Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Affari Comunitari
Titolo: L'agenda globale per lo sviluppo sostenibile
Serie: Documentazione e ricerche   Numero: 89
Data: 04/11/2020
Organi della Camera: XIV Unione Europea

 

 

Camera dei deputati

XVIII LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione e ricerche

L’agenda globale per lo sviluppo sostenibile

Quinta edizione

 

 

 

 

 

 

n. 89

 

 

 

Novembre 2020

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Affari comunitari

( 066760-9409 – * st_affari_comunitari@camera.it   @CD_affaricomunitari

 

 

 

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File: UE0017

 


INDICE

 

Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. 3

§  La visione globale e lo stato dell'arte. 6

Attuazione, monitoraggio e controllo dell'Agenda e degli SDGs. 11

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. 17

L'Agenda 2030 e l'Unione europea. 55

§  I progressi dell'UE verso gli SDGs. 97

L’agenda 2030 e l’Italia. 107

§  I progressi dell'Italia verso gli SDGs. 130

Il Rapporto ONU e l'SGDs Summit 2019: lo stato di attuazione dell'Agenda 2030 nel mondo  161

L’impatto della pandemia da Covid-19 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile nelle stime ONU, ISTAT e ASviS.. 179

 

 

 


Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

 

 

L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d'azione globale, di portata e rilevanza senza precedenti, finalizzato a sradicare la povertà, proteggere il pianeta e garantire la prosperità e la pace, adottato all'unanimità dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con la risoluzione 70/1  del 15 settembre 2015, intitolata: "Trasformare il nostro mondo. L'Agenda per lo sviluppo sostenibile".

 

Essa comprende 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile - Sustainable Development Goals, SDGs –, che gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030, articolati a loro volta in 169 ‘target' o traguardi specifici, tra loro interconnessi e indivisibili, che costituiscono il nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo sostenibile, inteso come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri, armonizzando a tal fine le tre dimensioni della crescita economica, dell'inclusione sociale e della tutela dell'ambiente.

 

 

L'Agenda e i correlati SDGs, entrati in vigore a livello internazionale il 1° gennaio del 2016, mirano a completare ciò che gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals - MDGs), che avevano orientato l'azione internazionale di supporto allo sviluppo nel periodo 2000-2015, non sono riusciti a realizzare (qui il link al report finale), a partire dalla eliminazione della povertà in tutte le sue forme e dimensioni, che unitamente alla lotta al cambiamento climatico, è considerata la più grande sfida globale.

 

Dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ai nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio hanno contribuito a sollevare le condizioni di vita di più di un miliardo di persone e consentito di compiere miglioramenti significativi in numerose aree. Il progresso non è stato però uguale ovunque e ha registrato ritardi, specialmente nei paesi meno sviluppati in Africa, in quelli senza sbocco sul mare e nei piccoli stati insulari in via di sviluppo, ove alcuni obiettivi non sono stati raggiunti, soprattutto in relazione alla salute della madre, del neonato e del bambino, e alla salute riproduttiva.

La nuova Agenda globale non intende, tuttavia, solo portare a compimento e incrementare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio: oltre a perseguire priorità come la sconfitta della fame e della povertà, la tutela della salute, la promozione dell'educazione e della sicurezza alimentare, essa stabilisce una serie di ulteriori obiettivi economici, sociali e ambientali di carattere puntuale, che spaziano dall'agricoltura al turismo sostenibile, dall'energia alle innovazioni tecnologiche, dall'occupazione giovanile ai fenomeni migratori, dal diritto all'acqua potabile alle infrastrutture e alla sostenibilità degli insediamenti urbani, ponendo un'attenzione particolare sulla salvaguardia dei diversi ecosistemi e della biodiversità; mira, inoltre, a promuovere società più aperte, tolleranti e pacifiche e fissa, in modo articolato, le modalità per la sua attuazione, anche attraverso un deciso rafforzamento della partnership globale per lo sviluppo sostenibile.

Il carattere innovativo dell'Agenda 2030 e dei nuovi SGDs risiede proprio nel superamento dell'idea di sostenibilità come questione a carattere unicamente ambientale e nell'affermazione di una visione olistica dello sviluppo, che bilancia le sue tre dimensioni - economica, sociale ed ambientale - fornendo un modello ambizioso di prosperità condivisa in un mondo sostenibile che si incardina sulle c.d. cinque P:

 

·         Persone: eliminare fame e povertà in tutte le forme e garantire dignità e uguaglianza;

·         Pianeta: proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazioni future

·         Prosperità: garantire vite prospere e piene, con un progresso economico, sociale e tecnologico in armonia con la natura;

·         Pace: promuovere società pacifiche, giuste e inclusive;

·         Partnership: implementare l'agenda attraverso solide partnership fondate su uno spirito di rafforzata solidarietà globale.

 

In questo quadro, l'Agenda 2030 stabilisce obiettivi globali, indivisibili e interconnessi, che mirano a creare una prosperità condivisa su un pianeta sano, pacifico e resiliente, in cui siano assicurati il rispetto universale per i diritti dell'uomo e la sua dignità, la giustizia, l'uguaglianza e la parità tra i sessi e garantita la coesione economica, sociale e territoriale. In tal senso, l'adozione dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile rappresenta a pieno titolo un evento storico, atteso che per la prima volta i leader mondiali si sono impegnati in una azione comune attraverso un'agenda politica vasta, ambiziosa e universale, dal carattere fortemente trasformativo, che sottende una precisa visione globale del nostro mondo di oggi, nonché una concezione innovativa del progresso fondata sul principio fondamentale del "leave no one behind".

Questo disegno è stato integrato, nello stesso anno in cui è stata adottata l'Agenda 2030, con l'approvazione di altri rilevanti accordi globali ad essa correlati: il piano d'azione di Addis Abeba della terza conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030 e l'Accordo di Parigi nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

 


 

La visione globale e lo stato dell'arte

Opportunità e minacce incombenti

L'Agenda 2030 muove dall'assunto dell'insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Essa esprime, inoltre, la consapevolezza di come la nostra epoca presenti al contempo grandi opportunità ed enormi sfide e di come, in particolare, la nostra generazione possa essere la prima che riesce a porre fine alla povertà, così come l'ultima ad avere invece la possibilità di salvare il pianeta.

 

Da un lato, infatti, negli ultimi decenni sono stati compiuti progressi significativi: milioni di persone sono uscite da una povertà estrema; l'accesso all'istruzione è notevolmente aumentato; la diffusione dei mezzi di comunicazione e d'informazione di massa e l'interconnessione globale, così come le sempre più avanzate scoperte scientifiche e tecnologiche, hanno consentito di accelerare il progresso dell'uomo e di sviluppare società basate sulla conoscenza.

 

Dall'altro lato, nonostante gli sforzi della comunità internazionale, miliardi di persone continuano ad essere private di una vita dignitosa; la disuguaglianza è in crescita sia fra i diversi paesi, sia all'interno degli stessi e permangono enormi differenze per ciò che concerne opportunità, ricchezza e potere, anche con riferimento alla disparità di genere.

 

I progressi compiuti sono, inoltre, messi a repentaglio da sempre più frequenti e violenti disastri naturali, dalla crescita vertiginosa dei conflitti, dal terrorismo, dalle crisi umanitarie e dallo sfollamento forzato delle popolazioni che ne consegue. L'esaurimento delle risorse naturali e gli impatti negativi del degrado ambientale, come la desertificazione, la siccità, la scarsità di acqua e la perdita della biodiversità, incrementano l'elenco delle minacce che l'umanità è chiamata a fronteggiare.

 

Il cambiamento climatico, tra queste, è una delle più insidiose, posto che il suo impatto negativo compromette le capacità degli Stati di attuare uno sviluppo sostenibile, mentre l'aumento della temperatura globale, l'innalzamento del livello dei mari, l'acidificazione degli oceani e altre conseguenze del climate change stanno mettendo seriamente a repentaglio le zone costiere e i paesi al di sotto del livello del mare, compresi molti paesi meno sviluppati e piccoli stati insulari in via di sviluppo, al punto che la sopravvivenza di molte società e dei sistemi di supporto biologico del pianeta è considerata a rischio.

 

 

Le sfide principali da affrontare

A dieci anni dal traguardo del 2030, il Rapporto ONU del 2019 dedicato agli Obiettivi di sviluppo sostenibile aveva evidenziato che, nonostante i progressi conseguiti in molteplici aree, vi fosse la necessità di azioni e politiche più rapide e ambiziose per realizzare la trasformazione economica e sociale necessaria al raggiungimento degli SDGs.

 

A richiedere interventi più urgenti erano soprattutto le aree legate alla lotta contro il cambiamento climatico e alle disuguaglianze.

 

Il Rapporto Onu evidenziava, in particolare, come nonostante la quota della popolazione globale che viveva in povertà estrema fosse scesa al 10% nel 2015 (rispetto al 16% del 2010 e al 36% del 1990), il mondo non si trovasse ancora sulla giusta rotta per porre fine alla povertà entro il 2030, considerato che, ad esempio, nel 2018 il 55% della popolazione globale non aveva accesso alla protezione sociale. Ancora lontano era l'obiettivo di sconfiggere la fame: dopo anni di declino, dal 2014 il numero di persone denutrite era persino tornato a crescere, passando da 784 milioni di individui nel 2015 a 821 milioni nel 2017, situate in maggior parte nell'Africa sub-Sahariana o nell'Asia meridionale, mentre nel mondo 785 milioni di persone continuavano a non avere accesso ad acqua potabile e 2 miliardi sono le persone che vivono in Paesi soggetti a forte stress idrico.

Permanevano, inoltre, notevoli disuguaglianze in termini di accesso alla salute e all'educazione.

 

Le sfide rimaste aperte apparivano dunque monumentali e richiedevano risposte più profonde, rapide e ambiziose e soluzioni integrate, per scatenare quella trasformazione sociale ed economica necessaria a raggiungere gli SDGs per il 2030.

A tal fine, il Rapporto evidenziava alcune linee direttrici che potessero determinare progressi significativi, quali, ad esempio, lo sviluppo della finanza sostenibile, l'ammodernamento delle istituzioni, un'efficace cooperazione internazionale e azione multilaterale, un miglior uso dei dati statistici e la valorizzazione della scienza, della tecnologia e dell'innovazione, con una maggior attenzione alla trasformazione digitale.

 

L’avvento nel 2020 della crisi sanitaria, economica e sociale derivante dalla pandemia da Covid-19 ha naturalmente mutato gli scenari, incidendo sulle politiche internazionali e nazionali per l’attuazione dell’Agenda 2030.

Nel Rapporto “Shared Responsability, Global Solidarity: Responding to the Socio-Economic Impacts of COVID 19”, presentato all’inizio di aprile 2020 dal Segretario Generale dell’ONU nel quadro delle iniziative volte a fare fronte all’emergenza della pandemia in corso, viene evidenziata la necessità di rilanciare le misure di cooperazione e di sostegno, in particolare in favore dei Paesi in via di sviluppo, al fine di mitigare gli effetti della pandemia ed evitare un arretramento sui diversi versanti  dello sviluppo sostenibile, nella consapevolezza che la severa crisi determinata dal COVID 19 potrebbe rivelarsi una crisi umanitaria a livello globale, che necessità in quanto tale di una maggiore solidarietà tra gli Stati.

Il Rapporto evidenziava come a seguito della pandemia globale che ha sconvolto il nostro pianeta, forte fosse la minaccia sui principali obiettivi di sviluppo sostenibile a causa di impoverimento, mancanza di cibo, chiusura delle scuole e pressione sanitaria, pur rilevando, al contempo, come la pandemia potesse diventare anche un'opportunità per trasformare la crisi in una ulteriore spinta al raggiungimento degli obiettivi, a partire da quello relativo a Salute e benessere (Goal 3).

 

Partendo dalla consapevolezza della necessità di affrontare tali molteplici sfide, nella sua ultime edizione, il Rapporto ONU 2020, pubblicato a luglio 2020, ha evidenziato come la crisi derivante la pandemia abbia posto ancor più l’accento sulla necessità di comprendere, gestire e mitigare gli effetti umani, sociali ed economici della pandemia attraverso dati e statistiche tempestivi, di qualità, aperti e disaggregati. Il Rapporto sottolinea, inoltre, la necessità di un'azione ambiziosa sul sentiero dello sviluppo sostenibile, a fronte degli sforzi finora compiuti e i progressi raggiunti a livello mondiale, che sembrano non sufficienti a condurre il cambiamento di cui abbiamo bisogno, e ciò mette a rischio la promessa dell’Agenda alle generazioni presenti e future: pur a fronte di un miglioramento sul piano della salute, soprattutto dei bambini, di un’estensione dell’accesso alla corrente elettrica e all’acqua potabile e di un aumento della rappresentanza femminile al governo, si evidenzia come tali passi in avanti siano stati controbilanciati altrove da una crescente insicurezza alimentare, dal deterioramento dell’ambiente naturale e da persistenti e pervasive disuguaglianze.

La pandemia causata dal COVID-19 si è trasformata rapidamente nella peggiore crisi umanitaria ed economica dei nostri tempi, diffondendosi in tutti i Paesi, con un altissimo tasso di mortalità: la crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti sta minacciando vite umane e mezzi di sussistenza, rendendo ancora più accidentato il cammino per il raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Il COVID-19 non ha avuto le stesse ripercussioni per tutti ed ha esacerbato ancor più le disuguaglianze e le ingiustizie preesistenti. A partire dai dati e dalle stime più recenti, il rapporto evidenzia che i soggetti maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia di COVID-19 sono i più poveri e i più vulnerabili: tra di essi rientrano bambini, anziani, persone con disabilità, migranti e rifugiati. Anche le donne stanno soffrendo in misura maggiore l’impatto della pandemia.

Il rapporto stima che, nel 2020, 71 milioni di persone precipiteranno nella povertà estrema; si tratterebbe del primo aumento della povertà globale dal 1998. I mancati redditi, la limitata protezione sociale e l’aumento dei prezzi sono indice del fatto che anche coloro che precedentemente si consideravano al sicuro potrebbero trovarsi a rischio povertà e fame.

Inoltre, la sottoccupazione e la disoccupazione, generate dalla crisi, rivelano che potrebbero esserne colpiti in misura significativa circa 1,6 miliardi di lavoratori già vulnerabili nell’economia informale – metà della forza lavoro globale –, i cui redditi si stima abbiano subito un crollo del 60 per cento nel primo mese della crisi.

Si sottolinea, altresì, che oltre un miliardo di abitanti dei quartieri poveri di tutto il mondo è fortemente a rischio a causa degli effetti del COVID-19, risentendo della mancanza di alloggi adeguati, dell’assenza di acqua corrente in casa, di servizi igienici ad uso comune, della scarsità o assenza di un sistema di gestione dei rifiuti, di trasporti pubblici sovraffollati e di un limitato accesso alle strutture sanitarie formali. Con l’aumento del numero di famiglie in condizioni di estrema povertà, i bambini che vivono in comunità povere e svantaggiate vanno incontro a un rischio molto più elevato di sfruttamento minorile, matrimonio precoce e tratta di minori. Vi è il rischio concreto che i progressi compiuti a livello mondiale per contrastare il lavoro minorile possano risultare vanificati per la prima volta in 20 anni.

Sono le donne, secondo il rapporto, ad aver subito l’impatto più pesante delle conseguenze della pandemia vi sono anche le donne e i bambini. L’interruzione dei servizi sanitari e di vaccinazione e l’accesso limitato ai servizi di alimentazione e nutrizione sono potenzialmente in grado di causare, nel 2020, centinaia di migliaia di nuovi decessi tra i bambini sotto i 5 anni e decine di migliaia di nuovi casi di mortalità materna. In molti Paesi vi è poi stata un’impennata delle denunce per violenza domestica contro donne e bambini.

Nelle valutazioni del rapporto, si evidenzia che la chiusura delle scuole ha tenuto lontano il 90 per cento degli studenti di tutto il mondo (1,57 miliardi) e impedito a oltre 370 milioni di bambini di usufruire del servizio di refezione scolastica su cui fanno affidamento. Inoltre, l’apprendimento a distanza è fuori dalla portata di molte persone, a causa dell’inaccessibilità ai computer e alla rete internet. Circa 70 Paesi hanno poi riportato interruzioni da moderate a gravi o una sospensione totale dei servizi di vaccinazione pediatrici nei mesi di marzo e aprile 2020.

Il rapporto mostra, inoltre, come il cambiamento climatico stia avvenendo più velocemente del previsto. Il 2019 ha rappresentato il secondo anno più caldo della storia e la fine del decennio più caldo (2010-2019) mai registrato. Nel frattempo, l’acidificazione degli oceani accelera; la degradazione del suolo continua; un elevato numero di specie è a rischio estinzione; e si confermano dominanti modelli di consumo e produzione non sostenibili.

 


Attuazione, monitoraggio e controllo
dell'Agenda e degli SDGs

L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite impegna tutti i Paesi a contribuire allo sforzo necessario a portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo.

 

I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e i relativi 169 sotto-obiettivi, oltre ad essere interconnessi ed indivisibili, sono di natura globale e universalmente applicabili.

Ciascun Paese è libero di decidere come questi obiettivi debbano essere incorporati nelle politiche e nei processi decisionali, definendo a tal fine una propria strategia nazionale di sviluppo sostenibile, i cui risultati dovranno essere rendicontati all'interno di un processo di monitoraggio e verifica del perseguimento degli SGDs coordinato dall'ONU e realizzato mediante un sofisticato panel di indicatori statistici globali individuati per misurare i singoli target.

 

Nondimeno, l'attuazione dell'Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell'informazione e della cultura, al fine di stimolare un'ampia mobilitazione verso la definizione di un nuovo modello di crescita sostenibile. In tale ambito si riconosce, in particolare, il ruolo fondamentale svolto dai Parlamenti nazionali attraverso la produzione normativa, l'adozione dei budget e la realizzazione efficace dei programmi.

 

La Strategia nazionale per lo Sviluppo Sostenibile

In Italia, il principale strumento di attuazione dell'Agenda 2030 è costituito dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile-SNSvS, approvata dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) il 22 dicembre 2017, nella quale sono definite le linee direttrici delle politiche economiche, sociali e ambientali finalizzate a raggiungere gli SDGs entro il 2030. La Strategia, che deve essere aggiornata dal Governo con cadenza almeno triennale, contiene una serie di scelte strategiche e obiettivi nazionali articolati all'interno di cinque aree speculari a quelle degli SGDs (Persone, Pianeta, Pace, Prosperità, Partnership), cui è associato un elenco preliminare di strumenti di attuazione individuati nel processo di consultazione istituzionale.

 

Il coordinamento delle azioni e delle politiche inerenti all'attuazione della strategia, cui concorrono politiche di competenza di numerosi Ministeri, è esercitato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, in raccordo, in primo luogo, con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per quanto concerne la dimensione interna, e con il Ministero degli affari esteri per ciò che riguarda la dimensione esterna. Al Ministero dell'economia e delle finanze è affidato il compito di raccordare l'attuazione della Strategia con i documenti di programmazione economico-finanziaria, in particolare il Piano Nazionale di Riforma (PNR), oltre che quello di presentare al Parlamento le valutazioni relative agli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES, su cui v. oltre), che hanno assunto una particolare valenza in relazione al conseguimento degli obiettivi dell'Agenda.

 

La Commissione nazionale per lo Sviluppo Sostenibile

Al fine di assicurare tale coordinamento, una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 marzo 2018 prevede l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di una «Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile» presieduta dal Presidente o da un suo delegato, e composta da ciascun Ministro, dai Presidenti della Conferenza delle Regioni, dell'Unione delle province d'Italia e dell'Associazione nazionale dei comuni italiani, o da loro delegati. Tra i compiti della Commissione – allo stato non ancora riunitasi - è prevista l'approvazione di una relazione annuale sull'attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, la cui predisposizione è coordinata dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della PCM. La Direttiva assegna alla Presidenza del Consiglio altresì il compito di assumere iniziative di informazione e comunicazione pubblica sull'importanza dell'Agenda 2030 e degli obiettivi da perseguire nell'ambito della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

 

La Cabina di Regia “Benessere Italia”

Più recentemente, il ruolo di coordinamento della Presidenza del Consiglio nell'attuazione della Strategia, anche con riferimento alla fase di monitoraggio e verifica dello stato di avanzamento verso gli obiettivi dell'Agenda 2030, risulta implementato in virtù dell'istituzione, con DPCM dell'11 giugno 2019, della Cabina di regia "Benessere Italia", organo tecnico-scientifico di supporto al Presidente del Consiglio con finalità di coordinamento istituzionale, politico, strategico e funzionale per l'attuazione delle politiche di benessere equo e solidale e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. L'organismo, riunitosi per la prima volta l'11 luglio 2019, è presieduto da un rappresentante nominato dal Presidente del Consiglio e composto da un rappresentante designato da ciascun Ministro; nel suo seno opera anche un Comitato di esperti, composto dai Presidenti dell'ISTAT, del CNR, dell'ISPRA e dell'INPS, nonché dal Portavoce dell'Alleanza nazionale italiana per lo Sviluppo sostenibile (ASviS) e da 4 esperti nominati dal Presidente del Consiglio. Tra le finalità della Cabina di regia inerenti all'Agenda 2030, si segnalano quelle di: coordinare e monitorare le attività specifiche dei Ministeri a sostegno dello sviluppo sostenibile; promuovere, potenziare e coordinare le politiche e le iniziative del Governo per l'attuazione della Strategia Nazionale, nell'ambito dell'Agenda 2030; coordinare il processo di armonizzazione degli indicatori di benessere e qualità della vita con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, al fine di individuare un unico, definito e rappresentativo set di indicatori da inserire nel ciclo di programmazione economica; assistere le Regioni, le Province autonome e gli Enti locali sui temi dello sviluppo sostenibile.

 

Le indagini conoscitive deliberate dalle Commissioni III e XIV della Camera dei deputati

Sul piano parlamentare, il monitoraggio del processo d'attuazione dell'Agenda globale, che investe le competenze di attori internazionali, nazionali e locali, fortemente sollecitato dagli organismi delle Nazioni Unite e dall'Unione interparlamentare, ha portato la III Commissione (Affari esteri) della Camera dei deputati a deliberare all'unanimità lo svolgimento di un'indagine conoscitiva sull'azione internazionale dell'Italia per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: l'efficacia del quadro normativo nazionale e del sistema italiano di cooperazione. Al fine di proseguire le attività istruttorie connesse alla citata indagine conoscitiva, in seno alla medesima Commissione è stato istituto un apposito Comitato permanente per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

In ragione della rilevanza assunta dalle politiche per la sostenibilità in ambito Ue, la XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ha deliberato, nella riunione del 10 dicembre 2019, lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulle politiche dell'Unione europea per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L'indagine è diretta ad approfondire i profili connessi alla formazione e attuazione delle politiche e degli atti dell'Unione europea adottati proprio ai fini della realizzazione degli obiettivi dell'Agenda 2030, sia sul versante delle procedure istituzionali – come nel caso della revisione del "Semestre europeo" – sia su quello delle politiche settoriali, al fine di valutare la conformità dell'ordinamento italiano agli obblighi discendenti dalla normativa dell'Unione con specifico riferimento a tale ambito.

 

Il monitoraggio dell'ISTAT

Un ruolo essenziale nel processo di monitoraggio nell'attuazione degli SDGs è svolto in Italia all'ISTAT, che ha assunto il compito di costruire l'informazione statistica necessaria al monitoraggio dell'Agenda 2030 per il nostro Paese, tenendo conto della lista di 244 indicatori (di cui 232 diversi) elaborati dalla United Nations Inter Agency Expert Group on SDGs (UN-IAEG-SDGs), che ha definito il quadro di riferimento statistico a livello mondiale. Pertanto, a partire da dicembre 2016, l'Istituto ha iniziato a rendere disponibili con cadenza semestrale gli indicatori per l'Italia sulla piattaforma informativa dedicata agli SDGs, accessibile dal suo sito istituzionale (www.istat.it). La piattaforma è attualmente popolata da 325 misure statistiche nazionali (di cui 296 diverse) che rispondono, spesso integrandola, alla domanda informativa che emerge da buona parte degli indicatori proposti dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite. L'Istituto ha inoltre pubblicato tre Rapporti sugli SDGs, l'ultimo dei quali nel maggio del 2020, che danno conto del posizionamento dell'Italia lungo la via dello sviluppo sostenibile.

 

Un'ulteriore fonte informativa è rappresentata dall'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), organizzazione cui aderiscono ad oggi circa 220 tra istituzioni e organizzazioni della società civile di diversa natura, che ha come scopo la diffusione, a livello sociale ed istituzionale, della conoscenza e della consapevolezza dell'importanza dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L'ASviS redige annualmente un rapporto dove vengono presentate sia un'analisi dello stato di avanzamento dell'Italia rispetto all'Agenda 2030 e agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile, sia proposte per l'elaborazione di strategie che possano assicurare lo sviluppo economico e sociale del paese. L'ultimo Rapporto del 2020 è stato presentato l’8 ottobre del 2020 (cfr. oltre).

 

L'High-level Political Forum on Sustainable Development-HLPF

A livello globale, il ruolo centrale per il controllo sull'adozione dell'Agenda 2030 e sui risultati delle politiche poste in essere a tale scopo, è assegnato all'High-level Political Forum on Sustainable Development-HLPF, di cui fanno parte gli tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e gli Stati membri di agenzie specializzate. Compito dell'HLPF, che è la principale piattaforma Onu sullo sviluppo sostenibile, è quello di valutare i progressi, i risultati e le sfide per tutti i Paesi, nonché di assicurare che l'Agenda resti "rilevante ed ambiziosa". Le modalità e la tempistica della valutazione di progressi e risultati (follow-up and review) sono state individuate con la risoluzione 70/299 dell'Assemblea Generale (29 luglio 2016).

 

L'HLPF si riunisce ogni anno, a livello ministeriale, sotto l'egida del Comitato Economico e Sociale (ECOSOC) dell'ONU; ogni quattro anni la riunione, che prevede la partecipazione di Capi di Stato e di Governo, si svolge sotto l'egida dell'Assemblea Generale. Il Forum può adottare dichiarazioni politiche negoziate a livello intergovernativo. Il meccanismo di controllo istituito in seno all'HLPF e i successivi interventi quadriennali dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno, dunque, un ruolo centrale nel processo di follow up delle strategie nazionali ed internazionali in materia di sviluppo sostenibile.

L'ultimo vertice dell'HLPF - "Accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" - SDGs Summit, si è svolto il 24 e 25 settembre 2019. Si è trattato di un evento che, per la prima volta dall'adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, si è svolto sotto gli auspici dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I leader mondiali hanno illustrato le azioni che saranno poste in essere nel prossimo decennio per il perseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

In quella sede, sono state annunciate più di cento "accleration actions" ed è stato, inoltre, presentato e discusso il Rapporto 2019 sullo Sviluppo Sostenibile Globale (Global Sustainable Development Report – GSDR?, su cui v. ?infra), documento che ha fatto il punto sui progressi e le carenze delle politiche realizzate per il raggiungimento degli obiettivi generali e specifici dell'Agenda 2030. Il Rapporto, pur riconoscendo i notevoli avanzamenti diffusi nel mondo negli ultimi quattro anni, ha posto l'accento sul forte ritardo nel perseguimento di taluni Obiettivi, segnalando la necessità di interventi correttivi sia sul piano della tutela dell'ambiente, sia in relazione al contrasto delle disuguaglianze economiche e sociali tra le aree geografiche, nelle città e tra i diversi gruppi sociali.

 

Il Piano d'azione di Addis Abeba

Per quanto attiene al processo di attuazione dell'Agenda 2030 a livello internazionale, gli ambiziosi obiettivi in essa delineati hanno indotto a definire una partnership globale rafforzata per lo sviluppo sostenibile, coadiuvata dalle politiche sottolineate nel Piano di azione di Addis Abeba, che è parte integrante dell'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile. Sottoscritto nel luglio 2015 dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite nel corso della Terza Conferenza Internazionale per il finanziamento allo sviluppo tenutasi nella capitale etiope, il Piano individua oltre cento misure concrete per fare fronte alle sfide economiche, sociali ed ambientali che il mondo deve affrontare, delineando una cornice finanziaria funzionale all'attuazione degli obiettivi dell'Agenda. Esso indica l'integrazione a livello nazionale dei piani di finanziamento quale condizione necessaria per favorire l'affluenza di tutti i flussi finanziari - pubblici e privati - destinati al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. A partire da ciò, prospetta un nuovo modello di sviluppo sostenibile, incentrato sulla buona governance e sulla condivisione delle responsabilità a tutti i livelli, affrontando 7 aree di azione specifiche quali la mobilitazione delle risorse, pubbliche e private, l'economia e la finanza nazionale e internazionale, la cooperazione internazionale per lo sviluppo, il ruolo del commercio internazionale quale motore di sviluppo, le questioni del debito e del sostegno allo stesso, nonché le questioni sistemiche e quelle connesse alla scienza, la tecnologia, l'innovazione e la capacità di sviluppo, le informazioni statistiche, il monitoraggio e il controllo.

 

Le revisioni nazionali volontarie

Infine, onde mantenere elevato il livello di ambizione dell'Agenda 2030, una valenza particolare assumono le revisioni nazionali volontarie-VNR (Voluntary National Review), che fanno parte dei meccanismi di follow up e revisione dell'Agenda; il paragrafo 79 della medesima, infatti, incoraggia gli Stati membri a "condurre revisioni regolari e inclusive dei progressi a livello nazionale e sub-nazionale" su base volontaria.
Le VNR sono finalizzate a facilitare la condivisione di esperienze e sono alla base delle revisioni periodiche dell'HLPF finalizzate, a loro volta, ad accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030. I Paesi che si sottopongono a VNR presentano relazioni scritte rese disponibili nel database VNR, dove confluiscono anche i dati relativi ai risultati conseguiti. Le revisioni nazionali volontarie presentate da 142 paesi testimoniano gli sforzi compiuti a livello nazionale per dare priorità all'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei piani e nelle politiche nazionali e per riunire tutte le parti della società nello sforzo comune di realizzare l'Agenda 2030. L'Italia si è sottoposta alla sua prima VNR nel 2017.


Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

 

Gli SDGs universali, interconnessi, indivisibili

Come accennato, i 17 SDGs e i relativi 169 target specifici in cui essi sono declinati bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, economica sociale e ambientale, estendendo l'Agenda 2030 dal solo pilastro sociale previsto dagli Obiettivi del Millennio agli altri due pilastri, economico ed ambientale, cui si aggiunge la dimensione istituzionale.

Loro caratteristica essenziale è di essere universali, interconnessi e indivisibili.

Ciò significa che essi sono applicabili ovunque, a livello globale, nazionale e locale (regionale e/o urbano), pur tenendo conto delle specifiche realtà territoriali e, soprattutto, che sono tra loro fortemente collegati e sinergici. In tal senso, gli stessi Rapporti annuali delle Nazioni Unite sull'attuazione dell'Agenda 2030 evidenziano l'importanza di adottare un approccio integrato nel loro perseguimento, posto che, ad esempio, affrontare il cambiamento climatico richiede al contempo di implementare l'utilizzo di energie rinnovabili, di invertire la tendenza alla perdita di foreste e di modificare i nostri modelli di produzione e di consumo. Analogamente, promuovere un'agricoltura sostenibile può contribuire a ridurre sia la fame che la povertà, dal momento che quasi l'80% delle persone estremamente povere vive in zone rurali, mentre aumentare l'accesso all'acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari può salvare milioni di vite all'anno e migliorare al contempo la frequenza scolastica. Parimenti, il miglioramento delle competenze in lettura e matematica dei milioni di bambini che stanno rimanendo indietro nell'Africa subsahariana contribuirà a favorire l'uscita dalla povertà della regione e, in ultima analisi, consentirà alla stessa di meglio competere nel mercato globale.  

 

Questi i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile:

  1. Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo;
  2. Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile;
  3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età;
  4. Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti;
  5. Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze;
  6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico sanitarie;
  7. Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni;
  8. Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti;
  9. Costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile;
  10. Ridurre l'ineguaglianza fra le nazioni e all'interno delle stesse;
  11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili;
  12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo;
  13. Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico;
  14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile;
  15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica;
  16. Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'acceso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli;
  17. Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

 

Tali obiettivi possono essere ricondotti alle aree interconnesse di intervento identificate dalle cinque P: Persone (obiettivi da 1 a 5), Prosperità (obiettivi da 6 a 12), Pianeta (obiettivi da 13 a 15), Pace (obiettivo 16), Partnership (obiettivo 17).

Di seguito si riportano nel dettaglio i singoli Target associati a ciascun obiettivo, con evidenziazione di quelli il cui raggiungimento è previsto entro il 2020 ovvero il 2025. A ciascun Obiettivo è associato un logo, tratto dal sito delle Nazioni Unite.


 

Obiettivo 1:

 

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

 

 

Porre fine alla povertà, in tutte le sue manifestazioni, comprese le sue forme più estreme, attraverso strategie interconnesse, è la finalità del primo Obiettivo. Il tasso di povertà estrema ha registrato un drastico calo nell'ultimo ventennio: rispetto al 1990, nel 2013 il tasso si era ridotto di un terzo. Nonostante ciò centinaia di milioni di persone vivono ancora al di sotto della soglia di povertà estrema di 1,90$ al giorno (dall'ottobre del 2015 la soglia è stata elevata da 1,25 $ a 1,90$, nonostante il target dell'Agenda non sia stato aggiornato), non riuscendo a soddisfare i bisogni più elementari, come l'alimentazione, la salute, l'istruzione, l'accesso all'acqua e ai servizi igienici. Il tasso di lavoratori che nel mondo vivono con meno di 1,90$ al giorno è diminuito significativamente negli ultimi due decenni, passando dal 26,9% nel 2000 al 9,2% nel 2017. Nel 2015, con la firma dell'Agenda 2030, i governi si sono impegnati a porre fine alla povertà nei successivi 15 anni, affinché ogni persona, ovunque nel mondo, possa godere di uno standard di vita adeguato. Per consentire alle persone di uscire dalla condizione di povertà è necessario garantire la parità di diritti, l'accesso alle risorse economiche e naturali, a quelle tecnologiche, alla proprietà e ai servizi di base. 

 

L'Obiettivo 1 è declinato nei seguenti sette target, gli ultimi due dei quali (1.a e 1.b) sono riferiti agli strumenti di attuazione.

 

1.1 Entro il 2030, sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono con meno di $ 1,25 al giorno;

1.2 Entro il 2030, ridurre almeno della metà la quota di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in povertà in tutte le sue forme, secondo le definizioni nazionali;

1.3 Implementare a livello nazionale adeguati sistemi di protezione sociale e misure di sicurezza per tutti, compresi i livelli più bassi, ed entro il 2030 raggiungere una notevole copertura delle persone povere e   vulnerabile;

1.4 Entro il 2030, assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i più poveri e vulnerabili, abbiano uguali diritti alle risorse economiche, insieme all'accesso ai servizi di base, proprietà privata, controllo su terreni e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, nuove tecnologie appropriate e servizi finanziari, tra cui la microfinanza;

1.5 Entro il 2030, rinforzare la resilienza dei poveri e di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità ad eventi climatici estremi, catastrofi e shock economici, sociali e ambientali;

1.a Garantire una adeguata mobilitazione di risorse da diverse fonti, anche attraverso la cooperazione allo sviluppo, al fine di fornire mezzi adeguati e affidabili per i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati, attuando programmi e politiche per porre fine alla povertà in tutte le sue forme;

1.b Creare solidi sistemi di politiche a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e sensibili alle differenze di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà.

 

 


 

Obiettivo 2:

 

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile.

 

 

L'Obiettivo 2 è finalizzato a garantire all'intera umanità l'accesso a un'alimentazione sana e nutriente. Benché i problemi della fame e della sicurezza alimentare si concentrino nei Paesi in via di sviluppo, la strategia coinvolge tutti i Paesi del mondo, in uno sforzo di miglioramento della nutrizione sia sotto il profilo quantitativo sia sotto il profilo qualitativo, nonché di promozione dell'agricoltura sostenibile. All'attuazione di tale strategia concorrono diversi fattori, considerati essenziali per garantire la sicurezza alimentare a una popolazione mondiale in rapida crescita e la sostenibilità ambientale della produzione di cibo: dal buon funzionamento del mercato agricolo a un equo accesso alla terra e alla tecnologia, dalle politiche di sostegno allo sviluppo rurale alla conservazione della diversità genetica vegetale e animale e alla promozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale.  

 

L'Obiettivo 2 è declinato in otto target, due dei quali sono riferiti alla nutrizione (2.1 e 2.2), tre dei quali sono riferiti alla produzione del cibo (2.2, 2.3 e 2.4); altri tre, infine, riguardano le politiche agricole e sono riferiti agli strumenti di attuazione (2.a, 2.b e 2.c).

 

2.1 Entro il 2030, porre fine alla fame e garantire a tutte le persone, in particolare ai poveri e le persone più vulnerabili, tra cui neonati, un accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente per tutto l'anno;

2.2 Entro il 2030, porre fine a tutte le forme di malnutrizione; raggiungere, entro il 2025, i traguardi concordati a livello internazionale contro l'arresto della crescita e il deperimento nei bambini sotto i 5 anni di età; soddisfare le esigenze nutrizionali di ragazze adolescenti, donne in gravidanza e allattamento e le persone anziane;

2.3 Entro il 2030, raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di cibo su piccola scala, in particolare le donne, i popoli indigeni, le famiglie di agricoltori, i pastori e i pescatori, anche attraverso un accesso sicuro ed equo a terreni, altre risorse e input produttivi, conoscenze, servizi finanziari, mercati e opportunità per valore aggiunto e occupazioni non agricole;

2.4 Entro il 2030, garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e implementare pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione, che aiutino a proteggere gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, a condizioni meteorologiche estreme, siccità, inondazioni e altri disastri e che migliorino progressivamente la qualità del suolo;

2.5 Entro il 2020, mantenere la diversità genetica delle sementi, delle piante coltivate, degli animali da allevamento e domestici e delle specie selvatiche affini, anche attraverso banche di semi e piante diversificate e opportunamente gestite a livello nazionale, regionale e internazionale; promuovere l'accesso e la giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche e della conoscenza tradizionale associata, come concordato a livello internazionale;

2.a Aumentare gli investimenti, anche attraverso il miglioramento della cooperazione internazionale, in infrastrutture rurali, ricerca agricola e formazione, sviluppo tecnologico e le banche di geni vegetali e animali, al fine di migliorare la capacità produttiva agricola nei paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati;

2.b Correggere e prevenire restrizioni commerciali e distorsioni nei mercati agricoli mondiali, anche attraverso l'eliminazione parallela di tutte le forme di sovvenzioni alle esportazioni agricole e di tutte le misure di esportazione con effetto equivalente, conformemente al mandato del Doha Development Round;

2.c Adottare misure per garantire il corretto funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari e loro derivati e facilitare l'accesso rapido alle informazioni di mercato, incluse le riserve di cibo, al fine di contribuire a limitare l'instabilità estrema dei prezzi dei beni alimentari.

 


 

 

Obiettivo 3:

 

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

 

 

L'Obiettivo 3 si propone di garantire la salute e di promuovere il benessere per tutti e a tutte le età. Esso si focalizza su diversi ambiti di intervento: ridurre la mortalità materno-infantile, debellare le epidemie, contrastare le malattie trasmissibili e le malattie croniche, promuovendo benessere e salute mentale. Tra le aree di intervento si segnalano l'accesso alla prevenzione, il contrasto alla diffusione delle patologie croniche e agli stili di vita poco corretti (consumo di alcol e tabacco), nonché la diminuzione della mortalità dovuta incidenti stradali.

 

L'Obiettivo è declinato in tredici target, di cui gli ultimi quattro riferiti agli strumenti di attuazione (da 3.a a 3.d):

 

3.1 Entro il 2030, ridurre il tasso di mortalità materna globale a meno di 70 per ogni 100.000 bambini nati vivi;

3.2 Entro il 2030, porre fine alle morti prevenibili di neonati e bambini sotto i 5 anni di età.  Tutti i paesi dovranno cercare di ridurre la mortalità neonatale ad almeno 12 per ogni 1.000 bambini nati vivi e la mortalità dei bambini sotto i 5 anni di età ad almeno 25 per 1.000 bambini nati vivi;

3.3 Entro il 2030, porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate; combattere l'epatite, le malattie di origine idrica e le altre malattie trasmissibili;

3.4 Entro il 2030, ridurre di un terzo la mortalità prematura da malattie non trasmissibili attraverso la prevenzione e il trattamento e promuovere benessere e salute mentale;

3.5 Rafforzare la prevenzione e il trattamento di abuso di sostanze, tra cui l'abuso di stupefacenti e il consumo nocivo di alcol;

3.6 Entro il 2020, dimezzare il numero globale di morti e feriti a seguito di incidenti stradali;

3.7 Entro il 2030, garantire l'accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, inclusa la pianificazione familiare, l'informazione, l'educazione e l'integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali;

3.8 Conseguire una copertura sanitaria universale, compresa la protezione da rischi finanziari, l'accesso ai servizi essenziali di assistenza sanitaria di qualità e l'accesso sicuro, efficace, di qualità e a prezzi accessibili a medicinali di base e vaccini per tutti;

3.9 Entro il 2030, ridurre sostanzialmente il numero di decessi e malattie da sostanze chimiche pericolose e da contaminazione e inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo;

3.a Rafforzare l'attuazione del Quadro Normativo della Convenzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul Controllo del Tabacco in modo appropriato in tutti i paesi;

3.b Sostenere la ricerca e lo sviluppo di vaccini e farmaci per le malattie trasmissibili e non trasmissibili che colpiscono soprattutto i paesi in via di sviluppo; fornire l'accesso a farmaci e vaccini essenziali ed economici, in conformità alla Dichiarazione di Doha sull'Accordo TRIPS e la Sanità Pubblica, che afferma il diritto dei paesi in via di sviluppo ad utilizzare appieno le disposizioni dell'Accordo sugli Aspetti Commerciali dei Diritti di Proprietà Intellettuali contenenti le cosiddette "flessibilità" per proteggere la sanità pubblica e, in particolare, fornire l'accesso a farmaci per tutti;

3.c Aumentare considerevolmente i fondi destinati alla sanità e alla selezione, formazione, sviluppo e mantenimento del personale sanitario nei paesi in via di sviluppo, specialmente nei meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo;

3.d Rafforzare la capacità di tutti i Paesi, soprattutto dei Paesi in via di sviluppo, di segnalare in anticipo, ridurre e gestire i rischi legati alla salute, sia a livello nazionale che globale.

 


 

Obiettivo 4:

 

Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti

 

 

L'Obiettivo 4 punta a garantire un'istruzione di qualità, fattore rilevante per migliorare la vita delle persone e rendere attuabile uno sviluppo sostenibile. I target da monitorare riguardano diverse dimensioni: l'accesso per tutti all'istruzione di ogni ordine e grado (scuola dell'infanzia, primaria, secondaria e terziaria), la qualità dell'istruzione impartita, il possesso delle conoscenze e delle competenze per l'occupazione e per lo sviluppo sostenibile; l'eliminazione delle disparità di genere nell'istruzione e la parità di accesso per i più vulnerabili; il monitoraggio delle strutture scolastiche, in modo che siano adatte alle esigenze di tutti. In relazione all'obiettivo dell'istruzione universale si sono ottenuti risultati importanti, soprattutto per l'incremento dell'accesso all'istruzione di donne e ragazze: il livello base di alfabetizzazione è migliorato in maniera significativa, ma permane la necessità di rafforzare le azioni per ottenere risultati ancora migliori in tutti i livelli educativi e per tutti. Nonostante i progressi ottenuti nel mondo nella parità di genere e nell'empowerment, le donne e le ragazze continuano ad essere vittime di discriminazioni e violenza.

 

L'Obiettivo è declinato in dieci target, tre dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 4.a a 4.c).

