XVIII Legislatura

Commissione parlamentare per le questioni regionali

Resoconto stenografico



Seduta n. 3 di Mercoledì 2 ottobre 2019

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Corda Emanuela , Presidente ... 3 

Audizione del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, sulle linee programmatiche nelle materie di sua competenza (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento) :
Corda Emanuela , Presidente ... 3 
Boccia Francesco (PD) , Ministro per gli affari regionali e le autonomie ... 3 
Corda Emanuela , Presidente ... 8 
Rivolta Erica  ... 8 
Corda Emanuela , Presidente ... 8 
Manca Daniele  ... 8 
Granato Bianca Laura  ... 9 
Pella Roberto (FI)  ... 9 
Acquaroli Francesco (FDI)  ... 11 
Stefani Erika  ... 11 
Boccia Francesco (PD) , Ministro per gli affari regionali e le autonomie ... 13 
Corda Emanuela , Presidente ... 16

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
EMANUELA CORDA

  La seduta comincia alle 8.35.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva in differita sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, sulle linee programmatiche nelle materie di sua competenza.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento della Camera, del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, sulle linee programmatiche nelle materie di sua competenza.
  Avverto che al termine dell'intervento del Ministro darò la parola, per il primo giro di domande, a un commissario per gruppo con preghiera di contenere gli interventi in un tempo limitato.
  Qualora non fosse possibile per il Ministro rispondere a tutte le domande nella seduta odierna, l'audizione si concluderà in una successiva seduta che sarà convocata in data da stabilire.
  Ringrazio quindi sentitamente il Ministro per la sua presenza e gli do la parola per lo svolgimento della relazione.

