| XIV Legislatura - Dossier di documentazione | |||
|---|---|---|---|
| Autore: | Servizio Studi - Dipartimento affari esteri | ||
| Altri Autori: | Servizio Studi - Segreteria generale-Ufficio rapporti con l'Unione europea , Servizio Rapporti Internazionali | ||
| Titolo: | Iran (30 gennaio - 2 febbraio 2005) | ||
| Serie: | Missioni di studio Numero: 35 | ||
| Data: | 28/01/05 | ||
| Abstract: | Scheda-paese sull'Iran (a cura del Ministero degli Affari esteri); schede del Servizio rapporti internazionali sul procedimento legislativo in Iran, le relazioni parlamentari italo-iraniane e il dialogo parlamentare sulle quattro civiltà; rapporti tra Iran e Unione europea (a cura dell'Ufficio rapporti con l'Unione europea); documenti delle Nazioni Unite; atti dell'Unione europea; attività parlamentare; pubblicistica; documentazione. | ||
| Descrittori: |
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| Organi della Camera: | III-Affari esteri e comunitari | ||
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Servizio studi |
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missioni di studio |
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Iran
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n. 35
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28 gennaio 2005 |
Camera dei deputati
Dipartimento affari esteri
SIWEB
I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.
File: ES0363.doc
INDICE
Visita a Teheran (30 gennaio – 2 febbraio 2005)
Schede a cura del Servizio Rapporti Internazionali
Profilo di Gholamali Haddad-Adel Presidente del Majlis
Il procedimento legislativo in Iran
§ L'Assemblea consultiva islamica (Majilis)
§ Il Consiglio dei Guardiani della Costituzione
§ Consiglio per la Determinazione delle Scelte
Relazioni parlamentari italo-iraniane
Dialogo parlamentare sulle quattro antiche civilta’ mediterranee (Egizia, Greca, Persiana, Romana)
Documentazione a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea
Rapporti tra l’Unione europea e la Repubblica islamica dell’Iran
Documenti delle Nazioni Unite
§ Assemblea Generale – Risoluzione n. 58/195 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell’Iran (22 dicembre 2003)
§ Dichiarazione del Ministro degli Affari esteri dell’Iran K. Kharrazi, in occasione dell’apertura della 59° sessione dell’Assemblea Generale (New York, 24 settembre 2004)
§ Assemblea Generale – Terza Commissione: Risoluzione sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell’Iran (approvata dall’A.G. il 20 dicembre 2004)
Atti dell’Unione europea
§ Commissione delle Comunità europee, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Relazioni tra l’UE e la Repubblica islamica dell’Iran – Bruxelles, 7 febbraio 2001
§ Risoluzione del Parlamento europeo sull’aiuto dell’UE all’Iran dopo il terremoto (15 gennaio 2004)
§ Risoluzione del Parlamento europeo sull’Iran (12 febbraio 2004)
§ Consiglio dell’UE, Comunicato stampa, Bruxelles 22-23 novembre 2004 (stralci sull’Iran)
§ Consiglio dell’UE, Comunicato stampa, Bruxelles 13-14 dicembre 2004 (stralci sull’Iran)
§ Consiglio europeo di Bruxelles - 16 e 17 dicembre 2004 – Conclusioni della Presidenza - (stralci sull’Iran)
Attività parlamentare
- Camera, Commissione Affari esteri
Seduta del 30 luglio 2003 Discussione della risoluzione Landi di Chiavenna n. 7-00294, sulle manifestazioni in Iran – Approvazione della risoluzione conclusiva n. 8-00055 (con Nota di attuazione del Ministero degli Affari esteri)
Seduta del 28 gennaio 2004 – Audizione del ministro degli Affari esteri, F.Frattini, sulla situazione in Iran
Seduta del 19 febbraio 2004 – Comitato permanente sui diritti umani – Audizione dell’avvocato Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace 2003
Seduta del 23 settembre 2004 – Interrogazioni a risposta immediata n. 5-03471 (Landi di Chiavenna) Programma nucleare iraniano
Seduta del 19 gennaio 2005 – Interrogazioni a risposta immediata 5-03824 (L. Cima) – Soluzione diplomatica della minacciata crisi tra Usa ed Iran
Pubblicistica
§ P. Scagliusi, Il programma nucleare missilistico iraniano, in: Rivista marittima, febbraio 2004
§ F. Minniti, Le capacità nucleari dell’Iran, in: Rivista aeronautica, n. 2/2004
§ S. Blank, La proliferazione nucleare in Medio Oriente: Israele e Iran a confronto, in: Acque & Terre, n. 4-5/2004
§ R.K. Ramazani, Ideology and Pragmatism in Iran’s Foreign Policy, in: The Middle East Journal, autunno 2004
§ F. Khosrokhavar, L’Iran: du mouvement réformateur au post-réformisme, in: Afrique du Nord – Moyen-Orient, 2004/05
§ M. M.Milani, Iran, the Status Quo Power, in: Current History, n. 678/2005
Documentazione
§ Documenti dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica – Includono il testo dell’Accordo del 15 novembre 2004 tra Iran da un lato, e Francia, Germania, Regno Unito dall’altro)
§ Dipartimento di Stato USA: Patterns of Global Terrorism 2003 (stralci sull’Iran)
§ Rapporti Annuali di Amnesty International (2004) e di Human Rights Watch (2005) – Stralci sull’Iran
§ Elenco degli accordi bilaterali tra Italia e Iran
Visita
a Teheran
(30 gennaio – 2 febbraio 2005)
Programma
- domenica 30 gennaio:
ore 13.00: appuntamento alla sbarra di via della Missione
ore 14.00: partenza con volo di Stato dall’aeroporto di Ciampino
ore 18.00: arrivo della delegazione a Teheran - trasferimento all’ Hotel Esteghlal – (ex Hilton);
ore 20.30: Pranzo di lavoro in Residenza.
- lunedi’ 31 gennaio:
ore 10.00: incontro con Presidente della Commissione Esteri del Parlamento iraniano, Alaedin Buroujerdi;
ore 11.30: visita Sede ex Istituto di Cultura;
ore 13.00: colazione ristorante tradizionale NAYEB;
ore 15.00: incontro con Sindaco di Teheran Dott. Ahmedi Nejad;
ore 16.30: visita alla Cancelleria Consolare;
ore 19.00: pranzo ufficiale presso la sede storica del Parlamento iraniano, “Piazza Baharestan”.
- martedi’ 1 febbraio:
ore 09.30: incontro con Presidente del Gruppo Parlamentare di Amicizia Iran-Italia Dott. Shahriyar Moshiri;
ore 11.30: visita alla Scuola Italiana di Teheran, “Pietro Della Valle”;
ore 13.30: colazione ufficiale di S.E. l’Ambasciatore d’Italia in onore della delegazione italiana;
ore 16.00: incontro con Presidente del Parlamento iraniano Dott. Gholam - Ali Hadad Adel;
ore 17.00: incontro con Ministro degli Esteri Kamal Kharrazi
ore 19.00: trasferimento alla Parrocchia della Consolata, concerto di musica classica del Gruppo degli Archi di Firenze diretti dal Maestro Poce Antonio ed incontro con la comunita' italiana, seguito da cocktail.
- mercoledi’ 2 febbraio:
ore 9.00: visita al Museo Archeologico;
ore 10.00: visita al quartiere degli antiquari
ore 12.00: visita al Museo Reza Abbassi’;
ore 13.30: colazione al ristorante BAGH-E SABA;
ore 16.00: partenza per Roma;
ore 17.30 circa: arrivo all’aeroporto di Roma Ciampino
NOTIZIE UTILI
Moneta: Rial
1 Euro = 11.572,5 Rial Iraniano
1 Rial Iraniano = 0.0001 Euro
1 Dollaro = 8.831,9469 Rial Iraniano
1 Rial Iraniano = 0.0001 Dollari
Fuso orario: +3
Temperatura: -3 +7; Umidità: 77/75; Rovesci (si consigliano indumenti caldi)
Prefisso telefonico per l’Iran: 0098 - Teheran: 009821
Per i cellulari è preferibile VODAFONE
Corrente elettrica: 220V 50 Hz
Ambasciata
Ambasciatore Roberto Toscano
Teheran 81, Ave. Neuphle le Château - P.O. BOX 11365-7863
Tel. 009821 6726955/6
Fax 6726961
Telex 0088 214171 ITIE IR
Albergo
Hotel Esteghlal
Tel.: 0098 -21- 2040031
Fax: 0098 -21- 2047041
E-mail: est.hotel@www.dci.co.ir
Cellulare dott. Dickmann 335 - 5824155
INDICE
Struttura istituzionale e dati di base
IRAN: Principali cariche di Stato e di Governo 11
1. Assetto istituzionale 12
2. Sviluppi della situzione politica interna 13
3. Scadenza del mandato di Khatami e ridefinizione degli equilibri fra schieramenti
4. Principali figure politiche in vista delle prossime elezioni
5. Principali gruppi di potere extraparlamentari
1. Il difficile rapporto con gli USA
2. Relazioni tra Unione europea ed Iran
3. Questione nucleare iraniana
4. Situazione dei diritti umani in Iran: riflessi internazionali
5. Iran e lotta al terrorismo internazionale
6. Posizione dell’Iran sull’Iraq
7. Rapporti con i Paesi del Golfo
8. Ruolo dell’Iran nel conflitto in Terra Santa e rapporti con il mondo arabo
9. Relazioni con l’Asia Centrale e l’Afghanistan:
10. Riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI
1. Visite bilaterali realizzate negli ultimi anni
2. Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche
4. I rapporti economico-commerciali con l’Italia e le strategie di penetrazione
Monarchia governata dal 1925 dalla famiglia Pahlavi, l’Iran subisce durante la Seconda Guerra Mondiale l’occupazione delle truppe sovietiche e britanniche.
Sostenuto dagli USA, lo scià Mohammed Reza Pahlavi (regnante dal 1941) inizia dopo la guerra un’opera di rafforzamento del suo regime, tentando di promuovere al contempo la modernizzazione economica e sociale a partire da una radicale riforma agricola (la ”Rivoluzione Bianca”). In reazione alla politica modernizzatrice e occidentalizzante dello Scià, i partiti di opposizione e il clero sciita, di cui l’Ayatollah Khomeini era il più autorevole esponente, avviano una serrata opposizione, culminata nel 1979 con la fuga dello Scià e con l’istituzione di una Repubblica Islamica, la cui formalizzazione avviene con il referendum del 30 marzo di quell’anno. Rigidi principi di matrice islamica sono diventati quindi il fondamento dell’attività dello Stato, ispirandone l’azione sia in campo politico che in ambito internazionale.
Nel periodo 1980-1988 l’Iran ha dovuto affrontare una lunga guerra con l’Iraq, conclusasi senza vincitori né vinti, ma con un pesantissimo bilancio di vittime e di danni per entrambi i Paesi.
Le elezioni presidenziali del 1997 e quelle parlamentari del 2000 hanno aperto la strada al governo moderato di Khatami, anche se la struttura dello Stato non permette al Presidente di esercitare la sua attività senza il controllo dei vertici religiosi del Paese. Al vertice dello Stato vi è infatti la Guida Spirituale (Ayatollah Khamenei) che e’ la massima Autorità religiosa del Paese (nominata da un Consiglio di 84 teologi eletti a suffragio diretto ogni 8 anni) che ha il controllo sulle leggi e sugli organi dello Stato, compreso il Presidente della Repubblica.
In questa fase, e in particolare a seguito delle elezioni parlamentari del febbraio 2004 che hanno riportato alla ribalta il fronte conservatore, la spinta riformista pare essersi arrestata e si specula ormai sulla probabile sconfitta di Khatami alle prossime elezioni presidenziali, previste per il 17 giugno 2005.
Struttura istituzionale e dati di base
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Superficie: |
1.645.258 Kmq |
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Capitale: |
Teheran |
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Principali città: |
Tabriz, Esfahan, Mashad, Qom, Bandar- e- Abbas |
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Nome Ufficiale: |
Repubblica Islamica di Iran |
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Forma di Governo: |
Repubblica Islamica |
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Massima Autorità religiosa(Guida Spirituale): |
Ayatollah Ali Khamenei dal 1989 |
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Capo del Governo: |
Hojatoleslam Seyed Mohamad Khatami dal 3.8.1997 |
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Ministro degli Esteri: |
Kamal Kharrazi |
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Sistema legislativo: |
Parlamento unicamerale con 290 membri |
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Sistema legale: |
sistema basato sul diritto islamico |
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Suffragio: |
universale (dai 15 anni) |
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Partecipazione a Organizzazioni Internazionali: |
ONU, OPEC, OCI (Organizzazione della Conferenza Islamica), G-77 |
Popolazione ed indicatori sociali
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Popolazione: |
60.622.704 (stimata nel luglio 2002; l’ultimo censimento ufficiale risale al 1991) |
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Tasso di crescita: |
0.77 % |
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Aspettativa di vita alla nascita: |
70.25 (71.69 donne, 68.87 uomini) |
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Gruppi etnici: |
Persiani 51%, Azeri 24%, Kurdi 7%, Arabi 2% |
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Religioni: |
Sciiti 89%, Sanniti 10%, Altri 1% |
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Lingue: |
Persiano 58%, Turco 26% |
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Partiti politici principali: |
Non esistono formalmente i partiti politici, ma vengono riconosciute le seguenti formazioni politiche: Il Fronte del 23 maggio; La Coalizione dei Seguaci dell’Imam e della Guida; Gli Indipendenti; Gli Esecutivi del Partito della Ricostruzione; la Coalizione dei Gruppi Religiosi o Nazionali; le Minoranze Religiose |
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Gruppi politici di pressione: |
Organizzazione studentesca per il Rafforzamento dell’Unità (filogovernativa); Movimento di Liberazione dell’Iran (opposizione) |
I R A N: Principali cariche di Stato e di Governo
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Leader supremo (Guida della rivoluzione islamica) |
KHAMENEI, Ali Hoseini-, Ayatollah |
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Presidente della Repubblica e Capo del Governo |
KHATAMI-Ardakani, (Ali) Mohammad, Hojjat ol-Eslam |
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Presidente dell’Assemblea consultiva islamica (Majlis) |
HADAD-ADEL, Qolam Ali |
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Segretario di Gabinetto |
RAMEZANZADEH, Abdollah |
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Primo vicepresidente |
AREF-Yazdi, Mohammad Reza |
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Vicepresidente per l’energia atomica |
AQAZADEH-Khoi, Qolam Reza |
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Vicepresidente per I beni culturali e il turismo |
MARASHI, Hosein |
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Vicepresidente per la tutela dell’ambiente |
EBTEKAR, Masumeh |
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Vicepresidente per gli Affari legali e parlamentari |
ANSARI, Majid, Hojjat ol-Eslam |
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Vicepresidente per gli Affari dei veterani di Guerra e dei martiri della Rivoluzione |
DEHQAN, Hosein |
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Vicepresidente per l’educazione fisica |
MEHR-ALIZADEH, Mohsen |
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Vicepresidente per la gestione e la pianificazione |
SATARI-FAR, Mohammad |
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Ministro per la battaglia agricola |
HOJATI, Mahmud |
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Ministro del commercio |
SHARIAT-MADARI, Mohammad |
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Ministro della comunicazione e delle tecnologie dell’informazione |
MOTAMEDI, Ahmad |
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Ministro per le cooperative |
SUFI, Ali |
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Ministro della difesa e della logistica delle Forze Armate |
SHAMKHANI, Ali, VAdm. |
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Ministro dell’economia e delle finanze |
MAZAHERI, Tahmasb |
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Ministro dell’educazione e dell’addestramento |
HAZI-QAEM, Morteza |
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Ministro dell’energia |
BITARAF, Habibollah |
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Ministro degli Affari esteri |
KHARAZI, (Ali Naqi) Kamal |
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Ministro della salute e dell’educazione sanitaria |
PEZESHKIAN, Masud |
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Ministro per le politiche abitative e lo sviluppo urbano |
ABDOL-ALIZADEH, Ali |
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Ministro dell’industria e delle miniere |
JAHANGIRI, Eshaq |
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Ministro per l’intelligence e la sicurezza |
YUNESI, (Mohammad) Ali, Hojjat ol-Eslam |
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Ministro dell’interno |
MUSAVI-LARI, Abdol Vahed, Hojjat ol-Eslam |
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Ministro della guida e della cultura islamica |
MASJED-JAMEI, Ahmad |
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Ministro della giustizia |
SHOSHTARI, Mohammad Esmail, Hojjat ol-Eslam |
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Ministro del lavoro e degli Affari sociali |
HOSEINI, Safdar |
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Ministro del petrolio |
NAMDAR-ZANGANEH, Bijan |
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Ministro delle strade e dei trasporti |
KHORAM, Ahmad |
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Ministro per la scienza, la ricerca e la tecnologia |
TOWFIQI-Darian, Jafar |
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Ministro del welfare e della sicurezza sociale |
SHARIFZADEGAN, Mohammad Hosein |
1. Assetto istituzionale
L'Iran è formalmente una Repubblica Islamica basata sull'istituto del "Velayat - e Faqih" (Governo del giureconsulto sciita), ovvero sulla supremazia del potere religioso sciita. Tale sistema fa si che la Guida Spirituale, massima Autorità religiosa del Paese, eserciti anche un ruolo politico di prim’ordine che di fatto la sovraordina rispetto ad ogni Autorità politica del Paese.
Il carattere teocratico del sistema istituzionale creato nel 1979 tende, di fatto e di diritto, ad imbrigliare e limitare l'azione del Parlamento e del Presidente della Repubblica. L'esercizio del potere in Iran si basa oggi su un equilibrio molto delicato tra i cinque organi principali:
1) Il Parlamento -i suoi membri sono eletti a suffragio universale e restano in carica per quattro anni. Ha funzione legislativa e non può essere sciolto dall’esecutivo. Inoltre può apporre il veto ai candidati per cariche ministeriali proposti dall’esecutivo.
