Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 214 del 30/10/2002
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La seduta, sospesa alle 9,40, è ripresa alle 10,15.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 3 - A.C. 3193)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Alfonso Gianni 3.1 e Cordoni 3.2.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trupia. Ne ha facoltà.

LALLA TRUPIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo presentato questo emendamento interamente soppressivo dell'articolo 3, perché riteniamo sbagliato, in una materia così complessa e delicata, ricorrere allo strumento della delega.
La nostra contrarietà all'articolo 3 è naturalmente una contrarietà non ideologica rispetto alla possibilità di sviluppare il ricorso al lavoro part-time, bensì tesa a contrastare la filosofia che ispira questo articolo, che spinge di fatto alla precarizzazione senza limiti del ricorso al tempo parziale. Siamo invece convinti che forme regolate e part-time siano utili al fine di favorire lo sviluppo e la qualificazione di opportunità di lavoro, specie per i soggetti ancora fortemente esclusi in Italia dal mercato del lavoro, come le donne, gli anziani e i giovani.
Per le donne, vorrei ricordare in particolare che queste ultime hanno posto da anni una questione cruciale, quella della conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro, in alcune fasi della propria vita: penso, per esempio, alla nascita del primo e del secondo figlio. Rispetto a tali vicende il ricorso anche a forme flessibili di lavoro può rappresentare un'opportunità positiva.
D'altra parte, considerato che noi siamo in Europa una sorta di cenerentola e siamo agli ultimi posti per quanto riguarda l'occupazione femminile, seguiti soltanto da Spagna e Grecia, riteniamo sia giusto predisporre tutti gli strumenti in grado di favorire l'ingresso nel mondo del lavoro delle donne.
Tuttavia la nostra contrarietà all'articolo 3 è una contrarietà che verte sul merito e sul metodo rispetto alla delega. Per quanto riguarda il metodo, lo strumento della delega è generico ed eccessivamente ampio, non adatto quindi ad una materia che, per essere regolata, necessita del preventivo consenso fra le parti sociali. Anzi, in questo articolo si vuole di fatto - ed è la filosofia che sottende a tutta la delega - ridimensionare o annullare il ruolo della contrattazione delle organizzazioni sindacali.
In secondo luogo, questo articolo intende riscrivere riforme recenti che i governi di centrosinistra avevano adottato già in materia e che avevano funzionato, garantendo, nel ricorso al lavoro part-time, fra l'altro in sintonia con la direttiva europea del 1997, un equilibrio fra l'interesse dell'imprenditore e dell'impresa e quello dei lavoratori e delle lavoratrici. L'articolo 3 tende a modificare e ad alterare proprio questo equilibrio, naturalmente a tutto favore delle esigenze tecnico-organizzative dell'impresa, a scapito dei lavoratori, delle loro garanzie e dei loro diritti.
L'opzione per il part-time appare qui dettata più da motivi legati alle necessità dell'impresa che da una libera scelta del lavoratore. Per questa ragione, il tempo parziale si presenta non tanto come una opportunità regolata per impresa e lavoratori, ma come una liberalizzazione senza regole, a vantaggio esclusivo dell'impresa.
D'altronde, si vuole un aumento indiscriminato della flessibilità, sopprimendo un principio che, a nostro avviso, è decisivo, ovvero quello dell'obbligatorietà dell'adesione volontaria da parte del lavoratore e della lavoratrice, nel caso del ricorso, ad esempio, al lavoro supplementare o alle clausole di flessibilità e di elasticità. Non si tiene conto in questo campo della direttiva europea del 1997 che fa invece della contrattazione collettiva, del consenso del lavoratore e della possibilità di recesso dal lavoro part-time, un punto essenziale per garantire i diritti dei lavoratori.
Per concludere, signor Presidente, l'assenza in questo articolo di ogni garanzia circa il carattere volontario del ricorso al part-time da parte delle lavoratrici e dei lavoratori - come, ad esempio, la possibilità di recedere dal contratto a tempo parziale per il contratto a tempo pieno, in seguito a necessità che sopraggiungono nella vita del lavoratore - configura un lavoro part-time estraneo ad ogni vincolo di garanzia per i lavoratori ed introduce


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surrettiziamente, anticipandolo, quel lavoro a chiamata che troveremo in un articolo successivo.
Per tutte queste ragioni, vi chiediamo di esprimere un voto favorevole sull'emendamento Cordoni 3.2 ed esprimiamo contrarietà netta all'articolo 3 che, se verrà approvato, rappresenterà un passo indietro per i diritti dei lavoratori, per il ruolo delle parti sociali e, più in generale, per la civiltà dei rapporti di lavoro nel nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, intervengo per proporre, a nome del gruppo di Rifondazione comunista, la soppressione dell'intero articolo 3 perché, a nostro avviso, questo articolo costituisce una sorta di codice di lettura quanto mai significativo di quella logica del mercato senza regole all'interno del quale la vostra maggioranza vuole collocare il lavoro.
Che cosa rende tale questo articolo? Innanzitutto, quel meccanismo di automatico accostamento tra il ricorso alle prestazioni di lavoro a tempo parziale e l'individuazione delle figure lavorative che meglio potrebbero corrispondere, secondo le vostre intenzioni, a questa tipologia contrattuale: guarda caso, come sempre, donne, giovani e adulti sopra i 55 anni. Che cosa tiene insieme figure così diverse per vita, esistenza e genere? Le tiene insieme la loro supposta debolezza - indotta o coatta per legge, come in questo caso -, la loro disponibilità ad accettare, in ragione di questa debolezza indotta o coatta, oltre che supposta, qualunque condizione di lavoro pur di lavorare.
Oggi questo avviene con la non obbligatorietà del consenso del lavoratore al part-time, un elemento gravissimo nei dispositivi di garanzia del diritto al lavoro che questa proposta di legge introduce nell'ordinamento. È una debolezza che deriva, ovviamente, da ragioni molto diverse che dimostrano quanto queste debolezze siano connesse ai rapporti di forza che si stabiliscono sul mercato del lavoro: il ricatto della perdita del lavoro per i più anziani, ormai lavoro da rottamare e, quindi, sottoponibile a qualsiasi angheria, il ricatto della non assunzione per i più giovani, egualmente ricattabili, e il ricatto del doppio lavoro per le donne, ricatto antico soltanto in qualche misura condizionato e dimensionato nei decenni che abbiamo alle spalle e che oggi ritorna prepotentemente come elemento di codificazione dei rapporti sociali nel mondo del lavoro. Tale ricatto diventa sempre più pressante in ragione del precipitare, fino a scomparire, dei diritti sociali, delle regole del welfare State, che ormai appaiono anticaglia archeologica, e dei servizi, che diventano sempre più funzione adibita alla famiglia e, dunque, all'interno della famiglia, le donne, naturalmente, secondo voi - e secondo molti, purtroppo - vengono preposte a questa funzione.
La femminilizzazione del mercato del lavoro ha fatto seguito ad una grande spinta di autonomia e di autodeterminazione, di emancipazione e di libertà delle donne, a partire dalla grande questione dell'autonomia economica. Oggi, la femminilizzazione del lavoro, a causa della debolezza generale di queste fasce - in particolare di quella femminile di cui parlavo precedentemente - è diventata una sorta di metafora generale dei processi di destrutturazione, di de-emancipazione, di deregolamentazione del lavoro. Indica, non solo per le donne, ma per tutti, il paradigma di subordinazione pratica e simbolica dei lavoratori al primato dell'impresa.
L'articolo al nostro esame ben compendia e ben rappresenta questi processi di degrado dei diritti del lavoro che volete portare fino in fondo.
Per questo, votare contro per noi è votare a favore di tutto il mondo del lavoro dipendente; è un modo per conservare i diritti e le tutele delle fasce individuate come più deboli.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici


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emendamenti Alfonso Gianni 3.1 e Cordoni 3.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 377
Votanti 376
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato
162
Hanno votato
no 214).

Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato
174
Hanno votato
no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Perrotta 3.4 e Cordoni 3.12, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 401
Votanti 398
Astenuti 3
Maggioranza 200
Hanno votato
372
Hanno votato
no 26).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Innocenti 3.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trupia. Ne ha facoltà.

LALLA TRUPIA. Signor Presidente, con l'emendamento al nostro esame intendiamo introdurre, nel disegno di legge di delega, il seguente concetto che è stato, non a caso, del tutto dimenticato dal Governo: prima di emanare decreti legislativi in questa materia vi sia una preventiva intesa tra le parti sociali; questo è il senso del nostro emendamento.
Vi pare possibile, cari colleghi della maggioranza e del Governo, che, in una materia così delicata, soprattutto per ciò che riguarda le garanzie, le tutele e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, si dettino normative prive di un'intesa tra le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, anzi, senza neppure avviare questo confronto? Certamente, non riteniamo sufficiente che, all'articolo 7 di questa stessa delega, si faccia riferimento alla vaghissima seguente espressione: «sentite le parti sociali». Sentite le parti sociali non significa previa intesa o accordo positivo con le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. D'altra parte, la stessa direttiva europea del 1997, cui questo provvedimento si richiama, era stata, essa stessa, a livello europeo, preceduta da un accordo, da un avviso comune tra le parti sociali europee.
Cari colleghi della maggioranza, non ci si può richiamare all'Europa quando fa comodo e alla direttiva del 1997 solo per alcune cose e non per altre. Voi sapete che fare esplicito riferimento all'intesa tra le parti sociali è l'unico modo per garantire, nel ricorso al tempo parziale, il mantenimento dell'equilibrio tra le ragioni tecnico-organizzative, pur legittime, dell'impresa e le ragioni dei lavoratori ed i loro diritti. Proprio qui si capisce benissimo che volete cambiare strada rispetto alle norme precedenti, adottate dai Governi di centrosinistra. Volete tornare indietro - quest'intenzione percorre tutta la delega - sostanzialmente sul tema dei diritti e delle tutele del lavoro e colpire il ruolo importante


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e decisivo della loro rappresentanza, vale a dire delle organizzazioni dei lavoratori.
Anzi, surrettiziamente, alla lettera a), relativa alle prestazioni di lavoro supplementare nelle ipotesi di ricorso al tempo parziale, si introduce il concetto di parti sociali territoriali. L'abbiamo chiesto ripetutamente, in Commissione, al sottosegretario Sacconi ed ai colleghi della maggioranza: chi sono queste associazioni sociali territoriali? A chi vi riferite? Si tratta di associazioni un po' fantasma, che nessuno conosce! In Commissione, il sottosegretario Sacconi ha affermato che, in alcune regioni d'Italia, vi sono tavoli regionali di contrattazione, ai quali siedono, però, le associazioni a carattere nazionale. Allora, vi ripropongo la domanda: quali sono queste associazioni sociali territoriali?
In realtà, penso che questo sia un modo, peraltro abbastanza maldestro, per aggirare, ancora una volta, i diritti dei lavoratori ed il ruolo dei sindacati e delle parti sociali e per introdurre un diversivo di comodo! È lecito sospettare che queste fantomatiche associazioni territoriali altro non siano che strumenti non solo per svalutare il ruolo delle organizzazioni nazionali più rappresentative, ma per legittimare organizzazioni ed accordi ad hoc di comodo (naturalmente, per le imprese), a scapito dei lavoratori e delle lavoratrici.
Allora, anche in questo modo...

PRESIDENTE. Onorevole Trupia...

LALLA TRUPIA. ...risulta chiara la volontà del Governo di introdurre non una riforma positiva, ma una vera e propria controriforma, negativa e dannosa per i lavoratori.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Innocenti 3.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
181
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Delbono 3.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, questo emendamento pone, essenzialmente, due richieste: la prima deriva dal fatto che non capiamo, francamente, perché il Governo, dopo aver utilizzato lo strumento dell'avviso comune - mi rivolgo al ministro ed al sottosegretario - non abbia seguito tale procedura anche per il part-time, materia assolutamente da incentivare, ma secondo modalità da concordare con le parti sociali; la seconda riguarda il cosiddetto lavoro supplementare nelle ipotesi di part-time.
Noi siamo d'accordo che anche tale strumento venga utilizzato, ma riteniamo che questo Parlamento debba definire dei limiti massimi, debba dettare alcune regole. Non a caso, nell'emendamento a mia prima firma 3.7, abbiamo proposto che, nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale cosiddetto orizzontale, le prestazioni di lavoro supplementare non possano eccedere il 30 per cento del normale orario di lavoro.
Questo emendamento è assolutamente ragionevole sia perché prevede l'avviso comune, strumento già utilizzato (il Governo lo sa) per i contratti a termine, sia perché in qualche modo introduce un minimo di regolamentazione del lavoro supplementare in caso di part-time orizzontale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 3.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
185
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delbono 3.6 e Cordoni 3.9, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 415
Astenuti 2
Maggioranza 208
Hanno votato
177
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gasperoni 3.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trupia. Ne ha facoltà.

LALLA TRUPIA. Signor Presidente, non è un caso che, in questo articolo, si usi più volte il termine agevolazione anziché quello di regolazione, che noi, invece, vorremmo reintrodurre con l'emendamento Gasperoni 3.11.
Il termine «agevolazione» appare teso più ad incentivare il ricorso al lavoro part-time al di fuori di una contrattazione che veda le parti sociali concordare e il lavoratore o lavoratrice chiamati ad esprimere il proprio consenso. Io insisto su questo punto, perché regolare, invece, secondo noi, significa introdurre in questa materia delle regole, e tra queste, per noi, c'è sicuramente il ruolo della contrattazione sindacale e l'obbligatorietà del consenso del lavoratore al ricorso al tempo parziale come anche al recesso dal tempo parziale. Solo regolando così il ricorso al lavoro parziale quest'ultimo può diventare effettivamente un'opportunità, quell'opportunità in più che voi, invece, con una formula subdola, trasformate quasi in una necessità, in una precarizzazione indiscriminata sul mercato del lavoro secondo me a scapito soprattutto di alcuni soggetti più deboli che si presentano nel mercato del lavoro.
Per questo noi insistiamo per sostituire al termine agevolazione il termine regolazione anche perché - ho concluso - noi intendiamo davvero salvaguardare quelle finalità che, in modo anche un po' roboante, vengono annunciate in questa delega (al primo comma): favorire l'aumento dell'occupazione femminile, degli anziani e dei giovani.
Certo, non si favorisce il lavoro se il ricorso al part-time è coatto e non deriva da una scelta libera. Esso deve essere una scelta libera del lavoratore e della lavoratrice, una opportunità in più e non l'unica possibilità. È evidente che, se diventa - al di fuori di una regolazione - una scelta necessitata, l'unica possibilità, esso non rientrerà nell'ambito di uno sviluppo positivo delle opportunità di lavoro per certi soggetti, ma rappresenterà una penalizzazione o anche un rischio di dequalificazione permanente per noi inaccettabile