  FRANCESCO BOCCIA, Ministro per gli affari regionali e le autonomie: La seduta di oggi è l'occasione, anche per me, per iniziare a fare il punto sul lavoro che è partito, di fatto, dal giorno dopo il voto di fiducia alla Camera e al Senato. L'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, la cosiddetta autonomia differenziata, è parte integrante dell'impegno politico assunto dal Presidente del Consiglio, Conte, davanti alle Camere e dell'impegno delle forze politiche che sostengono la maggioranza di Governo. Personalmente sono nella fase di completamento delle attività istruttorie che ho trovato al momento del mio insediamento, e quindi, per me, l'incontro di oggi è anche l'occasione per fare il primo punto in Parlamento sullo stato dell'arte e su cosa intendiamo fare.
  Non vi farò perdere molto tempo sul passato ma è opportuno che il Parlamento sia informato – così come lo sono io da qualche giorno – sullo stato dell'arte. Non posso trasmettere documentazione relativa a ciò che dirò oggi semplicemente perché devo aspettare che i documenti vengano licenziati dalle amministrazioni centrali, poi li trasmetterò ai Presidenti delle regioni interessate e contestualmente anche al Parlamento. Dico questo semplicemente per correttezza di informazione.
  Faccio un passo indietro e poi ne farò più d'uno in avanti per provare a illustrare lo schema su cui stiamo lavorando. Cosa abbiamo trovato? Abbiamo trovato proposte unilaterali delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, alcuni atti che segnano un inizio di un cammino per altre regioni e poi alcune riflessioni che non si sono trasformate in atti. Al momento le uniche regioni che hanno avanzato formalmente la richiesta di inizio del percorso sono le tre regioni note a tutti. Abbiamo utilizzato la loro esperienza per capire cosa era successo nei 15 mesi che abbiamo alle Pag. 4spalle. In questi mesi è partito il confronto su tutte le materie per cui era stata chiesta l'attuazione dell'intesa da parte delle tre regioni e per ogni materia si è espressa l'amministrazione centrale di riferimento. In molti casi ci sono state posizioni che si sono avvicinate, mentre in moltissimi casi c'erano posizioni assolutamente distanti. Nelle valutazioni che abbiamo preso in considerazione non si trattava di valutazioni di tipo politico da parte delle amministrazioni. Su molti temi – penso alla scuola e non solo, anche all'agricoltura e allo sport – le risposte negative delle amministrazioni erano assolutamente tecniche e connesse all'illegittimità costituzionale. Quando sono arrivato non ho trovato questo lavoro, ho trovato stralci, ho trovato tracce, e poiché prima di ripartire volevo avere il quadro generale ho chiesto agli uffici di fare un raccordo generale e di sentire tutte le altre amministrazioni. Ieri abbiamo fatto la prima riunione operativa con tutti i Ministeri al tavolo, abbiamo ricostruito il vissuto – che non era stato ricostruito – in maniera certosina, regione per regione, materia per materia, e attendiamo le ultime analisi delle singole amministrazioni centrali e poi chiuderemo il pacchetto che, di fatto, rappresenterà il passato, e io non intendo ripartire da zero né ripartire dai contrasti che ci sono stati. Tutto quello che è accaduto ci servirà e ci serve per comprendere quali sono stati i limiti del rapporto tra le amministrazioni centrali e le regioni. Sottolineo, per evitare polemiche di natura politica, che molti «no» erano stati detti anche da amministrazioni guidate da Ministri dello stesso colore politico dei Presidenti delle regioni. Non c'era un disegno. Parto dal presupposto che i Ministri, se scelti, sono tutti capaci, e che dunque non ci fosse malafede ma semplicemente una valutazione della propria amministrazione sulla incongruità della richiesta fatta dalla singola regione. Questo a noi servirà per capire meglio su quali temi ritornare e su quali temi, eventualmente, consigliare all'amministrazione regionale di cambiare strada.
  Ho fatto questa premessa perché penso che renda il senso di quello che c'è stato e ovviamente tutto ciò che sto dicendo resterà agli atti per evitare che il dibattito che intendo aprire sul futuro venga condizionato da una narrazione sbagliata del passato che dicesse: eravamo già pronti, poi è cambiato il Governo e non si fa più nulla. Mentre la realtà è: non eravamo pronti, c'erano tanti problemi, c'erano tanti «no» detti da amministrazioni anche dello stesso colore politico che non erano valutazioni politiche ma erano valutazioni di congruità o di coerenza costituzionale (e fin quando la cornice costituzionale sarà quella repubblicana cerchiamo – anche facendo autonomia differenziata – di restare entro questa cornice).
  Fatta questa premessa, e assicurato che il Parlamento disporrà di tutte le informazioni appena sarò in grado di trasmetterle anche ai presidenti delle regioni (si tratta di alcuni giorni, al massimo di una settimana), mi soffermo sulla proposta del Governo.
  Come ho già avuto modo di dire, mi sono già recato in cinque regioni su venti e cercherò di completare il giro delle regioni entro i primi 15 giorni di novembre, entro i prossimi 40 giorni. Sto incontrando anche le regioni a statuto speciale per raccontare loro cosa intendiamo fare sull'autonomia differenziata, che è cosa diversa dall'autonomia speciale. Vorrei che questo fosse sottolineato, perché anche in questo caso nel Paese era passato il racconto che con l'autonomia differenziata avremmo trasformato tutte le regioni in regioni a statuto speciale. Non è così. Le regioni a statuto speciale sono figlie della storia della Repubblica, sono scelte che sono state fatte, coerentemente, in un altro tempo. Le regioni a statuto ordinario restano tali, con l'autonomia differenziata ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
  Ovviamente gli incontri istituzionali li sto facendo perché con il Presidente Conte abbiamo deciso che è opportuno che sia il Governo ad andare sui territori e non il contrario. Le regioni sanno che la loro casa naturale è il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, mentre la conferenza Stato-regioni è il luogo dove settimanalmente portano le loro istanze e ricevono Pag. 5le risposte, tuttavia sarò molto più presente io sui territori perché – come è accaduto lunedì pomeriggio ad Aosta, su questioni connesse ai cambiamenti climatici – toccare con mano i problemi consente di meglio comprenderli e meglio raccontarli. Non è però questo il tema di cui voglio parlare. Voglio tornare all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Noi pensiamo che per attuare meglio l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione sia opportuno non dimenticare tutta la restante parte della Costituzione, non solo il titolo V, ma anche l'articolo 3. Se mi è consentito dirlo, nelle proposte arrivate nello scorso Governo c'era tanto 116 e poco 119, nel senso che per far sì che funzioni l'attuazione dell'articolo 116, terzo comma è necessario che si costituisca una sorta di orchestra, di sinfonia, se suona solo uno non è una sinfonia ma un'attività unilaterale. L'articolo 119 viene attuato, di fatto, attraverso la legge n. 42 del 2009 (la legge sul federalismo fiscale) e attraverso il decreto legislativo n. 68 del 2011 che attua la delega. Perché cito insieme questi due provvedimenti? Li cito insieme perché insieme consentono la perequazione attuale e il sostegno e il finanziamento delle regioni a statuto ordinario. Se si trasmette una proposta – così come era stato fatto (lo dico perché quest'aspetto era stato oggetto del confronto con il presidente Zaia) – al Governo (in questo caso al vecchio Governo) ma non si fa alcun riferimento a come si intende finanziare la perequazione, il sistema generale, è necessario presentare un modello alternativo (perché sarebbe ben possibile, se una regione ritenesse di non credere più nel modello vigente – sebbene spetterebbe allo Stato dirlo e non alle regioni –, proporne uno diverso), perché senza una nuova proposta il sistema è monco. Devo dire che di fronte a questa eccezione da me sollevata nel primo incontro istituzionale con il presidente Zaia e la delegazione trattante (incontro al quale mi sono recato solo con il mio consigliere giuridico e con il capo dell'ufficio stampa) ho preso atto che nella nuova proposta del Presidente della regione Veneto c'era questo riferimento. Dunque, si tratta di un passo in avanti verso un dialogo che tiene conto di tutto il sistema. Non si tratta solo di autonomia differenziata ma di autonomia differenziata che, entro una cornice, mette insieme l'articolo 119, l'articolo 118 e l'articolo 117. Noi (il Governo, la maggioranza) proponiamo al Parlamento un modello che mi auguro possa essere accettato da tutti indistintamente, perché questo modello che rappresento oggi non ha assolutamente un colore politico, ma è un'idea di costruzione dell'autonomia differenziata nella cornice costituzionale. La proposta sulla quale stiamo lavorando e che ho anticipato al presidente Zaia, al presidente Bonaccini e al presidente Fontana è una cornice unica nazionale entro la quale possono essere innestate tutte le intese. È una cornice unica nazionale che sostanzialmente prevede un capovolgimento dell'impostazione con cui il Governo precedente era partito. Noi partiamo dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), mentre prima lo schema era inverso: funzioni fondamentali subito, in base alla spesa storica (e quindi risorse a copertura in funzione della spesa storica), fabbisogni dopo un anno e, dopo tre anni, LEP. Noi invece diciamo: subito i LEP, perché il Paese ha da 18 anni i LEP in Costituzione e francamente è intollerabile che Governo e Parlamento non abbiano imposto la definizione dei LEP, che sono la garanzia per la rimozione di qualsiasi diseguaglianza (questa è la ragione per cui, in apertura, ho fatto riferimento all'articolo 3 della