CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 22 marzo 2022
765.
XVIII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
ALLEGATO
Pag. 443

ALLEGATO 1

DL 17/2022: Misure urgenti per il contenimento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali (C. 3495 Governo).

PROPOSTA DI PARERE FORMULATA DALLA RELATRICE

  La VI Commissione,

   esaminato il testo del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, recante misure urgenti per il contenimento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali;

   preso atto che il provvedimento reca, tra l'altro, misure volte a fronteggiare l'aumento dei prezzi dell'energia elettrica e del gas naturale e misure strutturali volte a incrementare la produzione nazionale di energia, per prevenire gli effetti di eventuali future crisi analoghe all'attuale;

   richiamate in primo luogo – in ambito fiscale – le disposizioni di cui all'articolo 5, che riconoscono, per il gas consumato nel secondo trimestre dell'anno 2022, un credito di imposta alle imprese a forte consumo di gas naturale;

   evidenziata al riguardo l'opportunità di estendere la misura anche al primo trimestre dell'anno 2022, nel quale già si sono registrati consistenti rincari di questa materia prima, al contempo valutando la possibilità, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, di prevedere analoghe misure di sostegno anche per i mesi successivi al 30 giugno 2022, onde evitare di esporre le imprese italiane a una perdita di competitività ed al rischio di delocalizzazione per effetto delle differenze tra i costi dell'energia nei vari Paesi;

   preso atto del vertiginoso aumento dei prezzi del carburante che si registra nel nostro Paese, e considerato che il carburante attualmente in distribuzione è stato acquistato dalle società di intermediazione e raffinazione in un momento precedente allo scoppio della guerra in Ucraina e ai conseguenti aumenti di prezzo sul mercato internazionale; rilevato in proposito che le suddette società potrebbero aver aumentato in modo ingiustificato lo spread che applicano sulla intermediazione del carburante;

   considerata quindi la necessità di monitorare il rincaro dei prezzi di benzina e gasolio e di verificare l'esistenza di speculazioni, sanzionando gli eventuali responsabili; sottolineata altresì l'opportunità, per alleviare l'onere a carico di famiglie e imprese, di ridurre il peso fiscale degli aumenti del prezzo del carburante, anche mediante la possibilità di destinare il cosiddetto extra gettito IVA alla riduzione delle accise;

   considerata infine la necessità – al fine di sostenere le piccole e medie imprese, particolarmente colpite dalla crisi economica determinata dagli eventi bellici, oltre che dal protrarsi della pandemia – di prevedere una proroga al 30 giugno 2022 delle misure di sostegno di cui all'articolo 56 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, a tal fine modificando le disposizioni di proroga di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, anche sopprimendo il riferimento alla sola quota capitale; al relativo onere, pari a 5 milioni di euro per l'anno 2022, si potrebbe provvedere mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze,

Pag. 444

  esprime

PARERE FAVOREVOLE

  con le seguenti osservazioni:

   a) valutino le Commissioni di merito l'opportunità di estendere il credito d'imposta – anche considerando, previo monitoraggio degli effetti delle disposizioni introdotte dal decreto-legge n. 4 del 2022, la possibilità della cedibilità dei crediti medesimi ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, senza facoltà di successiva cessione, fatta salva la possibilità di due ulteriori cessioni solo se effettuate a favore di banche e intermediari finanziari iscritti all'albo previsto dall'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all'albo di cui all'articolo 64 del predetto testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia ovvero imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 – a favore delle imprese a forte consumo di gas naturale, di cui all'articolo 5 del provvedimento, anche al primo trimestre 2022, nel quale l'impatto del rincaro del gas naturale è stato più repentino ed improvviso; valutino inoltre le Commissioni la possibilità di estendere la misura anche per i mesi successivi al 30 giugno 2022, compatibilmente con le disponibilità di bilancio;

   b) valutino le Commissioni di merito l'opportunità di adottare misure immediate ed efficaci per monitorare il rincaro dei prezzi di benzina e gasolio, verificando l'esistenza di speculazioni e provvedendo, in tal caso, a sanzionare i responsabili, nonché l'opportunità di adottare misure per ridurre il peso fiscale degli aumenti del prezzo del carburante, anche considerando la possibilità di destinare il cosiddetto extra gettito IVA alla riduzione delle accise;

   c) valutino le Commissioni di merito l'opportunità di integrare il testo del provvedimento introducendo la previsione di una proroga al 30 giugno 2022, che non sia limitata alla sola quota capitale, delle misure di sostegno in favore delle piccole e medie imprese, a tal fine modificando l'articolo 16, comma 1, del decreto-legge n. 73 del 2021.

