla credibilità delle istituzioni. In questi giorni, in quest'aula, non abbiamo visto padri costituenti, padri saggi, sereni ed equilibrati; le tavole della democrazia, le sue regole fondamentali sono state riscritte nella confusione e anche nel ridicolo. Non siete stati in sintonia con il paese, che si preoccupa della crisi economica, mentre voi vi siete chiusi nel piccolo mondo della nomenclatura politica e del suo futuro personale.
Cambiare le regole elettorali è un atto solenne. Grandi democrazie, come quella americana, non lo fanno sui punti essenziali da secoli; la stessa Italia repubblicana lo ha fatto soltanto due volte nella sua storia, voi avete ridotto questo atto solenne ad espediente furbesco e a mercanteggiamento. Espediente furbesco per tentare di vincere, cambiando le regole, una partita che stavate perdendo, e mercanteggiamento per di più tutto interno alla vostra maggioranza di Governo. Infatti, non avete cercato un vasto consenso, come richiesto dal Capo dello Stato, ma avete mercanteggiato per far quadrare i conti e gli interessi di potere esclusivamente all'interno della vostra maggioranza blindata. Avete trasformato il Parlamento in un supermarket istituzionale dove, prima dell'ora di chiusura, ciascuna fazione della maggioranza ha arraffato dagli scaffali quanto le serviva.
Il Presidente del Consiglio ha arraffato una manciata di seggi in più, la Lega arrafferà presto la devolution, ovvero lo spezzettamento dell'Italia in 20 ridicole repubbliche, che ci consegnerà conflittualità permanente tra Stato e regioni e tra regioni e comuni, moltiplicazioni delle spese burocratiche, paralisi decisionale.
La maggioranza di Governo ha fatto bene i sui conti, ma li ha fatti con freddezza e logica aziendale - com'è nel suo stile - senza tener conto della psicologia e del sentimento dei cittadini. Cambiando le regole del gioco i tecnici dicono che recupererete alcune decine di seggi a parità di voti, ma la parità di voti non ci sarà. Per questa prepotenza, per questo imbroglio pagherete un prezzo, perderete voti.
Non abbiamo bisogno di sondaggi. Secondo voi, quanti cittadini italiani possono credere seriamente che avete cambiato la legge elettorale non nel vostro interesse di parte, ma nell'interesse del paese? Pochi, neppure i vostri militanti, che non nascondono l'entusiasmo per il gioco di prestigio che vi è riuscito e che sperano di salvarsi grazie all'ultima fantasiosa furbata del loro capo, il Presidente del Consiglio, il quale non a caso ama dire spesso che ha molti conigli nel cappello. Si sbagliano; il vostro leader, il grande venditore, è un grande venditore senza prodotto. I giochi di prestigio sono finiti e nessuna bacchetta magica potrà trasformare in seggi parlamentari i voti che non ci sono. Quest'ultima furbata è quella che pagherete di più.
Ci avete abituato all'interesse privato nel cambiare le leggi; questa volta siete andati troppo in là e siete arrivati all'interesse privato nel cambiare la Costituzione, nel cambiare le regole istituzionali, nel cambiare le basi su cui si regge la credibilità della democrazia. Siete andati troppo in là e non sarete perdonati dagli elettori. Perderete più voti perché avete voluto truccare le carte di una partita che era ed è già persa. La partita è per voi persa perché nessuna campagna pubblicitaria, nessuna propaganda, può impedire ai cittadini di mettersi le mani in tasca e di fare i conti.
La partita è per voi persa anche per una ragione più profonda. Tutte le grandi nazioni hanno le loro radici, un cemento che le tiene insieme, celebrato magari qualche volta con eccesso di retorica. Anche l'Italia: il Risorgimento e il tricolore, l'antifascismo e la Resistenza, il valore del mondo del lavoro e il sindacato, l'europeismo. Ebbene, non uno solo di questi valori costituzionali sfugge al piccone di questo o quel partito della maggioranza.
Noi vinceremo le elezioni anche perché i cittadini vogliono fermare il vostro piccone che disgrega le radici della nazione. Vogliono riportare in maggioranza le forze che come il mio partito, i Socialisti democratici italiani, hanno contribuito a creare la Costituzione e credono nei valori della Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR e Misto-Ecologisti democratici).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni andrebbe suggerita una lettura per tutti i colleghi deputati, oppure una rilettura per quel numero, forse ristretto, di appassionati del genere, ovvero gli atti dell'Assemblea costituente.
Anche i padri della patria si misurarono sulle leggi elettorali, all'indomani della lunga stagione in cui la democrazia parlamentare era stata sospesa dal fascismo. Lo fecero con una grande sapienza e con una passione straordinaria; lo fecero con grande rispetto reciproco e con grande rispetto nei confronti del paese. Fu un dibattito intenso, a volte aspro, ma autentico e fortemente partecipato da parte della pubblica opinione.
Lo stesso avvenne nel 1953, quando il Governo De Gasperi portò in Parlamento quella riforma così inopportunamente evocata in questi giorni, ovvero la legge Scelba. A parte l'incomparabilità - sia detto in senso autocritico - dei protagonisti di quelle Assemblee parlamentari con quelli di oggi, qual è la grande differenza tra quei dibattiti e le nostre sbrigative giornate di discussione? Allora si coinvolgeva il paese, vivendo la legge elettorale come regola fondamentale della democrazia. Oggi abbiamo consumato in tre giorni, come se fosse un provvedimento di ordinaria amministrazione, la discussione di una legge che sembra riguardare solo un ristretto numero di burocrati della politica. Abbiamo liquidato con una velocità sorprendente, in modo quasi clandestino, una legge che estromette una volta per tutte i cittadini dalla scelta della rappresentanza parlamentare.
Noi dell'UDEUR, in quest'aula, abbiamo dichiarato in più occasioni la nostra adesione al principio proporzionalistico. In proposito, abbiamo anche presentato una proposta di legge all'inizio della legislatura, facendo riferimento alla formula delle elezioni regionali, e non abbiamo rinunciato a proporre quel meccanismo anche in questo dibattito, con un emendamento che introduceva il voto di preferenza all'interno di circoscrizioni provinciali e che ha visto la vostra bocciatura.
Siamo proporzionalisti e lo ribadiamo senza pentimenti anche oggi. Ma abbiamo criticato il maggioritario cosiddetto «all'italiana» per qualche deficit di partecipazione che portava con sé, mettendo nelle mani dei capi e sottraendo ai cittadini la scelta delle candidature. Qual è dunque il rimedio che proponete con il sistema proporzionale? Mettere tutto interamente nelle mani degli oligarchi: non la designazione dei candidati, ma l'elenco degli eletti! Con l'approvazione di questa legge i cittadini andranno a votare i simboli di partito. I candidati, inclusi in un elenco di nominati, non compariranno neppure sulla scheda elettorale. Nominati, dunque, non candidati. Un fatto del genere si è verificato soltanto con i parlamenti mussoliniani: un elenco di nomi, prendere o lasciare; ma almeno con la legge Acerbo si poteva cancellare il nome indesiderato.
È stato detto, dagli amici centristi della Casa delle libertà: è almeno un passo verso un cambiamento del sistema, come ai tempi dei grandi partiti di massa. Ma il voto di preferenza, la libertà di scelta che rendeva autonomo ogni parlamentare era un elemento costitutivo del proporzionale italiano: senza quell'elemento, avremo un Parlamento di docili sudditi dei capi, in spregio all'articolo 67 della Costituzione, che fa divieto di vincolo di mandato.
In questa vicenda, colleghi, si sono verificati comportamenti politici strani e spesso incomprensibili. Vi sono state repentine conversioni di «maggioritaristi» militanti del centrodestra, divenuti in un amen cantori delle delizie del proporzionale, a cominciare dal capo del Governo, che può definirsi legittimamente il figlio più fortunato del sistema maggioritario, senza di cui Forza Italia probabilmente non sarebbe neppure esistita. Ma non si comprende neppure l'entusiasmo proporzionalistico di AN, che pure dovrebbe sapere che in ogni sistema proporzionale è insita una forte energia centripeta, che rischia di schiacciarla e di isolarla a destra, nella destra estrema, visto che al centro tutti i posti a sedere sono esauriti. Discorso analogo vale per la Lega, e forse anche nel centrosinistra qualcuno può aver commesso qualche errore nell'approccio a questo dibattito, quando ha lasciato che si immaginasse possibile una rimonta, facendo leva sui franchi tiratori della destra. È sempre un errore pensare di vincere in modo obliquo, santificando i franchi tiratori.
Ribadiamo dunque la nostra contrarietà alla proposta di riforma della maggioranza, così incoerente, così priva di una logica di insieme, così condizionata dai capricci e dalle sollecitazioni dei tanti che ci hanno messo mano, per tutelare gli interessi di bottega. L'UDEUR dice no, e lo dice con la convinzione di proporzionalisti convinti e non pentiti (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità socialista - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, questa coalizione di Governo è riuscita a determinare un altro primato, un primato triste: è la prima volta nella storia repubblicana che viene cambiata una legge elettorale da una maggioranza contro metà del Parlamento e metà del paese. Ve la voterete da soli!
È un precedente che introduce una cultura autoritaria e nega in radice esattamente il principio di centralità del Parlamento, che qui qualcuno ha tentato impropriamente e improvvidamente di rivendicare per sostenere questa legge. Ci sarà tanto da lavorare nel futuro, per ricostruire una cultura istituzionale e democratica, nel Parlamento e nel paese.
Il proporzionale con questo testo non c'entra proprio nulla, così come non c'entra nulla il tema evocato del rapporto più stringente tra forme della rappresentanza e consenso elettorale. Perché scatta nelle vostre file oggi, repentinamente, questo impellente ed insopprimibile bisogno di una rappresentanza più diretta? Perché oggi questa improvvisa conversione proporzionalista di convintissimi maggioritari di ieri? Perché così pensate di ridurre i danni. C'è una strumentalità cinica per fini del tutto privati. Niente di nuovo, dunque. Oggi vi conviene questo falso proporzionale, domani chissà, «del doman non v'è certezza». Finora abbiamo conosciuto varie forme di democrazia: quella diretta, quella delegata, quella partecipata, quella dell'alternanza.
Voi siete gli inventori della democrazia della convenienza!
Quello che vi apprestate a votare è un maggioritario a collegio unico nazionale. Ma che proporzionale è un sistema a doppio livello di sbarramento, premio di maggioranza e, addirittura, con un paracadute di minoranza? Quale centralità del Parlamento si evoca, di quale cultura democratica si è interpreti, anche storicamente, quando gli equilibri di poteri vengono alterati con una riforma costituzionale che accentra poteri e altera i rapporti in favore dell'esecutivo?
Cambiate il sistema della rappresentanza e, contemporaneamente - sì, contemporaneamente -, svuotate di poteri i luoghi istituzionalmente preposti a garantire le decisioni collettive, fino a trasformarli in una sorta di consiglio d'amministrazione in cui conta solo l'amministratore delegato. È questa la cultura democratica di cui parla l'onorevole Follini, di cui parla l'onorevole Tabacci?
La logica dello scambio è un po' di falso proporzionale in cambio della devolution; e tutte e due in cambio della legge Cirielli! Siamo alla crisi di un sistema politico e voi chiedete un mutamento del sistema elettorale. Benissimo! Vorrei rivolgermi al presidente Berlusconi. In quel sistema politico il presidente Berlusconi è stato uno degli indiscussi protagonisti, forse il principale. Per noi, ovviamente, in negativo. Ma non è questo che adesso vogliamo mettere in evidenza. Questa crisi, dunque, parla di lei, signor presidente Berlusconi, e delle sue politiche; prende atto del fallimento sociale e politico di queste esperienze. In caso contrario, non avreste proposto un radicale mutamento di sistema. Solo che, a quella crisi, cercate di porre rimedio con un pannicello caldo.
E guardi, presidente Berlusconi, questa legge è così legata alla contingenza politica, che si intravede nelle confuse norme di questo testo un disegno peraltro molto chiaro: la costruzione di una soggettività politica di centro. Nulla a che vedere con le vecchie esperienze storiche, contro le quali abbiamo lealmente combattuto: la Democrazia cristiana mediava interclassisticamente interessi diversi; aveva una proposta di governo della società, che noi non abbiamo storicamente condiviso.
Oggi, si tenta di definire un luogo centrale della politica italiana, che, per consenso sociale e per cultura politica, è distante anni luce da quella esperienza storica. In questo luogo si collocherà un personale politico che troverà fonte di legittimazione dai poteri forti della società.
Non vedete che succede così sin d'ora? Non siate molto contenti della condivisione da parte della Confindustria della vostra proposta. E riflettete sulle insistite ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica italiana, fino a mettere a rischio la laicità dello Stato. Per non parlare delle lobby finanziarie che hanno accompagnato le cronache di questa estate.
Sarà questo luogo delle compatibilità a schierarsi, volta per volta, con una parte o con l'altra dello schieramento politico epurato da tutte le critiche di sistema e da tutte - dico: tutte! - quelle che verranno considerate delle anomalie.
Si tenta dunque di costruire le condizioni, dopo un lungo periodo di transizione, per l'immodificabilità della società italiana: cambiare tutto, affinché nulla cambi. Questi sono stati anni di straordinaria partecipazione democratica. Il movimento dei movimenti, il movimento pacifista, le tante esperienze di conflitto sociale hanno fatto irruzione nella politica e anche nelle scelte dei governi. Non ce la farete a fermare questo protagonismo sociale!
Oggi, provate a costruire le condizioni di impermeabilità di un sistema politico alle dinamiche sociali. Noi lavoreremo nella prossima legislatura per allargare le maglie della democrazia con una legge sulla rappresentanza sindacale. La democrazia non si ferma sulle soglie o sull'uscio di una fabbrica o di un ufficio. Noi, la prossima legislatura, sosterremo forme di democrazia partecipata.
In uno splendido libro di una scrittrice sudamericana, Marcela Serrano, dal titolo Antigua, vita mia, tre donne riflettono amaramente, dopo le passioni forti della resistenza alla dittatura cilena, sulla perdita di un'anima della politica. Siete stati gretti e conservatori a respingere la piena parità di presenza delle donne in questa istituzione.
Voi ritenete che il nostro parlare di diritti sia utopia o demagogia. Onorevole Bondi, onorevole Garnero Santanchè, ministro Prestigiacomo, non nascondetevi dietro banalità! Altro che demagogia o utopia! È solo questione di cultura politica e di volontà conseguente! Vedete, il nostro gruppo - Rifondazione comunista - ha anticipato la norma per cui si batte: siamo sei donne e sei uomini.
Credo che l'anima della politica sia la prima forma di ogni rottura di autoreferenzialità, di ogni forma di dipendenza dal primato del mercato, e rappresenti la ricostruzione di un rapporto vitale tra movimenti, società e istituzioni. È la ricostruzione di un rapporto tra politica e vita. Senza quell'anima, la politica, sia essa politica di governo o di opposizione, è morta. Noi la manterremo viva (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizio il mio intervento rifacendomi a quanto detto ieri dal collega Gibelli.
Al centrosinistra serve un nemico per scaricare e nascondere il loro vero problema, che non è rappresentato dal sistema di voto proporzionale che stiamo proponendo noi, ma è l'obbligo, insito in questo provvedimento, di presentare un programma comune all'atto del deposito delle liste. È questo che a voi fa paura, ed è questo che cercherò di dimostrare a chi ci sta ascoltando.
Il vostro sarà un programma da morire dal ridere perché in politica estera, come sappiamo tutti, voi avete visioni diametralmente opposte. I due partiti comunisti che vi ritrovate all'interno della vostra coalizione si interesseranno di lavoro, del sociale e delle pensioni; però, non bisogna dimenticare che si tratta di partiti comunisti ispirati a logiche che hanno affamato mezzo mondo, come testimoniano le condizioni in cui vivono i paesi dell'ex Unione Sovietica e quelli dell'Est europeo. Ogni volta che il segretario di Rifondazione comunista, l'onorevole Bertinotti, si appresta a sostenere le sue tesi, giunge persino a mettere in discussione la proprietà privata e non si sprecano le proposte con le quali vorrebbe far tassare i buoni del tesoro delle povere famiglie. A causa dei Verdi, poi, si bloccheranno i cantieri che finalmente sono stati aperti nel paese grazie alla nostra legge sulle grandi opere infrastrutturali.
Mi viene da ridere al solo pensare di cosa scriverete nel vostro programma relativamente al tema dell'immigrazione. A tale riguardo, ricordo che mentre i due soliti partiti comunisti inneggiano alla chiusura dei centri di permanenza temporanea, questi stessi partiti sono clamorosamente smentiti dagli onorevoli Turco e Napolitano, coloro che hanno predisposto quell'infame legge che porta il loro nome (la legge Turco-Napolitano, appunto), i quali cercano di spiegare che chiudendo i centri di permanenza temporanea si vanificherebbe il lavoro svolto dalle forze di polizia e dalla magistratura e si rimetterebbero in strada personaggi che creerebbero sicuramente problemi di sicurezza per le nostre famiglie.
Parlando di famiglie, mi preoccupo - e in questo caso non mi viene da ridere - di quello che a questo riguardo scriverete e proporrete nel vostro programma, che finora avete sempre tenuto nascosto. Ritengo che ci sarà sicuramente qualcuno che inneggerà, come fanno i vostri europarlamentari, al matrimonio tra uomo e uomo, per non parlare poi dell'infamia dell'adozione dei bambini da parte di coppie omosessuali (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). È questo che voi dovete dire ai cittadini! Altro che andare a criticare la riforma della scuola adottata dal ministro Moratti! È questa la cultura che voi avete in mente! Ed è questa la domanda che giro all'onorevole Castagnetti, al quale chiedo anche, se ha in sé ancora qualcosa di cattolico, come fa a stare assieme a gente come voi (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! È di queste cose che si deve parlare! Questi sono insulti che vanno contro natura! Noi, su queste cose abbiamo assunto delle precise posizioni, le vostre, invece, non si conoscono perché sono sempre sistematicamente nascoste.
Questo, quindi, il vostro problema, questa la vostra paura: presentare un programma che non sarà tale, che non sarà un programma di tutti e che distruggerà qualsiasi forma di Governo dell'Ulivo o dell'Unione (non so neanche più come vi chiamate, perché ogni settimana, per nascondervi, cambiate anche nome alla vostra coalizione). Altro che problemi di proporzionale, e via dicendo!
Ma veniamo alla legge elettorale, visto che vi fa paura sentire altre cose. Questa riforma della legge elettorale - sia chiaro! - cancella le distorsioni dell'attuale sistema: non può più esistere che, come avvenne nel 1996, un polo prenda più voti, ma governi l'altro polo! È una necessità quella di mettere mano a queste distorsioni (Commenti del deputato Violante)!
Non può più succedere quello che avvenne nel 1994, quando sono stati scorporati 11 milioni di voti di cittadini: buttati nel cestino per consentire un diritto di tribuna a partiti che non erano stati votati! Nel 1996, poi, abbiamo scorporato e, di conseguenza, gettato al vento la volontà di ben 14 milioni di cittadini italiani! Questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra! Gran parte di questi voti, magari espressi per il partito di Berlusconi, di Bossi o di Fini, sono potuti finire, forse, ai due partiti comunisti di cui dicevo prima. Allora, è logico che bisogna riequilibrare il sistema.
Cosa proponiamo noi? Una legge che preveda che chi prende un voto in più vince, punto! Non c'è più l'imbroglio dello scorporo; non si imbrogliano decine di milioni di cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! Noi vogliamo il rispetto assoluto delle scelte di ogni singolo cittadino! Il premio di maggioranza serve per garantire la governabilità del paese a chi prende un voto di più, non a chi prende un voto di meno. Quindi, non abbiamo nulla da nascondere per quanto concerne la nostra proposta, che fra poco approveremo.
Respingiamo anche le accuse, ovviamente strumentali, che abbiamo sentito rivolgerci in questi giorni e le lezioni di democrazia che ci arrivano dalla sinistra. L'ho detto ieri l'altro e lo ripeto oggi: prendere lezioni di democrazia da chi è riuscito a cambiare la Costituzione con i voti di una maggioranza abusiva è il massimo, è il colmo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Non possiamo permettervi di offenderci senza rispondere. Non è elegante farlo, ma va ricordato che le «truppe» dell'onorevole Mastella sono arrivate in «soccorso rosso» dopo aver preso i voti dall'altra parte ed hanno cambiato la Costituzione! Ciò va ricordato sistematicamente perché a bugie vostre corrispondono verità nostre, cari signori (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Respingiamo anche le accuse di non aver fatto nulla in questi cinque anni.