2) Il Presidente della Repubblica: Dal 1988, a seguito di una riforma costituzionale che ha abolito la carica di Primo Ministro, la forma di Governo è di tipo presidenziale. Gran parte dei poteri esecutivi sono stati quindi trasferiti al Presidente, che rimane tuttavia sottomesso alla Guida Suprema.
3) Il Consiglio dei Guardiani - è composto da sei membri appartenenti al clero islamico e sei giuristi; ha il potere di veto sulle leggi proposte dal Majles e a qualsiasi altra legge che consideri difforme da quella islamica o dalla Costituzione iraniana. Ha inoltre il potere di veto inappellabile sulle candidature a cariche pubbliche (tale veto è stato esercitato in modo sistematico in occasione delle elezioni parlamentari del febbraio 2004). Tale potere risulterà determinante durante le prossime elezioni presidenziali.
4) Il Consiglio per la Determinazione delle Scelte -ha la funzione di mediare le dispute tra il Consiglio dei Guardiani e il Majles. Attualmente è guidato da Rafsanjani, che ne ha assunto la guida nel 1997, al termine del suo secondo mandato presidenziale.
5) La Guida Suprema -ha un ruolo di "arbiter super partes" riconosciutogli dalla Costituzione, ma che in pratica, oggi più che mai, gli deriva soprattutto da un'incapacità degli altri quattro organi di comporre il rapporto di forza che attualmente caratterizza le relazioni tra i vari poteri -formali o meno- dello Stato islamico.
2. Sviluppi della situazione politica interna
Negli ultimi tempi e’ risultato evidente un netto indebolimento della ipotesi riformista, in particolare per quello che si potrebbe definire “khatamismo”. Il Presidente Khatami e’ apparso incapace di portare avanti il programma di rinnovamento politico del Paese avviato con entusiasmo e speranze nel 1997. Il blocco da parte del Consiglio dei Guardiani di alcuni cruciali disegni di legge (sui poteri presidenziali e sul procedimento di selezione delle candidature per il Parlamento) e’ stato a questo riguardo determinante. Questa progressiva “perdita di velocità” politica del disegno riformista, combinata con l’insoddisfazione popolare per difficoltà quali la forte disoccupazione e l’aumento dei prezzi, ha portato ad una clamorosa caduta del consenso popolare, riscontrata in particolare in occasione delle elezioni legislative per il rinnovo del Parlamento del febbraio 2004, dove si è consumata l’attesa sconfitta dei riformisti (84 seggi contro i 156 ottenuti dai conservatori).L’elettorato riformista, un tempo fortemente maggioritario, non si e’ presentato alle elezioni, permettendo cosi’ una ampia vittoria conservatrice. Nonostante le forti polemiche scatenate dall’operato del Consiglio dei Guardiani (che ha bloccato preventivamente la candidatura di molti esponenti progressisti) l’opinione pubblica si è mostrata sostanzialmente apatica e sospettosa di trovarsi di fronte a una sorta di “sceneggiata di regime”, destinata a risolversi con un’intesa fra gli opposti schieramenti in favore della perpetuazione dello status quo.
3. Scadenza del mandato di Khatami e ridefinizione degli equilibri fra schieramenti
Resta a questo punto da chiedersi, nell’ipotesi che il riformismo di Khatami stia effettivamente avvicinandosi alla fine, quali formule politiche potrebbero sostituirla, soprattutto all’indomani delle prossime elezioni presidenziali previste per il 17 giugno 2005. Se infatti si da quasi per scontata l’uscita di scena di Khatami, si stenta al contempo ad intravedere l’emergere di un fronte alternativo ben delineato.
Probabilmente è dalla politica estera, e in particolare dalla “questione nucleare”, che possiamo ricavare alcune indicazioni. Grazie ad una convergenza su una linea di compromesso fra riformisti-“khatamisti” e conservatori-“rafsanjanisti” e’ stato possibile superare nel corso del 2004 quel punto morto che aveva fatto temere un rapido slittamento verso un duro confronto fra Iran e l’intera Comunità Internazionale. Non e’ quindi da escludere che l’intesa che ha portato alla “Dichiarazione di Teheran” possa costituire la prova generale di un patto centrista fra queste due correnti politiche. E’ sempre maggiore il numero degli osservatori che concorda nel prevedere, per la prossima fase della politica iraniana, un “riformismo senza i riformisti”: una combinazione di apertura economica, moderazione internazionale e rispetto delle fondamentali esigenze dello stato di diritto pur nel mantenimento (ed è qui che sorgono evidenti incognite e contraddizioni) di un sostanziale controllo politico da parte del regime.
4. Principali figure politiche in vista delle prossime elezioni
Oltre a quella dell’attuale presidente Khatami, appare rilevante la candidatura di Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani, ex-presidente nel primo periodo post-khomeini, oggi alla guida del Consiglio di Determinazione delle Scelte, ago della bilancia nei sempre più delicati rapporti fra Majlis e Governo, nonché uomo d’affari molto popolare all’interno del Paese. Nonostante non ci siano ancora dichiarazioni ufficiali a proposito della sua candidatura, l’eventuale scesa in campo di Rafsanjani potrebbe cambiare gli equilibri fra gli schieramenti, rendendolo di fatto il favorito.
Tra gli altri candidati si segnalano in primo luogo Rohani(capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale), conservatore non sgradito ai riformisti che però ha commesso l’errore di una partenza prematura, e inoltre sconta il prezzo del suo incarico su un dossier controverso e spinoso come quello nucleare.
Tra i conservatori si sono schierati, inoltre, l’ex Ministro degli Esteri, ed attuale Consigliere per gli Affari Internazionali della Guida Suprema, Velayati, il quale gode di forti appoggi presso settori influenti del regime (è fra i consiglieri del Leader Supremo Khamenei), l’ex capo dei Pasdaran Mohsen Rezai (oggi Segretario del Consiglio di Determinazione delle Scelte), e l’ex capo della televisione nazionale Ali Larijani, noto per le sue posizioni radicalmente conservatrici.
Tra i riformatori si registrano numerose “pre-candidature” tra le quali quella di Karrubi, l’ex Presidente riformista del Parlamento, oggi schierato su posizioni centriste; l’ex Ministro dell’Istruzione Mostafa Moin, proveniente dal partito del fratello del Presidente Khatami; l’attuale Vice Presidente Mohsen Mehr-Alizadeh e l’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze Tahmasb Mahazeri, dimessosi lo scorso anno dal Gabinetto Khatami in polemica per le scelte non sufficientemente liberiste del Presidente.
5. Principali gruppi di potere extraparlamentari
Il clero sciita. Il clero ha storicamente avuto un ruolo centrale nella politica e nella società iraniana rivestendo il ruolo di guida spirituale per la popolazione. Dall’epoca della rivoluzione, quasi tutte le cariche più importanti sono state ricoperte da membri influenti del clero. E’ caratterizzato in generale da un alto grado di coesione interna, anche se si riscontrano alcune discrepanze tra riformisti e moderati.
Il bazaar. Si tratta della classe mercantile iraniana, la quale esercita tradizionalmente una forte influenza nella politica economica del Paese. Sono fortemente legati al regime islamico grazie al quale hanno beneficiato dell’aggiudicazione di appalti e contratti importanti in cambio della costruzione di moschee e del sostegno ai candidati conservatori.
I bonyad. Fanno parte della corrente conservatrice. Nascono come organizzazione caritatevole a sostegno della popolazione disagiata, ma presto si aggiudicano enormi benefici che gli fanno avere il primato nel commercio non petrolifero. Negli ultimi anni l’amministrazione iraniana ha cercato di contenere il loro sempre più crescente potere, ma senza successo.
1. Il difficile rapporto con gli USA
Il nodo principale della politica estera iraniana rimane il rapporto con gli Stati Uniti, formalmente congelato dai tempi della Rivoluzione Islamica. Il sostegno fornito dall'Iran a formazioni terroristiche (Hezbollah libanese, Hamas), nonché il possibile sviluppo di armi di distruzione di massa (in primo luogo l'arma nucleare), sono all’origine dell’inclusione dell’Iran da parte dell’Amministrazione statunitense nel c.d. “asse del male”, ed hanno molto contribuito alla chiusura di quegli spiragli di dialogo che si erano aperti nel dicembre 2003 a seguito del terremoto di Bam e alla pronta reazione degli USA, tradottasi nell’invio di aiuti umanitari e nella sospensione temporanea delle sanzioni per permettere donazioni finanziarie in favore della popolazione colpita. La questione dei rapporti di Teheran con gli Stati Uniti si è caricata di ancor maggiore complessità a seguito dell’evolversi della situazione in Iraq, dove l’Iran è potenzialmente in grado di esercitare una forte influenza in virtù dell’ascendente esercitato sulle componenti sciite della società irachena.
Se ed in che modo Washington sia disponibile a riaprire un dialogo con Teheran è ancora una questione aperta. Il cambio della guardia al Dipartimento di Stato ed il ricompattamento dell’Amministrazione Bush dopo le presidenziali di novembre potrebbero indurre gli Stati Uniti ad assumere un atteggiamento caratterizzato da maggiore pragmatismo e da una visione comprensiva di tutti i dossiers aperti con Teheran, finora trattati separatamente. Con ogni probabilità, Washington continuerà ad adoperarsi per evitare che la corsa nucleare di Teheran faccia precipitare una crisi “strategica” con implicazioni gravissime per tutto il Medio Oriente, inclusa la possibilità che altri attori regionali (Israele in testa) prendano l’iniziativa con le maniere forti.
Parimenti incerta è la ricettività iraniana sul possibile dialogo con gli Stati Uniti. L’arroccamento dell’Iran su posizioni difensive, in parte determinato dal timore di un riallineamento dell’Amministrazione Usa su posizioni “dure”, è giustificato in questa fase anche dal clima di tensione creato dall’avvicinarsi delle elezioni presidenziali a Teheran. Salvo clamorosi colpi di scena, quindi, la ripresa delle relazioni con gli Stati Uniti non appare quindi imminente.
2. Relazioni tra Unione europea ed Iran
Le relazioni tra l’Unione Europea e l’Iran non dispongono attualmente di una cornice giuridica di riferimento. La Commissione ha tuttavia recentemente annunciato la ripresa delle trattative con Teheran in vista della firma di un Accordo di Commercio e Cooperazione: l’ultima sessione negoziale ha avuto luogo a Bruxelles il 12 e 13 gennaio .
Nel giugno 2002 il Consiglio aveva adottato le direttive negoziali della Commissione ed avviato quindi, nel dicembre 2002, il negoziato per la conclusione dell’Accordo di Commercio e Cooperazione e di un parallelo Accordo di cooperazione politica che prevedesse un approfondimento del dialogo nelle cosiddette four areas of concern. L’UE ha infatti manifestato fin dall’inizio l’aspettativa che al rafforzamento delle relazioni economiche e commerciali tra l’Unione e l’Iran corrispondessero paralleli e sostanziali progressi in materia di diritti umani, non proliferazione, lotta al terrorismo e processo di pace in Medio Oriente.
Le due tornate di colloqui svoltesi in aprile e in giugno del 2003 hanno portato l’attenzione sulla parte politica delle intese, ed in particolare sulla questione nucleare, scontrandosi con la posizione intransigente del Governo iraniano e l’impossibilità a procedere nel negoziato. E’ andata tuttavia rafforzandosi da parte europea l’idea che tale impasse dovesse essere gradualmente superato, inviando agli iraniani un segnale di apertura. Per parte nostra, abbiamo condiviso questa linea, ritenendo prioritario evitare l’isolamento dell’Iran e continuare a sostenere i canali di dialogo esistenti, in primis il Dialogo strutturato UE – Iran sui Diritti Umani (nonostante gli scarsi progressi registrati ad oggi e l’insufficiente volontà dimostrata dalle autorità di Teheran ad intraprendere un autentico processo di riforma).
Il CAGRE dello scorso 11 ottobre ha ribadito la politica d’impegno dell’UE nei confronti dell’Iran, a condizione però che Teheran dimostri la sua disponibilità a sospendere il programma nucleare. A seguito dell’intesa del 14 novembre e dell’annuncio relativo alla sospensione delle attività di arricchimento, il Consiglio si è quindi detto pronto, a riprendere le discussioni con Teheran relative all’Accordo di Commercio e Cooperazione e all’Accordo sul dialogo politico.
Si segnala che l’Accordo di Commercio e Cooperazione dovrebbe configurarsi come un accordo comunitario (il negoziato sarà pertanto condotto dalla Commissione, assistita da un Comitato speciale nominato dal Consiglio, in pratica il Gruppo Medio Oriente/Golfo) ed includere disposizioni in materia di diritti umani e riammissione. Le clausole sulla non proliferazione (fortemente voluta dal Regno Unito sulla base della formula tipo approvata dal CAGRE del novembre 2003) e sulla cooperazione in materia di lotta al terrorismo dovrebbero invece essere accolte nell’Accordo politico, da concludersi ai sensi dell’Art. 24 TUE (la conduzione del negoziato spetterà quindi alla Presidenza, assistita, se del caso, dalla Commissione).
3. Questione nucleare iraniana
L’ambizioso programma nucleare civile iraniano ha suscitato forti preoccupazioni nella Comunità internazionale quando, nel 2002, fonti di intelligence lanciarono l’allarme su numerose attività nucleari clandestine in Iran.
Tale allarme e le conseguenti pressioni internazionali hanno spinto l’Iran a stabilire un dialogo con l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) al fine di restaurare la fiducia compromessa e di evitare l’isolamento internazionale. Il dispositivo di ispezioni così messo in atto dall’AIEA rivelò una serie di inadempienze relative ad alcuni obblighi dichiarativi, ma soprattutto fece chiaramente emergere che Teheran era impegnata a sviluppare l’intero “ciclo del combustibile”, tecnologia non solo civile ma anche alla base della realizzazione di un dispositivo nucleare militare. Mentre gli Stati Uniti adottarono da subito una linea particolarmente dura, volta a mantenere una costante pressione sull’Iran in sede AIEA ma propugnando anche il deferimento al CdS delle Nazioni Unite; i Paesi europei si posero da subito su posizioni negoziali più concilianti.
In particolare Francia, Germania e Regno Unito avviarono un negoziato con l’Iran e, nell’ottobre 2003, hanno registrato la dichiarata disponibilità di Teheran a cooperare con l’AIEA per chiarire tutte le questioni pendenti; a firmare e ratificare prontamente il Protocollo Addizionale (PA - che attribuisce, all’Agenzia il diritto di ispezionare non solo attività legate al nucleare in senso stretto); a sospendere sia le attività connesse allo sviluppo del ciclo del combustibile che quelle che l’AIEA definisce ad esse “collegate”.
Tuttavia la collaborazione offerta da Teheran nel 2003 non si è rivelata piena come atteso, emersero infatti ulteriori aspetti non dichiarati del programma nucleare iraniano mentre la portata della sospensione delle attività legate al ciclo del combustibile veniva progressivamente ridotta. Ancora una volta l’Unione Europea ha nel 2004 proseguito sulla strada del dialogo avallando il processo avviato con l’Iran dai tre europei e decidendo di associarvi l’Alto Rappresentante Solana, per cercare di rafforzare il carattere europeo dell’iniziativa. È così che i tre Paesi europei hanno concordato lo scorso 14 novembre con gli iraniani una nuova intesa che, acquisita la disponibilità dell’Iran a sospendere volontariamente tutte le attività legate al ciclo del combustibile, prevede l’avvio di un negoziato attraverso il quale l’Iran dovrebbe ottenere concessioni in materia economico-commerciale, per quanto riguarda le forniture di alta tecnologia e nel campo della sicurezza regionale.
In sostanza la sospensione ed il negoziato dovrebbero coesistere e quest’ultimo dovrebbe creare le condizioni necessarie per indurre Teheran a rinunciare definitivamente a disporre del ciclo del combustibile. L’accordo del 14 novembre ha conseguentemente aperto la strada ad una intesa nel contesto AIEA, il cui Consiglio dei Governatori dello scorso 29 novembre ha deciso, vista la verifica della sospensione iraniana di tutte le attività di arricchimento, di “derubricare” l’argomento Iran dall’agenda dei suoi futuri lavori.
L’intesa raggiunta dai tre europei prevede, come meccanismo di gestione del negoziato, l’istituzione di uno steering committee che sovrintende a sua volta al negoziato condotto in seno a tre gruppi di lavoro (nucleare, economico-commerciale e politico e di sicurezza) L’Italia segue con particolare attenzione lo svolgersi dei negoziati, iniziati nel dicembre scorso, e se apprezza i risultati raggiunti dai tre Paesi europei, nello stesso tempo ne riconosce i limiti: il successo nel negoziato con l’Iran richiederebbe, a nostro avviso e per le materie di competenza comunitaria, il pieno coinvolgimento dell’UE.
D’altro canto l’Italia ritiene, dando il suo pieno appoggio all’iniziativa negoziale iniziata dai tre europei, che l’engagement dell’Iran sui tre volets (nucleare, economico-commerciale e politico e di sicurezza) sia la chiave di volta per “controllare” il programma nucleare iraniano. Particolarmente importante a tal fine sarebbe la ratifica da parte del Parlamento iraniano del PA; infatti l’Iran nel dicembre 2003 ha firmato il Protocollo Addizionale acconsentendo, quale misura di trasparenza e fiducia, ad applicarlo in attesa della ratifica; tuttavia il formale atto di ratifica costituirebbe la conferma definitiva di una misura di confidence building indispensabile a dare ulteriore slancio al negoziato in corso.
4. Situazione dei diritti umani in Iran: riflessi internazionali
E’ nota la preoccupazione con la quale l’Unione Europea segue la situazione dei diritti umani in Iran. La Presidenza irlandese, nell’intervento pronunciato il 25 marzo 2004 a nome dell’Unione Europea in occasione della 60ma Commissione ONU sui Diritti Umani di Ginevra (CDU), ha sottolineato come, nonostante la recente adozione, da parte di Teheran, di alcune misure positive in materia di diritti delle donne, la situazione complessiva dei diritti umani in Iran continui a destare preoccupazione, a causa del permanere di gravi violazioni quali arresti arbitrari, sparizioni e torture di detenuti nonché la pratica delle esecuzioni in pubblico. L’Unione ha richiamato l’attenzione della CDU sulla limitazione delle libertà e dei diritti imposta in Iran ai non musulmani (particolarmente discriminati risultano i Bahai), lamentando altresì una progressiva restrizione della libertà di espressione a danno di testate giornalistiche e operatori della carta stampata.