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasperoni 3.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato
185
Hanno votato
no 234).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pinto non ha funzionato.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 420
Maggioranza 211
Hanno votato
187
Hanno votato
no 233).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pinto non ha funzionato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Innocenti 3.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato
184
Hanno votato
no 245).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pinto non ha funzionato.
Avverto che l'emendamento Motta 3.15 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Delbono 3.16 e Cordoni 3.17, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

FRANCESCO CARBONI. Presidente, l'ultima fila!

PRESIDENTE. Presidente cosa? Voglio nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, se è possibile. Le chiedo questo. Mi scusi, ma se mi dice solo «Presidente», non mi aiuta.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 423
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
185
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Alfonso Gianni 3.18 e Guerzoni 3.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.

ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, con questo emendamento noi introduciamo anche in questo caso una norma di buonsenso. Vorrei riprendere un ragionamento svolto ieri con molti colleghi di quest'Assemblea, sia dell'opposizione sia della maggioranza. Noi proponiamo di sostituire le parole da «anche sulla base» fino alla fine della lettera, con le seguenti: «e sulla base del consenso del lavoratore interessato». In sostanza, noi stabiliamo che vi deve essere la certezza del consenso del lavoratore. Quando si ricorre a questa formulazione del lavoro supplementare nel regime del part-time, se non vi è il consenso del lavoratore, non si fa certo un servizio allo stesso istituto del part-time, che è stato pensato per l'impresa, ma anche per le esigenze di chi lavora, delle donne e dei lavoratori meno tutelati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, il testo che viene proposto dal Governo è particolarmente grave su questo punto. Siamo di fronte all'imposizione del lavoro supplementare, ovvero straordinario, in caso di lavoro a tempo parziale. Il Governo pretende che questa imposizione avvenga sulla base dei contratti collettivi


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senza l'assenso individuale del lavoratore; eventualmente, forse, soltanto in caso di carenza dei contratti collettivi.
Si tratta di un principio, sottosegretario Sacconi, completamente sbagliato sul piano del diritto del lavoro. Come ho già avuto modo di dire in Commissione, i contratti collettivi possono, anzi è meglio che lo facciano, stabilire i tetti del ricorso al lavoro straordinario, sia per il full time, sia per il part-time; è l'esercizio della contrattazione collettiva dei tetti massimi oltre i quali nessuno, nell'ambito di quella categoria, può prestare lavoro supplementare, oppure, anzi e/o, i contratti collettivi stabiliscono la misura della retribuzione suppletiva in caso di prestazione di lavoro supplementare e questo è bene che venga stabilito dai contratti collettivi, evidentemente, perché non si tratta di un fatto privato riguardante il singolo lavoratore ed è bene che il singolo lavoratore non sia attratto in una logica di ricatto e possa farsi forte di norme valide per tutti. Ma, i contratti collettivi non possono, lo ripeto, non possono imporre ad un lavoratore di svolgere lavoro supplementare per forza, e se non lo fa deve portare la giustificazione del papà o del medico, oppure deve sentirsi in pericolo circa la continuità del rapporto di lavoro perché si sottrae ad una prestazione imposta dal datore di lavoro! Questo è un punto essenziale.
Volete applicare il lavoro supplementare al part-time? Secondo me è un errore clamoroso, per i motivi già esposti dalla collega Deiana e perché, in questo modo, si ottiene il risultato contrario a quello del famoso modello olandese, tanto evocato, quando il Governo di quel paese decise di fare avere ad ogni famiglia un posto e mezzo di lavoro. Questo si ottiene se si rende più rigido il part-time, altrimenti, se si dilata ad libitum la sua durata, ciò impedisce una generalizzazione di occupazione, cioè di posti di lavoro a mezzo tempo. È un fatto aritmetico, lo capisce persino un bambino! Se, per di più, diviene un'imposizione, siamo di fronte al lavoro intermittente, dove non si sa quando si comincia e non si sa quando si finisce, cioè un lavoro servile, non più un lavoro dipendente, moderno.
Il nostro emendamento stabilisce che in ogni caso - non in carenza, ma in presenza e, non volesse Dio, anche in assenza della previsione nel contratto collettivo, a maggior ragione - il lavoro supplementare deve essere una libera scelta del lavoratore. Naturalmente alle condizioni economiche ed entro il tempo massimo previsti dai contratti collettivi. Ma, se devo fare una cosa che va al di là di quanto delineato nel rapporto di lavoro, al di là dell'orario stabilito, devo essere io a deciderlo ed a poterlo scegliere. Questo è il punto. Siamo di fronte, evidentemente, non ad un emendamento fondamentale ma ad uno di quegli emendamenti che rientrano nella fattispecie, di cui ho già parlato, della cosiddetta riduzione del danno. Se sarà approvato il nostro emendamento non si impedirà, purtroppo, il tempo supplementare nel part-time ma, almeno, si stabilirà che il lavoratore può, se lo ritiene, rifiutarlo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Alfonso Gianni 3.18 e Guerzoni 3.19, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato
189
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 3.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 411
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato
177
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ultima fila, secondo settore!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito tutti a prendere posto, così evitiamo questi continui richiami.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato
183
Hanno votato
no 236).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gasperoni 3.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale riferendomi, in realtà, oltre che a questo emendamento, anche a quello che abbiamo appena votato. La lettera b) dell'articolo 3 parla di «agevolazione del ricorso a forme flessibili ed elastiche di lavoro a tempo parziale nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale cosiddetto verticale e misto». Ebbene, noi pensiamo che, data la flessibilità nella flessibilità della flessibilità - scusate il bisticcio di parole, ma ciò è quanto prevede la lettera b) -, sarebbe necessario vincolare ad accordi con le organizzazioni sindacali la definizione delle forme previste all'interno delle singole imprese. So che voi provate verso i sindacati sensazioni che vanno dal prurito alla vera e propria ostilità; non pensate, però, che nel caso di una flessibilità come questa sia necessario un ruolo importante sia delle organizzazioni sindacali sia della contrattazione?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, intervengo brevemente a titolo personale non avendolo potuto fare sull'emendamento Delbono 3.16 in quanto già intervenuto sul complesso degli emendamenti.
Volevo solo dire che questo emendamento, come peraltro il precedente, punta a migliorare il testo in quanto prefigura una disciplina del part-time non individualistica, bensì con avviso comune tra le parti sociali. Mi rivolgo al sottosegretario: stiamo parlando del metodo europeo che lo stesso Governo ha seguito anche con riferimento al contratto a termine, per cui, sinceramente, vorrei almeno capire le ragioni per le quali non può essere accolta questa proposta emendativa, come, peraltro, non lo è già stata la precedente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasperoni 3.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato
190
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Motta 3.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
181
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Trupia 3.26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trupia. Ne ha facoltà.

