CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 5 agosto 2020
422.
XVIII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Trasporti, poste e telecomunicazioni (IX)
ALLEGATO

ALLEGATO 1

5-03029 Novelli: Iniziative urgenti per assicurare la copertura di rete nel territorio delle province del Friuli-Venezia Giulia.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

  L'Onorevole interrogante denuncia l'assenza di segnale telefonico mobile degli operatori italiani in diverse località del Friuli Venezia Giulia, chiedendo contestualmente di adottare iniziative, anche di natura normativa, finalizzate alla copertura da parte degli operatori telefonici delle così dette zone a «fallimento di mercato».
  In via preliminare, rappresento che le reti di comunicazione sono fondamentali per lo sviluppo del Paese, come pure la creazione di una infrastruttura digitale nazionale che assicuri al nostro Paese di raggiungere l'obiettivo europeo di una società digitale pienamente inclusiva, sulla quale prioritaria è l'attenzione del Governo.
  A riguardo, occorre richiamare l'articolo 82 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (anche detto Decreto Cura Italia), convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, con il quale è stato stabilito che «Le imprese che svolgono attività di fornitura di reti e servizi di comunicazioni elettroniche [...] intraprendono misure e svolgono ogni utile iniziativa atta a potenziare le infrastrutture e a garantire il funzionamento delle reti e l'operatività e continuità dei servizi» (comma 2) e «soddisfano qualsiasi richiesta ragionevole di miglioramento della capacità di rete e della qualità del servizio da parte degli utenti, dando priorità alle richieste provenienti dalle strutture e dai settori ritenuti “prioritari” dall'unità di emergenza della Presidenza del Consiglio dei ministri o dalle unità di crisi regionale» (comma 4).
  Ne consegue che la problematica è stata oggetto di particolare attenzione del Governo durante l'emergenza sanitaria da Covid-19, al fine di trovare una soluzione volta a migliorare qualitativamente e quantitativamente il funzionamento del servizio telefonico su tutto il territorio nazionale.
  Ciò premesso, specificamente alla criticità sollevata dall'Onorevole interrogante, sono stati contattati i principali operatori telefonici, ai quali è stato chiesto di compiere le necessarie verifiche. A fronte di tale sollecitazione, essi hanno risposto che la richiesta fa riferimento a un territorio molto vasto, che rende pertanto difficile, in tempi ristretti, la ricerca puntuale del disservizio da parte dei gruppi di lavoro che si occupano di questo tipo di analisi sul territorio.
  Sul punto è stata interpellata anche l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), la quale rappresenta quanto segue.
  In premessa, l'Autorità richiama la sua intensa attività di vigilanza, effettuata su segnalazione di diversi piccoli Comuni italiani, circa disservizi nell'accesso alla rete telefonica da postazione fissa e mobile, sollecitando gli operatori ad assolvere agli obblighi di copertura previsti, i quali però non includono l'intero territorio italiano.
  In particolare, sulla questione sottoposta all'interesse del Ministero dello sviluppo economico, l'AGCOM riferisce di aver gestito circa 40 segnalazioni negli ultimi due anni.
  In data 26 luglio 2018, l'Autorità ha ricevuto una nota da parte dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani Pag. 54(Uncem) relativa a numerosi disservizi nella ricezione del segnale per la telefonia mobile nelle aree montane, rilevati dagli Enti locali nelle Alpi e negli Appennini. L'Uncem sottolinea infatti come la totale assenza di segnale nelle aree montane comprometta i servizi di pubblica utilità legati alla rete di telefonia mobile, incida sulla sicurezza delle persone e spinga i turisti a preferire altri luoghi.
  A seguito di tale segnalazione, l'Autorità si è prontamente attivata in data 9 agosto 2018, richiedendo ai principali operatori della telefonia mobile di fornire con la massima sollecitudine indicazioni su come intendessero dare riscontro alle doglianze e alle richieste dell'Uncem.
  L'operatore Wind Tre ha risposto, comunicando di aver contattato i rappresentanti di Uncem per analizzare ove fossero localizzate le aree montane a copertura cellulare più problematica. L'Uncem conferma che Wind Tre ha effettivamente operato un monitoraggio on-line rivolto a tutti i Comuni interessati.
  Inoltre, lo stesso operatore ha poi rappresentato all'AGCOM che la copertura delle zone montane più remote presenta difficoltà tecniche ed economiche che non sempre possono essere superate dal singolo operatore radiomobile, ma richiederebbero un ruolo attivo degli Enti locali ed auspicabilmente della società Infratel Italia per assicurare l'approvvigionamento di energia elettrica e delle strutture porta-antenna e per il backhauling, nonché per assicurare la disponibilità di aree idonee.
  L'operatore TIM ha risposto, comunicando che nei prossimi anni andrà a potenziare gli impianti già esistenti e a realizzare un numero consistente di nuovi impianti.
  L'AGCOM fa poi riferimento ad una seconda segnalazione da parte dell'Uncem, datata 15 ottobre 2019, contenente l'elenco dei Comuni italiani ove il segnale telefonico è assente o insufficiente.
  Da allora l'AGCOM ha attivato contatti e solleciti verso tutti gli operatori coinvolti al fine di giungere alla risoluzione delle problematiche riscontrate.
  L'Autorità ha inoltre preso parte al Comitato Banda Ultralarga presieduto dal Ministro per rinnovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, volto a identificare i Comuni e i relativi indirizzi civici privi di connettività e a proporre possibili rapide soluzioni di intervento per portare una connettività in grado di sostenere anche applicazioni funzionali al lavoro a distanza.
  A fronte di un'analisi di dettaglio, risulterebbe che, dei 1278 comuni italiani in cui sono presenti civici non connessi, in 138 Comuni la percentuale di civici «No Internet» è superiore al 20 per cento dei civici totali (circa 126.000 civici). In 204 Comuni, invece è superiore al 10 per cento. Tra questi, solo in 46 Comuni vi è totale assenza di copertura da postazione fissa. In particolare, 139 Comuni dei 204 considerati, ossia circa il 70 per cento, risultano classificati come montani, ove la superficie comunale risulta prevalentemente attestata ad un'altitudine superiore ai 600/700 metri; il restante 30 per cento è costituito invece da Comuni in collina.
  Incrociando tali dati di copertura fissa con quelli relativi alla copertura mobile e considerando i 138 Comuni con percentuale di civici «No Internet» superiore al 20 per cento, emerge che in 46 di questi Comuni la copertura mobile risulta inferiore all'80 per cento del territorio. Se si considerano più restrittivamente i Comuni «No internet» come quelli in cui esiste una quota percentuale di civici privi di connessione fissa o mobile maggiore del 10 per cento, allora il numero di Comuni che presentano una copertura mobile inferiore all'80 per cento del territorio arriva a 73.
  Sono stati comparati poi questi dati con le circa 1.200 segnalazioni dell'Uncem: ebbene, queste ultime fanno riferimento ad assenza di segnale mobile rilevata in aree afferenti a circa 635 Comuni o frazioni di Comuni, passi alpini, strade statali e provinciali di collegamento, ma si tratta di aree che non corrispondono ad indirizzi civici di rete fissa.
  Per la risoluzione dei problemi da parte degli operatori, dunque, risulta necessario Pag. 55identificare i siti specifici dove è necessario un intervento di urgenza, e solo dopo si possono valutare gli interventi alternativi per garantire la connettività: rete satellitare, rete FWA, oppure rete FTTH. Si consideri, inoltre, che buona parte del territorio dei Comuni in parola è identificata come «aree bianche», dove la società Open Fiber sta realizzando una rete FTTH o FWA sussidiata.