Pag. 445

ALLEGATO 2

5-07690 Fragomeli: Richiesta di dati relativi alle persone fisiche che percepiscono esclusivamente redditi da rendite finanziarie o immobiliari.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame l'Onorevole interrogante chiede di conoscere il numero complessivo di contribuenti persone fisiche che percepiscono esclusivamente redditi derivanti da rendite finanziare o immobiliari «al fine di comprendere la parte dei contribuenti che sfugge alla progressività della tassazione».
  Al riguardo, sentiti i competenti Uffici dell'Amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue.
  Giova anzitutto ricordare che il dato richiesto dall'Interrogante deve essere ricavato dall'esame delle dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti.
  In ogni caso, occorre rilevare che sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione i contribuenti che possiedono esclusivamente alcune categorie di redditi tra cui i redditi soggetti a imposta sostitutiva (ad esempio interessi sui BOT o sugli altri titoli del debito pubblico) e i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta (ad esempio interessi sui conti correnti bancari o postali).
  Tanto premesso, si evidenzia che in base alle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi relative all'anno d'imposta 2019, ultimo disponibile, risultano essere 1.637.254 i soggetti che hanno il reddito da «fabbricati» come reddito prevalente. Tra questi soggetti ve ne sono 801.469 che detengono esclusivamente redditi da fabbricati.
  Per quanto riguarda i redditi di natura finanziaria, invece, la circostanza per cui tali redditi sono tassati alla fonte dal sostituto d'imposta, e che non devono essere riportati in dichiarazione, determina un'assenza di informazioni. La normativa vigente non richiede infatti al sostituto d'imposta la comunicazione al fisco delle ritenute effettuate per ogni singolo contribuente e pertanto non è possibile fornire il numero di soggetti che percepiscono esclusivamente un reddito proveniente da rendita finanziaria.

Pag. 446

ALLEGATO 3

5-07701 Centemero: Disciplina relativa alla custodia delle criptovalute.

