Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Bilancio
Titolo: D.L. 36/2022: Ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)
Riferimenti: AC N.3656/XVIII
Serie: Progetti di legge   Numero: 569/2
Data: 23/06/2022

Misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa
e resilienza (PNRR)

Edizione provvisoria

 

D.L. 36/2022 – A.C. 3656

Parte I – Schede di lettura

 

 

 

 

 

Parte I – Schede di lettura

 

 

Servizio Studi

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Dossier n. 542/2

 

 

 

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Progetti di legge n. 569/2

 

 

 

Parte II – Profili di carattere finanziario

 

 

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INDICE

 

Articolo 1 (Linee di indirizzo per la definizione dei nuovi profili professionali nelle pubbliche amministrazioni nell'ambito della pianificazione dei fabbisogni di personale)  9

Articolo 2, commi 1-3 e 6-7 (Piattaforma unica del reclutamento per le assunzioni nella P.A. e misure per i concorsi pubblici) 11

Articolo 2, comma 4 (Assolvimento obblighi di comunicazione in caso di esercizio del diritto di accesso ad atti amministrativi). 18

Articolo 2, comma 5 (Nomina dell'Organismo indipendente di valutazione). 19

Articolo 3, commi 1-4 e 6 (Modifiche della disciplina sullo svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche). 21

Articolo 3, comma 1-bis (Attività del Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche - CIMEA). 27

Articolo 3, commi 3-bis e 3-ter (Disposizioni concernenti l'amministrazione degli affari esteri) 29

Articolo 3, comma 3-quater (Procedure di mobilità collettiva nell'ambito delle pubbliche amministrazioni). 31

Articolo 3, comma 4-bis (Stabilizzazione di personale nelle pubbliche amministrazioni)  33

Articolo 3, comma 4-ter (Corresponsione arretrati conseguenti ai rinnovi dei CCNL)  36

Articolo 3, comma 5 (Linee guida per l'attuazione, da parte degli enti territoriali, di norme sul reclutamento di dirigenti pubblici). 38

Articolo 3, comma 7 (Protocolli COVID-19 per lo svolgimento di concorsi). 41

Articolo 4 (Norme sull’aggiornamento dei codici di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e sulla formazione etica del personale pubblico). 44

Articolo 5 (Misure a favore dell'equilibrio di genere in ambito lavorativo) 46

Articolo 6, commi 1-3 (Norme in materia di mobilità volontaria, comandi, distacchi e procedure straordinarie di inquadramento in ruolo). 50

Articolo 6, comma 4 (Personale non di ruolo della Presidenza del Consiglio dei ministri)  54

Articolo 6, commi 5 e 6 (Indennità di soggiorno per dipendenti pubblici operanti presso istituzioni dell’Unione europea). 55

Articolo 6, comma 7 (Conferimento di incarichi dirigenziali a funzionari di organizzazioni internazionali o dell’Unione europea). 57

Articolo 6, comma 8 (Assunzioni di soggetti già impegnati in lavori socialmente utili o in attività di pubblica utilità). 60

Articolo 6, comma 8-bis (Contratti di lavoro a termine con le fondazioni lirico-sinfoniche)  62

Articolo 7, comma 1, lettera a) (Proroga di termine per l'adozione del Piano integrato di attività e organizzazione e adeguamento degli ordinamenti regionali per la definizione dei medesimi Piani nell'ambito del Servizio sanitario nazionale). 64

Articolo 7, comma 1, lett. b) (Reclutamento di personale per l’attuazione e la rendicontazione del PNRR). 67

Articolo 7, comma 1, lett. c) (Conferimento di incarichi di collaborazione per il supporto ai procedimenti amministrativi connessi all’attuazione del PNRR). 70

Articolo 7, comma 1, lett. c-bis)  (Attività del personale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per l'innovazione e la transizione digitale nell'ambito del PNRR). 76

Articolo 7, comma 2 (Norme in materia di potenziamento amministrativo dei piccoli comuni)  78

Articolo 7, comma 2-bis (Reintroduzione della cancellazione d'ufficio della causa dal ruolo nel processo amministrativo). 82

Articolo 7, commi 2-ter e 2-quater (Costo dei materiali necessari alla realizzazione di opere) 83

Articolo 7, comma 2-quinquies (Criteri per l’assegnazione agli organismi sportivi delle risorse aggiuntive del Fondo per il potenziamento dell'attività sportiva di base). 84

Articolo 7-bis (Nucleo di valutazione dell'impatto della regolamentazione). 86

Articolo 8 (Formez P.A.). 88

Articolo 9, comma 1 (Non rinnovabilità delle assunzioni temporanee presso l’ufficio per il processo). 90

Articolo 9, comma 2  (Differimento assunzioni Mite). 93

Articolo 9, commi 3-5 (Assunzioni presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con riferimento alle politiche in favore delle persone con disabilità). 96

Articolo 10, commi 1 e 2 (Incarichi di lavoro autonomo da parte di pubbliche amministrazioni a soggetti già collocati in quiescenza). 98


 

Articolo 10, comma 1-bis (Incarichi di lavoro autonomo da parte di pubbliche amministrazioni a soggetti collocati in quiescenza e già in servizio presso fondazioni lirico-sinfoniche)  101

Articolo 10, commi 3-4-ter (Modalità speciali per il reclutamento e il conferimento di incarichi professionali per l’attuazione del PNRR da parte delle amministrazioni pubbliche)  103

Articolo 11, comma 1 (Potenziamento amministrativo delle Regioni). 107

Articolo 11, commi 2 e 2-bis (Rigenerazione amministrativa per il rafforzamento delle politiche di coesione territoriale del Mezzogiorno) 109

Articolo 12  (Scuola nazionale dell'amministrazione). 117

Articolo 13 (Durata e disciplina del corso di formazione iniziale per i consiglieri penitenziari nominati all’esito dei concorsi banditi nell’anno 2020). 125

Articolo 14, commi 1-4 (Reclutamento di studiosi vincitori di programmi e riconoscimenti europei). 129

Articolo 14, comma 4-bis (Durata della carica degli organi dell'ANVUR). 134

Articolo 14, commi 4-ter e 4-quater (Istituzione del profilo professionale di ricercatore delle Istituzioni AFAM). 136

Articolo 14, commi 5-6 (Disposizioni in materia di borse di studio universitarie e di percorsi di orientamento all’istruzione universitaria e AFAM). 140

Articolo 14, commi 6-bis-6-sexies (Gruppi e settori scientifico-disciplinari). 142

Articolo 14, commi 6-septies-6-novies e 6-quaterdecies (Contratti di ricerca)  149

Articolo 14, commi 6-decies-6-terdcies e 6-quindecies-6-noviesdecies (Riordino della disciplina sui ricercatori universitari). 159

Articolo 14, commi 6-vicies e 6-vicies semel  (Assunzioni di tecnologi a tempo indeterminato nelle università). 171

Articolo 14, comma 6-vicies bis (Personale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) 175

Articolo 14, comma 6-vicies ter (Soppressione delle borse di studio universitarie post dottorato). 177

Articolo 14, comma 6-vicies quater (Disposizioni in materia di alloggi per studenti universitari). 178

Articolo 15 (Rafforzamento ANPAL). 181

Articolo 15-bis (Disposizioni in materia di patronati). 183

Articolo 15-ter (Ufficio dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza). 185

Articolo 16 (Potenziamento della capacità amministrativa del Ministero dell’interno ai fini dell’attuazione del PNRR). 187

Articolo 16-bis (Riorganizzazione e rafforzamento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli)  189

Articolo 16-ter (Rafforzamento della capacità amministrativa del Ministero della difesa)  190

Articolo 16-quater (Assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato). 193

Articolo 17 (Misure di potenziamento dell’esecuzione penale esterna e rideterminazione della dotazione organica dell’Amministrazione per la giustizia minorile e di comunità, nonché autorizzazione all’assunzione). 195

Articolo 17-bis, comma 1 e comma 2, lett. a) e lett. b), capoverso "961-bis" (Polizia di Stato)  199

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-ter" (Organici dell'Arma dei Carabinieri)  207

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-quater" (Organici della Guardia di finanza) 222

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-quinquies" (Polizia penitenziaria)  228

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-sexies" (Assunzioni straordinarie nelle Forze di polizia). 229

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capov. "961-septies" (Corpo nazionale dei Vigili del fuoco) 232

Articolo 17-ter (Assunzioni di personale amministrativo del Ministero della giustizia)  234

Articolo 18 (Pagamenti elettronici, fatturazione elettronica, lotteria degli scontrini e superbonus). 238

Articolo 18-bis, commi 1 e 2  (Misure per favorire l’attuazione del PNRR). 249

Articolo 18-bis, commi 3-6 (Misure riguardanti il partenariato pubblico privato)  251

Articolo 18-bis, commi 7 e 8 (Assunzione personale presso Ragioneria dello Stato e l'Agenzia delle entrate). 255

Articolo 18-bis, comma 9 (Concessioni autostradali e procedure CIPESS). 258

Articolo 18-bis, comma 10 (Spese per acquisto di beni e servizi delle amministrazioni centrali dello Stato – Personale di supporto al vice Ministro). 262

Articolo 18-bis, comma 11 (Assunzioni presso la Ragioneria generale dello Stato)  265

Articolo 18-bis, comma 12 (Oneri per la pubblicazione e la pubblicità legale degli appalti pubblici). 266

Articolo 18-ter (Disposizioni in materia di gioco pubblico). 268

Articolo 19 (Portale nazionale del sommerso). 272

Articolo 19-bis (Proroga del termine per le autocertificazioni dei cittadini dei Paesi non appartenenti all’UE). 275

Articolo 20 (Misure per il miglioramento degli standard di salute e sicurezza sul lavoro nelle imprese impegnate nell'esecuzione di interventi oggetto del PNRR). 278

Articolo 21, commi 1 e 2 (Utilizzo di economie degli Investimenti del PNRR). 280

Articolo 21, comma 2-bis (Commercializzazione dei diritti audiovisivi sul mercato internazionale). 285

Articolo 22 (Beni confiscati alla mafia). 288

Articolo 23, commi 1-3 (Disposizioni in materia di produzione e consumo di idrogeno da fonti rinnovabili). 292

Articolo 23, comma 4 (Concessioni di derivazioni per uso irriguo). 296

Articolo 23, comma 5 (Procedure di approvazione dei piani di bacino). 298

Articolo 23, commi 5-bis e 5-ter (Produzione di idrogeno e procedure autorizzative)  301

Articolo 23-bis (Misure urgenti per incrementare la produzione di energia elettrica da biomasse). 304

Articolo 24 (Potenziamento del sistema di monitoraggio dell’efficientamento energetico attraverso le misure di Ecobonus e Sismabonus e governance dell’ENEA). 306

Articolo 24-bis (Contributo in favore di infrastrutture sportive e piscine per l’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili). 309

Articolo 25 (Obiettivi del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti). 311

Articolo 25-bis (Modifiche all'articolo 224 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 152)  315


 

Articolo 26 (Supporto tecnico operativo per le misure attuative del PNRR di competenza del MITE). 321

Articolo 26-bis (Modifiche alla disciplina sanzionatoria degli illeciti ambientali)  324

Articolo 27 (Istituzione del Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici). 326

Articolo 28 (Costituzione e disciplina della Società 3-I S.p.A.). 330

Articolo 29 (Acquisizione servizi cloud infrastrutturali). 334

Articolo 30, commi 1-8 e 8-ter (Riordino dell’Agenzia spaziale italiana (ASI) e del settore spaziale e aerospaziale) 336

Articolo 30, comma 8-bis (Modifiche al Codice dell'amministrazione digitale)  363

Articolo 31 (Struttura della Presidenza del Consiglio  dei ministri per le politiche spaziali e aerospaziali) 366

Articolo 32, comma 1, lettera a) (Fondo per l'innovazione tecnologica e digitale)  371

Articolo 32, comma 1, lett. a-bis) (Identità digitale e identificazione elettronica) 375

Articolo 32, comma 1, lett. b) (Sistema di gestione delle deleghe digitali). 377

Articolo 32, comma 1, lettera c) (Disposizioni concernenti la Piattaforma per la notificazione digitale degli atti della pubblica amministrazione). 379

Articolo 32, comma 1, lett. c-bis)  (Divieto di imposizione di oneri per la modifica o spostamento di talune tipologie di opere). 381

Articolo 32, comma 1, lett. c-ter)  (Scavi per la posa di infrastruttura a banda ultra-larga)  382

Articolo 32, comma 1, lett. c-quater) (Esclusioni dalla disciplina del codice dei contratti pubblici nel settore delle comunicazioni elettroniche). 384

Articolo 32, comma 1-bis (Procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture per impianti radioelettrici). 386

Articolo 32, comma 1-ter (Digitalizzazione settore agricolo, alimentare e forestale) 389

Articolo 32-bis (Modifiche al sistema pubblico di prevenzione del furto di identità)  391

Articolo 33 (Disposizioni urgenti per la realizzazione degli impianti di elettrificazione dei porti)  394


 

Articolo 33-bis (Disposizioni urgenti in materia di trasporto pubblico locale) 397

Articolo 33-ter (Proroga del termine per contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile) 399

Articolo 34 (Rafforzamento del sistema di certificazione della parità di genere)  402

Articolo 35, comma 1 (Procedure attuative e tempi di realizzazione degli interventi finanziati con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza). 403

Articolo 35, comma 1-bis (Compensi del collegio consultivo tecnico delle stazioni appaltanti) 404

Articolo 36, comma 1 (Interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza di competenza del Ministero della cultura). 406

Articolo 36, comma 2 (Tutela dei beni culturali e paesaggistici con riferimento agli interventi previsti dal Piano di investimenti strategici su siti del patrimonio culturale, edifici e aree naturali). 407

Articolo 36, comma 2-bis (Contabilità speciale per il Commissario straordinario del Governo per la Fiera del libro di Francoforte del 2024). 411

Articolo 36, comma 2-ter (Funzioni della Soprintendenza speciale per il PNRR)  412

Articolo 37 (Disposizioni in materia di ZES e ZLS). 414

Articolo 37-bis (Contratto di logistica). 424

Articolo 37-ter (Disposizioni in materia di alloggi di edilizia residenziale pubblica)  425

Articolo 38 (Digitalizzazione agenzie «Tour Operator»). 427

Articolo 39 (Garanzie per i finanziamenti nel settore turistico). 430

Articolo 40 (Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025 e misure per l’attuazione di Caput Mundi-Next Generation EU per grandi eventi turistici). 434

Articolo 41 (Misure per il funzionamento del CTS per il monitoraggio sull'efficienza della giustizia civile e del CTS per il monitoraggio sull’efficienza della giustizia penale)  439

Articolo 42 (Modifiche all’art. 389 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) 443


 

Articolo 43 (Istituzione del Fondo per il ristoro dei danni subìti dalle  vittime di crimini di guerra e contro l’umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano dalle forze del Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale)  446

Articolo 44, comma 1, lettere da a) a d) (Formazione iniziale dei docenti delle scuole secondarie). 450

Articolo 44, comma 1, lettera d)-bis (Razionalizzazione delle classi di concorso)  460

Articolo 44, comma 1, lettere da e) a g) e i) (Reclutamento dei docenti delle scuole secondarie) 461

Articolo 44, comma 1, lettere h) ed l) (Formazione iniziale e continua dei docenti delle scuole secondarie). 474

Articolo 45 (Valorizzazione del personale docente) 491

Articolo 46 (Perfezionamento della semplificazione della procedura di reclutamento degli insegnanti). 494

Articolo 47 (Misure per l’attuazione del PNRR di titolarità del Ministero dell’istruzione)  499

Articolo 48, comma 1, lett. a) (Monitoraggio delle misure urgenti per la giustizia ordinaria nell’ambito del PNRR). 509

Articolo 48, comma 1, lett. b), c), d) (Abrogazioni). 511

Articolo 48, comma 1, lett. d-bis) (Abrogazione di obblighi relativi alla demolizione di veicoli) 515

Articolo 48-bis (Clausola di salvaguardia) 517

Articolo 49, comma 1 (Disposizioni finanziarie). 519

Articolo 49, comma 1-bis (Incremento per il 2022 del finanziamento dei centri di assistenza fiscale). 520

Articolo 49, comma 1-ter (Contabilità speciali aree terremotate). 521

Articolo 50 (Entrata in vigore). 523

 


Articolo 1
(Linee di indirizzo per la definizione dei nuovi profili professionali nelle pubbliche amministrazioni nell'ambito della pianificazione dei fabbisogni di personale)

 

 

L’articolo 1 integra la disciplina[1] sulle linee di indirizzo per le pubbliche amministrazioni[2] relative alla predisposizione dei rispettivi piani triennali dei fabbisogni di personale[3], prevedendo che tali linee di indirizzo concernano anche la definizione dei nuovi profili professionali, individuati dalla contrattazione collettiva, con particolare riguardo all’insieme di conoscenze, competenze e capacità del personale da assumere. Le nuove linee, in fase di prima applicazione, sono adottate entro il 30 giugno 2022.

 

La novella richiama anche la finalità di sostenere la transizione digitale ed ecologica delle pubbliche amministrazioni. Inoltre, la riformulazione operata dal Senato specifica che le conoscenze, competenze e capacità summenzionate sono definite anche con riferimento agli strumenti e alle tecniche di progettazione e partecipazione a bandi nazionali ed europei, nonché alla gestione dei relativi finanziamenti.

Si ricorda che, nella normativa finora vigente, le linee di indirizzo in oggetto[4] sono adottate con decreti di natura non regolamentare del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nonché di concerto con il Ministro della salute per gli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, e previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali per quanto concerne le regioni, gli enti regionali, gli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale e gli enti locali[5]; poiché la norma procedurale fa riferimento all'articolo 8, comma 6, della L. 5 giugno 2003, n. 131, in caso di mancata intesa non può essere attivata la procedura sostitutiva da parte del Consiglio dei ministri[6]. L'articolo 1 in esame, come detto, prevede che le nuove linee di indirizzo, in fase di prima applicazione, siano adottate entro il 30 giugno 2022; la riformulazione operata dal Senato prevede che esse siano adottate previo accordo concluso nella suddetta sede della Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali; al riguardo, si valuti l'opportunità di un coordinamento con la suddetta norma vigente nonché di chiarire se l'accordo sia necessario solo con riferimento alle linee relative ai piani triennali dei fabbisogni di personale degli enti summenzionati (regioni, enti regionali, enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, enti locali).

Si ricorda altresì che la formulazione già vigente prevede che le linee di indirizzo facciano riferimento anche ai fabbisogni, prioritari o emergenti[7].

Resta fermo che le linee di indirizzo devono rispettare il principio di salvaguardia degli equilibri di finanza pubblica.

Si ricorda che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede, nell'ambito di misure di riforma della pubblica amministrazione che entrino in vigore entro la fine del secondo semestre del 2022, la definizione dei profili professionali specifici per il settore pubblico, affinché siano attratte le competenze e le capacità necessarie[8].


 

Articolo 2, commi 1-3 e 6-7
(Piattaforma unica del reclutamento per le assunzioni nella P.A.
e misure per i concorsi pubblici)

 

 

L’articolo 2, modificato dal Senato, ai commi da 1 a 3, 6 e 7, prevede che, a far data dal 1° novembre 2022, le assunzioni a tempo determinato e indeterminato nelle amministrazioni pubbliche centrali, nelle autorità amministrative indipendenti nonché in Regioni ed enti locali, avvengano mediante concorsi ai quali si può accedere esclusivamente mediante la previa registrazione nel Portale InPa, operativo a far data dal 1° luglio 2022. A tal fine, reca disposizioni in ordine alle modalità del reclutamento e della registrazione presso il suddetto Portale (commi da 1 a 3).

Si introducono misure di semplificazione dei concorsi pubblici mediante la abrogazione di norme (comma 6).

Dal 1° novembre, i componenti delle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici svolti secondo le modalità previste per il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni a tutte le amministrazioni pubbliche dai concorsi pubblici unici, sono individuati, attraverso il predetto Portale del reclutamento, nel rispetto dei principi della parità di genere (comma 7).

 

In dettaglio, il comma 1 introduce l’articolo 35-ter al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165[9], prevedendo che le p.a. di cui all’art. 1, comma 2 del predetto decreto[10], le autorità amministrative indipendenti, le Regioni e gli enti locali[11], per le rispettive selezioni di personale a tempo determinato e indeterminato, che devono essere orientate alla massima partecipazione, si avvalgano del Portale www.InPA.gov.it, sviluppato dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ne cura la gestione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (comma 1, cpv. 35-ter, commi 1, 4 e 6).

La realizzazione del citato portale è stata prevista dall’art. 3, comma 7, legge 56/2019. Al fine di ridurre i tempi di accesso al pubblico impiego, per il triennio 2019-2021, infatti, la citata norma prevede lo sviluppo da parte del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri di un portale del reclutamento per la raccolta e la gestione, con modalità automatizzate[12] delle domande di partecipazione ai concorsi pubblici e delle fasi delle procedure concorsuali, anche mediante la creazione del fascicolo elettronico del candidato.

 

Il comma 2 dell’articolo 2, precisa, poi che il Portale è operativo dal 1° luglio 2022 e, a decorrere dalla medesima data, può essere utilizzato dalle amministrazioni pubbliche centrali di cui all’articolo 1, comma 2, nonché dalle autorità amministrative indipendenti. Dal 1° novembre 2022 le medesime amministrazioni utilizzano il Portale per tutte le procedure di assunzione a tempo determinato e indeterminato. Resta fermo che i bandi di concorso per il reclutamento del personale sono pubblicati come documenti in formato aperto ed organizzati in una base di dati ricercabile in ogni campo sul predetto portale del reclutamento (secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 4, ultimo periodo, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80).

Il comma 2-bis introdotto al Senato, prevede che, dal 2023, la pubblicazione delle procedure di reclutamento sui siti istituzionali e sul Portale unico del reclutamento esoneri le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti locali, dall’obbligo di pubblicazione delle selezioni pubbliche nella Gazzetta ufficiale (obbligo, si rammenta, oggi previsto all’articolo 4, commi 1 e 1-bis, del D.P.R. n. 487 del 1994).

Infine, il comma 3 dispone che ai concorsi banditi prima della data di entrata in vigore del decreto in esame continua ad applicarsi la disciplina vigente alla data di pubblicazione del bando.

Il Portale rientra nelle azioni per la realizzazione degli obiettivi di crescita digitale, di modernizzazione della P.A. e di rafforzamento della capacità amministrativa del settore pubblico previste dal PNRR, in particolare nelle aree di intervento della Missione 1, Investimento 2.1 (su cui, più diffusamente, si rinvia all’apposito tema sulle misure previste dal PNRR per il personale della PA e alla relativa tabella di attuazione).

Le procedure previste dall’art. 35-ter per la iscrizione al Portale del reclutamento e le modalità di utilizzo dello stesso da parte delle P.A

Il comma 1, cpv. 35-ter, commi 2, 3 e 5, prevede alcune disposizioni relative alle modalità di registrazione al Portale da parte degli utenti e di utilizzo delle informazioni in esso contenute da parte delle P.A.

Per la registrazione al Portale, l’interessato compila il proprio curriculum vitae, completo di tutte le generalità anagrafiche ivi richieste, con valore di dichiarazione sostitutiva di certificazione[13], indicando un indirizzo PEC a lui intestato al quale intende ricevere ogni comunicazione relativa alla procedura cui intende partecipare, ivi inclusa quella relativa all’eventuale assunzione in servizio, unitamente ad un recapito telefonico. Una modifica introdotta al Senato prevede che, in alternativa all’indirizzo di posta elettronica certificata, possa essere indicato un domicilio digitale. La registrazione al Portale è gratuita e può essere realizzata esclusivamente mediante i sistemi di identificazione di cui all’articolo 64, commi 2-quater e 2-nonies, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’iscrizione al Portale comporta il consenso al trattamento dei dati personali per le finalità e con le modalità di cui al regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Non si tiene conto delle iscrizioni che non contengono tutte le indicazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per la registrazione nel Portale o richieste dai bandi di concorso (art. 35-ter, comma 2).

Le informazioni necessarie per l’iscrizione al Portale, le modalità di accesso e di utilizzo dello stesso da parte delle amministrazioni e quelle per la pubblicazione dei bandi di concorso sono definite entro il 31 ottobre 2022 con protocolli adottati d’intesa tra il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e ciascuna amministrazione. Per i reclutamenti delle amministrazioni di cui all’articolo 3, i protocolli tengono conto delle specificità dei rispettivi ordinamenti, inclusa quella di cui all’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183 (art. 35-ter, comma 3).

Circa i bandi di concorso per il reclutamento e per la mobilità del personale pubblico, essi sono pubblicati sul Portale secondo lo schema predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica. Il Portale garantisce l'acquisizione della documentazione relativa a tali procedure da parte delle amministrazioni pubbliche in formato aperto e organizza la pubblicazione in modo accessibile e ricercabile secondo parametri utili ai cittadini che intendono partecipare a tali procedure (art. 35-ter, comma 5).

 

La Relazione tecnica al decreto, premesso che le disposizioni sopra esaminate hanno carattere ordinamentale e non comportano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, evidenzia che l’investimento 2.1 Portale unico del reclutamento, dal valore complessivo di euro 20,5 mln, è funzionale a sviluppare l’infrastruttura, la rete e le procedure per sostenere i nuovi processi di reclutamento della pubblica amministrazione attraverso la creazione di una piattaforma unica di selezione per l’accesso alla pubblica amministrazione. Ad oggi, il Portale include oltre 6 milioni di profili professionali e consente la ricerca sull’intera platea dei circa 16 milioni di iscritti a Linkedin Italia, che ha consentito, tra l’altro, la selezione della task force di 1000 esperti per la semplificazione.

Il portale consente sotto il profilo tecnologico di assolvere a tutte le funzioni afferenti alla pubblicazione dei bandi e avvisi, alla gestione delle candidature e alla raccolta degli esiti delle prove concorsuali, ricevendo i risultati e gestendoli in piattaforma. Anche attraverso la mappa georeferenziata, è possibile ricercare e visualizzare sul Portale tutti i bandi per l’assunzione di personale con rapporto di lavoro subordinato e gli avvisi per il conferimento di incarichi professionali, visualizzare la sezione speciale della Gazzetta Ufficiale relativa ai concorsi e accedere al relativo archivio storico, anche al fine di assicurare la massima trasparenza delle selezioni nel settore pubblico; è inoltre possibile visualizzare e accedere ad una sezione dedicata ai bandi di concorsi organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica e dal Formez PA.

L’investimento contribuisce al conseguimento del seguente traguardo concordato a livello europeo:

•   M1C1–56, da conseguire entro il primo semestre 2022 – È in fase di realizzazione lo sviluppo di ulteriori funzionalità atte a consentire:

o   la piena integrazione del Portale con la piattaforma Step-One per la gestione delle candidature ai fini della realizzazione di procedure concorsuali;

o   la gestione delle procedure di mobilità, attraverso un sistema di pubblicità unico e trasparente delle posizioni vacanti e l’utilizzo della piattaforma per la presentazione delle candidature.

 

Il comma 6 abroga i commi 8 e 9 dell’articolo 247 del dl 34/2020, che prevedono, rispettivamente:

 

a) che il requisito di accesso alle qualifiche e ai profili professionali del personale reclutato secondo le modalità previste dal medesimo articolo 247 (si tratta del personale non dirigenziale  per il cui reclutamento, sulla base dei concorsi pubblici unici, sono adottate determinazioni, da ciascuna amministrazione o ente, in forza del piano triennale dei fabbisogni), sia individuato esclusivamente in base al titolo di studio definito dal contratto collettivo nazionale di lavoro, anche in deroga agli specifici titoli professionali previsti dalle singole pubbliche amministrazioni per ciascuna qualifica o profilo (comma 8);

b) che nelle more dell’adozione del decreto di cui all’articolo 3, comma 15, della legge 19 giugno 2019, n. 56[14], il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, individui i componenti delle commissioni esaminatrici sulla base di manifestazioni di interesse pervenute a seguito di apposito avviso pubblico[15]. A tal fine, i termini di cui al comma 10, dell’articolo 53, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, relativi all’autorizzazione a rivestire l’incarico di commissario nelle procedure concorsuali di cui al presente articolo, sono rideterminati, rispettivamente, in dieci e quindici giorni (comma 9).

 

Il comma 7 si riferisce ai componenti delle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici svolti secondo le modalità previste per i concorsi pubblici unici dall'articolo 4, comma 3-quinquies, del D.L. 101/2013 o avvalendosi del supporto del Dipartimento della Funzione pubblica ai sensi dell'articolo 35, comma 5, del D. Lgs. 165/2001: essi dovranno essere individuati attraverso il predetto Portale del reclutamento, nel rispetto dei principi della parità di genere Una modifica introdotta al Senato ha aggiunto un’ulteriore prescrizione per l’individuazione di tali componenti, prevedendo la partecipazione di soggetti in possesso di requisiti di comprovata professionalità ed esperienza, tra cui anche specialisti in psicologia del lavoro e risorse umane.

 

L’articolo 4, comma 3-quinquies, del D.L. 101/2013, prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2014, il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 35, comma 4, del D. Lgs. 165/2001, si svolga mediante concorsi pubblici unici, nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento. I concorsi unici sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche avvalendosi della Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni, di cui al decreto interministeriale 25 luglio 1994, previa ricognizione del fabbisogno presso le amministrazioni interessate, nel rispetto dei vincoli finanziari in materia di assunzioni a tempo indeterminato[16]. Inoltre, l’articolo 35, comma 5, del D. Lgs. 165/2001 prevede che, fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma 3-quinquies, del d-l 101/2013, per le amministrazioni di cui al comma 4 (cioè il personale delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie e degli enti pubblici non economici), le restanti amministrazioni pubbliche, per lo svolgimento delle proprie procedure selettive, possono rivolgersi al Dipartimento della funzione pubblica e avvalersi della Commissione per l'attuazione del Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni (RIPAM). Tale Commissione è nominata con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione ed è composta dal Capo del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, che la presiede, dall'Ispettore generale capo dell'Ispettorato generale per gli ordinamenti del personale e l'analisi dei costi del lavoro pubblico del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze e dal Capo del Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie del Ministero dell'interno, o loro delegati. La Commissione: a) approva i bandi di concorso per il reclutamento di personale a tempo indeterminato; b) indìce i bandi di concorso e nomina le commissioni esaminatrici; c) valida le graduatorie finali di merito delle procedure concorsuali trasmesse dalle commissioni esaminatrici; d) assegna i vincitori e gli idonei delle procedure concorsuali alle amministrazioni pubbliche interessate; e) adotta ogni ulteriore eventuale atto connesso alle procedure concorsuali, fatte salve le competenze proprie delle commissioni esaminatrici. A tali fini, la Commissione RIPAM si avvale di personale messo a disposizione dall'Associazione Formez PA.

 

Fino a tale data del 1° novembre 2022, il Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, anche avvalendosi della Commissione RIPAM, nomina i componenti delle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici unici sulla base di elenchi di nominativi scelti tra soggetti in possesso di requisiti di comprovata professionalità e competenza.

Una modifica introdotta al Senato prevede la procedura del sorteggio per tale scelta.

Gli elenchi dei nominativi richiamati dalla disposizione sono formati dalle amministrazioni destinatarie delle predette procedure concorsuali, che assicurano il rispetto del principio di trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa.

Le medesime disposizioni si applicano anche alla procedura di nomina delle sottocommissioni e dei comitati di vigilanza.

Riguardo all’autorizzazione a rivestire l’incarico di commissario nelle procedure concorsuali in oggetto, i termini di cui all’art. 53, comma 10, del D. Lgs. 165/2001 sono rideterminati, rispettivamente, in 10 e 15 giorni (anziché, rispettivamente, 30 e 45 giorni).

 

L’art. 53 del D. Lgs. 165/2001 prevede che l'autorizzazione deve essere richiesta all'amministrazione di appartenenza del dipendente dai soggetti pubblici o privati, che intendono conferire l'incarico; può, altresì, essere richiesta dal dipendente interessato. L'amministrazione di appartenenza deve pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta stessa. Per il personale che presta comunque servizio presso amministrazioni pubbliche diverse da quelle di appartenenza, l'autorizzazione è subordinata all'intesa tra le due amministrazioni. In tal caso il termine per provvedere è per l'amministrazione di appartenenza di 45 giorni e si prescinde dall'intesa se l'amministrazione presso la quale il dipendente presta servizio non si pronunzia entro 10 giorni dalla ricezione della richiesta di intesa da parte dell'amministrazione di appartenenza.

 

Viene contestualmente abrogato l’articolo 3, comma 15, della L. 56/2019, che prevedeva, nell’ambito di specifiche misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione, l’istituzione dell’Albo nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici di concorso.

 

L'Albo nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici di concorso era istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica e articolato in sottosezioni su base regionale e per aree o settori tematici omogenei. L'iscrizione all'Albo aveva durata di tre anni ed era rinnovabile per una sola volta.

La definizione dei requisiti per l’iscrizione al suddetto Albo, delle cause di incompatibilità e di inconferibilità dell'incarico, nonché delle modalità di gestione e di aggiornamento dell'Albo, veniva demandata ad apposito decreto del Ministro per la pubblica amministrazione (di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze). Fino all'adozione del suddetto decreto (per il quale non veniva previsto un termine), si prevedeva che le commissioni esaminatrici continuassero ad essere costituite secondo le disposizioni vigenti in materia alla data di entrata in vigore del provvedimento.

Articolo 2, comma 4
(Assolvimento obblighi di comunicazione in caso di esercizio
del diritto di accesso ad atti amministrativi)

 

 

L’articolo 2, comma 4, dispone che, in relazione agli avvisi di selezione di personale pubblicati dalle amministrazioni sul Portale del reclutamento InPA, gli obblighi di comunicazione ad eventuali controinteressati si intendono assolti mediante pubblicazione di un apposito avviso sul medesimo Portale da parte dell’amministrazione cui è indirizzata l’istanza di accesso agli atti o di accesso civico generalizzato.

 

La disposizione in commento prevede che, in relazione agli avvisi di selezione di personale pubblicati dalle amministrazioni sul Portale, l’amministrazione cui è indirizzata l’istanza di accesso agli atti o di accesso civico generalizzato - ai sensi del D.P.R. 184/2006 e del D.Lgs. 33/2013 (vedi infra) - assolva agli obblighi di comunicazione nei confronti di eventuali controinteressati attraverso la pubblicazione di un apposito avviso sul medesimo Portale.

Si ricorda, infatti, che in base agli artt. 3, co. 1, del D.P.R. 184/2006 e 5, co. 5, del D.Lgs. 33/2013 richiamati dalla disposizione in commento, la pubblica amministrazione cui è indirizzata la richiesta di accesso è tenuta a darne comunicazione ai soggetti controinteressati mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica, per consentirgli, entro dieci giorni dalla ricezione, di presentare una motivata opposizione alla richiesta di accesso.

Come anticipato, i richiamati D.P.R. 184/2006 e D.Lgs. 33/2013 disciplinano il diritto di accesso ai documenti amministrativi esercitabile, rispettivamente, da chi ha un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l'accesso, nonché da chiunque voglia accedere all’atto senza alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente (cd. accesso civico).

Per completezza, si ricorda che, in base a quanto previsto dall’art. 1, co. 17-bis, del D.L. 80/2021, i bandi delle procedure di reclutamento e di mobilità del personale pubblico sono pubblicati come documenti in formato aperto ed organizzati in una base di dati ricercabile in ogni campo sul Portale.

 


 

Articolo 2, comma 5
(Nomina dell'Organismo indipendente di valutazione)

 

 

Il comma 5 dell'articolo 2 stabilisce che per la nomina dei componenti dell'Organismo indipendente di valutazione della performance (OIV), presso le amministrazioni pubbliche, ci si avvalga del portale del reclutamento.

 

La disposizione in esame modifica l'articolo 14-bis, comma 2, del decreto legislativo n. 150 del 2009. Tale comma 2 prevede che i componenti dell'OIV siano nominati tra gli iscritti all'Elenco nazionale dei componenti degli Organismi indipendenti di valutazione - previsto dal comma 1 del medesimo articolo 14-bis - previa procedura selettiva pubblica. Con la novella in esame si prevede che la medesima procedura selettiva sia espletata avvalendosi del portale del reclutamento, di cui all'articolo 3, comma 7, della legge n. 56 del 2019.

 

Si ricorda che il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione 6 agosto 2020 reca la disciplina dell'Elenco nazionale dei componenti degli OIV.

L'articolo 3, comma 7, della legge n. 56 del 2019 ("Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo") dispone, con riferimento ai concorsi pubblici per le amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e per le agenzie e gli enti pubblici nazionali non economici, che il dipartimento della funzione pubblica provveda allo sviluppo di un portale del reclutamento. Il portale è finalizzato alla raccolta e alla gestione delle domande di partecipazione e delle fasi delle procedure concorsuali, in modalità automatizzata e nel rispetto delle previsioni relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali (di cui al regolamento (UE) 2016/679) e del Codice in materia di protezione dei dati personali (di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003), anche mediante la creazione di fascicolo elettronico del candidato.

 

L'Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) è un soggetto nominato in ogni amministrazione pubblica dall'organo di indirizzo politico-amministrativo. Può essere costituito in forma collegiale con tre componenti o in forma monocratica. L'Organismo indipendente di valutazione:

§   monitora il funzionamento complessivo del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli interni ed elabora una relazione annuale, anche formulando proposte e raccomandazioni ai vertici amministrativi;

§   valida la Relazione sulla performance a condizione che la stessa sia redatta in forma sintetica, chiara e di immediata comprensione ai cittadini e agli altri utenti finali;

§   garantisce la correttezza dei processi di misurazione e valutazione con particolare riferimento alla significativa differenziazione dei giudizi nonché dell'utilizzo dei premi;

§   propone, sulla base del sistema di misurazione e valutazione, all'organo di indirizzo politico-amministrativo, la valutazione annuale dei dirigenti di vertice e l'attribuzione ad essi dei premi.

L'OIV, inoltre, è responsabile della corretta applicazione delle linee guida, delle metodologie e degli strumenti predisposti dal dipartimento della funzione pubblica, supporta l'amministrazione sul piano metodologico e verifica la correttezza dei processi di misurazione, monitoraggio, valutazione e rendicontazione della performance organizzativa e individuale. In particolare, l'OIV formula un parere vincolante sull'aggiornamento annuale del Sistema di misurazione e valutazione. Promuove l'utilizzo da parte dell'amministrazione dei risultati derivanti dalle attività di valutazione esterna delle amministrazioni e dei relativi impatti ai fini della valutazione della performance organizzativa.


 

Articolo 3, commi 1-4 e 6
(Modifiche della disciplina sullo svolgimento
delle procedure concorsuali pubbliche)

 

 

L’articolo 3, commi da 1 a 4 e 6 apporta alcune modifiche alla procedura semplificata per lo svolgimento dei concorsi pubblici relativi al reclutamento del personale delle pubbliche amministrazioni - ad eccezione di quello in regime di diritto pubblico, come specificato dal Senato - prevedendo per i concorsi banditi successivamente al 1° maggio 2022:

§  l’espletamento di almeno una prova scritta (rispetto all’unica finora prevista);

§  la valutazione delle competenze indicate nel bando e, per gli alti profili, delle esperienze lavorative pregresse, nonché – come specificato dal Senato delle abilità residue per i soggetti disabili;

§  la possibilità di prevedere forme di preselezione;

§  la possibile integrazione delle commissioni esaminatrici con esperti in valutazione delle competenze e selezione;

§  in relazione a specifiche esigenze o per scelta organizzativa, la possibilità di prevedere per tutti i concorsi, e non solo per quelli svolti durante la fase emergenziale come previsto finora, lo svolgimento in modo non contestuale delle prove concorsuali.

Viene altresì contestualmente abrogata la disciplina transitoria per i concorsi, relativi al medesimo personale, banditi nel corso della fase emergenziale.

La disposizione, inoltre, attribuisce ad un Decreto del presidente della Repubblica, da adottarsi entro il 31 dicembre 2022, l’aggiornamento della disciplina sui concorsi pubblici dettata dal D.P.R. n. 487 del 1994.

 

Nel dettaglio, con l’introduzione del nuovo articolo 35-quater al D.Lgs. 165/2001 e la contestuale abrogazione di alcune disposizioni di cui all’art. 10 del D.L. 44/2021 che hanno regolato finora lo svolgimento dei concorsi con modalità semplificate, nei concorsi per il personale non dirigenziale - ad eccezione di quello in regime di diritto pubblico, come specificato nel corso dell’esame al Senato - banditi dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del D.Lgs. 165/2001[17], ivi inclusi quelli indetti dalla Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (RIPAM) successivamente al 1° maggio 2022 - la norma in commento, sempre garantendo il profilo comparativo (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, lett. a)”):

§  prevede l’espletamento di almeno una prova scritta (in luogo dell’unica prova scritta finora prevista), specificando che la stessa può avere anche un contenuto teorico-pratico;

§  specifica che la prova orale comprende l'accertamento della conoscenza di almeno una lingua straniera, ai sensi - come specificato nel corso dell’esame al Senato - dell’art. 37 del medesimo D.Lgs. 165/2001[18];

§  specifica che le prove di esame sono finalizzate ad accertare il possesso delle competenze, intese come insieme delle conoscenze e delle capacità non solo manageriali, come attualmente previsto, ma anche di quelle logico-tecniche e comportamentali, come specificato nel corso dell’esame al Senato. Sempre nel corso dell’esame al Senato si è disposto che l’accertamento delle competenze manageriali avvenga solo per la selezione dei profili che svolgono tali compiti e che per profili iniziali e non specializzati le prove di esame danno particolare rilievo all'accertamento delle capacità comportamentali, incluse quelle relazionali, e delle attitudini. Le suddette competenze devono essere specificate nel bando e definite in maniera coerente con la natura dell’impiego per il profilo ricercato, nonché – come specificato nel corso dell’esame al Senato - delle abilità residue per i soggetti disabili;

§  dispone un contemperamento tra l’ampiezza della valutazione delle competenze e l’esigenza di assicurare tempi rapidi e certi di svolgimento del concorso nel rispetto dei principi di imparzialità, efficienza, efficacia e celerità di espletamento, di integrità, trasparenza e omogeneità delle prove, nonché di sicurezza e tracciabilità delle comunicazioni.

La norma in commento prevede inoltre, sempre con riferimento ai concorsi banditi successivamente al 1° maggio 2022 (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, lett. c) e d)” e comma 2):

§  la possibilità che le prove di esame siano precedute da forme di preselezione, con test predisposti anche da imprese e soggetti specializzati in selezione di personale, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, che possono riguardare l’accertamento delle conoscenze o il possesso delle competenze indicate nel bando;

§  che i contenuti di ciascuna prova siano disciplinati dalle singole amministrazioni responsabili dello svolgimento delle procedure concorsuali, le quali adottano la tipologia selettiva più conferente con la tipologia dei posti messi a concorso, prevedendo che per l’assunzione di profili specializzati siano valutate, oltre alle competenze, anche le esperienze lavorative pregresse e pertinenti, svolte anche presso la stessa amministrazione che indice il concorso, come specificato nel corso dell’esame al Senato, nonché delle abilità residue per i soggetti disabili, come stabilito nel corso dell’esame al Senato.;

§  la possibilità che le predette amministrazioni prevedano che nella predisposizione delle prove le commissioni siano integrate da esperti in valutazione delle competenze e selezione senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;

§  in relazione a specifiche esigenze o per scelta organizzativa dell’amministrazione procedente, la possibilità di prevedere per tutti i concorsi, e non solo per quelli svolti durante la fase emergenziale come previsto finora, lo svolgimento in modo non contestuale delle prove concorsuali. Si conferma che nelle selezioni non contestuali le amministrazioni assicurano comunque la trasparenza e l'omogeneità delle prove somministrate in modo da garantire il medesimo grado di selettività tra tutti i partecipanti.

 

Restano ferme le altre modalità semplificate di svolgimento dei concorsi pubblici già previste dal richiamato articolo 10 del D.L. 44/2021, ossia:

§  l’utilizzo di strumenti informatici e digitali e, facoltativamente, lo svolgimento in videoconferenza della prova orale, garantendo comunque l’adozione di soluzioni tecniche che ne assicurino la pubblicità, l’identificazione dei partecipanti, la sicurezza delle comunicazioni e la loro tracciabilità, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e nel limite delle pertinenti risorse disponibili a legislazione vigente (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, lett. b)”);

§  per i profili qualificati ad elevata specializzazione tecnica, una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti e strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite, ai fini dell'ammissione a successive fasi concorsuali (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, lett. e)”);

§  la possibilità che i titoli, inclusi i titoli di servizio, e l'eventuale esperienza professionale concorrano alla formazione del punteggio finale in misura non superiore a un terzo (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, lett. f)”);

§  in relazione a specifiche esigenze o per scelta organizzativa dell’amministrazione procedente, la possibilità per le amministrazioni di prevedere l’utilizzo di sedi decentrate per lo svolgimento delle prove concorsuali, nel rispetto - come specificato nel corso dell’esame al Senato - dell'eventuale adozione di misure compensative per lo svolgimento delle prove da parte dei candidati con disabilità (accertata ai sensi della L. 104/1992) o con disturbi specifici dell'apprendimento (accertati ai sensi della L. 170/2010)[19] (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, comma 2”);

§  che le commissioni esaminatrici dei concorsi possono essere suddivise in sottocommissioni, per ciascuna delle quali è nominato un presidente, con l'integrazione di un numero di componenti pari a quello delle commissioni originarie e di un segretario aggiunto e che la commissione definisca in una seduta plenaria preparatoria procedure e criteri di valutazione omogenei e vincolanti per tutte le sottocommissioni, pubblicati nel sito internet dell'amministrazione procedente contestualmente alla graduatoria finale (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, comma 3”).

Sul tema, si segnala che l’articolo 2, comma 7, del decreto legge in esame (alla cui scheda di lettura si rimanda) dispone che dal 1° novembre 2022 i componenti delle commissioni e delle sottocommissioni esaminatrici dei concorsi pubblici unici svolti dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie e degli enti pubblici non economici e delle procedure selettive svolte dalle restanti amministrazioni pubbliche sono individuati nel rispetto dei principi della parità di genere, attraverso il Portale unico del reclutamento. Sino a tale sono invece individuati sulla base di elenchi di nominativi scelti tra soggetti in possesso di requisiti di comprovata professionalità e competenza, formati dalle amministrazioni destinatarie delle predette procedure concorsuali.

 

Si specifica altresì che le procedure di reclutamento in oggetto si svolgono con modalità che ne garantiscano l’imparzialità, l'efficienza, l’efficacia e la celerità di espletamento, che assicurino l’integrità delle prove, la sicurezza e la tracciabilità delle comunicazioni, ricorrendo all’utilizzo di sistemi digitali diretti anche a realizzare forme di preselezione ed a selezioni decentrate (comma 1, cpv. “Art. 35-quater, comma 2”).

 

A seguito della introduzione del suddetto nuovo art 35-quater vengono abrogati (comma 2) i commi da 1 a 7 del richiamato art. 10 del D.L. 44/2021 contenenti:

§  disposizioni analoghe a quelle previste dalle norme in esame;

§  disposizioni transitorie per i concorsi banditi ed effettuati nel corso della fase emergenziale, che prevedevano la facoltatività della prova orale e della fase di valutazione dei titoli, in deroga alla disciplina a regime che prevede l’obbligatorietà di entrambe;

§  disposizioni specifiche per l’assunzione, avvenuta nel frattempo, di personale a tempo determinato nelle amministrazioni pubbliche operanti nel Mezzogiorno, autorizzate dalla normativa vigente (art. 1, co. 179, della L. 178/2020), nel limite massimo di 2.800 unità, al fine di garantire la definizione e l’attuazione interventi di politica di coesione nell’ambito della programmazione 2014-2020 e 2021-2027.