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ALLEGATO 2

5-02769 Butti: Iniziative urgenti per assicurare lo sviluppo della tecnologia 5G.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

  Ringrazio gli Onorevoli interroganti per l'interrogazione sottoposta all'attenzione del Ministero dello sviluppo economico.
  Le telecomunicazioni rappresentano un settore strategico che sta vivendo delle grandi trasformazioni ed è indubbio che l'Italia debba giocare, anche in questo campo, un ruolo centrale in Europa.
  Nell'ambito del processo di sviluppo capillare delle reti di nuova generazione giova, peraltro, rilevare che ci troviamo in un momento cruciale di passaggio dalla fase dei progetti pilota avviata dall'Italia sin dal 2017 e conclusasi lo scorso mese di giugno, al lancio di servizi commerciali da parte degli operatori che hanno investito e stanno investendo ingenti risorse finanziarie per lo sviluppo delle nuove reti, in particolare quelle in tecnologia 5G, le quali costituiranno la base su cui poggeranno gran parte delle attività socio-economiche dei prossimi anni.
  L'assetto dello spettro radio elettrico è stato riorganizzato con l'adozione del nuovo Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze (PNRF 2018), secondo gli accordi internazionali ed europei, per consentire lo sviluppo delle nuove tecnologie, che prevedono, tra l'altro, la riduzione della banda destinata alle trasmissioni televisive a favore dei nuovi sviluppi delle reti di comunicazione 5G. Per la concreta assegnazione delle frequenze, è stato quindi approvato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, il 7 febbraio 2019, il nuovo Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze (PNAF), come previsto dalla legge di bilancio per il 2019. Con decreto 5 ottobre 2018 il Ministero dello sviluppo economico ha, inoltre, approvato il Nuovo Piano nazionale di ripartizione delle frequenze per favorire la transizione verso la tecnologia 5G. Successivamente, sono state svolte e concluse, precisamente in data 2 ottobre 2018, le gare per l'assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze per il 5G.
  Il forte interesse degli operatori per lo sviluppo del 5G ha portato anche all'avvio di progetti pilota privati che si sono affiancate alle sperimentazioni ufficiali del Ministero dello sviluppo economico, in particolare in tema di sicurezza delle infrastrutture stradali e smart road. I 5 progetti pilota avviati dal Mise con bando pubblico sono stati realizzati nelle città di Bari, L'Aquila, Matera, Milano e Prato e, come sopra detto, il 30 giugno scorso si sono concluse le attività di test con i primi dati sugli use case.
  Il MISE ha creato, quindi, tutte le condizioni per il lancio commerciale dei servizi 5G prestando una particolare attenzione alla tutela degli interessi strategici nazionali attraverso una normativa ad hoc che garantisca la sicurezza delle nuove reti.
  È indubbio altresì che in tale fase occorra un lavoro di sistema, ossia un'ampia cooperazione tra il settore pubblico e quello privato, con l'obiettivo di garantire lo sviluppo della tecnologia, da un lato, e la sicurezza delle nuove reti, dall'altro.
  Giova rilevare, infatti, che agli indubbi benefici che l'evoluzione verso le reti di quinta generazione porteranno per il sistema Paese, si affiancano tuttavia problematiche connesse alla complessità e pervasività di tali reti. La flessibilità architetturale delle reti 5G rende, pertanto, la Pag. 57sicurezza un tema veramente complesso da gestire, in quanto le relative architetture saranno composte da una pluralità di segmenti che vanno dall'accesso radio alla rete core, e con una vastità di terminali che svolgono funzioni sempre più complesse; quindi avremo un insieme molto ampio di elementi che presenteranno diversi aspetti di vulnerabilità. Ciò impone, dunque, l'individuazione di strategie per il controllo della filiera delle forniture di prodotti e sistemi che gli operatori di comunicazione elettronica utilizzano.
  Al fine di ridurre tali rischi, è stato previsto un nuovo framework legale per gli operatori che intendono impiegare apparati e utilizzare servizi per le reti 5G forniti da soggetti di provenienza extra-UE.
  È importante sottolineare che, nell'ambito dei poteri nel settore 5G, l'articolo 1 del decreto-legge n. 22 del 2019 ha introdotto disposizioni specifiche in tema di poteri speciali inerenti le reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G.