LALLA TRUPIA. Signor Presidente, con questo emendamento - con qualche caparbietà - intendiamo reintrodurre ancora il principio, per noi fondamentale, del necessario consenso della lavoratrice e del lavoratore alla possibilità di recesso dal lavoro a tempo parziale o di ricorso ad esso. Tra l'altro - vorrei dirlo anche ai colleghi della maggioranza, se mi prestano un attimo di attenzione - questo emendamento è talmente di buonsenso che credo sia impossibile non approvarlo; esso, infatti, prevede che possa essere esercitato il recesso o il diritto al consenso del lavoratore - in particolar modo, però, il recesso, con il passaggio dal tempo parziale al tempo pieno e viceversa - in presenza di situazioni documentate ed importanti, quali, per esempio, problematiche di carattere familiare, lo stato di salute, il sopraggiungere di situazioni particolari o di altre attività.
Tutto questo lo reintroduciamo, secondo buonsenso, a garanzia dell'equilibrio - nel caso del ricorso al part-time o di esercizio del recesso - tra entrambe le parti (impresa e lavoratore). Si prevede addirittura che lo stesso recesso possa essere richiesto dal lavoratore soltanto dopo sei mesi dalla stipulazione.
Se rifiutate di approvare una norma semplicemente di buonsenso quale quella proposta con il mio emendamento credo sia evidente a tutti che la finalità interna all'articolo 3 sia altra rispetto a quella proclamata, quella cioè di trasformare il ricorso - pur legittimo e giusto e che tutti auspicano - a forme di part-time in un modo subdolo per arrivare a forme di precarizzazione e di liberalizzazione del mercato del lavoro del tutto incontrastate ed a vantaggio solo di un parte, l'imprenditore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, intervengo brevemente a titolo personale sia per chiedere di aggiungere la mia firma all'emendamento Trupia 3.26, sia per riprendere e ribadire alcune motivazioni appena espresse. Mi rivolgo al sottosegretario: sinceramente non comprendo le ragioni per cui si respinge questo emendamento; in fondo, si vuole rendere, per così dire, più umana la disciplina del part-time. Infatti, non si contraddice l'istituzione del part-time, ma si stabilisce semplicemente che, quando intervenissero ragioni, peraltro esplicitate, che attengono alla vita della persona ed alle sue esigenze e che possono portare a modificare una decisione assunta in precedenza, la flessibilità di un istituto contrattuale - lo dico proprio con riferimento alla categoria concettuale - richiederebbe che si possa modificare la decisione stessa. A meno che - mi rivolgo di nuovo al sottosegretario - tutto ciò non venga ritenuto pleonastico o implicito. Se così fosse, nella solennità dei nostri lavori, chiedo al sottosegretario almeno di esplicitarlo, così saremmo tutti, lo dico tra virgolette, felici e contenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Motta. Ne ha facoltà.

CARMEN MOTTA. Signor Presidente, l'emendamento Trupia 3.26, tra l'altro, stabilisce semplicemente che il lavoratore può ritirare il predetto consenso a fronte di ragioni documentate di tipo familiare. Sappiamo benissimo che il part-time è utilizzato soprattutto dalle donne che usufruiscono di questa modalità di lavoro


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proprio per assolvere a compiti di cura familiare. Pertanto, anche questo è un emendamento di buon senso, che dovrebbe essere approvato, perché tiene conto di esigenze di una parte del mondo del lavoro, soprattutto di quello femminile, che non si possono disconoscere, perché l'emendamento stesso le esplicita. Invito, quindi, i colleghi della maggioranza a riflettere. Non vi è alcuna volontà ostativa o di restringimento; vi è, invece, la volontà di tener conto del fatto che una parte del mondo del lavoro, per fortuna sempre di più, è costituita dalla componente femminile, ma spesso quest'ultima, oltre al lavoro, si deve far carico di altre mansioni familiari o di cura. Non tenere conto di ciò significa non prendere in considerazione un diritto fondamentale che è stato riconosciuto quando si è voluto introdurre l'istituto del part-time proprio per venire incontro a queste esigenze (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Trupia 3.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato
196
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che l'onorevole Garagnani non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Delbono 3.27.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.

GLORIA BUFFO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che nel testo del provvedimento manca persino il senso del limite. Infatti, in tale disegno di legge - in cui si precarizza senza confini, in cui, come ha affermato l'onorevole Trupia, si dequalifica il lavoro e si cerca di mettere da parte i sindacati e in cui il consenso è facoltativo - si parla di una maggiorazione retributiva, in caso di ricorso a forme flessibili ed elastiche del lavoro, e si evita (a differenza di ciò che proponiamo con il nostro emendamento) di dire che quella maggiorazione retributiva deve essere congrua.
Nel caso in cui non fosse approvato questo emendamento, dovremmo dire che, insieme a tutto il resto, la maggioranza del nostro paese è anche contraria al fatto che si riconosca che, in questo caso, la retribuzione debba essere congrua.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, con riferimento al mio emendamento 3.27, in Commissione mi era parso di capire che sia il Governo sia la maggioranza non fossero affatto insensibili.
Stiamo parlando delle agevolazioni al part-time anche in assenza di contrattazione collettiva e sulla base del consenso del lavoratore. Dunque, siamo in un'ipotesi di part-time individualizzato. È del tutto evidente che, in assenza di contrattazione collettiva, il lavoratore sia in una posizione di debolezza e che, quindi, le parti non siano uguali. Ecco perché avevamo insistito che vi fosse la cornice della contrattazione collettiva per questa materia.
Mi pare una richiesta del tutto equilibrata e coerente con il nostro diritto del lavoro e con il nostro impianto costituzionale quella di riconoscere la congruità di un'eventuale maggiorazione retributiva per il lavoratore che, in assenza di un quadro di contrattazione collettiva, si trovasse ad utilizzare questa forma. Non ci pare una richiesta fuori luogo e, dunque, chiediamo anche alla maggioranza di votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 3.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
195
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Cordoni 3.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, l'emendamento in esame cerca di individuare un'indicazione da dare al Governo nel momento in cui dovranno emanare decreti legislativi. Come dicevano il collega Delbono ed altri che mi hanno preceduto stiamo discutendo di cambiare una direttiva comunitaria sul part-time che questo paese ha già recepito durante i precedenti Governi di centrosinistra.
Poiché non si vuole assumere fino in fondo l'idea della contrattazione collettiva per introdurre modulazioni e flessibilità diciamo che il legislatore indica al Governo non solo quello che poco fa abbiamo sostenuto circa la congruità delle maggiorazioni retributive, ma anche che il part-time non possa superare un certo numero di ore nella giornata. In caso contrario, infatti, non otterremmo l'obiettivo di questo intervento: quello di aumentare la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Infatti, le donne che ricorrono al part-time lo fanno per conciliare lavoro familiare e lavoro nel mercato: se si trovassero di fronte ad un aumento non contrattato, ma imposto, di lavoro supplementare negheremmo alla radice l'obiettivo del part-time.
L'obiettivo che ci diamo è quello di aumentare il tasso di occupazione femminile, specialmente di quelle donne che rientrano nel mercato del lavoro dopo aver avuto figli e, quindi, hanno bisogno di conciliare lavoro e famiglia. Non volendo assumere la contrattazione collettiva nazionale come il punto di riferimento della flessibilità, questa norma è necessaria per fornire indicazioni al Governo nell'esercizio della delega. L'emendamento in esame, come quello precedente, dimostrano fino in fondo quanto questa maggioranza non voglia confrontarsi con l'opposizione neanche di fronte a ragionevoli proposte che avrebbero tutte le buone ragioni per essere accolte. Forse, l'obiettivo non è quello di incentivare questo strumento, ma quello di effettuare una completa deregolamentazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
194
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Buffo 3.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
195
Hanno votato
no 231).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 3.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato
197
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato
197
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nigra 3.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Widmann, lei ha votato per il suo collega? L'onorevole Brugger dov'è? La prego, onorevole Widmann, di allontanarsi dall'aula per cortesia perché, perché... (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PIERO RUZZANTE. Al quarto settore, ultima fila (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Scusate un secondo, colleghi, questo è un controllo che sto facendo da tre votazioni.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni - Commenti).
(Presenti e Votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato
198
Hanno votato
no 237).

