XIV Legislatura - Dossier di documentazione
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Finanziaria 2005 - Lavori preparatori al Senato - A.S. 3223 - Testo del disegno di legge. Esame in sede consultiva - Parte VII
Serie: Progetti di legge    Numero: 653    Progressivo: 2
Data: 29/11/04
Descrittori:
LEGGE FINANZIARIA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione
Riferimenti:
AC n.5310 bis/14   AS n.3223/14

Servizio studi

 

progetti di legge

Finanziaria 2005

Lavori preparatori al Senato

A.S. 3223

Testo del disegno di legge

Esame in sede consultiva

n. 653/2

Parte VII


xiv legislatura

29 novembre 2004

 

Camera dei deputati


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento Bilancio e politica economica

 

SIWEB

 

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File: BI0703g.doc

 


INDICE

 

 

 

 

Volume VII

TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE A.S. 3223

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)................................................................................................................... 1

Esame in sede consultiva

Commissione 1a (Affari costituzionali)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 221

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)224

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)227

Commissione 2a (Giustizia)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 229

§      Seduta del 24 novembre 2004. 235

Commissione 3a (Affari esteri)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 241

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)250

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)252

Commissione 4a (Difesa)

§      Seduta del 23 novembre 2004 (pomeridiana)257

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)264

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)275

Commissione 5a (Bilancio)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 285

Commissione 6a (Finanze)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 295

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)301

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)304

§      Seduta del 25 novembre 2004. 311

Commissione 7a (Istruzione pubblica, Beni culturali)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 325

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)334

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)338

§      Seduta del 25 novembre 2004. 356

Commissione 8a (Lavori pubblici, Comunicazioni)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 383

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)386

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)389

§      Seduta del 25 novembre 2004 (antimeridiana)394

Commissione 9a (Agricoltura)

§      Seduta del 23 novembre 2004 (pomeridiana)409

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)419

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)424

Commissione 10a (Industria)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 433

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)441

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)445

Commissione 11a (Lavoro)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 451

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)461

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)468

Commissione 12a (Igiene e sanità)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 477

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)484

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)489

Commissione 13a (Territorio)

§      Seduta del 23 novembre 2004. 499

§      Seduta del 24 novembre 2004 (antimeridiana)508

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)513

Commissione 14a (Politiche dell’Unione europea)

§      Seduta del 24 novembre 2004 (pomeridiana)521

§      Seduta del 25 novembre 2004. 526

Commissione Questioni regionali

§      Seduta del 24 novembre 2004. 533

§      Seduta del 25 novembre 2004. 538

 


Testo A.S. 3223

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)


Esame in sede consultiva


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

452a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

 (Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 8 e 8-bis) Stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Il senatore MAFFIOLI (UDC) riferisce sulle parti di competenza dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze che riguardano le unità previsionali di base afferenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché sulla relativa nota di variazione; illustra quindi le disposizioni correlate del disegno di legge finanziaria per il 2005, soffermandosi in particolare sull'articolo 2 che dispone per ciascun anno del triennio 2005-2007 un limite all'incremento della spesa delle amministrazioni pubbliche, fissato nella misura del 2 per cento; sull'articolo 3 che definisce le modalità con le quali il limite all'incremento della spesa dettato in via generale per tutte le amministrazioni pubbliche si applica con riferimento al bilancio dello Stato, nonché sull'articolo 8 che dispone nella stessa materia con riferimento ad altri enti per i quali non è dettata una specifica disciplina. Passa quindi a illustrare le disposizioni concernenti il pubblico impiego, tra le quali l'articolo 6, comma 27, introdotto dalla Camera dei deputati, in materia di mobilità del personale delle pubbliche amministrazioni; l'articolo 16 in materia di rinnovi contrattuali per il personale delle amministrazioni pubbliche; l'articolo 17 in materia di assunzioni a tempo determinato di personale nelle pubbliche amministrazioni: a quest'ultimo proposito richiama l'attenzione sul comma 5 di tale disposizione, che consente il rinnovo dei contratti del personale a tempo determinato operante presso le ambasciate e le rappresentanze consolari all'estero al fine di consentire il completamento e l'aggiornamento dei dati per la rilevazione dei cittadini italiani residenti all'estero, una misura questa sollecitata più volte nel corso dell'indagine conoscitiva che la Commissione sta svolgendo sul voto degli italiani all'estero. Riferisce, infine, sull'articolo 27 che reca norme volte alla razionalizzazione dei processi operativi nella pubblica amministrazione, al fine di migliorarne l'efficienza operativa e di contenere la spesa pubblica, e sui primi 6 commi dell'articolo 31 che dispongono il rifinanziamento di misure a sostegno dell'innovazione e delle tecnologie.

Conclude preannunciando che formulerà un rapporto favorevole.

 

Interviene quindi il sottosegretario VENTUCCI per segnalare che nel corso dell'anno finanziario 2004 è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il nuovo Dipartimento per le risorse umane e strumentali, che deriva dall'unificazione del Dipartimento per le risorse umane e del Dipartimento per le risorse strumentali, dei quali assume le competenze. Tale innovazione ha comportato una riorganizzazione ancora in corso; nell'anno 2005 tale Dipartimento provvederà, tra l'altro, a realizzare il nuovo piano di formazione del personale 2004-2005, a concludere la procedura di assunzione di nuovi dirigenti della Presidenza del Consiglio dei ministri e a una razionalizzazione delle sedi della Presidenza stessa, realizzando inoltre la nuova biblioteca Chigiana.

 

Il senatore BOSCETTO (FI) riferisce i contenuti dello stato di previsione del Ministero dell'Interno e della relativa nota di variazione; illustra quindi le disposizioni correlate del disegno di legge finanziaria e in particolare l'articolo 6, i cui commi da 1 a 7 dettano la nuova disciplina del Patto di stabilità interno per le Regioni e per gli Enti locali con riferimento al triennio 2005-2007; i successivi commi da 10 a 21 individuano le modalità di monitoraggio, le sanzioni e altre norme in tema di rispetto del Patto stesso. Si sofferma quindi sui contributi agli Enti locali di cui ai commi 8 e 9 della medesima disposizione, sulle norme in materia di utilizzo dei proventi derivanti da oneri di urbanizzazione, di cui al comma 23 dell'articolo 6, su quelle in materia di limiti all'indebitamento degli Enti locali di cui ai successivi commi 24 e 25, nonché sulle disposizioni in materia di blocco delle addizionali comunali e regionali, di fondo per il rimborso delle minori entrate derivanti dall'abolizione del credito di imposta per i comuni, e di riduzione di contributi agli enti locali per il personale a esaurimento, di cui - rispettivamente - ai commi 30, 31 e 32. Illustra quindi l'articolo 7, introdotto durante l'esame in Assemblea da parte della Camera dei deputati, con il quale viene istituito un fondo per incentivare l'insediamento nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti, nonché le disposizioni dell'articolo 13, comma 1, volte a sperimentare gli effetti del superamento del sistema di tesoreria unica.

Preannuncia che proporrà alla Commissione un rapporto favorevole, ritenendo utile peraltro formulare sin d'ora le seguenti osservazioni riferite al disegno di legge finanziaria, che potranno essere integrate con quelle che dovessero emergere nel corso dell'esame:

- valuti la Commissione di merito l’opportunità di escludere dall’ambito di applicazione del limite di incremento del 2 per cento di cui all’articolo 3, comma 1, del disegno di legge finanziaria per il 2005 gli stanziamenti di competenza e di cassa riferiti al comparto della "pubblica sicurezza", recati dalle unità previsionali di base ricomprese nell’ambito del Centro di responsabilità n. 5 dello Stato di previsione del Ministero dell’interno, individuando conseguentemente le compensazioni necessarie al fine di assicurare comunque il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica di cui all’articolo 2 del disegno di legge medesimo;

- valuti la Commissione di merito la possibilità che possano essere ripristinati gli stanziamenti iniziali in Tabella A a favore del Ministero dell’interno, così come decisi dal Governo nel corso della riunione del Consiglio dei ministri del 29-30 settembre scorso, in quanto finalizzati a importanti obiettivi per l’ordine e per la sicurezza pubblica;

- si osserva, infine, che sono stati istituiti nuovi fondi di finanza locale con la discutibile attribuzione della titolarità gestionale al Ministero dell’economia e delle finanze in luogo del Ministero dell’interno, al quale da sempre è riservata, anche per la stretta connessione con i più generali compiti di programmazione e di collaborazione con il sistema della Autonomie, la gestione delle risorse erariali destinate ai comuni, alle province e alle comunità montane. Si ritiene invece necessario ripristinare il corretto riparto delle competenze istituzionali.

 

Il sottosegretario D'ALI' dichiara di condividere pienamente le osservazioni formulate dal relatore.

 

Il presidente PASTORE propone di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno agli stati di previsione del bilancio, nonché di eventuali ordini del giorno al disegno di legge finanziaria, alle ore 13 di domani, mercoledì 24 novembre 2004.

 

Non essendovi obiezioni, così resta stabilito.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 16,40.


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

Mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

453a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 8 e 8-bis) Stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

 

Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta di ieri.

 

Interviene il senatore VITALI (DS-U) sottolineando come non sia possibile valutare il disegno di legge finanziaria 2005 senza riferirsi al complesso delle leggi finanziarie degli ultimi anni, particolarmente per quanto concerne le disposizioni in materia di enti locali. Secondo i dati ISTAT, confermati da quelli contenuti nell'ultima relazione della Corte dei Conti sulla gestione degli enti locali, la spesa degli enti locali per l'acquisto di beni e servizi e quella per il personale è rimasta negli ultimi anni sostanzialmente invariata, mentre le spese per investimenti rappresentano l'unica categoria che ha fatto registrare un aumento. Da questi dati emergono gli effetti delle politiche del Governo sugli enti locali, fonte di una forte contrazione delle spese e di una conseguente drastica riduzione dei servizi resi ai cittadini. La progressiva riduzione dei trasferimenti, il blocco delle assunzioni e del turn over, l'applicazione di parametri molto restrittivi in tema di disciplina del patto di stabilità interno hanno portato inevitabilmente a una situazione di difficoltà per i Comuni e per i cittadini. In questo quadro, il disegno di legge finanziaria per il 2005 presenta una novità negativa molto rilevante, costituita dalla inclusione anche delle spese in conto capitale tra quelle considerate dal patto di stabilità interno ai fini del rispetto del tetto di spesa; si tratta di una misura gravemente lesiva non solo per i cittadini, ma anche per l'economia, a conferma che con questo disegno di legge il Governo realizza un intervento di natura recessiva, in contrasto con le esigenze di crescita e di aumento della competitività del Paese.

E' particolarmente censurabile la definizione di una disciplina del patto di stabilità interno che introduce in modo indifferenziato per tutti gli enti locali il tetto di spesa del 2 per cento, secondo un meccanismo automatico che non consente l'individuazione di priorità, privando in particolare il Parlamento di questo ambito di scelta. Sottolinea, inoltre, che le modifiche al patto di stabilità interno prevedono la sua estensione anche ai Comuni con popolazione compresa tra i 3.000 e i 5.000 abitanti, alle unioni di Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti nonché alle Province autonome di Trento e di Bolzano: il Governo in tal modo non solo pone vincoli drastici e penalizzanti per i Comuni, ma estende anche l'ambito di applicazione a Comuni di dimensioni assai ridotte. In tema di autonomia impositiva degli enti locali, la possibilità di aumentare le aliquote - già ampiamente criticata, ritenendo che la leva fiscale non sia autonoma quando si sia in presenza di una forte contrazione dei trasferimenti - è stata negata durante l'esame presso l'altro ramo del Parlamento, togliendo in tal modo agli enti locali lo strumento delle addizionali per recuperare le risorse negate loro con la riduzione dei trasferimenti. Quanto alla rivalutazione degli estimi catastali, le proposte formulate in modo approssimativo dal Governo sono state oggetto di forti critiche da parte delle categorie interessate, provocando il ripensamento del Governo; a questo riguardo ritiene che la questione debba essere affrontata in modo organico e approfondito. Ritiene inoltre che debba essere soppresso il vincolo all'utilizzo degli oneri di urbanizzazione sancito dal disegno di legge finanziaria come approvato dalla Camera dei deputati, poiché tali risorse hanno garantito negli anni passati un prezioso margine di autonomia agli enti locali che non deve essere loro negato.

Passando alle disposizioni di più diretto interesse per le Regioni, sottolinea come ancora una volta il Governo sottostimi considerevolmente le esigenze del fondo per la spesa sanitaria. Anche in tema di trasporto pubblico locale e trasporto collettivo si registrano tagli che necessariamente condurranno a disavanzi delle relative aziende, con inevitabili ripercussioni negative per i cittadini; la manovra finanziaria colpisce infine anche il fondo sociale per l'affitto, una misura che penalizza gravemente le famiglie. Conclude auspicando una complessiva revisione delle disposizioni in materia di enti territoriali del disegno di legge finanziaria, nonché l'adesione di senatori della maggioranza alle proposte emendative che le associazioni rappresentative delle autonomie e delle Regioni formuleranno in materia.

 

Il senatore BASSANINI (DS-U) afferma che il cumulo nel tempo di restrizioni e vincoli finanziari per gli enti territoriali si risolve ormai in una crisi generale del sistema. Quegli enti, infatti, destinatari negli ultimi anni di un numero sempre crescente di funzioni e di responsabilità, al contempo sono stati e sono sottoposti a misure costrittive di una autonomia finanziaria sempre più scarsa. Così, in molte parti del paese le istituzioni locali sono obbligate a ridurre la quantità e la qualità dei servizi ai cittadini: di conseguenza, il processo di riforma, largamente condiviso, che intendeva fondare sul principio di sussidiarietà e su quello di prossimità la dislocazione dei poteri e delle funzioni pubbliche, è sostanzialmente contraddetto dalle azioni finanziarie del Governo, fino a vanificarlo. Si rischia, in tal modo, di concludere una riforma normativa ampia e profonda avendo nel frattempo indebolito gli enti protagonisti di quella stessa riforma. Allo stesso tempo, il consenso a quel processo riformatore, un tempo assai diffuso nelle popolazioni, può tramutarsi in un sentimento di sfiducia verso la capacità degli enti territoriali di corrispondere alle esigenze reali dei cittadini. Egli resta persuaso che quel processo di riforma istituzionale sia valido e positivo e nota che esso corrisponde a processi analoghi in corso in altri paesi, come la Francia. In quel paese, sono state compiute di recente scelte molto significative, come quella di trasferire oltre 30 mila dipendenti statali al servizio degli enti locali, senza minacciarne lo status e la condizione di vita, ma conservando la loro appartenenza alle amministrazioni di provenienza, ricorrendo a mobilità prevalentemente non territoriale e spostando esclusivamente il loro rapporto funzionale, in modo da incrementare le risorse a disposizione delle istituzioni territoriali. Invece, le politiche di governo in Italia seguono l’opposto orientamento di deprimere le capacità operative delle istituzioni locali, rischiando così di determinare una reazione centralista, derivante dalla delusione per l’inefficienza degli enti locali, indotta da restrizioni finanziarie estreme, ripetute e ingiustificate. Inoltre, va ormai rilevato come dalla sua entrata in vigore, nel 2001, non solo non abbia trovato una concreta applicazione, ma anzi sia stato sempre disatteso e contraddetto, specie dalle leggi finanziarie, il principio del federalismo fiscale definito nell’articolo 119 della Costituzione. Egli osserva che tale principio non è stato mai posto in discussione, tanto che nel progetto di riforma costituzionale tuttora in discussione, quell’articolo non viene minimamente modificato. Tuttavia, contraddittoriamente, esso è ignorato o persino contrastato con misure di segno radicalmente opposto.

Quanto agli interventi previsti dal disegno di legge finanziaria che riguardano il complesso delle amministrazioni pubbliche, egli osserva come le relative funzioni e strutture siano il bersaglio di misure restrittive spero irragionevoli e non giustificate. Ricorda, in proposito, che i dipendenti pubblici in Italia sono in numero sensibilmente inferiore, per ordine di grandezza notevole, sia alla Gran Bretagna sia alla Francia, paesi paragonabili per popolazione e condizioni economiche e sociali. Nondimeno, si sostiene ancora, inopinatamente, che in Italia vi sarebbe un problema di riduzione del numero dei dipendenti pubblici quando vi è, piuttosto, una questione di qualità della funzione pubblica. Questa può essere incrementata non già riducendo le risorse ma spendendo meglio quelle che vi sono, anche perché l’incidenza del costo per i dipendenti pubblici sul prodotto interno lordo è diminuita costatemente, nel corso degli anni ’90, dal 12/13 per cento fino al 10 per cento nel 2001, per poi risalire lievemente (dell’1 per cento) negli ultimi due anni.

Tutto ciò è stato possibile grazie all’azione di contenimento e riduzione del personale in cui sono state impegnate tutte le amministrazioni pubbliche, comprese quelle locali. Invece, oggi si ripropongono misure di blocco del turn over,evidentemente ingiustificate e a volte anche dannose, come nel caso degli ispettorati del lavoro, che lamentano una carenza di addetti e svolgono funzioni essenziali, come quelle per la prevenzione degli infortuni e per il contrasto al lavoro clandestino e dunque anche per l’evasione contributiva e fiscale.

La premessa di ridurre l’imposizione tributaria deprimendo le funzioni pubbliche è evidentemente sbagliata, specie quando si riferisce ad aspettative legittime dei dipendenti pubblici, come quella di recuperare la differenza tra l’inflazione prevista e quella reale. In tal modo, infatti, per avvantaggiare settori limitati e già privilegiati della società, si colpiscono categorie di lavoratori molto estese, considerando che nel caso del pubblico impiego si tratta di 3,5 milioni di persone e di altrettante famiglie. Al contrario, si può e si dovrebbe incidere su altre spese delle amministrazioni pubbliche, in particolare sull’acquisto di beni e servizi, aggregato enorme anche in termini relativi, considerando con severità finanziaria le spese di consulenza e quelle di rappresentanza. In proposito egli rinnova la richiesta, già più volte avanzata, di conoscere dal Governo l’esatta destinazione delle spese riferite al fondo per la protezione civile, perché è opportuno apprendere l’ammontare di quelle relative al servizio vero e proprio di protezione civile e la quota di quelle che invece finanziano eventi promossi e organizzati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

La seduta termina alle ore 10,35


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

Mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

454a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 8 e 8-bis) Stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Seguito e conclusione dell'esame congiunto; rapporti alla 5ª Commissione: rapporto favorevole con condizione e osservazione sulle Tabelle. 2 e 2-bis, per quanto di competenza, e sulle parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria; rapporto favorevole con osservazioni sulle Tabelle 8 e 8-bis e sulle parti corrispondenti della legge finanziaria)

 

Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana.

 

Il presidente PASTORE avverte che non sono stati presentati emendamenti né ordini del giorno; ricorda altresì che il senatore Boscetto aveva preannunciato un rapporto favorevole, formulando già nella seduta di ieri alcune osservazioni.

 

Il senatore BOSCETTO (FI), relatore sullo stato di previsione del Ministero dell'interno, comunica di voler integrare la proposta di rapporto preannunciata con ulteriori osservazioni con le quali si invita la Commissione di merito: a sollecitare la prosecuzione dei progetti, avviati nel corso di questa legislatura, del poliziotto e carabiniere di quartiere e di progressiva sostituzione degli ausiliari dei vigili del fuoco a seguito della cessazione della leva; a prevedere un adeguato stanziamento per le iniziative da adottare per migliorare il dispositivo antiterrorismo; a sollecitare l'intensificazione delle azioni in materia di immigrazione con particolare attenzione anche alle collaborazioni internazionali, nonché il sostegno all'ammodernamento tecnologico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel settore dei rischi nucleare, batteriologico, chimico e radiologico.

 

Il sottosegretario D'ALI' dichiara di condividere le osservazioni testé formulate dal relatore Boscetto, largamente coincidenti con politiche perseguite dal Governo; segnala peraltro l'opportunità di richiamare, nell'ambito delle politiche di contrasto del terrorismo, la necessità di introdurre l'obbligatorietà dei documenti di identificazione, in coerenza con i recenti trattati internazionali in materia. Ritiene invece meno indispensabile la previsione di stanziamenti ad hoc.

 

Il relatore BOSCETTO (FI), convenendo sull'opportunità di questo richiamo, integra il proprio rapporto nel senso indicato dal Sottosegretario, ritenendo tuttavia opportuno mantenere la sollecitazione di stanziamenti volti a rendere attuabili gli strumenti previsti per contrastare il terrorismo.

 

Interviene quindi il senatore MAFFIOLI (UDC), relatore sulle parti di competenza dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze che riguardano la Presidenza del Consiglio dei ministri, il quale ribadisce la propria proposta di rapporto favorevole che a suo avviso, tuttavia, dovrebbe essere condizionato alla soppressione dell'articolo 23 del disegno di legge finanziaria, con il quale viene incrementato il Fondo di rotazione per gli asili nido e micro-nidi nei luoghi di lavoro, previsto dall'articolo 91 della legge finanziaria 2003, i cui commi da 1 a 5, che prevedevano e disciplinavano tale Fondo, sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 320 del 2004. Propone inoltre di invitare la Commissione di merito a valutare l'opportunità di riformulare l'articolo 30, comma 1, terzo periodo, escludendo la natura vincolante del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che non solo altera la natura consultiva dell'attività delle Commissioni stesse, ma che appare anche contrastare con la disciplina dei regolamenti di delegificazione, come delineata dall'articolo 17, comma 2 della legge n. 400/1988.

 

Il presidente PASTORE, nel concordare con la condizione e l'osservazione formulata dal relatore Maffioli, ricorda che la sentenza della Corte costituzionale n. 320 del 2004 è stata depositata lo scorso 5 novembre, durante l'esame della legge finanziaria presso l'altro ramo del Parlamento.

Accertata la presenza del prescritto numero di senatori la Commissione conferisce quindi al relatore Boscetto il mandato a redigere un rapporto favorevole con le osservazioni già formulate, alla 5ª Commissione permanente sulle Tabelle 8 e 8-bis e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3223.

Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione conferisce, inoltre , al relatore Maffioli il mandato a redigere un rapporto favorevole con la condizione e l'osservazione formulate in sede di replica, alla 5ª Commissione permanente sulle Tabelle 2 e 2-bis, limitatamente alle parti di competenza, e sulle corrispondenti parti del disegno di legge n. 3223.

 


GIUSTIZIA (2a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

406a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 5 e 5-bis) Stato di previsione del Ministero della giustizia per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Riferisce alla Commissione, in sostituzione del senatore GRILLOTTI(AN), il presidente Antonino CARUSO(AN), il quale rileva che lo stato di previsione del Ministero della giustizia per il 2005, tenuto conto delle variazioni proposte con la nota di variazioni che recepisce le modifiche conseguenti all'esame parlamentare in prima lettura, reca spese finali per complessivi 7.470 milioni di euro.

Distinguendo le spese correnti dalle spese in conto capitale, il complesso delle spese dello stato di previsione del Ministero della giustizia per il 2005, si articola in 7.197 milioni di euro per le spese correnti, pari al 96,3 per cento delle spese finali del Ministero, e 273 milioni di euro per le spese in conto capitale, pari al 3,6 per cento del totale delle spese.

Complessivamente, rispetto alle previsioni assestate (7.828,9 milioni di euro) la diminuzione è pari al 4,6 per cento (359 milioni di euro circa), risultante dalla compensazione tra variazioni in aumento e variazioni in diminuzione delle previsioni di spesa delle singole unità previsionali di base. Tale diminuzione è dovuta in gran parte al decremento delle spese di giustizia (U.P.B. 2.1.2.1. del Centro di responsabilità "Affari di giustizia") pari a 449.500 milioni di euro. Nel progetto di bilancio presentato a settembre era prevista la soppressione del capitolo 1361 (Somme dovute per estinzione delle anticipazioni effettuate per spese di giustizia da Poste italiane s.p.a.) relativamente all'estinzione dei debiti degli anni 1998-2002 ed all’eliminazione del relativo stanziamento pari a 823 milioni di euro.Con la nota di variazione viene proposta l'istituzione del capitolo 1363 e uno stanziamento di 373,5 milioni per la medesima finalità per l'estinzione dei residui debiti relativi al 2003.

Le altre variazioni (tutte in diminuzione) recate dalla nota di variazione sono riferibili all'applicazione della "regola del 2 per cento" di cui all'articolo 3, comma 1 della legge finanziaria con il quale è stata disposta la riduzione degli investimenti fissi lordi per il 26,1 per cento e dei consumi intermedi per il 9,9 per cento delle dotazioni iniziali del bilancio a legislazione vigente del Ministero della giustizia. Tale riduzione è in parte compensata dalla variazione proposta in aumento per circa 44 milioni di euro per il capitolo 1426 relativo al pagamento delle competenze per il personale con contratto di lavoro a tempo determinato conseguente all'approvazione dell'articolo 17, comma 2, del disegno di legge finanziaria.

Dall'analisi dei bilanci statali per gli anni 1995-2004 risulta che la percentuale delle spese del Ministero della giustizia in rapporto alle spese finali dello Stato è progressivamente aumentata passando dall’1,1 per cento del bilancio 1995 all'1,3 per cento dei bilanci 1996-1999, all’1,4 per cento del periodo 2000-2002 fino all’1,7 per cento del bilancio 2004. Il bilancio a legislazione vigente per il 2005 si presenta, invece, in controtendenza attestandosi sulla percentuale dell’ 1,6 per cento, in calo, quindi, rispetto al 2004.

Passando ad illustrare la suddivisione degli stanziamenti per centro di responsabilità, il Presidente relatore ricorda come Il progetto di bilancio individui nell’ambito del Ministero della giustizia 5 Centri di responsabilità amministrativi in conformità con la struttura organizzativa su base dipartimentale delineata dal decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001, n. 55, recante regolamento di organizzazione del ministero in attuazione del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

Il primo centro di responsabilità è denominato "Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro" e ad esso sono assegnati 183,4 milioni di euro, con un aumento di 1 milione di euro rispetto all’assestamento 2004.

Al Centro "Affari di giustizia" competono nella previsione 1.068,9 milioni di euro. Le previsioni assestate per il 2004 recavano 1.468,3 milioni di euro, pressoché integralmente imputabili a spese correnti; si propone pertanto una notevole diminuzione pari a 459,4 milioni di euro (di sole spese correnti). La diminuzione è motivata, come già accennato, dalla significativa riduzione dell'ammontare dello stanziamento per l'estinzione delle somme anticipate dalle Poste s.p.a per spese di giustizia essendosi provveduto ad essa per il periodo dal 1998 al 31 dicembre 2002.

Il Centro "Organizzazione giudiziaria" gestisce 3.509,5 milioni di euro con un aumento di 105 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2004. Nell’ambito della complessiva dotazione di parte corrente, la parte preponderante degli stanziamenti (3.011 milioni di euro) è costituita dalle spese di funzionamento. Riguardo alle risorse gestite dal Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria si ricorda che tali risorse rivestono in gran parte carattere di obbligatorietà in ragione dell’incidenza degli oneri per il personale in servizio presso l’apparato giudiziario centrale e periferico; la parte restante delle risorse è destinata al funzionamento e al potenziamento delle strutture giudiziarie e costituisce l’unica parte di spesa su cui può esercitarsi l'azione discrezionale dell’amministrazione.

All'amministrazione penitenziaria sono assegnati 2.623,7 milioni di euro. Anche le risorse assegnate al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sono prevalentemente assorbite dalle spese di funzionamento – pari a 2.165,8 milioni di euro - con un incremento di 7,7 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2004.

Il Presidente facente funzione di relatore ricorda quindi che sono gestite dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria le risorse destinate alla sanità penitenziaria. Tali risorse, iscritte al capitolo 1764, ammontavano, nel bilancio presentato dal Governo, a 87 milioni di euro (circa 13 milioni di euro in meno rispetto alle previsioni assestate per il 2004). La nota di variazioni in esame, nel recepire uno specifico emendamento al bilancio approvato dalla Camera dei deputati, eleva di 97 milioni lo stanziamento, provvedendo quindi a ridurre la pesante decurtazione per un settore in sofferenza quale quello sanitario penitenziario.

In relazione al tema della farmaceutica penitenziaria, il Presidente relatore osserva che, anche nel corso dei recenti sopralluoghi negli istituti penitenziari della Sicilia, è stata sollevata dagli operatori la questione in termini di denuncia della scarsità di risorse disponibili per rispondere in misura sufficiente ai bisogni dei detenuti per i quali le normali patologie assumono caratteristiche del tutto particolari. Sollecita a tale riguardo le opportune precisazioni da parte del Ministro anche con riferimento alla questione, tuttora irrisolta, del passaggio della sanità penitenziaria nell'alveo del Servizio sanitario nazionale.

Il quinto Centro di responsabilità è denominato "Giustizia minorile" con una dotazione di 144,5 milioni di euro prevalentemente destinati a spese di funzionamentoper lo più di natura obbligatoria, in quanto rappresentate dagli oneri per le retribuzioni del personale.

Dopo aver illustrato l'articolazione delle spese del Ministero attraverso la ricognizione delle "funzioni-obiettivo" che rappresentano una chiave di lettura e di valutazione del bilancio dal punto di vista delle finalità che l’amministrazione intende perseguire, il Presidente procede sinteticamente a rappresentare la situazione dei residui passivi presunti alla data del 1° gennaio 2005 valutati in 1.294,8 milioni di euro, di cui 890,4 per le unità previsionali di parte corrente e 404,4 per quelle in conto capitale.

Concludendo nella disamina del bilancio, passa al bilancio di previsione dell'Amministrazione degli archivi notarili e a quello della Cassa delle ammende, annesso a quello del Ministero.

L’Amministrazione degli Archivi notarili presenta un quadro previsionale di entrata e di spesa in pareggio per un ammontare di 482,8 milioni di euro. Rispetto alle previsioni della legge di bilancio 2004 si registra un aumento di 12,4 milioni di euro; rispetto invece alle previsioni assestate l’aumento è di 10,4 milioni di euro.

Il bilancio della Cassa delle Ammende reca previsioni di entrata e di spesa di importo pari a 118 milioni di euro, con un aumento di 14,3 milioni di euro rispetto alle previsioni della legge di bilancio per il 2004, coincidenti con le previsioni assestate.

Il Presidente passa quindi ad una valutazione delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria a partire dalla parte tabellare.

La tabella A (Fondo speciale di parte corrente) prevede per il Ministero della giustizia, relativamente al triennio 2005-2007, un accantonamento complessivo di 96,2 milioni di euro, ripartito in ragione di 30,6 milioni di euro per il 2005, di 32,8 milioni di euro sia per il 2006 che per il 2007. Al riguardo la relazione governativa al disegno di legge finanziaria afferma che l’accantonamento è diretto a consentire la riforma dell’ordinamento giudiziario, in corso di approvazione, nonché l’attuazione della decisione 2002/187/GAI del Consiglio dell’Unione europea del 28 febbraio 2002 che istituisce EUROJUST per la lotta alle più gravi forme di criminalità. Rispetto alla legge finanziaria dello scorso anno osserva che gli stanziamenti per il triennio di riferimento presentano una diminuzionecomplessiva di 24,5 milioni di euro, passando dai 120,7 milioni di euro totali accantonati per il triennio 2004-2006 ai 96,2 milioni previsti per il triennio 2005-2007.

Per quanto concerne la tabella B (Fondo speciale di conto capitale, destinato alle spese di investimento), per il triennio 2005-2007, recava nel disegno di legge presentato dal Governo accantonamenti in favore del Ministero della giustizia per un totale di 50 milioni di euro: 10 milioni nel 2005 e 20 milioni sia per il 2006 che per il 2007. Con rammarico deve constatare che detti importi sono stati soppressi nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, la qual cosa comporterà la conseguenza che il Ministero non potrà per l'anno 2005 disporre di risorse da attivare con appositi provvedimenti legislativi per nuove spese in conto capitale, ferme rimanendo quelle già disposte dalla legislazione vigente.

La tabella C reca i seguenti stanziamenti per il Ministero della giustizia: da un lato, 5,7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007 per il finanziamento dei programmi previsti dall’art. 135 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 ai fini della prevenzione e della cura dei detenuti affetti da AIDS, del trattamento socio-sanitario, del recupero e del successivo reinserimento dei detenuti tossicodipendenti, entità analoga a quella prevista dalla finanziaria 2004. e, dall'altro,137.000 euro per ciascuno degli anni 2005-2006-2007, risultano finalizzati all’erogazione di contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi a norma dell’articolo 1, comma 43, della legge 549 del 1995.

Segnala quindi che la tabella C, con riferimento al Ministero dell’economia e delle finanze, reca stanziamenti di interesse della Commissione giustizia per 26,8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005-2007 destinati al finanziamento del Consiglio Superiore della Magistratura e per 162,9 milioni annui per l’autonomia finanziaria del Consiglio di Stato e dei Tribunali Amministrativi Regionali.

La tabella F del disegno di legge finanziaria 2005 reca, tra i settori di intervento oggetto di provvedimenti legislativi ad effetto pluriennale di interesse dell’amministrazione della giustizia, il comparto dell'edilizia penitenziaria e giudiziaria (n. 17 della tabella F).

In particolare, viene previsto per il 2005 un limite di impegno di 7 milioni di euro per l’ammortamento dei mutui per manutenzione straordinaria degli uffici giudiziari ed è poi autorizzata, per il 2005, una spesa di 150 milioni di euro per il completamento delle opere di cui al programma costruttivo relativo agli immobili da destinare agli istituti di prevenzione e pena (ex art. 7, comma 6, della legge n. 910 del 1986, legge finanziaria per il 1987) posta in capo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,

Per quanto riguarda le norme contenute nel disegno di legge finanziaria 2005 , il Presidente relatore riferisce in quanto di interesse della Commissione sull’articolo 37 (Interventi in materia di giustizia) e sul comma 15 dell'articolo 38 (Redditi immobiliari. Lotta al sommerso)

In merito all'articolo 37, la disposizione in esame introduce una serie di interventi diretti alrecupero di risorse finanziarie per l’amministrazione della giustizia: dall’abolizione della fascia iniziale di esenzione totale dal contributo unificato per le spese di giustizia, alla revisione in aumento degli scaglioni di pagamento relativi alle controversie già attualmente non esenti; dalla introduzione di limiti per le indennità in favore dei giudici di pace, ad una complessiva revisione della disciplina delle custodie giudiziarie di autoveicoli, finalizzata ad una rapida distruzione delle giacenze.

Più in particolare il comma 1 dell'articolo 37 sopprime le esenzioni dal contributo unificato che il suddetto Testo unico prevedeva per i processi di valore inferiore a 1.100 euro (articolo 10, comma 4) e ai quali e ora è, invece, connesso un prelievo di 30 euro (comma 2), ritenendo il Governo che il patrocinio a spese dello Stato costituisca già sufficiente tutela per le fasce di utenti economicamente più deboli. Il comma 2 provvede, inoltre, nell’ottica di un aumento generalizzato, ad una revisione degli importi dovuti per gli scaglioni successivi di valore dei procedimenti, per un importo pari al 10 per cento per i primi tre scaglioni e al 20 per cento per le cause di valore più elevato. Il comma 3 ritocca in aumento (articolo 13, comma 2, del testo unico) anche gli importi del contributo unificato da versare per i processi esecutivi immobiliari - che passa da 155 a 200 euro – nonché per quelli di opposizione agli atti esecutivi (da 103,30 a 120 euro). Il comma 6, aggiungendo il comma 4-ter all’articolo 11 della legge n. 374 del 1991, pone un limite alle indennità percepibili dai giudici di pace, pari a 72 mila euro lordi all’anno. Tale limite è, inoltre, esteso alle indennità percepite dai giudici tributari.

I commi da 7 a 16 dettano disposizioni concernenti le custodie giudiziarie di autoveicoli e sono finalizzati a dare soluzione alla annosa questione dei costi a carico dell'erario ad esse connessi. La norma dispone che i veicoli giacenti presso i custodi a seguito dell’applicazione di provvedimenti di sequestro, siano alienati al titolare del deposito, con le modalità di cui al comma 8, anche se non confiscati, qualora ricorrano le seguenti condizioni ( lettere da a) a d) del comma 7).

Il comma 17 elimina poi la fase relativa alla acquisizione del parere del consiglio dell’ordine, modifica il procedimento di liquidazione - di cui all’articolo 82 del testo unico n. 115 del 2002- dell’onorario e delle spese spettanti al difensore in caso di gratuito patrocinio.

Infine il comma 18 dispone l’adeguamento del contributo forfettario (di cui all’articolo 30 del testo unico n. 115 del 2002) che la parte che si costituisce in giudizio deve versare anticipatamente per le notificazioni eseguite dai funzionari di cancelleria. Tale contributo è fissato in euro 8,00, in luogo degli attuali importi che vanno da un minimo di euro 2,46 ad un massimo di euro 4,93.

Ulteriori considerazioni debbono infine essere svolte in relazione al comma 15 dell'articolo 38 con il quale si sancisce che i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari o di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli, se ricorrendone i presupposti, non sono registrati.   Si tratta di una disposizione sanzionatoria che dalla mancata registrazione dei contratti sopra richiamati fa discendere la nullità degli stessi.

Al riguardo, il Presidente facente funzioni di relatore fa presente come la soluzione adottata sia sistematicamente incoerente con il vigente assetto codicistico della nullità del contratto che è in ogni caso riconducibile ad un vizio genetico del negozio e mai ad una vicenda successiva al perfezionamento del negozio medesimo. In aggiunta a ciò la soluzione proposta determina una situazione di incertezza per le parti della vicenda contrattuale per l'ipotesi in cui la registrazione non abbia avuto luogo, situazione d'incertezza le cui implicazioni negative sul versante di un possibile incremento del contenzioso sono facilmente immaginabili. Altri inconvenienti pratici da segnalare, anche soltanto a titolo esemplificativo, sono poi quelli legati agli obblighi di comunicazione che la legislazione vigente prevede a carico dell'affittuario successivamente alla stipula del contratto di locazione, essendo evidente che la formulazione del menzionato comma 15 rende incerto il momento di decorrenza del termine entro il quale i predetti obblighi di comunicazione devono essere adempiuti.

 

Si apre il dibattito.

 

Prende brevemente la parola il senatore ZANCAN (Verdi-U) per chiedere chiarimenti in ordine, in particolare, alle modificazioni subite dagli stanziamenti relativi al capitolo 1360 relativo alle spese di giustizia nei procedimenti penali ed in quelli civili. Ad un primo esame tali stanziamenti risultano infatti ridotti in modo significativo e non possono pertanto non manifestarsi preoccupazioni per gli effetti di una simile scelta sul concreto funzionamento della macchina giudiziaria.

 

Interviene quindi il senatore LEGNINI (DS-U) il quale, pur riservandosi di intervenire in seguito in modo più approfondita, ritiene di dover richiamare l'attenzione fin da adesso sul fatto che, con il bilancio della giustizia per l'anno 2005, per la prima volta dal 1995 si è in presenza di una diminuzione del rapporto percentuale fra le spese per la giustizia e l'ammontare complessivo delle spese iscritte nel bilancio dello Stato. Tali dati suscitano perplessità ancora maggiori se si considera il significativo aumento degli importi per il contributo unificato per le spese di giustizia derivante dalle disposizioni dell'articolo 37 del disegno di legge finanziaria, aumento che si risolve in un maggior costo del servizio giustizia per gli utenti del medesimo,

Il senatore Legnini condivide poi i dubbi manifestati dal presidente Antonino Caruso sulla norma contenuta nel comma 15 dell'articolo 38 del disegno di legge finanziaria. Se infatti le finalità sottese alla disposizione sono senz'altro apprezzabili, vi sono però strumenti tecnicamente preferibili per conseguirla.

Il senatore Legnini ritiene infine non convincente il divieto contenuto nell'articolo 19 del disegno di legge finanziaria, per le amministrazioni pubbliche ivi indicate, di adottare provvedimenti per l'estensione di decisioni aventi forza di giudicato o comunque divenute esecutive in materia di personale delle pubbliche amministrazioni medesime. Si tratta infatti di una previsione che rischia di produrre un incremento del contenzioso e di avere quindi effetti controproducenti rispetto alle finalità dalla stessa perseguite.

 

La senatrice ALBERTI CASELLATI(FI), nel condividere le perplessità di ordine sistematico manifestate dal presidente Antonino Caruso in merito al comma 15 dell'articolo 38, sottolinea inoltre come la previsione in tale comma contenuta si ponga altresì logicamente in contrasto con quella introdotta dal precedente comma 11 del medesimo articolo ai sensi del quale, in caso di omessa registrazione del contratto di locazione di immobili, si presume, salva documentata prova contraria, l'esistenza del rapporto di locazione anche per i quattro periodi di imposta antecedenti quello nel corso del quale è accertato il rapporto stesso.

 

Il senatore CALLEGARO (UDC) rileva come il comma 11 e il comma 15 dell'articolo 38 siano riconducibili a logiche diverse per cui, a suo avviso, non sussisterebbe la contraddizione evidenziata dalla senatrice Alberti Casellati.

 

Il PRESIDENTE facente funzioni di relatore ritiene invece che il rilievo svolto dalla senatrice Alberti Casellati evidenzi una contraddizione reale del testo in esame sulla quale appare senz'altro opportuno un approfondimento.

 

Su proposta del presidente Antonino CARUSO, la Commissione conviene infine di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti e degli ordini del giorno alle ore 12 di domani, mercoledì 24 novembre.

 

Il PRESIDENTE avverte che la seduta già convocata per domani alle ore 9 è posticipata alle ore 15 con il medesimo ordine del giorno.

 

La seduta termina alle ore 16,35.

 

 


GIUSTIZIA (2a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

407a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 5 e 5-bis) Stato di previsione del Ministero della giustizia per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Ha la parola il senatore ZANCAN (Verdi-U) il quale, a nome dei senatori appartenenti ai Gruppi di opposizione, propone che la Commissione formuli un rapporto che, premessa una severa critica alla riduzione operata sull'ammontare delle risorse destinate al sistema giustizia, dalla quale discendono pesanti effetti negativi in termini di efficienza, rilevi come non possa essere trascurato l'ulteriore aggravamento connesso all'assenza di adeguate dotazioni finanziarie per la riforma dell'ordinamento giudiziario in corso di approvazione. Nel rapporto dovrebbe osservarsi che la spesa prevista nel bilancio per la giustizia è ridotta dall'1,7% all'1,6% del rapporto spesa giustizia/spesa pubblica, non rispettando neppure l'incremento del 2% previsto dalla legge finanziaria. Infatti le previsioni assestate per il 2004 recano un importo globale di circa 7.828.800.000, mentre le previsioni per il 2005 sono di circa 7.111.100.000. Tali importi confermano una riduzione degli stanziamenti per il Ministero della giustizia e ciò anche considerando la restituzione del debito alle Poste Italiane. Risulta quindi di tutta evidenza di quanto si allontani l'obiettivo, pur dichiarato, di una migliore risposta alla domanda di celerità ed efficienza della giustizia e quanto invece il Governo persegua esclusivamente logiche politiche che con quella nulla hanno a che fare. In particolare per la maggioranza la giustizia è il solo luogo ove tutelare gli interessi dei potenti inquisiti e introdurre innovazioni che intimidiscono i magistrati e sviliscono il principio di autonomia ed indipendenza dell'ordine giudiziario, così come previsto dalla Costituzione.

Dovrebbero porsi in rilievo, al contrario, alcune priorità rispetto alle quali concentrare per l'anno 2005 la massima allocazione di risorse. In primo luogo il potenziamento dell'informatizzazione dei servizi e in particolare dei sistemi relativi al casellario giudiziario, al registro generale, ai carichi pendenti e alle banche dati; in secondo luogo un'adeguata corresponsione monetaria a favore del personale ausiliario dei tribunali e per le attività di trascrizione e registrazione dei dibattimenti. Particolarissima dovrà essere l'attenzione e la corrispondente dotazione da riservare alla tutela della salute dei detenuti e alle attività volte al reinserimento sociale unitamente al sostegno ed allo sviluppo delle misure alternative alla detenzione, in particolare per i minorenni.

 

Il senatore LEGNINI(DS-U), nel condividere la proposta testé illustrata che reca anche la sua firma, sottolinea che il nuovo ordinamento giudiziario, la cui approvazione si prospetta ormai come imminente, inevitabilmente comporterà la necessità di risorse aggiuntive di difficile reperimento e che, comunque, finirà per aggravare l'attuale critica situazione deficitaria del ministero. Le proposte avanzate nel rapporto di minoranza possono a ragione essere considerate minimali, rispetto al complesso delle occorrenze, ma non può mettersi in dubbio la loro utilità nella direzione di un possibile miglioramento del sistema.

 

Il PRESIDENTE facente funzioni di relatore (AN), intervenendo in replica respinge le affermazioni contenute nella parte introduttiva della proposta illustrata dai senatori della opposizione laddove si afferma che l'azione del Governo è stata rivolta a tutelare gli interessi dei potenti inquisiti e ad intimidire i magistrati nell'espletamento delle loro funzioni in quanto non fondate e prive di ragioni di merito.

L'occasione annuale dell'esame dei documenti di bilancio dovrebbe, a suo avviso, essere colta non per lanciare inopportune e pesanti accuse politiche quanto invece per valutare e suggerire modalità attraverso le quali possano essere evitati quegli sprechi presenti nei vari rami nei quali si articola l'Amministrazione della giustizia e non certo addebitabili alla responsabilità centrale del Ministro.

Quanto al tema della scarsità delle risorse, che invero riguarda l'intero comparto statale a causa delle non favorevoli condizioni economiche del Paese, non possono essere accettate le valutazioni svolte da alcuni oratori in quanto non sorrette dal conforto dei numeri. Il leggero calo del rapporto tra le spese finali dello Stato e quelle del Ministero - che passa dall'1,7 per cento dell'anno 2004 all'1,6 del 2005 - non testimonia una riduzione netta di risorse. Il dato percentuale sconta infatti l'estinzione dei debiti accumulati negli anni dei governi di centro-sinistra nei confronti delle Poste S.p.a per le anticipazioni da questa effettuate per spese di giustizia. L'attuale Governo, con soddisfazione, può affermare di aver onorato un debito cinicamente contratto da chi oggi lo critica.

Depurato degli importi relativi alla citata risoluzione della esposizione debitoria, e in una contingenza economica non certo florida, può quindi affermarsi che risulta inalterato il rapporto tra le spese statali e quelle del Ministero. Questo resta ancorato ad un valore pari all'1,6 per cento, quando negli anni che vanno dal 1998 al 2000 si attestava su valori oscillanti tra l'1,3 e l'1,4 per cento.

 

Interviene il ministro CASTELLI in primo luogo per esprimere la sua delusione per le considerazioni espresse dai senatori dell’opposizione nel corso del dibattito in quanto contrastano palesemente con l’evidenza dei dati numerici contenuti nei documenti di bilancio oltre che con la natura tecnica dell’esame in corso. Sottolinea infatti come non risponda ad una disamina corretta il porre l’accento, così come fa l’opposizione, sulla diminuzione dello 0,1% per l’anno 2005 delle previsioni di spesa del Ministero della giustizia in rapporto a quelle del bilancio dello Stato, in quanto se si fa riferimento all’andamento delle medesime in questa legislatura si osserva che si è passati dall’1,4% del 2000 al 1,7% del 2004, che costituisce senza alcun dubbio un incremento che appare significativo ove rapportato sia ai corrispondenti dati percentuali riferiti alla passata legislatura sia alla sfavorevole congiuntura economica degli anni più recenti. Evidenzia quindi un ulteriore dato significativo sul quale richiama l’attenzione e che è quello relativo alla capacità di spesa del Ministero della giustizia in quanto esso dà conto dell’efficienza della relativa azione amministrativa. Le economie di spesa (risorse stanziate e non utilizzate) sono passate infatti dai 494 milioni di euro del 2000 a 105 milioni di euro del 2004. Non mancano peraltro criticità alle quali questo Governo sta cercando di far fronte sin dall’inizio della legislatura e che producono un ritardo importante in termini di efficienza e qualità dell’azione amministrativa nel settore della Giustizia rispetto agli altri Stati europei, dovendosi peraltro sottolineare che le stesse rappresentano purtroppo la pesante eredità dei passati Governi. Alcune spese, ad esempio, continuano inaccettabilmente a lievitare – come ad esempio quelle relative alle intercettazioni per le quali si è registrato un incremento del 100% in due anni, non potendosi poi non osservare in proposito che l’azione di contenimento del Governo, in alcuni casi, risente di rigidità normative ed inefficienze gestionali alle quali si sta cercando di porre rimedio. Altra criticità strutturale del sistema giustizia è costituito dalla scarsa rilevanza (4%) delle previsioni di spesa in conto capitale in quanto insufficienti a finanziare interventi che sarebbero invece necessari per determinare un effettivo miglioramento del settore, anche se poi non può non ricordare che il dato deve essere pur sempre valutato nell’ottica più generale dell’azione di contenimento della spesa pubblica. Riferendosi quindi ad alcune delle valutazioni effettuate nel corso del dibattito relativamente a dati contabili concernenti le spese di giustizia, fa presente che la disamina non è stata effettuata correttamente in quanto non ha tenuto conto del fatto che, nello specifico, si era omesso di considerare che gli stanziamenti relativi nei documenti in esame sono suddivisi in due distinti capitali (1360 e 1362), mentre nel precedente bilancio erano accorpati nel solo capitolo 1360.

Il ministro Castelli si sofferma quindi sulle previsioni di spesa per la sanità penitenziaria sottolineando come molto opportunamente la Camera dei deputati è intervenuta riducendo la considerevole diminuzione originariamente prevista del relativo stanziamento. Dopo aver ricordato che per una corretta valutazione della materia è necessario aver presente che, con il decreto legislativo n. 230 del 1999, le competenze in materia di spesa sanitaria sono state attribuite alle Aziende sanitarie locali, evidenzia purtuttavia l’esistenza di alcuni problemi legati al fatto che in molte regioni le Aziende sanitarie locali sono ancora inadempienti rispetto agli obblighi loro imposti dalla legge, con conseguente aggravio per l’amministrazione penitenziaria chiamata a far fronte alle esigenze inevase.

Riferendosi quindi alle modifiche introdotte alla disciplina del contributo unificato, il Ministro sottolinea come l’aumento del relativo onere non risponda tanto all’esigenza di reperire nuove entrate per lo Stato, ma persegua soprattutto un intento deflattivo del contenzioso - oggi in aumento e per lo più a causa di vertenze di tipo bagatellare - attraverso l’imposizione di un costo all’utente, il cui importo rapportato al valore della controversia dovrebbe fungere da deterrente all’accesso alla giurisdizione nei casi in cui ciò non risulti effettivamente necessario e conseguentemente determinare un beneficio per l’erario, evitando che si iscrivano a ruolo vertenze per le quali vi è un forte squilibrio tra il rilievo della controversia ed il costo che la stessa determina alla collettività. In altri casi poi l’aumento degli importi è in realtà solo apparente e va letto come rimedio ad un errore commesso in occasione del varo della nuova disciplina che aveva portato in alcuni casi a notevoli decrementi dell’onere economico da sostenere rispetto a quanto in precedenza dovuto al medesimo titolo.

Dopo aver sottolineato ancora una volta lo sforzo compiuto dal Governo nella direzione di contenere con varietà di azioni l’aumento del contenzioso, conclude il suo intervento evidenziando che l’attuazione della riforma fiscale e le ulteriori modifiche che verranno apportate alla manovra in esame potrebbe comunque mutare significativamente nei prossimi giorni il quadro complessivo di riferimento in cui si iscrivono i documenti di bilancio in titolo.

 

Si passa all'esame di un emendamento riferito allo stato di previsione del ministero della giustizia per l'anno 2005.

 

Il senatore LEGNINI (DS-U) aggiunge la sua firma e illustra l'emendamento 2a/5/Tab.5.1, rifacendosi alle considerazioni già emerse nel corso del dibattito testé conclusosi.

 

Il PRESIDENTE facente funzioni di relatore (AN), esprime parere contrario sull'emendamento 2a/5/Tab.5.1 sottolineando come tale emendamento determini una eccessiva e inopportuna contrazione degli stanziamenti finalizzati ad assicurare il funzionamento del gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione del Ministro della giustizia, pari a circa il 15 per cento degli importi attualmente previsti. Tale diminuzione, in sé non condivisibile, non è poi neppure giustificata dal modesto incremento in termini percentuali degli stanziamenti relativi alle unità previsionali di base 4.2.3.1 e 1.2.3.3, concernenti rispettivamente l'edilizia di servizio nell'ambito del centro di responsabilità relativo all'amministrazione penitenziaria e gli investimenti per l'edilizia penitenziaria e giudiziaria.

 

Il ministro CASTELLI esprime parere contrario sull'emendamento 2a/5/Tab.5.1.

 

Dopo che il presidente Antonino CARUSO ha constatato la presenza del prescritto numero di senatori, posto ai voti è respinto l'emendamento 2a/5/Tab.5.1.

 

Si passa all'esame degli ordini del giorno riferiti allo stato di previsione del Ministero della giustizia.

 

Il presidente Antonino CARUSO avverte che i presentatori hanno rinunciato ad illustrare gli ordini del giorno.

 

Il ministro CASTELLI accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno 0/3224/1/2 Tab.5, sottolineando in particolare al riguardo come il tema dell'informatica di servizio sia oggetto di particolare attenzione da parte dell'Esecutivo. Si dichiara poi disposto ad accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno 0/3224/5/2 Tab.5 e 0/3224/6/2 Tab.5 a condizione che sia soppressa la parte relativa alle premesse.

 

Il senatore FASSONE (DS-U) non insiste per la votazione dell'ordine del giorno 0/3224/1/2 Tab.5 e modifica gli ordini del giorno 0/3224/5/2 Tab.5 e 0/3224/6/2 Tab.5 riformulandoli negli ordini del giorno 0/3224/5/2 Tab.5 (testo 2) e 0/3224/6/2 Tab.5 (testo 2).

 

Il ministro CASTELLI accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno 0/3224/5/2 Tab.5 (testo 2) e 0/3224/6/2 Tab. 5 (testo 2).

 

Il senatore FASSONE (DS-U) non insiste per la votazione di tali ordini del giorno.

 

Il ministro CASTELLI esprime poi parere contrario sugli ordini del giorno 0/3224/2/2 Tab.5, 0/3224/3/2 Tab.5 e 0/3224/4/2 Tab.5.

 

Posti separatamente ai voti gli ordine del giorno 0/3224/2/2 Tab.5, 0/3224/3/2 Tab.5 e 0/3224/4/2 Tab.5 sono respinti.

 

Il PRESIDENTE facente funzioni di relatore (AN) propone che la Commissione formuli un rapporto favorevole sui documenti di bilancio in titolo sottolineando, per quanto riguarda lo stato di previsione del Ministero della giustizia, l'esigenza di una valutazione attenta e approfondita di tutte le problematiche concernenti la medicina penitenziaria, con particolare riferimento all'adeguatezza degli stanziamenti relativi e al conseguimento di più elevati livelli di efficienza anche mediante un maggior raccordo con le strutture regionali, nonché la necessità di un eguale impegno sul fronte dell'edilizia penitenziaria dove va ribadita l'opportunità di una valorizzazione del ricorso a strumenti innovativi quali la permuta, il leasing, il project financing, che appaiono senz'altro suscettibili di consentire un uso ottimale delle risorse disponibili. Per quanto riguarda invece le parti di competenza del disegno di legge finanziaria propone che la Commissione formuli un rapporto favorevole innanzitutto nel presupposto che le disposizioni innovative introdotte in materia di contributo unificato non incidano sulle categorie di affari che, ai sensi della normativa vigente, sono considerate esenti indipendentemente dal loro valore. Propone poi che il rapporto favorevole della Commissione venga reso a condizione che sia modificato l'articolo 38, comma 15, del disegno di legge finanziaria con l'introduzione di meccanismi di contrasto all'evasione fiscale in materia di locazione e comodato di immobili, meccanismi che non incidono però sugli atti negoziali che regolano gli stessi. Da ultimo il rapporto conterrebbe l'invito a riconsiderare le previsioni contenute nell'articolo 19 del disegno di legge finanziaria nel senso di introdurre nello stesso disposizioni volte ad abilitare livelli qualificati delle pubbliche amministrazioni all'assunzione di provvedimenti di estensione delle decisioni giurisdizionali aventi forza di giudicato, individuando preventivamente limiti di spesa in appositi fondi di riserva al fine di prevenire - in sede di autotutela - la proliferazione dei contenziosi e di impedire potenziali disparità di trattamento fra appartenenti al personale delle amministrazioni pubbliche.

 

Il senatore CENTARO (FI) si dichiara d'accordo sulla proposta di rapporto delineata dal presidente facente funzioni di relatore, con eccezione della parte relativa all'articolo 19 dove ritiene che vi sia un problema di copertura non trascurabile tenuto conto dei meccanismi che in passato hanno caratterizzato le dinamiche del trattamento stipendiale del pubblico impiego in conseguenza dell'adozione di determinate decisioni in sede giurisdizionale.

Con riferimento ai commi da 7 a 16 dell'articolo 37 il senatore Centaro poi richiama criticamente l'attenzione sull'estensione delle procedure ivi previste anche ai veicoli non confiscati e sottoposti quindi soltanto a sequestro. Tale ampliamento dell'ambito di applicazione delle predette disposizioni costituisce infatti una soluzione del tutto asistematica e pertanto il riferimento ai casi di sequestro andrebbe espunto.

 

Il senatore LEGNINI (DS-U) condivide le considerazioni svolte dal presidente facente funzioni di relatore, nella sua proposta di rapporto, in ordine all'articolo 38, comma 15 del disegno di legge finanziaria, così come condivide le indicazioni formulate in merito alla tematica dell'estensione del giudicato che gli appaiono individuare un soddisfacente punto di equilibrio.

Ribadisce peraltro il giudizio negativo sul complesso nella manovra delineata nei documenti di bilancio in titolo.

 

Il PRESIDENTE facente funzioni di relatore (AN) si dichiara d'accordo con i rilievi svolti dal senatore Centaro relativamente all'articolo 37 per quel che concerne il riferimento ai casi di sequestro e ritiene che nella proposta di rapporto potrebbe essere inserita un'indicazione nel senso suggerito dallo stesso senatore Centaro.

 

La Commissione respinge quindi la proposta di dare mandato al presidente facente funzioni di relatore di redigere una proposta di rapporto nei termini illustrati dal senatore Zancan nel corso del dibattito.

 

La Commissione conferisce infine mandato al Presidente facente funzioni di relatore di redigere una proposta di rapporto favorevole nei termini dallo stesso illustrati.

 

La seduta termina alle ore 16,45.

 


AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

212a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 6 e 6-bis) Stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Il relatore senatore PIANETTA (FI) rileva che, per perseguire l'obiettivo fissato dal DPEF di contenere l'indebitamento netto al 2,7 per cento del PIL, la manovra di finanza pubblica predisposta dal Governo ha dovuto prevedere un intervento correttivo pari all' 1,7 per cento del PIL. Questo perché l'andamento tendenziale avrebbe determinato nel 2005 un disavanzo pari al 4,4 per cento del PIL.

Tradotto in cifre si tratta di un intervento di 24 miliardi di euro. L'obiettivo del 2,7 per cento del PIL deriva dall'appartenenza dell'Italia all'area dell’euro, ma anche dall'interesse dell'Italia ad avere i conti pubblici in ordine, così da accrescere la fiducia all’interno e all'esterno del Paese ed anche della esigenza di avere una solidità del nostro sistema economico proporzionalmente alle sue potenzialità di sviluppo. Il Ministero degli Esteri, come è scritto nella nota preliminare al Bilancio 2005 è impegnato a realizzare le priorità indicate nell’azione del Governo, in primo luogo per rafforzare il ruolo dell'Italia quale protagonista di pace, stabilità e sviluppo nella Comunità Internazionale, nell'Unione Europea, nelle Organizzazioni internazionali.

In tale prospettiva, si dichiara consapevole della necessità di una incisiva presenza internazionale e di proiezione del sistema Italia nei suoi aspetti economici e culturali per contribuire all’ammodernamento delle Nazioni Unite ed anche alla struttura del Consiglio di Sicurezza. Cita, dunque, l’impegno per un processo di integrazione europea, per la lotta al terrorismo internazionale, l’assistenza, la tutela e la valorizzazione della presenza dei cittadini italiani nel mondo. Rileva come la promozione della cultura e della lingua italiana attraverso la rete degli istituti italiani di cultura, il sostegno alla cooperazione universitaria e alla cooperazione scientifica e tecnologica e rafforzare la posizione italiana all'Unesco, permetta di ottenere anche ricadute concrete sul piano economico e commerciale.

Tali azioni, a suo giudizio, devono avvenire nell’ambito di una sempre più forte razionalizzazione delle risorse disponibili e di una semplificazione delle procedure.

Passa quindi ad illustrare lo stato di previsione del Ministero degli Esteri e la relativa Tabella 6 del disegno di legge del Bilancio. Esso reca stanziamenti di competenza pari a 2.204,15 milioni di euro. Tale importo incide per lo 0,5 per cento sulle spese finali del Bilancio dello Stato, percentuale che non si discosta da quella che si è riscontrata in occasione del Bilancio relativo all'anno 2004.

Di questa somma la parte prevalente è relativa alle spese in parte corrente, che è pari a 2.180,64 milioni di euro; chiarisce che costituisce circa il 99 per cento rappresentando la quasi totalità degli stanziamenti di competenza (le previsioni in conto capitale sono pari a 23,51 milioni di euro).

Le spese giuridicamente obbligatorie sono pari a circa il 70 per cento della competenza.

Di qui constata che il bilancio del Ministero ha un carattere rigido e l'amministrazione dispone di un margine di manovra non eccessivamente ampio.

Per quanto riguarda gli stanziamenti di competenza suddivisi per titoli di spesa, il funzionamento è pari a 988,2 milioni di euro, gli interventi sono 1.172,5, gli oneri comuni a 19,8 e gli investimenti 23,25.

Evidenzia inoltre, quali sono gli effetti sul Bilancio prodotti dalla Legge finanziaria nel testo varato dall’altro ramo del Parlamento. A tale riguardo, si sofferma in primo luogo sugli effetti derivanti dall'approvazione del comma 1 dell'art. 3 di tale Legge finanziaria che pone un tetto del 2 per cento agli incrementi degli stanziamenti di competenza e di cassa relativi al Bilancio 2005.

Il limite in questione, relativo a tutti gli stati di previsione, è calcolato assumendo come base le previsioni iniziali dell' esercizio 2004 come rideterminate per effetto delle riduzioni di spesa disposte dal decreto legge n. 18 del 2004.

La norma non si applica, per quanto riguarda l'amministrazione degli Affari esteri, ai trasferimenti all'Unione Europea e alle spese collegate ad accordi internazionali già ratificati.

In ogni caso, questo tetto si è tradotto in una riduzione degli stanziamenti dei capitoli, il cui esame dettagliato può essere verificato nella nota di variazioni alla Tabella 6.

Per la struttura di bilancio del Ministero degli esteri gli effetti incidono su stanziamenti ed aspetti che riguardano l'attività ordinaria del Ministero medesimo: dalle missioni all'attività del cerimoniale, al mantenimento della rete dei Consolati, all'attività di promozione commerciale, alle spese di trasferimento all'estero del personale, al funzionamento ordinario dei servizi del Dicastero.

Rileva, quindi, come i maggiori stanziamenti di competenza per il 2005 ripartiti per centri di responsabilità attengano alla direzione generale per gli affari amministrativi, bilancio e patrimonio (756,49 milioni di euro), alla direzione generale cooperazione allo sviluppo: (693,78), alla direzione generale promozione e cooperazione culturale: (193,99) (- 6, 19), alla direzione generale paesi dell'Europa: 47,57 (+ 0,31), alla direzione generale cooperazione economica e finanziaria multilaterale: 44,55 (- 25,26) e infine, alla direzione generale per gli affari politici multilaterali e diritti umani: (241,11).

Si sofferma quindi sulla direzione generale per gli affari politici multilaterali e diritti umani; in tale contesto il 2005 sarà cruciale per il dibattito in corso sulla riforma delle Nazioni Unite e richiederà particolare attenzione ed impegno nell'attività volta a rafforzare le nostre posizioni all'ONU. In particolare sarà importante coordinare- e partecipare al programmato summit che nel 2005 a New York verificherà lo stato di attuazione della dichiarazione del millennio. I contributi obbligatori alle Nazioni Unite ammontano a 212 milioni di euro e risulterà fondamentale per continuare ad assicurare la partecipazione del Paese alle attività di peace keeping promosse dalle Nazioni Unite e a cui l’Italia è chiamata a contribuire con la quota del 4,88 per cento.

Passa quindi ad esaminare le tabelle della legge finanziaria. Osserva che la Tabella A reca accantonamenti di parte corrente utilizzati, nel caso del Ministero degli esteri, per far fronte agli oneri derivanti dalla programmata ratifica e dall'applicazione di accordi internazionali, agli interventi per le collettività all'estero, nonché agli oneri connessi alle attività volte a favorire l'internazionalizzazione delle imprese (si tratta del disegno di legge attualmente all' esame del Senato, trattato in sede referente dalla Commissione industria). Rileva quindi come gli stanziamenti previsti dal disegno di legge nel testo presentato dal Governo alla Camera fossero pari a 201,2 milioni di euro (2005), 224,2 (2006), 229,9 (2007).

Questi stanziamenti sono stati ridotti rispettivamente di 4,5 milioni di euro, di 4 e di 3 (risorse utilizzate per consentire al CNR la costituzione di un osservatorio sul mercato creditizio regionale).

Gli accantonamenti in Tabella A sono destinati agli adempimenti derivanti da accordi internazionali già stipulati.

La Tabella B riguarda, come noto, interventi in conto capitale. L'accantonamento previsto nel testo presentato alla Camera pari a 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005-2007 era volto a finanziare la ristrutturazione delle sedi all'estero.

Evidenzia come l’emendamento Boccia approvato dalla Camera dei Deputati, avendo inciso sui saldi, ha azzerato questo stanziamento.

La Tabella C determina il rifinanziamento di leggi di spesa vigenti che espressamente demandano alla legge finanziaria la quantificazione annua delle risorse da impiegare.

La voce di spesa più rilevante per quanto riguarda le competenze della Commissione, è quella concernente l'aiuto pubblico in favore dei Paesi in via di sviluppo.

Questa segna, rispetto al bilancio a legislazione vigente, un aumento di 12,3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005-2007. Per effetto di questa previsione, lo stanziamento complessivo per la cooperazione allo sviluppo si attesta a 693,78. Ricorda, in proposito, come nel 2003, al vertice europeo di Barcellona, ci si era posti l'obiettivo di raggiungere lo 0,33 per cento del PIL per l'aiuto pubblico allo sviluppo. Nello stesso DPEF 2003-2006 si era definito il percorso per conseguire lo 0,33 per cento nel 2006. Tuttavia, nel 2005 il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e PIL differisce rispetto allo 0,28 previsto nel DPEF.

In questa prospettiva auspica, nei limiti della congiuntura, e delle disponibilità, dei possibili interventi correttivi.

Oltre agli aspetti umanitari dell'aiuto pubblico allo sviluppo, poiché la cooperazione è parte integrante della politica estera italiana, ritiene importante tener conto degli obiettivi prefissati al fine di far valere le posizioni italiane in ambito internazionale anche in occasione del citato processo di riforma delle Nazioni Unite che potrebbe concludersi entro il prossimo anno.

Conclude ribadendo che il contenimento delle spese costituisce una scelta ineccepibile sotto il profilo generale, ma al tempo stesso riduce i margini di discrezionalità dell’azione del Governo a fronte delle esigenze del Ministero degli affari esteri. Sottolinea, quindi, che la diplomazia italiana è sottodimensionata non come qualità, ma numericamente rispetto alle diplomazie di Paesi assimilabili all’Italia per impegni e ruoli a carattere internazionale. Anche l'adeguamento economico metropolitano del personale della carriera diplomatica merita, a suo giudizio, di essere valutato con molta attenzione.

Prospetta poi la necessità di garantire le necessarie risorse a favore delle nostre collettività all'estero sia per quanto riguarda l'assistenza sia per quanto riguarda tutti gli interventi utili a proseguire le attività in vista dei prossimi appuntamenti elettorali e in particolare delle elezioni politiche del 2006.

Gli impegni internazionali italiani necessitano, inoltre di una adeguata capacità per gli interventi di emergenza dell'unità di crisi, tale voce di spesa dovrebbe quindi essere considerata obbligatoria.

Non dovranno, quindi, essere sottovalutate le situazioni di rischio che il personale diplomatico all’estero dovrà affrontare e per il quale è necessario operare per la loro sicurezza.

In conclusione, il ruolo del Ministero degli esteri merita le risorse necessarie al generale rafforzamento del ruolo dell'Italia quale protagonista di pace, stabilità e sviluppo nella comunità internazionale.

 

Interviene il senatore SERVELLO (AN) rilevando preliminarmente che, come ogni anno, ci si trova di fronte a documenti di bilancio che mettono in luce, nonostante la buona volontà del Governo, una disponibilità di fondi limitata. Ciò premesso, congratulandosi con la puntuale illustrazione del relatore, sottolinea l’esigenza di una razionalizzazione delle risorse, degli uomini e degli organismi attraverso i quali è attuata la politica estera italiana. A suo giudizio il momento internazionale caratterizzato da crisi, guerre e minacce impone uno sforzo particolare di presenza, attivismo e intervento, le sfide, queste, che attendono il nuovo ministro degli esteri Gianfranco Fini.

In tale prospettiva, si devono preventivare interventi che comportano ulteriori spese. Al riguardo si sofferma in primo luogo sulla cooperazione allo sviluppo e alla duplice valenza che essa riveste sia come impegno morale verso i paesi del terzo mondo, sia come cartina di tornasole della capacità italiana di incidere sulla scena internazionale. Si pone quindi il problema del confronto tra le attuali risorse e quelle stanziate da altri paesi europei.

Svolge quindi un breve cenno alle problematiche correlate alla strategia italiana nell’ambito delle Nazioni Unite. Essa presuppone, a suo giudizio, un incremento dei fondi della cooperazione. In questa luce, sebbene la direzione generale della cooperazione allo sviluppo si muova con impegno e senso di responsabilità, le risorse a sua disposizione sono insufficienti. Auspica, in questo contesto, che si possa pensare ad un aumento della cooperazione di segno bilaterale piuttosto che di quella in ambito multilaterale. Questa scelta è dovuta dall’interesse ad ottenere una diretta visibilità dei paesi interessati, ma anche ad evitare gestione dei fondi, da parte di organizzazioni internazionali, che non sempre brillano per efficienza e trasparenza. Riferendosi al livello di stanziamenti fissato durante il vertice di Barcellona, si augura che il Ministero del tesoro possa reintegrare la contrazione di 250 milioni di euro operata sui fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo. Svolge, quindi, alcune riflessioni sulla necessità di una più ampia proiezione del sistema Italia nel mondo, specie nella prospettiva, più volte citata dal Presidente del Consiglio, che le ambasciate divengano sempre di più il centro propulsore degli interessi economici e commerciali dell’Italia nel mondo.

Per quanto concerne la questione degli italiani all’estero, sostiene la necessità di garantire le risorse per l’effettivo esercizio del voto, nonché il rafforzamento della rete consolare chiamata, tra l’altro, a predisporre l’anagrafe degli italiani all’estero. Torna, quindi, sull’opportunità di razionalizzare il funzionamento degli istituti di cultura che vanno riorganizzati e modernizzati. Ricorda, nello specifico, la recente scandalosa situazione in cui verte l’istituto di cultura a Mosca, sulla quale ha già avuto modo di richiamare l’attenzione del Governo.

Venendo poi alle esigenze di funzionalità delle rappresentanze diplomatiche e dei consolati, auspica che tramite un confronto con le organizzazioni sindacali, si possa rimuovere la loro opposizione all’impiego di personale locale a contratto. La posizione sua e del suo gruppo si articola, prevalentemente, sulla necessità di potenziare il Ministero degli affari esteri nella prospettiva di gestire al meglio gli interessi internazionali dell’Italia. Infatti, in un sistema in cui si assiste alla rinazionalizzazione delle politiche estere di molti degli alleati tradizionali dell’Italia, si susseguono le prove di una evidente contraddizione con gli auspici annunciati di superare le strutture diplomatiche nazionali. Cita, ad esempio, la gestione del dopoguerra in Iraq e la prospettiva di riforma del Consiglio di sicurezza ONU.

Conclude, quindi, auspicando che attraverso un impegno diretto a snellire la burocrazia e ad eliminare gli sprechi, possa emergere una sensibilità politica e storica che certo non manca al nuovo ministro degli esteri, così che la tirannide dei numeri possa essere fronteggiata da un disegno strategico di politica estera adatto ai tempi.

 

Il senatore Franco DANIELI (Mar-DL-U) ricorda come il DPEF approvato a luglio si limitasse a fornire una semplice cornice della manovra finanziaria senza definirne l’attuazione. I provvedimenti all’esame non completano, come avrebbero dovuto, questo quadro. Le misure che dovrebbero realizzare la sostanza politica della manovra sono infatti rinviate a un successivo provvedimento, o comunque a un intervento di cui non v’è traccia nei documenti in esame.

Manifesta pertanto il disagio della propria parte politica nel discutere provvedimenti che hanno un carattere provvisorio e non politicamente significativo, continuandosi nell’azione di progressivo svuotamento degli strumenti di bilancio, avviato sin dall’inizio di questa legislatura, che rende quella in corso una sede priva della necessaria centralità politica.

Venendo a considerare la Tabella in titolo rileva come essa non contenga traccia degli auspicati incrementi di risorse. Anzi, i già esigui stanziamenti sono colpiti da tagli trasversali di cui sono oggetto tutti i centri di responsabilità del ministero. Manca quindi una risposta adeguata ai molti e gravosi impegni che erano stati assunti nel tempo per garantire una più incisiva presenza del nostro paese sulla scena internazionale.

Al riguardo richiama in primo luogo l’attenzione sulla cooperazione allo sviluppo. Le giornate per la cooperazione italiana che si sono di recente svolte hanno reso evidente quante potenzialità siano oggi incapaci di svilupparsi per l’assenza di adeguate risorse. Le poche risorse disponibili sono poi, a suo avviso, utilizzate in modo inadeguato anche a causa dell’uso di strutture esterne al ministero sul cui operato si riserva di tornare in altra sede.

In secondo luogo ricorda lo stato in cui versa la gestione degli interventi per gli italiani nel mondo. A suo avviso, di fronte all’approssimarsi delle elezioni, il problema risiede non tanto nella revisione dell’anagrafe consolare, ma nell’incapacità di costruire un dialogo efficace tra le amministrazioni consolari ed i Comuni.

Infine, richiama l’opportunità di definire con rapidità la riforma degli istituti di cultura, cogliendo al riguardo l’occasione per rimarcare la gravità della situazione dell’istituto di Mosca, secondo quanto già segnalato dal senatore Servello.

In conclusione, manifesta una sua valutazione negativa sui documenti in esame che non presentano segni di miglioramento sperati ma recano un netto peggioramento della già grave situazione esistente.

 

Il senatore MARTONE (Verdi-U) ritiene che ci si dovrebbe innanzi tutto interrogare sugli obiettivi che la politica estera italiana intende perseguire. Il dibattito in corso sulla rigidità dei vincoli del Patto di stabilità dovrebbe tener conto della necessità di riorientare l’azione dei pubblici poteri verso interventi che servono per costruire un diverso modello di sviluppo. La revisione del Patto dunque non deve avere un carattere selettivo volto ad escludere spese quali quelle militari dal rispetto dei vincoli.

Il fallimento dell’ideologia neoliberista deve portare, a suo avviso, alla riconsiderazione degli obiettivi della politica estera. Innanzitutto la pace che non va intesa come un concetto statico, ma come un obiettivo da costruire con azioni volte a rafforzare l’operato delle istituzioni multilaterali. In quelle sedi saranno prossimamente discussi temi fondamentali come la revisione del trattato di non proliferazione, la cui concreta operatività è posta in questione dall’atteggiamento di alcuni paesi contraenti. Sulla definizione di altri accordi l’Italia dovrebbe poi spingere per realizzare un consenso ampio; al riguardo cita in primo luogo la definizione di un trattato sul commercio di armi leggere da tempo auspicato dal Segretario generale dell’ONU. Nella prevenzione dei conflitti poi l’Italia dovrà rafforzare l’impegno della Unione europea, come potenza mite, secondo le indicazioni dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune.

Un secondo fondamentale obiettivo è quello del multilateralismo.

Se reputa infatti condivisibile le linee della proposta italiana, volta a garantire una rappresentanza elettiva per le principali aree geografiche in seno al Consiglio di sicurezza, ritiene che il confronto non debba limitarsi al solo dibattito sulla composizione ed il funzionamento di quest’organo, dovendo riguardare anche la complessiva funzionalità delle istituzioni sopranazionali. Nella riforma degli statuti dell’ONU dovrebbero essere considerati in modo adeguato il ruolo della società civile e dei parlamenti come anche l’opportunità di rafforzare il ruolo dell’Ecosoc. In questo contesto l’Italia potrà acquisire autorevolezza se destinerà risorse sufficienti per garantire gli impegni assunti nelle sedi internazionali, a partire dall’impegno per la cancellazione del debito, il cui strumento normativo, secondo quanto risulta dall’ultima relazione presentata alle Camere, sarà sostanzialmente privo, a partire dal prossimo anno, di risorse.

Auspica in proposito un maggiore impegno del Governo anche nelle sedi internazionali ove si discute della introduzione di strumenti innovativi. Un impegno occorrerebbe altresì per realizzare una maggiore coerenza nella gestione della politica di cooperazione oggi svolta, senza alcun coordinamento, da vari dicasteri. Auspica poi una riflessione su strumenti che possano garantire ulteriori risorse all’aiuto pubblico allo sviluppo che, al di là della ipotesi dell’introduzione della cosiddetta Tobin tax, incidano sui movimenti di capitale per garantire il finanziamento di beni pubblici globali.

Tornando a considerare la questione dell’aiuto pubblico allo sviluppo rileva che al di là della quantità delle risorse v’è un problema di qualità nelle forme dell’uso delle medesime. Preoccupa in proposito la confusione che si realizza tra interventi di cooperazione e interventi a sostegno delle imprese italiane. Come dimostrato dall’ultimo rapporto OCSE-DAC le forme di cosiddetto aiuto legato, la cui entità è in Italia percentualmente troppo elevata, non danno garanzie di uso razionale delle risorse. In proposito ricorda come non esistano oggi criteri certi e definiti a livello internazionale per verificare il ruolo delle imprese private che quindi agiscono senza strumenti che ne garantiscano la responsabilità. Altresì improprio è, a suo avviso, il fenomeno sempre più frequente di legare l’aiuto allo sviluppo a missioni militari che non sono missioni di pace, utilizzando le già scarse risorse della cooperazione per interventi prettamente militari.

In conclusione, richiama il Governo sulla necessità di provvedere ad avviare l’iter della ratifica della Convenzione OIL numero 169 sul diritto dei popoli indigeni, nonché di quella ONU sui diritti dei migranti.

 

Prende quindi la parola il senatore BUDIN (DS-U) che si sofferma in primo luogo sulla situazione di incertezza delle risorse finanziarie a disposizione di una politica estera che si vuole autorevole. Ritiene che quella oggi aperta sia la sfida della democratizzazione del mondo. Il compito dell’Italia dovrebbe essere quello di contribuire alla soluzione di questa con mezzi e modalità adeguate, a partire dalla soluzione della questione irachena che è anch’essa un problema di democratizzazione.

In questa prospettiva l’Italia deve contribuire al dibattito in corso sulla riforma delle istituzioni internazionali garantendo tuttavia un permanente livello di intervento finanziario nell’aiuto allo sviluppo.

Replicando a quanto detto in un precedente intervento non crede che la strada sia quella di una rinazionalizzazione della politica estera, dovendo l’Italia piuttosto impegnarsi nella edificazione di un più efficace multilateralismo.

 

Il senatore PELLICINI (AN) concorda con le valutazioni svolte dal senatore Servello e, replicando al senatore Martone, rileva come l’impegno svolto dall’Italia nelle missioni di pace, dall’Iraq all’Afghanistan, sia segno tangibile dell’azione svolta a favore di un più stabile equilibrio mondiale. Questo impegno, a suo avviso, dovrebbe essere riconosciuto con pienezza dagli altri paesi europei.

Quanto all’aiuto pubblico allo sviluppo ritiene fondamentale destinare risorse alla cooperazione bilaterale. L’Italia infatti deve poter dispiegare un’autonoma politica estera, utilizzando questi strumenti, in particolare verso paesi come la Somalia e la Libia con i quali l’Italia ha dei doveri storici. Richiama quindi la necessità di garantire interventi adeguati a tutela della cultura e del patrimonio morale degli italiani in Istria e Dalmazia.

 

Interviene infine il senatore MORSELLI (AN) che, condividendo i rilievi svolti dal relatore e dai senatori Servello e Pellicini, ritiene ingenerose le considerazioni svolte dai rappresentanti dell’opposizione. A suo avviso la politica estera italiana negli ultimi anni ha avuto un evidente salto di qualità. Il Governo ha bene operato ed ha permesso all’Italia di svolgere un ruolo di notevole spessore nei consessi internazionali.

Rileva invece i limiti dell’azione delle istituzioni multilaterali.

Con riferimento alla cooperazione allo sviluppo, nota come durante i governi del centrosinistra l’entità degli stanziamenti sia stata costantemente ridotta. Al di là dell’entità dei fondi, si pone il problema della gestione di queste risorse. In proposito segnala l’opportunità di creare un dipartimento o addirittura un ministero che si occupi di cooperazione coordinando tutta l’attività dei pubblici poteri in materia.

Tra le sfide che si pongono come urgenti all’amministrazione degli esteri segnala quindi quella del funzionamento dell’anagrafe consolare. In proposito ritiene che, al di là delle opportune riforme al sistema, vadano verificate e superate persistenti inefficienze nell’azione della rete consolare che, se può trovare giustificazione in alcune situazioni di particolare difficoltà sociale ed ambientale, non è tollerabile in paesi sviluppati; cita in proposito il caso della Florida.  Ritiene che in proposito vada svolta un’analisi puntuale ed accurata dato il poco tempo che intercorre dallo svolgimento delle prossime consultazioni elettorali.

 

Prende quindi la parola il sottosegretario BACCINI il quale rileva come in questo periodo di grave crisi internazionale appare ampiamente condivisa la necessità di garantire risorse finanziarie ed umane adeguate per la politica estera. In particolare nel momento in cui l’Italia si trova confrontata sul piano internazionale con la sfida rappresentata dalla riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, nota con soddisfazione come il dibattito parlamentare registri una concordia di valutazioni. Si tratta di una posizione che il Governo condivide poiché, pur di fronte alla vera e propria emergenza finanziaria in cui il paese si trova, occorre riaffermare con forza l’esigenza di investire nell’azione e nel ruolo dell’Italia all’estero.

Passa quindi ad analizzare gli sforzi posti in essere per garantire una ottimizzazione delle risorse in presenza di stringenti vincoli di bilancio. In primo luogo si sofferma sulle iniziative per la semplificazione e razionalizzazione della gestione finanziaria degli uffici all’estero. Richiama quindi quanto previsto dall’articolo 35 della legge finanziaria che destina risorse al fondo denominato "Made in Italy". Non si è potuto dare purtroppo concreto seguito ad altre iniziative proposte dall’aministrazione degli esteri, che potranno comunque essere inserite - come lo stanziamento per il "Visa information system" e l’incremento del fondo unico per l’amministrazione - insieme ad altre nel provvedimento normativo che verrà presentato per le misure di sviluppo.

Quanto alle tabelle si sofferma sulle destinazioni delle risorse iscritte nella Tabella A e su quelle inizialmente previste nella Tabella B, azzerate da un emendamento approvato dalla Camera dei deputati. In proposito occorre che il Senato ripristini la previsione di 25 milioni di euro, che erano stati stanziati per mantenere in stato di decoro le sedi delle rappresentanze diplomatiche, degli uffici di cultura e degli istituti consolari. Relativamente alla Tabella C, si sofferma sullo stanziamento per la cooperazione allo sviluppo che si attesta, come rilevato dal relatore, ad oltre 628 milioni di euro. Il Governo ha voluto così mantenere inalterato l’impegno italiano per le politiche di aiuto allo sviluppo. Si tratta di un segnale positivo, ma l’auspicio è che, sui temi della cooperazione, si possa realizzare un consenso più ampio nel corso dell’esame parlamentare, che conduca anche all’individuazione di nuove e ulteriori risorse, che possano garantire il rispetto degli impegni assunti in sede G8.

Venendo a considerare la Tabella in titolo, dà conto dell’effetto operato dall’articolo 3 della legge finanziaria che si è tradotto in una consistente riduzione per le spese relative ai consumi intermedi, secondo quanto precisato dal relatore. Rileva tuttavia come nell’operare questo taglio si sia fatto in modo che le riduzioni non vadano a colpire settori essenziali per l’operatività del ministero, come il funzionamento dell’unità di crisi e le spese per la sicurezza, esigenza quest’ultima che deve essere considerata prioritaria dopo lo sventato attentato contro l’ambasciata a Beirut.

Nel ricordare quindi le priorità della politica estera del Governo, che reputa generalmente condivise, replica ad alcune delle questioni poste e, con particolare riferimento alla vicenda dell’istituto di cultura di Mosca, ricorda come la commissione nazionale da lui presieduta abbia già elaborato una proposta di revoca sulla quale il Governo si pronuncerà prossimamente.

 

Il presidente CASTAGNETTI propone quindi di fissare per le ore 12 di domani mercoledì 24 novembre il termine di presentazione degli emendamenti alla Tabella in titolo e degli ordini del giorno.

 

La Commissione conviene.

 

Prende infine la parola la senatrice DE ZULUETA (Misto) per chiedere che il Ministro degli esteri intervenga nella fase conclusiva dell’esame dei provvedimenti in titolo.

 

Dopo che il presidente CASTAGNETTI ha rilevato come tale presenza sia anche richiesta dal Regolamento, interviene il sottosegretario BACCINI il quale segnala come il ministro Fini sia impegnato in missioni all’estero. Assicura tuttavia che è intenzione del nuovo Ministro venire quanto prima in Parlamento per riferire sull’attività del Dicastero.

 

Il seguito dell’esame congiunto viene quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17,30.

 


AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

213a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 6 e 6-bis) Stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

 

Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Interviene il senatore FORLANI (UDC) il quale rileva preliminarmente come le difficoltà di bilancio, dovute alla necessità di rispettare i parametri del patto di stabilità e all’esigenza di rilanciare l’economia, non debbano tuttavia indurre a sottovalutare il valore della politica estera italiana in questa fase così travagliata ed inquieta. L’Italia ha sempre avuto una vocazione forte nella promozione dei processi di integrazione e di cooperazione internazionale.

Gli scenari delineatesi negli ultimi anni hanno imposto l’intervento italiano con missioni di pace in molti paesi usciti da guerre e da forme di oppressione totalitarie. L’onerosità di questi impegni, dal Libano, dalla Somalia all’Afghanistan e all’Iraq pesa certo sulle rigidità della manovra finanziaria. Ma l’Italia non poteva sottrarsi volendo rendersi comunque protagonista dei processi di rinnovamento degli equilibri della comunità mondiale.

Ciò impone una corresponsabilizzazione nella garanzia della sicurezza, non nel senso di lasciarsi coinvolgere in iniziative militari non autorizzate – in proposito ricorda la sua contrarietà all’intervento militare in Iraq – ma per porre rimedio ai traumi provocati dalle guerre e per sostenere le popolazioni civili.

Questo ruolo di aiuto ai processi di pacificazione va valutato contestualmente all’azione svolta dall’Italia in tutti i fori multilaterali. Ricorda in proposito l’azione della presidenza italiana dell’Unione europea che ha permesso la definizione del testo del Trattato costituzionale e la determinazione di una posizione europea per quanto riguarda la riforma delle Nazioni Unite.

Si sofferma quindi sull’intervento nei settori della cooperazione allo sviluppo. L’osservatorio rappresentato dalla Commissione esteri ha permesso di valutare costantemente la mole di attività svolta dai volontari, dai religiosi, dalle organizzazioni governative ed internazionali impegnati nella cooperazione nei suoi diversi settori. Da qui l’apprensione per il mancato raggiungimento delle percentuali di spesa previste dal documento di programmazione economica e finanziaria. Ricordando l’azione svolta dall’Italia nella cancellazione del debito nei paesi in via di sviluppo, si sofferma sull’attuazione della legge n. 209 del 2000. Essa ha consentito un’azione incisiva ed efficace. Prossimamente dovrebbe essere chiuso l’accordo con l’Etiopia che consentirà una decisa azione di sostegno ad un paese verso il quale, come ricordava nella precedente seduta il senatore Pellicini, l’Italia ha storici legami e doveri.

Pur nella ristrettezza delle risorse l’aiuto pubblico allo sviluppo potrebbe essere svolto in maniera più efficace. Al riguardo confida nell’approvazione di una riforma della normativa vigente e dunque nella conclusione dell’esame dei relativi disegni di legge da parte della Commissione. Crede in proposito che vada accentuata la regia politico governativa degli interventi. Politica dovrebbe essere la individuazione delle priorità, sulla base di queste dovrebbero essere selezionati i progetti da sostenere finanziariamente con risorse adeguate a permettere la realizzazione dei medesimi. Ritiene infatti incongruo e improduttivo disperdere le risorse su una miriade di progetti che non vedono poi la realizzazione. I soggetti operanti nella cooperazione dovrebbero essere spinti a conformarsi alle priorità definite a livello nazionale, condizionando al rispetto di queste le risorse pubbliche.

Quanto agli altri settori di intervento del ministero si ritrova pienamente nelle considerazioni svolte dal relatore Pianetta, la cui impostazione dichiara di condividere.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 9,30.

 


AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

214a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 6 e 6-bis) Stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana.

 

La senatrice BONFIETTI (DS-U) rileva come appaia difficile commentare i documenti in esame in assenza di una precisa definizione della manovra finanziaria. Per poter infatti formulare una compiuta valutazione di merito sulle scelte e gli obiettivi di politica estera occorrerebbe conoscere con certezza le risorse finanziarie destinate ai vari interventi. Ritiene poi che il nuovo Ministro degli esteri dovrebbe riferire quanto prima alla Commissione sugli obiettivi prioritari della nostra politica estera e se preveda, sotto la sua gestione, cambiamenti significativi della stessa.

Di fronte alle ristrettezze imposte dalla legge finanziaria il Ministero degli esteri appare particolarmente colpito dagli interventi di riduzione degli stanziamenti. Sempre più lontano appare l’obiettivo di raggiungere lo 0,33 per cento del PIL per gli interventi di cooperazione allo sviluppo secondo gli impegni assunti al Vertice di Barcellona. In questione è poi il rispetto di gran parte degli impegni confermati nel corso del Vertice G8 di Evian: dal finanziamento al Fondo Globale per la lotta contro l’AIDS, a quello del Fondo speciale FAO per la sicurezza alimentare, del piano di azione per l’acqua, nonché delle iniziative per la Palestina (famoso piano Marchall), per l’assistenza e la riabilitazione dell’Iraq e dell’Afghanistan. Servirebbero alla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo fondi per 1,4 milioni di euro, mentre le somme stanziate ammontano invece a 616 milioni di euro.

La struttura amministrativa della Farnesina risulta poi non sufficientemente valorizzata e trascurata quanto alla sua dotazione organica, a fronte delle diplomazie di altri paesi. Similmente ritiene necessario intervenire con ulteriori risorse a favore delle collettività italiane all’estero, anche in vista delle prossime elezioni politiche del 2006.

Lo stesso intervento del relatore, pur moderato nei toni, è apparso ispirato a un senso di scoramento. Conclude pertanto preannunciando il voto contrario della propria parte politica sui documenti in titolo, ribadendo la profonda contrarietà sugli obiettivi e le scelte di politica estera del Governo.

 

Il senatore ANDREOTTI (Aut) condivide il carattere rituale,dell’annuale richiesta che in questa sede viene fatta di garantire ulteriori risorse al Ministero degli affari esteri. Si tratta di un esigenza importante, ma che deve fare i conti con i complessivi vincoli alla spesa pubblica. Proprio la difficoltà di tenere sotto controllo l’andamento della spesa portò alla convinta adesione ai vincoli derivanti dal trattato di Maastricht. Vincoli necessari per resistere al progressivo deterioramento dei conti pubblici, la cui importanza non và sminuita ne sottovalutata tanto più oggi di fronte al recente ingresso all’Unione Europea di paesi che hanno dovuto imporsi pesanti sacrifici per realizzare questo straordinario obiettivo. Occorre dunque cautela ed attenzione nel parlare di revisioni da introdurre al patto di stabilità. Venendo a considerare la nomina del nuovo Ministro degli esteri, non crede che ciò determinerà un cambiamento negli indirizzi della politica estera del paese, che sono definiti dal Governo nella sua collegialità. Coglie quindi l’occasione per augurare un buon lavoro al nuovo Ministro.

 

Interviene infine il presidente PROVERA il quale condivide le valutazioni da ultimo esposte. La politica estera è frutto di una valutazione collegiale del Governo in un continuo e costante confronto con il Parlamento che, è sicuro, continuerà in maniera costruttiva. A riguardo si augura che quanto prima il nuovo Ministro possa venire a riferire sugli indirizzi del suo dicastero in Commissione. A tal fine si riserva di sollecitare direttamente questo suo intervento.

Condivide la valutazione sul carattere rituale della constatazione annuale dell’insufficienza delle risorse a disposizione della politica estera. Ciò deve indurre, a riflettere sui margini esistenti per un uso più efficiente delle risorse limitate. Con riferimento a quelle destinate alla cooperazione, ritiene che dovrebbe essere valutata l’opportunità di ricondurre agli indirizzi del Ministero degli esteri anche la gestione delle risorse per la cooperazione multilaterale oggi in capo al Ministero dell’economia. A questo proposito ritiene che occorra ridurre l’entità complessiva delle risorse destinate alla cooperazione multilaterale a favore degli strumenti della cooperazione bilaterale che hanno mostrato maggiore efficacia, ed efficienza impegnando le organizzazione del volontariato la cui attività, oltre a un rilevante peso economico, ha un valore etico di cui non si può non tenere conto.

Coglie quindi l’occasione per auspicare una rapida definizione dell’iter della riforma della legge sulla cooperazione all’esame della Commissione. Su questa si registra una larga condivisione, ma anche un’opposizione trasversale. Sua finalità è la definizione precisa delle competenze che devono essere ripartite tra il livello politico e quello gestionale amministrativo da affidare, quest’ultimo, ad un organismo specializzato che possa vedere la crescita di autonome capacità professionali. A ciò deve vigilare un puntuale sistema di controllo parlamentare.

Conclude quindi il suo intervento auspicando che il Governo condivida questo progetto di riforma permettendone il compimento in questa legislatura.

 

Agli intervenuti replica il sottosegretario ANTONIONE il quale manifesta la disponibilità del nuovo Ministro ad intervenire quanto prima, compatibilmente con la sua agenda, in Commissione. Circa il rilievo segnalato dal presidente Provera su un uso coerente delle risorse per la cooperazione allo sviluppo ricorda che, nella giornata di domani, il nuovo Ministro ha in programma un incontro con il ministro Siniscalco proprio su tale tema. Condivide quindi i richiami da più parte fatti sulla necessità di un uso efficace delle risorse destinate alla cooperazione, uso che deve garantire ricadute positive sul sistema paese.

 

Conclusa la discussione generale il presidente PROVERA ricorda che sono stati presentati otto emendamenti, allegati al presente resoconto, a firma del senatore Franco Danieli, i quali tuttavia non possono essere considerati ammissibili in questa sede, secondo quanto disposto dal comma 3 dell’articolo 129 del Regolamento, poiché relativi a previsioni di bilancio correlate a disposizioni del disegno di legge finanziaria, segnatamente all’articolo 3, comma 1 del disegno di legge medesimo.

 

Nessuno chiedendo di intervenire, prende la parola il relatore PIANETTA (FI) che, tenendo conto dei rilievi emersi nel corso del dibattito propone di trasmettere alla 5a Commissione un rapporto favorevole sui documenti in titolo rilevando innanzitutto che le risorse finanziarie a disposizione del Ministero degli affari esteri, in termini di percentuale sulla spesa totale dello Stato, continuano ad attestarsi a livelli insufficienti, risultando le strutture e le risorse messe a disposizioni per la politica estera quantitativamente sottodimensionate rispetto a quelle di cui dispongono i paesi a noi assimilabili.

Pur consapevole degli stringenti vincoli di bilancio ritiene che occorra perseguire politiche che permettano di non mettere in discussione il perseguimento da parte del Ministero delle proprie fondamentali attività istituzionali. Va ribadita pertanto l’esigenza di perseguire una migliore gestione delle risorse umane e finanziarie disponibili anche attraverso le opportune iniziative di razionalizzazione organizzativa. Con riferimento alla cooperazione allo sviluppo richiama poi l’opportunità di garantire un ammontare di risorse sufficienti per rispettare gli impegni presi e, nell’ambito della comunque ridotta disponibilità finanziaria, vanno poste in essere tutte le misure per razionalizzare l’uso delle risorse medesime. Occorre quindi garantire che nei fori multilaterali l’Italia possa continuare a svolgere in modo autorevole ed efficace la propria azione anche in vista del bilancio che sarà fatto dalla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite sul conseguimento degli obiettivi sanciti nella Dichiarazione del millennio e nella prospettiva del cruciale confronto sulla riforma delle Nazioni Unite.

Segnala quindi la necessità di salvaguardare le finalità per le quali è stato previsto l’accantonamento sul fondo speciale di parte corrente di cui alla tabella A a favore del Ministero degli esteri. Con riferimento alla successiva tabella B va raccomandato invece il ripristino dello stanziamento a favore del Ministero degli esteri. Similmente occorre raccomandare, di tenere in considerazione le esigenze del personale, in particolare di quello sottoposto a situazioni di rischio in contesti internazionali particolarmente delicati

Richiama infine l’attenzione sulle esigenze degli italiani all’estero rilevando come l’approssimarsi delle scadenze elettorali che li vedranno coinvolti impone una precisa definizione delle condizioni necessarie per un corretto esercizio del diritto di voto. Al riguardo, oltre al reperimento delle risorse necessarie, occorre porre in essere ogni azione utile per verificare il corretto operato di tutta la rete consolare.

 

Il presidente PROVERA nel dichiarare il proprio voto favorevole sulla proposta del relatore, ritiene che essa dovrebbe essere integrata facendo esplicito riferimento all’opportunità di definire la con tempestività la riforma della normativa sulla cooperazione allo sviluppo.

 

Dopo che il senatore ANDREOTTI (Aut) ha dichiarato di concordare con quest’ultimo rilievo, il relatore Pianetta dichiara di farlo proprio.

 

Accertata quindi la presenza del prescritto numero di senatori la Commissione conferisce mandato al relatore di redigere un rapporto favorevole alla 5a Commissione sui documenti in titolo, integrato con le osservazioni illustrate dal relatore.

 

La seduta termina alle ore 16,20


DIFESA (4a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

147a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

- (Tabb. 12 e 12-bis) Stato di previsione del Ministero della difesa per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Sui provvedimenti in titolo riferisce congiuntamente il relatore ZORZOLI (FI), osservando preliminarmente che essi continuano purtroppo a risentire del segno congiunturale negativo dell’economia internazionale e nazionale. La manovra proposta dal Governo presenta, dunque, caratteri di transizione e di attesa delle condizioni per affrontare compiutamente i temi del federalismo fiscale.

L’obiettivo programmatico per il 2005 è un deficit effettivo pari al 2,7 per cento del PIL, in leggera riduzione rispetto al 2,9 per cento del 2004 e coerente con gli impegni assunti a livello europeo. Rispetto all’andamento del deficit tendenziale 2005, stimato al 4,4% del PIL, l’aggiustamento è pari a 24 miliardi di euro. In particolare, mentre il disegno di legge di bilancio non rileva direttamente ai fini della competenza della Commissione, poiché reca principalmente gli stanziamenti di ciascun dicastero dell’amministrazione centrale dello Stato, il disegno di legge finanziaria contiene invece la manovra per l’anno a venire. Punto centrale della manovra è l’incremento del 2 per cento della maggior parte delle spese comprimibili, mentre incrementi maggiori vengono ammessi per investimenti, pensioni ed altre prestazioni sociali.

Rileva inoltre che il 2005 sarà caratterizzato dalla cessazione del servizio di leva obbligatorio, nonché dalla definitiva attuazione del sistema professionale, e rappresenterà pertanto l’inizio di una "nuova era" per la difesa. Questi cambiamenti, unitamente all’evoluzione dello scenario internazionale, hanno imposto la predisposizione di uno Strumento militare sempre più idoneo ad affrontare con successo le nuove sfide.

Gli obiettivi posti dal nuovo concetto strategico della NATO e dal paritetico documento della UE prevedono inoltre lo sviluppo di forze militari caratterizzate da uno spiccato livello di interoperabilità, rapidamente proiettabili e sostenibili, capaci di affrontare le nuove minacce di tipo asimmetrico.

L’ampiezza, la diversità e la complessità degli scenari d’impiego sopra tratteggiati richiedono conseguentemente la consapevole prosecuzione di un ampio processo di riforma dello Strumento militare, i cui lineamenti di riferimento non possono che poggiare su direttrici-guida, quali la professionalizzazione e la trasformazione, intesa come primaria necessità di adottare mezzi, strutture, organizzazione, addestramento, mentalità ed approccio per corrispondere ai ridefiniti compiti operativi.

Le esigenze poc'anzi rappresentate vanno tuttavia inserite in una situazione congiunturale caratterizzata da fattori altamente negativi. In tale contesto non sarà possibile attuare in termini consistenti per la Funzione difesa il raggiungimento dell’obiettivo di un più qualificante e funzionale rapporto percentuale con il PIL.

Procede quindi alla disamina dello Stato di previsione della spesa del Ministero della difesa per il 2005, rilevando che esso reca previsioni di competenza per la parte corrente pari a complessivi 17.421,1 milioni di euro e per la parte in conto capitale pari a 3029,9 milioni. L’esigenza complessiva così individuata ammonta a 20.450,9 milioni di euro, comprensiva delle anticipazioni finanziarie relative alla vendita degli immobili, che risulta rispetto al bilancio previsionale approvato dal Parlamento per il 2004 aumentata di 639,8 milioni di euro, con una variazione di +3,2 per cento in termini monetari.

Il relatore precisa di tener conto di stime previsionali includenti anticipazioni finanziarie ammontanti complessivamente a 954 milioni di euro. Per i dati previsionali al netto invece di tali risorse, rinvia invece alla puntuale ricognizione recata dalla 'nota di lettura' predisposta dal Servizio Studi. Con riferimento al PIL previsionale per l'anno 2005 gli stanziamenti complessivi per la difesa, per tutte le sue funzioni (difesa, sicurezza pubblica, funzioni esterne e pensioni provvisorie) rappresentano l’1,446 per cento, in lieve diminuzione rispetto all’1,463 per cento del 2004. Per contro è invece previsto un leggero aumento del rapporto tra funzione difesa e PIL che si porta a 1,051 circa, a fronte dell’1,045 per cento del bilancio 2004, mantenendo pertanto la quota di spesa destinata alle Forze armate inferiore a quelle dei maggiori partners europei (Gran Bretagna, Francia e Germania).

Ricorda inoltre che il bilancio del Ministero della difesa viene convenzionalmente suddiviso in quattro aggregati principali: le spese per le Forze armate (funzione difesa), le spese per l'Arma dei Carabinieri (funzione sicurezza pubblica), le spese per la corresponsione del trattamento provvisorio di pensione del personale militare, ed infine altre tipologie di spesa non direttamente correlate ai compiti istituzionali (funzioni esterne). In particolare, le spese per la funzione difesa, stanziate per il 2005, ammontano a 14.841 milioni di euro e, in modo più dettagliato, a 8.089,2 milioni di euro per il personale militare e civile, con un incremento di 549,8 milioni rispetto al 2004, a 3.480 milioni per le spese di esercizio, con un aumento rispetto al 2004 di 61 milioni di euro, e a complessivi 3333,6 milioni di euro, per le spese di investimento con un decremento di 115,1 milioni di euro rispetto al 2004.

Le spese per la funzione Sicurezza pubblica, ammontano invece complessivamente a 4.956,3 milioni di euro, ripartiti in 4.502,3 milioni per le spese per il personale in servizio nell'Arma dei Carabinieri, 410,5 milioni di euro per le spese di esercizio e 26,2 milioni per le spese di investimento. Le spese destinate alla corresponsione del trattamento provvisorio di quiescenza del personale militare nella posizione di ausiliaria ammontano poi a 365,4 milioni di euro. Infine, le spese per le funzioni esterne, per complessivi 226,5 milioni di euro, registrano rispetto alle previsioni per il 2004 un decremento di 11,9 milioni di euro. Queste in particolare riguardano i cosiddetti fitti figurativi, l'assistenza al volo per il traffico aereo civile e il trasporto aereo civile di Stato.

Il relatore illustra quindi gli interventi di interesse della difesa contenuti nel disegno di legge finanziaria. In particolare, l'articolo 16, al comma 2 stanzia apposite risorse per la corresponsione dei miglioramenti economici a favore del personale statale in regime di diritto pubblico con la specifica destinazione di 20 milioni a decorrere dal 2005 per il personale non dirigenziale delle Forze armate e dei corpi di polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, mentre al comma 3, con emendamento approvato dalla Camera, è stato stanziato un ulteriore milione per la copertura delle spese relative alla responsabilità civile ed amministrativa connessa agli eventi dannosi causati dal personale delle Forze armate nell’ambito del servizio.

L'articolo 35, al comma 6 prevede invece la conferma per l’anno 2005 di un apposito Fondo di riserva con una dotazione di 1.200 milioni per consentire la prosecuzione delle missioni di pace, mentre l'articolo 41 al comma 12 aggiunge cinque nuovi commi all’articolo 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. Relativamente a ciò, il comma 13-ter prevede che la difesa individui gli immobili da alienare entro il 31 gennaio 2005, il comma 13-quater che gli immobili individuati siano stimati a cura dell’Agenzia del demanio nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano ed il comma 13-quinquies che una quota fino al 100 per cento del valore determinato sia finalizzata al soddisfacimento delle esigenze del Ministero della difesa. Lo stesso comma prevede inoltre che la cassa depositi e prestiti conceda al Ministero della difesa, entro trenta giorni dalla data di emissione del decreto di dismissione, anticipazioni finanziarie pari al valore degli immobili e comunque per un importo complessivo non superiore a 954 milioni di euro. Il comma 13-sexies specifica poi le procedure di restituzione da parte del Ministero della difesa delle anticipazioni ricevute, ed infine il comma 13-septies prevede che parte delle somme rassegnate al Ministero della difesa a seguito delle dismissioni, e precisamente 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2005 al 2009, sia destinata all’ammodernamento ed alla ristrutturazione degli arsenali della Marina militare di Augusta, La Spezia e Taranto.

Al riguardo, l'oratore pone l'accento sull'importanza rivestita dagli arsenali militari. Essi costituiscono infatti una risorsa strategica nonché un importante elemento nell’economia delle aree su cui insistono. Purtroppo la discontinuità nell’afflusso di adeguate risorse finanziarie da alcuni anni ad oggi, non ha consentito di procedere all’attuazione dei necessari programmi di ristrutturazione organizzativa, tecnico-logistica, infrastrutturale e di rinnovamento tecnologico, che potranno trovare soluzione con i fondi stanziati con il provvedimento in atto.

L'articolo 43, comma 1, rimandando al contenuto della tabella A, dispone quindi l’iscrizione nel fondo speciale di parte corrente del Ministero della difesa di un importo di 10,135 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, da utilizzare per la copertura finanziaria di norme in itinere di interesse del dicastero, quali l’istituzione del profilo di docente della scuola di lingue estere dell’Esercito nell’ambito delle dotazioni organiche del personale civile del Ministero della difesa e altri provvedimenti urgenti per i dirigenti delle Forze armate. Il comma 2 rimanda alla tabella C che reca importi relativi alle spese generali di funzionamento delle Forze armate e dell’Arma dei Carabinieri, ai contributi dovuti ad enti, istituti, fondazioni ed altri organismi nonché agli stanziamenti destinati all’Agenzia industria difesa, in relazione a leggi di spesa permanente la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria. Il comma 5 rinvia invece alla tabella F ove è trascritta l’iscrizione in bilancio delle autorizzazioni di spesa relative al programma di acquisizione del velivolo Eurofighter ed infine il comma 7 rimanda all’allegato 1 che stanzia le occorrenti risorse per la correzione degli effetti finanziari della legge 30 dicembre 2002, n. 295, recante disposizioni in materia di armonizzazione del trattamento giuridico ed economico del personale delle Forze armate con quello delle Forze di polizia, al fine di portare a termine la completa omogeneizzazione.

Tenuto conto inoltre delle esigenze di ordine operativo, di tutela sanitaria del personale e che si verranno a determinare con la totale professionalizzazione delle Forze armate in relazione alla mobilità del personale e alle aumentate esigenze di natura alloggiativa, il relatore ritiene sia auspicabile l’assegnazione di ulteriori risorse, in particolare a favore del personale impiegato in operazioni fuori area che ha contratto patologie di particolare gravità e a passaggi volti a concedere benefici previdenziali al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia esposto all’amianto, per riconoscere al citato personale una maggiorazione dell’anzianità contributiva utile ai fini pensionistici, in analogia a quanto già previsto per i lavoratori del settore privato. Inoltre, nel settore alloggiativo sarebbe auspicabile una serie di misure quali l’ampliamento della platea dei destinatari e l’estensione dei termini temporali del rimborso previsto dalla legge n. 86 del 2001 -nel cui ambito è prevista l’indennità di trasferimento- nonché una norma estensiva volta a ricomprendere tra i beneficiari del programma straordinario di edilizia residenziale di cui all’articolo 18, comma 1, del decreto-legge n. 152 del 1991 convertito dalla legge n. 203 del 1991, il personale delle Forze armate impegnato in attività connesse alla difesa nazionale a similitudine di quanto avviene per il personale delle Forze di Polizia.

