| XIV Legislatura - Dossier di documentazione | |||
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| Autore: | Servizio Studi - Dipartimento bilancio | ||
| Titolo: | Finanziaria 2006 - Lavori preparatori al Senato - A.S. 3613 - Parte II - Esame in sede consultiva | ||
| Serie: | Progetti di legge Numero: 835 Progressivo: 2 | ||
| Data: | 21/11/05 | ||
| Organi della Camera: | V-Bilancio, Tesoro e programmazione | ||
| Riferimenti: |
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Servizio studi |
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progetti di legge |
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Finanziaria 2006 Lavori preparatori al Senato A.S. 3613 Esame in sede consultiva |
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n. 835/2 Parte II |
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xiv legislatura 21 novembre 2005 |
Camera dei deputati
Dipartimento Bilancio e politica economica
SIWEB
I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.
File: BI0892b.doc
Volume II
Commissione 1a (Affari costituzionali)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (notturna)
Commissione 3a (Affari esteri)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 5 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 6 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 6 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
Commissione 7a (Istruzione pubblica)
§ Seduta dell’12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
Commissione 8a (Lavori pubblici)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
Commissione 12a (Igiene e sanità)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (antimeridiana)
§ Seduta del 12 ottobre 2005 (pomeridiana)
Commissione 14a (Politiche dell’Unione europea)
AFFARI COSTITUZIONALI (1a)
mercoledì 12 ottobre 2005
555a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza)
- (Tab. 8) Stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio.)
Il presidente PASTORE ricorda che, come comunicato dal Presidente del Senato, l'articolo 61 del disegno di legge finanziaria (disposizioni in materia di carta d'identità elettronica) è stato stralciato e pertanto non costituirà oggetto di esame da parte della Commissione.
Il senatore MAFFIOLI (UDC) riferisce sulle parti di competenza dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze che riguardano le unità previsionali di base afferenti alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Lo stanziamento per la Presidenza del Consiglio dei ministri ammonta a 308,45 milioni di euro, interamente di parte corrente, con una riduzione di 229,67 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2005. Quanto al Dipartimento dell'editoria è previsto uno stanziamento di 395, 01 milioni di euro per la parte corrente e di 30,32 milioni di euro per la parte in conto capitale, con una riduzione di 229,67 milioni di euro rispetto al 2005 afferente alla parte corrente. Per quanto concerne la Protezione civile, lo stanziamento di parte corrente ammonta a 40,55 milioni di euro, con una diminuzione di 56,97 milioni di euro rispetto al 2005. Lo stanziamento in conto capitale ammonta, invece, a 1.575,72 milioni di euro ed è ripartito per finanziare una serie di interventi necessari a seguito di eventi sismici o calamità naturali.
Per quanto riguarda il Servizio civile nazionale, lo stanziamento, interamente di parte corrente, ammonta a 211,12 milioni di euro, con una riduzione di 13,62 milioni di euro. Altre unità previsionali di base, già inserite nel soppresso stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri, e ora presenti nella tabella 2 sono quelle che riguardano l'Istituto nazionale di statistica (130,97 milioni di euro), il Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (16,38 milioni di euro), la Corte dei conti (240 milioni di euro), il Consiglio di Stato e i TAR (160 milioni di euro) e il Consiglio di giustizia amministrativa delle Regione siciliana (1,73 milioni di euro). Segnala infine gli stanziamenti di cui al centro di responsabilità numero 12 (Servizio per la gestione delle spese residuali), tra cui quelli per il Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza, i Commissariati di Governo, la Funzione pubblica, il FORMEZ, le minoranze linguistiche, la Scuola superiore della pubblica amministrazione e l'ARAN.
Dà conto, quindi, degli effetti del disegno di legge finanziaria sullo stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri. Nelle tabelle A e B non hanno autonoma evidenza le spese relative alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che sono inserite nello stato di previsione del Ministero dell'economia, mentre la tabella C presenta alcune variazioni rispetto al bilancio per il 2005. In particolare, vengono ridotti gli stanziamenti relativi alla Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre lo stanziamento per la Scuola superiore della pubblica amministrazione aumenta per 5,15 milioni di euro nel 2006 e per 5,12 milioni di euro nel 2007. Per l'ISTAT lo stanziamento viene incrementato di 24,68 milioni di euro per il 2006 e di 25,68 milioni di euro per il 2007, mentre per il 2008 lo stanziamento è pari a quello del biennio precedente. Le risorse destinate alle provvidenze per l'editoria sono fissate in 426 milioni di euro per ciascun anno, mentre al Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione è destinato uno stanziamento di 17 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008. Infine lo stanziamento del FORMEZ è definito in 22 milioni di euro per ogni anno del triennio.
Nella tabella D non si segnalano rifinanziamenti riguardanti la Presidenza del Consiglio dei ministri, invece la tabella E stabilisce un definanziamento pari a 40 milioni di euro dei provvedimenti in favore delle popolazioni di alcune province siciliane colpite dal terremoto del dicembre 1990 e per altre disposizioni in favore delle zone danneggiate da eccezionali avversità atmosferiche dal giugno 1990 al gennaio 1991.
Nella tabella F, che reca rimodulazioni annuali della spesa autorizzata da leggi aventi effetto finanziario pluriennale, segnala quelle riguardanti gli interventi per calamità naturali.
Passa quindi a illustrare alcune disposizioni correlate del disegno di legge finanziaria.
Evidenzia, anzitutto, il comma 2 dell'articolo 3, che introduce una disciplina restrittiva delle spese per studi e incarichi di consulenza conferiti a soggetti estranei alla pubblica amministrazione: per tali finalità le pubbliche amministrazioni non potranno effettuare, nel 2006, spese di ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2004. I successivi commi 3 e 4 fissano il medesimo tetto, rispettivamente, per le spese di rappresentanza delle pubbliche amministrazioni e per le spese di acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture.
Commenta quindi l'articolo 26, che incrementa di 390 milioni di euro le risorse per i rinnovi contrattuali del biennio 2004-2005. Il comma 2 prevede, inoltre, aumenti delle risorse già stanziate dalle leggi finanziarie per il 2004 e per il 2005 per i miglioramenti economici e l'incentivazione della produttività del personale statale in regime di diritto pubblico, per un ammontare di 155 milioni di euro a decorrere dal 2006. Il comma 3 stabilisce che i maggiori oneri derivanti dall'attuazione del protocollo d'intesa fra Governo e parti sociali del 27 maggio 2005 sono posti a carico del bilancio dello Stato, per un importo complessivo di 220 milioni di euro a decorrere dal 2006. Il comma 6 precisa che gli importi indicati dai commi precedenti concorrono a costituire l'importo complessivo massimo destinato al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, mentre il comma 7 stabilisce che il concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria è incrementato "in via aggiuntiva" di 213 milioni di euro a decorrere dal 2006.
Dà conto, quindi, dell'articolo 27, che detta disposizioni relative ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego per il biennio 2006-2007, i cui oneri, con riguardo al personale "privatizzato", ammontano a 230 milioni di euro e a 335 milioni di euro rispettivamente per il 2006 e per il 2007, mentre per il personale in regime pubblicistico sono fissati in 100 milioni di euro e in 170 milioni di euro. Il comma 3 stabilisce che detti importi concorrono a costituire l'importo complessivo massimo destinato al rinnovo dei contratti e alle modifiche del trattamento economico e normativo, mentre il comma 4 dispone in ordine ai rinnovi contrattuali del personale pubblico dipendente da enti diversi dall'amministrazione statale e dei professori e ricercatori universitari.
L'articolo 28 introduce disposizioni limitative dell'utilizzo di personale a tempo determinato da parte delle pubbliche amministrazioni, fissando la soglia del 60 per cento della spesa sostenuta per tali finalità nell'anno 2003. Si precisa che tale disciplina non si applica al comparto scuola e alle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, per i quali valgono le specifiche disposizioni di settore. Il comma 2 fa salve le assunzioni di personale per l'attuazione di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica ovvero di progetti finalizzati al miglioramento dei servizi per gli studenti effettuate da alcuni specifici enti.
Passa quindi a commentare l'articolo 29, recante disposizioni di contenimento della spesa in materia di contrattazione integrativa e lavoro straordinario nell'ambito del pubblico impiego: i fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa potranno avere, a decorrere dal 2006, un importo massimo pari a quello previsto per il 2004, come certificato dagli organi di controllo. Il comma 2 vieta la costituzione di nuovi fondi in assenza della certificazione della compatibilità economico-finanziaria dei fondi relativi al biennio precedente, mentre il comma 3 consente l'incremento dei fondi in misura pari agli importi fissi previsti dai contratti collettivi nazionali, salvo che essi non risultino già confluiti nei fondi dell'anno 2004. Il comma 4 uniforma i criteri di costituzione dei fondi, precisando che le eventuali risorse aggiuntive devono coprire tutti gli oneri accessori, compresi quelli a carico delle amministrazioni, anche se di pertinenza di altri capitoli di spesa. Il comma 5 stabilisce che gli importi relativi alle spese per le progressioni di ciascuna area professionale o categoria restano a carico dei pertinenti fondi, mentre il comma 6 prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2006 le pubbliche amministrazioni debbono tenere conto dei processi di rideterminazione delle dotazioni organiche e degli effetti delle limitazioni al turn over, ai fini del finanziamento della contrattazione integrativa. Il comma 7 impone un vincolo di destinazione ai risparmi derivanti dall'applicazione delle precedenti disposizioni, che dovranno costituire economie di bilancio; per gli enti diversi dalle amministrazioni dello Stato essi dovranno concorrere al miglioramento dei saldi finanziari. Il comma 9 riduce del 10 per cento rispetto al 2004 gli stanziamenti volti alla remunerazione del lavoro straordinario del personale delle amministrazioni statali.
L'articolo 31 detta norme di carattere generale e di contenimento della spesa in materia di pubblico impiego. Il comma 1 sancisce l'interpretazione autentica di una disposizione della legge quadro in materia di lavori pubblici, chiarendo che la quota dell'importo ripartibile fra il responsabile unico del procedimento e gli incaricati della redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo e i loro collaboratori è comprensiva degli oneri assistenziali e previdenziali posti a carico dell'amministrazione. Il comma 2 afferma un principio analogo di omnicomprensività per i compensi professionali all'avvocatura interna delle pubbliche amministrazioni, mentre il comma 3 reca una interpretazione autentica dell'articolo 13 della legge n. 97 del 1979, sullo stato giuridico dei magistrati e sul loro trattamento economico. Il comma 4 prevede che ai fini della determinazione dell'equo indennizzo ai dipendenti che abbiano perso l'integrità fisica per causa di servizio si considera solo lo stipendio tabellare in godimento al momento della presentazione della domanda, ma si esclude che la norma abbia portata retroattiva. Il comma 6 stabilisce che l'articolo 36 della legge finanziaria per il 2003, che aveva congelato per il triennio 2003-2005 gli importi erogati dallo Stato per indennità o altri tipi di compensi soggetti a incremento in relazione alla variazione del costo della vita, continua ad applicarsi anche nel triennio 2006-2008, mentre il comma 7 sopprime alcune indennità di trasferta previste a livello legislativo e contrattuale. Il comma 9 congela le indennità collegate a specifiche posizioni di impiego o servizio o comunque rapportate a indennità di trasferta, mentre i commi da 10 a 12 sono volti a regolare in modo omogeneo il rimborso delle spese di cura per i pubblici dipendenti.
Illustra poi l'articolo 32 che, al fine di rendere operativa la vicedirigenza nel comparto Ministeri, stanzia 15 milioni di euro per l'anno 2006 e 20 milioni di euro a decorrere dal 2007.
Si sofferma anche sull'articolo 33, volto a razionalizzare l'allocazione e la distribuzione di personale delle pubbliche amministrazioni, costituendo un fondo finalizzato a potenziare l'attuazione della mobilità, in base a criteri che saranno definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge finanziaria. Il comma 3 reca una novella all'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001, in base alla quale i vincitori dei concorsi devono permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni.
L'articolo 34 è volto a consentire la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato per una serie di pubbliche amministrazioni, mentre l'articolo 35 detta disposizioni per l'assunzione di personale.
Commenta, infine, l'articolo 63, volto a disciplinare in maniera più rigorosa l'erogazione dei contributi all'editoria e a rifinanziare contributi indiretti che hanno dimostrato particolare efficacia.
Il sottosegretario VENTUCCI, dopo aver ringraziato il relatore Maffioli, ricorda che la dotazione del fondo per il funzionamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, al cui finanziamento provvede annualmente la legge finanziaria a decorrere dall'esercizio 2000, ha subito significative riduzioni fino ad attestarsi, per l'esercizio 2005, a 331 milioni di euro. Inoltre, osserva che l'incremento che si registra in alcuni anni è solo apparente ed è dovuto all'attribuzione di nuove funzioni che vincolano a specifiche finalità quote crescenti delle risorse, con conseguente contrazione delle spese per consumi intermedi. Lo stanziamento di 315 milioni di euro fissato nella finanziaria 2006, anche a fronte di ulteriori autorizzazioni legislative, rende evidente, a suo avviso, il divario tra risorse previste e reale fabbisogno, anche in considerazione del carattere incomprimibile della maggior parte delle spese gestite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il presidente PASTORE propone di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno agli stati di previsione del bilancio, nonché di eventuali ordini del giorno al disegno di legge finanziaria, alle ore 18 di oggi, mercoledì 12 ottobre 2005.
La Commissione consente.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 9,45.
AFFARI COSTITUZIONALI (1a)
mercoledì 12 ottobre 2005
556a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza)
- (Tab. 8) Stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Seguito e conclusione dell'esame congiunto; rapporti alla 5ª Commissione: rapporto favorevole con osservazioni sulla tabella 8 e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria; rapporto favorevole sulla tabella 2, per quanto di competenza, e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria)
Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana.
Il relatore BOSCETTO (FI) riferisce, in primo luogo, i contenuti dello stato di previsione del Ministero dell'interno, che prevede una spesa complessiva in termini di competenza di 24.990,24 milioni di euro, con una netta prevalenza di spese di parte corrente, pari a 22.123,38 milioni di euro, a fronte dei 2.866,86 milioni di euro per la spesa di conto capitale. Le spese totali previste nel bilancio assestato 2005 sono pari a 25.628,35 milioni di euro, di cui 22.402,25 milioni di euro di parte corrente e 3.226,10 milioni di euro in conto capitale, con una riduzione di spese pari a 638,11 milioni di euro. L’analisi delle spese vincolate evidenzia come il 94,19% della spesa di competenza sia relativo a spese giuridicamente obbligatorie. Gli stanziamenti di competenza per i successivi esercizi del triennio 2006/2008 sono fissati in 26.521,59 milioni di euro per il 2007, e in 26.578,62 milioni per il 2008.
Per quanto riguarda i singoli centri di responsabilità in cui si articola lo stato di previsione, segnala che per il Gabinetto e gli Uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro sono stanziati 27,97 milioni di euro, con una riduzione di 60,05 milioni di euro rispetto all'assestato 2005; per il centro di responsabilità Affari Interni e Territoriali lo stanziamento, è pari a 15.747,49 milioni di euro, di cui 13.393,62 milioni di euro di parte corrente, con un decremento, rispetto all'assestato 2005, di 346,23 milioni di euro, e a 2.353,87 milioni di euro in conto capitale, con un decremento, rispetto all'assestato 2005 di 296,09 milioni di euro. Per quanto riguarda invece Vigili del Fuoco, Soccorso pubblico e Difesa Civile, il corrispondente centro di responsabilità presenta uno stanziamento pari a 1.653,02 milioni di euro, di cui 1.564,09 milioni di euro per la parte corrente (con un incremento di 24,47 milioni di euro rispetto all'assestato 2005) e 88,93 milioni di euro in conto capitale (con un decremento di 447.313 euro rispetto all'assestato 2005). Il centro di responsabilità 4 (Libertà Civili e Immigrazione) registra uno stanziamento di 236,01 milioni di euro, in prevalenza di parte corrente (235,63 milioni di euro), con un decremento di 12,99 milioni di euro rispetto all'assestato 2005, determinato dalla riduzione delle spese in conto capitale. Infine, per quanto concerne il centro Pubblica Sicurezza, lo stanziamento previsto ammonta a 7.325,73 milioni di euro, dei quali 6.902,27 milioni di euro di parte corrente, con un incremento rispetto all'assestato 2005 (6.806,33 milioni di euro) di 95,94 milioni di euro; gli stanziamenti in conto capitale ammontano a 423.45 milioni di euro, con un decremento di 42,7167 milioni rispetto all'assestato 2005 (466,16 milioni di euro).
Ricorda che l’ammontare dei residui passivi del Ministero dell’interno al 1° gennaio 2006 viene stimato in 7.352,7 milioni di euro, di cui 1.916,3 per le unità previsionali di parte corrente e 5.436,4 per quelle in conto capitale, con un decremento - rispetto all'anno passato - pari a 1.605,7 milioni di euro; dà conto, infine, della consistenza della massa spendibile e dell'autorizzazione complessiva di cassa. Registra infine come il bilancio del Ministero presenti una netta prevalenza di spese di parte corrente rispetto a quelle in conto capitale, a detrimento quindi degli investimenti che invece, a suo avviso, dovrebbero essere incrementati, compatibilmente con le esigenze di bilancio.
Passa quindi a illustrare le disposizioni correlate del disegno di legge finanziaria, rilevando, in primo luogo, che appare coerente con le indicazioni del Dpef l'esclusione del settore della sicurezza dal contenimento delle spese. Tuttavia, la dizione "comparto sicurezza pubblica e soccorso", di cui all'articolo 3, comma 1, dovrebbe essere uniformata a quella "sicurezza e soccorso pubblici", di cui all'articolo 4. Nella disciplina in materia di autoveicoli, dettata dall'articolo 3, comma 4, la frase "con esclusione di quelle operanti per l’ordine e la sicurezza pubblica" dovrebbe essere sostituita con la seguente: "con esclusione di quelle operanti per la sicurezza e il soccorso pubblici", includendo in tal modo esplicitamente gli autoveicoli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco tra quelli esclusi dall'ambito di applicazione della disciplina restrittiva prevista, ritenendo che non possa ridursi la qualità degli interventi a tutela della cittadinanza garantiti dal Corpo stesso.
Riferisce quindi brevemente sulle disposizioni in materia di tutela pubblica della sicurezza, di cui all'articolo 7, di riduzione dei costi della politica (articolo 13), su quelle disciplinanti il patto di stabilità interno (articolo 22) e il concorso delle regioni e degli enti locali al contenimento degli oneri di personale, di cui all'articolo 30. In merito all'articolo 27, segnala che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dal 1° gennaio 2006 rientrerà tra le categorie di personale in regime di diritto pubblico e che quindi gli oneri per i relativi rinnovi contrattuali graveranno sugli stanziamenti di cui al comma 2, anziché su quelli destinati alla contrattazione collettiva nazionale previsti dal comma 1: emergerà quindi la necessità di rideterminare gli stanziamenti previsti dai due commi richiamati. Ritiene poi che occorra salvaguardare gli stanziamenti per il fondo unico di amministrazione per il miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dei servizi istituzionali, di cui dall'articolo 13-ter del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, con un esplicito richiamo in tal senso all'articolo 29, comma 3. In materia di assunzioni, segnala che il comma 1 dell'articolo 35 prevede l'assunzione di 2.500 unità di personale da impiegare direttamente in compiti di ordine e sicurezza pubblica, con uno stanziamento, indicato nella relazione tecnica di 87,5 milioni di euro, quantificati in base al costo unitario complessivo valutato in 35 mila euro per unità. Quest'ultimo dato è tuttavia, a suo avviso, sovrastimato, dovendosi invece far riferimento a quello, emerso nel corso dell'esame del decreto-legge n. 45 del 2005, compreso tra 31 mila e 33 mila euro. La disposizione in questione dovrebbe pertanto essere riformulata inserendo un inciso del seguente tenore: "e comunque fino alla spesa di 87,5 milioni di euro...", in modo da impiegare integralmente la disponibilità finanziaria. Il medesimo comma 1 dell'articolo 35 stabilisce l'obiettivo prioritario dell'assunzione di almeno 1.500 unità di personale per la Polizia di Stato: in proposito, osserva che andrebbe prevista, conformemente peraltro a quanto stabilito dal Dpef in materia di sicurezza, l'assunzione di tutti i 2.500 agenti della Polizia di Stato che dopo aver prestato il servizio di leva si sono trattenuti in servizio per un ulteriore anno, in attesa dell'immissione nei ruoli, evitando gravi vuoti nella qualifica iniziale, e scongiurando forme di precariato nel personale delle Forze dell'ordine. Sottolinea come, introducendo la previsione del totale impiego delle risorse disponibili ammontanti a 87,5 milioni di euro, vi sarebbe anche la possibilità di tenere conto delle esigenze dell'Arma dei carabinieri.
Auspica inoltre che la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco siano esclusi dall'ambito di applicazione del blocco del turn-over.
Il disegno di legge finanziaria dovrebbe, a suo avviso, prevedere misure a favore dei comuni di minore dimensione demografica e a favore delle unioni di comuni, assicurando così un sostegno alle aree più deboli e facilitando i processi di riorganizzazione dei servizi locali. Occorrerebbe, peraltro, garantire con adeguati stanziamenti il funzionamento dell'Indice nazionale delle anagrafi (INA), del Sistema di accesso ed interscambio anagrafico (SAIA), del Centro nazionale per i servizi demografici (CNSD) e dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE): si tratta del complesso sistema di informatizzazione delle attività connesse alle anagrafi, parte integrante e fondamentale nel controllo dei flussi della popolazione e degli elettori.
Ha quindi la parola il senatore VITALI (DS-U), il quale preliminarmente chiede una proroga del termine, fissato per le ore 18 di oggi, per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno agli stati di previsione del bilancio. Sottolinea come quasi il 50 per cento della manovra complessiva, ossia circa cinque miliardi di euro, siano posti a carico del sistema delle regioni e delle autonomie locali: il Governo, con un'operazione a suo avviso del tutto demagogica, sostiene che si intende in tal modo incidere su spese degli enti territoriali considerate superflue. Tuttavia, come molti sindaci hanno già evidenziato, la riduzione delle risorse comporterà necessariamente tagli alle spese destinate ai servizi sociali, culturali e scolastici. A tale riguardo, benché l'articolo 22 del disegno di legge finanziaria 2006 escluda espressamente le spese sociali, tale esclusione è inefficace, in quanto operata mediante il rinvio alla classificazione delle spese di carattere sociale di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996, le quali rappresentano però solo un'esigua parte delle spese sociali effettivamente sostenute dai Comuni. Ritiene inoltre non realistico affermare che si salvaguardano le spese sociali quando si dispone contestualmente una riduzione delle spese per il personale: per molti servizi di carattere sociale - come ad esempio gli asili-nido - la parte prevalente dell'onere consiste, infatti, proprio in tale tipo di spese. Le disposizioni della legge finanziaria comporteranno una contrazione delle risorse umane disponibili per gli enti locali, anche in questo caso con effetti negativi che non possono essere sottaciuti in termini di servizi per i cittadini.
Quanto alle Regioni, è noto come il 60 per cento circa delle loro risorse sia vincolato per la spesa sanitaria; del restante 40 per cento, circa il 25 per cento è destinato - almeno in quelle Regioni che hanno applicato il decentramento amministrativo - a funzioni trasferite: sono quindi assai esigui i margini di manovra residui per ridurre le spese senza provocare conseguenze negative sia nei confronti degli enti locali, sia direttamente nei confronti dei cittadini.
Ritiene che molti componenti della maggioranza e lo stesso sottosegretario D'Alì siano ben consapevoli della situazione che si profila a carico degli enti territoriali; ribadendo l'irragionevolezza delle scelte operate dal Governo, sottolinea l'esigenza di individuare possibili alternative: occorre, a suo avviso, modificare radicalmente l'impianto del patto di stabilità interno, rendendolo coerente con i vincoli imposti dall'Unione europea con il patto di stabilità, che opera sui saldi. Il patto di stabilità interno è stato invece applicato incidendo sulla spesa, negando da un lato autonomia finanziaria agli enti territoriali e non garantendo, dall'altro, i risultati attesi. Il nuovo patto di stabilità interno dovrebbe poi configurarsi come un autentico patto tra i livelli di governo coinvolti, concordato tra i soggetti istituzionali stessi. Preannuncia la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti al disegno di legge finanziaria a tal fine.
Sottolinea inoltre come l'impianto della legge finanziaria, per la parte riguardante gli enti territoriali, sia in palese e insanabile contraddizione con le scelte che la stessa maggioranza intende fare in termini di devolution: il disegno di legge finanziaria si presenta come un intervento assai statalista e invasivo delle competenze degli enti territoriali ed è dunque contraddittorio rispetto all'asserita volontà di riconoscere una piena autonomia finanziaria agli enti territoriali. Ricorda che l'Alta commissione di studio per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale ha appena presentato una relazione sull'attività svolta senza che ad essa sia stato dato alcun seguito legislativo, a testimonianza ulteriore della mancanza assoluta di volontà di dare effettiva attuazione al federalismo fiscale. In conclusione, nel ribadire che la salvaguardia delle spese di carattere sociale richiede necessariamente una sua previa ridefinizione più coerente alla sua effettiva consistenza e una riduzione sensibile dei limiti di spesa previsti, dichiara di concordare con l'esigenza, sottolineata dallo stesso relatore, di diversificare la posizione dei piccoli comuni, delle comunità montane e delle unioni di comuni ai fini del rispetto del patto di stabilità interno. In tema di sanità, evidenzia come la finanziaria recepisca soltanto in parte l'accordo intercorso tra il Governo e le regioni, non prevedendo una copertura reale del fondo sanitario e mancando ogni riferimento al sistema delle Conferenze per l'attuazione delle disposizioni in materia. Osserva tra l'altro che l'articolo 1 del decreto-legge n. 203 del 2005, che accompagna la manovra di bilancio, intende assicurare un gettito ai comuni come effetto del recupero dell'evasione fiscale che non potrà essere realizzato, non essendo i comuni in grado di svolgere tali funzioni; sarebbe preferibile intervenire, semmai, prevedendo il recupero della base imponibile degli immobili.
Il senatore GUERZONI (DS-U) stigmatizza la forte contrazione delle risorse destinate agli enti locali prevista dal disegno di legge di bilancio e dal disegno di legge finanziaria per il 2006: circa la metà dello sforzo finanziario previsto dalla manovra ricade sugli enti locali, i quali hanno spese incomprimibili, come quella per il personale che costituisce normalmente l'onere di maggiore entità. L'esigenza di ridurre la spesa degli enti territoriali è peraltro innegabile e dovrebbe costituire il punto di partenza di una riflessione condivisa, che prescinda dall'appartenenza a contrapposti schieramenti politici. Ritiene che la fissazione di tetti di spesa si sia rivelata una scelta inefficace e, come sottolineato dall'intervento che lo ha preceduto, neppure imposta dai vincoli europei che operano sui saldi. Secondo quanto affermato dal ministro Tremonti i comuni potrebbero rinegoziare i mutui con la Cassa depositi e prestiti: quest'ultima, tuttavia, ha già in precedenza dimostrato la propria indisponibilità a procedere in questo senso: sollecita quindi il Governo a ottenere un chiarimento dalla Cassa depositi e prestiti a questo proposito.
Le numerose disposizioni destinate a incidere sulle risorse degli enti territoriali in termini di riduzione delle spese sociali, riduzione del gettito dell'ICI, da un lato, e la presenza di spese per il personale elevate e incomprimibili, dall'altro, comporteranno gravi difficoltà che per alcune amministrazioni locali potrebbero rivelarsi insuperabili. Ribadisce, infine, la necessità di riforme anche ordinamentali, a partire dalle disposizioni vigenti in materia di contabilità; a tale riguardo ricorda che nell'ordinamento giuridico attuale le spese facoltative sono in parte destinate a spese di carattere sociale: l'invito a ridurre tale tipologia di spese finirà pertanto per incidere comunque anche su questo tipo di servizi. Conclude sottolineando ancora una volta la necessità, a suo avviso ineludibile, di pervenire a una complessiva riforma della spesa pubblica.
Il presidente PASTORE ritiene di non poter accedere alla richiesta di proroga del termine per la presentazione ordini del giorno ed emendamenti agli stati di previsione del bilancio, nonché di eventuali ordini del giorno al disegno di legge finanziaria, già fissato per le ore 18. Propone quindi di sospendere la seduta fino alle ore 19.
La Commissione consente.
La seduta, sospesa alle ore 16,25, riprende alle ore 19,45.
Non essendovi ulteriori richieste di intervento, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale. Comunica che non sono stati presentati emendamenti né ordini del giorno.
Il relatore MAFFIOLI (UDC) propone di redigere un rapporto favorevole sulla tabella 2, limitatamente alle parti di competenza, e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3613.
Il relatore BOSCETTO (FI) rivolge un ringraziamento ai senatori che sono intervenuti, i quali hanno approfondito problematiche che egli stesso ha sottolineato nell'esposizione.
Comunica di aver predisposto una proposta di rapporto favorevole con le osservazioni già illustrate, pubblicato in allegato al presente resoconto, nel quale è evidenziata, fra l'altro, l'esigenza di riconsiderare le modalità di applicazione del patto di stabilità interno.
Il sottosegretario D'ALI' sottolinea la puntualità delle osservazioni svolte dal relatore e dagli altri senatori intervenuti sulla Tabella 8 e assicura che esse saranno oggetto di attenta riflessione dal parte del Governo.
Osserva che il disegno di legge finanziaria salvaguarda le appostazioni finanziarie del comparto sicurezza, in particolare quelle che si riferiscono alle attività di soccorso. Anche per quanto riguarda le risorse destinate agli enti locali, malgrado la riduzione del fondo per gli investimenti, si mantiene e anzi si incrementa il fondo ordinario. In ogni caso, auspica che attraverso la discussione parlamentare si individuino ulteriori risorse in modo da incrementare quello stanziamento.
A nome del Governo, invita la Commissione ad approvare la proposta di rapporto favorevole con osservazioni sulla Tabella 8 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3613, formulata dal relatore, senatore Boscetto.
Il senatore SCARABOSIO (FI), preannunciando il voto favorevole del Gruppo Forza Italia sulla proposta del relatore, sottolinea l'utilità della norma di cui al decreto-legge n. 203 del 2005, all'esame del Senato per la conversione in legge (A.S. n. 3617), che introduce la corresponsabilità dei comuni nella lotta all'evasione fiscale. A suo avviso, la classificazione degli immobili, che si sta completando almeno in alcune grandi città, consente di confrontare le informazioni, in modo tale da individuare i redditi che attualmente sfuggono all'imposizione.
Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione conferisce al relatore Maffioli il mandato a redigere un rapporto favorevole alla 5ª Commissione permanente sulla tabella 2, limitatamente alle parti di competenza, e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3613.
Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, inoltre, la Commissione approva la proposta di rapporto favorevole, con osservazioni, formulata dal relatore Boscetto, pubblicata in allegato al presente resoconto, sulla tabella 8 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3613.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELL’INTERNO PER L’ANNO FINANZIARIO 2006
(3614 - TABELLA 8)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno finanziario 2006 e le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, si pronuncia in senso favorevole con le seguenti osservazioni:
valuti la Commissione di merito l'opportunità di uniformare la dizione "comparto sicurezza pubblica e soccorso", di cui all'articolo 3, comma 1, con quella "sicurezza e soccorso pubblici", di cui all'articolo 4;
valuti la Commissione di merito l'opportunità di sostituire, all'articolo 3, comma 4, le parole "con esclusione di quelle operanti per l’ordine e la sicurezza pubblica", con le seguenti: "con esclusione di quelle operanti per la sicurezza e il soccorso pubblici", includendo in tal modo esplicitamente gli autoveicoli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco tra quelli esclusi dall'ambito di applicazione della disciplina restrittiva prevista, ritenendo che non possa ridursi la qualità degli interventi a tutela della cittadinanza garantiti dal Corpo stesso;
all'articolo 27, si segnala l'opportunità di tenere conto, nella determinazione degli oneri per i rinnovi contrattuali di cui ai commi 1 e 2, che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dal 1° gennaio 2006 rientrerà tra le categorie di personale in regime di diritto pubblico e che quindi gli oneri graveranno sugli stanziamenti di cui al comma 2, anziché su quelli destinati alla contrattazione collettiva nazionale previsti dal comma 1;
si segnala l'esigenza di salvaguardare, all'articolo 29, comma 3, gli stanziamenti per il fondo unico di amministrazione per il miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dei servizi istituzionali, di cui dall'articolo 13-ter del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, con un esplicito richiamo in tal senso;
si segnala inoltre l'opportunità di riformulare il comma 1 dell'articolo 35 inserendo un inciso del seguente tenore: "e comunque fino alla spesa di 87,5 milioni di euro...", in modo da impiegare integralmente la disponibilità finanziaria; il medesimo comma 1 dovrebbe inoltre essere riformulato, conformemente a quanto stabilito dal Dpef in materia di sicurezza, prevedendosi l'assunzione di 2.500 unità di personale per la Polizia di Stato, con l'obiettivo di assumere i 2.500 agenti che dopo aver prestato il servizio di leva si sono trattenuti in servizio per un ulteriore anno, in attesa dell'immissione nei ruoli;
si segnala l'esigenza di riformulare le disposizioni in materia di blocco del turn-over escludendo esplicitamente dal loro ambito di applicazione la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
valuti la Commissione di merito l'opportunità di inserire nel disegno di legge finanziaria 2006 misure a favore dei comuni di minore dimensione demografica e a favore delle unioni di comuni, assicurando così un sostegno alle aree più deboli e facilitando i processi di riorganizzazione dei servizi locali, nonché l'opportunità di riconsiderare le modalità di applicazione del patto di stabilità interno;
si ritiene, infine, necessario garantire con adeguati stanziamenti il funzionamento dell'Indice nazionale delle anagrafi (INA), del Sistema di accesso ed interscambio anagrafico (SAIA), del Centro nazionale per i servizi demografici (CNSD) e dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), che costituiscono il complesso sistema di informatizzazione delle attività connesse alle anagrafi, parte integrante e fondamentale nel controllo dei flussi della popolazione e degli elettori.
AFFARI COSTITUZIONALI (1a)
Sottocommissione per i pareri
martedì 25 ottobre 2005
258a Seduta
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Parere alla 5ª Commissione su emendamenti. Esame e rinvio. Parere non ostativo sugli emendamenti esaminati. Rinvio dell'esame dei restanti emendamenti)
Il relatore MAFFIOLI (UDC) illustra gli emendamenti riferiti agli articoli da 1 a 3 del disegno di legge in titolo, proponendo di esprimere, per quanto di competenza, parere non ostativo. Illustra inoltre gli emendamenti 5.28, 7.7, 13.19, 16.6, 31.57, 35.23, 35.43, 38.19, 39.10, 39.13, 39.17, 39.32, 40.5, 40.7, 47.0.1, 53.2, 53.20, 53.21, 53.22, 53.24, 53.28, 53.39, 53.44, 53.49, 53.60, 63.32, 63.44, 66.28, 66.35, 67.1 e 67.2, proponendo di esprimere anche su di essi, per quanto di competenza, parere non ostativo.
La Sottocommissione concorda con le proposte formulate dal relatore.
Il RELATORE propone, infine, di rinviare ad altra seduta l'esame dei restanti emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo.
La Sottocommissione concorda.
Il seguito dell’esame dei restanti emendamenti è quindi rinviato.
GIUSTIZIA (2a)
mercoledì 12 ottobre 2005
512a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 5) Stato di previsione del Ministero della giustizia per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio.)
Riferisce congiuntamente sui disegni di legge in titolo il relatore designato, senatore GRILLOTTI (AN) .
Si sofferma preliminarmente sullo stato di previsione del Ministero della giustizia, sottolineando che le risorse ivi previste sono assegnate, ai fini della gestione, ai cinque centri di responsabilità amministrativa intorno ai quali è articolata la nuova struttura organizzativa del Ministero della giustizia e che sono: Gabinetto del Ministro, Affari di giustizia, Organizzazione giudiziaria, Amministrazione penitenziaria, Giustizia minorile.
Lo stato di previsione in euro del Ministero della giustizia per l'anno 2006 prevede un quadro finanziario che, in termini di competenza, stanzia 7.315,7 milioni di euro, di cui 7.040,2 di parte corrente - pari al 96,2 per cento delle spese finali del Ministero- e 275,4 in conto capitale - pari al 3,7 per cento.
Complessivamente, rispetto alle previsioni assestate per il 2005 (7.416,2 milioni di euro) la diminuzione è pari al 1,3 per cento (100,5 milioni di euro), risultante dalla compensazione tra variazioni in aumento e variazioni in diminuzione delle previsioni di spesa delle singole unità previsionali di base.
Tale diminuzione è dovuta in gran parte al decremento delle spese dell'unità previsionale "Affari di giustizia" pari a 369 milioni di euro, in parte compensata dalle variazioni proposte in aumento per 46,7 milioni di euro per l'unità previsionale "Organizzazione giudiziaria" e per 216 milioni per l'amministrazione penitenziaria.
Dall'analisi dei bilanci statali per gli anni 1995-2005 risulta che la percentuale delle spese del Ministero della giustizia in rapporto alle spese finali dello Stato è progressivamente aumentata passando dall’1,1 per cento del bilancio 1995 all'1,3 per cento dei bilanci 1996-1999, all’1,4 per cento del periodo 2000-2002 fino all’1,65 per cento del bilancio 2004. Il bilancio assestato 2005 e quello a legislazione vigente per il 2006 presentano invece un lieve arretramento su tale ultimo dato, attestandosi rispettivamente sull'1,55 per cento e 1,58 per cento.
Il relatore Grillotti prosegue poi mettendo a raffronto le risorse messe a disposizione dei cinque centri di responsabilità amministrativa per l'anno finanziario 2006 con quelle del bilancio assestato per il 2005.
Le risorse attribuite al Centro di responsabilità "Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro" ammontano a 180,5 milioni con una diminuzione di 1,8 milioni di euro rispetto all’assestamento 2005, mentre quelle assegnate agli "Affari di giustizia" sono pari a 649,7 milioni di euro. Le previsioni assestate per il 2005 recavano 1.018,7 milioni di euro, pressoché integralmente imputabili a spese correnti; si propone pertanto una notevole diminuzione pari a 369,3 milioni di euro (di sole spese correnti) motivata, per la gran parte, dalla eliminazione dello stanziamento del capitolo 1363, in relazione alla cessazione dell'onere recato dall'articolo 1, comma 566, della legge finanziaria 2005 per l'estinzione delle anticipazioni per spese di giustizia effettuate da Poste s.p.a. per gli esercizi pregressi (-373,5 milioni) e dalla diminuzione di 101 milioni del capitolo 1361 destinato alla medesima finalità. L'oratore ricorda, a tale riguardo, che l'articolo 12 della legge finanziaria per il 2006 provvede ad istituire un Fondo presso il Ministero dell'economia destinato a far fronte all'estinzione dei debiti pregressi contratti con enti, società ecc. dotato di 200 milioni per l'anno 2005 e i successivi in relazione a spese di giustizia derivanti dalle anticipazioni effettuate da Poste s.p.a nell'anno 2004 (ivi comprese le anticipazioni per compensi alla magistratura onoraria come risulta dall'allegato 1 del disegno di legge finanziaria).
Per quanto riguarda il centro di responsabilità "Organizzazione giudiziaria"la previsione si cifra in 3.532,5 milioni di euro, in aumento sulle previsioni assestate di 46,7 milioni di euro. Nell’ambito della complessiva dotazione di parte corrente, la parte preponderante degli stanziamenti (3.088,9 milioni di euro) di tale centro di spesa è costituita dalle spese di funzionamento che rivestono in gran parte carattere di obbligatorietà in ragione dell’incidenza degli oneri per il personale in servizio presso l’apparato giudiziario centrale e periferico; la parte restante delle risorse è destinata al funzionamento e al potenziamento delle strutture giudiziarie e costituisce l’unica parte di spesa su cui può esercitarsi l'azione discrezionale dell’amministrazione. Le spese per stipendi e altri assegni fissi al personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie (41.398 unità in servizio al 31 dicembre 2005) sono valutate pari a 951,6 milioni di euro (allegato 15). Per quanto concerne più in particolare le spese per il personale di magistratura, l’allegato n. 14 alla tabella 5 indica presuntivamente in servizio, alla data del 31 dicembre 2005, 9.230 magistrati per i cui stipendi e assegni fissi sono stanziati 1.028,9 milioni di euro (capitolo 1400), con una variazione in aumento di 151,8 milioni rispetto all'assestato 2005. Nel bilancio dello scorso anno l'analogo allegato indicava il numero dei magistrati in servizio alla data del 31 dicembre 2004, in 8.632.
Per il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria sono previsti 2.802,7 milioni di euro. Le previsioni assestate per il 2005 recavano 2.586,6 milioni di euro (2.535,7 di parte corrente e 50,9 in conto capitale); rispetto a tali previsioni si evidenzia un aumento di 216 milioni. Anche le risorse assegnate al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sono prevalentemente assorbite dalle spese per stipendi e retribuzioni del personale (2.266 milioni) che registrano un incremento pari a 193 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005 in applicazione della legge 27 luglio 2005, n. 154 di delega al Governo per la disciplina della carriera dirigenziale penitenziaria. Per quanto concerne la consistenza del Corpo di polizia penitenziaria, l’allegato n. 17 allo stato di previsione del Ministero indica in 43.694 le unità di personale presumibilmente in servizio al 31 dicembre 2005, quantificando in 1.210,3 milioni di euro le relative spese per stipendi (capitolo 1601). Il personale civile in servizio presso il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria alla stessa data, indicato nell’allegato n. 16, ammonta presuntivamente a 7.585 unità per una spesa retributiva di 203 milioni di euro (capitolo 1600).
Si ricorda inoltre che sono gestite dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. le risorse destinate alla sanità penitenziaria. Tali risorse, iscritte al capitolo 1764 (Organizzazione e funzionamento del servizio sanitario e farmaceutico)dell'unità previsionale di bilancio 4.1.2.1, nel bilancio assestato per il 2005 ammontavano a 97 milioni di euro che nel bilancio di previsione per il 2006 viene incrementato di 2 milioni di euro, elevando la dotazione a 99 milioni.
Nell’ambito della stessa unità previsionale di bilancio, ulteriori fondi per un importo di circa 5 milioni di euro per il 2006 sono destinati agli interventi in favore dei detenuti tossicodipendenti e affetti da HIV (capitolo 1768).
Il quinto centro di responsabilità "Giustizia minorile" è destinatario di risorse pari a 150,3 milioni di euro che messe a raffronto con le previsioni assestate per il 2005 (142,8 milioni di euro di cui 140,5 di parte corrente e 2,3 in conto capitale registrano un aumento di 7,5 milioni).
Le risorse gestite dal centro sono prevalentemente destinate a spese di funzionamento per lo più di natura obbligatoria, in quanto rappresentate dagli oneri per le retribuzioni del personale.
Dopo aver analizzato l’articolazione delle spese del dicastero attraverso la ricognizione delle "funzioni-obiettivo" che rappresentano una chiave di lettura e di valutazione del bilancio dal punto di vista delle finalità che l’amministrazione intende perseguire mediante le risorse ad essa assegnate, il senatore Grillotti si sofferma sull'ammontare dei residui e sulle autorizzazioni di cassa sottolineando, riguardo ai primi, il loro carattere assolutamente provvisorio e un decremento dei resti per 485,1 (1.987,5 rispetto 1.502,4) che testimonia una positiva tendenza di regresso nella formazione dei residui.
In conclusione della illustrazione del bilancio, ricorda quindi che, annesso allo stato di previsione del Ministero della giustizia risulta il bilancio di previsione dell'Amministrazione degli Archivi notarili che presenta un quadro previsionale di entrata e di spesa in pareggio per un ammontare di 437,9 milioni di euro. Rispetto alle previsioni di bilancio assestato per il 2005 si registra un decremento di 44,9 milioni di euro.
Il senatore Grillotti passa quindi ad illustrare le parti del disegno di legge finanziaria di competenza della Commissione giustizia procedendo dapprima ad un esame della parte tabellare e quindi alle disposizioni normative.
Per quanto riguarda la prima, si limita a rilevare l'assenza di accantonamenti di fondi speciali per spese di parte corrente e di investimento predisposti per la copertura di iniziative legislative che si prevede saranno approvate nel corso dell'anno di cui alle tabelle A e B.
Passando successivamente alla parte dispositiva del disegno di legge finanziaria, il senatore Grillotti si sofferma sul comma 3 dell'articolo 31. Si tratta di una disposizione volta, secondo la relazione illustrativa, a contenere le spese per indennità di missione a favore dei magistrati nei casi di trasferimento di sede, tenuto conto dell'ampia estensione dell'istituto venutasi a determinare. In particolare, l'articolo 13 della legge n. 97 del 1979 come modificato dall'articolo 4 della legge 133 del 1998 dispone la corresponsione dell'indennità prevista in tale disposizione ai magistrati trasferiti d'ufficio in sedi per le quali non hanno proposto domanda, anche se hanno manifestato il consenso o la disponibilità. Se da un lato risulta chiara l'innovazione recata dal comma 3 nel senso di sopprimere l'indennità di missione sopra richiamata, equiparando la disponibilità o il consenso alla domanda di trasferimento (per la quale non spettano emolumenti aggiuntivi), non appare altrettanto evidente l'ambito e la decorrenza della sua applicazione: se cioè essa debba essere applicata a decorrere dal 1 gennaio 2006 solo ai trasferimenti verificatisi successivamente o, se, trattandosi di interpretazione autentica, produca effetti retroattivi nei confronti di quei magistrati che, antecedentemente all'entrata in vigore della legge finanziaria, hanno già dichiarato la propria disponibilità al trasferimento, in considerazione della suddetta indennità, e sono stati successivamente trasferiti, e, in quest'ultima ipotesi, se ciò avvenga con riferimento solo ai ratei ancora da corrispondere o con riferimento anche a quelli già corrisposti.
Il relatore richiama infine l'attenzione sull'articolo 43 il quale dispone che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono aggiornati gli importi fissi delle sanzioni pecuniarie, anche penali, da cui ci si attende una maggiore entrata non inferiore a 100 milioni per il 2006 e 200 milioni a decorrere dal 2007. A tale riguardo si chiede se la soluzione prospettata possa implicare problemi di compatibilità con il principio di legalità delle pene anche alla luce degli orientamenti della giurisprudenza costituzionale in materia.
La seduta sospesa alle ore 16,25 è ripresa alle ore 16,40.
Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale.
Ha la parola il senatore CAVALLARO (Mar-DL-U) il quale sottolinea in linea generale come le decurtazioni operate sulle poste del bilancio del Ministero della giustizia, al pari di quanto viene effettuato sull'insieme delle dotazioni finanziarie della pubblica amministrazione, denotino inequivocabilmente un'assenza di politica economica da parte del Governo.
Infatti, cosi come è già avvenuto con la cosiddetta regola del due per cento - quale limite di incremento delle spese dei ministeri disposta durante lo scorso anno - il Governo insiste anche quest'anno nel perseguire un obiettivo non condivisibile non tanto e non solo dal punto di vista quantitativo quanto, soprattutto, dal punto di vista dell'efficacia e della qualità della spesa.
A nessuno sfugge infatti che il funzionamento del settore giustizia costituisca una sorta di parametro sul quale misurare complessivamente il livello di efficienza del sistema Paese nei confronti delle attese dei cittadini. Ebbene, il cosiddetto debito giudiziario continua ad attestarsi su livelli sempre più intollerabili, se si assumono i dati più recenti sul numero dei procedimenti civili e penali che ammontano a circa 9 milioni rispetto ai quali la macchina giudiziaria, costantemente depotenziata di mezzi e risorse umane, non riesce a fare fronte. E allora sarebbe stato lecito attendersi misure straordinarie, sostenute almeno inizialmente da adeguate risorse aggiuntive in grado di eliminare l'arretrato.
I dati di bilancio confermano, al contrario, l'assenza di qualsivoglia intenzione di procedere in questa direzione, anzi, con ogni probabilità le scarse risorse previste finiranno per aggravare una situazione che pesa ormai non soltanto sugli operatori della giustizia, ma soprattutto sui cittadini.
Conclusivamente, nel preannunciare il voto contrario sulla manovra finanziaria all'esame, il senatore Cavallaro, esprime, più in particolare, la sua più viva preoccupazione su taluni definanziamenti di spese per investimenti relativi all'edilizia penitenziaria e giudiziaria, così come deve esternare delusione per il mancato successo delle norme varate nel corso di questa legislatura volta ad agevolare e snellire, tramite il leasing finanziario, la costruzione di nuovi istituti penitenziari.
Interviene successivamente il senatore ZANCAN (Verdi-Un) per preannunciare il suo voto contrario ai documenti di bilancio all'esame che, per come delineati dalla Tabella n. 5 e nelle parti di competenza della legge finanziaria con specifico riferimento al settore giustizia, rischiano di compromettere seriamente anche il normale funzionamento della macchina giudiziaria.
Il settore giustizia è configurabile infatti quale servizio essenziale dovuto dallo Stato ai cittadini e non tollera, così come può accadere per altri settori, nessuna forma di privatizzazione, mentre è innegabile che dalla frequentazione sul territorio degli uffici giudiziari che emerge una preoccupante serie di carenze umane e strumentali che rendono il servizio inefficace.
Sottolinea infine più in particolare le sofferenze della giustizia penale, della situazione dei penitenziari italiani e gli intollerabili ritardi nei pagamenti degli onorari dei difensori d'ufficio che rischiano seriamente di compromettere questa tutela a favore delle fasce più deboli della società.
Il senatore LEGNINI (DS-U) pone in rilievo come i cospicui tagli alla spesa del Ministero presenti nel bilancio a legislazione vigente, rispetto agli stanziamenti dell'anno scorso risultino in concreto ancora più significativi se si considera che nel predetto bilancio sono incluse anche le risorse necessarie per l'attuazione dei decreti delegati in materia di ordinamento giudiziario e in materia di riforma della dirigenza penitenziaria.
Al dato di bilancio deve poi essere aggiunta la manovra di riduzione delle poste per i consumi intermedi operata con la legge finanziaria che, a suo avviso, è di tale entità da rischiare di compromettere persino l'ordinaria attività del settore giustizia.
Il Governo persiste, anche quest'anno, nella illusione di ottenere riduzioni di spesa agendo su tagli indiscriminati di spese per lo più incomprimibili, non avendo il coraggio di agire sul momento genetico della spesa che, una volta autorizzata, difficilmente può essere compressa a meno che non si intenda fare un'operazione puramente contabile che però determina inevitabilmente effetti negativi sui bilanci futuri.
Il giudizio negativo della sua parte politica è determinato altresì dalla evidente mancanza di progettualità e di indirizzi nell'azione amministrativa testimoniata dal modo con il quale si ignorano i problemi del personale, dell'adeguamento informatico degli uffici, nonché del pianeta penitenziario.
Ha poi la parola il senatore BUCCIERO (AN) il quale, ricordato come in maniera rituale le minoranze parlamentari in Commissione siano indotte a criticare i rispettivi ministri per non essere stati capaci o di resistere alle decurtazioni di risorse o di non aver implementato quelle in essere, sottolinea invece come il raffronto con la manovra complessiva sulle pubbliche amministrazioni testimoni il buon lavoro condotto dal Ministro Castelli nell'aver assicurato al suo dicastero dotazioni finanziarie che di poco si discostano da quelle risultanti dal bilancio del 2005.
E' poi sua convinzione che un'attenta gestione amministrativa può determinare maggiori di risorse a vantaggio di un migliore funzionamento della struttura; in particolare occorre in tutta evidenza trovare il modo per intervenire, dal punto di vista delle conseguenti implicazioni finanziarie, sulla discrezionalità con quale la magistratura può disporre intercettazioni telefoniche che, con i relativi costi, sfuggono a qualsiasi controllo di spesa, se non a consuntivo, così come occorre por mano ad una radicale modifica delle disposizioni in materia di edilizia giudiziaria. La frequente incapacità degli enti locali, ai quali compete con pagamento da parte dello Stato la progettazione, realizzazione e manutenzione degli immobili giudiziari, di assicurare la piena funzionalità degli stessi, impone l'assunzione da parte del Ministero dell'intera questione.
Conclusivamente ed anche in considerazione della preponderante parte di spesa corrente di natura obbligatoria prevista nello stato di previsione del Ministero, il giudizio della sua parte politica non può che essere positivo.
Il senatore DALLA CHIESA (Mar-DL-U), dopo aver sottolineato come il Ministero della giustizia non sia stato l'unico ad aver risentito di taluni eventi imprevedibili, essendo sufficiente, ad esempio, pensare ai maggiori costi che fanno carico al Ministero dell'interno in conseguenza della crescita degli oneri connessi alla tutela dell'ordine pubblico, evidenzia la palese contraddizione che si rinviene nell'azione del Governo che, da un lato, ha indicato la giustizia tra le sue priorità, impegnando il Parlamento nel corso della legislatura in numerose iniziative normative in un quadro di costante emergenza e, dall'altro, ha operato invece restrizioni significative quanto incomprensibili sui relativi stanziamenti di spesa. Emerge con evidenza come i problemi più volte rappresentati dallo stesso Ministro, quali quelli della inadeguatezza dell'edilizia penitenziaria e dell'inefficienza dell'amministrazione della giustizia, non sono stati affrontati dall'attuale maggioranza con strumenti normativi adeguati e con quelle risorse finanziarie che sarebbero state necessarie. Ne deriva quindi che il Governo non ha dato quella risposta alla domanda di giustizia che i cittadini attendono, non apparendo convincente l'indicazione dei magistrati, da più parti addotta, come i soli responsabili anche con riferimento alle ingenti spese per intercettazioni telefoniche. Constata poi come si sia dedicata poca attenzione al problema della efficienza del sistema giustizia, sottolineando, in particolare, l'assenza di proposte normative valide sul versante della valorizzazione delle misure alternative alla detenzione suscettibili invece, a suo avviso, di costituire l'unico rimedio effettivo al problema del sovraffollamento delle carceri.
Dopo un breve intervento del MINISTRO - che ricorda come ben quarantamila siano i soggetti già oggi ammessi alle misure alternative alla detenzione - il senatore DALLA CHIESA (Mar-DL-U) stigmatizza ancora una volta la responsabilità politica del Governo che, pur indicando la giustizia fra le emergenze del Paese, non ha poi coerentemente provveduto a predisporre strumenti finanziari e normativi adeguati alla gravità dei problemi.
Il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale.
Il relatore GRILLOTTI (AN) richiama l'attenzione sulle previsioni assestate per l'anno in corso dalle quali emergerebbe come il taglio operato nel bilancio a legislazione vigente per l'anno 2006 sia dell'ordine dell'1,3 per cento rispetto a quanto si è effettivamente speso e non legittimi quindi le critiche e gli allarmismi sollevati dai rappresentanti dell'opposizione. Anche se è innegabile che i problemi del settore giustizia avrebbero meritato maggiori risorse occorre tenere conto del più ampio quadro economico complessivo che rende ineludibili sacrifici anche in tale ambito. Conclude quindi il suo intervento, invitando peraltro ad una maggiore efficienza nella capacità di spesa che, pur notevolmente cresciuta nel corso della legislatura, non consente ancora di utilizzare al meglio le risorse disponibili.
Il ministro CASTELLI richiama, in via generale, l'attenzione sull'evoluzione dei dati riguardanti gli stanziamenti previsti per il Ministero della giustizia nel periodo compreso fra il 1995 e oggi, sottolineando al riguardo come i Governi succedutesi nel corso di questo arco di tempo abbiano tutti contribuito ad un progressivo incremento degli stanziamenti in questione, grazie al quale l'ammontare delle risorse destinate al settore della giustizia è aumentato passando dall'1,1 per cento all'1,58 per cento in termini relativi rispetto al bilancio dello Stato e, in termini assoluti, passando da circa 4 miliardi di euro a oltre 7 miliardi di euro. L'andamento dei dati sopra richiamati evidenzia un incremento progressivo e costante che ha registrato peraltro in alcuni anni degli aumenti particolarmente significativi dovuti a circostanze eccezionali, come ad esempio il trasferimento, nella seconda metà degli anni novanta, dal Ministero dell'interno al Ministero della giustizia delle funzioni in materia di traduzione di detenuti ovvero ancora, due anni fa, l'inserimento nel bilancio del Ministero di uno stanziamento di considerevole entità per l'estinzione delle posizioni debitorie del Ministero stesso nei confronti delle poste italiane. Il Ministro sottolinea come sia necessario non tener conto di questi fattori contingenti per valutare il reale andamento dei dati relativi al predetto bilancio che, seguendo tale impostazione, risultano appunto costantemente in aumento per quanto riguarda il loro rapporto in termini percentuali con il bilancio dello Stato e risultano invece aver subito solo una leggera diminuzione in valore assoluto confrontando i dati di competenza del bilancio per il 2005 (pari a 7 miliardi e 367 milioni di euro) con quelli previsti per il bilancio a legislazione vigente per il 2006 (pari a 7 miliardi e 315 milioni di euro). A quest'ultimo proposito va evidenziato come l'azione dei Governi succedutesi negli ultimi 10 anni abbia portato la quota del bilancio dello Stato destinata al settore della giustizia su livelli comparabili a quelli previsti negli altri stati europei. Proprio per tale ragione, nella redazione della manovra di bilancio per il 2006, il Ministero della giustizia, pur risultando interessato dagli interventi di riduzione della spesa in misura assai minore di altri ministeri, è stato chiamato a fornire un contributo ad una generale politica di contenimento della spesa pubblica che ha implicato in termini generali una riduzione del volume complessivo della stessa nel bilancio dello Stato e che spiega quella leggera diminuzione in valore assoluto degli stanziamenti cui si è prima fatto riferimento. Il tutto poi ovviamente va inserito in un contesto generale in cui non solo i Governi espressione dell'attuale maggioranza, ma anche quelli precedenti, hanno dovuto confrontarsi con un debito pubblico di proporzioni impressionanti, rispetto al quale la maggioranza di centro-destra rivendica con orgoglio il fatto di essere riuscita a contribuire alla diminuzione del rapporto percentuale fra debito pubblico e prodotto interno lordo, negli anni dell'attuale legislatura, senza alcun aumento della pressione fiscale.
Il Ministro rileva poi, per quanto concerne più specificamente il funzionamento della macchina giudiziaria, come complessivamente il sistema si collochi oggi in una posizione di equilibrio riuscendo all'incirca a smaltire un numero di procedimenti equivalente al numero dei procedimenti sopravvenuti e, senza che con ciò si voglia negare l'indubbio problema rappresentato dalla considerevole massa dell'arretrato, va però evidenziato come vi siano segnali - seppur limitati - nel senso di una diminuzione di quest'ultima. L'attuale maggioranza ha quindi proseguito e consolidato l'opera iniziata nella scorsa legislatura smentendo gli annunci catastrofici che da parte dell'opposizione hanno accompagnato le precedenti manovre di bilancio con riferimento al settore considerato.
Passando a profili più particolari, il Ministro ricorda i significativi risparmi ottenuti sul fronte dei costi per le attività di intercettazione, facendo presente come una giornata di intercettazioni aveva un costo pari a 80 euro circa nel 1998, mentre oggi tale costo è stato ridotto a 20 euro. Si è cercato di affrontare il problema delle spese di stenotipia cominciando con l'acquisizione dei dati che evidenziano la gravità del problema, risultando i costi in questione variabili in modo significativo da ufficio giudiziario ad ufficio giudiziario. Al riguardo sottolinea come il settore delle spese di giustizia incida in modo non trascurabile sul bilancio della giustizia e gli interventi in materia di intercettazioni, quelli che potranno essere realizzati in materia di resocontazione stenotipistica o ancora sul versante delle spese per consulenza - che in alcuni casi appaiono ingiustificatamente sovradimensionate rispetto a quanto sarebbe ragionevole attendersi - hanno rappresentato e potranno rappresentare un contributo di grande rilievo nella direzione di una migliore allocazione delle risorse a disposizione del Ministero.
Per quanto riguarda l'edilizia giudiziaria condivide le considerazioni svolte in precedenza dal senatore Bucciero e sottolinea sia il rilievo decisivo di un miglioramento dell'efficienza delle strutture in cui sono situati gli uffici giudiziari ai fini di un migliore funzionamento della macchina nel suo complesso, sia il grande sforzo fatto proprio su questo versante nel corso dell'attuale legislatura.
Il ministro ritiene infine opportuno richiamare l'attenzione sui dati concernenti l'incremento della popolazione detenuta il cui tasso di incremento ha registrato recentemente una variazione dalle implicazioni problematiche assai rilevanti. Come è noto, infatti, negli ultimi anni si è mediamente registrato un incremento della popolazione detenuta pari a circa 2 mila detenuti all'anno, risultante dalla differenza fra circa 86 mila nuovi ingressi su base annua e 84 mila dimissioni, sempre su base annua. Nel corso dei primi sei mesi del 2005 il trend di crescita della popolazione detenuta è invece improvvisamente - e allo stato per ragioni ancora non completamente individuate - aumentato facendo registrare ben 4 mila detenuti in più nel primo semestre. Anche immaginando un'attenuazione di tale linea di tendenza nel secondo semestre dell'anno, è però da ritenersi sicuro che l'incremento sarò comunque quantomeno pari al doppio di quello registrato negli anni precedenti e, se tale risultasse il trend anche negli anni successivi, confrontando tale linea di tendenza con le concrete possibilità di incremento della disponibilità di posti all'interno delle strutture carcerarie, la complessiva tenuta del sistema penitenziario rischierebbe di "saltare" intorno alla metà del 2007. E' quindi indiscutibile la necessità di un intervento al riguardo e, prescindendo per il momento dalla valutazione delle possibili opzioni normative, il Ministero deve comunque farsi carico dell'adozione delle misure che rientrano nella sua esclusiva competenza e che si concretizzano nella necessità di aumentare il numero di posti disponibili nelle strutture penitenziarie. In conseguenza del fatto che durante tutti gli anni novanta, fatta eccezione per Bollate, non è stata programmata la realizzazione di nessuna nuova struttura penitenziaria, e considerato altresì che le nuove strutture penitenziarie progettate nel corso della presente legislatura non potranno ovviamente essere realizzate ed utilizzate almeno prima di dieci anni, l'unico versante su cui è possibile agire è quello della riapertura di alcuni reparti di strutture penitenziarie attualmente chiusi perché obsoleti, previo il loro adeguamento strutturale. Per l'adozione di queste misure egli ha però bisogno di risorse finanziarie una parte delle quali è già stata resa disponibile attraverso operazioni della Patrimonio S.p.a e della Dikedifica, mentre una restante parte - pari a circa 20-30 milioni di euro - spera che possa essere reperita nel corso dell'esame dei documenti di bilancio. Nella prospettiva dianzi accennata, appare poi indispensabile stabilizzare la posizione dei cinquecento ausiliari attualmente in forza alla polizia penitenziaria. Rivolge a tale proposito un appello anche ai componenti della Commissione sottolineando che l'alternativa da lui prospettata rappresenta l'unica concretamente praticabile a meno di non voler rinunciare - cosa che certamente non è né nelle sue intenzioni né in quelle del Governo - ad andare avanti sulla strada di una sempre maggiore tutela della sicurezza dei cittadini.
Il senatore ZANCAN (Verdi-Un), dopo aver sottolineato come il dato da ultimo riferito dal Ministro appaia grave e importante, chiede al rappresentante del Governo quali siano le ragioni del fenomeno, peraltro indicando come possibile causa l'attuale situazione economica.
Il senatore ZICCONE (FI) ricorda come dai sopralluoghi effettuati dalla Commissione negli istituti penitenziari nazionali sia emerso come buona parte dell'incremento della popolazione detenuta sia strettamente collegato al crescente numero di detenuti extracomunitari.
Il senatore GUBETTI (FI) si chiede invece se una risposta al problema evidenziato dal Ministro possa risiedere nella stipula di accordi internazionali con gli Stati dai quali provengono i detenuti extracomunitari con l'obiettivo di far scontare la pena agli stessi nei loro paesi di origine. Ritiene che questa potrebbe essere una strada migliore rispetto a quella onerosa e dagli effetti non di breve periodo di costruire nuove strutture.
Il ministro CASTELLI ritiene che senza dubbio la crescente presenza di immigrati provenienti da paesi extracomunitari che delinquono ha avuto un ruolo significativo nell'incremento della popolazione detenuta. In ogni caso si tratta di un problema che richiede una risposta immediata considerato che il piano portato avanti dal Governo per la costruzione di nuovi istituti penitenziari - come già accennato - darà i suoi frutti soltanto fra alcuni anni. Ricorda quindi che l'attenzione del Governo sui problemi degli immigrati che delinquono è dimostrata dalla cosiddetta legge "Bossi-Fini" che consente, tra l'altro, di espellere gli immigrati condannati a pene detentive nel limite dei due anni. I dati relativi all'applicazione della legge appaiono significativi consentendo di far tornare nei rispettivi paesi circa cento condannati ogni mese.
Riferendosi poi alle considerazioni del senatore Gubetti, evidenzia le difficoltà che si incontrano per la stipula di trattati che consentano l'espiazione nel paese di provenienza della pena inflitta a condannati destinatari di misure di espulsione dal territorio italiano, in particolare con i paesi dell'area del Maghreb. L'Italia invece ha il merito di aver fatto da battistrada per altri Stati europei avendo stipulato per primo un trattato di questo tipo con l'Albania. Dopo aver ricordato l'analogo trattato stipulato successivamente con la Romania sottolinea che comunque non mancano difficoltà applicative sulle quali si sofferma. Ricorda poi la proposta, avanzata presso l'altro ramo del Parlamento, di commutare in lavoro i giorni di pena da scontare ricorrendo determinate condizioni. Altra proposta da approfondire potrebbe essere quella di elevare a tre anni il limite di pena nell'ambito della quale procedere alla espulsione dei cittadini extracomunitari condannati in via definitiva.
Dopo brevi interventi del senatore GUBETTI (FI) e del senatore ZANCAN (Verdi-Un), il senatore BOBBIO (AN) ricorda l'importante possibilità della permuta di istituti penitenziari obsoleti per favorire la costruzione di nuove carceri e, alla luce delle difficoltà applicative riscontrate, si chiede se non si possano individuare strumenti di incentivazione, ad esempio favorendo le autorizzazioni del Ministero dei beni culturali anche attraverso apposite conferenze di servizi. Ritiene auspicabile in proposito interventi normativi che rendano più facile la possibilità di utilizzare l'indicato strumento, così come altra strada potrebbe essere quelle di favorire il sistema delle misure alternative alla detenzione.
Riprende il ministro CASTELLI, il quale evidenzia come, con riferimento agli extracomunitari autori di reati, debbano prendersi in considerazione numerose questioni che si differenziano tra loro in relazione alla diversità dei paesi interessati. Quanto poi al problema dell'edilizia penitenziaria ed allo strumento delle permute, pur non negando le difficoltà incontrate dalla Patrimonio s.p.a nel dismettere i beni fa presente che qualcosa si sta muovendo ed a breve si dovrebbe poter disporre di circa venti milioni di euro da destinare agli interventi urgenti di ristrutturazione cui ha fatto riferimento nel suo intervento iniziale. Non crede poi che il problema dei ritardi sia collegato all'azione degli uffici del Ministero dei beni culturali, quanto piuttosto a talune campagne stampa che contrariamente al vero generano incertezze nei cittadini sulla legittimità delle operazioni compiute.
Giudica quindi senz'altro opportuno che ci si muova nel senso di una valorizzazione delle misure alternative alla detenzione, ferma restando l'esigenza di tutelare pienamente il bisogno di certezza delle pene avvertito dai cittadini.
Il senatore BOBBIO (AN) giudica quindi molto preoccupanti le diversità esistenti nei costi della resocontazione stenotipistica auspicando iniziative che costringano i magistrati a condotte uniformi dirette ad realizzare economie di spesa.
Il senatore LEGNINI (DS-U) chiede quindi al Ministro se vi siano iniziative per risolvere i problemi connessi alle procedure di riqualificazione del personale dell'amministrazione giudiziaria.
Il MINISTRO, dopo aver ricordato che il problema deriva da un contratto riferibile al ministro Fassino stipulato sulla base di una normativa dichiarata incostituzionale, fa presente che il problema non risulta ancora risolto anche in conseguenza dei numerosi ricorso al TAR che bloccano le procedure.
Su proposta del PRESIDENTE, la Commissione conviene di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti e degli ordini del giorno alle ore 19,30 di oggi.
Il seguito dell'esame congiunto è infine rinviato.
La seduta termina alle ore 18,30.
GIUSTIZIA (2a)
mercoledì 12 ottobre 2005
513a Seduta (notturna)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 5) Stato di previsione del Ministero della giustizia per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana odierna.
Il presidente BOREA avverte che si passerà all'esame degli ordini del giorno presentati relativi al bilancio, che verranno pubblicati in allegato al resoconto della seduta odierna.
Il senatore LEGNINI (DS-U) illustrando gli ordini del giorno a sua firma, evidenzia come gli stessi traducano in impegni del Governo le considerazioni svolte in discussione generale, in particolare, circa la necessità di incrementare gli stanziamenti per spese di giustizia e quelli per l'ammodernamento delle dotazioni informatiche degli uffici giudiziari degli istituti penitenziari.
Il senatore DALLA CHIESA (Mar-DL-U) illustra l'ordine del giorno di cui è primo firmatario che, con spirito costruttivo, va nella direzione indicata anche dal Ministro di favorire il decongestionamento delle carceri.
Il senatore BOBBIO (AN), pur nella consapevolezza dello spirito che anima gli ordini del giorno, preannuncia il voto contrario della sua parte politica sugli stessi in quanto il Governo ha dato atto non soltanto di avere consapevolezza delle problematiche, ma ha anche prospettato possibili soluzioni. Appare quindi incoerente - a suo avviso - approvando gli ordini del giorno in esame, chiedere al Governo di adottare iniziative che già si è intenzionato a porre in essere.
Segue un breve intervento del senatore DALLA CHIESA (Mar-DL-U) il quale evidenzia come l'approvazione dell'ordine del giorno a sua firma potrebbe sostenere l'azione del Governo per quelle iniziative condivise dalla sua parte politica.
Il relatore GRILLOTTI (AN) formula un parere contrario sugli ordini del giorno 0/3614/1/2ª/Tab.5 e 0/3614/4/2ª/Tab.5 e si rimette al Governo con riferimento agli ordini del giorno 0/3614/2/2ª/Tab.5 e 0/3614/3/2ª/Tab.5.
Il MINISTRO invita al ritiro l'ordine del giorno 0/3614/1/2ª/Tab.5 ricordando che la dotazione relativa alle spese di giustizia è stata determinata in un importo già significativo esprimendo in caso diverso parere contrario. Invita al ritiro esprimendo in caso diverso un parere contrario anche con riferimento agli ordini del giorno 0/3614/2/2ª/Tab.5 e 0/3614/3/2ª/Tab.5. Invita quindi il senatore Dalla Chiesa a modificare l'ordine del giorno di cui è primo firmatario espungendovi le premesse il cui contenuto è a suo avviso inaccettabile. In tal caso potrebbe accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione.
Dopo che il PRESIDENTE ha verificato la presenza del prescritto numero dei senatori, in esito a distinte votazioni, risultano respinti gli ordini del giorno 0/3614/1/2ª/Tab.5, 0/3614/2ª/2/Tab.5 e 0/3614/3/2ª/Tab.5.
Dopo che il senatore DALLA CHIESA (Mar-DL-U) ha modificato l'ordine del giorno 0/3614/4/2ª/Tab.5 riformulandolo nell'ordine del giorno 0/3614/4/2ª/Tab.5 (testo 2), il MINISTRO dichiara di accoglierlo come raccomandazione.
Il presidente BOREA avverte che si passerà all'esame degli ordini del giorno relativi al disegno di legge finanziaria, che verranno pubblicati in allegato al resoconto della seduta odierna.
Il senatore LEGNINI(DS-U), dopo aver dato per illustrato l'ordine del giorno 0/3613/1/2ª, richiama l'attenzione sulla proposta - espressa nell'ordine del giorno 0/3613/2/2ª - di impegnare il Governo ad adottare iniziative per fronteggiare alle richieste dei dipendenti dell'amministrazione giudiziaria pregiudicati dall'impossibilità di sostenere corsi di riqualificazione per l'avanzamento in carriera. Pur riconoscendo che il blocco che si è determinato non dipende dal Governo ma dal contenzioso in atto ritiene che sia impossibile attendere l'esito delle vertenze potendosi altrimenti determinare una situazione insostenibile.
Il relatore GRILLOTTI (AN) formula un parere contrario sugli ordini del giorno 0/3613/1/2ª e 0/3613/2/2ª.
Il MINISTRO dichiara la sua contrarietà sull'ordine del giorno 0/3613/1/2ª, mentre sarebbe favorevole ad un accoglimento come raccomandazione dell'ordine del giorno 0/3613/2/2ª qualora fosse modificato espungendovi le premesse che giudica inaccettabili.
Posto ai voti l'ordine del giorno 0/3613/1/2ª non è approvato.
Dopo che il senatore LEGNINI (DS-U) ha modificato l'ordine del giorno 0/3613/2/2ª riformulandolo nell'ordine del giorno 0/3613/2/2ª (testo 2), il MINISTRO dichiara di accoglierlo come raccomandazione.
La Commissione conferisce infine mandato al relatore a redigere un rapporto – che sarà pubblicato in allegato al resoconto della seduta odierna - in senso favorevole alla 5a Commissione, tenendo conto di quanto emerso nel corso del dibattito.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 5)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE
N. 3613
La Commissione giustizia,
esaminati lo stato di previsione del Ministero della giustizia per l’anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
rilevato in particolare che, pur in presenza di un quadro economico complessivo che impone a tutte le Amministrazioni centrali un generale contenimento della spesa, le risorse assegnate al Ministero in rapporto alle spese finali dello Stato confermano comunque un trend di crescita passando dall'1,1 del 1995 all'1,58 delle previsioni per il 2006, dato sostanzialmente coincidente con quello relativo al 2005;
che deve essere valutata positivamente la maggiore efficienza nella effettiva capacità di spesa registrata nel corso degli ultimi anni;
formula un rapporto favorevole sullo stato di previsione del Ministero della giustizia per l'anno 2006.
Quanto alle parti di competenza del disegno di legge finanziaria formula un rapporto favorevole con le seguenti osservazioni:
- in relazione al comma 3 dell'articolo 31, si osserva che, pur risultando chiara la ratio della soppressione dell'indennità di missione a favore dei magistrati trasferiti d'ufficio in sedi per le quali non hanno proposto domanda, anche se hanno manifestato il consenso o la disponibilità, mediante l'equiparazione della disponibilità o del consenso alla domanda di trasferimento (per la quale non spettano emolumenti aggiuntivi), non appare altrettanto evidente l'ambito e la decorrenza della sua applicazione. Si tratta quindi di meglio esplicitare se essa debba essere applicata a decorrere dal 1 gennaio 2006 solo ai trasferimenti verificatisi successivamente o, se, trattandosi di interpretazione autentica, produca effetti retroattivi nei confronti di quei magistrati che, antecedentemente all'entrata in vigore della legge finanziaria, hanno dichiarato la propria disponibilità al trasferimento, in considerazione della suddetta indennità, e sono stati trasferiti, e, in quest'ultima ipotesi, se ciò avvenga con riferimento solo ai ratei ancora da corrispondere o con riferimento anche a quelli già corrisposti.
- quanto all'articolo 43, con il quale si dispone che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono aggiornati gli importi fissi delle sanzioni pecuniarie, anche penali, sarebbe opportuno valutare se la soluzione prospettata possa implicare problemi di compatibilità con il principio di legalità delle pene, anche alla luce degli orientamenti della giurisprudenza costituzionale in materia.
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
LEGNINI, CALVI, AYALA, BRUTTI MASSIMO, FASSONE, MARITATI, ZANCAN
La 2ª Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
nella Tabella E sono disposti definanziamenti dell’unità previsionale 1.2.3.3. (Fondo unico edilizia penitenziaria) per 46,6 milioni di euro;
in conseguenza di tali riduzioni il Fondo unico per gli investimenti nell’edilizia penitenziaria e giudiziaria previsti nel bilancio a legislazione vigente in 137,3 milioni di euro, si riducono a 82,5 milioni di euro per l’anno 2006;
anche l’U.P.B. 3.2.3.7 relativa all’edilizia giudiziaria subisce un definanziamento di 20 milioni di euro;
impegna il Governo:
a reperire risorse adeguate a finanziare le suddette unità previsionali di base al fine di ripristinare quantomeno gli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria 2005.
LEGNINI
La 2ª Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
nel testo in esame non e affrontato in alcun modo lo spinoso problema del nuovo contratto del pubblico impiego che ha individuato e classificato il personale nell’ambito di tre diverse aree consentendo a tutte le Amministrazioni dello Stato di svolgere corsi di qualificazione per consentire gli avanzamenti di carriera;
tali corsi sono già stati promossi per il personale appartenente al D.A.P. e per il personale appartenente agli Archivi Notarili, ma non sono stati svolti per i dipendenti dell’Amministrazione Giudiziaria (cancellerie giudiziarie e UNEP), negando di fatto al personale la possibilità di avanzamenti di carriera e la possibilità di trasferimento da una sede all’altra dell’Amministrazione;
impegna il Governo:
ad adottare le iniziative necessarie per far fronte alle legittime richieste dei dipendenti dell’Amministrazione Giudiziaria, i quali certamente subiscono un pregiudizio poiché a fronte della impossibilità di sostenere i corsi di riqualificazione – anche quelli già banditi – non potranno acquisire avanzamenti di carriera, come invece previsto per altro personale appartenente ad altri rami del settore Giustizia, né ottenere il trasferimento di sede.
LEGNINI
La 2ª Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
impegna il Governo:
ad adottare le iniziative necessarie per far fronte alle legittime richieste dei dipendenti dell’Amministrazione Giudiziaria, i quali certamente subiscono un pregiudizio poiché a fronte della impossibilità di sostenere i corsi di riqualificazione – anche quelli già banditi – non potranno acquisire avanzamenti di carriera, come invece previsto per altro personale appartenente ad altri rami del settore Giustizia, né ottenere il trasferimento di sede.
AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)
mercoledì 12 ottobre 2005
253a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 6) Stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l’anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio.)
Il presidente PROVERA (LP) avverte che il Ministro degli Affari Esteri è impossibilitato a intervenire alla seduta e che pertanto il Governo è rappresentato dal sottosegretario Antonione.
Il relatore CASTAGNETTI (FI) introduce l'esame dei disegni di legge in titolo, rendendo noto che lo stato di previsione del Ministero degli Affari esteri per l'anno finanziario 2006, contenuto nella tabella 6, come presentato dal disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato, prevede stanziamenti in conto competenza che ammontano per le spese correnti a 2.133,01 milioni di euro e per le spese in conto capitale a 14,84 milioni di euro, per un totale di 2.147,89 milioni di euro. I residui passivi presunti sono pari a 354,48 milioni di euro per le spese correnti e a 42,93 milioni di euro per le spese in conto capitale, per un totale di 397,42 milioni di euro. In conto cassa, gli stanziamenti complessivi, sia per la parte corrente sia in conto capitale, risultano quasi del medesimo importo rispetto a quelli di competenza, raggiungendo la cifra di 2.145,89 milioni di euro. In valore assoluto, lo stanziamento complessivo di competenza si decrementa, rispetto alle previsioni assestate di bilancio per il 2005, per 233,9 milioni di euro. Ove si consideri invece, quale termine di raffronto, lo stato di previsione presentato l'anno scorso per il 2005 il decremento è di 1,9 milioni di euro.
In ordine ai residui passivi, come già ricordato pari a circa 397,4 milioni di euro (stimati al 1° gennaio 2006: di stima si tratta, in quanto la consistenza effettiva dipende dall’andamento della gestione, rilevabile solo in successiva sede di rendiconto), il relatore precisa che, rispetto ai residui accertati in sede di rendiconto 2004 ed iscritti in bilancio di assestamento 2005, si stima una riduzione di circa 13,2 milioni di euro. Quanto alle previsioni in conto competenza per il triennio 2006-2008, sia per la parte corrente che in conto capitale, esse ammontano per il 2006 a 2.147,89 milioni di euro, per il 2007 a 2.141,63 milioni di euro e infine per il 2008 a 2.125,23 milioni di euro. Osservando il modo in cui vengono ripartite le risorse fra i diversi centri di responsabilità (sempre nel bilancio di previsione a legislazione vigente), emerge nettamente la drastica riduzione degli stanziamenti di competenza destinati alla cooperazione allo sviluppo, che vengono decurtati per 251 milioni di euro; ad aumentare, invece, è soprattutto la dotazione per gli affari amministrativi, il bilancio e il patrimonio, per una cifra pari a 19,63 milioni di euro.
Come poi ricorda il relatore, la "nota preliminare", posta a introduzione dello stato di previsione, illustra taluni orientamenti ispiratori nella conduzione dell'Amministrazione degli affari esteri. Vi si delinea in primo luogo l'impegno per l'aggiornamento delle anagrafi (soprattutto in America Latina, ove numerosi sono stati i riacquisti di cittadinanza) in vista delle prossime elezioni politiche nazionali,curando in particolare un collegamento in rete tra Ministeri degli affari esteri e dell'interno e comuni, al fine di un aggiornamento in tempo reale delle liste elettorali. Rappresenta, infatti, un’annosa questione la non coincidenza dei dati dei quali le amministrazioni degli Esteri e degli Interni sono portatrici. Ci si prefigge pertanto di superare tale discrasia e di pervenire a una maggiore affidabilità sia dei dati degli schedari consolari sia di quelli dell'anagrafe degli Italiani residenti all'estero (AIRE), dal momento che attualmente lo scostamento fra i due archivi investe complessivamente circa due milioni di nominativi.
Ancora nella "nota preliminare",posta dall'Amministrazione degli esteri ad introduzione dello stato di previsione del Ministero, si delinea un'attività di cooperazione allo sviluppo che dovrebbe esplicarsi su molteplici fronti (lotta contro AIDS, tubercolosi, malaria; sicurezza alimentare; disponibilità di acqua per i Paesi più sfavoriti; cooperazione in Afghanistan e in Iraq; sostegno al Piano del G 8 per l'Africa ed al processo di pace in Palestina). Il relatore sottolinea peraltro che in materia si erano assunti degli impegni, sia in sede nazionale, quando il Documento di Programmazione economica e finanziaria riferito al quadriennio 2003-2006 previde l’obiettivo d’incrementare l’aiuto pubblico allo sviluppo sino allo 0,33% del PIL entro il 2006, sia a livello comunitario, laddove il Consiglio del giugno 2005 si era prefisso di raggiungere lo 0,7% nel 2015, con l'obiettivo intermedio dello 0,51% nel 2010. Del resto, entrambi gli impegni prevedevano, già al momento della loro formulazione, che tali traguardi avrebbero dovuto essere compatibili con i limiti imposti dalla situazione del bilancio pubblico e dal rispetto degli obblighi del patto di stabilità. Ma una tale complessità di obiettivi nel campo della cooperazione allo sviluppo comporterebbe una disponibilità di risorse stimata in 1,4 miliardi di euro, che confligge con le esigenze di bilancio che la manovra finanziaria in esame si trova a fronteggiare; di qui i tagli che il Governo propone di apportare agli stanziamenti alla Tabella C del disegno di legge finanziaria in favore della cooperazione allo sviluppo. Al tempo stesso, ancora la "nota preliminare" sottolinea come alcune fonti di finanziamento per la cooperazione si stiano esaurendo per aver espletato i loro effetti, quali la legge n. 209 del 2000 sulla cancellazione del debito ed il meccanismo del Fondo Rotativo presso il Mediocredito Centrale.
In merito poi agli affari politici multilaterali, la richiamata "nota preliminare" pone in evidenza la rilevanza del dibattito in corso sulla riforma delle Nazioni Unite, nonché l’azione di persuasione per sostenere l'elezione dell'Italia in Consiglio di Sicurezza per il biennio 2007-2008. E' inoltre prospettata una presenza attiva nelle sedi di attuazione o negoziazione di Convenzioni internazionali di controllo dei diversi tipi di armamenti. Al riguardo, il Comitato Interministeriale dei Diritti Umani proseguirà la sua azione di coordinamento, anche mediante un'interlocuzione con esponenti e gruppi della società civile.
Quanto alla cooperazione economica e finanziaria multilaterale (alla cui Direzione generale compete, tra l'altro, l'attuazione delle decisioni assunte nel corso del 2005 in sede di G 8 nel vertice di Gleneagles circa la cancellazione del debito dei Paesi HIPC), è evidenziata nella "nota preliminare" una sottostima della posta finanziaria dovuta per l'Agenzia Internazionale dell'Energia e di quella per l'Intesa Wassenaar, relativa cioè al controllo sull'esportazione di armamenti convenzionali e di beni o tecnologie dual-use. Alla medesima Direzione generale compete peraltro la gestione di risorse - pari a 1,6 milioni di euro - destinate all'internazionalizzazione delle imprese per effetto della legge 31 marzo 2005, n. 31.
Circa la promozione e cooperazione culturale, il 2006 si preannunzia quale "anno dell'Italia in Cina" ed anno dell'Architettura italiana nel mondo, mentre per l'istruzione si fa cenno alla continuazione dell'estensione all'estero della parità scolastica. In ordine quindi alle politiche regionali, in primo luogo il relatore richiama l’attività di sostegno al gruppo etnico italiano nei Paesi della ex Jugoslavia, mentre esigue appaiono le dotazioni finanziarie per lo sviluppo delle relazioni economico-commerciali specie con i Paesi dell'area balcanica, con la Russia e la Turchia. Si intende invece partecipare attivamente al processo di pace in Medio Oriente ed alla ricostruzione politica ed economica dell'Iraq. In riferimento poi all'area maghrebina, si mira a perseguire il rafforzamento del dialogo politico, sostenendo altresì il processo di modernizzazione dell'apparato statale e di apertura del sistema socio-economico in atto in quei Paesi, al fine di contenere le tendenze fondamentaliste e prevenire gli esodi di immigrati clandestini. Nel contempo, con la Libia ci si prefigge di continuare l'azione per il superamento del contenzioso legato al passato e per la normalizzazione del rapporto bilaterale. Riguardo all’Africa, è dichiarato l'intendimento di contribuire alla stabilizzazione politica ed al buon esito dei processi di pace in atto, con particolare riferimento all’attuazione dell'Accordo globale di pace firmato nel gennaio 2005 per il Sudan, allo sviluppo dei negoziati di pace di Abuja per la questione del Darfur, alla riconciliazione nazionale e al programma di ricostruzione e sviluppo in Somalia e infine al sostegno del processo di pace avviato con la Conferenza di Dar-es-Salaam nell’ottobre 2004 per quanto concerne la regione dei Grandi Laghi.
Passando al disegno di legge finanziaria per il 2006, il senatore Castagnetti osserva che esso incide sullo stato di previsione del Ministero degli affari esteri per taluni profili. In particolare, all'articolo 3, comma 1, si dispone una rideterminazione delle dotazioni di talune unità previsionali di base recanti spese per consumi intermedi, il cui dettaglio viene precisato nell'elenco n. 1 allegato allo stesso disegno di legge. Del pari, l'articolo 4 ridetermina le dotazioni di talune unità previsionali di base concernenti spese per investimenti fissi lordi, come specificato all’allegato elenco n. 2. Pertanto, l’Amministrazione degli affari esteri vede ridursi la previsione di spesa relativa ai consumi intermedi per un importo pari a 32,9 milioni di euro (si tratta del 24,3 per cento in meno) e quella attinente agli investimenti fissi lordi per una cifra di 4 milioni di euro (che in percentuale equivale a 39,6 punti). Peraltro, sulla quota parte delle categorie di spesa sopra dette che siano direttamente autorizzate per legge, incide l’ulteriore riduzione del 10 per cento, prevista dall'articolo 6; riduzione che si effettua attraverso l’allocazione per ciascun Ministero in due Fondi (uno per la parte corrente, uno in conto capitale) atti a provvedere ad eventuali maggiori esigenze per le voci di spesa oggetto della riduzione testé ricordata.
Ancorché di non preminente competenza degli affari esteri, il relatore rammenta poi la disposizione recata dall'articolo 19 del disegno di legge finanziaria, con il quale viene confermata la previsione di un unitario Fondo per le missioni internazionali di pace, già istituito dalla legge finanziaria 2004, indi ribadito dalla legge finanziaria 2005, nonché dei relativi obblighi informativi alla volta del Parlamento in capo al Ministro dell'economia e delle finanze. La disposizione varia peraltro l'ammontare dello stanziamento destinato al Fondo, il cui importo è ora determinato in 1.000 milioni di euro, con una riduzione di 200 milioni rispetto agli anni immediatamente precedenti. In merito, egli del resto precisa che gli oneri derivanti dalla partecipazione alle missioni internazionali di pace hanno avuto, nell'ultimo decennio, un incremento progressivo.
L'articolo 27 del disegno di legge finanziaria reca quindi disposizioni concernenti i rinnovi contrattuali per il personale delle amministrazioni statali. Al comma 2 si prevede, infatti, un incremento (pari a 100 milioni di euro per il 2006 ed a 170 milioni di euro a decorrere dal 2007) delle risorse stanziate per il personale statale in regime di diritto pubblico, nell’ambito del quale rientra anche, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001, il personale della carriera diplomatica; incremento che si riferisce ai miglioramenti economici per il biennio 2006-2007. Sulla stessa materia, invece, il successivo articolo 26 stabilisce un aumento per complessivi 155 milioni di euro relativo all’adeguamento di risorse già previste dalle due ultime leggi finanziarie per il biennio 2004-2005. Nel contempo, l'articolo 31reca disposizioni per il contenimento degli oneri per il personale, sopprimendo, al comma 7, una serie di indennità di trasferta, previste a livello sia legislativo che contrattuale. Come specificato nella relazione illustrativa al disegno di legge, il citato comma 7 (così come i successivi commi 8 e 9) è volto a sopprimere le diarie giornaliere corrisposte ai dipendenti pubblici in quanto l’avvenuto consolidamento delle procedure di rimborso delle spese effettivamente sostenute per il viaggio hanno reso del tutto marginale ed anacronistica la corresponsione delle indennità in parola. Inoltre, ancora all'articolo 31, il comma 9congela, negli importi spettanti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge finanziaria 2006, le indennità collegate a specifiche posizioni d’impiego o servizio o comunque rapportate a indennità di trasferta. I successivi commi da 10 a 12mirano poi ad una omogenea disciplina della materia del rimborso delle spese di cura per i pubblici dipendenti. Infine, il comma 13 qualifica siffatte disposizioni come inderogabili dai contratti o accordi collettivi.
Da ultimo, il relatore segnala — ancorché siano di preminente competenza di altri Ministeri — sia l'articolo 39, comma 2, che prevede che la donazione di apparecchiature sanitarie a Paesi in via di sviluppo o in transizione sia coordinata dalla "Alleanza degli ospedali italiani nel mondo"; sia l'articolo 46, comma 2, che ammette i risparmiatori che abbiano sofferto danni in conseguenza del default dei titoli obbligazionari della Repubblica argentina al ristoro disposto dal medesimo articolo a valere sull’apposito Fondo di indennizzo; sia infine l'articolo 60, comma 5, che stabilisce il finanziamento di 100 milioni di euro per il 2006 del Piano di azione nazionale per la riduzione dei livelli di emissione dei gas serra, in attuazione del Protocollo di Kyoto.
Passando all’esame delle Tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, il relatore ricorda che la Tabella A dispone gli accantonamenti sul fondo speciale di parte corrente che sono destinati al finanziamento di provvedimenti che si prevede saranno approvati in corso d’anno. In proposito, per il Ministero degli affari esteri, le relative risorse sono pari a 31,22 milioni di euro per il 2006 e a 39,85 milioni di euro sia per il 2007 che per il 2008. Tali accantonamenti sono finalizzati – come indicato nella relazione illustrativa del disegno di legge finanziaria - a far fronte agli oneri derivanti dalla programmata ratifica ed applicazione di accordi internazionali. Quanto alla Tabella B, che dispone i corrispondenti accantonamenti sul fondo speciale in conto capitale, non vi sono stanziamenti concernenti il Ministero degli affari esteri.
In Tabella C, invece, con cui si determina il finanziamento di leggi di spesa vigenti, che espressamente demandano alla legge finanziaria la quantificazione annua delle risorse da impiegare, sono stanziate risorse in favore dell’Istituto agronomico per l'oltremare (2,18 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), dell’Istituto Italo-Latino-Americano (2,5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), di associazioni ed enti che operano a favore delle collettività italiane all'estero (2,4 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), del programma internazionale per l'energia firmato a Parigi il 18 nov. 1974 (1 milione di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), della partecipazione italiana al Fondo europeo per la gioventù (0,28 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), dell’aiuto pubblico ai Paesi in via di sviluppo (400 milioni di euro per il 2006, 390 milioni di euro per il 2007, 380 milioni di euro per il 2008), del rifinanziamento della legge 14 marzo 1977, n. 73, concernente la ratifica degli accordi di Osimo tra l'Italia e la Jugoslavia (2,8 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), di contributi ad enti ed altri organismi (6,2 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008), del finanziamento italiano della Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione Europea (PESC) (5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008) e del Fondo per lo sminamento umanitario (2,3 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2006-2008).
In relazione ai predetti stanziamenti, la notazione più rilevante concerne senza dubbio l’aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo, la cui quantificazione per il 2006 segna un decremento di 188,2 milioni di euro rispetto a quanto previsto dalla legge finanziaria scorsa per l’anno 2005. Peraltro, per il 2007 il decremento è pari a 170,9 milioni di euro e per il 2008 a 193 milioni di euro.
Ancora in Tabella C, ma a valere sullo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, sono di interesse dell’Amministrazione degli affari esteri gli indennizzi, incentivi e agevolazioni a cittadini e imprese italiane che abbiano perduto beni, diritti ed interessi in territori già soggetti alla sovranità italiana (26 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2006-2008), nonché le risorse destinate all’utilizzazione del porto franco di Trieste (0,28 milioni di euro sia per il 2006 che per il 2007).
La Tabella D, con cui si provvede al rifinanziamento di leggi di spesa in conto capitale, e la Tabella F, che stabilisce riduzioni di autorizzazioni legislative di spesa, non recano variazioni concernenti lo stato di previsione del Ministero degli affari esteri. Viceversa, la Tabella F, che modula su ciascuno degli anni considerati le rispettive quote relative a leggi di spesa a carattere pluriennale, stanzia risorse per la partecipazione alle spese per la ristrutturazione del Quartier Generale del Consiglio Atlantico a Bruxelles (4,44 milioni di euro per il 2006, 1,16 milioni di euro per l'anno 2007, 1,02 milioni di euro per il 2008).
Sempre in Tabella F, peraltro sullo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, non vi è più dotazione alla voce: stanziamenti aggiuntivi per l'aiuto pubblico allo sviluppo, per i quali la legge finanziaria scorsa destinava 20 milioni di euro per l'anno 2005, senza indicazione di rifinanziamenti negli anni a venire. Va inoltre a esaurirsi (come già sopra ricordato) la consistenza della quota di risorse del Fondo rotativo presso il Mediocredito centrale destinata all'erogazione dei crediti d'aiuto: la ragione va individuata nella diminuzione dei rientri allo stesso Mediocredito derivanti dai crediti concessi negli anni precedenti, a seguito delle cancellazioni e delle conversioni del debito.
In conclusione, il relatore rileva come la manovra finanziaria in esame registri un decremento delle risorse assegnate ai settori di competenza degli Affari Esteri, sia in termini assoluti, sia in rapporto alle aspettative che le forze politiche nutrivano con riferimento ad alcuni specifici aspetti. In generale, la manovra punta a salvaguardare alcuni progetti strategici rilevanti sotto il profilo degli equilibri internazionali, mentre a risentire della contrazione delle risorse è soprattutto il comparto della cooperazione allo sviluppo. Tale constatazione, peraltro, ad avviso del relatore, suscita perplessità laddove si raffronti la decurtazione delle somme destinate alla cooperazione allo sviluppo con il mantenimento di alcuni stanziamenti di cui non si percepisce la primaria importanza, come ad esempio quelli finalizzati al sostegno delle attività dell'Istituto Italo-Latino-Americano. Peraltro, anche dal punto di vista delle spese per il personale, la tutela delle posizioni apicali stride in generale con la richiesta di sacrifici rivolta a tutti i settori della pubblica amministrazione e in particolare — ad esempio — con la diminuzione della diaria di coloro che svolgono la loro attività lavorativa in trasferta. In proposito, egli osserva come la diversa dislocazione delle risorse dovrebbe presentarsi, anche sotto il profilo estetico, più equilibrata in un momento in cui le difficoltà finanziarie e di bilancio richiedono un maggiore rigore della spesa pubblica.
Il presidente PROVERA, dopo aver ricordato le condizioni per la proponibilità di ordini del giorno ed emendamenti sui documenti di bilancio da parte delle Commissioni permanenti in sede consultiva, propone di fissare per le ore 12,30 della giornata odierna il termine di presentazione degli emendamenti alla Tabella n. 6 e degli ordini del giorno.
Conviene la Commissione.
La seduta termina alle ore 9,45.
AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)
mercoledì 12 ottobre 2005
254a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 6) Stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l’anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio.)
Riprende l'esame congiunto sospeso nell'odierna seduta antimeridiana.
Interviene in discussione generale la senatrice BONFIETTI (DS-U) , la quale pone l'accento sul fallimento dell'attuale maggioranza di governo, che all'inizio della legislatura aveva proclamato che avrebbe condotto il Paese verso una prospettiva di sviluppo. Si sta invece assistendo, ad avviso della senatrice, a una fase di declino economico, con una crescita del prodotto interno lordo praticamente nulla, con un rilevante aumento del debito pubblico, del disavanzo di bilancio e della disoccupazione e con indici economici che rivelano chiaramente fenomeni di stagnazione anche nelle previsioni per gli anni successivi; nel complesso un quadro ben diverso da quello lasciato in eredità nel 2001 dai governi di centro-sinistra.
Entrando poi nel dettaglio della manovra finanziaria in esame, la senatrice si sofferma sulla pesante decurtazione che grava sulle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo e che non consente quindi di rispettare gli obiettivi che in materia erano stati fissati dal Documento di programmazione economica e finanziaria per il quadriennio 2003-2006. A questa scelta di tagliare gli stanziamenti finalizzati agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo si contrappone nel contempo lo sforzo economico conseguente alla partecipazione ad alcune missioni internazionali alle quali non è sottesa, a suo avviso, una politica di pacificazione, in quanto si caratterizzano piuttosto per il loro aspetto squisitamente militare. Concludendo quindi il suo intervento, la senatrice esprime una valutazione complessivamente negativa sui documenti di bilancio in esame.
Il senatore PIANETTA (FI) esprime apprezzamento per la relazione del senatore Castagnetti, che ha ampiamente illustrato le linee generali della politica estera italiana. Sottolinea quindi come l'Italia abbia conseguito un ruolo protagonista a livello internazionale grazie a una politica incisiva ed efficace. Quanto alle considerazioni svolte dalla senatrice Bonfietti sulla manovra finanziaria, egli ritiene debba essere respinto l'atteggiamento catastrofistico dell'opposizione; al riguardo, sarebbe sufficiente confutare le affermazioni relative all'aumento della disoccupazione, che invece è andata costantemente diminuendo nel corso della legislatura. Del resto, il ministro Tremonti ha già delineato in Senato le ragioni a sostegno delle scelte del Governo e conseguentemente anche per il comparto degli affari esteri si sono dovute adottare decisioni compatibili con gli obiettivi di risanamento del Paese.
L'oratore si sofferma inoltre sugli aspetti più qualificanti della politica estera che il Governo si prefigge di mettere in atto, richiamando i passaggi più significativi della relazione del senatore Castagnetti, nonché della nota preliminare alla Tabella di bilancio di competenza della Commissione affari esteri. Alcune particolari considerazioni egli rivolge poi alle questioni attinenti la riforma dell'ONU, che la III Commissione segue assai da vicino. Del resto, rilanciare il ruolo della maggiore organizzazione internazionale, affinché risponda sempre meglio alle grandi sfide epocali, non può che costituire obiettivo comune di tutte le forze politiche, che infatti hanno generalmente garantito pieno sostegno al Governo nell'opera di riforma delle Nazioni Unite con particolare riguardo alla modifica delle norme che regolano la composizione e il funzionamento del Consiglio di sicurezza. In proposito, come è noto, l'Italia ha sempre auspicato che nel Consiglio sia previsto un seggio per l'Unione Europea.
In conclusione, pur condividendo l'esigenza di un incremento delle risorse da destinare al Ministero degli affari esteri onde consentire un più efficace dispiegamento dell'azione politica italiana in ambito internazionale, concorda con le posizioni espresse dal relatore nel valutare in maniera complessivamente positiva la manovra finanziaria presentata dal Governo.