Onorevoli colleghi, onorevoli colleghi, io non tollero che... Qui siamo più di uno, il Presidente è uno.
La prego, onorevole Widmann, di allontanarsi dall'aula (Il deputato Widmann si allontana dall'aula).

PIERO RUZZANTE. Presidente, chiedo di parlare (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, le altre segnalazioni mi vengono fatte, come mi è stata fatta da cinque votazioni questa. L'onorevole Widmann è un ottimo collega, è una persona perbene, seria, presente, però, mi dispiace, in questo caso ha sbagliato e dobbiamo applicare una regola che ci siamo dati, a meno che le regole non si applichino. Conosco benissimo la sua coscienziosità ma adesso da qua a fine seduta (Commenti)...
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento Motta 3.35.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. La lettera f) del comma 1 dell'articolo 3 è in sostanza una disposizione normativa che taglia a metà i diritti dei lavoratori. Si tratta di una norma grave, che interviene in modo surrettizio sullo statuto dei diritti dei lavoratori. In particolare è un modo per compromettere l'articolo 18 (Commenti).


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PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sta parlando l'onorevole Grandi. Ma stiamo calmi, ho visto chi ha... Onorevole Grandi vada avanti.

ALFIERO GRANDI. Presidente, li espella tutti.

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, se lei pensa che io mi stia divertendo, non so.

ALFIERO GRANDI. Neanche io, signor Presidente. Però lei deve anche capire che è difficile parlare quando c'è confusione.

PRESIDENTE. Infatti, ho chiesto al suo gruppo di ascoltare.

ALFIERO GRANDI. Allora dicevo che questo emendamento cerca di ripristinare un diritto fondamentale: il diritto del lavoratore a tempo parziale, ma con un contratto a tempo indeterminato, di essere intanto calcolato nel novero dei lavoratori e di contribuire a garantire i diritti di quell'azienda. Nel testo del provvedimento infatti si introduce un criterio veramente incredibile: il lavoratore a tempo parziale è un lavoratore che ha dei diritti a tempo parziale e interviene nei diritti complessivi dell'azienda a tempo parziale. L'attenzione che questa Camera dedica ai diritti dei lavoratori - aveva ragione il collega Buontempo - è veramente incredibile. Stiamo parlando di diritti di persone che lavorano. È una vergogna che sia questo l'atteggiamento su un tema di questa delicatezza! Mi auguro che questo emendamento venga accolto.

PRESIDENTE. Penso che l'onorevole Brugger voglia chiedere la parola, e gliela do senz'altro, su quanto si è verificato pochi minuti fa. Tuttavia, se lei me lo consente, onorevole Brugger, le concederò la parola appena terminate le dichiarazioni di voto sull'emendamento Motta 3.35.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.

GLORIA BUFFO. Con questa norma abbiamo la conferma che il Governo e la maggioranza puntano a un lavoratore dimezzato. Dimezzato perché non avrà una congrua retribuzione se si presterà a forme flessibili ed elastiche di lavoro; dimezzato perché deve essere disposto alla precarietà; dimezzato anche perché non verrà computato ai fini dei diritti fondamentali dello statuto dei lavoratori.
Sull'articolo 18, avete messo a ferro e fuoco l'Italia, vi è stato risposto giustamente per le rime da milioni di italiani, ma state cercando di far rientrare dalla finestra una lesione all'articolo 18, che non possiamo accettare e che denunciamo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Motta 3.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Presidente, Presidente, guardi là!

MAURA COSSUTTA. Presidente, Presidente, è la quinta volta!

PRESIDENTE. Se mi dite «Presidente, Presidente» non capisco, venga qui qualcuno.
Chi devo guardare, l'onorevole Lucchese?

MAURA COSSUTTA. Quello vicino, non è Lucchese!

PRESIDENTE. Invito l'onorevole Deodato a verificare la postazione dell'onorevole Lucchese (Il deputato Deodato, segretario di Presidenza, ottempera all'invito del Presidente).

MAURA COSSUTTA. È il collega vicino!

SERGIO SABATTINI. Verifichiamo se corrisponde al collega presente (Vivi commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!


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PRESIDENTE. Per cortesia, onorevoli colleghi, non compromettiamo il lavoro che stiamo svolgendo (I deputati del gruppo di Alleanza nazionale gridano: «No!»).
Mi sembra sia tutto a posto.

TOMMASO FOTI. Ruzzante, guarda Folena!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 425
Maggioranza 213
Hanno votato
192
Hanno votato
no 233).

Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita ad esprimere il proprio voto.

SIEGFRIED BRUGGER. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, se mi è consentito intervenire (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di non compiere atti che posso definire come autolesionisti. Per cortesia, l'onorevole Brugger ha chiesto la parola. Prego, onorevole Brugger.

SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, con tutta la pacatezza del caso, vorrei dirle che sono molto dispiaciuto di quanto accaduto poc'anzi.
Sono stato fuori dall'aula, ho preso un'aspirina, sono sceso nel transatlantico e, poi, mi sono precipitato a rientrare. Lei ha ragione, formalmente il collega Widmann ha sbagliato; tuttavia, signor Presidente, è molto significativo - e di ciò sono molto dispiaciuto - che l'irrogazione della sanzione sia iniziata proprio dalla componente delle Minoranze linguistiche (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze linguistiche e di deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Vi prego, onorevoli colleghi, lasciamo terminare l'onorevole Brugger.