Infine, per mantenere fede ad impegni assunti in ambito internazionale sarebbe necessario assicurare il sostegno finanziario alla realizzazione del COESPU (Center of excellence for stability police units), centro di formazione alle operazioni di mantenimento della pace per unità specializzate affini ai carabinieri italiani, provenienti da Paesi del continente africano e di altre nazioni che possano contribuire a missioni di peace-keeping. Il progetto, da realizzare a cura dell’Arma dei carabinieri, è stato espressamente richiesto nel contesto del G8 tenuto a Sea Island nel giugno scorso, al fine di diffondere nel mondo la dottrina di impiego delle MSU, oggetto di elevato interesse e apprezzamento nell’ambito delle operazioni internazionali.

 

Il presidente PALOMBO dichiara aperta la discussione generale.

 

Il senatore NIEDDU (DS-U) osserva che nel triennio 2002-2004, le risorse assegnate al Ministero della difesa in termini reali hanno avuto un andamento decrescente, con una particolare penalizzazione sia per l'esercizio, al punto che la stessa nota aggiuntiva redatta dal Ministero della difesa in occasione della presentazione del bilancio di previsione per l'anno 2004 parlava di una decisa battuta di arresto nell'andamento delle risorse da destinare ai sistemi vitali e qualificanti della difesa, sia per gli investimenti, ridotti nel bilancio previsionale del 2004 del 9,2 per cento rispetto a quelli del 2001. In questo settore, peraltro, non si è riusciti a rispettare neanche le programmazioni assunte da tempo in materia di ammodernamento delle infrastrutture, ricapitalizzazione delle componenti logistiche, acquisizione di mezzi e di sistemi d'arma, e piani di programmazione industriale, che sono stati rivisti e slittati nel tempo.

Rileva inoltre che le spese per il personale sembrano le uniche ad essere cresciute. Tale crescita è dovuta non tanto ad un miglioramento dei livelli stipendiali del personale, che sono cresciuti meno dell'inflazione come accaduto per gli altri contratti del settore pubblico, quanto per effetto della sostituzione del personale di leva (remunerato soltanto con il "soldo" giornaliero) con i volontari.

Peraltro, nello scorso mese di luglio è intervenuto sul bilancio di previsione del 2004 anche il cosiddetto decreto taglia-spese, che ha sottratto alla difesa 977 milioni di euro, ripartiti in 437 milioni sull'esercizio e 540 milioni sugli investimenti. Conseguentemente, 19.811 milioni di euro, assegnati dal bilancio previsionale del 2004, sono diventati 18.834.

Ricorda quindi che nel mese di maggio del 2004, il Ministero dell'economia aveva chiesto poi di formulare la previsione per l'anno 2005 che è stata quantificata in 20.405 milioni di euro (giustificati dalla difesa per recuperare il trend negativo degli ultimi tre anni) ma soprattutto con i crescenti impegni chiesti alla difesa in termini di incremento di attività operative. Inoltre, nel mese di giugno veniva approvata la sospensione anticipata del servizio militare di leva che assegna alla difesa ulteriori 393 milioni di euro, portando quindi lo stanziamento a 20.793 milioni di euro. Tale cifra è stata poi iscritta dal Governo nel bilancio dello Stato come previsione per il Ministero della difesa a legislazione vigente nell'atto Senato n. 3224.

Tuttavia la legge finanziaria introduce all'articolo 3 il meccanismo dei risparmi di spesa, ossia dei tagli sul bilancio di previsione. Conseguentemente, alla difesa vengono tolti 1.357,86 milioni di euro, ripartiti in 576, 82 milioni in meno sugli investimenti fissi lordi e in 781,14 milioni sui consumi intermedi.

Ciò starebbe a significare che le due voci poc'anzi richiamate subirebbero riduzioni nelle previsioni di bilancio a legislazione vigente pari al 19,08 per cento per gli investimenti e al 20,4 per cento per i consumi intermedi, con conseguente penalizzazione di tutte le previsioni e le programmazioni relative ai programmi di ammodernamento e di riorganizzazione.

Pur essendo prevista, al comma 12 dell'articolo 41 del disegno di legge finanziaria una compensazione a favore della difesa con la cessione di un consistente pacchetto di immobili dalla difesa alla Agenzia del demanio, sarebbe a suo avviso assolutamente necessario dichiarare formalmente che tali beni non includeranno gli alloggi di servizio.

In ogni caso, prosegue l'oratore, in cambio di questi beni la Cassa depositi e prestiti concederà alla difesa un'anticipazione finanziaria al 100 per cento del valore degli immobili e comunque non superiore a 954 milioni di euro. Ma anche tenendo conto di ciò, considerato che le esigenze della difesa sono state tagliate di 1.367,86 milioni di euro ed il rientro sotto forma di prestito può arrivare a 954 milioni di euro, si avrebbe comunque una perdita di 413 milioni di euro. Inoltre, tale anticipazione sarà versata all'entrata del bilancio dello stato per essere rassegnata al dicastero della difesa su appositi fondi relativi ai consumi intermedi e agli investimenti fissi lordi. Conseguentemente essa non verrà iscritta nel bilancio ordinario della difesa per il 2005, rendendo sostanzialmente strutturale il citato taglio di 1.357,86 milioni di euro. Sarebbe quindi a suo avviso opportuno formulare un parere alla Commissione bilancio nel quale sollecitare l'iscrizione della citata compensazione nel bilancio ordinario della difesa.

Preannuncia quindi la presentazione di emendamenti relativi al trattamento del personale, all'ammodernamento e agli investimenti, sottolineando criticamente come l'obiettivo che pure il governo si era dato di intraprendere un percorso positivo per avvicinare il rapporto tra stanziamento per la funzione difesa e PIL alla soglia dell'1,5 per cento sia stato irrimediabilmente compromesso negli ultimi tre anni (1,079 per cento nel 2002, 1.061 per cento nel 2003 e 1,048 per cento nel 2004).

 

Il senatore PALOMBO (AN) rileva che la costituzione di Forze armate professionali appare un fatto irrevocabilmente compiuto, attesa l'anticipata sospensione delle chiamate di leva 31 dicembre 2004, mentre il processo di transizione sembra invece solo agli inizi, con l'obiettivo di giungere alla sua conclusione entro il 2020.

Ricorda quindi che un buon strumento militare poggia, da sempre, su tre pilastri: gli uomini, i mezzi e l'addestramento. In particolare, i primi devono possedere un insieme di condizioni materiali ed economiche (riassumibili nella determinazione morale) che deve essere sempre convinta e ben radicata, i secondi devono essere quantitativamente e qualitativamente all'altezza dell'arte militare contemporanea e, quindi, al previsto e programmato impiego operativo della forza militare, l'ultimo fattore, infine, appare una necessità da soddisfare ad ogni costo per poter schierare in campo, con efficacia, l'esercito professionale. Dalla robusta omogeneità di tali pilastri scaturisce conseguentemente la sicurezza, che tutela gli uomini sia nell'addestramento, sia nell'impiego reale. Questa deve essere la più alta possibile, essendo l'uomo il bene più prezioso ed il più difficilmente sostituibile in ogni esercito. Il Governo ed il Parlamento sono stati peraltro indotti a mettere in campo Forze armate professionali per far fronte allo straordinario mutamento dello scenario geopolitico, che ha aperto le porte alle minacce asimmetriche del terrorismo e della criminalità internazionale, favorendo anche la cronicizzazione delle conflittualità d'area.

A fronte di ciò, il non soddisfacente stanziamento complessivo assegnato alla Difesa non può che scaturire da una situazione congiunturale grave e non immediatamente rimediabile, ad ulteriore riprova della non esistenza di alcuna volontà politica volta a mettere in secondo piano il ruolo delle Forze armate.

A fronte di tale fatto, prosegue l'oratore, si deve ammettere che dal bilancio della difesa sono stati sottratti, con la nota di variazione, 1 milione e 357 milioni di euro. Tale sottrazione va a danno soprattutto degli investimenti, della ricerca e dello sviluppo, nonché dell'acquisizione di mezzi, di sistemi d'arma e dell'addestramento, che dovrà essere più contenuto nello spazio e nei tempi. Va altresì ricordato che la decisione di decurtare le spese dello Stato del 2 per cento nasce da una congiuntura che trae le sue radici non solo dalla situazione internazionale, ma anche dal modo di concepire e gestire la spesa pubblica dei passati governi di centro sinistra, cui l'attuale maggioranza deve ora porre rimedio.

Nella situazione contingente, quindi, è assegnato alla difesa uno stanziamento totale pari all' 1,445 per cento, inferiore anche se di poco all' 1,463 per cento del 2004. Inoltre, appare preoccupante la sua tendenziale diminuzione negli anni, che dovrebbe indurre o a rivedere in generale lo stanziamento totale di ricorsi per le spese dello Stato e la suddivisione degli stanziamenti, ovvero a riconsiderare gli impegni assunti per le Forze armate all'interno ed all'esterno dell'Unione europea.

Tuttavia, il Governo è manifestatamente intenzionato a recuperare la situazione, imponendo sacrifici nelle spese correnti e incentivando, invece, le iniziative volte a favorire la ripresa dell'economia nazionale. A tal fine, per la difesa, l'ammontare del bilancio previsionale per il 2005 è stato da un lato decurtato dalla Nota di variazione ed incrementato contestualmente della somma che si prevede di incamerare con la vendita degli immobili da alienare, stimata in circa 954 milioni di euro. La previsione delle spese per il 2005 così interpretata sale all'incirca a 20.550 milioni di euro, allineandosi a quella corrente del 2004.   Si tratta a suo avviso di una manovra apprezzabile che viene incontro alle peculiari esigenze di difesa dello Stato, pur presentando il difetto di essere fondata su una disponibilità di fondi casuale o contingente e quindi non successivamente reiterabile.

In ragione di ciò, auspica la modifica dell'articolo 41 del disegno di legge finanziaria, con l'assegnazione al Ministero della difesa del 100 per cento delle risorse ricavate dalla vendita degli immobili da alienare nel 2005 per una somma non inferiore a 954 milioni. Inoltre, tale somma dovrebbe essere considerata parte integrante degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione della spesa della difesa per l'anno 2005, ai fini della formulazione delle previsioni di spesa per gli esercizi successivi.

Osserva quindi che il governo e la maggioranza hanno sempre prestato costante attenzione alla delicata tematica dei trattamenti economici del personale militare, nei limiti d'intervento consentiti dalla congiuntura corrente.

Infatti, nel corso della presente legislatura è stato finalmente istituito un apposito fondo di 1200 milioni di euro per sovvenzionare gli interventi di peace keeping delle Forze armate all'estero (disposizione reiterata anche per il 2005), ed inoltre per l'ultimo contratto del personale militare non dirigente, nel 2004, sono stati stanziati 560 milioni di euro, ed in particolare 288 milioni per la riparametrazione degli stipendi e di 185 milioni per l'assegno funzionale, mentre per il 2005 sono stati stanziati ulteriori 890 milioni: 638 per proseguire la riparametrazione e 195 per l'assegno funzionale.

L'oratore ricorda inoltre che l'attuale maggioranza ha risolto i problemi del riallineamento e del riordino delle carriere dei marescialli dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, prevedendo una spesa di 145 milioni di euro per il triennio dal 2004 al 2006.

Sottolinea quindi alcune importanti esigenze, a suo avviso prioritarie fra le tante che interessano i quadri delle Forze armate. In particolare, spiccano le necessità di reperire i fondi allo scopo di prorogare fino al 2009 la disciplina del regime transitorio relativa all'avanzamento dei capitani e gradi corrispondenti delle Forze Armate dettata dal decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 493, di individuare le risorse al fine di finanziare gli interventi sanitari e assistenziali a favore dei militari impiegati all'estero che abbiano contratto patologie letali o permanentemente invalidanti, e di sanare la grave situazione sperequativa prodottasi a danno di circa 300 carabinieri ausiliari, esclusi ingiustamente dal passaggio nel servizio permanente, ed a favore dei quali aveva altresì presentato recentemente un'apposita interrogazione al Ministro della difesa.

Richiama infine l'attenzione sulla questione concernente l'istituzione in Italia, presso la caserma "Chinotto" di Vicenza, del Center of Eccellence for Stability Police Units (COESPU). Si tratta di costituire una scuola di formazione per unità di polizia specializzate da impiegare nelle missioni di supporto alla pace (pro-peace support operation), con uno stato analogo a quello della gendarmeria francese e a quello dell'Arma dei Carabinieri. Sono al riguardo interessati paesi africani e del resto del mondo e l'Italia ha dato il suo consenso nel G8. Al riguardo, il Governo sembrerebbe orientato alla presentazione di un apposito emendamento.

Conclude osservando che, tenuto conto della complessa e perdurante fase congiunturale che stiamo attraversando, se alla finanziaria 2005 saranno apportate le limitate modifiche poc'anzi esposte, potrà senza ombra di dubbio dichiararsi soddisfatti per aver contribuito al miglioramento e alla salvaguardia delle Forze armate, in condizioni niente affatto favorevoli.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 15.15.

 


DIFESA (4a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

148a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 12 e 12-bis) Stato di previsione del Ministero della difesa per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

Riprende l'esame, sospeso al termine della seduta pomeridiana di ieri.

 

Il presidente CONTESTABILE, alla luce del ristretto numero di iscritti a parlare ed in considerazione del calendario dei lavori dell'Aula, ipotizza una rimeditazione dell'organizzazione dei lavori della Commissione con riferimento alle scansioni temporali dell'esame delle parti di competenza per i documenti contabili 2005.

Al termine di un dibattito nel quale intervengono tutti i presenti, il Presidente propone di fissare per oggi, mercoledì 24 novembre, alle ore 15 il termine per la presentazione degli emendamenti.

 

All'unanimità la proposta è approvata dalla Commissione.

 

Il senatore PERUZZOTTI (LP) osserva che, relativamente al disegno di legge finanziaria, le parti di specifica competenza della Commissione consistono fondamentalmente in tre articoli.

In particolare, l'articolo 3 introduce un limite generale del 2 per cento all'incremento della spesa delle pubbliche amministrazioni. Ancorché fosse stato sostenuto che tale limite non riguardasse il comparto sicurezza, di questa accezione non si trova menzione, mentre è stato stabilito che non rientreranno nel limite generale gli impegni di spesa già attivati, le spese connesse all'esecuzione di trattati internazionali (di cui è parte in numerosi casi proprio l'amministrazione della Difesa) e le rate dei mutui contratte su base pluriennale (ad esempio nel caso di importanti programmi di acquisizione di materiali di armamento). In ogni caso, per effetto della citata norma, lo stato di previsione della Difesa si vedrà decurtato di circa 1.348 milioni di euro, cui si è riusciti solo parzialmente ad ovviare con le disposizioni concernenti la cartolarizzazione degli immobili militari. Il comma 4 dell'articolo 35 conferma quindi l'introduzione di una posta di bilancio politicamente rilevante per il finanziamento delle missioni di pace. Infine il comma 12 dell'articolo 41 prende in esame il problema della cartolarizzazione delle cessioni immobiliari, stabilendo il principio secondo il quale la Difesa ha diritto di incassare i proventi della cessione dei suoi immobili dimessi in quanto ritenuti non più essenziali al soddisfacimento della propria funzione istituzionale. Al riguardo, ricorda che proprio la sua parte politica fece approvare in occasione della sessione di bilancio del 1994 un emendamento in tal senso, poi disatteso dal Ministero del tesoro. È altresì previsto che la Difesa possa anche usufruire di anticipazioni da parte della Cassa depositi e prestiti nella misura massima di 954 milioni di euro. Rileva al riguardo che la Commissione Difesa della Camera dei deputati ha esposto nel proprio parere la condizione che venisse esplicitamente scritto nel provvedimento che il cento per cento dei proventi della cartolarizzazione anticipati dalla Cassa depositi e prestiti fosse immediatamente rassegnato alla Difesa ed allocato alle unità previsionali di base che stanziano risorse per i consumi intermedi e gli investimenti fissi lordi. Si è inoltre pretesa l'assegnazione di 30 milioni di euro annui tra il 2005 ed il 2009 all'ammodernamento e ristrutturazione degli arsenali militari marittimi di Agusta, La Spezia e Taranto.

Con riferimento allo stato di previsione del Ministero della difesa per il 2005, rileva che il bilancio della Difesa subirà pesanti tagli a causa della disposizione inserita nell'articolo 3 del disegno di legge finanziaria, che imporrà la decurtazione immediata di tutte le poste il cui aumento eccede il limite generale del 2 per cento.

Lo stato di previsione da esaminare assumerà quindi la sua veste definitiva solo dopo la nota di variazioni, che sarà redatta dopo l'approvazione della legge finanziaria. In ogni caso, gli elementi salienti del progetto di bilancio consisterebbero nel breve aumento in termini assoluti del bilancio complessivo (passando dai 19,811 miliardi di euro del 2004 ai 20,400 previsti per il 2005, ma in termini di Pil vi sarebbe invece una leggera contrazione, dall'1,467per cento all'1,447 per cento), nell'aumento, al suo interno, della critica componente della funzione Difesa (che passerebbe infatti da 14,148 miliardi di euro a 14,815) e nella crescita, all'interno delle spese per la funzione difesa, delle spese per l'investimento (che passerebbero da 3,2 miliardi di euro a 3,409, con un incremento percentuale del 6,5 per cento, mentre lo scorso anno si era registrata una contrazione del 4,1 per cento). Altresì, aumenterebbero le spese di esercizio, di circa 61 milioni di euro, mentre l'incremento delle spese per il personale verrebbe contenuto: meno di cento milioni di euro, una cifra accettabile, tenendo anche conto della sospensione totale della coscrizione obbligatoria nel 2005. Infine, aumenterebbero le spese per l'Arma dei Carabinieri, di circa trecento milioni di euro, pari al 6,1%, quasi tutte assorbite dal personale, con contestuale riduzione, però, sia di quelle relative alle cosiddette funzioni esterne, di fatto oneri impropri gravanti sul bilancio della Difesa, che di quelle concernenti le pensioni provvisorie.

È comunque evidente, conclude l'oratore, che anche in assenza del taglio previsto dalla finanziaria verrebbe mancato ancora una volta l'obiettivo di avviare la funzione difesa verso il traguardo dell'1,5 per cento del Pil, annunciato fin dai tempi del governo D'Alema e mai concretizzatosi. Tuttavia, va notato come nel disegno di legge finanziaria il fondo per le missioni di pace sia stato nuovamente dotato di 1,2 miliardi di euro, che potrebbero anche non essere completamente utilizzati nel corso del 2005, qualora ad esempio si verificassero le condizioni politiche internazionali di un ritiro del contingente italiano dall'Iraq.

 

Il senatore BEDIN(Mar-DL-U), rileva preliminarmente che la finanziaria 2005 da un lato non rilancia il settore produttivo e dall'altro lato penalizza le famiglie. Il Governo infatti non ha dimostrato alcuna sensibilità sociale nella sua predisposizione: il tenore di vita degli italiani è destinato ulteriormente a peggiorare a causa di un impianto normativo che rinvia al futuro i benefici e fa gravare sul presente gli oneri.

Per quanto riguarda le competenze della Commissione Difesa, osserva quindi che il disegno di legge finanziaria segue la stessa logica negativa che ha ispirato il decreto cosiddetto "taglia spese" dello scorso luglio. Il metodo del contenimento dell'incremento della spesa pari al 2 per cento degli stanziamenti rispetto allo scorso anno produce in termini reali preoccupanti tagli alle risorse, privi di qualsiasi valutazione delle priorità da perseguire. In particolare, appare paradossale che il governo, da un lato accetti impegni internazionali come le missioni in Iraq e in Afghanistan e, dall'altro, tagli di 1 miliardo e 357 milioni di euro le risorse del Ministero della difesa, diminuendo mediamente del 20 per cento rispetto all'anno precedente le dotazioni iniziali delle unità previsionali di base relative agli investimenti fissi lordi e ai consumi intermedi.

Nel luglio scorso il decreto cosiddetto "taglia-spese" aveva sottratto al bilancio della Difesa 977 milioni di euro - di cui 437 milioni relativi all'esercizio e 540 milioni agli investimenti - portando lo stanziamento complessivo del ministero a 18.834 milioni di euro, mentre secondo le nuove previsioni del bilancio a legislazione vigente, la spesa complessiva sarebbe dovuta ammontare a 20.793 milioni di euro, ivi comprese le risorse destinate alla copertura finanziaria della legge sulla sospensione anticipata del servizio militare di leva. Tuttavia, il disegno di legge finanziaria, ponendo il tetto del 2 per cento agli incrementi di spesa relativi ai consumi intermedi e agli investimenti fissi lordi, ha ridimensionato le risorse destinate alla difesa, sottraendo ad essa di cui 576,82 milioni di euro per gli investimenti fissi lordi e 781,14 milioni per i consumi intermedi. Tale riduzione, concentrandosi soltanto su due specifici aggregati di spesa, determina nell'anno 2005, una riduzione media degli stanziamenti rispetto all'anno precedente pari al 19,08 per cento per gli investimenti fissi lordi e i pari al 20,4 per cento per i consumi intermedi. Vengono di conseguenza penalizzate ben 41 Unità previsionali di bilancio sia dell'area centrale della Difesa sia dell'Esercito, Marina e Aeronautica e dell'arma dei Carabinieri su diversi capitoli che vanno dalle spese generali di funzionamento al benessere del personale, dai mezzi operativi e strumentali all'ammodernamento e rinnovamento,alla formazione e all'addestramento, fino all'informatica e all'edilizia di servizio. Inoltre le previsioni e le programmazioni relative a vari programmi di ammodernamento e di riorganizzazione subiscono l'ennesima dilazione nel tempo. Tale decurtazione appare peraltro in grado di pregiudicare qualsiasi programma nel settore della difesa e abbassa al di sotto della soglia dell' 1 per cento la spesa della difesa rispetto al PIL.

Richiama poi l'attenzione sui tagli all'addestramento, che avvengono proprio nell'anno del passaggio al modello professionale di difesa. Un piano di investimenti per la formazione di chi sceglie di servire il Paese come volontario nelle forze armate sarebbe inoltre indispensabile per offrire adeguate opportunità per il successivo reinserimento nella vita civile. Le risorse destinate al personale, invece, sono aumentate, ma non per effetto di miglioramenti retributivi, bensì a causa della sostituzione del personale di leva con il personale volontario. Nulla invece è stato previsto per l'adozione di provvedimenti correttivi al sistema di retribuzione basato sui parametri che entrerà in vigore dal primo gennaio 2005.

Inoltre, il disegno di legge finanziaria non prevede la copertura economica i 120 milioni di euro per la il disegno di legge recante "Norme in favore dei militari di leva e di carriera infortunati o caduti durante il periodo di servizio", ancorché si tratti di una situazione moralmente inaccettabile poiché la legge si propone di erogare un risarcimento simbolico (50 mila euro) a chi ha perso un figlio o è rimasto menomato per tutta la vita per incidenti occorsigli durante il servizio di leva.

L' oratore prosegue il suo ragionamento osservando che, come compensazione ai tagli effettuati, il Governo prevede, all'articolo 41, comma 12 del disegno di legge finanziaria la destinazione delle risorse derivanti dalla cessione al demanio di un consistente pacchetto di immobili dalla difesa. Per l'anno 2005 è previsto peraltro che la Cassa depositi e prestiti conceda al Ministero della difesa una anticipazione finanziaria garantita dai citati immobili fino al 100 per cento del valore di questi ultimi e, comunque, non superiore a 954 milioni di euro. Tuttavia sarebbe in primo luogo opportuno chiarire espressamente quali tipologie di beni siano oggetto di cessione e, in particolare, se tra essi rientrino anche gli alloggi di servizio, mentre in secondo luogo, la suddetta compensazione oppure soltanto parziale, comportando una perdita netta di 413 milioni di euro. Peraltro, tali risorse, in quanto destinate all'entrata e successivamente riassegnate allo stato di previsione del Ministero della difesa, non entreranno a far parte, per gli anni successivi al 2005, dello stato di previsione del dicastero medesimo.

Su questo punto, a suo avviso decisamente cruciale, si augura quindi che la Commissione Difesa, nel formulare il proprio parere alla Commissione Bilancio, preveda che la compensazione di 954 milioni di euro sia iscritta direttamente nel bilancio del Ministero della difesa per l'anno 2005.

Pone quindi l'accento sulla necessità di specificare puntualmente la nostra partecipazione al processo di partecipazione allo sviluppo delle capacità militari dell'Unione europea, anche tenendo conto della conclusione del Consiglio dei ministri della Difesa dell'Unione, tenutosi a Noordwijk il 17 settembre scorso.

Il repentino mutamento degli assetti politici internazionali richiederebbe infatti una rimodulazione della presenza logistica delle nostre Forze armate sul territorio nazionale idonea a far fronte alle nuove esigenze. Occorrerebbe quindi un nuovo piano di investimenti che preveda sia la realizzazione di caserme militari nel sud, sia l'ampliamento di quelle attualmente presenti sia infine, l'avvio un nuovo piano-casa, che rappresenta la principale emergenza da fronteggiare per consentire la realizzazione di un esercito professionale.

Tuttavia, tali delicate tematiche andrebbero affrontate sulla base di una forte volontà politica che metta a disposizione le necessarie risorse senza porre tetti alla spesa, e programmando adeguatamente le diverse attività. Invece, l'obiettivo che pure il governo si era dato di intraprendere un percorso positivo per avvicinare il rapporto tra stanziamento per la funzione Difesa e Pil alla soglia del 1,5 per cento considerandola un valore medio da raggiungere nel quadro dei comportamenti dei principali paesi europei, in questi ultimi quattro anni è stato irrimediabilmente compromesso. Negli ultimi tre anni l'andamento è stato infatti decrescente: 1,079 per cento nel 2002, 1,061 per cento nel 2003, 1,048 per cento nel 2004, per assestarsi intorno all'1,042 nel 2005. Serve quindi, a suo avviso, un più adeguato accantonamento di risorse che consenta di promuovere per un più generale riordino delle carriere di tutti i ruoli delle Forze armate e delle Forze di polizia, un piano casa per alloggi di servizio da finanziare attraverso la vendita diretta agli utenti di parte consistente dell'attuale patrimonio e la ristrutturazione di alcune caserme. Alloggi e caserme adeguati sono infatti elementi necessari per il buon esito delle iniziative di reclutamento dei volontari. Occorrerebbe poi un fondo pensioni integrativo in grado di assorbire gli attuali assetti patrimoniali delle casse ufficiali e sottufficiali in modo da dare copertura previdenziale adeguata a quella che è ormai la maggioranza del personale militare; quello cioè entrato in servizio dopo il 1995 (anno della riforma previdenziale) nei ruoli dei marescialli e degli ufficiali, tutto il personale appartenente al ruolo dei volontari e tutti coloro che alla data del 1995 avevano un'anzianità di servizio inferiore ai 19 anni effettivi, nonché norme e finanziamenti per far decollare le misure e gli strumenti operativi in grado di garantire al personale militare la tutela della salute, la prevenzione dai molteplici rischi derivanti dalle attività istituzionali e un sistema risarcitorio più favorevole. Infine, prosegue l'oratore, andrebbe altresì incrementato il Fondo unico di amministrazione del personale civile della Difesa per consentire la realizzazione di un programma straordinario di formazione e di riqualificazione in grado di corrispondere alle esigenze della ristrutturazione delle Forze armate.

Conclude preannunciando la presentazione di una proposta emendativa.

 

Il ministro MARTINO esordisce ricordando che ormai da tre anni il terrorismo internazionale si è imposto all'attenzione di tutti come la principale fra le nuove minacce, cosiddette asimmetriche. Esso dimostra di essere capace di esprimersi senza vincoli né limiti, con mezzi e metodi ripugnanti, traendo vantaggio dal carattere aperto della società occidentale. Una minaccia globale, che impone una risposta ferma, strutturata, multinazionale e multipolare. Per farvi fronte si devono impiegare tutte le risorse disponibili nei campi della Difesa e della sicurezza, dell'intelligence, della politica, della diplomazia, della cooperazione economica e di quella culturale. Per gli aspetti militari è quindi indispensabile dare sempre maggiore efficacia alle iniziative multilaterali e ad una architettura comune per operare con maggiore sinergia e con maggiore efficacia: per questa sfida l'Italia si sente ed è in prima linea. In particolare nell'area del Mediterraneo, dove si continuano a rafforzare i rapporti con i paesi nordafricani e mediorientali, ed a sviluppare politiche comuni atte a colpire alle radici iniziative terroristiche o criminali.

È in questo quadro, prosegue l'oratore, che il Governo opera sul piano delle relazioni internazionali, in sintonia con le Nazioni Unite e nell'ambito delle proprie alleanze, la NATO e l'Unione Europea, i cardini della politica nazionale di Difesa e sicurezza.

Le Nazioni Unite restano infatti il punto di riferimento fondamentale per la composizione delle crisi internazionali. Nei Balcani, in Afghanistan e, in particolare, in Iraq, per il quale la Risoluzione 1546 dello scorso giugno del Consiglio di Sicurezza ne indica il ruolo centrale ed il percorso verso la restituzione della sovranità al governo iracheno. Se ne è avuta altresì conferma negli esiti della conferenza di Sharm El Sheik, dove la comunità internazionale si è espressa per un processo di transizione coerente con l'impegno dei paesi che, come l'Italia, senza essere belligeranti, sono intervenuti per un migliore futuro di quella popolazione. L'ordinato svolgimento delle elezioni politiche in Afghanistan, le prime dopo quarant'anni e quelle in Kosovo, grazie anche al supporto fornito dal nostro paese, rappresentano poi il migliore esempio di sostegno allo sviluppo del percorso democratico di quelle nazioni.

Alle missioni di pace nel mondo il Paese offre quindi un contributo molto significativo, anche di vite umane.

Nell'ambito dell'Alleanza atlantica e dell'Unione Europea, si è assistito all'ingresso, rispettivamente, di sette e dieci nuovi paesi. Allargamenti che l'Italia ha fortemente appoggiato, nel convincimento di dover estendere l'area della sicurezza internazionale e garantire la libertà e la democrazia in tutta l'Europa. Nelle sedi atlantiche ed europee continua il lavoro per rafforzare la cooperazione militare e conferire concretezza alle politiche di sicurezza comuni. L'Alleanza Atlantica, dopo la revisione della propria struttura di comando, ha rilanciato il Dialogo Mediterraneo, elevandolo a rango di effettiva partnership.

Sul piano operativo l'Alleanza ha rivolto l'attenzione allo sviluppo della "Forza di Risposta NATO" per acquisire la capacità di schierare, in tempi rapidissimi, un contingente di almeno ventimila militari pienamente interoperabili, in grado di condurre operazioni ad alta intensità e di servire come nucleo iniziale di uno spiegamento in teatro di successivi, più ampi contingenti. Gli impegni intrapresi dall'Italia rispetto all'esigenza NATO di incrementare le proprie capacità, definiti al vertice di Praga di due anni fa e riscontrati nei successivi appuntamenti, individuano un significativo contributo nazionale in termini militari. Tali impegni richiedono, naturalmente, adeguate risorse per il potenziamento di alcune componenti funzionali al nuovo contesto strategico.

Quanto all’Unione Europea, essa, dopo aver creato una comunità economica e di valori, con la firma del trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, lo scorso 29 ottobre, ha fornito un coronamento istituzionale al lungo e difficile processo di integrazione, di cui la costruzione di una politica estera comune e di una Politica europea di sicurezza e difesa costituiscono fattori determinanti. Proprio nel corso della presidenza italiana è stato inoltre possibile giungere alla definizione di una strategia europea in materia di sicurezza ed all’approvazione da parte del Consiglio Europeo della dichiarazione sulle relazioni transatlantiche, importante riferimento per la costruzione di forti e rinnovati legami tra Europa e America.

Su tale base l’Unione deve perseguire, nel periodo dal 2004 al 2010, un adattamento delle proprie capacità in funzione dei propri obiettivi strategici, con un programma che trae origine da un documento presentato lo scorso anno proprio dal Governo italiano. L’aspetto caratterizzante è costituito dalla possibilità di proiettare forze per la gestione di crisi ed in tale contesto assume un ruolo decisivo la costituzione di gruppi tattici (Battlegroups) di circa 1.500 militari, formati da uno o più paesi capaci di rispondere a livelli di minaccia di maggiore intensità rispetto a quelli previsti dalle missioni di Petersberg. L’Italia è all’avanguardia nella realizzazione di tale progetto con la creazione di tre battlegroups: uno assieme all’Ungheria ed alla Slovenia, sulla base della Multinational Land Force, un secondo, con Spagna, Grecia e Portogallo, con caratteristiche di forza anfibia, ed un terzo interamente nazionale. È una efficace dimostrazione di come il Paese parteciperà attivamente alla creazione della difesa europea, ben consapevole che è proprio sullo sviluppo di tali capacità e sull’efficacia del suo impiego che si misurerà la credibilità dell’Unione quale promotore di sicurezza e stabilità nella scena mondiale. In tale contesto si situa anche il progetto di creazione di una forza di gendarmeria europea, avviato assieme a Francia, Spagna, Portogallo ed Olanda, che hanno recentemente firmato una dichiarazione d’intenti per questa importante iniziativa, lanciata a Roma nell’ottobre 2003. Inoltre, l’Agenzia Europea di Difesa sta per entrare nella fase operativa, che produrrà, auspichiamo in tempi brevi, risultati concreti.

Con riferimento al complesso di questi impegni euroatlantici, conferma che gli strumenti militari si svilupperanno in sintonia e coerenza, sulla base di una dinamica di complementarietà e di reciproco rafforzamento.

Proprio alla luce dell’importante contributo richiesto all’Italia per la sicurezza collettiva, in particolare per la lotta al terrorismo internazionale, si pone quindi l’esigenza di guardare al bilancio della difesa in un’ottica sempre aggiornata e lungimirante. Dunque, nel momento in cui si affronta la sessione di bilancio, si dovrebbe avere chiaro lo sforzo che questi impegni richiedono e le conseguenti implicazioni in termini di risorse. Si tratta di una linea politica che egli auspica possa essere largamente condivisa in uno spirito bipartisan, necessario all'Italia specialmente per le scelte in materia di sicurezza e di difesa tese a disporre di un apparato militare moderno, pronto all’impiego, integrato ed interoperabile con quello dei principali alleati.

L’anno 2005, con la sospensione del servizio di leva obbligatorio e la definitiva attuazione del reclutamento esclusivamente volontario, rappresenta un punto di svolta di tale processo. L’obiettivo proposto, per nulla facile né scontato, inizia a fornire i primi risultati eccellenti visto l’elevato numero di domande presentate al bando di arruolamento per l’anno 2005 per volontari in ferma prefissata delle Forze armate. Si tratta di uno soltanto dei punti del programma di governo, largamente condiviso tra le forze politiche ed avviato già nella scorsa legislatura.

D’altra parte, i crescenti e prolungati impegni nelle missioni internazionali richiedono uno strumento organizzato su base volontaria e professionale, con specifici costi. Esso comporta infatti un nuovo modello strutturale, che richiama maggiori risorse per il personale, ma anche per l’esercizio e l’investimento.

Relativamente al finanziamento della partecipazione alle operazioni internazionali, rileva che come già nel 2004 ed in linea con le sollecitazioni parlamentari, anche la manovra per il 2005 prevede la costituzione di un fondo di 1.200 milioni di euro. Si tratta di una cifra adeguata a mantenere un concreto impegno per la pace e la stabilità laddove le truppe italiane vengono impiegate in operazioni a diverso grado di intensità. Naturalmente esso comporta, oltre alle spese vive, un logoramento di mezzi che impone accelerati ritmi di manutenzione e sostituzione, di rilevante impatto finanziario.

Ricorda quindi che all’inizio della legislatura si erano individuati alcuni obiettivi di prospettiva strategica, da perseguire nel medio-lungo periodo, in coerenza con i tempi di realizzazione dei materiali complessi, di adeguamento delle grandi strutture, di preparazione del personale. Nel frattempo non si modifica il traguardo prefissato, ossia che l’Italia possa raggiungere, a medio termine, un livello di spesa comparabile con quello dei maggiori partners europei.

Sinora, la congiuntura economica internazionale, non ancora favorevole, ne ha impedito, il conseguimento. Tuttavia, gli indicatori macroeconomici possono far guardare al futuro con fiducia.

Il Ministro si sofferma quindi sul valore complessivo iniziale dello stanziamento di bilancio della Difesa, nell'ordine di 20.793 milioni. Con le correzioni e gli interventi recati dalla finanziaria, così come licenziata dalla Camera, lo stanziamento disponibile durante il 2005 sarà ridimensionato a circa 20.450 milioni di Euro. Tale valore segna, se confermato, un trend moderatamente positivo che assegna alla Difesa un ruolo di pre-requisito – con la sicurezza e la giustizia – per lo sviluppo del Paese.

Con riferimento alla distribuzione delle poste di bilancio per settori evidenzia poi che, nel settore del personale, si registra un incremento in massima parte correlato ai miglioramenti del trattamento economico e al diverso status del personale in servizio, nell’ambito del processo di attuazione del modello interamente professionale su base volontaria. Al riguardo, il piano di riduzione del personale militare prevede un calo di circa 23.700 militari di leva ed allievi e di circa 400 marescialli e 300 ufficiali non in servizio permanente effettivo, a fronte di un incremento di 22.100 volontari di truppa, 500 sergenti e 430 ufficiali in servizio permanente effettivo. Nel settore dell’esercizio, che, a differenza degli altri ministeri, attiene direttamente alla funzionalità dello strumento militare, le risorse sono quindi destinate alla formazione e all’addestramento, alla manutenzione e all’efficienza di armi, mezzi e infrastrutture, al mantenimento delle scorte e, in generale, alla capacità e alla prontezza operativa dello strumento militare. Si tratta, peraltro, di risorse limitate a fronte delle carenze, esaltate in questi ultimi anni dall’accresciuto impiego operativo e dall’impossibilità di finalizzare programmi di rinnovamento di ampio respiro.

Nel settore dell’investimento, le risorse sono invece essenzialmente destinate alla riduzione del divario tecnologico con i paesi europei e NATO, al miglioramento qualitativo dello strumento militare e all’adeguamento del settore infrastrutturale NATO e nazionale. Saranno perseguite, insieme ai partners, forme di cooperazione industriale per una più spinta razionalizzazione e ottimizzazione della spesa.

Particolare attenzione è stata altresì prestata ai settori del comando, controllo, comunicazioni e intelligence (mediante l’incremento della operatività del sistema satellitare di telerilevamento ed acquisizione immagini Helios e lo sviluppo del programma satellitare di sorveglianza strategica Cosmoskymed), dello schieramento e della mobilità delle forze (con la prosecuzione del programma di industrializzazione e produzione dell’elicottero NH90, in cooperazione con Francia, Germania e Olanda, e l’acquisizione di 4 velivoli B-767 aerorifornitori multiruolo), della precisione ed efficacia di ingaggio, sopravvivenza e protezione delle forze (con la prosecuzione del programma della famiglia dei sistemi missilistici FSAF, in cooperazione con la Francia, l’acquisizione dell’unità portaerei Cavour e di due sommergibili di nuova generazione U-212, in cooperazione con la Germania, e di due unità di altura antiaeree classe orizzonte, la prosecuzione del programma Eurofighter 2000 e lo sviluppo del velivolo Joint Strike Fighter) e della sostenibilità logistica e del supporto generale e quello della ricerca e sviluppo, segnatamente per la realizzazione del "sistema soldato futuro".

Il progetto di bilancio per il 2005 è quindi coerente con le riforme strutturali e con la trasformazione dello strumento militare. Con gli interventi del disegno di legge finanziaria, approvati dall’altro ramo del Parlamento, l’ammontare complessivo delle risorse necessarie alla Difesa viene infatti armonizzato alle linee prioritarie dell’azione del governo sulla finanza pubblica, miranti all’aggiustamento strutturale dei conti pubblici ed all’innalzamento del tasso di crescita dell’economia. Il metodo adottato, tendente a controllare entro tetti prestabiliti la crescita nominale e reale del bilancio, prevede che per il triennio 2005-2007 gli stanziamenti di competenza e di cassa delle spese aventi impatto diretto sul conto consolidato possano essere incrementati nel limite del 2 percento rispetto alle corrispondenti previsioni iniziali del precedente esercizio, ridotte per quanto disposto dal decreto legge n. 168 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 191 del 2004. Il rispetto di quel limite viene assicurato mediante la riquantificazione degli stanziamenti, la rideterminazione delle autorizzazioni di spesa ovvero la rimodulazione delle medesime nei successivi esercizi. Le categorie economiche di spesa oggetto di tale intervento, per la Difesa, sono quelle dei consumi intermedi e degli investimenti fissi lordi (settori particolarmente significativi del dicastero), ridimensionandone il volume a valori inferiori a quanto auspicato. L’applicazione delle misure di razionalizzazione, passate al vaglio dell’altro ramo del Parlamento senza sostanziali modifiche, si è concretizzata nella nota di variazione al bilancio di previsione dello Stato.

Per far fronte a tale contingenza ed attenuare l’impatto diretto della manovra, è previsto inoltre l’avvio di un ulteriore piano di dismissioni di immobili della Difesa non più necessari ai fini funzionali dello strumento militare. Tale operazione consentirà il recupero, nel proprio ambito, di parte delle risorse venute meno e necessarie al conseguimento degli obiettivi individuati.

È in particolare nell’articolo 41, comma 13-ter, della finanziaria, che si prevede la dismissione di immobili in favore dell’Agenzia del demanio, con l’assegnazione alla Difesa, da parte della Cassa depositi e prestiti, delle relative anticipazioni finanziarie. Tali anticipazioni saranno riassegnate alla Difesa su due appositi fondi, uno relativo ai consumi intermedi, l’altro agli investimenti fissi lordi. Al riguardo, auspica che gli ulteriori interventi in finanziaria consentano che tale reintegro possa essere considerato parte integrante del bilancio della Difesa, cosicché l’intervento riduttivo operato nel 2004 non abbia a ripercuotersi in via strutturale sui bilanci successivi. Significativo intervento operato alla Camera è stato poi uno stanziamento per l’assicurazione del personale per le responsabilità civili ed amministrative nello svolgimento delle proprie attività istituzionali.

L'oratore conclude il suo ragionamento sottolineando che negli aspetti di pertinenza del Dicastero si riscontra una piena coerenza del bilancio della Difesa con la manovra complessiva del Governo. È la dimostrazione, peraltro, del contributo che la Difesa si impegna a fornire per il risanamento economico del Paese, con la riduzione del rapporto deficit – PIL, e, se decisa, per la riforma fiscale, nonché il segno del senso di responsabilità con il quale il Dicastero affronta, quest’anno, un pesante sacrificio, sapendo tuttavia che il giudizio sull’attenzione ai problemi della Difesa deve essere esteso all’intera legislatura. In definitiva, i provvedimenti in esame, nel presente quadro congiunturale, rappresentano un compromesso necessario tra il bisogno di soddisfare le esigenze di sicurezza del Paese e quello più generale di contenimento della spesa, nella consapevolezza che le esigenze della Difesa restano una delle priorità del Paese come, peraltro, sottolineato dal Capo dello Stato.

 

Il senatore BISCARDINI (Misto-SDI) osserva che un forte fattore di preoccupazione scaturisce dal fatto che l'attuale Governo obbliga il Senato a discutere sulla legge finanziaria 2005 senza tutti gli elementi necessari per valutare con dati certi l'entità e il significato della manovra economica, pregiudicando sostanzialmente l'attività parlamentare. Per quanto riguarda l'ambito di competenze della Commissione Difesa appare quindi preoccupante la distanza tra l'obiettivo che il governo si era dato, di avvicinare il rapporto tra lo stanziamento complessivo per la Funzione Difesa e il PIL all'1,5% e le risorse effettivamente a disposizione. Considerato che tale obiettivo era giudicato necessario per mantenere il livello della Difesa italiana confrontabile e paragonabile con quello degli altri paesi europei, la previsione per il 2005 pari allo 0.991 %, frutto di un costante progressivo decremento dal 2002 ad oggi, è un risultato pericoloso. La Commissione quindi dovrebbe promuovere una forte iniziativa verso il Governo per invertire con la massima fermezza questo indirizzo: diversamente, i riflessi di questa manovra peseranno gravemente sulle attività della Difesa e, come già è stato notato, comprometteranno il ruolo dell'Italia nel processo di costruzione della difesa europea.

Rileva inoltre che sacrificare risorse agli investimenti e alla ricerca vuol dire, sostanzialmente, sia tagliare risorse agli investimenti e alla ricerca, sia dipendere sempre più da altri anche dal punto di vista del sistema industriale, sia rendere sempre più debole la partecipazione italiana alle missioni di peace-keeping, sia, infine, dipendere in alcuni settori delle Forze armate ed in particolare dell'aeronautica da tecnologie e mezzi di altri paesi, rinunciando ad avviare un processo virtuoso che rafforzi la ricerca nell'industria italiana.

Su un tema così delicato per la attività della difesa del paese ed in questo particolare momento, non è conseguentemente accettabile assumere la riduzione dell'impegno finanziario proposto dal Governo come il risultato di una operazione congiunturale. La riduzione di 1.357 milioni di euro, ed in particolare quella di 576 milioni sugli investimenti fissi, pari a circa il 20 % in meno rispetto al 2004 fornisce peraltro la dimensione della gravità di questa previsione.

A fronte di questi dati, prosegue l'oratore, la finanziaria prevede un parziale recupero di risorse per effetto della cartolarizzazione di immobili non ritenuti più necessari alla difesa, da passare all'Agenzia del Demanio con un anticipazione della Cassa depositi e prestiti per un valore di 954 milioni di euro comunque inferiori alle riduzioni previste complessivamente rispetto al 2004. Tuttavia, ciò non modifica il carattere strutturale della manovra e, se tale previsione si giustifica parzialmente dal punto di vista finanziario, non lo è per gli anni a venire, senza contare che si rivelerebbe assai preoccupante se dovesse andare ad incidere sulla riduzione degli alloggi di servizio.

Inoltre, anche le recenti audizioni dei responsabili delle Forze armate e dell'Arma dei Carabinieri sembrerebbero attestare le sostanziali difficoltà finanziarie che rischiano di compromettere lo svolgimento ottimale del mandato delle Forze armate.

Conclude preannunciando la presentazione, sia in Commissione che in Assemblea, di alcuni emendamenti, auspicando un confronto serio e propositivo con le forze politiche di maggioranza.

 

Ad avviso del senatore MELELEO(UDC), pur nel contesto di una generale esiguità di risorse finanziarie disponibili (di cui hanno risentito anche le previsioni che interessano la Difesa), il giudizio sui disegni di bilancio sarebbe da ritenersi sostanzialmente soddisfacente. Ritiene inoltre opportuno segnalare la validità dell'attuale impianto generale che, laddove se ne dia l'opportunità nei successivi passaggi parlamentari del provvedimento, sarebbe necessario mantenere per massimizzare l'efficienza delle Forze armate, ponendo in particolare l'accento sulle risorse stanziate per il completamento del passaggio ad un modello interamente professionale e in relazione all'ulteriore protrarsi del gravoso impegno delle Forze armate in operazioni internazionali di pace. A suo avviso, gli aspetti da prendere in considerazione sarebbero relativi all'esclusione della Difesa dalle pubbliche amministrazioni soggette dall'applicazione del limite di incremento del 2 per cento delle spese, nonché dalle riduzioni delle dotazioni di competenza e di cassa per il triennio 2005-2007 che, per quanto attiene alla Difesa nel 2005, sono pari al 21,2 per cento.

Ritiene inoltre opportuno evidenziare che, qualora dovesse essere riproposto l'emendamento relativo al blocco delle assunzioni delle pubbliche amministrazioni nel corso del successivo iter parlamentare del provvedimento, si dovrà espressamente prevedere l'esclusione della Difesa al fine di garantire la sua completa funzionalità: ciò in quanto i nuovi reclutamenti nelle Forze armate non sono destinati a realizzare generici incrementi di personale, bensì ad attuare il nuovo modello i cui volumi organici già da tempo sono stati fissati per legge e che proprio in coincidenza della sospensione della leva obbligatoria deve trovare inderogabilmente attuazione.

Sottolinea infine che a carico delle Forze armate e dei loro problemi il Governo, il Parlamento e la Commissione hanno profuso il loro impegno, senza difficoltà e spesso con pareri e giudizi concordi.

Conclude ponendo l'accento sulla necessità di insistere per il reperimento e l'assegnazione di migliori e più cospicue risorse per la Difesa, senza fomentare critiche, ma concordando, almeno in maggioranza, sul parere favorevole ai provvedimenti iscritti all'ordine del giorno.

 

Replica agli intervenuti il ministro MARTINO, confermando l'impegno tendenziale del dicastero a che le spese per la Difesa raggiungano l'1,5 per cento del prodotto interno lordo. Rileva quindi che il fattore che sembra destare maggiore preoccupazione sembra essere l'esercizio, comprendente importanti voci quali, ad esempio, le spese per la manutenzione, mentre meriterebbe, a suo avviso, una maggiore disponibilità di risorse.

Pone inoltre l'accento sull'elevato livello di professionalità delle Forze armate, in grado di ottenere eccellenti risultati, pur a fronte di una disponibilità non ottimale di mezzi e risorse. Osserva infine che i programmi di investimento potrebbero essere adeguatamente sostenuti attraverso nuovi strumenti finanziari. Al riguardo, auspica una revisione dei criteri Eurostat, i quali, essendo incentrati su parametri di competenza anziché di cassa, inciderebbero negativamente sulla possibilità di finanziare gli investimenti attraverso forma alternative, quali ad esempio il leasing, comunque compatibili con il rispetto dei parametri del patto europeo di stabilità.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

ANTICIPAZIONE DELLA SEDUTA POMERIDIANA ODIERNA

 

Il presidente CONTESTABILE, onde poter pervenire ad una sollecita approvazione dei provvedimenti iscritti all'ordine del giorno, propone di anticipare l'inizio della seduta pomeridiana odierna, già convocata per le ore 15,30, alle ore 15.

 

La Commissione unanime conviene sulla proposta del presidente.

 

La seduta termina alle ore 10,30.

 


DIFESA (4a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

149a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 12 e 12-bis) Stato di previsione del Ministero della difesa per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con condizioni)

 

Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana odierna.

 

Il senatore MANFREDI(FI), dopo aver espresso il proprio apprezzamento per la analitica introduzione svolta dal relatore Zorzoli, osserva che, allo stato attuale dei fatti appare superfluo insistere sulla carenza di fondi a disposizione della Difesa e sulla necessità che il Governo si adoperi per un loro futuro aumento.

Pone invece l'accento sulla necessità di una oculata e razionale gestione dei fondi, volta a ridurre, se non ad eliminare, eventuali sprechi di risorse osservando che sarebbe opportuno concentrare l'attenzione sul bilancio consuntivo annuale più che sui quei provvedimenti che mirano a stabilire i criteri di assegnazione delle disponibilità economiche, in quanto solo da una attenta lettura del primo è possibile stabilire se ed in che modo i finanziamenti assegnati alla Difesa sono gestiti in maniera ottimale.

L'oratore prosegue il suo ragionamento sottolineando la necessità di una adeguata valorizzazione del patrimonio infrastrutturale attraverso una opportuna modifica delle procedure, tale da impedire il deterioramento di molte caserme, di una sostanziale revisione delle procedure di acquisizione dei sistemi d'arma, troppo dilatate nel tempo con conseguenti ed ulteriori spese, di una rivalutazione della mobilitazione di completamento, fattore decisamente trascurato da più di un decennio, di accelerare il più possibile il processo di integrazione europea in materia di Difesa, avendo soprattutto riguardo al risparmio dei fondi, conseguente all'integrazione dei processi di acquisizione dei sistemi d'arma, dalla valorizzazione del patrimonio umano delle Forze armate, soprattutto con riferimento alla qualità della vita dei militari e tenendo adeguatamente conto delle risultanze emerse nel documento conclusivo approvato dalla Commissione nel mese di dicembre dello scorso anno a termine dell'indagine conoscitiva sul reclutamento e la formazione dei volontari di truppa dell'Esercito, della tutela dell'addestramento di specialità, ossia del mantenimento di una certa diversificazione dei criteri formativi del volontario a seconda dei vari corpi in cui presta servizio. Infine auspica una revisione sostanziale, se non di una abrogazione, dell'istituto del cosiddetto riposo compensativo, che compensa gli straordinari prestati dal militare non attraverso delle indennità economiche, bensì mediante turni di riposo: tale normativa, infatti, oltre che contraddittoria, si rivelerebbe assai controproducente in relazione alle esigenze dei vari reparti.

 

Il senatore FORCIERI (DS-U) introduce il suo ragionamento con una serie di premesse di carattere generale, osservando che, in sostanza, il Parlamento è chiamato ad esaminare dei provvedimenti di bilancio che non rispecchiano le effettive misure prese dal Governo, attesa l'imminente presentazione di un maxi-emendamento tale da riscrivere l'intera manovra economica.

Rileva quindi che i provvedimenti in materia di bilancio introdurrebbero almeno una decina di nuove imposte, con un notevole aumento della pressione fiscale a carico dei cittadini, e ciò per poter reperire i ventiquattro miliardi di euro indispensabili a correggere i conti pubblici. A fronte di questi dati sorprende, e non in senso positivo, il tono decisamente propagandistico con cui il Governo discute della riduzione del carico fiscale gravante sul cittadino, senza contare che tale misura, oltre ad apparire in aperto contrasto con la pur prevista istituzione di nuovi tributi, non corrisponderebbe affatto ai bisogni reali del Paese.

Servirebbero quindi, a suo avviso, delle politiche di rilancio complessivo del sistema-paese, concernenti le infrastrutture, gli investimenti e la ricerca: tale opera, tuttavia, può essere garantita soltanto da una forte presenza dello Stato e da un'opportuna valorizzazione del settore privato. Si assiste, pertanto, ad una sostanziale incoerenza di fondo tra le dichiarazioni continuamente rilasciate dall'esecutivo e la concreta realtà derivante dalla sua azione di governo.

Tali considerazioni generali, prosegue l'oratore, trovano conferma nel bilancio della Difesa. Come riconosciuto dallo stesso ministro Martino nel corso del suo intervento, tenutosi nella seduta antimeridiana odierna, nel settore della politica estera e di difesa il Paese si prefigge il raggiungimento di ambiziosi traguardi, che spesso trascendono la dimensione nazionale. Tuttavia, le Forze armate, per il cui meritorio operato esprime il suo deciso apprezzamento, si trovano a dover contare su risorse sempre più inadeguate: i tagli operati sono infatti significativi ed in gran parte strutturali, anche se ad essi si cerca parzialmente di ovviare attraverso il ricavato proveniente dalla dismissione di una parte del patrimonio immobiliare della Difesa.

Ricorda quindi che il ministro della Difesa, nel suo intervento della seduta antimeridiana, ha assicurato la compensazione futura dei sacrifici compiuti dalla Difesa al giorno d'oggi. Tuttavia, tale affermazione è stata costantemente ripetuta sin dall'inizio della presente legislatura, attestando ulteriormente lo scostamento fra le affermazioni di principio e la realtà dell'azione di governo.

Osserva quindi che, allo stato attuale delle cose, non è più possibile guardare alla Difesa sulla base di concezioni sostanzialmente autarchiche, soprattutto alla luce dell'importante ruolo da essa rivestito nella costruzione dell'unità europea: ciò però impone una sostanziale ridefinizione delle risorse ad essa assegnate. Peraltro, la citata compensazione dei tagli strutturali, da operarsi attraverso la vendita dei beni non più utili della Difesa, sarebbe prevista solo per l'anno 2005, non risultando quindi alcuna misura analoga per gli anni successivi.

 

Interviene da ultimo il senatore PASCARELLA(DS-U), ponendo preliminarmente l'accento su alcune parti dell'intervento del ministro della Difesa. In particolare, da esso emerge, a suo avviso, la necessità di una ponderata riflessione sul rilancio di una politica multilaterale, sia nell'ambito delle Nazioni unite che della NATO e dell'Unione europea.

Osserva quindi che gli investimenti nel settore della Difesa appaiono nettamente inferiori a quelli effettuati dai principali partners europei, e ciò a fronte di un deciso eccesso di affermazioni di carattere esclusivamente propagandistico da parte dell'esecutivo. Peraltro, l'obiettivo tendenziale di raggiungere la quota dell'1,5% del prodotto interno lordo delle risorse destinate alla Difesa, appare decisamente mancato, in quanto, a partire dal 2001, si è assistito ad una progressiva diminuzione di tale percentuale, anche con riferimento al precedente triennio dal 1999 al 2001.

Relativamente alle linee concettuali che presiedono allo stato di previsione del ministero della Difesa ricorda quindi che l'esercizio finanziario di previsione per il 2004 assegnava 19.811 milioni di euro. Nello scorso mese di maggio, il Tesoro aveva quindi chiesto di formulare la previsione per l'anno 2005, quantificata in 20.793 milioni di euro. Tuttavia, il noto decreto "taglia-spese" ha sottratto alla Difesa 977 milioni, di cui 437 sull'esercizio e 540 sugli investimenti, portando il bilancio revisionale a 18.834 milioni. Introducendo poi il meccanismo di risparmio di spesa nel disegno di legge finanziaria, il Governo ha successivamente tagliato 1357,86 milioni di euro (576,82 sugli investimenti fissi lordi e 781,14 sui consumi intermedi), prevedendo contestualmente una compensazione attraverso la cessione di un consistente pacchetto immobiliare. Tuttavia, in cambio di questi beni, la Cassa depositi e prestiti concederà una anticipazione finanziaria per un totale di 954 milioni di euro, portando il bilancio complessivo a 20.400 milioni, ossia una cifra inferiore ai 20.793 ritenuti necessari. Inoltre, tale cifra non rientrerà nel bilancio ordinario della Difesa, producendo delle conseguenze assai gravose: i prossimi bilanci di previsione partiranno infatti dalla cifra di 19.450 milioni anziché 20.400, dando luogo in sostanza ad un vero e proprio taglio strutturale.

Pone inoltre l'accento sull'apprezzabile lavoro svolto in sede di esame in prima lettura presso la Camera dei Deputati, consistente nello stanziamento di circa un milione di euro per l'assicurazione del personale per le responsabilità civili ed amministrative nello svolgimento delle proprie attività istituzionali. Tale modifica al testo originario è stata peraltro possibile attraverso il recepimento di un apposito emendamento presentato dalla sua parte politica.

Conclude esprimendo un giudizio sostanzialmente negativo, e sottoponendo all'approvazione della Commissione una bozza di rapporto contrario del seguente tenore:

 

"La Commissione Difesa del Senato,

esaminati il disegno di legge finanziaria, il disegno della legge di bilancio e la tabella 12,

rilevato per quanto di propria competenza che:

l'analisi dei dati mette in evidenza una progressiva riduzione, in termini reali delle risorse assegnate al bilancio della difesa, ancor più evidente se analizziamo i dati degli anni 1999, 2000 e 2001 con quelli del 2002, 2003 e 2004;

con il progetto di bilancio 2004, come ammette la stessa relazione contenuta nella nota preliminare allo stato di previsione della Difesa per l'anno 2004 sottoscritta dal Governo, "...Si acuisce la decisa battuta di arresto nell'andamento delle risorse da destinare ai sistemi vitali e qualificanti della difesa, rendendo ulteriormente problematico, se non mettendo a rischio, l'intero processo di riforme e rinviando ancora una volta l'avvio dell'incremento tendenziale necessario al conseguimento di quel parametro dell'1,5% che dovrebbe raggiungere il bilancio della difesa rispetto al PIL":

considerato che:

da un lato vi sono una serie di impegni crescenti affidati alle nostre Forze armate sia sul piano interno sia su quello internazionale, mentre dall'altro si registra una progressiva diminuzione, in termino reali, delle risorse assegnate alla "funzione difesa";

sul versante degli impegni è sufficiente pensare al processo di trasformazione, riorganizzazione e ammodernamento chiesto all'esercito, alla marina e all'aeronautica nonché all'impegnativa attività di concorso svolta insieme alle Forze di polizia nel presidiare e vigilare i cosiddetti "obiettivi sensibili" ed alle migliaia di militari impegnati nelle numerose missioni all'estero;

mentre dal lato dei finanziamenti assegnati alla "funzione difesa" si può constatare come, dopo i tagli decisi con il decreto per gli "interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica", sono scesi per la prima volta sotto l'1 per cento rispetto al PIL, si è fatto di tutto per non far apparire questa realtà sui documenti contabili del Governo, anche facendo rientrare, con un artifizio contabile, le risorse straordinarie stanziate per la missione in Iraq come risorse ordinarie assegnate alla Difesa. Così non è;

la missione in Iraq, su cui ribadiamo la nostra contrarietà, è stata promossa in un quadro di decisioni non condivisibili, assunte forzando il carattere bilaterale di tali scelte, dando continuità al quadro di decisioni entro il quale è iniziata la guerra in Iraq, invece di adoperarsi per ricondurre l'iniziativa umanitaria ed eventualmente quella militare di stabilizzazione in un quadro di azioni condotte sotto l'egida dell'ONU;

inoltre l'insieme dello sforzo richiesto agli uomini e alle donne della Difesa e alle nostre Forze armate non è apparso adeguatamente sostenuto, neanche dal punto di vista economico e finanziario, e non è neppure corretto ritenere quelle spese come assegnazioni ordinarie;

da questo punto di vista le scelte operate dal Governo con le leggi finanziarie e di bilancio, approvate per il 2002, 2003 e il 2004 sono decisamente inadeguate e non migliorano affatto con i documenti di bilancio e finanziari in esame;

non solo siamo lontani da quell'obiettivo tendenziale di raggiungere l'1,5 per cento del PIL per la funzione difesa, che pure il Governo si era dato, ma di più esso appare ormai irrimediabilmente compromesso anche per i prossimi anni;

è evidente che tutto ciò avrà un'influenza negativa per quanto riguarda le politiche del personale e più in generale sull'attenzione che dovrebbe essere posta al cosiddetto "fattore umano";

verranno ulteriormente messi in crisi l'area industriale della Difesa -arsenali e poli principali di mantenimento- e gli stessi programmi della industria della Difesa.

 

Tutto ciò premesso risulta la necessità che le scelte di finanziaria e bilancio dovranno garantire risorse adeguate per:

assumere un valore di inflazione programmata più compatibile con quella reale, riconoscerla contrattualmente e correggere il sistema retributivo introdotto con i parametri attribuendo valore economico all'anzianità;

l'estero ed alle migliaia di militari impegnati nelle numerose missioni riorganizzazione e amodernamento registra una progress di servizio e alle competenze maturate;

approvare una norma quadro che definisca i trattamenti del personale militare in missione all'estero soprattutto sulla base del rischio e del disagio;

realizzare la riforma della Sanità militare adeguando gli standards funzionali delle prestazioni rese al personale militare e i trattamenti del personale medico e paramedico, a quelli del servizio sanitario nazionale;

adottare misure e strumenti operativi per la tutela sanitaria dei militari per prevenire, curare e risarcire l'insieme dei rischi derivanti dall'esposizione da sostanze e condizioni operative potenzialmente patogene;

conseguire l'ammodernamento infrastrutturali degli arsenali militari della marina e dei poli principali di mantenimento dell'Esercito, nonché i necessari programmi di riqualificazione del personale;

adeguare il fondo unico di amministrazione del personale civile della Difesa incrementandolo in modo da garantire la realizzazione nel corso del prossimo anno di un programma di riqualificazione e di riorganizzazione del personale e la corresponsione di trattamenti accessori collegati alle nuove esigenze di impiego e già riconosciuti al personale militare a parità di prestazioni rese;

dare immediato avvio ad un piano di valorizzazione del patrimonio demaniale di abitazione esistente basato sulla vendita diretta delle unità immobiliari agli utenti, rinunciando alle cartolarizzazioni e puntando sul reinvestimento del ricavato in nuovi alloggi da costruire o reperire anche con il concorso degli enti locali e di capitali privati, da assegnare al personale (soprattutto i volontari in servizio permanente) con rapporti di concessione rinnovabili e riscattabili nel tempo;

far entrare in vigore la legge per i risarcimenti ai giovani morti o gravemente feriti durante il servizio militare che furono esclusi dalla precedente normativa tuttora in vigore;

approvare norme a sostegno del servizio civile in concomitanza con la sospensione anticipata del servizio di leva obbligatorio;

riequilibrare la presenza sul territorio nazionale di enti e reparti delle Forze armate realizzando significative ridislocazioni di personale in Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Per l'insieme delle ragioni sopra citate delibera di riferire in senso contrario".

 

Poiché nessun altro chiede di intervenire, il presidente CONTESTABILE dichiara chiusa la discussione generale.

 

Replica agli intervenuti il relatore ZORZOLI(FI), proponendo alla Commissione il seguente schema di rapporto favorevole con condizioni:

 

"La Commissione Difesa del Senato:

esaminati il disegno di legge finanziaria, il disegno di legge di bilancio e l’articolo 12;

rilevato in particolare, per quanto di propria competenza, che:

gli interventi correttivi di finanza pubblica recati dal decreto-legge 12 luglio 2004 n. 168, hanno determinato una incisiva flessione dei consumi intermedi, relativamente alle spese aventi natura discrezionale, e degli investimenti fissi lordi dello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa e comporteranno riflessi negativi anche nei successivi esercizi finanziari;

la riassegnazione al Ministero della difesa della somma di 954 milioni di euro, prevista dall’articolo 35, comma 12, non sembra essere adeguata a compensare gli effetti del taglio operato dal citato decreto-legge n. 168 del 2004;

tale riassegnazione non costituisce, peraltro, un intervento strutturale;

la situazione degli arsenali della Marina militare di Augusta, La Spezia e Taranto non rende più procrastinabile l’attuazione dei necessari programmi di ristrutturazione organizzativa, tecnico-logistica, infrastrutturale, di rinnovamento tecnologico e di assunzione di personale tecnico qualificato, anche in relazione agli effetti sull’economia locale;

l’accresciuta complessità delle funzioni e dei compiti assolti dalla componente civile del Ministero della Difesa, conseguenti alla incisiva riforma strutturale del Ministero stesso, non sono stati compensati da un corrispondente aumento del fondo di produttività del personale civile;

la proroga dei programmi di utilizzazione dei contingenti delle Forze armate nei servizi di sorveglianza e controllo di obiettivi fissi (operazione ‘Domino’) di cui all’articolo 18 della legge 26 marzo 2001, n. 128, comporta per l’Esercito un notevole impiego di risorse finanziarie in un settore che esula dalle funzioni proprie della Difesa, sia per oneri logistici che per impiego del personale;

il personale delle Forze armate non può accedere al programma di edilizia residenziale previsto per le sole Forze di polizia dall’articolo 18, comma 1, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152 convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203;

l’articolo 43, comma 4, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni, prevede l’istituzione di un fondo-casa utilizzabile per le politiche della casa in favore del personale del Ministero della difesa, ma nelle more dell’adozione del previsto regolamento, tuttavia, le risorse dedicate risultano attualmente non impegnabili e in mancanza di apposita norma primaria di contabilità, affluiscono quali "economie" al bilancio dello Stato allo scadere dell’anno finanziario di competenza;

la disciplina del regime transitorio per l’avanzamento dei capitani e gradi corrispondenti delle Forze armate, prevista fino all’anno 2005 dal decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, deve essere prorogata fino all’anno 2009 allo scopo di assicurare un graduale passaggio dal vecchio al nuovo sistema di avanzamento;

il personale militare impiegato in operazioni fuori area che abbia contratto patologie letali o invalidanti in maniera permanente non è al momento adeguatamente tutelato sotto il profilo assistenziale e previdenziale;

al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia esposto all’amianto non viene riconosciuta alcuna maggiorazione di anzianità contributiva utile ai fini pensionistici, in analogia a quanto già previsto per i lavoratori del settore privato;

il decreto ministeriale per la ripartizione dello stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero della Difesa per l’esercizio finanziario 2004 prevede la corresponsione agli enti, istituti, associazioni combattentistiche e d’arma , di risorse eccessivamente esigue;

appare necessario riconoscere adeguate provvidenze economiche per i militari di leva e di carriera infortunati o caduti durante il servizio;

l’onere derivante dall’attuazione della legge 30 dicembre 2002, n°295, recante ‘disposizioni in materia di armonizzazione del trattamento giuridico ed economico del personale delle forze armate con quello delle Forze di polizia, poiché concernente il riconoscimento di diritti soggettivi, non è configurabile quale limite massimo di spesa, ma in termini di mera previsione;

nell’ambito del G8 tenuto a Sea Island lo scorso 8 giugno il Governo italiano si è impegnato a istituire un centro di formazione sulle operazioni di supporto della pace a favore di unità militari affini ai carabinieri italiani provenienti da Paesi africani e altre nazioni destinate a contribuire alle missioni di mantenimento della pace nel mondo;

è richiesto il requisito della residenza per usufruire delle disposizioni dell'articolo 24 della legge 18 agosto 1978 n. 497 relative alle cooperative edilizie costituite tra gli appartenenti alle Forze armate, al Corpo della Guardia di Finanza ed alle Forze di Polizia ad ordinamento civile;

 

delibera di riferire favorevolmente

con le seguenti condizioni:

 

1) l’articolo 41, comma 12 sia modificato nel senso di prevedere che:

- la riassegnazione a favore del Ministero della difesa ivi prevista sia pari al 100 per cento del valore degli immobili dismessi e comunque non inferiore alla somma di 954 milioni di euro;

- tali risorse siano ricomprese nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa per l’anno 2005;

- gli immobili dismessi siano stimati a cura dell’Agenzia del demanio, di concerto con la direzione generale dei lavori e del demanio, secondo criteri e valori di mercato;

- la somma di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2005 al 2009, destinata all’ammodernamento degli arsenali della Marina militare di Augusta, La Spezia e Taranto, sia aggiuntiva rispetto alla riassegnazione di cui sopra;

 

2) siano stanziate adeguate risorse per assumere, in deroga ad un eventuale blocco delle assunzioni, complessive 68 unità di personale civile necessarie al funzionamento degli arsenali della Marina militare di Augusta, La Spezia e Taranto, la cui operatività e strettamente correlata con la funzionalità delle Unità navali;

 

3) siano stanziati 5 milioni di euro da destinare alla incentivazione della produttività del personale civile delle aree professionali in servizio presso il Ministero della difesa;

 

4) siano stanziate adeguate risorse per il pagamento degli oneri logistici e delle ore di lavoro straordinario svolte dal personale militare, nell’ambito dei programmi di utilizzazione di contingenti delle Forze armate da impiegare per la sorveglianza e il controllo di obbiettivi fissi ai sensi dell’articolo 18 della legge 26 marzo 2001, n. 128;

 

5) il personale delle Forze armate venga ricompreso tra i beneficiari del programma straordinario di edilizia residenziale di cui all’articolo 18, comma 1, del decreto-legge 13 maggio 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203;

 

6) le somme attinenti al fondo-casa di cui all’articolo 43, comma 4, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e successive modificazioni, non impegnate al 31 dicembre dell’esercizio finanziario di competenza, siano riassegnate allo stato di previsione del Ministero della difesa;

 

7) siano stanziati 0,3 milioni di euro per l’anno 2005, 0,8 milioni di euro per l’anno 2006 e 0,9 milioni di euro per l’anno 2007 al fine di prorogare, fino all’anno 2009, la disciplina del regime transitorio per l’avanzamento dei capitani e gradi corrispondenti delle Forze armate, prevista dal decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490;

 

8) siano stanziati 30 milioni di euro per l’anno 2005 e 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007 per interventi a favore del personale militare impiegato in operazioni fuori area che contragga patologie letali o invalidanti in maniera permanente;

 

9) siano stanziati 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007 al fine di concedere benefici previdenziali al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia esposto all’amianto;

 

10) si preveda un riadeguamento delle somme alle somme assegnate alle associazioni combattentistiche e d’arma , in considerazione della funzione fondamentale di raccordo tra la società civile e le Forze armate svolta dalle stesse;

 

11) si preveda un’apposita finalizzazione di spesa da iscrivere nella tabella A da destinare alla copertura delle proposte di legge recanti norme in favore dei militari di leva e di carriera infortunati o caduti durante il periodo di servizio;

 

12) all’articolo 3, comma 1 della legge 30 dicembre 2002, n°295, siano soppresse le parole: ‘e nei limiti degli stanziamenti di cui all’art.4’ e, conseguentemente , all’art.4 della medesima legge sia aggiunta una clausola di salvaguardia per la compensazione degli oneri che eccedano le previsioni di spesa. Quest’ultima, da un lato , dovrà affidare al Ministro dell’economia e delle finanze il compito di provvedere al monitoraggio degli oneri derivanti dall’attuazione della predetta legge e, dall’altro lato, qualora si verifichino eccedenze di spesa , dovrà prevedere la possibilità di attingere al fondo di riserva per le spese obbligatorie – con contestuale trasmissione alle Camere dei relativi decreti di prelevamento – in attesa dell’adozione dei provvedimenti correttivi di cui agli articoli 11, comma 3 , lettera i-quater), e 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n°468,e successive modificazioni;

 

13) si preveda un apposito stanziamento per la costituzione e il funzionamento in Italia del centro di eccellenza internazionale per l’addestramento di personale specializzato di altri Paesi da impiegare in operazioni di supporto alla pace

 

14) si preveda apposito emendamento finalizzato ad esonerare il personale militare dal requisito della residenza nel comune dove sorgono le costruzioni sociali per accedere ai benefici previsti dall'articolo 24 della legge 18 agosto 1978, n. 497. "

 

Si procede quindi all'illustrazione degli ordini del giorno presentati.

 

Il senatore BEDIN (Mar-DL-U) illustra gli ordini del giorno 0/3224/1/4/Tab.12 e 0/3224/3/4/Tab.12, osservando che il primo contiene un impegno al Governo ad inserire nell'elenco delle associazioni aventi diritto ai contributi ai sensi del secondo comma dell'articolo 32 della legge n. 448 del 2001 l'associazione nazionale ex-combattenti gruppo patrioti della Maiella, fino ad ora immeritatamente esclusa, mentre il secondo propone un impegno al Governo nell'organizzazione di asili nido in favore dei figli dei dipendenti della Difesa.

 

Il senatore PASCARELLA (DS-U) illustra quindi l'ordine del giorno 0/3224/4/Tab.12, ponendo l'accento sull'importanza della problematica relativa alle infrastrutture militari. Infatti, il mutamento delle strategie militari, ora orientate verso l'area del Mediterraneo suggerirebbe uno spostamento delle strutture nel meridione d'Italia, ove è peraltro presente il maggiore bacino di reclutamento.

 

Il senatore FORCIERI (DS-U) illustra infine gli ordini del giorno 0/3224/2/4/Tab.12 e 0/3224/5/4/Tab. 12. In particolare, il primo impegna il Governo ad incrementare significativamente le risorse a disposizione del Fondo unico di amministrazione del personale civile della Difesa, mentre il secondo concerne la previsione di finanziamenti adeguati per il passaggio al sistema professionale di reclutamento e ad un più generale riordino delle carriere di tutti i ruoli delle Forze armate e delle Forze di Polizia.

 

Il relatore ZORZOLI (FI) dichiara di rimettersi al parere del Governo per quanto attiene gli ordini del giorno 0/3224/1/4/Tab. 12 e 0/3224/4/4/Tab. 12 (osservando, in merito a quest'ultimo, che la materia de qua ha carattere ordinamentale, e che, conseguentemente, sarebbe opportuno il ritiro da parte dei presentatori), esprimendo, invece, parere favorevole sull'ordine del giorno 0/3224/2/4/Tab. 12.

Relativamente all'ordine del giorno 0/3224/3/4/Tab. 12 esprime quindi parere favorevole, a condizione che l'inciso "fin dal prossimo anno" sia sostituito dal seguente: "nel prossimo biennio".

Infine, tenuto conto del fatto che è attualmente all'esame dell'altro ramo del Parlamento un disegno di legge vertente su analoga materia, invita i presentatori al ritiro dell'ordine del giorno 0/3224/5/4/Tab. 12.

 

Il sottosegretario CICU dichiara, a nome del Governo, di accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno 0/3224/1/4/Tab. 12 nonché di accogliere l'ordine del giorno 0/3224/2/4/Tab. 12.

Con riferimento, quindi, all'ordine del giorno 0/3224/3/4/Tab. 12 osserva che esso potrebbe essere accolto dal Governo a patto di recepire le modifiche suggerite dal relatore. Infine, invita i proponenti al ritiro degli ordini del giorno 0/3224/4/4/Tab. 12 e 0/3224/5/4/Tab. 12, sulla base delle osservazioni poc'anzi formulate dal relatore Zorzoli.

 

Il senatore PASCARELLA(DS-U), dopo aver espresso il proprio assenso all'accoglimento da parte del Governo come raccomandazione dell'ordine del giorno 0/3224/1/4/Tab. 12, riformula l'ordine del giorno 0/3224/3/4/Tab. 12 nello 0/3224/3/4/Tab. 12 (Nuovo testo), che recepisce le osservazioni precedentemente formulate dal relatore.

Dichiara quindi di ritirare l'ordine del giorno 0/3224/5/4/Tab. 12, insistendo contestualmente per la votazione del precedente 0/3224/4/4/Tab. 12.

 

I senatori BEDIN (Mar-DL-U), FORCIERI (DS-U) e BISCARDINI (Misto-SDI) dichiarano quindi di aggiungere la propria firma all'ordine del giorno 0/3224/3/4/Tab. 12 (Nuovo testo).

 

Il presidente CONTESTABILE osserva incidentalmente che l'ordine del giorno 0/3224/4/4/Tab. 12 potrebbe trovare accoglimento da parte del Governo come semplice raccomandazione, ancorché concernente questioni di natura ordinamentale.

 

Il relatore ZORZOLI (FI) si associa alle osservazioni poc'anzi formulate dal Presidente.

 

Il senatore PASCARELLA (DS-U) esprime la propria disponibilità all'accoglimento come raccomandazione da parte del Governo dell'ordine del giorno 0/3224/4/4/Tab. 12.

 

Il sottosegretario CICU dichiara infine, a nome del Governo, di accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno 0/3224/4/4/Tab. 12.

 

Il presidente CONTESTABILE osserva che, dei cinque ordini del giorno presentati, due sono stati accolti e altri due accolti come raccomandazione da parte del Governo, mentre uno è stato ritirato. Pertanto, nessuno di essi sarà posto in votazione. Pone quindi ai voti, previa verifica del numero legale, la proposta di rapporto favorevole con condizioni formulata dal relatore Zorzoli nell'odierna seduta, che risulta approvata a maggioranza.

Ricorda infine che pure la proposta di rapporto contrario del senatore Pascarella, sarà in ogni caso, come da Regolamento, trasmessa alla Commissione Bilancio quale rapporto di minoranza.

 

La seduta termina alle ore 16,15.


BILANCIO (5a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

576a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Parere al Presidente del Senato, ai sensi dell'articolo 126, comma 4, del Regolamento. Esame. Parere favorevole con osservazioni)

 

Il presidente AZZOLLINI, relatore sul disegno di legge finanziaria in titolo, richiamando anche le considerazioni contenute nella nota del Servizio del bilancio sullo schema di copertura recato dal medesimo provvedimento, illustra la seguente proposta di parere: "La Commissione programmazione economica, bilancio, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 126, comma 4, del Regolamento, sentito il rappresentante del Governo, esprime parere favorevole, osservando che:

a) per quanto attiene al rispetto dei vincoli di copertura degli oneri di natura corrente previsti dal disegno di legge finanziaria per il 2005 (comma 5 dell'articolo 11, della legge n. 468, modificata), si può ritenere che le soluzioni presentate nello schema di copertura del disegno di legge finanziaria in esame siano conformi a tale disciplina. Segnala peraltro che il disegno di legge finanziaria non solo non utilizza il margine del miglioramento del risparmio pubblico a legislazione vigente, ma contribuisce a migliorarlo ulteriormente presentando un surplus tra mezzi di copertura ed oneri di natura corrente. Poiché il disegno di legge in esame non determina dunque un peggioramento del risparmio pubblico rispetto all’ultima previsione assestata, sulla base dell’interpretazione fornita con la risoluzione approvativa del DPEF 1990-92 non si pongono problemi formali relativamente alla copertura degli oneri correnti.

b) Per quanto riguarda il rispetto delle regole di adeguamento delle entrate e delle spese, su base triennale, quali determinate nella risoluzione con la quale il Senato della Repubblica ha concluso la discussione sul DPEF per il 2005-2008 tenuto conto della relativa Nota di aggiornamento (articolo 11, comma 6, della legge n. 468, modificata), si rileva che il vincolo del saldo netto da finanziare di cui all'articolo 1 è rispettato per il primo anno (2005) ricompreso nel triennio del bilancio pluriennale: esso risulta infatti inferiore all'obiettivo fissato nella predetta Nota, pari a 49,138 miliardi. Per il 2006 e 2007 il disegno di legge finanziaria espone valori contabili inferiori a quello del primo anno, in linea quindi con l'indicazione contenuta nella risoluzione approvativa del DPEF 2005-2008. Essi risultano inferiori anche dal punto di vista quantitativo rispetto a quelli indicati nella risoluzione stessa per i due esercizi considerati. Analogo è il rapporto rispetto ai corrispondenti obiettivi di cui alla Nota di aggiornamento. Per l'uno (profilo discendente lungo un percorso di avvicinamento agli obiettivi programmatici) e l'altro motivo (valori inferiori rispetto sia al DPEF che alla Nota di aggiornamento) il vincolo sul saldo netto da finanziare risulta dunque formalmente rispettato anche per il secondo e terzo anno.

Sulla base delle regole adottate in sessione di bilancio a partire dal 1992, i valori in termini di saldo netto da finanziare, relativi a ciascuno degli anni compresi nel bilancio triennale 2005-2007, devono quindi comunque essere assunti come limite per l’ammissibilità delle proposte emendative, oltre naturalmente all'operatività dei vincoli derivanti dalle regole di copertura delle maggiori spese correnti e delle minori entrate e dal rispetto degli obiettivi di fabbisogno di cassa del settore statale e di indebitamento netto della Pubblica Amministrazione.

c) Le varie norme di cui al disegno di legge finanziaria forniscono complessivamente risorse utilizzate direttamente nello schema di copertura della legge finanziaria (oneri correnti) nonché ai fini del rispetto del vincolo triennale costituito dal saldo netto da finanziare di competenza (bilancio statale); forniscono altresì effetti che rilevano nell'ottica del raggiungimento dei valori di fabbisogno del settore statale e di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche assunti come obiettivi della manovra per il 2005.".

 

Il senatore MORANDO (DS-U) precisa di non avere obiezioni da esprimere sullo schema di parere favorevole testé illustrato dal presidente Azzollini, posto che, per quanto concerne i profili di copertura, il disegno di legge finanziaria in esame appare senz’altro corretto da un punto vista formale. In particolare, rileva come sia per questo esercizio che per i successivi, il disegno di legge finanziaria non utilizza, ai fini della copertura, il margine di miglioramento del risparmio pubblico, utilizzato spesso in passato tanto dai Governi di centrosinistra che di centrodestra in modo controverso e non pacificamente accettato. Ritiene, infatti, positivo l’aver abbandonato tale prassi, posto che molti degli attuali problemi della finanza pubblica, compresa la difficoltà di reperire risorse con cui finanziare il taglio delle tasse preannunciato dall’attuale Governo, sono riconducibili proprio a tali nefaste soluzioni adottate in passato, che avevano coperto nuove spese utilizzando pur sempre un differenziale negativo dei conti pubblici.

Un altro aspetto positivo che reputa opportuno segnalare attiene al fatto che tra i mezzi di copertura vengono indicati solo i risparmi di spesa e le maggiori entrate nette derivanti dall’articolato del disegno di legge finanziaria, senza utilizzare, se non per importi estremamente ridotti, gli effetti indotti dalla manovra. Ciò rappresenta, a suo avviso, una significativa inversione di tendenza rispetto al passato, quando una parte rilevante della copertura era stata ricavata artificialmente da una sopravvalutazione dei suddetti effetti indotti, secondo una tecnica largamente praticata dall’ex ministro dell’economia Tremonti e di cui la realtà dei fatti ha fatto ben presto giustizia.

Osserva, poi, la necessità di affrontare esplicitamente la questione relativa alla definizione del saldo netto da finanziare da assumere come riferimento nell’ambito dell’articolo 1 del disegno di legge finanziaria. Ricorda, infatti, che alla Camera dei deputati con un emendamento dell’opposizione il predetto saldo è stato ridotto da 50.000 a 49.138 milioni di euro, con la contestuale decurtazione della Tabella B delle risorse in conto capitale. Ritiene, quindi, essenziale che venga chiarito fin da ora, da parte del Governo e della maggioranza che lo sostiene, se si intende mantenere il nuovo valore del saldo netto da finanziare contenuto nell’articolo 1 approvato dalla Camera dei deputati, ovvero se vi è la volontà di presentare emendamenti, nel corso della sessione di bilancio, volti a ripristinare l’originario ammontare del saldo. In proposito, sottolinea la necessità che la Commissione bilancio, nell’ambito del parere da rendere al Presidente del Senato, esprima un chiaro orientamento circa l’ammissibilità o meno di un’eventuale modifica del predetto saldo mediante proposte emendative. Secondo la prassi consolidata affermatasi negli ultimi anni, infatti, il saldo netto da finanziare, una volta definito in prima lettura, non potrebbe essere modificato nelle successive letture e diviene, così, il riferimento invalicabile sul quale commisurare l’ammissibilità di tutti i successivi emendamenti (nel senso che questi non possono peggiorare tale valore).

Fa notare, al riguardo, che la proposta di parere illustrata dal Presidente, pur non affrontando espressamente la suddetta questione, fa riferimento, per quanto concerne il saldo netto da finanziare, alle "regole adottate in sessione di bilancio a partire dal 1992", per cui il Presidente del Senato, dinnanzi a tale formulazione, non potrebbe che adottare la prassi seguita finora, assumendo quindi come saldo netto da finanziare il valore approvato da ultimo presso la Camera dei deputati (49.138 milioni di euro) escludendo così l’ammissibilità di eventuali proposte emendative dirette a modificare tale importo. Posto che il Presidente del Senato, nel dichiarare l’ammissibilità degli emendamenti, pur esercitando una valutazione sua propria, non sindacabile altrimenti, tiene comunque conto del parere offerto dalla Commissione bilancio, ritiene opportuno che la Commissione si pronunci espressamente sulla questione del saldo netto da finanziare. Riconosce, naturalmente, che la questione è controversa: la decurtazione della tabella B, del resto, pur consentendo il miglioramento del saldo, ha ridotto la disponibilità delle risorse per gli investimenti, molti dei quali certamente importanti dal punto di vista economico-sociale. Tuttavia, sottolinea l’esigenza di rispettare le regole di contabilità, ritenendo che il saldo netto da finanziare debba essere mantenuto conforme a quello approvato dalla Camera dei deputati, valutando successivamente, con adeguate coperture finanziarie, la possibilità di ricostituire in tutto o in parte i fondi della tabella B.

Se invece la maggioranza o il Governo intendono rompere la prassi fin qui consolidata e variare nuovamente il saldo netto da finanziare, si tratterebbe di una scelta discutibile, che andrebbe valutata attentamente, ma che dovrebbe essere comunque esplicitata fin da ora.

 

Il senatore MARINI(Misto-SDI), condividendo le osservazioni del senatore Morando, evidenzia la necessità che l’eventuale ripristino di adeguate dotazioni per le risorse in conto capitale della Tabella B, ancorché importante da un punto di vista economico-sociale, avvenga tuttavia nel rispetto delle regole di contabilità, specialmente per quanto riguarda l’indicazione del saldo netto da finanziare. Al riguardo, ritiene anch’egli opportuno che la Commissione bilancio, nell’ambito del parere da rendere al Presidente del Senato, precisi chiaramente se tale valore è solo quello indicato nell’articolo 1 del disegno di legge in titolo ovvero se lo stesso possa essere emendato, data la rilevanza che tale orientamento assume per il prosieguo dei lavori.

Vi sono, ovviamente, una serie di profili particolarmente sensibili, sia sul piano tecnico, che sul piano costituzionale di rispetto delle decisioni assunte dall’altro ramo del Parlamento, che devono essere attentamente valutati, ma ravvisa comunque la necessità di affrontare fin da subito la questione, che influisce direttamente sulla successiva ammissibilità degli emendamenti e, più in generale, sui profili di copertura del disegno di legge finanziaria e, quindi, sulla valutazione sia delle eventuali proposte emendative del Governo in materia di riduzioni fiscali, sia di altre proposte che intervengano sui temi dello sviluppo economico. Chiede, pertanto, al Governo di precisare chiaramente la propria posizione in merito dinanzi all’opinione pubblica.

 

Il senatore CADDEO (DS-U) ritiene anch’egli che la Commissione debba esprimere un chiaro orientamento sulla questione del saldo netto da finanziare in occasione del parere da rendere al Presidente del Senato, ai sensi dell’articolo 126, comma 4, del Regolamento. Trascurare tale punto, infatti, significherebbe consentire interpretazioni arbitrarie e pericolose, in quanto nessuno potrebbe poi escludere, a priori, la possibilità di presentare emendamenti da parte del Governo, non solo volti a ripristinare l’originario valore del saldo ma addirittura a modificarlo ulteriormente, aumentando così la confusione. Esiste una prassi consolidata che deve essere rispettata e occorre precisare fin da subito il valore del saldo netto da finanziare su cui è basato il disegno di legge finanziaria in esame, al fine di non alterare il quadro complessivo dello stesso provvedimento e, quindi, il senso della successiva discussione politica. Se, presso la Camera dei deputati, la maggioranza di centro-destra è incorsa in un incidente di percorso, non si può consentire che, per la sua incapacità politica, venga compromesso il necessario rispetto delle regole che governano la sessione di bilancio.

 

Il sottosegretario VEGAS con riferimento ai precedenti interventi dei senatori dell’opposizione, fa rilevare che oggetto del parere da rendere al Presidente del Senato, come recita espressamente l’articolo 126, comma 4, del Regolamento, è solo ed esclusivamente la correttezza del prospetto di copertura inserito nel disegno di legge finanziaria. Per quanto concerne le osservazioni del senatore Morando, precisa che la scelta di non utilizzare il miglioramento del margine del ricorso al mercato ai fini della copertura non rappresenta una rottura rispetto al passato, in quanto tale scelta è stata effettuata anche in anni recenti e risponde semplicemente alle esigenze di una più efficace gestione della finanza pubblica in presenza di una congiuntura oggettivamente difficile. In merito alle considerazioni sulla mancata inclusione degli effetti indotti tra le fonti di copertura del disegno di legge finanziaria, evidenzia che anche in questo caso non si tratta di contraddire una prassi seguita in precedenza e ora ritenuta sbagliata, in quanto mentre in passato gli effetti indotti apparivano significativi e quindi meritevoli di essere computati ai fini delle risorse di copertura, nel disegno di legge finanziaria per il 2005 le disposizioni previste non producono effetti indotti significativamente propulsivi sull’economia, e quindi si è scelto di non tenerli in considerazione.

Relativamente alla questione del saldo netto da finanziare, precisa che il Governo prende atto dell’esito dell’esame presso la Camera dei deputati, trattandosi di una decisione parlamentare e non del Governo stesso. D’altra parte, in astratto, tale decisione può essere anche valutata favorevolmente in quanto si tratta di un miglioramento dei saldi di finanza pubblica, sebbene realizzato sacrificando importanti risorse per gli investimenti (quelle della tabella B). Poiché si tratta di un problema evidentemente complesso, appare opportuno rinviarne la trattazione ad una fase successiva, in modo da poterne approfondire tutte le implicazioni e trovare la soluzione più confacente. Si dichiara, quindi, disponibile ad affrontare nuovamente l’argomento in occasione dell’esame dell’articolo 1 del disegno di legge finanziaria, mentre esprime avviso favorevole sulla proposta di parere testé presentata dal presidente Azzollini.

 

Il presidente AZZOLLINI riconosce la rilevanza delle questioni poste dai senatori Morando, Marini e Caddeo, con particolare riguardo alla necessità di chiarire se il saldo netto da finanziare indicato nell’articolo 1 del disegno di legge in esame debba essere mantenuto, ovvero se possa essere successivamente modificato. Tuttavia, osserva che tale questione, come pure quelle sui temi dello sviluppo economico, esulano dall’argomento all’ordine del giorno, che concerne strettamente il parere da rendere al Presidente del Senato sulla correttezza del prospetto di copertura recato dal disegno di legge finanziaria per il 2005, ai sensi dell’articolo 126, comma 4, del Regolamento. Di conseguenza, sottolinea l’opportunità di non affrontare in tale sede la suddetta questione, che potrà meglio essere esaminata nel prosieguo dei lavori, in particolare in occasione dell’esame dell’articolo 1 del provvedimento in titolo, il quale reca appunto il valore del saldo netto da finanziare. Al riguardo, fa presente che, pur essendovi una prassi consolidata che tenderebbe a sancire l’immutabilità del saldo netto da finanziare fissato nella prima lettura parlamentare, è pur vero che si tratta di una situazione del tutto inedita, che merita adeguato approfondimento.

Naturalmente, conferma che, una volta fissato il saldo netto da finanziare, quale che sia quello che verrà scelto, lo stesso diventerebbe comunque il valore di riferimento per la valutazione, ai fini dell’ammissibilità, di tutti gli emendamenti successivamente presentati al disegno di legge finanziaria, per cui si impegna fin da ora a garantire il rispetto di tale regola, indipendentemente dai presentatori dei vari emendamenti, si tratti del Governo, del relatore o degli altri parlamentari.

Concorda poi con la segnalazione del senatore Morando circa il fatto che, nello schema di parere testé illustrato, il richiamo alla prassi seguita dal 1992 in poi potrebbe ingenerare equivoci circa un orientamento della Commissione bilancio in merito alla non emendabilità del valore del saldo netto da finanziare. Di conseguenza, propone di espungere il suddetto richiamo e di riformulare la proposta di parere nel modo seguente: "La Commissione programmazione economica, bilancio, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 126, comma 4, del Regolamento, sentito il rappresentante del Governo, esprime parere favorevole osservando che:

a) per quanto attiene al rispetto dei vincoli di copertura degli oneri di natura corrente previsti dal disegno di legge finanziaria per il 2005 (comma 5 dell'articolo 11, della legge n. 468, modificata), si può ritenere che le soluzioni presentate nello schema di copertura del disegno di legge finanziaria in esame siano conformi a tale disciplina. Va segnalato peraltro che il disegno di legge finanziaria non solo non utilizza il margine del miglioramento del risparmio pubblico a legislazione vigente, ma contribuisce a migliorarlo ulteriormente presentando un surplus tra mezzi di copertura ed oneri di natura corrente. Poiché il disegno di legge in esame non determina dunque un peggioramento del risparmio pubblico rispetto all’ultima previsione assestata, sulla base dell’interpretazione fornita con la risoluzione approvativa del DPEF 1990-92 non si pongono problemi formali relativamente alla copertura degli oneri correnti.

b) Per quanto riguarda il rispetto delle regole di adeguamento delle entrate e delle spese, su base triennale, quali determinate nella risoluzione con la quale il Senato della Repubblica ha concluso la discussione sul DPEF per il 2005-2008 tenuto conto della relativa Nota di aggiornamento (articolo 11, comma 6, della legge n. 468, modificata), si rileva che il vincolo del saldo netto da finanziare di cui all'articolo 1 è rispettato per il primo anno (2005) ricompreso nel triennio del bilancio pluriennale: esso risulta infatti inferiore all'obiettivo fissato nella predetta Nota, pari a 49,138 miliardi. Per il 2006 e 2007 il disegno di legge finanziaria espone valori contabili inferiori a quello del primo anno, in linea quindi con l'indicazione contenuta nella risoluzione approvativa del DPEF 2005-2008. Essi risultano inferiori anche dal punto di vista quantitativo rispetto a quelli indicati nella risoluzione stessa per i due esercizi considerati. Analogo è il rapporto rispetto ai corrispondenti obiettivi di cui alla Nota di aggiornamento. Per l'uno (profilo discendente lungo un percorso di avvicinamento agli obiettivi programmatici) e l'altro motivo (valori inferiori rispetto sia al DPEF che alla Nota di aggiornamento) il vincolo sul saldo netto da finanziare risulta dunque formalmente rispettato anche per il secondo e terzo anno.

I valori in termini di saldo netto da finanziare, che può essere assunto entro i limiti di cui all’originario articolo 1 del disegno di legge finanziaria presentato dal Governo alla Camera dei deputati (A.C. 5310), relativi a ciascuno degli anni compresi nel bilancio triennale 2005-2007, devono quindi comunque essere assunti come limite per l’ammissibilità delle proposte emendative, oltre naturalmente all'operatività dei vincoli derivanti dalle regole di copertura delle maggiori spese correnti e delle minori entrate e dal rispetto degli obiettivi di fabbisogno di cassa del settore statale e di indebitamento netto della Pubblica Amministrazione.

c) Le varie norme di cui al disegno di legge finanziaria forniscono complessivamente risorse utilizzate direttamente nello schema di copertura della legge finanziaria (oneri correnti) nonché ai fini del rispetto del vincolo triennale costituito dal saldo netto da finanziare di competenza (bilancio statale); forniscono altresì effetti che rilevano nell'ottica del raggiungimento dei valori di fabbisogno del settore statale e di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche assunti come obiettivi della manovra per il 2005.".

 

Il senatore MORANDO (DS-U) prende atto delle precisazioni fornite dal sottosegretario Vegas e della disponibilità ad approfondire ulteriormente le questioni in esame nel prosieguo del dibattito. Ribadisce, tuttavia, l’esigenza che la Commissione esprima un orientamento chiaro in merito al saldo netto da finanziare che deve essere adottato per il disegno di legge finanziaria in esame, tenuto conto che tale valore serve da parametro fondamentale per la successiva valutazione dell’ammissibilità degli emendamenti. In merito alla proposta di parere, così come riformulata dal presidente Azzollini, pur apprezzando lo sforzo compiuto da quest’ultimo per trovare un compromesso accettabile, sottolinea che il nuovo testo del parere lascia comunque aperta la possibilità di modificare successivamente il valore del saldo netto da finanziare approvato dalla Camera dei deputati, cosa che egli ritiene non accettabile, alla luce della prassi consolidata che va esattamente in direzione opposta. Preannuncia, pertanto, il proprio voto contrario sulla suddetta proposta di parere, rimarcando nel contempo che né il Governo né la maggioranza hanno assunto una posizione chiara sulla questione del saldo netto da finanziare: d’altra parte, il sottosegretario Vegas ha dichiarato che il Governo non valuta negativamente il più basso livello del saldo netto da finanziare indicato nel testo licenziato dalla Camera dei deputati, in quanto migliorativo degli equilibri di finanza pubblica. Non si vede allora perché dovrebbe giudicarlo negativamente l’opposizione.

 

Il senatore MARINO MARINO (Misto-Com) preannuncia il proprio voto contrario sulla proposta di parere testé riformulata dal Presidente, richiamando al riguardo le considerazioni già svolte dai senatori Morando e Caddeo e sottolineando la necessità che la Commissione si pronunci in modo più esplicito sul tema del saldo netto da finanziare da assumere nell’ambito del disegno di legge finanziaria in esame, anche per anticipare il problema della copertura finanziaria, ora solo accennato, che si porrà comunque in maniera più ampia nel prosieguo del dibattito. Rileva poi, che tale questione si ricollega anche all’aspro dibattito sul rispetto del Patto di stabilità e crescita registratosi in questi giorni, a causa della posizione espressa da alcuni esponenti della compagine governativa circa la possibile messa in discussione dello stesso Patto. Osserva che la suddetta posizione vorrebbe in realtà scaricare sull’Europa responsabilità che sono invece dell’attuale Governo italiano, ricordando che l’Italia ha ancora un debito pubblico troppo alto rispetto agli altri paesi dell’Unione europea per potersi permettere allentamenti del Patto, che potrebbero produrre effetti devastanti sull’inflazione (con la conseguente perdita di potere d’acquisto delle famiglie) e sull’innalzamento dei tassi d’interesse. Di conseguenza, mentre è auspicabile una revisione dei meccanismi del Patto in termini di maggiore flessibilità e di agevolazioni degli investimenti, l’interpretazione proposta dal Governo rischierebbe di produrre un aumento del tasso di inflazione e dei tassi di interesse, che annullerebbero lo sforzo di risanamento finanziario fin qui compiuto.

 

Il senatore Paolo FRANCO (LP) concorda con la posizione del sottosegretario Vegas, circa la non opportunità di affrontare la questione del saldo netto da finanziare in questa sede, dove si deve semplicemente valutare l’idoneità delle indicazioni del prospetto di copertura recato dal disegno di legge in esame. Preannuncia, poi, il proprio voto favorevole alla proposta di parere illustrata dal presidente Azzollini, nella nuova versione che elimina il possibile equivoco segnalato dal senatore Morando. Infine, ritiene corretto rinviare la discussione sul mantenimento o sull’eventuale modifica del saldo netto da finanziare in occasione dell’esame dell’articolo 1, così come quella dell’eventuale ripristino, per altra via, delle risorse della tabella B.

 

Il senatore MICHELINI(Aut), intervenendo in dichiarazione di voto contraria sulla proposta di parere riformulata dal Presidente, segnala che la stessa lascia irrisolta la questione dirimente circa l’individuazione del saldo netto da finanziare, rendendo ancora più aleatoria la copertura complessiva del citato disegno di legge n. 3223. In proposito, osserva che nel prospetto di copertura allegato si subordina la validità delle previsioni ivi indicate all’approvazione delle norme contenute nello stesso disegno di legge, per cui, qualora una parte di queste norme non fosse recepita, o lo fosse in maniera diversa, la copertura del provvedimento potrebbe risultarne in tutto o in parte compromessa.

 

Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) concorda con il senatore Morando circa le conseguenze negative, dal punto di vista del merito, della decurtazione delle risorse di conto capitale della Tabella B, operata con l’emendamento dell’opposizione approvato dalla Camera dei deputati con cui è stato ridotto il saldo netto da finanziare. Tuttavia, ancorché sia auspicabile un ripristino delle suddette risorse per consentire l’adozione di misure di intervento di carattere sociale ed economico, ritiene che il saldo stesso definito dalla Camera dei deputati, sotto il profilo della disciplina contabile, dovrebbe essere mantenuto, per cui dichiara il proprio voto contrario sulla proposta di parere illustrata dal Presidente relatore. Pur riconoscendo, infatti, che la stessa non fissa in modo rigido le successive scelte del Parlamento in merito alla questione del saldo netto da finanziare, non esclude però la possibilità di modificarne il valore, in chiara violazione della prassi costantemente seguita negli anni passati e aprendo la possibilità ad ulteriori modifiche che potrebbero compromettere la stabilità della finanza pubblica.

 

Il senatore FERRARA (FI) dichiara il proprio voto favorevole sullo schema di parere illustrato dal Presidente, nella versione riformulata, in quanto lascia aperta la possibilità di cercare una migliore soluzione sulla questione, assai complessa, del saldo netto da finanziare. Rileva, in proposito, che l’emendamento dell’opposizione approvato dalla Camera dei deputati ha creato una situazione inedita, dai complessi intrecci procedurali e tecnici, che dovrà essere attentamente valutata. In particolare, il saldo netto da finanziare avrebbe dovuto essere quello elaborato nel corso dell’esame del Documento di programmazione economico-finanziaria e recepito nella prima versione dell’articolo 1 del disegno di legge finanziaria, mentre il valore più basso ora indicato rischia di falsare il quadro economico complessivo della manovra, proprio alla vigilia della fine di una difficile congiuntura economica che potrebbe rappresentare un’occasione per il rilancio del sistema economico. Nonostante le osservazioni di molti esponenti dell’opposizione, che vorrebbero chiarire subito la questione del valore da assumere per il saldo netto da finanziare, in quanto il suddetto dato influisce sulla misura delle risorse disponibili nell’ambito della manovra, ritiene opportuno rinviare l’esame ad una fase successiva, dicendosi certo che il Governo saprà trovare la strada più idonea a ricostituire le risorse della tabella B senza alterare gli equilibri finanziari.

 

Interviene, quindi, il senatore STIFFONI(LP), preannunciando il proprio voto favorevole sulla proposta di parere in esame.

 

In replica al senatore LAURO(FI), che lamentava come la discussione odierna che avrebbe dovuto avere un carattere prettamente tecnico, abbia finito con assumere natura più squisitamente politica, il presidente AZZOLLINI fa presente che la notevole importanza delle questioni in esame, tra cui quella inedita del saldo netto da finanziare, ha imposto necessariamente un approfondimento del dibattito che, pur rimanendo nell’ambito tecnico di stretta competenza della Commissione, implica di per sé valutazioni di più ampio respiro.

 

Nessun altro chiedendo di intervenire, previa verifica del numero legale, la proposta di parere formulata dal Presidente, posta ai voti, viene infine approvata dalla Commissione.

 

SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

 

Il presidente AZZOLLINI avverte che i disegni di legge finanziaria e di bilancio (rispettivamente, atti Senato n. 3223 e n. 3224), ove assegnati in tempo utile, potranno essere iscritti all’ordine del giorno della Commissione a partire dalla seduta antimeridiana di giovedì 25 novembre, che sarà allo scopo convocata alle ore 9,30, per proseguirne l’esame giovedì, alle ore 15 e venerdì, alle ore 9,30. La seduta antimeridiana di giovedì, in particolare, potrebbe essere dedicata ad affrontare questioni preliminari quali la definizione del calendario dei lavori anche per quanto concerne la settimana successiva nonché del regime di ammissibilità degli emendamenti ai documenti di bilancio 2005. Successivamente potrebbero essere svolte le relazioni introduttive e avere inizio la discussione generale. A tale scopo annuncia altresì che il termine per la presentazione degli emendamenti potrebbe essere fissato a lunedì 29 novembre alle ore 18, salvo diversa decisione della Commissione.

 

La Commissione conviene, quindi, di iscrivere all’ordine del giorno i documenti di bilancio, ove assegnati, a partire dalla seduta antimeridiana di giovedì 25 ottobre che sarà allo scopo convocata alle ore 9,30 e di discutere nella stessa seduta l’organizzazione dei lavori per quanto attiene alle sedute successive e la fissazione del termine per la presentazione degli emendamenti.

 

Il PRESIDENTE, in relazione alle votazioni che avranno luogo nel contesto della Sessione di bilancio, tenuto conto dell’esigenza di prevenire eventuali incertezze correlate anche alla complessa articolazione dei lavori, che potrebbero vedere sedute di lunga durata anche in orario notturno, avverte che ai fini di eventuali sostituzioni le relative comunicazioni dei rispettivi Gruppi parlamentari dovranno essere previamente depositate alla Presidenza da parte dei senatori chiamati a sostituire i componenti della Commissione.

 

La Commissione prende atto.

 

La seduta termina alle ore 12,40.

 


FINANZE (6a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

240a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 1 e 1-bis) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Il senatore KAPPLER (AN) riferisce sullo stato di previsione dell’entrata per l’anno finanziario 2005 (tabella 1 e relativa Nota di variazione), e sulle relative parti di competenza del disegno di legge finanziaria, mettendo a disposizione della Commissione il testo scritto del proprio intervento.

Procede anzitutto a commentare la tabella, evidenziando che i dati in essa contenuti sono da intendersi al netto dei rimborsi IVA e delle regolazioni contabili connesse al recupero dell’acconto corrisposto dai concessionari del servizio di riscossione. Dà quindi conto analiticamente delle cifre concernenti le previsioni di entrate finali per il 2005 rispetto alle previsioni assestate del 2004, distinguendo tra entrate tributarie, extratributarie e derivanti da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti: la previsione circa le entrate finali totali passa da 371.060 milioni di euro a 373.227 milioni di euro. In particolare, si ha un aumento di 2.167 milioni di euro, risultante da un maggior gettito previsto per le entrate tributarie di 8.774 milioni di euro e dalla riduzione delle altre entrate di 6.607 milioni di euro; l’incremento di 8.774 milioni di euro, previsto per le entrate tributarie, è a sua volta la risultante di un aumento di 14.633 milioni di euro con riguardo all’attività ordinaria di gestione e di una flessione di 5.859 milioni di euro con riguardo all’attività di accertamento e controllo.

Passa quindi all’analisi per titoli e unità previsionali di base delle entrate in termini di competenza.

Con riferimento alle entrate tributarie, evidenzia che la previsione delle stesse per il 2005 a legislazione vigente è stata formulata tenendo conto dell’andamento del gettito registrato nei primi mesi del secondo semestre del 2004 e del quadro macroeconomico tendenziale delineato nel Documento di programmazione economico-finanziaria, aggiornato alla luce dei più recenti andamenti della finanza pubblica. Rileva poi che le variazioni delle entrate tributarie sono dovute principalmente all'evoluzione tendenziale del gettito, nonché all’intervento di provvedimenti legislativi.

Si sofferma quindi partitamente sui dati relativi alle imposte sul patrimonio e sul reddito, osservando che con riferimento all’IRPEF è previsto un incremento del gettito in gran parte derivante dall’attività ordinaria di gestione, mentre per quanto concerne l’IRES, che ha sostituito l’IRPEG, la stima delle entrate prevede una contrazione.

Per quanto concerne le tasse imposte sugli affari, il relatore fa presente come in tale comparto assuma preminente rilievo il gettito previsto per le unità previsionali "IVA su scambi interni e intracomunitari" e "IVA su importazioni", mentre in relazione alle imposte sulla produzione, sui consumi e dogane, preminente è l’imposta di fabbricazione sugli oli minerali derivante dall’attività ordinaria di gestione; anche per l’imposta di consumo sul gas metano si prevede un aumento rispetto all’importo iscritto in assestamento, mentre si stima una riduzione per l’imposta sull’energia elettrica.

Rileva quindi che, con riferimento alle imposte sui Monopoli, assume particolare rilievo l’imposta sul consumo dei tabacchi derivante dall’attività ordinaria di gestione, mentre per l’unità previsionale "Lotto, lotterie ed altre attività di gioco" si prevede un aumento rispetto alle previsioni assestate per il 2004, essendo la posta più significativa rappresentata dal provento del Lotto.

Passa quindi a commentare le previsioni relative alle entrate extratributarie, per le quali è stimata una diminuzione di 1.091 milioni di euro: l’ammontare di tale riduzione è la risultante di variazioni di segno positivo e negativo, tra le quali si segnalano le somme riscosse per l’oblazione a sanatoria di opere edilizie abusive.

Dà infine conto delle previsioni di entrata derivante dall’alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e dalla riscossione di crediti, per poi soffermarsi sulle disposizioni contenute nel disegno di legge finanziaria, approvate dalla Camera dei deputati, le quali determinano, rispetto alle previsioni a legislazione vigente, previsioni di competenza con un aumento delle entrate tributarie pari, complessivamente, a 4.995 milioni di euro. Detto aumento è riconducibile principalmente ad un aumento del gettito IRPEF e dell’imposta sul consumo dei tabacchi, nonché ad un incremento delle entrate derivanti dall’alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e dalla riscossione di crediti.