  In proposito, si osserva che il nuovo articolo 1-bis del decreto-legge n. 21 del 2012, inserito con il citato decreto-legge, qualifica i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G quali attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale, ai fini dell'esercizio dei poteri speciali. Viene, dunque, stabilito l'assoggettamento a notifica per i contratti o gli accordi, qualora siano conclusi con soggetti esterni all'Unione europea, che abbiano ad oggetto l'acquisto di beni o servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti inerenti i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G; altresì soggette a notifica sono le acquisizioni di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione.
  Tale previsione è finalizzata all'eventuale esercizio del potere di veto o all'imposizione di specifiche prescrizioni o condizioni. Le notifiche devono essere inviate al CSIRT (Computer Security Incident Response Team), istituito in seno al DIS con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 agosto 2019 ed inserito in un apposito network europeo.
  A tal riguardo, si specifica altresì che sono oggetto di valutazione anche gli elementi indicanti la presenza di fattori di vulnerabilità che potrebbero compromettere l'integrità e la sicurezza sia delle reti sia dei dati che vi transitano.
  Si evidenzia, tra l'altro, che il decreto-legge 105 del 21 settembre 2019 «Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica» (convertito con modificazioni dalla legge 18 novembre 2019, n. 133), subordina l'esercizio dei poteri speciali all'esito delle verifiche effettuate dal Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale (CVCN) istituito presso il MiSE per le attività di valutazione tecnica di sicurezza informatica.
  In tale contesto il MISE rappresenta l'Amministrazione che – nell'ambito del Gruppo di Coordinamento – è competente per l'istruttoria delle notifiche presentate dagli operatori ai sensi del citato decreto-legge, avvalendosi delle competenze tecniche di un gruppo informale del quale fanno parte esperti provenienti dalle diverse Amministrazioni che siedono nel Tavolo di Coordinamento. Ove ritenuto opportuno, una serie di possibili prescrizioni per l'operatore notificante, anche queste concordate nell'ambito del gruppo tecnico informale, finalizzate a ridurre il rischio derivante dall'installazione delle apparecchiature oggetto della notifica, sono fornite al Gruppo di Coordinamento che propone l'esito dell'istruttoria al Consiglio dei ministri per l'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con le determinazioni finali. La verifica del rispetto delle prescrizioni è affidata ad un Comitato di Monitoraggio istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 settembre 2019.
  Le prescrizioni rivolte ai soggetti notificanti sono riconducibili a due principali tipologie che fanno riferimento ad aspetti relativi alla politica ed alla gestione della Pag. 58sicurezza, da un lato; e ad aspetti di carattere più propriamente tecnico, dall'altro. A queste si aggiungono ulteriori prescrizioni derivanti dal «Toolbox» di misure di sicurezza per il 5G adottato in ambito europeo nel quadro dell'attuazione delle previsioni della Raccomandazione (UE) 2019/534 della Commissione del 26 marzo 2019 «Cibersicurezza delle reti 5G».
  Invero, appare evidente l'importanza di tener conto dei collegamenti tra il 5G come fattore tecnologico abilitante, ed aspetti come l'intelligenza artificiale, l'utilizzo dei big data e il ruolo degli algoritmi, la cibersicurezza e, sotto il profilo infrastrutturale, le connessioni in banda larga, a loro volta indispensabili per assicurare l'adeguato sviluppo delle tecnologie 5G. In tal senso, ricordo le mozioni approvate il 16 luglio scorso in Assemblea Camera (tra i co-firmatari c’è anche l'Onorevole Interrogante), con le quali il Governo è stato chiamato ad assumere taluni impegni in merito alle iniziative a sostegno del settore delle telecomunicazioni e per l'efficienza e la sicurezza delle reti di comunicazione elettronica.
  In conclusione, il Governo conferma la centralità della tematica dello sviluppo del 5G, in un contesto che vede un rafforzato impegno sull'accelerazione delle infrastrutture ultraveloci nella piena consapevolezza dei vantaggi economici e sociali della trasformazione digitale direttamente legati alle dimensioni delle reti, anche in considerazione dell'esperienza vissuta da tutti i cittadini nel corso dell'emergenza sanitaria da Covid-19.