Costituzione). Intendiamo infatti rimuovere le diseguaglianze di ogni ordine (economico, sociale) in maniera automatica, indipendentemente dal colore politico del presidente della regione o dal colore politico del Governo di turno. Per fare ciò costruiamo una cornice unica (anche per tale ragione ho chiesto di inserire tra i disegni di legge collegati quello sull'autonomia). La cornice è condizionata dalla definizione dei LEP e i tecnici del Ministero dell'economia ci diranno entro la fine dell'anno, e comunque entro la chiusura di questa fase di attività legislativa che abbiamo fino alla fine dell'anno, se siamo in grado di farlo in tempi stretti. Se non dovessimo essere in grado di farlo, valuteremo anche alternativamente, Pag. 6per un periodo brevissimo, la partenza attraverso i fabbisogni standard, ma dobbiamo definirli con chiarezza e con certezza. Dunque, avremo una cornice che parte dai LEP; il raccordo con tutti i fondi pluriennali di investimento e quindi di copertura, non solo sulla spesa in conto capitale ma anche su alcuni servizi che incidono sulla riduzione delle diseguaglianze; il vincolo, quindi, per tutti i fondi a essere destinati prioritariamente alle aree in ritardo di sviluppo, perché le diseguaglianze non sono solo tra Sud e Nord ma anche tra Nord e Nord. Ho portato ad esempio il caso delle province di Rovigo e di Belluno. Sono andato in Piemonte alcuni giorni fa e al presidente Cirio ho detto che se non ci pensa lo Stato, in maniera automatica, a Novara, ad Alessandria e a Vercelli non possiamo pensare che ci penserà il presidente della regione, che potrebbe anche avere anche legittimi interessi politici diversi. Se fissiamo uno standard, quello standard deve essere raggiunto da tutte le aree subregionali, perché questo garantisce a tutti i territori italiani di aggiungere uno standard che lo Stato ha fissato dal centro. Questo non significa che le politiche si decidono al centro, questo significa che al centro si decide prioritariamente a quali territori devono essere destinate le risorse nazionali, e mi riferisco a tutte le risorse, cioè ai fondi per le infrastrutture e alle risorse nazionali per lo sviluppo. Sarebbe il modello utilizzato con il vincolo di destinazione con i fondi europei, che non c'entra nulla in questo ragionamento che sto facendo perché quelle sono risorse gestite dal Ministro del Sud e dovrebbero essere risorse aggiuntive anche se, in questi anni, da aggiuntive sono diventate sostitutive. Ma questo è un altro discorso di cui parleremo quando affronteremo il problema del raccordo dei fondi di investimento. Ci saranno anche i fondi aggiuntivi, ma le regole connesse ai fondi aggiuntivi sono già disciplinate dalle regole comunitarie. La ripartizione 80/20 è definita da regole comunitarie e noi non possiamo affrontare tale questione in questa sede.
  Lo schema su cui abbiamo iniziato a lavorare è uno schema complesso, non semplice, che non è mai stato utilizzato, e lo sottoporremo al Parlamento, ma voglio sottolineare che sottoporremo tutto al Parlamento, sia la cornice nazionale, che deve tenere dentro tutti, sia le proposte di intesa che verranno avanzate dalle regioni e per le quali vogliamo correre, ma sempre dentro questa cornice. Dunque, prima si accoglie questa cornice nazionale come cornice unitaria concordata con tutti, prima si parte con le intese. So bene che dobbiamo correre, ma vogliamo correre costruendo un meccanismo che tenga. Per questa ragione abbiamo inserito il disegno di legge, per questa ragione abbiamo già fatto partire gli uffici con il lavoro sul passato: per chiudere una valutazione generale che era doveroso fare e lasciare agli atti, e per questa ragione, nelle prossime settimane, decideremo, con la Presidente, quando sarà giunto il momento di un aggiornamento di merito sulle cose che sto anticipando oggi e che sono, più che altro, riflessioni ad alta voce, dopo i primi cinque incontri. Credo che entro la fine di novembre dovremo avere il quadro delle attività che in qualche modo possono essere oggetto anche di una riflessione durante l'esame della legge di bilancio, che stavolta inizia al Senato e giunge alla Camera in seconda lettura.
  Questo è il quadro. Parallelamente alla costruzione di questa cornice ripartiranno, nelle prossime settimane, le attività delle delegazioni trattanti delle regioni che hanno già avviato il percorso di autonomia differenziata (mi riferisco a Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna) e dei tecnici del Ministero. Come approccio generale, anticipo che in tutte le regioni in cui mi recherò – l'ho già fatto in Conferenza delle regioni, perché sono passato io in casa loro a salutare i presidenti delle regioni – proporrò che tutte le regioni facciano domanda di autonomia differenziata, perché sarebbe più opportuno, più omogeneo e più organico. Ovviamente, poi sarà nell'autonomia delle singole regioni fare le scelte che riterranno opportuno fare.
  Il quadro sostanzialmente è questo e l'obiettivo, come ho sottolineato più volte, è di partire nel più breve tempo possibile, ma facendo le cose per bene. Qualcuno mi Pag. 7dice: volete perdere tempo. Non è così. Abbiamo buttato via 15 mesi, che ormai abbiamo alle spalle, e li abbiamo buttati via perché non ci eravamo capiti, ora riprendiamo le cose buone fatte in quei 15 mesi (perché non voglio buttare via nulla, ma voglio recuperare le cose buone che sono state fatte), ma è evidente che molte delle cose su cui non si erano capiti rappresentanti degli stessi partiti ma appartenenti ad amministrazioni diverse, non possono che imporci una riflessione ulteriore. Facevo l'esempio della scuola per far comprendere che la proposta sulla scuola della regione Lombardia non l'ha smontata Francesco Boccia o un altro mio collega che oggi è al Governo ma l'ha smontata l'ex Ministro dell'istruzione. Non sono io che ho scritto le cose che hanno portato quella proposta ad essere smontata. Ora io vorrei provare a ricostruire un minimo di dialogo su tutte le funzioni ma dentro una cornice rispettosa della Costituzione, perché se si chiedono cose che l'amministrazione stessa dice che non reggono è evidente che non si va molto lontano.
  Lo ribadisco anche davanti alla Commissione e vi comunico che la convinzione e l'assunzione di responsabilità da parte del Governo è forte: noi l'autonomia differenziata vogliamo completarla e vogliamo farla bene. L'auspicio è di avviare l'autonomia differenziata in tutte le regioni entro la fine della legislatura; in qualcuna regione prima e in qualcun'altra dopo, ma dentro la cornice unica nazionale che è quella che dovrà portare tutti ad avere la certezza che se parte l'intesa, qualsiasi cosa accada, nessuna area resterà indietro. La lotta alle disuguaglianze è la condizione per la quale tutti sanno di essere, sotto molti punti di vista, protetti. Concludo soffermandomi su alcuni aspetti che poi magari riprenderemo in un altro momento, quando non parleremo di autonomia differenziata.
  Ovviamente il Ministero non si occupa solo di autonomia differenziata ma segue tutte le questioni che conoscete e che sono tante. La consigliera Grande è la nuova capo Dipartimento che, come tutto il Dipartimento, sarà a disposizione del Parlamento per ogni richiesta, insieme con il capo di gabinetto dottor Rana, e anche i tecnici del Ministero saranno a disposizione delle Commissioni parlamentari per ogni informazione e per ogni esigenza che dovesse presentarsi. Dico semplicemente che abbiamo un intollerabile numero di leggi impugnate e dovrebbe essere compito del Parlamento e del Governo ridurre il numero delle leggi impugnate. Le regioni producono mediamente 800-900 leggi l'anno. Nessuno può dire nulla su questo, ma essere arrivati a 100-120 leggi impugnate dà il senso del caos che c'è nel Paese. A tale proposito stiamo preparando uno schema che presenteremo al più presto per darvi un'idea della situazione e per far capire come finiscono le impugnative. Ci sono leggi che entrano in vigore e poi vengono bloccate per via dell'impugnativa, ma non si possono sottoporre i cittadini a questo stop and go e a questo caos totale. Stiamo parlando di 10-12 leggi regionali al mese che vengono impugnate. Sul disegno di legge (dovevano essere due ma poi sono stati accorpati) che ho presentato – vi chiederò un aiuto su questo punto – vorrei che facessimo insieme un lavoro per diminuire le controversie tra Stato e regioni, perché non è possibile andare avanti così. Proviamo a pensare insieme a come rafforzare la fase preventiva senza toccare la suscettibilità né l'autonomia dei Consigli. Non è possibile che in molte regioni, quando si avvicina il momento delle consultazioni elettorali, vengano approvate leggi a volte palesemente incostituzionali, a soli fini propagandistici. Penso che questo modo di procedere non sia corretto. L'ho detto in modo chiaro anche presso la Conferenza delle regioni. Ci vuole autodisciplina, ma forse anche qualche strumento che consenta di premiare i virtuosi e, non dico sanzionare, ma almeno rendere più trasparenti i processi, soprattutto quelli che portano alcuni ad approvare leggi bandiera palesemente incostituzionali. Ho inserito nel disegno di legge che intendo presentare anche questo aspetto, perché vorrei che il Parlamento ci lavorasse. Ma su questo abbiamo tempo, possiamo prenderci un anno di tempo per lavorare insieme e valutare Pag. 8che provvedimento approvare, condividendolo anche con le regioni. Però se riuscissimo, entro la fine della legislatura, a passare da 120 leggi impugnate (è stato il picco massimo) a 30 o 40, sarà stato un buon lavoro.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro.
  Do ora la parola, per un primo giro di interventi, agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni. Proporrei di far intervenire un parlamentare per gruppo, e solo dopo, se avanzerà del tempo, potranno essere consentiti ulteriori interventi.