Conclusivamente, il relatore informa che le previsioni di competenza relative alle entrate finali per l’anno 2005, alla luce delle modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, prevedono un aumento pari a 12.417 milioni di euro.

Passa quindi ad esaminare le disposizioni recate dal disegno di legge finanziaria che intervengono su profili di competenza della Commissione, soffermandosi in particolare sulle disposizioni in materia di entrata.

Evidenzia anzitutto l’articolo 38, in tema di redditi immobiliari e lotta al sommerso. Tale disposizione prevede essenzialmente interventi relativi al regime degli obblighi di comunicazione all’Anagrafe tributaria, ad una revisione parziale del classamento delle unità immobiliari, alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, nonché all’adozione di misure volte a contrastare la violazione della normativa sulle imposte sulle locazioni immobiliari.

Rileva poi come l’articolo 39, concernente il contrasto all’evasione in materia di IVA, intervenga in particolare sul regime delle modalità di presentazione delle dichiarazioni relative a tale tributo, nonché sugli obblighi di comunicazione da parte del contribuente all’Amministrazione finanziaria. Ulteriori interventi riguardano l’attività di contrasto alle frodi relative all’IVA e le sanzioni comminate in caso di evasione di detto tributo.

Passa quindi a commentare l’articolo 40, il quale introduce l’istituto della pianificazione fiscale concordata a decorrere dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2005, il quale consente ai soggetti che se ne avvalgono un calcolo della variabile fiscale, garantendo contemporaneamente all’Erario un introito certo. Dopo aver descritto i soggetti che possono accedere a tale pianificazione fiscale concordata, ricorda che tale procedura si perfeziona con il consenso del contribuente, ove questi accetti la proposta di definizione della base imponibile avanzata dall’Amministrazione finanziaria. Tale ultima proposta è formulata al singolo contribuente sulla base di elaborazioni operate dall’Anagrafe tributaria tenendo conto, tra l’altro, delle risultanze dell’applicazione degli studi di settore. A tale proposito, il relatore rileva come il medesimo articolo 40 provveda altresì a modificare la disciplina degli studi di settore, prevedendone la futura revisione, d’intesa con le associazioni professionali e di categoria, nonché l’aggiornamento annuale sulla base delle elaborazioni dell’Istat.

Descrive poi le ulteriori disposizioni recate dall’articolo 40, in materia di regime e conseguenze dell’iscrizione a ruolo di crediti vantati dall’Amministrazione finanziaria nei confronti dei contribuenti, nonché in tema di procedure di riscossione delle imposte.

Passando a commentare l’articolo 41, recante disposizioni in materia di demanio e patrimonio pubblico, evidenzia come tale norma intervenga sulla dismissione di beni dello Stato, autorizzando l’Agenzia del demanio ad alienare diritti su beni immobili. Ulteriori disposizioni prevedono integrazioni alla disciplina della dismissione di beni immobili appartenenti al Ministero della difesa, nonché immobili destinati a caserme e alloggi di servizio per la Guardia di Finanza.

Con specifico riferimento all’articolo 42, il relatore descrive le disposizioni in materia di trattamento fiscale delle società cooperative, nonché gli interventi sulla disciplina dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati e sul gioco del Lotto. Ulteriori interventi riguardano la normativa relativa a giochi e scommesse, con particolare riferimento agli apparecchi e congegni da intrattenimento, con l’obiettivo di rafforzare la tutela della liceità e regolarità del gioco, nonché il contrasto all’evasione fiscale.

Infine, si sofferma sulla proroga dell’applicazione di regimi fiscali agevolativi nel settore dell’agricoltura e della pesca, nonché nell’ambito delle accise su prodotti energetici per riscaldamento e su carburanti.

 

Il senatore CANTONI (FI) riferisce sullo stato di stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (tabella 2 e relativa Nota di variazioni), e sulle relative parti di competenza del disegno di legge finanziaria, mettendo disposizione della Commissione il testo scritto del proprio intervento.

Descrivendo anzitutto i dati recati dalla tabella e riservandosi di esprimere successivamente valutazioni più generali sul complesso della manovra, fa riferimento alle modifiche intervenute in materia di federalismo fiscale (che hanno comportato la determinazione delle aliquote di compartecipazione IVA per il 2004), alle modifiche relative alla trasformazione in società per azioni della Cassa depositi e prestiti (che hanno comportato l’istituzione di distinte voci di spesa per la copertura dei costi accollati al Ministero dell’economia e delle finanze), nonché alla considerazione di oneri connessi al personale delle Agenzie fiscali.

Dopo aver descritto i centri di responsabilità nei quali si articola lo stato di previsione del Ministero, effettua un raffronto tra le previsioni concernenti il bilancio di competenza per l’anno 2005 e le previsioni per l’anno 2004, così come stabilite dal disegno di legge recante disposizioni per l’assestamento del bilancio per l’anno finanziario 2004.

Osserva peraltro che la spesa complessiva prevista per il 2005 è pari a 449.654,8 milioni di euro, con una differenza negativa rispetto alle previsioni assestate per l’anno 2004 pari a 42.624,7 milioni di euro. Rispetto alle previsioni a legislazione vigente, le disposizioni contenute nel disegno di legge finanziaria approvate dalla Camera dei deputati e riportate nella Nota di variazioni determinano nelle previsioni di competenza un aumento di spesa, tale da quantificare la spesa complessiva in 453.137 milioni di euro.

Il relatore passa quindi a descrivere la consistenza dei residui passivi presunti del Ministero dell’economia e delle finanze al 1° gennaio 2005, la quale è stata valutata complessivamente in 25.732,6 milioni di euro. Rileva peraltro come l’analisi dei residui evidenzi una tendenza all’aumento del processo di formazione degli stessi, dovuta anche alle recenti manovre di finanza pubblica realizzate mediante una notevole riduzione delle autorizzazioni di cassa.

Passa quindi ad analizzare il bilancio di cassa, sottolineando come la consistenza presunta dei residui concorra, insieme alle somme proposte per la competenza dell’anno 2005, a determinare il volume della massa spendibile presa in considerazione ai fini della valutazione delle autorizzazioni di cassa iscritte nel presente stato di previsione.

In conclusione, descrive partitamente le autorizzazioni di pagamento per il 2005, confrontate con le corrispondenti somme spendibili, raffrontate con le modifiche apportate dalla Camera dei deputati.

In riferimento alla manovra complessiva di bilancio per il 2005, il relatore osserva che essa impone rigore ed efficienza alle dinamiche della spesa pubblica e mira ad allentare la morsa dello Stato sul bilancio delle famiglie e delle imprese. Risulta, a suo avviso essenziale ed urgente una discussione circa la cornice economico-finanziaria entro la quale si inscrive tale manovra. Il dibattito avviato sui parametri di Maastricht ha una sua indubbia fondatezza poiché, a ragione, molti economisti indicano nella mancata riforma del patto di stabilità la causa della debole crescita economica dell'Europa. Tale osservazione risulta ancora più pregnante per l'Italia, per la ineludibile necessità di varare un piano di opere pubbliche infrastrutturali tali da superare l'enorme divario che divide il Paese dal resto dell'Europa. Sostiene quindi con forza l'ipotesi di scomputare le spese per la ricerca e per le infrastrutture dal volume complessivo della spesa pubblica ai fini del calcolo del limite percentuale di spesa rispetto al PIL. Pur essendo necessario per l'equilibrio monetario, il patto di stabilità, con le sue eccessive rigidità, infatti, paralizza i Governi e toglie loro la libertà di manovra per rilanciare lo sviluppo.

D'altro canto, Paesi con economia molto più solida di quella dell'Italia, come la Germania, hanno già superato il limite del 3 per cento del deficit. Inoltre, il continuo rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro rischia di distruggere le potenzialità dell'esportazione italiana. Tale osservazione diviene ancora più allarmante se si tiene conto della circostanza che la valuta cinese - che ha alle spalle un'economia che ha eroso in maniera drammatica le quote di mercato in precedenza detenute dalle imprese manifatturiere italiane, grazie ai bassissimi costi di manodopera e al dumping sociale - è agganciata al dollaro. Da tale osservazione discende quindi che una ridefinizione dei limiti del patto di stabilità è assolutamente necessaria per rilanciare l'economia. D'altro canto, la strada seguita per entrare nell' euro ha gravemente penalizzato il tessuto economico nazionale, dal momento che tale obiettivo è stato raggiunto riducendo gli investimenti pubblici, aumentando la pressione fiscale e lasciando praticamente invariata la spesa corrente.

Dopo aver dato conto di alcuni indicatori macroeconomici che caratterizzano la lenta ripresa dell'economia nazionale, il relatore dichiara che l'indirizzo di politica economica fondamentale dovrà necessariamente essere basato sulla riduzione delle tasse, sul contenimento della spesa corrente e sulla ripresa degli investimenti. A suo parere, l'obiettivo della riduzione delle imposte sintetizza una politica economica orientata allo sviluppo, fondata sulla riduzione di tutti i prelievi che limitano l'offerta, sia in termini di attività delle persone che delle organizzazioni produttive.

Dopo aver fatto specifico ed analitico riferimento alle politiche fiscali adottate nei decenni scorsi dall'amministrazione americana di Reagan e Bush e dal Governo inglese del primo ministro Thatcher, rinvia per ulteriori approfondimenti su tale specifico tema al momento in cui sarà presentata la proposta di riduzione del prelievo fiscale complessivo da parte del Governo.

Passa poi ad illustrare, per le parti di competenza, il disegno di legge finanziaria.

Dopo aver dato analiticamente conto degli articoli 2 e 4, si sofferma sulle disposizioni recate dall'articolo 6 in tema di patto stabilità per gli enti locali.

Il relatore sottolinea il rilievo delle disposizioni volte a confermare il blocco delle addizionali Irpef fino al 2006 per tutti gli enti locali, mentre nel triennio 2005-2007 potranno fare ricorso alla leva fiscale, se pure nei limiti dello 0,1 per cento, solo i comuni che non si siano mai avvalsi della facoltà di applicare l'addizionale. Tale norma si rende indispensabile soprattutto in relazione alla proposta di modifica delle aliquote fiscali: a tale proposito ricorda che il primo modulo della riforma fiscale, che ha introdotto la no tax area, non è stato significativo per le fasce a più basso reddito. L'erosione del reddito disponibile di tali contribuenti è stata causata principalmente dall'aumento dei prezzi al consumo, dovuto essenzialmente alla introduzione dell'euro e all' aumento della pressione fiscale a livello locale. Infatti, gli introiti fiscali diretti e indiretti tra il 2001 e il 2003 sono aumentati da 76 a 83 miliardi di euro, con una crescita vicina al 10 per cento. Occorre evitare quindi che la riduzione del prelievo a livello centrale abbia come effetto indiretto l'aumento della imposizione tributaria a livello locale.

Passando al patto di stabilità e al tetto di spesa, il relatore si sofferma analiticamente sulle disposizioni volte a ridurre il volume di spesa per gli enti locali, ma sottolinea come, dopo le modifiche apportate dalla Camera, per l'anno 2005 il complesso delle spese correnti e delle spese in canto capitale di province, comuni con più di 3 mila abitanti e comunità montane con oltre 10 mila abitanti non potrà essere superiore alla corrispondente spesa annua mediamente sostenuta nel triennio 2001-2003, incrementata dell'11,5 per cento.

Dopo aver dato conto, tra l'altro, delle disposizioni concernenti la spesa delle Regioni, il relatore illustra le norme relative al finanziamento delle spese in conto capitale degli enti locali attraverso il fondo istituito presso la Cassa depositi e prestiti. Ulteriori disposizioni a carattere restrittivo concernono poi i nuovi mutui contratti dagli enti locali e la riduzione delle consulenze esterne cui tali enti potranno far ricorso.

Il relatore passa poi in rassegna le disposizioni concernenti la finanza locale di cui agli articoli 9 (in materia di finanza regionale e locale), 10 (in tema di apertura di credito e disciplina delle modalità di indebitamento da parte degli enti locali), 11 (sulla rinegoziazione dei mutui) e 12 (sulla contabilizzazione del debito e sulla gestione di attivi finanziari), insistendo in particolare sulle disposizioni di finanza regionale che prevedono una compensazione, con trasferimenti erariali, delle minori entrate delle Regioni a statuto ordinario connesse alla perdita di gettito derivata dalla riduzione della compartecipazione all'accisa sulla benzina relativa agli anni 2003 e seguenti.

Infine, il relatore si sofferma in particolare sulle disposizioni di cui all'articolo 31, comma 5, del disegno di legge finanziaria, concernente il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, istituito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662 presso il Mediocredito centrale, allo scopo di fornire una parziale assicurazione ai crediti concessi dalle banche a favore delle piccole e medie imprese. Le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati prevedono la soppressione dei commi 25, 26, 27 e 61-ter dell'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003 e assegnano la facoltà di determinare le caratteristiche del Fondo medesimo, in linea con quanto previsto dagli accordi di Basilea sui requisiti minimi del capitale delle banche, ad un decreto del Ministro delle attività produttive.

Come noto, tali disposizioni interessano in modo rilevante la regolamentazione dei confidi, materia attualmente all'esame della Commissione finanze e tesoro. In relazione a quanto già deciso in Commissione sui relativi disegni di legge, si riserva di valutare le proposte che perverranno dal dibattito per la predisposizione del parere, non senza sottolineare l'importanza delle prescrizioni dell'accordo di Basilea sui requisiti minimi di capitale anche per la specifica materia dei confidi.

 

Il presidente PEDRIZZI, preso atto dell'orientamento unanime della Commissione, rinvia alla prossima seduta l'apertura della discussione generale, proponendo peraltro di fissare per le ore 20 di domani il termine per la presentazione di eventuali emendamenti riferiti alle tabelle 1 e 2 del disegno di legge di bilancio e di ordini del giorno riferiti ad articoli o materie particolari del disegno di legge finanziaria.

 

Dopo un intervento dei senatori TURCI (DS-U) e BALBONI (AN) , la Commissione conviene sulla proposta del presidente Pedrizzi.

Infine, con il consenso dei relatori, si conviene che gli schemi di rapporto sui disegni di legge in titolo siano messi a disposizione dei commissari nella serata di domani, in modo tale che la Commissione possa procedere all'esame e all'eventuale votazione degli stessi nella seduta antimeridiana di giovedì. Resta naturalmente salva la possibilità di esaminare nel contempo il parere di minoranza.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17,25.


FINANZE (6a)

MERCOLEDì 24 NOVEMBRE 2004

241a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 1 e 1-bis) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

Si riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente PEDRIZZI dichiara aperta la discussione generale.

 

Interviene il senatore PASQUINI (DS-U), il quale rileva anzitutto criticamente la mancata presentazione, a tutt’oggi, del preannunciato emendamento governativo di rideterminazione delle aliquote Irpef, risultando in tal modo preclusa la possibilità di una valutazione in termini complessivi della manovra di bilancio da parte del Parlamento.

Osserva inoltre come il testo del disegno di legge finanziaria si presenti comunque frammentario, e come ciò sia sintomo di una mancata unità di intenti nella compagine governativa. Tale provvedimento si inserisce peraltro nel contesto di una serie di interventi, in parte già posti in essere, in parte solo preconizzati, sui conti pubblici, i quali difficilmente riusciranno a raggiungere l'obiettivo del mantenimento del rapporto tra deficit e PIL per il 2004 entro il 3 per cento. Si tratta, inoltre, di interventi non strutturali per il contenimento del deficit, come sarebbe invece necessario alla luce dell’andamento dei principali indicatori economici. Al contrario, l’oratore rileva come le misure adottate dall’Esecutivo si ispirino ad interventi una tantum, ovvero si limitano a produrre effetti immediati in termini di cassa, aggravando la situazione contabile degli esercizi futuri. Inoltre, la manovra presentata al Senato non apporta modifiche a questioni già emerse nell'altro ramo del Parlamento e ancora irrisolte come, a titolo di esempio, il ricorso al sale and lease back e alla dismissione di parte del sistema viario nazionale.

Nel complesso, giudica la manovra di bilancio criticabile sotto numerosi profili: gli strumenti contabili attenuano l’evidenza della reale condizione dei conti pubblici, mentre rilevanti settori subiscono incisive riduzioni nei finanziamenti. A suo giudizio, gli ambiti maggiormente colpiti saranno la previdenza, la sanità, la scuola e l’Università, nonché le politiche di sostegno al Mezzogiorno.

Con specifico riferimento alla materia fiscale, fa notare come l’effetto complessivo della manovra si risolva in un aumento della pressione tributaria, anche per effetto dell’invarianza dell'imposizione indiretta sulla vendita dei carburanti, pur essendo notevolmente aumentato il prezzo del petrolio, e ciò in netto contrasto con il preannunciato intento del Governo di riduzione del carico fiscale. A tale proposito, rileva altresì come non trovi soluzione la problematica della tassazione dei trattamenti di fine rapporto a seguito dell’attuazione del primo modulo della riforma fiscale. Giudica inoltre negativamente l’introduzione dell’istituto della pianificazione fiscale concordata per talune categorie di contribuenti, accompagnata per di più dalla revisione degli studi di settore, poiché tale operazione, lungi dal costituire una mera rimodulazione della base imponibile, produce effetti simili all’introduzione di una minimum tax, trattandosi di una modalità induttiva di determinazione dell'imponibile.

Sottolinea poi che l’intervento mediante legislazione statale in materie quali la disciplina della tassa sui rifiuti solidi urbani e delle addizionali regionali si ponga in netto contrasto rispetto alla garanzia delle specifiche attribuzioni delle autonomie locali, anche dal punto di vista fiscale.

Rispetto al preannunciato intento del Governo di rimodulazione delle aliquote Irpef, evidenzia come una riduzione del carico fiscale a favore dei redditi medio-alti non produca effetti significativi in termini di incremento dei consumi, occorrendo invece privilegiare le categorie più deboli, quali le famiglie numerose e i disabili, e apprestare idonee misure per i soggetti incapienti, affinché possano pienamente fruire delle agevolazioni fiscali eventualmente introdotte. Sottolinea peraltro come l’esempio fornito dagli Stati Uniti d’America, pur tenendo conto del differente contesto, dia ampia dimostrazione del fatto che la diminuzione della pressione fiscale sui redditi più alti non produca automaticamente una crescita dell'economia. Osserva altresì come un intervento di riduzione della pressione fiscale non possa essere attuato, qualora produca un aumento del deficit, poiché ciò costituirebbe una violazione del patto di stabilità definito in sede comunitaria: pur ritenendo che tale patto debba essere interpretato secondo criteri di flessibilità, ritiene che l’Italia – gravata da un elevato debito pubblico - debba rispettare le regole dell’Unione Europea, anche al fine di preservare il proprio prestigio internazionale, e non possa invocare una revisione dei parametri di Maastricht al fine di porre in essere un’operazione del tipo appena descritto.

In conclusione, giudica la manovra di bilancio suscettibile di determinare effetti recessivi per l’economia e priva di misure strutturali per il Paese.

 

Interviene il senatore CASTELLANI (Mar-DL-U), il quale rileva anzitutto come il preannunciato intento del Governo di alleggerire la pressione fiscale rischi di creare contrasti in sede comunitaria sotto il profilo della possibile revisione del patto di stabilità, con negative ripercussioni in termini di credibilità internazionale del Paese.

A tale proposito, evidenzia il rischio che l’intervento in materia tributaria determini un ulteriore aumento del deficit, anziché produrre gli auspicati effetti di rilancio della crescita economica e, quindi, di aumento della base imponibile.

Osserva che il disegno di legge finanziaria appare inidoneo ad apprestare soluzioni adeguate alle reali esigenze del Paese: da un lato, si ingenera una frizione tra lo Stato centrale e le autonomie locali; dall'altro, non si fa fronte al progressivo impoverimento delle famiglie - come emerso dall’indagine conoscitiva sul trattamento fiscale della famiglia avviata dalla Commissione - e al crescente calo di competitività delle imprese.

L'oratore ritiene inoltre che l’introduzione di un limite massimo alla crescita delle spese della Pubblica Amministrazione non si attagli al contesto economico del Paese, dal momento che vi sono settori i cui livelli di spesa non sono suscettibili di riduzione e che tale intervento rischia di incidere pesantemente sull’autonomia di spesa degli enti locali e sul complesso dell'economia del Mezzogiorno.

Per quanto concerne specificamente le disposizioni della legge finanziaria di competenza della Commissione, rileva criticamente come l’introduzione della pianificazione fiscale concordata per talune categorie di contribuenti, con la contestuale modifica degli studi di settore, oltre a costituire una mera riproposizione dello strumento del concordato preventivo, si traduca in effetti in una sorta di prelievo coattivo sui soggetti interessati, il cui consenso rischia di essere solamente formale.

Analogamente, giudica scarsamente condivisibile l’adozione di misure una tantum, finalizzate a garantire introiti immediati all’Erario, quali la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e di settori della rete stradale nazionale, poiché tali provvedimenti determinano un aggravio degli oneri a carico degli esercizi finanziari successivi senza peraltro apprestare idonea soluzione a problematiche strutturali.

Dopo aver formulato ulteriori rilievi critici con riferimento agli interventi sulla gestione del patrimonio culturale, commenta polemicamente la soppressione delle norme introdotte nella scorsa legislatura che consentivano la cessione a titolo gratuito ai comuni di beni immobili del patrimonio dello Stato non utilizzati a fini istituzionali: si tratta di una norma in netto contrasto con la concreta attuazione di forme di federalismo amministrativo.

In conclusione, ribadisce il proprio giudizio negativo sul complesso della manovra di bilancio, evidenziando il rischio di effetti economicamente recessivi e del mancato rispetto dei parametri stabiliti in sede comunitaria.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10,25.

 


FINANZE (6a)

MERCOLEDì 24 NOVEMBRE 2004

242a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 1 e 1-bis) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

Si riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana odierna.

 

Interviene in discussione generale il senatore BRUNALE (DS-U), il quale rileva anzitutto come, dalle vicende che hanno sinora segnato l’esame parlamentare del disegno di legge finanziaria, emerga un orientamento politico non univoco da parte della maggioranza ed uno sfasamento degli interventi rispetto alle effettive necessità del Paese.

Rispetto al preannunciato intento del Governo di riduzione della pressione fiscale, fa notare che il disegno di legge finanziaria determina, al contrario, un inasprimento del carico tributario relativo a numerose categorie di contribuenti tra i quali, in particolare, i titolari di partita IVA. Ulteriori aumenti d’imposta, oltre a derivare dalle disposizioni recate dalla legge finanziaria per il 2004, sono stati introdotti dalla manovra di bilancio con riferimento, ad esempio, alla tassa sui rifiuti solidi urbani e all’accisa sui tabacchi. Con specifico riferimento alla prossima presentazione da parte dell’Esecutivo di un emendamento volto a rimodulare le aliquote IRPEF, evidenzia criticamente l’impossibilità per la Commissione di esprimersi circa i contenuti della proposta emendativa e, soprattutto, sulle modalità di copertura della stessa, stigmatizzando peraltro i mutamenti d’opinione intervenuti sul punto e paventando che la copertura delle minori entrate possa interessare anche il comparto previdenziale.

Fa peraltro presente come, a proprio giudizio, l’obiettivo di sostenere la crescita in termini di competitività del sistema economico nazionale possa essere efficacemente perseguito non tanto attraverso una riduzione della pressione fiscale in termini quantitativi, quanto tramite una opportuna modulazione sotto il profilo qualitativo degli incentivi tributari. A tale ultimo proposito, rileva come il dibattito all’interno della compagine governativa non abbia individuato un orientamento univoco.

Con riferimento alle misure di riduzione della spesa delle Pubbliche Amministrazioni, evidenzia il rischio del deterioramento del livello dei servizi pubblici erogati.

Passa quindi ad analizzare le disposizioni del disegno di legge finanziaria in materia di enti territoriali, sottolineando come esse siano improntate, nel loro complesso, ad un ripristino della preminenza delle prerogative statali a scapito delle attribuzioni delle autonomie locali. Giudica invece indispensabile l’adozione di misure volte a garantire ed anzi implementare l’autonomia impositiva e, in generale, l’autonomia finanziaria degli enti locali. Esprime pertanto una valutazione fortemente negativa circa gli interventi normativi attuati dal Governo in senso limitativo dell’ambito delle autonomie locali, citando il decreto-legge n. 168 del 2004, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, nonché le disposizioni del disegno di legge finanziaria in tema di patto di stabilità interno per gli enti territoriali, contenimento delle spese per studi e incarichi di consulenza degli enti locali, blocco delle addizionali comunali e regionali e mutui. Ritiene che le citate misure penalizzanti nei confronti delle autonomie locali siano dettate da precisi intenti politici e non possano giustificarsi sulla base di una cattiva gestione finanziaria degli enti locali, poiché dai dati forniti da Istat e Corte dei Conti risulta che la quasi totalità di essi ha rispettato il patto di stabilità. Sottolinea inoltre che la qualificazione operata dall’articolo 6, comma 1, del disegno di legge finanziaria, delle disposizioni in tema di patto di stabilità interno per gli enti territoriali quali principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica operi un ribaltamento di prospettiva, poiché inquadra tra i provvedimenti attuativi del federalismo fiscale norme che, al contrario, incidono notevolmente sull’autonomia di spesa degli enti locali.

In conclusione, reputa che l’operato del Governo in senso restrittivo delle prerogative delle autonomie locali rallenti la ripresa economica del Paese, omettendo di considerare che gli investimenti posti in essere dalle stesse sono produttivi e che la spesa corrente delle autonomie locali è sotto controllo, e limitarla implicherebbe una riduzione del livello dei servizi pubblici locali erogati.

 

A giudizio del senatore TURCI (DS-U), dopo il tentativo di operare una chiarificazione sul reale andamento dei conti pubblici attraverso il Documento di programmazione economico-finanziaria e la manovra correttiva presentata a luglio, l'analisi dei documenti di bilancio per il 2005 rende evidente, invece, la scarsa credibilità della gestione dei conti pubblici e, al contempo, la loro difficile sostenibilità. Dopo aver premesso che le considerazioni che svolge non tengono volutamente conto, per il momento, dei contenuti dell'eventuale emendamento del Governo sulla riduzione del prelievo, l'oratore sottolinea il valore di due indicatori finanziari al fine di trarre un giudizio complessivo sui tre anni di Governo del centro-destra. Nel 2004 il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe attestarsi al 3,2 per cento e l'avanzo ridursi al 2,2 per cento (mentre nella scorsa legislatura tale percentuale aveva raggiunto il 5,4 per cento, nel presupposto che il mantenimento di un'alta percentuale dell'avanzo primario al netto degli interessi rappresentasse l'unico strumento per ridurre lo stock del debito). Il decremento dell'avanzo primario, in un momento, tra l'altro, di flessione dei tassi di interesse, è il riflesso della correlazione tra la costante crescita della spesa corrente e l'erosione del complesso delle entrate tributarie.

La scarsa credibilità dei conti pubblici deriva anche dalla circostanza che le numerose misure una tantum finalizzate a reperire gettito aggiuntivo non sono state utilizzate per ridurre il debito complessivo, bensì per sostenere l'andamento crescente della spesa corrente. Su tali precarie basi si innesta una manovra di bilancio che mostra chiaramente come il Governo abbia sovrastimato le misure sia sul fronte del gettito atteso che sul fronte del contenimento della spesa. Suffraga quindi tali affermazioni citando analiticamente i risultati delle analisi compiute sia dal Fondo monetario internazionale - secondo il quale non è raggiungibile l'obiettivo di realizzare una manovra da 24 miliardi di euro - così come il "Rapporto di consenso" elaborato per il CNEL da primari centri di ricerca, secondo i quali l'effettiva portata della manovra per il 2005 è di circa 13.400 milioni di euro.

In particolare, il citato Rapporto di consenso presenta stime decisamente allarmanti per l'esercizio in corso, poiché, nonostante la manovra del luglio scorso, il rapporto tra deficit e Pil non scende sotto il 3,2 per cento, mentre per l'anno prossimo sale al 3,6 per cento. Inoltre, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, anche per gli anni successivi, si attesta al 105 per cento.

Su tali dati incerti e insostenibili si tenta di innestare un manovra che dovrebbe ridurre la spesa pubblica e, al contempo, il prelievo tributario complessivo. Sul fronte della riduzione delle spese, l'oratore analizza in termini estremamente critici le disposizioni di revisione del Patto di stabilità interno, sottolineando come le misure adottate dal Governo di centro-destra abbiano ormai drasticamente ridotto l'autonomia finanziaria degli enti locali, affievolendo un processo di responsabilizzazione che pure era stato avviato nel passato. A suo parere, infatti, anche in un contesto di salvaguardia dei saldi finanziari complessivi, l'ente locale dovrebbe essere posto in grado di scegliere i settori verso i quali orientare i risparmi, ovvero le modalità di utilizzo della leva fiscale.

A dispetto dell'indirizzo federalista sempre declamato, il sistema degli enti locali vede ridotta ogni possibilità di autonoma determinazione.

Se si analizza, invece, il progetto di ridurre il prelievo fiscale, l'analisi dell'andamento delle entrate tributarie negli ultimi esercizi mostra incontrovertibilmente l'avverarsi dell'assunto - in linea teorica sostenuto anche dall'onorevole Tremonti in qualità di studioso di scienza delle finanze - che il ricorso allo strumento del condono tributario nel medio periodo riduce il volume complessivo delle entrate tributarie.

Viceversa, sul fronte fiscale, l'oratore sottolinea poi come il Governo sia totalmente indifferente alle ripetute sollecitazioni volte ad evitare che l'applicazione del primo modulo della riforma fiscale, attraverso l'incremento della prima aliquota dal 18 al 23 per cento, colpisca, come già avvenuto, i trattamenti di fine rapporto, esclusi (per un paradossale errore) dall'applicazione della clausola di salvaguardia pur prevista dalla legge finanziaria per il 2003. Inoltre, i percettori di redditi medio-bassi non hanno ancora fruito di una misura di recupero del drenaggio fiscale operato dall'incremento nominale dei redditi.

In termini più generali, le tante ipotesi di riduzione delle imposte sul reddito delle persone fisiche non tengono conto dei rischi, gravissimi, di una destabilizzazione irrimediabile dei conti pubblici. Un tale passo, pur senza voler considerare il discredito internazionale per una richiesta unilaterale di modifica dei vincoli fissati con il trattato di Maastricht (che pure non possono essere considerati limiti invalicabili in astratto), espone il Paese al rischio di riduzione del merito di credito da parte delle agenzie internazionali di rating con effetti incalcolabili sul costo del debito pubblico. D'altro canto, anche in linea puramente teorica, il teorema della crescita economica direttamente indotta da una drastica riduzione del prelievo tributario non trova conferma empirica, se considerato in termini automatici e schematici, infatti in molti Paesi con un'alta pressione fiscale complessiva i tassi di crescita si mantengono a livelli elevati.

Conclude sottolineando come le scelte di carattere tributario rispondano anche a principi di giustizia sociale ed equità in termini di redistribuzione del reddito, che appaiono al momento totalmente assenti dall'impostazione del Governo.

 

Interviene quindi il senatore COSTA (FI), il quale esprime apprezzamento per l’equo contemperamento tra risorse disponibili e obiettivi economici effettuato dal Governo, attraverso un dialogo costruttivo tra le componenti politiche della maggioranza onde perseguire gli interessi del Paese, tenendo conto del contesto economico. Tale apprezzamento va indirizzato in primo luogo all'attuale responsabile del Dicastero dell'Economia e delle finanze.

Per quanto concerne il contenuto dei disegni di legge in esame, rileva come l’introduzione di un tetto massimo all’incremento delle spese della Pubblica Amministrazione costituisca una soluzione razionale, adottata del resto anche da altri Paesi.

Con riferimento alle disposizioni in materia di autonomie locali, si sofferma in particolare sull’istituzione, con finalità di riequilibrio economico e sociale, del fondo per incentivare l’insediamento nei piccoli comuni; svolgendo analoghe considerazioni sul rischio di perdita di cespiti produttivi e di identità commerciale, auspica peraltro ulteriori interventi volti al sostegno delle aree economicamente svantaggiate del Paese, per scongiurare le delocalizzazioni di aziende a favore di altri Paesi.

Dopo aver citato le disposizioni in materia di rinegoziazione dei mutui e di assicurazioni contro i rischi in agricoltura a seguito di calamità naturali - suscettibili di esplicare effetti positivi nei confronti delle imprese agricole -, passa a commentare gli interventi in materia previdenziale e sociale, evidenziando la rispondenza della normativa concernente gli enti previdenziali alle esigenze del sistema della previdenza integrativa ed esprimendo apprezzamento per le norme in tema di asili nido aziendali e di fondo nazionale per le politiche giovanili.

Si sofferma infine sugli interventi nel settore sanitario, sugli strumenti per l’attrazione di investimenti nelle aree sottoutilizzate e sulle disposizioni in materia di conservazione dei beni culturali.

In conclusione, esprime un giudizio complessivamente positivo sul contenuto dei disegni di legge in titolo.

 

Interviene quindi il senatore D'AMICO (Mar-DL-U) il quale, prendendo spunto dai ripetuti annunci del Governo di predisporre una complessiva manovra di riduzione del prelievo sul reddito delle persone fisiche, invita l'Esecutivo ad abbandonare le ipotesi di riforma non suffragate da un'analisi realistica dei conti del bilancio dello Stato.

Passando ad esaminare l'andamento delle entrate tributarie rileva come nel 2003 il gettito complessivo delle entrate tributarie, al netto dei condoni sia diminuito dell'1 per cento, nonostante una crescita nominale del Pil di circa il 3, 5 per cento. Nel 2004, rispetto ad una crescita del reddito nominale stimabile al 3,5 per cento. la crescita del gettito Irpef, nei primi 10 mesi, non supera l'1 per cento. Si tratta di cifre che mostrano con chiarezza l'estensione dell'evasione fiscale, in diretta correlazione con le sciagurate scelte di ripetute sanatorie in campo tributario.

Riprendendo le osservazioni formulate dal senatore Cantoni circa la necessità di svincolarsi dalla rigidità del Patto di stabilità, per ridare slancio all'economia nazionale attraverso una manovra di riduzione delle imposte e di espansione della spesa pubblica, critica tale impostazione, sottolineando come il fabbisogno netto della Pubblica Amministrazione nel 2004 abbia raggiunto percentuali rispetto al Pil assolutamente insostenibili, che mostrano inoltre la strumentalità dell'attacco ai vincoli comunitari.

Se il fabbisogno netto della Pubblica Amministrazione raggiunge il 5 per cento del Pil - e considerando che anche Paesi come gli Stati Uniti non hanno mai raggiunto livelli di squilibrio tali - non si comprende come mai l'Esecutivo si attenda esiti positivi sul fronte della crescita da ulteriori interventi in deficit.

L'oratore passa poi a commentare la scarsa credibilità della manovra complessiva del 2005, sollecitando il Governo a tenere conto delle analisi oggettive compiute dal Fondo monetario internazionale e da primari centri di ricerca, che hanno elaborato una verifica, nell'ottobre scorso, per conto del CNEL, della portata complessiva della manovra.

D'altro canto, fa notare che anche delle misure presentate originariamente dal Governo come virtuose e produttive di gettito - prima fra tutte quella di revisione degli studi di settore - non è ancora definita la reale portata finanziaria, anche perché si susseguono indicazioni di esponenti della maggioranza relative a modifiche sostanziali anche di tale parte della manovra.

Le considerazioni esposte in precedenza sulla tenuta dei conti pubblici vanno correlate con l'incapacità dell'economia nazionale di cogliere le opportunità offerte da una congiuntura economica internazionale mai così favorevole e positiva, come mostrano i tassi di crescita media mondiale ed europea per il 2003.

In Europa, Italia e Germania, per motivi completamente diversi, mostrano una debolezza strutturale delle rispettive economie ma, mentre la nazione tedesca, dopo il più imponente ciclo espansivo degli investimenti del dopoguerra, soffre per un eccesso della capacità produttiva, e al contempo consolida le proprie quote di mercato all'estero, l'Italia perde competitività e non riesce ad incrementare la propria capacità produttiva. A suo parere, tale tendenza va ascritta anche ad errori sostanziali nell'impostazione della politica economica. Atteso che nel breve periodo non c'è alcun effetto immediato di crescita della ricchezza nazionale in forza di una riduzione del prelievo delle imposte, nel medio periodo gli eventuali benefici sul lato dell'offerta sono stati vanificati dalla politica degli annunci di riduzione delle imposte, non seguiti da una effettiva riforma fiscale. Rispetto al continuo rinvio della riduzione delle imposte infatti, si abbassa l'offerta di lavoro, poiché gli incrementi di produttività vengono posticipati al momento in cui verrà realizzato il beneficio fiscale. Tutto ciò considerato, appare evidente che la prospettata riduzione delle tasse è esclusivamente finalizzata a consolidare l'elettorato del partito di maggioranza relativa, mentre invece i percettori di redditi medi e soprattutto le famiglie monoreddito vengono sostanzialmente abbandonati a se stessi, proprio nel momento in cui, come si evince dalle analisi della Banca d'Italia, essi subiscono per la prima volta dal dopoguerra una contrazione del reddito in termini reali.

 

Interviene quindi il senatore BONAVITA (DS-U) il quale, dopo aver evidenziato la portata della manovra di aggiustamento dei conti per il 2005, descrive i profili maggiormente problematici dell'attuale contesto economico attuale. Sottolinea come nel Paese si verifichi una scarsa crescita economica ed un progressivo impoverimento della popolazione; la pressione fiscale negli ultimi anni risulta incrementata, mentre sempre minori risorse vengono destinate al sostegno dello sviluppo economico e dell’innovazione tecnologica. Rileva inoltre che alla perdita di competitività delle imprese si è accompagnata una progressiva erosione delle quote di mercato.

A fronte della situazione testè delineata, ritiene che il disegno di legge finanziaria in esame non appresti efficaci interventi di politica economica finalizzati a sostenere lo sviluppo dell’economia limitandosi, così come le manovre di bilancio degli ultimi anni, a porre in essere un intervento correttivo sui conti pubblici. Osserva inoltre che le operazioni di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e i condoni fiscali, risolvendosi in misure una tantum, non hanno prodotto gli effetti sperati in termini di gettito, determinando altresì una flessione delle entrate permanenti dovuta in massima parte all’incertezza normativa ingenerata.

Per quanto concerne il preannunciato emendamento del Governo in materia fiscale, rileva criticamente come, oltre a non essere previsto un parere da parte della Commissione, sia precluso un sostanziale e approfondito esame dei contenuti dello stesso da parte della Camera dei deputati, risultando in tal modo intaccato il fondamentale ruolo di controllo del Parlamento sul prelievo fiscale.

Conclusivamente, ribadisce che la finalità di incrementare il tasso di sviluppo economico e la competitività del Paese non può che essere perseguita tramite investimenti finalizzati a sostenere la ricerca tecnologica, l’innovazione dei prodotti ed il miglioramento della qualità degli stessi, mentre il rilancio della spesa per consumi, con riferimento ai lavoratori dipendenti, dovrebbe passare attraverso interventi sui salari, anziché mediante la leva fiscale.

Esprime pertanto, alla luce delle considerazioni svolte, un giudizio estremamente critico sui disegni di legge in esame, la cui impostazione non ritiene possa essere sostanzialmente modificata dal preannunciato emendamento governativo in materia fiscale.

 

Il presidente PEDRIZZI, non essendovi ulteriori iscritti a parlare, dichiara chiusa la discussione generale e dà la parola ai relatori e al rappresentante del Governo per le rispettive repliche.

 

Interviene quindi il senatore CANTONI (FI), relatore per la tabella 2 e per le parti di competenza della legge finanziaria, il quale dà atto ai rappresentanti dell'opposizione di aver formulato una serie di rilievi tecnici in parte comprensibili, anche in ragione della peculiarità delle condizioni nelle quali il Parlamento esamina la manovra complessiva per il 2005. Tutto ciò considerato, tuttavia, respinge con nettezza l'idea che le difficoltà economiche e lo squilibrio finanziario siano da attribuire esclusivamente alle scelte compiute dal Governo Berlusconi.

Il bilancio dei tre anni di legislatura, infatti, non può che partire dalla considerazione che l'eredità del centro-sinistra ha pesato significativamente in termini di squilibrio e di disordine dei conti pubblici. Appare inoltre paradossale l'insistenza sullo scenario internazionale di segno positivo, quando sono a tutti noti gli effetti devastanti di fattori esogeni all'economia italiana quali gli attacchi terroristici, la fine della bolla speculativa della new economy e l'arresto di "locomotive economiche" come quella degli Stati Uniti e della Germania. Sul fronte europeo, invece, l'esempio francese dimostra come il superamento del rapporto tra deficit e Pil non sia automaticamente causa di peggioramento dell'economia.

Non si può inoltre dimenticare l'erosione di importanti quote di mercato a danno dell'industria manifatturiera italiana, causata direttamente dall'apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro, apprezzamento che, tra l'altro, non accenna a diminuire. La perdita di importanti quote di mercato internazionali incide negativamente sugli utili aziendali e quindi sulla capacità produttiva. Di tutto questo non è assolutamente responsabile l'attuale Governo, che ha dovuto invece far fronte ad un'eredità di false privatizzazioni e di pesanti perdite di competitività dovute alla rigidità complessiva del sistema economico. Di fronte ad una crescita reale dello 0,4 per cento (nel 2001), appare miope accusare il Governo di errori di impostazione. Le importanti riforme del mercato del lavoro, del diritto societario, della scuola ed anche, in prospettiva, quella previdenziale, sono il segno della capacità innovativa del Governo, nonostante le difficoltà enunciate. Per quanto riguarda infine le ipotesi di riduzione del prelievo fiscale, sottolinea l'esigenza di contemperare le diverse opzioni che emergono all'interno della maggioranza, ma ritiene essenziale privilegiare i ceti meno abbienti, introdurre misure di sostegno della natalità ed operare incrementando il reddito disponibile delle famiglie.

 

Interviene quindi in replica il senatore KAPPLER(AN), relatore sulla tabella 1 e le relative parti di competenza della legge finanziaria, rilevando il carattere squisitamente politico degli interventi svolti dai rappresentanti dell'opposizione, in alcuni casi carenti di proposte alternative e con accenti polemici non condivisibili.

La manovra per il 2005 presenta punti di continuità importanti con i capisaldi della politica economica del centro-destra: riduzione della spesa pubblica e razionalizzazione della stessa in termini di lotta agli sprechi, contrasto all'evasione fiscale e coinvolgimento diretto degli enti decentrati in una politica rigorosa di finanza pubblica. Sul fronte fiscale, la prevista riduzione delle aliquote IRPEF non ha obiettivi elettoralistici, bensì trae origine dallo specifico mandato elettorale ricevuto dalla Casa delle libertà nel momento in cui ha vinto le elezioni politiche del 2001. In termini più specificatamente riferiti alle materie oggetto della propria relazione, l'oratore osserva che le misure di revisione degli studi di settore e l'ampliamento della base imponibile sono correlate direttamente ad un pieno coinvolgimento delle categorie interessate. Molto opportunamente il Governo reperisce risorse aggiuntive anche attraverso limitati incrementi tributari, su beni di consumo non necessari. Dal proprio punto di vista, inoltre appaiono infondate le critiche basate su una eventuale riduzione delle risorse a disposizione degli enti locali. Anche le tesi allarmistiche di un progressivo impoverimento delle classi medie andrebbe più cautamente confrontato con le reali condizioni dei consumatori italiani.

Conclude rivendicando pienamente la fondatezza teorica e la legittimità politica della riduzione del prelievo fiscale, sostenendo che essa, nel contesto internazionale e nelle condizioni finanziarie date, rappresenta un obiettivo politico che qualifica in positivo la politica del Centro-destra.

 

Il presidente PEDRIZZI, prendendo atto del concomitante impegno del rappresentante del Governo alla Camera dei deputati, rinvia alla seduta antimeridiana di domani lo svolgimento dell'intervento di replica da parte del Sottosegretario.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17.

 


FINANZE (6a)

giovedì 25 NOVEMBRE 2004

243a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 1 e 1-bis) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporti favorevoli con osservazioni)

 

Si riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.

 

Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta di ieri sono state svolte le repliche dei relatori.

 

Interviene quindi per la replica il sottosegretario CONTENTO, il quale rileva anzitutto come la manovra di bilancio, pur rispondendo essenzialmente all’esigenza di stabilizzazione dei conti pubblici, debba essere inquadrata nell’ottica del programma di Governo, che prevede, oltre al riequilibrio finanziario anche un provvedimento di riduzione della pressione fiscale - in particolare nei confronti di famiglie e piccole e medie imprese - e misure finalizzate al rilancio della competitività delle imprese.

Ai rilievi formulati circa la tardività della presentazione dell’emendamento del Governo in materia fiscale, risponde che in sede di approvazione parlamentare della Nota di variazione era stato formulato l’invito al Governo a presentare tale misura nell’ambito dell’esame del disegno di legge finanziaria per il 2005, e che tale termine verrà rispettato, pur concordando sul fatto che una più sollecita predisposizione avrebbe consentito un esame maggiormente approfondito.

Fa poi notare come la riduzione delle aliquote Irpef fosse sin dal principio della legislatura una misura inclusa nel programma di Governo, e come non si sia proceduto in tale direzione immediatamente, per il mutato contesto economico. Infatti, rileva come la congiuntura economica internazionale sfavorevole abbia influito in modo decisivo sulla situazione del Paese, analogamente a quanto avvenuto negli altri Stati membri dell’Unione europea; relativamente ai dati sull’andamento del commercio mondiale, fa osservare che nel medio periodo si evidenzia un rallentamento della crescita ed un mutamento dello scenario complessivo principalmente dovuto al ruolo di primo piano assunto dalle economie dei Paesi emergenti.

Evidenzia quindi come, a fronte della progressiva perdita del potere di acquisto da parte delle famiglie, anche in conseguenza delle ricadute dell’introduzione dell’euro, il Governo si accinga a ridurre la pressione fiscale, non senza aver preventivamente provveduto - com'è giusto - al riassetto della spesa pubblica. A tale ultimo proposito, sottolinea come l’introduzione del limite massimo alla crescita della spesa della Pubblica Amministrazione incida su tutti i segmenti della spesa pubblica. D'altro canto le modifiche all'articolo 6 del disegno di legge finanziaria in base al patto di stabilità testimoniano della capacità di ascolto del Governo rispetto a indicazioni parlamentari.

In ordine all’esigenza da più parti sottolineata della necessità di un sostegno alla ripresa economica del Paese, rileva come l’Esecutivo intenda agire su un duplice versante: da un lato, la riduzione dell’imposizione fiscale e della spesa pubblica - pur senza incidere sulla spesa per i servizi sociali e, in particolare, nel settore sanitario, - dall’altro adottando misure di supporto alla competitività delle imprese, da modulare a seconda del contesto economico, non esistendo soluzioni valide in astratto sempre e comunque. Su tale ultima problematica, evidenzia peraltro la disponibilità del Governo a prendere in considerazione anche i suggerimenti provenienti dall’opposizione.

Per quanto concerne la problematica relativa alla possibile revisione del patto di stabilità, fa presente che le difficoltà connesse all’esigenza del rispetto dei parametri di Maastricht non si sono presentate solamente in Italia, bensì anche negli altri Paesi europei, i quali hanno egualmente risentito della sfavorevole congiuntura economica nazionale.

Conclude auspicando un dialogo costruttivo tra le forze politiche nell’interesse del Paese, a fronte di uno scenario che si presenta estremamente incerto e difficile.

 

Il presidente PEDRIZZI, preso atto della mancata presentazione di emendamenti e ordini del giorno riferiti alle tabelle e alle parti del disegno di legge finanziaria di competenza della Commissione, avverte che si passerà all'esame del rapporto sulle tabelle nn. 1 e 1-bis e alle relative parti di competenza del disegno di legge finanziaria.

 

Il relatore KAPPLER (AN) illustra una proposta di rapporto favorevole con osservazioni sulle tabelle nn. 1e 1-bis e sulle relative parti di competenza del disegno di legge finanziaria del seguente tenore:

La 6a Commissione permanente, esaminato lo stato di previsione dell'entrata per l'anno 2005 nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, esprime, parere favorevole con le seguenti osservazioni.

In termini di indirizzi generali di politica tributaria la Commissione sostiene l'obiettivo di dare continuità alla attuazione dei principi recati dalla legge di delega di riforma del sistema tributario statale, attraverso un secondo ed incisivo intervento a sostegno del reddito disponibile con una significativa riduzione delle aliquote dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.

In relazione alle risultanze finora emerse dall'indagine conoscitiva sul trattamento fiscale dei redditi familiari, infatti, e con l'obiettivo di difendere il reddito disponibile dalla erosione indotta dall'aumento dei prezzi dei beni di più largo consumo, la Commissione sostiene l'obiettivo di ridurre il prelievo fiscale sui redditi familiari, riequilibrando anche il tradizionale svantaggio delle famiglie monoreddito; in particolare la Commissione giudica prioritario un intervento tributario che incrementi la deducibilità degli oneri sostenuti per i figli a carico: appare necessario indirizzare al secondo figlio specifiche misure di sostegno fiscale e quindi contribuendo in tal modo anche ad incentivare il tasso di natalità.

Per quanto riguarda inoltre il recupero di risorse da destinare a tale riduzione fiscale, la Commissione apprezza in particolar modo le misure recate dal disegno di legge finanziaria volte a contrastare l'evasione fiscale e a dare certezza e tranquillità ai contribuenti attraverso l'applicazione su larga scala della pianificazione tributaria concordata.

La Commissione apprezza infine le norme volte a rivedere, in maniera concordata con le categorie produttive interessate, gli strumenti di definizione induttiva degli imponibili contenuti negli studi di settore.

La Commissione sottopone infine alla Commissione di merito alcune osservazioni concernenti gli articoli 38 e 40 del disegno di legge n. 3223.

 

Disciplina delle locazioni

- con riferimento all'articolo 38, comma 11, il quale esclude l'applicazione di alcuni poteri di accertamento da parte dell'Amministrazione finanziaria relativamente ai redditi di fabbricati derivanti da locazione, valuti la Commissione di merito l’opportunità di rivedere la formulazione della disposizione, sostituendo il riferimento al valore catastale dell'immobile con quello dell'effettivo reddito derivante dai canoni di locazione;

- valuti la Commissione di merito l’opportunità di sopprimere ilcomma 15 dell'articolo 38, il quale prevede la nullità dei contratti di locazione di unità immobiliari non registrate, in quanto tale previsione appare in contrasto con le previsioni dello Statuto dei diritti del contribuente, nonché con le disposizioni del codice civile in materia di nullità.

 

Pianificazione fiscale

- valuti la Commissione di merito, con riferimento all'articolo 40, comma 2,lettera b), la possibilità di modificare tale previsione, procedendo all'esclusione dalla pianificazione fiscale concordata dei soggetti che non erano in attività al 1° gennaio 2004, invece che quelli non in attività al 1° gennaio 2002, così da ampliare la platea dei soggetti interessati al nuovo istituto; escludere questi ultimi può rappresentare una considerevole limitazione alla fruizione della pianificazione da parte di soggetti in attività, al periodo d'imposta 2005, primo tra quelli relativi al triennio oggetto di adesione, già da quattro anni;

- valuti la Commissione di merito, con riferimento all'articolo 40, comma 6, la possibilità di ampliare le fattispecie inibitorie dei poteri di accertamento ordinariamente attribuiti all'Amministrazione finanziaria anche con riferimento a quelle esercitabili in base all'articolo 41-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 - cosiddetti "accertamenti parziali" - salvo i casi in cui dai processi verbali di constatazione redatti e dalle segnalazioni risultino elementi che consentono di presumere condotte che integrano i requisiti per l'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli da 2 a 5, 8, 10 e 11 del decreto legislativo n. 74 del 2000;

- valuti la Commissione di merito, con riferimento all'articolo 40, comma 10, l'eventualità di prevedere l'ampliamento dell'inoperabilità dell'inibizione dei poteri di accertamento e dei benefici in materia di aliquote fiscali agevolate ed esenzione dalla contribuzione previdenziale di cui al comma 6 del medesimo articolo 40, nei casi in cui vengano constatate condotte del contribuente che integrano i requisiti per l'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli da 2 a 5, 8, 10 e 11 del decreto legislativo n. 74 del 2000;

- si osserva che la formulazione del comma 13 dell'articolo 40, che prevede l'introduzione di un meccanismo di revisione automatico, sulla base degli indici ISTAT, delle risultanze degli studi di settore, potrebbe snaturare il carattere degli studi stessi, essendo preferibile invece la revisione degli stessi, anche al fine di tenere conto delle effettive variazioni di redditività, in aumento o in diminuzione che possono essersi verificate nei vari settori di attività;

- con riferimento al comma 19 dell'articolo 40, esprime una qualche riserva sulla non esclusione degli accertamenti sulla base degli studi di settore dei contribuenti in contabilità ordinaria, senza subordinare tale possibilità ad alcuna condizione;

- con riferimento al comma 34 dell'articolo 40, il quale prevede che il versamento dell'imposta comunale sugli immobili si esegue utilizzando esclusivamente il modello F24, valuti la Commissione di merito la possibilità di riformulare la disposizione, nel senso di mantenere l'opzione a effettuare il versamento anche con gli strumenti già attualmente previsti".

 

A giudizio del senatore CAMBURSANO (Mar-DL-U), il disegno di legge finanziaria presenta, senza che di ciò emerga chiara consapevolezza, una serie di misure che incrementano la pressione fiscale complessiva: al di là degli annunci quindi, il Governo ha già scelto una strada di inasprimento del prelievo di cui occorre prendere atto. In secondo luogo, la manovra di aggiustamento dei conti pubblici, fondata su tagli alle spese e aggravi di imposta, non appare sufficientemente solida e credibile, così come dimostrato dal "Rapporto di consenso" prodotto per il CNEL da primari istituti di ricerca economica. Le previsioni degli esperti indicano un netto peggioramento del rapporto tra il deficit e il PIL per il 2005, anche in ragione di voci di entrata e spesa, rispettivamente sovrastimate e sottostimate, in modo tale da minare la credibilità dell'intera impalcatura finanziaria. In particolare, sono incerte le stime sulle maggiori entrate derivanti da misure di valorizzazione del patrimonio pubblico, mentre sono assolutamente sovrastimati i risparmi di spesa cifrati in circa 2 miliardi di euro. L'aspetto certamente più allarmante, e dal quale oggettivamente non si può prescindere, è il crollo dell'avanzo primario: attualmente esso si attesta intorno al 2 per cento, mentre invece era di oltre il 5 per cento rispetto al Pil nel 2001.

Gli aggravi di imposta per il 2005 riguardano l'aumento dell'aliquota erariale sulle vincite del lotto, l'accisa sui tabacchi, l'imposta sostitutiva sugli atti giudiziari, la modifica della base imponibile per il calcolo dell'Ici, la revisione degli studi di settore e, per finire, il non ancora smentito pedaggio per la circolazione su tratti di strade di competenza dell'Anas. Una semplice sommatoria degli effetti delle citate disposizioni con il mancato intervento di salvaguardia sui redditi percepiti a titolo di trattamento di fine rapporto dopo il varo della legge finanziaria per il 2003 e il taglio delle spese, dimostra come il Governo si accinge a ridurre le risorse disponibili delle imprese e delle famiglie per circa 14 miliardi di euro.

In tale contesto, si susseguono gli annunci su ipotesi di riduzione delle aliquote dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.

La maggioranza di Governo appare distante dalle effettive esigenze del Paese, Se si tiene conto delle condizioni reali dell'economia italiana e di comparti fondamentali della società. L'oratore poi critica in maniera analitica le ipotesi di modifica dei parametri di calcolo dei criteri fissati dal Trattato di Maastricht, facendo osservare che l'Italia, in ragione dell'elevatissimo rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo, potrebbe essere costretta ad attuare manovre di rientro nei prossimi due anni dell'ordine complessivo di circa 36 miliardi di euro, per rientrare nei parametri. Esprime viva preoccupazione, infine, in relazione alle anticipazioni comparse sulla stampa in merito alle modalità di copertura delle minori entrate derivanti dall'ipotizzata riduzione delle aliquote Irpef: finanziare il taglio delle imposte attraverso una proroga del condono edilizio significa minare definitivamente la stabilità dei conti pubblici e proseguire su una strada dissennata di sanatorie e condoni. Di fronte alla incontrovertibilità dei dati sull'andamento effettivo dei conti pubblici, esprime poi il dubbio che la maggioranza di Governo stia scientemente operando per fini elettoralistici, senza alcuna valutazione delle conseguenze sull'equilibrio dei conti pubblici. Ritiene di aver così motivato il voto contrario della propria parte politica sulla proposta di rapporto favorevole.

 

Il senatore EUFEMI (UDC) sottolinea in premessa l'esigenza di operare in continuità rispetto agli indirizzi contenuti nel Documento di programmazione economica e finanziaria, osservando come il tema del rilancio della competitività delle imprese debba rimanere al centro del dibattito. A suo giudizio lo schema di rapporto illustrato dal senatore Kappler avrebbe dovuto contenere uno specifico accenno agli interventi volti ad attenuare il peso dell'imposta regionale sulle attività produttive sui conti aziendali. Rammenta come sia già emersa una proposta di una modifica della disciplina Irap al fine di favorire le nuove assunzioni (con una maggiorazione dell'agevolazione per i neoassunti delle imprese localizzate nel Mezzogiorno) gli investimenti in ricerca, e per estendere l'area di non tassabilità del reddito di impresa per le aziende di minore dimensione. In riferimento alle misure di sostegno alle imprese, tra l'altro, sottolinea l'esigenza di raccomandare alla 5a Commissione permanente di prevedere un incremento dello stanziamento riferito all'Artigiancassa, per il ruolo che essa svolge a sostegno delle piccole e medie imprese.

Per quanto riguarda invece le osservazioni riferite al trattamento fiscale dei redditi familiari, l'accenno al sostegno al secondo figlio va certamente nella direzione auspicata, ma ricorda come una misura complessiva di riequilibrio non può che partire dalla revisione del sistema impositivo dei redditi delle famiglie che introduca il metodo del quoziente familiare.

A suo parere non possono però essere dimenticate altre questioni direttamente connesse con le spese affrontate dalla famiglie. Per le attività di cura e di assistenza degli anziani si ricorre al lavoro sommerso: pertanto, l'introduzione di una detrazione o deduzione delle spese per tali attività avrebbe anche l'effetto indiretto di far emergere nuova base imponibile. Più in generale, ritiene essenziale elevare la soglia di detraibilità (attualmente al 19 per cento) di determinati oneri, poiché al momento la percentuale indicata non rende conveniente l'eventuale rispetto degli obblighi di rendicontazione di tali spese.

Per quanto riguarda invece il tema più generale del contrasto all'evasione, sottolinea come andrebbe affrontata la questione della diffusa elusione degli obblighi fiscali relativamente all'acquisto di autovetture che, fittiziamente, vengono contabilizzate come costi da parte di professionisti ed autonomi.

Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare pubblico, ribadisce la preoccupazione, già espressa nei mesi scorsi, che gli interventi sul patrimonio immobiliare del Ministero della Difesa vadano riequilibrati con misure che affrontino la questione degli inquilini sine titulo, in modo da evitare un contenzioso incerto nei tempi e oneroso per le parti.

Sull'ipotesi di introdurre il pedaggio per strade appartenenti all'Anas, ritiene, che sia appropriato coinvolgere nei costi di manutenzione gli utenti delle opere pubbliche; e più in generale sostiene che l'introduzione di una tassa di scopo per effettuare importanti investimenti nel settore ferroviario possa rappresentare una soluzione teoricamente inattaccabile e concretamente utile per il sistema dei trasporti nazionale.

Per quanto concerne invece la prevista manovra di riduzione delle aliquote dell'imposta sui redditi delle persone fisiche, lamenta l'assenza di una proposta chiara e definitiva del Governo, sottolineando la necessità che ci sia una valutazione approfondita delle modalità di copertura delle minori entrate, richiamando l'attenzione sulla esigenza di tenere sotto controllo l'andamento dei conti pubblici

Passando poi a commentare le osservazioni svolte dal relatore su specifiche disposizioni della legge finanziaria, ritiene che l'osservazione in merito alle modalità di versamento dell'imposta comunale sugli immobili possa essere integrata con una sollecitazione a non ridurre i margini di scelta degli enti locali. In merito invece all'imposizione sui redditi delle locazioni immobiliari, ritiene preferibile sottoporre tali redditi ad una imposta sostitutiva con aliquota al 12,50 per cento. Dopo aver commentato con preoccupazione il rischio che la tempistica della revisione degli studi di settore non consenta di ottenere il gettito previsto, conclude il proprio intervento richiamando l'attenzione sulla esigenza di tener conto dei contribuenti cosiddetti "incapienti", per evitare che la prevista riduzione delle imposte non vada a beneficio proprio dei redditi più bassi.

 

Il senatore KAPPLER (AN), alla luce dei rilievi emersi nel corso del dibattito, modifica la proposta di rapporto favorevole nel senso di inserire, nell’osservazione relativa alla riduzione del prelievo fiscale sui redditi familiari, l’esplicito riferimento al metodo del quoziente familiare. Ulteriori integrazioni riguardano la menzione della necessità di rivolgere maggiore attenzione a misure che possano favorire anziani in difficoltà economica che abbiano bisogno di assistenza, nonché l’espressione di un invito al Governo affinché valuti un eventuale allargamento del sistema delle detrazioni fiscali.

 

Il senatore TURCI (DS-U) illustra a sua volta una proposta di rapporto relativo alle tabelle nn. 1 e 1-bis e sulle relative parti di competenza del disegno di legge finanziaria, recante la propria firma e quelle dei senatori D'amico, De Petris, Marino, Pasquini, Castellani, Cambursano, Brunale e Bonavita del seguente tenore:

 

"La 6a Commissione permanente,

premesso che,

la manovra finanziaria per il 2005 predisposta dal Governo ha un carattere recessivo e non fornisce risposte ai problemi più urgenti del paese, da quello del rischio del declino economico a quello della distribuzione sperequata del reddito, dalla riduzione del potere d'acquisto dei ceti popolari alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, dalla ulteriore marginalizzazione delle aree svantaggiate del paese alle necessità di modernizzazione del welfare;

sul piano istituzionale, si tende a svuotare il ruolo del Parlamento in merito all'analisi e all'approvazione della manovra finanziaria, rendendo sempre più ampia la discrezionalità dell'Esecutivo nel presentare le proprie proposte e nel modificare le decisioni e gli indirizzi assunti dal Parlamento;

paradossalmente, in sede di manovra finanziaria per il 2005, alla Commissione Finanze non verrà consentito l'esame della proposta fiscale più volte annunciata dal Governo;

considerato che,

la manovra di 24 miliardi di euro, costituita da interventi di riduzione della spesa (tetto del 2 per cento per la pubblica amministrazione e gli enti locali, tagli alla spesa corrente e in conto capitale), da entrate una tantum (dismissioni immobiliari dirette e cartolarizzazioni), da interventi di manutenzione del gettito ( studi di settore, revisione degli estimi catastali e affitti) appare poco credibile - come evidenziato dal Fondo monetario internazionale, dalla Corte dei Conti, dalla Banca d'Italia e documentato dal "Rapporto di consenso" per il CNEL redatto in collaborazione dal Cer, dal Ref e Prometeia - e tale da non consentire il raggiungimento degli obiettivi, per l'anno 2005, di contenimento del deficit entro la soglia del 3 per cento del PIL. Ciò in piena continuità con i provvedimenti adottati nel corso degli ultimi tre anni dal governo di centro-destra che hanno condotto il Paese sull'orlo del dissesto finanziario, senza peraltro incidere in modo significativo sulla riduzione della pressione fiscale a carico dei cittadini;

la manovra è incoerente con gli obiettivi di rilancio dell'economia in quanto colpisce -attraverso la diminuzione dei trasferimenti di risorse, la revisione degli studi di settore e la cosiddetta pianificazione fiscale concordata - le imprese e i lavoratori autonomi, in particolare quelli del mezzogiorno, in un momento economico congiunturale difficile, nel quale la sottrazione di risorse al sistema produttivo si configura come un ulteriore fattore di rallentamento dell'economia del nostro paese;

l'applicazione di nuovi tetti di spesa per le regioni, gli enti locali e l'università, oltre a limitare fortemente la capacità di gestione amministrativa, di spesa e di investimento degli enti medesimi, ha come conseguenza l'inevitabile taglio dei servizi per i cittadini, ovvero l'aumento dei costi e delle tariffe dei medesimi servizi, nonché delle imposte locali;

tenuto conto che,

la manovra non contiene misure per la restituzione del fiscal drag, ovvero misure contro il silenzioso ma costante aumento della pressione fiscale sui redditi reali dei cittadini;

non sono previste misure per la restituzione di oltre 1 miliardo di euro di tassazione indebita sul TFR, posta a carico dei contribuenti a seguito dell'entrata in vigore del primo modulo della riforma fiscale e della mancata applicazione della clausola di salvaguardia prevista dalla medesima riforma; esprime parere contrario".

Evidenzia criticamente come nella manovra siano assenti misure finalizzate al rilancio dell'economia: infatti, il mutato contesto economico internazionale imporrebbe la necessità di riposizionamento dell’apparato produttivo nazionale.

Inoltre, sottolinea come la gestione della finanza pubblica perda inevitabilmente credibilità qualora non si proceda ad una decisa opera di risanamento dei conti. In tale ambito, ritiene che procedere ad una riduzione della pressione fiscale in presenza di un debito pubblico elevato determini una necessità di copertura che inevitabilmente produrrà negative conseguenze in termini di finanza pubblica e lascia presagire l’insorgere della necessità di procedere a nuovi interventi correttivi sui conti. Reputa inoltre che a tale riduzione della pressione fiscale non necessariamente corrisponderanno gli auspicati effetti in termini di crescita delle spese per consumi.

 

Su richiesta dei senatori CANTONI (FI) e AGOGLIATI (FI), precisa che per misure a sostegno dello sviluppo economico del Paese intende interventi selettivi a favore delle imprese che effettuano investimenti finalizzati al progresso tecnologico dei prodotti e a favore delle Università e degli istituti di ricerca scientifica.

Conclude rilevando criticamente come il testo del disegno di legge finanziaria rechi numerosi aumenti d’imposta, citando a titolo esemplificativo il tributo sui tabacchi lavorati.

Ritiene di aver così motivato a nome della propria parte politica il voto contrario sulla proposta di rapporto illustrata dal senatore Kappler.

 

Interviene poi per dichiarazione di voto favorevole sulla proposta di rapporto illustrata dal senatore Kappler il senatore COSTA (FI) il quale, anche a nome della propria parte politica, esprime apprezzamento per le disposizioni recate dal disegno di legge finanziaria sulle materie della famiglia e della pianificazione fiscale concordata.

Auspica peraltro un intervento sui termini del condono fiscale di cui all’articolo 9-bis della legge finanziaria per il 2003 e l’introduzione, per le aree del Mezzogiorno, di un sistema di tassazione differenziata finalizzato al riequilibrio economico tra le diverse aree del Paese.

Esprime infine una valutazione positiva per quanto concerne la preannunciata riduzione della pressione fiscale, la quale non potrà certamente produrre effetti sfavorevoli nei confronti dei contribuenti e, in generale, con riferimento all’operato del Governo nell’ambito della presente manovra di bilancio.

 

Interviene poi il senatore BALBONI (AN) il quale preannuncia, anche a nome della propria parte politica il voto favorevole sulla proposta di rapporto formulata dal senatore Kappler.

Ai rilievi critici del senatore Cambursano replica che l’ingente ammontare del debito pubblico è in larga parte riferibile non tanto all’operato dell’attuale Esecutivo quanto alla situazione dei conti pubblici esistente al termine della scorsa legislatura e, quindi, all’Esecutivo di centro sinistra.

Per quanto concerne la preannunciata riduzione della pressione fiscale, evidenzia come tale intervento costituisca attuazione della programmata riforma del sistema tributario nel suo complesso e come essa appaia ampiamente condivisibile, poiché una maggiore equità dell’assetto tributario consentirà la diminuzione dell’evasione fiscale e della quota di economia sommersa.

 

Interviene quindi il senatore EUFEMI (UDC) per dichiarazione di voto favorevole sulla proposta di rapporto del senatore Kappler, con le modifiche accolte.

Verificata la presenza del numero legale per deliberare, il presidente PEDRIZZI pone quindi in votazione la proposta di rapporto favorevole con osservazioni formulata dal senatore Kappler, inclusiva delle modifiche da ultimo illustrate, la quale risulta approvata a maggioranza.

Risulta pertanto preclusa la votazione del rapporto di minoranza riferito alle tabelle nn. 1 e 1-bis e alle relative parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il PRESIDENTE invita il senatore Cantoni ad illustrare la proposta di rapporto.

 

Il senatore CANTONI (FI), relatore per le tabelle nn. 2 e 2-bis e le relative parti di competenza del disegno di legge finanziaria illustra il seguente schema di rapporto:

 

"La 6a Commissione,

premesso

che il rilancio della competitività dell'economia nazionale è l'obiettivo principale della politica economica e finanziaria, soprattutto nel contesto difficile della congiuntura internazionale, caratterizzata dall'apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro e dalla crescita delle economie emergenti come ad esempio quella cinese, che si giova di condizioni giuridiche e sociali al di sotto dei livelli dei Paesi più industrializzati;

che tale azione di rilancio passa necessariamente per la costruzione di infrastrutture materiali e immateriali in grado di colmare la inadeguata dotazione dell'Italia rispetto agli altri Paesi industriali;

che sono assolutamente indispensabili agevolazioni e sostegno pubblico alle attività di ricerca e di innovazione per incrementare la produttività;

considerato

che, contemporaneamente, appare necessario varare una riforma fiscale che sia in grado di ridurre i vincoli che oggi frenano la crescita dell'Italia, dando maggiori risorse alle imprese e alle famiglie;

che occorre avviare una discussione sulle modalità applicative e sull'interpretazione dei vincoli imposti dal rispetto dei parametri fissati con il trattato di Maastricht, in particolare il criterio di calcolo del rapporto tra il deficit e il Prodotto interno lordo attualmente al 3 per cento, pure importanti ai fini della salvaguardia della stabilità monetaria. Tale discussione, finalizzata ad una maggiore flessibilità degli stessi, ovvero una loro diversa interpretazione, appare ormai necessaria per il rilancio dell'economia italiana riducendo la spesa corrente e rilanciando quella per gli investimenti;

che il contenimento della spesa corrente costituisce uno dei pilastri dell'azione di rilancio dell'economia per liberare risorse pubbliche e private;

che una componente essenziale della spesa pubblica è rappresentata dalle uscite attribuite al comparto degli enti locali;

che la manovra finanziaria per il 2005 e per gli anni successivi opportunamente mantiene un giusto equilibrio tra il contenimento della spesa e il reperimento di ulteriori risorse finanziarie da parte degli enti locali,

la Commissione valuta positivamente le norme finalizzate al coinvolgimento diretto degli enti locali nel rispetto del Patto di stabilità interno e considera opportuna la sospensione dell'efficacia degli aumenti dell'addizionale regionale e comunale IRPEF per gli anni 2005-2006;

invita peraltro la Commissione di merito a valutare con estrema attenzione che l'articolo 6, comma 30, del disegno di legge si intenda riferito anche alla sospensione delle maggiorazioni dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, chiarendo una formulazione che, al momento non appare inequivoca.

Esprime quindi parere favorevole sulle tabelle 2 e 2-bis e sulle parti corrispondenti del disegno di legge n. 3223.

Con riguardo poi alle disposizioni in materia di consorzi di garanzia collettiva dei fidi, inserite al comma 5 dell'articolo 31 del disegno di legge finanziaria per il 2005, considerata la necessità di coordinare tali norme con quelle elaborate in materia dalla Commissione, contenute nel testo approvato dal Comitato ristretto recante modifiche all'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, al fine di non disperdere l'approfondito lavoro svolto sulla materia da questa Commissione, si raccomanda di recepire nei termini più ampi possibili i contenuti del testo unificato all'esame della Commissione Finanze e tesoro."

In ragione delle specifiche osservazioni avanzate dai senatori Costa ed Eufemi in precedenza, correlate comunque a questioni attinenti ai disegni di legge per le parti di sua competenza, accoglie la proposta di modificare il rapporto testé illustrato con una sollecitazione alla Commissione Bilancio finalizzata ad adeguare la dotazione finanziaria del fondo gestito dall'Artigiancassa con una specifica misura incrementativa dello stanziamento recato dalla tabella D della legge finanziaria, in ragione del ruolo svolto a sostegno del tessuto delle piccole imprese. Inoltre accoglie la sollecitazione del senatore Costa a fare uno specifico riferimento alla esigenza di utilizzare la fiscalità di vantaggio per attrarre investimenti nel Mezzogiorno.

 

Dopo un intervento del sottosegretario CONTENTO, il relatore CANTONI (FI) specifica che la discussione dei criteri di calcolo dei parametri comunitari è necessaria per il rilancio non solo dell'economia italiana ma anche di quella europea.

 

Il senatore PASQUINI (DS-U) motiva il parere contrario della propria parte politica sullo schema di rapporto testé illustrato dal senatore Cantoni, osservando come esso eluda la questione fondamentale che emerge dall'analisi della manovra predisposta dal Governo e cioè che essa, disomogenea e frammentata, ha comunque pericolosi effetti recessivi sul tessuto economico e sugli enti locali. A suo parere il relatore ha evitato di dare spiegazioni circa il percorso che ha condotto il Governo a presentare una manovra correttiva e di aggiustamento dei conti pubblici che, per volume, rappresenta uno degli interventi più massicci posti in essere negli ultimi decenni.

Una manovra che è tutta sbilanciata sul tentativo di riequilibrare i conti pubblici, senza nessun accenno a misure di rilancio della competitività.

L'oratore ricorda poi che l'avanzo primario e la percentuale tra debito e PIL raggiunti durante il Governo di centro-sinistra testimoniano di una correttezza ed equilibrio nella conduzione della finanza pubblica che non appartiene certo al Governo in carica. Mentre l'avanzo primario si attesta ormai con difficoltà intorno al 2 per cento, vengono preannunciate misure di riduzione del prelievo dalle quali si attendono mirabolanti effetti positivi in termini macro-economici. Viceversa, l'economia italiana avrebbe bisogno di misure particolari indirizzate alle aziende, di sostegno alle attività di ricerca e di innovazione di processo e di prodotto, che possono dare risultati concreti nel medio periodo. Inoltre, dopo aver insistito sulla aleatorietà delle stime di entrata e spesa per il prossimo esercizio, paventa il rischio che un deterioramento dell'equilibrio dei conti pubblici possa determinare una riduzione del rating internazionale del Paese ed una conseguente crescita del costo del servizio del debito pubblico.

Esprime poi una valutazione specifica sulla particolare questione della disciplina dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi: ricorda, infatti, l'orientamento, pressoché unanime, della Commissione di contrarietà rispetto alle modifiche apportate in tema dalla Camera dei deputati nel disegno di legge finanziaria e come, invece, essa fosse orientata a inserire nel disegno di legge finanziaria le disposizioni all'esame della Commissione Finanze e tesoro medesima in tema di confidi.

Ferma restando la contrarietà di ordine generale sul rapporto, richiama l'attenzione del relatore sulla possibilità di modificare il testo sulla specifica questione tenendo conto di tali orientamenti, preannunciando peraltro la presentazione di emendamenti per conto della propria parte politica in Commissione Bilancio.

Dà quindi per illustrato il seguente rapporto di minoranza recante la propria firma unitamente a quella dei senatori Turci, D'amico, De Petris, Marino, Castellani, Cambursano, Brunale, Bonavita:

 

"La 6a Commissione Finanze,

esaminate, per le parti di competenza, la tabella n. 2, Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005, del disegno di legge C. 5311, recante «Bilancio dello Stato per l'anno 2004 e bilancio pluriennale 2005-2007", e le connesse parti del disegno di legge C. 5310-bis, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria per l'anno 2005) »;

sottolineato come le disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 del disegno di legge finanziaria, recanti limiti all'incremento delle spese delle pubbliche amministrazioni, incidono negativamente, secondo la documentazione fornita dal Ministero dell'economia e delle finanze, sugli stanziamenti relativi alle Agenzie fiscali, al SECIT ed alla Guardia di Finanza, compromettendone la funzionalità e la operatività nell'azione di contrasto all'evasione fiscale;

considerato altresì che si riducono gli stanziamenti per i rimborsi dei crediti d'imposta dovuti ai contribuenti ed alle imprese, e che nulla è previsto per esten­dere l'applicazione della clausola di salvaguardia ai trattamenti di fine rapporto, delibera di riferire in senso contrario".

 

Il presidente PEDRIZZI, in relazione allo specifico argomento dei confidi, in riferimento alle osservazioni svolte dal senatore Pasquini, ritiene opportuno verificare l'orientamento della Commissione circa la possibilità di presentare un emendamento condiviso volto ad inserire nel disegno di legge finanziaria il testo predisposto dalla Commissione.

 

Interviene per dichiarazione di voto il senatore GENTILE (FI) che preannuncia il voto favorevole della propria parte politica sul rapporto predisposto dal relatore.

 

Interviene quindi il senatore BALBONI (AN), il quale, pur convenendo con le osservazioni favorevoli contenute nel rapporto, propone al senatore Cantoni di modificare solo l'osservazione concernente i consorzi di garanzia collettiva dei fidi: ciò al fine di rafforzare ulteriormente la raccomandazione a recepire il lavoro compiuto dalla Commissione finanze, eliminando, eventualmente, il riferimento al coordinamento tra quanto approvato dalla Camera dei deputati in materia e le disposizioni varate dal Comitato ristretto della Commissione.

 

Dopo un intervento del senatore CANTONI (FI), interviene il senatore EUFEMI (UDC) che motiva il voto favorevole sullo schema di rapporto predisposto dal senatore Cantoni per quanto riguarda in generale i contenuti delle tabelle nn. 2 e 2-bis e delle parti di competenza della legge finanziaria.

Viceversa, sulla specifica questione dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi non condivide la proposta del Presidente di sottoscrivere un emendamento condiviso volto ad inserire nel disegno di legge finanziaria l'articolato predisposto dalla Commissione in tale materia: da un lato, le disposizioni approvate dalla Camera dei deputati di modifica dell'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003 non coincidono con gli indirizzi emersi in Commissione; né d'altro canto è stato possibile finora avere una chiara valutazione del Governo circa gli indirizzi da seguire. Ricorda inoltre di aver sollecitato più volte nel corso dei lavori del Comitato ristretto una modifica dell'articolo 13 citato volta a sopprimere il comma 43 dello stesso. Non avendo registrato consenso su tale indicazione non ritiene possibile convergere su una proposta emendativa unitaria.

Purtuttavia ritiene condivisibile la proposta del senatore Balboni di espungere dal rapporto predisposto dal senatore Cantoni l'indicazione di coordinare i contenuti del comma 5 dell'articolo 31 del disegno di legge finanziaria, come approvato dalla Camera dei deputati, e le disposizioni in materia di confidi all'attenzione della Commissione.

 

Il presidente PEDRIZZI, prendendo atto della discussione, chiarisce che è orientato a presentare comunque un suo specifico emendamento al disegno di legge finanziaria in tema di confidi.

 

Il sottosegretario CONTENTO esprime l'opinione che la proposta avanzata dal senatore Balboni sulla specifica materia dei confidi rafforzi sostanzialmente il lavoro di approfondimento compiuto dalla Commissione in tema di consorzi di garanzia collettiva dei fidi. Dichiara pertanto la disponibilità dell'Esecutivo a valutare attentamente i contenuti del testo unificato predisposto in tale materia.

 

Il senatore PASQUINI (DS-U) condivide le osservazioni da ultimo espresse dal presidente Pedrizzi, specificando peraltro che il suo orientamento è limitato esclusivamente alla parte del rapporto relativo ai Confidi.

 

Il senatore CANTONI (FI), preso atto dell'orientamento emerso, modifica il rapporto precedentemente predisposto, sottoponendo alla Commissione un testo del seguente tenore:

"Con riguardo poi alle disposizioni in materia di consorzi di garanzia collettiva dei fidi, inserite al comma 5 dell'articolo 31 del disegno di legge finanziaria per il 2005, considerate le norme elaborata in materia dalla Commissione, contenute nel testo approvato dal Comitato ristretto recante modifiche all'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, al fine di non disperdere l'approfondito lavoro svolto sulla materia da questa Commissione, si raccomanda di recepire nel disegno di legge finanziaria, nei termini più ampi possibili, i contenuti del testo unificato all'esame della Commissione Finanze e tesoro".

 

Preso atto della modifica al rapporto testé illustrata dal relatore Cantoni, il PRESIDENTE propone alla Commissione di votare per parti separate la proposta di rapporto, chiarendo peraltro che tale procedura non intende in alcun modo coinvolgere l'opposizione in un voto sul complesso delle tabelle nn. 2 e 2-bis.

A suo parere infatti potrebbe risultare significativa una convergenza della Commissione su un'unica questione, che non attiene al confronto sul complesso della manovra di bilancio.

 

Il senatore PASQUINI (DS-U) ritiene appropriate tali specificazioni.

Viene quindi posta in votazione l'osservazione concernente la materia dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi, nel testo da ultimo proposto dal relatore, che viene approvata all'unanimità.

Viene poi posta ai voti la proposta di rapporto favorevole con le osservazioni riferite alle tabelle nn. 2 e 2-bis e alle parti di competenza della legge finanziaria che viene approvata a maggioranza.

Risulta pertanto preclusa la votazione del rapporto di minoranza riferito alle tabelle nn. 2 e 2-bis e alle relative parti del disegno di legge finanziaria.

 

La seduta termina alle ore 11,45.


ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

343a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb.7 e 7-bis) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2005

(Tabb.14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio. Esame delle Tabelle 7 e 14 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)

 

Il PRESIDENTE dichiara aperto l'esame dei documenti di bilancio, per le parti di competenza della Commissione.

 

Il relatore DELOGU (AN) illustra la Tabella 7, recante lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2005, e le connesse parti del disegno di legge finanziaria, sottolineando anzitutto che lo stato di previsione del bilancio è stato redatto tenendo conto della nuova struttura dipartimentale individuata dal decreto del Presidente della Repubblica 11 agosto 2003, n. 319.

Il relatore dà poi conto degli stanziamenti nel settore, rilevando che lo stato di previsione recava originariamente spese in conto competenza per 50.797 milioni di euro, di cui 47.628 milioni per la parte corrente e 3.169 milioni per la parte in conto capitale, con un'incidenza percentuale sul totale generale del bilancio dello Stato pari al 7,9 per cento.

Rispetto al bilancio assestato per il 2004, si registrava quindi una diminuzione di 602,4 milioni di euro (con una riduzione di 808,3 milioni di euro per la parte corrente e un aumento di 205,8 milioni di euro per la parte in conto capitale).

In termini relativi, la diminuzione era peraltro dell'1,18 per cento rispetto all'assestamento 2004, mentre rispetto al bilancio 2004 l'aumento era dell'1,6 per cento.

Sul totale delle spese in conto competenza, il 98,1 per cento è peraltro considerato dall'amministrazione "giuridicamente obbligatorio".

Il relatore si sofferma indi sulla consistenza dei residui passivi presunti al 1° gennaio 2005, valutata in 4.638,1 milioni di euro per la parte corrente e in 3.286,6 per quella in conto capitale, per complessivi 7.924,7 milioni di euro.

Rispetto ai residui accertati al 1° gennaio 2004, come risultanti dal rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2003, si registra dunque un decremento pari a 2.283,7 milioni di euro.

Il relatore rammenta peraltro che la valutazione dei residui presunti operata in sede di bilancio di previsione è provvisoria e suscettibile di notevoli variazioni, che potranno discendere dall'andamento della gestione nella parte finale dell'esercizio.

Quanto alle autorizzazioni di cassa per il 2005, esse ammontavano originariamente a 51.747,7 milioni di euro. Data una massa spendibile di 58.721,7 milioni di euro (7.924,7 milioni di residui più 50.797 milioni di competenza), le autorizzazioni di cassa assicurano un coefficiente di realizzazione (rapporto tra autorizzazioni di cassa e massa spendibile) dell'88,1 per cento. Tale rapporto misura la capacità di spesa che il Ministero ritiene di poter raggiungere nel 2005.

Il relatore segnala tuttavia che, a seguito della Nota di variazioni conseguente alla approvazione del disegno di legge finanziaria da parte della Camera dei deputati, le cifre sopra esposte hanno subito talune lievi modifiche. Ad esempio, le spese complessive in conto competenza sono aumentate di 462 milioni di euro raggiungendo, così, un totale di 51.259 milioni di euro, di cui 48.178 milioni per spese correnti e 3.081 milioni per spese in conto capitale.

Il relatore dà indi conto di alcuni ulteriori stanziamenti inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, anche se di importi non particolarmente rilevanti: 154,9 milioni per il diritto allo studio e 25,8 milioni per il Fondo integrativo speciale per la ricerca.

Infine, a norma degli articoli 2, comma 31, e 7 del disegno di legge sul bilancio, il Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, può destinare ulteriori fondi alle attività proprie del MIUR.

Possono anche essere coperte, a norma della legge n. 468 del 1978, eccedenze di spesa per un importo di 30 milioni per il 2005 e 15 milioni per il 2006 e il 2007.

Passando ad illustrare i criteri adottati per la formazione del bilancio, egli dà anzitutto conto di quelli relativi al settore dell'istruzione, dove gli stanziamenti sono stati determinati in relazione alle esigenze derivanti dal processo di riforma in atto. Gli obiettivi prioritari, per il 2005, sono pertanto stati i seguenti: completamento della riforma di cui alla legge 28 marzo 2003, n. 53, con l'adozione dei relativi decreti legislativi; attuazione del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59; prosecuzione delle iniziative volte al recupero della dispersione scolastica e attuazione del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione; rafforzamento delle iniziative di formazione del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola con riferimento al processo di riforma in atto; formazione e riconversione del personale dell'amministrazione centrale e periferica in funzione delle innovazioni normative in vigore e in itinere; potenziamento dell'infrastruttura informatica delle scuole.

Quanto al settore dell'università, nell'ottica di una completa realizzazione della riforma degli ordinamenti didattici universitari, sono state perseguite le seguenti linee prioritarie di intervento: rafforzamento degli strumenti destinati all'orientamento, al tutorato e all'internazionalizzazione degli studenti; realizzazione sostanziale del diritto allo studio, attraverso il potenziamento degli interventi per le borse di studio agli studenti; sostegno al processo di internazionalizzazione delle università; realizzazione di interventi strutturali e potenziamento della ricerca scientifica universitaria.

Relativamente alla ricerca, in armonia con le "Linee guida per la politica scientifica e tecnologica", è stato assegnato un rilievo primario ai seguenti obiettivi: sostegno delle attività di ricerca di base, attraverso il Fondo investimenti per la ricerca di base (FIRB); potenziamento delle iniziative che favoriscano la collaborazione fra il sistema delle imprese e il sistema pubblico della ricerca, attraverso il Fondo per le attività di ricerca (FAR); promozione delle opportunità di innovazione nel Mezzogiorno valorizzando gli investimenti in ricerca e sviluppo; accrescimento dell'efficienza e dell'efficacia del sistema con il rilancio degli enti pubblici di ricerca.

Con riferimento all'alta formazione, in relazione alla riforma di cui alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, saranno sviluppate le iniziative volte ad attuare il processo di autonomia delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale, nonché a potenziare l'ampliamento dell'offerta formativa delle medesime istituzioni favorendo sinergie con le università e con altri enti.

Ricorda infine che lo stato di previsione della spesa del Ministero per l'anno finanziario 2005 si articola in 27 centri di responsabilità amministrativa.

Il relatore passa indi ad illustrare nel dettaglio le parti di competenza del disegno di legge finanziaria, rilevando anzitutto positivamente che non è stato confermato il blocco delle assunzioni per il personale docente e non docente degli atenei che - pur non condiviso dalla Commissione e dallo stesso Ministro - era stato previsto nelle ultime due leggi finanziarie (n. 289 del 2002 e n. 350 del 2003).

Si sofferma quindi sull'articolo 2, che dispone per ciascun anno del triennio 2005-2007 un limite fissato nella misura del 2 per cento dell'incremento della spesa di talune amministrazioni pubbliche fra i quali gli enti ed istituzioni di ricerca non strumentali nonché le università e gli istituti di istruzione universitaria; sull'articolo 3, relativo alle spese per consulenze, che - al comma 4 - esclude espressamente le università, gli enti di ricerca e gli organismi equiparati dal rispetto dei limiti di spesa fissati dalla norma per le altre pubbliche amministrazioni; sull'articolo 16, che - sempre al comma 4 - pone a carico delle amministrazioni di competenza, nell'ambito delle disponibilità dei rispettivi bilanci, gli oneri relativi ai rinnovi contrattuali per il biennio 2004-2005 ed alla corresponsione di miglioramenti economici per i professori ed i ricercatori universitari; sull'articolo 17, che - al comma 7 - reca una disposizione di salvaguardia dei contratti stipulati, in materie ben precisate, dagli enti di ricerca, dalle università e dalle scuole superiori ad ordinamento speciale.

Quanto all'articolo 18, recante disposizioni in materia di organizzazione scolastica, il comma 1 autorizza uno stanziamento di spesa per il 2005 pari a 375 milioni di euro, al fine di consentire alle istituzioni scolastiche l'affidamento delle attività dei servizi amministrativi e dei servizi di pulizia in base ai contratti stipulati ai sensi dell'articolo 78, comma 31, della legge n. 388 del 2000 (legge finanziaria per il 2001). Al riguardo, il relatore ricorda che il richiamato comma 31 ha dettato disposizioni per favorire la stabilizzazione occupazionale dei soggetti impegnati in lavori socialmente utili presso gli istituti scolastici.

Il comma 2 prevede che per l'anno scolastico 2005-2006 la consistenza numerica dell'organico di diritto non possa superare quella complessivamente determinata per l'anno 2004-2005. La norma, osserva il relatore, si pone sostanzialmente in linea con le politiche di contenimento della spesa del triennio 2003-2005, prevedendo il mantenimento della consistenza delle dotazioni organiche risultante dalle riduzioni degli anni precedenti.

Il comma 3 prevede che l'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria sia impartito dai docenti della classe in possesso dei requisiti richiesti ovvero da altro docente facente parte dell'organico di istituto in possesso dei requisiti. Solo qualora tale procedura non soddisfi il fabbisogno potranno essere attivati posti da assegnare a docenti specialisti. La norma prevede inoltre la realizzazione di corsi di formazione, la cui partecipazione è obbligatoria per i docenti privi dei requisiti previsti per l'insegnamento della lingua straniera. Anche in questo caso, sottolinea il relatore, la ratio della norma è il contenimento della spesa.

Il comma 4 prevede un ulteriore finanziamento di 110 milioni di euro da destinare all'attuazione del piano programmatico di interventi finanziari previsto dall'articolo 1, comma 3, della legge n. 53 del 2003. Tale somma è finalizzata all'attuazione di tre obiettivi specifici: anticipo delle iscrizioni e generalizzazione della scuola dell'infanzia; iniziative di formazione iniziale e continua del personale; interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione.

Il comma 5 autorizza, a decorrere dall'anno 2005, la spesa di 10 milioni di euro per l'acquisizione di attrezzature didattiche e strumentali e per interventi di edilizia da parte delle istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale, di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508.

Il relatore dà altresì conto dell'articolo 24, istitutivo del Fondo nazionale per le politiche giovanili, introdotto durante l'esame presso la Camera dei deputati, volto a promuovere le politiche giovanili finalizzate alla partecipazione dei giovani nella società e nelle istituzioni sia sotto l'aspetto culturale che sotto quello sociale. Il Fondo, a cui è destinata una quota parte del Fondo nazionale per le politiche sociali, pari a 500.000 euro per il 2005, ha tra le sue finalità quella di sostenere la capacità progettuale e creativa dei giovani, di favorire la formazione di nuove realtà associative e il consolidamento di quelle già esistenti. Il 70 per cento della quota del Fondo stanziata per il 2005 è destinata al finanziamento del Forum nazionale dei giovani, con sede in Roma; il restante 30 per cento sarà invece ripartito tra i Forum regionali e locali in misura proporzionale alla presenza di associazioni e di giovani sul territorio.

Quanto infine all'articolo 31, recante rifinanziamento di misure a sostegno dell'innovazione e della tecnologia, il relatore segnala che esso, al comma 1, rifinanzia il Fondo speciale denominato "PC ai giovani" e, ai commi 2 e 3, i benefici concessi ai docenti, al personale dirigente ed al personale non docente delle scuole pubbliche, delle università statali, delle scuole paritarie, delle università non statali e delle università telematiche riconosciute dal Ministero.

Passando ad esaminare le Tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, il relatore osserva anzitutto che la Tabella A, relativa agli stanziamenti del Fondo speciale di parte corrente per il finanziamento dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento (2005-2007), reca un accantonamento per il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di 11,5 milioni di euro per ciascuna annualità del medesimo triennio. Detto accantonamento risulta diretto, come si legge nella relazione governativa al provvedimento, per un'iniziativa legislativa in materia di società e associazioni sportive dilettantistiche, nonché per il disegno di legge n. 2735, istitutivo del Museo della moda.

Quanto alla Tabella B, recante il Fondo speciale di conto capitale per la copertura dei disegni di legge che il Parlamento prevede di approvare nel corso del 2004, segnala che, a seguito dell'approvazione di una proposta emendativa dell'opposizione all'articolo 1 nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, il saldo del bilancio dello Stato è stato ridotto di un ammontare pari a 862 milioni di euro. Ciò ha determinato, tra l'altro, la soppressione del finanziamento, pari a 2,5 milioni di euro, destinato al settore universitario e, più precisamente, come si legge nella relazione governativa al provvedimento, al disegno di legge n. 1019-1020-1175-B, recante misure in favore delle università di Messina, di Cassino e pontina.

Anche alla Tabella C, relativa agli stanziamenti la cui quantificazione annuale è demandata alla legge finanziaria, sono state apportate riduzioni di spesa nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento. Ad esempio, sono stati ridotti gli stanziamenti per la politica nazionale relativa alla ricerca scientifica, che sono ora pari a circa 1.636 milioni di euro, nonché quelli per l'edilizia scolastica. Si augura pertanto che, nel prosieguo dell'esame, sia possibile quanto meno ripristinare gli ammontari originariamente previsti.

Quanto agli altri stanziamenti, il relatore registra invece con soddisfazione il sensibile incremento, rispetto all'ultimo biennio, dell'ammontare destinato al Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), pari a circa 6.684 milioni di euro (mentre esso era pari a 6.545 milioni per il 2004 e 6.225 milioni per il 2003).

Giudica inoltre positivamente la scelta di accrescere, rispetto alla legge finanziaria per il 2004, gli stanziamenti recati per il diritto agli studi universitari (+ 2,9 milioni di euro), per lo sviluppo dell'università (+ 0,8 milioni), per enti operanti nel settore della ricerca scientifica (+ 1,9 milioni), nonché per le università non statali (+ 10 milioni).

Con riguardo, infine, al Fondo per l'ampliamento per l'offerta formativa, lo stanziamento complessivo è rimasto invariato rispetto al 2004; in proposito il relatore rileva peraltro che si è, almeno, posto termine alla criticabile tendenza alla riduzione di tale ammontare seguita negli anni passati.

Nel complesso, osserva che, rispetto alla legge finanziaria per il 2001, sono aumentati gli stanziamenti per il Fondo per il finanziamento universitario, per il diritto agli studi universitari, per la programmazione e la valutazione della politica nazionale relativa alla ricerca, nonché per le università non statali legalmente riconosciute.

Con specifico riferimento alle università non statali, che pure beneficiano di un incremento del finanziamento pari a 10 milioni rispetto allo scorso anno, il relatore dà conto di una nota del loro Coordinamento con la quale si sollecita il Parlamento ad incrementare lo stanziamento previsto dalla legge n. 243 del 1991.

Quanto alla Tabella D, recante gli stanziamenti per il rifinanziamento di norme che prevedono interventi di sostegno dell'economia classificati tra le spese in conto capitale, essa dispone accantonamenti complessivi per 7 milioni di euro per il solo anno 2005. Nei settori di competenza, si prevedono 4,4 milioni di euro per il Fondo unico per l'edilizia universitaria, 0,6 milioni di euro per il Programma nazionale di ricerca in Antartide e 2 milioni di euro per il Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB).

Passando a considerare la Tabella F, che contempla la rimodulazione di quote per il triennio 2005-2007 delle leggi di spesa in conto capitale pluriennali secondo una ripartizione per settori di intervento, essa prevede i seguenti stanziamenti: nel settore n. 4, relativo agli interventi nelle aree sottoutilizzate, si prevedono anzitutto 40 milioni di euro, per il 2005, per il Fondo agevolazioni per la ricerca, nonché 447,4 milioni di euro per il 2005 e 100 milioni di euro per il 2006 per il Fondo per le aree sottoutilizzate; nel settore n. 13, recante interventi nel settore della ricerca, sono disposti 102 milioni di euro per il 2005 per la ricerca di base, circa 29 milioni di euro, per il 2005, per il Programma nazionale ricerca in Antartide, nonché 51 milioni di euro per il 2005, 124 milioni per il 2006 e 125 milioni per il 2007 per l'Istituto italiano di tecnologia; nel settore n. 23, relativo all'università, sono previsti 154,4 milioni di euro per il 2005 e 150 milioni di euro per il 2006 per gli interventi in materia di edilizia universitaria, sulla base dell'articolo 7, comma 8, della legge n. 910 del 1986. A tale stanziamento, vanno peraltro aggiunti oltre 2 milioni di euro per interventi di edilizia universitaria in relazione alla legge n. 291 del 2003, previsti nell'ambito del settore n. 27 (interventi vari). Sempre in detto settore, il relatore segnala altresì l'accantonamento, pari a circa 31 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, diretto all'edilizia scolastica. Si tratta, in particolare, di un ammontare inserito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze, disposto in attuazione della legge n. 362 del 1998, recante "Finanziamento del terzo piano annuale di attuazione dei piani triennali di edilizia scolastica, di cui alla legge 11 gennaio 1996, n. 23, e successive modificazioni".

Il relatore raccomanda conclusivamente l'espressione di un rapporto favorevole sulla base delle suesposte considerazioni.

 

Il PRESIDENTE ringrazia il relatore Delogu per la sua relazione introduttiva e rinvia il dibattito sulla Tabella 7 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria ad altra seduta. Dà indi la parola al senatore Favaro per la relazione introduttiva sulla Tabella 14, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, nonché sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il senatore FAVARO (FI) dà conto in primo luogo della Nota preliminare allo stato di previsione che, facendo riferimento al Documento di programmazione economico-finanziaria per il 2005-2008, stabilisce che il Ministero orienterà la propria azione politico-gestionale nel rispetto dei vincoli posti dalla spesa pubblica e dal contenimento degli oneri finanziari. In quest'ottica, ricorda tuttavia che il Ministero ha già introdotto importanti misure di razionalizzazione delle risorse finanziarie, umane e strumentali del settore e pertanto osserva che non è certo opportuno comprimere ulteriormente dette spese, onde evitare gli evidenti disagi che ne deriverebbero agli utenti e agli operatori economici, nonché i danni all'immagine stessa del Paese, anche in considerazione della particolare rilevanza che il patrimonio culturale italiano riveste a livello mondiale.

Tra gli obiettivi prioritari citati nella summenzionata Nota preliminare, il relatore richiama: latutela del patrimonio culturale attraverso le rinnovate strutture ministeriali mediante nuove forme di cooperazione con le regioni; lapromozione degli investimenti in cultura con lo scopo di generare occupazione anche nei settori indotti; il potenziamento dei sistemi di defiscalizzazione relativi ai beni e alle attività culturali; l'incentivazione e il sostegno all'industria cinematografica nazionale; il mantenimento della continuità operativa dei servizi offerti al pubblico in termini qualitativi; la tutela e la conservazione del patrimonio documentario nazionale, la promozione del libro e della lettura, nonché la valorizzazione del patrimonio bibliografico e archivistico nazionale in Italia e all'estero; l'implementazione delle attività di controllo interno al Ministero.

Passando ad illustrare la struttura del Ministero, il relatore osserva che lo stato di previsione per l'anno 2005 dovrebbe prevedere 5 centri di responsabilità, come disposto dal decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 173, che ha introdotto la struttura dipartimentale in luogo della precedente basata su direzioni generali. Il Ministero si articola infatti in 4 dipartimenti, ai quali si aggiunge l'Ufficio di Gabinetto. In realtà, lo stato di previsione continua tuttavia a includere, peraltro solo formalmente, anche altri 5 centridi responsabilità (Beni architettonici e paesaggio, Spettacolo dal vivo, Cinema, Patrimonio storico-artistico e demoetnoantropologico, Architettura e arte contemporanee), ancorché privi di risorse.

Il relatore dà poi conto degli stanziamenti complessivi disposti dallo stato di previsione a legislazione vigente, osservando che l'incidenza della spesa del Ministero sulle spese finali del bilancio dello Stato risulta pari allo 0,34 per cento.

Rispetto alle previsioni relative al bilancio 2004, rileva un lieve incremento dello stanziamento complessivo, mentre rispetto all'assestamento per l'esercizio finanziario 2004 registra una riduzione.

Le quote definite "giuridicamente obbligatorie" assorbono il 95,4 per cento dello stanziamento totale, a fronte del 85,4 per cento previsto nello stato di previsione per il 2004.

La consistenza dei residui passivi presunti è valutata in 1.505,5 milioni di euro, di cui 217,2 milioni per la parte corrente, 1.283,3 milioni in conto capitale e 5 milioni di rimborso passività finanziarie.

Le autorizzazioni di cassa per il 2005 ammontano a 2.561 milioni di euro; tali autorizzazioni coprono il 68,6 per cento della massa spendibile per l'esercizio 2005, costituita dalla somma dei residui presunti e delle previsioni di competenza per lo stesso esercizio (3.732,6 milioni di euro). Questo rapporto, denominato coefficiente di realizzazione, misura la capacità di spesa che il Ministero per i beni culturali ritiene di poter raggiungere nel 2005.

Il relatore dà poi conto delle modifiche apportate dalla Nota di variazioni, con cui sono stati ridotti gli stanziamenti del Ministero che sono ora pari, in conto competenza, a 2.245,2 milioni di euro, di cui 1.562,3 milioni per spese correnti e 667,2 per spese in conto capitale.

Passando ad illustrare le parti di competenza del disegno di legge finanziaria, il relatore osserva anzitutto che l'articolo 2 dispone per ciascun anno del triennio 2005-2007 un limite, fissato nella misura del 2 per cento, all'incremento della spesa delle amministrazioni pubbliche. A tal fine, nell'elenco n. 1, sono individuati i soggetti tenuti a rispettare tale limite, fra i quali, oltre evidentemente al Ministero, vi sono gli enti produttori di servizi culturali (Accademia della Crusca, CONI, ETI, Fondazioni) nonché enti autonomi lirici ed istituzioni concertistiche assimilate.

Il comma 4, introdotto con emendamento approvato dalla Camera dei deputati, prevede poi che la spesa complessiva effettuata dalle amministrazioni pubbliche per studi ed incarichi di consulenza conferiti a soggetti estranei all'amministrazione non possa superare, per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, la spesa sostenuta per la medesima finalità nell'anno 2004.

L'articolo 16 reca la disciplina relativa ai rinnovi contrattuali per il personale delle amministrazioni statali e non statali. Al riguardo, il relatore segnala che il comma 1 stabilisce un incremento pari a 56 milioni di euro delle risorse destinate dalla precedente legge finanziaria alla contrattazione collettiva nazionale relativa al biennio 2004-2005.

Quanto all'articolo 17, esso reca disposizioni in materia di assunzioni a tempo determinato di personale nella Pubblica Amministrazione, che - in gran parte - confermano la disciplina già prevista nella precedente legge finanziaria. Con particolare riferimento al Ministero per i beni culturali, il relatore segnala peraltro che il comma 2 autorizza la prosecuzione dei contratti a tempo determinato attualmente in essere, fra cui quelli relativi al personale che assicura l'apertura quotidiana con orari prolungati di musei, gallerie, aree archeologiche, biblioteche ed archivi di Stato.

L'articolo 36 introduce invece norme in materia di conservazione dei beni culturali di particolare rilievo. A riguardo, il comma 1 dispone che i beni culturali immobili, appartenenti allo Stato nonché - a seguito di una modifica introdotta dalla Camera dei deputati - alle regioni e agli enti locali, che necessitino di interventi di restauro, possono essere dati in uso a soggetti privati individuati mediante procedimento ad evidenza pubblica (comma 3). Questi ultimi si impegnano a pagare un canone di concessione, stabilito dalla soprintendenza competente, nonché ad assicurare interventi di restauro e conservazione.

Il comma 2 stabilisce poi che le spese sostenute per i richiamati interventi sono detraibili dal canone di concessione e che il concessionario è tenuto ad assicurare la fruizione del bene da parte del pubblico.

Il comma 3 stabilisce che l'elenco dei beni culturali che possono essere dati in concessione sia definito con apposito decreto ministeriale, su proposta del Direttore regionale competente, e che l'individuazione del concessionario avviene mediante procedimento ad evidenza pubblica.

Si tratta di una disciplina di estremo interesse, prosegue il relatore, soprattutto in considerazione della notevole quantità di beni culturali che abbisognano di urgenti, quanto onerosi, interventi di conservazione, e che, fra l'altro, consente di risparmiare risorse pubbliche.

Il relatore osserva peraltro che dette disposizioni, pur risultando in linea di massima coerenti con la disciplina recata dal Codice dei beni culturali, con particolare riferimento agli articoli 106 (che prevede la concessione d'uso dei beni culturali a singoli richiedenti, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale), 107 e 115 (che disciplina la gestione delle attività di valorizzazione dei beni culturali), potrebbero trarre beneficio da un maggiore coordinamento con le richiamate norme del Codice.

La disciplina recata risulta del resto anche in linea con la normativa previgente allo stesso Codice, ovvero con la cosiddetta "legge Ronchey" (n. 433 del 1992) nonché con il Testo unico dei beni culturali (decreto legislativo n. 490 del 1999).

Il relatore illustra infine l'articolo 41, comma 20, che introduce una norma di salvaguardia per i beni culturali interessati dalla procedura di alienazione del demanio e del patrimonio pubblico, disposta dall'articolo medesimo.

Passando al dettaglio delle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, egli si sofferma anzitutto sulla Tabella A, relativa agli stanziamenti del Fondo speciale di parte corrente per il finanziamento dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento, osservando che essa reca un accantonamento complessivo di 1,6 milioni di euro per il 2005, di 1,1 milioni di euro per 2006 e 0,36 milioni di euro per il 2007. Al riguardo, comunica che, ai sensi della relazione illustrativa del disegno di legge finanziaria, detto accantonamento risulta finalizzato per i disegni di legge quadro sulla qualità architettonica, (nn. 2867 e 1695) e in materia di beni e attività culturali e di sport (n. 2980), attualmente all'esame della Commissione, nonché per il provvedimento diretto ad assicurare l'equiparazione ai cimiteri di guerra dei monumenti sacrari di Leonessa e di Medea. Rileva inoltre che fra le finalizzazioni è stata inclusa anche quella relativa al provvedimento sull'istituzione del museo di storia contemporanea Giacomo Matteotti, benchè esso sia già divenuto legge.

Segnala inoltre che, tra le finalizzazioni elencate dalla relazione governativa per gli accantonamenti di parte corrente di altri Ministeri, sono inclusi i seguenti interventi relativi al settore dei beni culturali: misure speciali di tutela e valorizzazione delle città italiane inserite nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO (Ministero dell'economia e delle finanze); disposizioni in materia di società e associazioni sportive dilettantistiche e istituzione del Museo della moda (Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca); interventi in materia di beni e attività culturali e di sport (Ministero delle infrastrutture e trasporti).

Quanto alla Tabella B, recante il Fondo speciale di conto capitale per la copertura dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio 2005-2007, il relatore osserva che essa recava, prima dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, un accantonamento di 29,6 milioni di euro per il 2005; di 44,2 milioni di euro per il 2006 e di 18 milioni di euro per il 2007.

A seguito delle modifiche introdotte alla Camera dei deputati, tuttavia, l'accantonamento complessivo è stato ridotto a soli 15 milioni di euro per il 2005, mentre sono stati soppressi quelli relativi al 2006 e al 2007.

Tra le finalizzazioni indicate nella relazione illustrativa del disegno di legge finanziaria sono inclusi la legge quadro sulla qualità architettonica, nonché interventi in materia di beni e attività culturali e di sport.

Il relatore segnala inoltre che, tra le finalizzazioni indicate dalla relazione governativa per gli accantonamenti di parte capitale del Ministero dell'economia e delle finanze, figurano misure speciali di tutela e valorizzazione delle città italiane inserite nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Passando alla Tabella C, recante gli stanziamenti la cui quantificazione annuale è demandata alla legge finanziaria, essa recava, anche in questo caso prima delle modifiche introdotte alla Camera, uno stanziamento complessivo di 538,79 milioni di euro per il triennio 2005-2007, con una riduzione di 7,4 milioni rispetto al bilancio a legislazione vigente. Dopo l'esame presso l'altro ramo del Parlamento, gli stanziamenti relativi al Ministero sono stati ridotti a 537,83 milioni per ciascuna annualità del triennio 2005-2007.

Con riferimento agli accantonamenti in detta Tabella, il relatore registra con rammarico l'ennesima pesante riduzione del Fondo unico dello spettacolo (FUS), pari a circa 9 milioni di euro rispetto alla legislazione vigente.

Quanto alla Tabella F, recante rimodulazione di quote per il triennio 2005-2007 delle leggi di spesa in conto capitale pluriennali, essa prevede, fra l'altro, i seguenti interventi: nel settore n. 7, relativo all'editoria, sono accantonati 2,6 milioni di euro per il 2005 a favore dell'editoria libraria di elevato valore culturale; nel settore n. 24, relativo all'impiantistica sportiva, è previsto uno stanziamento pari a 3,5 milioni di euro per il triennio di riferimento, in relazione agli interventi per i giochi olimpici invernali che si terranno a Torino nel 2006; nel settore n. 27, recante interventi diversi, il relatore segnala infine 42,5 milioni di euro per il 2005 in relazione alla legge n. 291 del 2003, nonché 4 milioni di euro per il 2005 per Cinecittà Holding e il Centro sperimentale di cinematografia.