 

4.1 Garantire entro il 2030 ad ogni ragazza e ragazzo libertà, equità e qualità nel completamento dell'educazione primaria e secondaria che porti a risultati di apprendimento adeguati e concreti;

4.2 Garantire entro il 2030 che ogni ragazza e ragazzo abbiano uno sviluppo infantile di qualità, ed un accesso a cure ed istruzione pre-scolastiche così da essere pronti alla scuola primaria;

4.3 Garantire entro il 2030 ad ogni donna e uomo un accesso equo ad un'istruzione tecnica, professionale e terziaria -anche universitaria- che sia economicamente vantaggiosa e di qualità;

4.4 Aumentare considerevolmente entro il 2030 il numero di giovani e adulti con competenze specifiche -anche tecniche e professionali- per l'occupazione, posti di lavoro dignitosi e per l'imprenditoria;

4.5 Eliminare entro il 2030 le disparità di genere nell'istruzione e garantire un accesso equo a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale delle categorie protette, tra cui le persone con disabilità, le popolazioni indigene ed i bambini in situazioni di vulnerabilità;

4.6 Garantire entro il 2030 che tutti i giovani e gran parte degli adulti, sia uomini che donne, abbiano un livello di alfabetizzazione ed una capacità di calcolo;

4.7 Garantire entro il 2030 che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un educazione volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile;

4.a Costruire e potenziare le strutture dell'istruzione che siano sensibili ai bisogni dell'infanzia, alle disabilità e alla parità di genere e predisporre ambienti dedicati all'apprendimento che siano sicuri, non violenti e inclusivi per tutti;

4.b Espandere considerevolmente entro il 2020 a livello globale il numero di borse di studio disponibili per i paesi in via di sviluppo, specialmente nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari e negli stati africani, per garantire l'accesso all'istruzione superiore - compresa la formazione professionale, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione e i programmi tecnici, ingegneristici e scientifici -  sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo;

4.c Aumentare considerevolmente entro il 2030 la presenza di insegnanti qualificati, anche grazie alla cooperazione internazionale, per la loro attività di formazione negli stati in via di sviluppo, specialmente nei paesi meno sviluppati e i piccoli stati insulari in via di sviluppo.

 

 

 


 

Obiettivo 5:

 

Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

 

 

L'Obiettivo 5 si propone di eliminare ogni forma di discriminazione e violenza per tutte le donne, di tutte le età, così come pratiche quali i matrimoni precoci o forzati e le mutilazioni genitali. L'Obiettivo punta alla parità tra tutte le donne e le ragazze nei diritti e nell'accesso alle risorse economiche, naturali e tecnologiche, nonché alla piena ed efficace partecipazione delle donne e alla pari opportunità di leadership a tutti i livelli decisionali politici ed economici.

 

L'Obiettivo è declinato in nove target, gli ultimi tre dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 5.a a 5.c).  

 

5.1 Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze;

5.2 Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo;

5.3 Eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili;

5.4 Riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo un servizio pubblico, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione di responsabilità condivise all'interno delle famiglie, conformemente agli standard nazionali;

5.5 Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica;

5.6 Garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo, come concordato nel Programma d'Azione della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo e dalla Piattaforma d'Azione di Pechino e dai documenti prodotti nelle successive conferenze;

5.a Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali;

5.b Rafforzare l'utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, per promuovere l'emancipazione della donna;

5.c Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l'emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli.


 

Obiettivo 6: 

 

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico sanitarie.

 

 

L'Obiettivo 6 mira a rendere l'acqua accessibile alla popolazione e agli ecosistemi, al fine di garantire la loro sopravvivenza. Il pianeta possiede sufficiente acqua potabile, ma in numerose aree nel mondo, molte persone, soprattutto bambini, muoiono ancora per malattie dovute al consumo di acqua non idonea al consumo umano, servizi sanitari insufficienti e livelli d'igiene inadeguati. I cambiamenti climatici e la crescente pressione della domanda acuiscono il problema della disponibilità di acqua e le previsioni per il futuro sono tutt'altro che favorevoli. La gestione dell'intero ciclo delle acque deve, quindi, essere resa più efficiente, attraverso investimenti nelle diverse attività, dal prelievo alla distribuzione, fino al trattamento delle acque reflue. Occorre garantire maggiore efficienza nell'utilizzo dell'acqua in tutti i settori (civile, industriale, energetico, agricolo), attivando sistemi di monitoraggio, investendo in manutenzione e sviluppo, incentivando pratiche di riciclo e raccolta.

 

L'Obiettivo è declinato in otto target, gli ultimi due dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (6.a e 6.b).

 

6.1 Ottenere entro il 2030 l'accesso universale ed equo all'acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti;

6.2 Ottenere entro il 2030 l'accesso ad impianti sanitari e igienici adeguati ed equi per tutti e porre fine alla defecazione all'aperto, prestando particolare attenzione ai bisogni di donne e bambine e a chi si trova in situazioni di vulnerabilità;

6.3 Migliorare entro il 2030 la qualità dell'acqua eliminando le discariche, riducendo l'inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale;

6.4 Aumentare considerevolmente entro il 2030 l'efficienza nell'utilizzo dell'acqua in ogni settore e garantire approvvigionamenti e forniture sostenibili di acqua potabile, per affrontare la carenza idrica e ridurre in modo sostanzioso il numero di persone che ne subisce le conseguenze;

6.5 Implementare entro il 2030 una gestione delle risorse idriche integrata a tutti i livelli, anche tramite la cooperazione transfrontaliera, in modo appropriato;

6.6 Proteggere e risanare entro il 2030 gli ecosistemi legati all'acqua, comprese le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, le falde acquifere e i laghi;

6.a Espandere entro il 2030 la cooperazione internazionale e il supporto per creare attività e programmi legati all'acqua e agli impianti igienici nei paesi in via di sviluppo, compresa la raccolta d'acqua, la desalinizzazione, l'efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue e le tecnologie di riciclaggio e reimpiego;

6.b Supportare e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione dell'acqua e degli impianti igienici.

 

 

 


 

Obiettivo 7:

 

Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

 

 

L'Obiettivo 7 mira ad assicurare l'accesso universale a servizi energetici economici, affidabili, sostenibili e moderni ed è finalizzato a garantire inclusione ed equità nella fruizione delle risorse energetiche.  L'utilizzo di tecnologie inefficienti e non sicure e di combustibili "non puliti" incide, infatti, sulla quantità e qualità dei consumi energetici, determinando elevati costi sociali, economici e ambientali e rischi per la salute. L'incremento dei consumi di energia da fonti rinnovabili e il miglioramento dell'efficienza energetica rappresentano obiettivi di grande rilevanza sia per le economie meno sviluppate, sia per quelle più sviluppate, maggiormente energivore. La lotta al cambiamento climatico rappresenta una sfida a livello globale che richiede una transizione a un'economia a basse emissioni di carbonio e la diversificazione delle fonti di energia.

 

L'Obiettivo è declinato in cinque target, gli ultimi due dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (7.a e 7.b).

 

 

Target:

7.1 Garantire entro il 2030 accesso a servizi energetici che siano convenienti, affidabili e moderni;

7.2 Aumentare considerevolmente entro il 2030 la quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia;

7.3 Raddoppiare entro il 2030 il tasso globale di miglioramento dell'efficienza energetica;

7.a Accrescere entro il 2030 la cooperazione internazionale per facilitare l'accesso alla ricerca e alle tecnologie legate all'energia pulita - comprese le risorse rinnovabili, l'efficienza energetica e le tecnologie di combustibili fossili più avanzate e pulite - e promuovere gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie dell'energia pulita;

7.b Implementare entro il 2030 le infrastrutture e migliorare le tecnologie per fornire servizi energetici moderni e sostenibili, specialmente nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari e negli stati in via di sviluppo senza sbocco sul mare, conformemente ai loro rispettivi programmi di sostegno.


 

Obiettivo 8:

 

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

 

 

L'Obiettivo 8 è incentrato sulla promozione di un nuovo modello di sviluppo economico che coniughi crescita e salvaguardia ambientale, garantendo inclusione ed equità nella distribuzione delle risorse economiche e delle condizioni lavorative. Specifici target sono indirizzati alla promozione dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse naturali e al turismo sostenibile, in quanto canale di creazione di occupazione, di tutela ambientale e di valorizzazione della cultura locale. Anche il rafforzamento delle istituzioni finanziarie va letto in un'ottica inclusiva, finalizzata ad ampliare l'accesso ai servizi finanziari, bancari e assicurativi.

 

L'Obiettivo è declinato in dodici target, gli ultimi due dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (8.a e 8.b).

 

8.1 Sostenere la crescita economica pro capite in conformità alle condizioni nazionali, e in particolare una crescita annua almeno del 7% del prodotto interno lordo nei paesi in via di sviluppo;

8.2 Raggiungere standard più alti di produttività economica attraverso la diversificazione, il progresso tecnologico e l'innovazione, anche con particolare attenzione all'alto valore aggiunto e ai settori ad elevata intensità di lavoro;

8.3 Promuovere politiche orientate allo sviluppo, che supportino le attività produttive, la creazione di posti di lavoro dignitosi, l'imprenditoria, la creatività e l'innovazione, e che incoraggino la formalizzazione e la crescita delle piccole-medie imprese, anche attraverso l'accesso a servizi finanziari;

8.4 Migliorare progressivamente, entro il 2030, l'efficienza globale nel consumo e nella produzione di risorse e tentare di scollegare la crescita economica dalla degradazione ambientale, conformemente al Quadro decennale di programmi relativi alla produzione e al consumo sostenibile, con i paesi più sviluppati in prima linea;

8.5 Garantire entro il 2030 un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per donne e uomini, compresi i giovani e le persone con disabilità, e un'equa remunerazione per lavori di equo valore;

8.6 Entro il 2030, ridurre la quota di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di studio o formazione;

8.7 Prendere provvedimenti immediati ed effettivi per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta di esseri umani e garantire la proibizione ed eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l'impiego dei bambini soldato, nonché porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma;

8.8 Proteggere il diritto al lavoro e promuovere un ambiente lavorativo sano e sicuro per tutti i lavoratori, inclusi gli immigrati, in particolare le donne, e i precari;

8.9 Concepire e implementare entro il 2030 politiche per favorire un turismo sostenibile che crei lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali;

8.10 Rafforzare la capacità degli istituti finanziari interni per incoraggiare e aumentare l'utilizzo di servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti;

8.a  Aumentare il supporto dell'aiuto per il commercio per i paesi in via di sviluppo, in particolare i meno sviluppati, anche tramite il Quadro Integrato Rafforzato per l'assistenza tecnica legata agli scambi dei paesi meno sviluppati;

8.b Sviluppare e rendere operativa entro il 2020 una strategia globale per l'occupazione giovanile e implementare il Patto Globale per l'Occupazione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

 

 

 

 


 

Obiettivo 9:

 

Costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

 

 

L'Obiettivo 9 rappresenta un obiettivo trasversale rispetto all'Agenda 2030 e propedeutico al raggiungimento di altri obiettivi di sostenibilità. Esso si focalizza su infrastrutture, innovazione e industrializzazione, volani essenziali dello sviluppo sostenibile. Il potenziamento e l'ammodernamento delle infrastrutture è necessario a sostenere nel tempo l'erogazione di quei servizi - sanità, istruzione, approvvigionamento energetico e idrico, sicurezza e giustizia, trasporti, gestione dei rifiuti - che favoriscono la crescita economica e il miglioramento del benessere sociale. Lo sviluppo di infrastrutture "di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti" deve garantire equità nell'accesso da parte di tutti i potenziali fruitori. La promozione dell'industrializzazione e, più in generale, dell'attività produttiva - fonte primaria di occupazione e reddito e sostegno agli standard di vita – deve essere associata a obiettivi di inclusione e sostenibilità. L'industrializzazione inclusiva e sostenibile, in particolare, è favorita dagli investimenti nell'ammodernamento delle infrastrutture, ma anche dalla capacità tecnologica, innovativa e di ricerca dell'apparato produttivo.

 

L'Obiettivo è declinato in otto target, gli ultimi tre dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 9.a a 9.c).

 

9.1 Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti – comprese quelle regionali e transfrontaliere – per supportare lo sviluppo economico e il benessere degli individui, con particolare attenzione ad un accesso equo e conveniente per tutti;

9.2 Promuovere un'industrializzazione inclusiva e sostenibile e aumentare significativamente, entro il 2030, le quote di occupazione nell'industria e il prodotto interno lordo, in linea con il contesto nazionale, e raddoppiare questa quota nei paesi meno sviluppati;

9.3 Incrementare l'accesso delle piccole imprese industriali e non, in particolare nei paesi in via di sviluppo, ai servizi finanziari, compresi i prestiti a prezzi convenienti, e la loro integrazione nell'indotto e nei mercati;

9.4 Migliorare entro il 2030 le infrastrutture e riconfigurare in modo sostenibile le industrie, aumentando l'efficienza nell'utilizzo delle risorse e adottando tecnologie e processi industriali più puliti e sani per l'ambiente, facendo sì che tutti gli stati si mettano in azione nel rispetto delle loro rispettive capacità;

9.5 Aumentare la ricerca scientifica, migliorare le capacità tecnologiche del settore industriale in tutti gli stati – in particolare in quelli in via di sviluppo – nonché incoraggiare le innovazioni e incrementare considerevolmente, entro il 2030, il numero di impiegati per ogni milione di persone, nel settore della ricerca e dello sviluppo e la spesa per la ricerca – sia pubblica che privata – e per lo sviluppo;

9.a Facilitare la formazione di infrastrutture sostenibili e resilienti negli stati in via di sviluppo tramite un supporto finanziario, tecnico e tecnologico rinforzato per i paesi africani, i paesi meno sviluppati, quelli senza sbocchi sul mare e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo;

9.b Supportare lo sviluppo tecnologico interno, la ricerca e l'innovazione nei paesi in via di sviluppo, anche garantendo una politica ambientale favorevole, inter alia, per una diversificazione industriale e un valore aggiunto ai prodotti;

9.c Aumentare in modo significativo l'accesso alle tecnologie di informazione e comunicazione e impegnarsi per fornire ai paesi meno sviluppati un accesso a Internet universale ed economico entro il 2020.

 


 

Obiettivo 10:

 

Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni.

 

 

L'Obiettivo 10 punta all'adeguamento delle politiche e degli strumenti legislativi per ridurre, in ogni Paese, le disparità basate sul reddito, o sul sesso, l'età, la disabilità, la razza, la classe, l'etnia, la religione, lo status economico o di altra natura. Mira a migliorare la regolamentazione e il monitoraggio dei mercati finanziari e delle istituzioni e affronta anche le disuguaglianze tra Paesi, incoraggiando l'assistenza allo sviluppo e gli investimenti diretti a favore delle nazioni più bisognose, promuovendo il trattamento commerciale speciale e differente e favorendo una maggiore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo nel processo decisionale delle istituzioni economiche e finanziarie globali. L'Obiettivo promuove l'inclusione sociale a livello globale, con una particolare attenzione per le migrazioni. Nonostante i progressi significativi raggiunti dalla comunità internazionale e dalle nazioni più vulnerabili, persistono situazioni di forte disuguaglianza e grandi disparità di accesso alla sanità, all'istruzione e ad altri servizi e marcate disparità di reddito minacciano la coesione sociale e vincolano la crescita economica e i progressi nella riduzione della povertà e nel miglioramento delle condizioni di salute e di benessere.

 

L'Obiettivo 10 è declinato in dieci target, gli ultimi tre dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 10.a a 10.c).

 

10.1 Entro il 2030, raggiungere progressivamente e sostenere la crescita del reddito del 40% della popolazione nello strato sociale più basso ad un tasso superiore rispetto alla media nazionale;

10.2  Entro il 2030, potenziare e promuovere l'inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro;

10.3 Assicurare pari opportunità e ridurre le disuguaglianze nei risultati, anche eliminando leggi, politiche e pratiche discriminatorie e promuovendo legislazioni, politiche e azioni appropriate a tale proposito;

10.4 Adottare politiche, in particolare fiscali, salariali e di protezione sociale, per raggiungere progressivamente una maggior uguaglianza;

10.5 Migliorare la regolamentazione e il monitoraggio di istituzioni e mercati finanziari globali e rafforzare l'attuazione di tali norme;

10.6 Assicurare una migliore rappresentanza che dia voce ai paesi in via di sviluppo nelle istituzioni responsabili delle decisioni in materia di economia e finanza globale e internazionale, per creare istituzioni più efficaci, credibili, responsabili e legittimate;

10.7 Rendere più disciplinate, sicure, regolari e responsabili la migrazione e la mobilità delle persone, anche con l'attuazione di politiche migratorie pianificate e ben gestite;

10.a Attuare il principio del trattamento speciale e differente riservato ai paesi in via di sviluppo, in particolare ai meno sviluppati, in conformità agli accordi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio;

10.b Incoraggiare l'aiuto pubblico allo sviluppo e i flussi finanziari, compresi gli investimenti diretti esteri, per gli stati più bisognosi, in particolar modo i paesi meno sviluppati, i paesi africani, i piccoli stati insulari in via di sviluppo e i paesi in via di sviluppo senza sbocco al mare, in conformità ai loro piani e programmi nazionali;

10.c Entro il 2030, ridurre a meno del 3% i costi di transazione delle rimesse dei migranti ed eliminare i corridoi di rimesse con costi oltre il 5%.


 

Obiettivo 11:

 

Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

 

 

L'Obiettivo 11 mira a garantire la sostenibilità urbana. Il governo dello spazio urbano è un fattore cruciale di sviluppo che pone sfide e opportunità: le città sono responsabili della maggiore quota di consumo energetico e di emissioni di carbonio, della crescente pressione sull'ambiente e delle connesse problematiche legate alla salute pubblica. Perciò l'obiettivo è garantire alla popolazione che vive, lavora o transita nelle città accesso alla mobilità e qualità degli alloggi, sicurezza, sia in termini di adeguatezza strutturale di edifici e infrastrutture pubbliche e private, sia con riferimento alla tutela da forme di criminalità. Sul piano della salute pubblica, la riduzione dell'inquinamento e il miglioramento della qualità dell'aria costituiscono aspetti centrali, unitamente alla gestione dei rifiuti, del ciclo dell'acqua e delle acque reflue. Con riferimento alla gestione e alla sicurezza del territorio, occorre puntare sulle capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti e sulla gestione del rischio di disastri.  

 

L'Obiettivo è declinato in dieci target, tre dei quali riferiti agli strumenti di attuazione (da 11.a a 11.c).

 

11.1  Entro il 2030, garantire a tutti l'accesso ad alloggi adeguati, sicuri e convenienti e ai servizi di base e riqualificare i quartieri poveri;

11.2 Entro il 2030, garantire a tutti l'accesso a un sistema di trasporti sicuro, conveniente, accessibile e sostenibile, migliorando la sicurezza delle strade, in particolar modo potenziando i trasporti pubblici, con particolare attenzione ai bisogni di coloro che sono più vulnerabili, donne, bambini, persone con invalidità e anziani;

11.3 Entro il 2030, potenziare un'urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificare e gestire in tutti i paesi un insediamento umano che sia partecipativo, integrato e sostenibile;

11.4 Potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo;

11.5 Entro il 2030, ridurre in modo significativo il numero di decessi e il numero di persone colpite e diminuire in modo sostanziale le perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale causate da calamità, comprese quelle legate all'acqua, con particolare riguardo alla protezione dei poveri e delle persone più vulnerabili;

11.6 Entro il 2030, ridurre l'impatto ambientale negativo pro-capite delle città, prestando particolare attenzione alla qualità dell'aria e alla gestione dei rifiuti urbani e di altri rifiuti;

11.7 Entro il 2030, fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per donne, bambini, anziani e disabili;

11.a Supportare i positivi legami economici, sociali e ambientali tra aree urbane, periurbane e rurali rafforzando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale;

11.b Entro il 2020, aumentare considerevolmente il numero di città e insediamenti umani che adottano e attuano politiche integrate e piani tesi all'inclusione, all'efficienza delle risorse, alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici, alla resistenza ai disastri, e che promuovono e attuano una gestione olistica del rischio di disastri su tutti i livelli, in linea con il Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030;

11.c Supportare i paesi meno sviluppati, anche con assistenza tecnica e finanziaria, nel costruire edifici sostenibili e resilienti utilizzando materiali locali.

 


 

Obiettivo 12:

 

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

 

 

L'Obiettivo 12 promuove modelli di produzione e consumo sostenibile finalizzati alla riduzione dell'impronta ecologica dei sistemi socio-economici, al contrasto della povertà, al miglioramento degli standard di vita e dello sviluppo economico. I progressi verso l'Obiettivo 12 sono molto rilevanti per il raggiungimento di altri obiettivi di sviluppo sostenibile, relativi alla fame e alla salute, alla riduzione delle disuguaglianze, alla gestione sostenibile dell'acqua e dell'energia, alla promozione di modelli di crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, alla mitigazione del cambiamento climatico. La gestione sostenibile delle risorse naturali nelle attività di produzione e distribuzione, un consumo consapevole, l'implementazione di un efficiente ciclo dei rifiuti, sono gli strumenti attraverso i quali ridurre i carichi sull'ambiente. Particolare attenzione viene dedicata anche alla riduzione dello spreco alimentare, al raggiungimento di adeguati standard di eco-compatibilità nella gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti, allo sviluppo del turismo sostenibile.

 

L'Obiettivo è declinato in undici target, gli ultimi 3 dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 12.a a 12.c).

 

12.1 Attuare il Quadro Decennale di Programmi per il Consumo e la Produzione Sostenibili, rendendo partecipi tutti i paesi, con i paesi sviluppati alla guida, ma tenendo presenti anche lo sviluppo e le capacità dei paesi in via di sviluppo;

12.2 Entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l'utilizzo efficiente delle risorse naturali;

12.3 Entro il 2030, dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto;

12.4 Entro il 2020, raggiungere la gestione eco-compatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti durante il loro intero ciclo di vita, in conformità ai quadri internazionali concordati, e ridurre sensibilmente il loro rilascio in aria, acqua e suolo per minimizzare il loro impatto negativo sulla salute umana e sull'ambiente;

12.5 Entro il 2030, ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo;

12.6 Incoraggiare le imprese, in particolare le grandi aziende multinazionali, ad adottare pratiche sostenibili e ad integrare le informazioni sulla sostenibilità nei loro resoconti annuali;

12.7 Promuovere pratiche sostenibili in materia di appalti pubblici, in conformità alle politiche e priorità nazionali;

12.8 Entro il 2030, accertarsi che tutte le persone, in ogni parte del mondo, abbiano le informazioni rilevanti e la giusta consapevolezza dello sviluppo sostenibile e di uno stile di vita in armonia con la natura;

12.a Supportare i Paesi in via di sviluppo nel potenziamento delle loro capacità scientifiche e tecnologiche, per raggiungere modelli di consumo e produzione più sostenibili;

12.b Sviluppare e implementare strumenti per monitorare gli impatti dello sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile, che crea posti di lavoro e promuove la cultura e i prodotti locali;

12.c Razionalizzare i sussidi inefficienti per i combustibili fossili che incoraggiano lo spreco eliminando le distorsioni del mercato in conformità alle circostanze nazionali, anche ristrutturando i sistemi di tassazione ed eliminando progressivamente quei sussidi dannosi, ove esistenti, in modo da riflettere il loro impatto ambientale, tenendo bene in considerazione i bisogni specifici e le condizioni dei paesi in via di sviluppo e riducendo al minimo i possibili effetti negativi sul loro sviluppo, in modo da proteggere i poveri e le comunità più colpite.


 

Obiettivo 13:

 

Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.

 

 

L'Obiettivo 13 mira all'adozione di misure urgenti e di impatto sostanziale per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze. L'innalzamento delle temperature dell'atmosfera e degli oceani, il mutamento dei regimi di precipitazione, l'aumento del livello del mare e la sua acidificazione, sono trasformazioni del clima con impatti negativi sull'ambiente e sul sistema socio-economico. L'aumento delle concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, che costituisce la principale determinante del riscaldamento globale, è a sua volta riconducibile essenzialmente alle emissioni dei gas serra di origine antropogenica: si tratta delle pressioni generate sia dalle attività economiche - quali le pratiche agricole e forestali, i processi industriali e le attività dei servizi - sia da quelle finalizzate al trasporto e alla climatizzazione degli ambienti di vita e di lavoro. I singoli target dell'Obiettivo sono volti a sviluppare e integrare nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali le misure di contrasto ai cambiamenti climatici, al fine di rafforzare la resilienza dei territori rispetto ai rischi legati al clima e ai disastri naturali, aumentare la conoscenza sui fenomeni, sensibilizzare i cittadini e le istituzioni.

 

L'Obiettivo è declinato in cinque target, gli ultimi due dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 13.a a 13.c).

 

13.1 Rafforzare in tutti i paesi la capacità di ripresa e di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali;

13.2 Integrare le misure di cambiamento climatico nelle politiche, strategie e pianificazione nazionali;

13.3 Migliorare l'istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale per quanto riguarda la mitigazione del cambiamento climatico, l'adattamento, la riduzione dell'impatto e l'allerta tempestiva;

13.a Rendere effettivo l'impegno assunto dai partiti dei paesi sviluppati verso la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, che prevede la mobilizzazione – entro il 2020 – di 100 miliardi di dollari all'anno, provenienti da tutti i paesi aderenti all'impegno preso, da indirizzare ai bisogni dei paesi in via di sviluppo, in un contesto di azioni di mitigazione significative e di trasparenza nell'implementazione, e rendere pienamente operativo il prima possibile il Fondo Verde per il Clima attraverso la sua capitalizzazione;

13.b Promuovere meccanismi per aumentare la capacità effettiva di pianificazione e gestione di interventi inerenti al cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari in via di sviluppo, con particolare attenzione a donne e giovani e alle comunità locali e marginali.


 

Obiettivo 14:

 

Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

 

 

L'Obiettivo 14 mira a preservare la conservazione degli oceani, dei mari e delle risorse marine, quali elementi fondamentali per la salute e la salvaguardia dell'intero pianeta. La tutela del mare si basa sulla protezione e sulle azioni di recupero e di ripristino degli ecosistemi, tramite il contrasto degli effetti negativi provocati dai processi di acidificazione, dall'inquinamento marino proveniente dalle attività terrestri e dalle pratiche di pesca distruttive. L'Obiettivo è diretto, pertanto, all'adozione di politiche di gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo, unitamente a politiche per la conservazione della biodiversità marina.

 

L'Obiettivo è declinato in dieci target , gli ultimi tre dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 14.a a 14.c).

 

14.1 Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolar modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma, compreso l'inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive;

14.2 Entro il 2020, gestire in modo sostenibile e proteggere l'ecosistema marino e costiero per evitare impatti particolarmente negativi, anche rafforzando la loro resilienza, e agire per il loro ripristino in modo da ottenere oceani salubri e produttivi;

14.3 Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell'acidificazione degli oceani, anche attraverso una maggiore collaborazione scientifica su tutti i livelli;

14.4 Entro il 2020, regolare in modo efficace la pesca e porre termine alla pesca eccessiva, illegale, non dichiarata e non regolamentata e ai metodi di pesca distruttivi. Implementare piani di gestione su base scientifica, così da ripristinare nel minor tempo possibile le riserve ittiche, riportandole almeno a livelli che producano il massimo rendimento sostenibile, come determinato dalle loro caratteristiche biologiche;

14.5 Entro il 2020, preservare almeno il 10% delle aree costiere e marine, in conformità al diritto nazionale e internazionale e basandosi sulle informazioni scientifiche disponibili più accurate;

14.6 Entro il 2020, vietare quelle forme di sussidi alla pesca che contribuiscono a un eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dal reintrodurre tali sussidi, riconoscendo che il trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo e per quelli meno sviluppati che sia appropriato ed efficace, dovrebbe essere parte integrante dei negoziati per i sussidi alla pesca dell'Organizzazione Mondiale del Commercio;

14.7 Entro il 2030, aumentare i benefici economici dei piccoli stati insulari in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati, facendo ricorso a un utilizzo più sostenibile delle risorse marine, compresa la gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo;

14.a Aumentare la conoscenza scientifica, sviluppare la capacità di ricerca e di trasmissione della tecnologia marina, tenendo in considerazione i criteri e le linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul Trasferimento di Tecnologia Marina, con lo scopo di migliorare la salute dell'oceano e di aumentare il contributo della biodiversità marina allo sviluppo dei paesi emergenti, in particolar modo dei piccoli stati insulari in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati;

14.b Fornire l'accesso ai piccoli pescatori artigianali alle risorse e ai mercati marini;

14.c Potenziare la conservazione e l'utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse applicando il diritto internazionale, come riportato nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, che fornisce il quadro legale per la conservazione e per l'utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse, come riferito nel paragrafo 158 de "Il futuro che vogliamo".


 

Obiettivo 15:

 

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica.

 

 

L'Obiettivo 15 punta alla salvaguardia degli ecosistemi terrestri e della loro biodiversità. La strategia non è circoscritta ai superstiti ambienti naturali o alle grandi riserve della biosfera, ma investe l'intero pianeta, interessato in ogni sua parte da diverse forme di degrado dell'ambiente e del territorio. Particolare enfasi è posta sui problemi della deforestazione e della desertificazione, macro-fenomeni mettono a repentaglio i mezzi di sostentamento di milioni di persone in lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo. Altro elemento chiave è costituito dalla perdita di biodiversità, da contrastare attraverso politiche di conservazione e di risanamento ambientale, la promozione di un uso sostenibile e condiviso delle risorse genetiche e la lotta all'estinzione delle specie minacciate.

 

L'Obiettivo è declinato in dodici target, gli ultimi tre dei quali sono riferiti agli strumenti di attuazione (da 15.a a 15.c).

 

15.1 Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l'utilizzo sostenibile degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell'entroterra nonché dei loro servizi, in modo particolare delle foreste, delle paludi, delle montagne e delle zone aride, in linea con gli obblighi derivanti dagli accordi internazionali;

15.2 Entro il 2020, promuovere una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, arrestare la deforestazione, ripristinare le foreste degradate e aumentare ovunque, in modo significativo, la riforestazione e il rimboschimento;

15.3 Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare le terre degradate, comprese quelle colpite da desertificazione, siccità e inondazioni, e battersi per ottenere un mondo privo di degrado del suolo;

15.4 Entro il 2030, garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, al fine di migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile;

15.5 Intraprendere azioni efficaci ed immediate per ridurre il degrado degli ambienti naturali, arrestare la distruzione della biodiversità e, entro il 2020, proteggere le specie a rischio di estinzione;

15.6 Promuovere una distribuzione equa e giusta dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche e promuovere un equo accesso a tali risorse, come concordato a livello internazionale;

15.7 Agire per porre fine al bracconaggio e al traffico delle specie protette di flora e fauna e combattere il commercio illegale di specie selvatiche;

15.8 Entro il 2020, introdurre misure per prevenire l'introduzione di specie diverse ed invasive, nonché ridurre in maniera sostanziale il loro impatto sugli ecosistemi terrestri e acquatici e controllare o debellare le specie prioritarie;

15.9 Entro il 2020, integrare i principi di ecosistema e biodiversità nei progetti nazionali e locali, nei processi di sviluppo e nelle strategie e nei resoconti per la riduzione della povertà;

15.a Mobilitare e incrementare in maniera significativa le risorse economiche da ogni fonte per preservare e usare in maniera sostenibile la biodiversità e gli ecosistemi;

15.b Mobilitare risorse significative da ogni fonte e a tutti i livelli per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire incentivi adeguati ai paesi in via di sviluppo perché possano migliorare tale gestione e per la conservazione e la riforestazione;

15.c Rafforzare il sostegno globale per combattere il bracconaggio e il traffico illegale delle specie protette, anche incrementando la capacità delle comunità locali ad utilizzare mezzi di sussistenza sostenibili.

 


 

Obiettivo 16:

 

Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'acceso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli.

 

 

L'Obiettivo 16 è volto alla promozione di società aperte, pacifiche e inclusive, garantendo l'accesso universale alla giustizia e la creazione di istituzioni responsabili ed efficaci. Per il monitoraggio dell'obiettivo sono prese in considerazione diverse misure che, nel complesso, danno conto del livello di sicurezza, giustizia, partecipazione e libertà del Paese.

 

L'Obiettivo è declinato in dodici target, gli ultimi due dei quali riferiti agli strumenti di attuazione (16.a e 16.b)

 

16.1 Ridurre ovunque e in maniera significativa tutte le forme di violenza e il tasso di mortalità ad esse correlato;

16.2 Porre fine all'abuso, allo sfruttamento, al traffico di bambini e a tutte le forme di violenza e tortura nei loro confronti;

16.3 Promuovere lo stato di diritto a livello nazionale e internazionale e garantire un pari accesso alla giustizia per tutti;

16.4 Entro il 2030, ridurre in maniera significativa il finanziamento illecito e il traffico di armi, potenziare il recupero e la restituzione dei beni rubati e combattere tutte le forme di crimine organizzato;

16.5 Ridurre sensibilmente la corruzione e gli abusi di potere in tutte le loro forme;

16.6 Sviluppare a tutti i livelli istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti;

16.7 Garantire un processo decisionale responsabile, aperto a tutti, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli;

16.8 Allargare e rafforzare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo nelle istituzioni di governance globale;

16.9 Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite;

16.10 Garantire un pubblico accesso all'informazione e proteggere le libertà fondamentali, in conformità con la legislazione nazionale e con gli accordi internazionali;

16.a Consolidare le istituzioni nazionali più importanti, anche attraverso la cooperazione internazionale, per sviluppare ad ogni livello, in particolare nei paesi in via di sviluppo, capacità per prevenire la violenza e per combattere il terrorismo e il crimine;

16.b Promuovere e applicare leggi non discriminatorie e politiche di sviluppo sostenibile.

 


 

Obiettivo 17:

 

Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

 

 

L'Obiettivo 17 è incentrato sul rafforzamento dei mezzi di attuazione dell'Agenda 2030 e sulla promozione del partenariato globale per lo sviluppo sostenibile ed ha carattere trasversale rispetto ai vari Obiettivi, che propongono, invece, mezzi di attuazione specifici. La cooperazione globale rappresenta il presupposto di base per l'attuazione dell'Agenda, che lo esplicita chiaramente: "Tutti i Paesi e tutte le parti in causa, agendo in associazione collaborativa, attueranno questo programma". In un mondo sempre più globalmente interconnesso, la collaborazione per lo sviluppo sostenibile deve realizzarsi a livello internazionale, nazionale e locale e coinvolgere istituzioni pubbliche, settore privato e società civile, rafforzando la solidarietà a livello globale e tutelando i bisogni delle categorie più vulnerabili. L'attenzione è indirizzata in particolar modo ai Paesi meno sviluppati e a quelli in via di sviluppo, ai fini di una maggiore integrazione nell'economia globale, compatibilmente con le possibilità e le necessità di ciascun paese e rispettando priorità e politiche nazionali.

 

L'Obiettivo è declinato in diciannove target, a loro volta riferiti a differenti ambiti.

 

1. Finanza

17.1 Consolidare la mobilitazione delle risorse interne anche attraverso l'aiuto internazionale ai paesi in via di sviluppo per aumentarne la capacità fiscale interna e la riscossione delle entrate;

17.2 I paesi industrializzati devono rispettare i loro impegni ufficiali di aiuto allo sviluppo, incluso l'obiettivo di destinare lo 0.7 per cento del reddito nazionale lordo per l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS/RNL) ai paesi in via di sviluppo e destinare dallo 0.15 al 0.20 per cento del APS/RNL ai paesi meno sviluppati; i fornitori mondiali di aiuto pubblico allo sviluppo sono invitati a fornire almeno il 0.20 per cento del APS/RNL ai paesi meno sviluppati;

17.3 Mobilitare ulteriori risorse economiche per i paesi in via di sviluppo da più fonti;

17.4 Aiutare i paesi in via di sviluppo a sostenere il debito a lungo termine attraverso politiche coordinate volte a stimolare il finanziamento, la riduzione e la ristrutturazione del debito, e affrontare il debito estero dei paesi più poveri e più fortemente indebitati al fine di ridurne il peso;

17.5 Adottare e applicare regimi di promozione degli investimenti per i paesi meno sviluppati.

 

2. Tecnologia

17.6 Rafforzare la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud, la cooperazione triangolare regionale e internazionale e l'accesso alle scoperte scientifiche, alla tecnologia e alle innovazioni, e migliorare la condivisione della conoscenza sulla base di modalità concordate attraverso un maggior coordinamento tra i meccanismi già esistenti in particolar modo a livello delle Nazioni Unite e attraverso un meccanismo globale di accesso alla tecnologia;

17.7 Promuovere nei paesi in via di sviluppo la crescita, lo scambio e la diffusione di tecnologie rispettose dell'ambiente a condizioni favorevoli, attraverso patti agevolati e preferenziali stabiliti di comune accordo;

17.8 Entro il 2017 rendere operativo il meccanismo per il rafforzamento della tecnologia della banca e della scienza, della tecnologia e dell'innovazione per i paesi meno industrializzati e rafforzare l'uso della tecnologia avanzata in particolar modo nell'informazione e nelle comunicazioni.

 

3. Capacità di sviluppo

17.9 Accrescere il supporto internazionale per implementare nei paesi non industrializzati uno sviluppo delle capacità efficace e mirato al fine di sostenere i piani nazionali per la realizzazione di tutti gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, attraverso la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud e quella triangolare.

 

4. Commercio

17.10 Promuovere un sistema di scambio universale, regolamentato, aperto, senza discriminazioni e multilaterale sotto il controllo dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, attraverso negoziazioni nell'ambito dell'Agenda di Doha per lo Sviluppo;

17.11 Incrementare considerevolmente le esportazioni dei paesi emergenti e, entro il 2020, raddoppiare la quota delle loro esportazioni globali;

17.12 Realizzare tempestivamente per i paesi meno sviluppati un accesso al mercato libero da dazi e quote su basi durevoli, coerente con quanto deciso dall'Organizzazione Mondiale del Commercio, assicurando che le regole preferenziali applicabili alle importazioni dai paesi meno sviluppati siano semplici e trasparenti e contribuiscano a facilitare l'acceso ai mercati.

 

5. Questioni sistemiche

 

1. Coerenza politica e istituzionale

17.13 Promuovere la stabilità macroeconomica globale attraverso il coordinamento e la coerenza politica;

17.14 Accrescere la coerenza politica per lo sviluppo sostenibile;

17.15 Rispettare lo spazio politico e la leadership di ogni paese per istituire ed implementare politiche per la lotta alla povertà e per lo sviluppo sostenibile.

 

2. Programmi di collaborazione plurilaterale

17.16 Intensificare la partnership globale per lo Sviluppo Sostenibile, coadiuvata da collaborazioni plurilaterali che sviluppano e condividono la conoscenza, le competenze, le risorse tecnologiche e finanziarie, per raggiungere gli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in tutti i paesi, specialmente in quelli emergenti;

17.17 Incoraggiare e promuovere partnership efficaci nel settore pubblico, tra pubblico e privato e nella società civile basandosi sull'esperienza delle partnership e sulla loro capacità di trovare risorse.

 

3. Dati, monitoraggio e responsabilità

17.18 Entro il 2020, rafforzare il sostegno allo sviluppo dei paesi emergenti, dei paesi meno avanzati e dei piccoli stati insulari in via di Sviluppo (SIDS). Incrementare la disponibilità di dati di alta qualità, immediati e affidabili andando oltre il profitto, il genere, l'età, la razza, l'etnia, lo stato migratorio, la disabilità, la posizione geografica e altre caratteristiche rilevanti nel contesto nazionale;

17.19 Entro il 2030, partire dalle iniziative esistenti per sviluppare misure di progresso nell'ambito dello sviluppo sostenibile che completino il prodotto interno lordo, e supportare la capacità di sviluppo dei paesi emergenti.


L'Agenda 2030 e l'Unione europea

L'attività dell'UE in relazione all'attuazione dell'Agenda 2030

L'Unione europea ha svolto un ruolo decisivo nella definizione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e si è impegnata, insieme agli Stati membri, a guidarne anche l'attuazione, sia all'interno dei suoi confini, mediante l'integrazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile nelle politiche dell'Unione, sia sostenendo gli sforzi profusi da altri Paesi, in particolare quelli che ne hanno più bisogno, attraverso le sue politiche esterne.

Si ricorda che lo sviluppo sostenibile è formalmente uno degli obiettivi a lungo termine dell'UE in virtù dell'articolo 3, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea (TUE) e che principi dell'Agenda 2030 sono radicati nei principi e nei valori su cui si fonda l'Unione.

L'UE aveva del resto adottato una propria strategia per lo sviluppo sostenibile sin dal 2001, poi riveduta nel 2006 e riesaminata nel 2009; dal 2010, invece, lo sviluppo sostenibile è stato integrato nella Strategia Europa 2020 per una crescita incentrata sull'istruzione e sull'innovazione (intelligente), su basse emissioni di carbonio, sulla resistenza ai cambiamenti climatici e sull'impatto ambientale (sostenibile), nonché sulla creazione di posti di lavoro e sulla riduzione della povertà (inclusiva).

In linea generale l'UE ha assunto un ruolo guida nella lotta contro i cambiamenti climatici, sostenendo sin dall'inizio gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, predisponendo nel contempo strategie e politiche coerenti con gli obiettivi dell'Agenda 2030 in settori quali l'economia circolare, la ricerca e l'innovazione, l'occupazione e l'inclusione sociale, la tutela della biodiversità e degli ecosistemi, la sostenibilità dell'agricoltura e dei sistemi alimentari, come pure i settori relativi all'energia, all'edilizia e alla mobilità. Nondimeno, l'Unione ha agito per la promozione della coesione europea e la salvaguardia dei valori comuni, inclusi la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali.

Più recentemente, anche a seguito del rinnovo del Parlamento e degli organi dell'Unione europea, l'esigenza di articolare le politiche e i processi decisionali europei facendo leva su un modello di sviluppo sempre più orientato ai principi dello sviluppo sostenibile, al fine di porre le persone e il pianeta al centro delle scelte strategiche dell'Unione e dei suoi Stati membri, è emersa con ancora maggiore nitidezza.

In questo quadro, già la Nuova Agenda strategica dell'UE 2019-2024, approvata dal Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019, indicava, tra le priorità dell'UE, quella di "Costruire un'Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero".

La nuova Commissione europea ha impresso una forte spinta a questo processo, incorporando espressamente l’Agenda 2030 nei meccanismi decisionali dell’Unione, a partire dalla procedura del Semestre europeo.

Nel merito delle politiche, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato una serie di obiettivi programmatici strettamente connessi con l'attuazione dell'Agenda 2030, quali, tra gli altri, la presentazione di un Green Deal per l'Europa, ossia una vera e propria "legge europea" sul clima che dovrebbe tradurre in disposizioni giuridicamente vincolanti l'obiettivo di far divenire l'Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050, nonché, come accennato, la ridefinizione del Semestre europeo, diretta ad integrare in modo sistematico nel ciclo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio dei paesi membri dell'UE i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile definiti nell'Agenda 2030.

Facendo seguito a quanto annunciato, l'11 dicembre 2019 la Commissione ha presentato la comunicazione "Il Green Deal europeo", con la quale illustra una nuova strategia di crescita volta a fare dell'Europa il primo continente al mondo a emissioni zero. Il successivo 17 dicembre la Commissione ha presentato la nuova  Strategia annuale di crescita sostenibile (COM(2019)650), che  per la prima volta integra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite nel Semestre europeo. Inoltre, il 14 gennaio 2020 è stato presentato il Piano di investimenti per un'Europa sostenibile (comunicazione COM(2020)21), finalizzato a mobilitare investimenti sostenibili per almeno 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio.

Il 18 febbraio 2020, il Consiglio Ecofin ha accolto con favore la Strategia della Commissione europea e ha preso atto dell'intenzione della Commissione di integrare gli SDGs nel ciclo del Semestre europeo. Inoltre, sempre nel febbraio 2020, dando seguito a quanto preannunciato nella Strategia annuale per la crescita sostenibile, la Commissione ha presentato le relazioni per Paese 2020, contenenti un'analisi e un monitoraggio più approfonditi degli SDGs, in cui figura per la prima volta una sezione dedicata alla sostenibilità ambientale e un allegato alle relazioni per Paese illustra la performance di ciascuno Stato membro in relazione al conseguimento degli SDGs.

La Commissione ha poi dato seguito a molti degli obiettivi annunciati nella comunicazione sul "Green Deal europeo”, adottando una serie di ambiziose Strategie, volte a conseguire la neutralità climatica entro il 2050, a realizzare in modo compiuto l'economia circolare, a conseguire una politica alimentare più sostenibile, a stimolare la ricerca e l'innovazione, a promuovere finanziamenti e investimenti verdi, a garanzia di una transizione giusta.

Infine, anche a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il Green Deal e, più in generale, le politiche per la sostenibilità e l’inclusione sociale, sono stati confermati quali elementi cardine posti al centro anche del Piano di ripresa contro la crisi economica e sociale innescata dalla pandemia, come si evince dal pacchetto di proposte connesse al prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione e dalla Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021 presentati dalla Commissione (cfr.oltre).

 

 Il Documento di riflessione della Commissione europea sull'Agenda 2030

Nel richiamare la più recente evoluzione delle politiche per la sostenibilità adottate dall'Unione europea, si ricorda che già la comunicazione "Le prossime tappe per un futuro europeo sostenibile", del novembre 2016, aveva delineato le priorità strategiche dell'UE in relazione all'attuazione dell'Agenda 2030 e sottolineato come tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda trovino già riscontro nelle attuali politiche dell'Unione.