  ERICA RIVOLTA. Do anzitutto il benvenuto al Ministro Boccia e intervengo sull'ordine dei lavori per chiedere, considerato l'intervento del Ministro con le numerose sollecitazioni che ne scaturiscono, che siano allungati i tempi degli interventi prevedendo altre sedute in modo da poter approfondire, analogamente a quanto è accaduto con la Ministra Stefani, e avere un confronto più ampio e non contingentato in pochi minuti.

  PRESIDENTE. Senz'altro, non ci sono problemi. Abbiamo anche la disponibilità del Ministro in questo senso.

  DANIELE MANCA. Auguro anzitutto buon lavoro al Ministro. La sua relazione introduttiva coglie diversi aspetti segnalati nelle precedenti riflessioni svolte presso questa Commissione, e nell'ambito delle tante audizioni svolte, anche quando il Partito democratico non aveva un ruolo di Governo, avevamo rilevato, a più riprese, i limiti delle proposte delle singole regioni e cioè l'assenza della definizione di una cornice nazionale, di una norma che definisse, in qualche modo, le caratteristiche all'interno delle quali le regioni potevano chiedere l'autonomia e affrontasse alcune delle questioni fondamentali che non erano state risolte, soprattutto sul tema della scuola e dell'universalità di accesso alle diverse prestazioni. Erano punti che, con coerenza, noi segnalammo anche quando svolgevamo una funzione di opposizione. Erano i limiti che non consentivano di sbloccare la questione, tenuto conto che la finalità fondamentale è quella di far correre meglio il Paese nella sua interezza e non quello di aprire ulteriori disuguaglianze, perché le regioni, da quando sono nate, inevitabilmente hanno già caratteristiche differenziate, per motivi economici, per crescita, per dimensioni culturali, per identità differenti. Si tratta del tema per il quale lei, signor Ministro, ha giustamente sottolineato la necessità di ribaltare la catena delle priorità: definire prioritariamente una cornice, poi applicare i LEP e i fabbisogni standard, perché sono elementi fondamentali per collegare l'articolo 116 all'articolo 119 e per dare attuazione anche a norme esistenti, a iniziare dal federalismo fiscale, una questione che, per troppo tempo, è stata considerata non integrante delle proposte di alcune regioni. È evidente che tutto questo, per quello che ci riguarda, è un terreno di lavoro assolutamente condivisibile e necessario, perché noi l'autonomia la vogliamo, ma non come era stata impostata, perché nell'impostazione originale più che autonomia rischiava di diventare un'operazione con la quale le disuguaglianze si incrementavano e rimanevano aree inesplorate secondo le quali tutte le regioni, senza tenere conto delle differenti caratteristiche, potevano accedere a un'opportunità che la Costituzione fissa, vale a dire chiedere l'autonomia differenziata su tutte le materie.
  Se non si definisce un ambito all'interno del quale l'autonomia viene collocata è evidente che rischiamo di travolgere diritti fondamentali che devono essere erogati, per intero, nella dimensione territoriale, e si viene a creare quella contrapposizione che, per quanto ci riguarda, non è il significato autentico dell'autonomia, perché autonomia è responsabilità e non solitudine, separazione, isolamento delle diverse realtà, e perché l'autonomia deve collocarsi all'interno di una cornice. Noi abbiamo posto l'esigenza di definire un ambito all'interno del quale le proposte delle regioni vengano collocate. Proponemmo, più volte, una legge quadro, una norma di riferimento, una cornice nella quale collocare Pag. 9l'autonomia delle singole regioni, perché abbiamo come obiettivo quello di considerare l'autonomia come un'opportunità reale per lo sviluppo e la crescita del Paese, ma non può non essere contestualizzata all'interno di un obiettivo razionale che mancava nel lavoro precedente. Su questo disponiamo di diversi elementi acquisiti nell'attività della Commissione, a partire dai contributi dei costituzionalisti, nonché di alcune proposte che possono essere più compatibili (conosco meglio per provenienza la situazione dell'Emilia-Romagna, la cui iniziativa è nata in un ambito diverso con caratteristiche leggermente diverse), ma anche quelle richieste hanno bisogno di una cornice per essere sviluppate. Sono obiettivi che devono diventare comuni tra regioni e Stato, perché non può esserci una contrapposizione ma deve esserci cooperazione. E le regioni hanno bisogno, a loro volta, di una cooperazione con l'intero sistema degli enti locali. Sottolineo che non sarebbe male anche tenere conto del fatto che probabilmente una buona autonomia richiede anche una modifica del testo unico sull'ordinamento degli enti locali e una nuova rivisitazione del perimetro degli ambiti ottimali dei comuni. Una buona autonomia regionale ha bisogno della cooperazione dei diversi sistemi territoriali. Per cui sono assolutamente convinto che – disponendo peraltro di un lavoro già approfondito sui fabbisogni standard, ma anche sui LEP, che andrebbe velocizzato e valorizzato – l'impostazione data dal Ministro non solo sia compatibile con il programma di Governo ma crei anche la condizione per accelerare il percorso dell'autonomia, togliendo di mezzo ambiguità ed eccessi che probabilmente andavano oltre la volontà dei singoli proponenti, ma che senza una perimetrazione perfetta della materia dentro la Costituzione rischiavano di creare elementi di sovrapposizione.
  Per quel che ci riguarda, dunque, massima disponibilità a lavorare velocemente e compiutamente, anzitutto per la definizione di questo ambito ottimale all'interno del quale agganciare l'autonomia delle singole regioni. Mi pare condivisibile la sua scelta di coinvolgere pienamente il Parlamento, cosa che avevamo, peraltro, più volte anche richiesto nelle precedenti discussioni nelle quali, invece, sembrava vincesse sempre un rapporto bilaterale e non un rapporto parlamentare. È chiaro, infatti, che la cornice è l'elemento fondante dell'unità nazionale dentro il quale si muove questa materia di competenza del Parlamento, dunque la sua impostazione è condivisibile.

  BIANCA LAURA GRANATO. Ringraziamo il Ministro per questa interessante audizione con la quale ha chiarito un punto di vista da noi condiviso, e cioè che la priorità va data, sempre nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, ai livelli essenziali di prestazione prima di avviare qualsiasi percorso che ci porti all'adozione di una legge quadro, che è anche un nostro punto fermo e condiviso, e che venga parlamentarizzata e definita all'interno dell'organo che dovrebbe mettere ordine e legiferare su questa materia decidendo, alla fine, cosa dare, a chi, in base a quali requisiti, perché siano date uguali opportunità a tutti i cittadini sul territorio nazionale. Nello specifico volevo chiederle anche cosa ritiene di fare riguardo alla tutela del paesaggio e alla tutela dei beni culturali, perché noi, in effetti, saremmo orientati a far sì che questi importanti ambiti rimangano legati alla competenza nazionale.