MAURA COSSUTTA. Troppi!
LUCIANO DUSSIN. Guardate che, per noi, è già motivo di orgoglio e vanto avere risparmiato al paese cinque anni di vostro Governo! Perché li abbiamo già visti cinque anni di vostro Governo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
Ricordiamo anche gli slogan che avete fatto circolare quando vi siete proposti in campagna elettorale, nel 1996, per cambiare il paese: se cambierà la maggioranza - questo diceva Prodi - si andrà al voto. La maggioranza è cambiata; noi ed i cittadini abbiamo assistito ad un Governo guidato da Prodi, da D'Alema («D'Alema 1»), ancora da D'Alema («D'Alema 2»), da Amato (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Quindi, vi conosciamo bene, cari signori, anche troppo, purtroppo! Forse, la Casa delle libertà pecca quando non parla chiaro - in questo modo - allorquando ha la possibilità di farlo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale): ad essere troppo buoni, certe volte, si rischia anche di essere mandati a casa dai cittadini! Allora, nelle poche occasioni in cui è consentito, almeno permetteteci questi sfoghi, poco eleganti, ma sicuramente indirizzati a colpire dov'è giusto farlo.
Non si nasconde alcun imbroglio nella proposta in esame, perché non abbiamo bisogno di imbrogliare i cittadini: mettiamo a loro disposizione uno strumento serio, senza sotterfugi; il loro voto sarà rispettato; chi prenderà un voto in più avrà il premio di maggioranza per governare questo paese (il proporzionale, negli anni scorsi, non assicurava la governabilità proprio perché mancava il premio di maggioranza).
Se sento qualcun altro di voi affermare che il premio di maggioranza è un ulteriore imbroglio, va a finire che mi arrabbio davvero (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Commenti dei deputati dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...! È così, cari signori!
Il premio di maggioranza lo avete fatto per ore ed ore in questi giorni, raccontando menzogne a chi vi ascolta da casa. Il premio di maggioranza garantisce al polo, alla coalizione che prenderà un voto di più, di governare questo paese. Speriamo che il governo di questo paese non sia affidato a voi, perché vi conosciamo anche troppo bene, per nostra sfortuna (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, in questi giorni, in aula e sui quotidiani, da parte dell'opposizione siamo stati dipinti con gli scenari apocalittici in cui avremmo gettato il paese con l'approvazione della riforma elettorale. Possiamo accettare tutto, ma partiamo dalla constatazione dei fatti e dalla memoria storica di quanto è avvenuto in questo paese dopo tre esperienze di maggioritario, un sistema che era già di per sé un ibrido, che aveva sommato i difetti del maggioritario e quelli di un proporzionale parziale: la famosa stabilità più volte richiamata, unitamente al bipolarismo, è stata solo una falsa parola. Non si può infatti confutare l'evidenza di quanto accaduto nel 1996, quando, dopo il Governo Prodi, D'Alema riuscì a formare il suo esecutivo con l'arruolamento di deputati eletti con il centrodestra; ed anche questo non gli bastò per governare quattro anni: ma di quale stabilità stiamo parlando? In cinque anni avete formato quattro Governi diversi: ma quale semplificazione! Il maggioritario ha determinato un incremento della frantumazione politica, con un notevole aumento del numero dei partiti e dei gruppi parlamentari dal 1994 ad oggi (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).
Tale sistema, che avrebbe dovuto consentire il superamento dei mali della prima Repubblica, ha invece determinato il verificarsi di ribaltoni e di mutamenti di maggioranze in corso di legislatura: fatti mai avvenuti nel corso della prima Repubblica con il sistema proporzionale. Pur di vincere nei singoli collegi, ciascun candidato è indotto a creare piccole aggregazioni o corpuscoli, di cui la coalizione di riferimento si assicura l'appoggio grazie alla promessa di collegi sicuri o di incarichi. Difficile appare ancora oggi porre un argine tra la coerenza della coalizione e la spregiudicatezza di alcuni portatori di interessi particolari. Cari amici, ne siete l'esempio con l'attacco di tutti contro Berlusconi che state mettendo in atto anche in vista delle elezioni politiche (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia). Il sistema uninominale, inoltre, ha prodotto due paradossi successivi: il primo nel 1996, quando l'allora coalizione di centrodestra, nonostante 350 mila voti in più rispetto a quella di centrosinistra, perse le elezioni; il secondo nel 2001, quando, con soli 450 mila voti di scarto, la Casa delle libertà ottenne ben 100 seggi in più rispetto al centrosinistra.
Credo che dopo il famoso 61 a 0, l'elettore di centrosinistra siciliano non sia stato molto contento di non vedere alcun eletto tra i suoi rappresentanti, nonostante una percentuale considerevole di voti ottenuti dalla vostra coalizione. Si è tirato in ballo più volte il famoso referendum del 1993, eretto a totem nel nostro paese. Ma, cari colleghi, sapete fin troppo bene che quello fu l'atto consequenziale di un'ondata emotiva e si sa che le scelte fondate solo sull'emozione e sugli istinti spesso non sono foriere di buoni risultati; né può essere considerata immutabile una decisione presa dodici anni fa. Il fine di quella scelta referendaria, inoltre, fu quello di favorire un diverso ruolo del cittadino elettore e questa scelta è stata tradita dall'evidenza. Si è detto che il nuovo sistema rimette il pallino in mano ai partiti e l'elettore non può più liberamente scegliere i propri rappresentanti. Sono andato a vedere le candidature in alcuni collegi nelle ultime elezioni. Sarei curioso di sapere dall'elettore toscano, umbro, emiliano o romagnolo se i loro ideali candidati fossero veramente quelli che furono obbligati a votare. Ad esempio, vorrei chiedere agli elettori di Scandiano, di Guastalla, di San Giovanni in Persiceto - solo per ricordare l'Emilia-Romagna - se il loro candidato ideale fosse un sardo, un pugliese, un romano o se avrebbero preferito votare un politico di espressione della loro area geografica (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).
Potrei continuare anche con altri esempi, ma vorrei chiudere qui il fenomeno e il paradosso della catapulta dei candidati, inaugurato dal sistema vigente.
Chi decideva questi catapultamenti? I cittadini? Erano gli stessi partiti che, grazie alla riforma, voi oggi accusate di monopolizzare e di indirizzare le scelte degli elettori.
È evidente che la nostra predilezione era ed è tuttora per un sistema elettorale proporzionale che consenta all'elettore di esprimere anche una preferenza. Al riguardo, si è molto discusso sull'assunto che le preferenze siano l'origine e la causa del declino del sistema previgente e dell'ascesa del clientelismo. Fatemi tuttavia i nomi dei parlamentari europei eletti con la preferenza e condannati in questi ultimi dieci anni per corruzione, concussione e reati connessi alla violazione delle leggi elettorali: sono qui ad aspettare.
Siamo seri: il proporzionale è un sistema che riconosce più libertà di scelta all'elettore e con la preferenza questa libertà è una libertà piena. La verità è questa: chi è contro questo principio proporzionale è contrario alla libertà di scelta dei cittadini (Commenti del deputato Maura Cossutta).
Parlate dei partiti come se fossero un'entità maligna: ne parlano male soprattutto, e questo è il paradosso, coloro che possono ancora contare su apparati di partito, per niente o stranamente poco coinvolti o scalfiti dall'ondata giustizialista di Tangentopoli. Il problema - è inutile che ve lo nascondiate - è costituito dal fatto che il vostro leader non ha un partito. Questo è il problema: un Don Chisciotte senza truppe che deve chiedere ospitalità altrui, deve cioè mettere in moto un nuovo sistema di partiti (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).
Non vi fa onore dimenticare comunque quanto scrivevano i creatori del sistema democratico moderno, i famosi federalisti americani; non vi fa onore dimenticare lo stesso de Tocqueville sulla fondamentale importanza delle associazioni, dei club e dei partiti per una democrazia moderna.
In questi giorni, nel corso di questo dibattito, avete usato gli argomenti più disparati, a volte anche contraddicendovi; ci avete rivolto accuse infamanti, financo di attentare alla democrazia in Italia. Oggi siamo giunti in aula con un testo che ha superato le critiche ed i rilievi di costituzionalità che erano stati sollevati.
Avete persino usato - devo dire con scarsi risultati - la piazza per tentare di sovvertire la prima regola di ogni democrazia: vale a dire che le leggi si fanno in Parlamento e che la maggioranza ha il diritto di governare. Voi avete invece mostrato il vero volto, piuttosto il vostro modello, che è quello di alcuni vostri associati: gli incappucciati delle primarie, i no global, i girotondi. Abbiamo cercato e chiesto che queste regole elettorali si potessero scrivere assieme; ma Prodi, che non conosce il significato della parola insieme, ve lo ha impedito, come già nella riforma costituzionale vi ha impedito di essere partecipi e compartecipi di questo lavoro. Ci avete lasciati soli in questa battaglia di libertà.
Il modello proposto dalla maggioranza è volto a radicare il sistema bipolare e a favorire l'alternanza; quanto ai tempi scelti per procedere al mutamento della legge elettorale, che coincidono con l'avvicinarsi della fine della legislatura, occorre precisare una prassi in tal senso, sempre verificatasi dal 1993 ad oggi, allorché si è assistito ad una modifica della legge elettorale per le elezioni dei sindaci, dei presidenti delle province e dei consigli regionali.
È necessario sottolineare inoltre che se una legge elettorale fosse adottata all'inizio della legislatura verrebbe compromessa la stessa legittimazione del Parlamento in carica eletto con regole diverse.
È difficile, credetemi, accettare lezioni da parte di chi, in prossimità della scadenza della legislatura, e con solo quattro voti di scarto, modificò la Carta costituzionale. Mi rattrista che dopo avere sbagliato si continui ancora imperterriti nell'errore, negando in radice la possibilità di scrivere le regole insieme. Il vostro perseverare è maligno perché non tende e non tiene conto di un sistema bloccato in una sorta di guerra civile della politica italiana.
C'è il pieno sostegno dell'Unione dei democratici di centro sul testo oggi al nostro esame: la nostra passione di libertà nasce con don Luigi Sturzo nel 1919. È ovvio che, se noi dell'Unione dei democratici di centro avessimo avuto la maggioranza assoluta, probabilmente avremmo fatto qualcosa in più rispetto al testo di oggi: ma siamo in una coalizione e che si sia fatto un grosso passo avanti verso il proporzionale è una evidenza che non possiamo negare e della quale siamo pienamente soddisfatti.
È ovvio che avremmo preferito scrivere questa pagina con voi dell'opposizione.
MAURA COSSUTTA. Piantala, Volontè, sei patetico!
LUCA VOLONTÈ. Voi però siete stati sordi in Parlamento, ma chiassosi nella piazza. Dal milione di persone di Cofferati sull'articolo 18, siete passati ai 10 mila di Prodi. Forse anche su questo c'è da riflettere, cari amici (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).
Per noi è un successo questa legge elettorale: un'aria nuova, una brezza di libertà per l'Italia. Un inizio di discontinuità rispetto a quei passi che mancano e che porta con sé un grande entusiasmo di oggi, ma anche la temperanza per l'avvenire.
Vogliamo costruire un paese dove ognuno potrà respirare a pieni polmoni; dove chiunque di noi possa vivere liberamente e liberamente scegliere la propria partecipazione politica senza sottostare al terrore di un Robespierre e senza essere succube della deificazione di un qualche premier del domani.
Oggi, celebriamo questo sistema politico nuovo; il primo fondamentale passo che rende migliore il paese. Purtroppo, voi, oggi, ci lasciati soli, per salvare Prodi.
Un sistema di regole, una legge elettorale, non sono di per sé una somma di virtù o la soluzione di tutti problemi; però, le leggi possono - e devono forse anche - favorire le virtù e sviluppare libertà personali e responsabilità.
PRESIDENTE. Onorevole...
LUCA VOLONTÈ. Questa legge è orientata in tale direzione, verso una strada che voi oggi non avete percorso; da domani, al Senato, potrete farlo, finendo la vostra guerra civile e personale e aiutando anche voi la nascita di un bipolarismo mite di cui il paese e tutti noi sentiamo il bisogno (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.
SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, la questione di cui ci occupiamo oggi, non riguarda soltanto il cosiddetto mondo politico; riguarda anzitutto e direttamente i cittadini, perché le regole elettorali sono quelle che aumentano o diminuiscono la loro influenza sulla politica, il potere che su di essa possono esercitare.
L'Italia, sulla base del referendum popolare del 1993, da dodici anni ha un sistema maggioritario, applicato già tre volte per eleggere il Parlamento; per tre volte, la sera stessa dello scrutinio, gli elettori hanno saputo, subito, chi avrebbe governato: è stata assicurata agli elettori una scelta chiara e diretta.
Nel 2001, la legge attuale ha prodotto un'ampia maggioranza, trasformando il 46 per cento di voti popolari nel 60 per cento di maggioranza parlamentare, senza escludere dal Parlamento forze minori, non coalizzate ma superiori al 4 per cento; peraltro, sono stati soltanto cinque i partiti che hanno superato lo sbarramento.
Si sono formate, in questi anni, due coalizioni, dando vita al bipolarismo, ad ogni livello, nazionale, regionale, provinciale, comunale: due schieramenti politici che si confrontano chiedendo il consenso dei cittadini.
Non sarà più così semplice, non sarà più così chiaro, se viene approvata questa riforma. Le coalizioni saranno più deboli e meno coese: scompare il vero vincolo che le tiene unite, vincolo che risiede nel fatto che senatori e deputati, oggi, sanno di essere eletti nel loro collegio con il voto degli elettori di tutta la coalizione.
Nel nostro paese, dove da tanto tempo esistono forti spinte verso la frammentazione, la legge attuale le ha contenute ed ha fatto complessivamente prevalere nelle coalizioni le ragioni che spingono a stare insieme; con questa nuova disciplina, aumenteranno le divaricazioni, aumenterà la ricerca di ciò che divide.
La vittima di questa riforma è il bipolarismo; introdotto da dieci anni nel nostro paese, diverrà meno chiaro, sarà fortemente indebolito, se non vanificato.
Avremo, Presidente, con questa normativa, Governi meno stabili. Nelle ultime elezioni, nel 2001, la Casa delle libertà ha ottenuto oltre cento seggi di vantaggio alla Camera dei deputati, una maggioranza ampia per sostenere un Governo stabile: in simili condizioni, un Governo che sapesse ben lavorare, potrebbe amministrare con efficacia. Ma, se nel 2001 si fosse votato con la disciplina recata dalla riforma che volete approvare, il vostro schieramento avrebbe avuto 50 seggi di vantaggio, meno della metà, e, al Senato, forse nessuno: una maggioranza assai più limitata per un Governo meno stabile.
Signori del Governo e della maggioranza, voi vi siete giovati di un sistema elettorale che vi ha posto nelle condizioni di governare con stabilità e state cercando di fare in modo che chi governerà dopo di voi debba operare in condizioni meno stabili e più difficili (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione). Questo è inammissibile! Questa è la vostra colpa nei confronti degli italiani, perché varate una legge elettorale che vi conviene ma indebolisce le istituzioni: per difendere il vostro interesse di parte, sacrificate l'interesse dell'Italia.
Questa riforma può produrre maggioranze diverse tra Camera e Senato. Per la Camera dei deputati, è prevista l'assegnazione di un limitato premio di maggioranza allo schieramento che ottiene più voti in tutta Italia. Per il Senato della Repubblica, invece, sono previsti tanti diversi premi per ogni singola regione: una coalizione, pertanto, otterrà il premio in Lombardia, l'altra in Piemonte; l'una in Campania, l'altra in Sicilia. Se vi fosse una terza coalizione, oggi o in futuro, otterrebbe il premio, che so, nel Lazio o in Veneto!
Il risultato casuale di questa incredibile varietà - alla moda del vestito di Arlecchino! - di premi di coalizione regionali può facilmente produrre maggioranze diverse tra la Camera ed il Senato. Mi chiedo e vi chiedo se sia possibile approvare una legge elettorale così dissennata e così priva di razionalità, che rende più difficile la governabilità nel nostro paese. Ma forse è questo l'obiettivo che vi prefiggete: consegnare il prossimo Parlamento all'instabilità e all'ingovernabilità!
Signor Presidente, oggi gli elettori scelgono, nel loro collegio locale, il deputato ed il senatore del loro territorio. Non sarà più così: questa riforma, infatti, sopprime i collegi locali e prevede circoscrizioni elettorali molto ampie, con liste bloccate di candidati, vale a dire liste composte da candidati che verranno eletti secondo la graduatoria stabilita dalle segreterie dei partiti. Peggio ancora: i loro nomi non saranno neppure scritti sulla scheda che verrà consegnata agli elettori per esprimere il loro voto.
Gli elettori, in altri termini, non soltanto non potranno scegliere i candidati da eleggere, ma non troveranno neppure i loro nomi sulla scheda: è tutto consegnato nelle mani delle segreterie dei partiti! Gli elettori non sceglieranno più senatori e deputati, ma potranno soltanto contribuire a formare le quote dei vari partiti.
In pieno contrasto con questo, si collocano le primarie del centrosinistra, che si sottopone al voto popolare spontaneamente (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista).
Sarà difficile per gli elettori, signor Presidente e colleghi, orientarsi tra le tante e complicate soglie di sbarramento che questa riforma elettorale prevede. La legge attuale ne fissa una sola, quella del 4 per cento, mentre questa riforma ne prevede sei. Ripeto: prevede sei diverse soglie di sbarramento tra Camera e Senato.
Vi è, per le varie ipotesi, una soglia al 2 per cento, una al 3 per cento, una al 4 per cento, una soglia all'8 per cento, una al 10 per cento e, infine, una al 20 per cento!
Tale sconcertante irrazionalità è, del resto, una delle numerose cause di contrasto con la Costituzione che questa riforma elettorale presenta. Va ricordato che ogni soglia di sbarramento comporta l'irrilevanza dei voti degli elettori. Ciò si può fare, ma soltanto in condizioni di parità di trattamento e secondo ragionevolezza. È quello che manca, in questa riforma: non è così, in questa riforma!
Essa presenta tanti difetti, numerose lacune e tanti vizi, provocati anche dalla fretta convulsa con cui si sta procedendo, senza neppure avere, né consentire ad altri, il tempo per riflettere adeguatamente sul suo contenuto e sulle sue conseguenze, attraverso una procedura assai discutibile. Non si procede così per predisporre ed approvare una legge che deve regolare la vita democratica del paese!
È un errore cambiare spesso legge elettorale. Le grandi democrazie non lo fanno, perché è noto che cambiare sistema elettorale provoca una fase di instabilità, e farlo spesso rende irreversibile l'instabilità. È ancora più sbagliato farlo nel modo improvvisato, affannoso e confuso che il Governo e la maggioranza stanno dimostrando in questi giorni, in un momento che è già di campagna elettorale.
È un errore ancora più grande, infine, cambiare sistema elettorale perché si cerca di avere regole che fanno comodo, come voi, Governo e maggioranza, state facendo! È una colpa, ripeto, nei confronti del nostro paese e dei suoi cittadini, anche perché, così, si stabilisce l'abitudine che ogni maggioranza, ad ogni legislatura, si approva la sua legge elettorale, quella che ritiene gli torni più utile, condannando il nostro paese e le sue istituzioni all'incertezza!
Avete voluto lavorare da soli in questa circostanza, così come per la riforma della Costituzione: lo avete voluto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Comunisti italiani)!
Per concludere, signor Presidente, va doverosamente sottolineato che anche voi della maggioranza e del Governo sapete che questa riforma è viziata da numerosi motivi di incostituzionalità, vale a dire da motivi di contrasto, insanabile ed evidente, con la Costituzione.
Si tratta di aspetti che non si possono, colpevolmente, ignorare, come voi state facendo in questi giorni, ed è un macigno che pesa sulla vostra riforma.
Voi del Governo e della maggioranza pensate che questa legge elettorale nuova vi sarà utile, ma questa legge danneggia il nostro paese. Voi pensate al primo aspetto, al vostro interesse di parte. Noi pensiamo al secondo aspetto: pensiamo all'interesse del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Ecologisti democratici - Congratulazioni - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, nutro molto rispetto per l'onorevole Mattarella, che conosco da quando sono entrato in quest'aula e nella Commissione affari costituzionali, quando, nel 1993, iniziammo a cambiare il sistema elettorale.