Il senatore TONINI (DS-U) richiama le osservazioni critiche già formulate dalla senatrice Bonfietti e ribadisce la preoccupazione per le conseguenze del drastico taglio di finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo; taglio peraltro evidenziato anche dal relatore, che rappresenta un pessimo segnale per la politica estera del Paese dei prossimi anni. Egli ritiene pertanto che si imponga una riflessione più generale sul rango internazionale in cui l'Italia intende collocarsi e sulle ambizioni del Paese in materia di politica estera a fronte di risorse finanziarie sempre più esigue. Nell'associarsi poi alle argomentazioni del senatore Pianetta circa gli obiettivi comuni che hanno registrato l'impegno di tutte le forze politiche, con particolare riferimento alla riforma dell'ONU, nella quale si sostanziano sia il rilancio del multilateralismo che il contrasto di posizioni assunte da altri Paesi europei che risultano pregiudizievoli per l'Italia, l'oratore ricorda i tradizionali pilastri su cui si è da sempre fondata la politica estera dell’Italia repubblicana: vale a dire le relazioni transatlantiche, la scelta europeista, il sostegno al sistema multilaterale delle relazioni internazionali e la solidarietà per il Terzo Mondo, con particolare attenzione per i Paesi del Mediterraneo, ma poi anche con specifico riferimento all'aiuto nei confronti del Sud del mondo. In proposito, egli osserva come in passato la grande tradizione di solidarietà dell'Italia (che arrivò anche a presiedere l'Assemblea Generale dell'ONU con l'onorevole Fanfani) non sia mai apparsa in contraddizione con gli altri pilastri della sua politica estera sopra richiamati. Tuttavia, una politica di ampio respiro caratterizzata dagli ambiziosi obiettivi testé ricordati, che hanno peraltro determinato l'assunzione di responsabilità dirette in varie parti del mondo nelle operazioni di peace-keeping, non può coesistere con le scelte finanziarie che hanno indotto il Governo ad apportare pesanti tagli al bilancio del Ministero.
Ribadendo inoltre le critiche al decremento delle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo, egli evidenzia come tale riduzione non solo impedisca di perseguire gli obiettivi prefissati in materia, ma vada addirittura in controtendenza. In altri termini, la politica di cooperazione da parte dell'Italia si sta praticamente esaurendo e il Governo dovrebbe riconoscere di non essere in grado di fare fronte agli impegni assunti negli anni precedenti anche in sede internazionale. Il senatore ritiene peraltro di non aver svolto un'analisi di parte, bensì di aver espresso una preoccupazione condivisa da tutte le forze politiche in relazione alle ambizioni e agli obiettivi della politica estera del Paese.
Il presidente PROVERA si associa ai rilievi critici già avanzati in merito alla riduzione dei finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo ed esprime nel contempo il proprio rammarico per la mancata riforma del settore, che avrebbe invece consentito un migliore utilizzo delle risorse, anche in considerazione del fatto che i Paesi che hanno messo in atto con successo un'efficace politica di cooperazione ne hanno poi tratto concreti vantaggi politici. Il processo di riforma, del resto, ha incontrato nel corso della legislatura ostacoli che sono apparsi insormontabili, nonostante l'atteggiamento collaborativo dell'opposizione. Quanto alle osservazioni della senatrice Bonfietti relative alle missioni internazionali che avrebbero sottratto risorse alla cooperazione, rileva al contrario che l'azione di peace-keeping spesso si è rivelata presupposto ineludibile per una efficace attività di aiuto allo sviluppo. Infatti, in particolare in alcuni Paesi africani, determinati interventi strutturali sono stati a volte vanificati dal successivo verificarsi di disordini o di eventi bellici, dal momento che la stabilità politica è obiettivo da conseguirsi prima ancora di agire sul piano della cooperazione.
Condivide viceversa le argomentazioni del senatore Tonini circa l'opportunità di adeguare le risorse finanziarie alle ambizioni della politica estera, ma ritiene nel contempo che contraddizioni sotto questo profilo si registrino non solo all'interno dei confini nazionali. Al riguardo, l'esempio più clamoroso è costituito proprio dalla politica dell'Unione Europea, che elargisce sussidi in favore del settore agricolo e adotta misure protezionistiche a danno dei prodotti provenienti dal Terzo Mondo. Va quindi rivisto in primo luogo il meccanismo decisionale a livello comunitario, che può avere significative ricadute sulle strategie perseguite dai singoli Paesi membri anche dal punto di vista della politica estera. Egli ritiene pertanto che, in attesa di questo riordino a livello comunitario, l'Italia debba soprattutto impegnarsi sul piano bilaterale, anche nell'ambito della cooperazione e dell'aiuto ai Paesi in via di sviluppo, e debba garantire la difesa degli interessi nazionali. Solo così i cittadini potranno essere resi sempre più consapevoli dei costi che una politica estera di ampio respiro comporta e dell'impatto che anche all'interno del Paese hanno le scelte adottate a livello internazionale.
Chiusa la discussione generale, replica agli intervenuti il sottosegretario BETTAMIO, che si sofferma sui principali campi di azione della politica estera italiana, ricordando in particolare il ruolo svolto dall’Italia in America latina. Richiama quindi l’azione svolta per una complessiva riforma delle Nazioni Unite, non limitata alla sola controversa questione della composizione del Consiglio di sicurezza. Occorre infatti rafforzare il ruolo dell’Assemblea e delle Agenzie.
Il Governo è ben consapevole che occorrono risorse adeguate all’ambizione delle politiche che si vogliono svolgere. A tal fine assicura che il Governo opererà una complessiva riallocazione delle risorse a disposizione del Ministero per riuscire a coprire le esigenze più qualificanti e fra queste la cooperazione allo sviluppo.
Si passa quindi all’esame degli ordini del giorno e degli emendamenti.
Il presidente PROVERA comunica che sono stati presentati quattro emendamenti, allegati al presente resoconto, riferiti alla Tabella n. 6 del disegno di legge n. 3614, i quali tuttavia non possono essere considerati ammissibili in questa sede, poiché relativi a previsioni di bilancio correlate a disposizioni del disegno di legge finanziaria, segnatamente all’articolo 3, comma 1, del disegno di legge medesimo.
Il presidente PROVERA comunica, altresì che sono stati presentati l’ordine del giorno 0/3613/1/3ª, riferito al disegno di legge finanziaria, e gli ordini del giorno 0/3614/1/3ª-TAB.6 e 0/3614/2/3ª-TAB.6, relativi al disegno di legge di approvazione dei bilanci di previsione dello Stato, tutti allegati al presente resoconto.
Prende quindi la parola il senatore TONINI, per illustrare gli ordini del giorno 0/3613/1/3ª e 0/3614/1/3ª-TAB.6, entrambi volti ad impegnare il Governo a reperire risorse per la cooperazione allo sviluppo, come indicato dallo stesso rappresentante del Governo.
Il senatore PIANETTA illustra quindi l’ordine del giorno 0/3614/2/3ª-TAB.6.
Il sottosegretario BETTAMIO manifesta la disponibilità ad accogliere quest’ultimo ordine del giorno, mentre con riferimento agli ordini del giorno illustrati dal senatore Tonini, manifesta un’analoga disponibilità del Governo a condizione che vengano riformulati eliminando ogni riferimento a scadenza temporali vincolanti.
Il senatore TONINI accoglie quest’invito e riformula conseguentemente gli ordini del giorno precedentemente illustrati, mentre dichiara di sottoscrivere l’ordine del giorno illustrato dal senatore Pianetta.
Il senatore PIANETTA condivide gli ordini del giorno illustrati dal senatore Tonini, come riformulati, auspicando sugli stessi la convergenza unanime della Commissione e manifestando altresì la sua intenzione di sottoscriverli.
Si associano a queste considerazioni i senatori PELLICINI (AN), FORLANI (UDC) ed il presidente PROVERA.
Il sottosegretario BETTAMIO accoglie quindi gli ordini del giorno 0/3613/1/3ª (testo 2), 0/3614/1/3ª-TAB.6 (testo 2) e 0/3614/2/3ª-TAB.6, allegati al presente resoconto.
Il seguito dell’esame congiunto è infine rinviato.
La seduta termina alle ore 17,10.
ORDINE DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
0/3613/1/3ª
TONINI, BONFIETTI, BUDIN, SALVI, Franco DANIELI, MANZIONE, RIGONI
La 3ª Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
nella Tabella C, nella rubrica Ministero degli affari esteri, per gli stanziamenti aggiuntivi per l'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo è previsto uno stanziamento di 400 milioni di euro per l'anno 2006, di 390 milioni per l'anno 2007 e di 380 milioni per l'anno 2008;
si registra una pesante e drastica riduzione rispetto agli stanziamenti previsti nella legge finanziaria 2005;
impegna il Governo:
a spiegare le motivazioni di queste ingiustificate riduzioni di stanziamento e ad impegnarsi a prevedere un significativo incremento annuo al fine di ovviare alle inevitabili conseguenze ed ai gravi problemi derivanti dalle suddette riduzioni di spesa.
0/3613/1/3ª (Testo 2)
TONINI, BONFIETTI, BUDIN, SALVI, Franco DANIELI, MANZIONE, RIGONI, PIANETTA, PROVERA, PELLICINI, FORLANI
La 3ª Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
nella Tabella C, nella rubrica Ministero degli affari esteri, per gli stanziamenti aggiuntivi per l'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo è previsto uno stanziamento di 400 milioni di euro per l'anno 2006, di 390 milioni per l'anno 2007 e di 380 milioni per l'anno 2008;
si registra una importante e drastica riduzione rispetto agli stanziamenti previsti nella legge finanziaria 2005;
impegna il Governo:
a prevedere un significativo incremento degli stanziamenti stessi al fine di ovviare alle inevitabili conseguenze ed ai gravi problemi derivanti dalle suddette riduzioni di spesa.
AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)
giovedì 13 ottobre 2005
255a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 6) Stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l’anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.
Si passa quindi alle dichiarazioni di voto finale.
Il senatore Franco DANIELI (Mar-DL-U) ritiene che i documenti di bilancio presentati dal Governo siano inadeguati agli obiettivi che intendono perseguire e suscitino preoccupazione poiché, ad avviso dell'opposizione, per una quota rilevante non sono finanziariamente coperti. Infatti, le coperture indicate presentano un margine di aleatorietà preoccupante, dal momento che si basano soprattutto su risorse derivanti dalla lotta all'evasione fiscale; si tratta pertanto di entrate prive di certezza, anche considerando che la politica dei condoni adottata dal Governo negli ultimi anni ha già colpito in maniera rilevante le tasche dei cittadini italiani.
Sotto il profilo poi delle previsioni di bilancio attinenti al settore degli affari esteri, il Parlamento si trova nuovamente di fronte a una scarsa valutazione, in sede di manovra finanziaria, del ruolo e della rilevanza del Ministero e in generale della politica estera. Questa sottovalutazione, che ormai ha assunto connotati psicologici ancor prima che politici, si è tradotta in un grave decremento delle risorse stanziate per il comparto in oggetto, nonostante il Presidente del Consiglio abbia più volte sostenuto, nel corso della legislatura, la necessità di riformare il Ministero degli affari esteri e richiamando a tale scopo il modello canadese. Come è noto, invece, i progetti di riforma non hanno avuto alcun esito e il Governo si è limitato a rinviare ai concetti di sinergia e di coordinamento. In proposito, l'oratore osserva che l'esigenza di aumentare l'incisività dell'azione politica del Ministero rimane pienamente attuale, ma va perseguita con un costante e quotidiano miglioramento della sua attività allo scopo di conseguire una sempre più efficace gestione delle risorse umane e finanziarie. Rispetto a tali obiettivi, pertanto, stride il taglio dei finanziamenti operato dal Governo.
Ancora più grave — rileva il senatore Danieli — appare la decurtazione delle risorse finalizzate alla cooperazione allo sviluppo, anche se non rappresenta una novità, in quanto il decremento recato dalla Tabella n. 6 relativa allo stato di previsione del Ministero degli affari esteri non fa che registrare decisioni già assunte negli anni passati e ribadite per il 2006 e per il prossimo triennio dall'ulteriore taglio apportato alla voce corrispondente della Tabella C del disegno di legge finanziaria. Queste scelte fanno sì che l'Italia non sia in grado di rispettare i precisi impegni assunti anche in sede internazionale e il problema si aggrava vieppiù a seguito del tendenziale esaurimento della quota di risorse del Fondo Rotativo presso il Mediocredito centrale destinata all'erogazione dei crediti di aiuto.
Un'ulteriore notazione critica il senatore Danieli riserva poi alle tematiche concernenti gli italiani all'estero e quindi alla non concordanza, già citata dal relatore, tra i dati contenuti negli archivi consolari e quelli registrati nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. In merito, le puntuali richieste, anche in termini finanziari, avanzate dal Ministero degli affari esteri per procedere al riordino degli archivi sono state sistematicamente ignorate e ciò risulta particolarmente grave in vista della prossima partecipazione degli italiani all'estero alle elezioni politiche nazionali. In tal senso, egli esprime una forte preoccupazione per il mancato approntamento di tutti i meccanismi necessari a consentire l'espressione del voto anche da parte degli italiani residenti all'estero.
In conclusione, egli ritiene di aver espresso valutazioni critiche oggettivamente fondate sui dati emergenti dai documenti di bilancio e non ispirate a una posizione politica pregiudizialmente contraria. Per tali ragioni, ribadisce con forza il voto contrario del Gruppo della Margherita sulla manovra finanziaria del Governo.
Il senatore FORLANI (UDC) riconosce che, rispetto alle aspettative e alle ambizioni della politica estera italiana, si deve constatare con rammarico che le risorse stanziate dalla presente manovra finanziaria non sono adeguate. Si conoscono peraltro le ragioni di tale scelta, che trovano fondamento nella grave congiuntura economica e nella critica situazione dei conti pubblici. Il Governo e la sua maggioranza hanno pertanto optato per una manovra responsabile e rigorosa, nonostante la prossima scadenza elettorale, e a pagarne le conseguenze è anche la possibilità di affrontare le sfide internazionali con strumenti e potenzialità adeguate. Ciò appare preoccupante per un Paese come l'Italia, che ha una vocazione naturale all'impegno in sede multilaterale e alla partecipazione alle missioni di pacificazione. Del resto, il protagonismo italiano in ambito internazionale, avendo assunto un carattere positivo e solidale, ha suscitato aspettative nel resto del mondo, soprattutto da parte dei Paesi che versano in maggiori difficoltà. La politica estera italiana evoca infatti molto più un'immagine di solidarietà e di assistenza, piuttosto che di colonialismo o addirittura di imperialismo. Forte è dunque il senso di frustrazione per le rinunce che il quadro economico generale impone, pur rispettando egli e condividendo il senso di responsabilità che guida il Governo nell'attuale contingenza.
Al tempo stesso, nonostante i significativi tagli ai relativi stanziamenti, vengono mantenute le direttrici essenziali della politica estera italiana, peraltro già ricordate dal relatore. Al riguardo, il senatore Forlani richiama l'impegno per la riforma del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese, il ruolo politicamente attivo assunto nei confronti del continente africano e dell'area maghrebina, il ristoro garantito ai risparmiatori italiani che abbiano sofferto danni per aver investito nei titoli obbligazionari della Repubblica Argentina. Specifiche osservazioni egli svolge poi sulla questione degli italiani all'estero e della loro partecipazione alle prossime elezioni politiche nazionali, auspicando un rapido aggiornamento dei dati anagrafici e una armonizzazione tra gli archivi dei Ministeri degli affari esteri e dell'interno. Quanto alla cooperazione allo sviluppo, constata con rammarico che non potranno essere mantenuti gli impegni assunti e che i corrispondenti obiettivi dovranno essere ridimensionati, ma respinge la critica secondo la quale la riduzione delle risorse dipenderebbe anche dai costi sostenuti per le missioni internazionali, a cui invece l'Italia ha partecipato proprio per senso di responsabilità nei confronti della comunità internazionale, al fine di garantire quegli equilibri che appaiono prodromici per l'affermazione della pace e dello sviluppo. Del resto, i molteplici fronti su cui dovrà esplicarsi l'attività di cooperazione da parte dell'Italia rimangono fermi e sono stati richiamati nella relazione del senatore Castagnetti. Egli si augura, peraltro, che, anche nello scorcio di legislatura rimasto, possa essere ripresa e condotta a termine la riforma del sistema della cooperazione allo sviluppo.
In conclusione, l'oratore, nel dichiarare il voto favorevole del proprio Gruppo, si associa alle valutazioni espresse nella seduta di ieri dal presidente Provera, in merito ai costi che una politica estera ambiziosa comporta e all'auspicio che presto possano essere nuovamente reperite risorse adeguate al pieno svolgimento del ruolo internazionale che spetta all'Italia.
Il relatore, senatore CASTAGNETTI (FI) prende quindi brevemente la parola per esprimere alcune considerazioni finali e anche per esplicitare la posizione favorevole del Gruppo di Forza Italia sui documenti di bilancio. Ritiene infatti che la manovra finanziaria del Governo salvaguardi le linee caratterizzanti della politica estera italiana nelle sue direttrici fondamentali, vale a dire da un lato gli interventi a carattere umanitario soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo, dall'altro lato la partecipazione alle operazioni di pacificazione e di interdizione dei focolai di guerra. In tal senso, egli riconosce agli esponenti della minoranza di aver svolto un'opposizione politica legittimamente critica, ma al tempo stesso responsabile nei confronti delle linee fondamentali della politica estera del Paese. L'aver richiesto al Governo maggiori risorse per la cooperazione allo sviluppo, attraverso gli ordini del giorno accolti dal Sottosegretario nella seduta di ieri e su cui si è registrata poi la convergenza di tutte le forze politiche, senza però incidere sugli stanziamenti destinati alla partecipazione alle missioni internazionali rappresenta un atteggiamento politico da parte dell'opposizione che fa ben sperare per il futuro, nell'auspicio che - come accaduto per la riforma dell'ONU e per altri specifici obiettivi in ambito internazionale - il Parlamento si mostri sempre più compatto a difesa degli interessi nazionali.
Dopo aver verificato la presenza del numero legale, la Commissione conferisce quindi mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole per la 5a Commissione permanente sui documenti di bilancio, per le parti di competenza.
La seduta termina alle ore 10.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
(disegno di legge n. 3614 – Tabella 6)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione,
esaminati i documenti di bilancio in titolo, ha deliberato di trasmettere alla 5a Commissione permanente un rapporto favorevole, segnalando la necessità di incrementare le risorse necessarie a finanziare la cooperazione allo sviluppo.
DIFESA (4a)
mercoledì 12 ottobre 2005
190a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 12) Stato di previsione del Ministero della difesa per l'anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio.)
Riferisce congiuntamente alla Commissione il senatore ZORZOLI (FI), il quale rileva che il contesto di riferimento in cui si vanno a collocare gli impegni delle Forze armate italiane anche quest’anno è caratterizzato da un quadro di incertezza determinato dal terrorismo internazionale che si pone, per le proprie caratteristiche di imprevedibilità e globalità dell’offesa, quale sfida strategica per la Comunità internazionale e richiede di mantenere alto il livello di prevenzione e allerta. Tale minaccia richiede la predisposizione di uno strumento militare sempre più idoneo ad affrontare la sfida e a garantire risposte coordinate sia sul piano interno che su quello internazionale. Lo strumento militare italiano, con la cessazione del servizio di leva obbligatorio e la definitiva attuazione del sistema professionale, rappresenta senza dubbio l’inizio di una nuova era per la Difesa. Gli attuali impegni internazionali richiedono uno strumento organizzato su base volontaria e professionale, nonché l’ammodernamento e il potenziamento dello strumento militare per adeguarlo alle nuove realtà operative. La trasformazione di tale strumento, improntata ad una diminuzione quantitativa e ad un innalzamento qualitativo-specialistico, ha consentito di giungere a livelli che consentono di dispiegare circa 11000 militari in operazioni a diversi livelli di intensità ed in aree diversificate ove sono in atto gravi crisi. L’Italia è diventata il terzo contributore al mondo nelle operazioni di supporto alla pace. L’esigenza nazionale di continuare a contribuire alla sicurezza collettiva ha potuto far conoscere le nostre Forze armate nel mondo e, proprio per il prestigio guadagnato dalle stesse, ben due importanti missioni sono a guida italiana, ISAF in Afghanistan e KFOR in Kossovo, ed una terza - ALTEA in Bosnia – lo sarà dal prossimo mese di dicembre. Ovviamente operazioni così complesse comportano un logoramento dei mezzi e dei sistemi d’arma superiore al normale e, qualora non si garantiscano idonei interventi di ripristino dell’efficienza e sostituzione dei mezzi impiegati, la capacità di sostenere le operazioni nel tempo verrà meno. In tale contesto, sarebbe stato auspicabile ridare continuità al percorso di avvicinamento, per la funzione difesa, all’obiettivo di un più funzionale rapporto percentuale con il PIL, in linea con i maggiori paesi europei; neppure quest’anno sarà invece possibile, a causa della congiuntura economica internazionale non ancora favorevole, soddisfare appieno le esigenze e di conseguire gli obiettivi in termini percentuali che il Governo si era posto all’inizio della legislatura. In ossequio, pertanto, al principio che anche la Difesa deve contribuire al risanamento economico del Paese e nel contesto di una politica di bilancio irrigidita dalle regole del Patto di stabilità, che impongono il raggiungimento del pareggio entro il 2006, la realizzazione di questo intendimento si è ulteriormente allontanata e si registra un’ulteriore flessione in termini percentuali.
Il relatore passa quindi ad illustrare lo Stato di previsione della spesa del Ministero della difesa per il 2006, che reca previsioni di competenza per la parte corrente pari a complessivi 17.062,2 milioni di euro e per la parte in conto capitale pari a 2.438,2 milioni di euro.
Con riferimento al PIL previsionale per l'anno 2006, gli stanziamenti complessivi per la Difesa rappresentano l’1,358 per cento, in lieve decremento rispetto all’1,376 per cento del 2005. In particolare, per l’anno 2006 è previsto un decremento del rapporto Funzione Difesa/P.I.L. che si attesta allo 0,962 per cento circa, a fronte dello 0,987 per cento del bilancio 2005 e dell’1,047 per cento del 2004, mantenendo pertanto il trend negativo registratosi negli ultimi esercizi finanziari e confermando la quota di spesa destinata alle Forze armate, tra le più basse rispetto a quelle dei maggiori partner europei. Tali valori sono pertanto da ritenere non solo non adeguati rispetto alle crescenti responsabilità dell’Italia a livello internazionale, ma anche distanti da quelli medi registrati dai paesi della NATO (1,5 percento), che rimangono, comunque, un obiettivo che gradualmente deve essere raggiunto.
Dopo aver ricordato che il bilancio del Ministero della Difesa viene convenzionalmente suddiviso in quattro aggregati principali - spese per le Forze Armate (funzione difesa), spese per l'Arma dei Carabinieri (funzione sicurezza pubblica), spese per la corresponsione del trattamento provvisorio di pensione del personale militare, e, infine, altre tipologie di spesa non direttamente correlate ai compiti istituzionali (funzioni esterne) -, dà conto delle funzioni di ciascun comparto.
Rileva quindi che il disegno di legge finanziaria 2006 è stata elaborato in una situazione di emergenza e comporta una manovra complessiva pari a 22 Mld di euro, di cui 11,5 destinati a ridurre una prima tranche del debito, in ossequio agli impegni presi con l’UE, e 10,5 per far fronte ad oneri inderogabili, a interventi a favore dello sviluppo e dell’occupazione, a incrementi degli investimenti e per il sostegno delle famiglie più deboli.
La copertura è data principalmente dalla riduzione delle spese dei Ministeri, dai tagli delle spese degli enti locali, dalla lotta all’evasione, dai risparmi sul pubblico impiego e da maggiori entrate derivanti dalla rivalutazione dei cespiti delle aziende, dalla tassa delle grandi reti da fondi accantonati presso le banche, ecc.
Come si evince dagli articoli 3 e 4 del disegno di legge, ciò comporterà una riduzione delle dotazioni concernenti i consumi intermedi, nonché delle dotazioni concernenti gli investimenti fissi. Su un totale di riduzione dei consumi intermedi e degli investimenti, la quota complessiva a carico della Difesa rappresenta il 62,7 per cento dell’intera manovra. L’ulteriore taglio porterà il rapporto percentuale funzione Difesa /P.I.L. a 0,84 per cento e potrebbe condurre inevitabilmente ad una rimodulazione dei programmi e delle spese dei prossimi esercizi. In particolare, l’articolo 3 inoltre pone, dal 2006, un limite del 50per cento rispetto alle spese sostenute nel 2004, per studi ed incarichi di consulenza, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza nonché per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture, con esclusione di quelle operanti per l’ordine e la sicurezza pubblica, mentre l’articolo 19 ridetermina il fondo missioni internazionali riducendolo a 1.000 mln.
Dopo aver diffusamente esaminato tutte le disposizioni di competenza contenute nel disegno di legge finanziaria, rileva che anche per quest’anno l’ammontare complessivo delle risorse destinate alla Difesa subisce un sensibile contenimento a causa della difficile situazione dell’economia e della finanza pubblica. Per conseguire gli obiettivi richiesti dalle Forze armate nei settori delle operazioni, degli investimenti e del personale è comunque a suo avviso necessaria l’assegnazione di ulteriori risorse. In particolare, con riferimento alla necessità di procedere ad un ridimensionamento del taglio sia nei consumi intermedi che negli investimenti fissi lordi, ritiene che tale taglio potrebbe essere ulteriormente mitigato da una norma volta a consentire la vendita degli immobili della Difesa.
Soffermandosi quindi sugli interventi a favore del personale impiegato in operazioni fuori area che ha contratto patologie di particolare gravità e sui passaggi volti a concedere benefici previdenziali al personale delle Forze armate esposto all’amianto, sottolinea che è necessario attribuire priorità al problema degli alloggi per garantire la mobilità del personale militare: è indispensabile una norma che delinei un progetto di finanziamento volto alla realizzazione di nuovi immobili, che consenta la creazione di un fondo da alimentare con apposite dismissioni oppure che offra benefici o agevolazioni al personale non destinatario di un appartamento di servizio. In relazione all’assunzione straordinaria di 2500 unità di personale da impiegare direttamente in compiti di ordine e sicurezza pubblica, è poi necessario che venga rivista la ripartizione; quanto alla deroga al blocco delle assunzioni, è indispensabile che venga salvaguardato il passaggio dei volontari delle Forze Armate nelle Forze di polizia al termine della relativa ferma. Con riferimento alle Associazioni combattentistiche e d’arma è molto attesa una norma che le escluda dal D.P.R., recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede che le associazioni beneficiarie di contributi pubblici non possano più godere del canone agevolato per le sedi ubicate in immobili pubblici. Infine, si rende necessaria una adeguata copertura finanziaria ai programmi di utilizzazione dei contingenti delle Forze armate nei servizi di sorveglianza e controllo di obiettivi fissi (operazione Domino).
Conclusivamente, il relatore auspica che il dibattito possa offrire utili spunti ed argomenti per eventuali osservazioni o condizioni da inserire nel rapporto per la Commissione Bilancio.
Il presidente CONTESTABILE dichiara aperta la discussione generale, dando immediatamente parola al Ministro della difesa, che intende svolgere alcune precisazioni in via preliminare.
Il ministro MARTINO, premesso un vivo ringraziamento per l’attenzione e la sensibilità della Commissione nei confronti dei problemi della Difesa e della sicurezza, come peraltro testimoniato dalla recente approvazione, in via definitiva, del disegno di legge riguardante il conferimento della Croce d’Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili, nota che l’esame dei documenti di bilancio costituisce l’occasione per l’esame delle problematiche della difesa in chiave programmatica. Il quadro attuale è ancora caratterizzato dalla lotta al terrorismo internazionale: gli attentati di New York, di Madrid e di Londra confermano il carattere globale e permanente del terrorismo. Non ci sono strategie diverse per combatterlo, se non intervenire dove si presenta e dove sono le sue radici. La lotta al terrorismo ha tempi lunghi e richiede un impegno concreto di uomini e mezzi. Per gli aspetti militari, ciò comporta politiche di difesa e sicurezza a dimensione sovranazionale, che richiamano iniziative multilaterali ed una architettura comune di coordinamento regionale e internazionale; parimenti, una sempre maggiore correlazione istituzionale fra sicurezza interna ed esterna. L’Italia ha preso coscienza dell’importanza di questa sfida per il futuro della società civile ed opera in prima linea, sempre in sintonia con le Nazioni Unite e nell’ambito delle alleanze cardine della politica di difesa e sicurezza, la NATO e l’Unione Europea.
All’ONU l’Italia attribuisce un ruolo centrale per la composizione delle crisi internazionali, pur riconoscendone i vincoli ed i limiti, soprattutto operativi. Il contributo alle Nazioni Unite è testimoniato dal costante sforzo italiano di partecipazione alle sue scelte e dalla ferma volontà di collocarsi – specie per quanto riguarda gli impegni militari – nell’alveo delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Così è stato per i Balcani, per l’Afghanistan e per l’Iraq, dove le Risoluzioni dell’ONU indicano il percorso verso la restituzione della sovranità nazionale alla popolazione del luogo. L’ordinato svolgimento delle elezioni politiche in tutti quei paesi, grazie anche al lavoro di organizzazione e controllo svolto dai militari italiani, rappresenta il migliore esempio di sostegno allo sviluppo di un percorso democratico, laddove ciò appariva impraticabile solo poco tempo addietro.
Per rispondere alle nuove sfide di sicurezza, la NATO ha deciso di trasformarsi radicalmente, mentre l’Europa sta procedendo alla costruzione di una propria dimensione di politica di sicurezza e difesa. Entrambe si stanno muovendo verso due direzioni coincidenti: lo sviluppo di capacità operative più moderne ed efficaci e l’aumento dell’impegno nelle operazioni internazionali.
In sede atlantica l’Italia ha accettato e sostenuto le prescrizioni attinenti alle Prague Capabilities, con impegni aggiuntivi esplicitamente richiesti dal Segretario Generale della NATO. Quegli impegni devono essere onorati, per evitare che il livello di capacità allora stabilito debba essere ridimensionato.
Il Ministro si sofferma quindi sulla "Forza di Risposta NATO", sviluppata per schierare, in tempi rapidissimi, un contingente in grado di condurre operazioni ad alta intensità e di servire come nucleo iniziale di uno spiegamento di forze più consistenti e sulle iniziative del "Dialogo Mediterraneo" e dell’"Istanbul Cooperative Initiative", finalizzate a creare forme di coesione e di reciproca fiducia.
In seno ai processi atlantici, l’Italia rappresenta un punto focale. In questo contesto, il Ministro preannuncia che la riunione informale dei Ministri della Difesa della NATO del febbraio 2006 sarà ospitata a Taormina, assicurando così un impegno organizzativo e logistico alla complessiva partecipazione alle attività della NATO.
Quanto all’Unione Europea, la costruzione di una politica estera comune e di una Politica Europea di Sicurezza e Difesa costituiscono fattori determinanti per la sua credibilità quale promotore di sicurezza e stabilità nella scena mondiale. Su tale base l’Unione persegue, nel periodo 2004–2010, un adattamento delle proprie capacità, con un programma che trae origine da un documento presentato lo scorso anno proprio dal Governo italiano. Ciò consentirà all’Unione di dotarsi di gruppi tattici di pronto intervento, proiettabili per la gestione di crisi e capaci di rispondere a livelli di minaccia di una certa intensità. A tale progetto l’Italia partecipa con la creazione di tre battlegroups: uno di forze terrestri, assieme all’Ungheria ed alla Slovenia, un secondo di forze anfibie, con Spagna, Grecia e Portogallo, ed un terzo, interforze, interamente nazionale. In tale contesto si colloca anche il progetto di una Forza di Gendarmeria Europea, avviato assieme a Francia, Spagna, Portogallo ed Olanda, con quartier generale a Vicenza, che verrà formalmente attivata nel prossimo mese di novembre. In attuazione di una politica di sicurezza "dinamica", le Forze Armate italiane sono impegnate in attività di presidio della sicurezza nazionale, con un efficace sistema di intelligence ed allerta, ed in missioni di supporto alla pace in varie zone del mondo. Paradossalmente, ma non imprevedibilmente, il venir meno del rischio di un olocausto planetario ha comportato un significativo accrescimento dei tassi d’impiego dei contingenti militari. Oggi, circa 11.000 militari operano al di fuori del territorio nazionale. Ciò significa che, ogni anno, ne sono impiegati all’estero oltre 40.000, su base rotazionale. Sono a guida italiana le due più importanti operazioni NATO: KFOR, in Kosovo, e ISAF, in Afghanistan, e dal prossimo mese di dicembre l’Italia assumerà anche il Comando della prima consistente missione UE, quella in Bosnia, a testimonianza dell’elevato livello di credibilità e prestigio di cui godono le Forze Armate. Oltre alle forze dispiegate all’estero, l’Italia manterrà in elevato grado di prontezza ulteriori 3000 uomini, unità navali e aerei per fronteggiare possibili emergenze della NATO e dell’Unione Europea. Parimenti, per particolari missioni, vengono mantenuti in approntamento dispositivi di forze speciali e di intervento a lunga distanza. A tali contingenti vanno poi aggiunti i dispositivi destinati alla sicurezza interna per la sorveglianza di obiettivi sensibili, delle aree marittime e dello spazio aereo nazionale. Ciò richiede diverse migliaia di uomini e mezzi che, molto spesso, forniscono un determinante concorso nelle più disparate situazioni ed emergenze.
La portata delle operazioni in atto e dei programmi futuri rappresenta per la Difesa un grande impegno, che deve essere sostenuto con un apparato militare moderno, integrato ed interoperabile con quello dei principali alleati e che rende necessarie scelte coerenti ed efficaci. Sin dall’inizio della Legislatura è stata affrontata una radicale riforma sistemica, sforzandosi comunque di mantenere una linea largamente condivisa, in uno spirito "bipartisan", sempre opportuno nelle questioni di sicurezza e di difesa; una linea politica che consegue ad un livello di ambizione, in termini di rango e di ruolo nel contesto internazionale, che travalica gli ambiti del Dicastero. In questo quadro, la Difesa assicura un continuo processo di verifica e di razionalizzazione dello strumento militare nazionale. Conseguentemente, dall’inizio della legislatura si sta sviluppando un progetto che incide in maniera radicale ed innovativa in tutti i settori: dottrina, concetti operativi e di impiego delle forze, mezzi e materiali, processi formativi e addestramento. Questo processo di trasformazione deve consentire un sostanziale incremento di impiegabilità, efficacia e resa operativa di uno strumento militare al passo con i tempi. E’ una trasformazione in atto, avviata da dieci anni, accelerata da questo Governo e non ancora terminata.
Il livello delle risorse costituisce, ovviamente, il driver determinante di tale processo. Le linee concettuali che presiedono allo stato di previsione per la Difesa, per l’anno 2006, sono illustrate nella Nota aggiuntiva allo stato di previsione della Difesa.
Il Bilancio, per quanto riguarda la "funzione Difesa" propriamente detta, si pone rispetto al PIL ad un valore inferiore all’1 per cento, dunque assai lontano dall’obiettivo programmatico del Governo. Purtroppo, nel corso della legislatura, la congiuntura economica ha impedito di sostenere adeguatamente gli obiettivi strutturali della Difesa e di allineare i valori relativi a quelli degli altri Paesi alleati, anche se alcuni indicatori macroeconomici possono far guardare al futuro con una certa fiducia. Quanto alla configurazione interna del bilancio Difesa, con riferimento alla distribuzione delle poste fra i vari settori di spesa, è importante sottolineare come l’andamento delle spese obbligatorie per il personale assuma un peso sempre più preponderante rispetto agli altri settori. Infatti, nonostante il piano di riduzione degli organici proceda nei termini di legge, i costi per il personale aumentano, fino ad impegnare, nel 2006, il 60per cento del bilancio, lasciando ai settori dell’investimento e dell’esercizio il restante 40per cento. È di tutta evidenza lo sbilanciamento della distribuzione delle risorse a favore del personale, che introduce elementi di forte criticità nell’armonico sviluppo dello strumento militare.
Anche se ciò è conseguenza del riconoscimento dei giusti adeguamenti economici del personale e, soprattutto, dell’attuazione, in concreto, del definitivo passaggio al sistema basato sui volontari, correttezza programmatica renderebbe necessario che all’incremento delle spese per il personale corrispondesse un contestuale sostegno all’esercizio e all’investimento. Il cosiddetto "modello professionale", infatti, inevitabilmente configura un sostanziale incremento non solo dei costi correlati alle spese per il personale, ma anche di quelli connessi con il sostegno logistico, la formazione, l’addestramento, l'equipaggiamento, le dotazioni, le infrastrutture, la qualità della vita. E’ fondamentale, infatti, che ci sia la consapevolezza, per chi ne fa parte, di un'organizzazione efficiente ed efficace, pronta ad esprimere concrete e reali capacità operative, in linea con quelle degli altri Paesi occidentali.
Più in generale, la problematica carenza di risorse, non può esimere, nel progetto di bilancio 2006, dal perseguire comunque l’obiettivo della trasformazione dello strumento. Ciò vuol dire adeguarlo alle nuove realtà, in modo che risulti idoneo a tutelare globalmente gli interessi nazionali, a garantire ed esportare stabilità e sicurezza, ad assicurare protezione anche da minacce non convenzionali e asimmetriche.
Nel settore dell’investimento, le risorse sono essenzialmente destinate alla riduzione del divario tecnologico con i paesi europei e la NATO, al miglioramento qualitativo delle Forze e all’adeguamento del settore infrastrutturale. Per una più spinta razionalizzazione e ottimizzazione della spesa, vengono perseguite forme di cooperazione industriali. A questo riguardo, il Ministro ricorda i progressi fatti, proprio sotto la presidenza italiana, dall’Agenzia Europea di Difesa per uno sviluppo delle capacità basato sulla collaborazione e su un sistema che massimizzi il rapporto tra i risultati ed i costi.
Per il rispetto degli impegni internazionali e degli obiettivi strategici nazionali, devono essere conseguite e consolidate, tra l’altro, le capacità militari nel campo della sorveglianza, dell’intelligence, della sostenibilità logistica e della ricerca tecnologica. Inoltre, devono essere onorati specifici programmi che non risultano, al momento, in tutto o in parte, compatibili con le risorse previste in bilancio (il caccia europeo EUROFIGHTER, le fregate di nuova generazione FREMM, i veicoli tattici multiruolo VTLM ed i veicoli blindati da combattimento VBC, il COESPU, centro per la formazione di forze di sicurezza internazionali da impiegare in operazioni di pace). Nel settore dell’esercizio, che, a differenza degli altri Ministeri, attiene direttamente alla funzionalità dello strumento militare, le risorse sono destinate alla formazione e all’addestramento, alla manutenzione e all’efficienza di armi, mezzi e infrastrutture, al mantenimento delle scorte e, in generale, alla capacità e alla prontezza operativa. Si tratta di attività che vengono necessariamente limitate a fronte delle maggiori esigenze, negli questi ultimi anni dall’accresciuto impiego operativo e dall’impossibilità di finalizzare programmi di rinnovamento di ampio respiro. Va, d’altra parte, considerato che la Difesa, attraverso l’esercizio e l’investimento, fornisce al polo produttivo nazionale un contributo importante per lo sviluppo economico, in particolare nel settore della tecnologia avanzata. La mancanza di finanziamenti potrebbe costringere ad annullare contratti importanti, con le conseguenti perdite produttive e di impatto sul tessuto economico nazionale.
Negli ultimi anni, la capacità e la qualità di spesa della Difesa sono comunque notevolmente migliorate. È un fatto che l’Amministrazione stia perseguendo con tenacia e rigore la massima capitalizzazione delle risorse, indirizzandole al miglioramento dell’efficienza operativa delle forze, evitando gli sprechi, le ridondanze e le duplicazioni. In tal senso, particolare pregnanza assumono i risultati conseguiti, monitorati e valutati in un circuito programmatico in cui l’azione amministrativa è costantemente verificata in termini di efficacia, efficienza, economicità e di coerenza con gli indirizzi politici.
All’inizio di legislatura sono stati individuati alcuni obiettivi di prospettiva strategica, da perseguire nel medio-lungo termine, in coerenza con i tempi di realizzazione dei mezzi, di adeguamento delle grandi strutture, di preparazione del personale. Il 2006 vede l’ammontare complessivo delle risorse destinate alla Difesa condizionato dalle linee prioritarie dell’azione del Governo sulla finanza pubblica, miranti all’aggiustamento strutturale dei conti pubblici e al finanziamento di interventi in favore delle famiglie, del sud e dello sviluppo economico. Ancora una volta il Dicastero deve affrontare un grande sacrificio e sostenerne il peso con grande senso di responsabilità.
Passando all’esame del disegno di legge finanziaria 2006, il Ministro nota che sono previsti interventi ulteriormente riduttivi sui consumi intermedi e sugli investimenti fissi lordi, che incidono significativamente sulle risorse disponibili per l’esercizio e l’investimento, comportando una sostanziale riquantificazione degli stanziamenti e la rimodulazione delle spese nei successivi esercizi.
Quanto agli altri aspetti di specifico interesse del Dicastero, il Governo si è assunto l’onere di destinare alla partecipazione alle operazioni internazionali specifici provvedimenti autorizzativi di spesa, che saranno naturalmente portati all’esame delle Camere prima della fine dell’anno. D’altra parte, la partecipazione a tante missioni internazionali incide sulla qualità dello strumento, comportando, oltre alle spese vive, un logoramento di mezzi che impone accelerati ritmi di manutenzione e sostituzione, di rilevante impatto finanziario sul bilancio ordinario.
E’ di immediata evidenza l’assenza, nel disegno di legge finanziaria, del procedimento di "autofinanziamento" del Dicastero, operato con la cessione dei beni immobiliari non più utili ai fini istituzionali attraverso uno strumento legislativo che prevedeva da parte della Cassa depositi e prestiti l’anticipazione finanziaria da versare all’entrata del bilancio dello Stato, per essere poi riassegnata al Ministero della Difesa. Tuttavia, per procedere alla utile dismissione di immobili della Difesa resta, comunque, attivo il disposto della legge n. 662 del 1996, che consentirà almeno un parziale recupero dei tagli cui ho fatto riferimento.
In corso di esame del provvedimento, potranno essere ricercati opportuni correttivi alla previsione che, con l’eliminazione delle spese di cura a carico delle Amministrazioni, andrà ad incidere negativamente sulla possibilità, per la Sanità Militare, di assicurare, in regime di sussidiarietà, gli interventi sanitari in favore del personale militare e civile ed i ricoveri per cure necessarie in relazione a infermità dipendente da causa di servizio. Particolare attenzione andrà inoltre posta alla situazione di disagio, determinata dalla diminuzione dei contributi statali e dal nuovo regime dei canoni locativi, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma vigilate dal Ministero della Difesa, per i cui interessi continuano a svolgere attività istituzionale.
Il quadro è dunque molto problematico. Tuttavia, il giudizio sull’operato del Dicastero e sui risultati raggiunti deve essere esteso all’intera legislatura ed oltre, in una visione prospettica di lungo periodo. Guardando al futuro, la dotazione di risorse adeguate ad assicurare continuità, stabilità ed equilibrio al sistema, è la condizione necessaria perché gli obiettivi nazionali in materia di Difesa possano essere pienamente conseguiti. Solo realizzando quel progressivo recupero delle risorse, ora necessariamente compresse, si potrà evitare un irreversibile ridimensionamento delle ambizioni politico-militari nazionali.
Il senatore FORCIERI (DS-U), premesso un ringraziamento al Ministro per la chiara esposizione delle problematiche del suo Dicastero ed al relatore Zorzoli per l’onesta valutazione della situazione italiana, si riallaccia in particolare alle considerazioni in ordine alle trasformazioni che il comparto ha avuto negli ultimi cinque anni, non certo per mancanza di volontà da parte del responsabile del Dicastero né, tanto meno, per carenza di capacità delle Forze Armate. Il peggioramento della situazione è dovuto infatti a motivi di carattere generale, e segnatamente all’esigenza di una manovra correttiva consistente, finalizzata a garantire il rientro nei parametri di Maastricht. Ciò non può che essere addebitato al Governo attualmente alla guida del Paese ed è proprio questo l’elemento che evidenzia più chiaramente il fallimento della politica dell’Esecutivo in carica. Il bilancio della Difesa mette infatti in particolare evidenza l’esistenza di una contraddizione tra gli obiettivi e le ambizioni che ci si pone e i mezzi disponibili. Ciò lo induce a ritenere che a fine manovra il bilancio del comparto sarà ancora più ridotto, sfiorando all’incirca lo 0,84per cento del PIL, percentuale ben al di sotto di quella dello scorso anno. Questo ulteriore taglio, peraltro, attesa la incomprimibilità di alcune spese, ed innanzitutto di quelle destinate al personale, dovrà forzosamente gravare pressoché per intero sull’esercizio e sull’investimento. Salta così quella proporzione nelle spese (40per cento per il personale, 30per cento per l’esercizio e 30per cento per gli investimenti) che rappresentava invece la situazione ottimale. Da ciò peraltro le evidenti difficoltà a mantenere lo strumento militare nelle dimensioni attuali. E’ dunque necessario onestamente ridurre obiettivi ed ambizioni. Nel corso del suo intervento, il Ministro ha fatto riferimento ad alcuni programmi internazionali, che tuttavia hanno bisogno di certezze in ordine alle risorse su cui è possibile contare. A fronte di ciò, sono evidenti le difficoltà del Governo nell’operare questa valutazione prospettica. Le difficoltà, quando non ancora le impossibilità, nel far fronte a questi programmi internazionali, ultimo il programma europeo per la realizzazione delle fregate FREMM, danno così l’idea di un Paese divenuto inaffidabile, e rischiano di vanificare anche il forte credito di cui godono oggi le Forze Armate. Egli chiede dunque al Ministro di conoscere esattamente quale sarà il futuro di questi programmi internazionali, tanto più che in molti casi si tratta di programmi essenziali per la stessa sicurezza dei soldati italiani e chiede al Governo un impegno forte a reperire le risorse necessarie quantomeno a portare avanti quelli già indicati.
Il senatore BISCARDINI (Misto-SDI-US) concorda pienamente con le questioni problematiche poste dal senatore Forcieri, che afferiscono alla stessa prospettiva strutturale della Difesa in Italia. Le critiche riguardano sia la finalità della manovra rispetto alle spese, sia la preoccupazione che le entrate non consentano comunque il conseguimento di una situazione di equilibrio. Il problema è dunque quello di verificare l’attendibilità delle previsioni. I dati in possesso della Commissione alimentano il timore che nel prossimo esercizio la situazione economica si riveli addirittura peggiore di quella odierna e, in questo contesto, egli dà atto al relatore di aver tracciato un quadro onesto della situazione complessiva. E’ infatti non solo vero, come detto dal Ministro, che politica estera e difesa sono lo Stato, ma anche che questi settori rappresentano lo strumento per conseguire un maggior prestigio da parte dell’Italia nei confronti degli altri paesi. Non è dunque più sufficiente limitarsi di anno in anno a prendere atto della diminuzione delle risorse disponibili, atteso che non è dato comprendere quando sarà possibile invertire questa tendenza. In particolare, egli si sofferma su due questioni di fondo. Innanzitutto domanda al Ministro quali sono le prospettive per recuperare l’attuale sbilanciamento riscontrabile con riferimento alle risorse dedicate al comparto difesa rispetto al PIL. In secondo luogo, rileva che dal dato complessivo del bilancio della difesa emerge un aumento della spesa finalizzata alla funzione della sicurezza pubblica. Anche in questo caso si tratta pressoché integralmente di spesa destinata al personale. Occorrerebbe dunque a suo giudizio fare uno sforzo per capire se e dove ci possa essere un’inversione di tendenza, qualificando le risorse destinate al comparto in modo diverso da quando oggi avvenga.
Il ministro MARTINO interviene brevemente per dare risposta ad alcuni dei quesiti posti nei precedenti interventi. A suo giudizio la soluzione ottimale è quella già in essere in Francia, laddove viene approvata una legge pluriennale di programmazione militare che rende possibile avere certezza in ordine alle risorse disponibili. E’ infatti abbastanza naturale che, in periodi di compressione delle risorse, ciò avvenga soprattutto ai danni del comparto della difesa, laddove i tagli alle risorse non sono avvertiti immediatamente, sono percepibili soltanto da chi si occupa del settore e vengono spalmati su varie categorie. Egli anticipa comunque che il Governo onorerà comunque gli impegni assunti sul piano internazionale, come peraltro ha già fatto, e a dispetto dei tagli di bilancio, con gli impegni ereditati dal precedente Governo. L’adozione di una legge di programmazione militare con obiettivi quinquennali costituirebbe peraltro la soluzione ideale anche alla luce della valenza bipartisan della politica della difesa, atteso che tutti i programmi del comparto hanno di norma una durata superiore alla legislatura.
Il senatore NIEDDU (DS-U), prendendo le mosse dal graduale decremento della presenza italiana nei vari teatri, cui il Ministro ha fatto riferimento, chiede di sapere come ciò si riverberi sull’ipotesi di una maggiore presenza numerica del contingente italiano in Afghanistan.
Il ministro MARTINO, premesso che le Forze Armate italiane stanno vivendo un momento eccezionale, sia sotto il profilo dell’impegno che di quello dei risultati sul piano del prestigio internazionale, fa osservare che le prossime scadenze della diretta responsabilità italiana di alcune missioni consentiranno di rimodulare l’impegno numerico degli schieramenti.
In considerazione dell’inizio dei lavori dell’Assemblea, il presidente CONTESTABILE, rinvia quindi il seguito dell’esame congiunto all’odierna seduta pomeridiana. Avverte quindi che il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno allo stato di previsione del bilancio, nonché di eventuali ordini del giorno al disegno di legge finanziaria è fissato alle ore 14.
La seduta termina alle ore 10,35.
DIFESA (4a)
mercoledì 12 ottobre 2005
191a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 12) Stato di previsione del Ministero della difesa per l'anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con condizioni)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana odierna.
Il senatore NIEDDU (DS-U) rileva preliminarmente che lo scorso anno, nel corso della disamina dei documenti di bilancio, commentando il trend discendente delle risorse destinate al suo comparto, il Ministro della difesa aveva impegnato il Governo a perseguire obiettivi di prospettiva strategica tali da consentire all’Italia di raggiungere, a medio termine, un livello di spesa comparabile con quello dei maggiori partner europei; in ciò sostenuto dall’ottimismo circa la congiuntura economica internazionale, i cui indicatori macroeconomici, seppur non ancora favorevoli, avrebbero a suo avviso consentito di guardare al futuro con una certa fiducia.
Alle positive aspettative del Governo ha corrisposto in realtà un peggioramento dei conti pubblici, con ulteriori durissime ricadute sul bilancio del Ministero della difesa, già provato dall’esercizio precedente. Il ridimensionamento effettuato dal Governo con il decreto cosiddetto "tagliaspese" e con il tetto del 2 per cento nella finanziaria 2005 ha sottratto al bilancio della difesa 1357,86 milioni di euro. A fronte di tale riduzione è contestualmente intervenuta una compensazione a favore della difesa, da realizzare attraverso la cessione di un consistente pacchetto immobiliare, in cambio del quale la Cassa Depositi e Prestiti ha concesso alla Difesa una anticipazione finanziaria per un totale di 954 milioni di euro. Tuttavia, ciò ha determinato un taglio strutturale nel bilancio del comparto, in quanto nel bilancio 2006 si è partiti da circa 19.450 milioni di euro e non dai 20.400 dell’anno 2005.
Il bilancio di previsione per l’anno finanziario 2006 dispone 19.018.576.673 euro come stanziamento di cassa e 19.500.439.073 di competenza, poiché la competenza include 470 milioni di euro di spese contrattuali per il personale. Ci si trova quindi in presenza di uno stanziamento pari a quello delle previsioni assestate per il 2004; tuttavia, tenendo conto che nel 2006 ci sarà comunque un tasso di inflazione, si può affermare di trovarsi di fronte ad una riduzione dello stanziamento in termini reali.
Sullo stanziamento di competenza vengono per di più applicati tagli sulle due voci relative ai consumi intermedi e agli investimenti fissi lordi. Da questi tagli sono esclusi i comparti della sicurezza e del soccorso; vale a dire gli stanziamenti del Ministero dell’interno per le Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare e i Vigili del Fuoco. Questo vuol dire che, per il Ministero della difesa, nel cui bilancio sono inclusi circa 4.795 milioni di euro per i Carabinieri, i tagli sono concentrati sulle voci destinate a Esercito, Marina, Aeronautica.
L’insieme di questi tagli ammonta a circa 1.692 milioni di euro. Sulla base del ridimensionamento così effettuato, le somme destinate alla "funzione Difesa" passano da 13.815 milioni di euro dell’esercizio finanziario 2005 a 12.123 milioni di euro per l’esercizio 2006. In rapporto al PIL, questo stanziamento equivale allo 0,84 per cento, che è il valore più basso mai assegnato alla "funzione Difesa". In sostanza, le prospettive indicate lo scorso anno dal ministro Martino sono state del tutto disattese, ed anzi si accentua la riduzione della quota PIL alla difesa.
I tagli, tutti molto consistenti, colpiscono le spese di funzionamento, il fondo di riserva dei consumi intermedi, l’assistenza al personale, i mezzi operativi e strumentali, l’ammodernamento e rinnovamento, la formazione e l’addestramento, il fondo unico da ripartire in investimenti e ricerca, le attrezzature, gli impianti all’edilizia e l’informatica di servizio.
Per ciò che riguarda il personale, l’articolo 27 del disegno di legge finanziaria, relativo ai miglioramenti economici del personale statale in regime di diritto pubblico, stanzia 100 milioni di euro per l’anno 2006 e 170 a decorrere dall’anno 2007, con specifica destinazione, rispettivamente, di 70 e 105 milioni di euro per il personale delle Forze Armate e dei corpi di Polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195. Manca lo stanziamento per il prossimo rinnovo contrattuale: infatti, le risorse disponibili servono soltanto a remunerare la vacanza contrattuale prevista per legge quando il contratto scaduto non viene rinnovato.
Inoltre, l’articolo 29 del disegno di legge finanziaria, per il triennio 2006-2008, riduce gli stanziamenti relativi alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario. Precisamente, sono ridotti del 10 per cento rispetto alle somme assegnate allo stesso titolo nell’anno 2004 alle singole Amministrazioni, con esclusione degli stanziamenti relativi all’amministrazione della pubblica sicurezza, per i servizi istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, al personale del Dipartimento della Protezione civile, alle Forze Armate per il personale impegnato nei settori operativi ed all’amministrazione della giustizia, per i servizi istituzionali a turno di custodia dei detenuti e degli internati e per i servizi di traduzione dei medesimi, nonché per la trattazione dei procedimenti penali relativi a fatti di criminalità organizzata.
L’articolo 31, con riferimento all’indennità di trasferta sopprime le indennità riferite ai fogli di viaggio per le missioni di 24 ore. Sono abrogate le analoghe disposizioni contenute nei contratti collettivi nazionali e nei provvedimenti di recepimento degli accordi sindacali, ivi compresi quelli relativi alle carriere prefettizia e diplomatica, nonché alle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, ed in quelli di recepimento dello schema di concertazione per il personale delle Forze Armate. Vengono inoltre abrogate, per le infermità riconosciute ai dipendenti per causa di servizio, le spese di cura, comprese quelle per ricoveri in istituti sanitari o per protesi. Sono poi contestualmente soppresse tutte le disposizioni analoghe, contenute nei contratti collettivi nazionali e nei provvedimenti di recepimento degli accordi sindacali, ivi comprese quelle relative alle carriere prefettizie e diplomatiche, nonché alle forze ad ordinamento civile e miliare, ed in particolare in quelli di recepimento dello schema di concertazione per il personale delle Forze Armate. In sintesi, non ci sono le risorse per il rinnovo del contratto. Si riduce del 10 per cento rispetto al 2004 lo stanziamento dello straordinario; si rinnova il blocco triennale delle indennità rivalutabili in relazione al costo della vita; si sopprimono le indennità riferite ai fogli di viaggio; si bloccano le rivalutazioni delle indennità; le spese di cura, ospedaliere, protesi non sono più a carico dell’amministrazione; si sterilizza completamente la prossima concertazione; non ci sono finanziamenti per il riordino delle carriere: in sostanza vengono pesantemente tagliati gli stanziamenti relativi allo stato sociale del militare. L'obiettivo che il Governo si era dato di raggiungere nel medio termine una spesa comparabile a quella dei maggiori partner europei, è così irrimediabilmente compromesso. Infatti ci si trova in presenza di un andamento costantemente decrescente del PIL per la funzione Difesa, che passa dall’1,079 per cento nel 2002, all’1,061 per cento nel 2003, all’1,048 nel 2004, al poco più dello 0,99 per cento del 2005, fino ad arrivare allo 0,84 per il 2006. Questo consistente decremento pone il Governo della prossima legislatura dinanzi ad una situazione molto complessa: in appena 4 anni si è pervenuti ad un ridimensionamento degli stanziamenti finanziari destinati alla Difesa di circa lo 0,26 per cento del PIL. Le conseguenze sono valutabili in una accentuata incertezza circa la tenuta del modello di difesa e degli impegni e dei vincoli internazionali assunti dall’Italia.
Per queste ragioni, il senatore Nieddu invita quindi i componenti della Commissione a valutare con piena autonomia i documenti di bilancio, al di là di vincoli di appartenenza partitica, poiché la sicurezza e la difesa costituiscono beni primari, senza i quali lo sviluppo, la crescita democratica civile ed economica della comunità possono essere compromessi. Occorrerà un lavoro rigoroso, serio e competente di ricostruzione per riportare non solo l’apparato pubblico, e con esso il Ministero della difesa, ma tutto il sistema paese verso obiettivi in linea con ciò che l’Italia si aspetta e merita. Illustra conclusivamente un rapporto contrario sullo stato di previsione del Ministero della difesa e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria (allegato al resoconto della seduta).
Il senatore BEDIN (Mar-DL-U) rileva preliminarmente che la insufficiente visione strategica della manovra di bilancio nel settore della Difesa si riverbera anche nei rapporti con l'Unione europea: l'anno scorso è stata finalmente approvata l’istituzione di una Agenzia di difesa europea, del cui finanziamento non si riscontra tuttavia traccia nei documenti di bilancio oggi in esame.
Rileva quindi che il principio di una permanente cooperazione strutturata per la difesa è ora formalmente riconosciuto nella Costituzione della UE. I criteri che governano questa cooperazione sono rigorosi. Fra le altre cose, gli stati membri devono avere un adeguato livello di spesa per la difesa e assegnare risorse per affrontare le carenze individuate dal meccanismo ECAP. La vera novità sta nell'impulso a coordinare l'individuazione delle esigenze militari, a specializzare la difesa nazionale e a mettere in comune le capacità. Data la debolezza dei bilanci della difesa e la cronica carenza di investimenti in ricerca e tecnologia, le acquisizioni collettive e le forze multinazionali rappresentano le ovvie soluzioni. Se attuata, la permanente cooperazione strutturata potrebbe offrire un contesto prezioso in cui trasformare le dinamiche della difesa europea. Ma anche in questo quadro c'è contraddizione. Il ministro Martino ha enfatizzato il contributo dell'Italia all'attuazione del concetto di Gruppo di battaglia, approvato dall'Unione europea nel novembre scorso. Questa iniziativa è un diretto effetto dell'esperienza dell’Operazione Artemis nella Repubblica democratica del Congo nel 2003. Il concetto di Gruppo di battaglia è basato su una capacità di rapido intervento e rapido disimpegno per ripristinare l’ordine, specialmente in Africa, il che avverrebbe "esplicitamente ma non esclusivamente" in base ad un mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU. In un secondo momento, è previsto poi che subentrino soldati della pace africani o di altri paesi. Non si comprende però se ciò implichi un cambiamento di ruolo delle Forze Armate italiane né in che rapporto siano i Gruppi di battaglia dell'Unione e la Forza di risposta della NATO. Il problema non è solo di compatibilità: dato che la Forza di risposta della NATO è essenzialmente composta da soldati europei, gli europei sono comprensibilmente desiderosi di avere voce in capitolo nel decidere come usarla. Ma le condizioni sono cambiate radicalmente negli ultimi anni. Dato che la NATO si è spinta oltre l'area euro-atlantica, un accordo sulla struttura di base dell’ordine mondiale, in particolare sull'uso della forza, è divenuto un prerequisito necessario per un efficace processo decisionale dell'Alleanza. Vista l’accresciuta importanza delle questioni globali sul rapporto transatlantico, c'è urgente necessità di valutare l’entità del consenso e la natura delle divergenze in un maggior numero di settori di quanto non fosse prima necessario. Va inoltre chiarito come si coniugano i gruppi di battaglia e la loro filosofia con la nuova geografia europea. Dopo il recente allargamento dell'Unione europea, teatri prima distanti, come la Moldavia o il Caucaso, sono diventati contigui. L'Unione europea ha dimostrato capacità nel gestire la crisi nel caso dell’Ucraina, con contributi significativi da parte di Lituania e Polonia. Resta dunque da chiarire quale sia il contributo alla stabilità che l'Italia si attrezza a dare nella nuova geografia.
Con l'attuale manovra, invece, si taglia, si aggiusta, ma non si indica una strada sulla quale incamminarsi. Scorrendo i documenti di bilancio, sembra una fatalità che la spesa per il personale salga al 60 per cento dell'intero bilancio e non sia destinata a crescere ancora. Eppure è lo stesso governo che ha deciso di anticipare la sospensione della leva popolare; sospensione che era stata programmata nella scorsa legislatura e il cui anticipo andava gestito.
Dopo aver ribadito che la sua parte considera strategica la scelta della forza armata professionale, e che ciò non appare dalla manovra economico-finanziaria, si sofferma in particolare sull'articolo 3 del disegno di legge n. 3613, rilevando che anche tale disposizione rappresenta una spia significativa della improvvisazione con cui sono stati scritti i documenti di bilancio e della scarsa attenzione ai bisogni dei militari prestata dall'attuale maggioranza.
La senatrice STANISCI (DS-U) prende le mosse dall'intervento svolto nella seduta antimeridiana dal Ministro della difesa, riferendosi in particolare all'affermazione secondo la quale l'ammontare complessivo delle risorse destinate alla difesa per il 2006 sarebbe condizionato dalle linee prioritarie dell'azione del Governo sulla finanza pubblica miranti all'aggiustamento strutturale dei conti pubblici e al finanziamento di interventi a favore delle famiglie, del Sud e dello sviluppo economico. Ella esprime forti dubbi che siano queste le ragioni del sacrificio richiesto al bilancio del comparto Difesa, non intravedendo nella complessiva manovra economica per il 2006 alcun intervento specifico in favore di tali soggetti. Ad esempio, nel Mezzogiorno l'effetto di questi tagli non potrà che avere come conseguenza la perdita di numerosi posti di lavoro. In particolare, cita il caso di Avio S.p.A., che ha visto notevolmente ridotto il numero delle commesse e ha dunque avviato alla cassa integrazione straordinaria, e dunque in prospettiva al licenziamento, centinaia di lavoratori. Molto altro andrebbe detto con riferimento al trattamento economico accordato al personale delle Forze Armate; a questo riguardo ella si augura che il responsabile del Dicastero sappia investire in modo lungimirante e recuperare certezze per quanti operano nel comparto. Si sofferma quindi sulla recente vicenda delle fregate FREMM, che ha rappresentato un episodio non onorevole della vita dell'Esecutivo in carica, auspicando che nel frattempo il Governo stia individuando la giusta copertura finanziaria e chiedendo in proposito specifiche assicurazioni al sottosegretario Cicu.
La senatrice DE ZULUETA (Verdi-Un) protesta preliminarmente per la impropria compressione dei tempi di esame dei documenti di bilancio da parte delle Commissioni consultive, atteso che l'assegnazione dei medesimi è avvenuta soltanto nella giornata di ieri.
Passando quindi all'esame dei documenti, nota che non accade spesso che il responsabile di un Dicastero chieda al Parlamento di rimpinguare le voci di sua competenza, come sostanzialmente ha fatto il ministro Martino nel corso della seduta antimeridiana. Ciò vale in particolare per il settore della sanità militare e segnatamente per gli interventi sanitari in favore del personale militare civile ed i ricoveri per cure necessarie in relazione ad infermità dipendente da causa di servizio. Si tratta di un passaggio particolarmente importante, a suo giudizio, nella esposizione del Ministro, atteso che la scelta stessa della professione militare implica sacrifici anche da parte delle famiglie ed è dunque meritevole di attenzione.
All'inizio del suo intervento il Ministro ha parlato di lotta al terrorismo come pilastro delle scelte militari, affermando che l'unica strategia per combatterlo consiste nell'intervenire laddove sono le sue radici. Ella dissente totalmente da questo punto di vista, rilevando che, ad esempio, andare in Iraq per combattere il terrorismo è stato devastante per quel paese e per la stabilità del mondo intero ed ha trasformato l'Iraq in una fonte di terrorismo unica al mondo. Per queste ragioni, la presenza italiana in quel paese andrebbe al più presto interrotta, tanto più che l'impegno in Iraq e in altre missioni internazionali comporta un dispendio di risorse assai maggiori di quelle dedicate alla cooperazione allo sviluppo: le risulta infatti che il Governo impegni per il finanziamento di queste spese militari più dell'80 per cento di quanto destinato alla spesa sociale.
Il senatore MANFREDI (FI), premesso un elogio alle Forze Armate italiane, in particolare a quelle impegnate in missioni internazionali, si rammarica che le disponibilità finanziarie siano inferiori alle aspettative, pur rendendosi conto che la situazione dell’economia ha imposto notevoli riduzioni di bilancio. Il rammarico vale, peraltro, anche per i tagli di spesa attuati necessariamente in altri settori importanti per la vita della collettività.
Esprime soddisfazione per il fatto che, come affermato dal Ministro della difesa, il Dicastero persegue conseguentemente una incisiva razionalizzazione del bilancio al fine di evitare sprechi e spese inutili e si dice certo che il Parlamento vorrà svolgere una delle sue funzioni fondamentali, vale a dire il controllo delle spese, in sede di esame del bilancio consuntivo. Auspica, altresì, che il Governo voglia prendere in considerazione due priorità: la necessità di sanare un’iniquità persistente, che riguarda le pensioni d’annata del personale militare, e l’individuazione di un percorso per trovare possibilità d’impiego civile, oltre che nelle Forze dell’ordine, per il personale volontario al termine del servizio militare, ciò che potrà riequilibrare il reclutamento su tutto il territorio nazionale.
Il senatore MELELEO (UDC) concorda con quanto detto oggi nei rispettivi interventi dal Ministro e dal relatore, che hanno ricordato come l'Italia attraversi un momento particolarmente critico, che impone notevoli limitazioni e tagli, che ricadono maggiormente sulle tre Forze Armate tradizionali: l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica.
Il Ministro ha premesso alle sue considerazioni e alle cifre che le Forze Armate non sono patrimonio dell'una o dell’altra parte politica, ma un patrimonio comune; comune deve dunque essere l’interesse ad ottimizzarne lo stato e la funzione, e ciò comporta la riduzione degli stanziamenti, sia per il personale che per strutture, infrastrutture, armi e mezzi. Sono del pari in parte condivisibili alcune osservazioni delle opposizioni; ha però notato che esse hanno sempre stigmatizzato l'entità dei trattamenti accordati al personale, mentre in questa sede hanno rappresentato una lamentela opposta.
Ricorda quindi che, in un recente incontro, i membri del Cocer gli hanno esplicitamente lamentato la disposizione contenuta nell’articolo 26 del disegno di legge finanziaria, asserendo che sono state previste solo le risorse per la vacanza contrattuale e che nulla si sa con riferimento al prossimo biennio economico. La stessa rappresentanza ha espresso perplessità sull’articolo 28, i cui effetti, prevedendo la riduzione dello straordinario, si ripercuotono maggiormente sul personale del settore operativo. Ha infine richiamato l’attenzione sull’articolo 30, che, per contenere gli oneri del personale, va eliminando piano piano missioni, rimborso per spese, per malattie, etc. etc. Con queste norme - a quanto hanno precisato le rappresentanze militari - si corre rischio di cancellare definitivamente la concertazione contrattuale.
Tanto premesso, nel convincimento che comunque il Governo abbia fatto il massimo sforzo nel redigere i documenti di bilancio oggi in esame, il senatore Meleleo ritiene che si debba trasmettere alla Commissione bilancio un rapporto favorevole.
Nessun altro chiedendo di intervenire, il presidente CONTESTABILE dichiara chiusa la discussione generale.
Il sottosegretario CICU rileva che nel dibattito è emersa una erronea interpretazione in ordine all'attività che il Governo ha finora realizzato e che si è incentrata in questi anni nel risolvere tutta una serie di problemi ereditati. L'Esecutivo in carica ha dato infatti risposte fortissime, ad esempio decidendo una riforma in senso professionale che era stata posticipata al 2007 perché carente di fondi, senza programmazione e senza impianto. Oggi finalmente si può invece parlare di una riforma che ha visto una definitiva proiezione rispetto alle esigenze del Paese, ma soprattutto con una adeguata capienza contabile e finanziaria.
Tutto ciò ha sicuramente inciso rispetto alla crescita delle Forze Armate. Quando si parla di lotta al terrorismo, ci si riferisce anche alla capacità di reazione e soprattutto di mettere in campo forze professionali, che prima non esistevano, nel quadro di risoluzioni dell'ONU, mentre in passato sono stati mandati bombardieri ad effettuare azioni anche troppo violente senza che il Parlamento si fosse mai espresso.
Nel corso del dibattito è stato evidenziato che in questa manovra il 60 per cento dei fondi è destinato alle risorse umane, seguendo la linea della programmazione e del lavoro professionale. Il Governo vuole concentrarsi nel sostenere il lavoro e la professionalizzazione degli uomini e non si scandalizza se un progetto tra i tanti viene riconfigurato. In questo quadro, il percorso FREMM non è stato chiuso, ma ha appunto avuto una riconfigurazione diversa, che tiene conto delle nuove esigenze contabili e finanziarie.
Conclusivamente, il Governo ha saputo riconoscere che gli obiettivi che si era proposti non possono essere raggiunti, dal momento che le fasi congiunturali, che non solo l'Italia ha vissuto, ma l'intera Europa, non l'hanno consentito. Ciò non impedisce però all'Esecutivo di continuare a lavorare affinché quegli obiettivi possano essere conseguiti in futuro.
Il relatore ZORZOLI (FI) illustra le ragioni che giustificano l'adozione di un rapporto favorevole con condizioni.
Il presidente CONTESTABILE avverte che non sono pervenuti emendamenti o ordini del giorno e mette quindi ai voti il rapporto formulato dal relatore.
Dopo dichiarazioni di voto favorevole dei senatori PERUZZOTTI (LP), MANFREDI (FI), COLLINO (AN) e MELELEO (UDC), accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione conferisce quindi, a maggioranza, al relatore Zorzoli un mandato a redigere un rapporto favorevole con condizioni alla 5a Commissione sulla tabella 12 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3613 (allegato alla seduta).
Il presidente CONTESTABILE ricorda infine che la proposta di rapporto contrario sarà del pari trasmessa alla Commissione bilancio.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLA DIFESA
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 12)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione Difesa,
esaminati lo stato di previsione del Ministero della difesa per l’anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
rilevato in particolare, per quanto di propria competenza, che:
gli interventi riduttivi recati dagli articoli 3 e 4 della legge finanziaria determineranno una incisiva flessione dei consumi intermedi, relativamente alle spese aventi natura discrezionale, e degli investimenti fissi lordi dello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa con sicuri riflessi negativi anche nei successivi esercizi finanziari;
che altri tagli sono stati apportati ai fondi destinati dalla Finanziaria 2001 ai programmi interforze e al settore ricerca e sviluppo;
la manovra non prevede la cessione di beni immobiliari non più utili ai fini istituzionali e la conseguente anticipazione finanziaria da parte della Cassa depositi e prestiti;
il personale militare impiegato in operazioni fuori area che abbia contratto patologie letali o invalidanti in maniera permanente non è al momento adeguatamente tutelato sotto il profilo assistenziale e previdenziale;
al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia esposto all’amianto non viene riconosciuta alcuna maggiorazione di anzianità contributiva utile ai fini pensionistici,
il D.P.R. recante ‘Regolamento per il riordino e la rideterminazione dei criteri e delle modalità di concessione in uso ed in locazione dei beni immobili appartenenti allo Stato’ prevede che le associazioni beneficiarie di contributi pubblici non possano più godere del canone agevolato per le sedi ubicate in immobili pubblici, e che la misura va ad incidere su tutte le Associazioni combattentistiche e d’Arma;
il problema alloggiativo per il personale militare continua a rivestire per la Difesa una esigenza di assoluta priorità;
l’eliminazione di spese di cura a carico delle Amministrazioni andrà ad incidere negativamente sulla possibilità, per la Sanità Militare, di assicurare in regime di sussidiarietà gli interventi sanitari in favore del personale militare e civile ed i ricoveri per cure necessarie in relazione ad infermità dipendenti da causa di servizio;
l’arruolamento straordinario di 2500 unità di personale da impiegare direttamente in compiti di ordine e sicurezza pubblica, di cui 1500 per la polizia di Stato, non ripartisce equamente le risorse tra le Forze di polizia ;
la proroga dei programmi di utilizzazione dei contingenti delle Forze armate nei servizi di sorveglianza e controllo di obiettivi fissi (operazione ‘Domino’) di cui all’articolo 18 della legge 26 marzo 2001, n. 128, comporta per l’Esercito un notevole impiego di risorse finanziarie non programmate tra le funzioni proprie della Difesa, sia per oneri logistici che per impiego del personale;
formula un rapporto favorevole
con le seguenti condizioni:
1) siano adeguatamente reintegrati i fondi destinati dalla Finanziaria 2001 ai programmi interforze e al settore ricerca e sviluppo, cui sono stati apportati i tagli di cui alla tabella E;
2) sia introdotta una norma che consenta la cessione da parte della Difesa degli immobili non più utili ai fini istituzionali e la conseguente anticipazione finanziaria da parte della Cassa depositi e prestiti da versare all’entrata del bilancio dello Stato per essere poi rassegnata al Ministero della difesa;
3) siano stanziati 30 milioni di euro per l’anno 2006 e 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008 per interventi a favore del personale militare impiegato in operazioni fuori area che contragga patologie letali o invalidanti in maniera permanente;
4) siano stanziati 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 al fine di concedere benefici previdenziali al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia esposto all’amianto;
5) si preveda che le associazioni combattentistiche e d’arma, in considerazione della funzione fondamentale di raccordo tra la società civile e le Forze armate svolta dalle stesse, non siano comprese tra le associazioni che non possono più godere del canone agevolato per le sedi ubicate in immobili pubblici;
6) al fine di migliorare la situazione alloggiativa del personale militare, venga prevista una norma che delinei un progetto di finanziamento volto alla realizzazione di nuovi immobili, che consenta la creazione di un fondo da alimentare con apposite dismissioni oppure che offra benefici o agevolazioni al personale non destinatario di un appartamento di servizio;
7) vengano apportati opportuni correttivi alla norma che impedisce alle Amministrazioni, e pertanto anche alla Sanità Militare, di assicurare interventi sanitari al personale militare e civile;
8) l’arruolamento straordinario di 2500 unità da impiegare direttamente in compiti di ordine e sicurezza pubblica venga equamente ripartito tra le forze di polizia, assicurando comunque la priorità di tali arruolamenti per i volontari delle forze armate;
9) siano stanziate adeguate risorse per il pagamento degli oneri logistici e delle ore di lavoro straordinario svolte dal personale militare, nell’ambito dei programmi di utilizzazione di contingenti delle Forze armate da impiegare per la sorveglianza e il controllo di obiettivi fissi ai sensi dell’articolo 18 della legge 26 marzo 2001, n. 128.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI NIEDDU,
ASCARELLA, FORCIERI, MANZELLA, STANISCI, DE ZULUETA,
BEDIN E BISCARDINI
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLA DIFESA
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 12)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione Difesa,
esaminati il disegno di legge finanziaria, il disegno di legge di bilancio e la tabella 12, per quanto di propria competenza, rileva preliminarmente quanto segue.
I provvedimenti all'esame completano il percorso della XIV legislatura, aggravando un quadro generale che si era già delineato negli anni precedenti, caratterizzato da un trend negativo.
Il rapporto rispetto al PIL prima del taglio del 10 per cento raggiunge il valore dell'1,358 per cento inferiore rispetto a quello del 2005 che era di 1,376 per cento, a quello del 2004 che era di 1,453 per cento, a quello registrato nel 2003 che era risultato pari a 1,486 per cento.
Analizzando le previsioni di spesa scomponendole nelle classiche quattro funzioni in cui sono articolate (funzione difesa, funzione sicurezza pubblica - cioè sostanzialmente le spese per l'Arma dei Carabinieri -, funzioni esterne - cioè quelle attività non strettamente collegate con i compiti istituzionali della Difesa -, pensioni provvisorie - cioè le pensioni di personale in ausiliaria che restano a carico del bilancio della difesa fino al collocamento nella categoria del congedo-), si verifica, non essendo stati effettuati tagli nel disegno di legge finanziaria alla funzione sicurezza pubblica, un'ulteriore diminuzione del rapporto funzione difesa-PIL, che raggiunge il valore dello 0,84 per cento, mentre era stato dello 0,987 per cento nel 2005, dell'1,048 per cento nel 2004, dell'1,061 per cento nel 2003, dell'1,079 per cento nel 2002.
Durante la legislatura si sono registrate decurtazioni al bilancio della difesa per effetto di misure collaterali, come il cosiddetto decreto "tagliaspese", che sono risultate nel 2003 superiori a 300 milioni di euro concentrati soprattutto nell'esercizio.
Il tetto del 2 per cento del 2004 ha colpito i consumi intermedi e gli investimenti.
Tutto ciò ha messo in difficoltà quasi tutti i settori. In particolare, l'esercizio, che era già stato fortemente penalizzato nel 2003 con il taglio del 10 per cento delle spese correnti e veniva ulteriormente penalizzato nel bilancio del 2004 con un decremento di 21,3 milioni di euro (- 0,6 per cento) che corrisponde ad una diminuzione di risorse in termini reali pari al 2,3 per cento, con l'attuale disegno di legge finanziaria viene ulteriormente decurtato di 461 milioni di euro. Tagliare sull'esercizio significa spendere di meno per le attività addestrative, la formazione, la qualificazione del personale, la razionalizzazione e la modernizzazione e quindi sull'efficienza dello strumento militare, sulla flessibilità e sulle stesse condizioni di sicurezza, perché è del tutto evidente come anche la sicurezza sia direttamente influenzata dai livelli di qualificazione e formazione raggiunti e costantemente mantenuti.
Gli investimenti che sono destinati all'ammodernamento dello strumento militare erano già stati nel bilancio previsionale del 2004 ridotti del 9,2 per cento rispetto a quelli del 2001. Questa minore disponibilità di risorse non ha consentito di rispettare le programmazioni assunte da tempo in materia di ammodernamento delle infrastrutture, ricapitalizzazione delle componenti logistiche, accordi internazionali per l'acquisizione di mezzi e di sistemi d'arma, e i piani di programmazione industriale che sono stati rivisti e slittati nel tempo.
Questa forte contrazione di risorse per gli investimenti ha effetti particolarmente negativi sulle capacità delle nostre Forze Armate, sulla sicurezza dei nostri militari, sempre più impegnati in missioni internazionali di pace, e si rivela deleteria per tutta la filiera industriale della difesa e dell'aerospazio, che resta uno dei pochi settori strategici del nostro paese per il suo forte contenuto di alta tecnologia e capacità di innovazione.
In questo modo rischiano di essere messi in discussione programmi strategici per la sicurezza del paese ed anche per una ripresa della sua competitività sul piano internazionale.
In particolare, si richiama l'attenzione sulla necessità che siano reperiti ed assicurati i finanziamenti per garantire l'attuazione dei programmi internazionali - ai quali l'Italia partecipa - del caccia europeo Eurofighter EFA; delle fregate multimissione di nuova generazione italofrancesi FREMM; dei veicoli tattici multiruolo VTLM ed i veicoli blindati VBC, con caratteristiche adeguate al livello e alla tipologia di rischio, soprattutto antimina, che i nostri soldati in missione internazionale corrono.
L'industria nazionale del settore deve inoltre poter contare sulla stabilità e la certezza dei finanziamenti. Le strategie industriali si basano infatti sulle aspettative e quando il livello di inaffidabilità della pianificazione finanziaria della Difesa raggiunge il livello attuale, la realizzazione dei programmi industriali diventa molto difficile; quindi, più importanti, lunghi e onerosi sono i programmi, più le oscillazioni ne compromettono le fondamenta, maggiore è l'esigenza di certezza degli investimenti.
Già in fase di presentazione del progetto di bilancio del 2004 il Governo affermava che si acuisce la decisa battuta di arresto nell'andamento delle risorse da destinare ai sistemi vitali e qualificanti della difesa, rendendo ulteriormente problematico, se non mettendolo a rischio, l'intero processo di riforme e rinviando ancora una volta l'avvio dell'incremento tendenziale necessario al conseguimento di quel parametro dell'1,5 per cento che dovrebbe raggiungere il bilancio della difesa rispetto al PIL". Quest'anno la battuta di arresto è ancora più pesante in quanto il prestito della Cassa DD.PP. non riallocato diventa taglio strutturale. Gli investimenti, già a monte dei tagli operati con la legge finanziaria attuale, relativi agli stanziamenti di bilancio sono stati decurtati di 81,8 milioni di euro.
In sede di presentazione in Commissione Difesa del Senato della legge finanziaria 2005, lo scorso anno, commentando il trend discendente delle risorse destinate alla Difesa, il Ministro della difesa Martino impegnava il Governo a perseguire obiettivi di prospettiva strategica tali da consentire all'Italia di raggiungere, a medio termine, un livello di spesa comparabile con quello dei maggiori partner europei, in ciò sostenuto dall'ottimismo circa la congiuntura economica internazionale i cui indicatori macroeconomici, seppur non ancora favorevoli, consentivano di guardare al futuro con una certa fiducia. Invece il bilancio di previsione per l'anno finanziario 2006 dispone 19.018.575.673 euro come stanziamento di cassa e 19.500.439.073 di competenza poiché la competenza include 470 milioni di euro di spese contrattuali per il personale.
Siamo quindi in presenza di uno stanziamento pari a quello delle previsioni assestate per il 2005 che risultano essere 19.389.119.105.
Tuttavia, tenendo conto che nel 2006 ci sarà comunque un tasso di inflazione si può affermare che siamo ad una riduzione dello stanziamento in termini reali.
Sullo stanziamento di competenza (bilancio di previsione assestato 2006) pari a 19.500.439.073 vengono per di più applicati i tagli sulle due voci relative ai consumi intermedi e agli investimenti fissi lordi. Da questi tagli sono esclusi i comparti della sicurezza e del soccorso; vale a dire gli stanziamenti del Ministero dell'Interno per le Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare e i Vigili del Fuoco. Questo vuol dire che per il Ministero della Difesa, nel cui bilancio sono inclusi circa 4.795 milioni di euro per i Carabinieri, i tagli sono concentrati sulle voci di bilancio destinate a Esercito, Marina, Aeronautica.
Sono quindi particolarmente gravosi (1.692 milioni di euro) l'insieme dei tagli, la cui previsione è contenuta negli elenchi 1 e 2 del disegno di legge finanziaria ed il contenimento degli incrementi di spesa per consumi intermedi e per investimenti fissi lordi, che rideterminano le risorse da assegnare: in particolare, 802 milioni di euro sui consumi intermedi, 890 milioni di euro sugli investimenti fissi e lordi.
A tutto questo va aggiunta la riduzione del 10 per cento previsto all'articolo 6 del disegno di legge finanziaria, di difficile quantificazione.
Sulla base del ridimensionamento così effettuato le somme destinate alla "funzione Difesa" passano da 13.859 milioni di euro dell'esercizio finanziario 2005 a 12.147 milioni di euro per l'esercizio finanziario 2006. In rapporto al PIL questo stanziamento equivale allo 0,84 per cento, che è il valore più basso mai assegnato alla "funzione Difesa". In sostanza le prospettive indicate dal Ministro Martino in occasione dell’esame dei documenti di bilancio lo scorso anno sono state del tutto disattese ed anzi si accentua la riduzione della quota PIL alla difesa.
Per ciò che riguarda il personale, l'articolo 27 del disegno di legge finanziaria, relativo ai miglioramenti economici del personale statale in regime di diritto pubblico, stanzia 100 milioni di euro per l'anno 2006 e 170 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, con specifica destinazione, rispettivamente, di 70 e 105 milioni di euro per il personale delle forze armate e dei corpi di polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195. Manca lo stanziamento per il prossimo rinnovo contrattuale. Infatti, le risorse disponibili servono soltanto a remunerare la vacanza contrattuale prevista per legge quando il contratto scaduto non viene rinnovato.
L'articolo 29 del disegno di legge finanziaria, per il triennio 2006-2008, riduce gli stanziamenti relativi alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario. Precisamente, sono ridotti del 10 per cento rispetto alle somme assegnate allo stesso titolo nell'anno 2004 alle singole Amministrazioni, con esclusione degli stanziamenti relativi all'amministrazione della pubblica sicurezza, per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al personale del Dipartimento della Protezione civile alle Forze armate per il personale impegnato nei settori operativi ed all'amministrazione della giustizia, per i servizi istituzionali a turno di custodia e sorveglianza dei detenuti e degli internati e per i servizi di traduzione dei medesimi, nonché per la trattazione dei procedimenti penali relativi a fatti di criminalità organizzata.
L'articolo 31 del disegno di legge finanziaria, riguardante disposizioni per il contenimento degli oneri di personale, per ciò che concerne l'indennità di trasferta sopprime le indennità riferite ai fogli di viaggio per missione di 24 ore. Da sempre le missioni di un giorno sono compensate da una indennità che ora vale 6 euro ed il 10 per cento in più del costo del biglietto. Sono soppresse le analoghe disposizioni contenute nei contratti collettivi nazionali e nei provvedimenti di recepimento degli accordi sindacali, ivi compresi quelli relativi alle carriere prefettizia e diplomatica nonché alle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, ed in quelli di recepimento dello schema di concertazione per il personale delle Forze armate.
Vengono abrogate, per le infermità riconosciute ai dipendenti per causa di servizio, le spese di cura, comprese quelle per ricoveri in istituti sanitari o per protesi.
Sono inoltre contestualmente soppresse tutte le disposizioni che, comunque, pongono le spese di cura a carico dell'Amministrazione, contenute nei contratti collettivi nazionali e nei provvedimenti di recepimento degli accordi sindacali, ivi comprese quelle relative alle carriere prefettizie e diplomatiche, nonché alle forze ad ordinamento civile e militare, ed in particolare in quelli di recepimento dello schema di concertazione per il personale delle Forze armate.
In sintesi, non ci sono le risorse per il rinnovo del contratto. Si riduce del 10 per cento rispetto al 2004 lo stanziamento dello straordinario; si rinnova il blocco triennale delle indennità rivalutabili in relazione al costo della vita; si sopprimono le indennità riferite ai fogli di viaggio; si bloccano le rivalutazioni delle indennità; le spese di cura, ospedaliere, protesi, non sono più a carico dell'amministrazione; si sterilizza completamente la prossima concertazione; non ci sono finanziamenti per il riordino delle carriere. In sostanza vengono pesantemente tagliati gli stanziamenti relativi allo stato sociale del militare.
Tutto ciò è reso ancor più drammatico se confrontato con il forte impegno chiesto in questi anni alle nostre Forze armate: in ogni caso l'obiettivo di risalire verso l'1,5 del rapporto funzione Difesa/Pil appare irrimediabilmente compromesso e inoltre appare estremamente difficile anche per il futuro recuperare risultati significativi al raggiungimento di questo stesso obiettivo.
Il personale militare ha già subito delle scelte che, soprattutto per ciò che riguarda i volontari e i gradi apicali dei ruoli intermedi, sono state giudicate penalizzanti e apertamente contestate all'atto della loro formalizzazione con il provvedimento sui cosiddetti "parametri stipendiali", con i quali è stata negata qualunque possibilità di carriera economica al crescere dell'anzianità di servizio, all'intera platea dei volontari delle Forze armate.
Il passaggio al sistema professionale non dispone di risorse finanziarie adeguate per intervenire, come sarebbe necessario, per migliorare la condizione del volontariato delle Forze armate e si fa leva per garantire il livello dei reclutamenti sostenendoli con un obbligo dagli effetti più negativi che positivi.
Sarebbe inoltre necessario: prevedere un più adeguato accantonamento che consenta di promuovere per un più generale riordino delle carriere di tutti i ruoli delle Forze armate e delle Forze di polizia; finanziare un piano casa per alloggi di servizio attraverso la vendita diretta agli utenti di parte consistente dell'attuale patrimonio utilizzando il ricavato anche per la ristrutturazione di alcune caserme, considerandoli elementi necessari per il buon esito delle iniziative di reclutamento dei volontari rinunciando alla ipotesi di cartolarizzare migliaia di alloggi di servizio senza ritorno significativo per la Difesa e con grave danno per le famiglie militari con reddito medio-basso; dare attuazione alla costituzione di un fondo pensioni integrativo in grado di assorbire gli attuali assetti patrimoniali delle casse ufficiali e sottufficiali e dare copertura previdenziale adeguata a quella che è ormai la maggioranza del personale militare: quello, cioè, entrato in servizio dopo il 1995 (anno della riforma previdenziale) nei ruoli dei marescialli e degli ufficiali, tutto il personale appartenente al ruolo dei volontari e tutti coloro che alla data del 1995 avevano un'anzianità di servizio inferiore ai 19 anni effettivi; prevedere la necessaria copertura finanziaria al disegno di legge quadro recante "Norme sullo stato giuridico e il trattamento economico dei militari inviati alle operazioni all'estero", fermo in Commissione Difesa della Camera per mancanza di copertura finanziaria; prevedere la necessaria copertura finanziaria al disegno di legge recante: "Norme in favore dei militari di leva e di carriera infortunati o caduti durante il periodo di servizio, fermo in Commissione Difesa della Camera per mancanza di copertura finanziaria, che lo stesso Governo ha stimato essere dell'ordine di circa 120 milioni di euro dichiarando però di non essere in grado di reperirli. Si tratta di una situazione moralmente inaccettabile, poiché la legge si propone di erogare un risarcimento simbolico (50 mila euro) a chi ha perso un figlio o è rimasto menomato per tutta la vita per accidenti occorsigli durante il servizio di leva. L'anno in cui si attua la sospensione anticipata, e cioè la fine del servizio di leva, non può non coincidere con questo obbligo morale di un risarcimento ai più sfortunati, per il quale occorre assolutamente trovare la necessaria copertura; prevedere un adeguato accantonamento finanziario per approvare norme che definiscano le misure e gli strumenti operativi in grado di garantire al personale militare la tutela della salute, la prevenzione dai molteplici rischi derivanti dalle attività istituzionali e un sistema risarcitorio più favorevole; prevedere un adeguato accantonamento finanziario per avviare un programma di ridislocazione di enti e strutture delle Forze armate verso le regioni del sud e le isole, laddove avviene la quasi totalità del reclutamento; incrementare il Fondo unico di amministrazione del personale civile della Difesa per consentire la realizzazione di un programma straordinario di formazione e di riqualificazione del personale civile in grado di corrispondere alle esigenze della ristrutturazione delle Forze armate; è necessario infine prevedere una più adeguata copertura finanziaria ai piani di ammodernamento delle Forze armate, con particolare riguardo ai progetti più qualificanti per restare al passo con le esigenze operative poste dall'impiego delle nostre Forze armate sullo scenario internazionale e anche dal processo di costituzione di quella che appare ormai un'esigenza irrinunciabile e cioè l'integrazione europea ed il progetto di difesa comune.
Sulla base di queste ragioni, la Commissione formula un rapporto contrario.
BILANCIO(5a)
mercoledì 5 ottobre 2005
749a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Parere al Presidente del Senato, ai sensi dell'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento. Esame e rinvio)
Il presidente AZZOLLINI, in qualità di relatore, riferisce, per quanto di competenza, in ordine al profilo dell'ambito contenutistico del provvedimento in titolo, ai fini delle determinazioni presidenziali di cui all'articolo 126, comma 3, del Regolamento, segnalando i seguenti punti da valutare, ai sensi di quanto prescritto dall’articolo 11 della legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni, tra cui da ultima la legge n. 208 del 1999.
Preliminarmente, rileva che va considerato l'articolo 2, che determina gli stanziamenti dei due fondi di riserva di cui agli articoli 7 e 9 della legge 468 del 1978 (rispettivamente, per le spese obbligatorie e d'ordine e per le spese impreviste). Si tratta di un articolo la cui collocazione in legge finanziaria, pur produttiva di effetti finanziari di riduzione dei saldi rispetto alla legislazione vigente, va valutata nella sua conformità rispetto al dettato costituzionale di cui al comma terzo dell'articolo 81 e rispetto ai citati articoli 7 e 9 della legge di contabilità.
Va al riguardo considerato che, a parte le quote di bilancio che la legge finanziaria modula sulla base di un'esplicita previsione della legge di contabilità in riferimento alla varie tabelle, la legge finanziaria, nel collocarsi nell'ambito del quarto comma dell'articolo 81 della Costituzione, come dimostra il fatto di essere assoggettata all'obbligo di copertura, non può recare in sé mere determinazioni di bilancio, che rientrano infatti nell'area di competenza della legge di bilancio. Non è casuale che i richiamati articoli 7 e 9 della legge di contabilità rinviino alla legge di bilancio per la determinazione dei due fondi di riserva.
Osserva peraltro che, dal punto di vista contabile, l'eventuale stralcio dell'articolo 2, con relativa traduzione in corrispondenti emendamenti del bilancio, non altererebbe i saldi in quanto il solo risultato sarebbe una diversa distribuzione della correzione complessiva tra legge finanziaria e legge di bilancio (tecnicamente, rispetto al testo presentato, migliorerebbe il risparmio pubblico negativo a legislazione vigente ed aumenterebbe l'utilizzo da parte della legge finanziaria della copertura corrente offerta dal decreto legge di accompagno, senza utilizzazione però del miglioramento del risparmio pubblico negativo a legislazione vigente, come già previsto dal testo presentato).
Analoga osservazione può essere effettuata per quanto riguarda almeno l'articolo 3, comma 1, e l'articolo 4, riferiti a riduzioni di intere categorie di bilancio, per i quali casi però sussistono numerosi precedenti di permanenza nel testo della legge finanziaria, in quanto l'ampliamento della misura ad un intero comparto del bilancio (come una categoria) può far assumere alla previsione in legge finanziaria un significato di misura di politica finanziaria di più ampio respiro, diverso pertanto dalla mera determinazione di una singola unità previsionale di base (UPB), formalmente demandata all'ambito operativo della legge di bilancio. Va peraltro considerato, per l'articolo 3, che, se l'elenco ivi richiamato afferisce alla rideterminazione di alcuni capitoli facenti parte di varie UPB, si finisce con il riproporre in tal modo una struttura normativa e deliberativa della decisione di bilancio tale da ricollocarsi al livello di capitolo e non di UPB, come statuito invece dalla legge n. 94 del 1997.
In relazione poi al rispetto di quanto prescritto dal predetto articolo 11, comma 3, lettera i-bis) (divieto di introdurre norme che presentino carattere ordinamentale), segnala le norme di seguito elencate, tenuto anche conto del fatto che l’allegato 7 non annette effetti finanziari netti sul bilancio dello Stato ad alcuna di esse: l’articolo 10, comma 2, che stabilisce che il maggior gettito di cui ai commi da 306 a 308 della legge finanziaria 2005 sia riassegnato, oltre che allo stato di previsione del Ministero della giustizia, anche a quello del Ministero dell’economia e delle finanze; l’articolo 14, commi 6 e 7, in tema di controversie arbitrali; l’articolo 24, in tema di obblighi di codificazione uniforme connessa al SIOPE, pur tenendosi conto del fatto che si interviene su una disposizione contenuta nella legge finanziaria 2003, circostanza, quest’ultima, che non vale comunque ad escludere la necessità di valutarne la coerenza rispetto alle prescrizioni di contenuto proprio; l’articolo 33, comma 3, in tema di permanenza nella sede di dipendenti pubblici; l'articolo 60, in particolare comma 4 e commi 9-18, in materia ambientale.
Parimenti, osserva la necessità di valutare sotto tale profilo l’articolo 49, in tema di detassazione della ricerca, atteso che la relazione tecnica asserisce che trattasi di "riscrittura di norme già presenti nell’ordinamento tributario", senza effetti finanziari. Simile profilo assume l’articolo 52, in tema di rideterminazione dei premi assicurativi INAIL, atteso che la norma stessa impone che l’operazione sia effettuata senza effetti sui saldi.
Ancora sotto il medesimo profilo segnala l’articolo 55, inerente agli strumenti finanziari partecipativi delle società di interesse nazionale, e l’articolo 56, in tema di trasferimento di autoveicoli, nonché l’articolo 61, in tema di carta di identità elettronica, tutti non citati nella relazione tecnica.
Per un’altro gruppo di norme che dispongono riduzione di entrate ovvero aumento di spese va valutato, poi, se il contenuto sia "finalizzato direttamente al sostegno o al rilancio dell’economia, con esclusione di interventi di carattere localistico o microsettoriale", come prescritto dell’articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della citata legge n. 468 del 1978, pur interpretato nel senso che si può trattare di misure di natura corrente. Si tratta delle norme di seguito elencate: l’articolo 7, che autorizza spese per beni e servizi ed esigenze infrastrutturali per la tutela pubblica della sicurezza; l'articolo 16, comma 2, in materia di potenziamento delle strutture della Guardia di Finanza; l’articolo 46, che dispone indennizzi a favore dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie; l’articolo 47, che istituisce un fondo per il sostegno delle adozioni internazionali ed il contrasto dello sfruttamento sessuale dei minori; l’articolo 59, che assegna un contributo alla fondazione per la responsabilità sociale d’impresa; l'articolo 60, comma 5 (attuazione Protocollo di Kyoto); l’articolo 62, che prevede l’istituzione del sistema nazionale di valutazione del sistema universitario.
Quanto al rispetto della prescrizione circa la rilevanza degli effetti finanziari sin dal primo anno del triennio, segnala che, anche in base all'allegato 7, le seguenti norme determinerebbero effetti soltanto a partire dal secondo anno del triennio di riferimento: articolo 15 (autofinanziamento delle agenzie fiscali); articolo 16, comma 1 (rifinanziamento legge obiettivo e infrastrutture nel settore idrico); articolo 25 (retrocessione agli enti locali dell'imposta sostitutiva sugli interessi sulle obbligazioni degli enti locali).
Infine, per quanto riguarda la tabella C), ricorda che essa ricomprende un gruppo di leggi che, pur essendo state inserite nella medesima tabella delle precedenti leggi finanziarie, non assolvono al dettato dell'articolo 3, comma 18, della legge 25 giugno 1999, n. 208.
Per quanto attiene al rispetto dei vincoli di copertura degli oneri di natura corrente previsti dal disegno di legge finanziaria per il 2006 (ai sensi dell’articolo 126, comma 4, del Regolamento e del comma 5 dell'articolo 11 della legge n. 468 del 1978, modificata), ritiene che le soluzioni presentate nello schema di copertura del disegno di legge finanziaria in esame (prospetto allegato all'articolo 68, comma 1) siano sostanzialmente conformi a tale disciplina. Segnala al riguardo che anche nella sessione di bilancio 2006-2008 si configura un rapporto di pregiudizialità, procedurale e deliberativa, ai fini del rispetto sia della copertura degli oneri correnti previsti in "finanziaria" sia dei vincoli in termini di saldo netto da finanziare, tra il decreto-legge n. 203 del 2005 (Atto Senato n. 3617) e il disegno di legge finanziaria 2006 (Atto Senato n. 3613), dal momento che dal citato allegato recante lo schema di copertura si desume che tra le fonti di copertura del disegno di legge finanziaria 2006 rientrano, per gli importi indicati dal relativo prospetto, anche le maggiori entrate recate dal citato decreto-legge.
Sottolinea peraltro che il disegno di legge finanziaria, al lordo del citato decreto-legge, non solo non utilizza il margine del miglioramento del risparmio pubblico a legislazione vigente, ma contribuisce a migliorarlo ulteriormente presentando un surplus tra mezzi di copertura correnti ed oneri di natura correnti. Poiché il disegno di legge in esame non determina dunque un peggioramento del risparmio pubblico rispetto all’ultima previsione assestata, sulla base dell'interpretazione fornita con la risoluzione approvata nel 1989 relativamente al Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) 1990-92, non si pongono problemi formali relativamente alla copertura degli oneri correnti.
Per quanto riguarda il rispetto delle regole di adeguamento delle entrate e delle spese, su base triennale, quali determinate nella risoluzione con la quale il Senato della Repubblica ha approvato il DPEF 2006-2009 (ai sensi dell’articolo 11, comma 6, della legge n. 468 del 1978, modificata), rileva che il vincolo del saldo netto da finanziare di cui all'articolo 1 è rispettato per il primo anno (2006) ricompreso nel triennio del bilancio pluriennale: esso risulta infatti pari a 41 miliardi di euro ed è inferiore all'obiettivo fissato nella risoluzione approvativa del DPEF 2006-2009, pari a 56,5 miliardi di euro. Per il 2007 e il 2008 il disegno di legge finanziaria espone valori contabili inferiori a quello del primo anno, coerentemente con l'indicazione in tal senso contenuta nella risoluzione approvativa del DPEF 2006-2009. Essi risultano peraltro inferiori anche ai corrispondenti obiettivi programmatici di cui alla risoluzione. Per l'uno (profilo discendente lungo un percorso di avvicinamento agli obiettivi programmatici) e l'altro motivo (valori inferiori rispetto alla risoluzione approvativa del DPEF) il vincolo sul saldo netto da finanziare risulta dunque formalmente rispettato anche per il secondo e terzo anno.