Tale situazione per altro é peggiorata dopo le controverse elezioni politiche del febbraio scorso, che hanno segnato la sconfitta dei riformisti ed il successo dei conservatori.
In presenza della situazione appena descritta, nel quadro dei lavori della 59^ Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, è stata presentata dal Canada[1], in analogia a quanto già fatto nel 2003, con la co-sponsorizzazione dell’Italia e degli altri ventiquattro partners europei, una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Iran, poi approvata il 20 dicembre u.s. dall’Assemblea Generale con 71 voti a favore, 54 contrari e 55 astensioni.
Dal dicembre 2002 è in corso un dialogo strutturato EU-Iran sui diritti umani su base semestrale, che si svolge alternativamente a Teheran e nella capitale europea che esercita la Presidenza di turno dell’Unione. Le periodiche sessioni di dialogo consentono all’Unione Europea di evocare con le Autorità iraniane questioni relative al rispetto dei diritti umani e di segnalare casi individuali di violazione della libertà di opinione, di credo religioso, di arresti sospetti, di trattamenti particolarmente inumani e degradanti, sui quali vengono sollecitati interventi di clemenza e/o riparazione.
Nel secondo semestre del 2004, la Presidenza olandese ha intrapreso, d’intesa con gli altri partner europei, un esercizio di valutazione del dialogo le cui conclusioni sono state approvate dal CAGRE dell’11 ottobre u.s.. Queste, da un lato esprimono l’insoddisfazione dell’UE per i risultati sino ad oggi conseguiti dal dialogo stesso e, dall’altro, ribadiscono la volontà di proseguire l’esercizio negoziando con gli iraniani nuove modalità operative di svolgimento volte a renderlo più efficace. A tale scopo una delegazione dell’Unione Europea in formato Troika dovrebbe recarsi, non appena possibile, a Teheran: contatti con le autorità iraniane sono già in corso per il tramite della Presidenza olandese, prima, e lussemburghese, adesso.
L’Italia, in ambito UE, é sempre stata fra i maggiori sostenitori del dialogo con l’Iran, come strumento privilegiato e potenzialmente più efficace per evidenziare e spingere a soluzione anche aspetti controversi, rispetto a strategie di tipo più conflittuale e sanzionatorio per la promozione dei diritti umani nel Paese.
5. Iran e lotta al terrorismo internazionale
L’Iran rappresenta un Paese chiave nella lotta al terrorismo per importanza geopolitica ed economica, ma la posizione di Teheran è soggetta ad ambiguità. Gli USA sostengono che vi sia il coinvolgimento di elementi dei Corpi della Guardia Rivoluzionaria Islamica e del Ministero della Sicurezza iraniano nella pianificazione e nel sostegno ad attività di organizzazioni terroristiche. L’Iran è anche accusato di dare ospitalità ad esponenti della Jihad islamica palestinese e degli Hezbollah libanesi. Sussistono inoltre ambiguità sul caso degli esponenti di Al Qaeda arrestati in Iran, di cui non si conoscono esattamente né il numero né le generalità. Nel caso di Khaled Al-Harbi, appartenente all’entourage di Osama Bin Laden, a metà dello scorso luglio l’Iran ha peraltro accolto la domanda di estradizione formulata dall’Arabia Saudita.
Il gruppo terroristico “Esercito Islamico dell’Iraq” – noto per l’assassinio di Enzo Baldoni ed il rapimento dei due giornalisti francesi – ha rivendicato il rapimento del console iraniano a Karbala, Jahani, rilasciato alla fine di settembre.
L’Iran ha fermamente rigettato le recenti accuse di interferenza nelle questioni interne all’Iraq formulate dal Presidente ad interim iracheno Al Yawar e da Re Abdullah di Giordania. Teheran ha inoltre condannato l’attentato in Iraq contro la sede dello SCIRI (Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq, movimento a lungo ospitato e sostenuto da Teheran), di Al Hakim e ha ribadito la nota posizione secondo cui le elezioni irachene si devono comunque svolgere regolarmente alla data prevista.
All’interno del Paese rimane l’allerta rispetto alle attività del gruppo terroristico di opposizione Mojahedin – e Khalq (MKO) che, sostenuto anche dal precedente regime iracheno, è stato responsabile di numerosi attacchi contro sedi governative iraniane. Lo scorso 28 dicembre si è tenuta a Teheran una cerimonia di ricongiungimento con le famiglie di 28 ex membri dell’MKO rientrati in Iran, durante la quale “i circa 1000 membri ancora presenti in Europa” sono stati invitati a “riconoscere gli errori commessi”. L’MKO è inserito dal 2002 nelle liste UE di organizzazioni terroristiche. Teheran non manca di sollevare la questione dell’inserimento nelle liste UE, tuttora pendente, anche del Consiglio Nazionale della Rivoluzione Iraniana (NCRI), espressione politica dell’MKO. Si ricorda che, il nostro Governo si è espresso nel 2004 a favore dell’inserimento del NCRI; le posizioni tra i partner europei rimangono però fortemente divise.
L’Iran ha ratificato 5 delle 12 Convenzioni internazionali contro il terrorismo (l’Italia, come noto, le ha ratificate tutte).
6. Posizione dell’Iran sull’Iraq
Le opzioni dell’Iran nei confronti dell’Iraq sono seguite dall’Italia con particolare attenzione, anche in ragione della presenza dei nostri militari nella provincia di Dhi Qar, zona che ha una maggioranza sciita su cui Teheran può esercitare una notevole influenza politica, anche se non il totale controllo.
La linea ufficiale iraniana è di sostegno alle Autorità provvisorie di Baghdad ed alla stabilizzazione dell’Iraq ma, nel contempo, di critica alle scelte statunitensi, definite arbitrarie.
l’Iran ha sempre pubblicamente mantenuto posizioni caute e moderate sia nei confronti del Governing Council (con cui ha concluso anche delle intese, nel novembre 2003) sia, dal 28 giugno 2004, del Governo interinale iracheno. E’ evidente che Teheran ha interesse ad evitare che l’Iraq precipiti in una spirale di destabilizzazione senza ritorno, suscettibile di comportare conseguenze pericolosamente negative anche per i propri equilibri interni, non ultimo in termini di possibili rappresaglie statunitensi.
All’interno della dirigenza iraniana si registra però anche una linea contraddistinta da toni più aspri nei confronti degli sviluppi della situazione irachena. Questa posizione non sempre lineare viene riflessa, fra l’altro, nelle dichiarazioni vicendevolmente polemiche che negli ultimi mesi si sono scambiati esponenti politici iracheni ed iraniani: dalle accuse di interferenze del Ministro della Difesa iracheno Hazem al-Shalaan per presunte infiltrazioni iraniane in Iraq alle recriminazioni da parte iraniana sulla “scomparsa” di vari cittadini iraniani, come nel caso della torbida vicenda del rapimento del diplomatico iraniano Fereydun Jahani, poi rilasciato, da parte dell’Esercito Islamico in Iraq.
In questo contesto contraddistinto da luci ed ombre, ha assunto particolare rilievo la visita che lo scorso settembre il Vice Primo Ministro iracheno Barham Saleh ha compiuto a Teheran. La visita, finalizzata anche a rendere meno altalenanti le relazioni fra i due Paesi, è stata preceduta da un’intervista televisiva del Premier Allawi in cui si ribadiva l’auspicio iracheno di sviluppare relazioni di buon vicinato con tutti i Paesi vicini ed in particolare con l’Iran, nonché l’impegno a ricostruire con Teheran relazioni lineari e franche basate sulla non interferenza nei rispettivi affari interni. In quest’ottica bisogna anche registrare il pledgeda 10 milioni di dollari annunciato da Teheran alla Conferenza dei donatori di Tokyo come contributo per la ricostruzione dell’Iraq.
In queste ultime settimane, l’Iran sta dimostrando di adoperarsi per far sì che le prossime tappe della transizione politica (in special modo le elezioni del 30 gennaio) possano svolgersi secondo il calendario previsto, come già annunciato in occasione della Conferenza di Sharm el-Sheykh, dove l’Iran ha assunto una posizione particolarmente conciliante. Tale sostegno esprime ovviamente un marcato interesse politico, tenuto conto che le previsioni elettorali danno la componente sciita come vincente. Di qui la fortissima reazione delle autorità iraniane alla notizia dell’attentato di fine dicembre contro la sede dello SCIRI (Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica, a lungo ospitato e sostenuto da Teheran) ed in particolare contro il leader del movimento Al Akim, da sempre legato ai più alti livelli della dirigenza iraniana.
7. Rapporti con i Paesi del Golfo
Non meno complesse sono le relazioni di Teheran con le monarchie del Golfo (Arabia Saudita e altri Paesi del CCG), governate da élites di rito sunnita tradizionalmente timorose di subire l’egemonia di un grande Paese sciita come l’Iran.
La presenza di comunità sciite in Arabia Saudita (circa 20% della popolazione), Bahrein (circa 70%), Kuwait (circa 30%), ed in misura minore anche in Qatar (intorno al 5%), rende i Governi di questi paesi molto sensibili all’ipotesi di una vittoria sciita in Iraq, che si risolverebbe in una inevitabile modifica degli equilibri politici nella Regione a favore anche di Teheran. Altrettanto forte è la preoccupazione dei Paesi del CCG, in modo particolare Kuwait e Qatar, per una possibile “hidden agenda” dell’Iran in campo nucleare. Il forte allineamento di questi paesi con gli Stati Uniti è da leggere quindi anche come una garanzia contro possibili tentazioni iraniane di egemonia regionale.
Allo stesso tempo, tuttavia, l’ultimo anno è stato caratterizzato da un intenso scambio di visite e da un generale rilancio dei rapporti economici con l’area del CCG, segno della comune volontà di evitare rotture e di incanalare le più spinose questioni entro una cornice di dialogo. La tournée effettuata dal Ministro degli Esteri iraniano Kharrazi nei Paesi del Golfo fra la fine di ottobre ed i primi di novembre dello scorso anno ha fornito l’occasione per ribadire la determinazione delle parti a mantenere aperti spazi di mediazione.
Per quanto riguarda in particolare i rapporti fra Iran e Emirati Arabi Uniti, le relazioni sono dominate dalla controversia sulla sovranità delle tre isole di Abu Mussa, Grande e Piccola Tunb, situate in posizione strategica sullo stretto di Hormuz e attualmente occupate dall’Iran, che vi ha
costruito installazioni militari. Gli Emirati non appaiono intenzionati a spingersi in difesa dei loro diritti di sovranità oltre un certo limite, sia in considerazione della potenza militare iraniana, sia per non rischiare di pregiudicare l’intenso interscambio con l’Iran, che rappresenta il principale mercato per le riesportazioni da Dubai(e non a caso, determinanti sono stati gli sforzi delle autorità di Dubai per ammorbidire l’atteggiamento della Federazione degli Emirati Arabi Uniti sul dossier delle isole contese).
Segnali di possibile riavvicinamento si registrano anche con l’Arabia Saudita, tradizionalmente in prima fila nella politica di contaiment dell’Iran rivoluzionario al fianco degli USA. I contatti tra i due paesi si sono intensificati sul terreno della lotta ad Al Qaida: dopo il noto viaggio del Capo del Potere Giudiziario Sharoudi a Riyad lo scorso anno, Rohani ha recentemente annunciato che Teheran avrebbe fornito ai sauditi informazioni tali da aver permesso il noto giro di vite di quelle Autorità contro gli ambienti fondamentalisti del Regno legati ad Al Qaida.
8. Ruolo dell’Iran nel conflitto in Terra Santa e rapporti con il mondo arabo
Per la sua posizione geo-strategica e per il suo peso specifico in Medio Oriente, l’Iran ha sempre svolto un ruolo di rilievo nel conflitto arabo-israeliano. Principale alleato (e fornitore di petrolio) di Israele all’epoca dello Shah, l’Iran ha radicalmente modificato la sua posizione dopo la rivoluzione khomeinista, tanto che Israele considera oggi l’attuale regime iraniano (ed il suo presunto programma nucleare) come la principale minaccia alla sua sopravvivenza. Teheran continua inoltre ad esercitare una diretta influenza sull’evoluzione del conflitto in Terra Santa, attraverso due canali: l’intesa strategica con la Siria, che risale ai tempi del conflitto Iran-Iraq, durante il quale Damasco aveva rotto il fronte arabo schierandosi contro il rivale ideologico Saddam Hussein, e il sostegno economico e logistico ai gruppi militanti islamici opposti a Israele, in particolare alla milizia sciita libanese Hezbollah. Durante la Seconda Intifada è inoltre cresciuta l’influenza iraniana su Hamas, a cui Teheran, secondo fonti della stessa ANP, fornirebbe sostegno logistico e addestramento in basi libanesi e iraniane.
9. Relazioni con l’Asia Centrale e l’Afghanistan:
Riguardo alla Regione del Caucaso ed alle ex- Repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, sin dal crollo dell’Unione Sovietica si è assistito ad un rinnovato attivismo iraniano in una vasta area di religione mussulmana dove forte è stata nel passato l’influenza della civiltà persiana. Dall’offerta di mediazione in occasione del conflitto fra Armenia ed Azerbajian sul Nagorno-Karabagh al ruolo di Paese moderatore delle istanze separatiste di alcune minoranze tagike ed uzbeke, l’Iran ha cercato in questi Paesi zone di influenza economica, partners commerciali ed interlocutori con i quali riattivare forme di consultazione regionale. La volontà di Teheran mantenere un’influenza nel settore centroasiatico, anche in funzione di parziale contenimento della sempre più forte presenza statunitense, è stata ribadita dal recente periplo compiuto nell’area del Presidente Khatami, che ha condotto alla sottoscrizione di numerosi accordi di cooperazione sia in campo politico che economico. Egualmente significativo il recente viaggio in Pakistan del Ministro degli esteri Kharrazi (27-28 dicembre 2004), in cui è stata discussa l’ipotesi di costruzione di un lungo gasdotto Iran-Pakistan-India, del valore di circa 4 milardi di dollari, dalle importanti potenziali ricadute sia sotto il profilo economico (nuovi mercati di sbocco per le enormi riserve di gas iraniano) che politico (rilancio dei rapporti con il Pakistan, da sempre tesi per il tradizionalmente allineamento di Islamabad con la politica di Washington, e possibile apertura di canali di dialogo fra Usa e Iran favoriti dalla mediazione pakistana).
Con riferimento in particolare all’Afghanistan, un Paese al quale l’Iran è profondamente legato per storia e cultura, l’attuale atteggiamento di Teheran - che non ha mancato in passato di adoperarsi, in indiretta sintonia con gli USA, per porre fine del regime dei talebani - è nel suo insieme costruttivo. Tradizionale è il sostegno dell’Iran al signore della guerra tajiko di Herat, Ismail Khan, e più in genere all’etnia Panshira, opposta ai Pashtun filo-pakistani. La recente rimozione di Ismail Khan dalla carica di Governatore di Herat, una mossa a lungo paventata a Teheran, è stata controbilanciata dal suo inserimento nella nuova compagine governativa a Kabul guidata da Hamid Karzai, garantendo così all’Iran il mantenimento di un potente canale di influenza sulle future dinamiche politiche del Paese vicino.
In particolare, l’attenzione dell’Iran per l’Afghanistan si concentra su alcune tematiche cruciali: la prevenzione di qualsiasi ipotesi revanscista da parte delle rimanenti fazioni talebane, espressione di un radicalismo sunnita fortemente anti-iraniano; il progressivo rientro dei rifugiati afgani presenti in Iran, nel quadro del programma finanziato dalla comunità internazionale e gestito dall’UNHCR; l’espansione dei legami economico commerciali, soprattutto con l’area di Herat, dopo gli incoraggianti risultati registrati nel biennio 2003-2004 (export iraniano per un valore complessivo di 3 miliardi di $, più forniture elettriche ai sensi di un accordo recentemente sottoscritto); infine, perdurante preoccupazione per il fiorente narcotraffico ai confini tra i due Paesi, causa di notevoli danni finanziari e sociali per Teheran.
10. Riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
L’Iran ha più volte fatto presente l’esigenza che ogni riforma del Consiglio di Sicurezza tenga in debita considerazione l’interesse dei Paesi in via di sviluppo e si ispiri al principio di una più equa distribuzione geografica dei seggi. Teheran ha inoltre più volte espresso il suo sostegno alla richiesta di un seggio permanente da riservare ai paesi islamici. Nella convinzione che soluzioni consensuali su tale punto - perdurando le controversie sulla eventualità di un allargamento nella categoria dei membri permanenti - siano al momento difficili da raggiungere, l'Iran appoggia la posizione “di ripiego” del Movimento dei Non Allineati, di cui e’ membro, circa l’opportunità di perseguire un iniziale incremento dei soli seggi non permanenti (cosiddetta fall-back position).
In occasione sia della 58ma UNGA, nel 2003, sia della 59^ UNGA, nel 2004, l’Iran ha ribadito che, in mancanza di accordo circa l’aumento dei seggi permanenti, la discussione dovrebbe concentrarsi sull’incremento dei soli seggi non permanenti. Teheran lamenta anche il fatto che i PVS ed i Paesi islamici siano sottorappresentati in CdS.
In occasione di una successiva demarche congiunta con alcuni Paesi del Coffee Club sulle Autorità di Teheran, queste hanno ribadito il loro sostegno all’assegnazione di un seggio permanente ai Paesi dell’OIC (Organizzazione della Conferenza Islamica), nell’ambito di una riforma che rifugga da ipotesi di quick fix e che restituisca alle Nazioni Unite ed al CdS la loro credibilità e legittimità. Nel corso dell’incontro è anche emerso che l’Iran, pur riconoscendosi nell’impostazione di fondo dei Paesi del Coffee Club, non intende ancora sbilanciarsi e rendere pubblica tale posizione.
