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PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti ha facoltà di ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, signora sottosegretario, onorevoli colleghi, l'interpellanza di cui sono primo firmatario si riferisce alla vicenda giudiziaria del dottor Cecchi Gori, già senatore della Repubblica. Come i colleghi sapranno, il 6 luglio scorso tutti i giornali hanno pubblicato numerosi articoli riguardanti questa vicenda giudiziaria. Fin qui non ci sarebbe nulla di male. Il fatto che
noi abbiamo voluto rilevare con l'interpellanza riguarda invece le notizie che i giornali hanno pubblicato. Se si misurasse lo spazio dedicato alla vicenda giudiziaria, si vedrebbe che, per la stragrande maggioranza, si informa su quanto avvenuto nel corso della perquisizione e su quanto scritto nei verbali che la polizia ha redatto nel corso delle operazioni ed assai meno si parla, invece, della vicenda giudiziaria in sé.
in quei giorni, che durante il sequestro Soffiantini si dette notizia degli arresti di alcuni dei partecipanti al sequestro dell'imprenditore, e si divulgarono alcune indiscrezioni sulle dichiarazioni rilasciate dagli arrestati. Si trattò di informazioni trapelate subito dagli ambienti investigativi e diffuse in tempo reale sugli organi di informazione. Tutto ciò rese più difficoltosa l'operazione, fino a comprometterne il buon esito, mettendo persino in serio pericolo la vita dell'ostaggio e comunque rendendo più arduo il suo ritrovamento. Potrei ricordare anche la vicenda riguardante Ocalan, il cui nascondiglio segreto rapidamente fu reso noto attraverso la stampa. Si può parlare addirittura di atti interni della magistratura: signor Presidente, la stampa pubblicava l'11 dicembre 2000 un articolo in cui, in riferimento ad un processo di mafia, si dava notizia di un documento interno utilizzato come strumento di indagine dei magistrati.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Santelli, ha facoltà di JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, credo, innanzitutto, che sia doveroso ringraziare gli onorevoli interpellanti per aver posto all'attenzione del Governo, con un atto formale di sindacato ispettivo, un tema estremamente delicato, rispetto al quale si impone - mi preme rilevarlo con fermezza - una seria riflessione collettiva che miri al recupero di quella sensibilità cui si ispirano i più importanti principi di civiltà giuridica che connotano il nostro sistema.
persone in vario modo coinvolte in atti investigativi ed è attuata al mero fine di soddisfare la curiosità di pochi - produce un inevitabile senso di svilimento nell'opinione pubblica, che risulta in maniera evidentemente più marcata in colui che venga fatto oggetto di tale notizia, naturalmente soccombente sotto il peso dell'aggressione che il moderno sistema di informazione è in grado sovente di esercitare.
PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti ha facoltà di ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, nel rispetto dei ruoli sarei tenuto a dirle che non sono soddisfatto della sua risposta. Voglio, invece, dirle una cosa diversa. Questo è un tema che, obiettivamente, non ha trovato soluzione in dieci anni: sarebbe sbagliato e, forse, anche provocatorio chiedere di risolverlo in cinque giorni o in cinque settimane.
la stampa perché pubblica determinate notizie, spesso, però, se fossi nei panni di un direttore di giornale, sarei portato ad occuparmi maggiormente del merito dei casi giudiziari piuttosto che di cronaca rosa.
Solo per dare l'idea del livello a cui siamo arrivati vorrei leggere pochi passi di alcuni articoli di quei giornali. Cito dal quotidiano la Repubblica, signor Presidente: «Gli agenti si muovono, cercano. Niente. Poi ecco un grande specchio. Una specie di tabernacolo sistemato là in fondo. Un po' di pressione e lo specchio si muove. Si apre. Una stanza, un letto, Vittorio è lì, nel suo pigiama di seta. C'è Valeria Marini» e potrei continuare. Non diverso è il tono degli articoli del Corriere della Sera: «Gli agenti della mobile di Firenze rovistano ovunque. Rovesciando i cuscini dei divani e frugando dietro ai libri. Muti, guanti di lattice alle mani, lavorano con metodo. Metro dopo metro. Finché un agente non è finito davanti allo specchio. Non ha neppure chiesto il permesso di premere il pulsante. Ci ha messo il dito, d'istinto, e ha spinto. Allora lo specchio ha cominciato ruotare. Lentamente. Una scena da film». Tutto ciò rischia di trasformare una cronaca giudiziaria, che dovrebbe essere un'attività volta a dare informazione sui casi giudiziari, in una cronaca rosa. Ovviamente si possono citare altri giornali nei quali viene chiaramente scritto che i verbali sono stati diffusi; penso a Il Messaggero nel quale si dice: «Sul verbale della Polizia non è spiegato cosa stessero facendo al momento dell'irruzione. Ma uno che c'era, ride e dice che non dormivano».