Facendo seguito a tale comunicazione, nel gennaio 2019 la Commissione Juncker aveva presentato un importante Documento di riflessione sull'Agenda 2030 dal titolo "Verso un'Europa sostenibile nel 2030", con cui confermava l'impegno dell'UE per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, anche in relazione all'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, e preparava il terreno per una strategia globale dell'UE per gli anni 2019-2024.

Il Documento si concentrava sulle fondamentali basi strategiche su cui basare la transizione verso la sostenibilità, che comprendono: il passaggio da un'economia lineare a un'economia circolare, al fine di riutilizzare le risorse, diminuire il ricorso al capitale naturale del pianeta e le emissioni di gas serra; la necessità di garantire la sostenibilità lungo tutta la filiera dal produttore al consumatore tramite, ad esempio, una particolare attenzione al sistema agro-alimentare; le questioni concernenti l'energia del futuro, gli edifici e la mobilità, nonché quelle dirette garantire una transizione equa che non crei nuovi squilibri sociali.

Il Documento individuava, quindi, alcuni fattori di "attivazione" cruciali per favorire la transizione ad un'Europa sostenibile entro il 2030:

·         istruzione, formazione, scienza, tecnologia, ricerca, innovazione e digitalizzazione, con particolare attenzione anche all'intelligenza artificiale, quali risorse per aumentare la produttività di settori chiave come la sanità e l'agricoltura;

·         finanza, prezzi, fiscalità e concorrenza, per rispecchiare i costi ambientali e sociali della produzione e garantire la convenienza economica dei prodotti e dei servizi sostenibili;

·         responsabilità sociale delle imprese, per favorire crescita e profitti più sostenibili, nuove opportunità di mercato e di occupazione;

·         commercio aperto e regolato: l'UE intende promuovere regole internazionali e globali in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

·         integrazione della governance e coerenza delle politiche nella transizione verso la sostenibilità;

·         leadership globale dell'UE che, in quanto già all'avanguardia in molti ambiti, può sostenere altri paesi nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

 

Per il futuro, il documento prospettava tre differenti scenari, basati su tre diversi livelli di integrazione delle politiche per lo sviluppo sostenibile nell'agenda europea:

·         adozione di una strategia generale dell'UE che guidi le azioni dell'Unione e degli Stati membri in un processo coordinato per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

·         integrazione continua degli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le pertinenti politiche dell'UE, ma senza che gli Stati membri siano vincolati a conseguire gli impegni collettivi dell'Unione in materia di SDGs;

·         potenziamento dell'azione esterna: l'UE, già leader a livello globale nelle politiche per la sostenibilità, concentrerebbe i suoi sforzi nell'aiutare altri Paesi e regioni a recuperare il ritardo.

 

Per un approfondimento sulle principali iniziative politiche e sulle diverse azioni intraprese dalla Commissione europea in merito a ciascuno degli SDGs si veda, in particolare, la sezione “EU policies and actions” del sito web della Commissione europea. Nella sezione “Multi-stakeholder platform on SDGs” del medesimo sito, invece, si possono avere maggiori informazioni sull'attività della piattaforma multipartecipativa, istituita dalla citata comunicazione del novembre 2016 al fine di raccogliere suggerimenti e proposte dalla società civile e dal settore privato, che ha terminato il suo mandato il 31 dicembre 2019.

La Risoluzione del Parlamento UE

Con riferimento all'attività del Parlamento europeo, si ricorda che già nella scorsa legislatura, il 14 marzo 2019 il Parlamento ha aveva approvato, con risoluzione n. 2019/022 del 14 marzo 2019, la "Relazione strategica annuale sull'attuazione e la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile". Al fine di migliorare l'azione strategica e comune dell'UE verso il conseguimento degli obiettivi globali, il Parlamento europeo invitava la Commissione europea:

·         a effettuare un'analisi approfondita delle lacune delle politiche esistenti e della loro attuazione, al fine di individuare le aree critiche relative alle sinergie e le incoerenze;

·         a individuare chiaramente, senza ulteriori indugi, le misure da adottare entro il 2030 in termini di politiche e legislazione, dati statistici e raccolta di dati disaggregati, governance e attuazione, al fine di definire, entro la fine del 2019, una strategia globale per la realizzazione dell'Agenda 2030;

·         a elaborare una strategia ambiziosa, generale e onnicomprensiva per l'attuazione dell'Agenda 2030, che integri appieno gli obiettivi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nella governance dell'UE, fornendo un orientamento alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri per l'attuazione, il monitoraggio e il riesame dell'Agenda 2030 e definendo tabelle di marcia dettagliate con scadenze e obiettivi concreti; chiede alla Commissione di assicurare che tale strategia affronti le correlazioni tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

·         a rafforzare la sua collaborazione con le Nazioni Unite e gli Stati membri dell'UE a sostenere la riforma in corso, rendendola idonea all'attuazione dell'Agenda 2030.

 

Si segnala altresì che anche il Consiglio Affari generali dell'UE del 9 aprile 2019 aveva approvato conclusioni che evidenziavano l'importanza centrale dello sviluppo sostenibile per l'Unione europea, sottolineando come sia  nell'interesse dell'UE continuare a svolgere un ruolo di primo piano nell'attuazione dell'Agenda 2030 e dei suoi 17 obiettivi.

Il Consiglio aveva riconosciuto che i principali processi e documenti a livello mondiale e dell'UE, quali ad esempio il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo, la strategia globale dell'UE, l'attuazione dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e il programma d'azione di Addis Abeba, sono fortemente interconnessi con la sfida legata alla realizzazione dello sviluppo sostenibile, sottolineando quindi come tutti questi processi devono muoversi nella stessa direzione in maniera coerente ai fini di un'efficace attuazione dell'Agenda 2030.

Sulla base di queste premesse, aveva accolto con favore il citato documento di riflessione della Commissione europea e in particolare l'invito rivolto all'UE a fare tesoro dei risultati ottenuti per diventare un "pioniere" dello sviluppo sostenibile a livello mondiale, in partenariato con le Nazioni Unite, attraverso il suo reiterato e rafforzato impegno a favore del multilateralismo e dei valori condivisi.

Il Consiglio aveva chiesto, pertanto, di accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030 "sia a livello mondiale che interno, quale priorità fondamentale dell'UE, a beneficio dei suoi cittadini e per difendere la sua credibilità in Europa e nel mondo", ribadendo inoltre, il suo precedente invito, rivolto alla Commissione europea, ad elaborare una strategia globale per l'attuazione dell'Agenda 2030 che delinei tempistiche, obiettivi e misure concrete per integrare gli SDGs in tutte le pertinenti politiche interne ed esterne dell'UE.

 

La Nuova Agenda Strategica dell'UE 2019-2024

Di rilievo ai fini dell'attuazione dell'Agenda 2030 sono, inoltre, le indicazioni contenute nella Nuova Agenda strategica dell'UE 2019-2024, approvata dal Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019, la quale evidenzia, tra le priorità dell'UE per il prossimo quadro politico, quella sostenere la lotta contro i cambiamenti climatici, la promozione dello sviluppo sostenibile e l'attuazione dell'Agenda 2030 e, in particolare quella di "Costruire un'Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero".

 

A tal fine, l’Agenda strategica prospetta la necessità di:

 

·         intensificare le azioni dell'UE per gestire la minaccia dei cambiamenti climatici, secondo modalità che tengano conto delle situazioni nazionali e che siano eque dal punto di vista sociale;

·         fare dell'UE un leader globale in un'economia verde rendendo le sue politiche coerenti con l'accordo di Parigi;

·         promuovere una mobilizzazione di investimenti privati e pubblici e un'efficace economia circolare, nonché un mercato europeo dell'energia integrato, interconnesso e ben funzionante, rispettando appieno il diritto degli Stati membri di decidere in merito ai rispettivi mix energetici;

·         accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, potenziare l'efficienza energetica, ridurre la dipendenza dalle fonti esterne, diversificare le fonti di approvvigionamento e investire in soluzioni per la mobilità del futuro;

·         migliorare l'ambiente delle città e campagne nonché la qualità dell'aria e dell'acqua, promuovere l'agricoltura sostenibile, lottare contro la perdita di biodiversità e preservare i sistemi ambientali, oceani compresi;

·         attuare il pilastro europeo dei diritti sociali a livello dell'UE e degli Stati membri nel debito rispetto delle rispettive competenze e garantire la parità tra donne e uomini, nonché diritti e pari opportunità per tutti;

·         garantire una protezione sociale adeguata, mercati del lavoro inclusivi e la promozione della coesione, come pure un livello elevato di tutela dei consumatori e di norme alimentari e un buon accesso all'assistenza sanitaria;

·         investire nella cultura e nel patrimonio culturale, al centro dell'identità europea.

 

Tra le azioni prioritarie connesse al perseguimento degli SDGs indicate nella Nuova Agenda strategica dell'UE sono altresì contemplate, tra le altre, quelle volte a:

·         rinnovare le basi di una crescita sostenibile e inclusiva a lungo termine e rafforzare la coesione nell'UE, realizzando una convergenza verso l'alto delle economie e affrontando le sfide demografiche;

·         difendere i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini e lo Stato di diritto, che deve essere pienamente rispettato da tutti gli Stati membri e dall'UE;

·         sviluppare una politica migratoria globale pienamente funzionante, approfondendo la cooperazione con i paesi di origine e di transito per contrastare la migrazione illegale e la tratta di esseri umani, nonché, per quanto riguarda la dimensione interna, quella raggiungere un accordo su una politica efficace in materia di migrazione e asilo, trovando un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà;

·         intensificare gli investimenti nelle competenze e nell'istruzione delle persone e promuovere l'imprenditorialità, l'innovazione e la ricerca in Europa;

·         aumentare la resilienza dell'UE rispetto alle catastrofi naturali e provocate dall'uomo;

·         promuovere il multilateralismo e l'ordine internazionale basato su regole.

 

Le linee programmatiche 2019-2024 della nuova Commissione europea

La politiche dell'Unione europea volte a integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 nel quadro strategico dell'Unione sono state fatte proprie e rilanciate dalla nuova Commissione europea, che sembrerebbe aver optato per il primo e più ambizioso scenario tra quelli prospettati dal citato documento di riflessione della Commissione UE uscente, che prevede la creazione di un processo europeo di coordinamento della strategia per il conseguimento degli SDGs, con un approccio congiunto di tutti i livelli di governo.

 

In tale prospettiva sembrano potersi inquadrare sia gli Orientamenti politici per l'attività della Commissione europea negli anni 2019-2024, sia il discorso di apertura della seduta plenaria del Parlamento europeo, della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale ha dedicato ampio spazio alle politiche per la sostenibilità, puntando con decisione a un'Europa che miri a traguardi più ambiziosi. In particolare, la Presidente ha sottolineato come la sfida più pressante che l'Unione dovrà affrontare nel prossimo decennio è la salute del pianeta, affermando che l'obiettivo da perseguire è quello di far divenire l'Europa il primo continente climaticamente neutro, azzerando le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2050.

A tal fine, la Presidente aveva dichiarato l'intenzione di presentare, nei primi 100 giorni di mandato, un Green Deal per l'Europa, una vera e propria "legge europea" sul clima, al fine di tradurre l'obiettivo del 2050 in disposizioni giuridicamente vincolanti, prevedendo inoltre:

-        un approccio in due fasi per ridurre le emissioni di CO2 del 50%, se non del 55%, entro il 2030, guidando al contempo i negoziati internazionali volti ad aumentare il livello di ambizione delle altre principali economie entro il 2021;

-        un rafforzamento degli investimenti nel settore ambientale, da realizzarsi attraverso il lancio di un Piano di investimenti per un'Europa sostenibile e la trasformazione di una parte della BEI in una banca climatica europea;

-        una revisione del sistema di scambio di quote di emissioni, che preveda, tra l'altro, il pieno coinvolgimento del settore dei trasporti marittimi;

-        l'introduzione di un'imposta sul carbonio alle frontiere (Carbon Border Tax), al fine di evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e garantire che le imprese europee possano competere in condizioni di parità;

-        la garanzia di una transizione verso un'economia a impatto climatico zero equa per tutti, tramite la creazione di un Fondo di transizione (Just Transition Fund) aggiuntivo rispetto ai fondi di coesione;

-        un nuovo Piano di azione sull'economia circolare focalizzato sull'uso sostenibile delle risorse, in particolare per i settori ad alto impatto o ad alto consumo di risorse, come tessile e costruzioni;

-        una stringente politica sul contrasto alla plastica monouso, con l'obiettivo che non finisca più plastica negli oceani entro il 2050.

 

Il "Green Deal", al fine di rendere non solo giuridicamente vincolante, ma anche concretamente raggiungibile l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, dovrebbe segnare un ulteriore passo in avanti rispetto agli obiettivi intermedi attuali dell'Unione, che prevedono una riduzione delle emissioni pari al 40% entro il 2030. La nuova Commissione ha annunciato la presentazione, al più tardi entro il 2021, di un piano completo che miri ad aumentare l'obiettivo dell'UE per il 2030 avvicinandolo al 55%. A tal fine, la Commissione intende presentare proposte volte a estendere il sistema di scambio di quote di emissione al settore marittimo, e a ridurre gradualmente le quote gratuite assegnate alle compagnie aeree; ulteriori proposte dovrebbero portare all'inclusione nel sistema anche del traffico e dell'edilizia, onde realizzare una piena convergenza dei sistemi al più tardi nel 2030. Per quanto concerne l'imposta sul carbonio alle frontiere, essa dovrebbe essere introdotta partendo da un certo numero di settori selezionati e contestualmente la nuova Commissione dovrebbe anche procedere a un riesame della direttiva 2003/96 sulla tassazione dei prodotti energetici.

L'azione dell'Unione, per fare la differenza, dovrà essere accompagnata da analogo impegno a livello globale. L'UE dovrebbe pertanto assumere la guida dei negoziati internazionali con l'obiettivo di aumentare il livello di ambizione degli altri grandi emettitori entro il 2021.

Nel quadro del Green Deal, è annunciata, inoltre, una strategia per la biodiversità per il 2030, che subentri alla precedente strategia, risalente al dicembre 2011; in tale ambito la Presidente della Commissione ha poi annunciato il proprio impegno affinché, in occasione della Conferenza delle parti sulla diversità biologica che si terrà in Cina nel 2021, l'Europa si erga a leader mondiale, come già accaduto nel 2015 per la Conferenza di Parigi sul clima.

Negli Orientamenti 2019-2024 viene inoltre messa in risalto la necessità di un processo di transizione equo e controllato verso un'economia a impatto zero, che passi prima di tutto dall'adozione di una nuova strategia industriale ("piano per un'economia pronta al futuro") che porti l'Europa a essere leader mondiale nell'economia circolare e nelle tecnologie pulite, anche attraverso la decarbonizzazione dei settori industriali ad alta intensità energetica.

Pur riconoscendo l'importanza dei fondi di coesione, che svolgono un ruolo determinante nel sostenere le regioni e le zone rurali, la Commissione si impegna a integrarli tramite un nuovo Fondo per una transizione equa, del quale potranno beneficiare le popolazioni e le regioni più esposte alla transizione stessa in quanto partono da basi meno avanzate.

Onde cogliere appieno le opportunità offerte dalla transizione ecologica, la Commissione intende poi spendere "cifre record nell'innovazione e nella ricerca di avanguardia", sfruttando al massimo la flessibilità all'interno del prossimo bilancio pluriennale dell'Unione per concentrarsi sui settori che racchiudono un potenziale maggiore. Ai finanziamenti pubblici, necessari ma non sufficienti, dovrà accompagnarsi un'azione di stimolo per gli investimenti privati, "ponendo la finanza verde e sostenibile al centro della catena d'investimento e del sistema finanziario" attraverso la presentazione di una strategia per la finanza verde e di un piano di investimenti per un'Europa sostenibile, e la trasformazione di una parte della Banca europea per gli investimenti (BEI) in un'autentica Banca climatica europea. Va ricordato, a quest'ultimo proposito, che la BEI è già il principale fornitore multilaterale di finanziamenti per il clima a livello mondiale. Se allo stadio attuale il 25% circa dei suoi finanziamenti totali viene assegnato a investimenti per il clima, la Commissione si ripropone di raddoppiare tale percentuale.

Tra gli altri ambiti nei quali la Commissione ha annunciato di voler intervenire, particolare risalto assumono la sicurezza alimentare, tramite una nuova "Strategia dai campi alla tavola" per gli alimenti sostenibili, che coinvolga l'intera catena del valore; la tutela e l'investimento nel futuro delle zone rurali, nelle quali a tutt'oggi vive il 50% degli europei; la protezione della salute dei cittadini dal degrado ambientale e dall'inquinamento attraverso una strategia trasversale che abbraccerà la qualità dell'aria e dell'acqua, le sostanze chimiche pericolose, le emissioni industriali, i pesticidi e gli interferenti endocrini.

Programma di lavoro 2021 della Commissione europea

Il 19 ottobre 2020 la Commissione europea ha anche presentato il Programma di lavoro per il 2021 (COM (2020)690).

La Commissione afferma che la sua azione continuerà ad essere guidata dall'Agenda 2030 e dai suoi obiettivi di sviluppo sostenibile, sia per quanto riguarda l'interno che l'esterno, nonché dall'accordo di Parigi.

Per quanto riguarda il Green Deal europeo (si veda anche l’allegato che riporta nel dettaglio le nuove iniziative da presentare), la Commissione annuncia in particolare che nel 2021:

- si concentrerà sulla revisione della legislazione in materia di clima ed energia per allinearla al nuovo obiettivo proposto di ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Ciò sarà integrato in un pacchetto "pronti per il 55%" che riguarderà tutti gli aspetti, dalle energie rinnovabili all'efficienza energetica in primo luogo, all'edilizia, nonché l'utilizzo del suolo, la tassazione energetica, la condivisione degli sforzi e lo scambio di quote di emissione e un'ampia gamma di altri atti legislativi. La diplomazia per il clima e l'energia rimarrà, secondo la Commissione, una priorità per i partner esterni;

- come indicato negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen, proporrà un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera per indurre i produttori stranieri e gli importatori dell'UE a ridurre le loro emissioni di carbonio, garantendo nel contempo condizioni di parità che favoriscano gli scambi in modo compatibile con l'OMC;

- presenterà una serie di misure in materia di trasporti intelligenti e sostenibili, tra cui una revisione del regolamento sulla rete transeuropea dei trasporti e della direttiva sui sistemi di trasporto intelligenti;

- continuerà ad attuare il piano d'azione per l'economia circolare, puntando sulla progettazione ecocompatibile e sui prodotti sostenibili, in particolare l'elettronica circolare, anche migliorando la raccolta, il riutilizzo e la riparazione di telefoni cellulari, computer portatili e altri dispositivi;

- darà seguito alla strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 e alla strategia "dal produttore al consumatore", segnatamente per incrementare la produzione biologica, ripristinare gli ecosistemi degradati, proteggere i nostri oceani e le nostre regioni costiere, tutelare, ripristinare e gestire in modo sostenibile le foreste e ridurre il rischio di prodotti associati alla deforestazione sul mercato dell'UE. Introdurrà inoltre sul mercato additivi alimentari innovativi per ridurre l'impatto ambientale dell'allevamento.

La Comunicazione della Commissione UE sul Green Deal europeo e le Strategie adottate

Facendo seguito a quanto annunciato nelle predette linee programmatiche, l'11 dicembre 2019 la Commissione europea ha presentato la comunicazione "Il Green Deal europeo", con la quale illustra una nuova strategia di crescita volta a fare dell'Europa il primo continente al mondo a emissioni zero entro il 2050.

Nel ribadire che il Green Deal europeo è parte integrante della strategia di attuazione dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, la Commissione definisce una tabella di marcia iniziale delle politiche e misure principali necessarie per realizzarlo, fornendo, altresì, un calendario indicativo della loro presentazione; inoltre, illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili per garantire una transizione giusta e inclusiva.

La tabella di marcia prevede azioni volte: a stimolare l'uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un'economia circolare e pulita; ad arrestare i cambiamenti climatici; a mettere fine alla perdita di biodiversità; a ridurre l'inquinamento. Sono coinvolti tutti i settori dell'economia, in particolare i trasporti, l'energia, l'agricoltura, l'edilizia e settori industriali quali l'acciaio, il cemento, le TIC, i prodotti tessili e le sostanze chimiche. La tabella di marcia sarà aggiornata in funzione delle necessità che dovessero emergere e tutte le azioni e le politiche dell'UE dovranno contribuire agli obiettivi del Green Deal europeo.

La Comunicazione evidenzia, infatti, che i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono sfide mondiali che richiedono una risposta a livello globale e che l'UE, continuando a prodigarsi affinché l'accordo multilaterale di Parigi resti il caposaldo della lotta ai cambiamenti climatici, dispiegherà una "diplomazia del Green Deal" più energica, mirata a persuadere gli altri attori a fare la propria parte nella promozione di uno sviluppo più sostenibile e ad appoggiarli nei loro propositi.

La Commissione ha poi effettivamente dato seguito a molti degli obiettivi annunciati, nell'ambito dei quali ha adottato ambiziose Strategie, volte, in particolare, a conseguire la neutralità climatica entro il 2050, a realizzare in modo compiuto l'economia circolare, a conseguire una politica alimentare più sostenibile, a stimolare la ricerca e l'innovazione, nonché a promuovere finanziamenti e investimenti verdi, a garanzia di una transizione giusta.

Il Green Deal figura anche al centro del Piano di ripresa contro la recessione causata dalla crisi sanitaria da Covid-19, segnatamente nel pacchetto di proposte sul bilancio a lungo termine presentato dalla Commissione, finalizzato a rilanciare l'economia attraverso un approccio verde, sociale e digitale per costruire un futuro più sostenibile.

 

Gli obiettivi strategici del Green Deal

In particolare, nella Comunicazione sul Green Deal la Commissione ha annunciato la necessità di:

 

A tale riguardo, la Commissione ha comunicato di aver già delineato un chiaro programma per conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

Dando seguito a tale intendimento, il 4 marzo 2020 ha presentato una  proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio COM(2020)80, volta a sancire l'impegno politico dell'UE a conseguire la neutralità climatica entro il 2050, per tutelare il pianeta e i suoi abitanti. Con la legge europea sul clima, la Commissione propone un obiettivo giuridicamente vincolante di azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, prevedendo altresì misure per verificare i progressi compiuti e adeguare i conseguenti interventi, sulla base di sistemi esistenti, quali il processo di governance dei piani nazionali per l'energia e il clima degli Stati membri, le relazioni periodiche dell'Agenzia europea dell'ambiente e i più recenti dati scientifici sui cambiamenti climatici e i relativi impatti. I progressi saranno verificati ogni cinque anni, in linea con il bilancio globale previsto dall'accordo di Parigi.

Oltre alle politiche e alla regolamentazione pubbliche, tutti i settori della società e dell'economia hanno un ruolo da svolgere nella transizione verso la neutralità climatica dell'Unione europea. La Commissione ha pertanto avviato, il 14 maggio 2020, una consultazione pubblica su un nuovo patto europeo per il clima, un'iniziativa di ampio respiro per dare voce e ruolo ai cittadini e ai portatori di interessi nella progettazione di nuove azioni per il clima, che si è chiusa il 20 agosto 2020

Il programma di lavoro della Commissione 2020 adattato a seguito della pandemia da Covid-19 preannunciava la presentazione, per il terzo trimestre 2020, di un Piano degli obiettivi climatici 2030 e, per il quarto trimestre 2020, di un Patto europeo per il clima.

A tale riguardo, si segnala che il 17 settembre 2020 la Commissione europea ha presentato il Piano degli obiettivi climatici 2030, finalizzato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell'UE almeno del 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. A giudizio della Commissione, questa maggiore ambizione sottolinea anche la costante leadership mondiale dell'UE in vista della prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26), posticipata al 2021 a causa della pandemia.

Contestualmente al Piano, la Commissione, in particolare:

·         ha presentato una modifica della citata proposta di legge europea sul clima COM(2020)80 per includere l'obiettivo di ridurre le emissioni almeno del 55 % entro il 2030 quale prima tappa verso l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050; il Parlamento europeo ha chiesto l’innalzamento al 60 %, mentre in Consiglio stanno emergendo posizioni divergenti sulla questione;

·         ha delineato le proposte legislative da presentare entro giugno 2021 per attuare il nuovo obiettivo, tra cui: la revisione e l'ampliamento del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE; l'adeguamento del regolamento sulla condivisione degli sforzi e del quadro per le emissioni connesse all'uso del suolo; il potenziamento delle politiche in materia di efficienza energetica e di energie rinnovabili; il rafforzamento delle norme in materia di CO2 per i veicoli stradali.

·         ha adottato una valutazione dei piani nazionali degli Stati membri per l'energia e il clima per il periodo 2021-2030. La valutazione della Commissione indica che l'UE è sulla buona strada per superare l'attuale obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 40 % entro il 2030, in particolare grazie ai progressi in corso in termini di diffusione delle energie rinnovabili in tutta Europa. Per conseguire il nuovo obiettivo del 55 %, secondo la Commissione l'UE dovrà aumentare ulteriormente l'efficienza energetica e la quota di energie rinnovabili; prima di presentare le relative proposte legislative nel giugno 2021, la Commissione annuncia di voler effettuare ulteriori consultazioni e analisi.

A giudizio della Commissione, il nuovo obiettivo climatico per il 2030 contribuirà a imprimere la direzione alla ripresa economica dell'Europa dalla pandemia di coronavirus e stimolerà gli investimenti in un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse, promuovendo l'innovazione nelle tecnologie pulite, rafforzando la competitività e creando posti di lavoro verdi. Gli Stati membri potranno attingere al fondo per la ripresa Next Generation EU da 750 miliardi di euro e al prossimo bilancio a lungo termine dell'UE per questi investimenti nella transizione verde. Per sostenere gli investimenti necessari, la Commissione ha adottato anche le regole per un nuovo meccanismo di finanziamento dell'energia rinnovabile dell'UE, al fine di agevolare la collaborazione tra gli Stati membri per finanziare e realizzare progetti in questo campo.

 

Gli Stati membri dovevano presentare i rispettivi piani nazionali per l'energia e il clima entro la fine del 2019. In linea con il regolamento sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima, i piani in questione prevedono contributi nazionali ambiziosi al conseguimento degli obiettivi dell'UE.

Al riguardo, si segnala che nel dicembre 2019 è stato adottato il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima italiano, successivamente inviato alla Commissione europea, in attuazione del Regolamento (UE) 2018/1999, completando così il percorso avviato nel dicembre 2018, nel corso del quale il Piano è stato oggetto di un confronto tra le istituzioni coinvolte, i cittadini e tutti gli stakeholder.

Si segnala, inoltre, che l’8 luglio 2020 la Commissione europea ha presentato la strategia dell'UE per l'integrazione del sistema energetico e la strategia dell'UE per l'idrogeno, che pongono le fondamenta per un settore dell'energia più efficiente e interconnesso, orientato al duplice obiettivo di un pianeta più pulito e di un'economica più forte. Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, infatti, l'Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE. Entrambe le strategie presentano una nuova agenda di investimenti a favore dell'energia pulita, in linea con il pacchetto per la ripresa Next Generation EU della Commissione e con il Green Deal europeo. Gli investimenti previsti hanno il potenziale di rilanciare l'economia dopo la crisi causata dalla pandemia da coronavirus, anche al fine di rafforzare la leadership e la competitività del nostro Paese.

Più in dettaglio, la strategia dell'UE per l'integrazione del sistema energetico sarà il quadro di riferimento per la transizione all'energia verde. La Commissione ritiene, infatti, che il modello attuale – in cui ogni settore (trasporti, industria, gas, edilizia) costituisce un compartimento stagno di consumo energetico con catene del valore, norme, infrastrutture, pianificazione e operazioni proprie – non sia in grado di traghettare l’Europa verso la neutralità climatica entro il 2050 con efficienza di costo; la gestione del sistema energetico deve pertanto integrare l'evoluzione dei costi delle soluzioni innovative, con la creazione di nuovi collegamenti intersettoriali e il proficuo utilizzo dei progressi tecnologici. Al fine di integrare il sistema energetico, occorre infatti pianificarlo e gestirlo nel suo insieme, collegando diversi vettori energetici, infrastrutture e settori di consumo. Un sistema del genere, interconnesso e flessibile, risulterà più efficiente e ridurrà i costi per la società. La strategia si basa su tre assi portanti:

ü  in primo luogo, un sistema energetico più circolare, imperniato sull'efficienza energetica. La strategia individuerà azioni concrete per mettere in pratica il principio dell'efficienza energetica al primo posto e usare in modo più efficace le fonti di energia locali negli edifici e nelle comunità. Vi è, infatti, un notevole potenziale di riutilizzo del calore di scarto proveniente da siti industriali, centri dati o altre fonti, come pure dell'energia prodotta a partire da rifiuti organici o negli impianti di trattamento delle acque reflue;

ü  in secondo luogo, una maggiore elettrificazione diretta dei settori d'uso finale: l’energia elettrica, vantando la quota più consistente di fonti rinnovabili, dovrebbe essere la scelta privilegiata, laddove possibile. Ciò si tradurrà, tra l'altro, in una rete di un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, che affiancherà l'espansione dell'energia solare ed eolica;

ü  nei settori difficili da elettrificare la strategia promuove i combustibili puliti, compresi l'idrogeno rinnovabile, i biocarburanti e i biogas sostenibili. La Commissione annuncia che proporrà una nuova classificazione e un sistema di certificazione per i combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio.

Al fine di realizzare un sistema energetico più integrato, la strategia elenca 38 azioni, tra le quali si annoverano la revisione della normativa vigente; il sostegno finanziario; la ricerca e l'introduzione di nuove tecnologie e strumenti digitali; orientamenti per guidare gli Stati membri nell'elaborazione di misure fiscali e nella graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili; la riforma della governance del mercato; la pianificazione infrastrutturale e una migliore informazione rivolta ai consumatori

In un sistema energetico integrato l'idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell'industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell'edilizia in tutta Europa. Proprio in questa direzione si spinge la strategia dell'UE per l'idrogeno, con la quale la Commissione si prefigge di concretare questo potenziale attraverso investimenti, regolamentazione, creazione di un mercato, ricerca e innovazione.

Adatto anche ai settori difficili da elettrificare, secondo la Commissione l'idrogeno può fornire capacità di stoccaggio per compensare la variabilità dei flussi delle energie rinnovabili; occorre però un'azione coordinata a livello dell'UE tra settore pubblico e privato. La priorità è sviluppare l'idrogeno rinnovabile, prodotto usando principalmente energia eolica e solare, ma nel breve e nel medio periodo occorrono altre forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio per ridurre rapidamente le emissioni e sostenere la creazione di un mercato redditizio.

Questa transizione graduale richiederà un approccio in più fasi, così delineato dalla Commissione:

  1. tra il 2020 e il 2024 si sosterrà l'installazione di almeno 6 gigawatt di elettrolizzatori per l'idrogeno rinnovabile nell'UE e la produzione fino a un milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile;
  2. tra il 2025 e il 2030 l'idrogeno dovrà entrare a pieno titolo del sistema energetico integrato, con almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori per l'idrogeno rinnovabile e la produzione fino a dieci milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell'UE;
  3. tra il 2030 e il 2050 le tecnologie basate sull'idrogeno rinnovabile dovrebbero raggiungere la maturità e trovare applicazione su larga scala in tutti i settori difficili da decarbonizzare.

 

Infine, il 14 ottobre 2020 la Commissione ha presentato altresì la Strategia dell'UE per ridurre le emissioni di metano, il secondo più importante agente dei cambiamenti climatici e un potente inquinante atmosferico locale che causa gravi problemi di salute.

Secondo la Commissione, la lotta contro le emissioni di metano è essenziale per conseguire gli obiettivi climatici per il 2030, la neutralità climatica entro il 2050 e per contribuire all'ambizione di azzerare l'inquinamento.

La Strategia definisce misure per ridurre le emissioni di metano in Europa e a livello internazionale: contiene interventi legislativi e non legislativi nei settori dell'energia, dell'agricoltura e dei rifiuti, che insieme rappresentano circa il 95% delle emissioni di metano associate all'attività umana nel mondo. La Commissione intende collaborare con i partner internazionali dell'UE e con l'industria per conseguire riduzioni delle emissioni lungo la catena di approvvigionamento.

 

 

·         mobilitare l'industria per un'economia pulita e circolare

 

Con la Strategia industriale, adottata con la Comunicazione COM(2020)102 del 10 marzo 2020, la Commissione ha proposto una serie di iniziative per sostenere l'industria europea nella duplice transizione ecologica e digitale, rilanciandone la competitività a livello mondiale. Gli elementi fondamentali individuati per la trasformazione industriale sono, tra l'altro: la certezza del diritto industriale, con particolare riguardo al consolidamento del mercato interno, ed in special modo del mercato digitale; il sostegno all'industria nella transizione verso la neutralità climatica e la costruzione di un'economia circolare; l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori dell'industria; misure per gli investimenti e per il finanziamento della citata transizione; l'autonomia industriale e strategica dell'Europa, con particolare riguardo a materiali e tecnologie critici, prodotti alimentari, infrastrutture e sicurezza, nonché accesso ai medicinali e alla farmaceutica.

 

La Comunicazione prevede, tra l'altro: un piano di azione sulla proprietà intellettuale; il riesame delle norme dell'UE in materia di concorrenza; un libro bianco per contrastare gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere nel mercato unico; misure per modernizzare e decarbonizzare le industrie ad alta intensità energetica, sostenere le industrie della mobilità sostenibile e intelligente e promuovere l'efficienza energetica; un piano di azione per le materie prime essenziali e prodotti farmaceutici; un'alleanza per l'idrogeno pulito, per le industrie a basse emissioni di carbonio, su cloud e piattaforme industriali e sulle materie prime; norme e orientamenti in materia di appalti pubblici verdi; una rinnovata attenzione all'innovazione, agli investimenti e alle competenze.

 

La Commissione, tenuto conto che la decarbonizzazione delle industrie ad alta intensità energetica è una delle sue principali priorità, preannuncia, tra l'altro, l'intenzione di presentare una Strategia sulla produzione di acciaio a zero emissioni. La protezione delle persone e dell'ambiente sarebbero altresì alla base di una strategia in materia di prodotti chimici sicuri e sostenibili, e dell'intenzione preannunciata dalla Commissione europea di affrontare il tema della sostenibilità dei prodotti da costruzione, dell'efficienza energetica e della prestazione ambientale nell'edilizia.

La Commissione preannuncia, inoltre, di voler presentare strategie in una serie ulteriore di settori strategici: tra gli altri, le energie rinnovabili offshore, l'industria della mobilità (per i profili relativi all'innovazione e della ricerca, i carburanti alternativi, e la mobilità intelligente e connessa), e le reti transeuropee nel settore dell'energia. È infine prevista una proposta di meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni CO2, nel rispetto delle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. Si tratta, in sostanza, di individuare misure che possano impedire che i costi cui potrebbero andare incontro le imprese per rispettare la politica di sostenibilità (costi di conformità dell'UE) finiscano per spingere le produzioni verso Paesi terzi con minori ambizioni e minori vincoli ambientali, e per far sì che il prezzo delle importazioni tenga conto più accuratamente del loro tenore di carbonio. La questione di fondo è la conciliabilità dell'eventuale introduzione di pesi gravanti su tali importazioni con il rispetto delle norme generali del commercio internazionale.

 

Congiuntamente alla strategia industriale, ulteriori misure sono preannunciate per realizzare in modo compiuto l'economia circolare e promuovere cicli produttivi e prodotti sostenibili, durevoli e riparabili. In particolare, la Commissione, dopo averne annunciato l'adozione, l'11 marzo 2020 ha adottato un nuovo piano d'azione per l'economia circolare, con la Comunicazione COM(2020)98, volta a modernizzare l'economia dell'UE e a valorizzare le opportunità dell'economia circolare al livello europeo e mondiale.

La Commissione europea illustra, inoltre, una serie di iniziative volte ad abbandonare il modello economico che prevede di prendere dall'ambiente le materie per produrre prodotti che finiscono tra i rifiuti una volta utilizzati; l'attuale economia europea utilizza solo il 12 per cento di materiali riciclati ed è ancora troppo dipendente dall'estrazione di materie prime, mentre l'introduzione dei principi della circolarità nell'industria potrebbe creare 700 mila posti di lavoro entro il 2030, soprattutto nel settore delle PMI.

Il nuovo piano d'azione intende, in particolare: rafforzare l'industria dell'UE; contribuire a contrastare i cambiamenti climatici; salvaguardare l'ambiente naturale dell'UE. Con misure che riguardano l'intero ciclo di vita dei prodotti, esso mira a rendere l'economia europea più adatta a un futuro verde, a rafforzarne la competitività proteggendo l'ambiente e a sancire nuovi diritti per i consumatori, tra i quali figura anche la proposta di introdurre il diritto alla riparazione dei prodotti. Il piano è rivolto ai settori caratterizzati da uno sfruttamento più intensivo di risorse e da una più alta produzione di rifiuti: tessile, edilizia e materiali da costruzione, elettronica, materie plastiche, veicoli, imballaggi, batterie.

Sono previste iniziative, tra l'altro, per: favorire il riutilizzo delle materie prime e il mercato delle materie prime secondarie; contrastare l'obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici favorendone il recupero, il riuso e l'upgrading; combattere le false dichiarazioni di ecocompatibilità; introdurre requisiti per la produzione e il riutilizzo degli imballaggi. Misure specifiche riguardano l'uso sostenibile della plastica e il suo riciclaggio; l'attuazione delle norme sulla plastica monouso; l'utilizzo di microplastiche; le iniziative concernenti un caricabatterie standardizzato e l'elettronica circolare; i requisiti di sostenibilità per le batterie e una strategia specifica per il tessile.

Per ulteriori approfondimenti in merito alla Strategia industriale, si invia al relativo dossier dell'Ufficio Rapporti con l'Unione europea della Camera dei deputati.

Il nuovo quadro politico avrà tra i suoi obiettivi principali quello di stimolare lo sviluppo di mercati guida per la neutralità climatica e i prodotti circolari, all'interno come all'esterno dell'UE. Il piano d'azione comprenderà una politica per i "prodotti sostenibili", al fine di sostenere la progettazione circolare di tutti i prodotti sulla base di una metodologia e di principi comuni, dando priorità alla riduzione e al riutilizzo dei materiali prima del loro riciclo, promuovendo nuovi modelli di sviluppo e fissando requisiti atti a prevenire l'immissione sul mercato dell'UE di prodotti nocivi per l'ambiente.

 

 

La Commissione intende applicare rigorosamente la normativa relativa alla prestazione energetica nel settore dell'edilizia, a partire da una valutazione delle strategie nazionali di ristrutturazione a lungo termine degli Stati membri, che sarà condotta nel 2020. Parallelamente, la Commissione propone di collaborare con i portatori di interessi a una nuova iniziativa in materia di ristrutturazione nel 2020 e si adopererà, inoltre, per rimuovere gli ostacoli normativi nazionali che frenano gli investimenti nell'efficienza energetica negli edifici in locazione e in multiproprietà, prestando, altresì, particolare attenzione alla ristrutturazione dell'edilizia sociale.

Si segnala che il 14 ottobre 2020 la Commissione europea ha presentato la Strategia Ondata di ristrutturazioni (COM(2020)662) con cui punta almeno a raddoppiare i tassi di ristrutturazione nei prossimi dieci anni per ridurre il consumo di energia e risorse negli edifici.

La Strategia intende dare priorità a tre settori: decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento; lotta alla povertà e all'inefficienza energetiche; ristrutturazione di edifici pubblici quali scuole, ospedali e uffici.

Le azioni principali della Strategia consistono nel:

La Commissione annuncia, inoltre, che: riesaminerà la direttiva sulle rinnovabili nel giugno 2021 valutando se rafforzare l'obiettivo di riscaldamento e raffrescamento da fonti rinnovabili e introdurre un livello minimo di energia rinnovabile per gli edifici; esaminerà il modo in cui le risorse del bilancio dell'UE, insieme alle entrate del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS), potrebbero essere utilizzate per finanziare i regimi nazionali di efficienza e risparmio energetici rivolti alle famiglie a basso reddito; svilupperà ulteriormente il quadro per la progettazione ecocompatibile così da ampliare l'offerta di prodotti efficienti da impiegare negli edifici e promuoverne l'uso.

 

 

 

La Commissione intende adottare una strategia per una mobilità intelligente e sostenibile che affronterà questa sfida, senza trascurare alcuna fonte di emissione. Le misure necessarie a migliorare la gestione ed aumentare la capacità del sistema ferroviario e delle vie navigabili interne saranno oggetto di una proposta entro il 2021. La Commissione intende esaminare attentamente le attuali esenzioni fiscali, anche per quanto riguarda i combustibili nel settore del trasporto aereo e marittimo, e studiare soluzioni per colmare al meglio eventuali lacune. Analogamente, si proporrà di estendere il sistema per lo scambio di quote di emissioni al settore marittimo e di ridurre le quote assegnate gratuitamente alle compagnie aeree. La Commissione proporrà norme più rigorose in materia di emissioni inquinanti nell'atmosfera per i veicoli con motore a combustione interna. Essa proporrà inoltre di rivedere la legislazione in materia di livelli di prestazione di autovetture e furgoni per quanto riguarda le emissioni di CO2, al fine di garantire un percorso chiaro per il periodo post-2025 verso una mobilità a zero emissioni.

 

 

Con la Comunicazione COM(2020)381 del 20 maggio 2020, la Commissione ha presentato la strategia "Dal produttore al consumatore", finalizzata ad avviare un ampio dibattito che coinvolga tutti i portatori di interessi, analizzando tutte le fasi della catena alimentare e preparando il terreno per la formulazione di una politica alimentare più sostenibile.

La Strategia affronta in modo globale le sfide poste dal conseguimento di sistemi alimentari sostenibili, riconoscendo i legami inscindibili tra persone sane, società sane e un pianeta sano. Essa rappresenta un elemento centrale dell'agenda della Commissione per il conseguimento degli SDGs delle Nazioni Unite. Tutti i cittadini e gli operatori di tutte le catene del valore, nell'UE e altrove, dovrebbero beneficiare di una transizione giusta, in particolare a seguito della pandemia di Covid-19 e della recessione economica. Gli agricoltori e i pescatori europei sono fondamentali nella gestione della transizione e la citata strategia sostiene i loro sforzi volti ad affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l'ambiente e preservare la biodiversità. La strategia contribuisce, inoltre, a realizzare un'economia circolare e perseguirà l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale dei settori della trasformazione alimentare e del commercio al dettaglio, intervenendo sui trasporti, lo stoccaggio, l'imballaggio e i rifiuti alimentari. La strategia mira, infine, a stimolare un consumo alimentare sostenibile e promuovere alimenti sani a prezzi accessibili per tutti.

Obiettivi chiave della strategia sono i seguenti:

1) ridurre del 50% l'uso e il rischio dei pesticidi chimici;

2) ridurre di almeno il 20% l'uso dei fertilizzanti;

3) ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l'acquacoltura;

4) destinare almeno il 25% della superficie agricola all'agricoltura biologica.

 

 

Per assicurare che l'UE svolga un ruolo fondamentale in tale ambito, la Commissione ha presentato una nuova Strategia sulla biodiversità (Comunicazione COM(2020)380), cui faranno seguito azioni specifiche nel 2021.

La Strategia affronta le principali cause della perdita di biodiversità, come l'uso insostenibile della superficie terrestre e del mare, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, l'inquinamento e la diffusione di specie esotiche invasive.

Al fine di riportare la biodiversità europea sulla via della ripresa entro il 2030, la strategia definisce nuove modalità per attuare con maggior efficacia la normativa già in vigore, ma fissa anche nuovi obiettivi chiave, tra cui: trasformare almeno il 30 % della superficie terrestre e dell'ambiente marino d'Europa in zone protette gestite in modo efficace; ripristinare in tutta l'UE gli ecosistemi degradati che versano in condizioni precarie e ridurre le pressioni sulla biodiversità; creare le condizioni per un cambiamento profondo mettendo in moto un nuovo processo, finalizzato a migliorare la governance della biodiversità e a garantire che gli Stati membri integrino nelle politiche nazionali gli impegni delineati nella strategia; destinare almeno il 10 % delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità.

La strategia si propone, inoltre, di elaborare un Piano UE di ripristino della natura di ampia portata, che contempli diverse misure concrete, tra le quali:

·         migliorare lo stato di conservazione o la tendenza alla conservazione per almeno il 30 % degli habitat e delle specie UE il cui stato non sia soddisfacente.

