XVIII Legislatura

XI Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 19 di Mercoledì 15 settembre 2021

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Mura Romina , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLE NUOVE DISUGUAGLIANZE PRODOTTE DALLA PANDEMIA NEL MONDO DEL LAVORO

Audizione di rappresentanti dell'Alleanza contro la povertà in Italia.
Mura Romina , Presidente ... 3 
Rossini Roberto (M5S) , portavoce dell'Alleanza contro la povertà in Italia ... 3 
Sacchi Stefano , componente del Comitato scientifico dell'Alleanza contro la povertà in Italia ... 4 
Mura Romina , Presidente ... 6 
Sacchi Stefano , componente del Comitato scientifico dell'Alleanza contro la povertà ... 6 
Mura Romina , Presidente ... 6 
Gribaudo Chiara (PD)  ... 6 
Mura Romina , Presidente ... 7 
Rossini Roberto (M5S) , portavoce dell'Alleanza contro la povertà in Italia (intervento da remoto) ... 7 
Mura Romina , Presidente ... 7 

ALLEGATO: Documentazione trasmessa dai rappresentanti dell'Alleanza contro la povertà in Italia ... 8

Sigle dei gruppi parlamentari:
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Partito Democratico: PD;
Forza Italia - Berlusconi Presidente: FI;
Fratelli d'Italia: FdI;
Italia Viva: IV;
Coraggio Italia: CI;
Liberi e Uguali: LeU;
Misto: Misto;
Misto-L'Alternativa c'è: Misto-L'A.C'È;
Misto-MAIE-PSI-Facciamoeco: Misto-MAIE-PSI-FE;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Noi con l'Italia-USEI-Rinascimento ADC: Misto-NcI-USEI-R-AC;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani: Misto-A-+E-RI.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
ROMINA MURA

  La seduta comincia alle 14.05

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv.

Audizione di rappresentanti dell'Alleanza contro la povertà in Italia.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del Regolamento, l'audizione di rappresentanti dell'Alleanza contro la povertà in Italia, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro.
  Ricordo che l'odierna audizione sarà svolta consentendo la partecipazione da remoto in videoconferenza dei deputati secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento nella riunione del 4 novembre 2020.
  Intervengono da remoto, in rappresentanza dell'Alleanza contro la povertà in Italia, il portavoce Roberto Rossini e il professor Stefano Sacchi, membro del Comitato scientifico.
  Nel ringraziare i nostri ospiti per la partecipazione, cedo loro la parola, ricordando che i loro interventi dovrebbero avere una durata complessiva di dieci minuti in modo da consentire i successivi interventi da parte dei deputati e le conseguenti repliche.
  Cedo quindi la parola a Roberto Rossini. Prego.

  ROBERTO ROSSINI, portavoce dell'Alleanza contro la povertà in Italia. Grazie dell'invito. Cercherò di essere brevissimo per consentire anche al professor Sacchi di intervenire e di fornire elementi di carattere quantitativo.
  Come sapete, l'Alleanza è un'enorme rete di trentasei organizzazioni, sindacati, ONG, associazioni e via dicendo, e in questi anni abbiamo contribuito a offrire spunti, studi e sostegno in relazione all'introduzione delle disposizioni che si sono succedute in tema di povertà: il SIA (Sostegno per l'inclusione attiva), il REI (Reddito di inclusione) e il Reddito di cittadinanza.
  Attualmente stiamo effettuando una ricerca sulla principale manifestazione della disuguaglianza, cioè la povertà, in questi mesi di pandemia. Peraltro, presenteremo un secondo step di risultato in ottobre e la ricerca sarà conclusa entro fine anno. Il Comitato scientifico è presieduto dal professor Sacchi ed è composto dal professor Ciarini, dal professore Raitano, dalla professoressa Lodigiani e dalla professoressa Maino.
  Analizzando i temi oggetto della indagine conoscitiva, oltre ad avere la conferma dell'aumento della povertà, così come è stato segnalato dall'ISTAT, e del possibile peggioramento legato alla fragilità nel mondo del lavoro, abbiamo provato a individuare alcuni elementi e alcune variabili che stanno modificando l'assetto del mondo del lavoro e che stanno già determinando una forte povertà. In alcuni ambiti e in alcuni settori merceologici, colpiti più di altri dalle conseguenze della pandemia da COVID-19, evidentemente si è determinata una forte precarietà. Pag. 4
  Siamo convinti – questo è un po' anche l'obiettivo del nostro studio – che occorra riformare quanto prima il principale provvedimento a tutela delle fragilità, cioè il Reddito di cittadinanza, affinché serva da «muretto di contenimento» – permettetemi di usare questa metafora – rispetto a un ulteriore peggioramento delle condizioni di povertà dei lavoratori. Questo è un po' lo schema di fondo che abbiamo seguito. Cedo la parola al professor Sacchi per l'illustrazione di alcuni risultati.