Conclusivamente, il relatore raccomanda l'espressione di un rapporto favorevole sulla base delle suesposte considerazioni.

 

Il PRESIDENTE ringrazia il relatore Favaro per la sua relazione introduttiva e rinvia il dibattito sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria ad altra seduta.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 16.


ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

mERCOLEDì 24 NOVEMBRE 2004

344a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb.7 e 7-bis) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2005

(Tabb.14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Seguito dell'esame delle Tabelle 14 e 14-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)

 

Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta di ieri, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - sono state svolte le relazioni introduttive sui provvedimenti in titolo. Dichiara indi aperto il dibattito sulla Tabella 14, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

La senatrice ACCIARINI (DS-U) esprime a nome del Gruppo Democratici di Sinistra - l'Ulivo sconcerto per le modalità di esame dei documenti di bilancio, che ella definisce antidemocratiche e scorrette dal punto di vista istituzionale. Tali documenti - com'è noto - sono destinati infatti ad essere modificati nel corso dell'esame, secondo modalità che sfuggono a qualsiasi possibilità di comprensione democratica. Viene così messo in discussione il diritto a discutere dei documenti di bilancio, che rappresentano atti fondamentali nella vita politica di un Paese.

Il suo Gruppo ha tuttavia deciso di partecipare all'esame odierno, da un lato, per rispetto nei confronti dei lavori della Commissione, che si sono sempre svolti nell'ambito della correttezza istituzionale, e, dall'altro, per stigmatizzare la gravità delle disposizioni che concernono i settori dei beni culturali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Con particolare riferimento alla parte dei documenti di bilancio che riguardano il Ministero per i beni e le attività culturali, ella lamenta che si stiano compiendo scelte molto gravi. Ancora una volta, vengono infatti ridotte le risorse stanziate per il Dicastero, come testimonia la decurtazione di 44,75 milioni di euro, in termini di autorizzazione di cassa, rispetto all'esercizio finanziario precedente. Ciò è tanto più grave in considerazione della già manifesta difficoltà del Ministero a rispondere ai bisogni del mondo della cultura italiana. Si pone dunque il serio rischio, a suo avviso, di una vera e propria bancarotta del sistema culturale nel Paese.

Al riguardo, ella critica che l'incremento delle spese del Ministero, pari all'1,4 per cento, a fronte peraltro di un 3 per cento stimato per l'anno 2005 nei precedenti documenti di bilancio, sia persino inferiore rispetto al limite all'incremento delle spese delle pubbliche amministrazioni, pari al 2 per cento, recato all'articolo 2 del disegno di legge finanziaria.

Né va dimenticato, prosegue la senatrice, che non sono state mantenute le promesse del Governo in merito alla devoluzione al settore dei beni culturali di una quota pari al 3 per cento degli investimenti per infrastrutture. Ciò, nonostante la situazione assolutamente critica del settore, come testimonia fra l'altro la circostanza che vi sono musei, archivi e biblioteche che hanno difficoltà persino ad assicurare l'attività ordinaria.

Quanto al tema del personale assunto a tempo determinato, ella stigmatizza poi che il Governo non abbia dato seguito alle promesse di stabilizzare tali lavoratori. Si tratta peraltro - avverte - di una scelta tristemente coerente con la volontà di precarizzare tutto il personale, ivi compreso quello della scuola e dell'università.

Sempre con riferimento all'organico del Ministero, ella ritiene necessario che si proceda quanto prima al reclutamento di personale tecnico-scientifico, ponendo fine al blocco delle assunzioni, atteso che altrimenti verranno meno le risorse culturali ed umane in grado di assicurare il ricambio generazionale.

Con riferimento agli stanziamenti del Fondo unico dello spettacolo (FUS), ella stigmatizza altresì che essi, oltre a non essere incrementati per tener conto dell'inflazione, vengano persino decurtati, per un ammontare pari a circa 9 milioni di euro, a conferma della grave tendenza in atto sin dal 2002. Vengono così meno le risorse necessarie che assicurano il sostegno minimo all'intero settore dello spettacolo.

Quanto in particolare alla cinematografia, ella chiede peraltro chiarimenti in merito alla effettiva erogazione degli stanziamenti previsti dal decreto-legge n. 72 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2004.

Ribadisce dunque la propria preoccupazione per la situazione finanziaria del Ministero, che risulta persino più grave di quella degli altri Dicasteri, in conseguenza delle sensibili decurtazioni operate già negli scorsi anni. In proposito, coglie l'occasione per criticare l'operato del Ministro, il quale in più occasioni aveva dichiarato che i Beni culturali avrebbero cessato di essere un Dicastero di spesa, puntando a consistenti introiti, senza invece preoccuparsi di garantire almeno il funzionamento del Ministero attraverso adeguate risorse in bilancio.

Dopo aver accennato al tema dell'alienazione del patrimonio immobiliare previsto nella scorsa manovra finanziaria, sulle cui modalità di effettuazione lamenta peraltro scarsa chiarezza, la senatrice si sofferma sull'articolo 36 del disegno di legge finanziaria, secondo cui possono essere dati in uso a soggetti privati i beni culturali immobili che necessitano di interventi di restauro. In proposito, ella stigmatizza la mancata definizione, da un lato, di criteri di selezione del concessionario, di limiti temporali, nonché di adeguate garanzie per assicurare l'effettiva fruizione pubblica degli stessi beni e, dall'altro, di benefici fiscali nei confronti del concessionario. Si tratta dunque, a suo avviso, di una misura di finanza creativa, diretta a sostituire il ruolo della Repubblica, nelle sue articolazioni, nel campo della tutela dei beni culturali.

Giudica altresì grave la disciplina relativa alla alienazione dei beni del demanio statale, che è rimessa alla trattativa privata.

Sulla base delle considerazioni svolte, la senatrice ritiene conclusivamente che la Commissione dovrebbe esprimere un parere contrario nei confronti dei documenti di bilancio e preannuncia sin d'ora la presentazione di un parere di minoranza da parte delle forze politiche dell'opposizione.

 

Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) si duole che nella manovra finanziaria all'esame del Parlamento manchi, con particolare riferimento al settore dei beni e delle attività culturali, quello sforzo finanziario e normativo che sarebbe stato necessario per adeguarlo al mutato contesto. Lo stesso relatore di maggioranza, prosegue, non ha del resto potuto fare a meno di indicare gli elementi di criticità della manovra, fra cui, anzitutto la riduzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS). Né quest'ultima può, a suo avviso, essere compensata dalla dichiarata maggiore attenzione per l'industria cinematografica, che certamente non può andare a danno degli altri comparti dei beni e delle attività culturali e, in particolare, degli altri settori dello spettacolo dal vivo, ognuno dei quali ha rilevanti potenzialità economiche e, sicuramente, valore culturale.

Quanto ai previsti interventi sui beni culturali tradizionali, egli dà atto al relatore di aver registrato il diverso peso dei finanziamenti rispetto sia alla massa generale disponibile che all'incremento di spesa.

A suo giudizio, se il Ministero intendesse davvero adoperarsi per la razionalizzazione delle spese, in termini di rapporto fra spesa pubblica e sua resa sulla valorizzazione del patrimonio, occorrerebbe un'efficace ricognizione della spesa pubblica allargata sui beni culturali, che tenesse conto del concorso di spesa da parte delle regioni e degli enti locali, oltre che dei contributi europei. Ciò, nel solco della scelta strategica che vede la partecipazione del Ministero al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) a fini di promozione, investimento e concertazione.

E' del resto inconcepibile, prosegue, che ogni manovra finanziaria prefiguri un modello di intervento diverso sui beni culturali senza prevedere mai una verifica degli esiti precedenti. Con riferimento ad esempio al modello prefigurato quest'anno, e rappresentato dalla concessione in uso di segmenti del patrimonio culturale statale in cambio di interventi di restauro, osserva che non si tratta di una novità dal punto di vista legislativo. Preoccupanti sono invece le modalità con cui esso è strutturato. Al di là delle pur condivisibili considerazioni svolte sul punto dalla senatrice Acciarini, nonché dell'apprezzabile approfondimento compiuto nel dossier del Servizio Studi, egli ritiene che, se un bene può essere redditizio, dovrebbe essere lo Stato a farsi carico dei relativi interventi di restauro - eventualmente utilizzando le forme più moderne di contrattazione con i privati - onde ottenerne un ritorno economico da reinvestire in favore del settore.

Egli si richiama poi ai lavori della Conferenza nazionale sul turismo svoltasi di recente, da cui sono emerse le forti difficoltà dell'Italia nella competizione turistica internazionale, soprattutto nei confronti di Grecia e Spagna. Si tratta, a suo giudizio, degli effetti di una regionalizzazione esasperata, frutto di uno sbandamento culturale oltre che politico. Invita pertanto a non ripetere questo errore con riguardo ai beni culturali, rinunciando all'impulso propulsivo dello Stato per la loro valorizzazione e rischiando di perdere la regia complessiva dell'operazione. Su questo punto si gioca infatti, a suo avviso, la residua possibilità dell'Italia di recuperare un'efficace competitività turistica a livello internazionale.

Conclude lamentando che i documenti di bilancio attualmente in esame siano destinati ad essere superati dal "maxiemendamento" che il Governo si accinge a presentare e in cui si augura comunque non vi siano ulteriori tagli al settore.

 

Il senatore COMPAGNA (UDC) si riallaccia alle considerazioni del senatore D'Andrea relative alla miopia culturale con cui sono state regionalizzate le competenze in materia di turismo. Trasferendo la medesima metodologia di considerazioni al settore dei beni culturali, egli osserva che le ragioni che condussero trent'anni fa all'istituzione di un'amministrazione autonoma rispetto alla Pubblica istruzione e all'Interno sembrano oggi preoccupantemente affievolite. L'amministrazione autonoma si giustificava infatti per la peculiarità del momento tecnico-scientifico rispetto a quello politico-amministrativo, ma di ciò nella Tabella 14 e nei relativi dibattiti da tempo non vi è purtroppo più alcuna traccia. Ciò sembra configurare una sostanziale abdicazione del Ministero rispetto ai compiti di formazione, selezione e reclutamento dei funzionari tecnico-scientifici, quasi che si volessero affidare tali funzioni in outsourcing. Né l'incentivazione e il sostegno all'industria cinematografica nazionale possono essere posti, a suo giudizio, sullo stesso piano fra gli obiettivi prioritari del Dicastero.

Nonostante i pur innegabili successi conseguiti dal Ministero, fra i quali in primo luogo l'adozione del Codice dei beni culturali, egli lamenta quindi che - anche in un'ottica di riduzione della spesa pubblica - non sia stato inserito fra gli obiettivi prioritari dell'azione di Governo un ritorno allo spirito istitutivo dell'amministrazione autonoma.

Richiamandosi al dibattito che caratterizzò l'istituzione del Ministero in ordine alla figura giuridica che la nuova amministrazione avrebbe assunto, che vide gli esperti dividersi fra i sostenitori di un'amministrazione autonoma di tipo ministeriale e coloro che invece propendevano per un'azienda autonoma simile alla Cassa per il Mezzogiorno, registra amaramente che tale contraddizione risulta sempre più vistosa, anche al di là delle contingenze di finanza pubblica.

 

Il senatore DELOGU (AN) conviene che le esigenze meritevoli di attenzione siano numerose. Invita tuttavia a fare i conti con la realtà, che impone ristrettezze e riduzioni di spesa. Indubbiamente, la contrazione dei fondi destinati al FUS e la scarsa attenzione al settore sportivo sono preoccupanti. Sono invece da considerare positivamente gli stanziamenti disposti nella Tabella F allegata al disegno di legge finanziaria, settore n. 7, in favore dell'editoria.

In considerazione delle limitate disponibilità economiche, ritiene quindi di poter esprimere un giudizio complessivamente favorevole sulla Tabella in titolo e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Nessun altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta inizia alle ore 10,30.


ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

mERCOLEDì 24 NOVEMBRE 2004

345a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb.7 e 7-bis) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2005

(Tabb.14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Seguito e conclusione dell'esame delle Tabelle 14 e 14-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni. Seguito dell'esame e rinvio delle Tabelle 7 e 7-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria)

 

Riprende l'esame congiunto, sospeso nell'odierna seduta antimeridiana, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - si era conclusa la discussione generale sulle Tabelle 14 e 14-bis del disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, nonché delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

Il Presidente avverte indi che sono stati presentati gli ordini del giorno nn. 1, 2, 3 e 4, al disegno di legge finanziaria, pubblicati in allegato al presente resoconto. Non sono invece pervenuti emendamenti.

 

In sede di replica agli intervenuti nel dibattito, il relatore FAVARO (FI) illustra uno schema di rapporto favorevole con osservazioni - nel quale dichiara di accogliere i principali rilievi emersi nel corso del dibattito - del seguente tenore:

 

 "La Commissione, esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,

considerato che il Ministero ha già introdotto importanti misure di razionalizzazione delle risorse finanziarie, umane e strumentali del settore e pertanto non è certo opportuno comprimere ulteriormente dette spese senza provocare evidenti disagi agli utenti, agli operatori economici, nonché danni all'immagine stessa del Paese, anche in considerazione della particolare rilevanza che il patrimonio culturale italiano riveste a livello mondiale,

premesso di condividere gli obiettivi prioritari individuati nella Nota preliminare allo stato di previsione

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni, riferite al disegno di legge finanziaria.

1. Si raccomanda anzitutto vivamente di non introdurre un nuovo blocco delle assunzioni, onde consentire la ripresa del reclutamento del personale tecnico-scientifico ed assicurare il necessario ricambio generazionale.

2. Si suggerisce l'opportunità di svolgere una ricognizione della spesa pubblica allargata sui beni culturali, che tenga conto del concorso di spesa da parte delle regioni e degli enti locali, oltre che dei contributi europei. Ciò, al fine di addivenire ad un'efficace razionalizzazione delle spese, in termini di rapporto fra spesa pubblica e sua resa sulla valorizzazione del patrimonio.

3. Con riferimento all'articolo 17, comma 2, che autorizza la prosecuzione dei contratti a tempo determinato attualmente in essere, fra cui quelli relativi al personale che assicura l'apertura quotidiana dei musei con orari prolungati, si esprime soddisfazione per la concessione della proroga. Si raccomanda tuttavia vivamente - come peraltro già in occasione delle manovre finanziarie degli anni passati - di reperire risorse indonee ad un definitivo inquadramento in ruolo di detto personale anziché procedere con proroghe annuali.

4. Con riferimento all'articolo 36, che dispone norme in materia di conservazione dei beni culturali di particolare rilievo, si esprime un giudizio positivo, soprattutto in considerazione della notevole quantità di beni culturali che abbisognano di urgenti, quanto onerosi, interventi di conservazione. Si invita tuttavia ad introdurre norme di salvaguardia in ordine alla selezione del concessionario, alla fissazione di limiti temporali e alla definizione di adeguate garanzie per assicurare l'effettiva fruizione pubblica dei beni, nonché ad operare un maggiore coordinamento con la discplina recata dal Codice dei beni culturali.

5. Con riferimento alle Tabelle A e B allegate al disegno di legge finanziaria, si esprime rammarico per la scarsezza dei fondi accantonati in favore di provvedimenti legislativi da adottarsi in corso d'anno nel settore dei beni e delle attività culturali e si esprime l'auspicio che essi possano essere incrementati nel corso dell'esame della manovra finanziaria.

6. Con riferimento alla Tabella C allegata al disegno di legge finanziaria, si esprime rammarico per l'ennesima riduzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), nell'auspicio che nel corso dell'esame della manovra finanziaria possano essere reperite nuove risorse per rimediare a tale decurtazione".

 

Con riferimento agli ordini del giorno, egli invita il Governo ad accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno nn. 1, 2 e 4. Quanto all'ordine del giorno n. 3, subordina il proprio parere favorevole ad una riformulazione diretta ad impegnare il Governo ad effettuare prioritariamente una ricognizione sulla distribuzione dell'organico del Ministero presso le soprintendenze, al fine di individuare, ed eventualmente correggere, le eventuali sperequazioni.

 

Il ministro URBANI, intervenendo a sua volta in sede di replica, invita la Commissione ad esprimere una valutazione complessiva sulle risorse destinate al settore dei beni culturali che afferiscono a quello che definisce il "bilancio consolidato" del Dicastero, senza limitarsi esclusivamente agli ammontari previsti nei documenti di bilancio.

Occorre infatti considerare anzitutto, prosegue, sia le risorse, pari al 3 per cento degli investimenti in infrastrutture, destinate alla Società ARCUS S.p.A. per la realizzazione di investimenti nel settore, sia gli ulteriori stanziamenti, pari al 2 per cento dei medesimi investimenti, che il Governo intende introdurre, attraverso apposita iniziativa emendativa, nel corso dell'esame della manovra di bilancio. Si tratta di una iniziativa estremamente importante, tanto più che queste ulteriori risorse potranno essere utilizzate anche per coprire spese di funzionamento e gestione e non solo per investimenti infrastrutturali.

Né va dimenticata, osserva il Ministro, la previsione, recata nella precedente finanziaria, che ha esteso a tutto il settore dei beni culturali la possibilità di utilizzare parte delle risorse disponibili presso il credito sportivo per finanziare gli interessi derivanti dall'accensione di mutui. Si sono così rese disponibili ingenti risorse che non sarebbe stato altrimenti possibile erogare sulla base dei trasferimenti tradizionali al settore.

Nel "bilancio consolidato" del Dicastero, prosegue il Ministro, devono essere contemplate altresì le crescenti donazioni ed elargizioni liberali, che consentiranno - a titolo esemplificativo - di finanziare un piano straordinario di tutela e restauro per la zona di Ercolano.

Con riferimento al settore cinema, egli si sofferma poi sul Fondo di investimento realizzato con l'apporto di istituti bancari sulla base di una iniziativa promossa da Cinecittà Holding, che assicura finanziamenti complementari rispetto a quelli previsti dal Fondo unico dello spettacolo (FUS), pari a circa 56 milioni di euro.

Il Ministro sottolinea altresì che per il prossimo anno il settore potrà contare anche sulle ingenti risorse delle istituende fondazioni per la gestione museale, che egli stima pari a circa 50-80 milioni di euro. In proposito, ricorda che nel corrente anno è stata creata la Fondazione per il Museo egizio, della quale sottolinea l'importante riscontro a livello nazionale.

Egli rileva indi che se si tiene in considerazione il "bilancio consolidato" del Ministero, non si può certo affermare che le risorse siano diminuite nel corso della legislatura. Pur riconoscendo che gli stanziamenti complessivi non sono completamente adeguati rispetto alle effettive necessità del Ministero, anche in considerazione dell'eredità lasciata dal precedente Governo (quando il rapporto fra le spese del Dicastero ed il PIL era pari allo 0,17 per cento, a fronte dell'attuale 0,18), sottolinea che le risorse registrano quest'anno un notevole aumento. Il crescente bilancio, egli prosegue, consentirà pertanto di sostenere un programma di valorizzazione e sviluppo del Ministero, necessario per dare effettiva attuazione, fra l'altro, alla disciplina recata dal Codice dei beni culturali.

Quanto agli ordini del giorno, il Ministro dichiara di accoglierli tutti come raccomandazioni.

 

La senatrice ACCIARINI (DS-U) dichiara di insistere per la votazione degli ordini del giorno. Coglie altresì l'occasione per rilevare che, almeno sulla base dei dati contenuti nei documenti di bilancio, la situazione in cui versano i Beni culturali è assai più preoccupante di quanto non la descriva il Ministro.

 

Dopo che il PRESIDENTE ha accertato la presenza del numero legale ai sensi dell'articolo 30, comma 2, del Regolamento, la Commissione approva, con separate votazioni, gli ordini del giorno nn. 1 e 2.

 

Con riferimento all'ordine del giorno n. 3, il relatore FAVARO insiste per una sua riformulazione, nei termini suesposti.

 

Dopo che il senatore TESSITORE (DS-U) e la senatrice ACCIARINI (DS-U) hanno dichiarato di accogliere tale riformulazione, introducendo nel dispositivo un esplicito impegno nei confronti del Governo ad effettuare una ricognizione sulla distribuzione del personale nelle varie soprintendenze, il PRESIDENTE pone in votazione l'ordine del giorno n. 3, che risulta accolto come modificato, così come - con separata votazione - l'ordine del giorno n. 4.

 

Si passa alla votazione del rapporto favorevole, con osservazioni, illustrato dal relatore.

 

Per dichiarazione di voto interviene la senatrice SOLIANI (Mar-DL-U), la quale sottolinea anzitutto che il quadro delineato nella manovra di bilancio colpisce pesantemente il settore dei beni culturali. In proposito ella richiama le stesse osservazioni incluse nello schema di rapporto illustrato dal relatore ed in particolare l'accorato richiamo alla necessità di procedere al reclutamento del personale ministeriale e ad assicurare il ricambio generazionale e il rammarico per i tagli operati al Dicastero.

In quest'ottica, la senatrice stigmatizza le dichiarazioni rese dal Ministro, il quale - a suo avviso - si limita a fare rinvio al prossimo anno finanziario, mostrando così di non avere adeguata consapevolezza che il suo Dicastero sta assumendo un ruolo residuale.

Pur apprezzando quindi le osservazioni recate nello schema di rapporto, dichiara di non poter esprimere un voto favorevole e presenta unitamente ai senatori Acciarini, Manieri, Cortina, Betta, Togni, D'Andrea, Tessitore, Modica, Pagano, Vittoria Franco e Monticone uno schema di rapporto contrario, nel quale sono esplicitati i bisogni del Paese nel settore dei beni culturali, del seguente tenore:

 

"La Commissione 7a del Senato,

esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,

considerato che:

sul piano istituzionale, si tende a risolvere la crisi della "democrazia di bilancio" rendendo sempre meno rilevante l'esame parlamentare dei documenti di bilancio e più ampia la discrezionalità dell'Esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue decisioni parlamentari in materia;

il Parlamento non dispone ancora oggi di dati completi sulla manovra di bilancio, nonostante il disegno di legge finanziaria sia stato presentato alle Camere il 30 settembre scorso;

non appaiono chiari neppure i conti relativi all'anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del prossimo anno;

si esprimono le seguenti osservazioni:

- quest'anno risultano evidenti i tagli ai fondi destinati al sostegno del settore culturale: in termini assoluti, rispetto all' assestamento del bilancio per l'esercizio finanziario 2004 risulta una diminuzione di 44 milioni di euro;

- per il personale assunto a tempo determinato, è prevista la possibilità di prorogare il contratto del personale già in sede fino al 31 dicembre 2005;

- vale qui la pena di ricordare che, nel caso del Ministero per i beni e le attività culturali, questa previsione, oltre a impedire nuovi concorsi per l'assunzione di personale tecnico scientifico di cui è indiscutibile il bisogno, rende necessario, agli occhi del Governo, il rinnovo dei contratti a tempo determinato dei lavoratori precari fino al 31 dicembre 2005 e che, trattandosi almeno del quinto rinnovo, questa decisione pone l'Italia fuori dalle norme europee in materia di contratti a termine;

- il Fondo unico per lo spettacolo, drasticamente ridimensionato già attraverso la 'manovrina' di luglio (decreto-legge n. 168 del 2004), con un taglio di circa 20 milioni di euro, subisce un'ulteriore riduzione di 9 milioni di euro. Il progressivo assottigliamento degli stanziamenti statali, di fatto, si aggiunge ad una situazione già gravemente compromessa che sta mettendo in ginocchio tutto lo spettacolo italiano. Nel corso di questo anno si sono verificate più di una volta situazioni di tale crisi finanziaria che hanno rischiato di portare al vero e proprio collasso realtà artistiche in tutto il paese. E' appena il caso di ricordare, poi, le sofferenze dei settori della prosa, della danza e della musica;

- la previsione del tetto del 2 per cento delle spese, è interpretata, nel caso del Ministero per i beni e le attività culturali, in senso ancor più restrittivo: il bilancio del Ministero, ben lungi dall'aumentare del 2 per cento, subisce - come abbiamo detto - un taglio di 44 milioni di euro rispetto alla scorsa legge finanziaria, che si va a sommare al taglio complessivo di più di 125 milioni di euro deciso in sede di 'manovrina';

- la drastica riduzione degli investimenti finanziari e il disimpegno programmatico del Governo nel settore cultura vede un grottesco tentativo di delineare una politica di tutela e valorizzazione dei beni culturali attraverso la disposizione dell'articolo 36 della finanziaria 2005. Non si comprende come il Governo possa pensare di attuare in questo modo politiche e strumenti che dovrebbero essere già previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio da poco approvato dall'Esecutivo e contrariamente all'articolo 9 della Costituzione che assegna alla Repubblica la tutela del patrimonio culturale italiano;

- è bene ricordare al Governo e allo stesso Ministro per i beni e le attività culturali che il patrimonio culturale italiano è uno dei maggiori produttori di reddito del nostro Paese, attraverso il turismo e attraverso l'export del marchio Italia. Purtroppo, però, al patrimonio culturale non viene restituito, in termini economici, che una parte infinitesimale di ciò che rende al Paese;

- in questo quadro, l'articolo 41 prevede la dismissione dei beni demaniali statali demandando all'Agenzia del demanio la possibilità di alienare i beni con 'trattativa privata' e non per mezzo delle aste pubbliche, alterando i più elementari principi di trasparenza e correttezza della pubblica amministrazione. La previsione della salvaguardia delle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al comma 20 dell'articolo 41, sembra poco chiara e troppo generica per essere un valido strumento di controllo e protezione della speciale natura giuridica del bene culturale e storico artistico;

- è chiaro che, anche per i beni culturali, la scelta dell'Esecutivo sia quella del mantenimento dello status quo dei finanziamenti come prima condizione necessaria per innescare un processo di involuzione del ruolo pubblico per la cultura. Infatti, meno risorse pubbliche a disposizione vuol dire: indebolimento delle strutture scientifiche e tecniche del Ministero, meno professionalità disponibili, diminuzione della qualità della fruizione pubblica, diminuzione dei livelli di tutela, impossibilità di programmare seriamente le attività di valorizzazione del patrimonio culturale.

 

Tutto ciò considerato, la Commissione esprime parere contrario".

 

In particolare, ella stigmatizza, da un lato, come il disegno di legge finanziaria ponga un limite all'incremento delle spese pari all'1,4 per cento e, dall'altro, che - rispetto alla legge di assestamento del bilancio per l'esercizio finanziario 2004 - nel bilancio si registri una riduzione pari a 44 milioni di euro.

Ciò testimonia, a suo giudizio, un evidente disimpegno del Governo nel settore, mentre occorrerebbe una politica di sviluppo e di espansione a favore del settore ed in particolare dei musei, degli archivi e delle biblioteche.

Si determina così, prosegue, uno spreco dell'intelligenza, della creatività e delle risorse culturali del Paese, a fronte di una domanda di fruizione culturale in crescita.

In particolare critica i tagli al FUS, che non considerano gli effetti benefici, anche in termini occupazionali, della promozione della cultura.

Quanto alla previsione di riservare ai beni culturali un ulteriore 2 per cento degli investimenti in infrastrutture per il 2005, ella avverte che con ogni probabilità nel 2005 non saranno realizzate grandi opere.

Con riferimento alla disciplina recata dall'articolo 36 del disegno di legge finanziaria, che consente di attribuire in uso a soggetti privati beni culturali immobili che necessitano di interventi di restauro, ella sottolinea che essa conferma il disimpegno del Governo nel settore.

Avviandosi a concludere, avverte che i Beni culturali devono essere considerati come una risorsa per lo sviluppo del Paese, a differenza di quanto accade nella manovra finanziaria in esame.

Coglie altresì l'occasione per rilevare infine che nell'impianto complessivo dei documenti di bilancio si determina una difficoltà ulteriore delle regioni e degli enti locali, che negli ultimi anni hanno tentato di essere protagonisti anche nel settore dei beni culturali.

 

La senatrice Vittoria FRANCO (DS-U), intervenendo per dichiarazione di voto contraria sullo schema di rapporto del relatore, rileva anzitutto come dal medesimo schema emergano chiari segni di sofferenza, anche da parte della maggioranza, nei confronti dei documenti di bilancio.

Con riferimento all'intervento del Ministro, ella si rallegra per i toni ottimistici, che tuttavia - a suo avviso - non rispondono alle criticità del settore, come testimoniano, fra l'altro, le difficoltà che incontrano musei importanti, come il Museo Pitti di Firenze, a reperire risorse per proseguire la propria attività istituzionale.

Con riferimento alla previsione del tetto di spesa del 2 per cento per le pubbliche amministrazioni, ella stigmatizza la circostanza che per il Ministero in esame essa sia applicata in modo persino restrittiva, atteso che il Ministero non supererà la soglia dell'1,4 per cento. Va poi considerato il taglio di 44 milioni di euro del bilancio del Dicastero, al quale occorre sommare, prosegue, la decurtazione di oltre 125 milioni di euro operata con il decreto-legge n. 168 del 2004.

Quanto agli stanziamenti derivanti dal 3 per cento degli investimenti nelle infrastrutture, ella chiede inoltre al Ministro di conoscere con esattezza gli importi riferiti all'anno in corso.

 

Dopo un breve intervento del ministro URBANI, il quale precisa che tale importo è stato pari a 116 miliardi, la senatrice Vittoria FRANCO (DS-U) stigmatizza altresì l'ennesima decurtazione al FUS, pari a circa 9 milioni di euro. Si tratta, ella avverte, di una scelta insopportabile, tanto più in considerazione del suo drastico ridimensionamento avvenuto con il richiamato decreto-legge n. 168, che determinò tagli pari a 20 milioni di euro. Al riguardo, lamenta che si stia mettendo in ginocchio lo spettacolo italiano, come testimonia la situazione di sofferenza che contraddistingue, in particolare, i teatri di prosa, di danza e di sperimentazione.

Le scelte assunte con la manovra finanziaria, prosegue la senatrice, sottendono una concezione della cultura come lusso o spreco, senza tener conto della necessità di predisporre politiche pubbliche nel settore.

Relativamente all'ulteriore proroga dei contratti a tempo determinato attualmente in essere del personale del Ministero, ella critica che si sia giunti al quinto anno, in violazione delle norme europee.

Critica poi la mancanza di ricambio nella dirigenza e nel personale tecnico-scientifico.

Nell'esprimere compiacimento per la mancata previsione del ventilato condono delle opere d'arte, che si augura non sia riproposto nel prosieguo dell'esame dei provvedimenti in titolo, ella critica altresì la disposizione recata all'articolo 36. In particolare ella esprime contrarietà per l'assenza di effettivi limiti e vincoli nei confronti del concessionario del bene pubblico, con particolare riferimento alla garanzia che il restauro sia compiuto in modo adeguato, nonché di garanzie per la pubblica fruizione.

Quanto all'articolo 41, lamenta che l'alienazione del demanio pubblico sia demandata a trattativa privata e che il riferimento al Codice dei beni culturali, recato al comma 20 del medesimo articolo, non assicuri un'effettiva salvaguardia per i beni culturali.

 

Anche il senatore CORTIANA(Verdi-U), nel preannunciare voto contrario sullo schema di rapporto del relatore, critica l'articolo 36, in materia di conservazione dei beni culturali. In particolare, senza contestare la logica del ricorso al contributo privato, che anzi egli ha sostenuto con riferimento, ad esempio, all'edilizia scolastica, il senatore lamenta la mancanza di coordinamento tra tale disposizione e la stessa disciplina recata dal Codice dei beni culturali, all'articolo 106. Al riguardo occorre, a suo avviso, assicurare che i privati procedano agli interventi conservativi, senza tuttavia modificare la funzione del bene culturale.

 

Il senatore BETTA (Aut) dichiara di non poter esprimere un voto favorevole sullo schema di rapporto, riconoscendo tuttavia al Ministro la capacità di riuscire ad operare in modo efficace pur in assenza di adeguate risorse.

Dalle audizioni svolte nel corso dell'indagine conoscitiva sullo spettacolo, nonché dai dati dell'Istat recentemente diffusi sul teatro, sulla musica, sul cinema e sull'arte, egli avverte infatti che emerge un quadro critico del settore, che suggerirebbe idonee politiche di sostegno da parte del Governo, non limitate alle situazioni di eccellenza.

Coglie infine l'occasione per esprimere preoccupazione e piena contrarietà per la ventilata ipotesi di un'ulteriore restrizione dei proventi derivanti dalla quota statale dell'8 per mille dell'IRPEF, destinata al settore dei beni culturali. Tali fondi hanno infatti consentito agli enti locali e ad altri istituti privati (come ad esempio quelli religiosi) di adottare misure di tutela dei beni culturali, che altrimenti non avrebbero potuto realizzare.

 

Il senatore DELOGU (AN) interviene per dichiarare il proprio voto favorevole sullo schema di rapporto del relatore, rilevando che il tema della scarsità delle risorse accomuna tutti i settori della Pubblica Amministrazione.

Dichiara infine di apprezzare in particolare la replica del Ministro ed in particolare la sua soddisfazione con riferimento al "bilancio consolidato".

 

Il senatore GABURRO (UDC) annuncia a sua volta il convinto voto favorevole del suo Gruppo sullo schema di rapporto del relatore. Coglie peraltro l'occasione per sollecitare il Ministro a prevedere l'emanazione di un regolamento di esecuzione per meglio specificare alcune parti della disciplina recata dal Codice.

 

La Commissione approva infine lo schema di rapporto favorevole con osservazioni del relatore, con conseguente preclusione dello schema di rapporto contrario presentato dai senatori Soliani ed altri.

 

Il PRESIDENTE dichiara indi aperto il dibattito sulle Tabelle 7 e 7-bis, recanti lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il senatore CORTIANA (Verdi-U) segnala preliminarmente l'incongruenza della rubrica dell'articolo 3 del disegno di legge finanziaria, che recita: "Bilancio dello Stato".

 

Ne prende atto il PRESIDENTE, il quale - riservandosi un approfondimento - osserva peraltro che trattasi di argomento che più opportunamente dovrà essere sollevato in sede di Commissione bilancio.

 

Il senatore TESSITORE (DS-U) esprime anzitutto rammarico e sincero disappunto per la perdita di centralità della scuola e dell'università nell'ambito della manovra finanziaria, che appare assai povera sotto il profilo dello sviluppo e dell'innovazione.

Pur dando atto al Ministro di aver saputo tenere gli ambiti di sua competenza al riparo dagli assai più pesanti tagli che hanno investito, quanto meno in termini relativi, altri Dicasteri, e nell'auspicio che la situazione resti invariata anche alla luce del "maxiemendamento" che il Governo si accinge a presentare al Senato, osserva infatti che tale condizione non è sufficiente per il rilancio del Paese. L'attuale manovra finanziaria segue infatti ad altre, che hanno fra l'altro determinato la riduzione degli investimenti, la contrazione degli insegnamenti, il blocco delle assunzioni.

 

Con particolare riferimento al settore della scuola, egli osserva che il mantenimento della consistenza numerica dell'organico di diritto ai dati dell'anno scolastico 2004-2005, pari a circa 741.000 unità, consolida la riduzione di oltre 30.000 unità avvenuta negli ultimi anni. Ciò è tanto più preoccupante, alla luce del piano pluriennale di assunzioni a tempo indeterminato che il Governo dovrebbe presentare entro il 31 gennaio prossimo.

Particolare preoccupazione destano poi le norme relative all'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria. A tale riguardo, che pure rappresenta un profilo di estremo rilievo ai fini dell'internazionalizzazione del sistema scolastico, critica la scelta di attribuire detto insegnamento ai docenti di classe. Soprattutto nei confronti dell'età dell'infanzia, si tratta infatti di un profilo di alta specificità, che non può essere soddisfatto con la mera conoscenza della lingua, tanto più che la norma non chiarisce quali siano i requisiti richiesti ai docenti preposti, né da chi siano attestati. Anche la legge n. 53 prevedeva del resto corsi di formazione, sulla cui effettiva consistenza egli chiede ragguagli. In particolare, chiede se essi siano tenuti a carico del Fondo per l'offerta formativa, le cui disponibilità sono tuttavia decrescenti dal 1999 ad oggi.

Sul piano finanziario, la legge n. 53 prevedeva poi oltre 8.000 milioni di euro per il piano quinquennale di investimenti nella scuola. Il comma 8 dell'articolo 16 reca tuttavia appena 110 milioni di euro a tal fine che, sommati ai 90 milioni di euro stanziati dalla legge finanziaria per il 2004, assommano ad appena il 2,1 per cento della cifra complessiva. Ciò, nonostante che nel prossimo mese di marzo scadano i termini per l'esercizio della delega prevista dalla legge.

Osserva infine che in alcune aree territoriali del Paese, come ad esempio quella di Napoli, caratterizzate da una situazione di vera e propria emergenza criminale, occorre - oltre ad un'efficace azione repressiva - anche un significativo impegno in termini di prevenzione, a partire proprio dagli investimenti nel sistema scolastico.

Passando ai temi dell'università, riconosce che vi sia stato un incremento di fondi che sono tuttavia assai ben poca cosa rispetto all'incremento dei costi. Molte università hanno infatti dovuto ridurre del 50-60 per cento i fondi di cofinanziamento della ricerca. Si avverte pertanto una diffusa sensazione di mancanza di prospettive e di preoccupazione per l'avvenire, soprattutto nei giovani. A tale specifico proposito, giudica intollerabile l'enorme quantità di idonei che non hanno potuto essere chiamati dalle università e che vivono pertanto una pesantissima condizione di incertezza per il proprio futuro.

Chiede infine un chiarimento definitivo sul blocco delle assunzioni che - benché non espressamente previsto nel disegno di legge finanziaria attualmente in esame - sembrerebbe invece profilarsi dal combinato disposto di diversi articoli.

Conclude ribadendo le proprie preoccupazioni a fronte dell'assenza di innovazione e sviluppo nei settori-chiave dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che rischia di condannare il Paese al declino.

 

La senatrice ACCIARINI (DS-U) premette di voler incentrare il proprio intervento sulla questione degli insegnanti, che spesso sono considerati solo come un numero, ed addirittura in esubero. Incombe inoltre la minaccia di ulteriori tagli, per coprire scelte di altro tipo. Si tratta tuttavia di un indirizzo che pesa enormemente sulle sorti complessive della scuola italiana, che pure sta cercando di adeguarsi al mutato contesto fra mille difficoltà.

Le poche disposizioni relative agli insegnanti contenute nel disegno di legge finanziaria in esame, prosegue, confermano questi timori, con particolare riferimento alla rigidità degli organici, che conferma le riduzioni operate in passato, e all'aggiornamento dei docenti, che rischia di risolversi nelle provocatorie agevolazioni per l'acquisto di personal computer.

Passando ad esaminare le disposizioni relative all'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria, ella lamenta poi la mancata valorizzazione della professionalità articolata dei docenti, soffermandosi in particolare sulla frequenza obbligatoria dei corsi di formazione imposta a tutti i docenti privi dei necessari requisiti. Ciò risulta tanto meno condivisibile, alla luce di altre disposizioni quali l'istituzione di un tutor prevista dal decreto legislativo n. 59, al di fuori della cornice individuata nella legge delega.

Anche con riferimento ai docenti precari, il disegno di legge finanziaria non sembra offrire risposte soddisfacenti. Manca infatti del tutto un impegno qualificante, atto a sostenere il previsto piano di assunzioni. Ciò testimonia, ancora una volta, la scarsa considerazione del Governo nei confronti degli insegnanti, che si ripercuote a danno dell'intero Paese.

Infine, ella critica la scelta del ministro Moratti di ridurre la partecipazione degli insegnanti agli organi collegiali, tanto più a fronte del sempre maggiore impegno loro richiesto.

 

Il senatore FAVARO (FI) sottolinea anzitutto che i documenti di bilancio confermano l'impegno del Governo e della sua maggioranza nei settori della scuola, dell'università e della ricerca, come testimonia la circostanza che gli stanziamenti complessivi per detti settori vengono incrementati, nonostante le contingenti difficoltà economiche.

Al di là delle dichiarazioni allarmanti, prosegue, i finanziamenti per la scuola sono infatti passati da 35.787 milioni di euro nel 2001 a 40.269 milioni di euro nel 2005. Se tale incremento non è stato percepito, ciò dipende - a suo avviso - in gran parte dalla circostanza che si è dovuto far fronte alla difficile eredità del precedente Governo.

In proposito, cita l'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, diretta a trasferire nei ruoli dello Stato il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) dipendente dagli enti locali, che - nelle intenzioni - non avrebbe dovuto determinare oneri per lo Stato. Al riguardo, egli stigmatizza peraltro la schizofrenia politica che condusse all'approvazione di tale norma contestualmente alla modifica del Titolo V della Costituzione, che decentrava invece in favore delle regioni le competenze in materia scolastica tanto da determinare la sentenza n. 13 della Corte costituzionale secondo cui lo Stato non è più competente sul personale scolastico.

A causa di una interpretazione estensiva della legge n. 124, sono stati altresì trasferiti allo Stato i contratti stipulati dagli enti locali per l'affidamento del servizio di pulizia delle scuole, ivi compresi quelli stipulati per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili.

Ciò ha portato - prosegue il senatore - ad un incremento degli organici del personale ATA per complessive 30.000 unità e ad una conseguente maggiore spesa pari a 579 milioni di euro annui a partire dal 2001.

Inoltre, il subentro nei contratti d'appalto per il servizio di pulizia ha comportato, rispetto alle risorse finanziarie trasferite allo Stato dagli enti locali per il periodo 2000-2004, una differenza pari a 543 milioni di euro, che è stato necessario coprire.

Ricorda indi che per la stabilizzazione dei lavoratori impegnati in progetti socialmente utili presso gli istituti scolastici statali, il precedente Governo stipulò una convenzione quadro con quattro consorzi, della durata di sei anni, la cui copertura finanziaria era tuttavia limitata all'anno 2002. Per gli anni 2003, 2004 e 2005 si è così provveduto alla copertura dei relativi oneri con appositi stanziamenti iscritti nelle leggi finanziarie per quasi 400 milioni di euro annui.

Il senatore si sofferma poi su un documento OCSE sulla scuola, che peraltro non ha avuto la necessaria attenzione da parte della stampa, da cui emerge che l'Italia spende complessivamente di più per la scuola rispetto alla media degli altri Paesi sviluppati, nonostante abbia gli insegnanti tra i meno pagati e, purtroppo, gli studenti meno preparati. Tutto ciò solleva interrogativi sulle scelte di spesa, tenuto conto che i ragazzi italiani sono quelli che passano più ore sui banchi.

Al riguardo, dà conto delle spese per alunno delle scuole elementari, pari a 6.783 dollari (rispetto ad una media OCSE di 4.850), nonché delle retribuzioni dei maestri che restano ben sotto la media dei Paesi industrializzati: 27.726 dollari per un insegnante con 15 anni di esperienza (rispetto a una media OCSE di 31.366 dollari).

Dopo aver sottolineato che la situazione è analoga nella scuola secondaria, il senatore rileva che lo studente italiano costa di più perché lo Stato paga, in modo non del tutto soddisfacente, un numero molto elevato di insegnanti. L'alto numero di insegnanti determina per l'Italia il più basso rapporto alunni-docenti. Ne consegue, afferma, che i problemi della scuola italiana non sono solo finanziari, ma afferiscono anche a scelte e a misure di razionalizzazione, che il Governo ha ben compreso approvando una riforma complessiva della scuola sulla quale l'Unione europea ha espresso un parere nettamente positivo.

In tale direzione vanno dunque i molteplici stanziamenti per la scuola, che sono finalizzati all'attuazione della riforma in atto, ivi inclusi il potenziamento delle iniziative per la formazione del personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario. Obiettivo del Governo è infatti quello di incrementare il livello qualitativo del personale docente, adeguando la sua entità al numero degli alunni e degli istituti, seguendo, del resto, il processo già avviato, almeno in teoria, dal Governo precedente.

Fra i principali obiettivi a cui sono indirizzati gli stanziamenti, egli ricorda altresì l'istituzione di un sistema di valutazione nazionale che consenta di monitorare costantemente gli effetti della riforma e il funzionamento del mondo della scuola. In proposito, ricorda il decreto legislativo che istituisce il Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione e formazione ed il riordino dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione (INVALSI) ed auspica che siano redatte analisi puntuali sulla produttività del sistema scolastico.

Per quanto riguarda il personale, si sofferma poi sui principali obiettivi raggiunti per l'inizio dell'anno scolastico 2004-2005, ricordando anzitutto le 15.000 assunzioni (12.500 insegnanti e 2.500 personale A.T.A.), che si aggiungono alle 62.000 effettuate nell'estate del 2001, conseguendo in tal modo, in tre anni, una riduzione complessiva del precariato del 30 per cento.

Rammenta indi i 1.300 nuovi dirigenti scolastici nominati, l'attivazione di procedure per il reclutamento di altri 1.500 dirigenti scolastici, l'incremento degli insegnanti nella prima classe della scuola secondaria di primo grado per la seconda lingua comunitaria (pari a 2.000 unità), nella scuola dell'infanzia (pari a 1.200 unità), nella scuola primaria per gli anticipi (pari a 3.500 unità), per l'inglese (pari a 1.700 unità).

Osserva poi che il numero complessivo dei posti di sostegno è aumentato in media di circa 2.000 unità all'anno, passando da 74.000 unità nell'anno scolastico 2002-2003 a oltre 79.000 unità nell'anno scolastico 2003-2004, al quale va aggiunta un'ulteriore crescita di oltre 3.000 posti per l'anno scolastico 2004-2005.

Entrando nel merito delle disposizioni recate dal disegno di legge finanziaria, sottolinea che esse dimostrano come i settori della scuola, della formazione e della ricerca siano importanti per la maggioranza.

In particolare, egli esprime vivo apprezzamento per la mancata conferma del blocco delle assunzioni per il personale delle università, previsto nelle ultime due finanziarie, nonché per il sensibile incremento rispetto all'ultimo biennio del Fondo per il finanziamento ordinario delle università.

Giudica altresì positivamente l'assenza di limiti di spesa per le università e gli enti di ricerca per consulenze, nonché gli stanziamenti per l'edilizia universitaria.

Quanto agli interventi per la ricerca, afferma che essi sono coerenti con le "Linee guida" per la politica scientifica e tecnologica, tenendo presente non solo la ricerca di base ma anche la collaborazione tra il sistema delle imprese e il sistema pubblico di ricerca, che è imprescindibile, come è stato possibile apprezzare nel corso di un recente sopralluogo effettuato in Giappone da una delegazione della Commissione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla ricerca. Gli stanziamenti per la ricerca scientifica, ricorda, sono stati del resto ridotti a seguito dell'approvazione, nel corso dell'esame alla Camera dei provvedimenti di bilancio, di una proposta emendativa relativa ai saldi complessivi.

In proposito, propone che essi siano riportati alla consistenza originaria (1.652 milioni di euro). Del resto, osserva, nel settore della ricerca l'Italia sconta un ritardo storico, come hanno dimostrato anche le audizioni svolte nel corso della richiamata indagine conoscitiva. E' pertanto assolutamente prioritario affrontare questa vera e propria emergenza nazionale, se non si vuole essere tagliati fuori dal processo di crescita legato all'innovazione scientifica e tecnologica.

Si tratta, egli rileva, di un problema di risorse e di organizzazione del sistema, che rende imprescindibile la valorizzazione delle strutture universitarie nella loro autonomia e il riordino, peraltro in atto, degli enti di ricerca.

Conclusivamente, egli ribadisce - richiamandosi a quanto affermato dallo stesso relatore - che, rispetto alla legge finanziaria del 2001, risultano aumentati gli stanziamenti per il Fondo per il finanziamento universitario, per il Fondo per il diritto agli studi universitari, per il Fondo per la programmazione e la valutazione della politica nazionale relativa alla ricerca, nonché per il Fondo per le università non statali legalmente riconosciute.

Conferma pertanto che tali cifre dimostrano l'impegno del Governo e della sua maggioranza in favore della scuola, della ricerca nonostante la sfavorevole congiuntura economica.

 

La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) dichiara invece di compiere una valutazione di segno opposto, ritenendo che mai prima d'ora l'Italia sia stata in condizioni tanto preoccupanti. Né le promesse del Presidente del Consiglio di abbassare il prelievo fiscale, del resto inevitabilmente legate a modifiche al Patto di stabilità europeo e pertanto di difficile avvenire, sarebbero sufficienti a rilanciare il Paese.

I settori dell'istruzione, dell'università e della ricerca soffrono quindi in modo particolare l'inadeguatezza della manovra finanziaria presentata, che risulta del tutto priva di cenni sullo sviluppo. In attesa del "maxiemendamento" del Governo, non si può infatti non constatare che tali settori non sono più al centro delle prospettive del Paese.

Si tratta, a suo giudizio, di una politica cieca, che pone a rischio il futuro di una intera generazione.

La riforma del ministro Moratti sulla scuola non può del resto essere attuata proprio per mancanza di adeguati finanziamenti. I 110 milioni di euro disposti dal disegno di legge finanziaria per sostenere il piano di investimenti non sono infatti significativi, tanto più a fronte dei tagli subiti. Ciò conferma, a suo avviso, la fine delle ambizioni dell'Esecutivo, ed in particolare del ministro Moratti, a governare lo sviluppo del sistema.

Il disegno di legge finanziaria comporta invece un impoverimento delle famiglie, come testimonia fra l'altro la scomparsa del finanziamento destinato ai libri di testo, con conseguente incremento degli oneri per l'istruzione.

D'altra parte, gli enti locali - stretti fra federalismo immaginario da un lato e neocentralismo dall'altro - si trovano in difficoltà per l'erogazione dei servizi di supporto.

Ella chiede poi chiarimenti in ordine alla prosecuzione del tempo pieno per il prossimo anno scolastico, atteso che già l'anno scorso si era prospettata una limitazione del servizio in assenza di nuove risorse.

Quanto all'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria, ella ricorda che già nel 1998 tale insegnamento era impartito nell'89 per cento delle classi III, IV e V; successivamente esso era stato esteso nelle classi I e II oltre che nella scuola dell'infanzia. Nella legislatura di Centro Sinistra, sono stati pertanto formati 20.000 docenti attraverso il progetto "Lingue 2000", secondo una strategia di lungo periodo che è stata bloccata nel 2001 proprio per ragioni economiche.

Ella depreca quindi la scelta di tagliare oltre 7.000 insegnanti specializzati nell'insegnamento della lingua inglese, affidando l'insegnamento della lingua straniera ai docenti di classe, secondo criteri di natura meramente economica. Tali criteri comportano infatti, a suo avviso, una rinuncia alla qualità dell'istruzione.

Risultano parimenti interrotti i finanziamenti a progetti qualificanti quali le biblioteche nelle scuole, l'istruzione negli ospedali, lo sviluppo tecnologico multimediale, i gruppi di lavoro presso i provveditorati, l'integrazione dell'handicap, la tutela della salute.

Anche la conferma degli organici di diritto risulta insufficiente rispetto all'incremento degli alunni.

Altre sono invece le strategie che dovrebbero essere perseguite. Il documento OCSE prima richiamato sulla scuola stigmatizza ad esempio, fra l'altro, l'invecchiamento del personale docente in Europa ed in Italia. La manovra finanziaria avrebbe potuto dunque essere l'occasione per una grande strategia di formazione del personale scolastico. In assenza di risorse, risulta invece problematico anche il sostegno al piano di investimenti previsto dalla legge n. 53, che risulta drammaticamente sottofinanziato. Altri profili appaiono poi carenti: l'orientamento per contrastare la dispersione scolastica, la formazione continua degli adulti, gli investimenti per la scolarizzazione degli immigrati.

Né i fondi destinati all'edilizia risultano sufficienti per un rilancio del diritto allo studio.

In tale quadro, appare sempre più lontano il raggiungimento degli obiettivi posti al Consiglio europeo di Lisbona e l'Italia sembra avviata su un percorso di triste declino.

 

Il senatore GABURRO (UDC) osserva che, nonostante le difficili condizioni economiche che caratterizzano non solo l'Italia ma i principali Paesi europei, la manovra di bilancio assegna alla scuola, all'università e alla ricerca un ammontare di risorse in sia pur moderata crescita rispetto all'anno scorso.

È pur vero che la stessa maggioranza vorrebbe una crescita più elevata, in primo luogo a favore della qualità degli insegnanti. In tal senso, attende pertanto con fiducia il decreto attuativo dell'articolo 5 della legge n. 53. In alcune aree del Paese, fra cui ad esempio il Nord-est, si stanno peraltro già sperimentando iniziative assai positive sulla formazione continua degli insegnanti, sotto forma di corsi di alta formazione offerti da alcune università senza oneri per lo Stato, che hanno segnato uno straordinario successo di adesioni, ben al di là delle aspettative delle stesse università.

Passando al contenuto dei documenti in esame, egli rileva poi positivamente l'assenza del blocco delle assunzioni per il personale docente e non docente delle università che era stato previsto nelle ultime due finanziarie.

Egli esprime altresì apprezzamento a nome del proprio Gruppo per le risorse previste in particolare dall'articolo 18. Sollecita peraltro il Governo ad affrontare, senza ulteriori rinvii, altri aspetti che siano in grado di migliorare e completare il quadro di avviamento intrapreso. In particolare, cita l'obiettivo di garantire l'effettiva libertà di educazione. In questo senso, la legge n. 62 del 2000 costituisce, a suo avviso, l'inizio di un cammino positivo, ma mostra alcuni limiti di incompiutezza ed ambiguità. Da un lato, ad essa non sono infatti seguiti alcuni effetti del tutto logici e naturali, compresi quelli finanziari, conseguenti all'espletamento di un pubblico servizio da parte delle scuole paritarie. Dall'altro, sono assegnate borse di studio inadeguate a coprire le spese di istruzione presso le scuole paritarie, soprattutto nella fascia di gratuità.

A quattro anni dall'entrata in vigore della legge n. 62, e dopo l'apprezzabile relazione del Ministro al Parlamento in materia, egli ritiene dunque indispensabile e non ulteriormente rinviabile un sostegno più concreto alle scuole non statali, nell'ambito del sistema scolastico integrato.

La scuola, e quindi anche la parità, non appartengono infatti a suo avviso ad alcuna parte politica, ma rappresentato un patrimonio comune.

La piena ed effettiva libertà è del resto garantita in tutti gli Stati europei, ivi comprese le nuove democrazie dell'Europa centro orientale. La situazione italiana è pertanto un residuato ideologico, caratterizzato da un deficit di libertà.

Il pluralismo istituzionale è invece garanzia di maggior efficienza ed economicità, in quanto il confronto stimola sempre sotto il profilo culturale, organizzativo ed economico.

Una effettiva parità metterebbe inoltre le scuole non statali, e in particolare quelle cattoliche, in condizione di privilegiare gli studenti e le famiglie a reddito più basso.

Né va dimenticato che la scuola paritaria partecipa al sistema pubblico integrato allo stesso titolo della scuola di Stato.

Egli comunica infine di aver presentato, insieme ad un gruppo di senatori, un nuovo disegno di legge per un'effettiva libertà di educazione.

Pur comprendendo la difficile congiuntura economica ed accettando una logica di gradualità e solidarietà con la maggioranza, chiede quindi un segnale politico significativo attraverso un incremento, sia pur non elevato, dell'unità previsionale di base relativa al Fondo per l'integrazione delle scuole non statali.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17,20.

 


ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

(sulle parti relative al MBAC)

 

 

0/3223/1/7ª

ACCIARINI, Vittoria FRANCO, PAGANO, MODICA, TESSITORE, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, CORTIANA, MANIERI

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

la Tabella C comporta un'ulteriore riduzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS),

il FUS diminuisce costantemente dalla legge finanziaria per il 2002

si tratta di una diminuzione composta da tagli propriamente detti, dalla mancata rivalutazione rispetto al tasso inflattivo e dal diminuito potere di acquisto dell'euro,

solo nell'ultimo anno il FUS è stato drasticamente ridimensionato prima attraverso la 'manovrina' di luglio (decreto-legge n. 168 del 2004), con un taglio di circa 20 milioni di euro, ed ora subisce un'ulteriore riduzione di 9 milioni di euro,

il progressivo assottigliamento degli stanziamenti statali, di fatto, si aggiunge ad una situazione già gravemente compromessa che sta mettendo in ginocchio tutto lo spettacolo italiano,

nel corso di questo anno si sono verificate più di una volta situazioni di tale crisi finanziaria che hanno rischiato di portare al vero e proprio collasso realtà artistiche in tutto il Paese,

impegna il Governo

a reperire le risorse finanziarie necessarie ad adeguare gli stanziamenti alle reali necessità o almeno a riportarli alle previsioni della legge finanziaria per il 2001".

 

 

0/3223/2/7ª

ACCIARINI, PAGANO, TESSITORE, MODICA, Vittoria FRANCO, CORTIANA, D'ANDREA, SOLIANI, MONTICONE, MANIERI

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

l'articolo 2 dispone per ciascun anno del triennio 2005-2007 un limite all'incremento della spesa delle amministrazioni pubbliche fissato nella misura del 2 per cento,

tale previsione, nel caso del Ministero per i beni e le attività culturali, si traduce nel rischio concreto della 'bancarotta' del Ministero e di una parte consistente delle istituzioni di cultura italiane nonché nel collasso economico di settori industriali di rilievo e prestigio come la cinematografia italiana,

al 'tetto' previsto dal disegno di legge finanziaria per il 2005 si devono sommare i tagli ai fondi destinati al sostegno del settore culturale che, in termini assoluti, rispetto alle autorizzazioni di cassa previste per l'esercizio finanziario 2004, fanno registrare una diminuzione di 44,75 milioni di euro,

la percentuale di incremento attribuita al bilancio del Ministero per i beni e le attività culturali per il 2005 è dell'1,4 per cento contro il 3 per cento che era stato fissato per l'esercizio finanziario 2004 e che pertanto all'Amministrazione per i beni e le attività culturali viene nei fatti negato di godere dell'intera quota percentuale possibile di incremento, perdendo inoltre l'1,6 per cento rispetto alla scorsa legge finanziaria,

tutto questo accade avendo già subito, grazie al decreto-legge n. 168 del 2004, riduzioni dell'autorizzazione di spesa pari a 136 milioni di euro,

tutti i fattori di taglio si vanno quindi sovrapponendo gli uni sugli altri, provocando una condizione molto vicina al collasso;

impegna il Governo

a reperire le risorse necessarie all'assolvimento delle funzioni istituzionali del Ministero per i beni e le attività culturali ed a riportare gli stanziamenti almeno ai livelli previsti prima della legge finanziaria per il 2002".

 

 

0/3223/3/7ª

TESSITORE, ACCIARINI, Vittoria FREANCO, MODICA, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, CORTIANA, MANIERI

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

l'articolo 2 dispone per ciascun anno del triennio 2005-2007 un limite all'incremento della spesa delle amministrazioni pubbliche fissato nella misura del 2 per cento,

le norme previste dall'articolo 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e nella cosiddetta delega ambientale, comporteranno, per le soprintendenze regionali e le soprintendenze territoriali di settore uno straordinario aggravio del carico di lavoro,

è noto che gli organici del Ministero per i beni e le attività culturali sono da tempo insufficienti anche solo per svolgere i compiti e le funzioni derivanti dalle attività di ordinaria amministrazione,

questa annosa insufficienza di risorse umane è altresì aggravata dal blocco delle assunzioni a tempo indeterminato determinato dal predetto tetto del 2 per cento per gli stanziamenti di spesa nella pubblica amministrazione in generale e presso il Ministero per i beni e le attività culturali in particolare,

la necessità di riattivare il turn over all'interno del Ministero si pone ormai come esigenza inderogabile

impegna il Governo

a reperire le risorse necessarie a garantire l'adeguata dotazione organica di personale tecnico-scientifico e di personale di supporto per l'espletamento dei compiti previsti nel decreto legislativo n. 42 del 2004 e per l'adempimento delle norme contenute nella delega ambientale".

 

 

0/3223/3/7ª (nuovo testo)

TESSITORE, ACCIARINI, Vittoria FREANCO, MODICA, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, CORTIANA, MANIERI

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

l'articolo 2 dispone per ciascun anno del triennio 2005-2007 un limite all'incremento della spesa delle amministrazioni pubbliche fissato nella misura del 2 per cento,

le norme previste dall'articolo 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e nella cosiddetta delega ambientale, comporteranno, per le soprintendenze regionali e le soprintendenze territoriali di settore uno straordinario aggravio del carico di lavoro,

è noto che gli organici del Ministero per i beni e le attività culturali sono da tempo insufficienti anche solo per svolgere i compiti e le funzioni derivanti dalle attività di ordinaria amministrazione,

questa annosa insufficienza di risorse umane è altresì aggravata dal blocco delle assunzioni a tempo indeterminato determinato dal predetto tetto del 2 per cento per gli stanziamenti di spesa nella pubblica amministrazione in generale e presso il Ministero per i beni e le attività culturali in particolare,

la necessità di riattivare il turn over all'interno del Ministero si pone ormai come esigenza inderogabile

impegna il Governo

ad effettuare una ricognizione sulla distribuzione del personale nelle varie soprintendenze e a reperire le risorse necessarie a garantire l'adeguata dotazione organica di personale tecnico-scientifico e di personale di supporto per l'espletamento dei compiti previsti nel decreto legislativo n. 42 del 2004 e per l'adempimento delle norme contenute nella delega ambientale".

 

 

0/3223/4/7ª

Vittoria FRANCO, ACCIARINI, MODICA, PAGANO, TESSITORE, CORTIANA, D'ANDREA, SOLIANI, MONTICONE, MANIERI

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

l'articolo 17 reca disposizioni in materia di assunzioni a tempo determinato di personale nella pubblica amministrazione e, al comma 2, autorizza la prosecuzione dei contratti a tempo determinato attualmente in essere, fra cui quelli relativi al personale che assicura l'apertura quotidiana di musei, gallerie, aree archeologiche, biblioteche ed archivi di Stato,

da diversi anni, il Ministero per i beni e le attività culturali si avvale di tale personale per svolgere attività di guardiania, di custodia e di assistenza presso musei e siti museali italiani,

la presenza di questo personale ha permesso negli ultimi anni l'apertura pomeridiana, serale e festiva di musei, gallerie, scavi e siti culturali,

dal momento dell'assunzione a tempo determinato di questo personale, non vi sono stati ulteriori concorsi e dunque è proprio questo personale che permette tuttora i prolungamenti di apertura ed, in alcuni casi, la stessa apertura ordinaria dei siti culturali statali italiani,

la scadenza del contratto, già prevista per il prossimo 31 dicembre, è stata prorogata al 31 dicembre del 2005, lasciando quei lavoratori nell'incertezza del loro futuro professionale e il patrimonio culturale statale nell'indeterminatezza per quanto concerne la possibilità di essere fruibile nel migliore dei modi

impegna il Governo

a definire misure per la progressiva immissione nel triennio 2005-2007 del personale suddetto nei ruoli organici del Ministero, attraverso procedure concorsuali selettive, previa intesa con il Ministro della funzione pubblica, sulla base di un programma di assunzioni da sottoporre all'approvazione della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero dell'economia e delle finanze".

 


ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

giovedì 25 NOVEMBRE 2004

346a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb.7 e 7-bis) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2005

(Tabb.14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Seguito e conclusione dell'esame delle Tabelle 7 e 7-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana di ieri, nel corso della quale - ricorda Il PRESIDENTE - si era avviata la discussione generale sulle Tabelle 7 e 7-bis del disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nonché sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Nel dibattito interviene il senatore MONTICONE (Mar-DL-U), il quale giudicherebbe anzitutto più corretto confrontare gli stanziamenti recati nei provvedimenti in titolo con quelli recati nel bilancio assestato riferito all'anno finanziario in corso, piuttosto che con gli stanziamenti contemplati nel bilancio di previsione per il 2004. Così facendo, si registra una riduzione degli ammontari complessivi destinati ai settori dell'istruzione, dell'università e ricerca, pari a circa 800 milioni di euro e non certo un loro incremento.

Entrando nel merito del disegno di legge finanziaria, egli osserva poi che esso è redatto in una prospettiva di contenimento, soprattutto con riferimento al settore universitario, che è inaccettabile in quanto è assente ogni effettivo progetto di rilancio per il futuro.

Pur dando atto al Ministro che per l'università, a differenza di quanto avvenuto nella scuola, ha quanto meno evitato di procedere a modifiche radicali della normativa vigente, deplora tuttavia che la politica di contenimento proposta sia sintomatica di un ripiegamento privo di prospettive, che si pone in un'ottica alternativa rispetto alle preziose conclusioni alle quali invece la Commissione stessa era giunta con l'approvazione del documento conclusivo dell'affare assegnato in materia universitaria.

Passando in particolare a considerare il rapporto tra didattica e ricerca, il senatore stigmatizza l'assenza di un'effettiva strategia diretta a riconoscere la specificità dell'università nel settore della ricerca, che - a suo avviso - non può essere demandata esclusivamente al settore industriale e agli enti di ricerca autonomi.

Quanto agli studenti universitari, pur registrando positivamente la promozione della loro dimensione internazionale (ad esempio attraverso progetti come l'Erasmus), giudicherebbe tuttavia necessario un maggiore sforzo nella quotidianità con specifico riferimento alle attrezzature, alle biblioteche, all'edilizia, senza limitarsi a sostenere i centri di eccellenza.

Relativamente ai docenti, egli esprime poi perplessità in merito all'effettivo superamento del blocco delle assunzioni, rilevando come la questione degli idonei vincitori di concorso (per ricercatori, associati e ordinari) rimanga un grave problema irrisolto. Seppur in presenza di difficoltà di ordine finanziario, giudica infatti indispensabile adottare scelte di fondo che valorizzino l'attività svolta dal corpo docente. In proposito, ricorda il prezioso ruolo svolto dai ricercatori universitari che assumono incarichi in affidamento, talvolta a titolo gratuito.

Anche riguardo alla politica nazionale di ricerca, il senatore lamenta conclusivamente l'assenza di un'effettiva programmazione.

 

Il senatore BEVILACQUA (AN), senza alcun intento critico nei confronti del legittimo diritto del Governo a presentare proposte emendative - ivi incluso il "maxi emendamento" - nel prosieguo dell'esame dei documenti di bilancio, dichiara anzitutto di non riuscire ad appassionarsi ad una discussione che è, a suo avviso, del tutto virtuale. Ritiene tuttavia utile svolgere alcune riflessioni, soprattutto al fine di replicare alle critiche, a suo avviso ingenerose, mosse dall'opposizione.

In proposito esprime apprezzamento per l'incremento degli stanziamenti complessivi con riferimento al settore della scuola e dell'università, tanto più in considerazione della difficile situazione economica del Paese.

Nega poi che nei documenti di bilancio sia assente un progetto di fondo nei settori in discussione, come testimonia la recente riforma della scuola, nonché le iniziative in fieri riferite alla didattica e all'università.

Richiamandosi all'intervento del senatore Favaro, egli sottolinea a sua volta come rispetto al 2001 vi sia stato un significativo incremento di spesa nel settore della scuola, che - del resto - è stato in parte determinato dalla grave eredità del Centro-sinistra. Al riguardo, ricorda, in primo luogo, i finanziamenti stanziati per stabilizzare i lavoratori impegnati in progetti socialmente utili presso gli istituti scolastici statali, atteso che il precedente Esecutivo limitò la copertura al 2002. Fra gli obiettivi perseguiti dall'attuale Governo, egli ricorda inoltre le iniziative dirette ad affrontare la questione del precariato della scuola, che è stato ridotto del 30 per cento.

Osserva altresì che molto è stato fatto anche con riferimento al reclutamento dei dirigenti scolastici, ricordando in proposito che, oltre al concorso espletato, sta per essere bandito un ulteriore concorso per l'assunzione di 1.500 unità. Al riguardo, segnala tuttavia l'esigenza di risolvere le situazioni di precariato in tale comparto, ad esempio utilizzando i posti non coperti nel precedente concorso.

Egli esprime invece perplessità in merito alla scelta di affidare l'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria ai docenti di classe, in luogo degli insegnanti specializzati, che giustifica come misura meramente provvisoria, contingente e dettata da esigenze di bilancio. Ritiene infatti indispensabile che, sin dall'inizio del percorso scolastico, l'insegnamento delle lingue straniere sia demandato al personale specializzato.

Coglie poi l'occasione per sollecitare una ridefinizione delle funzioni del docente tutor e di un suo più corretto collocamento all'interno del sistema scolastico.

Con riferimento al settore universitario il senatore registra con favore la mancata previsione del blocco delle assunzioni. Va tuttavia trovata una sollecita soluzione alla questione degli idonei nei vari concorsi, i quali non hanno ancora trovato collocazione nelle università. Al riguardo, chiede chiarimenti in merito alla notizia di assunzioni di docenti, avvenute in violazione della normativa vigente, da parte di un ateneo che sarebbero state successivamente sanate dal Ministero. Si tratterebbe, osserva, di un fatto grave, soprattutto nei confronti delle università che hanno operato nel pieno rispetto della disciplina vigente.

Nell'esprimere conclusivamente apprezzamento per l'incremento dei finanziamenti nel settore, con specifico riferimento alla ricerca, ritiene imprescindibile che si proceda a rafforzare il rapporto fra le università e il settore imprenditoriale.

 

Il senatore CORTIANA (Verdi-U) dichiara preliminarmente di apprezzare l'onestà intellettuale del senatore Bevilacqua, il quale non ha avuto remore a riconoscere che si sta svolgendo una discussione sostanzialmente virtuale. Ritiene tuttavia che, pur sulla base delle precedenti leggi finanziarie in questa legislatura, esistano sufficienti elementi per esprimere una valutazione del progetto sostenuto dal Ministro per la filiera dell'istruzione. In proposito, stigmatizza la circostanza che esso si basi essenzialmente su quella che definisce come una vera e propria destrutturazione del sistema scolastico che ha preso corpo in oltre cinquant'anni e che si basava sul riconoscimento generalizzato del diritto all'istruzione, indipendentemente dalle condizioni sociali di provenienza.

Entrando nel merito del disegno di legge finanziaria, egli depreca anzitutto la riduzione dell'organico scolastico, recata all'articolo 18, comma 2, che si colloca in una prospettiva di continuità con la politica di contenimento del personale già perseguita nelle scorse leggi finanziarie.

Viene infatti previsto il mantenimento della consistenza delle dotazioni organiche stabilita per l'anno scolastico in corso, che - ricorda - risulta dalla riduzione di oltre 34.000 unità effettuata nel precedente triennio.

Non viene così dato seguito, prosegue, a quanto previsto nel decreto-legge n. 97 del 2004, convertito con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, che impegnava il Governo a procedere ad ulteriori immissioni in ruolo.

Il senatore contesta in particolare l'ottica del Governo, sostenuta anche con riferimento al settore universitario, secondo cui la precarietà assicurerebbe, di per sé, maggiore produttività e qualità.

Quanto al settore della ricerca, egli giudica poi significativo, e per certi versi persino clamoroso, l'appello del presidente di Confindustria a promuovere la ricerca pubblica. Al riguardo, sottolinea, la ricerca necessita infatti di investimenti a lungo termine, che solo lo Stato e le imprese più avvedute possono assicurare, non potendosi invece limitare ad una prospettiva di profittabilità di breve periodo.

Critica altresì la scelta di prevedere che l'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria sia affidato ai docenti generalisti e non ai 7.100 insegnanti con competenze specialistiche. Nonostante l'enfasi posta dal Presidente del Consiglio sull'importanza della conoscenza dell'acquisizione delle lingue straniere, ed in particolare dell'inglese, si è dunque adottata una misura che si pone, a suo avviso, in una prospettiva di dequalificazione dell'insegnamento.

Il senatore stigmatizza poi l'esiguità dell'ulteriore finanziamento, pari a 110 milioni di euro, diretto all'attuazione del Piano programmatico di interventi finanziari, previsto dalla legge n. 53 del 2003. A fronte infatti degli oltre 8.000 milioni di euro che lo stesso Ministro aveva chiesto per tale Piano, osserva che nell'ultimo biennio sono stati stanziati solo 200 milioni di euro. Anche in questo campo, così come in quello dell'edilizia, prosegue, le richieste del Ministro sono state quindi disattese.

Lamenta inoltre il mancato rifinanziamento per i libri di testo in favore delle famiglie meno abbienti, precedentemente recato dalla legge n. 448 del 1998, che a tal fine destinava 103 milioni di euro. In proposito rileva che si trattava di una importante misura che rappresentava un primo tassello diretto ad assicurare l'effettività del diritto allo studio.

Senza poi soffermarsi sull'esiguo finanziamento destinato alla formazione artistica, egli critica in generale l'esiguità dei finanziamenti complessivi al settore, che giudica lesiva dell'autonomia scolastica. Al riguardo, ricorda che proprio la previsione di tale autonomia rappresentava uno dei principali meriti attribuibili al Governo di Centro-sinistra, atteso che essa dava effettiva attuazione al principio della sussidiarietà, integrando il mondo scolastico con il sistema territoriale e scolastico, favorendo in questo modo l'emergere della cultura della cittadinanza condivisa.

Quanto in particolare ai finanziamenti destinati all'edilizia scolastica, pari a 30 milioni di euro, pur riconoscendo che si sia fatto un passo avanti rispetto alla precedente legge finanziaria, che stanziava solo 10 milioni, ricorda che nel corso della scorsa legislatura, gli stanziamenti annui per il settore erano pari a circa 60 milioni. Egli ritiene inoltre che la scarsa attenzione nei confronti degli istituti scolastici che versano in una situazione critica, con particolare riferimento alla manutenzione ordinaria degli edifici, sia sintomatica di una politica di destrutturazione dell'intero sistema e non certo di una proposta culturale e pedagogica, magari anche reazionaria, e quindi criticabile da parte dell'opposizione.

 

Il senatore VALDITARA (AN) dichiara anzitutto di non condividere il confronto degli stanziamenti recati nei documenti di bilancio in esame con quelli recati nel bilancio assestato per il corrente esercizio finanziario. Ritiene invece corretto che tale raffronto sia operato con riferimento al bilancio di previsione per il 2004. In proposito, sottolinea che occorrerebbe comunque tener presente l'incremento di risorse, pari al 2,78 per cento, registrato nel bilancio assestato rispetto alla manovra finanziaria dello scorso anno, con l'attuale si registra invece un incremento dell'1,6 per cento.

Chiede inoltre al Governo chiarimenti in merito alla effettiva destinazione dei 375 milioni stanziati in favore del personale impegnato in progetti socialmente utili, rilevando che con ogni probabilità l'incremento degli stanziamenti complessivi potrebbe essere persino superiore all'1,6 per cento.

Ritiene poi opportuno puntualizzare che nel settore dell'istruzione non si sono realizzati i pesanti tagli ventilati dall'opposizione, come testimonia la circostanza che nel triennio 2001-2003 vi è stato un aumento di 3.949 milioni di euro, pari a circa l'11 per cento, ben superiore rispetto all'inflazione nel frattempo intercorsa.

Rileva peraltro che l'unico anno nel quale i finanziamenti all'Istruzione si sono ridotti è stato il 1997, dove essi sono stati pari a circa 28.000 milioni di euro, a fronte dei circa 30.000 milioni dell'anno precedente.

Con riferimento all'importo di 8,5 miliardi che, a detta l'opposizione, dovrebbe essere diretto esclusivamente a finanziare la legge n. 53 del 2003, egli avverte - richiamandosi all'ordine del giorno (0/1306/1/7) accolto dal Ministro nel corso dell'esame in Commissione di tale provvedimento - che si tratta invece di uno stanziamento diretto al complesso degli investimenti nel settore. Oltre alla riforma scolastica, tale ammontare complessivo, ricorda, è infatti destinato - fra l'altro - alla valorizzazione professionale del personale, ad interventi per l'edilizia scolastica, nonché alla parità. Sarebbe, del resto, a suo giudizio illogico ritenere che occorra una somma così ingente per dare attuazione alla legge n. 53 atteso che ciò corrisponderebbe all'assunzione di ben 332.000 unità. Non va infatti dimenticato che la citata legge n. 53 non prevede interventi infrastrutturali.

Richiamandosi all'intervento del senatore Favaro, egli ribadisce la pesante eredità finanziaria lasciata dai precedenti Governi, con particolare riferimento agli oneri connessi al servizio di pulizia delle scuole, pari a 543 milioni di euro, stanziati con la legge n. 268 del 2002. Né vanno dimenticati i 579 milioni di euro che il Governo in carica ha dovuto reperire per far fronte al trasferimento del personale ATA dagli enti locali allo Stato.

Ricorda poi i 54 milioni di euro individuati dal decreto-legge n. 230 del 2003, convertito dalla legge n. 285 del 2003, per la copertura del maggior fabbisogno derivante dall'espletamento della sessione riservata di esami per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento.

Ulteriori 375 milioni, prosegue il senatore, sono stati altresì destinati al personale assunto per svolgere lavori socialmente utili, così come altri 650 milioni sono stati stanziati per le ricostruzioni di carriera del personale in servizio da oltre 15 anni, ponendo termine alla pregressa situazione di "insolvenza" dello Stato.

Con riferimento agli insegnanti di sostegno, egli sottolinea inoltre che nel triennio 2001-2003 si è registrato un incremento pari a 5.800 unità, che ha determinato una progressiva riduzione del rapporto fra tali insegnanti ed il totale degli alunni, che è passato da 1/102,81 nel 2001 a 1/96,13 nel 2003. Fra il 2003 ed il 2004, egli rammenta altresì che è stato incrementato l'organico degli insegnanti di lingua inglese, per un ammontare pari a 800 mila unità.

Con riferimento alle critiche mosse nei confronti dell'attuale esecutivo in merito alla presunta eliminazione del tempo pieno, egli ricorda che analoghe contestazioni erano state mosse anche nei confronti della riforma Berlinguer. In proposito, richiama un articolo dei Cobas, pubblicato il 12 dicembre 2000, nel quale si lamentava la cancellazione del tempo pieno, nonché le dichiarazioni dell'allora presidente del Centro di iniziativa democratica degli insegnanti (CIDI), Alba Sasso, secondo cui le trenta ore settimanali non sarebbero state tutte di lezione.

Coglie poi l'occasione per rammentare che, nonostante le perplessità manifestate dalle forze di opposizione in merito all'adeguatezza degli stanziamenti diretti all'anticipo scolastico, il Ministero è riuscito persino a realizzare risparmi pari ad un terzo dell'ammontare complessivo, che sono stati impiegati per assumere oltre 400 insegnanti nella scuola materna.

Ritiene inoltre che si debbano promuovere iniziative dirette a valorizzare, anche economicamente, il corpo docente, che ha bisogno di riconoscersi nel proprio lavoro, piuttosto che quelle sostenute dai Democratici di sinistra, dirette a privilegiare il numero rispetto alla qualità, in un'ottica sindacalista, e a rendere la scuola un mero centro di collocamento.

Giudica altresì prioritario dare attuazione al piano di assunzione dei docenti precari, al quale subordina gli interventi di razionalizzazione invocati da più parti, nonché all'estensione del diritto-dovere all'istruzione sino ai diciotto anni.

Conviene tuttavia con l'opposizione sull'opportunità di prevedere risorse per l'acquisto dei libri di testo da parte delle famiglie indigenti, che giudicherebbe un segnale importante.

Quanto al settore universitario, dopo aver richiamato la battaglia di Alleanza Nazionale contro il blocco delle assunzioni, nega che nella manovra finanziaria esso venga implicitamente confermato, atteso che la legge n. 350 del 2003 limitava il blocco al solo 2004. Avverte poi, a conferma dell'impegno della sua parte politica su tale tematica, che Alleanza Nazionale non voterà un eventuale proposta emendativa - che peraltro il Governo non intende presentare - volta a riproporre il blocco delle assunzioni; blocco, che giudicherebbe assai grave.

Passando a considerare le risorse destinate al Fondo di finanziamento ordinario delle università (FFO), egli ritiene che sarebbe opportuno un ulteriore incremento, pari a circa 600 milioni di euro, in sintonia - del resto - con la finanziaria dello scorso anno. Tale incremento risulterebbe indispensabile, da un lato, per finanziare la riforma dello stato giuridico della docenza universitaria e, dall'altro, per mettere a disposizione ulteriori stanziamenti per le università che li meritino, sulla base di un efficace meccanismo di valutazione, che dovrebbe peraltro prevedere eventuali sanzioni per gli atenei che perseguono politiche debitorie.

Dopo aver rilevato che l'introduzione del sistema "3+2" ha determinato un incremento delle spese universitarie, sollecita conclusivamente adeguati incrementi del Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB).

 

Nessun altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale sulla Tabella 7 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Comunica altresì che sono stati presentati alcuni ordini del giorno, nonché un emendamento, pubblicati in allegato al presente resoconto.

 

Agli intervenuti replica il relatore DELOGU (AN), il quale illustra il seguente schema di rapporto favorevole con osservazioni:

"La Commissione, esaminati lo stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2005, nonché le parti connesse del disegno di legge finanziaria,

giudicati positivamente:

la scelta di non introdurre un nuovo blocco delle assunzioni per il personale docente e non docente delle università e degli enti di ricerca;

l'esclusione delle università e degli enti di ricerca dai limiti di spesa fissati dall'articolo 3 del disegno di legge finanziaria per le consulenze;

la salvaguardia dei contratti stipulati, in materie precisate, dalle università e dalle scuole superiori ad ordinamento speciale, di cui all'articolo 17, comma 7, del disegno di legge finanziaria;

l'incremento assicurato, dalla Tabella C allegata al disegno di legge finanziaria, al Fondo per il finanziamento ordinario delle università, al diritto agli studi universitari, allo sviluppo delle università, agli enti operanti nel settore della ricerca scientifica, alle università non statali;

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria:

1. invita a considerare l'esigenza di significativi investimenti nel sistema scolastico con particolare riferimento ad aree del Paese caratterizzate da una situazione di emergenza sociale;

2. invita ad avviare il piano di assunzione dei docenti, che consentirà fra l'altro l'immissione in ruolo dei precari, e a proseguire quindi nell'opera di razionalizzazione della spesa scolastica, onde superare l'attuale paradosso che vede l'Italia caratterizzarsi per una spesa complessiva più alta rispetto alla media degli altri paesi sviluppati, benché con i risultati tra i meno soddisfacenti del sistema OCSE e con una inadeguata valorizzazione del personale docente;

3. invita a non riproporre il blocco delle assunzioni nell'università e negli enti di ricerca;

4. invita a ripristinare gli stanziamenti per la ricerca quanto meno nei termini originariamente previsti;

5. invita ad incrementare ulteriormente, e in modo sensibile, il Fondo di finanziamento ordinario dell'università;

6. invita a valutare la possibilità di rendere sempre più concreta la scelta educativa delle famiglie anche con riferimento ai rapporti tra il sistema delle scuole statali e quello delle scuole non statali;

7. invita a reperire fondi aggiuntivi per ripristinare la gratuità dei libri di testo;

8. invita ad incrementare i fondi da destinare al Fondo per gli investimenti di ricerca di base (FIRB)".

 

Quanto agli ordini del giorno presentati, egli esprime un orientamento favorevole sul n. 6, raccomandando al Governo di accoglierlo. Esprime invece un orientamento contrario sugli ordini del giorno nn. 5, 8 e 9, in quanto i documenti di bilancio in esame non recano la previsione di un ulteriore blocco delle assunzioni per il 2005. Il parere è contrario anche sul n. 7, di cui il relatore dichiara in particolare di non condividere la seconda premessa. Sul n. 10 l'orientamento è invece favorevole, a condizione che nel dispositivo siano soppresse le parole "nei confronti dei Paesi emergenti". Con riferimento all'ordine del giorno n. 11, il relatore osserva che esso è da intendersi recepito nel punto n. 5 dello schema di rapporto illustrato. Esprime infine un orientamento favorevole sul n. 12, a condizione che il dispositivo sia sostituito dal seguente: "a rimuovere le presenti incertezze sul futuro dell'INFM ed a mantenere ai ricercatori la capacità di competere al massimo livello internazionale nel mondo della ricerca di base e applicata in fisica della materia".

 

Il PRESIDENTE chiede al ministro Moratti di anticipare il proprio orientamento sugli ordini del giorno, onde concludere tale fase procedurale, e di intervenire successivamente in sede di replica.

 

Il ministro Letizia MORATTI dichiara di accogliere l'ordine del giorno n. 6, di non accogliere gli ordini del giorno nn. 5, 7, 8, 9 e 11 e di essere disponibile ad accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno n. 10, qualora i presentatori lo modificassero nel senso proposto dal relatore. Accoglierebbe altresì l'ordine del giorno n. 12 qualora i presentatori accettassero il suggerimento del relatore.

 

La senatrice ACCIARINI (DS-U) chiede che gli ordini del giorno vengano posti ai voti.

 

L'ordine del giorno n. 6, accolto dal Governo, è posto ai voti ed approvato.

E' quindi posto ai voti e respinto l'ordine del giorno n. 5.

 

Intervenendo per dichiarazione di voto favorevole sull'ordine del giorno n. 7, la senatrice ACCIARINI (DS-U) si duole per la stringatezza delle argomentazioni con cui il relatore ha motivato il proprio parere contrario sulla maggior parte degli ordini del giorno. In particolare, l'ordine del giorno n. 7 si fa carico di esigenze molto sentite (fra cui il tempo pieno e il tempo prolungato, gli insegnanti di sostegno e i mediatori culturali), su cui anche la maggioranza ha spesso dichiarato di convenire. Manifesta pertanto il suo sconcerto nei confronti della chiusura ora dimostrata.

 

Posto ai voti, l'ordine del giorno n. 7 è respinto.

 

Il senatore MODICA (DS-U) dichiara il proprio voto favorevole sull'ordine del giorno n. 8, anticipando fin d'ora il voto favorevole anche sul n. 9, di analogo contenuto. Coglie peraltro l'occasione per esprimere il proprio stupore a fronte della contrarietà manifestata dalla maggioranza rispetto ad un'esplicita richiesta al Governo di evitare per il futuro ulteriori blocchi di assunzioni. Sottolinea altresì che il n. 9 riguarda la particolare categoria degli idonei alle valutazioni comparative non provenienti da ruoli universitari (i cosiddetti "idonei non strutturati"), che hanno vissuto un periodo di drammatica precarietà e meritano pertanto priorità nelle prossime assunzioni.

 

Il relatore DELOGU (AN) ricorda che l'osservazione n. 3 dello schema di rapporto da lui illustrato reca analoga raccomandazione. Ritiene pertanto che gli ordini del giorno nn. 8 e 9 possano considerarsi assorbiti.

 

A giudizio del senatore MONTICONE (Mar-DL-U) , gli ordini del giorno nn. 8 e 9, lungi dal porsi in contrasto con lo schema di rapporto del relatore, al contrario lo rafforzano.

 

Il senatore VALDITARA (AN) rileva l'incongruità degli ordini del giorno nn. 8 e 9 che impegnano il Governo a rimuovere il blocco delle assunzioni, laddove tale blocco non sussiste. Invita pertanto l'opposizione a convergere sull'osservazione n. 3 dello schema di rapporto del relatore.

 

Il presidente ASCIUTTI conviene sull'opportunità di procedere con priorità all'assunzione dei ricercatori e degli idonei non strutturati. Osserva tuttavia che, in regime di autonomia, i margini di azione del Governo sono assai limitati, essendo tutto rimesso alla libera scelta degli atenei.

 

La senatrice PAGANO (DS-U) rileva che, se il blocco delle assunzioni non è attualmente previsto nei documenti di bilancio in esame, non è escluso che esso vi sia inserito in una fase successiva dell'iter. Invita pertanto la Commissione a unirsi nell'indispensabile supporto al Ministro per scongiurare tale ipotesi. In tal senso, giudica l'approvazione dell'ordine del giorno assai più impegnativa che quella del rapporto.

 

Il PRESIDENTE invita il relatore a modificare il punto n. 3 del suo schema di rapporto sostituendo la parola: "invita" con l'altra: "impegna" e si augura che, in una eventuale votazione per parti separate, l'opposizione possa convergere su tale nuova dizione.

 

Il ministro MORATTI conviene su tale nuova formulazione, invitando tuttavia i membri della maggioranza ad esprimersi chiaramente su di essa.

 

Il senatore VALDITARA (AN) ribadisce che Alleanza Nazionale non voterà un nuovo blocco di assunzioni per alcuna categoria di personale universitario.

 

Anche il senatore GABURRO (UDC) si dichiara favorevole a tale nuova formulazione.

 

La senatrice ACCIARINI (DS-U) chiede che l'impegno dell'osservazione n. 3 sia espressamente rivolto al Governo.

 

Il presidente ASCIUTTI rileva che il rapporto che la Commissione si accinge ad approvare è diretto alla Commissione bilancio e non può pertanto contenere un impegno rivolto al Governo. Propone tuttavia di accantonare gli ordini del giorno nn. 8 e 9, in vista di una riformulazione che possa incontrare l'orientamento unanime della Commissione.

 

Conviene il senatore BEVILACQUA (AN) il quale invita peraltro a tener conto nella riformulazione che l'ordine del giorno non può partire da una premessa errata quale quella della permanenza del blocco.

 

Con riferimento all'ordine del giorno n. 10 la senatrice ACCIARINI (DS-U) dichiara di accogliere la riformulazione suggerita dal relatore e presenta pertanto un nuovo testo, pubblicato in allegato al presente resoconto.

 

L'ordine del giorno n. 10 (nuovo testo) è accolto dal ministro MORATTI. Indi, è posto ai voti ed accolto dalla Commissione.

 

Passando all'ordine del giorno n. 11, la senatrice ACCIARINI (DS-U) dichiara di non accedere all'interpretazione del relatore secondo cui esso sarebbe assorbito dall'osservazione n. 5 dello schema di rapporto. Come già chiarito con riferimento agli ordini del giorno nn. 8 e 9, si tratta infatti di due strumenti diversi, di cui uno rivolto al Governo e l'altro alla Commissione bilancio. Al contrario, giudica l'ordine del giorno rafforzativo del rapporto che la Commissione si accinge ad approvare.

 

Conviene il senatore CORTIANA (Verdi-U) il quale rileva che, trattandosi di un impegno condiviso, la pronuncia unanime della Commissione sia sull'ordine del giorno che sull'osservazione inserita nello schema di rapporto non può che essere di estrema utilità per il Ministro.

 

Il PRESIDENTE osserva che un incremento annuo del 10 per cento del Fondo di finanziamento ordinario delle università per 6 anni, quale quello prospettato dal dispositivo dell'ordine del giorno n. 11, appare del tutto irrealistico.

 

Conviene il senatore FAVARO (FI).

 

Il senatore VALDITARA (AN) propone di sostituire anche nell'osservazione n. 5 dello schema di rapporto la parola: "invita" con l'altra: "impegna".

 

Il PRESIDENTE suggerisce ai presentatori dell'ordine del giorno n. 11 di modificare il dispositivo dell'ordine del giorno con il seguente: "a prevedere un incremento annuo sensibile del Fondo di finanziamento ordinario delle università a partire dal 2005", in linea con l'osservazione n. 5 dello schema di rapporto.

 

Il senatore MODICA (DS-U) ritiene importante mantenere l'articolazione temporale dell'incremento di spesa dal 2005 al 2010, onde sottolineare la finalità di recupero ed allineamento rispetto ai Paesi europei dello sforzo richiesto al Governo. Dichiara pertanto di modificare il dispositivo dell'ordine del giorno n. 11 come segue: "a prevedere un significativo incremento annuo del Fondo di finanziamento ordinario delle università a partire dal 2005 e fino al 2010".

 

Il senatore VALDITARA (AN) si esprime a favore della riformulazione.

 

Il ministro MORATTI accoglie l'ordine del giorno n. 11 (nuovo testo). Esso è indi posto ai voti ed accolto dalla Commissione.

 

Con riferimento all'ordine del giorno n. 12, il senatore MODICA (DS-U) osserva che la capacità di competizione dei ricercatori dipende anche e soprattutto dall'organizzazione dell'Ente cui fanno riferimento. Nel caso dell'Istituto nazionale di fisica della materia (INFM), ad esempio, è proprio la struttura attuale - assorbita nel Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) - a non dare i risultati sperati. Giudica pertanto opportuno mantenere il riferimento alla capacità progettuale dell'Ente.

 

In considerazione della indisponibilità dei presentatori a modificare l'ordine del giorno n. 12, Il PRESIDENTE presenta un nuovo ordine del giorno (n. 13), nel senso indicato dal relatore e pubblicato in allegato al presente resoconto.

 

 I senatori BEVILACQUA (AN) , FAVARO(FI), DELOGU (AN) e GABURRO (UDC) aggiungono la propria firma all'ordine del giorno n. 13.

 

La Commissione procede indi alla votazione dell'ordine del giorno n. 12, nella formulazione originaria, che risulta respinto.

 

Per dichiarazione di voto favorevole sull'ordine del giorno n. 13 interviene la senatrice ACCIARINI (DS-U) la quale, pur ribadendo la propria preferenza per il n. 12, ritiene comunque positiva anche la formulazione del n. 13.

 

L'ordine del giorno n. 13, accolto dal ministro MORATTI, è quindi posto ai voti ed accolto all'unanimità.

 

Il PRESIDENTE dichiara indi inammissibile l'emendamento Tab. 7.1, in quanto relativo a stanziamenti presenti nella Tabella C allegata al disegno di legge finanziaria. Invita indi il ministro Moratti a svolgere l'intervento di replica.

 

Il ministro MORATTI rileva preliminarmente che la manovra finanziaria per il 2005, come già quelle per il 2002, 2003 e 2004, conferma a scuola, università e ricerca una assoluta priorità nelle politiche e nelle decisioni di investimento del Governo. Precisa inoltre che le risorse complessivamente assegnate al Ministero dell’istruzione, dell’università e ricerca per il 2005 non sono affatto diminuite ma, anzi, incrementate.

Infatti, la comparazione non va effettuata tra il bilancio assestato del 2004 e il bilancio di previsione per il 2005, in quanto si tratta di dati strutturali non comparabili né omogenei: il bilancio assestato comprende i finanziamenti recati dal bilancio di previsione a legislazione vigente, più i finanziamenti previsti dalla legge finanziaria dello stesso anno, più eventuali partite di spesa una tantum non di competenza dell’anno ma pagate nell’anno; il bilancio di previsione, invece, comprende solo i finanziamenti a legislazione vigente.

La differenza di 808 milioni di euro rilevata nel corso del dibattito è pertanto dovuta a: pagamenti una tantum (rimborsi all’INAIL, reiscrizione dei residui perenti, reiscrizione delle somme per spese impegnate entro l’esercizio 2003 la cui registrazione è avvenuta dopo il 31 dicembre 2003), per un totale di 433 milioni di euro; finanziamento per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili (LSU), per 375 milioni di euro.

Il finanziamento per la stabilizzazione degli LSU è stato peraltro confermato, prosegue il Ministro, per il 2005 dall’articolo 18, comma 1, del disegno di legge finanziaria. Inoltre, lo stesso disegno di legge finanziaria ha previsto ulteriori finanziamenti per scuola, università e ricerca, che sono stati recepiti nella Nota di variazioni al bilancio.

Dal confronto tra il bilancio assestato 2004, depurato dalle una tantum, ed il disegno di legge di bilancio di previsione 2005 sommato al disegno di legge finanziaria 2005, così come rispecchiato dalla Nota di variazioni per il 2005, risulta pertanto un incremento di circa 760 milioni di euro, derivante dall’incremento del 2 per cento apportato alle voci di finanziamento relative a università e ricerca, per un importo complessivo di 141,48 milioni di euro; dall’incremento del 2 per cento apportato alle voci di finanziamento della scuola, con esclusione di quelle relative al personale; dall’ulteriore finanziamento di 110 milioni di euro per l’attuazione del piano programmatico a sostegno della riforma della scuola; dal finanziamento di 10 milioni di euro per edilizia e attrezzature nel settore dell’alta formazione artistica e musicale; dal già citato rifinanziamento degli interventi per la stabilizzazione degli LSU.

Il Ministro osserva inoltre che nello stato di previsione per il 2005 del Ministero non figurano gli incrementi contrattuali per il biennio 2004-2005, in quanto i relativi contratti nazionali non sono stati ancora rinnovati. Le risorse a ciò destinate sono, pertanto, ancora apposte nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze. A ciò si aggiungono 413 milioni di euro destinati al personale della scuola, derivanti da interventi di razionalizzazione.

Il Ministro assicura poi che il modesto taglio di 15 miliardi di euro al bilancio del Ministero, gravante sui consumi intermedi, verrà concentrato, come già è stato fatto in applicazione del decreto-legge n. 168 del 2004, solo sui consumi intermedi dell'Amministrazione, preservando i capitoli dei consumi intermedi delle scuole.

Ella si sofferma indi sul dettaglio dei dati riguardanti la scuola, offrendo un quadro sintetico degli investimenti destinati complessivamente finora dal Governo alla attuazione della riforma introdotta dalla legge n. 53 del 2003 ed illustrando i principali interventi realizzati per il miglioramento della qualità del sistema.

Al riguardo, cita in primo luogo le azioni di orientamento e contrasto alla dispersione scolastica, richiamate negli interventi dei senatori Tessitore e Soliani, assicurando il suo totale impegno per ricondurre nel percorso educativo i giovani che ne sono fuori e che vivono nelle aree maggiormente a rischio. Precisa inoltre di aver conservato tutte le iniziative in tal senso precedentemente attivate. Nel rilevare che il complesso delle iniziative ha consentito di abbassare la percentuale di abbandoni precoci dal 25,3 per cento del 2000 al 21 per cento nel 2004, osserva che questo miglioramento corrisponde a circa 70.000 giovani recuperati al sistema educativo (circa 40.000 al circuito scolastico e circa 30.000 ai nuovi corsi di formazione professionale istituiti sperimentalmente in tutte le regioni sulla base dell’intesa raggiunta in Conferenza unificata in data 19 giugno 2003).

Il Governo intende peraltro abbassare ulteriormente la percentuale di abbandoni precoci al 10 per cento entro il 2010. Ella dà inoltre conto dell'Osservatorio nazionale per l’orientamento, recentemente istituito d'intesa con le regioni, con il compito di definire politiche condivise da tutti i soggetti istituzionali.

Quanto alla formazione degli insegnanti, richiamata negli interventi delle senatrici Acciarini e Soliani, ella ricorda i corsi di formazione iniziale per i 63.000 insegnanti neo assunti nel 2001 e l'attivazione di corsi per i 12.500 neo assunti dal 1° settembre 2004, nonché i corsi realizzati dall’INDIRE per accompagnare la riforma degli ordinamenti scolastici e che interessano ad oggi 194.000 docenti. Tali corsi, prosegue, hanno riguardato in particolare l'informatica, l'inglese e i nuovi ordinamenti del primo ciclo e si sono svolti utilizzando il sistema, molto avanzato, dell’e-learning integrato, con certificazione finale, proprio come era previsto nel progetto "Lingue 2000" richiamato dalla senatrice Soliani.

Il Ministro respinge poi i rilievi formulati dai senatori Tessitore e Soliani, che hanno ipotizzato l’assenza di processi di innovazione e sviluppo nei documenti in esame. Al contrario, ella sottolinea il costante impegno del Ministero in tal senso e i conseguenti investimenti per la modernizzazione del sistema educativo attraverso le tecnologie informatiche e multimediali. In particolare, precisa che i corsi organizzati e realizzati dal Ministero per l’alfabetizzazione informatica nel biennio 2002-2003 e 2003-2004 hanno interessato circa 200.000 docenti; è stata realizzata la cablatura a banda larga dell’85 per cento delle scuole, che verrà portata al 100 per cento entro il 2005; sono state installate 3.500 parabole di ricezione satellitare ed entro il 2006 tutte le scuole avranno l’antenna parabolica; è stata attribuita a tutti i docenti che ne hanno fatto richiesta una casella di posta elettronica nel sito Intranet del Ministero ed entro il 2005 la casella di posta elettronica verrà attribuita a tutti i docenti; il rapporto personal computer/alunni è stato portato da 1/25 del 2001 a 1/14, rispetto ad una media europea che si attesta a 1/15.

Il Ministro si sofferma indi sull’edilizia scolastica, ricordando che è stato predisposto un piano per la messa in sicurezza e la messa a norma degli edifici scolastici per un ammontare complessivo di interventi pari a 13 miliardi circa di euro, di cui 4 miliardi per gli interventi più urgenti nelle zone sismiche. L’attuazione è stata avviata con un primo piano stralcio per 194 milioni di euro e 738 interventi, già approvati dal CIPE in sede tecnica. Ricorda altresì che nell’anno scolastico 2003-2004 sono stati assegnati alle regioni, per la legge n. 23 del 1996, 462 milioni di euro per interventi di edilizia scolastica, che hanno consentito di attivare 12.000 interventi.

Passando alla questione della professionalità dei docenti, dei dirigenti e del personale ATA, sottolineata da tutti gli intervenuti nel dibattito, ella illustra i principali obiettivi raggiunti per l’inizio dell’anno scolastico 2004-2005: 15.000 assunzioni di personale scolastico, che si aggiungono alle 62.000 effettuate nell’estate del 2001, conseguendo in tal modo, in tre anni, una riduzione complessiva del precariato del 30 per cento; nomina di 1.300 nuovi dirigenti scolastici; attivazione delle procedure per il reclutamento di altri 1.500 dirigenti scolastici mediante il concorso ordinario; 2.000 insegnanti in più per la seconda lingua comunitaria nella prima classe della secondaria di 1° grado; 760 insegnanti in più nella scuola dell’infanzia dal 2001 al 2004, cui se ne aggiungono 408 nell’anno scolastico in corso, che hanno consentito, nell’ottica della graduale generalizzazione della scuola dell’infanzia, un incremento di oltre 30.000 alunni; 3.500 insegnanti in più nella scuola primaria per gli anticipi e 1.700 per l’inglese; aumento del numero complessivo dei posti di sostegno in media di circa 2.000 unità all’anno, passando da 74.000 unità nell’anno scolastico 2001-2002 a oltre 79.000 unità nell’anno scolastico 2003-2004. A tale ultimo riguardo, ella ricorda peraltro che per l’anno scolastico 2004-2005 si è realizzata una ulteriore crescita di oltre 3.000 posti, per un totale complessivo di 82.000 posti. Si augura quindi che venga riconosciuto al Governo il frutto di una politica finalizzata a migliorare la qualità della docenza e della scuola.

Quanto al piano delle assunzioni, richiamato dai senatori Tessitore, Acciarini e Soliani, conferma la volontà politica di individuare soluzioni, che sono attualmente allo studio in raccordo con il Ministero dell’economia.

Tiene quindi a chiarire la portata del comma 3 dell’articolo 18, che prevede misure per la estensione a tutti gli insegnanti della scuola primaria della competenza all’insegnamento della lingua inglese.

Al riguardo, comunica che sono attualmente funzionanti nella scuola primaria 137.029 classi; di queste, 78.000 sono coperte con docenti specialisti (insegnanti della sola lingua straniera) e circa 59.000 con docenti specializzati (docenti della classe). Poiché i docenti in possesso dei requisiti richiesti per l’insegnamento della lingua straniera sono circa 90.000, e considerato che detti docenti possono insegnare la lingua straniera in almeno 2 classi, ella rileva che la formazione di altri 15.000 docenti potrà consentire che l’insegnamento della lingua straniera venga impartito solo da docenti di classe.

In tale ottica l’articolo 18, comma 3, del disegno di legge finanziaria persegue la finalità di mettere in condizione, in maniera graduale, attraverso appositi interventi di formazione, tutti i docenti della scuola primaria di acquisire le competenze linguistiche che consentano di impegnarli anche nell’insegnamento della lingua straniera, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia e la qualità dell’insegnamento, assicurando, anche per l’insegnamento della lingua inglese, la presenza di un docente appartenente a pieno titolo al team educativo.

La formazione prevista è particolarmente rigorosa, prosegue il Ministro, ed è aperta esclusivamente ai docenti in possesso dei seguenti requisiti: partecipazione con esito positivo a corsi ministeriali di formazione linguistica e metodologica; idoneità all’insegnamento della lingua conseguita a seguito di partecipazione al concorso ordinario magistrale; laurea in scienze della formazione primaria; laurea in lingua e letteratura straniera.

Per quanto riguarda il problema degli organici, il Ministro nega che per il prossimo anno siano previsti tagli. Anche negli anni scorsi, del resto, i parametri per la formazione delle classi sono stati mantenuti, e gli interventi della legge finanziaria 2002-2003 si sono concentrati sulla razionalizzazione dell’utilizzo dei docenti, consentendo un miglior impiego delle risorse e preservando i livelli qualitativi e di efficienza del servizio scolastico. Le economie di spesa realizzate attraverso questi interventi sono state peraltro tutte destinate alla valorizzazione della professionalità docente con positive ricadute sulla qualità della scuola e dell’offerta formativa.

Il Ministro risponde indi alle preoccupazioni della senatrice Soliani circa la possibilità di mantenere il tempo pieno dal 2006-2007, e cioè una volta cessata l’efficacia della norma transitoria del decreto legislativo n. 59 del 2004, che ha conservato gli organici del tempo pieno per i primi tre anni di applicazione della riforma. Al riguardo, fa presente che gli attuali organici ben possono essere mantenuti nella loro consistenza sulla base dell’articolo 18, comma 2, che opera una sorta di "consolidamento". Le eventuali ulteriori richieste delle famiglie potranno essere soddisfatte facendo ricorso alla flessibilità prevista dal decreto legislativo n. 59 del 2004, che contempla le 40 ore di frequenza degli alunni come modello estensibile a tutte le scuole senza necessità di autorizzazione centrale.

In relazione alle segnalazioni delle senatrici Soliani e Acciarini sulla emergenza rappresentata ormai dal numero degli studenti immigrati, assicura infine che sono state avviate una serie di iniziative con i diversi attori istituzionali e non, finalizzate a favorire la piena integrazione degli alunni stranieri, nel rispetto dell’identità di cui sono portatori, e prevenire anche per essi il fenomeno dell’abbandono scolastico. A questo fine è stato altresì costituito un nuovo ufficio per l’integrazione degli alunni stranieri presso la Direzione Generale per lo studente.

Passando ai temi dell'università, ella ricorda che le relative risorse hanno avuto un incremento del 2 per cento, per complessivi 135,18 milioni di euro. In particolare, il Fondo di finanziamento ordinario delle università viene incrementato di 130,90 milioni di euro per le università statali e di 0,27 per quelle non statali; le risorse per il piano di sviluppo vengono incrementate di 0,83 milioni di euro e quelle per l’edilizia universitaria di 0,30 milioni di euro. Sono inoltre confermati i fondi per i progetti di ricerca di interesse nazionale.

Il Ministro ribadisce poi che non è stato introdotto alcun blocco delle assunzioni e dà conto del decreto approvato in Consiglio dei Ministri la settimana scorsa recante le deroghe alle assunzioni previste dalla legge finanziaria per il 2004. Informa inoltre che sono ormai sostanzialmente definiti il nuovo sistema di finanziamento delle università e il nuovo sistema di valutazione, condivisi dalla Conferenza dei rettori (CRUI) e dal Consiglio universitario nazionale (CUN).

Quanto alla riforma dello stato giuridico, richiamata nel dibattito, ella assicura che il Ministero prosegue il dialogo con la CRUI e con il CUN al fine di individuare possibili soluzioni condivise.

Sempre con riferimento al settore dell'università, richiama peraltro le iniziative illustrate nel corso dell’audizione in Commissione del 6 ottobre scorso, in sintonia con le indicazioni espresse nella risoluzione accolta, il medesimo 6 ottobre, dalla Commissione stessa.

Quanto infine alla ricerca, ella conferma che anche per questo settore non sono stati previsti tagli.

Comunica inoltre che le risorse derivanti dalla cartolarizzazione prevista dalla legge finanziaria per il 2003 sono finalmente disponibili, per circa 600 milioni di euro. Inoltre, il CIPE ha reso disponibili per le aree sottosviluppate del Paese ulteriori 350 milioni di euro. Dà altresì conto di iniziative, di cui auspica una sollecita realizzazione, per esentare dall’IRAP il costo dei ricercatori e per sostenere start-up di imprese innovative anche attraverso nuove modalità di agevolazione finanziaria.

Né va dimenticato il recente accordo con la Banca europea per gli investimenti (BEI) per una infrastruttura di ricerca che verrà realizzata dalla società Sincrotrone di Trieste, e la politica dei distretti tecnologici con le regioni, che sta consentendo di realizzare una rete di distretti di alta tecnologia in tutto il Paese, senza sovrapposizioni e conflitti, ma anzi con una ottimale interazione tra la dimensione locale e quella nazionale.

 

Il presidente ASCIUTTI ringrazia il Ministro per la sua analitica replica. Comunica poi che i presentatori hanno ritirato gli ordini del giorno nn. 8 e 9, presentando un nuovo ordine del giorno (n. 14), parimenti pubblicato in allegato al presente resoconto.

 

Il relatore DELOGU (AN) valuta negativamente la premessa del nuovo ordine del giorno. Osserva altresì che l'indicazione di priorità nelle assunzioni lede l'autonomia delle università.

 

Il senatore MODICA (DS-U) precisa che l'attribuzione di finanziamenti aggiuntivi da parte dello Stato comporta il diritto-dovere di quest'ultimo di indicare priorità.

 

Il senatore BEVILACQUA (AN) propone il seguente dispositivo: "a non riproporre il blocco delle assunzioni e ad adoperarsi per quanto di sua competenza al fine di garantire priorità nel reclutamento di nuovo personale ai più giovani e meritevoli".

 

Il senatore MODICA (DS-U) riformula l'ordine del giorno n. 14 nel nuovo testo pubblicato in allegato al presente resoconto.

 

Il ministro MORATTI rileva l'incongruenza di attribuire nuove risorse finanziarie agli atenei per il reclutamento, a fronte di fondi che dovevano essere già disponibili all'atto del bando.

 

Il senatore MODICA (DS-U) invita a distinguere fra università ed enti di ricerca. Peraltro, anche nel caso delle università, è comunque passato molto tempo dall'indizione dei bandi ed i costi per il personale sono nel frattempo aumentati in base a leggi dello Stato.

 

Il PRESIDENTE suggerisce la seguente riformulazione del dispositivo: "a non riproporre il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori delle università statali e degli enti pubblici di ricerca ed a favorire, per quanto di sua competenza, il reclutamento di nuovo personale, con priorità per i più giovani e meritevoli".

 

Il senatore MODICA (DS-U) accoglie tale riformulazione e presenta conseguentemente un nuovissimo testo dell'ordine del giorno n. 14, anch'esso pubblicato in allegato al presente resoconto.