Sul punto, si ricorda che il comma 8 dell’articolo 10 del D.L. 44/2021 – non abrogato dall’articolo in commento – dispone[20] esplicitamente che le suddette modalità semplificate non si applicano alle procedure di reclutamento del personale in regime di diritto pubblico[21]. Alla luce di tale previsione, si valuti l’opportunità di modificare il rinvio contenuto nel richiamato comma 8, riferendolo al nuovo articolo 35-quater del D.Lgs. 165/2001 e non, come attualmente previsto, ai commi da 1 a 7 dell’articolo 10 del D.L. 44/2021, abrogati dalla disposizione in commento.

 

Come anticipato, ai concorsi banditi prima del 1° maggio 2022 (data di entrata in vigore del decreto legge in esame), continua ad applicarsi la disciplina vigente alla data di pubblicazione del bando (comma 4).

 

Viene altresì demandato ad un Decreto del Presidente della Repubblica - da adottarsi (ai sensi dell’art. 17, co. 2, della L. 400/1988) entro il 31 dicembre 2022, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione – l’aggiornamento delle norme relative allo svolgimento dei concorsi pubblici dettate dal D.P.R. 487/1994, nel rispetto delle misure introdotte dal presente articolo 3 e dei seguenti criteri (comma 6):

§  raccolta organica delle disposizioni regolamentari che disciplinano la medesima materia, adeguando la normativa alla nuova disciplina di livello primario;

§  semplificazione e coordinamento, sotto il profilo formale e sostanziale, del testo delle disposizioni vigenti, assicurando l’unicità, la contestualità, la completezza, la chiarezza e la semplicità della disciplina;

§  indicazione espressa delle disposizioni da abrogare tra quelle previste dai decreti legge n. 101 del 2013, n. 34 del 2020 e n. 44 del 2021, dalla legge n. 76 del 2021 e di ogni altra disposizione incompatibile con quelle introdotte dal presente decreto.

 

Si ricorda che l’emanazione dei decreti legge n. 80 e n. 44 del 2021 costituisce uno dei traguardi previsti dal PNRR per l’attuazione della Riforma del pubblico impiego (M1C1-56) – da realizzarsi entro la fine del secondo trimestre del 2022 con la modifica del richiamato DPR 487/1994, da realizzarsi entro il 31 dicembre 2022, come disposto dall’art. 3, co. 6, del D.L. 36/2022.

Si segnala, inoltre, che la Relazione illustrativa allegata al provvedimento in esame rileva che l’intero articolo 3 integra gli elementi costitutivi della predetta Riforma del pubblico impiego.

 

 


 

Articolo 3, comma 1-bis
(Attività del
Centro di Informazione sulla Mobilità
e le Equivalenze Accademiche - CIMEA
)

 

 

Il comma 1-bis dell’articolo 3, introdotto al Senato in sede di conversione, prevede che, in relazione all’attuazione del PNRR, il Ministero dell’università e della ricerca si avvalga del Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche (CIMEA) per le attività connesse al riconoscimento dei titoli di studio di formazione superiore.

 

Più in particolare, la disposizione in commento prevede che il MUR stipuli una convenzione triennale rinnovabile con il CIMEA, in forza della quale il Ministero possa avvalersi del Centro per le attività connesse al riconoscimento dei titoli di studio di formazione superiore di competenza del medesimo Ministero.

 

Secondo quanto riferisce la pagina web istituzionale (alla quale si rinvia per ogni informazione), il CIMEA – Centro promosso dall’Associazione CIMEA, che a sua volta ha quale socio fondatore la Fondazione Residenze Universitarie Internazionali (RUI) – dal 1984 svolge la propria attività di informazione e consulenza sulle procedure di riconoscimento dei titoli di studio e sui temi collegati all’istruzione e formazione superiore italiana e internazionale. A partire dal 1986 il CIMEA, fra l’altro, è stato designato dall’allora Ministero della Pubblica Istruzione quale centro italiano ufficiale afferente alla rete NARIC - National Academic Recognition Information Centres dell’Unione Europea e alla rete ENIC - European National Information Centres del Consiglio d’Europa e dell’UNESCO.

 

Gli oneri connessi sono determinati in 800.000 euro a decorrere dall'anno 2022, ai quali si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca.

L’intento, esplicitamente dichiarato nella norma, è quello di fronteggiare gli impegni derivanti dall’attuazione del PNRR e le «accresciute esigenze di celerità» in ordine all’applicazione dell’art. 38, comma 3, del D.LGS. 165/2001, relativo all’equiparazione dei titoli accademici e di servizio tra Stati membri dell’Unione europea.

Si ricorda che la disposizione in ultimo richiamata è stata introdotta dall’art. 1, comma 28-quinquies, del D.L. 228/2021. Esso prevede che sino alla adozione di una regolamentazione dell'Unione europea, al riconoscimento dei titoli di studio esteri, aventi valore ufficiale nello Stato ove siano conseguiti, ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici destinati al reclutamento di personale dipendente, con esclusione dei concorsi per il personale docente delle scuole di ogni ordine e grado, provvede la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, previo parere conforme del Ministero dell'istruzione ovvero del Ministero dell'università e della ricerca. I candidati che presentano domanda di riconoscimento del titolo di ammissione al concorso sono ammessi a partecipare con riserva. La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica conclude il procedimento di riconoscimento solo nei confronti dei vincitori del concorso, che hanno l’onere, a pena di decadenza, di dare comunicazione dell’avvenuta pubblicazione della graduatoria, entro quindici giorni, al Ministero dell'università e della ricerca ovvero al Ministero dell’istruzione.

 

 


 

Articolo 3, commi 3-bis e 3-ter
(Disposizioni concernenti l'amministrazione degli affari esteri)

 

 

Il comma 3-bis dell’articolo 3, introdotto dal Senato, prevede che per l’accesso alla carriera diplomatica e per l’assunzione di impiegati a contratto nelle rappresentanze diplomatiche, negli uffici consolari e negli istituti di cultura, sia richiesto il possesso delle qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria.

Il comma 3-ter, anch'esso introdotto dal Senato, prevede, in via generale, che per l’assunzione di personale presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale sia richiesto il possesso delle medesime qualità.

 

Il comma 3-bis reca novelle al decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, recante “Ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri”, agli articoli:

§  99-bis, sull’accesso alla carriera diplomatica e

§  155 sui requisiti e le modalità per l’assunzione a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura,

inserendo (in entrambi gli articoli) il riferimento alle disposizioni contenute all’articolo 26 della legge n. 53 del 1989, recante disposizioni sul personale delle forze di polizia.

Tale articolo 26 stabilisce che per l'accesso ai ruoli del personale della polizia di Stato e delle altre Forze di polizia è richiesto il possesso delle qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria.

Il comma 3-ter modifica l’art. 35, comma 6, del testo unico sul pubblico impiego (d.lgs n. 165 del 2001), inserendo il personale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale tra le categorie di personale delle amministrazioni pubbliche alle quali sono richieste, per l’assunzione, le qualità morali e di condotta richieste per l’accesso in magistratura. Il comma 6 citato lo prevede già per l’assunzione di personale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e le amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia, di giustizia ordinaria, amministrativa, contabile e di difesa in giudizio dello Stato.

 

Si ricorda che le disposizioni circa i requisiti per la partecipazione al concorso di ammissione alla carriera diplomatica sono contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 72 del 2008.

La disciplina applicabile agli impiegati assunti a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti di cultura è contenuta nel Titolo VI del citato DPR n. 18 del 1967, composto dagli articoli da 152 a 167. Ai sensi dell’art. 155, di cui si propone novella, le persone da assumere, che devono essere residenti da almeno due anni nel Paese dove ha sede l'ufficio presso cui prestare servizio, devono altresì dimostrare di possedere l'attitudine e le qualificazioni professionali necessarie per lo svolgimento delle mansioni cui dovranno essere preposti.

 


 

Articolo 3, comma 3-quater
(Procedure di mobilità collettiva nell'ambito
delle pubbliche amministrazioni)

 

 

Il comma 3-quater dell'articolo 3 - comma inserito dal Senato - riduce alcuni termini temporali relativi alle procedure della cosiddetta mobilità collettiva - nell'ambito delle pubbliche amministrazioni - e alla possibilità di ricorso (soltanto in via suppletiva) alla procedura concorsuale di reclutamento.

 

La prima novella - che concerne l'articolo 34-bis, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni - riduce:

-       da quindici a otto giorni il termine entro il quale il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, o i centri per l'impiego provvedono, in seguito alla comunicazione, da parte di un'amministrazione, dell'intenzione di bandire un concorso, all'assegnazione alla medesima amministrazione del personale collocato in disponibilità. Si ricorda che il termine in oggetto decorre dalla suddetta comunicazione e che la competenza all'assegnazione è del Dipartimento della funzione pubblica per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e per gli enti pubblici non economici nazionali, mentre è dei centri per l'impiego per le altre pubbliche amministrazioni[22]; l'assegnazione avviene nell'ambito, rispettivamente, dell'elenco del personale collocato in disponibilità nell'ambito delle suddette amministrazioni nazionali e degli elenchi del personale collocato in disponibilità tenuti dai centri per l'impiego, con riferimento all'area per la quale si intenda bandire il concorso nonché alle eventuali specifiche idoneità richieste;

-       da quindici a otto giorni anche il termine entro il quale il Dipartimento della funzione pubblica provvede, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, all'assegnazione in oggetto successivamente alla comunicazione (che deve essere tempestiva), da parte del centro per l'impiego, dell'assenza, nel relativo elenco, di personale da assegnare. Il termine in esame decorre dalla suddetta comunicazione (la quale comprende le informazioni ricevute dal medesimo centro per l'impiego); l'assegnazione da parte del Dipartimento è operata nell'ambito dell'elenco del personale collocato in disponibilità relativo alle suddette amministrazioni nazionali.

La seconda novella - che concerne il comma 4 del suddetto articolo 34-bis del D.Lgs. n. 165, e successive modificazioni - riduce da quarantacinque a venti giorni il termine dilatorio oltre il quale l'amministrazione che ha comunicato l'intenzione di bandire il concorso può procedere all'avvio della medesima procedura concorsuale qualora non sia intervenuta l'assegnazione di personale in base alle norme suddette. Tale termine decorre dalla ricezione, da parte del Dipartimento della funzione pubblica, della comunicazione relativa alla suddetta intenzione (comunicazione che viene inviata al Dipartimento in via diretta, se si tratta di amministrazioni dello Stato o di enti pubblici non economici nazionali, comprese le università, e per conoscenza se si tratta di altre amministrazioni).

 

 


 

Articolo 3, comma 4-bis
(Stabilizzazione di personale nelle pubbliche amministrazioni)

 

 

Il comma 4-bis dell’articolo 3 – introdotto al Senato - proroga dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2024 il termine entro cui possono essere bandite procedure concorsuali riservate per soggetti che abbiano rapporti di lavoro dipendente a termine o rapporti di lavoro flessibile con pubbliche amministrazioni.

La medesima proroga riguarda anche il termine temporale entro cui si deve conseguire il requisito relativo all'anzianità di servizio, ai fini dell’applicazione di tale disciplina transitoria.

 

Preliminarmente, si ricorda che la disciplina relativa alla stabilizzazione del personale precario delle pubbliche amministrazioni (con alcune esclusioni[23]) è attualmente dettata dall’articolo 20 del D.Lgs. 75/2017. Tale articolo ha previsto, in via transitoria, accanto ad una specifica procedura di stabilizzazione diretta[24], anche l'espletamento di procedure concorsuali riservate, oggetto della proroga di cui al comma in esame.

Per quanto concerne queste ultime, le amministrazioni, fino al 31 dicembre 2022[25] - termine oggetto di proroga al 31 dicembre 2024 da parte della disposizione in commento -, possono bandire (in conformità con il piano triennale dei fabbisogni e con l'indicazione della relativa copertura finanziaria) procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale[26] che possegga tutti i seguenti requisiti:

§  sia titolare, successivamente al 28 agosto 2015, di un contratto di lavoro dipendente a tempo determinato o di un altro contratto di lavoro flessibile[27] presso l'amministrazione che bandisca il concorso;

§  abbia maturato almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l'amministrazione che bandisca il concorso[28]. Il termine entro cui tale requisito deve essere conseguito è posto in via generale al 31 dicembre 2022[29] e viene prorogato al 31 dicembre 2024 dalla novella in esame.

Si ricorda che, in base al medesimo articolo 20 del D.Lgs. 75/2017, le medesime amministrazioni, fino al 31 dicembre 2023, possono assumere a tempo indeterminato, in conformità con il piano triennale dei fabbisogni e con l'indicazione della relativa copertura finanziaria, il personale non dirigenziale[30] che possegga tutti i seguenti requisiti:

§  sia in servizio, successivamente al 28 agosto 2015, con contratti di lavoro dipendente a tempo determinato presso l'amministrazione che proceda all'assunzione[31];

§  sia stato reclutato a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure concorsuali (anche se espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che proceda all'assunzione);

§  abbia maturato al 31 dicembre 2022, alle dipendenze dell'amministrazione che proceda all'assunzione[32], almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Si ricorda inoltre che, fino al 31 dicembre 2022, in presenza di determinate condizioni, le pubbliche amministrazioni, ai soli fini dell'applicazione delle procedure in esame (di stabilizzazioni dirette o di concorsi riservati), possono elevare gli ordinari limiti finanziari per le assunzioni a tempo indeterminato stabiliti dalle norme vigenti, incrementandoli a valere sulle risorse previste per i contratti di lavoro a tempo determinato o per altre forme di lavoro flessibile, nei relativi limiti posti dall’art. 9, co. 28, del D.L. 78/2010[33] e calcolate in misura non superiore all'ammontare medio delle medesime risorse impiegate nel triennio 2015-2017. La possibilità di incremento mediante utilizzo delle suddette risorse è ammessa a condizione che le medesime amministrazioni siano in grado di sostenere a regime la relativa spesa di personale (previa certificazione della sussistenza delle correlate risorse finanziarie da parte dell'organo di controllo interno) e che le medesime prevedano nei propri bilanci la contestuale e definitiva riduzione - nella misura dell'importo così utilizzato - del limite massimo di cui al citato art. 9, co. 28.

 

Sotto il profilo redazionale, si valuti l'opportunità di esplicitare se la proroga del termine posta dal presente articolo 3, comma 4-bis, riguardi anche il personale medico, tecnico-professionale e infermieristico del Servizio sanitario nazionale, considerato che, con riferimento a tale personale, il comma 11-bis del citato articolo 20 del D.Lgs. 75/2017 reca il termine del 31 dicembre 2022 per bandire le procedure concorsuali riservate in oggetto.

 


 

Articolo 3, comma 4-ter
(Corresponsione arretrati conseguenti ai rinnovi dei CCNL)

 

 

Il comma 4-ter dell’articolo 3introdotto al Senato – dispone che, a decorrere dal 2022, la spesa di personale conseguente ai rinnovi dei CCNL, relativa alla corresponsione degli arretrati di competenza delle annualità precedenti all'anno di effettiva erogazione di tali emolumenti, non rileva ai fini della verifica del rispetto di specifici valori soglia in base ai quali si determinano le facoltà assunzionali degli enti locali.

 

In dettaglio, il comma in esame dispone che, a decorrere dal 2022, per il CCNL relativo al triennio 2019-2021 e per i successivi rinnovi contrattuali, la suddetta spesa non rileva ai fini della determinazione del valore soglia (individuato con appositi decreti ministeriali – vedi infra) che costituisce il parametro per la quantificazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato che possono essere effettuate dalle Regioni a statuto ordinario, dai Comuni, dalle Province e dalle Città metropolitane, ai sensi dell’articolo 33, commi 1, 1-bis e 2, del D.L. 34/2019.

 

Facoltà assunzionali degli enti locali: normativa vigente

Si ricorda che il richiamato articolo 33 ha ridisegnato il quadro normativo delle facoltà assunzionali dei suddetti enti locali – a decorrere dal 2020 per le regioni e i comuni e dal 2022 per le province e le città metropolitane - con la finalità di accrescere quelle degli enti che presentino un rapporto virtuoso fra spese complessive per il personale ed entrate riferite ai primi tre titoli del rendiconto. In generale, per gli enti territoriali meno virtuosi è previsto l'avvio di un percorso, che si concluderà nel 2025, diretto a pervenire alla sostenibilità finanziaria di tale rapporto. Qualora tale obiettivo non sia raggiunto, le assunzioni di personale non potranno eccedere il 30 per cento di coloro che cessano dal servizio.

In particolare, tali enti possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale e fermo restando il rispetto pluriennale dell'equilibrio di bilancio asseverato dall'organo di revisione, sino ad una spesa complessiva per tutto il personale dipendente (al lordo degli oneri riflessi a carico dell'amministrazione) non superiore al valore soglia definito come percentuale, anche differenziata per fascia demografica, della media delle entrate correnti relative agli ultimi tre rendiconti approvati, considerate al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato in bilancio di previsione e, per le regioni a statuto ordinario, anche al netto delle spese la cui destinazione è vincolata all'accelerazione degli investimenti pubblici e di quelle relative al Servizio sanitario nazionale.

Per quanto riguarda le regioni, in attuazione di quanto previsto dal richiamato articolo 33, comma 1, del D.L. 34/2019 il valore soglia è stato individuato con il DM 3 settembre 2019. Le regioni a statuto ordinario che si collocano al di sotto del suddetto valore soglia possono incrementare la spesa del personale registrata nell'ultimo rendiconto approvato, per assunzioni di personale a tempo indeterminato, in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale e fermo restando il rispetto pluriennale dell'equilibrio di bilancio, sino ad una spesa del personale complessiva rapportata alle entrate correnti inferiore ai richiamati valori soglia, ferme restando determinate percentuali massime di incremento.

In fase di prima applicazione e fino al 31 dicembre 2024, le medesime regioni possono incrementare annualmente, nel limite del predetto valore soglia la spesa del personale registrata nel 2018, entro determinate percentuali

Per quanto concerne i comuni, in attuazione di quanto previsto dal richiamato articolo 33, comma 2, del D.L. 34/2019, il valore soglia è stato individuato con il DM 17 marzo 2020. In sede di prima applicazione e fino al 31 dicembre 2024, essi possono incrementare annualmente, per assunzioni di personale a tempo indeterminato, la spesa del personale registrata nel 2018, in misura non superiore ad ulteriori valori percentuali indicati nel medesimo DM.

Per quanto concerne le province e le città metropolitane, in attuazione di quanto previsto dal richiamato articolo 33, comma 1-bis, del D.L. 34/2019 è stato emanato il DM 11 gennaio 2022 che, a decorrere dal 1° gennaio 2022, individua i valori soglia per fascia demografica del rapporto della spesa del personale rispetto alle entrate correnti. In fase di prima applicazione e fino al 31 dicembre 2024 le province e le città metropolitane possono incrementare annualmente, per assunzioni di personale a tempo indeterminato, la spesa del personale registrata nel 2019, in misura non superiore a determinate percentuali individuate nel medesimo decreto.

Per completezza, si segnala che l’art. 15, co. 5-ter, del D.L. 4/2022 ha disposto che, limitatamente al triennio 2022-2024, gli enti territoriali non rientranti nei limiti assunzionali posti dalla suddetta normativa - in quanto al di sotto di un determinato valore soglia, differenziato per fascia demografica, del  rapporto  tra  spesa  complessiva  per  il personale ed entrate correnti - possono effettuare nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 100 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente e nell'anno in corso.

 

 

 


 

Articolo 3, comma 5
(Linee guida per l'attuazione, da parte degli enti territoriali, di norme sul reclutamento di dirigenti pubblici)

 

 

L’articolo 3, comma 5, modifica la procedura per l'adozione di linee guida per l'attuazione, da parte degli enti territoriali, di alcune norme sul reclutamento di dirigenti pubblici. La novella prevede che le linee guida siano adottate entro il 31 ottobre 2022 con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, dopo aver acquisito le proposte della Scuola nazionale dell'amministrazione e previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali. Il testo previgente demandava invece l'adozione alla suddetta Scuola nazionale, d'intesa con la medesima Conferenza unificata (non era indicato un termine temporale).

 

Più in particolare, la novella concerne le linee guida previste dall'articolo 3, comma 6, del D.L. 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2021, n. 113. Esse concernono l'attuazione delle novelle di cui ai commi 3 e 4 dello stesso articolo 3 del D.L. n. 80[34]; queste ultime hanno modificato la disciplina per l'accesso alla dirigenza - come dirigente di seconda fascia - nelle amministrazioni statali (anche ad ordinamento autonomo)[35] e negli enti pubblici non economici nazionali nonché la disciplina per l'accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle suddette amministrazioni, mentre il citato comma 6 (del medesimo articolo 3 del D.L. n. 80) ha specificato che tali novelle costituiscono princìpi fondamentali per la legislazione regionale in materia di dirigenti pubblici ed ha, come detto, previsto la definizione di linee guida per la relativa attuazione.

 

Riguardo al contenuto delle suddette novelle operate dai commi 3 e 4 dell'articolo 3 del D.L. n. 80, si ricorda che:

-          la novella di cui al capoverso 1-bis del comma 3 dispone che i bandi dei concorsi per l’accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici nazionali prevedano anche la valutazione delle capacità, attitudini e motivazioni individuali (con riferimento agli ambiti di competenza individuati dal bando), anche attraverso prove, scritte e orali, definite secondo metodologie e standard riconosciuti. Tali verifiche sono previste in via aggiuntiva rispetto all’accertamento della conoscenza delle materie disciplinate dal regolamento di cui al D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487;

-          la novella di cui al primo periodo del successivo capoverso 1-ter introduce una nuova modalità di accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia nelle amministrazioni suddette (amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ed enti pubblici non economici nazionali)[36], modalità che può riguardare una quota non superiore al trenta per cento dei posti oggetto di procedura (nell'ambito delle facoltà assunzionali) da parte della singola amministrazione. Tale quota si commisura, quindi, sul totale dei posti residui rispetto alla quota - non inferiore al cinquanta per cento dei posti disponibili - ricoperta mediante corsi-concorsi per la dirigenza indetti dalla Scuola nazionale dell’amministrazione. Ciascuna amministrazione individua la quota - nell’ambito del suddetto limite del trenta per cento dei posti residui - da riservare alla nuova modalità, la quale è costituita da procedure comparative bandite dalla Scuola nazionale dell’amministrazione e riservate al personale in servizio a tempo indeterminato presso la stessa amministrazione di destinazione, in possesso dei titoli di studio previsti a legislazione vigente (per l’accesso alla qualifica in oggetto) e che abbia maturato almeno cinque anni di servizio nell’area o categoria apicale sottostante. La procedura di selezione - ai sensi del secondo periodo del suddetto capoverso 1-ter - tiene conto della valutazione conseguita nell’attività svolta, dei titoli professionali, di studio o di specializzazione ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso alla qualifica dirigenziale - e in particolar modo del possesso del dottorato di ricerca -, della tipologia degli incarichi rivestiti (con particolare riguardo a quelli inerenti agli incarichi da conferire), ed è volta ad assicurare la valutazione delle capacità, attitudini e motivazioni individuali. Ai fini in oggetto, i bandi (quarto periodo del suddetto capoverso 1-ter) prevedono prove scritte e orali - definite secondo metodologie e standard riconosciuti e con riferimento agli ambiti di competenza individuati dai medesimi bandi - che concernano in via esclusiva le attività dei dipendenti e siano intese alla valutazione comparativa. La composizione della commissione esaminatrice (quinto periodo del capoverso 1-ter) deve comprendere - senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica - professionisti esperti nella valutazione dei suddetti ambiti di competenza. Il terzo periodo del suddetto capoverso 1-ter prevede che la nuova modalità in oggetto si applichi anche ad un'ulteriore quota - non superiore al 15 per cento e sempre commisurata al suddetto totale dei posti residui rispetto a quelli destinati al corso-concorso - da riservare al personale, "in servizio a tempo indeterminato", che abbia ricoperto o ricopra - ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni - incarichi di livello dirigenziale senza il possesso di qualifica di dirigente di ruolo di un'amministrazione pubblica (ovvero di un organo costituzionale); in ogni caso, il terzo periodo in esame limita tale quota di riserva ai casi di sussistenza di un rapporto di servizio a tempo indeterminato;

-          la novella di cui al comma 4 modifica la disciplina per l'accesso - tramite concorso pubblico - alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle suddette amministrazioni (amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ed enti pubblici non economici nazionali) e modifica la disciplina sulle forme alternative al concorso. Riguardo alla quota di accesso mediante concorso, la novella dispone, tra l'altro, che i relativi bandi prevedano la valutazione delle capacità, attitudini e motivazioni individuali - con riferimento agli ambiti di competenza individuati dal medesimo bando -, mediante prove scritte e orali, definite secondo metodologie e standard riconosciuti. La novella richiede anche che la composizione della commissione esaminatrice comprenda - senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica - professionisti esperti nella valutazione dei suddetti ambiti di competenza. Riguardo alle forme alternative al concorso, la novella prevede, tra l'altro, che, nei casi in cui le amministrazioni valutino che la posizione da ricoprire richieda specifica esperienza, peculiare professionalità e attitudini manageriali e le ordinarie procedure di interpello (inerenti alle quote di conferimento senza concorso) non abbiano dato esito soddisfacente, l'incarico possa essere conferito attraverso il coinvolgimento di primarie società di selezione di personale dirigenziale e la successiva valutazione delle candidature proposte da parte di una commissione indipendente composta (senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica) anche da membri esterni. Tali incarichi sono conferiti con contratti di diritto privato a tempo determinato, stipulati per un periodo non superiore a tre anni.

 


 

Articolo 3, comma 7
(Protocolli COVID-19 per lo svolgimento di concorsi)

 

 

Il comma 7 dell’articolo 3 dispone che con ordinanze del Ministero della salute, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, si possa procedere all’aggiornamento dei protocolli per lo svolgimento dei concorsi pubblici in modo da garantire le condizioni di sicurezza, nel rispetto (come specificato nel corso dell’esame al Senato) dei principi di adeguatezza e proporzionalità.

 

Il comma 7 in esame dispone che con le ordinanze di cui all’articolo 10-bis del D.L. 52/2021[37] (L. n. 87/2021), il Ministro della salute, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, può aggiornare protocolli e linee guida per lo svolgimento dei concorsi pubblici in condizioni di sicurezza, nel rispetto (come specificato nel corso dell’esame al Senato)   dei principi di adeguatezza e proporzionalità.

Tali protocolli (ed eventualmente, se disposte, le linee guida) rappresentano atti - da adottare di concerto con i Ministri competenti per materia o d'intesa con la Conferenza delle regioni e delle province autonome - con veste giuridica idonea a disporre interventi di prevenzione o riduzione del rischio sanitario di contagio da coronavirus nel settore di riferimento o in ambiti analoghi.

Si ricorda che l’articolo 10-bis è stato modificato a decorrere dal 1° aprile 2022 ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del DL. 24/2022 (L. 52/2022) che ha aggiunto il riferimento ai principi di adeguatezza e proporzionalità, già indicati dall’articolo 1, comma 14[38] del DL. 33/2020, potendo le medesime ordinanze comportare misure limitative dei servizi e delle attività economiche da garantire in sicurezza.

Con l’ordinanza del Ministero della salute del 25 maggio 2022 (qui il testo dell’ordinanza e qui il nuovo protocollo) è stato aggiornato il Protocollo del 15 aprile 2021 del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di svolgimento dei concorsi pubblici, con effetti disposti fino a tutto il 2022.

Si segnalano per completezza anche le altre ordinanze nei diversi settori: in materia di trasporti “Linee guida per l'informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 nel trasporto pubblico”, v. O.M. 30 agosto 2021; nell’ambito delle attività economiche e sociali “Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali”, v. O.M. 2 dicembre 2021; in materia di lavori pubblici, Linee guida per la prevenzione della diffusione del COVID-19 nei cantieri, v. O.M. 9 maggio 2022.

 

In materia di potere di ordinanza del Ministero della salute si fa presente che è intervenuto l’articolo 3 del DL. 24/2022 che, a far data dal 1° aprile e fino al 31 dicembre 2022, modifica la disciplina vigente in materia di ordinanze del Ministro della salute con riferimento agli ingressi sul territorio nazionale e alla adozione di linee guida e protocolli connessi all’emergenza COVID-19.

Per quanto qui interessa, viene quindi disciplinato il conferimento al Ministro della salute di uno specifico potere di ordinanza con riferimento all’adozione ed aggiornamento di linee guida e protocolli connessi all’emergenza COVID-19.

Più in dettaglio, l’articolo 3 modifica, dal 1° aprile al 31 dicembre 2022, l’articolo 10-bis del DL. 52 del 2021[39] (L. n. 87 del 2021) in materia di definizione di protocolli e linee guida adottati a livello nazionale, applicabili in assenza di quelli regionali[40].

In particolare viene previsto che, fermo restando quanto previsto dall’articolo 32 della L. n. 833/1978 sul potere di ordinanza del Ministero della salute a carattere contingibile e urgente, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza e in relazione all’andamento epidemiologico, il Ministro della salute, con propria ordinanza:

a) può adottare e aggiornare linee guida e protocolli volti a regolare lo svolgimento in sicurezza dei servizi e delle attività economiche, produttive e sociali, di concerto con i Ministeri competenti per materia o d’intesa Conferenza delle Regioni e delle Province autonome;

b) può introdurre limitazioni agli spostamenti da e per l’estero nonché imporre misure sanitarie in dipendenza dei medesimi spostamenti, sentiti i Ministri competenti per materia.

La disposizione precisa che, in ogni caso, resta fermo il potere generale di ordinanza del Ministro della salute di cui dall’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 sul potere di ordinanza del Ministero della salute a carattere contingibile e urgente, quale potere atipico previsto per fronteggiare le situazioni imprevedibili ed urgenti in materia di tutela della salute.

Tale potere, ai sensi del richiamato articolo 32, è esercitabile dal Ministero della salute con efficacia estesa all'intero territorio nazionale ovvero a parte di esso comprendente più Regioni. La legge regionale può peraltro stabilire norme per l'esercizio delle funzioni nel campo dell’igiene e della sanità pubblica, di vigilanza sulle farmacie e di polizia veterinaria, ivi comprese quelle già esercitate dagli uffici del medico provinciale e del veterinario provinciale e dagli ufficiali sanitari e veterinari comunali o consortili, e può disciplinare il trasferimento dei beni e del personale relativi.

Sono in ogni caso fatti salvi i poteri degli organi dello Stato preposti in base alle leggi vigenti alla tutela dell'ordine pubblico.

 

 


 

Articolo 4
(Norme sull’aggiornamento dei codici di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e sulla formazione etica del personale pubblico)

 

 

L’articolo 4 integra la disciplina[41] dei codici di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni[42] - disponendo l’inserimento di una sezione relativa al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei mezzi di informazione e social media da parte dei dipendenti pubblici - e prevede che le medesime pubbliche amministrazioni provvedano allo svolgimento di un ciclo formativo sui temi dell’etica pubblica e sul comportamento etico.

 

La novella suddetta sui codici di comportamento concerne, in via diretta, il relativo codice unico nazionale - di cui si prevede ora l’aggiornamento, anche ai fini dell’inserimento della suddetta sezione, entro il 31 dicembre 2022 - e specifica che la nuova sezione è intesa anche a tutelare l’immagine della pubblica amministrazione. Si ricorda che ogni pubblica amministrazione definisce un codice di comportamento[43] che integra e specifica il codice nazionale suddetto.

In base alla norma già vigente, il codice nazionale in oggetto è adottato con regolamento governativo[44], su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali.

Riguardo alla suddetta introduzione dello svolgimento di un ciclo formativo sui temi dell’etica pubblica e sul comportamento etico, si prevede che la durata e l’intensità del ciclo siano proporzionate al grado di responsabilità (dei dipendenti interessati) e si fa salvo il rispetto dei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente; la riformulazione operata dal Senato specifica sia che tale ciclo di formazione è obbligatorio sia che esso concerne i casi di assunzione, quelli di passaggio a ruoli o a funzioni superiori e quelli di trasferimento; a quest'ultimo riguardo, si valuti l'opportunità di chiarire se le ipotesi di trasferimento riguardino solo i passaggi da una pubblica amministrazione ad un'altra oppure anche i trasferimenti di sede all'interno della medesima amministrazione. La previsione del ciclo formativo viene introdotta dalla novella in via aggiuntiva rispetto alla norma già vigente[45], in base alla quale le pubbliche amministrazioni devono verificare con cadenza annuale lo stato di applicazione dei suddetti codici di comportamento e organizzare attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi codici.

Si ricorda che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede, nell'ambito di misure di riforma della pubblica amministrazione che entrino in vigore entro la fine del secondo semestre del 2022, la definizione o l'aggiornamento dei principi etici delle pubbliche amministrazioni, attraverso norme chiare, codici di condotta e moduli di formazione sull'argomento[46].


 

Articolo 5
(Misure a favore dell'equilibrio di genere in ambito lavorativo)

 

 

L’articolo 5 assegna alle amministrazioni il compito di adottare misure che attribuiscano vantaggi specifici ovvero evitino o compensino svantaggi nelle carriere al genere meno rappresentato. Al fine di dare concreta attuazione alla disposizione, il Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Dipartimento delle pari opportunità, adotta apposite linee guida entro il 30 settembre 2022.

 

Il suddetto compito è attribuito alle “amministrazioni”, non ulteriormente specificate. Al fine di evitare dubbi in sede di applicazione, si valuti l’opportunità di specificare l’ambito di applicazione della disposizione in commento.

 

Come riportato nella relazione illustrativa allegata al provvedimento in esame, la disposizione in esame si rivolge, in particolar modo, ai comparti pubblici nei quali vi sia un genere meno rappresentato.

 

Nel dettaglio, al fine di dare effettiva applicazione al principio della parità di genere nell’organizzazione e gestione del rapporto di lavoro, la disposizione in commento attribuisce alle amministrazioni - senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica – il compito di adottare le suddette misure in coerenza con gli obiettivi di lungo periodo della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 e nel rispetto di quanto previsto dall’art. 157, co. 4, del Trattato sul funzionamento dell’UE, secondo cui il principio della parità di trattamento non osta a che uno Stato membro mantenga o adotti misure che prevedano vantaggi specifici diretti a facilitare l'esercizio di un'attività professionale da parte del sesso sottorappresentato ovvero a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali.

 

Si ricorda che nel nostro ordinamento la tutela delle pari opportunità trova un fondamento a livello costituzionale nel principio di uguaglianza, sancito dall’articolo 3 della Costituzione, sia da un punto di vista formale, come uguaglianza davanti alla legge, che da un punto di vista sostanziale, come compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza, impediscono la realizzazione di condizioni di effettiva parità. L’articolo 51, primo comma, prevede altresì che tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A seguito della modifica approvata nel 2003 (L. Cost. n. 1/2003) si prevede inoltre che la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. Ulteriori statuizioni si rinvengono nell’articolo 37 Cost., che dispone che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni spettanti al lavoratore.

Si ricorda altresì che il Codice delle pari opportunità, adottato con D.Lgs. n. 198 del 2006 prevede, all’articolo 1, che:

-          la parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compresi quelli dell'occupazione, del lavoro e della retribuzione (comma 2);

-          il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato (comma 3);

-          l'obiettivo della parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere tenuto presente nella formulazione e attuazione, a tutti i livelli e ad opera di tutti gli attori, di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività (comma 4).

 

Si prevede in particolare che i criteri di discriminazione positiva – su cui si fondano le misure da adottare - siano proporzionati allo scopo da perseguire ed adottati a parità di qualifica da ricoprire e di punteggio conseguito nelle prove concorsuali.

 

Si ricorda che, in via generale, si parla di discriminazione positiva quando la disparità di trattamento è volta a favorire la persona discriminata.

A tale proposito, la relazione illustrativa richiama talune pronunce della giurisprudenza europea nelle quali la Corte ha ammesso la possibilità di dare la precedenza nella promozione alle candidate donne, a parità di qualificazioni, nei settori di attività del servizio pubblico in cui, al livello del posto considerato, le donne sono meno numerose degli uomini, allorché il vantaggio non è automatico e ai candidati uomini è garantito un esame senza esclusione a priori della loro candidatura (sentenze dell’11 novembre 1997, Marschall, C-409/9; Abrahamsoon e Andersen del 6 luglio 2000 -C-407/98).

 

Per la finalità posta dalla norma in esame, si attribuisce al Dipartimento della funzione pubblica – di concerto con il Ministro delle pari opportunità - il compito di adottare apposite linee guida entro il 30 settembre 2022.

 

Con riferimento agli interventi oggetto del presente articolo 5, si ricorda che, per contrastare le molteplici dimensioni della discriminazione verso le donne, il PNRR ha previsto l'adozione di una Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2026 l'incremento di cinque punti nella classifica dell'Indice sull'uguaglianza di genere elaborato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), che attualmente vede l'Italia al 14esimo posto nella classifica dei Paesi UE-27.

A seguito di tale previsione, il 5 agosto 2021 è stata presentata in Consiglio dei ministri una Strategia nazionale per la parità di genere 2021/2026, che si concentra sulle cinque priorità strategiche - lavoro, reddito, competenze, tempo, potere – definendo per ciascuna di esse gli interventi da adottare (incluse le misure di natura trasversale), nonché i relativi indicatori (volti a misurare i principali aspetti del fenomeno della disparità di genere) e target (l'obiettivo specifico e misurabile da raggiungere). Gli indicatori e target sono funzionali a guidare l'azione di governo e monitorare l'efficacia degli interventi posti in essere.

 

Per rafforzare la governance della Strategia 2021-2026, la legge di bilancio 2022 (articolo 1, commi 139-148, L. n. 234/2021), oltre a prevedere l'adozione di un Piano strategico nazionale per la parità di genere, ha disposto l'istituzione presso il Dipartimento per le pari opportunità di una Cabina di regia interistituzionale e di un Osservatorio nazionale per l'integrazione delle politiche per la parità di genere.

Per approfondimenti sui contenuti della Strategia nazionale si rinvia al dossier su “Legislazione e politiche di genere” – quarta edizione (22 marzo 2022).

 

 

All'interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la parità di genere rappresenta una delle tre priorità trasversali in termini di inclusione sociale, unitamente a Giovani e Mezzogiorno.

Concretamente, le misure previste dal Piano in favore della parità di genere sono in prevalenza rivolte a promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, attraverso:

1) interventi diretti di sostegno all'occupazione e all'imprenditorialità femminile;

2) interventi indiretti o abilitanti, rivolti in particolare al potenziamento dei servizi educativi per i bambini e di alcuni servizi sociali, che il PNRR ritiene potrebbero incoraggiare un aumento dell'occupazione femminile.

In attuazione di quanto previsto dal PNRR, la recente legislazione è stata caratterizzata da taluni interventi diretti a dare concreta attuazione a tale principio e a favorire l’incremento dell’occupazione femminile. Tra questi si segnalano, in particolare:

-        la previsione di una clausola di priorità per giovani e donne da inserire nei bandi di gara, in base alla quale l’offerente assume l’obbligo di assicurare sia all’occupazione giovanile che a quella femminile una quota pari almeno al 30 per cento delle assunzioni necessarie per l’esecuzione del contratto o per la realizzazione di attività ad esso connesse o strumentali (art. 47 del D.L. 77/2021);

-        la previsione di un Sistema di certificazione della parità di genere, al fine di riconoscere le misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere, prevista dal PNRR (M5C1-12, I 1.3), a cui si è data parziale attuazione con la legge di bilancio 2022 e con la L. 162/2021. Sul punto, con il Decreto del Capo del Dipartimento per le pari opportunità del 1° ottobre 2021 è stato istituito il Tavolo tecnico per la definizione di standard tecnici del sistema di certificazione e lo scorso marzo è stata delineata la prassi di riferimento Uni/PdR 125:2022 che definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere, prevedendo sei criteri (driver) necessari per stabilire la concessione della certificazione. Successivamente, con i Decreti del 27 gennaio 2022 e del 22 febbraio 2022 sono stati istituiti, rispettivamente, la Cabina di regia interistituzionale per la parità di genere e l’Osservatorio nazionale per l'integrazione delle politiche per la parità di genere. Da ultimo, con il Decreto del Dipartimento delle pari opportunità del 5 aprile 2022 è stato istituito il Tavolo di lavoro permanente sulla certificazione di genere alle imprese;

-        l’estensione dell’obbligo di redigere il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile alle aziende pubbliche e private che impiegano più di 50 dipendenti (in luogo degli oltre 100 precedentemente previsti) (art. 3 L. 162/2021), le cui modalità di redazione sono state definite con DM del 29 marzo 2022.

 

 

 


 

Articolo 6, commi 1-3
(Norme in materia di mobilità volontaria, comandi, distacchi e procedure straordinarie di inquadramento in ruolo)

 

 

La novella di cui al comma 1, lettera a) e lettera b), capoverso 1-quater, dell’articolo 6 modifica, con decorrenza dal 1° luglio 2022, la disciplina concernente l’avviso dell’avvio di una procedura di mobilità volontaria da parte di una pubblica amministrazione e le relative comunicazioni da parte degli interessati. La novella di cui al capoverso 1-quinquies della suddetta lettera b) introduce una limitazione della possibilità di ricorso a comandi o distacchi, prevedendo che essi non possano eccedere il venticinque per cento dei posti non coperti mediante le suddette procedure di mobilità volontaria; sono escluse dal limite alcune fattispecie. Il comma 3 del presente articolo reca una disciplina transitoria che consente, a determinate condizioni e con alcune esclusioni, l’inquadramento in ruolo del personale che alla data del 31 gennaio 2022 si trovasse in posizione di comando o distacco. Il comma 2 prevede - fatte salve alcune esclusioni - la cessazione alla data del 31 dicembre 2022, o alla scadenza successiva eventualmente già fissata, dei comandi o distacchi in corso alla data di entrata in vigore (1° maggio 2022) del presente decreto, nel caso di mancata attivazione della suddetta procedura straordinaria di inquadramento in ruolo.

 

Come accennato, la novella di cui al comma 1, lettera a) e lettera b), capoverso 1-quater, modifica, con decorrenza dal 1° luglio 2022, la disciplina concernente l’avviso dell’avvio di una procedura di cosiddetta mobilità volontaria[47] da parte di una pubblica amministrazione e le relative comunicazioni da parte dei pubblici dipendenti interessati. La novella richiede che le amministrazioni pubblichino l’avviso dell’avvio della suddetta procedura in un’apposita sezione del portale unico del reclutamento[48] e che i dipendenti interessati a partecipare alla procedura inseriscano, per qualsiasi posizione disponibile, la propria candidatura nel portale, previa registrazione nello stesso, la quale deve essere corredata dal proprio curriculum vitae. La novella prevede anche (lettera a)) la soppressione, sempre con decorrenza dal 1° luglio 2022, del riferimento al portale relativo alla mobilità, il quale ultimo viene assorbito, ai fini in oggetto, dal suddetto portale del reclutamento. Viene inoltre formulata la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.

La novella di cui al comma 1, lettera b), capoverso 1-quinquies, introduce una limitazione della possibilità di ricorso a comandi o distacchi, prevedendo che essi non possano eccedere il venticinque per cento dei posti non coperti mediante le suddette procedure di mobilità volontaria. Sono esclusi dal limite: i comandi o distacchi relativi a personale dirigenziale;  i comandi o distacchi previsti come obbligatori da disposizioni di rango legislativo, ivi inclusi quelli relativi agli uffici di diretta collaborazione; i comandi o distacchi relativi alla partecipazione ad organi, comunque denominati, istituiti da disposizioni legislative o regolamentari che prevedano la partecipazione di personale di amministrazioni diverse; i comandi presso le sedi territoriali dei Ministeri; i comandi presso le unioni di comuni, con riferimento al personale dei comuni facenti parte dell’unione. Il limite in esame (fatte salve le suddette esclusioni) concerne tutte le pubbliche amministrazioni - di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni[49], e ivi compresi, in ogni caso, i soggetti pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, dello stesso D.Lgs. n. 165, e successive modificazioni - e le autorità amministrative indipendenti. Si valuti l’opportunità di chiarire l’ambito di quest’ultima categoria.

Il comma 3 del presente articolo 6 reca, come accennato, una disciplina transitoria che consente, a determinate condizioni e con alcune esclusioni, l’inquadramento in ruolo del personale che alla data del 31 gennaio 2022 si trovasse in posizione di comando o distacco. Tali procedure straordinarie possono essere attivate entro il 31 dicembre 2022, nel limite del 50 per cento delle vigenti facoltà assunzionali, con riferimento a dipendenti già in servizio a tempo indeterminato presso un soggetto pubblico (rientrante nell’ambito generale di quelli oggetto della novella di cui al capoverso 1-quinquies del precedente comma 1, lettera b)); sono esclusi i dipendenti la cui amministrazione di provenienza sia un ente o azienda del Servizio sanitario nazionale ed il personale cosiddetto di diritto pubblico (di cui all’articolo 3 del citato D.Lgs. n. 165 del 2001, e successive modificazioni), nonché, in ogni caso, il personale dirigenziale. Ai fini dell’attivazione delle procedure straordinarie in esame - le quali sono intese ad assicurare la funzionalità delle amministrazioni -, si tiene conto dell’anzianità maturata durante il comando o distacco, del rendimento conseguito e dell’idoneità alla specifica posizione da ricoprire. Il comma 3 specifica inoltre che non è richiesto il nulla osta dell’amministrazione di provenienza e che la procedura straordinaria si svolge in deroga alla disciplina sulla suddetta mobilità volontaria. Resta fermo il rispetto del limite della dotazione organica vigente.

Il comma 2 prevede la cessazione alla data del 31 dicembre 2022, o alla scadenza successiva eventualmente già fissata, dei comandi o distacchi in corso alla data di entrata in vigore (1° maggio 2022) del presente decreto, nel caso di mancata attivazione della suddetta procedura straordinaria di inquadramento in ruolo; sono esclusi dall’ambito di tale norma i comandi o distacchi di cui al capoverso 1-quinquies del precedente comma 1, lettera b). Si valuti l’opportunità di chiarire, considerata la pluralità di disposizioni stabilite dal suddetto capoverso, se l’esclusione concerna le fattispecie di comando o distacco escluse anche dall’applicazione del limite introdotto dal citato capoverso.

Si rileva che, al di là della suddetta disposizione transitoria, la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del presente decreto[50] fa riferimento anche all'introduzione di un limite massimo di durata, pari ad un anno e con esclusione di possibilità di rinnovo, per i comandi o distacchi rientranti nell'applicazione del summenzionato limite del venticinque per cento. Il limite di durata non è tuttavia introdotto dalle nuove norme in esame. La medesima relazione illustrativa, riguardo alle fattispecie escluse dal suddetto limite del venticinque per cento, fa riferimento anche ai comandi o distacchi previsti da accordi tra amministrazioni per attività di studio e ricerca; tale esclusione non è tuttavia posta dalle norme in esame. Si consideri l'opportunità di una valutazione di tali profili, tenuto anche conto che il criterio della limitazione nel tempo dei comandi e distacchi è previsto anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza[51].

 

Con riferimento agli interventi oggetto dei commi da 1 a 3 in esame, si ricorda che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede, nell'ambito di misure di riforma della pubblica amministrazione che entrino in vigore entro la fine del secondo semestre del 2022, la costituzione di un sistema di pubblicità unico e trasparente per tutti i posti vacanti nelle pubbliche amministrazioni e disponibili per le domande di mobilità e l'introduzione di restrizioni significative dell'uso (come strumenti alternativi alla mobilità) dei comandi e dei distacchi, al fine di renderli eccezionali e rigorosamente limitati nel tempo.