Signor Presidente, è del tutto evidente che ci troviamo di fronte alla violazione dei più elementari diritti degli imputati, o meglio degli indagati, che, come sappiamo, fino a prova contraria, sono da considerare innocenti; ci troviamo di fronte alla violazione di qualunque riferimento ai diritti alla riservatezza. Ieri abbiamo avuto dal Garante informazioni preoccupanti. A questo proposito sappiamo che i diritti alla riservatezza sono tutelati anche nella legislazione europea, eppure in questa vicenda, come peraltro in molte altre, essi vengono calpestati. Con questa vicenda sembra di essere ritornati a momenti di spettacolarizzazione dei casi giudiziari, momenti che hanno rappresentato sicuramente - se mi è consentito - la parte più negativa della vicenda «Mani pulite». Tale vicenda, svoltasi negli anni scorsi, ha rappresentato un momento importante per la storia del nostro paese, ma ha portato con sé elementi inquietanti in termini di spettacolarizzazione delle indagini. Non credo che di quella stagione - pur straordinariamente significativa per la vita democratica del paese - si vogliano conservare solamente gli aspetti più odiosi ed irrispettosi dei diritti civili.
D'altra parte questo stesso Parlamento è stato in qualche modo toccato da vicende similari. Ci sono colleghi, che ancora siedono in quest'aula, che hanno vissuto esperienze analoghe: faccio riferimento ad esempio al collega Carra, il quale - forse qualcuno ricorderà - fu sbattuto sulle prime pagine di tutti i quotidiani con i ferri ai polsi. Ovviamente nessuno ha poi più dato notizia di come si evolse la sua vicenda giudiziaria. Potrei ricordare la vicenda del collega Burlando, sindaco di Genova, anch'egli vittima degli stessi trattamenti. Tutti questi esempi presentano aspetti legati direttamente alla violazione di qualunque tipo di diritto.
Signor Presidente, signor sottosegretario, sappiamo che la fuga di notizie negli anni passati ha comportato anche pesanti lesioni nell'attività giudiziaria. Posso ricordare come nel maggio del 2000 sui quotidiani venivano pubblicate rivelazioni sulla presunta identità del telefonista implicato nell'omicidio D'Antona. In questo caso la Procura della Repubblica di Roma aprì un'inchiesta per scoprire chi avesse divulgato tali notizie e quindi commesso il delitto di rivelazione del segreto. Ricorderanno tutti i colleghi, come anche molti cittadini italiani che guardarono la televisione
Signor Presidente, tutto ciò per dire che mi rendo conto del fatto che non vi è molto di nuovo in quello che affrontiamo oggi: si tratta semplicemente del ripetersi di atti ed avvenimenti che, a mio avviso, è arrivato il momento di contrastare. Penso perlomeno che sia arrivato il momento, per alcuni, di prendere posizione, anche perché finora non ho visto moltissimi interventi, moltissime prese di posizione su tale vicenda, o meglio su questo aspetto particolare della vicenda.
Ricordo il «padre» di tutti i casi di spettacolarizzazione giudiziaria, il cui protagonista purtroppo è deceduto: mi riferisco al caso Tortora. Non voglio qui ricostruirne la storia, ma solo riagganciarmi ad essa per leggere alcune righe che un giornalista di fama e di prestigio, Enzo Biagi, scrisse nei giorni in cui Tortora fu arrestato. Egli scrisse al Presidente della Repubblica le seguenti parole: «Signor Presidente della Repubblica, non le sottopongo il caso di un mio collega, ma quello di un cittadino. Non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura...».
Signor Presidente, signor sottosegretario molto più umilmente e nel mio piccolo penso che fosse indispensabile ed utile in qualche modo rimarcare - anche in quest'aula e anche in questa occasione, come in tante altre in passato - quanto la violazione di determinate garanzie degli imputati e la violazione della riservatezza delle indagini, in vicende giudiziarie anche complicate, sia un fatto negativo. Ritengo utile che ciò rimanga agli atti e mi aspetto dall'onorevole sottosegretario qualche informazione, soprattutto in merito a cosa il Governo intenda fare di più rispetto a ciò che, fino ad oggi, non siamo riusciti a garantire, consentendo che vicende come quella cui ho fatto riferimento accadano ancora.