 

Il ministro MORATTI accoglie l'ordine del giorno n. 14 (nuovissimo testo).

 

Esso è indi posto ai voti ed accolto dalla Commissione.

 

Concluso l'esame degli ordini del giorno, si passa alla votazione dello schema di rapporto favorevole con osservazioni del relatore.

 

Il PRESIDENTE avverte che il relatore ha sostituito la parola "invita" con l'altra "impegna" nelle osservazioni nn. 3 e 5.

 

La senatrice PAGANO (DS-U) chiede che analoga sostituzione avvenga all'osservazione n. 1.

 

Il relatore DELOGU (AN) accoglie tale suggerimento.

 

Per dichiarazione di voto contraria a nome dell'opposizione sullo schema di rapporto del relatore, interviene il senatore MODICA (DS-U) , che presenta altresì il seguente schema di rapporto contrario, sottoscritto anche dai senatori Acciarini, Soliani, Betta, Cortiana, Manieri, Vittoria Franco, D'Andrea, Monticone, Pagano, Tessitore, Togni:

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

esaminato il disegno di legge n. 3223, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Stato (legge finanziaria 2005);

esaminato, in particolare, lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e le connesse parti del disegno di legge finanziaria per il 2005;

ricordato il lavoro compiuto dalla VII Commissione che, in sede di "affare assegnato" sulla questione universitaria, ha sottolineato l'urgenza di un intervento di riforma degli atenei di carattere sistematico e complessivo;

constatato che la legge finanziaria:

si caratterizza per essere un documento di mera sopravvivenza e di carattere recessivo, non in grado di garantire il bisogno di sicurezza nel futuro avvertito con prepotenza dalle famiglie e, in specie, dai giovani;

non consente di costruire le condizioni culturali e sociali per garantire la competitività dell'Italia nell'Europa della conoscenza, secondo gli obiettivi di Lisbona 2000;

non assicura in alcun modo un valido e sempre più necessario processo di innovazione e di sviluppo, fortemente contrastato dalla scelta per la precarizzazione affidata a modalità di impiego a tempo determinato in forme di contrattualizzazione privatistica;

rischia di impoverire la capacità innovativa e competitiva del Paese impedendo il ricambio generazionale e favorendo la fuga dall'Italia e dalla ricerca pubblica dei migliori talenti;

mette in discussione il diritto allo studio impoverendo le famiglie, riducendo le possibilità d'intervento degli enti locali, non affrontando le emergenze sociali ed educative nelle aree a rischio;

non dà prospettive di sviluppo alla scuola italiana, che risulta bloccata dai tagli agli organici, dalla mancata valorizzazione del personale, dalla mortificazione dell'autonomia;

con il generico e uniforme limite alla crescita delle spese inferiore alla crescita reale dei costi rinuncia ad operare scelte ed investimenti strategici per il rilancio dell'Italia e invece compie tagli effettivi per scuola, università e ricerca, che rappresentano il settore cruciale per stimolare la capacità di costruire un futuro migliore fondato sul sapere, sulla coesione sociale e sulla competitività del sistema Paese;

rilevato, in particolare, che:

lo spazio riservato alla formazione scolastica e universitaria è estremamente esiguo e si volge solo nel senso di restringere le possibilità economiche dell'intero settore della conoscenza;

è gravissima la totale "dimenticanza" del settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica e ne è prova anche la sordità nei confronti delle sollecitazioni di Confindustria che lamenta l'inattività da parte del Governo in termini di sviluppo delle risorse umane e della ricerca;

il contesto delle norme non chiarisce, con la nettezza richiesta dall'intero mondo dell'università e della ricerca, la sussistenza o l'annullamento del blocco delle assunzioni;

si afferma la volontà di incrementare la precarizzazione del personale della scuola, eludendo così anche la legge n. 143 del 2004 che prevede un piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato da adottare entro il 31 gennaio 2005 e da attuare mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria;

non è più prevista la fornitura gratuita dei libri di testo agli studenti con redditi bassi nelle scuole secondarie;

viene dimenticata la norma che consentirebbe agli alunni delle classi prime della scuola superiore di essere esentati dalle tasse scolastiche;

l'edilizia scolastica, che versa in condizioni disastrose, è oggetto di inadeguata attenzione e di insufficienti interventi economici (31 milioni all'anno per l'ammortamento dei mutui) come, del resto, l'edilizia universitaria il cui finanziamento si è ormai attestato ad una cifra del 40 per cento inferiore a quella stanziata nel 2001;

continua la riduzione del Fondo per l'offerta formativa, voce del bilancio a cui si attinge ormai per le più disparate esigenze dimenticando la sua originaria finalità di sostegno dell'autonomia scolastica;

l'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria non si basa sull'impiego di personale specializzato, ma sull'utilizzazione forzata degli insegnanti già in servizio;

anche l'attuazione del piano programmatico della legge n. 53 del 2003 dimostra la scelta minimalistica compiuta dal Governo nei confronti della scuola: in due anni è stato stanziato solo il 2,5 per cento della cifra promessa nell'arco di cinque anni;

continua il taglio degli organici già deciso nelle finanziarie 2002, 2003, 2004 con la conseguente riduzione di 33.847 posti di insegnamento in tre anni;

non viene data nessuna garanzia sul tempo pieno e sul tempo prolungato;

mancano le risorse per l'integrazione dei disabili e per l'accoglienza degli alunni stranieri;

considerato infine che:

sul piano istituzionale si tende a risolvere la crisi della "democrazia di bilancio" rendendo sempre meno rilevante l'esame parlamentare dei documenti di bilancio e più ampia la discrezionalità dell'Esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue decisioni parlamentari in materia;

il Parlamento non dispone ancora oggi di dati completi sulla manovra di bilancio, nonostante il disegno di legge finanziaria sia stato presentato alle Camere il 30 settembre scorso;

non appaiono chiari neppure i conti relativi all'anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del corso del prossimo anno;

esprime parere contrario".

In particolare, il senatore dichiara di doversi attenere ai dati disponibili, anziché poter commentare quelli illustrati dal ministro Moratti, che non sono tuttavia contenuti nei documenti in esame. In particolare, rivendica uno spazio di discussione autonoma del Parlamento, al di là della consultazione degli organi rappresentativi dell'università. Ciò, anche in senso più ampio e con riferimento ad esempio alla proclamata riduzione delle tasse, di cui ancora il Parlamento non è stato chiamato a discutere.

Attenendosi quindi ai documenti ufficiali, egli rileva che la manovra avanzata dal Governo è di mera sopravvivenza, inadatta alle necessità del Paese e di carattere nettamente recessivo.

I giovani e le famiglie manifestano, a suo avviso, un evidente bisogno di certezze, cui la manovra finanziaria non riesce a dare adeguata risposta.

La stessa scelta di fondo di limitare la crescita della spesa al 2 per cento, secondo l'esempio positivo del Regno Unito, appare infatti del tutto approssimativa. In Inghilterra, tale soluzione è stata adottata a valle di un percorso che ha limato il bilancio in tutti i suoi particolari. In Italia, essa è stata invece introdotta senza alterare la struttura del bilancio, cosicché essa finisce per premiare le amministrazioni meno virtuose e punire quelle più virtuose.

Lo stesso dossier del Servizio studi del Senato mette chiaramente in luce che il limite di spesa del 2 per cento si risolve, in alcuni casi, in un vero e proprio taglio.

Altri aspetti della manovra finanziaria risultano poi fortemente discutibili, fra cui senz'altro la precarizzazione del lavoro nell'università e negli enti di ricerca. Si tratta, a suo giudizio, di una scelta precisa che certamente non favorisce la qualità.

Quanto al settore della scuola, egli chiede un'analisi sugli effetti finora conseguiti dagli investimenti e manifesta scetticismo nei confronti dei dati illustrati dal Ministro in ordine alla cablatura a banda larga delle scuole.

Con riferimento alla ricerca, egli prende atto dell'accordo stipulato con la BEI, sottolineando tuttavia che si tratta di finanziamenti che dovranno essere restituiti.

Lamenta inoltre la scarsezza dei fondi destinati alla ricerca di base e contesta le cifre illustrate con riguardo alle aree sottoutilizzate nel campo della ricerca.

Nel deplorare infine la riduzione del coefficiente di spesa, che denota una ridotta efficacia del Ministero, si augura conclusivamente che la manovra sia migliorata nel corso dell'iter. Allo stato, l'opposizione non può peraltro che esprimere un convinto voto contrario sullo schema di rapporto favorevole del relatore.

 

Il senatore VALDITARA (AN) ringrazia il Ministro per i dati illustrati, che testimoniano l'incremento di risorse assicurate al Ministero. Ringrazia altresì il Ministro per aver sgombrato il campo da equivoci in ordine all'insegnamento della lingua inglese, offrendo idonee garanzie per la qualità dei docenti, ed esprime apprezzamento per l'intenzione dichiarata di continuare il confronto con il mondo rappresentativo universitario prima di portare a conclusione l'iter del disegno di legge sullo stato giuridico della docenza universitaria.

Quanto alla ventilata esenzione dall'IRAP delle spese per ricerca delle imprese, egli esprime un giudizio positivo, invitando tuttavia il Governo ad estendere tale ipotesi anche alle università, che sono analogamente soggette alla medesima forma di tassazione.

Quanto al tetto di spesa pari al 2 per cento, conviene che per alcuni settori, fra cui senz'altro l'università e la ricerca, esso sia insufficiente.

Rivolge peraltro un accorato appello al Ministro affinché accresca gli stanziamenti destinati a finanziare la riforma della scuola superiore già dal prossimo anno.

Preannuncia conclusivamente il proprio voto favorevole sullo schema di rapporto favorevole del relatore che del resto ha recepito molte delle sue osservazioni.

 

Anche il senatore GABURRO (UDC) annuncia il voto favorevole. Nonostante le difficoltà economiche, la scuola ha infatti mantenuto un ammontare di risorse significativo e non è stato fissato un nuovo blocco delle assunzioni. Egli auspica peraltro un più significativo incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università e degli investimenti in ricerca di base.

Quanto alla libertà di educazione, apprezza l'osservazione inserita nello schema di rapporto del relatore. La giudica tuttavia insufficiente, rispetto all'esigenza di un impegno più esplicito per sostenere concretamente le scuole non statali nel sistema pubblico integrato. Nonostante ciò, conferma il suo voto positivo.

 

Il senatore FAVARO (FI) ritiene che lo schema di rapporto del relatore esprime preoccupazioni ed obiettivi manifestati dalla stessa maggioranza. Si tratta, a suo giudizio, di una presa di posizione più determinata rispetto agli anni passati, che testimonia un forte impegno della maggioranza a difesa della formazione. Annuncia pertanto il convinto voto favorevole del suo Gruppo.

 

Il senatore MODICA (DS-U) chiede che lo schema di rapporto del relatore sia votato per parti separate.

 

Il PRESIDENTE pone quindi ai voti le premesse e il dispositivo dalle parole "La Commissione" fino a "disegno di legge finanziaria", che sono approvati a maggioranza.

Con separate votazioni, la Commissione approva poi all'unanimità l'osservazione n. 1, a maggioranza l'osservazione n. 2, all'unanimità l'osservazione n. 3, a maggioranza l'osservazione n. 4, all'unanimità l'osservazione n. 5 e a maggioranza le osservazioni nn. 6, 7 e 8, nonché lo schema di rapporto nel suo complesso, come modificato.

 

Il PRESIDENTE dichiara pertanto concluso l'esame dei documenti di bilancio.

 

La seduta termina alle ore 13.


ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

(sulle parti relative al MIUR)

 

 

0/3223/6/7a

BEVILACQUA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005, ed in particolare dell'articolo 18

premesso che:

l'articolo 3 della legge 4 giugno 2004, n. 143, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università, stabilisce che, con specifico accordo integrativo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola, è determinato, entro il limite massimo del 20 per cento dei posti disponibili, il contingente di posti destinato ai passaggi di ruolo nella scuola secondaria,

che numerosi insegnanti, pur avendo da tempo maturato i requisiti per accedere ai posti a tempo indeterminato, sono considerati ancora precari,

impegna il Governo

per far fronte a tale incresciosa situazione, ad assumere iniziative volte a tener conto del limite massimo del 20 per cento dei posti disponibili destinati ai passaggi di ruolo nella scuola secondaria, secondo quanto stabilito dalla legge menzionata in premessa".

 

 

0/3223/5/7a

MARITATI, MODICA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

le norme contenute nel disegno di legge finanziaria per il 2005 stabiliscono, implicitamente, il blocco delle assunzioni per i ricercatori universitari e degli enti pubblici di ricerca e per i professori idonei non strutturati,

il perdurare della situazione di blocco totale o parziale delle immissioni in ruolo dei ricercatori e di coloro dichiarati idonei all'insegnamento universitario, oltre ad essere una gravissima perdita per la competitività dell'attività di ricerca e quindi un danno grave per la crescita e il futuro del nostro Paese, aggrava il loro stato di precarizzazione e blocca il ricambio generazionale dell'università

impegna il Governo

ad adottare tutte le opportune iniziative per sbloccare le assunzioni dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca e dei professori idonei non strutturati vincitori dei concorsi".

 

 

0/3223/7/7a

SOLIANI, ACCIARINI, TESSITORE, BETTA, CORTIANA, MANIERI, PAGANO, TOGNI, D'ANDREA, Vittoria FRANCO, MONTICONE, MODICA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

il tempo pieno nella scuola primaria è stato sostanzialmente abolito dal decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, posto che l'orario scolastico è passato dalle 40 alle 27 ore settimanali obbligatorie, cui si aggiungerebbero tre ore facoltative (la cui scelta è demandata alle famiglie) e un tempo compreso tra le cinque e le dieci ore di "tempo mensa" non ricompreso nell'orario obbligatorio e la cui fissazione è anch'essa demandata alle famiglie;

si tratta di una profonda destrutturazione e compressione dell'orario scolastico effettivo, che smentisce l'affermazione, pure contenuta nella relazione di accompagnamento al decreto, secondo cui: "il tempo scuola raggiunge nella sua massima espansione le 40 ore settimanali e si caratterizza come tempo pieno degli alunni";

il combinato disposto delle norme del citato decreto legislativo in materia di orario obbligatorio, con l'articolo 22, comma l, della legge n. 448 del 2001, che prevede che "le dotazioni organiche del personale docente delle istituzioni scolastiche autonome sono costituite sulla base del numero degli alunni iscritti, delle caratteristiche e delle entità orarie dei curricoli obbligatori", lascia supporre un ridimensionamento degli organici (ormai calibrati sul solo orario obbligatorio) e dunque conferma la volontà di operare la cancellazione sul piano organizzativo e progettuale dell'attuale esperienza di tempo pieno e tempo prolungato;

il citato decreto legislativo prevedeva la copertura dei posti per le attività di tempo pieno e tempo prolungato solo per l'anno scolastico 2004-2005, e che la norma non è rifinanziata dal disegno di legge finanziaria 2005 relativamente agli anni scolastici successivi;

rilevato inoltre che:

non figurano disposizioni specifiche finalizzate alla ulteriore incentivazione dei servizi in favore dei portatori di handicap, e in particolare stanziamenti per gli insegnanti di sostegno, nonché per i mediatori culturali per gli studenti stranieri;

impegna il Governo

ad assumere apposite iniziative legislative e amministrative al fine di assicurare la copertura degli organici necessari per garantire il tempo pieno e il tempo prolungato nelle scuole primarie, la presenza del necessario numero di insegnanti di sostegno per gli studenti portatori di handicap, nonché l'assunzione di mediatori culturali per gli studenti stranieri".

 

 

0/3223/8/7a

ACCIARINI, MODICA, TESSITORE, Vittoria FRANCO, PAGANO, MARITATI, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

si protrae ormai da anni il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori chiamati, a seguito di concorso pubblico, a ricoprire posti nelle università statali italiane e negli enti pubblici di ricerca;

il perdurare della situazione di blocco renderebbe irreparabile il danno alla crescita e al futuro del Paese, impoverendone la capacità innovativa e competitiva, impedendo il ricambio generazionale e favorendo la fuga dall'Italia e dalla ricerca pubblica dei migliori talenti;

impegna il Governo

a rimuovere il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori delle università statali e degli enti pubblici di ricerca ed a fornire a queste istituzioni le risorse finanziarie necessarie per procedere al reclutamento di nuovo personale, con priorità per i più giovani e meritevoli".

 

 

0/3223/9/7a

MODICA, ACCIARINI, TESSITORE, Vittoria FRANCO, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

in sede di discussione della manovra finanziaria per il 2004 fu approvato un emendamento che sbloccava l’assunzione dei ricercatori universitari vincitori di concorsi espletati fino al 31 ottobre 2003;

tuttavia il blocco delle assunzioni permane per i vincitori di concorsi espletati dopo il 31 ottobre 2003 fino a tutto il 2004 nonché per i professori universitari risultati idonei nelle valutazioni comparative e chiamati dalle università;

il blocco delle assunzioni risulta particolarmente pesante ed ingiusto, oltre che per i ricercatori che vedono rinviata la loro legittima aspirazione di entrare nella carriera universitaria per cui hanno vinto il relativo concorso, anche per quegli idonei alle valutazioni comparative per professore che non provengano dai ruoli universitari, i cosiddetti idonei non strutturati, che sono spesso persone di elevato valore scientifico che hanno maturato all'estero, o comunque fuori dal sistema universitario, la loro carriera di ricerca e didattica;

il perdurare del blocco sarebbe una gravissima perdita per la competitività della attività di ricerca e quindi un danno grave per la crescita e il futuro del nostro Paese, aggraverebbe lo stato di precarizzazione, bloccherebbe il ricambio generazionale dell'università, chiuderebbe la strada a persone di alto valore scientifico;

impegna il Governo

ad adottare tutte le opportune iniziative per rimuovere il blocco delle assunzioni e comunque a garantire priorità alle assunzioni dei ricercatori universitari vincitori dei concorsi espletati successivamente alla data del 31 ottobre 2003 nonché degli idonei nelle valutazioni comparative per professore chiamati da facoltà universitarie che non provengano dai ruoli universitari".

 

 

0/3223/14/7a

ACCIARINI, MODICA, TESSITORE, Vittoria FRANCO, PAGANO, MARITATI, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

si protrae ormai da anni il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori chiamati, a seguito di concorso pubblico, a ricoprire posti nelle università statali italiane e negli enti pubblici di ricerca;

il perdurare della situazione di blocco renderebbe irreparabile il danno alla crescita e al futuro del Paese, impoverendone la capacità innovativa e competitiva, impedendo il ricambio generazionale e favorendo la fuga dall'Italia e dalla ricerca pubblica dei migliori talenti;

il blocco delle assunzioni è risultato particolarmente pesante ed ingiusto, oltre che per i ricercatori che hanno visto rinviata la loro legittima aspirazione di entrare nella carriera universitaria per cui hanno vinto il relativo concorso, anche per quegli idonei alle valutazioni comparative per professore che non provengano dai ruoli universitari, i cosiddetti idonei non strutturati, che sono spesso persone di elevato valore scientifico che hanno maturato all'estero, o comunque fuori dal sistema universitario, la loro carriera di ricerca e didattica;

impegna il Governo

a non riproporre il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori delle università statali e degli enti pubblici di ricerca ed a fornire a queste istituzioni le risorse finanziarie necessarie per procedere al reclutamento di nuovo personale, con priorità per i più giovani e meritevoli e in particolare per i ricercatori e gli idonei non strutturali chiamati da facoltà universitarie".

 

 

0/3223/14/7a (nuovo testo)

ACCIARINI, MODICA, TESSITORE, Vittoria FRANCO, PAGANO, MARITATI, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

impegna il Governo

a non riproporre il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori delle università statali e degli enti pubblici di ricerca ed a fornire a queste istituzioni le risorse finanziarie necessarie per procedere al reclutamento di nuovo personale, con priorità per i più giovani e meritevoli".

 

 

0/3223/14/7a (nuovissimo testo)

ACCIARINI, MODICA, TESSITORE, Vittoria FRANCO, PAGANO, MARITATI, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

impegna il Governo

a non riproporre il blocco delle assunzioni di professori e ricercatori delle università statali e degli enti pubblici di ricerca ed a favorire, per quanto di sua competenza, il reclutamento di nuovo personale, con priorità per i più giovani e meritevoli".

 

 

0/3223/10/7a

TESSITORE, ACCIARINI, MODICA, Vittoria FRANCO, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

la questione della formazione, della mobilità studentesca, del diritto allo studio universitario e dell’immissione di nuovi giovani studiosi nel mondo dell’università e degli enti di ricerca resta una priorità per lo sviluppo del sapere nel nostro Paese;

impegna il Governo

a reperire le risorse necessarie ad incrementare il fondo per il progetto di mobilità studentesca "Erasmus", per migliorare l'accoglienza degli studenti stranieri ed aumentare l'attrattività delle università italiane nei confronti dei Paesi emergenti, per i finanziamenti pubblici al diritto allo studio universitario ed infine per la stipula da parte delle università di 2.000 nuovi contratti di ricerca e di insegnamento con giovani studiosi per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007".

 

 

0/3223/10/7a (nuovo testo)

TESSITORE, ACCIARINI, MODICA, Vittoria FRANCO, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che:

la questione della formazione, della mobilità studentesca, del diritto allo studio universitario e dell’immissione di nuovi giovani studiosi nel mondo dell’università e degli enti di ricerca resta una priorità per lo sviluppo del sapere nel nostro Paese;

impegna il Governo

a reperire le risorse necessarie ad incrementare il fondo per il progetto di mobilità studentesca "Erasmus", per migliorare l'accoglienza degli studenti stranieri ed aumentare l'attrattività delle università italiane, per i finanziamenti pubblici al diritto allo studio universitario ed infine per la stipula da parte delle università di 2.000 nuovi contratti di ricerca e di insegnamento con giovani studiosi per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007".

 

 

0/3223/11/7a

Vittoria FRANCO, ACCIARINI, MODICA, TESSITORE, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che

il lentissimo e insufficiente incremento del Fondo di finanziamento ordinario delle università negli ultimi anni mette sempre più in grave crisi il funzionamento degli atenei e, di conseguenza, pone una grave ipoteca sulla competitività del nostro Paese impegnato in una competizione internazionale che vede come antagonisti Paesi che hanno il loro punto di forza nella larghezza di investimenti destinati all’università e alla ricerca scientifica;

impegna il Governo

a prevedere un incremento annuo del 10 per cento del Fondo di finanziamento ordinario delle università a partire dal 2005 e fino al 2010".

 

 

0/3223/11/7a (nuovo testo)

 

Vittoria FRANCO, ACCIARINI, MODICA, TESSITORE, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MONTICONE, TOGNI, MANIERI, BETTA, CORTIANA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che

il lentissimo e insufficiente incremento del Fondo di finanziamento ordinario delle università negli ultimi anni mette sempre più in grave crisi il funzionamento degli atenei e, di conseguenza, pone una grave ipoteca sulla competitività del nostro Paese impegnato in una competizione internazionale che vede come antagonisti Paesi che hanno il loro punto di forza nella larghezza di investimenti destinati all’università e alla ricerca scientifica;

impegna il Governo

a prevedere un significativo incremento annuo del Fondo di finanziamento ordinario delle università a partire dal 2005 e fino al 2010".

 

 

0/3223/12/7a

PIZZINATO, MODICA

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che

la riforma del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) ha previsto l'accorpamento con il CNR dell'Istituto nazionale di fisica della materia (INFM);

tale accorpamento si è rivelato di complessa attuazione, sia per la natura istituzionale che per lo specifico ruolo scientifico nazionale e internazionale dell'INFM;

l'incertezza sui tempi e sulle caratteristiche operative con cui l'INFM sarà accorpato con il CNR tiene in agitazione i ricercatori e le comunità scientifiche universitarie cui l'INFM è strettamente integrato e mette a rischio l'attività scientifica dell'ente e la sua stessa capacità di reperire risorse di finanziamento privato per la ricerca;

impegna il Governo

a rimuovere le presenti incertezze sul futuro dell'INFM ed a ridare all'Ente la capacità di competere al massimo livello internazionale nel mondo della ricerca di base e applicata in fisica della materia, anche restituendogli lo statuto di autonomia con cui era stato fondato e si era sviluppato".

 

 

0/3223/13/7a

ASCIUTTI

 

"La 7a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005,

premesso che

la riforma del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) ha previsto l'accorpamento con il CNR dell'Istituto nazionale di fisica della materia (INFM);

tale accorpamento si è rivelato di complessa attuazione, sia per la natura istituzionale che per lo specifico ruolo scientifico nazionale e internazionale dell'INFM;

l'incertezza sui tempi e sulle caratteristiche operative con cui l'INFM sarà accorpato con il CNR tiene in agitazione i ricercatori e le comunità scientifiche universitarie cui l'INFM è strettamente integrato e mette a rischio l'attività scientifica dell'ente e la sua stessa capacità di reperire risorse di finanziamento privato per la ricerca;

impegna il Governo

a rimuovere le presenti incertezze sul futuro dell'INFM ed a mantenere ai ricercatori la capacità di competere al massimo livello internazionale nel mondo della ricerca di base e applicata in fisica della materia".

 

 

 

EMENDAMENTO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

(sulle parti relative al MIUR)

 

 

Tab.7.1

MODICA

Alla Tabella 7, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, alle unità revisionali di base sottoelencate, apportare le seguenti variazioni:

 

4.1.2.10 - Università ed istituti non statali:

CP: - 7.877.000;

CS: - 7.877.000;

 

4.1.2.12 - Diritto allo studio:

CP: + 7.877.000:

CS: + 7.877.000:

 


LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

397a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 11 e 11-bis) Stato di previsione del Ministero delle comunicazioni per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio. Esame delle Tabelle 10 e 11 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)

 

Il senatore PEDRAZZINI(LP), relatore, illustra lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nella tabella 10 del bilancio pluriennale dello Stato per il triennio 2005-2007 e le parti connesse della legge finanziaria per l’anno 2005. A tale riguardo fa presente che la spesa complessiva prevista del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per il prossimo anno, è pari a 7.273 milioni di euro in termini di competenza, 8.948 milioni di euro in termini di cassa e 5.795 milioni di euro in termini di residui passivi. Il predetto importo in termini di competenza si articola in una spesa in conto capitale, pari a 4.628 milioni di euro, ed in una spesa in conto corrente pari a 2.644 milioni di euro. Rispetto alle previsioni di spesa assestate, relative all’anno 2004, viene pertanto proposta una riduzione di 1.123 milioni di euro, in termini di competenza, e una riduzione di 871 milioni di euro, in termini di cassa. Procede quindi all’esame delle previsioni di spesa per l’anno finanziario 2005, ripartite per centro di responsabilità ed in funzione della natura della spesa, evidenziando gli importi previsti per le spese in conto capitale e quelli per le spese in conto corrente. Illustra poi le parti del disegno di legge finanziaria per il 2005 connesse alla tabella 10, soffermandosi in particolare sull’articolo 4, comma 1, lettera c), che prevede la limitazione dei pagamenti in favore dei soggetti beneficiari nell’ambito degli interventi finanziati dalla legge n. 166 del 2002. L’articolo 9, comma 4, dispone poi in materia di tasse automobilistiche, rinviando al 1º gennaio 2007 la decorrenza delle eventuali maggiorazioni d’imposta disposte dalle regioni in difformità rispetto alla normativa statale. L’articolo 28, comma 2, autorizza, nei limiti delle risorse disponibili, il completamento degli interventi urgenti relativi alle opere pubbliche e alla loro messa in sicurezza, conseguenti agli eventi alluvionali verificatisi negli anni 1994, 2000 e 2001. L’articolo 31, comma 6, prevede che le risorse del fondo centrale di garanzia per il credito navale siano destinate, per un importo di 60 milioni di euro, al rifinanziamento di misure di sostegno all’innovazione, confluendo nel fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. I commi 6 e 8 dell’articolo 35 dettano poi disposizioni in materia di finanziamento del settore della nautica da diporto e prevedono l’incremento delle tariffe dovute al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per operazioni in materia di motorizzazione, quali gli esami di guida ed il rilascio di duplicati e certificazioni. L’articolo 37 dispone inoltre, ai commi da 7 a 16, una disciplina particolareggiata in materia di alienazione dei veicoli giacenti presso i custodi, a seguito dell’applicazione di provvedimenti di sequestro dell’autorità giudiziaria. I commi 3, 4 e 5 dell’articolo 39 modificano quindi il decreto del Presidente della Repubblica n. 358 del 2000, istitutivo dello Sportello unico dell’automobilista, prevedendo procedure più stringenti per la comunicazione dei dati identificativi dei veicoli di provenienza estera. Illustra poi le parti di competenza dell’articolo 41 soffermandosi in particolare sul comma 19, il quale dispone l’avvio di programmi di dismissioni immobiliari che comportano il trasferimento di tratti della rete stradale nazionale a società controllate dallo Stato. L’articolo 42 reca infine disposizioni diverse relative all’esenzione dalle imposte di bollo e di registro sugli atti e documenti occorrenti per la riparazione degli immobili danneggiati dal terremoto del Belice del 1968, proroga il regime agevolato in materia di accise sul gasolio per autotrazione nella provincia di Trieste e nei comuni della provincia di Udine e dispone infine una riduzione dell’aliquota gravante sul gasolio per autotrazione utilizzato nel 2004 dagli autotrasportatori pubblici e privati.

 

Prima di procedere alla discussione generale il senatore FABRIS (Misto-Pop-Udeur) fa presente che il Governo ha preannunciato la presentazione di un emendamento volto a modificare i saldi della manovra finanziaria così come modificati dalla Camera dei deputati. Poiché ciò non potrà non riflettersi sulle singole tabelle di bilancio, chiede se non sia opportuno proseguire i lavori dopo la formalizzazione da parte del Governo del predetto emendamento.

 

Il senatore VERALDI (Mar-DL-U) condivide le ragioni del senatore Fabris, tenuto conto che le notizie riportate dalla stampa in merito all’emendamento del Governo lasciano supporre una sostanziale modifica delle grandezze finanziarie sulle quali la Commissione è chiamata ad esprimersi per le parti di competenza.

 

Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) fa presente che l’emendamento del Governo modificherà certamente i saldi delle tabelle oggetto dell’esame della Commissione in modo così consistente da rendere praticamente inutile il lavoro svolto.

 

La senatrice DONATI (Verdi-U) interviene nella discussione a favore della posizione espressa dal senatore Fabris.

 

Il presidente GRILLO, pur comprendendo la logica politica sottostante alle osservazioni mosse dai senatori dei Gruppi di opposizione, fa presente che la disciplina dettata dal Regolamento in materia di esame della manovra di bilancio è stringente. Per la sessione in essere il termine per la presentazione dei rapporti alla 5ª Commissione da parte delle Commissioni consultate scade tassativamente il giorno 29 novembre prossimo. Invita pertanto il senatore Pessina a svolgere la relazione illustrativa sullo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni.

 

Il senatore PESSINA(FI), relatore, illustra lo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nella tabella 11 del bilancio pluriennale dello Stato per il triennio 2005-2007 e le parti connesse della legge finanziaria per l’anno 2005. Il progetto di legge di bilancio per il prossimo esercizio finanziario è stato predisposto sulla base del nuovo assetto organizzativo del Ministero, stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica del 22 giugno 2004, che si articola su otto centri di responsabilità. La spesa complessiva prevista del Ministero delle comunicazioni per l’anno 2005 è quindi pari a 359 milioni di euro in termini di competenza, 414 milioni di euro in termini di cassa, 165 milioni di euro in termini di residui passivi. Il predetto importo in termini di competenza si articola in una spesa in conto capitale pari a circa 161 milioni di euro e in una spesa in conto corrente pari a 198 milioni di euro. Rispetto alle previsioni assestate per l’esercizio 2004 viene quindi proposta una riduzione di 17 milioni di euro in termini di competenza e di 77 milioni di euro in termini di cassa. Esamina quindi le previsioni di spesa per l’anno 2005 relative a ciascun centro di responsabilità e ripartite in funzione della natura della spesa, evidenziando gli importi previsti per spese in conto capitale e quelli per spese in conto corrente. Illustra quindi le attività più rilevanti svolte dalla direzione generale per la gestione delle risorse umane e dalla direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica e radiodiffusione, riportate nella parte introduttiva della tabella 11, evidenziandone i risvolti in termini di fabbisogno finanziario. Procede infine all’esame delle parti del disegno di legge finanziaria connesse alla predetta tabella illustrando i commi 7 e 8 dell’articolo 31 relativi all’erogazione dei contributi statali, già previsti dalla legge finanziaria per il 2004, finalizzati alla diffusione della televisione digitale e dell’accesso ad Internet a larga banda. L’articolo 17, comma 8, reca poi disposizioni in materia di personale in posizione di comando della società Poste Italiane S.p.A. e l’articolo 38, comma 1, lettera b), punto 3, prevede infine l’obbligo per tale società di rilevare i dati identificativi dei soggetti con i quali la stessa intrattiene rapporti o effettui operazioni di natura finanziaria.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 16,10.


LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

398a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 11 e 11-bis) Stato di previsione del Ministero delle comunicazioni per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

 (Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Seguito dell'esame delle Tabelle 11 e 11-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)

 

Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente GRILLO dichiara aperta la discussione generale sullo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nelle tabelle 11 e 11-bis del bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 e sulle parti connesse della legge finanziaria per l'anno 2005.

 

Il senatore CHIRILLI (FI) interviene sottolineando che l'azione del Governo, derivante dalla manovra di bilancio, risulta in linea con gli impegni assunti per la più ampia diffusione della tecnologia digitale terrestre e dell'accesso ad Internet tramite la banda larga. Fa presente poi la necessità di intervenire sull'articolo 17, comma 8, relativo alla situazione del personale a tempo determinato della società Poste Italiane S.p.a. attraverso la migliore pianificazione dell'esigenze di risorse umane e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro dei cosiddetti precari.

 

Il senatore MONTINO (DS-U) chiede chiarimenti al Rappresentante del Governo circa l'effettiva diffusione sul territorio nazionale dei decoder e se il Ministero delle comunicazioni disponga di studi e ricerche al riguardo. Osserva che il ritardo nella diffusione della tecnologia digitale terrestre potrebbe mettere in discussione l'attuazione della legge n. 112 del 2004. Rileva poi l'inadempienza del Governo in merito alla localizzazione degli impianti di trasmissione televisiva in siti alternativi al fine di ridurre l'inquinamento elettromagnetico. Chiede infine se l'incentivo per l'accesso ad Internet a banda larga, previsto dal comma 8 dell'articolo 31 del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005, sia concesso indipendentemente dal tipo di supporto - doppino telefonico o fibra ottica - utilizzato per la connessione al cosiddetto ultimo miglio.

 

Il senatore ZANDA (Mar-DL-U) ritiene possibile esprimere un giudizio sul disegno di legge finanziaria solo allorché sarà reso noto il contenuto dell'emendamento che il Governo si appresta a presentare e che modificherà sostanzialmente i saldi di bilancio. Nel merito dello stato di previsione del Ministero delle comunicazioni in esame ritiene poi che gli stanziamenti di cui ai commi 7 e 8 dell'articolo 31 per la diffusione del digitale terrestre e dell'accesso ad Internet a banda larga, il cui importo è esiguo rispetto alla complessità dell'obiettivo, avrebbero potuto essere più proficuamente impiegati se utilizzati in misure di sostegno al settore della carta stampata, la cui crisi è ben nota.

 

Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) giudica insufficiente l'intervento finanziario per la diffusione dei decoder stanziato dal Governo nella finanziaria per il 2005. Ritiene infatti difficile, ai ritmi attuali e con un impegno finanziario debole, riuscire a coprire i ventiquattro milioni di famiglie italiane nei tempi previsti dalla legge Gasparri per il passaggio dalla tecnica di trasmissione analogica a quella digitale. Fa presente infine che il mancato ampliamento dell'offerta dei contenuti finirà per incidere inevitabilmente sull'effettività del pluralismo informativo promesso dalla predetta legge.

 

Il senatore MONTALBANO (DS-U) si associa al senatore Paolo Brutti nell'esprimere preoccupazione per il mancato raggiungimento degli obiettivi di pluralismo informativo indicati dalla legge Gasparri e manifesta i propri dubbi sulla validità delle misure previste dal comma 7 dell'articolo 31.

 

Il senatore PEDRAZZINI (LP) rileva che l'articolo 38, comma 1, lettera a), punto 2, in materia di contrasto all'economia sommersa, prevede l'obbligo di comunicare taluni dati personali ai soggetti concessionari dei servizi telefonici, idrici e del gas. Giudica tale disposizione poco congrua rispetto alle finalità da perseguire nel caso di contratti di telefonia in considerazione della possibilità, nel caso di telefonia mobile, di stipulare tali contratti senza la dimostrazione di una residenza fissa.

 

Poiché non vi sono altri interventi, il presidente GRILLO invita il Relatore ed il Rappresentante del Governo alla replica.

 

Il senatore PESSINA (FI), relatore, ribadisce le finalità dell'ampliamento della platea dei beneficiari delle disposizioni di cui ai commi 7 e 8 dell'articolo 31, tese a conseguire una più rapida diffusione della tecnologia digitale terrestre e dell'accesso ad Internet a banda larga. Fa presente poi che, nonostante quanto affermato dai membri dell'opposizione, è già presente sul mercato della produzione una nuova offerta di programmi televisivi da trasmettere sui canali resi disponibili dal digitale terrestre.

 

Il rappresentante del Governo, sottosegretario BALDINI, ricorda che il termine previsto per il passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale terrestre, il 31 gennaio 2006, è stato stabilito dal passato Governo di centrosinistra. Esprime pertanto perplessità sul fatto che a dubitare della fattibilità della conversione al digitale terrestre siano oggi coloro che, rappresentando la maggioranza parlamentare nella scorsa legislatura, fissarono quella data. Nel merito degli interventi previsti dai commi 7 e 8 dell'articolo 31 del disegno di legge finanziaria, fa presente che la riduzione dell'importo dei singoli contributi è stata decisa in considerazione della progressiva riduzione dei prezzi dei decoder e dei costi per l'accesso alla cosiddetta banda larga. Tra le altre iniziative portate avanti dal Ministero con la finanziaria per il 2005, segnala poi gli stanziamenti al fondo per il numero telefonico di assistenza all'infanzia "114" ed al fondo per le televisioni di ambito locale. Fa presente infine al senatore Montino che il Governo condivide la sua preoccupazione sulla necessità di localizzare gli impianti di trasmissione televisiva in modo da minimizzare l'inquinamento elettromagnetico.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10.

 


LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

399a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 11 e 11-bis) Stato di previsione del Ministero delle comunicazioni per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

 (Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Seguito dell'esame delle Tabelle 11 e 11-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)

 

Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

 

Il presidente GRILLO dichiara aperta la discussione generale sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nelle tabelle 10 e 10-bis del bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 e sulle parti connesse della legge finanziaria per l'anno 2005.

 

La senatrice DONATI (Verdi-U) stigmatizza preliminarmente l'impossibilità della Commissione di modificare gli stanziamenti di bilancio relativi allo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture contenuti nella tabella 10-bis, poiché la loro quantificazione per l'anno 2005 è stata operata sulla base di modifiche introdotte dalla legge finanziaria. Fa quindi presente che la manovra di bilancio per il 2005 penalizza fortemente gli investimenti relativi alle opere strategiche ponendo una limitazione, stabilita in 450 milioni di euro, ai pagamenti in favore dei soggetti beneficiari nell'ambito degli interventi finanziati dalla legge n. 166 del 2002. A tale limitazione si aggiunge poi il tetto all'incremento della spesa fissato nel limite del 2 per cento rispetto alle previsioni di bilancio dello scorso anno che colpisce anche il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In tale contesto, inoltre, taluni investimenti rilevanti nel campo delle infrastrutture di trasporto, quali ad esempio il tratto ferroviario dell'alta velocità Milano-Genova, sfuggono dal bilancio di previsione dello Stato, eludendo il controllo parlamentare, e sono gestiti da Infrastrutture S.p.A. Osserva poi che il Governo non ha ancora stabilito una gerarchia sulla base della quale ordinare gli interventi da realizzare in funzione della scarsità delle risorse disponibili e solo a fini propagandistici, cerca di avviare contemporaneamente tutte le opere considerate strategiche pur nella consapevolezza di non disporre delle risorse necessarie al loro completamento. Un altro tema che merita particolare attenzione è quello relativo all'avvio di programmi di dismissioni concernenti il trasferimento di tratti della rete stradale nazionale a società controllate dallo Stato, previsto dal comma 19 dell'articolo 41 del disegno di legge finanziaria. A questo proposito sottolinea l'indeterminatezza della previsione normativa in questione che risulta carente sotto diversi aspetti, non ultimi quelli concernenti i tempi e i modi del programma di dismissione nonché i criteri in base ai quali si è proceduto a quantificare, nella relazione tecnica, in 3 miliardi di euro i proventi attesi. Un altro tema completamente disatteso dal disegno di legge finanziaria per il prossimo anno è quello relativo al controllo e al miglioramento della qualità ambientale nelle città italiane a carico del trasporto urbano. La finanziaria non contiene infatti nessuna indicazione in merito alla questione della mobilità sostenibile. Preannuncia pertanto l'intenzione di presentare nelle sedi opportune, a nome del Gruppo dei Verdi, proposte emendative volte al finanziamento di provvedimenti tesi al miglioramento della qualità dell'ambiente in ambito cittadino.

 

Il senatore VISERTA COSTANTINI (DS-U) osserva una sostanziale battuta d'arresto da parte della maggioranza nel settore degli investimenti in opere strategiche, nonostante il grande risalto ad essa attribuito ai fini della realizzazione del programma di Governo. Dall'esame dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il prossimo anno è possibile infatti rilevare una sostanziale diminuzione nell'attribuzione delle risorse disponibili che sembra preludere al fallimento della politica del Governo in materia di infrastrutture. Osserva inoltre che nell'ambito della manovra di bilancio sono scomparsi gli interventi finalizzati alla riqualificazione delle città. Per quanto riguarda poi il trasferimento di tratti della rete stradale nazionale a società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, previsto dall'articolo 41, comma 19, rileva l'approssimazione con cui tale argomento è trattato nel disegno di legge finanziaria. Tale indeterminatezza sarà sicuramente causa di contenzioso dinanzi alla Corte costituzionale, tenuto conto delle competenze delle regioni in materia. Propone infine di redigere un ordine del giorno condiviso dall'intera Commissione sulla questione della privatizzazione delle strade statali, così come è avvenuto alla Camera dei deputati, al fine di manifestare la netta contrarietà di questo ramo del Parlamento sulla proposta del Governo.

 

Il presidente GRILLO dichiara di essere favorevole a farsi carico di elaborare un ordine del giorno che formalizzi la proposta espressa dal senatore Viserta Costantini.

 

Il senatore MENARDI (AN) sottolinea come vi sia, ad ogni manovra di bilancio, un curioso dibattito tra maggioranza e opposizione con quest'ultima che obietta sulla necessità di costruire opere infrastrutturali e contemporaneamente lamenta l’insufficienza dei finanziamenti. Anche in occasione di questa manovra finanziaria lo schema appena illustrato si ripete ma la cosa più grave, sia per la maggioranza che per l'opposizione, è che non si riescano a trovare le risorse per il piano degli investimenti strategici proposto nel 2001 a partire dall’approvazione della legge obiettivo. Sarebbe infatti necessario a questo fine poco più dell’uno per cento del PIL per un beneficio che, per il Paese, sarebbe di gran lunga superiore. Si dichiara convinto che le ragioni di questa discutibile dinamica siano dovute all’impossibilità di tagliare una spesa pubblica che ognuno dei membri del Parlamento si trova a difendere in altra veste, in genere di amministratore locale, non appena fuori da queste Aule. Il fatto non appare peraltro risolvibile anche se un taglio della spesa pubblica dell’uno per cento significherebbe soltanto la razionalizzazione di talune spese e la riduzione di alcuni sperperi.

 

Il senatore MONTALBANO (DS-U), pur riconoscendo l’onestà intellettuale delle osservazioni avanzate dal senatore Menardi, dichiara tuttavia di dissentirne in quanto quelle richiamate non sono dinamiche incomprensibili ma piuttosto le ragioni del fallimento delle politiche proposte in questi anni dal Governo. Ritiene infatti che non sia in una corsa indiscriminata o incontrollata alla spesa pubblica ciò che impedisce al Governo di stabilire alcune priorità. Ritiene piuttosto che sia l’inadeguatezza dell’approccio dell’Esecutivo, ad esempio nel settore delle infrastrutture, l'ostacolo al raggiungimento dei piani da esso stesso stabiliti. Un caso per tutti è dato proprio dalla "legge obiettivo" riguardo alla quale non esistono neanche le risorse per le opere già deliberate dal CIPE. Il fallimento dell’intero progetto è inoltre ancor più marcato se si considerano i mancati finanziamenti destinati al Mezzogiorno che vede così aumentare il suo gap infrastrutturale. Inoltre, gli interventi fin qui fatti sono pochi e di bassa qualità. Dichiara infine di condividere quanto detto in altri interventi sul comma 19 dell’articolo 41 del disegno di legge finanziaria e di accogliere positivamente la proposta avanzata dal presidente Grillo di un ordine del giorno unitariamente accolto dalla Commissione, volto ad una radicale correzione della norma.

 

Il senatore SCALERA (Mar-DL-U) non può non sottolineare il forte ridimensionamento della spesa pubblica per opere infrastrutturali dovuto alla manovra economica per l’anno 2005 ed il prossimo triennio: questo è il dato di fondo su cui il Parlamento è chiamato ad esprimersi e sul quale viene misurato il fallimento delle politiche dell’Esecutivo nel settore delle infrastrutture. Inoltre, il generale contenimento della spesa pubblica imposto a tutti i settori del bilancio avrà un ulteriore riflesso negativo anche nel settore delle opere ordinarie, oltre che in quello delle opere strategiche, con una alta probabilità di blocco dei lavori in corso d’esecuzione. Sull’articolo 41, comma 19, del disegno di legge finanziaria richiama i problemi di mobilità e dei costi che una reale attuazione della norma potrebbe comportare. La finanziaria inoltre non contempla nessuna iniziativa nel settore dell’edilizia residenziale pubblica (né sono contenute altre misure per agevolare il problema della casa) e in quello della riqualificazione urbana e della mobilità. Auspica pertanto che possano essere trovati criteri alternativi a quelli proposti dal Governo per gli investimenti in infrastrutture, una soppressione del comma 19 dell’articolo 41 del disegno di legge finanziaria e una selezione delle priorità per procedere alla programmazione delle opere ordinarie sia in termini di messa in sicurezza di alcune reti, come ad esempio quelle idriche, sia per un più generale intervento per la salvaguardia del territorio attraverso una mobilità sostenibile.

 

Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) sottolinea ancora una volta come l’impossibilità di conoscere la reale portata della manovra economica, non ancora completa per la mancata presentazione dell’emendamento annunciato dal Governo sui saldi, renda parziale il giudizio sulla manovra medesima. Anche il solo esame dei provvedimenti nei testi trasmessi dalla Camera dei deputati rende tuttavia evidente il carattere sostanzialmente recessivo della proposta avanzata dal Governo. Non è un caso che siano del tutto assenti meccanismi volti a produrre crescita, contenuti invece in tutte le finanziarie precedenti. Inoltre diminuiscono le spese in conto capitale. D’altra parte è piuttosto curioso che ciò accada in un momento in cui nella comunicazione politica si pone un accento quasi esasperato sulle necessità di crescita del Paese. Anche a leggere con la massima attenzione i documenti di bilancio non è possibile rintracciare, nemmeno attraverso i limiti d’impegno, nuove risorse finalizzate ad investimenti infrastrutturali per il 2005 e per gli anni successivi. Ciò rende del tutto evidente che opere di interesse strategico – un caso per tutti la tratta autostradale Civitavecchia-Mestre – non potranno essere realizzate. Vi è inoltre da registrare anche il ridimensionamento complessivo delle risorse contenute nella Tabella B del disegno di legge finanziaria che limita anche le spese per le opere ordinarie con una complessiva contrazione dell’intero settore. Sulle questioni relative al finanziamento dell’alta velocità nel settore ferroviario richiama le osservazioni della senatrice Donati in relazione ad una scarsa trasparenza sui costi degli interventi e sulla carenza di finanziamenti mentre sulla questione relativa all’articolo 41, comma 19, del disegno di legge finanziaria fa presente la necessità di trovare la copertura per l’ammissibilità di un eventuale emendamento che volesse sopprimere quel comma o modificarlo radicalmente. Esprime infine forti perplessità sui meccanismi previsti dalla manovra che potrebbero trasferire beni demaniali dello Stato, come la rete stradale, nelle mani di soggetti privati i quali attraverso l'imposizione di pedaggi, oltre a rompere la continuità della rete di comunicazione stradale, potrebbero ingiustificatamente assumere posizioni dominanti nel settore.

 

Interviene infine il presidente GRILLO che dichiara anzitutto di farsi carico di predisporre un ordine del giorno che, si augura, sarà unanimemente approvato dalla Commissione per riaffermare il divieto a vendere strade ed autostrade. Dichiara quindi di concordare con il senatore Paolo Brutti sulla necessità di trovare la copertura finanziaria ad un emendamento da presentare alla Commissione Bilancio per una eventuale modifica del comma 19 dell'articolo 41. A questo ultimo riguardo ritiene tuttavia più opportuno aspettare di conoscere l’emendamento del Governo che potrebbe intervenire anche su questo punto. Si dichiara inoltre preoccupato per la mancanza di risorse finalizzate alla costruzione delle opere strategiche sulle quali il Governo ha fatto un forte investimento politico sin dai primi mesi del suo insediamento. La mancanza di risorse, infatti, mette sicuramente a rischio il programma stabilito a partire dal 2001. Sulla questione del finanziamento da parte di Infrastrutture S.p.A. all’Alta Velocità, pur condividendo talune delle osservazioni avanzate dalla senatrice Donati, ritiene che non si possa fare un processo alle intenzioni del Governo. Tale soggetto, infatti, non è nient’altro che una banca la quale dovrà essere, da un certo momento in poi, remunerata degli interessi per gli investimenti che ha operato nel settore ferroviario e questi interessi dovranno essere pagati dallo Stato. Ritiene pertanto che il meccanismo sia piuttosto trasparente. Anticipa infine la presentazione di un ordine del giorno sulle questioni della cantieristica. Intende infatti invitare il Governo ad approvare una normativa, già in vigore anche in Francia e in Spagna che, superando il divieto di aiuti di Stato imposto dall’Unione europea, metta in condizioni competitive il settore della cantieristica rendendo appetibile far costruire navi di grosso tonnellaggio in Italia piuttosto che in Corea.

Poiché non vi sono altri interventi dichiara chiusa la discussione generale.

 

Il relatore sulle tabelle 10 e 10-bis sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005 e sulle parti connesse del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005, senatore PEDRAZZINI (LP), rinuncia alla replica impegnandosi a recepire nel rapporto da presentare alla 5a Commissione alcune delle osservazioni scaturite dal dibattito.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 16,50.

 


LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8a)

giovedì 25 NOVEMBRE 2004

400a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005

(Tabb. 11 e 11-bis) Stato di previsione del Ministero delle comunicazioni per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Seguito e conclusione dell'esame delle Tabelle 10 e 10-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria: rapporto favorevole con osservazioni. Seguito e conclusione dell'esame delle Tabelle 11 e 11-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria: rapporto favorevole.)

 

Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di ieri, sullo stato di previsione del Ministero delle comunicazioni contenuto nelle tabelle 11 e 11-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il senatore PESSINA (FI), relatore, propone l'espressione di un rapporto favorevole in merito alle predette tabelle ed alle connesse parti del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005.

 

Verificata la presenza del numero legale, il presidente GRILLO pone ai voti la proposta di rapporto favorevole del Relatore che risulta approvata.

 

La Commissione riprende di seguito l'esame sospeso nella seduta pomeridiana di ieri, sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nelle tabelle 10 e 10-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il rappresentante del Governo, vice ministro TASSONE, in sede di replica, fa presente l'impegno dell'Esecutivo teso, nonostante la difficile congiuntura, al rispetto degli obiettivi fissati nel programma delle infrastrutture strategiche scaturente dalla legge obiettivo. Illustra quindi i principali risultati conseguiti dal Governo nei tre anni trascorsi nel settore dei trasporti e delle infrastrutture fornendo alcuni elementi quantitativi relativi ai progetti approvati e ai cantieri avviati nell'ambito del primo programma di infrastrutture strategiche e sottolineando che l'incremento in termini di PIL, ottenuto grazie a tali opere, è pari allo 0,9 per cento: ciò significa che senza di esse l'economia nazionale si troverebbe oggi in piena recessione. Ricorda poi i considerevoli risultati raggiunti nel settore dei traffici marittimi delle merci e fa presente il sostanziale calo della incidentalità stradale conseguente alle ultime modifiche del codice della strada e all'introduzione del sistema della patente a punti. Auspica poi che ulteriori miglioramenti possano essere apportati, con particolare riferimento al settore dei trasporti e delle infrastrutture, dall'emendamento che il Governo si accinge a presentare al Senato, al fine di accelerare il completamento delle opere pubbliche già avviate. Per quanto riguarda infine la paventata privatizzazione di tratti di strada statale, prevista dal comma 19 dell'articolo 41 del disegno di legge finanziaria, fa presente la necessità di collocare il problema nella questione più ampia relativa alle forme di controllo che lo Stato può esercitare sulle società per azioni da esso direttamente o indirettamente partecipate.

 

La Commissione procede quindi all'esame degli ordini del giorno.

 

Il presidente GRILLO illustra quindi l'ordine del giorno 0/3223/1/8ª che, con il parere favorevole del relatore, senatore Pedrazzini, è accolto dal Rappresentante del Governo.

 

Il senatore PASINATO (FI) illustra l'ordine del giorno 0/3223/2/8ª, che con il parere favorevole del Relatore è accolto dal Rappresentante del Governo.

 

La senatrice DONATI (Verdi-U) illustra l'ordine del giorno 0/3223/3/8ª. Il Relatore esprime parere contrario mentre il Rappresentante del Governo dichiara di accoglierlo come raccomandazione.

 

La senatrice DONATI (Verdi-U) passa poi ad illustrare gli ordini del giorno 0/3223/4/8ª e 0/3223/5/8ª sui quali il Relatore si rimette al Rappresentante del Governo che li accoglie come raccomandazioni. Illustra inoltre l'ordine del giorno 0/3223/6/8ª che, con il parere favorevole del Relatore, è accolto dal Rappresentante del Governo. Illustra infine l'ordine del giorno 0/3223/7/8ª, per il quale il Relatore si rimette al Rappresentante del Governo, che lo accoglie come raccomandazione.

 

Il presidente GRILLO, al fine di evitarne la decadenza, fa propri gli ordini del giorno 0/3223/8/8ª, 0/3223/9/8ª e 0/3223/10/8ª.

 

L'ordine del giorno 0/3223/8/8ª, sul quale il Relatore si rimette alle valutazioni dell'Esecutivo, è quindi accolto come raccomandazione da parte del Rappresentante del Governo, mentre l'ordine del giorno 0/3223/9/8ª, con il parere contrario del Relatore e del Rappresentante del Governo, è posto ai voti e quindi respinto. Infine, previo parere favorevole del Relatore, l'ordine del giorno 0/3223/10/8ª è accolto dal Rappresentante del Governo come raccomandazione.

 

Il presidente GRILLO illustra poi gli ordini del giorno 0/3223/11/8ª e 0/3223/12/8ª che, con il parere favorevole del Relatore e del Rappresentante del Governo, sono posti ai voti e quindi approvati.

 

Il relatore, senatore PEDRAZZINI (LP), illustra l'ordine del giorno 0/3223/13/8ª che con il parere favorevole del Rappresentante del Governo è posto ai voti e quindi approvato.

 

Il presidente GRILLO dichiara di sottoscrivere l'ordine del giorno 0/3223/14/8ª che, previo parere favorevole del Relatore, è infine accolto dal Governo come raccomandazione.

 

Il senatore PEDRAZZINI (LP), relatore, procede all'illustrazione della seguente proposta di rapporto favorevole con osservazioni relativo alle tabelle 10 e 10-bis e dalle connesse parti del disegno di legge finanziaria per l'anno 2005:

"La Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria, esprime un avviso favorevole osservando tuttavia che per la realizzazione del piano delle opere strategiche i finanziamenti previsti dallo stato di previsione di competenza rischiano di essere insufficienti anche per la sola prosecuzione del lavori relativi alle opere già avviate e di vanificare la normativa sulla finanza di progetto che cominciava a produrre i primi risultati positivi.

Per quanto riguarda poi la norma contenuta nel disegno di legge finanziaria per l'anno 2005 al comma 19 dell'articolo 41 esprime preoccupazione per la non chiara definizione degli aspetti relativi al passaggio di proprietà della rete stradale dallo Stato a soggetti non meglio identificati. La norma rischia poi di generare una rottura della continuità della rete stradale nazionale e di accollare un costo aggiuntivo che persone e merci dovranno subire nella loro libertà di circolazione."

 

La senatrice DONATI (Verdi-U) annuncia il voto contrario sulla proposta di rapporto favorevole del Relatore ed illustra la seguente proposta alternativa di rapporto sottoscritta anche dai senatori Paolo Brutti, Viserta Costantini, Montalbano, Montino e Zanda:

"Premesso che per quanto riguarda le opere pubbliche e le infrastrutture, il disegno di legge finanziaria per l'anno 2005 segna un forte ulteriore ridimensionamento degli investimenti pubblici;

- che con il DPEF il Governo manifestava l'intenzione di destinare alle opere strategiche stanziamenti per circa 7 miliardi di euro;

- che il disegno di legge finanziaria per l'anno 2005 non prevedere nessuna risorsa aggiuntiva rispetto a quanto già attivato in precedenza;

- che una drastica riduzione delle disponibilità finanziarie riguarderà anche l'ANAS Spa e le Ferrovie;

- che al confronto degli importi da iscrivere al Bilancio 2005, riportati nella tabella F con i corrispondenti importi della Finanziaria dello scorso anno per gli interventi infrastrutturali, emerge per il 2005 una riduzione delle risorse (pari all'l, 7% in termini reali rispetto al 2004);

- che questa diminuzione di risorse si somma a quella registrata nello scorso anno, in cui la riduzione ha raggiunto il 19% in termini reali rispetto all'anno precedente, quindi la contrazione di risorse nel 2005 rispetto al 2003 supererà in termini reali il 20%;

- che la previsione sul contenimento generale della spesa prevista dall' articolo 2 della legge Finanziaria, introducendo un limite nell'incremento della spesa del 2% rispetto all'anno precedente, avrà come effetto una complessiva riduzione del livello degli investimenti dello Stato nel 2005 in opere di ammodernamento. Il settore maggiormente colpito quello delle opere ordinarie, in quanto i vincoli posti a carico degli Enti locali comporteranno pesanti rallentamenti nei nuovi investimenti e un rischio di blocco dei lavori in corso d'opera;

- che l'ipotesi di cessione della proprietà di tratti della rete viaria stradale appare gravissima e del tutto inaccettabile, e tale da mettere in discussione l'intero sistema di governo e di gestione della viabilità nazionale, con gravi conseguenze sia dal punto di vista economico finanziario che della tutela dell'interesse pubblico

si esprime avviso contrario ritenendo necessario:

a) escludere le spese destinate alle infrastrutture dal criterio proposto dal Governo per frenare l'aumento della spesa pubblica, in quanto appare del tutto incompatibile con la dinamica degli investimenti infrastrutturali;

b) sopprimere il comma 19 dell' articolo 41 relativo alla vendita di strade nazionale assoggettabili a pedaggio;

c) prevedere un forte aumento degli investimenti per le opere pubbliche indicando in modo puntuale gli impegni finanziari e ripristinando una corretta programmazione con la selezione rigorosa delle priorità;

d) assicurare adeguate risorse per le opere ordinarie."

 

Posta quindi ai voti la proposta di rapporto favorevole con osservazioni avanzata dal Relatore sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contenuto nelle tabelle 10 e 10-bis, è pertanto approvata, mentre la votazione sulla proposta alternativa di rapporto di minoranza risulta preclusa. Essa, comunque, sarà allegata al rapporto testé approvato ed inviata alla 5a Commissione secondo quanto disposto dall'articolo 126, comma 6, del Regolamento.

 

La seduta termina alle ore 9,35.

 


ORDINI DEL GIORNO PRESENTATI AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

 

 

0/3223/1/8ª

Grillo

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

premesso che:

- il Regolamento (CE) n. 725/2004 del 31 marzo 2004 relativo al miglioramento della sicurezza delle navi e degli impianti portuali nei confronti di minacce, introduce, all'art. 6, la figura dell' "autorità competente per la sicurezza marittima" con il compito di coordinare, attuare, controllare l'applicazione delle misure di sicurezza;

- l'art. 9 del citato Regolamento stabilisce l'obbligo degli Stati membri di designare il "punto di contatto per la sicurezza marittima", con il compito di fungere da riferimento per la Commissione U.E. e per gli altri Stati membri, ai fini dell'attuazione, del controllo dell'informazione sull'applicazione delle misure di sicurezza marittima;

- il D.P.R. 2 luglio 2004, n. 184 inerente la Riorganizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all'art. 8 lettera h prevede in capo al Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto le funzioni di "vigilanza e controllo operativi in materia di sicurezza delle navi e delle strutture portuali nei confronti di minacce";

- il D.M. 18 giugno 2004, in linea con le disposizioni internazionali e con le direttive della Presidenza del Consiglio dei Ministri, assegna al Corpo delle Capitanerie di Porto i compiti in materia di sicurezza marittima, in particolare quelli di Autorità Competente per la sicurezza marittima e di Punto di Contatto per la sicurezza marittima,

considerato che:

- per le esigenze connesse all'esercizio delle citate funzioni in materia di sicurezza delle navi e delle strutture portuali nei confronti di minacce svolte dal Corpo delle Capitanerie di Porto è necessario reperire risorse pari a 10 milioni di euro per l'anno 2005 e per ciascuno degli anni 2006 e 2007, iscritte in un fondo dello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, da comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministero dell' economia e delle finanze, tramite l'Ufficio centrale del bilancio, nonché alle competenti Commissioni parlamentari e alla Corte dei Conti.

- l'istituzione del fondo indicato è necessario per:

o       specialistico del personale delle Capitanerie di Porto -Guardia Costiera in materia di security; ,

o       potenziamento delle attività operative e di controllo;

o       acquisto di dotazioni ed attrezzature;

o       potenziamento dei sistemi di comunicazione compresi quelli sicuri e dotazioni specialistiche per mezzi aeronavali.

impegna il Governo

a individuare le risorse finanziarie necessarie per consentire l'esercizio delle

attribuzioni di sicurezza conferite al Corpo delle Capitanerie di Porto."

 

 

0/3223/2/8ª

Pasinato, Cicolani, Barelli, Favaro

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005),

al fine di rendere più trasparenti le tariffe applicabili per le operazioni in materia di motorizzazione di cui all'articolo 18 della legge n. 870 del 1986

impegna il Governo

a parametrare l'incremento previsto dal comma 8 dell'articolo 35 del disegno di legge n. 3223 alle variazioni dell'indice Istat e a introdurre, con lo stesso meccanismo del comma 8 una normativa volta ad incrementare le tariffe applicabili per le operazioni di revisione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi in cifra uguale sia per le operazioni eseguite dagli uffici della motorizzazione sia per quelle eseguite dai centri privati concessionari di dette operazioni ai sensi dell'articolo 80 del decreto legislativo n. 285 del 1992 , nuovo codice della strada.

 

 

0/3223/3/8ª

Donati, Ripamonti, Boco, Carella, Cortiana, De Petris, Martone, Turroni, Zancan

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005)

considerato che

l'art. 41, comma 19 del disegno di legge n. 3223 "avvia programmi di dismissioni immobiliari da realizzare tramite cartolarizzazioni", di "tratti della rete stradale nazionale";

nel medesimo comma si prevede che le strade di cui si cede la proprietà siano "suscettibili di assoggettamento a tariffa", ovvero di pedaggiamento;

il provvedimento si pone come unico scopo quello di garantire un immediato ritorno finanziario per alleggerire la pesante situazione in cui versa la finanza pubblica, che nella relazione tecnica allegata alla legge Finanziaria viene valutato in 3 miliardi di euro nel 2005 che lo Stato incasserebbe dalla vendita della rete stradale nazionale;

per l'adozione di queste disposizioni non è stata predisposta alcuna specifica analisi preliminare per valutare l'impatto del pedaggiamento sulle strade statali, in particolare dal punto di vista trasportistico, sugli effetti sui flussi di traffico, sul trasporto merci su strada, sulla mobilità urbana e sul pendolarismo, che caratterizzano l'organizzazione territoriale e sociale del paese;

ritenuto che

la rete stradale nazionale costituisce un'infrastruttura fondamentale per la mobilità del paese, che svolge funzioni diffuse di collegamento e coesione sociale; e quindi non è opportuno che lo Stato rinunci alla proprietà di questa rete essenziale al servizio dei cittadini;

la rete stradale nazionale ha inoltre bisogno di forti investimenti per il miglioramento e l'adeguamento degli standard, per l'incremento della sicurezza stradale e per l'eliminazione dei punti neri. Esigenze di adeguamento della rete che non sono valutate e specificate nel provvedimento in esame;

le politiche di pedaggiamento della rete viaria dovrebbero rientrare all'interno di una più generale politica dei trasporti, che dovrebbe avere come elemento essenziale le decisioni in materia di tariffe nei diversi segmenti modali di trasporto e nei diversi vettori al fine di promuovere l'efficienza d'uso delle infrastrutture ed il riequilibrio modale verso sistemi a minore impatto ambientale;

il provvedimento in esame inoltre, esclude completamente il Parlamento dalle decisioni che riguardano l'intero processo di vendita, alimentando un iter discrezionale in ordine ai tempi, alle modalità ed alla dimensione della rete da porre in vendita

impegna il Governo

a sopprimere l'articolo 41, comma 19."

 

 

0/3223/4/8

Donati, Ripamonti, Boco, Carella, Cortiana, De Petris, Martone, Turroni, Zancan

 

 "L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

considerato che

nelle principali città italiane si raggiungono punte di 60-65 automobili ogni 100 abitanti. Questo provoca insormontabili problemi di traffico che limitano molto la mobilità collettiva e intollerabili livelli di inquinamento atmosferico ed acustico che comportano costi derivati, soprattutto relativi alla salute delle persone, valutati nell'ordine del 4% del PiI in Italia, di cui il 2% per incidentalità e l'altro 2% per patologie originate da inquinamento;

è necessario invertire le tendenze in atto e contribuire al risanamento ed allo sviluppo del trasporto pubblico locale, al miglioramento e potenziamento del trasporto rapido di massa, alla crescita della mobilità ciclistica, al sostegno dell'innovazione tecnologica nei sistemi di regolazione del traffico, alla riduzione dell'uso del mezzo privato (anche con l'applicazione del car sharing e del car pooling), all'istituzione del mobility manager quale figura di riferimento per tutte le tematiche relative alla mobilità, ai trasporti, all'inquinamento derivante;

considerato inoltre che

per le finalità descritte, a decorrere dall' anno 2005 sia congruo prevedere una spesa annua di 600 milioni di euro, ripartite tra Regioni ed Enti Locali, con un apposito fondo presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti;

il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, sentita la Conferenza unificata Stato-Regioni, Città e Autonomie Locali, provveda con proprio decreto da emanarsi entro tre mesi dall' entrata in vigore della presente legge, alla ripartizione delle risorse di cui sopra. Tale ripartizione è effettuata adottando anche criteri di premialità che incentivino il progressivo miglioramento della qualità di servizio;

ritenuto che

si possa provvedere all'onere derivante mediante l'incremento dell'accisa sulla benzina di euro 0,03 per litro ai sensi della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e successive modificazioni

impegna il Governo

ad istituire un apposito fondo presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per la mobilità sostenibile."

 

 

0/3223/5/8ª

Donati, Ripamonti, Boco, Carella, Cortiana, De Petris, Martone, Turroni, Zancan

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

 considerato che

nelle principali città italiane si raggiungono punte di 60-65 automobili ogni 100 abitanti. Questo provoca insormontabili problemi di traffico che limitano molto la mobilità collettiva e intollerabili livelli di inquinamento atmosferico ed acustico che comportano costi derivati, soprattutto relativi alla salute delle persone, valutati nell'ordine del 4% del Pil in Italia, di cui il 2% per incidentalità e l'altro 2% per patologie originate da inquinamento;

è necessario invertire le tendenze in atto e contribuire al risanamento delle città, anche incentivando la crescita della mobilità ciclistica, non inquinante ed effettivamente ad "emissioni zero" e attivabile solo con modesti costi infrastrutturali per opere generalmente di lieve entità;

considerato inoltre che

le voci di bilancio presenti nella Finanziaria 2005 per la mobilità ciclistica risultano decurtate mediamente del 50% rispetto all'anno precedente, senza rifinanziamenti per la legge 366/98 ("Norme per il finanziamento della mobilità ciclistica");

al contrario, per programmare interventi nelle città italiane occorre rimpinguare l'apposito capitolo di Bilancio ed attribuire a Regioni ed Enti Locali fondi necessari per le piste ciclabili e per incentivare l'uso della bicicletta;

ritenuto che

si possa provvedere all'onere derivante, stimabile di 20 milioni di euro annui, mediante l'incremento dell'accisa sulla benzina di euro 0,001 per litro ai sensi della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e successive modificazioni

impegna il Governo

ad incrementare le risorse relative alla mobilità ciclistica rifinanziando la legge 366/1998."

 

 

0/3223/6/8ª

Donati, Ripamonti, Boco, Carella, Cortiana, De Petris, Martone, Turroni, Zancan

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

 considerato che

in Italia gli incidenti stradali causano ogni anno 8.000 morti, 25.000 invalidi gravi, 145.000 ricoveri ospedalieri e oltre 1.000.000 di prestazioni di pronto soccorso. I costi sanitari, sociali ed economici che l'Italia sostiene a causa delle tragedie stradali sono elevatissimi, stimati in oltre 20 miliardi di euro ogni anno;

negli ultimi trenta anni gli incidenti stradali hanno causato in Italia oltre 100.000 morti e 250.000 invalidi gravi. Senza considerare il dolore della sfera personale, questo ha prodotto costi economici diretti a carico della collettività dell'ordine di 330 miliardi di euro (ovvero circa 640.000 miliardi di vecchie lire);

da quanto emerge dai dati Istat, l'Italia è tra i paesi occidentali che hanno fattori tra i più negativi sull'incidentalità stradale, con variazioni percentuali che mostrano aumenti del 2,7% degli incidenti stradali tra il 2000 e il 2001, a fronte di decrementi pressoché generalizzati nel resto d'Europa;

da quanto emerge dai dati Istat sugli indici di mortalità e lesività degli incidenti stradali nel 2002, in Italia, si può constatare come le prime cause siano: il "mancato rispetto della distanza di sicurezza"; la "guida distratta"; "eccesso di velocità". Tra queste tre cause il più alto indice di mortalità è relativo all'eccesso di velocità. Si evidenzia come tali comportamenti scorretti siano tutti suscettibili di miglioramento grazie a campagne di informazione e sensibilizzazione degli automobilisti;

considerato inoltre che

l'introduzione della patente a punti ha prodotto un calo dell'incidentalità, abbassando

consequenzialmente il numero dei morti sulle strade. Dal luglio del 2003 gli incidenti stradali sono diminuiti del 18,3 per cento. Un calo consistente che riguarda anche il numero dei morti e dei feriti, scesi rispettivamente del 18,6 per cento e del 22 per cento. Nel dettaglio, nel periodo 1 luglio 2003 / 31 gennaio 2004, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si è avuto un calo degli incidenti di 21.336. Quelli con esito mortale sono stati 2029, contro 2491, e quelli con feriti 44.572, a fronte di 55.795 (fonte: direzione centrale della polizia stradale);

rimane comunque un allarmante dato sull'indisciplina degli automobilisti italiani: nei primi dieci mesi di quest'anno sono state ritirate mediamente circa 300 patenti al giorno. In particolare, tra il Io gennaio ed il 31 ottobre 2004 le forze dell'ordine hanno accertato complessivamente 2.670.787 infrazioni al Codice della strada, con una decurtazione complessiva di 3.481.591 punti. 84.831 le patenti di guida e 52.905 le carte di circolazione ritirate. Sempre nel periodo in questione, sono aumentate del 7% le infrazioni per eccesso di velocità e del 24,7% quelle per guida in stato di ebbrezza alcolica;

il complesso dei dati più recenti conferma ancora una volta come la velocità eccessiva e la guida in stato di ebbrezza rappresentino i comportamenti maggiormente pericolosi, verso i quali è necessario mantenere alto il livello di attenzione ed organizzare un' efficace prevenzione;

impegna il Governo

ad accelerare l'attuazione degli investimenti del Piano per la sicurezza stradale e a finanziare una specifica campagna per la sicurezza stradale, di lunga durata, anche con l'uso di mezzi di comunicazione di massa, che coinvolga anche le scuole ed i giovani studenti, soprattutto in relazione all'uso dei ciclomotori e della guida sicura in città."

 

 

0/3223/7/8ª

Donati, Ripamonti, Boco, Carella, Cortiana, De Petris, Martone, Turroni, Zancan

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

considerato che

nelle aree urbane italiane sono raggiunti livelli di traffico e congestione elevatissimi, tali che limitano fortemente la mobilità e producono costi aggiuntivi per le patologie da inquinamento, derivanti alle popolazioni esposte;

l'inquinamento derivante dai veicoli di trasporti è rappresentato al 95% dai mezzi privati;

la tendenza che si registra in Italia è di una pervicace resistenza all'uso dell'automobile privata, che non potrà che essere progressivamente sostituita da una mobilità alternativa, pena l'invivibilità delle nostre città;

ritenuto che

debbano essere adottate da subito tutte le misure finalizzate ad un'inversione di tendenza che limitino gli impatti da traffico, almeno attenuando i costi sociali in tenDini di vite umane, purtroppo -statisticamente- connessi agli attuali volumi di traffico;

quale misura incentivante all'uso dei mezzi pubblici, sia da attivare immediatamente una campagna di defiscalizzazione degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico e ferroviario;

impegna il Governo

a definire un'apposita previsione di spesa per incentivare l'acquisto di abbonamenti annuali e mensili ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale, interregionale e ferroviario, anche attraverso una detassazione dei costi sostenuti dai cittadini.

 

 

0/3223/8/8ª

Fabris

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005)

considerato che

l'art. 41, comma 19, prevede la possibilità di trasferire a società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato tratti della rete stradale nazionale di cui all'art. 7, comma lbis, del decreto legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, suscettibili di assoggettamento a tariffa;

considerato inoltre che

effetto di tale trasferimento dovrebbe essere, secondo la relazione tecnica,un introito per lo stato pari a circa 3 miliardi di euro;

visto che

a seguito di numerose e svariate interpretazioni apparse sulla stampa e a seguito della presentazione di atti parlamentari sull'argomento, il Ministro dell'Economia è intervenuto personalmente precisando che l'operazione prevista dall'attuale articolo 41 del disegno di legge 3223 riguarda "la cessione a titolo oneroso di circa 1500 km di strade statali, tra quelle in esercizio e quelle in costruzione, ad una società che è al di fuori del perimetro della Pubblica Amministrazione, ma controllata direttamente o indirettamente dallo Stato; la stima di 3 miliardi circa di introito per lo stato non rappresenta pedaggi per gli automobilisti, ma è il prezzo pagato dalla società acquirente a seguito della cessione; la remunerazione dell'investimento, che avviene attraverso "pedaggi ombra" (shadow toll) pagati dall'erario alla società acquirente in funzione del traffico effettivo, non grava sugli automobilisti"

impegna il Governo

a prevedere che venga in ogni caso preclusa e esplicitamente interdetta alla società acquirente la possibilità di rivalersi delle spese sostenute a qualsiasi titolo e in qualsiasi forma nei confronti degli utenti delle reti interessate e in particolare mediante l'apposizione di pedaggi."

 

 

0/3223/9/8ª

Fabris

 

 "L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

considerato lo stanziamento di 20.658.275 Euro previsti al cap. 7147 dello Stato di Previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l'anno finanziario 2005, "Annualità da assegnare alla Regione Veneto per la costruzione della superstrada a pedaggio pedemontana veneta"

considerato

che tale progetto fu finanziato fin dal 1999, e che ciò nonostante i ritardi accumulati grazie alla inaffidabilità e alla evidente incompetenza della Regione Veneto sono tali che i tempi del concreto avvio di questa opera indispensabile per la viabilità veneta sono ancora incerti e imprecisati;

impegna il Governo

a prendere gli opportuni provvedimenti volti a far sì che - qualora non vengano rispettate le date di affidamento della concessione entro il 30giugno 2005 e di apertura dei cantieri entro il 1 gennaio 2006 - il limite di impegno quindicennale, di cui all'articolo 50, c. l, lettera g) della legge 23 dicembre 1998, n. 448, per la costruzione della superstrada a pedaggio Pedemonana Veneta già assegnato alla Regione Veneto dall'articolo 73, c. 2 della legge 28 dicembre 2001, n. 449, venga riassegnato allo Stato."

 

 

0/3223/10/8ª

Fabris

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

considerato

lo stanziamento di 20.000.000 di euro previsti al capitolo 7509 dello Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005 "Annualità quindicennali per la realizzazione di un programma di interventi sulla rete stradale nazionale ai fini della sicurezza stradale" ;

considerata altresì

l'alta percentuale di incidenti mortali o gravi determinati da condizioni di cattiva o scarsa manutenzione delle strade, e in particolare da assenza o carenza di protezioni specifiche, quali i guard rail o le reti di protezione lungo ponti e viadotti,

impegna il Governo

a prevedere come opere prioritarie oggetto di interventi sulla rete nazionale ai fini della sicurezza stradale l'installazione delle suddette adeguate strutture di protezione.

 

 

0/3223/11/8ª

Grillo

 

 "L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

 

considerato che:

- le imprese di navigazione nazionale hanno investito negli ultimi cinque anni 9,5

miliardi di euro per costruire nuove navi;

- la situazione dell'industria cantieristica navale nazionale, tranne che ne] settore delle navi passeggeri, è particolarmente critica, dato il forte differenziale di prezzo esistente per le navi nuove tra i costruttori nazionali e quelli dell'Estremo Oriente, segnatamente con quelli della Corea del Sud;

- le condizioni di integrazione dei mercati marittimi mondiali impongono alle imprese di navigazione di costruire nuove navi là dove ciò si può fare ai costi più bassi, in modo da non perdere competitività;

- l'Unione europea dal 200l non consente gli aiuti di Stato al settore della costruzione navale;

- il cosiddetto tax-lease scheme (secondo il quale si consente l'ammortamento anticipato dell'investimento, con conseguenti ricadute positive sul piano fiscale). essendo rivolto in modo indifferenziato agli investimenti con ammortamento superiore ai dieci anni, tra le quali le navi, non è considerato un aiuto di Stato, bensì una misura fiscale di carattere generale e perciò di competenza esclusiva dello Stato membro;

- tale tax-lease scheme, già adottato con successo da a1tri Stati europei, come la Francia, assicurerebbe alle imprese di navigazione nazionali di disporre di navi a costi concorrenziali con quelli praticati in Estremo Oriente;

- ciò determinerebbe un accresciuto flusso di ordini ai cantieri navali nazionali, con effetti positivi sulla loro situazione economica;

- si determinerebbe altresì un ulteriore ammodernamento della flotta italiana, in particolare con riguardo alle navi più piccole, tuttora appartenenti a classi di età piuttosto anziane, con effetti positivi sulla sicurezza e sull'ambiente;

- gli effetti finanziari della adozione del tax-lease scheme si avrebbero presumibilmente solo a partire dall'esercizio 2006;

impegna il Governo

-a introdurre il cosiddetto tax-lease scheme nell'ordinamento italiano;

-a reperire le risorse necessarie a tal fine nell'ambito della manovra finanziaria

per gli anni 2005-2007."

 

 

0/3223/12/8ª

Grillo

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005)

premesso che

si ritiene assurda la vendita a terzi di infrastrutture strategiche per lo sviluppo e la sicurezza del territorio nazionale, quale le reti viarie;

l'assoggettamento a tariffa di tratti di strade statali potrà avvenire solo dopo la loro trasformazione in autostrade

constatato che

con la Legge 8 agosto 2002, n.178 l' Anas è stata trasformata in società per azione controllata dallo Stato;

l'Anas già gestisce ampi tratti della rete stradale nazionale

impegna il Governo

a stralciare il comma 19 dell'articolo 41, coprendo le minori entrate conseguenti con l'autorizzazione all'Anas a sottoporre a pedaggio figurativo tratti della rete stradale a lei trasferiti sulla base delle decisioni adottate nell' ambito del contratto di programma. Il contratto di programma dovrà individuare i tratti della rete stradale e autostradale da sottoporre a pedaggio come già detto figurativo, le tariffe da applicare per il pedaggio stesso sulla base dei criteri fissati dalla Delibera CIPE del 20/12/1996, i sistemi di valutazione dei servizi, i criteri oggettivi per rilevare il traffico e le priorità per l'impiego dei ricavi conseguiti. I crediti per l'Anas che scaturiranno dal contratto di programma potranno essere oggetto di cessione pro-soluto consentendo in tal modo di ridurre per pari importo i trasferimenti pubblici all' Anas."

 

 

0/3223/13/8ª

Pedrazzini

 

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

 premesso

che risulta pressante l'esigenza di riportare ad un quadro connotato da omogeneità la complessa materia dell'affidamento delle gestioni aeroportuali, soddisfacendo al contempo i requisiti ordina mentali connessi al nuovo assetto federalista, che prevede la legislazione concorrente in materia di aeroporti civili;

che, anche nell'ottica di quanto emerso dai lavori dell'apposito tavolo tecnico sui "requisiti di sistema", insediato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e che ha visto la piena condivisione di tutte le componenti istituzionali e delle parti sociali interessate, appare ineludibile l'introduzione di un'apposita disposizione tendente, nel rispetto delle prerogative costituzionali delle Regioni ed individuati i nodi essenziali del sistema aeroportuale nazionale, a definire, per gli aeroporti di rilevanza nazionale (per gli aeroporti di rilevanza regionale il testo legislativo costituirebbe, nondimeno, principio guida da rispettare nell'esercizio della legislazione concorrente), un unico procedimento per l'affidamento in concessione delle gestioni totali aeroportuali;

procedimento che per evidenti profili di compatibilità con il diritto comunitario non può non prevedere, a regime, un passaggio selettivo secondo le regole dell'evidenza pubblica

impegna il Governo

ad introdurre nell'ordinamento i principi sopra esposti relativamente alla procedura di evidenza pubblica nella scelta del contraente della Pubblica Amministrazione per le gestioni aeroportuali, e facenti parte del comma 2 dell'articolo l-bis della legge 9 Novembre 2004, n. 265."

 

 

0/3223/14/8ª

Brutti Paolo, Bonavita, Di Girolamo, Montino

"L'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 3223 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005) con riferimento alle parti di competenza

premesso che

- con l'accordo di Programma dell'11.11.04, tra il Ministero dell'Infrastrutture e dei Trasporti e le cinque regioni interessate, (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto) è stata stabilita l'opportunità di promuovere la realizzazione unitaria dell'intero corridoio autostradale Mestre-Orte-Civitavecchia (ex E55-E45), che ha un costo stimato di 10,47 miliardi di euro di cui 6,3 miliardi di euro di risorse pubbliche per co-finanziare il Project financing approvato dal Consiglio d'Amministrazione dell'ANAS;

considerato che

- si tratta di un'opera di importanza strategica per il paese e per l'Europa che consentirà lo sviluppo dei traffici marittimi dalla Spagna all'Europa centrale integrandoli con il corridoio stradale italiano (Civitavecchia- Mestre Trieste);

- è parte costitutiva ed essenziale del corridoio autostradale la realizzazione del nodo di Perugia attraverso il quale è possibile operare il collegamento tra l'Autostrada A 1 e il porto di Ancona allacciandolo con la nuova strada extraurbana principale -la 5576 -per il quale esiste già un finanziamento parziale dell'ANAS per 310 milioni di euro

impegna il Governo

 ad individuare, nella legge finanziaria tutte le risorse necessarie da trasferire al CIPE per il varo del relativo progetto preliminare propedeutico alle relative gare."

 


AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

271a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 13 e 13-bis) Stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Il relatore RUVOLO (UDC) riferisce alla Commissione, rilevando che la manovra finanziaria per il 2005 e per il triennio 2005-2007 contiene diverse misure concernenti il comparto agricolo, che si inseriscono in un più ampio quadro di politica di riordino e ammodernamento del settore, avviato con le manovre finanziarie degli anni precedenti e con i diversi provvedimenti adottati, tra i quali segnala il Programma nazionale per gli interventi nel settore idrico, la tutela del made in Italy, il potenziamento del Corpo forestale dello Stato e dell’Ispettorato centrale per la repressione frodi.

Tale politica, che si inserisce opportunamente nel contesto comunitario e internazionale, rivela che le scelte strategiche per il settore primario si collocano necessariamente nel quadro delle nuove linee di politica agricola adottate con la riforma di medio termine della PAC che entrerà in vigore a partire dal 1º gennaio 2005. Al riguardo, si dovrà tenere conto sia delle prospettive di allargamento dell’Unione europea, sia, nell’ottica di un mercato sempre più globale, della rilevante presenza dei Paesi euromediterranei e di realtà economiche internazionali, anche nel quadro che verrà delineato dall’ulteriore avanzamento dei negoziati sull’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Nella cornice così delineata, la politica avviata e perseguita dall’Italia si è caratterizzata per alcuni aspetti salienti, volti ad evidenziare e rafforzare la rilevanza dell’agricoltura e del settore primario per l’economia del Paese. Il radicale ammodernamento della legislazione in materia di agricoltura e l’adozione di politiche promozionali volte a favorire il miglioramento dell’efficienza delle strutture produttive, nel quadro di una politica sempre orientata verso la piena valorizzazione della qualità e della tipicità dei prodotti, trova completamento nelle misure previste nel disegno di legge finanziaria all’esame della Commissione. In particolare le misure previste costituiscono il naturale sviluppo degli importanti provvedimenti di politica agricola adottati negli anni precedenti, i quali necessitano perciò esclusivamente di ulteriori affinamenti, particolarmente sotto il profilo fiscale.

Per quanto concerne le prospettive di medio e lungo periodo dell’agricoltura italiana, va richiamata l’attenzione sulla necessità di continuare a garantire un’adeguata competitività del comparto, nel quadro economico interno ed internazionale, tramite misure che consentano agli operatori di poter realizzare i propri obiettivi, in un contesto generale di sviluppo e rilancio del settore. In questo senso, il profilo prevalentemente fiscale e ordinamentale delle misure adottate appare pienamente coerente con gli impegni assunti dal Governo, volti ad accrescere la competitività del Paese in generale.

In particolare appare di tutta evidenza il rilievo attribuito, nell’azione politica governativa, alla tutela delle produzioni di qualità, intese come elemento distintivo dell’agricoltura italiana in una fase di sempre maggiore apertura dei mercati e dei commerci. Si tratta di un orientamento saldo nelle scelte politiche volte a tutelare la capacità di concorrenza del Paese, e che si coniuga con l’attenzione dedicata alla sicurezza alimentare, a salvaguardia della potenzialità economica del Paese e degli interessi dei consumatori. Sotto questo profilo, appare di particolare importanza la costituzionalizzazione della materia della sicurezza alimentare che potrebbe discendere dall’entrata in vigore della riforma costituzionale, attualmente all’esame del Senato.

Il Relatore ricorda pertanto l’azione posta in essere per il potenziamento del settore agroalimentare, finalizzata a inserire l’agricoltura e il settore primario tra gli assi portanti del sistema economico nazionale, in grado di influire in modo rilevante sulle linee di sviluppo dell’intero apparato produttivo.

Nella direzione indicata si muovono le misure concernenti il settore, contenute nella manovra all’esame, sia nella legge finanziaria che negli stanziamenti di bilancio della Tabella 13.

Passando ad esaminare lo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali, il Relatore ricorda preliminarmente sia la struttura dello stato di previsione, risultante dalla riforma del bilancio posta dalla legge 3 aprile 1997, n. 94, e dal decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, e successive modificazioni, sia la nuova organizzazione del Ministero delle politiche agricole e forestali, in base al decreto del Presidente della Repubblica n. 450 del 2000, che ha provveduto a determinare la nuova strutturazione dell’organismo ministeriale in due dipartimenti, Dipartimento delle politiche di mercato e Dipartimento della qualità dei prodotti agroalimentari e dei servizi, con conseguente revisione dei centri di responsabilità amministrativa. Nella Nota preliminare alla Tabella 13 sono fornite analitiche indicazioni sull’attività dei due Dipartimenti.

A decorrere dall’esercizio per il 2003 i centri di responsabilità del Dicastero agricolo sono i seguenti: Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro; Dipartimento delle politiche di mercato; Dipartimento della qualità dei prodotti agroalimentari e dei servizi; Ispettorato centrale repressione frodi e Corpo forestale dello Stato. Le funzioni obiettivo individuate per il Ministero delle politiche agricole e forestali sono: Servizi generali; Difesa; Ordine pubblico e sicurezza; Affari economici e Protezione dell’ambiente.

Per quel che concerne il bilancio di competenza, il Relatore ricorda altresì che il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2005, nel testo originario del Governo, prevedeva per il Ministero delle politiche agricole e forestali (Tabella 13) una spesa complessiva in termini di competenza a legislazione vigente pari a 1.480,8 milioni di euro, tenuto conto degli effetti del disegno di legge finanziaria quale è stato approvato dall’altro ramo del Parlamento, mentre la spesa complessiva in termini di competenza è ora pari a 1.574,7 milioni di euro.

In particolare, la Tabella 13, nel testo originario, prevedeva spese di parte corrente pari a 783,9 milioni di euro (736,4 per il 2004), e spese in conto capitale pari a 696,8 milioni di euro (718 milioni nel 2004). Le nuove previsioni, nel testo sottoposto ora al Senato, sono pari a 837,4 milioni di euro per la parte corrente, e a 737,3 milioni di euro in conto capitale.

Il Relatore illustra quindi il dato dei residui passivi, costituiti, in linea di massima, dalle somme che, nell’esercizio finanziario precedente, sono state oggetto di impegno contabile, ma non effettivamente spese (in termini di cassa).

Lo stato di previsione in esame presume che l’ammontare dei residui passivi esistenti al 1º gennaio 2005 sarà pari a 1.106,3 milioni di euro, di cui 61,09 milioni relativi alla parte corrente e 1.045,26 milioni di euro relativi al conto capitale. Rispetto alle previsioni assestate per l’esercizio finanziario 2004, si prevede quindi una riduzione dei residui passivi di 1.117,5 milioni di euro (di cui 140,1 per la parte corrente e 977,4 in conto capitale).

Per quel che concerne le autorizzazioni di cassa, la cosiddetta massa spendibile ammonta per l’anno 2005 a 2.681,08 milioni di euro con una riduzione di 301 milioni di euro rispetto alle previsioni della legge di bilancio 2004.

L’autorizzazione complessiva di cassa, relativa ai pagamenti è stabilita in 2.329,6 milioni di euro, di cui 849,5 milioni per la parte corrente e 1.480 milioni per il conto capitale.

Il livello complessivo dell’autorizzazione di cassa presenta un coefficiente medio di realizzazione, rispetto al volume della massa spendibile, pari all’86,9 per cento (era dell’84,04 per cento alla stregua delle previsioni del bilancio 2004).

Rispetto alle previsioni assestate per il 2004, l’autorizzazione complessiva di cassa presenta una riduzione di 254,3 milioni di euro; in particolare, la parte corrente registra una riduzione di 25,9 milioni di euro, mentre il conto capitale reca una diminuzione di 226,4 milioni di euro.

Dopo aver rilevato che anche per il Ministero delle politiche agricole e forestali si applica la riduzione prevista all’articolo 3, comma 1 (regola del «due per cento») per un importo di 9,8 milioni di euro, come evidenziato nell’elenco 2, allegato al disegno di legge finanziaria, il Relatore passa ad esaminare il contenuto del disegno di legge finanziaria, ricordando che le disposizioni di interesse della Commissione, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati, sono l’articolo 15, l’articolo 17, comma 1, l’articolo 35, comma 2 e l’articolo 42, commi da 31 a 37.

L’articolo 15 contiene disposizioni in materia di assicurazioni contro i rischi in agricoltura a seguito di calamità naturali, in primo luogo attraverso un trasferimento di risorse finanziarie all’interno del Fondo di solidarietà nazionale. La disciplina degli interventi per eventi calamitosi in agricoltura è stata di recente interamente rivista con il decreto legislativo n. 102 del 2004, adottato in attuazione della delega contenuta all’articolo 1 della legge n. 38 del 2003 («Collegato agricolo»), che ha abrogato interamente la normativa previgente in materia.

L’autorizzazione di spesa per gli interventi compensativi e di ripristino viene ridotta di 50 milioni di euro, che vengono però contestualmente destinati ad interventi agevolativi per la stipula di contratti assicurativi contro i danni in agricoltura alla produzione e alle strutture, portando in tal modo il contributo statale da 100 a 150 milioni di euro, e ciò al fine di incentivare il passaggio dal sistema contributivo indennizzatorio a quello assicurativo.

Il comma 2 istituisce un duplice sistema di determinazione della dotazione finanziaria del Fondo di solidarietà nazionale, in luogo dell’unico attualmente previsto. La norma, in particolare, prevede che mentre la dotazione per gli incentivi volti alla stipula di contratti assicurativi sia definita nella Tabella D della legge finanziaria, per gli interventi compensativi e di ripristino si provvede a valere sul Fondo di protezione civile, come determinato nella Tabella C della legge stessa.

Il comma 3 provvede ad incrementare la dotazione del Fondo per la riassicurazione dei rischi, istituito presso l’ISMEA, e finalizzato a sostenere la competitività delle imprese e a favorire la riduzione delle conseguenze dei rischi atmosferici.

Al comma 4, la dotazione del Fondo di investimento nel capitale di rischio, istituito sempre presso l’ISMEA per l’anno 2005, viene aumentata di 50 milioni di euro: tale Fondo, previsto con l’articolo 66, comma 3, della legge finanziaria per il 2003, eroga un regime di aiuti per facilitare l’accesso al mercato dei capitali da parte di imprese agricole ed agroalimentari.

Il Relatore ricorda che il Fondo (per la cui gestione l’ISMEA è autorizzata a costituire una società di capitali) ha lo scopo di supportare i programmi di investimento di piccole e medie imprese operanti nel settore agricolo ed agroalimentare, con l’obiettivo di promuoverne la nascita e lo sviluppo, e di favorire la creazione di nuova occupazione, attraverso operazioni finanziarie finalizzate all’espansione dei mercati di capitale di rischio.

L’articolo 17, comma 1, attribuisce, tra l’altro, al Corpo forestale dello Stato la possibilità di assumere personale a tempo determinato, precisando tuttavia che la spesa per tale personale non può superare quella sostenuta per lo stesso personale nell’anno 2004.

All’articolo 35 del disegno di legge, nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento, è stato inserito un comma 2, che aggiorna il quadro normativo concernente gli organismi pagatori alle modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 165 del 1999, con l’estensione agli organismi pagatori regionali delle norme fiscali già vigenti per l’ex AIMA.

Con riguardo all’articolo 42, il Relatore segnala che il comma 1, precisata la specificità della disciplina delle società cooperative a mutualità prevalente, stabilisce per tali tipi societari una riduzione della quota di utili da destinarsi a riserva indivisibile, mentre il comma 2 stabilisce che sulla quota del 20 per cento degli utili delle cooperative agricole e della pesca (e dei relativi consorzi) non si applica l’agevolazione fiscale dell’esenzione dalle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973.

Il comma 3 limita l’applicazione delle agevolazioni previste all’articolo 11 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 601, stabilendo l’esenzione dalle imposte sui redditi di una quota del reddito imponibile delle società cooperative di produzione e lavoro (e dei relativi consorzi) corrispondente all’IRAP pagata sul reddito imponibile. L’agevolazione appare di estremo interesse in quanto volta a superare il regime di indeducibilità che ha sempre caratterizzato tale tipologia di imposta.

Sul piano degli interventi fiscali inseriti nelle precedenti manovre, sono state prorogate di un anno tutte le agevolazioni fiscali in favore del settore in scadenza.

In particolare, il medesimo articolo 42, al comma 31, interviene in modo significativo con riguardo al regime speciale dell’IVA previsto per il settore primario in quanto, alla lettera a), viene prorogata di un ulteriore anno l’applicazione della speciale imposta sul valore aggiunto ai produttori che realizzino un volume di affari superiore ai 40 milioni di «vecchie lire». Anche per le cessioni di prodotti agricoli ed ittici, di cui al decreto legislativo n. 313 del 1997, viene prorogata l’estensione dell’IVA con le specifiche aliquote previste, ferma restando l’operatività dei meccanismi di detrazione basati sulla percentuale di compensazione. D’altro canto, la lettera b) prevede la proroga di un ulteriore anno anche per le imprese che esercitino più attività contemporaneamente, ai sensi del comma 5-bis dell’articolo 11 del citato decreto legislativo n. 313 del 1997.

Per quanto concerne il regime IRPEF, appare rilevante altresì il comma 33 che proroga di un ulteriore anno il termine di cui all’articolo 19, comma 3, della legge n. 289 del 2002. In tal modo viene ampliata la possibilità – introdotta con la legge finanziaria per il 2002 – di fruire della specifica detrazione IRPEF per gli interventi di manutenzione e di salvaguardia del patrimonio boschivo: al riguardo si segnala che la detrazione concerne l’adozione urgente di misure di tutela ambientale e di difesa del suolo dai rischi di dissesto idrogeologico.

Il comma 34 modifica, riducendola sensibilmente, l’aliquota IRAP da applicarsi ai soggetti operanti nel settore agricolo e della pesca per l’anno 2004. Difatti, mentre precisa che per il periodo di imposta 2005 l’aliquota è individuata nel 3,75 per cento, tale comma riduce dal 3,75 all’1,9 per cento l’aliquota applicabile nel 2004.

Rilevanti appaiono inoltre le proroghe per le agevolazioni fiscali per la formazione e l’arrotondamento della proprietà contadina, di cui al comma 35, che vengono prorogate di un ulteriore anno, fino al 31 dicembre 3005.

Il comma 36 proroga per l’anno 2005 le disposizioni di cui alla legge n. 388 del 2000 (Legge finanziaria 2001). Si tratta dei benefici fiscali e previdenziali attribuiti alle imprese esercitanti attività di pesca costiera nonché attività di pesca in acque interne e lagunari, attraverso la concessione di un credito di imposta pari al 70 per cento dell’IRPEF sulle retribuzioni di lavoro dipendente ed autonomo da corrispondere al personale di bordo e in un’imponibilità del reddito pari al 44 per cento.

Di particolare interesse appare inoltre il comma 37 che reca, in generale, numerose agevolazioni sulle accise di prodotti energetici e combustibili, con particolare riferimento alla lettera h) che prevede la proroga, sempre per l’anno 2005, dell’esenzione dell’accisa sul gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra.

Il Relatore passa quindi ad esaminare le Tabelle annesse al disegno di legge finanziaria. Relativamente alla Tabella A – indicazione delle voci da includere nel Fondo speciale di parte corrente – per quanto concerne il Ministero delle politiche agricole e forestali sono iscritti 29,8 milioni di euro per l’anno 2005 e 25 milioni rispettivamente per gli anni 2006 e 2007. Viene peraltro precisato, nella relazione al disegno di legge presentato in prima lettura presso la Camera, che l’accantonamento viene destinato alla valorizzazione dei territori montani, alla disciplina dell’apicoltura, all’istituzione del parco nazionale subappennino Dauno e alla tutela e valorizzazione dell’agriturismo.

Con riguardo alla Tabella B – indicazione delle voci da includere nel Fondo speciale di conto capitale – per il MIPAF non viene previsto alcun accantonamento.

Nella Tabella C – relativa agli stanziamenti autorizzati in relazione a disposizioni di legge la cui quantificazione annua è demandata alla legge finanziaria – viene previsto per il MIPAF, per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, un importo complessivo di 119,91 milioni di euro. In particolare gli stanziamenti afferiscono a diversi provvedimenti: in primo luogo la legge n. 267 del 1991, concernente l’attuazione del terzo Piano nazionale della pesca marittima e misure in materia di credito peschereccio, con particolare riferimento all’articolo 1, relativo all’attuazione del Piano nazionale della pesca marittima, per una quantificazione pari a 19,23 milioni per il 2005, 2006 e 2007. Sono altresì previsti stanziamenti in relazione alla legge n. 549 del 1995 recante misure di razionalizzazione della finanza pubblica nella parte in cui, all’articolo 1, comma 43, viene prevista l’erogazione di contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi, per una quantificazione pari a 5,92 milioni, per ciascuno dei tre anni considerati. Tali stanziamenti appaiono di particolare rilevanza ove si consideri che tra gli organismi beneficiari rientrano l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN) e l’Istituto nazionale di economia agraria (INEA).

Ulteriori risorse sono inoltre previste per il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, istituito a seguito dell’importante riorganizzazione effettuata con decreto legislativo n. 454 del 1999, che ha consentito di unificare la responsabilità e la gestione per obiettivi dei principali istituti di ricerca facenti capo al MIPAF. In particolare, per ciascuno dei tre anni considerati, viene individuato uno stanziamento pari a 94,76 milioni di euro.

Il Relatore segnala che, relativamente allo stato di previsione del Ministero dell’economia, sempre nell’ambito della Tabella C, è stato previsto, con riguardo al decreto legislativo n. 165 del 1999, modificato dal decreto legislativo n. 188 del 1999, istitutivo dell’AGEA, un taglio di 5,2 milioni per ogni anno del triennio 2005-2007, con un’attribuzione pari a 245,21 milioni per ciascuno degli anni considerati.

Con riguardo alla Tabella D, rileva unicamente lo stanziamento previsto in relazione al Ministero dell’economia e delle finanze di 11 milioni di euro per l’anno 2005 per l’attuazione della legge n. 97 del 1994, recante «Nuove disposizioni per le zone montane».

Nella Tabella E per il MIPAF viene disposta una riduzione pari a 93,717 milioni di euro a valere sull’importo previsto dalla legge finanziaria per il 2002 con riguardo al Fondo unico da ripartire – investimenti in agricoltura, foreste e pesca.

Nella Tabella F, per la quale non si opera alcuna rimodulazione di spesa, sono previste risorse sia con riguardo agli interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, ai sensi del decreto legislativo n. 102 del 2004, sia al fine di incentivare il sistema di assicurazione contro le calamità naturali; con riferimento alla difesa del suolo ed alla tutela ambientale, sono indicati stanziamenti, in favore della legge n. 97 del 1994, recante «Nuove disposizioni per le zone montane».

 

Il presidente RONCONI dichiara aperta la discussione generale.

 

Il senatore VICINI (DS-U) rileva preliminarmente che la legge finanziaria per l’anno 2005, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, appare inadeguata a garantire le esigenze delle imprese che operano nel mercato agroalimentare e dei consumatori ed a incentivare lo sviluppo del settore primario e del territorio rurale, soprattutto alla luce del contesto internazionale che richiede sempre maggiore competitività. Stigmatizza sia l’inadeguatezza delle risorse finanziarie sia l’inefficacia della politica agricola seguita dal Governo, tale da indurre ad affermare che, quest’anno, non ci sia una vera «finanziaria agricola». La manovra di finanza pubblica, in altre parole, conferma lo scarso rilievo assegnato dal Governo al comparto primario, in assenza di linee programmatiche chiare sul futuro sviluppo di settore vitali per l’economia nazionale, quali l’agricoltura e l’alimentare.

Il sistema agroalimentare italiano vive un momento di acuta crisi, causata dalla crescente diminuzione di competitività del sistema delle imprese e dalla difficoltà di tutelare nei mercati mondiali la qualità dei prodotti nazionali. In particolare, desta preoccupazione la mancata protezione a livello internazionale dei prodotti tipici e tradizionali (già tutelati nel mercato comunitario con i segni distintivi Dop e Igp), attraverso l’introduzione di un «albo» delle denominazioni protette in seno alla Organizzazione Mondiale del Commercio.

Diversamente da Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna, che sostengono in maniera rilevante il comparto agroalimentare, per l’Italia non rappresenta che l’8,7 per cento del valore aggiunto con un forte saldo negativo della bilancia agroalimentare; inoltre, sono peggiorati tutti gli indicatori di performance commerciale: il grado di copertura è passato da 73,5 a 71,5; la propensione ad esportare è scesa da 26,5 a 25,4, mentre il grado di autoapprovvigionamento è variato da 91,3 a 90,8.

Entrando nel merito della manovra finanziaria 2005, rileva l’opportunità di trasferire le funzioni della Cassa per la formazione della proprietà contadina dall’ISMEA alle Regioni, e di istituire l’Agenzia per lo sviluppo dei territori.

Osserva che l’ISMEA, ente controllato direttamente dal MIPAF, è ormai diventato un vero e proprio apparato decisorio ed istituzionale parallelo al Ministero, posto che il Governo ha delegato parti consistenti delle funzioni politiche ad un ente esterno ed ha creato una grave situazione di deficit di democrazia, non essendovi un costante monitoraggio ed un reale controllo dei capitali pubblici gestiti: si pensi, ad esempio, all’utilizzo delle risorse derivate dagli interessi per i mutui fondiari, che se fossero state di competenza di un istituto di credito sarebbero state attentamente vagliate dalla Banca d’Italia; inoltre, nella legge finanziaria si dispone un ulteriore trasferimento di fondi di 50 milioni di euro a favore di tale ente.

Propone pertanto lo spostamento alle Regioni delle funzioni prima detenute dalla Cassa per la formazione della proprietà contadina e il riordino dell’istituto, limitando la sua attività agli scopi originari per cui è stato istituito, alla luce delle funzioni attribuite dal nuovo Titolo V della Costituzione alle Regioni.

Per la promozione ed il progresso dei sistemi territoriali, propone invece l’istituzione di un’autonoma agenzia («Agenzia per lo sviluppo dei territori»), alla quale assegnare le risorse oggi convogliate all’ISMEA, con lo scopo di incentivare uno sviluppo integrato delle aree svantaggiate ed attrarre risorse e capitali nel Mezzogiorno. All’Agenzia dovrebbero partecipare le Regioni (attraverso rappresentanti nominati dalla Conferenza Stato-Regioni), le organizzazioni professionali (agricole e non) e il MIPAF, coordinati dal Ministero dell’economia, che garantirebbe le condizioni per l’approvazione di piani di sviluppo non isolati, bensì tra loro connessi e collegati, formanti una rete sistematica di servizi per il progresso dell’economia del Mezzogiorno.

Relativamente alla Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, sottolinea che nella legge finanziaria nulla è disposto riguardo all’istituzione di tale Autorità: appare pertanto opportuno proporre l’introduzione dell’Agenzia nazionale, in quanto istituzione necessaria a coordinare la ricerca, la prevenzione, l’indirizzo ed il controllo delle norme igienico-sanitarie nell’ambito della filiera alimentare. Essa dovrebbe avere struttura, funzioni, compiti e procedure speculari all’Autorità europea, per garantire un’efficace collaborazione con quest’ultima ed una posizione, scientificamente autorevole, dell’Italia nella valutazione del rischio; inizialmente potrebbe essere finanziata trasferendo i fondi stanziati nella finanziaria all’ISMEA.

Poiché nella legge finanziaria nessun fondo è previsto per attuare le disposizioni previste dal decreto legislativo n. 99 del 2004 a favore dei giovani imprenditori agricoli che avrebbe dovuto essere disposto già da quest’anno, preannuncia la proposta di erogare delle risorse ad hoc per l’attivazione di tale fondo.

In relazione alla tassazione delle cooperative agricole e della piccola pesca, ricordato quanto previsto dall’articolo 36, comma 1, della legge finanziaria, al riguardo propone di eliminare l’ulteriore tassazione ivi prevista in capo agli agricoltori ed ai pescatori.

Ricordato poi che l’articolo 15 della finanziaria concerne la materia delle assicurazioni contro i rischi in agricoltura a seguito di calamità naturali, osserva che, oltre al già rilevato aumento di risorse per l’ISMEA, tale articolo non dispone che un trasferimento da un’autorizzazione di spesa del Fondo di solidarietà nazionale ad altro, senza alcun reale aumento della dotazione del Fondo. Propone quindi un sistema assicurativo pubblico di protezione dai rischi (ad esempio come quello introdotto negli USA) e ricorda che, allo stato, in Italia, le polizze multirischio sono state avviate in via sperimentale e rappresentano solo lo 0,31 per cento del numero delle polizze (643 su 210.643), lo 0,1 per cento delle superfici assicurate e lo 0,25 per cento del valore assicurato.

In materia di gestione delle risorse idriche, osserva che la legge finanziaria si limita a prorogare le risorse per attuare interventi nel settore idrico, anche nell’ambito del nuovo «Programma nazionale degli interventi nel settore idrico» ed a far intervenire in concertazione il MIPAF nella individuazione degli interventi da finanziare nel programma nazionale. Osserva inoltre che manca una vera e propria programmazione a livello territoriale delle infrastrutture e delle opere di bonifica. L’emergenza in cui versa il settore richiederebbe una scelta prioritaria a favore delle infrastrutture destinate all’agricoltura, attraverso la redazione di un autonomo piano di sviluppo: la programmazione dovrebbe nascere a livello territoriale (regionale) e trovare un quadro nazionale di riferimento in un Piano nazionale delle infrastrutture idriche per l’agricoltura definito direttamente dal MIPAF (di concerto con gli altri Ministeri competenti), nel quadro delle competenze concorrenti previste dall’articolo 117 della Costituzione.

Ritiene pertanto necessari incentivi alle imprese per la gestione diretta delle risorse idriche che potrebbero essere di natura fiscale o creditizia, ovvero consistere in contributi e potrebbero essere finalizzati alla innovazione delle tecniche di irrigazione, alla costruzione di bacini o invasi per l’accumulo dell’acqua piovana o ad effettuare opere di gestione o bonifica. Altra preoccupazione riguarda la gestione per la montagna per la quale mancano interventi adeguati.