 

Articolo 6, comma 4
(Personale non di ruolo della Presidenza del Consiglio dei ministri)

 

 

Il comma 4 dell’articolo 6 modifica la norma sull’applicazione anche al personale non di ruolo della Presidenza del Consiglio dei ministri delle disposizioni che disciplinano, anche mediante rinvio ai contratti, il trattamento economico accessorio; la novella in esame[52] ridefinisce le eccezioni a tale principio, finora individuate nel personale estraneo alle pubbliche amministrazioni e nel personale appartenente a categorie sottratte alla contrattazione collettiva, facendo riferimento esclusivamente al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia.

 

Si ricorda che nel personale non di ruolo della Presidenza del Consiglio dei ministri rientra[53] l’intero personale dirigenziale, oltre al "personale di prestito" in servizio presso la Presidenza stessa ed a soggetti estranei alle pubbliche amministrazioni.


 

Articolo 6, commi 5 e 6
(Indennità di soggiorno per dipendenti pubblici operanti presso istituzioni dell’Unione europea)

 

 

Il comma 5 dell’articolo 6 introduce la possibilità di un'indennità di soggiorno per i dipendenti di pubbliche amministrazioni italiane che operino presso l’Unione europea come esperti nazionali distaccati[54] e che non percepiscano omologhe indennità a carico della medesima Unione; la possibilità viene ammessa nel rispetto di uno specifico stanziamento, posto dal medesimo comma, mentre il comma 6 provvede alla relativa copertura finanziaria.

 

Più in particolare, la nuova norma suddetta sulle indennità di soggiorno viene posta per il caso in cui, in base a intese tra l’amministrazione di appartenenza dell'esperto nazionale distaccato e l’istituzione, organo o agenzia ospitante dell’Unione europea, non siano corrisposte le indennità di soggiorno, comunque denominate, previste dalla disciplina della medesima Unione; per tale ipotesi, il comma 5 in esame prevede che l’amministrazione di appartenenza possa corrispondere, per il periodo di effettiva assegnazione come esperto nazionale distaccato presso l’Unione europea, un’indennità forfettaria e onnicomprensiva, non pensionabile, destinata a sostenere le spese di soggiorno. Tale indennità non può essere superiore a quella corrisposta dall’Unione europea per le medesime posizioni.

La possibilità introdotta dalla novella è subordinata al rispetto di uno specifico stanziamento (il quale costituisce, dunque, un limite di spesa) pari a 400.000 euro per il 2022 ed a 1 milione di euro annui a decorrere dal 2023.

Ai fini della copertura finanziaria dello stanziamento, il comma 6 dispone la riduzione, negli identici importi, dell'accantonamento relativo al medesimo Ministero del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di natura corrente derivanti dai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento).

 

 


 

Articolo 6, comma 7
(Conferimento di incarichi dirigenziali a funzionari di organizzazioni internazionali o dell’Unione europea)

 

 

Il comma 7 dell’articolo 6 prevede, in via transitoria, la possibilità di conferimento (a tempo determinato) di incarichi dirigenziali, presso pubbliche amministrazioni italiane, a funzionari di cittadinanza italiana di organizzazioni internazionali o dell’Unione europea, anche in deroga ai limiti percentuali stabiliti per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti privi della qualifica di dirigente di ruolo di un'amministrazione pubblica (ovvero di un organo costituzionale). La durata degli incarichi così conferiti non può eccedere il termine del 31 dicembre 2026.

 

La possibilità di cui al presente comma 7 viene prevista al fine di potenziare la capacità delle amministrazioni attuatrici del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel rispetto del limite dei posti disponibili e delle facoltà assunzionali dell’amministrazione conferente (quindi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica).

La deroga posta esplicitamente dal comma 7 concerne, come accennato, i limiti percentuali per il conferimento (a tempo determinato) di incarichi dirigenziali a soggetti - dipendenti pubblici o estranei alle pubbliche amministrazioni - privi della qualifica di dirigente di ruolo di un'amministrazione pubblica (ovvero di un organo costituzionale); tali limiti sono posti dall'articolo 19, comma 6, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni[55]. Quest'ultimo comma reca anche le altre norme sugli incarichi dirigenziali a tale categoria, tra le quali le condizioni per il conferimento e la durata massima degli stessi incarichi.

La norma transitoria di cui al presente comma 7, consentendo il conferimento degli incarichi dirigenziali ai funzionari, aventi la cittadinanza italiana, delle suddette organizzazioni, deroga - implicitamente - anche ai requisiti, posti in via alternativa dal citato articolo 19, comma 6, del D.Lgs. n. 165: dello svolgimento di attività in organismi ed enti, pubblici o privati, ovvero in aziende, pubbliche o private, con esperienza almeno quinquennale in funzioni dirigenziali; del conseguimento di una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica, desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza[56]; della provenienza dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato.

Si consideri l’opportunità di una valutazione circa la limitazione della norma transitoria di cui al presente comma 7 ai cittadini italiani, con esclusione dei cittadini di altri Stati dell’Unione europea. Si ricorda, in merito, che, secondo la sentenza dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 25 giugno 2018, n. 9, la normativa (di rango regolamentare) ivi citata, che riserva ai cittadini italiani tutti gli incarichi dirigenziali pubblici, contrasterebbe con il divieto di discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri[57] - fermo restando il principio (di cui all’articolo 38, comma 1, del citato D.Lgs. n. 165 del 2001, e successive modificazioni) di limitazione ai cittadini italiani dell’accesso alle funzioni pubbliche che implichino esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri o che attengano alla tutela dell'interesse nazionale -.

Si valuti l’opportunità di chiarire se la possibilità di conferimento degli incarichi dirigenziali secondo la norma transitoria di cui al comma 7 riguardi anche le pubbliche amministrazioni non attuatrici del suddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza.

 


 

Articolo 6, comma 8
(Assunzioni di soggetti già impegnati in lavori socialmente utili o in attività di pubblica utilità)

 

 

Il comma 8 dell’articolo 6 proroga[58] dal 31 marzo 2022 al 30 settembre 2022 (30 giugno 2022 nel testo originario del decreto, così modificato dal Senato) il termine entro il quale i soggetti già impegnati in lavori socialmente utili o in attività di pubblica utilità possono essere assunti - da parte della pubblica amministrazione già utilizzatrice - in posizione di lavoratori sovrannumerari, in deroga alla dotazione organica, alla condizione del rispetto del piano di fabbisogno del personale ed ai limiti stabiliti per le assunzioni dalla normativa vigente[59].

 

Più in particolare, la proroga concerne le possibilità di assunzione a tempo indeterminato (anche con contratti di lavoro a tempo parziale) da parte delle pubbliche amministrazioni già utilizzatrici dei lavoratori socialmente utili o di quelli impegnati in attività di pubblica utilità, nei limiti delle risorse finanziarie già stanziate dall'articolo 1, comma 1156, lettera g-bis), della L. 27 dicembre 2006, n. 296[60] - risorse stanziate per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e per le iniziative connesse alle politiche attive per il lavoro in favore delle regioni -. La suddetta proroga riguarda, in concreto, procedure esperibili nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia.

 

Resta fermo il termine più ampio del 31 dicembre 2022 per l'applicazione delle suddette deroghe - sempre ai fini dell'assunzione a tempo indeterminato[61], nell'ambito delle risorse finanziarie summenzionate, da parte della pubblica amministrazione già utilizzatrice - per i lavoratori che, alla data del 31 dicembre 2016, fossero impiegati nei lavori socialmente utili individuati dall’articolo 1, comma 495, secondo periodo, della L. 27 dicembre 2019, n. 160, e successive modificazioni[62].


 

Articolo 6, comma 8-bis
(Contratti di lavoro a termine con le fondazioni lirico-sinfoniche)

 

 

Il comma 8-bis dell’articolo 6 - comma inserito dal Senato - prevede la possibilità di proroga fino al 30 giugno 2023 dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dalle fondazioni lirico-sinfoniche[63] nell'anno 2019, in base ad una normativa transitoria, con personale artistico e tecnico. La proroga viene ammessa - al fine di salvaguardare i cicli lavorativi - nelle more dell'approvazione delle nuove dotazioni organiche e dello svolgimento delle procedure concorsuali[64].

 

I contratti di lavoro oggetto della possibilità di proroga in esame rientrano tra quelli che possono essere stipulati ai sensi dell'articolo 29, comma 3-bis, del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81. Tale comma consente, in presenza di esigenze contingenti o temporanee, determinate dall'eterogeneità delle produzioni artistiche che rendono necessario l'impiego anche di ulteriore personale artistico e tecnico, ovvero, nel rispetto delle previsioni del contratto collettivo di categoria, dalla sostituzione di lavoratori temporaneamente assenti, che le fondazioni lirico-sinfoniche, i teatri di tradizione (di cui all'articolo 28, primo comma, della L. 14 agosto 1967, n. 800) e i soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo che applicano il contratto collettivo nazionale di lavoro delle fondazioni lirico-sinfoniche stipulino, con atto scritto a pena di nullità, uno o più contratti di lavoro a tempo determinato (con inquadramento di pari livello e categoria legale rispetto ai lavoratori svolgenti le medesime mansioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato), per una durata non superiore, complessivamente, a decorrere dal 1° luglio 2019, fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, a trentasei mesi, anche non continuativi, anche in seguito a successivi rinnovi o proroghe.

In tale ambito, la possibilità di proroga di cui al presente comma 8-bis concerne, come detto, le sole fondazioni lirico-sinfoniche ed esclusivamente i contratti stipulati nel corso dell'anno 2019 con personale artistico e tecnico per le esigenze suddette (con esclusione dei contratti stipulati per la sostituzione di lavoratori temporaneamente assenti).

 

Il citato comma 3-bis prevede altresì che, a pena di nullità, il contratto a termine rechi l'indicazione espressa della condizione che, ai sensi del medesimo comma, consente l'assunzione a tempo determinato, la proroga o il rinnovo; l'obbligo di indicazione può essere adempiuto anche attraverso lo specifico riferimento alla realizzazione di uno o più spettacoli o di una o più produzioni artistiche a cui sia destinato l'impiego del lavoratore (assunto con il contratto a termine in oggetto). Il medesimo comma 3-bis esclude dal proprio ambito di applicazione - fatta salva, in ogni caso, l'obbligatorietà della forma scritta a pena di nullità - i lavoratori impiegati nelle attività stagionali, individuate ai sensi dell'articolo 21, comma 2, del citato D.Lgs. n. 81 del 2015.

Il comma 3-ter del summenzionato articolo 29 del D.Lgs. n. 81 stabilisce che la violazione di norme inderogabili riguardanti la costituzione, la durata, la proroga o i rinnovi di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato di cui al precedente comma 3-bis non comporta la conversione (dei medesimi contratti) in contratti a tempo indeterminato e che il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative. Le fondazioni hanno l'obbligo di recuperare le somme pagate a quest'ultimo titolo nei confronti dei dirigenti responsabili, qualora la violazione sia dovuta a dolo o colpa grave.


 

Articolo 7, comma 1, lettera a)
(Proroga di termine per l'adozione del Piano integrato di attività e organizzazione e adeguamento degli ordinamenti regionali per la definizione dei medesimi Piani nell'ambito del
Servizio sanitario nazionale)

 

 

L'articolo 7, comma 1, lettera a), in primo luogo, proroga al 30 giugno 2022 (dal 30 aprile 2022) il termine per l'adozione da parte delle pubbliche amministrazioni del primo Piano integrato di attività e di organizzazione.

Fino al medesimo termine è sospesa l'applicazione di alcune disposizioni sanzionatorie per il caso di mancata tempestiva adozione di piani previsti dalla normativa previgente, indi confluiti nel predetto Piano integrato.

La disposizione prevede, altresì, che le Regioni adeguino, con riferimento agli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, i propri ordinamenti ai principi della disciplina inerente al Piano medesimo e ai contenuti del Piano tipo.

 

La disposizione in esame novella l'articolo 6 del decreto-legge n. 80 del 9 giugno 2021 (convertito dalla legge n. 113 del 2021), il quale prescrive l'adozione del Piano integrato di attività e organizzazione alle pubbliche amministrazioni con più di cinquanta dipendenti (ad esclusione delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative).

Come sopra accennato, in sede di prima applicazione, il Piano deve essere adottato entro il 30 giugno 2022, in base al termine prorogato dalla novella in esame, la quale a tal fine modifica il comma 6-bis del citato articolo 6 del decreto-legge n. 80.

Inoltre, la novella introduce in quest'ultimo articolo un nuovo comma 7-bis, il quale stabilisce che le Regioni adeguino i propri ordinamenti, con riferimento agli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, ai principi dettati dal medesimo articolo 6 ed ai contenuti del Piano tipo; si ricorda che quest'ultimo è definito con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata, ai sensi del comma 6 del suddetto articolo 6 del decreto-legge n. 80[65].

 

Il Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) è di durata triennale (ed aggiornato annualmente) ed è chiamato a definire più profili: obiettivi della perfomance; gestione del capitale umano; sviluppo organizzativo; obiettivi formativi e valorizzazione delle risorse interne; reclutamento; trasparenza ed anti-corruzione; pianificazione delle attività; individuazione delle procedure da semplificare e ridisegnare; accesso fisico e digitale; parità di genere; monitoraggio degli esiti procedimentali e dell'impatto sugli utenti.

È pertanto inteso quale strumento programmatorio che convogli in un unico atto una pluralità di piani, previsti dalla normativa previgente.

Il Piano ha durata triennale ed è aggiornato annualmente. Le pubbliche amministrazioni tenute alla sua adozione pubblicano il Piano e i relativi aggiornamenti entro il 31 gennaio di ogni anno nel proprio sito internet istituzionale (e li inviano al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri per la pubblicazione sul relativo portale).

Si prevede che, entro il 31 marzo 2022, siano adottati, previa intesa in sede di Conferenza unificata uno o più regolamenti governativi (aventi la forma giuridica di d.P.R.), onde individuare e abrogare gli adempimenti relativi ai piani assorbiti dal novello Piano integrato di attività e di organizzazione (cfr. comma 5 del citato articolo 6 del decreto-legge n. 80 del 2021).

Entro il medesimo termine del 31 marzo 2022 è adottato un Piano tipo, quale strumento di supporto alle amministrazioni. Nel Piano tipo sono definite modalità semplificate, per l'adozione del Piano integrato di attività e di organizzazione da parte delle amministrazioni con meno di cinquanta dipendenti (cfr. il comma 6 del citato articolo 6 del decreto-legge n. 80). Il Piano tipo è adottato con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto del Ministro dell'economia e delle finanze.

Tali termini sono stati così fissati dall'articolo 1, comma 12, lettera a), del decreto-legge n. 228 del 2021 ("proroga termini", convertito dalla legge n. 15 del 2022).

Il 2 dicembre 2021 è stata sancita l'intesa in sede di Conferenza unificata sullo schema di decreto del Ministro per la pubblica amministrazione concernente la definizione del contenuto del piano tipo.

Lo schema regolamento recante individuazione e abrogazione degli adempimenti relativi ai piani assorbiti dal Piano integrato di attività e organizzazione (A.G. n. 369) è stato presentato alle Camere il 7 marzo 2022, successivamente all'intesa sancita il 9 febbraio 2022 in sede di Conferenza unificata.

Si rammenta qui, solamente, che le abrogazioni e le modifiche disposte dallo schema di regolamento in parola riguardano i seguenti atti di pianificazione:

§  Piano esecutivo di gestione;

§  Piano dei fabbisogni del personale;

§  Piano organizzativo per il lavoro agile;

§  Piano delle azioni positive;

§  Piano della performance;

§  Piano di prevenzione della corruzione;

§  Piano delle azioni concrete.

Si veda, al riguardo, il dossier dei servizi studi di Camera e Senato.

La 1a Commissione del Senato ha espresso il proprio parere favorevole con osservazioni e condizioni sullo schema di decreto nella seduta n. 333 del 6 aprile 2022. Nella stessa data, la I Commissione della Camera dei deputati ha espresso il proprio parere favorevole con osservazioni e condizioni.

Con le osservazioni espresse, le due Commissioni di Senato e Camera avevano auspicato una proroga del termine per l'emanazione del primo PIAO, come qui previsto dalla novella in esame.

 

Infine, con la proroga recata dalla disposizione in esame, si viene a disporre la non applicazione - fino al 30 giugno 2022 - di un novero di disposizioni sanzionatorie.

Si tratta di sanzioni previste in caso di mancata adozione di alcuni piani, un tempo previsti ed ora 'assorbiti' dal Piano integrato di attività e organizzazione, nel quale essi confluiscono. Si tratta de:

§  il Piano della performance (previsto dal decreto legislativo n. 150 del 2009, recante "Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni"): in caso di sua mancata adozione, la sanzione (dettata dall'articolo 10, comma 5 di quel decreto legislativo) consiste nel divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti che risultano avere concorso alla mancata adozione del Piano, per omissione o inerzia nell'adempimento dei propri compiti, nonché nel divieto per l'amministrazione di procedere ad assunzioni di personale o al conferimento di incarichi di consulenza o di collaborazione comunque denominati (e specifica previsione sanzionatoria è posta nel caso che la mancata adozione del Piano dipenda da omissione o inerzia dell'organo di indirizzo politico-amministrativo dell'amministrazione);

§  il Piano triennale dei fabbisogni di personale (previsto dal decreto legislativo n. 165 del 2001, recante "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche"): per le amministrazioni pubbliche che non provvedano ai correlativi adempimenti, la sanzione (dettata dall'articolo 6, comma 6 di quel decreto legislativo) consiste nel divieto di assunzione di nuovo personale:

§  il Piano organizzativo del lavoro agile (previsto dal decreto legislativo n. 124 del 2015, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"). La disposizione del decreto-legge richiama l'articolo 14, comma 1 del decreto legislativo n. 124, facendo riferimento - pare di intendere - alla previsione che in caso di mancata adozione di tale Piano, il lavoro agile si applichi almeno al 15 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano.


 

Articolo 7, comma 1, lett. b)
(Reclutamento di personale per l’attuazione
e la rendicontazione del PNRR)

 

 

L’articolo 7, comma 1, lettera b) modifica le modalità e le condizioni di conferimento degli incarichi che il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e le altre amministrazioni centrali deputate allo svolgimento delle attività inerenti il PNRR possono affidare ad esperti di comprovata qualificazione professionale, rispettivamente, per lo svolgimento delle attività di monitoraggio e rendicontazione del PNRR e per la più efficace e tempestiva attuazione degli interventi del PNRR.

 

La disposizione interviene sul comma 4 dell’articolo 7 del D.L. n. 80 del 2021, che disciplina il conferimento di incarichi professionali ad esperti da parte della Ragioneria generale dello Stato e delle amministrazioni centrali per lo svolgimento delle attività connesse all’attuazione, alla gestione, al monitoraggio e alla rendicontazione del PNRR.

In particolare, viene soppresso il rinvio all’articolo 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165 del 2001 ai fini del conferimento dei predetti incarichi, il quale stabilisce specifici criteri, condizioni e modalità per il conferimento degli incarichi professionali nella pubblica amministrazione.

 

Si rammenta che il comma 4 dell’articolo 7 del D.L. n. 80/2021 dà facoltà:

-   al Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato di avvalersi di un contingente di esperti di comprovata qualificazione professionale per le attività di monitoraggio e rendicontazione del PNRR (nel limite di spesa complessivo di 167.000 euro per l'anno 2021 e di 500.000 euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026);

-   alle altre amministrazioni centrali deputate allo svolgimento delle attività di coordinamento istituzionale, gestione, attuazione, monitoraggio e controllo del PNRR, di avvalersi di un contingente di esperti di comprovata qualificazione professionale nelle materie oggetto degli interventi del PNRR di propria competenza, al fine di assicurarne la più efficace e tempestiva attuazione (a tal fine, si istituisce un Fondo con una dotazione di 2.668.000 euro per l’anno 2021 e di 8.000.000 euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026).

Per ciascun incarico, è stabilito un importo massimo di 50.000 euro lordi annui e una durata massima di trentasei mesi.

La norma dispone altresì che il conferimento dei suddetti incarichi debba avvenire ai sensi dell’articolo 7, comma 6 del D.Lgs. n. 165 del 2001 e con le modalità speciali previste dall’articolo 1 del medesimo D.L. n. 80/2021, volte ad accelerare le procedure selettive che possono essere utilizzate per il reclutamento di personale a tempo determinato e per il conferimento di incarichi di collaborazione da parte delle amministrazioni pubbliche titolari di progetti previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.

A tal fine l’articolo 1 del D.L. n. 80/2021 prevede, in particolare:

-          che i contratti non possano eccedere la durata di attuazione dei progetti del PNRR e comunque il 31 dicembre 2026;

-          l’istituzione di elenchi presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio ai quali possono iscriversi, previa procedura idoneativa, professionisti ed esperti[66], suddivisi in sezioni corrispondenti alle diverse professioni e specializzazioni e agli eventuali ambiti territoriali[67];

-          l’obbligo per le amministrazioni, ai fini del conferimento degli incarichi di collaborazione, di invitare, sulla base delle professionalità che necessitano di acquisire, almeno quattro professionisti o esperti (comunque in numero tale da assicurare la parità di genere), tra quelli iscritti nel relativo elenco e di sottoporli ad un colloquio selettivo;

-          che debba trattarsi di soggetti iscritti al rispettivo albo, collegio o ordine professionale e non in quiescenza;

-          che gli incarichi di collaborazione vengano conferiti con contratto di lavoro autonomo di cui all'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

 

Il richiamato articolo 7, comma 6 del D.Lgs. n. 165 del 2001 reca specifiche regole per il conferimento degli incarichi da parte delle pubbliche amministrazioni, che non possono far fronte con personale in servizio a specifiche esigenze, le quali possono conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza di determinati presupposti di legittimità. Tali presupposti sono i seguenti:

-          l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;

-          l'amministrazione deve avere preliminarmente accertare l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

-          la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;

-          non è ammesso il rinnovo dell’incarico, mentre l'eventuale proroga dell'incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell'incarico;

-          devono essere preventivamente determinati durata, oggetto e compenso della collaborazione.

 

In sostanza, a seguito della soppressione del rinvio all’articolo 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165 del 2001 e del mantenimento del rinvio all’articolo 1 del D.L. n. 80 del 2021, per gli incarichi professionali connessi al PNRR, di cui all’articolo 7, comma 4, del D.L. n. 80 del 2021, non viene più espressamente richiesto che il loro conferimento avvenga mediante contratti di lavoro autonomo e soltanto in presenza dei predetti presupposti di legittimità.

 

Stante il carattere generale delle norme contenute all’articolo 7 del D.Lgs. n. 165 del 2001, recante il Testo unico del pubblico impiego, nonché il rinvio a tale disposizione comunque previsto, per tutte le tipologie di incarichi professionali connessi al PNRR, dall’articolo 1 del DL n. 80/2021, si evidenzia che la mera soppressione del richiamo all’articolo 7 del D.Lgs. n. 165 del 2001, prevista dalla disposizione in esame, non pare sufficiente ad escluderne l’applicazione per il conferimento degli incarichi di cui all’articolo 7, comma 4, del D.L. n. 80 del 2021, essendo a tal fine necessaria l’introduzione di una disposizione che ne escluda espressamente l’applicazione.

 

 


 

Articolo 7, comma 1, lett. c)
(Conferimento di incarichi di collaborazione per il supporto ai procedimenti amministrativi connessi all’attuazione del PNRR)

 

 

L’articolo 7, comma 1, lettera c), prevede che le risorse residue e non impegnate del Sub-investimento 2.2.1 “Assistenza tecnica a livello centrale e locale”, della Missione 1 – Componente 1, del PNRR, quantificate pari a 48,1 milioni di euro, siano destinate nell’importo di 30 milioni al conferimento di incarichi di collaborazione per il supporto ai procedimenti amministrativi connessi all’attuazione del PNRR, nonché nell’importo di 18,1 milioni di euro alla realizzazione di un Portale di progetto e di una Unità centrale presso il Dipartimento della funzione pubblica.

 

L’articolo 7, comma 1, lettera c) del decreto-legge in esame modifica l’articolo 9 del decreto-legge n. 80/2021[68].

 

L’articolo 9 del decreto-legge n. 80/2021, come modificato in sede di conversione dalla legge n. 113/2021, ha demandato ad un DPCM il riparto di una quota parte delle risorse del Fondo di rotazione per l’attuazione per l’attuazione del Next generation Eu-Italia (istituito dalla legge di bilancio 2021 nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze), nell’importo di 320,3 milioni di euro complessivi per gli anni 2021-2024, da destinare agli incarichi di collaborazione a professionisti ed esperti che gli enti territoriali attiveranno per il supporto ai procedimenti amministrativi connessi all’attuazione del PNRR.

Tali incarichi, conferiti per la gestione delle “procedure complesse”, tenendo conto del livello di coinvolgimento dei singoli enti territoriali nei procedimenti connessi all’attuazione del PNRR, non possono superare complessivamente mille unità. Gli incarichi devono essere conferiti (art. 1, comma 5, lett. a) del decreto-legge) ai soggetti iscritti nell’istituito elenco dei professionisti ed esperti, tenuto presso il Dipartimento della funzione pubblica, sulla base di contratti individuali di lavoro autonomo, ai sensi dell’art. 7, comma 6, del d. lgs. n. 165/2001. In sede di conversione sono state fatte salve le assunzioni a tempo determinato di cui all’articolo 1, commi 1 e 4, del predetto decreto-legge, le quali riguardano il personale che le amministrazioni titolari di interventi previsti dal PNRR possono reclutare per la realizzazione di progetti di cui abbiano la diretta titolarità.

La disposizione è stata successivamente modificata dall’art. 31, comma 1, lett. c) del decreto-legge n. 152/2021. La novella è intervenuta su tre profili dell’art. 9, comma 1:

-          il numero di mille unità, da limite massimo, è stato convertito in numero minimo di incarichi di collaborazione conferibili a professionisti ed esperti;

-          gli enti locali sono stati esclusi (a differenza di quanto previsto dalla precedente versione della disposizione) dal novero degli enti territoriali che possono attivare i suddetti incarichi di collaborazione;

-          in conseguenza della predetta esclusione, è stato inserito un esplicito riferimento agli enti locali quali enti beneficiari del supporto dei menzionati professionisti ed esperti nella gestione delle procedure complesse connesse all’attuazione del PNRR.

Il DPCM previsto dall’articolo 9, comma 1, adottato il 12 novembre 2021, ha, in particolare, attribuito la titolarità dell’erogazione del contributo di 320,3 milioni di euro a valere sul Fondo di rotazione, in favore delle regioni e province autonome, al Dipartimento della funzione pubblica, in qualità di amministrazione titolare dell’Investimento 2.2 “Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance del PNRR, su cui v. infra. Il contributo è ripartito secondo l’allegato A al DPCM. Il DPCM stabilisce, altresì, norme in materia di esercizio dei poteri sostitutivi, nonché di monitoraggio, rendicontazione ed erogazione delle risorse. L’allegato B al decreto stabilisce i criteri e le modalità di funzionamento dello strumento di assistenza tecnica del PNRR per il supporto alla gestione delle procedure complesse, previsto dal citato Investimento 2.2.

 

La disposizione in esame, in particolare, inserisce il comma 2-bis all’articolo 9 del DL n.80/2021, demandando a un decreto del Ministro della pubblica amministrazione, adottato i) di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per gli affari regionali e ii) previa intesa in sede di Conferenza unificata, il riparto delle risorse residue e non impegnate, nell’ambito delle risorse stanziate dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 6 agosto 2021, destinate al finanziamento del Sub-investimento 2.2.1, quantificate dalla norma in esame in 48,1 milioni di euro.

 

Si ricorda che con il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 6 agosto 2021 (pubblicato nella G.U. del 24 settembre 2021) si è proceduto all’assegnazione delle risorse finanziarie (191,5 miliardi di euro) previste per l’attuazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza alle Amministrazioni centrali titolari degli interventi ivi previsti, indicando la somma complessiva spettante a ciascuna di esse e la ripartizione di traguardi e obiettivi per scadenze semestrali di rendicontazione. Le risorse cui il decreto fa riferimento includono esclusivamente i fondi derivanti dal Recovery and Resilience Facility (RRF), inclusa la spesa del Fondo sviluppo e coesione anticipata per le finalità del PNRR, ma non comprendono le risorse derivanti da React-EU né quelle previste dal Fondo complementare.

La Tabella A, allegata al decreto, indica le assegnazioni delle risorse finanziarie per l’attuazione degli interventi del Piano alle singole Amministrazioni titolari degli interventi (riforme/investimenti). Le medesime Amministrazioni vigilano, inoltre, sull’attuazione degli interventi di rispettiva competenza, rilevando i dati finanziari, fisici e procedurali da trasmettere al sistema di monitoraggio dell’attuazione del PNRR gestito, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, dal Dipartimento Ragioneria Generale dello Stato – Servizio centrale per il PNRR.

 

Nell’ambito della Tabella A allegata al decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 6 agosto 2021, il Sub-investimento 2.2.1 della Missione 1 – Componente 1, denominato “Assistenza tecnica a livello centrale e locale”, si inserisce nell’ambito degli interventi previsti dal PNRR attribuiti alla titolarità della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per la pubblica amministrazione. Tale Sub-investimento è destinatario, in base al citato decreto ministeriale, di risorse complessive pari a 368.400.000 euro.

 

Più in dettaglio, nell’ambito della Missione 1 del PNRR (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo), la prima delle tre Componenti nelle quali essa si articola è riferita alla “Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA” (Componente 1). Nell’ambito del PNRR italiano, tale Componente è stata ulteriormente articolata in tre ambiti di intervento:

-   Digitalizzazione PA;

-   Innovazione PA;

-   Innovazione organizzativa del sistema giudiziario.

Nell’ambito di intervento inerente all’Innovazione PA, articolato in 3 Investimenti e in 3 Riforme, va inquadrato, in particolare, l’Investimento 2.2 – Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance. destinatario di risorse provenienti dal PNRR pari a 734,2 milioni di euro. Tale investimento prevede la creazione di una task force temporanea (3 anni) di professionisti a supporto delle Amministrazioni, la cui assunzione dovrebbe garantire la fornitura di una adeguata capacità e supporto tecnico per la semplificazione e velocizzazione di alcune specifiche procedure amministrative propedeutiche all’attuazione del PNRR.

In base a quanto stabilito dal D.M. del MEF del 6 agosto 2021, il menzionato Investimento 2.2, complessivamente destinatario di 734,2 milioni di euro, risulta suddiviso in cinque Sub-investimenti, tutti ricadenti nella titolarità del Ministero per la Pubblica Amministrazione.

 

Si riporta di seguito l’estratto del citato D.M. del MEF con le denominazioni e i dati relativi all’Investimento 2.2 nell’ambito della Missione 1 – Componente 1:

 

Tipologia

Intervento

Importo totale

Investimento

2.2: Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance

734.200.000,00

Sub-investimento

2.2.1: Assistenza tecnica a livello centrale e locale

368.400.000,00

Sub-investimento

2.2.2: Semplificazione e standardizzazione delle procedure

4.000.000,00

Sub-investimento

2.2.3: Digitalizzazione delle procedure (SUAP & SUE)

324.400.000,00

Sub-investimento

2.2.4: Monitoraggio e comunicazione delle azioni di semplificazione

21.000.000,00

Sub-investimento

2.2.5: Amministrazione pubblica orientata ai risultati

16.400.000,00

 

Fonte: decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 6 agosto 2021, Tabella A, pagg. 28-29.

 

Si segnala, al riguardo, che nell’ambito dell’Allegato della Decisione di esecuzione del Consiglio dell’8 luglio 2021, di approvazione del PNRR dell’Italia, gli interventi previsti nell’ambito dell’Investimento 2.2 della M1C1 riportato nel decreto MEF del 6 agosto 2021 (di cui il Sub-investimento 2.2.1, oggetto della disposizione in esame, costituisce una sotto-articolazione) rientrano, invece, nell’Investimento 1.9 (“Fornire assistenza tecnica e rafforzare la creazione di capacità per l’attuazione del PNRR”)[69].

 

In base alla disposizione in esame, le somme residue e non impegnate afferenti al citato Sub-investimento 2.2.1 – pari, a seguito della ripartizione dei 320,3 milioni di euro operata dal DPCM del 12 novembre 2021, a 48,1 milioni di euro dei 368,4 milioni complessivamente assegnati al citato Sub-investimento dal decreto MEF del 6 agosto 2021 – sono destinate, attraverso un decreto del Ministro della pubblica amministrazione, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per gli affari regionali, previa intesa in Conferenza unificata, a due macro-finalità:

a)      nella misura di 30 milioni di euro, al conferimento, da parte delle amministrazioni attuatrici (Regioni e Province autonome), di ulteriori incarichi professionali, da effettuarsi con le modalità e i criteri già definiti con il medesimo decreto di cui all’art. 9, comma 1, del decreto-legge n. 80/2021;

b)     per quanto concerne i rimanenti 18,1 milioni di euro, alla realizzazione di attività per il coordinamento e il rafforzamento delle attività operative di governance del progetto di cui al predetto art. 9, comma 1, mediante la realizzazione, presso il Dipartimento della funzione pubblica, di un Portale di progetto e di una Unità centrale. Quest’ultima, la cui cessazione è prevista entro il 31 dicembre 2026, sarà composta da professionisti ed esperti reclutati ai sensi dell’art. 1 del decreto-legge n. 80/2021, e sarà destinata:

i.        al raccordo dell’attività dei pool regionali;

ii.     alla misurazione dei tempi e alla verifica dei risultati;

iii.   alla raccolta di evidenze su oneri amministrativi rilevati a livello regionale e nazionale;

iv.   all’elaborazione di proposte di interventi di semplificazione;

v.      al supporto, infine, ai lavori del Tavolo di coordinamento istituito dal menzionato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 novembre 2021.

 

Per quanto concerne la ripartizione dei 30 milioni di euro tra i soggetti attuatori, la Relazione illustrativa precisa che, ferma restando la clausola di riserva del 40% dei fondi al Mezzogiorno, di cui al D.L. n. 80/2021, il riparto tra Regioni e Province autonome dovrebbe essere effettuato sulla base degli stessi criteri adottati dal DPCM del 12 novembre 2021, vale a dire per il 30% in quota fissa e per il 70% in quota variabile, calcolata sui dati di popolazione. La Relazione sottolinea, inoltre, che le funzioni svolte dagli ulteriori professionisti ed esperti incaricati riguarderanno il potenziamento/presidio tecnico-metodologico dell’attività degli esperti sul territorio; la raccolta degli input sui “colli di bottiglia” rilevati a livello locale; la raccolta delle proposte di interventi di semplificazione formulate dagli esperti e dagli stakeholders locali; il supporto ai lavori della Cabina di regia regionale.

Con riferimento, invece, ai 18,1 milioni di euro destinati alla realizzazione di un Portale di progetto e di una Unità centrale presso il Dipartimento della funzione pubblica, la Relazione illustrativa precisa, in particolare, che il Portale di progetto è destinato al supporto al coordinamento delle attività progettuali, alla raccolta ed elaborazione di dati sullo stock, sui flussi e sui tempi delle procedure oggetto di intervento, nonché alla realizzazione di strumenti di collaborazione e condivisione delle conoscenze tra i soggetti coinvolti nell’attuazione del progetto.

 

La disposizione in esame ribadisce, infine, nell’ultimo periodo, la titolarità dell’intervento in capo al Dipartimento della funzione pubblica, quale Amministrazione centrale responsabile del Sub-investimento 2.2.1 della Missione 1 – Componente 1. Precisa, tuttavia, che resta ferma l’applicazione delle disposizioni inerenti all’attuazione del PNRR, comprese quelle riferite alla rendicontazione, monitoraggio e controllo.

 

Il riferimento va, in particolare, a quanto previsto dall’art. 6 del decreto-legge n. 77/2021, il quale ha istituito presso il MEF – Dipartimento RGS, un ufficio centrale di livello dirigenziale denominato “Servizio centrale per il PNRR”. Tale struttura, che rappresenta il punto di contatto nazionale con la Commissione europea per l’attuazione del Piano, è titolare di compiti di coordinamento operativo, monitoraggio, rendicontazione e controllo del PNRR, di gestione del sistema di monitoraggio sull’attuazione delle riforme e degli investimenti del PNRR, nonché di responsabilità della gestione del Fondo di Rotazione del Next Generation EU-Italia e dei connessi flussi finanziari.

Per un approfondimento sulla rendicontazione, il monitoraggio e il controllo del PNRR, nell’ambito della governance del Piano, si rinvia ai dossier dei Servizi Studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica sulla conversione in legge del decreto-legge n. 77/2021, nonché al paragrafo “La governance del PNRR” nell’ambito del tema web sul PNRR curato dal Servizio Studi della Camera dei deputati.

 

 


 

Articolo 7, comma 1, lett. c-bis)
(Attività del personale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per l'innovazione e la transizione digitale nell'ambito del PNRR)

 

La lettera c-bis) del comma 1 dell'articolo 7, introdotta dal Senato, specifica che l'apposito contingente di 338 unità di personale presso la Presidenza del Consiglio, che opera fino al 31 dicembre 2026, svolge attività di supporto, nonché di verifica e controllo del raggiungimento di traguardi ed obiettivi (milestone e target) dei progetti per la trasformazione digitale delle amministrazioni centrali e locali, nell'ambito del PNRR.

 

A tal fine si propone la modifica dell'art. 10, comma 1, del decreto-legge n. 80 del 2021(convertito dalla legge n. 113 del 2021).

 

La disposizione oggetto di novella prevede l'istituzione di un contingente fino a un massimo di 338 unità di personale presso la Presidenza del Consiglio (nella sua struttura competente per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale).

 

Questo, fino al 31 dicembre 2026.

Questo contingente è allestito per fornire sostegno alla trasformazione digitale delle amministrazioni centrali e locali, onde attuare gli interventi di digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella pubblica amministrazione previsti entro il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Il contingente è composto da:

§  esperti in possesso di specifica ed elevata competenza nello sviluppo e gestione di processi complessi di trasformazione tecnologica e digitale, nonché di significativa esperienza almeno triennale in tali materie. Invero non è richiamato dalla disposizione l'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 303 del 1999, secondo cui gli esperti sono nominati per speciali esigenze, "secondo criteri e limiti fissati dal Presidente del Consiglio";

§  unità di personale non dirigenziale, collocato in posizione di fuori ruolo o comando (o altra analoga posizione prevista dagli ordinamenti di appartenenza), proveniente da pubbliche amministrazioni (di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001), con esclusione del personale docente, educativo, amministrativo e tecnico ausiliario delle istituzioni scolastiche, nonché del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,  del Ministero dell'economia e delle finanze. Le amministrazioni di appartenenza sono tenute ad adottare il provvedimento di fuori ruolo o di comando entro quindici giorni dalla richiesta (prevede l'articolo 17, comma 14 della legge n. 127 del 1997, cui la disposizione rinvia).

La composizione del contingente - e la determinazione dei compensi - sono demandati a decreto del Presidente del Consiglio.

 


 

Articolo 7, comma 2
(Norme in materia di potenziamento amministrativo
dei piccoli comuni)

 

 

L’articolo differisce al 30 luglio 2022 il termine entro cui i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti - ai fini delle assunzioni di personale con contratto a tempo determinato in possesso di specifiche professionalità in relazione all'attuazione dei progetti previsti dal PNRR (previste ai sensi dell'articolo 31-bis del decreto-legge n.152 del 2021, conv., con modif., dalla L.233/2021) - siano tenuti a comunicare al Dipartimento della funzione pubblica le esigenze di personale connesse alla carenza delle professionalità strettamente necessarie all'attuazione dei predetti progetti il cui costo non è sostenibile a valere sulle risorse disponibili nel bilancio degli enti.

 

Al tal fine la disposizione in esame novella il comma 5 del citato articolo 31-bis del DL 152/2021, che istituisce un fondo ad hoc nello stato di previsione del Ministero dell'interno per il concorso alla copertura dell'onere sostenuto dai piccoli comuni per le richiamate assunzioni. Si tratta, come accennato, delle assunzioni con contratto a tempo determinato di personale con qualifica non dirigenziale in possesso di specifiche professionalità collegate all'attuazione dei progetti previsti nel PNRR per un periodo anche superiore a trentasei mesi, ancorché non eccedente la durata di completamento del PNRR e comunque la data del 31 dicembre 2026.

In generale, circa le assunzioni che possono essere attivate dai comuni, il comma 1 dell'articolo 36-bis (non inciso dalla disposizione in esame)  stabilisce che le assunzioni devono essere disposte  nel limite di una spesa aggiuntiva non superiore al valore dato dal prodotto della media delle entrate correnti relative agli ultimi tre rendiconti approvati, considerate al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato nel bilancio di previsione, per la percentuale distinta per fascia demografica indicata nella tabella 1 annessa al decreto in esame. Le predette assunzioni sono subordinate all'asseverazione da parte dell'organo di revisione del rispetto pluriennale dell'equilibrio di bilancio.

Inoltre, tali assunzioni sono previste in deroga alle disposizioni sul contenimento delle spese in materia di impiego pubblico di cui all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (secondo cui è possibile per le Amministrazioni dello Stato avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009) e all'articolo 259, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (in base al quale la spesa per il personale a tempo determinato dell’ente locale deve essere ridotta a non oltre il 50 per cento della spesa media sostenuta a tale titolo per l'ultimo triennio antecedente l'anno cui l'ipotesi si riferisce).

La spesa di personale derivante dalle assunzioni di cui sopra, inoltre, non rileva, con riguardo ai comuni, ai fini dell'articolo 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296[70].

Le disposizioni appena richiamate si applicano, ai sensi del comma 3, anche ai comuni strutturalmente deficitari o sottoposti a procedura di riequilibrio finanziario pluriennale o in dissesto finanziario, previa verifica della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali da effettuare entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta inoltrata dai comuni interessati.

Alle assunzioni a tempo determinato sopra descritte, ai sensi del comma 4, possono applicarsi le disposizioni del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 8 previste dagli articoli 1, comma 3 (relativo ad una riserva di posti non superiore al 40 per cento, destinata al personale a tempo determinato che, alla data di pubblicazione del bando, abbia svolto servizio per almeno trentasei mesi), 3-bis (relativo alla possibilità, per gli enti locali, di organizzare selezioni uniche per la formazione di elenchi di idonei all'assunzione nei ruoli dell'amministrazione, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato ) e 3-ter (per gli enti locali che non rispettino i termini previsti per l'approvazione dei bilanci di previsione, i rendiconti e il bilancio consolidato, nonché di mancato invio, entro trenta giorni dal termine previsto per l'approvazione, dei relativi dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche, è comunque possibile procedere alle assunzioni di personale a tempo determinato necessarie a garantire l'attuazione del PNRR).

Come anticipato, ai sensi del comma 5 dell'articolo 31-bis, oggetto della presente novella, al fine del concorso alla copertura dell'onere sostenuto dai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti per le assunzioni sopra illustrate, è istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell'interno, con una dotazione di 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026.

Le predette risorse sono ripartite tra i comuni attuatori dei progetti previsti dal PNRR con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'interno e il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, sulla base del monitoraggio delle esigenze assunzionali. A tale fine i comuni interessati comunicano al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri le esigenze di personale connesse alla carenza delle professionalità strettamente necessarie all'attuazione dei predetti progetti il cui costo non è sostenibile a valere sulle risorse disponibili nel bilancio degli enti. Tale adempimento, che avrebbe dovuto originariamente essere assolto entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto-legge n.152 del 2021 (termine peraltro mantenuto nella disposizione in esame, v.infra), viene ora posticipato al 30 luglio 2022.

Nella tabella che segue si riporta il testo dell'articolo 31-bis, comma 5, nel testo previgente (colonna di sinistra) e nel testo risultante dalla novella in commento (colonna di destra).

 

Testo previgente

Testo vigente

Al fine del concorso alla copertura dell'onere sostenuto dai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti per le assunzioni previste dai commi 1 e 3, è istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell'interno, con una dotazione di 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026.

 

 

 

Identico

Le predette risorse sono ripartite tra i comuni attuatori dei progetti previsti dal PNRR con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'interno e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, sulla base del monitoraggio delle esigenze assunzionali.

 

 

 

Identico

A tale fine i comuni interessati comunicano al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le esigenze di personale connesse alla carenza delle professionalità strettamente necessarie all'attuazione dei predetti progetti il cui costo non è sostenibile a valere sulle risorse disponibili nel bilancio degli enti.

A tale fine i comuni interessati comunicano al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, entro il 30 luglio 2022, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le esigenze di personale connesse alla carenza delle professionalità strettamente necessarie all'attuazione dei predetti progetti il cui costo non è sostenibile a valere sulle risorse disponibili nel bilancio degli enti.

 

 

Articolo 31-bis, comma 5, nel testo previgente all'intervento normativo in esame (colonna di sinistra) e nel testo risultante dalla novella in commento (colonna di destra)

 

Come si evince dal confronto proposto nella tabella con riferimento al terzo periodo del comma 5, il testo vigente, oltre a prevedere il nuovo termine del 30 luglio 2022, mantiene quello recato nel testo precedente relativo ai trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n.152 del 2021[71]. Occorre in proposito intervenire al fine di espungere il termine da ultimo richiamato, peraltro scaduto.

 


 

Articolo 7, comma 2-bis
(Reintroduzione della cancellazione d'ufficio della causa dal ruolo nel processo amministrativo)

 

 

Il comma 2-bis dell'articolo 7, introdotto nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, reintroduce nel codice del processo amministrativo l'istituto della cancellazione d'ufficio della causa dal ruolo.

 

 

Nel dettaglio il comma 2-bis dell'articolo 7 modifica il comma 1-bis dell'articolo 73, avente ad oggetto l'udienza di discussione dei ricorsi, dell'Allegato I del decreto legislativo n. 104 del 2010.

 

Il comma 1-bis dell'articolo 73, introdotto dal decreto legge n. 80 del 2021 (conv. legge n. 113 del 2021) prevede l'impossibilità di disporre, d'ufficio o su istanza di parte, la cancellazione della causa dal ruolo. Il comma prevede altresì che il rinvio della trattazione della causa possa essere disposto solo per casi eccezionali, da riportare nel verbale di udienza, ovvero nel decreto presidenziale che dispone il rinvio qualora la disposizione di rinvio sia effettuata fuori udienza.

 

 Il comma 2-bis dell'articolo 7 reintroduce nel codice del processo amministrativo l'istituto della cancellazione d'ufficio della causa dal ruolo.   

 

La soppressione di tale strumento avrebbe dato luogo al controproducente effetto di ostacolare la definizione delle cause pendenti, che avveniva, anche mediante la loro fissazione in ruolo supplementari e successiva cancellazione, con conseguente estinzione di tutte quelle per cui si accerta il venir meno dell'interesse di tutte le parti alla decisione.

 

E' appena il caso di ricordare che tra gli obiettivi previsti dal PNRR in materia di giustizia, vi è proprio la riduzione del 90 per cento, rispetto al 2019, del numero di cause pendenti presso i tribunali ordinari civili (primo grado) e presso le corti d'appello civili (secondo grado) e la riduzione del 70 per cento del numero di cause pendenti dinanzi ai tribunali amministrativi regionali e presso il Consiglio di Stato.

 


 

Articolo 7, commi 2-ter e 2-quater
(Costo dei materiali necessari alla realizzazione di opere)

 

I commi 2-bis e 2-ter dell’articolo 7, introdotti dal Senato, stabiliscono che tra le circostanze che possono dar luogo a modifiche o varianti dei contratti di appalto in corso di validità, senza dover procedere ad una nuova procedura di affidamento, debbano essere annoverate anche le circostanze impreviste ed imprevedibili che alterino in maniera significativa il costo dei materiali necessari alla realizzazione dell’opera. In tali casi, la stazione appaltante o l’aggiudicatario possono proporre varianti in corso d’opera che assicurino, a determinate condizioni, risparmi da utilizzare in compensazione per far fronte alla variazione del costo dei materiali.