Tuttavia, nel corso di una recente visita ad Islamabad del Ministro degli Esteri Kharrazi (27-28 dicembre u.s.), Iran e Pakistan hanno fatto stato della comune preferenza per una ipotesi di riforma del CdS basata sull’istituzione di nuovi seggi non permanenti a mandato prolungato, in linea con il “modello B” delineato nel rapporto del Panel di Kofi Annan, pubblicato il 1° dicembre scorso.
L’economia iraniana resta caratterizzata da una massiccia presenza dello Stato (80% circa del PIL) e da una netta dipendenza dalla rendita petrolifera (per il 40/50% del Pil). La creazione di un nuovi posti di lavoro non è poi sufficiente a far fronte all’emergenza-disoccupazione, ufficialmente al 16%, ma stimata dagli analisti come ben superiore (25/30%) ed alimentata dal continuo afflusso di giovani sul mercato del lavoro (800mila ogni anno).
Tra le riforme avviate dal Governo per far fronte a questi problemi si ricordano: la nuova legge sulla protezione degli investimenti (giugno 2002), la riforma del sistema fiscale (febbraio 2002), quella del sistema bancario (dal settembre 2001 operano quattro banche private), l’abolizione dei cambi multipli (marzo 2002) e la riduzione delle barriere non tariffarie (avviata, ma da completare).
La relativa chiusura dell’economia iraniana continua a limitare l’auspicato afflusso di investimenti esteri (quattro miliardi dollari nel decennio 1993-2002) ed anche il programma di privatizzazioni presenta ritardi.
Preoccupante resta infine l’inflazione (16,5% nel 2003, prevista in calo di un punto percentuale per l’anno 2004, per cui si attendono dati definitivi) dovuta principalmente ad un’eccessiva offerta di moneta, oggetto di specifiche raccomandazioni da parte del FMI. Negli ultimi anni la Banca Centrale ha comunque acquisito una maggiore autonomia, riconducendo l’inflazione stabilmente sotto la soglia del 20%.
Grazie ad un export petrolifero crescente in valore il Paese si mostra comunque, economicamente e finanziariamente, più solido e credibile rispetto agli ultimi anni. La crescita media dell’economia registrata nell’ultimo triennio e’ stata tra le più dinamiche del Medio Oriente (+6%), sostenuta dall’elevato prezzo del greggio e guidata dal settore delle costruzioni, da quello agricolo e dall’industria automobilistica. Dopo i surplus del 2001 (+8,7%) e del 2002 (+1,8%), i conti pubblici hanno registrato nel 2003 un leggero deficit (-2,3% nel 2003) e circa –3,1% per l’anno fiscale in corso (marzo 2004/ marzo 2005), dovuto alla politica di bilancio espansiva adottata. La presentazione di un disegno di legge sull’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto e una politica fiscale più accorta (specie nei sussidi) infondono comunque ottimismo, mentre il Fondo di Stabilizzazione (generato con i ricavi delle vendite petrolifere) continua a presentare un cospicuo volume di riserve valutarie (pari a 9 mesi di importazioni nel 2003, e in crescita nel primo trimestre 2004).
Buona la performance estera, con un saldo commerciale (circa 4,5 miliardi di dollari) e globale (3,7 miliardi di dollari) e con un debito stimato sui 10,6 miliardi di dollari (di cui oltre la metà da debiti a medio e lungo termine) e praticamente dimezzato in tre anni grazie ai considerevoli surplus petroliferi.
Per gli investimenti diretti, molto dipenderà dall’efficace attuazione della legge sugli investimenti (FIPPA), la cui applicazione e’ ancora incerta e per cui uno dei primi test-case coinvolge il nostro Gruppo FATA, sebbene il suo primo anno di attività abbia registrato richieste di autorizzazione per un ammontare complessivo di circa quattro miliardi di dollari (tanti quanti nel decennio 1993-2002).
Si registra per il momento la recente approvazione di un disegno di legge in virtù del quale il Parlamento –dominato dai conservatori contrari alla politica di apertura economica propugnata da Khatami- si arrogherebbe il diritto di veto sui progetti di investimenti esteri. Qualora il disegno di legge venisse approvato definitivamente, il Governo dovrebbe ottenere l’autorizzazione del Parlamento per concludere contratti con società straniere o quelle in cui almeno il 49% delle azioni siano possedute da stranieri.
A fronte di un rischio politico pur sempre elevato, la serietà degli obiettivi di contenimento della spesa mostrata dalle Autorità iraniane conferiscono credibilità alla solidità finanziaria del Paese, nonostante la perdurante dipendenza dalla rendita petrolifera, che si e’ tradotta in un passaggio dalla VI alla IV categoria di rischio in due anni (2000/2001) ed in un volume di impegni della nostra SACE che non e’ secondo a nessuno (pari al 25% degli impegni complessivi in essere). Dal giugno del 2003 la SACE ha disposto un miglioramento delle condizioni di assicurabilità da cui potrebbero trarre beneficio le PMI (in particolare quelle impegnate in forniture di macchinari di importo limitato).
Nel mese dicembre dello scorso anno è stato deliberato l’aumento del plafond assicurativo SACE per le operazioni verso l’Iran da 1mln euro a 1.5mln euro. In vista della Commissione Mista di gennaio 2005 è stato rimosso quindi il vincolo dell’esaurimento del plafond. E’ inoltre da segnalare che in Iran non vi sono sinistri in corso, e che l’ammontare degli indennizzi erogati per vecchi sinistri ancora da recuperare è di 1.5mln euro.
Nella seduta del dicembre 2004 del Consiglio Generale del’OMC, gli Stati Uniti hanno ancora una volta fatto mancare il consenso nei riguardi della richiesta di accessione dell’Iran. Aspettative per un diverso risultato si erano create in quanto alcuni membri OMC avrebbero voluto collegare la sorte della richiesta iraniana alla “luce verde” (accettazione della richiesta di accessione) concessa nella stessa riunione per Afghanistan e Iraq.
La domanda rimane bloccata dal settembre 1996 a causa della ferma opposizione degli USA, mentre vari altri paesi (Egitto, Cina, Indonesia, India, Norvegia, Svizzera, Cile, Singapore) si sono espressi favorevolmente.
La Commissione Europea è favorevole all’accettazione della domanda di accessione dell’Iran in quanto ritiene che in ambito OMC le domande di accessione dei diversi paesi debbano essere valutate unicamente in riferimento a parametri oggettivi e senza subire l’influenza di posizioni di tipo politico.
PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI
Fonti: Rapporto AMB-ICE relativo al 1 sem. 2004/ EIU qualora più aggiornato
L’anno fiscale iraniano inizia il 21 marzo. Pertanto i dati economici definitivi in Iran si calcolano nel periodo marzo-marzo
CRESCITA ED INFLAZIONE
|
|
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
|
PIL (US$ mln) |
55.221 |
71.862 |
85.476 |
114.790 |
127.500 |
|
Crescita PIL % |
2.0 |
5.3 |
5.8 |
7.6 |
6.7 |
|
Inflazione % |
20.1 |
14.4 |
11.3 |
14.3 |
16.5; 14.2% ultimo quadrimestre |
|
Disoccupazione |
16.0 |
15.8 |
16.3 |
15.7 |
n.d. |
|
Popolazione (ml) |
65,7 |
66.4 |
67.2 |
68.1 |
69.1 |
|
Rapporto Debito-PIL |
0,2 |
0,8 |
0,5 |
2,2 |
n.d. |
Fonti: Banca Markazi, Economic Trends 2004; EIU Country Report dicembre 2004 – EIU Country Profile 2004
STRUTTURA DEL PIL (%del totale)°
|
|
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
|
Agricoltura |
15,0 |
13,6 |
12,7 |
11,7 |
17.3 |
|
Petrolio e Gas |
14,5 |
17,5 |
15,5 |
22.1 |
5.0 |
|
Industria ed estrazione |
18,6 |
18,9 |
20,2 |
18,5 |
28.9 |
|
Servizi |
52,9 |
50,1 |
52,9 |
48.9 |
53.9 |
Fonte: Banca Markazi, Annual Review (2002-2003);(2003-2004)
° discrepanza nel totale dovuto alla componente servizi bancari
COMPONENTI DEL PIL (%del totale)°
|
|
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
|
Consumi privati |
51,7 |
47,6 |
48,3 |
43,4 |
56.3 |
|
Spesa pubblica |
12,8 |
13.8 |
14,0 |
14,1 |
9.7 |
|
Investimenti lordi |
28,4 |
26,4 |
29,0 |
27,8 |
26.6 |
|
Esportazioni nette |
6,5 |
5,2 |
2.2 |
3.2 |
2.6 |
Fonte: Banca Markazi, Annual Review (2002-2003);(2003-2004)
POSIZIONE ESTERA (US$mln)
|
|
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003* |
|
Debito estero |
10.357 |
7.953 |
7.214 |
9.250 |
9.691 |
|
Debito PIL % |
1,87 |
1,11 |
0,84 |
0.80 |
n.d. |
|
Esportazioni |
21.030 |
28.461 |
23.904 |
28.186 |
16.681 |
|
- Greggio e gas |
17.089 |
24.280 |
19.339 |
22.807 |
13.562 |
|
- Altre |
3.941 |
4.181 |
4.565 |
5.379 |
3.119 |
|
Importazioni |
13.433 |
15.086 |
18.129 |
23.786 |
15.148 |
|
Blancia commerciale |
7.597 |
13.375 |
5.775 |
4.400 |
1.533 |
*primi sei mesi
Fonti: Banca Markazi, Economic Trends n.33 – EIU Country Report June 2004 così come raccolti nel rapporto congiunto Ambasciata-ICE per il primo semestre 2004
1. Visite bilaterali realizzate negli ultimi anni
|
Data |
Visita |
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marzo 1998 |
Visita del Ministro degli Affari Esteri Dini |
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aprile 1998 |
Visita del Presidente della Camera Violante |
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Maggio 1998 |
Visita delegazione Gruppo di Amicizia parlamentare guidata dall’On. Bressa |
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giugno 1998 |
Visita del Presidente del Consiglio Prodi |
|
luglio 1998 |
Visita del Ministro del Commercio Estero Fantozzi |
|
aprile 1999 |
Visita del Ministro dell’Industria Bersani |
|
marzo 2000 |
Visita del Ministro degli Affari Esteri Dini |
|
giugno 2000 |
Visita del Ministro delle Risorse Agricole ecoraio Scanio |
|
ottobre 2000 |
Visita del Sottosegretario agli Esteri Intini |
|
novembre 2000 |
Visita del Presidente della Camera dei Deputati Violante |
|
Gennaio 2001 |
Visita del Ministro dell’Interno Bianco |
|
Febbraio 2001 |
Visita del Ministro dell’Industria Letta |
|
Febbraio 2001 |
Visita del Presidente del Consiglio Amato |
|
ottobre 2001 |
Visita del Ministro degli Esteri Ruggiero |
|
dicembre 2001 |
Visita del Sottosegretario agli Esteri Boniver |
|
Febbraio 2002 |
Visita del Ministro per le Attività Produttive Marzano |
|
ottobre 2002 |
Visita del Sottosegretario agli Affari Esteri Boniver |
|
novembre 2002 |
Visita del Presidente della Camera dei Deputati Casini |
|
dicembre 2002 |
Visita del Sottosegretario agli Esteri Mantica |
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Maggio 2003 |
Visita del Ministro degli Affari esteri Kharrazi a Roma |
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luglio 2003 |
Visita del Ministro dell’Industria Jahangiri a Roma |
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gennaio 2004 |
Visita del Ministro degli Affari Esteri Frattini in Iran |
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febbraio 2004 |
Visita del Ministro degli Esteri Kharrazi a Roma in occasione dei 50 anni delle relazioni diplomatiche fra Iran e Santa Sede |
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Maggio 2004 |
Visita del Vice-Ministro degli Esteri Ahani |
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Giugno 2004 |
Visita in Iran del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Lunardi |
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Luglio 2004 |
Visita in Iran del Sottosegretario Mantica |
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Settembre 2004 |
Visita in Italia del Segretario Generale del Drug Control Head-Quarters (DCHQ) iraniano Hashemi. |
|
Ottobre 2004 |
Visita del Min. del Lavoro Maroni a Teheran
|
|
Ottobre 2004 |
Visita del Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e firma dell’Accordo di Mutua Assistenza Amministrativa tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran per la prevenzione, l’accertamento e la repressione delle infrazioni doganali. |
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Gennaio 2005 |
Missione in Italia del DG Affari Internazionali iraniano Zamaminia |
|
Gennaio 2005 |
Settima Commissione Mista Italo-Iraniana (Teheran, 18-19 gennaio) presieduta dal Min. Marzano |
2. Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche
Accordo di collaborazione culturale
Data e luogo della firma: firmato il 29.11.1958 a Roma, ratificato il 06.02.1962. La durata è illimitata. La sua eventuale denuncia deve avvenire con preavviso di 3 mesi.
Un nuovo accordo, che comprende anche la collaborazione scientifica e tecnologica, è in fase di negoziazione e vede impegnata, per parte italiana, la competente Direzione Generale geografica del MAE.
Protocollo esecutivo di collaborazione culturale
Data e luogo della firma: firmato il 1° marzo 2000 a Roma, con validità 2000/2004.
Il protocollo prevede collaborazioni nei seguenti settori: universitario, insegnamento della lingua; cultura ed arte; archivi, biblioteche ed editoria; borse di studio; conservazione del patrimonio culturale. Sono previsti scambi di docenti universitari (fino a due all’anno, per visite della durata massima di due settimane ciascuna), bibliotecari e personale archivistico.
Accordo di collaborazione scientifica e tecnologica
Esiste un Memorandum of Understanding firmato a Roma il 10 marzo 1999, che non è mai entrato in vigore in quanto nessuna delle due Parti ha effettuato la notifica prevista dall’art.7 del Memorandum stesso; tuttavia, come già ricordato, è in fase di negoziazione un Accordo di collaborazione culturale, scientifica e tecnologica.
Archeologia
Per il 2003 sono stati concessi contributi a 3 missioni archeologiche condotte da:
CNR, Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo-anatolici, Roma, Prof. R. Biscione, per € 5.000;
Associazione Italiana di Etnoarcheologia, Dott. Kiarass Shirazi, per € 5.000;
Nuova missione ISIAO, per il completamento delle ricerche nella Moschea del Venerdì a Esfahan, Prof. G. Gnoli, per € 35.000.
Nel 2004 è stata approvata la concessione di un contributo di 30.000 euro alla missione diretta dal Prof. Bruno Genito per conto dell’ Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO). Il titolo del progetto è il seguente: "Moschea del Venerdì di Esfahan: completamento delle ricerche e studio storico-archeologico del monumento. Archiviazione digitalizzata dei materiali di scavo relativi alla campagna del 1999".
Il progetto si inserisce nell'ambito della collaborazione che l’IsIAO ha riallacciato con l’Ente Iraniano per la Conservazione del Patrimonio Culturale (Sazeman-e Miras-e Farhangi) già dal 1999, con la ripresa della missione archeologicha presso la Moschea del Venerdì di Esfahan. Nelle tre campagne sin qui eseguite (1999, 2002 e 2003), oltre allo studio storico-archeologico del monumento, si è portato avanti lo studio dei materiali provenienti dagli scavi italiani degli anni ’70, avviandone la completa informatizzazione tramite un progetto di archiviazione (ADAMJE, Archivio Digitalizzato Archeologico della Masgid-i Juma di Esfahan).
Riconoscimento titoli di studio
Non sono tuttora noti i seguiti dati dalle Autorità iraniane ad una prima riunione del Gruppo Misto di esperti tenutasi a Roma in data 05.04.2000, al fine di ottenere in Iran una valutazione più corretta delle lauree italiane, sottovalutate rispetto a titoli di analogo livello rilasciati dai Paesi anglosassoni.
Collaborazione interuniversitaria
Risultano in atto le seguenti collaborazioni interuniversitarie:
Istituto Orientale di Napoli e Università di Teheran nel settore letterario ed artistico;
Università di Roma "La Sapienza" e Università di Teheran (Accordo quadro);
Politecnico di Milano e Università di Teheran (Accordo quadro).
Si segnala la missione compiuta nel febbraio di quest’anno dal Rettore dell’Università di Roma “La Sapienza” su invito dell’Università di Teheran, durante la quale sono state poste le basi per rinsaldare la collaborazione già esistente nei campi della formazione e degli scambi studenti.
Borse di studio
N° mensilità offerte dall’Italia: n. 64.
N° mensilità offerte dall’Iran: quest’ultime sono gestite direttamente dal Governo iraniano.
Istituzioni scolastiche italiane
Scuole italiane:
A Teheran funziona fin dal 1960 la scuola "Pietro della Valle" legalmente riconosciuta a livello elementare e medio con annessa una materna con presa d'atto ed un liceo scientifico meramente privato. Intorno agli anni settanta, per effetto della considerevole presenza a Teheran di operatori economici, il numero degli alunni si è notevolmente accresciuto, ma con l'ascesa al potere del governo islamico l'utenza si è ridotta. Negli ultimi anni si è registrato un incremento degli alunni grazie agli accordi raggiunti con le autorità locali, che consentono l'iscrizione di studenti di nazionalità iraniana e mista, previa autorizzazione del locale Ministero dell'Istruzione, e all'attuazione del mini-progetto bilingue con discipline impartite in inglese e in italiano.
L'Università locale è particolarmente interessata all'accesso da parte di studiosi alla ricca biblioteca, ubicata nell'edificio scolastico, ed appartenente al soppresso Istituto di Cultura.
Il numero complessivo degli alunni è di 95 unità. Per il funzionamento della scuola sono stati concessi, nell'e. f. 2003, 11.000 euro.
Diffusione della lingua italiana
In Iran operano 3 lettori di ruolo inviati dal MAE: due a Teheran, presso la Libera Università islamica e presso la Teheran State University (quest’ultimo con incarichi extra-accademici) e uno presso l’Università di Isfahan.
Il secondo posto di lettore a Teheran è stato istituito, nell’anno accademico 2003/2004, per rispondere all’accresciuta richiesta di italiano in Iran.