SIEGFRIED BRUGGER. Nelle ultime settimane, abbiamo assistito parecchie volte a situazioni nelle quali si sapeva che c'erano i cosiddetti «pianisti» che votavano e non vi sono state conseguenze. Che si inizi proprio dalle Minoranze linguistiche, che si inizi da un collega (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale) che è uno dei più diligenti, non può che dispiacere fino in fondo.
Se io non fossi qui, se io fossi fuori, questa conseguenza sarebbe del tutto comprensibile. Poiché, come lei vede, sono rientrato dopo due o tre minuti, signor Presidente, le chiedo di riconsiderare questa sua decisione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche, di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
Se lei riconsidererà la sua decisione, si attuerà qualcosa di molto positivo per l'intera Assemblea, altrimenti io e gli altri colleghi delle Minoranze linguistiche saremo costretti a lasciare l'aula per solidarietà con il collega Widmann.

PRESIDENTE. Onorevole Brugger, le voglio rispondere. Chiedo all'Assemblea, per cortesia, un attimo di attenzione. È chiaro a tutti che il primo a rammaricarsi di questa situazione sono io, non soltanto in relazione alla vicenda che concerne l'onorevole Widmann ma anche rispetto alla situazione oggettiva che si è determinata in questi giorni. È chiaro anche che noi abbiamo un regolamento - e questo l'ho detto ieri - e che altro è il regolamento dell'altro ramo del Parlamento.


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Onorevole Brugger, per la stima che ho per lei e per il suo gruppo parlamentare, credo che tutto possa pensare salvo ritenere sospetta una decisione che poteva riguardare chiunque in quest'aula, perché io fin da stamattina e dalla seduta di ieri, nelle fasi in cui ho presieduto l'Assemblea, ho prestato attenzione per vedere chi si trovasse in questa spiacevole situazione.
Il fatto che sia capitato all'onorevole Widmann è assolutamente casuale, al punto che il Presidente, rammaricandosi che questa scelta cadesse su un parlamentare che conosco come scrupoloso e serio, nell'assumere una decisione che vedeva rammaricato per primo il Presidente, ha detto: onorevole Widmann, io la devo espellere, sapendo quanto serio è il lavoro che lei personalmente e il suo gruppo svolgete.

TOMMASO FOTI. Entra adesso la Montecchi!

PRESIDENTE. Allora, onorevole Brugger, se lei in questo momento, dopo un'onesta ammissione di responsabilità fatta da lei davanti a quest'Assemblea - e ciò le fa onore e dimostra la sua serietà -, dice che per solidarietà con il collega uscirà dall'aula, scusi, lei fa una pessima difesa e passa dalla parte del torto, perché io non ho compiuto un atto arbitrario (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

LUIGI OLIVIERI. Ma cosa applaudi?

PRESIDENTE. Lei, umanamente, compie un atto di solidarietà umana ma politicamente ed istituzionalmente mette tutti nelle condizioni di difendere una cosa sbagliata.
Quindi, questa mattina le cose procederanno come stabilito; nel pomeriggio l'onorevole Widmann potrà rientrare. Credo che questo, rispetto alla richiesta che lei mi rivolge, sia già un atto di disponibilità da parte del Presidente, che non può tornare indietro su questa decisione perché ne va della credibilità di tutti voi e di tutti noi. Non è la credibilità del Presidente in discussione, è la credibilità del Parlamento e dei singoli parlamentari. E io difendo questa credibilità. Se tornassi indietro, renderei un pessimo servizio anche alla credibilità di tutti coloro che sono seduti in quest'aula.
Oggi pomeriggio l'onorevole Widmann, che è un ottimo parlamentare, rientrerà in aula. Ha sbagliato. Ognuno giudichi questo peccato come vuole, ma è giusto anche che, avendo sbagliato, con un minimo di serietà e senza trarre conclusioni apocalittiche, questa mattina non partecipi alle votazioni. Oggi pomeriggio voterà per le votazioni delicate. Onorevole Brugger, io conosco il senso delle istituzioni che lei ha, per cui le chiedo di non insistere su questo punto, proprio per la stima che ho per lei.
Onorevoli colleghi, andiamo avanti.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo per un richiamo all'articolo 8 del regolamento. Noi abbiamo detto più volte in quest'aula - e lo abbiamo fatto anche in sede di discussione sul bilancio della Camera - che siamo d'accordo con lei, anche con le sue considerazioni rispetto alla necessità che quanto è scritto nel regolamento vada rispettato in ogni suo punto e in ogni sua parte. Siamo anche d'accordo con la proposta, da lei più volte avanzata, di modificare il sistema di voto utilizzando moderni strumenti tecnologici che consentano di garantire la certezza dell'identità del deputato che vota all'interno di quest'aula. Riteniamo questo sia un punto da affrontare, e rapidamente, perché crediamo che il rispetto delle nostre istituzioni vada assolutamente tutelato.
Tuttavia, signor Presidente, c'è un aspetto che vogliamo sottolineare. In primo luogo, durante la votazione nella quale lei ha individuato l'onorevole Widmann, io le avevo segnalato un altro caso presente nella stessa identica votazione e ho indicato...


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TOMMASO FOTI. Anche noi!

LUIGI OLIVIERI. Stai zitto, Foti! Taci!

SERGIO COLA. Stai zitto, Ruzzante!

PRESIDENTE. Onorevole Foti! Vi prego! Vi prego!

PIERO RUZZANTE. Sicuramente nel resoconto stenografico si potrà verificare, perché ho indicato in maniera precisa e non a casaccio una postazione in cui un deputato era assente ed un altro stava votando.
In secondo luogo, credo che in ogni caso la Presidenza debba avere una coerenza perché ieri pomeriggio, durante la Presidenza del Vicepresidente Mastella, si è verificato il caso in quest'aula - tutti i colleghi se lo ricorderanno - di un collega che stava votando per un altro collega assente, c'era un giornale che copriva la postazione, è stato individuato, è stato verificato da parte del Vicepresidente Mastella e non vi è stato un comportamento coerente tra quello che è avvenuto ieri pomeriggio in quest'aula e quello che è avvenuto questa mattina.
Ritengo che le sue scelte siano giuste, purché siano coerenti ad esse anche quelle adottate dagli altri Vicepresidenti nel momento in cui presiedono l'Assemblea.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se vogliamo fare un dibattito su questo tema, vi debbo dire che, a questo punto, stamani faremo questo.
In ogni caso, l'onorevole Brugger ha bisogno di un minuto per intervenire e glielo concedo, perché avevo rivolto un appello in particolare a lui.

SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, accetto l'invito fatto da lei, anche per senso di responsabilità nei confronti di tutta l'Assemblea (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia). Tuttavia, vorrei dire che sono sicuro che la stessa attenzione della quale siamo stati fatti oggetto oggi noi delle Minoranze linguistiche la riceveremo da parte di tutti i colleghi quando avremo problemi reali da sottoporre a quest'aula.
In secondo luogo, vorrei chiedere, signor Presidente, che lo stesso metodo usato nei confronti del collega Widmann sia utilizzato d'ora in avanti nei confronti di tutti i parlamentari che le verranno segnalati. Credo questo sia il minimo che possiamo chiedere.

PRESIDENTE. Onorevole Brugger, lei si conferma quello che è: un galantuomo. Per questo la ringrazio.
Adesso è chiaro che a posteriori voglio dirvi, solo perché l'onorevole Ruzzante mi ha fatto un rilievo, che è ovvio che è molto diverso, che io ho fatto una verifica avendo seguito tre o quattro votazioni, onorevole Ruzzante, non è che mi sono divertito.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 3.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

ROSY BINDI. Signor Presidente, le avevo chiesto di parlare.

PRESIDENTE. Ma non su questo problema, onorevole Bindi.

ROSY BINDI. Signor Presidente, le avevo chiesto di parlare.

PRESIDENTE. No, su questo problema basta così. A fine seduta potrà intervenire.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 426
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
189
Hanno votato
no 237).


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Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito a votare.

ROSY BINDI. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. No, onorevole Bindi, su questo punto non le do più la parola.

ROSY BINDI. Posso parlare, signor Presidente?

PRESIDENTE. Su che cosa?

ROSY BINDI. Signor Presidente, io credo che questa accelerazione che lei sta giustamente dando alle procedure (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, se parla lei, parlano tutti!

PRESIDENTE. Onorevole Bindi, io le chiedo una cortesia: tutti i gruppi vogliono intervenire su questo punto.

ROSY BINDI. Signor Presidente, io devo dire soltanto una cosa.

IGNAZIO LA RUSSA. Su cosa parla?

ROSY BINDI. Siccome apprezzo molto che lei stia lavorando perché vi sia un corretto comportamento nelle procedure di voto, voglio interpretare questa sua azione come una presa di distanza ed una seria condanna di quello che è avvenuto al Senato (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'UDC (CCD-CDU)...

PRESIDENTE. Io non condanno quello che succede nell'altro ramo del Parlamento. Onorevole Bindi, le tolgo la parola.
Io non mi permetto di esprimere giudizi su quello che capita nell'altro ramo del Parlamento: questo voglio che sia chiaro (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'UDC (CCD-CDU)). Se qualcuno ritiene impropriamente di mettere un ramo del Parlamento contro l'altro, non troverà mai l'appoggio del Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e dell'UDC (CCD-CDU)!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato
194
Hanno votato
no 246).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 3.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Cordoni, non l'avevo vista. Lei capisce che in questo momento ho un attimo di difficoltà.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 432
Maggioranza 217
Hanno votato
190
Hanno votato
no 242).

Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, credo che bisognerà regolamentare


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anche questo problema di come si chiede la parola. Bisogna urlare, agitarsi ed alzare la mano dieci volte.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Cordoni, la colpa è senz'altro del Presidente.

ELENA EMMA CORDONI. Poiché il Presidente non può avere dieci occhi, credo che il problema sia rappresentato dal modo in cui si organizzano le cose. Io non imputo a lei questo fatto, ma al modo in cui siamo costretti a chiedere la parola. Forse bisognerebbe contemplare qualche sistema più moderno che eviti al singolo parlamentare di doversi sbracciare dieci volte per poter essere visto dalla Presidenza nel suo complesso. Volevo intervenire nel merito di questo emendamento nei tempi che ci sono stati assegnati e credo che la maggioranza farebbe meglio ad avere un po' più di pazienza nei confronti di un provvedimento che mi sembra abbia dato luogo nel paese alla nascita di molte opinioni contrastanti e diverse. In quest'aula parlamentare abbiamo il diritto di esprimere orientamenti ed opinioni, quindi la discussione deve svolgersi con molta calma e tranquillità.

PRESIDENTE. Onorevole Cordoni, le ricordo solo che il suo gruppo ha esaurito i tempi, lei parli tranquillamente finché vuole perché ho preso un impegno con il gruppo dei Democratici di sinistra per un ampliamento dei tempi. Le dico questo affinché non si lamenti oltre misura del trattamento che la Presidenza le sta riservando. Prego, onorevole Cordoni.

ELENA EMMA CORDONI. Se fossi riuscita a parlare prima avrei rispettato il regolamento e non l'avrei messa in questa condizione, signor Presidente.
Non sono neanche riuscita a votare perché mentre chiedevo la parola lei ha aperto e chiuso la votazione, quindi rientro nel novero dei deputati presenti che su questo emendamento non hanno votato (Vivi commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, per cortesia.

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, nel merito credo che i colleghi stiano votando senza neanche aver letto gli emendamenti. In caso contrario, avrebbero notato che l'emendamento in questione voleva introdurre un elemento di regolazione. Infatti, la discussione in quest'aula non è limitata a stabilire chi è contro o chi è a favore della flessibilità. Bisogna far sì che la flessibilità non procuri precarietà e a tal fine vi debbono essere delle regole e delle reti di protezione sociale. Credo che ciò rappresenti il centro di tutta la discussione; tutto il nostro dibattito, il nostro confronto è incentrato sulla necessità di introdurre elementi di flessibilità accompagnati da regole, da diritti affermati. Al contrario, il Parlamento non deve dare deleghe al Governo senza che esse contengano alcun riferimento a comportamenti tali da attribuire certezze ai lavoratori che in futuro troveranno occupazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasperoni. Ne ha facoltà.

PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, vorrei, se pur brevissimamente, tentare di motivare le ragioni del nostro voto contrario a questo articolo. Votando contro noi non votiamo a sfavore del part-time, a sfavore di questa modalità di lavoro, ma contro una nuova disciplina del part-time che questo articolo vuole introdurre. Attraverso di essa si rischia di ottenere un effetto esattamente opposto a quello che si afferma di voler perseguire.
Noi siamo favorevoli - vorrei fosse chiaro - all'ulteriore estensione del lavoro part-time; sappiamo però che ciò avviene se si determinano convenienze, da una parte nei confronti del lavoratore, dall'altra nei confronti dell'impresa. In questo caso, il Governo, attraverso questa formulazione, sta squilibrando il tutto a vantaggio di una sola parte, solamente a vantaggio dell'impresa.