  ROBERTO PELLA. Grazie, signor Ministro, per essere oggi qui in audizione presso questa importante Commissione. Mi consenta di rivolgere un ringraziamento, a nome del mio gruppo parlamentare, anche alla Ministra Stefani, per la capacità che ha avuto nel coinvolgere e nel dialogare con le istituzioni locali non solo in ambito regionale ma anche in ambito comunale. Parto da questa considerazione perché credo – in considerazione anche dei ruoli che lei, signor Ministro, ha ricoperto in passato, a partire da quello di assessore della città di Bari, e dunque conoscendo anche le diverse funzioni amministrative tra ruoli regionali e ruoli comunali, ma soprattutto anche conoscendo le difficoltà di applicazione, Pag. 10che avrà sperimentato quando ha ricoperto l'importante ruolo di capo dipartimento dello sviluppo economico territoriale e ancor di più quando ha poi svolto il ruolo di presidente della Commissione bilancio – che lei sappia bene che quel discorso, che oggi ci ha illustrato e che sicuramente può essere condiviso da tutti, è un bellissimo sogno difficilmente realizzabile. Questo è l'aspetto che mi preoccupa di più, perché credo che dobbiamo partire da quello che è il consenso che è stato manifestato, dalle decisioni che arrivano dal basso, e credo che i cittadini di tre importanti regioni, anche tra le più popolose d'Italia, quali la Lombardia, il Veneto e l'Emilia-Romagna, abbiano espresso in maniera molto forte e molto chiara l'indirizzo a cui il precedente Governo ha cercato di dare attuazione, ma che, poiché si trattava evidentemente di una maggioranza non coesa, che non condivideva le linee di principio che opponevano le due forze politiche di Governo, non è riuscita ad applicare, e tuttavia partiva da una base che era la richiesta proveniente dai territori, dai governatori, ed era supportato dal consenso popolare dei cittadini che a larghissima maggioranza avevano sostenuto quella riforma.
  Condivido quanto detto dal collega Manca circa la necessità di una maggiore cooperazione tra lo Stato e le regioni ma anche con gli enti territoriali. Credo che su questo dovremo lavorare in particolare sulla modifica del testo unico sugli enti locali. Signor Ministro, le chiedo per cortesia di consultare gli atti che la Conferenza Stato-Città ha elaborato anche grazie all'ottima conduzione del sottosegretario Candiani, perché abbiamo raggiunto un importantissimo accordo condiviso tra l'ANCI e l'UPI, ma anche dalla Conferenza delle regioni, e presentato dall'assessore della regione Calabria che è il coordinatore di queste politiche. Credo che potremo partire da questo lavoro già svolto e condiviso e su quello ragionare su quanto già chiesto anche dal collega Manca, perché lì si entra anche nel merito delle competenze e delle divisioni e viene chiarita la confusione tra gli obiettivi tra i diversi enti territoriali.
  Per quanto riguarda la proposta avanzata di costruire una cornice si tratta di una bella cornice, ma come tutte le cose belle sembra una cornice quasi troppo bella e troppo illuminata, forse irrealizzabile. Apprezzo che lei dica di non voler buttare via tutto il lavoro svolto e apprezzo che lei abbia voluto portare qui il capo dipartimento e i suoi collaboratori che collaboreranno, su sua indicazione, con la nostra Commissione, e condivido sicuramente l'obiettivo di arrivare a un progetto condiviso che in qualche modo tenga conto di tutte le riflessioni svolte. Devo solamente dirle che dobbiamo cercare di raggiungere questo obiettivo partendo da ciò che i cittadini ci chiedono. Non vorrei che, dopo essere passati da un centralismo nazionale a un neo-centralismo regionale, si tornasse ora a un centralismo statale. Questo mi preoccupa un po’, ma mi auguro di aver frainteso le sue indicazioni e probabilmente nell'attuazione queste istanze si riveleranno in maniera diversa, ma al primo approccio che ho avuto oggi con lei mi spaventa molto l'idea che potremmo tornare a un centralismo nazionale. Questa è una grande preoccupazione, perché sarebbe inaccettabile per i territori e per i cittadini che – lo ripeto – hanno espresso in maniera forte e chiara determinate indicazioni.
  Concludo dicendo che mi trovo pienamente d'accordo con lei, signor Ministro, per cercare di arrivare a stilare un decreto legislativo, come lei lo ha definito «di conciliazione», perché oggi le molteplici controversie e i ricorsi stanno creando non pochi problemi in ambito territoriale e anche locale e, se mi permette un ultimo accenno, le chiedo un dialogo molto forte con la Conferenza delle regioni ma anche con la Conferenza unificata. Glielo dico io che appartengono a un partito, Forza Italia, che non è certo quello della Ministra Stefani. Bisogna riconoscere che in questi 14 mesi la Ministra Stefani ha saputo, almeno in ambito di Conferenza unificata, trasformare la quasi totalità dei provvedimenti in documenti approvati in maniera unanime da parte delle regioni, dei comuni e delle province, perché c'è stato un forte dialogo preventivo, nonché una forte sollecitazione Pag. 11 a trovare un accordo anche con i vari dicasteri sul quadro generale. Se mi permette – e so che lei non ne ha bisogno, perché la mia esperienza è nulla al confronto della sua – le consiglio e le chiedo un dialogo forte con le istituzioni, soprattutto con i territori, con le regioni, con i comuni e con le province, perché su questo si può sicuramente ottenere un maggior risultato sul risultato finale che tutti noi auspichiamo.

  FRANCESCO ACQUAROLI. L'intervento che ho potuto ascoltare sicuramente può essere apprezzabile nella questione dell'inquadratura nell'architettura generale, perché chiaramente una riforma come questa deve avere un quadro nel quale oggettivamente tutte le attività territoriali siano contenute al proprio interno, perché non potrebbe essere diversamente. C'è tuttavia una preoccupazione che non vuole essere polemica e che però devo confessarle: nel percorso svolto fino ad oggi, anche in occasione dell'audizione del presidente della regione Lombardia e del presidente della regione Veneto, Zaia, avevamo discusso, nel dettaglio, su come affrontare anche questo quadro che tenesse dentro un po’ tutte le realtà nazionali, non vorrei però che questo quadro diventi uno strumento per posticipare la riforma, per non farle mai vedere la luce. In quell'occasione ero tra i più scettici, però rispetto alla deriva che magari poteva prendere quell'audizione riconosco che in Italia ci sono delle realtà che hanno necessità di autonomia differenziata, perché quelle realtà mostrano una capacità sicuramente superiore rispetto ad altre. Non dobbiamo fare solo analisi della situazione che sicuramente registra realtà che oggi sono più avanti e altre che sono più indietro, dobbiamo anche politicamente fare delle scelte che possano consentire a chi può camminare più velocemente di farlo, nell'interesse nazionale. Le dico questo perché non vorrei che alla fine ci andassimo a impantanare nella costruzione di una cornice che è molto difficile da costruire. Sono fondamentali i tempi, perché se ci sono tempi certi e rapidi potremo lavorare per un confronto tenace e serio e produttivo, se invece questo quadro diventa un elemento che tende solo a spostare l'asticella molto in alto e i tempi molto in avanti, credo che possa essere anche l'inizio di un percorso pericoloso quanto quello di fare una riforma sbagliata. Perché non riformare e non riconoscere che c'è una grandissima fetta di realtà italiana che ha bisogno, per poter competere, dell'autonomia differenziata, equivale, dal mio punto di vista, a non fare una riforma. Non facendo una riforma si va a fomentare un sentimento popolare, si va a creare una disparità e soprattutto si fa finta che alcuni referendum che hanno segnato una volontà popolare forte non siano stati svolti. Faccio un appello da parte mia e da parte del mio gruppo per fissare tempi certi per questo dibattito. Vogliamo avere tempi certi perché questa riforma è necessaria. Sono d'accordo sul quadro che deve tenere in sé tutte le realtà, ma la riforma è indispensabile.

