TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 429 di Mercoledì 18 novembre 2020

 
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   TARTAGLIONE, GELMINI e OCCHIUTO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la seconda ondata della pandemia da Covid-19 sta mettendo a dura prova il nostro Servizio sanitario nazionale, e specialmente nelle regioni più vulnerabili e carenti dal punto di vista dell'assistenza sanitaria ospedaliera e territoriale, quali quelle del Mezzogiorno, dove si scontano le croniche carenze di questi territori quali la mancanza di personale sanitario e le strutture spesso inadeguate;

   a soffrire maggiormente sono proprio le regioni sottoposte a piano di rientro dal disavanzo sanitario, come la Calabria, così come il Molise, anch'essa commissariata e sprovvista di un vero e proprio centro Covid, con strutture ospedaliere ormai vicine al collasso, che si trovano anche a dover assistere pazienti provenienti dalle regioni limitrofe;

   nella regione Molise, che conta 300 mila abitanti, nei soli ultimi 15 giorni si sono contati 32 decessi, e nel solo ospedale Cardarelli di Campobasso, quattro-cinque medici devono gestire oltre sessanta ricoverati per Covid-19;

   con il decreto-legge n. 14 del 2020, il Governo ha previsto misure di potenziamento della rete di assistenza territoriale finalizzate a consentire alle regioni di fornire un'adeguata assistenza sanitaria ai propri cittadini;

   detta finalità, tuttavia, rischia di essere vanificata nella regione Molise, con conseguente grave pregiudizio per l'intera popolazione regionale, dalla nomina da parte del Governo del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario molisano, attribuendo le relative funzioni ad un soggetto diverso dal presidente della regione ed assegnando allo stesso tutti i compiti connessi all'organizzazione della rete assistenziale;

   in conseguenza di ciò, rientrerebbe nei compiti della struttura commissariale anche l'adozione delle misure previste dal citato decreto-legge e volte all'immediato potenziamento della rete assistenziale;

   appare evidente che, in questa situazione emergenziale straordinaria, l'attribuzione a soggetti esterni all'amministrazione regionale delle funzioni sopra indicate è destinata a creare conflitti di competenza tra la struttura commissariale e il presidente della regione;

   l'evoluzione della situazione emergenziale ha reso ancor più evidente la necessità di un pronto intervento governativo in assenza del quale risulta impossibile, di fatto, dare attuazione nella regione Molise alle misure ipotizzate a livello statale per fronteggiare l'emergenza –:

   quali iniziative urgenti si intendano adottare per dare soluzione alle suddette criticità, colmare le carenze del sistema sanitario molisano e scongiurare ritardi e rischi di inefficienza nella gestione dell'emergenza e nell'organizzazione dell'assistenza sanitaria territoriale nella regione Molise e in tutte le regioni del centro-sud ormai prossime al collasso.
(3-01915)

(17 novembre 2020)

   BENAMATI, BONOMO, GAVINO MANCA, NARDI, SOVERINI, ZARDINI, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI e FIANO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   il comparto dell'acciaio è un settore strategico per la manifattura nazionale e la siderurgia italiana è la seconda siderurgia europea, prima nell'uso del forno elettrico e nel recupero del rottame, con oltre 200.000 dipendenti diretti e indiretti e 40 miliardi di euro di fatturato, di cui oltre un terzo diretto alle esportazioni;

   lo sforzo che Governo e Parlamento hanno posto in essere, sia prima dell'epidemia sia ora, con l'impegno di forti risorse per assicurare continuità a occupazione e produzione, è risultato determinante ma ancora non risolutivo per il sostegno e il rilancio del settore dell'acciaio e per la ripresa della produzione dell'impianto ArcelorMittal di Taranto, il più grande stabilimento siderurgico d'Europa, asset fondamentale per il settore e per le filiere italiane che fanno uso dell'acciaio: sin dal commissariamento dello stabilimento ex-Ilva ci si è battuti per far sì che la produzione rimanesse in loco, convinti che si può produrre rispettando l'ambiente e la salute delle persone e garantire all'Italia una produzione siderurgica che non sia solo legata a prodotti di base, ma anche a quelli ad alto valore aggiunto raggiungendo altresì una graduale decarbonizzazione della produzione stessa;