  STEFANO SACCHI, componente del Comitato scientifico dell'Alleanza contro la povertà in Italia. Grazie, presidente e onorevoli deputati. Se riesco, vorrei illustrare molto rapidamente alcune slide della documentazione che abbiamo trasmesso. Non credo riuscirò a illustrarle tutte, ma sono a disposizione della Commissione.
  Il punto di partenza, in connessione all'indagine conoscitiva sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro, sono i nuovi profili di rischio che emergono durante la pandemia. Tuttavia, questa maggiore esposizione al rischio sul mercato del lavoro può diventare strutturale anche in quella che viene chiamata «la nuova normalità post-pandemica», in connessione, in particolare, con alcune trasformazioni, quali un maggior utilizzo del lavoro da remoto e un maggior utilizzo del commercio elettronico. Quindi, vi è una maggiore esposizione al rischio di cadere in povertà per alcune figure, in particolare, in alcuni abbinamenti settore-occupazione che abbiamo osservato essere maggiormente a rischio durante la pandemia, ma che studi internazionali portano a ritenere maggiormente esposti a rischi occupazionali anche dopo la pandemia.
  La slide evidenzia, riassunte nella formula di «nuove possibili povertà con la pandemia», come dicevo, alcune categorie professionali. Con l'Alleanza contro la povertà abbiamo svolto una delle analisi econometriche e, per sommi capi, ne citerò i risultati. Il punto è che questi profili di rischio sono anche – perdonatemi il gioco di parole – a rischio nella nuova normalità post-pandemica.
  Qui arriviamo allo strumento principe di contrasto alla povertà nel nostro Paese, cioè il Reddito di cittadinanza e ci chiediamo se questo strumento sia tarato per fronteggiare questi nuovi profili di rischio. La risposta è no, per due motivi.
  Da un lato, vi è il basso rendimento dei percorsi di inserimento occupazionale, che è già un problema per la platea attuale, che è molto distante dal mercato del lavoro, e lo è a fortiori per una nuova platea maggiormente vicina al mercato del lavoro, che avrebbe bisogno di politiche e interventi mirati.
  La seconda motivazione della nostra risposta negativa, che richiede una trasformazione, un miglioramento, una riforma del Reddito di cittadinanza, quale quella proposta dall'Alleanza contro la povertà, è che, come è attualmente configurato, il Reddito di cittadinanza naturaliter porta alla trappola della povertà, poiché è configurato in modo da ostacolare il reinserimento occupazionale perché non rende conveniente per i percettori lavorare con un'occupazione regolare. La slide evidenzia schematicamente questo fenomeno. Rimando alla lettura della presentazione depositata perché non ho il tempo di discutere di tutto.
  Venendo all'analisi e all'evidenza empirica riguardanti le categorie maggiormente a rischio, che si basano su modelli econometrici, il punto non è stato vedere quali sono state le categorie, i settori o le tipologie di occupazione a rischio nel 2020, ma quali sono quelli che hanno aumentato il proprio rischio relativo rispetto agli anni precedenti.
  A parità di altre condizioni, come il genere, l'istruzione, la localizzazione geografica, la dimensione d'impresa e via dicendo, riscontriamo una probabilità più che doppia rispetto al 2019 di transitare nella condizione di non occupazione nel settore alberghiero e della ristorazione anche nella fase di uscita dalla pandemia e nonché nel settore degli altri servizi collettivi e alla persona. Questo è confermato anche dall'analisi dei trattamenti di integrazione salariale, quali la cassa integrazione e le indennità erogate dai Fondi di Pag. 5solidarietà. Non vi è solo la transizione verso la non occupazione, ma anche l'utilizzo intensivo delle integrazioni salariali. Nella slide trovate anche la spiegazione della metodologia adottata.
  Per quanto riguarda le professioni, abbiamo analizzato quelle associate a questi settori, quali le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, gli artigiani e, soprattutto, le professioni non qualificate, come gli assistenti personali e via dicendo.