 

Ha quindi la parola la senatrice DE PETRIS (Verdi-U), la quale svolge preliminarmente alcune considerazioni critiche in ordine alle conseguenze, in termini anche procedurali, di quanto previsto all’articolo 3, comma 1, in relazione al cosiddetto tetto di crescita del 2 per cento, relativo alle riduzioni di stanziamenti discrezionali non aventi natura obbligatoria (relativamente agli investimenti fissi lordi e ai consumi intermedi), riduzione cui ha fatto riferimento anche il senatore Ruvolo nella sua relazione introduttiva.

Osserva al riguardo che, trattandosi di un tetto all’incremento dei livelli di stanziamento che fa riferimento a stanziamenti di natura discrezionale non sorretti quindi da una previsione obbligatoria in termini di legislazione vigente, più correttamente le cosiddette riduzioni di spesa avrebbero dovuto essere predisposte direttamente nella legge di bilancio. La scelta di avere inserito tali cosiddetti tagli nella stessa legge finanziaria, attraverso quanto disposto dall’articolo 3 che addirittura fa riferimento, nella stessa rubrica, al bilancio dello stato, finisce per distorcere lo stesso rapporto tra la Commissione bilancio e le Commissioni di merito: infatti viene così inficiata la possibilità – per le Commissioni di merito – di esaminare nel merito le scelte effettuate dal Governo nel dimensionamento finanziario delle varie U.P.B. e ciò in quanto le riduzioni di stanziamenti discrezionali esplicitate nell’elenco numero 2 relativamente ai vari ministeri non sono articolate per U.P.B. e quindi, anche nel caso del MIPAF, non consentono di conoscere in dettaglio le riduzioni effettuate per le singole unità previsionali di bilancio. Non solo pertanto è da considerare impropria la scelta di effettuare una commistione fra i due strumenti della manovra di bilancio ma, l’imposizione di un tetto generico, senza un’elencazione dettagliata delle U.P.B. su cui incide, nei fatti determina una violazione di quanto previsto all’articolo 128 del Regolamento. Nel preannunciare pertanto una proposta emendativa volta a sopprimere l’articolo 3, riportando nell’alveo della legge di bilancio quanto ivi previsto, rileva criticamente come lo stesso esame della legge di bilancio avvenga in pendenza della incognita rappresentata dall’emendamento, ancora in corso di predisposizione da parte del Governo e della sua maggioranza, relativo ai tagli fiscali sull’IRPEF, che potrà determinare ulteriori riduzioni di spesa da utilizzare a copertura. Svolge quindi delle considerazioni fortemente critiche sulle principali scelte normative e finanziarie effettuate con la legge finanziaria sia in tema di dismissioni immobiliari che di condono edilizio sottolineando come il probabile sfondamento del tetto del 3 per cento per il deficit per il 2004 potrebbe riverberarsi anche sugli anni successivi tanto da rendere necessaria una ulteriore manovra correttiva. In particolare svolge considerazioni critiche sulle dismissioni immobiliari previste anche per la rete viaria, nonché su quanto previsto in materia di patto di stabilità interno, di rinnovo dei contratti e di sanità.

Entrando nel merito delle disposizioni relative al settore agricolo osserva che la finanziaria all’esame non può nemmeno essere definita come uno strumento di routine in quanto, a fronte di una crisi grave che investe il settore agricolo ed agroalimentare, manca da parte del Governo l’assunzione di adeguate misure per difendere la competitività del settore proprio alla vigilia dell’entrata in vigore, nel gennaio del 2005, della nuova strumentazione della PAC e del regolamento sulla tracciabilità obbligatoria degli alimenti. A fronte di un consistente calo dei consumi dei generi alimentari e di un ancor più grave calo dei prezzi all’origine dei prodotti alimentari, che ha investito non solo il settore ortofrutticolo ma anche il settore zootecnico, ci si sarebbe aspettata una legge finanziaria ben diversa dall’attuale, che si limita invece a prevedere le consuete proroghe dei regimi fiscali in un arco ancora una volta annuale. Nel ricordare di avere più volte anche in passato segnalato l’esigenza di restituire un quadro di certezze al settore anche sul piano fiscale, sottolinea ulteriormente che il disegno di legge all’esame si limita a disporre meri travasi di risorse all’interno del Fondo di solidarietà e ad incrementare quel Fondo di riassicurazione dei rischi gestito dall’ISMEA. Manca invece un approccio serio che tenga conto dei gravi problemi del settore che deve affrontare gli effetti della prossima entrata in vigore della nuova PAC. Si parla molto da parte del Governo e della maggioranza di qualità dei prodotti, di trasparenza della filiera, di tutela del made in Italy, ma mancano interventi per tradurre queste opzioni generiche e meramente declamatorie in strumentazioni concrete sul piano normativo e finanziario. Preannuncia pertanto una serie di proposte di modifica volte ad assicurare il sostegno qualitativo al settore e ad articolare una serie di misure anticongiunturali concentrate pertanto sulle problematiche di fondo che interessano il comparto primario al fine di restituire un quadro di certezze anche sul piano fiscale agli operatori del settore. Nell’auspicare che il successivo dibattito possa ulteriormente approfondire le tematiche sollevate, deve però esprimere sin d’ora un giudizio completamente negativo sull’articolazione della manovra per il settore agricolo.

 

Il presidente RONCONI propone di fissare il termine per la presentazione di eventuali ordini del giorno ed emendamenti alla Tabella 13 alle ore 10,30 di domani, mercoledì 24 novembre.

 

La Commissione conviene.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17,20.


AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

272a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 13 e 13-bis) Stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

 (Rapporto alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente RONCONI ricorda che sono già intervenuti in discussione generale il senatore Vicini e la senatrice De Petris.

 

Il senatore PIATTI (DS-U), nel richiamarsi all’ampio intervento del senatore Vicini, richiama preliminarmente l’attenzione sulle difficoltà che, a suo avviso, incontra la maggioranza nella gestione di tematiche generali quali quelle fiscali, tanto più a seguito degli effetti della gestione, da parte del Ministro pro tempore Tremonti, delle linee di politica economica che hanno inteso privilegiare il lato della riduzione dei costi. Pur convenendo che si tratti di problema di rilievo, ritiene però che sia stata invece prestata non adeguata attenzione al problema del debito, che non ha costituito il tema centrale dell’azione di Governo che, anzi, attraverso la cosiddetta Tremonti- bis ha invece preferito erogare risorse a pioggia.

Ricordato inoltre che il Governo ha anche preferito impegnarsi su temi quali l’articolo 18 in tema di diritti dei lavoratori e su misure che hanno reso precario e non flessibile il lavoro, con evidenti riflessi sui livelli dei consumi, osserva che la questione fiscale posta ancora una volta all’attenzione del dibattito distoglie invece l’attenzione dal problema veramente preoccupante del debito, non ritenendo comunque condivisibile la fiducia quasi "messianica" attribuita dal Governo alla riduzione dei livelli impositivi.

Passando ad esaminare le tematiche agricole, ricorda che, rispetto alla evidente crisi di sovrapproduzione che attraversa l’agricoltura europea, la risposta fornita dalla PAC ha privilegiato lo strumento del disaccoppiamento, al fine di gestire meglio le trattative sul commercio mondiale. Si tratta però di operare non più nel senso di favorire un incremento dei livelli produttivi, ma di riconvertire l’agricoltura secondo le nuove linee della PAC. Ciò avrebbe richiesto adeguate iniziative sul piano della legislazione interna da parte del MIPAF, che invece non ha inserito nella legge finanziaria alcuna misura di grande rilievo, continuando ad enfatizzare il valore da attribuire alla tutela della italianità dei prodotti, peraltro di per sé insufficiente per risolvere i problemi sul tappeto.

Ritiene invece che occorrano interventi, di tipo non emergenziale, che incidano sui fattori di potenziamento della competitività, in particolare nel nuovo quadro internazionale in cui l’agricoltura si trova ad operare.

In tale ottica, preannuncia la presentazione di proposte emendative che affrontino le tematiche più rilevanti del settore. In particolare, stigmatizza la situazione critica in cui versano gli istituti italiani di commercializzazione all’estero, ricorda la debolezza del sistema della grande distribuzione commerciale, l’eccessiva frammentazione delle piccole imprese del settore agroalimenteare, il difficile avvio del riordino delle assicurazioni in agricoltura, la mancata istituzione dell’Agenzia per la sicurezza alimentare, forse non attuata per il compromesso di basso profilo raggiunto al riguardo fra i Dicasteri competenti. Si tratta di questioni che avrebbero meritato un dibattito serio ed approfondito, costituendo gravi elementi di debolezza del comparto agroalimentare. Formula pertanto un giudizio critico sulla manovra posta in essere per il settore.

 

Il senatore BONGIORNO (AN) riprende alcune questioni sollevate in senso critico dal senatore Piatti, che ha testé lamentato il mancato approfondimento dei grandi temi agricoli.

Dichiara di non ritenere assolutamente condivisibile tale valutazione negativa, che è smentita dall’azione di politica agricola intrapresa dal Governo sin dall’inizio della legislatura in corso, nella quale è stata dedicata particolare attenzione a tutte le tematiche del settore agricolo. Pur se la attuazione della legge delega n. 38 del 2003 richiede ancora l’emanazione di ulteriori strumenti attuativi, ricorda che comunque la strategia di politica agricola del Governo si è delineata anche attraverso ulteriori strumenti normativi, a livello nazionale, cui si è affiancata la strategia della PAC comunitaria. Condivide il rilievo, attribuito anche dal relatore, senatore Ruvolo, alla prossima entrata in vigore, nel gennaio del 2005, della PAC riformata che segna sicuramente una data di svolta per l’agricoltura europea, italiana e meridionale. E’ innegabile che il comparto agricolo e della pesca attraversino delle difficoltà e la data del 2005 costituirà la cartina di tornasole delle capacità di sviluppo del comparto primario, al quale va dedicata la massima attenzione al fine di produrre adeguate sinergie fra le imprese agricole e della pesca e le nuove linee di intervento della PAC. Ritiene comunque che l’Italia, proprio per le caratteristiche che contrassegnano il settore primario nazionale, debba operare per svolgere un ruolo sempre più di primo piano, anzi di guida, nell’ambito dei produttori agricoli mediterranei, al fine di assicurare la tutela della italianità dei prodotti. Ritiene in particolare che tale tematica, sulla quale il Senato ha recentemente votato in modo unanime una disposizione sull’origine dei prodotti, è di tale rilievo da richiedere la massima chiarezza, per sgombrare il campo dalle incertezze. Dichiarando di non comprendere la posizione assunta da alcune grandi organizzazioni del settore al riguardo, auspica che su tale tema si possa produrre in breve il necessario chiarimento.

Si sofferma poi sul tema degli OGM, che pure richiede l’elaborazione di adeguate certezze, convenendo che si tratta di tematiche di grande impatto che non possono sicuramente trovare soluzione all’interno della manovra finanziaria, che sarà caratterizzata da una significativa svolta nel prelievo fiscale per le famiglie e le imprese.

Alla luce delle considerazioni dianzi esposte preannuncia la presentazione di proposte emendative ai documenti di bilancio sulle seguenti tematiche: sul sistema dei contributi in agricoltura, tenuto conto che la scelta effettuata dalla precedente legge finanziaria per risolvere il pregresso fissava il termine di scadenza al 30 settembre 2003, laddove, anche per effetto dei problemi posti dalla recente circolare della Direzione centrale delle entrate contributive dell’INPS del 6 ottobre 2004, si impone di richiedere lo spostamento del termine al 31 dicembre dell’anno in corso. In secondo luogo, preannuncia la presentazione di un emendamento per prorogare non di un anno ma di un triennio la vigenza delle agevolazioni fiscali disposte con la legge finanziaria in esame. Infine, preannuncia proposte emendative per affrontare la grave situazione determinatasi in materia di prezzi dei prodotti agricoli, tale da richiedere una riorganizzazione delle filiere agricole al fine di evitare spazi di intermediazione inutili e, talvolta, parassitari. Conclusivamente, preannuncia interventi per limitare le eccedenze del costo del gasolio sulle aziende di pesca, situazione particolarmente grave in Sicilia, alla luce di analoghi interventi già disposti anche in Francia.

 

Il senatore BASSO (DS-U), nel richiamarsi agli interventi dei senatori Vicini e Piatti ribadisce che il testo della legge finanziaria trasmesso dall’altro ramo del Parlamento non affronta le grandi problematiche del settore, che richiederebbero ben altri interventi ed è specialmente carente sotto il profilo delle politiche di sostegno e di internazionalizzazione delle aziende. Ancor meno, poi, è previsto per il settore della pesca che, nella vigenza dei Governi di centrosinistra aveva potuto beneficiare di importanti interventi e che invece ora registra una costante diminuzione delle risorse e l’emergere di consistenti situazioni di tensione, come rivela la situazione determinatasi nei comparti di Chioggia e di Venezia. Ricorda come il settore della pesca risenta della situazione dell’inquinamento delle acque e dei problemi ecologici che si ripercuotono sulla fauna ittica determinando il rischio di un vero e proprio depauperamento delle risorse ittiche. Nel ricordare che non si può forzare l’equilibrio fra le specie, osserva che il livello dello sforzo di pesca deve essere dimensionato in modo da riportare la situazione della fauna ittica in equilibrio attraverso adeguati interventi regolatori. Ribadito che il settore ittico non dispone di adeguati interventi né sul piano regolativo né sul piano finanziario, ricorda che nel 2001 la delega in materia di orientamento adottata dal Governo di centro sinistra aveva tracciato un percorso volto a risolvere i problemi alimentari ed ambientali del settore, per i quali invece nulla è stato disposto nei successivi decreti delegati n. 153 e n. 154 del 2004, per effetto dei quali la pesca perde il ruolo di tutela dell’ambiente marino e non vengono più previsti i distretti ittici. Nel ribadire l’esigenza di tutelare l’origine dei prodotti ittici e l’ambiente marino, preannuncia la presentazione di proposte emendative ai documenti di bilancio per promuovere la commercializzazione dei prodotti ittici, per ripristinare il canone ricognitorio per l’acquacoltura (che era stato abrogato), per rendere effettiva l’equiparazione dell’imprenditore ittico a quello agricolo, per estendere la legge n. 30 del 1998 sotto il profilo fiscale; infine per estendere al settore ittico tutti i sistemi di governo del settore agricolo (in particolare i contratti di filiera e i già ricordati i distretti ittici).

 

Il senatore BASILE (Misto) dichiara di convenire con il senatore Bongiorno sulla difficoltà di utilizzare lo strumento della legge finanziaria per modificare le linee di fondo del settore e si sofferma in particolare sul rilievo da attribuire alla politica agricola a tutela dei prodotti mediterranei, che costituiscono larga parte della produzione nazionale. Al riguardo, ricorda che la politica di partenariato euromediterraneo, a dieci anni dalla sua adozione, ha rivelato alcune mancanze e richiede sicuramente degli interventi di riordino che consentano di bilanciare maggiormente il rilievo da attribuire a tale settore all’interno della PAC.

La riforma della PAC, infatti, è stata indubbiamente più orientata verso la tutela dei prodotti continentali, ma trattandosi di una riforma cosiddetta di "mezzo termine", auspica che all’atto del riordino integrale della PAC si possa determinare un maggiore equilibrio e bilanciamento nella distribuzione delle risorse, a tutela delle produzioni del Mezzogiorno.

Richiama inoltre l’attenzione della Commissione sul grande tema degli organismi geneticamente modificati, richiamando l’approfondimento allora affrontato dallo stesso ministro Alemanno intitolato "Il tempo delle scelte": a tale riguardo, conviene sulla esigenza di bilanciare l’approfondimento su tale tematica con la difesa dei prodotti tradizionali e comunque di approfondire l’eventuale impatto degli OGM sulla salute. Si sofferma infine sui problemi della ricerca in agricoltura, richiamando l’esigenza di aumentare le risorse finanziarie per tale settore e segnala conclusivamente l’importanza di promuovere strumenti di formazione, sempre in campo agricolo, anche in relazione all’attività dei giovani imprenditori.

 

Prende quindi la parola il senatore AGONI (LP), il quale rileva come l’attuale congiuntura economica che il Paese si trova ad affrontare fosse presente nelle sue problematiche già nelle leggi finanziarie degli anni precedenti, le quali risentivano di un incremento dell’economia minore delle previsioni, a causa anche dei noti eventi internazionali del 2001, a seguito dei quali si sono avute difficoltà economiche e una mancanza di sviluppo oggettivamente non imputabile né al Governo attuale né ai precedenti.

In un contesto così delineato, sottolinea la necessità per l’agricoltura italiana di stimolare i fattori di crescita, anche distinguendo le diverse vocazioni agricole presenti nel Paese, caratterizzato da un’agricoltura continentale nelle regioni settentrionali e da un’agricoltura mediterranea in quelle meridionali.

Rileva come le riflessioni sulla tutela del made in Italy debbano tenere conto della già diffusa conoscenza dello stesso nella realtà economica mondiale, e soprattutto dell’abuso del suo utilizzo da parte di operatori economici di altri Paesi, con conseguente dannosità verso l’economia italiana. Pertanto la necessità di difendere le produzioni italiane, richiamata dai precedenti interventi, deve essere perseguita fino in fondo, conoscendo le difficoltà e confrontandole con il mondo in fase di globalizzazione dell’economia.

Rileva come la riforma di medio termine della PAC si sia risolta in una diminuzione media del 20 per cento degli aiuti agli agricoltori, prospettando una fase di politica economica affidata ai soli prezzi di mercato.

La difesa dei prodotti italiani - prosegue l’oratore - non può prescindere da una adeguata ed effettiva tutela sotto l’aspetto sanitario, da perseguire in tutte le fasi della filiera. A questo scopo ricorda le iniziative legislative a favore dell’Anagrafe bovina, come criterio di certezza della reale entità delle risorse, da estendere a tutti i prodotti agricoli, al fine di dimostrare la presenza di una capacità imprenditoriale che a volte risulta ancora frenata da vincoli burocratici.

A questo proposito rileva la diversità dei dati, relativi al numero dei bovini, tra i dati del Ministero della salute e quelli risultanti dai modelli L1, che richiederebbe un confronto diretto con i responsabili governativi, anche al fine di orientare la produzione del comparto verso un aumento della produzione lattiera, con conseguente stimolo verso la maggiore presenza di una nuova e giovane imprenditoria piuttosto che verso la fase di abbandono delle aziende, attualmente in atto. Grazie ai dati certi ricavabili dall’anagrafe bovina sarà altresì possibile un controllo finalizzato ad evitare truffe e a dare coscienza agli operatori delle proprie reali possibilità.

Con riferimento alla tematica della ricerca, sottolineata in precedenti interventi, ricorda come l’attività degli agricoltori da molti anni abbia tratto utili conoscenze dalla ricerca effettuata in altri Paesi in vari settori.

Conclusivamente, inviata a orientare la riflessione della Commissione sulla capacità di trasformazione dimostrata dall’imprenditoria italiana del settore, aperta a cambiamenti della propria struttura e vocazione una volta valutata la redditività della stessa, anche in relazione all’influenza dei mercati europei.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10,30.


AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

273a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 13 e 13-bis) Stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

 

Il presidente RONCONI , ricordato che si è conclusa la discussione generale, dà preliminarmente la parola per la replica al rappresentante del Governo, che ha preannunciato di doversi recare alla Camera dei deputati per un breve, concomitante impegno di natura istituzionale.

 

Ha quindi la parola il sottosegretario DOZZO, il quale dichiara di volere replicare ad alcune affermazioni emerse dal dibattito in particolare da parte di esponenti dell’opposizione che hanno voluto sottolineare presunte difficoltà della maggioranza in tema di politica fiscale. Al riguardo, intende sottolineare come la maggioranza e il Governo abbiano attuato importanti riforme nel settore del diritto del lavoro, della previdenza, della scuola, della giustizia, e in materia di riforma costituzionale.

Quanto poi al settore agricolo, ricorda che è stata approvata un’importante legge di delega che è quasi completamente attuata e che comunque il Governo ha saputo produrre delle riforme profondamente innovative per il comparto. Quanto poi alla questione fiscale dianzi accennata, rivendica il primato del Governo in carica di essere il primo fortemente impegnato ad abbassare la pressione fiscale che grava sui contribuenti, al fine di incentivare la competitività dei settori produttivi penalizzati dalla globalizzazione dei mercati. Richiama inoltre la complessità dell’attuale fase dell’economia internazionale, in cui le nuove economie emergenti appaiono basate sulla adozione di fattori produttivi ispirati a criteri antitetici a quelli vigenti nei Paesi già industrializzati (quali, ad esempio, il ricorso allo sfruttamento dei lavoratori, al lavoro dei miniori, e nel settore agroalimentare, alla carenza dei criteri di sicurezza alimentare e di igiene degli alimenti). Per quel che riguarda il settore agricolo, ritiene opportuna una riflessione che coinvolga tutti gli operatori del settore e che prenda le mosse dalla constatazione che la situazione attuale è basata da un lato su un’eccedenza produttiva e dall’altro su una bassa remunerazione dei prodotti agricoli, invitando comunque tutte le organizzazioni dei produttori ad assumere maggiore consapevolezza sul rilievo da attribuire ai meccanismi di tutela delle denominazioni di origine.

Nel ricordare come in altri Paesi si sia assistito a una forte concentrazione dell’offerta, fa osservare che non si riscontra enfasi eccessiva nel rilievo che viene attribuito dal Governo a tutti i canali di promozione all’estero dei prodotti agricoli ed agroalimentari nazionali. Anzi, richiama l’attenzione sul provvedimento di riordino dell’ICE e sull’innovazione della previsione di addetti agricoli presso alcune ambasciate italiane.

Per la tutela dei prodotti italiani nei negoziati per l’OMC, ricorda che il MIPAF si è fortemente impegnato facendo una chiara richiesta di tutelare i prodotti tipici all’Unione europea, che ha trasferito tale istanza nei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio, pur se occorre registrare che, a livello comunitario, sono state adottate recenti normative per il commercio dei vini in ambito comunitario, che utilizzano menzioni tradizionali di origine italiana. Richiama poi lo scenario che si determinerà con la rivisitazione della nuova PAC, che richiederà un’attenta azione di tutela di tutti i comparti dell’agricoltura nazionale, sottolineando l’importanza di rendere sempre più efficienti i controlli nel comparto primario attraverso la piena funzionalità delle banche dati operative per il settore. Dopo aver osservato che la questione degli OGM potrà ulteriormente essere approfondita in relazione ai provvedimenti sul tappeto, osserva che la questione più volte richiamata dell’orizzonte annuale delle proroghe per le agevolazioni fiscali deve però essere ricollegata alla situazione fiscale ereditata dalla precedente compagine governativa che sembrava ritenere che il settore primario avesse beneficiato di eccessive agevolazioni fiscali: di qui l’esigenza di rivedere la situazione fiscale del comparto, che si cercherà comunque di consolidare. Conclusivamente auspica che si possa ulteriormente migliorare quanto previsto in sede di legge finanziaria, anche per il settore della ricerca, e ricorda che il Governo si è già attivato per affrontare le situazioni di emergenza determinatesi nel settore dell’ortofrutta attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza.

 

Il PRESIDENTE, come preannunciato, sospende la seduta per consentire al rappresentante del Governo di recarsi presso l’altro ramo del Parlamento, pur esprimendo rammarico per l’impossibilità del Ministro Alemanno, trattenuto da altri impegni istituzionali, a partecipare ai lavori della Commissione.

 

La seduta, sospesa alle ore 15,25, è ripresa alle ore 16.

 

Il relatore RUVOLO(UDC), in sede di replica, rileva preliminarmente che non appare assolutamente condivisibile l’affermazione, sostenuta dai senatori d’opposizione intervenuti nel dibattito, di un fallimento totale della politica agricola del Governo in carica; ritiene anzi che si sia registrata una significativa inversione di tendenza rispetto allo stato di abbandono in cui versava la politica agricola dei precedenti Governi e sia impressa una notevole spinta allo sviluppo dell’agricoltura e al sistema agricolo nel suo complesso. Nella relazione introduttiva ha richiamato tra le principali innovazioni positive introdotte gli interventi effettuati in relazione al Programma irriguo, al sistema delle assicurazioni in agricoltura, alla sicurezza alimentare, ricordando anche la scelta responsabile del Governo di anticipare al 1° gennaio l’entrata in vigore della PAC riformata. In particolare, quanto alla sicurezza alimentare, rivendica al Governo l’impegno a garantire sicurezza per i prodotti alimentari immessi in commercio. Richiama poi in particolare l’attenzione del rappresentante del Governo sulla opportunità di prevedere – al di là delle misure congiunturali adottate – un intervento di sostegno per la grave situazione di caduta dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, settore che attraversa una fase congiunturale particolare.

Richiama inoltre l’attenzione sulla situazione del comparto della pesca, che registra un momento di notevole difficoltà in relazione all’aumento del prezzo del gasolio, che ha di fatto messo fuori mercato i prodotti ittici. Ritiene pertanto che il Governo debba assolutamente intervenire al riguardo attraverso la stessa manovra di bilancio all’esame e richiama al riguardo le iniziative assunte dallo stesso Governo francese, che ha adottato provvedimenti di sostegno per il settore, creando così anche una disparità nella concorrenza all’interno dell’Unione europea.

Si sofferma infine sulla situazione del sistema idrico ed irriguo per il settore agricolo, richiamando in particolare i dati emersi in una recente audizione del sottosegretario Scarpa Bonazza Buora presso questa Commissione, che ha fornito le cifre relative alle richieste per gli interventi segnalati da realizzare per il settore delle opere irrigue che appaiono particolarmente elevate, specie alla luce della considerazione che poco o nulla era stato fatto in passato. Ritiene perciò necessario prevedere l’esigenza di un significativo incremento delle risorse finanziarie per il settore.

Complessivamente preannuncia pertanto l’espressione di un rapporto favorevole sullo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali e sulle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno finanziario 2005, integrato dalle osservazioni dianzi esposte.

 

Il PRESIDENTE informa che sono stati presentati tre ordini del giorno relativamente alle parti di competenza dell’atto Senato 3223 (pubblicati in allegato al resoconto della seduta odierna), nn. 0/3223/1/9, 0/3223/2/9 e 0/3223/3/9.

 

Il senatore BONGIORNO(AN), dopo avervi apposto la propria firma, dà per illustrato l’ordine del giorno n. 1 – cui ha dichiarato di aggiungere la propria firma anche il senatore PACE (AN) – dandolo per illustrato.

 

Il senatore BASSO (DS-U) dà per illustrati gli ordini del giorno n. 2 e n. 3, cui dichiara di aggiungere la propria firma la senatrice DE PETRIS(Verdi-U).

 

Il relatore RUVOLO (UDC) esprime parere favorevole sull’ordine del giorno n. 1, invitando al ritiro dell’ordine del giorno n. 2 (altrimenti il parere è contrario) ed esprime invece parere favorevole sull’ordine del giorno n. 3.

 

Il sottosegretario DOZZO esprime un parere conforme a quello del relatore.

 

Il PRESIDENTE verificata la presenza del numero legale avverte che porrà in votazione gli ordini del giorno presentati.

Con separate votazioni risulta approvato l’ordine del giorno n. 1 e respinto l’ordine del giorno n. 2. Viene quindi posto in votazione e risulta approvato anche l’ordine del giorno n. 3.

 

Il PRESIDENTE avverte che si passerà alla fase del conferimento del mandato al relatore a trasmettere un rapporto congiunto sui provvedimenti in titolo.

 

La senatrice DE PETRIS (Verdi-U) illustra una proposta di rapporto da lei presentata, insieme ai senatori Murineddu, Piatti, Basso, Flammia, Coletti e Sodano Tommaso, del seguente tenore:

"La 9a Commissione, esaminata la tabella n.13, recante lo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali, le connesse parti del disegno di legge finanziaria per l’anno 2005, il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2005 e il bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007;

premesso che

la manovra da 24 miliardi esprime il fallimento della politica del governo che, dopo 3 anni di promesse, cerca in qualche modo di porre un argine al dissesto della finanza pubblica da lui stesso prodotto: il debito arresta la flessione, l’avanzo primario precipita, l’indebitamento si incolla alla soglia del 3 per cento, il fabbisogno, meno esposto alla lente europea, la supera ampiamente.Tutto ciò senza considerare i risultati del 2004, certamente peggiori delle ultime previsioni, che si rifletteranno negativamente sull'anno successivo. L'indebitamento del 2004 sarà superiore al tetto del 3 per cento, vincolo stringente che l'elevato debito pubblico non consentirà di alleggerire, nonostante le esternazioni del capo del Governo sul Patto di stabilità.

nessuna misura concreta si delinea per sostenere la competitività del settore agroalimentare alle prese con una preoccupante crisi congiunturale alla vigilia dell’impatto con la nuova politica agricola comunitaria e con l’entrata in vigore delle regole in materia di tracciabilità obbligatoria degli alimenti;

il disavanzo commerciale di settore sta subendo un incremento del deficit senza precedenti sfiorando i 4 miliardi di euro nel primo semestre 2004 (più 30 per cento rispetto al 2003) e mette in luce alcune difficoltà di comparto che vanno oltre il carattere congiunturale e sono aggravate dall’accelerazione della competizione commerciale su scala globale;

le riduzioni apportate alle Tabelle di competenza del Ministero delle politiche agricole allegate alla legge finanziaria appaiono di assoluto rilievo, con particolare riferimento alle risorse destinate agli investimenti (Tabella D);

per effetto del ‘tetto’ del 2 per cento posto dagli artt.2-3-4 della legge finanziaria rispetto alle previsioni aggiornate del precedente esercizio finanziario, si determina una calo delle disponibilità stanziate nel bilancio di previsione per consumi intermedi ed investimenti a favore del Ministero delle politiche agricole pari al 38,2 per cento

esprime, per quanto di competenza, parere negativo sull’A.S.3223 e sul connesso bilancio di previsione e bilancio pluriennale dello Stato, formulando le seguenti richieste di modifica ed integrazione:

- si provveda a riformulare le misure di natura fiscale per il settore agricolo al fine di rendere permanente il regime speciale IVA e le altre agevolazioni più volte prorogate nel corso degli ultimi anni;

- si provveda a prorogare all’anno 2005 il credito di imposta per gli investimenti in agricoltura, estendendolo ai settori della pesca e dell’acquacoltura;

- si individuino le risorse necessarie ad assicurare la prosecuzione senza interruzioni degli interventi relativi al piano irriguo nazionale;

- si ripristini lo stanziamento previsto in Tabella D a favore del settore bieticolo-saccarifero;

- si adeguino le disponibilità previste per il terzo Piano nazionale della pesca alle effettive necessità del settore;

- si preveda, per fare fronte alla grave crisi di mercato che ha caratterizzato l’annata agraria e alle modificazioni in corso nella struttura proprietaria della grande distribuzione, di riservare obbligatoriamente una quota della superficie di vendita nel comparto alimentare dei grandi esercizi al dettaglio a prodotti agroalimentari aventi origine nella Regione dove è localizzato l’esercizio stesso;

- si preveda uno sgravio rivolto a ridurre del 50% gli oneri per la certificazione della qualità per le aziende del settore biologico e dei prodotti tipici (DOP, IGP, STG);

- sia disposto a favore del settore del biologico il finanziamento del Piano d’Azione nazionale con idonee risorse per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007;

- siano previste misure idonee a fronteggiare l’emergenza ‘lingua blu’, con particolare riferimento ad interventi rivolti a indennizzare gli allevatori per i danni subiti;

- sia nuovamente dotato di risorse adeguate il Fondo per la Montagna, fortemente ridotto dal Governo con il decreto ‘taglia spese’ della scorsa estate

- sia previsto uno stanziamento idoneo di risorse finanziarie per costituire l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare;

- siano concretamente incentivate forme di organizzazione imprenditoriale ispirate alle filiere per consentire una maggiore capacità di penetrazione commerciale sui mercati internazionali."

 

Il PRESIDENTE avverte che si passerà alla votazione del mandato al relatore.

 

Il senatore AGONI(LP), in sede di dichiarazione di voto, nel preannunciare un voto favorevole, chiede al relatore di includere un’ulteriore osservazione relativa all’esigenza di assicurare la piena funzionalità di tutte le banche dati previste per il settore agricolo ed agroalimentare al fine di concorrere a rimuovere tutte le cause che possano determinare comportamenti illeciti nel settore.

 

Il relatore RUVOLO (UDC) dichiara di accogliere il suggerimento avanzato dal senatore Agoni, integrando in tal senso le osservazioni già preannunciate.

 

La Commissione conferisce quindi mandato al relatore Ruvolo a tramettere un rapporto favorevole con le osservazioni del tenore da lui proposto.

 

Il PRESIDENTE avverte che anche la proposta di rapporto presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori (risultata preclusa) verrà trasmessa, ai sensi dell’articolo 126, comma 6, del Regolamento, alla 5a Commissione.

 

La seduta termina alle ore 16,45.


ORDINI DEL GIORNO

AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

 

 

0/3223/1/9ª

BEVILACQUA

 

"La 9a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2005,

premesso:

che i gravi ed irrisolti nodi della previdenza agricola, a partire dall’elevato costo degli oneri sociali, in continua crescita, stanno creando notevoli difficoltà agli imprenditori agricoli del Mezzogiorno che occupano manodopera dipendente;

che ad aggravare ulteriormente la situazione vi è il fatto che, ormai, gli accordi di riallineamento retributivo si sono conclusi nel 2003, e non possono più essere reiterati;

che la legge delega per la riforma del sistema pensionistico, nell’ambito dell’emanando testo unico in materia previdenziale, contempla anche una specifica delega per il riordino e la razionalizzazione della previdenza agricola;

che la legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)", all’articolo 4, comma 21 – che reca una modifica aggiuntiva all’articolo 116 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 - stabilisce che per le aziende agricole colpite da eventi eccezionali, ivi comprese le calamità naturali dichiarate ai sensi del comma 2 dell’articolo 2 della legge 14 febbraio 1992, n. 185, e le emergenze di carattere sanitario, la riduzione delle sanzioni civili di cui al comma 8 è fissata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in misura non inferiore al tasso di interesse legale;

che la suddetta disposizione rischia di essere vanificata da indicazioni ingiustificatamente restrittive emanate dalle amministrazioni competenti (Ministero del lavoro e INPS circ. 117/04), e che debbono essere adeguatamente corrette se si vuole cercare di avviare a soluzione il delicato problema dei contributi agricoli pregressi;

impegna il Governo:

ad assumere iniziative volte ad assicurare un sistema trasparente ed efficace che assicuri costi sostenibili per le imprese e adeguate tutele dei lavoratori;

a dare attuazione coerente con lo spirito e le finalità della disposizione di cui alla legge n. 350 del 2003, in materia di contributi agricoli pregressi."

 

 

0/3223/2/9ª

MURINEDDU, PIATTI ,VICINI, BASSO, FLAMMIA

 

"La 9a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2005,

premesso che:

il decreto legislativo del 26 maggio 2004, n. 154, recante norme per la modernizzazione del settore della pesca e dell'acquacoltura, prevede nuovi indirizzi e finalità per la programmazione di settore e l'approvazione da parte del CIPE del programma nazionale triennale entro il 30 ottobre dell'anno precedente il triennio;

tenuto conto che:

già da due anni il Piano triennale viene prorogato determinando una grande incertezza per il futuro del settore;

il settore della pesca e dell'acquicoltura sono investiti da veri e propri processi di ristrutturazione e riorganizzazione delle impresa singole ed associate;

urgono strumenti indirizzati e risorse certe sui quali concentrare gli sforzi di riorganizzazione del sistema dell'impresa;

occorre rafforzare il ruolo della ricerca scientifica, fondamentale per definire una politica di uso sostenibile delle risorse marine, anch'essa colpita dall'assenza di una programmazione certa;

impegna il Governo:

ad adottare gli indirizzi, le finalità, i contenuti e le risorse relative al piano triennale nazionale così come disposto dagli articoli 4 e 5 del decreto legislativo 154 del 2004."

 

 

0/3223/3/9ª

MURINEDDU, PIATTI ,VICINI, BASSO, FLAMMIA

 

"La 9a Commissione permanente del Senato,

in sede di esame delle parti di competenza del disegno di legge finanziaria per l’anno 2005,

premesso che:

il decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, recante norme per la modernizzazione nel settore della pesca e dell'acquicoltura, ottemperando alla delega conferita dal Parlamento al Governo, ha provveduto ad abrogare la legge n. 41 del 1992;

nel decreto legislativo sopra citato è venuta meno la norma che disciplina i canoni per le concessioni demaniali marittime, nonché le zone di mare territoriale, e le relative pertinenze richieste da imprenditori ittici ai sensi dell'art. 6 del decreto legislativo n. 154 del 26 maggio 2004 o da organizzazioni di produttori per iniziative di pesca ed acquicoltura, ripopolamento, protezione della fascia costiera, realizzazione di manufatti per il conferimento, il mantenimento, la depurazione, l'eventuale trasformazione e commercializzazione del prodotto;

l'assenza di tale norma che applicava, il canone meramente ricognitorio, per le concessioni sopra elencate determinerà un ulteriore ed insopportabile aggravio di costi per le imprese di produzione ed allevamento ittico;

tale aumento di costi compromette la competitività del settore ittico e rischia di determinare la crisi l'innumerevoli imprese;

tenuto conto che:

il settore ittico è caratterizzato da un forte processo di riorganizzazione che abbisogna di sostegno, incentivi e certezze di risorse finanziarie e di norme legislative

impegna il Governo:

a ripristinare il canone meramente ricognitorio così come definito dall'art. 27 ter della legge 41 del 1982 e successive modifiche."

 


INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

228a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 3 e 3-bis) Stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

 (Rapporto alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio.)  

 

Il relatore IERVOLINO (UDC), rileva che il disegno di legge finanziaria approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato contiene, già nell’articolato, alcune disposizioni di diretta competenza della Commissione industria. Si tratta, in particolare, delle disposizioni contenute all’articolo 31 e concernenti il rifinanziamento della sezione speciale del fondo di garanzia per la piccola e media impresa di cui alla legge n. 662 del 1996. Tale fondo, istituito presso il Mediocredito centrale, è finalizzato alla copertura dei crediti concessi dalle banche a favore delle piccole e medie imprese e la sezione speciale, che viene rifinanziata, ha il compito di garantire i finanziamenti concessi a piccole e medie imprese e finalizzati alla introduzione di innovazioni di processi e di prodotto mediante l’uso di tecnologie digitali. La disposizione in esame, oltre al finanziamento integrativo, prevede che il Ministro delle attività produttive determini le caratteristiche degli interventi finanziabili, tenuto conto dei requisiti previsti dalla nuova disciplina di Basilea sui requisiti minimi di capitale per le banche. Nello stesso articolo 31 sono contenute varie disposizioni relative al progetto denominato «PC ai giovani». Esse sono volte a estendere la portata del progetto sia dal punto di vista dei destinatari sia in ordine ai criteri di erogazione.

Ritiene opportuno sottolineare, inoltre, che l’articolo 35, contenente disposizioni varie, ai commi 1, 3 e 5 si occupa di migliorare la normativa concernente la campagna promozionale straordinaria a favore del made in Italy, già prevista dalla legge finanziaria del 2004. In particolare, vengono razionalizzate le disposizioni di gestione dei due fondi che erano stati istituiti relativamente alla stessa campagna promozionale e per l’assistenza legale internazionale alle imprese per la tutela contro le violazioni dei diritti relativi alla proprietà industriale ed intellettuale. Tenendo conto del fatto che i due fondi sono attualmente finanziati con le medesime risorse, il comma 1 dell’articolo 35 le riconduce sotto un unico fondo da ripartire con provvedimento del Ministro delle attività produttive. Il successivo comma 3 si riferisce, invece, alla formazione, in materia di internazionalizzazione, di studenti italiani e stranieri e prevede che lo stesso fondo unitario determinato dal comma 1 possa essere utilizzato anche per tale finalità e che a tale scopo il Ministero delle attività produttive possa promuovere protocolli di intesa con le università e le associazioni industriali di categoria e con la collaborazione dell’ICE. Il comma 5, infine, prevede che l’istituto per la promozione industriale (IPI) adotti appositi programmi pluriennali con l’obiettivo di assicurare l’efficace svolgimento delle attività e delle iniziative per la promozione imprenditoriale. Tali programmi sono definiti d’intesa con il Ministero delle attività produttive e si iscrivono nel quadro delle attività istituzionali dell’IPI come definite dalla legge n. 32 del 1995. A fronte di tale previsione si determina, peraltro, un finanziamento di 25 milioni di euro annui a valere sulle disponibilità del fondo unico per gli incentivi alle imprese.

Segnala inoltre che gli articoli 32 e 33 del disegno di legge finanziaria contengono disposizioni relative all’attrazione di investimenti nelle aree sottoutilizzate e per la promozione di fondi comuni di investimento nelle medesime aree. L’articolo 32, in particolare, regola le agevolazioni di competenza di Sviluppo Italia, precisando che esse devono essere destinate alle imprese capaci di produrre effetti economici addizionali e durevoli. Si determina, altresì, l’ammontare percentuale dei contributi in conto interessi, in conto capitale e per le partecipazioni temporanee al capitale sociale. L’articolo 33, invece, consente al dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio di acquistare quote di fondi di investimento per favorire l’afflusso di capitali di rischio a favore delle piccole e medie imprese con caratteristiche innovative che siano localizzate nelle aree sottoutilizzate.

Passando ad analizzare gli stanziamenti disposti nelle tabelle allegate alla finanziaria, precisa che nella tabella A, relativa al fondo speciale di parte corrente, non figurano risorse di pertinenza del Ministero delle attività produttive, mentre la tabella B, relativa invece al fondo speciale di conto capitale, prevede un accantonamento per il solo 2005 di 15,5 milioni di euro, finalizzati al finanziamento dell’internazionalizzazione delle imprese e al riordino degli enti operanti nel medesimo settore.

Per quanto riguarda la tabella C, che quantifica i finanziamenti per le leggi di spesa di carattere permanente sia correnti che in conto capitale, sono riportate sotto la rubrica relativa al Ministero delle attività produttive le erogazioni relative all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, all’Ente nazionale italiano per il turismo, all’Ente nazionale energia e ambiente, all’Istituto per il commercio con l’estero e quelle, da suddividere successivamente, a favore di altri enti, istituti, associazioni e fondazioni. Per le dotazioni delle voci inserite in tale tabella non si registrano variazioni particolarmente significative rispetto allo stanziamento a legislazione vigente.

Nella tabella D, relativa al rifinanziamento di norme recanti interventi di sostegno all’economia classificati tra le spese in conto capitale, non si evidenziano interventi di diretta competenza del Ministero delle attività produttive. Segnala tuttavia che il rifinanziamento del Fondo per le aree sottoutilizzate – istituito dalla legge finanziaria del 2003 e alimentato nell’ambito dello stato di previsione del Ministero dell’economia – per un importo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 e di 7.800 milioni di euro per il 2007.

La tabella E non include riduzioni di autorizzazioni di spesa relative a provvedimenti legislativi di competenza del Ministero delle attività produttive.

Con la tabella F si procede a rimodulare alcuni degli stanziamenti derivanti da autorizzazioni di spesa previste da leggi pluriennali di competenza del Ministero. In particolare, viene disposto uno slittamento di 50 milioni di euro dal 2005 al 2006 per quanto riguarda l’autorizzazione di spesa prevista dall’articolo 52 della legge n. 448 del 1998 per il Fondo per gli incentivi alle imprese, la cui dotazione pertanto risulta di 100 milioni di euro sia per il 2005 che per il 2006. Uno slittamento di 50 milioni di euro dal 2005 al 2006 è previsto anche per la legge n. 488 del 1992: i fondi a disposizione per il 2005 ammontano così a 700 milioni di euro, mentre per il 2006 gli stanziamenti ammontano a 50 milioni di euro.

Per quanto riguarda infine le legge n. 208 del 1998, relativa alla prosecuzione degli interventi nelle aree depresse, la rimodulazione effettuata dalla tabella F determina uno slittamento al 2006 di 1.400 dei 2.375,7 milioni di euro iscritti in bilancio per il 2005. La somma disponibile per tale anno risulta pertanto di 975,7 milioni di euro.

Nella Tabella in esame non vi sono ulteriori rimodulazioni di competenza delle Attività produttive: le dotazioni per gli altri interventi che gravano sul bilancio del Ministero rimangono pertanto quelle previste a legislazione vigente.

Osserva inoltre che nell’allegato 2 al disegno di legge in esame vengono individuati gli stanziamenti che confluiscono nei fondi per gli investimenti dei vari ministeri. Per quanto riguarda la competenza della Commissione industria si fa riferimento al Fondo da ripartire per gli investimenti nel settore degli incentivi alle imprese, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia. Per il 2005, lo stanziamento complessivo di 125,8 milioni di euro è suddiviso tra il finanziamento degli interventi per la ripresa delle attività nelle zone colpite dagli eventi alluvionali del 1994 (100 milioni di euro) e il finanziamento dei crediti all’esportazione di cui all’articolo 12, comma 2 della legge n. 266 del 1997 (25,8 milioni di euro). Per quest’ultimo intervento, la stessa cifra è prevista anche per gli anni 2006 e 2007.

Passando ad esaminare il disegno di legge di bilancio, lo stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l’anno finanziario 2005, al netto degli effetti del disegno di legge finanziaria, reca una spesa complessiva di 3.228,5 milioni di euro, suddivisi in 435,4 milioni di euro per le spese correnti e 2.793 milioni di euro per le spese in conto capitale. La consistenza presunta dei residui passivi al 1º gennaio 2005 è valutata in 8.085,2 milioni di euro, con un decremento di poco più di un milione di euro rispetto alle previsioni assestate. Tale andamento dei residui consente di definire la cosiddetta «massa spendibile» per l’anno 2005 per un totale di oltre 11 milioni di euro. Le autorizzazioni di cassa, che indicano il limite massimo entro il quale l’amministrazione è autorizzata ad effettuare pagamenti, ammontano a circa 3.500 milioni di euro.

La suddivisione degli stanziamenti di competenza per centri di responsabilità assegna 2.735,4 milioni di euro al centro di responsabilità «Imprese», 223,6 milioni alle «Reti energetiche», 232,4, al centro di responsabilità «Internazionalizzazione», 24,5 milioni al «Mercato» e 12,6 milioni al «Gabinetto e Uffici di diretta collaborazione del Ministro».

I fondi assegnati al centro di responsabilità «Imprese» sono quasi interamente assorbiti dalle spese in conto capitale, finalizzate in particolare al finanziamento degli investimenti delle imprese.Gli stanziamenti per il Fondo per gli interventi agevolativi alle imprese disposti nello stato di previsione del Ministero delle attività produttive ammontano a 2.351,5 milioni di euro, mentre per il settore aeronautico risultano disponibili 154,1 milioni di euro. Fa presente che nella Relazione della competente Direzione Generale si segnala che, nell’esercizio 2004, l’attività di erogazione delle agevolazioni ha subito un sostanziale blocco, in attesa dell’istituzione dei Fondi rotativi previsti dall’articolo 72 della legge n. 289 del 2002, fermo restando lo svolgimento dell’attività istruttoria delle istanze presentate dalle imprese. Per il 2005 si prevede una contrazione dell’attività di concessione, legata alla diminuzione delle risorse destinate alle agevolazioni alle imprese. Del resto, prosegue il relatore, è lo stesso articolo 4 della finanziaria a prevedere che il rispetto del limite di incremento del 2 per cento delle spese della pubblica amministrazione sia garantito, per un ammontare pari a 2750 milioni di euro, mediante la limitazione dei pagamenti a favore dei beneficiari del fondo per gli investimenti e gli incentivi alle imprese del Ministero delle attività produttive. È negli impegni del Governo, come indicato nel DPEF e ribadito successivamente, l’adozione di misure che, razionalizzando il sistema degli incentivi, garantiscano un volume di investimenti capace di rilanciare il sistema economico italiano e recuperare competitività a livello internazionale. In quest’ottica, l’introduzione di meccanismi di restituzione in sostituzione del più tradizionale strumento dei contributi a fondo perduto potrebbe realmente determinare una maggiore responsabilizzazione delle imprese e un maggior coinvolgimento del sistema finanziario a sostegno dello sviluppo. Fa tuttavia presente che qualsiasi politica di rilancio economico non può prescindere dal Mezzogiorno e che il recupero di competitività del Paese deve necessariamente passare attraverso la riduzione del divario di sviluppo e di occupazione con l’Europa. Di qui la necessità di definire misure che consentano di superare le arretratezze che penalizzano le imprese, tenendo conto – anche in termini di stanziamenti di bilancio – della particolarità e dei bisogni del Sud e delle aree depresse.

Anche in riferimento ai singoli settori di competenza del Ministero, l’obiettivo delle politiche da realizzare è quello di favorire la competitività, anche estera, del sistema produttivo italiano.

Dal punto di vista internazionale, l’attuazione delle misure recentemente approvate dal Senato potrà sicuramente offrire alle imprese italiane un primo, utile, strumento di sostegno per la loro affermazione sui mercati stranieri.

L’allargamento dell’Unione Europea e la conseguente definizione di un mercato più vasto e concorrenziale, governato da regole comuni e condivise, offre un’ulteriore occasione di sviluppo ed espansione che le imprese del nostro Paese sapranno cogliere.

Dal punto di vista interno, nella consapevolezza che il raggiungimento di risultati soddisfacenti in campo internazionale non può prescindere dalla difesa delle caratteristiche specifiche della produzione italiana, particolare risalto sarà dato alle azioni per la tutela del made in Italy, come dimostra l’inserimento nel disegno di legge finanziaria delle già citate disposizioni in materia. In quest’ottica, assume uno specifico rilievo il riordino della normativa sulla tutela della proprietà industriale, in questi giorni all’esame del Parlamento.

Per quanto riguarda poi le politiche a vantaggio dei consumatori, nella Relazione che accompagna la tabella sottolinea che, con l’obiettivo di accentuare la concorrenza e la trasparenza del mercato, verranno innanzitutto proseguite le attività di monitoraggio dei prezzi e delle tariffe e le iniziative volte a facilitare la diffusione delle informazioni. Un rafforzamento della posizione negoziale dei consumatori potrà venire anche dalla semplificazione della normativa vigente in materia: il codice che raggruppa le norme sulla tutela dei consumatori è già stato approvato dal Consiglio dei Ministri e sarà in breve presentato in Parlamento per l’acquisizione dei prescritti pareri.

Per favorire – per quanto di competenza del Ministero – il rilancio dei consumi, continueranno ad essere finanziate le iniziative per sostenere l’accesso al credito per l’acquisto di beni. Come la Commissione ha avuto recentemente modo di verificare, sono state introdotte modifiche normative finalizzate a migliorare l’operatività del relativo Fondo di garanzia, rendendo peraltro più elastica la concessione delle agevolazioni.

Quanto al settore turistico, nel rispetto della suddivisione di competenze determinata dalla riforma del Titolo V, l’azione del Ministero, quale organo di riferimento unitario per l’intero settore, sarà indirizzata soprattutto verso finalità strategiche, volte a sollecitare la promozione del sistema Italia all’estero. Dal punto di vista interno, anche nel corso del 2005 proseguirà il positivo processo di collaborazione e concertazione tra il Ministero e le amministrazioni regionali per l’attuazione della legge n. 135 del 2001. L’avvio dei programmi di sviluppo dei sistemi turistici locali, peraltro, sta testimoniando come la realizzazione di azioni coordinate tra centro e autonomie locali possa avere ricadute molto positive sia in termini imprenditoriali che occupazionali e contribuisca a favorire il rilancio della competitività del prodotto turistico italiano sul mercato mondiale, anche attraverso la promozione di singole aree di attrazione turistica.

Nel settore energetico, infine, l’attuazione della legge Marzano dovrebbe consentire il rafforzamento della sicurezza e della flessibilità degli approvvigionamenti e la parallela riduzione dei costi dell’energia. Ritiene tuttavia necessario proseguire gli sforzi per il completamento del processo di liberalizzazione del mercato, non solo favorendo i meccanismi di incontro tra domanda ed offerta ma anche promuovendo lo sviluppo delle necessarie infrastrutture di trasporto, con particolare riferimento a quelle delle aree non adeguatamente sviluppate.

Nel proporre la formulazione di un rapporto positivo da trasmettere alla Commissione bilancio che esaminerà in sede referente i documenti finanziari per il 2005, sottolinea che tali documenti si muovono nell’ottica complessiva di fronteggiare, in modo attivo, la difficile congiuntura economica. Dal punto di vista della Commissione industria, ritiene opportuno evidenziare che gli obiettivi prioritari da perseguire dovrebbero essere quelli di attuare le politiche idonee a predisporre la struttura produttiva italiana per realizzare, nel contesto delle condizioni internazionali, il più ampio progresso in termini di crescita e sviluppo. Ciò, in termini concreti, significa operare con coerenza per migliorare la competitività internazionale delle imprese. Nel contempo, appare indispensabile favorire la ripresa anche attraverso un adeguato rafforzamento dei consumi interni. Si tratta, in questo caso, di migliorare la capacità di acquisto delle famiglie ed in particolare di quelle con minori disponibilità. Tale obiettivo ha quindi la duplice natura di essere funzionale al rilancio dell’economia e di muoversi nell’ottica di natura sociale di proteggere i ceti più esposti agli aumenti dei prezzi che si sono registrati.

La legge finanziaria del 2005 ha quindi il compito di conciliare questi diversi obiettivi e ciò senza prescindere dai vincoli europei, che senza voler entrare nel merito della loro efficacia in termini di sviluppo dell’economia, debbono però essere considerati anche alla luce del cospicuo debito pubblico italiano. Da questo punto di vista, appare indispensabile portare avanti il cammino intrapreso di graduale, ma costante riduzione del debito.

A suo avviso la legge finanziaria tiene conto in modo adeguato di tali esigenze: basti pensare al valore della misura anti-deficit contenuta agli articoli 2 e 3 secondo cui le spese e gli stanziamenti di bilancio possono essere incrementati entro il limite del 2 per cento rispetto alle previsioni, con la contestuale rideterminazione delle relative autorizzazioni di spesa. Si tratta di una misura certamente condivisibile, perché si basa sulla necessaria gradualità degli interventi e mira ad eliminare gli eventuali sprechi attraverso un’opera di responsabilizzazione delle singole amministrazioni. Analogo discorso può essere sviluppato relativamente alla cosiddetta finanza decentrata.

La conferma di una impostazione coerente con la salvaguardia degli obiettivi finanziari può coniugarsi, d’altra parte, con il perseguimento delle già citate finalità in termini di competitività e di crescita dei consumi. Interventi specifici in questa direzione potranno essere assunti con un provvedimento collegato alla manovra finanziaria. Ricorda, tuttavia, che misure importanti per la competitività sono già contenute nel disegno di legge di semplificazione per il 2005, nel quale sono previsti interventi che potranno rendere più agevole l’attività di impresa, nonché l’attrazione degli investimenti. Occorre puntare poi con decisione sulla incentivazione delle attività di ricerca e innovazione. È auspicabile che si possa raggiungere su tali finalità un punto di incontro soddisfacente tra le varie esigenze prospettate.

 

Si apre il dibattito.

 

Il senatore COVIELLO(Mar-DL-U), pur esprimendo apprezzamento per lo sforzo compiuto dal Relatore, volto ad offrire una disamina esaustiva dei documenti di bilancio, privilegiandone gli aspetti positivi, esprime profonde perplessità sui contenuti della manovra presentata dal Governo che appare risolversi in un insieme di slittamenti nei finanziamenti previsti e misure che impoveriscono le risorse finanziarie a sostegno del tessuto produttivo nazionale.

La scarsità di reali ed efficaci misure di sostegno appare tanto più grave, a suo avviso, in quanto l’attuale manovra, approvata a seguito di un dibattito confuso e tormentato presso l’altro ramo del Parlamento, interviene in una fase ormai avanzata della legislatura.

Ritiene inoltre che l’approvazione da parte della Camera debba considerarsi un atto di natura essenzialmente formale, in quanto si è preferito rinviare l’analisi delle questioni salienti in seconda lettura, nel corso del quale è inoltre atteso un maxi-emendamento del Governo, che dovrebbe individuare con precisione le misure realmente proposte. Per tali ragioni, ritiene probabile che, anche nell’attuale sede, l’esame dei documenti di bilancio avrà un carattere prettamente formale sino a che tale emendamento non sarà effettivamente presentato.

A circa due terzi dell’attuale legislatura, il bilancio dei risultati conseguiti dall’attuale maggioranza è caratterizzato da una serie di impegni più volte assunti e mai mantenuti e dal nascere o dal forte acutizzarsi di una serie di problematiche ulteriori: in primo luogo, osserva l’oratore, mai come nell’attuale periodo si è registrata una così forte tensione fra le Istituzioni del Paese, ed in particolar modo nel rapporto tra Regioni ed enti locali con il Governo centrale, il quale, a suo avviso, ha sistematicamente proceduto ad una forte devoluzione di poteri e funzioni senza supportare tali aggravi con adeguate risorse finanziarie. In secondo luogo, si è registrato un preoccupante impoverimento delle famiglie, con una forte perdita del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, al quale si è aggiunto un andamento crescente nei costi dei servizi pubblici, richiamando, a tale riguardo, la grave condizione in cui attualmente versa il settore del pubblico impiego.

In terzo luogo, fa osservare che negli ultimi anni si è assistito ad un grave declino industriale, esponendo i dati forniti da una nota rivista economica, che mostrano come nell’arco di un solo anno l’Italia sia scivolata dal quarantesimo al quarantasettesimo posto nella graduatoria internazionale. Per la prima volta, prosegue il senatore Coviello, anche nelle floride aree produttive del Nord-Est, si è manifestato un calo dell’occupazione, aggravato dalla ricerca da parte delle imprese di regioni economicamente più vantaggiose, presso altri Paesi.

Ritiene inoltre che ai problemi già elencati debba aggiungersi il forte disagio subito dal sistema scolastico nazionale, non tanto sul piano del merito delle riforme introdotte quanto sotto il profilo delle risorse assegnate che ritiene largamente insufficienti.

Nel ripercorrere analiticamente i dibattiti di carattere politico che sono in corso presso l’attuale maggioranza in ordine al tema della riduzione della pressione fiscale, ritiene che i problemi di rilancio dell’economia del Paese non possano essere risolti attraverso risparmi che, nell’ottica della singola famiglia, saranno di valore modesto e pertanto inidonei a rilanciare i consumi e la produzione. È quanto meno singolare, prosegue l’oratore, rilevare la mancanza di un preciso progetto e di adeguate risorse per sostenere l’economia nazionale, proprio in un momento di rilevanza storica, nel quale è stato raggiunto un accordo comune per la competitività che ha unito le differenti posizioni della Confindustria e dei principali sindacati.

A suo avviso, il forte debito pubblico che grava sullo Stato italiano comporta la necessità di operare una precisa scelta di campo tra l’obiettivo della competitività e quello della riduzione fiscale che, almeno nell’immediato, non possono essere perseguiti contemporaneamente. Ritiene inoltre che la riduzione del debito pubblico sia certamente possibile e auspicabile, come dimostra il caso del Belgio, che in tempi relativamente brevi ha compiuto un grosso sforzo, riuscendo ad arrivare alla soglia del 94 per cento.

Ripercorre quindi analiticamente le misure proposte nel disegno di legge finanziaria e già illustrate dal relatore Iervolino, che ritiene inefficaci a causa della grave insufficienza delle risorse stanziate.

Si sofferma poi sull’attuale situazione del Mezzogiorno, che ha visto negli ultimi anni una graduale ma costante riduzione delle misure di sostegno, stigmatizzando in particolare gli effetti deleteri che ha prodotto il venir meno dell’agevolazione del credito di imposta, che aveva mostrato, a suo avviso, di costituire un importante fattore di spinta. Ritiene infatti che il rigore nell’elargizione delle risorse non si esprima attraverso tagli netti delle disponibilità ma attraverso un più attento controllo nella scelta dei soggetti beneficiari ed un efficace monitoraggio in ordine al mantenimento degli impegni da parte degli imprenditori, richiamando in particolare la situazione della regione Basilicata.

Per tali considerazioni, esprime un convinto dissenso sul complesso delle misure contenute nei documenti di bilancio all’esame della Commissione.

 

Il senatore GARRAFFA(DS-U), dichiara di condividere le valutazioni formulate dal senatore Coviello. In effetti, la logica prevalente seguita nel disegno di legge finanziaria è quella di differire ad esercizi successivi finanziamenti già stanziati. In tal modo, si continuano ad alimentare delle aspettative cui però non corrispondono effettivi ed attuali stanziamenti di bilancio. Ciò provoca conseguenze molto gravi nell’economia reale: cita, a titolo d’esempio, la situazione che si è determinata in Sicilia, dove si è raggiunto ormai il livello di circa 100 mila nuovi emigranti, appartenenti anche a categorie molto specializzate.

Di fronte a tale stato di cose, il Governo e la sua maggioranza reagiscono alimentando un vero e proprio scontro istituzionale e proponendo un disegno di legge finanziaria che non introduce elementi costruttivi e di prospettiva. Vi è inoltre la fondata preoccupazione che si vogliano eludere i vincoli europei. Auspica che il Ministro dell’economia non si presti ad iniziative che finirebbero per determinare una situazione di grave pericolo.

Sottolinea come gli slittamenti di bilancio cui ha fatto riferimento danno luogo, al di là delle mistificazioni, a veri e propri tagli che penalizzano innanzitutto le imprese. Si chiede quale sia, in tale contesto, il ruolo del Ministero delle attività produttive, mentre si comprende la posizione assunta dalla Confindustria sia a livello nazionale che a livello regionale. In realtà da parte delle categorie produttive si chiedono interventi mirati che favoriscano le imprese e i lavoratori. Per questo, sarebbe utile, qualora vi siano le condizioni finanziarie, agire attraverso la riduzione dei contributi e dell’IRAP e non penalizzando gli strumenti di incentivazione come è avvenuto per la legge n. 488 e per il prestito d’onore. La conseguenza di questi tagli, è, infatti, l’aumento del divario tra le diverse aree del paese a scapito del Mezzogiorno. Anche l’intervento sugli studi di settore costituisce un serio problema per le imprese che perdono in tal modo un punto di riferimento certo per la loro attività.

Ritiene che le dichiarazioni odierne del Presidente del Consiglio si presentino esclusivamente come un ricatto alla sua maggioranza, mentre, nella realtà, la discussione sulla legge finanziaria deve ancora iniziare dato che l’emendamento che viene preannunciato riguarderà probabilmente il 30 per cento della manovra. Assolutamente non condivisibile appare peraltro il preannunciato intervento fiscale, che favorirebbe soprattutto i ceti medio-alti. Si augura che i parlamentari eletti nelle regioni del Sud si rendano conto di tale situazione e assumano comportamenti politici conseguenti. Si augura anche che il Vice Ministro Miccichè mantenga la promessa di dimettersi in presenza di misure che penalizzano il Mezzogiorno.

 

Interviene brevemente il relatore IERVOLINO (UDC) per sollecitare gli esponenti dell’opposizione a rappresentare non solo delle critiche ma anche proposte e suggerimenti.

 

Il senatore GARRAFFA (DS-U) ricorda di aver testè proposto alcune modifiche concrete: evitare il differimento delle risorse già stanziate a favore delle imprese, procedere attraverso la riduzione dei contributi per le imprese e i lavoratori, non procedere a riduzioni fiscali che avvantaggino soprattutto i redditi medio-alti, intervenire sull’IRAP e confermare gli studi di settore.

 

Si associa il senatore COVIELLO(Mar-DL-U).

 

Il presidente PONTONE propone di fissare il termine per la presentazione degli eventuali emendamenti alla Tabella del Ministero delle attività produttive alle ore 9,30 di domani.

 

Conviene la Commissione e il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17

 


INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

229a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 3 e 3-bis) Stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

Si riprende l'esame congiunto dei disegni di legge in titolo sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente PONTONE fa presente che nella seduta di ieri è stata svolta la relazione ed ha avuto inizio la discussione generale.

 

Il senatore BASTIANONI (Mar-DL-U) ricorda che all'inizio della legislatura il Governo aveva esposto un programma basato sulla formula delle cosiddette "tre i", in quanto si sarebbe dovuto attuare una maggiore promozione di politiche di sviluppo delle imprese, di diffusione della lingua inglese e di una cultura informatica. In particolare, ritiene che nell'arco dei primi quattro anni della legislatura vi sia stata una totale assenza di strumenti e misure in grado di dare certezze e un'adeguata spinta propulsiva alle realtà imprenditoriali, ed in particolar modo alle piccole e medie imprese. A suo avviso, la giustificazione della congiuntura economica non può più ritenersi valida nel 2004, nel quale è stata registrata su scala mondiale una crescita che appare la più vigorosa dal 1976, sia pur sotto la prevalente spinta di economie extra europee.

Esprime inoltre le più vive perplessità sulle modalità procedurali che stanno caratterizzando l'attuale sessione di bilancio in quanto, a seguito di un'approvazione da parte della Camera dei deputati che può ritenersi puramente formale, anche presso il Senato le Commissioni permanenti stanno esaminando un disegno di legge finanziaria il cui reale contenuto potrà ritenersi definito solo a seguito della presentazione del più volte annunciato emendamento del Governo, sul cui contenuto non sussistono peraltro adeguate certezze, in quanto, dopo un primo orientamento favorevole all'introduzione di una massiccia riduzione dell'imposizione fiscale per le imprese, si è cominciato a discutere di una riduzione in favore delle famiglie. Non appaiono tuttavia chiari i reali termini di tale riduzione in quanto il dibattito continua a svolgersi in modo confuso e comunque al di fuori delle sedi istituzionali più appropriate.

Ricorda, inoltre, che sono tuttora fortemente discussi i profili di copertura finanziaria delle misure che il Governo intende introdurre, in quanto è stata più volte avanzata la proposta di rivedere o di interpretare in modo più flessibile i parametri del Patto di stabilità europeo che, notoriamente, non possono rientrare nella disponibilità del singolo Paese membro.

Tale situazione, a suo avviso, appare manifestare in modo inequivocabile l'assenza di chiare e coerenti politiche economiche nel programma del Governo, in quanto, dopo l'approvazione di una legge dello Stato che già prevedeva il passaggio del sistema di imposta sulla persona fisica ad un meccanismo semplificato basato su due aliquote, già si pensa ad introdurre ulteriori cambiamenti.

Si sofferma quindi sui profili di più diretta competenza della Commissione, esprimendo preoccupazione per la proposta di modificare le procedure di revisione del sistema degli studi di settore, che dovrebbero essere adeguate in via automatica ed unilaterale, su base annuale. In tal modo, a suo avviso, si produrrebbero pesanti ricadute sul mondo della piccola e media impresa, dell'artigianato e del lavoro autonomo. Auspica pertanto che tale misura venga radicalmente modificata, salvaguardando forme di concertazione già previste per le procedure di revisione.

Esprime quindi perplessità in ordine alla proposta di introdurre un obbligo di tenuta e presentazione di un elenco dei fornitori alle imprese, in quanto ritiene che tale misura, oltre ad appesantire il già elevato tasso di burocratizzazione, costituirebbe un adempimento aggiuntivo per le imprese, con inevitabili ricadute in termini anche economici.

Dopo aver sottolineato la necessità di adottare misure in grado di preservare e valorizzare la funzionalità della Cassa per il credito alle imprese artigiane, che nel passato ha svolto un'importante funzione di sostegno del settore, si sofferma quindi sulla proposta di modificare la base di calcolo della TARSU: a suo avviso, le misure proposte non tengono conto della rilevanza dei rifiuti speciali che non sono ancorati all'ampiezza della superficie dei locali di impresa. In tal modo si produrrebbe la grave conseguenza di incrementare di oltre il 100 per cento il costo di questo servizio a carico delle imprese che producono prevalentemente rifiuti "normali", ed in particolar modo di quelle di limitate dimensioni.

Con riguardo al fondo per il Made in Italy, dopo un primo momento in cui il Governo aveva mostrato attenzione per i problemi della competitività e del sostegno all'impresa nazionale, lamenta la mancata realizzazione delle misure di promozione previste nelle precedenti manovre di bilancio. Nell'attuale disegno di legge finanziaria compaiono nuovamente attività di promozione e campagne di vario genere per la diffusione del Made in Italy, delle quali non viene comunque assicurata l'effettiva realizzazione.

Con riguardo alle misure a tutela delle famiglie e dei consumatori, ricorda di aver più volte sollecitato una maggiore attenzione da parte del Ministero delle attività produttive verso il problema del costo dei carburanti per autotrazione, che si mostra cronicamente inelastico verso il basso. A fronte di una discesa del prezzo del greggio di ben 10 dollari il barile, non si sono registrate diminuzioni significative nel prezzo al dettaglio dei carburanti, laddove invece gli aumenti del costo del petrolio sembrano produrre effetti immediati sui prezzi al consumo.

Ritiene infine assolutamente necessario restituire un clima di fiducia al Paese, quale condizione indispensabile per poter assicurare la ripresa di un circolo virtuoso, che possa consentire di ridurre il debito pubblico e di creare reddito ed occupazione. Per tali ragioni auspica una profonda revisione delle linee di politica economica perseguite dal Governo suggerendo inoltre di riconsiderare una reintroduzione dello strumento del fiscal drug, che consentirebbe di alleviare i meccanismi distorsivi dell'attuale sistema impositivo, contribuendo a modificare i comportamenti prudenti dei singoli consumatori.

 

Il senatore BARATELLA (DS-U) nel ricordare come all'inizio della legislatura si fossero create forti aspettative sulle politiche di razionalizzazione che il Governo aveva annunciato, ritiene che nel corso di questi quattro anni non sia stata realizzata alcuna innovazione e che le manovre di bilancio siano state costellate da un coacervo di errori e paradossi contabili.

Nell'esprimere le più vive perplessità per la procedura adottata dal Governo, che riduce le Camere a discutere di un provvedimento che, allo stato, deve ritenersi puramente teorico ed indefinito, si sofferma puntualmente sulle misure recate dall'attuale manovra di bilancio, che, nell'indicare l'obiettivo di una riduzione fiscale, non tiene adeguatamente conto dell'aumento di una serie di oneri ulteriori per i cittadini e per le imprese, in contrasto con gli obiettivi enunciati.

A suo avviso, il più grave difetto dell'attuale manovra, così come delle precedenti, consiste nella radicale assenza di provvedimenti strutturali, in grado di fronteggiare efficacemente i problemi della scarsa occupazione, del poter d'acquisto dei salari e della necessità di una maggiore promozione delle attività di istruzione e ricerca. L'attuale manovra, prosegue l'oratore, contiene invece unicamente un'ampia serie di provvedimenti "spot", quali il taglio delle auto blu, il blocco delle addizionali IRPEF e IRAP e la riduzione dei servizi pubblici, oltre a inadeguate misure di risparmio quali appaiono essere le cosiddette mini confezioni dei farmaci. Esprime inoltre perplessità sulla proposta di affittare ai privati i beni culturali, che ritiene fortemente discutibile.

Nel lamentare poi il forte aggravio che si produrrà a carico delle imprese e dei lavoratori autonomi con i sistemi di revisione automatica di settore, esprime ulteriori perplessità sulla cosiddetta pianificazione fiscale, che deve in realtà considerarsi una sorta di concordato fiscale coatto.

In questo quadro, prosegue il senatore Baratella, non si rinviene traccia di misure a sostegno della competitività, mentre compaiono misure discutibili quali il blocco delle assunzioni degli insegnanti, la revisione degli estimi catastali, la cosiddetta "legge Mancia", che consentirà erogazione di fondi a pioggia senza un adeguato controllo preventivo. Ritiene altresì inefficace la previsione di misure di limitazione per le spese per consulenze esterne da parte degli enti locali, che dovranno essere vagliate dalla Corte dei conti, ricordando come il Ministero dell'industria nel corso del corrente esercizio abbia speso più del 200 per cento assegnato dalla precedente finanziaria.

Per tali ragioni, esprime la più viva contrarietà sulla manovra in esame preannunciando la presentazione di numerose proposte emendative.

 

Il senatore MUZIO (Verdi-U) dichiara di condividere i rilievi critici espressi dal senatore Baratella, in quanto la complessa situazione in cui versa l'economia nazionale, che appare ancora in fase di cronico ristagno non sembra possa essere superata attraverso le misure previste nell'attuale manovra di bilancio. Del resto, non appare possibile, a suo avviso, intervenire per dare certezza ad un mercato e ad un tessuto produttivo ancora scarsamente dinamici fino a quando si continuerà a discutere di un provvedimento generalissimo, per il quale è ancora attesa la presentazione del maxi emendamento che dovrebbe recare le reali misure che il Governo intende varare.

I provvedimenti introdotti nel disegno di legge finanziaria in esame non recano modifiche di natura strutturale, in quanto si limitano ad una mera operazione di facciata. Si sofferma in particolare sulle disposizioni contenute all'articolo 29, contenente disincentivi al cambio di destinazione urbanistica, che, oltre a ritenere discutibile nel merito, presenta alcuni aspetti suscettibili di determinare incertezze in sede applicativa. Non è chiaro infatti il significato da attribuire al concetto di delocalizzazione dell'intero processo produttivo, dato che con il termine di delocalizzazione si intende generalmente il trasferimento di attività produttive verso altri Paesi ove il costo è inferiore. La disposizione in esame sembrerebbe pertanto escludere l'ipotesi in cui il vertice amministrativo dell'impresa permanga sul territorio nazionale.

Con riguardo agli incentivi alle imprese, ritiene discutibile la scelta di operare un taglio netto nelle disponibilità esistenti, in quanto sarebbe più opportuno introdurre efficaci misure di razionalizzazione, per poter privilegiare le imprese virtuose.

Esprime inoltre preoccupazione sulla scelta di adottare un meccanismo di revisione automatica negli studi di settore, facendo presente che tale proposta proviene da una maggioranza di centro-destra, che storicamente è sempre stata contraria all'introduzione di tali sistemi per il lavoro automomo, in quanto eccessivamente rigidi ed inidonei a tener conto dei reali andamenti delle condizioni di mercato. A suo avviso, si tratta di misure gravemente distorsive, delle quali auspica pertanto la radicale revisione.

Si sofferma quindi sulle singole disposizioni del disegno di legge relative ai profili di competenza della Commissione, lamentando l'ampio ricorso alla tecnica dello slittamento, che, pur essendo ineccepibile sotto il profilo contabile, non potrà produrre alcun beneficio per le imprese.

Esprime pertanto la propria contrarietà ai documenti di bilancio all'esame della Commissione, in quanto ritiene che interventi previsti non si collochino in un quadro di politica economica coerente e siano gravemente inadeguate a stimolare una ripresa dei consumi e pertanto del reddito e dell'occupazione.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10,30.


INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

230a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 3 e 3-bis) Stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Si riprende l'esame congiunto dei disegni di legge in titolo sospeso nella seduta antimeridiana.

 

Il CHIUSOLI (DS-U) nell'esprimere perplessità sulla procedura dettata dal Governo per l'attuale manovra di bilancio, ancorata alla presentazione di un maxi-emendamento di cui ancora non si conosce il contenuto, ritiene che l'attuale formulazione dei documenti all'esame della Commissione sia stata determinata dalla cattiva gestione dei conti pubblici dell'ultimo triennio.

Riferisce inoltre di aver avuto di recente numerosi contatti con organizzazioni rappresentative degli imprenditori, nel corso dei quali è emersa una generale posizione critica nei confronti della manovra attualmente all'esame del Senato; le sole parole di apprezzamento sono state riferite alla disciplina prevista all'articolo 32, introdotto peraltro a seguito dell'esame della Camera dei deputati.

Nonostante lo sforzo profuso dal relatore nel sottolineare gli aspetti positivi della manovra, un attento esame degli stanziamenti previsti nelle tabelle allegate rivela in realtà una generale e rilevante diminuzione delle risorse a sostegno del tessuto economico produttivo del paese, come dimostra in particolare il raffronto tra le tabelle A dello scorso anno e dell'attuale disegno di legge, nel quale si evidenzia un passaggio da uno stanziamento di 7 milioni di euro alla odierna mancata previsione di risorse. Analogo discorso vale per le altre tabelle allegate al disegno di legge.

Si tratta a suo avviso di una manovra di carattere recessivo e socialmente in giusto, che non produrrà effetti propulsivi per l'economia del paese. A maggior riprova dell'estrema esiguità delle misure previste, prosegue il senatore Chiusoli, basti pensare che il disegno di legge finanziaria, contrariamente al passato, non consente coperture facendo ricorso agli effetti indotti.

In attesa dei più volte annunciati sgravi fiscali precisa viene invece previsto un aumento del carico fiscale di ben 7,5 miliardi di euro, che deve considerarsi quale nucleo centrale dell'intera manovra in quanto le misure residue sono incentrate essenzialmente su provvedimenti una tantum.

Si chiede pertanto, sulla base dei documenti di bilancio all'esame della Commissione, quali siano le misure che il Governo intende adottare per il rilancio del sistema produttivo del paese - che l'anno scorso ha avuto una crescita estremamente debole - e se tali misure non indichino, per converso, la volontà del Governo di non impegnarsi più su tale versante. Si tratta infatti di una manovra incentrata su di una riduzione fiscale spinta da finalità prettamente elettorali, senza realizzare provvedimenti strutturali per l'economia del paese; in ogni caso, l'eventuale introduzione di misure di decremento del carico impositivo, attraverso l'annunciato emendamento, sarà adottata a scapito dei servizi pubblici, e determinerà un aumento delle imposizioni degli enti locali.

Per tali ragioni, esprime un giudizio fortemente contrario sui documenti in esame.

 

Il senatore BETTAMIO (FI) considera strumentali ed ingenerose le critiche ai documenti di bilancio formulate dai colleghi dell'opposizione, ricordando che le questioni da essi sollevate devono essere attribuite in primo luogo ai precedenti governi, che hanno evitato di farvi fronte nonostante potessero disporre di risorse finanziarie ben più rilevanti. In tal modo, sono stati lasciati irrisolti problemi di primo piano, quali la riforma del mercato del lavoro e del sistema pensionistico e fiscale, il potenziamento delle infrastrutture e la riorganizzazione del sistema creditizio, oltre a non essere state varate misure efficaci per la competitività e la ricerca. In particolare, ritiene che i precedenti Governi di centro sinistra abbia contribuito a determinare l'attuale grave situazione attraverso l'andamento altalenante delle politiche economiche adottate, in quanto, nel corso del Governo Prodi, è stato fatto ampio ricorso all'incremento della pressione fiscale, laddove nei successivi Governi D'Alema e Amato vi è stato un grande dispendio di risorse per pensioni sociali, assegni familiari, lavori socialmente utili e per provvedimenti di dismissioni degli immobili statali, con l'introduzione di un bonus del 30 per cento in favore dei soggetti occupanti.

Si sofferma quindi puntualmente sui rilievi critici formulati nei precedenti interventi, ritenendo di dover effettuare alcune precisazioni: in primo luogo il tasso di inflazione si attesta oggi su di un valore pari al 2,1 per cento, con una riduzione di un punto percentuale del divario rispetto alla media europea nell'ultimo anno. In secondo luogo, cita i risultati di alcuni studi, dai quali risulta che la povertà, negli ultimo tre anni è fortemente diminuita in quanto i meno abbienti sono diminuiti di circa 1 milione di unità, a fronte di un andamento crescente registrato durante la precedente legislatura.

Fa inoltre presente che il rapporto debito pubblico-Pil appare in discesa, in quanto nell'ultimo periodo si è registrato un decremento dal 108 al 106 per cento.

Quanto ai tagli di risorse per gli enti locali, fa osservare che qualora si riuscisse a limitare la spesa di tali enti ad un ammontare di circa 650 milioni di euro, si realizzerebbe un taglio pari ad appena l'1 per cento, che potrebbe essere facilmente assorbito attraverso una gestione più oculata delle risorse previste, che appaiono più che sufficienti. Osserva inoltre che il decentramento fiscale realizzato negli ultimi anni ha determinato un forte incremento degli introiti degli enti locali, ragion per cui il Governo intende ora spingere tali realtà verso una maggiore assunzione di funzione e di correlative responsabilità.

Con riguardo alle risorse previste per il Mezzogiorno, ricorda che nel corso della precedente legislatura l'Italia non era mai riuscita ad utilizzare più del 40 per cento dei fondi stanziati dall'Unione Europea, e che solo dal 2002 si è riuscito a sfruttare integralmente tali risorse. Ritiene pertanto che la strada da perseguire anche per il Mezzogiorno sia quella della valorizzazione dell'efficienza e del più razionale utilizzo dei fondi a disposizione.

Con riguardo alle critiche relative ad un supposto cambio di direzione nella politica fiscale del Governo, ritiene invece che la scelta dell'obbiettivo di una riduzione fiscale a favore delle persone fisiche si collochi in un quadro coerente rispetto alle politiche perseguite nell'arco della legislatura. Dopo una prima fase nella quale si è cercato di privilegiare il trattamento fiscale delle imprese, per dare nuovo slancio all'economia, il Governo cerca ora, senza abbandonare tale obiettivo, di rilanciare anche la domanda di beni di consumo, ampliando il reddito a disposizione delle famiglie.

Ritiene pertanto di dover formulare un giudizio positivo sulla manovra finanziaria in esame, in quanto volta a realizzare gli obiettivi del rilancio dell'economia compatibilmente con le risorse che l'attuale congiuntura economica consente di utilizzare.

 

Interviene brevemente il senatore TRAVAGLIA (FI) il quale, nel condividere pienamente le osservazioni del senatore Bettamio, ritiene di dover aggiungere alcuni dati a quelli testé esposti. In particolare ricorda che il precedente Governo aveva goduto l'ulteriore condizione di favore determinata dal calo degli interessi, stimabile per un valore pari a circa 286.000 miliardi di vecchie lire.

Con riguardo all'attuale congiuntura ritiene inoltre importante non sottovalutare gli effetti che l'elevato apprezzamento dell'euro sta producendo sulla competitività delle esportazioni.

 

Il presidente PONTONE dichiara conclusa la discussione generale.

 

Interviene in sede di replica il sottosegretario VALDUCCI il quale ritiene strumentali le considerazioni circa l'attuale indeterminatezza della manovra finanziaria. Ricorda infatti che nell'arco della sessione di bilancio il disegno di legge finanziaria subisce sempre modifiche così rilevanti da renderlo difficilmente sovrapponibile dall'iniziale formulazione.

Si sofferma quindi sul contenuto delle misure previste, ricordando che l'economia italiana ed europea, nell'ultimo periodo ha cominciato a registrare un trattamento più dinamico, nonostante gli effetti di lungo termine che ancora vanno ricollegati ai tragici eventi che si sono susseguiti a partire dall'11 settembre del 2001. Ritiene pertanto che le critiche espresse dai senatori di opposizione non tengano conto del fatto che è stata l'economia europea in generale ad incontrare difficoltà ad entrare nella scia di una ripresa economica, che pure ha ricominciato ad affacciarsi. Se a tali elementi si aggiungono i rilevanti costi di produzione che caratterizzano i processi produttivi delle industrie europee, può ben ricavarsi un quadro sintetico ma esplicativo delle ragioni delle attuali difficoltà.

A suo avviso, in un quadro siffatto, i parametri del patto di stabilità definiti da Maastricht diventano un ulteriore fattore di rigidità, anche a causa del continuo controllo che viene esercitato sul loro rispetto. Tali parametri, sia pur da rispettare con il massimo rigore, dovrebbero essere letti in un arco temporale di più ampio respiro, attraverso un meccanismo più elastico che consenta di tener conto degli andamenti ciclici dell'economia. A tal proposito, fa presente che Paesi europei dall'economia unanimemente considerata più che solida, quali la Germania e la Francia, già da tempo sono al di fuori di tali parametri.

Con riguardo alla pressione fiscale, ritiene che la scelta di una minor pressione impositiva debba essere attuata in tempi rapidi, sia per le persone fisiche che per le imprese, in quanto appare ormai dimostrato che i sistemi economici con una pressione fiscale complessiva inferiore al 40 per cento presentino un maggior dinamismo. Appare altresì indispensabile favorire il settore della ricerca e promuovere settori, come quello aerospaziale che presentano un forte contenuto tecnologico.

A suo avviso, la riforma del sistema degli incentivi, orientata verso la graduale sostituzione dei contributi a fondo perduto con prestiti a tasso agevolato contribuirà al raggiungimento di tali obiettivi stimolando un utilizzo più razionale e obiettivo delle risorse impiegate.

Si sofferma infine sul problema del controllo della spesa delle pubbliche amministrazioni, rilevando che negli ultimi anni la spesa corrente è aumentata in modo esponenziale rispetto all'andamento del tasso di inflazione. Sarebbe pertanto preferibile, a suo avviso, adottare politiche che privilegino l'aspetto della stabilità del livello occupazionale, rispetto all'indiscriminato aumento dei tassi di crescita salariale.

 

La seduta sospesa alle ore 16,20, è ripresa alle ore 16,30.

 

Il presidente PONTONE, comunica che i senatori Chiusoli, Bastianoni, Muzio, Maconi e Coviello, a nome dei Gruppi di opposizione, hanno presentato una proposta di rapporto.

Propone quindi, sostituendo il senatore Iervolino, di esprimere un rapporto favorevole alla Commissione bilancio, integrato da alcune osservazioni. In primo luogo, appare prioritario promuovere interventi di sostegno alla competitività del sistema produttivo attraverso misure di semplificazione e di incentivazione sia con riferimento alla internazionalizzazione delle imprese sia per quanto riguarda l’attrazione degli investimenti. In secondo luogo, occorrerebbe favorire, attraverso il massimo sforzo finanziario possibile, le attività maggiormente significative dal punto di vista della qualità della produzione, con particolare riguardo alle alte tecnologie. In tale quadro, ritiene indispensabile procedere ad una utilizzazione sempre più mirata degli strumenti di incentivazione, tenendo conto, in modo coerente, dei diversi obiettivi che si vogliono raggiungere, in termini di sviluppo, di riequilibrio territoriale e di crescita delle imprese. Appare altresì necessario potenziare gli strumenti di tutela dei consumatori per migliorare la capacità di acquisto nel contesto di misure di carattere fiscale finalizzate a tale risultato.

 

Interviene per dichiarazione di voto il senatore CHIUSOLI (DS-U) il quale, a nome di tutti i Gruppi di opposizione, preannuncia un voto contrario, pur condividendo in termini generali le osservazioni proposte dal relatore.

Con riguardo alla replica svolta dal sottosegretario Valducci, ritiene utile ricordare che a seguito dei fatti dell'11 settembre l'opposizione propose al Governo di cambiare le previsioni sull'andamento dell'economia, mentre la maggioranza ed il Governo risposero che avrebbero rispettato in ogni caso gli impegni presi.

Ritiene inoltre semplicistico richiamare costantemente i risultati dei governi precedenti per giustificare il mancato raggiungimento dei risultati nell'attuale legislatura, tanto più ove si consideri che nelle ultime tre leggi finanziarie sono state largamente sovrastimate le previsioni sia in termini di crescita economica che di entrate.

Nel ricordare che negli ultimi anni si è assistito ad un aumento di dipendenti pubblici di circa 116 mila unità, fa osservare che è proprio a causa dell'incontrollato aumento della spesa corrente che appare oggi difficile reperire i fondi per misure di carattere strutturale. Le precedenti politiche fiscali adottate dai Governi di centro-sinistra sono state pertanto dettate da un'ottica valutativa improntata al realismo, nonostante la prevedibile impopolarità che tale scelta poteva determinare sul piano elettorale.

 

Il senatore BETTAMIO (FI) dichiara il voto favorevole del suo Gruppo, esprimendo apprezzamento per una manovra che appare in grado di realizzare gli obiettivi prefissati nel quadro di compatibilità con le risorse disponibili.

 

Il senatore TUNIS (UDC) , espresso preliminarmente apprezzamento per la relazione svolta dal senatore Iervolino, ritiene che l'attuale manovra, pur mostrando alcuni limiti, sia determinata dall'attuale quadro economico congiunturale.

In particolare, ritiene positiva l'adozione di ulteriori misure per la promozione e la tutela del made in Italy e di disposizioni volte a rafforzare la posizione dei consumatori, per rilanciare la domanda di beni.

Ritiene inoltre necessario razionalizzare il sistema degli incentivi alle imprese, per recuperare competitività attraverso una selezione più accurata dei progetti finanziati.

Per tali considerazioni preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo, riservandosi di esprimersi nuovamente all'atto della presentazione del preannunciato maxi-emendamento del Governo.

 

Il presidente PONTONE, verificata la sussistenza del prescritto numero legale, pone ai voti il conferimento del mandato a trasmettere un rapporto favorevole alla Commissione bilancio con le osservazioni da lui proposte.

 

La Commissione approva.

 

Il PRESIDENTE avverte che anche la proposta di rapporto presentata dai senatori dei Gruppi di opposizione (risultata preclusa) verrà trasmessa, ai sensi dell'articolo 126, comma 6, del Regolamento, alla 5ª Commissione.

 

La seduta termina alle ore 16,45.


LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

283a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 4 e 4-bis) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

In apertura di seduta, prima di dare la parola al senatore Morra, relatore alla Commissione, il PRESIDENTE fornisce alcune precisazioni in ordine ai profili regolamentari attinenti all'ammissibilità degli ordini del giorno e degli emendamenti inerenti ai documenti di bilancio.

Per quel che concerne gli ordini del giorno, rileva che sono ammissibili sia quelli riferiti alla tabella 4 del bilancio, sia quelli riferiti alla finanziaria per le parti di competenza. L'approvazione di ordini del giorno da parte della Commissione competente per materia ovvero l'accoglimento degli stessi da parte del Governo si configurano come deliberazioni a carattere definitivo: solo se respinti o comunque non accettati dal Governo, gli ordini del giorno possono essere ripresentati in Assemblea da otto Senatori.

Il Presidente ricorda quindi che l'unità elementare dello stato di previsione su cui cade l'approvazione parlamentare è costituita dall'unità previsionale di base (UPB): a tale proposito, fa presente che sono ammissibili solo emendamenti alla tabella 4 del disegno di legge di bilancio che producano riduzioni nette di spesa o che si compensino nell'ambito della tabella medesima - purché non riguardino spese obbligatorie - ovvero che siano privi di effetti finanziari. Non è peraltro possibile prefigurare un aumento delle spese correnti, riducendo contestualmente spese in conto capitale, come pure non è consentita la modificazione di spese obbligatorie ovvero di spese determinate direttamente da norme di legge sostanziali o dal disegno di legge collegato e dal disegno di legge finanziaria.

Gli emendamenti al disegno di legge finanziaria vanno presentati alla Commissione bilancio, mentre gli emendamenti alla tabella 4, se approvati, diventano proposte della 11a Commissione alla Commissione bilancio, e su di essi quest'ultima deve pronunciarsi; se respinti possono essere ripresentati in Assemblea anche da un solo senatore.

Il Presidente conclude il proprio intervento, proponendo di fissare per le ore 12 del 24 novembre il termine per la presentazione degli emendamenti inerenti alla tabella 4 del disegno di legge di bilancio, nonché per la presentazione di ordini del giorno relativi ad entrambi i provvedimenti in titolo.

Conviene la Commissione su tale proposta.

 

Introduce l'esame il relatore alla Commissione MORRA (FI), evidenziando che la manovra di finanza pubblica per il triennio 2005-2007 si propone essenzialmente di conciliare l'osservanza dei vincoli di natura comunitaria con l'esigenza di contenere le spinte recessive per l'economia italiana. La linea di fondo che ispira la politica economica del Governo, quindi, appare orientata nella direzione del sostegno alla competitività e allo sviluppo dell'economia, proiettandosi oltre i confini, piuttosto limitativi, del mero mantenimento di un quadro di finanza pubblica compatibile con i parametri del Patto di stabilità e di crescita.

Il dato preoccupante, costituito dal progressivo deterioramento dell'avanzo primario, determinatosi negli ultimi anni, ha indotto il Governo ad adottare misure volte a consentire un rigoroso controllo della spesa pubblica, senza peraltro ricorrere ad alcun aggravio della pressione fiscale, suscettibile di esplicare effetti pregiudizievoli per l'economia. In tale prospettiva si colloca l'individuazione di un limite del 2 per cento riguardo all'incremento delle spese delle pubbliche amministrazioni, di cui all'articolo 2 comma 1 del disegno di legge finanziaria per il 2005, limite, peraltro, che, ai sensi del comma 2 dello stesso articolo, non si applica, tra l'altro, alle spese per prestazioni sociali in denaro connesse a diritti soggettivi. Va inoltre osservato che la riduzione della pressione fiscale, che, una volta definita nei suoi aspetti di tecnici, entrerà a costituire parte integrante della manovra finanziaria all'esame, non costituisce solo un'attuazione del programma elettorale della Casa delle libertà, ma si pone anche come elemento qualificante della politica economica adottata dall'Esecutivo, orientata nella direzione della promozione dello sviluppo e dei consumi.

Il disegno di legge finanziaria per il 2005 reca, nel complesso, come si evince dall'allegato 7 e dai suoi successivi aggiornamenti, in termini di competenza - e rispetto alla legislazione vigente -, una maggiore spesa per il 2005, pari a 4.158,2 milioni di euro, a fronte della quale è tuttavia previsto un effetto positivo sulle entrate, pari a 12.416,9 milioni. Per il 2006 e il 2007 è invece stimata una riduzione delle spese - sempre in termini di competenza rispetto alla legislazione vigente per i medesimi anni - pari, rispettivamente, a 102,9 milioni e a 90 milioni. Anche per tali anni è previsto un effetto positivo sulle entrate, compreso tra i 3.000 ed i 3.500 milioni.

In termini di fabbisogno di cassa del settore statale, è stimato un effetto positivo in termini sia di riduzione della spesa sia di incremento delle entrate, nella misura, rispettivamente, di 9.347,9 milioni per il 2005, 9.644,2 milioni per il 2006 e 11.117,2 milioni per il 2007 e di 12.729,8 milioni per il 2005, 3.862,1 milioni per il 2006 e di 4.290,5 milioni per il 2007: i suddetti valori relativi al profilo della cassa sono analoghi a quelli attinenti al saldo dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, cioè, al profilo della cosiddetta competenza.

Passando all'esame delle parti del disegno di legge finanziaria di competenza della Commissione, il relatore evidenzia che l’articolo 14, introdotto durante l’esame presso la Camera dei deputati, detta disposizioni volte a contrastare, e allo stesso tempo a prevenire, un utilizzo illecito dei finanziamenti pubblici, destinati ad avviamento, aggiornamento e formazione professionale, utilizzazione di lavoratori e sgravi contributivi per il personale addetto all'attività produttiva.

Gli enti e le società che fruiscono di finanziamenti a carico di bilanci pubblici o dell’Unione Europea per tali citati settori, devono dotarsi entro il 31 ottobre 2005, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di specifiche misure organizzative e di funzionamento idonee a prevenire il rischio del compimento di illeciti, secondo quanto stabilito dalle norme sulla responsabilità amministrativa nel decreto legislativo n. 231 del 2001. Tali specifiche misure devono essere approvate dall’Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei lavoratori (ISFOL), secondo tariffe predeterminate e pubbliche, definite sulla base del costo effettivo del servizio. L’articolo in esame prevede inoltre che tali somme vengano attribuite all’ISFOL mediante riassegnazione ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 10 novembre 1999, n. 469.

Il comma 4 dell'articolo 19 - inserito dalla Camera dei deputati - incrementa di un milione di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 la dotazione finanziaria per il funzionamento della Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali - dotazione che, nella legislazione vigente, è pari a 2.416.187 euro per ciascuno dei medesimi anni.

L'articolo 20 determina l'adeguamento per l'anno 2005 degli stanziamenti del bilancio statale a favore della gestione INPS degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali.

Gli incrementi concernono, nella misura di 532,37 milioni di euro, la quota assistenziale a carico dello Stato dei trattamenti pensionistici erogati dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dalla gestioni speciale minatori e dall'Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i lavoratori dello spettacolo - ENPALS -, e nella misura di 131,55 milioni di euro, lo stanziamento relativo al concorso all'onere pensionistico derivante dai trattamenti di invalidità liquidati anteriormente all'entrata in vigore della legge 12 giugno 1984, n. 222.

L'adeguamento delle quote di cui al comma 1, lettera a) e b), dell'articolo in esame si determina, ai sensi della legislazione vigente in materia, in base alla variazione dell'indice nazionale annuo dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati calcolato dall'ISTAT.

Il comma 2 specifica che nel 2005 la quota assistenziale a carico dello Stato dei trattamenti pensionistici erogati dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dalle gestioni dei lavoratori autonomi, dalla gestione speciale minatori e dall'ENPALS - in base all'incremento di cui al precedente comma 1, lettera a) - risulta complessivamente pari a 15.740,39 milioni di euro: per l'anno 2004 l'importo è risultato pari a 15.208,02 milioni. Lo stanziamento relativo al concorso all'onere pensionistico derivante dai trattamenti di invalidità liquidati anteriormente all'entrata in vigore dalla legge 12 giugno 1984, n. 222, ammonta invece - in base all'incremento di cui al comma 1, lettera b) - a 3.889,53 milioni di euro: nel 2004 esso è pari a 3.757,98 milioni.

Ai sensi del comma 3 - che conferma implicitamente i criteri posti dall'articolo 59, comma 34, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 - la ripartizione degli importi tra le gestioni interessate dovrà essere effettuata mediante ricorso alla conferenza di servizi.

L'articolo 21 reca disposizioni relative ai trasferimenti all'INPS, stabilendo ai commi 1 e 2, che i maggiori oneri - rispetto alle previsioni - per gli esercizi finanziari precedenti al 2004, concernenti il finanziamento, da parte dello Stato, della gestione INPS degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, siano coperti mediante compensazione con i minori oneri relativi ad altri trasferimenti dal bilancio dello Stato all'INPS, inerenti ad anticipazioni sul fabbisogno finanziario delle gestioni previdenziali, a trasferimenti riguardanti l'assistenza ai portatori di handicap grave, ai trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria, alle prestazioni per la tubercolosi e ai pensionamenti anticipati, nonché ad altri trasferimenti, relativi ad oneri per prestazioni e provvidenze varie.

Il comma 3 utilizza un analogo meccanismo di compensazione relativo ai trasferimenti all'INPS per il finanziamento dei maggiori oneri - rispetto a quelli previsti - derivanti dalla Gestione per l'erogazione delle pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili, ciechi e sordomuti, per la quale, a partire dal 2002, si è registrato un rilevante incremento della spesa.

Peraltro, in questo caso, i maggiore oneri - a differenza di quelli cui si riferiscono i commi 1 e 2 - riguardano l'esercizio finanziario in corso e quelli futuri: per il finanziamento degli stessi, si attua in sostanza, come risulta anche dalla relazione tecnica, una riduzione dei trasferimenti all'INPS per alcuni capitoli di spesa -incremento delle pensioni in favore di soggetti disagiati, prestazioni per la tubercolosi, pensionamenti anticipati e, per il solo 2004, assistenza ai portatori di handicap grave e contribuzione figurativa in favore di sordomuti e invalidi- le cui dotazioni si ritengono superiori alle esigenze dell'Istituto.

L'articolo 22 reca una parziale revisione della disciplina relativa ai fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua, di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, nonché di alcune disposizioni normative finanziarie in materia di formazione professionale.

Va preliminarmente ricordato che i fondi interprofessionali summenzionati sono costituiti, sulla base di accordi interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, per i settori dell'industria, dell'agricoltura, del terziario e dell'artigianato, e fatta salva la possibilità che gli stessi accordi prevedano la costituzione di fondi anche per settori diversi.

In base alla legislazione vigente, le entrate derivanti dall'addizionale contributiva dello 0,30 per cento - addizionale destinata, in via generale, al finanziamento del sistema della formazione professionale - sono trasferite dall'INPS al fondo indicato dal datore e al quale il datore stesso aderisce, secondo le modalità di seguito evidenziate. In particolare, le entrate corrispondenti alla quota - pari ad un terzo, cioè a 0,1 punti percentuali - dell'addizionale che spetterebbe, in via ordinaria, al Fondo di rotazione per la formazione professionale e per l'accesso al Fondo sociale europeo, sono attribuite in misura integrale al fondo indicato dal datore; le entrate corrispondenti alla restante quota - cioè ai due terzi - sono anch'esse destinate al fondo prescelto, nel limite, tuttavia, di un importo pari a circa 103,291 milioni di euro. Si ricorda che tale quota spetta, in assenza di adesione - nonché, in ogni caso, per la misura eccedente il suddetto importo - al Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie, ai fini del cofinanziamento degli interventi del Fondo sociale europeo.

Le novelle introdotte dall'articolo in esame attengono eminentemente ai profili inerenti al finanziamento dei fondi nonché in generale alla destinazione del gettito proveniente dalla suddetta addizionale: alla stregua di tale nuova normativa le entrate derivanti dall'addizionale verrebbero attribuite integralmente al fondo indicato dal datore, in caso di adesione. Verrebbe quindi soppresso il limite massimo summenzionato- pari a circa 103,291 milioni di euro - che trova attualmente applicazione sulla quota dei due terzi dell'addizionale, restando tuttavia fermo che un eguale importo - a valere sul gettito derivante dall'addizionale - debba essere destinato al finanziamento del restante sistema della formazione professionale. Quest'ultimo importo sarebbe peraltro conferito al Fondo di rotazione per la formazione professionale e per l'accesso al Fondo sociale europeo, anziché al Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie.

La novella specifica altresì che l'INPS deduce dalle somme da trasferire ai fondi interprofessionali i costi amministrativi. Inoltre il termine per l'adesione ai medesimi fondi interprofessionali viene fissato al 31 ottobre di ogni anno, con effetto dal 1° gennaio dell'anno successivo, mentre, nella disciplina vigente, le adesioni o disdette hanno efficacia dal 30 giugno di ciascun anno. Si prevede poi che entro il 31 gennaio di ogni anno e a decorrere dal 2005, l'INPS comunichi, sulla base delle adesioni pervenute al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e ai fondi interprofessionali, le previsioni sull'entità delle entrate spettanti sia ai suddetti fondi sia al restante sistema dalla formazione professionale.

L'articolo 23, comma 1, incrementa di 10 milioni di euro per l'anno 2005, il fondo di rotazione per gli asili nido e micro-nidi nei luoghi di lavoro, di cui all'articolo 91 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modificazioni; il comma 2 - inserito dalla Camera dei deputati - precisa che la gestione di tali strutture può essere affidata a soggetti sia interni che esterni.

L'articolo 24, anch'esso introdotto durante l'esame presso la Camera dei deputati, istituisce un Fondo speciale per promuovere le politiche giovanili finalizzate alla partecipazione dei giovani nella società e nelle istituzioni sia sotto l'aspetto culturale che sotto quello sociale.

Il Fondo, a cui è destinata una quota parte del Fondo nazionale per le politiche sociali, pari a 500 mila euro per il 2005, ha tra le sue finalità quella di sostenere la capacità progettuale creativa dei giovani, di favorire la formazione di nuove realtà associative e il consolidamento di quelle già esistenti. Il 70 per cento della quota del Fondo stanziata per il 2005 è destinata al finanziamento del Forum nazionale dei giovani, con sede in Roma; il restante 30 per cento sarà invece ripartito tra i Forum regionali e locali in misura proporzionale alla presenza di associazioni e di giovani sul territorio.

Riguardo ai profili attinenti al rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni - prosegue il relatore - si segnalano taluni aspetti di particolare rilievo, pur nella consapevolezza che tale materia rientra anche nell'ambito delle attribuzioni della 1a Commissione.

L'articolo 17, comma 1, dispone che le pubbliche amministrazioni per l'anno 2005 possano avvalersi di personale e tempo determinato o assunto con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel limite della spesa media annua sostenuta per le stesse finalità nel triennio 1999 - 2001. Le limitazioni in questione non si applicano nei confronti del personale infermieristico del servizio sanitario nazionale, nonché nei confronti delle regioni e delle autonomie locali. Non possono invece avvalersi di rapporto di lavoro flessibili gli enti locali i quali per l'anno 2004 non abbiano rispettato le regole del Patto di stabilità interno. Si dettano poi disposizioni specifiche per il personale a tempo determinato in servizio presso il Corpo forestale dello Stato nell'anno 2005, stabilendo che l'ammontare massimo di tale spesa non possa superare quella sostenuta per lo stesso personale nell'anno 2004.

Ai sensi dei commi 2, 3 e 4, è data facoltà ad alcune amministrazioni centrali, alla magistratura amministrativa, all'INPS, all'INPDAP e all'INAIL, nonché all'agenzia per la protezione dell'ambiente e al centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, di prorogare al 31 dicembre 2005 i rapporti di lavoro a tempo determinato già in essere, a vario titolo. Analoga disposizione è contenuta, al comma 5, per quanto riguarda la possibilità di prosecuzione dell'attività nell'anno 2005 per gli impiegati temporanei assunti per l'espletamento delle operazioni inerenti alla rilevazione dei cittadini italiani residenti all'estero.

Al comma 6 si prevede che le procedure di conversione in rapporti di lavoro a tempo determinato dei contratti di formazione lavoro debbano attenersi alla disciplina prevista per l'assunzione di personale a tempo indeterminato, precisando tuttavia che i rapporti in essere instaurati con il predetto personale siano comunque prorogati al 31 dicembre 2005.

Al comma 7 si prevede che per gli enti di ricerca, per le università, per le scuole superiori a ordinamento speciale e per l'istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro siano fatti salvi i rapporti di lavoro flessibili finalizzati all'attuazione di progetti di ricerca ovvero di progetti finalizzati al miglioramento di servizi anche didattici per gli studenti, i cui oneri non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli enti o del fondo di finanziamento ordinario delle università.

Infine, il comma 3 dell'articolo 19 attribuisce all'ARAN il potere di intervenire nei giudizi innanzi al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, aventi ad oggetto le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni al fine di garantire la corretta interpretazione e l'uniforme applicazione dei contratti collettivi. Relativamente al personale in regime di diritto pubblico - ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001 - si prevede che,per le controversie derivanti dalle specifiche discipline ordinamentali e retributive, l'intervento in giudizio possa essere assicurato attraverso la Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento della funzione pubblica, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze.

Relativamente alle Tabelle inerenti al disegno di legge finanziaria, si evidenzia che la tabella A - la quale costituisce un fondo per le spese di natura corrente derivanti dai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento - prevede un incremento, rispetto allo stato a legislazione vigente, di 7.000 migliaia di euro per il 2005 e di 15.000 migliaia per il 2006 dell'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, mentre per l'anno 2007 è disposta una riduzione, pari a 150.000 migliaia di euro. Si ricorda che quest'ultima variazione negativa è dovuta ad un emendamento approvato dalla Camera, mentre il disegno di legge finanziaria originario prevedeva anche per tale anno un incremento - nella misura di 18.000 migliaia di euro - rispetto alla legislazione vigente.

L'accantonamento complessivo relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ammonta quindi a 777.300 migliaia di euro per il 2005, a 785.500 migliaia per il 2006 e a 617.500 migliaia per il 2007.

Secondo la relazione illustrativa del disegno di legge finanziaria nel testo presentato alla Camera dei deputati, l'accantonamento in esame concerne - oltre che la riforma dell'ordinamento giudiziario - i trattamenti pensionistici dei ferrovieri, la riforma dell'indennità ordinaria di disoccupazione nonché contributi in favore dei minorati della vista.

Occorrerebbe valutare la congruità - rispetto a tali destinazioni - della misura dell'accantonamento, alla luce della considerazione che la riduzione operata dalla Camera e relativa al 2007 sembrerebbe imporre un andamento decrescente degli oneri.

Si ricorda inoltre che la suddetta destinazione concernente i trattamenti pensionistici dei ferrovieri è presente anche nell'ambito dell'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.

La tabella B - che costituisce un fondo per le spese di conto capitale derivanti dai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento - non reca alcun accantonamento per il Ministero in questione.

La tabella C - che concerne le norme per le quali la quantificazione delle dotazioni finanziarie permanenti è rimessa alla legge finanziaria - ha operato alcune rimodulazioni, inerenti lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rispetto agli stanziamenti stabiliti dalla legislazione vigente. In particolare, il finanziamento relativo alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, di cui all'art. 13 della legge n. 335 del 1995, viene ridotto di 46 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005. Inoltre, lo stanziamento per i contributi concessi agli enti privati gestori di attività formative per le spese generali di amministrazione, relative al coordinamento a livello nazionale dei medesimi - contributi di cui all'art. 80, comma 4, della legge n. 448 del 1998 - viene anch'esso ridotto di 46 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005. Sempre riguardo alla tabella C si fa presente che il fondo nazionale per le politiche sociali - di cui all'art. 59, comma 44, della legge n. 449 del 1997 - viene incrementato di 23.307 migliaia di euro per il 2005 e di 12.307 migliaia per ciascuno degli anni 2006 e 2007.

Si ricorda infine che, in base al combinato disposto delle tabelle D e F, il fondo per l'occupazione, di cui all'art. 1, comma 7, del decreto legge n. 148 del 1993, convertito, con modificazioni, nella legge n. 236 del 1993, è incrementato di 10.000 migliaia di euro per il 2005, 110.000 migliaia per il 2006 e di 60.000 migliaia per il 2007.

Riguardo allo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2005 si fa presente che lo stesso reca una spesa complessiva - in termini di competenza - di 67.680,2 milioni di euro, di cui 66.514,8 milioni per la parte corrente e 1.165,4 milioni per il conto capitale.

Tali importi sono comprensivi degli effetti derivanti dal disegno di legge finanziaria 2005 - sia dalle norme già presenti nel testo originario (e rimaste immutate) sia da quelle modificate o introdotte dalla Camera -.

Per lo stato di previsione in esame, questi effetti risultato pari - come si evince dalla prima nota di variazioni - ad un incremento di 609,6 milioni. In particolare, le quote relative alla parte corrente e al conto capitale registrano un aumento pari, rispettivamente, a 594,3 milioni e a 15,3 milioni.

Rispetto alle previsioni assestate per l'anno 2004, la spesa del presente stato - come modificato dalla prima nota di variazioni - reca un incremento di 1.452,3 milioni di euro. In particolare, la quota relativa alla parte corrente registra un aumento pari a 1.762,0 milioni, mentre quella in conto capitale presenta una riduzione pari a 309,7 milioni.

Riguardo ai residui passivi - i quali sono costituiti, in linea di massima, dalle somme che, nell'esercizio finanziario precedente, sono state oggetto di impegno contabile, ma non effettivamente spese (in termini di cassa) -, il loro ammontare è stimato, per lo stato di previsione ministeriale in esame, pari a 5.365,2 milioni di euro.

L'autorizzazione complessiva di cassa - relativa, cioè, ai pagamenti - è stabilita in 69.144,8 milioni di euro, di cui 66.007,8 milioni per la parte corrente e 3.137,0 milioni per il conto captale.