 

Il comma 2-bis reca una disposizione di interpretazione autentica dell’art. 106, comma 1, lett. c), n. 1, del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50 del 2015). Vi si prevede, tra l’altro, che i contratti di appalto, nei settori ordinari e nei settori speciali, possono essere modificati senza una nuova procedura di affidamento quando tale necessità di modifica sia determinata da circostanze impreviste e imprevedibili per l'amministrazione aggiudicatrice o per l'ente aggiudicatore. In tali casi le modifiche all'oggetto del contratto assumono la denominazione di varianti in corso d'opera. Tra le predette circostanze può rientrare anche la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari o provvedimenti di autorità od enti preposti alla tutela di interessi rilevanti. Si specifica che la modifica non altera la natura generale del contratto (n. 2 della citata lett. c)).

La disposizione di interpretazione autentica in esame, quindi, esplicita che debbano rientrare in tale casistica anche le circostanze impreviste e imprevedibili che causino l’alterazione significativa del costo dei materiali necessari alla realizzazione dell’opera.

Il comma 2-ter prevede, come accennato, che la stazione appaltante o l'aggiudicatario possono proporre, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, una variante in corso d'opera che assicuri risparmi, rispetto alle previsioni iniziali, da utilizzare esclusivamente in compensazione per far fronte alle variazioni in aumento dei costi dei materiali. Si specifica che tale proposta non deve alterare la natura generale del contratto e che la piena funzionalità dell'opera debba essere comunque assicurata.

 


 

Articolo 7, comma 2-quinquies
(Criteri per l’assegnazione agli organismi sportivi
delle risorse aggiuntive del Fondo per il potenziamento
dell'attività sportiva di base)

 

 

Il comma 2-quinquies dell’articolo 7, introdotto dal Senato in sede di conversione, prevede che l’autorità di governo competente in materia di sport, con apposito decreto e secondo specifici criteri, determini le modalità di assegnazione delle risorse aggiuntive previste dall’art.46-bis, comma 1, del D.L. 152/2021 per il finanziamento di organismi sportivi, nell’ambito del Fondo per il potenziamento dell’attività sportiva di base, di cui all’art. 1, comma 561, della L. 178/2020.

 

Si ricorda che il richiamato art. 1, comma 561, della L. 178/2020 (legge di bilancio 2021) al fine di potenziare l'attività sportiva di base nei territori per tutte le fasce della popolazione e di ottimizzare gli interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria attraverso l'esercizio fisico, ha istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, per il successivo trasferimento delle risorse al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo con una dotazione originaria di 50 milioni di euro per l'anno 2021.

Il comma 562 del medesimo art. 1 stabilisce che sia l’autorità di governo competente in materia di sport, con proprio decreto, a individuare i criteri di gestione delle risorse del fondo. Si segnala che tale comma è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 123 del 2022 (pubblicata in G.U. il 18.5.2022) nella parte in cui non prevede che il decreto dell’autorità di governo competente in materia di sport, che individua i criteri di gestione delle risorse del fondo di cui al comma 561, sia adottato previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

Successivamente, il Fondo ha beneficiato di due incrementi.

Prima, l’art. 6 del D.L. 127/2021 del 2021 ha previsto che le somme trasferite alla società Sport e Salute S.p.a. per il pagamento delle indennità per i collaboratori sportivi connesse all'emergenza da COVID-19 (di cui all'art. 44 del D.L. 73/2021) non utilizzate fossero riversate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, per il 50 per cento, al Fondo in questione.

È poi intervenuto l’art. 14, comma 4, del D.L. 228 del 2021 che ha disposto un incremento di: 0,558 milioni di euro per l'anno 2022, 1,579 milioni di euro per l'anno 2023, 4,514 milioni di euro per l'anno 2024, 7,336 milioni di euro per l'anno 2025, 5,616 milioni di euro per l'anno 2026 e 0,735 milioni di euro per l'anno 2027.

Per una parte delle risorse presenti nel Fondo l’art. 46-bis, commi 1 e 2, del D.L. 152 del 2021 ha indicato una particolare destinazione. Più in dettaglio, ai sensi del comma 1, al fine di promuovere l'adozione di uno stile di vita sano e attivo per tutte le fasce della popolazione, con particolare riferimento alla fase post-pandemica, una quota non inferiore al 50 per cento delle risorse disponibili di cui all'art. 1, comma 561, della L. 178/2020 è destinata agli organismi sportivi di cui al terzo periodo dell' art. 1, comma 630, della L. 145/2018 (vale a dire: federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, gruppi sportivi militari e corpi civili dello Stato, associazioni benemerite), per la promozione e la realizzazione dell'attività sportiva di base in tutto il territorio nazionale. Il comma 2 dell’art. 46-bis, al primo periodo, stabilisce che i criteri e le modalità attuative per l'attribuzione di tale quota di risorse siano stabiliti con il medesimo decreto di riparto delle risorse già previsto dall’art. 1, comma 562, della L. 178/2020; stabilisce altresì, al secondo periodo, che a fini attuativi, l'autorità di governo competente in materia di sport si avvale della società Sport e salute S.p.a.

È proprio sul primo periodo del comma 2 dell’art. 46-bis del D.L. 152/2021 che interviene, sostituendolo, la disposizione qui in commento. Nella nuova formulazione, esso prevede che fermo restando il riparto dei fondi ordinari disposto dall'art. 1, comma 561, e attribuito con il decreto di cui all'art. 1, comma 562, le risorse aggiuntive di cui al comma 1 dell’art. 46-bis sono assegnate con ulteriore decreto dell'autorità di governo competente in materia di sport che ne individua i criteri e le modalità attuative. Si evidenzia che, sebbene l’art. 46-bis non pare configurare come “aggiuntive”, rispetto a quelle attribuite a legislazione vigente al Fondo, le risorse destinate agli organismi sportivi per la promozione e la realizzazione dell'attività sportiva di base, il senso della modifica normativa sembra risiedere nell’intento di “sdoppiare”, in due decreti autonomi sorretti ciascuno da specifici criteri e modalità, il meccanismo di assegnazione delle risorse: quelle “ordinariamente” attribuite al Fondo ex art. 1, comma 561, della L. 178/2020, ivi compresi i successivi incrementi, e quelle qualificate come “aggiuntive” da destinarsi ex art. 46-bis, comma 1, del D.L. 152/2021. Si valuti l’opportunità di un chiarimento in proposito.

Occorre poi considerare quanto disposto dalla sentenza costituzionale n. 123 del 2022, sopra richiamata, in ordine alla necessità di assicurare la leale collaborazione, tramite il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni, nell’assegnazione delle risorse di cui all’art. 1, comma 561. Esigenza che pare riflettersi anche nel nuovo congegno di assegnazione prefigurato dalla norma. Si valuti l’opportunità di prevedere il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni.

Articolo 7-bis
(Nucleo di valutazione dell'impatto della regolamentazione)

 

 

L’articolo 7-bis prevede l'istituzione di un Nucleo di valutazione dell'impatto della regolamentazione, sostitutivo del gruppo di lavoro sull'analisi di impatto della regolamentazione operante presso il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio.

 

L'articolo 7-bis, introdotto dal Senato, prevede l'istituzione di un Nucleo di valutazione dell'impatto della regolamentazione.

Esso è previsto operare alle dirette dipendenze del Capo del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (DAGL) della Presidenza del Consiglio. Tale Dipartimento trova la sua previsione e disciplina nell'articolo 6 - che viene ora novellato, onde prevedere il Nucleo appunto - del decreto legislativo n. 303 del 1999 recante l'ordinamento della Presidenza del Consiglio. A quel Dipartimento fanno capo attività inerenti la valutazione d'impatto della regolazione, la semplificazione dei procedimenti, la qualità del linguaggio normativo, l'applicabilità dell'innovazione normativa, la adempiuta valutazione degli effetti finanziari.

Il Nucleo assicura il supporto tecnico alle funzioni di coordinamento delle attività di analisi e verifica di impatto della regolamentazione, nonché per la valutazione degli impatti economici e sociali di iniziative normative.

Si ricorda che una generale disciplina dei Nuclei di valutazione è posta dall'articolo 1 della legge n. 144 del 1999, che viene richiamato dalla disposizione.

Il Nucleo è istituito e disciplinato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, a far data dal 1° gennaio 2023.

Dalla medesima data cessa il gruppo di lavoro sull'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 novembre 2008 (come modificato dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 luglio 2009 e del 5 dicembre 2019).

Gli esperti i quali al 31 dicembre 2022 compongano il predetto gruppo di lavoro, "in sede di prima applicazione" sono nominati componenti del Nucleo, fino alla data di scadenza dei rispettivi incarichi.

Conseguentemente, per il funzionamento del Nucleo si fa fronte - senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica - a valere sulle risorse presenti a legislazione vigente sul bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio.

Segue coordinamento formale con la novella previsione del Nucleo, incidente sull'articolo 5 del decreto-legge n. 77 del 2021. Quel decreto-legge ha definito la governance del PNRR, ed il suo articolo 5 ha istituito presso la Presidenza del Consiglio una struttura di missione denominata Unità per la razionalizzazione ed il miglioramento della regolazione.

Ne risulta un disegno in cui sia un 'trittico' di strutture - il novello Nucleo; la Unità appena sopra ricordata; l'Unità per la semplificazione, anch'essa presso la Presidenza del Consiglio (cfr. articolo 1, comma 22-bis del decreto-legge n. 181 del 2006) - a tenere le fila di un'analisi di impatto afferente la 'qualità della regolazione'.

 


 

Articolo 8
(Formez P.A.)

 

 

L’articolo 8 istituisce un Fondo con una dotazione di 60 milioni di euro per l’anno 2022, al fine di far fronte al fabbisogno finanziario di Formez PA connesso allo svolgimento di procedure concorsuali oggetto di convenzioni con le pubbliche amministrazioni.

 

In dettaglio, il predetto Fondo è provvisoriamente istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e le relative somme sono trasferito, in corso d’anno, su un conto corrente di tesoreria centrale intestato a FormezPA appositamente istituito. FormezPA, in base all’effettivo fabbisogno finanziario, preleva le predette risorse fino al 31 dicembre 2024, a titolo di anticipazione delle somme necessarie a fronteggiare le spese connesse allo svolgimento di procedure concorsuali oggetto di convenzioni con le pubbliche amministrazioni con oneri a carico di queste ultime.

Ai relativi oneri, pari a 60 milioni di euro per l’anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa del Fondo perequativo di cui all’articolo 1-quater, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2020 n. 137[72] (commi 1 e 4).

L’ultimo periodo del comma 3, introdotto al Senato, affida al Ministero dell’economia e delle finanze il compito di prevedere, con proprio decreto, le modalità di rafforzamento dei controlli e della rendicontazione sull'utilizzo del suddetto Fondo.

Formez PA - Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle P.A. è un’associazione riconosciuta con personalità giuridica di diritto privato, in house alla Presidenza del Consiglio –Dipartimento della Funzione pubblica – e delle Amministrazioni associate. L'Istituto è sottoposto al controllo, alla vigilanza ed ai poteri ispettivi della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, che detiene la quota maggioritaria dell'associazione.

Costituito nel 1963, l’attività di Formez PA è oggi focalizzata sull’attuazione delle politiche di riforma e modernizzazione della PA e più in generale della strategia di promozione dell’innovazione e di rafforzamento della capacità amministrativa, prevista dalle politiche di sviluppo dell’UE e promossa dal DFP, attraverso attività di accompagnamento e assistenza tecnica.

FormezPA è tenuto alla restituzione delle predette somme, mediante versamento all’entrata del bilancio dello Stato, a decorrere dal 1° gennaio 2025 ed entro il 31 dicembre 2027, anche a valere sulle somme ottenute dalle pubbliche amministrazioni in relazione alle convenzioni di cui sopra, con conseguente chiusura del predetto conto corrente di tesoreria centrale.

Le somme da restituire comprendono gli interessi passivi, calcolati applicando il tasso dell’1 per cento su base annua in relazione alle somme prelevate dal conto corrente di tesoreria centrale di cui al comma 1.

 

Per la specifica definizione del meccanismo di anticipazione e restituzione delle predette somme, si provvede alla sottoscrizione di apposito contratto tra il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento del tesoro e FormezPA, nel quale sono definite le condizioni dell’anticipazione, prevedendo altresì, qualora FormezPA non adempia al rimborso delle stesse nei termini stabiliti, sia le modalità di recupero delle medesime somme da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, sia l'applicazione di interessi moratori. A tal fine il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a trattenere le risorse necessarie, fino a concorrenza della rata da rimborsare, a valere sulle somme a qualunque titolo dovute dallo Stato a FormezPA (commi 2 e 3).

 

 

 


 

Articolo 9, comma 1
(Non rinnovabilità delle assunzioni temporanee
presso l’ufficio per il processo)

 

 

L’articolo 9, comma 1, specifica che le assunzioni a tempo determinato effettuate dal Ministero della giustizia - nell’ambito del PNRR - presso l’ufficio per il processo non possono essere rinnovate.

 

La modifica apportata dalla disposizione in esame all’articolo 11, comma 1, primo periodo, del decreto-legge n. 80 del 2021, tramite l’inserimento dell’inciso “non rinnovabile”, è volta a specificare che il periodo di lavoro a tempo determinato svolto presso l’ufficio per il processo non può essere oggetto di rinnovo.

Si tratta dei contratti di lavoro stipulati a seguito delle procedure di reclutamento disposte nell’ambito del PNRR allo scopo di favorire un più efficiente funzionamento del sistema giudiziario. Ai sensi del citato comma 1 dell’articolo 11 del d.l. 80/2021, tali procedure sono finalizzate al reclutamento, nel periodo 2021-2024, di un contingente massimo di 16.500 unità di addetti da destinare all'ufficio per il processo, suddiviso in due scaglioni:

-     il primo con contratto di lavoro a tempo determinato della durata massima di due anni e sette mesi;

-     il secondo con contratto di lavoro a tempo determinato della durata massima di due anni.

 

Il primo concorso per l’assunzione di un contingente di 8.171 unità di personale non dirigenziale da inquadrare nell’Amministrazione giudiziaria con il nuovo profilo professionale di addetto all’ufficio per il processo ai sensi dell’art. 11 del d.l. 80/2021 è stato bandito dalla Commissione RIPAM il 6 agosto 2021 ed è in fase di ultimazione.

 

In forza della disposizione in commento, alla scadenza tali contratti non potranno essere rinnovati. Si ricorda, tra l’altro, che per l’analoga procedura di reclutamento di addetti agli uffici per il processo costituiti nell’ambito del sistema giudiziario amministrativo è già stabilita, dal medesimo articolo 11, comma 1, la non rinnovabilità dei contratti di lavoro a tempo determinato, per i quali è prevista una durata massima di due anni e sei mesi.

 

La Relazione illustrativa che accompagna il decreto in esame segnala che la disposizione di cui all’art. 9, co. 1, si è resa necessaria “al fine di evitare l’avvio da parte della Commissione europea di una procedura di infrazione nonché per consolidare il pieno raggiungimento della Milestone PNRR M1C1-32 in scadenza al 31/12/2021 e sulla quale è in corso il processo di valutazione comunitario.”

 

 

L’ufficio per il processo è una struttura organizzativa istituita presso i tribunali ordinari (e le relative Procure della Repubblica) e presso le Corti d'appello dall’articolo 50 del decreto-legge 90/2014 allo scopo di «garantire la ragionevole durata del processo, attraverso l'innovazione dei modelli organizzativi ed assicurando un più efficiente impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione». Il modello dell'ufficio del processo è stato successivamente esteso anche alla giustizia amministrativa dal decreto-legge n. 168 del 2016.

All'ufficio del processo sono assegnati magistrati togati e giudici onorari, personale amministrativo, nonché i laureati in giurisprudenza che svolgono i tirocini formativi ex art. 73 del d.l. n. 69 del 2013. Con il D.M. giustizia 1° ottobre 2015, il Ministro della giustizia ha dettato le misure organizzative necessarie per il funzionamento dell'ufficio per il processo. Anche il CSM, per la parte di propria competenza, ha provveduto ad emanare le linee guida per il funzionamento dell’ufficio per il processo con la delibera del 15 maggio 2019, recentemente aggiornate dalla delibera del 13 ottobre 2021 con riferimento alle innovazioni previste dal d.l. 80 del 2021.

Il citato decreto ha infatti introdotto specifiche norme incidenti sul funzionamento degli uffici per il processo nell’ambito delle misure volte a dare attuazione al PNRR; tali norme sono contenute nel Capo II del titolo II (artt. 11-17) e riguardano, in primis, una procedura straordinaria di reclutamento finalizzata all'assunzione di 16.500 addetti all'ufficio per il processo per la giustizia ordinaria e 326 per la giustizia amministrativa, da assumere in due scaglioni con contratto di lavoro a tempo determinato.

Inoltre, il decreto detta ulteriori misure volte a realizzare la piena operatività delle strutture organizzative dell'ufficio del processo; in particolare:

- con riferimento alle procedure assunzionali nell'ambito della giustizia ordinaria, specifica i titoli richiesti per l'accesso, i profili professionali e il trattamento economico; individua altresì i profili professionali per le assunzioni da parte della giustizia amministrativa;

- specifica che il servizio prestato con merito al termine del rapporto di lavoro presso l'ufficio del processo costituirà titolo per l'accesso al concorso in magistratura; equivarrà ad un anno di tirocinio professionale per l'accesso alla professione di avvocato e di notaio e ad un anno di frequenza dei corsi della scuola di specializzazione per le professioni legali e potrà essere titolo di preferenza per l'accesso alla magistratura onoraria; inoltre, nelle successive procedure di selezione di personale a tempo indeterminato, il servizio prestato con merito darà diritto a un punteggio aggiuntivo;

- demanda al Ministro della giustizia l'individuazione dei tribunali e delle corti di appello cui assegnare gli addetti all'ufficio per il processo mentre provvede direttamente per quanto riguarda la collocazione del personale assunto a tempo determinato per la giustizia amministrativa; l'individuazione delle modalità di utilizzo degli addetti nei singoli uffici per il processo è invece demandata ai capi degli uffici giudiziari, di concerto con i dirigenti amministrativi, tramite la predisposizione di uno specifico progetto organizzativo;

- impone al personale l'obbligo di permanenza nella sede di assegnazione per l'intera durata del contratto a tempo; ogni forma di mobilità interna potrà riguardare soltanto uffici situati nel medesimo distretto e il personale assunto non potrà essere comandato, distaccato o assegnato presso altre pubbliche amministrazioni;

- assicura l'informazione, la formazione e la specializzazione di tutto il personale a tempo determinato assunto;

- prevede la costante rilevazione di ogni dato conferente per la valutazione, anche in corso d'opera, della attuazione della misura nell'ambito del PNRR, stabilendo nel contempo disposizioni per lo smaltimento dell'arretrato.

 

 

 


 

Articolo 9, comma 2
(Differimento assunzioni Mite)

 

 

Il comma 2 dell’articolo 9 differisce, dal triennio 2019-2021 al triennio 2021-2023, il termine entro cui procedere alle assunzioni di 350 unità di personale non dirigenziale, presso il Ministero della transizione ecologica.

 

Nel merito, il comma 2 dell’articolo in esame differisce al triennio 2021-2023 il termine per procedere all’assunzione di 350 unità di personale appartenenti all’area III, posizione economica F1, prevista all’art. 1, comma 317, della legge di bilancio per il 2019 (L. 145/2018), già disposta per il triennio 2019-2021.

In particolare, al fine di potenziare l'attuazione delle politiche ambientali e di perseguire un'efficiente ed efficace gestione delle risorse pubbliche destinate alla tutela dell'ambiente, anche allo scopo di prevenire l'instaurazione di nuove procedure europee di infrazione e di superare quelle in corso, il comma 317 dell’art. 1 della legge di bilancio per il 2019 ha autorizzato l’assunzione a tempo indeterminato, per il triennio 2019-2021, presso il Ministero della transizione ecologica, di 420 unità di personale, di cui 20 di livello dirigenziale, anche in sovrannumero.

Gli oneri corrispondenti sono quantificati nel limite massimo di spesa di 4,1 milioni di euro per il 2019, 14,9 milioni per il 2020 e 19,2 milioni a decorrere dal 2021, nonché in ulteriori 800.000 euro, per il 2019, per lo svolgimento delle procedure concorsuali.

Più nel dettaglio, l'art. 1, comma 317, della legge di bilancio per il 2019 ha autorizzato il Ministero della transizione ecologica (ex Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare), per il triennio 2019-2021, ad assumere, a tempo indeterminato, anche in sovrannumero con assorbimento in relazione alle cessazioni del personale di ruolo, mediante apposita procedura concorsuale pubblica per titoli ed esami, un contingente di personale di 350 unità appartenenti all'Area III, posizione economica F1, e di 50 unità appartenenti all'Area II, posizione economica F2, in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado, il cui termine è stato successivamente differito al periodo 2020-2022, ad opera dell’art. 24, comma 1, del D.L. 162/2019.

Il medesimo comma 317 ha, inoltre, autorizzato l'assunzione a tempo indeterminato, mediante apposita procedura concorsuale pubblica per titoli ed esami, di un contingente di personale in posizioni dirigenziali di livello dirigenziale non generale, di complessive 20 unità, con riserva di posti non superiore al 50 per cento al personale del Ministero della transizione ecologica.

La dotazione organica del medesimo Ministero, di cui alla tabella 4 allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 gennaio 2013, è quindi incrementata di 20 posizioni di livello dirigenziale non generale e di 300 unità di personale non dirigenziale.

Da ultimo, il richiamato comma 317 (come modificato dall’art. 17-quinquies, comma 4, lett. a) e b), del D.L. 80/2021) ha previsto che il Ministero della transizione ecologica provveda alla progressiva riduzione delle convenzioni stipulate per le attività di assistenza e di supporto tecnico-specialistico e operativo in materia ambientale, nella misura fino al 10 per cento nell'anno 2026, fino al 20 per cento nell'anno 2027, fino al 50 per cento nell'anno 2028, fino al 70 per cento nell'anno 2029 e del 100 per cento nell'anno 2030, avendo come riferimento il totale delle convenzioni vigenti, per le medesime attività, nell'anno 2018.

I bandi previsti per le procedure concorsuali definiscono i titoli valorizzando l'esperienza lavorativa in materia ambientale nell'ambito della pubblica amministrazione.

La relazione illustrativa del provvedimento in esame specifica che, con riferimento alle procedure di reclutamento avviate per 251 unità di personale, rientranti nel contingente delle autorizzate 350 unità in Area III, in base agli esiti delle prove del concorso pubblico pubblicato in G.U. n. 63 del 9 agosto 2019, sono state selezionate un numero di unità di personale notevolmente inferiore a quelle previste, pari a 80 unità, peraltro suscettibili di ulteriore revisione al ribasso in caso di rinuncia all’assunzione da parte dei soggetti vincitori. Di conseguenza l’Amministrazione ha la necessità di utilizzare le residue facoltà assunzionali non sfruttate nell’arco temporale 2019-2021 e di avere pertanto uno spostamento del termine dal 2019-2021, come attualmente previsto, al 2021-2023.

Come specificato nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio 2020 (pag. 409 e ss.) della Corte dei conti, per lo svolgimento dei compiti e delle attività tecnico-scientifiche di interesse nazionale per la protezione dell’ambiente, il Ministero della transizione ecologica (MITE) si avvale, in maniera strutturale, dell’Istituto per la protezione ambientale (ISPRA), di Sogesid S.p.A. e di Formez di cui il Ministero è diventato socio, oltre che di comitati ed altri soggetti pubblici o privati. Per quanto riguarda ISPRA, sebbene il numero delle convenzioni sia rimasto invariato nel biennio 2019/2020, tuttavia, nel 2020 le risorse destinate alle convenzioni stipulate con l’Istituto sono aumentate, passando da 97 milioni di euro nel 2019 a 109,7 milioni nel 2020. In relazione alla Sogesid, invece, si assiste ad un aumento consistente anche delle convenzioni stipulate (passate da 5 nel 2019 a 15 nel 2020), per un totale pari a 31,7 milioni di euro (21,1 milioni nel 2019).

In tema di assunzioni di personale del MITE, con l’art. 17-quinquies, commi 1-3 e comma 5, del D.L. 80/2021, è stata prevista, altresì, l’assunzione a tempo indeterminato, per il biennio 2021-2022 e mediante procedure concorsuali semplificate, di 218 unità di personale non dirigenziale ad elevata specializzazione tecnica, in possesso di laurea specialistica o magistrale, da inquadrare in Area III, al fine di consentire l'attuazione delle politiche di transizione ecologica anche nell'ambito del PNRR, di supportare le funzioni della Commissione tecnica PNRR-PNIEC, nonché di conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione e di politica ambientale, assunti nell'ambito dell'Unione europea e con l’Accordo di Kyoto.

In tale ambito, è prevista, inoltre, una riserva di posti del 50 per cento per i soggetti che, alla data del 24 giugno 2021, abbiano svolto, alle dipendenze di società a partecipazione pubblica, attività di supporto tecnico-specialistico e operativo in materia ambientale presso l’ex Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ovvero presso il MITE per almeno due anni, anche non continuativi, nel triennio anteriore alla predetta data.

Inoltre, le convenzioni stipulate tra il MITE e la Sogesid S.p.a. dovranno essere ridotte in relazione agli oneri riferibili al personale della società medesima assunto sulla base della procedura prevista per le assunzioni.

 

 


 

Articolo 9, commi 3-5
(Assunzioni presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con riferimento alle politiche in favore delle persone con disabilità)

 

 

Il comma 3 dell’articolo 9 autorizza la Presidenza del Consiglio dei ministri sia ad incrementare la propria dotazione organica di una posizione dirigenziale di prima fascia e di due posizioni dirigenziali di seconda fascia sia a indire - nell'ambito delle facoltà assunzionali già autorizzate[73] - una o più procedure per il reclutamento di personale non dirigenziale anche in deroga alle disposizioni che richiedono lo svolgimento di concorsi unici per il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni alle amministrazioni nazionali[74]; le disposizioni di cui al comma 3 sono stabilite al fine di assicurare l'attuazione della disciplina di delega per la revisione e il riordino delle norme vigenti in materia di disabilità, disciplina di cui alla L. 22 dicembre 2021, n. 227. In relazione all'intervento di cui al comma 3, il comma 4 abroga alcune norme della suddetta disciplina di delega, relative all'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri[75]. Il comma 5 reca la quantificazione dell'onere finanziario derivante dal comma 3 e la relativa copertura.

 

Riguardo alla destinazione - nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri - del personale non dirigenziale reclutato in base alle procedure di cui al comma 3, quest'ultimo fa un particolare riferimento (in termini non tassativi) al suddetto Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità. Le procedure medesime sono poste in deroga al summenzionato criterio dei concorsi unici, ma non al principio che stabilisce lo svolgimento di procedure concorsuali pubbliche (fatte salve le norme specifiche per le qualifiche e i profili per i quali sia richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo)[76]; si valuti l'opportunità di esplicitare la natura delle procedure.

In relazione all'intervento di cui al comma 3, il comma 4 abroga le norme della suddetta disciplina di delega che prevedevano: i criteri direttivi (ai fini dell'esercizio della delega) del potenziamento della struttura organizzativa dell'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità e della ridefinizione delle relative competenze - criteri intesi a garantire lo svolgimento delle nuove funzioni dell'Ufficio e a promuovere le iniziative necessarie al supporto dell'Autorità politica delegata in materia di disabilità -; uno stanziamento, pari a 800.000 euro annui a decorrere dal 2023[77], ai fini dell'attuazione dei suddetti criteri.

Il comma 5 quantifica l'onere finanziario derivante dall'incremento della dotazione organica di cui al comma 3 in 333.102 euro per l’anno 2022 e in 666.204 euro annui a decorrere dal 2023 e provvede alla relativa copertura; a tal fine, si riduce, nella suddetta misura di 333.102 euro per il 2022, la dotazione del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione[78] e, per ciascun anno successivo, si dispone l'utilizzo di una quota, pari a 666.204 euro, delle economie derivanti dalla suddetta soppressione dello stanziamento di 800.000 euro annui. 


 

Articolo 10, commi 1 e 2
(Incarichi di lavoro autonomo da parte di pubbliche amministrazioni a soggetti già collocati in quiescenza)

 

 

Il comma 1 dell’articolo 10 consente ad alcune amministrazioni, fino al 31 dicembre 2026, il conferimento di incarichi remunerati di lavoro autonomo a soggetti collocati in quiescenza; la riformulazione operata dal Senato ha soppresso la condizione (prevista nel testo originario del decreto) che i soggetti si trovassero in quiescenza da almeno due anni. La deroga concerne le amministrazioni titolari di interventi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), inclusi le regioni e gli enti locali; la medesima deroga è in ogni caso consentita, come specificato dal Senato, anche con riferimento agli interventi previsti nel Piano nazionale per gli investimenti complementari (rispetto al PNRR)[79] o nei programmi di utilizzo dei fondi europei di sviluppo e coesione e negli altri piani di investimento finanziati con fondi nazionali o regionali. Il successivo comma 2 specifica, relativamente alle procedure per l'affidamento di un appalto o di una concessione pubblici, le tipologie di incarico che possono rientrare nella suddetta deroga transitoria.

 

La possibilità di cui ai commi 1 e 2 in esame viene stabilita in deroga alla norma[80] che, per le pubbliche amministrazioni[81], esclude il conferimento di incarichi a titolo oneroso[82] a soggetti già collocati in quiescenza (la norma restrittiva si applica a prescindere dalla circostanza che il soggetto sia stato un lavoratore pubblico o privato)[83].

La deroga in esame - in base al richiamo di cui all'articolo 7, comma 6, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni - è ammessa secondo le condizioni e i limiti generali per la legittimità del conferimento degli incarichi individuali, a tempo determinato, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti[84] da parte di pubbliche amministrazioni; si ricorda che tra le condizioni rientra il previo accertamento dell'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili all'interno dell'amministrazione e che, in linea di principio, non è ammesso il rinnovo dell'incarico[85].

Si valuti l'opportunità di chiarire se il suddetto termine del 31 dicembre 2026 si riferisca alla possibilità di conferimento degli incarichi oppure al limite ultimo per la collocazione temporale dei medesimi.

Gli incarichi oggetto della deroga di cui ai commi 1 e 2 in esame non rientrano nelle ipotesi di cui ai richiamati commi 4, 5 e 15 dell'articolo 1 del D.L. 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2021, n. 113, e successive modificazioni; gli incarichi, quindi, sono conferiti senza procedura di selezione e non possono consistere in incarichi dirigenziali.

Nel possibile ambito degli incarichi in esame rientrano, ai sensi del comma 2 del presente articolo 10, anche le seguenti tipologie, relative alle procedure per l'affidamento di un appalto o di una concessione pubblici:

-       gli incarichi di progettazione, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione dei lavori, direzione dell'esecuzione, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, collaudo, nonché gli incarichi che la stazione appaltante ritenga indispensabili a supporto dell'attività del responsabile unico del procedimento. Si ricorda che tali incarichi, individuati dal richiamato articolo 31, comma 8, del codice dei contratti pubblici, di cui al D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni, possono essere conferiti in via diretta, in base a quest'ultimo comma, esclusivamente in caso di importo inferiore a 40.000 euro. Si valuti l'opportunità di chiarire se tale limite valga anche ai fini dell'ipotesi di conferimento in via diretta dell'incarico ai sensi del presente articolo 10, comma 2;

-       l'incarico di responsabile unico del procedimento (di cui al comma 1 del citato articolo 31 del codice dei contratti pubblici, e successive modificazioni), in presenza di particolari esigenze alle quali non sia possibile far fronte con personale in servizio e per il tempo strettamente necessario all’espletamento delle procedure di reclutamento del personale dipendente. Si valuti l'opportunità di chiarire l'applicabilità - rispetto alla durata e all'oggetto dell'incarico - di quest'ultima limitazione.

 

Resta fermo, per gli incarichi conferiti in base alla deroga di cui ai commi 1 e 2 in esame, il rispetto dei limiti delle risorse finanziarie già destinate, nel bilancio dell'amministrazione, agli incarichi di cui al citato articolo 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165 (non sono computate le risorse destinate ai contratti di cui ai suddetti commi 4, 5 e 15 dell'articolo 1 del D.L. n. 80 del 2021).


 

Articolo 10, comma 1-bis
(Incarichi di lavoro autonomo da parte di pubbliche amministrazioni a soggetti collocati in quiescenza e già in servizio presso fondazioni lirico-sinfoniche)

 

 

Il comma 1-bis dell’articolo 10 - comma inserito dal Senato - modifica, con riferimento ai soggetti già in servizio presso le fondazioni lirico-sinfoniche[86], i termini di applicazione del divieto[87], per le pubbliche amministrazioni[88], del conferimento di incarichi a titolo oneroso[89] a soggetti già collocati in quiescenza. In base alla modifica, il divieto si applica solo quando il personale suddetto raggiunga il limite ordinamentale di età - pari a 65 anni[90] - previsto per la generalità dei dipendenti pubblici.

 

Si ricorda che il divieto summenzionato si applica a prescindere dalla circostanza che il soggetto in quiescenza sia stato un lavoratore pubblico o privato e che esso riguarda: gli incarichi di studio e di consulenza; gli incarichi dirigenziali o direttivi e le cariche in organi di governo delle amministrazioni (rientranti nell'ambito del divieto[91]) e degli enti e società da esse controllati[92]. Il divieto non si applica con riferimento alle giunte degli enti territoriali e agli organi elettivi degli ordini o collegi professionali (o dei relativi organismi nazionali) e degli enti aventi natura associativa.

Il divieto in esame concerne anche i titolari dei trattamenti pensionistici anticipati maturati prima del compimento dei 65 anni. Si consideri l'opportunità di valutare la congruità dell'esclusione del divieto per i soli soggetti già in servizio presso le fondazioni lirico-sinfoniche (e di età inferiore al suddetto limite).


 

Articolo 10, commi 3-4-ter
(Modalità speciali per il reclutamento e il conferimento di incarichi professionali per l’attuazione del PNRR da parte
delle amministrazioni pubbliche)

 

 

I commi 3 e 4 dell’articolo 10 estendono ai soggetti attuatori di interventi previsti dal PNRR le modalità speciali - disciplinate dalla normativa vigente e già utilizzabili dalle amministrazioni titolari dei suddetti progetti - volte ad accelerare le procedure selettive per il reclutamento di personale a tempo determinato e per il conferimento di incarichi di collaborazione.

Inoltre prevedono che le pubbliche amministrazioni possano ricorrere alle suddette modalità speciali anche al di fuori degli interventi attuativi del Piano medesimo non solo per il reclutamento di personale a tempo determinato, ma anche per il conferimento di incarichi professionali.

I commi 4-bis e 4-terintrodotti al Senatodispongono la sospensione dall'albo di appartenenza e dall'esercizio dell'attività professionale dei professionisti assunti a tempo determinato per l’attuazione dei progetti previsti dal PNRR successivamente all’entrata in vigore della presente legge di conversione, qualora le PA titolari di tali interventi ravvisino potenziali conflitti di interessi nell'esercizio dell'attività del professionista.

 

Reclutamento di personale da parte dei soggetti attuatori del PNRR

In primo luogo, la disposizione in commento (comma 3) riconosce anche ai soggetti attuatori deputati alla realizzazione operativa degli interventi previsti dal PNRR[93] la possibilità di utilizzare le suddette modalità speciali – di cui all’articolo 1 del D.L. 80/2021 (vedi infra) - per accelerare le procedure per il reclutamento di personale a tempo determinato e per il conferimento di incarichi di collaborazione.

Ai sensi delle suddette modalità speciali e per le predette finalità (previa verifica delle relative spese da parte dell’Amministrazione centrale titolare dell’intervento), il richiamato art. 1 del D.L. 80/2021 riconosce alle amministrazioni titolari di interventi previsti nel PNRR:

§  per il reclutamento di personale con contratto a tempo determinato per l’attuazione dei progetti del Piano, la possibilità di svolgere le procedure concorsuali con le modalità semplificate, digitali e decentrate di cui all’art. 35-quater del D.Lgs. 165/2001 (introdotto dall’art. 3, co. 1, del presente decreto legge - cfr. la relativa scheda di lettura) o di attingere dagli elenchi istituiti dal Dipartimento della funzione pubblica secondo le modalità indicate nel DM del 14 ottobre 2021, a cui può iscriversi personale in possesso di un'alta specializzazione, al termine di apposite procedure idoneative il cui esito positivo non dà diritto all’assunzione, ma esclusivamente all'inserimento nei suddetti elenchi in ordine di graduatoria;

§  per il conferimento di incarichi di collaborazione con contratto di lavoro autonomo, la possibilità di attingere dagli elenchi istituiti dal Dipartimento della funzione pubblica, sempre secondo le modalità indicate nel richiamato DM del 14 ottobre 2021, a cui sono iscritti esperti e professionisti aventi determinati requisiti, attraverso la pubblicazione di un avviso per la selezione di tali professionisti ed esperti sul Portale del reclutamento.

Si ricorda che i suddetti contratti di lavoro a tempo determinato e i contratti di collaborazione possono essere stipulati per un periodo complessivo anche superiore a trentasei mesi, ma non eccedente la durata di attuazione dei progetti di competenza delle singole amministrazioni e comunque non eccedente il 31 dicembre 2026.

 

Conferimento di incarichi professionali da parte delle PA

Con riferimento a procedure da avviare e già avviate, viene altresì riconosciuta alle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del D.Lgs. 165/2001[94] la possibilità di ricorrere alle suddette modalità speciali per il conferimento di incarichi professionali, anche per interventi non rientranti nell'ambito del PNRR (comma 4).

In sostanza, anche per assunzioni a tempo determinato o conferimenti di incarichi professionali non connessi all’attuazione del PNRR, le suddette pubbliche amministrazioni possono utilizzare le modalità speciali previste dal richiamato art. 1 del D.L. 80/2021 ed esposte in precedenza (vedi ante con riferimento al comma 3) non solo per le assunzioni a tempo determinato (come già previsto dal comma 4-bis del medesimo art. 1 del D.L. 80/2021), ma anche per il conferimento di incarichi professionali.

Con riferimento ai professionisti assunti a tempo determinato per l’attuazione dei progetti previsti dal PNRR, i commi 4-bis e 4-ter – introdotti al Senato – dispongono che gli stessi siano sospesi dall'albo di appartenenza e dall'esercizio dell'attività professionale qualora le PA titolari di tali interventi ravvisino potenziali conflitti di interessi nell'esercizio dell'attività del professionista. La sospensione opera per tutta la durata del rapporto di lavoro con l'amministrazione pubblica e non si applica ai contratti di prestazione professionale in corso, sottoscritti in data certa anteriore all'entrata in vigore della presente legge di conversione, disciplinati dal vigente articolo 1, comma 7-ter, del D.L. 80/2021, oggetto della proposta di integrazione in esame.

Si ricorda, infatti, che il richiamato comma 7-ter attualmente non prevede la suddetta sospensione per l’ipotesi di conflitto di interessi, limitandosi a disporre che per i professionisti assunti a tempo determinato dalle pubbliche amministrazioni per l’attuazione di progetti previsti dal PNRR, con procedure concorsuali semplificate o attraverso l’iscrizione in un apposito elenco (ex art. 1, co. 4 e 5, lett. b), del D.L. 80/2021 – vedi infra), non è richiesta la cancellazione dall’albo, collegio o ordine professionale di appartenenza e l’eventuale assunzione non determina in nessun caso la cancellazione d’ufficio.

I richiamati commi 4 e 5, lett. b), del D.L. 80/2021 recano modalità speciali volte ad accelerare le procedure selettive che possono essere utilizzate per il reclutamento da parte delle PA di personale a tempo determinato per l’attuazione dei progetti previsti dal PNRR.

Il comma 4 riconosce alle amministrazioni la possibilità di svolgere le procedure concorsuali per il reclutamento di personale con contratto a tempo determinato per l’attuazione dei progetti del PNNR con le modalità semplificate, digitali e decentrate di cui all’art. 10 del D.L. 44/2021, prevedendo, oltre alla valutazione dei titoli legalmente riconosciuti e strettamente correlati alla natura e alle caratteristiche delle posizioni bandite, lo svolgimento della sola prova scritta.

Per quanto riguarda il personale in possesso di un'alta specializzazione, il richiamato comma 5, lett. b), dispone che questo si iscriva nell'istituendo elenco presso il Dipartimento della funzione pubblica, previo svolgimento di procedure idoneative svolte secondo le modalità semplificate introdotte dall’art. 10 del D.L. 44/2021 (vedi ante), con previsione della sola prova scritta, alle quali consegue esclusivamente il diritto all’inserimento nei predetti elenchi in ordine di graduatoria, da cui le amministrazioni attingono per l’assunzione di personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato

Conseguentemente, nel corso dell’esame al Senato si è disposto che nel contratto di assunzione si dichiari espressamente l'insussistenza del conflitto di interessi fra le mansioni attribuite dalla pubblica amministrazione e l'esercizio dell'attività professionale.


 

Articolo 11, comma 1
(Potenziamento amministrativo delle Regioni)

 

 

L’articolo 11, comma 1, consente alle regioni a statuto ordinario impegnate nell’attuazione del PNRR di assumere, con contratto a tempo determinato, personale con qualifica non dirigenziale in possesso di specifiche professionalità per un periodo anche superiore a trentasei mesi. Ciò a condizione che tale periodo non ecceda la durata di attuazione dei progetti e, in ogni caso, il termine del 31 dicembre 2026, e nel rispetto di specifici vincoli di spesa.

 

La finalità è quella di consentire la realizzazione dei progetti previsti dal medesimo PNRR.

La disposizione opera in deroga all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (conv., con modif., L. n.122/2010).

 

Tale disposizione prevede, fra l'altro, che, salve determinate eccezioni, le pubbliche amministrazioni, a decorrere dal 2011, possano avvalersi di personale a tempo determinato (o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa) nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009. Tali assunzioni non sono comunque computate ai fini della consistenza della dotazione organica.

 

Il comma 1, se per un verso opera la richiamata deroga, per l'altro stabilisce un (diverso) limite di spesa per le assunzioni in commento. Nello specifico, queste ultime non possono comportare una spesa aggiuntiva superiore al valore dato dal prodotto della media delle entrate correnti relative agli ultimi tre rendiconti approvati, considerate al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato nel bilancio di previsione, per la percentuale distinta per fascia demografica indicata nella tabella 1 di cui all'allegato 1 al decreto in esame. Come si evince dalla tabella 1, riportata a seguire, detta percentuale decresce al crescere della fascia demografica, passando dallo 0,07 per le regioni con meno di 800.000 abitanti (Basilicata, Molise e Valle d'Aosta) a 0,03 e 0,025 per le regioni con un numero di abitanti, rispettivamente, compreso tra 5.000.000 e 5.999.999 (Campania e Lazio) nonché almeno pari a 6.000.000 (la Lombardia).

 

 

Tabella 1 dell'allegato 1 al presente DL recante fasce demografiche e relative percentuali ai fini del calcolo del vincolo finanziario cui sono soggette le regioni per le assunzioni autorizzate ai sensi dell'articolo 11, comma 1.

 

Le predette assunzioni sono altresì subordinate al vincolo consistente nell'asseverazione da parte dell'organo di revisione del rispetto pluriennale dell'equilibrio di bilancio.

 

La spesa di personale derivante dall'applicazione del presente comma non rileva ai fini dell'articolo 1, commi 557 e 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

In base al citato comma 557, gli enti sottoposti al patto di stabilità interno assicurano la riduzione delle spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell'IRAP, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, garantendo il contenimento della dinamica retributiva e occupazionale. Quanto al richiamato comma 562, esso prevede che, per gli enti non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno, le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell'IRAP, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell'anno 2008. Gli enti di cui al primo periodo possono procedere all'assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno.

 

La presente disposizione estende alle regioni la facoltà di assumere personale al fine di consentire l'attuazione dei progetti previsti PNRR, già introdotta per i comuni ai sensi dell'articolo 31-bis, comma 1[95], del decreto-legge n.152 del 2021 (conv.,con modif, dalla L. 233/2001).

 


 

Articolo 11, commi 2 e 2-bis
(Rigenerazione amministrativa per il rafforzamento delle politiche
di coesione territoriale del Mezzogiorno)

 

 

L’articolo 11, comma 2, stabilisce che le risorse finanziarie, ripartite tra le amministrazioni pubbliche operanti nell’ambito della politica di coesione ai fini dello svolgimento di procedure di assunzione di personale non dirigenziale a tempo determinato ma non impegnate dalle amministrazioni medesime, possano essere da queste ultime destinate alla stipula di contratti di collaborazione con soggetti in possesso di professionalità tecnica analoga a quella del personale non reclutato. Tali contratti non possono superare la durata di trentasei mesi né la soglia massima della remunerazione stabilita dal regolamento dell’Agenzia per la coesione territoriale in materia di conferimento di incarichi di lavoro autonomo.

Il comma 2-bis, inserito nel corso dell’esame al Senato, interviene sulla disciplina dei contratti di collaborazione da parte dell’Agenzia per la coesione territoriale, con professionisti e personale in possesso di alta specializzazione, da destinare a supporto degli enti locali del Mezzogiorno: si prevede che la selezione del personale possa essere fatta direttamente dai singoli enti beneficiari, in luogo dell’Agenzia, sulla base di un contratto tipo predisposto dalla stessa Agenzia.

 

L’articolo 11, comma 2, modifica l’articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021), inserendo il nuovo comma 179-bis.

La disposizione ha ad oggetto l’utilizzo delle risorse finanziarie autorizzate dal comma 179 e ripartite sulla base del comma 180 del citato articolo 1 tra le amministrazioni pubbliche operanti nell’ambito della politica di coesione ai fini dell’assunzione di personale non dirigenziale con contratto a tempo determinato, che non risultino essere state impegnate dalle amministrazioni stesse in ragione:

a)   dell’insufficiente numero di idonei all’esito delle procedure svoltesi in attuazione dell’articolo 10, comma 4, del decreto-legge n. 44/2021, oppure;

b)   della mancata accettazione della proposta di assunzione nel termine assegnato dall’amministrazione, comunque non superiore a trenta giorni.

 

La Relazione tecnica evidenzia, a tal proposito, che le due procedure concorsuali previste dall’art. 10, comma 4, del decreto legge n. 44/2021 hanno generato un numero di idonei inferiore ai posti messi a concorso (circa 1.321 posti vacanti su 2.800 mesi complessivamente a bando) e che si sono registrate alcune rinunce che hanno incrementato il numero delle vacanze, nonché ritardi nelle assunzioni a causa di richieste dilatorie da parte dei candidati. La Relazione sottolinea come una nuova selezione comporterebbe ulteriore dilazione dei tempi di assunzione e nuovi costi non più sostenibili (sedi dislocate sul territorio nazionale e Commissioni esaminatrici). Sul punto, si rinvia all’approfondimento di cui al riquadro «Il rafforzamento delle politiche di coesione territoriale nel Mezzogiorno: la normativa vigente e i “Concorsi Coesione Sud” finora espletati».

La norma prevede, in particolare, che le risorse non impegnate possano essere destinate dalle predette amministrazioni alla stipula di contratti di collaborazione, ai sensi dell’articolo 7, commi 6 e 6-bis, del decreto legislativo n. 165/2001, con soggetti in possesso di professionalità tecnica analoga a quella del personale non reclutato.

 

Si rammenta, al riguardo, che l’articolo 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001 prevede, in deroga al divieto generale per le amministrazioni pubbliche (art. 7, comma 5-bis) di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e con modalità organizzate dal committente anche con riferimento a tempi e luogo di lavoro, che le medesime amministrazioni possono, per specifiche esigenze cui non si possa far fronte con personale in servizio, conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità:

a)    la corrispondenza dell’oggetto della prestazione alle competenze attribuite dall’ordinamento all’amministrazione conferente e coerenza con le esigenze di funzionalità di quest’ultima;

b)   il preliminare accertamento dell’impossibilità oggettiva, per l’amministrazione conferente, di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

c)    la natura temporanea e il carattere altamente qualificato della prestazione; il divieto di rinnovo; la possibilità di ricorrere, in via eccezionale, alla proroga dell’incarico originario al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore;

d)   la predeterminazione della durata, dell’oggetto e del compenso.