  Inoltre, particolarmente critica nella fase pandemica – questo non era vero negli anni precedenti – è la posizione dei lavoratori a bassa retribuzione, con classe retributiva pari o inferiore al terzo decile. In precedenza, questi lavoratori e queste lavoratrici non mostravano rischi specifici di transizione verso la non occupazione come, invece, accade nel 2020.
  Per riassumere, ci sono alcuni profili di lavoratori particolarmente esposti a rischi occupazionali durante la pandemia, ovvero i lavoratori e le lavoratrici a bassa retribuzione nella categoria delle professioni qualificate del commercio e nei servizi, specialmente se impiegati nel settore degli alberghi e dei ristoranti e in altri servizi collettivi e personali. Tra i lavoratori indipendenti, sono a rischio i lavoratori impiegati nel commercio al dettaglio. Questo si riscontra anche per quanto riguarda le integrazioni salariali.
  Il punto è che questa situazione è una conseguenza della pandemia, ma, anche sulla scorta delle evidenze internazionali, delle simulazioni e degli scenari disegnati in particolare per il mercato del lavoro statunitense, noi argomentiamo che questi stessi profili di rischio emergenti nel corso della pandemia avranno maggiore esposizione al rischio anche in futuro, in quella che viene chiamata la nuova normalità post-pandemica.
  Questo è uno scenario moderato disegnato per gli Stati Uniti, in cui l'unica differenza rispetto ai calcoli che potevano essere fatti in fase pre-pandemica è un maggior utilizzo del lavoro da remoto. Infatti, un maggiore utilizzo del lavoro da remoto ha un impatto fortissimo sull'occupazione nei servizi alberghieri e della ristorazione, ma anche nei settori delle arti, dello svago, del commercio al dettaglio non alimentare e delle costruzioni corporate, cioè non residenziali.
  Questo è visibile anche per quanto riguarda le professioni. Infatti, le professioni che subiscono il maggior impatto occupazionale in termini di mancata o di ridotta crescita o di decrescita rispetto allo scenario pandemico sono quelle di preparazione dei cibi e servizi, come camerieri e via dicendo, vendite e costruzioni.
  Il punto è che quei profili di rischio emergenti dalla pandemia sono anche quelli che siamo portati a ritenere saranno maggiormente a rischio nella normalità post-pandemica. Naturalmente, da qui a cadere in povertà e poi diventare beneficiari del Reddito di cittadinanza ce ne corre. I passaggi intermedi sono legati all'accesso ad altre prestazioni sociali, in primo luogo, ai sussidi di disoccupazione, che evidentemente possono limitare la caduta in povertà, nonché alla disponibilità di risorse economiche, sia reddituali sia patrimoniali, familiari.
  Tuttavia, questo rischio c'è e ha un impatto forte sui servizi low-skilled, nei quali ci si attendeva – e si è realizzata nell'ultimo decennio – una grande crescita occupazionale nel nostro Paese, come negli altri Paesi e nelle altre economie avanzate, in connessione all'avanzamento tecnologico, vale a dire la ristorazione, i viaggi aziendali, i trasporti, i servizi di portierato e pulizie, l'edilizia non residenziale e il commercio al dettaglio non alimentare. Ci si può attendere una perdita di occupazione in settori e professioni dove la domanda potrebbe essere insufficiente anche nella fase post-pandemica.
  Vari studi – mi riferisco ad alcuni paper citati nella relazione annuale della Banca d'Italia relativa al 2020 – mostrano come questi lavoratori e queste lavoratrici in questi settori e in queste professioni abbiano delle skill, delle competenze particolari, soft, trasversali, ma non immediatamente spendibili in altre professioni. Quindi, anche questi paper di Banca d'Italia mostrano come siano necessari interventi mirati Pag. 6 per l'incremento e la riqualificazione delle competenze di tali lavoratori.
  Veniamo al Reddito di cittadinanza. Presidente, confido di avere ancora un paio di minuti, se posso, altrimenti mi fermo.