Sulla base delle regole adottate in sessione di bilancio a partire dal 1992, nonché delle prescrizioni poste nella risoluzione con la quale il Senato ha approvato il DPEF 2006-2009, sottolinea che i valori in termini di saldo netto da finanziare, relativi a ciascuno degli anni compresi nel bilancio triennale 2006-2008 così come riportati dall'articolo 1 del disegno di legge finanziaria, devono quindi comunque essere assunti come limite per l'ammissibilità delle proposte emendative, oltre naturalmente all'operatività dei vincoli derivanti dalle regole di copertura delle maggiori spese correnti e delle minori entrate e dal rispetto degli obiettivi di fabbisogno di cassa del settore statale e di indebitamento netto della pubblica amministrazione.
Fa poi presente che le varie norme di cui al disegno di legge finanziaria forniscono complessivamente risorse utilizzate direttamente nello schema di copertura della legge finanziaria (oneri correnti) nonché ai fini del rispetto del vincolo triennale costituito dal saldo netto da finanziare di competenza (bilancio statale); forniscono altresì effetti che rilevano nell'ottica del raggiungimento dei valori di fabbisogno del settore statale e di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche assunti come obiettivi della manovra per il 2006. Rispetto alle determinazioni contenute nella risoluzione adottata al termine della discussione sul DPEF 2006-2009 in riferimento all'individuazione dei saldi-obiettivo e sulla base delle regole adottate in sessione di bilancio a partire dal 1992, la discussione parlamentare dovrebbe dunque garantire il non peggioramento dei valori di correzione associati al disegno di legge finanziaria in termini sia di competenza del bilancio dello Stato, sia di fabbisogno del settore statale e di indebitamento netto della pubblica amministrazione. Tale non peggioramento implica che le proposte emendative assumano una configurazione neutra in termini di effetti sulle correzioni, associabili alle singole norme del disegno di legge finanziaria, sulla base delle indicazioni contenute dei documenti governativi, in riferimento agli obiettivi di cui ai commi 5 e 6 del richiamato articolo 11 della legge n. 468 del 1978, modificata.
Su proposta del PRESIDENTE, la Commissione, conviene, infine, di rinviare il seguito dell’esame alla successiva seduta.
La seduta termina alle ore 15,45.
BILANCIO(5a)
giovedì 6 ottobre 2005
750a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Parere al Presidente del Senato, ai sensi dell'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento. Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.
Il senatore MORANDO (DS-U), richiamando l’esposizione introduttiva svolta nella precedente seduta dal presidente Azzollini, in qualità di relatore, sul disegno di legge finanziaria in esame, precisa di concordare con i rilievi espressi circa il rispetto del contenuto proprio e delle norme di copertura finanziaria. In particolare, per quanto concerne l’aspetto contenutistico, ritiene condivisibile la segnalazione della non correttezza di quelle disposizioni che modificano voci di bilancio ma che, non comportando innovazioni delle norme sostanziali vigenti, dovrebbero essere inserite nel disegno di legge di bilancio anziché in quello di legge finanziaria. È il caso dell’articolo 2, relativamente alla rideterminazione del fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine e del fondo di riserva per le spese impreviste, di cui rispettivamente agli articoli 7 e 9 della legge n. 468 del 1978 (legge di contabilità dello Stato): la determinazione dei predetti fondi di riserva, infatti, ai sensi della vigente normativa contabile, è demandata esclusivamente alla legge di bilancio e non può quindi trovare collocazione nella legge finanziaria, per cui il citato articolo 2 dovrebbe essere espunto dal disegno di legge in esame. In caso contrario, qualora l’articolo 2 rimanesse nel testo, nel prosieguo dell’iter si potrebbero avere emendamenti al disegno di legge finanziaria recanti coperture di oneri a valere sui suddetti fondi di riserva, ossia sul bilancio, ciò che, pur essendo è espressamente vietato dalle vigenti norme di contabilità, sarebbe assai difficile da applicare ove fosse stato già dichiarato ammissibile un testo, presentato dal Governo, che pure aveva il medesimo problema.
Analogamente, richiama la segnalazione fatta dal Presidente nella sua relazione sulla collocazione delle norme di cui all’articolo 3, comma 1, e all’articolo 4 del disegno di legge finanziaria, che si riferiscono a riduzioni di intere categorie di bilancio e che, pertanto, dovrebbero anch’essi essere collocati nella legge di bilancio e stralciati dal disegno di legge finanziaria. Sebbene in altri casi si fosse ritenuto ammissibile inserire direttamente nella legge finanziaria norme che riducevano poste del bilancio dello Stato, infatti, fa presente che si trattava di fattispecie ben diverse da quella in esame, in quanto in quei casi ritenuti ammissibili era prevista la riduzione di una serie di voci di spesa della pubblica amministrazione (essenzialmente acquisti di beni e servizi) nell’ambito di un più ampio processo di controllo della spesa pubblica, ciò che rientra ovviamente nel contenuto proprio della legge finanziaria.
Al di là dell’aspetto formale, ritiene poi opportuno segnalare anche alcune perplessità di carattere sostanziale sulle norme citate in precedenza: in particolare, osserva che la notevole riduzione apportata ai fondi di riserva dall’articolo 2 del disegno di legge finanziaria in esame appare assai consistente e solleva preoccupazioni in ordine ad un eccessivo irrigidimento del bilancio. Al riguardo, chiede di verificare la possibilità di acquisire dati più puntuali sull’andamento del fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine e del fondo di riserva per le spese impreviste negli ultimi anni, al fine di valutare l’effettiva portata della riduzione prevista. Per quanto concerne poi le riduzioni alle voci di bilancio di cui all’articolo 3, comma 1, e all’articolo 4, a parte la questione della corretta collocazione nel disegno di legge di bilancio, evidenzia che si tratta in ogni caso di tagli poco efficaci ai fini del contenimento della spesa pubblica, posto che non si interviene sui meccanismi strutturali che determinano l’andamento delle spese di funzionamento della pubblica amministrazione e che, inoltre, non vi è una selezione ragionata delle voci da ridurre, ma una decurtazione lineare delle stesse.
Conclusivamente, manifesta il proprio apprezzamento per la relazione del presidente Azzollini e, conseguentemente, auspica che la proposta di parere finale da rendere al Presidente del Senato, ai sensi dell’articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento, recepisca tutte le segnalazioni e le voci da stralciare indicate nella suddetta relazione, in quanto non rispettose del contenuto proprio o delle regole di copertura stabilite dalla normativa contabile. Ciò al fine di consentire un più ordinato svolgimento della sessione di bilancio, sia in Senato, che successivamente presso la Camera dei deputati, per quanto riguarda la discussione e la fase emendativa, che dovrebbero concentrarsi sulle questioni di maggiore rilevanza ai fini del controllo della finanza pubblica e dello sviluppo dell’economia, tralasciando invece aspetti di carattere più settoriale e marginale. Viceversa, qualora la proposta di parere finale non riprendesse tutte le segnalazioni contenute nella relazione, si riserva di presentare una proposta di parere alternativo ovvero di adottare ulteriori iniziative per la successiva fase dell’iter in Assemblea.
Il senatore MICHELINI (Aut) si associa pienamente alle considerazioni del senatore Morando sulla necessità di garantire il rispetto del contenuto proprio e delle regole di copertura previste per il disegno di legge finanziaria, attraverso lo stralcio delle disposizioni in contrasto con la vigente legislazione contabile. Chiede poi maggiori chiarimenti sugli effetti derivanti dalla rideterminazione dei fondi di riserva di cui all’articolo 2 del disegno di legge finanziaria, in rapporto all’ammontare dei fondi iscritto nel bilancio a legislazione vigente.
Su proposta del PRESIDENTE , la Commissione conviene di rinviare il seguito dell’esame alla successiva seduta.
La seduta termina alle ore 9,30.
BILANCIO(5a)
giovedì 6 ottobre 2005
751a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Parere al Presidente del Senato, ai sensi dell'articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento. Seguito e conclusione dell’esame)
Si riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana.
Il vice ministro VEGAS interviene in replica, facendo presente che sebbene il Fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine sia stato ridotto con l’ultimo disegno di legge di assestamento, l’importo considerato ai fini della valutazione dell’effetto sui saldi dell’articolo 2 del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006 è quello indicato nell’articolo 2 del disegno di legge di bilancio per il medesimo anno. Rassicura, quindi, il senatore Michelini sul fatto che confrontando la rideterminazione operata dalla finanziaria con l’importo indicato nel disegno di legge di bilancio, si ottiene come risultato l’importo esatto, già scontato nel prospetto di copertura del disegno di legge finanziaria. Per quanto concerne poi i rilievi sollevati sul profilo contenutistico del disegno di legge in titolo, precisa che non vi è un’opposizione radicale del Governo rispetto ad un eventuale ricollocazione delle norme dell’articolo 2 nel disegno di legge di bilancio, a condizione che, tuttavia, i saldi restino confermati. Replicando, poi, alle osservazioni svolte nella precedente seduta dal senatore Morando, fa presente che le disposizioni contenute negli articoli 3 e 4 prevedono tagli che hanno effetti anche su normative specifiche per le quali lo strumento migliore è appunto quello della legge finanziaria. Peraltro, è ormai prassi consolidata nella manovra di bilancio di operare dei tagli orizzontali per categorie di spesa.
In generale, ritiene poi che tutte le altre norme del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006 dovrebbero essere mantenute, in quanto nel loro complesso concorrono al miglioramento dei saldi e appaiono sostanzialmente analoghe ad altre norme contenute nelle precedenti leggi finanziarie. A titolo di esempio, cita l’articolo 24, volto a migliorare il funzionamento del sistema informativo SIOPE, in quanto contiene norme in grado di consentire un miglior monitoraggio dei pagamenti e quindi anche di favorire minori uscite dalla tesoreria, con evidenti riflessi positivi sui saldi di finanza pubblica sottesi alla manovra. Anche sull’articolo 52, concernente la rideterminazione dei premi assicurativi INAIL, fa presente che si sono avuti effetti finanziari più ridotti rispetto alle previsioni e, quindi, la norma in questione produce effetti positivi sul bilancio dell’INAIL, ente che fa parte delle pubbliche amministrazioni. Infine, il comma 5 dell’articolo 60, concernente l’attuazione delle misure previste dal protocollo di Kyoto, produce effetti finanziari positivi in quanto volto a prenotare i cosiddetti "diritti di inquinamento" secondo valori economicamente vantaggiosi. La mancata attuazione della norma potrebbe quindi produrre effetti finanziari negativi, nel prossimo futuro, sui bilanci delle pubbliche amministrazioni.
Dichiara, infine, che il decreto-legge n. 203 del 2005 (atto Senato n. 3617) è funzionalmente collegato alla legge finanziaria in quanto il prospetto di copertura del disegno di legge finanziaria sconta gli effetti del decreto stesso. Questo è un elemento che dovrà essere tenuto in considerazione per la valutazione dei profili finanziari degli emendamenti eventualmente presentati al suddetto decreto.
Ad una richiesta di chiarimenti del senatore PIZZINATO (DS-U) sull’articolo 52, replica il vice ministro VEGAS fornendo assicurazione che la norma non ha effetti negativi sul bilancio dell’INAIL.
Il presidente AZZOLLINI(FI), in qualità di relatore, illustra quindi una proposta di parere (allegata al resoconto).
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore MORANDO (DS-U) prende atto della proposta del Presidente sull’articolo 2, che è volta a ridefinire l’ambito di competenza tra disegno di legge di bilancio e finanziaria secondo quanto previsto dal dettato costituzionale. Si tratta di una soluzione tecnicamente corretta, che tuttavia avrebbe dovuto essere accompagnata anche dalla segnalazione degli articoli 3 e 4. Ribadisce, infatti, che rispetto al passato, quando gli effetti di contenimento dei saldi sono stati associati a norme che introducevano vere innovazioni organizzative di tipo strutturale, nel disegno di legge in titolo vengono soltanto rideterminati stanziamenti e ciò dovrebbe avvenire attraverso il disegno di legge di bilancio.
Esprime, infine, rammarico per il fatto che il Presidente abbia proposto un parere che recepisce soltanto pochissimi punti tra quelli segnalati nell’esposizione preliminare. Riterrebbe, infatti, preferibile adottare un maggior rigore sui profili contenutistici all’inizio dell’esame dei documenti di bilancio ovvero nell’unica sede nella quale è possibile garantire una coerenza delle norme del disegno di legge finanziaria rispetto al contenuto proprio della stessa. Infatti, la decisione di mantenere sostanzialmente inalterato il testo comporta inevitabilmente che anche gli emendamenti che verranno presentati potranno spaziare su temi non attinenti propriamente allo sviluppo. La decisione che si sta assumendo determinerà quindi conseguenze evidentemente non volute né dalla maggioranza né dall’opposizione. Quest’ultima peraltro ha interesse a concentrare l’attenzione su pochi emendamenti volti a delineare una proposta alternativa e credibile di manovra finanziaria per il prossimo triennio. Inoltre, occorre riconoscere che, se questo è il modo in cui si intende procedere, dovrebbero poi essere evitate le polemiche istituzionali tradizionalmente rievocate al termine della sessione sull’inadeguatezza della finanziaria a rappresentare la sintesi della politica economica del Governo per il triennio successivo. Preannuncia, quindi, il voto contrario sulla proposta del Presidente.
Non essendo pervenute ulteriori richieste di intervento, previa verifica del prescritto numero di senatori, la Commissione approva, infine, la proposta di parere del Presidente relatore.
La seduta termina alle ore 16.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge finanziaria per il 2006 e per il triennio 2006-2008, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento, – sentito il rappresentante del Governo – perviene alle seguenti conclusioni, avvertendo che esse considerano, come di consueto, la formale organizzazione contabile della manovra quale risulta dagli effetti che il Governo associa alle misure proposte, così come documentati nei testi governativi.
a) In ordine al profilo dell’ambito contenutistico del disegno di legge finanziaria, ai fini delle determinazioni presidenziali di cui all’articolo 126, comma 3, del Regolamento, si conclude che il testo presentato dal Governo appare, nel complesso, in linea con le prescrizioni dell’articolo 11 della legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni, tra cui da ultima la legge n. 208 del 1999.
Anche tenuto conto delle valutazioni del Governo, si formula, tuttavia, parere contrario all’inserimento dell’articolo 2, in quanto concernente disposizioni che in conformità al dettato costituzionale di cui al comma 3 dell’articolo 81 e degli articoli 7 e 9 della legge n. 468 del 1978 devono essere determinate dalla legge di approvazione del bilancio, nonché degli articoli 60 (limitatamente ai commi da 1 a 3), in quanto viola il divieto di introdurre norme di carattere ordinamentale di cui all’articolo 11, comma 3, lettera i-bis della legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni, e 62, in quanto, pur prevedendo un onere, presenta un contenuto non finalizzato direttamente al sostegno o al rilancio dell’economia, come prescritto dell’articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della citata legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni.
b) Per quanto attiene al rispetto dei vincoli di copertura degli oneri di natura corrente previsti dal disegno di legge finanziaria per il 2006 (comma 5 dell’articolo 11, della legge n. 468, modificata), si può ritenere che le soluzioni presentate nello schema di copertura del disegno di legge finanziaria in esame (prospetto allegato all’articolo 68, comma 1) siano sostanzialmente conformi a tale disciplina. Si segnala al riguardo che anche nella sessione di bilancio 2006-2008 si configura un rapporto di pregiudizialità, procedurale e deliberativa, ai fini del rispetto sia della copertura degli oneri correnti previsti in «finanziaria» sia dei vincoli in termini di saldo netto da finanziare, tra il decreto-legge n. 203 del 2005 (A.S. n. 3617) e il disegno di legge finanziaria 2006 (A.S. n. 3613), dal momento che dal citato allegato recante lo schema di copertura si desume che tra le fonti di copertura del disegno di legge finanziaria 2006 rientrano, per gli importi recati dal relativo prospetto, anche le maggiori entrate di cui al citato decreto-legge.
Va segnalato peraltro che il disegno di legge finanziaria, al lordo del citato decreto-legge, non solo non utilizza il margine del miglioramento del risparmio pubblico a legislazione vigente, ma contribuisce a migliorarlo ulteriormente presentando un surplus tra mezzi di copertura correnti ed oneri di natura correnti. Poiché il disegno di legge in esame non determina dunque un peggioramento del risparmio pubblico rispetto all’ultima previsione assestata, sulla base dell’interpretazione fornita con la risoluzione approvativa del DPEF 1990-92, non si pongono problemi formali relativamente alla copertura degli oneri correnti.
c) Per quanto riguarda il rispetto delle regole di adeguamento delle entrate e delle spese, su base triennale, quali determinate nella risoluzione con la quale il Senato della Repubblica ha approvato il DPEF 2006-2009 (articolo 11, comma 6, della legge n. 468, modificata), si rileva che il vincolo del saldo netto da finanziare di cui all’articolo 1 è rispettato per il primo anno (2006) ricompreso nel triennio del bilancio pluriennale: esso risulta infatti pari a 41 mld ed è inferiore all’obiettivo fissato nella risoluzione approvativa del DPEF 2006-2009, pari a 56,5 mld. Per il 2007 e il 2008 il disegno di legge finanziaria espone valori contabili inferiori a quello del primo anno, coerentemente con l’indicazione in tal senso contenuta nella risoluzione approvativa del DPEF 2006-2009. Essi risultano peraltro inferiori anche ai corrispondenti obiettivi programmatici di cui alla risoluzione. Per l’uno (profilo discendente lungo un percorso di avvicinamento agli obiettivi programmatici) e l’altro motivo (valori inferiori rispetto alla risoluzione approvativa del DPEF) il vincolo sul saldo netto da finanziare risulta dunque formalmente rispettato anche per il secondo e terzo anno.
Sulla base delle regole adottate in sessione di bilancio a partire dal 1992, nonché delle prescrizioni poste nella risoluzione con la quale il Senato ha approvato il DPEF 2006-2009, i valori in termini di saldo netto da finanziare, relativi a ciascuno degli anni compresi nel bilancio triennale 2006-2008 così come riportati dall’articolo 1 del ddl finanziaria, devono quindi comunque essere assunti come limite per l’ammissibilità delle proposte emendative, oltre naturalmente all’operatività dei vincoli derivanti dalle regole di copertura delle maggiori spese correnti e delle minori entrate e dal rispetto degli obiettivi di fabbisogno di cassa del settore statale e di indebitamento netto della pubblica amministrazione.
d) Le varie norme di cui al disegno di legge finanziaria forniscono complessivamente risorse utilizzate direttamente nello schema di copertura della legge finanziaria (oneri correnti) nonché ai fini del rispetto del vincolo triennale costituito dal saldo netto da finanziare di competenza (bilancio statale); forniscono altresì effetti che rilevano nell’ottica del raggiungimento dei valori di fabbisogno del settore statale e di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche assunti come obiettivi della manovra per il 2006. Rispetto alle determinazioni contenute nella risoluzione adottata al termine della discussione sul DPEF 2006-2009 in riferimento all’individuazione dei saldi-obiettivo e sulla base delle regole adottate in sessione di bilancio a partire dal 1992, la discussione parlamentare deve dunque garantire il non peggioramento dei valori di correzione associati al disegno di legge finanziaria in termini sia di competenza del bilancio dello Stato, sia di fabbisogno del settore statale e di indebitamento netto della pubblica amministrazione. Tale non peggioramento implica che le proposte emendative assumano una configurazione neutra in termini di effetti sulle correzioni, associabili alle singole norme del disegno di legge finanziaria, sulla base delle indicazioni contenute dei documenti governativi, in riferimento agli obiettivi di cui ai commi 5 e 6 del richiamato articolo 11 della legge n. 468, modificata.
FINANZE E TESORO(6a)
martedì 11 ottobre 2005
296a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione per i disegni di legge 3614 e 3613. Esame congiunto e rinvio)
Il presidente PEDRIZZI riepiloga preliminarmente la tempistica dell'esame dei disegni di legge in titolo, ricordando che la Commissione deve esprimere i propri rapporti alla Commissione Bilancio entro il 17 ottobre prossimo. Descrive poi brevemente il regime di presentazione di ordini del giorno ed emendamenti.
Avverte la Commissione che i relatori Cantoni e Eufemi hanno messo a disposizione il testo scritto della loro relazione illustrativa.
Ha quindi la parola il senatore CANTONI (FI) relatore sulla Tabella 1 allegata al disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2006, nonché sulle parti di competenza del disegno di legge finanziaria.
Svolge anzitutto alcune considerazioni di carattere generale.
Esprime apprezzamento per i contenuti del disegno di legge finanziaria, che giudica tra le migliori manovre di bilancio della legislatura in corso. La finalità di coniugare il rilancio dello sviluppo con la stabilizzazione dei conti pubblici appare in linea con gli impegni assunti in sede europea e, pertanto, condivide l'individuazione degli obiettivi di risanamento del bilancio contenendo il deficit e, nello stesso tempo, di sostenere la crescita economica eliminando gli sprechi e le consulenze e spese superflue. La manovra appare quindi rigorosa, essa prevede tra l'altro la riduzione dei costi della politica, il contrasto all’evasione fiscale, la riduzione del debito pubblico mediante operazioni di privatizzazione e di dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato. Sotto il profilo del sostegno allo sviluppo economico, sono da segnalare, tra l'altro, la riduzione del costo del lavoro, le misure per favorire l'accesso al credito, la detassazione della ricerca e l'eliminazione della tassa sui brevetti (la quale costituisce una novità assoluta in ambito europeo per promuovere la ricerca e lo sviluppo e per accrescere la competitività delle imprese), l'introduzione di agevolazioni fiscali per i distretti industriali, la costituzione del fondo innovazione e della Banca del Sud, l'istituzione del Fondo famiglia e solidarietà, la possibilità di devoluzione del 5 per mille dell'IRE per volontariato e ricerca, nonché l'istituzione di un fondo per gli indennizzi ai risparmiatori di frodi finanziarie: tutte misure che segnalano la grande attenzione del Governo nei confronti dei ceti più deboli.
Si sofferma poi su talune problematiche che hanno dato luogo a dibattiti e rilievi non del tutto condivisibili. Per quanto concerne gli enti locali, descrive l'evoluzione della spesa pubblica degli stessi rispetto alle Amministrazioni centrali, evidenziando la tendenza alla crescita della spesa delle autonomie locali. A fronte di tale situazione, il disegno di legge finanziaria per il 2006 prevede riduzioni della crescita tendenziale della spesa tanto a carico delle Amministrazioni centrali quanto a carico degli enti locali, senza seguire un rigido criterio di proporzionalità, poiché ciò avrebbe comportato riduzioni in gran parte riguardanti la spesa delle Amministrazioni decentrate, che incide sulla spesa pubblica in misura maggiore rispetto alle Amministrazioni centrali. Fa inoltre notare che il Patto di stabilità interno impone limiti esclusivamente alla spesa corrente degli enti locali, senza prevedere analoghe limitazioni per le spese in conto capitale. Fa pertanto presente che l'intenzione del Governo è quella di ridurre le spese eliminando gli eccessi e gli sprechi, ragion per cui non possono essere condivisi i rilievi critici degli enti locali che lamentano riduzioni dei trasferimenti - che non vi sono state - e che rappresentano il rischio di aumento della pressione fiscale locale, la quale sarebbe possibile solo in presenza di eventuali effettive riduzioni dei trasferimenti. Cita conclusivamente taluni esempi di particolare scalpore, per i diretti interessati o per il carattere molto discutibile, di alcune spese degli enti locali e ribadisce il rischio che in tal modo possano essere sottratte ai bisogni primari della collettività rilevanti risorse finanziarie.
Passa quindi ad analizzare le disposizioni in materia di grandi reti di trasmissione di energia, confutando l'opinione di chi ritiene che in tal modo si determinerà un aumento delle tariffe, le quali potrebbero, invece, risentire del costo del petrolio; fa notare, infatti, che l'imposta di cui all'articolo 42 del disegno di legge finanziaria riguarda le società di trasmissione dell'energia proprietarie delle condotte e non può essere traslata sulle imprese di vendita e sugli utenti finali e conclude osservando che, in ogni caso, i profili attinenti detta imposta sono oggetto di attenta analisi.
Per quanto concerne gli interventi nel settore sanitario, non condivide le critiche di chi sostiene che vi sia stata una riduzione dei finanziamenti, sottolineando come invece vi sia stato un aumento delle attribuzioni.
Con riferimento poi, agli interventi a favore del Mezzogiorno, respinge i rilievi di insufficienza delle misure. Rileva che il disegno di legge finanziaria attribuisce risorse aggiuntive al Fondo aree sottoutilizzate e che numerose misure sono state inserite in leggi che hanno anticipato l'intervento di norma effettuato mediante la manovra di finanza pubblica.
Fa infine presente che nella difficile congiuntura economica italiana ed europea è auspicabile intraprendere tutte le misure idonee per rilanciare la crescita, poiché proprio la crescita economica e l'occupazione costituiscono i principi cardine della struttura economica del Paese: e se dal lato dell'occupazione i dati sono incoraggianti, anche se raffrontati al contesto europeo, dal punto di vista della crescita economica, è necessario il forte impulso che la legge finanziaria è idonea a fornire.
Il relatore si sofferma quindi specificamente sui contenuti del disegno di legge finanziaria di competenza della Commissione, descrivendo analiticamente le misure recate in tema di autofinanziamento delle Agenzie fiscali, rifinanziamento degli interventi infrastrutturali, proroghe di agevolazioni fiscali, indeducibilità di minusvalenze su dividendi non tassati, attribuzione del 5 per mille dell'IRE per volontariato e ricerca, eliminazione della tassa sui brevetti, detassazione della ricerca, distretti produttivi, credito di imposta per il Sud, demanio e giochi. Con specifico riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 64, in tema di rivalutazione di beni di impresa e di aree edificabili, osserva che viene disposta la riapertura dei termini per la rivalutazione medesima, che si configura come volontaria e onerosa. Fa notare che l'obiettivo delle disposizioni prorogate, introdotte nella scorsa legislatura, è quello di consentire una rivalutazione del valore assegnato a determinati cespiti aziendali, la cui cessione non sia prevedibile al breve termine, e suggerisce, alla luce della portata della norma e al fine di incrementarne il gettito, di estendere la rivalutazione anche ai beni immobili iscritti tra le rimanenze da almeno cinque anni, purché non siano venduti per ulteriori 2 anni.
Passa quindi ad analizzare la Tabella 1 del bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006, recante lo stato di previsione dell'entrata, descrivendo dettagliatamente l'andamento delle entrate complessive rispetto alle previsioni assestate del 2005, per poi analizzare partitamente le entrate tributarie, quelle extratributarie e quelle da alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione dei crediti.
Interviene quindi il senatore EUFEMI (UDC) relatore sulla Tabella 2 allegata al disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006, nonché sulle parti di competenza del disegno di legge finanziaria.
Rileva in premessa che la manovra di bilancio per il 2006 si innesta in uno scenario macroeconomico caratterizzato dalla possibilità che l'economia italiana avvii una congiuntura positiva tale da consentire un incremento del prodotto interno lordo pari all'1,5 per cento. Pur nella consapevolezza della persistenza di fattori critici, primo fra tutti il forte aumento del prezzo del petrolio, la manovra si caratterizza per il contenuto fortemente prociclico, coniugando la massima attenzione al riassestamento strutturale dei conti pubblici con un'azione di sostegno sia sul fronte del potere di acquisto delle famiglie che sulla riduzione dei costi per le imprese.
Valuta positivamente l'obiettivo di indebitamento tendenziale per il 2006 al 3,8 per cento del PIL, al fine di permettere il rientro del deficit entro i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita nel 2007. Ricorda poi brevemente le cifre riassuntive della manovra di bilancio, dalle quali appare evidente il carattere non elettoralistico della manovra, la piena rispondenza della stessa agli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede comunitaria e, allo stesso tempo, l'adeguatezza rispetto agli interventi messi in campo per incentivare la competitività delle imprese e sostenere la spesa per consumi. Rileva peraltro che il decreto-legge fiscale n. 203 del 2005 costituisce parte integrante della manovra, anticipando un giudizio positivo sullo stesso, in particolare per quanto riguarda le disposizioni volte ad accentuare la lotta all'evasione fiscale e a garantire il mantenimento del gettito tributario.
Si sofferma quindi a descrivere i contenuti della Tabella 2, recante lo Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, analizzando distintamente i dati relativi al bilancio di competenza, ai residui passivi e al bilancio di cassa. In particolare, si sofferma a commentare le percentuali di realizzabilità delle spese e la formazione dei residui di spesa.
Riguardo l'assetto del Ministero dell'economia e delle finanze, richiama in particolare le valutazioni compiute dalla Corte dei conti concernenti il ritardo nel completamento del processo di integrazione delle due preesistenti strutture nel nuovo dicastero, mancando nel complessivo assetto organizzativo uffici competenti a gestire problematiche comuni ad entrambe le aree.
Passa poi a commentare le parti di competenza della Commissione del disegno di legge finanziaria.
Descrive analiticamente le disposizioni in tema di autofinanziamento delle Authorities nonché in materia di Patto di stabilità interno e di compartecipazione locale al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e di trasferimenti per gli enti locali, esprimendo a tale ultimo proposito, soddisfazione per l'obiettivo di ridurre le spese superflue ed eccessive. Con riferimento all'articolo 25, recante il Regolamento finanziario sulle emissioni obbligazionarie dei comuni, osserva che tali strumenti finanziari hanno la precipua finalità di istituire un collegamento tra comunità locali ed enti, consentendo il finanziamento di opere da realizzare nell'interesse comune, con un riscontro diretto in termini di realizzazione dell'obiettivo. Si sofferma poi sulle disposizioni concernenti gli indennizzi per i risparmiatori vittime di frodi finanziarie - tematica peraltro già trattata in sede di esame del disegno di legge di riforma del risparmio - e relative ai distretti produttivi, le quali introducono misure degne della massima attenzione e sostegno in un'ottica di rilancio della crescita economica tanto a livello locale quanto nazionale. Con riferimento quindi alla normativa sulla Banca del Sud, giudica l'iniziativa pienamente condivisibile ma rileva la necessità di attuare la stessa con strumenti, anche finanziari, maggiormente adeguati. Conclude osservando, relativamente alle disposizioni sulle categorie di azioni e strumenti finanziari partecipativi in un'ottica di completamento del processo di privatizzazione di società di interesse nazionale, come risulti apprezzabile il superamento dell'assetto delle partecipazioni pubbliche, pur sottolineando l'esigenza di valutare attentamente le ripercussioni sui mercati finanziari delle scelte operate e di stabilire un ampio coinvolgimento del Ministero dell'economia e delle finanze nella definizione della normativa di riferimento, oltre a precisare la nozione di società di interesse nazionale.
Il presidente PEDRIZZI propone di fissare il termine degli emendamenti riferiti alle Tabelle 1 e 2 del disegno di legge di bilancio e di ordini del giorno riferiti ad articoli del disegno di legge finanziaria alle ore 18 di domani, mercoledì 12 ottobre.
La Commissione conviene.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
FINANZE E TESORO(6a)
mercoledì 12 ottobre 2005
297a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione per i disegni di legge 3614 e 3613. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.
Interviene in discussione generale il senatore CASTELLANI (Mar-DL-U) il quale, dopo aver rilevato l'eccesso di ottimismo professato dal relatore Cantoni sulla efficacia della manovra predisposta dal Governo, osserva che l'obiettivo di rientro del rapporto deficit/PIL al 3,8 nel 2006 e al 3 per cento nel 2007 - come concordato in sede comunitaria - appare in astratto un obiettivo condivisibile, ma si dimostra in realtà irraggiungibile, a fronte dell'analisi delle misure proposte dal Governo per ottenere tale risultato. Al momento, il Governo ha predisposto una manovra di 11,5 miliardi di euro, tra riduzioni di spesa e nuove entrate, per ottenere il rientro del rapporto deficit/PIL a 3,8, ma - come emerso anche nel corso dell'audizione del Ministro dell'economia nelle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato - non si è in grado di determinare l'andamento tendenziale effettivo del rapporto deficit/PIL che, a giudizio di molti commentatori, si attesterebbe al 5,1 per cento. E' evidente che in presenza di stime tendenziali così diverse dalle previsione governative l'intera manovra rischia di essere largamente insufficiente.
Passando ad analizzare le misure volte a reperire risorse aggiuntive, l'oratore critica l'efficacia delle riduzioni di autorizzazione di spesa, così come sottolinea criticamente la introduzione di nuove imposte. In particolare, ritiene che l'introduzione di un'imposta indiretta sulle grandi reti di trasmissione di energia e di gas avrà certamente e inevitabilmente effetti traslativi sui costi degli utenti di tali beni. Inoltre esprime perplessità circa l'introduzione di nuove tipologie di apparecchi da intrattenimento, giudicando peraltro sovrastimato il maggior gettito previsto dal Governo per le innovazioni proposte. Nel merito, le misure sugli apparecchi da intrattenimento contraddicono le conclusioni dell'indagine conoscitiva sul settore dei giochi condotta dalla Commissione, poiché le norme introdotte rispondono esclusivamente al principio di recuperare gettito senza la dovuta attenzione ai profili di ordine pubblico e di tutela del giocatore.
Ulteriori motivi di perplessità derivano dalla incertezza sulle modalità di utilizzo delle risorse da destinare alla famiglia, giudicando inopportuna una misura che si limitasse al mero sostegno della natalità.
Per quanto riguarda invece la riduzione dei cosiddetti oneri impropri sul costo del lavoro, misura che anche la propria parte politica condivide avendone già sollecitato l'adozione in passato, ne rimarca l'insufficienza rispetto alle esigenze delle imprese e, soprattutto, segnala come tale misura a sostegno della competitività delle imprese sia sostanzialmente azzerata da altri interventi del Governo che vanno in una direzione completamente opposta. Tra queste, ricorda la riduzione degli stanziamenti per spese in conto capitale ovvero l'incremento dell'acconto richiesto a banche e assicurazioni, che non potranno non avere riflessi anche sul costo dei servizi per gli utenti.
Conclude il proprio intervento sottolinenando il carattere meramente propagandistico di misure quali l'istituzione della Banca del Sud, gli investimenti per tener fede agli impegni dell'agenda di Lisbona ovvero il risarcimento delle perdite subite dai possessori bond: si tratta di misure senza un'adeguata copertura finanziaria e sostanzialmente inefficaci.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 10,25.
FINANZE E TESORO(6a)
mercoledì 12 ottobre 2005
298a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione per i disegni di legge 3614 e 3613. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana.
Interviene in discussione generale il senatore BONAVITA (DS-U), il quale svolge considerazioni critiche di ordine generale sull’impostazione della manovra di bilancio. Ritiene infatti che l’individuazione da parte del Governo delle cause della difficile congiuntura economica nei problemi strutturali dell’economia italiana contraddica apertamente la tesi sostenuta in precedenza sugli effetti di shock esterni quali l'11 settembre ovvero l'andamento dell'economia internazionale: auspica, su tale punto, un aperto ripensamento da parte dell’Esecutivo.
Per quanto concerne specificamente il contenuto del disegno di legge finanziaria, ritiene che il rilievo attribuito alla lotta all’evasione fiscale si pone in contrasto con il frequente ricorso a misure di clemenza fiscale per i precedenti periodi di imposta, esprimendo altresì dubbi sul raggiungimento degli obiettivi di recupero di gettito derivante dal contrasto all'evasione.
Riguardo la problematica delle spese degli enti locali, pur non intendendo svolgere una difesa aprioristica delle scelte delle autonomie territoriali, sottolinea l’esigenza di scongiurare un intervento che incida indistintamente su tutti gli enti, senza differenziare quelle realtà in cui si sono effettivamente verificati sprechi dagli enti in grado di compiere scelte virtuose sul fronte della spesa. Tale politica di rigore nei confronti degli enti locali appare peraltro in contrasto con l’impianto federalista sinora perseguito dall’Esecutivo.
In conclusione, esprime un giudizio negativo sulla manovra di finanza pubblica, in quanto recante misure inefficaci e tardive, peraltro caratterizzate da una dubbia copertura finanziaria legata ai proventi del contrasto all’evasione fiscale.
Il senatore TURCI (DS-U) interviene incidentalmente per sottolineare negativamente la ristrettezza di tempi di esame dei documenti di bilancio essendo rimasto inalterato il termine del 17 ottobre prossimo assegnato per l’espressione dei rapporti alla Commissione bilancio. Richiama, a tale proposito, il disposto dell’articolo 126, comma 9, del Regolamento, che prevede un termine di 10 giorni per la comunicazione dei rapporti da parte delle Commissioni di merito e invita il presidente Pedrizzi a farsi tramite di una richiesta di proroga dei tempi di esame.
Il senatore BRUNALE (DS-U) si associa alla richiesta del senatore Turci, auspicando la piena applicazione della citata disposizione del Regolamento, ritenendo sostanzialmente disatteso il disposto regolamentare da parte della Conferenza dei Capigruppo.
Il presidente PEDRIZZI fa presente che la decisione di assegnare alle Commissioni di merito il termine del 17 ottobre per l’espressione dei rapporti, e di mantenere fermo tale limite temporale nonostante lo slittamento dell’inizio della sessione di bilancio, è stata assunta all’unanimità dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi in sede di programmazione dei lavori del Senato. Fa inoltre osservare che le sedute già programmate della Commissione, comprese quelle odierne, consentono a tutti i commissari di svolgere i propri interventi in un tempo congruo e adeguato e di rispettare al contempo il termine stabilito.
Ha quindi la parola il senatore PASQUINI (DS-U) il quale, dopo aver sottolineato la rilevanza del rapporto della Commissione finanze sui disegni di legge finanziaria e di bilancio sotto il profilo delle entrate, svolge in premessa considerazioni generali sulla manovra di bilancio. Rileva criticamente come al termine della legislatura il Governo effettui una diversa ricostruzione delle cause della difficile congiuntura economica, non riconducendola più essenzialmente alla crisi dell’economia americana dopo gli attentati terroristici, bensì alla concorrenza cinese e all’introduzione della moneta unica europea. A fronte della constatazione, poi, della maggiore crescita economica degli altri Paesi europei rispetto all’Italia, fa presente che, a proprio giudizio, tale ritardo è da ascriversi anche all'incapacità del Governo di tenere sotto controllo i conti pubblici e alla conseguente progressiva riduzione delle risorse pubbliche da impegnare a sostegno del rilancio dell'economia.
Per quanto concerne la politica fiscale, dopo aver ricordato negativamente i numerosi interventi una tantum posti in essere dall’Esecutivo, sottolinea l'assenza di un chiaro indirizzo legislativo tributario: l'aumento e la successiva eliminazione della tassa sui brevetti, la attribuzione di ulteriori compiti alla Guardia di finanza nel decreto-legge e la contestuale riduzione degli stanziamenti in bilancio, l'alternarsi di misure a sostegno delle famiglie, ne sono solo alcuni esempi. Ritiene che la mancanza di una definita linea di condotta e l’adozione di atteggiamenti contraddittori abbiano ostacolato la ripresa economica del Paese e creato un clima di sfiducia tra gli operatori.
Sul versante delle entrate, evidenzia il rischio di una sovrastima delle stesse e, comunque, non condivide il ricorso al gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale quale strumento di copertura finanziaria: il rispetto dei parametri comunitari, e, in particolare del rapporto deficit-PIL per il prossimo anno, avrebbe dovuto consigliare ben altre misure. Analogamente esprime dubbi sulla realizzabilità delle entrate connesse alla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.
Nel complesso, giudica le misure recate dalla manovra di finanza pubblica non adeguatamente meditate e organiche, oltre ad essere improntate a scelte demagogiche dalle dubbie conseguenze positive in termini economici. Dai dubbi effetti pratici appare, in particolare, l’istituzione della Banca del Sud - stante anche la dotazione finanziaria insufficiente -, mentre di altrettanto incerta efficacia appaiono le disposizioni in materia di distretti produttivi e di istituzione di un fondo per l’indennizzo dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie. Giudica inoltre di insufficiente chiarezza le modalità di riduzione dei costi della politica, ritenendo peraltro condivisibile la misura, pur nella sua indubbia portata demagogica.
Riguardo la riduzione delle spese degli enti locali, evidenzia la necessità di non operare indistintamente, ma in modo tale da premiare le realtà maggiormente efficienti, facendo peraltro presente che un’efficace operazione di riduzione delle spese superflue passa attraverso operazioni di ristrutturazione che si sviluppano nel tempo. Rileva altresì il rischio che la riduzione delle spese possa incidere anche sul comparto sanitario e sulla prestazione dei servizi sociali da parte degli enti locali, con negative ripercussioni sulle fasce più deboli della popolazione. D’altro canto, fa presente che la spesa per le autonomie locali non può rispondere ai medesimi criteri di valutazione delle spese pubbliche per i Ministeri, ricordando altresì incidentalmente le significative ripercussioni che l’esenzione dal pagamento dell’ICI per gli immobili ecclesiastici avrà nei confronti di numerosi comuni.
Sotto il profilo della pressione fiscale complessiva, ribadisce il giudizio negativo per l’attuazione del secondo modulo della riforma fiscale nell'esercizio in corso, che ha impedito un riassetto ponderato delle aliquote: per quanto concerne il rilancio della competitività delle imprese utilizzando la leva fiscale, rileva criticamente la mancata adozione di interventi relativi all’IRAP.
Esprime la convinzione che il recupero degli effetti del drenaggio fiscale, un’attenta analisi della disciplina del trattamento di fine rapporto, in un’ottica di tutela dei lavoratori dipendenti, nonché la riforma della tassazione delle rendite finanziarie avrebbe avuto effetti di un altro impatto, sia per l'economia nel suo complesso che in termini di maggiore equità fiscale. Con riferimento, invece, alla tassa sulle grandi reti di trasmissione di energia, non condivide l’opinione che si possa in tal modo incentivare la tutela dell’ambiente, rilevando criticamente l’esclusione da tale ambito del settore delle telecomunicazioni, i cui sistemi possono altresì risultare dannosi per la salute. Esprime poi dubbi riguardo l’efficacia del divieto di traslazione dei costi sugli utenti finali, laddove l’applicazione dell’addizionale sulla tassa sulle reti di trasmissione possa determinare un calo dei profitti.
Infine, ribadisce il proprio giudizio complessivamente negativo nei confronti delle disposizioni contenute nei disegni di legge finanziaria e di bilancio.
Interviene il senatore TURCI (DS-U), il quale ribadisce le perplessità già espresse circa la ristrettezza dei tempi assegnati alle singole Commissioni per valutare le parti di competenza del disegno di legge finanziaria e del disegno di legge del bilancio, riservandosi allo stesso tempo di esprimere un giudizio più compiuto sull'intera manovra per il prossimo esercizio finanziario allorquando si avvierà l'esame dell'Atto Senato n. 3617.
Rileva poi criticamente come dalla manovra siano scomparsi due temi particolarmente significativi del programma dell'attuale maggioranza di Governo e cioè la riduzione delle aliquote delle imposte sul reddito e la eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive. Viene invece proposta una modesta riduzione del cuneo fiscale, avviando un intervento di attenuazione del costo del lavoro, in teoria condivisibile, ma del tutto inefficace rispetto alle reali esigenze del mondo delle imprese.
Al contempo, il bilancio di fine legislatura consegna una stima del rapporto deficit/PIL per il 2006 al 3,8, come risultato della manovra predisposta dal Governo. E' facile peraltro ipotizzare, purtroppo, il mancato raggiungimento di tale obiettivo, poiché il tendenziale si colloca su stime ben più alte rispetto a quelle previste. Hanno contribuito al deterioramento dei conti pubblici certamente il minor gettito tributario, il fallimento delle operazioni di cosiddetta "manutenzione della base imponibile" previste nella Finanziaria dell'anno scorso, il fallimento della riduzione percentuale delle spese correnti della Pubblica Amministrazione e lo stallo nella vendita dei beni immobili pubblici. In tali condizioni, appare facile prevedere che all'avvio della nuova legislatura il problema della finanza pubblica si porrà in termini non dissimili da quelle prospettatesi nel 1996. A suo parere, infatti sia le stime di minori spese che quelle di maggiori entrate presentano forti caratteri di aleatorietà. In particolare, la strategia di ridurre la spesa corrente attraverso la riduzione dei costi intermedi per i beni e servizi acquistati dalla Pubblica Amministrazione non ha dato i risultati sperati, mentre le uniche riduzioni di spesa che avranno effetti certi colpiscono pesantemente la capacità degli enti locali. In particolare, segnala come la esclusione di determinate categorie di spesa consentite dagli enti locali dalla riduzione disposta dal Governo rischia di non esplicare gli effetti voluti, poiché in molti casi gli enti locali sono chiamati comunque a garantire servizi ai cittadini, soprattutto per quanto riguarda i ceti più deboli. Inoltre l'oratore ritiene che gli enti locali abbiano subito un'inaccettabile compressione della propria autonomia, essendo stati eliminati anche i margini di autonomia concessi in tema di definizione delle percentuali di compartecipazione al gettito dei tributi erariali. Sul fronte dei conti pubblici, quindi, la politica del centrodestra ha comportato l'aumento della spesa corrente, la crescita del debito pubblico, l'azzeramento del risparmio pubblico e l'arresto della riduzione del rapporto deficit/debito pubblico.
Tale situazione va ascritta anche all'andamento negativo del gettito tributario ed appare francamente discutibile la stima del Governo di maggiori entrate per 3 miliardi di euro nel 2006 derivante dalla lotta all'evasione fiscale. La aleatorietà di tale stima deriva innanzitutto dal fatto che la legislazione tributaria degli ultimi anni è stata caratterizzata da una politica di clemenza che ha ridotto la capacità di accertamento dell'Amministrazione finanziaria ed ha indotto certamente il contribuente ad attendersi norme di sempre maggiore favore. Inoltre, una corretta politica di bilancio avrebbe consigliato di utilizzare le eventuali risorse aggiuntive derivanti dagli accertamenti, calcolati a consuntivo, a riduzione del debito pubblico e non a copertura di spese.
L'oratore esprime poi un giudizio fortemente critico su una serie di disposizioni, da ascrivere certamente alla capacità del ministro Tremonti di proporre misure all'apparenza accattivanti, ma che rischiano di rivelarsi in breve tempo come mere leggi-manifesto, ovvero misure di carattere propagandistico. Tra queste cita la partecipazione dei Comuni alla lotta all'evasione fiscale, il fondo a favore dei risparmiatori che hanno subito perdite su investimenti e la Banca del Sud.
Dopo un'interlocuzione del presidente PEDRIZZI sulla tematica dei depositi giacenti, l'ORATORE prosegue dichiarando la disponibilità della propria parte politica ad esaminare concretamente la possibilità di reinserire nel testo del disegno di legge finanziaria le disposizioni contenute nel disegno di legge sul risparmio relative ai depositi bancari giacenti, ma ribadisce il suo scetticismo sulla possibilità che tali somme possano in breve tempo costituire le risorse per l'attivazione del Fondo per i risparmiatori truffati. Prosegue quindi il proprio intervento valutando criticamente le disposizioni concernenti i distretti industriali, giudicando piuttosto accademica la filosofia di tale impianto normativo.
Conclude quindi preannunciando che la propria parte politica proporrà uno schema di manovra di bilancio alternativa a quella proposta dal Governo, nella quale troverà spazio innanzitutto la proposta di tassare in maniera differente i redditi da capitale, con una aliquota più vicina alla media europea, e ripristinando le aliquote dell'imposta sui redditi in vigore nell'anno di imposta 2004; con il sostanziale abbandono quindi delle modifiche recate dal cosiddetto secondo modulo della riforma fiscale saranno reperite le risorse per ridurre in maniera più incisiva il costo del lavoro, e restituire ai lavoratori dipendenti il potere d'acquisto sottoposto al drenaggio fiscale.
Il senatore BRUNALE (DS-U), dopo aver dichiarato di condividere le osservazioni critiche espresse in precedenza dai commissari appartenenti alla propria parte politica, si sofferma a commentare le disposizioni recate dall'articolo 66 del disegno di legge finanziaria in materia di giochi.
Rileva in premessa come il Governo, nella persona del sottosegretario Contento, e il direttore dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato abbiano sostanzialmente disatteso l'impegno assunto nei mesi scorsi di coinvolgere la Commissione nella predisposizione delle misure concernenti il settore dei giochi, con un atteggiamento che mette in forse il credito acquisito rispetto a precedenti impegni parlamentari su tali questioni.
Stante la portata finanziaria e il rilievo delle norme contenute nell'articolo 66, l'esito della decisione del Governo appare quindi particolarmente criticabile, poiché complessivamente si tratta di disposizioni non in linea con quanto sostenuto dalla stessa Commissione finanze nell'indagine conoscitiva sul settore dei giochi.
Gli obiettivi complessivi che si propone il Governo con l'articolo 66 - ampliare l'offerta dei giochi pubblici, difesa dei livelli di raccolta con una riduzione delle aliquote di imposta per i giochi, contrasto del gioco illegale e inasprimento del sistema sanzionatorio - sono obiettivi condivisibili e vanno nella direzione degli indirizzi espressi dalla Commissione.
Tuttavia l'esame analitico delle nuove disposizioni in tema di apparecchi da intrattenimento fa emergere con evidenza come i nuovi apparecchi rischiano di perdere assolutamente il carattere di giochi di intrattenimento, per assumere la forma di veri e propri slot machine. Il raddoppio della puntata minima e della vincita massima, la riduzione del tempo di giocata, nonché la decuplicazione del numero massimo di partite entro il quale il ciclo di giocate si completa per avere la certezza di vincere, costituiscono tutti elementi che fanno perdere il carattere di intrattenimento e trasformano gli apparecchi in questione in strumenti di gioco d'azzardo. Se si tiene conto del fatto che le disposizioni in commento consentono l'installazione di tale tipologia di macchine in locali aperti al pubblico, è facile ipotizzare conseguenze negative anche sul fronte dell'ordine pubblico e per la tutela del giocatore.
L'oratore svolge poi considerazioni critiche anche rispetto al progetto di collegare in rete tutti gli apparecchi da intrattenimento, lamentando ritardi e inefficienze, sostenendo anche la inefficacia di misure premianti per i concessionari che avessero compiuto investimenti significativi nel collegamento stesso.
Anche per quanto riguarda l'introduzione delle cosiddette video lottery e la possibilità che l'Amministrazione dei Monopoli definisca modalità di gioco a distanza, critica la facoltà assegnata ai singoli concessionari di raccogliere scommesse in locali diversi rispetto a quelli per i quali hanno avuto la concessione. Esiste infatti il pericolo concreto di infiltrazioni della criminalità e di favorire in tal modo un'attività di intermediazione nella raccolta delle scommesse assolutamente vietata.
Dopo aver richiamato i principi espressi dalla Commissione a conclusione dell'indagine conoscitiva sul settore dei giochi sul ruolo dello Stato regolatore, preannuncia l'inserimento nel parere di minoranza di specifiche osservazioni concernenti l'articolo 66.
Il presidente PEDRIZZI, condividendo in parte i rilievi espressi dal senatore Brunale, sottolinea come lo stesso condivida gli obiettivi di fondo che il Governo intende raggiungere con le nuove norme e ritiene possibile svolgere un ulteriore approfondimento in Commissione, sia con il sottosegretario Contento che con l'Amministrazione dei Monopoli di Stato nel corso delle prossime settimane.
Dichiara quindi chiusa la discussione generale congiunta, avvertendo che i relatori si riservano di svolgere l'intervento di replica in sede di illustrazione delle proposte di rapporto.
Il vice ministro dell’economia e delle finanze VEGAS, svolge l’intervento di replica soffermandosi anzitutto sulle limitate osservazioni emerse nel corso del dibattito relativamente alla Tabelle 1 e 2. Ai rilievi del relatore Eufemi, relativi ai ritardi nel completamento dell’operazione di accorpamento delle strutture del Ministero dell’economia e delle finanze, fa presente che tale riassetto è in via di definizione, pur tenendo conto delle difficoltà nell’integrare funzioni sinora esercitate da distinti ambiti. Per quanto concerne invece la consistenza dei residui passivi del Ministero, fa osservare che la valutazione deve tenere conto dell’entità della massa spendibile e, quindi, delle capacità di spesa.
Passa quindi ad analizzare le osservazioni concernenti le disposizioni di competenza del disegno di legge finanziaria. Osserva in premessa che la manovra correttiva dei conti pubblici si quantifica in una riduzione netta dell’indebitamento di 11,5 miliardi di euro pari allo 0,8 per cento del PIL, coperta mediante riduzione di spesa e aumenti di entrate; il Governo non ha ritenuto necessario adottare un intervento più incisivo alla luce dei dati attualmente disponibili sull’andamento tendenziale del deficit.
Riguardo i meccanismi introdotti per la riduzione della spesa pubblica fa presente che, quanto meno per il comparto relativo ai Ministeri, tali modalità hanno prodotto esiti soddisfacenti, potendosi esercitare comunque la capacità di spesa del soggetto pubblico nei limiti autorizzati. Con riferimento, invece, al contenimento delle spese delle Regioni e degli altri enti locali, rileva che con riguardo alle spese del settore sanitario delle Regioni l’intervento è stato operato avendo presente l’andamento tendenziale, mentre in relazione agli enti locali l’applicazione del Patto di stabilità interno avviene proporzionalmente alle spese sostenute da ciascuna autonomia territoriale. Pur nella consapevolezza dell’incisività dell’intervento, assicura che non si avrà una riduzione delle spese per la prestazione dei servizi sociali e per oneri di personale, anche tenendo conto del rilievo che possono qualificarsi come spese di carattere sociale anche voci non inserite nella relativa classificazione.
Dal punto di vista della copertura finanziaria, fa notare che la manovra correttiva dei conti pubblici è coperta in parte da riduzione delle spese obbligatorie e che la quota derivante dai proventi dall’attività di contrasto all’evasione fiscale è limitata a 300 milioni di euro (in termini di cassa) ed è corroborata da misure volte ad intensificare il recupero di base imponibile sul versante dell’attività della Guardia di Finanza, delle Agenzie fiscali e della riscossione.
Per quanto concerne la parte del disegno di legge finanziaria relativa al sostegno alle famiglie, alla solidarietà, alla ricerca e allo sviluppo, rileva che il Governo è disponibile a valutare i suggerimenti e le proposte di iniziativa parlamentare.
Osserva poi che la scelta di attuare un intervento di riduzione del costo del lavoro anziché di modifica del regime dell’IRAP è stata dettata da esigenze di carattere prettamente finanziario, per conseguire l'obiettivo una manovra di finanza pubblica realistica ed efficace, anche a scapito di misure che avrebbero avuto una valenza specifica nella presente fase pre-elettorale.
Con riferimento alle disposizioni sui distretti produttivi, ritiene che esse tendano a valorizzare una peculiarità della realtà imprenditoriale italiana, idonea a tradursi in benefici fiscali e a livello di erogazione del credito, anche alla luce della prossima entrata in vigore dell’accordo di Basilea 2.
Relativamente all’istituzione della Banca del Sud, fa presente che l’obiettivo del Governo non è tanto quello di dare vita ad un istituto di credito pubblico, che risulterebbe anacronistico, bensì ad uno strumento idoneo ad incentivare l’attività e i processi aggregativi delle imprese del Mezzogiorno, mediante la conoscenza delle realtà locali. Osserva inoltre che l’introduzione di una fiscalità di vantaggio può avvenire esclusivamente ove compatibile con i limiti vigenti in sede europea.
Rispetto al suggerimento di introdurre una tassazione delle rendite finanziarie, rappresenta il rischio che tale misura possa non produrre un significativo gettito, intervenendo su capitali finanziari facilmente trasferibili.
Per quanto concerne la normativa sui giochi, prende atto dell’intenzione della Commissione di approfondire tali tematiche acquisendo dal Governo ulteriori informazioni e fa presente che l’intenzione dell’Esecutivo è quella di ampliare la base imponibile e porre rimedio ad una situazione di fatto in cui la diffusione del gioco clandestino e on line è in crescita, al di fuori del controllo ed eludendo le imposte dello Stato.
In conclusione, fa notare che la manovra correttiva di finanza pubblica tiene conto del contesto economico attuale e che le scelte passate dell’Esecutivo hanno avuto certamente il merito di attenuare gli effetti della recessione.
Interviene quindi il presidente PEDRIZZI a giudizio del quale appare particolarmente significativa la circostanza che numerosi interventi contenuti nella manovra di bilancio trovano corrispondenza nel parere reso dalla Commissione in sede di esame del documento di programmazione economico-finanziaria: la difesa del potere d'acquisto delle famiglie, soprattutto dei nuclei familiari numerosi e con redditi molto bassi, è stato uno dei punti qualificanti di quella proposta, unitamente all'indicazione di introdurre misure fiscali e creditizie di particolare favore per le aziende che operano nell'ambito dei distretti industriali ovvero della stessa filiera produttiva. Allo stesso modo la Commissione aveva suggerito già allora di potenziare gli organici della Guardia di Finanza per rendere più efficace il contrasto all'evasione fiscale.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
FINANZE E TESORO(6a)
giovedì 13 ottobre 2005
299a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporti favorevoli con osservazioni)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.
Il presidente PEDRIZZI avverte che i relatori svolgeranno le proprie repliche contestualmente alla illustrazione delle rispettive proposte di rapporto.
Il senatore EUFEMI (UDC), relatore sulla Tabella 2 e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, svolge in premessa considerazioni sui rilievi espressi dall’opposizione nel corso del dibattito. In tale sede, rimarca come sia prevalsa una critica complessiva delle scelte di politica economica compiute dall’Esecutivo nel corso dell’intera legislatura rispetto ai contenuti dei disegni di legge in titolo; ritiene al contrario che la manovra di finanza pubblica per il prossimo anno sia improntata a serietà e rigore. Rispetto ai dubbi sollevati circa la correttezza delle cifre e, in particolare, dei dati relativi alla stima tendenziale del rapporto deficit/PIL, sottolinea la necessità di rispettare i vincoli imposti dall’appartenenza all’Unione europea e le verifiche svolte in tal senso nelle competenti sedi comunitarie.
Quanto alle osservazioni concernenti le riduzioni operate sulla spesa pubblica corrente, fa notare che esse riguardano tanto le amministrazioni centrali quanto le autonomie locali, le quali ultime non possono non essere coinvolte da misure di razionalizzazione e di eliminazione delle spese superflue, nel rispetto del patto di stabilità interno e salvaguardando le spese per il personale e per la prestazione dei servizi sociali. A tale proposito, ribadisce comunque la necessità di operare una distinzione tra gli enti territoriali a seconda del grado di efficienza della gestione della spesa pubblica.
Dopo aver ricordato l’opportunità di verificare la coerenza degli stanziamenti a favore della Guardia di finanza rispetto agli ulteriori compiti attribuiti al Corpo nell’ambito dell’azione di contrasto all’evasione fiscale, all’illegalità e a tutela della sicurezza, si sofferma sulle tematiche concernenti le politiche fiscali delineate nella manovra di finanza pubblica. Rileva che le critiche mosse hanno riguardato la mancata modifica della tassazione delle rendite finanziarie e delle plusvalenze, nonché le misure per la lotta all’evasione in quanto indicative di una tendenza contrastante rispetto ai passati interventi di clemenza fiscale. A tale ultimo proposito, fa presente la piena condivisibilità dell’incremento dell’attività di contrasto all’evasione, sotto i profili della giustizia sociale e dell’equità del prelievo, nonché dal punto di vista della leale concorrenza tra le imprese, mentre i profili di copertura finanziaria verranno analizzati dalla Commissione Bilancio. Fa inoltre osservare che dette misure potrebbero opportunamente essere affiancate da interventi volti a favorire l’emersione di base imponibile mediante un meccanismo di creazione di un conflitto di interesse tra contribuenti, quale ad esempio la detrazione di talune spese per le famiglie. In particolare, la propria parte politica auspica la previsione della deducibilità per le giovani coppie delle spese di locazione dell'abitazione e delle spese di intermediazione immobiliare.
Soffermandosi poi sulla problematica dell’autofinanziamento delle Authorities, manifesta preoccupazione per l’introduzione di modalità di finanziamento che potrebbero incidere sui principi di autonomia e indipendenza tipici di dette autorità di controllo e garanzia.
Esprime quindi un giudizio positivo sulla scelta di ridurre il costo del lavoro quale misura a sostegno dello sviluppo, in alternativa a correzioni sull’IRAP, auspicando peraltro un riallineamento rispetto agli altri Paesi europei e un impegno pluriennale. Con riferimento, invece, alle disposizioni sui distretti produttivi, giudica eccessive le critiche mosse dall’opposizione, sottolineando la rilevanza della costituzione di nuovi soggetti imprenditoriali unitariamente considerati anche dal punto di vista fiscale e dell’erogazione del credito in vista dell’entrata in vigore dell’accordo di Basilea 2.
Dopo aver richiamato i rilievi critici avanzati rispetto alla Banca del Sud, soprattutto a causa dell’entità delle risorse assegnate, delle quali auspica un incremento, rappresenta l’opportunità di prevedere che i crediti accertati delle imprese private nei confronti della Pubblica amministrazione per concessione di beni e prestazioni di servizi possano sostituire, fino all’ammontare dei crediti accertati, le fideiussioni, richieste alle imprese dalle Pubbliche amministrazioni per partecipare a gare pubbliche. Per quanto concerne la disciplina dei depositi bancari giacenti, ritiene apprezzabile la scelta di effettuare comunque un intervento normativo che modifichi l’attuale trattamento.
In conclusione, ribadisce la rilevanza di problematiche che già erano state sottolineate nel corso dell’esame del documento di programmazione economico-finanziaria, quali il trattamento dei soggetti fiscali incapienti e della tassazione dei trattamenti di fine rapporto e condivide le osservazioni svolte dal senatore Brunale nel corso del dibattito riguardo la disciplina dei giochi pubblici, sotto il profilo della necessità di adottare scelte coerenti con le conclusioni raggiunte dalla Commissione nell’indagine conoscitiva sul settore dei giochi e delle scommesse. Riterrebbe apprezzabile quindi una specifica osservazione su tali temi da parte del relatore Cantoni.
Ritiene quindi di aver illustrato la proposta di rapporto favorevole con osservazioni sulla Tabella 2 e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria (pubblicata in allegato al resoconto della seduta).
Ha quindi la parola il senatore CANTONI (FI) relatore sulla Tabella 1 e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria.
Esprime anzitutto un giudizio positivo sull’impostazione della manovra di finanza pubblica nel suo complesso e ribadisce la necessità di intervenire con decisione per ridurre le spese superflue da parte degli enti locali, riguardo alle quali sono state da più parti effettuate segnalazioni, sintomatiche di una non corretta impostazione riguardo l’impiego delle pubbliche risorse da parte delle autonomie territoriali.
Quanto al rispetto dei vincoli comunitari, sottolinea il buon esito della politica di rigore dei conti pubblici seguita dal Paese soprattutto se posta a confronto con i principali partner europei. Con riferimento, invece, ai profili di politica fiscale, ritiene che le disposizioni sull’indeducibilità di minusvalenze su dividendi non tassati siano maggiormente apprezzabili rispetto alla prospettata introduzione di una tassazione delle rendite finanziarie, esprimendo altresì apprezzamento per il rinnovato impegno nella lotta all’evasione fiscale. Riguardo poi alla tassa sulle grandi reti di trasmissione di energia, ribadisce la convinzione che essa non determinerà conseguenze sfavorevoli sugli utenti finali.
Per quanto concerne la spesa nel settore sanitario, cita dati che evidenziano il progressivo aumento degli stanziamenti nel corso della legislatura, auspicando che ad essi possa corrispondere un migliore livello di prestazione dei servizi. Con riferimento, poi, agli stanziamenti per il Mezzogiorno, ritiene che sia stata dedicata tutta l’attenzione possibile alla luce delle risorse disponibili.
In relazione alle misure a sostegno della crescita economica, annette rilevanza alle proroghe delle agevolazioni fiscali e alla riduzione del costo del lavoro, mentre l’introduzione della possibilità di devolvere una quota dei redditi delle persone fisiche per finalità di volontariato e ricerca è indice di una condivisibile impostazione a sostegno dell’innovazione.
Illustra infine una proposta di rapporto favorevole con osservazioni (pubblicata in allegato al resoconto della seduta).
Il senatore PASQUINI (DS-U) illustra gli ordini del giorno 0/3614/1/6a-Tab. 2 e 0/3614/2/6a-Tab. 2 relativi alla Tabella n. 2 (pubblicati in allegato al resoconto della seduta).
Illustra poi le distinte proposte di rapporto presentate anche dalla propria parte politica sulle Tabelle 1 e 2 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria (pubblicate in allegato al resoconto della seduta).
Il presidente PEDRIZZI avverte che si passa alla votazione della proposta di rapporto favorevole con osservazioni presentata dal relatore Cantoni sulla Tabella 1 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.
Il vice ministro VEGAS esprime parere favorevole su detta proposta.
Interviene per dichiarazione di voto il senatore PASQUINI (DS-U) il quale preannuncia, anche a nome della propria parte politica, il voto contrario sulla proposta di rapporto, sottolineando peraltro come risulti apprezzabile l’inserimento nella stessa di un’osservazione concernente la disciplina del settore dei giochi pubblici che tiene conto dei rilievi espressi in discussione generale da parte del senatore Brunale.
Interviene poi per dichiarazione di voto contraria, anche a nome della propria parte politica, il senatore CASTELLANI (Mar-DL-U), il quale dichiara peraltro di apprezzare e condividere l’osservazione contenuta nello schema di rapporto relativamente al settore dei giochi pubblici.
Fa inoltre presente, con riferimento al complesso della manovra di finanza pubblica e, pertanto, alle osservazioni in entrambe le proposte di parere presentate dai relatori, che la credibilità degli interventi programmati risulta minata dalla possibilità che debba a breve procedersi mediante un provvedimento d’urgenza ad una misura correttiva dei conti pubblici onde ridurre il rapporto deficit/PIL.
Con riferimento, invece, alla programmata riduzione delle spese degli enti locali, reputa indispensabile tutelare la funzionalità delle autonomie locali e operare una distinzione tra le singole realtà territoriali sotto il profilo della spesa pubblica.
Il senatore GIRFATTI (FI) preannuncia il voto favorevole, anche a nome della propria parte politica, su entrambe le proposte di rapporto illustrate dai relatori.
Esprime particolare apprezzamento per l’istituzione della Banca del Sud, auspicando che essa possa costituire un fattore di positivo sviluppo per l’erogazione del credito ai soggetti imprenditoriali operanti nel Mezzogiorno e che possa fungere da tramite per l’utilizzo dei fondi strutturali di origine comunitaria e, in definitiva, favorire lo sviluppo economico delle Regioni meridionali.
Il senatore GRILLOTTI (AN) preannuncia, anche a nome della propria parte politica, il voto favorevole su entrambe le proposte di rapporto illustrate dai relatori, facendo peraltro presente che le problematiche connesse allo sviluppo dell’economia nel Sud del Paese non sono interamente correlate all’entità degli stanziamenti definiti annualmente con l'approvazione di disegni di legge di bilancio e finanziaria, quanto alla capacità delle pubbliche amministrazioni di spendere effettivamente le somme stanziate.
Riguardo le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, sottolinea come le cifre indicate nel disegno di legge risultino realistiche e come, comunque, tale procedura riguardi esclusivamente immobili non più strategici per lo svolgimento di funzioni pubbliche e che comportano eccessive spese di mantenimento.
Per quanto concerne, poi, le riduzioni di spesa per gli enti locali, evidenzia che esse non interessano le spese per la prestazione dei servizi sociali, osservando altresì che l’erogazione di taluni servizi, pur connotati da utilità sociale, deve necessariamente avvenire a domanda individuale e senza il carattere di gratuità. In definitiva, ritiene che le amministrazioni locali, pur alla luce delle riduzioni di spesa, possano essere in grado di gestire le risorse assegnate in modo tale da non incidere negativamente sul livello di prestazione dei servizi sociali.
Il senatore CORRADO (LP) preannuncia, anche a nome della propria parte politica, il voto favorevole sulle proposte di rapporto dei relatori.
Il presidente PEDRIZZI, verificata la presenza del numero legale per deliberare, pone quindi in votazione la proposta di rapporto favorevole con osservazioni presentata dal relatore Cantoni sulla Tabella 1 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria, che risulta approvata a maggioranza. Dichiara quindi preclusa la votazione del parere di minoranza illustrato dal senatore Pasquini.
Avverte poi che si passa alla votazione degli ordini del giorno riferiti alla Tabella 2.
Il relatore EUFEMI (UDC) esprime parere contrario sull’ordine del giorno 0/3614/1/6a-Tab.2, considerando l’elevato impegno finanziario che esso comporta. Sul fronte dei crediti vantati dalle imprese, peraltro, osserva che la proposta di parere da lui presentata contiene l’auspicio affinché venga valutata l’opportunità di prevedere che i crediti accertati delle imprese private nei confronti della pubblica amministrazione per concessione di beni e prestazione di servizi possano sostituire, fino all'ammontare dei crediti accertati, le fideiussioni richieste alle imprese dalle pubbliche amministrazioni per partecipare a gare pubbliche.
Il Rappresentante del GOVERNO esprime parere conforme a quello del relatore.
Posto ai voti, l’ordine del giorno 0/3614/1/6a-Tab.2 viene respinto.
Il relatore EUFEMI (UDC) dichiara poi di condividere i contenuti dell’ordine del giorno 0/3614/2/6a-Tab.2, a condizione che il dispositivo sia così modificato: "impegna il Governo a valutare la possibilità di predisporre un considerevole aumento delle risorse in bilancio destinate alla funzionalità della Guardia di finanza, in particolare per quanto riguarda l'efficacia della lotta all'evasione fiscale e del contrasto all’illegalità, e nonché le esigenze di sicurezza".
Il Rappresentante del GOVERNO esprime parere conforme a quello del relatore.
Il senatore PASQUINI (DS-U) modifica l'ordine del giorno nel senso suggerito dal relatore.
Il relatore EUFEMI (UDC), il relatore CANTONI (FI) e i senatori GRILLOTTI (AN), CASTELLANI (Mar-DL-U), CORRADO (LP) e GIRFATTI (FI), a nome delle rispettive parti politiche, aggiungono la propria firma all’ordine del giorno 0/3614/2/6a-Tab.2, che, posto in votazione come modificato, risulta approvato all’unanimità.
Con separata votazione, viene poi approvata la proposta di rapporto favorevole con osservazioni presentata dal relatore Eufemi, relativa alla Tabella 2 e alle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria, risultando preclusa la votazione del rapporto di minoranza illustrato dal senatore Pasquini.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DELL'ENTRATA
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 1)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminato lo stato di previsione dell'entrata per l'anno 2006 nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni.
Le stime di entrata per l'esercizio 2006 appaiono in linea con le previsioni macro-economiche e l'andamento della congiuntura per il prossimo anno e non risentono dell'eventuale effetto depressivo delle misure di clemenza fiscale adottate per i precedenti anni di imposta.
In linea con il parere reso dalla Commissione sul DPEF si rende necessario individuare le risorse disponibili sul Fondo per la famiglia verso i soggetti più deboli, in particolare i soggetti incapienti (il cui numero è cresciuto per l'allargamento della no tax area) e, in via prioritaria, le famiglie numerose e monoreddito. Inoltre si pone il problema di ripristinare la clausola di salvaguardia per gli anni di imposta 2003-2005 sulle somme percepite dal lavoratore a titolo di trattamento di fine rapporto.
In relazione all'articolo 64, la Commissione condivide l'obiettivo di consentire una rivalutazione del valore assegnato a determinati cespiti aziendali (beni strumentali, immobili, terreni, partecipazioni azionarie). Vista la natura della norma e la sua portata, al fine di incrementare il gettito derivante dalla disposizione in parola, invita la Commissione di merito a modificarne il contenuto consentendo la rivalutazione anche dei beni immobili iscritti tra le rimanenze da almeno 5 anni, purché non siano venduti prima della scadenza di 2 anni dalla data di entrata in vigore della legge.
Per quanto riguarda gli interventi previsti in materia di giochi dall’articolo 66 del disegno di legge finanziaria, la Commissione ne condivide complessivamente gli obiettivi, ma rileva come alcune disposizioni concernenti l'introduzione di nuove tipologie di apparecchi da intrattenimento possano apparire non in linea con i principi espressi dalla Commissione Finanze e tesoro a conclusione dell'indagine conoscitiva sul settore dei giochi pubblici. La Commissione esprime perplessità circa le norme riguardanti le modifiche dei principali parametri di funzionamento degli apparecchi con vincite in denaro della tipologia AWP (Amusement With Price), esprimendo altresì la preoccupazione che la perdita del carattere di intrattenimento possa avere conseguenze sul fronte della tutela del giocatore. Risultano invece apprezzabili le norme volte a ridurre la percentuale di prelievo erariale sui giochi, le norme di contrasto al gioco illegale e le misure di sostegno per le scommesse sportive e per il gioco di ricevitoria.
La Commissione sollecita infine la Commissione di merito a modificare l'articolo 66 introducendo una specifica disposizione volta a destinare una quota parte del maggior gettito derivante dalle nuove disposizioni a sostegno di iniziative volte a combattere la ludopatia.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE
DEL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 2)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La 6a Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006 nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni.
La mancata unificazione delle strutture amministrative del Ministero dell'economia e delle finanze che traevano origine dal Ministero del Tesoro e dal Ministero delle Finanze, come sottolineato anche dalla Corte dei conti, comporta una duplicazione di apparati amministrativi e di organismi la cui concreta riorganizzazione potrebbe consentire significativi risparmi di spesa.
In relazione agli stanziamenti previsti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e, in particolare, con riferimento alle somme previste nelle unità previsionali di base relative alla Guardia di finanza, la Commissione esprime la preoccupazione che le misure recate dall'articolo 2 del decreto-legge n. 203 del 2005 possano in parte essere rese meno efficaci, ai fini della lotta all'evasione fiscale, dalla prevista riduzione degli stanziamenti iscritti in bilancio e riferiti alla stessa Guardia di finanza. In particolare, la Commissione esprime la preoccupazione che le minori disponibilità sui capitoli di bilancio concernenti le spese per alloggi di servizio ed altre spese di carattere organizzativo possano, in qualche misura, incidere sulla operatività del Corpo.
Per quanto riguarda, invece, le parti di competenza del disegno di legge finanziaria, la Commissione valuta positivamente le misure volte a contenere la spesa corrente degli enti locali e invita la Commissione di merito a valutare con attenzione gli eventuali riflessi sulla capacità di spesa dei Comuni in relazione a servizi sociali resi ai ceti meno abbienti.
Analogamente a quanto sostenuto nel parere reso alla Commissione Bilancio in sede di esame del documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio 2006-2009, la Commissione invita la Commissione Bilancio medesima a valutare un'osservazione sull'operatività del Patto di stabilità interno, circa la necessità di modificare le vigenti regole che individuano le spese degli enti locali che concorrono alla definizione dei tetti di spesa: appare opportuno, infatti, espungere dall'elenco delle spese che incidono sul Patto di stabilità le spese per investimenti con onere non a carico del bilancio dell'ente locale, poiché ad esse concorrono risorse conseguite a valere su fondi comunitari o statali. Si premierebbe in tale modo l'efficienza dell'ente locale senza rischiare l'inutilizzabilità di risorse da destinarsi prevalentemente ad investimenti strutturali e ad opere pubbliche che unanimemente sono ritenute essenziali per il rilancio dell'economia.
In relazione alle disposizioni recate all'articolo 14 del disegno di legge n. 3613, finalizzate ad introdurre norme di autofinanziamento delle autorità indipendenti e, in particolare, a modificare le modalità di finanziamento della Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), la Commissione fa presente che attualmente il finanziamento della CONSOB avviene mediante un fondo previsto nel bilancio dello Stato e in parte attraverso le contribuzioni degli organismi e degli operatori del mercato borsistico. La previsione contenuta nell'articolo 14, non solo prevede il passaggio al totale autofinanziamento della CONSOB, ma introduce la sostanziale novità che non sia più la CONSOB, ma il Ministero dell'economia a stabilire annualmente il livello delle contribuzioni al fine di garantire il finanziamento dello stesso organismo.
Tale ultima ipotesi appare meritevole di ulteriori approfondimenti, poiché rischia di incidere sull'autonomia dell'Autorità di borsa, in contraddizione con quanto finora previsto sia dalla normativa vigente che dalle norme introdotte dalla legge comunitaria per il 2004 e dal disegno di legge di riforma del settore del risparmio.
Per quanto riguarda, invece, l'articolo 46 del disegno di legge finanziaria e l'istituzione del fondo per indennizzare i risparmiatori che hanno investito sul mercato finanziario, la Commissione ribadisce la convinzione che la legislazione sui depositi giacenti già prevista nell'articolo 14 del disegno di legge sulla tutela del risparmio costituisse un punto di equilibrio particolarmente garantista sia delle esigenze degli enti creditizi che dei soggetti titolari dei diritti sulle somme e i beni giacenti.
La Commissione invita pertanto la Commissione Bilancio a modificare l'articolo 46, secondo quanto valutato dalla Commissione e dall'Assemblea in riferimento al disegno di legge 3328, anche al fine di rendere quanto prima operativa la normativa sui depositi giacenti e correlativamente destinare le risorse da essi rivenienti all'istituito Fondo di indennizzo.
Infine, la Commissione apprezza il progetto di costituire un nuovo soggetto creditizio operante nel Mezzogiorno d'Italia, anche in considerazione della specificità del sistema creditizio meridionale e della difficoltà di accesso al credito spesso lamentata dalle piccole e medie imprese operanti nel Sud.
Tuttavia, il progetto va meglio precisato rispetto all'attuale ordinamento del sistema bancario, che è volto a preservare l'autonomia nelle scelte imprenditoriali di ogni singolo istituto di credito per via della specializzazione dell'offerta creditizia, e che è caratterizzato dall'abbandono del modello della banca pubblica.
Infine si dovrà valutare la opportunità di prevedere che i crediti accertati delle imprese private nei confronti della Pubblica Amministrazione per concessione di beni e prestazioni di servizi potrebbero sostituire (fino all'ammontare dei crediti accertati) le fideiussioni richieste alle imprese dalle Pubbliche Amministrazioni per partecipare a gare pubbliche.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI TURCI,
CASTELLANI, PASQUINI, CAMBURSANO, BRUNALE, D'AMICO,
BONAVITA
SULLO STATO DI PREVISIONE DELL'ENTRATA
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 1)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione 6a,
esaminato lo stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
premesso che,
la manovra finanziaria per il 2006 predisposta dal Governo ha un carattere recessivo e non fornisce risposte ai problemi più urgenti del paese, da quello del rischio del declino economico a quello della distribuzione sperequata del reddito, dalla riduzione del potere d'acquisto dei ceti popolari alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, dalla ulteriore marginalizzazione delle aree svantaggiate del paese alle necessità di modernizzazione del welfare;
sul piano economico, il risultato dell'azione di Governo, a fine legislatura, si caratterizza per i risultati ampiamente negativi e la dimostrazione di questo fallimento è evidenziata dal fatto che, il PIL del Paese ha una crescita prossima allo "zero", l'indebitamento netto viaggia secondo le ultime stime al di sopra del 5 per cento, l'avanzo primario si è quasi azzerato e il debito pubblico è tornato a crescere fino a raggiungere la ragguardevole cifra del 108,2 per cento;
il nostro Paese è sorvegliato speciale in Europa, per la mancata tenuta dei conti pubblici. La procedura comunitaria di infrazione per disavanzo eccessivo ha comportato il varo di una manovra finanziaria correttiva per il 2006 di ammontare superiore a 20 miliardi di euro, di cui la parte più consistente, pari a 11,5 miliardi di euro è destinata alla riduzione dell'indebitamento al 3,8 per cento;
il Governo, a causa del mancato controllo della spesa pubblica e di scelte di politica economica profondamente sbagliate ed inique, si trova ad affrontare le problematiche di crescita e del rilancio dell'economia del Paese, senza la necessaria dotazione di risorse e soprattutto senza la necessaria credibilità nel contesto nazionale ed internazionale;
valutato che,
sul piano istituzionale, si tende a svuotare il ruolo del Parlamento in merito all'analisi e all'approvazione della manovra finanziaria, rendendo sempre più ampia la discrezionalità dell'Esecutivo nel presentare le proprie proposte. Si lamenta a tal proposito l'ingiustificato spezzettamento della manovra finanziaria in più provvedimenti, in modo tale da rendere difficoltosa l'analisi delle proposte avanzate in sede Parlamentare;
la manovra di 20 miliardi di euro, costituita da interventi di riduzione della spesa per la pubblica amministrazione e gli enti locali, da entrate una tantum (dismissioni immobiliari), da interventi vari di manutenzione del gettito, appare poco credibile e tale da non consentire il raggiungimento degli obiettivi, per l'anno 2006, di contenimento del deficit entro la soglia del 3,8 per cento del PIL. Ciò in piena continuità con i provvedimenti adottati nel corso dei precedenti quattro anni dal Governo di centrodestra che hanno condotto il Paese sull'orlo del dissesto finanziario, senza peraltro incidere in modo significativo sulla ricchezza e sulla capacità di consumo dei cittadini;
la manovra è incoerente con gli obiettivi di rilancio dell'economia in quanto colpisce a pioggia le imprese e i lavoratori autonomi, in particolare quelli del mezzogiorno, in un momento economico congiunturale difficile, nel quale la sottrazione di risorse al sistema produttivo si configura come un ulteriore fattore di rallentamento dell'economia del nostro paese;
l'applicazione di nuove misure restrittive alla spesa dell'Amministrazione centrale, delle regioni e degli enti locali, oltre a limitare fortemente la capacità di gestione amministrativa, di spesa e di investimento degli enti medesimi, ha come conseguenza inevitabile il taglio dei servizi sociali per i cittadini, ovvero l'aumento dei costi e delle tariffe dei medesimi servizi, nonché delle imposte locali;
tenuto conto che,
nella manovra non vi è traccia di misure significative di riduzione delle imposte, e in particolare, dell'attuazione del terzo modulo della riforma fiscale e della più volte annunciata, riduzione dell'Irap. La legislatura, iniziata con lo slogan del meno tasse per tutti, con l'attuazione della riforma fiscale che prevedeva due sole aliquote d'imposta del 23 e del 33 per cento, termina mestamente con la mancata attuazione dei propositi del Governo e con l'affannosa ricerca di nuove entrate attraverso l'applicazione di nuove gabelle a carico dei contribuenti e delle imprese;
la manovra non contiene misure per la restituzione del fiscal drag, ovvero misure contro il silenzioso ma costante aumento della pressione fiscale sui redditi reali dei cittadini;
non sono previste misure per la restituzione di oltre 1 miliardo di euro di tassazione indebita sul TFR, posta a carico dei contribuenti a seguito dell'entrata in vigore del primo modulo della riforma fiscale e della mancata applicazione della clausola di salvaguardia prevista dalla medesima riforma;
gli interventi previsti in materia di giochi dall’articolo 66 appaiono al loro interno contraddittori e in alcune parti in contrasto con l’indagine conoscitiva approvata dalla Commissione Finanze e Tesoro il 23 marzo 2003. Mentre risultano apprezzabili le parti relative ad una rimodulazione al ribasso della percentuale di prelievo erariale sui giochi presi in esame, le norme di contrasto al gioco illegale e le misure di sostegno per le scommesse sportive e per il gioco di ricevitoria, appaiono decisamente criticabili le norme riguardanti le modifiche dei principali parametri di funzionamento degli apparecchi con vincite in denaro della tipologia AWP (Amuesement With Price). Inoltre le norme concernenti la introduzione sul mercato di apparecchi idonei alla raccolta per il gioco "a distanza" non prevedono, come necessario, la definizione di alcuni criteri guida in rispetto dei contenuti della delega assegnata al Ministero dell’Economia e delle Finanze dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, concernente la funzione di regolamentare l’intero settore delle scommesse ad eccezione di quelle ippiche.
ESPRIME
PARERE CONTRARIO
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI TURCI,
CASTELLANI, PASQUINI, CAMBURSANO, BRUNALE, D'AMICO,
BONAVITA
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 2)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione 6a,
esaminato lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
Premesso che,
la manovra finanziaria per il 2006 predisposta dal Governo ha un carattere recessivo e non fornisce risposte ai problemi più urgenti del paese, da quello del rischio del declino economico a quello della distribuzione sperequata del reddito, dalla riduzione del potere d'acquisto dei ceti popolari alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, dalla ulteriore marginalizzazione delle aree svantaggiate del paese alle necessità di modernizzazione del welfare;
sul piano economico, il risultato dell'azione di Governo, a fine legislatura, si caratterizza per i risultati ampiamente negativi e la dimostrazione di questo fallimento è evidenziata dal fatto che, il PIL del Paese ha una crescita prossima allo "zero", l'indebitamento netto viaggia secondo le ultime stime al di sopra del 5 per cento, l'avanzo primario si è quasi azzerato e il debito pubblico è tornato a crescere fino a raggiungere la ragguardevole cifra del 108,2 per cento;
il nostro Paese è sorvegliato speciale in Europa, per la mancata tenuta dei conti pubblici. La procedura comunitaria di infrazione per disavanzo eccessivo ha comportato il varo di una manovra finanziaria correttiva per il 2006 di ammontare superiore a 20 miliardi di euro, di cui la parte più consistente, pari a 11,5 miliardi di euro è destinata alla riduzione dell'indebitamento al 3,8 per cento;
il Governo, a causa del mancato controllo della spesa pubblica e di scelte di politica economica profondamente sbagliate ed inique, si trova ad affrontare le problematiche di crescita e del rilancio dell'economia del Paese, senza la necessaria dotazione di risorse e soprattutto senza la necessaria credibilità nel contesto nazionale ed internazionale;
valutato che,
sul piano istituzionale, si tende a svuotare il ruolo del Parlamento in merito all'analisi e all'approvazione della manovra finanziaria, rendendo sempre più ampia la discrezionalità dell'Esecutivo nel presentare le proprie proposte. Si lamenta a tal proposito l'ingiustificato spezzettamento della manovra finanziaria in più provvedimenti, in modo tale da rendere difficoltosa l'analisi delle proposte avanzate in sede Parlamentare;
la manovra di 20 miliardi di euro, costituita da interventi di riduzione della spesa per la pubblica amministrazione e gli enti locali, da entrate una tantum (dismissioni immobiliari), da interventi vari di manutenzione del gettito, appare poco credibile e tale da non consentire il raggiungimento degli obiettivi, per l'anno 2006, di contenimento del deficit entro la soglia del 3,8 per cento del PIL. Ciò in piena continuità con i provvedimenti adottati nel corso dei precedenti quattro anni dal Governo di centrodestra che hanno condotto il Paese sull'orlo del dissesto finanziario, senza peraltro incidere in modo significativo sulla ricchezza e sulla capacità di consumo dei cittadini;
la manovra è incoerente con gli obiettivi di rilancio dell'economia in quanto colpisce a pioggia le imprese e i lavoratori autonomi, in particolare quelli del mezzogiorno, in un momento economico congiunturale difficile, nel quale la sottrazione di risorse al sistema produttivo si configura come un ulteriore fattore di rallentamento dell'economia del nostro paese;
l'applicazione di nuove misure restrittive alla spesa dell'Amministrazione centrale, delle regioni e degli enti locali, oltre a limitare fortemente la capacità di gestione amministrativa, di spesa e di investimento degli enti medesimi, ha come conseguenza inevitabile il taglio dei servizi sociali per i cittadini, ovvero l'aumento dei costi e delle tariffe dei medesimi servizi, nonché delle imposte locali;
tenuto conto che,
nella manovra non vi è traccia di misure significative di riduzione delle imposte, e in particolare, dell'attuazione del terzo modulo della riforma fiscale e della più volte annunciata, riduzione dell'Irap. La legislatura, iniziata con lo slogan del meno tasse per tutti, con l'attuazione della riforma fiscale che prevedeva due sole aliquote d'imposta del 23 e del 33 per cento, termina mestamente con la mancata attuazione dei propositi del Governo e con l'affannosa ricerca di nuove entrate attraverso l'applicazione di nuove gabelle a carico dei contribuenti e delle imprese;
la manovra non contiene misure per la restituzione del fiscal drag, ovvero misure contro il silenzioso ma costante aumento della pressione fiscale sui redditi reali dei cittadini;
non sono previste misure per la restituzione di oltre 1 miliardo di euro di tassazione indebita sul TFR, posta a carico dei contribuenti a seguito dell'entrata in vigore del primo modulo della riforma fiscale e della mancata applicazione della clausola di salvaguardia prevista dalla medesima riforma;
gli interventi previsti in materia di giochi dall’articolo 66 appaiono al loro interno contraddittori e in alcune parti in contrasto con l’indagine conoscitiva approvata dalla Commissione Finanze e Tesoro il 23 marzo 2003. Mentre risultano apprezzabili le parti relative ad una rimodulazione al ribasso della percentuale di prelievo erariale sui giochi presi in esame, le norme di contrasto al gioco illegale e le misure di sostegno per le scommesse sportive e per il gioco di ricevitoria, appaiono decisamente criticabili le norme riguardanti le modifiche dei principali parametri di funzionamento degli apparecchi con vincite in denaro della tipologia AWP (Amuesement With Price). Inoltre le norme concernenti la introduzione sul mercato di apparecchi idonei alla raccolta per il gioco "a distanza" non prevedono, come necessario, la definizione di alcuni criteri guida in rispetto dei contenuti della delega assegnata al Ministero dell’Economia e delle Finanze dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, concernente la funzione di regolamentare l’intero settore delle scommesse ad eccezione di quelle ippiche.
ESPRIME
PARERE CONTRARIO
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)
mercoledì 12 ottobre 2005
434a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 7) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 14) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio. Esame delle Tabelle 7 e 14 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)
Il PRESIDENTE dichiara aperto l'esame dei documenti di bilancio, per le parti di competenza della Commissione.
Il relatore DELOGU(AN) illustra la tabella 7, recante lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2006 e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, soffermandosi anzitutto sullo stato di previsione del bilancio. Al riguardo, osserva preliminarmente che esso perfeziona la nuova struttura dipartimentale individuata dal decreto del Presidente della Repubblica 11 agosto 2003, n. 319, emanato ai sensi dell'articolo 50 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
Con riferimento agli stanziamenti relativi all'istruzione, egli rileva poi che essi sono stati determinati in relazione alle esigenze derivanti dal processo di riforma in atto. In particolare, gli obiettivi prioritari per il 2006: sono il consolidamento della riforma del ciclo primario; la realizzazione della riforma del secondo ciclo; il potenziamento delle iniziative di formazione del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola con riferimento al processo di riforma in atto; la realizzazione di interventi in favore degli studenti e delle famiglie; il consolidamento delle politiche internazionali dell'istruzione; l'elevazione della fruizione gratuita del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione di un ulteriore anno.
Passando agli stanziamenti relativi all'università e all'alta formazione artistica, musicale e coreutica, egli rileva poi che,nell'ottica di un miglioramento della qualità del sistema universitario e della competitività delle università anche in ambito internazionale, le linee prioritarie di intervento perseguite sono: la revisione dello stato giuridico, del reclutamento e del trattamento economico del personale universitario; la revisione dei meccanismi di programmazione del sistema universitario e di valutazione dei risultati delle università, in relazione al nuovo modello di finanziamento introdotto dal decreto ministeriale 28 luglio 2004; l'evoluzione del processo di valutazione della ricerca; la realizzazione sostanziale del diritto allo studio, attraverso la concessione di borse di studio agli studenti; la creazione di uno spazio euromediterraneo di istruzione universitaria e di ricerca; relativamente all'alta formazione artistica, musicale e coreutica, l'introduzione degli statuti di autonomia e di organizzazione amministrativa, finanziaria e contabile delle istituzioni.
Quanto infine alla ricerca, osserva che, in armonia con il Programma nazionale della ricerca, è stato assegnato un rilievo primario ai seguenti obiettivi: sostegno delle attività di ricerca di base, attraverso il Fondo investimenti per la ricerca di base (FIRB); realizzazione di distretti tecnologici, attraverso il Fondo per le attività di ricerca (FAR); sostegno allo start-up delle imprese particolarmente innovative; inserimento e formazione di giovani ricercatori; potenziamento delle iniziative a sostegno dell'internazionalizzazione della ricerca.
Dopo aver brevemente accennato alla struttura del Ministero, suddivisa in 22 centri di responsabilità amministrativa, nonché alla ripartizione della spesa per funzioni-obiettivo, il relatore si sofferma indi sullo stanziamento in conto competenza del Ministero, pari a 50.148,1 milioni di euro,di cui 47.737,4milioni per la parte corrente e 2.410,6 milioni per la parte in conto capitale.
Su detto totale di 50.148,1 milioni di euro, 46.824,1 milioni sono considerate dall’Amministrazione "quote giuridicamente obbligatorie", per una percentuale pari al 93,3 per cento.
L’incidenza percentuale sul totale generale del bilancio dello Stato è pari a circa il 7,7 per cento.
Quanto ai residui passivi presunti al 1° gennaio 2006, la loro consistenza è valutata in 3.078,7 milioni di euro per la parte corrente e in 4.389,6 milioni per quella in conto capitale, per un totale di 7.468,3 milioni di euro. Rispetto ai residui accertati al 1° gennaio 2005, come risultanti dal rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2004, si registra un decremento pari a 1.574,6 milioni di euro. Occorre comunque tener presente, prosegue il relatore, che la valutazione dei residui presunti operata in sede di bilancio di previsione è provvisoria e suscettibile di notevoli variazioni, che potranno discendere dall’andamento della gestione nella parte finale dell’esercizio.
Passando alle autorizzazioni di cassa, egli rileva infine che esse ammontano a 51.606,9 milioni di euro. Data una massa spendibile di 57.616,4 milioni di euro (7.468,3 milioni di residui più 50.148,1 milioni di competenza), le autorizzazioni di cassa assicurano un coefficiente di realizzazione (rapporto tra autorizzazioni di cassa e massa spendibile) dell'89,5 per cento, a testimonianza della capacità di spesa che il Ministero ritiene di poter raggiungere nel 2006.
Il relatore da altresì conto degli stanziamenti recati dallo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, in materia di istruzione e ricerca, segnalando lo stanziamento di 154,9 milioni di euro per le misure sul diritto allo studio ai sensi della legge n. 62 del 2000 sulla parità scolastica e lo stanziamento di 25,8 milioni di euro per il Fondo integrativo speciale per la ricerca di cui al decreto legislativo n. 204 del 1998.
Quanto all'articolato del disegno di legge di bilancio, si sofferma sull'articolo 2, comma 29, e sull'articolo 7, che recano norme sul Ministero.
Passando ad illustrare le parti di competenza del disegno di legge finanziaria, il relatore illustra anzitutto l'articolo 3, comma 1, che realizza un contenimento delle spese per consumi intermedi.
Il comma 2 del medesimo articolo 3 pone poi una disciplina restrittiva delle spese per studi e incarichi di consulenza conferiti a soggetti estranei alla pubblica amministrazione, escludendo però espressamente le università, gli enti di ricerca e gli organismi equiparati.
Il comma 3 riduce le spese di rappresentanza delle pubbliche amministrazioni, stabilendo che esse non possano, a decorrere dal 2006, effettuare spese di ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2004 per relazioni pubbliche, convegni, mostre e pubblicità.
Il comma 4 determina infine una contrazione delle spese che le pubbliche amministrazioni sostengono per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture.
Quanto all'articolo 4, esso realizza un contenimento delle spese per investimenti fissi lordi.
L'articolo 5 istituisce invece un Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese, in cui confluiscono gli importi indicati nell'elenco n. 3 allegato al disegno di legge finanziaria. Per quanto riguarda il Ministero dell'istruzione, gli stanziamenti interessati sono sostanzialmente quelli delle scuole non statali, che risultano ridotti del 29,5 per cento.
Il relatore illustra indi una serie di articoli che riguardano in generale il personale delle pubbliche amministrazioni, tra cui anzitutto l'articolo 28 che, al comma 1, detta disposizioni limitative dell’utilizzo di personale a tempo determinato.
Sono fra l'altro destinatarie di tale disciplina limitativa le università, gli enti di ricerca e gli enti pubblici di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo. n. 165 del 2001. La succitata disciplina limitativa non si applica tuttavia al comparto scuola e a quello delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale.
Il comma 2, dando continuità a precedenti disposizioni di salvaguardia, fa salve comunque le assunzioni di personale con contratto a tempo determinato e le stipule di contratti di collaborazione coordinata e continuativa per l’attuazione di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica ovvero di progetti finalizzati al miglioramento dei servizi per gli studenti effettuate, fra gli altri, dagli enti di ricerca e dalle università. Ciò subordinatamente al fatto che gli oneri derivanti dalle predette assunzioni e stipule di contratti di collaborazione non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli enti, del Fondo di finanziamento degli enti o del Fondo di finanziamento ordinario delle università.
L’articolo 29 reca disposizioni di contenimento della spesa in tema di contrattazione integrativa e lavoro straordinario nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, inclusi gli enti di ricerca e le università, stabilendo che i fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa, a decorrere dall’anno 2006, non potranno superare l'importo previsto per l’anno 2004, come certificato dagli organi di controllo.
Quanto all’articolo 33, esso reca disposizioni volte a razionalizzare l’allocazione e la distribuzione di personale delle pubbliche amministrazioni. A tal fine, il comma 1costituisce nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un fondo finalizzato a potenziare l’attuazione della mobilità, con uno stanziamento annuale di 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006. Destinatarie del suddetto fondo sono le pubbliche amministrazioni, ivi compresi gli enti di ricerca.
L’articolo 34 reca poi norme volte a consentire ad una serie di pubbliche amministrazioni la proroga di contratti di lavoro a tempo determinato. Fra queste, il comma 9stabilisce che, per la proroga delle attività dei soggetti impegnati in progetti di lavori socialmente utili presso gli istituti scolastici, previste dall’articolo 78, comma 31, della legge finanziaria per il 2001, è autorizzata per ciascun anno del triennio 2006- 2008 la spesa di 370 milioni di euro.
Il relatore si sofferma indi su alcuni articoli che più direttamente investono la competenza della Commissione.
Fra questi, egli cita anzitutto l'articolo 45 che destina, per l'anno finanziario 2006 ed a titolo iniziale e sperimentale, una quota pari al 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, in base alla scelta del contribuente, ad attività di volontariato e di ricerca, in analogia al meccanismo dell'8 per mille in favore di interventi su beni ed attività culturali.
Egli illustra indi l'articolo 49, volto a incentivare le erogazioni liberali nel campo della ricerca da parte delle società e di altri soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società (IRES), ridisciplinando il vigente articolo 100 del testo unico delle imposte sui redditi. A tal fine si dispone infatti che sono totalmente deducibili dal reddito i fondi trasferiti per il finanziamento della ricerca a università, fondazioni universitarie, istituzioni universitarie pubbliche, enti di ricerca pubblici, fondazioni e associazioni regolarmente riconosciute aventi per oggetto statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica, enti di ricerca vigilati dal Ministero ed enti parco regionali e nazionali.
Viene contestualmente prevista l'abrogazione della disposizione di cui alla lettera c) del comma 2 dell'articolo 100 del testo unico, che prevede la deducibilità delle erogazioni liberali a favore delle università ed istituzioni ad esse assimilate.
Il comma 2 dell'articolo49esenta poi da tasse, imposte indirette, ad eccezione dell'IVA - per cui esiste un vincolo comunitario - e da diritti dovuti a qualunque titolo, gli atti relativi ai trasferimenti a titolo gratuito di cui al comma 1, riducendo anche del 90 per cento gli onorari notarili relativi.
Il relatore dà indi conto dello stralcio dell’articolo 62, disposto dall'Aula nella seduta di ieri pomeriggio, a seguito del parere espresso dalla Commissione bilancio, ai sensi dell’articolo 126, commi 3 e 4, del Regolamento.
Detta norma, ricorda il relatore, prevedeva che, in attesa della costituzione di una Agenzia nazionale per la valutazione della qualità, venisse costituito il Consiglio nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca.
Al riguardo, sotto il profilo del merito dell’intervento legislativo, egli sottolinea l’assoluta necessità di ridefinire il sistema nazionale di valutazione del sistema universitario e di quello della ricerca, al fine di garantire l’innalzamento dei livelli di qualità sul territorio nazionale.
Ricorda altresì che tale necessità è stata riconosciuta da tutte le forze politiche in occasione dell’esame del disegno di legge sullo stato giuridico e sul reclutamento dei professori universitari, nel corso del quale non è stato possibile mantenere nel testo la previsione del nuovo sistema di valutazione a causa del carattere oneroso della norma. Il Governo si è tuttavia impegnato davanti all’Assemblea del Senato a provvedere nell’ambito della legge finanziaria per il 2006 ed in tal senso era stato introdotto l'articolo 62.