Si prevede, altresì, che il ricorso a tali contratti per lo svolgimento di funzioni ordinarie, o l’utilizzo dei soggetti incaricati come lavoratori subordinati, siano causa di responsabilità amministrativa per il dirigente che abbia stipulato i contratti.

 

La norma in esame prevede, inoltre, che i predetti contratti di collaborazione siano stipulati sulla base di uno schema predisposto dall’Agenzia per la coesione territoriale, il quale definisce, in particolare, le modalità anche temporali della collaborazione. Gli incarichi non possono avere durata superiore a trentasei mesi, mentre la remunerazione non può superare la soglia massima stabilita dal regolamento per il conferimento degli incarichi di lavoro autonomo dell’Agenzia per la coesione territoriale.

 

Il regolamento, adottato, come precisato dalla stessa disposizione in esame, con decreto del direttore dell’Agenzia, n. 107 dell’8 giugno 2018, disciplina i meccanismi di determinazione del compenso per incarichi di lavoro autonomo a personale esterno ai ruoli dell’Agenzia all’articolo 7, comma 8. La disposizione prevede che il compenso, da intendersi omnicomprensivo, al netto degli oneri accessori di legge a carico dell’amministrazione e dell’IVA, nonché di eventuali costi di trasferta, sia suddiviso in fasce e secondo la contrattualizzazione o per giornata/persona o per compenso annuo complessivo massimo, in base ai parametri indicati nella tabella che si riporta:

 

 

Profilo

Anni di esperienza

Fascia economica

Compenso per giornata/persona

Compenso massimo annuo

I – Project manager

(>=10)

A

500,00

85.000,00

II – senior

(>=7)

B

400,00

70.000,00

III – middle

(>=3)

C

300,00

50.000,00

IV - Junior

(fino a 3)

D

150,00

30.000,00

 

 

 

La legge di bilancio 2021, all’art. 1, commi 179-184, ha autorizzato le amministrazioni pubbliche operanti nel Mezzogiorno ad assumere personale, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, attraverso l’espletamento di procedure concorsuali, al fine di rafforzare la capacità amministrativa delle medesime amministrazioni nella gestione dei fondi della politica di coesione.

In particolare, il comma 179 della legge n. 178/2020 ha stabilito che a decorrere dal 1° gennaio 2021, al fine di garantire la definizione e l’attuazione degli interventi previsti dalla politica di coesione dell’Unione europea e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001 che, nell’ambito di tali interventi, rivestono ruoli di coordinamento nazionale, nonché le autorità di gestione, gli organismi intermedi o i soggetti beneficiari delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, possono assumere, con contratto di lavoro a tempo determinato di durata corrispondente ai programmi operativi complementari e comunque non superiore a trentasei mesi, in deroga ai vincoli assunzionali previsti dalla disciplina vigente, personale non dirigenziale in possesso delle correlate professionalità o di adeguato titolo di studio coerente con i profili da selezionare.

Tali assunzioni sono state previste nel limite massimo di 2.800 unità ed entro la spesa massima di 126 milioni di euro annui per il triennio 2021-2023, attribuendo all’Agenzia per la coesione territoriale il compito di assicurare al personale reclutato una formazione specifica in relazione ai profili rivestiti e alle funzioni da svolgere. Gli oneri per l’assunzione di tale personale sono stati posti a carico delle disponibilità del Programma operativo complementare (POC) al PON “Governance e capacità istituzionale 2014-2020”[96], previsto dall’articolo 242, commi 2 e 5 del decreto-legge n. 34/2020.

Il comma 180 dell’art. 1 della medesima legge n. 178/2020 ha stabilito, inoltre, che, entro il termine di sessanta giorni dall’entrata in vigore di quest’ultima, si sarebbe dovuto procedere, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per il sud e la coesione territoriale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata, alla ripartizione, tra le amministrazioni interessate, delle risorse finanziarie e del personale di cui al comma 179, individuandone i profili professionali e le relative categorie, sulla base della ricognizione del fabbisogno di personale operata dall’Agenzia per la coesione territoriale.

Il predetto DPCM, adottato in data 30 marzo 2021 in conformità con il procedimento enucleato dal citato comma 180, ha proceduto all’individuazione dei profili professionali interessati e delle relative categorie, nonché alla ripartizione delle risorse finanziarie.

Quanto al primo aspetto, sono stati individuati, in base all’Allegato B al decreto, cinque profili in base al criterio di specializzazione professionale:

a)       Funzionario esperto tecnico con competenza in materia di supporto e progettazione tecnica, esecuzione di opere e interventi pubblici e gestione dei procedimenti legati alla loro realizzazione;

b)      Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo, con competenza in materia di supporto alla programmazione e pianificazione degli interventi, nonché alla gestione, al monitoraggio e al controllo degli stessi, compreso il supporto ai processi di rendicontazione richiesti dai soggetti finanziatori;

c)       Funzionario esperto in progettazione e animazione territoriale, con competenza in ambito di supporto alla progettazione e gestione di percorsi di animazione e innovazione sociale fondati sulla raccolta dei fabbisogni del territorio e la definizione e attuazione di progetti/servizi per la cittadinanza;

d)      Funzionario esperto amministrativo giuridico con competenza in ambito di supporto alla stesura ed espletamento delle procedure di gara o degli avvisi pubblici nonché della successiva fase di stipula, esecuzione, attuazione, gestione, verifica e controllo degli accordi negoziali;

e)       Funzionario esperto analista informatico con competenza in materia di analisi dei sistemi esistenti e definizione di elementi di progettazione di dati logici per i sistemi richiesti dai fabbisogni di digitalizzazione delle amministrazioni.

Per quanto concerne il secondo aspetto, le risorse finanziarie sono state ripartite secondo lo schema riassuntivo riportato nel decreto. L’Allegato C, invece, reca il riparto del personale tra le diverse amministrazioni interessate.

Successivamente, l’articolo 10, comma 4, del decreto-legge n. 44/2021, recante “Misure per lo svolgimento delle procedure per i concorsi pubblici e per la durata dei corsi di formazione iniziale”, nell’abrogare il comma 181 della legge n. 178/2020, ha stabilito che al reclutamento del predetto personale a tempo determinato proceda il Dipartimento della funzione pubblica, anche avvalendosi dell’Associazione Formez PA. La disposizione ha previsto, altresì, il ricorso a procedura concorsuale semplificata, anche in deroga alla disciplina vigente in materia e assicurando comunque il profilo comparativo, costituita da una fase di valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale, utile alla formazione del punteggio finale, e da una sola prova scritta mediante quesiti a risposta multipla, con esclusione della prova orale.

Con la normativa sopra descritta è stato conseguito il traguardo M1C1-53 del PNRR con il quale si prevedeva l’entrata in vigore, entro il 31 dicembre 2021, della legislazione primaria necessaria per fornire assistenza tecnica e rafforzare la creazione di capacità per l’attuazione del PNRR, in particolare consentendo, tra l’altro, l'assunzione temporanea di 2.800 tecnici per rafforzare le amministrazioni pubbliche del Sud a carico del bilancio nazionale.

 

Sulla base delle predette disposizioni di legge, il Dipartimento della funzione pubblica ha indetto un primo concorso pubblico per il reclutamento a tempo determinato di 2.800 unità di personale non dirigenziale di Area III – F1 o categorie equiparate nelle amministrazioni pubbliche, con ruolo di coordinamento nazionale nell’ambito degli interventi previsti dalla politica di coesione dell’Unione europea e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027, nelle autorità di gestione, negli organismi intermedi e nei soggetti beneficiari delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Il bando è stato pubblicato nella G.U. n. 27 del 6 aprile 2021. Le unità messe a concorso sono state ripartite in:

a)    1.412 unità di Funzionario esperto tecnico;

b)    918 unità di Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo;

c)    177 unità di Funzionario esperto in progettazione e animazione territoriale;

d)    169 unità di Funzionario esperto amministrativo giuridico;

e)    124 unità di Funzionario esperto analista informatico.

Sulla G.U. n. 60 del 30 luglio 2021 è stata data notizia della pubblicazione, sul sistema “Step-One 2019”, delle graduatorie finali di merito dei cinque profili relativi al concorso. A fronte dei posti messi a concorso, tuttavia, sono stati effettivamente coperti:

a)    148 dei 1.412 posti di Funzionario esperto tecnico;

b)    196 dei 918 posti di Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo;

c)    tutti i 177 posti di Funzionario esperto in progettazione e animazione territoriale (con una graduatoria finale comprensiva di ulteriori 66 candidati idonei);

d)    tutti i 169 posti di Funzionari esperto amministrativo giuridico (con una graduatoria finale comprensiva di ulteriori 597 candidati idonei);

e)    112 dei 124 posti di Funzionario esperto analista informatico.

Contestualmente, sul sito della Formez PA è stato pubblicato l’avviso concernente la scelta della sede per i vincitori e gli idonei, corredato dall’elenco delle amministrazioni disponibili.

 

A seguito del concorso e della scelta delle sedi da parte dei candidati vincitori e dei candidati idonei subentrati in conseguenza di scorrimenti, il Dipartimento della funzione pubblica, alla luce del numero di posti rimasti non coperti, ha bandito un secondo concorso – per il reclutamento a tempo determinato di 2.022 unità di personale non dirigenziale di Area III – F1 o categorie equiparate, nell’ambito delle medesime amministrazioni pubbliche con ruolo di coordinamento nazionale nell’ambito degli interventi previsti dalla politica di coesione europea e nazionale, nonché delle medesime autorità, organismi e soggetti beneficiari delle regioni del Mezzogiorno cui si è riferito il primo concorso coesione. Il bando del concorso è stato pubblicato nella G.U. n. 82 del 15 ottobre 2021. Le 2.022 unità messe a concorso sono state ripartite in:

a)     1.270 unità di Funzionario esperto tecnico;

b)     733 unità di Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo;

c)     19 unità di Funzionario esperto analista informatico.

Il termine per la presentazione delle domande di partecipazione è scaduto il 15 novembre 2021. A seguito della scadenza di tale termine, le prove scritte per i tre profili si sono svolte in data 30 e 31 marzo 2022.

In base agli esiti delle suddette prove, sono risultati idonei:

a)      n. 124 candidati per il profilo di Funzionario esperto tecnico;

b)      n. 559 candidati per il profilo di Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo;

c)      n. 51 candidati per il profilo di Funzionario esperto analista informatico.

 

 Le due procedure concorsuali hanno generato un numero di idonei inferiore ai posti messi a concorso (circa 1.321 posti vacanti su 2.800 mesi complessivamente a bando), inoltre si sono registrate alcune rinunce tra i vincitori.

 

 

Il comma 2-bis, inserito nel corso dell’esame parlamentare al Senato, interviene sulla disciplina dei contratti di collaborazione da parte dell’Agenzia per la coesione territoriale, con professionisti e personale in possesso di alta specializzazione, da destinare a supporto degli enti locali del Mezzogiorno (art. 31-bis, commi 7-9 del D.L. n. 152 del 2021). La norma prevede che la selezione del personale possa essere fatta direttamente dai singoli enti beneficiari, in luogo dell’Agenzia, sulla base di un contratto tipo predisposto dalla stessa Agenzia. In questo caso le corrispondenti risorse sono trasferite agli enti beneficiari dall’Agenzia, la quale provvede inoltre al periodico monitoraggio dell’attività concretamente svolta dal personale.

 

Si ricorda che il D.L. n. 152 del 2021 (art. 31-bis, commi 7-9) ha previsto la stipula di contratti di collaborazione da parte dell'Agenzia per la coesione territoriale con professionisti e personale in possesso di alta specializzazione da destinare a supporto degli enti locali del Mezzogiorno per accelerare la definizione e l'attuazione degli interventi previsti dalla politica di coesione dell'Unione europea e nazionale per i cicli di programmazione 2014-2020 e 2021-2027 nonché per favorire l'attuazione dei progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La misura è autorizzata nel limite di una spesa complessiva di 67 milioni di euro, a valere sulle disponibilità del Programma operativo complementare al PON «Governance e capacità istituzionale 2014- 2020».

L'Agenzia per la coesione ha pubblicato l'avviso per la ricognizione dei fabbisogni da parte degli enti locali del Mezzogiorno. I singoli enti locali entro il 15 giugno 2022 hanno espresso il proprio fabbisogno, in termini di giornate/persona, sui seguenti profili professionali: tecnici (ingegneri, architetti) esperti di opere pubbliche, per rilanciare la progettazione di opere e di infrastrutture dei servizi territoriali; esperti in gestione, monitoraggio e controllo, per la gestione amministrativa, contabile e la rendicontazione della spesa; esperti settoriali di policy a supporto della partecipazione ai bandi, come esperti di specifiche politiche pubbliche o di area amministrativo-giuridica.

In una seconda fase, dopo aver rilevato i fabbisogni espressi dai singoli enti locali del Mezzogiorno e dalle aggregazioni di comuni, l’Agenzia per la coesione territoriale procederà alla selezione, attraverso la piattaforma IN.PA (come previsto dal richiamato articolo 1, commi 5 e seguenti, del D.L. 9 giugno 2021, n. 80).

 

La norma in esame, in alternativa e in deroga alla richiamata procedura di assunzione, consente agli enti beneficiari, individuati dall’Agenzia a seguito della ricognizione dei fabbisogni, di procedere direttamente alla selezione e alla contrattualizzazione dei collaboratori sulla base di un contratto tipo predisposto dall’Agenzia nel rispetto di quanto previsto dal D. Lgs. n. 165 del 2001, art. 7, commi 6 e 6-bis.

 

Le disposizioni citate consentono alle amministrazioni pubbliche, per specifiche esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, di conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza di determinati presupposti[97]. Si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell'arte, dello spettacolo, dei mestieri artigianali o dell'attività informatica nonché a supporto dell'attività didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento, compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro, purché senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ferma restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore.

Le amministrazioni pubbliche devono rendere pubbliche le procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione.

 

Nel caso di contratti stipulati direttamente dagli enti le corrispondenti risorse sono loro trasferite dall’Agenzia. L’Agenzia per la coesione territoriale provvede al periodico monitoraggio dell’attività concretamente svolta dal personale.


 

Articolo 12
(Scuola nazionale dell'amministrazione)

 

 

L’articolo 12 detta disposizioni relative alla Scuola nazionale dell'amministrazione, al fine di:

§  introdurre una nuova figura, quella del Vicepresidente;

§  reclutare personale non dirigenziale con contratto a tempo indeterminato, mediante procedure selettive, nell'ambito delle quali possono essere valorizzate le attività pregresse di collaboratore preposto al tutoraggio;

§  reclutare nuovo personale specialista in formazione e comunicazione e sistemi di gestione o per mansioni di supporto alla didattica e alla gestione dell'amministrazione;

§  prevedere un'articolazione - oltre che nella sede centrale (Roma) e nella sede decentrata (Caserta) - in “poli formativi” localizzati sul territorio nazionale.

Inoltre aumenta (di due unità dirigenziali di livello non generale) la dotazione organica della Presidenza del Consiglio per il potenziamento della Scuola nazionale dell'amministrazione connesso all'attuazione del PNRR.

Nel corso dell'esame presso il Senato sono state approvate alcune modifiche al presente articolo. Tali modifiche specificano che il Vicepresidente è uno degli organi della Scuola e che il suo incarico cessa con la nomina del nuovo Presidente. Si prevede, inoltre, che il Segretario generale della Scuola rientri nella dotazione organica della Presidenza del Consiglio, aumentata, a tal fine, di una unità dirigenziale di livello generale. La modifica interviene, altresì, sulla disciplina concernente il collocamento nella posizione di fuori ruolo, aspettativa o comando del Vicepresidente dipendente pubblico o professore universitario. Viene inoltre disciplinato il trattamento economico del Vicepresidente.

Inoltre, il comma 2-bis, introdotto dal Senato, concerne il trattamento economico dei docenti della Scuola che esercitino l'opzione per il regime a tempo definito.

 

L'articolo 12 detta disposizioni relative alla Scuola nazionale dell'amministrazione - SNA (originariamente denominata Scuola superiore della pubblica amministrazione: SSPA), la quale è un'istituzione di alta cultura e formazione, posta nell'ambito e sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio.

Istituita nel 1957, le norme fondamentali della Scuola sono contenute nel decreto legislativo n. 178 del 2009 (che ha integralmente sostituito la disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 287 del 1999, come modificato dal n. 381 del 2003).

È questo l'atto che viene modificato dall'articolo in esame, con una serie di novelle - le quali seguono alle novelle già dettate per profili eminentemente organizzativi dall'articolo 5 del decreto-legge n. 80 del 2021 (convertito dalla legge n. 113 del 2021).

 

In base alla normativa vigente (cfr. il citato decreto legislativo n. 178 del 2009) la Scuola è dotata di autonomia organizzativa e contabile nei limiti delle proprie risorse economico-finanziarie. Tra i compiti primari della Scuola figurano: il reclutamento dei dirigenti e dei funzionari dello Stato; l’attività formativa iniziale dei dirigenti dello Stato; la formazione permanente dei dirigenti e dei funzionari dello Stato; la formazione, con gli oneri a carico dei committenti, di dipendenti di amministrazioni pubbliche diverse da quelle statali, di soggetti gestori di servizi pubblici e di istituzioni ed imprese private; lo svolgimento di attività di ricerca, analisi e documentazione finalizzata al perseguimento dell'eccellenza nell'attività di formazione legata ai processi di riforma ed innovazione della pubblica amministrazione.

Nella scorsa XVII legislatura sono stati posti alcuni interventi normativi incidenti sulla Scuola. Dapprima il d.P.R. n. 70 del 2013 istituiva il Sistema unico del reclutamento e della formazione pubblica, in cui la Scuola nazionale dell’amministrazione (secondo la ridenominazione) assumeva un ruolo di coordinamento delle attività di formazione e reclutamento realizzate dalle singole istituzioni formative lì considerate. Successivamente, il decreto-legge n. 90 del 2014 disponeva la soppressione di cinque scuole di formazione delle pubbliche amministrazioni e la contestuale assegnazione delle funzioni di reclutamento e di formazione, nonché delle risorse, degli organismi soppressi alla Scuola nazionale dell'amministrazione (articolo 21). In attuazione di queste disposizioni, con d.P.C.m. 24 dicembre 2014 tali risorse sono state individuate e trasferite alla Scuola.

 

Un primo ordine di modificazioni, recate dall'articolo 12 in esame (al comma 1, lettere a) e b), nonché 0a), introdotta dal Senato), concerne la figura, che si viene ad istituire, del Vicepresidente.

Esso è nominato - si viene a prevedere - dal Presidente, e cessa con la nomina del nuovo Presidente, secondo la modifica proposta dalle Commissioni riunite. Il testo originario del decreto-legge prevede la cessazione dell'incarico di Vicepresidente contestualmente alla cessazione dell'incarico del Presidente che lo ha nominato.

Svolge le funzioni delegategli dal Presidente, e lo sostituisce in caso di assenza o impedimento.

È scelto tra un novero di categorie, le medesime tra le quali è scelto il Presidente (ossia tra: i magistrati amministrativi, ordinari e contabili; gli avvocati dello Stato o tra professori universitari ordinari; alti dirigenti dello Stato di particolare e comprovata qualificazione; altri soggetti parimenti dotati di particolare e comprovata qualificazione professionale, che abbiano diretto per almeno un quinquennio istituzioni pubbliche di alta formazione o ricerca, ovvero per almeno dieci anni, anche non continuativamente, istituzioni private di alta formazione riconosciute dal Ministero dell'università e della ricerca).

Può essere confermato per una sola volta.

Se dipendente statale o docente universitario, per l'intera durata dell'incarico può essere collocato nella posizione di fuori ruolo, di aspettativa o di comando, secondo i rispettivi ordinamenti. Ove l'incarico non sia a tempo pieno, non si verifica il collocamento nelle predette posizioni e il medesimo incarico viene svolto secondo il rispettivo ordinamento (così prevede una modifica approvata in Senato).

Riguardo al trattamento economico del Vicepresidente, una modifica approvata dal Senato, introducendo una nuova lettera e-bis), prevede che il Vicepresidente che non svolge il proprio incarico a tempo pieno, se dipendente di pubbliche amministrazioni ovvero docente universitario, conservi il trattamento economico in godimento, incrementato da un'indennità di carica stabilita con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Ove l'incarico sia svolto a tempo pieno, compete un trattamento economico con le modalità di cui al periodo precedente.

Per la figura del Vicepresidente è autorizzata la spesa di 150.362 euro per l'anno 2022 e di 301.263 euro annui a decorrere dall'anno 2023.

 

Si propone, inoltre, una modifica all'art. 8, comma 1, del citato decreto legislativo n. 178 del 2019, concernente la nomina del Segretario generale della Scuola. La novella prevede che il Segretario generale sia nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero con decreto del Ministro della pubblica amministrazione a tal fine delegato, ai sensi dell'art. 19, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Quest'ultimo stabilisce che gli incarichi dei dirigenti preposti a ufficio dirigenziale generale siano conferiti, con d.P.C.m., a dirigenti della prima fascia dei ruoli dei dirigenti (di cui all'articolo 23 del medesimo decreto legislativo n. 165). Si prevede, quindi, l'incremento della dotazione organica della Presidenza del Consiglio di una unità dirigenziale di livello generale. Con la modifica in esame, pertanto, la figura del Segretario generale viene inserita nell'ambito della dotazione organica della Presidenza del Consiglio.

Conseguentemente (nuova lettera e-ter)) si propone la soppressione dell'art. 14, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 178, il quale definisce il trattamento economico del Segretario generale prendendo quale riferimento il trattamento economico dei dirigenti preposti a ufficio dirigenziale generale incaricati ai sensi dell'articolo 19 comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001 (a tali figure il Segretario generale viene ricondotto direttamente dalla novella in esame).

Non viene invece modificata, rispetto al testo vigente dell'art. 8, comma 1, del decreto legislativo n. 178 del 2009, la durata della carica del Segretario generale, di quattro anni con possibilità di rinnovo.

 

Si rammenta che la figura del Segretario generale della SNA è stata introdotta dall'art. 5 del decreto-legge n. 80 del 2021 (come convertito dalla legge n. 113 del 2021), in luogo della figura del dirigente amministrativo. La figura del Segretario generale, rispetto al dirigente amministrativo, assume la titolarità di un più articolato spettro di compiti, alcuni dei quali precedentemente attribuiti al Presidente - come la proposta in Comitato di gestione dei bilanci preventivo e consuntivo, o l'attivazione del Comitato di gestione affinché questo sia sentito circa la definizione dell'organizzazione interna della Scuola. Inoltre il Segretario generale è membro del Comitato di gestione (laddove il dirigente amministrativo partecipava senza diritto di voto). Così l'articolo 6 del decreto-legislativo n. 178, come modificato dal decreto-legge n. 80 del 2021. Il medesimo decreto-legge n. 80 aveva altresì introdotto il comma 1-bis all'art. 14, di cui ora, come detto, si propone l'abrogazione, inerente al trattamento economico del Segretario generale. Vi si prevede che tale trattamento economico sia articolato in una voce retributiva ed in un emolumento accessorio. La voce retributiva è non superiore alla misura massima del trattamento economico fondamentale dei dirigenti preposti a ufficio

dirigenziale generale (incaricati ai sensi dell’articolo 19, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001). L'emolumento accessorio è stabilito con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione (di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze) nel rispetto dei principi definiti, per i trattamenti accessori, dall'articolo 24 del decreto legislativo n. 165.

Per approfondimenti, si veda il dossier dei Servizi studi di Camera e Senato sul decreto-legge n. 80.

 

Il comma 1, lettera c) autorizza il reclutamento, da parte della Presidenza del Consiglio, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato - in aggiunta alle attuali facoltà assunzionali e con corrispondente aumento della dotazione organica del personale non dirigenziale - di 28 unità di personale non dirigenziale, nella categoria A, posizione economica F1. Le unità di personale sono assunte a decorrere dall'anno 2023. Dallo stesso anno è autorizzata la spesa di 1.916.248 euro annui.

Le 28 unità saranno scelte mediante apposite procedure selettive. Nel loro ambito saranno “adeguatamente valorizzate” le esperienze lavorative maturate dai titolari di contratti stipulati nell'“ultimo triennio” per lo svolgimento di attività di tutoraggio.

Si fa qui riferimento al fatto che la Scuola possa avvalersi (ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 178 del 2009) di consulenti esterni, professionalità e competenze utili allo svolgimento delle sue attività istituzionali, anche di supporto alla didattica ed alla ricerca. Tra questi figurano altresì incarichi temporanei per attività di tutoraggio didattico, ai quali l'articolo 1, comma 128 della legge n. 160 del 2019 ha inteso dare autonoma rilevanza, con un'apposita autorizzazione alla Scuola a stipulare, fino al 31 dicembre 2022, contratti di “collaborazione coordinata e continuativa per esigenze di tutoraggio”, per un contingente massimo di 30 unità, previo espletamento di selezioni pubbliche comparative (con uno stanziamento massimo di 990 milioni annui).

 

Ancora in tema di reclutamento di personale dispone il comma 1, lettera e), la quale reca plurime autorizzazioni, tutte disposte novellando l'articolo 13 relativo al personale non docente, del citato decreto legislativo n. 178 del 2009.

In primo luogo, si autorizza la Presidenza del Consiglio dei ministri a reclutare 60 unità di personale, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a decorrere dal 2023.

Questo, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali (dunque con corrispondente incremento della dotazione organica del personale non dirigenziale della Presidenza del Consiglio dei ministri).

Di queste unità (tutte con posizione economica F3), 30 sono previste di personale di categoria A, profilo professionale di specialista esperto di formazione, comunicazione e sistemi di gestione; le altre 30 sono di personale di categoria B, profilo di assistente specialista (si fa qui riferimento al contratto collettivo nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

La quantificazione degli oneri di spesa è pari a 3.974.422 milioni annui.

Il predetto personale è reclutato attraverso procedure concorsuali pubbliche, secondo quanto previsto dall'art. 35-quater del decreto legislativo n. 165 del 2001 (t.u. pubblico impiego). Tale articolo 35-quater è introdotto dall'articolo 3, comma 1, del presente decreto-legge, alla cui scheda si rinvia.

 

In secondo luogo, si autorizza il reclutamento con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato (dal 1° giugno 2022 e fino al 31 dicembre 2026, comunque con durata non superiore a trentasei mesi, non rinnovabili) di un contingente di 20 unità, “in possesso di specifiche competenze utili allo svolgimento delle sue attività istituzionali”.

Tale contingente (tutto di categoria B, posizione economica F3) è assunto previo svolgimento di “selezioni pubbliche comparative”.

Il contingente è ripartito in 10 unità per le attività di supporto alla didattica e 10 unità per le attività di supporto alla gestione amministrativa. La disposizione fa riferimento ai compiti in materia di attuazione del PNRR, alle procedure concorsuali svolte dalla Scuola, alle funzioni di reingegnerizzazione dei processi di lavoro.

Le spesa autorizzata per il reclutamento di tale personale ammonta a 705.487 euro per il 2022, 1.209.405 euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026.

 

In terzo ed ultimo luogo, si un incremento della dotazione organica dirigenziale della Presidenza del Consiglio dei ministri per due unità dirigenziali di livello non generale.

La disposizione è finalizzata al potenziamento e allo sviluppo dei compiti connessi all'attuazione del PNRR, delle funzioni relative alle procedure concorsuali nonché alla reingegnerizzazione dei processi di lavoro.

In via transitoria, è previsto che in sede di prima applicazione possano essere conferiti incarichi dirigenziali, anche in deroga ai relativi limiti percentuali vigenti nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri - giacché si tratta degli incarichi considerati dall'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001.

La quantificazione degli oneri è pari a 176.576 euro per il 2022 e a 353.152 euro annui dal 2023.

 

La Scuola provvede ai costi per la gestione dei concorsi pubblici per le spese di funzionamento indotte dal reclutamento del personale, nell’ambito delle risorse derivanti dal contributo finanziario ordinario dello Stato disponibile a legislazione vigente.

 

Vale infine ricordare come la lettera d) del comma 1 abbia ad oggetto l'articolazione per sedi delle attività della Scuola.

Secondo l'articolo 12 del decreto legislativo n. 178 nel testo previgente, “La Scuola ha sede in Roma. Le attività della Scuola possono svolgersi presso sedi distaccate. Le sedi distaccate sono quelle esistenti alla data dell'entrata in vigore del presente decreto legislativo”.

La novella riformula la disposizione, prevedendo: “La Scuola ha sede in Roma. Le attività della Scuola possono svolgersi presso la sede distaccata di Caserta e presso poli formativi localizzati sul territorio nazionale”.

Dunque si viene ad introdurre la previsione di “poli formativi” localizzati sul territorio nazionale - con la prescrizione che l'istituzione dei poli formativi non importi nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ed ai connessi adempimenti la Scuola provveda con le risorse umane, strumentali e finanziarie già previste a legislazione vigente.

Il comma 2 dell'articolo 12 in esame abroga i commi 4 e 5 dell'articolo 16 (relativo alla Scuola nazionale dell'amministrazione) del d.P.R. n. 70 del 2013, che è il regolamento recante riordino del sistema di reclutamento e formazione dei dipendenti pubblici e delle Scuole pubbliche di formazione (a norma dell'articolo 11 del decreto-legge n. 95 del 2012).

Le disposizioni di cui è disposta l'abrogazione prevedevano, la prima, che a ciascuna sede distaccata della Scuola fosse preposto un responsabile (scelto tra i funzionari apicali in servizio presso la Scuola, e con incarico conferito dall'allora dirigente amministrativo sentito il Presidente); la seconda, che ai responsabili di sede fossero attribuiti compiti di coordinamento, per assicurare il funzionamento della struttura loro affidata ed il regolare andamento dell'attività gestionale e didattico formativa.

 

Il comma 2-bis, introdotto dal Senato, reca novella all'art. 21, comma 4, del decreto-legge n. 90 del 2014. Tale comma, al quarto periodo, dispone che i docenti della Scuola che esercitino l'opzione per il regime a tempo definito, abbiano ridotto "corrispondentemente" il trattamento economico. E prevede che nei confronti dei medesimi docenti, non si applichi la disposizione del regolamento recante determinazione del trattamento economico dei docenti della Scuola (ossia il d.P.C.m. n. 202 del 2015: cfr. ivi l'articolo 2, comma 4, secondo periodo) relativa all'applicazione ai professori della Scuola a tempo pieno (o indeterminato) della disciplina delle incompatibilità e delle autorizzazioni prevista per i professori e ricercatori universitari a tempo pieno dalla normativa vigente (ossia l'articolo 6, relativo allo stato giuridico dei docenti di ruolo, della legge n. 240 del 2010, recante norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento).

Tale disposizione si applica fino al 31 dicembre 2026. Il Senato ha espunto tale termine temporale.

 

Infine, il comma 3 reca la quantificazione degli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, lettere b), c) ed e). Tali oneri sono pari a circa:

§  1,03 milioni per l'anno 2022;

§  7,75 milioni annui dal 2023 al 2026;

§  6,55 milioni annui dal 2027.

A tali oneri si provvede:

§  quanto a 1,03 milioni per l’anno 2022 e a 4,50 milioni annui a decorrere dall’anno 2023 mediante corrispondente riduzione del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili (art. 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014);

§  quanto a 3,25 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026 e euro 2,05 milioni annui a decorrere dall’anno 2027 mediante corrispondente riduzione delle risorse iscritte sul Fondo nello stato di previsione del MEF destinate (ai sensi dell’articolo 1, comma 365, lettera b), legge n. 232 del 2016) ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, nell'ambito delle amministrazioni dello Stato.

Inoltre, gli oneri di cui alla lettera b-bis), secondo le modifiche approvate dal Senato, sono quantificati in 165.269 euro per il 2022 e in 330.537 euro dal 2023. Vi si provvede mediante corrispondente riduzione del FISPE, fondo per interventi strutturali di politica economica (art. 10, co. 5 del decreto-legge n. 282 del 2004, convertito dalla legge n. 307 del 2004).

 

Secondo i dati del "conto annuale" il personale a tempo indeterminato impiegato presso la SNA risulta essere pari a 2.003 unità al 31 dicembre 2020, di cui: 113 dirigenti di prima fascia; 160 dirigenti di seconda fascia; 957 unità di personale di categoria A; 773 unità di categoria B. Al 31 dicembre 2019 le unità complessive erano pari a 1.935; 2.009 al 31 dicembre 2018.

Si ricorda, infine, che il contributo finanziario alla Scuola nazionale dell'amministrazione è allocato sul capitolo 5217 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Tale capitolo reca uno stanziamento pari a 13,64 milioni dal 2022.


 

Articolo 13
(Durata e disciplina del corso di formazione iniziale per i consiglieri penitenziari nominati all’esito dei concorsi banditi nell’anno 2020)

 

 

L’articolo 13 prevede, con riguardo ai consiglieri penitenziari nominati in esito ai concorsi banditi nel 2020, la riduzione del corso di formazione previsto dalla disciplina vigente dagli attuali diciotto mesi a dodici mesi, comportando una anticipazione dell’assunzione in servizio operativo da parte dei dirigenti penitenziari, dei dirigenti di istituto penale per minorenni e dei dirigenti penitenziari di esecuzione penale esterna.

 

Il comma 1 prevede che, in deroga a quanto previsto dall’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63, i consiglieri penitenziari nominati in esito ai concorsi banditi nel 2020 svolgano il corso di formazione iniziale in dodici mesi e sostengono gli esami validi anche ai fini del superamento della prova al termine del primo semestre e quelli per la formulazione del giudizio di idoneità al termine del secondo semestre del corso. In altri termini oltre ad una riduzione temporale del corso di prima formazione (da 18 a 12 mesi), la disposizione provvede a ricollocare anche le due tornate di esami previste, le quali sono anticipate rispettivamente al termine del primo e del secondo semestre di corso.

 

In proposito nella relazione illustrativa si osserva come l ’organico della carriera dirigenziale penitenziaria, dopo le riduzioni conseguite al riordino del Ministero, fatto col Regolamento 15 giugno 2015, n. 84, conti 300 dirigenti del ruolo di istituto penitenziario e 34 dirigenti del ruolo di esecuzione penale esterna, ai quali si aggiungono i 7 dirigenti del ruolo di istituto penale per i minorenni, creato con la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (art. 1, comma 311). Nei ruoli ricordati sono però presenti - precisa sempre la relazione - solo 247 dirigenti di istituto penitenziario, 9 dirigenti di esecuzione penale esterna e 2 dirigenti di istituto penale per minorenni, con un indice di scopertura che raggiunge, per due dei tre ruoli sopra indicati, percentuali superiori al 70%, e che ha pesanti ricadute sulla gestione degli istituti penitenziari e sull’esecuzione penale esterna, settore quest’ultimo che la legge 27 settembre 2021, n. 134, la c.d. Riforma Cartabia, recante «Delega al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari», intende ulteriormente valorizzare anche nella fase giudiziaria, avendo esplicitamente previsto all’articolo 1, comma 17, lett. g), «il coinvolgimento degli uffici per l'esecuzione penale esterna al fine di consentire l'applicazione delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi nel giudizio di cognizione».

La disposizione richiama in particolare i concorsi banditi con i seguenti decreti:

ü  il decreto 5 maggio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV Sezione Speciale- 19 maggio 2020 n. 39 (a 45 posti di dirigente di istituto penitenziario di livello non generale)

Con avviso in data 20 aprile 2022 è stato comunicato il calendario delle prove orali;

ü  il decreto 28 agosto 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – IV Sezione Speciale -  n. 74 del 22 settembre 2020 (a 18 posti di dirigente del ruolo di esecuzione penale esterna di livello dirigenziale non generale)

Con Decreto dirigenziale 25 marzo 2022 è stata approvata la graduatoria definitiva del concorso;

ü  il decreto 28 agosto 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – IV Sezione Speciale - n. 78 del 6 ottobre 2020, (a 5 posti di dirigente di istituto penale per i minorenni di livello dirigenziale non generale)

Con decreto 9 marzo 2022 è stata approvata la graduatoria definitiva del concorso (è importante segnalare che con il Decreto dirigenziale 13 aprile 2022 si è provveduto allo scorrimento della graduatoria definitiva, a seguito di rinuncia di un candidato dichiarato vincitore).

 

 

La legge n. 154 del 2005 ha conferito una delega legislativa al Governo per la disciplina dell’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria.

In considerazione del rilievo e della specificità dell’attività del personale dirigente e direttivo penitenziario, la legge ha conferito a tale figura un’autonoma collocazione professionale, riconoscendo agli appartenenti alla categoria un peculiare status giuridico ed economico.

Alla attuazione della delega conferita con l'articolo 1 della legge n. 154 per l’adozione di uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dell’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria e del relativo trattamento giuridico ed economico si è quindi provveduto con il decreto legislativo n. 63 del 2006

L’art. 3 del d.lgs. n. 63 prevede 3 ruoli dirigenziali:

All’apice dei ruoli è prevista un’unica qualifica di dirigente generale.

I dirigenti penitenziari possono assumere le funzioni previste dall’art. 2 d.lgs. 63/2006:

Ai vincitori di concorso è attribuita la qualifica iniziale di consigliere penitenziario.

 

Gli articoli 4 e 5 disciplinano le modalità di accesso alla carriera e la formazione iniziale dei funzionari.

Conformemente a quanto previsto dalla delega legislativa, l’accesso ha luogo unicamente dal grado iniziale e per concorso pubblico. Seguono i principali requisiti di ammissione al concorso: cittadinanza italiana, laurea specialistica ed eventuali diplomi di specializzazione, età massima, qualità morali e di condotta previste dall’art. 35, co. 6, del D.Lgs. 165/2001; si tratta delle qualità stabilite per l’ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria.

L’articolo rinvia ad un successivo regolamento ministeriale la disciplina delle modalità concorsuali, la composizione della commissione esaminatrice e la definizione delle prove d’esame.

Si prevedono alcune riserve di posti, in presenza dei requisiti di legge, per talune categorie di dipendenti che già lavorino nell’Amministrazione, chiarendo che i posti riservati rimasti non attribuiti sono conferiti ai concorrenti esterni idonei.

Ai sensi dell’articolo 5, il corso di formazione iniziale ha la durata complessiva di diciotto mesi e si articola in periodi alternati di formazione teorico-pratica e di tirocinio operativo. Al termine del periodo di formazione iniziale, previo giudizio di idoneità, il consigliere penitenziario è nominato dirigente penitenziario e destinato, in prima assegnazione, secondo il ruolo, ad un istituto penitenziario, un ufficio locale di esecuzione penale esterna, o un ospedale psichiatrico giudiziario. In tema di prima assegnazione si specifica che il relativo periodo minimo di permanenza è fissato in tre anni. La disciplina di dettaglio è rimessa ad un successivo regolamento ministeriale.  

La relazione illustrativa sottolinea come lo svolgimento delle procedure di reclutamento su ricordate, indette nel 2020, sia stato condizionato e rallentato a causa della vicenda pandemica tutt’ora in corso, per cui si è inevitabilmente allontanata nel tempo la possibilità di colmare in tempi ragionevoli i considerevoli vuoti di organico sopra ricordati. Per queste ragioni il Governo ha ritenuto necessario contenere, attraverso l'intervento legislativo in esame, solo per i vincitori di quelle procedure e, dunque, in via eccezionale. Sempre la relazione precisa che nel fissare in dodici mesi la minore estensione temporale del periodo di formazione iniziale, "si è comunque assicurato un arco temporale idoneo per l’acquisizione da parte dei vincitori dei concorsi di una formazione adeguata agli incarichi di responsabilità che dovranno poi ricoprire, tenendo conto anche della possibilità di un eventuale incremento delle offerte della formazione permanente da parte della Scuola superiore dell’esecuzione penale. Del resto, si tratta della medesima durata del ciclo di attività formative che l’articolo 6 del d.P.R. 24 settembre 2004, n. 272, prevede per conferire il primo incarico ai dirigenti di “diritto comune” (divenuti, più di recente, dirigenti area funzioni centrali).

 

Per i consiglieri penitenziari nominati in esito ai concorsi già ricordati, ai sensi del comma 2, le materie e le modalità di svolgimento del corso di formazione iniziale, le modalità degli esami previsti durante e al termine del corso e i criteri di determinazione in ruolo dei funzionari risultati idonei sono stabiliti, con decreto del Ministro della giustizia (in deroga all'articolo 17 - che disciplina i regolamenti - della legge n. 400 del 1988).

 


 

Articolo 14, commi 1-4
(Reclutamento di studiosi vincitori di programmi
e riconoscimenti europei)

 

 

L’articolo 14, commi 1-4, prevede particolari procedure di reclutamento all’interno delle Università e degli enti pubblici di ricerca, riservate a due categorie di studiosi: i) quelli insigniti di un Sigillo di Eccellenza (Seal of Excellence) a seguito della partecipazione a bandi, emanati nell’ambito dei Programmi quadro Horizon 2020 ed Horizon Europe negli anni 2022 o precedenti, relativi alle Azioni Marie Sk?odowska-Curie (MSCA); ii) i vincitori dei programmi di ricerca dello European Research Council. Tali misure sono finalizzate a dare attuazione all’Investimento 1.2 della Missione 4, Componente 2, del PNRR, “Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori”.

 

Le disposizioni in commento – in linea con quanto previsto dal PNRR – hanno quale obiettivo non solo l’apertura di nuove opportunità per i giovani studiosi italiani, ma anche l’incremento dell’attrattività del nostro sistema di ricerca per studiosi particolarmente qualificati a livello europeo. Tanto si desume dalla relazione illustrativa, e, ancor prima, dalle Linee guida del MUR dedicate alla Missione 4, Componente 2 (p. 15), e dalla documentazione del MUR (pp. 13-14) allegata alla Prima relazione sullo stato di attuazione del PNRR (Doc. CCLXIII).

 

Si rammenta che l’Investimento 1.2 della Missione 4, Componente 2, del PNRR, “Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori” prevede di sostenere le attività di ricerca di un massimo di 2.100 giovani ricercatori, da qui al 2026, al fine di consentire loro di maturare una prima esperienza di responsabilità di ricerca. Una parte del contributo sarà vincolata all'assunzione di almeno un ricercatore "non-tenure-track" e parte del contributo dedicato a brevi periodi di mobilità per attività di ricerca o didattica in altre località in Italia o all'estero. Il totale delle risorse stanziate nell’Investimento è pari a 600 milioni di euro.

 

Come anticipato, sono due le categorie di soggetti cui le procedure di reclutamento sono riservate, con alcune differenze da analizzarsi partitamente:

 

i) la prima categoria – contemplata nel comma 1 - è quella degli studiosi che abbiano ottenuto un Sigillo di Eccellenza (Seal of Excellence) a seguito della partecipazione a bandi, emanati nell’ambito dei Programmi quadro Horizon 2020 ed Horizon Europe negli anni 2022 o precedenti, relativi alle Azioni Marie Sk?odowska-Curie (MSCA).

Horizon 2020 (periodo 2014-2020) e Horizon Europe (periodo 2021-2027) sono i programmi quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione; essi funzionano principalmente attraverso bandi per la presentazione di proposte (call for proposals) aperti e competitivi. Nell’ambito di tali programmi, le Marie Sk?odowska-Curie Actions (MSCA) rappresentano il principale ??programma di riferimento dell’Unione europea per la formazione dottorale e post-dottorale, attraverso il conferimento di borse di studio individuali. Le MSCA si focalizzano sull’eccellenza sotto vari aspetti: non solo sui singoli ricercatori, sulle collaborazioni e sullo scambio di conoscenza, ma anche sulle metodologie, sulla ricerca, sulla formazione e sulla supervisione. Le MSCA si basano sul principio della mobilità fisica: i ricercatori che ricevono il finanziamento devono spostarsi da un Paese a un altro per acquisire nuove conoscenze e competenze per poter sviluppare la loro carriera di ricerca. Con le MSCA, i ricercatori sono inoltre fortemente incoraggiati a spostarsi tra diversi settori e discipline.

Il Sigillo di Eccellenza (Seal of Excellence) è un marchio di qualità assegnato dalla Commissione europea a proposte progettuali di ricerca e innovazione presentate in risposta ai bandi Horizon, valutate positivamente ma non finanziate per l'esaurimento delle risorse disponibili, volto fra l’altro a facilitare l’accesso della proposta a forme di finanziamento alternative, europee o nazionali. A partire dal 2016, la Commissione Europea ha esteso il Sigillo di Eccellenza anche ai progetti Individual Fellowship che, nell'ambito delle MSCA, hanno ricevuto un punteggio di almeno 85/100. 

 

Per questa categoria, le disposizioni in commento prevedono che le Università, nel periodo di esecuzione del PNRR e previa pubblicazione di avvisi da parte del MUR, possano procedere a bandire posti di ricercatore a tempo determinato di cui all’art. 24, comma 3, lettera a).

 

Si ricorda che la normativa relativa ai ricercatori universitari, dettata dal richiamato art. 24, comma 3, della L. 240/2010 ha individuato due tipologie di contratti di ricerca a tempo determinato. La prima (tipo A), cui il decreto-legge ora in esame fa esclusivo riferimento, consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte. La seconda (tipo B) consiste in contratti triennali, rinnovabili e suscettibili di essere convertiti in posizioni di professore di seconda fascia, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di tipo A, o che hanno conseguito l'abilitazione scientifica nazionale (ASN), o che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, o che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca o di borse post-dottorato, oppure di contratti, assegni o borse analoghi in università straniere, oppure che hanno usufruito per almeno 3 anni di contratti a tempo determinato stipulati in base all' art. 1, comma 14, della L. 230/2005.

 

Alla copertura di tali posizioni si provvede mediante le procedure di cui all’art. 1, comma 9, primo periodo della L. 230/2005, con la peculiare previsione che ad esse non si applica il terzo periodo del suddetto art. 1, comma 9: vale a dire, mediante chiamata diretta dei soggetti in possesso dei requisiti, senza necessità, in virtù della deroga espressamente stabilita, del nulla osta del MUR.

Il congegno della chiamata diretta, qui impiegato con modalità e finalità specifiche, consente in via generale alle università (art. 1, comma 9, primo periodo della L. 230/2005) di reclutare come professori ordinari, professori associati e ricercatori, studiosi stabilmente impegnati all'estero o presso istituti universitari o di ricerca esteri, anche se ubicati nel territorio italiano, in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario, che ricoprono da almeno un triennio presso istituzioni universitarie o di ricerca estere una posizione accademica equipollente sulla base di tabelle di corrispondenza definite e aggiornate ogni tre anni dal Ministro dell'università e della ricerca, sentito il Consiglio universitario nazionale, ovvero di studiosi che siano risultati vincitori nell'ambito di specifici programmi di ricerca di alta qualificazione, identificati con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, sentiti l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca e il Consiglio universitario nazionale, finanziati, in esito a procedure competitive finalizzate al finanziamento di progetti condotti da singoli ricercatori, da amministrazioni centrali dello Stato, dall'Unione europea o da altre organizzazioni internazionali. La chiamata è subordinata però (art. 1, comma 9, terzo periodo della L. 230/2005)  alla formulazione da parte delle università di specifiche proposte al Ministro dell'università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere, in merito alla coerenza del curriculum dello studioso con il settore concorsuale in cui è ricompreso il settore scientifico disciplinare per il quale viene effettuata la chiamata, nonché in merito al possesso dei requisiti per il riconoscimento della chiara fama della commissione nominata per l'espletamento delle procedure di abilitazione scientifica nazionale, di cui all'articolo 16, comma 3, lettera f), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, per il settore per il quale è proposta la chiamata, da esprimere entro trenta giorni dalla richiesta del medesimo parere. 