   rimane ancora incerta la volontà di ArcelorMittal di investire per l'ammodernamento impiantistico e l'ambientalizzazione dello stabilimento di Taranto, la cui produzione segna per il 2020 un livello fermo a 3,2 milioni di tonnellate, con diversi impianti fermi e quasi l'intera forza lavoro in cassa integrazione: si è ben distanti dalle previsioni del piano industriale originario che prevedeva una produzione a regime di 8 milioni di tonnellate con il conseguente impiego della totalità della forza lavoro;

   tale situazione di incertezza perdura da giugno 2020 quando ArcelorMittal ha presentato un piano industriale con più di 3 mila esuberi e difforme rispetto a quanto stabilito nell'accordo del 4 marzo 2020: in quell'occasione il Governo ha respinto il piano della società circa il futuro dello stabilimento di Taranto, suscitando forte preoccupazione nelle maestranze. Ormai da settimane si registrano proteste e allarmi da parte delle organizzazioni sindacali e negli ultimi giorni si sono susseguiti manifestazioni, scioperi e serrate, a Taranto e anche in altri stabilimenti ArcelorMittal, come quelli di Genova, Novi Ligure e Racconigi –:

   quali siano gli intendimenti del Governo per assicurare il rilancio della produzione dello stabilimento di Taranto e degli altri stabilimenti ex-Ilva ed accelerare l'attuazione del piano nazionale della siderurgia, elemento strategico del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
(3-01916)

(17 novembre 2020)

   EPIFANI, FORNARO e FRATOIANNI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   il 18 maggio 2020 l'amministratore delegato di Acciai Speciali Terni (Ast), Massimiliano Burelli, ha annunciato la decisione della ThyssenKrupp di mettere sul mercato l'azienda o di trovare una partnership per rimanere con quote di minoranza;

   i sindacati hanno denunciato come l'avvio di un processo di tale portata in una fase economica condizionata dalla pandemia da Covid-19 potesse essere molto rischiosa e hanno chiesto: la salvaguardia del sito integrato, delle produzioni, dell'assetto impiantistico e dei livelli occupazionali e salariali anche dell'indotto; l'individuazione di un player o di un partner di livello europeo o mondiale; la conferma degli investimenti programmati, a partire da quelli ambientali, e nuovi investimenti da destinare alla ricerca e all'innovazione. A livello istituzionale è stata sollecitata a più riprese un'interlocuzione fattiva tra la ThyssenKrupp e il Governo;

   il 28 maggio 2020, in una conference call convocata dal Ministero dello sviluppo economico, l'azienda ha confermato la manifestazione informale di interesse di quattro gruppi, annunciando che la procedura avrebbe avuto una durata presumibile di 9-12 mesi;

   il 21 ottobre 2020 c'è stata una nuova convocazione del Ministero dello sviluppo economico, in cui l'amministratore delegato di Ast si è reso disponibile ad un accordo ponte per la gestione della fase transitoria. Il Governo, da parte sua, ha annunciato una strategia nazionale per il settore siderurgico per rendere le produzioni italiane più competitive;

   il 30 ottobre 2020 e il 4 novembre 2020 si sono svolte due riunioni del tavolo negoziale tra l'amministratore delegato di Ast, i segretari territoriali dei sindacati e i delegati delle rappresentanze sindacali unitarie. L'azienda ha annunciato 20 milioni di euro per gli investimenti, di cui 7 milioni di euro per il completamento del progetto scorie. Per quanto riguarda i livelli occupazionali l'azienda ha confermato l'esubero strutturale di 31 impiegati amministrativi e l'intenzione di aprire una procedura di licenziamento collettivo incentivata, quando sarà superato il blocco dei licenziamenti. La forza lavoro annunciata dovrebbe essere di 2.300 dipendenti sociali;

   nel frattempo c'è stato un boom di ordini e nel mese di ottobre 2020 i forni dell'azienda hanno colato oltre 100 mila tonnellate di acciaio liquido, un record per l'ultimo quinquennio, ma la seconda fase della pandemia è stata particolarmente mordente e ha riportato difficoltà legate ai contagi dei dipendenti che hanno lavorato al massimo delle loro possibilità –:

   quale ruolo intenda assegnare ad Ast Terni, considerata la peculiarità di produzione di Acciai Speciali, all'interno del piano nazionale strategico siderurgico annunciato dal Governo in una logica comunitaria.
(3-01917)