Corsi di laurea in lingua e letteratura italiana vengono impartiti presso l’Università Statale e la Libera Università Islamica di Teheran; i corsi di lingua italiana vengono poi organizzati anche presso la Scuola italiana di Teheran che ha registrato, ultimamente, circa 200 iscrizioni. La Scuola ha firmato una convenzione per la certificazione dell’apprendimento della lingua italiana con l’Università di Siena.
Nel 2003 è stato inviato materiale librario (biblioteca tipo) alla Libera Università Islamica di Teheran.
Nel 2004, in occasione della Fiera Internazionale del Libro di Teheran, è stata organizzata, con il contributo di questo Ministero, la ormai tradizionale “Giornata Italiana” con alcuni eventi fra cui la conferenza tenuta da Claudio Magris.
Manifestazioni culturali
In assenza dell’Istituto Italiano di Cultura, le manifestazioni culturali in Iran sono a cura dell’Ambasciata d’Italia in Teheran, che nel 2004 ha ottenuto finanziamenti, a valere sul cap. 2493 (manifestazioni culturali) per 40.000 euro.
A gennaio si è tenuto un seminario dal titolo "Il contemporaneo. Le trasformazioni della città e dell’architettura" con la partecipazione da parte italiana del sociologo De Masi e dell’architetto Arnaboldi.
Si è svolta in maggio la seconda edizione del "Festival Internazionale del Film Corto" di Isfahan. La selezione dei cortometraggi italiani presentati nel corso della manifestazione e’ stata curata dalla Signora Fabrizia Falzetti. Al corto "Un paio di occhiali" di Carlo Damasco, e’ stato assegnato il primo premio all’unanimita’. Nel corso della serata finale, la Giuria ha ritenuto di assegnare una menzione speciale alla selezione italiana per l’alto valore artistico dei cortometraggi inviati.
Con l’auspicio che la collaborazione italo-iraniana nel campo delle tecnologie si estenda anche alle produzioni televisive, il 9 giugno è stato firmato un accordo fra la Società Technosystem Digital Network S.p.A. di Roma e la Società Takta di proprietà della Irib. L’accordo verte sulla collaborazione bilaterale e verso Paesi terzi nel settore della tecnologia delle trasmissioni televisive.
Per ottobre-novembre è prevista la "Settimana del cinema documentario" organizzata in collaborazione con il Centro Iraniano per il Film Documentario ed il Festival Internazionale di Kish. La realizzazione di tale iniziativa è stata sollecitata da parte iraniana che considera questo settore di primaria importanza.
Questione riapertura Istituto Italiano di Cultura
Nel quadro del rilancio dei rapporti bilaterali, la cultura potrebbe svolgere un ruolo di rilievo. A tale proposito è da ritenere che valga la pena di riprendere il discorso relativo all’Istituto Italiano di Cultura di Teheran.
L’Istituto aveva iniziato la sua attività in Iran nel 1961 sulla base della specifica normativa contenuta nell’Accordo Culturale stipulato tra Italia e Iran il 29 novembre 1958. Sia pure in un contesto assai diverso, l’IIC ha continuato a svolgere le sue funzioni e attività per sette anni (1979-86) dopo il cambiamento avvenuto in seguito alla rivoluzione islamica, con, a partire dal 1979, un’annessa Sezione Archeologica. In tale periodo, l’IIC risultava essere une delle poche, se non addirittura la sola, istituzione culturale straniera rimasta aperta ed attiva nel Paese.
Il 26 novembre del 1986, in ritorsione di un programma televisivo italiano ritenuto lesivo della figura dell’Ayatollah Khomeini, le autorità locali hanno disposto il blocco di tutte le attività dell’Istituto, senza tuttavia decretarne una chiusura formale.
La chiusura e’ stata invece decisa nel 1994 dal Ministero degli Esteri italiano, nel quadro di un piano di ristrutturazione della rete degli istituti. L’Istituto di Cultura iraniano a Roma non ha mai smesso di operare.
Dal settembre 1998, l’Ambasciata d’Italia a Teheran ha aperto una propria Sezione Culturale. Attualmente tra il personale della Ambasciata e’ presente anche un Esperto (art. 168 del DPR n.18 del 1967) accreditato presso le Autorità locali come Addetto Culturale.
Nel marzo del 2000, l’allora Ministro degli Esteri Dini annuncio’, nel corso di una sua visita in Iran, l’intenzione di riaprire l’IIC ricevendo totale disponibilità all’iniziativa da parte delle Autorità iraniane. Finora, tuttavia, non si è dato corso a tale ipotesi sulla base di considerazioni riferite unicamente a difficoltà di bilancio.
Attualmente in Iran non e’ formalmente attivo alcun Istituto di Cultura autonomo. Operano comunque, nell’ambito delle rispettive Ambasciate, una sezione del British Council e una dell’Austrian Kultur Forum.
A favore di una riapertura di un IIC gioca anche il fatto che l’edificio dell’ex Istituto di Cultura, sdemanializzato nel 2002, e’ tuttora di proprietà italiana. Dieci anni di abbandono ne hanno tuttavia seriamente compromesso la struttura che, qualora si decidesse di riutilizzare, necessiterebbe di sostanziali lavori di riabilitazione.
L’Iran è inserito, sulla base delle classificazioni O.C.S.E., nel gruppo dei Paesi a reddito medio-basso e può essere pertanto considerato beneficiario di aiuto pubblico allo sviluppo. La qualità delle relazioni bilaterali raggiunta negli ultimi anni ha indotto il nostro Governo alla decisione, formalizzata a Teheran nel marzo 2000, di aprire un “canale di cooperazione” con l’Iran, che fino ad allora non beneficiava dei finanziamenti della legge 49/87. I settori prioritari d’intervento della Cooperazione, identificati nel corso di una missione svoltasi nel giugno 2000, sono i seguenti:
· agricoltura(lotta alla siccità ed alla desertificazione, irrigazione, acquacoltura ed agroindustria),con particolare riferimentoalla regione del Sistan-Baluchistan;
· conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale.
Principali inziative: oltre alla concessione, nel giugno 2000, di un contributo di emergenza di 2 milioni di Euro (tramite l’U.N.D.P.) finalizzato all’acquisto di autobotti per il trasporto di acqua potabile alle popolazioni più colpite dalla siccità nella regione del Sistan-Baluchistan, si segnalano le seguenti iniziative:
· contributo di circa 500.000 Euro all’U.N.D.Pa sostegno delle prime necessità delle popolazioni colpite dalle inondazioni nel Golestan. Il contributo ha consentito di realizzare una serie di attività altamente apprezzate dalle Autorità iraniane.
· contributo di circa 200.000 Euro per aiuti alimentari,tramite P.A.M.;
· contributo di 5 milioni di Euro a seguito dell’Appello 2001 dell'Alto Commissariato dell’O.N.U. per i Rifugiati (U.N.H.C.R.) per il miglioramento dell'assistenza nei campi di rifugiati afgani situati in Iran;
· contributo di circa 1 milione di Euro per il sostegno alle popolazioni colpite dal terremoto del 2002 nella regione di Qam-Zin (principalmente, interventi nel campo della sanità di base);
· interventi di prima emergenza per fronteggiare la situazione venutasi a creare a seguito del terremoto del 26 dicembre 2003 nella regione di Bam, concretatisi nell’invio dalla base U.N.H.R.D. di Brindisi di un volo umanitario con beni di prima necessità, che ha trasportato a Bam 40 tende, 3.000 coperte, 15 rotoli di plastica, 288 set da cucina, 6 generatori di corrente, 2 prefabbricati, medicinali, 3.000 taniche, 20 serbatoi per l’acqua da 5.000 litri con rampa di distribuzione e 2 purificatori d’acqua, per un valore totale di circa 300.000 Euro. Nella stessa occasione, è stato dato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), un contributo di circa 55.000 Euro in medicinali prelevati dallo stock italiano di materiali d’emergenza depositato a Brindisi ed ufficialmente consegnato come dono del Governo Italiano.
È stato firmato lo scorso febbraio l’accordo per l’avvio del primo programma relativo al miglioramento dell’acquacoltura in Sistan-Balucistan, per un importo di 3 milioni di Euro a dono.
È di prossima firma un’ulteriore iniziativa in Sistan-Baluchistan finalizzata al rafforzamento istituzionale per la corretta gestione del territorio, del miglioramento delle tecniche di irrigazione e sostegno alle Piccole e Medie Imprese nell’Agroindustria. Il programma prevede la concessione di un credito di aiuto pari a 15,6 milioni di Euro e di un dono di 3,2 milioni di Euro volto a garantire l’assistenza tecnica.
Nel settore del patrimonio culturale è in corso un programma di sostegno del Museo nazionale di Teheran, per un importo a dono di circa 692.000 Euro.
Prospettive: sono in corso di formulazione ulteriori interventi nel settore agricolo, segnatamente nell’area della certificazione del materiale di propagazione vegetale, del settore delle PMI e del sostegno al settore privato (in particolare in quello dell’agroindustria), con un impegno a dono, finalizzato ad assicurare assistenza tecnica alle istituzioni competenti ed agli operatori per il miglioramento della filiera agro-alimentare, di circa 2-3 milioni di Euro, ed un credito di aiuto di 10 milioni di Euro, per l'acquisto di attrezzature e macchinari italiani. Al riguardo, è pervenuta una richiesta da parte delle Autorità iraniane di ampliare tale programma anche ad altre quattro regioni a vocazione agricola (Fars, Khuzestan, Loresan e Kurdistan).
Nel settore del patrimonio culturale sono in fase di identificazione i seguenti programmi:
· creazione di un centro studi per la conservazione di materiali lapidei, che sarà ubicato a Persepolis;
· la salvaguardia delle tradizioni artigianali, con riferimento ai tessuti e alle ceramiche.
Per quanto concerne i possibili interventi a seguito del terremoto di Bam, si sta valutando come venire incontro in maniera più adeguata alle richieste iraniane per assicurare nuovi alloggi alla popolazione locale colpita dal sisma.
Il costo corrispettivo sarebbe di poco superiore, ma darebbe luogo all’utilizzo di maestranze e mano d’opera locale, con ovvie positive ricadute di immagine per l’Italia.
4. I rapporti economico-commerciali con l’Italia e le strategie di penetrazione
Dopo gli eccezionali risultati del 2002, +54% nell’export (pari a 1,8 miliardi di euro) e -20,36% nell’import che hanno quasi azzerato il saldo commerciale negativo con l’Iran (solo 82,3 milioni di euro di deficit), il 2003 ha fatto registrare una “stabilizzazione” rispetto agli anni precedenti. I dati evidenziano un +8.7% nell’export (pari a 1,953 miliardi di euro) ed un +1,05% nell’import (pari invece a 1,899 miliardi di euro) rispetto all’anno precedente, con un avanzo commerciale di 55 milioni di euro, dopo molti anni di deficit con l’Iran. Un surplus probabilmente effimero, in considerazione dell’aumento del prezzo del petrolio che farà lievitare il valore delle importazioni dall’Iran.
A livello europeo, l’Italia arretra al terzo posto della classifica degli esportatori, dopo la Germania (2,6 mld di euro) e la Francia (2,04 mld di euro). Quest’ultima ha consolidato questo risultato grazie ai brillanti successi dell’industria automobilistica transalpina.
Per difendere le nostre posizioni, oltre naturalmente al mantenimento di un opportuno livello di rapporti politici (in particolare visite), che hanno avuto un ruolo fondamentale nelle eccezionali performances degli anni scorsi, dovranno essere individuate forme appropriate di sostegno alle nostre aziende, specie piccole e medie, in modo da integrare i grandi contratti che hanno finora sostenuto l’export.
In questo contesto, si potrebbe pensare ad un rilancio della SIMEST per sostenere l’azione delle PMI qui attivissime nella fornitura di beni industriali che, nel corso del 2003, hanno mostrato tuttavia una lieve flessione (dopo il +82% del 2002, le macchine e gli apparecchi meccanici hanno registrato un –7,7%), compensata comunque dalla crescita dei macchinari per impieghi speciali (+21,4%), dagli strumenti di precisione (+67%), dai prodotti della siderurgia (+98%) e da quelli farmaceutici (34%).
Date le notevoli prospettive di crescita del settore auto (sono programmate 750.000 autovetture per il prossimo anno) e nonostante i recenti accordi strategici raggiunti con Renault-Nissan ,dopo KIA e Peugeot, gli spazi alla nostra FIAT non sembrerebbero preclusi: nel 2005 dovrebbe prendere avvio la produzione in Iran di 50.000 veicoli, anche se non è stato dato ancora un annuncio ufficiale. Inoltre, il mercato della componentistica auto presenta ancora ampi margini di crescita nel medio periodo, nei quali le nostre PMI potrebbero proficuamente inserirsi, se opportunamente sostenute.
Per quanto riguarda la produzione della Peugeot è da segnalare che uno degli impianti industriali per la produzione automatizzata di basamenti motore destinati alla linea di montaggio è frutto della collaborazione di tre ditte italiane: la SIMPRO di Torino, la IPB S.p.A. di Torino e la IMEL S.p.A. di Udine. Il cliente iraniano è la ARIA KIAN, gruppo privato tra i cui proprietari figura anche il Sig. Javadi , noto referente locale del gruppo FIAT Auto.
Nell’ultimo triennio le nostre imprese, con l’attivo sostegno dell’Ambasciata, si sono aggiudicate contratti per un importo complessivo di circa 4,5 miliardi di dollari nei settori siderurgico (Danieli, Sms Demag Italia), petrolchimico (Tecnimont, Snamprogetti, Gruppo Radici), petrolifero (Agip/Iran, Edison) ed energetico (Ansaldo).
Anche in questo caso, per riconfermare tali risultati anche nei prossimi anni, dovranno essere necessariamente previste forme di sostegno politico all’attività delle nostre aziende, oltre ad individuare nuove forme di partnership in settori dove la concorrenza non è ancora molto aspra.
Proprio a tal fine, di concerto con le Autorità iraniane, nell’ultimo anno sono stati individuati alcuni importanti settori in cui la nostra “plusvalenza” politica potrebbe trasformarsi in nuovi contratti a favore delle nostre imprese.
Si tratta innanzitutto del settore dei trasporti e di quello delle telecomunicazioni, dove la necessità dell’Iran di recuperare un chiaro ritardo tecnologico e di capacità rispetto ai Paesi della regione rappresentano un’opportunità per cui appare essenziale un sostegno politico d’alto profilo. La visita che il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Lunardi, ha compiuto di recente in Iran (27-29 giugno 2004) assieme ad una delegazione di imprenditori, ha consentito di gettare le premesse per un rilancio della collaborazione bilaterale nel settore dei grandi progetti infrastrutturali. Al termine della visita è stato firmato un MOU che fa stato dei progetti da sviluppare o già in corso d’opera ritenuti prioritari da ambo le parti.
Nel settore aeronautico, l’ALITALIA ha già aumentato le frequenze settimanali verso l’Iran, dagli attuali tre voli a cinque voli, sempre su base settimanale. Si segnala tuttavia un crescente disagio del nostro vettore per l’attuale situazione, che lo trova esposto alla sempre più serrata concorrenza di Lufthansa. I rapporti aeronautici costituiranno uno degli elementi in agenda della Commissione Mista.
Vi è infine un settore, quello dell’agro-industria, in cui le nostre competenze sono già conosciute e molto apprezzate e per cui esiste una specifico impegno dei due Governi preso durante la precedente sessione della Commissione Mista. Grandi gruppi agro-industriali italiani (tra cui Arena Holding) sono attratti dalle potenzialità del mercato iraniano, e si segnala una disponibilità del Ministero dell’Agricoltura iraniano a ricevere delegazioni di aziende interessate.
Per quanto riguarda gli IDE nel settore manifatturiero, mancando sino a poco tempo fa di una normativa capace di offrire adeguate garanzie, non risultano essere stati effettuati investimenti di rilievo. I dati resi noti dal Ministero dell’Economia sono ancora fermi alla fine del 2001 e rilevano comunque un significativo valore (413 milioni di dollari, su di un totale di 2,8 miliardi di dollari) che riguarda le autorizzazioni richieste ed ottenute dalle ditte italiane nel periodo 1993-2001, sebbene il dato generale sulle autorizzazioni concesse non coincida necessariamente con l'effettiva operatività dell'investimento.
Sono operativi inoltre investimenti congiunti con ditte locali per la produzione di acciaio, tubi in fiberglass e plastica, attrezzi diamantati, tubi e contenitori resistenti all'alta pressione, tappi metallici per bottiglie di vetro, suole in poliuretano per scarpe, refrigeratori e mobili per supermercati, nonché per l'estrazione e lavorazione di pietre e marmo.
Nonostante i limiti costituzionali all'investimento diretto estero nel settore petrolifero, le Autorità iraniane (NIOC, National Iranian Oil Company) sono riuscite ad attrarre notevoli investimenti esteri (oltre venti miliardi di dollari) stipulando contratti con la tipologia “buy-back” (cui anche l'ENI/Agip partecipa). Tuttavia, nell’ultimo anno le aziende straniere hanno iniziato a manifestare una certa prudenza per un loro ulteriore coinvolgimento in nuovi progetti con il medesimo schema, data l’elevata esposizione finanziaria che il tipo di accordo prevede per l’investitore straniero. Occorrerà vedere se le recentissime modifiche apportate alla legge sulla protezione degli investimenti stranieri (FIPPA), con la previsione di specifiche garanzie anche per tale tipologia di contratti, riusciranno a superare tali perplessità.