TESTO DELLA RISPOSTA

  In Italia la prestazione di servizi di «custodia delle criptovalute» è già parzialmente regolata ai fini del contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.
  In linea con quanto previsto dalla direttiva (UE) 843/2018 (V direttiva antiriciclaggio), il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, prevedono, infatti, che chiunque presti in Italia servizi di portafoglio digitale ovvero, più in generale, servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale, sia soggetto agli obblighi antiriciclaggio e all'iscrizione in una sezione speciale del registro dei cambiavalute tenuto dall'Organismo per gli agenti e i mediatori creditizi (OAM).
  A questo proposito, i soggetti che offrono servizi di «custodia di criptovalute» dovrebbero rientrare nella definizione di «prestatori di servizi di portafoglio digitali» di cui all'articolo 1, comma 2, lettera ff-bis), del precitato decreto legislativo n. 231 del 2007, che ricomprende ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, anche online, servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conio dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali.
  Oltre agli obblighi di collaborazione attiva prescritti dalla normativa antiriciclaggio e all'iscrizione nel suddetto registro si rileva come la normativa primaria e secondaria italiana, incluso il citato decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 13 gennaio 2022 («decreto MEF»), preveda che i prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale e i prestatori di servizi di portafoglio digitale comunichino periodicamente all'OAM sia i dati identificativi dei propri clienti sia i dati relativi all'operatività complessiva per singolo cliente (cfr. articolo 5 del decreto MEF), permettendo alle Autorità competenti di monitorare l'andamento del fenomeno ed eventuali attività criminose collegate allo stesso.
  In aggiunta, si segnala che la prestazione di servizi relativi a cripto-attività, ivi inclusa la custodia, sarà soggetta a regole europee direttamente applicabili e attualmente in corso di definizione. La proposta della Commissione europea avente ad oggetto l'emanazione di un Regolamento sui mercati di cripto-attività («Regulation on Markets in Crypto-assets» o MiCAR), attualmente in discussione presso il Parlamento europeo e il Consiglio, prevede infatti l'introduzione di un regime di autorizzazione e vigilanza nel continuo per tutti i soggetti che offrono servizi in cripto-attività all'interno dell'Unione, anche al fine di fornire elevati livelli di protezione per i consumatori e gli investitori europei che accedono a questi servizi. In particolare, la proposta di Regolamento assoggetta l'esercizio di servizi in cripto-attività a obblighi comportamentali nonché a requisiti prudenziali; nel caso dei prestatori di servizi di «custodia e amministrazione di cripto-attività per conto terzi», vengono introdotti specifici requisiti in materia di protezione delle chiavi private relative ad ogni wallet e di cybersecurity.
  Nelle more della definizione della regolamentazione europea in materia di cripto-attività, che sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati Membri e che armonizzerà la prestazione di questi servizi all'interno dell'Unione, si ritiene auspicabile un approccio che tenga in considerazione lo stadio di sviluppo della MiCAR. A questo proposito, ferme restando le regole vigenti, occorre valutare l'opportunità di introdurre ulteriori adempimenti, requisiti e costi per gli operatori domestici che potrebbero essere a breve superati con la finalizzazione del regolamento eurounitario.Pag. 447
  Tutto ciò premesso e ferma restando l'efficacia delle disposizioni già contenute nella normativa vigente, saranno comunque oggetto di valutazione la fattibilità e il perimetro di eventuali interventi normativi in materia di custodia di cripto-attività, in linea con quanto previsto dal regolamento europeo di prossima emanazione.