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ALLEGATO 3

5-02744 Berardini: Realizzazione del Numero di emergenza Unico Europeo (NUE).

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

  Come afferma l'onorevole interrogante, la prima normativa europea relativamente al Numero di emergenza Unico Europeo è stata adottata con Decisione 91/396/CEE del 29 luglio 1991. Giova ricordare che il servizio viene però effettivamente disciplinato solo con la Direttiva 2002/22/CE del 7 marzo 2002, (direttiva servizio universale) e dalla connessa raccomandazione C 2657 del 2003, recepite nell'ordinamento nazionale con il decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259 recante «Codice delle comunicazioni elettroniche». La citata direttiva resta la normativa europea di riferimento fino all'adozione del nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni elettroniche, stabilito dalla Direttiva (UE) 2018/1972, il cui recepimento in Italia è previsto entro il mese di dicembre 2020.
  Inoltre, come correttamente ricorda l'Onorevole interrogante, l'Italia ha subito sul tema una procedura di infrazione la cui chiusura è stata possibile con l'adozione di una soluzione transitoria, assicurata attraverso le Centrali operative dell'Arma dei Carabinieri, ed una soluzione a regime con la realizzazione di un sistema basato su due livelli di risposta, il primo per la ricezione della chiamata e il secondo per la gestione dell'intervento.
  Con decreto legislativo 28 maggio 2012, n. 70 sono state poi apportate modifiche al Codice delle comunicazioni elettroniche, in attuazione delle direttive 2009/140/CE, in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica, e 2009/136/CE in materia di trattamento dei dati personali e tutela della vita privata. In particolare, è stato inserito l'articolo 75-bis recante «Disposizioni per favorire l'attuazione del numero di emergenza unico europeo» ed è stato novellato l'articolo 76, ora recante «Servizi di emergenza e numero di emergenza unico europeo».
  Dopo un periodo di sperimentazione, con legge delega 7 agosto 2015, n. 124, è stata disposta l'istituzione del numero unico europeo 112 su tutto il territorio nazionale, con centrali operative da realizzare in ambito regionale, secondo le modalità definite con i protocolli d'intesa adottati ai sensi dell'articolo 75-bis del citato Codice delle comunicazioni elettroniche (articolo 8.1.a).
  In conformità con quanto determinato dalla Commissione consultiva di cui all'articolo 75-bis del citato Codice delle comunicazioni elettroniche, l'attuazione del Servizio NUE 112 avviene secondo le modalità definite con i Protocolli d'Intesa di volta in volta sottoscritti tra il Ministero dell'interno e le regioni interessate.
  Il modello prevede la realizzazione di Centrali Uniche di Risposta (CUR), dove confluiscono tutte le chiamate di soccorso, che poi vengono trasferite all'Ente preposto alla gestione della specifica emergenza (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Emergenza Sanitaria). In attesa della realizzazione su tutto il territorio nazionale delle CUR, il Servizio NUE 112 è comunque assicurato dalle Centrali operative dell'Arma dei Carabinieri.
  Per tutte le chiamate dirette al Numero Unico Europeo 112 è disponibile la modalità « network based», che consente la localizzazione del chiamante attraverso informazioni provenienti dalla cella telefonica Pag. 60e sulla base di un'interrogazione al Centro Elaborazione Dati Interforze del Ministero dell'interno.
  La citata modalità di localizzazione è stata attuata in Italia a seguito dell'emanazione del Decreto del Ministero delle Comunicazioni del 22 gennaio 2008 e del Decreto del ministero dello sviluppo economico del 12 novembre 2009, ed è disponibile per tutte le numerazioni di emergenza, indipendentemente dal modello di risposta alle chiamate di emergenza.
  Tale modalità è conforme al dettato della citata Direttiva 2002/22/CE, in quanto in grado di corrispondere a tutti i requisiti ivi richiesti, tra i quali la gratuità per il chiamante, la possibilità di chiamare ed essere localizzati anche per chiamate da terminale sprovvisto di SIM, ovvero anche in assenza di credito telefonico e la garanzia del funzionamento in roaming internazionale.
  L'estensione dell'area in cui si individua l'ubicazione di colui che chiama il Numero Unico Europeo 112, dipende dalla densità delle stazioni radio base, dall'area di copertura della cella e dalla funzionalità della rete. Tale sistema, tuttavia, è attualmente l'unico che può localizzare qualsiasi telefono mobile di ogni generazione e tutti i chiamanti il cui dispositivo mobile non ha in dotazione una scheda SIM. Inoltre, il dettato normativo, che impone la gratuità del servizio di emergenza, obbliga di fatto gli operatori di telefonia a fornire i dati di localizzazione senza oneri a carico del chiamante.