·         recuperare almeno 25.000 km di fiumi a scorrimento libero;

·         arrestare e invertire il declino degli uccelli e degli insetti presenti sui terreni agricoli;

·         ridurre l'uso e i rischi dei pesticidi chimici in genere e del 50 % l'uso dei pesticidi più pericolosi;

·         adibire almeno il 25% dei terreni agricoli all'agricoltura biologica e migliorare in modo significativo la diffusione delle pratiche agroecologiche.

·         ridurre le perdite dei nutrienti contenuti nei fertilizzanti di almeno il 50 % e l'uso di fertilizzanti di almeno il 20 %;

·         piantare almeno 3 miliardi di alberi, nel pieno rispetto dei principi ecologici, e proteggere le foreste primarie e antiche ancora esistenti;

·         ridurre del 50% il numero di specie della Lista rossa minacciate dalle specie esotiche invasive, attraverso una maggiore regolamentazione e gestione delle specie aliene invasive.

 

 

La Commissione intende adottare un piano d'azione per l'inquinamento zero di aria, acqua e suolo, sulla base dell'attuale legislazione sulla qualità dell'aria, e proporrà di rafforzare le disposizioni in materia di monitoraggio, modellizzazione e piani per la qualità dell'aria, al fine di aiutare le autorità locali a conseguire un'aria più pulita. Al fine di garantire un ambiente privo di sostanze tossiche, la Commissione intende presentare una strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità.

 

La trasformazione dell'economia dell'Unione europea per un futuro sostenibile dovrà essere attuata, ad avviso della Commissione, integrando la sostenibilità in tutte le politiche dell'Unione europea, attuando anche politiche volte a:

 

 

A tale proposito, la Commissione ha presentato un piano di investimenti per un'Europa sostenibile (cfr.oltre), che combinerà finanziamenti specifici per incentivare gli investimenti sostenibili e proposte volte a creare un contesto più favorevole agli investimenti verdi. In parallelo sarà essenziale predisporre una riserva di progetti sostenibili da cui attingere. L'assistenza tecnica e i servizi di consulenza aiuteranno i promotori a individuarli, svilupparli e accedere alle fonti di finanziamento. Nel quadro del piano di investimenti per un'Europa sostenibile, la Commissione ha proposto un meccanismo e un fondo per una transizione giusta (cfr. oltre), volti a "non lasciare indietro nessuno". Il meccanismo per una transizione giusta si concentrerà sulle regioni e sui settori maggiormente colpiti dalla transizione a causa della loro dipendenza dai combustibili fossili o da processi ad alta intensità di carbonio. Essa attingerà a fonti di finanziamento provenienti dal bilancio dell'UE e dal gruppo BEI per mobilitare le risorse pubbliche e private necessarie, fornendo sostegno a chi promuove la transizione verso attività a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici. 

 Il meccanismo mira anche a tutelare i cittadini e i lavoratori più vulnerabili di fronte alla transizione, cui offrirà accesso a programmi di riqualificazione professionale, posti di lavoro in nuovi settori economici o alloggi efficienti sotto il profilo energetico. La Commissione collaborerà con gli Stati membri e le regioni per aiutarli a dotarsi di piani di transizione locali. Il settore privato sarà determinante per finanziare la transizione verde.

La Commissione ha annunciato la presentazione di una strategia rinnovata in materia di finanza sostenibile, incentrata su una serie di azioni, che consoliderà innanzitutto le basi su cui poggiano gli investimenti sostenibili. La strategia punta a offrire maggiori opportunità agli investitori e alle imprese agevolando l'individuazione degli investimenti sostenibili e garantendone la credibilità, ad esempio tramite un'etichettatura chiara dei prodotti di investimento al dettaglio e la definizione di una norma UE per le obbligazioni verdi che favorisca gli investimenti sostenibili nel modo più appropriato. Inoltre, i rischi climatici e ambientali diventeranno parte integrante del sistema finanziario e occorrerà pertanto inserirli nel quadro prudenziale dell'UE e valutare l'adeguatezza degli attuali requisiti patrimoniali per le attività "verdi".

 

 

Un più ampio ricorso a strumenti di bilancio verdi aiuterà a riorientare gli investimenti pubblici, i consumi e la tassazione verso le priorità verdi.

La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, effettuerà un'analisi comparativa delle pratiche di bilancio che vanno in questa direzione. Riforme fiscali ben concepite possono stimolare la crescita economica, migliorare la resilienza agli shock climatici, contribuire a una società più equa e sostenere una transizione giusta, inviando i giusti segnali di prezzo e incentivando produttori, utenti e consumatori ad assumere comportamenti sostenibili.

A livello nazionale, il Green Deal europeo creerà un contesto adatto a riforme fiscali su larga scala che aboliscano le sovvenzioni ai combustibili fossili, allentino la pressione fiscale sul lavoro per trasferirla sull'inquinamento e tengano conto degli aspetti sociali. La Commissione dà conto che in questa prospettiva sono in corso valutazioni dei pertinenti Orientamenti sugli aiuti di Stato, compresi quelli nei settori dell'ambiente e dell'energia. I documenti saranno rivisti alla luce degli obiettivi politici del Green Deal europeo per sostenere il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 con efficienza di costo e faciliteranno l'eliminazione graduale dei combustibili fossili, in particolare quelli più inquinanti, garantendo così condizioni di parità sul mercato interno. La revisione rappresenterà anche un'occasione per abbattere le barriere di mercato che ostacolano la diffusione dei prodotti "puliti".

L'intera gamma degli strumenti disponibili nel quadro del programma Orizzonte Europa sosterrà gli sforzi necessari in termini di ricerca e innovazione. Quattro "missioni Green Deal" aiuteranno a produrre mutamenti su larga scala in ambiti quali l'adattamento ai cambiamenti climatici, gli oceani, le città e il suolo e riuniranno un'ampia gamma di portatori di interessi, tra cui le regioni e i cittadini.

Nel quadro del programma, la Commissione intende appoggiare le iniziative finalizzate a sfruttare al meglio il potenziale della trasformazione digitale per sostenere la transizione ecologica. Una delle priorità consiste nel rafforzare la capacità dell'UE di prevedere e gestire i disastri ecologici. In quest'ottica, la Commissione intende radunare le eccellenze scientifiche e industriali europee al fine di elaborare un modello digitale ad altissima precisione della Terra.

Il 19 febbraio 2020, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte per promuovere e sostenere la transizione digitale, che comprende la comunicazione quadro in materia "Plasmare il futuro digitale dell'Europa" COM(2020)67, la comunicazione sulla Strategia europea per i dati COM(2020)66 e il Libro Bianco sull'Intelligenza Artificiale COM(2020)65. L'obiettivo delle istituzioni europee è quello di assicurare all'UE sovranità digitale, attraverso lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture, reti e capacità digitali per ridurre la dipendenza nella fornitura di tecnologie da Paesi extra europei e recuperare il ritardo che ancora la separa da competitor come Stati Uniti e Cina.

In particolare, la Comunicazione quadro COM(2020)67 contempla iniziative in ogni settore, dal potenziamento della connettività e del rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni, a nuove misure per il sistema delle imprese e per potenziare le competenze digitali degli europei. La Commissione a indica le iniziative che ritiene necessarie a sostenere lo sviluppo tecnologico nei prossimi anni. Tra gli obiettivi indicati dalla comunicazione figurano:

1) migliorare la vita quotidiana delle persone, anche utilizzando le tecnologie per interagire con amministrazioni ed erogatori di servizi pubblici. La Comunicazione pone l'accento sulla necessità di promuovere la trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni in tutta Europa e prefigura ulteriori azioni, quali una strategia europea in materia di cibersicurezza; una strategia di interoperabilità tra gli Stati membri, mirante a favorire i flussi transfrontalieri di dati del settore pubblico; iniziative per migliorare le condizioni di lavoro degli addetti delle piattaforme online; un nuovo piano d'azione per l'istruzione digitale mirato a promuovere l'alfabetizzazione e il rafforzamento delle competenze digitali in tutti i livelli di istruzione scolastica;

2) sostenere la crescita di un mercato unico, in cui imprese di ogni dimensione possano competere in condizioni di parità, rafforzare la produttività e competitività a livello mondiale e in cui sia garantita la tutela dei consumatori. La Commissione prevede: la valutazione e l'eventuale riesame della normativa UE in materia di concorrenza per l'era digitale; un pacchetto di proposte per una nuova strategia industriale che favorisca la transizione ad un'economia pulita, circolare e digitale di industrie e PMI; l'elaborazione di un quadro normativo per una finanza digitale sicura ed una strategia per un mercato dei pagamenti integrato dell'UE che consenta servizi e soluzioni di pagamento tra gli operatori economici dei diversi Stati membri; una nuova agenda dei consumatori che ne garantisca i diritti anche nelle transazioni online;

3) garantire l'affidabilità e la sicurezza delle interazioni online secondo il principio per cui ciò che è illecito offline deve esserlo anche online. La Commissione ha posto l'accento sul contrasto della vendita di beni illeciti, pericolosi o contraffatti e della diffusione di contenuti illegali o di informazioni non attendibili o poco trasparenti. La Commissione intende aumentare la responsabilità delle piattaforme online anche in ordine ai contenuti e ai servizi di informazione, rivedendo le regole per il mercato interno dei servizi digitali. Intende presentare un piano d'azione per i media e l'audiovisivo, per promuovere contenuti di qualità e garantire il pluralismo dell'informazione online.

 

La strategia per i dati COM(2020)66 propone la creazione di un cloud europeo per competere a livello internazionale nei big data. In particolare, la Commissione illustra le iniziative volte alla creazione di un mercato unico europeo dei dati basato su norme di accesso e utilizzo chiare e condivise e su incentivi per l'interoperabilità e scambio transfrontaliero. In tale spazio virtuale si applicherebbero le norme europee che regolamentano la privacy, la tutela dei dati personali e il diritto alla concorrenza. Le azioni previste dalla Commissione si basano su quattro pilastri: 1) l'istituzione di un quadro di governance intersettoriale per l'accesso ai dati e il loro utilizzo; 2) investimenti nei dati e rafforzamento delle infrastrutture e delle capacità europee per l'hosting, l'elaborazione e l'utilizzo dei dati; 3) il rafforzamento del diritto alla portabilità per le persone; 3) la promozione della realizzazione di spazi comuni europei di dati in settori economici strategici e ambiti di interesse pubblico.

 

Il Libro bianco sull'Intelligenza artificiale (COM(2020)65) indica strumenti e orientamenti per rendere accessibile a industrie, ma anche a PMI e pubblica amministrazione, l'Intelligenza artificiale. Esso è stato sottoposto ad una consultazione pubblica fino al 31 maggio. La Commissione sottolinea in primo luogo la necessità di: promuovere investimenti in ricerca e innovazione; adottare un approccio coordinato a livello di Unione europea; promuovere l'adozione dell'Intelligenza Artificiale (IA) da parte delle pubbliche amministrazioni e delle piccole e medie imprese; definire un quadro normativo specifico in materia di sicurezza e responsabilità e tutela dei diritti fondamentali (rispetto dei dati personali, non discriminazione, etc.).

Per ulteriori approfondimenti in merito alla nuova strategia dell'UE per l digitale, si invia al relativo dossier dell'Ufficio Rapporti con l'Unione europea della Camera dei deputati.

 

 

La Commissione intende definire un quadro europeo delle competenze che aiuti a coltivare e valutare conoscenze, abilità e attitudini connesse ai cambiamenti climatici e allo sviluppo sostenibile. Fornirà, inoltre, materiali complementari e agevolerà lo scambio di buone pratiche grazie alle reti dell'UE di programmi di formazione rivolti agli insegnanti. La Commissione si sta adoperando anche per fornire agli Stati membri nuove risorse finanziarie con cui rendere più sostenibili le attività e gli edifici scolastici.

Si segnala che il 1° luglio 2020 è stata presentata un'Agenda per le competenze per l'Europa sulla competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza, che fissa obiettivi quantitativi per lo sviluppo delle competenze (miglioramento delle competenze esistenti) e la riqualificazione (formazione volta all'acquisizione di nuove competenze) da conseguire entro i prossimi 5 anni.

 

La nuova Strategia annuale di crescita sostenibile

 

Come era stato preannunciato dalla Presidente von der Leyen nelle dichiarazioni programmatiche della Commissione europea, a partire dal 2020 gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite sono stati per la prima volta integrati in modo sistematico nel Semestre europeo, ossia in quell'insieme di documenti, adempimenti e procedure volti ad assicurare il coordinamento e la sorveglianza delle politiche economiche e di bilancio dei paesi membri della zona euro e dell'Unione europea.

 

Semestre europeo 2020

Il ciclo 2020 del semestre europeo ha avuto inizio il 17 dicembre 2019, con la pubblicazione della Comunicazione sulla "Strategia annuale di crescita sostenibile" (COM(2019)650), con la quale la Commissione europea aveva delineato le priorità dell'UE in materia di politica economica e sociale.

La Commissione europea aveva anche pubblicato un grafico per mostrare sinteticamente come gli SDGs sarebbero stati integrati nelle varie scadenze temporali del Semestre, fornendo agli Stati membri orientamenti specifici sulle necessità principali in relazione alle riforme strutturali e agli investimenti, in vista della transizione verso un modello economico sostenibile. L'assunto di base dal quale muoveva la comunicazione della Commissione era che la crescita economica non fosse fine a se stessa e che pertanto l'economia dovesse essere al servizio dei cittadini e del pianeta.

In uno scenario in cui i problemi climatici e ambientali, il progresso tecnologico e il cambiamento demografico, appaiono destinati a trasformare profondamente le nostre società, la Commissione evidenziava come l'Unione europea e i suoi Stati membri dovessero rispondere a questi cambiamenti strutturali con un nuovo modello di crescita, che rispettasse le limitazioni delle nostre risorse naturali e garantisse la creazione di posti di lavoro e una prosperità duratura per il futuro.

La Comunicazione evidenziava, quindi, come la nuova strategia economica puntasse a trasformare l'Unione in un'economia sostenibile, aiutando l'UE e i suoi Stati membri a conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per i quali si sono impegnati, guidando e accompagnando un duplice processo: la transizione digitale e la transizione climatica, trasformando al contempo l'economia sociale di mercato al fine di garantire che l'Europa mantenga i sistemi di welfare più avanzati del mondo e svolga il ruolo di centro dinamico di innovazione e imprenditorialità competitiva. La Comunicazione annunciava, altresì, che gli obiettivi di sviluppo sostenibile avrebbero costituito, dunque, il nucleo della definizione delle politiche e dell'azione dell'UE e a tal fine il semestre europeo avrebbe fornito un quadro consolidato per il coordinamento delle politiche economiche e occupazionali necessarie per guidare l'Unione e i suoi Stati membri verso un nuovo paradigma di crescita fondato sul principio guida della sostenibilità competitiva.

La Comunicazione preannunciava che l'intero semestre europeo, negli anni a venire, sarebbe stato riorientato in modo da perseguire tali obiettivi. Riorientamento già riscontrabile nella raccomandazione sulla politica economica della zona euro (COM(2019)652), presentata anch'essa il 17 dicembre 2019, caratterizzata da una maggiore attenzione alle sfide di lungo periodo quali il cambiamento climatico, la composizione demografica dell'UE e la trasformazione tecnologica.

 

La nuova strategia di crescita sostenibile è fondata su quattro pilastri (vedi grafico seguente), strettamente interconnessi e sinergici: la sostenibilità ambientale; gli incrementi di produttività; l'equità e la stabilità macroeconomica.

Tali assi portanti - ritenuti fondamentali per l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile - dovrebbero guidare le riforme strutturali, gli investimenti e le politiche di bilancio di tutti gli Stati membri, nell'ambito di un nuovo assetto del semestre europeo che porrà i cittadini e il pianeta al centro della politica economica.

 

 

Il riorientamento del Semestre europeo

Come accennato, il Semestre europeo, riorientato, integra gli obiettivi di sviluppo sostenibile nelle fasi salienti del ciclo. In tal modo, esso contribuisce a guidare le politiche economiche, sociali e di bilancio degli Stati membri verso il conseguimento degli SDGs, tenendo conto delle differenze esistenti tra i diversi Paesi, monitorando i progressi e garantendo un più stretto coordinamento degli sforzi nazionali.

Si ricorda che il compito di conciliare crescita inclusiva e sostenibilità ambientale mediante la revisione del Semestre europeo è stato affidato a Paolo Gentiloni, commissario per l'Economia, il quale è stato altresì chiamato, tra l'altro, a dirigere i lavori del riesame della direttiva sulla tassazione dell'energia per porre fine alle sovvenzioni dei combustibili fossili, nonché a guidare, in stretta collaborazione con il vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, i lavori sulla proposta di imposta sul carbonio alle frontiere, strumento ritenuto fondamentale per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e consentire alle imprese dell'Unione europea di competere in condizioni di parità. A partire dal 13 novembre 2019, al commissario Gentiloni è stata affidata la responsabilità del coordinamento degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

Le relazioni per Paese 2020

A febbraio 2020, dando seguito a quanto preannunciato nella Strategia annuale per la crescita sostenibile, la Commissione europea ha presentato le relazioni per Paese 2020, recanti un'analisi e un monitoraggio più approfonditi degli SDGs, cui figura per la prima volta, a corredo dell'analisi delle sfide economiche e sociali, una sezione dedicata alla sostenibilità ambientale, con lo scopo di appoggiare le iniziative degli Stati membri e individuare sinergie e possibili compromessi tra le politiche ambientali, sociali ed economiche a livello nazionale. Un apposito allegato alle relazioni per Paese illustra inoltre la performance dello Stato membro in questione proprio in relazione agli SDGs e ne monitora i progressi in base agli indicatori predisposti da Eurostat (cfr. la Relazione per Paese relativa all’Italia 2020).

Nelle raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate a maggio 2020, la Commissione europea, rivolgendosi a tutti gli Stati membri, ha affermato che l’integrazione degli SDGs nel Semestre europeo appare ancora più importante rispetto al passato, in un contesto caratterizzato dalla diffusione della pandemia COVID-19, che ha reso evidenti l'interconnessione delle sfere economiche, sociali e ambientali e la necessità di una strategia olistica per la ripresa.

Nelle raccomandazioni specifiche per l'Italia, la Commissione europea ha evidenziato che la loro piena attuazione da parte del nostro Paese contribuirà proprio ai progressi verso gli SDGs e allo sforzo comune per garantire la sostenibilità competitiva nell'Unione.

La Commissione ha anche invitato gli Stati membri a fare il punto dei progressi sull’attuazione degli SDGs nei rispettivi programmi nazionali di riforma (PNR), esercizio che integra sul piano qualitativo il monitoraggio basato su indicatori effettuato dalla Commissione nell'ambito del Semestre e che consentirà di cogliere gli aspetti trasversali all'economia delle politiche connesse agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Al fine di dare attuazione a questo specifico invito della Commissione europea, il Capitolo V del PNR 2020 - “Le aree prioritarie dell’agenda di Governo e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs)” - illustra come le priorità indicate dal Governo potranno influenzare il posizionamento dell’Italia rispetto ai 17 SDGs, individuando l’impatto specifico sui singoli obiettivi e sui relativi indicatori operato dalle misure che il Governo ha previsto di realizzare nell’ambito di ciascuna area prioritaria della sua agenda (v. oltre).

 

In particolare, la Commissione ha indirizzato al nostro Paese le seguenti raccomandazioni:

1.    attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l'economia e la successiva ripresa; perseguire, quando le condizioni economiche lo consentano, politiche di bilancio volte a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture;

2.    fornire redditi sostitutivi e un accesso al sistema di protezione sociale adeguati; attenuare l'impatto della crisi sull'occupazione, anche mediante modalità di lavoro flessibili e sostegno attivo all'occupazione; rafforzare l'apprendimento a distanza e il miglioramento delle competenze, comprese quelle digitali;

3.    garantire l'effettiva attuazione delle misure volte a fornire liquidità all'economia reale, in particolare alle piccole e medie imprese, alle imprese innovative e ai lavoratori autonomi, ed evitare ritardi nei pagamenti; anticipare i progetti di investimento pubblici maturi e promuovere gli investimenti privati per favorire la ripresa economica; concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale, in particolare su una produzione e un uso puliti ed efficienti dell'energia, su ricerca e innovazione, sul trasporto pubblico sostenibile, sulla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche e su un'infrastruttura digitale rafforzata per garantire la fornitura di servizi essenziali;

4.    migliorare l'efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione.

 

Semestre europeo 2021

Il 17 settembre 2020 la Commissione europea ha presentato la Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021 (COM(2020)575), che avvia il Semestre europeo di quest'anno e definisce gli orientamenti strategici per l'attuazione del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, il principale strumento di ripresa di Next Generation EU, e la redazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza degli Stati membri (Vedi infra).

La Strategia conferma l'obiettivo dell'UE di perseguire una nuova strategia per la crescita basata sul Green Deal europeo e sul concetto di sostenibilità competitiva.

Le quattro dimensioni della sostenibilità competitiva - sostenibilità ambientale, produttività, equità e stabilità macroeconomica - individuate nella Strategia annuale per la crescita sostenibile dello scorso anno dovrebbero rimanere, a giudizio della Commissione, i principi guida per l'attuazione del Dispositivo, chiamato a guidare e costruire un'Europa più sostenibile, resiliente e più equa, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 Si ribadisce inoltre lo stretto legame che intercorrerà tra il Dispositivo ed il Semestre europeo; quest’ultimo sarà infatti temporaneamente adattato per rispondere alle esigenze del Dispositivo.

Gli Stati membri sono incoraggiati a presentare il Programma nazionale di riforma e il Piano per la ripresa e la resilienza in un unico documento integrato che fornirà una panoramica delle riforme e degli investimenti che lo Stato membro intende intraprendere nei prossimi anni. La valutazione dei Piani sarà attuata facendo riferimento alle raccomandazioni specifiche per Paese.

Inoltre, la Commissione europea accompagnerà le proposte di decisione di esecuzione del Consiglio con documenti analitici che valuteranno il contenuto di ciascun Piano e che nel 2021 sostituiranno le relazioni per Paese del Semestre europeo.

Infine, la Commissione annuncia che nel 2021 non sarà necessario proporre raccomandazioni specifiche per Paese per gli Stati membri che avranno presentato il Piano, ma saranno proposte soltanto raccomandazioni sulla situazione di bilancio degli Stati membri, come previsto dal Patto di stabilità e crescita.

I principi chiave dei Piani nazionali sono elencati di seguito:

- la transizione verde, nell'ottica del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e della riduzione significativa delle emissioni di gas entro il 2030. In ogni Piano nazionale la spesa relativa al clima dovrà ammontare almeno al 37%, con riforme ed investimenti nel campo dell'energia, dei trasporti, della decarbonizzazione dell'industria, dell'economia circolare, della gestione delle acque e della biodiversità. Si sollecita l'acceleramento della riduzione di emissioni tramite la rapida distribuzione di energie rinnovabili e di idrogeno, un'azione più decisa sull'efficienza energetica degli edifici, investimenti nella mobilità sostenibile, la promozione di infrastrutture ambientali e la protezione della biodiversità;

- la transizione digitale e produttività, a cui si propone di dedicare almeno il 20% delle spese in ogni Piano nazionale. Le riforme e gli investimenti proposti dovrebbero: migliorare la connettività; sviluppare competenze digitali a tutti i livelli per sostenere un mercato del lavoro in transizione e formare il futuro digitale dell'Europa, incidendo sulla pubblica amministrazione e sulle imprese; costruire capacità digitali all'avanguardia (intelligenza artificiale, cybersecurity, microelettronica, ecc);

- l'equità, con auspicabili interventi mirati ad assicurare pari opportunità, istruzione inclusiva, condizioni di lavoro eque e protezione sociale adeguata a giovani, donne e gruppi vulnerabili (persone scarsamente qualificate, disabili e migranti). Si afferma la crescente importanza di assicurare accesso equo all'istruzione, un'assistenza sanitaria di qualità, il rafforzamento dell'assistenza di lunga durata, di promuovere l'uguaglianza di genere e di condurre politiche di equilibrio tra vita professionale e familiare;

- la stabilità macroeconomica. Gli Stati membri dovrebbero continuare a fornire nel 2021 sostegno fiscale temporaneo e finalizzato, in un contesto in cui è attivata la clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità e crescita ed è stato sospeso l'aggiustamento di bilancio. Si sollecita però la salvaguardia della sostenibilità fiscale di medio termine, sottolineando come non appena le condizioni lo permetteranno, la politica fiscale dovrebbe mirare ad assicurare la sostenibilità del debito pur accrescendo gli investimenti. Si fa un puntuale riferimento al debito privato, in aumento, ed all'importanza di assicurarne lo sviluppo ordinato, anche tramite l'adozione di quadri di insolvenza. 

Si illustra quindi l'importanza delle cosiddette "European flagships", ovvero sette progetti faro che affrontano questioni comuni a tutti gli Stati membri, richiedono investimenti significativi, creano occupazione e crescita e sono strumentali alla duplice transizione verde e digitale. Di conseguenza porterebbero benefici tangibili non solo ad un Paese membro ma a tutti i cittadini dell'Unione e la Commissione ne incoraggia fortemente la presentazione. Rientrano in tale categoria eventuali progetti in:

1) tecnologie pulite, sviluppo ed uso delle rinnovabili e loro integrazione attraverso reti modernizzate e interconnettività rafforzata;

2) miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici pubblici e privati;

3) accelerazione dell'uso di trasporto sostenibile, intelligente ed accessibile, con stazioni di carica e rifornimento e l'estensione del trasporto pubblico;

4) accesso a servizi rapidi a banda larga, inclusa la fibra, le reti 5G e lo sviluppo di comunicazione con crittografia quantistica;

5) rendere più moderni ed accessibili l'identificazione elettronica e i servizi pubblici digitali, anche con riferimento alla giustizia ed alla sanità;

6) una transizione digitale caratterizzata dal potenziamento della capacità industriale di data cloud e dalla capacità di sviluppare processori potenti, d'avanguardia e sostenibili;

7) sviluppo delle competenze, con particolare riferimento a quelle digitali e ad istruzione e formazione professionale per tutte le età.

 

Il nuovo Piano di investimenti per un'Europa sostenibile

Nel contesto del Green Deal, il 14 gennaio 2020 la Commissione europea ha presentato il Piano di investimenti per un'Europa sostenibile, che costituisce il pilastro Investimenti del Green Deal europeo e ha l'obiettivo di mobilitare, attraverso il bilancio UE e gli strumenti associati, in particolare il Programma InvestEU, investimenti sostenibili privati e pubblici per almeno 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio.

Il Piano di investimenti è finalizzato a creare un quadro favorevole agli investimenti sostenibili per gli investitori privati e per il settore pubblico, nonché a fornire supporto pratico alle pubbliche amministrazioni e ai promotori di progetti nella fase di pianificazione, di elaborazione e di attuazione dei progetti sostenibili.

A giudizio della Commissione europea, per conseguire gli obiettivi dell'UE in materia di clima ed energia stabiliti per il 2030 (i principali sono: una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra pari almeno al 40% rispetto ai livelli del 1990; la produzione di almeno il 32% dell'energia da fonti rinnovabili; un miglioramento dell'efficienza energetica pari almeno al 32,5%) saranno necessari, rispetto allo scenario di riferimento, investimenti supplementari per 260 miliardi di euro l'anno entro il 2030.

Secondo la Commissione, le fonti di finanziamento che permetteranno di raggiungere, nel prossimo decennio, almeno il livello di 1.000 miliardi di euro di investimenti saranno:

 

Il Meccanismo per una transizione giusta

Se il Piano di investimenti è finalizzato a sostenere il Green Deal nel suo complesso, il Meccanismo per una transizione giusta ha l'obiettivo di mobilitare almeno 150 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 specificamente destinati alle regioni più esposte alle ripercussioni negative della transizione a causa della loro dipendenza dai combustibili fossili o da processi industriali ad alta intensità di gas a effetto serra.

Si tratta di uno strumento chiave per garantire che la transizione verso un'economia climaticamente neutra avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno. Fermo restando che il piano di investimenti del Green Deal europeo si prefigge di soddisfare le esigenze di finanziamento di tutte le regioni, il Meccanismo fornirà, quindi, un sostegno mirato a quelle più colpite, attenuando così l'impatto socioeconomico della transizione. Tramite la piattaforma per una transizione giusta la Commissione offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e garantirà il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, dei partner sociali e delle organizzazioni non governative. Il meccanismo per una transizione giusta potrà contare su un solido quadro di governance basato su piani territoriali specifici.

 

Secondo la Commissione europea, il Meccanismo potrebbe fornire sostegno a tutti gli Stati membri dell'UE e si aggiungerebbe al contributo fornito dal bilancio dell'UE tramite tutti gli strumenti direttamente attinenti alla transizione, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale ("FESR") e il Fondo sociale europeo Plus ("FSE+"). Esso si compone di tre pilastri:

 

1) un Fondo per una transizione giusta, che perseguirebbe gli obiettivi della politica di coesione nel contesto specifico della transizione verso la neutralità climatica. Secondo il citato accordo raggiunto in sede di Consiglio europeo, avrebbe una dotazione di 17,5 miliardi di euro a prezzi 2018 (la Commissione aveva proposto 40 miliardi): 7,5 miliardi di euro nel quadro del prossimo bilancio a lungo termine dell'UE e 10 miliardi di euro a carico di Next Generation EU.

I fondi sarebbero usati per mitigare l'impatto socioeconomico della transizione verso la neutralità climatica nelle regioni maggiormente interessate, ad esempio sostenendo la riqualificazione dei lavoratori, aiutando le PMI a creare nuove opportunità economiche e investendo nella transizione all'energia pulita e nell'economia circolare.

 

2) un regime specifico per una transizione giusta nell'ambito di InvestEU. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita;

 

3) uno Strumento di prestito per il settore pubblico presso la Banca europea per gli investimenti che sarebbe attuato con il coinvolgimento della BEI e incoraggerebbe gli investimenti delle autorità del settore pubblico che sostengano la transizione verso un'economia climaticamente neutra, a vantaggio delle regioni ad alta intensità di carbone e di carbonio. L’obiettivo è di mobilitare tra i 25 e i 30 miliardi di euro di investimenti.

La finanza sostenibile

Sempre in tema di investimenti si ricorda, altresì, che già nel marzo 2018 la Commissione europea aveva lanciato un Piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile, elaborato su presupposto che gli attuali livelli di investimento non sono sufficienti a sostenere un sistema economico sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale. Per "finanza sostenibile" si intende generalmente il processo che consente di tenere in debita considerazione, nell'adozione di decisioni di investimento, i fattori ambientali e sociali, per ottenere maggiori investimenti in attività sostenibili. La finanza sostenibile consta, in particolare, di due imperativi: da un lato, migliorare il contributo della finanza alla crescita sostenibile e inclusiva finanziando le esigenze a lungo termine della società; dall'altro, consolidare la stabilità finanziaria integrando i fattori ambientali, sociali e di governance nel processo decisionale relativo agli investimenti. Il predetto piano d'azione sulla finanza sostenibile, parte di più ampi sforzi per collegare la finanza alle esigenze specifiche dell'economia europea e mondiale a beneficio del pianeta e delle comunità, tiene anche conto del fatto che le considerazioni di ordine ambientale e sociale sono spesso tra loro fortemente interconnesse. Nello specifico, esso mira a:

·       riorientare i flussi di capitali verso investimenti sostenibili al fine di realizzare una crescita sostenibile e inclusiva;

·       gestire i rischi finanziari derivati dai cambiamenti climatici, l'esaurimento delle risorse, il degrado ambientale e le questioni sociali;

·       promuovere la trasparenza e la visione a lungo termine nelle attività economico finanziarie.

Il pacchetto di regolamenti UE per la finanza sostenibile

Facendo seguito al suddetto Piano d'azione, nel maggio 2018 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di tre proposte legislative volto, in particolare, a riorientare i flussi di capitali verso investimenti sostenibili, al fine di conseguire una crescita sostenibile e inclusiva:

 

·         istituendo un sistema di classificazione unificato dell'UE ("tassonomia") delle attività economiche sostenibili;

·         migliorando gli obblighi di trasparenza a carico degli intermediari finanziari riguardo alle modalità con cui includono i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nei loro processi di valutazione del rischio;

·         creando una nuova categoria di indici di riferimento per gli investimenti sostenibili che consenta agli investitori di confrontare l'impronta di carbonio dei loro investimenti.

Le proposte sono state definitivamente approvate. Si tratta delle seguenti:

·      Il regolamento (UE) 2019/2088 relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari introduce obblighi di trasparenza su come i partecipanti ai mercati finanziari e i consulenti finanziari integrano i fattori ambientali, sociali e di governance nelle loro decisioni in materia di investimenti e nelle loro consulenze in materia di investimenti o assicurazioni.

·      Il regolamento (UE) 2019/2089 mira a perseguire strategie di investimento a basse emissioni di carbonio introducendo un quadro normativo che stabilisce requisiti minimi per gli indici di riferimento UE di transizione climatica e gli indici di riferimento UE allineati con l'accordo di Parigi a livello dell'Unione e garantendo che tali indici di riferimento non pregiudichino in modo significativo altri obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG).

·      il regolamento (UE) 2020/852 istituisce un sistema di classificazione, o "tassonomia", a livello dell'UE inteso a fornire alle imprese e agli investitori un linguaggio comune per individuare le attività economiche che possono essere considerate ecosostenibili.

 

Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e Next Generation UE

Con riferimento alle risorse destinate allo sviluppo sostenibile, si segnala che un ruolo chiave sarà svolto dal prossimo Quadro finanziario pluriennale dell'UE 2021-2027, per il quale sono in corso i negoziati.

Si ricorda che dopo oltre quattro giorni di riunione, dal 17 al 21 luglio 2020, il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e sull'associato programma Next Generation EU, che raccoglierebbe fondi sui mercati e li canalizzerebbe verso i programmi destinati a favorire la ripresa economica e sociale.

Tra l’altro sarebbero innalzati, seppur in misura minore rispetto a quanto proposto dalla Commissione europea, gli attuali livelli di finanziamento in settori considerati prioritari e ad alto valore aggiunto europeo (ricerca, innovazione e agenda digitale, giovani, migrazione e gestione delle frontiere, difesa e sicurezza interna, azione esterna, clima e ambiente - il 30% del bilancio sarebbe destinato al raggiungimento degli obiettivi climatici rispetto al 20% del bilancio in corso) e creati nuovi programmi per veicolare le risorse provenienti da Next Generation EU, allo scopo di fronteggiare efficacemente le drammatiche conseguenze, sul piano economico e sociale, del COVID-19.

La Commissione europea ha affermato che le risorse finanziarie reperite tramite Next Generation EU dovranno potenziare il Green Deal europeo in quanto strategia dell'UE per la ripresa, in particolare attraverso:

·         una imponente ondata di ristrutturazioni del parco immobiliare e delle infrastrutture, con conseguente creazione di occupazione a livello locale. Attraverso un sostegno normativo e finanziario, come il raddoppiamento della finestra "Infrastrutture sostenibili" di InvestEU, si punterà a portare almeno al doppio il tasso annuo di ristrutturazione del parco immobiliare esistente. Gli Stati membri potranno utilizzare a tal fine anche i fondi dello strumento per la ripresa e la resilienza, in linea con le priorità individuate nell'ambito del semestre europeo o dei PNIEC. Questo permetterà di alleggerire le bollette energetiche, garantire condizioni di vita più sane e ridurre la povertà energetica;

·         un forte impulso delle attività legate all'economia circolare;

·         la realizzazione di progetti basati sulle energie rinnovabili, in particolare eolica e fotovoltaica, e partenza in Europa di un'economia pulita dell'idrogeno. In tale contesto, la Commissione si è impegnata a sbloccare gli investimenti nelle tecnologie pulite e nelle catene del valore, in particolare attraverso i finanziamenti supplementari per Orizzonte Europa. Il nuovo strumento per gli investimenti strategici investirà nelle tecnologie fondamentali per la transizione verso l'energia pulita, come le tecnologie per le energie rinnovabili e lo stoccaggio di energia, l'idrogeno pulito, le batterie, la cattura e lo stoccaggio del carbonio e le infrastrutture energetiche sostenibili. Inoltre, si accelererà il lavoro della European Battery Alliance, mentre la nuova strategia e alleanza per l'idrogeno pulito guiderà e coordinerà il rapido incremento della produzione e dell'uso di idrogeno pulito in Europa. La Commissione si è altresì impegnata a presentare proposte per promuovere la diffusione delle energie rinnovabili offshore e integrare meglio il sistema energetico;

·         trasporti e logistica più puliti, compresa l'installazione di un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, e stimolo del trasporto ferroviario e della mobilità pulita e sostenibile nelle città e regioni d'Europa.  La Commissione si è inoltre impegnata a promuovere un'accelerazione della produzione e dell'uso di veicoli e imbarcazioni sostenibili e di combustibili alternativi, il rinnovo del parco veicoli puliti da parte di città e imprese e le infrastrutture di trasporto sostenibili, il rafforzamento del Fondo per una transizione giusta per sostenere la riconversione professionale, così da aiutare le imprese a creare nuove possibilità economiche.

Secondo le previsioni, il programma InvestEU, successore del FEIS, mobiliterebbe ingenti investimenti aggiuntivi entro il 2027 grazie a una garanzia dell'UE per sostenere la ripresa e la crescita a lungo termine: si tratta di uno strumento essenziale per attrarre risorse finanziarie private atte a promuovere gli obiettivi dell'UE.

I fondi della politica di coesione (Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo Plus, Fondo di coesione e nuovo programma REACT-EU) svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la coesione sociale e territoriale negli Stati membri, nelle regioni e nelle zone rurali, consentendo loro di restare al passo con la trasformazione digitale e la transizione verde.

Inoltre, sarebbe istituito un nuovo Dispositivo per la ripresa e la resilienza che con una dotazione finanziaria di 672,5 miliardi di euro (312,5 miliardi di sovvenzioni che potrebbero essere integrate da 360 miliardi di prestiti), interamente mobilitati da Next Generation EU, avrebbe l'obiettivo di sostenere gli investimenti e le riforme degli Stati membri nell'ambito del Semestre europeo, al fine di agevolare una ripresa duratura, migliorare la resilienza delle economie dell'UE e ridurre le divergenze economiche fra gli Stati membri.

L'obiettivo generale del Dispositivo sarebbe quello di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione migliorando la resilienza e la capacità di aggiustamento degli Stati membri, attenuando l'impatto sociale ed economico della crisi e sostenendo le transizioni verde e digitale, contribuendo in tal modo a ripristinare il potenziale di crescita delle economie dell'Unione, a incentivare la creazione di posti di lavoro nel periodo successivo alla crisi della Covid-19 e a promuovere una crescita sostenibile.

Gli Stati membri dovranno redigere dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) per definire il programma di riforme e investimenti fino al 2026, compresi target intermedi e finali e costi stimati.

I Piani potranno essere sottoposti alla Commissione europea a partire dal 15 ottobre 2020 e dovranno essere presentati in via ufficiale entro il 30 aprile 2021 e dovranno tenere conto delle sfide e delle priorità individuate nelle raccomandazioni specifiche per paese e contribuire a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale degli Stati membri. Almeno il 37% della dotazione del Piano dovrà sostenere la transizione verde e almeno il 20% la trasformazione digitale.

Il prossimo bilancio dell'UE investirà, come accennato, cifre importanti nell'innovazione e nella ricerca di avanguardia, sfruttando al massimo la flessibilità di cui dispone per concentrarsi sui settori che racchiudono il maggiore potenziale: ad esempio, Orizzonte Europa stanzierà 75,9 miliardi di euro (a prezzi 2018) a favore degli investimenti nell'innovazione nell'UE (più altri 5 miliardi da Next Generation EU).

Il bilancio dell'UE catalizzerà inoltre investimenti sostenibili pubblici e privati e indirizzerà il sostegno offerto dall'UE alla transizione verso l'energia pulita là dove è più necessario. Già nell'attuale bilancio a lungo termine per il periodo 2014-2020 l'UE ha attribuito un peso maggiore alla dimensione climatica e ambientale dei suoi programmi di spesa. L'adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti sono stati integrati in tutti i principali settori di spesa unionali.

Il Consiglio europeo ha rivisto al rialzo l'ambizione di spesa per le attività connesse al clima. Così le conclusioni del Consiglio sul punto:Data l'importanza di lottare contro i cambiamenti climatici, in linea con gli impegni assunti dall'Unione per attuare l'accordo di Parigi e realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i programmi e gli strumenti dovrebbero contribuire all'integrazione delle azioni per il clima nelle politiche e al conseguimento dell'obiettivo generale di destinare almeno il 30% dell'importo totale delle spese di bilancio dell'Unione e di Next Generation EU al sostegno degli obiettivi climatici”.

Una nuova "architettura verde" nella futura politica agricola comune (PAC) contribuirà in modo più incisivo alla difesa dell'ambiente e del clima mediante azioni che, secondo le previsioni, destineranno agli obiettivi climatici il 40% della dotazione finanziaria complessiva della PAC.

Infine, si segnala che il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione europea di presentare nel primo semestre del 2021, tra le risorse proprie supplementari, una proposta relativa a un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, ai fini di una sua introduzione al più tardi entro il 1° gennaio 2023.

 

Le priorità della Presidenza tedesca

Le questioni connesse all'Agenda 2030 figurano tra le priorità del programma di lavoro della Presidenza tedesca del Consiglio dell'UE (secondo semestre 2020), nel quale si ribadisce il ruolo strategico degli SDGs, espressamente definiti “il modello che guida la Presidenza tedesca”. Il perseguimento degli SDGs, inserito tra le linee programmatiche principali, avverrà anche attraverso la predisposizione di apposite relazioni periodiche del Consiglio sui progressi compiuti, con particolare riferimento alla dimensione culturale dello sviluppo sostenibile e al rapporto tra cultura, cambiamenti climatici e conservazione del patrimonio culturale.

Anche nel programma di lavoro della Presidenza croata del Consiglio dell'UE (primo semestre 2020) le questioni connesse all'Agenda 2030 figuravano tra le priorità e, specificamente, la protezione dell'ambiente, la transizione verso la neutralità climatica entro il 2050 e l'adattamento ai cambiamenti climatici.

 

L'azione esterna della UE per gli SDGs

Il nuovo consenso europeo per lo sviluppo

Per quanto concerne l'azione esterna, si segnala, da ultimo, che uno strumento importante per la realizzazione degli SDGs e di un contributo sostanziale al più ampio obiettivo della coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, è rappresentato dal nuovo consenso europeo per lo sviluppo, adottato dall'Ue nel giugno 2017, che propone un quadro comune per la cooperazione allo sviluppo dell'UE e dei suoi Stati membri, in linea con l'Agenda 2030 e basato sugli SDGs.

Il documento rispecchia il nuovo quadro per l'azione esterna e aggiorna la visione della politica di sviluppo integrando le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile, rafforzando il collegamento fondamentale tra le politiche esterne, come le politiche umanitarie, di sviluppo e commerciali, e le politiche a sostegno della pace e della sicurezza e quelle riguardanti la migrazione, l'ambiente e i cambiamenti climatici. Il nuovo consenso europeo, che aggiorna quello del 2005, definisce quindi un quadro comune di azioni per tutte le Istituzioni e gli Stati membri dell'UE, con particolare riferimento ai temi di natura trasversale, come l'uguaglianza di genere, i giovani, l'energia sostenibile e l'azione per il clima, gli investimenti, la migrazione e la mobilità.

Pur ribadendo che i Governi nazionali sono i principali responsabili dell'attuazione dell'Agenda 2030, il consenso europeo per lo sviluppo sottolinea in particolare la necessità di:

·         intensificare la programmazione congiunta dell'UE e degli Stati membri in materia di sviluppo, al fine di aumentarne l'impatto complessivo;

·         un maggiore ricorso ad una strategia di risposta unica dell'UE e, se del caso, di programmi comuni in grado di garantire un maggior impatto;

·         concentrare la cooperazione finanziaria dell'UE dove ce n'è più bisogno e dove può avere un maggiore impatto;

·         ribadire l'impegno dell'UE e dei suoi Stati membri per una maggiore coerenza complessiva delle politiche per lo sviluppo sostenibile;

·         garantire un coinvolgimento attivo delle autorità locali, ai fini dell'effettivo conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

·         approfondire i partenariati dell'UE e degli Stati membri con le organizzazioni della società civile.