  ERIKA STEFANI. Ringrazio il Ministro Boccia per la sua presenza per l'ampia relazione svolta. Prendo atto con soddisfazione che il primo argomento trattato dal Ministro è stato proprio il tema dell'autonomia, questo è importante e significa che il tema dell'autonomia è stato perfettamente sdoganato ed è nell'agenda politica, ed è un punto sul quale il Ministro ha preso un impegno, mi sembra, molto chiaro. Oggi qui sarà difficile, per me, intervenire esaurientemente su un tema sul quale a detta del Ministro «ho buttato via 15 mesi». Questo mi addolora, perché sono stati 15 mesi laboriosi e difficili, durante i quali abbiamo cercato di trovare soluzioni su un tema complesso che, tra l'altro, in quel momento è stato ampiamente strumentalizzato. Mi dispiace anche sentire che il collega Manca auspichi il coinvolgimento del Parlamento quando è stato più volte ribadito che nel momento in cui sarebbe stato presentato un testo al Parlamento, si presupponeva la condivisione del Governo. Oggi non sono qui a giustificare e a relazionare sulla mia attività ma per ascoltare le linee programmatiche del Ministro. Ribadisco che tutto il lavoro svolto è ora nelle mani del Presidente Conte e in tale lavoro si trova la ricostruzione esatta e dettagliata dell'attività svolta e sono state messe a Pag. 12confronto le richieste delle regioni e le risposte dell'amministrazione. Dunque, da una parte ci sono le proposte dei Ministeri e dall'altra le proposte delle regioni che i Ministeri non hanno neanche preso in considerazione. Sono contenta però che il Ministro abbia detto che non si deve partire da zero. Di certo oggi c'è una situazione per cui ci sono le amministrazioni che hanno detto su quali competenze c'era la disponibilità a trovare soluzioni, ma è ovvio che oggi c'è una compagine governativa diversa dove alcuni Ministeri che prima erano condotti dalla Lega, oggi, ovviamente sono condotti da un altro partito e ci sarà, immagino, da fare delle considerazioni. Non credo che le considerazioni fatte siano solo tecniche. Sono certa che le richieste avanzate e le risposte date dai Ministeri possono variare a seconda della conduzione dei Ministri, delle visioni del Ministro e delle sue impostazioni, dunque erano anche delle decisioni politiche su certi temi. Passando a ciò che oggi il Ministro chiama «quadro o cornice» e che io chiamavo «parte generale» – ma stiamo parlando della stessa identica cosa – avevo provato a inserirla nel testo dell'intesa e doveva riguardare tutte le regioni. Il Ministro oggi parla di una cornice ma è ovvio che la cornice, lo abbiamo detto più di una volta anche in questa sede, deve essere uguale per tutti, altrimenti non può funzionare. Il meccanismo di finanziamento non può variare da regione a regione, solo usiamo un nome diverso. Interessante la soluzione del disegno di legge sull'impostazione generale dell'intesa, ma il dubbio che mi viene ora e chi mi ero posta a suo tempo è relativo al rispetto della previsione costituzionale che impone l'adozione di una legge rafforzata, e quindi non so se a questo punto dovrà esserci un procedimento diverso. Sono comunque tutte questioni che dovranno essere risolte passo passo. Per quanto riguarda il percorso di questo disegno di legge sull'elaborazione dei LEP e il raccordo con i fondi di investimento, il tutto è da deferire al Parlamento. Il Ministro Di Maio parlava anche dell'istituzione di un osservatorio sul regionalismo differenziato, chiedo se l'istituzione di questo comitato, osservatorio o centro studi che sia, sia stato ufficializzato. Per quanto riguarda invece la problematica dei livelli essenziali delle prestazioni – problematica molto particolare e articolata – vorrei chiarire che in precedenza non c'era alcuna volontà di non dare attuazione ai LEP, ma mi basavo sulle dichiarazioni rilasciate dallo stesso dottor Stradiotto della SoSe che ha chiarito che c'è una precondizione, nel senso che per determinare i LEP occorre certezza sulle materie oggetto di autonomia differenziata. Per tale ragione ritenevo di dover prima individuare le materie e poi elaborare i fabbisogni standard insieme ai livelli essenziali delle prestazioni, perché non si può avviare un procedimento sui livelli essenziali delle prestazioni senza avere certezza delle competenze. Non si può evidentemente partire con l'attuazione dei LEP senza aver definito le materie e penso che continuerà a essere così. Io ho sempre colloquiato con la SoSe, che penso sarà ancora l'organismo deputato a seguire questo percorso, se gli sarà rinnovato l'incarico. Chiedo se viene riconsiderato quel passaggio dell'indicazione del costo storico con un primo trasferimento di competenze o se il trasferimento delle competenze avverrebbe comunque in un momento successivo una volta determinati i fabbisogni standard. Anche questa era infatti un'opzione: saltare il passaggio dell'attribuzione immediata della competenza al costo storico. Tutto si può fare, l'importante è volerlo e volerlo anche politicamente, io ero partita da quell'impianto perché era nelle pre-intese approvate dal precedente Governo. Penso che soprattutto su argomenti come questo è sempre meglio riprendere le fila e andare avanti. Era un sistema di finanziamento – anche questa una cornice – prevista dal sottosegretario Bressa in particolare e che era stata approvata. Chiedo se c'è ancora questo passaggio. Non voglio ora giustificare i passaggi del precedente Governo ma sono contenta e non vedo l'ora che venga formulata, in modo da poterla discutere, una proposta diversa di un meccanismo di «finanziamento dell'autonomia», proposta che, nei 15 mesi in cui ero al Governo, non ho mai avuto dall'altra Pag. 13forza politica. Per cui i confronti si fanno e le soluzioni si trovano se si può esaminare anche un'altra proposta, perché non si trovano le soluzioni parlando da soli. Penso sia molto importante il lavoro che può essere fatto all'interno di questa Commissione. Il coinvolgimento del Parlamento è veramente importante e sotto questo profilo tutto il percorso era stato anche oggetto di un'indagine conoscitiva nella precedente legislatura nel corso della quale era già stato discusso un impianto relativo alle modalità di approvazione del disegno di legge che recepisse al modello delle intese. Mi permetto solo di dire un'ultima cosa, non proprio una rettifica, per chiarire come sono andate le cose sulla questione della scuola: la proposta della regione Lombardia non è stata «smontata» da Busetti. Eravamo una sede di vertice dove le posizioni del Movimento 5 Stelle andavano in un certo senso e i funzionari del Ministero hanno cercato di elaborare un testo insieme con il sottosegretario, una sorta di punto di caduta che potesse andare bene al Movimento 5 Stelle. Dunque, non si trattava della proposta di Busetti o della proposta della Lega. Si cercava, in quel complesso frangente che di lì a poco avrebbe portato alla crisi di Governo, di trovare un punto di caduta.
  Andando oltre l'autonomia differenziata (perché evidentemente non è l'unica competenza del Ministero ma ce ne sono, anzi, molte altre, ed è un Ministero, non perché l'ho condotto io o perché ora c'è il Ministro Boccia, veramente di coordinamento) la Conferenza Stato regioni – lo diceva anche l'onorevole Pella – è una sede «strepitosa», per certi versi, per trovare ottime soluzioni di accordo fra lo Stato centrale e le amministrazioni periferiche. Sul comitato che stava lavorando sulle linee guida per la riforma degli enti locali, al quale, su mia richiesta, abbiamo avuto la possibilità di partecipare, io spero che vada avanti e spero che sia reinserito, chiedo al Ministro se sia prevista la continuazione di un lavoro che porti a compimento quelle attività, perché la riforma degli enti locali è importante, c'è un momento di limbo, che abbiamo vissuto tutti, sulle province che ha avuto anche effetti disastrosi. Sulla questione della montagna avevo inaugurato quel percorso che chiamavo «gli stati generali della montagna» che consisteva nell'istituzione di tavoli permanenti affinché tutti gli operatori, tutti coloro che parlano di montagna, potessero trovare una sede di dialogo al fine di predisporre, eventualmente, soluzioni. Vorrei sapere se è prevista la continuazione di questo percorso.
  Ringrazio ancora il Ministro con il quale abbiamo fatto il passaggio di consegne e con il quale abbiamo avuto un dialogo. Si tratta di un uomo di grande esperienza e capacità e per quello che posso rappresentare io oggi, qui, sono sempre a disposizione, perché credo veramente nell'autonomia e credo veramente che sia un'ottima soluzione e che sia un obiettivo che deve essere conseguito e perseguito in tempi ragionevoli – per quello che è ragionevole in Italia – ma è importante che venga data una risposta soprattutto ai territori nei quali sono stati celebrati i referendum e ricordo che la passione, l’animus di questi territori non è soltanto una questione politica, ma è una questione veramente sentita. La ringrazio, signor Ministro.