La Commissione bilancio ha tuttavia negato la pertinenza dell’intervento rispetto alla manovra finanziaria. Al riguardo, il relatore evidenzia invece che la riforma del sistema di valutazione mira al potenziamento dell’efficienza e dell’efficacia dell’intero sistema universitario e della ricerca, che costituiscono proprio un settore strategico per lo sviluppo economico del Paese, e risulta quanto mai necessaria poiché l’attuale sistema universitario e degli enti di ricerca, pur possedendo grandi potenzialità, appare per così dire "scollato" dalle istanze del Paese e non sufficientemente in grado di travasare le conoscenze nel mondo produttivo.
Pertanto, l’intervento legislativo proposto dall’articolo 62 si configurava proprio come strutturale, atto a perseguire gli obiettivi di sostegno e rilancio dell’economia richiesti dall’articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della citata legge n. 468 del 1978.
Al fine di poter reintrodurre il testo dell'articolo 62 in finanziaria, nel corso dell'esame della manovra, egli suggerisce quindi di rendere maggiormente evidente la connessione diretta della norma che delinea il nuovo sistema di valutazione con i predetti obiettivi di sviluppo economico che la manovra persegue, predisponendone un'adeguata riformulazione.
Il relatore illustra infine le tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, per le parti di competenza del Ministero.
In particolare, la tabella A (recante importi da iscrivere nel fondo speciale di parte corrente per il finanziamento dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio 2006-2008) prevede un accantonamento per il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca di 3,8 milioni per il 2006 e di 9,8 milioni di euro sia per il 2007 che per il 2008, destinati a disposizioni in materia di società e associazioni sportive dilettantistiche; istituzione del profilo di docente presso la scuola di lingue estere dell'Esercito; contributo all'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili.
La tabella B (recante importi da iscrivere nel fondo speciale di conto capitale per il finanziamento dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio 2006-2008) non prevede stanziamenti per il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
La tabella C (recante le dotazioni da iscrivere nei singoli stati di previsione del bilancio 2006 e triennio 2006-2008, in relazione a leggi di spesa permanente la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria) prevede uno stanziamento di 9.197 milioni di euro per il 2006 e di 9.226,5 milioni per ciascuno degli anni 2007 e 2008, con un aumento di 8.612 milioni di euro rispetto al bilancio a legislazione vigente.
La tabella D (recante gli stanziamenti di spesa per il rifinanziamento di norme che prevedono interventi di sostegno dell’economia classificati tra le spese in conto capitale) reca stanziamenti di 10 milioni di euro per il 2006, 50 milioni per il 2007 e 100 milioni per il 2008 per la ricerca applicata e per i fondi rotativi.
La tabella E (recante riduzioni di autorizzazioni di spesa precedentemente disposte) reca una riduzione di 60 milioni di euro per il 2006 dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7, comma 8, della legge n. 910 del 1986 relativa al Fondo unico per l'edilizia universitaria e una riduzione di 40 milioni per il 2006 dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge n. 289 del 2002 per la ricerca applicata.
Dopo aver dato conto degli stanziamenti di cui alla tabella F (recante rimodulazione di quote per il triennio 2006-2008 delle leggi di spesa in conto capitale pluriennali), il relatore raccomanda conclusivamente l'espressione di un rapporto favorevole sulla tabella 7 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria, riservandosi di raccogliere le osservazioni che emergeranno nel dibattito.
Il PRESIDENTE ringrazia il relatore Delogu per la sua relazione introduttiva e sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 9,40, è ripresa alle ore 9,55.
Il PRESIDENTE dichiara aperto il dibattito sulla Tabella 7 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Il senatore TESSITORE (DS-U) esprime la propria contrarietà nei confronti della manovra finanziaria per il 2006, che del resto si pone in linea con le precedenti, che già ebbe modo di stigmatizzare.
In particolare, non si può certo dire, egli prosegue, che il settore dell'università e della ricerca stiano attraversando un periodo favorevole.
Al riguardo, il senatore esprime rammarico asserendo di essersi illuso che fosse possibile individuare soluzioni condivise serie e rigorose, nella convinzione che l'università non dovesse essere un terreno di scontro ideologico e che la diversità di opinioni rappresenti un tesoro da esplorare e non certo un danno da evitare.
Se nella precedente legislatura, con l'allora ministro Berlinguer, fu possibile un positivo e franco confronto di idee, egli deplora che con l'attuale Ministro ciò non sia affatto possibile.
Ancora una volta, lamenta il senatore, la manovra economica per il 2006 si caratterizza per le consuete, quanto generiche, dichiarazioni programmatiche, come testimonia la stessa nota preliminare alla Tabella n. 7 del disegno di legge di bilancio, nella quale non manca il retorico riferimento all'obiettivo del miglioramento della qualità del sistema universitario.
Inoltre, egli prosegue, la manovra si caratterizza per un'incomprensione delle principali criticità del sistema.
Con particolare riferimento alle dotazioni finanziarie, il senatore rileva che essa, da un lato, reca taluni tagli, peraltro a suo avviso abilmente celati, e, dall'altro, non assicura che le risorse aggiuntive siano in grado di controbilanciare la svalutazione della moneta nonché i tagli effettuati nei precedenti anni.
Richiamandosi al dossier del Servizio Studi del Senato, egli sottolinea che rispetto al bilancio assestato per il 2005, si registra una diminuzione di 1.285 milioni di euro.
Né, afferma, la manovra prevede l'immissione di giovani nel settore, che sarebbe stata invece a suo avviso opportuna a seguito del prolungato blocco delle assunzioni.
Quanto all'articolo 28, comma 1, egli giudica singolare che si impongano limiti all'utilizzo di personale a tempo determinato, tanto più che il Ministero ha a lungo ritenuto il ricorso a tale istituto salvifico nei confronti dell'immobilismo universitario. In proposito, egli conferma tuttavia la propria contrarietà nei confronti delle assunzioni a tempo determinato, che a suo avviso, da un lato, testimoniano la mancata conoscenza del funzionamento delle attività di ricerca e, dall'altro, trovano giustificazione in un luogo comune, a suo avviso incomprensibile, che non ha riscontro neanche nei sistemi più flessibili.
Quanto alla deroga al limite dell'impiego del personale a tempo determinato, recata al comma 2, il senatore lamenta che essa trovi applicazione - fra l'altro - alle scuole superiori ad ordinamento speciale, quali università fittizie istituite con decreti ministeriali.
Relativamente all'articolo 49, in materia di detassazione della ricerca, egli critica che ancora una volta si adottino misure prive di oneri, come del resto riconosciuto nella relazione tecnica.
Il senatore giudica inoltre preoccupante la disposizione recata all'articolo 33 in materia di mobilità del personale della pubblica amministrazione, con particolare riferimento al comma 3, secondo cui i vincitori di concorso sono tenuti a permanere nella sede di prima destinazione per un periodo pari almeno a cinque anni.
Soffermandosi indi sull'articolo 62, di cui ricorda che il Presidente del Senato ha disposto lo stralcio, egli stigmatizza che esso assumeva un carattere di mero annuncio e non adempiva all'impegno assunto dal ministro Moratti in sede di esame del disegno di legge sui professori universitari (atto Senato n. 3497), relativo all'istituzione di un'autorità indipendente per la valutazione del sistema universitario nella manovra finanziaria in esame.
Di contro, l'articolo 62 istituiva un organo composto da quindici membri nominati dal Ministro, e quindi non caratterizzati dalla necessaria indipendenza. Quanto peraltro alla previsione di componenti stranieri, egli critica tale scelta, che sembra sottendere un complesso di inferiorità del sistema italiano.
Ciò premesso, lo stralcio disposto ha almeno evitato un intervento inopportuno, che conferma ancora una volta la scarsa preoccupazione del Ministro per i contenuti.
Il senatore conclude sostenendo che la manovra in esame ha limitato contenuto innovativo ed è del tutto non condivisibile.
Il PRESIDENTE rinvia il seguito del dibattito sulla Tabella 7 ad altra seduta. Dà indi la parola al senatore Favaro per la relazione introduttiva sulla Tabella 14, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, e sulle parti connesse del disegno di legge finanziaria.
Il relatore FAVARO (FI) si sofferma anzitutto sullo stato di previsione del Ministero, registrando positivamente che, in coerenza con quanto previsto dal Documento di programmazione economico-finanziaria per il 2006-2009, il Ministero orienterà la propria azione politico-gestionale sulla scorta delle linee tracciate dal Governo volte all'adozione di riforme strutturali che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi di stabilità e di crescita. Ricorda tuttavia che, nel rispetto dei vincoli posti dalla spesa pubblica e nell'ottica di un contenimento degli oneri finanziari, il Ministero ha già progressivamente ridotto le spese di funzionamento dei musei, dei siti archeologici, degli archivi e delle biblioteche e ciò ha comportato alcune disfunzioni nei servizi offerti. Pertanto, invita a non comprimere ulteriormente dette spese, onde evitare disagi agli utenti e agli operatori economici, nonché danni all'immagine stessa del Paese per la particolare rilevanza che il patrimonio culturale italiano riveste a livello mondiale.
Egli registra altresì favorevolmente che, in relazione alla qualità della spesa, sarà posta un'attenzione particolare nell'utilizzazione delle risorse funzionali alla conservazione e alla protezione del patrimonio culturale, stabilendo un forte legame tra salvaguardia dei beni e potenziamento delle attività culturali da un lato e occasioni di sviluppo di attività produttive sul territorio e di formazione e occupazione del capitale umano dall'altro. In particolare, pone in evidenza il progetto per la digitalizzazione del patrimonio culturale del Paese e il potenziamento del Portale della cultura, quali strumenti di diffusione delle informazioni relative al patrimonio e agli eventi culturali.
Dopo essersi soffermato sui tre elementi indicati nella nota preliminare alla tabella n. 14 come indispensabili per un miglioramento della qualità dei servizi (adeguatezza delle risorse finanziarie e strumentali; stabilizzazione e incremento delle risorse umane del Ministero; messa a punto dell'organizzazione del Dicastero in relazione alla nuova struttura del medesimo), egli illustra quindi gli obiettivi prioritari che il Ministero intende perseguire: la tutela del patrimonio culturale attraverso le rinnovate strutture ministeriali, mediante nuove forme di cooperazione con le regioni e un potenziamento degli interventi nel Mezzogiorno; la promozione degli investimenti in cultura con lo scopo di generare occupazione anche nei settori indotti; l'incentivazione e il sostegno al settore dello spettacolo; il mantenimento della continuità operativa dei servizi offerti al pubblico in termini qualitativi; l'implementazione delle attività di controllo interno al Ministero.
Entrando nel dettaglio degli stanziamenti, il relatore rileva indi che lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'esercizio finanziario 2006 reca spese complessive in conto competenza per 2.017,2 milioni di euro, di cui 1.380,9 milioni per spese correnti (con un decremento, rispetto al bilancio assestato 2005, del 9,4 per cento) e 619,8 milioni per spese in conto capitale (con un decremento, rispetto al bilancio assestato 2005, del 6,5 per cento).
Nel rilevare che l’incidenza della spesa del Ministero sul totale generale del bilancio dello Stato è dello 0,3 per cento, egli registra tuttavia un miglioramento delle quote definite "giuridicamente obbligatorie", che quest'anno assorbono l’83,5 per cento dello stanziamento totale, a fronte del 95,4 per cento previsto nello stato di previsione per il 2005.
Quanto alla consistenza dei residui passivi presunti al 1° gennaio 2006, essa è valutata in 1.533,9 milioni di euro, di cui 253,1 milioni per la parte corrente, 1.269,3 milioni in conto capitale e 11,5 milioni di rimborso di passività finanziarie.
Rispetto all’entità dei residui passivi al 1° gennaio 2005, pari a 2.523,1 milioni, si registra un decremento di 989,1 milioni di euro, che evidenzia la tendenza a un regresso nel processo di formazione dei residui.
Occorre comunque tenere presente, sottolinea il relatore, che la valutazione dei residui presunti operata in sede di bilancio di previsione è provvisoria e sottoposta a notevoli variazioni, che potranno discendere dall’andamento della gestione nella parte conclusiva dell’esercizio in corso.
Egli si sofferma infine sulle autorizzazioni di cassa per il 2006, che ammontano a 2.278 milioni di euro e coprono il 64,1 per cento della massa spendibile per l’esercizio 2006. Questo rapporto, precisa, è denominato" coefficiente di realizzazione" e misura la capacità di spesa che il Ministero per i beni e le attività culturali ritiene di poter raggiungere nel 2006.
E' evidente peraltro, conclude, che le riduzioni di stanziamento così operate rischiano di compromettere la fruibilità delle strutture museali e delle aree espositive ed archeologiche.
Passando ad illustrare le parti di competenza del disegno di legge finanziaria, il relatore si sofferma anzitutto su alcuni articoli che riguardano in generale la Pubblica amministrazione e, quindi, anche il Ministero.
Fra questi, egli cita anzitutto l'articolo 3 che, al comma 1, realizza un contenimento delle spese per consumi intermedi.
Il comma 2 del medesimo articolo reca inoltre una contrazione delle spese per studi ed incarichi di consulenza, che si applica alle generalità delle pubbliche amministrazioni.
Il comma 3 riduce poi le spese di rappresentanza sostenute per convegni, mostre e relazioni pubbliche.
Il comma 4 riduce a sua volta le spese destinate all'acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture.
Quanto all'articolo 4, esso realizza un contenimento delle spese per investimenti fissi lordi.
L'articolo 5 istituisce un Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese.
L'articolo 28 reca disposizioni limitative dell'utilizzo di personale a tempo determinato.
L'articolo 29 detta norme per il contenimento della spesa in tema di contrattazione integrativa e lavoro straordinario.
L'articolo 33 costituisce un Fondo per la mobilità nel pubblico impiego.
Il relatore illustra indi l'articolo 34, che investe più direttamente le competenze della Commissione. Il comma 1 autorizza infatti, fra gli altri, il Ministero per i beni e le attività culturali ad avvalersi, fino al 31 dicembre 2006, del personale in servizio con contratti di lavoro a tempo determinato, prorogati ai sensi dell’articolo 1, comma 117, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Come si ricorderà, si tratta del personale delle soprintendenze delle Marche e dell’Umbria per lo svolgimento di attività connesse con la ricostruzione post-sismica, nonché del personale assunto per garantire l’apertura quotidiana con orari prolungati di musei, gallerie, aree archeologiche, biblioteche e archivi di Stato.
Il successivo articolo 35 compie poi un ulteriore passo avanti prevedendo finalmente la possibilità di stabilizzare detto personale. Nell'ambito del contingente complessivo di 7.000 unità di personale a tempo indeterminato che le amministrazioni potranno reclutare, il Ministero per i beni e le attività culturali potrà infatti procedere - tramite procedure concorsuali per titoli ed esami - ad assumere poco più di 2.000 unità, di cui circa 1.400 addetti ai servizi di vigilanza (c.d. "giubilari") già assunti nel biennio 1999-2000 per fronteggiare le esigenze derivanti dal Giubileo, circa 600 assistenti tecnici museali per assicurare l’apertura delle strutture museali durante il sabato e la domenica, nonché alcuni tecnici per la ricostruzione post sismica in Umbria e Marche.
Passando all’allegato 2 al disegno di legge finanziaria per il 2006, relativo ai Fondi per gli investimenti (FUI), il relatore evidenzia un’assegnazione complessiva di risorse, per il 2006, pari a 188.742.376 euro, mentre l’allegato 2 della finanziaria 2005, per la stessa annualità, prevedeva uno stanziamento totale di 314.042.376 euro. Si registra pertanto, osserva, una riduzione pari a circa il 40 per cento, che comprometterà gran parte dell’attività di tutela e valorizzazione esercitata dal Ministero. Nell’ambito di tali finanziamenti, egli segnala in particolare quello proveniente dagli utili derivanti dall’estrazione del gioco del Lotto (articolo 3, comma 83, legge 23 dicembre 1996, n. 662) che, per la prima semestralità del 2006, risulta ridotto da 77.468.535 a 46.568.535 euro, con un taglio di circa il 40 per cento, benché sia già stata approvata la programmazione triennale 2004-2006.
Quanto alle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, il relatore esprime anzitutto rammarico per i drastici tagli operati.
La tabella A (fondo speciale di parte corrente), ad esempio, per il 2006 reca per il Ministero uno stanziamento di 783.000 euro a fronte di 1.100.000 euro previsti dalla finanziaria 2005, con una riduzione pari al 28,82 per cento. Inoltre sia per il 2007 che per il 2008 tale stanziamento ammonta soltanto a 45.000 euro.
Tali stanziamenti, prosegue il relatore, sono volti a sostenere finanziariamente l'approvazione dei seguenti provvedimenti legislativi: legge quadro sulla qualità architettonica; misure speciali di tutela e valorizzazione delle città italiane inserite nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco; interventi in materia di beni e attività culturali e di sport.
In riferimento alla tabella B (fondo speciale di conto capitale), egli sottolinea che lo stanziamento per il 2006 ammonta a 7.900.000 euro, contro i 29.155.000 euro previsti dalla finanziaria 2005, con una riduzione pari al 72,90 per cento. L'unica finalizzazione indicata dalla relazione governativa per tale stanziamento è la legge sulla qualità architettonica.
Quanto alla tabella C (quantificazione di stanziamenti rimessi per legge alla legge finanziaria), lo stanziamento complessivo per il Ministero ammonta a 342.100.000 euro, a fronte di uno stanziamento totale di 497.031.000 euro previsto dalla legge finanziaria 2005, con una riduzione pari al 31,17 per cento. Tale riduzione, di gran lunga superiore alla media dei tagli complessivi (14,10 per cento) operati nella tabella C, e sproporzionata rispetto all’incidenza delle variazioni delle altre amministrazioni centrali, colpisce soprattutto il settore dello spettacolo. Infatti il Fondo unico per lo spettacolo (FUS) passa da 453.675.000 euro nella previsione della finanziaria 2005 a 300.000.000 euro, con una riduzione pari al 33,87 per cento.
Peraltro, se si analizza il trend storico del FUS, si evince che esso risulta più che dimezzato negli ultimi anni. Infatti, se il disegno di legge finanziaria venisse approvato senza alcuna modifica, le fondazioni lirico-sinfoniche aggiungerebbero, ai 100 milioni di euro di indebitamento netto, ulteriori 80 milioni di euro di perdite, con il rischio della chiusura totale delle attività; negli altri settori (musica, prosa, danza, circhi e spettacolo viaggiante), il 30 per cento delle associazioni e delle istituzioni non riceverebbe più alcun sostegno da parte dello Stato con conseguente blocco delle relative attività.
Quanto poi al settore cinema, il Centro sperimentale di cinematografia potrebbe far fronte solo agli stipendi e alle spese obbligatorie (con conseguente blocco dell'attività didattica); la Cineteca nazionale potrebbe far fronte solo agli stipendi e all’attività di manutenzione ordinaria dei macchinari, interrompendo, di fatto, tutti i programmi di restauro; la Mostra internazionale d’arte cinematografica della Biennale di Venezia avrebbe un fortissimo taglio che, a meno di imprevedibili interventi da parte di privati, metterebbe a rischio lo svolgimento della stessa Mostra; tutti gli altri settori subirebbero fortissimi tagli, dalla produzione alla distribuzione, dall’esercizio alla promozione dell’Italia all’estero delle nostre attività cinematografiche. Inoltre, il numero di film finanziati dallo Stato diminuirebbe del 60 per cento.
Dopo aver brevemente accennato alla tabella D (stanziamenti di spesa per il rifinanziamento di norme che prevedono interventi di sostegno dell’economia classificati tra le spese in conto capitale), che non reca interventi che interessino il Ministero, il relatore illustra indi la tabella E (riduzioni di autorizzazioni di spesa precedentemente disposte), che conferma alcune significative riduzioni: quella di 30,9 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2006-2008 dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3, comma 83, della legge n. 662 del 1986 relativa alla devoluzione degli utili del Lotto; quella di 2 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2006-2008 dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3, comma 1, della legge n. 29 del 2001 relativa al Piano per l'arte contemporanea; quella di 92,2 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2006-2008 dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 46, comma 1, della legge n. 448 del 2001 relativa al Fondo unico per gli investimenti.
Benché non afferisca direttamente gli stanziamenti relativi al Ministero, egli segnala altresì il definanziamento, sempre in tabella E, dei giochi olimpici invernali "Torino 2006", pari a 4.000.000 di euro per il 2006 e a 12.000.000 di euro per il 2007.
Dopo aver illustrato gli stanziamenti di competenza inseriti nella tabella F (recante rimodulazione di quote per il triennio 2006-2008 delle leggi di spesa in conto capitale pluriennali), egli raccomanda conclusivamente l'espressione di un rapporto favorevole alla Commissione bilancio in cui si segnali tuttavia l'esigenza di evitare le conseguenze negative indicate con riferimento al settore dello spettacolo, la diminuzione di fruibilità delle strutture museali e delle aree archeologiche ed espositive, nonché la netta contrazione dell’attività di recupero e tutela svolta dal Ministero, ripristinando a tal fine il FUI ed il FUS almeno al livello previsto dalla legge finanziaria 2005.
Il PRESIDENTE ringrazia il relatore Favaro per la sua relazione introduttiva e rinvia il dibattito sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria ad altra seduta.
La senatrice ACCIARINI (DS-U), intervenendo sull'ordine dei lavori, stigmatizza la scarsa attenzione del rappresentante del Governo nel corso della relazione introduttiva del senatore Favaro, al quale peraltro dà atto di aver ben evidenziato le principali criticità della manovra finanziaria riferita al settore dei beni culturali.
In proposito, proprio in considerazione della grave situazione in cui versa il Dicastero, coglie l'occasione per stigmatizzare l'assenza del ministro Buttiglione.
Inoltre, ella lamenta la sensibile accelerazione dei lavori della Commissione, che poteva comprendersi nel caso in cui i documenti di bilancio fossero stati assegnati, come originariamente previsto, il 7 ottobre e le Commissioni avessero dunque dovuto esprimere il proprio parere entro il 17 ottobre. Poiché tuttavia i documenti di bilancio sono stati assegnati solo l'11 ottobre, alle Commissioni dovrebbero essere garantiti i 10 giorni regolamentari per l'espressione del rapporto.
In tale ottica, onde assicurare una discussione più serena ed approfondita soprattutto nell'interesse dei settori di competenza della Commissione, la senatrice propone di dedicare le sedute della settimana in corso alla discussione generale dei provvedimenti in titolo e di rimandare la conclusione dell'esame alla settimana successiva.
Il PRESIDENTE fa presente che la Conferenza dei Capigruppo ha confermato che l'esame in sede consultiva dei documenti di bilancio si dovrà comunque concludere entro il prossimo 17 ottobre. Pertanto, la Commissione dovrà concludere l'esame degli atti in titolo entro le sedute convocate per la settimana in corso.
Il sottosegretario VENTUCCI rivolge le proprie scuse nei confronti della Commissione per non aver potuto ascoltare con attenzione parte della relazione introduttiva del senatore Favaro.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 10.30.
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)
mercoledì 12 ottobre 2005
435a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 7) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 14) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Seguito dell'esame delle Tabelle 7 e 14 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - sono state svolte le relazioni introduttive sui provvedimenti in titolo e si è avviata la discussione generale sulla Tabella 7 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Il Presidente propone indi di concludere detto dibattito e, potendo contare sulla mancata convocazione dell'Aula questo pomeriggio, di anticipare la discussione sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria, che era stata precedentemente prevista per la seduta antimeridiana di domani.
La senatrice ACCIARINI (DS-U), pur ribadendo la netta contrarietà del suo Gruppo all'accelerazione dei termini di esame della manovra finanziaria, conviene con la proposta testé formulata dal Presidente. Ritiene tuttavia imprescindibile che, da un lato, sia assicurata la presenza di un rappresentante del Governo anche nel corso del dibattito riferito ai Beni culturali e, dall'altro, che l'intervento in sede di replica sia svolto dal Ministro.
La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U)dichiara di convenire con le richieste della senatrice Acciarini.
Il PRESIDENTE dà assicurazioni in tal senso. Propone inoltre di fissare alle ore 19 di oggi il termine per la presentazione di emendamenti riferiti al disegno di legge di bilancio, ricordando peraltro che potranno essere presentati solo emendamenti che siano compensati nell'ambito della stessa tabella e, in ogni caso, non afferenti a spese obbligatorie.
Conviene la Commissione.
Il PRESIDENTE concede indi la parola ai senatori iscritti a parlare sulla Tabella 7 e sulle connesse parti della legge finanziaria.
La senatrice ACCIARINI (DS-U) lamenta innanzitutto che la manovra finanziaria si caratterizza per una politica di contenimento dei settori dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Al riguardo, giudica invero singolari le affermazioni del Ministro in merito a ventilati incrementi a favore del settore della scuola, che non tengono a suo avviso conto delle difficoltà in cui sono chiamate ad operare le scuole. A titolo esemplificativo, ella rileva che la manovra conferma lo stanziamento (pari a 255 milioni di euro) per le supplenze nelle scuole, risultante dal significativo taglio già recato nella precedente manovra finanziaria.
Rispetto dunque ai proclami del Ministro, ella invita il Governo e la maggioranza ad adottare scelte concrete e di limitare i danni al settore.
Non va poi dimenticato, ella prosegue, il contenimento delle spese conseguente all'articolo 3, comma 1, del disegno di legge finanziaria, che comporta una riduzione di circa un terzo dei consumi intermedi del Dicastero. Inoltre, la compressione delle spese per investimenti riguarderà circa il 20 per cento dell'attuale stanziamento ministeriale.
La senatrice stigmatizza indi l'articolo 27, che non contempla idonee risorse per i rinnovi contrattuali, l'articolo 28, che porterà riduzioni di personale a tempo determinato per un risparmio pari a 454 milioni di euro, nonché la consistente riduzione del Fondo di finanziamento ordinario delle università statali.
Ella giudica inoltre grave che non via sia alcun riferimento al piano di assunzione pluriennale dei docenti, previsto dalla legge n. 143 del 2004, tanto più a fronte delle aspettative ingenerate nel settore a seguito degli impegni presi assunti dallo stesso Ministro. A fronte degli oltre 150 mila docenti precari, non si può infatti a suo avviso giudicare esaustivo l'inserimento in ruolo di circa 40 mila unità realizzato nell'anno in corso.
Né va dimenticato, ella lamenta, che il Ministro rinvia la soluzione del problema ai prossimi anni, ovvero quando la legislatura sarà conclusa.
Quanto al piano finanziario per l'attuazione della legge n. 53 del 2003, ella stigmatizza che non vi è traccia di alcuno stanziamento nella legge finanziaria. A fronte degli oltre 8 miliardi di euro che il Ministro promise, occorre dunque registrare i soli 90 milioni di euro nonché i 110 milioni di euro recati, rispettivamente, nella legge finanziaria per il 2004 e per il 2005.
Oltretutto, la senatrice critica che su tali finanziamenti, che non esita a definire irrisori, finiscano per gravare ulteriori finalità rispetto all'attuazione della legge n. 53, quali, fra l'altro, il contrasto alla dispersione scolastica, l'istruzione tecnica superiore, la formazione degli adulti, nonché il diritto all'istruzione e formazione.
Relativamente al Fondo per l'offerta formativa, ella deplora la sua costante riduzione nel corso della legislatura, come testimonia la circostanza che, rispetto al 2001, quando esso era pari a 521 miliardi di lire, esso è ora pari a 198 milioni di euro. Ciò è tanto più grave, a suo avviso, a fronte della circostanza che detto Fondo consente alle scuole di effettuare una programmazione delle attività strettamente legate all'autonomia.
Anche con riferimento all'edilizia scolastica, la senatrice deplora l'ulteriore riduzione dei finanziamenti. Fra l'altro, l'ammontare al riguardo recato in tabella C, pari a circa 31 milioni di euro, non risulta a suo avviso adeguato in considerazione della crescente inflazione nonché degli stessi impegni assunti dal Ministro.
Ella giudica inoltre singolare che le risorse destinate agli investimenti nel settore dell'edilizia, così come del resto quelli diretti al piano di assunzioni del personale docente, nonché al piano di interventi per l'attuazione della legge n. 53 del 2003, siano considerati sostanzialmente degli sprechi, in un'ottica restrittiva del ruolo del Dicastero.
Inoltre, giudica del tutto scorretto che le comparazioni fra gli stanziamenti previsti nella legge finanziaria in esame con quelli recati nelle precedenti manovre siano effettuati considerando i valori assoluti, senza pertanto tener conto dell'inflazione, né dell'andamento demografico della popolazione scolastica italiana. Quanto a quest'ultimo aspetto, ella fa presente che dal 2000 si registra un incremento del numero complessivo degli studenti dovuto alla crescente presenza di allievi stranieri.
Nel lamentare che la manovra finanziaria accresce le difficoltà della scuola e dell'università, la senatrice conclude esprimendo l'auspicio che si operi un'inversione di rotta nel corso dell'esame dei documenti in titolo.
La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) prende atto che il relatore si è limitato a dar conto del contenuto della manovra, senza alcuna interpretazione politica. In proposito, auspica che almeno il Ministro, in sede di replica, dia conto delle ragioni che hanno condotto alle scelte nel settore.
La sensazione, ella prosegue, è che il Dicastero non abbia avuto voce in capitolo in sede di definizione della manovra e che lo sviluppo del settore non sia certo tra le priorità del Governo, che invece punta su riduzioni di risorse.
A conferma di ciò, la senatrice si richiama ai tagli operati, all'indebolimento e alla precarizazzione del personale, nonché - più in generale - alla mancata volontà di affrontare le criticità del settore.
Quest'ultima circostanza risulta a suo avviso confermata dalle scelte in tema di immigrazione, di formazione continua e distretti produttivi, nelle quali non sono colti gli elementi strutturali.
Oltre alla marginalità del Ministero, la senatrice lamenta che la stessa manovra di bilancio finisce col perdere la sua centralità, a fronte, da un lato, della priorità accordata alla legge elettorale e, dall'altro, della circostanza che nel disegno di legge finanziaria non siano stati ancora sciolti alcuni nodi significativi in mancanza di un accordo all'interno della maggioranza, sicché il Governo probabilmente presenterà un maxi-emendamento, sul quale poi porrà la fiducia.
Definisce indi desolante la vera e propria rinuncia ad attuare riforme che assicurino lo sviluppo, tanto più che ciò non consente neppure di operare un efficace controllo del deficit, come testimonia l'avvio della procedura d'infrazione da parte dell'Ecofin.
Le scelte adottate, ella lamenta, alimentano l'incertezza per il futuro e dunque sono controproducenti nell'ottica della stessa crescita economica.
Richiamandosi agli obiettivi prioritari recati nella nota preliminare alla Tabella 7, ella critica il riferimento al completamento dell'attuazione della legge n. 53 del 2003, che non tiene conto delle risorse assai limitate messe a disposizione. Con particolare riferimento alla richiamata attività di consolidamento della riforma del primo ciclo dell'istruzione, ella stigmatizza la mancata considerazione dei rilievi di legittimità nei confronti di taluni istituti, quali il tutor e il portfolio.
Quanto poi all'attuazione della riforma del secondo ciclo, la senatrice ricorda che essa è rinviata all'anno scolastico 2007-2008 e che pertanto risulta singolare che sia inserita tra gli obiettivi per il 2006.
Né ella comprende in che modo la manovra dia attuazione agli altri obiettivi elencati, quali gli interventi a favore degli studenti e delle famiglie riferiti agli anticipi scolastici, all'orientamento, all'integrazione e al contrasto della dispersione, nonché il consolidamento delle politiche internazionali dell'istruzione.
Ritiene inoltre opportuno un chiarimento con riferimento al potenziamento della fruizione gratuita del diritto-dovere di istruzione e formazione per un ulteriore anno.
Quanto poi all'area dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, ella giudica incomprensibile il riferimento all'obiettivo dell'introduzione degli statuti, atteso che essi sono stati già adottati. Piuttosto, ella si sarebbe semmai atteso un richiamo all'entrata in vigore del regolamento recante la disciplina degli ordinamenti didattici.
Al Ministro, la senatrice chiede altresì di esprimersi in merito ai tagli operati ai danni degli enti locali, in considerazione delle conseguenze che essi avranno nelle scuole, con riferimento all'edilizia e al servizio mensa.
Relativamente alla mancata previsione di un'autorità per la valutazione del sistema universitario, neanche nella versione recata nel disegno di legge finanziaria all'articolo 62, come noto stralciato dal Presidente del Senato, ciò conferma a suo avviso l'assenza di una visione strategica e l'incapacità dell'Esecutivo di incidere su un pilastro del settore.
Con riferimento all'articolo 45, che destina il 5 per mille a titolo sperimentale per il 2006 ad attività di volontariato e ricerca, ella avverte che si tratta di un intervento inadeguato per il settore della ricerca.
Quanto ai finanziamenti destinati ai distretti produttivi, ella lamenta la loro eccessiva esiguità.
Anche relativamente al Fondo per l'innovazione, volto a perseguire gli obiettivi di Lisbona, la senatrice rileva l'inadeguatezza delle risorse, atteso che esse dipendono dalle effettive entrate derivanti dalle dismissioni degli immobili statali.
La senatrice conclude chiedendo al Ministro ragguagli in merito all'attività dell'Istituto italiano di tecnologia, al quale sono dirette crescenti risorse.
La seduta, sospesa alle ore 15,50, è ripresa alle ore 16,05.
Nella discussione generale ha indi la parola il senatore MODICA (DS-U) il quale, dopo aver dichiarato di condividere le critiche già avanzate dalle senatrici Acciarini e Soliani, si sofferma sui settori dell'università e della ricerca.
Dal raffronto del disegno di legge di bilancio in esame e quello dello scorso anno, egli non comprende la soddisfazione manifestata dal Governo.
Infatti, dalle tabelle allegate al disegno di legge di bilancio si evince una riduzione di circa 75 milioni di euro del Fondo di finanziamento ordinario delle università statali, che fa seguito alle decurtazioni già operate nelle prime due manovre finanziarie dell'attuale legislatura e contrasta l'inversione di tendenza registrata nello scorso biennio.
I tagli, egli prosegue, riguardano peraltro anche tutti gli altri stanziamenti nel settore, con la sola eccezione di quelli diretti alle università non statali, per i quali si regista un incremento del 25 per cento.
La principale decurtazione, egli prosegue, colpisce ancora una volta l'edilizia universitaria. In proposito, ricorda che a fronte dello stanziamento pari a 250 milioni di euro recato nell'ultima finanziaria del Governo di centro-sinistra, già nella prima legge finanziaria dell'attuale Governo esso venne ridotto a 150 milioni di euro. Nella manovra in esame, egli lamenta, si prevede un'ulteriore decurtazione pari a 60 milioni di euro.
Il senatore stigmatizza inoltre l'incremento dello stanziamento per l'Istituto italiano di tecnologia, rilevando che l'intero taglio riservato al settore universitario avrebbe potuto essere evitato confermando l'attuale dotazione pari a 100 milioni di euro. Al riguardo, coglie l'occasione per ricordare l'impegno che il Presidente dell'Istituto assunse dinnanzi alla Commissione, nel corso dello svolgimento dell'audizione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla ricerca scientifica, ad intervenire nuovamente per dar conto degli esiti dell'attività dell'Istituto, allora in fase di avvio.
Il senatore critica indi gli obiettivi recati nella nota preliminare alla Tabella 7 con riferimento all'università e alla ricerca, con particolare riguardo anzitutto alla circostanza che le spese universitarie debbano essere dirette al completamento della revisione dei meccanismi di reclutamento dei docenti. In proposito, ricorda invece che il Ministro ha ripetutamente asserito che il disegno di legge sui professori universitari (n. 3497), accolto in prima lettura dal Senato, non comportasse alcun onere.
Né giudica coerenti con le effettive scelte recate nella manovra gli obiettivi riferiti alla programmazione del sistema universitario e di valutazione, all'evoluzione del processo di valutazione della ricerca ad opera del CIVR, all'attuazione di un nuovo provvedimento sul diritto allo studio, nonché alla creazione di un ateneo telematico interuniversitario.
Anche con riferimento agli obiettivi riferiti all'area della ricerca scientifica, egli avverte che essi non sono correlati all'effettivo contenuto della manovra.
Con riguardo alla tabella A, il senatore giudica singolare il finanziamento recato al solo disegno di legge sull'istituzione del profilo del docente presso la scuola di lingue estere dell'Esercito, rilevando che sarebbe invece opportuno un intervento complessivo sull'insegnamento linguistico.
Conclude stigmatizzando l'assenza di stanziamenti nella tabella B, che conferma la scarsa attenzione nei confronti dell'investimento nei settori dell'istruzione, università e ricerca.
Nessuno altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale sulla Tabella 7 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
La seduta, sospesa alle ore 16,30, è ripresa alle ore 17,05.
Il PRESIDENTE dichiara aperto il dibattito sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
La senatrice Vittoria FRANCO (DS-U) constata con amarezza che, come ogni anno, il Parlamento si ritrova a lamentare la riduzione degli stanziamenti destinati ai Beni culturali e a registrare l'impoverimento progressivo di un settore pur così vitale per il Paese. Ritiene tuttavia che quest'anno la situazione sia addirittura peggiore rispetto al passato, come testimoniato del resto dall'estrema preoccupazione di tutti gli operatori interessati.
Le risorse destinate ai Beni culturali sono infatti, quest'anno, briciole simboliche che a suo avviso risulterà anche difficile distribuire.
In tal senso, esprime apprezzamento per la relazione del senatore Favaro, che bene ha messo in luce come sia a rischio la stessa sopravvivenza del settore.
Tutte le voci di spesa subiscono infatti drastiche riduzioni, che si aggiungono a quelle degli anni precedenti: in particolare, il Fondo per gli investimenti è ridotto del 40 per cento e il Fondo unico per lo spettacolo è ridotto del 34 per cento, registrando addirittura il dimezzamento rispetto a cinque anni fa.
L'intera incidenza della spesa per i beni culturali assomma ad appena lo 0,3 per cento del bilancio statale, mentre in Paesi più competitivi e più sviluppati essa supera il 3 per cento del Prodotto interno lordo.
Le conseguenze pratiche di tali scelte sono state già illustrate dal relatore. Fra queste, ella cita a titolo di esempio la sostanziale chiusura delle fondazioni lirico-sinfoniche, che già si trovano in una situazione di gravissima crisi. Lo stesso sovrintendente del Teatro alla Scala ha del resto recentemente dichiarato che le riduzioni previste determineranno un'inevitabile contrazione degli allestimenti, con conseguente perdita di credibilità del Teatro a livello internazionale.
Analogamente, le conseguenze saranno drammatiche nel settore cinematografico, come testimoniato fra gli altri dal presidente della Biennale di Venezia Davide Croff.
Né va dimenticato che tali tagli si aggiungono a quelli imposti agli enti locali.
Dopo aver stigmatizzato la decurtazione dei trasferimenti agli istituti culturali, ella si domanda le ragioni sottostanti a tanto accanimento a danno della cultura. Al contrario, ella ritiene indispensabile valorizzare il settore, in quanto essenziale per la promozione dell'identità del Paese oltre che atto a creare opportunità professionali.
Pur prendendo atto con favore della prospettiva di stabilizzazione del personale precario del Ministero, ella ritiene infatti che la contrazione degli investimenti nel settore - peraltro ininfluente in un'ottica da 22 miliardi di euro - determina una inopinata riduzione di posti di lavoro. Ella chiede pertanto al Governo un ripensamento, tanto più alla luce del maxi-emendamento che sarà presentato all'atto della discussione della manovra in Assemblea.
In particolare, ella chiede che siano reintegrati gli stanziamenti del Fondo unico per gli investimenti e del Fondo unico per lo spettacolo e siano assicurati livelli di investimenti idonei a garantire l'attività di programmazione.
Il senatore ZAVOLI (DS-U), facendo appello al ruolo della cultura in termini di difesa e promozione dell'identità nazionale, ritiene che non sia lecito a nessuna maggioranza o minoranza consentire che il Governo impoverisca il patrimonio culturale nazionale al fine di colmare un "buco" di bilancio.
Abbattere indiscriminatamente la scure dei tagli sul settore culturale non solo infatti non rimette in equilibrio i conti, ma soprattutto distrugge una ricchezza non riproducibile.
Far venir meno il sostegno pubblico alla cultura nazionale rappresenta quindi a suo avviso una dimostrazione di debolezza non solo politica ma anche e soprattutto etica.
Egli si associa indi alle gravi preoccupazioni già espresse per i tagli imposti al FUS, che aprono prospettive disperanti. In tal senso, giudica la manovra finanziaria clamorosamente imprevidente, atteso che la crisi è destinata ad acuirsi. Per ricostruire un patrimonio che per sua natura si fonda sulla continuità occorreranno infatti decenni. Occorre pertanto, a suo avviso, che l'opposizione lasci almeno una traccia del proprio scoramento e della propria incredulità.
Dopo aver richiamato, fra gli altri, il definanziamento dei Giochi olimpici invernali di Torino, egli rileva che la dissociazione rispetto a tali scelte è propria a tutto il mondo della cultura, indipendentemente dai rispettivi schieramenti politici.
Esorta pertanto il Parlamento a non rendersi complice di tale percorso, anche a tutela delle nuove generazioni.
In tal senso si augura che dall'esame della manovra finanziaria emerga una sollecitazione unanime a riconsiderare gli aspetti più inquietanti dei documenti in titolo, sì da conferire un senso più alto al comune lavoro parlamentare.
Il senatore MONTICONE (Mar-DL-U) esprime anzitutto apprezzamento per la relazione introduttiva del senatore Favaro, che ha correttamente messo in luce le criticità della manovra in esame.
Ricorda poi l'approvazione del Codice dei beni culturali, che due anni fa aveva aperto le porte a prospettive migliori; da allora, si è assistito tuttavia a un progressivo declino nella sua stessa applicazione.
Egli individua indi alcune contraddizioni che a suo avviso caratterizzano il disegno di legge finanziaria in esame.
Anzitutto, ritiene che un investimento finanziario in beni culturali pari ad appena lo 0,3 per cento del bilancio statale sia davvero troppo misero, soprattutto a fronte dell'approfondito dibattito svoltosi negli ultimi anni teso ad innalzare detta percentuale fino alla media europea, pari all'1,5 per cento.
Stigmatizza inoltre che le pur necessarie economie siano state accollate in maniera sproporzionata al settore, sicché la percentuale media dei tagli operati in tabella C (pari al 14 per cento) è di gran lunga inferiore a quella imposta ai Beni culturali (31 per cento).
Egli rileva poi una contraddizione fra gli obiettivi annunciati nella nota preliminare allo stato di previsione del Ministero e gli atti concreti, fra cui cita non solo la riduzione del FUS ma anche il mancato sostegno al settore degli archivi e delle biblioteche, nonostante la situazione di crisi, emersa fra l'altro nel corso dei sopralluoghi della Commissione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui beni culturali.
Passando allo sport, egli critica non solo il definanziamento delle Olimpiadi invernali di Torino ma anche, più in generale, la politica governativa di settore. Con specifico riguardo alle Olimpiadi invernali, ritiene poi che la riduzione dei contributi contraddica l'impegno assunto dal Governo con la nomina del commissario straordinario nella persona del sottosegretario Pescante, volta appunto a superare le difficoltà di gestione nel frattempo determinatesi. Il definanziamento contraddice altresì l'intenzione del Ministero di accompagnare le Olimpiadi invernali con un programma di "olimpiadi culturali", illustrato pochi giorni fa presso lo stesso Ministero.
Né va dimenticato, prosegue il senatore Monticone, che le scelte suindicate si inseriscono in un impianto generale che acuisce le tensioni fra Stato ed enti locali.
Invita pertanto la Commissione ad approfondire, anche al di là delle cifre di bilancio, le tematiche più rilevanti individuate in passato: da un lato l'incremento di personale e, dall'altro, nuove forme di gestione dei beni culturali.
La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) ritiene che quello in esame sia il capitolo più inquietante dell'intera manovra finanziaria. L'impoverimento economico è infatti già acquisito dal Paese ma, nel settore dei beni culturali, i tagli sono così pesanti da privare il comparto del minimo vitale per la sopravvivenza.
I documenti di bilancio danno del resto la sensazione di un Paese inconsapevole della propria collocazione sullo scenario internazionale e dimentico del ruolo svolto sul piano mondiale dai beni culturali nazionali.
In tal senso, ella ritiene che la manovra finanziaria abbia una portata morale ancor prima che economica.
Nel richiamare a sua volta i drastici tagli effettuati (riduzione del 40 per cento del Fondo per gli investimenti, riduzione del 40 per cento degli utili derivanti dal gioco del Lotto e riduzione del 34 per cento del FUS, che risulta così dimezzato rispetto a cinque anni fa), ella sollecita quindi la Commissione ad un impegno comune per modificare l'attuale impostazione della manovra.
Ella conviene infatti con il relatore che tali riduzioni comportano un danno per l'immagine del Paese, come del resto messo in luce nei giorni scorsi anche dal sovrintendente del Teatro alla Scala.
Non solo è a rischio la fruibilità delle strutture museali, ma addirittura il blocco di tutte le attività dello spettacolo, a partire da quelle cinematografiche.
Occorre pertanto modificare le scelte politiche, prosegue, salvaguardando in primo luogo l'industria cinematografica, che in tutti gli altri Paesi è considerata un'attività di straordinario valore e prospettiva. In caso contrario, si negherebbe per i prossimi anni la possibilità di sviluppare le energie migliori delle nuove generazioni, con uno spreco intellettuale inammissibile.
Rinnova quindi conclusivamente un accorato invito al Governo e alla maggioranza per un comune lavoro volto a modificare l'attuale impostazione.
Poiché nessun altro senatore chiede di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 18.
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)
giovedì 13 ottobre 2005
436a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 7) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 14) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Seguito e conclusione dell'esame delle Tabelle 7 e 14 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni sulla Tabella 7 e rapporto favorevole condizionato sulla Tabella 14)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana di ieri, nel corso della quale il PRESIDENTE ricorda che si era conclusa la discussione generale sui provvedimenti in titolo. Dopo aver comunicato altresì che sono stati presentati alcuni ordini del giorno (pubblicati in allegato al presente resoconto), cede la parola anzitutto al ministro Moratti per la replica agli intervenuti nel dibattito riferito alla Tabella 7 del disegno di legge di bilancio nonché alle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Il ministro Letizia MORATTI sottolinea che dal dibattito è emersa la comune consapevolezza della necessità di contenere la spesa pubblica, per la difficile situazione economica del Paese e dell’intera Europa nonché per i vincoli posti dal patto di stabilità.
Gli interventi, ella prosegue, hanno in particolare segnalato l’esigenza di preservare, per quanto possibile, scuola, università e ricerca dai tagli, che il Governo e tutte le istituzioni del Paese sono chiamati a sostenere.
In quest’ottica, il Ministro avverte che si sono dovute operare scelte difficili, peraltro nella consapevolezza che gli investimenti degli scorsi anni consentono di affrontare il momento difficile garantendo i livelli di qualità dei servizi essenziali.
Al riguardo, ella rammenta che nel quadriennio 2001-2005 c’è stato un incremento per il settore della scuola di 4,620 miliardi di euro, cui si devono aggiungere le risorse stanziate per gli incrementi contrattuali relativi al biennio 2004-2005.
Richiamandosi a quanto già affermato nel corso del dibattito sul disegno di legge relativo allo stato giuridico dei professori universitari (atto Senato n. 3497), ella afferma che le risorse complessive destinate all’università sono state incrementate di circa un miliardo di euro nel 2005 rispetto al 2001, come testimonia l’aumento del Fondo per il finanziamento ordinario (FFO) e delle risorse stanziate per i programmi di ricerca finanziati dai PRIN, dal FIRB e dal FAR.
Quanto alla ricerca, ella fa poi presente che, rispetto al 2001, i finanziamenti sono stati incrementati dello 0,3 per cento del PIL nel 2005.
Nel disegno di legge finanziaria in esame, ella prosegue, non vi sono poi tagli agli organici della scuola e sono stati confermati i parametri per la formazione delle classi.
Con riferimento alla stabilizzazione del personale docente, il Ministro ricorda che sono state finora effettate circa 150.000 assunzioni e preannuncia l’invio al Parlamento del piano di assunzioni previsto dalla legge n. 143 del 2004, che riguarderà ulteriori 30.000 docenti nel prossimo biennio. In proposito, coglie l'occasione per auspicare un rapido esame parlamentare del piano, sì da poter procedere alle assunzioni nei primi mesi del 2006.
Il Ministro menziona inoltre la conclusione del contratto relativo al secondo biennio economico 2004-2005 che comporta, unitamente al contratto normativo 2002-2003, un aumento medio di 277 euro mensili, sì da avvicinare sensibilmente il trattamento economico dei docenti alla media europea.
Né vanno dimenticate, ella rileva, le risorse derivanti dalla razionalizzazione già attuata, ammontanti finora a complessivi 788 milioni di euro e destinati alla valorizzazione del personale della scuola, cui si aggiungeranno quelle conseguenti alla razionalizzazione operata nello scorso anno scolastico.
Non sono inoltre state operate ulteriori decurtazioni delle risorse destinate alle supplenze, rispetto alle quali i tagli effettuati l’anno scorso non hanno, a suo avviso, evidenziato particolari situazioni di disagio.
Quanto al FFO, il Ministro sottolinea che esso è stato sostanzialmente preservato, in quanto la differenza rispetto al 2005 è dovuta allo stanziamento per l’università di Urbino che, come concordato con la Conferenza dei rettori, era subordinato alla definizione di un piano di rilancio dell'ateneo e preordinato ad una sua eventuale successiva statizzazione, richiesta dallo stesso Parlamento.
Inoltre, ella ritiene che le esigenze di finanziamento dei richiamati settori, essenziali per il sostegno alle famiglie e per il futuro dei giovani, riceverà particolare attenzione in sede di allocazione delle risorse del Fondo per la famiglia e la solidarietà, istituito dall’articolo 44 del disegno di legge finanziaria.
Nello specifico, ella richiama l'esigenza di destinare idonee risorse alla realizzazione della riforma della scuola e al funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni scolastiche, di preservare i finanziamenti destinati alle scuole paritarie, di estendere la gratuità dei libri di testo in correlazione all’elevazione dell’obbligo scolastico (incrementando anche il limite di reddito ai fini del riconoscimento del beneficio), di attenuare l’aliquota IRAP a carico delle università e degli enti di ricerca, di consentire l’assunzione di giovani ricercatori nelle università, di escludere dal blocco delle assunzioni gli enti di ricerca, di potenziare i PRIN, di consentire la stabilizzazione del personale ATA del comparto AFAM, di sostenere (attraverso limiti di impegno) l'edilizia scolastica e universitaria, nonché di assicurare anche per il 2006 il finanziamento del Fondo per la ricerca di base e del Fondo per la ricerca applicata.
La senatrice ACCIARINI (DS-U), intervenendo sull'ordine dei lavori, stigmatizza che il Ministro non abbia replicato alle specifiche richieste di chiarimento avanzate in sede di discussione generale.
Il relatore DELOGU (AN) chiede indi una breve sospensione della seduta onde poter formulare uno schema di rapporto che tenga conto anche delle considerazioni svolte dal Ministro.
Accedendo alla richiesta del relatore Delogu, il PRESIDENTE dispone una breve interruzione della seduta.
La seduta, sospesa alle ore 10, è ripresa alle ore 10,20.
Con riferimento agli ordini del giorno presentati, riprende la parola il ministro Letizia MORATTI, la quale giudica non corrette le premesse dell'ordine del giorno 0/3613/1/7a, con riferimento alla decurtazione di oltre 60 milioni di euro del FFO. Precisa infatti che la riduzione è pari solo a 15 milioni di euro ed è dovuta già al ricordato finanziamento dell'ateneo di Urbino. Dichiara quindi di subordinarne l'accoglimento, come raccomandazione, ad una riformulazione diretta ad impegnare il Governo ad accrescere le risorse destinate al settore universitario nel suo complesso.
Quanto all'ordine del giorno 0/3613/2/7a, ella subordina l'accoglimento, anche in questo caso come raccomandazione, ad una riformulazione del dispositivo sostituendo il riferimento al Fondo per l'ampliamento dell'offerta formativa con quello al Piano programmatico per l'attuazione della legge n. 53 del 2003.
Il relatore DELOGU (AN) conviene con il Ministro sugli ordini del giorno. Illustra indi uno schema di rapporto favorevole con osservazioni (pubblicato in allegato al presente resoconto).
Il senatore MODICA (DS-U), pur dichiarandosi disponibile ad ampliare il dispositivo dell'ordine del giorno n. 1, onde impegnare il Governo ad accrescere gli stanziamenti complessivi nel settore, afferma di non volerne riformulare le premesse, ribadendone la correttezza. Conferma infatti che - come risulta dalle stesse tabelle allegate al disegno di legge di bilancio - il FFO ha subito una decurtazione pari a 75 milioni di euro e che pertanto il riferimento alla riduzione di 60 milioni di euro recato nelle premesse già scontava il finanziamento destinato all'università di Urbino.
Anche la senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) si dichiara indisponibile a riformulare l'ordine del giorno n. 2.
Su richiesta dei presentatori, il PRESIDENTE, verificata la presenza del numero legale, pone ai voti gli ordini del giorno n. 1 e n. 2 che, in esito a separate votazioni, risultano respinti.
Si passa alla votazione dello schema di rapporto presentato dal relatore Delogu.
Per dichiarazione di voto favorevole a nome del suo Gruppo ha la parola il senatore GABURRO (UDC), il quale sottolinea che la manovra in esame, pur essendo severa in quanto dettata dalla necessità di rispettare i vincoli di bilancio e pertanto non certo di stampo elettoralistico, è al contempo diretta ad assicurare la crescita.
Richiamandosi ai dati ISTAT sull'export, egli esprime compiacimento per la crescita del settore high-tech, che copre ora una quota pari al 15,5 per cento, e sollecita ulteriori misure di sostegno del comparto.
A tal fine, condivide le misure volte a promuovere la collaborazione fra imprese, università e centri di ricerca, nonché i distretti tecnologici.
Giudica poi importante la riforma del sistema di istruzione e formazione avviata nel corso della legislatura, che ha colmato un ritardo accumulato per decenni.
Al riguardo, coglie l'occasione per stigmatizzare l'opposizione ideologica e pregiudiziale a tale intervento e si richiama alle ragioni educative e culturali ad esso sottostanti.
Dopo aver valutato positivamente la destinazione di una quota del cinque per mille ad interventi nel settore della ricerca e dell'università, il senatore conviene infine con le osservazioni recate nello schema di rapporto favorevole illustrato dal relatore volte a sollecitare la crescita degli stanziamenti nel comparto.
Intervenendo per dichiarazione contraria a nome del suo Gruppo sullo schema di rapporto del relatore, la senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) illustra nel contempo uno schema di rapporto contrario (allegato al presente resoconto) presentato insieme agli altri Capigruppo di opposizione.
Ella si richiama indi alle considerazioni già svolte nel dibattito, nel quale aveva sollecitato il Ministro ad esporre le ragioni delle scelte recate nella manovra finanziaria, che si caratterizza per una visione minimalista, non in grado di rispondere alle esigenze strutturali, di sviluppo e di crescita del Paese.
Lo schema di rapporto contrario, ella prosegue, stigmatizza la contrazione della spesa complessiva nei settori della scuola, università e ricerca, che contrasta con i ventilati incrementi, richiamati dal Ministro in sede di replica, ma che ella non ritiene di ravvisare nella realtà.
L'assenza di misure strutturali è, a suo avviso, confermata dall'incapacità di istituire l'Autorità per la valutazione nel sistema universitario, che invece dovrebbe costituire un pilastro del sistema universitario. Infatti, con lo stralcio dell'articolo 62, conseguente alla sua incerta formulazione, viene meno l'impegno assunto in sede di esame del disegno di legge n. 3497, quando fu soppresso l'articolo 2, istitutivo dell'Autorità, a causa della sua mancata copertura finanziaria.
Quanto alla proposta del relatore di presentare un apposito emendamento al disegno di legge finanziaria volto a reintrodurre, seppur con una diversa formulazione, la norma stralciata, la senatrice ritiene che si tratti di una mera dichiarazione di intenti.
A conclusione della legislatura in corso, ella prosegue, non si può dunque affermare che il Governo sia riuscito ad affrontare efficacemente i nodi strutturali.
Con specifico riferimento all'istruzione, ella stigmatizza poi il mancato rispetto dei tempi previsti dalla legge n. 143 del 2004 per la definizione del Piano pluriennale di assunzioni in ruolo dei docenti precari.
Né si può asserire, rileva la senatrice, che nella manovra vi sia adeguata attenzione al Fondo per l'offerta formativa (al quale è invece a suo giudizio connessa la capacità progettuale delle scuole), al contrasto alla dispersione scolastica e all'adozione di misure strutturali volte a favorire l'integrazione degli alunni immigrati.
Con particolare riguardo agli obiettivi recati nella nota preliminare alla Tabella 7, di cui deplora l'incongruenza rispetto alle scelte adottate nella manovra, ella ribadisce la propria contrarietà al riferimento all'avvio della riforma del secondo ciclo d'istruzione a partire dal prossimo anno scolastico.
Al riguardo, ella lamenta che il Ministro non ha inteso rispondere alla sua richiesta di chiarimenti in merito alla compatibilità di tale obiettivo, da un lato, con la previsione recata nello schema di decreto legislativo sul secondo ciclo (atto del Governo n. 535) che rinvia l'entrata a regime della riforma all'anno scolastico 2007-2008, e, dall'altro, con l'effettiva possibilità che si proceda all'anticipo delle sperimentazioni. In questo caso, oltre al mancato rispetto di impegni assunti, si determinerebbe un'accelerazione che metterebbe in difficoltà le scuole e le famiglie.
Richiamandosi all'osservazione n. 2) recata nello schema di rapporto del relatore, ella stigmatizza la confluenza nel Fondo contemplato all'articolo 5 del disegno di legge finanziaria dei trasferimenti correnti alle scuole non statali.
Conclude deplorando che il Ministro non si sia espresso circa i tagli operati nei confronti degli enti locali, che avranno conseguenze negative anche sull'erogazione dei servizi riferiti all'istruzione.
Il senatore MODICA (DS-U), intervenendo a nome del proprio Gruppo per dichiarazione di voto contrario sullo schema di rapporto del relatore, si associa alle considerazioni testé svolte dalla senatrice Soliani, ribadendo che anche nell'ultima manovra finanziaria della legislatura non vi è traccia di investimenti per lo sviluppo.
In particolare, ribadisce la propria contrarietà nei confronti delle palesi decurtazioni nei settori in esame, che giudica pericolose e stridenti rispetto ai dati richiamati dal Ministro in sede di replica.
In particolare, il senatore stigmatizza ancora una volta il consistente taglio (pari a circa il 40 per cento) degli stanziamenti destinati all'edilizia universitaria, che sono ridotti a 90 milioni di euro. Ciò, tanto più alla luce del decremento effettuato nel 2002 (anche in quel caso pari al 40 per cento dello stanziamento recato nella precedente manovra finanziaria).
Relativamente alle minori risorse nel settore della ricerca, egli critica la scelta di trasformare parte del FAR in fondo rotativo, atteso che in questo modo vengono ridotti gli stanziamenti a favore delle università e degli enti pubblici di ricerca.
Senza negare taluni aspetti positivi della manovra, come ad esempio il venir meno del blocco delle assunzioni negli enti pubblici di ricerca, il senatore ribadisce l'incoerenza fra gli obiettivi programmatici recati nella nota preliminare alla Tabella 7 e gli effettivi stanziamenti, che sottendono l'assenza di una visione strategica complessiva.
Egli esprime indi sconcerto e preoccupazione per lo scollamento fra Governo e Paese reale, che del resto si registra anche nel settore dell'istruzione, dove a fronte della difficile realtà in cui si trovano ad operare le famiglie e gli insegnanti il Governo continua da oltre quattro anni a proclamare grandi investimenti, di cui tuttavia egli non rinviene traccia.
Quanto alla questione del precariato, che peraltro si è accresciuto negli ultimi anni, egli si associa alle critiche nei confronti del ritardo nell'adozione del piano di assunzioni previsto dalla legge n. 143 del 2004.
Per quanto concerne l'intenzione della maggioranza di ripresentare in sede emendativa una riformulazione dell'articolo 62 del disegno di legge finanziaria, stralciato dal Presidente del Senato, egli avverte che quest'ultimo era ben lungi dall'introdurre un'agenzia di valutazione indipendente. Piuttosto, esso si limitava a ricongiungere in un solo organo l'attuale Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario e il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.
Per dichiarazione di voto favorevole sullo schema di rapporto del relatore, ha la parola il senatore BEVILACQUA (AN), il quale giudica singolari le dichiarazioni dell'opposizione che tracciano un quadro irrealistico del sistema scolastico ed universitario. Ciò è, a suo avviso, tanto meno condivisibile in quanto non si può certo affermare che il Governo di Centro-sinistra abbia lasciato tali settori all'avanguardia, come conferma la grave situazione in cui versava l'edilizia scolastica all'inizio della legislatura.
A nome del suo Gruppo, esprime quindi un sincero ringraziamento per l'attività svolta dal Governo in carica, che - ricorda - ha adottato la riforma della scuola, ha definito l'annosa questione degli insegnanti di religione cattolica, ha considerevolmente ridotto il numero dei docenti precari, ha modificato gli ordinamenti universitari e sta procedendo al riordino dello stato giuridico dei professori universitari.
Il senatore conclude dichiarando di condividere molte delle osservazioni recate nello schema di rapporto del relatore, ed in particolare quelle relative alla gratuità dei libri di testo (che peraltro a suo avviso dovrebbe essere assicurata non solo sulla base del reddito, ma anche del merito), all'incremento dei finanziamenti per la ricerca di base, alla riduzione dell'IRAP per le università, nonché alla previsione di procedure concorsuali per il reclutamento di personale a tempo indeterminato nelle Accademie e nei conservatori.
Il senatore FAVARO (FI), intervenendo per dichiarazione di voto favorevole a nome del suo Gruppo, fa anzitutto presente che la manovra in esame, nel rispondere all'ineludibile necessità di bilancio, non può certo essere definita di stampo elettoralistico, a differenza - ad esempio - dell'ultima del Governo di Centro-sinistra. In quell'occasione, egli ricorda, furono infatti adottati taluni interventi, per la cui copertura furono necessarie ulteriori misure da parte del Governo di Centro-destra.
Richiamandosi alle considerazioni già svolte dal senatore Bevilacqua in merito alla significativa attività di riforma nei settori dell'istruzione e dell'università, egli rammenta altresì la positiva riorganizzazione degli enti di ricerca.
Inoltre, non va a suo avviso dimenticato il costante incremento dei fondi destinati alla scuola, che peraltro è stata chiamata ad assumere ulteriori compiti connessi all'integrazione degli studenti immigrati.
Il senatore coglie indi l'occasione per sottolineare l'importanza della riforma della scuola e auspicare che, con riferimento al riordino del secondo ciclo, si intenda consentire alle scuole di avviare la sperimentazione già a partire dal 2006, nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica.
Nel ribadire l'orientamento favorevole sullo schema di rapporto del relatore, dichiara conclusivamente di condividere in particolare l'osservazione n. 7), in cui si sollecita un opportuno stanziamento di 100 milioni di euro per l'attuazione del piano programmatico previsto dalla legge n. 53 del 2003.
Il senatore BETTA (Aut) preannuncia il voto contrario sullo schema di rapporto favorevole, in considerazione del suo giudizio negativo nei confronti della manovra finanziaria ed in particolare della riduzione di 1.285 milioni di euro nei settori della scuola, dell'università e della ricerca.
Fa poi presente che, rispetto al 2001, l'incidenza delle risorse destinate al Dicastero sul totale generale del bilancio dello Stato, ora pari al 7,7 per cento, si è ridotta.
Quanto alla riforma della scuola, la sua applicazione non ha, a suo giudizio, dato i risultati ventilati; quanto al settore della ricerca, non vi è traccia degli investimenti che avrebbero dovuto incrementare sino al 3 per cento il loro rapporto rispetto al PIL.
Che non si possa definire idilliaca la situazione del comparto è del resto confermato a suo giudizio dallo schema di rapporto predisposto dal relatore, che enuclea nelle osservazioni l'insieme delle misure che si sarebbero dovute introdurre nella manovra finanziaria e che non lo sono state.
Conclusivamente, si augura che nel prosieguo dell'iter d'esame degli atti in titolo si giunga, eventualmente anche attraverso la presentazione di un maxi-emendamento governativo, a rispondere alle effettive necessità del Paese.
Il senatore BRIGNONE (LP) preannuncia il voto favorevole sullo schema di rapporto del relatore, giudicando senz'altro condivisibili le osservazioni in esso recate e le argomentazioni addotte dai colleghi di maggioranza.
Avrebbe tuttavia ritenuto opportuno che in esso si fosse fatto esplicito riferimento alla necessità di non operare ulteriori decurtazioni a carico del Fondo per l'offerta formativa. In qualità di relatore nel corso della legislatura sugli schemi di riparto annuali di detto Fondo, egli stesso ne ha infatti sottolineato in più occasioni l'importanza nella definizione dell'offerta formativa da parte delle scuole .
Relativamente all'osservazione diretta a reperire risorse aggiuntive da destinare all'edilizia scolastica e universitaria, egli avrebbe giudicato più opportuno distinguere fra i due ambiti, attesa la loro specificità.
Riguardo all'inadeguatezza dell'edilizia scolastica, ricorda che il problema, peraltro da tempo eluso o rinviato, esplose con la legge n. 23 del 1996 che trasferì agli enti locali la competenza nel settore.
Quanto ai finanziamenti per l'edilizia universitaria, essi sono - a suo avviso - insufficienti, atteso fra l'altro l'incremento degli studenti universitari registrato negli ultimi anni. Inoltre, parte delle esigenze per l'edilizia universitaria dipendono dal fenomeno di decentramento degli atenei in atto, su cui egli auspica l'avvio di un'approfondita discussione, anche con riferimento al profilo della qualità.
La Commissione approva indi lo schema di rapporto favorevole con osservazioni illustrato dal relatore, con conseguente preclusione dello schema di rapporto contrario.
Si riprende l'esame della Tabella 14, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Il PRESIDENTE ricorda che sono stati presentati tre ordini del giorno, pubblicati in allegato al presente resoconto, di cui due riferiti al disegno di legge finanziaria e uno al disegno di legge di bilancio.
Agli intervenuti nel dibattito replica il relatore FAVARO (FI), il quale illustra uno schema di parere favorevole condizionato, pubblicato in allegato al presente resoconto. Quanto agli ordini del giorno, ritiene che i rispettivi contenuti siano da considerarsi assorbiti dallo schema di rapporto testé illustrato.
Agli intervenuti replica altresì il ministro BUTTIGLIONE, il quale richiama anzitutto la delicatissima fase di ristrutturazione del settore in atto. In particolare, il passaggio ad un nuovo modello, incentrato oltre che sulla conservazione anche sulla valorizzazione dei beni culturali, con un ampio coinvolgimento degli enti locali e dei privati, richiede un adeguato lasso di tempo e una serie di fasi intermedie prima di conseguire la piena realizzazione. Al riguardo, ricorda infatti che in Paesi avanzati come gli Stati Uniti, dove il modello di gestione dei beni culturali è senz'altro diverso da quello tradizionalmente adottato in Italia, le istituzioni culturali e museali hanno avuto a disposizione molto tempo per accumulare patrimoni da investire, godono di livelli impositivi assai bassi e vedono la massiccia partecipazione di capitali privati.
Nell'attuale situazione italiana, i tagli imposti al settore culturale dall'attuale manovra di bilancio sono invece del tutto intollerabili, tanto più che essi si sommano a quelli già inferti in passato. Fra questi, egli cita con particolare rammarico il taglio del 35 per cento del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), nonché la riduzione di 48 milioni di euro delle spese di funzionamento del Ministero.
Pur comprendendo le ragioni politiche che inducono ad approvare la manovra, egli ritiene tuttavia indispensabile recuperare le decurtazioni imposte al settore di sua competenza ed in tal senso assicura il proprio personale impegno.
Egli ricorda poi il doppio ruolo che a suo avviso svolgono le istituzioni culturali: da un lato, una funzione educativa alla fruizione estetica e all'appropriazione dell'identità nazionale; dall'altro, il contributo alla qualificazione dell'offerta turistica, con evidenti ricadute in termini economici.
Quanto agli ordini del giorno presentati, conviene con il relatore che le tematiche affrontate siano già contenute nello schema di rapporto illustrato. Invita pertanto i presentatori a ritirarli, convergendo sul rapporto del relatore.
La senatrice ACCIARINI (DS-U) manifesta la disponibilità dell'opposizione a sostenere una comune battaglia per la reintegrazione dei fondi tagliati, testimoniata fra l'altro dalla mancata presentazione di uno schema di rapporto alternativo. Chiede tuttavia specifica attenzione agli ordini del giorno presentati, dichiarandosi indisponibile a ritirarli.
Il ministro BUTTIGLIONE dichiara di non avere difficoltà ad accogliere gli ordini del giorno 0/3613/3/7a e 0/3614/1/7a - Tab. 14, che contengono indicazioni senz'altro condivisibili, del resto raccolte anche dal relatore nel suo schema di rapporto. Quanto all'ordine del giorno 0/3613/4/7a, conferma invece l'invito al ritiro atteso che esso rischia di conseguire un effetto presumibilmente non desiderato dagli stessi presentatori. Essendo diretto a tutelare le esigenze di uno specifico settore, esso rischia infatti di creare una situazione di privilegio per quest'ultimo rispetto agli altri, che contrasterebbe con l'impegno di recuperare i fondi tagliati nel loro complesso.
Il relatore FAVARO (FI) esprime parere conforme a quello del Ministro.
Le senatrici Vittoria FRANCO (DS-U) e ACCIARINI (DS-U), avendo il Ministro accolto i rispettivi ordini del giorno, non insistono per la votazione.
La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) insiste invece per la votazione dell'ordine del giorno n. 4, anche al fine di poterlo ripresentare in Assemblea.
Posto ai voti, l'ordine del giorno n. 4 è respinto.
Si passa alle dichiarazioni di voto sullo schema di rapporto illustrato dal relatore Favaro.
Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) conferma anzitutto che l'opposizione non ha presentato uno schema di rapporto alternativo condividendo diverse parti di quello illustrato dal relatore. Non ritiene tuttavia di poter votare il rapporto favorevole nel suo complesso, stante la progressiva perdita di centralità dei beni culturali nelle politiche governative del Centro-destra, a fronte delle quali la maggioranza e il titolare del Dicastero hanno peraltro finora opposto un silenzio sorprendente.
In particolare, egli ritiene che sia stato errato da parte della maggioranza accettare la politica dei tagli sui finanziamenti ordinari, in favore di finanziamenti alternativi che tuttavia finora sono risultati improbabili. Al contrario, occorreva mantenere quantomeno costante la spesa corrente del Ministero, in quanto destinata a finanziare la politica di offerta culturale. Ne è del resto testimonianza l'insostenibilità degli ulteriori tagli apportati dalla manovra in esame che, ancora una volta, colpiscono i finanziamenti ordinari.
Egli auspica quindi che il ministro Buttiglione e la maggioranza diano seguito questa volta alle affermazioni rese, senza addossare alle successive fasi di esame prima in Commissione bilancio e poi in Aula l'eventuale mancato rispetto degli impegni assunti.
Se davvero le prese di posizione della maggioranza non sono dettate unicamente dall'esigenza di mettere a tacere l'ondata di protesta proveniente dal settore culturale e dello spettacolo, occorre infatti che tali posizioni siano mantenute con fermezza anche nel prosieguo dell'iter. In tal senso, l'opposizione ha dimostrato di saper e voler fare la sua parte, non presentando proposte alternative.
La senatrice ACCIARINI (DS-U) dichiara di concordare pienamente con il senatore D'Andrea e chiede conseguentemente la votazione per parti separate dello schema di rapporto del relatore.
Ella richiama indi l'affermazione del precedente ministro per i beni e le attività culturali Urbani, secondo cui il Ministero non sarebbe più stato un Dicastero di spesa, bensì di entrata. Al riguardo, ella ritiene invece indispensabile mantenere elevato il livello della spesa per la salvaguardia dei beni culturali, cui eventualmente affiancare un incremento di entrate. Già ora del resto, prosegue, i beni culturali determinano un indotto turistico pari al 5,4 per cento del prodotto interno lordo, che raggiunge addirittura l'11 per cento considerando l'intero indotto. A fronte di tali cifre, giudica sconfortante dover registrare che la spesa dello Stato assomma ad appena lo 0,3 per cento del bilancio.
In tal senso, le percentuali raggiunte durante la legislatura guidata dal Centro-sinistra, se non soddisfacenti di per sé, erano senz'altro migliori, avendo sfiorato l'1 per cento.
La manovra in esame acuisce invece una drammatica tendenza al ribasso, decurtando ulteriormente gli stanziamenti correnti del Ministero, i trasferimenti agli enti locali, le spese per consumi intermedi, il piano per l'archeologia, i contributi agli istituti culturali, oltre che del FUS, su cui si richiama quanto già emerso nel dibattito.
Conferma pertanto la disponibilità dell'opposizione ad uno sforzo comune per modificare una manovra che ella giudica lesiva non solo degli interessi degli operatori ma della stessa identità culturale del Paese.
Il senatore COMPAGNA (UDC) rileva che la manovra in esame - prevedendo fra l'altro una riduzione di 48 milioni di euro sulle spese di funzionamento ordinario - decreta la fine di quel processo di trasformazione dell'Amministrazione che l'attuale Ministro ha ereditato, così come della vecchia concezione del Ministero come ente principalmente preposto alla conservazione del patrimonio nazionale.
Dopo aver ricordato che l'istituzione del Ministero dei beni culturali ha rappresentato, negli anni Settanta, l'ultima grande realizzazione della ricostruzione democratica del Paese, egli richiama indi gli episodi salienti delle ultime quattro manovre finanziarie, ivi compreso l'atto di indirizzo parlamentare relativo al settore degli archivi e delle biblioteche.
Del resto, prosegue, nella scorsa legislatura il ministro Veltroni, all'epoca anche vice presidente del Consiglio dei ministri, assicurò al settore risorse più ingenti, ma trasformò anche l'Amministrazione in una sorta di partecipazione statale, secondo una concezione gramsciana della civil society.
In quest'ottica, si inserirono successivamente le dichiarazioni del ministro Urbani sul settore degli archivi e delle biblioteche e giunge ora il taglio dei fondi, non solo nei confronti dello spettacolo, ma anche e più gravemente sul funzionamento ordinario del Ministero.
Egli registra quindi con favore la disponibilità dell'opposizione ad un lavoro comune per la reintegrazione dei fondi tagliati ed esprime conclusivamente il voto favorevole sullo schema di rapporto del relatore. Auspica peraltro un rafforzamento della condizione n. 4), con un'esplicita sollecitazione a destinare ai beni culturali tutti i fondi affluiti alla società ARCUS S.p.a.
Anche il senatore DELOGU (AN) esprime, a nome del suo Gruppo, il voto favorevole.
Il senatore BRIGNONE (LP) richiama anzitutto le considerazioni critiche già espresse in occasione dell'esame del riparto della quota di competenza statale dell' 8 per mille dell'IRPEF.
Quanto alla riduzione del FUS, egli conviene che la percentuale del 35 per cento sia assai elevata. Non può tuttavia esimersi dal sottolineare che non tutte le iniziative precedentemente finanziate erano analogamente degne di considerazione, sicché vi sono senz'altro margini per una razionalizzazione della spesa.
Dopo essersi associato invece alla richiesta di maggiori finanziamenti per gli archivi di Stato, egli lamenta poi la mancanza di capacità strategica del Governo nell'affrontare i profili di maggiore criticità. Ritiene infatti che sono state sopravvalutate le potenzialità del mecenatismo che, se all'estero hanno dato risultati positivi, in Italia sono apparse subito assai limitate. Anche il processo di privatizzazione dei musei non è stato esente da errori, fra cui in primo luogo l'esclusione del personale dal processo stesso. Ciò ha consentito, a suo avviso, il perdurare di margini di inefficienza, che non sono stati ancora risolti.
Inoltre, ritiene che per le funzioni di fruizione e valorizzazione dei beni culturali non sia stato sufficientemente sviluppato il coinvolgimento degli enti locali.
Pur convenendo quindi che i beni culturali non debbano essere aziendalizzati, in quanto costitutivi dell'identità del Paese, auspica che la ricostituzione delle risorse previste nella finanziaria 2005 non prescinda da una seria azione di contrasto dei margini di inefficienza ancora così diffusi nel settore. In particolare, chiede che alla condizione n. 1) sia aggiunta la richiesta di una verifica dei criteri di assegnazione dei contributi.
Dichiara conclusivamente il voto favorevole sullo schema di rapporto del relatore.
Ha indi la parola il relatore FAVARO (FI), il quale replica al senatore Brignone che l'integrazione da lui richiesta alla condizione n. 1) appare superflua alla luce della condizione n. 2). Quanto alla condizione n. 4), relativa alla società ARCUS S.p.a, dichiara di modificare la parola "devoluti" con l'altra "destinati".
In un breve intervento, il ministro BUTTIGLIONE ricorda la legge istitutiva della società ARCUS S.p.a. Al riguardo sottolinea peraltro che i fondi di tale società non dovrebbero essere considerati come sostitutivi rispetto al finanziamento ordinario, bensì destinati a interventi straordinari secondo una specifica programmazione. Resta altresì, prosegue, il nodo della cogestione delle risorse con il Ministero delle infrastrutture.
La Commissione procede indi alla votazione per parti separate dello schema di rapporto favorevole condizionato del relatore, come modificato.
Con separate votazioni sono accolti il dispositivo, dalle parole "La Commissione" fino a "esprime parere favorevole con le seguenti condizioni, riferite al disegno di legge finanziaria" (a maggioranza); la condizione n. 1), all'unanimità; la condizione n. 2), a maggioranza; le condizioni n. 3) e n. 4), all'unanimità; il rapporto nel suo complesso, a maggioranza.
Il PRESIDENTE dichiara indi concluso l'esame dei documenti di bilancio per le parti di competenza della Commissione.
La seduta termina alle ore 12,15.
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
(sulle parti relative al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca)
0/3613/1/7a
MODICA, ACCIARINI, Vittoria FRANCO, PAGANO, TESSITORE, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, BETTA, CORTIANA
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2006,
premesso che:
nella Tabella C, alla rubrica Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, è prevista una riduzione di più di 60 milioni di euro delle risorse per il Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali (U.P.B. 4.1.2.11 - cap. 1694) per l'anno 2006 rispetto a quanto previsto dalla legge finanziaria per il 2005;
negli ultimi esercizi finanziari c'è sempre stato un incremento, seppur lentissimo e insufficiente, del suddetto Fondo;
la riduzione delle risorse destinate al Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali rischia di mettere sempre più in grave crisi il funzionamento degli atenei e, di conseguenza, di rendere il nostro Paese sempre meno competitivo rispetto a quei Paesi che hanno il loro punto di forza nella larghezza di investimenti destinati all'università e alla ricerca scientifica;
impegna il Governo a spiegare le motivazioni di queste ingiustificate riduzioni di stanziamento ed a prevedere un significativo incremento annuo del Fondo di finanziamento ordinario delle università statali al fine di ovviare alle inevitabili conseguenze ed ai gravi problemi di funzionamento derivanti dalle suddette riduzioni di spesa.
0/3613/2/7a
SOLIANI, ACCIARINI, Vittoria FRANCO, PAGANO, MODICA, TESSITORE, D'ANDREA, BETTA, CORTIANA
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2006,
premesso che:
nella Tabella C, alla rubrica Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sono stanziati 181 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 per il Fondo per l'ampliamento dell'offerta formativa;
continua la diminuzione dei finanziamenti originariamente previsti per il sostegno all'autonomia scolastica;
le disponibilità complessive del Fondo negli anni precedenti ammontavano a 237,44 milioni di euro nel 2002, a 225,04 milioni di euro nel 2003, a 203,72 milioni di euro nel 2004 e a 198,72 milioni di euro nel 2005;
rispetto all'esercizio precedente, la disponibilità complessiva del Fondo registra, pertanto, una notevole riduzione di stanziamento;
impegna il Governo a chiarire le ragioni di queste drastiche riduzioni di stanziamento ed a provvedere a reperire risorse adeguate al rifinanziamento del Fondo per l'ampliamento dell'offerta formativa almeno ai livelli previsti dalla legge finanziaria 2005.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 7)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2006, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,
esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria.
1. Con riferimento all'articolo 3, si chiede che siano escluse dall'applicazione del comma 1 le assegnazioni per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni scolastiche iscritte nello stato di previsione del MIUR. Si registra tuttavia positivamente che il comma 2 non si applica alle università e agli enti di ricerca.
2. Con riferimento all'articolo 5, si chiede che il MIUR sia escluso dall'applicazione della norma, al fine di non penalizzare le scuole non statali.
3. Si registra positivamente che l'articolo 28, comma 1, non si applica al comparto della scuola e a quello delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale.
4. Si giudica altresì positivamente che il comma 2 dell'articolo 28 fa salve le assunzioni di personale con contratto a tempo determinato per l'attuazione di progetti di ricerca o di innovazione tecnologica, a condizione che i relativi oneri non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli enti, del Fondo di finanziamento degli enti o del Fondo di finanziamento ordinario delle università.
5. Con riferimento all'articolo 45, si auspica che il meccanismo ivi previsto non sia successivamente decurtato come purtroppo avvenuto con riguardo all'analogo meccanismo dell'otto per mille, destinato, fra l'altro, ad interventi per i beni culturali.
6. Si sollecita una riformulazione dell'articolo 62, volta a rendere più evidente la connessione della riforma del sistema di valutazione universitaria con le finalità di sviluppo tipiche della legge finanziaria.
7. Si ritiene indispensabile individuare uno stanziamento pari ad almeno 100 milioni di euro per l'attuazione del piano programmatico di cui all'articolo 1, comma 3, della legge n. 53 del 2003 ed in particolare per la realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione.
8. Si ritiene inoltre che il disegno di legge finanziaria possa essere la sede opportuna per risolvere alcune annose questioni afferenti i settori dell'istruzione, università e ricerca. In particolare:
9. Si ritiene doveroso estendere la gratuità dei libri di testo in correlazione all'elevazione dell'obbligo scolastico, anche maggiorando il limite di reddito ai fini del riconoscimento del beneficio.
10. Si ritiene doveroso escludere gli enti di ricerca dal blocco delle assunzioni.
11. Si suggerisce di incentivare le collaborazioni con gli enti di ricerca. A tal fine, le istituzioni e gli enti di ricerca potrebbero destinare una quota dei proventi netti derivanti dalle attività di ricerca al personale che ha partecipato a tali attività. Le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca potrebbero altresì stipulare convenzioni con soggetti pubblici o privati per realizzare programmi di ricerca affidati al proprio personale.
12. Si suggerisce di trovare risorse idonee per assicurare, anche per il 2006, il finanziamento del Fondo per la ricerca di base e del Fondo per la ricerca applicata.
13. Si suggerisce di incrementare il Fondo per il sostegno dei giovani e per favorire la mobilità degli studenti, al fine di potenziare i programmi nazionali di ricerca delle università.
14. Si suggerisce di estendere alle università statali e non statali la riduzione dell'IRAP.
15. Si suggerisce di prevedere la possibilità che le Accademie e i Conservatori possano avviare, in deroga all'articolo 34-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, procedure concorsuali per il reclutamento di un contingente complessivo non superiore a 920 unità di personale a tempo indeterminato.
16. Si suggerisce di trovare risorse aggiuntive da destinare all'edilizia scolastica e universitaria, attraverso lo strumento dei limiti di impegno.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI ACCIARINI, SOLIANI, BETTA, CORTIANA, MANIERI
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 7)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione,
esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2006, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,
rilevato preliminarmente che
il disegno di legge finanziaria per il 2006 sviluppa ulteriormente la politica del contenimento della spesa nel settore dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
il disegno di legge finanziaria e quello di bilancio realizzano un grave contenimento degli stanziamenti riguardanti l'università e la ricerca, destinato ad aggravare la crisi di funzionamento di tali decisive istituzioni;
il disegno di legge finanziaria 2006 prevede una serie di riduzioni al bilancio di previsione 2006 e conferma, per la scuola, quanto già previsto dall'articolo 1, comma 129, della legge n. 311 del 2004 (finanziaria 2005) circa la riduzione a 565 milioni di euro (ridotti a 766 nel 2005) della spesa per le supplenze brevi del personale docente e ATA;
la spesa complessiva dello stato di previsione 2006 del Miur (Tabella 7) prevede 50.148.174.357 euro con una riduzione di 1.285.059.668 euro rispetto all'assestamento 2005. A tale consistente riduzione delle spese di bilancio devono aggiungersi le seguenti, previste dalla legge finanziaria:
- all'articolo 3 sono previste riduzioni di spesa per i consumi intermedi come rideterminate all'elenco n. 1;
- all'articolo 5 è previsto l'accantonamento in un fondo speciale di una parte consistente dei contributi (elenco n. 3) destinati alle scuole non statali;
- all'articolo 6 è prevista una riduzione del 20 per cento (con un 10 per cento inserito in particolari fondi di ogni dicastero) delle spese dei capitoli di cui alle Categorie 2 e 12 per la parte corrente e delle Categorie 21 e 26 per il conto capitale;
- all'articolo 27 non sono previste risorse adeguate a garantire i rinnovi contrattuali;
- all'articolo 28 i limiti posti all'utilizzo di personale precario determineranno una riduzione del personale precario di università e ricerca pari a 454 milioni di euro (288,68 netti);
- all'articolo 62 viene istituito un Consiglio nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca riducendo dell'1 per mille il Fondo di funzionamento delle università;
- all'articolo 67, alla tabella E, il Fondo unico per l'edilizia universitaria viene ridotto di 60 milioni di euro;
rilevato che risulta completamente elusa la previsione della legge n. 143 del 2004, che all'articolo l-bis contempla l'adozione di un piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato da adottarsi entro il 31 gennaio 2005,che nel corso del prossimo triennio avrebbe dovuto consentire la copertura dei posti disponibili e vacanti. Ed elusa pure risulta essere la più recente disposizione di cui all'articolo 3 della legge n. 168 del 2005 che prevedeva per tale piano la scadenza del 30 settembre 2006;
rilevato che nell'anno 2005-2006 sono state effettuate 40.000 nomine a tempo indeterminato e che il preannunciato impegno per 30.000 nomine nei due anni successivi all'anno di riferimento della finanziaria in oggetto non è assolutamente adeguato ad eliminare il fenomeno degli oltre 150.000 precari in servizio;
rilevato che per il Fondo per l'offerta formativa (legge n. 440 del 1997) per l'anno 2006 la somma da ripartire in Tabella C ammonta a 181 milioni di euro a cui dovrebbero aggiungersi 10 milioni di euro per l'handicap, registrando così una riduzione di 15,9 milioni di euro che testimonia la continua diminuzione dei finanziamenti originariamente previsti per il sostegno all'autonomia scolastica; rilevato che il Piano finanziario della legge n. 53 del 2003 prevedeva 8.320 milioni di euro per il periodo 2004-2008 ma che:
- dei primi 4 miliardi di euro che sarebbero dovuti provenire dalle tre precedenti leggi finanziarie è difficile oggi trovare traccia in quanto tali economie di spesa o sono state impiegate nella copertura del contratto della scuola o sono andate in economia a compensare il disavanzo e ciò in assenza di una specifica previsione legislativa circa la loro collocazione in uno speciale fondo di investimento;
- degli altri 4 miliardi di euro del piano da investire nel periodo 2004-2008 è stata messa a bilancio:
con la finanziaria per il 2004 la cifra irrisoria di 90 milioni (il 2,2 per cento dell'intera somma da stanziare nel quinquennio) per tecnologie multimediali, lotta alla dispersione, istruzione tecnica superiore ed educazione degli adulti. Si ricorda, infine, che l'articolo 3, comma 92, della legge finanziaria 2003 (legge n. 350 del 2002) aveva autorizzato tale spesa da destinare all'attuazione del citato piano programmatico di interventi finanziari; tali risorse erano destinate allo sviluppo delle tecnologie multimediali; interventi contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione; sviluppo dell'istruzione e della formazione tecnica superiore e per l'educazione degli adulti; istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione;
il comma 8 dell'articolo 16 del disegno di legge n. 5310 prevedeva un finanziamento di 110 milioni di euro da destinare all'attuazione del piano programmatico di interventi finanziari previsto dall'articolo 1, comma 3, legge n. 53 del 2003. Tale somma è finalizzata all'attuazione di tre obiettivi specifici:
a) anticipo delle iscrizioni e generalizzazione della scuola dell'infanzia;
b) iniziative di formazione iniziale e continua del personale;
c) interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione;
rilevato che nella finanziaria per il 2006 non vi è traccia di alcun finanziamento e che il piano finanziario era finalizzato al perseguimento dei seguenti obiettivi:
-· riforma degli ordinamenti e degli interventi connessi con la loro attuazione e con lo sviluppo dell'autonomia scolastica;
- istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema scolastico;
- sviluppo delle tecnologie multimediali e dell'alfabetizzazione nelle tecnologie informatiche;
- sviluppo dell'attività motoria e delle competenze ludico-sportive degli studenti;
- valorizzazione professionale del personale docente;
- iniziative di formazione iniziale e continua del personale;
- concorso al rimborso spese per auto aggiornamento sostenute dai docenti;
- valorizzazione professionale del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA);
- interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per la realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione;
- sviluppo dell'istruzione e formazione tecnica superiore e dell'educazione degli adulti;
- adeguamento delle strutture di edilizia scolastica;
rilevato che per l'adeguamento e la messa a norma della situazione dell'edilizia scolastica italiana, mentre è stato quantificato un piano pluriennale straordinario di investimenti per 7,5 miliardi di euro, nella presente legge finanziaria:
- non si sa che fine abbia fatto la postazione della Tabella F della legge finanziaria 2005 (legge n. 311 del 2004) che a decorrere da 2006prevedeva lo stanziamento annuo di 31 milioni di euro per il finanziamento dei mutui di edilizia scolastica previsti dalle legge n. 23 del 1996 e n. 362 del 1998,
- non è stato ancora emanato il decreto ministeriale per la ripartizione dei mutui relativi all'annualità 2005(quello per il 2004risale al 30 ottobre 2003),
esprime parere contrario.
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
(sulle parti relative al Ministero per i beni e le attività culturali)
0/3613/3/7a
Vittoria FRANCO, ACCIARINI, PAGANO, MODICA, TESSITORE, SOLIANI, D'ANDREA, BETTA, CORTIANA
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2006,
premesso che:
gli stanziamenti pubblici destinati ai diversi settori della cultura, dal 2001 ad oggi, hanno registrato una costante e gravissima flessione;
il Fondo unico dello spettacolo (FUS) ha subito tagli ingenti che, rispetto al 2001, ne hanno determinato una riduzione complessiva del 50 per cento. Infatti, si è passati dai 500,958 milioni di euro stanziati con la legge finanziaria del 2000, ai 300 milioni di euro previsti dalla legge finanziaria attualmente in discussione, per il triennio 2006-2008;
lo stanziamento previsto con la legge istitutiva del FUS (legge n. 163 del 1985) ammontava a 717 miliardi di lire per il 1985. Questo significa che nel 2006 lo spettacolo italiano avrà ben 136,119 miliardi di lire in meno di quanto lo Stato aveva previsto di stanziare per queste stesse attività più di venti anni fa. La perdita di finanziamenti pubblici che subiscono i settori e le istituzioni dello spettacolo e la cinematografia italiani è, poi, in termini di potere reale d'acquisto molto più grave di quanto appena esposto;
lo stanziamento di 300 milioni di euro per il triennio 2006-2008 previsto dalla Tabella C del disegno di legge finanziaria in discussione decreta la chiusura, di fatto, delle attività dello spettacolo italiano. Infatti oltre 200 milioni di euro sono assorbiti dal fabbisogno delle fondazioni lirico-sinfoniche che, è il caso di ricordarlo, occupano oltre 5.000 persone su tutto il territorio nazionale, oltre a costituire in tutto il mondo una tra le più importanti testimonianze della nostra tradizione e produzione culturale e artistica. Detratta questa quota resterebbero 100 milioni di euro per finanziare tutti gli altri settori dello spettacolo: cinema, teatro di prosa, danza, musica e attività circensi. Va ricordato, poi, che lo spettacolo in Italia, nel suo complesso, conta all'incirca 250.000 addetti, tra artisti, tecnici, operatori, maestranze e che una tale esiguità di finanziamenti pubblici mette in serio rischio i livelli occupazionali dell'intero comparto;
l'inadeguatezza e la scarsità di tali stanziamenti per la produzione e l'industria dello spettacolo italiani, che costituiscono per il nostro Paese il motore dello sviluppo civile ed economico, determinerebbero, di fatto, la chiusura di interi settori di attività che, al contrario, sono da considerare strategici per la ripresa del Paese e necessitano di adeguatezza progettuale, sia in termini di finanziamento, sia in termini di programmazione e di politica di interventi;
impegna il Governo a reperire risorse adeguate a garantire un significativo incremento del FUS, al fine di ristabilire quantomeno gli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria 2005 e di ovviare così alle gravi conseguenze, quali la chiusura di interi settori di attività, che si produrrebbero in esito a tale drastica riduzione di stanziamenti.
0/3613/4/7a
SOLIANI, D'ANDREA, ACCIARINI, BETTA
La 7a Commissione,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2006,
premesso che la Tabella C prevede una vistosa e drastica riduzione delle risorse destinate per l'anno 2006 al finanziamento del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), di cui alla legge n. 163 del 1985;
sul FUS si sono peraltro già abbattuti, negli ultimi anni, numerosi e cospicui "tagli" di spesa, a vario titolo riconducibili alle politiche di bilancio "creative" adottate dall'attuale Governo, con il risultato di aver ridotto in cinque anni il Fondo di oltre il 50 per cento della sua dotazione originaria, a fronte di una costante crescita delle domande di finanziamento;
in particolare, ad essere definanziato per ben 150 milioni di euro, è il capitolo 2644 dello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali (Tabella 14), relativo alla quota del FUS da erogare a favore delle fondazioni lirico-sinfoniche;
l'impatto effettivo di tali tagli sulle attività delle fondazioni lirico-sinfoniche è valutabile, in concreto, solo attraverso il contestuale raffronto con le previsioni di cui al disegno di legge di bilancio, relative alla stessa Tabella 14; in quella sede si evidenzia infatti come sul capitolo di spesa di riferimento per le fondazioni lirico-sinfoniche (cap. 2644) si fosse già abbattuta una riduzione di oltre 13 milioni di euro rispetto alle previsioni della legge di bilancio per l'anno 2005, che aveva portato la dotazione complessiva a 206 milioni di euro,
su quest'ultimo importo si concentra, quindi, l'ulteriore taglio di 150 milioni di euro che il disegno di legge finanziaria per il 2006 prevede a carico del FUS, con l'effetto di portare le risorse effettivamente disponibili per le fondazioni lirico-sinfoniche ad appena 66 milioni di euro (!), cioè ad un livello pari a poco più di un quarto della dotazione - già insufficiente - prevista per il 2005;
valutato dunque che se i disegni di legge finanziaria e di bilancio fossero approvati senza alcuna modifica le fondazioni lirico-sinfoniche aggiungerebbero, ai 100 milioni di euro di indebitamento netto che già registrano, almeno ulteriori 80 milioni di euro di perdite, con il rischio - per alcune la sicura prospettiva - della chiusura totale delle loro attività;
impegna il Governo ad adottare ogni atto o provvedimento nella sua disponibilità idoneo a scongiurare le drammatiche conseguenze che tali politiche di bilancio configurano per il settore dello spettacolo dal vivo e, in particolare, per le attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, con sicuro detrimento per il livello dell'offerta culturale nazionale e conseguente marginalizzazione della produzione musicale italiana sulla scena internazionale.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAL RELATORE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 14)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2006, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,
preso atto con sconcerto dei pesanti tagli imposti al settore, che - sia pure in un'ottica di contenimento della spesa pubblica - appaiono sproporzionati anche rispetto alla media delle riduzioni di spesa relative agli altri Ministeri,
ritenendo che il sostegno alla cultura sia essenziale sia in termini di valorizzazione dell'identità nazionale che come motore di sviluppo economico,
sottolineando l'importanza della ricaduta di un'efficace gestione dei beni culturali anche a livello occupazionale,
valutando positivamente la prospettiva di una definitiva stabilizzazione del personale precario del Ministero, che corona un lungo impegno parlamentare in tal senso,
esprime parere favorevole con le seguenti condizioni, riferite al disegno di legge finanziaria.
1. Con riferimento alle dotazioni del Fondo unico per gli investimenti e del Fondo unico per lo spettacolo, si ritiene anzitutto indispensabile ripristinare quanto meno le previsioni contenute nella legge finanziaria 2005.
2. Occorre tuttavia procedere ad una riorganizzazione delle principali istituzioni culturali volta a recuperare economicità ed efficienza.
3. Occorre incrementare i fondi destinati al funzionamento corrente del Ministero.
4. Occorre che i fondi affluiti alla società ARCUS Spa siano effettivamente devoluti ad interventi sui beni culturali.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 14)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2006, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,
preso atto con sconcerto dei pesanti tagli imposti al settore, che - sia pure in un'ottica di contenimento della spesa pubblica - appaiono sproporzionati anche rispetto alla media delle riduzioni di spesa relative agli altri Ministeri,
ritenendo che il sostegno alla cultura sia essenziale sia in termini di valorizzazione dell'identità nazionale che come motore di sviluppo economico,
sottolineando l'importanza della ricaduta di un'efficace gestione dei beni culturali anche a livello occupazionale,
valutando positivamente la prospettiva di una definitiva stabilizzazione del personale precario del Ministero, che corona un lungo impegno parlamentare in tal senso,
esprime parere favorevole con le seguenti condizioni, riferite al disegno di legge finanziaria.
1. Con riferimento alle dotazioni del Fondo unico per gli investimenti e del Fondo unico per lo spettacolo, si ritiene anzitutto indispensabile ripristinare quanto meno le previsioni contenute nella legge finanziaria 2005.
2. Occorre tuttavia procedere ad una riorganizzazione delle principali istituzioni culturali volta a recuperare economicità ed efficienza.
3. Occorre incrementare i fondi destinati al funzionamento corrente del Ministero.
4. Occorre che i fondi affluiti alla società ARCUS Spa siano effettivamente destinati ad interventi sui beni culturali.
LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8a)
mercoledì 12 ottobre 2005
505a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 10) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2006
- (Tab. 11) Stato di previsione del Ministero delle comunicazioni per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio. Esame e rinvio della Tabella 10 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Esame della tabella 11 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni.)
Il presidente PEDRAZZINI (LP) , relatore, illustra lo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nella tabella 11 del bilancio pluriennale dello Stato per il triennio 2006-2008 e le parti connesse della legge finanziaria per l’anno 2006. A tale riguardo fa presente che la spesa complessiva prevista del Ministero delle comunicazioni per il prossimo anno è pari a circa 251 milioni di euro in termini di competenza, 273,4 milioni di euro in termini di cassa e 161 milioni di euro in termini di residui passivi. Il predetto importo, in termini di competenza, si articola in una spesa in conto capitale pari a 54 milioni di euro ed in una spesa in conto corrente pari a 196 milioni di euro. Rispetto alle previsioni assestate per l'esercizio 2004 viene proposta una riduzione di 124 milioni di euro in termini di competenza, di circa 115 milioni di euro in termini di cassa e di circa 18 milioni in termini di residui passivi.
Procede quindi ad illustrare analiticamente i dati contabili relativi ai centri di responsabilità del Ministero delle comunicazioni in termini di cassa.
Si sofferma poi sull'articolo 18 del disegno di legge n. 3613, relativo al contratto di programma di Poste Italiane S.p.A. Tale norma autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a corrispondere a Poste Italiane S.p.A. 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008, ai fini dell'applicazione del contratto di programma 2003-2005, in relazione agli obblighi di servizio pubblico universale per i recapiti postali. Con tale disposizione si intende ripianare la complessiva esposizione dello Stato nei confronti di Poste Italiane S.p.A., pari a 120 milioni di euro.
Il senatore CICOLANI (FI) relatore, illustra lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nella tabella 10 del bilancio pluriennale dello Stato per il triennio 2006-2008 e le parti connesse della legge finanziaria per l’anno 2006. A tale riguardo fa presente che la spesa complessiva prevista del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il prossimo anno è pari a circa 7.233 milioni di euro in termini di competenza, 8.460 milioni di euro in termini di cassa e 6.952 milioni di euro in termini di residui passivi. Il predetto importo in termini di competenza si articola in una spesa in conto capitale pari a 4.402 milioni di euro ed in una spesa in conto corrente pari a 2.830 milioni di euro. Rispetto alle previsioni di spesa assestate relative all'esercizio 2005, viene proposta una riduzione di 114 milioni di euro in termini di competenza, un incremento di 58 milioni di euro in termini di cassa ed un decremento di 1.909 milioni in termini di residui passivi.