(17 novembre 2020)

   LIBRANDI, D'ALESSANDRO, MORETTO, MOR e FREGOLENT. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   con il «decreto liquidità», convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, sono stati mobilitati 400 miliardi di euro per supportare le aziende in difficoltà a causa dell'emergenza coronavirus, di cui 200 miliardi di euro per le piccole e medie imprese (PIM) attraverso il Fondo di Garanzia per le PMI e 200 miliardi in favore delle grandi imprese tramite la società SACE Simest;

   al 10 novembre superano quota 101 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI, mentre, attraverso Garanzia Italia di SACE, i volumi dei prestiti garantiti raggiungono 16,6 miliardi di euro, su 896 richieste ricevute;

   i risultati positivi raggiunti dagli interventi del «decreto liquidità» rischiano di essere vanificati e insufficienti visto il nuovo rallentamento dovuta alla seconda ondata pandemica autunnale, che rischia di produrre effetti economici negativi fino alla primavera del 2021;

   secondo il 2° Barometro Censis-Commercialisti, sono 460.000 le piccole imprese italiane in crisi di liquidità e a rischio chiusura nel 2021, l'11,5 per cento del totale, per un fatturato complessivo di 80 miliardi di euro e quasi un milione di posti di lavoro;

   secondo la Banca centrale europea circa il 20 per cento delle imprese italiane potrebbe essere a rischio fallimento per via della carenza di liquidità, causata dalle misure di chiusura e contenimento del virus, in assenza di politiche di sostegno;

   nel rapporto «L'economia delle regioni italiane», la Banca d'Italia stima che 12,4 per cento delle imprese italiane potrebbe trovarsi in una situazione di insufficienza patrimoniale alla fine dell'anno;

   i piani di ammortamento dei prestiti contratti nella prima fase pandemica non erano parametrati rispetto ad una crisi così lunga e molte imprese, soprattutto le più grandi, segnalano la necessità di prolungarne la durata da 6 ad almeno 10 anni, anche considerando che in molti casi i tassi applicati su questo genere di prestiti sono risultati superiori a quelli di mercato, oltre che gravati dalla commissione di SACE Simest;

   risulta urgente intervenire per garantire liquidità immediata alle imprese italiane, con nuove misure o estendendo quelle già esistenti, oppure permettendo di rimodularne la durata nel tempo a interessi invariati –:

   se il Ministro interrogato abbia adottato o intenda adottare nuove iniziative per supportare l'accesso al credito e il bisogno di liquidità delle imprese italiane, al fine di tutelare il sistema economico, il tessuto produttivo e i posti di lavoro di milioni di lavoratori.
(3-01918)

(17 novembre 2020)

   LOLLOBRIGIDA, MELONI, ALBANO, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   un articolo del Sole 24 Ore del 17 novembre 2020 riporta l'allarme lanciato da Confesercenti, che rappresenta più di 350 mila piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi, dell'artigianato e della piccola industria, sul rischio di default per decine di migliaia di piccole e medie imprese che sarà determinato dall'entrata in vigore delle nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in default;

   in assenza di una proroga temporale da parte dell'Unione europea, infatti, il prossimo 1° gennaio entreranno in vigore i nuovi parametri, fissati dal Regolamento delegato (UE) 2018/171 della Commissione del 19 ottobre 2017, della soglia di rilevanza per il sistema bancario, rendendoli ancora più stringenti rispetto a quelli adottati in questi anni dalle banche italiane;

   di conseguenza le imprese, pur mantenendo invariata la situazione debitoria, potrebbero improvvisamente ritrovarsi in una condizione di default, posto che in base ai nuovi parametri sarà sufficiente un arretrato di novanta giorni relativamente a un importo superiore all'1 per cento dell'esposizione totale verso l'istituto di credito per classificare la stessa impresa come insolvente, che, quindi, potrà essere ritenuta tale anche a fronte di un debito molto esiguo;