INTERSCAMBIO ITALIA/IRAN (in mln. euro)
ANNO |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003
|
2004* |
|
Esportazioni |
675 |
841 |
1.171 |
1795 |
1953 |
652 |
|
Variaz.% |
- 17 |
24,6 |
39,1 |
53,4 |
8,7 |
|
|
Importazioni |
1.430 |
2.442 |
2.359 |
1879 |
1899 |
562 |
|
Variaz.% |
24,5 |
70,7 |
3,4 |
20,4 |
1,05 |
|
|
Saldo |
- 755 |
- 1.601 |
- 1.188 |
-84 |
54 |
|
|
Interscambio |
2.105 |
3.283 |
3.530 |
3.674 |
3.852 |
|
*Valori del 2004 (dati si riferiscono alle rilevazioni effettuate nell’aprile 2004)
Fonte: Istat
PRINCIPALI PARTNER COMMERCIALI (% del totale)
|
|
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
|
Esportazioni (fob) |
|||||
|
Giappone |
15.7 |
16.5 |
17.2 |
17.6 |
17.3 |
|
Cina |
2.7 |
3.7 |
5.7 |
8.5 |
8.6 |
|
Emirati Arabi Uniti |
6.7 |
7.5 |
7.3 |
7.7 |
7.5 |
|
Italia |
8.6 |
7.1 |
7.2 |
7.4 |
6.5 |
|
Importazioni (cif) |
|||||
|
Germania |
11.6 |
10.9 |
9.6 |
10.3 |
10.6 |
|
Italia |
8.3 |
7.1 |
5.1 |
6.3 |
9.1 |
|
Francia |
3.9 |
5.4 |
4.9 |
6.4 |
7.9 |
|
Cina |
4.6 |
4.8 |
4.8 |
5.4 |
7.4 |
Fonte: EIU Country Profile 2004
PRINCIPALI PARTNERS COMMERCIALI (UE) (valori in mln. Euro)
|
Esportazioni |
2001 |
2002 |
2003 |
Var. % |
|
Germania |
1.926 |
2.198 |
2.678 |
21,8 |
|
Francia |
1.145 |
1.571 |
2.044 |
30,1 |
|
Italia |
1.171 |
1.796,9 |
1.953 |
9,0 |
|
UK |
683,7 |
631 |
715,5 |
13,3 |
|
Svezia |
205,6 |
250,4 |
559,1 |
123 |
|
Importazioni |
2001 |
2002 |
2003 |
Var. % |
|
Italia |
2.443 |
1.879,3 |
1.899 |
1,04 |
|
Francia |
827 |
825 |
1.059 |
28,3 |
|
Spagna |
915,2 |
734,8 |
942,8 |
28,3 |
|
Svezia |
621,1 |
363,5 |
578,2 |
59 |
|
Paesi Bassi |
253 |
714,8 |
433,5 |
-39,3 |
Fonte: Rappresentanze Diplomatiche Locali
Schede a cura del Servizio Rapporti Internazionali
Ha ottenuto la maggioranza delle preferenze nella capitale.
E’ il primo Presidente del Parlamento laico dalla Rivoluzione del 1979.
Ha stretti legami con l’establishment. Sua figlia è sposata con uno dei figli della guida suprema, Khamenei. Il suo Partito (Abagderan), IL PARTITO DEI CREATORI DELL’IRAN ISLAMICO, si batte affinché il Paese sia strettamente osservante della legge islamica.
E’ nato nel 1945. Si è laureato in fisica e, successivamente, ha conseguito un dottorato in filosofia. Ha occupato diversi incarichi ministeriali; fra questi quello di Vice Ministro per l’Educazione, Vice Ministro per l’osservanza islamica.
Da quando è stato eletto, ha cercato di diffondere un’immagine più moderata. “Spero, “ha affermato, “che i muri tra le fazioni conservatrice e moderata che hanno fatto del sesto Majlis un luogo di conflitti, possano cadere nel settimo”.
Occupa un posto anche presso il Consiglio Supremo Culturale della Rivoluzione che ha il compito di pronunciarsi sull’uso di Internet e della tv satellitare. Ha inoltre espresso l’opinione che il nuovo Majlis non debba più occuparsi di libertà di stampa e difesa dei diritti umani.
Per Haddad-Adel, la libertà costituisce l’essenza della Rivoluzione islamica, ma deve essere limitata dalla Costituzione. Ogni giornale che violi la legge deve essere perseguito. Non si è distaccato dalle riforme introdotte da Khatami, ma si è limitato a dire che necessitano di “aggiustamenti” e che comunque è disposto ad appoggiare il Presidente in carica fino al termine del suo mandato.
I disordini e le proteste sociali sono motivate principalmente dalla povertà, la disoccupazione ed i problemi finanziari. Il nuovo Majlis dovrà quindi concentrarsi sulla soluzione dei problemi economici.
In campo internazionale, ha promesso che il nuovo Majlis agirà in continuità con il passato. Le relazioni con i Paesi arabi avranno la preminenza. Ha inoltre auspicato relazioni più strette con gli altri Parlamenti, compreso quello degli Stati Uniti, i quali, dovranno impegnarsi di più per capire le ragioni iraniane.
Majlis, Consiglio dei guardiani,
Consiglio per la Determinazione delle Scelte
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CARICHE DELLO STATO |
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Guida spirituale |
Ayatollah ali Seyed KHAMENEI (dal 1989) |
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Presidente della Repubblica e Capo del Governo |
Hojatolesman Mohammed Seyed KHATAMI (dal 1997, riconfermato nel giugno 2001) |
|
|
Presidente del Parlamento (Majlis) |
Gholam Ali HADDAD-ADEL (dal marzo 2004) |
|
|
Presidente del Consiglio per la Determinazione delle Scelte
|
Akbar Hashemi RAFSANJANI |
|
|
Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale |
Hassan ROHANI |
|
|
SCADENZE ELETTORALI |
|
|
Presidenziali |
13 maggio 2005 |
|
Politiche |
2008 |
Il Parlamento (Majlis-e Shora-ye Islami) si compone di 290 membri eletti[2] a suffragio universale per un periodo di 4 anni. I seguaci dello zoroastrismo e gli Ebrei possono eleggere un rappresentante ciascuno; i Cristiani Assiri e Caldei eleggono congiuntamente un rappresentante, i Cristiani Armeni del nord e quelli del sud del Paese eleggono ognuno un rappresentante. I membri sono eletti sulla base di collegi elettorali (attualmente sono 196 uninominali e plurinominali) e non sulla rappresentanza proporzionale. E’ sufficiente avere 16 anni per votare. Le ultime elezioni si sono tenute il 20 febbraio 2004.
.
I candidati che intendano presentarsi alle elezioni devono registrarsi e possono essere scartati in quanto ritenuti non sufficientemente fedeli ai valori islamici o alla Costituzione[3]. Raramente il Consiglio dei Guardiani (controllato dai conservatori) fornisce una motivazione alle sue scelte.
Al Majlis, che si compone di una sola Camera, spetta il compito di fare le leggi e di controllarne l’applicazione. Per questioni particolarmente importanti che riguardano la politica, i problemi sociali e culturali, la funzione legislativa può essere esercitata attraverso un referendum con il ricorso al voto popolare diretto. La richiesta del referendum popolare deve essere approvata dai 2/3 dei membri dell’Assemblea consultiva islamica.
Il nuovo Majlis, dominato dai conservatori, si è insediato il 27 maggio 2004.
Composizione:
|
PARTITO |
SEGGI 7° Majlis |
SEGGI 6° Majlis |
Conservatori |
189 |
60 |
|
Riformisti |
48 |
190 |
|
Indipendenti (politicamente vicini ai conservatori) |
44 |
35 |
Minoranze religiose[4] |
5 |
5 |
TOTALE |
286[5] |
290 |
In particolare il Majlis esercita le seguenti funzioni:
· ai sensi dell'art. 71 della Costituzione, può emanare leggi in ogni materia, nei limiti delle competenze stabilite dalla Costituzione. Poiché tutte le leggi e i regolamenti, secondo l'art. 4, devono essere basate su criteri islamici, l'autorità legislativa del Parlamento non deve contravvenire alla legge islamica. Per assicurare questo principio, il Consiglio dei Guardiani della Costituzione ha il potere di porre il veto a tutta la legislazione che viola le dottrine islamiche e la Costituzione. Nel caso in cui la legge venga considerata incompatibile, il Consiglio può rinviarla all'Assemblea per un secondo esame. Nel caso di perdurante contrasto tra tali organi, la questione è sottoposta al Consiglio superiore per la protezione dell'interesse dello Stato (art. 112), che giudica e decide se il progetto di legge può essere accettato basandosi sul principio enucleato dalla giurisprudenza islamica dell' "ahkam‑i sanaviyeh" che consente eccezioni in casi di emergenza;
· ai sensi dell'art. 87, concede e revoca la fiducia al Governo e ai singoli Ministri;
· ai sensi dell'art. 76 controlla l'applicazione delle leggi e l'attività delle autorità;
· ai sensi dell'articolo 88, esercita il sindacato ispettivo, attraverso la presentazione di interrogazioni, sull'attività del Presidente o di un Ministro del suo Gabinetto su materie relative al loro mandato. Il Presidente o il Ministro sono quindi obbligati a rispondere all'interrogazione.
· ai sensi dell'art. 90, esamina i reclami da chiunque presentati in merito all'attività del Parlamento, del potere esecutivo o del potere giudiziario. Quando il reclamo si riferisce al potere esecutivo o giudiziario, il Parlamento deve richiedere ai relativi organi un esame appropriato della questione, al fini di garantire una risposta. Nel caso in cui la questione sia di pubblico interesse, la risposta deve essere pubblica;
· ai sensi dell'articolo 52, approva il bilancio annuale del Paese;
· ai sensi dell'articolo 54 supervisiona la "Natíonal Accounting Agency";
· ai sensi dell'articolo 77, approva i protocolli, contratti, accordi e trattati internazionali;
· decidere su cambiamenti di confine di modesta entità;
· proclamare la legge marziale per un periodo non superiore a 30 giorni.
Procedure
I progetti di legge e le mozioni possono essere esaminate a seguito di:
a) presentazione del progetto da parte del Governo previa approvazione del Gabinetto;
b) presentazione di una mozione da parte di 15 parlamentari.
L'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea è responsabile dell'organizzazione e della procedura dei dibattiti. I progetti di legge vengono normalmente discussi secondo calendari. Le mozioni urgenti sono discusse con una diversa procedura.
La discussione di un progetto di legge inizia con una prima lettura dopo l'esame svolto da parte della Commissione di merito. La prima lettura ha carattere generale e, in caso di approvazione, il progetto è nuovamente trasmesso alla Commissione di merito per un esame più analitico. In questa fase sono discussi e votati gli emendamenti parlamentari. La Commissione di merito può anche invitare esperti a prendere parte alle riunioni.
Una volta licenziato il testo da parte della Commissione di merito, ha luogo la seconda lettura nel corso della quale possono essere ripresentati gli emendamenti respinti in Commissione. Se il progetto è approvato in seconda lettura dovrà essere inviato al Consiglio dei Guardiani per la ratifica.
Immunità parlamentare
I parlamentari godono dell'immunità nei limiti stabiliti dall'articolo 86 della Costituzione che recita: "i membri dell'Assemblea sono liberi di esprimere il loro parere e il loro voto nello svolgimento dei loro doveri di rappresentanti; e non possono essere perseguiti o arrestati per pareri o voti espressi in Assemblea nell'adempimento delle loro funzioni".
Organizzazione interna
Il Majlis ha istituito delle norme interne che regolano gli organi e le procedure. Secondo queste norme il Majlis ha un ufficio di presidenza composto dal Presidente, due Vicepresidenti che presiedono le riunioni in sua assenza, alcuni segretari e revisori dei conti.
Secondo l'art. 69 della Costituzione, le delibere del Majlis devono essere pubbliche, e quindi vengono trasmesse per radio e i verbali vengono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. Il Presidente, uno dei Ministri o dieci Parlamentari possono chiedere una riunione a porte chiuse. La Costituzione in questo caso prevede che le proposte esaminate a porte chiuse possono diventare legge solo se ottengono la maggioranza di 1/4 dei membri del Parlamento con la presenza dei membri del Consiglio dei Guardiani. Per le sedute ordinarie del Majlis è richiesta la presenza dei 2/3 dei membri del Parlamento e la legge è approvata a maggioranza semplice, salvo i casi in cui è richiesta una maggioranza qualificata.
Commissioni Parlamentari
Nel Majlis sono presenti 22 Commissioni permanenti con il compito di svolgere un primo esame sui progetti di legge e sulle mozioni; sono previste se necessario Commissioni speciali.
Dopo la riforma regolamentare del 1989, il numero dei membri delle Commissioni varia tra 9 e 15; la Commissione affari costituzionali può avere dai 15 ai 31 membri.
Le Commissioni hanno competenza sulle seguenti materie:
· Istruzione
· Cultura e istruzione superiore
· Guida islamica, arti e Mass media
· Economia e finanze
· Pianificazione e Bilancio
· Petrolio
· Industria e miniere
· Lavoro e affari sociali, affari amministrativi e occupazione
· Edilizia sviluppo urbano, strade e trasporti
· Affari giudiziari e legali
· Difesa e Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica
· Affari esteri
· Affari interni
· Salute e stato sociale, assistenza e sicurezza sociale
· Poste, telecomunicazioni
· Energia
· Commercio e distribuzione
· Agricoltura e sviluppo rurale
· Corte dei conti, bilancio dell'Assemblea e finanze
· Istituzioni della rivoluzione
· Commissione Affari costituzionali
· Commissione per la revisione delle interrogazioni.
Gruppi parlamentari
Non esistono gruppi parlamentari al Majlis. Le elezioni sono tenute sulla base di collegi elettorali e non sulla rappresentanza proporzionale. Negli ultimi anni nel Majlis esistono raggruppamenti non ufficiali. La mancanza in Parlamento di gruppi politici tradizionali fa sì che un parlamentare possa passare da un raggruppamento all'altro. Perciò è difficile definirne le linee di separazione e decidere il numero dei membri che le compongono.
Mozioni e progetti di legge approvati dal Majlis non diventano automaticamente legge. La Costituzione ha previsto un Consiglio costituzionale conosciuto come Consiglio dei Guardiani che in effetti è una camera alta del Parlamento con potere di bocciare le decisioni dell'Assemblea. Il consiglio controlla le leggi approvate dal Majlis, le compara con i canoni islamici e la Costituzione e le ratifica o le rinvia per il riesame all'Assemblea.
Il Consiglio dei Guardiani si compone di 12 membri, 6 nominati dalla Guida spirituale e 6 eletti dal Majlis. Il loro mandato dura 6 anni.
L'art. 93 della Costituzione stabilisce che il Majlis non ha uno status legale se il Consiglio dei Guardiani non è stato ancora istituito, fatta eccezione per la verifica dei poteri dei suoi Membri e per la elezione dei 6 componenti il Consiglio.
Il Majlis deve inviare tutte le sue decisioni al Consiglio dei Guardiani che deve esprimere un parere entro 10 giorni.
Per quanto concerne la compatibilità delle leggi con il canone islamico, si deve tenere in considerazione solo l'opinione della maggioranza dei 6 saggi islamici. Per quanto riguarda invece la loro costituzionalità è richiesto il parere della maggioranza di tutti i membri. I membri del Consiglio devono partecipare ai dibattiti nel Majlis per progetti di legge particolarmente rilevanti.
Il Consiglio dei Guardiani ha anche il compito di interpretare le norme costituzionali; in questo caso i suoi pareri sono presi a maggioranza dei 3/4 dei suoi membri. Altri compiti del Consiglio sono la vigilanza delle elezioni presidenziali, delle elezioni generali e dei referendum.
L'esercizio del potere di veto sulle leggi da parte del Consiglio dei Guardiani ha talora comportato contrasti con il Majilis con conseguente blocco delle decisioni su progetti di legge importanti. Nel dicembre 1987 l'Imam Khomeini ha creato il Consiglio per la protezione dell'interesse dello Stato con il compito di arbitrare le controversie tra il Majlis e il Consiglio dei Guardiani.
E’ composto da trenta membri, nominati dalla guida spirituale, che comprendono anche i 6 membri religiosi del Consiglio dei Guardiani.
Si ricorre a tale Consiglio se il Majlis si rifiuta per due volte di emendare la legislazione in base alle indicazioni del Consiglio dei Guardiani.
Il Consiglio è anche organo consultivo della Guida spirituale.
Le decisioni del Consiglio sono definitive.
Recente attività del Majlis
Il 31 ottobre 2004 il Majlis ha approvato a schiacciante maggioranza (247 voti favorevoli) una mozione che sollecita la ripresa del ciclo di arricchimento dell’uranio, nonostante la comunità internazionale stia premendo sul Governo iraniano affinché il procedimento venga accantonato definitivamente.
Il testo dà disposizione al Governo affinché si attivi per dare al Paese l’opportunità di “perfezionare la tecnologia nucleare civile, in particolar nel ciclo di produzione combustibile”. Il Presidente del Majlis, Gholam Ali Hadad Adel, ha specificato che il Parlamento ha inteso ribadire ai Paesi stranieri la propria volontà di non lasciarsi intimidire.
Precedentemente, il 20 luglio, il Majlis ha approvato un disegno di legge che consente l’aborto nei primi quattro mesi di gravidanza se la vita della madre è in pericolo o se il feto ha malformazioni. Il provvedimento esclude l’aborto per le gravidanze indesiderate. Il Majlis ha invece bocciato il 18 agosto – anche grazie al voto contrario delle 13 parlamentari donne – una proposta di legge governativa tesa ad introdurre la parità dei sessi. La legge era prevista dal piano quinquennale presentato dal Governo riformatore Khatami ed aveva già sollevato le contestazioni del Consiglio dei Guardiani.
Il nuovo Majlis conservatore non è entrato in contrasto con Khatami solo in relazione a questioni economiche. A metà ottobre ha bloccato alcuni degli accordi economici firmati dal Governo con operatori stranieri. A farne le spese, due società turche che aspiravano ad entrare nella gestione della telefonia mobile e del nuovo aeroporto internazionale di Teheran. Secondo il Parlamento, i contratti con le società turche avrebbero potuto costituire una minaccia alla sicurezza nazionale del Paese, dal momento che la Turchia ha stipulato nel 1997 un’alleanza con Israele. A seguito di tale situazione, Khatami ha dovuto annullare una visita già programmata in Turchia.