  La localizzazione « network based» presenta però alcuni limiti in termini di precisione. Al fine di migliorare la precisione delle informazioni sulla localizzazione dei chiamanti e dunque la qualità del servizio, il Ministero dell'interno ha avviato una valutazione tecnica delle varie soluzioni percorribili, primo tra tutti, il sistema Advanced Mobile Location (AML), richiamato dall'Onorevole interrogante, che permette ad uno smartphone di riconoscere una chiamata ad un numero di emergenza, attivare in autonomia il GPS e inviare automaticamente le coordinate geografiche ai servizi di soccorso via SMS, in modo piuttosto preciso.
  La sperimentazione italiana del sistema AML si è svolta nel quadro del progetto europeo Help112. Nell'aprile 2019, ad esito degli approfondimenti di carattere tecnico, la Commissione Consultiva di sopra richiamata ha espresso parere favorevole al potenziamento hardware e software dell'infrastruttura di localizzazione NUE 112, al fine di affiancare, alla localizzazione « network based», una localizzazione di tipo «terminal based», secondo la modalità definita dal sistema AML.
  Va precisato che la localizzazione cosiddetta « handset based» – della quale la modalità definita Advanced Mobile Location è una modalità attuativa, implementata con la denominazione Emergency Location Service (ELS) da Google nel proprio sistema operativo per terminali mobili denominato Android – è prevista per la prima volta dalla normativa europea nella Direttiva 2018/1972/ attualmente in fase di recepimento in Italia.
  La richiamata Direttiva (UE) 2018/1972 di prossimo recepimento prevede che i singoli Stati membri provvedano affinché le informazioni sulla localizzazione del chiamante siano messe a disposizione del centro di raccolta delle chiamate di emergenza più adatto senza indugio dopo che è stata stabilita la connessione della comunicazione di emergenza. Esse comprendono le informazioni sulla localizzazione basata sulla rete [ossia « network based»] e, ove disponibili, le informazioni sulla localizzazione del chiamante derivanti dai dispositivi mobili [ossia « handset based»] (articolo 109).
  La modalità di localizzazione AML ad oggi è attiva in Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito, Slovenia, coprendo così poco meno del 24 per cento della popolazione dell'Unione europea.
  Per quanto concerne l'Italia, la piena funzionalità della localizzazione AML è prevista entro la fine del 2020.
  Si osserva altresì che il Ministero dell'interno e il Ministero dello sviluppo economico Pag. 61hanno avviato lavori assieme ai principali soggetti coinvolti, tra i quali Ced Interforze, Gestori Telefonici, Google ed Apple. Nell'ambito di tali lavori si è convenuto sull'opportunità di utilizzare il numero «43112» quale numero ove far confluire gli SMS relativi alla nuova soluzione di localizzazione AML.
  A tal fine, il Ministero dello sviluppo economico ha richiesto all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) una valutazione sull'ipotesi di definire la numerazione 43112 quale numero di pubblica utilità rendendolo disponibile al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per l'impiego nel servizio di localizzazione del chiamante il numero di emergenza europeo 112NUE all'interno della nuova soluzione AML, oltre che per gli indicati possibili futuri sviluppi.
  Ai fini della valutazione richiesta, l'AGCOM ha interpellato gli operatori di rete mobile gli operatori mobili virtuali infrastrutturati i titolari dei sistemi operativi dei terminali mobili Apple e Google, la European Emergency Number Association (EENA). Durante l'audizione sono state affrontate problematiche afferenti all'adattamento degli attuali sistemi di fatturazione, al fine di contemplare la necessità di inviare SMS di soccorso in assenza di credito, nonché afferenti all'interconnessione ai fini dell'inoltro degli SMS al centro servizi deputato e alla gestione degli SMS dai terminali in roaming internazionale.
  A seguito di tale confronto, in data 25 ottobre 2019, l'AGCOM ha trasmesso al Ministero dello sviluppo economico il parere, nel quale ha rilevato che l'assegnazione del numero 43112 come numero di pubblica utilità andrà adottata con successiva delibera, atteso che si dovrà procedere in difformità con quanto previsto dal vigente Piano di Numerazione Nazionale, laddove i numeri di pubblica utilità rientrano tra i codici in decade 1. Occorrerà, pertanto, ad avviso dell'Autorità, una ulteriore riflessione sulle ragioni sottostanti alla scelta del codice 43112, suggerendo, altresì, di valutare l'opportunità di prendere in considerazione, anche l'uso di una normale numerazione mobile (+39.3xxxxxxxxx), oppure altra tecnica che consenta di gestire SIM straniere.
  A valle di queste considerazioni, l'AGCOM ha concluso rilevando che la «assegnazione del codice scelto (43112) come numero di pubblica utilità potrà essere effettuata qualora dalla fase sperimentale si confermi l'uso di detta numerazione, o di altra numerazione ritenuta più opportuna, tenuto conto delle avvertenze sopra riportate».
  In conclusione, rappresento che ad oggi si stanno tenendo le riunioni tecniche con i soggetti interessati, al fine di definire le numerazioni da utilizzare in funzione delle diverse casistiche che si intende supportare, ferma restando la competenza del Ministero dell'interno ai sensi della normativa richiamata.