L'onorevole Mattarella, da cui il termine «Mattarellum», fu uno tra i protagonisti di quella stagione e pure ricordo, con cortesia - ma debbo comunque farlo, onorevole Mattarella - che in tale occasione la legge che fu votata dal Parlamento provocò - a parte l'eterogenesi dei fini, più volte oggi ricordata in quest'aula - maggioranze diverse: una al Senato ed una alla Camera, dimostrazione lampante che non esiste alcuna legge elettorale, in una situazione quale quella italiana in cui è diverso il corpo elettorale che vota per la Camera dei deputati da quello che vota per il Senato della Repubblica, che possa garantire che vi sia uniformità di maggioranza.
Ricordo anche, onorevole Mattarella, che fu in tale occasione che venne introdotta per la prima volta la lista bloccata, sia pure limitatamente al 25 per cento di proporzionale. Ricordo inoltre, onorevole Mattarella, che fu proprio in tale occasione che iniziò, cosa che non era praticamente mai avvenuta - forse solo in un caso, con l'onorevole De Mita, in Campania, ma era una rarità - il percorso del «turismo politico»; per carità, non ne siamo stati immuni nemmeno noi, ma non alzate, per favore, l'indice accusatore! Ho con me, infatti, un po' di nomi e non parlo di quelli - giustamente - candidabili ovunque, come, ad esempio, il presidente Cossutta, per carità! O come lo stesso Occhetto, candidati in posti lontani; e neanche come Di Pietro, pur candidato al Mugello...
ALFREDO BIONDI. Per l'accento!
IGNAZIO LA RUSSA. Ma come Crucianelli, da Roma a Montecatini; come Pennacchi, da Latina a Livorno; come Visco, da Foggia a Guastalla; Giulietti; Lusetti; Monaco; D'Antona; la figlia di Cossutta; Diliberto, che ha parlato in precedenza, da Cagliari a Scandiano; Villetti, da Roma a Sesto fiorentino (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana); Pier Paolo Cento, da Roma a San Giovanni in Persiceto, senza parlare dei senatori. Per cui, un po' di decenza! Non è che la memoria viene completamente annullata, perché siamo davanti alla televisione e pensate che la gente non possa sapere le cose che dite (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Vedete, ci avete rivolto delle critiche. Alcune di esse erano ragionevoli. Avreste potuto continuare a contribuire a migliorare la legge, perché all'inizio il vostro ostruzionismo è stato operoso. Avete detto, per esempio, che era un errore attribuire il premio di maggioranza in base ai seggi e non in base ai voti. Abbiamo convenuto che fosse esatto, anche molti di noi lo pensavano. Questa legge non assegna il premio di maggioranza in base ai seggi, ma in base ai voti e determina una conseguenza semplicissima, la più semplice da capire - lo dico a chi ci guarda attraverso gli schermi -: questa è una legge elettorale, così la finiamo con il «volete vincere» o il «volete perdere», che fa vincere la coalizione che ha anche un solo voto in più e che garantisce la governabilità a tale coalizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
Qual è la critica che volete muovere a una legge così? Se la criticate è perché speravate di avere una legge che consentisse a voi magari di vincere, senza avere più voti di noi. Quella non ve la faremo mai, state pure tranquilli (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)! Così come vi siete lamentati all'inizio, e vi abbiamo ascoltato, perché si ipotizzava il 50 per cento di preferenze. Avete detto: vinceranno i corrotti; vinceranno solo i miliardari! Bene, vi abbiamo ascoltato: non ci sono preferenze. Abbiamo visto che il Parlamento ha votato su due emendamenti che proponevano di inserirle fra cinque o sei anni, e non adesso; ed hanno ottenuto solo 70 voti. Quindi, questa opinione era largamente condivisa. Ho ascoltato da parte vostra alcune critiche: si affermava che mancano le preferenze. Insomma, mettevi d'accordo!
Mettevi d'accordo anche su un altro fatto: qualcuno ci contesta che questa legge è troppo proporzionale ed avrebbe ucciso il bipolarismo. Ma l'onorevole Russo Spena, che ricordo antico competitore di militanze giovanili a Milano, ha detto che questo è un proporzionale che porta ad un iperbipolarismo. È vero o no che ha detto questo, onorevole Russo Spena? Mettevi d'accordo!
Capisco che non siate d'accordo sulla politica estera, ma almeno mettetevi d'accordo sulla critica alla nostra legge elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia )!
La verità è un'altra. La verità è che noi una raccomandazione l'abbiamo ascoltata: quella del Capo dello Stato. Il Capo dello Stato, all'inizio di questo percorso legislativo, ci ha detto: non fate tornare indietro la storia, non torniamo al passato.
Cosa voleva dire? Ciò che modestamente credo abbiamo realizzato e che Alleanza nazionale ha chiesto sin dall'inizio: che si introducesse, se questa era la volontà del Parlamento, un sistema proporzionale che fotografasse meglio le differenze culturali e le realtà politiche del paese; ma che non si tornasse alla pratica antica che Ciampi condanna (perché se la ricorda, come la ricordo io, che pure sono un filo più giovane), in base alla quale i cittadini prima venivano chiamati a votare, dopodiché, i partiti nelle conventicole decidevano chi era il premier, quale era il programma e quale era la coalizione. Non passerà più una legge di questo genere, finché ci saranno Alleanza nazionale e il centrodestra a garantirlo (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)!
Noi abbiamo chiesto bipolarismo e lo abbiamo ottenuto con l'indicazione del leader, con l'indicazione del programma e la chiara individuazione della coalizione che si presenta agli elettori. Abbiamo chiesto governabilità! Onorevole Mattarella, anche a questo proposito, vorrei domandarle: chi ha introdotto per la prima volta lo sbarramento? Mi sbaglio, o il 4 per cento nella parte proporzionale (che, addirittura, doveva rimanere uguale in tutto il proporzionale) l'ha introdotto lei? Noi, per rispondere alla migliore fotografia possibile dell'Italia, abbiamo previsto sbarramenti diversificati a seconda delle realtà, ma che non mutano - l'ho detto all'inizio e lo ripeto - la realtà della legge. Ciò appartiene all'assegnazione dei seggi. Ma chi vince, chi ottiene il premio di maggioranza alla Camera è la coalizione che ha avuto più voti.
Dopodiché, certo, c'è anche un'altra esigenza e ci sono libri al riguardo che tutti abbiamo contribuito a scrivere: l'esigenza di ridurre la frammentazione, di evitare che ciascuno si faccia il partito «fai da te», il partito familiare, il partito casalingo della bistecca. Abbiamo ritenuto di conservare l'indicazione contenuta nella sua legge, onorevole Mattarella, e di continuare con sagacia ed intelligenza a mettere sbarramenti. Ciò affinché tutti possano partecipare, ma con un minimo di rappresentatività, per non far finta che sia assolutamente incongrua la presenza dei parlamentari qui rispetto alla volontà degli elettori.
Allora, non le capisco queste critiche!
Per quanto riguarda l'altra critica che ci è stata mossa, essa riguarda un punto delicato: il voto delle donne. È un tema delicato, perché doloroso: è l'unico passo falso (la penso così) che ha fatto la maggioranza. Ma non nel senso che dite voi. È l'unico passo falso (Commenti del deputato Bindi)... Ma non dico niente di nuovo. Il presidente del mio partito ha addirittura usato parole più forti. Egli ha detto: è un capolavoro di stupidità...
ALFREDO BIONDI. È vero!
IGNAZIO LA RUSSA. ...ma per essere caduti - questo ha detto Fini - nella trappola del centrosinistra. Vedete, non siamo caduti (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)... Lasciatemi spiegare. Per cortesia, non mi sembra di offendere nessuno.
Avete provato a buttarla anche nella provocazione con i manifesti e vi abbiamo battuti anche lì, individuandoli prima e rispondendovi con la frase «Siete patetici» (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
Non ce l'abbiamo fatta a capire l'altra trappola demagogica. Voi avete votato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)...
ANNA FINOCCHIARO. Bastava votarla!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non è il caso di interrompere l'onorevole La Russa.
IGNAZIO LA RUSSA. Lo capisco che quando si tocca, la ferita duole. Lo capisco questo. Ma voglio scoperchiarlo, questo piccolo altarino. Voi avete proposto ora, perché siete minoranza - non quando avevate la maggioranza e nessuno vi vietava di votarlo - di riservare il 50 per cento delle candidature alle donne. Lo avete fatto ora che non potevate vincere, non quando potevate (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Poi avete presentato un altro emendamento. Quando finalmente è arrivato un emendamento...
TIZIANA VALPIANA. Un emendamento offensivo!
IGNAZIO LA RUSSA. ... che, colpevolmente, molti settori del centrodestra non hanno votato, insieme a moltissimi vostri (i numeri sono lì!)...
ROSY BINDI. Basta!
IGNAZIO LA RUSSA. Fermati!
Cosa avete fatto? 35 parlamentari hanno teso una trappola affinché le donne non fossero più rappresentate e hanno chiesto il voto segreto. 31 richiedenti sono del vostro schieramento! Neanche uno è di Alleanza nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Questa è la verità! Se volevate far crescere le donne, bastava evitare di chiedere il voto segreto. Ricordatelo! Ditelo agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)!
LUIGI GIACCO. Vergogna!
LUIGI OLIVIERI. Vergogna!
PRESIDENTE. Onorevole La Russa...
IGNAZIO LA RUSSA. Concludo, signor Presidente.
Ho qui i nomi, se volete ve li leggo. Ma voi li conoscete e il Presidente mi dice che non ho tempo. Li pubblicheranno i giornali, se vogliono.
Avete seguito Prodi. Egli vi ha detto che noi dovevamo essere trattati da nemici per creare un clima di tensione, perché l'unico collante che vi può unire è l'antiberlusconismo, l'anti-Casa delle libertà, l'anti-centrodestra e l'anti-centro. Avete perso l'occasione di far fare a noi, forse, una legge anche migliore. Infatti, quando oggi l'onorevole Violante ha rivolto un appunto ad un ordine del giorno che avevamo presentato, non ho avuto difficoltà a dire: confrontiamoci e presentiamo lo stesso ordine del giorno. Avete rinunciato a migliorare la legge per i vostri sporchi interessi (Commenti del deputato Bindi)!
LUIGI GIACCO. Vergogna!
IGNAZIO LA RUSSA. Dio confonda gli stolti (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
LUIGI OLIVIERI. Riferisciti a Dio per cause migliori!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Onorevole Fassino, aspetti che si siano calmate le acque e che ci sia tranquillità e serenità. Non abbiamo fretta.
PIERO FASSINO. Signor Presidente, vorrei iniziare da una considerazione molto semplice. In quale paese democratico una maggioranza, alla vigilia di un voto, ridisegna da sola la legge elettorale (Commenti del deputato Coronella - Dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: Stai zitto! Fai silenzio!)?
PRESIDENTE. Onorevole Coronella, la richiamo all'ordine.
PIERO FASSINO. Vorrei semplicemente che partissimo da una prima considerazione. Onorevole Fini - mi rivolgo a lei, che certamente mi ascolta un po' di più rispetto ai suoi deputati -, abbiamo mai letto su un giornale che in Austria, in Spagna, in Inghilterra, in Germania, in Danimarca, in Svezia o in Portogallo - prendete qualsiasi paese democratico del nostro continente (Dai banchi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale: Francia!) - alla vigilia di un voto una maggioranza di governo decida unilateralmente di cambiare le regole elettorali? Non è mai accaduto.
Abbiamo, invece, dei buoni esempi di segno opposto. Basterebbe pensare alla Germania, dove il Cancelliere Schroeder, qualche mese fa, di fronte a dei rovesci elettorali ha pensato che fosse giusto verificare se aveva o meno la fiducia dei tedeschi. Ed è andato alle elezioni senza chiedere di cambiare prima la legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Nessuno insomma cambia le leggi elettorali a proprio uso e consumo. Nessuno lo fa per una ragione che tutti sappiamo essere fondata, ossia che una legge elettorale deve essere imparziale, riconosciuta da tutti e non può essere piegata alle convenienze e agli interessi di questa o quella maggioranza politica. Tanto è vero - lo ha ricordato bene l'onorevole Mattarella - che nelle grandi democrazie la legge elettorale non la si cambia mai, o la si cambia rarissimamente, proprio perché cambiarla continuamente offre il destro all'instabilità e al sospetto che chi la cambia lo faccia per piegarla alle proprie convenienze.
Seconda considerazione: in ogni caso, quando si cambia la legge elettorale, lo si fa sulla base di un consenso tra tutte le forze politiche principali.
Ci sono addirittura Costituzioni in alcuni paesi europei, che prevedono che la legge elettorale non possa essere cambiata se non da maggioranze qualificate, cioè più ampie di una maggioranza di Governo. Ebbene, voi vi siete mossi contravvenendo esattamente a questi due principi. Avete deciso di cambiare la legge elettorale alla vigilia di una campagna elettorale molto impegnativa e avete deciso di farlo da soli. Eppure non era questo il vostro convincimento. Già Franceschini vi ha fatto, l'altro ieri, alcune citazioni. Permettetemi di aggiungerne alcune altre. Penso all'onorevole Pisanu, che oggi passa per un ministro moderato, particolarmente attento al suo ruolo istituzionale. Era assai meno moderato nel 2000, quando diceva: «Sia chiaro fin da ora che il tentativo di imporre una legge elettorale di parte aprirebbe uno scontro parlamentare senza precedenti e la responsabilità ricadrebbe interamente su chi lo fa. Straparlano» (saremmo stati noi)! Forse adesso straparlate voi, onorevole Pisanu (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)!
Penso all'onorevole Bossi, il quale diceva: «Se il centrosinistra decidesse di andare avanti da solo, sarebbe un altro imbroglio; ho sempre sostenuto che hanno la mentalità nazista, adesso hanno la possibilità di dimostrarlo». Presumo che adesso, comportandovi voi così, sia Berlusconi il destinatario di questo giudizio dell'onorevole Bossi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)! Penso a un uomo, che anche lui passava per essere moderato, l'ex ministro Giuliano Urbani, il quale disse: «Nemmeno Milosevic provò a cambiare le regole elettorali a campagna elettorale in corso (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione)»! Presumo che oggi - a giudizio di Urbani - l'onorevole Berlusconi sia peggio di Milosevic!
Potrei continuare, ma vi risparmio. Quello che voglio dire è che in realtà anche voi sapete benissimo che cambiare una legge alla vigilia della campagna elettorale e facendolo da soli, sottraendosi a qualsiasi confronto, è un atto di imposizione e di arroganza. E allora perché lo fate? Lo fate per due obiettivi. Il primo: volete evitare una sconfitta elettorale, che sentite incombente. Il secondo: per impedire alla prossima maggioranza di avere quell'ampio margine di voti, di cui avete goduto voi oggi. Voi avete «guidato l'Italia con cento deputati in più in questa Camera e cinquanta senatori in più al Senato. Se non ce l'avete fatta a governare non è per un problema elettorale o istituzionale, perché quando si ha una maggioranza così ampia si è in grado, se si ha la volontà politica, di decidere qualsiasi cosa! Se non lo avete fatto è per le vostre divisioni e per la vostra incapacità (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)!
Voi, non essendo stati capaci di governare, volete impedire a chi eventualmente dovesse succedervi di avere una maggioranza con la quale poter governare! Questa è la verità! Andiamo infatti al merito della legge. Potevate proporci molte cose: il proporzionale del modello tedesco, di cui avete parlato ampiamente e che addirittura un partito come l'UDC ci ha proposto per anni! Potevate proporci il modello elettorale che è in vigore in Italia per le regioni, che non è quello che proponete oggi, perché nella legge che ci proponete adesso non c'è il listino di coalizione, che è l'elemento coesivo della coalizione. Potevate proporci un maggioritario a doppio turno. O altro ancora.
No! Ci avete proposto un proporzionale, che non esiste in nessun paese al mondo!
DANIELE FRANZ. Il modello Toscana!
PIERO FASSINO. E che è ritagliato unicamente sulle convenienze elettorali di questa maggioranza di Governo. Volete la riprova? Dopo aver messo mille sbarramenti (20, 10, 8, 3, 2 per cento), l'altro giorno avete introdotto lo «sbarramento con lo sconto», perché avete introdotto una norma che dice che se anche c'è lo sbarramento del 2 per cento, in ciascuna coalizione anche un partito che non arriva al 2 per cento può avere dei seggi in Parlamento. Lo avete fatto perché vi sono alcune forze minori, che probabilmente non raggiungeranno il 2 per cento ...
DONATO BRUNO. Anche da voi!
PIERO FASSINO. ...che si stanno interrogando se stare con voi oppure no! Avete quindi ridisegnato un profilo elettorale, unicamente per cercare di conquistare il consenso di queste forze politiche. Alla faccia dell'imparzialità della legge e della capacità di dare una legge che dia stabilità a questo sistema (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione)!
La verità è che voi ci proponete una legge che aumenterà la frammentazione politica, perché aumenteranno le liste elettorali, i gruppi parlamentari e probabilmente i partiti politici voi spezzate ogni rapporto di rappresentanza territoriale, perché noi, parlamentari che siamo qui oggi, siamo stati eletti in 475 collegi di 120 mila elettori l'uno e ciascuno di noi con quegli elettori un rapporto l'ha costruito!
Quando da domani ciascuno di noi sarà eletto in una lista bloccata su base regionale di milioni e milioni di elettori, avrà maggiore difficoltà a rappresentare quegli eletti a cui deve rendere conto. Voi spezzate non solo il rapporto con il territorio, ma anche quello tra elettori ed eletti, con liste bloccate che sopprimono la possibilità per l'elettore di scegliere da chi farsi rappresentare.
Insomma, si tratta di una legge che renderà meno stabile l'attività di questo Parlamento, meno stabili le maggioranze che si formeranno, di qualsiasi segno politico, e dunque, meno governabile il Parlamento e meno governabile la maggioranza che dovrà guidare il paese!
Voi state proponendo una legge che accresce l'instabilità e l'ingovernabilità del paese e lo avete fatto perché non siete in grado di stare insieme con il sistema maggioritario. Questa è la verità!
Lo ha ammesso il Presidente del Consiglio qualche giorno fa: se, dopo tutte le liti che la destra ha conosciuto dopo la sconfitta nelle elezioni regionali, l'attuale maggioranza andasse al voto con il sistema elettorale attuale, non sarebbe in grado in nessun collegio uninominale di fare il pieno dei propri voti! Perché dove verrebbe candidato l'onorevole Follini, è quasi certo che non tutti gli elettori della Lega lo voterebbero e dove viene candidato il ministro Calderoli, è quasi certo che non tutti gli elettori dell'UDC lo voterebbero! Allora, l'unico modo che avete per stare insieme è spezzare la vostra solidarietà, andare distinti, sperando - separati - di tenere quei voti che, uniti, perdereste soltanto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione)!
Insomma, voi ci state proponendo una legge che è unicamente pensata per evitare una sconfitta elettorale. Trovo del tutto legittimo che uno schieramento politico non voglia perdere, ma non è un motivo sufficiente per cambiare la legge elettorale di un sistema democratico (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani).
Per tali motivi, noi non consideriamo la partita chiusa qui questa sera. Questa legge dovrà essere esaminata al Senato; di qui ad allora continueremo a batterci, perché non si compia questo strappo e perché questo paese possa avere una legge elettorale più civile e più degna di quella che voi avete proposto questa sera!
Ma il punto sostanziale che voi eludete - mi rivolgo a lei, onorevole Fini, che è il Vicepresidente del Consiglio e che rappresenta in questo momento il Governo - è che la vostra crisi - quella crisi che vi ha portato alla sconfitta clamorosa nelle elezioni regionali di qualche mese fa, quella crisi che vi ha portato negli ultimi quattro anni a subire sconfitte in tutti i passaggi elettorali che, dal 2002 al 2005, l'Italia abbia conosciuto - non è dovuta al sistema elettorale.
Quella crisi si chiama crescita zero dell'economia! Quella crisi si chiama incapacità di governare l'economia, portandola ad un deficit del 5 per cento ed a un debito pubblico del 110 per cento! Quella crisi si chiama insicurezza sociale di molte famiglie italiane! Quella crisi si chiama malessere di tante categorie e di tanti strati della società italiana che, nel 2001, a voi avevano guardato con speranza, pensando che sareste stati capaci di modernizzare il paese. Dopo cinque anni, constatano il fallimento della vostra politica!
Per questo avete perso voti! Per questo rischiate di perdere anche le prossime elezioni! Non perché il sistema elettorale vi penalizza, visto che semmai quello del 2001 vi ha dato un ampio margine di seggi in questa sede. Voi perdete perché avete perso il consenso del paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR)!