   Confesercenti stima le piccole e medie imprese a rischio in quarantaduemila, un numero enorme che avrà conseguenze drammatiche anche in termini occupazionali;

   attualmente è prevista per il 30 gennaio 2021 la fine delle moratorie fiscali disposte per tamponare la crisi determinata dalla pandemia da Covid-19 e, stando alla denuncia di Confesercenti, la ripresa di quei versamenti sarà dirimente rispetto all'esposizione debitoria di un primo blocco di circa quindicimila aziende che sinora sono riuscite a mantenere i conti in equilibrio nonostante la crisi grazie proprio alla sospensione dei pagamenti;

   nonostante l'imminente entrata in vigore delle nuove norme il Governo non sembra essere impegnato nella ricerca di soluzioni che possano agevolare le imprese –:

   in che modo intenda intervenire, per quanto di competenza, e tenuto conto che della questione va investita anche l'Unione europea, rispetto alle problematiche sollevate in premessa e, in particolare, per sostenere le piccole e medie imprese, e, con esse, una parte fondamentale del tessuto produttivo nazionale.
(3-01919)

(17 novembre 2020)

   MOLINARI, SASSO, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FIORINI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GARAVAGLIA, GASTALDI, GAVA, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GIORGETTI, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUIDESI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, LUCENTINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MATURI, MINARDO, MOLTENI, MORELLI, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLIN, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   è palesemente evidente secondo gli interroganti l'assoluto caos in cui versa il mondo della scuola dallo scoppio della pandemia e, ancora più lampante, l'incapacità e l'inadeguatezza di questa maggioranza governativa nel dare risposte concrete ed efficienti a docenti, alunni e famiglie;

   a titolo di esempio, si rileva che altri Paesi europei al momento in condizioni peggiori dell'Italia, pur adottando misure restrittive e nuovi lockdown per fronteggiare la cosiddetta «seconda ondata», non hanno previsto la chiusura di scuole ed università, piuttosto, le hanno messe in sicurezza;

   il Governo, invece, anziché promuovere l'installazione di termoscanner all'ingresso e potenziare il servizio di trasporto pubblico, intervenendo con un aumento delle corse nelle fasce orarie utilizzate da alunni e insegnanti, o pianificare la redistribuzione degli alunni per evitare le «classi-pollaio», ha preferito sprecare energie e risorse sui banchi a rotelle, molti dei quali, peraltro, in consegna presso gli istituti in questi giorni di sospensione delle lezioni e didattica a distanza obbligatoria;

   l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020, infatti, ha previsto la didattica a distanza al 100 per cento per le scuole secondarie di secondo grado in tutto il territorio nazionale, ovvero anche nelle zone cosiddette «gialle», mentre è estesa anche alle classi di seconda e terza media per le zone cosiddette «rosse»;

   molti territori del Paese, da Nord a Sud, ancora oggi non sono raggiunti dalla fibra, con l'inevitabile conseguenza dell'impossibilità di seguire per gli alunni – e tenere per i docenti – una lezione per 30/ 40 minuti senza interruzioni e sconnessioni;

   la totale assenza del Governo nel garantire a famiglie e istituti la necessaria dotazione, incluse le infrastrutture tecnologiche, per una didattica a distanza totale, evidenzia come, a nove mesi dall'inizio della pandemia, l'emergenza epidemiologica in correlazione alla scuola è affrontata in maniera approssimativa e occasionale, senza alcuna strategia di medio-lungo periodo;

   toccante è la lettera aperta al Ministro interrogato di una mamma di due bambini frequentanti le elementari in un piccolo paesino in provincia di Torino (Rosta), nella quale, esprimendo tutto «lo stremo, la stanchezza ed il disgusto» per il sistema, chiede dove sia finito l'interesse per la crescita dei nostri figli –:

   come intenda garantire tempestivamente a famiglie e istituti – ad oggi ancora privi – la strumentazione informatica e di rete necessaria per la didattica a distanza e se non convenga sull'opportunità di rivedere la spesa impegnata per l'acquisto dei banchi a rotelle, al fine di reindirizzarla al potenziamento delle piattaforme e della relativa connettività di rete e della fornitura di tablet e pc.
(3-01920)

(17 novembre 2020)