  FRANCESCO BOCCIA, Ministro per gli affari regionali e le autonomie. Mi consentirete di partire dalla senatrice Stefani, che ringrazio. Abbiamo avuto un passaggio di consegne molto cordiale ma anche molto costruttivo. Non mi sono soffermato a lungo, per non allungare la relazione, perché pensavo di averlo detto in maniera molto chiara: ho trovato un Ministero efficiente, con un dipartimento che funziona, con un'attività sulla quale non solo non ci sono critiche da fare ma per la quale ho già ringraziato la Ministra Stefani per il lavoro svolto. Questo è un tema connesso all'attività ordinaria del Ministero e per questo voglio ringraziarla pubblicamente. Altro tema è quello dell'autonomia differenziata, e non a caso ho detto alla senatrice Stefani, quando abbiamo fatto il passaggio di consegne e stavo cercando di capire in quel momento quale fosse il punto di ripartenza, e l'ho detto con maggiore consapevolezza ai tre presidenti di regione che ho incontrato con i dossier in mano, che i 15 mesi erano stati buttati via sul piano politico Pag. 14e non sul piano tecnico. La Ministra Stefani ha fatto il lavoro che era possibile fare nelle condizioni in cui si trovava, ma è evidente che se le regioni fanno richieste unilaterali che ritengono essere l'intesa, è difficile andare avanti. Se – e cito il caso della Lombardia – su quattro articoli, due vengono letteralmente smontati dai tecnici dell'amministrazione centrale la responsabilità non è certo della Ministra Stefani. È evidente che se la posizione unilaterale della regione non cambia, nella mediazione è difficile trovare un accordo. Si fa un accordo quando le parti si avvicinano, se le parti restano sulla loro posizione e la giustificazione delle amministrazioni centrali è quasi sempre connessa alla legittimità costituzionale delle norme, per quanto la politica possa sforzarsi è difficile trovare una soluzione. Porto un esempio per tutti, così ci capiamo e non ci torno più su. Con il presidente Fontana abbiamo parlato della continuità didattica – lo abbiamo fatto anche con il presidente Zaia e con il presidente Bonaccini, e sono sicuro che quando incontrerò anche il presidente della regione Lazio parleremo della stessa cosa – che è un problema molto serio per il 70 per cento delle regioni italiane. Il nodo della continuità didattica lo si affronta senza smontare il Paese. Con l'Agenzia delle entrate abbiamo bandito concorsi con un profilo unico nazionale, perché chi lavora all'Agenzia delle entrate deve essere in grado di lavorare a Milano come a Palermo, e abbiamo posto il vincolo di rimanere per cinque anni nella regione di assegnazione. Ebbene, potremmo vincolare gli insegnanti per 10 anni, 12 o 7, questo lo deciderà il Ministero insieme alle parti sociali nel momento in cui verrà bandito il concorso. Il tema della continuità didattica è un tema serio, perché tutti i genitori e gli studenti hanno il diritto di vedere i propri insegnanti dalla prima elementare alla quinta elementare o dal primo all'ultimo anno di liceo, ma questo tema si può affrontare con una circolare, con un atto amministrativo, con un vincolo sui concorsi, e non si può smontare la Repubblica perché questa questione diventa all'improvviso un totem da raccontare all'esterno. Questo è il mio approccio, poi si può essere d'accordo o meno ma si deve entrare nel merito. Se invece l'impostazione è andare direttamente alle fondamenta con cui viene disciplinata l'impostazione della scuola nella nostra Costituzione è evidente che si creano dei cortocircuiti. Ho portato l'esempio della scuola perché torniamo sempre su questo tema e anche quando sono stato a Milano ne abbiamo discusso. So che si tratta di un'emergenza, lo so anche da padre di tre ragazzi che vanno a scuola e lo so da legislatore, ma se vogliamo davvero costruire un sistema che funzioni abbandoniamo i totem e cerchiamo di trovare delle soluzioni insieme. Ho portato questo esempio perché questo è uno dei temi principali e poiché la continuità didattica la vogliamo tutti, non credo ci sia una sola persona che non la desideri: lavoriamo per imporla. Questo vale anche nella comunicazione esterna e anche per i sindacati. In una delle prime assemblee aperte con i sindacati a cui ho partecipato, il venerdì successivo al giorno del mio insediamento, siamo entrati anche su un campo molto delicato e scivoloso come quello della scuola: ho esattamente detto queste cose, e penso che ci sia stata una condivisione totale. Il giorno dopo, il sabato, il segretario generale della Cgil Landini ha detto con chiarezza che se questa è l'impostazione noi ci siamo. Se si sono accorciate le distanze con la Cgil, che aveva posizioni lontane, è evidente che si potrà costruire un dialogo con tutti: dai presidenti delle regioni passando per le organizzazioni sindacali. Dico solo, rispondendo al collega Pella, che non può esserci un rischio di centralismo se costruiamo meccanismi automatici. Lo dico all'onorevole Pella perché so quanto bene conosce il sistema. Se noi vincoliamo semplicemente i fondi di investimento, le infrastrutture e non fissiamo regole chiare, e cioè che il finanziamento delle opere pubbliche deve essere destinato prioritariamente (non solo) alle aree sotto la media nazionale, continueremo a vivere con le grandi aziende pubbliche che si comportano da aziende private durante tutto l'anno tranne che nei due mesi in cui si approva la legge di bilancio. In quel periodo sono tutti qui fuori a bussare alla Camera o al Senato per chiedere risorse. Da gennaio in poi dicono che le logiche sono private. In questo modo ci troviamo gli investimenti solo nelle grandi aree demografiche, Pag. 15 dove c'è business, troviamo la fibra ultraveloce pagata con i soldi pubblici solo nelle aree dove c'è business e a tutte le aree interne, alle aree di montagna, alle aree meno sviluppate non ci pensa nessuno. La cornice che vogliamo costruire – lo dico alla senatrice Stefani – è una legge e non una premessa delle intese. È una legge nazionale con la quale imporre prioritariamente dei criteri, non solo tra Nord e Sud ma anche tra Nord e Nord. Ho fatto l'esempio di alcuni territori in ritardo di sviluppo nelle regioni più avanzate del Paese: il Piemonte è una di queste, in Veneto è la stessa cosa e la Lombardia, nella quale ho vissuto per 17 anni, vi è una serie di aree interne che se non decidiamo da Roma – non per essere centralisti – che devono automaticamente avere risorse se il livello delle infrastrutture e dei servizi si abbassa, non li avranno mai. Con questo non voglio criticare il Presidente di turno, dico solo: costruiamo dei meccanismi automatici, poi chi governa potrà decidere se desidera fare un'opera o no, ma dobbiamo diminuire il grado di diseguaglianza.