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ALLEGATO 4

5-03339 Ficara: Rispetto della normativa vigente da parte della società Open Fiber nella realizzazione dei lavori per la posa di infrastrutture digitali nelle infrastrutture stradali, a tutela della sicurezza dei cittadini.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

  L'onorevole interrogante fa riferimento al Piano Banda Ultra Larga (BUL) e – specificamente – lamenta la non corretta esecuzione dei lavori di ripristino da parte di Open Fiber, a seguito degli scavi per posa della fibra ottica, in alcuni comuni del territorio nazionale.
  In via preliminare, occorre ricordare che, con decisione finale del 30 giugno 2016, la Commissione europea ha approvato il regime di aiuti di Stato relativo alla «Strategia Banda Ultralarga» italiana.
  In data 11 febbraio 2016, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dello sviluppo economico, le Regioni e le Province Autonome italiane, ai sensi della delibera CIPE 6 agosto 2015, n. 65, hanno stipulato un «Accordo quadro per lo sviluppo della banda ultralarga sul territorio nazionale verso gli obiettivi EU2020», con il quale hanno convenuto di destinare a tali interventi risorse nazionali e risorse comunitarie, previste nell'ambito della programmazione dei fondi strutturali, indicate nei Programmi Operativi Regionali.
  In data 3 aprile 2019 la Commissione europea ha approvato definitivamente il «grande progetto nazionale banda ultra larga – Aree bianche» per un costo ammissibile pari a 941 milioni di euro.
  Come correttamente indicato dall'Interrogante, il soggetto attuatore dell'intervento è Infratel Italia S.p.a., società controllata da Invitalia S.p.a. e vigilata dal Ministero dello sviluppo economico. La società aggiudicataria dei bandi di gara pubblicati da Infratel nelle «Aree bianche» è Open Fiber ed è l'attuale concessionaria per la costruzione, manutenzione e gestione della rete BUL nei territori interessati.
  Il decreto 1o ottobre 2013, emanato dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, cui si fa riferimento nell'atto in discussione, afferisce alle modalità di posa delle infrastrutture digitali, ovvero le infrastrutture per le telecomunicazioni a banda larga ed ultralarga e le relative modalità di ripristino, lungo tutte le strade ricadenti nell'intero territorio nazionale, in ambito urbano ed extraurbano.
  Tale decreto riguarda la rete stradale di interesse nazionale, gestita da ANAS S.p.a. e da diversi concessionari autostradali, nonché la rete stradale gestita dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni; a tal proposito, si rappresenta che in data 26 settembre 2013 il provvedimento ha acquisito l'intesa in sede di Conferenza Unificata.
  Il decreto prevede che la posa delle infrastrutture digitali possa avvenire attraverso differenti metodologie di scavo, introducendo accanto allo scavo tradizionale metodologie di scavo a limitato impatto ambientale (perforazione orizzontale e mini-trincea) che favoriscono la rapidità delle operazioni di posa dell'infrastruttura digitale sul territorio.
  Il decreto, in funzione delle diverse metodologie di scavo, prevede specifiche tecniche differenziate tra l'ambito urbano ed extraurbano e per i diversi tipi di infrastruttura stradale, nel rispetto dell'esigenza di contenere le aree di ripristino Pag. 63della infrastruttura stradale stessa, anche al fine di non gravare di eccessivi oneri le operazioni di installazione delle infrastrutture digitali.
  Al fine di contemperare lo sviluppo digitale con l'esigenza di preservare la sicurezza stradale della circolazione, sia durante i lavori sia per tutta la vita utile della infrastruttura stradale, il decreto prevede opportune misure di salvaguardia dell'infrastruttura stradale stessa. Le infrastrutture digitali dovranno essere installate nel rispetto di quanto disciplinato nel Nuovo Codice della Strada e nel Regolamento di esecuzione ed attuazione del Nuovo Codice della Strada e successive modifiche e integrazioni, con particolare riferimento alle disposizioni relative alla regolarità e sicurezza della circolazione stradale ed alla tutela dell'infrastruttura stradale.