Anche tali importi sono comprensivi delle modifiche indicate nella prima nota di variazioni.

Rispetto alle previsioni assetate per il 2004, l'autorizzazione complessiva di cassa presenta un aumento di 439,9 milioni di euro; in particolare, la parte corrente registra una diminuzione di 299,5 milioni, mentre il conto capitale reca un aumento di 739,3 milioni.

 

Si apre il dibattito.

 

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) rileva preliminarmente che la discussione in ordine ai provvedimenti in titolo inizia senza che siano stati chiariti gli intendimenti dell'Esecutivo e delle forze politiche della Casa delle libertà su taluni aspetti di primaria importanza, quali quello attinente alla riduzione della pressione fiscale - in ordine a cui si registra un ampio dibattito, anche interno alla coalizione di maggioranza - e quello relativo alle preannunciate misure volte alla promozione della competitività, per l'introduzione delle quali non è stato ancora precisato lo strumento normativo prescelto. Tale ultima questione non è secondaria, in quanto la presentazione di un emendamento al disegno di legge finanziaria, relativamente a tale intervento, potrebbe garantirne una più celere approvazione, mentre la presentazione di un disegno di legge collegato comporterebbe tempi più lunghi di esame, non compatibili con l'esigenza di intervenire tempestivamente su tale materia.

Riguardo ai profili di merito della manovra di finanza pubblica all'esame, il senatore Battafarano osserva preliminarmente che lo scenario economico nel quale essa si colloca presenta caratteristiche molto preoccupanti, se si considera che l'andamento del prodotto interno lordo tende attualmente ad attestarsi su livelli negativi ed è altresì riscontrabile in ambito macroeconomico una sensibile riduzione dei consumi.

La situazione occupazionale registra un decremento complessivo del tasso di occupazione, soprattutto nelle aree territoriali del Nord-Est e del Mezzogiorno, e il costante incremento dei prezzi al consumo, verificatosi negli ultimi anni, ha ridotto notevolmente il potere di acquisto di stipendi, salari e pensioni; relativamente al sistema imprenditoriale, si riscontra inoltre una profonda crisi delle aziende italiane sotto il profilo della competitività, suscettibile di compromettere ulteriormente la presenza del sistema produttivo nazionale sui mercati mondiali.

La manovra finanziaria prospettata dall'Esecutivo non è idonea ad individuare congrui rimedi in ordine ai nodi problematici fin qui evidenziati. Anche per quanto concerne la sempre più critica realtà del Mezzogiorno, desta fortissima perplessità la scelta di ridurre le risorse disponibili per il 2005, facendo slittare al 2006 e al 2007 gli incrementi di spesa e rinviando in tal modo investimenti che invece sono indispensabili per un rilancio economico e produttivo del Sud Italia.

Il sistema di incentivazione alle imprese incentrato sul credito d'imposta è stato poi smantellato nei suoi cardini essenziali, senza tener conto dell'importanza e degli effetti positivi per il Mezzogiorno espletati da tali misure negli ultimi anni.

Mentre nel corso della passata legislatura la crescita economica del Sud Italia si era realizzata ad un tasso superiore rispetto al Centro Nord, a partire dal 2001 si è verificata una netta inversione di tendenza, che dimostra, al di là di qualsiasi ulteriore argomentazione, lo scarso interesse delle forze politiche di maggioranza per il futuro del Mezzogiorno. A confermare questo giudizio, occorre poi registrare l'assoluta assenza del Governo rispetto alla recente intesa stipulata tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, contenente proposte molto interessanti per la ripresa economica e occupazionale del Mezzogiorno.

L'inadeguatezza della manovra finanziaria prospettata dall'Esecutivo involge anche i profili attinenti alle politiche sociali: l'articolo 21 del disegno di legge finanziaria per il 2005 introduce infatti tagli preoccupanti sulle somme trasferite dallo Stato all'INPS, riguardanti il settore dell'assistenza ai portatori di handicap grave ed altri importanti ambiti del sistema di tutela sociale.

In tale situazione - prosegue il senatore Battafarano - i Gruppi politici facenti capo all'opposizione devono individuare proposte di modifiche concrete, in grado, se non di capovolgere, come pure sarebbe necessario, l'impostazione della manovra di finanza pubblica all'esame, quanto meno di contenerne gli effetti più negativi: occorre in primo luogo estendere a tutti gli aventi diritto l'incremento della pensione minima a 516 euro mensili, dando così attuazione ad una delle promesse elettorali più clamorosamente disattese dal Governo, che ha provveduto solo per una minima parte e per un numero estremamente ridotto di beneficiari; altri emendamenti dovrebbero poi riguardare la restituzione del fiscal drag; l'introduzione di un regime fiscale più favorevole per il trattamento di fine rapporto - materia peraltro oggetto di un provvedimento approvato dalla Camera dei deputati ed inspiegabilmente fermo al Senato -; misure a favore di nuclei familiari con disabili gravi a carico; il ripristino del reddito minino di inserimento; la riduzione degli oneri contributivi per l'assunzione di personale di bassa qualifica - finalizzata ad incentivare l'occupazione attraverso la riduzione del costo del lavoro - ed infine altre misure per il rilancio del Mezzogiorno.

L'oratore conclude il proprio intervento esprimendo un giudizio complessivamente negativo sulla manovra finanziaria prospettata dall'Esecutivo.

 

Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) dichiara preliminarmente di concordare con l'intervento del senatore Battafarano e di condividere, in particolare, le proposte di modifica ed integrazione del disegno di legge finanziaria 2005 esposte nella parte conclusiva della sua esposizione. A tale proposito, esprime l'auspicio che tali proposte si traducano in specifici emendamenti sottoscritti unitariamente da tutti i gruppi politici dell'opposizione, in modo tale da configurare una vera e propria proposta di politica economica alternativa a quella del Governo.

Ricorda quindi che l'articolo 2 del disegno di legge finanziaria introduce per il triennio 2005-2007 un tetto all'incremento della spesa complessiva delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, pari al 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate del precedente anno, come risultanti dalla Relazione previsionale e programmatica. Grazie all'iniziativa dei gruppi politici dell'opposizione, nel corso del dibattito alla Camera dei deputati, l'articolo 3, che stabilisce le categorie economiche interessate da tale vincolo e precisa che esso riguarda sia la competenza sia la cassa, è stato integrato con un allegato - elenco 2 - recante, per ciascun dicastero, l'indicazione delle riduzioni di stanziamenti discrezionali, inerenti le categorie degli investimenti fissi lordi e dei consumi intermedi. Tutte le altre categorie economiche di spesa si collocano infatti al di sotto del tetto di spesa di cui all'articolo 2, anche per effetto delle correzioni apportate con la manovra correttiva dei conti pubblici varata con il decreto-legge n. 168 del 2004. Per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali la riduzione di spesa prevista è pari a 16,90 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007.

L'elenco 2 allegato all'articolo 3 - prosegue il senatore Ripamonti - non contiene però l'indicazione delle singole unità previsionali di base sulle quali viene attuata la riduzione dello stanziamento, né, ovviamente, la misura di esso. E, poiché le categorie economiche interessate sono costiuite da stanziamenti discrezionali non obbligatori, non esistendo un fattore legislativo sottostante, non si comprende per quali ragioni il Governo sia intervenuto attraverso il disegno di legge finanziaria e non direttamente, operando i tagli in discussione nell'ambito dello stato di previsione di ciascun Dicastero.

Le modalità di questo intervento normativo ha poi delle implicazioni precise in ordine alla possibilità, per le Commissioni permanenti chiamate a pronunciarsi in sede consultiva sui disegni di legge finanziaria e di bilancio, di esercitare in modo adeguato il controllo sul processo di formazione del bilancio e di accogliere emendamenti ai singoli stati di previsione. In proposito, il senatore Ripamonti ricorda che, ai sensi dell'articolo 128, comma 2, del Regolamento del Senato, gli emendamenti alle tabelle del disegno di legge riguardante il bilancio dello Stato possono essere proposti alla 5a Commissione permanente solo dalle Commissioni permanenti, a conclusione dell'esame in sede consultiva. In caso di reiezione, inoltre, la Commissione bilancio deve farne menzione nella relazione all'Assemblea. Il tetto del 2 per cento posto dal disegno di legge finanziaria produce tagli casuali che, in alcuni casi, sono suscettibili di compromettere le attività delle pubbliche amministrazioni: intervenendo in modo indiscriminato sulla spesa statale, senza un'indicazione delle singole unità previsionali assoggettate alla riduzione dello stanziamento, esso si traduce pertanto in una limitazione posta alla prerogativa di ciascun parlamentare, di proporre emendamenti al disegno di legge di bilancio, che, si ricorda, vanno per l'appunto riferiti alle unità previsionali di base. Ne deriva una vera e propria distorsione del rapporto tra la Commissione bilancio e le Commissioni chiamate a pronunciarsi in sede consultiva sul complesso della manovra. Su tale questione il senatore Ripamonti ritiene che sarebbe opportuno conoscere l'avviso della Presidenza della Commissione.

Occorrerebbe pertanto sopprimere l'articolo 3, eliminando in tal modo l'impropria sovrapposizione che si è venuta a determinare tra il disegno di legge finanziaria e quello di bilancio; in via subordinata, si dovrebbe articolare il già ricordato elenco 2 in unità previsionali di base, sottoponendo preliminarmente alle Commissioni di merito le parti di competenza.

Proseguendo nella sua esposizione, il senatore Ripamonti ricorda infine che nel documento originario presentato dal Ministro dell'economia nel corso delle audizioni alla Camera dei deputati erano state indicate riduzioni di autorizzazioni di spesa per 20,6 milioni di euro, non meglio precisate nell'allegato al disegno di legge finanziaria. Anche in questo caso, è opportuno ricordare che per attivare il definanziamento di una legge vigente è necessario utilizzare la tabella E allegata alla legge finanziaria.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 16,05.


LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

284a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 4 e 4-bis) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

Si riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Il PRESIDENTE ricorda che nell'odierna seduta proseguirà l'esame congiunto dei provvedimenti in titolo, iniziato nella seduta di ieri.

 

Il senatore TOFANI (AN), in riferimento alla normativa contenuta nell'articolo 1 comma 18 della legge delega n. 243 del 2004, in materia di riforma delle pensioni - che fa salve le previgenti disposizioni in materia di requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso al pensionamento di anzianità, nei limiti di 10.000 lavoratori beneficiari collocati in mobilità o destinatari di fondi di solidarietà di settore sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 1° marzo 2004 - evidenzia la particolare situazione di disagio determinatasi in relazione a talune fattispecie di mobilità attualmente in atto, non ricomprese nell'ambito applicativo della predetta disciplina transitoria, in relazione alle quali troverà quindi applicazione la nuova normativa in materia di accesso al pensionamento.

Sarebbe opportuno sottolineare adeguatamente, nell'ambito del rapporto che la Commissione si accinge ad approvare, tale importante nodo problematico, per il quale andranno individuate congrue soluzioni, attraverso apposite proposte emendative, eventualmente anche governative.

 

Il senatore VIVIANI (DS-U) rileva preliminarmente che, pur essendo la manovra di finanza pubblica basata essenzialmente su taluni rilevanti tagli delle spese, a svantaggio soprattutto dei ceti socialmente più deboli e del sistema delle piccole imprese, il Presidente del Consiglio, attraverso una campagna promossa attraverso i mass media - dei quali peraltro detiene il monopolio - ha più volte richiamato l'attenzione sull'obiettivo della riduzione della pressione fiscale, nel tentativo di distogliere l'opinione pubblica dalle numerose criticità presenti nei provvedimenti di bilancio.

Va evidenziato, riguardo alla preannunciata riduzione del prelievo fiscale, che qualora l'adozione di tale misura fosse stata concretamente possibile, alla luce della situazione economico-finanziaria del Paese, sarebbe stato un preciso dovere dell'Esecutivo provvedere in tal senso fin dall'inizio della Legislatura. Non essendo ciò finora avvenuto, possono essere prospettati seri dubbi in ordine alla realizzabilità di tale intervento, preannunciato in campagna elettorale dalla Casa delle Libertà.

Dalle ultime notizie apprese dalla stampa sembrerebbe che le coperture finanziarie per l'adozione delle norme fiscali in questione siano state individuate in una serie di misure molto discutibili, quali il rinvio al 2005 del rinnovo dei contratti collettivi del pubblico impiego, l'eliminazione di due delle quattro "finestre" annuali per l'accesso al pensionamento, ulteriori tagli alle spese ministeriali, la riduzione degli incentivi alle imprese, l'incremento dei ticket sanitari, l'inasprimento del regime sanzionatorio per i lavoratori in mobilità che rifiutino un'offerta di lavoro.

Va poi sottolineato che, nonostante le dichiarazioni propagandistiche del Presidente del Consiglio, è stato prefigurato un aumento delle entrate determinato dall'introduzione di nuove misure di tassazione connesse sia alla revisione degli estimi catastali sia agli studi di settore, aumento inopportuno e non condivisibile anche alla luce del costante incremento della pressione fiscale verificatosi nel corso dell'attuale Legislatura, che ha condotto, nel 2003, al raggiungimento del livello raggiunto nel 1998, anno nel quale fu compiuto uno sforzo eccezionale per realizzare le condizioni richieste per l'ingresso dell'Italia nell'Unione economico-monetaria.

L'aumento della spesa corrente, rilevabile dall'analisi dei documenti contabili in titolo, dimostra che il controllo della finanza pubblica effettuato dall'Esecutivo risulta particolarmente inefficace, con tutte le conseguenze negative derivanti da tale situazione, anche alla luce dell'esigenza del rispetto dei parametri economici di Maastricht.

Riguardo ai profili inerenti alla materia lavoristica - prosegue il senatore Viviani - nell'ambito del disegno di legge finanziaria per il 2005 non è stata individuata alcuna misura finanziaria destinata alla riforma degli ammortizzatori sociali, in ordine alla quale peraltro il disegno di legge n. 848-bis ipotizza un intervento senza alcun onere finanziario, con un'impostazione incompatibile con l'esigenza di configurare un sistema di protezioni sociali di tipo universalistico.

Inoltre, nessuna risorsa aggiuntiva viene individuata per lo sviluppo della previdenza complementare, che invece andrebbe promossa attraverso un adeguato intervento di sostegno.

All'articolo 14 del disegno di legge finanziaria per il 2005 si contemplano una serie di misure per la prevenzione del rischio di utilizzazione illecita di finanziamenti pubblici destinati alla formazione professionale, in una prospettiva, del tutto ingiustificata, di radicale sfiducia nei confronti degli enti che operano nel settore, i quali invece in più occasioni hanno dato prova di efficienza e di correttezza, ponendo spesso rimedio alle carenze dell'intervento pubblico. Si stabilisce inoltre che le misure organizzative volte a prevenire il rischio di illeciti, assunte dagli enti sopracitati, vengano sottoposte all'approvazione dell'ISFOL. Riguardo a tale ultimo profilo sussistono forti dubbi di costituzionalità, in quanto si affida a un ente pubblico di ricerca, come l'ISFOL, il compito di espletare un'attività decisionale in ordine ai profili organizzativi della formazione professionale, la quale rientra nell'ambito della competenza legislativa esclusiva delle regioni, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione.

Nel capo IV del disegno di legge finanziaria si delinea un adeguamento dei trasferimenti all'INPS in relazione ai dati previsionali inerenti all'aumento dell'inflazione, con una impostazione che risulta in contrasto con il principio di delega previsto nell'ambito della legge n. 243 del 2004 - relativa alla riforma del sistema previdenziale - volto a sancire la separazione tra previdenza e assistenza.

Riguardo ai profili attinenti al pubblico impiego, la decisione dell'Esecutivo di rinviare il rinnovo dei contratti collettivi e di circoscrivere l'aumento salariale al 3,7 per cento dell'attuale massa stipendiale si pone in contraddizione con la soluzione, proposta dallo stesso Governo durante le trattative sindacali, incentrata su un incremento retributivo per i dipendenti pubblici in una misura pari al 5 per cento.

Anche il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni risulta incompatibile con la disciplina di cui al decreto legislativo n. 124 del 2004, attuativo dell'articolo 8 della legge n. 30 del 2003, che contempla un rafforzamento delle funzioni ispettive in materia lavoristica e previdenziale, importante e necessario anche alla luce di diritti costituzionalmente garantiti, quale quello alla sicurezza dei luoghi di lavoro.

L'articolo 24 del disegno di legge finanziaria risente di un'impostazione centralista, poiché destina una quota di 500.000 euro del fondo per le politiche sociali - che dovrebbe essere ripartito tra le regioni senza vincolo di destinazione - a favore di un fondo speciale, destinato per il 70% al finanziamento di programmi e progetti del Forum nazionale dei giovani, con sede a Roma.

La disposizione di cui al comma 18 dell'articolo 41 del disegno di legge n. 3223 introduce un controllo statale sui piani di investimento immobiliare dell'INAIL, i quali in taluni casi incidono anche sull'edilizia ospedaliera, che tuttavia rientra nell'ambito delle materie affidate alla competenza legislativa concorrente, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione. Sarebbe pertanto opportuno prevedere, per questo tema, un intervento delle regioni o quanto meno delle Conferenza Stato-Regioni.

Nella tabella C del disegno di legge finanziaria per il 2005 viene operata una riduzione dei finanziamenti relativi alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che risulta inopportuna soprattutto alla luce degli importanti compiti di monitoraggio spettanti a tale organismo; inoltre, la decurtazione dei contributi concessi agli enti privati gestori di attività formative, contenuta nella stessa tabella C, conferma la scarsa sensibilità dell'Esecutivo per i profili attinenti alla formazione.

 

Il senatore PAGLIARULO (Misto-Com) osserva preliminarmente che è comune ai parlamentari di tutti i Gruppi politici una difficoltà sostanziale, ad intervenire nel merito di un disegno di legge finanziaria la cui parte più importante è ancora ignota: il testo all'esame della Commissione è, infatti, un insieme alquanto frammentario di norme che si caratterizzano, in primo luogo, per una forte penalizzazione della realtà meridionale, il declino della quale è testimoniato dall'andamento del prodotto interno lordo che inizia a far registrare valori negativi rispetto ad una media nazionale peraltro del tutto insoddisfacente. A fronte di tale situazione, sintomatica di una condizione di sofferenza sociale generalizzabile a tutto il Paese, non viene proposta alcuna misura per l'adeguamento del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, anche attraverso il recupero del fiscal drag; per la modifica del paniere ISTAT per la determinazione dei prezzi al consumo, nonchè per l'innalzamento delle pensioni minime, misura, quest'ultima, che costituisce una delle più clamorose inadempienze del Governo, che ha tradito le aspettative della stragrande maggioranza dei pensionati che versano in condizioni di povertà. Nessuna risorsa aggiuntiva è inoltre prevista per la riforma degli ammortizzatori e sociali e per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

Queste lacune - prosegue il senatore Pagliarulo - sono l'effetto dell'assenza di una valutazione chiara e concreta delle condizioni materiali in cui versa il Paese. In particolare è preoccupante che a fronte di crisi aziendali sempre più gravi - da ultimo quella che ha colpito la società "Volare" - sia del tutto assente una politica per la difesa dell'occupazione, occupazione che, peraltro, ha un andamento ormai stagnante.

Il disagio sociale sempre più grave e diffuso deriva dalla progressiva erosione dei redditi da lavoro dipendente e da pensione, colpiti in misura notevolissima dall'aumento dei prezzi e delle tariffe; l'insicurezza derivante da tale situazione è ulteriormente accentuata dalla crescente precarizzazione del mercato del lavoro, conseguente alla legge n. 30 del 2003 e al fallimento delle misure per l'emersione del lavoro nero contenute nella cosiddetta legge Tremonti-bis. In attesa di conoscere le proposte del Governo in materia di riduzione della pressione fiscale, sorge spontaneo l'interrogativo circa le modalità con cui verranno ripartiti gli oneri per la copertura finanziaria e, a tale proposito, le notizie apparse oggi sulla stampa, alle quali ha fatto riferimento anche il senatore Viviani, non sono affatto rassicuranti poiché prefigurano interventi suscettibili di produrre gravi effetti recessivi e conseguenze di intollerabile discriminazione sociale, premiando i più ricchi e penalizzando i redditi meno elevati. Mentre permane la realtà di una pressione fiscale in aumento, il Presidente del Consiglio insiste nel presentare la riduzione strutturale delle imposte come l'unica ricetta valida per uscire dalla crisi economica e non esita a indicare in fattori esterni - dall'euro ai vincoli derivanti dal Patto di stabilità e crescita, alle politiche attuate dai precedenti Governi - le responsabilità della situazione che si è venuta a determinare. Queste esternazioni, che costituiscono veri e propri manifesti ideologici, hanno di mira in primo luogo gli alleati di Governo, che sono tenuti sotto controllo con la minaccia del ricorso alle urne. Tutti questi elementi sono il segno di un preoccupante e crescente divario tra il degrado della situazione economica e sociale del Paese e l'inconsistenza della proposta politica e programmatica del Governo e della maggioranza che lo sostiene.

 

Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) osserva preliminarmente che il Senato si trova nella difficile condizione di discutere un disegno di legge finanziaria privo di ispirazione politica e di proposta programmatica, caratterizzato dalla preoccupazione di contenere la spesa pubblica e in particolare la spesa degli enti locali, e basato su un insieme di tagli indiscriminati, senza alcuna preoccupazione per l'equità e per lo sviluppo. Inoltre, il Parlamento è costretto a recitare un ruolo subalterno in attesa che si ridefiniscano gli equilibri politici all'interno della maggioranza e venga resa nota la proposta dell'Esecutivo sulla più volte richiamata riduzione della pressione fiscale.

In realtà, i documenti di finanza pubblica in discussione documentano l'abbandono da parte del Governo di ogni intenzione di formulare proposte concrete per fare fronte ad una situazione economica e sociale sempre più grave, nella quale crescono le tensioni e la contestazione nei confronti delle misure fin qui attuate che, specialmente nel campo del lavoro e dello Stato sociale, rappresentano delle vere e proprie controriforme.

Occorre peraltro tenere presente che si sta discutendo la penultima finanziaria della legislatura, la più importante e significativa, se si considera che la prossima sarà maggiormente condizionata da preoccupazioni di tipo elettorale: tuttavia, il disegno di legge in discussione sembra ignorare i gravi problemi del Paese, il malcontento della società, le tensioni istituzionali fra amministrazioni centrali ed enti locali ed ora anche nei confronti dell'Unione europea, nonché la grave situazione in cui versano sia il sistema dell'istruzione sia il sistema della sanità, la mancata modernizzazione infrastrutturale, le tensioni nel comparto della giustizia e l'aggravamento della condizione giovanile, sempre più penalizzata dalla precarietà del mercato del lavoro che, ad oggi, costituisce il risultato più evidente della riforma varata con la legge n. 30 del 2003. Mentre dunque si registra un arretramento del Paese in tutti gli aspetti essenziali della vita economica e sociale, il Presidente del Consiglio, contro ogni evidenza - e smentendo anche sue recenti dichiarazioni, circa l'impossibilità di procedere alla riduzione delle imposte in presenza di una situazione critica dei conti pubblici - insiste nel voler dare attuazione ad una promessa elettorale che, da quanto si può apprendere dalla stampa, favorirà soltanto i redditi più elevati.

I Gruppi politici dell'opposizione - prosegue il senatore Montagnino - ritengono che si possa e si debba procedere alla riduzione delle imposte secondo modalità compatibili con la situazione complessiva dei conti pubblici e, in secondo luogo, ritengono che vada invertita l'attuale tendenza a scaricare sugli enti locali gli oneri conseguenti all'aumento della spesa pubblica. Il disegno di legge finanziaria all'esame testimonia il fallimento della politica governativa e il suo velleitarismo: i problemi della competitività sono rinviati ad un disegno di legge collegato di cui si ignorano i contenuti e anche la tecnica di copertura dello stesso disegno di legge finanziaria consiste in un inedito tentativo di congelare la spesa, in contrasto con l'ordinamento contabile vigente proprio per quanto riguarda il rapporto tra disegno di legge finanziaria e disegno di legge di bilancio. La generalizzazione dei limiti all'incremento della spesa delle pubbliche amministrazioni costituisce infatti una palese rinuncia a definire una linea coerente di politica economica: tale scelta graverà in modo particolare sulle famiglie e sulle aree del Mezzogiorno che risulteranno particolarmente penalizzate per lo svuotamento delle politiche di sostegno alle fasce sociali più deboli, come si è potuto constatare con la cancellazione del reddito minimo di inserimento e la mancata attuazione del reddito di ultima istanza. Dalle notizie che circolano sulla stampa quotidiana - la cui attendibilità peraltro non è sempre certa - sembra che la riduzione delle tasse verrà finanziata anche a carico degli incentivi per l'occupazione: vi è quindi l'ulteriore rischio che il disegno di legge n. 848-bis, contenente norme di delega su questa materia, venga ulteriormente svuotato nei suoi contenuti. E' auspicabile che su questi temi, anche da parte dei settori della maggioranza che non affidano le loro sorti esclusivamente alle virtù mediatiche del Presidente del Consiglio, si avverta l'esigenza di una netta e tempestiva inversione di tendenza.

 

Il senatore TREU (Mar-DL-U) ritiene che il disegno di legge finanziaria si caratterizzi non soltanto, come rilevato nei precedenti interventi, per la mancanza delle disposizioni in materia fiscale, che dovrebbero costituire l'oggetto di uno specifico emendamento governativo, ma anche per l'assenza di qualsiasi intervento credibile sui temi del lavoro, dello Stato sociale e dello sviluppo. Anche dall'esposizione preliminare svolta dal relatore si può cogliere la pochezza delle misure in discussione: in particolare, le modifiche proposte alla disciplina dei fondi interprofessionali appaiono riduttive e confuse, così come risultano del tutto deludenti le disposizioni in materia previdenziale, nella parte in cui non intervengono per definire la distinzione tra assistenza e previdenza, materia oggetto, peraltro, di un principio di delega contenuto nella riforma recentemente varata dalle Camere. Ulteriori perplessità derivano anche dalla reiterazione del blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, attuato in assenza di un'ottica di medio periodo che coniughi il dovuto rigore con la necessaria attenzione ai temi della riforma della pubblica amministrazione nei suoi profili di efficienza e di produttività. Inoltre, nel comparto del pubblico impiego, il blocco viene posto esclusivamente alle assunzioni a tempo indeterminato, mentre si ammettono proroghe per i rapporti di lavoro a tempo determinato e per le collaborazioni coordinate e continuative, malgrado queste ultime siano state più volte indicate come fonti di abusi da eliminare, da parte di un autorevole esponente del Governo, nel corso del dibattito in Commissione sulla riforma del mercato del lavoro.

Nel complesso - prosegue il senatore Treu - non si può non formulare una valutazione molto preoccupata delle pessime scelte di politica economica adottate dal Governo nel corso della legislatura, rivelatesi del tutto inadeguate a fronteggiare una crisi internazionale che si protrae ormai da molto tempo. In particolare, il Governo non si è mai posto il problema di adottare misure rigorose, ma attente al profilo dell'equità, per ripartire gli oneri in modo equilibrato e senza penalizzare le fasce sociali più deboli. Gli interventi basati su tagli indiscriminati della spesa, come quelli di cui agli articoli 2 e 3 del disegno di legge finanziaria - che pongono un limite del 2 per cento all'incremento della spesa delle pubbliche amministrazioni per il triennio 2005-2007 - oltre ad essere di dubbia legittimità, sono suscettibili di produrre effetti incontrollabili nel medio termine, soprattutto in termini di riduzione delle risorse destinate agli investimenti pubblici già oggi notevolmente limitate. Anche i tagli effettuati sulle risorse destinate alla COVIP e alle spese per gli enti di formazione sono indicativi di scelte sbagliate, che richiederebbero una decisa inversione di tendenza. Occorre poi segnalare l'effetto paradossale di interventi di per sé iniqui e inefficaci: infatti, l'indicazione di tetti rigidi coesiste con un aumento incontrollato della spesa corrente, che costituisce un elemento costante dell'attuale legislatura.

Inoltre, malgrado le promesse del Presidente del Consiglio, si registra un notevole incremento della pressione fiscale caratterizzata, tra l'altro, da un ricorso particolarmente intenso all'imposizione indiretta che, per sua stessa natura, tende a colpire i redditi più bassi e a deprimere i consumi. Anche la stretta sul lavoro autonomo è preoccupante, tanto più se si considera che si tratta di un'area da sempre guardata con particolare favore dalle forze politiche che costituiscono l'attuale maggioranza.

Un altro punto da approfondire riguarda le operazioni di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali: anche di recente, la Commissione parlamentare di controllo su tali enti ha dovuto infatti registrare la preoccupazione dei vertici di queste amministrazioni, poiché, per esigenze meramente di cassa, si sta vendendo anche il patrimonio immobiliare funzionale, con effetti chiaramente intuibili per quanto riguarda lo svolgimento delle attività istituzionali.

La manovra di finanza pubblica all'esame si contraddistingue anche per l'inerzia a fronte dell'estensione dell'area della povertà: come è noto il disegno di legge n. 848-bis affronta il complesso problema del sostegno al reddito dei lavoratori senza disporre di risorse aggiuntive; continua inoltre la politica di tagli indifferenziati della spesa degli enti locali e anche per quanto riguarda le già gravemente carenti politiche per la famiglia, va registrato il mancato rifinanziamento del bonus per il secondo figlio. Ulteriori perplessità sorgono poi in merito alle norme sugli asili nido e sul fondo per le politiche giovanili: la prima è già stata dichiarata incostituzionale dal giudice delle leggi e per la seconda vi è un forte sospetto di incostituzionalità.

Sulle politiche per lo sviluppo - prosegue quindi il senatore Treu - si dovrà valutare il contenuto dell'imminente emendamento governativo sul fisco, ma a tale proposito occorre ricordare che i Gruppi politici dell'opposizione hanno già formulato proposte alternative in materia, basate su interventi mirati e selettivi per sostenere la crescita economica, e non su interventi a pioggia o in contrasto con le normative europee.

Malgrado il crollo dell'occupazione nell'area, il Sud Italia è completamente dimenticato dal disegno di legge finanziaria che continua nella prassi, ormai costante - per la terza volta in tre anni - di rinviare agli esercizi finanziari a venire gli stanziamenti più cospicui, mentre si torna a parlare di rimodulazione degli incentivi, senza considerare che ogni modifica normativa dei meccanismi di finanziamento comporta un blocco degli investimenti per almeno un biennio. Nell'attuale situazione, ciò potrebbe comportare danni gravissimi alla già compromessa struttura produttiva del Meridione.

In tempi di crisi occorre una politica economica ispirata a criteri di rigore, di equità e di selettività degli interventi: tutto il contrario di quanto propone il Governo in un disegno di legge finanziaria che si caratterizza per la totale assenza di una proposta politica e programmatica.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10,30.

 


LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

285a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 4 e 4-bis) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Si riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

 

Interviene nella discussione la senatrice PILONI (DS-U), evidenziando preliminarmente che la manovra di finanza pubblica predisposta dall'Esecutivo è suscettibile di produrre effetti negativi sulla crescita del sistema economico.

Anche il Fondo monetario internazionale ha criticato l'inadeguatezza dell'impianto complessivo della manovra, la quale non solo non affronta taluni nodi problematici di rilievo, quali la diminuzione del potere d'acquisto dei salari, la sensibile riduzione dei consumi, e la precarizzazione del mercato del lavoro, ma non determina altresì alcun effetto riduttivo sull’ammontare del debito pubblico.

Il limite del 2 per cento relativo all'incremento delle spese delle pubbliche amministrazioni, di cui all'articolo 2, comma 1, del disegno di legge finanziaria, introduce una decurtazione indiscriminata degli stanziamenti, senza l'individuazione di un criterio che possa consentire una modulazione dell’intervento in relazione alle diverse situazioni concretamente riscontrabili.

I disegni di legge all'esame presentano varie criticità anche in relazione agli aspetti inerenti alle attività degli enti territoriali, come è stato sottolineato anche da amministratori locali appartenenti alle forze politiche di centro-destra.

Inoltre, il tetto pari a 460 milioni di euro apposto alle spese in conto capitale, relativamente agli investimenti pubblici, è suscettibile di comprimere ulteriormente le potenzialità di crescita e di rilancio dell’economia nazionale.

Nonostante il sensibile impoverimento di una larga fascia di cittadini, verificatosi negli ultimi anni, e di recente riconosciuto anche dal Ministro dell'economia, nella manovra non viene previsto alcun intervento volto al sostegno del potere d'acquisto dei salari, alla restituzione del fiscal drag, all'estensione a tutti gli aventi diritto dell'incremento della pensione minima a 516 euro mensili, nonché alla riforma del sistema degli ammortizzatori sociali. In relazione a tale ultimo profilo, va evidenziato che l'Esecutivo ha ignorato i reiterati inviti rivoltigli dalle forze politiche di opposizione, ad inserire la disciplina inerente all'incremento dell'indennità ordinaria di disoccupazione nel disegno di legge finanziaria, provocando così un ulteriore rinvio nella attuazione di questa importante e attesa misura.

Il considerevole aumento delle entrate prefigurato dai provvedimenti di bilancio in esame - di ammontare pari a circa 7,5 miliardi di euro - dimostra, nonostante le affermazioni di numerosi esponenti dell'Esecutivo, che la pressione fiscale viene incrementata. Riguardo, invece, al preannunciato emendamento governativo sulla riduzione della tassazione, la senatrice Piloni fa presente che le ipotesi di copertura di tale intervento, emerse negli ultimi giorni, risultano non condivisibili, essendo stato prefigurato, tra l'altro, un rinvio del rinnovo dei contratti collettivi del pubblico impiego, nonché l'eliminazione di due delle quattro "finestre" annuali per l'accesso al pensionamento. In relazione a tale ultimo profilo si ricorda che il Governo, durante l'iter del disegno di legge per la riforma del sistema previdenziale, aveva fornito ampie assicurazioni circa la salvaguardia dei diritti acquisiti anteriormente al 2008: esse verrebbero tuttavia disattese in seguito dell’adozione della misura limitativa sopracitata, suscettibile di incidere in maniera rilevante su situazioni attive acquisite dai lavoratori.

 

Nessun altro chiedendo di parlare, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione.

 

Il relatore MORRA (FI), intervenendo in sede di replica, evidenzia preliminarmente che la manovra finanziaria per il 2005 si articola su due livelli, il primo dei quali si incentra prevalentemente su interventi di aggiustamento dei conti pubblici, mentre il secondo sarà prospettato nell'ambito del disegno di legge collegato inerente alla competitività.

Le lamentele di alcuni esponenti dei Gruppi politici dell'opposizione su una presunta scarsa attenzione dell'Esecutivo per il Mezzogiorno risultano smentite dai dati contabili, che denotano un andamento crescente degli stanziamenti destinati alle aree meridionali.

Anche il rilievo critico formulato dal senatore Battafarano nel corso del dibattito, circa la scelta dell'Esecutivo di ridurre le risorse destinate al Mezzogiorno disponibili per il 2005, facendo slittare al 2006 e al 2007 gli incrementi di spesa, oltre a non risultare pienamente fondato, non tiene conto che tale prassi è stata utilizzata anche dai precedenti governi di centro sinistra.

Va poi rilevato in generale che il nodo problematico di fondo delle politiche economiche riguardanti il Mezzogiorno non inerisce certamente al profilo quantitativo degli stanziamenti, quanto a quello qualitativo degli interventi da porre in essere, considerato che le misure di finanziamento a fondo perduto, promosse in passato, sono risultate del tutto inefficaci rispetto agli obiettivi di rilancio delle aree meridionali, determinando numerose situazioni di spreco.

Alla luce di tale situazione è opportuno che venga introdotta un’innovazione complessiva degli strumenti di incentivazione, in grado di collegare al territorio di riferimento la relativa gestione, attualmente affidata ad organismi di credito del tutto avulsi dal contesto territoriale interessato dagli interventi in questione.

Va inoltre evidenziato che il disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica, relativo alla competitività, non prospetterà alcun onere aggiuntivo per il bilancio dello Stato, con la conseguenza che sarà necessario procedere all’individuazione di un ordine di priorità degli interventi da effettuare a sostegno della competitività, soprattutto al Sud, che consenta di selezionare le misure più efficaci, eliminando le situazioni di spreco e di utilizzo distorto dei finanziamenti pubblici.

Riguardo ai rilievi evidenziati dal senatore Viviani relativamente all'articolo 24 del disegno di legge finanziaria, il relatore rileva che gli stessi, pur essendo condivisibili in linea di principio, non tengono tuttavia conto dell'esiguità della quota destinata al fondo per le politiche giovanili, pari per l'anno 2005 ad appena 500 mila euro.

Per quel che concerne i profili attinenti alla materia lavoristica, il relatore rinvia alle considerazioni espresse nell'ambito dello schema di rapporto favorevole che si accinge ad illustrare.

 

Il sottosegretario BRAMBILLA, dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni testé espresse dal relatore, rileva che l'attuale congiuntura economica internazionale risulta particolarmente complessa, ed è caratterizzata da elementi di novità che la differenziano fortemente rispetto ad altre analoghe situazioni del passato, soprattutto in relazione agli squilibri conseguenti all'introduzione dell'euro e alla peculiare difficoltà in cui versa il settore petrolifero e delle materie prime.

In particolare, l'introduzione dell'euro ha determinato in Italia un effetto inflazionistico superiore a quello riscontrabile in altri paesi, le cui cause sono ascrivibili sia all'assenza dei centesimi nella precedente valuta nazionale - che ha accentuato la tendenza all’arrotondamento verso l'alto dei prezzi di beni e servizi - sia alla mancata adozione di adeguate misure preparatorie, anteriormente all'introduzione della nuova moneta.

Anche in ambito comunitario sono stati commessi taluni errori in fase di determinazione del rapporto tra euro e dollaro, i cui effetti pregiudizievoli sono oggi evidenti, e sono stati accentuati dalla scarsa propensione della Cina e dell'India alla rivalutazione delle rispettive valute.

In Italia, in passato, si è fronteggiata l’inefficienza complessiva del sistema produttivo attraverso politiche economiche incentrate sulla svalutazione monetaria, sul governo dei tassi di interesse ed infine sull’indebitamento. In particolare, le politiche sociali di tipo assistenzialistico, promosse in passato, hanno determinato un aumento considerevole dei costi sostenuti dalla finanza pubblica, contribuendo in maniera significativa alla crescita del debito pubblico.

La criticità della situazione economica generale, ereditata dall’attuale Esecutivo, risulta ulteriormente aggravata dal notevole divario tra gli standard di sviluppo delle aree settentrionali e quelli delle aree meridionali, che continua ad aumentare, riverberandosi sugli indicatori di autosufficienza riscontrabili in ambito regionale, che risultano particolarmente negativi per le regioni meridionali.

Alla stregua di tale contesto complessivo, occorre promuovere politiche economiche efficaci ed innovative, che siano in grado di superare i limiti criticità inerenti ai moduli operativi adottati in passato, conferendo un nuovo impulso all'economia del paese.

 

Il PRESIDENTE avverte che non sono stati presentati ordini del giorno ed emendamenti; pertanto, si passa all'illustrazione dello schema di rapporto favorevole con osservazioni redatto dal relatore, nonché di quello contrario presentato dai senatori Battafarano (DS-U), Montagnino Montag (Mar-DL-U), Ripamonti (Verdi-U), Pagliarulo (Misto-Com) e Fabris (Misto-Pop-Udeur).

 

Il relatore MORRA (FI) illustra uno schema di rapporto favorevole con osservazioni del seguente tenore:

"La 11ª Commissione permanente, esaminati, per le parti di competenza, i disegni di legge in titolo, esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria 2005:

a) sembrerebbe opportuna una più chiara individuazione dei comitati di coordinamento finanziario regionali, di cui all'articolo 14;

b) l'articolo 22 sembrerebbe attribuire, per l'ipotesi di mancata adesione ai fondi interprofessionali, l'intero gettito derivante dall'addizionale contributiva dello 0,3% al Fondo di rotazione per la formazione professionale e per l'accesso al Fondo sociale europeo, con esclusione, quindi, del Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie. Appare preferibile, in merito, una più chiara formulazione della disposizione;

c) sempre con riferimento all'articolo 22, sembra inoltre opportuno esplicitare che il termine del 31 ottobre di ogni anno si applichi, oltre che per le adesioni ai fondi interprofessionali, anche per le relative disdette;

d) riguardo all'articolo 23, concernente gli asili nido e i micro-nidi nei luoghi di lavoro, appare necessaria - in seguito alla sentenza della Corte costituzionale 28 ottobre-5 novembre 2004, n. 320, che ha dichiarato l'illegittimità delle norme oggetto di modifica - la soppressione del medesimo articolo oppure la definizione di un'altra disciplina complessiva;

e) occorrerebbe valutare l'esigenza di ripristinare la misura prevista dall'originario disegno di legge finanziaria dell'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per gli anni 2007 e successivi. Infatti, nella versione approvata dalla Camera, il medesimo accantonamento presenta per tali anni un andamento decrescente (rispetto all'importo per gli anni precedenti). Tale configurazione non sembra congrua per soddisfare pienamente le finalità previste dalla relazione illustrativa al suddetto disegno di legge originario, tra le quali, la riforma dell'indennità ordinaria di disoccupazione;

f) occorrerebbe valutare la possibilità di definire adeguate risorse finanziarie per consentire il superamento del divieto di cumulo tra le prestazioni erogate dall'INPS e la rendita corrisposta dall'INAIL;

g) occorre adottare apposite misure per superare la situazione di disagio determinatasi in relazione a talune situazione di mobilità in atto non ricomprese nell'ambito di applicazione della disciplina di cui all'articolo 1, comma 18, della legge n. 243 del 2004 (di delega al Governo per la riforma del sistema pensionistico) che fa salve le previgenti disposizioni in materia di requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso ai trattamenti di anzianità nel limite di 10.000 lavoratori beneficiari collocati in mobilità o destinatari di fondi di solidarietà di settore, in base ad accordi stipulati anteriormente al 1° marzo 2004: a tal fine, occorrerà intervenire in modo tale da includere le situazione escluse nell'ambito di applicazione della predetta norma, in modo tale da evitare situazioni ingiustificate di disparità di trattamento;

h) occorrerebbe reperire risorse adeguate ad assicurare la proroga dei trattamenti di integrazione salariale per alcune situazioni di crisi aziendale di particolare gravità, già oggetto dell'approvazione di specifici ordini del giorno in Commissione durante l'esame del disegno di legge n. 3135 di conversione in legge del decreto legge n. 249 del 2004, in particolare per quanto riguarda la situazione dei lavoratori già dipendenti dell'Alfa Romeo di Arese e dei lavoratori dipendenti da aziende del settore tessile ubicate nei territori di cui all'obiettivo 1 del Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio;

i) occorre introdurre misure volte a ricondurre nei suoi limiti fisiologici il fenomeno dell'erogazione di prestazioni previdenziali non dovute, che causa disagio agli utenti e oneri amministrativi impropri per gli enti: in particolare, per quanto riguarda l'erogazione di prestazioni non dovute collegate al reddito, l'adozione del reddito maturato nell'anno precedente come reddito di riferimento per il calcolo delle prestazioni suddette potrebbe concorrere in modo determinante a ridurre il numero delle erogazioni non dovute, ridimensionando di conseguenza anche gli oneri burocratici impropri gravanti sugli enti.

l) per quanto concerne le misure di sostegno alle fasce sociali deboli, si raccomanda che, in sede di riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali, si riservi - in attuazione dell'articolo 3, comma 101, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 - un livello congruo di risorse per il concorso finanziario dello Stato a favore delle regioni che istituiscono il reddito di ultima istanza.".

 

Il senatore BATTAFARANO (DS-U) illustra lo schema di rapporto contrario presentato dalle forze politiche di opposizione, del seguente tenore:

"La 11a Commissione Lavoro del Senato della Repubblica,

esaminato il disegno di legge AS 3223 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2005)»; considerato che: sul piano istituzionale, si tende a risolvere la crisi della «democrazia di bilancio» rendendo sempre meno rilevante l'esame parlamentare dei documenti di bilancio, e più ampia la discrezionalità dell'Esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue decisioni parlamentari in materia; nella manovra 2005 non sono previsti interventi per dare risposta adeguata ai problemi più acuti del Paese, dai rischi di declino del nostro sistema economico e produttivo alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro ed alla necessaria modernizzazione delle politiche sociali.

Il limite all'incremento di tale spesa complessiva viene fissato infatti al 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica 2005; non appaiono chiari neppure i conti relativi all'anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del prossimo anno; valutato che: nella manovra 2005 il principio unico dell'evoluzione controllata della spesa nell'ambito di un tetto del 2 per cento per il triennio 2005-2007 è un taglio molto significativo delle disponibilità di tutte le amministrazioni e degli enti territoriali: nell'ultimo triennio, le spese correnti sono crescenti ad un ritmo del 5 per cento all'anno.

Anche il tetto alle spese degli Enti locali è di difficile realizzazione: nell'ultimo biennio le spese delle Amministrazioni locali, al netto del costo del personale, sono aumentate dell'11,7 per cento passando dai 122.933 milioni di euro del 2001 ai 137.377 milioni di euro del 2003, con un'inflazione che cresce, nello stesso periodo, del 5,1 per cento; per le autonomie territoriali, la finanziaria 2005 rappresenta una vera e propria manovra di finanza straordinaria: le regole del patto di stabilità interno - sia nelle definizioni, sia nelle regole da applicare nei successivi esercizi - sono, di fatto, interamente riscritte; la Finanziaria consente alle autonomie locali la possibilità di eccedere i limiti di crescita programmati solo per spese di investimento nei limiti delle maggiori entrate derivanti da maggiorazioni di aliquote e di tariffe; per rispettare la soglia di legge, gli enti decentrati saranno pertanto costretti a ricorrere ad un inasprimento della tassazione locale, con gravi conseguenze sui servizi, sul sistema produttivo e il lavoro autonomo.

Non vi è traccia, nella manovra, della riduzione delle tasse promessa dal Governo, con un «tax relief» complessivo, di 6 miliardi di euro (la delega fiscale prevedeva che le minori entrate derivanti dalla progressiva attuazione della riforma dell'Irpef avrebbero dovuto trovare copertura nell'ambito delle annuali manovre di finanza pubblica), con la Finanziaria 2005 si incrementa la pressione fiscale di 7,5 miliardi di euro, sostanzialmente intervenendo sulle imposte pagate dai piccoli imprenditori e dal lavoro autonomo; complessivamente, si possono individuare nella Finanziaria di quest'anno dieci interventi di prelievo fiscale, tra nuove tasse e incrementi dei tributi esistenti; per il quarto anno consecutivo dall'inizio della legislatura, il governo non prevede la restituzione del fiscal drag; da notare che «le correzioni delle imposte conseguenti all'andamento dell'inflazione» rientrano tra i contenuti essenziali della legge finanziaria indicati dalla legge n. 468/78 che disciplina la sessione di bilancio; anche per questa via si determina un silenzioso ma costante incremento della pressione fiscale sui redditi reali; insufficienti appaiono le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego; quanto agli investimenti, di particolare gravità appare il tetto di 460 milioni di euro previsto per le spese in conto capitale relative alle opere della legge obiettivo; si determina, così, un sostanziale blocco degli investimenti pubblici.

Per il Mezzogiorno, la Finanziaria rimodula gli stanziamenti pluriennali, spostando la maggior parte delle risorse negli anni successivi; la prevista riforma delle agevolazioni e il ridimensionamento dei fondi per le aree sottoutilizzate e per le opere pubbliche, riduce ulteriormente le potenzialità di crescita e di superamento del divario territoriale; la manovra configura una serie di interventi con un forte impatto recessivo, con freno agli investimenti pubblici e privati ed ai consumi; si conferma che il Governo Berlusconi ha il cuore e il cervello al nord.

Valutato il provvedimento per le parti di competenza della Commissione si esprimono le seguenti osservazioni: non vengono previste misure di contrasto alla perdita di potere d'acquisto dei salari e delle pensioni, anche attraverso la restituzione del fiscal drag, l'adeguamento dei trattamenti pensionistici e la riforma del paniere ISTAT e dell'indice dei prezzi al consumo; in questo ambito non è inoltre presente nel testo della manovra finanziaria, alcuna norma per l'ampliamento della platea dei beneficiari dell'aumento a 516 Euro dei trattamenti pensionistici al disotto di questa cifra; per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego non vengono stanziate risorse adeguate, tali da consentire l'apertura di un tavolo di trattativa con le organizzazioni sindacali, per un accordo che tenga conto del recupero dell'inflazione reale e della produttività; non sono previste misure per la stabilizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione e per il quarto anno consecutivo è prevista la proroga la proroga per il 2004 dei contratti di lavoro a tempo determinato per gli ex lavoratori socialmente utili dei Ministeri delle finanze, dei beni e delle attività culturali, della salute e della giustizia, e del personale assunto con contratti di formazione e lavoro presso le pubbliche amministrazioni; l'attuale manovra finanziaria non contiene né normative né risorse sufficienti per la riforma degli ammortizzatori sociali, che dovrebbe interessare anche i lavoratori precari impiegati in nuove forme di lavoro, come i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione, né si anticipa l'aumento dell'indennità di disoccupazione già previsto dall'A.S. 848-bis, provvedimento bloccato da lungo tempo al Senato; non è presente alcuna norma per affrontare il problema delle pensioni integrate al minimo, di cui al decreto-legge 503/92, per la cui soluzione la attuale maggioranza si è più volte impegnata; non vengono individuate risorse per provvedimenti che già da tempo impegnano la Commissione Lavoro, quali il superamento del divieto di cumulo tra rendita INAIL e pensione di invalidità INPS e la modifica dei requisiti per l'accesso alla tutela dell'assicurazione contro gli infortuni domestici; non sono previsti finanziamenti per consentire l'accesso alla pensione dei lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti; non vengono individuate le risorse per sostenere e favorire lo sviluppo delle forme contributive complementari, come prevede l'articolo 1, comma 41, della legge 23 agosto 2004, n. 243;

esprime

parere contrario".

 

Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto favorevole sullo schema di rapporto illustrato dal senatore Battafarano. Riguardo invece allo schema di rapporto illustrato dal relatore, pur preannunciando il voto contrario in ordine allo stesso, esprime tuttavia apprezzamento per le osservazioni sulle politiche sociali di contrasto alla povertà, essendo piuttosto raro riscontrare specifici riferimenti a tali problematiche nell'ambito di documenti ufficiali approvati nel corso della presente legislatura.

Va rilevato inoltre che la vigente disciplina inerente al reddito di ultima istanza oltre a risultare generica e vaga, e carente quanto alle dotazioni finanziarie disponibili, è rimasta inapplicata, non essendo stati ancora adottati i decreti interministeriali di attuazione previsti dalla legge finanziaria 2004.

Alla luce di tali considerazioni, il senatore Montagnino invita il relatore a riformulare lo schema di rapporto illustrato, integrandolo con un riferimento all'esigenza di adottare quanto i prima i predetti decreti interministeriali di attuazione, necessari ad assicurare il concorso dello Stato al finanziamento del reddito di ultima istanza.

 

Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) preannuncia a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza il voto favorevole in ordine allo schema di rapporto illustrato dal senatore Battafarano e il voto contrario in ordine allo schema predisposto dal relatore.

Ricorda inoltre di aver sollevato nella seduta di ieri alcuni rilievi procedurali in relazione alla mancata indicazione, nell'ambito dell'elenco 2, allegato all'articolo 3 del disegno di legge finanziaria, delle singole unità previsionali di base sulle quali viene attuata la riduzione dello stanziamento né altresì della consistenza delle stesse. Di conseguenza, essendo costituite le categorie economiche interessate da stanziamenti discrezionali e non esistendo un fattore legislativo sottostante, sarebbe stato necessario operare i tagli in questione nell'ambito dello stato di previsione di ciascun Dicastero, invece di contemplare gli stessi nel disegno di legge finanziaria, come è invece avvenuto. Tale modo di procedere è suscettibile di comprimere la possibilità, per le Commissioni permanenti competenti per materia, di esercitare un adeguato controllo sul processo di formazione di bilancio e di accogliere emendamenti inerenti ai singoli stati di previsione.

Sarebbe pertanto opportuno sopprimere l'articolo 3, in modo tale da eliminare la sovrapposizione impropria che si è venuta a determinare tra il disegno di legge di bilancio e il disegno di legge finanziaria, oppure, in via subordinata, sarebbe necessario articolare il sopracitato elenco 2 in unità previsionali di base, in modo tale da consentire l'esame preliminare delle Commissioni di merito in ordine a tali profili.

 

Il PRESIDENTE fa preliminarmente presente al senatore Ripamonti che la questione da lui sollevata non investe solo la competenza della Presidenza della Commissione, poiché riguarda un profilo regolamentare di carattere generale, relativamente all'esercizio del diritto-dovere di ciascun parlamentare di concorrere alla formazione delle decisioni in materia di bilancio, anche attraverso la presentazione di emendamenti: circa il regime dell'ammissibilità degli stessi emendamenti riferiti alle unità revisionali di base dei singoli stati di previsione, fa altresì presente che, su questa materia, occorrerà conoscere in via preliminare le determinazioni che assumerà la Presidenza della Commissione bilancio nelle quali, come sempre, si terrà debitamente conto della disciplina regolamentare, e, in particolare, sia del comma 2 dell'articolo 128, sia del comma 3 dell'articolo 129 del Regolamento del Senato.

 

Il relatore MORRA (FI) aderisce all'invito rivoltogli dal senatore Montagnino, e integra conseguentemente lo schema di parere favorevole da lui predisposto, inserendo alla fine della lettera l) le seguenti parole ", procedendo altresì ad adottare i decreti interministeriali di attuazione previsti dalla stessa legge finanziaria per il 2004.".

 

Il PRESIDENTE previa verifica del numero legale, pone ai voti lo schema di rapporto favorevole con osservazioni illustrato dal senatore Morra, nella versione contenente l'integrazione da ultimo formulata.

 

La Commissione approva.

 

Il PRESIDENTE avverte che a seguito dell'approvazione del rapporto favorevole con osservazioni nel testo predisposto dal senatore Morra, risulta preclusa la votazione dello schema di rapporto illustrato dal senatore Battafarano, che verrà pertanto trasmesso alla 5a Commissione come rapporto di minoranza, ai sensi dell'articolo 126, comma 6, del Regolamento.

 

La seduta termina alle ore 16,05.

 


IGIENE E SANITÀ (12a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

241a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 15 e 15-bis) Stato di previsione del Ministero della salute per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Il presidente TOMASSINI ricorda che, ai sensi dell'articolo 126, comma 1, del Regolamento, su bilancio e legge finanziaria, per la parte di competenza della Commissione, dovrà svolgersi un'unica discussione generale.

Per quanto riguarda la presentazione di ordini del giorno questi, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del Regolamento, devono esclusivamente concernere la materia di competenza della Commissione.

Per gli emendamenti al disegno di legge finanziaria, sede inderogabile di competenza è esclusivamente, ai sensi dell'articolo 128, comma 1, del Regolamento, la 5a Commissione permanente.

Nella Commissione di merito possono essere presentati unicamente emendamenti concernenti la tabella di bilancio. Premesso che l'unità elementare dello stato di previsione su cui cade l'approvazione parlamentare è costituita dall'unità previsionale di base, sono proponibili in questa sede esclusivamente emendamenti compensativi concernenti lo stesso stato di previsione, emendamenti che propongono riduzioni nette ad un singolo stato di previsione, non correlate con variazioni di segno opposto in altri stati di previsione, infine gli emendamenti privi di conseguenze finanziarie. Dà quindi la parola al senatore Salini per lo svolgimento della relazione.

 

Nell'introdurre l'esame, il relatore SALINI (FI) ricorda i due obiettivi prioritari posti dall'ultimo documento di programmazione economico finanziaria: l'aggiustamento strutturale della finanza pubblica e l'innalzamento del tasso di crescita dell'economia, la cui compatibilità può e deve essere assicurata tramite la riduzione tendenziale del deficit, la realizzazione di un programma di sviluppo volto principalmente al sostegno della competitività e dei redditi, attraverso gli investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali, nonché l'accelerazione della riduzione del debito pubblico. Il disegno di legge finanziaria per il 2005, prosegue, è ispirata a tali criteri e tiene conto del fatto che le tre azioni si integrano in maniera sinergica. Esso introduce inoltre una novità metodologica di rilievo rispetto all'impostazione tradizionale: il Governo non parte più dall'aumento tendenziale della spesa consolidata, delle entrate e del deficit, ma dalla situazione di fatto della spesa, per applicare poi a tutti un incremento nominale ed uniforme del 2 per cento, con alcune eccezioni legate alla priorità sociale ed alla programmazione strategica. Le disposizioni inerenti la materia sanitaria, ricompresse negli articoli 17, 25 e 26, tengono conto dell'accordo siglato l'8 agosto 2001 dallo Stato e dalle Regioni, in cui, a fronte di un finanziamento certo da parte dello Stato, le regioni si impegnavano a fornire servizi inclusi nei livelli essenziali di assistenza. Ciò nonostante, le regioni hanno erogato in maniera non omogenea i servizi, creando una disparità di trattamento per il cittadino-utente e cagionando disavanzi negli anni 2002, 2003 e, sicuramente, anche nel 2004, anno per il quale il livello complessivo di spesa è di 81 miliardi di euro.

Il relatore nota quindi come il disegno di legge finanziaria in esame rechi complessivamente, in termini di competenza contabile - e rispetto alla legislazione vigente - una maggiore spesa per il 2005, pari a 4.158,2 milioni di euro, a fronte della quale è tuttavia previsto un effetto positivo sulle entrate, pari a 12.416,9 milioni. Per il 2006 e il 2007 è invece stimata una riduzione delle spese, pari, rispettivamente, a 102,9 milioni e a 90 milioni. Anche per tali anni è previsto un effetto positivo sulle entrate, compreso tra i 3.000 ed i 3.500 milioni. In termini di fabbisogno di cassa del settore statale, è stimato un effetto positivo in termini sia di riduzione della spesa sia di incremento delle entrate: tali valori sono pari, rispettivamente, a 9.347,9 milioni per il 2005, 9.644,2 milioni per il 2006 e a 11.117,2 milioni per il 2007 e a 12.729,8 milioni per il 2005, 3.862,1 milioni per il 2006 e a 4.290,5 per il 2007. Tali valori relativi sono analoghi a quelli attinenti al saldo dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni.

Riferisce quindi sulle disposizioni più specificamente inerenti la materia sanitaria.

Il primo periodo del comma 2 dell'articolo 17 - evidenzia il relatore - autorizza la prosecuzione di alcuni contratti, tra i quali quelli stipulati dal Ministero della salute ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge n. 494 del 1999, relativi all'assunzione di 160 unità tra medici, personale tecnico-sanitario e amministrativo. Ricorda inoltre che il comma 1 del medesimo articolo esclude che le limitazioni ivi previste alla spesa per il personale assunto con contratto a tempo determinato si applichino al personale infermieristico del Servizio sanitario nazionale.

Il relatore si sofferma quindi sull'articolo 25, che prevede una serie di misure volte a contenere la spesa sanitaria all’interno dei nuovi tetti massimi di spesa, rinviando per la definizione puntuale di alcune di esse alla Conferenza Stato-regioni, posto peraltro che alla spesa sanitaria si applicano meccanismi di crescita vincolata diversi da quelli applicati, in via generale, a regioni e province autonome ai sensi dell’articolo 6 del disegno di legge finanziaria. Rileva a tale proposito che il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL, in base ai nuovi livelli della spesa indicati dal comma 1, è pari al 6,25 per cento per il 2005; 6,1 per cento per il 2006 e 5,96 per cento per il 2007.

Passando ad illustrare le singole disposizioni, nota che, ai sensi del comma 1, nel prossimo triennio il livello massimo della spesa per il funzionamento del Servizio sanitario nazionale è stabilito in 88.250 milioni di euro per il 2005, 90.014 milioni di euro per il 2006 e 91.813 milioni di euro per il 2007, comprensivo del finanziamento integrativo dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma in misura pari a 50 milioni annui, nonché la copertura, sul versante sanitario, dei provvedimenti legislativi di regolarizzazione di lavoratori extracomunitari, come approvata dalla Conferenza Stato-Regioni.

Il comma 2 conferma i livelli massimi della spesa farmaceutica già previsti dalla legislazione vigente: l'onere derivante dall'assistenza farmaceutica territoriale non può superare, a livello nazionale ed in ogni singola regione, il 13 per cento del totale della spesa sanitaria corrente a carico del SSN; l'onere derivante dall'assistenza farmaceutica complessiva, a livello sia generale che di singola regione, che comprende anche quella relativa al trattamento dei pazienti in regime di ricovero ospedaliero, non può superare, a livello nazionale ed in ogni singola regione, il 16 per cento del totale della spesa sanitaria corrente a carico del SSN.

Il relatore pone altresì in evidenza che la norma ribadisce l’obbligo per l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) di garantire per la quota a proprio carico il rispetto dei livelli di spesa farmaceutica sopra indicati, specificando inoltre che le direttive del Ministro della salute all’Agenzia includono il conseguimento dell’obiettivo del rispetto del predetto livello di spesa. Prosegue osservando come l'ultimo periodo del comma 2, introdotto dalla Camera, sia volto a promuove nuovi interventi da parte dell’AIFA per il confezionamento ottimale - anche relativamente alle cosiddette “confezioni d’avvio” - e attribuendo all’Agenzia il compito di stilare un elenco di prodotti medicinali per i quali sia possibile ricorrere alla prescrizione e alla vendita per unità posologiche.

Riguardo al comma 3, introdotto dalla Camera, rileva come esso rinvii l’individuazione degli standard qualitativi e quantitativi di cui ai livelli essenziali di assistenza ad un regolamento, da emanare entro il 30 giugno 2005, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato, su proposta del Ministro della salute e sentita la Conferenza Stato regioni. Lo stesso iter si applica per la definizione degli standard relativi alle tipologie di assistenza e servizi per le aree di offerta individuate dal Piano sanitario nazionale. A giudizio del relatore, tale disposizione appare finalizzata a superare la disomogeneità tra le diverse aree del territorio nella erogazione dei servizi, con conseguenti disparità, sia nei costi sostenuti dalle singole regioni nell’assistenza sanitaria, sia nel trattamento riservato ai cittadini con differente residenza.

Quanto ai commi 4 e 5, a loro volta introdotti dalla Camera, nota che essi prevedono la ricognizione e l'aggiornamento, con cadenza biennale, delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni e delle funzioni assistenziali; tali tariffe sono assunte come riferimento per la valutazione della congruità delle risorse necessarie per il soddisfacimento dei LEA, mentre è facoltà delle regioni stabilire tariffe superiori - ma in tal caso i maggiori costi sostenuti sono posti a loro carico - o inferiori, fermo restando il divieto di applicare tariffe diverse a seconda della residenza del paziente.

Il relatore richiama quindi l'attenzione sui commi da 6 a 10, che ripropongono e rafforzano, anche per il triennio 2005 – 2007, i meccanismi di incentivazione e di sanzione, già previsti dalla legislazione vigente a partire dal 2001, nei confronti delle regioni che non conseguiranno gli obiettivi di contenimento della spesa. In particolare, i commi 6 e 8 subordinano l’accesso al finanziamento integrale alla stipula di una Intesa tra lo Stato e le Regioni, ai sensi del comma 6 dell'articolo 8 della legge 131 del 2003, concernente specifici impegni per il conseguimento degli obiettivi di spesa prefissati. II comma 6, nel testo modificato dalla Camera, prevede che l’Intesa - per la quale, peraltro, non è previsto un termine - al fine di contenere i costi del SSN, disciplini: gli adempimenti previsti dalla vigente legislazione; i casi in cui siano stabilite modalità di affiancamento di rappresentanti dei Ministeri della salute e dell’economia e finanze per una migliore definizione delle misure da adottare; il potenziamento degli adempimenti relativi al monitoraggio della spesa; l’effettiva realizzazione da parte delle regioni del processo di razionalizzazione delle reti strutturali dell’offerta e della domanda ospedaliere, anche al fine di garantire il riequilibrio della disponibilità dei posti letto per acuti e per lungodegenza e riabilitazione, la promozione del passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e gli interventi di prevenzione, in coerenza con il Piano sanitario nazionale; il vincolo di crescita della spesa del 2 per cento annuo delle voci dei costi di produzione, con esclusione di quelli per il personale, indicati nel bilancio di previsione dell’anno precedente; l’obbligo per le regioni di garantire l’equilibrio economico finanziario delle proprie strutture sanitarie attraverso sistemi di verifica trimestrale della coerenza degli andamenti con gli obiettivi dell’indebitamento netto delle Amministrazione pubbliche e l’adozione obbligatoria delle misure per la riconduzione in equilibrio della gestione, nonché delle ipotesi di decadenza del direttore generale.

Osserva quindi che, ai sensi del comma 7, ove si verifichi una situazione di squilibrio gestionale evidenziato dalla verifica trimestrale, le regioni hanno l’obbligo di adottare i provvedimenti necessari, mentre in base al comma 9 - inserito dalla Camera - le regioni sono tenute ad attivare specifici meccanismi di raccordo fra tutte le strutture sanitarie, i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, attribuendo loro il compito di segnalare alle strutture competenti le situazioni di inefficienza gestionale ed organizzativa che implichino la violazione degli obiettivi di contenimento della dinamica dei costi previsti dalle disposizioni in esame.

Per quanto riguarda il comma 10, rileva che la Regione in condizione di squilibrio gestionale procede alla verifica delle cause ed elabora un programma di riqualificazione del Servizio sanitario regionale. E' inoltre disposta dispone inoltre la definizione di un accordo tra la Regione interessata e i Ministri della salute, dell’economia e delle finanze per l’individuazione degli interventi necessari al raggiungimento dell’equilibrio economico, anche tenendo conto dei livelli essenziali di assistenza e degli impegni di cui all’intesa tra lo Stato e le regioni previsto dal comma 6.

Riferisce inoltre sul comma 11, modificato dalla Camera, il quale disciplina le conseguenze del mancato rispetto dei livelli di spesa farmaceutica, prevedendo che l’erogazione di una quota dei trasferimenti complessivi - in misura pari a 1.000 milioni di euro per il 2005, 1.200 milioni di euro per il 2006 e 1.400 milioni di euro per il 2007 - sia condizionata al raggiungimento degli obiettivi prefissati. La norma subordina il riconoscimento di tali somme alla condizione che sia rispettato dalle regioni l’obiettivo per la quota a loro carico sulla spesa farmaceutica previsto dall’articolo 48 del decreto-legge n. 269 del 2003. Il comma 12, infine, disciplina le modalità di erogazione dei trasferimenti da parte della Tesoreria, in relazione ai livelli di spesa e ai vincoli posti dai commi precedenti.

Per quanto concerne l’articolo 26 – riguardante la rideterminazione della misura delle sanzioni per infrazioni al divieto di fumare e la riassegnazione a singole amministrazioni per scopi predeterminati dei proventi delle sanzioni medesime -, il relatore segnala che il comma 1 è volto ad inasprire le sanzioni per le violazioni della disciplina sul divieto di fumo e previste dalla disciplina vigente. In particolare, esso stabilisce l’incremento nella misura del 10 per cento delle sanzioni di cui all'articolo 51, comma 7, della legge 16 gennaio 2003, n. 3. Ricorda a tale proposito che le sanzioni previste dalla legislazione vigente sono le seguenti: tra 25 e 250 euro per la violazione del divieto; raddoppio della precedente per violazione del divieto in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o di lattanti o bambini fino a 12 anni di età; tra 200 e 2.000 euro per violazione da parte da parte di coloro cui spetta il compito di assicurare il rispetto del divieto medesimo. In quest'ultimo caso, inoltre, la pena è aumentata della metà qualora gli impianti di condizionamento non siano funzionanti o perfettamente efficienti, ovvero non siano condotti in maniera idonea.

In base al comma 2, i maggiori proventi derivanti dall'elevamento delle sanzioni di cui al precedente comma - limitatamente a quelle irrogate da organi dello Stato - confluiscono in appositi capitoli di spesa dello stato di previsione del Ministero della salute per il potenziamento degli organi ispettivi e di controllo e per la realizzazione di campagne di informazione e di educazione alla salute volte alla prevenzione del tabagismo e delle patologie ad esso connesse, mentre il comma 3 conferma l’autonomo potere delle regioni di disporre dei proventi derivanti dalle sanzioni irrogate dagli organi di polizia locale.

Segnala poi l’articolo 42, comma 30, che fissa in 3.615,20 euro il limite di deducibilità per l’anno 2005 dal reddito di lavoro dipendente dei contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, in conformità a disposizioni di contratto di accordo o di regolamento aziendale.

Il relatore conclude illustrando le tabelle del disegno di legge finanziaria. Osserva preliminarmente che la Tabella A incrementa, rispetto allo stato a legislazione vigente, di 25 mila migliaia di euro l'accantonamento relativo al Ministero della salute. Il totale degli importi risulta quindi pari a 92.332 migliaia di euro per il 2005 e a 92.723 migliaia per ciascuno degli anni 2006 e 2007. Secondo la relazione illustrativa del disegno di legge finanziaria originario, l'accantonamento in esame è destinato alla copertura della nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale di emoderivati, delle borse di studio per i medici specializzandi, delle disposizioni concernenti il divieto delle pratiche di mutilazione sessuale, delle modifiche all'articolo 3 della legge n. 210 del 1992, relative alla soppressione dei termini per il conseguimento dell'indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, nonché alla copertura di interventi vari.

Relativamente alla Tabella B, che non reca alcun accantonamento per il Ministero della salute, ricorda che una posta - per il solo anno 2005 e pari a 50.000 migliaia di euro - era prevista per la copertura di interventi vari nel disegno di legge finanziaria originario ed è stata soppressa dalla Camera.

La Tabella C, rispetto agli stanziamenti stabiliti dalla legislazione vigente, opera le seguenti rimodulazioni, inerenti lo stato di previsione del Ministero della salute: il contributo all'Organizzazione Mondiale della Sanità, di cui al decreto legislativo. n. 1068 del 1947, è incrementato di 393 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005; il contributo alla Croce Rossa Italiana, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 1980, è aumentato di 689 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005; il fondo da destinare alle attività di ricerca e sperimentazione, di cui all'articolo 12 del decreto legislativo n. 502 del 1992, è incrementato di 4.136 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005; il finanziamento dell'Istituto superiore di sanità, di cui al decreto legislativo n. 267 del 1993, che resta invariato per l'anno 2005, viene ridotto di 4.023 migliaia di euro per il 2006 e di 23 migliaia per il 2007; il finanziamento dell'Istituto superiore di prevenzione e sicurezza del lavoro, di cui al decreto legislativo n. 268 del 1993, è incrementato di 6.698 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005; lo stanziamento da ripartire ai sensi dell'art. 1, comma 43, della legge n. 549 del 1995 tra gli enti, istituti, associazioni, fondazioni od altri organismi che beneficiano di contributi a carico del Ministero in esame è ridotto di 137 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005; il finanziamento dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, di cui all'art. 2, comma 4, del decreto-legge n. 17 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 129 del 2001, è ridotto di 118 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005; una riduzione abbastanza lieve, pari a 1 migliaio di euro annui a decorrere dal 2005, concerne infine il finanziamento dell'Agenzia italiana del farmaco, di cui all'art. 48, comma 9, del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, nella legge n. 326 del 2003.

In base al combinato disposto delle Tabelle D e F, lo stanziamento - iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze - relativo agli interventi in materia di edilizia sanitaria, di cui all'articolo 50, comma 1, lettera c), della legge n. 448 del 1998, presenta una riduzione pari a 100 milioni di euro per il 2005 e a 2.700 milioni per il 2006, mentre si registra un incremento per gli anni 2007 e 2008, pari, rispettivamente, a 700 milioni e a 3.100 milioni.

Il relatore conclude evidenziando che la Tabella F opera una rimodulazione dello stanziamento relativo al Policlinico Umberto I di Roma, di cui all'articolo 3, comma 144, della legge n. 350 del 2003 -stanziamento anch'esso iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze -. La rimodulazione consiste nello slittamento dal 2006 al 2007 di una quota pari a 15 milioni di euro.

 

Il presidente TOMASSINI propone di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno concernenti la Tabella di bilancio alle ore 20 di oggi.

 

Il senatore FALOMI (Misto) interviene sottolineando la necessità di prevedere un termine meno ravvicinato, tenuto anche conto delle difficoltà di ordine tecnico riguardanti il sistema informatico del Senato.

 

Il presidente TOMASSINI propone quindi di fissare i termini per la presentazione degli emendamenti e degli ordini del giorno, rispettivamente alle ore 10 e alle ore 11 di domani, mercoledì 24 novembre.

 

La Commissione conviene.

 

Il senatore LONGHI (DS-U) è dell'avviso che il disegno di legge finanziaria in esame sia privo di una concreta rilevanza, siccome i suoi contenuti fondamentali sono tuttora oggetto del dibattito in corso tra le forze politiche componenti la coalizione governativa. Considera pertanto preferibile rinviare l'esame, così che la Commissione possa esprimersi su un testo che sia realmente espressivo di una volontà politica definita.

 

Il presidente TOMASSINI replica rilevando che, sulla base dell'esperienza, è frequente che il disegno di legge finanziaria sia oggetto di ripensamenti anche ampi in corso di seconda lettura. In risposta ad un quesito posto dal senatore CARELLA (Verdi-U), ritiene inoltre che l'esame possa concludersi nella seduta pomeridiana di domani.

 

Il senatore MASCIONI (DS-U) considera insoddisfacente la risposta all'intervento del senatore Longhi, il quale ha posto una questione politica fondamentale, in ragione dell'attuale stato dei rapporti tra i partiti di maggioranza, per cui il Senato rischia realmente, in questa fase, di esaminare inutilmente un disegno di legge finanziaria non supportato da un disegno politico già delineato.

 

Il senatore LONGHI (DS-U) propone una sospensione dell'esame dei disegni di legge in titolo in attesa della presentazione da parte del Governo dei veri contenuti della manovra.

 

Dopo un breve intervento del il PRESIDENTE che ricorda la perentorietà dei termini per la presentazione dei rapporti da parte delle Commissioni di merito, la Commissione non conviene con la proposta del senatore Longhi.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle 16,15.

 


IGIENE E SANITÀ (12a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

242a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 15 e 15-bis) Stato di previsione del Ministero della salute per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio)  

 

Prosegue l'esame congiunto sospeso nella seduta di ieri.

 

Si apre la discussione generale.

 

Il senatore CARELLA (Verdi-U) fa innanzitutto riferimento agli articoli 2, 3 e 4 del disegno di legge finanziaria, che stabiliscono, per il triennio 2005-2007, un tetto alla spesa discrezionale complessiva delle amministrazioni pubbliche, tale che essa non possa superare il limite del 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate dell'anno precedente, come risultanti dalla relazione previsionale e programmatica.

All'articolo 3 - prosegue il senatore - in relazione al vincolo previsto dall'articolo 2, il cosiddetto tetto del 2 per cento, si prevede che per il triennio 2005-2007, gli stanziamenti iniziali di competenza e di cassa del bilancio dello Stato - salvo alcune tipologie espressamente individuate - saranno incrementati entro il limite del 2 per cento rispetto alle previsioni iniziali del 2004, una volta applicate le riduzioni derivanti dai tagli già operati dal decreto-legge n. 168 del 2004.

Evidenzia come, tuttavia, nel disegno di legge finanziaria non venga illustrato, per ogni singolo ministero, in quale unità previsionale di base viene operata la riduzione, fornendo unicamente un dato generico, riferito al totale delle riduzioni apportate alle categorie di spesa interessate dall'applicazione del tetto del 2 per cento.

Ritiene che le riduzioni di spesa riguardanti gli stanziamenti discrezionali, ai quali peraltro non si riconnette una normativa sottostante, avrebbero dovuto essere definiti nel disegno di legge di bilancio a legislazione vigente, impostando conseguentemente le singole unità previsionali di base.

Mette in luce come tali questioni non attengano a profili di natura meramente contabile, ma riguardino direttamente la procedura dell'esame parlamentare dei documenti di bilancio, determinando una distorsione del rapporto tra Commissioni di merito e 5ª Commissione, introducendo un pesante limite ai poteri di intervento di ogni singolo parlamentare.Infatti, mentre gli emendamenti al disegno di legge finanziaria devono essere presentati alla Commissione bilancio, come prescrive l’articolo 128, primo comma del Regolamento, quelli ai singoli stati di previsione devono essere presentati nelle rispettive commissioni di merito che, in caso di accoglimento, li trasmettono come proposte alla 5a Commissione la quale, in caso di rigetto, deve farne menzione nella sua relazione (articolo 128, comma 2).

Dopo aver rilevato che sono stati effettuati rispetto ai disegni di legge originari riduzioni di autorizzazione di spesa nonostante l'invarianza dei totali complessivi osserva, inoltre, che l’ammontare percentuale del taglio rispetto ai dati tendenziali per il 2005, risulta essere, in termini percentuali, molto elevato e fortemente differenziato tra i vari ministeri, tanto da comprometterein taluni casi l’operatività delle amministrazioni statali.

Con riferimento alle parti della manovra più direttamente riguardanti la sanità, sottolinea che gli interventi nel settore rappresentano il principale contributo alla manovra di finanza pubblica sul versante della spesa. Evidenzia tuttavia come le regioni, considerato l’insorgere di nuovi fattori di spesa, hanno contestato l’adeguatezza dell’accordo del 2001, sul quale probabilmente si basa lo stanziamento, e le divergenze sul livello effettivo della spesa sanitaria hanno impedito la stipula di un nuovo accordo per il triennio in esame. Sarebbe quindi necessario approfondire le determinanti della crescita delle diverse categorie della spesa sanitaria, considerando che la dinamica dell’ultimo triennio è stata molto più sostenuta del 2 per cento. Pertanto ritiene irrealistico il conseguimento dei risparmi annunciati, e in particolare il risparmio relativo alla componente della spesa farmaceutica, sottolineando come, del resto, la modifica apportata dalla Camera relativa alle confezioni di avvio, anche se potrà ridurre i costi, non è certo in grado di contrastare l’andamento complessivo. Ricorda come una ulteriore disposizione introdotta dalla Camera si propone la fissazione, demandata ad un regolamento, degli standard di assistenza e delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni da assumere come riferimento per valutare la congruità delle risorse del Servizio sanitario nazionale. Rammenta inoltre che, oltre ai profili più strettamente finanziari, le norme sulla spesa sanitaria ripropongono e rafforzano i meccanismi di incentivazione e di sanzione già previsti dalla legislazione a partire dal 2001 nei confronti delle regioni che non conseguono gli obiettivi di contenimento della spesa. Il mancato raggiungimento degli obiettivi comporterà una riduzione dei trasferimenti statali, che saranno commisurati sulla base dell’accordo del 2001, incrementato del 2 per cento. L’accesso al finanziamento integrale è subordinato alla stipula di una intesa fra lo Stato e le regioni, recante specifici impegni per il contenimento della dinamica dei costi.

Fa presente che per garantire gli obblighi definiti nell’intesa la Camera dei deputati ha inserito una norma, che dispone l’attivazione da parte della regione di appositi meccanismi di raccordo tra le ASL, gli ospedali, l’università, e i pediatri. Sono stati inoltre previsti, nel caso in cui si verifichi una situazione di squilibrio gestionale, l'obbligo per le regioni di adottare i provvedimenti necessari e, in caso di inadempienza, la diffida a provvedere, da parte del Consiglio dei ministri, nonché il riconoscimento delle funzioni di Commissario ad acta al Presidente della regione.

Evidenzia, peraltro, come talune disposizioni in materia presentino tuttavia profili di carattere ordinamentale che esulano dalle caratteristiche tipiche del contenuto della legge finanziaria e più opportunamente avrebbero dovuto essere incluse in un provvedimento diverso.

Conclude riferendo che una quota rilevante del risparmio assegnato al comparto sanitario è dovuto alla riduzione della spesa farmaceutica da realizzare anche con gli interventi dell'Agenzia del farmaco e delle regioni ed evidenzia che, anche per la spesa farmaceutica, come per il complesso del comparto sanitario, essendo la dinamica della spesa di gran lunga superiore al tetto del 2 per cento, si è di fronte ad una stima irrealistica destinata ad essere smentita dai fatti.

 

Il senatore LONGHI (DS-U) stigmatizza l'inconsistenza in termini di contenuti concreti del disegno di legge finanziaria in esame, a fronte di un processo di impoverimento di ampi strati della popolazione, costretti a rinunciare anche al consumo di beni essenziali. La manovra economica del Governo, che ha suscitato le critiche degli enti locali, delle regioni, dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali appare un'emblematica manifestazione del fallimento politico dell'attuale maggioranza, sempre più lacerata dai contrasti tra i partiti che ne fanno parte. Giudica inoltre negativamente l'ipotesi, più volte affacciatasi, di riduzioni fiscali a vantaggio dei percettori dei redditi più elevati, suscettibile di tradursi unicamente in un aggravamento degli squilibri sociali. Sottolinea poi l'assenza di disposizioni che possano concretamente fornire risposte alle attuali esigenze della sanità di tutte le regioni, riconducibili ai rinnovi contrattuali, alla situazione debitoria degli IRCCS, alla garanzia della prestazione dei LEA, all'assistenza agli extracomunitari ed alla spesa farmaceutica. Conclude affermando essere preferibile per il Paese la soluzione di una crisi di Governo, con la conseguente indizione di elezioni anticipate.

 

La senatrice BETTONI BRANDANI (DS-U) condivide l'analisi politica del senatore Longhi. Si sofferma quindi sugli aspetti relativi al finanziamento della sanità, che a suo giudizio non può essere sacrificato ai fini di un'eventuale riduzione dell'IRPEF, constatando l'insufficienza delle risorse messe a disposizione dal Governo, in particolare rispetto alle esigenze delle singole regioni, al rinnovo dei contratti - con conseguenti gravi rischi rispetto alla tutela dei diritti dei lavoratori -, alla prestazione dei LEA, che, in mancanza di un'adeguata dotazione finanziaria, non potrà essere garantita uniformemente da tutte le regioni, a meno di un controproducente indebitamento di quelle più svantaggiate. Per quanto riguarda la situazione di disavanzo degli IRCCS, rileva come solo a partire dal 2003 siano le regioni i soggetti chiamati a farsene carico, restando di competenza dello Stato la copertura degli sforamenti riguardanti il periodo 2001-2003. Lamenta inoltre l'assenza di disposizioni volte a garantire il rinnovo dei contratti dei medici specializzandi e, più in generale, rileva criticamente come l'articolo 25 del disegno di legge n. 3223, eccessivamente minuzioso, sia complessivamente non in sintonia con l'attuale definizione delle attribuzioni regionali. Dopo avere chiesto al relatore informazioni in merito agli indennizzi previsti a favore dei soggetti danneggiati da vaccinazione, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, esprime, in conclusione, un giudizio complessivo decisamente negativo sulle disposizioni di cui al disegno di legge finanziaria in titolo.

 

Il senatore CARELLA(Verdi-U), riconoscendo come il controllo della spesa sanitaria sia obiettivamente complesso, invita a tenere conto dei dati della realtà, per cui i limiti alla spesa farmaceutica posti nel disegno di legge finanziaria appaiano eccessivamente bassi.

 

Interviene il senatore TATO' (AN), sottolineando i principi fondamentali caratterizzanti il disegno di legge finanziaria in esame. In particolare, pone l'accento sul previsto aumento della spesa sanitaria per il triennio dal 2005 al 2007 e sul concetto, ivi riaffermato, di uniformità territoriale dell'assistenza. Valuta inoltre favorevolmente la previsione di cui all'articolo 25 del disegno di legge n. 3223, relativa alla ricognizione e all'aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni e delle funzioni assistenziali, che va incontro ad un'esigenza avvertita ormai da tempo. Ugualmente favorevole è il suo giudizio in merito alla previsione di rinnovi contrattuali anche per i medici di base e per gli specialisti ambulatoriali. Richiama quindi l'attenzione sulla persistente esigenza di porre un freno al continuo spreco che rende esorbitante la spesa per farmaci. Si esprime infine favorevolmente, più in generale, sulla manovra economica e finanziaria del Governo, meritevole di avere adottato una linea virtuosa ed equilibrata in un periodo difficile per l'economia mondiale e italiana.

 

Il senatore MASCIONI (DS-U), in relazione a intendimenti di esponenti della maggioranza diffusi dalla stampa, paventa il rischio che l'azione del Governo in ambito finanziario possa cagionare seri scompensi sociali. Relativamente al problema della spesa farmaceutica, ritiene doveroso che le regioni si attengano ai vincoli prefissati, restando ferma la necessità che lo Stato conformi la sua azione ad un maggiore realismo, nel senso, ad esempio, di aumentare al 14 per cento, anziché al 13, il tetto per la spesa farmaceutica territoriale. Rileva quindi la necessità di un più adeguato finanziamento della sanità pubblica, stante anche l'esigenza di provvedere al rinnovo dei contratti dei lavoratori del settore; a tale proposito, esprime l'auspicio che il Governo non intenda utilizzare i fondi necessari all'adeguamento ed al pagamento degli arretrati per coprire eventuali riduzioni dell'IRPEF. Dopo aver osservato che la spesa sanitaria aumenta fisiologicamente in misura superiore al tasso d'inflazione, rileva che il pur non trascurabile aumento a beneficio della sanità previsto per il 2005 non vale a sanare le necessità contrattuali relative all'anno in corso, né a risolvere questioni tuttora aperte: la garanzia dei LEA, gli investimenti per la modernizzazione, il fondo per la non autosufficienza, la ricerca, la retribuzione degli specializzandi, l'assistenza agli immigrati e l'infortunistica professionale. Conclude mettendo in evidenza come il Governo di centro-destra sia responsabile di un deleterio aumento quantitativo dei dipendenti pubblici statali, stimato a circa centosedicimila unità.

Hanno quindi la parola per le repliche il relatore ed il rappresentante del Governo.

 

Il relatore SALINI (FI), dopo aver fornito rassicurazioni in merito agli indennizzi destinati ai danneggiati da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, contemplati nella Tabella A del disegno di legge n. 3223, sottolinea la necessità di un'ampia partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni dello Stato alle unità operanti sul territorio, ai fini di una migliore organizzazione della sanità, premessa necessaria ad una più razionale gestione finanziaria e ad un più dinamico approccio alle esigenze cui un moderno Servizio sanitario è chiamato a fornire risposte. Osserva quindi che il disegno di legge finanziaria in esame tiene conto dei dati macroeconomici caratterizzanti l'attuale congiuntura, oggettivamente non positivi, pur cercando di tenere conto nella giusta misura dei bisogni finanziari della sanità. Sottolinea in particolare, a tale proposito, come sia ribadito il principio di assicurare, attraverso lo strumento dei LEA, l'universalità delle prestazioni assistenziali in tutto il territorio. Sussiste peraltro - conclude - l'esigenza di stimolare le regioni che hanno più difficoltà ad uniformarsi ai migliori livelli qualitativi, a compiere gli sforzi atti ad allinearsi al resto del Paese.

 

Il sottosegretario CURSI interviene evidenziando il previsto aumento della spesa sanitaria, di consistente portata, relativamente agli anni 2005, 2006 e 2007. Richiama quindi l'attenzione sull'ineludibile necessità che le regioni si attivino, per quanto di loro competenza, nel senso di adeguarsi pienamente a quanto sottoscritto nell'accordo con lo Stato dell'agosto 2001. Solo un'efficace opera di controllo da parte degli appositi uffici regionali può infatti consentire di impedire sforamenti dei tetti di spesa, come è evidente rispetto ai ricoveri ospedalieri ed al consumo di farmaci. Ricorda infine che lo Stato giuridico ed economico degli specializzandi è oggetto di due disegni di legge attualmente all'esame della Camera, di cui auspica un positivo esito in tempi brevi.

 

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10,35.


IGIENE E SANITÀ (12a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

243a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 15 e 15-bis) Stato di previsione del Ministero della salute per l'anno finanziario 2005

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

 (Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

 

Il senatore TREDESE (FI) illustra gli ordini del giorno nn. 0/3223/1/12a e 0/3223/2/12a , al disegno di legge finanziaria, con particolare riferimento all'articolo 25.

 

Il presidente TOMASSINI illustra gli ordini del giorno nn. 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a , al disegno di legge finanziaria, con particolare riferimento all'articolo 25.

 

Il senatore DANZI (UDC) chiede ragione della menzione, contenuta negli ordini del giorno nn. 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a, dei consiglieri regionali.

 

Il presidente TOMASSINI ritiene adeguato tale riconoscimento, in virtù del ruolo che le istituzioni regionali hanno assunto.

 

Il senatore TATO' (AN) interviene chiedendo la riformulazione dell’ordine del giorno n. 0/3223/1/12a , nel senso di non limitarne l’oggetto agli specialisti ambulatoriali interni, onde evitare discriminazioni a danno degli specialisti esterni al servizio sanitario pubblico.

 

Il senatore TREDESE (FI) ritiene inopportuna la modificazione proposta, in quanto suscettibile di comportare implicazioni finanziarie sfavorevoli.

 

Il senatore DANZI (UDC) aggiunge la propria firma agli ordini del giorno nn. 0/3223/1/12a, 0/3223/2/12a , 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a . Aggiungono altresì la propria firma agli ordini del giorno 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a i senatori TREDESE(FI), TATO'(AN), BIANCONI(FI), CARRARA(FI), FASOLINO(FI), SALZANO(UDC), SALINI(FI), Paolo DANIELI(AN),BOLDI(LP).

 

Interviene il senatore LONGHI (DS-U) esprimendo perplessità sulla formulazione dell’ordine del giorno n. 0/3223/3/12a, proponendo che venga modificato nel senso di includere anche coloro che, investiti del mandato parlamentare o di consigliere regionale, non svolgano professioni sanitarie.

 

Il presidente TOMASSINI, accogliendo i rilievi del senatore Longhi, riformula il summenzionato ordine del giorno nel senso proposto (n. 0/3223/3/12ª nuovo testo)

 

Il senatore DI GIROLAMO (DS-U) dichiara di aggiungere la propria firma a tutti gli ordini del giorno illustrati. Avverte inoltre che i rispettivi oggetti potrebbero più opportunamente costituire il contenuto di eventuali future proposte emendative.

Aggiungono altresì la propria firma agli ordini del giorno nn. 0/3223/1/12a , 0/3223/2/12a, 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a i senatori MASCIONI(DS-U), LONGHI (DS-U) e BETTONI BRANDANI(DS-U).

 

Il senatore CARELLA (Verdi-U) aggiunge la propria firma agli ordini del giorno nn. 0/3223/1/12a , 0/3223/2/12a, 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a, i cui oggetti potrebbero costituire lo spunto di specifiche iniziative legislative.

 

Il presidente TOMASSINI, a tale riguardo, preannuncia la presentazione alla Commissione bilancio di due emendamenti al disegno di legge finanziaria di tenore analogo ai due ordini del giorno da lui appena illustrati, riservandosi anche la possibilità di presentare disegni di legge riguardanti le medesime materie.

 

Il relatore SALINI (FI) si esprime favorevolmente sui quattro ordini del giorno presentati.

 

Il sottosegretario CURSI esprime dubbi sull’opportunità di escludere ogni riferimento ai consiglieri comunali e provinciali nel testo degli ordini del giorno nn. 0/3223/3/12a e 0/3223/4/12a.

 

La senatrice BOLDI (LP) osserva che la natura delle funzioni proprie dei consiglieri comunali e provinciali non è assimilabile a quella dei parlamentari e dei consiglieri regionali.

 

Prende la parola Il presidente TOMASSINI, rilevando che la formulazione prescelta è giustificata dal fatto che i consiglieri degli enti locali, a differenza dei parlamentari e dei consiglieri regionali, mantengono la possibilità di svolgere regolarmente la propria attività professionale in corso di mandato.

 

Il sottosegretario CURSI accoglie quindi tutti gli ordini del giorno presentati.

 

Il relatore SALINI (FI) illustra la seguente proposta di rapporto:

"La 12ª Commissione, esaminati, per le parti di competenza, i disegni di legge in titolo, esprime rapporto favorevole, con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria 2004:

considerato che il livello complessivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale viene incrementato per il 2005 in misura di 7 miliardi di euro (rispetto ai valori relativi al 2004), con l'applicazione del limite generale di crescita ulteriore del 2 per cento per gli anni successivi;

rilevato che l'incremento del finanziamento in esame è subordinato alla definizione di un'intesa tra lo Stato e le Regioni e al rispetto degli adempimenti ivi previsti; esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni, relative al disegno di legge finanziaria 2004:

a) sembra opportuno ridefinire, come già prospettato dal Governo durante l'esame del disegno di legge da parte dell'Assemblea della Camera dei deputati, la disciplina di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 25 - relativi agli standard dei livelli essenziali di assistenza e alle tariffe -, al fine di assicurare la piena conformità della medesima normativa con l'autonomia delle Regioni;

b) riguardo alle norme di cui ai commi 6 e 8 dell'articolo 25, che escludono l'accesso - in caso di inadempimento agli obblighi- alla quota di incremento sopra ricordata, occorrerebbe precisare se nella conseguente applicazione dei vecchi livelli di finanziamento (di cui all'Accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome l'8 agosto 2001) siano inclusi anche i successivi innalzamenti dei medesimi, quali quelli disposti all'articolo 3, comma 52, della legge 24 dicembre 2003, n. 350;

c) con riferimento alla formulazione del comma 9 del medesimo articolo 25, sembra opportuno esplicitare meglio che per l'attività di segnalazione di eventuali casi di inefficienza si faccia riferimento - oltre che ai pediatri di libera scelta - anche ai medici di medicina generale;

d) rilevato positivamente che la Tabella C del disegno di legge finanziaria prevede un incremento (pari a 4.136 migliaia di euro annui a decorrere dal 2005) del fondo da destinare alle attività di ricerca e sperimentazione (di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502), occorrerebbe valutare la possibilità di individuare ulteriori risorse finanziarie per il comparto sanitario, con particolare riferimento alle spese in conto capitale relative allo sviluppo della prevenzione e della ricerca;

e) sarebbe opportuno valorizzare i LEA, con fissazione degli standard minimi qualitativi relativi alle tipologie di assistenza e servizi;

f) si reputa necessario utilizzare per l'ammodernamento e il potenziamento tecnologico parte delle residue risorse di fondi per i programmi di investimento ex articolo 20 legge 11 marzo 1988, n. 67;

g) per ottemperare alla completa applicazione del regolamento UE in ordine alla identificazione e registrazione ovina e caprina al fine di raggiungere la migliore prevenzione sanitaria delle zoonosi, occorrerebbe garantire la sicurezza alimentare attraverso la rintracciabilità;

h) si rivela necessario razionalizzare, ai fini del contenimento della spesa pubblica, il settore dei dispositivi medici mediante classificazione, aggiornamento banche dati ed opportune iniziative di comunicazione e sorveglianza;

i) è inoltre necessario che a decorrere dal 2004, in caso di superamento del tetto della spesa farmaceutica, ogni Regione sia tenuta a finanziare lo splafonamento fino al tetto del 40 per cento (60 per cento a carico dell'industria farmaceutica), provvedendo per il futuro attraverso l'intervento del Ministero dell'Economia e delle Finanze e dell'AIFA alla compensazione fra Regioni ;

j) occorrerebbe prevedere, al fine di ridurre i tempi di attesa e renderli appropriati alle obiettive esigenze di salute dei cittadini, che le ASL possano procedere nei limiti contenuti nella legislazione vigente (Legge 289 del 27/12/2002 Legge finanziaria per il 2003 ) all'assunzione di personale tecnico di supporto;

k) appare necessario integrare ed adeguare la nuova legislazione per le contrattazioni degli accordi collettivi nazionale con le categorie che operano nella sanità (Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, Medici Specialisti ambulatoriali, esterni, interni ed assimilabili), superando il vincolo temporale contrattuale di tre anni, adeguandolo e rendendolo uniforme alle altre categorie (quattro anni);

l) è opportuno prevedere che le Regioni possano trasformare da tempo determinato a tempo indeterminato il contratto dei professionisti convenzionati;

m) al fine di rendere flessibili i termini di scadenza e le richieste e semplificare le procedure per gli indennizzi, si ritiene necessario prevedere modifiche alla legge n. 210 del 25 febbraio 1992."

 

Il senatore DI GIROLAMO (DS-U) illustra quindi la seguente, alternativa proposta di rapporto della quale è firmatario assieme ai senatori Di Girolamo, Baio Dossi, Carella e Falomi:

"La 12a Commissione Igiene e Sanità,

esaminate le parti di competenza del disegno di legge n. 3224 «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale 2005-2007» e del disegno di legge n. 3223 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)»;

considerato che:

da un'attenta analisi del testo dei provvedimenti in esame emerge l'estemporaneità e l'assoluta mancanza di organicità dell'insieme delle proposte previste; in materia sanitaria si registra ancora una volta l'insufficiente finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale a fronte di una richiesta precisa e dettagliata proveniente da parte delle regioni che corrisponde a 90,1 miliardi di euro; le somme previste sono inferiori a quelle riportate nel DPEF 2005-2008 e segnano invece un aumento della incidenza sul PIL che sarebbe dovuta arrivare al 6,5 per cento nel 2008, una sua diminuzione fino ad arrivare ad un rapporto FNS/PIL nuovamente inferiore al 6 per cento (5,96 per cento) nel 2007.

Le regioni hanno chiesto che il 2004 si chiuda dal punto di vista finanziario con l'inclusione delle risorse per il rinnovo dei contratti e con la valutazione del costo sostenuto per garantire i LEA; non viene prevista la corresponsione alle regioni delle risorse per gli arretrati di contratti e convenzioni per un importo pari a 4 miliardi di euro; come le stesse regioni e le province autonome hanno ribadito, i disavanzi degli IRCCS dal 2001 devono essere posti a carico dello Stato e solo a seguito dell'insediamento dei nuovi organismi previsti ai sensi del decreto legislativo n. 288 del 2003 gli eventuali disavanzi potranno essere attribuiti alle regioni, così come a carico dello Stato vanno posti i deficit delle aziende miste e dei policlinici universitari per un importo complessivo di 1 miliardo e 563 milioni di euro per il triennio 2001-2003; sono stati ulteriormente ridotti e procrastinati i fondi per gli investimenti necessari per l'ammodernamento tecnologico delle strutture sanitarie che le regioni hanno valutato per il triennio 2005-2007 in tre miliardi di euro.

Non viene prevista alcuna iniziativa per lo sviluppo e la riorganizzazione della sanità nel Mezzogiorno; risultano insufficienti gli stanziamenti per la ricerca biomedica e per il funzionamento dell'Istituto superiore di sanità e dell'ISPEL; manca ogni riferimento ad una strategia nel settore farmaceutico e della ricerca scientifica; l'articolo 25 compromette in molti aspetti l'autonomia regionale e introduce norme mortificanti per le regioni virtuose che ad oggi sono riuscite a mantenere un equilibrio di bilancio senza ricorrere alla introduzione dei ticket.

Viene, infatti, prevista la sottoscrizione di un'intesa capestro tra Stato e singole regioni per il contenimento della spesa con la previsione di introduzione di nuove addizionali; dalla relazione tecnica del disegno di legge finanziaria si evince l'obiettivo di un taglio di costi per un importo di 4 miliardi e 250 milioni di euro rispetto all'andamento tendenziale previsto a normativa vigente ed in particolare per 2 miliardi di euro per la spesa farmaceutica, misure che non potranno che determinare nuovi pesanti tagli e nuovi costi delle medicine per famiglie attraverso nuovi ticket e trasferimento dei farmaci dalla fascia gratuita a quella a pagamento.

Il tetto del 13 per cento per l'assistenza farmaceutica territoriale previsto dal decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347 convertito dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, è chiaramente insufficiente ad assicurare adeguate prestazioni terapeutiche, in primo luogo alle fasce di popolazione più fragile per cui dovrebbe essere portato almeno al 14 per cento, risultando ancora inferiore alla media degli altri paesi sviluppati. Non viene prevista un'adeguata e specifica copertura per i provvedimenti esaminati dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, in particolare quelli concernenti misure in favore dei danneggiati dai vaccini.

Per l'ennesima volta non viene mantenuto l'impegno per il finanziamento dei contratti per i medici specializzandi, e per il quarto anno consecutivo il problema di oltre 20 mila medici viene ignorato e sono ridotte le risorse per il funzionamento dell'Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, a fronte di un aumento di compiti e responsabilità.

In presenza di un'incidenza infortunistica sui luoghi del lavoro che pone il nostro Paese all'ultimo posto nella UE con il triste primato di tre vittime al giorno e quasi un milione di infortuni all'anno, il disegno di legge finanziaria non prevede alcun piano straordinario finalizzato a ridurre il rischio di incidenti e a promuovere la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro;

esprime rapporto contrario."

 

Il PRESIDENTE pone in votazione la proposta di rapporto presentata dal relatore.

 

In sede di dichiarazione di voto interviene il senatore DI GIROLAMO(DS-U), il quale mette in rilievo la sussistenza attuale di una serie di indicatori preoccupanti, quali la debole crescita del reddito nazionale, l’insufficiente riduzione del debito pubblico e la diminuzione dell’avanzo primario dello Stato. Rileva inoltre criticamente l’eccessivo ricorso da parte del Governo di misure una tantum, che si somma ad un aumento della pressione fiscale, pari a 0,9 punti percentuali in riferimento all’anno 2003. Ulteriori motivi di critica sono, a suo giudizio, le troppo numerose assunzioni di personale nell’amministrazione centrale e la previsione nell’attuale manovra di finanza di undici nuovi tributi, a fronte di una serie di entrate previste dal Governo, ma, in realtà, del tutto aleatorie.

Riguardo al finanziamento della sanità, considera insufficiente la previsione di un aumento del 2 per cento annuo, sia in relazione alle effettive esigenze economiche, sia in rapporto al ben più alto aumento previsto negli altri paesi europei. A fronte dell’insufficienza delle risorse, le regioni risulteranno pesantemente penalizzate, pur avendo in molti casi operato nel senso di reperire maggiori fondi per finanziare i propri sistemi sanitari, comprese quelle la cui sanità è tradizionalmente amministrata in maniera efficiente e razionale. Sottolinea quindi che ulteriori difficoltà si porranno dal previsto blocco alla fiscalità locale, mentre già da tempo le regioni sono costrette ad anticipazioni di cassa a causa della mancanza di trasferimenti pur già concordati in sede di Conferenza Stato Regioni. Esprime quindi intenzione di voto contrario a nome del proprio Gruppo.

 

Il senatore CARELLA (Verdi-U) esprime un giudizio critico sull'intera manovra e preannuncia il voto contrario del suo Gruppo sulla proposta di rapporto illustrato, dal relatore Salini. Rileva innanzitutto come la materia sanitaria venga affrontata nei disegni di legge in esame esclusivamente dal punto di vista dell'efficienza e cioè con l'attenzione al solo problema della gestione economica delle risorse. Rimane invece esclusa ogni valutazione in relazione all'efficacia delle strutture sanitarie in Italia, che potrebbe essere valutata più opportunamente attraverso una lettura di carattere epidemiologico. Il pericolo, sottolinea il senatore, è quello di allontanarsi dal vero obiettivo che deve essere sempre tenuto presente, che è quello della tutela della salute, per adottare invece una visione economicista che lascia privi di risposta i grandi problemi aperti del settore sanitario.

 

Il senatore SALZANO (UDC) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo sul lo schema di rapporto illustrato dal relatore, anticipando tuttavia che da parte della sua componente politica vi sarà un'attenta verifica delle modalità di copertura da adottare in relazione alla prevista riforma fiscale e la conseguente riconsiderazione dell'atteggiamento tenuto anche in merito alle disposizioni riguardanti la materia sanitaria.

 

La senatrice BOLDI (LP) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo ricordando come sarà sua premura presentare presso la 5ª Commissione un ordine del giorno relativo a misure di carattere assistenziale e pensionistico nei confronti dei pazienti affetti da sindrome di Down alla nascita. Si dichiara d'accordo con alcune valutazioni espresse dal senatore Carella in merito alla necessità di analizzare la validità del sistema sanitario dal punto di vista della sua efficacia, ma rileva come l'efficienza, intesa come oculata e attenta gestione delle risorse, sia molto spesso il presupposto per fornire ai cittadini i servizi necessari.

 

Il senatore TREDESE (FI) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo, esprimendo in particolare apprezzamento per una manovra che, lungi da effettuare tagli a carico della sanità, fornisce un messaggio di attenzione per tutto il settore. Esprime inoltre apprezzamento per le norme che sono volte a assicurare la necessaria assunzione di responsabilità da parte delle regioni in materia di spesa sanitaria e richiama a tal proposito l'importanza della funzione dei pediatri e dei medici di base.

 

Il senatore TATO' (AN) preannuncia il voto favorevole da parte del suo Gruppo, esprimendo in particolare apprezzamento per i contenuti dell'articolo 25 del disegno di legge finanziaria e per le misure che, in una congiuntura economica non certo favorevole, consentono l'adozione di utili meccanismi di risparmio ed un sistema premiale per le regioni più virtuose, richiamando infine l'attenzione sull'importanza di svolgere un'opera di informazione dei cittadini, spesso ignari, sugli effettivi costi dei servizi erogati.

Verificata la presenza del numero legale, la Commissione approva infine, lo schema di rapporto favorevole con osservazioni illustrato dal relatore Salini. Risulta conseguentemente preclusa la votazione sullo schema di rapporto illustrato dal senatore Di Girolamo.

 

Il presidente TOMASSINI ringrazia il relatore, nonché i commissari, sia di maggioranza, sia di opposizione, per la qualità e la concretezza degli interventi svolti nel corso dell’esame.

 

La seduta termina alle ore 15,40.

 


ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

 

 

0/3223/1/12a

TREDESE, BIANCONI, BOLDI, CARRARA, FASOLINO, SALINI, SALZANO, TATO',TOMASSINI, ULIVI ,DANZI, DI GIROLAMO, MASCIONI, LONGHI, BETTONI BRANDANI, CARELLA

 

"La Commissione Igiene e Sanità del Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 3223, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)", con particolare riferimento all'articolo 25,

premesso che

l'evoluzione della legislazione e delle linee della programmazione, il nuovo Titolo V° della Costituzione, il nuovo Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 varato con decreto del Presidente della Repubblica del 23 maggio 2003 previa intesa intervenuta nell'ambito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, unificata con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali nella seduta del 15 aprile 2003, il nuovo comma 27 dell'articolo 52 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, comportano la necessità di adeguare conseguentemente alcune normative di legge in essere

impegna il Governo

ad adeguare alla nuova legislazione, attraverso la sostituzione del comma 1 dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, la contrattazione degli accordi collettivi nazionali in ragione di quanto disposto dal comma 27 dell'articolo 52 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e a superare il vincolo temporale di tre anni per adeguarlo in via contrattuale alle altre categorie che operano nel sistema, ciò senza aggravio di costi, al fine di evitare automatismi e dare la possibilità alla parte pubblica di trattare anche con la durata dei contratti un rapporto più concreto costi-benefici, nonché di mettere in stretto rapporto con la programmazione il rinnovo delle convenzioni sia per le parti normative che soprattutto per quelle economiche;

a superare, attraverso la sostituzione del comma 8 dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, lo stato di rigidità della contrattazione degli specialisti ambulatoriali interni, dando facoltà alle regioni di avvalersi di diversi rapporti di convenzione in ragione delle esigenze, ottimizzando l'impiego di questa risorsa ai fini del fabbisogno delle diverse aziende, al fine di adeguare la condizione degli specialisti ambulatoriali alle categorie convenzionate con il Sistema sanitario nazionale, senza aggravio di costi. In tal modo si consentirà inoltre alle regioni di evitare l'assunzione di medici dipendenti, realizzando un risparmio sia per il minor costo del personale convenzionato rispetto a quello in rapporto di dipendenza, con la possibilità di un impiego per le ore di effettiva necessità e su tutte le strutture dell'azienda, superando le costosissime rigidità contrattuali tipiche della dipendenza.

 

 

0/3223/2/12a

TREDESE, SALZANO, TATO', ULIVI, SALINI, CARRARA, BOLDI, TOMASSINI, DANZI, DI GIROLAMO, MASCIONI, LONGHI, BETTONI BRANDANI, CARELLA

 

"La Commissione Igiene e Sanità del Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 3223, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)", con riferimento all'articolo 25,

premessa la necessità di perseguire il completo raggiungimento dell'obiettivo strategico teso ad attivare tutte le possibili azioni capaci di garantire ai cittadini tempi di attesa appropriati alle loro obiettive esigenze di salute per l'anno 2004,

impegna il Governo

in deroga ai limiti contenuti nel disegno di legge finanziaria a consentire l'assunzione da parte delle ASL di personale tecnico di supporto all'attività medica con una aliquota non superiore al 10 per cento, comunque nel rispetto del limite di spesa per il personale, sostenuto nell'anno 2003, in conformità della legge n. 289 del 27 dicembre 2002 (legge finanziaria per l'anno 2003)".

 

 

0/3223/3/12ª (nuovo testo)

TOMASSINI, DANZI, TREDESE, TATO', BIANCONI, CARRARA, FASOLINO, SALZANO, SALINI, Paolo DANIELI, BOLDI, DI GIROLAMO, MASCIONI, LONGHI, BETTONI BRANDANI, CARELLA

 

"La Commissione Igiene e Sanità del Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 3223, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)", con riferimento all'articolo 25,

premesso che

coloro che sono chiamati a svolgere l'alto compito di parlamentare o di consigliere regionale vedono in relazione all'espletamento dei doveri costituzionali ed istituzionali, per tutta la durata del proprio mandato limitato lo svolgimento della propria attività;

tale periodo di assenza dall'attività potrebbe pregiudicare la decorrenza dei requisiti utili alla nomina di Direttore Generale per coloro che sono posti in congedo parlamentare,

considerato che

si ritiene tale sospensione causa di ingiusta limitazione delle facoltà professionali del parlamentare o consigliere regionale; l'esperienza acquisita in ambito istituzionale potrebbe essere utilmente spesa nello svolgimento di incarichi di direzione,

impegna il Governo

a fare in modo che i mandati parlamentari dei senatori della Repubblica e dei deputati, nonché dei consiglieri regionali siano equiparati all'esperienza tecnico-amministrativa ai sensi dell'art. 3 bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modificazioni, ai fini della valutazione dei requisiti per le nomine a Direttore Generale delle Aziende sanitarie locali e delle Aziende Ospedaliere".