  Sono molto d'accordo con Manca sul raccordo con gli enti locali. È una delle questioni che ho posto. Penso però non solo al lavoro con gli enti locali sul nuovo TUEL, che spero sia un lavoro che potrà essere fatto insieme al Ministero dell'interno – anzi sono sicuro che lo faremo, ora vedremo chi avrà la delega, la Ministra Lamorgese sta decidendo in queste ore – ma anche al tema delle città metropolitane. Nelle grandi aree territoriali le città metropolitane sono un'opera incompiuta. Anche in quel caso il Parlamento dovrà decidere se delegare o meno le funzioni. Oggi i sindaci metropolitani non possono nemmeno nominare un assessore. I sindaci metropolitani sono uomini (o donne) soli. Le risorse per le periferie che hanno funzionato in automatico, vengono stanziate o no, e a quali condizioni? Sono tutti temi che, a mio avviso, il Parlamento dovrebbe affrontare. E io penso che nella cornice generale che stiamo costruendo possiamo inserire, nel raccordo con i fondi che ho in mente, degli automatismi sulla scala subregionale, che è evidente che nelle aree metropolitane sarà l'area metropolitana e nelle aree provinciali o anche subprovinciali saranno le province. A questo proposito voglio ricordare che dove ci sono aree interne ci sono storie molto diverse, perché le aree interne sono quasi tutte svuotate, abitate, purtroppo, solo da anziani, se non si fanno investimenti aggiuntivi in quelle aree. La senatrice Granato mi parlava della tutela dei beni culturali, e deciderà il Consiglio dei ministri, ma ogni singolo Ministro sarà chiamato a decidere, ma – e su questo ringrazio la senatrice Stefani – noi ripartiamo da un lavoro che è stato fatto e sottolineo che il lavoro fatto è un lavoro che ha dei punti di convergenza dai quali ripartiremo, e i punti divergenti sono quelli che hanno fatto arenare la trattativa. La trattativa si è arenata, la Ministra Stefani e il suo partito dicono per ragioni politiche e per il rapporto con l'altro partito, ma questa è una valutazione che sarà fatta fuori da questa Commissione, io penso dall'analisi che ho fatto, che poi vi consegnerò, che siano state mantenute con un po’ troppa forza le posizioni unilaterali di partenza delle regioni, quando non ci si avvicina il rischio è che non ci si capisca mai. Non ho la certezza che le posizioni si avvicineranno in seguito; ho l'auspicio; Pella lo ha chiamato sogno. Non so se sia un sogno, so solo che l'autonomia differenziata la vogliamo, che non è autonomia speciale, e vorrei sottolinearlo, perché era passata la narrazione che l'autonomia differenziata fosse un'autonomia speciale, ma cosa sia l'una e cosa sia l'altra lo dice la Costituzione. Lavorerò giorno e notte per far sì che in questa legislatura si completi questo processo, da Nord a Sud. Lo ribadisco. La cornice unitaria ci serve per tenere dentro tutti, sì, lo sottolineo, per tenere dentro anche il Sud, perché la costruzione del modello che stava venendo fuori aveva portato, inevitabilmente, gran parte del Mezzogiorno a ritrarsi, a torto o a ragione, ma il nodo vero è che tutte le regioni del Sud non solo non si sedevano al tavolo ma attaccavano il sistema, e non si può pensare di fare l'autonomia differenziata contro qualcuno, contro una parte del Paese o senza il Nord. Non la si può fare senza il Nord, ma non la si può fare nemmeno pensando che hai mezzo Paese contro. Sto tentando, con l'aiuto del Presidente del Consiglio, di tenere tutto insieme. È ovvio che la prova del nove l'avremo quando sarà Pag. 16approvata la cornice nazionale dal Parlamento, cornice che vi proporrò ma che non approverò, perché dovrete approvarla voi. Quando sarà approvata dal Parlamento, in quella cornice verrà fuori la disponibilità effettiva di ognuno. Io devo dire che ho fatto i primi passaggi e ho trovato con il presidente Zaia un approccio molto costruttivo, col presidente Bonaccini – lo dico non per ragioni, come pensa qualcuno, di appartenenza allo stesso partito – ma l'impostazione originaria dell'Emilia-Romagna prevedeva molte più funzioni amministrative e molto meno impatto sulla parte finanziaria, ed è ovvio che il quadro costruito da Bonaccini è molto più semplice da sostenere, ma penso che il combinato disposto tra Emilia e Veneto possa essere un eccellente campo di gioco e di lavoro. Lo sarebbe anche la Lombardia se non ci fosse una posizione così netta e dura sulla scuola che fa diventare complicata qualsiasi analisi. Ma non voglio entrare nel merito, ora, delle materie, perché ci entreremo insieme dopo la costruzione della cornice.
  Con riferimento ai LEP, ricordo che i LEP sono già nella Costituzione e se sono in Costituzione è perché erano a garanzia di chi resta indietro. Furono messi a tale scopo. La colpa è nostra, di tutti, se dopo 18 anni ancora non ce li abbiamo. Ma il fatto che siano inutilmente trascorsi 18 anni non ci autorizza a farne trascorrere altri 18 prima di renderli operativi. E se sono previsti dalla Costituzione è evidente che prima di dare attuazione all'articolo 116, terzo comma, abbiamo il dovere di provarle tutte. Per questa ragione dal mio insediamento ho chiesto a tutti i tecnici dello Stato, a partire da quelli che ne hanno responsabilità – mi riferisco ai tecnici del Ministero dell'economia e delle finanze – di aiutarci a fare un'analisi molto rigorosa e ci stiamo lavorando. Non sto facendo altro. Posso permettermi di fare questo perché il Ministero funziona e quindi le attività ordinarie non sono bloccate.
  Sulle montagne manterrò l'impostazione data dalla Ministra Stefani, penso anch'io che siano centrali. Sul comitato delle regioni faremo tutto quello che sarà necessario fare nel solco già tracciato. Le cose che funzionano, per quella che è la mia esperienza nella pubblica amministrazione, non vanno cambiate, semmai rafforzate e integrate. Non smontiamo nulla.
  Permettetemi di dire che sulla conciliazione Stato-regioni è necessario assumerci, tutti quanti, delle responsabilità, perché non si può trasformare – come è stato fatto in questi anni – la Consulta in Tar. Lo dico con ogni rispetto per ogni TAR d'Italia. La Consulta non è un Tar e pensare di inviare alla Consulta ogni legge perché così è più comodo e non si litiga con gli elettori, ci si lava la coscienza per qualche mese e siamo a posto tutti, penso che sia una di quelle cose che fanno male al sistema, fanno male al Paese e fanno male all'intelaiatura legislativa del Paese stesso. Ovviamente sono a disposizione della Commissione per la prosecuzione dei lavori, non solo sulle linee programmatiche, ma su quello che riterrete opportuno chiederci.
  La consigliera Grande e il capo di gabinetto Rana sono a vostra disposizione. Appena possiamo licenziare e chiudere i documenti connessi al passato li trasferirò alle Commissioni come concordato.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Boccia per la disponibilità. Il seguito dell'audizione è rinviato ad altra seduta.

  La seduta termina alle 9.55.