Pag. 448

ALLEGATO 4

5-07719 Ungaro: Modalità di calcolo dell'imposta sul valore degli immobili detenuti da cittadini italiani nel Regno Unito.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame l'Onorevole interrogante, con riferimento all'imposta sul valore degli immobili situati all'estero (IVIE), fa presente come, in conseguenza dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, ai fini del calcolo dell'imposta dovuta sugli immobili posseduti in Gran Bretagna da cittadini italiani non si terrà più conto del valore catastale dell'immobile – come determinato ai fini della «Council Tax» – ma del costo di acquisto ovvero del valore di mercato dello stesso.
  L'Onorevole interrogante sottolinea, inoltre, come l'aumento improvviso ed esponenziale dell'imposta rappresenti un ingente danno per migliaia di contribuenti e risparmiatori italiani, in particolare per coloro che, avendo acquistato il bene prima del referendum del 2016, rischiano di rimanere vittime ignare della Brexit.
  Tanto premesso, l'interrogante chiede di sapere se si intendano adottare iniziative volte al mantenimento del valore catastale, definito dalla «Council Tax» britannica, per calcolare l'imposta sul valore sugli immobili situati all'estero dovuta dai cittadini italiani residenti o perlomeno per utilizzare il citato parametro in relazione agli immobili acquistati prima del recesso del Regno Unito dall'Unione europea.
  Al riguardo, sentiti i competenti Uffici dell'Amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue.
  In via preliminare, si evidenzia che ai sensi dell'articolo 19, commi 15 e 16 del decreto-legge n. 201 del 6 dicembre 2011 e della circolare dell'Agenzia delle entrate n. 28/E del 2 luglio 2012, il criterio del valore catastale per la determinazione della base imponibile dell'Ivie si applica solo agli immobili situati nei Paesi aderenti all'UE o allo Spazio Economico Europeo (SEE), che garantiscano un adeguato scambio di informazioni.
  Alla luce di tale quadro giuridico e considerata l'uscita del Regno Unito dall'UE, è stata dunque valutata la proposta di estendere il criterio del valore catastale a tutti i Paesi che consentano un adeguato scambio di informazioni a livello fiscale, indipendentemente dal fatto che appartengano all'Ue o aderiscano al SEE.
  Al riguardo, si rileva che, ai sensi dell'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 239 del 1° aprile 1996, come modificato dall'articolo 10 del decreto legislativo n. 147 del 14 settembre 2015, gli Stati che garantiscono un adeguato scambio di informazioni fiscali vengono inseriti in un'apposita lista (cosiddetta White List), periodicamente aggiornata e pubblicata con decreto ministeriale.
  Il Regno Unito risulta attualmente incluso nella White List italiana, di cui all'articolo 1 del decreto ministeriale 4 settembre 1996.
  Tuttavia, l'inserimento nella suddetta White List non costituisce una base giuridica idonea ai fini dell'applicazione di una diversa base di calcolo dell'Ivie, in quanto i Paesi in essa inclusi non sono tenuti ad assicurare un adeguato scambio di specifiche informazioni a fini fiscali sugli immobili situati all'estero (esempio scambio di informazioni sui valori catastali che permetterebbero di verificare la correttezza della determinazione della base dell'Ivie).
  Con specifico riferimento al Regno Unito, la Convenzione sullo scambio di informazioni, siglata con l'Italia, prevede all'articolo 27 che lo scambio tra autorità competenti riguardi solo «le informazioni necessarie per applicare le disposizioni della Convenzione o quelle delle leggi interne degli Stati contraenti relative alle imposte Pag. 449previste dalla Convenzione», con esclusione dunque delle «imposte di ogni genere e denominazione, prelevate per conto degli Stati contraenti; delle loro suddivisioni politiche e amministrative o dei loro enti locali».
  Inoltre, la Convenzione contro le doppie imposizioni, firmata con il Regno Unito il 21 ottobre 1998, in vigore dal 31 dicembre 1990, trova applicazione solo con riguardo alle imposte sui redditi (per l'Italia, quindi, IRPEF, IRES e IRAP e per il Regno Unito le imposte sul reddito, sulle società, sugli utili di capitale, sul reddito derivante dal petrolio).
  Ne consegue che, attualmente, alla stregua del diritto internazionale vigente, il Regno Unito, pur essendo incluso nella White List italiana, non è tenuto allo specifico scambio di informazioni relative all'imposta Ivie. Tanto rappresenta valido presupposto affinché l'Ivie sia calcolata sulla base del valore di mercato dell'immobile.
  Circa l'assoggettamento ad Ivie commisurata ai valori catastali degli immobili, tale novità richiederebbe una modifica normativa la quale potrebbe essere oggetto di valutazioni in futuri provvedimenti legislativi.

Pag. 450

ALLEGATO 5

5-07730 Cancelleri: Chiarimenti relativi alla normativa sui crediti di imposta in favore delle imprese operanti nel settore del noleggio delle imbarcazioni da diporto.