XIV Legislatura
Rapporti bilaterali
La Camera italiana ha intrattenuto un rapporto privilegiato con l’Assemblea consultiva islamica iraniana in parallelo con le aperture di credito che la nostra diplomazia ha concesso al regime di Teheran. Si è ritenuto in tal modo di favorire il tentativo del Presidente Khatami di conciliare la democratizzazione del Paese con la tradizione religiosa e di rafforzare il suo schieramento rispetto al fronte integralista. Tuttavia, mentre sul piano elettorale il consenso alla linea di Khatami si è accresciuto (elezioni parlamentari del febbraio 2000 e presidenziali del giugno 2001), è noto che i condizionamenti del potere religioso sono ancora rilevanti.
La Camera dei deputati e l’Assemblea Consultiva Islamica hanno firmato un Protocollo di cooperazione il 6 ottobre 1998, cui ha fatto seguito un Memorandum integrativo il 25 novembre 2000. Il Protocollo prevede la formazione di un Gruppo interparlamentare che dovrebbe riunirsi a cadenza annuale per discutere temi di comune interesse. Il Protocollo prevede anche forme di cooperazione a livello di Commissioni parlamentari e fra le amministrazioni delle due Assemblee. Presidente della parte italiana del Gruppo interparlamentare è l’on. Ferdinando Adornato (FI); la parte iraniana è invece presieduta dall'On. Ahmad Bourqani Farahani.
Lo scambio di visite tra i Presidenti dei due Parlamenti
Il Presidente dell’Assemblea Consultiva Islamica, Mehdi Karroubi, è stato in visita alla Camera, dal 7 al 9 marzo 2002, accompagnato da una delegazione parlamentare.Il Presidente della Camera, Casini, è stato invitato a compiere una visita ufficiale in Iran.
La delegazione parlamentare iraniana ha incontrato altresì il Presidente della Commissione Cultura, nonché Presidente del Gruppo interparlamentare, on. Ferdinando Adornato. E’ previsto un ulteriore incontro in Italia a livello interparlamentare che sarà incentrato sul dialogo tra le culture e le religioni. La delegazione parlamentare iraniana ha incontrato anche la Commissione Affari Esteri della Camera ed il suo Presidente, On. Gustavo Selva.
La delegazione parlamentare era composta, oltre che dal Presidente Karroubi, anche dal Presidente del Gruppo di Amicizia Iran-Italia, Ahmad Burqani Farahani, dal Presidente del Gruppo di Amicizia Iran-Germania, Nasser Khaleghi, dalla sig.ra Seyedeh Fatemeh Khatami, membro del Gruppo di Amicizia Iran-Italia, dal rappresentante della minoranza religiosa armena presso il Majlis, Lon Davidian, e dagli onn. Abdolrahim Bahravand, Saed Nasr Mosadi e Gholamhossein Barzegar.
Il Presidente della Camera ha restituito la visita recandosi in Iran dal 31 ottobre al 2 novembre 2002.
Nel corso dell’incontro tra Casini e Karroubi, sono stati trattati i temi dei rapporti bilaterali, con particolare riguardo al “Dialogo tra le civiltà” di cui entrambe le parti hanno auspicato il proseguimento. Il Presidente del Majlis ha affermato che la questione irachena deve essere risolta nel quadro del diritto internazionale e secondo quanto stabilito dalle Nazioni Unite. In tema di conflitto medio-orientale, ha confermato la propria posizione favorevole al ritorno in patria di tutti i palestinesi. In Iran, ha ribadito Karroubi, è in atto un processo di riforme che viene continuamente ostacolato dal clero. Casini ha confermato l’interesse dell’Italia a mantenere ed approfondire i buoni rapporti bilaterali stabiliti. L’Italia può diventare un Paese ponte tra un Iran ed i Paesi europei ed americani, aiutando a comprendere il suo sistema politico e la sua delicata situazione. L’Iran, d’altro canto, è chiamato a migliorare la sua immagine internazionale prendendo le distanze in modo esplicito dal terrorismo per non alimentare alcuna accusa da parte israeliana. Riguardo alla questione palestinese, il Presidente della Camera ha affermato che Arafat ha commesso un errore nel non accettare la proposta avanzata da Barak a Sharm-el-Sheikh. Da quel momento gli estremismi e gli atti di terrorismo hanno sbarrato la strada al dialogo.
Anche nel corso dell’incontro tra il Presidente Casini ed il Presidente della Repubblica, Khatami, è stato posto l’accento sul felice andamento dei rapporti bilaterali. Khatami ha invitato il Presidente della Repubblica Ciampi ed il Primo Ministro Berlusconi a compiere una visita in Iran. Khatami ha chiesto all’Italia di intensificare la collaborazione tra PMI. Nel campo dei rapporti internazionali, il Presidente della Repubblica iraniana ha lamentato la crescente violenza nel mondo ed affermato che è inadeguato rispondere alla violenza del terrorismo con altra violenza. Al pari del Presidente del Majlis, Khatami ha elogiato i tentativi di dialogo interparlamentare che hanno avuto nel “Dialogo delle Civiltà” uno dei loro momenti più rilevanti. Khatami, auspicando la creazione di un nuovo ordine mondiale, ha espresso il timore che la politica americana possa, a lungo andare, nuocere ai movimenti riformisti dei Paesi musulmani. Il Presidente della Camera ha suggerito una maggiore comprensione delle ragioni americane.
Al termine della sua visita il Presidente Casini ha incontrato il Presidente del Consiglio per la determinazione delle scelte ed ex Presidente della Repubblica, Rafsanjani. Nel colloquio sono stati trattati i temi dei rapporti bilaterali, del Medio Oriente (Rafsanjani sostiene come Karroubi la necessità di consentire il ritorno dei profughi palestinesi in Israele, nonché la creazione di due Stati indipendenti) e dell’Afghanistan. Rispetto a tale ultimo argomento, Rafsanjani ha lamentato un calo di interesse della comunità internazionale, soprattutto per quanto riguarda la lotta al narcotraffico ed il rimpatrio dei profughi. Il Presidente Casini ha concordato sull’analisi della questione afghana ed ha ribadito che la credibilità dell’azione internazionale in Afghanistan si gioca proprio sul tema della lotta al traffico di stupefacenti. Rimarcando la centralità geografica e politica dell’Iran rispetto alle crisi medio-orientali, il Presidente della Camera ha auspicato che, attraverso una visita di Rafsanjani in Italia, possano ulteriormente progredire i rapporti di comprensione e cooperazione reciproca.
Il Vice Presidente dell'Assemblea iraniana, Reza Khatami, ha incontrato a Roma, il 18 dicembre 2002, il Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Al centro del colloqui è stato il comune interesse dei due Paesi per la pace ed il felice momento dei rapporti interparlamentari tra Paesi musulmani ed Ue. Sia Khatami che Casini hanno ribadito il comune interesse a riprendere il Dialogo fra le Civiltà. Khatami ha infine affermato che per far avanzare con successo l’attuale processo di riforme in atto in Iran è necessario il sostegno della comunità internazionale.
Il Presidente della Camera, on. Pier Ferdinando Casini ha ricevuto l’8 maggio 2003 la visita del Ministro degli Esteri iraniano, Kamal Kharrazi.
Kharrazi ha affermato la volontà iraniana di dialogare con gli Stati Uniti, purché questi abbandonino la politica dei “due pesi e due misure” e cooperino sempre con le Nazioni Unite e non solo quando l’ONU si allinea con i loro interessi. Kharrazi ha inoltre smentito qualsiasi coinvolgimento del suo Paese con le attività del gruppo terrorista Al Qaeda ed ha ribadito l’impegno iraniano ad arrestare ed estradare i membri di al Qaeda. L’Iran si aspetta che la medesima linea sia adottata a livello internazionale anche contro i Mujaheddin del Popolo (MKO), gruppo responsabile di attentati terroristici e che svolge attività anche in Italia. La politica USA “due pesi e due misure” e l’alleanza con Israele hanno finora impedito la soluzione della crisi medio-orientale. La road map è, ancora una volta, un piano non equilibrato. L’obiettivo dell’Iran è arrivare ad una convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani. Israele resta una forza di occupazione in Medio Oriente, solo gli USA hanno il potere di fare recedere gli israeliani dalle loro posizioni. L’Europa, dato l’ascendente che ha sugli USA, può contribuire ad un’evoluzione positiva della crisi. Il Presidente Casini, ricordando la sua recente visita in Iran, ha auspicato un sempre maggiore rafforzamento dei rapporti bilaterali ed ha confermato l’appoggio italiano al lento processo di democratizzazione avviato in Iran.
Il Presidente della Camera, on. Pier Ferdinando Casini, ha incontrato a Roma il 19 febbraio 2004, la Premio Nobel per la Pace 2003, Shirin Ebadi.
Incontri della Commissione Affari esteri
Il 3 maggio 2004,il Presidente della Commissione Affari Esteri, on. Gustavo Selva, ha incontrato a Roma il Vice Ministro degli Affari Esteri, Ali Ahani, l’Ambasciatore dell’Iran in Italia, Bahram Ghassemi, il Consigliere per gli Affari politici dell’Ambasciata, Haushang Karimi e il Capo ufficio II per l’Europa Occidentale del Ministero degli Affari Esteri, Abdolreza Farai Rad.
Il Presidente della Commissione Affari Esteri è stato invitato a compiere una visita in Iran.
La Premio Nobel per la pace 2003, Shirin Ebadi, è stata ricevuta dal Comitato permanente per i diritti umani presso la Commissione Affari Esteri il 19 febbraio 2004.
Il Presidente della Commissione Affari Esteri, on. Gustavo Selva, insieme al Senatore a vita, Giulio Andreotti, al sen. Franco Danieli e al Vice Presidente della Commissione Affari Esteri, Umberto Ranieri ha incontrato il Ministro degli Esteri, Kharrazi l’8 maggio 2003.
Il Presidente Selva ha affermato che per l’Italia la lotta al terrorismo è prioritaria, e non esiste un terrorismo positivo ed uno negativo: si tratta di un fenomeno che va unitariamente contrastato. Il Presidente della Commissione Esteri ha confermato l’appoggio italiano nel cammino di riforme intrapreso dalla Repubblica Islamica. Kharraziha da parte sua ribadito l’impegno dell’Iran nella soluzione delle crisi in Asia Centrale (Afghanistan e Tajikistan), che tuttavia non ha permesso al Paese di rompere l’isolamento. Anzi, l’Iran è finito nella ristretta cerchia dei Paesi che fanno parte dell’Asse del Male. Selva ha ricordato i buoni rapporti bilaterali ed il negoziato commerciale avviato dall’Unione europea con l’Iran, che tuttavia non può essere disgiunto dai temi dei diritti civili, della lotta al terrorismo e alle armi di distruzione di massa. Nonostante, e forse proprio per la diversità dei sistemi politici che differenziano i due Paesi, Italia ed Iran devono impegnarsi ancora maggiormente nel dialogo, con particolare riguardo alla lotta al terrorismo ed al tema del rispetto dei diritti umani. Per quanto riguarda la crisi irachena, sulla quale le parti hanno riconosciuto la diversità delle posizioni, Kharrazi ha affermato che l’Iran non vuole interferire con le vicende interne dell’Iraq ed auspica la creazione di un governo democratico e comprensivo di tutte le etnie.
Il 27 settembre 2002 il Presidente della Commissione Affari Esteri, on. Gustavo Selva, ha incontrato l’Ambasciatore dell’Iran in Italia, Ghassemi.
Nel corso del colloquio è stata affermata la necessità di favorire ulteriormente la cooperazione bilaterale, avviando a livello parlamentare, anche scambi di visite a livello di Commissioni Affari Esteri. Ghassemiha ribadito il grande interesse con cui l’opinione pubblica iraniana e le autorità attendono ed accolgono visite di politici italiani. La società iraniana, ha puntualizzato l’Ambasciatore, è caratterizzata attualmente da grande dinamismo, volontà di apertura e di cambiamento. In tale clima, il Majlis può svolgere un ruolo di grande importanza. E’ importante che i politici italiani che si recano in Iran possano rendersi direttamente conto di questo clima entrando in contatto con la società. Il Presidente Selva, nel raccogliere prontamente l’invito, ha proposto di organizzare incontri con la stampa e gli studenti universitari. E’ necessario, ha puntualizzato l’on. Selva facendo propria la posizione espressa del Presidente della Repubblica Ciampi, che aumentino il peso e le responsabilità dell’Europa in ambito internazionale e che la crisi medio orientale sia risolta attraverso un’azione concertata a livello internazionale, e non con azioni unilaterali. E’ comunque altresì indispensabile rilevare, secondo il Presidente Selva, che dall’11 settembre è mutato l’approccio degli Stati Uniti e dei suoi alleati nei confronti del terrorismo e della crisi medio orientale. Ghassemi ha affermato che dopo l’11 settembre nessun Paese può considerarsi isolato. Ma la lotta al terrorismo non può essere a sua volta strumentalizzata per compiere azioni che finirebbero per generare solo ulteriore terrorismo. Gli equilibri nello scacchiere medio orientale sono particolarmente fragili ed un loro turbamento è guardato con grande preoccupazione da Teheran.
Il 5 ottobre 2001 si è tenuto alla Camera un incontro tra il Presidente della commissione affari esteri, on. Gustavo Selva, ed il vice ministro degli esteri dell’Iran, Ali Ahani, già Ambasciatore iraniano a Roma.
Il colloquio è stato incentrato sul felice stato dei rapporti bilaterali e sulla situazione mondiale alla luce degli attentati dell’11 settembre. Ahani ha sollecitato maggiore attenzione internazionale riguardo al problema dei profughi afghani, dei quali una buona parte hanno trovato rifugio in Iran.
Cooperazione Multilaterale
Le onn. Fatemeh Alia e Fatemeh Ajorlou hanno partecipato ai lavori della “Conferenza mondiale delle donne parlamentari per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza” (Roma, 17-18 ottobre 2004).
Dialogo parlamentare sulle antiche civiltà mediterranee
Il Dialogo parlamentare sulle antiche civiltà mediterranee (egizia, greca, persiana e romana), che ha visto la partecipazione anche delle Assemblee parlamentari di Egitto e di Grecia, ha preso le mosse da una Dichiarazione congiunta siglata dai rispettivi quattro Presidenti a Roma nel novembre 1999. Ne sono seguite tre manifestazioni: un convegno a Napoli sul Mediterraneo (maggio 2000), uno a Teheran sui rapporti tra Est ed Ovest (novembre 2000), nonché la riunione delle rispettive Commissioni Cultura al Cairo (gennaio 2001). In occasione dell'ultimo incontro conclusivo tra i Presidenti ad Atene (18 febbraio 2002; per l'Italia era presente il Vice Presidente Biondie per l'Iran il Vice Presidente Khatami, fratello del Presidente della Repubblica), è stata stabilita la periodicità annuale della riunione delle Commissioni Cultura ed il prosieguo del Dialogo. Il tema, infatti, mantiene tutta la sua attualità in quanto è vissuto come decisivo nel mondo islamico in contrasto all’omologazione della globalizzazione. L’Italia si è candidata ad ospitare la prossima riunione delle Commissioni cultura.
Unione interparlamentare
Nell'ambito dell'Unione interparlamentare, opera la sezione di amicizia Italia-Iran, la cui Presidenza è stata affidata all’on. Luciano Violante (DS). Ne fanno parte, oltre all’on. Violante, i sen. Stefano BOCO (Verdi) e Luigi MALABARBA (Rif. Com.) e gli onn. Monica Stefania BALDI (FI) e Gennaro MALGIERI (AN).
La parte iraniana della sezione di amicizia Italia-Iran ha compiuto una visita in Italia dal 30 giugno al 3 luglio 2003. La delegazione parlamentare era guidata dal on. Davud Soleimani (Vice Presidente) ed era composta dagli onn. Seyed Abolqasem Hosseini, Valtollah Shoja’Pourien, Nematollah Alirezai, Mirtaher Mousavi, (sig.ra) Shahrbanu Amani, Mirqesmat Mousavi Asl. La delegazione ha incontrato, oltre all’omologa parte italiana, anche il Presidente della Commissione Esteri, on. Gustavo Selva, ed il Presidente della Commissione Cultura, on. Ferdinando Adornato.
La parte italiana ha a sua volta restituito la visita recandosi in Iran dal 9 al 13 gennaio 2004. La delegazione, dall'onorevole Luciano Violante e composta dagli onorevoli Monica Stefania Baldi, Emerenzio Barbieri, Giuseppe Fioroni, Gennaro Malgieri, Osvaldo Napoli e dal senatore Luigi Malabarba.
La delegazione ha avuto incontri con il Presidente della Repubblica Mohammed Kathami, con il Presidente dell'Assemblea Consultiva Islamica, Mehdi Karroubi, con il Ministro degli Esteri, Kamal Kharrazi, con il Vice Ministro degli Esteri per l'Europa e le Americhe, Ali Ahani, con il Presidente della Commissione Esteri, Mohsen Mirdamadi, con la parte iraniana della Sezione di amicizia, guidata dall'onorevole Ammad Bourqani, con il gruppo delle donne parlamentari e con la Commissione per i diritti umani del Majlis.
In tale occasione, la delegazione ha reso noto alle autorità iraniane il finanziamento stanziato dal Parlamento italiano in favore della ricostruzione di quattro centri sanitari urbani[6], distrutti dal terremoto di Bam.
Il Presidente Gruppo di Amicizia, On, Luciano Violante, ha incontrato il 19 febbraio 2004 il Premio Nobel per la Pace 2003, Shirin Ebadi.
Attività parlamentare
AS 742 / AC 2555
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica dell' Iran sulla reciproca promozione e protezione degli investimenti, con protocollo, fatto a Roma il 10 marzo 1999
Legge n.17 del 11 Luglio 2002 GU n.184 del 7 Agosto 2002
Dialogo parlamentare sulle quattro antiche civilta’ mediterranee (Egizia, Greca, Persiana, Romana) |
L’iniziativa, avviata a Roma nel novembre 1999, ha sviluppato la dimensione culturale delle relazioni internazionali nel quadro della proclamazione del 2001 quale Anno del Dialogo tra le civiltà da parte dell’Assemblea generale dell’ONU. La Dichiarazione di intenti, allora approvata, sottolineava infatti l'importanza del dialogo tra le civiltà come strumento per conseguire la reciproca comprensione tra i popoli, invitando a ricercarvi le opportunità per affrontare le sfide della globalizzazione, nonché temi quali: lo sviluppo sostenibile, la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, la pace e la sicurezza.