Mi colpisce come in queste settimane si misuri la differenza tra voi e noi. Noi degli italiani non abbiamo paura, tant'è vero che, nel momento in cui stiamo per avviarci in questa lunga campagna elettorale, abbiamo scelto di andare domenica prossima a chiedere a tutti gli elettori e alle elettrici del centrosinistra di legittimare con il voto il nostro leader (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione).
Voi, invece, dei cittadini avete paura. Così come avete paura delle donne (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale), con lo strappo che avete consumato ieri negando alle donne quella rappresentanza nelle istituzioni a cui hanno diritto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
DONATO BRUNO. Parla per te!
PIERO FASSINO. Voi oggi cambiate la legge elettorale, sperando di mettervi al riparo da una possibile sconfitta! Vi aggrappate come il naufrago all'albero di una nave che affonda! Non vi basterà. Anzi gli italiani saranno ancora più severi. Cambiare le regole del gioco, imporre una legge brutta e faziosa non vi risparmierà la sconfitta severa che gli italiani vi infliggeranno (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Onorevole Adornato, non sapevo che lei suscitasse tanti entusiasmi!
Onorevoli colleghi, per cortesia, tutti gli altri colleghi sono stati ascoltati con grande attenzione. L'onorevole Adornato conclude il nostro dibattito in diretta televisiva, poi interverranno tre parlamentari per un minuto a testa e poi si procederà alla votazione finale del provvedimento. Prego, onorevole Adornato.
FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, preliminarmente: onorevole Fassino, se lei è così sicuro di vincere e non ha paura del giudizio del popolo italiano, perché è così agitato? Perché è così preoccupato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)? Perché fa un discorso dai toni così catastrofici? Se lei è sicuro di vincere, questa legge elettorale, che farà vincere chi ha un voto di più, non la dovrebbe preoccupare. Invece lei, con il suo atteggiamento, dimostra di essere assai preoccupato.
Ho paura che la sua preoccupazione, onorevole Fassino, si inserisca nel circuito che in questi giorni avete instaurato nel paese. Ci avete ricoperti di accuse molto gravi, avete parlato di colpo di mano istituzionale, di lesioni alla democrazia e alla Costituzione.
Ma, mentre non vi è alcuna prova dimostrata di forzature da noi poste in essere, perché abbiamo seguito le regole della nostra Costituzione - se ancora vi vanno bene -, vorrei ricordare all'Assemblea e agli italiani che ci ascoltano che il combinato disposto di un radicale ostruzionismo, con tanto di goliardici striscioni da stadio, dell'uso della piazza contro il Parlamento e dell'incomprensibile ed immotivata campagna contro il Presidente della Camera, descrivono piuttosto voi come uno schieramento privo della cultura istituzionale necessaria a governare una grande democrazia come quella italiana (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)!
Allora, lasciamo stare la Costituzione, che non è affatto offesa, e limitiamoci alle obiezioni politiche. La prima obiezione che avete mosso - lo ha ricordato poco fa l'onorevole Fassino - è che questo tipo di riforme dovrebbero essere condivise e non dovrebbero essere di parte. Ebbene, questa è un'obiezione giusta, la pensiamo così anche noi.
Vorrei comunque rivolgere a questa Assemblea una domanda che considero decisiva: oggi, in Italia, è possibile realizzare riforme condivise? Si potrebbero fare molti esempi, ma mi limiterò a quello relativo al sistema proporzionale (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
EMERENZIO BARBIERI. State zitti!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia! Insomma, tutti hanno i propri argomenti che devono essere rispettati.
FERDINANDO ADORNATO. Ma questa non è una legge di parte (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! In questi casi chi sta zitto è sempre dalla parte della ragione. L'onorevole Adornato lo tutelo io, come ho fatto per tutti gli altri oratori.
Prego, onorevole Adornato.
FERDINANDO ADORNATO. Grazie, Presidente, in questo modo dimostrano che avevo ragione io nel pronunciare le parole dette in precedenza!
Dunque, le leggi di parte non devono essere approvate e queste riforme dovrebbero essere condivise. Ma questa è una legge di parte? Risparmio all'Assemblea le possibili citazioni, ma le dichiarazioni degli onorevoli Bertinotti, Cossutta, Boselli, De Mita, Castagnetti e Mastella sostengono il sistema proporzionale.
A giudicare da queste posizioni, questa non è una legge di parte, anzi è una riforma condivisa almeno dalla metà dell'opposizione. Allora, perché questa guerra? La verità è che a voi non è che non stia bene la proposta, non sta bene il proponente! Questo è il punto importante della vicenda (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)!
Come è possibile realizzare riforme condivise con persone disposte a rinunciare alla propria idea (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)...
PRESIDENTE. Ritengo che chi interrompe l'onorevole Adornato faccia una brutta figura, perché egli sta sostenendo tesi legittime che, precedentemente, hanno sostenuto anche gli altri colleghi nel corso del dibattito. Per cortesia!
Ma cosa sta dicendo di speciale? Sta sostenendo le sue tesi, non sta mica offendendo nessuno!
MARGHERITA COLUCCINI. L'ha detto due volte...
FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, lasci fare, perché gli italiani giudicano più da questo comportamento che da altro.
La verità è che voi non potete siglare, pur condividendolo, alcun patto con noi perché paghereste un prezzo con aree del vostro schieramento che vi rimprovererebbero di collusione con il nemico. Infatti, in questi anni avete diffuso una cultura per la quale noi non siamo interlocutori o avversari, bensì nemici con i quali non si stipulano accordi.
Come disse l'onorevole D'Alema (e sto citando uno dei vostri): questo è l'unico Parlamento in cui non si possono stipulare accordi. Finché non abbandonerete questa cultura non saranno mai possibili riforme condivise per il semplicissimo motivo che ho appena detto.
Un'altra bugia che circola ampiamente sui giornali è quella per cui con questa legge si abbandona il sistema maggioritario e si torna al proporzionale. Non è vero! Semplicemente non è vero.
MARIDA BOLOGNESI. Taci!
FERDINANDO ADORNATO. La Casa delle libertà è nata con il sistema maggioritario e non lo abbandonerà mai. Il sistema maggioritario rimane con il premio di maggioranza, a garantire la governabilità e l'alternanza. Non torniamo dunque indietro (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Gli italiani con il referendum volevano il sistema maggioritario - i referendum non sono stati fatti per il «Mattarellum» - per scegliere direttamente il Governo e il sistema maggioritario rimane esattamente per questo scopo. Quel che cambia è che la rappresentanza verrà scelta su base proporzionale.
Le democrazie possono reggersi su diversi tipi di legge elettorale che non dovrebbero provocare guerre di religione perché sono uno strumento per governare. Esistono il sistema uninominale maggioritario e il sistema proporzionale puro maggioritario; quindi, si può scegliere tra i due sistemi. Le mie opinioni in proposito sono note e le mie preferenze vanno al primo.
Tuttavia, quello che non sta in piedi e che davvero, onorevole Fassino, non esiste in alcuna parte del mondo, è questo mostro a due teste che assomma i difetti dei due sistemi: l'uninominale maggioritario ed insieme il proporzionale. Questo è quello che non va. Dite la verità: non a caso in questi anni nessuno, nemmeno voi, ha mai difeso questa legge. Tutti insieme - politici, politologi, opinionisti - l'hanno contestata e considerata responsabile - non noi della Casa delle libertà - di un sistema bipolare immaturo ed incompiuto che costringe ad alleanze e ad ammucchiate, in cui si devono votare persone che sono tutto e il contrario di tutto per l'elettore. Non devo ricordare all'onorevole Mattarella, firmatario di questa legge, che lui è eletto nel Trentino e non in Sicilia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI)! E gli esempi sono già stati fatti.
Dobbiamo stare tutti insieme, anche coloro che non condividono le idee solo per avere un voto in più. È questa la filosofia che è stata imposta in questi anni. Tutti l'hanno riconosciuto. Voi, invece, oggi diventate improvvisamente tutti Perry Mason del «Mattarellum».
Al contrario, noi vogliamo passare da un bipolarismo coatto, come quello di oggi, ad un bipolarismo trasparente. Dite che lo facciamo perché ci conviene. Tuttavia, cadete in contraddizione da soli. Il dottor Prodi all'inizio ha suggerito ai singoli deputati di questa maggioranza: «Non votatela, fate i franchi tiratori, perché a voi non conviene». Ed effettivamente questa riforma non conviene quasi a nessuno delle persone qui sedute. Ma la nostra compattezza, che vi ha meravigliato, dimostra che non abbiamo votato per la nostra convenienza, ma per l'interesse del paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI - Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Per questo vi siete meravigliati, perché pensate che qui vi siano personaggi in cerca d'autore che votano secondo la loro convenienza e che vi siano persone disposte ad essere militarizzate dai loro capi. Non avete capito - e per questo avete perso anche nel 2001 - che qui c'è l'unità di destino di un popolo di ispirazione cristiana, liberale, laica, riformista e repubblicana (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)! C'è unità di destino di persone che hanno la maggioranza dei voti degli italiani.
E lei, onorevole Pecoraro Scanio, non si permetta più di dire che i colleghi di Forza Italia vendono i propri collegi perché noi, a differenza di altri, i nostri valori non li mettiamo in vendita (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI)!
Diciamolo agli italiani, che sono anche poco interessati alle nostre schermaglie: vincerà chi avrà più voti. Anzi, questo sistema avvicinerà il numero dei voti a quello dei seggi. Quindi, ridurrà la forbice che esiste tra chi vince e chi perde (Commenti).
Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo: Imbroglioni!
Una voce dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale: Intolleranti!
PRESIDENTE. Onorevole Alfano, silenzio...!
FERDINANDO ADORNATO. Quindi, ripeto che questo sistema riduce la forbice di seggi tra chi vince e chi perde, quindi tra voti e seggi.
Allora, si potrebbe dire che è un sistema che conviene a chi perde. Dal momento che siete convinti che perderemo, affermate che questo sistema conviene a noi. Di fronte a questa palla di vetro - non so quale mago Otelma vi abbia già dato il risultato delle elezioni del 2006 - c'è una sola domanda: ma chi ve l'ha detto (Commenti del deputato Cento)? Ma chi vi dà questa sicurezza...
PRESIDENTE. Onorevole Cento...
FERDINANDO ADORNATO. ...di ritenere che questo sistema servirà a noi? Noi siamo dell'opinione che servirà a voi, e allora non contestatelo tanto perché potreste trovarvi in questa eventualità! Ad ogni modo, una riforma che riduce la differenza tra chi vince e chi perde, pur garantendo la governabilità, non è una riforma meno democratica, è una riforma più democratica, a casa mia e, credo, a casa di tutti gli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
A proposito delle convenienze, vi pregheremmo di dire al dottor Prodi (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
Una voce dai banchi del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo: Presidente Prodi!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
FERDINANDO ADORNATO. ... vi pregheremmo di dire al dottor Prodi, che in noti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
Una voce dai banchi del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo: Imbroglione!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
FERDINANDO ADORNATO. ...A proposito delle oligarchie che avete citato, vi pregheremmo di dire al dottor Prodi, che in noti ristoranti romani già divide, con alcuni a lui cari, i posti di ministro del prossimo Governo, di avere almeno la creanza di dire prima agli italiani qual è il suo programma. Sarebbe un minimo di rispetto politico per il paese, e anche di rispetto per i suoi interlocutori, perché quei posti di ministro non ci saranno (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Concludo con un'osservazione sulle «quote rosa». Forza Italia ritiene il voto di ieri un errore, anche perché contraddice ciò che comunque faremo alle elezioni, garantendo la rappresentanza di uomini e di donne (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
KATIA ZANOTTI. Ipocrita!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
FERDINANDO ADORNATO. Ma non capiamo l'indignazione della sinistra: 170 dei nostri deputati hanno votato contro quell'emendamento; 260 deputati dell'opposizione hanno votato contro quell'emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Di che cosa vi indignate? Noi siamo perché 200, 300 siano le donne un giorno in questo Parlamento, ma lo diciamo senza dimenticare che questo sarà importante (Commenti del deputato Susini)...
PRESIDENTE. Onorevole Susini, la richiamo all'ordine.
FERDINANDO ADORNATO. ... sarà importante per l'Italia di domani alla condizione che, per occuparci di queste elette, non si dimentichino i 20 milioni di donne che lavorano in famiglia e che sono tutelate dalla nostra politica, non dalla politica della sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
KATIA ZANOTTI. Vergogna!
PRESIDENTE. Onorevole Adornato, la prego di concludere.
FERDINANDO ADORNATO. Concludo, signor Presidente. Cari amici, dunque, non stiamo ragionando per i nostri interessi. Vedete, forse vi sfugge, ma ve lo voglio ricordare...
MAURA COSSUTTA. La Cirielli!
FERDINANDO ADORNATO. ... noi abbiamo messo in campo tre grandi progetti: la riforma costituzionale, che voteremo la prossima settimana; la nuova legge elettorale; il progetto di un grande partito unitario del centrodestra. Sono tre cardini, se non ve ne siete accorti, non dei nostri interessi, ma di una nuova tappa della modernizzazione italiana, che dal nostro punto di vista dovrà chiudere una transizione che si sta prolungando oltre ogni limite.
PIER PAOLO CENTO. Pentito!
FERDINANDO ADORNATO. Se a ciò aggiungete che i nostri valori, i valori dell'ispirazione cristiana, liberale, dell'umanesimo laico, liberal-socialista e repubblicano, della destra moderna (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dovete lasciar concludere l'onorevole Adornato...
FERDINANDO ADORNATO. ...sono gli unici capaci di tenere oggi alte le bandiere etiche dell'Italia, dell'Europa e dell'Occidente, si può capire perché le elezioni le perderete voi: non per la legge elettorale, ma per l'Italia, che non si riconosce nei vostri valori e nei vostri programmi (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Congratulazioni - Deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Unione gridano ritmicamente: «Venduto! Venduto!»)!
PRESIDENTE. No, onorevoli colleghi, mi sembra che non sia proprio il caso...
Onorevoli colleghi, prima che cessi la ripresa televisiva diretta, devo fare una precisazione, riguardante la collega Olga Di Serio D'Antona, che è romana ed è stata eletta in un collegio di Roma. Glielo dovevo, perché è stata detta un'inesattezza.
Passiamo agli interventi a titolo personale, per i quali è previsto un tempo di un minuto ciascuno.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Serena. Ne ha facoltà. Colleghi, lasciate parlare l'onorevole Serena.
ANTONIO SERENA. Signor Presidente, è forse il caso di dire - ancora una volta - che il tempo è stato galantuomo dando ragione a chi già nel 1993 si oppose decisamente allo sciagurato referendum sul sistema maggioritario, promosso da chi ha voluto imporre a tutti costi al nostro paese un sistema estraneo alla sua cultura e alla sua tradizione politica, alienando il sentire popolare e facendo lievitare il disinteresse degli elettori e il distacco tra rappresentanti e rappresentati.
Rappresentanza proporzionale significa maggiore pluralità e quindi maggiore democrazia e maggiore libertà: chi si ostina a sostenere che il maggioritario dà stabilità di governo inganna se stesso e gli elettori, poiché la stabilità si può garantire con un adeguato premio di maggioranza anche con il proporzionale, lasciando così alle minoranze il diritto di tribuna, di critica, di proposta.
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Serena, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicolosi. Ne ha facoltà.
NICOLÒ NICOLOSI. Signor Presidente, ho accolto con qualche dubbio e perplessità l'avvio dell'esame di questa proposta di legge che stiamo per approvare, essendomi battuto, nel tempo, per la preferenza unica prima, per un sistema maggioritario pieno e completo poi. Mi sono convinto, tuttavia, che la legge che stiamo approvando è una buona legge. È possibile, infatti - e questo auspico -, la rinascita di partiti democratici autorevoli, di partiti alimentati adeguatamente da teste pensanti, dalla cultura, dai mondi vitali della nostra società, dal mondo cattolico, dagli imprenditori, dai sindacati, dai giovani, dalle donne: partiti attenti alle esigenze di aree ancora marginali del paese quali il Mezzogiorno d'Italia e la Sicilia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacomo Angelo Rosario Ventura. Ne ha facoltà.
GIACOMO ANGELO ROSARIO VENTURA. Signor Presidente, l'onorevole Fassino mi ha suggerito un intervento molto rapido. Il centrodestra, onorevole Fassino, fa tesoro dell'esperienza di legislatura e, per correggerne i difetti, la porta responsabilmente fino in fondo, non ricorrendo a quel che ha fatto il centrosinistra, durante due legislature (Commenti).
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Giacomo Ventura, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, non vi è altra possibilità se non quella di alcune chiose che facciano riflettere. In queste giornate è stato sconfortante vedere che il momento di massima partecipazione alla politica di questo Parlamento è la legge elettorale. Non è vero che questa legge danneggia il nostro paese, essa rispecchia la legge europea, alcune leggi regionali come la Toscana, e rispecchia qualunque legge compresa quella che prevede una quota proporzionale del 25 per cento con lista bloccata.
Diciamo allora che questa legge è fatta tardi, ma non più tardi di quella che fece Mitterrand in Francia per emarginare Le Pen. Questa legge consentirà ad ognuno di essere quello che è, e non di stare dove la convenienza lo porta!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
(Correzioni di forma - A.C. 2620 ed abbinate)
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 90, comma 1, del regolamento.
PRESIDENTE. Presidente Bruno, colgo l'occasione per ringraziarla (Applausi dei deputati della maggioranza). Ha facoltà di parlare.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, colgo l'occasione per ringraziare gli Uffici e tutto il personale che ha collaborato in questa fase (Applausi).
Signor Presidente, ai fini del coordinamento formale delle disposizioni contenute nella proposta di legge A.C. 2620 ed abbinate, propongo la seguente correzione di forma:
All'articolo 1, comma 11, capoverso articolo 84, comma 1-quinquies, la parola «regionali» si intende sostituita dalla seguente: «circoscrizionali».
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la correzione di forma proposta dal relatore si intende approvata.
(Così rimane stabilito).
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2620 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale, che avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di legge n. 2620 ed abbinate, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione - I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista e Misto-Verdi-l'Unione non partecipano al voto e mostrano le rispettive tessere di votazione, gridando: Vergogna! Vergogna! - Il deputato Ruzzante mostra un volume recante il testo della Costituzione e del regolamento della Camera).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana).
(Modifiche alle norme per l'elezione della Camera e del Senato) (2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052):
(Presenti 335
Votanti 329
Astenuti 6
Maggioranza 165
Voti favorevoli 323
Voti contrari 6).
Prendo atto che l'onorevole Vitali non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
La seduta termina alle 19.
TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI GIACOMO ANGELO ROSARIO VENTURA ED ANTONIO SERENA SUL TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE N. 2620 ED ABBINATE
GIACOMO ANGELO ROSARIO VENTURA. Il ritorno di tutti i vecchi partiti, il radicamento dei nuovi e la nascita di altri dimostrano la vocazione, direi culturale, al proporzionale del popolo italiano.
Il maggioritario ha fallito perché non è valso a favorire il processo di semplificazione della rappresentanza politica e non ha risolto il problema della governabilità, che lo aveva ispirato.
Si è scelto il maggioritario nella convinzione che la stabilità, tout court, fosse l'unico rimedio all'ingovernabilità.
L'esperienza dimostra che la polarità, scaturita dall'attuale maggioritario, è malsopportata dai partners delle coalizioni perché tende a sbiadire le insopprimibili identità di esse e radicalizza lo scontro politico a tutto discapito della democrazia.
Le tre legislature del maggioritario si sono concluse rispettivamente con lo scioglimento anticipato delle Camere, con lo stravolgimento della volontà popolare (D'Alema succede a Prodi), con fibrillazioni interne, che solo il grande senso di responsabilità del Presidente Berlusconi e di tutti gli altri leaders del centrodestra ne hanno ridotto al minimo i pregiudizi verso una proficua attività di Governo.
Di qui la bontà di questa legge.
Essa favorisce la stabilità delle aggregazioni perché il patto preelettorale di coalizione si concreta dopo le elezioni sulla base di chiari rapporti di forza; affranca le coalizioni da insofferenze e velleità interne; libera i parlamentari da mandati di rappresentanza ibridi, disagevoli e talvolta paralizzanti.
Questo proporzionale esalta la funzione dei partiti, ormai nella realtà divenuti veri e propri enti pubblici politici, garanti della democrazia e dell'unità del paese, anche in vista del prossimo Stato federale, giacché difendono vièppiù lo Stato centrale da eventuali movimenti autoctoni centrifughi.
Ed allora mi chiedo: quali sono le cause di tanto ostracismo dell'opposizione?
Sicuramente accomuna tutte le forze dell'opposizione l'inedito e bizzarro principio ordinamentale secondo il quale, quando una parte politica si convince di potere vincere le elezioni, esse vanno anticipate a voce ferma.