Si sofferma quindi sulle parti del disegno di legge n. 3613 di interesse della Commissione rilevando che l'articolo 8, comma 1, stabilisce per l'anno 2006 una limitazione ai pagamenti dell'ANAS S.p.A. volta a contenere le spese di investimento in 1.700 milioni di euro. Tra le spese soggette alla limitazione di pagamento figurano anche quelle fatte valere su risorse derivanti dall'accensione di mutui. A tale proposito osserva che le limitazioni di pagamento disposte comportano il rischio di una sospensione di alcune opere infrastrutturali che l'ANAS sta attualmente realizzando. L'articolo 14, commi 1, 2 e 3, prevede la soppressione, a partire dal 2007, degli stanziamenti previsti per il finanziamento dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le quali ricevono dall'Erario trasferimenti di risorse finanziarie per lo svolgimento di compiti d'istituto. Il comma 2 dispone che dall'anno 2006 il finanziamento di tali autorità sarà assicurato dalla contribuzione delle imprese operante nel mercato di appartenenza. Il comma 3 dispone, in particolare, un regime transitorio per il passaggio da un sistema di finanziamento basato sui trasferimenti ad uno incentrato sulle contribuzioni degli utenti, le cui caratteristiche meritano di essere approfondite. L'esclusione del finanziamento delle Autorità di vigilanza dal bilancio dello Stato rischia di renderle incapaci di svolgere le rispettive attività istituzionali. L'articolo 16, comma 1, in materia di rifinanziamento della legge n. 166 del 2002, prevede un'autorizzazione di spesa di 200 milioni di euro annui per quindici anni, a decorrere dal 2007, per il completamento del programma delle infrastrutture strategiche, approvato dal CIPE con la delibera n. 121 del 2001, nonché per assicurare la prosecuzione degli interventi di recupero di risorse idriche disponibili in aree di crisi del territorio nazionale e per il miglioramento e la protezione ambientale. A tale riguardo preannuncia l'intenzione di presentare una proposta emendativa che permetta di recuperare gli stanziamenti necessari ad una maggiore copertura degli interventi infrastrutturali di carattere strategico. Per quanto riguarda poi l'articolo 17, relativo ad interventi nel settore ferroviario, osserva che la norma prevede la concessione di due contributi quindicennali in conto impianti di 100 milioni di euro ciascuno, a decorrere rispettivamente dal 2006 e dal 2007, per assicurare la prosecuzione degli interventi relativi al sistema Alta Velocità - Alta Capacità delle linee Milano - Genova e Milano -Verona. A tale proposito rileva la necessità di chiarire che cosa si intenda per contributo in conto impianti, espressione di incerta definizione. L'articolo 56, in materia di trasferimento di autoveicoli, prevede infine che l'autenticazione degli atti delle dichiarazioni aventi ad oggetto l'alienazione o la costituzione di diritti di garanzia sugli autoveicoli sia effettuata dai dirigenti del comune di residenza del venditore, dai funzionari di cancelleria in servizio presso gli uffici giudiziari appartenenti al distretto di corte d'appello di residenza del venditore, dai funzionari del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nonché dai funzionari incaricati dall'Automobile Club d'Italia o dai titolari delle agenzia automobilistiche autorizzate o da un notaio iscritto all'Albo.
Il presidente PEDRAZZINI (LP), dichiara quindi aperta la discussione generale sullo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nella tabella 11 del bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008 e sulle parti connesse della legge finanziaria per l'anno 2006.
Il senatore PESSINA (FI) interviene manifestando preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti dei contributi in favore dei concessionari per la radiodiffusione televisiva in ambito locale che impone un grosso sacrificio in capo a tali soggetti mettendone a rischio la capacità di sopravvivenza.
Il senatore ZANDA (Mar-DL-U) ritiene che le modalità di finanziamento delle Autorità di garanzia, con particolare riferimento all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, istituiscano di fatto un sistema di tassazione, parallelo a quello statale, ad opera delle autorità controllanti sui soggetti controllati piuttosto discutibile. Osserva poi come le riduzioni operate nei contributi in favore dei titolari di emittenti televisive locali siano effettuate lasciando impregiudicate le disponibilità finanziarie stanziate in favore della diffusione della tecnologia digitale terrestre.
Il presidente PEDRAZZINI (LP), relatore, interviene incidentalmente per rilevare che gli importi stanziati in bilancio a cui fa riferimento il senatore Zanda rappresentano un residuo proveniente dalla gestione dello scorso anno.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) interviene sul tema della diffusione della tecnologia digitale terrestre facendo presente che i decoder presenti sul mercato italiano sono venduti in gran parte da una società estera e che tali decoder sono importati e distribuiti in Italia da una società appartenente a Piersilvio Berlusconi. Si rivela così ancora una volta l'intreccio del conflitto di interessi emerso in più occasioni nel corso dei lavori parlamentari per l'approvazione della legge n. 112 del 2004, cosiddetta legge Gasparri.
Poiché non vi sono altri interventi, il presidente PEDRAZZINI (LP), relatore, rinunciando alla replica dichiara conclusa la discussione generale. Propone inoltre, di anticipare alle ore 17 di oggi il termine di scadenza per la presentazione di eventuali emendamenti od ordini del giorno riferiti alla tabella in esame.
La Commissione conviene.
Il rappresentante del Governo, sottosegretario BALDINI, intervenendo in replica, rassicura il senatore Pessina sulla questione relativa alle contribuzioni in favore dei concessionari per la radiodiffusione televisiva in ambito locale. Per effetto della nuova procedura prevista dall'articolo 5 del disegno di legge finanziaria per il 2006, i contributi in favore dei concessionari per la radiodiffusione televisiva in ambito locali, pari a 97.068.997 euro, ed i rimborsi degli oneri sostenuti dalle emittenti radiofoniche e televisive locali per la trasmissione di messaggi autogestiti a titolo gratuito, pari a 3.329.138 euro, verranno azzerati e sostituiti con un fondo dell'importo 69.568.000 euro da impiegare per le stesse finalità. Secondo quanto previsto dal comma 2 del predetto articolo, il Ministro delle comunicazioni presenterà annualmente, alle competenti Commissioni parlamentari, una relazione nella quale viene individuata la destinazione delle disponibilità del fondo in questione.
Il seguito dell'esame dello stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nella tabella 11 del bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008 è quindi sospeso.
Il presidente PEDRAZZINI (LP) dichiara quindi aperta la discussione generale sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nella tabella 10 del bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008 e sulle parti connesse della legge finanziaria per l'anno 2006.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) interviene rilevando che i tagli di bilancio previsti dal disegno di legge finanziaria per l'anno 2006 avranno un impatto fortemente recessivo sull'economia nazionale poiché intervengono su settori cruciali quali ad esempio gli interventi infrastrutturali la cui realizzazione è affidata all'ANAS S.p.A. Gli effetti di tale manovra sono ancora più pesanti se si tiene conto della ricaduta che il blocco dei cantieri ANAS, generato dai minori stanziamenti previsti dall'articolo 8, potrà avere sull'indotto delle imprese appaltanti e subappaltanti. I fondi stanziati per il rifinanziamento delle opere strategiche non arrivano neanche al diciotto per cento di quelli necessari per far fronte alla copertura dei lavori previsti per l'anno prossimo. Ad aggravare tale situazione vi è inoltre la considerazione che la finanziaria reperisce soltanto 280 milioni di euro dei 700 milioni utili a far fronte alle spese correnti dell'ANAS: risulta pertanto che tale azienda potrà disporre soltanto di un terzo delle risorse necessarie al suo funzionamento.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) esprime un giudizio fortemente negativo su una manovra economica che prevede forti tagli ai bilanci dei dicasteri di competenza, ed in particolare a quello delle infrastrutture, senza che tali tagli servano a compensare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione delle opere strategiche. In particolare, esprime una forte censura per i tagli effettuati sui bilanci dell'ANAS e delle Ferrovie dello Stato perché essi non possono che implicare una riduzione dei servizi ai cittadini ed in particolare un ridimensionamento del trasporto pubblico locale, con città che saranno nuovamente in difficoltà per i blocchi del traffico dovuti alla cattiva qualità dell'aria. Passa quindi ad illustrare le cifre relative al Fondo per le opere strategiche sottolineando tra l'altro che i finanziamenti in esso contenuti potranno essere utilizzati a partire dal 2007 impegnando così anche il bilancio di un anno sul quale il Governo non può garantire politicamente nulla. Il messaggio che da questo Fondo arriva ai cittadini è inoltre discutibile perché da un lato prospetta la costruzione di grandi opere strategiche per le quali non esistono i necessari finanziamenti e dall'altro trascura interamente l'ordinaria amministrazione delle opere che toccano più da vicino la collettività. Anche in relazione alle prospettive di sviluppo del servizio ferroviario è piuttosto discutibile la strategia del Governo che continua ad intervenire fondi sull'Alta Velocità senza intervenire nelle linee ordinarie che sono quelle con il più alto tasso di traffico e su cui si verificano i maggiori incidenti. A tale riguardo, i meccanismi di finanziamento afferenti alla società ISPA S.p.A. risultano tutt'altro che chiari mentre evidente è l'indebitamento che da qui ai prossimi quindici anni sarà posto in capo alla società Ferrovie dello Stato S.p.A.. Per quanto riguarda poi l'ANAS fa presente che oltre ad un taglio delle risorse destinate al settore un ulteriore taglio viene apportato anche al capitale sociale con conseguenze non chiaramente immaginabili al momento. Stigmatizza infine i tagli operati al rinnovo del parco autobus delle città e al trasporto intermodale e ricorda infine che nulla è stato fatto per sbloccare il finanziamento delle infrastrutture portuali. Richiama infine l'articolo 5 della legge finanziaria che, nel razionalizzare ulteriormente le spese, colpisce ancora una volta i settori di competenza della Commissione riducendo i fondi destinati alle società Poste S.p.A., Ferrovie dello Stato S.p.A. e ANAS S.p.A.
Il senatore ZANDA (Mar-DL-U) si associa alle critiche espresse dalla senatrice Donati e per quanto riguarda il settore ferroviario richiama l'attenzione del relatore sulla necessità di implementare le ferrovie che contribuiscono al trasporto rapido di massa e che, se non adeguatamente sviluppate, rischiano di creare gravi problemi in grandi città come Roma o Milano.
Poiché non vi sono altri interventi il presidente PEDRAZZINI (LP) dichiara chiusa la discussione generale sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nella tabella 10 del bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008. Ricorda quindi che la scadenza del termine per la presentazione di eventuali emendamenti od ordini del giorno riferiti alla tabella in esame è fissato alle ore 18 di oggi.
Il relatore, senatore CICOLANI (FI), intervenendo in sede di replica fa presente che una parte delle osservazioni emerse dal dibattito saranno recepite nel rapporto che la Commissione esaminerà domani. Dichiara inoltre di condividere l'ultimo richiamo avanzato dal senatore Zanda mentre riguardo alle osservazioni della senatrice Donati sugli investimenti nelle tratte di Alta Velocità, come quella di Milano-Verona e Genova-Milano, fa presente che dato che sui progetti in questione si lavora da anni appare molto difficile poter tornare indietro anche in considerazione della pianificazione del territorio che intorno a quelle opere è già ad uno stadio molto avanzato.
Il sottosegretario MOFFA, intervenendo in replica, ringrazia anzi tutto coloro che sono intervenuti per i contributi di merito dati alla discussione sul bilancio del Ministero delle infrastrutture. Ritiene tuttavia necessario ricordare che del problema della riduzione dell'indebitamento non poteva non farsi carico anche il Dicastero in questione. Ritiene tuttavia opportuno segnalare che il limite del due per cento richiamato negli interventi riguarda soltanto la spesa corrente e non gli investimenti. Si riserva infine di valutare gli ordini del giorno e gli eventuali emendamenti che saranno presentati in riferimento alla tabella del Dicastero e alle parti connesse della legge finanziaria
Il seguito dell'esame dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nella tabella 10 del bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008 e sulle parti connesse della legge finanziaria per l'anno 2006è quindi rinviato.
Riprende l'esame dello stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nella tabella 11 del bilancio pluriennale dello Stato per il triennio 2006-2008 e le parti connesse della legge finanziaria per l’anno 2006 precedentemente sospeso.
Il presidente PEDRAZZINI (LP), relatore, avverte che alla tabella è stato presentato un unico ordine del giorno.
Il senatore PESSINA (FI), che dichiara di aggiungere la propria firma, rinuncia ad illustrare l'ordine del giorno 03614/1/8 tab. 11.
Il presidente PEDRAZZINI (LP), in qualità di relatore, esprime parere favorevole.
Il sottosegretario BALDINI si rimette invece alle valutazioni della Commissione.
Verificata la presenza del numero legale, posto ai voti l'ordine del giorno 03614/1/8 tab. 11 è approvato.
Il presidente PEDRAZZINI (LP), relatore, illustra quindi uno schema di rapporto favorevole con osservazioni relativo allo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni e sulle parti corrispondenti che, posto ai voti, è approvato.
La seduta termina alle ore 17,30.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULLO STATO DI
PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI
(DISEGNO DI
LEGGE N. 3614 - TABELLA 11)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, esprime un avviso favorevole manifestando tuttavia preoccupazione per la forte riduzione degli stanziamenti relative alle provvidenze a favore dell’emittenza locale. Osserva inoltre la necessità di un’attenta verifica sui tagli finanziari a favore del servizio postale universale che possono gravare negativamente sul servizio reso ai cittadini.
LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8a)
giovedì 13 ottobre 2005
506a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 10) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Seguito e conclusione dell' esame della Tabella 10 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni.)
Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.
Il presidente GRILLO ricorda che nella seduta di ieri si era conclusa la discussione generale con le repliche del Relatore e del Rappresentante del Governo, invita i senatori che hanno presentato ordini del giorno riferiti alla tabella n. 10 e alle parti connesse al disegno di legge finanziaria per l’anno 2006 alla loro illustrazione.
Il senatore SCARABOSIO (FI) illustra l’ordine del giorno 0/3613/1/8a.
Il relatore, sen. CICOLANI (FI),esprime parere favorevole sull’ordine del giorno in esame.
Il Rappresentante del Governo, sottosegretario MOFFA, dichiara di accogliere l’ordine del giorno 0/3613/1/8a.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) illustra l’ordine del giorno 0/3613/2/8a.
Il senatore ZANDA (Mar-DL-U) dichiara di sottoscrivere l’ordine del giorno testé illustrato.
Il RELATORE esprime parere favorevole sull’ordine del giorno.
Il Rappresentante del GOVERNO dichiara di accogliere l’ordine del giorno 0/3613/2/8a come raccomandazione.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) rinuncia all’illustrazione dell’ordine del giorno 0/3613/3/8a.
I senatori ZANDA (Mar-DL-U) e Paolo BRUTTI (DS-U) dichiarano di sottoscrivere tale ordine del giorno.
Il RELATORE esprime sul medesimo parere favorevole.
Il Rappresentante del GOVERNO dichiara di accogliere come raccomandazione l’ordine del giorno 0/3613/3/8a.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) rinuncia all’illustrazione dell’ordine del giorno 0/3613/4/8a.
Il RELATORE esprime parere favorevole sul predetto ordine del giorno.
Il Rappresentante del GOVERNO dichiara di accogliere come raccomandazione l’ordine del giorno 0/3613/4/8a.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) rinuncia ad illustrare l’ordine del giorno 0/3613/5/8a.
I senatori ZANDA (Mar-DL-U) e Paolo BRUTTI (DS-U) dichiarano di sottoscrivere l’ordine del giorno 0/3613/5/8a.
Previo parere favorevole del RELATORE, l’ordine del giorno 0/3613/5/8a è accolto come raccomandazione dal sottosegretario MOFFA.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) rinuncia ad illustrare l’ordine del giorno 0/3613/6/8a.
Con il parere favorevole del RELATORE, l’ordine del giorno 0/3613/6/8a è accolto dal sottosegretario MOFFA.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) illustra gli ordini del giorno 0/3613/7/8a e 0/3613/8/8a.
L’ordine del giorno 0/3613/7/8a, previo parere favorevole del RELATORE, è quindi accolto dal sottosegretario MOFFA.
I senatori CICOLANI (FI), FORTE (UDC), MENARDI (AN), PEDRAZZINI (LP), ZANDA (Mar-DL-U), Paolo BRUTTI (DS-U) e il presidente GRILLO dichiarano di sottoscrivere in qualità di presidenti dei Gruppi parlamentari l’ordine del giorno 0/3613/8/8a.
Il predetto ordine del giorno, previo parere favorevole del RELATORE e del Rappresentante del GOVERNO, è posto ai voti ed approvato all’unanimità.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) illustra l’ordine del giorno 0/3613/9/8a.
I senatori CICOLANI (FI), FORTE (UDC), MENARDI (AN), PEDRAZZINI (LP), ZANDA (Mar-DL-U) e il presidente GRILLO dichiarano di sottoscrivere l’ordine del giorno 0/3613/9/8a.
Il RELATORE esprime parere favorevole sul predetto ordine del giorno.
Il Rappresentante del GOVERNO esprime il medesimo avviso.
Il presidente GRILLO dichiara il voto favorevole sull’ordine del giorno in votazione.
Posti ai voti, l’ordine del giorno 0/3613/9/8a è quindi approvato all’unanimità.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) rinuncia all’illustrazione dell’ordine del giorno 0/3613/10/8a.
Previo parere favorevole del RELATORE e del Rappresentante del GOVERNO, l’ordine del giorno 0/3613/10/8a è posto ai voti e quindi approvato.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) illustra l’ordine del giorno 0/3613/11/8a.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) dichiara di sottoscrivere il predetto ordine del giorno.
Con il parere contrario del RELATORE e del Rappresentante del GOVERNO, l’ordine del giorno 0/3613/11/8a è posto ai voti e quindi respinto.
La senatrice DONATI (Verdi-Un) illustra l’ordine del giorno 0/3613/12/8a.
Con il parere favorevole del RELATORE, tale ordine del giorno è accolto dal Rappresentante del GOVERNO come raccomandazione.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) illustra l’ordine del giorno 0/3614/1/8/Tab.10.
Con il parere contrario del RELATORE e del Rappresentante del GOVERNO, il predetto ordine del giorno è posto ai voti e respinto.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) rinuncia ad illustrare l’ordine del giorno 0/3614/2/8/Tab.10.
Su tale ordine del giorno il RELATORE si rimette al parere del Rappresentante del GOVERNO che dichiara di accoglierlo come raccomandazione.
Il senatore CICOLANI (FI), relatore, illustra quindi una proposta di rapporto favorevole con osservazioni sulla tabella 10 relativa allo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2006.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) invita il Relatore a precisare meglio il testo in ordine agli aumenti tariffari nel settore ferroviario.
Il senatore CICOLANI (FI), relatore, dichiara di accettare il suggerimento del senatore Paolo Brutti.
Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) illustra, quindi, una proposta di rapporto di minoranza sulla tabella 10 relativa allo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2006, riportata in allegato al resoconto della seduta odierna.
Il senatore ZANDA (Mar-DL-U) dichiara di sottoscrivere la proposta di rapporto di minoranza formulata dal senatore Paolo Brutti.
Il presidente GRILLO pone quindi ai voti la proposta di rapporto favorevole con osservazioni formulata dal Relatore.
A nome dei rispettivi gruppi, i senatori ZANDA (Mar-DL-U), Paolo BRUTTI (DS-U) e DONATI (Verdi-Un) dichiarano il voto contrario sulla proposta di rapporto del Relatore a nome dei rispettivi Gruppi parlamentari.
All’esito della votazione, la proposta di rapporto favorevole con osservazioni del Relatore è approvata, risultando pertanto assorbita la votazione sulla proposta di parere di minoranza.
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
E ALLA TABELLA 10
DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3614 – STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
PER L’ANNO FINANZIARIO 2006
0/3613/1/8a
PESSINA, SCARABOSIO, PASTORE
"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006),
- visto l’articolo 56 del disegno di legge n. 3613 che sostituisce integralmente la disciplina introdotta dal decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito con legge 14 maggio 2005, n. 80, articolo 3, commi 2, 3, 4, 5 e 6, in materia di trasferimento di proprietà di autoveicoli;
- considerato che la disposizione recata dal disegno di legge finanziaria presenta profili problematici poiché ridisciplina, ad appena sei mesi dalla entrata in vigore del decreto-legge 35 del 2005, la materia del trasferimento di proprietà degli autoveicoli, abrogando il comma 2 dell’articolo 3 del citato decreto-legge, che ha semplificato radicalmente le procedure di vendita degli autoveicoli nuovi di fabbrica, prevedendo la registrazione nel PRA direttamente a nome del primo acquirente;
- considerato che nella vigente normativa è prevista la gratuità delle autenticazioni, mentre nel testo proposto la gratuità è scomparsa e quindi le autenticazioni ritorneranno ad essere onerose;
- rilevato che l’articolo 56 del disegno di legge n. 3613 non prevede un limite minimo al valore dell’atto da autenticare, consentendo quindi di ricorrere a forme di autenticazione a tariffa agevolata per transazioni relative a beni il cui valore può essere cospicuo;
- considerato altresì che risulta poco chiaro il riferimento al personale dirigente delle amministrazioni comunali abilitato a svolgere le operazioni di autenticazione in questione;
- considerato infine che la disposizione in esame sostituisce i titolari degli sportelli telematici dell’automobilista con i titolari delle agenzie automobilistiche, determinando così un ampliamento della platea dei soggetti autenticatori a detrimento della verifica del corretto esercizio dei poteri di autenticazione,
impegna il Governo
a rivedere la disciplina dettata dall’articolo 56 del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006 al fine di far fronte agli inconvenienti evidenziati nelle premesse."
0/3613/2/8a
PAOLO BRUTTI, MONTINO, MONTALBANO, VISERTA COSTANTINI, ZANDA
"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006),
premesso che:
gli stanziamenti in bilancio, assegnati per l’anno 2006 all’Anas sono stati ridotti da circa 3 miliardi di euro del 2005 a 400 milioni per il triennio 2006-2008, altresì, sono stati ridotti i trasferimenti correnti da 700 milioni di euro del 2005 a 282 milioni di euro nel 2006, insufficienti addirittura per il pagamento degli stipendi;
il flusso di cassa di circa 3 miliardi di euro annui è stato ridotto a 1,7 miliardi di euro per il 2006 con conseguente riduzione del pagamento degli stati di avanzamenti dei lavori con gravi ritardi dei medesimi;
la scelta adottata, mette a rischio l’operatività dell’Anas e risulta in evidente contrasto con gli obiettivi più volte annunciati dal Governo di sviluppo e sicurezza della rete stradale nazionale;
impegna il Governo
a ripristinare per il triennio 2006-2008 almeno gli stessi stanziamenti per l’Anas del triennio 2003-2005 che ammontavano a oltre 9 miliardi di euro."
0/3613/3/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, ZANDA, PAOLO BRUTTI
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che
- l'Ufficio Regionale per l'Europa dell'OMS, in uno studio recentemente pubblicato, ha fornito dati preoccupanti in merito agli effetti dell'inquinamento atmosferico in ambiente urbano, con particolare riferimento alle polveri sottili, dai quali emerge con allarmante chiarezza che l'inquinamento atmosferico da particolato fine (PM) accorcia in media la vita di ogni persona all'interno dell'Unione Europea (UE) di 8,6 mesi e i valori salgono per l'Italia: 9 mesi di vita nel 2000;
- lo stesso studio stima che nella UE, con la diminuzione della mortalità legata alla riduzione del PM fino all'anno 2020, si avrebbe un vantaggio monetario annuo compreso tra i 58 e i 161 miliardi di euro, mentre con la diminuzione delle malattie dovute al PM si risparmierebbero intorno ai 29 miliardi di euro l'anno;
- in Italia le cifre relative oscillerebbero da 9 a 23 miliardi di euro l'anno e fino a 5 miliardi di euro l'anno, rispettivamente. Calcolando insieme il costo degli anni di vita persi, si arriverebbe a risparmiare fino a 28 miliardi di euro l'anno.
Tenuto conto che
- secondo un recente studio della Commissione Europea, all'inquinamento atmosferico sono attualmente riconducibili circa 350 mila morti premature l'anno in Europa;
- a fronte dei dati emersi da tali ricerche, il commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas ha dichiarato che il prezzo più alto dell'inquinamento atmosferico è quello che si paga in termini di vite umane e che, se l'UE non prenderà provvedimenti straordinari, nel 2020 ci saranno ancora 270 mila morti".
Considerato, inoltre, che:
- a fronte di un problema così grave e serio come quello della salute dei cittadini, il Governo, nel periodo 2001-2005, non ha provveduto a realizzare un programma di interventi strutturali e radicali per fronteggiare le criticità derivanti dalla congestione da traffico nelle aree urbane, ma ha invece concentrato gli investimenti in opere autostradali che aumentano soltanto il traffico autostradale e, conseguentemente, le emissioni derivanti dai veicoli;
- di quasi 55 miliardi di euro di investimenti, approvati dal CIPE per le alle opere della Legge Obiettivo, solo il 6% di queste risorse (pari a 3,2 mld di euro), sono state destinate al miglioramento delle infrastrutture “urbane” e cioè destinate a reti metropolitane;
- i contributi ai privati cittadini per l'acquisto di veicoli elettrici, a metano e GPL e la conversione a metano e a GPL di autoveicoli a benzina, previsti dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge 25 settembre 1997, n. 324, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1997, n. 403, e successivi rifinanziamenti risultano orami esauriti dal 16 settembre 2004;
- risorse stanziate per far fronte alle esigenze di tutela ambientale con il Decreto Legge del 21 febbraio 2005, n. 16, di 140 milioni di Euro a decorrere dal 2006 risultano del tutto insufficienti;
- è necessario invertire le tendenze in atto e contribuire al risanamento ed allo sviluppo del trasporto pubblico locale, al miglioramento e potenziamento del trasporto rapido di massa, alla crescita della mobilità ciclistica, al sostegno dell’innovazione tecnologica nei sistemi di regolazione del traffico, alla riduzione dell’uso del mezzo privato (anche con l’applicazione del car sharing e del car pooling), all’istituzione del mobility manager quale figura di riferimento per tutte le tematiche relative alla mobilità, ai trasporti, all’inquinamento derivante;
Considerato, altresì, che
- per le finalità descritte, a decorrere dall’anno 2007 sia congruo prevedere una spesa annua di 800 milioni di euro, ripartite tra Regioni ed Enti Locali, con un apposito fondo presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti;
impegna il Governo
ad istituire un apposito fondo presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione di interventi e di programmi a favore della mobilità sostenibile."
0/3613/4/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che:
- l'Ufficio Regionale per l'Europa dell'OMS, in uno studio recentemente pubblicato, ha fornito dati preoccupanti in merito agli effetti dell'inquinamento atmosferico in ambiente urbano, con particolare riferimento alle polveri sottili, dai quali emerge con allarmante chiarezza che l'inquinamento atmosferico da particolato fine (PM) accorcia in media la vita di ogni persona all'interno dell'Unione Europea (UE) di 8,6 mesi e i valori salgono per l'Italia: 9 mesi di vita nel 2000;
- lo stesso studio stima che nella UE, con la diminuzione della mortalità legata alla riduzione del PM fino all'anno 2020, si avrebbe un vantaggio monetario annuo compreso tra i 58 e i 161 miliardi di euro, mentre con la diminuzione delle malattie dovute al PM si risparmierebbero intorno ai 29 miliardi di euro l'anno;
- in Italia le cifre relative oscillerebbero da 9 a 23 miliardi di euro l'anno e fino a 5 miliardi di euro l'anno, rispettivamente. Calcolando insieme il costo degli anni di vita persi, si arriverebbe a risparmiare fino a 28 miliardi di euro l'anno.
Tenuto conto che:
- secondo un recente studio della Commissione Europea, all'inquinamento atmosferico sono attualmente riconducibili circa 350 mila morti premature l'anno in Europa;
- a fronte dei dati emersi da tali ricerche, il commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas ha dichiarato che il prezzo più alto dell'inquinamento atmosferico è quello che si paga in termini di vite umane e che, se l'UE non prenderà provvedimenti straordinari, nel 2020 ci saranno ancora 270 mila morti".
Considerato che:
- a fronte di un problema così grave e serio come quello della salute dei cittadini, il Governo, nel periodo 2001-2005, non ha provveduto a realizzare un programma di interventi strutturali e radicali per fronteggiare le criticità derivanti dalla congestione da traffico nelle aree urbane, ma ha invece concentrato gli investimenti in opere autostradali che aumentano soltanto il traffico autostradale e, conseguentemente, le emissioni derivanti dai veicoli.
Considerato inoltre che:
- la legge n. 366 del 19 ottobre 1998 "Norme per il finanziamento della mobilità ciclistica" è un vero e proprio strumento per lo sviluppo delle strutture al servizio della bicicletta nei comuni italiani e ad oggi ha riscosso notevole successo, raccogliendo richieste di finanziamento di gran lunga superiori ai finanziamenti disponibili;
impegna il Governo
ad incrementare le risorse relative alla mobilità ciclistica rifinanziando la legge 366/1998."
0/3613/5/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, ZANDA, PAOLO BRUTTI
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che:
- nelle aree urbane italiane sono raggiunti livelli di traffico e congestione elevatissimi, tali che limitano fortemente la mobilità e producono costi aggiuntivi per le patologie da inquinamento, derivanti alle popolazioni esposte;
- l’inquinamento derivante dai veicoli di trasporti è rappresentato al 95% dai mezzi privati;
- la tendenza che si registra in Italia è di una pervicace resistenza all’uso dell’automobile privata, che non potrà che essere progressivamente sostituita da una mobilità alternativa, pena l’invivibilità delle nostre città;
Ritenuto che:
- debbano essere adottate da subito tutte le misure finalizzate ad un’inversione di tendenza che limitino gli impatti da traffico, almeno attenuando i costi sociali in termini di vite umane, purtroppo -statisticamente- connessi agli attuali volumi di traffico;
- quale misura incentivante all’uso dei mezzi pubblici, sia da attivare immediatamente una campagna di defiscalizzazione degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico e ferroviario;
impegna il Governo
a definire un’apposita previsione di spesa per incentivare l’acquisto di abbonamenti annuali e mensili ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale, interregionale e ferroviario, anche attraverso una detassazione dei costi sostenuti dai cittadini."
0/3613/6/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che:
- nelle aree urbane italiane sono raggiunti livelli di traffico e congestione elevatissimi, tali che limitano fortemente la mobilità e producono costi aggiuntivi per le patologie da inquinamento, derivanti alle popolazioni esposte;
- l’inquinamento derivante dai veicoli di trasporti è rappresentato al 95% dai mezzi privati;
- la tendenza che si registra in Italia è di una pervicace resistenza all’uso dell’automobile privata, che non potrà che essere progressivamente sostituita da una mobilità alternativa, pena l’invivibilità delle nostre città;
Tenuto conto, altresì che:
- nella Tabella E di cui al disegno di legge in parola è stato operato un cospicuo taglio alle risorse destinate all'acquisto di autobus dalla legge 194/98 per il triennio 2006-2008 pari a circa 120 milioni di euro;
- a causa di tale riduzione, nel prossimo triennio, il settore dovrà rinunciare all'acquisto di 800 nuovi autobus, che erano già previsti nei piani regionali per rinnovo del parco mezzi.
impegna il Governo
- a ripristinare le risorse da destinare al rinnovo e all'ampliamento del parco autobus nelle città al fine di migliorare le flotte pubbliche e la qualità dell'offerta del trasporto pubblico locale al fine di ridurre le emissioni derivanti dall'utilizzo di mezzi inquinanti ed obsoleti."
0/3613/7/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che
- in Italia gli incidenti stradali causano ogni anno 8.000 morti, 25.000 invalidi gravi, 145.000 ricoveri ospedalieri e oltre 1.000.000 di prestazioni di pronto soccorso. I costi sanitari, sociali ed economici che l’Italia sostiene a causa delle tragedie stradali sono elevatissimi, stimati in oltre 20 miliardi di euro ogni anno;
- negli ultimi trenta anni gli incidenti stradali hanno causato in Italia oltre 100.000 morti e 250.000 invalidi gravi. Senza considerare il dolore della sfera personale, questo ha prodotto costi economici diretti a carico della collettività dell’ordine di 330 miliardi di euro (ovvero circa 640.000 miliardi di vecchie lire);
- da quanto emerge dai dati Istat, l’Italia è tra i paesi occidentali che hanno fattori tra i più negativi sull’incidentalità stradale, con variazioni percentuali che mostrano aumenti del 2,7% degli incidenti stradali tra il 2000 e il 2001, a fronte di decrementi pressoché generalizzati nel resto d’Europa;
- da quanto emerge dai dati Istat sugli indici di mortalità degli incidenti stradali nel 2002, in Italia, si può constatare come le prime cause siano: il "mancato rispetto della distanza di sicurezza"; la "guida distratta"; "eccesso di velocità";
- tra queste tre cause il più alto indice di mortalità è relativo all’eccesso di velocità. Si evidenzia come tali comportamenti scorretti siano tutti suscettibili di miglioramento grazie a campagne di informazione e sensibilizzazione degli automobilisti;
Considerato inoltre che:
- l’introduzione della patente a punti ha prodotto un calo dell’incidentalità, abbassando il numero dei morti sulle strade. Dal luglio del 2003 gli incidenti stradali sono diminuiti del 18,3 per cento. Un calo consistente che riguarda anche il numero dei morti e dei feriti, scesi rispettivamente del 18,6 per cento e del 22 per cento. Nel dettaglio, nel periodo 1 luglio 2003 / 31 gennaio 2004, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si è avuto un calo degli incidenti di 21.336. Quelli con esito mortale sono stati 2029, contro 2491, e quelli con feriti 44.572, a fronte di 55.795 (fonte: direzione centrale della polizia stradale);
- rimane comunque un allarmante dato sull’indisciplina degli automobilisti italiani: nei primi dieci mesi di quest’anno sono state ritirate mediamente circa 300 patenti al giorno. In particolare, tra il 1° gennaio ed il 31 ottobre 2004 le forze dell’ordine hanno accertato complessivamente 2.670.787 infrazioni al Codice della strada, con una decurtazione complessiva di 3.481.591 punti. 84.831 le patenti di guida e 52.905 le carte di circolazione ritirate. Sempre nel periodo in questione, sono aumentate del 7% le infrazioni per eccesso di velocità e del 24,7% quelle per guida in stato di ebbrezza alcolica;
- il complesso dei dati più recenti conferma ancora una volta come la velocità eccessiva e la guida in stato di ebbrezza rappresentino i comportamenti maggiormente pericolosi, verso i quali è necessario mantenere alto il livello di attenzione ed organizzare un’efficace prevenzione;
impegna il Governo
ad accelerare l’attuazione degli investimenti del Piano per la sicurezza stradale e a finanziare una specifica campagna per la sicurezza stradale, di lunga durata, anche con l’uso di mezzi di comunicazione di massa, che coinvolga anche le scuole ed i giovani studenti, soprattutto in relazione all’uso dei ciclomotori e della guida sicura in città."
0/3613/8/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, CICOLANI, FORTE, MENARDI, PEDRAZZINI, ZANDA, PAOLO BRUTTI, GRILLO
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Premesso che:
- l’art. 32 della legge 17 maggio 1999, n. 144 "Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all' occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali", al fine di ridurre il numero e gli effetti degli incidenti stradali ed in relazione al Piano di sicurezza stradale 1997-2001 della Commissione delle Comunità europee, prevede la predisposizione, a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale (PNSS), che attui gli indirizzi generali e le linee guida definiti con la procedura stabilita dalla norma citata e che venga attuato mediante programmi annuali;
- la legge 23 dicembre 1999, n. 488 (finanziaria 2000), che reca limiti di impegno per l’attuazione dei programmi annuali, ha autorizzato gli Enti proprietari delle strade territorialmente competenti a contrarre mutui per la realizzazione degli interventi secondo criteri e modalità stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;
- il CIPE, con la delibera n. 100 del 29 Novembre 2002, ha approvato il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale e, contestualmente, il suo primo programma annuale di attuazione, in conformità con quanto previsto dalla citata legge 17 maggio 1999, n. 144;
- le risorse rese disponibili dalla già citata Legge Finanziaria 2000, attraverso l'accensione di un mutuo quindicennale, hanno previsto un cofinanziamento di 129 milioni di Euro che dovrebbero attivare investimenti complessivi per circa 310 milioni di euro per interventi in sicurezza stradale.
Considerato inoltre che:
- il CIPE, con delibera n. 81 del 13 Novembre 2003, in conformità con la procedura prevista dalla Legge 144/99, ha approvato il secondo programma annuale di attuazione del Piano Nazionale sulla Sicurezza Stradale;
- la dotazione finanziaria di tale programma è pari a circa 155 milioni di Euro e attiverà investimenti locali e regionali per un ammontare complessivo di investimenti pari a circa 370 milioni di Euro;
- in data 19 febbraio 2004 è stato emanato il decreto dirigenziale di impegno delle risorse finanziarie a favore delle Regioni che ha consentito alle stesse di definire i bandi e i programmi di assegnazione dei fondi a Comuni e Province;
- in data 10 giugno 2004 è stato emanato il Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di assegnazione dei fondi del programma strategico.
Considerato, altresì, che:
- con la Legge Finanziaria del 2004, su iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata prevista una semplificazione della procedura di trasferimento dei fondi relativi al PNSS (non più dallo Stato ai Comuni e alle Province che li usano per pagare i ratei di mutuo ma direttamente dallo Stato all’istituto di credito presso il quale Comuni e Province accendono il mutuo);
- ad oggi tale procedura (che richiede un protocollo di intesa tra il Ministero dell’Economia e la Cassa Depositi e Prestiti) non risulta definita puntualmente con il risultato che i fondi del PNSS (primo programma, secondo programma, progetti strategici) sono bloccati da oltre un anno e ciò ha bloccato anche i finanziamenti stanziati da Comuni, Province e Regioni (circa 350 milioni di Euro);
- tale blocco produce effetti disastrosi sia sulla credibilità degli impegni di livello nazionale sia sui bilanci delle Amministrazioni regionali e locali che hanno impegnato somme che da più di un anno giacciono in attesa che la "semplificazione procedurale" sia definita.
Tenuto altresì conto che:
- il costo economico in termini di danni a beni e a persone degli incidenti stradali nel 2002 è stato pari a circa 34.000 milioni di Euro;
- il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale si propone di ridurre gli incidenti stradali e il loro costo ad un tasso del 7% annuo e che tale riduzione comporta un ‘risparmio’ di oltre 2.200 milioni di Euro ogni anno per ottenere il quale è stato attivato un investimento di circa 340 milioni/anno.
impegna il Governo
ad adottare immediatamente il protocollo di intesa con la Cassa Depositi e Prestiti al fine di rendere immediatamente disponibili e utilizzabili i fondi necessari ad attuare il primo programma, il secondo programma ed i progetti strategici del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale."
0/3613/9/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, PAOLO BRUTTI, CICOLANI, FORTE, MENARDI, PEDRAZZINI, ZANDA, GRILLO
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che
- nel disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006) non sono previsti rifinanziamenti delle leggi di investimento per i porti mentre viene mantenuto il vincolo alle spese infrastrutturali introdotto dalla Finanziaria 2005, mediante la previsione del patto di stabilità;
- a causa di questi vincoli sono in sostanza bloccati investimenti per 1,5 miliardi di euro, compromettendo anche l'utilizzo delle risorse destinate ai lavori di manutenzione e, quindi, di sicurezza nei porti italiani;
Tenuto conto altresì che:
- il vincolo alle spese è stato mantenuto nonostante l'impegno assunto dal Governo con l'accoglimento dell'ordine G700 al DDL n. 3523 (decreto legge n. 115 del 30-6-2005 "Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione");
- le Autorità portuali uno stato di grave incertezza se non di vero e proprio blocco nella programmazione e realizzazione degli interventi previsti dagli strumenti di pianificazione, per altro coperti da mutui dello Stato, compromettendo gravemente la competitività dei nostri porti, impedendo l'adeguamento infrastrutturale indispensabile per rispondere alle dinamiche del mercato internazionale;
- l'articolo 14 del decreto legge n. 115 del 30-6-2005 "Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione" convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, Legge 17 agosto 2005, n. 168 , in materia di ammodernamento delle infrastrutture portuali, ha limitato lo sblocco dei finanziamenti per le opere infrastrutturali avviate dalle Autorità Portuali garantendo la copertura finanziaria del solo 2005, impedendo così la indispensabile programmazione pluriennale,
impegna il Governo
a reperire un'idonea copertura necessaria a consentire la prosecuzione degli investimenti anche per gli esercizi 2006-2007.
0/3613/10/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che:
- il settore dell'economia marittimo-portuale rappresenta un fattore decisivo per lo sviluppo del Paese, per l'economia e l'occupazione, nonché una importante occasione per lo sviluppo del cabotaggio, in grado di contribuire a riequilibrare in senso sostenibile il sistema di trasporto delle merci;
- è in atto un consistente intervento di potenziamento degli scali portuali italiani in grado di allinearsi alla portualità del Nord Europa e che, per completare il piano già approvato dal Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, occorre garantire le necessarie risorse finanziarie;
- le misure legislative approvate negli anni scorsi hanno permesso alla flotta ed alla cantieristica italiana di crescere in modo costante e positivo ed ai cantieri di costruzione e riparazione navale di mantenere consistenti commesse e di garantire l'occupazione;
impegna il Governo
a prevedere il rifinanziamento, per il prossimo triennio, delle misure riguardanti il sostegno e lo sviluppo del cabotaggio."
0/3613/11/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, PAOLO BRUTTI
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che:
- nel disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006), all'articolo 17 è prevista una modifica dell'articolo 75 della legge 289/2002 (legge finanziaria 2003) prevedendo, per la prosecuzione degli interventi "Sistema alta velocità/alta capacità" la concessioni di mutui quindicennali a RFI a partire dal 2006 per un importo pari a 100 milioni di euro e di un ulteriore contributo quindicennale pari a 100 milioni di euro a decorrere dal 2007;
- nella relazione del Governo al disegno di legge n. 3613 la previsione di cui all'articolo 17 è finalizzata alla realizzazione degli interventi relativi al sistema AV/AC delle tratte Milano-Genova e Milano-Verona.
Tenuto conto, altresì che:
- nella Tabella F di cui al disegno di legge in parola è altresì operato cospicuo slittamento di risorse all'apporto del capitale sociale FS , ex Legge 662/98 per il triennio 2006-2008 pari a circa 18 miliardi di euro;
impegna il Governo
- nell'ambito della pianificazione e programmazione degli interventi sulla rete ferroviaria a dare priorità alla realizzazione al completamento dei progetti sulla rete esistente;
- a dare priorità al completamento delle tratte AV/AC Torino-Milano-Napoli, inclusi i nodi ferroviari metropolitani."
0/3613/12/8a
DONATI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, PAOLO BRUTTI
"L’8ª Commissione permanente (Lavori Pubblici, Comunicazioni), in sede di esame del disegno di legge n. 3613 (legge finanziaria 2006);
Considerato che:
- all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), istituita con il D.Lgs. 25 febbraio 1999 n. 66, è dotato di autonomia (amministrativa, regolamentare, patrimoniale, contabile e finanziaria) al quale sono attribuiti due compiti fondamentali quali la conduzione delle inchieste tecniche relative agli incidenti ed agli inconvenienti occorsi ad aeromobili nel settore dell’aviazione civile e lo svolgimento delle attività di studio e di indagine per migliorare la sicurezza del volo;
- il funzionamento dell’Agenzia è soprattutto condizionato dalle disposizioni delle leggi finanziarie che hanno reso applicabile nei confronti dell’ANSV anche il blocco delle assunzioni del personale con contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato. Ciò, infatti, ha reso difficile all’Ente di completare i propri organici, in particolare per quanto riguarda il personale tecnico;
- la legge 311/2004 – Legge finanziaria per il 2005 (art. 1, commi 93-94) ha previsto altresì la rideterminazione delle dotazioni organiche, con una riduzione non inferiore al 5% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico;
- la stessa legge 311/2004, mentre dispone al comma 95 il mantenimento del divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato (ad eccezione delle assunzioni relative alle categorie protette), non ricomprende espressamente fra le "indifferibili esigenze di servizio di particolare rilevanza ed urgenza" indicate come prioritarie al comma 97, le assunzioni a tempo indeterminato che l’Agenzia potrebbe chiedere di effettuare in deroga al divieto stesso per acquisire tutto il personale tecnico necessario (investigatori) che non ha finora potuto assumere – se non parzialmente ed a tempo determinato – per poter assolvere la missione istituzionale che le è stata conferita.
- la rigida applicazione di una normativa generalizzata di blocco rischierebbe di creare una serie di condizionamenti suscettibili, di fatto, di impedire ad un Ente di nuova istituzione di dotarsi delle strutture oggettivamente e strettamente necessarie per poter operare secondo le prescrizioni di legge;
Tenuto conto che:
- nei primi mesi del 2005 sono stati registrati 530 episodi di emergenza sui velivoli passeggeri, esattamente il doppio di quelli registrati nel 2001;
- alla luce dei recenti e gravissimi incidenti avvenuti in Italia nel settore del trasporto aereo, la necessità di effettuare verifiche e controlli al fine di garantire la sicurezza dei voli in Italia appare sempre più un'esigenza improrogabile.
impegna il Governo
ad incrementare le risorse finanziarie destinate all' Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo e a rimuovere gli ostacoli di carattere economico e normativo che stanno incidendo sulla organizzazione e sull’operatività dell’Agenzia e sulla sicurezza aerea del paese.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
(Disegno di legge n. 3614 - TABELLA 10)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
Esaminato lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2006, nonché le connesse parti del disegno di legge finanziaria, esprime avviso favorevole osservando quanto segue:
- in ordine al disegno di legge finanziaria, pur dando atto, per ciò che concerne il Fondo di cui alla legge 443 del 2001, cosiddetta "legge obiettivo", di una coerenza fra quest’ultimo e il Documento di programmazione economica e finanziaria, dopo un’ampia discussione, sono emerse una serie di criticità, fra le quali si sottolinea, in particolare, il problema dell’emergenza abitativa nelle grandi città e la connessa necessità di riqualificazione urbana;
si formulano inoltre le seguenti principali osservazioni per due aspetti di più forte rilievo strategico:
a) in ordine al settore stradale e autostradale l'articolo 8 della Legge Finanziaria 2006 ha previsto che l'Anas S.p.A., per l’anno 2006, possa effettuare pagamenti per spese di investimento, ivi compresi quelli a valere sulle risorse derivanti dall’accensione dei mutui, limitatamente ad un ammontare complessivo di euro 1.700 milioni (Iva inclusa). Poiché le esigenze di cassa della società, per effetto di impegni già assunti, risultano essere dell’ordine di 3,6 miliardi di euro, è del tutto evidente che, in caso di mancata correzione dell’articolo 8 si dovrà presto decidere quali lavori sospendere, con le evidenti ripercussioni non soltanto sull’economia generale del Paese, ma sullo stesso erario per effetto del contenzioso estremamente oneroso e dall’esito sfavorevole assolutamente scontato che resterebbe in capo all’Anas S.p.A. Si segnalano, inoltre, le criticità rilevate in ordine allo stanziamento di 400 euro milioni in conto aumento capitale. In tale situazione, la Società può far fronte unicamente alle esigenze di manutenzione straordinaria finalizzate alla sicurezza della rete stradale e autostradale di competenza, non dando corso agli appalti per nuovi lavori, già programmati per l’anno 2006 nel redigendo Contratto di programma triennale 2006 – 2008. Per quanto concerne lo stanziamento di euro 282 milioni, in conto corrispettivo di servizi, è necessario sottolineare che tale importo è previsto a fronte di interventi di manutenzione ordinaria, così come individuati nell’allegato 2 al Contratto di programma, per i quali la Finanziaria 2005 stanziava 410 milioni di euro. Il mancato incremento dell’importo previsto nella Finanziaria 2006, pertanto, comporterebbe necessariamente una drastica riduzione delle attività di manutenzione ordinaria;
b) in ordine al settore ferroviario, pur dando atto dell’importante sforzo straordinario, integrativo di quanto stabilito con l’articolo 75 della Finanziaria 2003 in ordine agli interventi sul sistema alta velocità / alta capacità, al fine di salvaguardare gli interventi sulla rete ordinaria, occorre rimodulare gli importi sia in tabella D, sia in tabella F. Per ciò che concerne la tabella D, al fine di rendere coerente il piano prioritario degli investimenti con la presente manovra occorre incrementare lo stanziamento previsto di 1,7 miliardi di euro fino a 3,1 miliardi di euro. Una parte rilevante di detto ammontare sarebbe destinato, tra l’altro, al potenziamento del trasporto locale su ferro nei grandi centri urbani che appare una priorità sociale, economica e ambientale di proporzioni tali da non consentire rinvii. Dello stesso ordine è l’incremento da prevedere per la tabella F che riguarda il rifinanziamento di impegni pluriennali di spesa e per la quale, quindi, non si ha solo il ritardo in investimenti importanti (come nel caso della tabella D), ma anche il fermo di quelli in corso. Anche per il contratto di servizio, dove si prevedono (al capitolo 1541) 1326 milioni di euro, occorre incrementare tale somma di circa 500 milioni di euro altrimenti la società Ferrovie dello Stato dovrebbe ricorrere ad una rivisitazione della politica tariffaria.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI
Paolo BRUTTI, VISERTA COSTANTINI, MONTALBANO, MONTINO, ZANDA
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI
(Disegno di legge n. 3614 - TABELLA 10)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI
DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
I Senatori del gruppo dei Democratici di sinistra della 8a Commissione Lavori pubblici, comunicazioni,
esaminato lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
considerato che
la manovra finanziaria per il 2006 ha un carattere recessivo e non fornisce risposte ai problemi più urgenti del Paese, da quello del rischio del declino economico a quello della distribuzione sperequata del reddito, dalla riduzione del potere d’acquisto dei ceti popolari alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, dalla ulteriore marginalizzazione delle aree svantaggiate del Paese alle necessità di modernizzazione del welfare;
sul piano economico, il risultato dell’azione di Governo, a fine legislatura, si caratterizza per i risultati ampiamente negativi e la dimostrazione di questo fallimento è evidenziata dal fatto che, il PIL del Paese ha una crescita prossima allo "zero", l’indebitamento netto viaggia secondo le ultime stime al di sopra del 5 per cento, l’avanzo primario si è quasi azzerato e il debito pubblico è tornato a crescere fino a raggiungere la ragguardevole cifra del 108,2 per cento;
il nostro Paese è sorvegliato speciale in Europa, per la mancata tenuta dei conti pubblici. La procedura comunitaria di infrazione per disavanzo eccessivo ha comportato il varo di una manovra finanziaria correttiva per il 2006 di ammontare superiore a 20 miliardi di euro, di cui la parte più consistente, pari a 11,5 miliardi di euro è destinata alla riduzione dell’indebitamento al 3,8 per cento;
il Governo, a causa del mancato controllo della spesa pubblica e di scelte di politica economica profondamente sbagliate ed inique, si trova ad affrontare le problematiche di crescita e del rilancio dell’economia del Paese, senza la necessaria dotazione di risorse e soprattutto senza la necessaria credibilità nel contesto nazionale ed internazionale;
valutato che
la manovra finanziaria per l’anno 2006 presenta un forte ridimensionamento degli investimenti pubblici per la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture. Considerata l’esiguità delle risorse disponibili e lo scarto enorme con il fabbisogno per la realizzazione del programma, ciò sancisce il sostanziale fallimento degli impegni per le infrastrutture che il Governo aveva annunciato con tanta enfasi fin dall’inizio dell’attuale legislatura;
i tagli drastici operati in bilancio, colpiscono in modo sensibile l’Anas e le Ferrovie, che nel prossimo anno non potranno garantire investimenti adeguati in opere di sviluppo nei propri settori di competenza a discapito degli utenti della strada e delle ferrovie;
la previsione sul contenimento generale della spesa prevista della legge Finanziaria, comporta, altresì, una complessiva riduzione del livello degli investimenti statali in opere di ammodernamento infrastrutturale dello Stato. Il settore maggiormente colpito risulterà quello delle opere ordinarie, in quanto i vincoli posti a carico degli enti locali comporteranno pesanti rallentamenti nei nuovi investimenti e un rischio di blocco dei lavori in corso d’opera;
per quanto riguarda i problemi della casa, la manovra finanziaria non prevede norme che rendano permanenti e strutturali le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, nonché per tutti gli interventi finalizzati alla sicurezza degli edifici e alla loro qualità ambientale ed al risparmio energetico, all’abbattimento delle barriere architettoniche, alla riqualificazione urbana;
le risorse assegnate al Fondo per l’accesso alle locazioni abitative risultano inadeguate a soddisfare le richieste delle famiglie a più basso reddito, così come appaiono largamente insufficienti le risorse destinate al proseguimento ed al rilancio di interventi di riqualificazione delle aree urbane;
valutato il disegno di legge nello specifico, si esprimono inoltre le seguenti osservazioni, ritenendo necessario:
escludere in modo permanente dai vincoli del Patto di stabilità interno le spese effettuate dalle regioni e dagli enti locali per la realizzazione di opere infrastrutturali destinate al miglioramento della qualità della vita dei cittadini e delle imprese;
rivedere le scelte adottate di recente in materia di strade nazionali assoggettabili a pedaggio di tipo figurativo, in modo tale da non gravare i cittadini di nuovi ulteriori balzelli, anche in via indiretta;
prevedere un forte aumento degli investimenti per le opere pubbliche indicando in modo puntuale gli impegni finanziari e ripristinando una corretta programmazione con la selezione rigorosa di circoscritte priorità;
assicurare adeguate risorse per le opere ordinarie, per la riqualificazione delle reti idriche e per la difesa del suolo e per il risanamento idrogeologico, che assumono particolare rilevanza per le comunità locali;
prevedere un complesso organico di interventi fiscali e finanziari, nonché misure di razionalizzazione normativa, per rilanciare gli interventi per la riqualificazione urbana, il recupero edilizio ed il rilancio delle città;
individuare misure concrete e specifiche, anche utilizzando la leva fiscale, per affrontare i problemi legati alle politiche abitative ed alla casa, con particolare attenzione al problema degli affitti,
ESPRIME PARERE CONTRARIO
AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9a)
mercoledì 12 ottobre 2005
344a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 13) Stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio)
Il presidente RONCONI, ricordato che è iscritto all’ordine del giorno l’esame dei documenti di bilancio, dà la parola al senatore Piccioni per la relazione.
Il relatore PICCIONI (FI) ricorda preliminarmente che la manovra finanziaria per il 2006 e per il triennio 2006-2008, in piena coerenza con le finalità enunciate nel Documento di programmazione economico-finanziaria approvato a luglio, e con il supporto dei segnali di ripresa economica dimostrati dalla crescita del PIL e dal recupero delle esportazioni, individua nel sostegno allo sviluppo l’obiettivo primario dell’azione di Governo, mediante interventi a favore dello sviluppo e dell’occupazione, e tenendo altresì conto di incrementi per le spese di investimento, prevedendo un insieme di misure del valore complessivo di circa 20 miliardi di euro (dei quali 11,5 miliardi previsti per la correzione dei conti convenuta con i partner europei, 4,5 miliardi per la manutenzione della struttura di bilancio e 4 miliardi destinati a finalità di solidarietà e sviluppo).
In tale contesto economico generale, le disposizioni relative al comparto dell’agricoltura si inseriscono in un quadro di politica del settore che trova il suo fondamento e le linee direttrici nelle manovre finanziarie degli anni precedenti e nei singoli provvedimenti adottati nel corso della legislatura: le misure previste costituiscono infatti lo sviluppo dei provvedimenti già adottati. Sottolinea poi come l’azione del Governo e più specificatamente del ministro Alemanno che, con grande capacità, ha dato un forte impulso al settore agricolo italiano in ambito comunitario, è stata fortemente orientata al rafforzamento della tutela e caratterizzazione delle produzioni di qualità, quale elemento distintivo dell’agricoltura italiana nell’attuale fase di globalizzazione dei mercati.
Gli importanti successi ottenuti in sede di riforma dell’OCM del Tabacco testimoniano ulteriormente l’attenzione rivolta dall’Esecutivo alle problematiche della transizione, in considerazione della necessità di garantire adeguata competitività al settore nel contesto interno e internazionale. Particolare rilievo va inoltre attribuito a profili quali l’ammodernamento della legislazione e il miglioramento dell’efficienza delle strutture produttive, la tutela e la valorizzazione delle produzioni tipiche e di qualità che purtroppo molte volte incontrano difficoltà di percorso alla Commissione europea di Bruxelles per il riconoscimento di alcune delle denominazioni IGP e DOP nazionali (pur se tarda ad arrivare il riconoscimento di alcune delle denominazioni dell'origine del riso del Biellese e del Vercellese).
Ricordato quindi che la garanzia della sicurezza alimentare è elemento di valorizzazione della capacità economica del Paese e di tutela del consumatore, sottolinea l’estrema rilevanza dell'Accordo tra lo Stato italiano e l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, per il prossimo insediamento a Parma dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare.
Il relatore osserva che l’azione del Governo intende indirizzare il comparto primario verso il completamento e la piena attuazione del profondo processo di riforma già avviato, per creare una base agricola determinante per l'economia del Paese. Attualmente il comparto primario nazionale deve fronteggiare un momento congiunturale complesso, anche per l’ingresso nell’Unione europea di nuovi Stati membri a prevalente vocazione agricola. Inoltre, la riforma della PAC (attraverso il disaccoppiamento degli aiuti) determinerà necessariamente una forte spinta verso il raggiungimento di processi produttivi più efficienti, in quanto maggiormente orientati al mercato.
Passando all'esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria, osserva che la manovra si caratterizza per un’impostazione volta ad una più razionale utilizzazione delle risorse attraverso adeguate forme di controllo della crescita della spesa pubblica.
Sottolineato che le misure relative al settore agricolo presenti nella manovra finanziaria in esame confermano le scelte e le priorità già fissate negli anni precedenti, osserva che il disegno di legge finanziaria 2006 contiene varie disposizioni di diretto interesse per il comparto agricolo.
Richiamate le disposizioni relative al Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese (di cui all’articolo 5), in primo luogo segnala l’articolo 16, che prevede un contributo di 200 milioni per 15 anni, a partire dal 2007, per il finanziamento anche delle opere di realizzazione del programma nazionale nel settore idrico, relativamente alla prosecuzione degli interventi di cui all’articolo 141, commi 1 e 3, della legge finanziaria 2000.
A tal proposito, preannuncia l'intenzione di presentare un emendamento volto ad assegnare tali risorse prioritariamente agli interventi di cui all’articolo 4, commi 31-37 della legge finanziaria per il 2004, nonché un’ulteriore emendamento volto ad escludere l’applicazione delle disposizioni della legge finanziaria per il 2004 (articolo 4, comma 177) ai consorzi di bonifica ed irrigazione ed altri enti irrigui che potrebbero rientrare tra gli enti da assoggettare a concorso nei mutui stipulati per le opere eseguite nell’ambito di funzioni istituzionali nei settori irrigui, ambientale e di difesa del suolo e che rientrano nella titolarità del demanio statale.
Con riguardo al regime fiscale del settore agricolo, il relatore, dopo avere preliminarmente ricordato la rilevanza delle misure già adottate dal Governo a favore della stabilizzazione del regime dell’imposta sul valore aggiunto nel comparto, si sofferma sulle disposizioni di carattere fiscale oggetto dell’articolo 21, il quale conferma e proroga alcune di esse. In particolare, vengono previste la conferma per il 2005 dell’aliquota IRAP all’1,9 per cento per i soggetti del settore agricolo, la proroga dell’applicazione dell’accisa zero per il gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra, la detrazione attualmente prevista per gli interventi di manutenzione boschiva, i benefici fiscali per le imprese di pesca sia costiera sia nelle acque interne o lagunari, e infine la proroga al 31 dicembre del 2006 delle agevolazioni tributarie per la formazione e l’arrotondamento della proprietà contadina.
Rileva successivamente la disposizione dell’articolo 34, il quale, al comma 6, autorizza il Corpo forestale dello Stato ad avvalersi fino a tutto il 2006 del personale a tempo determinato già assunto, nei limiti di spesa sostenuta per il 2005.
Particolare rilievo assumono poi le disposizioni contenute nell’articolo 53, concernente i distretti produttivi, ovvero le libere aggregazioni di imprese articolate sul piano funzionale e territoriale per lo sviluppo delle aree e dei settori di riferimento, per i quali sono previste disposizioni fiscali, amministrative, e finanziarie, e la cui identificazione è demandata ad un decreto interministeriale, sottoscritto anche dal Ministro delle politiche agricole e forestali. In particolare il comma 8 della disposizione stabilisce l’applicazione della suesposta normativa anche ai distretti rurali ed agroalimentari.
Il relatore richiama quindi i contenuti dell’articolo 58, che detta disposizioni varie in materia di agricoltura, prevedendo sia il ricorso alle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate per interventi di ristrutturazione delle imprese della filiera agroalimentare, sia la possibilità di destinare una parte del contingente annuo di biodiesel esente da imposta a produzioni oggetto di appositi contratti di coltivazione o accordi di filiera, sia infine l'autorizzazione di spesa di 5,6 milioni di euro per il 2006 per i controlli affidati ad Agecontrol sui prodotti ortofrutticoli.
Passando all'esame delle tabelle allegate, evidenzia la presenza di importanti indicazioni di rilievo del comparto primario.
Per quanto concerne la Tabella A dà quindi conto analiticamente degli importi e delle finalizzazioni in essa contenute.
Ricordato che la Tabella B non prevede alcun accantonamento per il MIPAF, illustra gli stanziamenti previsti nella Tabella C e la loro articolazione.
Rilevato come la Tabella D non preveda dati di interesse per il settore agricolo, dà successivamente conto degli stanziamenti previsti nella Tabella E e nella Tabella F, dei quali viene data dettagliata illustrazione.
Per quanto concerne il bilancio di previsione (Tabella 13), il relatore, dopo aver preliminarmente ricordato le recenti riorganizzazioni che hanno interessato il MIPAF, a seguito prima del decreto del Presidente della Repubblica n. 450 del 2000 e quindi del decreto del Presidente della Repubblica n. 79 del 2005 (ed il relativo decreto ministeriale 5 agosto 2005), dà conto dei dati complessivi per l'anno 2006, con riferimento alle previsioni assestate per l'anno 2005, ai residui passivi e alle autorizzazioni di cassa.
Venendo ad alcune considerazioni conclusive, il relatore Piccioni, dopo aver sottolineato l'importanza dell'attuale fase di ripresa a Bruxelles del negoziato sulle prospettive 2007-2013 per il bilancio comunitario e sui trasferimenti al settore agricolo (sullo sfondo dei negoziati per il WTO), rileva la necessità di evitare di alimentare polemiche riguardanti una presunta contrapposizione fra i settori dell’agricoltura e quelli della ricerca e dell’innovazione.
Occorre infatti prendere atto che la PAC ha una dimensione finanziaria che appare rilevante come quota del bilancio comunitario, in quanto è la sola politica gestita e decisa dall’Unione europea. Inoltre l’incidenza dei trasferimenti all’agricoltura sul bilancio dell’Unione europea si è progressivamente ridotta mentre contestualmente si attua il processo di allargamento dell’Unione, ora a 25 Stati. La difesa del comparto agricolo, non solo a Bruxelles, deve infatti trovare le sue motivazioni principali nel ruolo svolto e nella dimensione di tale comparto, che assicura reddito, occupazione e sviluppo e rappresenta una quota rilevante del PIL nazionale. E d’altronde, non è solo l’Unione europea a prevedere un sistema di tutele, come dimostra l’analisi della situazione e della politica agricola, per esempio negli Stati Uniti. Si tratta anche di prendere atto delle nuove direttrici di sviluppo della politica agricola comunitaria e nazionale che puntano alla difesa della qualità, della sicurezza alimentare e dell’ambiente, con la multifunzionalità e la ecocondizionalità degli interventi.
Va poi ricordato che non tutti i comparti produttivi sono toccati dagli interventi della politica agricola comune, non ricevendo sostegni comunitari, se non attraverso le misure di sviluppo rurale.
Se questa è la complessità degli scenari che si aprono a Bruxelles, non va altresì dimenticato che è in progressiva flessione un indice importante per l’Italia, rappresentato dal tasso di approvvigionamento (in diminuzione specie per alcune commodities, quali il grano e lo zucchero).
Nella presente legislatura il Governo ha comunque dedicato particolare attenzione all’ampliamento e al perfezionamento dello strumentario di politica agricola, favorendo l’integrazione delle filiere produttive, e introducendo anche l’innovazione dei distretti agroalimentari, in una visione che tutela e premia il legame fra territorio e produzioni, non solo certificate.
Si apre il dibattito.
Interviene il ministro ALEMANNO il quale, nel rilevare preliminarmente che la manovra finanziaria 2006 ha come priorità la correzione dei conti pubblici concordata con l’UE, ritiene peraltro che il settore agricolo ed agroalimentare, pur concorrendo agli obiettivi di correzione fissati dalla manovra, non risenta in modo particolare dei tagli di spesa apportati. Osserva infatti che la manovra finanziaria giunge a seguito della definizione da parte del Governo di strumenti importanti di sostegno al settore, nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale (legge n. 80 del 2005 sulla "Competitività"), nonché nell’ambito del decreto-legge n. 182 del 2005 recante interventi urgenti in agricoltura. In tal modo, sono state portate a compimento la stabilizzazione a regime dell’IVA agricola, la nuova missione nell’agroalimentare dell’Istituto per la sperimentazione in agricoltura (I.S.A.), il finanziamento della promozione commerciale nell’agroalimentare attraverso Buonitalia S.p.a. con 50 milioni di euro, la ristrutturazione degli Uffici ministeriali nonché, infine, il reperimento di risorse da destinare allo strumento del de minimis in funzione di contenimento degli effetti delle crisi di mercato, previsto nel decreto-legge n. 182 del 2005 all’esame della Camera dei deputati.
Nel disegno di legge finanziaria – prosegue il ministro Alemanno - vengono confermate anche per il 2006 tutte le agevolazioni fiscali di cui gode il comparto primario, quali l’aliquota IRAP all’1,9 per cento per l’agricoltura, le agevolazioni per la proprietà contadina e l’accisa "zero" per il gasolio impiegato nelle coltivazioni sotto serra, nonché la detrazione del 36 per cento per interventi di manutenzione boschiva e l’estensione dei benefici della legge n. 30 del 1998 alle imprese che esercitano la pesca costiera.
Per quanto riguarda il Fondo di solidarietà nazionale, tenuto conto che la legge finanziaria del 2005 consente il finanziamento degli interventi indennizzatori a carico del Fondo per la protezione civile, rileva l’opportunità di spostare risorse dal capitolo Indennizzi al capitolo Assicurazioni.
Precisa inoltre che per gli enti vigilati, lo stanziamento dell’AGEA si è ridotto a circa 13 milioni di euro, mentre quello del CRA è aumentato da 78 a 93 milioni di euro.
Per i mutui irrigui, osserva che ai 50 milioni di euro di limite d’impegno che potranno essere attivati dal 1° gennaio 2008, ma impegnabili anche nel 2006, si aggiunge la previsione dell’articolo 16 che le opere irrigue di cui all’articolo 141 della legge n. 388 del 2000 potranno essere finanziate anche nell’ambito dei 200 milioni di euro di limite d’impegno destinati alla Legge obiettivo.
Ritiene inoltre che la riduzione del cuneo del costo del lavoro, apporterà benefici anche alle imprese agricole, in termini di minori versamenti di contributi sociali, soffermandosi quindi sull’articolo 53 in materia di distretti produttivi.
Con riguardo all’utilizzazione delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate per la ristrutturazione produttiva di comparti agricoli, di cui all’articolo 58, fa osservare che attraverso l’introduzione di contratti di programma specifici per le aree colpite da crisi di mercato sarà possibile introdurre un reale rinnovamento nella struttura produttiva di taluni comparti in crisi. Si sofferma quindi sulle disposizioni relative al biodiesel, sottolineandone il rilevante significato strategico in funzione dello sviluppo delle colture a finalità energetiche: ciò risulta particolarmente importante in quanto per la prima volta si introduce il principio che nella produzione del biodiesel debba essere utilizzata materia prima agricola nazionale. Anche l’autorizzazione di spesa per i controlli affidati all’Agecontrol assume, a suo avviso, un valore determinante per il contrasto alla concorrenza sleale di taluni Paesi.
Richiama quindi l’attenzione sul decreto-legge n. 203 del 2005, collegato alla manovra finanziaria che, all’articolo 10, comma 7, stabilisce che per accedere ai benefici ed alle sovvenzioni comunitarie, le imprese di tutti i settori sono tenute a presentare il documento unico di regolarità contributiva. Al riguardo, ritiene auspicabile la soppressione di tale disposizione, ovvero la sua reintroduzione in una riforma di carattere complessivo del sistema previdenziale agricolo – eventualmente anche in occasione della presentazione del maxi-emendamento del Governo - in quanto per il settore agricolo, ed in particolare per ciò che concerne gli aiuti di mercato, il subordinare il pagamento dei contributi ad un beneficiario all’assolvimento degli obblighi di contribuzione previdenziale non sembra praticabile in quanto, in tal modo, si finirebbe per negare i contributi comunitari ad imprese per le quali è ancora pendente un contenzioso giurisdizionale.
Riferisce infine di aver inviato in data odierna una lettera agli assessori regionali per l’agricoltura, alle parti del Tavolo agroalimentare ed ai componenti delle Commissioni agricoltura dei due rami del Parlamento, nella quale vengono illustrate le linee fondamentali di un Piano straordinario per fronteggiare le diverse crisi di mercato, che tiene conto analiticamente delle differenti filiere e dei vari distretti produttivi. In tale piano, sono affrontate tematiche quali lo sviluppo rurale, la flessibilità, l’attuazione della PAC, la riforma previdenziale agricola e l’istituzione dei nuovi Tavoli di filiera, nella convinzione della assoluta necessità di utilizzare in forma sinergica e coordinata tutte le risorse disponibili. Al riguardo, auspica che sulle linee generali di tale Piano straordinario possa svolgersi prossimamente un confronto dinanzi alla Commissione.
Il presidente RONCONI assicura in proposito che, non appena tale lettera sarà pervenuta a tutti i componenti della Commissione, potrà avere luogo un’apposita audizione.
Il senatore VICINI (DS-U), precisato che sulle questioni generali implicate dall’esame dei documenti di bilancio per il settore agricolo interverranno altri colleghi del suo Gruppo, osserva preliminarmente che nella relazione svolta dal relatore, senatore Piccioni, sono presenti considerazioni condivisibili. Dato altresì atto al Ministro di avere in alcune situazioni operato con impegno, sottolinea che l’esistenza di profonde crisi strutturali che riguardano i principali comparti del settore primario, stigmatizzate anche dalla Federalimentare in una recente audizione informale, richiedono l’adozione di sollecite misure, non limitate alla conferma del quadro esistente, anche sul terreno fiscale, anche al fine di evitare eccessivi irrigidimenti burocratici e riduzioni di spesa, che hanno invece colpito tutti i settori, incluso quello della pesca.
Dichiara di condividere la scelta strategica dei distretti, ma ritiene necessario un chiarimento. Si sofferma sull’articolo 53 della finanziaria, che ha lo scopo di rilanciare le aggregazioni produttive di imprese attraverso la concessione di agevolazioni fiscali nazionali e locali e attraverso la cartolarizzazione di particolari crediti bancari. Osserva che, nonostante l’enfasi, si pongono invece molti problemi, in primo luogo di identificazione dell’istituto. Il comma 1 dell’articolo 53 delega infatti a cinque ministri (Economia, di concerto con Attività produttive, Politiche agricole, Università e Innovazione) la definizione delle caratteristiche e modalità di individuazione dei distretti come libere aggregazioni di imprese articolate sul piano territoriale e funzionale per accedere alle novità fiscali, finanziarie e amministrative che trasformeranno il distretto in una grande fabbrica. La legge finanziaria prevede infatti una applicazione in via sperimentale, fatta salva la compatibilità comunitaria, riconoscendo quindi implicitamente che la previsione possa contenere anche regole, che potrebbero far considerare la misura incompatibile con la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato. Il regime fiscale prevede poi due gradi di aggregazione in ordine di intensità crescente: il primo è la tassazione su base consolidata, mentre il secondo è la tassazione su base unitaria. Se il primo istituto prevede la possibilità di compensare le perdite fiscali, il secondo istituto (la tassazione unitaria) è caratterizzato dal ricorso al concordato: i distretti potranno infatti concordare, in via preventiva e vincolante con l’agenzia delle Entrate, per almeno un triennio, l’ammontare delle imposte dirette di competenza delle imprese appartenenti al distretto. Un aspetto molto importante è poi la regolamentazione dei controlli da parte delle amministrazioni pubbliche che, in caso di osservanza del concordato, avranno solo scopi di monitoraggio, prevenzione ed elaborazione dei dati.
Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, la novità è rappresentata dalla possibilità per i distretti di emettere bond e di procedere a opere di cartolarizzazioni aventi a oggetto i crediti concessi da banche o intermediari finanziari alle imprese del distretto. Un successivo regolamento del Ministero dell’economia servirà a individuare le nuove regole e anche a stabilire le garanzie e le condizioni per le emissioni dei titoli.
Pur se un giudizio più meditato sarà possibile solo vedendo le norme di attuazione, viene subito da chiedersi chi gestirà questi nuovi soggetti: gli imprenditori, lo Stato, le organizzazioni di categoria o le Camere di commercio. Non a caso, la proposta sui distretti del professor Sylos Labini in collaborazione con il CNEL si concentra proprio sull’istituzione di un organo di distretto con compiti di coordinamento. In sostanza osserva che, mentre la proposta del CNEL si concentra sull’efficienza e sulla ricerca, quella governativa sembra privilegiare gli aspetti fiscali e finanziari e potrebbe persino favorire comportamenti opportunistici, senza specifici effetti in termini di accresciuta capacità di competere. Ritiene conclusivamente che la materia dovrà essere approfondita dal Governo e dalle Regioni, per evitare che si resti a mere enunciazioni.
Il senatore AGONI (LP) si sofferma sulla grave crisi che attraversa il settore lattiero-caseario che, per circa l’80 per cento, è prodotto nelle Regioni del Nord del Paese, ove i produttori sperimentano un significativo calo dei prezzi di acquisto: utilizzando i valori del vecchio conio non si riscontra quasi nessun aumento nel prezzo di acquisto per litro di latte fra l’annata produttiva 1990-1991 e quella in corso. D’altronde, tale grave situazione non è di per sé attribuibile alle importazioni di latte dall’estero, che registrano prezzi non competitivi, il che deve indurre a pensare che si intervenga invece attraverso importazioni di latte in nero o di pasta filata, anche al fine di evadere il fisco.
Rivendica pertanto che anche la crisi del comparto lattiero-caseario non può che rappresentare una crisi di valenza nazionale, al pari della crisi della previdenza agricola che interessa invece altre zone del Paese. Prende atto che con la legge n. 119 del 2003 il Ministro ha voluto riorganizzare il comparto, favorendo anche un "rimescolamento" dei titoli produttivi. Peraltro, la permanenza di un consistente splafonamento non può essere ancora spiegata, se si tiene conto che il numero delle vacche ricavabile dai dati in possesso del Ministero della salute appare significativamente inferiore al numero delle vacche denunciate (è pari circa alla metà di tale dato), sì da richiedere indispensabili approfondimenti.
Al riguardo lamenta che nei dati sulla ultima campagna lattiero-casearia da poco conclusasi, consegnati al Parlamento (relativi ai cosiddetti modelli L1), sia stata cancellata la colonna relativa al numero dei bovini, il che non consente quindi il termine di confronto indispensabile per successive elaborazioni. In proposito lamenta di non essere finora riuscito ad acquisire dalle strutture burocratiche i dati effettivi cumulativi, necessari a verificare i dati aggregati.
Richiama altresì l’attenzione del ministro Alemanno sulla circostanza che appare di fatto bloccato l’iter del disegno di legge n. 3190 a sua firma (e del connesso disegno di legge n. 3240) in materia di microchip per l’identificazione elettronica dei bovini, in quanto non è stato finora possibile reperire la relativa copertura finanziaria, peraltro di modesto ammontare, per coprire gli oneri dei lettori dei microchip presso le ASL.
Conclusivamente ribadisce come un chiarimento indispensabile sui dati produttivi di tale importante settore fornirebbe anche migliori strumenti di tutela alle produzioni casearie nazionali, al fine di debellare la sleale concorrenza esercitata dai gravi fenomeni di pirateria agroindustriale, che si registrano ad esempio nei confronti dei formaggi italiani in altri paesi quali gli Stati Uniti, ove sono venduti come italiani prodotti non nazionali.
Il senatore BONGIORNO (AN) osserva che il comparto primario si trova a dover fronteggiare una pluralità di problematiche, sia pur differenti a seconda dell’area geografica di riferimento. Ritiene peraltro che l’esame dei documenti di bilancio risulti una sede particolarmente adatta per affrontare il problema della riforma del sistema previdenziale agricolo, già oggetto di una delega – ancora non attuata – contenuta nella legge n. 38 del 2003.
Nel prendere atto con favore delle dichiarazioni del ministro Alemanno in proposito, ritiene, in ogni caso, che anche qualora non si provvedesse ad introdurre una riforma complessiva la definizione delle questioni pregresse e delle cartolarizzazioni costituirebbe già un risultato soddisfacente, che non determinerebbe inoltre particolari problemi di copertura finanziaria. Per il futuro, ritiene in ogni caso necessario provvedere all’abbattimento degli interessi e delle misure sanzionatorie, che incidono a suo avviso in maniera eccessivamente afflittiva.
Esprime inoltre apprezzamento per le considerazioni svolte dal ministro Alemanno circa il comma 7 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 203 del 2005, nonché per le disposizioni contenute nella legge finanziaria in tema di distretti industriali, che potrebbero a suo avviso costituire un’efficace soluzione per risolvere i problemi di organizzazione delle piccole imprese. Ritiene peraltro necessario adottare le opportune misure per incentivare le aggregazioni sinergiche tra imprese, anche subordinando il riconoscimento di taluni benefici all’inserimento in distretti: in tal modo, si potrebbero affrontare efficacemente problemi risalenti quali la polverizzazione fondiaria, la segmentazione produttiva e l’eccessiva frammentazione del tessuto imprenditoriale.
Si sofferma quindi sul problema del costo del gasolio, sia per il settore agricolo e della pesca, che ha raggiunto livelli non più sopportabili dalle aziende e non compensati dal cosiddetto azzeramento delle accise: a tale proposito, auspica la possibilità di ricorrere – anche a seguito di apposite trattative in sede UE - allo strumento degli aiuti de minimis, auspicando la possibilità di prevedere stanziamenti maggiori rispetto a quelli ipotizzati.
Pur con tali precisazioni, ribadisce il proprio apprezzamento per l’impegno del Governo per il comparto primario, preannunciando un convinto voto favorevole.
La senatrice DE PETRIS (Verdi-Un) si sofferma preliminarmente sulle disposizioni contenute all’articolo 10, comma 7, del decreto-legge n. 203 del 2005, che ha destato forti preoccupazioni, in quanto in tutto il Centro-Sud il problema del contenzioso in materia contributiva risulta di particolare gravità. A tale proposito, pur apprezzando le rassicurazioni fornite dal ministro Alemanno, ritiene singolare l’introduzione nel disegno di legge finanziaria di una norma non condivisa dallo stesso Ministro delle politiche agricole e forestali.
Nel dichiarare di attendere con interesse la lettera preannunciata da Ministro, ritiene comunque deludente il contenuto complessivo della manovra finanziaria per il comparto primario, tanto più ove si consideri che si tratta dell’ultima manovra della legislatura, in quanto caratterizzata da un’impostazione emergenziale fondata su numerose proroghe di disposizioni ed agevolazioni già esistenti.
Fa anzi osservare che il disegno di legge finanziaria presenta numerosi tagli per il comparto agricolo, a suo avviso da non sottovalutare, specie nell’attuale momento di crisi strutturale. Nel corso del 2004, infatti, la produzione alimentare nazionale è calata per la prima volta dal dopoguerra e vi è una tendenza di medio periodo ad un calo dei prezzi all’origine con una stima del 10 per cento nel prossimo decennio. Anche i dati forniti dall’ISMEA per il 2005 – prosegue la senatrice De Petris – segnalano congiunture particolarmente negative per i vini, per la frutta, per i cereali e per gli ortaggi.
Auspica pertanto l’adozione di scelte in grado di delineare una precisa politica per il comparto agroalimentare nazionale, dato che i nuovi indirizzi della politica comunitaria – ed in particolare l’introduzione della riforma della PAC – e l’accrescersi della competizione internazionale pongono questioni a suo avviso non più rinviabili. Ritiene peraltro che la manovra in esame risulti in contrasto con l’attuale situazione di crisi, atteso che l’assegnazione complessiva a favore del comparto agricolo, derivante dalla somma degli stanziamenti delle Tabelle, al netto delle duplicazioni, è pari a 625 milioni di euro contro i 780 milioni dello scorso anno.
Con riguardo alla riduzione dell’1 per cento del costo del lavoro, pur ritenendo tale misura in linea generale condivisibile, fa osservare che le imprese agricole sono attualmente costrette ad affrontare costi sempre meno sostenibili, anche a seguito dell’adozione delle politiche di tutela della qualità.
Nell’esprimere apprezzamento per le disposizioni in materia di distretti industriali, lamenta la previsione di stanziamenti insufficienti, pari a circa 50 milioni di euro annui, con probabili difficoltà per i distretti agroalimentari ad accedere agli sgravi previsti. In relazione poi alla possibilità di accedere ai Fondi per le aree sottoutilizzate per interventi di ristrutturazione delle filiere coinvolte nella crisi, lamenta la mancata destinazione di specifiche disponibilità per tali finalità.
Esprime altresì perplessità circa le disposizioni relative al biodiesel, auspicando in futuro l’adozione di misure di carattere strutturale e definitivo: in primo luogo, ritiene necessaria una maggiore considerazione per il ruolo della cosiddetta agricoltura "no-food". In secondo luogo, occorrerebbe provvedere rapidamente alla riforma del sistema previdenziale agricolo, promuovendo inoltre maggiori investimenti per le infrastrutture e per i piani nazionali di agricoltura biologica. Inoltre, sarebbe a suo avviso opportuno estendere le agevolazioni previste per il biodiesel anche a combustibili quali il GPL ed il metano.
Nel lamentare poi i rilevanti tagli subiti dal Fondo unico per gli investimenti in agricoltura, ritiene insufficienti anche gli stanziamenti previsti a favore della ricerca, in quanto in gran parte destinati alle mere spese di funzionamento degli enti.
Per tali ragioni, preannuncia la presentazione di emendamenti ai documenti di bilancio, auspicandone l’accoglimento.
Interviene per alcuni chiarimenti il ministro ALEMANNO, facendo presente che l’attuale disegno di legge finanziaria, oltre ad essere influenzato dalla gravità dell’attuale congiuntura economica, è stato redatto in tempi estremamente ristretti: è per tali ragioni che si rendeva necessaria la presentazione del maxiemendamento, preannunciato dal Governo: in tale sede, si potranno affrontare problemi urgenti, quali la riforma della previdenza agricola, attraverso un intervento di più ampio respiro in grado di incidere anche sul problema del costo del lavoro.
Dichiara comunque la propria disponibilità a valutare con interesse tutte le proposte emendative che possano contribuire a migliorare il disegno di legge.
Con riguardo ad alcune osservazioni formulate, fa presente che in Francia il piano per fronteggiare le crisi di mercato risale ad appena tre mesi fa.
Rispondendo alla senatrice De Petris, che precisava come il Governo francese non avesse dovuto affrontare il problema dell’attuazione della riforma della PAC, fa presente che la nuova politica agricola comune, in un’ottica di profonda ristrutturazione del comparto primario, ha costituito l’occasione per offrire una prima risposta al mutamento dello scenario agricolo globale già da tempo in atto, che non consentirà nel lungo periodo il mantenimento dell’attuale situazione di polverizzazione delle imprese e degli appezzamenti terrieri.
Si sofferma quindi brevemente sul carattere strutturale della crisi attualmente in atto, ricordando che si tratta in buona parte di una crisi da sovrapproduzione, ove si consideri la rilevante crescita del PIL agricolo registrata nello scorso anno. Ritiene pertanto necessario portare in avanti il processo di attuazione della riforma, rafforzando la tenuta del comparto primario attraverso l’adozione di precise strategie di filiera.
Dichiara poi al senatore Agoni la piena disponibilità a fornire tutti i dati richiesti, invitandolo, anche in futuro, ad inoltrare tutte le richieste al Ministro, quale autorità politica di riferimento delle singole amministrazioni, comunque nel rispetto del diritto alla riservatezza e della tutela del contenuto delle banche dati. Precisa peraltro che l’attendibilità dei dati dell’anagrafe zootecnica nazionale è stata riconosciuta di recente anche in sede UE.
Con riguardo poi ai distretti industriali, osserva che, con la manovra in esame, non si è inteso realizzare una riforma definitiva di tali entità, ma unicamente dotarle di strumenti atti a rafforzare e potenziare la loro capacità di intervento. Ricorda infine che sul tema del gasolio vi è stata una recente deliberazione in sede Ecofin, nella quale si è deciso di adottare una politica di non intervento, anche al fine di non comprimere il naturale processo economico di contrazione dei consumi, inevitabilmente connesso ai rialzi dei prezzi.
Ribadisce infine la disponibilità a valutare con attenzione tutte le proposte emendative che saranno presentate.
Il presidente RONCONI, in considerazione dei tempi già fissati per l’espressione del rapporto alla Commissione bilancio, propone di fissare sin d’ora il termine per la presentazione di eventuali ordini del giorno, nonché di emendamenti alla Tabella 13, alle ore 20 di oggi.
Conviene la Commissione e il seguito dell’esame congiunto viene rinviato.
La seduta termina alle ore 16,50.
AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9a)
giovedì 13 ottobre 2005
345a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 13) Stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)
Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.
Il presidente RONCONI ricorda che nella precedente trattazione è stata svolta la relazione ed ha avuto inizio la discussione generale.
Informa altresì che sono stati presentati due ordini del giorno alla Tabella 13 (pubblicati in allegato al resoconto della seduta odierna) e che non sono stati presentati emendamenti.
La Commissione prende atto.
Interviene in discussione generale il senatore BASSO (DS-U), esprimendo forti perplessità in ordine al metodo adottato dal Governo nella predisposizione dei documenti di bilancio. Ritiene infatti che le dichiarazioni del ministro Alemanno circa l’estrema ristrettezza dei tempi di predisposizione della manovra di finanza pubblica, tanto più nell’attuale congiuntura, confermino la discutibilità delle scelte del Governo, apparentemente più interessato alle vicende relative alla titolarità del Ministero dell’economia e delle finanze, che ai reali problemi economici del Paese. Poiché inoltre – prosegue l’oratore – è già stata annunciata la presentazione di un maxiemendamento del Governo, prima ancora che avesse inizio l’esame dei documenti di bilancio, risulta davvero difficile, a suo avviso, poter esprimere un preciso orientamento in materia.
Con riguardo ai profili di merito, esprime delusione per l’impianto complessivo della manovra, tanto più ove si consideri che si tratta dell’ultima finanziaria della legislatura, con la quale dovevano portarsi a compimento le profonde riforme annunciate dal Presidente del Consiglio nel corso della campagna elettorale per le elezioni del 2001. Inoltre, poiché lo stesso ministro Tremonti ha ammesso che il problema principale del Paese risiede nella progressiva perdita di competitività e non nell’introduzione della moneta unica europea, sarebbe stato preferibile ammettere con franchezza gli errori compiuti negli anni precedenti, anziché sovrastimare il tasso di crescita previsto e, conseguentemente, sottovalutare il rapporto tra debito e PIL.
Ritiene poi che l’attuale manovra finanziaria si esponga a diverse critiche: in primo luogo ben 5 milioni di euro di nuove entrate risultano aleatorie, in quanto attese dalla lotta all’evasione fiscale; in secondo luogo, appare del tutto abbandonata la politica di riduzione delle tasse, mentre si prevede l’istituzione di una banca per il Sud, evidentemente dimenticando – a suo avviso – che gli istituti di credito seguono logiche di mercato e non territoriali.
Con riguardo poi alle misure per i distretti industriali, ritiene che i provvedimenti ipotizzati dal Governo non seguano una logica ben definita e che la lieve diminuzione del cuneo fiscale risulti di gran lunga insufficiente.
Nel dichiarare di condividere pienamente gli interventi dei senatori dell’opposizione in ordine ai profili strettamente agricoli, si sofferma in particolare sulle problematiche attinenti al comparto della pesca, illustrando l’ordine del giorno 0/3614/1/9a–Tab. 13.
Lamenta la scarsa attenzione rivolta al comparto della pesca, al quale sono rivolte esclusivamente norme di proroga, nonostante la situazione di profonda crisi in atto evidenziata dalla profonda contrazione della domanda e della produzione. Diversamente, sarebbe stato preferibile adottare politiche atte ad esaltare il ruolo dell’impresa ittica a presidio del territorio e della tipicità della produzione, coinvolgendo le associazioni di categoria, e portando a compimento il necessario processo di equiparazione fra imprenditore agricolo ed ittico, sia sotto il profilo fiscale che previdenziale, nonché attraverso il finanziamento dei contratti di filiera.
Nel rilevare poi la necessità di contrastare in modo efficace l’emergenza del rincaro del costo del gasolio, anche per il comparto della pesca, preannuncia la presentazione di emendamenti al riguardo, considerata la disponibilità dichiarata dal ministro Alemanno nella seduta di ieri.
Il senatore FLAMMIA (DS-U), nel richiamare l’intervento in discussione generale del ministro Alemanno, secondo il quale il comparto primario non risentirà dei tagli apportati dalla manovra finanziaria, inserita in un progetto di politica agricola ampio ed articolato, esprime le più vive perplessità al riguardo, in quanto ritiene che tali ottimistiche dichiarazioni non siano in alcun modo confortate dall’attuale crisi del settore agricolo. Con riguardo poi alla lettera annunciata dal Ministro, ritiene probabile che essa conterrà unicamente un manifesto programmatico che tenderà a non evidenziare gli attuali problemi, per descrivere un quadro fortemente ottimistico, nonostante l’attuale situazione economica, che ha richiesto di utilizzare ingenti risorse per arginare il processo di indebitamento e di squilibrio dei conti pubblici.
Si sofferma quindi analiticamente sulle riduzioni apportate nella manovra finanziaria ed in particolare nelle Tabelle, esprimendo al riguardo forti perplessità; nell’attuale situazione di crisi – prosegue l’oratore – non è possibile ritenere che tali riduzioni non determineranno conseguenze negative per il comparto primario.
Considera pertanto discutibile l’atteggiamento del Ministro che, da un lato, non ha offerto chiarimenti in proposito e, dall’altro, non ha impedito l’introduzione del comma 7 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 203 del 2005 in sede di Consiglio dei ministri.
Osserva infine che la manovra non si occupa di problemi strutturali dell’agricoltura italiana quali l’integrazione delle filiere, il rapporto tra agricoltura ed energia e lo sfruttamento e l’ottimizzazione delle risorse idriche, ritenendo peraltro insufficienti al riguardo le rassicurazioni per il futuro fornite dal ministro Alemanno sui problemi evidenziati negli interventi in discussione generale.
Il senatore PIATTI (DS-U), nel dare sin d’ora per illustrato l’ordine del giorno n. 0/3614/2/9a-Tab.13, dichiara di condividere le considerazioni svolte dal senatore Flammia, soffermandosi poi su alcuni profili problematici connessi alla manovra di finanza pubblica: in generale, ritiene fortemente discutibile il metodo adottato dal Governo nella predisposizione dei documenti di bilancio, redatti in soli cinque giorni e sui quali è stata già preannunciata la presentazione di un maxiemendamento nonché la probabile posizione della questione di fiducia. Osserva poi che il Governo non ha affrontato efficacemente il problema della perdita di competitività senza peraltro mantenere gli impegni presi in campagna elettorale. A tal proposito, si sofferma analiticamente su numerosi provvedimenti adottati dal Governo esprimendo forti perplessità, con particolare riguardo alla gestione dell’euro, alla legge Tremonti-bis, alle discussioni sull’articolo 18 nonché, tra l’altro, alla precarizzazione del mercato del lavoro.
In relazione poi ai profili di più diretta competenza della Commissione, chiede chiarimenti sul piano straordinario annunciato dal ministro Alemanno, che ritiene tardivo e ancora poco chiaro. Si sofferma quindi sulle disposizioni relative ai distretti, introdotti dal precedente Governo di Centro Sinistra, rilevando l’opportunità di precisare maggiormente la distinzione che sussiste tra distretti rurali ed agroalimentari.
Ritiene inoltre necessario ricondurre l’ISMEA alle sue originarie finalità istituzionali, sottolineando altresì la necessità di adottare politiche di maggior decentramento, istituendo Agenzie regionali per lo sviluppo territoriale, in sostituzione della vecchia Cassa per la formazione della proprietà contadina.
Nel lamentare poi la mancata istituzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, rileva l’opportunità di prevedere maggiori stanziamenti (per almeno 50 milioni di euro) per le politiche giovanili in agricoltura, nonché di introdurre incentivi diretti alla cosiddetta filiera dell’energia verde, anche attraverso la predisposizione di un apposito piano di ricerca, al fine di arginare la proliferazione di un numero eccessivo di centrali tradizionali, come sta attualmente avvenendo nel Lodigiano, con il rischio di gravi danni per l’agricoltura.
Si sofferma quindi sulle disposizioni relative alle risorse idriche, rilevando l’opportunità di separare la parte dedicata all’agricoltura, per affidarne la gestione direttamente al MIPAF, anziché ad un organismo complesso come il CIPE.
Con riguardo poi alla riforma fiscale e previdenziale, fa presente che dopo oltre quattro anni dall’istituzione del cosiddetto Tavolo fiscale, non sono stati ancora adottati provvedimenti in materia: a tal fine dichiara la propria disponibilità a cooperare per il rilascio di un’apposita delega al Governo per risolvere il problema.
Esprime preoccupazione per l’eccessivo allargamento dell’ambito dei rischi assicurabili in campo agricolo, per i quali potrebbero risultare insufficienti i fondi stanziati, richiamando infine l’attenzione sul tendenziale aumento dei residui passivi, che ritiene potenzialmente negativo.
Il senatore RUVOLO (UDC) ritiene che la manovra finanziaria in esame risulti complessivamente equilibrata ed ispirata ad una logica di buon senso, considerata l’attuale situazione economica. Ritiene in particolare che nel corso della legislatura il Governo abbia operato in modo efficace, portando a compimento provvedimenti importanti quali l’attesa riforma fiscale e la parziale attuazione del Piano nazionale per le infrastrutture ed accumulo delle risorse idriche (che ha portato all’apertura di numerosi cantieri particolarmente nella regione Sicilia); al riguardo, ritiene che in breve tempo le opere più rilevanti saranno portate a compimento. Ritiene inoltre apprezzabile l’operato del Governo con riguardo ai distretti produttivi, che sono stati per la prima volta messi in condizione di operare efficacemente, nonché alle aree sottoutilizzate.
A suo avviso, occorre tuttavia svolgere un ulteriore sforzo di riflessione, anche in occasione della predisposizione del maxiemendamento del Governo, in quanto il comparto primario presenta numerosi problemi quali la massiccia invasione di prodotti esteri, come le arance sudafricane, che non sembrano rispettare i necessari requisiti di qualità e sicurezza. A tale proposito auspica fortemente un pronto intervento dell’Esecutivo al fine di evitare l’insorgere di una spirale negativa che porti al crollo dei prezzi del mercato.
Ritiene inoltre necessario proseguire nelle politiche di sostegno dei produttori agricoli, risolvendo le problematiche connesse all’indebitamento determinato dalle cambiali agrarie e dall’accumulo degli oneri previdenziali, anche attraverso forme di condono dei debiti pregressi.
Nel rilevare l’opportunità di destinare maggiori risorse per le politiche giovanili, esprime alcune perplessità sulla scelta di attribuire ingenti stanziamenti alla società Buonitalia.
Il senatore SALERNO (AN) dichiara di non condividere le considerazioni svolte dai senatori di opposizione, facendo presente che prima della corrente legislatura l’Italia si trovava in un quadro economico tutt’altro che virtuoso, aggravato dall’estrema obsolescenza della disciplina fiscale e del mercato del lavoro. Lamenta inoltre il mancato avvio, prima del 2001, di nuove opere infrastrutturali, nonché l’introduzione dell’IRAP, che ha determinato gravi fenomeni distorsivi, quali l’impossibilità di scaricare gli interessi passivi e dedurre i costi del lavoro.
Ricorda inoltre che nella corrente legislatura il tasso di disoccupazione è calato di quasi quattro punti percentuali e che sono stati effettuati investimenti rilevanti nel campo sociale e sanitario. In particolare sul versante della politica agricola il Governo ha operato in modo efficace e coraggioso, tutelando per la prima volta in modo effettivo e tangibile il valore della tipicità e della qualità dei prodotti italiani.
Esprime pertanto il più vivo apprezzamento per l’operato del ministro Alemanno, che si è fortemente distinto, a suo parere, rispetto alla scarsa efficacia dimostrata dai suoi predecessori, anche in ambito europeo.
Non essendovi ulteriori richieste di intervento, il PRESIDENTE dichiara chiuso il dibattito.
Interviene in sede di replica il relatore PICCIONI (FI), sottolineando l’equilibrio mostrato dal Governo nel varare una manovra che mira a risolvere i problemi economici del Paese e non alla prossima campagna elettorale. Si sofferma quindi nuovamente sulle disposizioni di interesse per il comparto primario, esprimendo apprezzamento per le risorse destinate al completamento del Piano di approvvigionamento idrico, che andrebbe a suo avviso completato in tempi rapidi, anche con riguardo alle progettazioni di infrastrutture di accumulo e distribuzione delle risorse idriche individuate nel Piano nazionale, già approvate dalla Conferenza Stato-Regioni nonché dal CIPE con apposita delibera. Ritiene altresì necessario escludere l’applicazione delle disposizioni della legge finanziaria per il 2004 ai consorzi di bonifica ed irrigazione ed altri enti irrigui che potrebbero rientrare tra gli enti da assoggettare a concorso per i cosiddetti mutui irrigui.
Esprime inoltre pieno apprezzamento per l’operato del Governo a tutela della sicurezza alimentare e delle denominazioni di origine, anche in sede UE.
Nel rilevare di aver valutato con attenzione tutti i contributi emersi nel corso del dibattito, preannuncia uno schema di rapporto favorevole con alcune osservazioni.
Il sottosegretario DELFINO, nel sottolineare il forte impegno del Governo per il comparto primario nell’attuale fase di mutamento del quadro economico globale, ritiene ingenerose alcune critiche rivolte al ministro Alemanno, che si è distinto per aver avviato riforme spesso universalmente apprezzate, nonché per aver introdotto importanti innovazioni sull’applicazione delle norme comunitarie, come pure sull’estensione del credito di imposta e sui contratti di filiera. Nel ricordare l’importante istituzione del Tavolo verde, del Tavolo agricolo e dei tavoli settoriali, si sofferma quindi sulla manovra finanziaria, che ritiene sufficientemente equilibrata, considerato il mutamento del contesto internazionale, determinato dall’allargamento dell’Unione europea e dai cambiamenti in sede WTO, che determinano effetti inevitabili in termini di ristrutturazione dei settori produttivi.
Ricorda inoltre che il Governo si è impegnato per l’introduzione di politiche sistematiche sotto il profilo fiscale e previdenziale, innovando la disciplina dei distretti produttivi, puntando sulla qualità e la sicurezza alimentare e realizzando riforme di carattere strutturale. Fa osservare che l’entità delle risorse previste per il comparto primario non è conseguente ad una precisa scelta in tal senso, ma è stata determinata dalla necessità di rispettare gli impegni di risanamento presi con le istituzioni comunitarie.
Si passa all’esame degli ordini del giorno presentati.
Il sottosegretario DELFINO dichiara di accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno 0/3614/1/9a-Tab. 13 e 1/3614/2/9a-Tab. 13.
Il relatore PICCIONI (FI) dà lettura dello schema di rapporto favorevole con osservazioni (pubblicato in allegato al resoconto della seduta odierna).
Il senatore PIATTI (DS-U) presenta un rapporto contrario sui documenti di bilancio in esame (pubblicato in allegato al resoconto della seduta odierna).
Anche la senatrice DE PETRIS (Verdi-Un) presenta un rapporto contrario sui documenti di bilancio in esame (pubblicato in allegato al resoconto della seduta odierna).
Il presidente RONCONI avverte che si passerà alle dichiarazioni di voto sullo schema di rapporto presentato dal relatore.
Interviene il senatore AGONI (LP), precisando preliminarmente che le indiscrezioni circa una presunta paternità della sua parte politica sulla introduzione nella manovra dell’articolo 7, comma 10 del decreto-legge n. 203 del 2005 risultano prive di fondamento.
Osserva inoltre che nel corso del dibattito era sua intenzione ribadire che anche i problemi relativi al settore lattiero-caseario hanno un rilievo nazionale, senza con ciò mettere in discussione la gravità della questione previdenziale in agricoltura. A tale proposito, fa rilevare che nel corso dell’esame del disegno di legge comunitaria per il 2005 è stato introdotto un emendamento, nel quale si prevede che le sanzioni reintegratorie o interdittive possono arrivare fino all’esclusione totale da uno o più regimi di aiuto, nonostante l’applicazione delle sanzioni medesime sia stata sospesa con provvedimento giurisdizionale. Esprime pertanto forti perplessità al riguardo.