L'incontro di Roma (28-29 novembre 1999): il dialogo parlamentare sulle antiche civiltà mediterranee (egizia, greca, persiana, romana)
Il 28 novembre 1999 i Presidenti della Camera dei deputati, dell'Assemblea della Repubblica araba d'Egitto, del Parlamento ellenico e dell'Assemblea consultiva islamica della Repubblica islamica dell'Iran hanno sottoscritto una Dichiarazione di intenti, quale da sfondo alle iniziative del dialogo parlamentare sulle antiche civiltà mediterranee (egizia, greca, persiana, romana). Il testo era stato oggetto di una trattativa preventiva a livello tecnico, in cui erano stati esaminati gli emendamenti presentati dalle Assemblee partecipanti al dialogo.
La Dichiarazione sottolinea l’importanza del dialogo tra le civiltà come strumento per conseguire la reciproca comprensione fra i popoli e debellare le minacce alla pace ed invita a ricercarvi le opportunità per affrontare le sfide della globalizzazione, nonché temi quali: lo sviluppo sostenibile, l’ambiente, la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, il disarmo, la lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le altre forme di traffico illegale, la pace e la sicurezza nel mondo, sia nell’ambito della comunità internazionale, sia all’interno dei confini nazionali.
Alla Dichiarazione è stato annesso un Programma di attività, che ricalca sostanzialmente la proposta italiana, ispirata al criterio sottolineare la specificità parlamentare, valorizzando l'istanza rappresentativa della società civile e la promozione di una cultura politica comune. Il Programma prevede la realizzazione delle seguenti iniziative, in ciascuno dei Paesi partecipanti:
1. un convegno sul Mediterraneo come “mare che unisce”, con l’obiettivo di ricostruire una storia comune, superando stereotipi e pregiudizi (Napoli,);
2. un incontro tra le Commissioni competenti in materia culturale delle quattro Assemblee parlamentari, con l’obiettivo di individuare le forme concrete in cui sviluppare il dialogo tra le rispettive civiltà, con particolare riguardo alla formazione delle giovani generazioni (Il Cairo);
3. un convegno sui rapporti tra Oriente e Occidente, con l’obiettivo di evidenziare il contributo di ciascuna civiltà alla formazione di un’etica civile mondiale, fondata sull’accettazione della diversità e sul rispetto delle specificità culturali (Teheran);
4. un incontro conclusivo a livello parlamentare, dedicato al ruolo delle istituzioni rappresentative nel dialogo tra le civiltà, quali luoghi di elaborazione della cultura politica democratica (Atene).
Successivamente all'incontro di lavoro, il 29 novembre 1999 i Presidenti delle quattro Assemblee partecipanti al dialogo sono intervenuti all'Accademia nazionale dei Lincei al convegno dedicato a "L'eredità del mondo antico". In quella sede, ha tenuto la prolusione il professor Giovanni Pugliese Carratelli; quindi hanno svolto relazioni il deputato greco Dimitrios Pandermalis sulla civiltà egizia, l'ex deputato egiziano Soufy Abou Taleb sulla civiltà greca, il professor Gherardo Gnoli sulla civiltà persiana, il deputato iraniano Mohammad Javad Larijani sulla civiltà romana (quest'ultimo discorso, tuttavia, si è esclusivamente incentrato sul valore del dialogo tra le civiltà). Hanno poi preso la parola i singoli Presidenti, concludendo la manifestazione.
Il convegno di Napoli, "Il Mediterraneo: il mare che unisce" (12-14 maggio 2000)
La Camera dei deputati ha organizzato la prima iniziativa del programma, concordato a Roma il 28 novembre 1999 tra i Presidenti delle Assemblee greca, egiziana, iraniana ed italiana, in cui attuare il dialogo parlamentare sulle antiche civiltà mediterranee. Il convegno ha promosso la reciproca conoscenza della storia dei rispettivi Paesi, nel più ampio contesto di una ricostruzione della comune storia mediterranea, in cui siano superati gli stereotipi tradizionali. Si è infatti ormai fatta strada nella storiografia la considerazione del bacino mediterraneo (inteso in senso ampio, inclusivo del Vicino Oriente) come soggetto storico unitario.
Il coordinamento scientifico del convegno è stato curato dal Centro studi mediterranei, che fa capo all'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, ed in particolare ai professori Aldo Schiavone e Corrado Vivanti.
Si sono svolte tre sessioni sugli aspetti politici, culturali, sociali ed economici della storia mediterranea, ciascuna delle quali presieduta da un rappresentante delle Assemblee parlamentari dei Paesi ospiti. Il Presidente della Camera ha presieduto la tavola rotonda conclusiva sul tema: Il Mediterraneo come soggetto storico e il dialogo tra le civiltà: tra storiografia e insegnamento della storia.
Il convegno di Teheran (26-27 novembre 2000) sul dialogo tra le civiltà occidentali ed orientali
L'Assemblea Consultiva Islamica della Repubblica Islamica dell'Iran ha organizzato la seconda manifestazione prevista dal programma concordato nella riunione quadrilaterale di Roma del 28 novembre 1999.
Rispetto alla scansione originaria, la manifestazione iraniana è stata anticipata, in quanto l'Assemblea del Popolo egiziano non ha potuto ospitare la prevista riunione delle Commissioni competenti in materia culturale, a causa delle concomitanti elezioni politiche (dal 18 ottobre al 15 novembre 2000).
L'Assemblea Consultiva Islamica ha, peraltro, ritenuto opportuno far coincidere la propria manifestazione con la visita ufficiale del Presidente della Camera in Iran, al fine di prevederne la partecipazione all'inaugurazione del Seminario.
I lavori si sono svolti il 26 novembre 2000, presso l’IPIS (Istituto di studi di politica internazionale) di Teheran, articolandosi in quattro sessioni, dedicate ai quattro seguenti sottotemi del tema generale che è stato così individuato: "Il Millennio della comprensione e della convergenza. Dialogo tra le civiltà orientali ed occidentali":
1. Le relazioni tra le civiltà come fonte della creatività umana (relatore italiano: Roberto Gritti, docente di Sociologia delle relazioni internazionali nell'Università "La Sapienza" di Roma, in rappresentanza del Preside della Facoltà di Sociologia, Paolo De Nardis)
2. Il rispetto reciproco e la necessità del dialogo tra le civiltà (relatore italiano, incaricato della relazione generale: Emanuele Severino, docente di Filosofia teoretica nell'Università di Venezia);
3. Il ruolo delle civiltà nello sviluppo dell'etica mondiale (relatore italiano: Remo Bodei, docente di Storia della Filosofia nell'Università di Pisa);
4. L'Iran ponte tra le civiltà occidentali e quelle orientali (relatore italiano: Adriano Rossi, docente di Filologia iranica nell'Istituto Universitario Orientale, Napoli).
La riunione del Cairo (23-24 gennaio 2001) delle Commissioni Cultura
La riunione ha visto la partecipazione delle delegazioni delle Commissioni competenti in materia culturale delle quattro Assemblee parlamentari. La delegazione italiana è stata guidata dal Presidente della VII Commissione della Camera, on. Giovanni Castellani, e composta dagli onn. Bianchi Clerici, Grignaffini, Malgieri, Michelini, Sbarbati.
Sono state esaminate le concrete forme di sviluppo del dialogo tra le civiltà, in termini di progetti comuni di interscambio culturale (borse di studio, scuole estive, traduzioni, scambi educativi, mostre e spettacoli itineranti, biblioteca digitale delle quattro civiltà).
La Dichiarazione finale della riunione ha riaffermato il principio della coesistenza e della cooperazione tra le culture, nel rispetto delle specifiche identità e particolarità. In particolare si è auspicato:
· che i mezzi di comunicazione dedichino più spazio alla cultura ed all’interazione tra le civiltà;
· che si costituisca un gruppo di lavoro per un’enciclopedia storica delle quattro civiltà e si rafforzino gli studi specialistici, anche attraverso comuni progetti di ricerca interuniversitaria;
· che si realizzino programmi per la formazione dei giovani, anche attraversoforum e viaggi di scambio;
· che si adotti un programma di incentivazione delle traduzioni;
· che si crei un sito Internet per il dialogo tra le quattro civiltà, coordinato da un comitato di rappresentanti delle rispettive Assemblee;
· che si riunisca un forum delle donne parlamentari dei quattro Paesi.
L'incontro conclusivo di Atene e il prosieguo del dialogo (17-18 febbraio 2002)
L’ultima iniziativa prevista dal Programma concordato ha avuto luogo ad Atene ed è stata dedicata al rapporto tra democrazia e dialogo tra le civiltà, con la partecipazione dei Presidenti delle Assemblee di Egitto e Grecia (A. Kaklamanis, A.F. Sorour) e dei Vice Presidenti del Parlamento iraniano (M. Khatami) e della Camera dei Deputati (A. Biondi). L'incontro si è svolto a seguito della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti euromediterranei (15-17 febbraio 2002).
Il tema "Democrazia e Dialogo tra le civiltà" è stato approfondito con la partecipazione sia di parlamentari che di studiosi, articolandosi in quattro sottotemi: 1) Modelli multiculturali nell'antichità (relatore egiziano); 2) Rispetto per il patrimonio culturale e comprensione tra i popoli (relatore italiano); 3) Diversità culturale nel mondo contemporaneo (relatore iraniano); 4) Ruolo delle istituzioni parlamentari per la promozione dei valori democratici (relatore greco). Per l'Italia è intervenuto il professor Emanuele Severino (Università di Venezia).
In occasione dell'incontro, i rappresentanti delle quattro Assemblee hanno siglato una Dichiarazione finale, in cui si riaffermano i valori del dialogo tra le civiltà, si apprezzano i risultati conseguiti e si delinea il prosieguo dell'iniziativa.
La Dichiarazione invita, pertanto, le rispettive Commissioni parlamentari competenti in materia culturale a riunirsi per portare avanti il dialogo. Tra gli altri obiettivi si segnalano:
· cooperazione tra università, centri di ricerca ed istituzioni culturali;
· programmi di scambio tra studenti e docenti;
· educazione dei giovani alla conoscenza reciproca delle differenti culture;
· creazione di un sito web;
· promozione dell'Ideale olimpico della tregua.
L’auspicato nuovo incontro delle Commissioni cultura non ha poi avuto luogo.
Le relazioni tra l’Unione europea e l’Iran non hanno allo stato attuale una cornice giuridica di riferimento, né esiste tra le parti una cooperazione finanziaria di rilievo. Con l’elezione del Presidente Khatami nel maggio 1997 e l’inizio di un processo di apertura del paese, nel 1998 l’Unione europea ha avviato con l’lran un’iniziativa di dialogo globale che copre questioni di interesse generale e regionale, quali terrorismo, diritti umani, proliferazione delle armi e processo di pace in Medio Oriente. Nella stessa occasione l’UE ha deciso di esplorare la possibilità di una cooperazione con l’Iran in materia di energia, commercio e investimento, lotta alla droga.
In questo contesto, il 7 febbraio 2001 la Commissione ha adottato una comunicazione[7] - approvata dal Consiglio nel maggio 2001 – in cui vengono individuate opportunità e condizioni per il rafforzamento delle relazioni tra UE ed Iran, con la prospettiva di arrivare alla conclusione di un accordo di commercio e cooperazione. Tale accordo, che avrebbe l’obiettivo di sviluppare il commercio e gli investimenti, di sostenere gli sforzi dell’Iran in direzione della liberalizzazione dell’economia e di facilitare la cooperazione regionale, dovrebbe prevedere anche una dichiarazione sul dialogo politico, un impegno comune contro il terrorismo nonché il rafforzamento delle relazioni nelle aree di interesse comune: narcotraffico[8], assistenza ai rifugiati[9], energia e ambiente.
I negoziati per la conclusione dell’accordo sono stati avviati ufficialmente a Bruxelles nel dicembre 2002. Dopo un primo round negoziale a giugno 2003, le trattative hanno subito un’interruzione di circa 18 mesi dovuta alle numerose divergenze sorte tra le due Parti nonché ai dubbi sollevati dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) a proposito della natura pacifica del programma nucleare iraniano[10]. A seguito dell’intesa raggiunta con l’Iran da Francia, Germania e Gran Bretagna[11] e della conferma da parte dell’AIEA dell’avvenuta sospensione delle attività nucleari, la Commissione ha deciso di rilanciare i negoziati che sono ripresi il 12 gennaio 2005.
Un ulteriore seguito delle proposte avanzate dalla Commissione nel 2001 è rappresentato dall’avvio del dialogo sui diritti umani, deciso dal Consiglio il 21 ottobre 2002, dopo una serie di consultazioni con l’Iran in cui è emersa la volontà di collaborazione del Governo[12]. L’obiettivo del dialogo è quello di contribuire a migliorare la situazione in Iran, che desta particolare preoccupazione a causa delle ripetute violazioni dei diritti civili e politici e del ricorso alla pena di morte che viene comminata anche in forme di particolare efferatezza.
Nell’istituire il dialogo, il Consiglio ha manifestato l’intenzione di procedere ad una valutazioneperiodica dei risultati raggiunti. I parametri per la valutazione del dialogo si riferiranno a tutti i temi in gioco e, fra l'altro, ai seguenti elementi: firma, ratifica e attuazione da parte dell'Iran degli strumenti internazionali in materia di diritti umani; cooperazione nell'ambito delle procedure e dei meccanismi internazionali in materia di diritti umani; apertura, accesso e trasparenza; discriminazione; sistema penitenziario.
Fino ad oggi si sono tenute quattro sessioni del dialogo, l’ultima della quali a Teheran il 14 e 15 giugno 2004. L’avvio del dialogo non è stato accompagnato da un’azione risoluta dell’Iran a favore dei diritti umani: il Consiglio relazioni esterne ha adottato più volte[13]conclusioni in cui, pur riconoscendo un certo impegno del Governo iraniano in questo settore, esprimepreoccupazione per le violazioni dei diritti umani e della libertà di espressione, gli attacchi contro la stampa, l'imprigionamento di giornalisti, d'intellettuali e di studenti, l'applicazione della pena di morte, le esecuzioni pubbliche, la tortura, la discriminazione nei confronti delle donne e delle minoranze religiose.
Sull’argomento si è espresso anche il Parlamento europeo, che da ultimo il 13 gennaio 2005 ha approvato quasi all’unanimità una risoluzione comune sull’Iran in cui ribadisce la sua generale opposizione alla pena di morte e, in particolare, alle sentenze capitali emesse contro giovani criminali, donne incinte e persone con handicap mentali e condanna la campagna condotta dagli organi giudiziari contro i giornalisti.
Inoltre, il PE:
· chiede alle autorità di iraniane di dimostrare che applicano la moratoria dichiarata in materia di lapidazione;
· esige l’attuazione immediata della proibizione della tortura;
· invita il Parlamento iraniano ad abrogare tutte le disposizioni penali concernenti l’espressione pacifica di opinioni;
· confida che la creazione di una delegazione interparlamentare con l’Iran permetta di avviare discussioni costruttive con il Parlamento iraniano;
· sostiene il processo negoziale UE-Iran in materia di nucleare e approva l’atteggiamento del Consiglio, che richiede all’Iran la cessazione del suo sostegno alle organizzazioni terroristiche, il miglioramento della situazione dei diritti umani e la modifica dell’approccio al processo di pace in Medio Oriente.
[1] Motivata anche sulla base degli esiti del processo ai presunti responsabili dell’omicidio della fotoreporter canadese Zara Kazhemi, conclusosi con l’assoluzione dell’unico imputato.
[2] Il 4 novembre 1999 il Majlis ha approvato l’aumento a 290 dei seggi a partire dalle elezioni previste per il 18 febbraio 2000. In precedenza erano 270.
[3] Altri motivi di esclusione sono l’assunzione di droghe o la provata simpatia per il deposto Scià Reza Palhevi. I candidati devono avere un’età compresa tra 30 e 75 anni.
[4] 5 seggi sono assegnati a rappresentati delle minoranze religiose riconosciute: Cristiana, Ebrei e Zoroastriani.
[5] Quattro seggi non sono stati assegnati. Fra questi, quello spettante alla città di Bam, distrutta da un terremoto nel dicembre 2003.
[6] La somma stanziata è pari a 20.000 euro.
[7] COM (2001) 71.
[8] Nell’ambito della strategia UE 2000-2004 per la lotta alla droga all’esterno dell’Unione, a partire dal 2002 si sono svolti incontri UE-Iran di esperti antidroga, che hanno consentito un proficuo scambio d’informazioni sui più recenti sviluppi nelle politiche e nelle strategie antidroga dell’Unione europea e dell’Iran, paese di transito per il narcotraffico.
[9] Sull’Iran grava una popolazione di rifugiati che, nei momenti peggiori, è arrivata alla cifra di circa 2,5 milioni, provenienti prevalentemente dall’Afganistan.
[10] Il 26 novembre 2003 l’AIEA ha adottato una risoluzione sul programma nucleare iraniano e ha chiesto all’Iran la piena cooperazione in attesa dell’entrata in vigore di un protocollo aggiuntivo sul regime di controlli di sicurezza e la sospensione di tutte le attività in materia di arricchimento e ritrattamento dell’uranio. Il Consiglio dell’UE ha ribadito la necessità che l’Iran ottemperi alle richieste dell’AIEA.
[11] L’accordo di Parigi del 15 novembre 2004 prevede la sospensione delle attività iraniane di arricchimento dell’uranio per consentire la negoziazione di un accordo di lungo termine in materia di nucleare.
[12] In particolare l’Iran ha accettato le richieste dell’UE sui principî per tale dialogo: assenza di condizioni preliminari e di questioni che non potessero essere trattate, diritto per entrambe le Parti di interrompere il dialogo in qualsiasi momento e introduzione di parametri concreti per valutare i progressi realizzati in questo settore.
[13] 17 giugno 2002, 21 ottobre 2002, 18 marzo 2003, 21 luglio 2003, 13 ottobre 2003 e 11 ottobre 2004.