   VACCA, CASA, BELLA, CARBONARO, CIMINO, DEL SESTO, IORIO, MARIANI, MELICCHIO, RICCIARDI, TESTAMENTO, TUZI e VALENTE. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   la gravissima situazione pandemica che ha investito l'Italia ha messo a dura prova il sistema scolastico e formativo nazionale introducendo, obtorto collo, nuove metodologie di insegnamento basate prioritariamente sulle didattiche innovative digitali;

   l'ondata di marzo 2020 ha costretto alle chiusure delle scuole e all'avvio della didattica digitale a distanza, diverse, però, sono state le criticità evidenziate pur nello sforzo comune di docenti, dirigenti, amministrazione e famiglie di collaborare alla piena efficacia di un sistema sostanzialmente nuovo;

   le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione definiscono le modalità di realizzazione della didattica digitale integrata, in un equilibrato bilanciamento tra attività sincrone e asincrone, anche perseguendo quanto preventivamente indicato nelle linee guida della didattica digitale integrata pubblicate dal Ministero dell'istruzione;

   la didattica digitale integrata, intesa come metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, è rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di secondo grado, come modalità didattica complementare che integra la tradizionale esperienza di scuola in presenza, nonché, in caso di nuovo lockdown, anche agli alunni di tutti i gradi di scuola;

   da allora l'amministrazione ha attivato molteplici iniziative formative rispetto alle nuove tecnologie anche investendo ingenti risorse a tale scopo, anche al fine di non disperdere tutte le cognizioni e le competenze acquisite nei periodi di sospensione delle attività didattiche in presenza –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato abbia posto e porrà in essere al fine di pianificare percorsi formativi sulla didattica digitale integrata, quali siano le risorse investite e quanti i docenti coinvolti.
(3-01921)

(17 novembre 2020)

   FUSACCHIA e LATTANZIO. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   in data 2 novembre 2020 la Camera, con la risoluzione n. 6-00148, ha impegnato il Governo «a garantire, nelle aree territoriali in cui la soglia dell'indice Rt non risulti fuori controllo, la didattica in presenza, con particolare riferimento ai nidi, alle scuole per l'infanzia, alla scuola primaria e secondaria di primo grado»;

   in data 3 novembre 2020 è stato emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che prevedeva la suddivisione del territorio nazionale in tre tipologie di aree a seconda dello scenario epidemiologico. Secondo tale normativa, su tutto il territorio nazionale le attività delle secondarie di secondo grado si svolgono tramite il ricorso alla didattica digitale integrata, mentre nelle scuole di altro ordine e grado si prosegue con l'insegnamento in presenza. Tuttavia, nelle aree caratterizzate da uno scenario di «massima gravità e da un livello di rischio alto», restano in presenza solamente la scuola dell'infanzia, i servizi educativi per l'infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado, utilizzando quindi la didattica a distanza per gli ultimi due anni di scuola secondaria di primo grado;

   alcune regioni hanno tuttavia disposto diversamente tramite ordinanze: Calabria e Campania, zone rosse, hanno disposto la sospensione in presenza di tutte le attività scolastiche di ogni ordine e grado salvo recentissime parziali rivalutazioni della Campania; in Basilicata, zona arancione, è stata disposta la sospensione delle attività didattiche in presenza per tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado; in Puglia, zona arancione, i genitori possono scegliere, per la primaria e secondaria di primo grado, la didattica a distanza o in presenza; in Umbria, zona arancione, è stata confermata la didattica a distanza anche per le secondarie di primo grado;

   l'attività in presenza nelle scuole è cruciale ai fini educativi, come pure per il pieno e corretto sviluppo dei bambini e per il loro benessere psico-fisico;

   l'emergenza epidemiologica continuerà a protrarsi per un periodo la cui durata non è ancora prevedibile, ed è quindi fondamentale assicurare che le scuole restino aperte e che siano tutte attrezzate perché possano tornare ad operare in presenza in sicurezza –:

   quali iniziative di competenza il Governo stia ponendo in essere per scongiurare ulteriori chiusure incoerenti con la generale impostazione nazionale e come intenda programmare la riapertura delle scuole chiuse non appena questo sarà possibile in un modo che assicuri maggiore capacità di resilienza complessiva del sistema scolastico e quindi la didattica in presenza.
(3-01922)

(17 novembre 2020)