  Si segnala, altresì, che recenti misure di semplificazione per l'innovazione sono state previste nel decreto-legge n. 135 del 2018, convertito nella legge n. 12 del 2019 recante «Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione», per accelerare il rilascio delle autorizzazioni, in particolare per le attività di scavo a basso impatto ambientale.
  In tal senso, le modifiche apportate dal decreto-legge n. 76 del 2020 del 16 luglio 2020, con particolare riferimento all'articolo 38 recante «Misure di semplificazione per reti e servizi di comunicazioni elettroniche», hanno introdotto modifiche che consentono di ampliare la casistica in cui è previsto l'utilizzo di tecniche di scavo innovative a basso impatto ambientale, che comporterebbe vantaggi non solo in termini di minore invasività degli interventi di costruzione della rete sulle strade interessate dai lavori, ma anche in termini di velocità nell'esecuzione delle opere.
  In generale, per imprimere un'effettiva accelerazione alla indispensabile «chiusura dei cantieri» completati, il Consiglio di Amministrazione di Infratel Italia in data 26 maggio ha approvato (ai sensi del «Codice appalti») una procedura negoziata per l'affidamento di incarico per «verifiche in corso d'opera» di impianti in fibra ottica, con l'obiettivo di selezionare professionisti qualificati per l'attività di controllo dei cantieri Open Fiber.
  Per far fronte alla situazione emergenziale determinata dall'emergenza sanitaria da Covid-19 e, più in generale, per consentire un'accelerazione nell'attuazione del piano BUL, infine, Infratel ha introdotto, nel rispetto della concessione e delle norme dell'ordinamento generale, significative misure di semplificazione che dovrebbero rendere più agevole la conclusione dei lavori da parte del concessionario. In particolare, mi preme ricordare le misure di collaudo con geo-coding automatico e di cosiddetto «collaudo agile».
  Per migliorare i processi di progettazione e collaudo dei lavori sono stati altresì avviati dei gruppi di lavoro congiunti Infratel Italia – Open Fiber. I gruppi di lavoro hanno concordato alcune iniziative, tra le quali, per le attività di collaudo, è stata anche condivisa una modalità di monitoraggio delle criticità che ostacolano il completamento dei lavori ed impediscono l'esecuzione dei collaudi. Mentre, per le attività di progettazione, è stato condiviso con Open Fiber un software sviluppato da Infratel Italia per automatizzare le verifiche di conformità dei progetti alle norme tecniche di progettazione ed ai target di copertura previsti nei Comuni oggetto di intervento.
  Nello specifico della questione posta dall'Onorevole Interrogante, si rappresenta che la società Open Fiber sta operando – nei comuni segnalati – esclusivamente con risorse proprie, in qualità di operatore privato e non utilizzando il finanziamento pubblico destinato alle cosiddette «aree bianche», aree individuate come «a fallimento di mercato», quale concessionario all'esito di procedure di gara avviate dalla società in-house del Ministero dello sviluppo economico.
  Si ritiene, pertanto, che la verifica della correttezza delle operazioni di scavo e ripristino per la posa delle infrastrutture digitali nelle sedi stradali dei suddetti comuni non rientri nelle competenze della società Infratel S.p.A., quanto piuttosto in Pag. 64quelle degli enti gestori delle strade interessate dai lavori. Allo stesso modo, si rappresenta che eventuali iniziative per un controllo generalizzato sulla conformità dei lavori per la posa di infrastrutture digitali nelle sedi stradali alle prescrizioni del cosiddetto «decreto scavi», non rientrano strettamente nelle competenze del MiSE ma concernono anche le competenze di altre Amministrazioni.
  Tuttavia, giova sottolineare la necessità di giungere in tempi rapidi alla creazione di una infrastruttura digitale nazionale, che assicuri al sistema Paese di superare i divari tecnologici esistenti e raggiungere l'obiettivo europeo di una società digitale pienamente inclusiva, nel pieno rispetto, in ogni caso, delle regole previste anche al fine di tutelare la sicurezza dei cittadini e dei territori interessati dall'opera.