 

Oltreché dalle università, i soggetti che hanno ottenuto il Sigillo di Eccellenza nell’ambito delle MSCA possono essere assunti altresì dagli enti pubblici di ricerca, sia tramite gli ordinari canali di reclutamento che mediante le procedure per chiamata diretta di cui all’art. 20, comma 3, del D.LGS. 127/2003.

 

La procedura di chiamata diretta in questione consente di assumere con contratto a tempo determinato per specifici progetti di ricerca, per la durata del progetto e, comunque, non superiore a cinque anni, ricercatori o tecnologi italiani o stranieri, con documentata produzione scientifica di eccellenza, o documentata attività di ricerca in enti di ricerca o imprese private o in atenei stranieri o in istituzioni di ricerca internazionali; nelle predette ipotesi di chiamata diretta il trattamento economico è rapportato a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di comparto per le medesime qualifiche, con una eventuale integrazione in considerazione della natura temporanea del rapporto.

 

Per quanto riguarda gli oneri, alla loro copertura si provvede nei limiti delle risorse assegnate all’Investimento 1.2 della Missione 4, Componente 2, del PNRR, pari, come già detto, a 600 milioni di euro.  Nella relazione tecnica si evidenzia peraltro che “considerando che il costo annuo lordo complessivo di un RTDa, compresi oneri, è pari a 50.397,10 euro, l’impatto per le università interessate è neutrale, atteso che le risorse rivenienti dal PNRR garantiscono la copertura dei costi della posizione per una percentuale vicina ai 2/3 e che una somma ulteriore, fino al raggiungimento del budget di 150mila è comunque assegnata al destinatario in qualità di fondi di ricerca”.

 

ii) la seconda categoria – cui sono dedicati i commi 2 e 3 – è quella degli studiosi vincitori dei programmi di ricerca dello European Research Council (ERC).

 

Il Consiglio europeo della ricerca (European Research Council - ERC) è l'organismo dell'Unione europea che finanzia i ricercatori di eccellenza di qualsiasi età e nazionalità che intendono svolgere attività di ricerca di frontiera negli Stati membri dell’UE o nei paesi associati.

L’obiettivo strategico è quello di supportare progetti di ricerca ad alto rischio, condotti da Principal Investigators con curricula di rilievo a livello internazionale. I ricercatori possono presentare idee progettuali in qualsiasi campo della scienza, senza topic predefiniti e vengono valutati sulla base del solo criterio dell'eccellenza scientifica.

L’ERC mira quindi, per un verso, a sostenere il lavoro dei migliori ricercatori europei in tutti i settori scientifici, tecnici e accademici e mettere l’eccellenza al centro della ricerca europea; per altro verso, a promuovere la ricerca di frontiera avviata interamente su iniziativa dei ricercatori con un approccio "bottom-up”.

 

Per il reclutamento dei soggetti in questione è consentita la chiamata diretta, con alcuni profili derogatori, e più in dettaglio:

-       nelle università (comma 2), è consentita la chiamata diretta di cui al già richiamato art. 1, comma 9, della L. 230/2005, anche in deroga alle ordinarie facoltà assunzionali, fatto comunque salvo il limite delle risorse stabilite dall’art. 1, comma 297, lett. c) della L. 234/2021 (la legge di bilancio 2022), pari a 10 milioni, che saranno assegnate alle università statali con il Decreto di riparto del fondo per il finanziamento ordinario di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della L. 537/1993;

-       negli enti pubblici di ricerca (comma 3), previa pubblicazione di appositi bandi del MUR e nei limiti delle disponibilità di bilancio, è consentita la chiamata diretta di cui all’art. 16 del D.LGS. 218/2016.

 

La chiamata diretta prevista dall’art. 16 del D.LGS. 218/2016, similmente a quella prevista per le università dall’art. 1, comma 9, della L. 230/2005, consente agli enti di ricerca, previo nulla-osta del Ministro vigilante, di assumere per chiamata diretta con inquadramento fino al massimo livello contrattuale del personale di ricerca definito dal consiglio di amministrazione, ricercatori o tecnologi italiani o stranieri dotati di altissima qualificazione scientifica negli ambiti disciplinari di riferimento, che si sono distinti per merito eccezionale ovvero che siano stati insigniti di alti riconoscimenti scientifici in ambito internazionale.

 

Le peculiarità, rispetto a tale procedura, sono che: a) il conseguimento dei finanziamenti nell’ambito dei programmi ERC costituisce, ex lege, merito eccezionale e non richiede l’apposita procedura di valutazione da parte della commissione nominata dal Ministero vigilante, prevista dal comma 3 dell’art. 16; b) le chiamate non sono subordinate ai vincoli quantitativi previsti dal comma 2 dell’art. 16, che in via generale circoscrive le assunzioni nell'ambito del 5 per cento dell'organico dei ricercatori e tecnologi nel limite del numero di assunzioni fatte nel medesimo anno per concorso e a condizione che siano contabilizzate entrate ulteriori a ciò appositamente destinate.

 

A livello attuativo, con riferimento all’intero complesso della disciplina sopra esaminata, il comma 4 dell’articolo in commento prevede che con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, sono definite misure operative specifiche per le chiamate e le assunzioni contemplate dall’art. 14, finalizzate ad incentivare l’accoglimento dei ricercatori presso le università italiane, statali e non statali legalmente riconosciute, gli istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale e gli enti pubblici di ricerca.

 


 

Articolo 14, comma 4-bis
(Durata della carica degli organi dell'ANVUR)

 

 

Il comma 4-bis dell'articolo 14 - inserito nel corso dell'esame in prima lettura -  innalza da quattro a sei anni la durata della carica degli organi dell'ANVUR, vale a dire del Presidente e dei componenti del Consiglio direttivo e del Collegio dei revisori dei conti.

 

La disposizione - introdotta mediante novella al regolamento che disciplina la struttura e il funzionamento dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), di cui al DPR n. 76 del 2010 - si applica anche al mandato dei componenti del Consiglio direttivo in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

L'ANVUR - costituita dall'art. 2, comma 138, del decreto-legge n. 262 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 286 del 2006 - svolge le funzioni di: i) valutazione esterna della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, sulla base di un programma annuale approvato dal Ministro dell'università e della ricerca; ii) indirizzo, coordinamento e vigilanza delle attività di valutazione demandate ai nuclei di valutazione interna degli atenei e degli enti di ricerca; iii) valutazione dell'efficienza e dell'efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione.

L'art. 6, comma 1, del regolamento di cui al DPR n. 76 del 2010 (adottato ai sensi della suddetta disposizione) individua quali organi dell'Agenzia il Presidente, il Consiglio direttivo ed il Collegio dei revisori dei conti.

Il comma 2 dispone che il Presidente ed i componenti dei due organi collegiali restano in carica quattro anni (innalzati a sei dalla disposizione in esame) e non possono essere nuovamente nominati.

Qualora il Presidente o un componente di uno dei due organi collegiali cessino dalla carica prima della scadenza del mandato, il Presidente o il componente che nominato in sostituzione resta in carica per la durata residua del mandato.

Il Presidente, eletto nel proprio ambito dal Consiglio direttivo, a maggioranza di due terzi degli aventi diritto, ha la rappresentanza legale dell'Agenzia, ne assicura il coordinamento e l'unitarietà delle strategie e delle attività, convoca e presiede le sedute del Consiglio direttivo (art. 7, comma 1, del regolamento di cui al DPR n. 276 del 2010).

Il Consiglio direttivo - costituito da 7 componenti, scelti tra personalità, anche straniere, di alta e riconosciuta qualificazione ed esperienza nel campo dell'istruzione superiore e della ricerca, nonché della valutazione di tali attività, provenienti da una pluralità di ambiti professionali e disciplinari - determina le attività e gli indirizzi della gestione dell'Agenzia, nonché i criteri e i metodi di valutazione, predispone il programma delle attività, approva il bilancio preventivo, il conto consuntivo e i rapporti di valutazione.

I componenti del Consiglio direttivo (tra i quali devono essere presenti almeno due uomini e almeno due donne) sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro formulata secondo modalità definite dal regolamento, sentite le competenti Commissioni parlamentari (art. 8 del regolamento di cui al DPR n. 276 del 2010).

Il Collegio dei revisori dei conti provvede al controllo dell'attività amministrativa e contabile dell'Agenzia. È nominato con decreto del Ministro ed è costituito da 3 componenti, tutti iscritti al registro dei revisori contabili. Due dei componenti del Collegio sono scelti dal Ministro dell'università e della ricerca e uno è designato dal Ministro dell'economia e delle finanze. Nella prima riunione del Collegio i componenti eleggono al loro interno il Presidente (art. 9 del regolamento di cui al DPR n. 276 del 2010).

In relazione agli attuali componenti del Consiglio direttivo - al cui mandato, per effetto della disposizione in esame, viene ad applicarsi la durata di sei anni - si rinvia alla specifica pagina web dell'Agenzia.


 

Articolo 14, commi 4-ter e 4-quater
(Istituzione del profilo professionale di ricercatore
delle Istituzioni AFAM)

 

 

Il comma 4-ter - inserito nel corso dell'esame in prima lettura - istituisce, nell'ambito dell'area di contrattazione per il personale docente delle Istituzioni dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), il profilo professionale del ricercatore, a tempo determinato e indeterminato.

Il comma 4-quater (anch'esso inserito nel corso dell'esame presso il Senato) reca disposizioni relative al reclutamento, a tempo determinato e a tempo indeterminato, nelle istituzioni AFAM, nell'ambito dei processi di statizzazione.

 

Si ricorda, in via preliminare, che il rapporto di lavoro del personale delle istituzioni AFAM è regolato contrattualmente, nell'ambito di apposito comparto articolato in due distinte aree di contrattazione, rispettivamente per il personale docente e non docente.

 

Le disposizioni in esame - introdotte mediante novelle all'art. 2 della legge n. 508 del 1999 - attribuiscono al ricercatore AFAM preminenti funzioni di ricerca, nonché obblighi didattici nel limite massimo del 50 per cento dell'orario di lavoro. In ogni caso, al ricercatore AFAM non può essere affidata la piena responsabilità didattica di cattedre di docenza.

Le Istituzioni AFAM individuano i posti da ricercatore, nell'ambito delle relative dotazioni organiche, nei limiti delle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente (novella all'art. 2, comma 6, della legge n. 508 del 1999).

 

Sono introdotti due nuovi princìpi e criteri direttivi per l'adozione dei regolamenti di delegificazione previsti dall'art. 2, comma 7, della legge n. 508 del 1999 per la disciplina delle istituzioni AFAM (mediante aggiunta delle lettere l-bis e l-ter all'art. 2, comma 8):

§  la programmazione triennale dei fabbisogni di personale, il decentramento delle procedure di reclutamento a livello di singola istituzione, la previsione del ciclo di reclutamento di durata corrispondente a quella dell'offerta formativa e conseguente disciplina della mobilità del personale, anche in deroga, quanto al personale docente, all'articolo 30, comma 2-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165[98];

§  facoltà di disciplinare l'istituzione di cattedre a tempo definito, con impegno orario pari al 50 per cento delle cattedre a tempo pieno, nell'ambito della dotazione organica delle istituzioni AFAM, con l'applicazione al relativo personale della disciplina di cui agli articoli 5 (forma e contenuti del contratto di lavoro a tempo parziale), 7 (trattamento del lavoratore a tempo parziale), 9 (criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale) e 11 (disciplina previdenziale) del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81[99], salvo diversa disciplina contrattuale.

 

Tra i regolamenti adottati in attuazione dell'art. 2, comma 7, della legge n. 508 del 1999, si segnala il "Regolamento recante le procedure e le modalità per la programmazione e il reclutamento del personale docente e del personale amministrativo e tecnico del comparto AFAM" di cui al DPR n. 143 del 2019.

Il suddetto regolamento, in tema di programmazione, prevede che le Istituzioni AFAM, nell'ambito della propria autonomia didattica e organizzativa, predispongono piani triennali per la programmazione del reclutamento del personale docente e tecnico-amministrativo, a tempo indeterminato e determinato. La programmazione deve tener conto dell'effettivo fabbisogno di personale per il migliore funzionamento delle attività didattiche e dei servizi amministrativi, della propria dotazione organica, considerati i posti già vacanti e quelli disponibili nel triennio per cessazioni dal servizio, nonché degli equilibri di bilancio (art. 2, comma 1).

L'art. 3-quater, comma 1, del decreto-legge n. 1 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2020, come successivamente modificato, ha stabilito che le disposizioni di tale regolamento si applicano a decorrere dall'anno accademico 2023/2024 (ad esclusione di quelle di cui all'articolo 8, comma 5, relative alle modalità di definizione dell'organico del personale, che si applicano a decorrere dall'anno accademico 2021/2022). Ha altresì differito (dal 31 dicembre 2021) al 31 dicembre 2022 il termine per l'approvazione della prima programmazione triennale del reclutamento[100].

 

Il comma 4-quater prevede che, nell'ambito dei processi di statizzazione di cui all'art. 22-bis del decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, gli elenchi "Elenco A" ed "Elenco B" previsti dal DPCM del 9 settembre 2021 siano mantenuti, con vigenza triennale a decorrere dalla data di approvazione, quali graduatorie valide ai fini del reclutamento a tempo indeterminato di personale per la sola istituzione AFAM che li costituisce, nonché quali graduatorie d'istituto valide ai fini del reclutamento a tempo determinato da parte di tutte le istituzioni AFAM.

 

Il richiamato art. 22-bis reca disciplina dei processi di statizzazione e razionalizzazione delle istituzioni AFAM non statali.

Ai fini dell'inquadramento nei ruoli dello Stato del personale delle istituzioni AFAM non statali, il DPCM del 9 settembre 2021ha stabilito che ciascuna istituzione predisponga due distinti elenchi.

Nell'«Elenco A» è collocato il personale, che, presentata apposita istanza, risulta in possesso dei seguenti requisiti: a) essere in servizio presso l'istituzione alla data del 24 giugno 2017 con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato relativo al medesimo profilo professionale e, per i docenti, al medesimo settore disciplinare per i quali si presenta istanza; b) per il personale docente, se in servizio alla data del 24 giugno 2017 con contratto non a tempo indeterminato, aver maturato, al momento della presentazione dell'istanza, un'anzianità pari ad almeno tre anni, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, intendendo, a tal fine, l'aver prestato servizio per tre anni accademici, con svolgimento per ciascuno di tali anni di almeno 125 ore di insegnamento (comprensive delle ore per la partecipazione agli esami di ammissione, promozione, idoneità, licenza e diploma nel corso del medesimo anno accademico, e computando, a tal fine, tutte le ore di contratto o incarico previste per l'anno accademico 2020/2021, ancorché non ancora svolte); c) per il personale tecnico amministrativo, se in servizio con contratto non a tempo indeterminato, aver maturato, al momento della presentazione dell'istanza, un'anzianità pari ad almeno trentasei mesi, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Nell'«Elenco B» è collocato il personale non iscritto nell'«Elenco A», il quale, presentata apposita istanza, risulta in possesso dei seguenti requisiti: a) essere in servizio presso l'istituzione alla data del 1° dicembre 2020 con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato o con contratto di lavoro flessibile relativo al medesimo profilo professionale e, per i docenti, al medesimo settore disciplinare per i quali si presenta istanza; b) per il personale docente, se in servizio con contratto non a tempo indeterminato, aver maturato, al momento della presentazione dell'istanza, un'anzianità pari ad almeno tre anni, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, intendendo, a tal fine, l'aver prestato servizio per tre anni accademici, con svolgimento, per ciascuno di tali anni, di almeno 125 ore di insegnamento (comprensive delle ore per la partecipazione agli esami di ammissione, promozione, idoneità, licenza e diploma nel corso del medesimo anno accademico, e computando, a tal fine, tutte le ore di contratto o incarico previste per l'anno accademico 2020/2021 ancorché non ancora svolte); c) per il personale tecnico-amministrativo, se in servizio con contratto non a tempo indeterminato, aver maturato, al momento della presentazione dell'istanza, un'anzianità pari ad almeno trentasei mesi, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Il passaggio nei ruoli avviene, prioritariamente, per il personale collocato nell'«Elenco A» e, in subordine, per il personale collocato nell'«Elenco B», secondo l'ordine delle graduatorie di cui all'art. 5, nei limiti della dotazione organica approvata con decreto di statizzazione e delle risorse a tal fine stanziate.


 

Articolo 14, commi 5-6
(Disposizioni in materia di borse di studio universitarie e di percorsi di orientamento all’istruzione universitaria e AFAM)

 

 

I commi 5 e 6 dell’articolo 14 introducono disposizioni relative all’orientamento e all’accesso agli studi universitari ed equiparati. In particolare: 1) il comma 5 interviene in materia di contabilizzazione delle risorse del PNRR che confluiscono all’interno del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio (FIS), al fine di escludere incrementi del concorso regionale al finanziamento; 2) il comma 6 amplia, dagli ultimi due anni agli ultimi tre anni della scuola secondaria di secondo grado, la finestra temporale entro cui possono svolgersi i percorsi di orientamento finalizzati alla scelta dei corsi di laurea universitari e dei corsi dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica.

 

Nell’analizzare la disciplina introdotta dal comma 5, si ricorda preliminarmente che l’art. 12 del D.L. 152/2021 ha previsto che le risorse stanziate dal PNRR per le borse di studio per l'accesso all'università confluiscono entro il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio (FIS), di cui all’art. 18, comma 1, lett. a) del D.LGS. 68/2012.

 

In base all’art. 18 del D.LGS. 68/2012, sopra richiamato, nelle more della completa definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e dell'attuazione delle disposizioni in materia di federalismo fiscale, al fabbisogno finanziario necessario per garantire gli strumenti e i servizi per il pieno successo formativo a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, si provvede attraverso tre fonti di finanziamento:

a)    il FIS, da assegnare in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle regioni, per la concessione di borse di studio per la frequenza di corsi di livello universitario. Il Fondo è stato istituito, a decorrere dal 2012, nello stato di previsione dell’attuale Ministero dell’università e della ricerca, sul quale sono confluite le risorse previste dall'autorizzazione  di spesa di cui all'art. 1 della L. 147/1992 e di cui all'art. 33, comma 27, della L. 183/2011, relative, in particolare, ai cosiddetti prestiti d’onore. Le sue risorse sono allocate nel cap. 1710 del MUR, il quale presenta, nella ripartizione in capitoli del bilancio dello Stato, 307.814.548 euro per ciascun anno del triennio 2022-2024;

b)    il gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo studio, il cui importo è articolato in tre fasce (a seconda della condizione economica dello studente);

c)    le risorse proprie delle regioni, pari almeno al 40% dell'assegnazione del Fondo integrativo statale.

 

Nella relazione illustrativa si evidenzia come “la previsione di far confluire le risorse aggiuntive PNRR nel FIS determinerà un aumento del fondo di circa 1/3 e le regioni, senza modifiche dell’attuale meccanismo, saranno chiamate ad aumentare, conseguentemente, le risorse proprie che destinano al DSU [diritto allo studio universitario]. Uno sforzo finanziario di tale entità potrebbe non essere alla portata di molte regioni”. Ciò in quanto – come sopra evidenziato – le risorse proprie che le regioni devono destinare al diritto allo studio universitario sono parametrate all’entità del FIS, e pari al 40% dello stesso: al crescere del secondo, cresce necessariamente, in termini assoluti, anche l’importo delle prime.

Proprio per scongiurare i paventati rischi per l’equilibrio economico-finanziario regionale, il comma 5 qui in commento – novellando l’art. 12 del D.L. 152/2021 – dispone che le risorse PNRR che confluiscono all’interno del FIS non sono computate quale incremento dello stesso e non concorrono al computo della percentuale a carico delle regioni, con risorse proprie, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera c), del D.LGS. 68/2012.

 

Il comma 6 – lo si è anticipato – amplia dagli ultimi due anni agli ultimi tre anni della scuola secondaria di secondo grado la finestra temporale entro cui possono svolgersi i percorsi di orientamento finalizzati alla scelta dei corsi di laurea universitari e dei corsi dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica.

 

I percorsi di orientamento sono disciplinati dall’art. 3 del D.LGS. 21/2008 e, a mente del comma 2, si inseriscono strutturalmente negli ultimi tre anni (prima della novella: negli ultimi due anni) di corso della scuola secondaria di secondo grado e nell'ultimo anno di corso della scuola secondaria di primo grado.

Essi mirano prioritariamente, in base al comma 1, a dare allo studente opportunità di:

a) conoscere temi, problemi e procedimenti caratteristici in diversi campi del sapere, al fine di individuare interessi e predisposizioni specifiche e favorire scelte consapevoli in relazione ad un proprio progetto personale;

b) conoscere i settori del lavoro e il collegamento fra questi e le tipologie dei corsi di studio universitari;

c) conoscere anche aree disciplinari, ambiti professionali, settori emergenti che non rientrano direttamente nei curricoli scolastici o che non sono adeguatamente conosciuti;

d) disporre di adeguata documentazione sui percorsi e le sedi di studio, nonché sui servizi agli studenti nella formazione post-secondaria;

e) autovalutare, verificare e consolidare le proprie conoscenze in relazione alla preparazione richiesta per i diversi corsi di studio ai quali è interessato, a partire almeno dal penultimo anno di scuola secondaria;

f) partecipare a laboratori finalizzati a valorizzare, anche con esperienze sul campo, le discipline tecnico-scientifiche;

g) fare esperienza di momenti significativi di vita universitaria e di misurarsi, con un diverso contesto di studio e di lavoro, anche attraverso iniziative speciali presso università in Italia e in Europa.

Articolo 14, commi 6-bis-6-sexies
(Gruppi e settori scientifico-disciplinari)

 

 

Il comma 6-bis dell’articolo 14 - inserito nel corso dell'esame in prima lettura - innova la disciplina dei settori concorsuali e settori scientifico-disciplinari recata dall'art. 15 della legge n. 240 del 2010[101] (su cui cfr. la scheda di approfondimento che segue), introducendo gruppi scientifico-disciplinari, articolati in settori scientifico-disciplinari.

I commi da 6-ter a 6-sexies dell’articolo 14 (anch'essi inseriti nel corso dell'esame presso il Senato) recano disposizioni transitorie e di coordinamento conseguenti alla introduzione della nuova disciplina dei gruppi e settori scientifico-disciplinari.

 

I settori concorsuali e i settori scientifico-disciplinari costituiscono il riferimento per la determinazione dell'afferenza disciplinare dei docenti universitari e "sono alla base di molti aspetti organizzativi delle università, dall’articolazione degli ordinamenti didattici dei corsi di studio, alla caratterizzazione dei Dipartimenti universitari, al reclutamento dei docenti" (pagina web del Ministero dell'università e della ricerca).

L'art. 15 della legge n. 240 del 2010 prevede che il Ministro dell'università e della ricerca definisca, secondo criteri di affinità, i settori concorsuali. Il Ministro provvede alla definizione con proprio decreto di natura non regolamentare, sentito il Consiglio universitario nazionale (CUN).

Il medesimo art. 15 prevede, inoltre, il raggruppamento dei settori concorsuali in macrosettori concorsuali, nonché la loro articolazione in settori scientifico-disciplinari. Tali suddivisioni possono essere utilizzate esclusivamente per le seguenti procedure di cui alla legge n. 240 del 2010: di abilitazione scientifica nazionale di cui all'art. 16, di chiamata dei professori di cui all'art. 18, di conferimento degli assegni di ricerca di cui all'art. 22, di stipula dei contratti per attività di insegnamento di cui all'art. 23, di stipula dei contratti di ricercatore a tempo determinato di cui all'art. 24. Le suddette suddivisioni possono altresì essere utilizzate per la definizione degli ordinamenti didattici di cui all'articolo 17, commi 95 e seguenti, della legge n. 127 del 1997.

La revisione dei settori concorsuali e dei relativi settori scientifico-disciplinari è effettuata almeno ogni cinque anni con decreto ministeriale.

In attuazione dell'art. 15, il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 855 del 30 ottobre 2015[102] ha provveduto a rideterminare i macrosettori e i settori concorsuali.

In particolare, l'allegato A al decreto reca l'elenco dei macrosettori e dei settori concorsuali nonché delle corrispondenze tra i settori concorsuali e i settori scientifico-disciplinari; l'allegato B reca le declaratorie dei settori concorsuali.

L'art. 2 del decreto dispone che, per i settori concorsuali per i quali è prevista, dall'allegato A, la corrispondenza univoca con uno dei settori scientifico-disciplinari, il Rettore provvede all'inquadramento dei professori di I e II fascia e dei ricercatori nei settori concorsuali con appositi decreti ricognitivi. Mentre nei casi in cui i settori concorsuali non hanno una corrispondenza univoca con uno dei settori scientifico-disciplinari, l'inquadramento è disposto a domanda dell'interessato da presentare al Rettore.

Ai docenti è consentito, nel corso della carriera, il cambio di afferenza disciplinare. I relativi provvedimenti sono adottati, su richiesta del singolo, con decreto rettorale, previa acquisizione del parere del CUN, motivando l'eventuale difformità. Il parere del CUN, sempre obbligatorio, è altresì vincolante nella ipotesi di passaggio tra settori concorsuali appartenenti a macrosettori diversi.

Dalla pagina web del Ministero dell'università e della ricerca risultano attualmente determinati 190 settori concorsuali, raggruppati in 86 macrosettori concorsuali e articolati in 383 settori scientifico-disciplinari.

I macrosettori fanno riferimento alle 14 Aree CUN (Scienze matematiche e informatiche, Scienze fisiche, Scienze chimiche, Scienze della Terra, Scienze biologiche, Scienze mediche, Scienze agrarie e veterinarie, Ingegneria civile ed architettura, Ingegneria industriale e dell'informazione, Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche, Scienze giuridiche, Scienze economiche e statistiche, Scienze politiche e sociali).

Da ultimo, l'art. 14, comma 2, del decreto-legge n. 152 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 233 del 2021, ha disposto che, in coerenza con gli obiettivi del PNRR, con i decreti previsti dall'art. 17, comma 99, della legge n. 127 del 1997 per l'accorpamento e il successivo aggiornamento dei settori scientifico-disciplinari, si provveda alla razionalizzazione e all'aggiornamento dei settori medesimi, nell'ambito dei quali sono raggruppati gli insegnamenti, anche al fine di assicurare la loro rispondenza agli elementi di flessibilità e di interdisciplinarietà dei corsi di studio (di cui al comma 1 dello stesso art. 14).

 

Il nuovo art. 15 della legge n. 240 del 2010 (come sostituito dal comma 6-bis), che assume la rubrica di "Gruppi e settori scientifico-disciplinari":

§  al comma 1, affida al Ministro dell'università e della ricerca la definizione dei gruppi scientifico-disciplinari e delle relative declaratorie (vale a dire la descrizione dei contenuti scientifico-disciplinari dei gruppi). La definizione deve essere condotta secondo criteri di affinità, attinenza scientifica, formativa e culturale. Il Ministro provvede alla suddetta definizione con proprio decreto di natura non regolamentare, da adottare, su proposta del Consiglio universitario nazionale (CUN), entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione in esame;

§  al comma 2, fornisce specificazioni relative alla utilizzazione dei gruppi scientifico-disciplinari, prevedendo che: i) siano utilizzati ai fini delle seguenti procedure di cui alla legge n. 240 del 2010: il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale di cui all'articolo 16; la chiamata dei professori di cui all'art. 18; la stipula dei contratti di ricercatore a tempo determinato di cui all'art. 24 (art. 15, comma 2, lett. a)); ii) costituiscano il riferimento per l'inquadramento dei professori di I e II fascia e dei ricercatori (art. 15, comma 2, lett. b)); iii) costituiscano il riferimento per l'adempimento degli obblighi didattici da parte del docente (art. 15, comma 2, lett. d)). Il medesimo comma prevede che i gruppi scientifico-disciplinari possano essere articolati in settori scientifico-disciplinari che concorrono alla definizione degli ordinamenti didattici di cui all'articolo 17, commi 95 e seguenti, della legge n. 127 del 1997[103] e alla indicazione dell'afferenza dei professori di I e II fascia e dei ricercatori (art. 15, comma 2, lett. c));

§  al comma 3, dispone che il numero dei gruppi scientifico-disciplinari non oltrepassi quello dei settori concorsuali di cui al DM n. 855 del 30 ottobre 2015 (come indicato nella scheda di approfondimento, i settori concorsuali sono attualmente 190);

§  al comma 4, individua ulteriori contenuti del decreto ministeriale di cui al comma 1: i) nella riconduzione dei settori scientifico-disciplinari ai gruppi scientifico-disciplinari; ii) nella razionalizzazione e nell'aggiornamento dei settori scientifico-disciplinari di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 152 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 233 del 2021 (su cui cfr. la scheda di approfondimento che precede);

§  al comma 5, dispone in ordine all'aggiornamento dei gruppi e dei settori scientifico-disciplinari, da effettuare con cadenza triennale. All'aggiornamento provvede il Ministro dell'università e della ricerca con proprio decreto adottato su proposta del CUN qualora questa pervenga entro sei mesi dalla scadenza del termine previsto per l'aggiornamento. Il Ministro adotta il decreto di aggiornamento a prescindere dalla proposta del CUN qualora questa non pervenga ovvero pervenga nel corso dei sei mesi immediatamente precedenti la scadenza del termine di aggiornamento.

 

Dal confronto tra la normativa vigente e il testo dell'articolo 15 come innovato dalla disposizione in esame emergono le seguenti principali novità:

-       in luogo dei settori concorsuali (e del loro raggruppamento in macrosettori concorsuali) sono introdotti gruppi scientifico-disciplinari, che, al pari dei precedenti settori concorsuali, sono articolati in settori scientifico-disciplinari. Conseguentemente, le declaratorie dei settori concorsuali sono sostituite dalle declaratorie dei gruppi scientifico-disciplinari;

-        la definizione dei gruppi scientifico-disciplinari deve essere condotta secondo criteri di affinità nonché di attinenza scientifica, formativa e culturale, mentre, per la definizione dei settori concorsuali, il vigente art. 15 fa riferimento esclusivamente a criteri di affinità;

-       il CUN, anziché esprimere un parere, acquista potere di proposta in relazione sia al decreto ministeriale di definizione dei gruppi scientifico-disciplinari e relative declaratorie sia al decreto di aggiornamento dei medesimi, che diventa triennale anziché quinquennale;

-       circa l'utilizzazione dei gruppi scientifico-disciplinari, il nuovo art. 15 introduce espressa previsione che i gruppi costituiscano riferimento per l'adempimento degli obblighi didattici da parte del docente.

 

Il comma 6-bis riconduce espressamente la nuova disciplina dei gruppi e settori scientifico-disciplinari alla finalità di garantire la corretta attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell'ambito della Riforma 1.5 della Missione 4, Componente 1, del PNRR.

 

Al riguardo, si ricorda che il PNRR prevede, nell’ambito della Missione n. 4 (“Istruzione e ricerca”), Componente 1 ("Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università"), la Riforma delle classi di laurea (M4C1-R.1.5).

Il PNRR evidenzia che la complessità crescente che caratterizza le nuove sfide poste dalla modernità - tra cui, pandemia, trasformazione digitale, transizione ecologica - richiede, oltre alla specializzazione, conoscenze sempre più ampie. "Per questa ragione, sempre impiegando il benchmark internazionale nel mondo accademico e della ricerca, occorre mantenere una apertura nei primi tre anni di università per abbracciare il sapere in modo più ampio e consentirne una specializzazione durante le lauree magistrali (MSc) o i dottorati (PhD). A questo proposito, la presenza di programmi di studi vincolati da un sistema di debiti formativi basato su settori disciplinari stretti non permette questa ampiezza nel corso delle lauree triennali. Occorre quindi allargare i settori disciplinari e congiuntamente consentire la flessibilità nella programmazione dei singoli corsi di laurea triennali".

Si rende pertanto necessario un aggiornamento dei settori scientifico- disciplinari che consenta una definizione degli ordinamenti didattici dei corsi universitari ispirata a criteri di flessibilità nella programmazione e interdisciplinarietà.

 

Il comma 6-ter dispone che alle procedure per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale relative alla tornata 2021-2023 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

Tale disposizione implica, per la tornata dell'abilitazione scientifica nazionale 2021-2023, il riferimento ai settori concorsuali di cui al DM n. 855 del 2015 (sul quale cfr. la scheda di approfondimento).

Fatta salva la suddetta disposizione, a decorrere dalla data di adozione del decreto ministeriale di definizione dei gruppi scientifico-disciplinari secondo quanto previsto dal comma 6-bis (cfr. supra), i riferimenti ai settori concorsuali e ai macrosettori concorsuali contenuti in disposizioni legislative e regolamentari vigenti si intendono riferiti ai gruppi scientifico-disciplinari.

Fino all’adozione del decreto ministeriale di definizione dei gruppi scientifico-disciplinari secondo quanto previsto dal comma 6-bis, le procedure di cui agli articoli 18 (chiamata dei professori di I e di II fascia) e 24 (contratti di ricercatore a tempo determinato) della legge n. 240 del 2010, nonché l'inquadramento dei professori di I e di II fascia e dei ricercatori restano riferiti ai macrosettori e ai settori concorsuali secondo le disposizioni vigenti il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

Si ricorda che l’abilitazione scientifica nazionale (ASN), istituita e disciplinata dall’articolo 16 della legge n. 240 del 2010, costituisce requisito necessario per l’accesso alla I e alla II fascia dei professori.

Il conseguimento dell’ASN non rappresenta, tuttavia, un titolo di idoneità né dà alcun diritto relativamente al reclutamento in ruolo o alla promozione presso un’università al di fuori delle procedure previste dagli articoli 18 (chiamata dei professori di I e di II fascia) e 24, commi 5 e 6 (valutazione interna, da parte dell’università in cui prestano servizio, rispettivamente, dei ricercatori a tempo determinato di tipo B e, transitoriamente, dei ricercatori a tempo indeterminato del ruolo ad esaurimento), della medesima legge n. 240 del 2010.

Ai fini della partecipazione ai procedimenti di chiamata di cui agli articoli 18 e 24, commi 5 e 6, della legge n. 240 del 2010, la durata dell’ASN è di nove anni decorrenti dalla data del rilascio del titolo.

I criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’ASN - distinti per le funzioni di professore di I e di II fascia - tengono conto della qualificazione scientifica del candidato, delle pubblicazioni scientifiche, dei titoli, ai sensi di quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 7 giugno 2016, n.120.

Il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 95 del 2016, recante disciplina delle procedure per il conseguimento dell’ASN, prevede, all'art. 6, che per ciascun settore concorsuale sia costituita una Commissione nazionale per l’abilitazione alle funzioni di professore universitario di I e di II fascia, composta da cinque membri, di durata biennale (quindi complessivamente 190 commissioni concorsuali).

Il DM n. 589 dell'8 agosto 2018 ha definito i valori-soglia degli indicatori di impatto della produzione scientifica sia per i candidati all'ASN, distintamente per la I e per la II fascia, sia per gli aspiranti commissari per le procedure di ASN.

Con DD n. 553 del 26 febbraio 2021 è stata indetta la procedura per il conseguimento dell'ASN alle funzioni di professore universitario di I e II fascia, per ciascun settore concorsuale di cui al DM n. 855 del 2015.

 

Il comma 6-quater dispone l'abrogazione dell'art. 17, comma 99, della legge n. 127 del 1997, il quale stabilisce che, con uno o più decreti del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (ora Ministro dell'università e della ricerca), su proposta del CUN, si provveda, secondo criteri di affinità scientifica e didattica, all'accorpamento e al successivo aggiornamento dei settori scientifico- disciplinari, nell'ambito dei quali sono raggruppati gli insegnamenti, anche al fine di stabilire la pertinenza della titolarità ai medesimi settori, nonché i raggruppamenti concorsuali.

 

Il comma 6-quinquies novella l'articolo 14, comma 2, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233, al fine di sostituirvi il riferimento all'art. 17, comma 99, della legge n. 127 del 1997 (oggetto di abrogazione da parte del comma 6-quater) con il riferimento all'articolo 15, comma 1, della legge n. 240 del 2010 (come sostituito dal comma 6-bis).

 

Si ricorda che l'art. 14, comma 2, del decreto-legge n. 152 del 2021, ha disposto che, in coerenza con gli obiettivi del PNRR - con i decreti previsti dall'art. 17, comma 99, della legge n. 127 del 1997 per l'accorpamento e il successivo aggiornamento dei settori scientifico-disciplinari - si provveda alla razionalizzazione e all'aggiornamento dei settori medesimi, nell'ambito dei quali sono raggruppati gli insegnamenti, anche al fine di assicurare la loro rispondenza agli elementi di flessibilità e di interdisciplinarietà dei corsi di studio (di cui al comma 1 del medesimo art. 14).

 

Il comma 6-sexies novella l'art. 1, comma 16, della legge 4 novembre 2005, n. 230, che - in materia di trattamento economico dei professori universitari - prevede che lo stesso sia articolato secondo il regime prescelto a tempo pieno ovvero a tempo definito e sia correlato all'espletamento delle attività scientifiche e all'impegno per le altre attività fissato: i) per il rapporto a tempo pieno, in non meno di 350 ore annue di didattica, di cui 120 di didattica frontale; ii) per il rapporto a tempo definito, in non meno di 250 ore annue di didattica, di cui 80 di didattica frontale.

In particolare, i riferimenti alla "didattica frontale" sono sostituiti da quelli allo "svolgimento dell’insegnamento nelle varie forme previste".

Costituisce, inoltre, oggetto di novella il terzo periodo del comma 16, il quale prevede che le ore di didattica frontale possano variare sulla base dell'organizzazione didattica e della specificità e della diversità dei settori scientifico-disciplinari e del rapporto docenti-studenti, secondo parametri definiti con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

La novella in esame introduce il riferimento alla specificità e diversità anche dei gruppi scientifico-disciplinari, oltre che dei settori scientifico-disciplinari.

Dispone, infine, che i suddetti parametri siano definiti con regolamento di ateneo anziché con decreto del Ministro dell'università e della ricerca.

       Si ricorda che i regolamenti di ateneo sono deliberati dagli organi competenti dell’università a maggioranza assoluta dei componenti, trasmessi al Ministro dell’università e della ricerca per l’esercizio del controllo di legittimità e di merito ed emanati con decreto del rettore (articolo 6, comma 9, della legge n. 168 del 1989). 


 

Articolo 14, commi 6-septies-6-novies e 6-quaterdecies
(Contratti di ricerca)

 

 

Le disposizioni in esame - inserite nel corso dell'esame in prima lettura - sostituiscono gli assegni di ricerca, di cui all'art. 22 della legge n. 240 del 2010, con contratti di lavoro a tempo determinato finalizzati all'esclusivo svolgimento di specifici progetti di ricerca (cd. "contratti di ricerca"), il cui importo è determinato in sede di contrattazione collettiva, in ogni caso in misura non inferiore al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo definito (comma 6-septies).

Il comma 6-quaterdecies reca disposizioni transitorie che consentono alle università e agli enti di ricerca di indire procedure per il conferimento di assegni di ricerca ai sensi della normativa previgente.

 

 

In via preliminare, si rileva che disposizioni in esame si inquadrano nelle risultanze dell'Indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria, svolta dalla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, Beni culturali) del Senato e conclusa, in data 3 agosto 2021, con l'approvazione del documento conclusivo (Doc. XVII, 5).

Con riferimento agli assegnisti di ricerca, l'indagine ha posto in evidenza come essi abbiano rappresentato, negli anni recenti, la figura "non strutturata" e assistita da scarse garanzie sotto i profili del diritto del lavoro alla quale le università statali hanno fatto maggiormente ricorso, anche ai fini dell'espletamento delle attività didattiche, nonostante che la normativa vigente indirizzi gli assegni allo svolgimento di attività di ricerca (pag. 63).

 A fronte di tale situazione, una minima percentuale di essi è destinata a strutturarsi nel sistema universitario (pag. 78).

E' stata pertanto auspicata la soppressione dell’assegno di ricerca come disciplinato dal vigente articolo 22 della legge n. 240 del 2010 e la concomitante introduzione di un’unica figura post-dottorale che semplifichi l’intricato quadro delle figure post doc (pag. 79). Tale figura, destinata ad espletare esclusivamente attività di ricerca, rappresenterebbe lo stadio intermedio tra il dottorato e i contratti di ricerca in tenure track.

I titolari di contratti di ricerca tenure track, a loro volta, sarebbero destinati a essere immessi nel ruolo della docenza universitaria di II fascia a condizione che nel corso del contratto conseguano l’abilitazione scientifica nazionale (ASN) di cui all'art. 16 della legge n. 240 del 2010.

 

L'articolo 22 della legge n. 240 del 2010 (come sostituito dal comma 6-septies), che assume la rubrica di "Contratti di ricerca", reca disciplina dei nuovi contratti di lavoro a tempo determinato finalizzati all'esclusivo svolgimento di specifici progetti di ricerca, che vengono a sostituire gli assegni di ricerca di cui al vigente articolo 22.

 

 

Gli assegni di ricerca - originariamente introdotti dall’articolo 51,comma 6, della legge 27 dicembre 1977, n. 449[104] - costituiscono oggetto di disciplina dell’articolo 22 della legge n. 240 del 2010.

Il vigente art. 22, comma 1, della legge n. 240 del 2010 prevede che le università, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e sperimentazione, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e l'Agenzia spaziale italiana (ASI), nonché le istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico è stato riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca (ex art. 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382[105]) - nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio - possano conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca.

I suddetti soggetti disciplinano le modalità di conferimento degli assegni con apposito regolamento, prevedendo la possibilità di attribuire gli stessi mediante due procedure definite dalla legge: i) pubblicazione di un unico bando relativo alle aree scientifiche di interesse del soggetto che intende conferire assegni per attività di ricerca, seguito dalla presentazione direttamente dai candidati dei progetti di ricerca, corredati dei titoli e delle pubblicazioni e valutati da parte di un'unica commissione che formula, sulla base dei punteggi attribuiti, una graduatoria per ciascuna delle aree interessate; ii) pubblicazione di bandi relativi a specifici programmi di ricerca dotati di propri finanziamenti, secondo procedure stabilite dal soggetto che intende conferire assegni per attività di ricerca.

I bandi (da pubblicare anche per via telematica sui siti dell'ateneo, ente o istituzione, del Ministero e dell'Unione europea) devono contenere informazioni dettagliate sulle funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale spettante all'assegnatario.

Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca, con esclusione del personale di ruolo delle suddette università e istituzioni.

I soggetti conferitori possono stabilire che il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all’estero ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di area medica corredato di un’adeguata produzione scientifica, costituiscono requisito obbligatorio per l’ammissione al bando; in assenza di tale disposizione, detti titoli costituiscono titolo preferenziale ai fini dell’attribuzione degli assegni.

Gli assegni hanno durata compresa tra uno e tre anni e sono rinnovabili per una durata complessiva comunque non superiore a quattro anni (ad esclusione del periodo in cui l'assegno è stato fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo della durata legale del relativo corso).

La durata complessiva dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni cumulata con la durata dei contratti di ricercatore a tempo determinato (anche con atenei diversi, statali, non statali o telematici, nonché con i suddetti enti) non può superare i 12 anni anche non continuativi.

L’importo degli assegni è determinato dal soggetto conferitore sulla base di un importo minimo stabilito con decreto ministeriale.

Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 9 marzo 2011, n. 102, l’importo minimo lordo annuo degli assegni di ricerca, banditi ai sensi dell’articolo 22, è stato determinato in una somma pari a 19.367 euro, al netto degli oneri a carico dell’amministrazione erogante[106]. La determinazione dell’importo tiene conto del fatto che i soggetti titolari degli assegni in questione partecipano ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università, qualunque ne sia l’ente finanziatore (ex articolo 18, comma 5, della legge n. 240 del 2010), con assunzione di specifiche responsabilità nell’esecuzione della connessa attività tecnico-scientifica.

 

Il nuovo articolo 22:

§  al comma 1, dispone che le università, gli enti pubblici di ricerca[107] e le istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico è stato riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca ai sensi dell'articolo 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382[108], possano stipulare, ai fini dell'esclusivo svolgimento di specifici progetti di ricerca, contratti di lavoro a tempo determinato, denominati "contratti di ricerca", finanziati in tutto o in parte con fondi interni ovvero finanziati da soggetti terzi, sia pubblici che privati, sulla base di specifiche convenzioni o accordi;

§  al comma 2, dispone che i contratti di ricerca hanno durata biennale e possono essere rinnovati una sola volta per ulteriori due anni. Nella ipotesi in cui oggetto del contratto sia un progetto di ricerca di carattere nazionale, europeo e internazionale, i contratti di ricerca hanno durata biennale prorogabile fino a un ulteriore anno, in ragione delle specifiche esigenze relative agli obiettivi e alla tipologia del progetto. La durata complessiva dei contratti di ricerca, anche se stipulati con istituzioni differenti, non può, in ogni caso, oltrepassare i cinque anni. Ai fini della durata complessiva del contratto in questione, non sono computati i periodi trascorsi in aspettativa per maternità o paternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente;

§  al comma 3, prevede che le istituzioni che stipulano contratti di ricerca (cfr. comma 1) disciplinino, con apposito regolamento, le modalità di selezione per il conferimento dei contratti medesimi mediante l'indizione di procedure di selezione relative a una o più aree scientifiche rientranti nel medesimo gruppo scientifico-disciplinare[109] ovvero, per gli enti pubblici di ricerca, di procedure di selezione relative a una o più aree scientifiche o settori tecnologici di cui all'art. 12 del decreto legislativo 29 settembre 1999, n. 381[110]. Le procedure di selezione sono tese a valutare l'aderenza del progetto di ricerca proposto all'oggetto del bando e il possesso di un curriculum scientifico-professionale idoneo allo svolgimento dell'attività di ricerca oggetto del contratto, nonché le modalità di svolgimento dello stesso. Il bando di selezione, reso pubblico anche per via telematica sul sito dell'ateneo, dell'ente o dell'istituzione, del Ministero dell'università e della ricerca e dell'Unione europea, contiene informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e previdenziale;

§  al comma 4, dispone che possano concorrere alle selezioni per la stipula di contratti di ricerca esclusivamente coloro che sono in possesso del titolo di dottore di ricerca o di titolo equivalente conseguito all'estero, ovvero, per i settori interessati, del titolo di specializzazione di area medica. Possono, inoltre, partecipare alle selezioni coloro che sono iscritti al terzo anno del corso di dottorato di ricerca ovvero all'ultimo anno del corso di specializzazione di area medica, a condizione che conseguano il titolo entro i sei mesi successivi alla data di pubblicazione del bando di selezione. Sono esclusi dalla possibilità di prendere parte alle selezioni il personale di ruolo, assunto a tempo indeterminato, delle istituzioni di cui al comma 1, nonché coloro che abbiano fruito di contratti di ricercatore a tempo determinato di cui all'articolo 24[111];

§  al comma 5, prevede che gli enti pubblici di ricerca possano ammettere alle procedure di selezione per la stipula di contratti di ricerca anche coloro che sono in possesso di curriculum scientifico-professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca. Resta fermo che il titolo di dottorato di ricerca (e titoli equiparati di cui al comma 4) costituiscono titolo preferenziale ai fini della formazione delle relative graduatorie. Il periodo svolto come titolare di contratto di ricerca è utile ai fini della previsione di cui all'art. 20 del decreto legislativo n. 127 del 2003, recante disciplina del rapporto di lavoro presso il CNR;

§  al comma 6, dispone che l'importo del contratto di ricerca sia stabilito in sede di contrattazione collettiva, in ogni caso in misura non inferiore al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo definito[112]. Dispone, inoltre, che la spesa complessiva per la stipula dei contratti di ricerca non oltrepassi la spesa media sostenuta nell’ultimo triennio per l’erogazione degli assegni di ricerca, come risultante dai bilanci approvati;

§  al comma 7, prevede che il contratto di ricerca non sia cumulabile con borse di studio o di ricerca a qualsiasi titolo conferite da istituzioni nazionali o straniere, salvo quelle esclusivamente finalizzate alla mobilità internazionale per motivi di ricerca;

§  al comma 8, prevede che il contratto di ricerca non sia compatibile con la frequenza di corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale, dottorato di ricerca o di specializzazione di area medica, in Italia o all'estero. Inoltre, il contratto di ricerca comporta il collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso le amministrazioni pubbliche;

§  al comma 9, prevede che i contratti di ricerca non diano luogo a diritto di accesso al ruolo nelle istituzioni che, ai sensi del comma 1, sono legittimate a stipulare i contratti medesimi possano essere computati ai fini delle procedure di stabilizzazione di cui all'articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017[113].