 

 

0/3223/4/12ª

TOMASSINI, DANZI, TREDESE, TATO', BIANCONI, CARRARA, FASOLINO, SALZANO, SALINI, Paolo DANIELI, BOLDI, DI GIROLAMO, MASCIONI, LONGHI, BETTONI BRANDANI, CARELLA

 

"La Commissione Igiene e Sanità del Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 3223, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005)", con riferimento all'articolo 25,

premesso che

il professionista sanitario che è chiamato a svolgere l'alto compito di parlamentare o di consigliere regionale vede in relazione all'espletamento dei doveri costituzionali ed istituzionali, per tutta la durata del proprio mandato limitato lo svolgimento della propria attività professionale in ambito sanitario;

tale periodo di assenza dall'attività sanitaria potrebbe pregiudicare la formazione continua in medicina, in quanto non sono valutabili a tali fini le attività svolte nell'espletamento delle funzioni di parlamentare, quali convegni, congressi etc. che viceversa costituiscono fonte di formazione per gli operatori sanitari che vi partecipano

considerato che

si ritiene tale sospensione causa di ingiusta limitazione alla formazione professionale del parlamentare o consigliere regionale;

l'esperienza acquisita in ambito istituzionale rappresenta un prezioso contributo all'iter formativo del professionista.

impegna il Governo

a fare in modo che i laureati in medicina e chirurgia e gli altri operatori delle professioni sanitarie, obbligati ai programmi di formazione continua, siano esonerati dalla predetta attività formativa durante l'assolvimento del mandato di cui in premessa".


TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13a)

MARTEDì 23 NOVEMBRE 2004

377a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 9 e 9-bis) Stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio l'anno finanziario 2005

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio. Esame della Tabella 9 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio. Esame delle parti di competenza delle Tabelle 2, 10 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio.)

 

Il presidente NOVI propone che gli eventuali emendamenti ed ordini del giorno alla Tabella 9 e, per le sole parti di competenza, alle Tabelle 10 e 2 siano presentati entro le ore 19 di oggi. Propone altresì che eventuali emendamenti ed ordini del giorno alle parti di competenza della Tabella 14 siano presentati entro le ore 12 di domani, mercoledì 24 novembre 2004.

Non facendosi osservazioni, così resta stabilito.

Si procede quindi all’esame dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il relatore, senatore SPECCHIA (AN) , si sofferma sulla Tabella 9 recante lo stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, osservando che tale stato di previsione per il 2005, come modificato dalla Nota di variazioni, reca, quanto alla competenza, spese per complessivi 1.090,01 milioni di euro, con una riduzione pari a 326,15 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2004. Il complesso delle spese risulta in particolare così ripartito: 681,9 milioni di euro per la parte capitale, con una riduzione di 310 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate del 2004; 408 milioni di euro per la parte corrente, con una riduzione pari a 2 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate del 2004.

In relazione ai Centri di responsabilità, a seguito dell’emanazione del nuovo Regolamento di organizzazione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, disposta con D.P.R. 17 giugno 2003, n. 261, il progetto di bilancio di previsione per il 2005 considera 7 Centri di responsabilità amministrativa, che rispecchiano le nuove direzioni generali previste dall’articolo 1, comma 2: Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro; Protezione della natura; Qualità della vita; Ricerca ambientale e sviluppo; Salvaguardia ambientale; Difesa del suolo; Servizi interni del Ministero. Per quanto attiene alla suddivisione delle spese per Centro di responsabilità si può constatare che la maggior parte degli stanziamenti risulta iscritta al Centro Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro, la cui dotazione di competenza è pari a 590,02 milioni di euro. Seguono il Centro Protezione della natura con spese pari a 144,56 milioni di euro e il Centro Servizi interni del Ministero con spese pari a 118,37 milioni di euro. Si osserva, altresì, che gli stanziamenti della quasi totalità dei Centri di responsabilità vengono ridotti rispetto alle previsioni assestate del 2004. Per quanto riguarda i residui, la riduzione interviene su tutti i centri di responsabilità, mentre per gli stanziamenti di competenza si registra un incremento solo per il Centro di responsabilità Protezione della natura. Dopo aver illustrato sinteticamente gli stanziamenti complessivi per ciascuno dei menzionati Centri di responsabilità, si sofferma sulla consistenza dei residui passivi, la quale è stata valutata complessivamente in circa 1.400 milioni di euro. I residui accertati al 1° gennaio 2004 sono stati pari a circa 2.000 milioni di euro con una riduzione di circa 654 milioni di euro.

Con riferimento alle parti di competenza del disegno di legge finanziaria, occorre preliminarmente ricordare che dalla versione originaria del provvedimento, trasmessa alla Camera dei deputati, sono state stralciate alcune disposizioni attinenti alle tematiche ambientali: si tratta dell’articolo 18 sulla riorganizzazione delle strutture in materia di tutela dell’inquinamento marino e delle energie rinnovabili, dell’articolo 25 in tema di attività ambientali e culturali – con disposizioni riguardanti anche la difesa del suolo e il dissesto idrogeologico – e dell’articolo 26, comma 4, con riferimento alla attività di riconversione dell’area Cornigliano-Genova.

In relazione alle singole Tabelle del disegno di legge finanziaria, la Tabella A reca stanziamenti di 2,49 milioni di euro per il 2005 e 7,69 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007. La Tabella B reca stanziamenti di 72 milioni di euro per il 2005, di 9,5 milioni di euro per il 2006 e di 5 milioni di euro per il 2007, mentre la Tabella C prevede stanziamenti pari a circa 197 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007. La Tabella E contiene un riferimento all’articolo 1, comma 1, della legge n. 426 del 1998, con un definanziamento di 4,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006.

Per quanto concerne le parti dell’articolato di competenza della Commissione, occorre segnalare l’articolo 28 che al comma 1 reca una norma di carattere contabile relativa alle somme da versare in entrata per revoche ed economie dei finanziamenti di cui alla legge n. 344 del 1997. Il comma 2, introdotto dalla Camera dei deputati, è invece volto ad autorizzare la prosecuzione degli interventi per la realizzazione di un piano di risanamento ambientale delle aree portuali del Basso Adriatico. A tale riguardo, si rileva che risulterebbero appostate in bilancio e disponibili le sole risorse relative al decreto-legge n. 209 del 2002. A tal fine, sarebbe opportuno chiarire se tra le finalità cui destinare tali risorse si intende ricomprendere anche la prosecuzione del piano di risanamento ambientale delle aree menzionate cui erano destinati finanziamenti per il solo anno 2002. L’articolo 42, comma 37, prevede poi l’applicazione di alcune agevolazioni in materia di accise di prodotti energetici, mentre i commi 43 e 44 del medesimo articolo recano misure di esenzione dall’accisa per il biodiesel. Il comma 45 dell’articolo 42 dispone una proroga del termine per l’adozione del regolamento relativo alla tariffa dei rifiuti urbani. In merito a quest’ultima disposizione, si osserva che essa interviene soltanto sulla lettera a) dell’articolo 11, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999, con riferimento ai comuni che abbiano raggiunto un grado di copertura dei costi superiore all’85 per cento. Senonché, con la fine del 2004 scade anche il termine assegnato ai comuni che abbiano raggiunto un grado di copertura dei costi tra il 55 e l’85 per cento. Si avrebbe pertanto l’effetto di un periodo transitorio più breve concesso ai comuni che hanno raggiunto una percentuale di copertura minore.

Coglie quindi l’occasione per illustrare l’ordine del giorno n. 1 – già presentato nelle precedenti sessioni di bilancio ed allegato al resoconto della seduta odierna – con il quale si torna a chiedere la conclusione dei regimi commissariali, essendo inaccettabile che lo stato di emergenza diventi permanente in alcune aree del Paese. Per quanto concerne le linee generali della manovra finanziaria per il 2005, è evidente che ci si sarebbe attesi un quadro migliore delle risorse finanziarie disponibili per la Tabella relativa al Ministero dell’ambiente. Tuttavia, la difficile congiuntura economica ha imposto al Governo scelte difficili, anche se è auspicabile che la situazione complessiva migliori nell’immediato futuro. In tale direzione, potrà risultare determinante la capacità di intervento del Parlamento, soprattutto allo scopo di dare seguito a quella sensibilità ambientale che negli ultimi anni si è particolarmente accresciuta, senza trascurare poi i settori normativi che necessitano di urgente riforma, ad iniziare da quello sui rifiuti nel quale occorrerebbe giungere ad una corretta definizione della nozione giuridica di rifiuto.

 

Il presidente MULAS dichiara aperta la discussione generale.

 

Il senatore GIOVANELLI (DS-U) rileva che dalla lettura della Tabella n. 9 emerge una drastica riduzione dei fondi, con particolare riguardo alle spese per gli investimenti. Si tratta di un dato preoccupante, soprattutto se confrontato con un generale aumento delle spese correnti per beni e servizi e con l’anomala concentrazione di risorse che ancora una volta si rinviene nel Centro di responsabilità del Gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione del Ministro. Inoltre, non sono ben definiti i criteri con i quali si sono operati questi consistenti tagli di risorse e non vi è alcuna consapevolezza delle strategie necessarie per dare attuazione agli impegni sottoscritti con il Protocollo di Kyoto. Si assiste quindi al varo di politiche di scarsa prospettiva che, come nel caso degli interventi sulle accise, si limitano a riproporre proroghe, mentre sono evidenti anche carenze per quanto attiene al tema delle bonifiche e alle misure che servirebbero per l’area della pianura Padana.

Al di là dei singoli aspetti di merito, una delle questioni maggiormente negative è data dalla estraneità della materia ambientale da qualsiasi ipotesi di riforma del carico fiscale che pare concentrarsi unicamente sui redditi medio-alti senza alcuna attenzione per le famiglie a basso reddito e per le imprese. Sarebbe stato invece auspicabile un intervento più coraggioso a favore della ricerca e dello sviluppo, nonché per investimenti innovativi per la riduzione dell’inquinamento. Più in generale, ad un sostanziale ridimensionamento degli strumenti di comando e di controllo si sta ora aggiungendo una serie di carenze anche per quanto attiene agli strumenti di mercato. Alla luce di tali considerazioni, a nome della propria parte politica, esprime un giudizio critico sulla Tabella 9 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il senatore RIZZI (FI) si congratula con il relatore che ha saputo analizzare gli aspetti complessi contenuti nella Tabella in esame.

 

Il senatore ROLLANDIN (Aut) osserva che la riduzione delle risorse messe a disposizione del Ministero ambiente appare evidente, sebbene essa risulti in parte giustificata dalla difficile situazione economica generale. Tuttavia, proprio l’esistenza di questo scenario avrebbe dovuto indurre a scelte diverse rispetto a quelle che sono state operate; in particolare si avverte una contraddizione fra le dichiarazioni di principio circa l’importanza della entrata in vigore del Protocollo di Kyoto e le concrete misure che sono contenute nei documenti di bilancio, soprattutto per quanto riguarda la misura degli investimenti. Se, da un lato, in numerosi settori come la difesa del suolo e la valorizzazione delle aree montane si ravvisano forti carenze, dall’altro, si insiste nel riproporre misure per il risparmio energetico aventi un orizzonte temporaneo, quando invece sarebbe stato necessario intervenire in via strutturale. Con analoga preoccupazione debbono poi essere analizzate le riduzioni dei fondi per gli Enti parco, nonostante il loro numero sia in crescente aumento; si tratta, peraltro, di interventi riduttivi che stridono con l’alta concentrazione di risorse destinate al Centro di responsabilità del Gabinetto del Ministro. Nel sottolineare come una riduzione delle risorse colpisca anche la ricerca ambientale, conclude sottolineando che nei documenti di bilancio in esame sembra mancare il coraggio necessario per interventi e misure in un settore strategico come quello ambientale.

 

Il senatore ZAPPACOSTA(AN), dopo aver espresso il proprio apprezzamento per la relazione svolta dal senatore Specchia, ritiene che le considerazioni attinenti alla Tabella 9 ed alle connesse parti del disegno di legge finanziaria devono partire da due presupposti: la particolare situazione politica e l’esigenza di rigore finanziario. Nel bilancio di competenza si ravvisa, per quanto concerne gli stanziamenti di competenza, una spesa di circa 1.000 milioni di euro, con una riduzione pari a 326 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate del 2004. Il generale quadro di riduzione delle risorse – che ha colpito anche il Ministero dell’ambiente – non può non tener conto della difficile congiuntura economica sia europea che italiana, in un momento nel quale, invece, le economie degli Stati Uniti e della Cina sono in forte crescita.

A queste argomentazioni di carattere generale si deve poi aggiungere un’analisi specifica per il comparto ambientale nel quale sembra presente un paradosso: da una parte, negli ultimi anni, è certamente cresciuta la cultura ambientale del Paese; tuttavia, dall’altra, talvolta l’opinione pubblica non supporta nel dovuto modo le scelte compiute dall’Esecutivo nel raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della qualità ambientale. Molto spesso, del resto, si tratta di superare ritardi e danni che si trascinano da diverso tempo: basti ad esempio ricordare il rapporto svolto nei primi anni ’60 sulla complessiva situazione del dissesto idrogeologico del Paese, rapporto che è però rimasto ignorato, salvo poi riconoscere, di fronte a talune emergenze, la rilevanza dell’attività preventiva.

Nonostante il quadro delle risorse finanziarie non sia incoraggiante ritiene comunque che l’Esecutivo abbia rispettato i propri impegni con riferimento alle politiche ambientali.

 

Il seguito dell’esame della Tabella 9 e delle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria è quindi rinviato.

 

La seduta, sospesa alle ore 15,30, riprende alle ore 16.

 

Si passa quindi all’esame dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2005 (Tab. 10) e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, per le parti di competenza della Commissione.

 

Il relatore BERGAMO (UDC) riferisce innanzitutto sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2005, ricordando come la suddivisione delle spese, per la parte di competenza della 13a Commissione, veda una dotazione di competenza pari a poco meno di 600 milioni di euro per il Centro di responsabilità relativo al Gabinetto e agli uffici di diretta collaborazione del Ministro, con un aumento di circa 180 milioni di euro rispetto al dato assestato 2004.

Di competenza della Commissione sono anche i Centri di responsabilità relativi al coordinamento dello sviluppo del territorio ed alle infrastrutture stradali, edilizia e regolazione dei lavori pubblici. In particolare, la maggior parte degli stanziamenti di competenza di cui al Centro di responsabilità in materia di coordinamento dello sviluppo del territorio appartiene alla parte capitale per gli investimenti, di cui circa 370 milioni di euro concernono interventi per Venezia.

Con riferimento al Centro di responsabilità in materia di infrastrutture stradali, edilizia e regolazione dei lavori pubblici, si segnalano le unità previsionali di base sul sostegno all’accesso alla locazione abitativa - in relazione alla quale si registra una riduzione quando invece occorrerebbero maggiori risorse – sulla concessione di contributi agli interventi di edilizia residenziale e, per quanto riguarda la parte capitale, sul risanamento e sviluppo dell’area urbana di Reggio Calabria e sul piano di ricostruzione della città di Ancona.

Quanto ai residui passivi, quelli accertati al 1° gennaio 2004 erano stati pari a circa 8 milioni e mezzo di euro, mentre quelli presunti al 1° gennaio 2005 ammonterebbero a circa 5.800 milioni di euro, con una riduzione di oltre 2.600 milioni di euro.

Venendo alle Tabelle del disegno di legge finanziaria, la Tabella A reca stanziamenti per interventi in materia di beni e attività culturali e di sport, mentre la Tabella C reca stanziamenti per la legge n. 431 del 1998 recante disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili ad uso abitativo.

L’articolato del disegno di legge finanziaria, infine, reca, all’articolo 38, commi 1-3, modificazioni al Decreto del Presidente della Repubblica n. 605 del 1973, recante disposizioni in materia di anagrafe tributaria, e, in particolare, al comma 3, rimette a provvedimento da emanarsi dai direttori delle Agenzie delle entrate la determinazione delle informazioni analitiche che individuano univocamente le unità immobiliari, da acquisire con riferimento ai contratti di cui al comma 9; si tratta presumibilmente dei contratti di fornitura di energia elettrica, gas, servizi idrici e telefonici, indicati al comma 2, per cui il riferimento al comma 9 dovrebbe essere rettificato di conseguenza.

L’articolo 41, comma 11, interviene con riferimento alla disciplina di cui all’articolo 2 della legge n. 449 del 1997, in materia di trasferimento in proprietà a titolo gratuito, ai comuni, degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Anche qui, al fine di evitare dubbi interpretativi, sarebbe opportuna un’integrazione dello stesso comma 11, nel senso di chiarire se viene o no abrogata la disposizione di cui all’articolo 2, comma 1, della legge n. 449 del 1997.

 

Il seguito dell’esame della Tabella 10 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, limitatamente alle parti di competenza della Commissione, viene quindi rinviato.

 

Si passa quindi all’esame dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2005 (Tab. 2) e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, limitatamente alla competenza della Commissione.

 

Il senatore PONZO (FI) riferisce sul Centro di responsabilità 3, soffermandosi brevemente sulle unità previsionali di base relative alla protezione civile, da cui si evince come le risorse destinate al Fondo per gli interventi del servizio civile nazionale siano state incrementate di circa 120 milioni di euro.

Quanto agli ulteriori stanziamenti di competenza della Commissione, si segnalano le unità previsionali di base sul Fondo unico da ripartire per gli investimenti in difesa del suolo e tutela ambientale, sulla prevenzione dall’inquinamento atmosferico ed acustico, sul risparmio idrico, sulla difesa del suolo, sull’edilizia abitativa, sulle calamità naturali, sugli interventi per Venezia e sul risanamento e la ricostruzione delle zone terremotate.

Dopo aver riferito sui contenuti delle Tabelle del disegno di legge finanziaria – che recano il rifinanziamento della legge n. 225 del 1992 sul servizio nazionale della protezione civile e della legge n. 353 del 2000 sugli incendi boschivi - passa ad illustrare l’articolo 30 del disegno di legge finanziaria, che prevede, al comma 1, l’istituzione di un Fondo di garanzia, gestito da CONSAP S.p.A., finalizzato ad avviare un regime assicurativo, a carattere volontario – a differenza di quanto era previsto nel testo originario del disegno di legge finanziaria – per la copertura del rischio da calamità naturali. Si prevede un parere vincolante delle Commissioni parlamentari competenti, previsione alquanto insolita, anche in considerazione del fatto che il parere dei due organi parlamentari, per far valere il proprio carattere vincolante, dovrebbe essere conforme.

Infine il comma 2 del medesimo articolo 30 prevede una spesa quindicennale di 50 milioni di euro per la prosecuzione degli interventi e dell’opera di ricostruzione in tutti i territori colpiti da calamità naturali per i quali sia già stato dichiarato lo stato d’emergenza.

 

Chiede a questo punto la parola il sottosegretario VENTUCCI il quale sottolinea innanzitutto come la manovra finanziaria per il 2005 si contraddistingua per un approccio alquanto diverso rispetto alle manovre precedenti, basandosi concretamente sui dati effettivi registrati nell’anno di riferimento antecedente.

Illustra pertanto una relazione sulle attività del Dipartimento della protezione civile per l’anno 2004, ponendo in evidenza come il Dipartimento, sulla base dei risultati conseguiti, miri a migliorare l’efficienza complessiva del Paese in termini sia di prime normative tecniche, sia di concreti interventi, anche potenziando le attività di formazione e ricerca: si pensi allo sviluppo della rete sismica nazionale e della rete accelerometrica nazionale. Inoltre, mentre per quanto riguarda il rischio vulcanico è stato già potenziato il sistema di monitoraggio e controllo, per ciò che concerne il rischio idraulico ed idrogeologico, un notevole impulso hanno ricevuto e continuano a ricevere le reti per il monitoraggio costante delle situazioni di esposizione al rischio attraverso il sistema dei Centri funzionali operanti nelle diverse regioni ed il potenziamento della rete radar meteorologica. Quanto gli incendi boschivi, il Dipartimento ha potenziato la flotta aerea dello Stato ed ha avviato la sperimentazione di ulteriori mezzi.

In tale contesto, degno di nota è l’articolo 30 del disegno di legge finanziaria, che prevede l’avvio di un sistema assicurativo contro il rischio delle calamità naturali fondato su principi di non obbligatorietà delle polizze.

Evidenzia infine come nel disegno di legge finanziaria e nel disegno di legge di approvazione del bilancio vengano complessivamente assicurate risorse di volume pari a quelle dell’anno precedente, per importi, rispettivamente, di 201 milioni di euro per il Fondo nazionale di protezione civile e di circa 154 milioni di euro per il Fondo regionale di protezione civile.

 

Si apre quindi la discussione generale.

 

Il senatore GASBARRI (DS-U) sottolinea innanzitutto come le incertezze e le incongruenze che contraddistinguono l’operato del Dipartimento della protezione civile e, più in generale, l’attività del Governo in tale campo, siano testimoniate con tutta evidenza dal singolare ed irrituale atteggiamento del rappresentante del Governo, il quale, chiedendo di poter illustrare la relazione sulle attività del Dipartimento subito dopo la relazione del senatore Ponzo, ha svolto una sorta di escusatio non petita.

In realtà, infatti, la situazione del settore della protezione civile è tutt’altro che confortante, ed un esempio sintomatico delle inefficienze e degli sprechi che contraddistinguono tale comparto è rappresentato da quanto riferito dall’ultimo numero del settimanale l’Espresso in relazione al progetto di risistemazione della rete fognaria di Trapani. Il Dipartimento è infatti intervenuto chiedendo di assumere la direzione dei lavori, potendo poi procedere all’attribuzione delle opere da realizzare anche mediante trattativa privata; è evidente che così facendo si potrà assistere all’ulteriore spreco di milioni di euro, che si aggiungeranno a quelli derivanti dalla nuova convenzione tra il Dipartimento e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

E’ singolare, poi, che sia stata riproposta anche quest’anno la formula della copertura assicurativa per i danni derivanti da calamità naturali, dopo che una simile soluzione era stata espunta dai documenti di bilancio dell’anno scorso. Anzi, se il testo originario del disegno di legge finanziaria, pur proponendo un’inaccettabile copertura assicuratoria, aveva pur tuttavia una sua ratio, l’articolo 30, come pervenuto dalla Camera dei deputati, appare del tutto privo di senso, per cui la soluzione migliore appare quella di sopprimerlo tout court. Al riguardo, è significativo che sia stata messa in evidenza l’anomalia rappresentata dalla previsione di un parere vincolante delle Commissioni parlamentari.

Quanto agli stanziamenti disposti, sarebbe interessante comprendere in base a quali logiche siano stati previsti in favore di talune piuttosto che altre zone colpite da eventi calamitosi, in una situazione in cui non è stata neanche fatta chiarezza sulle stime concernenti i costi di ricostruzione conseguenti al terremoto che ha colpito il Molise nel 2002. La verità è che, se non sono esplosi apparentemente problemi gravi nel settore della protezione civile, ciò si deve al fatto che per fortuna, negli ultimi due anni, l’Italia non è stata colpita da seri eventi calamitosi.

 

Chiede a questo punto nuovamente la parola il sottosegretario VENTUCCI il quale osserva come, evidentemente, il senatore Gasbarri non abbia compreso che il rappresentante del Governo, chiedendo la parola subito dopo lo svolgimento della relazione del senatore Ponzo, aveva inteso ispirarsi al nuovo metodo di redazione della legge finanziaria facendo il punto sull’attività svolta dal Dipartimento della protezione civile nel 2004.

 

Il seguito dell’esame della Tabella 2 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, per quanto di competenza della 13ª Commissione, viene quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 17,30.

 


ORDINE DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE N. 3223

 

 

0/3223/1/13ª

IL RELATORE

 

“La Commissione ambiente del Senato della Repubblica,

in sede di esame del disegno di legge finanziaria per il 2005,

premesso:

che a partire dal febbraio 1994 sono state commissariate le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, a seguito di situazioni di emergenza connesse al ciclo dei rifiuti e, in alcuni casi, anche alla depurazione delle acque;

che commissariamento di così lunga durata, a parte i risultati non sempre soddisfacenti, non sono condivisibili, anche perché lo stato di emergenza sembra diventato ormai il regime ordinario;

che quanto verificatosi ha sostanzialmente alterato il sistema istituzionale della ripartizione delle competenze con un esproprio non sempre giustificato del ruolo delle regioni e delle autonomie locali;

impegna il Governo

a porre fine, senza ulteriori proroghe, ai commissariamento innanzi citati entro il 31 dicembre 2004.

 


TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

378a Seduta (antimeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 9 e 9-bis) Stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio l'anno finanziario 2005

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Esame della Tabella 14 e 14-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio. Seguito e conclusione dell'esame delle parti di competenza delle Tabelle 10 e 10-bis delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni)

 

Riprende l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta di ieri.

Si procede all’esame delle parti di competenza delle Tabelle 14 e 14-bis, recanti lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e delle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il relatore, senatore CHINCARINI (LP) fa presente che lo stato di previsione del Ministero per i beni e l’attività culturali per l’anno 2005, predisposto secondo la nuova struttura organizzativa del Ministero, in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 173 del 2004, prevede dieci Centri di responsabilità: Gabinetto ed uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro; Dipartimento per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione; Dipartimento dei beni archivistici e librari; Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici; Dipartimento per lo spettacolo e lo sport; Beni architettonici e paesaggio; Spettacolo dal vivo; Cinema; Patrimonio storico, artistico ed demoantropologico; Architettura ed arte contemporanea. Di questi dieci Centri di responsabilità, gli ultimi cinque sono privi di risorse in conseguenza del riordino del Ministero.

Per quanto riguarda gli stanziamenti complessivi, lo stato di previsione del Ministero, come risultante dalla Nota di variazioni, reca spese in conto competenza per 2.245,24 milioni di euro, di cui 1.562,33 per spese correnti e 667,2 per spese in conto capitale. Nello stato di previsione figura inoltre una previsione di spesa per le operazioni di rimborso di passività finanziarie di circa 15 milioni di euro. In termini assoluti, rispetto al disegno di legge di assestamento del bilancio per il 2004, si registra una diminuzione di 12,39 milioni di euro. Con riferimento alla consistenza dei residui passivi, rispetto all’entità dei residui passivi al 1° gennaio 2004 si registra un decremento di 1.146,3 milioni di euro. Le autorizzazioni di cassa per il 2005 ammontano ad oltre 2.500 milioni di euro; esse coprono il 68,54 per cento della massa spendibile per l’esercizio 2005, costituita dalla somma dei residui presunti e delle previsioni di competenza per lo stesso esercizio.

La nuova struttura del Ministero, con il conseguente passaggio di molte unità previsionali di base a nuovi Centri di responsabilità, non rende agevole l’analisi delle variazioni delle singole unità previsionali di base. Si segnala in particolare il Centro di responsabilità n. 4 – Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici – che registra una previsione di 637,35 milioni di euro in termini di competenza e di 898,3 in termini di cassa, mentre i residui passivi ammontano a 475,14 milioni di euro. La stragrande maggioranza degli stanziamenti è iscritta nell’u.p.b. 4.1.1.0 – Funzionamento che registra 550,22 milioni di euro in termini di competenza e 568,13 in termini di cassa, mentre i residui ammontano a 42,46 milioni di euro.

In relazione alle Tabelle del disegno di legge finanziaria, la Tabella A prevede un accantonamento di 1,6 milioni di euro per il 2005, di 1,1 milioni di euro per il 2006 e 0,36 milioni di euro per il 2007. Secondo la relazione illustrativa al disegno di legge finanziaria la finalizzazione riguarda la legge-quadro sulla qualità architettonica, l’equiparazione ai cimiteri di guerra dei monumenti sacrari di Leonessa e Medea, l’istituzione del museo di storia contemporanea Giacomo Matteotti ed interventi in materia di beni ed attività culturali e di sport. La Tabella B prevede un accantonamento di 15 milioni di euro per il 2005, con finalizzazioni per la legge-quadro sull’attività architettonica, nonché per interventi in materia di beni e attività culturali e di sport. La Tabella C reca uno stanziamento di 537,83 milioni di euro per il triennio 2005-2007, mentre le Tabelle D, E ed F non prevedono interventi che interessano la Commissione.

In conclusione, è auspicabile che oltre a misure e stanziamenti per l’apertura di musei o per il rinnovo dei contratti previsti per i dipendenti, si possa concentrare maggiore attenzione sugli investimenti a favore delle diverse sovrintendenze i cui compiti si sono accresciuti in seguito all’entrata in vigore del nuovo codice dei beni culturali e paesaggistici. A tale riguardo, occorre rafforzare il dialogo tra le autorità centrali ed gli enti locali, anche allo scopo di permettere una maggiore valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico del Paese.

Il seguito dell’esame delle parti di competenza delle Tabelle 14 e 14-bis delle connesse parti del disegno di legge finanziaria è quindi rinviato.

Prosegue quindi l’esame delle parti di competenza delle Tabelle 10 e 10-bis recanti lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e delle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria, esame sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente NOVI dichiara aperta la discussione generale.

 

Il senatore ROTONDO (DS-U) sottolinea il notevole ridimensionamento degli investimenti pubblici destinati alla realizzazione delle infrastrutture, nonostante il Governo, fin dal suo insediamento, avesse puntato sulle opere strategiche per il rilancio dell’economia. E’ dunque evidente che queste attese non sono state mantenute, anche in considerazione del fatto che i finanziamenti previsti nell’ultimo Documento di programmazione economico-finanziaria ammontavano a circa 7 miliardi di euro per la cosiddetta legge obiettivo. Tuttavia, tali finanziamenti hanno subito un decremento nei documenti di bilancio.

Per quanto riguarda l’analisi dei diversi Centri di responsabilità se, da una parte, si registra un incremento degli stanziamenti a favore del Centro di responsabilità – Gabinetto ed uffici alle dipendenze del Ministro – dall’altra, gli altri Centri di responsabilità subiscono decrementi significativi nelle risorse assegnate. Analoghe preoccupazioni devono essere formulate anche per gli interventi in materia di locazioni abitative, settore nel quale non sono rese permanenti le norme per le agevolazioni sulle ristrutturazioni edilizie, mentre si registrano carenze per le misure per la sicurezza, per il risparmio energetico e per la riqualificazione urbana. Inoltre, non si ravvisa alcun tipo di sostegno a favore delle famiglie a basso reddito per fronteggiare il disagio abitativo, nonostante fosse stata annunciato dal Governo il varo della cosiddetta legge obiettivo per le città. Tenuto conto altresì della rivalutazione degli estimi catastali e delle incertezze riguardanti la polizza assicurativa contro le calamità naturali, si ha di fronte un provvedimento che denota l’incapacità dell’Esecutivo a mantenere gli impegni assunti davanti agli elettori.

Alla luce di tali considerazioni, preannuncia la presentazione di un rapporto di minoranza.

Non essendovi altri senatori iscritti a parlare, il presidente NOVI dichiara chiusa la discussione generale.

 

Il relatore, senatore BERGAMO(UDC),intervenendo in sede di replica, osserva preliminarmente che l’attenzione dei commissari dovrebbe concentrarsi unicamente sulle parti di competenza della Tabella in esame, senza svolgere analisi troppo generali. E’ evidente comunque che l’attuale difficile situazione economica abbia imposto un contenimento delle spese che inevitabilmente hanno riguardato anche lo stato di previsione del Ministero per le infrastrutture. Tuttavia, i programmi di ammodernamento previsti per le cosiddette opere strategiche non hanno subito un rallentamento come dimostra il numero delle infrastrutture avviate od in fase di avvio, nonché le procedure normative varate per accelerare la realizzazione delle stesse opere. Al di là degli stanziamenti previsti, nello stato di previsione in esame si è dato risalto alle opere legate alla protezione ambientale, nonché agli investimenti per la salvaguardia fisica ed ambientale della laguna veneta.

Per quanto concerne il settore delle locazioni, nonostante le ristrettezze finanziarie, sono confermati tutti gli interventi previsti nelle precedenti manovre di bilancio, sebbene sia normale attendersi un incremento delle risorse disponibili. Inoltre, sono state introdotte alcune significative novità, quali, ad esempio, la previsione di contributi per l’edilizia residenziale pubblica e per l’edilizia agevolata sperimentale. Analoghi impegni si ravvisano anche con riferimento ai progetti di riqualificazione che interessano alcune aree urbane.

Preannuncia infine che è sua intenzione redigere un rapporto favorevole corredato da alcune osservazioni.

 

Il vice ministro MARTINAT tiene a precisare che per i cosiddetti buoni casa sono stati riconfermati interventi per circa quattrocento famiglie, mentre è in via di soluzione il problema dell’esecuzione degli sfratti dopo le numerose proroghe che si sono avute nel passato. E’ intenzione poi del Governo varare al più presto una serie di misure nei confronti dell’ex Istituto autonomo case popolari poiché, secondo alcuni dati, un terzo degli alloggi popolari sarebbe occupato da persone non aventi il titolo richiesto.

Devono poi essere respinte le critiche avanzate dai settori di minoranza in ordine ad una presunta contrazione dei finanziamenti destinati alla realizzazione delle infrastrutture. Sarebbe facile, infatti, replicare sostenendo che i Governi di centro-sinistra non hanno raggiunto brillanti risultati in questo settore. Ma, al di là di questo elemento, è innegabile l’impegno profuso dall’Esecutivo per l’avvio di importanti nodi infrastrutturali: dal collegamento Berlino-Palermo, alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, senza dimenticare che, attraverso la Società Infrastrutture S.P.A. sono previsti finanziamenti per circa 8 miliardi di euro per i collegamenti Genova-Milano e Milano-Verona. Tutto ciò dimostra quindi che si stanno mantenendo gli impegni per il potenziamento delle reti stradali, autostradali e ferroviarie, impiegando anche risorse che nel passato erano rimaste inutilizzate.

 

Il presidente NOVI, poiché non sono stati presentati emendamenti ed ordini del giorno avverte che si procederà alle dichiarazioni di voto sul mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole con osservazioni.

 

Il senatore CHINCARINI (LP), dopo aver espresso apprezzamento per gli interventi svolti dal relatore e dal Rappresentante del Governo, ritiene che è arrivato il momento di definire alcune importanti strategie nel comparto delle infrastrutture. Infatti, per quanto riguarda il progetto dell’alta velocità, gli enti locali attendono delle risposte per provvedere alla pianificazione urbanistica. Pertanto, se non vi è un quadro di certezze in ordine ai grandi investimenti che, ad esempio, si prospettano nel settore ferroviario, gli enti locali si troveranno in grande difficoltà nel programmare le proprie scelte.

 

Il senatore MULAS (AN) ritiene che il Governo sta cercando di mantenere gli impegni assunti, nonostante le difficoltà economiche che riguardano non solo l’Italia e nonostante le critiche e l’atteggiamento poco costruttivo dei Gruppi di opposizione.

Preannuncia quindi che i senatori del Gruppo di Alleanza nazionale voteranno a favore del mandato al relatore a redigere un rapporto favorevole con osservazioni.

 

Il senatore LIGUORI (Mar-DL-U) nell’annunciare il voto contrario della propria parte politica, osserva che i dati oggettivi dimostrano una realtà ben differente rispetto a quella illustrata dal Rappresentante del Governo. Difatti, per le infrastrutture ed i trasporti si registra un consistente taglio di risorse che, peraltro, riguarda pure il Fondo di accesso alle locazioni abitative. Tali decrementi delle risorse finanziarie rischiano altresì di penalizzare gli enti locali e il loro sviluppo.

 

Il senatore RIZZI (FI) annuncia il voto a favore dei senatori di Forza Italia.

 

Il senatore MONCADA(UDC), dopo aver condiviso la relazione del senatore Bergamo e le analisi svolte dal vice ministro Martinat, dichiara il voto a favore del Gruppo dell’UDC.

 

Il senatore ROTONDO(DS-U), nell’illustrare i contenuti di uno schema di rapporto presentato da tutti i Gruppi dell’opposizione, ritiene che le valutazioni svolte dal vice ministro Martinat non corrispondono alla realtà dei fatti, specialmente se confrontate con quanto accade nell’Italia meridionale ed in Sicilia in particolare. Infatti, in questa ultima regione non vi è traccia di cantieri aperti e di progetti per l’ammodenarmento delle reti infrastrutturali, senza trascurare poi che da molti anni i cantieri sulla autostrada Salerno-Reggio Calabria non procedono nei lavori.

Previa verifica del prescritto numero legale, la Commissione conferisce mandato al relatore, senatore Bergamo, a redigere un rapporto favorevole con osservazioni sulle parti di competenza delle Tabelle 10 e 10-bis sulle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.

Risulta quindi preclusa la votazione sullo schema di rapporto illustrato dal senatore Rotondo.

 

Il presidente NOVI avverte quindi che, ai sensi dell’articolo 126, comma 6, del Regolamento, insieme al rapporto favorevole con osservazioni, che sarà redatto dal relatore Bergamo, sarà trasmesso alla 5ª Commissione permanente il rapporto illustrato dal senatore Rotondo.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 10,10.

 


TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

379a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 9 e 9-bis) Stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio l'anno finanziario 2005

(Tabb. 10 e 10-bis) Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(Tabb. 14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame delle Tabelle 2 e 2-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole. Seguito e conclusione dell'esame delle parti di competenza delle Tabelle 9 e 9-bis delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole con osservazioni Seguito e conclusione dell'esame delle parti di competenza delle Tabelle 14 e 14-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Rapporto favorevole)

 

Riprende l’esame delle parti di competenza delle Tabelle 2 e 2-bis , recanti lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, e delle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.

Non essendovi iscritti a parlare in discussione generale, il presidente MULAS dà la parola al relatore Chincarini per la replica.

 

Il relatore CHINCARINI (LP) fa presente di non aver nulla da aggiungere alla relazione svolta stamane e dichiara che intende redigere un rapporto favorevole.

 

Il sottosegretario BONO, con riferimento alle osservazioni del relatore in merito allo stato di previsione del Dicastero dei beni e delle attività culturali per l’anno 2005, fa presente che, per effetto del riassetto organizzativo del Ministero, i Centri di responsabilità sono stati ridotti a cinque. L’indicazione di altri Centri di responsabilità è mera conseguenza dell’impossibilità di aggiornare in tempi brevi il sistema informatico del bilancio dello Stato, che è ancora programmato nel senso di prevedere dieci Centri di responsabilità.

Per quanto riguarda poi l’osservazione relativa alle ridotte finalizzazioni per investimenti, data la non piena rispondenza tra stanziamenti di cassa e assegnazioni in termini di competenza, si è privilegiato il sistema della iscrizione delle disponibilità finanziarie al Fondo unico, onde consentire al Ministro la necessaria flessibilità in corso d’anno, per individuare le finalizzazioni concretamente attuabili e destinarvi le necessarie risorse.

 

Il senatore IOVENE (DS-U) annuncia il voto contrario del Gruppo DS, sottolineando come la Tabella 14 risponda anch’essa alla logica dei tagli selvaggi.

 

Dopo che il presidente MULAS ha verificato la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di conferire al relatore Chincarini mandato a redigere un rapporto favorevole.

Prosegue l’esame delle parti di competenza delle Tabelle 2 e 2-bis, e delle corrispondenti parti del disegno di legge finanziaria.

Viene chiusa la discussione generale.

 

Il relatore PONZO (FI) replica brevemente facendo presente che è sua intenzione redigere un rapporto favorevole, sottolineando come le risorse stanziate per il settore della Protezione civile, a differenza di quanto accade per la maggior parte dei comparti della pubblica amministrazione, non hanno subito riduzioni.

 

Il sottosegretario VENTUCCI non ha nulla da aggiungere a quanto osservato dal relatore.

 

Il senatore GASBARRI (DS-U) annuncia il voto contrario del Gruppo DS ed illustra i contenuti di un rapporto da lui presentato, unitamente ad altri senatori del suo Gruppo, ricordando come l’articolo 30, comma 2, del disegno di legge finanziaria preveda che le modalità di utilizzo dei contributi destinati alla prosecuzione degli interventi di ricostruzione nelle zone colpite da calamità naturali, siano stabilite con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, mentre alla ripartizione dei contributi si provvederà con ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri. È evidente quindi che, qualora il testo dell’articolo 30 dovesse rimanere inalterato, il Parlamento verrebbe letteralmente tagliato fuori da ogni forma di controllo sull’operato del Dipartimento della protezione civile.

Dopo che il presidente NOVI ha verificato la presenza del prescritto numero legale, la Commissione conferisce al relatore Ponzo mandato a redigere un rapporto favorevole, risultando così preclusa la votazione sullo schema di rapporto illustrato dal senatore Gasbarri. Inoltre, ai sensi dell’articolo 126, comma 6, del Regolamento, insieme al rapporto favorevole che sarà redatto dal relatore Ponzo, sarà trasmesso alla 5ª Commissione permanente, il rapporto illustrato dal senatore Gasbarri.

Riprende l’esame delle Tabelle 9 e 9-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

 

Il presidente NOVI (FI) dichiara chiusa la discussione generale.

 

Il relatore SPECCHIA (AN) ringrazia tutti i senatori intervenuti e sottolinea l’esigenza di indicare, fra le osservazioni che dovrebbero accompagnare il rapporto favorevole, che, con riferimento al comma 2, dell’articolo 28 del disegno di legge finanziaria – che autorizza la prosecuzione degli interventi concernenti la realizzazione di un piano di risanamento ambientale delle aree portuali del basso Adriatico, nonché la realizzazione di programmi di dotazione infrastrutturale diportistica – sarebbe opportuno chiarire se tra le finalità a cui destinare le risorse di cui al decreto-legge n. 209 del 2002, si intende ricomprendere anche la prosecuzione del piano di risanamento ambientale delle aree portuali del basso Adriatico, cui erano stati destinati finanziamenti per il solo esercizio finanziario 2002.

Quanto poi all’articolo 42, comma 45, del disegno di legge finanziaria – che aumenta da cinque a sei anni la durata massima della fase di transizione entro la quale i comuni che abbiano raggiunto nel 1999 un grado di copertura dei costi superiore all’85 per cento, sono tenuti a raggiungere la piena copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso il sistema della tariffa – appare opportuno osservare, in primo luogo, che la citata disposizione interviene solo sulla lettera a) dell’articolo 11, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999, cioè i comuni che abbiano raggiunto nell’anno 1999 un grado di copertura dei costi superiori all’85 per cento. Tuttavia, con la fine del 2004, verrebbe a scadenza anche il termine assegnato ai comuni che abbiano raggiunto, alla stessa data, un grado di copertura dei costi tra il 55 e l’85 per cento, secondo quando stabilito dalla lettera b) del comma 1, dell’articolo 11 del suddetto decreto del Presidente della Repubblica. Paradossalmente, si avrebbe pertanto l’effetto di un periodo transitorio più breve concesso ai comuni che hanno raggiunto una percentuale di copertura minore. Per fare chiarezza sul punto, è sua intenzione presentare in 5ª Commissione, insieme agli altri rappresentanti della maggioranza in Commissione ambiente, un apposito emendamento.

Dopo aver osservato che sarebbe necessario che il comparto della tutela dell’ambiente potesse beneficiare di risorse maggiori, ricorda di aver presentato un ordine del giorno analogo agli ordini del giorno approvati in occasione dell’esame dei documenti di bilancio degli anni scorsi, con il quale si impegna il Governo a porre fine ai commissariamenti concernenti le situazioni di emergenza connessi al ciclo dei rifiuti e alla depurazione delle acque.

Esprime quindi parere favorevole sull’ordine del giorno n. 0/3224/101/13ª/Tab. 9, a condizione che vengano espunte, al primo capoverso della premessa, le parole da: "confermando", fino alla fine del capoverso.

Esprime poi parere favorevole sull’ordine del giorno n. 0/3224/102/13ª/Tab. 9, a condizione che venga espunto interamente il secondo periodo della premessa.

 

Il senatore CHINCARINI (LP) fa presente che la sua parte politica è nettamente contraria a qualsiasi osservazione che possa in qualsiasi modo rallentare il passaggio dal sistema della tassa a quello della tariffa per il servizio di smaltimento dei rifiuti urbani.

 

Il sottosegretario NUCARA, con riferimento all’articolo 28, comma 2, del disegno di legge finanziaria, ritiene accoglibile un’interpretazione della disposizione volta a comprendere nelle risorse stanziate la prosecuzione del piano di risanamento ambientale delle aree portuali del basso Adriatico.

Per quanto riguarda invece l’articolo 42, comma 45, del medesimo provvedimento, condivide l’osservazione del relatore Specchia ed esprime un giudizio positivo su un eventuale emendamento volto a differire di un ulteriore anno la scadenza del termine assegnato ai comuni che abbiano raggiunto un grado di copertura dei costi tra il 55 e l’85 per cento.

Quanto agli ordini del giorno presentati, fa presente di condividere nella sostanza l’ordine del giorno n. 0/3223/1/13ª del relatore, che sarebbe disposto a raccogliere /come raccomandazione.

Si dichiara disponibile ad accogliere come raccomandazione anche gli ordini del giorno prima citati, ma solo nella loro parte dispositiva.

 

Il relatore SPECCHIA (AN) insiste per la votazione dell’ordine del giorno n. 0/3223/1/13ª che, del resto, in occasione dell’esame delle precedenti leggi finanziarie è stato sempre approvato.

 

Il senatore IOVENE (DS-U) insiste per la votazione dei citati ordini del giorno nn. 101 e 102, che riformula nel senso suggerito dal relatore, pur senza mutare il giudizio politico del suo Gruppo nei confronti dell’operato del Governo.

Dopo che il Presidente ha verificato la presenza del prescritto numero legale, la Commissione, con separate votazioni, approva gli ordini del giorno nn. 0/3224/101/13ª/Tab. 9 (nuovo testo) e 0/3224/102/13ª/Tab.9 (nuovo testo) nonché l'ordine del giorno n. 0/3223/1/13ª.

 

Il senatore IOVENE (DS-U) , dopo aver illustrato i contenuti di un rapporto da lui presentato unitamente ad altri senatori dei gruppi di opposizione, annuncia il voto contrario della sua parte politica sulla Tabella 9, che reca un taglio di risorse di ben il 30 per cento, il che la dice lunga sulla considerazione del Governo in carica e della maggioranza che lo sostiene delle tematiche ambientali. Desta sconcerto inoltre il fatto che ben il 60 per cento delle risorse di cui dispone il Ministero vengano assegnate agli uffici di diretta collaborazione del Ministro, il che comporterà una loro gestione largamente discrezionale.

 

Il senatore CHINCARINI (LP) richiama l’attenzione del relatore sull’esigenza di inserire, tra le osservazioni, un pieno riconoscimento di quei comuni che hanno raggiunto elevati livelli di autofinanziamento della gestione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, garantendo così il passaggio al sistema della tariffa, il che garantisce allo Stato anche i proventi dell’IVA.

 

Il relatore SPECCHIA (AN) assicura il senatore Chincarini che, fra le osservazioni che correderanno il rapporto, non mancherà di evidenziare quanto da lui sottolineato.

La Commissione conferisce quindi infine al relatore Specchia mandato a redigere un rapporto favorevole, con le osservazioni indicate in sede di replica, risultando così preclusa la votazione sullo schema di rapporto illustrato dal senatore Iovene.

 

Il presidente NOVI avverte quindi che, ai sensi dell’articolo 126, comma 6, del Regolamento, insieme al rapporto favorevole con osservazioni che sarà redatto dal relatore Specchia, sarà trasmesso alla 5a Commissione permanente, il rapporto illustrato dal senatore Iovene.

 

La seduta termina alle ore 15,15.


ORDINI DEL GIORNO AI DISEGNI DI LEGGE NN. 3223 E 3224

 

 

0/3223/1/13ª

IL RELATORE

 

"La Commissione ambiente del Senato della Repubblica,

in sede di esame del disegno di legge finanziaria per il 2005, con particolare riferimento all'articolo 42

premesso:

che a partire dal febbraio 1994 sono state commissariate le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, a seguito di situazioni di emergenza connesse al ciclo dei rifiuti e, in alcuni casi, anche alla depurazione delle acque;

che commissariamenti di così lunga durata, a parte i risultati non sempre soddisfacenti, non sono condivisibili, anche perché lo stato di emergenza sembra diventato ormai il regime ordinario;

che quanto verificatosi ha sostanzialmente alterato il sistema istituzionale della ripartizione delle competenze con un esproprio non sempre giustificato del ruolo delle regioni e delle autonomie locali;

impegna il Governo

a porre fine, senza ulteriori proroghe, ai commissariamenti innanzi citati entro il 31 dicembre 2004.

 

 

0/3224/101/13a/Tab. 9

GIOVANELLI, GASBARRI, IOVENE, ROTONDO

 

La 13a Commissione permanente del Senato della Repubblica, in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio per l’anno finanziario 2005,

premesso che:

nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio si registra la più forte riduzione in termini di previsione di spesa degli ultimi quattro anni confermando la tendenza del Governo a considerare le politiche ambientali come un vincolo allo sviluppo del Paese e non come una risorsa importante per il futuro stesso;

le riduzioni più sostanziali sono state operate sui capitoli afferenti alla Unità previsionale di base "Ricerca ambientale e sviluppo" alla quale compete tra l’altro la gestione di specifiche risorse per l’attuazione del Protocollo di Kyoto;

la difficoltà della sfida che ciò comporta per l’Italia richiede un impegno straordinario delle politiche in diversi settori e rende incomprensibile e grave l’accumularsi, sull’U.P.B. 4.2.3.15–Accordi ed organismi internazionali, di residui per 54,77 milioni di euro, di cui 50 milioni di euro sul capitolo 7293 per l’attuazione del protocollo di Kyoto;

impegna il Governo:

di fronte alla certa entrata in vigore del Protocollo di Kyoto prevista per il 16 febbraio 2005 a moltiplicare le risorse impegnate e le iniziative necessarie per poter concretamente perseguire gli obiettivi di riduzione dell’emissione del gas serra, innovando e rendendo competitivo, sostenibile e più largamente fondato su risorse rinnovabili, il modello energetico del nostro Paese.

 

 

0/3224/101/13a/Tab. 9 (nuovo testo)

GIOVANELLI, GASBARRI, IOVENE, ROTONDO

 

La 13a Commissione permanente del Senato della Repubblica, in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio per l’anno finanziario 2005,

premesso che:

nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio si registra la più forte riduzione in termini di previsione di spesa degli ultimi quattro anni;

le riduzioni più sostanziali sono state operate sui capitoli afferenti alla Unità previsionale di base "Ricerca ambientale e sviluppo" alla quale compete tra l’altro la gestione di specifiche risorse per l’attuazione del Protocollo di Kyoto;

la difficoltà della sfida che ciò comporta per l’Italia richiede un impegno straordinario delle politiche in diversi settori e rende incomprensibile e grave l’accumularsi, sull’U.P.B. 4.2.3.15–Accordi ed organismi internazionali, di residui per 54,77 milioni di euro, di cui 50 milioni di euro sul capitolo 7293 per l’attuazione del protocollo di Kyoto;

impegna il Governo:

di fronte alla certa entrata in vigore del Protocollo di Kyoto prevista per il 16 febbraio 2005 a moltiplicare le risorse impegnate e le iniziative necessarie per poter concretamente perseguire gli obiettivi di riduzione dell’emissione del gas serra, innovando e rendendo competitivo, sostenibile e più largamente fondato su risorse rinnovabili, il modello energetico del nostro Paese.

 

 

0/3224/102/13a/Tab. 9

GIOVANELLI, GASBARRI, IOVENE, ROTONDO

 

La 13a Commissione permanente del Senato della Repubblica, in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio per l’anno finanziario 2005,

premesso che:

nel suddetto stato di previsione mancano risorse per la "Ricerca ambientale" ed, in particolare, per le spese finalizzate all’adozione di procedure e programmi denominati "Agende 21";

ciò è indice del disimpegno del Governo nei confronti delle politiche di salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente e in particolare nelle città, dell’abbandono delle politiche di sviluppo sostenibile basate su innovative procedure di partecipazione, concertazione e responsabilizzazione di soggetti pubblici e privati;

impegna il Governo:

a garantire risorse adeguate a finanziare i capitoli di bilancio relativi all’adozione di procedure e programmi denominati "Agende 21".

 

 

0/3224/102/13a/Tab. 9 (nuovo testo)

GIOVANELLI, GASBARRI, IOVENE, ROTONDO

 

La 13a Commissione permanente del Senato della Repubblica, in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio per l’anno finanziario 2005,

premesso che:

nel suddetto stato di previsione mancano risorse per la "Ricerca ambientale" ed, in particolare, per le spese finalizzate all’adozione di procedure e programmi denominati "Agende 21";

impegna il Governo:

a garantire risorse adeguate a finanziare i capitoli di bilancio relativi all’adozione di procedure e programmi denominati "Agende 21".


POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14a)

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

74a Seduta (pomeridiana)

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

 (Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporti alla 5ª Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

Il presidente-relatore GIRFATTI (FI), dopo aver rivolto un indirizzo di saluto al ministro Buttiglione, riferisce alla Commissione sui provvedimenti in titolo.

La finanziaria per il 2005 si inserisce nel contesto del quadro economico-finanziario stabilito dal DPEF e dalla sua Nota di aggiornamento del 30 settembre 2004. La manovra, prevista dell’entità di 24 miliardi di euro, dovrebbe essere in grado di ridurre il deficit tendenziale, nella misura di 1,7 punti percentuali rispetto al PIL, ovvero di portare l’indebitamento netto dai 62,2 miliardi di euro tendenziali, ai 38,2 miliardi programmatici, al fine di assicurare un livello di deficit in rapporto al PIL del 2,7 per cento, ben al di sotto della soglia del 3 per cento prevista dal Patto di stabilità europeo.

Per il 2005, la crescita tendenziale del PIL, stimata dal DPEF ad un tasso del 1,9 per cento, grazie agli interventi previsti dalla manovra, dovrebbe aumentare, secondo il Governo, per attestarsi al 2,1 per cento.

Per gli anni successivi, la Nota di aggiornamento al DPEF prevede una progressiva riduzione del rapporto deficit/PIL, che dovrebbe arrivare al 2 per cento nel 2006, all’1,4 per cento nel 2007 e allo 0,9 per cento nel 2008.

Grazie al complesso delle disposizioni introdotte dalla legge finanziaria, il Governo stima un aumento delle entrate di 12.430 milioni di euro, riconducibile principalmente all’aumento delle entrate tributarie, pari a 5.082 milioni di euro e all’aumento dovuto all’alienazione di beni patrimoniali per 7.000 milioni di euro. Le spese invece aumenterebbero di 1.095 milioni di euro.

Per ottenere i risultati previsti, la legge finanziaria per il 2005 reca anzitutto all’articolo 2 la regola del limite di incremento del 2 per cento per gli stanziamenti del bilancio dello Stato per il 2005, salvo gli stanziamenti relativi agli organi costituzionali, alla spesa per interessi sui titoli di Stato, alle prestazioni sociali in denaro connesse a diritti soggettivi e, per quanto di competenza di questa Commissione, ai trasferimenti all’Unione europea.

Fissa poi, all’articolo 1, il livello massimo del saldo netto da finanziare, in termini di competenza, per l’anno 2005 in 49.138 milioni di euro, per il 2006 in 40.307 milioni di euro e per il 2007 in 23.999 milioni di euro.

Come è noto questi livelli massimi da finanziare sono stati oggetto di modifica in sede di approvazione presso la Camera dei deputati. In tale sede sono state effettuate anche altre modifiche che, oltre alle restrizioni all’affidamento di incarichi di consulenza e alle spese sui mezzi di trasporto, hanno riguardato anche aggiustamenti nel patto di stabilità interno per gli enti territoriali (articolo 6), l’introduzione di norme per il contrasto e la prevenzione dell’uso illecito di finanziamenti pubblici o dell’Unione europea (articolo 14), nonché l’introduzione di agevolazioni alle imprese, da parte di Sviluppo Italia Spa, capaci di produrre effetti economici addizionali e durevoli e tali da generare esternalità positive sul territorio (articolo 32) e la possibilità, per il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio, di sottoscrivere quote di fondi d’investimento al fine di favorire l’afflusso di capitale di rischio vero piccole e medie imprese innovative localizzate nelle aree sottoutilizzate (articolo 33).

Tali ultime due modifiche prevedono il rispetto delle norme comunitarie applicabili. In particolare, l’articolo 33 prevede la preventiva approvazione delle agevolazioni alle imprese, da parte della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3 del Trattato istitutivo della Comunità europea, inerente gli aiuti di Stato alle imprese.

L’articolo 4 pone limitazioni alle spese relative ad alcuni settori di intervento. In particolare fissa un tetto di 6.550 milioni di euro per gli interventi finanziati con i fondi per gli incentivi allo sviluppo di cui agli articoli 60 e 61 della legge n. 289 del 2002 (tra cui il fondo per le aree sottoutilizzate); un tetto di 2.750 milioni di euro per gli investimenti-incentivi alle imprese del Ministero delle attività produttive; e un tetto di 450 milioni di euro per gli interventi della legge obiettivo finanziati dalla legge n. 166 del 2002, articolo 13, comma 1 (inerente la progettazione e realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale), del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Come ribadito anche nella Relazione previsionale e programmatica presentata dal Ministero dell’economia e delle finanze, per l’anno 2005 non sono previsti provvedimenti collegati, al di fuori della sessione di bilancio, bensì uno specifico provvedimento che affiancherà il disegno di legge finanziaria e che conterrà le misure per le competitività, lo sviluppo e il potere di acquisto, oltre ai dettagli della riforma fiscale. La manovra finanziaria diretta a contenere il deficit dovrà quindi essere integrata con una manovra fiscale e di rilancio dello sviluppo economico.

In questo contesto assumono rilevanza anche le prospettive di riforma del Patto di stabilità europeo, che dovrebbero concretizzarsi nella primavera del 2005 con aggiustamenti quali l’esclusione delle spese per investimenti dal computo del deficit, in linea con gli obiettivi della Strategia di Lisbona.

Per quanto attiene alla legge di bilancio per il 2005, gli aspetti di competenza di questa Commissione riguardano soprattutto gli stanziamenti relativi al Dipartimento per le politiche comunitarie, al Fondo di rotazione per le politiche comunitarie e alla quota di contribuzione italiana all’Unione europea.

Le spese relative al Dipartimento per le politiche comunitarie figurano nell’Unità previsionale di base (UPB) 3.1.5.2 "Presidenza del Consiglio dei ministri", alla Tabella n. 2 relativa allo "stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Il disegno di legge di bilancio prevede un aumento, rispetto al 2004, di 157,49 milioni di euro, per uno stanziamento totale per il 2005 di 490,587 milioni di euro ai quali si aggiungono, nella nota di variazioni, 12,936 milioni di euro, per un totale di 503,523 milioni di euro.

Il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie - dedicato anche agli interventi cofinanziati dall’Unione europea ed a cui affluiscono inoltre anche disponibilità provenienti dal bilancio comunitario - figura all’UPB 4.2.3.8, con uno stanziamento di 4.239,3 milioni di euro. Tale stanziamento risulta dalla somma delle due voci riportate nella tabella F del disegno di legge finanziaria, relative alle spese per il coordinamento delle politiche riguardanti l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 183 del 1987 ("legge Fabbri"), dell’entità di 4.189,3 milioni di euro per il 2005, nonché alle spese per l’adeguamento dell’ordinamento interno agli atti normativo comunitari, ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 86 del 1989 ("legge La Pergola"), della somma di 50 milioni di euro. Per i successivi anni, la stessa tabella F prevede aumenti contenuti negli stanziamenti, fissati a 4.350 milioni di euro per il 2006, ed a 4.450 milioni per il 2007, mentre 5.600 milioni di euro sono differiti al 2008.

Per quanto riguarda la contribuzione dell’Italia al bilancio dell’Unione europea, la Tabella n. 2 della legge di bilancio prevede all’UPB 4.1.2.8 tre capitoli di spesa, relativi rispettivamente agli importi di compensazione monetaria (cap. 2750) di 5.165 euro, identici rispetto al 2004; alle somme calcolate sulla base del prodotto nazionale lordo e dell’IVA (cap. 2751), per un importo pari a 14.000 milioni di euro, con un aumento di 1.100 milioni di euro rispetto all’anno precedente; nonché alle somme relative ai dazi doganali, ai prelievi agricoli, e ai contributi inerenti lo zucchero (cap. 2572) che, rispetto al 2004, sono calati di 150 milioni di euro per attestarsi sui 1.700 milioni di euro. Dalla somma degli stanziamenti di cui ai tre capitoli citati risulta che l’Italia versa all’Unione europea poco più di 15.700 milioni di euro, a titolo di risorse proprie della stessa UE.

A tale proposito - ricorda il Presidente-relatore - l’Italia è tra i Paesi cosiddetti "contribuenti netti" dell’Unione europea, in quanto versa all’Unione più di quanto poi riceve attraverso soprattutto i fondi strutturali. È opportuno inoltre ricordare che nell’attuale fase di discussione delle Prospettive finanziarie dell’Unione europea 2007-2013, elaborate dalla Commissione europea nel mese di febbraio 2004 (COM(2004)101) e integrate con una seconda comunicazione (COM(2004)487) del 14 luglio 2004, si prospetta l’adozione di un sistema generalizzato di correzione a favore degli Stati contribuenti netti del bilancio comunitario. Tale sistema si applicherebbe quindi non soltanto ad alcuni Stati membri predeterminati, ma a tutti quelli che superano una determinata percentuale tra il saldo netto e il proprio PIL.

I contributi nazionali al sistema delle risorse proprie dell’UE potrebbero inoltre subire qualche variazione, ferma restando l’intenzione della Commissione europea di non superare il tetto dell’1,24 per cento del PIL. La Commissione europea propone infatti di ridurre i contributi nazionali, aumentando in misura corrispondente altre entrate di carattere fiscale che potrebbero essere calcolate in relazione alle entrate delle società, all’IVA o al consumo energetico. In ogni caso, l’onere fiscale per i cittadini non dovrebbe aumentare, in quanto l’aliquota fiscale UE verrebbe compensata da una corrispondente riduzione dell’aliquota nazionale.

Sempre riguardo alla condizione dell’Italia di contribuente netto, si sta discutendo nell’ambito delle prospettive finanziarie dell’Unione europea per il 2007-2013 in merito ai parametri in base ai quali vengono identificate le regioni destinatarie delle risorse messe a disposizione dai fondi strutturali, nonché di una semplificazione dell’insieme dei fondi stessi.

In particolare, la Commissione europea ha proposto di tenere conto del cosiddetto "effetto statistico", dovuto all’allargamento dell’Unione, secondo cui alcune regioni non sarebbero più ammissibili a fruire del sostegno finalizzato all’Obiettivo 1, in quanto il loro prodotto interno lordo pro capite risulterebbe non più inferiore alla soglia del 75 per cento rispetto alla media comunitaria, e di prevedere che tali regioni possano continuare a percepire gli aiuti, nell’ambito del cosiddetto "sostegno transitorio".

Il Presidente-relatore conclude la propria illustrazione con il forte auspicio che il Governo consideri prioritario l’impegno per favorire lo sviluppo delle regioni meridionali, approntando misure specifiche nei settori delle infrastrutture, turistico-ricettivo, e con particolare riguardo al settore portuale e cantieristico.

Propone quindi di fissare alle ore 17.00 di oggi il termine per la presentazione di eventuali ordini del giorno ed emendamenti, limitatamente alle parti di competenza.

 

La Commissione conviene.

 

Si apre quindi il dibattito.

 

Il senatore BEDIN (Mar-DL-U) osserva che l’immagine della legge finanziaria, efficacemente illustrata dal Relatore, è di un provvedimento ancora non definito che sconta la difficoltà della maggioranza di governare il Paese e di trovare anche al proprio interno la necessaria coesione. Ricorda che lo scorso anno il centrosinistra presentò un rapporto di minoranza, ma quest’anno ciò non sarà possibile, poichè permanendo ancora incertezza sulla manovra non ci sono i parametri per affrontare un dibattito articolato. Sottolinea quindi che mentre l’Europa cammina l’Italia stenta a riprendersi e ad agganciare il treno della ripresa, su cui altri Paesi europei sono già saliti; stando alle stime Eurostat, nel secondo trimestre del 2004 il PIL della zona Euro è aumentato dell 0,5 percento. Su base annua, l’aumento del PIL è al 2 percento in Eurolandia, e al 2,3 percento nella UE a 25. Il tasso di crescita rilevato dalle stime ufficiali della Commissione per il 2004 è dell’1,8 percento. In questo contesto di relativa ripresa, l’Italia avanza a fatica, più lentamente di Francia e Germania; peraltro, nel secondo trimestre del 2004 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3 percento contro lo 0,5 percento medio di Eurolandia; rispetto al secondo trimestre 2003 l’aumento è dell’1,1 percento, con un indebitamento pubblico dell’Italia che rimane il più alto d’Europa, ben il 106 percento del PIL. Anche la Banca Centrale europea ha richiamato più volte l’Italia, invitandola a varare tagli e riforme per riequilibrare i conti pubblici, per rispettare i tetti fissati dal Patto. A suo avviso la manovra di finanza pubblica non è quindi funzionale né adeguata agli obiettivi di ripresa interna e tanto meno a mantenere l’Italia al passo con gli standard europei. Con riferimento poi al disegno di legge di bilancio, prosegue l’oratore, va considerato che lo stanziamento previsto per il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie per l’anno 2005 pari a 4,239 miliardi di euro, sia in riferimento alle spese per il coordinamento delle politiche riguardanti l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, che per quelle per l’adeguamento dell’ordinamento interno agli atti normativi comunitari, è rifinanziato dalla tabella D del disegno di legge finanziaria per il 2005 limitatamente agli anni 2006 e 2007, in relazione al Fondo di coordinamento delle politiche riguardanti l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, e per il solo anno 2007, in ordine all’adeguamento interno degli atti normativi; la tabella F del disegno di legge finanziaria del 2005, (come indicato nell’allegato 6 dell’Atto Camera 5310) non solo non opera alcuna rimodulazione per il 2005, ma addirittura per il 2006 ed il 2007 sposta il relativo stanziamento complessivo di 5,6 miliardi di Euro al 2008. Per questi motivi l’oratore sottolinea l’opportunità che la 14a Commissione raccomandi nel suo rapporto sulla manovra finanziaria 2005 più incisivi interventi in materia di programmazione, revisione e utilizzo, dal 2007, dei Fondi per le regioni dell’attuale Obiettivo 1, secondo le proposte di riforma della politica europea di coesione presentate dalla Commissione europea il 14 luglio 2004, nonché delle nuove prospettive finanziarie 2007-2013. Sottolinea altresì l’opportunità di modificare gli stanziamenti previsti nelle tabelle D ed F del disegno di legge finanziaria per il 2005 prevedendo, rispettivamente per entrambi i Fondi citati, un rifinanziamento e una rimodulazione.

Il senatore Bedin accenna poi alla recente richiesta del Presidente del Consiglio, presentata con una lettera al Presidente di turno dell’Unione europea Balkenende, di aprire subito un dibattito approfondito per una più elastica interpretazione dei parametri di Maastricht. Il tema è ampiamente dibattuto, non solo in Italia, ma anche presso le istituzioni europee, e in particolare il PPE ha chiaramente espresso una posizione contraria alla revisione. Diversamente, egli esprime un orientamento favorevole, anche del proprio Gruppo di appartenenza, ad una discussione sulla revisione del Patto di stabilità. Ma sottolinea in proposito che non deve esistere nessun legame fra una modifica del Trattato di Maastricht e la volontà del Governo di tagliare le tasse. Una soluzione efficace per affrontare il problema della crescita è escludere dal calcolo dei parametri deficit-PIL gli investimenti in infrastrutture e in ricerca decisi a livello europeo, ed a questo proposito sottolinea l’importanza per la sua parte politica dei corridoi 5 e 8; mentre per la ricerca si potrebbe varare un progetto per mettere in rete i vari CNR europei. Una soluzione europea, e quindi non una regola basata sugli investimenti nazionali, metterebbe al riparo dal rischio eventuale di un utilizzo improprio delle risorse.

L’oratore conclude le sue osservazioni sul patto di stabilità rimarcando gli effetti negativi sui conti di un taglio alle tasse finanziato dalla spesa corrente: se ci fosse un abbassamento dei rating sul debito, costerebbe in termini di interessi tra 5-6 miliardi di euro e questo vale quanto la riduzione fiscale. Quindi l’orientamento è favorevole a una revisione del patto che porti una maggiore crescita, è contrario invece ad un allentamento dei vincoli per consentire la riduzione fiscale. Il taglio alle tasse va finanziato con un calo adeguato alla spesa corrente. E questo è quanto ha detto Barroso proprio ieri. Auspica che tutto quello che il Governo sta facendo non serva a scaricare sull'Unione europea responsabilità che sono solo italiane. L’Italia ha ancora bisogno dell’Europa poichè è stata sostenuta con lo scudo dell’euro e dei suoi bassi interessi, a fronte dell’enorme debito pubblico accumulato. C’è bisogno dell’Europa perché in questa fase dell´economia globale l’Italia è un´altra volta rimasta indietro e potrà uscire dall’attuale stagnazione solo incanalandosi in strategie comuni europee volte ad accrescere la nostra competività.

 

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

La seduta termina alle ore 15,10.


POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14a)

giovedì 25 NOVEMBRE 2004

75a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005 - 2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati

(Tabb. 2 e 2-bis) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2005 (limitatamente alle parti di competenza)

(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005 ), approvato dalla Camera dei deputati

(Rapporto alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Rapporto favorevole con osservazioni.)

 

Riprende l’esame congiunto dei disegni di legge in titolo, sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente-relatore GIRFATTI (FI) nessuno chiedendo di intervenire, chiude la discussione generale e rende noto che non sono stati presentati né ordini del giorno né emendamenti.

 

Ha quindi la parola il Ministro BUTTIGLIONE, il quale sottolinea preliminarmente che la dimensione della manovra finanziaria è senz’altro coerente con i parametri di Maastricht, e passa quindi a svolgere talune riflessioni sulla revisione del Patto di stabilità, oggetto, come è noto, di una lettera inviata dal Presidente del Consiglio Berlusconi al Presidente Balkenende. Il Governo ha in proposito una posizione chiara che è frutto di una riflessione e di un dibattito avviato già da tempo stante la necessità di rivedere taluni parametri per favorire la ripresa economica europea. L’attuale situazione è connotata da una stagnazione prolungata, anche se stanno emergendo piccoli segni di ripresa. Peraltro, sono state adottate politiche restrittive del credito, che hanno consentito un contenuto accrescimento dei prezzi, ed hanno determinato una sopravvalutazione dell’euro rispetto al dollaro, tanto che al momento dell’entrata in vigore dell’euro l’apprezzamento era di 1,17 punti, ed ora si è determinato un incremento dell’11 per cento, quindi con la rivalutazione che si aggira attualmente sul 60 per cento. Tuttavia, rimane basso il livello delle esportazioni europee verso i mercati americani, e anche verso altri mercati, poiché rimane penalizzata la competitività e la qualità dei prodotti, specie di marchio italiano, rispetto a prodotti non protetti e non qualitativamente elevati. Di qui la necessità di creare le condizioni adeguate per sviluppare le infrastrutture e rilanciare efficacemente l’economia. Si affievolisce pertanto la prevalenza delle teorie monetariste, che egli d’altra parte non ha mai demonizzato, a fronte di una prudente rivalutazione delle teorie keynesiane, che comportano un altrettanto prudente apprezzamento del deficit di bilancio come strumento di rilancio dell’economia. Il Ministro cita a tale proposito l’esempio degli Stati Uniti, che con tale manovra hanno incrementato di ben sette punti il PIL. Per quanto riguarda il Patto di stabilità, il Ministro esprime l’avviso che non si tratta di applicare le teorie keynesiane in modo estremo, ma senz’altro una efficace spesa per investimenti è in grado di indurre un accrescimento dei livelli di occupazione e quindi di sviluppo, facendo leva soprattutto sulla competitività dei materiali, sullo sviluppo delle reti TEN (Trans European Network); si tratta di aumentare i fondi per la ricerca scientifica, per l’istruzione scolastica e universitaria, per l’innovazione tecnologica. Ricorda che la proposta ora avanzata dal Presidente del Consiglio fa seguito ad una iniziativa della quale egli stesso fu promotore insieme ai ministri Marzano e Moratti, iniziativa che però non ha avuto successo a causa anche delle forti critiche della Germania. D’altro canto, il Ministro ribadisce la propria convinzione che la pessima applicazione del Patto sta proprio nella disapplicazione dello stesso, e per questo è preferibile studiare ipotesi per riscriverne i parametri. Rileva altresì che l’accordo di Maastricht non ha considerato l’ipotesi di una lunga stagnazione economica con crescita pari quasi allo zero e che si può assimilare a una situazione di recessione economica. In questo quadro vengono meno le condizioni per costruire un’efficace politica economica nazionale, che da sola è insufficiente poiché ha bisogno di orizzonti di carattere continentale, così come ha fatto la politica economica americana. La difficoltà sta nel fatto che l’Unione europea non ha ancora assunto la necessaria forza per decisioni politiche comunitarie tali da sostenere adeguatamente la crescita economica nazionale, coadiuvando gli Stati lì dove non possono raggiungere da soli gli obiettivi di sviluppo. Con riferimento alle dichiarazioni di Pöttering, esprime l’avviso che la posizione di contrarietà alla revisione del Patto di stabilità sia propria di forze politiche con minore vocazione liberista. Al contrario, una ipotesi praticabile per la riforma del patto è proprio quella di esentare le spese per investimenti e per le innovazioni tecnologiche ai fini dal calcolo dello sforamento. Anche la spesa per i fondi strutturali è una voce degli investimenti, e vi sono altre modalità tecniche che potrebbero essere efficacemente esplorate: il tema delle privatizzazioni può anch’esso essere un volano per ridurre il deficit e investire in competitività e sviluppo. Anche il debito pensionistico - prosegue il Ministro - è debito pubblico a tutti gli effetti, e andrebbe quindi considerato ai fini del rispetto del vincolo: l’Italia potrebbe allora vantare una situazione migliore rispetto a quella di altri Paesi europei, avendo attuato la riforma pensionistica. Quindi si può ammettere un deficit più elevato affinché possa essere adeguatamente sostenuto lo sviluppo attraverso gli investimenti per favorire la competitività dell’economia nazionale. Certamente l’attuale manovra finanziaria non può sforare i parametri posti dal Trattato di Maastricht, ma possono essere poste le premesse per avviare, con il consenso degli altri governi europei, un processo di revisione che peraltro era iniziato, ma è stato drasticamente fermato a causa dei ben noti e tristi eventi terroristici internazionali. Tuttavia, il Presidente Balkenende ha prospettato sin da ora che il tema sarà oggetto di discussione presso il Consiglio europeo previsto per la primavera del 2005. Con riferimento poi alla prospettata riduzione della pressione fiscale per favorire la ripresa economica, il Ministro esprime l’avviso che tutte le forze politiche si possano trovare d’accordo sul fatto che tale pressione fiscale in Italia è eccessiva e andrebbe conseguentemente ridotta: il problema sta nella difficoltà di individuare la copertura finanziaria adeguata senza incidere sui servizi. Ritiene infine che le dotazioni del Fondo per le politiche europee siano sufficienti anche se potrebbero essere adeguatamente aumentate, mentre per quanto concerne la partecipazione italiana a sostegno del bilancio europeo, occorre ribadire l’impegno del Governo a mantenere un tetto di spesa pari all’1,24 per cento. In tal modo, si continuerà a garantire un ritorno positivo sull’economia regionale, posto che è stato rilevato che oggi le Regioni utilizzano ampiamente i fondi comunitari, con evidenti ripercussioni positive.

 

Il presidente-relatore GIRFATTI (FI) ringrazia il Ministro per la sua ampia esposizione e dà quindi lettura di uno schema di rapporto favorevole con osservazioni del seguente tenore:

"La Commissione, esaminati lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2005, limitatamente a quanto di competenza, e le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria 2005,

considerato che la manovra, dell’entità di 24 miliardi di euro, dovrebbe assicurare un livello di deficit in rapporto al PIL del 2,7 per cento, in linea con i vincoli di bilancio previsti dal patto europeo di stabilità e crescita, riducendo il deficit tendenziale, nella misura di 1,7 punti percentuali rispetto al PIL;

considerato che a tal fine si prevede per il 2005 di aumentare la crescita del prodotto interno lordo dall’1,9 per cento tendenziale, al 2,1 per cento, mediante anche le misure, che saranno presentate a sostegno della competitività, dello sviluppo e del potere di acquisto e recanti i dettagli della riforma fiscale;

ritenuto che in questo contesto assumono rilevanza le prospettive di riforma del citato patto di stabilità e crescita, che nella primavera del 2005 potrebbero concretizzarsi tra l’altro nell’esclusione, dal computo del deficit, delle spese per investimenti e ricerca, in linea con gli obiettivi delineati nell’ambito della strategia di Lisbona;

apprezzata la previsione, di all’articolo 2 del disegno di legge finanziaria, della regola del limite di incremento del 2 per cento per gli stanziamenti del bilancio dello Stato per il 2005;

considerate le modifiche apportate in sede di approvazione presso la Camera dei deputati, tra cui l’introduzione di agevolazioni alle imprese, da parte di Sviluppo Italia Spa, di cui all’articolo 32 e la possibilità, prevista all’articolo 33, per il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio di sottoscrivere quote di fondi d’investimento al fine di favorire l’afflusso di capitale di rischio verso piccole e medie imprese innovative localizzate nelle aree sottoutilizzate;

rilevato che tali modifiche sono sottoposte al rispetto delle norme comunitarie applicabili e alla preventiva approvazione delle misure agevolative, da parte della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3 del Trattato istitutivo della Comunità europea, inerente gli aiuti di Stato alle imprese;

considerato che l’articolo 4 è diretto a limitare le spese relative ad alcuni settori di intervento, quali gli interventi finanziati con i fondi per gli incentivi allo sviluppo di cui agli articoli 60 e 61 della legge n. 289 del 2002 (tra cui il fondo per le aree sottoutilizzate), gli investimenti-incentivi alle imprese da parte del Ministero delle attività produttive e gli interventi strategici di interesse nazionale della legge obiettivo, finanziati dalla legge n. 166 del 2002, articolo 13, comma 1;

ritenuto congruo lo stanziamento assegnato all’UPB 3.1.5.2 "Presidenza del Consiglio dei ministri", in cui rientra il Dipartimento per le politiche comunitarie;

considerato che per gli stanziamenti assegnati all’UPB 4.2.3.8 "Fondo di rotazione per le politiche comunitarie", sono previsti dei lievi aumenti per gli anni dal 2005 al 2008;

ricordato che il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie è dedicato anche agli interventi cofinanziati dall’Unione europea e che a tal fine ad esso affluiscono anche disponibilità provenienti dal bilancio comunitario;

considerati gli stanziamenti assegnati all’UPB 4.1.2.8 "Risorse proprie Unione europea", da cui si desume che l’Italia contribuisce al bilancio dell’Unione europea poco più di 15.700 milioni di euro;

ricordato a tale proposito che nell’attuale fase di discussione delle Prospettive finanziarie dell’Unione europea 2007-2013, elaborate dalla Commissione europea nel mese di febbraio 2004 (COM(2004)101) e integrate con una seconda comunicazione (COM(2004)487) del 14 luglio 2004, si prospetta l’adozione di un sistema generalizzato di correzione a favore degli Stati contribuenti netti del bilancio comunitario, che si applicherebbe a tutti gli Stati membri che superano una determinata percentuale tra il saldo netto e il proprio PIL;

ricordato inoltre che il sistema di contribuzione alle risorse proprie dell’Unione europea potrebbe subire qualche variazione, in quanto la Commissione europea ha proposto, fermo restando il tetto massimo dell’1,24 per cento del PIL, di ridurre i contributi nazionali, aumentando in misura corrispondente altre entrate di carattere fiscale che potrebbero essere calcolate in relazione alle entrate delle società, all’IVA o al consumo energetico,

formula, per quanto di competenza, un rapporto favorevole, con le seguenti osservazioni:

sottolinea la necessità di un forte impegno in favore delle regioni del Mezzogiorno, con particolare riguardo alla rete autostradale di interconnessione, ai porti mercantili e turistici, alla cantieristica navale e all’industria alberghiera, nonché per assicurare l’approvazione della proposta avanzata dalla Commissione europea, nell’ambito del dibattito sulle prospettive finanziare per il 2007-2013, di tenere conto del cosiddetto "effetto statistico" dovuto all’allargamento dell’Unione, prevedendo che le regioni che attualmente rientrano negli aiuti finalizzati all’Obiettivo 1 possano continuare a percepire tali aiuti nella forma del cosiddetto "sostegno transitorio";

a tal fine si rendono necessari maggiori stanziamenti per il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie per gli anni 2005-2007;

si rendono altresì necessari adeguati stanziamenti di bilancio in favore delle opere di interesse europeo quali la costruzione dei corridoi multimodali paneuropei 5 e 8 e del corridoio Genova-Rotterdam, e della realizzazione di progetti europei per la ricerca."

 

Si passa quindi alle dichiarazioni di voto.

 

Il senatore BEDIN (Mar-DL-U) annuncia il proprio voto contrario, motivato dalle osservazioni che ha svolto in sede di discussione generale. Nonostante il ministro Buttiglione abbia fornito un’ampia illustrazione delle tematiche affrontate, permane la mancanza di chiarezza da parte del Governo sul taglio dei servizi sociali che inevitabilmente seguirà alla prospettata riduzione delle tasse. Esprime poi l’avviso che l’aumento del PIL americano sia dovuto principalmente agli aumenti indotti dall’industria bellica che ha sostenuto le guerre ma non ha favorito lo sviluppo economico generale. Con riferimento poi alle dichiarazioni del capogruppo del PPE Pöttering e del Presidente Barroso sulla proposta di revisione del Patto di stabilità, ribadisce che non dovrà essere addebitata all’Unione europea la colpa di non aver consentito all’Italia manovre sul disavanzo finanziario.

 

Il senatore MAGNALBO' (AN) condivide il tenore del rapporto illustrato e dichiara invece il suo voto favorevole. Chiede tuttavia al relatore di voler integrare le osservazioni con un riferimento alle piccole e medie imprese, non solo delle aree sottoutilizzate, le quali non possono svilupparsi adeguatamente a causa da una parte di condizioni particolarmente restrittive di accesso al credito, e dall’altra a causa delle rigidità del sistema bancario derivanti dagli accordi di Basilea 2.

 

Il presidente-relatore GIRFATTI (FI) si dichiara d’accordo ad integrare le osservazioni nel rapporto nel senso testé indicato dal senatore Magnalbò.

 

Il senatore BUDIN (DS-U) dichiara il proprio voto contrario associandosi alle considerazioni svolte dal senatore Bedin. Per quanto riguarda gli aspetti di competenza della 14ª Commissione, ridabisce a sua volta la necessità di un incremento dei fondi per le politiche comunitarie, in modo da favorire sia le regioni comprese nell’Obiettivo 1 che quelle transfrontaliere. Rileva altresì che il dibattito interno alla maggioranza tuttora in corso sulle modifiche di carattere sostanziale alla manovra finanziaria non costituisce un segnale di buon governo e impedisce peraltro all’opposizione di svolgere pienamente il proprio ruolo. Esprime poi l’avviso che la riduzione delle tasse operata in altri paesi non ha sempre garantito sviluppo e ripresa economica, così come viene da più parti addotto. Per quanto riguarda il processo di revisione del Patto di stabilità, costituisce ormai un fatto acquisito che la discussione è iniziata e senz’altro le istituzioni europee troveranno soluzioni adeguate con scelte ponderate. Nello stesso tempo le difficoltà in cui versa l’Italia dal punto di vista economico finanziario non devono essere mascherate da altre questioni sollevate in ambito europeo.

 

Il senatore CHIRILLI (FI) dichiara, a nome del Gruppo Forza Italia, il voto favorevole sullo schema di rapporto illustrato dal relatore. Rimarca poi che il Governo sta facendo uno sforzo notevole per rendere compatibile la manovra finanziaria con l’auspicata riduzione della pressione fiscale, e il fatto che non ci saranno tagli indiscriminati alla spesa pubblica è dimostrato dalla salvaguardia dei meccanismi di protezione sociale e di sicurezza. Non condivide l’osservazione secondo cui la crescita del PIL dell’economia americana sia dovuta esclusivamente alla produzione bellica, perché in realtà esiste un benessere diffuso nella popolazione americana. Coglie poi l’occasione della presenza del ministro Buttiglione per richiamare l’attenzione sulla necessità di salvaguardare le regioni meridionali nell’ambito dell’Obiettivo 1, ritenendo che la correzione del Patto di stabilità secondo gli indirizzi prospettati dal Ministro gioverebbe sicuramente allo sviluppo dell’economia regionale.

 

Il senatore Calogero SODANO (UDC) dichiara il proprio voto favorevole, ringraziando il Relatore ed il Ministro per l’impegno profuso nell’esame dei provvedimenti di bilancio. Concorda con l’ipotesi di svincolare la spesa per gli investimenti dal computo del deficit secondo i parametri del Trattato di Maastricht, in modo da favorire realmente l’occupazione e lo sviluppo. Rileva poi che l’ingresso di dieci nuovi Stati nell’Unione europea, con situazioni economiche critiche, mette a rischio il mantenimento delle Regioni meridionali nell’Obiettivo 1: di qui la necessità di un’azione politica adeguata, per evitare un ulteriore effetto disastroso sulla loro economia.

 

Il Ministro BUTTIGLIONE interviene brevemente per osservare che l’accordo di Basilea 2 determina rigidità perché è interpretato restrittivamente e a suo avviso nasconde anche una mancanza di volontà del sistema bancario italiano nei confronti delle piccole e medie imprese. Per quanto riguarda poi i fondi strutturali, rende noto che il Governo ha assunto un forte impegno con l’Unione europea a difesa dello sviluppo delle economie regionali. Con riferimento poi al sistema di contribuzione alle risorse proprie dell’Unione europea, si può ipotizzare l’esenzione di tale spesa ai fini della revisione del computo del deficit secondo i parametri di Maastricht. A tale proposito rileva altresì che la riduzione all’1 per cento del PIL del contributo nazionale, rispetto all’attuale tetto massimo dell’1,24, rischia di compromettere drasticamente le scelte di politica comunitaria.

 

Il presidente-relatore GIRFATTI(FI), accertata la presenza del numero legale, pone quindi in votazione lo schema di rapporto favorevole con le osservazioni da lui proposte come integrato nel corso dell’esame. Esso risulta poi accolto dalla Commissione.

 

La seduta termina alle ore 9,55.


QUESTIONI REGIONALI

mercoledì 24 NOVEMBRE 2004

86a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(A.S. 3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005). (Approvato dalla Camera dei deputati)

(A.S. 3224) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007. (Approvato dalla Camera dei deputati)

(Parere alla 5a Commissione del Senato della Repubblica. Esame congiunto e rinvio)

 

Il senatore ZORZOLI, relatore alla Commissione, esordisce rilevando come la Commissione Parlamentare per le questioni regionali abbia già espresso il proprio parere sul testo dei disegni di legge finanziaria e di bilancio 2005 nel corso della seduta del 12 ottobre 2004. Pertanto, l'illustrazione svolta in sede odierna sarà limitata alle modifiche apportate al testo nel corso dell'esame della Camera dei deputati.

E' noto, ed è per la verità anche argomento di legittima critica politica, che vi è una consistente possibilità - da molti ritenuta un'opportunità - di addivenire ad importanti modifiche al testo della finanziaria nel corso della lettura che deve svolgersi in Senato. Queste eventuali modifiche, e comunque le vicende complessive della finanziaria, saranno valutate nel corso dell'esame presso la competente Commissione bilancio.

Per quanto di competenza della Commissione parlamentare per le questioni regionali, segnala che il sistema, quantomeno della finanza locale, è già stato oggetto di numerose e non marginali variazioni, diverse delle quali vanno nel senso indicato dal parere di questa Commissione nel corso della citata seduta del 12 ottobre, ciò che è motivo di apprezzamento. Alcune altre modifiche muovono invece in una direzione opposta. Questi i motivi per cui si appresta, dopo aver dato conto delle novità, a formulare un nuovo parere in parte confermativo ed in parte contenente nuove osservazioni.

Le comprensibili richieste di modifica delle Regioni e delle altre Autonomie territoriali devono trovare compatibilità all'interno delle variabili complessive della manovra di finanza pubblica. Ad esempio, la questione del finanziamento della sanità, che è ben presente all'attenzione del Governo, cosa di cui hanno dato atto in più occasioni le stesse Regioni, ma che richiede probabilmente una sede più specifica ed organica, capace di affrontare le situazioni pregresse ed impostare solidamente il futuro.

Numerose, come già detto, le modifiche apportate alla Camera in tema di finanza locale, disciplinate dall'articolo 6 interamente riformulato.

Il Patto di stabilità per il 2005 non si applica più né ai Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, né alle Comunità montane, Comunità isolane e Unioni di Comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti. Ricorda come la Commissione per le questioni regionali si fosse espressa nello stesso senso, auspicando che il "patto" non si applicasse ai Comuni di minori dimensioni.

Cambia anche il parametro del contenimento della spesa: il limite all’incremento è in funzione della spesa annua mediamente sostenuta nel triennio 2001-2003, nella misura massima dell’11,5 per cento, per gli enti che abbiano registrato una spesa media pro-capite inferiore a quella della classe demografica di appartenenza, e del 10 per cento per gli altri enti.

E' quindi stata considerata la "virtuosità" dei comportamenti finanziari dei Comuni: quelli che hanno speso meno hanno diritto a parametri meno costrittivi. Inoltre, il riferimento alla media del triennio evita che il parametro di contenimento della spesa sia influenzato da eventi occasionali - ad esempio: una maggiore spesa una tantum - riferibili ad un solo anno precedente.

E' quanto aveva ritenuto la Commissione parlamentare per le questioni regionali nel suo parere - prosegue il relatore, senatore ZORZOLI - sia nella parte in cui auspicava che fosse considerata - nello stabilire il quantum dei vincoli finanziari - la virtuosità o meno degli Enti locali, sia in quella in cui auspicava la definizione di parametri che non incorporassero elementi casuali, ma rappresentassero andamenti consolidati e significativi.

L’ammontare delle spese è calcolato al netto anche di quelle per calamità naturali, ed anche questa pare una modifica assai opportuna, oltreché delle spese di conto capitale cofinanziate dai Fondi europei, un'esclusione richiesta dalle Autonomie territoriali che aumenta i margini di operatività degli Enti locali.

Il testo pervenuto al Senato consente poi, negli anni 2005-2007, l’aumento dell’addizionale comunale all’IRPEF, solo agli Enti che non si siano mai avvalsi di tale facoltà, e non oltre lo 0,1 per cento. Per gli altri Enti, resta sospesa l’efficacia degli aumenti dell’addizionale e delle maggiorazioni eventualmente deliberate.

Su questo punto le motivazioni sono evidenti: voler giustamente evitare che lo sforzo nazionale per il contenimento fiscale sia poi vanificato a livello locale. Restano tuttavia delle perplessità di fondo per i limiti che così vengono posti al libero esercizio della responsabilità fiscale e politica in sede locale. Tali perplessità poi, va ricordato, trovano riscontro in preoccupazioni espresse anche dalla stessa Corte costituzionale.

Propongo, pertanto, di ribadire queste perplessità nel corpo del parere.

In relazione alla reintroduzione del blocco delle addizionali, gli Enti locali hanno facoltà di effettuare spese di investimento in eccedenza se interamente coperte - non più dai nuovi proventi fiscali - ma da quelli derivanti da alienazioni di beni immobili, mobili e da erogazioni a titolo gratuito e liberalità. Vi è tuttavia anche la possibilità di un anticipo - allo stesso fine - da parte della Cassa depositi e prestiti, con risorse a carico di un apposito fondo dotato di 250 milioni di euro.

E' autorizzata una rilevante spesa (201,5 milioni di euro per il 2005) per la realizzazione di interventi di recupero ambientale e di tutela di beni culturali, un intervento che riecheggia - modificate nelle finalità, ma con identici stanziamenti - previsioni già parte di un'iniziativa legislativa approvata dal Senato ed in corso di esame alla Camera.

Su questo punto sarà opportuno invitare il Governo ad un'attenta considerazione della giurisprudenza costituzionale (sentenze numeri 16, 49 e 320 del 2004), sugli interventi speciali dello Stato a favore dei Comuni, tra l'altro, per rimuovere gli squilibri economici e sociali; a tale proposito la Corte costituzionale ha chiarito - tra l'altro - che gli interventi speciali debbono riferirsi a scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni - dizione quest'ultima corrispondente a quella usata nel comma 8 del citato articolo 6- e debbono essere indirizzati a determinati Comuni o categorie di Comuni. Dalle parole della Corte emerge anche che quando tali finanziamenti riguardino ambiti di competenza delle Regioni, queste siano chiamate alla programmazione ed al riparto dei fondi all’interno del proprio territorio.

Per le Regioni a statuto speciale e le Province Autonome si prevedono - e anche su questo si soffermava il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali - diverse disposizioni specifiche, in particolare per quanto concerne la possibilità di concordare con il Ministero dell’economia i livelli finanziari coerenti con gli obiettivi di finanza pubblica, le regole del Patto per gli Enti locali, nonché l'estensione del Patto nei confronti degli enti ed organismi strumentali.

Questa differenziazione è stata auspicata dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali: ritiene quindi opportuno segnalare al Governo l'utilità di una normativa di carattere generale.

Il nuovo testo dell'articolo 6 - prosegue il senatore ZORZOLI - contiene poi un'ampia serie di innovazioni particolari, gran parte delle quali ripropongono disposizioni della legge finanziaria per il 2004.

Segnala - tra le disposizioni che testimoniano l'impegno finanziario dello Stato - che il comma 31 dell'articolo 6 istituisce un Fondo dotato di 10 milioni di euro, finalizzato al rimborso agli Enti locali delle minori entrate derivanti dall’abolizione del credito d’imposta IRPEG .

L'articolo 7 - introdotto durante l'esame dell'Assemblea della Camera dei deputati - istituisce, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, un Fondo per l’insediamento nei Comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti sottodotati, con una dotazione di 5 milioni di euro.

Vale anche per questa disposizione quanto già segnalato circa l'orientamento della giurisprudenza costituzionale per un necessario coinvolgimento delle Autonomie territoriali.

L'articolo 8, comma 9, reca una disposizione interpretativa in ordine alla sospensione degli effetti degli aumenti delle addizionali in relazione alla circostanza che essi siano stati disposti con atto amministrativo o con leggi regionali. Va valutato se spetti allo Stato assegnare effetti diversi in funzione delle autonome scelte regionali nell'utilizzo del proprio sistema di fonti, anche se va aggiunto che questa modifica è stata chiesta dalle stesse Regioni e l'impatto concreto della norma pare limitato a poche fattispecie.

L'articolo 23, che incrementa di 10 milioni di euro il Fondo di rotazione per gli asili nido e micro-nidi nei luoghi di lavoro, va invece rivalutato alla luce della sentenza della Corte costituzionale 320 del 2004, che ha dichiarato illegittima la relativa disciplina. In questo caso sarà opportuno ripensare radicalmente la disciplina proposta.

Anche l'articolo 25 contiene norme che potrebbero essere lesive di competenze regionali, fermo restando la necessità di affrontare organicamente il rilevante tema della corresponsabilizzazione tra Stato e Regioni per un equo finanziamento della sanità.

I commi 46 e 47 dell’articolo 42 riducono la dotazione di due Fondi per le opere pubbliche e per la realizzazione di infrastrutture di interesse locale, proprio in relazione alla più volte segnalata giurisprudenza costituzionale critica sui trasferimenti statali ai Comuni - con vincolo di destinazione - in materie di rilievo regionale.

 

Tutto ciò premesso, propone uno schema di parere del seguente tenore:

“La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminati i disegni di legge A.S. 3223, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005) e A.S. 3224, recante Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007,

richiamato il proprio parere espresso in data 12 ottobre 2004 sui disegni di legge A.C. 5310 e 5311;

apprezzato che diverse modifiche - tra quelle apportate al testo durante l'esame presso la Camera dei deputati - vanno nel senso indicato nel citato parere, quali:

la differenziazione dei vincoli applicabili agli Enti territoriali in ragione del loro essersi o meno dimostrati capaci di comportamenti finanziari virtuosi;

l'esclusione dal Patto di stabilità dei Comuni di minori dimensioni;

la definizione dei vincoli secondo parametri costruiti in modo tale da evitare riferimenti a situazioni contabili contingenti o casuali;

la considerazione delle peculiarità delle Autonomie a statuto speciale (sia pure in riferimento al solo articolo 6);

esprime tuttavia preoccupazione per il ripristino del blocco delle addizionali locali, potendo esso costituire – se reiterato di anno in anno - una misura lesiva delle scelte autonome delle Comunità territoriali;

ribadisce ancora una volta quanto più volte espresso sull’opportunità di realizzare – tra le riforme necessarie al completamento del quadro istituzionale di riferimento per la definizione dei meccanismi del federalismo fiscale – l’integrazione della Commissione parlamentare per le questioni regionali per via legislativa, fermo restando l’intervento a livello dei Regolamenti parlamentari per quanto riguarda gli speciali effetti procedurali previsti dall’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, coinvolgendo le Autonomie territoriali nell’esame parlamentare, e ciò anche prima di un’eventuale entrata in pieno vigore – nel 2011 - della riforma costituzionale;

tutto ciò premesso, e ribadito quanto espresso nel parere del 12 ottobre 2004 per le parti non modificate del testo, la Commissione esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

a) per quanto concerne l'articolo 6, commi 8 e 9, e l'articolo 7 che stanziano a diverso titolo Fondi a favore di determinate tipologie di Comuni, valutare l'opportunità di coinvolgere la Conferenza unificata nelle procedure di ripartizione, alla luce di quanto stabilito dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenze numeri 16 e 49 del 2004), dove si evidenzia - per quanto concerne i finanziamenti che riguardano ambiti di competenza delle Regioni - l'esigenza che queste siano chiamate alla programmazione ed al riparto dei fondi all’interno del proprio territorio;

b) per quanto concerne l'articolo 6, comma 30, che ripristina (seppur parzialmente) il blocco delle addizionali locali, sia valutata la relativa disposizione alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenze numeri 36, 37, 241 e 320 del 2004), da cui emerge il rilievo della transitorietà di misure coercitive dell’autonomia contabile territoriale, ai fini del giudizio di compatibilità costituzionale, ed uno sfavore per le misure peggiorative della vigente autonomia tributaria in sede locale, in attesa dell'attuazione del federalismo fiscale;

appare inoltre opportuno che sia chiarito espressamente se la disposizione riguardi o meno le imposte applicate dalle Regioni coinvolte dall'articolo 2 della legge n. 350 del 2003, richiamata dal comma 30, ma difficilmente definibili Enti "diversi" dai Comuni che non abbiano applicato l'addizionale;

c) per quanto concerne l'articolo 9, comma 9, che reca una disposizione interpretativa in ordine alla sospensione degli effetti degli aumenti delle addizionali in relazione alla circostanza che essi siano stati disposti con atto amministrativo o con leggi regionali, valutarne la compatibilità alla luce della riconosciuta autonomia regionale nello stabilire l'utilizzo del proprio sistema di fonti;

d) per quanto concerne le osservazioni di cui ai punti b) e c), relativi al blocco delle addizionali locali, ed al successivo punto e), relativo al finanziamento sanitario, ricercare una soluzione partecipata, equilibrata e coerente per rendere compatibili i principi, potenzialmente confliggenti, dell'invarianza della fiscalità locale e della responsabilizzazione delle Regioni - anche attraverso la leva fiscale - nella copertura della spesa sanitaria eccedente;

e) per quel che riguarda l'articolo 23, che incrementa il Fondo per gli asili nido nei luoghi di lavoro, sopprimere tale previsione, per quanto sancito nella sentenza della Corte costituzionale 320 del 2004, che ha ritenuto di "dettaglio" la relativa disciplina, ed in quanto tale lesiva della potestà legislativa "concorrente" delle Regioni in materia di "istruzione" e "tutela del lavoro";

f) per quanto concerne l'articolo 25, nella parte tesa ad assicurare da parte delle Regioni il necessario rispetto dei vincoli finanziari, valutare la loro portata alla luce del riparto di competenze costituzionalmente fissato, specie per quanto riguarda la disposizioni che - come il penultimo periodo del comma 3 - rimettono al regolamento statale non solo l'individuazione di standard legati ai livelli minimi da assicurare, ma anche elementi attinenti all'assistenza ed ai servizi;

g) sia valutata l'opportunità di differenziare la situazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, come già fatto nell'articolo 6 in tema di finanza locale, sia per quanto riguarda il finanziamento della spesa sanitaria (articoli 6 e 25) sia, più in generale, per inserire - in linea con quanto affermato nelle leggi finanziarie precedenti - una generale clausola di salvaguardia delle citate specialità".

 


QUESTIONI REGIONALI

giovedì 25 NOVEMBRE 2004

87a Seduta

 

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(A.S. 3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005). (Approvato dalla Camera dei deputati)

 

(A.S. 3224) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007. (Approvato dalla Camera dei deputati)

(Parere alla 5a Commissione del Senato della Repubblica. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Parere favorevole con osservazioni)

 

Prosegue l'esame congiunto dei disegni di legge finanziaria per il 2005, sospeso nella seduta di ieri.

 

Sulla relazione e sullo schema di parere illustrato nella seduta di ieri dal relatore, senatore Zorzoli, si apre un breve dibattito al quale partecipano il senatore Vitali, il presidente Vizzini e lo stesso relatore, senatore Zorzoli.

 

Il senatore VITALI, ribadito il voto contrario della sua parte politica sullo schema di parere favorevole illustrato, dichiara di condividere le osservazioni in esso comprese, nonché le integrazioni concordate, inclusa quella concernente i proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione, di cui raccomanda l'approvazione.

 

Il presidente VIZZINI, riassunti i termini del dibattito, sottolinea la concorde valutazione tra i Gruppi parlamentari sul complesso delle osservazioni che la Commissione si accinge a trasmettere alla 5a Commissione del Senato.

Illustra una proposta avanzata da rappresentanti della Giunta della regione Sicilia, volta a prevedere che, negli interventi finalizzati alla riduzione del carico fiscale generale, siano adeguatamente considerati gli effetti che tale riduzione comporta sulle entrate regionali e locali, con particolare riguardo alle Autonomie differenziate, la cui titolarità di specifiche entrate ha salvaguardia di rango costituzionale, come evidenzia il caso della Regione siciliana dove si legano strettamente risorse proprie e riscossione sul territorio e dove quindi ogni manovra di riduzione fiscale finisce per comportare - nell'invarianza di funzioni e servizi - un rilevante problema di copertura.

 

Prende infine la parola il relatore, senatore ZORZOLI, che illustra un nuovo schema di parere, contenente le integrazioni concordate, che è del seguente tenore:

 

"La Commissione parlamentare per le questioni regionali, esaminati i disegni di legge A.S. 3223, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005) e A.S. 3224, recante Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007,

richiamato il proprio parere espresso in data 12 ottobre 2004 sui disegni di legge A.C. 5310 e 5311;

apprezzato che diverse modifiche - tra quelle apportate al testo durante l'esame presso la Camera dei deputati - vanno nel senso indicato nel citato parere, quali:

la differenziazione dei vincoli applicabili agli Enti territoriali in ragione del loro essersi o meno dimostrati capaci di comportamenti finanziari virtuosi;

l'esclusione dal Patto di stabilità dei Comuni di minori dimensioni;

la definizione dei vincoli secondo parametri costruiti in modo tale da evitare riferimenti a situazioni contabili contingenti o casuali;

la considerazione delle peculiarità delle Autonomie a statuto speciale (sia pure in riferimento al solo articolo 6);

esprime tuttavia preoccupazione per il ripristino del blocco delle addizionali locali, potendo esso costituire – se reiterato di anno in anno - una misura lesiva delle scelte autonome delle Comunità territoriali;

ribadisce ancora una volta quanto più volte espresso sull’opportunità di realizzare – tra le riforme necessarie al completamento del quadro istituzionale di riferimento per la definizione dei meccanismi del federalismo fiscale – l’integrazione della Commissione parlamentare per le questioni regionali per via legislativa, fermo restando l’intervento a livello dei Regolamenti parlamentari per quanto riguarda gli speciali effetti procedurali previsti dall’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, coinvolgendo le Autonomie territoriali nell’esame parlamentare, e ciò anche prima di un’eventuale entrata in pieno vigore – nel 2011 - della riforma costituzionale;

tutto ciò premesso, e ribadito quanto espresso nel parere del 12 ottobre 2004 per le parti non modificate del testo, la Commissione esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

a) rilevato come lo stesso strumento normativo della legge finanziaria, specie alla luce del novellato Titolo V, evidenzi di anno in anno una crescente inadeguatezza di fondo a costituire la sede migliore per definire il quadro di compatibilità complessiva dei comportamenti finanziari dei diversi livelli territoriali, finendo invece spesso per costituire occasione di conflitti e, quindi, di incertezza, fattore che penalizza e frena lo sviluppo;

b) ritenuto pertanto fondamentale che il quadro che risulterà dalla manovra di bilancio per il 2005 possa conferire alle Autonomie territoriali la necessaria certezza degli strumenti di bilancio e di programmazione, potendo altrimenti esserne penalizzate le stesse opportunità di crescita economica territoriale;

c) chiede al Governo di valutare positivamente le richieste delle Autonomie territoriali con riguardo a quelle da cui potranno scaturire prospettive di efficienza di spesa e di sviluppo territoriale, come ad esempio l'associazionismo comunale, fattore di risparmio e di economie di scala, che viene invece sottoposto ai vincoli del "patto" insieme con comuni di dimensioni comunque molto piccole, scelta della quale auspica la riconsiderazione;

d) chiede altresì al Governo - sempre nel quadro delle compatibilità definite e degli strumenti attraverso i quali si intende perseguire le finalità di sviluppo del territorio - di valutare in particolare l'opportunità di eliminare dai vincoli di restrizione finanziaria le spese di investimento e le spese per interessi, come già segnalato nel parere del 12 ottobre 2004;

e) chiede di considerare l'opportunità di dare facoltà, alle diverse Autonomie territoriali, di adottare qualificate iniziative di carattere fiscale, vincolate da specifiche finalità di sviluppo e di servizi territoriali, ivi compresi quelli turistici;

f) evidenzia l'opportunità che gli enti locali possano pienamente disporre dei proventi che derivano dall'esercizio della loro attività amministrativa senza vincoli di destinazione, con particolare riguardo agli oneri di urbanizzazione, che l'articolo 6, comma 23, vincola in parte;

g) auspica che, negli interventi finalizzati alla riduzione del carico fiscale generale, siano adeguatamente considerati gli effetti che tale riduzione comporta sulle entrate regionali e locali, con particolare riguardo alle Autonomie differenziate, la cui titolarità di specifiche entrate ha salvaguardia di rango costituzionale, come evidenzia il caso della Regione siciliana dove si legano strettamente risorse proprie e riscossione sul territorio e dove quindi ogni manovra di riduzione fiscale finisce per comportare - nell'invarianza di funzioni e servizi - un rilevante problema di copertura.

h) per quanto concerne l'articolo 6, commi 8 e 9, e l'articolo 7 che stanziano a diverso titolo Fondi a favore di determinate tipologie di Comuni, valutare l'opportunità di coinvolgere la Conferenza unificata nelle procedure di ripartizione, alla luce di quanto stabilito dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenze numeri 16 e 49 del 2004), dove si evidenzia - per quanto concerne i finanziamenti che riguardano ambiti di competenza delle Regioni - l'esigenza che queste siano chiamate alla programmazione ed al riparto dei fondi all’interno del proprio territorio;

i) per quanto concerne l'articolo 6, comma 30, che ripristina (seppur parzialmente) il blocco delle addizionali locali, sia valutata la relativa disposizione alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenze numeri 36, 37, 241 e 320 del 2004), da cui emerge il rilievo della transitorietà di misure coercitive dell’autonomia contabile territoriale, ai fini del giudizio di compatibilità costituzionale, ed uno sfavore per le misure peggiorative della vigente autonomia tributaria in sede locale, in attesa dell'attuazione del federalismo fiscale;

appare inoltre opportuno che sia chiarito espressamente se la disposizione riguardi o meno le imposte applicate dalle Regioni coinvolte dall'articolo 2 della legge n. 350 del 2003, richiamata dal comma 30, ma difficilmente definibili Enti "diversi" dai Comuni che non abbiano applicato l'addizionale;

l) per quanto concerne l'articolo 9, comma 9, che reca una disposizione interpretativa in ordine alla sospensione degli effetti degli aumenti delle addizionali in relazione alla circostanza che essi siano stati disposti con atto amministrativo o con leggi regionali, valutarne la compatibilità alla luce della riconosciuta autonomia regionale nello stabilire l'utilizzo del proprio sistema di fonti;

m) per quanto concerne le osservazioni di cui ai punti i) e l), relativi al blocco delle addizionali locali, ed al successivo punto n), relativo al finanziamento sanitario, ricercare una soluzione partecipata, equilibrata e coerente per rendere compatibili i principi, potenzialmente confliggenti, dell'invarianza della fiscalità locale e della responsabilizzazione delle Regioni - anche attraverso la leva fiscale - nella copertura della spesa sanitaria eccedente;

n) per quel che riguarda l'articolo 23, che incrementa il Fondo per gli asili nido nei luoghi di lavoro, sopprimere tale previsione, per quanto sancito nella sentenza della Corte costituzionale 320 del 2004, che ha ritenuto di "dettaglio" la relativa disciplina, ed in quanto tale lesiva della potestà legislativa "concorrente" delle Regioni in materia di "istruzione" e "tutela del lavoro";

o) per quanto concerne l'articolo 25, nella parte tesa ad assicurare da parte delle Regioni il necessario rispetto dei vincoli finanziari, valutare la loro portata alla luce del riparto di competenze costituzionalmente fissato, specie per quanto riguarda la disposizioni che - come il penultimo periodo del comma 3 - rimettono al regolamento statale non solo l'individuazione di standard legati ai livelli minimi da assicurare, ma anche elementi attinenti all'assistenza ed ai servizi;

p) sia valutata l'opportunità di differenziare la situazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, come già fatto nell'articolo 6 in tema di finanza locale, sia per quanto riguarda il finanziamento della spesa sanitaria (articoli 6 e 25) sia, più in generale, per inserire - in linea con quanto affermato nelle leggi finanziarie precedenti - una generale clausola di salvaguardia delle citate specialità".

Posto ai voti, il documento è approvato.

 

La seduta termina alle ore 10,20.