  PRESIDENTE. Il tempo è già terminato, ma se vuole ha a disposizione altri due minuti, fermo restando che potremo leggere la documentazione che ci trasmetterete.

  STEFANO SACCHI, componente del Comitato scientifico dell'Alleanza contro la povertà. Grazie davvero. Questi nuovi possibili flussi sulla platea di beneficiari del Reddito di cittadinanza, con tutti i caveat che sono stati menzionati, in realtà sono composti da soggetti molto diversi dalla platea di beneficiari del Reddito di cittadinanza a cui siamo abituati.
  Sappiamo che solo un terzo dei beneficiari totali attualmente è abile al lavoro e attivabile, metà dei beneficiari attivabili non avevano occupazione regolare da almeno tre anni e un terzo non l'aveva mai avuta, per cui sono soggetti molto distanti dal mercato del lavoro. Peraltro, per questi soggetti le politiche di reinserimento chiaramente non hanno funzionato, perché, in primo luogo, non sono state attivate. Lo strumento cardine di politica attiva per i beneficiari del Reddito di cittadinanza doveva essere l'assegno di ricollocazione, ma le regioni ne hanno assegnato uno ogni quattromila aventi diritto.
  In realtà, le nuove platee sono molto più vicine al mercato del lavoro e hanno un maggiore bisogno, per quanto detto, di politiche mirate per rendere loro possibile trasferire le loro competenze in nuove professioni, ed essendo vicine al mercato del lavoro ci possiamo aspettare che possano ritrovare occupazione con politiche mirate.
  L'ultimo punto sul quale voglio insistere – assieme a una strategia che porti a rafforzare la componente di inserimento lavorativo del Reddito di cittadinanza non attraverso una sciocca condizionalità punitiva in base alla quale «Rifiuti un lavoro e quindi sei fuori», ma attraverso una vera attivazione capacitante – riguarda una pecca formidabile del disegno del Reddito di cittadinanza, che essenzialmente prevede meccanismi che sfavoriscono sia l'accesso alla misura per cittadine e cittadini a reddito basso sia, soprattutto, la combinazione tra sussidio e reddito da lavoro per chi trova una nuova occupazione, dando così luogo alla trappola della povertà.
  Non voglio entrare nel tecnico, anche perché, a questo punto, davvero è finito il tempo a mia disposizione, ma il problema è che se un beneficiario del Reddito di cittadinanza trova una nuova occupazione, il sussidio diminuisce per il primo anno di circa 80 centesimi per ogni euro guadagnato e, successivamente, di 1 euro per ogni euro guadagnato. Si tratta di un formidabile disincentivo a trovare una nuova occupazione regolare.
  Con l'Alleanza contro la povertà stiamo lavorando per elaborare alcune proposte per rendere il Reddito di cittadinanza un vero e proprio in-work benefit, che favorisca l'avvio di un'occupazione regolare – dipendente, ma non solo, anche indipendente – durante la percezione del sussidio e che possa funzionare in modo strutturale come uno schema di complemento al reddito, così come, ad esempio, avviene in Francia, che è quello che noi consideriamo come l'esempio di in-work benefit migliore in Europa.
  Le ipotesi di riforma che stiamo preparando insistono proprio su questo, per rendere davvero il Reddito di cittadinanza «amico» dell'occupazione, anche alla luce delle trasformazioni che sono avvenute durante la pandemia e che rischiano di permanere nella fase di nuova normalità post pandemica. Vi ringrazio molto e chiedo scusa per non avere rispettato il tempo che mi era stato assegnato.