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ALLEGATO 5

5-03446 Rizzetto: Iniziative urgenti per evitare la chiusura degli uffici postali di Gretta e Servola, rioni di Trieste, da parte di Poste italiane.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA

  L'Onorevole interrogante fa riferimento alla carenza di personale in molti uffici postali del Paese e all'imminente chiusura degli uffici di Gretta e Servola negli omonimi quartieri di Trieste.
  Sul punto è stata interpellata direttamente la società Poste Italiane, la quale ha rappresentato quanto segue.
  L'Azienda riferisce di mettere in campo, ogni anno, un volume importante di azioni di Politiche Attive del lavoro al fine di garantire il riequilibrio dell'organico a seguito delle fisiologiche dinamiche di turn-over del personale; non a caso, il personale applicato attualmente presso gli uffici postali risulta complessivamente coerente con il fabbisogno rilevato.
  Poste riferisce inoltre che, solamente nel corso del 2019, sono state effettuate circa 1.500 assunzioni da mercato esterno per figure di sportello e di sala consulenza, che circa 1.000 risorse interne sono state destinate prevalentemente alle attività cosiddetta di sportello e che sono state effettuate oltre 500 trasformazioni di contratti da part-time a full-time. Inoltre, a far data da gennaio 2020, sono state realizzate ulteriori 590 assunzioni provenienti dal mercato esterno per figure di sportello e di sala consulenza, mentre ulteriori 300 ingressi sono stati destinati allo sportello da altre funzioni aziendali. Sempre da gennaio 2020, sono state effettuate ulteriori 540 trasformazioni di contratti da part-time a full-time.
  In particolare, l'Azienda sottolinea che, a partire da settembre 2020 e a seguito dell'Accordo sindacale sottoscritto in data 29 luglio 2020, sono stati definiti ulteriori 1.150 ingressi dal mercato esterno per figure di sportello e di sala consulenza, 480 ingressi da altre funzioni aziendali e 440 trasformazioni di contratti da part-time a full-time.
  Per quanto riguarda invece prestazioni lavorative quali gli straordinari e i distacchi, richiamati dall'Onorevole interrogante, Poste fa ricorso a tali leve esclusivamente per compensare carenze improvvise di personale, quali le malattie. Il ricorso agli straordinari e ai distacchi avrebbe dunque carattere non strutturale.   Per quello che riguarda specificamente il lavoro straordinario, Poste Italiane riferisce che il ricorso a questo strumento nel corso del 2019 è risultato inferiore al budget messo a disposizione dall'Azienda.
  Quanto alla razionalizzazione degli uffici postali, si richiama l'impegno illustrato da Poste Italiane verso i piccoli Comuni in occasione dell'evento «Sindaci d'Italia», tenutosi a Roma il 28 ottobre 2019: in primo luogo, la scelta di non chiudere più gli uffici postali nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, in discontinuità con il precedente orientamento; in secondo luogo, la realizzazione di interventi infrastrutturali e di accordi per la fornitura di servizi in modo capillare. In molti piccoli Comuni sono state abbattute le barriere architettoniche, è stato esteso il servizio di wi-fi gratuito e sono stati installati nuovi sportelli automatici ATM Postamat. Sportelli automatici sono stati aperti anche in alcuni Comuni storicamente privi di uffici postali e sono stati attivati accordi con i tabaccai per la fornitura di alcuni servizi.
  Il Piano di rimodulazioni di Poste Italiane, peraltro, investirebbe solo alcuni uffici postali collocati nelle grandi aree Pag. 66urbane. Esso al contempo ha ampliato i canali di offerta dei servizi anche grazie ad accordi che prevedono l'utilizzo di reti terze, come quelle dei tabaccai, per facilitare la consegna e la spedizione degli invii postali, e in generale al potenziamento della rete Punto Poste, che prevede dei Punti di ritiro (attività commerciali che offrono i servizi di ritiro e spedizione pacchi) e Locker (punti self-service con orari di apertura estesi). Queste soluzioni vanno ad aggiungersi alle modalità digitali disponibili sul web (Postaonline, Postedeliveryweb e ritiro digitale).
  I criteri di chiusura degli uffici postali sono infatti molto stringenti: riguardano solo città con numero di abitanti superiore a centomila, uffici postali con esiguo numero di operazioni giornaliere, adeguamento ai processi di trasformazione urbana che negli ultimi decenni hanno coinvolto il territorio. Nessun ufficio postale viene peraltro chiuso senza una preventiva condivisione con le competenti autorità comunali.
  Tali iniziative riguardano anche la città di Trieste. A tale scopo, in costanza del dialogo aperto con le istituzioni locali ed al fine di rappresentare le motivazioni sottese agli interventi previsti, lo scorso 9 ottobre, i rappresentanti di Poste Italiane hanno incontrato il Sindaco di Trieste, il quale, prendendo atto del Piano di Poste, ha manifestato la sua generale condivisione al progetto di chiusura degli uffici postali proposti dall'Azienda.
  Lo scorso 14 gennaio si è svolto un secondo incontro con il sindaco di Trieste, in occasione del quale l'Amministrazione comunale ha mutato la sua posizione. Conseguentemente, Poste Italiane si è riservata di rivalutare le ipotesi formulate, al fine di proseguire il percorso di condivisione intrapreso con l'Amministrazione comunale, sospendendo al momento le iniziative di razionalizzazione previste.
  Ciò detto, si ricorda che il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha disposto il trasferimento all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) delle funzioni in materia di regolazione e vigilanza del settore postale, svolte precedentemente dal Ministero dello sviluppo economico. Spetta infatti all'AGCOM la «adozione di provvedimenti regolatori in materia di qualità e caratteristiche del servizio postale universale» prevista dall'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261. La suddetta Autorità ha regolamentato la presenza di Poste Italiane sul territorio nazionale con la delibera n. 342/14/CONS.
  Tutto ciò rappresentato, Poste Italiane sottolinea che le chiusure fanno parte di un progetto di razionalizzazione organizzativa che comporta, a partire dal 2020, a fronte delle stesse, la ricollocazione di alcuni uffici in zone che presentano caratteristiche tali da ritenere necessario e profittevole – per il territorio, per gli utenti e per l'Azienda stessa – la presenza di un ufficio postale, senza mai perdere di vista il fine di un costante miglioramento del servizio al Cliente e investendo contestualmente nell'ammodernamento della rete, nella formazione delle risorse e nello sviluppo di prodotti innovativi.
  Sarà impegno del Governo continuare a vigilare sull'operato della Società Poste Italiane affinché venga assicurata la tutela del servizio ai cittadini e garantito il rispetto dei diritti dei lavoratori.

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ALLEGATO 6

DL 83/2020: Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020. C. 2617 Governo.

PARERE APPROVATO

  La IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni),
   esaminato, per i profili di competenza, il disegno di legge di Conversione in legge del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 (C. 2617 Governo),
  esprime

PARERE FAVOREVOLE

  con la seguente osservazione:
   si valuti l'opportunità di disporre il differimento dell'obbligatorietà delle procedure prescritte dall'articolo 2 del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 98, per il rilascio del documento unico di circolazione (Duc), quale misura di sostegno e semplificazione per cittadini ed imprese del settore.