 

L'Ue pioniere mondiale dello sviluppo sostenibile

Nel citato documento di riflessione della Commissione europea sull'Agenda 2030, si evidenzia, in particolare, come l'Unione europea possa e debba essere un "pioniere mondiale dello sviluppo sostenibile". In tale prospettiva, si sottolinea come il lavoro svolto all'interno dell'UE sugli SDGs e la sua proiezione verso l'esterno siano in realtà due facce della stessa medaglia e come sia nell'interesse dell'Unione svolgere un ruolo di primo piano nell'attuazione dell'Agenda 2030 anche a livello globale, attraverso l'azione esterna.

Gli SDGs, che comportano sfide più che mai complesse, interconnesse e planetarie, rappresentano una dimensione trasversale dell'attuazione della strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE, che definisce le modalità di un impegno coordinato dell'UE nel mondo.

Conformemente al principio della coerenza delle politiche di sviluppo, l'Unione intende creare sinergie tra le diverse politiche per aiutare i paesi partner a conseguire gli SDGs. L'UE e i suoi Stati membri sono del resto il principale donatore mondiale di aiuti allo sviluppo e assistenza umanitaria e l'Unione è impegnata collettivamente nell'aumentare il proprio contributo agli aiuti ufficiali allo sviluppo per raggiungere almeno lo 0,7 % del suo reddito nazionale lordo annuo. Attraverso la cooperazione con 150 paesi partner in tutto il mondo, la cooperazione allo sviluppo dell'UE è un mezzo per far uscire le persone dalla povertà e garantire dignità e parità, ma anche per creare società pacifiche, giuste e inclusive.

Il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo spinge esplicitamente l'azione dell'UE verso l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con l'obiettivo primario di eliminare la povertà. Uno dei suoi principali punti di forza risiede nel fatto che si tratta di un impegno comune da parte dell'UE e di tutti i suoi Stati membri per collaborare meglio, anche attraverso una maggiore programmazione comune e un più efficace coordinamento sul campo.

In prospettiva, particolare rilevanza assume la costruzione di un partenariato e di una cooperazione forti con l'Africa, atteso che l'UE ha un forte interesse in un continente africano che prosperi dal punto di vista economico e politico, con maggiori opportunità di crescita, occupazione locale, nuovi modelli commerciali e relazioni commerciali reciprocamente vantaggiose con l'Europa. In questa ottica, nel settembre 2018 la Commissione ha varato una nuova "Alleanza Africa – Europa per gli investimenti sostenibili e l'occupazione", la quale indica le principali linee d'azione per l'UE e i suoi partner africani al fine di attrarre gli investitori privati, migliorare il contesto imprenditoriale, sostenere l'istruzione e lo sviluppo delle competenze e stimolare gli scambi commerciali. L'alleanza completa il partenariato politico di lunga data proponendo di passare dalla dinamica donatore-beneficiario a un'alleanza tra pari. In parallelo, l'impegno preso dall'Unione in un'ampia gamma di settori con i paesi in via di sviluppo più avanzati può avere un impatto significativo sullo sviluppo sostenibile a livello planetario.

Una priorità rimane quella di coinvolgere pienamente il settore privato e di stimolare gli investimenti sostenibili anche al di là dei confini dell'UE. Il piano europeo per gli investimenti esterni ha creato nuovi standard per l'impiego di fondi pubblici al fine di mobilitare investimenti privati per lo sviluppo sostenibile nei paesi partner, a partire dall'Africa e dal vicinato dell'UE. In tale quadro, l'Unione aspira ad essere in prima linea nel coordinamento degli sforzi internazionali verso la creazione di un sistema finanziario che promuova la crescita sostenibile a livello mondiale, attraverso una strategia e un'architettura internazionale coerenti, che facciano leva sugli sforzi di istituzioni quali la Banca mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che contribuirebbero a sviluppare la finanza sostenibile e a mobilitare gli investitori internazionali a favore di investimenti sostenibili in tutto il mondo.

L'UE aspira, inoltre, a continuare ad avere un ruolo guida anche per quanto riguarda la rigorosa attuazione dell'Accordo di Parigi sul clima, anche con riferimento agli sforzi internazionali per decarbonizzare il settore dei trasporti e avviare politiche in materia di economia circolare, impiego delle risorse e biodiversità. 

Anche la politica europea in materia di commercio spazia attraverso gli obiettivi di sviluppo sostenibile integrandone l'attuazione in tutte le sue dimensioni. L'UE continua a sostenere fermamente un sistema commerciale multilaterale universale, basato su regole, aperto, non discriminatorio ed equo nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e si adopera attivamente per preservare e rafforzare tutte le funzioni dell'OMC. L'Unione collabora strettamente anche con altre organizzazioni internazionali, quali l'Alto Commissariato per i diritti umani (OHCHR), l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), per promuovere i diritti umani, la responsabilità sociale e il comportamento responsabile delle imprese e sostenere gli obiettivi sociali e ambientali nell'ambito della sua politica commerciale.


 

I progressi dell'UE verso gli SDGs

 

La Commissione europea effettua un monitoraggio periodico del conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello dell'UE, elaborando un quadro di indicatori di riferimento.

 

Il Documento di riflessione della Commissione UE sull'Agenda 2030

Nel citato Documento di riflessione sull'Agenda 2030 dal titolo "Verso un'Europa sostenibile nel 2030" presentato dalla Commissione europea (v. supra), si evidenzia come lo sviluppo sostenibile sia profondamente radicato nel progetto europeo. L'integrazione europea e le politiche dell'UE hanno creato uno spazio di libertà e democrazia nel quale i cittadini europei hanno potuto conseguire livelli di prosperità e benessere mai raggiunti prima.

In questa prospettiva, la Commissione europea sottolineava, in particolare, che:

-        gli standard sociali e sanitari dell'UE sono tra i più ambiziosi del mondo;

-        l'Europa è il continente con l'aspettativa di vita più alta in assoluto;

-        l'economia sociale di mercato europea ha generato prosperità e dato sicurezza grazie a solidi sistemi di protezione sociale;

-        gli ingenti investimenti nella ricerca e nell'innovazione hanno favorito lo sviluppo di nuove tecnologie e modelli di produzione che consentono di utilizzare in modo più sostenibile le risorse e di adottare soluzioni digitali;

-        i progressi compiuti nella realizzazione di politiche di bilancio sane e delle riforme strutturali hanno ridotto i livelli del debito e stimolato la creazione di posti di lavoro;

-        l'UE ha fissato alcune delle norme ambientali e sociali più rigorose, ha messo in atto politiche di tutela della salute umana tra le più ambiziose ed è diventata paladina mondiale della lotta contro i cambiamenti climatici.

 

Secondo la Commissione europea, l'UE è uno dei luoghi migliori al mondo in cui vivere, se non addirittura il migliore, in quanto, al momento della redazione del Documento:

Inoltre, sempre secondo quanto riportato dalla Commissione, gli Stati membri dell'UE realizzavano i risultati migliori in materia di SDGs: nel contesto mondiale, infatti, sette Stati membri dell'UE-27 figuravano tra i primi 10 in classifica secondo il Global SDG Index (Indice globale degli SDGs ), mentre tutti gli Stati membri dell'UE-27 figuravano tra i primi 50 (su 156 Paesi valutati).

 

In particolare, a tale riguardo, si precisava che:

 

·         gli Stati membri dell'UE-27 ottenevano mediamente il punteggio più alto per l'obiettivo 1 (Eliminare la povertà in tutte le sue forme e in tutto il mondo);

·         gli Stati membri dell'UE-27 ottenevano mediamente il secondo punteggio più alto per l'obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età);

·         gli Stati membri dell'UE-27 registravano, invece, mediamente il punteggio più basso per l'obiettivo 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo) e per il 14 (Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile);

·         vi erano differenze significative tra gli Stati membri e al loro interno nella realizzazione dell'obiettivo 10 (Ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno).

 

Il Rapporto Eurostat 2020

Una panoramica della situazione dell'UE e dei suoi Stati membri in relazione al conseguimento degli SDGs è disponibile nella recente pubblicazione Eurostat, "Sustainable Development in the European Union" del giugno 2020.

Il Rapporto, che si basa su dati relativi al periodo pre-Covid, dimostra che l'UE ha compiuto progressi verso un gran numero di SDGs negli ultimi cinque anni, dal 2015 al 2019, sebbene con intensità differenziate nei diversi ambiti.

Il grafico seguente (Fonte Commissione europea) mostra una panoramica d'insieme dei progressi compiuti, i quali sono stati più rapidi in relazione ad alcuni obiettivi.

 

In particolare, nell'ultimo quinquennio l'UE ha compiuto notevoli progressi per quanto concerne l’obiettivo 16 (Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile).

Buoni progressi, anche se più lenti, si sono registrati per gli obiettivi 1 (sconfiggere la povertà), 3 (salute e benessere), 11 (città e comunità sostenibili) e 2 (fame zero).

Per quanto concerne gli obiettivi riguardanti la sostenibilità ambientale, si registrano, invece, progressi moderati a livello UE negli ultimi anni. Si fa riferimento agli obiettivi 7 (energia pulita e accessibile), 13 (lotta contro i cambiamenti climatici), 12 (consumo e produzione responsabili) e 15 (vita sulla terra).

Analogamente, si registrano progressi lenti o nulli in relazione ai seguenti obiettivi: 4 (educazione di qualità), 9 (imprese, innovazione e infrastrutture) e 17 (partenariato).

La lentezza dei progressi concernenti l’obiettivo 10 (ridurre le disuguaglianze) rispecchia il crescente divario tra cittadini dell'UE e cittadini di paesi terzi in relazione alla povertà e all'occupazione. Analogamente, per quanto riguarda l’obiettivo 5 (uguaglianza di genere) si è ampliato il divario tra uomini e donne nel livello di istruzione e nell’accesso al mercato del lavoro.

Infine, il Rapporto segnala che per due obiettivi – 6 (Acqua pulita e servizi igienici sanitari) e 14 (Vita sott’acqua) – non è possibile valutare i progressi dell’Unione europea per insufficienza dati degli ultimi 5 anni.

 

Nel Comunicato della Commissione europea del 22 giugno 2020, il Commissario all’economia, Paolo Gentiloni – al quale è affidata la responsabilità del coordinamento degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile - ha evidenziato come il Rapporto Eurostat sui progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nell'UE sia particolarmente importante quest'anno perché coincide con l’inizio del processo di integrazione degli SDGs nel quadro del coordinamento delle politiche economiche dell'UE che si svolge nel Semestre europeo.

In particolare, il Commissario ha rilevato come la crisi derivante dalla pandemia abbia mostrato più che mai l'importanza dell'interdipendenza tra i diversi obiettivi di sviluppo sostenibile e la necessità di collegare gli sforzi economici, sociali e ambientali, proprio secondo la medesima logica sottesa all'Agenda 2030.

La consapevolezza di dover attuare tali obiettivi nella loro interezza è alla base della scelta della nuova Commissione europea di attribuire a ciascun Commissario la responsabilità dell'attuazione degli SDGs nei rispettivi campi di azione.

Con riferimento al Green Deal, il Commissario ha rilevato come esso indichi chiaramente l’ambizione di costruire un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e più competitiva, in cui le sfide ambientali e climatiche siano affrontate e trasformate in opportunità, definendo una transizione equa e inclusiva per tutti. Tale ambizione figura al centro del piano per la ripresa delineato dalla Commissione europea. Per questo motivo, ricorda il Commissario, gli SDGs sono ora integrati nel quadro di coordinamento delle politiche economiche, con il nuovo leitmotiv legato alla sostenibilità concorrenziale.

Le relazioni per Paese adottate nell’ambito del Semestre europeo sin da quest’anno contengono pertanto un nuovo capitolo sulla sostenibilità ambientale e uno specifico allegato relativo al monitoraggio dei progressi compiuti da ciascuno Stato membro verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Dopo aver ricordato che il Rapporto Eurostat si basa sui dati relativi al periodo precedente la crisi e che l'anno prossimo ci saranno quindi risultati diversi, il Commissario ha sottolineato come l'UE abbia fatto progressi verso un gran numero di SGDs negli ultimi cinque anni, dal 2015 al 2019.

La maggior parte dei progressi è stata raggiunta verso l'obiettivo 16, "Pace, giustizia e istituzioni forti". La vita nell'UE è diventata più sicura, poiché le morti per omicidio o aggressione sono diminuite e un numero minore di europei denuncia crimini, violenze e atti vandalici nella propria area. Notevoli progressi sono stati compiuti anche in relazione all’obiettivo 1, “sconfiggere la povertà' e all'obiettivo 3, salute e benessere', seguiti dall'obiettivo 2, 'fame zero' e dall'obiettivo 8, 'Lavoro dignitoso e crescita economica'.

Nel citato comunicato si ricorda, inoltre, come dal 2013 l'UE sia riuscita a ridurre di 12,5 milioni di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale. In particolare, un numero minore di persone ha dovuto affrontare problemi legati alle proprie condizioni di vita, come il sovraffollamento o la mancanza di servizi igienici. Per quanto riguarda la salute e il benessere, l'aspettativa di vita nell'UE è ancora in aumento - raggiungendo gli 81 anni - e un numero maggiore di europei si considerava in buona o ottima salute nel 2018. Inoltre, oggi meno persone fumano e il numero di incidenti mortali sul lavoro è diminuito.

Il PIL reale pro capite è aumentato considerevolmente negli ultimi cinque anni; il tasso di occupazione è passato dal 68% al 73% e la disoccupazione di lunga durata è diminuita dal 5,5% al 2,8% tra il 2014 e il 2019.

Parallelamente, la produzione agricola nell'UE è diventata più sostenibile: l'agricoltura biologica è in aumento in tutta l'UE e la sua quota di superficie agricola totale è passata dal 5,9% nel 2013 all'8% nel 2018.

Questi sviluppi positivi degli ultimi cinque anni sono naturalmente ora fortemente messi in discussione in ragione dell’avvento della pandemia. Tuttavia, grazie a questi sforzi l'UE può affrontare l'attuale crisi sanitaria ed economica, facendo leva su società più sostenibili e resilienti.

Gli importanti progressi compiuti sinora costituiscono tuttavia solo un punto di partenza. Con specifico riferimento all’obiettivo 13 (Lotta ai cambiamenti climatici), il Commissario ha infatti sottolineato che, nonostante gli avanzamenti rilevanti, ci troviamo ancora di fronte ad ambiziose sfide da affrontare, come gli impatti dei cambiamenti climatici a livello mondiale.

Anche con riferimento all'obiettivo 5, "Uguaglianza di genere", si evidenzia come l'UE si sia allontanata dall'obiettivo dello sviluppo sostenibile; le donne hanno ancora meno probabilità di essere impiegate degli uomini e le responsabilità di cura sono la ragione principale per cui le donne trovano ostacoli alla partecipazione al mondo del lavoro. Allo stesso tempo, gli uomini continuano a rimanere indietro rispetto alle donne per quanto riguarda l'abbandono scolastico e l'istruzione terziaria. Un dato incoraggiante è tuttavia rinvenibile nei progressi nella rappresentanza femminile nei parlamenti nazionali, passata da poco più del 20% agli inizi del millennio al 32,1% dello scorso anno.

Il Rapporto delinea una panoramica dei progressi di ciascuno degli Stati membri dell'UE verso i 17 SDGs, utilizzando un'aggregazione di tutti gli indicatori relativi all'obiettivo specifico. Il grado di avanzamento dello Stato membro si basa sui tassi di crescita medi annui di tutti gli indicatori valutati con riferimento agli SDGs negli ultimi cinque anni.

In particolare con riferimento all’Italia, il grafico seguente individua gli SDGs per i quali l’Italia sta progredendo verso l’obiettivo prefissato o se ne sta allontanando, dando conto del posizionamento dei relativi indicatori.

 

 

L'analisi dell'ASviS

LASviS, come ogni anno, anche nel Rapporto 2020 ha presentato l'aggiornamento degli indicatori compositi elaborati per misurare la dinamica dell'Unione europea e dei singoli Paesi rispetto agli SDGs. Si tratta di un complesso lavoro di analisi, condotto a partire dai dati pubblicati dall'Eurostat, che consente di valutare i progressi e le criticità dei singoli Paesi rispetto alla media dell’Unione, di cui tenere conto nella definizione delle politiche da mettere in campo per superare l’attuale crisi.

Sulla base di questi indicatori, l’ASviS ha evidenziato che l’Unione europea, l’area del mondo più avanzata rispetto agli SDGs, in una visione di medio periodo, ossia tra il 2010 e il 2018, mostra segnali di miglioramento per i seguenti nove Obiettivi:

·         Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età);

·         Obiettivo 4 (Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti);

·         Obiettivo 5 (Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze);

·         Obiettivo 7 (Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni);

·         Obiettivo 8 (Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti);

·         Obiettivo 9 (Costruire infrastrutture resilienti e promuovere l'innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile);

·         Obiettivo 11 (Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili);

·         Obiettivo 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo);

·         Obiettivo 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico);

 

Nel medesimo periodo, l’ASviS segnala che l’UE mostra segnali di sensibile peggioramento per i seguenti tre obiettivi:

 

·         Obiettivo 10 (Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni);

·         Obiettivo 15 (Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica);

·         Obiettivo 17 (Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile).  

 

 

 

Per i seguenti quattro obiettivi, invece, la situazione appare sostanzialmente invariata:

·         Obiettivo 1 (Porre fine ad ogni forma di povertà);

·         Obiettivo 2 (Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile);

·         Obiettivo 6 (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie);

·         Obiettivo 16 (Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli);

 

Con riferimento, invece, a una visione temporale di breve periodo, tra il 2017 e il 2018, l’ASviS segnala miglioramenti per sei Obiettivi

 

·         Obiettivo 5 (Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze);

·         Obiettivo 7 (Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni);

·         Obiettivo 8 (Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti);

·         Obiettivo 9 (Costruire infrastrutture resilienti e promuovere l'innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile);

·         Obiettivo 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico);

·         Obiettivo 16 (Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli);

 

Nel medesimo periodo 2017-2018, L’ASviS rileva una sostanziale stabilità per i seguenti sette Obiettivi:

 

·         Obiettivo 1 (Porre fine ad ogni forma di povertà);

·         Obiettivo 2 (Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile);

·         Obiettivo 3 ((Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età);

·         Obiettivo 4 (Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti);

·         Obiettivo 6 (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie);

·         Obiettivo 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo);

·         Obiettivo 17 (Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile).  

 

 Nel medesimo periodo 2017-2018, L’ASviS rileva un peggioramento per i rimanenti tre Obiettivi:

 

·         Obiettivo 10 (Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni);

·         Obiettivo 11 (Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili);

·         Obiettivo 15 (Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica);

 

Tali risultati aggregati nascondono, per gran parte degli SDGs, situazioni molto differenziate tra gli Stati membri. Per questo, il rapporto illustra anche l’analisi delle performance relative ai 28 Paesi appartenenti all’Unione europea, che prende in considerazione le distanze tra di essi misurate dagli indici compositi.

 

L'azione esterna dell'UE

Per quanto concerne, infine, l'azione esterna, si ricorda che l'UE è un leader mondiale nell'impegno per eliminare la povertà grazie a un insieme coerente di politiche che comprende la cooperazione allo sviluppo, diversi strumenti di politica commerciale e le politiche europee di vicinato e di allargamento. L'eliminazione della povertà, la lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze e il principio di non lasciare indietro nessuno sono elementi centrali del consenso europeo in materia di sviluppo, il quadro per la cooperazione allo sviluppo stabilito dall'UE e dai suoi Stati membri. Gli accordi di libero scambio conclusi dall'UE, le preferenze commerciali unilaterali e la strategia in materia di aiuti al commercio aggiornata nel 2017 sostengono la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo.

L'UE e i suoi Stati membri sono il principale donatore mondiale di aiuti allo sviluppo e assistenza umanitaria e l'Unione è impegnata collettivamente nell'aumentare il proprio contributo agli aiuti ufficiali allo sviluppo per raggiungere almeno lo 0,7 % del suo reddito nazionale lordo annuo. In particolare, l'UE è il principale fornitore mondiale di aiuto pubblico allo sviluppo (75,7 miliardi di euro nel 2017). Nel 2017, ha registrato un rapporto aiuto pubblico allo sviluppo/reddito nazionale lordo (RNL) complessivo dello 0,5 %, superando nettamente la maggior parte degli altri donatori dell'OCSE quali Canada, Giappone o Stati Uniti d'America. La Svezia, la Danimarca, il Lussemburgo e il Regno Unito hanno raggiunto l'obiettivo di spendere lo 0,7% dell'RNL per l'aiuto pubblico allo sviluppo.

Le relazioni commerciali con i paesi in via di sviluppo si sono inoltre intensificate: tra il 2002 e il 2017 le importazioni dell'UE dai paesi in via di sviluppo sono più che raddoppiate. Anche la quota delle importazioni dell'UE dai paesi meno sviluppati è aumentata tra il 2002 e il 2017, anche se in tale ultimo anno, tuttavia, i quasi 50 paesi meno sviluppati rappresentavano ancora, complessivamente, solo il 2,0% di tutte le importazioni dell'UE.

 

Si segnala, inoltre, che, a maggio 2019, la Commissione europea ha presentato la Prima relazione di sintesi congiunta dell'UE e dei suoi Stati membri "Sostenere gli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutto il mondo", che fornisce un breve quadro riepilogativo di come l'UE e gli Stati membri sostengano l'attuazione dell'Agenda 2030 nei Paesi in via di sviluppo attraverso la politica di cooperazione allo sviluppo, quale importante contributo nella comunicazione dell'UE al Forum politico di alto livello per il 2019.

Nella relazione il Consiglio ha accolto favorevolmente il contributo collettivo dell'UE e degli Stati membri all'attuazione di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile nel mondo, a sostegno dell'Agenda 2030 e nell'azione di promozione della pace, della sicurezza, della stabilità e della democrazia e di sostegno dei diritti umani, del buon governo e dello Stato di diritto. Il Consiglio riconosce il sostegno costante dell'UE e degli Stati membri ai valori e ai principi dell'UE e plaude, in particolare, agli sforzi più intensi profusi per raggiungere le persone che versano in condizioni di estrema povertà e per combattere tutte le forme di disuguaglianza, in linea con il principio leave no one behind, a tutela,in primis, delle persone più svantaggiate.

Il Consiglio riconosce, inoltre, che l'UE e gli Stati membri hanno sostenuto con forza lo sviluppo sociale e umano, dando priorità, tra l'altro, alla protezione sociale, al lavoro dignitoso, alla copertura sanitaria universale e all'accesso all'istruzione nella loro azione di cooperazione allo sviluppo, ed evidenzia in particolare i risultati conseguiti in relazione alla parità di genere, all'emancipazione di donne e ragazze, nonché alla lotta contro la violenza nei confronti delle stesse. Si evidenziano, infine, i progressi compiuti dall'UE e dagli Stati membri a sostegno della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell'adattamento ai medesimi, della protezione dell'ambiente nonché della gestione e dell'uso sostenibili delle risorse naturali.

 

 


L’agenda 2030 e l’Italia

 

Ai fini dell'attuazione dell'Agenda 2030, l'Italia ha posto in essere un mosaico di azioni che coinvolgono, a livelli diversi, Governo, Parlamento, Regioni ed Enti locali, mentre sono andate assumendo un ruolo crescente anche le iniziative della società civile. In linea generale, il processo di attuazione a livello nazionale si dipana prevalentemente a livello governativo, sia nella fase di programmazione strategica, sia in quella del monitoraggio e della verifica dei risultati.

 

La Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile

Quanto alla prima fase, il principale strumento è costituito dalla Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile-SNSvS, approvata dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) il 22 dicembre 2017, che definisce le linee direttrici delle politiche economiche, sociali e ambientali finalizzate a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. La Strategia, che deve essere aggiornata dal Governo con cadenza almeno triennale, è strutturata in cinque aree, corrispondenti alle "5P" dello sviluppo sostenibile proposte dall'Agenda 2030, ciascuna delle quali contiene Scelte Strategiche e Obiettivi Strategici per l'Italia, correlati agli SDGs dell'Agenda 2030:

 

·         Persone: contrastare povertà ed esclusione sociale e promuovere salute e benessere per garantire le condizioni per lo sviluppo del capitale umano;

·         Pianeta: garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, contrastando la perdita di biodiversità e tutelando i beni ambientali e colturali;

·         Prosperità: affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, garantendo occupazione e formazione di qualità;

·         Pace: promuovere una società non violenta ed inclusiva, senza forme di discriminazione. Contrastare l'illegalità;

·         Partnership: intervenire nelle varie aree in maniera integrata.

 

Il documento identifica, inoltre, un sistema di vettori di sostenibilità, definiti come ambiti di azione trasversali e leve fondamentali per avviare, guidare, gestire e monitorare l'integrazione della sostenibilità nelle politiche, nei piani e nei progetti nazionali. Si segnala, peraltro, che la Strategia, che dovrà essere aggiornata nel 2020, non prevede parametri di carattere quantitativo in relazione al perseguimento dei diversi obiettivi dell'Agenda 2030.

 

La Direttiva per l'attuazione dell'Agenda 2030

Il coordinamento delle azioni e delle politiche inerenti all'attuazione della strategia, cui concorrono politiche di competenza di numerosi Ministeri, è esercitato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, sulla base di una direttiva del Presidente del Consiglio del 16 marzo 2018 (Indirizzi per l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile), che espressamente attribuisce alla Presidenza il compito di "coordinare i lavori volti agli aggiornamenti periodici della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, nonché dei lavori e delle azioni inerenti all'attuazione della stessa Strategia".

Il ruolo centrale di coordinamento è esercitato, come detto, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in raccordo, in primo luogo, con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per quanto concerne la dimensione interna, e con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per ciò che riguarda la dimensione esterna. Al Ministero dell'economia e delle finanze è affidato il compito di raccordare l'attuazione della Strategia con i documenti di programmazione economico-finanziaria, in particolare il Programma Nazionale di Riforma (PNR), oltre che quello di presentare al Parlamento le valutazioni relative agli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES, su cui v. infra), che hanno assunto una particolare valenza in relazione al conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030. 

Al fine di assicurare tale coordinamento, la citata direttiva prevede l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di una «Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile» presieduta dal Presidente o da un suo delegato, e composta da ciascun Ministro, dai Presidenti della Conferenza delle Regioni, dell'Unione delle province d'Italia e dell'Associazione nazionale dei comuni italiani, o da loro delegati.

Tra i compiti della Commissione - che allo stato non si è mai riunita - è prevista l'approvazione di una Relazione annuale sull'attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, la cui predisposizione dovrebbe essere coordinata dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri (DIPE), anche al fine di assicurare l'aggiornamento tempestivo della Strategia. I base alla Direttiva, i Ministeri, nell'ambito delle rispettive competenze, attuano la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e perseguono gli SDGs sottoscritti dall'Italia. A tal fine, ciascun Ministero, entro il mese di settembre di ogni anno, è chiamato a condurre un'analisi di coerenza tra le azioni programmate per il triennio successivo, i contenuti della Strategia e i risultati della valutazione annuale della sua attuazione; entro il mese di dicembre, comunica al DIPE i risultati di tale analisi, corredati di un rapporto di sintesi che espone le principali iniziative intraprese, anche al fine della redazione della Relazione sullo stato di attuazione della Strategia. La Direttiva assegna, infine, alla Presidenza del Consiglio altresì il compito di assumere iniziative di informazione e comunicazione pubblica sull'importanza dell'Agenda 2030 e degli obiettivi da perseguire nell'ambito della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

 

La Cabina di regia Benessere Italia

Più recentemente, il ruolo di coordinamento della Presidenza del Consiglio nell'attuazione della Strategia, anche con riferimento alla fase di monitoraggio e verifica dello stato di avanzamento verso gli obiettivi dell'Agenda 2030, risulta rafforzato in virtù dell'istituzione, con DPCM dell'11 giugno 2019, della Cabina di regia "Benessere Italia".

La Cabina di regia è organo di alta competenza tecnico-scientifica, istituito al fine di "assicurare un supporto tecnico specifico al Presidente del Consiglio nell'esercizio delle funzioni di coordinamento delle politiche del Governo in materia di qualità della vita e sviluppo sostenibile", nonché di garantire, all'interno delle pubbliche amministrazioni, l'integrazione della valutazione dell'impatto su benessere nella elaborazione delle politiche pubbliche.

L'organismo, riunitosi per la prima volta l'11 luglio u.s., opera quale "organo tecnico-scientifico di supporto al Presidente del Consiglio con finalità di coordinamento istituzionale, politico, strategico e funzionale per l'attuazione delle politiche di benessere equo e solidale (BES) e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Esso è presieduto da un rappresentante nominato dal Presidente del Consiglio ed è composto da un rappresentante designato da ciascun Ministro; nel suo seno opera anche un Comitato di esperti, composto dai Presidenti dell'ISTAT, del CNR, dell'ISPRA e dell'INPS, nonché dal Portavoce dell'Alleanza nazionale italiana per lo Sviluppo sostenibile (ASviS) e da 4 esperti nominati dal Presidente del Consiglio.

 

L'articolo 1 del DPCM istitutivo della Cabina di regia ne enumera le finalità, tra le quali si segnalano:

 

·         il coordinamento e il monitoraggio delle attività specifiche dei Ministeri a sostegno delle politiche di benessere e qualità della vita e dello sviluppo sostenibile;

·         l'assistenza alle Regioni, alle Province autonome e agli Enti locali sui medesimi temi attinenti lo sviluppo sostenibile;

·         la promozione del coordinamento e dell'integrazione di piani, programmi e strategie nazionali e locali che concorrono a vario livello al miglioramento della qualità della vita;

·         la promozione, il potenziamento e il coordinamento delle politiche e delle iniziative del Governo per l'attuazione della Strategia nazionale, nell'ambito dell'Agenda 2030;

·         il coordinamento del processo di armonizzazione degli indicatori di benessere e qualità della vita con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, al fine di individuare un unico, definito e rappresentativo set di indicatori da inserire nel ciclo di programmazione economica;

·         la promozione e l'elaborazione di specifiche metodologie e linee guida, la rilevazione e la misurazione degli indicatori di benessere rilevanti per la valutazione della qualità della vita dei cittadini, anche in collaborazione con l'ISTAT;

·         il coordinamento e il monitoraggio delle "Agende governative" in tema di benessere equo e sostenibile e di sviluppo sostenibile.

 

Per la realizzazione di tali finalità, la Cabina di regia effettua analisi e ricerche, svolge compiti di controllo e monitoraggio, promuove iniziative ed azioni specifiche e, in particolare:

 

·         monitora le politiche pubbliche attraverso l'utilizzo di indicatori di benessere e qualità della vita, anche al fine di valutare il raggiungimento degli obiettivi della Strategia Nazionale;

·         assicura ai Ministeri e ai Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri supporto tecnico-scientifico;

·         promuove la predisposizione di sistemi di indicatori di sviluppo sostenibile e qualità della vita su base locale e territoriale;

·         collabora con la Conferenza delle regioni e delle province autonome, con l'Associazione nazionale comuni italiani e con l'Unione delle province italiane;

·         realizza analisi di impatto sugli indicatori di BES di specifiche politiche ministeriali in relazione alla sostenibilità sociale, economica e ambientale sia in ambito nazionale che locale, indicando eventuali interventi di coordinamento o di miglioramento;

·         coopera con gli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri e le direzioni ministeriali per promuovere, negli specifici ambiti di competenza, politiche orientate alla tutela della qualità della vita;

·         richiede dati e informazioni a soggetti pubblici e privati ai fini del monitoraggio dell'attuazione delle politiche di qualità della vita e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile;

·         promuove iniziative anche di confronto tecnico-scientifico con istituzioni sovranazionali;

·         esprime pareri non vincolanti, propone raccomandazioni e predispone eventuali disegni di legge, in collaborazione con gli Uffici della Presidenza del Consiglio, per la promozione e il perseguimento degli obiettivi delle politiche di qualità della vita e sviluppo sostenibile.

 

Si segnala che i suddetti compiti della Cabina di regia in tema di coordinamento delle politiche e delle iniziative del Governo per l'attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile nell'ambito dell'Agenda 2030 si intersecano con quanto previsto dalla Direttiva del 2018 con riferimento alle funzioni della Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile, che a sua volta, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del citato DPCM, ha facoltà di avvalersi della Cabina di regia "per quanto di competenza".

 

Gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES)

Infine, ulteriore strumento di governance delle politiche per la sostenibilità, funzionale per molti aspetti alla verifica dell'attuazione dell'Agenda 2030, è costituito, come accennato, dagli Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES), indicatori complementari al PIL che la legge di contabilità e finanza pubblica ha inserito stabilmente nel ciclo di bilancio quali strumenti di programmazione economico-finanziaria finalizzati a misurare i risultati delle politiche pubbliche alla luce di parametri diversi da quelli meramente economici e che, di fatto, presentano una stretta attinenza con taluni dei principali obiettivi e target dell'Agenda 2030.

L'Italia è il primo Paese che, collegando gli indicatori alla programmazione economica e di bilancio, attribuisce ai BES un ruolo nell'attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche. Gli indicatori di benessere equo e sostenibile sono stati infatti introdotti nell'ordinamento legislativo italiano come strumento di programmazione economica dall'articolo 14 della legge n. 163/2016, di riforma della legge di contabilità. Tale disposizione prevede che un Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) - costituito presso l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) con D.P.C.M. 11 novembre 2016 - selezioni gli indicatori utili alla valutazione del benessere sulla base dell'esperienza maturata a livello nazionale e internazionale. Tale Comitato, presieduto dal Ministro dell'economia e delle finanze o da un suo rappresentante delegato e composto dal Presidente dell'ISTAT, dal Governatore della Banca d'Italia (o loro rappresentanti delegati), da due esperti della materia provenienti da università ed enti di ricerca, ha cessato le sue funzioni una volta definiti e selezionati gli indicatori di benessere equo e sostenibile.

Con la medesima legge di riforma sono inoltre stati introdotti, all'articolo 10 della legge di contabilità, i due nuovi commi 10-bis e 10-ter, che prevedono rispettivamente la redazione da parte del Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base dei dati forniti dall'ISTAT, di due documenti:

 

·         un apposito allegato al DEF, che riporti l'andamento, nell'ultimo triennio, di tali indicatori, nonché le previsioni sull'evoluzione degli stessi nel periodo di riferimento, anche sulla base delle misure previste per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica del quadro programmatico, e dei contenuti dello schema del Programma nazionale di riforma;

 

 

 

 

·         una relazione, da presentare alle Camere per la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari entro il 15 febbraio di ciascun anno, sull'evoluzione dell'andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES), sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio in corso.

 

Al momento sono state presentate tre relazioni: la Relazione BES 2018 (che riguarda l'evoluzione prevista degli indicatori BES già inseriti nel Def 2017, alla luce della Legge di Bilancio 2018, con un orizzonte temporale che rimane quello del triennio 2017-2020), la Relazione BES 2019 (che contiene l'analisi dell'andamento di tutti i dodici indicatori BES per il periodo 2015-2017 e le previsioni 2018-2021 per soli quattro di essi, alla luce della legge di bilancio 2019) e la Relazione BES 2020, che reca un'analisi delle misure contenute nella legge di Bilancio 2020 ritenute rilevanti per i domini del benessere monitorati attraverso i 12 indicatori BES e l'analisi di cinque quattro indicatori per cui è attualmente possibile effettuare delle previsioni, che mostra sia l'andamento nel triennio 2016-2018, sulla base dei dati forniti dall'Istat, sia le previsioni elaborate dal MEF per il periodo 2019-2022, con riferimento a: reddito medio pro capite, disuguaglianza, non partecipazione al mercato del lavoro (distinto tra uomini e donne), emissioni di gas inquinanti e, in aggiunta rispetto al Relazioni precedenti, speranza di vita in buona salute alla nascita. In precedenza, infatti, sia nei tre allegati al DEF attualmente presentati (2017, 2018 e 2019) sia nelle precedenti Relazioni 2018 e 2019, solo per quattro indicatori si è potuto effettuare un esercizio previsionale. Il documento dà conto che ulteriori indicatori verranno aggiunti nelle prossime edizioni in base agli avanzamenti nello sviluppo degli strumenti statistici e modellistici necessari per fornire previsioni nell'orizzonte temporale del ciclo di programmazione economico-finanziaria. Per una disamina dell'andamento degli indicatori illustrato nella predetta Relazione, si rinvia al seguente dossier del Servizio Studi.

 

Il decreto del MEF 16 ottobre 2017 ha individuato un insieme di dodici indicatori di benessere equo e sostenibile che afferiscono a otto dei dodici domini del benessere individuati dalla metodologia seguita dall'Istat e sono i seguenti:

 

1. Reddito medio disponibile aggiustato pro capite. Rapporto tra il reddito lordo disponibile delle famiglie (consumatrici + produttrici) aggiustato (vale a dire inclusivo del valore dei servizi in natura forniti dalle istituzioni pubbliche e senza fini di lucro), e il numero totale di persone residenti in Italia.

2. Indice di disuguaglianza del reddito disponibile. Rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20% della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20% della popolazione con il più basso reddito.

 3. Indice di povertà assoluta. Percentuale di persone appartenenti a famiglie con una spesa complessiva per consumi inferiore al valore soglia di povertà assoluta, sul totale delle persone residenti.

4. Speranza di vita in buona salute alla nascita. Numero medio di anni che un bambino nato nell'anno di riferimento può aspettarsi di vivere in buona salute, nell'ipotesi che i rischi di malattia e morte alle diverse età osservati in quello stesso anno rimangano costanti nel tempo.

5. Eccesso di peso. Proporzione standardizzata di persone di 18 anni e più in sovrappeso o obese sul totale delle persone di 18 anni e più.

6. Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione. Percentuale della popolazione in età 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media), che non è in possesso di qualifiche professionali regionali ottenute in corsi con durata di almeno 2 anni e non frequenta né corsi di istruzione né altre attività formative.

7. Tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere. Rapporto tra la somma di disoccupati e inattivi ‘disponibili' (persone che non hanno cercato lavoro nelle ultime 4 settimane ma sono disponibili a lavorare), e la somma di forze lavoro (insieme di occupati e disoccupati) e inattivi ‘disponibili', riferito alla popolazione tra 15 e 74 anni.

8. Rapporto tra tasso di occupazione delle donne 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli. Rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25- 49 anni con almeno un figlio in età prescolare (0-5 anni) e il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni senza figli, per 100.

9. Indice di criminalità predatoria. Numero di vittime di furti in abitazione, borseggi e rapine per 1.000 abitanti.

10. Indice di efficienza della giustizia civile. Durata media effettiva in giorni dei procedimenti di cognizione civile ordinaria definiti dei tribunali.

11. Emissioni di C02 e altri gas clima alteranti. Tonnellate di C02 equivalente emesse su base annua da attività agricole, urbane e industriali, per abitante.

12. Indice di abusivismo edilizio. Numero di costruzioni abusive per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni.

 

I dodici indicatori individuati rappresentano una selezione tra i 130 indicatori contenuti nel "Rapporto BES" elaborato dall'ISTAT e dal CNEL.

 

Il Comitato della III Commissione Affari esteri per l'attuazione dell'Agenda 2030

Per completare il quadro degli attori istituzionali e degli strumenti coinvolti nel processo di attuazione, monitoraggio e verifica degli SDGs, si segnala, come già ricordato, che in seno alla Commissione Affari esteri della Camera, ai fini dell'attuazione dell'Agenda 2030, nel dicembre 2018 è stato istituito il Comitato permanente sull'attuazione dell'Agenda 2030 e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, con il compito di proseguire le attività istruttorie dell'indagine conoscitiva deliberata dalla medesima Commissione in ordine ai profili dell'azione internazionale dell'Italia per l'attuazione dell'Agenda 2030 e alla verifica dell'efficacia del quadro normativo nazionale e del sistema italiano di cooperazione.

L'indagine è stata deliberata all'unanimità, nei primi mesi della XVIII Legislatura, il 6 settembre 2018, ai sensi dell'articolo 144, comma 1 del regolamento della Camera dei deputati. Come si legge nel programma, l'indagine intende mettere a fuoco il contributo del nostro Paese alla realizzazione degli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In continuità con le risultanze delle indagini conoscitive promosse dalla Commissione esteri nelle due precedenti legislature, che si sono avvalse dell'ampia attività istruttoria svolta da comitati permanenti istituiti ad hoc, l'indagine intende promuovere una puntuale verifica dell'adeguatezza e dell'efficacia degli strumenti normativi, con riferimento alla riforma della legge 26 febbraio 1987. n.?49, realizzata con la legge n.?11 agosto 2014, n.?125, delle risorse organizzative e finanziarie poste a disposizione dall'Italia per l'attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, monitorando al tempo stesso, a cinque anni dalla riforma del settore, la funzionalità del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo, che trova nell'Agenda 2030 il suo orizzonte di riferimento. L'indagine ha preso avvio nella seduta della Commissione del 21 novembre 2018 e dal 2019 il suo svolgimento è stato affidato al citato Comitato permanente per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, istituito - al pari di altri tre Comitati - all'interno della Commissione (con deliberazione del 5 dicembre 2018) e definito nella composizione nella seduta del 22 gennaio 2019.

 

Gli ordini del giorno al Bilancio interno della Camera

Si segnala, inoltre, che il 1° agosto 2019, in sede di discussione del Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno 2019, è stato accolto l'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 4/27 d'iniziativa dell'on. Spadoni che invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori a considerare l'opportunità di "promuovere una campagna di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità così come definita dall'Agenda globale per lo Sviluppo sostenibile, attraverso il posizionamento di totem o altri strumenti di comunicazione visiva, che rappresentino, anche in forma interattiva, i 17 obiettivi dell'Agenda 2030". Nella medesima seduta è stato altresì accolto un analogo ordine del giorno 9/Doc. VIII, n. 4/28, d'iniziativa dell'on. Liuzzi, che invita i medesimi organi a valutare l'opportunità di "pubblicare nell'apposita sezione del sito Internet della Camera dedicata ai temi dell'Agenda 2030 i testi dei provvedimenti legislativi e degli atti di indirizzo approvati dalla Camera che abbiano un rilevante impatto sul conseguimento degli obiettivi fissati dall'Agenda medesima". Come si evince anche dalle premesse dei citati atti d'indirizzo, essi muovono dalla consapevolezza di come il perseguimento, entro il 2030, degli ambiziosi Obiettivi di sviluppo sostenibile richieda: da un lato, un pervasivo cambiamento culturale nell'approccio ai temi dello sviluppo, tale da modificare le politiche pubbliche, le strategie d'impresa e gli stili di vita, proiettando le scelte politiche, economiche e sociali in un orizzonte di medio periodo sempre più orientato verso il benessere delle generazioni presenti e future e la salvaguardia del pianeta; dall'altro, un forte coinvolgimento di tutti gli attori sociali ed istituzionali   - pubbliche amministrazioni centrali e locali, imprese pubbliche e private, società civile e terzo settore, università e centri di ricerca, sino agli operatori della cultura e dell'informazione -, tale da mobilitare tutte le energie del Paese verso la definizione di un nuovo modello di crescita sostenibile.

 

L'indagine conoscitiva sulle politiche UE per l'attuazione dell'Agenda 2030 presso la XIV Commissione

In ragione della rilevanza assunta dalle politiche per la sostenibilità in ambito Ue, si segnala altresì la XIV Commissione politiche dell'Unione europea ha deliberato, nella riunione del 10 dicembre 2019, lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulle politiche dell'Unione europea per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L'indagine è diretta ad approfondire i profili connessi alla formazione e attuazione delle politiche e degli atti dell'Unione europea adottati proprio ai fini della realizzazione degli obiettivi dell'Agenda 2030, sia sul versante delle procedure istituzionali – come nel caso della revisione del "Semestre europeo" – sia su quello delle politiche settoriali, al fine di valutare la conformità dell'ordinamento italiano agli obblighi discendenti dalla normativa dell'Unione con specifico riferimento a tale ambito. Data la rilevanza e l'ampiezza dei temi trattati, il termine dell'indagine è fissato al 31 dicembre 2020.

 

L'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile

Si segnala, infine, che in Italia una realtà significativa, che testimonia la partecipazione della società civile alla diffusione della cultura della sostenibilità, è rappresentata dall'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS). Si tratta di un'organizzazione creata il 3 febbraio 2016 su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell'Università di Roma "Tor Vergata", che ha come scopo la diffusione, a livello sociale ed istituzionale, della conoscenza e della consapevolezza dell'importanza strategica dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L'ASVIS realizza le proprie attività grazie ai contributi finanziari e operativi dei suoi membri, ad oggi circa 220 tra istituzioni e organizzazioni della società civile di diversa natura: tra esse figurano, infatti, associazioni rappresentative delle parti sociali, associazioni di enti territoriali, università e centri di ricerca, fondazioni, associazioni della società civile attive nelle materie riguardanti specifici obiettivi. Tra le finalità di ASvIS figurano la diffusione di una cultura della sostenibilità, la definizione di una strategia italiana per il raggiungimento degli SGDs e l'elaborazione di un sistema di monitoraggio dei 17 Obiettivi, fondato su una serie di strumenti statistici e analitici altamente innovativi.