Ritiene inoltre discutibile quanto sostenuto ieri dal Ministro circa la necessità di rivolgersi necessariamente all’autorità politica di riferimento delle strutture amministrative, ricordando di essersi da lungo tempo impegnato per riuscire ad ottenere i dati sul patrimonio zootecnico nazionale, nonché per l’introduzione di un sistema di identificazione elettronica degli animali. Infine, con riguardo allo schema di rapporto presentato dal relatore, preannuncia che il suo non potrà che essere un voto di astensione per l’assenza di precisi riferimenti ai problemi della zootecnia nazionale.
Interviene brevemente il presidente RONCONI, dichiarando di condividere le considerazioni del senatore Agoni in ordine al diritto dei parlamentari a chiedere ed ottenere tutte le informazioni necessarie dalla Pubblica amministrazione.
Il senatore RUVOLO (UDC) interviene per un chiarimento, invitando il relatore ad evidenziare maggiormente, nello schema di rapporto, le questioni attinenti al potenziamento del sistema dei controlli per arginare l’invasione dei prodotti agricoli stranieri (in particolare del settore agrumicolo), nonché la necessità di inserire nella manovra disposizioni sulla ristrutturazione dei debiti delle aziende agricole.
Il senatore SALERNO (AN) chiede al relatore Piccioni di inserire riferimenti più precisi sulla situazione del comparto zootecnico nazionale.
Il relatore PICCIONI (FI) dichiara di accogliere le richieste dei senatori Agoni e Salerno, in quanto considera il comparto zootecnico un punto cardine del sistema produttivo agricolo nazionale. Riformula pertanto lo schema presentato in un nuovo schema di rapporto favorevole con osservazioni (pubblicato in allegato al resoconto della seduta odierna).
Il senatore BONGIORNO (AN) preannuncia un voto favorevole.
Segnala peraltro, con riguardo alle segnalazioni del senatore Ruvolo, che nel decreto-legge n. 22 del 2005 sulle crisi di mercato è inserita una disposizione, attualmente al vaglio della Commissione europea, che consente proprio la ristrutturazione dei debiti delle aziende colpite da crisi di mercato, in presenza di un apposito piano di rilancio.
Il senatore OGNIBENE (FI), rilevata l’importanza degli aspetti richiamati dal senatore Ruvolo, dichiara di condividere le considerazioni del senatore Agoni circa il ruolo del comparto zootecnico.
Preannuncia pertanto un voto favorevole.
La senatrice DE PETRIS (Verdi-Un) preannuncia un convinto voto contrario.
Dichiara inoltre di non condividere le considerazioni del rappresentante del Governo circa il preteso carattere strutturale degli interventi adottati dall’Esecutivo: ritiene anzi che la manovra in esame costituisca un’occasione mancata per affrontare in modo stabile alcuni nodi critici nell’attuale situazione di diffusa difficoltà per il settore. Richiama altresì le considerazioni del ministro Alemanno circa l’operato del Governo francese, sottolineando in proposito che le risorse per l’agricoltura stanziate dall’Esecutivo di quel Paese risultano in crescente aumento.
Auspica, infine, che i propositi enunciati dal Ministro circa la soppressione del comma 7 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 203 del 2005 trovino effettiva attuazione.
Il senatore PIATTI (DS-U) ribadisce le proprie considerazioni critiche, nonostante l’accoglimento di alcuni rilievi dell’opposizione nello schema di rapporto proposto dal relatore. Ritiene peraltro apprezzabile che pressoché tutti i senatori di maggioranza abbiano affrontato con franchezza e spirito critico i nodi principali della manovra, evidenziandone i limiti.
Osserva inoltre che il senatore Agoni dovrebbe prendere atto delle divaricazioni di carattere politico che, a suo avviso, sussistono tra le altre forze di maggioranza in quanto, a suo avviso, le richieste avanzate non possono certe ritenersi soddisfatte da un generico accenno alla situazione del comparto zootecnico. Al riguardo, dichiara sin d’ora la propria disponibilità ad approfondire in Commissione le difficoltà del settore.
Il senatore AGONI (LP), preso atto della disponibilità ad affrontare la situazione in atto nel comparto zootecnico in Commissione, invita il Rappresentante del Governo a fornire quanto prima i dati necessari.
Esprime quindi pieno apprezzamento per la riformulazione dello schema di rapporto da parte del relatore Piccioni, preannunciando un voto favorevole.
Non essendovi ulteriori richieste di intervento, il presidente RONCONI, verificata la presenza del prescritto numero legale per deliberare, pone in votazione lo schema di rapporto favorevole con osservazioni, nel testo riformulato dal relatore.
La Commissione approva.
Il presidente RONCONI avverte che le proposte di rapporto contrario saranno del pari trasmesse alla Commissione bilancio.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAL RELATORE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE
POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI PER L’ANNO FINANZIARIO
2006 (DISEGNO DI LEGGE N. 3614-TABELLA 13) E SULLE PARTI
CORRISPONDENTIDEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminati lo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria,
premesso che
le disposizioni relative al comparto primario risultano coerenti con le politiche adottate nel corso della legislatura e con il documento di programmazione economico-finanziaria;
l’azione del Governo ha dato un forte impulso al settore agricolo italiano in ambito comunitario ed al rafforzamento della tutela delle produzioni di qualità quale elemento distintivo dell’agricoltura italiana nell’attuale fase di globalizzazione dei mercati;
le nuove direttrici di sviluppo della politica agricola comunitaria e nazionale puntano complessivamente alla difesa della qualità, della sicurezza alimentare e dell’ambiente, con la multifunzionalità e la ecocondizionalità degli interventi;
è in corso d’approvazione in Parlamento l’accordo tra lo Stato italiano e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare che consentirà l’insediamento definitivo nella città di Parma dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare;
nella presente legislatura, è stata dedicata particolare attenzione all’ampliamento e al perfezionamento dello strumentario di politica agricola, anche attraverso l’ammodernamento del quadro legislativo e il miglioramento dell’efficienza delle strutture produttive, favorendo l’integrazione delle filiere produttive, e introducendo anche l’innovazione dei distretti agroalimentari, in una visione che tutela e premia il legame fra territorio e produzioni, non solo certificate;
preso altresì atto che l’azione di Governo è diretta a completare il progressivo processo di riordino del comparto primario per far fronte alla complessa situazione caratterizzata anche dall’allargamento dell’Unione europea e dalla riforma della PAC;
formula un rapporto favorevole con le seguenti osservazioni:
sottolinea l’esigenza di portare a compimento il processo di realizzazione del programma nazionale del settore idrico, con particolare riferimento alla prosecuzione degli interventi per la realizzazione di opere di recupero di risorse idriche disponibili in aree di crisi del territorio, nonché alle progettazioni di infrastrutture di accumulo e distribuzione delle risorse idriche individuate nel Piano nazionale di cui alla legge n. 152 del 1999, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e approvato con delibera CIPE del 27 maggio 2005;
rileva inoltre l’opportunità di escludere l’applicazione delle disposizioni della legge finanziaria per il 2004 ai consorzi di bonifica e di irrigazione ed altri enti irrigui che potrebbero rientrare tra gli enti da assoggettare a concorso nei mutui stipulati per le opere eseguite nell’ambito di funzioni istituzionali nei settori irriguo, ambientale e di difesa del suolo e che rientrano nella titolarità del demanio statale;
sottolinea altresì l’esigenza di concentrare gli stanziamenti previsti per il Fondo di solidarietà sul versante assicurativo, al fine di sostenere gli sforzi del tessuto produttivo;
rileva inoltre la necessità di individuare una soluzione definitiva per le questioni attinenti i debiti pregressi relativi ai contributi previdenziali in agricoltura, e comunque prevedendo la soppressione del comma 7 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 203 del 2005, stante la non praticabilità di un così stretto collegamento tra l’erogazione dei contributi europei e gli adempimenti di carattere contributivo delle aziende;
richiama altresì l’attenzione sull’esigenza di difendere le ragioni del comparto agricolo anche in sede UE, tenuto conto della progressiva riduzione dell’incidenza dei trasferimenti all’agricoltura sul bilancio dell’Unione europea, tanto più in una fase di contestuale allargamento dell’Unione stessa, sottolineando altresì il ruolo e la dimensione di tale comparto, che assicura reddito, occupazione e sviluppo e rappresenta una quota rilevante del PIL nazionale;
impegna altresì il Governo a incrementare le risorse per i distretti, al fine di garantire anche ai distretti rurali ed agroalimentari il pieno accesso a tale innovativo strumento;
impegna infine il Governo a proseguire le iniziative e gli sforzi rivolti alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare di qualità italiano intensificando l’azione per il riconoscimento delle denominazioni tipiche di qualità nazionali, in particolare con riferimento alle domande di registrazione di denominazioni italiane ancora all’esame in sede comunitaria.
Sen. PICCIONI, estensore
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULLO STATO DI
PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E
FORESTALI PER L’ANNO FINANZIARIO 2006
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614-TABELLA 13) E SULLE PARTI
CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
(Estensore: PICCIONI)
La Commissione, esaminati lo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria,
premesso che
le disposizioni relative al comparto primario risultano coerenti con le politiche adottate nel corso della legislatura e con il documento di programmazione economico-finanziaria;
l’azione del Governo ha dato un forte impulso al settore agricolo italiano in ambito comunitario ed al rafforzamento della tutela delle produzioni di qualità quale elemento distintivo dell’agricoltura italiana nell’attuale fase di globalizzazione dei mercati;
le nuove direttrici di sviluppo della politica agricola comunitaria e nazionale puntano complessivamente alla difesa della qualità, della sicurezza alimentare e dell’ambiente, con la multifunzionalità e la ecocondizionalità degli interventi;
è in corso d’approvazione in Parlamento l’accordo tra lo Stato italiano e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare che consentirà l’insediamento definitivo nella città di Parma dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare;
nella presente legislatura, è stata dedicata particolare attenzione all’ampliamento e al perfezionamento dello strumentario di politica agricola, anche attraverso l’ammodernamento del quadro legislativo e il miglioramento dell’efficienza delle strutture produttive, favorendo l’integrazione delle filiere produttive, e introducendo anche l’innovazione dei distretti agroalimentari, in una visione che tutela e premia il legame fra territorio e produzioni, non solo certificate;
preso altresì atto che l’azione di Governo è diretta a completare il progressivo processo di riordino del comparto primario per far fronte alla complessa situazione caratterizzata anche dall’allargamento dell’Unione europea e dalla riforma della PAC;
formula un rapporto favorevole con le seguenti osservazioni:
sottolinea l’esigenza di portare a compimento il processo di realizzazione del programma nazionale del settore idrico, con particolare riferimento alla prosecuzione degli interventi per la realizzazione di opere di recupero di risorse idriche disponibili in aree di crisi del territorio, nonché alle progettazioni di infrastrutture di accumulo e distribuzione delle risorse idriche individuate nel Piano nazionale di cui alla legge n. 152 del 1999, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e approvato con delibera CIPE del 27 maggio 2005;
rileva inoltre l’opportunità di escludere l’applicazione delle disposizioni della legge finanziaria per il 2004 ai consorzi di bonifica e di irrigazione ed altri enti irrigui che potrebbero rientrare tra gli enti da assoggettare a concorso nei mutui stipulati per le opere eseguite nell’ambito di funzioni istituzionali nei settori irriguo, ambientale e di difesa del suolo e che rientrano nella titolarità del demanio statale;
sottolinea altresì l’esigenza di concentrare gli stanziamenti previsti per il Fondo di solidarietà sul versante assicurativo, al fine di sostenere gli sforzi del tessuto produttivo;
rileva inoltre la necessità di individuare una soluzione definitiva per le questioni attinenti i debiti pregressi relativi ai contributi previdenziali in agricoltura, e comunque prevedendo la soppressione del comma 7 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 203 del 2005, stante la non praticabilità di un così stretto collegamento tra l’erogazione dei contributi europei e gli adempimenti di carattere contributivo delle aziende;
richiama altresì l’attenzione sull’esigenza di difendere le ragioni del comparto agricolo anche in sede UE, tenuto conto della progressiva riduzione dell’incidenza dei trasferimenti all’agricoltura sul bilancio dell’Unione europea, tanto più in una fase di contestuale allargamento dell’Unione stessa, sottolineando altresì il ruolo e la dimensione di tale comparto, che assicura reddito, occupazione e sviluppo e rappresenta una quota rilevante del PIL nazionale;
invita il Governo a considerare la zootecnia aspetto peculiare dell’agricoltura nazionale e a porre in essere ogni provvedimento necessario per la soluzione dei problemi attuali, con particolare riguardo al settore sanitario quale unico sistema per tutelare la zootecnia stessa;
invita altresì il Governo a incrementare le risorse per i distretti, al fine di garantire anche ai distretti rurali ed agroalimentari il pieno accesso a tale innovativo strumento;
invita infine il Governo a proseguire le iniziative e gli sforzi rivolti alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare di qualità italiano intensificando l’azione per il riconoscimento delle denominazioni tipiche di qualità nazionali, in particolare con riferimento alle domande di registrazione di denominazioni italiane ancora all’esame in sede comunitaria.
Sen. PICCIONI, estensore
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI MURINEDDU,
PIATTI, BASSO, FLAMMIA E VICINI
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE
POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI PER L’ANNO FINANZIARIO
2006 (DISEGNO DI LEGGE N. 3614-TABELLA 13) E SULLE PARTI
CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La 9a Commissione permanente agricoltura e produzione agroalimentare,
esaminato lo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
Premesso che,
la manovra finanziaria per l’anno 2006 appare inadeguata a garantire le esigenze delle imprese che operano nel mercato agroalimentare e dei consumatori, ed a incentivare lo sviluppo del settore primario e del territorio rurale, soprattutto alla luce del contesto internazionale che richiede sempre maggiore competitività;
non sono solo le risorse ad essere insufficienti, ma è l’approccio con il quale la legge è stata redatta a porre dubbi sulla efficacia della politica agricola seguita dal Governo. Anzi, si potrebbe affermare che anche quest’anno non ci sia una "finanziaria agricola". La manovra di finanza pubblica, in altre parole, conferma la poca rilevanza assegnata da tale governo al comparto primario: la legge non sembra essere costruita su un reale impianto, non sembra frutto di linee programmatiche chiare sul futuro e lo sviluppo di settori vitali per l’economia nazionale quali l’agricoltura e l’alimentare;
considerato che,
il sistema agroalimentare italiano sta vivendo un momento di acuta crisi, causata dalla crescente diminuzione di competitività delle nostre imprese e dalla difficoltà di far emergere nei mercati mondiali la qualità dei nostri prodotti. In particolare, preoccupazione desta la mancata protezione a livello internazionale dei prodotti tipici e tradizionali, già tutelati nel mercato comunitario con i segni distintivi Dop e Igp, attraverso l’introduzione di un "albo" delle denominazioni protette in seno alla Organizzazione Mondiale del Commercio;
gli istituti di rilevazione dei dati economici prevedono un 2005 in "profondo rosso" per l’agricoltura. Secondo l’ISTAT vi sarà una flessione del 3,5 del valore aggiunto al PIL del settore primario (è stato dello 0,9 nel primo trimestre). E se il calcolo del valore aggiunto tiene anche conto dell’andamento dei prezzi, il calo dovrebbe raggiungere l’8%. Sulla stessa lunghezza d’onda l’ISMEA: si avrà una diminuzione della produzione dello 0,8% (0,6% dei vegetali e 1% delle produzioni zootecniche) e una contrazione del 2,4 del valore aggiunto al PIL nazionale. Inoltre, anche le dinamiche del lavoro nel settore primario segnano il passo. Le proiezioni indicano una flessione delle unità di lavoro attive in agricoltura (Ula) dello 0,4% che, aggiungendosi alla forte diminuzione del 2003 (-3,7%) vanificano il lieve aumento registrato nel 2004. Si torna così nelle nostre campagne ai bassi livelli occupazionali di due anni prima;
a) l’articolo 53 della legge finanziaria, norma che certamente non brilla per chiarezza, introduce agevolazioni fiscali e finanziarie per i cosiddetti distretti produttivi, le cui caratteristiche e le modalità di individuazione devono essere definite con decreto del Ministro dell’economia. Tra le imprese che possono aderire a tali distretti vi sono le "imprese agricole". Giova però ricordare che i distretti rurali ed agroalimentari sono già stati introdotti nella precedente legislatura dal governo del centro-sinistra con la legge di orientamento in agricoltura del 2001. E la loro determinazione, coerentemente con la natura spontanea di aggregazione sul territorio e alla luce dei principi di sussidiarietà verticale ed orizzontale è demandata alla regioni. Inoltre, deve essere segnalato che l’agevolazione più importante prevista nella legge finanziaria ha portata assai ridotta per le imprese del settore primario. Difatti, nell’articolo 53 è prevista l’applicazione del concordato fiscale per le imprese appartenenti al distretto e una sorta di consolidato fiscale per le medesime (ossia un unico bilancio dove i vari soggetti possono avvalersi dei benefici fiscali degli altri). Tuttavia, potranno usufruire di tali benefici solo le imprese agricole gestite da società di persone diverse dalle società semplici e dalle società di capitali che determinano il reddito in base al bilancio. La maggioranza delle imprese agricole, dunque, avendo la determinazione del reddito su base catastale, non trarranno alcun beneficio dalla nuova disposizione;
su tale tema, sembra più opportuno dare nuovo impulso ai distretti rurali e agroalimentari, non solo con mere agevolazioni fiscali, ma in primo luogo esaltandone il ruolo istituzionale di governance attraverso una politica nazionale di sostegno alle Regioni per la loro attivazione. In particolare:
1) i distretti rurali: si tratterebbe di creare un collegamento tra le imprese agricole affinché in un determinato territorio siano valorizzate la multifunzionalità e la pluriattività. Il distretto rurale potrebbe divenire un modello di sviluppo integrato territoriale finalizzato alla valorizzazione delle risorse locali in ambito rurale, attraverso un’azione comune di intervento strutturale che, partendo dalla componente agricola come fondante per l’identità del territorio, organizzi intorno ad un tema (storico, archeologico, ambientale, culturale) proprio dell’area, una serie di attività per realizzare un obiettivo di tutela, miglioramento e valorizzazione economica delle risorse locali. In tale ipotesi, gli enti locali potrebbero negoziare la gestione di servizi territoriali ed ambientali nel distretto con gli imprenditori la cui azienda è inclusa nello spazio distrettuale. In sostanza, sarebbe un originale modello di distretto, individuato in un contesto territoriale di dimensione appropriata, che potrebbe essere caratterizzato da un unico segno, sia per i prodotti che per i servizi che offre, e si fa regola unificante del produrre di una intera comunità, capace di presentarsi coerente in un ampio mercato;
2) i distretti agroalimentari: essi potrebbero essere previsti nelle zone agricole di qualità, cioè in quei territori in cui il sapere produttivo agricolo locale non è (ancora) sopraffatto dall’imponenza delle fasi più meccanizzate del processo di trasformazione: sono le aree in cui la peculiarità del prodotto deriva da conoscenze profondamente radicate nell’ordinamento sociale e nella cultura locali. Tutto ruota intorno ad un prodotto tipico della zona, e gli enti locali potrebbero coadiuvare gli imprenditori nel momento dell’immissione nel mercato del prodotto. La fase della commercializzazione e del messaggio al consumatore dovrebbe vedere la partecipazione di tutti gli imprenditori agricoli della zona e della p.a., la quale potrebbe assumere l’obbligo di promuovere il prodotto a livello nazionale ed internazionale, o ad aiutare gli operatori ad ottenere segni distintivi atti a proteggere la tipicità del prodotto;
b) la legge finanziaria si limita a confermare per il 2006 lo sconto delle imposte di registro e ipotecaria e l’imposta catastale fissa all’1%, quando invece la ridotta dimensione aziendale delle nostre imprese è uno dei vincoli strutturali che ne riducono fortemente le chances di sviluppo. Inoltre, si consideri che L’ISMEA, ente controllato direttamente dal MIPAF è ormai diventato un vero e proprio apparato decisorio ed istituzionale parallelo al Ministero. Il governo ha delegato parti consistenti delle funzioni politiche ad un ente esterno ed ha creato una grave situazione di deficit di democrazia, non essendovi un costante monitoraggio ed un reale controllo dei capitali pubblici gestiti. Si pensi, ad esempio, all’utilizzo delle risorse derivate dagli interessi per i mutui fondiari, che se fossero state di competenza di un istituto di credito sarebbero state attentamente vagliate dalla Banca d’Italia;
contrariamente agli indirizzi dettati dal Governo, appare opportuno:
1) disporre lo spostamento alle Regioni delle funzioni prima detenute dalla Cassa per la formazione della proprietà contadina e il riordino dell’istituto, limitando la sua attività agli scopi originari per cui è stato istituito e per cui la sua struttura è stata organizzata ed il suo personale qualificato: la rilevazione e la divulgazione di analisi e servizi informativi sui mercati agro-alimentari. Inoltre, andrebbe tenuta in considerazione il valore della rappresentanza delle organizzazioni di categoria e le funzioni attribuite dal nuovo Titolo V della Costituzione alle Regioni, attribuendo loro un ruolo determinante nell’ambito della programmazione, dell’indirizzo e del controllo dell’ente;
2) per la promozione ed il progresso dei sistemi territoriali, si potrebbe invece proporre l’istituzione di una autonoma agenzia ("Agenzia per lo sviluppo dei territori"), alla quale assegnare le risorse oggi convogliate all’ISMEA, con lo scopo di incentivare uno sviluppo integrato delle aree svantaggiate ed attrarre risorse e capitali nel mezzogiorno. All’Agenzia dovrebbero partecipare le Regioni (attraverso rappresentanti nominati dalla Conferenza Stato-Regioni), le organizzazioni professionali (agricole e non) e il Mipaf, coordinati dal Ministero dell’Economia, che garantirebbe le condizioni per l’approvazione di piani di sviluppo non isolati, bensì tra loro connessi e collegati, formanti una rete sistematica di servizi per il progresso dell’economia del mezzogiorno;
c) nella legge finanziaria nulla è disposto riguardo l’istituzione dell’Autorità nazionale sulla sicurezza alimentare. Attualmente è sostituita da un Comitato essenzialmente privo di quei poteri e di quelle competenze necessarie per poter efficacemente inserirsi nel network della sicurezza alimentare europeo. E il decreto legge n. 202 del 2005, in procinto di essere convertito in legge, addirittura fa confluire il comitato all’interno del nuovo "Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti" istituito presso il ministero della Salute, di fatto abrogandolo;
si propone, pertanto, introduzione dell’agenzia nazionale, in quanto istituzione necessaria a coordinare la ricerca, la prevenzione, l’indirizzo ed il controllo delle norme igienico-sanitarie nell’ambito della filiera alimentare (a maggior ragione in vista della possibile pandemia dei virus dei polli). Essa dovrebbe avere struttura, funzioni, compiti e procedure speculari all’Autorità europea, per garantire una efficace collaborazione con quest’ultima ed una adeguata e scientificamente autorevole posizione dell’Italia nella valutazione del rischio. Inizialmente potrebbe essere finanziata trasferendole i fondi stanziati nella finanziaria all’ISMEA;
d) nella legge finanziaria nessun fondo è previsto per attuare le disposizioni previste dal decreto legislativo n. 99 del 2004 a favore dei giovani imprenditori agricoli, che avrebbe dovuto essere disposto già dallo scorso anno;
il vincolo strutturale del nostro settore primario allo sviluppo è l’elevato processo di invecchiamento degli imprenditori e dei lavoratori agricoli. La limitata presenza di giovani sta ponendo a rischio qualsiasi possibilità di innovazione e sviluppo delle singole imprese e del sistema rurale nel suo complesso. Tuttavia, è questione determinante da risolvere: la possibilità di incrementare la diffusione di imprese agricole e alimentari di successo è strettamente interrelata con la presenza di giovani sul mercato, i quali hanno maggiore propensione al rischio, ad investire nelle direzioni strategiche dello sviluppo, nonché immediata comprensione delle innovazioni tecnologiche. Pertanto, si propone di erogare delle risorse ad hoc per l’attivazione del fondo a favore dei giovani imprenditori;
e) con la manovra finanziaria per il 2006, il governo ha disposto solamente un incentivo per una quota di duecentomila tonnellate di biodisel ad accisa zero per i contratti di coltivazione e vendita;
su tale tema è necessaria vera "svolta" per la gestione della filiera dell’energia verde, in linea con gli orientamenti dell’Unione Europea che intende arrivare entro il 2020 al 25% di energia pulita prodotta negli Stati membri. In Italia l’obiettivo è raggiungere il 10% della produzione vegetale a fini energetici, coinvolgendo 1-1,5 milioni di ettari. A tal fine, si dovrebbe in primo luogo effettuare un piano di ricerca in campo agro-industriale per il miglioramento genetico e delle tecnologie di trasformazione delle derrate; poi programmare investimenti al settore primario ed all’industria di trasformazione e di distribuzione, cercando di coinvolgere tutti i soggetti coinvolti (agricoltori, industriali, associazioni ambientaliste ed enti locali) in uno specifico tavolo di confronto presso la Presidenza del Consiglio. La spesa annuale dovrebbe essere di 200 milioni di euro di cui 30 destinati alla ricerca.;
f) in materia di gestione delle risorse idriche, la legge finanziaria si limita a far rientrare le opere irrigue nella legge obiettivo con un finanziamento di 200 milioni di euro annuale da dividere con tutte le altre infrastrutture strategiche individuate nella stessa legge (strade, porti, ecc.). Dovrà essere il CIPE a provvedere al riparto delle risorse tra le diverse tipologie di interventi. Quindi, oltre all’insufficienza delle risorse finanziarie, manca una vera e propria programmazione a livello territoriale delle infrastrutture e delle opere di bonifica da effettuare a servizio dell’agricoltura;
l’emergenza in cui desta il settore richiederebbe, invece, una scelta prioritaria a favore delle infrastrutture destinate all’agricoltura, attraverso la redazione di un autonomo piano di sviluppo. La programmazione dovrebbe nascere a livello territoriale (regionale) e trovare un quadro nazionale di riferimento in un Piano nazionale delle infrastrutture idriche per l’agricoltura definito direttamente dal Ministero delle politiche agricole e forestali, di concerto con gli altri ministeri competenti, nel quadro delle competenze concorrenti previste dall’art. 117 Cost. Solo così sarà possibile innovare e gestire efficacemente la rete idrica nazionale e rendere un sevizio alle imprese agricole;
non sono previsti, poi, incentivi alle imprese per la gestione diretta delle risorse idriche. Al contrario, la scelta di incentivare gli imprenditori agricoli ad una corretta gestione delle risorse idriche, è una scelta fondamentale ed efficace perché sensibilizza direttamente l’operatore ad un razionale utilizzo di una risorsa sempre più limitata. Gli incentivi, che potrebbero essere di natura fiscale o creditizia, ovvero consistere in contributi, potrebbero essere finalizzati alla innovazione delle tecniche di irrigazione, alla costruzione di bacini o invasi per l’accumulo dell’acqua piovana o ad effettuare opere di gestione e bonifica;
g) dopo essere state più volte annunciate, le riforme del fisco e della previdenza agricola non sono state ancora adottate;
appare opportuno, pertanto inserire nella finanziaria per il 2006 una disposizione con cui prevedere la definitiva razionalizzazione ed armonizzazione dei sistemi fiscale e previdenziale degli imprenditori agricoli, in luogo delle reiterate proroghe annuali affidate di anno in anno nelle varie leggi finanziarie in modo da favorire, in via definitiva, la promozione, lo sviluppo, il sostegno e l’ammodernamento di tale fondamentale settore economico;
h) in materia di pesca, durante tutta la legislatura il governo non ha fatto nulla per rendere competitivo il comparto e per salvaguardare l’ecosistema acquatico; la finanziaria 2006 conferma la poca rilevanza data da questa amministrazione alla pesca, essendovi previste solo alcune norme di proroga di disposizioni già vigenti, ma che certamente non rappresentano la "svolta" necessaria per lo sviluppo di un settore così in difficoltà come quello ittico: invero, dobbiamo considerare che secondo una recente indagine ISMEA, ente vigilato dal Ministero delle politiche agricole e forestali, il consumo di prodotti ittici ha registrato, tra il 2000 e il 2004, una contrazione del 9,2% in termini quantitativi, passando da 458 mila a 416 mila tonnellate, con grave nocumento ai redditi degli operatori;
si dovrebbe tornare, anche sulla base della politica comunitaria di riferimento, ad esaltare il moderno ruolo svolto dall’impresa ittica, soprattutto se esercita attività di pesca costiera, distante da quello dell’impresa "industriale". Essa si pone sul mercato (anche) al fine di garantire la tipicità e la sanità dei prodotti, e si integra nel territorio per conservare le risorse naturali e territoriali e preservare le identità storico-culturali proprie di intere comunità umane;
si auspica, pertanto, il finanziamento delle convenzioni tra Pubblica amministrazione e associazioni di categoria per la formazione degli addetti, la promozione e la commercializzazione dei prodotti ittici, secondo quanto previsto dalla legislazione di orientamento; la concreta attuazione della equiparazione tra imprenditore agricolo ed imprenditore ittico, sia per il profilo fiscale che per quello previdenziale con una nuova normativa organica ed unitaria e non con interventi di proroga (tra l’altro limitati alle sole cooperative della piccola pesca); di estendere tutti gli strumenti di governo dell’agricoltura al settore ittico, come il finanziamento dei contratti di filiera, in modo da garantire l’uso sostenibile delle risorse, la razionalizzazione delle strutture produttive in mare, il potenziamento della produzione interna in un contesto di sostenibilità ambientale, la salvaguardia dei livelli occupazionali e il potenziamento della ricerca scientifica del settore; di contrastare l’emergenza del caro gasolio con misure immediatamente applicabili ed efficaci, come sgravi fiscali o aiuti al settore; la reintroduzione della possibilità di esercitare servizi ambientali a favore della collettività (ripopolamento delle risorse alieutiche, sistemazione delle coste, ecc.) e finanziamento di tali prestazioni con 50 milioni di euro;
ESPRIME PARERE CONTRARIO
MURINEDDU, PIATTI, BASSO, FLAMMIA, VICINI
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DALLA SENATRICE DE PETRIS
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE
POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI PER L’ANNO FINANZIARIO
2006 (DISEGNO DI LEGGE N. 3614-TABELLA 13) E SULLE PARTI
CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La 9ª Commissione permanente
Esaminato lo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria
Premesso che
- nel corso del 2004 la produzione alimentare dell’Italia è, per la prima volta dal dopoguerra, calata (-0,2%) e il trend di discesa prosegue nell’anno in corso con un declino record nel secondo semestre 2005 del 3,5% per il settore agricolo; nello stesso periodo si accentua la tendenza al calo dei consumi alimentari domestici (-2% nel 2004) e la recente indagine ISTAT sulla povertà segnala che il 25% degli italiani ha ridotto nell’ultimo anno le spese per il cibo, con percentuali ben più alte nel Mezzogiorno e nelle fasce di popolazione anziana;
- si segnalano inoltre prospettive di calo dei margini di reddito per le imprese del settore (circa un terzo in meno nei prossimi 10 anni), in particolare per le piccole aziende, e una tendenza di medio periodo al calo dei prezzi all’origine con una stima del -10% nel prossimo decennio. Su questo ultimo aspetto i dati ISMEA per il 2005, diffusi nei giorni scorsi, indicano congiunture particolarmente negative per i vini (-23%), per la frutta (-22%), per i cereali (-11%) e per gli ortaggi (-8%);
- il quadro d’insieme richiederebbe pertanto scelte in grado di delineare una politica per l’agroalimentare nazionale, proprio nel momento in cui i nuovi indirizzi della politica comunitaria e l’accrescersi della competizione internazionale pongono questioni non più rinviabili;
- l’orientamento della legge finanziaria all’esame della Commissione si può invece riassumere con il seguente dato di insieme: l’assegnazione complessiva a favore del comparto agricolo derivante dalla somma degli stanziamenti delle Tabelle A-B-C-D-E-F, al netto delle duplicazioni, è pari a 625 milioni di euro, laddove erano 780 l’anno scorso, 913 nel 2004 e 1260 nel 2001, l’ultima finanziaria predisposta dal Governo dell’Ulivo.
- si configura pertanto una situazione decisamente negativa per le politiche di settore che non può che contribuire ad accentuare le tendenze recessive del comparto agroalimentare;
considerato inoltre che
- in materia di agevolazioni fiscali in vigore, concernenti l’accisa per il gasolio da serra, l’IRAP, l’accorpamento della proprietà contadina e le manutenzioni boschive, anche per l’anno 2006 si dispone solo di proroghe, mentre la sentenza della Corte di Giustizia UE aveva aperto la strada, in materia di IRAP, ad una modifica sostanziale dell’imposta ed alla stabilizzazione dell’aliquota;
- per quanto concerne le misure a favore dei distretti produttivi, delle quali potranno avvalersi anche i distretti agroalimentari istituiti ai sensi del decreto legislativo n. 228 del 2001, la dotazione complessiva di risorse, per tutti i distretti economici del Paese, è pari a 50 milioni di euro annui ed è pertanto prevedibile un accesso ben difficile allo sgravio da parte dei distretti agroalimentari.
- per quanto attiene alle energie rinnovabili di derivazione agricola, si prescrive che il contingente defiscalizzato per il biodiesel, ridotto a 200.000 tonnellate con la finanziaria dello scorso anno, possa essere parzialmente riservato a coltivazioni oggetto di contratti di filiera, ma non è prevista alcuna misura per consentire lo sviluppo di un comparto di rilievo strategico per l’agricoltura italiana;
- non sono pertanto contenute nella legge finanziaria 2006 proposte sulla riforma della previdenza agricola, sulla promozione della qualità dei prodotti e delle nostre produzioni tipiche e tradizionali, sulla modernizzazione delle infrastrutture e della logistica per l’agroalimentare, sull’urgenza di dotare di risorse idonee i Piani nazionali per l’ortofrutta e l’agricoltura biologica, sulla necessità di fronteggiare l’esplosione del costo del gasolio, sulla opportunità di rafforzare gli interventi per l’irrigazione ed il risparmio idrico, tutte questioni di assoluta urgenza per lo sviluppo del settore;
- per effetto delle misure di contenimento della spesa, risultano inoltre particolarmente pesanti i tagli alla spesa corrente del Ministero delle Politiche Agricole e alle varie Tabelle che accompagnano la legge finanziaria, tra i quali segnaliamo, per la gravità degli effetti, il taglio sul Fondo unico per gli investimenti in agricoltura (da 227 a 123 milioni di euro), per il Fondo di solidarietà nazionale (riduzione di 40 milioni di euro per le assicurazioni agevolate), al fondo per gli sgravi contributivi alle imprese della pesca costiera (-27 milioni di euro), ai programmi concernenti il miglioramento genetico del bestiame e i libri genealogici delle razze pregiate (-10 milioni di euro), ai programmi finalizzati di ricerca da attuarsi a cura degli Istituti del C.R.A. (-56 milioni di euro), agli interventi di aiuto agli allevamenti ovini colpiti dalla "lingua blu" (-18 milioni di euro) ed infine il taglio di un milione di euro alla già ridicola dotazione per il Piano nazionale d’azione per l’agricoltura biologica;
- che l’intervento di riduzione delle risorse a favore degli enti locali disposto dalla legge finanziaria 2006 non potrà non riverberarsi indirettamente sulle condizioni di vita delle famiglie nelle aree rurali, dal momento che il conseguente taglio dei servizi colpisce in primo luogo i territori marginali;
- che le misure contenute nel decreto legge collegato in materia tributaria in merito all’obbligo per le imprese agricole di esibire il certificato di regolarità previdenziale per ottenere i contributi comunitari costituiscono un ulteriore aggravio burocratico e rischiano di creare difficoltà insormontabili per le aziende dei settori colpiti dalla crisi nel meridione del Paese;
ESPRIME PARERE CONTRARIO.
DE PETRIS
INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10a)
mercoledì 12 ottobre 2005
285a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 3) Stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio)
Riferisce sui provvedimenti in titolo il senatore IERVOLINO (UDC) sottolineando come nell’ambito delle misure finalizzate a favorire la crescita economica del Paese assumano un particolare rilievo le disposizioni sui distretti industriali. Si tratta di un intervento innovativo, che testimonia la volontà del Governo di perseguire una politica di effettivo sostegno al sistema produttivo italiano, valorizzandone le specificità e trasformando quello che, per certi versi, è un limite del nostro modello industriale – vale a dire la nettissima prevalenza di piccole e medie imprese rispetto ai grandi gruppi industriali – in un volano per la ripresa economica e il riposizionamento competitivo delle imprese italiane sullo scenario internazionale. L’individuazione dei distretti industriali come soggetti giuridici unici dal punto di vista fiscale, finanziario e amministrativo – introdotta con l’articolo 53 del disegno di legge in esame – è il riconoscimento del ruolo centrale che tali realtà rivestono, soprattutto in quei settori del “made in Italy” che costituiscono le punte di eccellenza della produzione nazionale e collocano il nostro paese ai vertici mondiali nei relativi settori manufatturieri. I principi che ispirano l’intervento, che si rivolge alle imprese operanti in un ambito non solo territoriale ma anche settoriale, sono quello della adesione volontaria, della sussidiarietà organizzativa, della efficienza della gestione.
I vantaggi che ne derivano sono indubbi e consentiranno di superare l’attuale asimmetria tra la struttura economica unitaria dei distretti e la struttura giuridica molecolare delle imprese che ad essi appartengono.
Sul piano fiscale sono previsti due regimi alternativi: la tassazione consolidata – in base alla quale le società di capitali che fanno parte di un distretto sono sostanzialmente equiparate ad un gruppo societario – e la tassazione unitaria, che si basa sull’individuazione del distretto quale unico soggetto passivo delle imposte sui redditi e delle imposte locali.
Come si sottolinea anche nella Relazione al disegno di legge, tali istituti attuano un concetto innovativo di mutualità, in base al quale gli oneri e i benefici fiscali rimangono all’interno della stessa realtà industriale e si pongono come leve per lo sviluppo.
Dal punto di vista finanziario l’intervento è finalizzato a potenziare la competitività dell’economia distrettuale facilitando l’accesso al credito e la rimodulazione della struttura del passivo delle imprese. Di qui la definizione di misure per il contenimento del rischio sopportato dagli intermediari finanziari, per facilitare – mediante operazioni di cartolarizzazione – la concessione dei crediti, per favorire gli investimenti nel capitale di rischio delle imprese del distretto.
In base alle previsioni contenute nell’articolo 53, le imprese raggruppate nei distretti potranno inoltre godere di un significativo snellimento degli adempimenti burocratici.
Viene infine istituita un’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, con il compito di agevolare gli scambi e l’integrazione tra il sistema della ricerca e il mondo produttivo. In un contesto in cui le innovazioni dei processi e dei prodotti costituiscono un fattore determinante in termini di capacità competitiva, l’individuazione di un referente che accolga le esigenze delle imprese e faccia da tramite con il mondo della ricerca può sicuramente costituire un punto di forza, soprattutto con riferimento alle piccole e medie imprese.
Il nesso imprescindibile tra ricerca e sviluppo, innovazione e competitività, è poi all’origine di altre misure contenute nel disegno di legge in esame. Ci si riferisce in particolare alla eliminazione della tassa sui brevetti, contenuta nell’articolo 48, finalizzata a incentivare la registrazione dei brevetti, difendendo e stimolando le invenzioni industriali e all’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un Fondo Innovazione avente lo scopo di finanziare i progetti elaborati nell’ambito delle politiche per il rilancio della strategia di Lisbona (articolo 50).
Sul versante delle misure volte specificamente ad incentivare lo sviluppo - a parte i distretti industriali e l’intervento sul cosiddetto cuneo fiscale, che porterà ulteriori benefici per il mondo industriale – risulta particolarmente significativa la istituzione della Banca del Sud, come strumento per favorire la crescita economica delle regioni meridionali. La presenza infatti di un istituto finanziario radicato nel territorio, con capitale in maggioranza privato e aperto all’azionariato popolare diffuso e con la previsione di un privilegio per i vecchi soci dei banchi meridionali, dovrebbe fornire lo stimolo per la realizzazione di politiche creditizie in grado di supportare le attività per il rilancio produttivo nel Mezzogiorno. Lo Stato, peraltro, partecipa al capitale della Banca del Sud come soggetto fondatore, con un apporto di capitale pari a 5 milioni di euro.
Particolare rilievo assume poi l’articolo 55, in cui si prevede che, ai fini del completamento del processo di privatizzazione, le società di interesse nazionale nelle quali lo Stato abbia ancora una partecipazione azionaria qualificata possono emettere strumenti finanziari partecipativi o creare categorie di azioni che attribuiscono ai relativi titolari il diritto di sottoscrivere aumenti di capitale riservati.
Si tratta in pratica dell’introduzione di una clausola di sbarramento, finalizzata ad agevolare i processi di privatizzazione tutelando, parallelamente, dal rischio di scalate azionarie, le società operanti in settori di grande rilievo strategico per l’economia nazionale, come il settore energetico, quello della difesa e dell’aerospazio.
E’ da segnalare, peraltro, la misura introdotta dall’articolo 42 della legge finanziaria e finalizzata ad imporre ai proprietari delle grandi reti di trasmissione di energia elettrica e gas il pagamento di un’addizionale erariale. La definizione dell’importo di tale imposta e delle ulteriori modalità applicative è demandata ad un successivo decreto, ma il gettito atteso è quantificato in 800 milioni di euro per il 2006 e 2007 e in 900 milioni per il 2008. L’obiettivo di tale intervento è la realizzazione di finalità di salvaguardia ambientali.
Passando ad analizzare gli stanziamenti di competenza del Ministero delle attività produttive disposti nelle tabelle allegate alla finanziaria, si precisa che né la Tabella A, relativa al fondo speciale di parte corrente, né la Tabella B, relativa invece al fondo speciale di conto capitale, prevedono per il 2006 specifici accantonamenti per tale dicastero. La Tabella B prevede comunque, in relazione al Ministero dell’economia e delle finanze, accantonamenti finalizzati all’attuazione del piano di azione per lo sviluppo economico e sociale e per la realizzazione di interventi nel settore fieristico nazionale.
Per quanto riguarda la Tabella C, che quantifica i finanziamenti per le leggi di spesa di carattere permanente sia correnti che in conto capitale, sono riportate sotto la rubrica relativa al Ministero delle attività produttive le erogazioni relative all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, all'Ente nazionale italiano per il turismo, all'Ente nazionale energia e ambiente, all'Istituto per il commercio con l'estero e quelle, da suddividere successivamente, a favore di altri enti, istituti, associazioni e fondazioni. La dotazione complessiva delle voci inserite in tale tabella, rispetto allo stanziamento a legislazione vigente, presenta un aumento di circa 3 milioni di euro.
Si segnala, tra l'altro, che l'articolo 14 del disegno di legge dispone la cessazione, a partire dal 2007, dei trasferimenti erariali alle Authorities, la cui funzionalità verrà assicurata attraverso meccanismi di autofinanziamento con quote di contribuzione definite dal Ministro dell'economia e poste a carico degli utenti. Per quanto riguarda in particolare l'Antitrust, il meccanismo dell'autofinanziamento è introdotto con esclusivo riferimento all'attività di controllo sulle operazioni di concentrazione: sarà comunque la stessa Autorità a definire annualmente le contribuzioni dovute dalle imprese tenute all'obbligo di comunicazione, commisurandole al valore della transazione, entro il limite del 1,2 per cento.
Per quanto riguarda poi la Tabella D, relativa al rifinanziamento di norme recanti interventi di sostegno all'economia classificati tra le spese in conto capitale, non si evidenziano interventi di diretta competenza del Ministero delle attività produttive. Si segnala comunque il rifinanziamento del Fondo per le aree sottoutilizzate - istituito dalla legge finanziaria del 2003 e alimentato nell’ambito dello stato di previsione del Ministero dell’economia - per un importo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007 e di 8.300 milioni di euro per il 2008.
Nella Tabella E, relativa a riduzioni di autorizzazioni di spesa precedentemente disposte, figurano diversi provvedimenti legislativi di competenza del Ministero delle attività produttive, mentre la Tabella F, in riferimento agli stanziamenti derivanti da autorizzazioni di spesa previste da leggi pluriennali, complessivamente conferma le dotazioni previste a legislazione vigente. Con riferimento al 2006, l'unica rimodulazione proposta riguarda l'autorizzazione di cui all'articolo 52 della legge n. 448 del 1998, finalizzata ad alimentare il Fondo per gli incentivi alle imprese, per la quale si opera uno slittamento di 30 milioni di euro al 2007.
La definizione di strumenti di incentivazione innovativi, finalizzati a stimolare una maggiore responsabilizzazione delle imprese – come le disposizioni sui distretti inserite in questa finanziaria o, in modo ancor più significativo, la sostituzione dei contributi in conto capitale con forme di credito agevolato, realizzate con la legge finanziaria dello scorso anno e con il decreto legge sulla competitività – è naturale che abbiano come conseguenza una riduzione dell’attività di concessione delle agevolazioni da parte del Ministero delle attività produttive e la relativa contrazione delle risorse disponibili per tale tipologia di interventi.
Con particolare riferimento comunque alla legge n. 488 del 1992, che tradizionalmente costituisce il più importante ed efficace strumento di agevolazione alle attività produttive gestito dal Ministero, nella Relazione alla Tabella 3, si sottolinea come già a partire dai bandi emanati nel 2005 si opererà secondo le modalità previste dal nuovo sistema di incentivazione. Gli stanziamenti iscritti in bilancio per il 2006 ammontano a 45,75 milioni di euro; ad essi devono essere aggiunte le risorse del Fondo rotativo della Cassa depositi e prestiti, pari a 500 milioni di euro, nonché 529 milioni di euro attribuiti dal Cipe al Fondo per le aree sottoutilizzate.
Si evidenzia inoltre che la dotazione finanziaria del Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese, istituito nello stato di previsione di ciascun ministero dall’articolo 5 del disegno di legge in esame, ammonta per il Ministero delle attività produttive a 17,62 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007 e a 17,77 milioni di euro per il 2008, interamente destinati all’Istituto per la promozione industriale.
E’ infine opportuno segnalare che nell’allegato 2 della finanziaria vengono individuati gli stanziamenti che confluiscono nei fondi per gli investimenti dei vari ministeri. Per quanto riguarda la competenza della Commissione industria si fa riferimento al Fondo da ripartire per gli investimenti nel settore degli incentivi alle imprese, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia. Per il 2006, lo stanziamento di circa 18,5 milioni di euro è finalizzato agli interventi di sostegno alle esportazioni di cui all’articolo 12, comma 2 della legge n. 266 del 1997 (15,5 milioni di euro) e all'articolo 18, commi 8 e 9 della legge n. 730 del 1983.
Per quanto riguarda poi il disegno di legge di bilancio, lo stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2006 reca una spesa complessiva di 3.129,4 milioni di euro, suddivisi in 440,4 milioni di euro per le spese correnti e 2.689 milioni di euro per le spese in conto capitale. Rispetto alle previsioni assestate per il 2005 si registra una diminuzione di 571,3 milioni di euro, determinata dalla differenza tra la variazione negativa degli stanziamenti in conto capitale (-584,5 milioni di euro) ed il lieve aumento delle spese correnti (+ 13,2 milioni di euro). La consistenza presunta dei residui passivi al 1° gennaio 2006 è valutata in 11.514 milioni di euro, con un decremento di circa 1.000 milioni di euro rispetto al rendiconto generale per il 2005. Le autorizzazioni di cassa, che indicano il limite massimo entro il quale l'amministrazione è autorizzata ad effettuare pagamenti, ammontano a circa 3.159 milioni di euro.
La suddivisione degli stanziamenti di competenza per centri di responsabilità assegna 2.634 milioni di euro al centro di responsabilità "Imprese", circa 264 milioni alle "Reti energetiche", circa 194 al centro di responsabilità "Internazionalizzazione", circa 24 milioni al "Mercato" e 12,5 milioni al "Gabinetto e Uffici di diretta collaborazione del Ministro".
I fondi assegnati al centro di responsabilità "Imprese" sono ovviamente quasi interamente assorbiti dalle spese in conto capitale, che continuano ad essere finalizzate, nei termini sopra descritti, al finanziamento degli investimenti delle imprese.
Con riferimento poi ai singoli settori di competenza del Ministero, dalla Relazione che accompagna la Tabella in esame si evince anche nel 2006 proseguiranno le azioni per rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano. In questa ottica viene considerato strategico il potenziamento delle iniziative per l’internazionalizzazione, la ricerca e l’innovazione.
Di qui l’articolazione di una politica promozionale che, facendo leva anche sugli strumenti offerti dalla legge sull’internazionalizzazione entrata in vigore nel corso del 2005, consenta di valorizzare i punti di forza del sistema produttivo italiano e favorisca il riposizionamento strategico della presenza italiana sul mercato internazionale. Sono peraltro previste campagne straordinarie per la diffusione del "made in Italy" all’estero, accompagnate da iniziative volte a contrastare il fenomeno della contraffazione. Si segnala l’opportunità di adeguare le risorse finanziarie a ciò finalizzate.
La necessità di adoperarsi per la tutela del prodotto italiano costituisce una priorità anche dal punto di vista interno. Il rilancio della produzione italiana e la sua capacità di sostenere il confronto con le produzioni dei paesi emergenti non può prescindere dalla realizzazione di azioni di lotta alla contraffazione e di difesa del mercato italiano da importazioni illegittime, con riferimento sia ai settori che tradizionalmente e comunemente identificano le aree di eccellenza del "made in Italy" sia ad altri settori particolarmente sensibili, come quello meccanico e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
In tale contesto, continua ovviamente a rivestire un ruolo centrale la necessità di proseguire le attività di impulso all’innovazione tecnologica e alla ricerca, nella consapevolezza che, soprattutto in riferimento alle piccole e medie imprese, il raggiungimento di risultati soddisfacenti in termini di competitività internazionale non può prescindere dall’innalzamento anche qualitativo dei prodotti. Permane inoltre, come priorità, quella di indirizzare investimenti mirati al sostegno dell’industria del settore aerospaziale, non solo per le ricadute economiche positive che possono derivare dal rafforzamento della posizione dell’Italia nello scenario internazionale dell’alta tecnologia, ma anche per i benefici che verrebbero conseguiti sul piano della sicurezza nazionale.
Per quanto riguarda le politiche relative al mercato interno, nell'ottica di difendere gli interessi dei consumatori e di sostenere il rilancio dei consumi verranno rafforzate le attività per potenziare la concorrenza e la trasparenza del mercato. In particolare continueranno le attività di monitoraggio dei prezzi e delle tariffe e le iniziative volte a facilitare la diffusione delle informazioni, soprattutto in riferimento alla sicurezza e alla qualità dei prodotti immessi nel mercato. Un particolare beneficio per i consumatori potrà inoltre derivare dall’entrata in vigore del Codice del consumo.
Quanto al turismo, ferma restando la responsabilità centrale del Ministero per quanto attiene ai rapporti internazionali e alle azioni di promozione unitaria dell’immagine del nostro Paese all’estero, si tratta, come è noto, di materia di esclusiva competenza regionale. Ciò nondimeno, sembra necessaria la realizzazione di un tavolo istituzionale di raccordo con le regioni per l’attuazione di azioni di coordinamento e armonizzazione.
In ogni caso, nel corso del 2006 proseguirà la collaborazione tra il Ministero e le amministrazioni regionali in ordine all’attuazione della legge n. 135 del 2001. Proseguiranno i programmi di sviluppo dei sistemi turistici locali, la cui realizzazione, peraltro, testimonia l’efficacia delle azioni coordinate tra centro e autonomie locali in termini sia imprenditoriali che occupazionali e contribuisce a favorire il rilancio della competitività del prodotto turistico italiano sul mercato mondiale, anche attraverso la promozione di singole aree di attrazione turistica.
Per quanto riguarda infine il settore energetico, l’aumento dell’offerta energetica che conseguirà dalla piena attuazione della legge Marzano e del decreto-legge sblocca-centrali dovrebbe anche favorire una riduzione dei costi dell’energia e, parallelamente, il rafforzamento della sicurezza e della flessibilità degli approvvigionamenti. Rimane il problema della diversificazione delle fonti, sul quale, come già evidenziato in precedenti dibattiti svoltisi in Commissione, occorrerà svolgere una seria ed approfondita riflessione.
In conclusione, è possibile affermare che, pur nella oggettiva limitatezza delle risorse finanziarie disponibili e tenendo conto dei limiti giuridici derivati dal pieno rispetto delle norme europee, l’insieme dei documenti di bilancio sembrano affrontare in modo concreto e realistico i temi – sempre più centrali – della valorizzazione dell’industria italiana.
Gli interventi proposti, che dovranno naturalmente essere inquadrati nel contesto di un’azione più generale da portare avanti anche a livello europeo e nelle altre sedi internazionali, si muovono infatti nella giusta direzione. Per certi versi essi completano quanto Governo e Parlamento hanno posto in essere nel corso della legislatura, per altri introducono taluni elementi innovativi – particolarmente per ciò che si riferisce ai distretti industriali – che sarà necessario sperimentare, affinare e portare avanti nell’immediato futuro.
Negli ultimi mesi sono emersi, ancora limitati e da confermare, alcuni segni rilevanti di ripresa delle esportazioni. Ciò è naturalmente motivo di soddisfazione, ma non deve indurre ad un’attesa passiva. Al contrario, occorre proseguire nell’azione di tutela delle nostre produzioni e, contemporaneamente, nell’attuazione di tutte quelle misure in grado di favorire il riposizionamento del sistema industriale italiano in vista di un rilancio complessivo che, partendo dalle specifiche caratteristiche delle nostre imprese, può trovare piena realizzazione solo tenendo conto dei mutamenti intervenuti sui mercati internazionali.
Si apre il dibattito.
Il senatore BARATELLA (DS-U) , dopo essersi complimentato con il Relatore per essere riuscito nella non facile impresa di individuare talune cifre significative, anche se solo in apparenza e senza tener conto del confronto con il passato, nelle pieghe di un bilancio certamente deludente, si richiama alle recenti dichiarazioni del Ministro dell'economia concernenti la predisposizione dei Documenti finanziari e le cause della situazione economica. Secondo il Ministro Tremonti la stasi dell'economia non deriverebbe più, diversamente da come era stato sostenuto negli anni precedenti, dall'attentato dell'11 settembre, ma sarebbe piuttosto effetto dell'espansione economica della Cina, dell'atteggiamento dell'Europa, della politica portata avanti dagli altri grandi paesi europei. A tutto ciò si risponde con un disegno di legge finanziaria elaborato, a dire del Ministro, in meno di 80 ore. Ma non c'è autocritica nelle parole del responsabile dell'economia: si assiste, viceversa, ad una nuova crociata demagogica contro i costi della politica e gli sprechi degli enti locali e ad un'analisi in cui l'unico soggetto a non essere responsabile è il Governo.
A suo giudizio, il tratto distintivo dei Documenti di bilancio in esame è la riduzione dei trasferimenti agli enti locali che determinano l'innescarsi di uno scontro tra Stato, Regioni e autonomie. Una riduzione del 6,7 per cento, che raggiunge il 10 per cento in termini reali, non può evidentemente essere senza conseguenze. Ciò vale anche per le Regioni, che subiscono una riduzione di oltre il 3 per cento e che vedono gli stanziamenti per la sanità ridotti rispetto a quelli del 2005. E' evidente che ciò non potrà determinare effetti limitati alle cosiddette spese superflue, ma inciderà inevitabilmente sulla quantità e qualità dei servizi per i cittadini. Sul concetto di spesa superflua poi occorre fare una precisazione: le scelte compiute dai sindaci sono in ogni caso valutate dai cittadini che hanno a disposizione la possibilità di confermare o meno un'amministrazione attraverso un sistema elettorale che facilita la responsabilizzazione degli amministratori. Inoltre, il Governo non ha mancato di finanziare anche attraverso provvedimenti che sono stati anche sottoposti al parere della Commissione eventi di carattere locale con spese che solo se realizzate dai comuni vengono evidentemente giudicate superflue.
Prosegue sottolineando che le risorse di carattere sociale stanziate nei Documenti di bilancio non rispondono a nessun criterio di priorità e che la pur condivisibile riduzione del costo del lavoro appare tardiva. D'altra parte, non vi è traccia del più volte preannunciato intervento sull'IRAP, mentre sul turismo il Governo ripete sostanzialmente le stesse cose ormai da 4 anni, peraltro senza porle in essere. Se ne deduce che l'impostazione del disegno di legge finanziaria è priva di una strategia politica generale, ma è privo anche di efficaci politiche di settore. Cita, a titolo di esempio, lo stato in cui versa il settore della pesca dopo la forte crescita del prezzo del petrolio: anche in questo caso il Governo non è stato in grado di porre in essere nessuna misura in grado di affrontare la situazione.
A suo avviso, il disegno di legge finanziaria contiene soprattutto interventi che mirano a realizzare un effetto di annuncio più che azioni concrete. Lo dimostra il livello esiguo dei finanziamenti proposti per strumenti quali la Banca del Sud o i distretti industriali. Non si vede come sia possibile con risorse come quelle indicate affrontare il deficit di competitività che ormai caratterizza il sistema produttivo italiano.
Il senatore MACONI (DS-U) ritiene che, in termini generali, il disegno di legge finanziaria si presenti a prima vista come meno negativo di quanto ci si sarebbe potuti attendere. L'impostazione dei Documenti, infatti, sembra contenere una complessiva autocritica rispetto a quanto proposto e realizzato dal Governo nel corso della legislatura. Non vi è più traccia, infatti, delle previsioni entusiastiche sull'andamento dell'economia, delle proposte reiterate sulla riduzione delle imposte come soluzione al problema dello sviluppo, si abbandona il tetto orizzontale del 2 per cento all'incremento delle spese. In definitiva, si sanziona in modo eclatante il fallimento di una strategia che si è rivelata totalmente inefficace.
La soddisfazione per questa sia pure tardiva inversione di marcia è però annullata dalla insufficienza degli interventi proposti per affrontare la situazione che nel frattempo si è determinata. Dal lato delle entrate, continua ad essere utilizzato un metodo non attendibile di copertura delle spese, dato che vengono fissati obiettivi che non appaiono realistici di reperimento delle risorse attraverso la vendita degli immobili pubblici e la lotta all'evasione. Si tratterebbe di individuare gli strumenti idonei ad ottenere risultati importanti in questo campo. Il Governo si limita quindi ad avanzare proposte finalizzate a tamponare la situazione finanziaria rinviando alla prossima legislatura l'effettiva soluzione dei problemi. Non è rinvenibile una coerente politica generale né uno sforzo per la individuazione di concrete priorità che siano in grado di affrontare la gravissima perdita di competitività.
Giudica peraltro condivisibile la scelta di ridurre il cuneo fiscale, ricordando che nel corso delle precedenti tre sessioni di bilancio l'opposizione aveva richiesto di ridurre il costo del lavoro. Ora ci si arriva, anche se in modo tardivo e quantitativamente insufficiente. Se invece di attuare la terza tranche di riduzione fiscale, che ha beneficiato per oltre i due terzi i redditi medio alti, si fossero concentrate quelle risorse su tale obiettivo, a beneficio delle imprese e dei lavoratori, sarebbe stato possibile raggiungere risultati molto più incisivi.
Appare utile anche l'intervento proposto sui distretti industriali. Ricorda che già nel 2003 la sua parte politica aveva presentato specifiche proposte volte a favorire lo sviluppo dei distretti. Si tratta infatti di strumenti utili a superare i limiti dimensionali delle imprese italiane, incentivando la ricerca e le possibili sinergie. Anche in questo caso l'intervento giunge tardivamente e con risorse scarse: la sperimentazione in queste condizioni potrà toccare poche realtà, in modo poco più che simbolico. Inoltre, le procedure previste appaiono estremamente farraginose e burocratizzate, né si tiene conto della evoluzione compiuta dai distretti nel corso degli ultimi anni, in cui si è assistito ad un intreccio positivo con il mondo della finanza. Preannuncia la presentazione di emendamenti volti ad incrementare i fondi e a semplificarne l'utilizzazione.
Conclude osservando che il vero segno distintivo della manovra è però quello dei tagli imposti agli enti locali. Non vi è dubbio che anche il sistema delle autonomie debba concorrere agli obiettivi generali di finanza pubblica, ma l'entità delle riduzioni si traduce, in sostanza, in uno scarico di responsabilità dal Governo alle amministrazioni locali. In sintesi si può dire che con questo disegno di legge finanziaria il Governo rinvia alla prossima legislatura e agli enti locali le scelte che dovrebbe assumere direttamente.
La senatrice D'IPPOLITO (FI), dopo aver espresso apprezzamento per la relazione svolta dal senatore Iervolino, esprime un giudizio molto positivo sul contenuto dei documenti di bilancio. A suo avviso, il disegno di legge finanziaria ha un impianto realistico che, tenendo conto dei limiti delle risorse finanziarie disponibili, dei vincoli giuridici derivanti dall'appartenenza all'Unione europea e in un contesto coerente con l'azione già portata avanti dal Governo nel corso della legislatura, realizza interventi e introduce misure che si muovono sicuramente nella giusta direzione di restituire competitività al sistema industriale italiano.
Si sofferma quindi in particolare sugli stanziamenti, peraltro già evidenziati dal Relatore, concernenti la ricerca, l'innovazione, l'internazionalizzazione delle imprese, la diffusione del Made in Italy, la lotta alla contraffazione e la sicurezza dei prodotti. Cita, al riguardo, le azioni di monitoraggio in corso e gli effetti positivi che scaturiranno dall'approvazione del codice del consumo. In materia di energia, sottolinea come l'attuazione delle riforme realizzate dal Governo potrà determinare una riduzione dei costi e una maggiore sicurezza del fabbisogno, restando peraltro inalterata l'esigenza di approfondire in modo realistico ma aperto il tema complesso della diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Appaiono significativi i riconoscimenti venuti ora anche dagli interventi dell'opposizione sulla positività delle disposizioni concernenti i distretti industriali. L'obiettivo di tali interventi è quello di salvaguardare le peculiarità positive del sistema industriale italiano, consentendogli però al tempo stesso opportunità di sviluppo e capacità di competizione a livello internazionale. Ritiene che i meccanismi previsti dal disegno di legge siano adeguati, non condividendo il giudizio formulato dal senatore Maconi in ordine alla esistenza di eccessivi appesantimenti burocratici.
Considera di grande rilievo l'istituzione di un'agenzia per l'innovazione e della Banca del Sud. Anche in questo caso, ritiene che si tratti di strumenti idonei a migliorare le capacità di sviluppo specie nelle aree più arretrate del Paese. Il problema del credito nel Mezzogiorno è un problema antico ed è importante che si individuino le forme per affrontarlo con il concorso dei soggetti pubblici e privati interessati. Rilevante, anche dal punto di vista della solidarietà nazionale, appare inoltre il finanziamento del Fondo delle aree sottoutilizzate.
Osserva, successivamente, che sarebbe opportuno tener conto delle osservazioni formulate dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas in merito alla addizionale sulle grandi reti di trasmissione di energia. Le dichiarazioni del Ministro dell'economia su tale aspetto appaiono convincenti, anche in relazione alla esigenza di individuare eventuali forme alternative di reperimento delle risorse finanziarie.
Ribadisce infine la propria valutazione positiva sui Documenti di bilancio, definendo realistici gli obiettivi di lotta all'evasione fiscale e precisando che i tagli agli enti locali riguarderanno esclusivamente le spese superflue.
Il presidente PONTONE propone di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno alle ore 15 di oggi.
Conviene la Commissione ed il seguito dell'esame congiunto viene quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 10,20.
INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10a)
mercoledì 12 ottobre 2005
286a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 3) Stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)
Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana.
Il senatore CHIUSOLI (DS-U), relativamente all'andamento dei lavori, chiede che sia rispettato il termine di dieci giorni previsto dall'articolo 126 comma 9 del Regolamento e che quindi la Commissione possa terminare l'esame in sede consultiva dei documenti di bilancio entro il 21 ottobre e non già, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, entro il 17 ottobre.
Il presidente PONTONE precisa che, come già ricordato dal senatore Chiusoli, il termine dell'esame è stato fissato dalla Conferenza dei capigruppo. La Commissione deve quindi, allo stato, concludere i propri lavori entro il 17 ottobre.
Dopo brevi interventi del senatore IZZO (FI), del senatore SEMERARO (AN), del senatore GARRAFFA (DS-U) e nuovamente del senatore CHIUSOLI (DS-U), il PRESIDENTE propone di procedere nell'esame, chiedendo eventualmente una proroga del termine qualora se ne ravvisi la necessità.
Prende atto la Commissione.
Il senatore GARRAFFA (DS-U) osserva che nel momento in cui il Parlamento si accinge ad esaminare l'ultima manovra di bilancio della legislatura la situazione economica del Paese appare sempre più preoccupante. Dai dati dell'ISTAT emerge che una famiglia su quattro vive sotto la soglia di povertà e che al Sud la situazione è ancora peggiore. L'economia è a crescita zero e la produzione è in calo del 4 per cento rispetto al 2004. Il Ministro dell'economia dopo aver impostato le precedenti leggi finanziarie con il metodo della cosiddetta finanza creativa ora cambia completamente la sua analisi e dichiara che l'attentato dell'11 settembre non ha determinato la crisi dell'economia, che invece deriverebbe essenzialmente dall'emergere di paesi come la Cina. A suo avviso si tratta comunque di alibi, come un alibi è stato quello del "caso Fazio" utilizzato dal ministro Siniscalco per dimettersi. Il nuovo Ministro dell'economia Tremonti ha quindi proposto in uno stretto periodo di tempo la manovra di bilancio all'esame della Commissione. La sua impostazione sembra non considerare la situazione economica che emerge dai dati dell'ISTAT. Soprattutto nel Mezzogiorno il taglio alle risorse degli enti locali determinerà gravi ripercussioni sui servizi per i cittadini. La situazione della sanità è già molto grave, come dimostrano i recenti casi della Sicilia. E' evidente, tra l'altro, che la scelta dei primari non risponde a criteri meritocratici. Gli stanziamenti per la sicurezza, del resto, sono assolutamente insufficienti e gli aumenti concessi alle forze di polizia esigui. In tal modo è difficile contrastare la criminalità organizzata. Le attività commerciali sono in sempre maggiore difficoltà e la competitività del sistema industriale declina ogni giorno di più. La questione Cina dovrebbe essere affrontata insieme all'Europa, mentre il Governo assume atteggiamenti sempre conflittuali rispetto alle decisioni degli organi europei. Occorrerebbe anche avere la capacità di cogliere le opportunità che il progresso economico della Cina può dare, a cominciare da quella del turismo. Ma anche su questo punto non sono stati adottati interventi concreti.
L'Italia potrebbe essere il punto di riferimento di tutta l'area mediterranea e in Sicilia, in particolare, potrebbe essere creato un sistema intermodale attraverso il potenziamento dei porti di Termini Imerese e di Catania. Di queste cose dovrebbe occuparsi la legge finanziaria. La scelta è invece quella di scaricare le responsabilità sugli enti locali e di enfatizzare la presunta ricchezza degli italiani quale si ricaverebbe dall'elevato numero di telefoni cellulari acquistati. Si tralascia completamente di considerare che l'Italia non è presente come produttore nel settore delle nuove tecnologie.
Il senatore SEMERARO (AN) si chiede se l'oratore che lo ha appena preceduto abbia letto i documenti di bilancio, data la totale deformazione delle proposte in essi contenute che ha caratterizzato il suo intervento. Teme che ancora una volta prevalga una lettura esclusivamente politica dei provvedimenti, come del resto è avvenuto in questi giorni in Assemblea a proposito del disegno di legge sul risparmio.
Osserva che la legge finanziaria non può essere il libro dei sogni e che al suo interno non possono trovar posto tutte le misure astrattamente proponibili: è necessario invece considerare le possibilità effettive e individuare le priorità. Forse le leggi finanziarie degli anni Novanta, approvate dal Centro-sinistra, erano caratterizzate proprio da questa impostazione errata e da lì sono derivati tanti problemi per l'economia italiana.
A suo giudizio il Governo ha avuto il merito di realizzare molti interventi concreti nel corso della legislatura. Sono lì ad indicarlo i risultati in tema di lotta alla disoccupazione e i dati sulla diminuzione del numero di aziende in crisi e sulla forte riduzione del ricorso alla cassa integrazione guadagni. Ricorda anche la conclusione di importanti contratti che hanno interessato le categorie del pubblico impiego, della scuola, della sanità e la stabilizzazione di un numero considerevole di precari sempre nella scuola. Respinge infine le critiche rivolte dal senatore Garraffa sui criteri di nomina nella sanità, riferendosi in particolare alle dichiarazioni rese recentemente dal Presidente della regione Puglia sulle scelte concernenti i dirigenti delle ASL.
Il senatore BASTIANONI (Mar-DL-U) ritiene che i Documenti proposti dal Governo siano privi di reale spessore e rilievo politico. Lo dimostra anche il fatto che le proposte che vi sono contenute sono suscettibili di continue variazioni ad opera dello stesso Governo e della sua maggioranza. È stato presentato un decreto-legge sulla stessa materia finanziaria e già si parla di un maxi-emendamento a cui probabilmente seguirà una votazione di fiducia. Teme che ancora una volta sia svilita la funzione del Parlamento. L'Unione Europea ha obbligato il nostro paese ad adottare misure di correzione del deficit, ma quelle assunte dal Governo sembrano essere ancora una volta misure tampone che non incideranno in modo strutturale sulla finanza pubblica. D'altra parte, il disavanzo tendenziale è maggiore di quello che si vorrebbe correggere con la manovra in esame. Alcuni degli interventi correttivi hanno poi un carattere aleatorio: specie le maggiori entrate previste dalla lotta all'evasione appaiono di non certa realizzazione anche perché seguono i numerosi condoni effettuati nei precedenti esercizi finanziari. Del resto, il ministro Tremonti vanta un vero e proprio record nella realizzazione di condoni fiscali e contributivi.
Esprime invece un giudizio positivo sulla riduzione del cosiddetto condono contributivo, anche se esso appare tardivo e parziale. E' una misura richiesta da tempo dai Gruppi di opposizione che sarebbe stato meglio adottare negli anni precedenti e con un maggior impiego di risorse. Esso avrebbe anche consentito di migliorare la domanda interna. Esprime infine la propria preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti del fondo per l'innovazione tecnologica e per l'introduzione della tassa sulle grandi reti di energia. Teme che tale ultima misura possa condizionare negativamente un settore strategico come quello dell'energia, in cui sono necessari investimenti per ridurre i costi più elevati in Italia rispetto agli altri paesi europei e per migliorare la sicurezza del fabbisogno. Auspica un ripensamento del Governo almeno su tale punto, che d'altra parte sembra preannunciarsi in alcune dichiarazioni del ministro Tremonti.
Il senatore DEBENEDETTI (DS-U) concorda con la valutazione di incertezza e di aleatorietà della manovra posta in essere dal Governo. L'intervento correttivo sul tendenziale appare insufficiente rispetto alle previsioni anche più ottimistiche e si dovranno quindi reperire ulteriori risorse finanziarie. I provvedimenti di copertura finanziaria non sono attendibili, specie per la parte che riguarda la riduzione delle spese, che appare molto difficile se si lasciano immutate le dimensioni delle strutture e le attività. La parte concernente le dismissioni di immobili sembra non tener conto del fatto che non sono giunte a realizzazione ancora le dismissioni previste dalle precedenti finanziarie.
Dopo aver manifestato la propria perplessità sulla utilizzazione inedita della categoria dei cosiddetti oneri inderogabili, si sofferma sulla parte concernente lo sviluppo, osservando che le imprese - che dovrebbero essere i soggetti destinatari di tali interventi - chiedono soprattutto certezze. La risposta non appare convincente. Ciò vale per il cosiddetto cinque per mille della ricerca, che è un modo inefficiente di allocazione delle risorse e vale, in generale, per gli altri interventi che sembrano essere improntati ad una impostazione dirigistica. Ciò meraviglia se si considera la composizione della maggioranza e del Governo e se si tiene conto delle dichiarazioni dei principali responsabili dell'Esecutivo nel corso degli ultimi anni.
Per quanto riguarda la ricerca, si deve comprendere che non basta incrementare le risorse per ottenere risultati utili. Occorre che il sistema conosca una effettiva concorrenza. Cita a titolo di esempio il ruolo delle università americane, dalla cui attività provengono le innovazioni tecnologiche che sono alla base dello sviluppo industriale nei settori più avanzati dell'economia. Bisogna avere consapevolezza che la ricerca non può essere diretta, ma soltanto promossa e incentivata.
Si sofferma quindi sulla tassa prevista per le reti dell'energia. Si chiede se questa misura esista ancora, dopo le dichiarazioni del Ministro dell'economia, ma in ogni caso ritiene opportuno precisare che essa creerebbe serie difficoltà alla realizzazione della terzietà delle reti. Inoltre, non va dimenticato che sono stati sollecitati i risparmiatori ad investire in questo settore a determinate condizioni che ora verrebbero ad essere cambiate. Del resto gli alti prezzi dell'energia in Italia derivano dal fatto che essi sono sostanzialmente determinati dal funzionamento delle centrali più inefficienti.
Per quanto riguarda la creazione della banca del Sud osserva che pur non essendovi un razionamento del credito che penalizza le regioni meridionali è indubbio che, per varie ragioni, si realizza un differenziale nei costi. Si chiede però come questo problema possa essere risolto da una banca di Stato: non vi è, evidentemente un collegamento tra capacità della banca e proprietà della stessa. A meno che non si vogliano trasferire i maggiori oneri a carico dello Stato.
A questo punto ritiene che la cosa migliore sia chiudere nel minor tempo possibile il capitolo della legge finanziaria, che forse sarebbe stato preferibile si fosse limitata ad intervenire sulla correzione del disavanzo. Le ulteriori misure sembrano infatti determinare solo maggiori complicazioni. La stessa impostazione della riforma elettorale all'esame della Camera dimostra che non vi è volontà da parte della maggioranza di affrontare i problemi tenendo conto dell'interesse generale: anche in quel caso si vuole modificare il sistema elettorale per fini di parte, anche se da ciò deriverà un peggioramento della governabilità del Paese.
Il senatore MUZIO (Verdi-Un) si sofferma in modo particolare sui tagli previsti dal disegno di legge finanziaria nei confronti del sistema delle autonomie locali. Teme che in questo campo si stia operando in modo demagogico. Ricorda che lo stesso Presidente del Senato, la scorsa estate nel corso di un convegno organizzato da un ente locale ebbe a chiedersi quali conseguenze finanziarie possano derivare per i cittadini dalle numerose iniziative di carattere culturale e promozionale organizzate da comuni, province e regioni. L'oratore non crede che sia questo il modo più corretto di affrontare il tema della finanza locale, considerato che analoghe iniziative vengono assunte anche da organismi di carattere nazionale, compreso il Senato.
Occorre avere consapevolezza che la riduzione degli stanziamenti a favore della finanza locale incide su settori fondamentali per i cittadini, come quelli dell'istruzione, della cultura, dei trasporti e della polizia locale. Si chiede poi quali conseguenze derivano dalla riduzione delle risorse disponibili, dopo che, sulla base degli stanziamenti previsti nel triennio, gli enti locali hanno regolato i loro investimenti e gestito gli appalti sulla base di tali riferimenti finanziari. Non si può sottovalutare, infatti, che l'incremento di spesa dei comuni ha riguardato proprio gli investimenti, che sono cresciuti nell'ordine del 16 per cento. Ciò ha avuto una ricaduta positiva sulle imprese, che, in un periodo di stagnazione, hanno ricevuto una salutare boccata di ossigeno dall'incremento di tali investimenti. La struttura produttiva dell'industria italiana, d'altra parte, si basa per il 94 per cento su imprese con meno di dieci dipendenti. Nei confronti di tali aziende una riduzione non oculata degli stanziamenti a disposizione delle autonomie locali potrebbe determinare conseguenze estremamente negative.
Il senatore TRAVAGLIA (FI) ricorda di aver avuto modo in diverse occasioni durante i dibattiti in Commissione di osservare che da parte dei Gruppi di opposizione vi è la tendenza a criticare ogni posizione del Governo e a non presentare proposte concrete alternative. Anche dal punto di vista statistico appare impossibile che il Governo e la maggioranza non abbiano mai formulato una proposta o una misura di intervento che possa essere valutata in termini positivi e un giudizio radicalmente negativo su tutto ciò che il Governo ha fatto in questi anni appare quanto meno irrealistico. Cita ad esempio il caso della politica estera dove è innegabile che il Governo abbia, diversamente da quanto è avvenuto in passato, mantenuto una coerenza e una continuità che hanno consentito l'instaurarsi di rapporti molto stretti e amichevoli con i principali governi del mondo. Una opposizione che non sia in grado di riconoscere, anche solo parzialmente, quanto di positivo è stato fatto rischia, a suo avviso, di non essere legittimata a formulare valutazioni credibili sulle misure che di volta in volta vengono proposte dal Governo in particolare in sede di predisposizione della manovra di bilancio.
Sarebbe interessante sapere quale valutazione danno i rappresentanti dei Gruppi di opposizione rispetto alla radicale differenza di congiuntura che si è determinata nel corso di questa legislatura rispetto alla precedente. I Governi di Centro-sinistra hanno potuto disporre ad esempio di ingentissimi risparmi derivanti dalla riduzione dei tassi di interessi. L'entità complessiva di tali risparmi è paragonabile a quella di cinque leggi finanziarie e ciò nonostante si è intervenuti con misure di carattere fiscale che hanno inciso profondamente nell'economia italiana. E' del tutto evidente che la situazione registratasi in questa legislatura è stata invece condizionata negativamente da fatti di enorme rilievo, come l'aumento di portata storica del prezzo del petrolio e l'apprezzamento dell'euro. Ritiene che il modo di operare del Governo abbia consentito di assorbire in modo sostanzialmente soddisfacente l'impatto negativo di tali fenomeni. Lo stesso disegno di legge finanziaria in discussione appare improntato a buon senso, come dimostra la scelta di individuare alcune precise priorità tenendo conto della situazione finanziaria.
Quanto alla critica, rivolta in alcuni interventi, concernente la aleatorietà e l'incertezza delle proposte del Governo, osserva che è inevitabile adeguare le proposte ad una realtà sempre mutevole. Ciò che è importante è definire un programma organico di obiettivi verso cui muoversi con coerenza. Si chiede quale sia il programma dell'opposizione ed osserva che se esso fosse realmente disponibile anche il confronto sarebbe certamente più costruttivo.
Il senatore CORRADO (LP) si sofferma in modo particolare sulla critica spesso rivolta al Governo di aver ecceduto nella utilizzazione dello strumento dei condoni. Ritiene, viceversa, che questo sia stato un modo efficace per evitare, in un periodo di stagnazione economica, di ricorrere a continui e penalizzanti incrementi delle tasse, che avrebbero avuto fra l'altro l'effetto di deprimere ancor di più la domanda interna. Non sorprende, d'altra parte, che queste critiche siano avanzate da esponenti politici che possono tranquillamente essere annoverati nel cosiddetto "partito delle tasse".
Il senatore TUNIS (UDC) è dell'avviso che il disegno di legge finanziaria all'esame della Commissione contenga idonei interventi finalizzati a sostenere lo sviluppo. Non si tratta di misure staccate dal contesto delle iniziative assunte in questi anni dal Governo e dalla maggioranza. Del resto i primi segnali di una ripresa cominciano a manifestarsi, come dimostra il dato più recente sul PIL che indica un primo significativo miglioramento della situazione.
Ritiene che le disposizioni concernenti i distretti industriali possono essere utili per le imprese italiane, che potranno beneficiare delle possibili sinergie sia attraverso utili aggregazioni fiscali sia per il contenimento del rischio creditizio. Si potrà dar luogo inoltre ad un effettivo snellimento burocratico. Nella stessa ottica si muove l'istituzione dell'Agenzia per la diffusione delle innovazioni tecnologiche, che potrà operare proprio a favore dei distretti.
Deve essere valutata, a suo giudizio, positivamente la istituzione di una banca del Sud, che potrà, anche per il suo radicamento sul territorio corrispondere alle esigenze di riduzione del costo del credito che provengono dalle imprese.
Il senatore MUGNAI (AN) osserva che pur in presenza di una congiuntura economica tra le più sfavorevoli e certamente diversa rispetto a quella di cui ha beneficiato il Governo di centro-sinistra nella scorsa legislatura, il Governo è stato in grado di affrontare problemi di grande rilievo, a volte rinviati da anni. Ricorda da ultimo la questione dei precari della scuola, ma potrebbe riferirsi anche ad altri settori come il pubblico impiego e la sanità. Tutte le soluzioni sono perfettibili, ma è indubbio che la continuità dell'azione di Governo e la sua coerenza di fondo abbiano consentito all'Italia di superare un periodo di stagnazione economica in modo sostanzialmente soddisfacente, come dimostrano i dati della crescita se confrontati ad esempio con quelli della Germania.
Nel disegno di legge finanziaria sono ora introdotte misure che venivano richieste da tempo dal mondo delle imprese, come ad esempio il costo del lavoro e l'intervento a favore dei distretti. Risposte sono anche previste per l'innovazione e la ricerca, mentre è indubbio che i risultati positivi alla lotta alla disoccupazione siano venuti essenzialmente per merito della legge Biagi. La situazione anche finanziaria ereditata dal Governo ha determinato limiti oggettivi alla sua attività, ma si è riusciti a reagire e si può dire che ora alcuni risultati significativi iniziano a vedersi. Si chiede come potrebbe un Governo di centro-sinistra, basato su una coalizione così eterogenea, affrontare le questioni ancora aperte con risposte coerenti ed efficaci.
Si sofferma infine sul problema del taglio di risorse agli enti locali, precisando che esso è rivolto soprattutto a ridurre gli sprechi, che sono rilevantissimi. Fa presente, a titolo di esempio, che in Toscana, il numero dei consulenti della regione è superiori addirittura a quello delle imprese.
Il senatore CHIUSOLI (DS-U) respinge la critica periodicamente formulata da esponenti della maggioranza secondo cui l'opposizione si limiterebbe a dire dei no e a non avanzare proposte concrete. Basta leggere gli atti parlamentari per vedere che i Gruppi di opposizione hanno sempre formulato proposte alternative a quelle avanzate dal Governo. Precisa anche che il Governo Prodi del 1996 ha lavorato sulla base di un programma distribuito ai cittadini durante la campagna elettorale e che la stessa cosa sarà fatta in vista delle prossime elezioni.
Esprime poi stupore per la ricostruzione estremamente ottimistica della situazione economica contenuta in molti interventi di Senatori della maggioranza. E' sufficiente confrontare i dati contenuti nella recente relazione semestrale del Ministero delle attività produttive per avere la conferma del decremento della produzione industriale che si è registrato in questi anni. A fronte di ciò, le misure contenute nel disegno di legge finanziaria appaiono del tutto insufficienti. Si assiste anzi ad una rilevante contrazione degli stanziamenti per il made in Italy e per il fondo per gli incentivi alle imprese. Respinge quindi la ricostruzione a suo avviso totalmente infondata svolta nel suo intervento dal senatore Corrado a proposito della politica fiscale e sottolinea come sia lontana dalla verità la tesi secondo cui il Governo avrebbe determinato una complessiva riduzione della pressione fiscale. La verità è che l'economia è ferma e che il Governo non dispone di risorse per intervenire. Ciò dipende anche dall'incremento che si è registrato nel corso della legislatura della spesa corrente, che ha finito per assorbire risorse e per comprimere l'avanzo primario.
Ribadisce che le riduzioni a favore degli incentivi per le imprese, in particolare della legge n. 488, dei contratti di programma, e dell'imprenditoria femminile contenute nella manovra di bilancio, destano preoccupazione. Ad esse si aggiungono i definanziamenti della Tabella E e la traslazione di risorse a esercizi futuri previsti dalla Tabella F. Quanto alla disposizione sui distretti industriali, sottolinea che si tratta soltanto di una sperimentazione, come dimostra l'esiguità delle risorse. Inoltre, vi è il rischio di una maggiore burocratizzazione e taluni aspetti come quello del concordato in materia fiscale destano perplessità sui meccanismi di funzionamento. Si tratta quindi di un segnale evanescente su cui l'opposizione è comunque disponibile ad aprire un dialogo per apportarvi utili correzioni. Ricorda che l'ex ministro Marzano aveva promesso un intervento in questo campo già all'inizio della legislatura, senza che vi sia stato poi alcun seguito.
Non è ancora certo quale sarà il futuro della tassa sulle grandi reti dell'energia. Occorre chiarire, comunque, che da essa si prevede un ricavo di 800 milioni di euro, ammontare superiore agli utili delle aziende del settore. Con riferimento alla ricerca osserva che in Europa la partecipazione dei privati è superiore a quella che si registra in Italia: auspica pertanto un maggiore impegno delle imprese in questo campo.
Si chiude il dibattito.
Replica quindi il relatore IERVOLINO (UDC), che dopo aver espresso soddisfazione per l'andamento del dibattito, sottolinea come i documenti di bilancio presentati dal Governo siano privi di misure di carattere demagogico, che pure avrebbero potuto essere introdotte. Per quanto riguarda il taglio della finanza locale, ritiene che esso sia giustificato dall'incremento delle spese registratosi negli ultimi anni. Da parte di troppi comuni, province e regioni si è ecceduto, ad esempio, nelle consulenze o nell'apertura di sedi di rappresentanza all'estero. Forse la misura di intervento avrebbe potuto tener conto della situazione degli enti locali più virtuosi.
Ritiene che sia certamente criticabile la mancanza di meritocrazia nella sanità che, per la verità, non è imputabile solo ad una parte politica. Alcuni dei rilievi mossi dal senatore Chiusoli alla disposizione sui distretti appaiono condivisibili, anche se è certamente importante aver avviato un discorso che potrà avere significative prospettive. Ciò vale anche per l'istituzione della banca del Sud.
Propone quindi di votare un rapporto favorevole con osservazioni, che consegna alla Presidenza.
Il senatore CHIUSOLI (DS-U) presenta uno schema di rapporto contrario.
Prima di passare al voto degli ordini del giorno, il PRESIDENTE chiede di pronunciarsi sui due ordini del giorno presentati.
Il sottosegretario COTA ritiene che sia accoglibile come raccomandazione l'ordine del giorno 0/3614/1/10ª- Tab. 3 a condizione che nel dispositivo sia soppressa la parola "considerevole".
Il senatore CHIUSOLI (DS-U) modifica l'ordine del giorno nel senso indicato ed esso risulta quindi accolto come raccomandazione.
Il sottosegretario COTA esprime parere contrario sull'ordine del giorno n. 0/3614/2/10ª- Tab. 3.
L'ordine del giorno, previa verifica della sussistenza del prescritto numero legale, è quindi posto ai voti e respinto.
Viene quindi posto ai voti lo schema di parere favorevole con osservazioni proposto dal relatore, che risulta approvato.
RAPPORTO
APPROVATO DALLA COMMISSIONE INDUSTRIA SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO
DELLE ATTIVITA' PRODUTTIVE PER L'ANNO FINANZIARIO 2006
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - TABELLA 3)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
(Estensore: IERVOLINO)
La Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2006, limitatamente a quanto di competenza, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria,
si pronuncia in senso favorevole con le seguenti osservazioni:
- sono pienamente condivisibili le disposizioni finalizzate al riconoscimento giuridico dei distretti industriali, quali realtà centrali del sistema economico italiano capaci di trasformarsi in fattori propulsivi della ripresa economica e del riposizionamento competitivo delle imprese italiane sullo scenario internazionale. Potrebbe pertanto essere opportuno verificare la possibilità di destinare ai distretti industriali ulteriori risorse, allo scopo di favorirne i processi di aggregazione e le relative attività;
- al fine di valorizzare i punti di forza del sistema produttivo italiano e, parallelamente, di tutelare i settori del "Made in Italy" che costituiscono le punte di eccellenza dell'industria nazionale, sembra indispensabile intensificare gli sforzi finanziari volti alla realizzazione di iniziative per la promozione internazionale dei prodotti italiani e di interventi per contrastare il fenomeno della contraffazione; in tale contesto occorrerebbe valutare la possibilità di contenere i definanziamenti previsti in tabella E dei fondi gestiti dalla SIMEST di cui alla legge n. 266 del 1997, escludendo quelli oggetto di restituzione ai sensi dell'articolo 45, comma 8 della legge n. 448 del 1998;
- coerentemente con lo sforzo di migliorare la competitività del sistema industriale italiano, prevedendo anche processi di riconversione industriale, occorrerebbe valutare la possibilità di incrementare le risorse per incentivare la ricerca e l'innovazione tecnologica;
- permane inoltre, come priorità quella di indirizzare investimenti mirati al sostegno dell'industria del settore aerospaziale, non solo per le ricadute economiche positive che possono derivare dal rafforzamento della posizione dell'Italia nello scenario internazionale dell'alta tecnologia ma anche per i benefici che verrebbero conseguiti sul piano della sicurezza nazionale;
- in relazione poi all'introduzione di un addizionale erariale per i proprietari di grandi reti di trasmissione di energia elettrica e gas, occorrerebbe valutare attentamente la compatibilità di tale previsione con gli assetti concorrenziali del mercato nonché le sue possibili ricadute sulla quotazione finanziaria delle imprese coinvolte, sulla sostenibilità economica degli investimenti infrastrutturali necessari per l'adeguamento della rete al fabbisogno energetico nazionale, nonché sugli oneri a carico dei clienti finali.
Sen. IERVOLINO, estensore
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI CHIUSOLI, MACONI, BARATELLA, DEBENEDETTI, GARRAFFA BASTIANONI, COVIELLO E MUZIO SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE ATTIVITA' PRODUTTIVE
(DISEGNO DI LEGGE N. 3614 - Tabella 3)
(limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
I Senatori del Gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, del Gruppo della Margherita-DL-L'Ulivo e del Gruppo Verdi-l-Ulivo della 10ª Commissione permanente attività produttive, commercio e turismo,
esaminato lo stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
considerato che,
la manovra finanziaria per il 2006, contrariamente alle attese e in sostanziale continuità con le politiche adottate nel corso dell'attuale legislatura, contiene misure di scarsa credibilità e limitata efficacia per le imprese e i cittadini. Non sono previsti, infatti, interventi per dare una risposta adeguata ai problemi più acuti del Paese, dai rischi di declino del nostro sistema economico e produttivo alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro, dalla liberalizzazione dei settori produttivi alla necessaria modernizzazione delle politiche per lo sviluppo economico e sociale del paese;
sul piano economico, fiscale e di bilancio, le proposte avanzate dal Governo ricalcano quelle adottate nel corso della legislatura, che hanno condotto il Paese in una situazione di stagnazione del PIL, ad una crescente evasione fiscale da parte dei contribuenti ed al dissesto dei conti pubblici;
dal punto di vista della competitività,l'Italia è scivolata, secondo le ultime statistiche redatte dall'IMF, al 54o posto nella graduatoria mondiale dei paesi maggiormente competitivi. E ciò si deve oltre che per ragioni legate alla rigidità burocratica del Paese, anche alla mancata adozione durante l'attuale legislatura di politiche industriali mirate allo sviluppo e alla riconversione dei settori produttivi tradizionali dell'economia italiana;
valutato che,
il taglio generalizzato delle risorse destinate all'incentivazione delle imprese e la limitazione all'utilizzo delle risorse, con particolare riguardo a quelle destinate al finanziamento delle iniziative imprenditoriali nel Mezzogiorno, sono tali da soffocare le prospettive di una ripresa, mettendo le piccole e medie imprese, nervatura del nostro sistema economico, in una situazione di grave incertezza operativa e gestionale;
appare particolarmente grave la carenza di proposte volte al rilancio del Mezzogiorno, verso il quale si assiste al blocco progressivo delle agevolazioni preesistenti in materia di innovazione, sviluppo ed occupazione, alla riduzione dell'operatività degli strumenti automatici esistenti e al depotenziamento delle politiche di sviluppo locale;
anche per il 2006, come già per il 2003, il 2004 e il 2005, la manovra di finanza pubblica non propone interventi qualificanti la spesa per gli investimenti nei settori della ricerca, dell'innovazione e della formazione, settori che per l'Italia possono avere un effetto di moltiplicazione del prodotto interno lordo e, nello stesso tempo non impegna risorse significative per la ricollocazione produttiva del Paese. In tal senso a nulla vale l'istituzione del Fondo per l'innovazione previsto in finanziaria, in quanto come da più parti denunciato è una misura priva di copertura finanziaria certa, ed in quanto tale destinata ad essere inefficace;
con riferimento alla liberalizzazione dei settori più rilevanti dell'industria italiana, rimane disattesa l'esigenza di accelerare il processo di innovazione e di liberalizzazione dei mercati e delle reti infrastrutturali, anche al fine di ridurre nel medio periodo l'impatto dei costi di sistemi ormai inefficienti sulle dinamiche inflazionistiche: è il caso del settore energetico sottoposto alla pressante necessità di diversificazione delle fonti e di innovazione tecnologica che, nonostante la miriade di provvedimenti messi in campo dal Governo, rimane in una situazione di incertezza, che non favorisce gli investimenti, né produce alcun vantaggio tariffario per gli utenti;
con riferimento al settore del commercio le risorse destinate al settore sono assai scarse e tali da non risolvere i problemi legati alla liberalizzazione del settore, alla distribuzione e al carovita, che nel loro insieme gettano discredito al commercio tradizionale, il quale si vede addebitare la responsabilità degli aumenti indiscriminati dei prezzi;
il settore del turismo, che tradizionalmente ha retto la sfida dei momenti più difficili dell'economia nazionale, attraversa ora una fase di pesanti incertezze per il combinarsi di una serie di fattori negativi, quali l'aumento della conflittualità nel mondo e le minacce del terrorismo, la crisi economica interna e la conseguente sfiducia dei consumatori e infine la negativa congiuntura economica attraversata da mercati particolarmente importanti per il turismo italiano, quale quello tedesco;
valutato il disegno di legge nello specifico, si esprimono inoltre le seguenti osservazioni, ritenendo necessario:
sostenere lo sviluppo dei distretti locali rivedendo le discutibili norme proposte nella finanziaria in modo tale da introdurre meccanismi incentivanti per le piccole e medie imprese attraverso la libera formazione di società di servizi aventi come oggetto sociale esclusivo la gestione dei servizi di interesse comune delle imprese operanti nell’ambito dei sistemi produttivi locali per supportare le stesse nelle attività di innovazione, ricerca e sviluppo, e trasferimento tecnologico, di gestione e promozione dei marchi e attività di contrasto della contraffazione, di consulenza fiscale, finanziaria e del lavoro, di sostegno alla commercializzazione, alla promozione all’estero ed alla internazionalizzazione delle imprese, di formazione professionale e manageriale, di logistica e sportello informativo;
prevedere un intervento più consistente di sostegno al settore delle esportazioni extracomunitarie, (in particolare per il sistema moda, l'agroalimentare di qualità, ecc.) con lo scopo di supportare l'impegno delle imprese colpite dalla crisi dell'export nel recuperare quote di mercato;
sostenere il made in Italy attraverso la valorizzazione della proprietà intellettuale e la tutela del consumatore, incentivando i processi di innovazione dei prodotti e regolamentando la tracciabilità degli stessi, introducendo efficaci norme anticontraffazione e agevolazioni fiscali per la promozione delle attività di prevenzione dei fenomeni di contraffazione;
istituire un marchio che identifichi i prodotti il cui processo produttivo è realizzato interamente in Italia ed un marchio che identifichi i prodotti che si segnalano per specifiche caratteristiche di originalità e di creatività realizzati in Italia;
adottare misure credibili di contrasto alle importazioni illegali di merci provenienti da paesi extracomunitari, del fenomeno della contraffazione e delle frodi che ha raggiunto dimensioni ragguardevoli, ed introdurre una normativa specifica in materia di etichettatura che consenta la tracciabilità dei prodotti commercializzati all'interno della Unione Europea;
favorire l'innovazione del commercio tradizionale con il ripristino del credito d'imposta per la riqualificazione della rete distributiva ed in particolare degli esercizi di vicinato, il sostegno all'e-commerce, il ripristino delle norme sulle ristrutturazioni immobiliari, l'agevolazione all'acquisto dei locali in affitto, la rottamazione del commercio ed un maggiore finanziamento delle norme sulla sicurezza;
per i settori della piccola e media impresa artigiana prevedere un cospicuo rifinanziamento delle risorse destinate al fondamentale strumento dell'Artigiancassa e alla legge Sabatini che costituisce un indispensabile e funzionale supporto per l'acquisto o la locazione finanziaria di nuove macchine utensili;
per il rilancio del turismo, prevedere il rifinanziamento della legge n. 135 del 2001, per quanto riguarda lo sviluppo dei sistemi turistici locali e il fondo di rotazione per il prestito e il risparmio turistico, oltre all'aumento delle risorse per la promozione del turismo italiano sui mercati esteri, a partire da quelle destinate all'ENIT;
adottare un pacchetto di misure volte a favorire l'innovazione delle aziende turistiche, come la proroga del credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali e della deducibilità delle quote di ammortamento per le spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento degli immobili, la possibilità per le imprese di tutti i settori di dedurre l'IVA sui costi sostenuti per i cosiddetti viaggi d'affari e l'introduzione, analogamente a quanto già avviene in altri paesi comunitari come la Spagna, dell'aliquota IVA al 7 per cento per le prestazioni di vitto alloggio e ristorazione, in alberghi, case ed appartamenti per vacanze, stabilimenti balneari, esecuzioni musicali effettuate in pubblici esercizi, discoteche e locali da ballo, settore nautico;
riguardo al carovita, sostenere con risorse adeguate le attività che i Comuni più virtuosi svolgono sul territorio, prevedendo il finanziamento delle iniziative locali di contenimento dei prezzi che coinvolgono l'intera filiera alimentare e non alimentare, valorizzano i prodotti locali e le campagne di informazione dei consumatori sul consumo intelligente;
ESPRIME PARERE CONTRARIO.
CHIUSOLI, MACONI, BARATELLA, DEBENEDETTI, GARRAFFA, BASTIANONI, COVIELLO, MUZIO
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)
mercoledì 12 ottobre 2005
344a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(3617) Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di contrasto all' evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria
(Rapporto alla 5a Commissione per i disegni di legge nn. 3614 e 3613. Parere alla 6a Commissione per il disegno di legge n. 3617. Esame congiunto e rinvio)
Il presidente RAGNO fa presente che insieme al disegno di legge finanziaria e allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è iscritto all'ordine del giorno, in sede consultiva, anche il decreto legge n. 203, recante misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria. Dato lo stretto collegamento delle norme recate da tale provvedimento con l'impostazione della manovra di finanza pubblica all'esame, e considerato anche che nel decreto legge n. 203 sono contenute varie misure che attengono a materie di competenza della Commissione, propone di procedere congiuntamente nella discussione.
Conviene la Commissione.
Il PRESIDENTE ricorda quindi che, al termine della discussione, si procederà preliminarmente alla conclusione dell'esame congiunto dei disegni di legge finanziaria e di bilancio, con la votazione di eventuali ordini del giorno nonché di eventuali emendamenti, che - ricorda - possono essere riferiti soltanto allo stato di previsione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, e, successivamente, con la votazione del rapporto, ai sensi dell'articolo 126 del Regolamento del Senato. Ricorda che il termine per la trasmissione dei rapporti alla Commissione bilancio è stato fissato per lunedì 17 ottobre.
Comunica altresì che il senatore Tofani riferirà sui documenti di bilancio, in luogo del Presidente Zanoletti, impossibilitato a prendere parte alla sedute convocate per la corrente settimana.
Dà quindi la parola al relatore Fabbri, relatore, per le parti di competenza della Commissione, sul disegno di legge di conversione del decreto legge n. 203.
Il relatore FABBRI (FI) introduce l'esame, ricordando preliminarmente che nel decreto legge n. 203 del 2005, recante misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria, sono presenti varie norme che attengono alle materie di competenza della Commissione, e, in particolare, all'attuazione della delega previdenziale di cui alla legge n. 243 del 2004.
I commi 1 e 2 dell'articolo 8 disciplinano infatti le compensazioni alle imprese i cui dipendenti conferiscano il trattamento di fine rapporto a forme pensionistiche complementari: essi prevedono, in favore dei datori di lavoro, misure intese a compensare la riduzione delle risorse per l'autofinanziamento, derivante dal presumibile incremento degli accantonamenti corrispondenti alle quote di TFR che verranno destinate alle forme pensionistiche complementari.
Il suddetto incremento, come è noto, dovrebbe derivare dall'applicazione del decreto legislativo recante la nuova disciplina delle forme pensionistiche complementari: uno schema di tale provvedimento è tuttora all'esame delle Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato.
Entrando più nel dettaglio, il comma 1 prevede l'istituzione di un Fondo di garanzia per agevolare l'accesso al credito delle imprese. Al Fondo è attribuito un contributo finanziario a carico dello Stato - anche ai fini dei costi di gestione -, pari a 154 milioni di euro per il 2006, 347 milioni per il 2007, 424 milioni per ciascuno degli anni del triennio 2008-2010 e 243 milioni per il 2011.