 

Dal confronto tra la disciplina degli assegni di ricerca e la disciplina dei contratti di ricerca introdotti dalla disposizione in esame emergono le seguenti principali differenze:

-       i soggetti destinatari degli assegni di ricerca corrispondono - nel vigente art. 22, comma 2 - a tutti gli "studiosi in possesso di curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca", e il possesso del titolo di dottorato, se non richiesto come requisito, costituisce un mero titolo preferenziale per l'attribuzione degli assegni. I nuovi contratti di ricerca, invece, sono destinati esclusivamente a studiosi in possesso di un titolo di dottorato di ricerca (o titolo equivalente conseguito all'estero) ovvero titolo di specializzazione di area medica nonché a coloro che sono iscritti al terzo anno del corso di dottorato ovvero all'ultimo anno del corso di specializzazione di area medica, a condizione che conseguano il titolo entro i sei mesi successivi alla data di pubblicazione del bando di selezione. Resta consentito ammettere alle procedure selettive soggetti (semplicemente) in possesso di curriculum scientifico-professionale idoneo soltanto agli enti di ricerca (nonché, ai sensi del comma 6-novies, alle istituzioni AFAM per i 5 anni successivi alla data di entrata in vigore della legge); in tal caso il dottorato di ricerca costituisce titolo preferenziale;

-       sono esclusi dalle selezioni per la stipula di contratti ricerca il personale di ruolo, assunto a tempo indeterminato, delle istituzioni stipulanti (di cui al comma 1) - già escluso anche dal conferimento degli assegni di ricerca (ai sensi del vigente art. 22, comma 2) - nonché coloro che abbiano fruito di contratti di ricercatore a tempo determinato di cui all'articolo 24. A fronte di una situazione di precariato, nella quale i dottori di ricerca, soprattutto di tipo A, al termine del contratto triennale e dell’eventuale rinnovo biennale, tornano ad essere borsista o assegnista (cfr. Doc. XVII, 5, pag. 79), tale disposizione pare indirizzata ad evitare che la stipula del contratto di ricerca possa costituire una soluzione dopo essere stati titolari di contratto di ricercatore a tempo determinato;

-       mentre la durata degli assegni è compresa tra uno e tre anni, rinnovabili per una durata complessiva comunque non superiore a quattro anni, i contratti di ricerca hanno durata biennale e possono essere rinnovati una sola volta per ulteriori due anni. La durata complessiva dei contratti di ricerca, anche se stipulati con istituzioni differenti, non può, in ogni caso, oltrepassare i cinque anni;

-       mentre la determinazione dell’importo degli assegni spetta al soggetto conferitore sulla base di un importo minimo stabilito con decreto ministeriale (cfr. la scheda di approfondimento), la determinazione dell'importo dei contratti di ricerca è stabilita in sede di contrattazione collettiva. Con disposizione legislativa si prevede che detto importo non possa essere inferiore al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo definito;

-       quanto all'oggetto del contratto, il riferimento espresso all'"esclusivo svolgimento di specifici progetti di ricerca" parrebbe diretto ad evitare che i titolari dei contratti siano chiamati a svolgere attività didattica, nella quale spesso sono coinvolti gli assegnisti di ricerca. Al riguardo, occorre tuttavia segnalare  che la disposizione vigente (art. 22, comma 1) stabilisce che gli assegni sono conferiti per lo svolgimento di attività di ricerca[114].

 

L'introduzione dei contratti di ricerca è espressamente correlata alla finalità di dare attuazione, nell'ambito della Missione 4, Componente 2 (Dalla ricerca all'impresa) del PNRR, alle misure di cui alla Riforma 1.1 (Attuazione di misure di sostegno alla R&S per promuovere la semplificazione e la mobilità), mirata "a potenziare le attività di ricerca di base e industriale, favorendo sia la ricerca aperta e multidisciplinare, stimolata dalla curiosità e dall’approccio scientifico, sia la ricerca finalizzata ad affrontare sfide strategiche per lo sviluppo del Paese. Particolare attenzione è riservata all’investimento sui giovani ricercatori e a favorire la creazione di partnership pubblico/private di rilievo nazionale o con una vocazione territoriale".

 

In particolare, nell'ambito della M4C2, si segnalano, oltre alla Riforma 1.1, i seguenti investimenti la cui implementazione è demandata al Ministero dell'università e della ricerca: l'investimento 1.1, Fondo per il Programma Nazionale Ricerca (PNR) e progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN), di durata triennale che, per la loro complessità e natura, richiedono la collaborazione di unità di ricerca appartenenti ad università ed enti di ricerca (come il CNR), per i quali si prevede un finanziamento pari a 1,8 miliardi; l'investimento 1.2, concernente il finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori, con l'obiettivo di offrire loro nuove opportunità e trattenerli all'interno del sistema economico italiano, per un importo pari a 600 milioni; l'investimento 1.3, concernente partenariati estesi a università, centri di ricerca, imprese e finanziamento di progetti di ricerca di base.

 

Il comma 6-octies novella l'articolo 35, comma 3, lettera e-ter), del decreto legislativo n. 165 del 2001, al fine di ricomprendere la titolarità per almeno due anni di contratti di ricerca introdotti dal comma 6-septies tra i requisiti che le pubbliche amministrazioni possono richiedere nelle procedure di reclutamento per specifici profili o livelli di inquadramento di alta specializzazione.

 

Il comma 6-novies autorizza anche le istituzioni dell'alta formazione artistica musicale e coreutica (AFAM) a stipulare contratti di ricerca di cui all'art. 22 della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-septies (cfr. supra), mediante l'indizione di procedure di selezione relative ad uno o più settori artistico disciplinari[115].

La spesa per la stipula dei contratti di ricerca da parte delle istituzioni AFAM deve essere totalmente coperta tramite l'esclusivo ricorso a finanziamenti esterni.

Il comma consente altresì alle istituzioni AFAM - per i 5 anni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame - di ammettere alle procedure selettive per la stipula di contratti di ricerca anche coloro che sono in possesso di curriculum scientifico-professionale idoneo allo svolgimento di attività di ricerca. In tale caso, il titolo di dottorato di ricerca (e titoli equiparati ai sensi dell'art. 22, comma 4, della legge n. 240 del 2010, come sostituito dal comma 6-septies), costituiscono titolo preferenziale ai fini della formazione delle relative graduatorie.

 

Il comma 6-quaterdecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale, per i 180 giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, limitatamente alle risorse già programmate alla data medesima, ovvero deliberate dai rispettivi organi di governo entro il medesimo termine, le università, le istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico è riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca ai sensi dell'articolo 74, quarto comma, del DPR n. 382 del 1980 (cfr. la nota n. 5), e gli enti pubblici di ricerca possono indire procedure per il conferimento di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 22, della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

Fino all’adozione del decreto di definizione dei gruppi scientifico-disciplinari di cui all'art. 15 della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-bis (cfr. la relativa scheda di lettura), i contratti di ricerca di cui all’articolo 22 della medesima legge n. 240, come modificato dal comma 6-septies (cfr. supra), sono stipulati con riferimento ai macrosettori e ai settori concorsuali secondo le norme vigenti il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame[116].

 

Conclusivamente, si segnala che il comma 6-noviesdecies (per la cui trattazione si rinvia alla scheda di lettura seguente) reca una disposizione transitoria sulla base della quale il limite temporale di 12 anni anche non continuativi - fissato come durata complessiva massima dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni cumulata con la durata dei contratti di ricercatore a tempo determinato ex articolo 22, comma 9, della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame - continua ad applicarsi ai rapporti instaurati ai sensi degli articoli 22 (assegnisti) e 24, comma 3, lettere a) e b), (ricercatori di tipo A e di tipo B) della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 


 

Articolo 14, commi 6-decies-6-terdcies e
6-quindecies-6-noviesdecies

(Riordino della disciplina sui ricercatori universitari)

 

 

Le disposizioni in esame - inserite nel corso dell'esame in prima lettura - sostituiscono le attuali figure di ricercatore a tempo determinato di tipo A e di tipo B (di cui all'art. 24, comma 3, rispettivamente lett. a) e b)) con una unica figura ricercatore universitario a tempo determinato, titolare di un contratto di durata complessiva di sei anni, non rinnovabile. Al ricercatore a tempo determinato si applica, su propria istanza, la procedura di valutazione interna, da parte dell'università in cui presta servizio, ai fini dell'inquadramento nel ruolo di professore di II fascia (comma 6-decies).

Il comma 6-duodecies reca clausola di invarianza finanziaria con riferimento alla istituzione della nuova figura ricercatore universitario a tempo determinato.

I restanti commi (commi 6-undecies, 6-terdecies e da 6-quindecies a 6-noviesdecies) recano disposizioni transitorie e di coordinamento conseguenti alla introduzione della nuova figura di ricercatore universitario a tempo determinato.

 

In via preliminare, si segnala che le disposizioni in esame (così come quelle relative al contratto di ricerca, si veda al riguardo la relativa scheda di lettura) si inquadrano nelle risultanze dell'Indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria, svolta dalla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, Beni culturali) del Senato e conclusa, in data 3 agosto 2021, con l'approvazione del documento conclusivo (Doc. XVII, 5).

Per quanto riguarda i titolari di contratto di ricerca a tempo determinato di cui all'art. 24, comma 3, lett. a), della legge n. 240 del 2010 (cd. "ricercatori di tipo A"), il Ministero dell'università e della ricerca, intervenuto in audizione, ha registrato, dal 2012 al 2019, un calo della percentuale di tale categoria di ricercatori diventati professori, passata dal 58,5 all’11,4 per cento (pag. 80). Ciò, sebbene essi costituiscano parte integrante dell’offerta formativa degli atenei e sostengano una parte consistente e fondamentale del carico didattico (pag. 81).

 

Il comma 6-decies sostituisce le attuali figure di ricercatore a tempo determinato di tipo A e di tipo B (di cui all'art. 24, comma 3, rispettivamente lett. a) e b), della legge n. 240 del 2010) con una unica figura ricercatore universitario a tempo determinato, titolare di un contratto di durata complessiva di sei anni, non rinnovabile.

La legge n. 240 del 2010 contempla esclusivamente l'assunzione di ricercatori a tempo determinato (fatto salvo un periodo transitorio, fino all’adozione dei regolamenti di ateneo, durante il quale le università hanno potuto continuare ad avvalersi delle disposizioni previgenti). Il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, assunti prima della data di entrata in vigore della legge n. 240 del 2010, è divenuto pertanto un ruolo ad esaurimento.

I ricercatori a tempo determinato svolgono attività universitaria sulla base di un rapporto contrattuale regolato dalla legge n. 240 del 2010.

Sono previste due figure di ricercatori a tempo determinato:

i) il ricercatore di cui all’articolo 24, comma 3, lettera a) (cd. di tipo A), titolare di contratto di durata triennale, prorogabile, per una sola volta, per ulteriori due anni, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro dell’università e della ricerca. Il DM 24 maggio 2011, n. 242[117], ha disposto che la valutazione ai fini della proroga del contratto abbia ad oggetto l’adeguatezza dell’attività di ricerca e didattica svolta in relazione a quanto stabilito nel contratto che si intende prorogare;

ii) il ricercatore di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b) (cd. di tipo B), titolare di contratto triennale non rinnovabile (come precisato dalla Corte costituzionale nella sentenza n.165/2020).

Alle procedure pubbliche di selezione, disciplinate con regolamento di ateneo, sono ammessi a partecipare: i) per il contratto di ricercatore di tipo A, coloro che sono in possesso del titolo di dottore di ricerca o titolo equivalente, ovvero, per i settori interessati, del diploma di specializzazione medica, nonché di eventuali ulteriori requisiti definiti nel regolamento di ateneo; ii) per il contratto di ricercatore di tipo B, le seguenti categorie di candidati: coloro che sono stati titolari di contratti di ricercatore di tipo A; coloro che hanno conseguito l’abilitazione scientifica nazionale (ASN) alle funzioni di professore di I o di II fascia; coloro che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449[118] o di assegni di ricerca di cui all’articolo 22 della legge n. 240 del 2010, o di borse post-dottorato ai sensi dell’articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398[119], ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri; infine, coloro che hanno usufruito per almeno tre anni dei contratti a tempo determinato stipulati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge n. 230 del 2005[120] (ex art. 25, comma 9, della legge n. 240 del 2010).

Dalle procedure di selezione sono esclusi i soggetti già assunti a tempo indeterminato come professori universitari di I o di II fascia o come ricercatori, ancorché cessati dal servizio.

Le procedure di selezione consistono in una valutazione preliminare di titoli, curriculum e produzione scientifica; in una discussione pubblica con la commissione in merito a titoli e produzione scientifica; in una prova orale per l’accertamento della conoscenza della lingua straniera. All'esito della procedura, è formulata una proposta di chiamata da parte del dipartimento con voto favorevole della maggioranza assoluta dei professori di I e di II fascia, la quale è sottoposta ad approvazione con delibera del consiglio di amministrazione.

Sotto il profilo dell'attività svolta, entrambe le tipologie di ricercatore svolgono attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti. Il contratto stabilisce, sulla base dei regolamenti di ateneo, le modalità di svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti nonché delle attività di ricerca. L’impegno annuo complessivo per lo svolgimento delle attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti è pari a 350 ore per il regime di tempo pieno e a 200 ore per il regime di tempo definito.

Per quanto riguarda la progressione di carriera, i ricercatori di tipo A, al termine del contratto triennale o del suo eventuale rinnovo, sono ammessi alla procedura di selezione per ricercatore a tempo determinato di tipo B.

I ricercatori di tipo B, invece, al terzo anno di contratto (salva facoltà dell’università di anticipare la valutazione a dopo il primo anno di contratto[121]), se in possesso dell’ASN, sono sottoposti di diritto alla valutazione interna ai fini della chiamata nel ruolo di professore II fascia. La valutazione si svolge in conformità ai criteri per l’individuazione degli standard qualitativi, riconosciuti a livello internazionale, definiti con decreto ministeriale 4 agosto 2011, n. 344 (cfr. nota 18). In caso di anticipazione della valutazione a dopo il primo anno di contratto, è richiesto lo svolgimento di una prova didattica.

Inoltre, coloro che sono stati titolari di contratto di ricerca di tipo B, qualora in possesso dell’ASN, possono partecipare alla procedura comparativa per la chiamata nel ruolo dei professori di I o di II fascia ex articolo 18 della legge n. 240 del 2010.

Il contratto non dà luogo a diritti in ordine all’accesso ai ruoli; tuttavia l’espletamento del contratto costituisce titolo preferenziale nei concorsi per l’accesso alle pubbliche amministrazioni.

 

Il comma 6-decies, con riferimento ai contratti di ricercatore a tempo determinato:

 

§  interviene sulla disciplina delle procedure di selezione dei destinatari dei contratti di ricercatore a tempo determinato di cui all'art. 24, comma 2, al fine di:

i)    escludere da tali procedure coloro che, per almeno un triennio, abbiano già usufruito di contratti di ricercatore a tempo determinato (la disposizione è introdotta all'art. 24, comma 2, lett. b));

ii)  modificare la fase finale della selezione, prevedendo una deliberazione della chiamata del vincitore da parte dell'università al termine dei lavori della commissione giudicatrice. Tale procedura viene a sostituirsi alla "formulazione della proposta di chiamata da parte del dipartimento con voto favorevole della maggioranza assoluta dei professori di prima e di seconda fascia e approvazione della stessa con delibera del consiglio di amministrazione" (art. 24, comma 2, lett. d), primo periodo);

iii)         disciplinare la fase di stipula del contratto, prevedendo che il contratto di ricercatore universitario a tempo determinato sia stipulato entro il termine perentorio di 90 giorni dalla conclusione della procedura di selezione, pena, per l'università, l'impossibilità di bandire, per i tre anni successivi, nuove procedure di selezione per il medesimo gruppo scientifico-disciplinare in relazione al dipartimento interessato (art. 24, comma 2, lett. d), secondo periodo);

§  il "nuovo" ricercatore universitario a tempo determinato è (come detto) titolare di un contratto di durata complessiva di sei anni, non rinnovabile. Il conferimento del contratto di ricercatore universitario a tempo determinato è incompatibile con qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato presso soggetti pubblici o privati, con la titolarità di contratti di ricerca anche presso altre università o enti pubblici di ricerca, con le borse di dottorato e in generale con qualsiasi borsa di studio a qualunque titolo conferita da istituzioni nazionali o straniere, salvo il caso in cui questa sia finalizzata alla mobilità internazionale per motivi di ricerca.

Con riguardo al regime di incompatibilità introdotto dalla disposizione in esame, si evidenzia che il comma 9-bis del medesimo art. 24 della legge n. 240 - sul quale non incidono le disposizioni in esame -  stabilisce per i ricercatori a tempo determinato, qualora siano dipendenti di amministrazioni pubbliche, il collocamento in aspettativa ovvero in posizione fuori ruolo, senza assegni né contribuzioni previdenziali, per il periodo di durata dei contratti.

Il mantenimento di siffatta disposizione implicitamente consente il conferimento del contratto di ricercatore a dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Ai sensi del combinato disposto della disposizione da ultimo richiamata con il nuovo comma 3, il contratto di ricercatore a tempo determinato risulta incompatibile con lo svolgimento di un'attività di lavoro subordinato presso soggetti pubblici.

Si osserva altresì che il regime di incompatibilità che si intende introdurre per i ricercatori a tempo determinato risulterebbe, per certi aspetti, più restrittivo di quello previsto per i professori di ruolo e per i ricercatori a tempo indeterminato che abbiano optato per il regime a tempo definito, ai quali la legge n. 240 consente di svolgere "attività libero-professionali e di lavoro autonomo anche continuative, purché non determinino situazioni di conflitto di interesse rispetto all'ateneo di appartenenza" nonché, "anche con rapporto di lavoro subordinato, attività didattica e di ricerca presso università o enti di ricerca esteri, previa autorizzazione del rettore che valuta la compatibilità con l'adempimento degli obblighi istituzionali" (art. 6, comma 12, della legge n. 240 del 2010).

 

§  Ai fini della durata del rapporto instaurato con il titolare del contratto, i periodi trascorsi in aspettativa per maternità, paternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente non sono computati su richiesta del titolare del contratto (le disposizioni in esame sono introdotte mediante sostituzione del comma 3 dell'art. 24).

In ordine alla non computabilità, su richiesta del titolare, di tali periodi, si segnala che l'art. 9-ter, periodi terzo e quarto, del medesimo articolo 24, come modificati dalle disposizioni in esame, dispongono: "Per i titolari dei contratti di cui al comma 3 del presente articolo, il periodo di congedo obbligatorio di maternità è computato nell'ambito della durata del contratto e, in caso di esito positivo della valutazione di cui al comma 5, il titolare del contratto è inquadrato, alla scadenza del contratto stesso, nel ruolo dei professori associati. Fermo restando quanto previsto dal presente comma, i titolari dei contratti di cui al comma 3 possono chiedere, entro la scadenza del contratto, la proroga dello stesso per un periodo non superiore a quello del congedo obbligatorio di maternità".

§  alla nuova unica figura di ricercatore a tempo determinato si applica la procedura di valutazione interna, da parte dell’università in cui presta servizio, attualmente riservata ai ricercatori a tempo determinato di tipo B (e, transitoriamente, ai ricercatori a tempo indeterminato del ruolo ad esaurimento), ai fini della immissione nel ruolo di professore di II fascia. La disposizione in esame prevede che la procedura di valutazione sia espletata a partire dalla conclusione del terzo anno e per ciascuno dei successivi anni di titolarità del contratto (si ricorda che il contratto ha durata complessiva di 6 anni), mentre la disciplina vigente, con riferimento ai contratti di ricercatore a tempo determinato di tipo B, colloca la valutazione nel terzo anno di contratto (art. 24, comma 5), salva la facoltà dell'università di anticiparla a dopo il primo anno di contratto (art. 24, comma 5-bis). Inoltre, sono introdotte le previsioni sulla base delle quali la valutazione è effettuata su istanza dell'interessato e, all'esito positivo della valutazione, il titolare del contratto è inquadrato nel ruolo di professore di II fascia. Restano invariate (rispetto al vigente art. 24, comma 5) le ulteriori disposizioni sulla base delle quali: l'università procede alla valutazione nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione; i candidati devono essere in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale di cui all'articolo 16; la valutazione si svolge in conformità agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale individuati con apposito regolamento di ateneo nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministro[122]; alla procedura è data pubblicità sul sito dell'ateneo; la programmazione di cui all'articolo 18, comma 2, assicura la disponibilità delle risorse necessarie in caso di esito positivo della procedura di valutazione;

§  la suddetta procedura di valutazione finalizzata all'inquadramento nel ruolo di professore di II fascia prevede, in ogni caso, lo svolgimento di una prova didattica nell'ambito del gruppo scientifico-disciplinare di riferimento.

Si ricorda che il vigente art. 24, comma 5-bis, contempla lo svolgimento della prova didattica nelle sole ipotesi di anticipazione della valutazione a dopo il primo anno di contratto;

§  il trattamento annuo lordo onnicomprensivo spettante ai titolari di contratto di ricercatore a tempo determinato è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo pieno elevato fino a un massimo del 30 per cento[123]. È pertanto analogo a quello degli attuali ricercatori a tempo determinato di tipo B (art. 24, comma 8). Analoga anche la disciplina per la quale i nuovi contratti di ricercatore a tempo determinato non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli, mentre costituiscono titolo preferenziale nei concorsi per l'accesso alle pubbliche amministrazioni (art. 24, comma 9);

§  introduce la disposizione sulla base della quale l'attività didattica, di ricerca e di terza missione, svolta dai ricercatori a tempo determinato, concorre alla valutazione delle politiche di reclutamento svolta dall'Agenzia nazionale per la valutazione dell'università e della ricerca (ANVUR), ai fini dell'accesso alla quota di finanziamento premiale a valere sul Fondo per il finanziamento ordinario delle università ai sensi dell'articolo 60, comma 01, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98.

 

Le politiche di reclutamento degli atenei sono soggette a valutazione da parte dell’ANVUR in relazione ai parametri stabiliti dall’articolo 9 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 (adottato in attuazione della delega di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), della legge n. 240 del 2010). Tali parametri, in sintesi, fanno riferimento alla produzione scientifica, alla presenza nell’ateneo di personale docente che ha prestato servizio presso altri atenei, al livello di internazionalizzazione dell’ateneo, alla struttura dell’organico.

L’esito positivo della valutazione delle politiche di reclutamento dà luogo all’attribuzione all’ateneo di una quota non superiore al 10 per cento del Fondo di finanziamento ordinario-FFO (ex articolo 5, comma 5, della legge n. 240 del 2010).

Tale Fondo è stato istituito dall’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, al fine di coprire la quota a carico del bilancio statale delle spese per il funzionamento e le attività istituzionali delle università, ivi comprese le spese per il personale docente, ricercatore e non docente, nonché per l’ordinaria manutenzione delle strutture universitarie e per la ricerca scientifica.

Il Fondo è suddiviso tra una quota base e una quota premiale (oltre alle risorse destinate a specifiche misure nonché all’intervento perequativo per le università statali previsto dall’articolo 11, comma 1, della legge n. 240 del 2010).

La parte del Fondo ripartita su base premiale (inizialmente individuata in una quota non inferiore al 7 per cento del FFO con la previsione di progressivi incrementi negli anni successivi) è stata introdotta dall’articolo 2 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1 (come modificato dall’articolo 13 della legge n. 240 del 2010) e destinata a promuovere l’incremento qualitativo delle attività delle università.

Ai fini della ripartizione della quota premiale l’articolo 2 del decreto-legge n. 180 del 2008 ha definito i seguenti criteri: la qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi; la qualità della ricerca scientifica; la qualità, l’efficacia e l’efficienza delle sedi didattiche, per la valutazione delle quali sono presi in considerazione i parametri relativi all’incidenza del costo del personale sulle risorse complessivamente disponibili, nonché il numero e l’entità dei progetti di ricerca di rilievo nazionale e internazionale assegnati all’ateneo.

L’articolo 60, comma 01, del decreto-legge n. 69 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013 - richiamato dalla disposizione in esame - ha quindi specificato che la quota premiale del FFO delle università di cui all’articolo 2 del citato decreto-legge n. 180 del 2008, è determinata in misura non inferiore al 16 per cento per l’anno 2014, al 18 per cento per l’anno 2015 e al 20 per cento per l’anno 2016, con successivi incrementi annuali non inferiori al 2 per cento e fino a un massimo del 30 per cento.

Oltre a intervenire sulla determinazione quantitativa della quota premiale, l'art. 60, comma 01, ha integrato i criteri di ripartizione della quota medesima (definiti all’articolo 2 del decreto-legge n. 180 del 2008, come modificato dall’articolo 13 della legge n. 240 del 2010) prevedendone l’attribuzione alle università per almeno tre quinti sulla base dei risultati conseguiti nella valutazione della qualità della ricerca (VQR) e per un quinto sulla base della valutazione delle politiche di reclutamento, effettuate a cadenza quinquennale all’ANVUR.

 

Inoltre, il medesimo comma 6-decies dispone che ciascuna università, nell'ambito della programmazione triennale, vincoli risorse corrispondenti ad almeno un terzo degli importi destinati alla stipula dei contratti di ricercatore a tempo determinato, in favore di candidati che per almeno 36 mesi, anche cumulativamente, abbiano frequentato corsi di dottorato di ricerca o svolto attività di ricerca sulla base di formale attribuzione di incarichi, escluse le attività a titolo gratuito, presso atenei o istituti di ricerca, italiani o stranieri, diversi da quello che ha emanato il bando (tale disposizione è introdotta come nuovo comma 1-bis dell'articolo 24).

 

Si ricorda che ogni università predispone annualmente il Piano triennale per la programmazione del reclutamento del personale, tenuto conto dell’effettivo fabbisogno di personale, al fine del migliore funzionamento delle attività e dei servizi e compatibilmente con l’esigenza di assicurare la sostenibilità della spesa di personale e gli equilibri di bilancio (articolo 4 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49, che ha dato attuazione alla delega conferita dall’articolo 5, comma 1, della legge n. 240 del 2010, in materia di programmazione, monitoraggio e valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei). La programmazione triennale del personale - realizzata dall’università nell’ambito della propria autonomia didattica, di ricerca e organizzativa - è vincolata sia da limiti di spesa sia da parametri di programmazione definiti dalla legge (ovvero da fonti normative in attuazione della legge). I vincoli di spesa sono determinati: i) dalla necessità di assicurare la piena sostenibilità delle spese di personale, in conformità con il bilancio unico di ateneo di previsione triennale; ii) da vincoli imposti da alcune disposizioni della legge n. 240 del 2010 (in particolare, art. 18, comma 4[124], e art. 24, commi 5[125] e 6[126]), ai quali viene ad aggiungersi il vincolo imposto dalla disposizione in esame; iii) dalla necessità di rispettare i limiti alle spese di personale e alle spese di indebitamento delle università statali, stabiliti dagli articoli 5 e 7del decreto legislativo n. 49 del 2012.

 

La introduzione di una unica figura di ricercatore universitario a tempo determinato è espressamente correlata alla finalità di dare attuazione, nell'ambito della Missione 4, Componente 2 (Dalla ricerca all'impresa) del PNRR, alle misure di cui alla Riforma 1.1 (Attuazione di misure di sostegno alla R&S per promuovere la semplificazione e la mobilità), mirata "a potenziare le attività di ricerca di base e industriale, favorendo sia la ricerca aperta e multidisciplinare, stimolata dalla curiosità e dall’approccio scientifico, sia la ricerca finalizzata ad affrontare sfide strategiche per lo sviluppo del Paese. Particolare attenzione è riservata all’investimento sui giovani ricercatori e a favorire la creazione di partnership pubblico/private di rilievo nazionale o con una vocazione territoriale".

 

Il comma 6-undecies apporta alla legge n. 240 del 2010 (nello specifico, all'art. 18, comma 3, e all'art. 20, comma 5) modificazioni di coordinamento conseguenti alla sostituzione delle due figure di ricercatore a tempo determinato di tipo A e di tipo B con una unica figura di ricercatore a tempo determinato.

 

Il comma 6-duodecies prevede che all'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 6-decies e 6-undecies si provveda nell'ambito delle risorse assunzionali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

Il comma 6-terdecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale, per i 12 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, le università possono indire procedure per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato ai sensi dell'articolo 24, comma 3, lettera b), della legge n. 240 del 2010 (nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame). A tali procedure e ai contratti stipulati nell'ambito delle stesse continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla legge n. 240 del 2010 nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

Resta comunque ferma la possibilità di indire (quindi parrebbe anche oltre i richiamati 12 mesi) procedure per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato ai sensi dell'articolo 24, comma 3, lettera b), della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, sulla base delle risorse e nei periodi di riferimento dei piani straordinari di cui all’articolo 1, comma 400, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019)[127], all’articolo 6, comma 5-sexies del decreto-legge n. 162 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 8 del 2020[128], all’articolo 238 del decreto-legge n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020[129], nonché all’articolo 1, comma 297, della legge n. 234 del 2021 (legge di bilancio per il 2022)[130].

Il comma, infine, consente alle università di utilizzare le risorse relative ai suddetti piani straordinari anche al fine di stipulare contratti da ricercatore a tempo determinato ai sensi dell'articolo 24, comma 3, della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-decies.

 

Il comma 6-quindecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale, per i 36 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, le università possono indire procedure per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato ai sensi dell'articolo 24, comma 3, lettera a), della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, in attuazione delle misure previste dal PNRR e dal Programma nazionale per la ricerca (PNR) 2021-2027.

Resta ferma la possibilità di ricorrere al finanziamento, anche parziale, dei contratti di ricerca di cui all'articolo 22 della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-septies (cfr. supra), a valere sulle risorse del PNRR.

 

Il comma 6-sedecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale alle procedure di cui all'articolo 24, comma 3, lettere a) e b), della legge n. 240 del 2010, già bandite alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla stessa legge n. 240, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

Il comma 6-septiesdecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale, per i 36 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, le università riservano una quota non inferiore al 25 per cento delle risorse destinate alla stipula dei contratti di ricercatore a tempo determinato, di cui all'articolo 24 della legge n. 240 del 2010, come modificato dalla legge di conversione del decreto in esame, ai soggetti che sono, o sono stati nei tre anni antecedenti la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, titolari di contratti da ricercatore a tempo determinato, di cui all'articolo 24, comma 3, lettera a), della legge n. 240, o ai soggetti che sono stati, per una durata complessiva non inferiore a tre anni, titolari di uno o più assegni di ricerca di cui all'articolo 22 della legge n. 240, secondo il testo vigente il giorno antecedente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

Il comma 6-octiesdecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale, nei 36 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, ai soggetti che sono stati, per almeno tre anni, titolari di contratti da ricercatore universitario ai sensi dell'articolo 24, comma 3, lettera a), della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, e che stipulano un contratto di ricercatore a tempo determinato ai sensi dell'articolo 24 della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-decies del presente articolo, è riconosciuto, a richiesta, ai fini dell'inquadramento, un periodo di servizio pari a 3 anni.

Nei suddetti casi, la valutazione per l'inquadramento nel ruolo dei professori di II fascia, di cui all'articolo 24, comma 5, della legge n. 240, avviene non prima di 12 mesi dalla presa di servizio.

Inoltre, nei 36 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, ai soggetti che sono stati titolari, per un periodo non inferiore a tre anni, di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 22 della legge n. 240, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, e che stipulano un contratto di ricercatore a tempo determinato ai sensi dell'articolo 24 della legge n. 240, come modificato dal comma 6-decies (cfr. supra), è riconosciuto, a richiesta, ai fini dell'inquadramento, un periodo di servizio pari a due anni.

 

Il comma 6-noviesdecies reca una disposizione transitoria sulla base della quale il limite temporale di 12 anni anche non continuativi - fissato come durata complessiva massima dei rapporti instaurati con i titolari degli assegni cumulata con la durata dei contratti di ricercatore a tempo determinato (anche con atenei diversi, statali, non statali o telematici, nonché con enti di ricerca) ex articolo 22, comma 9, della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame - continua ad applicarsi ai rapporti instaurati ai sensi degli articoli 22 (assegnisti) e 24, comma 3, lettere a) e b), (ricercatori di tipo A e di tipo B) della legge n. 240 del 2010, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

Non rientrano nel computo del suddetto limite di 12 anni i rapporti instaurati ai sensi degli articoli 22 e 24, comma 3, come modificati dalle disposizioni in commento.

Infine, il comma dispone che l’esclusione dalle procedure di cui all’art. 24 della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-decies, disposta dal medesimo comma, lettera b), numero 3), non si applica ai titolari dei contratti stipulati ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 240, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.


 

Articolo 14, commi 6-vicies e 6-vicies semel
(Assunzioni di tecnologi a tempo indeterminato nelle università)

 

 

I commi 6-vicies e 6-vicies semel dell'articolo 14 - inseriti nel corso dell'esame in prima lettura - consentono alle università di assumere personale di elevata professionalità con qualifica di tecnologo a tempo indeterminato (comma 6-vicies) e stabiliscono una riserva dei posti banditi in via di prima applicazione della suddetta disposizione (comma 6-vicies semel).

 

Il comma 6-vicies inserisce nella legge n. 240 del 2010 l'articolo 24-ter, rubricato "Tecnologi a tempo indeterminato", il quale:

§  al comma 1, consente alle università di assumere tecnologi a tempo indeterminato, nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, nonché nei limiti delle risorse assunzionali disponibili a legislazione vigente. Le assunzioni in questione sono finalizzate allo svolgimento di attività professionali e gestionali di supporto e coordinamento della ricerca, di promozione del processo di trasferimento tecnologico, di progettazione e di gestione delle infrastrutture, nonché di tutela della proprietà industriale;

§  al comma 2, dispone che il rapporto di lavoro dei tecnologi a tempo indeterminato di cui al comma 1 è disciplinato nell'ambito del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del comparto istruzione e ricerca, in un'apposita sezione, prendendo a riferimento il trattamento economico non inferiore a quello spettante alla categoria EP (elevate professionalità).

 

L'art. 75, comma 1, del CCNL del 16 ottobre 2008 - al quale il CCNL relativo al personale del comparto istruzione e ricerca vigente (triennio 2016-2018) fa riferimento - prevede che le Amministrazioni conferiscano al personale della categoria EP (elevate professionalità) incarichi comportanti particolari responsabilità gestionali di posizioni organizzative complesse, anche nell’ambito dei dipartimenti universitari, nonché qualificati incarichi di responsabilità amministrative, ivi comprese quelle connesse alle funzioni di segretario di dipartimento, e tecniche, ovvero funzioni richiedenti l’iscrizione ad ordini professionali o, comunque, alta qualificazione e specializzazione. La valutazione positiva dell'attività svolta dai titolari dei suddetti incarichi dà titolo alla corresponsione della retribuzione di risultato.

In ciascuna Amministrazione è costituito il Fondo retribuzione di posizione e di risultato per la categoria EP, le cui risorse sono destinate alla retribuzione di posizione e di risultato corrisposta al personale della categoria EP, nonché alle progressioni economiche e alle misure di welfare integrativo in favore del personale medesimo.

Il trattamento economico del personale della categoria EP è composto dall'indennità di ateneo, dalla retribuzione di posizione e dalla retribuzione di risultato (art. 76 del CCNL 16/10/2008). La retribuzione di posizione e di risultato assorbe tutte le competenze accessorie e le indennità, compreso il compenso per il lavoro straordinario e con l'esclusione dell'indennità di ateneo, dell'indennità di rischio da radiazioni, e dei compensi che specifiche disposizioni di legge finalizzano all'incentivazione di prestazioni o risultati del personale.

Il CCNL vigente ha rideterminato il valore massimo della retribuzione di posizione per il personale della categoria EP in 14.000 euro annui lordi per tredici mensilità (art. 66). L'importo della retribuzione di risultato eventualmente spettante è compreso tra il 10 e il 30 per cento della retribuzione di posizione attribuita.

 

§  al comma 3, demanda a un decreto del Ministro dell'università e della ricerca la definizione dei requisiti, dei titoli, non inferiori al titolo di laurea magistrale, e delle modalità delle procedure concorsuali per le suddette assunzioni. Nell'ambito dei titoli è valorizzata la precedente esperienza professionale di tecnologo a tempo determinato di cui all'articolo 24-bis della legge n. 240 del 2010. La definizione di requisisti e modalità per le assunzioni dei tecnologi a tempo indeterminato è condotta nel rispetto delle condizioni e delle modalità di reclutamento stabilite dall'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (di disciplina delle assunzioni nelle amministrazioni pubbliche) e dall'articolo 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 104 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2013 (su cui cfr. infra).

 

Si ricorda che l'art. 24-bis della legge n. 240 del 2010, relativo ai tecnologi a tempo determinato, consente alle università, nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, di stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato con soggetti in possesso almeno del titolo di laurea e di una particolare qualificazione professionale in relazione alla tipologia di attività prevista. Tali contratti sono finalizzati allo svolgimento di attività di supporto tecnico e amministrativo alle attività di ricerca. Il contratto stabilisce, sulla base dei regolamenti di ateneo, le modalità di svolgimento delle attività predette.

I destinatari dei contratti sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione disciplinate dalle università, fermo restando l'obbligo di pubblicità dei bandi, in italiano e in inglese, sui siti dell'ateneo, del Ministero dell'università e della ricerca e dell'Unione Europea

I contratti di tecnologo a tempo determinato hanno durata minima di 18 mesi e sono prorogabili per una sola volta e per un massimo di ulteriori 3 anni. La durata complessiva degli stessi non può in ogni caso essere superiore a cinque anni con la medesima università.

I contratti di tecnologo a tempo determinato non danno luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli del personale accademico o tecnico-amministrativo delle università.

A tale disposizione viene ora ad aggiungersi la disposizione in esame sulla base della quale l'esperienza professionale di tecnologo a tempo determinato di cui all'articolo 24-bis è valorizzata come titolo al fine dell'assunzione nella qualifica di tecnologo a tempo indeterminato.

 

L'art. 19, comma 3-bis, del decreto-legge n. 104 del 2013 (recante "Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca") dispone che il personale che abbia superato un concorso pubblico per l'accesso all'area "Elevata professionalità" o all'Area terza[131] di cui all'allegato A al CCNL del 4 agosto 2010, relativo al personale del comparto delle Istituzioni AFAM per il quadriennio normativo 2006/2009 e il biennio economico 2006/2007, può essere assunto con contratto a tempo indeterminato al maturare di tre anni di servizio, nel rispetto del regime autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

L'art. 8, comma 4, del regolamento di cui al DPR n. 143 del 2019[132] ha disposto l'abrogazione del citato art. 19, comma 3-bis, a decorrere dall'anno accademico 2020/2021.

In seguito, l'art. 3-quater, comma 2, del decreto-legge n. 1 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2020, come modificato da successive disposizioni, ha previsto che le abrogazioni disposte dall'articolo 8, comma 4, del regolamento di cui al DPR n. 143 del 2019, si applichino a decorrere dall'anno accademico 2023/2024.

 

Le disposizioni in esame sono finalizzate ad agevolare il raggiungimento degli obiettivi dell’Investimento 6 della Missione 1, Componente 2, del PNRR.

 

La Componente 2 della Missione 1 ha l’obiettivo di rafforzare la competitività del sistema produttivo rafforzandone il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione attraverso una serie di interventi tra loro complementari.

L'Investimento 6 della M1C2 ("Sistema della proprietà industriale") ha l'obiettivo di sostenere il sistema della proprietà industriale. La misura comprende un sostegno finanziario (pari a 30 milioni di euro) per progetti di imprese e organismi di ricerca concernenti la proprietà industriale, come misure relative ai brevetti (Brevetti+), progetti PoC (Proof of Concept) e il potenziamento degli uffici per il trasferimento tecnologico (TTO).

 

Il comma 6-vicies semel reca disposizioni per la prima applicazione del nuovo articolo 24-ter.

Tali disposizioni sono comunque applicabili entro 36 mesi dalla data di adozione del decreto ministeriale di definizione di requisisti e modalità per le assunzioni dei tecnologi a tempo indeterminato (di cui all'articolo 24-ter, comma 3, della legge n. 240 del 2010, inserito dal comma 6-vicies).

In particolare, per il suddetto periodo, con riferimento alle procedure concorsuali per l'assunzione di tecnologi a tempo indeterminato (di cui all'art. 24-ter, inserito dal comma 6-vicies), è prevista una riserva, pari al 50 per cento dei posti messi a bando:

i) per il personale, assunto con contratto a tempo indeterminato, dell'area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazioni dati, che abbia svolto, per almeno 3 anni, documentata attività di supporto tecnico-scientifico alla ricerca, attività di progettazione e di gestione delle infrastrutture e attività di trasferimento tecnologico ovvero compiti di supporto tecnico-scientifico alle attività di ricerca, didattica e Terza missione presso l'ateneo nel quale presta servizio;

ii) per il personale che ha prestato servizio come tecnologo a tempo determinato di cui all'articolo 24-bis della legge n. 240 del 2010.

 


 

Articolo 14, comma 6-vicies bis
(Personale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia)

 

 

Il comma 6-vicies bis - inserito nel corso dell'esame in prima lettura - reca disposizioni relative al personale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).

 

In particolare - con la finalità di potenziare le misure volte a dare attuazione al PNRR nell'ambito degli specifici ambiti di competenza - autorizza il personale dell' INGV già inquadrato nel ruolo ad esaurimento previsto dall'articolo 6, comma 7, del decreto legislativo n. 381 del 1999, entro il termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, ad optare per il passaggio nei ruoli dei ricercatori e tecnologi con conseguente applicazione del CCNL degli enti di ricerca[133].

 

L'articolo 6, comma 7, del decreto legislativo n. 381 del 1999 ha disposto l'inquadramento in apposito ruolo ad esaurimento dei geofisici straordinari, ordinari e associati e dei ricercatori geofisici in servizio presso l'Osservatorio vesuviano alla data di insediamento del presidente e del consiglio direttivo dell'INGV.

Si ricorda che, ai sensi dell'art. 1 del medesimo decreto legislativo n. 381, l'Osservatorio vesuviano è confluito nell'INGV, istituito come ente di ricerca non strumentale con personalità giuridica di diritto pubblico e dotato di autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile.

 

Il medesimo comma 6-vicies bis dispone, inoltre, che i ricercatori geofisici del ruolo ad esaurimento siano inquadrati nel ruolo dei ricercatori e tecnologi del terzo livello degli enti pubblici di ricerca.

Il comma in esame prevede altresì che la procedura di inquadramento nei primi due livelli di ricercatore e tecnologo si conformi alla disciplina di cui all'art. 11, comma 3-ter, del decreto legislativo n. 218 del 2016, il quale prevede che alle procedure selettive indette dagli enti di ricerca per la chiamata diretta di personale in servizio alla copertura di posti di primo ricercatore, primo tecnologo, dirigente di ricerca e dirigente tecnologo, possano partecipare anche professori universitari associati, per l'inquadramento come primo ricercatore o primo tecnologo, e professori universitari ordinari, per l'inquadramento come dirigente di ricerca o dirigente tecnologo, purché in servizio da almeno cinque anni presso l'università.

Alla copertura dei costi connessi al passaggio del personale dell'INGV appartenente al detto ruolo ad esaurimento nei ruoli dei ricercatori e tecnologi - quantificati in euro 21.140,03 a decorrere dall'anno 2022 - si provvede a valere sulla quota di spettanza dell'INGV di cui al primo periodo dell'art. 1, comma 310, lettera a), della legge 30 dicembre 2021, n. 234.

 

L'art. 1, comma 310, della legge n. 234 del 2021 (legge di bilancio per il 2022) ha incrementato di 90 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 e di 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025 il Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE), di cui all'articolo 7 del decreto legislativo n. 204 del 1998.

La lettera a) del comma 310 - fatte salve le finalizzazioni di cui alle lettere b) e c) - ha disposto che una quota delle suddette risorse, pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 e a 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, sia ripartita tra gli enti pubblici di ricerca vigilati dal Ministero dell'università e della ricerca, ad eccezione del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).

Nell'ambito di tale quota, 2,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2022 sono vincolati alla copertura dei costi connessi alle procedure di stabilizzazione del personale degli enti pubblici di ricerca vigilati dal Ministero dell’università e della ricerca (ad eccezione del CNR), ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017.

Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca del 23 febbraio 2022 sono stati individuati i criteri di riparto delle predette risorse. Si rinvia, al riguardo, al dossier dei Servizi Studi del Senato e della Camera sullo schema di DM (A.G. 391).

 


 

Articolo 14, comma 6-vicies ter
(Soppressione delle borse di studio universitarie post dottorato)

 

 

Il comma 6-vicies ter - inserito nel corso dell'esame in prima lettura - novella l'art. 1, comma 1, della legge n. 398 del 1989, recante "Norme in materia di borse di studio universitarie", al fine di sopprimere la possibilità di conferire borse di studio universitarie per lo svolgimento di attività di ricerca dopo il dottorato.

 

La Relazione tecnica specifica che la disposizione in esame - coerentemente con l’introduzione della nuova figura del contratto di ricerca, di cui all’art. 22 della legge n. 240 del 2010, come modificato dal comma 6-septies - interviene a sopprimere una disposizione relativa alla possibilità di conferire borse di ricerca post dottorato, ai sensi della legge n. 398 del 1989. Il contratto di ricerca costituisce, infatti, il riferimento per lo sviluppo del dottore di ricerca che si avvia alla carriera accademica.

La disposizione, pertanto, contribuisce "alla razionalizzazione dell’impatto complessivo dell’intervento normativo, nonché alla migliore canalizzazione delle risorse, evitando di alimentare sacche di precariato" che la riforma intende appunto superare.

 

Si ricorda che l'art. 4 della legge n. 398 del 1989, in materia di borse di studio per attività di ricerca post dottorato, era stato abrogato dall’articolo 29, comma 11, lettera b), della legge n.240 del 2010.

Tuttavia, la vigenza - all'art. 1 della medesima legge - della disposizione che si interviene ora a sopprimere, aveva determinato dubbi applicativi in relazione alla possibilità di conferire borse di studio post dottorato. Cfr., al riguardo, le pagg. 66 e 67 del Documento conclusivo dell'Indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria, svolta dalla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, Beni culturali) del Senato (Doc. XVII, 5).


 

Articolo 14, comma 6-vicies quater
(Disposizioni in materia di alloggi per studenti universitari)

 

 

Il comma 6-vicies quater - inserito nel corso dell'esame in prima lettura - prevede la possibilità di destinare risorse del PNRR all'incremento di posti letto per studenti universitari ovvero al finanziamento di interventi di adeguamento delle residenze universitarie agli standard europei.

 

 

In particolare, con bando del Ministero dell'università e della ricerca le risorse del PNRR indicate nell'ambito dei bandi adottati in applicazione dell'art. 1 della legge n. 338 del 2000, che siano in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione, possono essere destinate ai suddetti interventi.

 

La legge n. 338 del 2000 prevede una forma di cofinanziamento da parte dello Stato per interventi volti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari. In attuazione di tale disposizione, sono stati nel tempo emanati una serie di bandi ministeriali, l'ultimo dei quali (il quinto) con D.M. n. 1257 del 30 novembre 2021.