Rincresce purtroppo, ancora una volta, constatare - come già ricordato dall'interpellante - come la concezione di intangibilità della sfera personale dell'individuo, che fa parte del patrimonio culturale di ciascuno di noi, venga a volte tradita dal determinismo - purtroppo spesso non casuale - di spiacevoli eventi che finiscono per scuotere la fiducia nelle istituzioni dei tanti che vivono nell'idea del rispetto della sfera altrui.
La diffusione incontrollata di notizie - soprattutto quando invade la privacy di
Non basta, pertanto, a tranquillizzare del tutto la nostra coscienza quanto è stato comunicato dall'autorità giudiziaria cioè che, allo stato, si ignora chi abbia potuto diffondere le notizie di cui vi è cenno nell'atto di sindacato ispettivo, ma che, comunque, è stato aperto un fascicolo contro persone da identificare per violazione del segreto d'ufficio. Ciò perché l'adozione di mezzi repressivi costituisce una misura estrema della quale la collettività, che abbia realmente recepito la cultura del rispetto, dovrebbe dimostrare di poter fare a meno.
È questo, quindi, il segnale che occorre diffondere attivando ogni possibile iniziativa in ogni utile sede, per placare l'acuto senso di insofferenza ingenerato da episodi moralmente inaccettabili di aperta lesione della riservatezza delle persone.
Questo Governo è particolarmente sensibile a tale tema, soprattutto perché nelle passate legislature esso è stato troppe volte affrontato nei banchi dell'allora opposizione, mettendo in luce i drammatici «incontri» fra giustizia e informazione. Si tratta di un circuito che finisce non solo per stritolare le persone, ma anche per delegittimare in modo grave le indagini e gli accertamenti giudiziari che, per loro natura, devono rimanere riservati.
Abbiamo assistito - lo sottolineava l'interpellante, ma anche questo Governo lo ricorda bene - a notificazione di avvisi di garanzia a mezzo stampa. Abbiamo assistito alla pubblicazione sui giornali di notizie delicatissime prima che le stesse fossero comunicate agli interessati. È storia recente, è storia da cui uscire.
Nella scorsa legislatura sono state portate all'attenzione del Parlamento alcune iniziative legislative miranti a risolvere i problemi riguardanti la stampa e, in particolare, la libertà di stampa. Non dobbiamo trascurare anche altri problemi: quello relativo alle continue querele che impediscono e limitano il diritto all'informazione, e quello relativo alla totale assenza di difesa dei soggetti più deboli. Il dibattito era già in atto e credo sia ora pronto per un'evoluzione di tipo diverso: intervenire in fase preventiva e non solo repressiva.
Il Governo è intenzionato ad introdurre al più presto l'attività di un gruppo di lavoro ministeriale in collaborazione con il Parlamento, con i soggetti interessati, e con gli organi di stampa, affinché sia dal punto di vista deontologico sia dal punto di vista legislativo vengano regolamentati definitivamente questi rapporti. Non ci illudiamo, ovviamente, che una legge possa risolvere completamente queste situazioni, perché si tratta di un problema in primo luogo di costume e di civiltà. Sicuramente, però, una legge approvata al più presto sarebbe in grado di indirizzare i comportamenti dei più.
È importante anche il modo in cui lo si affronta. A mio avviso vi è un aspetto professionale che riguarda la stampa, rispetto al quale credo sia arrivato il momento di interrogarsi se, su determinati argomenti, sia più utile fare cronaca rosa o cronaca giudiziaria. È chiaro, però, che ciò attiene all'esercizio dei diritti della stampa che ha, ovviamente, il dovere di informare, di dare la notizia. Vorrei essere molto esplicito su questo punto: non condanno
In molte occasioni, anche nella scorsa legislatura, si è cominciato a lavorare su questo. Ricordo un'interrogazione dell'onorevole Mussi a proposito dell'iscrizione al registro degli indagati di alcuni giornalisti in una vicenda giudiziaria riguardante la violazione del segreto professionale. In tale occasione emerse chiaramente la necessità di non colpire il giornalista che svolge il suo mestiere, ma di fare in modo, allo stesso tempo, che la segretezza sia garantita da chi detiene la notizia e non da chi ne viene a conoscenza.
Mi auguro che a ciò, signor sottosegretario, il Governo e il Parlamento riescano a trovare la soluzione che, finora, non siamo stati in grado di fornire. Le vittime della nostra incapacità sono cittadini, in alcuni casi famosi, molto spesso meno famosi.