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Pertanto, poiché chi sceglie il part-time non lo fa per avere una riduzione della propria retribuzione, ma per altre ragioni (perché, ad esempio, assume altri impegni di lavoro in altre aziende o li ha in famiglia), se lo si mette di fronte all'impossibilità di disporre del tempo libero che gli resta per altre attività, finirà per non ricorrere più al part-time stesso. Se questo articolo venisse approvato, il part-time non si amplierebbe, ma rischierebbe di arretrare e di ridursi rispetto alle odierne basse percentuali.
Vorrei terminare con un'annotazione, signor Presidente: questo articolo rischia di svuotare anche l'articolo successivo, quello sul lavoro a chiamata. Si rischia di trasformare anche il part-time in lavoro a chiamata e, pertanto, non si capisce più a cosa servirebbe l'articolo successivo.
Mi pare che più si procede nell'esame di questo provvedimento, più appare evidente il carattere precarizzante e di destrutturazione totale del lavoro e dei suoi diritti. Mi verrebbe da suggerirvi di cambiare il titolo al provvedimento in esame (e condenso in questa affermazione il senso della mia dichiarazione di voto): da «delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro» in «delega al Governo in materia di precarizzazione del mercato del lavoro».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, intervengo sull'articolo in esame per chiarire che il nostro voto contrario non è assolutamente determinato dall'estensione del principio del part-time. Colgo l'occasione per affermare, in merito alla discussione sulla suddetta delega, che la nostra opposizione, almeno per quanto riguarda i Socialisti, non è motivata dall'estensione delle diverse forme di flessibilità e ritengo che ciò debba essere detto con molta chiarezza.
Del resto, sappiamo bene che il part-time in Italia è al di sotto della media dell'Unione europea e, pertanto, è necessario cercare, in questo campo, di trovare forme ulteriori per l'estensione del part-time. Ciò che temiamo in questa delega, anche con riferimento alla questione del part-time, è che si possano introdurre elementi che non assicurino e non mettano sullo stesso piano le necessità dell'impresa e le esigenze del lavoratore.
Quando diciamo di volere più flessibilità, non pensiamo ad un mercato deregolamentato e del resto, neanche nella proposta del Governo, emerge la spinta verso un mercato deregolamentato; tuttavia, nei modi in cui è stata scritta la delega, nonché in tanti elementi di genericità si intravedono alcuni rischi, per cui non ce la sentiamo di esprimere il nostro consenso su tale articolo.
Vorrei dire con molta chiarezza, visto che il centrosinistra, a cominciare dal pacchetto Treu, ha introdotto forti elementi di flessibilità, che non si tratta di un voto derivato da una contrarietà di principio, ma di un voto che, concretamente, è contrario alle modalità, nonché alle forme secondo cui il part-time viene esteso ai sensi del suddetto articolo.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente dell'XI Commissione. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente dell'XI Commissione. Signor Presidente, colleghi, vorrei svolgere due precisazioni. Desidero, in primo luogo, dare atto all'Assemblea del fatto che, di certo, la maggioranza, che pure ha espresso pareri contrari agli emendamenti presentati dall'opposizione (il Governo ha espresso un parere conforme a quello del relatore), ha sicuramente l'intendimento di ampliare la gamma delle opportunità che consentano maggiori risorse e possibilità di accesso al lavoro.
Su questo naturalmente i punti di vista restano contrapposti, diversi, e mi permetto di sottolineare, anche alla stregua di alcuni interventi ascoltati, che tutti si rendono conto che un certo tasso di flessibilità -


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ed è un discorso che riguarda sia questo articolo che ci accingiamo ad approvare sia il successivo riferito alle variegate forme di lavoro non a tempo indeterminato, che andremo ad esaminare - risulta necessario, alla stregua non soltanto delle direttive comunitarie, ma dei tempi. Tutto questo può farci piacere o meno, secondo la nostra formazione culturale e sensibilità, ma si manifesta come una necessità.
Ciò che io posso garantire è che la Commissione, nella sua integrale composizione, sarà vigile ed attenta nell'esaminare i provvedimenti delegati che il Governo adotterà, sulla base di questa legge delega, perché essi dovranno essere rispondenti a questo tipo di finalità e non certo funzionali rispetto alla creazione di spazi di precarizzazione, quali quelli con riferimento ai quali sono stati avanzati alcuni timori.
Dirò di più: in tutti questi provvedimenti vi è un certo qual tasso di sperimentalità e, se vogliamo essere in perfetta buona fede, oppositori e sostenitori del Governo, non c'è dubbio che nel momento dell'applicazione, ove il sistema delle imprese dovesse interpretare queste misure non come una serie di opportunità, ma come pretesti ed occasioni per dare luogo alla precarizzazione di cui molti di voi hanno parlato, le norme potrebbero e dovrebbero essere riviste. Dico ciò per la debita precisione nel merito e nella procedura.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgobio. Le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo usufruire del tempo che mi occorre - i due minuti che mi sono concessi - per dire che vorrei sentirmi confortato dalle parole che ultimamente il presidente Benedetti Valentini ha detto. Temo purtroppo che non potrò esserlo perché, a prescindere dalla vigilanza che la Commissione lavoro potrà esercitare sui provvedimenti delegati, ritengo che già questa delega parli di precarizzazione del rapporto di lavoro. Noi non siamo contrari al part-time: lo abbiamo già detto e sostenuto. Tuttavia, la previsione di un part-time che di fatto serva quale grimaldello per scassinare e risolvere i contratti nazionali di lavoro a favore di una impresa notevolmente più aperta e libera di procedere ad assunzioni «senza rete», a mio avviso è già contenuta in questo provvedimento. Gli emendamenti che erano stati presentati dai colleghi dell'opposizione erano volti a porre dei paletti rispetto a questo tipo di discorso.
Il rapporto part-time ed il tempo continuato significano che un lavoratore potrà e dovrà essere costretto a lavorare per le canoniche otto ore, avendo comunque un contratto part-time. Ciò non significa agevolare l'accesso al mercato del lavoro alle imprese e ai lavoratori. Significa soprattutto mettere i lavoratori in una condizione passiva e di sudditanza; significa che si tratta soltanto di un ulteriore elemento di deregolamentazione. È vero infatti che se vengono introdotte delle regole, presidente Benedetti Valentini, queste sono unicamente a scapito e a spese dei lavoratori. Sono le imprese di fatto ad avere mano libera.
Per noi un sistema di regole è un sistema che regoli sia le imprese sia i lavoratori. Tutto ciò, da questo provvedimento, ed in particolare da questo articolo, non si evince.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, vorrei intervenire molto rapidamente ed anche in maniera un po' cruda: se il part-time fosse una libera scelta del lavoratore e della lavoratrice, se fosse concepito in modo reversibile - da full time a part-time e da part-time a full time -, secondo una ragionevole compenetrazione di esigenze soggettive del lavoratore e


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obiettive dell'organizzazione del lavoro, noi non avremmo nulla da obiettare. Ma non siamo in questa fattispecie, colleghi del centrosinistra, siamo nella fattispecie di uno sfondamento del concetto del part-time in un lavoro intermittente, completamente flessibilizzato e senza regole.
Mi permetta una battutaccia, Presidente: siamo nel campo non del part-time, ma del «porc time», non nel senso del maiale - che è una brava bestia e non avrebbe colpa alcuna - ma nel senso dell'abbreviazione della parola porcheria. Per queste ragioni, sull'articolo 3 esprimeremo voto contrario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti... Colleghi, aspettiamo che l'onorevole Selva raggiunga il suo posto, mentre si avvia lentamente, ma con passo sicuro...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 419
Astenuti 4
Maggioranza 210
Hanno votato
241
Hanno votato
no 178).

Prendo atto che i deputati Bielli e Crucianelli hanno erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimerne uno contrario.

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