L'ASviS redige, inoltre, un rapporto annuale di analisi dello stato di avanzamento dell'Italia rispetto all'Agenda 2030 e agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile che costituisce un importante punto di riferimento in materia. L’8 ottobre 2020 è stato presentato il Rapporto annuale 2020, il quale fornisce un quadro delle iniziative messe in campo a livello internazionale, europeo e nazionale a favore dello sviluppo sostenibile, valuta le politiche realizzate negli ultimi 12 mesi e avanza alcune proposte per accelerare il percorso del nostro Paese verso l'attuazione dell'Agenda 2030 (sul punto, cfr. oltre). Dal 2017 l'ASviS organizza, inoltre, con cadenza annuale, il Festival dello Sviluppo Sostenibile, manifestazione finalizzata a sensibilizzare e mobilitare cittadini, giovani, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale e a diffondere la cultura della sostenibilità.

Le politiche pubbliche per l'Agenda 2030

Il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delineati nell'Agenda 2030 rappresenta uno dei cardini sui quali è incentrata l'azione del Parlamento e del Governo italiano, impegnati a dare seguito agli impegni internazionali sottoscritti. La mancata presentazione, tuttora, della predetta relazione annuale sull'attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile non consente una disamina compiuta delle diverse politiche pubbliche adottate, delle relative correlazioni e sinergie tra le stesse e dei risultati raggiunti.

L'attenzione al conseguimento degli SDGs, sin dalle prime fasi di attuazione dell'Agenda 2030, è in ogni caso testimoniata dal fatto che, come accennato, l'Italia è stato il primo Paese che, collegando gli indicatori di benessere equo e sostenibile alla programmazione economica e di bilancio, ha attribuito agli stessi un ruolo essenziale nell'attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche. Taluni elementi di valutazione possono pertanto desumersi in base a quanto affermato nei documenti di programmazione economico-finanziaria.

Già nel DEF 2019 e nella relativa Nota di aggiornamento, elaborati peraltro da Esecutivi diversi, si annetteva una specifica rilevanza all'Agenda 2030.

In particolare, nel Rapporto sugli indicatori di benessere equo e sostenibile, allegato al DEF 2019, si affermava che il Programma Nazionale di Riforma (PNR) fosse stato "ispirato in molti aspetti dalla dimensione del benessere equo e sostenibile e agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 concordata in sede ONU". Le finalità più rilevanti del PNR, affermava il documento, "sono, infatti, l'allargamento della partecipazione al lavoro, in specie nella componente femminile; l'incremento dei salari più bassi verso livelli adeguati e dignitosi; l'accrescimento delle competenze dei disoccupati e degli inattivi attraverso la formazione; il miglioramento dell'efficienza del mercato del lavoro tramite il potenziamento dei Centri per l'impiego; la rapidità ed equità della giustizia; la qualità dell'istruzione; il potenziamento dell'innovazione; l'ammodernamento delle infrastrutture; lo sviluppo dell'economia circolare; la protezione dell'ambiente; la promozione della famiglia e della natalità". Tra le misure più significative, anche dal punto di vista dell'impegno finanziario, veniva annoverata l'introduzione del reddito di cittadinanza, per la quale il citato Rapporto formulava anche una valutazione di impatto in relazione all'indice di povertà assoluta.

Il successivo Rapporto sui BES non è stato presentato nel mese di aprile 2020, congiuntamente alla presentazione del DEF 2020. A causa, infatti, della rapida evoluzione del quadro economico a livello europeo in relazione al diffondersi dell'epidemia da Covid-19, rispetto ai precedenti Documenti di economia e finanza il DEF 2020 presentava un contenuto più essenziale e limitato, secondo quanto previsto dalle Linee guida aggiornate della Commissione europea per i Programmi di stabilità nazionali del 2020 del 6 aprile 2020.

In particolare, in linea con gli altri Paesi europei, gli scenari di previsione della finanza pubblica sono stati limitati al solo periodo 2020-2021 e al solo quadro tendenziale, mentre il quadro programmatico e la presentazione del Programma Nazionale di Riforma (PNR) sono stati rinviati a un momento successivo.

L’Allegato BES 2020 è stato, in seguito, presentato congiuntamente al Programma nazionale di riforma (PNR) 2020, a luglio 2020.

L’Allegato, giunto alla quarta edizione, sulla base dei più recenti dati disponibili forniti dall’ISTAT, descrive lo stato di avanzamento compiuto dal Paese nei vari domini del benessere equo e sostenibile fino al 2019 e, sulla base del quadro macroeconomico contenuto nel DEF, fornisce la previsione per alcuni di essi fino al 2021. Nello specifico, l’Allegato riporta l'andamento, nell'ultimo triennio, di tali indicatori, nonché le previsioni sull'evoluzione degli stessi nel periodo di riferimento, anche sulla base delle misure previste per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica del quadro programmatico e dei contenuti dello schema del Programma nazionale di riforma.

Peraltro, il Governo ha evidenziato che, a causa dello slittamento della pubblicazione dell’Allegato BES, unitamente a quella del PNR e degli altri allegati al DEF, i dati provvisori in esso presenti potrebbero a breve essere superati dai dati definitivi pubblicati successivamente alla stesura del documento dall’ISTAT. Inoltre, con l’impegno a presentare un aggiornamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica programmatico non appena le prospettive economiche risulteranno più chiare a livello nazionale, europeo e globale, il Governo ha precisato che con tale aggiornamento si potranno proiettare su un orizzonte più lungo gli indicatori di benessere equo e sostenibile.

Per una compiuta disamina dello stato di avanzamento e delle previsioni in relazione a ciascuno degli indicatori BES, si rinvia al dossier del Servizio Studi sul PNR 2020.

 

La Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato 2019

Un passaggio ulteriore verso l’ingresso di parametri non economici nella misurazione delle politiche pubbliche è contenuto nell’ultima relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato 2019, in cui si propone un approccio metodologico dei controlli improntato al monitoraggio del perseguimento degli SDGs, all’interno di un quadro che integri gli interventi secondo una visione non più fondata esclusivamente su indicatori monetari.

In questo quadro, ad avviso della Corte, introdurre le dimensioni del benessere e della sostenibilità sociale ed ambientale, oltre ad arricchire la conoscenza della varietà dei fenomeni che incidono sulle politiche, permette anche di assegnare alle decisioni di bilancio una diversa chiave di lettura.

Il ciclo del bilancio, in tal senso, può costituire un importante strumento di rappresentazione della capacità del decisore pubblico di indirizzare la propria azione, con una visione del tutto nuova, verso interventi trasversali e integrati con gli obiettivi dell’Agenda, piuttosto che limitarsi ad adottare misure ancora di tipo settoriale.

La Corte sottolinea, pertanto, la necessità di una riflessione ampia sull’individuazione delle modalità di raccordo tra gli strumenti della programmazione finanziaria (sia di livello strategico che operativo) e gli obiettivi dell’Agenda, allo scopo di permettere in sede di rendicontazione di verificare ex post la coerenza della spesa effettuata con quanto definito in sede di approvazione del bilancio.

Non essendovi attualmente, nel ciclo del bilancio, modalità di rappresentazione delle politiche in modo sistematico, sulla base degli Obiettivi dell’Agenda, ad avviso della Corte occorrerebbe un avanzamento del percorso di sviluppo di metodologie adeguate, mirato al completamento degli indicatori BES, che potrebbe permettere di classificare le misure di politica economica attraverso schemi concettuali compatibili con l’Agenda 2030.

In questa cornice, l’attività di controllo della Corte, oltre ad essere funzionale alla verifica della correttezza formale della gestione delle risorse pubbliche utilizzate dalle amministrazioni, consente un riscontro del conseguimento degli obiettivi inclusi nell’Agenda 2030, permettendo di valutare i risultati delle politiche introdotte dalle amministrazioni anche con il supporto di appropriati indicatori statistici. Gli obiettivi dell’Agenda, del resto, data l’ampiezza dei temi che trattano, si rintracciano in gran parte dei settori economici e sociali in cui si articola l’azione pubblica sia attraverso lo Stato che tramite le Regioni.

La Corte ha pertanto avviato analisi e studi sperimentali allo scopo di individuare una metodologia che consentisse di scegliere l’elemento del bilancio più pertinente e quindi più “sensibile” in termini di aderenza alla politica disegnata dal ministero da associare allo specifico obiettivo dell’Agenda 2030.

La necessità di effettuare approfondimenti sulla documentazione disponibile per individuare la congruenza delle risorse associate agli obiettivi dell’Agenda ha indirizzato la sperimentazione verso una ricognizione approfondita degli atti programmatici dei Ministri di ciascun dicastero per l’esercizio 2019.

Le analisi condotte hanno portato a verificare, tra l’altro, che non tutte le direttive contengono riferimenti espliciti all’Agenda, che, tuttavia, viene richiamata dai ministeri all’interno di interventi, progetti, finanziamenti. Analogamente, nei documenti a consuntivo si presenta la stessa carenza informativa.

Si è cercato, quindi, in via sperimentale, attraverso un questionario indirizzato alle amministrazioni centrali, di raccogliere le indicazioni relative a interventi, progetti, misure, con una maggiore attinenza agli Obiettivi dell’Agenda. È stato a tal fine realizzato un quadro, per missioni e programmi che, seppur non completo, fornisce una prima rappresentazione di ciò che le amministrazioni hanno ritenuto collegabile all’Agenda, nonostante le difficoltà incontrate nel lavoro di riclassificazione.

Lo schema tabellare proposto dalla Corte (cfr. pg. 400 e ss. della relazione) indica i programmi di spesa interessati da specifiche iniziative associate ai 17 SDGs dalle amministrazioni che hanno fornito le risposte, i quali non sempre riflettono, però, una connaturata vocazione della missione/programma alla realizzazione delle policy, ma rappresentano il canale amministrativo e gestionale attraverso il quale le misure sono state attuate.

Un quadro completo richiederebbe che fossero rappresentate quelle missioni/programmi in cui il perseguimento degli Obiettivi rientra nell’attività core dell’Amministrazione: in questa fase, dagli elementi acquisiti durante l’istruttoria emerge un quadro non completo che richiederà approfondimenti e integrazioni.

La Corte sottoporrà ad attento monitoraggio le azioni volte ad arricchire la significatività del bilancio e del rendiconto generale dello Stato sotto il profilo dello sviluppo sostenibile e in prospettiva, quindi, avvalendosi di una ricognizione più completa, si potranno associare dati finanziari, allo scopo di fornire una dimensione che consenta di assegnare un peso a ciascuna azione, nell’ambito degli obiettivi dell’Agenda.

 

 

Il Green Deal e la transizione ecologica

In linea con la direzione indicata per l'Unione europea dalla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen (cfr. supra), ampi riferimenti agli obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati espressi sia nel discorso con il quale il Presidente del Consiglio ha enunciato le linee programmatiche del nuovo Governo, sia nell'ambito della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2019.

Nel primo caso si evidenzia, in particolare, come tra gli assi centrali dell'azione di governo si collochi la prospettiva di una strategia basata sullo sviluppo sostenibile, avente come obiettivo primario la realizzazione di un Green new deal, ?che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari e il contrasto ai cambiamenti climatici. In questa prospettiva viene annunciato anche l'impegno affinchè la protezione dell'ambiente e della biodiversità siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale, con l'auspicio che ciò avvenga anche con riferimento al principio dello sviluppo sostenibile.

In coerenza con tali dichiarazioni programmatiche, il Governo, già nell'ambito della Nota di aggiornamento al DEF 2019, aveva confermato l'intenzione di rilanciare la crescita economica nel segno della sostenibilità ambientale e sociale, in particolare promuovendo un Green New Deal avente per oggetto la transizione ecologica del Paese.

In particolare, in linea con il Green Deal europeo annunciato dalla Commissione europea (2019-2024), la NADEF 2019 prevedeva l'adozione di:

 

·         un piano pluriennale di investimenti pubblici che dovranno porre al centro la protezione dell'ambiente anche attraverso il miglioramento dei parametri e dei livelli di inquinamento ambientali, il progressivo ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici ed il miglioramento della qualità dell'aria. Tale piano di investimenti è volto a favorire la transizione dell'economia verso un modello di crescita sostenibile, inclusiva ed equa. Si annuncia quindi l'introduzione, nella prossima legge di bilancio, di due fondi, assegnati a Stato e Enti territoriali, per un ammontare complessivo di 50 miliardi di euro su un orizzonte di 15 anni, che serviranno ad attivare, tra l'altro, anche progetti di rigenerazione urbana;

·         misure finalizzate alla riconversione ecologica delle imprese e all'efficienza energetica, anche attraverso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili; in tale quadro, un elemento cruciale delle future politiche sul clima e l'energia è rappresentato dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, che costituisce lo strumento attraverso il quale ogni Stato stabilisce i propri contributi agli obiettivi europei 2030 ai fini del rispetto degli impegni dell'Accordo di Parigi. Si ricorda in proposito che l'8 gennaio 2019 il nostro Paese ha inviato alla Commissione europea la proposta di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima per gli anni 2021-2030. La Nota di aggiornamento evidenzia, inoltre, che è in corso di predisposizione la Strategia di lungo termine per la riduzione dei gas a effetto serra al 2050, anch'essa finalizzata a favorire la c.d. "transizione ecologica", che dovrà essere trasmessa alla Commissione europea entro il 1° gennaio 2020. Per approfondimenti relativi ai principali obiettivi del PNIEC al 2030 su fonti rinnovabili, efficienza energetica ed emissioni di gas serra e sulle principali misure previste per il raggiungimento degli obiettivi del Piano, si rinvia all'apposito tema dell'attività parlamentare;

·         interventi volti a stimolare gli investimenti privati, incentivando il rinnovo delle produzioni e degli impianti in uso e l'efficientamento e riconversione dei processi produttivi anche mediante l'uso di tecnologie a basso impatto ambientale, nonché la transizione verso la "Quarta rivoluzione industriale" (digitalizzazione, robotizzazione e intelligenza artificiale).

 

Gli obiettivi relativi alla sostenibilità ambientale figurano anche all'interno del DEF 2020, seppure quest'ultimo, come già anticipato, abbia contenuto più limitato rispetto ai precedenti.

In particolare, il DEF prevede che il rapporto debito/PIL dell’Italia verrà ricondotto verso la media dell’area euro nel prossimo decennio attraverso una strategia di rientro che, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario, si baserà sul rilancio degli investimenti, pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative. Ciò, si sottolinea, dovrà essere pienamente compatibile con gli obiettivi di innovazione e sostenibilità ambientale e sociale che l’Europa e l’Italia si sono dati, in particolare, con il contrasto all’evasione fiscale e le imposte ambientali, unitamente a una riforma del sistema fiscale improntata alla semplificazione e all’equità e ad una revisione e riqualificazione della spesa pubblica, che saranno i pilastri della strategia di miglioramento dei saldi di bilancio e di riduzione del rapporto debito/PIL nel prossimo decennio.

Per ulteriori approfondimenti, si rinvia all’apposito dossier del Servizio studi.

Il Programma nazionale di riforma 2020 e l’impatto sugli SDGs

Al fine di dar seguito allo specifico invito, rivolto dalla Commissione europea agli Stati membri, a fare il punto dei progressi sull’attuazione degli SDGs nei rispettivi programmi nazionali di riforma (PNR), il Capitolo V del PNR 2020 - “Le aree prioritarie dell’agenda di Governo e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs)” - illustra come le priorità indicate dal Governo potranno influenzare il posizionamento dell’Italia rispetto ai 17 SDGs, individuando l’impatto specifico sui singoli obiettivi e sui relativi indicatori operato dalle misure che il Governo ha previsto di realizzare nell’ambito di ciascuna area prioritaria della sua agenda, nonché le specifiche finalità che l’Esecutivo intende perseguire nell’ambito di quell’area.

 

In particolare, le misure che il Governo intende realizzare nell’ambito dell’area prioritaria 1 - Finanza sostenibile, riduzione del debito e politiche fiscali a sostegno della crescita – produrranno, secondo quanto riportato nel PNR, un miglioramento degli indicatori di crescita sostenibile relativi all’obiettivo n. 8 – ‘‘Lavoro dignitoso e crescita economica’’, nonché degli indicatori relativi all’obiettivo n.17 – “Partenariati per il conseguimento degli obiettivi” e, specificamente, dell’indicatore relativo al debito pubblico. In quest’area prioritaria il Governo punta a un triplice scopo:

-           un bilancio sostenibile per rafforzare la credibilità e ridurre il premio di rischio sul debito pubblico;

-          il rafforzamento della capacità fiscale e di riscossione delle entrate delle Amministrazioni pubbliche;

-          un sistema impositivo funzionale alla crescita e all’efficiente allocazione delle risorse in chiave di equità.

In tale ambito e dopo avere affrontato l’emergenza sanitaria, il Governo intende concentrarsi sulla riduzione del debito nel medio periodo, prevedendo al contempo misure di carattere sociale e di promozione della crescita economica sostenibile. L’elevato debito pubblico italiano, infatti, rappresenta un forte elemento di squilibrio macroeconomico ed è destinato ad acuirsi con le misure straordinarie di sostegno all’economia messe in campo a seguito della pandemia da COVID-19. Risulta in miglioramento, secondo quanto riportato nel PNR, l’indicatore sulla capacità fiscale e di riscossione: l’indicatore di incidenza delle entrate delle amministrazioni pubbliche sul PIL colloca l’Italia su livelli leggermente superiori alla media dei 28 Paesi dell’UE. Su questo risultato incidono in maniera prevalente anche gli effetti delle misure di contrasto all’evasione. Pur non essendoci un indicatore specifico di misurazione dei risultati della lotta all’evasione tra gli SDGs, gli effetti di queste politiche si riflettono sull’intero obiettivo tramite maggiori entrate fiscali. I pilastri dell’azione governativa in questo ambito sono costituiti dagli incentivi per i pagamenti elettronici, dalla fatturazione e dallo scontrino elettronico, dal potenziamento delle banche dati a disposizione dell’amministrazione finanziaria, oltre a più severe sanzioni. La valorizzazione della cultura della legalità fiscale potrà, inoltre, ridurre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, con effetti trasversali positivi anche su altri obiettivi di sviluppo sostenibile. Si prevede, inoltre, di realizzare una riforma complessiva finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca il cuneo fiscale sul lavoro e favorisca i ceti medi e le famiglie con figli. Punti chiave del nuovo sistema saranno la semplificazione del sistema delle detrazioni, la riduzione e la rimodulazione delle aliquote fiscali.

Un contributo per il raggiungimento di molti obiettivi dell’Agenda 2030 proverrà anche dalle proposte di policy contenute nel Piano per il Sud 2030, nel quale molte missioni sono riconducibili agli obiettivi n. 8 e 17, legati alla crescita economica e alla sostenibilità dei bilanci (in particolare, le missioni ‘Un Sud rivolto ai giovani’, ‘Un Sud connesso ed inclusivo’, ‘Un Sud per la svolta ecologica’ ed ‘Un Sud frontiera dell’innovazione’). Il solo Obiettivo n.17 si incrocia con la missione ‘Un Sud aperto al mondo nel Mediterraneo’.

 

Le misure che il Governo intende realizzare nell’ambito dell’area prioritaria 2Mercato del lavoro, scuola e competenzeattraverso il sostegno all’occupazione, all’uguaglianza di genere e all’istruzione, contribuiranno al miglioramento della performance dell’Italia per gli indicatori afferenti agli Obiettivi n. 4 ‘Istruzione di qualità’, n. 5 ‘Uguaglianza di genere’ e n. 8 ‘Lavoro dignitoso e crescita economica’ e, specificamente, per gli indicatori dell’area occupazione.

Con riferimento all’Obiettivo n. 4 “Istruzione di qualità”, il Governo fa presente di aver agito con una pluralità di misure che potranno influire sul miglioramento degli indicatori legati a tale obiettivo. Più in dettaglio, sono state implementate le risorse pubbliche destinate all’istruzione, alla ricerca, alla diffusione dell’innovazione, digitalizzazione e interconnessione nei processi produttivi e alla diffusione delle competenze informatiche: si pensi, in particolare, agli interventi della legge di bilancio 2020 finalizzati a sostenere il diritto allo studio universitario, con ricadute positive sull’indicatore di istruzione terziaria; alle misure in materia di investimenti su edilizia scolastica, inclusione scolastica, rafforzamento della scuola digitale e formazione dei docenti per ridurre il precariato e renderne più efficiente il reclutamento. In prospettiva, si prevede di intervenire ulteriormente per la valorizzazione della formazione, in particolare dell’istruzione terziaria e del suo collegamento con il territorio.

Gli indicatori relativi all’obiettivo n.5 ‘Uguaglianza di genere’ misurano i progressi ottenuti nella promozione della parità di genere; a tale riguardo, si osserva che il divario di genere in Italia risulta ancora molto ampio e si rivela innanzitutto nei tassi di occupazione femminile, in cui il gap rispetto agli uomini rimane tra i più alti d’Europa. Minore accesso alle figure apicali, maggiore diffusione di lavori part-time e carriere discontinue, assieme ad una diversa struttura per età, determinano anche forti differenziali di genere nei redditi da lavoro. Alcuni segnali positivi emergono dalla presenza femminile nei luoghi decisionali e politici, in aumento costante anno dopo anno. Un dato preoccupante riguarda gli omicidi di donne. L’impegno del Governo all’eliminazione dei divari di genere è stato esplicitato fin dal suo insediamento e si è concretizzato in numerose misure contenute nella legge di bilancio per il 2020, sotto forma di incentivi all’occupazione femminile e di varie misure di sostegno alla maternità. Alcuni degli indicatori relativi ai divari di genere potranno migliorare grazie alle recenti iniziative a favore delle famiglie che includono il contributo economico ‘Bonus asili nido”, le forme di assistenza domiciliare, il cd. ‘Bonus bebè’ e il ‘Premio alla nascita’ (cd. ‘Bonus mamma domani’), nonché l’estensione del congedo di paternità per il padre lavoratore dipendente privato, da 5 a 7 giorni, più un giorno di congedo facoltativo in alternativa alla madre.

Il Governo sottolinea l’intenzione di adottare ulteriori misure per favorire l’occupazione delle componenti deboli del mercato del lavoro e ridurre l’area dell’inattività sul bilancio di genere, strumento che mira a realizzare una maggiore trasparenza sulla destinazione delle risorse di bilancio e sul loro impatto su uomini e donne.

Con riguardo all’occupazione e all’imprenditoria femminile, il Governo evidenzia la necessità di intraprendere iniziative volte a incoraggiare gli studi nelle materie scientifiche e tecnologiche e a fornire strumenti agevolati anche nei settori strategici per la crescita economica.

Gli indicatori correlati all’obiettivo n.8 ‘Lavoro dignitoso e crescita economica’ rilevano il tasso di occupazione e la qualità del lavoro per tutte le categorie, l’equità nelle retribuzioni, le condizioni di sicurezza e l’eliminazione di ogni forma di sfruttamento del lavoro. Nonostante il recente miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, nel 2018 il divario tra tasso di disoccupazione italiano ed europeo è ancora significativo e la situazione è fortemente differenziata a livello territoriale. La crisi sanitaria legata al COVID-19 inciderà negativamente sull’indicatore collegato al tasso di disoccupazione. A tal fine, i provvedimenti che il Governo ha varato nell’emergenza attenueranno la perdita di posti di lavoro e la povertà reddituale conseguenti alla chiusura delle attività produttive. La condizione giovanile nel mercato del lavoro desta particolare preoccupazione, con particolare riferimento all’alto tasso di disoccupazione giovanile e alla consistente presenza di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training, vale a dire che non frequentano corsi di formazione e non lavorano). La strategia del Governo in questo ambito è di vasta portata e investe diverse dimensioni del mondo del lavoro: dall’introduzione del reddito di cittadinanza agli strumenti di politiche attive del lavoro ad esso collegati, al potenziamento dei Centri per l’impiego, sino alla riqualificazione dei servizi e delle politiche del lavoro.

 

Con riferimento all’area prioritaria 3 (Politiche sociali, sostegno alle famiglie e lotta alla povertà), le misure che il Governo intende realizzare contribuiranno al miglioramento degli Obiettivi n. 1 ‘Povertà zero’, n. 3 ‘Salute e benessere’ e n. 10 ‘Ridurre le disuguaglianze’.

Riguardo all’obiettivo n. 1 ‘Povertà zero’, si evidenzia che in Italia, come nel resto d’Europa, la più diffusa forma di povertà è quella reddituale, che riguarda il 20,3 per cento della popolazione, con ampie disparità regionali, sia per l’indicatore composito sulla povertà o esclusione sociale, sia per le misure che lo compongono. Risulta in diminuzione anche l’indicatore di grave deprivazione materiale (8,5 per cento nel 2018, era il 10,1 per cento nel 2017). La fotografia risultante dagli indicatori di sviluppo sostenibile in quest’area giustifica il forte impegno del Governo sul fronte delle politiche sociali, con misure fiscali che incidono sul benessere e consentono di ridurre le disuguaglianze, tramite la redistribuzione di risorse, finanziando l’ampliamento dell’offerta di servizi e riducendo gli ostacoli alla partecipazione al mercato del lavoro e alla conciliazione tra esigenze familiari e attivazione lavorativa. Nell’ambito del Family Act, il Governo renderà operativo il ‘Fondo assegno universale e servizi alla famiglia’, introdotto nella legge di bilancio 2020 come base di partenza per strutturare politiche a sostegno economico delle famiglie.

Le misure restrittive resesi necessarie per limitare i contagi da COVID–19 avranno profonde ricadute anche sulle opportunità lavorative e la capacità reddituale di larga parte della popolazione, acuendo situazioni di disagio economico già esistenti. Pertanto, il Governo intende moltiplicare gli sforzi con misure di sostegno all’occupazione e al reddito (cassa integrazione, indennizzi, strumenti di sostegno familiare, reddito di emergenza).

Per l’assistenza alimentare alle persone indigenti, si consolideranno gli strumenti nazionali e comunitari già operativi che consentono di garantire cibo a oltre 3 milioni di persone, con la possibilità di incrementare ulteriormente gli interventi.

Un ridisegno del sistema di tutela e di protezione delle persone con disabilità sarà inoltre condotto attraverso l’adozione di un Codice in materia, con l’obiettivo di orientare le politiche generali verso un percorso individualizzato di vita indipendente, in accordo con l’approccio sostenuto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Con riferimento all’Obiettivo n. 3 ‘Salute e benessere’, il Governo annuncia l’intenzione di portare avanti il programma pluriennale di investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie. Gli indicatori sanitari, seppure generalmente positivi per l’Italia, sono tuttavia destinati a modificarsi a seguito dell’emergenza legata al COVID-19 che ha impattato severamente sul Paese, mettendo in luce la complessità della gestione tra i diversi livelli di governo. La necessità di potenziare il Sistema Sanitario su tutto il territorio ha indotto il Governo ad agire innanzitutto per incrementare il personale sanitario – anche con disposizioni straordinarie relative all’abilitazione alla professione – assicurando risorse adeguate per rendere più flessibili i vincoli assunzionali. Sono state stanziate risorse per le maggiori prestazioni di lavoro straordinario del personale sanitario, è stato incrementato il Fondo Sanitario e sono stati aumentati i posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e malattie infettive.

 

L’implementazione delle misure strutturali nell’ambito dell’area prioritaria 4 (Produttività, competitività, giustizia e settore bancario) contribuiranno al miglioramento dei risultati relativi all’obiettivo n. 8 - ‘Lavoro dignitoso e crescita economica’- in particolare per gli indicatori di crescita sostenibile - e dell’obiettivo n. 16 ‘Pace, giustizia e istituzioni forti’, in particolare per quanto riguarda il target relativo all’accesso alla giustizia e alla fiducia nelle istituzioni.

Con riferimento all’obiettivo n.16 ‘Pace, giustizia e istituzioni forti’, il PNR evidenzia che l’indicatore relativo al fenomeno della corruzione nelle pubbliche amministrazioni rivela una situazione sul territorio molto variegata anche in funzione degli ambiti della corruzione.

Tra le misure messe in campo dal Governo un impatto positivo su questo obiettivo proverrà dal disegno di legge delega per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e dal disegno di legge recante deleghe al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le Corti d’appello.

Impatto significativo avranno, inoltre, le politiche di digitalizzazione già avviate per assicurare l’efficienza del sistema giudiziario. La semplificazione amministrativa e normativa, insieme alla promozione di una pubblica amministrazione snella e aperta, sono state individuate dal Governo come il fulcro del rilancio della macchina amministrativa per eliminare gli intralci alla competitività del Paese.

Tutte le misure di innovazione tecnologica, educazione, sistema fiscale e incentivi al credito sono politiche che agiscono sul processo produttivo e sulla crescita competitiva del Paese, con effetti potenzialmente positivi sull’Obiettivo 8 - ‘Lavoro dignitoso e crescita economica’. Queste dovranno essere sostenute al massimo nella fase di uscita dalla crisi pandemica e la spinta che verrà data dal Green and Innovation Deal sarà il volano di questa strategia. I tre indicatori chiave sono la crescita del PIL pro-capite, la produttività e gli investimenti.

In continuità con quanto previsto dalla legge di bilancio per il 2020 – che ha destinato ingenti risorse ad investimenti pubblici e alla promozione di quelli privati, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, all’efficientamento e al rinnovo degli edifici pubblici e privati, nonché all’innovazione –, il Governo intende sostenere ulteriormente tale impegno sugli investimenti, nel contesto del Green New Deal e delle priorità su sostenibilità, innovazione, inclusività, semplificando e snellendo le procedure amministrative anche attraverso una semplificazione del Codice degli appalti.

Dovranno essere inoltre superati i profondi divari di competitività interni legati alle infrastrutture, operando prioritariamente nel Mezzogiorno, dove l’investimento infrastrutturale dovrà consentire di migliorare l’accesso e la connessione alle reti europee TEN-T, il cui sviluppo è ulteriormente assistito dalle misure di regolazione adottate dall’Autorità di regolazione dei trasporti in tema di accesso equo e trasparente agli impianti di servizio e ai servizi ferroviari in essi resi, dando con ciò piena attuazione ai principi contenuti nel Regolamento di esecuzione (UE) 2017/2177.

L’impegno del Governo è quello di assicurare anche strumenti adeguati a sostenere l’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, potenziando il Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia. Allo stesso tempo, alla luce della crisi sanitaria, è emersa la necessità di riorientare le scelte di politica industriale verso una specializzazione produttiva che non trascuri le produzioni fondamentali per le esigenze nazionali. Inoltre, dovranno essere eliminate le barriere regolatorie in uscita e in entrata che riducono l’efficienza settoriale e non permettono il dispiegarsi di una concorrenzialità.

Un impatto positivo è previsto anche dalle misure del ‘Piano Sud 2030’ ed in particolare dalle azioni delle missioni ‘Un Sud connesso ed inclusivo’ ed ‘Un Sud frontiera dell’innovazione’, che incideranno

 sulla crescita economica come richiesto dall’Obiettivo n.8. 

 

L’implementazione delle misure strutturali relative all’area prioritaria 5 (Sostegno agli investimenti materiali e immateriali in chiave sostenibile) contribuirà al raggiungimento degli Obiettivi n.7 ‘Energia pulita e accessibile, n.8 ‘Lavoro dignitoso e crescita economica’, in particolare per gli indicatori relativi agli investimenti, n.9 ‘Industria, innovazione e infrastrutture’, n.11 ‘Città e comunità sostenibili’, n.12 ‘Consumo responsabile’, n.13 ‘Lotta contro il cambiamento climatico’, n.14 ‘Flora e fauna acquatica’ e n.15 ‘Flora e fauna terrestre’.

Con particolare riferimento all’Obiettivo n. 13 ‘Lotta contro il cambiamento climatico’, si registra, per l’Italia, un trend in diminuzione dei gas serra totali. I tre quarti delle emissioni sono stati generati dalle attività produttive e un quarto dalla componente consumi delle famiglie. Nell’ultimo anno la dissociazione tra la dinamica delle emissioni delle attività produttive e il PIL, pur soggetta a fasi alterne, sembra essersi accentuata. L’Italia è particolarmente interessata all’attuazione del target relativo alla capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali, a causa all’intensificarsi degli eventi calamitosi connessi ai cambiamenti climatici, che provocano maggiori perdite e danni dove il territorio e le infrastrutture sono più fragili e vulnerabili, nonché in relazione alla necessità di prevenire la siccità anche al fine di non precludere il raggiungimento degli obiettivi di qualità di cui alla direttiva 2000/60/CE e di assicurare l’accesso universale all’acqua.

Nell’ambito dell’Obiettivo, n. 14 ‘Flora e fauna acquatica’ è fondamentale attuare in modo coordinato e sinergico la Direttiva quadro sulla strategia marina e la pianificazione spaziale marittima, che garantiscono l’efficacia dell’approccio eco-sistemico per la sostenibilità delle attività antropiche in mare. La salvaguardia del settore marittimo è anche essenziale per il forte contributo alla riduzione dei gas serra e dei carichi inquinanti che da esso può derivare.

L’Obiettivo n. 15 ‘Flora e fauna terrestre’ punta alla salvaguardia degli ecosistemi terrestri e della loro biodiversità e riveste particolare rilievo per il nostro Paese. In questo contesto sarà fondamentale la valorizzazione dell’attività agricola e la gestione forestale come primo presidio contro il dissesto idrogeologico, in particolare nelle aree interne.

Le misure che il Governo ha messo in campo e che potranno incidere positivamente sugli indicatori relativi agli obiettivi n.7, n.13 e n.15, sono state introdotte dalla legge di bilancio per il 2020 (L. n. 160/2019) e dal c.d. “D.L. Clima” (D.L. n. 111/2019) e sono volte a favorire gli investimenti pubblici e privati a sostegno della transizione ambientale e dello sviluppo sostenibile dell’economia del Paese. Inoltre, il Green New Deal italiano ed il relativo Fondo destinato ad operazioni finanziarie da parte del Ministero dell’economia e delle finanze sono destinati ad attirare finanziamenti pubblici e privati per investimenti verdi e sostenibilità ambientale. Il Governo avrà particolare riguardo per gli investimenti funzionali alla tutela dell’ambiente e al risparmio energetico. In attuazione del programma Green New Deal si preannuncia l’elaborazione del Piano di politica economico-finanziaria per l’Innovazione e la Sostenibilità (PINS).

Sugli obiettivi n.9 e n.11 sono attesi effetti positivi dalle diverse misure intraprese per lo sviluppo degli investimenti sostenibili e infrastrutturali nella mobilità, al fine di garantire l’efficacia, l’efficienza e la qualità degli spostamenti, con attenzione all’ambiente, alla sicurezza e all’inclusione sociale. In particolare, per quanto riguarda l’Obiettivo n.11 relativo alla sostenibilità urbana, potranno impattare positivamente le misure previste dal citato D.L. Clima (D.L. n. 111/2019) relative agli interventi di forestazione urbana e alla gestione sostenibile delle città nell’ambito del ‘Programma Italia verde’. Verrà data priorità alla garanzia di appalti pubblici sostenibili, trasparenti e con tempi certi, mentre il Piano straordinario di investimenti infrastrutturali promuoverà il coordinamento di vari strumenti di intervento.

Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima intende realizzare una nuova politica energetica che assicuri la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio nazionale e accompagni tale transizione. Il ‘Piano Sud 2030’ contribuirà invece al raggiungimento degli Obiettivi n.9 e n.11 grazie alle azioni previste nella seconda missione, ‘Un Sud connesso ed inclusivo’. Su entrambi gli Obiettivi potranno influire anche le misure delle missioni: ‘Un Sud per la svolta ecologica’, ‘Un Sud frontiera dell’innovazione’ ed ‘Un Sud aperto al mondo nel Mediterraneo’ (solo per l’Obiettivo n.9). Inoltre, quanto previsto in attuazione della missione ‘Un Sud per la svolta ecologica’, potrà produrre effetti anche sugli Obiettivi n.7, 8, 13 e 15.

Il Governo ha ritenuto essenziale, per facilitare la transizione delle imprese verso un modello maggiormente competitivo, dotarsi di una strategia pluriennale (Piano ‘Transizione 4.0’) per l’innovazione e la trasformazione digitale attraverso l’introduzione di un unico strumento di accesso agli incentivi, il credito di imposta, articolato su più finalità: ricerca, sviluppo e innovazione; acquisto macchinari; innovazione nei processi produttivi; formazione. Le nuove misure garantiranno una maggiore competitività, tendendo a premiare maggiormente chi più investe in innovazione sostenibile, ricerca, sviluppo e formazione.


 

 

I progressi dell'Italia verso gli SDGs

L'attuazione dell'Agenda 2030 e la distanza dagli obiettivi di sviluppo sostenibile viene monitorata annualmente dall'High Level Political Forum delle Nazioni Unite, che riveste un ruolo cruciale nella supervisione dei processi di monitoraggio e revisione a livello globale.

 

L'Inter Agency Expert Group on SDG

Con la finalità di identificare un quadro di informazione statistico condiviso, quale strumento di monitoraggio e valutazione dei progressi verso gli obiettivi dell'Agenda 2030, la Commissione Statistica delle Nazioni Unite ha costituito l'Inter Agency Expert Group on SDG, che ha proposto una lista di 244 indicatori, articolati nei 169 target in cui si declinano i 17 obiettivi. Poiché alcuni indicatori sono utilizzati per effettuare il monitoraggio di più di un goal, complessivamente si contano 232 indicatori singoli. Il panel di indicatori statistici globali (global indicator framework) è stato adottato dall'Assemblea Generale il 6 luglio 2017 (risoluzione A/RES/71/313) e costituisce il quadro di riferimento statistico a livello mondiale; esso sarà aggiornato nel 2020.  La Commissione Statistica delle Nazioni Unite ha adottato un sistema di indicatori che vede al suo interno sia indicatori consolidati e disponibili per la gran parte dei Paesi, sia indicatori che non vengono correntemente prodotti o che non sono stati ancora definiti in tutti i dettagli a livello internazionale. Gli indicatori statistici globali sono completati dagli indicatori per i livelli nazionali e regionali, sviluppati, invece, dagli Stati membri.

 

Il ruolo dell'ISTAT

Nel nostro Paese è l'ISTAT a svolgere un ruolo attivo di coordinamento nazionale nella produzione degli indicatori per la misurazione dello sviluppo sostenibile e il monitoraggio dei suoi obiettivi. Periodicamente l'Istituto presenta un aggiornamento e un ampliamento delle disaggregazioni degli indicatori utili a tale scopo. I progressi compiuti nel cammino verso la realizzazione degli obiettivi sono misurati anche attraverso indicatori complementari al PIL e ad alcuni indicatori specifici di contesto nazionale, anche derivanti dal framework degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES, su cui v. supra). Si ricorda, inoltre, che a marzo 2018, su iniziativa del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stato costituito il Tavolo di lavoro sugli indicatori per l'attuazione della SNSvS, con l'obiettivo di definire un nucleo ristretto e rappresentativo di indicatori per il monitoraggio della Strategia con riferimento a tutti gli Obiettivi. Il Tavolo ha definito e concordato i criteri per la selezione degli indicatori e l'approccio metodologico necessari per individuare un primo insieme di indicatori.

 

Con specifico riferimento all'Agenda 2030, l'ISTAT svolge un ruolo attivo sia a livello internazionale - nell'analisi degli indicatori suggeriti dallo UN-IAEG-SDG - sia a livello nazionale, al fine di completare la costruzione di una mappatura metodologicamente consistente, integrata e condivisa delle misure attuative degli SDGs.

La road-map nazionale prevede, infatti, di proseguire nello sviluppo degli indicatori previsti dall'Agenda 2030, necessari, ma ancora non disponibili, promuovendo la condivisione delle informazioni, le necessarie e proficue sinergie, anche con le agenzie custodi, e prevede, altresì, di procedere nella lettura e nell'analisi integrata di obiettivi e misure di monitoraggio e delle loro interrelazioni. A partire dal 2016 l'ISTAT ha messo a disposizione degli utenti una piattaforma informativa dedicata alle misure nazionali utili per il monitoraggio degli SDGs. In alcuni casi le misure nazionali identificate sono identiche agli indicatori richiesti dall'UN-IAEG-SDGs; in altri casi le misure prodotte sono simili oppure parziali (ovvero non tutti i dati sono disponibili o non tutti lo sono nella specificità richiesta dall'UN-IAEG-SDG). A queste si sono aggiunte ulteriori misure "specifiche" utili a descrivere il contesto nazionale. Al fine di garantire la qualità dell'informazione statistica, nel selezionare e sviluppare gli indicatori nell'ambito della costruzione evolutiva della piattaforma informativa dedicata agli SDGs sono stati considerati i seguenti requisiti di ammissibilità: trasparenza delle metodologie, frequenza della diffusione, tempestività, copertura e comparabilità geografica, comparabilità nel tempo e lunghezza della serie storica, facilità nell'interpretazione. Gli indicatori statistici sono scelti ed elaborati attraverso analisi e controlli incrociati, elaborazioni specifiche e realizzazione di nuovi approfondimenti, soprattutto per le tematiche energetiche e ambientali. Gli indicatori, inoltre, sono in linea, con gli indicatori di BES, che, come accennato dal 2017 sono stati inseriti nel ciclo di programmazione economico-finanziaria.

 

Il terzo Rapporto ISTAT sugli SDGs del 2020

Nel terzo Rapporto ISTAT sugli SDGs del 2020 è contenuta un'accurata descrizione dei processi che hanno condotto alla scelta degli indicatori, una descrizione puntuale degli indicatori e l'analisi delle tendenze temporali e delle interrelazioni esistenti tra i diversi fenomeni.

 

Il Rapporto propone un aggiornamento e un ampliamento del panorama degli indicatori già diffusi a partire da dicembre 2016, insieme ad un'analisi dell'andamento tendenziale e delle interconnessioni tra gli stessi, fornendo un quadro informativo per il monitoraggio dei progressi verso il modello di sviluppo sostenibile stabilito dalla comunità globale. Il Rapporto si propone anche un rafforzamento dell'analisi dell'evoluzione dei diversi Goal, attraverso la valutazione complessiva delle variazioni registrate tra gli indicatori in confronto sia all'anno precedente sia, in un'ottica di medio periodo, rispetto a 10 anni prima. In via sperimentale si propongono anche tre indici di sintesi, riconducibili alle dimensioni sociale, ambientale ed economica, con l'obiettivo di fornire una prima analisi dell'evoluzione temporale delle dimensioni stesse.

Le misure statistiche diffuse sono 325 (di cui 296 differenti) per 130 indicatori UN-IAEG.

 

Si segnala che, rispetto alla diffusione di dicembre 2019, 125 misure statistiche sono state aggiornate. La lettura integrata di obiettivi e indicatori di monitoraggio e l'analisi delle loro interrelazioni ha reso necessaria una tassonomia delle misure prodotte: sin dall'inizio del processo, infatti, sono state individuate le misure statistiche nazionali identiche agli indicatori richiesti dall'UN-IAEG nella sua revisione 2020; in altri casi le misure prodotte sono simili oppure parziali; a queste si sono aggiunte ulteriori misure statistiche specifiche per il contesto nazionale. 98 misure statistiche sono identiche, 128 sono proxi o parziali e 99 sono specifiche di contesto nazionale.

In applicazione del principio "leave no one behind", particolare attenzione è stata dedicata all'ampliamento delle possibili disaggregazioni per genere, per cittadinanza, per presenza di limitazioni (disabilità), per livello territoriale. Al fine di dar conto della complessità intrinseca dello sviluppo sostenibile, nel Rapporto è tracciata anche un'analisi relativa ai legami tra obiettivi, sotto-obiettivi e indicatori. A quelle già diffuse sono state aggiunte 47 disaggregazioni. Si tratta di un lavoro in continua evoluzione, che tiene conto dei miglioramenti nella produzione delle misure statistiche nell'ambito del Sistema Statistico nazionale e della progressiva estensione e articolazione dell'attività di "mappatura" degli indicatori proposti da UN-IAEG-SDGs.

 

Il Rapporto Istat evidenzia come l'analisi complessiva degli indicatori di sviluppo sostenibile per i quali sono disponibili le informazioni sul 2019, sul 2018 e su 10 anni prima, mostra un quadro complessivamente positivo, con miglioramenti registrati, rispetto all'anno precedente, per il 48,1% degli indicatori, a fronte di un 29,7% rimasto invariato e ad un 22,2% in peggioramento. Rispetto a 10 anni prima, la quota di indicatori in miglioramento è pari al 61,1%, il 17,8% risulta invariato, e il 21,1% peggiora.