  PRESIDENTE. La ringrazio. Chiedo ai colleghi se vi siano interventi. Prego, onorevole Gribaudo.

  CHIARA GRIBAUDO (intervento da remoto). Prima di tutto, vorrei ringraziare gli auditi per le loro relazioni. Vorrei porre una domanda semplice, anche alla luce di quanto avete detto a proposito del Reddito Pag. 7di cittadinanza e della necessità – su cui non si può non essere concordi – di intervenire, alla luce dei dati e del fatto che i dati relativi alle attivazioni nel mercato del lavoro, al netto della pandemia, sono davvero molto bassi, per usare un eufemismo. Quello che vorrei chiedere, invece, riguarda il Reddito di inclusione (REI). Nel corso dell'audizione, sono state prospettate proposte di riforma del Reddito di cittadinanza. Mi domando se non sarebbe, tutto sommato, più semplice ritornare alla suddivisione tra politiche attive pure e uno strumento di contrasto alla povertà e di inserimento sociale, con servizi dedicati alla persona, visto che poi è intervenuta la pandemia, che ha lasciato nelle persone anche un senso, non solo di solitudine, ma anche di difficoltà ulteriori, che forse dovrebbero essere compensate anche da altre attenzioni in senso più sociale, psicologico, spero non medico, ma, a ogni modo, da una presa in carico più forte da parte della comunità e, magari, del Terzo settore, che però miri maggiormente all'inserimento nella propria comunità, prestando attenzione al disagio della persona. Dal punto di vista occupazionale o di inserimento, forse altri strumenti possono essere più adeguati. Queste erano la mia curiosità e la mia domanda, grazie. Ne avrei altre, ma mi fermo qua perché siamo in ritardo.

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gribaudo. Chiedo ai nostri auditi se vogliono rispondere alle osservazioni fatte dalla collega. Prego.

  ROBERTO ROSSINI, portavoce dell'Alleanza contro la povertà in Italia (intervento da remoto). Ringrazio l'onorevole Gribaudo per la domanda, che è molto pertinente. Noi abbiamo insistito molto affinché il Reddito di cittadinanza fosse piegato il più possibile, plasmato, userei questa espressione, secondo la logica del REI, perché la logica del REI era molto netta: se una persona cade in povertà, non è semplicemente per una questione di lavoro, ma anche per tante altre ragioni. Può essere per una malattia di tipo fisico, per una malattia di tipo mentale. Possono essere tante le ragioni.
  Questa è la ragione per la quale abbiamo sempre chiesto il pre-assessment, cioè l'analisi preliminare dei bisogni, che non è prevista per il Reddito di cittadinanza, perché questo è l'elemento chiave. Se io ho un punto unico d'accesso e la possibilità di avere un'analisi preliminare dei bisogni, sono in grado di monitorare quella famiglia, quel caso in particolare, e allora sono in grado di dire qual è l'insieme dei servizi che servono affinché quella persona venga tolta dalla condizione di povertà. In parte, saranno servizi del lavoro, ci mancherebbe altro, ma, come ha detto giustamente l'onorevole Gribaudo, in parte saranno anche servizi educativi, servizi sanitari, servizi sociosanitari e così via. La reintroduzione dell'analisi preliminare e del progetto personalizzato ci sembra un passaggio decisivo, anche perché la fuoriuscita dalle condizioni di povertà non avviene semplicemente perché si ha un reddito, ma perché i servizi locali prendono in carico un caso e lo seguono per anni. Questa è la garanzia vera. Forse è l'elemento chiave del REI e noi ci auguriamo che con il pre-assessment inserito nel Reddito di cittadinanza si possa ripristinare questa logica.

  PRESIDENTE. Ringrazio gli auditi per il contributo fornito all'indagine conoscitiva e per la documentazione depositata, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato). Dichiaro quindi conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.30.

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