La garanzia del Fondo copre l'intero importo, oltre ai relativi interessi, dei finanziamenti concessi alle imprese, a fronte dei summenzionati conferimenti alle forme pensionistiche complementari effettuati nel periodo 2006-2010: su tale materia, è stato concluso, nell'ottobre 2005, un protocollo di intesa tra il Governo e l'ABI.
La definizione dei criteri e delle modalità di funzionamento e di gestione del Fondo è demandata ad un decreto di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro delle attività produttive: il decreto stabilisce anche le modalità di recupero dei crediti erariali nei confronti delle imprese beneficiarie della garanzia, e potrà contemplare anche l'iscrizione a ruolo, di cui al D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43.
Il comma 2, insieme con l'allegata Tabella A, stabilisce, a partire dal 1° gennaio 2006, una riduzione dei contributi di previdenza ed assistenza sociale a carico del datore di lavoro e di pertinenza dell'INPS.
La misura del decremento è pari a 0,12 punti percentuali per il 2006 ed aumenta ogni anno, fino al livello, a regime, di 0,28 punti, decorrente dal 2014. Tali riduzioni, tuttavia, non si applicano necessariamente per intero, bensì nella misura percentuale degli accantonamenti corrispondenti alle quote di trattamento di fine rapporto destinati alle forme pensionistiche complementari.
Lo stesso comma 2 specifica altresì i criteri di individuazione delle aliquote contributive INPS da sottoporre a riduzione e quantifica gli oneri derivanti da quest'ultima in 46 milioni di euro per il 2006, 53 milioni per il 2007 e in 176 milioni annui a decorrere dal 2008.
Sempre in materia previdenziale - prosegue il relatore -, l'articolo 11 reca al comma 1 uno stanziamento, pari a 160 milioni di euro annui, a decorrere dal 2006, al fine di consentire l'attuazione della disciplina di delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera d), e comma 2, lettera o), della citata legge n. 243, relativa alla cosiddetta totalizzazione. Tale normativa prevede il progressivo ampliamento della possibilità di totalizzare i periodi assicurativi - cioè, di sommare gratuitamente i contributi relativi a diverse gestioni pensionistiche obbligatorie di base, con la liquidazione, da parte di ciascun fondo, di una quota del trattamento così spettante - in favore dei soggetti che abbiano compiuto il sessantacinquesimo anno di età o che abbiano maturato un'anzianità contributiva complessiva pari o superiore a quaranta anni, di cui almeno cinque presso ogni forma pensionistica interessata dalla domanda.
Nella normativa vigente, la possibilità di totalizzazione è consentita solo qualora non sia stato conseguito il diritto ad alcun trattamento ed esclusivamente al fine di maturare il diritto alla pensione di vecchiaia, al trattamento previdenziale per inabilità o alla pensione liquidata integralmente con il sistema contributivo, e non, quindi, per il conseguimento del trattamento di anzianità. Inoltre, la facoltà di totalizzazione può essere esercitata dai superstiti dell'assicurato - anche se deceduto prima del compimento dell'età pensionabile -, secondo la medesima disciplina valida per quest'ultimo.
Il decreto legge in conversione regola anche, all'articolo 10, commi da 1 a 6, il trasferimento all'INPS delle funzioni attualmente di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze in materia di invalidità civile, cecità civile, sordomutismo, handicap e disabilità.
Secondo la disciplina vigente, il Ministero dell'economia e delle finanze ha competenze in merito ai procedimenti giurisdizionali nelle materie in esame - procedimenti in cui esso è litisconsorte necessario - e per la verifica dei requisiti sia medico-legali sia reddituali relativi alle prestazioni economiche; i trattamenti sono concessi dalle regioni, che possono, tuttavia, stipulare accordi con l'INPS, ai fini del conferimento al medesimo di tali funzioni. All'INPS compete, in ogni caso, l'attività di erogazione.
Il comma 2 demanda ad uno o più decreti del Presidente del Consiglio, da emanarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto-legge in esame, l'individuazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie da trasferire all'INPS nonché la determinazione della data di effettivo subentro del medesimo Istituto nell'esercizio delle funzioni.
Il comma 3 specifica che le dotazioni organiche del Ministero dell'economia e delle finanze sono corrispondentemente ridotte e che il personale trasferito conserva il trattamento giuridico ed economico in godimento fino al rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto degli enti pubblici non economici, nel quale è incluso l'INPS.
Alcune norme transitorie, relative ai procedimenti giurisdizionali, sono poste dai commi 4 e 5, mentre il successivo comma 6 disciplina i medesimi profili a regime - a decorrere, cioè, dalla data di effettivo subentro dell'INPS - specificando, tra l'altro, che l'Istituto, come attualmente il Ministero dell'economia, è litisconsorte necessario nei procedimenti in oggetto. La disposizione transitoria di cui al comma 5 limita ai funzionari del Ministero dell'economia e delle finanze e agli avvocati dipendenti dall'INPS l'àmbito dei soggetti legittimati alla difesa in giudizio, escludendo, quindi, l'Avvocatura dello Stato e gli avvocati dipendenti dall'INAIL, come previsto dalla legislazione previgente.
Inoltre, la norma a regime di cui al comma 6, terzo periodo, prevede che, limitatamente al giudizio di primo grado, l'INPS possa essere difeso in giudizio anche da propri dipendenti non avvocati, mentre nei gradi successivi, l'àmbito sembra implicitamente limitato ai soli avvocati dell'Istituto.
Si rileva che resta fermo - ai sensi del comma 6, secondo periodo - l'obbligo delle notifiche anche presso l'Avvocatura dello Stato, presumibilmente solo a fini di conoscenza, in quanto tale organo sembra venir escluso dal novero dei soggetti legittimati alla difesa in giudizio.
Sempre all'articolo 10, il comma 7 richiede che, ai fini dell'accesso ai benefici ed alle sovvenzioni comunitari, le imprese di tutti i settori presentino il documento unico di regolarità contributiva: in base alla legislazione vigente, peraltro, tale documento è previsto per i soli settori degli appalti pubblici - ivi compresi quelli di servizi e forniture - e dei servizi ed attività pubblici in regime di convenzione o concessione, nonché dei lavori edili in generale.
Sempre per quanto attiene all'ambito di competenza della Commissione, si segnala che l'articolo 3, in materia di servizio nazionale per le riscossioni, contiene numerose disposizioni sullo stato giuridico dei dipendenti degli organismi che operano in tale comparto: il comma 15 stabilisce la trasformazione in società per azioni del Consorzio nazionale concessionari - C.N.C. - a decorrere dal 1° ottobre 2006 e prevede che ai lavoratori dipendenti del Consorzio medesimo vengano applicate le condizioni normative, economiche, giuridiche e previdenziali previste per i lavoratori dipendenti delle società concessionarie non acquistate da Riscossione s.p.a., ovvero dalla società costituita ai sensi del comma 2 dello stesso articolo 3.
Il comma 16 concerne i medesimi dipendenti delle società non acquistate dalla Riscossione s.p.a., in servizio alla data del 31 dicembre 2004 con contratto di lavoro a tempo indeterminato e per i quali il rapporto di lavoro medesimo sia ancora in essere alla data del 1° ottobre 2006. Si prevede, a decorrere dalla suddetta data, il trasferimento di tali dipendenti alla Riscossione s.p.a., sulla base della valutazione delle esigenze operative della società, e sono poste talune norme di garanzia.
Il comma 17 riguarda i dipendenti delle società acquistate, ai sensi del precedente comma 7, dalla Riscossione s.p.a.. Si fa salva la posizione giuridica, economica e previdenziale maturata alla data di entrata in vigore del decreto-legge in conversione e si esclude l'applicazione della disciplina sulle procedure per il trasferimento di azienda, di cui all'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, e successive modificazioni.
Ai sensi del primo periodo del comma 18,resta ferma l'applicazione del regime del Fondo di previdenza per gli impiegati dipendenti dalle esattorie e ricevitorie delle imposte dirette, gestito dall'INPS, mentre il secondo periodo dello stesso comma prevede un ampliamento dei termini per la presentazione della richiesta dell'assegno straordinario previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), numero 1), del regolamento di cui al D.M. 24 novembre 2003, n. 375, istitutivo del Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell'occupazione e della riconversione e della riqualificazione professionale del personale addetto al servizio della riscossione dei tributi erariali. Si consente infatti che la domanda venga presentata entro dieci anni dall'entrata in vigore del regolamento medesimo, mentre l'articolo 5, comma 2, di quest'ultimo contempla un termine di sei anni, decorrente dalla medesima data.
Il terzo periodo del comma 18 dispone un elevamento dagli attuali 60 a 96 mesi della durata massima del suddetto assegno straordinario.
Il comma 19 dello stesso articolo 3 concerne invece i dipendenti - in servizio alla data del 31 dicembre 2004, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, e per i quali il rapporto di lavoro medesimo sia ancora in essere alla data del 1° ottobre 2006 - dei seguenti organismi: l'associazione nazionale fra i concessionari del servizio di riscossione dei tributi; il consorzio di cui al precedente comma 15; le società da quest'ultimo partecipate.
Per tali soggetti, si prevede il trasferimento, sempre a decorrere dal 1° ottobre 2006, presso la Riscossione s.p.a. ovvero presso la società di cui al comma 15, senza soluzione di continuità e con la salvaguardia della posizione giuridica, economica e previdenziale maturata alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame.
Introduce quindi l'esame congiunto dei disegni di legge finanziaria e di bilancio, per le parti di competenza della Commissione, il relatore TOFANI (AN) il quale sottolinea preliminarmente che il disegno di legge finanziaria per il 2006 è incentrato prioritariamente su interventi di sostegno allo sviluppo, nella prospettiva di rafforzare la tendenza alla ripresa dell’economia registratasi nell’ultimo periodo del 2005, caratterizzata, in particolare, da una crescita del PIL pari a 0,7 per cento su base congiunturale, nonché da un rilevante incremento delle esportazioni. Tale obiettivo deve essere tuttavia coniugato con il rispetto della raccomandazione europea relativamente al contenimento del deficit, da attuarsi, per il 2006, con il conseguimento di un indebitamento netto pari al 3,8 per cento, mediante un aggiustamento strutturale pari allo 0,8 per cento del PIL, come concordato in sede Ecofin.
Passando all’analisi delle parti del disegno di legge finanziaria di competenza della Commissione, il relatore rileva che i commi 1, 2 e 3 dell’articolo 36 determinano l'adeguamento per l'anno 2006 degli stanziamenti del bilancio statale in favore della gestione INPS degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali.
Tali incrementi concernono, nella misura di 440,84 milioni di euro, la quota assistenziale a carico dello Stato dei trattamenti pensionistici erogati dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dalle gestioni dei lavoratori autonomi, dalla gestione speciale minatori e dall' ENPALS, ai sensi del comma 1, lettera a); e, ai sensi della successiva lettera b), concernono altresì, nella misura di 108,93 milioni di euro, lo stanziamento relativo al concorso all'onere pensionistico derivante dai trattamenti di invalidità liquidati anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 222 del 1984.
Il comma 2 specifica che nel 2006 la quota assistenziale a carico dello Stato dei trattamenti pensionistici erogati dalle gestioni di cui al suddetto comma 1, lettera a) risulta complessivamente pari a 16.181,23 milioni di euro, a fronte dei 15.740,39 milioni dell’anno 2005. Lo stesso comma 2 determina anche lo stanziamento complessivo relativo al concorso all'onere pensionistico derivante dai trattamenti di invalidità di cui alla lettera b) del comma 1, che ammonta a 3.992,46 milioni di euro, contro i 3.889,53 milioni del 2005.
Ai sensi del comma 3, la ripartizione degli importi tra le gestioni interessate dovrà essere effettuata mediante ricorso alla conferenza di servizi; nell'ambito del primo importo di 16.181,23 milioni di euro, il riparto è al netto delle seguenti quote: 1.006,21 milioni di euro, riservate in favore della gestione per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, a completamento dell'integrale assunzione a carico dello Stato dell'onere relativo ai trattamenti pensionistici liquidati anteriormente al 1° gennaio 1989; 2,43 milioni di euro, destinate alla gestione speciale minatori; 56,31 milioni di euro, attribuite all'ENPALS.
Il comma 4 provvede ad una regolazione contabile tra le gestioni INPS, al fine di incrementare la quota di risorse da destinare alla gestione per l'erogazione delle pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili, ciechi e sordomuti, corrispondente ai maggiori oneri, valutati in 369 milioni di euro per il 2004 e in 300 milioni di euro per il 2005.
Il comma 5 sopprime il contributo dello Stato in favore dell’ENPALS disposto ai sensi dell'articolo 2, comma 6 del decreto legge n. 510 del 1996, convertito dalla legge n. 608 dello stesso anno, contributo considerato superfluo dalla relazione tecnica di accompagnamento del disegno di legge finanziaria, alla luce degli ultimi bilanci dell'ente.
L’articolo 44 del disegno di legge finanziaria - prosegue il relatore - istituisce un fondo nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, con una dotazione finanziaria pari a 1.140 milioni di euro per il 2006, al fine di assicurare l'adozione di interventi volti al sostegno delle famiglie e della solidarietà sociale ed economica: tale Fondo si affianca al Fondo nazionale per le politiche sociali, i cui stanziamenti sono iscritti nella Tabella C allegata al disegno di legge finanziaria all'esame.
L’articolo 50 istituisce un apposito fondo per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, destinato anche a finanziare i progetti individuati dal piano per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, elaborato nel quadro del rilancio della strategia di Lisbona deciso dal Consiglio europeo del 17 giugno 2005 .
L’articolo 51, comma 1 dispone, a decorrere dal 1° gennaio 2006, una riduzione, pari ad un punto percentuale, del complesso delle aliquote contributive a carico del datore di lavoro della Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti dell'INPS, di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88.
Il comma 2 specifica i criteri di priorità, ai fini dell'individuazione delle aliquote contributive, relative alla suddetta Gestione INPS, da sottoporre a riduzione.
L'articolo 52 del disegno di legge finanziaria per il 2006 concerne la rimodulazione dei premi per l'assicurazione obbligatoria INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Il comma 1 conferma i criteri di rideterminazione già attualmente previsti dall'articolo 3 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, specificando che deve in ogni caso essere garantito l'equilibrio finanziario complessivo delle gestioni, senza effetti negativi sui saldi di finanza pubblica.
Il comma 2 dispone che la rimodulazione sia operata in presenza di variazioni dei parametri di riferimento rilevate entro il 30 giugno di ciascun anno e che, in sede di prima applicazione, si provveda entro il 28 febbraio 2006.
Il relatore passa quindi ad esaminare alcuni profili attinenti al rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni, che, pur esulando in parte dall'ambito di competenza della Commissione, sono comunque rilevanti ai fini di una migliore comprensione del complesso della manovra di finanza pubblica all'esame.
In particolare, l’articolo 26 del disegno di legge finanziaria provvede all’adeguamento delle risorse per i rinnovi contrattuali del biennio 2004-2005, dando seguito al protocollo d’intesa fra Governo e parti sociali del 27 maggio 2005. Con tale intesa, è stato riconosciuto, per il biennio contrattuale 2004-2005, un beneficio aggiuntivo, rispetto a quanto già previsto dalla legge finanziaria per il 2005, pari allo 0,7 per cento, da corrispondere dal 2006. In deroga alla vigente normativa, sono inoltre posti a carico del bilancio dello Stato anche gli oneri per il personale delle amministrazioni che, in base all'articolo 48, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, provvedono, di norma, alla copertura degli oneri contrattuali con i propri bilanci.
I commi 1 e 2 dell’articolo 27 indicano le risorse finanziarie per il prossimo biennio contrattuale 2006-2007, a favore del personale statale, in misura pari all'indennità di vacanza contrattuale. Il comma 3 precisa che gli stanziamenti previsti a copertura della spesa derivante dall'attuazione dei commi precedenti comprendono anche gli oneri riflessi a carico delle Amministrazioni, consistenti nei contributi previdenziali e nell'IRAP, mentre con il comma 4 si prevede che gli incrementi previsti al comma 1 si applichino anche ai dipendenti delle amministrazioni non statali, per le quali gli oneri contrattuali restano a carico dei rispettivi bilanci.
L’articolo 28 detta, al comma 1, disposizioni limitative dell’utilizzo di personale a tempo determinato da parte delle pubbliche amministrazioni, disponendo che, a decorrere dal 2006, queste ultime possano avvalersi di personale a tempo determinato - anche con contratti di collaborazione coordinata e continuativa - solo entro il limite del 60 per cento della spesa sostenuta per tali finalità nell’anno 2003. Viene inoltre stabilito che la succitata disciplina limitativa non si applica al comparto scuola e a quello delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, per i quali si rinvia alle relative, specifiche disposizioni di settore, e si precisa altresì che il mancato rispetto dei limiti di spesa in discorso integra un illecito disciplinare e determina responsabilità erariale.
Il comma 2, dando continuità a precedenti disposizioni di salvaguardia, fa salve le assunzioni di personale con contratto a tempo determinato e le stipule di contratti di collaborazione coordinata e continuativa per l’attuazione di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica ovvero di progetti finalizzati anche al miglioramento dei servizi didattici per gli studenti, effettuate da una serie di enti pubblici di ricerca, enumerati allo stesso comma 2, dalle Università ed infine dalle Scuole superiori ad ordinamento speciale. Tale deroga è però subordinata al fatto che gli oneri derivanti dalle predette assunzioni e stipule di contratti di collaborazione non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli enti o del Fondo di finanziamento degli enti o del Fondo ordinario delle Università.
L’articolo 29 reca una serie di disposizioni di contenimento della spesa in tema di contrattazione integrativa e lavoro straordinario nell’ambito del pubblico impiego, mentre l'articolo 31 detta una serie di norme di carattere generale e di contenimento della spesa in materia di pubblico impiego.
E' poi da segnalare, nell'ambito dell'articolo 33, recante disposizioni volte a razionalizzare l’allocazione e la distribuzione di personale delle pubbliche amministrazioni, l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, di un fondo finalizzato a potenziare l’attuazione della mobilità, con uno stanziamento annuale di 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006.
L’articolo 34 consta di 9 commi, volti a consentire ad una serie di pubbliche amministrazioni la proroga di contratti di lavoro a tempo determinato.
L’articolo 35 detta disposizioni in ordine a talune assunzioni di personale da parte delle pubbliche amministrazioni. Da segnalare, in particolare, al comma 1, la previsione dell'assunzione, per il 2006, di un contingente di 2.500 unità di personale da impiegare direttamente in compiti di ordine e sicurezza pubblica, di cui 1.500 per la Polizia di Stato. Tale assunzione è prevista a valere sul fondo di cui all’articolo 1, comma 96, della legge finanziaria per il 2005.
Passando all’analisi delle tabelle, il relatore osserva che la Tabella A del disegno di legge finanziaria - che costituisce un fondo per le spese di natura corrente derivanti dai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento - conferma, per l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le dotazioni già previste a legislazione vigente, pari a 9.570 migliaia di euro per il 2006 ed a 31.950 migliaia annui a decorrere dal 2007.
La relazione illustrativa rileva che l'accantonamento è finalizzato agli incentivi all'occupazione, a misure di sostegno dell'occupazione e di assunzioni a tempo indeterminato, a contributi in favore dei minorati della vista, alla disciplina previdenziale per gli spedizionieri doganali, per l'abbandono del recupero delle prestazioni pensionistiche indebite, per i princìpi in materia di governo del territorio.
La Tabella B - che costituisce un fondo per le spese di conto capitale derivanti dai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento - non reca - così come lo stato a legislazione vigente - alcun accantonamento per il Ministero in esame.
La Tabella C - che concerne le norme per le quali la quantificazione delle dotazioni finanziarie permanenti è rimessa alla legge finanziaria - ha operato alcune rimodulazioni, inerenti lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rispetto agli stanziamenti stabiliti dalla legislazione vigente. Tali rimodulazioni riguardano, in particolare, il finanziamento relativo alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, di cui all'articolo 13 della legge n. 335 del 1995 - ridotto di 1.360 migliaia di euro per il 2006 e soppresso a decorrere dal 2007, in relazione alla riforma del finanziamento delle Autorità amministrative indipendenti, di cui all'articolo 14 del disegno di legge finanziaria - nonché lo stanziamento per i contributi concessi agli enti privati gestori di attività formative per le spese generali di amministrazione, relative al coordinamento a livello nazionale dei medesimi - ridotto di 40 migliaia di euro per il 2006 e di 1 migliaio di euro annuo a decorrere dal 2007 – ed infine il fondo nazionale per le politiche sociali - di cui all'articolo 59, comma 44, della legge n. 449 del 1997 - diminuito di 2.492 migliaia di euro per il 2006 e di 2.760 migliaia di euro annui a decorrere dal 2007.
La Tabella D prevede un incremento della dotazione del fondo per l'occupazione, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con modificazioni, nella legge n. 236 del 1993. Tale aumento è pari a 500.000 migliaia di euro ed è relativo all'anno 2006.
Si segnala inoltre che la medesima Tabella D contempla - con riferimento allo stato di previsione del Ministero dell'interno – anche il rifinanziamento dei lavori socialmente utili nel Comune e nella Provincia di Napoli e nel Comune di Palermo, pari a 100.000 migliaia di euro per il 2006.
Riguardo allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il relatore osserva che, mentre il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente appare rispecchiare il livello tendenziale della spesa del Dicastero, gli elenchi 1 e 2 allegati, rispettivamente, agli articoli 3 e 4 del disegno di legge finanziaria operano una serie di riduzioni della spesa relativa ai consumi intermedi ed agli investimenti fissi lordi. Per la prima tipologia, le riduzioni per il Ministero in esame sono pari - rispetto al complesso delle dotazioni previste dal disegno di legge di bilancio a legislazione vigente - al 32,4 per cento; per la seconda, al 39,6 per cento. Il successivo elenco 3, allegato all'articolo 5, prevede infine una riduzione delle unità previsionali di base relative ai trasferimenti correnti alle imprese; tale riduzione è pari, per il Dicastero in oggetto, al 29,5 per cento per ciascuna delle suddette unità previsionali.
Si apre il dibattito.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) osserva che la discussione sulla manovra di finanza pubblica per il triennio 2006-2008 non può prescindere da una valutazione complessiva della situazione economica del Paese, che continua a far registrare un andamento molto preoccupante. In particolare, l'anno in corso si chiuderà con un tasso di crescita del Prodotto interno lordo pari allo zero, e le previsioni per il prossimo anno non danno adito ad alcun ottimismo, anche nel confronto con gli altri Stati membri dell'Unione europea. In questo contesto, il Governo ha predisposto, nell'ambito del disegno di legge finanziaria 2006, una serie di misure che dichiara finalizzate alla promozione dello sviluppo. Tra le altre, va ricordata in primo luogo la riduzione del costo del lavoro, di un punto percentuale, prevista all'articolo 51: si tratta di una misura in sé positiva, ma insufficiente e soprattutto tardiva, poiché riprende la previsione formulata su questo punto dal cosiddetto Patto di Natale, del 1998, dopo che per molti anni sono state ignorate le richieste avanzate in tal senso sia dalle forze politiche dell'opposizione, sia dalle organizzazioni sindacali, al fine creare margini adeguati a consentire un recupero del potere di acquisto delle retribuzioni, gravemente eroso negli ultimi anni. La misura della riduzione del costo del lavoro prevista dal Governo è tuttavia troppo limitata, ed inadeguata a concorrere al recupero di competitività del sistema produttivo, da tutti auspicato. Sarebbe stato infatti necessario giungere ad un abbattimento del costo del lavoro pari ad almeno tre punti percentuali, e sarebbe stato anche possibile reperire le risorse per la copertura finanziaria, se con la legge finanziaria del 2005 non fossero stati impiegati ben 6 miliardi di euro, per ridurre l'imposizione fiscale sui redditi più elevati, senza alcun effettivo vantaggio per il rilancio dei consumi.
Un secondo intervento contemplato dal disegno di legge finanziaria riguarda l'istituzione della Banca del Sud, di cui all'articolo 54: al di là dell'irrisorio stanziamento a carico del bilancio dello Stato, pari a cinque milioni di euro, risulta sorprendente che un Esecutivo di orientamento chiaramente e nettamente liberista intenda dare vita ad una Banca di cui lo Stato è il soggetto fondatore. Si tratta infatti di una misura che avrebbe potuto essere più propriamente adottata nell'ambito di un sistema economico pianificato, di tipo sovietico, ma che non dovrebbe trovare cittadinanza in un'economia di mercato. Con tali premesse, e con risorse finanziarie così esigue, è facile prevedere che la vicenda del nuovo istituto di credito si svolgerà tra molte difficoltà e con grandi incertezze.
Anche il Fondo per l'innovazione, la crescita e l'occupazione, di cui all'articolo 50 del disegno di legge finanziaria, non appare destinato ad un futuro particolarmente brillante, se si considera che la relativa dotazione finanziaria dovrebbe derivare dai maggiori proventi rispetto alle previsioni di bilancio per l'anno 2006 derivanti da dismissioni o alienazioni di beni dello Stato, nella misura massima di 3 miliardi di euro. Si tratta dunque di un'entrata molto incerta, e comunque fortemente sovrastimata.
Dopo avere rilevato che anche le misure riguardanti i distretti industriali appaiono limitate ed insufficienti quanto agli stanziamenti previsti, il senatore Battafarano prosegue nel suo intervento rilevando che la manovra di finanza pubblica all'esame presenta numerose e gravi lacune: in particolare, è chiaro ormai che il Governo ha definitivamente rinunciato a porre mano al riordino del sistema degli ammortizzatori sociali, per il quale era prevista un'apposita delega nel disegno di legge n. 848-bis. La travagliata vicenda di questo provvedimento è nota: l'Esecutivo, cedendo alle sempre più pressanti e diffuse richieste provenienti dal mondo politico e sindacale, ha abbandonato l'ipotesi di sospendere l'efficacia dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, contemplata in quel disegno di legge, ma ha contestualmente fatto cadere il progetto di riforma degli ammortizzatori sociali, che, anche sotto il profilo delle risorse disponibili, sarebbe stato realizzabile se il Governo non avesse dato priorità alla riduzione della pressione fiscale per le fasce di reddito più elevato. Tale riforma avrebbe potuto assicurare maggiori e più estese tutele ai numerosi soggetti la cui posizione nell'ambito del rapporto di lavoro è stata resa più debole per effetto della legge n. 30 e del decreto legislativo n. 276 del 2003. Il varo di queste norme si è infatti tradotto in un incremento della precarietà, senza alcun vantaggio effettivo per i lavoratori, che, in assenza di ammortizzatori sociali efficaci, versano in una posizione di ancor maggiore debolezza ed isolamento nel mercato del lavoro.
Nel disegno di legge finanziaria non mancano poi interventi molto gravi e preoccupanti, dal taglio della spesa per i lavoratori a tempo determinato e per le collaborazioni coordinate e continuative nelle amministrazioni pubbliche, nella misura del 60 per cento della spesa destinata a tale fine nel 2003 - che comporterà una riduzione di circa 45 mila posti di lavoro nelle amministrazioni locali e di circa 27.000 posti di lavoro nelle amministrazioni statali -, al drastico ridimensionamento delle risorse destinate agli enti locali, che si riverbererà in modo molto negativo sia sull'occupazione, sia sui servizi alla cittadinanza. Mancano infine, le disposizioni di proroga della Cassa integrazione, che, probabilmente, verranno contemplate in un distinto provvedimento.
Nel complesso, dunque, l'ultima legge finanziaria dell'attuale legislatura si presenta come un provvedimento debole ed incoerente, incapace di prospettare soluzioni efficaci al problema dello sviluppo. Le forze politiche di opposizione presenteranno pertanto numerosi emendamenti, volti a correggere le distorsioni più vistose, in particolare, per quanto riguarda le materie di competenza della Commissione, sulla riduzione del costo del lavoro, sul Fondo per l'innovazione e sulla Banca del Sud.
In conclusione, il senatore Battafarano annuncia altresì la presentazione di due ordini del giorno, in materia di personale precario e di ammortizzatori sociali per le piccole imprese.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) esprime preliminarmente una valutazione negativa sull'impostazione complessiva della manovra di finanza pubblica in discussione, sottolineando altresì che tutti gli indicatori sociali ed economici evidenziano la totale inadeguatezza delle politiche economiche promosse dal Governo.
In particolare, il disegno di legge finanziaria in esame risulta del tutto deludente, limitandosi a contemplare talune misure di contenimento del deficit – necessarie a seguito delle valutazioni negative espresse dall’Ecofin, segnatamente in ordine alla situazione dei conti pubblici – senza tuttavia prefigurare efficaci interventi orientati nella prospettiva del rilancio dell’economia italiana, penalizzata dalle incongrue politiche economiche e fiscali seguite nel corso della presente legislatura.
L’unica misura degna di nota - anche se tardiva - contenuta nel disegno di legge finanziaria in esame attiene alla riduzione del costo del lavoro, operata attraverso l’abbattimento del cuneo contributivo, e va peraltro ricordato che le forze politiche di opposizione da anni insistono sulla necessità e sull’importanza di tale intervento.
Sotto il profilo metodologico, il Governo ha incentrato la manovra per il 2006 su tre moduli strumentali distinti, ossia sui disegni di legge finanziaria e di bilancio, sul decreto-legge n. 203 e su un maxiemendamento al disegno di legge finanziaria stesso – preannunciato, ma non ancora presentato - che è finalizzato, secondo gli intendimenti manifestati dall'Esecutivo, a colmare le lacune della manovra in esame. Va tuttavia rilevato che il percorso ipotizzato dal Governo è in realtà volto a rinviare talune importanti decisioni ad una fase successiva - e in particolare al momento della presentazione del citato emendamento - e un tale rinvio fa emergere la difficoltà per le forze politiche di maggioranza di raggiungere un accordo su profili rilevanti della manovra in questione, nonché l'incapacità delle stesse di affrontare in maniera organica e complessiva i nodi problematici esistenti.
Entrando più volte nel dettaglio dei contenuti della manovra finanziaria in esame, il senatore Montagnino segnala la sussistenza di considerevoli carenze per quel che concerne le misure di sostegno alla famiglia, nonché in relazione agli interventi inerenti alle politiche sociali. In particolare, non vengono prospettate politiche congrue ed efficaci atte a contrastare le vecchie e nuove forme di povertà, ormai diffuse su larga scala in varie aree territoriali del paese, specie in talune regioni meridionali, fra le quali va citata la Sicilia, in cui il trenta per cento dei residenti si colloca al di sotto della soglia di povertà e in cui si registrano altissimi livelli di disoccupazione.
Va inoltre sottolineato che le politiche del lavoro promosse nell'ambito della manovra di finanza pubblica in esame risultano del tutto inidonee rispetto al raggiungimento degli obiettivi occupazionali individuati in sede comunitaria dal Vertice di Lisbona, e anche le misure di rilancio dell'economia risultano del tutto aleatorie ed incongrue.
A fronte delle inefficaci politiche per lo sviluppo seguite dall'Esecutivo, peraltro, non appare più credibile la giustificazione reiteratamente addotta dalle forze politiche di maggioranza, secondo la quale tali fallimentari risultati sarebbero ascrivibili non a scelte economiche errate, ma esclusivamente alla congiuntura internazionale sfavorevole, conseguente agli eventi terroristici dell'11 settembre 2001.
Va poi sottolineato che nonostante gli impegni assunti dal Governo riguardo alla riforma degli ammortizzatori sociali - contemplata anche dal cosiddetto Patto per l'Italia - ci si è tuttavia limitati a interventi settoriali, senza operare un organica innovazione del sistema delle tutele, quanto mai necessaria, e prefigurata anche nella scorsa legislatura, in cui era stata approvata la legge n. 144 del 1999, recante, tra l'altro, una delega per il riordino del sistema degli ammortizzatori.
L'oratore si sofferma poi sulla situazione verificatasi al polo tessile di Riesi, nel quale un provvedimento giurisdizionale interdittivo, atto a precludere ad un datore di lavoro la possibilità di ottenere i finanziamenti pubblici destinati a far fronte agli oneri connessi agli ammortizzatori sociali, ha finito per impedire ai lavoratori la fruizione di tali benefici. Peraltro il Ministero del lavoro, nel caso in questione, si è limitato ad aderire a tale decisione giudiziaria, senza adottare alcuna misura finalizzata a tutelare i lavoratori.
Per quanto riguarda poi le tematiche attinenti alle misure di contrasto all’evasione fiscale, va rilevato che la disciplina contenuta nei provvedimenti in titolo risulta del tutto incongrua ed inadeguata. Il taglio delle risorse destinate agli enti territoriali, previsto nel disegno di legge finanziaria in esame, finirà poi inevitabilmente per comprimere gli standard qualitativi e quantitativi dei servizi pubblici erogati da tali enti.
Il presidente RAGNO propone di fissare per le ore 19 della giornata odierna il termine per la presentazione degli ordini del giorno ai disegni di legge finanziaria e di bilancio, nonché per la presentazione degli emendamenti riferiti allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Conviene la Commissione.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)
giovedì 13 ottobre 2005
345a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2006
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(3617) Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di contrasto all' evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria
(Rapporto alla 5a Commissione per i disegni di legge nn. 3614 e 3613. Parere alla 6a Commissione sul disegno di legge n. 3617. Seguito e conclusione dell’esame congiunto dei disegni di legge nn. 3614 e 3613. Rapporto favorevole con osservazioni e raccomandazione sulla Tab. 4, per quanto di competenza, e le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria. Disgiunzione e rinvio del seguito dell’esame del disegno di legge n. 3617)
Si riprende l’esame congiunto dei disegni di legge in titolo, sospeso nella seduta di ieri.
Il presidente RAGNO (AN) ricorda che nella seduta di ieri la Commissione ha deciso di svolgere l’esame dei disegni di legge finanziaria e di bilancio congiuntamente con quello del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 203, per le parti di competenza.
Il senatore VIVIANI(DS-U), dopo aver ricordato che il Governo ha abbandonato l'ipotesi, rivelatasi meramente propagandistica, di procedere alla soppressione dell'IRAP, si sofferma preliminarmente sulla fragilità dei presupposti della manovra finanziaria in esame, basata su valutazioni erronee e non veritiere, caratterizzate da una sovrastima delle entrate e da una sottostima delle spese.
In realtà, le cause della crisi del sistema economico italiano non vanno ricercate nella concorrenza cinese o nell'introduzione della moneta unica europea, come invece ha sostenuto in più occasioni il ministro Tremonti, quanto nei ritardi e nelle carenze del sistema stesso sul piano della competitività, ritardi e carenze il recupero dei quali avrebbe richiesto una ben diversa politica economica, effettivamente orientata nella direzione del sostegno e della promozione dello sviluppo.
Sotto tale profilo, gli interventi incentrati sul Fondo per l'innovazione, nonché sull’istituzione della Banca del Mezzogiorno risultano del tutto incongrui ed inidonei a raggiungere le finalità sottese agli stessi, ossia il sostegno alla crescita dell’economia, soprattutto per le aree più svantaggiate.
L'unica misura individuata nell'ambito della manovra finanziaria in esame per accrescere gli standard di competitività delle imprese è quella relativa alla riduzione di un punto percentuale del costo del lavoro, sicuramente positiva, ma tardiva e insufficiente nella sua consistenza finanziaria.
Va poi rilevato che gli interventi di contrasto dei fenomeni di evasione fiscale e di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico difficilmente consentiranno l’effettivo conseguimento delle entrate indicate dal Governo.
Risultano inoltre non condivisibili i tagli operati alla sanità pubblica, che si pongono in contrasto con la crescente domanda di cura e di assistenza sanitaria, nonché la drastica decurtazione dei trasferimenti agli enti locali, che finirà inevitabilmente per determinare una significativa riduzione dei livelli qualitativi e quantitativi di importanti servizi pubblici erogati alla cittadinanza. Questa situazione sarà ulteriormente aggravata per effetto della limitazione degli stanziamenti finalizzati all'utilizzo del personale a tempo determinato nella pubblica amministrazione, che comporterà un ulteriore pregiudizio alla funzionalità degli enti locali, nei quali tali rapporti di lavoro risultano piuttosto diffusi.
Anche la normativa sui distretti industriali desta non poche perplessità, come pure va sottolineata l'inadeguatezza delle misure a favore delle famiglie, ispirate più da una logica propagandistica che da un serio intendimento di incidere con interventi strutturali in tale settore, rispetto al quale l'Italia registra significativi ritardi nel confronto con gli altri Paesi europei.
Carenze notevoli sono ravvisabili anche sul piano delle politiche del lavoro, nonostante le dichiarazioni di taluni esponenti del Governo, secondo i quali il varo della legge n. 30 e del decreto legislativo n. 276 del 2003 avrebbe prodotto effetti particolarmente positivi sull'andamento dell'occupazione. Nei fatti, tale tesi si è rivelata infondata, come ha dimostrato anche un recente studio della Fondazione Nord-Est, dal quale emerge che in tale area territoriale la sopracitata disciplina lavoristica ha trovato scarsa applicazione ed altresì che il rapporto tra crescita occupazionale e PIL negli anni precedenti all'emanazione della legge n. 30 risultava superiore all'attuale.
Un altro elemento di forte criticità della manovra all’esame riguarda la scelta di non dare corso ad un intervento organico di riforma degli ammortizzatori sociali, come pure risulta criticabile l'assenza di qualsivoglia misura atta a garantire l’integrazione di formazione e lavoro, quanto mai necessaria in un sistema occupazionale come quello italiano, caratterizzato da gravi carenze per questo aspetto. Va a tal proposito evidenziato che in ambito europeo l’Italia risulta il paese con il più basso livello di risorse pubbliche destinate alla formazione dei lavoratori.
Per quel che concerne il pubblico impiego, la disciplina contenuta nel disegno di legge finanziaria 2006 risulta non condivisibile su molti profili, come pure risultano incongrue ed inadeguate le disposizioni atte a prospettare una consistente riduzione degli stanziamenti destinati al Fondo delle politiche sociali, nonché di quelli previsti nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro.
Riguardo al decreto-legge n. 203, occorre innanzitutto sottolineare la necessità di acquisire agli atti della Commissione il testo del protocollo di intesa siglato tra Governo e l'ABI, finalizzato a compensare le imprese della perdita del TFR conferito dai lavoratori ai fondi pensione.
Per quel che concerne la totalizzazione va rilevato che tale facoltà andrebbe estesa ulteriormente, mentre per quel che concerne la riforma del sistema di riscossione si ravvisa un percorso di pubblicizzazione di tale servizio e un assorbimento del personale in ambito pubblico, che suscita non poche perplessità.
In conclusione, la manovra finanziaria in esame presenta gravi lacune e pone in essere interventi basati su coperture virtuali e poco realistiche, oltre che scarsamente rispettose delle indicazioni emerse in sede comunitaria in materia di contenimento della spesa pubblica.
Il senatore TREU (Mar-DL-U) sottolinea che la manovra finanziaria in esame risulta del tutto incongrua ed inadeguata, in quanto, malgrado le ammissioni del Ministro dell'economia sui limiti delle politiche economiche poste in essere nel corso della presente legislatura per fronteggiare una situazione di crisi – il cui carattere strutturale non è stato compreso dal Governo –, dalla lettura dei provvedimenti all’esame non sembra emergere alcun segno di effettivo ravvedimento e di inversione di tendenza.
La politica economica prospettata risulta infatti vaga e confusa, mentre a fronte della disponibilità limitata di risorse finanziarie sarebbe stato necessario procedere preliminarmente all'individuazione di alcune priorità, in modo tale da perseguire le finalità di sostegno allo sviluppo attraverso interventi selettivi e mirati, soprattutto in materia di occupazione e lavoro. In tale ambito si rendono necessarie, tra l’altro, misure specificamente rivolte a sostenere le fasce più deboli del mercato, in particolare le donne, costrette ad una posizione sempre più marginale, che le induce spesso a rinunciare alla ricerca di un lavoro.
Le considerazioni ottimistiche espresse del relatore circa i segnali di ripresa registrati nell'ultima parte dell’anno in corso risultano poi alquanto discutibili, in quanto una certa crescita, peraltro di proporzioni ridotte, è rimasta circoscritta ad alcune aree del paese, mentre restano in una condizione di sostanziale stagnazione le aree territoriali economicamente più deboli, soprattutto nel Mezzogiorno.
Una maggiore capacità di scelta avrebbe consentito anche di rendere meno dispersive e pletoriche le politiche riguardanti i distretti industriali, per i quali occorre invece individuare percorsi di crescita e di modernizzazione tali da consentire un salto di qualità, nella direzione di quelli che vengono comunemente definiti i distretti di seconda generazione.
Va inoltre sottolineata la gravità della decisione di non procedere alla riforma organica del sistema degli ammortizzatori sociali, quanto mai necessaria, stante l'attuale assetto del mercato del lavoro. L'argomentazione, adottata da taluni esponenti della maggioranza, volta a giustificare tale omissione in considerazione delle ingenti risorse destinate agli interventi di cassa integrazione in deroga - a volte ispirati da logiche clientelari - risulta del tutto impropria e pone in luce la necessità di riordinare questo comparto secondo una prospettiva più organica e complessiva.
Non vengono inoltre individuate misure volte a potenziare la formazione professionale, nonostante l'importanza dei profili attinenti all'arricchimento qualitativo delle risorse umane, anche come fattore di incremento dell’occupazione.
La riduzione degli oneri impropri gravanti sul costo del lavoro contemplata nel disegno di legge finanziaria è valutabile positivamente, ma occorre ricordare che nella scorsa legislatura si era già operato in tale direzione in maniera ben più efficace, attraverso una riduzione di quattro punti percentuali dei sopracitati oneri.
Per quel che concerne il pubblico impiego va rilevata l’assenza di una politica di programmazione degli organici da parte del Governo, il quale si limita a operare interventi isolati senza alcuna soluzione di continuità e senza una preventiva ricognizione delle esigenze dei vari comparti, finalizzata ad individuare i settori da potenziare e quelli eventualmente da ridimensionare.
Riguardo alle dismissioni immobiliari prefigurate nell'ambito del disegno di legge finanziaria 2006, va evidenziato che l’analoga misura contemplata nella legge finanziaria per il 2005 ha sortito scarsi effetti, atteso che la gran parte degli immobili da dismettere è rimasta invenduta.
Mancano idonei stanziamenti atti ad assicurare una copertura finanziaria delle misure compensative a favore delle imprese i cui dipendenti trasferiscono il TFR maturando alle forme pensionistiche complementari, misure previste nell'ambito dello schema di decreto legislativo su tale materia, i cui costi risultano fortemente sottostimati, rispetto a una previsione di spesa più realistica.
La mancata previsione di stanziamenti per il cofinanziamento di opere infrastrutturali rischia inoltre di far perdere all'Italia 15 miliardi di euro di finanziamenti comunitari nel prossimo triennio.
Infine va rilevato che l'indebitamento netto ha superato per quest’anno il 5 per cento e probabilmente occorrerà un ulteriore intervento correttivo atto a limitare lo stesso. Anche l'intenzione già manifestata del Governo, di presentare un maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria, concorre ad evidenziare l'aleatorietà delle previsioni e il clima di assoluta precarietà ed incertezza in cui si svolge il dibattito odierno, clima indicativo anche dello scarso rispetto per le prerogative del Parlamento, di cui il Governo dà sovente prova.
La senatrice PILONI (DS-U) ritiene che gli interventi dei senatori appartenenti ai Gruppi politici dell'opposizione abbiano ampiamente chiarito la fondatezza delle motivazioni con le quali è stata argomentata la contrarietà ad una manovra di finanza pubblica dai caratteri incerti, non rispondente alle esigenze del sistema economico ed inadeguata quanto alle prospettive di sviluppo. In tale contesto, anche una scelta, di per sé condivisibile, quale la riduzione di un punto percentuale del costo del lavoro, risulta inadeguata, per le risorse impegnate, e riduttiva, in quanto un'opzione più coraggiosa, di totale abbattimento degli oneri impropri gravanti sul lavoro, già avviata con positivi risultati nella precedente legislatura, avrebbe realizzato una delle condizioni necessarie per favorire un deciso recupero di competitività del sistema produttivo.
Con ritardo, anche in alcuni settori della maggioranza comincia a farsi strada la consapevolezza dei gravi effetti sociali prodotti dalla continua perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, da tempo segnalata dall'opposizione: ciò nonostante, nella manovra di finanza pubblica all'esame, questo profilo risulta del tutto assente, e si continua ad ignorare l'indifferibilità di una misura indispensabile, come la restituzione del fiscal drag.
Resta del tutto carente anche il capitolo dedicato agli ammortizzatori sociali: non solo non si parla più di riforma complessiva del sistema, ma nel disegno di legge finanziaria non sono contemplate neanche le risorse per garantire la proroga della Cassa integrazione in scadenza. S tratta di una lacuna molto preoccupante, tanto più se si considera che per i prossimi mesi si annunciano ampi processi di ristrutturazione, che potrebbero essere meglio sostenuti mediante un ampliamento della platea dei soggetti beneficiari degli ammortizzatori sociali.
Proseguendo nella sua esposizione, la senatrice Piloni si sofferma sull'articolo 11 del decreto-legge n. 203, recante la copertura finanziaria delle norme in materia di totalizzazione che dovrebbero essere adottate in forza della delega conferita al Governo dalla legge n. 243 del 2004: le risorse destinate a tale finalità appaiono piuttosto esigue, e ciò potrebbe essere indicativo dell’intento di ridimensionare la portata della nuova normativa, in sede di esercizio della delega. Infatti, nell'attuale formulazione, sussiste il rischio che la delega medesima venga attuata nel senso di prevedere che l'assenza del requisito della permanenza di almeno cinque anni in una sola gestione previdenziale possa risultare preclusivo della possibilità di effettuare la totalizzazione relativamente a periodi di permanenza presso altre gestioni rispondenti al requisito temporale richiesto dalla legge. Questo punto deve essere adeguatamente chiarito nel parere che la Commissione si accinge ad esprimere sullo schema di decreto legislativo già trasmesso alle Camere, qualora il Governo intenda dettare una disciplina restrittiva utilizzando un’ambiguità nella formulazione del principio di delega di cui all’articolo 1, commi 1, lettera d) e 2, lettera o) della legge n. 243 del 2004. Sempre al comma 2 dell'articolo 11, occorrerebbe comprendere meglio se le risorse ivi previste servano a dare copertura alle disposizioni vigenti in materia di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, ovvero se siano finalizzate al finanziamento di una modifica ulteriore di tale disciplina, nel senso della progressiva rimozione del divieto di cumulo.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire nella discussione congiunta dei disegni di legge finanziaria e di bilancio e del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 203, il presidente RAGNO la dichiara conclusa. Avverte altresì che si passerà alla votazione degli ordini del giorno presentati e, successivamente, del rapporto alla 5a Commissione permanente sui disegni di legge nn. 3613 e 3614, per le parti di competenza. Viene pertanto disgiunto l’esame del disegno di legge n. 3617, che proseguirà in altra seduta.
Dà quindi la parola al relatore Tofani e alla sottosegretaria Sestini, per le repliche.
Replica quindi agli intervenuti il relatore TOFANI(AN), rilevando preliminarmente che il dibattito svoltosi lascia trasparire un'impostazione problematica da parte delle forze politiche dell’opposizione, dalla quale, però, stentano ad emergere i lineamenti compiuti di una proposta alternativa di politica economica. Indubbiamente, sono state sollevate questioni di grande rilevanza, ma occorre tenere presente che il percorso parlamentare della manovra di finanza pubblica per il triennio 2006-2008 è appena iniziato e, anche per smentire le affermazioni di quanti hanno ritenuto di ravvisare un presunto atteggiamento del Governo lesivo delle prerogative delle Camere, è proprio in questa sede che sarà possibile apportare eventuali modifiche migliorative dei disegni di legge all'esame, qualora se ne ravvisi l'opportunità.
La sottosegretaria SESTINI pone preliminarmente in luce la parzialità delle critiche espresse in taluni interventi relativamente al previsto ridimensionamento dei trasferimenti agli enti locali, in quanto esse non considerano che queste istituzioni devono assumere, anche sul piano economico-finanziario, un atteggiamento improntato a responsabilità, essendo demandata all'autonomia decisionale degli stessi - anche alla luce della riforma del titolo V della Costituzione - l'individuazione delle specifiche spese non indispensabili, da razionalizzare o da eliminare.
La riduzione del costo del lavoro espleta inoltre un’incidenza positiva, costituendo un’importante misura di sostegno a favore della competitività delle imprese, nonché uno strumento atto a favorire l’occupazione.
I rilievi mossi alle presunte lacune della manovra di finanza pubblica in discussione relativamente alla formazione e alle politiche sociali non tengono conto della positiva novità costituita dalla possibilità di destinare il 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche alle attività di ricerca e volontariato, nonché al sociale: pur nel suo carattere sperimentale, tale disposizione risulta di notevole rilevanza, e suscettibile di positivi sviluppi.
Riguardo ai distretti industriali va ricordato che nel dibattito politico inerente a tale tematica vengono a volte prospettate soluzioni tendenti a privilegiare un assetto produttivo di filiera rispetto alle economie di distretto. Il Governo ha adottato a tal proposito una diversa soluzione, valorizzando i distretti attraverso la concessione agli stessi di nuovi moduli strumentali, atti ad accrescerne la competitività.
Riguardo alla tematica degli ammortizzatori sociali va sottolineato che le misure di cassa integrazione in deroga, concesse nel corso della Legislatura, hanno fatto fronte ad una impellente esigenza emersa soprattutto dal settore delle piccole imprese artigianali, rispetto alle quali le richieste di concessione di tale beneficio sono state numerose. Va peraltro ricordato che l’utilizzo delle misure di cassa integrazione in deroga risulta per le piccole imprese diverso a quello proprio delle grandi concentrazioni industriali.
Concludendo il suo intervento, la Sottosegretaria rileva che su taluni profili il Governo è disponibile a valutare attentamente i suggerimenti e le indicazioni che emergeranno in ambito parlamentare durante l’iter di approvazione dei disegni di legge in titolo.
Il presidente RAGNO avverte che si passerà all'illustrazione degli ordini del giorno presentati.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) illustra gli ordini del giorno nn. 0/3613/1/11a e 0/3613/2/11a.
Preannuncia inoltre la presentazione in Commissione bilancio di emendamenti al disegno di legge finanziaria.
Si passa all’espressione dei pareri del relatore e del rappresentante del Governo sugli ordini del giorno presentati.
Il relatore TOFANI (AN) ritiene che gli ordini del giorno illustrati dal senatore Battafarano pongono problemi concreti, e propone pertanto di accoglierli entrambi come raccomandazione.
Dopo che la sottosegretaria SESTINI, concordando con il relatore, ha dichiarato a nome del Governo di accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno nn. 0/3613/1/11a e 0/3613/2/11a, il senatore BATTAFARANO (DS-U)dichiara di non insistere per la votazione degli stessi.
Il relatore TOFANI (AN) illustra quindi uno schema di rapporto recante parere favorevole con osservazioni e una raccomandazione sui disegni di legge finanziaria e di bilancio, per le parti di competenza.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) illustra quindi lo schema di rapporto di cui è primo firmatario, recante un parere contrario sui disegni di legge finanziaria e di bilancio, per le parti di competenza.
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U), dopo aver richiamato brevemente le criticità emerse nel corso del dibattito, preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sullo schema di rapporto illustrato dal relatore Tofani sottolineando che la manovra finanziaria è nel complesso deludente e che peraltro il relatore e il rappresentante del Governo hanno implicitamente confermato il carattere di provvisorietà dei testi normativi all'esame, quando hanno fatto riferimento alla possibilità che ad essi, nel corso dell’iter parlamentare di approvazione, possano essere apportate modifiche anche sostanziali.
Il relatore TOFANI (AN)precisa di non avere mai prospettato una modifica radicale dei testi in esame, ma di essersi limitato a sottolineare che le Camere, nel pieno esercizio delle loro prerogative, avranno la possibilità di approfondire ulteriormente alcuni profili nel corso della discussione nelle Commissioni e in Aula, in modo tale da verificare l’opportunità di apportare alcuni correttivi all'impostazione della manovra di finanza pubblica in discussione.
Il senatore VANZO (LP) preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole sullo schema di rapporto illustrato dal relatore, rilevando che il Governo, senza cedere a preoccupazioni di tipo elettoralistico, ha presentato una manovra seria e responsabile, come dimostrano i condivisibili tagli alle spese dei ministeri, nonché i positivi interventi strutturali e quelli volti alla riduzione del costo del lavoro.
Il senatore MORRA (FI) preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole sullo schema di rapporto illustrato dal relatore, evidenziando preliminarmente che la manovra finanziaria è orientata nella prospettiva del sostegno allo sviluppo economico, in un quadro complessivo di rigore nella gestione dei conti pubblici conseguente all’esigenza di assicurare l'osservanza dei parametri dettati in sede comunitaria.
Va sottolineata l’importanza delle misure strutturali di riduzione del costo del lavoro nonché di quelle volte alla detassazione degli utili investiti nella ricerca ed alla abolizione della tassa sui brevetti.
Anche le misure a favore dei distretti industriali consentiranno di incrementare la competitività delle imprese nelle diverse aree territoriali, atteso che il distretto stesso costituisce il perno della politica industriale sul territorio.
Molte delle critiche mosse alla decisione di dare vita ad una Banca del Sud appaiono scarsamente fondate: tale intervento esula da qualsiasi intendimento dirigista, considerato anche che, come molti degli intervenuti hanno fatto rilevare, gli stanziamenti a carico del bilancio dello Stato risultano piuttosto ridotti. Si tratta piuttosto di dare vita ad un istituto di credito integrato in una logica distrettuale, radicato nel territorio e in grado di interagire con esso.
Per quel che concerne i tagli operati con la manovra finanziaria in discussione, va evidenziato che gli stessi sono limitati a settori che non espletano alcuna incidenza sullo sviluppo economico. Anche le famiglie non vengono in alcun modo penalizzate da tali misure, mentre sono oggetto di interventi che non mancheranno di produrre effetti positivi.
La diminuzione degli stanziamenti destinati alle amministrazioni locali comuni si caratterizza poi per una finalità di razionalizzazione della spesa e di eliminazioni degli sprechi che, di per sé, non incide certo negativamente sulle prestazioni sociali erogate a favore della cittadinanza.
Il senatore TREU (Mar-DL-U) esprime a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sullo schema di rapporto illustrato dal relatore.
Dopo che il PRESIDENTE ha verificato la sussistenza del numero legale, la Commissione approva lo schema di rapporto recante un parere favorevole con osservazioni e raccomandazione sui disegni di legge finanziaria e di bilancio, per le parti di competenza della Commissione, illustrato dal relatore Tofani.
Il PRESIDENTE avverte che è conseguentemente preclusa la votazione dello schema di rapporto recante un parere contrario sui disegni di legge finanziaria e di bilancio, per le parti di competenza della Commissione, illustrato dal senatore Battafarano. Tale schema verrà trasmesso alla 5° Commissione permanente come rapporto di minoranza, ai sensi dell'articolo 126, comma 6 del Regolamento del Senato.
La seduta termina alle ore 10.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 4) (limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La Commissione, esaminato lo stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il triennio 2006-2008 e, per la parti di competenza, il disegno di legge finanziaria per il 2006,
premesso
che l'obiettivo di sostenere lo sviluppo, indicato dal Governo come prioritario nell'ambito della manovra di finanza pubblica per il triennio 206-2008, deve essere coniugato con il rispetto della raccomandazione europea relativamente al contenimento del deficit;
che in tale contesto, non si può prescindere dalla necessità di conseguire l'obiettivo di pervenire ad un indebitamento netto per il 2006 pari al 3,8 per cento da ottenere con un aggiustamento strutturale pari allo 0,8 per cento del PIL, come concordato in sede Ecofin;
che la previsione di crescita del PIL per il 2006, stimata all'1,5 per cento e confortata dal positivo andamento dell'ultimo semestre dell'anno in corso, rende necessarie misure volte a incoraggiare e stimolare la ripresa economica;
che pertanto appaiono necessari interventi selettivi mirati, in particolare, allo sviluppo dell'occupazione e al sostegno delle aree territoriali economicamente più deboli, segnatamente nel Mezzogiorno, nonché delle fasce sociali più svantaggiate;
che, in particolare, appaiono coerenti con tali obiettivi le misure previste dal disegno di legge finanziaria per il 2006 relativamente, in particolare, all'istituzione di un fondo per gli interventi volti al sostegno delle famiglie e della solidarietà sociale ed economica, di cui all'articolo 44, e alla riduzione del costo del lavoro, di cui all'articolo 51;
esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni
a) occorrerebbe valutare la possibilità di definire adeguate risorse finanziarie per consentire la rimozione del divieto di cumulo tra le prestazioni erogate dall'INPS e la rendita INAIL, come peraltro previsto nel disegno di legge governativo A. S. n. 3448;
b) per quanto concerne le misure di sostegno alle fasce sociali più deboli, si segnala l'esigenza che, in sede di riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali si tenga conto della necessità di attribuire alle regioni risorse adeguate anche con riferimento alle competenze loro spettanti per quanto attiene all'istituzione del reddito di ultima istanza, fermo restando quanto disposto dalla sentenza n. 423 del 16 dicembre 2004 della Corte costituzionale;
c) in attesa di una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, valuti inoltre il Governo la possibilità di reperire risorse per stabilizzare, oltre il termine del 2006, l'elevamento della misura e della durata dell'indennità ordinaria di disoccupazione, di cui all’articolo 13 del decreto legge n. 35 del 2005;
d) la gestione del Fondo di cui all'articolo 44 del disegno di legge finanziaria per il 2006 deve essere coordinata con gli interventi a carico del Fondo per le politiche sociali.
Si raccomanda inoltre al Governo di valutare l’opportunità di integrare gli stanziamenti previsti ai commi 1 e 2 dell’articolo 27 - calcolati, come emerge dalla relazione tecnica, in misura pari all’indennità di vacanza contrattuale – al fine di consentire l’effettuazione dei rinnovi contrattuali nel prossimo biennio 2006-2007.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI BATTAFARANO, TREU, DI SIENA, MONTAGNINO, GRUOSSO, DATO, PILONI E VIVIANI
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 4) (limitatamente a quanto di competenza)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
I senatori dei Gruppi dei Democratici di Sinistra-l’Ulivo, della Margherita-DL-l’Ulivo, dei Verdi-l’Ulivo, Misto-Com. e Misto-Pop-Udeur della 11ª Commissione permanente,
esaminato lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2006, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria;
considerato che:
sul piano istituzionale, è oramai consuetudine da parte del Governo delineare il passaggio parlamentare dei documenti di bilancio secondo criteri che rendono l’esame parlamentare sempre meno rilevante, soprattutto a causa della ristrettezza dei tempi a disposizione delle Camere e al ricorso costante al voto di fiducia;
il testo della manovra di bilancio 2006 non affronta compiutamente il tema dell’abbattimento del deficit rispetto al PIL e del rientro dell’indebitamento, ponendo in essere misure che già ad oggi appaiono insufficienti e rimanderanno al futuro la soluzione dei problemi;
nella manovra 2006 non sono previsti interventi per dare risposta adeguata ai problemi più acuti del Paese, dai rischi di declino del nostro sistema economico e produttivo alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro ed alla necessaria modernizzazione delle politiche sociali;
la riduzione di 1 punto percentuale del costo del lavoro dal 1° gennaio 2006, in questi anni uno dei punti programmatici principali dell'opposizione di centro-sinistra per affrontare la questione salariale, pur nella sua necessità e improrogabilità, appare una misura insufficiente e in ritardo rispetto alla gravissima perdita della capacità competitiva del nostro paese;
valutato il provvedimento per le parti di competenza della Commissione, si esprimono le seguenti osservazioni:
non vengono previste misure di contrasto alla perdita di potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, anche attraverso la restituzione del fiscal drag, l’adeguamento dei trattamenti pensionistici e la riforma del paniere ISTAT e dell’indice dei prezzi al consumo;
in questo ambito non è inoltre presente nel testo della manovra finanziaria, alcuna norma per l’ampliamento della platea dei beneficiari dell’aumento a 516 euro dei trattamenti pensionistici al di sotto di questa cifra;
le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego non appaiono sufficienti per consentire l’apertura di un tavolo di trattativa con le organizzazioni sindacali, per un accordo che tenga conto del recupero dell’inflazione reale e della produttività;
viene prevista la riduzione del 40 per cento delle risorse destinate al personale a tempo determinato e con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nella pubblica amministrazione, limitando gli stanziamenti finalizzati all'utilizzo di detto personale nella misura del 60 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2003, con una disposizione che colpisce gravemente una categoria debole come quella dei lavoratori precari;
la medesima limitazione all’assunzione di personale a tempo determinato viene estesa anche alle amministrazioni regionali e locali e a quelle del Servizio Sanitario Nazionale, per i cui lavoratori precari non viene prevista alcuna proroga dei contratti o l’individuazione di processi di stabilizzazione;
non vengono previste risorse per la proroga dei trattamenti di cassa integrazione e di mobilità in scadenza al 31 dicembre 2005;
il testo in esame non prevede inoltre alcuno stanziamento per estendere la tutela degli ammortizzatori sociali alle imprese ed ai settori che ne sono attualmente privi, come le imprese con meno di 15 dipendenti;
non è stata realizzata da parte del Governo una riforma organica degli ammortizzatori sociali in senso universalistico che preveda l’estensione delle forme di tutela e di sostegno al reddito a coloro che ne sono privi, misura che oggi appare sempre più necessaria a fronte della stagnazione dell’economia italiana e la crisi dell’industria e dei servizi;
non vengono individuate risorse per provvedimenti già da tempo all’esame dei Parlamento, quali il superamento del divieto di cumulo tra rendita INAIL e pensione di invalidità INPS e la modifica dei requisiti per l’accesso alla tutela dell’assicurazione contro gli infortuni domestici;
non sono previsti finanziamenti per consentire l’accesso alla pensione dei lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti;
esprimono parere contrario.
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
0/3613/1/11a
BATTAFARANO, DI SIENA, GRUOSSO, PILONI, VIVIANI
La 11a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2006,
premesso che:
il testo in esame non prevede alcuno stanziamento per estendere la tutela degli ammortizzatori sociali alle imprese ed ai settori che ne sono attualmente privi, come le imprese con meno di quindici dipendenti;
non è stata realizzata da parte del Governo una riforma organica degli ammortizzatori sociali in senso universalistico che preveda l'estensione delle forme di tutela e di sostegno al reddito a coloro che ne sono privi, misura che oggi appare sempre più necessaria a fronte della stagnazione dell'economia italiana e la crisi dell'industria e dei servizi;
impegna il Governo:
a prevedere le misure necessarie ed un adeguato stanziamento al fine di estendere gli ammortizzatori sociali ai settori e alle imprese escluse dal regime generale delle misure di sostegno al reddito.
0/3613/2/11a
BATTAFARANO, DI SIENA, GRUOSSO, PILONI, VIVIANI
La 11a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2006,
premesso che:
il testo in esame prevede un taglio del 40 per cento delle risorse destinate al personale a tempo determinato e con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nella pubblica amministrazione, limitando gli stanziamenti finalizzati all'utilizzo di detto personale nella misura del 60 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2003;
si tratta di una disposizione che colpisce gravemente una categoria debole come quella dei lavoratori precari;
la medesima disposizione viene estesa anche alle amministrazioni regionali e locali e a quelle del Servizio Sanitario Nazionale, per i cui lavoratori precari non viene prevista alcuna proroga dei contratti o l'individuazione di processi di stabilizzazione;
i lavoratori con contratti a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa, il cui numero nella pubblica amministrazione è aumentato negli ultimi anni, principalmente a causa del ripetuto blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, ricoprono incarichi strutturati e necessari al buon funzionamento delle proprie amministrazioni;
impegna il Governo:
ad individuare percorsi di stabilizzazione per tutti questi lavoratori, che ricoprendo ormai da anni posizioni di responsabilità ed incarichi rilevanti nei propri uffici sono indispensabili per il funzionamento degli stessi e, di conseguenza, a prevedere un adeguato stanziamento di risorse per il rinnovo di tutti i contratti di lavoro a tempo determinato e di collaborazione coordinata e continuativa delle amministrazioni pubbliche, delle Università e degli enti di ricerca, degli enti locali e del Sistema Sanitario Nazionale.
IGIENE E SANITÀ (12a)
mercoledì 12 ottobre 2005
294a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 15) Stato di previsione del Ministero della salute per l'anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio)
Intervenendo sull'ordine dei lavori, il senatore MASCIONI (DS-U) chiede rassicurazioni circa la possibilità di uno svolgimento del dibattito adeguatamente approfondito, a fronte delle scadenze e degli impegni che, nella fase attuale, condizionano l'attività della Commissione.
Il presidente TOMASSINI ritiene che, tenendo conto della scadenza per la trasmissione del rapporto alla Commissione di merito, posta nella giornata del 17 ottobre, sia opportuno che nelle rimanenti sedute convocate nella settimana in corso la Commissione si dedichi specificamente all'esame dei documenti di bilancio.
Ricorda inoltre che, ai sensi dell'articolo 126 del Regolamento, su bilancio e legge finanziaria, per la parte di competenza della Commissione, dovrà svolgersi un'unica discussione generale.
Per quanto riguarda la presentazione di ordini del giorno questi, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del Regolamento, devono esclusivamente concernere la materia di competenza della commissione.
Per gli emendamenti al disegno di legge finanziaria, sede inderogabile di competenza è esclusivamente ai sensi dell'articolo 128, comma 1, del Regolamento, la 5ª Commissione permanente.
Nella Commissione di merito possono essere presentati unicamente emendamenti concernenti la tabella di bilancio. Premesso che l'unità elementare dello stato di previsione su cui cade l'approvazione parlamentare è costituita dall'unità previsionale di base, sono proponibili emendamenti compensativi concernenti lo stesso stato di previsione, emendamenti che propongono riduzioni nette ad un singolo stato di previsione, non correlate con variazioni di segno opposto in altri stati di previsione, infine gli emendamenti privi di conseguenze finanziarie. Dà quindi la parola al senatore Tredese per lo svolgimento della relazione.
Il relatore TREDESE (FI) introduce l’esame osservando che riguardano in particolar modo la materia di competenza della Commissione gli articoli 37, 38 e 39 del disegno di legge finanziaria.
All’articolo 37, il comma 1richiama e conferma gli obblighi a carico delle regioni definiti con l'Intesa tra lo Stato, le regioni e le province autonome sancita dalla relativa Conferenza il 23 marzo 2005; la disciplina di cui all'articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, relativa all'obbligo, per le regioni, di adottare i provvedimenti necessari al fine del rispetto dell'equilibrio economico-finanziario, nei casi in cui si prospetti, sulla base del monitoraggio trimestrale, una situazione di squilibrio.
Il comma 2 dispone un incremento, pari a 1.000 milioni di euro annui, a decorrere dal 2006, della quota di concorso statale al finanziamento del Servizio sanitario nazionale. I criteri e le modalità per il riparto tra le regioni di tale incremento sono definiti con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. I suddetti criteri devono in ogni caso prevedere (per le regioni interessate) la stipulazione di specifici accordi, "diretti all'individuazione di obiettivi di contenimento della dinamica della spesa". Il Relatore specifica che l'attribuzione alla regione della quota di incremento in esame è subordinata al rispetto degli obblighi definiti dalla citata Intesa, nonché agli specifici adempimenti finanziari e contabili previsti dall'articolo 9 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203.
Riguardo al livello complessivo della spesa del Servizio sanitario nazionale, il Relatore ricorda che esso è determinato dall'articolo 1, comma 164, della legge n. 311 del 2004, in 89.960 milioni di euro per l'anno 2006 e 91.759 milioni di euro per l'anno 2007. Tali valori vengono quindi incrementati ai sensi dello stesso comma 2.
Per quanto concerne l’articolo 38, il Relatore rileva che il comma 1 prevede una spesa di 2.000 milioni di euro per l'anno 2006 ai fini del concorso dello Stato al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2002, 2003 e 2004. Tale stanziamento è posto esplicitamente in deroga alla disciplina generale, secondo cui gli oneri di ripiano dei disavanzi in oggetto sono a carico delle regioni.
Il comma 2 specifica che la quota summenzionata è ripartita con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e subordina l'attribuzione della medesima alla stipulazione, entro il 31 marzo 2006, da parte della Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali, dell'Intesa sullo schema di Piano sanitario nazionale 2006-2008; da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di un'Intesa relativa all'attuazione (da parte delle regioni) del Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa. L'Intesa medesima deve contenere, in ogni caso, le misure e gli interventi individuati dalle lettere da a) a f) del comma 2.
Il comma 3 vieta alle aziende sanitarie locali ed alle aziende ospedaliere di sospendere l'attività di prenotazione delle prestazioni rientranti nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. E’ tuttavia demandato alle regioni ed alle province autonome la definizione, sentite le associazioni dei consumatori e degli utenti, di una disciplina per regolare i casi in cui la sospensione dell'erogazione delle prestazioni suddette sia legata a motivi tecnici.
Il successivo comma 5 prevede sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione del divieto summenzionato di sospensione delle prenotazioni nonché per l'ipotesi di inadempimento degli obblighi di cui all'articolo 3, comma 8, della legge. 23 dicembre 1994, n. 724.
Il comma 4 prevede l'istituzione di una Commissione nazionale sull'appropriatezza delle prescrizioni. Tra i compiti della Commissione rientra la predisposizione di linee-guida per la fissazione di criteri di appropriatezza delle prescrizioni e delle prestazioni, che devono essere poi approvate con decreto del Ministro della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro 120 giorni dalla costituzione della Commissione.
Riguardo all’articolo 39 il relatore osserva che il comma 1 concerne il programma di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico e di realizzazione di residenze per anziani e soggetti non autosufficienti, finanziati ai sensi dell'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e dell'articolo 50, comma 1, lettera c), della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Viene disposto che le regioni impieghino, nel completamento del proprio programma, la quota di risorse residue destinata alla costruzione, ristrutturazione e adeguamento di presìdi ospedalieri per interventi relativi a presìdi con numero di posti letto non inferiore a duecentocinquanta, ovvero a centoventi nel caso di presìdi per lungodegenza e riabilitazione: la determinazione di tali parametri è intesa ad impedire che vengano distratte risorse per ospedali di piccole dimensioni caratterizzati da elevati costi ed elevata inefficienza.
I commi 2 e 3 prevedono che l'Alleanza degli ospedali italiani nel mondo promuova e coordini le donazioni, in favore delle strutture sanitarie dei Paesi in via di sviluppo, di apparecchiature ed altri materiali dismessi da aziende sanitarie locali, da aziende ospedaliere, da Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e da altre "organizzazioni similari". Tali soggetti comunicano all'Alleanza le informazioni relative alle attrezzature in oggetto, allegando il parere favorevole della regione interessata. L'Alleanza deve anche tenere un inventario aggiornato delle attrezzature disponibili e redigere un rapporto biennale sulle attività svolte.
I commi 4 e 5 prevedono l'istituzione, presso il Ministero della salute, del Sistema nazionale di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria (SiVeAS), al fine di valutare l'efficienza e l'appropriatezza delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Le modalità di applicazione del Sistema sono definite con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
Il comma 6 specifica che la Commissione unica sui dispositivi medici, di cui all'articolo 57 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, esercita anche, su richiesta del Ministro della salute o della Direzione generale dei farmaci e dispositivi medici, funzioni consultive su qualsiasi questione concernente i dispositivi medici medesimi.
Il comma 7 demanda a un decreto del Ministro della salute, da emanare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, la definizione dei criteri e delle modalità di certificazione dei bilanci delle unità sanitarie locali, delle aziende ospedaliere degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e degli istituti zooprofilattici sperimentali.
Il comma 8 prevede la definizione di un limite massimo regionale per il rimborso e la compensazione tra le regioni, relativi all'erogazione di prestazioni da parte delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate in favore di cittadini residenti in altre regioni. Tale limite non si applica alle cure concernenti i pazienti oncologici ed ai ricoveri relativi alle discipline di alta specialità.
Il comma 9, lettera a), ed il comma 10 prevedono una rimodulazione delle prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza, intesa ad incrementare, sotto i profili qualitativo e quantitativo, la relativa offerta in regime ambulatoriale, con corrispondente decremento dell'offerta in regime di ricovero ospedaliero.
La lettera b) del comma 9 prevede, nell'ambito dei livelli di assistenza, il trasferimento della fornitura di prodotti monouso per stomizzati e incontinenti e per la prevenzione e cura delle lesioni da decubito dalla categoria dell'assistenza protesica a quella dell'assistenza integrativa; è prevista inoltre l'istituzione del repertorio dei presìdi protesici ed ortesici erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale.
Il comma 11esclude dall'assoggettamento a procedure di esecuzione forzata i fondi destinati, mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della salute, a servizi e finalità di sanità pubblica o a emolumenti di qualsiasi tipo, dovuti al personale amministrato, ovvero a spese per servizi e forniture relativi agli uffici medesimi.
I commi 12, 13 e 15 recano disposizioni finanziarie relative all'Agenzia Italiana del Farmaco.
In particolare, il comma 12, lettera b), prevede un ampliamento delle entrate della medesima Agenzia, disponendo che spettino ad essa una quota pari al 60 per cento dei versamenti delle imprese farmaceutiche dovuti in caso di richiesta di autorizzazione di congressi, convegni o riunioni su tematiche attinenti all'impiego di medicinali nonché "in misura integrale" le somme corrisposte dalle officine farmaceutiche per gli oneri derivanti dalle attività di ispezione delle medesime.
Il comma 14 ridetermina in centonovanta unità la dotazione organica dell'Agenzia Italiana del Farmaco. L'elevamento della dotazione è a carico della medesima Agenzia ed è inteso a consentire lo svolgimento delle relative funzioni, in particolare di quelle inerenti al rispetto dei limiti di spesa farmaceutica.
Soffermandosi su ulteriori disposizioni, il Relatore segnala che l’articolo 22, nel disciplinare il Patto di stabilità interno, dispone che le spese regionali per la sanità siano sottratte ai vincoli all’incremento relativi al Patto medesimo, restando esse sottoposte alla specifica disciplina di settore.
L’articolo 26, concernente l’adeguamento delle risorse per i rinnovi contrattuali del biennio 2004-2005 dispone, al comma 7, che il concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria è incrementato in via aggiuntiva di 213 milioni di euro a decorrere dal 2006, in deroga a quanto convenuto nell’Intesa fra Governo, regioni e province autonome il 23 marzo 2005.
Riguardo all’articolo 28, il quale detta disposizioni limitative dell’utilizzo di personale a tempo determinato da parte delle Pubbliche amministrazioni, il Relatore segnala che il comma 2 fa salve le assunzioni di personale con contratto a tempo determinato e le stipule di contratti di collaborazione coordinata e continuativa per l’attuazione di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica ovvero di progetti finalizzati al miglioramento dei servizi per gli studenti effettuate, in particolare, da enti di ricerca, Istituto superiore di sanità, Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro, Agenzia per i servizi sanitari regionali, Agenzia italiana del farmaco e università. Vi è tuttavia la condizione che gli oneri derivanti non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli enti o del Fondo di finanziamento degli enti o del Fondo ordinario dell’università.
Per quanto riguarda l’articolo 30, il quale pone alle autonomie territoriali un vincolo alla spesa per il personale, il Relatore rileva che, ai sensi del comma 1, le autonomie coinvolte sono le amministrazioni regionali, e gli enti locali, cui si aggiungono gli enti del Servizio sanitario nazionale. Tali enti adottano misure necessarie a garantire che le spese per il personale non siano superiori per ciascuno degli anni 2006, 2007, 2008 al corrispondente ammontare dell’anno 2004 diminuito dell’1 per cento. L’aggregato di spesa in questione è comprensivo degli oneri riflessi e dell’IRAP sulle retribuzioni. L’aggregato sottoposto a riduzione comprende anche le spese per il personale a tempo determinato, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, o che presta servizio con altre forme di rapporto di lavoro flessibile o con convenzioni. Il comma 6 riguarda gli enti del Servizio sanitario nazionale e prevede che le disposizioni di cui all’articolo 30 stesso costituiscano strumento di rafforzamento dell’Intesa del 23 marzo 2005.
L’articolo 45, comma 1, prevede che per l’anno finanziario 2006 una quota pari al 5 per mille di quanto dovuto dai contribuenti a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche possa essere destinato, fra l’altro, a scelta del contribuente stesso, al sostegno del volontariato, ovvero al finanziamento della ricerca.
L’articolo 50, comma 1, prevede che parte dell’istituendo Fondo per l’innovazione, la crescita e l’occupazione sia destinata ad interventi di adeguamento tecnologico nel settore sanitario.
Passando alla Tabella A del disegno di legge finanziaria, il Relatore segnala l’incremento, rispetto allo stato a legislazione vigente, di 265.000 migliaia di euro annue dell'accantonamento relativo al Ministero della salute. Il totale degli importi risulta quindi pari a 341.963 migliaia di euro per il 2006 ed a 342.963 migliaia per ciascuno degli anni 2007 e 2008. Secondo la relazione illustrativa, l'accantonamento in esame è destinato alla copertura della nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale di emoderivati, delle borse di studio per i medici specializzandi, delle disposizioni concernenti il divieto delle pratiche di mutilazione sessuale nonché per gli indennizzi in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie.
La Tabella B non reca, così come lo stato a legislazione vigente, alcun accantonamento per il Ministero della salute. Essa opera alcune rimodulazioni, inerenti lo stato di previsione del Ministero della salute. In particolare: il fondo da destinare alle attività di ricerca e sperimentazione, di cui all'articolo 12 del decreto legislativo n. 502 del 1992, è incrementato di 99.621 migliaia di euro per il 2006 e di 85.833 migliaia di euro annui a decorrere dal 2007; il finanziamento dell'Istituto superiore di sanità, di cui al decreto legislativo n. 267 del 1993, viene aumentato di 5.469 migliaia di euro per il 2006 e di 1.707 migliaia di euro annui a decorrere dal 2007.
In base al combinato disposto delle Tabelle E ed F, lo stanziamento, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, relativo agli interventi in materia di edilizia sanitaria, di cui all'articolo 50, comma 1, lettera c), della legge n. 448 del 1998, presenta una riduzione pari a 256 milioni di euro per il 2006, a 316 milioni per il 2007 ed a 2.716 milioni per il 2008 ed invece un incremento, pari a 2.520 milioni di euro, per il 2009.
La Tabella E prevede inoltre: una riduzione, pari a 24.000 migliaia di euro per il 2006 ed a 6.000 migliaia di euro per il 2007, dello stanziamento relativo al Policlinico Umberto I di Roma, di cui all'articolo 3, comma 144, della legge n. 350 del 2003; una riduzione, pari a 64.000 migliaia di euro per il 2006, dello stanziamento relativo agli interventi sanitari nei grandi centri urbani, di cui all'articolo 71, comma 1, della legge n. 448 del 1998.
Riguardo allo stato di previsione del Ministero della salute, il Relatore rileva che, mentre il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente appare rispecchiare il livello tendenziale della spesa del Dicastero, gli elenchi 1 e 2 allegati, rispettivamente, agli articoli 3 e 4 del disegno di legge finanziaria operano una serie di riduzioni della spesa relativa ai consumi intermedi ed agli investimenti fissi lordi. Per la prima tipologia, le riduzioni per il Ministero in esame sono pari, rispetto al complesso delle dotazioni previste dal disegno di legge di bilancio a legislazione vigente, al 5,7 per cento; per la seconda, al 39,6 per cento.
Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.
IGIENE E SANITÀ (12a)
mercoledì 12 ottobre 2005
295a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 15) Stato di previsione del Ministero della salute per l'anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il presidente TOMASSINI propone di stabilire alle ore 16,30 di oggi il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno.
La Commissione conviene.
Interviene brevemente il senatore DI GIROLAMO (DS-U), formulando l’auspicio che la ristrettezza dei tempi disponibili per l’esame dei documenti di bilancio non precluda la possibilità di un ampio confronto tra le posizioni delle diverse componenti politiche.
Si passa quindi alla discussione generale.
Il senatore LONGHI (DS-U) esprime alcune critiche nei confronti della politica economica e finanziaria del Governo, sottolineando in particolar modo come nel corso della presente legislatura sia stata costante la tendenza a ridurre le risorse a favore di regioni ed enti locali. In tal modo il Governo ha inteso scaricare su tali soggetti l’onere di procedere ad impopolari inasprimenti fiscali, tuttavia indispensabili al finanziamento di funzioni di rilevante valenza sociale. Tale atteggiamento si è oltretutto inserito in un quadro congiunturale caratterizzato dalla stagnazione e dalle difficoltà economiche di fasce sempre più ampie della popolazione.
La senatrice BETTONI BRANDANI (DS-U), dopo avere lamentato l’eccessiva brevità dei tempi concessi alla Commissione per l’esame in sede consultiva degli atti in titolo, pone in evidenza il fatto che la previsione, di cui al disegno di legge finanziaria, di un aumento di un miliardo di euro del Fondo sanitario si rivela, al di là delle apparenze, una misura del tutto insufficiente, a fronte del reale andamento del fabbisogno di spesa. Tale andamento è stato determinato in modo significativo dagli alti costi della copertura dei livelli essenziali di assistenza, dei rinnovi dei contratti e dei rinnovi delle convenzioni con medici di base e pediatri: tali elementi hanno pesantemente inciso sui bilanci delle singole regioni. Prosegue rilevando la caratterizzazione centralistica del disegno di legge finanziaria, tale da rendere l'erogazione di fondi necessari al finanziamento dei sistemi sanitari regionali vincolata all'emanazione di decreti ministeriali. Ritiene inoltre che la stessa previsione di un piano nazionale per il contenimento dei tempi d’attesa sia ispirata ad una logica centralista di assai dubbia efficacia pratica. Pone quindi in rilievo i notevoli tagli alle risorse per l’edilizia sanitaria e sottolinea che il Governo, anziché elaborare disposizioni destinate a tradursi in mere operazioni di facciata, dovrebbe con responsabilità affrontare la questione delle esigenze di bilancio delle regioni, poiché, in mancanza di risposte adeguate, si verificherà necessariamente una notevole contrazione del livello delle prestazioni rese ai cittadini.
Il senatore MASCIONI (DS-U) rileva preliminarmente come l’andamento del dibattito sia negativamente caratterizzato dalla scarsa rilevanza politica dei contenuti dell’intervento introduttivo del relatore, nonché dalla persistente mancanza di contributi da parte dei senatori appartenenti ai Gruppi di maggioranza.
Sottolinea quindi che il disegno di legge finanziaria in esame non prevede, come sarebbe stato peraltro auspicabile, alcuna misura atta a sanare la situazione di bilancio delle regioni relativa alla sanità. Rileva inoltre come il Governo abbia nella sostanza sottostimato il reale fabbisogno della sanità pubblica, prevedendo un insufficiente aumento delle risorse da destinare al fondo sanitario. Pur riconoscendo che il Governo non ha in realtà sottovalutato il problema del persistente deficit della sanità regionale, ritiene che esso non abbia, nel corso dell’attuale legislatura coerentemente provveduto a risolvere la questione, per cui le singole amministrazioni regionali saranno prevedibilmente costrette a doversi direttamente confrontare con una situazione finanziaria insostenibile.
La senatrice BAIO DOSSI (Mar-DL-U) considera il disegno di legge finanziaria in esame non rispondente alle reali esigenze dei cittadini. Sottolinea inoltre come in merito a tale provvedimento siano già state avanzate riserve a livello europeo, in particolare in ragione dell'assenza di risposte adeguate alla presente situazione di bilancio ed alla perdurante assenza di sviluppo. Prosegue ponendo in evidenza come il quadro economico italiano sia caratterizzato da un preoccupante aumento del numero di famiglie in situazione di povertà. Ritiene inoltre che la manovra di bilancio in esame sia tale da determinare un aumento dell'esistente tensione nei rapporti tra lo Stato e le regioni, a causa dell'inadeguatezza, in particolare, delle risorse destinate al finanziamento del sistema sanitario. Si sofferma inoltre sulla mancanza di misure atte a fare fronte al problema della non autosufficienza, la quale concorre a connotare un quadro in cui sono presenti ampie disparità nel livello quantitativo e qualitativo dell'erogazione dei servizi da parte delle diverse regioni. Quest'ultimo fattore è destinato ad alimentare ulteriormente il fenomeno del "pendolarismo sanitario", anche in conseguenza della mancanza di reale volontà da parte del Governo di mettere a disposizione le risorse necessarie a contrastarlo. Conclude affermando che il disegno di legge finanziaria in titolo non potrà che determinare un maggiore radicamento del presente clima di insicurezza, sicché sarà compito del prossimo Esecutivo provvedere a rispondere efficacemente ai bisogni della società.
In sede di replica interviene il relatore TREDESE (FI) , il quale osserva che i rilievi critici formulati dall'opposizione sono conseguenza di analisi che hanno trascurato i numerosi e rilevanti contenuti positivi di cui al disegno di legge finanziaria in esame. Sottolinea inoltre come il Governo si sia trovato ad agire in un contesto caratterizzato da un andamento negativo dell'economia, tale da non consentire ampi margini di manovra all'Esecutivo. Pone quindi in evidenza la necessità di un atteggiamento responsabile delle regioni, le quali non possono legittimamente prescindere da ogni preoccupazione in ordine alla buona gestione finanziaria dei rispettivi sistemi sanitari per poi aspettarsi comunque l'intervento dello Stato finalizzato al ripianamento dei disavanzi. In particolar modo, il principale problema della sanità italiana non è attualmente rappresentato dalla qualità delle prestazioni, bensì dall'impiego troppe volte irrazionale delle risorse, come è evidente nel caso del ricorso inappropriato a costosi mezzi diagnostici. Conclude affermando che al Governo, nel predisporre il disegno di legge finanziaria in esame, va soprattutto riconosciuto di avere tenuto presente la necessità di affrontare la dimensione concreta delle questioni trattate.
Nel replicare, il sottosegretario CURSI si sofferma sulla necessità di un atteggiamento corretto e responsabile da parte delle regioni. Esse, infatti, non sempre provvedono, come nel caso dei fondi per l'edilizia sanitaria, ad utilizzare effettivamente le risorse messe loro a disposizione. Vi è inoltre l'esigenza che le regioni stesse agiscano nel senso di dare coerentemente seguito agli impegni sottoscritti con il Governo, rispetto ad esempio a questioni quali la centralizzazione degli acquisti, il monitoraggio della spesa sanitaria e farmaceutica, la riduzione del deficit ed il pareggio di bilancio. Ritiene inoltre che, in un'ottica di maggiore razionalità del sistema, l'erogazione di finanziamenti dovrebbe essere commisurata all'effettiva capacità di spesa delle regioni. Conclude formulando l'auspicio dell'approvazione da parte della Commissione di un rapporto favorevole.
Il presidente TOMASSINI avverte che sono stati presentati gli ordini del giorno 0/3613/1/12a e 0/3614/1/12a-Tab. 15 (pubblicati in allegato al presente resoconto).
Interviene quindi il senatore DI GIROLAMO (DS-U), il quale illustra brevemente i menzionati ordini del giorno.
Il relatore TREDESE (FI) ed il sottosegretario CURSI si esprimono in senso contrario in merito agli ordini del giorno presentati.
Gli ordini del giorno 0/3613/1/12a e 0/3614/1/12a-Tab. 15 vengono quindi posti in votazione. Previa verifica del numero legale, ed in esito a distinte votazioni, essi risultano entrambi respinti.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
ALLEGATO???
IGIENE E SANITÀ (12a)
giovedì 13 ottobre 2005
296a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 15) Stato di previsione del Ministero della salute per l'anno finanziario 2006.
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)
Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.
Il relatore TREDESE (FI) presenta una proposta di rapporto favorevole con osservazioni, di cui illustra brevemente il contenuto.
Interviene per illustrare lo schema di rapporto contrario presentato dai senatori dei Gruppi di opposizione il senatore DI GIROLAMO (DS-U), il quale si sofferma sull’insufficienza del finanziamento del fondo sanitario nazionale, pur a fronte delle corrette previsioni già contenute nel D.P.E.F relativo agli anni 2005-2008. Tale insufficienza è a suo parere riconducibile ad una situazione di sottofinanziamento di base del sistema sanitario, le cui risorse sono state impiegate nel 2004 non solo per l’erogazione dei servizi, ma anche per la copertura dei rinnovi contrattuali del settore. Rileva inoltre come la costante sottostima del fabbisogno della sanità abbia avuto come conseguenza un grave indebitamento delle regioni, nei confronti delle quali il disegno di legge finanziaria in esame prevede una serie di misure a carattere coercitivo ed eccessivamente vincolante, così da determinare una lesione di basilari principi di corretti rapporti tra lo Stato e le regioni, necessariamente basati sulla reciproca responsabilità. Sottolinea altresì criticamente la diminuzione delle risorse destinate agli investimenti ed ai programmi di riqualificazione dell’assistenza nei grandi centri urbani, nonché l’inadeguatezza rispetto all’irrisolta questione dell’assistenza sanitaria agli immigrati regolari. Lamenta infine l’insufficienza della quota della spesa sanitaria destinata alla spesa farmaceutica, attualmente posta al 13 per cento, quando sarebbe più opportuno alzare tale limite al 14 per cento, oppure prevedere la possibilità di limitato superamento del tetto esistente, fino allo 0,5 per cento, in relazione alla necessità di impiego di farmaci innovativi.
Il presidente TOMASSINI avverte che si passerà alla votazione della proposta di rapporto presentata dal relatore.
Interviene in sede di dichiarazione di voto il senatore SALZANO (UDC), il quale afferma preliminarmente che, diversamente da quanto sostenuto nel corso della discussione generale, gli esponenti dei Gruppi di maggioranza non intendono in alcun modo sottrarsi ad un aperto confronto. Passando al merito dei documenti di bilancio in esame, sostiene che, in un momento di stentata crescita dell'economia e di conseguenti difficoltà relative alla finanza pubblica, al Governo deve essere riconosciuto il merito di avere previsto la destinazione alla sanità di risorse cospicue, pur senza far ricorso ad inasprimenti fiscali o a misure una tantum. In particolare sottolinea l'attenzione riservata alle esigenze finanziarie delle regioni, opportunamente accompagnata dall'individuazione di strumenti volti all'indispensabile contenimento della spesa. Sottolinea quindi che il Governo si è sempre impegnato al fine di garantire il ripiano dei disavanzi derivanti dalla gestione dei servizi sanitari regionali, apparendo ormai indispensabile che le regioni stesse procedano ad adottare misure di riduzione della spesa.
Considera apprezzabile l'intervento del Governo in ordine al problema delle liste d'attesa, la cui durata, riconducibile a molteplici cause, appare eccessiva e, fatta salva la competenza regionale circa i profili organizzativi, il Ministro della salute deve correttamente farsi carico di tale questione nella misura in cui è necessario garantire il rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Ritiene ugualmente apprezzabile l'istituzione della Commissione nazionale sull'appropriatezza delle prescrizioni, in quanto strumento necessario ad una maggiore razionalità economica dell'intero sistema sanitario. Conclude dichiarando il voto favorevole a nome del proprio Gruppo.
Nel preannunciare il voto favorevole a nome del proprio Gruppo, la senatrice BOLDI (LP) esprime il suo ringraziamento al relatore per il contributo apportato all'esame presso la Commissione. Esprime quindi una valutazione nettamente positiva in merito ai contenuti del disegno di legge finanziaria, in quanto suscettibili di avere una ricaduta favorevole sul livello qualitativo delle prestazioni assicurate ai cittadini. Si sofferma inoltre sulla necessità di non esprimere valutazioni meramente quantitative in materia di finanziamento del sistema sanitario, essendo piuttosto prioritario contemperare la qualità del servizio con l'indispensabile esigenza di contenimento della spesa, onde prevenire il rischio di cedimento finanziario dell'intero sistema. Pertanto appare insopprimibile l'esigenza di eliminare qualsiasi spesa non legata alle necessità qualitative delle prestazioni di cui i cittadini fruiscono. Ritiene altresì opportuna la disposizione riguardante la Commissione nazionale sull'appropriatezza delle prescrizioni, in quanto essa può costituire uno strumento idoneo all'emanazione di linee guida certe, cui il singolo medico può rifarsi al fine di prescrivere prestazioni realmente utili ai propri pazienti, anziché ricorrere a costose quanto inutili pratiche di medicina difensiva. Prosegue esprimendo alcune considerazioni critiche in merito alla prassi di alcune regioni di utilizzare i fondi per l'edilizia sanitaria anche in assenza di reale utilità. Si esprime favorevolmente circa le disposizioni riguardanti il trasferimento ai paesi in via di sviluppo delle attrezzature sanitarie dismesse, la responsabilizzazione delle regioni al fine di limitare migrazioni interne per finalità di cura, gli indirizzi riguardanti i livelli essenziali di assistenza. Giudica altresì positivamente l'entità degli accantonamenti di cui alla tabella A, nonché l'accresciuto sostegno alla ricerca scientifica, anche attraverso la possibilità di destinazione del 5 per mille dovuto a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche. In riferimento alla tabella E, manifesta apprezzamento per la rimodulazione dello stanziamento destinato al Policlinico Umberto I di Roma, la cui gestione finanziaria ha spesso suscitato perplessità.
Il senatore ROLLANDIN (Aut), intervenendo per dichiarazione di voto contrario, pone in evidenza la necessità di una puntuale valutazione delle cause del fenomeno della migrazione per motivi di cura, sottolineando l'importanza in tal senso del fin troppo frequente accreditamento di strutture private specializzate nell'effettuazione di interventi chirurgici di costo elevato. Riferendosi alla questione dell'edilizia sanitaria, richiama l'attenzione sul bisogno di tenere permanentemente in considerazione i casi di regioni nelle quali vi è carenza di posti letto. In riferimento alla previsione relativa alla destinazione del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, esprime perplessità in merito alla scelta di individuare tanto la ricerca quanto il volontariato quali settori beneficiari, sussistendo la possibilità che le esigenze del secondo comprimano di fatto la quota destinata alla prima. Conclude il proprio intervento manifestando apprezzamento in merito alla rilevanza riconosciuta al settore della medicina veterinaria quale presidio indispensabile ad un'efficace tutela preventiva della salute pubblica.
La senatrice BAIO DOSSI (Mar-DL-U) prende la parola ponendo criticamente l'accento sull'insufficienza delle risorse destinate al finanziamento del Fondo sanitario nazionale e sulla generale impostazione della manovra delineata dal Governo, caratterizzata da un'ottica eccessivamente centralista, in contraddizione con l'intento della maggioranza di portare a compimento la cosiddetta "devoluzione". Ulteriore difetto dei documenti di bilancio è la mancanza della dovuta attenzione al tasso di invecchiamento della popolazione, nonché al problema della non autosufficienza di numerosi cittadini; la costituzione di un adeguato fondo per la non autosufficienza è infatti una vera e propria esigenza di civiltà. Rileva quindi l'assenza di risposte adeguate relativamente al tema dell'assistenza agli immigrati, nonché la prevedibile efficacia di qualsiasi misura volta a contrastare le migrazioni per finalità di cura in assenza di un'effettiva perequazione sul territorio delle strutture idonee. Dichiara infine il voto contrario a nome del proprio Gruppo.
Nell'intervenire per dichiarazione di voto favorevole a nome del proprio Gruppo, la senatrice BIANCONI (FI) rileva come le critiche alla manovra del Governo, provenienti dall'opposizione, incentrate sulla questione del centralismo e del rispetto delle potestà regionali, non tengano conto della doverosa esigenza di limitare al massimo le differenze nei livelli di assistenza garantiti ai cittadini delle diverse aree del Paese. Ugualmente ritiene che sia opportuno riconoscere la competenza del Ministero della salute in ordine al controllo sull'andamento delle spese delle regioni, così da prevenire situazioni di eccessivo indebitamento. Quanto al tema della riduzione degli sprechi nel settore sanitario, sottolinea l'importanza di contrastare la diffusione di pratiche cliniche scorrette, potenzialmente tanto antieconomiche quanto inutili o addirittura dannose per la tutela della salute. Esprime inoltre un parere nettamente positivo per quanto attiene l'operato del Ministro della salute finalizzato a risolvere il problema dell'eccessiva lunghezza delle liste d'attesa, tale da alimentare forme di malcostume a danno dei cittadini, troppe volte costretti ad affrontare spese rilevanti per prestazioni cliniche e diagnostiche il cui accesso nelle strutture pubbliche è precluso dalla sussistenza di liste d'attesa chiuse. Si esprime altresì favorevolmente in merito all'entità dell'impegno finanziario profuso a beneficio della sanità dal Governo nel corso dell'attuale legislatura, che ha consentito di porre rimedio alle carenze dell'azione dei Governi di centro-sinistra durante la legislatura precedente. Con particolare soddisfazione rileva infine l'attenzione dimostrata dal Governo nei confronti dei pazienti stomizzati e portatori di protesi.
Il senatore ULIVI (AN) mette in evidenza l'attenzione costantemente riservata dal Governo alle esigenze di sostegno finanziario dei sistemi sanitari regionali, l'impegno dimostrato nell'abbattere gli eccessivamente lunghi tempi di attesa per la fruizione di prestazioni terapeutiche e diagnostiche, l'obiettivo di limitare al massimo le spese superflue attraverso un'opportuna razionalizzazione (quale quella che può essere garantita dalla Commissione nazionale per l'appropriatezza delle prescrizioni) con una maggiore attenzione, nell'effettuazione di investimenti, alle effettive esigenze dei territori. Considera inoltre insussistente il pericolo di una nuova centralizzazione, essendo la potestà regionale sufficientemente garantita dal metodo della concertazione, che il Governo non intende in alcun modo mettere in discussione. Dopo avere espresso valutazioni positive in ordine, in particolare, alla previsione riguardante la destinazione del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche al finanziamento della ricerca ed avere messo in evidenza l'entità delle risorse attribuite alla sanità, particolarmente ingente se posta in relazione ad un quadro congiunturale obiettivamente difficile, preannuncia il voto favorevole del proprio Gruppo.
Il senatore MASCIONI (DS-U) sottolinea l'esigenza di evitare che il giusto atteggiamento di rigore nei confronti della spesa delle amministrazioni regionali prescinda dal bisogno di una specifica valutazione delle peculiari necessità finanziarie della sanità. La corretta gestione di tale settore deve in particolare essere caratterizzata dall'oculatezza nelle spese, cui deve costantemente sommarsi la dovuta considerazione della rilevanza sociale che gli è propria. Dichiara infine il voto contrario del proprio Gruppo.
Previa verifica del numero legale, la Commissione approva infine la proposta di rapporto favorevole con osservazioni presentata dal relatore. Risulta pertanto preclusa la votazione della proposta di rapporto di cui è primo firmatario il senatore Di Girolamo (la quale verrà comunque comunicata alla 5a Commissione, ai sensi dell'articolo 126, comma 6, del Regolamento).