Ma in realtà dietro tanta pervicace indisponibilità al dialogo, sono convinto che vi è il fallimento definitivo di un lucido, annoso e sapiente progetto politico di un partito della sinistra, che si prefiggeva, attraverso l'attuale maggioritario e la formazione di un soggetto politico unico con la Margherita ed altri, di potere finalmente raggiungere l'agognato obiettivo di rappresentare il paese, anche i ceti moderati, ago della bilancia degli esiti elettorali.
Ricordo ai colleghi della Margherita la lezione che ci proviene dalla storia della Repubblica. Mi riferisco all'intisichimento dei socialisti dopo il Fronte popolare del 1948.
Il proverbiale viaggio del vaso di ferro coi vasi di coccio, di togliattiana memoria, è sempre di attualità fino a quando quel partito politico è pronto ad abiurare ogni antico valore, pur di privilegiare il vincolo sodale dell'organizzazione unica, strumentale alla presa del potere.
Questa legge risponde alle esigenze del paese, consolida la democrazia ed è per questo che io la voterò.
ANTONIO SERENA. Signor Presidente, colleghi deputati, è il caso di dire, ancora una volta, che il tempo è stato galantuomo dando ragione a chi già nel 1993 si oppose decisamente allo sciagurato referendum sul maggioritario promosso da chi ha voluto imporre a tutti i costi al nostro paese un sistema estraneo alla sua cultura e alla sua tradizione politica, alienando il sentire popolare e facendo lievitare il disinteresse degli elettori e il distacco tra rappresentanti e rappresentati.
Rappresentanza proporzionale significa maggiore pluralità e quindi maggiore democrazia e quindi maggior libertà: chi si ostina a sostenere che il maggioritario dà stabilità di governo inganna sé stesso e gli elettori, poiché la stabilità si può garantire con un adeguato premio di maggioranza anche con il proporzionale, lasciando così alle minoranze il diritto di tribuna, di critica, di proposta.
Certo che l'optimum sarebbe un proporzionale puro, senza alcun sbarramento, come auspica il partito che rappresento, ma, tant'è, questa medicina è pur sempre più accettabile del malanno dell'attuale sistema elettorale. Convinto, quindi, della necessità della cura, l'accetto e annuncio il voto favorevole della Fiamma Tricolore.
TESTO AGGIORNATO AL 17 OTTOBRE 2005
PROPOSTE DI LEGGE: SORO ED ALTRI ; FONTANA; SODA ; GAZZARA ED ALTRI; BENEDETTI VALENTINI ED ALTRI; NESPOLI; NESPOLI; BENEDETTI VALENTINI; BENEDETTI VALENTINI ED ALTRI: MODIFICHE ALLE NORME PER L'ELEZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA (2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052).
(A.C. 2620 - Sezione 1)
ARTICOLO 1 DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
«Art. 1 - 1. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, con voto diretto ed uguale, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti.
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella A allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, la ripartizione dei seggi è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a norma degli articoli 77, 83 e 84, e si effettua in sede di Ufficio centrale nazionale».
2. L'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 4. - 1. Il voto è un dovere civico e un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere garantito e promosso dalla Repubblica.
2. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un'unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista».
3. All'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «In caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati» sono sostituite dalle seguenti: «In caso di scioglimento della Camera dei deputati, che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni,».
4. Dopo l'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è inserito il seguente:
«Art. 14-bis. - 1. I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento debbono essere reciproche.
2. La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.
3. Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all'articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati depositano il programma elettorale e dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati depositano lo stesso programma e dichiarano lo stesso nome e cognome della persona da loro indicata per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.
4. Entro il trentesimo giorno antecedente quello della votazione, gli uffici centrali circoscrizionali comunicano l'elenco delle liste ammesse, con un esemplare del relativo contrassegno, all'Ufficio centrale nazionale che, accertata la regolarità delle dichiarazioni, provvede, entro il ventesimo giorno precedente quello della votazione, alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'elenco dei collegamenti ammessi».
5. All'articolo 15, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «del 44o e non oltre le ore 16 del 42o» sono sostituite dalle seguenti: «del 54o e non oltre le ore 16 del 52o».
6. L'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 18-bis. - 1. La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi con metodo proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. La candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all'estero l'autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.
2. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati non inferiore a un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione».
6-bis. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è soppresso il secondo periodo.
7. All'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, i commi primo e secondo sono sostituiti dai seguenti:
«Le liste dei candidati, insieme con gli atti di accettazione delle candidature e i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati, devono essere presentate, per ciascuna circoscrizione, alla cancelleria della Corte di appello o del Tribunale indicati nella tabella A, allegata al presente testo unico, dalle ore 8 del 45o giorno alle ore 20 del 44o giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte di appello o del Tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20.
Entro dieci giorni dalla presentazione delle liste dei candidati deve essere presentata la dichiarazione di presentazione della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori esclusivamente nel corso dei predetti dieci giorni».
8. L'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 31. - 1. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nella tabella B allegata al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nella circoscrizione, secondo le disposizioni di cui all'articolo 24.
2. Sulle schede per l'attribuzione dei seggi i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea verticale, uno sotto l'altro, su un'unica colonna. L'ordine delle coalizioni e delle singole liste non collegate, nonché l'ordine dei contrassegni delle liste di ciascuna coalizione sono stabiliti con sorteggio secondo le disposizioni di cui all'articolo 24. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
9. L'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«Art. 77. - 1. L'Ufficio centrale circoscrizionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 76, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista. Tale cifra è data
dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3), il totale dei voti validi della circoscrizione ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista».
10. L'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 83. - 1. L'Ufficio centrale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali circoscrizionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno;
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste che compongono la coalizione stessa, nonché la cifra elettorale nazionale delle liste non collegate ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi;
3) individua quindi:
a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il dieci per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi;
4) tra le coalizioni di liste e le liste di cui al numero 3), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
5) verifica poi se la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi abbia conseguito almeno 340 seggi;
6) individua quindi, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il due per cento dei voti validi espressi;
7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo, procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista di cui al numero 6). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Le stesse operazioni di calcolo sono effettuate con riferimento alle liste individuate ai sensi del numero 3), lettera b), nel senso che le rispettive cifre elettorali nazionali vengono divise per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4), ottenendo così il quoziente elettorale di lista;
8) salvo quanto disposto dal comma 2, procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle varie coalizioni di liste o singole liste di cui al numero 3). A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il quoziente elettorale della coalizione, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alle liste della coalizione medesima. Analogamente, per ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), divide la cifra circoscrizionale per il relativo quoziente elettorale di lista, ottenendo così l'indice relativo ai seggi da attribuire nella circoscrizione alla lista medesima. Quindi, moltiplica ciascuno degli indici suddetti per il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione e divide il prodotto per la somma di tutti gli indici. La parte intera dei quozienti di attribuzione così ottenuti rappresenta il numero dei seggi da attribuire nella circoscrizione a ciascuna coalizione di liste o lista di cui al numero 3). I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali le parti decimali dei quozienti di attribuzione siano maggiori e, in caso di parità, alle coalizioni di liste o singole liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna coalizione di liste o singola lista corrisponda al numero dei seggi determinato ai sensi del numero 4). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla coalizione di liste o singola lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più coalizioni o singole liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre coalizioni di liste o liste singole, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla coalizione di liste o singola lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le coalizioni di liste o singole liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più coalizioni di liste o singole liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla coalizione di liste o alla singola lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata;
9) salvo quanto disposto dal comma 2, l'Ufficio procede quindi all'attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tal fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste di cui al numero 6) per il numero di seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi del numero 8). Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima, si procede a sorteggio. Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi del numero 7). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti, e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista in quelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente e nelle quali le liste che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettanti, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano le parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata.
2. Qualora la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi ai sensi del comma 1, non abbia già conseguito almeno 340 seggi, ad essa viene ulteriormente attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tal caso l'Ufficio assegna 340 seggi alla suddetta coalizione di liste o singola lista.
3. L'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti 278 seggi tra le altre coalizioni di liste e liste di cui al comma 1, numero 3). A tal fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per 278. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
4. L'Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tal fine calcola il quoziente elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista procedendo ai sensi del comma 1, numero 7), periodi secondo, terzo, quarto, quinto, sesto e settimo.
5. Ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del numero 6) del comma 1, l'Ufficio procede infine ai sensi del comma 1, numeri 8) e 9).
6. L'Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli Uffici centrali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista.
7. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, apposito verbale: un esemplare è rimesso alla Segreteria generale della Camera dei deputati la quale ne rilascia ricevuta, un altro esemplare è depositato presso la cancelleria della Corte di cassazione».
11. L'articolo 84 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente:
«Art. 84.- 1. Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni di cui all'articolo 83, comma 6, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione.
2. Dell'avvenuta proclamazione il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai deputati proclamati e ne dà immediata notizia alla Segreteria generale della Camera dei deputati nonché alle singole prefetture - uffici territoriali del Governo, che la portano a conoscenza del pubblico».
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 1 DEL TESTO UNIFICATO
ART. 1.
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati).
Subemendamento all'emendamento 1. 452.
All'emendamento 1. 452, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica.
0. 1. 452. 600. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 6, capoverso Art. 18-bis, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 1, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell'articolo 14. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da uno dei rappresentanti di cui all'articolo 17, primo comma. Il Ministero dell'interno provvede a comunicare a ciascun ufficio elettorale circoscrizionale che la designazione dei rappresentanti comprende anche il mandato di sottoscrivere la dichiarazione di presentazione delle liste. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da un notaio o da un cancelliere di tribunale.
1. 452. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
(Approvato)
Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:
Art. 1-bis. - 1. Con riferimento alle prime elezioni politiche successive alla data di entrata in vigore della presente legge, in caso di scioglimento anticipato della Camera che ne anticipi la scadenza di non più di 120 giorni, le cause di ineleggibilità di cui all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, come modificato dall'articolo l, comma 3, della presente legge, non hanno effetto se le funzioni esercitate siano cessate entro i sette giorni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge.
1. 0600. La Commissione.
(Approvato)
(A.C. 2620 - Sezione 2)
ARTICOLO 2 DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE
Art. 2.
(Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica).
1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto legislativo n. 533 del 1993», è sostituito dal seguente:
«Art. 1. - 1. Il Senato della Repubblica è eletto su base regionale. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, i seggi sono ripartiti tra le regioni a norma dell'articolo 57 della Costituzione sulla base dei risultati dell'ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell'Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare, su proposta del Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi.
2. L'assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione del premio di maggioranza, mediante riparto nelle singole circoscrizioni regionali».
2. L'articolo 8 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 8. - 1. I partiti o gruppi politici organizzati che intendono presentare candidature per la elezione del Senato della Repubblica debbono depositare presso il Ministero dell'interno il contrassegno con il quale dichiarano di voler distinguere le candidature medesime, con l'osservanza delle norme di cui agli articoli 14, 14-bis, 15, 16, 17, 18 e 18-bis del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni».
3. L'articolo 9 del decreto legislativo n. 533 del 1993, è sostituito dal seguente:
«Art. 9. - 1. La dichiarazione di presentazione delle liste dei candidati deve contenere l'indicazione dei nominativi di due delegati effettivi e di due supplenti.
2. La dichiarazione di cui al comma 1 deve essere sottoscritta: a) da almeno 1.000 e da non più di 1.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni fino a 500.000 abitanti; b) da almeno 1.750 e da non più di 2.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; c) da almeno 3.500 e da non più di 5.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento del Senato della Repubblica che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni di cui alle lettere a), b) e c) è ridotto alla metà.
3. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati non inferiore a un terzo e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione».
4. All'articolo 11 del decreto legislativo n. 533 del 1993, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 1 e 2 sono sostituiti dal seguente:
«1. L'ufficio elettorale regionale, appena scaduto il termine stabilito per la presentazione dei ricorsi o, nel caso in cui sia stato presentato ricorso, appena ricevuta la comunicazione della decisione dell'Ufficio centrale nazionale, compie le seguenti operazioni:
a) stabilisce mediante sorteggio, da effettuare alla presenza dei delegati appositamente convocati, il numero d'ordine da assegnare alle liste ammesse;
b) comunica ai delegati le definitive decisioni adottate;
c) procede, per mezzo delle prefetture - uffici territoriali del Governo:
1) alla stampa delle schede di votazione, recanti i contrassegni delle liste, i quali devono essere riprodotti sulle schede medesime con i colori depositati presso il Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 8;
2) alla stampa del manifesto con il nome dei candidati, con i relativi contrassegni e numero d'ordine, ed all'invio del manifesto ai sindaci dei comuni della circoscrizione, i quali ne curano l'affissione nell'albo pretorio ed in altri luoghi pubblici entro il quindicesimo giorno antecedente quello della votazione»;
b) al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre».
5. L'articolo 14 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 14. - 1. Il voto si esprime tracciando, con la matita, sulla scheda per la scelta della lista un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno».
6. L'articolo 16 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 16 - 1. L'Ufficio elettorale regionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 15, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista nonché, ai fini di cui all'articolo 83, comma 1, numero 3), del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, il totale dei voti validi della circoscrizione ed il totale dei voti validi ottenuti nella circoscrizione da ciascuna lista».
7. L'articolo 17 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dai seguenti:
«Art. 17. - 1. L'Ufficio elettorale regionale procede ad una prima attribuzione provvisoria dei seggi tra le liste singole o collegate ad una coalizione. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste per il numero dei seggi da attribuire e ottiene così il quoziente elettorale circoscrizionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi per tale quoziente la cifra elettorale circoscrizionale delle liste ammesse, ottenendo così i rispettivi quozienti di attribuzione. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero di seggi da attribuire alle liste ammesse. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati sulla base delle più alte parti decimali dei quozienti di attribuzione, e, in caso di parità, della più alta cifra elettorale regionale; a parità di quest'ultima, si procede per sorteggio.
2. Salvo quanto disposto dal comma 3, l'Ufficio centrale nazionale verifica quindi se la coalizione di liste o la lista non collegata, che ha ottenuto il maggior numero di seggi nell'ambito di tutte le circoscrizioni, abbia conseguito almeno 170 seggi. In caso positivo informa della verifica effettuata gli Uffici elettorali regionali, che procedono conseguentemente alle attribuzioni definitive dei seggi.
3. Qualora la coalizione di liste o la lista non collegata, che ha ottenuto il maggior numero di seggi ai sensi del comma 2, non abbia già conseguito almeno 170 seggi, ad essa l'Ufficio centrale nazionale assegna ulteriormente il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tal caso l'Ufficio individua un coefficiente di incremento dato dal rapporto tra il numero di 170 e il numero dei seggi ottenuti dalla coalizione di liste o lista non collegata, individuata ai sensi del comma 2. Ai fini dell'attribuzione dei seggi ulteriori nelle singole circoscrizioni regionali, l'Ufficio ridetermina la cifra elettorale regionale della lista o delle liste collegate appartenenti alla coalizione che ha ottenuto il maggior numero di seggi, moltiplicando tale cifra per il predetto coefficiente di incremento. Ogni cifra elettorale così rideterminata è divisa per il quoziente di circoscrizione già stabilito ai sensi del comma 1. Se dopo tali operazioni viene superato il numero di 170 seggi, le attribuzioni in eccedenza vengono detratte nelle circoscrizioni in cui la lista o le liste collegate hanno le minori parti decimali dei quozienti di attribuzione dei seggi utilizzate, fino a concorrenza del numero di seggi da scomputare. Qualora invece anche dopo tali operazioni non sia raggiunto il numero di 170 seggi, i seggi ancora mancanti sono ulteriormente assegnati e ripartiti nelle circoscrizioni in cui la lista o le liste collegate hanno le più alte parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate, fino a concorrenza del numero di seggi da attribuire. Nelle singole circoscrizioni regionali, a seguito delle assegnazioni degli ulteriori seggi, è conseguentemente attribuito alle altre coalizioni di liste o singole liste non collegate ammesse al riparto un numero corrispondentemente ridotto di seggi, facendo riferimento alle rispettive cifre elettorali regionali in ordine crescente.
Art. 17-bis - 1. Il presidente dell'Ufficio elettorale regionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni riguardanti le operazioni di cui all'articolo 17, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione».
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 2 DEL TESTO UNIFICATO
ART. 2.
(Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica).
Sopprimerlo.
2. 34. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6.
2. 32. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4, 5 e 7.
2. 33. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4 e 5.
2. 29. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4 e 6.
2. 30. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3, 4 e 7.
2. 31. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3 e 4.
2. 19. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3 e 5.
2. 20. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3 e 6.
2. 21. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2, 3 e 7.
2. 22. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2 e 3.
2. 4. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2 e 4.
2. 5. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2 e 5.
2. 6. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2 e 6.
2. 7. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 2 e 7.
2. 8. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 2.
2. 85. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4 e 5.
2. 23. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4 e 6.
2. 24. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3, 4 e 7.
2. 25. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3 e 4.
2. 9. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3 e 5.
2. 10. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3 e 6.
2. 11. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 3 e 7.
2. 12. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 3.
2. 86. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera a).
2. 152. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b).
2. 157. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c).
2. 163. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5 e 6.
2. 26. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4, 5 e 7.
2. 27. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4 e 5.
2. 13. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4 e 6.
2. 14. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 4 e 7.
2. 15. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 4.
2. 87. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 4, la lettera a).
2. 169. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c).
2. 181. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 4, sopprimere la lettera b).
2. 175. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5, 6 e 7.
2. 28. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5 e 6.
2. 16. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 5 e 7.
2. 17. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 5.
2. 88. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1, 6 e 7.
2. 18. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 6.
2. 89. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1).
2. 187. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
2. 193. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 1 e 7.
2. 90. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 1.
2. 78. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 1, aggiungere, in fine, i seguenti periodi: Il territorio della circoscrizione Trentino-Alto Adige/Sudtirol è articolato in due collegi corrispondenti ai territori delle province di Trento e di Bolzano. I seggi assegnati a tale circoscrizione sono ripartiti in parti uguali tra i due collegi e sono attribuiti secondo quanto disposto dal comma 2; qualora il numero dei seggi attribuiti alla circoscrizione sia dispari uno dei seggi rimane assegnato alla circoscrizione medesima ed è assegnato secondo quanto disposto dall'articolo 16, comma 2.
Conseguentemente:
al medesimo capoverso, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La ripartizione dei seggi assegnati ai collegi della circoscrizione elettorale Trentino-Alto Adige/Südtirol è effettuata in ragione proporzionale dagli uffici centrali circoscrizionali rispettivamente costituiti presso la Corte d'appello di Trento e presso la Corte d'appello di Bolzano, secondo quanto disposto dall'articolo 16, comma 2.
al comma 6, capoverso Art. 16, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«2. Gli Uffici centrali circoscrizionali presso le Corti d'appello di Trento e di Bolzano, dopo aver compiuto le operazioni di cui al comma 1, numero 1), provvedono al riparto dei seggi assegnati al rispettivo collegio elettorale in base alla cifra elettorale conseguita nel medesimo collegio da ciascuna lista, applicando il metodo del quoziente elettorale di collegio e dei più alti resti. Il predetto quoziente è ottenuto dividendo il totale delle cifre elettorali ottenute da tutte le liste nel collegio per il numero di seggi da ripartire nel medesimo. Il seggio eventualmente assegnato alla circoscrizione regionale è assegnato dall'ufficio centrale circoscrizionale presso la Corte d'appello di Trento alla lista alla quale appartiene il maggiore resto che non sia già stato utilizzato per l'attribuzione dei seggi nei due collegi».
2. 412. Detomas.
Al comma 1, capoverso Art. 1, sopprimere il comma 2.
2. 122. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, sostituire le parole: maggioranza, mediante riparto nelle singole circoscrizioni regionali con le seguenti: coalizione regionale.
2. 472. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: L'elezione nel collegio Valle d'Aosta e l'assegnazione di tre seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol sono regolate dalle norme contenute nel titolo VII del presente testo unico.
Conseguentemente:
al comma 7, capoverso Art. 17, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. In tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo il seggio da assegnare nella circoscrizione Valle d'Aosta ed i tre seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol»;
aggiungere, in fine, i seguenti commi:
8. Dopo l'articolo 21 del decreto legislativo n. 533 del 1993, è aggiunto il seguente:
«Art. 21-bis. - 1. Nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol alle liste presentate da partiti o gruppi politici organizzati espressi dalle minoranze linguistiche che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella stessa regione, è riservata una quota dei seggi spettanti alla regione corrispondente alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze stesse, come determinata ai sensi del comma 4. I partiti o gruppi politici organizzati si intendono espressi dalle minoranze linguistiche quando, al momento della presentazione delle candidature, presentino una dichiarazione in tal senso e abbiano eletto, in ogni tempo, almeno un proprio rappresentante in un Consiglio provinciale o nel Consiglio regionale, componente di un gruppo consiliare costituito almeno per la metà da consiglieri appartenenti a minoranze linguistiche.