 

Andamento tendenziale complessivo dei Goal rispetto ai 10 anni precedenti o all'anno precedente (Fonte: ISTAT)

 

 

Approfondendo le dinamiche per ciascun Goal, rispetto all'anno precedente, la percentuale di indicatori con variazione positiva risulta significativamente elevata per il Goal 2 (Fame zero, 71,4%) e il Goal 13 (Agire per il clima, 66,7%), mentre nei Goal 12 (Consumo e produzione responsabili) e 15 (La vita sulla terra) si registrano i livelli più elevati di indicatori in peggioramento (rispettivamente 54,5% e 41,7%).

 

 

 

 Andamento tendenziale dei Goal: ultimo anno disponibile rispetto all'anno precedente (Fonte: ISTAT)

 

 

Rispetto ai 10 anni precedenti, il quadro per Goal mostra numerosi segnali positivi. In particolare la percentuale di indicatori con variazione positiva risulta elevata (uguale o superiore al 70%) per il Goal 2 (Fame zero), il Goal 4 (Istruzione di qualità), il Goal 7 (Energia pulita e accessibile), il Goal 9 (Industria, innovazione e infrastrutture), il Goal 12 (Consumo e produzione responsabili) e il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), mentre nel Goal 1 (Povertà zero) si registra il livello più elevato di indicatori in peggioramento (60,0%). Nel complesso, l'analisi per Goal rafforza l'immagine di una attenuazione generalizzata, nell'ultimo anno, dei miglioramenti verso lo sviluppo sostenibile.

 

 

Andamento tendenziale dei Goal: ultimo anno disponibile rispetto ai 10 anni precedenti (Fonte: ISTAT)

 

Nel Rapporto, l'Istat fornisce in particolare un'analisi dell'andamento tendenziale nel lungo termine (ultimi 10 anni) e nel medio termine (quinquennio 2007-2012 e ultimo quinquennio 2012-2017) della maggior parte degli indicatori, che consente di delineare un primo quadro statistico di sintesi dello stato di avanzamento rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Tale quadro sintetico indica, con riferimento agli andamenti tendenziali di lungo periodo, sviluppi positivi con riferimento agli Obiettivi 4 (istruzione di qualità), 9 (industria, innovazione e infrastrutture), 12 (consumo e produzione) 5 (disuguaglianze di genere), 7 (energia) e 16 (giustizia e istituzioni). L'effetto della crisi economica emerge invece dall'analisi dei dati del quinquennio che va dal 2007 al 2012, con indicatori che peggiorano per gli Obiettivi 8 (lavoro e crescita), 1 (povertà), 2 (cibo e agricoltura), 11 (città), 14 (mare) e 7 (energia pulita e accessibile). Nel quinquennio più vicino (dal 2012 al 2017) l'istituto rileva moderati progressi: si manifestano variazioni negative, in numero minore, negli Obiettivi 3 (salute), 11 (città) e 15 (terra); presentano variazioni leggermente positive gli Obiettivi 2, 4, 5, 7 e 12; più del 50% degli indicatori rimangono invariati, in particolare per l'Obiettivo 10 (disuguaglianze).

L'ultima edizione del Rapporto Istat presenta, infine, anche una valutazione complessiva dei livelli di sviluppo sostenibile nelle Regioni, ricavata dalla distribuzione dei quintili degli indicatori dell'ultimo anno disponibile. Tale "geografia dello sviluppo sostenibile" non si differenzia molto dall'usuale ripartizione del territorio italiano, che vede il Nord in una situazione più favorevole rispetto al resto del Paese. Tra le aree dove la situazione descritta dagli indicatori SDGs è più favorevole emergono Trento, Bolzano, la Valle d'Aosta, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, l'Emilia Romagna. Se si considera il profilo medio alto a queste regioni si aggiungono anche Toscana e Piemonte. La più alta concentrazione di indicatori nell'area di difficoltà si evidenzia in Sicilia, Calabria e Campania; il Lazio appare più simile all'Abruzzo, che alle altre regioni della ripartizione centrale.

 

 

Con riferimento a ciascuno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, si dà conto, di seguito, della sintesi del relativo stato di attuazione descritta nel Rapporto ISTAT sugli SDGs del 2020. 


 

 

Obiettivo 1

 

Il Rapporto evidenzia che in Italia, nel 2018, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 27,3% (circa 16 milioni e 400 mila individui), in diminuzione rispetto all'anno precedente (28,9%). Anche analizzando i tre indicatori che compongono il rischio di povertà o esclusione sociale, la situazione nel 2018 (redditi 2017) è in miglioramento, ad eccezione del rischio di povertà, che riguarda il 20,3% della popolazione ed è stabile rispetto al 2017 (redditi 2016); sono in diminuzione la grave deprivazione materiale e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa. Le disparità regionali sono molto ampie sia per l'indicatore composito sulla povertà o esclusione sociale, sia per i tre indicatori che lo compongono: il Mezzogiorno presenta i valori più elevati per tutti gli indicatori. Nel 2019 si confermano i progressi nella riduzione della povertà in Italia: l'incidenza di povertà assoluta riguarda il 6,5% delle famiglie e il 7,8% degli individui. Permangono ampie differenze tra Nord, Centro e Mezzogiorno. L'incidenza di povertà assoluta individuale è pari a 10,2% nel Mezzogiorno, mentre nel Nord è pari al 6,8% e nel Centro al 5,8%. I miglioramenti registrati nell'ultimo anno e negli anni precedenti, ancora non consentono agli indicatori di povertà di tornare alla situazione di 10 anni prima. Nel 2010 soltanto il 4,3% della popolazione era in povertà assoluta. Differenze relativamente meno marcate si rilevano per l'indicatore di rischio di povertà o esclusione sociale, che continua però a riguardare quasi un quarto della popolazione: nel 2009 erano in questa condizione il 24,9% degli individui contro il 27,3% del 2018.


 

 

Obiettivo 2

 

 

Nel 2018, l'1,5% delle famiglie presenta segnali di insicurezza alimentare, cioè dichiara di non aver avuto, in alcuni periodi dell'ultimo anno, denaro sufficiente per comprare del cibo e di non potersi permettere un pasto proteico almeno due volte a settimana. La percentuale è costantemente in calo dal 2013, quando era pari al 4,6%. Oltre il 30% dei bambini da 3 a 5 anni sono sovrappeso. La percentuale si riduce dopo i 10 anni, fino a dimezzarsi fra i 14 e i 17 anni (dati 2017/18). Nel 2018, le superfici destinate all'agricoltura biologica sono pari al 15,5% della superficie agricola utilizzata in Italia, oltre il doppio della media UE (7,5%), e raggiungono il 20% nelle regioni del Centro-Sud. Le superfici biologiche sono aumentate del 2,6% rispetto all'anno precedente e di oltre il 75% dal 2010. In agricoltura continua a diminuire la quantità distribuita di fitofarmaci, mentre resta stabile quella dei fertilizzanti. Continua a diminuire l'indice di orientamento all'agricoltura della spesa pubblica (passato da 0,35 a 0,19 punti fra 2010 e 2018), in direzione contraria a quella auspicata dall'Agenda 2030. Aumenta l'impegno finanziario dell'Italia nella cooperazione allo sviluppo nel settore dell'agricoltura, che passa dai 20,2 milioni di euro del 2013 ai 62,5 del 2018.

 

 

 

 


 

 

Obiettivo 3

 

Nel Rapporto si segnala che nel 2017 in Italia sono circa 192.000 i posti letto ospedalieri, pari a 31,8 ogni 10.000 abitanti, valore che conferma la tendenza alla riduzione della dotazione avviata alla metà degli anni '90. La dotazione di posti letto in day-hospital è più limitata e anch'essa in diminuzione negli ultimi anni. Nel 2019, in Italia, il numero di medici specialisti e generici è di circa 241mila, pari a 4 medici ogni 1.000 abitanti. Il personale infermieristico e ostetrico raggiunge 368mila unità, pari a 5,9 ogni 1.000 abitanti. Gli odontoiatri, invece, risultano essere poco meno di 50mila e i farmacisti poco più di 70mila. Nel 2018 l'indicatore sulla speranza di vita in buona salute alla nascita, che fornisce indicazioni sulla qualità della sopravvivenza, si attesta su 58,5 anni, rispetto agli 83 anni attesi di vita totali. Il numero di anni da vivere in buona salute è aumentato di 2,1 anni, rispetto al 2009, mentre è leggermente diminuito rispetto al 2017, per un calo di 0,9 anni nel Nord. Nella popolazione adulta le persone in sovrappeso sono il 44,9% del totale, con quote più elevate nel Mezzogiorno, tra i maschi e fra i più anziani. Nel 2017, si sono registrati 646.833 decessi (308.171 uomini e 338.662 donne). Dal 2007 al 2017 il tasso di mortalità standardizzato, che tiene conto della diversa struttura per età, si è comunque ridotto dell'11,5%, a fronte di un aumento del 13,6% dei decessi. Nel 2019, la proporzione standardizzata di persone di 15 anni e più che presentano comportamenti a rischio nel consumo di alcol si riduce ulteriormente rispetto all'anno precedente (rispettivamente 15,8% e 16,7%). L'andamento della vaccinazione anti influenzale negli over65 è tornato ad aumentare nella stagione invernale 2018-2019, mantenendosi però inferiore ai livelli record registrati fino alla stagione invernale 2011-2012. Le vaccinazioni pediatriche raggiungono coperture maggiori, ma con profili territoriali eterogenei.

 

 


 

 

Obiettivo 4

 

Nel 2018, è del 23,3% la percentuale degli studenti che non raggiungono il livello minimo di competenza in lettura (low perfomer), lievemente peggiore della media Oecd (22,6%). Il livello base di competenza matematica non è stato raggiunto dal 23,8% degli studenti, quota simile alla media registrata nei Paesi Oecd. Per la competenza scientifica la percentuale di low performer raggiunge il 25,9%, dato significativamente peggiore della media Oecd (22%). Le differenze regionali sono ampie. Gli studenti del Centro-Nord mostrano livelli più contenuti di low performer in tutti gli ambiti mentre nel Mezzogiorno i valori appaiono maggiori. Divari ancora più ampi si osservano, invece, tra le diverse tipologie di istituti di istruzione. La percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che non hanno concluso il percorso scolastico e formativo è del 13,5% nel 2019, in diminuzione rispetto al biennio 2017-2018 quando era stata interrotta la costante tendenza alla riduzione. Il differenziale territoriale rimane immutato. L'ultimo decennio è stato caratterizzato da un rafforzamento del processo di digitalizzazione, che ha subito una brusca accelerazione durante gli ultimi mesi e che ha cambiato il modo di comunicare, leggere, scambiare informazioni. Inoltre, soltanto il 22% dimostra competenze digitali avanzate, con quote fortemente differenziate per età. L'Unione Europea ha raggiunto e superato l'obiettivo del 40% di popolazione in possesso di un titolo di studio terziario: nel 2019 la quota è del 41,3%. In Italia soltanto il 27,6% dei giovani di 30-34 anni possiede una laurea o titolo terziario, stabile rispetto al 2018. Il livello rimane tra i più bassi d'Europa. Gli abitanti dei Paesi del Nord Europa sono molto più convolti in occasioni di apprendimento.

 


 

 

Obiettivo 5

 

 

 

Nel 2018, in Italia sono stati commessi 133 omicidi di donne (10 in più rispetto al 2017). L'aumento si registra soprattutto per le donne uccise da partner. Rispetto al 2010 l'incremento è stato di 17 punti percentuali. Nel 2019, tra le donne di 25-49 anni con figli in età prescolare (0-5 anni), più di una su due è occupata (55,2%), mentre sono occupate tre donne su quattro senza figli. Lo svantaggio delle donne occupate con figli rispetto a quelle senza figli è stabile nei confronti del 2018 e in lieve miglioramento rispetto al 2010. Il miglioramento tra il 2010 e il 2018 è la sintesi tra un leggero aumento della quota di donne occupate con figli piccoli e una lieve riduzione della percentuale di donne occupate senza figli. Nell'attuale legislatura, sono sette le Regioni in cui la rappresentanza regionale nel Parlamento italiano esprime una quota femminile superiore al 40% sul totale degli eletti, mentre supera il 20% in quasi tutte le altre. Nel 2019 l'Italia, insieme alla Francia e alla Svezia, si colloca tra i Paesi Ue28 in cui è più alta la quota di donne nei consigli di amministrazione. Meno elevata è invece l'incidenza femminile negli organi decisionali. In Italia le differenze di genere nell'uso del cellulare si sono ulteriormente ridotte. Nell'utilizzo di internet il divario di genere è diminuito nel tempo, passando da poco meno di 12 punti percentuali nel 2010 a 4,7 punti nel 2019.

 


 

 

Obiettivo 6

 

 

Il Rapporto rileva che l'Italia detiene il primato europeo del prelievo di acqua per uso potabile in termini assoluti da corpi idrici superficiali e sotterranei, con valori tra i più elevati anche in termini pro capite. Nel 2018 il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile si attesta a 9,2 miliardi di metri cubi (419 litri giornalieri per abitante) segnando, per la prima volta dal 1999, una diminuzione rispetto alla rilevazione precedente. Per la quasi totalità dei prelievi per uso civile (99,9%) si sfruttano acque sotterranee e superficiali, mentre le acque marine e salmastre costituiscono la fonte residuale. Nel 2018, nelle reti di distribuzione dell'acqua potabile dei 109 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana vengono erogati quotidianamente 237 litri per abitante, valore in calo di circa tre litri rispetto al 2016. L'efficienza delle reti si presenta in leggero miglioramento: la quota dell'acqua immessa che arriva agli utenti finali è pari al 62,7%, circa due punti percentuali in più rispetto al 2016. Rimane elevata la quota di famiglie che dichiara di non fidarsi a bere l'acqua di rubinetto (29 %). Permangono ampie le differenze territoriali. Le zone umide d'importanza internazionale (Aree Ramsar4) svolgono una necessaria funzione ecologica per la regolazione del regime delle acque e come habitat per la flora e per la fauna.

 

 

 


 

 

Obiettivo 7

 

 

Nel Rapporto si registra una lieve diminuzione nel 2018, della quota di consumo di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia, cresciuta di 5 punti percentuali nel corso dell'ultimo decennio: la quota di consumo si attesta al 17,8%. L'Italia rientra comunque tra i, non numerosi, Paesi Ue che hanno già raggiunto il target nazionale fissato per il 2020. L'apporto da rinnovabili risulta piuttosto eterogeneo a livello settoriale, con quote più rilevanti per il settore elettrico rispetto al settore termico e a quello dei trasporti. Il settore elettrico continua a rappresentare un traino per l'intero settore delle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili): oltre a essere considerevolmente cresciuta nel corso negli ultimi dieci anni (+14 punti percentuali), la quota di rinnovabili sul consumo interno lordo di energia elettrica presenta un netto incremento nel 2018, fino a raggiungere il 34,3%. Il 2018 segna una flessione della percentuale di consumi da rinnovabili sul consumo finale lordo di energia del settore termico, mentre aumenta nel settore dei trasporti, che si mantiene comunque al di sotto della traiettoria di sviluppo attesa. Continua il positivo andamento dell'intensità energetica italiana: il rapporto tra consumo interno lordo di energia e Pil ha subito negli ultimi dieci anni una contrazione dell'11% e, nell'ultimo anno del 2,1%, arrivando a 93 tonnellate equivalenti petrolio per milione di euro. Nel 2018, il nostro Paese si colloca al quinto posto nel ranking Ue28. A differenza dell'industria, il settore servizi registra una tendenza all'aumento dell'intensità energetica.

 

 


 

 

Obiettivo 8

 

Il Rapporto segnala che dopo la ripresa del periodo 2015-2017, gli ultimi due anni evidenziano un rallentamento della crescita del Pil pro capite, più accentuato nel 2019 (+0,4%). Il valore aggiunto per occupato diminuisce nell'ultimo anno dello 0,4%, evidenziando una dinamica più sostenuta del fattore lavoro rispetto alla produzione. Il settore dell'agricoltura registra la più rilevante contrazione del valore aggiunto per occupato, mentre nelle costruzioni si manifestano segnali di vivacità. L'evoluzione del quadro economico è caratterizzata da livelli ancora significativi di lavoro irregolare. Nel 2017, in Italia, la percentuale di occupati irregolari sul totale è pari al 13,1%, una quota stabile rispetto all'anno precedente. Il lavoro irregolare risulta più diffuso in agricoltura e nelle attività artistiche e di intrattenimento, oltre che nel settore dei servizi alle famiglie, in cui quasi 60 occupati su 100 sono irregolari. Nel 2018, il consumo di materiale interno pro capite torna a crescere, sia pure lievemente, raggiungendo le 8,1 tonnellate per abitante. L'Italia resta comunque il Paese dell'Unione Europea con minor consumo di materiale rispetto alla popolazione. Negli ultimi anni il proseguimento della fase positiva del ciclo economico ha determinato un miglioramento generalizzato dell'occupazione e una riduzione della disoccupazione. In Italia il tasso di occupazione (15-64 anni) è pari al 59% (+0,5 punti percentuali rispetto al 2018), con un divario tra uomini e donne ancora elevato (oltre 17 punti percentuali di distanza). Nello stesso anno il tasso di disoccupazione dei Paesi Ue28 è pari al 6,3%. La riduzione risulta generalizzata in tutti i Paesi dell'area, anche se procede con intensità differenti. In Italia il tasso di disoccupazione rimane significativamente più alto della media europea (10%). Il tasso di disoccupazione italiano permane più elevato per le donne (11,1%), rispetto agli uomini (9,1%), e per le fasce d'età più giovani, 15-24 anni (29,2%) e 25-34 anni (14,8%). Nel 2019 scende anche il tasso italiano di mancata partecipazione, che considera anche quanti non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare. Il lavoro a tempo parziale involontario, calcolato come percentuale degli occupati che dichiarano di svolgere un lavoro part-time perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno sul totale degli occupati, costituisce un indicatore utile per misurare il grado di sottoutilizzo della forza lavoro. Nel 2019 in Italia il part-time involontario riguardava il 12,2% degli occupati, segnando un marginale aumento rispetto all'anno precedente, con quote più elevate tra le donne (19,9%) e i più giovani. Nel 2019 in Europa oltre il 12% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni non studia, non frequenta corsi di formazione e non lavora (NEET " Not in Education, Employment or Training "). L'Italia, rispetto ai Paesi Ue28, mostra la percentuale più elevata di NEET (22,2%), in calo comunque rispetto al 2018. Il tasso di infortuni mortali e inabilità permanenti continua a scendere, raggiungendo nel 2017 il numero di 11,4 ogni 10.000 occupati. Nel 2018, la spesa pubblica per le misure occupazionali e la protezione sociale dei disoccupati ammonta all'1,19% del Pil e al 2,45% della spesa pubblica complessiva.


 

 

Obiettivo 9

 

Il Rapporto evidenzia che nel 2017, nel mondo, gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) hanno raggiunto l'1,71% del Pil globale, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al 2008. In Italia, la quota degli investimenti in R&S sul Pil si mantiene significativamente inferiore a quella dei principali Paesi europei, seppure si registrino significativi miglioramenti, passando dall'1,22% nel 2009 all'1,39% nel 2018. Dal 2008 si è registrato un progressivo cambiamento nella composizione degli investimenti in capitale fisso, con un incremento del peso relativo degli investimenti in apparecchiature ICT e in diritti di proprietà intellettuale. Gli indicatori della rete ferroviaria mostrano la persistenza di un notevole gap infrastrutturale tra le regioni del Settentrione e del Centro rispetto al Mezzogiorno, che continua a disporre di una rete ferroviaria con indicatori di sicurezza, reti a binario doppio o multiplo, sostenibilità ambientale, reti elettrificate e modernità, reti ad alta velocità, peggiori del resto del Paese. La quota di occupazione dell'industria manifatturiera rispetto all'occupazione totale risulta sostanzialmente stazionaria negli ultimi cinque anni, attestandosi nel 2019 sui 16 occupati nel settore manifatturiero su 100 nel totale economia. Si conferma anche nel 2018 l'andamento decrescente dell'intensità di emissione di CO2 sul valore aggiunto registrato nell'ultimo decennio, con una contrazione del 2,4% nell'ultimo anno. Al Nord si conferma un'intensità tecnologica più elevata rispetto al Centro e, ancor più, al Mezzogiorno, che registra comunque una maggiore dinamicità rispetto alla media italiana.

 

 


 

 

Obiettivo 10

 

Il Rapporto segnala che lo scenario nazionale più recente, dominato dall'emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, con il lockdown per il contenimento del Covid-19, sta causando uno shock economico generalizzato senza precedenti storici che avrà un impatto negativo sul mercato del lavoro, sui consumi delle famiglie e sulle migrazioni internazionali. Il quadro che si presenta in questo goal descrive la situazione precedente al 2020, sulla quale interverranno le misure di contenimento del virus e le politiche per la ripresa economica e sociale. L'Italia, con una quota del reddito del 19,3%, si colloca al di sotto della media europea (20,9%); nel periodo 2004-2017, la crescita dei redditi della popolazione a basso reddito ha subito un deciso peggioramento: la disuguaglianza del reddito disponibile ha raggiunto il minimo nel 2007 (5,2), il massimo nel 2015 (6,3), ed è ridiscesa nel 2017 (6,1). Più recentemente, nel 2019, la dinamica del reddito disponibile per le famiglie, del loro potere d'acquisto e della spesa per consumi, dopo un 2018 favorevole, presenta i primi segnali negativi. L'indebolimento del reddito disponibile, nel quarto trimestre 2019, si registra anche rispetto al Pil misurato a prezzi correnti.

Nel 2018 sono stati rilasciati 242.009 nuovi permessi di soggiorno, il 7,9% in meno rispetto all'anno precedente. Continuano a diminuire le acquisizioni di cittadinanza: nel 2018 sono state 103.485, il 23,8% in meno rispetto al 2017.

 


 

 

Obiettivo 11

 

Il Rapporto rileva che condizioni abitative non soddisfacenti coinvolgono più di un quarto della popolazione italiana. Nel 2018, la quota di famiglie che vive in abitazioni sovraffollate torna ad aumentare (27,8%), superando anche il livello del 2016. Il dato del 2019 è il peggiore degli ultimi dieci anni (29,5% nel 2010). I livelli di inquinamento atmosferico da particolato rimangono elevati e superiori alla media Ue28. Nel 2018, si conferma la fase di aumento dell'indice di impermeabilizzazione e consumo di suolo pro capite. L'abusivismo edilizio segna una lieve riduzione nel 2018, ma si mantiene su livelli elevati (10,5 nel 2009). Forti le differenze territoriali. Prosegue la diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica, scesa al di sotto di un quarto negli ultimi due anni (21,5% nel 2018), mentre rappresentava circa la metà dei rifiuti urbani fino al 2009. Si mantiene stabile l'incidenza della superficie adibita a verde fruibile rispetto a quella urbanizzata.

 

 

 


 

 

Obiettivo 12

 

 

Il Rapporto evidenzia che il 2018 mostra un quadro caratterizzato da un andamento divergente dei diversi indicatori che misurano il grado di avanzamento del nostro Paese nel raggiungimento di più elevati livelli di sostenibilità della produzione e del consumo. Da un lato si rilevano ulteriori avanzamenti dell'Italia nel campo della gestione dei rifiuti, seppure in presenza di un incremento dei rifiuti urbani (RU) pro capite. Prosegue la riduzione dell'incidenza dei rifiuti urbani conferiti in discarica sul totale (21,5%). Parallelamente, la percentuale di riciclaggio aumenta raggiungendo il 51%, un livello che consente al nostro Paese di superare, per il primo anno, l'obiettivo al 2020, confermando livelli superiori alla media europea. Nel 2018, aumenta ancora la percentuale di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata (58%). Nonostante il forte sviluppo dell'ultimo decennio, l'incidenza di RU differenziati si pone ancora al di sotto dell'obiettivo previsto per il 2021. I divari regionali sono inoltre consistenti, a svantaggio del Meridione. Il consumo di materiale interno (CMI), sia pro capite sia rispetto al Pil, è tornato ad aumentare nel corso del 2018, interrompendo la fase di riduzione che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni, sebbene con intensità ridotte nell'ultimo quinquennio. Nel confronto europeo, l'Italia occupa una posizione virtuosa rispetto al consumo di materia interno. Notevoli disparità si rilevano, tuttavia, a livello regionale. L'incidenza di presenze turistiche sulla popolazione presenta una elevata variabilità regionale. Coerentemente con l'andamento turistico, cresce per il quarto anno consecutivo l'incidenza del turismo sulla produzione di rifiuti, che torna a superare i valori osservati dieci anni fa. Nel 2018, i sussidi alle fonti fossili, pari all'1% del Pil, registrano un nuovo incremento. A fronte di una dinamica complessivamente espansiva rispetto al 2013, l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo destinato alla ricerca, realizzato nell'ambito delle attività di cooperazione internazionale, registra, nell'ultimo anno, una contrazione, portandosi a 7,8 milioni di euro (-24% rispetto al 2017).


 

 

Obiettivo 13

 

 

Il Rapporto evidenzia che le emissioni di anidride carbonica da combustione fossile a livello globale sono aumentate del 41% rispetto ai valori del 2000, raggiungendo circa 33 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2017. Negli ultimi anni è profondamente variato il contributo alle emissioni tra paesi sviluppati – che a partire dal 2008 hanno progressivamente ridotto le emissioni di circa l'11% - e Paesi in via di sviluppo, che le hanno aumentate. Diversi i fattori che hanno contributo a questa divergenza di andamenti. Da un lato, nei paesi sviluppati, l'adozione di sistemi produttivi maggiormente orientati all'efficientamento delle risorse, dall'altra, nei paesi in via di sviluppo, un marcato aumento delle quote di produzione legate allo sviluppo industriale e, in parte, ai processi di delocalizzazione. In Europa continua la diminuzione delle emissioni complessive di gas serra, con un indice di 78,3 nel 2017 rispetto all'anno base 1990. Il valore delle emissioni di gas climalteranti pro capite risale invece, nello stesso anno, a quota 8,8 tonnellate di CO2 equivalente e anche in Italia il valore si stabilizza a 7,3 ton CO2/ab. Fenomeni meteorologici estremi si stanno intensificando anche a causa dei cambiamenti climatici, con eventi a cascata multirischio: frane, alluvioni, incendi boschivi, fenomeni climatici estremi, ondate di calore, deficit idrici, siccità e desertificazione. La fragilità e la cattiva gestione del territorio, la scarsa manutenzione e l'obsolescenza delle infrastrutture aggravano le perdite umane e i danni economici e ambientali. Il nostro paese è soggetto a disastri di origine sismica e vulcanica che provocano maggiori perdite e danni dove il territorio e le infrastrutture sono più fragili e vulnerabili.

 

 


 

 

Obiettivo 14

 

Il Rapporto segnala che in Italia, le Aree marine comprese nella rete Natura 2000 sono il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Nel 2019 questo perimetro delimita complessivamente una superficie di 11.041 Kmq, con un incremento di 5.163 Kmq rispetto all'anno precedente. L'indicatore di balneabilità consente di valutare la qualità complessiva delle acque marinocostiere. Nel 2018 la costa marina balneabile è pari al 66,5% della lunghezza complessiva della costa italiana. Nel Mediterraneo occidentale l'attività relativa alla pesca opera in condizioni di sovrasfruttamento, non rientrando per il 90,7% nei livelli biologicamente sostenibili tali da garantire la capacità di riproduzione per la maggior parte degli stock ittici.

 


 

 

Obiettivo 15

 

 

Nel Rapporto si dà conto del fatto che oltre il 30% del territorio nazionale è coperto da boschi, la cui estensione è in costante aumento (+0,6% l'anno dal 2000 al 2015), così come la densità di biomassa. La crescita delle aree forestali aumenta l'assorbimento del carbonio, ma comporta anche rischi di degrado, essendo in gran parte il risultato spontaneo dell'abbandono di aree agricole marginali e di una crescente sottoutilizzazione delle risorse forestali, che trasferisce all'estero parte della pressione generata dalla domanda interna di legno e derivati. La copertura forestale è molto eterogenea tra le regioni, variando dal 7,9% della Puglia al 66,3% della Liguria, ma è in aumento in tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna e della Lombardia.  Il sistema delle aree naturali protette copre circa l'80% delle Aree chiave per la biodiversità (anche in ambiente montano), ma la maggior parte dei Paesi Ue sono più vicini al traguardo della copertura totale. La copertura delle aree forestali (35,1%) e dell'intero territorio nazionale (21,6%), invece, sono in Italia superiori alla media Ue. Lo stato della biodiversità desta preoccupazione.

 

 


 

 

Obiettivo 16

 

Il Rapporto rileva che nel 2018, in Italia, sono stati commessi 345 omicidi volontari, corrispondenti a 0,6 per 100.000 abitanti. Il tasso di omicidi è significativamente diminuito nel corso degli anni, con un decremento via via minore, fino a una riduzione di 12 omicidi nel 2018 rispetto al 2017. Al 31 dicembre 2019 i detenuti in attesa di primo giudizio sono 9.746, pari al 16% della popolazione carceraria. Il numero di detenuti presenti in istituti di detenzione è superiore al numero di posti disponibili definiti dalla capienza regolamentare. Nel 2019 l'indice di affollamento degli istituti penitenziari per adulti è aumentato rispetto all'anno precedente. Per il Target volto allo sviluppo di istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti, un primo elemento è rappresentato dalla durata dell'espletamento dei procedimenti civili dei tribunali ordinari. Le differenze tra le regioni sono rilevanti: i tempi più lenti si registrano in Basilicata (765 giorni) e in Calabria (760 giorni). Un secondo elemento fa riferimento alla soddisfazione dei cittadini rispetto ad alcuni servizi.  Diminuisce leggermente nel 2019 rispetto all'anno precedente la quota di famiglie (pari al 6,9%) che lamentano difficoltà nel raggiungere almeno tre servizi essenziali tra: farmacie, pronto soccorso, ufficio postale, polizia, carabinieri, uffici comunali, asilo nido, scuola materna, scuola elementare, scuola media inferiore, negozi di generi alimentari, mercati, supermercati.

 


 

 

Obiettivo 17

 

Il Rapporto dà conto del fatto che, nel 2018, il rapporto tra Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e reddito nazionale lordo perde 0,05 punti percentuali, portandosi a 0,25%. Il nostro Paese è comunque molto distante dai target al 2030 e si colloca al di sotto del contributo medio dei Paesi del Comitato per l'Aiuto allo sviluppo (DAC). Nell'ultimo anno prosegue l'espansione dell'uso delle ICT nella popolazione e nelle imprese, seppure ad un ritmo più lento. I divari territoriali sono ancora piuttosto pronunciati.

 

 


 

Il Rapporto OCSE

Ulteriori elementi utili a definire un quadro sullo stato di attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi OCSE, compresa l'Italia, sono forniti dal Rapporto OCSE "Measuring Distance to the SDG Targets 2019" , pubblicato a maggio 2019, nel quale si evidenzia che il nostro Paese ha raggiunto 12 dei 105 target previsti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Gli indicatori che descrivono la situazione sono allineati con quelli stabiliti dalle Nazioni Unite: tuttavia, i dati disponibili hanno permesso un'attenta analisi solamente per 105 dei 169 Target in cui sono articolati i 17 SDGs. In generale, i Paesi OCSE risultano abbastanza ben posizionati sui temi dello sviluppo sostenibile: basti pensare che essi rappresentano la porzione del mondo dove è maggiormente garantito l'accesso all'energia e alle varie tecnologie di comunicazione e dove i tassi di mortalità infantile risultano i più bassi. Restano comunque numerose le criticità che rendono difficile il percorso che porta al 2030.

Secondo il Rapporto, risultati positivi si registrano in ambito sanitario, nell'accesso a fonti di energia pulita e quanto alla superficie occupata da alberi. Siamo però ancora molto lontani dal raggiungimento dei target sullo sradicamento della povertà, sulla formazione continua degli insegnanti, sulla violenza contro le donne, sulla percentuale di persone che non studiano e non lavorano e sull'abbandono scolastico.

 

Nel grafico sottostante (Fonte: OCSE), la lunghezza delle barre - che rappresentano ciascuno dei target in cui si articolano i 17 obiettivi - corrisponde al livello di raggiungimento dell'obiettivo stesso.

 

 

Il rapporto evidenzia che nei Paesi OCSE è  sugli Obiettivi 7 (Energia pulita e accessibile), 11 (Città e comunità sostenibili), 13 (Lotta al cambiamento climatico) e 6 (Acqua pulita e servizi igienico sanitari) che si registrano le prestazioni migliori, mentre lontani appaiono gli Obiettivi legati all'inclusività, SDGs 5 (Parità di genere) e 10 (Ridurre le disuguaglianze), e quelli relativi allo spreco di cibo e alla buona qualità delle istituzioni, SDGs 2 (Sconfiggere la fame) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide).

 

Con particolare riferimento all'Italia, dal rapporto OCSE emerge che l'Italia è ancora molto lontana dal raggiungimento dei target 4.c (formazione di insegnanti qualificati), 5.2 (violenza nei confronti di donne e bambine) e 8.6 (riduzione giovani disoccupati).

 

Il Rapporto evidenzia inoltre che l'Italia è in media la più vicina al raggiungimento di alcuni target quali la produzione sostenibile, nonché dei target rientranti nell'obiettivo 7 (Energia pulita e accessibile). D'altra parte, l'Italia è più lontana dal raggiungimento degli obiettivi 1 (sconfiggere la povertà), 4 (Istruzione di qualità) e 5 (Uguaglianza di genere).

 

Rispetto alla media OCSE, l'Italia è al di sopra della media con riferimento agli obiettivi 2 (sconfiggere la fame), 3 (salute e benessere), 7 (Energia pulita e accessibile), 10 (Ridurre le disuguaglianze) e 12 (Consumo e produzione responsabili). Al contrario, l'Italia non si colloca in buona posizione per il raggiungimento degli obiettivi 1 (sconfiggere la povertà), 4 (Istruzione di qualità), 8 (lavoro dignitoso e crescita economica), 16 (pace, giustizia e istituzioni solide) e 17 (Partnership per gli obiettivi).

 

Il Rapporto ASviS

L’ASviS (su cui v. supra), nel Rapporto annuale 2020, ha fornito un'analisi dello stato di avanzamento dell'Italia rispetto all'Agenda 2030 e agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile. Il Rapporto, presentato l’8 ottobre 2020, fornisce un quadro delle iniziative messe in campo a livello internazionale, europeo e nazionale a favore dello sviluppo sostenibile, valuta le politiche realizzate negli ultimi 12 mesi e avanza alcune proposte per accelerare il percorso del nostro Paese verso l'attuazione dell'Agenda 2030.

L’edizione 2020 del Rapporto, come già anticipato, si inserisce in un contesto profondamente diverso dai precedenti, strettamente correlato con la crisi economica causata dalla pandemia, che ha inevitabilmente causato un arretramento nel cammino verso l’attuazione dell’Agenda 2030. L’enorme quantità di vite umane spezzate, il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie, il blocco della didattica, la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, l’accresciuta violenza contro le donne, le difficoltà finanziarie dei Paesi più poveri, sono solo alcuni dei fenomeni che hanno prodotto un effetto negativo su molti dei 17 SDGs. Anche l’Italia, rileva il Rapporto, sta sperimentando una crisi gravissima, la cui fine è di difficile individuazione, a causa dell’incertezza nell’evoluzione della pandemia. Nonostante lo straordinario impegno finanziario profuso dal nostro Paese, l’impatto sui redditi, l’occupazione e l’aumento delle disuguaglianze sono senza precedenti. Gli aggiornamenti al 2019 degli indicatori compositi relativi agli SDGs e la stima delle tendenze per il 2020 presentati nell’edizione 2020 confermano che l’Italia non si trovava neanche prima della pandemia su un sentiero di sviluppo sostenibile.

Al fine di migliorare la qualità dell’informazione fornita, l’ASviS ha effettuato un’operazione di revisione degli indicatori elementari e delle metodologie utilizzate. Gli indicatori compositi si basano su 105 indicatori elementari prodotti dall’Istat o dal Sistema statistico nazionale. Sulla base di tali indicatori, l'ASviS segnala che, con specifico riferimento al monitoraggio relativo agli anni tra il 2018 e il 2019, l’Italia mostra segni di miglioramento per quattro Obiettivi:

 

·         Obiettivo 1 (Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo);

·         Obiettivo 8 (Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti);

·         Obiettivo 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo);

·         Obiettivo 16 (Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire l'accesso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli).

 

La situazione appare, invece, sostanzialmente stabile per i seguenti 10 Obiettivi:

 

·         Obiettivo 2 (Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile);

·         Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età);

·         Obiettivo 4 (Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti);

·         Obiettivo 5 (Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze);

·         Obiettivo 6 (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico sanitarie);

·         Obiettivo 7 (Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni);

·         Obiettivo 10 (Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni);

·         Obiettivo 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico);

·         Obiettivo 15 (Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica);

·         Obiettivo 17 (Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile).   

 

Si registra un peggioramento, invece, degli indicatori relativi ai seguenti due obiettivi:

 

·         Obiettivo 9 (Costruire infrastrutture resilienti e promuovere l'innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile);

·         Obiettivo 11 (Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili).

 

Con riferimento, invece, al periodo tra il 2010 e il 2019, l’ASviS ha registrato un miglioramento nei seguenti otto Obiettivi:

 

·         Obiettivo 2 (Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile);

·         Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età);

·         Obiettivo 4 (Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti);

·         Obiettivo 5 (Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze);

·         Obiettivo 7 (Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni);

·         Obiettivo 9 (Costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile);

·         Obiettivo 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo);

·         Obiettivo 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico).

 

Nel medesimo periodo, la situazione peggiora, invece, per i seguenti sei Obiettivi:

 

·         Obiettivo 1 (Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo);

·         Obiettivo 6 (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico sanitarie);

·         Obiettivo 8 (Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti);

·         Obiettivo 10 (Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni);

·         Obiettivo 15 (Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica);

·         Obiettivo 17 (Rafforzare gli strumenti di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile).

 

La condizione appare, invece, sostanzialmente invariata per i restanti tre Obiettivi, sempre nel medesimo periodo considerato:

 

·         Obiettivo 11 (Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili);

·         Obiettivo 14 (Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile)

·         Obiettivo 16 (Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'acceso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli).

 

Con riferimento alle "azioni trasversali" da porre in essere a livello istituzionale, l’ASviS auspica che:

·         siano rafforzate le strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri, affinché questa assuma un ruolo guida dell’azione di Governo rispetto agli SDGs;

·         sia rafforzato il ruolo del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS) - la cui operatività è prevista a partire dal primo gennaio 2021 - al fine di assicurare che le decisioni relative alle infrastrutture e agli investimenti pubblici siano in linea con gli SDGs;

·         sia incentivato un forte coinvolgimento delle regioni, delle province e dei comuni nel disegno e nell’attuazione   delle   politiche   per   conseguire   gli SDGs, per assicurare piena coerenza tra le politiche pubbliche nazionali e quelle realizzate ai diversi livelli territoriali, specialmente nelle città metropolitane;

·         sia istituito, presso la Presidenza del Consiglio, un Alto consiglio per le politiche di genere, per coinvolgere in modo continuativo la società nella programmazione e valutazione delle politiche contro le disuguaglianze di genere e porre l’Italia al passo dei Paesi europei più avanzati;

·         si preveda l’inserimento, nella relazione illustrativa delle proposte di legge di iniziativa governativa, di una valutazione ex-ante (anche qualitativa) dell’impatto atteso sui 17 SDGs e sui singoli Target, al fine di migliorare la coerenza delle politiche pubbliche;

·         si preveda l’istituzione di un’apposita sessione parlamentare dedicata allo sviluppo sostenibile;

·         sia affidato all’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) del compito di effettuare valutazioni quantitative sull’impatto sugli SDGs dei principali documenti di programmazione e di bilancio, in linea con l’orientamento verso questi ultimi del Semestre europeo;

·         sia istituita una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione “trasversale” dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030;

·         sia previsto il coinvolgimento dei Ministeri al fine di inserire nella programmazione operativa le azioni volte al raggiungimento degli SDGs;

·         sia istituito un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica, per effettuare ricerche sulle prevedibili evoluzioni dei fenomeni sociali, ambientali ed economici e valutare le implicazioni delle stesse sulle politiche pubbliche.


Il Rapporto ONU e l'SGDs Summit 2019: lo stato di attuazione dell'Agenda 2030 nel mondo

 

A quattro anni dall'adozione dell'Agenda 2030, il Rapporto 2019 sullo Sviluppo Sostenibile Globale (Global Sustainable Development Report – GSDR), - discusso durante il vertice dell'HLPF "Accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" - SDGs Summit, svoltosi il 24 e 25 settembre 2019 sotto l'egida dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite - ha fornito una panoramica delle strategie poste in essere dai Paesi per l'attuazione dell'Agenda a livello mondiale, evidenziando le aree di progresso e quelle, invece, in cui è necessario intraprendere ulteriori e urgenti azioni sia per garantire che "nessuno venga lasciato indietro", sia per salvaguardare i fragili e già in parte compromessi equilibri del pianeta.

Il Rapporto, unitamente ad una sua edizione speciale presentata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite in vista del predetto vertice, evidenzia, in particolare, come nonostante i progressi compiuti in diversi settori - come la riduzione della povertà estrema e della mortalità infantile e neonatale, il miglioramento dell'accesso all'elettricità e all'acqua potabile e l'ampliamento della copertura delle aree terrestri e marine protette -  la risposta globale non sia stata abbastanza ambiziosa, soprattutto con riferimento al contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela dell'ambiente e la garanzia di uno sviluppo giusto ed equilibrato.

 

I progressi verso gli SDGs...

Tra le tendenze favorevoli sono annoverati la povertà estrema, che è notevolmente diminuita, il tasso di mortalità al di sotto dei 5 anni, che è sceso del 49 per cento tra il 2000 e il 2017, la diffusione delle vaccinazioni, che ha risparmiato milioni di vite e il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale ha ora accesso all'elettricità. Si rileva, inoltre, che i governi hanno intrapreso azioni concrete per proteggere il pianeta: le aree marine protette sono raddoppiate dal 2010; molti paesi stanno lavorando di concerto per combattere la pesca illegale; 186 sono quelli che hanno ratificato l'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e i flussi finanziari globali per il clima sono in aumento. A livello globale, la produttività del lavoro è aumentata e la disoccupazione è tornata ai livelli pre-crisi finanziaria. La percentuale della popolazione urbana che vive nelle baraccopoli è in calo. Circa 150 paesi hanno sviluppato le politiche nazionali per rispondere alle esigenze dei paesi in via di sviluppo; in molte parti del globo si sta poi lavorando per introdurre modelli di consumo e produzione sostenibili e promuovere la finanza sostenibile. In generale, si evidenzia come i governi, anche mediante le revisioni nazionali volontarie, abbiano dato la priorità all'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei loro piani e politiche nazionali e si registra con favore una vivace partnership globale e l'ampio impegno di organizzazioni internazionali, imprese, autorità locali, mondo accademico e società civile nella realizzazione degli SDGs. Il citato report del Segretario Generale afferma altresì come anche le Nazioni Unite, in quanto attore chiave, stiano apportando significative azioni di riforma per poter meglio rispondere al cambiamento di paradigma che è al centro dell'Agenda 2030.

 

...e i ritardi

Di converso, però, il Rapporto evidenzia come nonostante queste tendenze positive e l'ampiezza di iniziative che l'Agenda 2030 ha ispirato, il cambiamento nei percorsi di sviluppo per generare la trasformazione necessaria a raggiungere gli SDGs entro il 2030 non stia ancora avanzando alla velocità o alla scala richiesta.

Significativi ritardi si stanno, infatti, accumulando in relazione a diversi obiettivi, mentre altri, invece, segnano una vera e propria una battuta d'arresto.

L'obiettivo di porre fine alla povertà entro il 2030 è in pericolo; il declino della povertà estrema continua, ma il ritmo è rallentato e il tasso atteso al 2030 è ad oggi stimato al 6 per cento. Le persone denutrite, oltre 800 milioni, sono tornate ad aumentare, mentre si stanno compiendo scarsi progressi nel contrastare il sovrappeso e l'obesità tra i bambini al di sotto dei 5 anni. Anche gli avanzamenti verso la parità di genere e l'emancipazione di tutte le donne e le ragazze sono troppo lenti; le disuguaglianze di genere persistono e le donne rappresentano meno del 40 per cento delle persone occupate, occupando poi solo un quarto circa delle posizioni dirigenziali nel mondo e registrando un significativo divario retributivo. In linea generale, le disuguaglianze in termini di ricchezza, redditi e opportunità sono in aumento sia tra i paesi che all'interno degli stessi. Più della metà dei bambini di tutto il mondo non soddisfano gli standard di lettura e matematica. La perdita di biodiversità, il degrado ambientale, lo scarico di rifiuti plastici negli oceani, il cambiamento climatico e l'aumento del rischio di catastrofi naturali continuano a ritmi che sottendono conseguenze potenzialmente disastrose per l'umanità.