La seduta termina alle ore 10.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLA SALUTE
(disegno di legge n. 3614 -Tabella 15)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La 12ª Commissione, esaminati, per le parti di competenza, i disegni di legge in titolo, esprime rapporto favorevole, con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria 2005:
a) si rileva positivamente che la Tabella C prevede un rilevante incremento del fondo da destinare alle attività di ricerca e sperimentazione (di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni), incremento pari a 99.621 migliaia di euro per il 2006 ed a 85.833 migliaia di euro annui a decorrere dal 2007;
b) la rimodulazione dei livelli essenziali di assistenza, prevista dai commi 9 e 10 dell'articolo 39, deve essere accompagnata dalla ridefinizione degli standard, come già stabilito dall'articolo 1, comma 169, della legge finanziaria 2005;
c) si ritiene necessario introdurre modifiche alla disciplina sugli indennizzi di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, al fine di incrementare i relativi livelli di tutela e di sopprimere gli attuali limiti temporali per la presentazione delle domande;
d) il comma 5 dell'articolo 38 prevede, tra l'altro, una sanzione amministrativa pecuniaria per l'ipotesi di inadempimento degli obblighi di cui all'articolo 3, comma 8, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. Occorrerebbe chiarire se quest'ultimo richiamo concerna (ai fini sanzionatori in esame) sia l'omissione della tenuta del registro ("delle prestazioni specialistiche ambulatoriali, di diagnostica strumentale e di laboratorio e dei ricoveri ospedalieri ordinari") sia la violazione del diritto ("di tutti i cittadini che vi abbiano interesse") all'accesso a notizie sulle prenotazioni e sui relativi tempi di attesa (ferma restando la "salvaguardia della riservatezza delle persone");
e) si rileva altresì che la rubrica dell'articolo 38 non sembra esaustiva (rispetto al complesso delle materie ivi contenute);
f) riguardo alle norme di cui ai commi 2 e 7 dell'articolo 39, occorrerebbe chiarire se esse concernano, per quanto riguarda gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, solo quelli di diritto pubblico.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI DI GIROLAMO, BAIO DOSSI, CARELLA, ROLLANDIN, MASCIONI, BETTONI BRANDANI, LONGHI E GAGLIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLA SALUTE
(disegno di legge n. 3614 - Tabella 15)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL
DISEGNO DI LEGGE N. 3613
La 12 a Commissione Igiene e Sanità, esaminate le parti di competenza del disegno di legge n. 3614 "Bilancio di previsione per l’anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008" e del disegno di legge n. 3613 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)"
considerato che
nella materia sanitaria si deve registrare ancora una volta l’insufficiente finanziamento del Fondo sanitario nazionale in quanto a fronte di una previsione che, nel DPEF 2005 – 2008, era individuata in 95,600 milioni di euro per il 2006, la quota prevista nella attuale legge finanziaria è di 89,960 milioni di euro. A questo si aggiunge il fatto che il miliardo di euro aggiuntivo è vincolato alla stipula di specifici accordi con le regioni, ed i due miliardi di concorso al ripiano del disavanzo del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2002, 2003 e 2004 sono legati alla espressione, da parte della Conferenza unificata, di due intese, una legata all’abbattimento delle liste di attesa, che dunque andrebbe finanziata altrimenti, e l’altra sullo schema di Piano sanitario nazionale 2006-2008, eccedendo gli stessi poteri del Governo, senza contare che l’indebitamento delle regioni per quegli stessi anni, a causa del persistente sottofinanziamento, ha superato i 10 miliardi di euro, ponendo problemi molto seri di sostenibilità alle regioni. Rimane non definita la questione della copertura dei disavanzi degli IRCCS, dei Policlinici universitari e delle Aziende miste, non vengono previste risorse aggiuntive per finanziare gli aumenti contrattuali del biennio economico 2004, 2005 che, secondo l’accordo raggiunto fra Governo e O.O.S.S. senza le regioni, prevede aumenti dell’ordine del 5,01 per cento per un importo previsto di 1,13 miliardi di euro, ed addirittura nel decreto collegato si impone di finanziarlo con il bilancio 2005. Sono del tutto insufficienti le risorse previste per la ricerca biomedica, anche in relazione ai progetti attivati in particolar modo dall’I.S.S., si opera una ulteriore decurtazione alle spese per investimenti, sia per quanto riguarda i fondi per l’edilizia sanitaria, sia per i programma di riqualificazione dell’assistenza sanitaria nei grandi centri urbani. Resta aperta la questione delle risorse da destinare alla assistenza degli immigrati regolarizzati, il cui impatto pro-capite è riconosciuto solo nella misura del 50 per cento e non viene risolta la questione della copertura delle necessità per assicurare contratti di formazione-lavoro ai medici specializzandi. Riguardo alla spesa farmaceutica non si prevedono risorse aggiuntive per i farmaci innovativi, né l’individuazione di "Accordi di Programma" con le industrie farmaceutiche. Non viene prevista alcuna risorsa per favorire lo sviluppo, la riorganizzazione e la qualificazione della sanità nel Mezzogiorno, né vi sono iniziative e risorse per i non autosufficienti che si troveranno ancora più in difficoltà, sia per i tagli apportati ai trasferimenti agli Enti locali, sia per la non ancora avvenuta corresponsione del 50 per cento del Fondo nazionale per le Politiche sociali, esprime rapporto contrario.
TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13a)
mercoledì 12 ottobre 2005
450a Seduta (antimeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza).
- Tab. 9) Stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio per l’anno finanziario2006.
- Tab. 10) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza).
- Tab. 14) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza).
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio)
Il presidente MULAS propone che eventuali emendamenti ed ordini del giorno alla Tabella 9 e, per le parti di competenza, alle Tabelle 2, 10 e 14 ed eventuali ordini del giorno alle connesse parti di legge finanziaria siano presentati entro le ore 14,30 di oggi.
Non facendosi osservazioni così resta stabilito.
Il relatore per la Tabella 9 e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, senatore ZAPPACOSTA (AN) ritiene preliminarmente che bisognerebbe sfatare il luogo comune secondo il quale maggiori investimenti equivalgano a migliori interventi; nel settore delle politiche ambientali, difatti, nel complesso degli stanziamenti per il 2006, si denota una forte attenzione, nonostante il quadro economico generale resti sfavorevole. Pertanto, tanto il Governo, quanto il Dicastero competente confermano la propria sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali, pur nel rispetto dei limiti rigidi fissati dalla necessità del contenimento delle spese. Sono quindi confermati gli impegni nei settori del dissesto idrogeologico, della difesa del suolo, della tutela delle acque, per l’attuazione del protocollo di Kyoto e per lo sviluppo della ricerca scientifica.
Pur essendovi obiettive riduzioni negli stanziamenti per taluni dei comparti menzionati, si sottolinea il particolare sostegno nei confronti delle aree naturali protette, intese come occasione di sviluppo e di valorizzazione delle tradizioni e del territorio, a conferma che il paesaggio deve essere inteso come un cardine dell’identità nazionale e culturale. Analogamente, risultano potenziati i settori relativi allo sviluppo sostenibile, alla biodiversità e alla difesa dell’ambiente marino, come pure il settore riguardante le politiche di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica che sempre più rivendica un ambiente pulito e ben conservato.
Sempre per quanto concerne la Direzione Protezione della natura si deve segnalare l’attenzione rivolta alla rete ecologica paneuropea, mentre altrettanto significativo è l’impegno nei confronti del piano nazionale di bonifica dei siti inquinati, previsto dalla legge n. 426 del 1998. In particolare, in tale ambito, sta emergendo l’importanza dello strumento rappresentato dall’accordo di programma, che consente il coinvolgimento sia dei soggetti pubblici che dei soggetti privati. Sul tema dei rifiuti, restano prioritarie le indicazioni contenute nel protocollo di Kyoto, con particolare riferimento alla promozione della raccolta differenziata, al recupero energetico dai rifiuti urbani e dalle discariche. Sempre in relazione all’attuazione del protocollo di Kyoto, si prevede di portare a compimento le azioni previste dal fondo per lo sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda la salvaguardia ambientale si confermano gli impegni concernenti l’inquinamento atmosferico e la mobilità sostenibile, come pure la lotta di altre forme di inquinamento, mentre si ribadisce l’importanza della certificazione ambientale, nonché della promozione delle fonti energetiche rinnovabili. Inoltre, un ulteriore strumento per la riduzione dei livelli di inquinamento sarà costituito dall’autorizzazione integrata ambientale che, disciplinata dal decreto legislativo n. 59 del 2005, sostituirà ad ogni effetto le altre autorizzazioni, visti, i nulla osta o i pareri in materia ambientale. Un ulteriore settore in cui spicca l’azione del Dicastero dell’ambiente è certamente rappresentato dalla lotta al dissesto idrogeologico, per il quale sarebbe necessario adottare un piano decennale di prevenzione di circa 40 milioni di euro, anche se sono stati ad oggi erogati soltanto 1.500 milioni di euro.
Soffermandosi nel merito di quanto disposto nella tabella relativa al ministero dell’ambiente, si evidenzia che lo stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per il 2006 reca, quanto alla competenza, spese per complessivi 930,66 milioni di euro, con una riduzione pari a 230,06 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005. Con riguardo al centro di responsabilità protezione della natura, si registra per la competenza una diminuzione di 22,24 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005, per la cassa una riduzione di 26,22 milioni di euro e per i residui una riduzione di 33,11 milioni di euro. Per il centro di responsabilità Qualità della vita si registra per la parte di competenza una diminuzione di 16,98 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005, mentre per la cassa una riduzione di 75,02 milioni di euro. I residui registrano una riduzione di 175,12 milioni di euro. Per il centro di responsabilità Ricerca ambientale e sviluppo si registra per la parte di competenza una riduzione di 0,35 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005, di 37,84 milioni di euro per la cassa e per i residui di 111,95 milioni di euro. Per il centro di responsabilità Salvaguardia ambientale si registra per la parte di competenza una diminuzione di 4,92 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005, per la cassa di 18,15 milioni di euro e per i residui di 66,8 milioni di euro. Per il centro di responsabilità Difesa del suolo si registra per la parte di competenza una riduzione di 3,72 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005, per la cassa di 64,07 milioni di euro e per i residui di ben 139,57 milioni di euro. Per il centro di responsabilità servizi interni del ministero si registra per la parte di competenza una diminuzione di 6,78 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005, per i residui di 33,39 milioni di euro e per la cassa una riduzione di 2,45 milioni di euro. Occorre poi segnalare la riduzione dei residui passivi, accertati al primo gennaio 2005, nella misura di 712,1 milioni di euro.
Per quanto concerne le parti del disegno di legge finanziaria che rientrano nella sfera di competenza del ministero dell’ambiente, l'articolo 3, comma 1, del disegno di legge finanziaria dispone la rideterminazione delle dotazioni delle unità previsionali di base degli stati di previsione dei Ministeri (ad esclusione del comparto sicurezza) relative alle spese per consumi intermedi non aventi natura obbligatoria. Con riferimento al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, l'elenco 1 del disegno di legge finanziaria (al quale fa rinvio il sopracitato articolo 3, comma 1) a fronte di una spesa totale per consumi intermedi pari a 180,25 milioni di euro reca una riduzione per il 2006 pari a 9,92 milioni di euro (5,5 per cento). L'articolo 4 del disegno di legge finanziaria dispone la rideterminazione delle dotazioni delle unità previsionali di base degli stati di previsione dei Ministeri (ad esclusione del comparto sicurezza) relative alle spese per investimenti fissi lordi non aventi natura obbligatoria. Con riferimento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'elenco 2 del disegno di legge finanziaria (al quale fa rinvio il sopracitato articolo 4) a fronte di una spesa investimenti fissi lordi pari a 39,67 milioni di euro reca una riduzione per il 2006 pari a 0,80 milioni di euro (2 per cento).
L’articolo 60, comma 4 stabilisce che il fondo da ripartire per esigenze di tutela ambientale sia iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente, mentre il comma 5 autorizza la spesa di 100 milioni di euro per il 2006 per l’attuazione delle misure previste dal protocollo di Kyoto. I commi da 6 a 9 dell’articolo in esame hanno ad oggetto l’esecuzione degli interventi, messa in sicurezza, caratterizzazione, bonifica e ripristino ambientale delle aree inquinate, mentre i commi da 10 a 18 recano disposizioni in materia di danno ambientale.
In conclusione, sottolinea che sebbene il Paese attraversi un difficile momento economico – dovendo affrontare varie emergenze, come quella del Mezzogiorno o del lavoro – il Governo e il Ministero dell’ambiente confermano, come negli anni precedenti, una notevole sensibilità nei confronti delle politiche ambientali.
Il relatore, senatore BERGAMO (UDC) riferisce sulle parti di competenza della Tabella 10 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria, rilevando che lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il 2006 reca per la parte di competenza spese per complessivi 7.233,52 milioni di euro, con una riduzione di 114,41 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005. Pertanto, nonostante le difficoltà economiche, risultano pressoché mantenuti gli impegni legati all’attuazione della cosiddetta legge obiettivo.
Per quanto concerne l’analisi dei centri di responsabilità, si rileva che per il Gabinetto e Uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro la dotazione di competenza è pari a 803,70 milioni di euro, con una variazione in aumento pari a 241,43 milioni di euro rispetto al dato assestato 2005, mentre per il coordinamento dello sviluppo del territorio, personale e servizi generali la dotazione di competenza è pari a 584,62 milioni di euro, presentando una variazione negativa pari a 30,83 milioni di euro rispetto al dato assestato 2005. Per il centro di responsabilità Infrastrutture stradali, edilizia e regolazione dei lavori pubblici la dotazione è di 1.316,23 milioni di euro con una variazione negativa pari a 232,81 milioni di euro rispetto al dato assestato 2005.
Soffermandosi sugli stanziamenti maggiormente significativi, si segnala la rilevanza dell'U.P.B. 1.2.10.2 – Fondo opere strategiche – nel capitolo 7060 istituito in attuazione dell'articolo 13 della legge n. 166 del 2002 "Fondo da ripartire per la progettazione e la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale nonché per le opere di captazione ed adduzione delle risorse idriche" (legge obiettivo); un altro importante stanziamento appartiene alla parte capitale per investimenti riferita all’U.P.B 2.3.2.7 - Interventi per Venezia. Inoltre, sono individuate risorse anche per il sostegno all’accesso all’abitazione a favore di interventi nelle grandi città, per l’edilizia abitativa e per le calamità naturali e i danni bellici.
Dopo aver fatto presente che il volume complessivo dei residui passivi subisce una riduzione rispetto all’anno precedente, si sofferma sui contenuti delle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, ad iniziare dalla tabella B che prevede accantonamenti finalizzati agli interventi per la programmazione dello sviluppo economico e sociale e per il finanziamento di interventi per opere pubbliche. La tabella C reca poi uno stanziamento per la legge relativa alla disciplina delle locazioni, mentre la tabella E contiene una riduzione del finanziamento per la realizzazione e il completamento di interventi riferiti alla tutela ambientale.
Con riferimento alle parti di competenza del disegno di legge finanziaria, l'articolo 3, comma 1, del disegno di legge finanziaria dispone la rideterminazione delle dotazioni delle unità previsionali di base degli stati di previsione dei Ministeri (ad esclusione del comparto sicurezza) relative alle spese per consumi intermedi non aventi natura obbligatoria. Con riferimento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'elenco 1 del disegno di legge finanziaria (al quale fa rinvio il sopracitato articolo 3, comma 1) a fronte di una spesa totale per consumi intermedi pari a 227,56 milioni di euro reca una riduzione per il 2006 pari a 27,46 milioni di euro (12,1 per cento).
L'articolo 4 del disegno di legge finanziaria dispone la rideterminazione delle dotazioni delle unità previsionali di base degli stati di previsione dei Ministeri (ad esclusione del comparto sicurezza) relative alle spese per investimenti fissi lordi non aventi natura obbligatoria. Con riferimento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'elenco 2 del disegno di legge finanziaria (al quale fa rinvio il sopracitato articolo 4) a fronte di una spesa per investimenti fissi lordi pari a 810,94 milioni di euro reca una riduzione per il 2006 pari a 121,35 milioni di euro (15 per cento).
Il relatore, senatore CHINCARINI (LP) riferisce sulle parti di competenza della Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria, rilevando preliminarmente che nel corso del 2004 sono intervenute importanti novità legislative che hanno posto le premesse per l’avvio di una efficiente azione sia nel campo della conservazione e protezione dei beni ambientali, sia in quello della valorizzazione. In particolare, emerge l’obiettivo di collegare le politiche culturali e dello sport con altre politiche, come quelle del turismo, dei trasporti, delle attività produttive e dell’ambiente. Lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per il 2006 reca spese complessive in conto competenza per 2.017,29 milioni di euro, di cui 1.380,94 per spese correnti, 619,82 per spese in conto capitale. Rispetto alle previsioni assestate per il 2005 si registra una diminuzione di 186, 30 milioni di euro quanto alla competenza; inoltre, si registra una diminuzione dell’entità dei residui passivi per un importo di 989, 12 milioni di euro.
Tra i centri di responsabilità che riguardano maggiormente la competenza della Commissione, occorre segnalare quello riguardante il Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, mentre, con riferimento all’analisi per funzioni obiettivo, si segnala che la spesa per la protezione dell’ambiente è pari a 26,67 milioni di euro in termini di competenza, mentre per la cassa si registrano 26,69 milioni di euro.
Con riferimento alle tabelle del disegno di legge finanziaria, la tabella A prevede accantonamenti finalizzati alla legge quadro sulla qualità architettonica, a misure speciali di tutela e valorizzazione delle città italiane e per interventi in materia di beni e attività culturali. La tabella B prevede un accantonamento finalizzato alla legge quadro sulla qualità architettonica.
Dopo aver illustrato sommariamente i contenuti degli articoli 3, commi 1 e 4 del disegno di legge finanziaria, auspica in conclusione che la Commissione possa confermare quanto emerso nella precedente sessione di bilancio quando si richiesero investimenti più consistenti in favore delle sovrintendenze, i cui compiti si sono accresciuti in seguito all’entrata in vigore del nuovo codice dei beni culturali e paesaggistici. Sarebbe altresì auspicabile una migliore collaborazione fra l’Agenzia del Demanio e gli enti locali chiamati ad esprimersi insieme in tema di valorizzazione del patrimonio demaniale.
Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 10,15.
TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13a)
mercoledì 12 ottobre 2005
451a Seduta (pomeridiana)
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza).
- Tab. 9) Stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio per l’anno finanziario2006.
- Tab. 10) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza).
- Tab. 14) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l’anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza).
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Seguito e conclusione dell’esame della Tabella 9 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole. Seguito e conclusione dell’esame delle parti di competenza della Tabella 10 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni. Seguito e conclusione dell’esame delle parti di competenza della Tabella 2 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole. Seguito e conclusione dell’esame delle parti di competenza della Tabella 14 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole.)
Riprende l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il relatore, senatore PONZO (FI) riferisce sulle parti di competenza della Tabella 2 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria, rilevando che nello stato di previsione del Ministero dell’economia si segnalano l’U.P.B. 3.1.5.15 – Protezione civile, con uno stanziamento di 40,55 milioni di euro, e l’U.P.B. 3.1.5.16 – Servizio civile nazionale dove si prevede una riduzione di 13,62 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate al 2005. Tra le spese in conto capitale si segnala l’U.P.B. 3.10.3 – Protezione civile con 1.575, 73 milioni di euro complessive. Ulteriori stanziamenti rientranti nella competenza della Commissione attengono alle spese in conto capitale individuate nelle U.P.B. riguardanti la prevenzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico, il risparmio idrico e l’utilizzo delle acque reflue, la difesa del suolo, l’edilizia abitativa, le calamità naturali ed i danni bellici, gli interventi per Venezia ed il risanamento e la ricostruzione delle zone terremotate.
Con riferimento alle Tabelle del disegno di legge finanziaria, nella Tabella C sono contenuti alcuni stanziamenti che riguardano il decreto-legge n. 142 del 1991 per finalità legate al reintegro del Fondo della Protezione civile, nonché per provvedimenti in favore delle popolazioni colpite dal terremoto del dicembre 1990 in alcune province siciliane, nonché la legge n. 225 del 1992 e la legge quadro in materia di incendi boschivi. Si sofferma quindi sugli articoli del disegno di legge finanziaria che rientrano nella sfera di competenza della Commissione; in particolare, l’articolo 20 autorizza il Dipartimento della protezione civile ad erogare ai soggetti competenti contributi quindicennali per gli interventi e le opere di ricostruzione nei territori colpiti da calamità naturali per i quali si era dichiarato lo stato di emergenza. La spesa annua autorizzata per le predette finalità è pari a 26 milioni di euro per quindici anni, a decorrere dal 2006.
Il presidente MULAS (AN) dichiara aperta la discussione generale congiunta.
Il senatore VALLONE (Mar-DL-U) rileva che, al di là delle buone intenzioni che nel corso degli ultimi anni sono state ripetute da parte del Governo e del Ministro dell’ambiente, lo stato attuale delle politiche ambientali è tale che difficilmente potranno raggiungersi gli obiettivi auspicati. Infatti, anche in questa manovra di bilancio, si deve prendere atto del consistente decremento delle risorse stanziate sia per quanto attiene alle spese correnti, che per quanto riguarda le spese in conto capitale. Se è pur vero che il Governo in questi anni ha dovuto affrontare una situazione economica generale oggettivamente negativa, tuttavia è innegabile l’esistenza di una incapacità di fondo e di carenze gravi nell’attuazione di quelle politiche ambientali assolutamente indispensabili per il Paese. Gli impegni che sono stati assunti nelle manovre finanziarie per combattere l’inquinamento atmosferico – attraverso il finanziamento del car-sharing – non sono stati realizzati, come pure restano incompiuti i programmi relativi ad un prelievo sui carburanti da destinare al finanziamento delle vetture a basso impianto ambientale. Inoltre, a causa dell’approssimarsi della conclusione della legislatura, non vi saranno effetti incisivi da parte dei decreti legislativi previsti dalla legge n. 308 del 2004.
In conclusione, come ribadito durante la scorsa manovra di bilancio, il Governo, anziché occuparsi esclusivamente della fase di emergenza, dovrebbe intervenire sulla programmazione, magari varando una legge decennale che contenga tutte le misure che si rendano necessarie.
Il senatore ROLLANDIN (Aut) evidenzia che emerge dalla lettura dei documenti di bilancio una preoccupante contrazione delle risorse riferite al funzionamento delle aree naturali protette e dei parchi, che si trovano quindi nell’obiettiva difficoltà di realizzare le varie iniziative in cui sono impegnati. Inoltre, si riscontra un quadro negativo delle risorse finanziarie anche per la tutela delle zone montane poiché, non solo non vi sono sufficienti risorse per il finanziamento del Fondo comune per la montagna, ma non vi è alcuna previsione in merito al disegno di legge in favore dei comuni montani, ancora all’esame del Parlamento.
Dopo aver evidenziato che anche gli investimenti per i programmi di attuazione del Protocollo di Kyoto e per i fondi relativi alle unità abitative risultano ridimensionati, esprime riserve su quanto previsto dall’articolo 60, comma 11 poiché l’adeguamento delle sanzioni amministrative per illeciti ambientali rischia di porre in serie difficoltà le piccole e medie imprese, soprattutto artigiane ed agricole. Ritiene con ciò di aver illustrato l’ordine del giorno n. 102.
Ad avviso del senatore GASBARRI (DS-U) ,si assiste per la prima volta nell’ultimo quinquennio ad una considerevole riduzione dei fondi destinati alla Protezione civile; ma non preoccupa tanto la disponibilità delle risorse, quanto la loro utilizzazione che talvolta è stata motivo di sprechi ingiustificati, favoriti anche dall’assenza di controlli sulle spese. Anche in questa occasione, non si può che ribadire che il Dipartimento della protezione civile si è allontanato nella sua attività dalle finalità istituzionali dettate dalla legge n. 225 del 1992; di conseguenza, i fondi assegnati sono stati per lo più utilizzati per l’organizzazione dei cosiddetti grandi eventi. Un ulteriore aspetto critico è dato dal fatto che non si ripropone la disposizione che prevedeva il ricorso al mercato assicurativo per il finanziamento degli interventi di ricostruzione.
Con riferimento poi alle parti di competenza della Tabella 10, rimane del tutto insoddisfacente la disponibilità delle risorse finanziarie destinate alla lotta al disagio abitativo, nonostante ciò rappresenti una grave questione sociale. In tale ambito, inoltre, non sono stati mantenuti gli impegni che il Governo aveva assunto sia per la revisione della legge n. 431 del 1998 sia per la verifica del suo stato di attuazione.
Ritenendo con ciò di aver illustrato gli ordini del giorno nn. 301 e 201, ribadisce il proprio giudizio negativo sui documenti di bilancio in titolo.
Il senatore ROTONDO (DS-U) lamenta in primo luogo l’assenza del Rappresentante del Governo per i beni culturali, proprio nel momento in cui la Commissione esamina le parti di competenza della Tabella 14 riferite alla tutela dei beni ambientali e paesaggistici, tutela che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario per l’Esecutivo non solo sotto l’aspetto della salvaguardia del patrimonio culturale, ma anche perché tale ricchezza costituisce un’occasione di rilancio economico. Ma ancora una volta, il Governo si dimostra disattento rispetto a questi rilevanti obiettivi e, attraverso i documenti di bilancio sottoposti all’esame parlamentare, configura un generale ridimensionamento delle risorse che colpisce anche le fondazioni, gli enti culturali ed i fondi destinati allo spettacolo ed alla tutela dei siti culturali.
Il senatore IOVENE(DS-U), intervenendo a nome di tutte le componenti dei Gruppi di centro-sinistra, fa presente che, ai sensi dell’articolo 126, comma 9, del Regolamento, le Commissioni permanenti dovrebbero disporre di dieci giorni di tempo per l’espressione dei rapporti di propria competenza e, quindi, poiché i documenti di bilancio sono stati deferiti soltanto ieri, dovrebbe essere possibile esprimere i rapporti entro il giorno 21 corrente mese. Chiede pertanto che il disposto dell’articolo 126, comma 9, del Regolamento venga rispettato pienamente, consentendo alla Commissione di effettuare un esame più meditato ed approfondito delle tabelle di bilancio di propria competenza e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Quanto al merito delle previsioni di cui alla Tabella 9, si registra una drastica riduzione degli stanziamenti in termini di competenza, riduzione pari a oltre 230 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2005. Ancor più grave è il fatto che la maggior parte di tale riduzione – pari a circa 200 milioni di euro – concerne la parte capitale, e quindi, gli investimenti, che verrebbero così decurtati di circa il 30 per cento. Una simile penalizzazione degli stanziamenti relativi alla tutela dell’ambiente e del territorio sembra essere l’ennesimo frutto della cosiddetta finanza creativa del ministro Tremonti.
Illustra quindi brevemente gli ordini del giorno n. 3 e n. 5, relativi al disegno di legge finanziaria, nonché l’ordine del giorno n. 103, relativo alla Tabella 9 del disegno di legge di bilancio, sottolineando come il primo di essi miri a ripristinare gli stanziamenti destinati ai parchi, alle aree protette e all’ICRAM, riconducendoli almeno al livello previsto dalla legge finanziaria per l’anno in corso, mentre con l’ordine del giorno n. 103 si intende promuovere le politiche di sistema previste dalla legge n. 426 del 1998 per i parchi delle Alpi, dell’Appennino e delle Isole minori. Con l’ordine del giorno n. 5, infine, si vuole impegnare il Governo a rifinanziare il Fondo per la difesa del suolo e tutela ambientale, riferendo in Parlamento sullo stato ed i criteri del suo utilizzo.
Il presidente MULAS, nel dichiarare chiusa la discussione generale congiunta, fa presente al senatore Iovene che il termine di lunedì prossimo per esprimere i rapporti alla Commissione bilancio è stato fissato dalla Conferenza dei Gruppi parlamentari.
Il sottosegretario VENTUCCI fa presente al senatore Iovene di aver partecipato alla Conferenza dei Gruppi parlamentari che ha fissato a lunedì 17 ottobre il termine per l’espressione dei rapporti delle Commissioni permanenti alla Commissione bilancio. Al riguardo, la decisione di abbreviare i termini che, in effetti, sono previsti dall’articolo 126, comma 9, del Regolamento, è stata assunta esclusivamente nell’interesse del Paese e al solo scopo di lasciare al Presidente del Senato un maggior lasso di tempo per predisporre le comunicazioni sul contenuto del disegno di legge finanziaria di cui all’articolo 126, commi 3 e 4 del Regolamento.
Il relatore per la Tabella 9 del disegno di legge di bilancio e per le connesse parti del disegno di legge finanziaria, ZAPPACOSTA(AN), sottolinea come i documenti di bilancio per il triennio 2005-2008 rappresentino un’ulteriore testimonianza dell’impegno profuso negli ultimi quattro anni dal ministro Matteoli, il quale ha il merito di aver efficacemente affrontato tematiche assai delicate come quelle dello sviluppo sostenibile, della lotta all’inquinamento nelle aree urbane, dell’attuazione del Protocollo di Kyoto. D’altra parte, la delicata situazione internazionale ha reso necessario un notevole sforzo che, peraltro, non ha affatto indotto il Governo a decurtare gli stanziamenti per la tutela dell’ambiente, dal momento che il dato su cui si è soffermato il senatore Iovene è semplicemente la conseguenza dell’esaurimento delle risorse accantonate per l’attuazione di alcuni provvedimenti legislativi.
Quanto agli ordini del giorno presentati alla Tabella 9 del disegno di legge di bilancio e alle connesse parti del disegno di legge finanziaria, esprime parere contrario sugli ordini del giorno nn. 3, 4, 5, 101 e 103, si rimette al Governo sull’ordine del giorno n. 1 ed esprime parere favorevole, a condizione che anche il Governo si esprima favorevolmente, sull’ordine del giorno n. 102.
Fa presente infine che è sua intenzione redigere un rapporto favorevole.
Il relatore per le parti di competenza della Commissione della Tabella 10, e per le connesse parti del disegno di legge finanziaria, BERGAMO (UDC) , sottolinea come l’attenzione del Governo permanga elevata su una tematica assai delicata come l’emergenza abitativa, esprimendo l’auspicio che sia possibile reperire maggiori risorse finalizzate ad interventi a favore delle fasce più disagiate.
Nel preannunciare che intende redigere un rapporto favorevole con alcune osservazioni – riguardanti appunto l’esigenza di reperire risorse aggiuntive per gli inquilini più disagiati, nonché la necessità di finanziare le azioni di salvaguardia ambientale e socio-economica dei soggetti previsti dalla legge speciale per Venezia – esprime parere favorevole sull’ordine del giorno n. 201, a condizione che venga riformulato espungendone la premessa e modificando il dispositivo.
Il relatore per le parti di competenza della Commissione della Tabella 2 e per le connesse parti del disegno di legge finanziaria, PONZO (FI), osserva come la necessità di predisporre documenti contabili improntati al rigore per la manovra relativa al triennio 2005-2008 sia la conseguenza di una situazione economica internazione alquanto delicata, caratterizzata da un notevole apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro e dalla forte presenza nei mercati occidentali di prodotti esportati da paesi come la Cina o l’India, situazione economica la cui responsabilità può essere ascritta a Romano Prodi. Quanto poi agli stanziamenti per la protezione civile, le risorse destinate a tale settore sono state comunque implementate, nel loro complesso, rispetto a quanto era stato previsto per l’attuazione della legge n. 225 del 1992 per la sua attuazione.
Esprime infine parere contrario sull’ordine del giorno n. 301e preannuncia che intende redigere un rapporto favorevole.
Il relatore per le parti di competenza della 13ª Commissione della Tabella 14 e per le connesse parti del disegno di legge finanziaria, CHINCARINI (LP) , osserva che l’esigenza di mettere a punto una manovra economico-finanziaria rigorosa ha comportato una limitazione delle risorse destinate agli enti locali, limitazione che colpisce purtroppo anche quei comuni che si sono contraddistinti per un’attenta ed oculata gestione.
Esprime quindi parere favorevole sull’ordine del giorno n. 401, a condizione che ne venga modificata la parte dispositiva, invitando il Governo a prevedere la possibilità di ripristinare adeguatamente i fondi previsti per il Centro di responsabilità 4, e fa presente che è sua intenzione redigere un rapporto favorevole.
Il sottosegretario VENTUCCI, intervenendo su delega dei ministri dell’ambiente, delle infrastrutture, dell’economia e dei beni e delle attività culturali, replica richiamando l’attenzione dei componenti della Commissione sull’estrema delicatezza dell’attuale fase economica internazionale, caratterizzata da un fortissimo aumento dei prezzi del petrolio conseguente ad un elevato aumento della domanda proveniente dall’India e dalla Cina. Di qui l’esigenza di adottare una manovra economico-finanziaria alquanto rigorosa, che sconta nel contempo le conseguenze della recente modifica del Titolo V della Costituzione. D’altra parte, se di queste ultime, come di altre innovazioni, si vedono oggi essenzialmente i maggiori costi, c’è da dire che gli effetti positivi, specie dei grandi investimenti e delle misure di ammodernamento adottate, saranno evidenti nei prossimi anni.
Esprime quindi parere favorevole sull’ordine del giorno n. 1, a condizione che venga modificato tanto nella parte dispositiva, quanto nella premessa, espungendone gli ultimi due capoversi, nonché sull’ordine del giorno n. 102, purché venga riformulato prevedendo che il Governo sia invitato a valutare la possibilità di prevedere congrui stanziamenti per le aree protette e per le politiche per la montagna. Per quanto riguarda gli altri ordini del giorno, il parere del Governo è conforme a quello dei relatori.
Si passa quindi all’esame degli ordini del giorno riferiti alla Tabella 9 ed alle connesse parti del disegno di legge finanziaria, pubblicati in allegato al resoconto della seduta pomeridiana.
Il senatore VALLONE (Mar-DL-U) riformula l’ordine del giorno n. 1, nel senso proposto dal Rappresentante del Governo.
Il senatore ROLLANDIN (Aut) riformula l’ordine del giorno n. 102, nel senso proposto dal Rappresentante del Governo.
Previa verifica del prescritto numero legale, la Commissione approva l’ordine del giorno n. 1 (testo 2).
In esito a separate votazioni, la Commissione approva anche l’ordine del giorno n. 2, mentre respinge gli ordini del giorno nn. 3, 4, 5 e 101.
Con distinte votazioni, è quindi approvato l’ordine del giorno n. 102 (testo 2), mentre è respinto l’ordine del giorno n. 103.
Si passa quindi alla votazione del mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole sulla Tabella 9 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.
Il senatore VALLONE (Mar-Dl-U) ,annunciando il voto contrario del proprio Gruppo, esprime apprezzamento per l’intervento svolto dal sottosegretario Ventucci. Più in generale, l’impegno di contenere in modo serio i costi della politica dovrebbe accompagnarsi ad una riorganizzazione complessiva della macchina statale. Pertanto, appaiono del tutto demagogiche le valutazioni espresse dal senatore Ponzo circa la responsabilità dei comuni nello spreco di risorse. Difatti, l’Italia conta oltre ottomila comuni, in gran parte di medie e piccole dimensioni che quotidianamente si dibattono in gravi difficoltà di ordine economico. Anche per questa ragione si è ben lontani da quello spirito di decentramento e di compiuto federalismo che è stato ricordato dal senatore Chincarini; al contrario, anche in questa manovra finanziaria emerge una visione centralistica che non concede spazio agli enti locali.
La Commissione conferisce mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole sulla Tabella 9 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.
Si passa quindi all’esame degli ordini del giorno riferiti alle parti di competenza della Tabella 10 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria, pubblicati in allegato al resoconto della seduta pomeridiana..
Il senatore GASBARRI (DS-U) riformula l’ordine del giorno n. 201, nel senso suggerito dal relatore Bergamo.
Previa verifica del prescritto numero legale dei senatori, la Commissione approva l’ordine del giorno n. 201 (testo 2).
La Commissione conferisce mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole con osservazioni sulla Tabella 10 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.
Si passa quindi all’esame dell’ordine del giorno riferito alle parti di competenza della Tabella 2 ed alle connesse parti del disegno di legge finanziaria, pubblicato in allegato al resoconto della seduta pomeridiana.
Previa verifica del prescritto numero legale, la Commissione respinge l’ordine del giorno n. 301.
La Commissione conferisce mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole sulla Tabella 2 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.
Si passa quindi all’esame dell’ordine del giorno riferito alle parti di competenza della Tabella 14 ed alle connesse parti del disegno di legge finanziaria, pubblicato in allegato al resoconto della seduta pomeridiana.
Il senatore ROTONDO (DS-U) riformula l’ordine del giorno n. 401, come proposto dal relatore Chincarini.
Previa verifica del prescritto numero legale, la Commissione approva l’ordine del giorno n. 401 (testo 2).
La Commissione conferisce mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole sulla Tabella 14 e sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.
Il presidente MULAS dichiara quindi chiuso l’esame dei documenti di bilancio.
ORDINI DEL GIORNO PRESENTANTI
AL DISEGNO DI LEGGE N. 3613
0/3613/1/13ª
VALLONE, ROTONDO, GASBARRI, IOVENE, GIOVANELLI, ROLLANDIN
"La 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l'anno finanziario 2006,
premesso che:
i problemi ambientali delle città italiane si aggravano di anno in anno, specialmente con riguardo all’inquinamento da smog e da polveri sottili derivante dal traffico veicolare e da impianti di riscaldamento;
i provvedimenti limitativi del traffico urbano che molte amministrazioni comunali sono state costrette ad adottare nel recente passato evidenziano il livello di insostenibilità della situazione attuale;
è del tutto prevedibile il ripresentarsi anche nel corso della presente stagione autunnale ed invernale di tale drammatica emergenza che ha ricadute immediate e dirette sulla tutela della salute degli abitanti dei centri urbani;
la Commissione europea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno recentemente diffuso dati sulla mortalità legata all’inquinamento da smog, calcolando 39.000 decessi annui nel nostro Paese, per una media di 106 morti al giorno;
un problema endemico di tali dimensioni e dall’impatto sociale fortissimo - che investe le competenze esclusive legislative dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (art. 117, secondo comma, lett. s) Cost.) - richiederebbe interventi finanziari proporzionati in sede di leggi finanziaria e di bilancio, attraverso misure di incentivazione del ricorso a mezzi di trasporto non inquinanti e, più in generale, di ausilio nei confronti delle politiche degli enti locali finalizzate al potenziamento del parco di mezzi pubblici di trasporto;
le politiche di bilancio sottoposte all’esame delle Camere trascurano completamente questa dimensione di intervento, in quanto non solo prevedono misure di incentivazione al ricorso a mezzi di trasporto non inquinanti per privati ed enti pubblici del tutto insufficienti (i 140 milioni di euro di cui all’art. 1 del decreto legge. n. 16 del 2005), ma tagliano le risorse a favore degli enti locali, con ciò rendendo impossibile il perseguimento di efficaci politiche di lotta all’inquinamento da smog decise dagli enti locali sulla base delle proprie disponibilità di bilancio;
si imporrebbe quindi un deciso cambio di atteggiamento in sede di approvazione della legge finanziaria e di bilancio, introducendo le adeguate misure di sostegno alle politiche di contrasto all’inquinamento da smog;
tutto ciò considerato;
impegna il Governo
ad adottare misure di adeguato sostegno alle politiche di contrasto dell’inquinamento urbano, incrementando le risorse finanziarie degli enti locali ed adottando, comunque, misure di incentivazione idonee a ridurre il traffico privato nei centri urbani."
0/3613/1/13ª (Testo 2)
VALLONE, ROTONDO, GASBARRI, IOVENE, GIOVANELLI, ROLLANDIN
"La 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l'anno finanziario 2006,
premesso che:
i problemi ambientali delle città italiane si aggravano di anno in anno, specialmente con riguardo all’inquinamento da smog e da polveri sottili derivante dal traffico veicolare e da impianti di riscaldamento;
i provvedimenti limitativi del traffico urbano che molte amministrazioni comunali sono state costrette ad adottare nel recente passato evidenziano il livello di insostenibilità della situazione attuale;
è del tutto prevedibile il ripresentarsi anche nel corso della presente stagione autunnale ed invernale di tale drammatica emergenza che ha ricadute immediate e dirette sulla tutela della salute degli abitanti dei centri urbani;
la Commissione europea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno recentemente diffuso dati sulla mortalità legata all’inquinamento da smog, calcolando 39.000 decessi annui nel nostro Paese, per una media di 106 morti al giorno;
un problema endemico di tali dimensioni e dall’impatto sociale fortissimo - che investe le competenze esclusive legislative dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (art. 117, secondo comma, lett. s) Cost.) - richiederebbe interventi finanziari proporzionati in sede di leggi finanziaria e di bilancio, attraverso misure di incentivazione del ricorso a mezzi di trasporto non inquinanti e, più in generale, di ausilio nei confronti delle politiche degli enti locali finalizzate al potenziamento del parco di mezzi pubblici di trasporto;
tutto ciò considerato;
invita il Governo
a prevedere la possibilità di adottare misure di adeguato sostegno alle politiche di contrasto dell’inquinamento urbano, incrementando le risorse finanziarie degli enti locali ed adottando, comunque, misure di incentivazione idonee a ridurre il traffico privato nei centri urbani."
0/3613/2/13ª
CHINCARINI
"La 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l'anno finanziario 2006,
considerato che il lago di Garda necessita di consistenti finanziamenti per il suo risanamento e la sua salvaguardia,
impegna il Governo
a sollecitare il Ministro dell’ambiente, della salute e delle infrastrutture perché insieme ottengano dalla Comunità europea particolari interventi dedicati alla depurazione ed alla qualità delle acque del più grande lago d’Italia".
0/3613/ 3/ 13ª
IOVENE, GIOVANELLI, GASBARRI, ROTONDO
"La 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
nella Tabella C, alla rubrica Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, è previsto uno stanziamento per Contributi ad enti ed altri organismi - che prevede il finanziamento del contributo ordinario dei Parchi e dell'ICRAM - di 51 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008;
rispetto a quanto previsto nella legge finanziaria 2005 si registra una riduzione di spesa di 3 milioni 119 mila euro per l'anno 2005, di 1 milione 360 mila euro per l'anno 2006 e di 1 milione 240 mila euro per l'anno 2007;
questa riduzione degli stanziamenti è in contraddizione con l'aumento del numero dei parchi e delle aree protette, istituiti nella passata legislatura, ed avviati al loro pieno funzionamento in questi anni (dell'Appennino tosco-emiliano, della Sila e dell'Alta Murgia e cinque nuove aree marine protette);
diversamente negli anni precedenti i fondi a disposizione dei parchi nazionali erano cresciuti in modo esponenziale, passando dai circa 22 milioni e mezzo di euro del 1996, ai 62 milioni e mezzo di euro del 2001;
impegna il Governo
a ripristinare gli stanziamenti destinati ai Parchi ed alle aree protette, nonché all'ICRAM, quantomeno al livello previsto dalla legge finanziaria 2005".
0/3613/4/13ª
GIOVANELLI, GASBARRI, IOVENE, ROTONDO
"La 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
il 16 febbraio 2005 è entrata in vigore il protocollo di Kyoto che prevede obblighi nazionali di riduzione di gas serra da ottenere in vario modo entro il 2012;
in base agli impegni di riduzione assunti dall’Italia, alla strategia individuata dalla delibera CIPE 2003 ed alle valutazioni di scenari di evoluzione tendenziale delle emissioni di gas serra, l’Italia dovrà ridurre le sue emissioni di gas serra nel periodo 2008-2012 di circa 92,6 Mt CO2eq;
la riduzione delle emissioni necessaria è stata suddivisa fra i settori industria, trasporti e civile, prevedendo di ricorrere sia a misure di ottimizzazione e razionalizzazione delle emissioni sul territorio nazionale che di usufruire dei cosiddetti «Meccanismi flessibili» introdotti dal protocollo di Kyoto; il possibile contributo dei meccanismi flessibili è stato sinora stimato in circa 12 Mt CO2eq;
in coerenza con questa strategia, il Governo italiano ha attivato presso la Banca Mondiale un «Italian Carbon Fund» con l’obiettivo di finanziare progetti di cooperazione le cui riduzioni di emissioni vengano contabilizzate all’interno del bilancio italiano; il sito internet della Banca Mondiale riporta che il fondo è attualmente dotato di un budget di 15 milioni di dollari;
nel disegno di legge finanziaria per l’anno 2006, all’articolo 60, comma 5, è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per l’anno 2006 per l’attuazione delle misure previste dal Protocollo di Kyoto;
il suddetto stanziamento è del tutto irrisorio e del tutto insufficiente a realizzare gli obiettivi di cui sopra nel rispetto degli impegni assunti dall’Italia in tutte le sedi multilaterali;
la previsione di ulteriori imposizioni fiscali sui produttori di energia attraverso la c.d. tassa sul tubo appare del tutto astratta e separata da una strategia innovativa di politica dell’energia;
impegna il Governo:
a sostenere la strategia comunitaria in materia di cambiamenti climatici fissata e gestita in sede EU negli ultimi dieci anni e ad impostare su questa base il negoziato multilaterale avviato sulle scelte successive al 2012;
a dare piena immediata e coerente attuazione agli indirizzi contenuti nel Programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP) e nella seconda relazione sull’attuazione del programma europeo per il cambiamento climatico, nonché alle direttive 2003/87/CE, 2001/77/CE, 2003/30/CE, 2002/91/CE e alle decisioni della Commissione in materia;
a considerare obiettivo prioritario del negoziato in materia di cambiamenti climatici il contenimento dell’aumento della temperatura entro un massimo di 2 gradi, indipendentemente da qualsiasi analisi costi-benefici; il che equivale all’obiettivo e a conseguenti obblighi di una riduzione media del 30 per cento nel 2020 e del 60 per cento nel 2050 (rispetto ai livelli del 1990) delle emissioni di gas serra;
a favorire la rapida adozione in sede EU della dichiarazione che impone un miglioramento dell’efficienza energetica media della produzione energetica della EU pari al 5 per cento per i prodotti che utilizzano energia;
ad attuare sul territorio italiano almeno il 50 per cento degli obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2012 rispetto ai livelli 1990, considerando il protocollo di Kyoto non un vincolo ma un’opportunità di sviluppo sostenibile e di riconversione ecologica dell’economia, orientando in tale direzione l’insieme delle politiche economiche, industriali, energetiche e dei trasporti;
ad utilizzare in tal senso la leva fiscale. La rilevantissima pressione fiscale, già esistente sulla produzione, il trasferimento e i consumi di energia deve essere riorganizzata, ridistribuita e resa flessibile in funzione del miglioramento dell’efficienza, della riduzione dell’intensità energetica e dell’intensità carbonica e dello sviluppo di forme pulite e rinnovabili di produzione di energia e di creazione di impresa e mercato nel settore e del risparmio".
0/3613/5/13ª
IOVENE, GIOVANELLI, GASBARRI, ROTONDO
"La 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l’anno 2006,
premesso che:
il Fondo per la difesa del suolo e tutela ambientale (U.P.B. 1.2.3.6, cap. 7090) subisce, per il prossimo esercizio finanziario, un definanziamento del 30 per cento (con una riduzione di quasi 183 milioni di euro);
quotidianamente le cronache testimoniano della fragilità a cui è esposto il nostro territorio nazionale (alluvioni, frane, smottamenti), sottoponendo a rischio intere comunità ed il loro patrimonio ambientale e culturale;
impegna il Governo
ad ovviare, in termini sostanziali, ai problemi che deriverebbero da tali determinazioni provvedendo al rifinanziamento del Fondo per la difesa del suolo e tutela ambientale, riferendo in Parlamento sullo stato ed i criteri del suo utilizzo."
POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14a)
mercoledì 12 ottobre 2005
121a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
- (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006 (limitatamente alle parti di competenza)
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)
Il relatore GIRFATTI (FI) introduce l’esame congiunto sui provvedimenti in titolo.
La manovra di bilancio per il 2006, si inserisce in un contesto particolare, determinato dalle raccomandazioni espresse in sede europea in relazione al Patto di stabilità e dalle condizioni nazionali interne di carattere economico e politico. Il Documento di programmazione economico finanziaria (DPEF) per gli anni 2006-2009, approvato prima della pausa estiva, era stato redatto tenendo conto principalmente della raccomandazione del 12 luglio 2005 del Consiglio dei ministri economici e finanziari (Ecofin), relativa alla procedura d’infrazione per deficit eccessivo.
A tale riguardo il Relatore ricorda che sulla base della riforma del Patto di stabilità e crescita, approvata dal Consiglio europeo del 23 marzo 2005, la raccomandazione dell’Ecofin del 12 luglio ha accordato una proroga fino al 2007 per la correzione del disavanzo eccessivo, stabilendo una tabella di marcia secondo la quale, assumendo per il 2005 una crescita del PIL pari a zero e misure una tantum pari allo 0,4 per cento del PIL, l’Italia non dovrà superare un disavanzo del 4,3 percento del PIL. Per i successivi anni 2006 e 2007, ipotizzando una crescita del PIL all’1,5 per cento, l’Italia dovrebbe attuare misure di aggiustamento pari almeno allo 0,8 per cento del PIL per ciascuno dei due anni, rientrando così sotto la soglia del 3 per cento del deficit entro il 2007. Per quanto riguarda il debito pubblico il Consiglio Ecofin ha raccomandato di ristabilire un adeguato avanzo primario nel medio periodo e di prestare particolare attenzione ad altri fattori, come le operazioni di bilancio "sotto la linea" (le partite finanziarie).
Un’altro aspetto di cui occorre tenere conto è quello della Strategia di Lisbona, su cui la 14ª Commissione ha svolto un’approfondita indagine conoscitiva con l’audizione di tutti i ministri interessati.
Come è noto, la Strategia di Lisbona è stata rinnovata a partire dallo scorso Consiglio europeo di primavera. Secondo i nuovi orientamenti (adottati il 3 maggio e approvati dall’Ecofin il 12 luglio scorso), ogni Stato membro è invitato a presentare, entro il 15 ottobre, un Programma nazionale di riforma per il triennio successivo, per l’attuazione dell’Agenda di Lisbona.
Considerata la piena interrelazione tra una Strategia diretta a rilanciare la crescita economica e la manovra finanziaria nazionale, il Relatore rileva l’opportunità di conoscere i contenuti del Programma nazionale di riforma che il Governo intende di presentare alla Commissione europea entro il 15 ottobre, ai fini dell’esame dei disegni di legge finanziaria e di bilancio.
Per quanto è dato conoscere dal comunicato relativo al Consiglio dei ministri del 7 ottobre, il Programma nazionale denominato "Piano italiano per la crescita e lo sviluppo" (PICO) individua cinque obiettivi che l'Italia considera prioritari: ampliare l'area di libera scelta dei cittadini e delle imprese; incentivare la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica; rafforzare l'istruzione e la formazione del capitale umano, nonché accrescere l'estensione dei relativi benefici alla popolazione, specie ai giovani; adeguare le infrastrutture materiali e immateriali; tutelare l'ambiente. Ciascun obiettivo prevede, nel Piano, una dettagliata ricognizione di progetti e programmi di intervento che spaziano dall'economico al sociale, al tecnologico, alla politica legislativa, alla qualità della regolazione
Risulta inoltre che il Piano messo a punto dal ministro La Malfa, la cui approvazione in Consiglio dei ministri è prevista per venerdì 14 ottobre, è diviso in due parti: da un lato i progetti (circa 70) per portare avanti l’innovazione tecnologica, dall’altro la parte normativa con 36 indirizzi legislativi, che in gran parte non comportano spese e contengono orientamenti per una maggiore liberalizzazione. Tra i nodi politici più importanti vi sono la discussione sul grado di liberalizzazione che si vuole raggiungere e altri temi come quello della concorrenza nel settore dei servizi (cosiddetta direttiva Bolkenstein).
Per la realizzazione del Piano si prevede un fabbisogno di 14 miliardi di euro. Nell’ambito della finanziaria, per l’anno 2006 il ministro Tremonti ha indicato uno stanziamento di tre miliardi da destinare al Fondo innovazione (la cui istituzione è prevista dal disegno di legge finanziaria all’articolo 50), il quale è tuttavia subordinato agli effettivi introiti derivanti dalle dismissioni immobiliari dello Stato.
Il disegno di legge finanziaria prevede all’articolo 1 che per l’anno 2006 il saldo netto da finanziare in termini di competenza non potrà superare i 41 miliardi di euro (contro i 50 miliardi dello scorso anno e contro i 56,5 miliardi di euro previsti dal DPEF di luglio). Per gli anni 2007 e 2008, invece, il saldo netto da finanziare è fissato rispettivamente in 31.700 ed in 20.800 milioni di euro.
Si tratta quindi, per il 2006, di una manovra del valore di meno di 20 miliardi di euro, che - secondo la tabella che il ministro Tremonti ha lasciato agli atti, in occasione della sua esposizione economico-finanziaria in Senato nella seduta del 4 ottobre scorso - è scomponibile grosso modo nelle seguenti tre parti.
La prima parte ammonta a 11,5 miliardi di euro, destinati alla correzione dei conti pubblici, dell’entità dello 0,8 per cento del PIL, in linea con la raccomandazione dell’Ecofin di luglio. La seconda, dell’entità di 4 miliardi di euro, riguarda il finanziamento delle eccedenze di spesa e di altri oneri inderogabili del bilancio dello Stato.
La restante parte, di quasi altrettanti 4 miliardi, è destinata alle misure finalizzate allo sviluppo e alla solidarietà, tra cui 200 milioni per la previdenza complementare, 160 milioni per la totalizzazione dei contributi previdenziali, 2 miliardi per la riduzione del cuneo contributivo, 1,14 miliardi per il fondo famiglia e sviluppo, 40 milioni per la soppressione dei brevetti, 50 milioni per i distretti industriali. A queste misure si potranno aggiungere ulteriori interventi destinati all’attuazione dell’Agenda di Lisbona, che potranno trovare copertura in ragione delle dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato.
Per quanto riguarda la copertura finanziaria della manovra, sono previsti risparmi per 5,6 miliardi dal bilancio dello Stato, 2,5 miliardi dal settore sanitario, 3,12 miliardi dagli enti territoriali, e più di 4,3 miliardi da altre entrate. In aggiunta, il Governo ha presentato il decreto-legge sull’evasione fiscale, da considerarsi collegato alla finanziaria, che dovrebbe assicurare per il 2006 un ulteriore gettito di 300 milioni di euro.
Per quanto attiene alle competenze della 14ª Commissione, con particolare riguardo anche all’Agenda di Lisbona per il rafforzamento della competitività del sistema economico, occorre soffermarsi in particolare su alcuni aspetti delle disposizioni previste dal disegno di legge finanziaria.
Sul fronte del contenimento delle spese della pubblica amministrazione, viene meno la regola del limite del 2 per cento prevista dall’ultima legge finanziaria, ma si prevede all’articolo 3 il contenimento al 50 per cento rispetto al 2004 delle spese per consulenze (salvo le università ed enti di ricerca) (comma 2), per relazioni pubbliche, congressi, mostre, pubblicità e rappresentanza (comma 3), per l’uso di autovetture (salvo quelle per l’ordine e la sicurezza pubblica) (comma 4).
Il Titolo I prevede altre misure di contenimento della spesa delle amministrazioni centrali, tra cui anche la riduzione stabilita dall’articolo 13, nella misura del 10 per cento, delle indennità di parlamentari nazionali ed europei, sottosegretari, consiglieri regionali, consulenti ed altri. Per un periodo di tre anni, il risparmio derivante, unitamente alle eventuali economie di spesa del Senato e della Camera, sono destinati al Fondo nazionale per le politiche sociali.
Nell’ambito delle disposizioni sulle entrate occorre soffermarsi sull’articolo 42 che prevede un’addizionale erariale al canone e alla tassa per l’occupazione di spazi ed arre pubbliche, dovuta dai proprietari delle condotte di grandi reti di trasmissione di energia. Si tratta, come è noto, di una norma analoga a quella introdotta dalla Regione Sicilia nel 2002 (cosiddetta "tassa sul tubo"), oggetto di ricorso alla Corte di Giustizia delle Comunità europee. La norma siciliana, anch’essa motivata da ragioni di tutela ambientale, ha introdotto un tributo che colpisce l'attraversamento dell'isola da parte del gasdotto che dall'Algeria porta gas naturale in Italia e altri Paesi europei.
La norma dettata dal disegno di legge finanziaria non ha come oggetto una conduttura internazionale, ma essa appare per altro verso suscettibile di ledere il principio della libera circolazione delle merci e, sul fronte della concorrenza, sembra andare in direzione opposta rispetto alla priorità posta dalla Commissione europea di facilitare la nascita di un mercato unico dell'elettricità e del gas in Europa, rimuovendo gli ostacoli agli scambi transfrontalieri.
Inoltre, come rilevato dall’Autorità per l'energia elettrica e il gas nella segnalazione del 7 ottobre 2005, indirizzata al Parlamento e al Governo, la cosiddetta "tassa sul tubo" «potrebbe: ridurre la sostenibilità degli investimenti necessari e programmati per lo sviluppo dei sistemi di trasporto e approvvigionamento di energia elettrica e gas, nonché per il miglioramento dei livelli qualitativi dei servizi relativi; ridurre i margini, derivanti anche dai guadagni di efficienza aziendali, da utilizzarsi per una riduzione continua e progressiva delle tariffe di trasporto; rendere più problematico il processo per il raggiungimento della piena terzietà proprietaria delle reti». Infine, l'Authority segnala l'eventuale incompatibilità della norma «con l'ordinamento comunitario e in particolare con la normativa sulla libera circolazione dei beni laddove emergesse un impatto sui transiti esistenti, e in prospettiva crescenti, verso altri paesi dell'Unione europea (ad esempio: la Slovenia per il gas naturale; la Francia-Corsica e la Grecia per l'energia elettrica)».
Nell’ambito del Titolo II, il Capo I dedicato al sostegno alle famiglie, alla solidarietà, alla ricerca e allo sviluppo, l’articolo 45 prevede per l’anno 2006, e a titolo iniziale e sperimentale, una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF da destinare al volontariato, alla ricerca scientifica e sanitaria, e alle attività sociali comunali. Secondo la relazione tecnica, assumendo una percentuale di scelta effettiva dei contribuenti analoga a quella dell’8 per mille (ovvero il 41 per cento), da questa misura si ricaverebbero 270 milioni di euro da destinare ai predetti scopi. Va tuttavia rilevato che l’ammontare potrà rendersi disponibile non prima del 2007. La misura andrebbe inoltre incoraggiata, considerato che per passare dall'attuale 1,2 per cento circa del PIL di spesa dell’Italia in ricerca, al 2% medio europeo, ci vorrebbero - secondo alcune stime - quasi 12 miliardi di euro.
L’articolo 48 prevede poi la soppressione della tassa sui brevetti e l’esenzione dall’imposta di bollo per istanze, atti e provvedimenti relativi al loro riconoscimento in Italia.
L’articolo 49 prevede la possibilità di dedurre integralmente dal reddito i contributi alla ricerca delle università e altri enti di ricerca, versati delle società a titolo di contributo o liberalità. Si tratta di un’importante innovazione che getta le basi per l’avvio di una maggiore partecipazione dell’economia privata al finanziamento della ricerca in Italia, considerato il ruolo essenziale della ricerca ai fini di una ripresa economica dal punto di vista qualitativo.
L’articolo 50 istituisce il Fondo innovazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con la finalità di finanziare i progetti individuati dal Piano per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, elaborato nel quadro del rilancio della Strategia di Lisbona durante l’ultimo Consiglio europeo di primavera. Si tratta di uno strumento importante per il quale è autorizzata la spesa di 3 miliardi di euro per l’anno 2006, subordinatamente all’acquisizione di maggiori proventi di pari importo derivanti da operazioni di dismissione o alienazione di beni dello Stato.
L’articolo 51 dispone una riduzione del costo del lavoro nella forma di un esonero dal versamento dei contributi sociali alla gestione delle Prestazioni temporanee dell’INPS, nel limite massimo di 1 punto percentuale. Si tratta di una misura capace di alleggerire, per un certo grado, il cosiddetto "cuneo fiscale e contributivo" delle imprese, contribuendo al miglioramento della loro competitività. A tale riguardo non è invece prevista una riduzione dell’IRAP.
L’articolo 53, nell’ottica di fare dei distretti produttivi (territoriali o funzionali) la piattaforma di sviluppo dell’economia italiana, prevede misure inerenti la fiscalità (considerando il distretto come un gruppo d’imprese o come un’impresa singola), la finanza (favorendo l’accesso al credito), gli adempimenti amministrativi (misure di deregolamentazione) e la ricerca e sviluppo (con l’istituzione dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione).
L’articolo 54 mira alla costituzione di una Banca del Sud, nella forma di una società per azioni ad azionariato diffuso, radicata nel territorio meridionale ed espressione della classe imprenditoriale locale, in grado di applicare una politica selettiva del credito, volta ad incoraggiare le imprese meritevoli, facendo così da volano per l’avvio di un circolo virtuoso che rilanci lo sviluppo del territorio stesso. È prevista poi l’autorizzazione di spesa di 5 milioni di euro, per la fondazione di una banca che - secondo la relazione del Governo - è finalizzata allo sviluppo del territorio, in conformità all’assetto normativo e istituzionale attuale, destinata dall’origine ad accogliere nella compagine azionaria il ceto imprenditoriale locale e ad interpretarne le istanze, e nella quale lo Stato, le regioni e gli enti locali, le camere di commercio ed altri enti hanno la funzione di soci fondatori.
Un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze dovrà disciplinare, in armonia con la normativa comunitaria e con il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (d.lgs. n. 385 del 1993), lo statuto della Banca ispirato agli statuti dei banchi meridionali e insulari, il capitale della banca in maggioranza privato e aperto all’azionariato popolare e diffuso, l’acquisizione con offerte pubbliche dei marchi e delle denominazioni di rami d’azienda già appartenuti ai banchi meridionali e insulari, e le modalità di accesso ai fondi e ai finanziamenti internazionali con particolare riguardo alle risorse provenienti da organismi sopranazionali (tra cui l’Unione europea) per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.
Il Relatore si sofferma in particolare sull’importante innovazione costituita dalla istituzione della Banca del Sud che, a suo avviso, rappresenta uno strumento fondamentale per l’instaurazione di un circolo virtuoso in grado di rilanciare lo sviluppo nel Mezzogiorno. Si sofferma altresì sulla necessità di un forte impegno del Governo in favore di alcuni settori dell’economia del Mezzogiorno, con particolare riguardo alla filiera della cantieristica navale, ai porti mercantili e turistici, alla rete autostradale di interconnessione ed all’industria alberghiera che rappresentano settori chiave nell’ottica di un rilancio della produttività del sistema economico italiano. A tale proposito egli prospetta l’opportunità di prevedere agevolazioni che, per quanto riguarda il settore armatoriale, sono da tempo invocate, al fine di riequilibrare la competitività di determinati settori produttivi rispetto agli altri Paesi europei ed extraeuropei.
Riferisce poi sul disegno di legge di bilancio per il 2006 che, a legislazione vigente, prevede entrate finali per 384.049 milioni di euro e spese finali per 435.141 milioni di euro, con un saldo netto da finanziare di 51.092 milioni di euro (in termini di competenza). Con le correzioni introdotte dalla legge finanziaria il saldo netto da finanziare si attesta sui 40.806 milioni di euro, all’interno dei limiti massimi fissati dall’articolo 1 della legge finanziaria (41 miliardi di euro).
Rispetto al bilancio assetato relativo al 2005, per il 2006 è prevista una contrazione delle spese finali di 6.846 milioni di euro (- 1,5 per cento). Questa contrazione è composta in gran parte dalla riduzione delle spese correnti (- 6.016 milioni di euro al netto degli interessi) e solo in minima parte dalle spese in conto capitale (- 1.046 milioni di euro). Per quanto riguarda le entrate finali, è prevista una loro diminuzione dell’entità di 6.837 milioni di euro (- 1,7 per cento).
Per quanto riguarda la tabella n. 2 allegata al disegno di legge di bilancio, relativa allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, gli aspetti di competenza della 14a Commissione riguardano soprattutto gli stanziamenti relativi al Dipartimento per le politiche comunitarie, alla quota di contribuzione italiana all’Unione europea e al Fondo di rotazione per le politiche comunitarie di cui all’articolo 5 della legge n. 183 del 1987 ("legge Fabbri").
Le spese relative al Dipartimento per le politiche comunitarie sono ricomprese nell’Unità previsionale di base (UPB) 3.1.5.2 "Presidenza del Consiglio dei ministri", alla Tabella n. 2 relativa allo "stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Il disegno di legge di bilancio prevede una riduzione, rispetto al 2005, di 229,67 milioni di euro, per uno stanziamento totale per il 2006 di 308,455 milioni di euro.
Per quanto riguarda la contribuzione dell’Italia al bilancio dell’Unione europea, la Tabella n. 2 della legge di bilancio prevede all’UPB 4.1.2.8 tre capitoli di spese di carattere obbligatorio, relativi rispettivamente: agli importi di compensazione monetaria (cap. 2750) di 5.165 euro, identici rispetto al 2005; alle somme calcolate sulla base del prodotto nazionale lordo e dell’IVA (cap. 2751), per un importo - invariato rispetto al 2005 - pari a 14.000 milioni di euro; nonché alle somme relative ai dazi doganali, ai prelievi agricoli, e ai contributi inerenti lo zucchero (cap. 2572) che, rispetto al 2005, sono aumentati di 150 milioni di euro per attestarsi sui 1.850 milioni di euro. Dalla somma degli stanziamenti di cui ai tre capitoli citati risulta che l’Italia versa all’Unione europea poco più di 15.850 milioni di euro, a titolo di risorse proprie della stessa UE.
Il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie - dedicato anche agli interventi cofinanziati dall’Unione europea ed a cui affluiscono inoltre anche disponibilità provenienti dal bilancio comunitario - figura all’UPB 4.2.3.8, con un aumento di 43,2 milioni di euro rispetto al 2005, per uno stanziamento totale di 4.282,5 milioni di euro.
Il Relatore dichiara quindi la propria disponibilità a recepire nel rapporto alla Commissione bilancio le indicazioni che perverranno nel corso dei successivi interventi.
Il senatore BEDIN (Mar-DL-U) , prima di passare al merito dei provvedimenti in esame, richiama l’attenzione sulla necessità di approfondire taluni aspetti che consentano all’opinione pubblica di conoscere più chiaramente il rapporto con le istituzioni europee. Si tratterebbe in particolare di acquisire i dati sull’entità della contribuzione al bilancio europeo e a tale proposito è opportuno un intervento del Ministro per le politiche comunitarie in una prossima occasione.
Il presidente GRECO (FI) fornisce assicurazioni nel senso testé auspicato.
Il senatore BEDIN(Mar-DL-U), dopo aver ringraziato il relatore Girfatti per la pregevole ed approfondita relazione – giudizio questo che non può essere esteso in alcun modo alla manovra finanziaria in esame – sottolinea che come già nelle due scorse sessioni di bilancio anche quest’anno il disegno di legge di legge finanziaria, nel testo presentato dal Governo al Parlamento, deve ritenersi uno strumento secondario, privo di vero rilievo politico, in quanto solo "indicativo" delle opzioni definitive.
La perdita di centralità della legge finanziaria, cominciata dall'inizio dell'attuale legislatura, si conferma anche questa volta, per almeno due ordini di ragioni. La prima consiste nella contestuale adozione di un atto di decretazione d'urgenza, che con la collaudata tecnica delle "coperture a scavalco" entra a far parte a tutti gli effetti della manovra di bilancio per il 2006, senza tuttavia costituire un provvedimento tecnicamente "collegato" alla legge finanziaria. D’altro canto, l'annunciata presentazione di un maxiemendamento finale, per il quale il Consiglio dei Ministri ha già autorizzato la richiesta della fiducia, che finirà per riscrivere integralmente la finanziaria, vanificherà il lavoro di esame nel frattempo svolto dal Parlamento.
Nel merito, il disegno di legge finanziaria, reca le misure per il controllo della dinamica del debito e del deficit, tanto più rilevanti dopo il recente e durissimo giudizio dell'Ecofin sulle nostre politiche finanziarie e di bilancio, che ha dato l'avvio ad una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia. In particolare, la raccomandazione ECOFIN del 12 luglio 2005 ha imposto all'Italia la correzione in senso peggiorativo di tutti i risultati di deficit e debito pubblico certificati dal Governo dal 2001 ad oggi, nonché l'obbligo di approntare misure per il rientro del disavanzo eccessivo attraverso una correzione pari ad almeno lo 0,8% del PIL per ciascuno degli 2006 e 2007.
Per quanto riguarda le cifre, i contorni del disegno di legge finanziaria si presentano quanto mai incerti, sia in termini di qualità delle politiche previste, sia sul piano dell'effettiva incidenza di esse sui saldi di bilancio. L'unico punto fermo è costituito dall’obiettivo di riduzione del disavanzo nella misura di 11,5 miliardi di euro, in linea con gli impegni assunti in sede europea, che prevedono un calo progressivo del rapporto deficit/PIL fino al 3,8% nel 2006 e al 2,8% nel 2007.
Nel complesso, la manovra si presenta assai più consistente e pari ad oltre 22 miliardi di euro, tra maggiori spese e minore entrare, con ciò ponendo quanto meno qualche dubbio sull'effettiva capacità di ricondurre il disavanzo al 3,8%: dubbi condivisi dagli osservatori e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Le stime più recenti del Fondo monetario indicano infatti un disavanzo tendenziale (in assenza dunque degli interventi correttivi previsti dalla legge finanziaria) ormai pari al 5,1% del PIL, cioè quasi 6 miliardi in più di quelli previsti dal Governo.
Nel 2006, quindi, quando anche la manovra correttiva avesse pieno successo, il disavanzo si attesterebbe al 4,3%, ben al di sopra dell’obiettivo di convergenza, lasciando in eredità al prossimo Governo l’onere di mantenere gli impegni assunti con l’Europa attraverso manovre ancora più pesanti per il Paese e l'economia nazionale.
In concreto, il disavanzo tendenziale rischia di risultare perfino più elevato di quello stimato dal Fondo monetario, per effetto del possibile sovradimensionamento delle previste entrate da dismissioni immobiliari. Ciò è tanto più allarmante in quanto a tali entrate (eventuali) è affidata una componente non solo cospicua (circa 3 miliardi), ma anche politicamente qualificante della manovra di bilancio per il 2006: la realizzazione degli interventi necessari per il raggiungimento degli obiettivi della cosiddetta Agenda di Lisbona, e cioè gli obiettivi di crescita e sviluppo individuati dal Consiglio europeo di Lisbona del marzo2000, che avrebbero dovuto fare dell'Europa "l'economia più competitiva del pianeta" entro il 2010.
L'impegno del Governo su questo fronte risulta quanto mai tardivo e inconsistente, considerati il tempo trascorso invano senza alcuna specifica iniziativa in proposito, la manifesta aleatorietà delle risorse oggi indicate dalla legge finanziaria, e soprattutto l'assoluta mancanza di qualunque esplicita determinazione circa le politiche da perseguire prioritariamente per la "centratura" dei numerosi obiettivi di sviluppo indicati dall'Agenda di Lisbona.
L’oratore rimarca poi che l’incapacità di governare si conferma nel taglio dei consumi intermedi nonché nel taglio del 30% delle spese nel 2005 per i Ministeri. senza che ciò riesca a recare alcun concreto beneficio per i saldi di finanza pubblica, a giudicare dai risultati esposti dalla Corte dei conti per il primo semestre 2005.
A fronte di un quadro di copertura finanziaria così incerto, che non garantisce affatto gli 11,5 miliardi di riduzione del disavanzo (peraltro, già insufficienti), si decidono nuove spese e minori entrate per 11 miliardi. Dopo essersi soffermato criticamente sui cosiddetti oneri inderogabili pari a 4,5 miliardi nonché sulla parte straordinaria recante le misure per lo sviluppo e l’equità, destinate rispettivamente alle imprese e alle famiglie, rileva la tardività dell’intervento previsto dal Governo, laddove le proposte dell’opposizione tenderebbero invece a favorire la fiscalizzazione fino a 15 punti percentuali degli oneri sociali "propri" ed un maggiore sostegno ai consumi e alla domanda interna.
L'altra componente indicata come qualificante dell'intervento per lo sviluppo riguarda la nuova disciplina dei distretti produttivi, che avrebbe anche qualche interesse per alcune tipologie di imprese e di produzioni ammesse - sulla carta - ad una vasta serie di benefici anche fiscali, se non fosse che tale disciplina risulta finanziata in misura irrisoria (appena 50 milioni di euro), con ciò smascherando l'effettiva portata dell'intervento.
Il senatore Bedin si sofferma poi sulla cosiddetta "tassa sul tubo" di cui all'articolo 42 che introduce un’addizionale erariale al canone e alla tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche con grandi reti di trasmissione dell'energia.
Per quanto l’importo dell’addizionale e le modalità tecniche della sua applicazione non siano ancora state definite (l'articolo rinvia a un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle attività produttive e il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, sentita l’Autorità per l’energia elettrica e il gas), si dispone che da essa derivino maggiori entrate per il bilancio dello Stato non inferiori a 800 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007 e 900 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008. A suo avviso si tratta di un prelievo diretto a tassare implicitamente le rendite di monopolio di cui godono Eni ed Enel. Ricorda che la nuova tassa ha un precedente poco illustre in quella introdotta nel 2002 dalla Regione Sicilia apparentemente come tributo ambientale, ma che si qualificava in realtà come un'imposta in somma fissa di tipo patrimoniale ("tubatici"), avendo come base imponibile il volume delle condotte della rete di trasmissione nazionale e regionale del gas naturale situate in Sicilia. Ricorda ancora che la Commissione europea si espresse contro la tassa, sostenendo che aveva effetti equiparabili a quelli di un dazio e quindi era contraria alle normative in vigore sul libero scambio, e nel 2004 ha chiesto la sua soppressione: di fronte all'inerzia dell'Italia la Commissione ha presentato ricorso alla Corte di giustizia. Il comma 3 dell’articolo 42 esclude espressamente che le tariffe siano adeguate in misura tale da ripristinare il rendimento garantito e quindi la tassa dovrà restare a carico delle società di trasmissione e non potrà quindi essere traslata avanti sugli utenti delle grandi reti, cioè sulle imprese di vendita del gas che, a loro volta potrebbero poi rivalersi sui consumatori finali di energia elettrica e gas naturale.
L’oratore prosegue poi con osservazioni critiche sull’articolo 53 che si pone come obiettivo di aggregare il mondo frastagliato delle piccole e medie imprese. Tuttavia la norma non definisce i distretti, rinviando ad un decreto interministeriale la disciplina concreta. Ancora egli richiama l’attenzione sulla necessaria compatibilità con le norme europee delle principali caratteristiche dei distretti, attualmente in fase di avvio sperimentale. In particolare si tratta degli aspetti che riguardano il regime fiscale, l’appetibilità finanziaria, le agevolazioni burocratiche ed infine la connessione con il mondo della ricerca.
Il senatore Bedin conclude quindi il proprio intervento rimarcando la mancanza di interventi incisivi per rendere effettiva la finalità di avviare il processo di internazionalizzazione dell’economia italiana.
Il senatore BASILE (Mar-DL-U) rileva che la manovra finanziaria in esame presenta più ombre che luci ed in particolare, acquisito il dato del fallimento delle ambiziose prospettive dell’Agenda Lisbona, sarebbero stati necessari altri interventi e misure dirette a definire le vere priorità per avviare l’auspicato sviluppo economico. Richiama quindi la necessità di un prossimo intervento del ministro La Malfa in Commissione per poter riferire sul Piano italiano per la crescita e lo sviluppo che verrà presentato alla Commissione europea il prossimo 15 ottobre. Dopo aver espresso un positivo apprezzamento per le innovazioni introdotte agli articoli 48 (recante la soppressione della tassa sui brevetti) e 49 (recante la deduzione dei contributi per la ricerca), richiama l’attenzione sulla necessità di un’attenta riflessione sull’articolo 42, per gli aspetti di incompatibilità della norma concernente la cosiddetta tassa sul tubo con l’ordinamento comunitario ed in particolare con la normativa sulla libera circolazione dei beni. Esprime poi delle osservazioni critiche sulla costituzione della Banca del Sud di cui all’articolo 54, ritenendo l’intervento assolutamente inefficace per stimolare lo sviluppo dell’economia meridionale che necessiterebbe misure ben più incisive specie sul versante della produzione agroalimentare e nel settore dell’artigianato.
Il senatore BUDIN (DS-U) si associa alle osservazioni critiche degli oratori che lo hanno preceduto e rileva a sua volta che la manovra finanziaria in esame fa emergere tutte le difficoltà dell’attuale momento. Sottolinea inoltre l’inefficacia delle misure di rilancio della Strategia di Lisbona che rimane un nodo strategico per portare l’Italia a livelli di competitività accettabili, stante l’attuale posizionamento a livello più basso della graduatoria che vede invece i paesi scandinavi attestarsi ai primi posti per quanto riguarda la competitività e l’innovazione. Con riferimento alla tabella di bilancio rimarca la diminuzione dello stanziamento per il Dipartimento delle politiche comunitarie. In generale, la delicata e difficile situazione del nostro sistema economico necessita interventi ben più incisivi ed efficaci e per questi motivi preannuncia il proprio voto contrario.
Il senatore CHIRILLI (FI) preannuncia il convinto voto favorevole del proprio Gruppo ritenendo la manovra in esame un efficace strumento per favorire lo sviluppo economico anche del Sud, nonostante le critiche espresse dalle forze di opposizione su tale punto. Gli interventi sui quali si è ampiamente soffermato il Relatore sono a suo avviso determinanti per il rilancio dell’intera economia e per il sostegno alle famiglie.
Anche il senatore Calogero SODANO (UDC) preannuncia a nome del proprio Gruppo un voto favorevole sui provvedimenti in esame che non hanno alcuna funzione elettorale ma si pongono come strumenti di politica per lo sviluppo e per la ripresa economica. Dissente dal giudizio negativo sull’inefficacia degli interventi per il Sud, poiché l’aver previsto la fiscalità di vantaggio costituisce un indubbio successo che precedentemente non era stato conseguito a causa dell’indecisione di taluni esponenti politici, anche a livello comunitario.
Il relatore GIRFATTI(FI), intervenendo in sede di replica, assicura che recepirà nel rapporto da trasmettere alla 5ª Commissione le indicazioni ed i rilievi emersi nel corso del dibattito testé svoltosi, soprattutto con riferimento alla compatibilità con la normativa comunitaria della cosiddetta tassa sul tubo di cui all’articolo 42. Ritiene di dover sottolineare l’importanza della normativa sui distretti produttivi di cui all’articolo 53 nonché delle misure per il rilancio della Strategia di Lisbona, ritenendo gli stanziamenti non meramente teorici. Un particolare apprezzamento andrà inoltre espresso con riferimento alla costituzione della Banca del Sud, che costituisce, a suo avviso, un vero motore per lo sviluppo dell’economia delle regioni meridionali.
Previa verifica della presenza del prescritto numero dei senatori, la Commissione conferisce quindi mandato al relatore Girfatti a redigere per la 5ª Commissione un rapporto favorevole con le osservazioni emerse nel corso del dibattito.
COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI
mercoledì 12 ottobre 2005
103a Seduta
IN SEDE CONSULTIVA
(3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)
(3614) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006 - 2008
(Parere alla 5a Commissione del Senato della Repubblica. Esame. Parere favorevole con osservazioni)
(3617) Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria.
(Parere alla 6a Commissione del Senato della Repubblica. Esame. Parere favorevole con osservazioni)
Riferisce alla Commissione il senatore ZORZOLI, il quale esordisce rilevando come la manovra di bilancio per l'anno 2006 affianchi ai tradizionali disegni di legge di bilancio e finanziaria, un decreto-legge finalizzato a rendere già operative importanti disposizioni sul versante delle entrate finanziarie.
I disegni di legge finanziaria e di bilancio a legislazione vigente, presentati dal Governo per l’anno 2006, si presentano ancora caratterizzati dal segno congiunturale negativo dell’economia internazionale e – dunque – nazionale.
Come già anticipato alla Commissione parlamentare per le questioni regionali in sede di esame del Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2006-2009, la manovra finanziaria per il 2006 è caratterizzata dall'obbligo di ricondurre gli indicatori di finanza pubblica all'interno dei parametri comunitari, senza dimenticare l'equità e lo sviluppo. Se questa manovra finanziaria di fine Legislatura non ha dunque i margini di intervento per realizzare per intero un appropriato sistema finanziario Stato-Regioni-Enti locali poiché ne mancano le condizioni, può, tuttavia, tentare di porne le premesse. Si riferisce, in particolare, alla vexata quaestio dell'integrazione sulla quale egli intende ritornare in sede di parere, conformemente agli orientamenti costanti della Commissione. Il fatto che un progetto giusto non si sia potuto ancora concretizzare, non è un buon motivo per cessare di sostenerlo.
Tornando all'esame dei disegni di legge in titolo, come è noto, il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente, per sua natura tipica, non rileva direttamente ai fini della competenza di questa Commissione, quantificando in modo statico gli stanziamenti dei Ministeri statali.
Per quanto riguarda invece il disegno di legge finanziaria, sono qui contenute talune norme di indubbio rilievo per il ruolo e le funzioni delle Autonomie territoriali, caratterizzate dal segno del contenimento della spesa, coerentemente con il quadro di vincoli e di congiuntura sopra ricordato.
L'articolo 13, in particolare, nel ridurre opportunamente i costi della politica, disciplina al comma 3 la riduzione del 10 per cento delle indennità e dei gettoni di presenza dei consiglieri e dei membri dell'esecutivo di tutte le Autonomie territoriali. Si tratta, come detto, di una disposizione assolutamente condivisibile nella sostanza, anche tenuto conto della finalità redistributiva evidenziata dal comma 1 dello stesso articolo che incrementa, con tali ed altri analoghi proventi, il Fondo sociale.
Tuttavia il relatore, senatore ZORZOLI, esprime dei dubbi sul fatto che la soluzione normativa possa essere la stessa per le Regioni e per gli altri Enti territoriali. Nel primo caso, infatti, gli statuti regionali rimettono alla legge regionale la disciplina delle indennità, e non è del tutto certo che la legge statale - che interviene dettando principi fondamentali in tema di coordinamento della finanza pubblica - possa incidere nella previsione statutaria che conosce il solo limite posto dall'articolo 123 della Costituzione. Nel secondo caso, al contrario, lo Stato può trovare il titolo del suo intervento nella competenza esclusiva di cui alla lettera p) dell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione. Ritiene opportuno pertanto riflettere non sul merito, ma sulle modalità tecniche della scelta, e differenziare la previsione normativa tra gli Organi regionali e quelli delle altre Autonomie territoriali.
La disciplina del Patto interno è posta all'articolo 22.
Anche quest'anno - come già nella finanziaria 2005 - il Patto è disegnato in termini di spesa e non di saldo. Questa impostazione è stata criticata dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, che ha ritenuto invece che le Autonomie territoriali debbano certamente essere responsabilizzate nel concorso agli obiettivi di finanza pubblica cui ci astringono i vincoli comunitari, ma ponendo tali vincoli sugli obiettivi e non sui mezzi per raggiungerli. Liberi quindi dovrebbero essere gli Enti locali di agire sulle componenti del bilancio, purché sia garantito il risultato necessario in termini di risparmio complessivo. Su questo punto, dunque, si soffermerà la relazione, come già accaduto negli anni scorsi.
Inoltre, i limiti imposti hanno un indubbio rilievo quantitativo, rispetto a quelli imposti negli anni precedenti. Sono poi inclusi - a differenza della versione attuale del Patto - i Comuni tra i 3000 e 5000 abitanti, altro punto su cui occorre un supplemento di riflessione. Infine, il comma 11 dell'articolo 22 - che prevede limiti di spesa determinati in modo più favorevole per i Comuni più virtuosi, e più sfavorevole se il livello di spesa comunale è eccessivo - rimette la relativa determinazione ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Città. La previsione di un intervento dello Stato di rango sostanzialmente regolamentare, va valutata alla luce - da una parte - della previsione costituzionale (articolo 117, comma 6) che assegna allo Stato tale potere solo nelle materie di competenza esclusiva e - dall'altra - dell'articolo 119 della Costituzione, posto che la disposizione qui in esame incide sull'autonomia finanziaria dell'Ente locale. La Conferenza interviene poi non d'intesa, ma con un mero parere.
Da apprezzare - prosegue il relatore, senatore ZORZOLI - è l'esclusione della spesa sociale dagli aggregati sottoposta al vincolo e la ripartita considerazione delle spese correnti e delle spese di investimento, con una disciplina più elastica per queste ultime.
L'articolo 23 contiene disposizioni sulla compartecipazione locale all’IRPEF, confermando le attuali aliquote di compartecipazione per i Comuni (6,5 per cento) e per le Province (1 per cento): ai Comuni e alle Province, pertanto, viene attribuito lo stesso ammontare di compartecipazione riconosciuto per l'anno 2005 (circa 6.600 milioni di euro, di cui 430 milioni di euro alle Province). Vengono confermati anche i criteri di attribuzione dei trasferimenti erariali spettanti per l'anno 2006.
L'articolo 25 modifica le attuali modalità di retrocessione agli Enti territoriali dell'imposta sostitutiva sui proventi dei titoli obbligazionari dagli stessi emessi: attualmente tale imposta viene acquisita dallo Stato che retrocede poi agli Enti emittenti il 50 per cento del gettito che si renderebbe applicabile sugli interessi attivi. L'applicazione di tale disciplina si è rivelata - come evidenzia la relazione tecnica - causa di pregiudizi finanziari per il bilancio dello Stato, e la modifica prevede pertanto il versamento diretto agli Enti territoriali dell'imposta effettivamente acquisita.
Il comma 3 dell'articolo 26 adegua le risorse finanziarie alle conseguenze del protocollo d'intesa Governo-sindacati del 27 maggio scorso. In via di deroga a quanto previsto dalla normativa vigente, i maggiori oneri contrattuali derivanti dall'attuazione del Protocollo sono accollati al bilancio statale, per un importo, a decorrere dall'anno 2006, pari a 220 milioni di euro. La norma non si applica alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e Bolzano, nonché agli Enti territoriali ricadenti sul territorio delle regioni Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e delle province autonome di Trento e Bolzano che provvedono con proprie risorse. Per il riparto di queste ultime, i commi 4 e 5 rinviano a successivi provvedimenti amministrativi che non prevedono, tuttavia, neppure il parere delle Conferenze. II comma 6 riguarda gli oneri riflessi ed il comma 7 incrementa di 213 milioni di euro il contributo dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria, per le finalità sopra indicate.
Il comma 4 dell'articolo 27 conferma, per il personale dipendente da amministrazioni non statali, che gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali per il biennio 2006-2007, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici, sono posti a carico dei rispettivi bilanci.
L'articolo 30 in esame pone alle Autonomie territoriali un vincolo alla spesa per il personale, ed il comma 8 dell'articolo chiarisce che le disposizioni dell'articolo qui in esame costituiscono principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica. Il comma 1 chiarisce quali siano esattamente le Autonomie interessate e fissa il vincolo di spesa. Le Autonomie coinvolte sono le amministrazioni regionali e gli Enti locali, cui si aggiungono gli enti del servizio sanitario nazionale. L'aggregato di spesa è definito in parte dal comma 1 in esame, in parte dal comma 2 seguente. L'aggregato è identificato in modo ampio, e quindi comprensivo degli oneri riflessi (la parte a carico delle amministrazioni, non a carico del lavoratore, come ad esempio i contributi previdenziali) e dell'IRAP sulle retribuzioni. L'aggregato sottoposto alla riduzione comprende anche le spese per il personale a tempo determinato, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, o che presta servizio con altre forme di rapporto di lavoro flessibile o con convenzioni. Il comma conferma poi il raggiungimento degli obiettivi di riduzione di spesa per il personale fissato per il 2005 dalla legge finanziaria per quell'anno. Le riduzioni di spesa fissate dal comma in esame sono da considerare - pertanto - ulteriori ed aggiuntive.
Il comma 1 dell'articolo 37 richiama e conferma gli obblighi a carico delle Regioni definiti con l'intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, sancita dalla relativa Conferenza il 23 marzo 2005 e la disciplina relativa all'obbligo, per le Regioni, di adottare i provvedimenti necessari al fine del rispetto dell'equilibrio economico-finanziario, nei casi in cui si prospetti, sulla base del monitoraggio trimestrale, una situazione di squilibrio. Il comma 2 seguente dispone un incremento, pari a 1.000 milioni di euro annui, a decorrere dal 2006, della quota di concorso statale al finanziamento del Servizio sanitario nazionale. I criteri e le modalità per il riparto tra le Regioni di tale incremento sono definiti con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. I suddetti criteri devono in ogni caso prevedere, per le Regioni interessate, la stipulazione di specifici accordi diretti all'individuazione di obiettivi di contenimento della dinamica della spesa. Riguardo al livello complessivo della spesa del Servizio sanitario nazionale - livello al cui finanziamento concorre lo Stato - ricorda che esso - ferme restando le condizioni suddette - è determinato dall'articolo 1, comma 164, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in 89.960 milioni di euro per l'anno 2006 e in 91.759 milioni di euro per l'anno 2007, valori che vengono incrementati ai sensi del comma 2.
I commi 1, 2, 3 e 5, dell'articolo 38 disciplinano il concorso dello Stato al ripiano dei disavanzi regionali e fissano norme sui tempi di attesa. Il comma 1 prevede una spesa, a titolo di regolazione debitoria, di 2.000 milioni di euro per l'anno 2006, ai fini del concorso dello Stato al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2002, 2003 e 2004. Tale stanziamento è posto esplicitamente in deroga alla disciplina generale, secondo cui gli oneri di ripiano dei disavanzi in oggetto sono a carico delle Regioni. Il comma 2 specifica che la quota sopra menzionata è ripartita con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e subordina l'attribuzione della medesima alla stipulazione, entro il 31 marzo 2006, da parte della Conferenza unificata, dell'intesa sullo schema di Piano sanitario nazionale 2006-2008; da parte della Conferenza Stato-Regioni di un'intesa relativa all'attuazione, da parte delle stesse Regioni, del Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa. Piano da adottare e da allegare all'intesa.
Il comma 3 vieta alle aziende sanitarie locali ed alle aziende ospedaliere di sospendere l'attività di prenotazione delle prestazioni rientranti nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. Si demanda, tuttavia, alle Regioni ed alle Province autonome la definizione, sentite le associazioni dei consumatori, di una disciplina per regolare i casi in cui la sospensione dell'erogazione delle prestazioni suddette sia legata a motivi tecnici. Il successivo comma 5 prevede sanzioni amministrative pecuniarie - tra l'altro - per la violazione del divieto di sospensione delle prenotazioni. Il comma 4 prevede l'istituzione di una Commissione nazionale sull'appropriatezza delle prescrizioni.
L'articolo 39 interviene nel settore sanitario, con diversi interventi, anche di natura puntuale. In particolare - sostiene il senatore ZORZOLI - occorre valutare se la disposizione di cui al comma 1 - con cui si introduce un vincolo specifico nell'utilizzazione delle risorse destinabili all'edilizia sanitaria - riserva ad interventi relativi a presidi per acuti o per lungodegenza, con numero di posti letto predeterminato - abbia o meno natura di principio fondamentale, essendo altrimenti incompatibile con l'autonomia regionale.
L'articolo 40 dà attuazione al cosiddetto "accordo di Reggio Calabria" raggiunto tra le Regioni nel luglio scorso, circa l'applicazione del decreto n. 56 che ripartisce più di 30 miliardi di euro di compartecipazione all'IVA a fronte dei trasferimenti a suo tempo soppressi.
Il testo è sostanzialmente condiviso e dà veste normativa ad un lodo a lungo ricercato, pur senza costituire la parola definitiva su una questione che resta al centro dell'attuazione del federalismo fiscale.
L'articolo 44 stanzia 1,14 miliardi di euro a favore della famiglia. Intervento assai condivisibile nel merito, ma dubbio dal punto di vista della compatibilità costituzionale, posto che la Corte costituzionale - con sentenza n. 423 del 2004 - ha dichiarato l’incostituzionalità della legge finanziaria 2004 nella parte in cui riservava quote del Fondo per le politiche sociali, utilizzandone le risorse per ambiti di competenza regionale e ribadendo chiaramente la non praticabilità di stanziamenti statali in materie, come quella condivisibilissima di cui all'articolo 44, che restano pur sempre regionali anche alla luce della dichiarata finalità dello sviluppo socio-economico.
Il relatore, senatore ZORZOLI, riferisce successivamente sul disegno di legge di conversione del decreto legge in titolo, che contiene misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria. Il decreto d'urgenza consta di 13 articoli, compresa la disposizione relativa all'entrata in vigore, che riguardano per la gran parte la materia fiscale e quindi attengono alla relativa competenza statale esclusiva.
Menzione specifica merita l'articolo 1, relativo alla partecipazione dei Comuni al contrasto dell'evasione fiscale. Esso attribuisce ai Comuni una quota dei proventi derivanti dalle attività di lotta all'evasione fiscale.
Il comma 1, in particolare, conferisce ad essi il 30 per cento - quale partecipazione all'accertamento fiscale - delle somme riscosse a titolo definitivo relativamente a tributi statali, e ciò al fine di potenziare l'azione di contrasto all'evasione fiscale, in attuazione dell'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
Il comma 2 prevede un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, d'intesa con la Conferenza Stato-Città .
Con tale provvedimento sono definite: le modalità tecniche di accesso alle banche dati e di trasmissione, anche in via telematica, ai Comuni di copia delle dichiarazioni dei residenti; le modalità tecniche della partecipazione dei Comuni all'accertamento fiscale di cui al comma 1, quello - sembra così doversi intendere il disposto - relativo a tributi statali;le ulteriori materie per cui i Comuni partecipano all'accertamento fiscale. In tal caso, il provvedimento è adottato d'intesa con il direttore dell'Agenzia del territorio per i tributi di relativa competenza e può prevedere anche un'applicazione graduale in relazione ai diversi tributi. Non è esplicito se le ulteriori materie possano comportare ulteriori tributi. Se l'intendimento dovesse comunque essere quello di allargare, eventualmente, l'area della partecipazione dei Comuni alle attività di accertamento, occorre valutare se il primo comma non debba comprendere anche tale eventuale possibilità, oltre a quella relativa ai tributi statali.
L'articolo 2 contiene alcune norme in materia di rafforzamento e di funzionamento dell'Agenzia delle entrate, dell'Agenzia delle dogane e della Guardia di finanza.
L'intendimento e la logica di queste disposizioni, certamente opportune, vanno - ad avviso del relatore, senatore ZORZOLI - estesi all'articolo 1. Se l'intensificato accertamento richiede più risorse umane alle Agenzie fiscali e quindi allo Stato, altrettanto deve avvenire per i Comuni il cui concorso lo Stato chiede. In questo senso intende orientare lo schema di parere che si appresta ad illustrare.
L'articolo 3 concerne disposizioni in tema di servizio nazionale della riscossione, gli articoli 4, 5, 6, e 7 riguardano disposizioni tese alla perequazione delle basi imponibili, con particolare riferimento alle plusvalenze finanziarie delle società, alle banche ed alle assicurazioni, nonché alle spese di manutenzione degli immobili di proprietà delle imprese.
L'articolo 8 istituisce un Fondo di garanzia per agevolare l'accesso al credito delle aziende che conferiscono il trattamento di fine rapporto a forme pensionistiche complementari ed interviene in funzione compensativa relativamente al previsto esonero dal versamento dei contributi sociali. Benché si versi in ambito di previdenza complementare, l'aspetto funzionale da ritenere prevalente è quello dell'intervento finanziario a compensazione degli effetti del rilevante spostamento di risorse dalla disponibilità delle imprese, che si verifica a seguito dell'implementazione del sistema dei fondi per la previdenza integrativa, il che qualifica l'intervento dello Stato in relazione alla relativa competenza esclusiva in tema di mercato finanziario.
L'articolo 9, che riguarda la programmazione finanziaria nel settore sanitario ed in particolare le condizioni di finanziamento cui concorre lo Stato, nel rispetto del necessario equilibrio economico-finanziario: l'ambito è pertanto quello del coordinamento della finanza pubblica. Al riguardo giova ricordare la sentenza n. 36 del 2005 con cui la Corte costituzionale ha giudicato circa la costituzionalità di talune norme contenute nella legge finanziaria per il 2003, nonché nella legge finanziaria per il 2004, che subordinano l’accesso delle Regioni all’adeguamento del finanziamento del servizio sanitario nazionale alla preventiva adozione di determinati provvedimenti. La Corte ha considerato in quella occasione il quadro della competenza legislativa regionale concorrente in materia di tutela della salute, specialmente nell’ambito di quegli obiettivi di finanza pubblica, al cui rispetto sono tenute Regioni e Province autonome, e ciò, in particolar modo, alla luce del perdurante regime transitorio di applicazione dell’articolo 119 della Costituzione, non rinvenendo - in tale contesto - alcun contrasto con le norme costituzionali.
Gli articoli 10 e 11 riguardano infine la materia previdenziale, di competenza esclusiva dello Stato.
Il senatore VITALI, pur rilevando la propria contrarietà all'approvazione delle due proposte di parere predisposte dal relatore senatore Zorzoli e limitandosi ad un atteggiamento di astensione sul merito delle osservazione formulate dal relatore stesso, suggerisce l'utilità di inserire un'osservazione aggiuntiva al testo della legge finanziaria 2005 (A.S. 3613), volta a prevedere, all'articolo 22, la definizione dell'aggregato relativo alla "spesa sociale", esclusa dai vincoli del Patto, in termini più ampi, tali da riflettere sostanzialmente il cospicuo intervento effettuato dai Comuni in materia.
Il senatore GUERZONI, condividendo l'atteggiamento sopra espresso dal senatore Vitali, suggerisce, a sua volta, l'inserimento di un'osservazione aggiuntiva al testo del secondo parere predisposto dal relatore senatore Zorzoli, concernente il decreto-legge in titolo (A.S. 3617). In particolare, l'osservazione è volta a prevedere che sia compiuta ogni attività necessaria per implementare e completare il trasferimento ai Comuni delle funzioni relative al sistema catastale.
Il relatore, senatore ZORZOLI, dà quindi lettura di due proposte di parere che sono di seguito riportate, comprendenti due osservazioni aggiuntive proposte dai senatori Vitali e Guerzoni.
"La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminati i disegni di legge A.S. 3613, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006) e A.S. 3614, recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008;
richiamato il proprio parere espresso in data 12 ottobre 2004 sui disegni di legge finanziaria e di bilancio per l’anno 2005, anche per quanto concerne la convinzione che la legge finanziaria costituisca la sede per la determinazione, da parte dello Stato, dei principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, come conferma l'articolo 68, comma secondo, nonché altre disposizioni puntuali del testo;
richiamato altresì il proprio parere espresso in data 20 luglio 2005 sul Documento di programmazione economica e finanziaria, nella parte in cui si soffermava sull’opportunità di disciplinare – tra le riforme strutturali necessarie all'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, in tema di federalismo fiscale, analogamente a quanto a suo tempo operato per l'"Alta Commissione" di cui all'articolo 3 della legge finanziaria 2003 – la partecipazione dei rappresentanti degli enti locali ai sensi dell'articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, riservando ad un successivo intervento sulle fonti regolamentari le procedure di espressione dello speciale parere ivi previsto;
tutto ciò premesso, la Commissione esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni riferite all'A.S. 3613, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006):
sia valutata l’opportunità – per quanto concerne la riduzione dei costi della politica disciplinata dall'articolo 13 – di differenziare la previsione normativa di cui al comma terzo, tra gli organi regionali e quelli delle altre autonomie territoriali, alla luce della attribuzione che molti statuti regionali - coperti da tutela costituzionale - fanno della materia alla legge regionale, e potendo dunque - per gli organi regionali - la norma in questione essere interpretata come non self-executing, ma bisognosa di successivo intervento regionale;
sia valutata l’opportunità, per quanto concerne il Patto di Stabilità, disciplinato dall'articolo 22:
al comma 1, di esentare i Comuni tra i 3000 e i 5000 abitanti;
ai commi 2 e 3 di riformulare i limiti - fermi restando gli obiettivi finanziari di contenimento - in termini non di spesa ma di saldo;
di definire l'aggregato relativo alla "spesa sociale", esclusa dai vincoli del Patto, in termini più ampi, tali da riflettere sostanzialmente il cospicuo intervento effettuato dai Comuni in materia;
al comma 11, che prevede limiti di spesa determinati in modo più favorevole per i Comuni più virtuosi, e più sfavorevole se il livello di spesa comunale è eccessivo - di prevedere non il parere, ma l'intesa con la Conferenza Stato-Città;
sia valutata l’opportunità, per quanto concerne l'articolo 26, che adegua le risorse finanziarie alle conseguenze del protocollo d'intesa Governo-sindacati del 27 maggio scorso, di prevedere il coinvolgimento del sistema delle Conferenze nei provvedimenti di ripartizione delle risorse aggiuntive stanziate, di cui al comma 3, anche nella mera forma del parere;
per quanto concerne la partecipazione dello Stato al Fondo sanitario nazionale, sia esperito ogni ulteriore tentativo di quantificarne il concorso in relazione alle esigenze del settore in termini reali, informando ogni sforzo ai principi della responsabilità e del consenso, al fine di impostare un metodo condiviso valevole per l'anno di riferimento e per gli anni successivi, a vantaggio della certezza dei diritti dei cittadini, oltreché degli operatori sanitari ed economici del settore;
sia valutata inoltre la compatibilità – per quanto concerne l'articolo 39, relativo al settore sanitario - delle norme di natura puntuale, come la disposizione di cui al comma 1 con cui si introduce un vincolo specifico nella utilizzazione delle risorse destinabili all'edilizia sanitaria, consistente in una riserva ad interventi relativi a presidi con numero di posti letto predeterminato, con il dettato costituzionale che limita ai principi fondamentali gli interventi statali in materie concorrenti;
sia valutata l’opportunità – per quanto concerne il fondo a favore delle famiglie di cui all'articolo 44 – di poter utilizzare almeno parte delle relative risorse attraverso interventi regionali effettuati senza vincolo, a valere sul Fondo delle politiche sociali, finalizzando eventualmente altre risorse verso interventi più chiaramente spettanti alla competenza statale quali - ad esempio - le imprese familiari.
sia valutata l’opportunità di modificare l'articolo 3 della legge finanziaria 2003 - anche alla luce degli adempimenti effettuati dalla ivi istituita Alta Commissione per il federalismo fiscale - subordinando la compiuta attuazione del federalismo fiscale all’integrazione della Commissione parlamentare per le questioni regionali da effettuare contestualmente e comunque per via legislativa, fermo restando l’intervento a livello dei Regolamenti parlamentari per quanto riguarda gli speciali effetti procedurali previsti dall’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e ciò anche tenuto conto dei tempi di entrata in vigore previsti dalla riforma costituzionale all'esame delle Camere".
La seconda proposta di parere, concernente il disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria, è del seguente tenore:
"La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminato il disegno di legge di conversione in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole, con le seguenti osservazioni:
che sia valutata la possibilità di inserire nell'articolo 1, in materia di concorso dei Comuni al recupero dell'evasione fiscale, una disposizione che consenta ad essi, proprio al fine di concorrere a tali finalità, di superare i limiti stabiliti dalla normativa vigente in tema di assunzioni di personale e relative spese;
che sia compiuta ogni attività necessaria per implementare e completare il trasferimento ai Comuni delle funzioni relative al sistema catastale".
Il PRESIDENTE pone successivamente in votazione le due proposte di parere testé illustrate dal relatore senatore Zorzoli.
Entrambe risultano approvate a maggioranza, dopo che i senatori Vitali e Guerzoni hanno espresso il loro voto contrario.
La seduta termina alle ore 15.