2. Al fine di dare espressione democratica alla pluralità delle componenti all'interno delle minoranze linguistiche, le liste di cui al comma 1 possono presentare un elenco di candidati, ai sensi dell'articolo 18-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, da scegliere con voto di preferenza. A tal fine le schede elettorali, previste all'articolo 31 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, riportano accanto al relativo contrassegno di lista lo spazio per l'attribuzione dell'eventuale voto di preferenza. L'elettore può manifestare un voto di preferenza esclusivamente per uno dei candidati della lista da lui votata, scrivendo nello spazio previsto il nome e cognome o il solo cognome o, in caso di più cognomi o di donne coniugate, uno dei due cognomi, del candidato prescelto tra quelli compresi nell'elenco della lista medesima. In caso di identità di cognome tra candidati, deve scriversi sempre il nome e cognome e, ove occorra, data e luogo di nascita. Sono, comunque, efficaci le preferenze espresse nominativamente in uno spazio diverso da quello posto a fianco del contrassegno votato, che si riferiscano a candidati della lista votata. Le preferenze per candidati non comprese nella lista votata sono inefficaci. Se l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto una preferenza per candidati compresi tutti nella medesima lista si intende che abbia votato la lista alla quale appartengano i preferiti. Se l'elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una o più preferenze per candidati appartenenti a una soltanto di tale liste, il voto è attribuito alla lista cui appartengono i candidati indicati.
3. L'Ufficio centrale circoscrizionale, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 77, comma 1, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, individua il numero di seggi da attribuire alle liste di cui al comma 1, aumentato all'unità superiore in caso di parte frazionaria eccedente i cinquanta centesimi, ed assegna preliminarmente tali seggi alla rappresentanza delle minoranze linguistiche; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei seggi riservati, concorrendo a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partiti o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche;
2) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna delle liste di cui al numero 1), data dalla somma dei voti espressi per la lista nella regione; determina successivamente il totale delle cifre elettorali circoscrizionali;
3) ammette alla ripartizione dei seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione;
4) assegna i seggi riservati alle liste ammesse alla ripartizione, dividendo la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione per il numero dei seggi di cui al presente comma e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione, procedendo quindi alla assegnazione dei seggi alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 17, comma 2;
5) determina la graduatoria dei candidati per le liste che hanno presentato i candidati da scegliere con voto di preferenza, secondo il numero di preferenze ottenuto. A parità di preferenze prevale il più anziano di età e a parità di età l'ordine di presentazione. Determina gli eletti delle liste che non hanno presentato i candidati da scegliere con voto di preferenza, secondo l'ordine di presentazione. Procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
4. Ai fini della determinazione della consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze linguistiche di cui al presente articolo si fa riferimento, per la provincia di Bolzano, alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici tedesco e ladino nella provincia stessa, determinata ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 26 luglio 1976, n. 752, rapportata alla popolazione della stessa provincia di Bolzano, nonché, per la provincia di Trento, alla consistenza dei gruppi linguistici, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, come rilevati dall'ultimo censimento generale della popolazione italiana sull'intero territorio della provincia di Trento.
5. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della graduatoria o rispettivamente della lista.
6. Qualora nessuna delle liste o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche di cui al presente articolo abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, i seggi delle circoscrizioni sono interamente attribuiti ai sensi degli articoli 16, 17, e 17-bis. Le liste delle minoranze linguistiche concorrono a tale riparto con tutte le altre liste presentate.»
9. La rubrica del titolo VII del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol».
2. 460. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: L'elezione nel collegio Valle d'Aosta e l'assegnazione di tre seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol sono regolate dalle norme contenute nel titolo VII del presente testo unico.
Conseguentemente:
al comma 7, capoverso Art. 17, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. In tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo il seggio da assegnare nella circoscrizione Valle d'Aosta ed i tre seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol»;
aggiungere, in fine, i seguenti commi:
8. Dopo l'articolo 21 del decreto legislativo n. 533 del 1993, è aggiunto il seguente:
«Art. 21-bis. - 1. Nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol alle liste presentate da partiti o gruppi politici organizzati espressi dalle minoranze linguistiche, che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella stessa regione, è riservata una quota dei seggi spettanti alla regione corrispondente alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze stesse, come determinata ai sensi del comma 2. I partiti o gruppi politici organizzati si intendono espressi dalle minoranze linguistiche quando, al momento della presentazione delle candidature, presentino una dichiarazione in tal senso e abbiano eletto, in ogni tempo, almeno un proprio rappresentante in un Consiglio provinciale o nel Consiglio regionale, componente di un gruppo consiliare costituito almeno per la metà da consiglieri appartenenti a minoranze linguistiche. L'Ufficio centrale circoscrizionale, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, individua il numero di seggi da attribuire alle liste di cui al primo periodo, aumentato all'unità superiore in caso di parte frazionaria eccedente i cinquanta centesimi, ed assegna preliminarmente tali seggi alla rappresentanza delle minoranza linguistiche; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei seggi riservati, concorrendo a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partiti o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche;
2) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna delle liste di cui al numero 1), data dalla somma dei voti espressi per la lista nella regione; determina successivamente il totale delle cifre elettorali circoscrizionali;
3) ammette alla ripartizione dei seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione;
4) assegna i seggi riservati alle liste ammesse alla ripartizione, dividendo la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione per il numero dei seggi di cui al presente comma e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione, procedendo quindi alla assegnazione dei seggi alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 17, comma 2;
5) procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
2. Ai fini della determinazione della consistenza proporzionale dei gruppi linguistici che costituiscono le minoranze linguistiche di cui al presente articolo si fa riferimento, per la provincia di Bolzano, alla consistenza proporzionale dei gruppi linguistici tedesco e ladino nella provincia stessa, determinata ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 26 luglio 1976, n. 752, rapportata alla popolazione della stessa provincia di Bolzano, nonché, per la provincia di Trento, alla consistenza dei gruppi linguistici, di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, come rilevati dall'ultimo censimento generale della popolazione italiana sull'intero territorio della provincia di Trento.
3. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.
4. Qualora nessuna delle liste o gruppi politici espressi dalle minoranze linguistiche di cui al presente articolo abbia ottenuto almeno il 20 per cento del totale dei voti validi espressi nella circoscrizione, i seggi delle circoscrizioni sono interamente attribuiti ai sensi degli articoli 16, 17, e 17-bis. Le liste delle minoranze linguistiche concorrono a tale riparto con tutte le altre liste presentate.»
9. La rubrica del titolo VII del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza delle minoranze linguistiche nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol».
2. 461. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 1, capoverso Art. 1, comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: L'elezione nel collegio Valle d'Aosta e l'assegnazione di tre seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina del territorio della Provincia autonoma di Bolzano sono regolate dalle norme contenute nel titolo VII del presente testo unico.
Conseguentemente:
al comma 7, capoverso Art. 17, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. In tutte le occorrenze del calcolo determina il numero dei seggi da attribuire escludendo il seggio da assegnare nella circoscrizione Valle d'Aosta ed i tre seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina del territorio della Provincia autonoma di Bolzano.»;
aggiungere, in fine, i seguenti commi:
8. All'articolo 20 del decreto legislativo n. 533 del 1993, l'alinea è sostituito dal seguente:
«1. Il territorio della circoscrizione Valle d'Aosta è costituito in collegio uninominale e il seggio ad essa spettante è assegnato con metodo maggioritario semplice secondo le disposizioni recate dagli articoli precedenti, in quanto applicabili, e dalle norme seguenti:».
9. Dopo l'articolo 21 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è aggiunto il seguente:
«Art. 21-bis. - 1. L'Ufficio elettorale regionale della circoscrizione nella quale è compreso il territorio della Provincia autonoma di Bolzano, prima di procedere alle operazioni di cui all'articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, assegna preliminarmente i tre seggi spettanti alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina; a tal fine:
1) individua le liste che hanno diritto a concorrere all'assegnazione dei tre seggi riservati; concorrono a tale assegnazione le liste che hanno presentato proprie candidature esclusivamente nella circoscrizione e che sono espressione di partiti o gruppi politici che abbiano eletto, in ogni tempo, almeno un proprio rappresentante nel Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano il quale, ai sensi dell'articolo 48-ter, commi secondo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, sia appartenuto o appartenga al gruppo dei consiglieri di lingua tedesca o al gruppo dei consiglieri di lingua ladina;
2) determina la cifra elettorale provinciale di ciascuna delle liste di cui al numero 1); tale cifra è data dalla somma dei voti espressi per la lista nelle sezioni del territorio della Provincia autonoma di Bolzano; determina successivamente il totale delle cifre elettorali provinciali;
3) ammette alla ripartizione dei tre seggi riservati le liste di cui al numero 1) che abbiano ottenuto nelle sezioni del territorio della Provincia autonoma di Bolzano almeno il 25 per cento del totale delle cifre elettorali provinciali, determinato ai sensi del numero 2);
4) assegna i tre seggi alle liste ammesse alla ripartizione; a tal fine divide per tre la somma delle cifre elettorali provinciali delle liste ammesse alla ripartizione e assume come quoziente della ripartizione la parte intera del risultato di tale divisione; procede quindi all'assegnazione dei seggi alle liste ammesse con il metodo dei quozienti interi e maggiori resti di cui all'articolo 17, comma 2;
5) procede quindi alla proclamazione dei candidati eletti;
6) comunica all'Ufficio centrale nazionale le proclamazioni effettuate; le cifre elettorali e le altre candidature delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi riservati sono escluse da ogni computo ai fini dell'assegnazione degli altri seggi spettanti alla circoscrizione.
2. Il seggio attribuito ai sensi del comma 1 che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista».
10. La rubrica del titolo VII del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per il collegio Valle d'Aosta e per l'assegnazione dei seggi riservati alla rappresentanza della popolazione di lingua tedesca e della popolazione di lingua ladina del territorio della Provincia autonoma di Bolzano».
11. Il seggio spettante alla circoscrizione Valle d'Aosta è assegnato con metodo uninominale maggioritario secondo le disposizioni recate dal decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica la cui abrogazione è disposta dalla presente legge restano in vigore, in quanto applicabili, limitatamente all'assegnazione del seggio spettante alla regione Valle d'Aosta.
2. 452. Zeller, Brugger, Widmann.
All'emendamento 2.474, nella parte consequenziale, capoverso articolo 20, comma 1:
a) alla lettera a), terzo periodo, sostituire la parola: «depositata» con le seguenti: «effettuata, insieme al deposito del relativo contrassegno,»;
b) alla lettera c), le parole: «il modello di scheda per l'elezione nei collegi uninominali delle due regioni è quello previsto» con le seguenti: «i modelli di scheda per l'elezione nei collegi uninominali delle due regioni sono quelli previsti».
0. 2. 474. 601. La Commissione.
(Approvato)
All'emendamento 2. 474, nella parte consequenziale, capoverso Art. 20, comma 1, dopo la lettera c), aggiungere la seguente:
c-bis) il tribunale di Aosta, costituito in ufficio elettorale regionale ai sensi dell'articolo 7, esercita le sue funzioni con l'intervento di tre magistrati.
0. 2. 474. 600. La Commissione.
(Approvato)
All'emendamento 2.474, nella parte consequenziale, dopo il capoverso articolo 20, aggiungere il seguente:
«Art. 20-bis. A pena di nullità dell'elezione, nessun candidato può accettare la candidatura in più di un collegio uninominale».
0. 2. 474. 603. La Commissione.
(Approvato)
All'emendamento 2.474, nella parte consequenziale, all'articolo 3, comma 1, capoverso «Titolo VII», aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 21-ter. - 1. Quando, per qualsiasi causa, resti vacante il seggio di senatore nel collegio uninominale della Valle d'Aosta o in uno dei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige, il presidente del Senato ne dà immediata comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri ed al ministro dell'interno perché si proceda ad elezione suppletiva nel collegio interessato.
2. I comizi sono convocati con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, purché intercorra almeno un anno fra la data della vacanza e la scadenza normale della legislatura.
3. Le elezioni suppletive sono indette entro novanta giorni dalla data della vacanza dichiarata dalla giunta delle elezioni.
4. Qualora il termine di novanta giorni di cui al comma 3 cada in un periodo compreso tra il 1o agosto e il 15 settembre, il Governo è autorizzato a prorogare tale termine di non oltre quarantacinque giorni; qualora il termine suddetto cada in un periodo compreso tra il 15 dicembre e il 15 gennaio, il Governo può disporre la proroga per non oltre trenta giorni.
5. Il senatore eletto con elezione suppletiva cessa dal mandato con la scadenza costituzionale o l'anticipato scioglimento del Senato.
6. Nel caso in cui si proceda ad elezioni suppletive, le cause di ineleggibilità previste dall'articolo 7 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 30 marzo 1957, n. 361, non hanno effetto se le funzioni esercitate siano cessate entro i sette giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di indizione delle elezioni.
7. Quando, per qualsiasi causa, resti vacante un seggio di senatore attribuito con calcolo proporzionale nella circoscrizione regionale del Trentino-Alto Adige, l'ufficio elettorale regionale proclama eletto il candidato del medesimo gruppo con la più alta cifra individuale.
0. 2. 474. 602. (Testo corretto nel corso della seduta)La Commissione.
(Approvato)
Al comma 1, capoverso Art. 1, dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«3. La regione Valle d'Aosta è costituita in unico collegio uninominale.
4. La regione Trentino-Alto Adige è costituita in sei collegi uninominali definiti ai sensi della legge 30 dicembre 1991, n. 422. La restante quota di seggi spettanti alla regione è attribuita con metodo del recupero proporzionale».
Conseguentemente, aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - 1. Il Titolo VII del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, è sostituito dal seguente:
«TITOLO VII - Disposizioni speciali per le regioni della Valle d'Aosta e del Trentino Alto Adige.
Art. 20. - 1. L'elezione uninominale nel collegio della Valle d'Aosta e nei collegi uninominali della regione Trentino Alto Adige è regolata dalle disposizioni dei precedenti articoli, in quanto applicabili, e dalle norme seguenti:
a) nella regione Valle d'Aosta la candidatura deve essere proposta con dichiarazione sottoscritta da non meno di 300 e da non più di 600 elettori del collegio. In caso di scioglimento del Senato della Repubblica che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni della candidatura è ridotto della metà. La dichiarazione di candidatura è depositata presso la cancelleria del tribunale di Aosta;
b) nella regione Trentino Alto Adige la dichiarazione di presentazione del gruppo di candidati deve essere sottoscritta da almeno 1.750 e da non più di 2.500 elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni compresi nella regione. Ciascun gruppo deve comprendere un numero di candidati non inferiore a tre e non superiore al numero dei collegi della regione. In caso di scioglimento del Senato della Repubblica che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni della candidatura è ridotto della metà. Per le candidature individuali la dichiarazione di presentazione deve essere sottoscritta da almeno 1.000 e da non più di 1.500 elettori iscritti nelle liste elettorali del collegio. La presentazione dei gruppi di candidati e delle candidature individuali è effettuata, insieme al deposito del relativo contrassegno, presso la cancelleria della Corte d'appello di Trento;
c) il modello di scheda per l'elezione nei collegi uninominali delle due regioni è quello previsto dalle tabelle F e G allegate alla legge 13 marzo 1980, n. 70, e successive modificazioni.
Art. 21. - 1. L'ufficio elettorale regionale procede, con l'assistenza del cancelliere, alle seguenti operazioni:
a) effettua lo spoglio delle schede eventualmente inviate dalle sezioni;
b) somma i voti ottenuti da ciascun candidato nelle singole sezioni, come risultano dai verbali.
2. Il presidente dell'ufficio elettorale regionale, in conformità ai risultati accertati, proclama eletto per ciascun collegio il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. In caso di parità di voti, è proclamato eletto il candidato più anziano di età.
Art. 21-bis. - 1. Per l'assegnazione dei seggi spettanti alla regione Trentino Alto-Adige non assegnati nei collegi uninominali, l'ufficio elettorale regionale procede alla determinazione della cifra elettorale di ciascun gruppo di candidati e della cifra individuale dei singoli candidati di ciascun gruppo non risultati eletti ai sensi dell'articolo 21.
2. La cifra elettorale dei gruppi di candidati è data dalla somma dei voti ottenuti dai candidati presenti nei collegi uninominali della regione con il medesimo contrassegno, sottratti i voti dei candidati già proclamati eletti ai sensi dell'articolo 21. La cifra individuale dei singoli candidati viene determinata moltiplicando per cento il numero dei voti validi ottenuti da ciascun candidato non risultato eletto ai sensi dell'articolo 21, e dividendo il prodotto per il totale dei voti validi espressi nel collegio.
3. Per l'assegnazione dei seggi, l'ufficio elettorale regionale divide la cifra elettorale di ciascun gruppo successivamente per uno, due, ... sino alla concorrenza del numero dei senatori da eleggere, scegliendo quindi, fra i quozienti così ottenuti, i più alti in numero eguale ai senatori da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente. I seggi sono assegnati ai gruppi in corrispondenza ai quozienti compresi in questa graduatoria. A parità di quoziente il seggio è attribuito al gruppo che ha ottenuto la minore cifra elettorale. Se ad un gruppo spettano più seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi esuberanti sono distribuiti secondo l'ordine della graduatoria di quoziente.
4. L'ufficio elettorale regionale proclama quindi eletti, in corrispondenza ai seggi attribuiti ad ogni gruppo, i candidati del gruppo medesimo che abbiano ottenuto la più alta cifra individuale, esclusi i candidati eletti ai sensi dell'articolo 21.»
2. 474. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5, 6 e 7.
2. 53. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5 e 6.
2. 51. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4, 5 e 7.
2. 52. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4 e 5.
2. 45. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4 e 6.
2. 46. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3, 4 e 7.
2. 47. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3 e 4.
2. 35. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3 e 5.
2. 36. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3 e 6.
2. 37. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 3 e 7.
2. 38. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 3.
2. 91. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera a).
2. 153. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b).
2. 158. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 3 capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c).
2. 164. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5, 6 e 7.
2. 54. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5 e 6.
2. 48. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4, 5 e 7.
2. 49. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4 e 5.
2. 39. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4 e 6.
2. 40. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 4 e 7.
2. 41. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 4.
2. 92. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 4, sopprimere la lettera a).
2. 170. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c).
2. 182. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 4, sopprimere la lettera b).
2. 176. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5, 6 e 7.
2. 50. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5 e 6.
2. 42. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 5 e 7.
2. 43. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 5.
2. 93. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2, 6 e 7.
2. 44. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 6.
2. 94. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1).
2. 188. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
2. 194. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 2 e 7.
2. 95. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 2.
2. 79. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 2, capoverso «Art. 8», comma 1, sostituire le parole: «, 17, 18 e 18-bis» con le seguenti: «e 17».
2. 630. La Commissione.
(Approvato)
Sopprimere i commi 3, 4, 5, 6 e 7.
2. 64. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5 e 6.
2. 61. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4, 5 e 7.
2. 62. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4 e 5.
2. 56. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4 e 6.
2. 57. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 4 e 7.
2. 58. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 4.
2. 96. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3 e, al comma 4, sopprimere la lettera a).
2. 171. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3 e, al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c).
2. 183. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3 e, al comma 4, sopprimere la lettera b).
2. 177. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5, 6 e 7.
2. 63. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5 e 6.
2. 59. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3, 5 e 7.
2. 60. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 5.
2. 97. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 6.
2. 98. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1).
2. 189. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
2. 195. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 3 e 7.
2. 99. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 3.
2. 80. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, sopprimere i commi 1 e 2.
2. 126. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, sopprimere i commi 2 e 3.
2. 430. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, sopprimere il comma 2.
2. 124. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere le lettere a) e b).
2. 132. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere le lettere a) e c).
2. 133. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera a) e sopprimere il comma 4.
2. 154. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera a) e sopprimere il comma 5.
2. 155. Bressa, Cabras, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera a) e sopprimere il comma 6.
2. 156. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera a).