 

"È del tutto evidente che è necessaria una risposta molto più profonda, rapida e ambiziosa per scatenare la trasformazione sociale ed economica necessaria per raggiungere i nostri obiettivi per il 2030", ha affermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

 

L'aumento delle disuguaglianze

L'aumento delle disuguaglianze tra i paesi e al loro interno è tra le criticità che richiedono una maggiore e urgente attenzione.

Povertà, fame e malattie continuano ad essere concentrati nei gruppi di persone e paesi più vulnerabili. Tre quarti dei bambini più poveri vivono nell'Asia meridionale e nell'Africa subsahariana; la povertà estrema è tre volte superiore nelle zone rurali rispetto alle aree urbane; i giovani hanno maggiori probabilità di essere disoccupati rispetto agli adulti; solo un quarto delle persone con gravi disabilità percepisce un sussidio di invalidità e le donne e le ragazze, come accennato, devono ancora superare molti ostacoli e discriminazioni per raggiungere la parità. In linea generale, in oltre la metà dei 92 Paesi con dati comparabili nel periodo 2011-2016, il 40 per cento della popolazione nello strato sociale più basso ha registrato un tasso di crescita superiore rispetto alla media nazionale complessiva; tuttavia, tale 40 percento ha ricevuto meno del 25 per cento del reddito o del consumo complessivo e in molte aree del mondo risulta in aumento la quota di reddito che va all'1 per cento della popolazione, e ciò, secondo il Rapporto, è motivo di notevole preoccupazione.

 

Povertà e denutrizione

Quanto al numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema, esso è sceso dal 36% nel 1990 all'8,6% nel 2018, ma il ritmo di riduzione della povertà sta iniziando a rallentare, mentre emergono sempre più evidenti le correlazioni tra povertà, conflitti violenti e catastrofi naturali. I conflitti e l'instabilità in molte parti del mondo si sono del resto intensificati, compromettendo la realizzazione degli SDGs e determinando talvolta persino l'inversione dei progressi già compiuti. I paesi in via di sviluppo ospitano oltre l'85% dei 68,5 milioni di persone che nel 2017 sono state costrette a sfollare con la forza. Nel complesso, il 55 per cento della popolazione mondiale - circa 4 miliardi di persone - non gode di alcuna forma di protezione sociale. Sono invece 785 milioni le persone che non hanno accesso a servizi idrici di base e circa un terzo dei paesi registra un livello medio-alto di stress idrico.

Dopo anni di declino è tornato a crescere il numero di persone che soffrono la fame; nel 2015 erano denutriti 784 milioni di individui, nel 2017 sono stati 821 milioni, di cui la maggior parte vive nell'Africa sub-Sahariana o nell'Asia meridionale. Nonostante i lunghi progressi compiuti in precedenza anche grazie alle azioni conseguenti agli obiettivi del millennio, il numero di persone denutrite continua ad aumentare e l'arresto della crescita colpisce lo sviluppo cognitivo di milioni di bambini. Anche la tendenza al sovrappeso - l'altra faccia della malnutrizione - sta aumentando in tutte le fasce d'età.

 

Il seguente grafico (Fonte: Nazioni Unite - Report of the Secretary-General on SDG progress 2019) indica il numero e la percentuale di persone denutrite nel mondo tra il 2005 e il 2017.

 

 

La crisi climatica

Particolare attenzione ed enfasi sono date all'obiettivo della lotta ai cambiamenti climatici, considerata l'area di intervento più urgente. Con l'aumento delle emissioni di gas ad effetto serra, il cambiamento climatico si sta verificando a ritmi molto più rapidi del previsto e i suoi effetti si fanno chiaramente sentire in tutto il mondo.

L'ambiente naturale si sta deteriorando ad un ritmo allarmante: il livello del mare sta aumentando; l'acidificazione degli oceani sta accelerando; gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati; miriadi di specie vegetali e animali sono a rischio di estinzione e il degrado del territorio continua. In particolare, nel 2018, i livelli di concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera hanno continuato a crescere, raggiungendo nuovi massimi pari ad un aumento del 146 per cento rispetto ai livelli preindustriali. L'acidità dell'oceano è invece superiore del 26% rispetto all'epoca preindustriale e si prevede un aumento del 100%, fino a raggiungere il 150% entro il 2100 al tasso attuale di emissioni di CO2.

La frequenza e la gravità degli eventi climatici estremi è in aumento. Il Rapporto avverte, sul punto, che se non si riuscirà a contenere le emissioni di gas serra e l'aumento della temperatura almeno secondo quanto previsto dall'Accordo di Parigi, gli effetti composti saranno catastrofici e irreversibili: molte parti del pianeta si renderanno inabitabili e i più colpiti saranno i paesi e le persone più poveri e vulnerabili, in uno scenario in cui la crisi climatica e alimentare potrebbe determinare potenzialmente lo sfollamento fino a 140 milioni di persone entro il 2050. Le perdite economiche dirette causate dai disastri naturali sono del resto già aumentate di oltre il 150 per cento negli ultimi 20 anni, con perdite sostenute soprattutto dai Paesi in via di sviluppo più vulnerabili. In particolare, nel periodo 1998-2017 le perdite dirette sono state stimate a quasi 3 trilioni di dollari, mentre le catastrofi climatiche e geofisiche avrebbero mietuto circa 1,3 milioni di vittime.

 

Il grafico seguente (Fonte: Nazioni Unite - The sustainable development goals Report) registra la concentrazione di CO2 nell'atmosfera e nell'acqua di mare, nonché il livello di PH nell'acqua di mare, nella zona del Nord Pacifico.

 

 

 

 

Lo scenario globale è reso ancora più incerto dal quadro economico, per il quale il Rapporto – redatto prima del manifestarsi della pandemia di Covid-19 – già prevedeva il permanere di una crescita globale lenta e disomogenea nelle varie regioni, tra persistenti tensioni commerciali e livelli insostenibili di debito delle famiglie e delle imprese, con particolare riguardo alla vulnerabilità del debito nei paesi a basso reddito, che è aumentata notevolmente negli ultimi anni; oltre a un previsto rallentamento delle economie emergenti, anche nelle economie sviluppate in generale si prevedevano tassi di crescita inferiori, determinati anche dagli approcci protezionistici adottati da alcuni governi.

L’avvento della pandemia ha naturalmente mutato radicalmente gli scenari, come si si evince dall'ultimo Rapporto ONU del 2020 Shared responsability, global solidarity: responding to the socio-economic impacts of Covid-19" (cfr.oltre).

 

La necessità di un nuovo modello di governance per le politiche di sostenibilità

Così come i problemi sono interconnessi, le soluzioni alla povertà e alla disuguaglianza, al cambiamento climatico e alle altre sfide globali sono anch'esse collegate tra loro ed esistono preziose opportunità per accelerare i progressi esaminando collegamenti tra i diversi obiettivi.

In questo senso, il Rapporto ONU sottolinea l'importanza di investire nei dati e nella rivelazione statistica per la piena attuazione dell'Agenda 2030, atteso che la maggior parte dei paesi non raccoglie regolarmente dati per oltre la metà degli indicatori globali e la mancanza di dati accurati e tempestivi su molti gruppi di persone e individui li rende "invisibili", esacerbandone la vulnerabilità. Oltre al miglior 'utilizzo dei dati statistici, il Rapporto evidenzia altre aree che possono guidare i progressi in tutti e 17 gli SDGs: finanziamento; resilienza; sostenibilità e economie inclusive; istituzioni più efficaci; azioni locali; migliori condizioni di vita e di lavoro e pieno utilizzo delle potenzialità della scienza, della tecnologia e dell'innovazione con una maggiore attenzione alla trasformazione digitale. Infine, sulla base dell'assunto che i problemi globali richiedono soluzioni globali, il Rapporto evidenzia come l'azione multilaterale sia, oggi, più importante di quanto non lo sia mai stata e come occorra un approccio integrato allo sviluppo che richiede l'organizzazione di un nuovo modello di governance, ben diverso da quelli tradizionalmente adottati dagli Stati, che persegua contemporaneamente gli obiettivi di crescita economica, di promozione sociale e tutela ambientale.

 

 

Si dà conto, di seguito, con riferimento a ciascuno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, di una sintesi dello stato di attuazione descritto nel citato Rapporto ONU del 2019.

 

1. Sconfiggere la povertà. Nonostante la quota della popolazione globale che vive in povertà estrema sia scesa al 10% nel 2015 (rispetto al 16% del 2010 e al 36% del 1990), il mondo non si trova sulla giusta rotta per porre fine alla povertà entro il 2030. I dati al 2015 mostrano che sono 736 milioni le persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno. La maggioranza di queste si trova nell'Africa sub-Sahariana. Nel 2018, il 55% della popolazione globale non aveva accesso alla protezione sociale.

 

2. Sconfiggere la fame. Dopo anni di declino, dal 2014 è tornato a crescere il numero di persone che soffrono la fame. Nel 2015 erano denutriti 784 milioni di individui, nel 2017 sono stati 821 milioni. La maggior parte di questi vive nell'Africa sub-Sahariana o nell'Asia meridionale. Per migliorare la food security è importante investire nelle piccole aziende agricole che producono la maggior parte del cibo di tutto il mondo.

 

3. Salute e benessere. Si segnalano i grandi progressi nel miglioramento della salute di milioni di persone: dai 9,8 milioni di bambini sotto i cinque anni deceduti nel 2000, si è passati a 5,4 milioni nel 2017, mentre nello stesso periodo, grazie ai vaccini, le morti causate dal morbillo sono diminuite dell'80%. L'incidenza di HIV negli adulti tra i 15 e i 49 anni in Africa sub-Sahariana è diminuita del 37% tra il 2010 e il 2017.

 

4. Istruzione di qualità. Sebbene l'educazione sia la chiave per il progresso socio-economico e la riduzione della povertà a livello globale, 617 milioni di bambini e adolescenti non soddisfano gli standard minimi di competenza in lettura e matematica e un bambino su cinque tra i 6 e i 17 anni non frequenta la scuola. Sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne.

 

5. Parità di genere. Nell'ultimo decennio la condizione delle donne è migliorata, ma permangono fenomeni di discriminazione, pratiche nocive e violenza. Sono almeno 200 milioni le ragazze che hanno subito mutilazioni nei 30 Paesi dove la pratica è più diffusa. Il 18% delle donne e delle ragazze tra i 15 e i 49 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner negli ultimi 12 mesi. Le donne rappresentano il 39% della forza lavoro, ma detengono solo il 27% delle posizioni manageriali.

 

6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari. L'acqua è una risorsa a rischio per la quale la domanda cresce più velocemente rispetto all'aumento della popolazione. Nel mondo, 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. Sono 2 miliardi le persone che vivono in Paesi soggetti a forte stress idrico ed entro il 2030 potrebbero essere 700 milioni gli sfollati a causa di grave scarsità d'acqua.

 

7. Energia pulita e accessibile. Il mondo sta facendo grandi progressi verso il Goal 7, con quasi 9 persone su 10 che hanno accesso all'elettricità. Degli 840 milioni di persone che non vi hanno accesso, l'87% vive in aree rurali. La quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale è arrivata al 17,5% nel 2015, rispetto al 16,6% del 2010. Tuttavia, 3 miliardi di persone ancora non hanno accesso a combustibili puliti per la cucina.

 

8. Lavoro dignitoso e crescita economica. Nel 2018, il tasso globale di disoccupazione è sceso al 5% dal 6,4% del 2000, ma rimane alto per i giovani, un quinto dei quali sono NEET (not in education, employment or training). Gli uomini guadagnano in media il 12% in più l'ora rispetto alle donne, divario retributivo che aumenta al 20% per quanto riguarda le posizioni manageriali.

 

9. Imprese, innovazione e infrastrutture. Crescono le imprese dei settori ad alta e media tecnologia, che rappresentano il 45% del valore totale della produzione. Parallelamente, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono passati dai 739 miliardi di dollari del 2000 a 2mila miliardi di dollari nel 2016. Il 90% della popolazione mondiale vive in zone coperte da reti 3G o superiori, ma per molte persone i costi di accesso sono troppo elevati. Infatti, soltanto poco più della metà della popolazione utilizza Internet.

 

10. Ridurre le disuguaglianze. In molti Paesi, una quota crescente della ricchezza aggregata netta totale va all'1% della popolazione, mentre il restante 40% riceve meno del 25% del reddito nazionale. Permangono inoltre notevoli disuguaglianze in termini di accesso alla salute e all'educazione. Sempre più Paesi si dotano di politiche per facilitare una migrazione sicura e ordinata, ma occorre maggiore impegno per proteggere i diritti e il benessere socio-economico dei migranti.

 

11. Città e comunità sostenibili. Oggi vivono in città 3,5 miliardi di persone, un numero che si prevede crescerà a circa 5 miliardi nel 2030. Solo la metà di chi risiede in città ha un accesso agevole ai mezzi di trasporto e 9 persone su 10 respirano aria inquinata. Per rispondere a queste e altre sfide dell'urbanizzazione, 150 Paesi hanno sviluppato dei piani urbani nazionali, quasi la metà dei quali è già in corso di implementazione.

 

12. Consumo e produzione responsabili. A livello globale, l'impronta ecologica sta crescendo a un tasso più veloce rispetto alla crescita economica o della popolazione. Nei Paesi ad alto reddito, l'impronta pro capite è di 13 volte superiore rispetto a quella dei Paesi a basso reddito. Sono quasi 100 i Paesi che stanno adottando politiche o misure per promuovere modelli sostenibili di produzione e consumo.

 

13. Lotta contro il cambiamento climatico. Nel 2017, la concentrazione di CO2 nell'atmosfera ha raggiunto 405,5 parti per milione, pari al 146% rispetto ai livelli pre-industriali. Gli ultimi quattro anni, inoltre, sono stati i più caldi di sempre, con una temperatura media globale che nel 2018 ha superato di circa 1°C i livelli pre-industriali. Sono 186 i Paesi che hanno ratificato l'Accordo di Parigi (compresi gli Stati Uniti che hanno però annunciato il ritiro dell'adesione) e 182 Paesi più l'Unione europea hanno comunicato all'ONU i propri contributi nazionali per contrastare i cambiamenti climatici.

 

14. Vita sott'acqua. La quota globale delle risorse ittiche in condizioni di sostenibilità biologica è scesa dal 90% nel 1974 al 67% nel 2015 e l'acidità marina (causata dall'assorbimento negli oceani di anidride carbonica di origine antropica dall'atmosfera) è aumentata del 26% rispetto all'era pre-industriale. La percentuale delle acque marine tutelate da aree protette risulta essere il 17%, il doppio rispetto al 2010.

 

15. Vita sulla Terra. La perdita di biodiversità sta avvenendo a ritmi accelerati e secondo il Red List Index il rischio di estinzione di oltre 20mila specie è aumentato del 10% negli ultimi 25 anni. Tra il 2000 e il 2015, il degrado del suolo ha riguardato il 20% della superficie terrestre, con impatti diretti sulle vite di oltre un miliardo di persone. Permane il fenomeno della deforestazione, anche se negli ultimi anni è proceduto a un tasso del 25% più lento rispetto al quinquennio 2000-2005.

 

16. Pace, giustizia e istituzioni solide. Aumentano gli omicidi di attivisti per i diritti umani, giornalisti o sindacalisti: soltanto tra gennaio e ottobre 2018, in 41 Paesi ne sono stati uccisi 397 mentre svolgevano il proprio lavoro. Per quanto riguarda il traffico di esseri umani, le donne e le ragazze rappresentano il 70% delle vittime del fenomeno, che per loro avviene soprattutto in relazione allo sfruttamento sessuale. Un dato positivo è rappresentato dall'aumento dei Paesi che hanno istituito una struttura nazionale dedicata ai diritti umani.

 

17. Partnership per gli Obiettivi. Nel 2018 gli aiuti pubblici verso i Paesi in via di sviluppo (Official Development Assistance, ODA) sono stati pari a 149 miliardi di dollari netti, con un decremento del 2,7% rispetto al 2017 in termini reali: il declino è dovuto alla riduzione degli aiuti rivolti all'accoglienza dei rifugiati, mentre quelli rivolti a progetti bilaterali o all'assistenza tecnica sono aumentati dell'1,3% in termini reali.

 

L'SDGs Summit 2019: accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030

Come accennato, il 24 e il 25 settembre 2019 si è tenuto il vertice dell'HLPF "Accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile" - SDGs Summit, durante il quale i capi di Stato e di Governo si sono riuniti presso la sede delle Nazioni Unite a New York per esaminare in modo approfondito i progressi compiuti nell'attuazione dell'Agenda 2030 e dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. L'evento è stato il primo vertice delle Nazioni Unite sugli SDGs dall'adozione dell'Agenda 2030 e il primo svoltosi sotto gli auspici dell'Assemblea Generale.

Il Summit, durante il quale è stato presentato e discusso il citato Rapporto 2019 sullo Sviluppo Sostenibile Globale - ha portato all'adozione della Dichiarazione politica "Political declaration of the Sustainable Development Goals Summit: gearing up for a decade of action and delivery for sustainable development". I leader mondiali hanno inoltre annunciato e illustrato più di cento "accleration actions", ossia le azioni di accelerazione che stanno intraprendendo per far avanzare il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

L'Assemblea Generale, riunita in sessione plenaria, ha successivamente approvato la citata Dichiarazione politica il 15 ottobre 2019.

 

La Dichiarazione politica adottata dall'Assemblea Generale dell'ONU

In tale Dichiarazione, i leader mondiali, consapevoli del fatto che il mondo si accinge ad entrare in un decennio che sarà decisivo per le generazioni attuali e future e per la stessa vita sul pianeta, hanno condiviso l'esigenza di fare di più e più velocemente per conseguire gli SDGs entro il 2030, e in particolare hanno:

 

·         espresso profondo allarme per il fatto che le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare a livello globale e preoccupazione per il fatto che tutti i paesi, in particolare i paesi in via di sviluppo, sono vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico, sottolineando a questo proposito che la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici rappresentano una priorità immediata e urgente;

·         riconosciuto che sono necessari maggiori sforzi per orientare e allineare gli strumenti di attuazione dell'Agenda 2030 con gli SDGS, impegnandosi ad accelerare l'attuazione delle sette aree del Piano d'azione di Addis Abeba;

·         evidenziato che in molte parti del mondo i conflitti e l'instabilità si sono intensificati e i disastri naturali sono diventati più frequenti e intensi, causando sofferenze umane indicibili e compromettendo la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

·         lanciato un appello sulla necessità di accelerare l'azione a tutti i livelli e da parte di tutte le parti interessate, al fine di realizzare la visione e gli obiettivi dell'Agenda 2030, anche attraverso un'azione concertata in tutte le principali conferenze e i vertici delle Nazioni Unite nei settori correlati all'Agenda (piano di azione di Addis Abeba, che è parte integrante dell'Agenda, Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030, la nuova Agenda urbana, il programma d'azione di Istanbul per i paesi meno sviluppati per il decennio 2011-2020, il programma d'azione di Vienna per i paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare per il decennio 2014-2024 e il percorso delle modalità d'azione accelerate SIDS - SAMOA).

 

A testimonianza della loro determinazione ad attuare l'Agenda 2030 a e raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, i leader mondiali hanno, tra l'altro, confermato gli impegni volti a:

·         concentrare le politiche e le azioni in via prioritaria sui più poveri e più vulnerabili, a cominciare dai bambini, i giovani, le persone in condizioni di disabilità, le persone affette da HIV/AIDS, gli anziani, le popolazioni indigene, i rifugiati, gli sfollati e i migranti, in coerenza con il principio del "non lasciare indietro nessuno" posto a fondamento dell'Agenda 2030;

·         rimuovere tutte le barriere legali, sociali ed economiche per raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment di tutte le donne e ragazze, con un'azione mirata e accelerata;

·         mobilitare finanziamenti adeguati e ben indirizzati delle risorse nazionali, pubbliche e private, prevedendo un contesto favorevole agli investimenti sostenibili e assicurando il rispetto degli impegni assunti nell'ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo;

·         migliorare l'attuazione a livello nazionale, integrando l'Agenda 2030 negli strumenti di pianificazione, nelle politiche, nelle strategie e nei quadri finanziari nazionali e garantendo la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile;

·         risolvere le sfide attraverso la cooperazione internazionale e il partenariato globale, rinnovando l'impegno per il multilateralismo e assicurando che le istituzioni multilaterali siano al passo con i rapidi cambiamenti in corso;

·         utilizzare la scienza, la tecnologia e l'innovazione con una maggiore attenzione alla trasformazione digitale per lo sviluppo sostenibile, promuovendo nel contempo la cooperazione internazionale per sostenere i paesi in via di sviluppo nell'affrontare i loro limiti di accesso alle tecnologie e all'istruzione;

·         investire in dati e statistiche per gli SDGs per consentire ai paesi di fornire dati e statistiche di alta qualità, tempestivi, affidabili e di integrare pienamente gli obiettivi di sviluppo sostenibile nei sistemi di monitoraggio e rendicontazione.

 

Infine, è stato annunciato il rafforzamento del Forum politico ad alto livello, mediante una revisione del formato e degli aspetti organizzativi e un ulteriore follow-up e revisione dell'Agenda 2030 a livello globale, nonché l'impegno a portare avanti sforzi di comunicazione dell'Agenda 2030 all'opinione pubblica globale anche per stimolare una accelerazione della sua attuazione.

Per quanto attiene alle citate "azioni di accelerazione dello sviluppo sostenibile", si ricorda che esse sono iniziative intraprese volontariamente dai paesi e da altre parti interessate per contribuire ad accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030. Tali azioni di accelerazione possono essere registrate dai governi nazionali, dai governi locali e regionali, dal sistema delle Nazioni Unite, da altre organizzazioni intergovernative, da istituzioni finanziarie internazionali e regionali, dai principali gruppi e da altri soggetti interessati, tra cui il settore privato, le organizzazioni della società civile, le istituzioni accademiche e di ricerca, la comunità scientifica e altri attori, individualmente o in partenariato. Ad oggi sono state presentate circa 130 azioni di accelerazione. Per ulteriori informazioni in ordine al Summit SGDs svoltosi a New York è possibile consultare il sito internet al seguente link.

 

Il Climate Action Summit 2019

Per quanto concerne i cambiamenti climatici, si ricorda, infine, che in vista del citato vertice dell'HLPF sugli SDGs, il 23 settembre 2019 si è tenuto a New York il vertice sull'azione per il clima, promosso dal Segretario Generale dell'ONU Antonio Gutierres. Il vertice è stato specificamente rivolto ad accrescere il livello di ambizione globale nelle politiche volte a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Partendo dall'analisi dei Rapporti pubblicati dal Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC), l'incontro di New York è stato l'occasione per presentare piani e iniziative concreti volti a rafforzare l'impegno collettivo verso la realizzazione degli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi e verso l'azzeramento delle emissioni di gas a effetto serra entro la metà del secolo. In particolare, i governi sono stati chiamati a dimostrare il loro impegno a rafforzare contributi nazionali volontari (INDC) entro il 2020, al fine di rispettare l'obiettivo di riduzione delle emissioni del 45% entro il 2030 e di azzeramento netto delle stesse entro il 2050. Gli INDC, ovvero i contributi volontari degli Stati in termini di riduzione delle emissioni nazionali climalteranti e di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici, rappresentano uno dei punti centrali dell'Accordo di Parigi sul clima e sono fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine ivi previsti. Sono stati presentati al momento dell'adesione all'Accordo, e devono essere rinnovati ogni 5 anni sulla base di un meccanismo di revisione degli impegni assunti.

Al termine del Climate Action Summit 2019, al quale hanno preso parte capi di Stato e di governo, leader aziendali, accademici e scienziati, giovani, rappresentanti della società civile, leader locali e il sistema delle Nazioni Unite, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha annunciato che:

 

·         77 Paesi, molti dei quali appartenenti alle aree sviluppate del pianeta, si sono impegnati a ridurre a zero le emissioni nette di gas serra entro il 2050;

·         70 Paesi hanno annunciato di voler promuovere i propri piani d'azione nazionale entro il 2020;

·         oltre 100 imprenditori del settore privato si sono impegnati ad accelerare il loro passaggio alla green economy.

·         numerosi Paesi e oltre 100 città, tra cui molte delle più grandi del mondo, hanno annunciato nuovi passi concreti per combattere la crisi climatica.

Il Segretario generale ha sottolineato che i Paesi più piccoli, molti dei quali in via di sviluppo o meno sviluppati, pur avendo contribuito in misura minore al problema del cambiamento climatico, hanno assunto gli impegni più grandi. Tra gli altri impegni, Guterres ha citato quello dell'International Development Finance Club, la piattaforma internazionale per la promozione dei finanziamenti allo sviluppo sostenibile (della quale fa parte Cassa Depositi e Prestiti), che ha annunciato la mobilitazione di mille miliardi di dollari in finanziamenti per l'energia pulita entro il 2025 in 20 paesi meno sviluppati. E, ancora, la decisione di 130 banche, pari a "un terzo del settore bancario globale, di allineare le proprie attività agli obiettivi dell'accordo di Parigi e agli obiettivi di sviluppo sostenibile".

 Più in dettaglio, si segnalano i seguenti annunci:

·         la Francia non stipulerebbe alcun accordo commerciale con paesi che hanno politiche contrarie all'Accordo di Parigi;

·         la Germania si impegna per la carbon-neutrality entro il 2050;

·         alcuni Paesi (Svezia, Repubblica di Corea, Olanda, Spagna, Austria Monaco, Islanda, Slovenia e Liechtenstein) si sono impegnati a rifinanziare, in misura diversa, il Green Climate Fund, la piattaforma per gli investimenti allo sviluppo a bassa emissione nei Paesi in via di sviluppo; altri (Danimarca, Lussemburgo, Ungheria) hanno annunciato analoga intenzione e altri ancora (Germania, Norvegia, Francia e Regno Unito) avevano annunciato già prima del Summit l'intenzione di raddoppiare i propri contributi (qui il link agli importi);

·         l'India si è impegnata ad aumentare la capacità di energia rinnovabile;

·         la Cina ha dichiarato che ridurrà le emissioni di oltre 12 miliardi di tonnellate all'anno e perseguirà un percorso di crescita e sviluppo a basse emissioni di carbonio;

·         l'Unione europea ha annunciato che almeno il 25% del prossimo bilancio dell'UE sarà destinato ad attività legate al clima;

·         la Federazione Russa ha annunciato l'intenzione di ratificare l'Accordo di Parigi.

 

Alla data del 24 settembre 2019 sono 186 i Paesi Parte dell'Accordo, firmato a Parigi il 12 dicembre 2015 e in vigore dal 4 novembre 2016. Oltre alla Federazione russa, non hanno ratificato l'Accordo Angola, Eritrea, Iran, Iraq, Kyrgyzstan, Libano, Libia, Sud Sudan, Turchia e Yemen. Gli Stati Uniti hanno invece ufficializzato, agli inizi del mese di novembre, l'avvio del processo formale di recesso dall'Accordo. 

Nel discorso tenuto in occasione del vertice, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha sottolineato la leadership dell'UE nell'attuazione dell'Accordo di Parigi, la determinazione delle istituzioni europee nella piena implementazione dell'Accordo e  l'ambizione di fare dell'Europa il primo continente al mondo a emissioni zero, come annunciato anche dalla nuova Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L'11 settembre 2019, alla vigilia del vertice Onu, la Commissione europea aveva presentato la Comunicazione "Sul vertice sull'azione per il clima 2019 ospitato a New York dal Segretario generale delle Nazioni Unite" (COM(2019)412) riepilogando le politiche e le azioni adottate 13 dall'UE e dagli Stati membri. La Comunicazione ricorda, tra l'altro, che le emissioni dell'Ue costituiscono il 9% di quelle globali, che l'obiettivo di riduzione delle emissioni previsto per il 2020 è stato superato e che si stima di poter superare l'obiettivo di riduzione del 40% previsto per il 2030 (con una riduzione attesa del 45%). Inoltre, l'obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2050 è stato approvato dalla maggioranza degli Stati membri. Nel prossimo bilancio 2021-2027 tutte le politiche dovranno convergere verso obiettivi in materia di clima e non saranno concessi finanziamenti non coerenti con la transizione verso la neutralità climatica.

Quanto all'Italia, nel comunicato finale (qui il link al testo) il nostro Paese è annoverato tra quelli i cui capi di Stato hanno manifestato la volontà di operare per la graduale eliminazione del carbone (qui il testo della dichiarazione del Presidente della Repubblica).

 

Il prossimo decennio di azione per conseguire gli SDGs

Si ricorda, inoltre, che il 22 gennaio 2020 l'ONU ha avviato la "Decade of Action", un programma che prevede soluzioni accelerate per tutte le maggiori sfide richieste dagli SDGs. La sua realizzazione è prevista a tre differenti livelli: soluzioni globali per lo sfruttamento efficiente delle risorse; azioni dei singoli Stati membri per stimolare politiche sostenibili; impegno individuale da parte della società civile (in particolare giovani, media e settore privato).

Al fine di conseguire i traguardi previsti stati stabiliti tre obiettivi da raggiungere in tempi brevi, il primo dei quali consiste nel ripensare la narrazione sulla connessione tra gli SDGs e le questioni che interessano i giovani, perseguendo strategie comunicative efficienti, da portare avanti tramite un lavoro congiunto di media, social e policy makers.

La seconda area di azione riguarda l'innalzamento dell'asticella per gli impegni nazionali, tramite strumenti come:

 

·         il rafforzamento degli impegni determinati a livello nazionale (Ndcs) sulla lotta al cambiamento climatico, da definire in occasione della Cop26, che avrebbe dovuti tenersi a Glasgow nell’ottobre 2020 ma che è stata rinviata al prossimo anno a causa della pandemia;

·         la dimostrazione di un maggiore impegno nel contesto di incontri internazionali su uguaglianza di genere, biodiversità, trasporti sostenibili;

·         una revisione costante dei piani di sviluppo sostenibile nazionali e dei quadri di finanziamento, per garantire le risorse necessarie al cambiamento.

 

Infine, l'ONU ha sottolineato l'importanza delle prossime revisioni dell'High level political forum (Hlpf) sullo sviluppo sostenibile e del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc), evidenziando come queste analisi possano produrre una nuova ondata di revsioni nazionali volontarie dei singoli Paesi per illustrare gli impegni a favore dell'Agenda 2030.

All'interno della Decade of action è stata inoltre evidenziata la necessità di conseguire risultati concreti e immediati, quali la diffusione dell'accesso ai finanziamenti per i Paesi a rischio climatico; la rimozione dei sussidi ai combustibili fossili; la creazione di un consenso condiviso sulla necessità di un'alimentazione coerente con gli SDGs.

La campagna condurrà a un evento annuale, "SDG moment", che attingendo a dati, analisi, innovazione e tecnologia, dovrebbe favorire la condivisione di modelli di sviluppo sostenibili, evidenziando le aree di miglioramento per i singoli Paesi e i mezzi per realizzare gli SDGs.

 

Il Rapporto sul finanziamento per lo sviluppo sostenibile

Infine, per quanto concerne le risorse a diposizione per la promozione dello sviluppo sostenibile, tra le più recenti analisi dell'attuazione del quadro del finanziamento internazionale e del Piano di Adis Abeba, si segnala il Financing for Sustainable Development Report 2019, curato dalle Nazioni Unite in collaborazione con oltre 60 agenzie della Inter-agency Task Force on Financing for Development, che riunisce agenzie Onu e organizzazioni internazionali partner. Nel documento, rilasciato il 4 aprile 2019, si sostiene che nonostante i segnali di progresso, gli investimenti fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile rimangono sotto finanziati.

Il Rapporto, che ha coinvolto oltre sessanta organizzazioni internazionali, guidate dalle Nazioni Unite, tra cui il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l'Organizzazione Mondiale del Commercio, evidenzia, inoltre, elementi di grande preoccupazione: le emissioni di gas serra, ad esempio, sono aumentate dell'1,3 per cento nel 2017; gli investimenti in molti Paesi sono in calo e e 30 Paesi in via di sviluppo sono ora ad alto rischio o già in difficoltà per il debito; allo stesso tempo, si prevede che la crescita globale abbia raggiunto un picco del 3 per cento circa. Vengono tuttavia individuati alcuni segnali positivi, quali la progressiva diminuzione della povertà estrema, il rafforzamento degli investimenti in talune aree e l'aumentato interesse per gli investimenti sostenibili.

Nel report si evidenzia, in particolare:

 

Tra le misure concrete per rivedere l'architettura istituzionale globale e rendere più sostenibile l'economia e la finanza globale, si prevede di: sostenere il passaggio verso orizzonti di investimento a lungo termine, ponendo i rischi di sostenibilità al centro delle decisioni di investimento; rivedere i meccanismi di ristrutturazione del debito sovrano per rispondere a strumenti di debito più complessi e a un panorama dei creditori più diversificato; rinnovare il sistema commerciale multilaterale; riformare i sistemi fiscali che impediscono ai paesi di mobilitare risorse adeguate in un'economia mondiale sempre più digitalizzata e affrontare la crescente concentrazione del mercato che si estende oltre i confini nazionali, con ripercussioni sulle disuguaglianze. A livello nazionale, il Rapporto propone una tabella di marcia per rinnovare i sistemi finanziari pubblici e privati dei singoli paesi al fine di mobilitare risorse per gli investimenti sostenibili, introducendo strumenti che consentano loro di allineare le politiche di finanziamento con le strategie e le priorità nazionali in materia di sviluppo sostenibile. Un esempio delle opportunità e delle sfide discusse nel Rapporto riguarda le nuove tecnologie e la "fintech", ossia l'innovazione digitale nel settore finanziario che deve essere adeguatamente supervisionata dalle autorità di regolamentazione a tutela della stabilità finanziaria.

 Il Rapporto raccomanda quindi alla comunità internazionale di cogliere l'opportunità di rimodellare i sistemi finanziari nazionali e internazionali in coerenza con lo sviluppo sostenibile, perché altrimenti non saremo in grado di mantenere gli impegni su questioni critiche come la lotta ai cambiamenti climatici e lo sradicamento della povertà entro il 2030. Cambiare la traiettoria attuale nel finanziamento dello sviluppo sostenibile non significa, peraltro, solo prevedere investimenti aggiuntivi; il raggiungimento degli SDGs dipende anche dai sistemi finanziari di sostegno e da un contesto politico globale e nazionale favorevole. A tale ultimo proposito, tuttavia, il Rapporto avverte che la creazione di condizioni favorevoli sta diventando sempre più impegnativa: i rapidi cambiamenti tecnologici, geopolitici e climatici stanno avendo ripercussioni sulle nostre economie e società, e le istituzioni nazionali e multilaterali esistenti - che pur hanno concorso a sottrarre miliardi di persone dalla povertà - stanno facendo fatica ad adattarsi ai mutamenti globali. Presentando il documento, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha evidenziato, per parte sua, come la fiducia nel sistema multilaterale si stia erodendo, in parte perché la Comunità internazionale non sta offrendo opportunità di crescita inclusiva e sostenibile per tutti.


L’impatto della pandemia da Covid-19 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile nelle stime ONU, ISTAT e ASviS

 

Sia a livello internazionale, sia a livello nazionale, si è iniziato a stimare il possibile impatto, almeno nel breve termine, della diffusione della pandemia da Covid-19 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile - SDGs.

 

Il Rapporto ONU 2020

A livello internazionale, nel quadro delle iniziative volte a fare fronte all’emergenza della pandemia in corso, il Segretario Generale dell’ONU ha presentato, all’inizio di aprile, il Rapporto “Shared Responsability, Global Solidarity: Responding to the Socio-Economic Impacts of COVID 19”, che invita a rilanciare le misure di cooperazione e sostegno, in particolare in favore dei Paesi in via di sviluppo, al fine di mitigare gli effetti della pandemia ed evitare un arretramento sui diversi versanti  dello sviluppo sostenibile, nella consapevolezza che la severa crisi determinata dal COVID 19 potrebbe rivelarsi una crisi umanitaria a livello globale, che necessità in quanto tale di maggiore solidarietà tra gli Stati.

Il Rapporto evidenzia come a seguito della pandemia globale che ha sconvolto il nostro pianeta, forte è la minaccia sui principali obiettivi di sviluppo sostenibile a causa di impoverimento, mancanza di cibo, chiusura delle scuole e pressione sanitaria. La pandemia, tuttavia, pur ampliando le disuguaglianze, potrebbe diventare un'opportunità per trasformare la crisi in una ulteriore spinta al raggiungimento degli obiettivi, a partire da Salute e benessere (Goal 3). Il Rapporto dà quindi conto dell'impatto della pandemia su tutti i Goal dell'Agenda 2030, con effetti prevalentemente negativi, come raffigurato nel grafico sottostante.

 

 

Il Rapporto ipotizza che la diminuzione delle emissioni inquinanti possa generare effetti positivi per l'ambiente (Goal 13), ma solo nel breve termine, richiedendo un'intensificazione degli sforzi verso lo sviluppo sostenibile. La crisi, inoltre, minaccia la coesione sociale causando perdita di reddito (Goal 1) e interruzioni della catena alimentare (Goal 2), ha effetti devastanti sulle strutture sanitarie (Goal 3), effetti negativi sull'istruzione (Goal 4) e causa una probabile recrudescenza della violenza sulle donne (Goal 5).

Evidenti anche gli effetti della sospensione delle attività economiche (Goal 8), le ricadute sulle aree più povere (Goal 11) e sulle aree di conflitto (Goal 16), che rendono necessario uno sforzo di cooperazione sanitaria internazionale (Goal 17). Nel valutare gli impatti della crisi, osserva il Rapporto, occorre porre particolare attenzione sui Paesi in via di sviluppo, caratterizzati da fragili sistemi politici, precarie condizioni di sicurezza, sistemi sanitari deboli e cambiamenti climatici.

 

Rapporto ISTAT

A livello nazionale l'ISTAT ha affrontato la problematica dell'impatto della pandemia da Covid-19 sugli SDGs. Pur disponendo di informazioni parziali per documentare compiutamente gli effetti dell'emergenza sanitaria, il terzo Rapporto sugli SDGs, pubblicato nel pieno manifestarsi della pandemia, ha posto l'accento sulla necessità di una visione unitaria in grado di elaborare ed implementare una strategia appropriata per uno sviluppo economico, sociale e ambientale, attento alle interdipendenze dei diversi aspetti e orientato alla sostenibilità.

Il Rapporto, come dimostra il grafico sottostante, evidenzia che le misure volte a limitare il contagio da Covid-19 hanno portato a una decisa contrazione delle attività produttive, restringendo allo stesso tempo i comportamenti sociali e di consumo delle famiglie. Se, da un lato, il lockdown ha avuto un impatto negativo sulle attività economiche, il Rapporto registra che, dall'altro lato, esso ha prodotto effetti positivi sulle emissioni climalteranti e inquinanti. Si sottolinea, inoltre, come effetto della pandemia, un'accelerazione della dimensione digitale nel mondo del lavoro (Goal 8) e nello svolgimento della didattica (Goal 4), seppure la popolazione interessata non sia uniformemente preparata (Goal 17 e Goal 5).

Il Rapporto segnala interconnessioni tra pandemia e SDGs anche con riferimento all'uguaglianza di genere, alla luce del ruolo di rilievo delle donne nella realtà attuale (Goal 5), nonché rispetto ai settori del turismo, dei trasporti, dell'energia (Goal 9, Goal 7 e Goal 12). Impatti sono registrati su acqua e sanitizzazione (Goal 6), nonché sugli ecosistemi terrestri e marini e sulla protezione della biodiversità (Goal 15, Goal 2 e Goal 14), sui sistemi urbani (Goal 11). Il Rapporto registra, altresì, l'impatto della pandemia sugli Obiettivi relativi ai cambiamenti climatici, all'inquinamento e alla produzione di rifiuti (Goal 13, Goal 12).

 

 

 

Il Rapporto considera imprescindibili, per l'analisi della crisi sistemica causata dalla pandemia, le implicazioni in termini di sostenibilità, bilanciando la natura a lungo termine e trasformativa degli SDGs e le sfide a breve termine che spesso hanno la priorità, se non addirittura carattere di urgenza, quali la pandemia.

 

Rapporto ASviS

A livello nazionale, anche l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) ha realizzato una prima analisi dell'impatto della crisi derivante dalla pandemia sulle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile e sui Goal dell'Agenda 2030 sui quali la crisi inciderebbe maggiormente. L'ASviS si è concentrata sugli effetti a breve termine della crisi, supponendo l'eliminazione, effettivamente avvenuta, delle restrizioni alla mobilità delle persone e allo svolgimento delle attività economiche entro il mese di giugno.

Si schematizza, di seguito, l'elenco dei goal e i relativi impatti attesi.

 

IMPATTO ATTESO NEL 2020

largamente negativo

1 (Sconfiggere la povertà), per l'interruzione forzata delle attività produttive (ad eccezione di quelle essenziali), della sospensione o cessazione dell'attività di numerose imprese e della perdita di posti di lavoro.

3 (Salute e benessere), in quanto, nonostante la diminuzione della mortalità dovuta alla drastica riduzione del traffico stradale, vi sarà presumibilmente un peggioramento del tasso di mortalità complessivo.

4 (Istruzione di qualità), per la chiusura delle scuole per un periodo prolungato, con possibili ricadute negative anche in termini di potenzialità della didattica del sistema scolastico e, di conseguenza, sul livello di competenza e di progressivo "impoverimento educativo" degli studenti.

8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), a causa del blocco prolungato di gran parte delle attività economiche, con conseguenze negative in termini di PIL e di occupazione e un contemporaneo aumento della disoccupazione, della quota di part-time involontario e dei NEET, nonché della produttività del lavoro.

9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) per la complessiva diminuzione del valore aggiunto in seguito allo stop delle attività economiche, moderato, comunque, da una leggera ripresa dell'industria manifatturiera sul totale dell'economia, dal momento che il settore sembra essere, relativamente, uno dei meno colpiti dal blocco delle attività economiche e dall'aumento della richiesta di connessioni a banda larga e dell'utilizzo di internet; negativo l'impatto atteso anche per investimenti in ricerca e sviluppo.

10 (Ridurre le disuguaglianze), particolarmente con riferimento alle condizioni delle fasce più deboli della popolazione e alle disuguaglianze di genere.

moderatamente positivo

13 (Lotta contro il cambiamento climatico), in particolare con riferimento alla riduzione delle emissioni di CO2 dovuta all'interruzione delle attività produttive.

16 (Pace, giustizia e istituzioni solide), sia per un miglioramento degli indicatori relativi al numero dei crimini dovuto alle limitazioni imposte alla libertà di circolazione, sia per l'aumento della fiducia dei cittadini nelle forze dell'ordine.

sostanzialmente nullo, trattandosi di comportamenti/valutazioni di tipo principalmente strutturale

6 (Acqua pulita e condizioni igienico-sanitarie).

11 (Città e comunità sostenibili), con riferimento sia la diminuzione dei dati medi complessivi di inquinamento urbano, sia all'abusivismo edilizio, sia alla raccolta differenziata.

14 (Vita sott'acqua), sia per le attività di pesca sia per le aree marine protette, salvo che vi sia un errato smaltimento dei dispositivi di protezione individuale.

17 (Partnership per gli obiettivi), in quanto i fondi per l'aiuto pubblico allo sviluppo per il 2020 sono già stati stanziati e si ritiene improbabile una loro ricollocazione in tale periodo di emergenza.

non valutabile, non essendo stato possibile immaginare una relazione chiara tra crisi e indicatore; in taluni casi i miglioramenti e i peggioramenti tendono a compensarsi

2 (Sconfiggere la fame): gli indicatori relativi alla produzione agricola potrebbero rimanere invariati, mentre sono legati a comportamenti personali gli indicatori legati ai comportamenti alimentari.

5 (Parità di genere).

7 (Energia pulita e accessibile), in virtù della stima in aumento della quota di energie rinnovabili, sia sul consumo finale che sul consumo primario di energia, dovuto alla diminuzione dei consumi energetici primari e finali. Per contro, la diminuzione dei prezzi delle fonti fossili può incentivarne il consumo e rallentare i nuovi investimenti nelle fonti rinnovabili. È atteso, inoltre, un peggioramento dell'intensità energetica, dovuta al fatto che le industrie attive durante il lockdown sono quelle più energivore.

12 (Consumo e produzione responsabili).

15 (Vita sulla terra).