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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo cinematografico tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese, con allegati, fatto a Parigi il 6 novembre 2000, che la III Commissione (Affari esteri) ha approvato ai sensi dell'articolo 79, comma 15, del regolamento.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Malgieri.
GENNARO MALGIERI, Relatore. Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio, così come ringrazio i colleghi relatori, che mi hanno concesso di anticipare il mio intervento rispetto all'ordine previsto.
L'Accordo cinematografico tra la Francia e l'Italia è stato fatto a Parigi il 6 novembre 2000, e sostituisce un analogo Accordo del 1966 e le successive modificazioni intervenute nel corso degli anni. L'Accordo si è reso indispensabile per adeguare la legislazione alle nuove tecnologie, e mira a favorire lo sviluppo delle relazioni culturali, oltre che economiche e commerciali, tra l'Italia e la Francia, mediante la facilitazione della coproduzione di film sia nei rispettivi paesi, sia in altri Stati con i quali l'Italia e Francia hanno concluso accordi analoghi, così come venne sottolineato dall'allora ministro che sottoscrisse l'accordo tra i due paesi, l'onorevole Melandri.
L'accordo è teso, altresì, a rendere più competitiva la produzione franco-italiana sui mercati internazionali, rispondendo all'esigenza, più volte manifestata, di reggere allo strapotere delle produzioni americane. Nell'accordo non vi sono impedimenti rispetto all'accesso ai benefici previsti delle cosiddette produzioni minori, e ciò a garanzia delle piccole produzioni di qualità, le quali, in assenza di aiuti, difficilmente arriverebbero sul mercato.
L'accordo si compone di 15 articoli e di cinque allegati. Mi soffermo, in particolare, sull'articolo 1, il quale, in linea con le esigenze dettate dallo sviluppo delle nuove tecnologie, introduce una significativa innovazione, precisando che devono essere considerate opere cinematografiche le opere di qualsiasi durata e su qualsiasi supporto, incluse quelle di fiction e di animazione, ed i documentari, la cui prima diffusione abbia luogo, naturalmente, nelle sale cinematografiche dei due paesi.
Altri aspetti qualificanti del provvedimento attengono alla previsione di una minore documentazione necessaria per accedere ai benefici della coproduzione - si tratta di un'evidente semplificazione -, nonché all'abbassamento fino al 5 per cento della partecipazione minoritaria, qualora il costo definitivo dell'opera cinematografica sia superiore a 50 milioni di franchi francesi, o all'equivalente in euro. Inoltre, per favorire il funzionamento equilibrato dell'accordo, è previsto che le autorità competenti dei due paesi potranno prendere in considerazione anche progetti cinematografici aventi un bilancio inferiore a tale somma.
Rilevo la portata radicalmente innovativa della disposizione di cui all'articolo 10 che, in materia di formazione, prevede lo scambio di informazioni tra le autorità
competenti dei due paesi, e la conclusione di accordi tra le scuole o gli organismi di formazione iniziale e continuativa.
L'articolo 13 istituisce, poi, una commissione mista con il compito di esaminare le condizioni di applicazione dell'accordo, di risolvere eventuali difficoltà attuative e di verificare il rispetto dell'equilibrio numerico e percentuale delle coproduzioni.
Richiamo, inoltre, il contenuto dell'articolo 15, in base al quale l'accordo ha durata biennale ed è tacitamente rinnovabile per periodi successivi di identica durata.
Quanto al disegno di legge di ratifica, sottolineo, in particolare, l'articolo 3, che contiene la norma di copertura degli oneri finanziari derivanti dall'attuazione dell'accordo, valutati in 6.490 euro annui per ogni quadriennio e reperiti nell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
Dal momento che in Commissione sono state espresse talune perplessità sul provvedimento in discussione, ribadisco che nell'accordo non è ravvisabile alcuna politica protezionistica, dal momento che si è cercato di introdurre un certo equilibrio tra i prodotti europei e quelli non europei. Ciò, naturalmente, per garantire - non, come qualcuno potrebbe concludere, in maniera autarchica ma semplicemente per motivi sia culturali sia economici - un equilibrio che assicuri una certa competitività del prodotto europeo rispetto a quello non europeo. Pertanto, non si tratta - come qualcuno ha affermato - di limitare l'ingresso di altri competitori sui mercati europei, ma di affermare la nostra produzione attraverso le agevolazioni opportunamente previste dall'accordo. Il provvedimento è stato approvato all'unanimità dal Senato qualche mese fa e mi auguro possa celermente essere approvato da questo ramo del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere alla relazione svolta dal relatore Malgieri.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Melandri. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente, come l'onorevole Malgieri ha poc'anzi ricordato, questo accordo fu sottoscritto a Parigi nel novembre del 2000 e costituisce, per così dire, un modello innovativo di accordo, di partecipazione e di coproduzione tra Stati europei per la promozione del cinema europeo. Signor Presidente, lo voglio dire perché in un successivo punto all'ordine del giorno di questa seduta è prevista la discussione su un analogo accordo con il Belgio, che ha riprodotto in qualche modo il modello che fu assunto con la Francia.
L'obiettivo di tale accordo, ossia dell'aggiornamento del vecchio accordo di coproduzione cinematografica tra Italia e Francia (peraltro, mi felicito che il disegno di legge di ratifica, già approvato al Senato, approdi celermente anche in questo ramo del Parlamento), era quello di facilitare e promuovere, con gli strumenti compatibili con la normativa comunitaria, forme di coproduzione cinematografica che abbattessero gli ostacoli e le barriere che il precedente accordo ancora prevedeva. Si trattava di ostacoli e di barriere intanto di natura burocratica, come ha ricordato molto opportunamente l'onorevole Malgieri.
Tale accordo, invece, prevede un'ampia semplificazione delle procedure con un forte ricorso all'autocertificazione e, soprattutto (lo vorrei sottolineare, perché anche questo aspetto fu ripreso nell'accordo con il Belgio e con altri paesi dell'Unione europea), un abbassamento molto consistente della quota percentuale di partecipazione minima all'accordo di coproduzione. In altre parole, ciò significa che è possibile promuovere uno spazio cinematografico europeo, ossia produzioni cinematografiche europee, anche in presenza di partner che entrano con piccole
quote (in questo accordo si prevedono addirittura quote fino al 5 per cento per film con costi superiori a 50 milioni di franchi, circa 6 miliardi di vecchie lire, secondo i calcoli dell'epoca) per favorire la produzione di coproduzioni.
In conclusione, mi associo alle parole dell'onorevole Malgieri che ringrazio per aver sottolineato alcuni aspetti innovativi di questo accordo. Colgo l'occasione per inquadrare questo atto in un obiettivo più generale di cui credo questo Parlamento dovrebbe tenere conto. Mi riferisco alla promozione di un vero e proprio spazio cinematografico e culturale europeo per la realizzazione del quale vi è bisogno di politiche pubbliche. Si tratterebbe di politiche pubbliche anche a sostegno della cinematografia non nazionale, ma europea.
Mi sia consentito concludere con un riferimento all'attualità proprio di oggi: tali politiche pubbliche sono lievemente messe in discussione dalle scelte odierne del Governo in materia di dirigenti del gruppo cinematografico pubblico. È di oggi la nomina del nuovo consiglio di amministrazione di Cinecittà: salutiamo il nuovo consiglio di amministrazione e gli auguriamo, naturalmente, buon lavoro. Credo sia lecito, però, porci una domanda sul potenziale conflitto di interessi che può gravare su un gruppo cinematografico pubblico diretto, da oggi, da un uomo che ha ancora responsabilità dirette nel gruppo Mediaset.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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