2. 129. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, lettera a), sostituire le parole da: 1.000 e da non più di 1.500 elettori fino alla fine del comma con le seguenti: 300 e da non più di 600 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni fino a 500.000 abitanti; b) da almeno 750 e da non più di 1.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; c) da almeno 1.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 1.000.000 di abitanti e fino a 3.000.000 di abitanti; d) da almeno 3.500 e da non più di 5.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 3.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento del Senato della Repubblica che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni di cui alle lettere a), b), c) e d) è ridotto alla metà.
2. 440. Serena.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, lettera a), sostituire le parole da: 1.000 fino a: 5.000 elettori con le seguenti: 500 e da non più di 1.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni fino a 500.000 abitanti; b) da almeno 1.250 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; c) da almeno 2.500 e da non più di 3.500 elettori.
2. 441. Rotondi.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere le lettere b) e c).
2. 134. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 4.
2. 159. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 5.
2. 160. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 6.
2. 161. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 7.
2. 162. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera b).
2. 130. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 4.
2. 165. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 5.
2. 166. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 6.
2. 167. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Falanga, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 7.
2. 168. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, primo periodo, sopprimere la lettera c).
2. 131. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 2, sopprimere il secondo periodo.
2. 70. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Subemendamento all'emendamento 2. 450.
All'emendamento 2. 450, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica.
0. 2. 450. 600. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 3, capoverso Art. 9, dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici che abbiano effettuato le dichiarazioni di collegamento ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, con almeno due partiti o gruppi politici di cui al primo periodo del presente comma e abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento europeo, con contrassegno identico a quello depositato ai sensi dell'articolo 14 del citato decreto n. 361 del 1957. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da uno dei rappresentanti di cui all'articolo 17, primo comma, del suddetto decreto n. 361 del 1957. Il Ministero dell'interno provvede a comunicare a ciascun ufficio elettorale regionale che la designazione dei rappresentanti comprende anche il mandato di sottoscrivere la dichiarazione di presentazione delle liste. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da un notaio o da un cancelliere di tribunale.»
2. 450. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
(Approvato)
Al comma 3, capoverso Art. 9, sopprimere il comma 3.
2. 125. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, primo periodo, sopprimere le parole: , all'atto della presentazione,
2. 71. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, primo periodo, sopprimere le parole: , presentati secondo un determinato ordine.
2. 72. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: e alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore alla metà.
2. 467. Amici, Mascia, Bindi, Zanella, Mazzuca Poggioini, Bellillo, Deiana, Montecchi, Maura Cossutta, Bimbi, Pollastrini, Coluccini, Trupia, Cima.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: e alternati per genere e in cui, in ogni caso, nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi.
2. 468. Amici, Bellillo, Bindi, Mascia, Zanella, Mazzuca Poggiolini, Maura Cossutta, Deiana, Montecchi, Bimbi, Pollastrini, Coluccini, Trupia, Cima.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , in cui ogni genere non può essere rappresentato in una successione superiore a tre ed in misura superiore ai due terzi dei candidati; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità prossima.
Conseguentemente:
al medesimo capoverso, aggiungere, in fine, il seguente comma:
«4. Alle liste che non rispettino i requisiti previsti al comma 3 in merito all'alternanza ed alla rappresentanza di genere, il rimborso per le spese elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, e successive modificazioni, viene ridotto del 10 per cento per ogni violazione, in misura direttamente proporzionale al numero delle violazioni, fino ad un massimo del 50 per cento».
aggiungere, in fine, il seguente comma:
8. Dalla seconda elezione successiva all'entrata in vigore della presente legge, nelle liste di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, a pena di inammissibilità, ogni genere è rappresentato in una successione non superiore a due. Le norme relative all'alternanza e alla rappresentanza di genere di cui all'articolo 9, comma 3, del decreto legislativo n. 533 del 1993 si applicano fintanto che lo scarto di eletti nazionali tra i due generi risulti superiore al 15 per cento.
2. 620. La Commissione.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, secondo periodo, sopprimere la parola: complessivamente.
2. 73. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 3, capoverso Art. 9, comma 3, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «La disposizione di cui al primo periodo trova applicazione esclusivamente in occasione delle prime elezioni del Senato della Repubblica che saranno svolte dopo l'entrata in vigore della medesima disposizione»
Conseguentemente, aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - 1. A partire dalle seconde elezioni del Senato della Repubblica successive alla data di entrata in vigore della presente legge al testo unico delle leggi recenti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 9, comma 3, primo periodo, le parole da: «da un elenco» fino alla fine del periodo sono sostituite dalle seguenti: «dall'elenco di candidati su cui è possibile esprimere voto di preferenza»;
b) l'articolo 14 è sostituito dal seguente:
«Art. 14. - 1. Il voto di preferenza si esprime scrivendo con la matita, nell'apposita riga tracciata a fianco del contrassegno della lista votata, il nominativo o il solo cognome del candidato prescelto tra quelli compresi nella lista medesima, di cui all'articolo 9, comma 3. Se l'elettore non ha indicato alcun contrassegno di lista ma ha scritto una preferenza per un candidato compreso nella medesima lista, s'intende che abbia votato la lista alla quale appartiene il preferito. Se l'elettore abbia segnato più di un contrassegno di lista, ma abbia scritto una preferenza per un candidato appartenente ad una soltanto di tali liste, il voto è attribuito alla lista cui appartiene il candidato indicato».
c) all'articolo 16, comma 1, dopo il numero 1), è aggiunto il seguente:
«1-bis) determina la graduatoria dei candidati nelle liste di cui all'articolo 9, comma 3, secondo le preferenze ottenute. In caso di parità prevale il più anziano di età»
d) l'articolo 17-bis è sostituito dal seguente:
«Art. 17-bis. - 1. Il presidente dell'Ufficio centrale circoscrizionale, ricevute da parte dell'Ufficio centrale nazionale le comunicazioni di cui all'articolo 17, proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati sulla base della graduatoria dei voti di preferenza ottenuti».
2. 443. Buontempo.
Al comma 3, capoverso «Art. 9», dopo il comma 3 aggiungere il seguente:
4. Le liste dei candidati e la relativa documentazione sono presentate per ciascuna regione alla cancelleria della corte d'appello o del tribunale sede dell'ufficio elettorale regionale, con l'osservanza delle norme di cui agli articoli 18-bis, 19, 20 e 21 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361.
2. 631. La Commissione.
(Approvato)
Sopprimere i commi 4, 5, 6 e 7.
2. 68. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Falanga, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5, e 6.
2. 65. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 5 e 7.
2. 66. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 5.
2. 100. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4, 6 e 7.
2. 67. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 6.
2. 101. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 4 e al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1).
2. 190. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 4 e al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
2. 196. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 4 e 7.
2. 102. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 4.
2. 81. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Falanga, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera a) e sopprimere il comma 5.
2. 172. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera a) e sopprimere il comma 6.
2. 173. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera a) e sopprimere il comma 7.
2. 174. Sgobio, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera a).
2. 466. Montecchi, Mascia, Boato, Bressa, Leoni, Giordano, Amici, Falanga, Intini, Zanella, Russo Spena, Cusumano, Cabras.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere le lettere a) e b).
2. 138. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere le lettere a) e c).
2. 139. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera a).
2. 135. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a, capoverso 1, lettera a), sostituire le parole da: appositamente convocati fino alla fine della lettera, con le seguenti: di lista, il numero d'ordine da assegnare alle coalizioni e alle liste non collegate e ai relativi contrassegni di lista, nonché, per ciascuna coalizione, l'ordine dei contrassegni delle liste della coalizione. I contrassegni di ciascuna lista sono riportati sulle schede di votazione e sui manifesti secondo l'ordine progressivo risultato dal suddetto sorteggio;.
Conseguentemente al medesimo capoverso 1, sostituire la lettera b) con la seguente:
b) il comma 3 é sostituito dal seguente:
«3. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno, hanno le caratteristiche essenziali del modello descritto nelle tabelle A e B allegate al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nella circoscrizione. Sulle schede i contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono riprodotti di seguito, in linea verticale, uno sotto l'altro, su un'unica colonna. L'ordine delle coalizioni e delle singole liste non collegate, nonché l'ordine dei contrassegni delle liste di ciascuna coalizione sono stabiliti con sorteggio secondo le disposizioni di cui al comma 1, lettera a). I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre.
2. 632. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere le lettere b) e c).
2. 140. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera b).
2. 136. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 5.
2. 184. Boato, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 6.
2. 185. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c) e sopprimere il comma 7.
2. 186. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, sopprimere la lettera c).
2. 137. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, lettera c), sopprimere il numero 1).
2. 141. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, lettera c), sopprimere il numero 2).
2. 142. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, lettera a, capoverso 1, lettera c), numero 2, sostituire le parole: il nome con le seguenti: le liste.
2. 633. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 4, lettera a), capoverso comma 1, lettera c), numero 2), sopprimere le parole: entro il quindicesimo giorno antecedente quello della votazione.
2. 77. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 5.
2. 178. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 6.
2. 179. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera b) e sopprimere il comma 7.
2. 180. Bressa, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Cabras, Montecchi, Galante, Falanga, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 4, sopprimere la lettera b).
2. 74. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:
4-bis. Le tabelle A e B allegate al decreto legislativo n. 533 del 1993 sono sostituite dalle tabelle A e B di cui all'allegato 2 alla presente legge.
Conseguentemente dopo l'articolo 2 é aggiunto il seguente allegato: ALLEGATO 2 (Art. 2, comma 4-bis).


N.B. La scheda è suddivisa in quattro parti verticali; iniziando da sinistra, tali parti vengono usate per la stampa dei contrassegni di lista, dall'alto in basso, secondo l'ordine risultante da distinti sorteggi, uno tra coalizioni e liste singole, uno all'interno di ciascuna coalizione.
I contrassegni delle liste collegate appartenenti alla stessa coalizione sono in ogni caso collocati - ciascuno in un proprio rettangolo - su un'unica colonna, all'interno di un più ampio riquadro. Quando una coalizione è composta da almeno cinque liste, nella colonna sono riprodotti solamente i contrassegni di tali liste.
Fermo restando quanto previsto al periodo precedente, il numero dei contrassegni riportati in ciascuna parte è pari al massimo a dieci, salvo il caso in cui una coalizione abbia più di dieci liste; in tal caso i1 numero dei contrassegni riportati in ciascuna parte è pari al massimo a quello della predetta coalizione.
Ove necessario, la scheda comprende una parte quinta ed eventuali parti successive sufficienti per la stampa di tutti i contrassegni ammessi.
La scheda deve essere ripiegata in modo da lasciare esternamente la parte stampata con le indicazioni di rito.
2. 634. (Testo modificato nel corso della seduta)La Commissione.
(Approvato)
Sopprimere i commi 5, 6 e 7.
2. 69. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 5 e 6.
2. 103. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere i commi 5 e 7.
2. 104. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 5.
2. 82. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 5 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1).
2. 191. Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 5 e, al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
2. 197. Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Subemendamento all'emendamento 2. 451.
All'emendamento 2. 451., sopprimere le parole da: Il voto è altresì valido fino alla fine dell'emendamento.
0. 2. 451. 1. Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano.
(Approvato)
Al comma 5, capoverso Art. 14, comma 1, sostituire le parole da: per la scelta fino alla fine del capoverso con le seguenti: un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta. Il voto è altresì valido se l'elettore scrive, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta, anche il cognome di un candidato della lista medesima. Qualora l'elettore non abbia indicato alcun contrassegno di lista, ma abbia scritto il cognome di un candidato di una lista, il voto è attribuito alla lista alla quale appartiene il candidato indicato. Sono vietati altri segni o indicazioni.
2. 451. Palma, Saia, Luciano Dussin, Di Giandomenico.
(Approvato)
Al comma 5, capoverso Art. 14, comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Il voto è valido anche se l'elettore ripete nel rettangolo contenente il contrassegno il nome e cognome di un candidato della lista prescelta.
2. 408. Saia.
Sopprimere i commi 6 e 7.
2. 105. Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 6.
2. 83. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Falanga, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 6, capoverso articolo 16, comma 1, alinea, sostituire le parole: dall'articolo 15 fino alla fine dell'alinea con le seguenti: all'articolo 76 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361.
2. 635 (nuova formulazione) .La Commissione.
(Approvato)
Al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, alinea, sopprimere le parole: , facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente.
2. 75. Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1) e sopprimere il comma 7.
2. 192. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 1).
2. 146. Sgobio, Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Subemendamenti all'emendamento 2. 471.
All'emendamento 2. 471, nella parte consequenziale, numero 2), sopprimere la lettera a)
0. 2. 471. 1. Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni
All'emendamento 2. 471, nella parte consequenziale, numero 2), sopprimere la lettera b)
0. 2. 471. 2. Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia.
Al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, numero 1), aggiungere, in fine, il seguente periodo: . Determina inoltre la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste, data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste che la compongono.
Conseguentemente, al medesimo comma, sostituire il numero 2) con il seguente:
2) individua quindi:
a) le coalizioni di liste che abbiano conseguito sul piano regionale almeno il venti per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano regionale almeno il tre per cento dei voti validi espressi;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano regionale almeno l'otto per cento dei voti validi espressi nonché le liste che, pur appartenendo a coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a), abbiano conseguito sul piano regionale almeno l'otto per cento dei voti validi espressi.
2. 471. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2) e sopprimere il comma 7.
2. 198. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 6, capoverso Art. 16, comma 1, sopprimere il numero 2).
2. 147. Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Sopprimere il comma 7.
2. 76. Zaccaria, Amici, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere il comma 1.
0. 2. 470. 1. Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere i commi 2 , 3, 4 e 6.
0. 2. 470. 2. Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere il comma 3.
0. 2. 470. 3. Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere i commi 4 e 6.
0. 2. 470. 4. Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere i commi 5 e 6.
0. 2. 470. 5. Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere il comma 6.
0. 2. 470. 6. Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano.
All'emendamento 2. 470., capoverso Art. 17, sopprimere il comma 7.
0. 2. 470. 7. Giordano, Russo Spena, Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella.
All'emendamento 2.470, capoverso articolo 17, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
«7.bis. Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati nella circoscrizione regionale e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti, l'Ufficio elettorale regionale assegna i seggi alla lista facente parte della medesima coalizione della lista deficitaria che abbia la maggiore parte decimale del quoziente non utilizzata, procedendo secondo un ordine decrescente. Qualora due o più liste abbiano una uguale parte decimale del quoziente, si procede mediante sorteggio».
Conseguentemente, dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
8. L'articolo 19 del decreto legislativo è sostituito dal seguente: «Art. 19. - 1. Il seggio che rimanga vacante per qualsiasi causa, anche sopravvenuta, è attribuito, nell'ambito della medesima circoscrizione, al candidato che nella lista segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo di lista.
2. Qualora la lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati in una circoscrizione e non sia quindi possibile attribuirle il seggio rimasto vacante, questo è attribuito, nell'ambito della stessa circoscrizione, ai sensi dell'articolo 17, comma 7-bis».
0. 2. 470. 600 (Nuova formulazione) .La Commissione.
(Approvato)
Sostituire il comma 7 con il seguente:
7. L'articolo 17 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«Art. 17. - 1. L'Ufficio elettorale regionale procede ad una prima attribuzione provvisoria dei seggi tra le coalizioni di liste e le liste di cui all'articolo 16, comma 1, numero 2), in base alla cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna di esse. A tal fine divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui all'articolo 16, comma 1, numero 2), per il numero dei seggi da attribuire nella regione, ottenendo così il quoziente elettorale circoscrizionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per il quoziente elettorale circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
2. L'Ufficio elettorale regionale verifica quindi se la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi nell'ambito della circoscrizione abbia conseguito almeno il 55 per cento dei seggi assegnati alla regione, con arrotondamento all'unità superiore.
3. Nel caso in cui la verifica di cui al comma 2 abbia dato esito positivo, l'Ufficio elettorale regionale individua, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui all'articolo 16, comma 1, numero 2), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano circoscrizionale almeno il tre per cento dei voti validi espressi. Procede quindi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto, tra le liste ammesse, dei seggi determinati ai sensi del comma 1. A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto per il numero di seggi già individuato ai sensi del comma 1, ottenendo così il relativo quoziente elettorale di coalizione. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista ammessa al riparto per il quoziente elettorale di coalizione. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggior cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui all'articolo 16, comma 1, numero 2), lettera b), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del comma 1.
4. Nel caso in cui la verifica di cui al comma 2 abbia dato esito negativo, l'Ufficio elettorale regionale assegna alla coalizione di liste o alla singola lista che abbia ottenuto il maggior numero di voti un numero di seggi ulteriore necessario per raggiungere il 55 per cento dei seggi assegnati alla regione, con arrotondamento all'unità superiore.
5. I restanti seggi sono ripartiti tra le altre coalizioni di liste o singole liste. A tal fine, l'Ufficio elettorale regionale divide il totale delle cifre elettorali di tali coalizioni di liste o singole liste per il numero dei seggi restanti. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del risultato così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o lista singola. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste e alle singole liste per le quali queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale.
6. Per ciascuna coalizione l'Ufficio procede al riparto dei seggi ad essa spettanti ai sensi dei commi 4 e 5. A tal fine, per ciascuna coalizione di liste, divide il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse al riparto ai sensi dell'articolo 16, comma 1, numero 2), lettera a), per il numero dei seggi ad essa spettanti. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista per quest'ultimo quoziente. La parte intera del risultato così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da attribuire a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alla lista per la quale queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale.
7. Il presidente dell'Ufficio elettorale regionale proclama eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione.»
2. 470. Palma, Di Giandomenico, Luciano Dussin, Saia.
(Approvato)
Al comma 7, capoverso Art. 17, sopprimere il comma 1.
2. 401. Amici, Zaccaria, Boato, Bressa, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Subemendamento all'emendamento 2. 453.
All'emendamento 2. 453., comma 1-bis, primo periodo, sopprimere le parole da: e non abbia effettuato le dichiarazioni di collegamento fino alla fine del periodo.
0. 2. 453. 1. Bressa, Boato, Leoni, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Galante.
Al comma 7, capoverso Art. 17, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Le assegnazioni dei seggi determinate ai sensi del comma 1 non sono modificate ai sensi del comma 3, qualora esse siano state fatte in favore di una lista espressione delle minoranze linguistiche nelle regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela per tali minoranze e qualora tale lista abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validamente espressi nella circoscrizione, abbia presentato candidature esclusivamente nella circoscrizione e non abbia effettuato le dichiarazioni di collegamento di cui all'articolo 14-bis del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n 361, e successive modificazioni. I seggi assegnati a tale lista non sono in ogni caso computati ai fini della determinazione del numero 170 stabilito ai commi 2 e 3.
2. 453. Zeller, Brugger, Widmann.
Al comma 7, capoverso Art. 17, sopprimere i commi 2 e 3.
2. 402. Bressa, Zaccaria, Leoni, Boato, Sgobio, Mascia, Amici, Falanga, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Al comma 7, sopprimere il capoverso Art. 17-bis.
2. 404. Mascia, Bressa, Zaccaria, Amici, Sgobio, Leoni, Boato, Falanga, Cabras, Montecchi, Galante, Intini, Zanella, Giordano, Russo Spena, Cusumano.
Dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
8. Dopo l'articolo 17 dei decreto legislativo n. 533 del 1993 è aggiunto il seguente:
«Art. 17-bis. - 1. Per l'attribuzione dei seggi spettanti alla regione Molise l'Ufficio elettorale regionale procede ai sensi dell'articolo 17, commi 1 e 3. Non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 17, commi 2, 4, 5 e 6.
2. 636. La Commissione.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - (Presentazione delle liste). - 1. Le disposizioni di cui all'articolo 18-bis, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 si applicano anche con riferimento alla presentazione delle liste di cui all'articolo 8 della legge 27 dicembre 2001, n. 459.
2. 0500. La Commissione.
(Approvato)
All'articolo aggiuntivo 2.0630, dopo il comma 32, aggiungere il seguente:
33. All'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica, come sostituito dall'articolo 1, comma 12, della presente legge, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «4. Alle elezioni suppletive si procede ai sensi dei commi da 1 a 6 dell'articolo 21-ter del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in quanto applicabili.
0. 2. 0630. 1. La Commissione.
(Approvato)
Dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 2-bis.
(Ulteriori modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361).
1. All'articolo 14 del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica» sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma sono soppresse, ovunque ricorrano, le parole: «candidature nei collegi uninominali o»;
b) al terzo comma, sono soppresse le parole: «, sia che si riferiscano a candidature nei collegi uninominali sia che si riferiscano a liste,».
2. All'articolo 15, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica le parole: «di cui all'articolo precedente» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 14».