TESTO DELLA RISPOSTA

  Con il documento in esame l'Onorevole interrogante chiede chiarimenti interpretativi in ordine al credito d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno di cui all'articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge n. 208 del 2015.
  In particolare, l'Onorevole interrogante evidenzia che, nell'ultimo anno, sono emerse non poche segnalazioni da parte delle società operanti nel settore del noleggio in relaziona a una impostazione interpretativa dell'Agenzia delle entrate che esclude, dalle agevolazioni in esame, l'acquisto delle imbarcazioni da diporto nuove partendo dall'assunto che «le imbarcazioni da diporto non possono essere ricomprese nella voce B.II.2 dell'attivo dello stato patrimoniale “Impianti, macchinari e attrezzature varie” ovvero nella voce B.II.3 “Attrezzature industriali e commerciali” – ammesse all'agevolazione – ma debbano farsi rientrare nella voce B.II.4 “Altri beni”, categoria, invece, esclusa dalle agevolazioni».
  L'interrogante rileva che un siffatto approccio classificatorio ha generato non pochi dubbi per le società di noleggio delle imbarcazioni da diporto e, pertanto, chiede di sapere quali iniziative si intendano adottare per chiarire l'ambito applicativo del menzionato credito di imposta con riguardo alle imprese, operanti nel settore del noleggio delle imbarcazioni da diporto e ubicate nelle aree del Sud, che provvedano all'acquisto di nuove imbarcazioni.
  Al riguardo, sentiti i competenti Uffici dell'Amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue.
  L'articolo 1, comma 98, della citata legge n. 208 del 2015 (come da ultimo modificato dall'articolo 1, comma 175, legge 30 dicembre 2021, n. 234) riconosce un credito di imposta a favore delle imprese che «effettuano l'acquisizione dei beni strumentali nuovi indicati nel comma 99, destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, della Regione siciliana e delle regioni Sardegna e Molise, ammissibili alle deroghe previste dall'articolo 107, paragrafo 3, lettera a), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e nelle zone assistite della regione Abruzzo, ammissibili alle deroghe previste dall'articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027».
  Il credito d'imposta è riconosciuto nella misura massima consentita dalla Carta degli aiuti a finalità regionale pro tempore vigente (cfr. la Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020 C(2014) 6424 final del 16 settembre 2014, come modificata dalla decisione C(2016) 5938 final del 23 settembre 2016 e Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027 C(2021) 8655 final del 2 dicembre 2021).
  Con riferimento all'individuazione dei beni agevolabili, si evidenzia che il comma 99 dell'articolo 1 della legge n. 208 del 2015, nel definire l'ambito oggettivo di applicazione dell'agevolazione, dispone che sono agevolabili gli investimenti «facenti parte di un progetto di investimento iniziale, come definito all'articolo 2, punti 49, 50 e 51 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, relativi all'acquisto di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio».
  Si rappresenta, inoltre, che l'articolo 13 del citato regolamento (UE) n. 651/2014, «Campo di applicazione degli aiuti a finalitàPag. 451 regionale», a cui la legge istitutiva del credito d'imposta in oggetto rinvia, prevede l'esclusione dalle agevolazioni in argomento dei settori «Trasporti e relative infrastrutture» e «costruzione navale».
  Le attività svolte dalle imprese di noleggio di imbarcazioni, dunque, devono essere valutate, caso per caso, al fine di stabilire se si sia in presenza di soggetti operanti nei settori esclusi dalla disciplina agevolativa, tenuto conto delle regole unionali in materia di aiuti di Stato.
  Tanto premesso, occorre precisare, in via preliminare che, a differenza della disciplina attuale, la norma introduttiva dell'analogo credito d'imposta – per acquisizione di beni strumentali nuovi in aree svantaggiate, introdotto dall'articolo 1, commi da 271 a 279, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 – faceva esplicito riferimento ai beni «classificabili nell'attivo dello stato patrimoniale di cui al primo comma, voci B.II.2 e B.II.3, dell'articolo 2424 del codice civile», vale a dire ai beni classificati come «Impianti e macchinario» nello schema di Stato Patrimoniale previsto dall'articolo 2424 (voce B.II.2) e come «Attrezzature industriali e commerciali» (voce B.II.3).
  Ai fini dell'individuazione dei beni agevolabili, occorre fare riferimento ai chiarimenti forniti nella circolare n. 38/E del 2008 dell'Agenzia delle entrate che esclude dall'agevolazione tutti i beni classificati in voci di bilancio diverse da quelle sopra riportate – come i beni iscritti nella voce residuale B.II.4 «Altri beni» attribuendo, in sostanza, rilevanza alla corretta classificazione contabile di tali beni in applicazione di quanto previsto dai principi contabili in materia di immobilizzazioni materiali.
  Alla luce di quanto sopra, dunque, i beni di cui si tratta – ferma restando la sussistenza di tutti gli ulteriori requisiti per l'accesso all'agevolazione de qua – sono considerati agevolabili qualora, sulla base dei corretti principi contabili, risultino classificati nelle predette voci rilevanti (voci B.II.2 e B.II.3 dell'articolo 2424 del codice civile).