3. All'articolo 17, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «delle candidature nei collegi uninominali e».
4. All'articolo 16, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «delle candidature e».
5. L'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica è abrogato.
6. All'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma sono soppresse le parole: o le candidature nei collegi uninominali;
b) al secondo comma sono soppresse le parole: «delle candidature nei collegi uninominali e» e le parole: «; alle candidature nei collegi uninominali deve essere allegata la dichiarazione di collegamento e la relativa accettazione di cui all'articolo 18»;
c) al terzo comma sono soppresse le parole: «e, per le candidature nei collegi uninominali, la iscrizione nelle liste elettorali di comuni del collegio o, in caso di collegi ricompresi in un unico comune, di sezioni elettorali di tali collegi»;
d) al quinto comma è soppresso il terzo periodo;
e) al sesto comma sono soppresse le parole: «né più di una candidatura di collegio uninominale»;
f) al settimo comma sono soppresse le parole: «o della candidatura nei collegi uninominali» e le parole: «o la candidatura nei collegi uninominali».
7. All'articolo 21, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, sono soppresse le parole: «delle candidature nei collegi uninominali e» e le parole: «a ciascuna candidatura nei collegi uninominali e».
8. All'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, alinea, sono soppresse le parole: «per la presentazione delle candidature nei collegi uninominali e»;
b) al primo comma, numero 1), sono soppresse le parole: «le candidature nei collegi uninominali e»;
c) al primo comma, numero 2), sono soppresse le parole: «le candidature nei collegi uninominali e»;
d) al primo comma, numero 3), sono soppresse le parole: «le candidature nei collegi uninominali e» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e dichiara non valide le liste contenenti un numero di candidati inferiore a quello stabilito dall'articolo 18-bis, comma 2;»;
e) al primo comma, numero 4), sono soppresse le parole: «dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali e»;
f) al primo comma, numero 5), sono soppresse le parole: «dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali e»;
g) al primo comma, è soppresso il numero 7);
h) al secondo comma, sono soppresse le parole: «di ciascun candidato nei collegi uninominali e»;
i) al terzo comma, sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
9. All'articolo 23, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
10. All'articolo 24, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il numero 1) è soppresso;
b) il numero 2) è sostituito dal seguente: «2) stabilisce, mediante sorteggio da effettuarsi alla presenza dei delegati di lista, il numero d'ordine da assegnare alle coalizioni e alle liste non collegate e ai relativi contrassegni di lista, nonché, per ciascuna coalizione, l'ordine dei contrassegni delle liste della coalizione. I contrassegni di ciascuna lista sono riportati sulle schede di votazione e sui manifesti secondo l'ordine progressivo risultato dal suddetto sorteggio»;
c) al numero 3) sono soppresse le seguenti parole: «e di candidato nei collegi uninominali»;
d) al numero 4) le parole: «i nominativi dei candidati nei collegi uninominali e le liste ammessi» sono sostituite dalle seguenti: «le liste ammesse»;
e) al numero 5) sono soppresse la parola: «distinti» e le parole: «dei nominativi dei candidati nei singoli collegi uninominali e» e le parole: «alla trasmissione di essi ai sindaci dei comuni del collegio» sono sostituite dalle seguenti: «alla trasmissione di esse ai sindaci dei comuni della circoscrizione».
11. All'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma sono soppresse le parole: «all'articolo 18 e» e le parole: «del candidato nel collegio uninominale o»;
b) all'ultimo comma, primo e secondo periodo, sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e», ovunque ricorrano, e le parole: «delle candidature nei collegi uninominali e».
12. All'articolo 26, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «di ogni candidato nel collegio uninominale e».
13. All'articolo 30, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al numero 4, sono soppresse le parole: «tre copie del manifesto contenente i nominativi dei candidati nel collegio uninominale e»;
b) al numero 6, sono soppresse le parole: «dei candidati nel collegio uninominale e»;
c) al numero 8) le parole: «due urne» sono sostituite dalle seguenti: «un'urna»;
d) al numero 9) le parole: «due cassette o scatole» sono sostituite dalle seguenti: «una cassetta o scatola».
14. All'articolo 40, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
15. All'articolo 41, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
16. All'articolo 42 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate 1e seguenti modificazioni:
a) al quarto comma sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e» e le parole: «Le urne devono essere fissate sul tavolo stesso e sempre visibili» sono sostituite dalle seguenti: «L'urna deve essere fissata sul tavolo stesso e sempre visibile»;
b) al settimo comma sono soppresse le parole: «nonché due copie del manifesto contenente i candidati nei collegi uninominali».
17. All'articolo 45 del decreto del Presidente della Repubblica è soppresso l'ottavo comma.
18. All'articolo 48, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «e dei candidati nei collegi uninominali» , le parole: «del collegio uninominale o» e le parole: «del collegio uninominale o»; le parole: «del collegio» sono sostituite dalle seguenti: «della circoscrizione».
19. All'articolo 53, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «e dei candidati».
20. All'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il primo comma è sostituito dal seguente: «Riconosciuta l'identità personale dell'elettore, il presidente estrae dalla cassetta o scatola una scheda e la consegna all'elettore opportunamente piegata insieme alla matita copiativa»;
b) al secondo comma, terzo periodo, le parole: «le schede secondo le linee in esse tracciate e chiuderle» sono sostituite dalle seguenti: «la scheda secondo le linee in essa tracciate e chiuderla»;
c) il sesto comma è soppresso.
21. All'articolo 59, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, il secondo periodo è soppresso.
22. All'articolo 62, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, le parole «le schede» sono sostituite dalle seguenti: «la scheda».
23. All'articolo 63, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, le parole: «una scheda» sono sostituite dalle seguenti: «la scheda».
23-bis. All'articolo 64, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, le parole «le urne e le scatole» sono sostituite dalle seguenti: «l'urna e la scatola».
23-ter. All'articolo 64-bis, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, le parole «delle urne» sono sostituite dalle seguenti: «dell'urna».
24. All'articolo 67, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al numero 2), terzo periodo, sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e»;
b) al numero 3), le parole: «nelle rispettive cassette» sono sostituite dalle seguenti: «nella cassetta».
25. All'articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) sono soppressi i commi 1 e 2;
b) al comma 3, le parole: «Compiute le operazioni di scrutinio delle schede per l'elezione dei candidati nei collegi uninominali,» sono sostituite dalle seguenti: «Compiute le operazioni di cui all'articolo 67» e sono soppresse le parole: «per l'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale» e le parole: «contenente le schede per l'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale»;
c) al comma 7, è soppresso l'ultimo periodo.
26. All'articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, numero 2), sono soppresse le parole: «e dei voti per i candidati nel collegio uninominale»;
b) al secondo comma, le parole: «per i singoli candidati nei collegi uninominali o per le singole liste per l'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale» sono sostituite dalle seguenti: «per le singole liste».
27. All'articolo 72 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) è soppresso il secondo comma;
b) al terzo comma, sono soppresse le parole: «dei candidati nel collegio uninominale e».
28. All'articolo 73, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica le parole: «del Collegio» sono sostituite dalle seguenti: «della circoscrizione» e sono soppresse le parole: «dei candidati nel collegio uninominale e».
29. All'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, sono soppresse le parole: «dei candidati nel collegio uninominale e»;
b) al secondo comma, sono soppresse le parole: «o ai candidati»;
30. All'articolo 75, del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, secondo periodo, sono soppresse le parole: «dei candidati nel collegio uninominale e»;
b) al terzo comma le parole «delle cassette, delle urne» sono sostituite dalle seguenti: «della cassetta, dell'urna».
31. All'articolo 79 del decreto del Presidente della Repubblica sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al terzo comma le parole: «del Collegio» sono sostituite dalle seguenti: «della circoscrizione»;
b) al quinto e al sesto comma sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
32. All'articolo 81, primo comma, del decreto dei Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «nei collegi uninominali e».
33. All'articolo 104, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
34. All'articolo 112, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica sono soppresse le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e».
35. È abrogato il decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 536, recante «Determinazione dei collegi uninominali della Camera dei deputati».
2. 0630. La Commissione.
(Approvato)
Dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 2-bis.
(Ulteriori modifiche al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533).
1. All'articolo 2 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, approvato con decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, di seguito denominato «decreto legislativo» sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, primo periodo, le parole: «nei collegi uninominali» sono sostituite dalle seguenti: «nelle circoscrizioni regionali»;
b) al medesimo comma 1, il secondo e il terzo periodo sono soppressi.
2. Alla rubrica del Titolo II sono soppresse le parole: «circoscrizionali e».
3. L'articolo 6 del decreto legislativo è abrogato.
4. La rubrica del Titolo III è sostituita dalla seguente: «Della presentazione delle candidature».
5. All'articolo 10 del decreto legislativo sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, le parole: «di ciascun gruppo» sono sostituite dalle seguenti: «delle liste»;
b) il comma 3 è soppresso;
c) al comma 5, le parole: «dei gruppi di candidati e delle candidature individuali» sono sostituite dalle seguenti: «delle liste di candidati»;
d) al comma 6, le parole: «dei gruppi di candidati o delle candidature» sono sostituite dalle seguenti: «di liste o di candidati».
6. All'articolo 12 del decreto legislativo sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole da: «dei gruppi di candidati» fino a «le singole sezioni» sono sostituite dalle seguenti: «delle liste di candidati presso gli uffici elettorali regionali»;
b) al comma 2, le parole da: «; i rappresentanti dei candidati» fino alla fine del comma sono soppresse.
7. All'articolo 13 del decreto legislativo sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 3, dopo le parole: «I rappresentanti» sono inserite le seguenti: «delle liste» e le parole: «del collegio» sono sostituite dalle seguenti: «della circoscrizione regionale»;
b) al comma 4, le parole: «dei candidati nei collegi uninominali e» sono soppresse e le parole: «del collegio senatoriale» sono sostituite dalle seguenti: «della circoscrizione regionale».
8. L'articolo 15 del decreto legislativo è abrogato.
9. L'articolo 16 del decreto legislativo come sostituito dall'articolo 2, comma 6, della presente legge, è incluso nel Titolo VI e il Titolo V è conseguentemente soppresso.
10. All'articolo 18 del decreto legislativo, al comma 1 è premesso il seguente: «01. Dell'avvenuta proclamazione il presidente dell'Ufficio elettorale regionale invia attestato al senatore proclamato e dà immediata notizia alla segreteria del Senato, nonché alla prefettura o alle prefetture della regione, perché a mezzo dei sindaci, sia portata a conoscenza degli elettori».
11. È abrogato il decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 535, recante «Determinazione dei collegi uninominali del Senato della Repubblica».
2. 0631. (Testo corretto nel corso della seduta)La Commissione.
(Approvato)
All'articolo aggiuntivo 2.04, comma 2, aggiungere, infine, le seguenti parole:
«, e il secondo comma è sostituito dal seguente: «La Commissione è composta dal sindaco e da quattro componenti effettivi e quattro supplenti nei comuni al cui Consiglio sono assegnati fino a cinquanta consiglieri, di otto componenti effettivi e otto supplenti negli altri comuni».
0. 2. 04. 600. La Commissione.
(Approvato)
All'articolo aggiuntivo 2.04, comma 3, sostituire la parola: quarantacinquesimo con la seguente: trentesimo.
0. 2. 04. 601. La Commissione.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - (Costituzione della Commissione elettorale comunale nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti). - 1. L'articolo 4-bis del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni, è sostituito del seguente:
«Art. 4-bis. - 1. Alla tenuta e all'aggiornamento delle liste elettorali provvede l'Ufficio elettorale, secondo le norme del presente testo unico.
2. In ciascun comune l'Ufficiale elettorale è la Commissione elettorale prevista dagli articoli 12, 13, 14 e 15 del presente testo unico.
3. Nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti la Commissione elettorale può delegare e revocare le funzioni di Ufficiale elettorale al segretario comunale o ad un funzionario del comune. Ogni delegazione e revoca di funzioni di Ufficiale elettorale deve essere approvata dal prefetto».
2. All'articolo 12, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni, le parole: «nei comuni con popolazione pari o superiore a 15.000 abitanti» sono soppresse.
3. Nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti la Commissione elettorale comunale prevista dagli articoli 12, 13, 14 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni, è costituita non oltre il quarantacinquesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge.
2. 04. Fontana.
(Approvato)
All'articolo aggiuntivo 2.05, capoverso Art. 3, comma 2, sostituire le parole: entro il successivo mese di febbraio con le seguenti: entro il mese di febbraio.
0. 2. 05. 600. La Commissione.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - (Nomina degli scrutatori). - 1. All'articolo 3, comma 4, della legge 8 marzo 1989, n. 95, e successive modificazioni e integrazioni, sono premesse le seguenti parole: «Entro il 15 gennaio di ciascun anno,».
2. All'articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 1989, n. 95, e successive modificazioni sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «entro il successivo mese di febbraio».
3. All'articolo 5, della legge 8 marzo 1989, n. 95, e successive modificazioni, il comma 4 è sostituito dal seguente:
«4. Compiute le operazioni di cui ai commi precedenti, la Commissione elettorale comunale provvede, con le modalità di cui all'articolo 6, alla sostituzione delle persone cancellate. Della nomina così effettuata è data comunicazione agli interessati con invito ad esprimere per iscritto il loro gradimento per l'incarico di scrutatore entro quindici giorni dalla ricezione della notizia».
4. L'articolo 6 della legge 8 marzo 1989, n. 95, e successive modificazioni e integrazioni, è sostituito dal seguente:
«Art. 6. - 1. Tra il venticinquesimo ed il ventesimo giorno antecedenti la data stabilita per la votazione, la Commissione elettorale comunale di cui all'articolo 4-bis del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 233, in pubblica adunanza, preannunziata due giorni prima con manifesto affisso nell'albo pretorio del comune, alla presenza dei rappresentanti di lista della prima sezione del comune, se designati, procede:
a) alla nomina degli scrutatori, per ogni sezione elettorale del comune, scegliendoli tra i nominativi compresi nell'albo degli scrutatori in numero pari a quello occorrente;
b) alla formazione di una graduatoria di ulteriori nominativi, compresi nel predetto albo, per sostituire gli scrutatori nominati a norma della lettera a) in caso di eventuale rinuncia o impedimento; qualora la successione degli scrutatori nella graduatoria non sia determinata all'unanimità dai componenti la Commissione elettorale, alla formazione della graduatoria si procede tramite sorteggio;
c) alla nomina degli ulteriori scrutatori, scegliendoli fra gli iscritti nelle liste elettorali del comune stesso, qualora il numero dei nominativi compresi nell'albo degli scrutatori non sia sufficiente per gli adempimenti di cui alle lettere a) e b).
2. Alle nomine di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 si procede all'unanimità. Qualora la nomina non sia fatta all'unanimità, ciascun membro della Commissione elettorale vota per due nomi e si proclamano eletti coloro che abbiano ottenuto il maggior numero di voti. A parità di voti è proclamato eletto il più anziano di età.
3. Il sindaco o il commissario, nel più breve tempo, e al più tardi non oltre il quindicesimo giorno precedente le elezioni, notifica agli scrutatori l'avvenuta nomina. L'eventuale grave impedimento ad assolvere l'incarico deve essere comunicato, entro quarantotto ore dalla notifica della nomina, al sindaco o al commissario che provvede a sostituire gli impediti con gli elettori compresi nella graduatoria di cui alla lettera b) del comma 1.
4. La nomina è notificata agli interessati non oltre il terzo giorno precedente le elezioni».
2. 05. Fontana.
(Approvato)
All'articolo aggiuntivo 2. 0400., Art. 3, sostituire le parole: entro quarantacinque giorni con le seguenti: dopo centottanta giorni.
0. 2. 0400. 1. Bressa, Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena.
All'articolo aggiuntivo 2. 0400., Art. 3, dopo le parole: entrata in vigore della presente legge aggiungere le seguenti: , previo parere delle Commissioni parlamentari competenti.
0. 2. 0400. 2. Amici, Boato, Cabras, Falanga, Leoni, Mascia, Sgobio, Zaccaria, Montecchi, Galante, Intini, Cusumano, Zanella, Giordano, Russo Spena, Bressa.
Aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - 1. Il Governo, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, apporta al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1994, n. 14, recante il regolamento di attuazione della legge 4 agosto 1993, n. 277, per l'elezione della Camera dei deputati, le modificazioni strettamente necessarie al fine di coordinarne le disposizioni con quelle introdotte dalla presente legge.
2. 0400. Palma, Luciano Dussin, Saia, Di Giandomenico.
Dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 2-bis.
(Adeguamento del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1994, n. 14).
1. Il Governo è autorizzato ad apportare, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1994, n. 14, recante il regolamento di attuazione della legge 4 agosto 1993, n. 277 per l'elezione della Camera dei deputati, le modificazioni strettamente necessarie al fine di coordinarne le disposizioni con quelle introdotte dalla presente legge. A tal fine, il Governo procede anche in deroga ai termini previsti dall'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dall'articolo 3, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
2. Qualora alla data di indizione dei comizi elettorali il Governò non abbia ancora provveduto ai sensi del comma 1, si applicano le disposizioni di cui ai decreto del Presidente della repubblica 5 gennaio 1994, n. 14, recante il regolamento di attuazione della legge 4 agosto 1993, n. 277 per l'elezione della Camera dei deputati, in quanto compatibili.
2. 0633. La Commissione.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, il seguente articolo:
Art. 3. - 1. La disciplina di cui alla presente legge si applica per le elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati per la XVI legislatura.
2. 0402. Leoni, Bressa, Boato, Mascia, Cusumano, Sgobio, Intini, Zanella, Falanga, Giordano, Amici, Zaccaria, Montecchi, Russo Spena, Galante, Cabras.
Dopo l'articolo 2, aggiungere il seguente:
Art. 2-bis.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
2. 0632. La Commissione.
(Approvato)
(A.C. 2620 - Sezione 3)
PARERE DELLA V COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
Sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:
considerato che:
il provvedimento, nel testo elaborato dalla Commissione di merito, come risultante dalle modificazioni intervenute nel corso dell'esame in Assemblea a seguito dell'approvazione di alcune proposte emendative, apporta diverse modifiche alla normativa vigente per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, che risultano di natura meramente ordinamentale e tali da non determinare conseguenze di carattere finanziario;
in particolare, gli adempimenti cui le competenti amministrazioni sono chiamate a far fronte in relazione alle modifiche prospettate rientrano interamente nelle competenze ordinariamente attribuite alle stesse e non comportano alcun onere aggiuntivo né di carattere organizzativo né di carattere finanziario;
le proposte emendative in oggetto non prospettano modifiche suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
la constatazione dell'assenza di conseguenze di carattere finanziario ha correttamente indotto a non investire del provvedimento e delle relative proposte emendative la Commissione bilancio;
NULLA OSTA
sulle proposte emendative in oggetto e all'ulteriore corso del provvedimento.
(A.C. 2620 - Sezione 4)
La Camera,
premesso che il progetto di riforma elettorale, trasformando radicalmente l'ormai consolidata procedura elettorale in senso maggioritario in vigore dal 1993 - anche ìn ragione della complessità e farraginosìtà delle disposizioni previste - rischia di ingenerare dubbi interpretativi soprattutto con riferimento alle modalità di regolare espressione di voto da parte dei cittadini elettori,
impegna il Governo
ad emanare, tempestivamente, agli uffici elettorali territoriali chiare direttive volte ad escludere la possibilità che possano essere considerati voti validi quelli che direttamente o indirettamente consentano l'individuazione dell'identità dell'elettore.
9/2620/1. Leoni, Bressa, Mascia, Boato.
La Camera,
premesso che ha approvato al comma 5, capoverso articolo 14, comma 1 che «il voto espresso è valido esprimendo un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta»
impegna il Governo
a inserire nelle istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione che sono emanate abitualmente in occasione di ogni elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica che «deve essere sempre valutata la volontà degli elettori nel rispetto della norma generale».
9/2620/2. Buontempo.
La Camera,
premesso che in passato si sono verificati abusi diffusi da parte degli uffici elettorali nell'annullamento di voti, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 69 e 70 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361,
impegna il Governo
a rendere chiaro, nell'ambito delle norme di attuazione e nella disciplina esplicativa, che l'annullamento del voto può avvenire esclusivamente nel caso che le eventuali scritture risultino palesemente apposte sulla scheda a fini di riconoscimento e non anche per mero errore dell'elettore nelle modalità di esercizio del voto che, con le nuove norme, per la prima volta, non prevedono un voto di preferenza, in presenza di una lista di più candidati i cui nominativi non sono stampati sulla scheda.
9/2620/3. Gamba, Nespoli, La Russa.