Si evidenzia che, nell'ambito della Missione 4, Componente 1, del PNRR ("Potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università"), la Riforma 1.7 ("Alloggi per gli studenti e riforma della legislazione sugli alloggi per studenti") ha l’obiettivo di incentivare la realizzazione, da parte dei soggetti privati, di nuove strutture di edilizia universitaria attraverso la copertura anticipata, da parte del MUR, degli oneri corrispondenti ai primi tre anni di gestione delle strutture stesse. L’obiettivo è quello di triplicare i posti per gli studenti fuorisede, portandoli da 40.000 a oltre 100.000 entro il 2026. A tale fine, sono individuate alcune modifiche all’attuale legislazione in merito alla realizzazione degli alloggi per studenti, tra cui, per quanto di maggior rilievo in questa sede, l'apertura della partecipazione al finanziamento anche a investitori privati, o partenariati pubblico-privati e agevolazioni per la ristrutturazione e il rinnovo delle strutture in luogo di nuovi edifici green-field (prevedendo una maggiore percentuale di cofinanziamento, attualmente al 50 per cento), con il più alto standard ambientale che deve essere garantito dai progetti presentati.

 

Destinatari delle suddette risorse sono i soggetti di cui al cui all'articolo 1, comma 1, della legge n. 338 del 2000 ovvero altri soggetti pubblici e privati, che si impegnino all'acquisizione della disponibilità di posti letto per studenti universitari, mediante l'acquisizione del diritto di proprietà o, comunque, mediante l'instaurazione di un rapporto di locazione a lungo termine, ovvero alla realizzazione di interventi di adeguamento delle residenze universitarie agli standard europei.

 

L'art. 1, comma 1, della legge n. 338 del 2000 prevede l'affidamento di interventi per alloggi e residenze per studenti universitari ai seguenti soggetti: regioni e province autonome, organismi regionali di gestione per il diritto allo studio universitario (di cui all'art. 25 della legge n. 390 del 1991), università statali e legalmente riconosciute, collegi universitari (di cui all'art. 33 della legge n. 942 del 1966), consorzi universitari (ex art. 60 e 61 del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore, di cui al regio decreto n. 1592 del 1933, cooperative di studenti senza fini di lucro e organizzazioni non lucrative di utilità sociale operanti nel settore del diritto allo studio.

Prevede altresì la possibilità di affidamento a soggetti privati in concessione di costruzione e gestione o in concessione di servizi, o a società di capitali pubbliche o a società miste pubblico-private anche a prevalente capitale privato.

 

Ai fini dell'accesso al finanziamento, le residenze universitarie devono essere adeguate agli standard di cui alla comunicazione della Commissione europea sul Green Deal europeo dell'11 dicembre 2019, recepiti nel PNRR.

 

Il Green Deal europeo mira a rendere l'Europa climaticamente neutra entro il 2050, al fine di contrastare i cambiamenti climatici. In tale contesto, tra le misure da sostenere, per quanto qui rileva, vi sono quelle relative alla ristrutturazione degli edifici esistenti da svolgere in modo efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse.

 

Il bando del Ministero dell'università e della ricerca di destinazione delle risorse PNRR anche ai suddetti interventi può essere adottato in deroga alle disposizioni di cui all'art. 1, commi 3, 4 e 5, della legge n. 338 del 2000.

 

L'art. 1, comma 3, della legge n. 338 del 2000 - oltre a prevedere l'adozione del DM per la presentazione dei progetti e per l'erogazione dei relativi finanziamenti - dispone, al fine di semplificare e rendere tempestivi ed efficaci la selezione e il monitoraggio degli interventi, che le procedure siano effettuate esclusivamente con modalità digitali e attraverso la informatizzazione del processo edilizio e del progetto con l'esclusivo utilizzo di strumenti per la rappresentazione digitale del processo costruttivo. I progetti, inoltre, devono prevedere, a pena di inammissibilità, il numero dei posti letto attesi. Prevede, infine, che con decreto del Ministro dell'università e della ricerca siano individuati i progetti ammessi a finanziamento e siano assegnate le relative risorse, con conseguente individuazione ed assegnazione dei posti letto riferiti ai singoli progetti.

L'art. 1, comma 4, prevede la definizione, con decreto ministeriale, degli standard minimi qualitativi degli interventi per gli alloggi e le residenze universitarie, nonché di linee guida relative ai parametri tecnici ed economici per la loro realizzazione.

Da ultimo[134], con decreto del Ministro dell'università e della ricerca n. 1256 del 30 novembre 2021, sono stati definiti, ai sensi dell'art. 1, comma 4, della legge n. 338 del 2000, gli standard minimi dimensionali e qualitativi nonché le linee guida relative ai parametri tecnici ed economici concernenti la realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari.

Gli standard minimi dimensionali e qualitativi relativi alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, indicati nell'allegato A al decreto, costituiscono i requisiti minimi necessari ai fini dell'ammissione al cofinanziamento di cui alla legge n. 338 del 2000.

L'art. 1, comma 5, prevede lo svolgimento di un'attività istruttoria dei progetti per la realizzazione degli interventi in argomento da parte di una Commissione istituita presso il Ministero dell'università e della ricerca e costituita in modo da assicurare la rappresentanza paritetica del Ministero medesimo e delle regioni. Sulla base di tale istruttoria il Ministro dell'università e della ricerca individua i progetti ammessi al cofinanziamento nei limiti delle risorse disponibili e procede alla ripartizione dei fondi con un piano a carattere triennale. Le somme attribuite con il piano sono effettivamente erogate sulla base degli stati di avanzamento dei lavori secondo i tempi e le modalità previsti nei progetti.

 

Agli acquisti di cui alle disposizioni in esame non si applica l'articolo 12, comma 1, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 211 del 2011.

 

 Il richiamato art. 12, comma 1, subordina alla verifica del rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica le operazioni di acquisto e vendita di immobili, effettuate sia in forma diretta sia indiretta, da parte delle amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, con l'esclusione degli enti territoriali, degli enti previdenziali e degli enti del servizio sanitario nazionale, nonché del Ministero degli affari esteri con riferimento ai beni immobili ubicati all'estero.


 

Articolo 15
(Rafforzamento ANPAL)

 

 

L’articolo 15 prevede un rafforzamento della struttura organizzativa dell’ANPAL, con un incremento della sua dotazione organica pari a 43 unità entro l’anno 2022.

 

In dettaglio, la disposizione mira a potenziare le funzioni di coordinamento della rete dei servizi per le politiche del lavoro di ANPAL, modificando l’art. 4 del d.lgs 150/2015 con l’inserimento dei commi da 4-bis a 4-quater.

 

L’art. 4 del d.lgs 150/2015 istituisce l’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), quale agenzia di coordinamento nazionale della rete dei servizi per l’impiego. La governance dell’agenzia è stata recentemente modificata dall’articolo 46, comma 2, del decreto-legge n. 73 del 2021 sopprimendo le figure del Presidente e del Direttore generale e istituendo in loro vece la figura del Direttore[135].

 

La novella prevede, a decorrere dall’anno 2022, un incremento della dotazione organica dell'ANPAL (in essere al momento della entrata in vigore della disposizione in commento), di un numero complessivo di 43 unità di personale, di cui due dirigenti di livello dirigenziale generale, un dirigente di livello dirigenziale non generale e 40 unità appartenenti alla terza area funzionale, fascia economica F1.

Le predette assunzioni sono autorizzate in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali e in deroga a quanto previsto dall’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (che vincola le procedure di reclutamento di ciascuna amministrazione o ente al piano triennale dei fabbisogni), ad assumere, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il contingente di personale di cui al primo periodo. Il contingente di personale di livello non dirigenziale è assunto tramite l’avvio di procedure concorsuali pubbliche ovvero l’utilizzo di graduatorie esistenti (comma 4-bis).

Per le assunzioni di cui al comma 4-bis è autorizzata una spesa pari ad euro 1.283.627 per l’anno 2022 e una spesa pari ad euro 2.200.503 a decorrere dall’anno 2023. È, altresì, autorizzata, per l’anno 2022, una spesa pari ad euro 100.000 per l’espletamento delle relative procedure concorsuali pubbliche (comma 4-ter).

A tali oneri si provvede a valere sugli stanziamenti ordinari del bilancio dell’ANPAL[136] (comma 4-quater).

 

Secondo la Relazione illustrativa al decreto in esame, la disposizione in commento si giustifica a seguito della constatazione che “il ruolo di coordinamento e monitoraggio dei centri per l’impiego assegnato all’ANPAL rimane a tutt’oggi un’incognita in relazione all’attività da essa concretamente svolta”[137]. Appare pertanto opportuno, affinché l’Agenzia sia in grado di svolgere i compiti che le sono stati affidati, anche alla luce della necessità di attuare la riforma delle politiche attive del lavoro prevista nell’ambito del PNRR, un consistente e adeguato rafforzamento della dotazione organica, posto che la struttura non dispone di personale di livello dirigenziale generale – fatta eccezione per il direttore con funzioni di capo dipartimento che non dispone di un ufficio di livello dirigenziale non generale, che possa coadiuvarlo nei compiti di coordinamento che gli sono assegnati. Inoltre, particolarmente carente appare la dotazione di personale appartenente alla terza area funzionale, che all’atto della costituzione dell’agenzia constava di sole 37 unità e che negli anni si è sostanzialmente ridotta.

 

 


 

Articolo 15-bis
(Disposizioni in materia di patronati)

 

 

L’articolo 15-bis – introdotto al Senato - reca disposizioni in materia di istituti di patronato, prevedendo che agli stessi siano attribuite ulteriori risorse per lo svolgimento della relativa attività e riconoscendo, in via strutturale, la possibilità che il mandato di patrocinio sia conferito anche in via telematica.

 

Preliminarmente, va ricordato che l’articolo 36 del D.L. 18/2020 disponeva che, fino alla cessazione dello stato di emergenza sanitaria e in deroga alla normativa vigente, tali istituti potessero acquisire il mandato di patrocinio in via telematica, ferma restando la immediata regolarizzazione del citato mandato al termine della situazione emergenziale e prima della formalizzazione della relativa pratica all'istituto previdenziale.

La norma in commento, in primo luogo, elimina l’obbligo per gli istituti di patronato di procedere alla suddetta regolarizzazione (comma 1) e attribuisce altresì ai medesimi istituti la possibilità, in via strutturale, di continuare ad acquisire il mandato anche per via telematica, in deroga a quanto disposto dall’art. 4 del Regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 10 ottobre 2008, n. 193, allo scopo di semplificare la relativa procedura di conferimento e di dare piena attuazione degli interventi previsti dal PNRR (comma 2).

L’acquisizione in via telematica in esame avviene nel rispetto della normativa che regola l'accesso ai servizi in rete erogati dalle pubbliche amministrazioni, che si realizza tramite SPID (Sistema pubblico di identità digitale), nonché tramite la carta di identità elettronica, ai sensi dell’articolo 64, comma 2-quater, del D.Lgs. 82/2005.

Il richiamato art. 4 dispone che il mandato rilasciato all'istituto di patronato, agli effetti della tutela in sede amministrativa, è trasmesso, a cura dell'istituto stesso, all'amministrazione competente alla definizione della prestazione richiesta. Il mandato, firmato dal mandante e dall'operatore autorizzato dall'istituto di patronato a riceverlo, deve contenere: l'espressa indicazione del mandatario; la data e l'oggetto del mandato; l'indicazione della sede dell'istituto di patronato delegata a trattare la pratica; le esplicite dichiarazioni sulla tutela dei dati personali. Copia del mandato (o idonea documentazione attestante il conferimento del mandato stesso) è rilasciata all'assistito. Qualora le modalità operative prevedano il colloquio telematico con le amministrazioni destinatarie dell'intervento, il mandato è trasmesso con le medesime modalità.

 

Nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali viene, inoltre, istituito un apposito fondo, al fine di remunerare la specifica attività svolta dagli istituti di patronato nella gestione delle domande che possono essere presentate dai lavoratori domestici per l’erogazione dell’indennità una tantum, pari a 200 euro, riconosciuta dall’articolo 32, comma 8, del D.L. 50/2022 (comma 3).

Si ricorda che il richiamato art. 32, co. 8, del D.L. 50/2022 riconosce, a domanda, un’indennità una tantum del valore di 200 euro, per il mese di luglio 2022, ai lavoratori domestici con uno o più rapporti di lavoro in essere al 18 maggio 2022. Le domande per l’indennità, erogata dall’INPS, possono essere presentate presso gli istituti di patronato e sono valutate come assegni sociali.

La remunerazione dei patronati per le suddette finalità avviene in maniera proporzionale rispetto alle pratiche che hanno ottenuto il punteggio e nei limiti della dotazione del fondo, pari a 2,5 mln di euro per il 2022, che costituisce limite massimo di spesa.

Alla copertura degli oneri derivanti da tale previsione – pari a 2,5 mln di euro per il 2022 – si provvede mediante corrispondente riduzione della spesa autorizzata ai sensi dell’articolo 1, commi 346-348, della Legge 178/2020, pari attualmente a 33 mln di euro per il 2022, per l'applicazione delle norme pensionistiche vigenti prima della riforma operata dal D.L. 201/2011 (cosiddetta nona salvaguardia) in favore di un contingente massimo di 2.400 soggetti (comma 4).


 

Articolo 15-ter
(Ufficio dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza)

 

 

L’articolo 15-ter, introdotto dal Senato, prevede l'istituzione di un apposito ruolo del personale dell'Ufficio alle dipendenze dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza; nonché determina la dotazione organica di tale personale (in misura numerica ampliata rispetto alla normativa vigente).  

 

L'articolo 15-ter novella la legge n. 112 del 2011, istitutiva dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (onde tutelare i diritti delle persone di minore età, sul piano internazionale oggetto della Convenzione delle Nazioni Unite siglata a New York il 20 novembre 1989).

 In particolare, viene rivisitata la disciplina ed organizzazione dell'Ufficio dell'Autorità garante, posto alle dipendenze di quell'Autorità.

Secondo la disciplina finora vigente - recata dall'articolo 5 della legge n. 112 citata - tale Ufficio è composto da dipendenti del comparto Ministeri o appartenenti ad altre amministrazioni pubbliche, in posizione di comando obbligatorio, nel numero massimo di dieci unità (di cui una di livello dirigenziale non generale); ed i funzionari sono vincolati dal segreto d'ufficio.

Secondo la nuova formulazione, il personale tutto sarebbe vincolato al segreto d'ufficio.

Ma la saliente disposizione concerne l'istituzione di un apposito ruolo del personale dell'Ufficio dell'Autorità garante, nonché l'incremento della relativa relazione organica.

Si viene dunque a prevedere che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (da adottarsi entro trenta giorni) sia istituito un apposito ruolo del personale dipendente dell'Ufficio.

Al personale si applicano (in quanto compatibili), le disposizioni sullo stato giuridico ed economico del personale della Presidenza del Consiglio dei ministri - com­prese quelle relative alla vigente contrattazione collettiva.

La dotazione organica è costituita da:

  2 posti di livello dirigenziale non generale;

  1 di livello dirigenziale generale;

20    unità di personale non dirigenziale (di cui 16 di categoria A e 4 di categoria B).

Il personale è assunto per pubblico concorso. Dev'essere in possesso delle competenze e dei requisiti di professionalità necessari in relazione alle funzioni e all'indipendenza e imparzialità dell'Autorità garante.

"In fase di pri­ma attuazione", recita la disposizione (per questa parte e quelle che seguono, non più inserita entro il corpo della legge n. 112 del 2011 quale novella), il personale dipendente a tempo indeterminato proveniente dal comparto Ministeri o appartenente ad altre amministrazioni pubbliche, il quale sia in ser­vizio presso l'Ufficio dell'Autorità garante alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è inquadrato, a domanda, nei ruoli dell'Ufficio dell'Autorità garante, nei limiti della relativa dotazione organica.

Qualora dopo tale inquadramento rimangano posti della dotazione organica non coperti, ancora per la "prima attuazione" l'Ufficio dell'Autorità garante è autorizzato all'assunzione di personale non diri­genziale di categoria A-Fi, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, nel biennio 2022-2023.

Seguono disposizioni attinenti a profili finanziari.

Per la corresponsione dei compensi per le prestazioni di lavoro straordinario al personale non dirigenziale dell'Ufficio, è autorizzata una spesa pari a 65.799 euro per l'anno 2022 ed a 131.597 euro annui a decor­rere dall'anno 2023.

Vi è poi la previsione di copertura finanziaria degli oneri complessivi delle nuove disposizioni - quantificati in circa 1,12 milioni per l'anno 2022 e 2,24 milioni annui a decorrere dall'anno 2023.

Vi si fa fronte, per la parte decorrente dal 2023, attingendo a corrispettiva quota del Fondo per le esigenze indifferibili.

Per la parte relativa all'anno 2022:

§  quanto a un milione di euro, la copertura è prevista giungere dalle disponibilità del Fondo istituito per l'Autorità garante ed il suo Ufficio, dall'articolo 1, comma 925 della legge n. 234 del 2021 (con uno stanziamento di 2 milioni per il 2022).

§  quanto a 121.470 euro per l'anno 2022 mediante corrispondente versamento all'entrata del bilancio dello Stato da parte della Presidenze del Consiglio dei ministri a valere sulle risorse trasferite sul proprio bilancio autonomo ai sensi del citato comma 925.


 

Articolo 16
(Potenziamento della capacità amministrativa del Ministero dell’interno ai fini dell’attuazione del PNRR)

 

 

L’articolo 16 autorizza il Ministero dell'interno ad assumere 20 unità di personale con contratto di lavoro a tempo determinato, da assegnare alle attività di gestione, erogazione, monitoraggio e controllo dei finanziamenti statali agli investimenti comunali relativi ai progetti previsti dal PNRR. Con una modifica approvata dal Senato è stato innalzato di 10 unità il contingente di personale da assumere, estendendo le medesime attività di gestione, erogazione, monitoraggio e controllo anche ai finanziamenti statali agli investimenti destinati al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Si propone, conseguentemente, la modifica della norma di copertura degli oneri.

 

Il comma 1 specifica che le assunzioni di 30 unità di personale (secondo la modifica approvata dal Senato) in oggetto sono autorizzate, in deroga ai vincoli assunzionali vigenti, per far fronte alle esigenze del Dipartimento per gli affari interni e territoriali - Direzione centrale per la finanza locale, del Ministero dell'interno, nonché, secondo la medesima modifica, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile - Direzione centrale per le risorse logistiche e strumentali.

Le suddette venti unità di personale sono da inquadrare nell’Area III, posizione economica F1, nei profili professionali economico, informatico, giuridico e statistico.

La disposizione, inoltre, stabilisce che i contratti di lavoro a tempo determinato avranno durata complessiva anche superiore a 36 mesi ma non eccedente la durata necessaria all'attuazione dei progetti citati e comunque non oltre il 31 dicembre 2026.

Il PNRR italiano è articolato in traguardi ed obiettivi, con differenti scadenze, da realizzare entro il 30 giugno 2026. Si rammenta che il regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, stabilisce, all'art. 18, par. 4, lettera i), che i piani per la ripresa e la resilienza presentati dagli Stati membri rechino "i traguardi e gli obiettivi previsti e un calendario indicativo dell'attuazione delle riforme, nonché degli investimenti da completare entro il 31 agosto 2026".

 

Il comma 2, modificato dal Senato, prevede che all'onere, paria 653.132 euro per il 2022 e a 1.036.264 euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026, si provveda mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del Programma «Fondi di riserva e speciali» della Missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno..

 

Il totale delle risorse riconducibili alla responsabilità del Ministero dell’interno nell'ambito del PNRR ammonta a circa 12,49 miliardi di euro. Le relative misure sono articolate in 5 investimenti e 12 tra traguardi e obiettivi.

La gran parte di tali risorse (12,07 miliardi) sono destinate a progetti che coinvolgono gli enti locali. Si tratta delle seguenti misure:

§  M2C4 - Investimento 2.2. Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l'efficienza energetica dei Comuni (6.000 milioni);

§  M5C2 - Investimento 2.1. Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale (3.300 milioni);

§  M5C2 - Investimento 2.2. Piani urbani integrati – progetti generali (2.493,8 milioni);

§  M5C2 - Investimento 2.2. Piani urbani integrati - Fondo dei fondi della BEI (272 milioni).

Per un approfondimento, si veda la pagina "PNRR e Enti locali" sul sito del Ministero dell'interno.

Per quanto concerne le iniziative intraprese, si veda la prima relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza del 23 dicembre 2021 (cfr. p. 75 e seguenti).

 

 

La relazione illustrativa al presente decreto-legge evidenzia che le suddette risorse "sono relative a circa 60.000 opere e 8.000 comuni con i quali sarà necessario rapportarsi per la gestione dei finanziamenti volti alla realizzazione delle rispettive opere". La medesima relazione osserva, inoltre, come alcune linee di finanziamento, previste da norme vigenti prima dell'approvazione del PNRR, siano confluite nel Piano medesimo, con conseguenti ulteriori attività "finalizzate a garantire la conformità della spesa rispetto ai parametri stabiliti dalle disposizioni europee".

 

Per quanto concerne le risorse destinate agli investimenti destinati al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, si rammenta l’investimento 4.4.3 per l’ammodernamento del parco automezzi dei Vigili del fuoco, collocato nell’ambito della Missione 2, Componente 2 (M2C2) del PNRR, concernente energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile. Per ulteriori informazioni su tale investimento, si veda la pagina M2C2 Investimento 4.4.3: Rinnovo del parco veicoli dei Vigili del fuoco, sul sito istituzionale del Ministero dell'interno. 

Articolo 16-bis
(Riorganizzazione e rafforzamento
dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli)

 

 

L'articolo 16-bis, introdotto al Senato, aumenta di 3 unità la dotazione organica dei dirigenti di prima fascia dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e trasforma in facoltà l'onere di istituire uno o più incarichi di vicedirettore della medesima Agenzia.

 

Il comma 1 aumenta di 3 unità la dotazione organica dei dirigenti di prima fascia dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli (nuovo comma 1-quater dell'articolo 23-quinquies del decreto legge n. 95 del 2012).

 

Il comma 2 modifica il comma 7 dell'articolo 23-quater del decreto legge n. 95 del 2012 trasformando in facoltà l'onere di istituire uno o più incarichi di vicedirettore, fino al massimo di tre, anche in deroga ai contingenti previsti dall'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001.

 

Il comma 3 stabilisce che ai maggiori oneri derivanti dall'articolo in esame, pari a 430.735 euro per l'anno 2022 e a 861.469 euro a decorrere dal 2023, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli provvede nell'ambito degli ordinari stanziamenti del proprio bilancio autonomo. Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno e indebitamento netto, pari a 223.990 euro per l'anno 2022 e a 447.970 euro a decorrere dall'anno 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto legge n. 154 del 2008.

 


 

Articolo 16-ter
(Rafforzamento della capacità amministrativa
del Ministero della difesa)

 

 

L’articolo 16-ter – introdotto durante l’esame parlamentare – al comma 1 consente, fino al 31 dicembre 2027, il conferimento di incarichi di funzione dirigenziale di livello generale, previsti nella dotazione organica del Ministero della Difesa, a dirigenti di seconda fascia appartenenti ai ruoli del medesimo Ministero, nel limite massimo di tre unità. Il comma 2 apporta alcune modifiche al D.Lgs. n. 69 del 200, relativo al reclutamento, allo stato giuridico e all'avanzamento degli ufficiali del Corpo della Guardia di finanza.

 

Al riguardo, la disposizione recata dal comma 1 specifica che la possibilità di conferire i richiamati incarichi è da porre in relazione alla riduzione della dotazione organica del personale civile del Ministero della Difesa prevista dalla legge n. 244 del 2012 ed è coerente con gli obiettivi di modernizzazione della Pubblica Amministrazione e valorizzazione delle competenze contenuti nel PNRR.

La norma fa altresì riferimento alla necessità di favorire il ricambio generazionale all’interno del Ministero della Difesa, promuovendo percorsi di carriera del personale civile di livello dirigenziale che ha acquisito specifiche professionalità.

 

In estrema sintesi si ricorda che la legge "Di Paola" sulla revisione in senso riduttivo dello strumento militare legge n. 244 del 2012, da inquadrare all'interno di una serie di provvedimenti di revisione della spesa pubblica adottati sul finire della XVI legislatura, ha previsto di ridurre, entro l'anno 2024, 30.000 unità delle tre Forze armate (da 190.000 a 150.000) e 10.000 unità di personale civile della Difesa (da 30.000 unità a 20.000), anche al fine di riequilibrare il Bilancio della "Funzione difesa", ripartendolo orientativamente in 50% per il settore del personale, 25% per l'esercizio e 25% per l'investimento.

A seguito di tale legge delega, anche attraverso sue intercorse novelle, si sono succeduti diversi decreti legislativi: nn. 7 (strutture organizzative) ed 8 (personale militare e civile) del 2014; n. 91 del 2016 (disposizioni integrative e correttive); nn. 94 e 95 del 2017 (ulteriori disposizioni integrative volte ad una sostanziale equiordinazione tra FFAA e Forze di Polizia). A seguito di nuova delega contenuta nel "decreto sicurezza e immigrazione", D.L. n. 113/2018 sono stati altresì emanati i decreti legislativi nn. 172 e 173 del 2019 rispettivamente di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle FFAA. il riequilibrio generale del Bilancio della "Funzione difesa", ripartendolo orientativamente in 50% per il settore del personale, 25% per l'esercizio e 25% per l'investimento.

 

Per approfondimenti si rinvia al seguente tema: La revisione dello strumento militare.

Il conferimento degli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale a dirigenti di seconda fascia del Ministero della Difesa, nel limite massimo di tre unità, ha luogo in deroga al limite percentuale stabilito dal comma 4 dell’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

 

Al riguardo si ricorda che il decreto legislativo n. 165 del 2001 reca norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

Ai sensi dell’articolo 23 in ogni amministrazione dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, è istituito il ruolo dei dirigenti, che si articola nella prima e nella seconda fascia, nel cui ambito sono definite apposite sezioni in modo da garantire la eventuale specificità tecnica.

I dirigenti della seconda fascia sono reclutati attraverso i meccanismi di accesso previsti dall'articolo 28 decreto del legislativo n. 165 del 2001 (ovvero per concorso indetto dalle singole amministrazioni, o per corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione.). Possono transitare nella prima fascia qualora abbiano ricoperto incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali o equivalenti, per un periodo pari almeno a cinque anni, nei limiti dei posti disponibili, ovvero nel momento in cui si verifica la prima disponibilità di posto utile.

A sua volta il comma 4 dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001 fissa il principio generale in forza del quale gli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale sono conferiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente:

1.    a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui al richiamato articolo articolo 23 (cfr.infra);

2.    in misura non superiore al 70 per cento della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti ai medesimi ruoli dell’articolo 23;

3.    con contratto a tempo determinato, a persone in possesso di specifiche qualità professionali.

 

Il comma 2 interviene sul decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 69 (Riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell'avanzamento degli ufficiali del Corpo della Guardia di finanza). L’articolo 6-bis, relativo all’accesso mediante concorso pubblico al ruolo normale - comparti ordinario e aeronavale degli ufficiali, è modificato al comma 7 per prevedere che l'ufficiale allievo ammesso a ripetere il terzo anno del corso di Applicazione (in luogo del secondo anno, come previsto dal testo vigente) a seguito di mancato superamento degli esami sia immesso in servizio con la medesima anzianità assoluta dei colleghi del corso con cui ha ultimato il ciclo formativo e sia iscritto in ruolo secondo la graduatoria redatta al termine del quinquennio dello stesso corso. Si interviene anche sul comma 9, per prevedere che il frequentatore dei corsi di Accademia e di Applicazione, vincitore del concorso per i posti destinati al ruolo normale - comparto aeronavale (in precedenza il riferimento era all'articolo 6, comma 3, lettera a) del medesimo decreto), che perde in via definitiva l'idoneità psicofisica al volo o alla navigazione, prosegue, a domanda e previo parere favorevole del Comandante generale della guardia di finanza, il ciclo formativo previsto dal presente articolo permanendo nel ruolo normale - comparto aeronavale.

Si interviene infine sull’articolo 35, comma 2-bis, del medesimo D.Lgs. n. 69 del 2001, relativo all’avanzamento dei sottotenenti della Guardia di finanza, per prevedere che le promozioni dei sottotenenti del corso di Applicazione sono disposte senza effettuare la procedura di valutazione di cui all'articolo 20, a condizione che gli stessi abbiano superato il secondo anno di tale corso (e non più il primo, come nel testo attualmente in vigore).


 

Articolo 16-quater
(Assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato)

 

 

L’articolo 16-quater, introdotto dal Senato, autorizza l'assunzione fino a 500 allievi agenti della Polizia di Stato (a valere sulle facoltà assunzionali per l'anno 2022), attingendo all'elenco degli idonei, risultati tali alla prova di esame scritta del concorso bandito nel 2020.

 

L'articolo 16-quater autorizza l'assunzione fino a 500 allievi agenti della Polizia di Stato, attingendo all'elenco degli idonei alla prova scritta di esame del concorso bandito nel gennaio 2020.

Si tratta del concorso pubblico per l'assunzione di 1.650 allievi agenti, bandito con decreto del Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza 29 gennaio 2020 (pub­blicato nella Gazzetta Ufficiale, 4a serie speciale, n. 9, del 31 gennaio 2020).

Rimane fermo che le assunzioni sono autorizzate nei limiti di quota parte delle facoltà assunzionali non sog­gette alla riserva di posti (che nella Polizia di Stato è pari al 45 per cento) destinata ai volontari in ferma prefissata, prevista dal Codice dell'ordinamento militare (cfr. articolo 703, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 66 del 2010).

Le assunzioni così autorizzate sono a valere sulle facoltà assunzionali previste per l'anno 2022. E sono previste intervenire dopo la ricognizione delle cessazioni dal servizio verificatesi nel 2021 nonché nei limiti dei correlativi risparmi di spesa previsti dalla normativa vigente (cfr. articolo 66, commi 9-bis e 10 del decreto-legge n. 112 del 2008).

L'Amministrazione della pubblica sicurezza è dunque autorizzata ad assumere fino a 500 allievi agenti attingendo agli idonei risultati tali in seguito alla prova scritta del concorso 2020.

Si viene a prevedere che si attinga alla lista degli idonei secondo l'ordine decrescente del voto conseguito alla prova scritta, comunque non inferiore a 8,25/10.

Rimangono fermi requisiti, riserve, preferenze applicabili secondo la nor­mativa vigente alla data dell'indizione della procedura concorsuale considerata.

Peraltro gli idonei devono risultare tali anche all'esito degli accertamenti dell'efficienza fi­sica, psicofisici e attitudinali, previsti dalla disciplina vigente.

A tali accertamenti essi sono convocati d'ufficio dall'Amministrazione della pubblica sicurezza (salvo siano stati comunque convocati ai corri­spondenti accertamenti in occasione dello svolgimento del concorso).

La posizione in ruolo dei soggetti da assumere secondo l'ordine decrescente di voto conseguito nella prova scritta d'esame, è determinata in base ai punteggi ottenuti in quest'ultima e all'esito del corso di formazione, secondo la normativa vigente.

Infatti gli interessati sono avviati ad uno o più corsi di formazione, secondo le disponibilità organizzative e logistiche degli istituti di istru­zione dell'Amministrazione della pubblica sicurezza. Tale formazione è prevista e disciplinata, si ricorda, dal d.P.R. n. 335 del 1982, il quale reca l'ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta compiti di polizia (cfr. suo articolo 6-bis).

Conclusiva previsione dell'articolo in esame (proposto dalla sede referente) richiama, ai fini dell'autorizzazione alle assunzioni di cui qui si tratta, l'articolo 35, comma 5-ter, primo periodo, del decreto legislativo n. 165 del 2001, ossia la disposizione secondo cui le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per un termine di due anni dalla data di approvazione.

E ribadisce i limiti e le modalità già sopra dettate, circa la previa ricognizione di cessazioni dal servizio nel 2021 e relativi risparmi di spesa.

 


 

Articolo 17
(
Misure di potenziamento dell’esecuzione penale esterna e rideterminazione della dotazione organica dell’Amministrazione per la giustizia minorile e di comunità, nonché autorizzazione all’assunzione)

 

 

L’articolo 17 ridetermina la dotazione organica dell'Amministrazione per la giustizia minorile e di comunità, autorizzando l'assunzione di personale, col fine specifico di rafforzare l’offerta trattamentale legata all’esecuzione penale esterna, oltre che per garantire la piena operatività degli uffici territoriali.

 

Più nel dettaglio, col fine specifico di rafforzare le misure per l’esecuzione penale esterna e di garantire la piena operatività degli uffici territoriali, i commi 1 e 2 incrementano - con riguardo all'amministrazione per la giustizia minorile e di comunità - la dotazione organica:

·      dei dirigenti penitenziari del ruolo di esecuzione penale esterna di 11 unità;

·      del personale del comparto funzioni centrali di 1.092 unità (di cui 895 unità dell'Area III F1 e 197 unità dell'Area II F2).

 

Si tratta di un intervento normativo che- come sottolinea la relazione illustrativa- risponde a un impegno assunto dal Governo con l’ordine del giorno 9/3424/217, votato dal Senato in sede di approvazione del disegno di legge di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 (Atto Senato n. 2448) e mira a consentire il conseguimento degli obiettivi di recupero di efficienza e di contrazione dei tempi del processo penale, fissati con Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nella medesima relazione si ricorda che il sistema dell’esecuzione penale esterna attualmente si articola, sul territorio nazionale, in 72 uffici, a cui si aggiungono alcune sezioni distaccate (11). Secondo i dati provenienti dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, alla data del 15 dicembre 2021 risultavano in corso di esecuzione n. 68.830 misure e sanzioni di comunità di diverse tipologie (misure alternative alla detenzione, messa alla prova, sanzioni di comunità e misure di sicurezza non detentive); in fase istruttoria n. 45.290 incarichi per indagini svolte a supporto della magistratura e degli istituti penitenziari e complessivamente in corso di esecuzione n. 114.120 procedimenti. Tali dati rivelano che il numero dei soggetti in esecuzione di misure e sanzioni di comunità ha oggi largamente superato il numero dei soggetti detenuti all’interno negli istituti penitenziari (al 30 novembre 2021 erano, infatti, ristrette 54.593 persone, secondo fonte DAP).

I funzionari che curano l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari hanno mediamente un carico di 104,2 fascicoli pro capite; inoltre, gli uffici hanno anche l’incombenza di curare le iniziative progettuali e i rapporti con la rete territoriale. Secondo i dati più recenti, aggiornati alla data del 22 dicembre 2021, i funzionari di servizio sociale che operano presso gli uffici di esecuzione penale esterna e addetti alla gestione dei procedimenti penali sono complessivamente 1.112, a fronte dei 1.211 previsti dalle piante organiche di cui al D.M. 19 novembre 2020, con un grado di scopertura medio che si aggira intorno al 5%, a cui si aggiunge una grave carenza di personale amministrativo e di supporto.

Risulta del tutto evidente - sottolinea sempre la relazione - che, allo stato attuale, il contingente di personale assegnato all’esecuzione penale esterna non è adeguato a garantire la normale funzionalità degli uffici e che la situazione è destinata ad aggravarsi in misura significativa, considerato che la legge 27 settembre 2021, n. 134, la c.d. riforma Cartabia della giustizia penale, richiede un importante coinvolgimento degli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna in settori cruciali per il conseguimento degli obiettivi del PNRR nel settore della giustizia penale, volti alla contrazione dei tempi dei procedimenti penali e alla riduzione della pressione sul sistema giudiziario e che per i soggetti condannati per i reati previsti dal c.d. “Codice rosso” il  disegno  di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 7.12.2021 (AS 2530) ha individuato nuovi e specifici compiti per gli uffici di esecuzione penale esterna nei casi di applicazione della sospensione condizionale della pena.

 

Il comma 3 concerne l'assunzione di personale a favore del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, col fine specifico di rafforzare l’offerta trattamentale legata all’esecuzione penale esterna, oltre che per coprire le carenze organiche. A tal fine il Ministero della giustizia è autorizzato, nell'anno 2022, a bandire alcune procedure concorsuali finalizzate all'assunzione, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, del citato contingente di personale dirigenziale (aggiuntive rispetto alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente). Le assunzioni, con decorrenza 1° luglio 2022 potranno essere effettuate mediante scorrimento della graduatoria - come si precisa nella relazione tecnica - del concorso per l’accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria per complessivi 18 posti di dirigente, a tempo indeterminato, del ruolo di esecuzione penale esterna, bandito con d.d.g. 28 agosto 2020, la cui graduatoria definitiva è stata approvata in data 25 marzo 2022.

 

Il comma 4 stabilisce che per la copertura della dotazione organica conseguente a quanto disposto dal comma 2 il Ministero della giustizia è autorizzato ad assumere, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con decorrenza non anteriore al 1° novembre 2022, mediante l’espletamento di procedure concorsuali, in deroga a quanto previsto dall’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165:

·      1.092 unità di personale amministrativo non dirigenziale, di cui 895 appartenenti all'Area III posizione economica F1;

·       197 unità appartenenti all'Area II posizione economica F2.

 

 Le assunzioni potranno avvenire anche tramite scorrimento delle graduatorie in corso di validità alla data di entrata in vigore del presente decreto e in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali dell'amministrazione per la giustizia minorile e di comunità previste dalla normativa vigente. L’amministrazione è tenuta a comunicare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica e al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, entro 30 giorni dalle assunzioni, i dati concernenti le unità di personale effettivamente assunte ai sensi dei precedenti commi e i relativi oneri sostenuti.

 

Il comma 5 specifica che ai fini dell’adeguamento delle tabelle concernenti le dotazioni organiche di personale dirigenziale penitenziario e non dirigenziale indicate nel regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia di cui al D.P.C.M. 15 giugno 2015, n. 84 e successive modificazioni e integrazioni, si provvede ai sensi dell’articolo 35, comma 5, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, attraverso l’emanazione, in chiave di semplificazione, di uno specifico  D.P.C.M. in deroga alla procedura regolamentare ordinaria.  

 

Al comma 6 si prevede una specifica autorizzazione di spesa di euro 2.000.000 per l’anno 2022 per l’espletamento delle procedure concorsuali autorizzate dai commi 3 e 4. Tali spese - precisa la relazione tecnica - riguardano in particolare:

 

DESCRIZIONE SPESA

2022

Locazione locali

1.200.000

Commissioni e vigilanza

200.000

Spese per adeguamento norme di sicurezza e sanitarie

300.000

Cancelleria e stampati

23.000

Assistenza in aula

277.000

Totale

2.000.000

Il comma 7 reca da ultimo la copertura degli oneri quantificati in:

 

·        10.313.266 per l’anno 2022;

·        47.791.843 euro per l’anno 2023;

·        euro 47.819.442 per ciascuno degli anni 2024 e 2025;

·        euro 47.847.041 per ciascuno degli anni 2026 e 2027;

·        euro 47.874.641 per ciascuno degli anni 2028 e 2029 e euro 47.902.240 annui a decorrere dall’anno 2030.

Al relativo onere si provvede:

·        quanto ad euro 10.313.266 per l’anno 2022 e ad euro 17.500.000 annui a decorrere dall’anno 2023, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell’ambito del Programma “Fondi di riserva e speciali” della Missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della giustizia;

·        quanto euro 30.291.843 per l’anno 2023, euro 30.319.442 per ciascuno degli anni 2024 e 2025, euro 30.347.041 per ciascuno degli anni 2026 e 2027, euro 30.374.641 per ciascuno degli anni 2028 e 2029, euro 30.402.240 annui a decorrere dall’anno 2030, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 607, della legge 30 dicembre 2021 n. 234.


 

Articolo 17-bis, comma 1 e comma 2, lett. a) e lett. b),
capoverso "961-bis"

(Polizia di Stato)

 

 

L'articolo 17-bis incrementa le dotazioni organiche delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, insieme autorizzando assunzioni straordinarie aggiuntive rispetto alle correnti facoltà assunzionali.

 

L'articolo 17-bis, introdotto dal Senato, reca un duplice, congiunto ordine di disposizioni.

Da un lato, ridetermina gli organici delle Forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo di polizia penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Dall'altro, autorizza loro assunzioni straordinarie, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali.

Per tale finalità, inserisce altresì - entro la legge di bilancio 2022 (legge n. 234 del 2021, mediante novella al suo articolo 1, comma 961) - la previsione di un apposito Fondo, destinato alla copertura finanziaria del potenziamento degli organici così disposto.

Tale Fondo, appostato nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, ha una dotazione di:

2 milioni per l’anno 2022; 14,5 milioni di per l’anno 2023; 31 milioni per l’anno 2024; 50 milioni per l’anno 2025; 62 milioni per l’anno 2026; 68,5 milioni di euro per l’anno 2027; 71 milioni per l’anno 2028; 74 milioni per l’anno 2029; 77 milioni per l’anno 2030; 79 milioni per l’anno 2031; 106 milioni a decorrere dall’anno 2032.

Un importo non superiore al 5 per cento delle predette risorse è destinato alle relative spese di funzionamento.

 

Nella medesima legge di bilancio 2022 si viene a introdurre un comma 961-bis, avente a specifico oggetto il potenziamento degli organici della Polizia di Stato.

Esso va a sostituire le Tabelle A allegate ai d.P.R. n. 335, n. 337 e n. 338 del 1982.

Il citato d.P.R. n. 335 del 1982 reca l'ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia.

La sua Tabella A determina qualifiche, funzioni, posti di qualifica e di funzione.

Ebbene, la determinazione numerica dei posti riceve le seguenti modifiche.

I dirigenti generali di pubblica sicurezza (32 unità) divengono 35 (dal 30 giugno 2022);

I dirigenti superiori (195 unità) sono incrementati di una unità, divenendo 196 (dal 31 dicembre 2022).

I primi dirigenti (709 unità, previste divenire 658 unità dal 1° gennaio 2027) sono previsti divenire 686 dal medesimo 1° gennaio 2027. Dunque con quella decorrenza, si ha un incremento di 28 unità.

I vice questori e vice questori aggiunti (1.595 unità, previste divenire 1.295 unità dal 1° gennaio 2027) sono previsti divenire 1.337 dal medesimo 1° gennaio 2027. Dunque rispetto a quella decorrenza si ha un incremento di 42 unità.

Commissari capo, commissari, vice commissari (1.969 unità, previste divenire 1520 dal 1° gennaio 2027) non sono oggetto di variazione.

Pertanto la dotazione complessiva della carriera funzionari attualmente prevista è di 4.500 unità, previste divenire 3.700 unità dal 1° gennaio 2027. Su quest'ultima determinazione numerica, incidono le variazioni (diversamente modulate come decorrenza) sopra ricordate (ossia l'incremento di 42 vice questori e aggiunti; 28 primi dirigenti; 1 dirigente superiore; e si ha l'incremento di 3 dirigenti generali di pubblica sicurezza).

Ancora: i ruoli degli ispettori (17.481 unità, previste divenire 18.191 dal 1° gennaio 2027) e dei sostituti commissari (5.643 unità) non sono incisi da modificazioni. Pertanto la loro dotazione complessiva permane pari a 23.124 unità (23.834 unità dal 1° gennaio 2027).

Il ruolo dei sovrintendenti (24.000 unità, dal 1° gennaio 2021) è previsto incrementarsi di 25 unità dal 31 dicembre 2022; ulteriori 25 unità dal 31 dicembre 2023; ulteriori 30 unità dal 31 dicembre 2024. Pertanto, giungerà allora a 24.080 unità.

Il ruolo degli agenti e assistenti (51.870 unità, dal 1° gennaio 2020) è previsto incrementarsi di 20 unità al 1° ottobre 2026; ulteriori 30 unità al 1° ottobre 2027; ulteriori 30 unità al 1° ottobre 2028; ulteriori 40 unità al 1° ottobre 2029; ulteriori 40 unità al 1° ottobre 2030; ulteriori 70 unità al 1° ottobre 2031). Al termine di tale modulazione, giungerà pertanto a 52.300 unità.

Le modifiche alle dotazioni organiche previste per le qualifiche di primo dirigente, di vice questore e di vice questore aggiunto - aggiunge specifica previsione - sono effettuate gradualmente, nei limiti degli stanziamenti di bilancio, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con cui è conseguentemente rielaborato, entro l’anno 2022, il piano programmatico pluriennale (adottato in data 20 maggio 2021, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera ii), n. 7).

 

Modificata è altresì la Tabella A (recante la determinazione di qualifiche, funzioni, posti di qualifica e di funzione) allegata al d.P.R. n. 337 del 1982, il quale reca l'ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica.

Il ruolo degli agenti e degli assistenti tecnici (1.095 unità, previste divenire 1.000 unità dal 1° gennaio 2027) è rideterminato in 1.000 unità, previste divenire 1.020 dal 30 giugno 2022.

Non è variato il ruolo dei sovrintendenti tecnici (1.838 unità, previste divenire 852 dal 1° gennaio 2027) né quello degli ispettori tecnici (1.320 unità, più 580 sostituti commissari tecnici). 

Per il ruolo degli ingegneri, è previsto che le 13 unità di dirigente superiore tecnico divengano 14 unità, dal 30 giugno 2022.

Per il ruolo dei fisici, è previsto che le 20 unità di dirigente superiore divengano 22 unità, dal 31 dicembre 2022.

Non sono previste variazioni per i ruoli dei chimici, dei biologi, degli psicologi.

 

Infine è modificata la Tabella A allegata al d.P.R. n. 338 del 1982, recante l'ordinamento dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato - onde incrementare a 190 (anziché 185) il numero di unità corrispondenti alla qualifica di medico superiore e di medico capo. Questo, a decorrere dal 31 dicembre 2025.

 


 

 

 

 

 

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-ter"
(Organici dell'Arma dei Carabinieri)

 

 

La disposizione, inserita dal Senato, interviene sugli organici dell'Arma dei Carabinieri mediante alcune modifiche al Codice dell'ordinamento militare.

 

L'articolo 17-bis, comma 2, lettera b), in epigrafe propone l'introduzione di un nuovo comma 961-ter all'articolo 1 della legge di bilancio per il 2022 (legge n. 234 del 2021), al fine di introdurre alcune modifiche al Codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo n. 66 del 2010).

Con le modifiche proposte all'art. 800 del Codice, la consistenza organica:

§  degli ufficiali in servizio permanente è aumentata a 4.537 unità (sono 4.204 nel testo vigente);

§  del ruolo appuntati e carabinieri è aumentata a 60.653 unità (sono 60.617 unità nel testo vigente).

Si prevede (modifica all'art. 666 del Codice) che il numero dei posti da mettere annualmente a concorso per l'immissione nel ruolo tecnico non può in ogni caso superare un ventiseiesimo (un ventinovesimo prevede il testo vigente) della consistenza organica degli ufficiali del medesimo ruolo aventi il grado da tenente a tenente colonnello compresi.

Per quanto riguarda le dotazioni organiche dei generali e dei colonnelli (art. 823 del Codice) si prevedono:

§  11 generali di corpo d'armata (in luogo di 10);

§  29 generali di divisione (in luogo di 24);

§  96 generali di brigata (in luogo di 82);

§  538 colonnelli (in luogo di 470).

 

Si prevede, inoltre, la sostituzione di alcune parti della Tabella 4 del Codice, inerenti al ruolo dell'Arma dei Carabinieri. In particolare:

§  Quadro I (specchio B - anno 2022), "Ruolo normale dell'Arma dei Carabinieri", a decorrere dal 1° gennaio 2022;

§  Quadro I (specchio C - anno 2027), "Ruolo normale dell'Arma dei Carabinieri";

§  Quadro II (specchio B - anno 2032), "Progressione di carriera del ruolo forestale degli ufficiali dell'Arma dei Carabinieri";

§  Quadro III (specchio B - anno 2022), "Ruolo tecnico dell'Arma dei Carabinieri", a decorrere dal 1° gennaio 2022;

§  Quadro III (specchio C - anno 2027), "Ruolo tecnico dell'Arma dei Carabinieri".

Si prevede, inoltre, l'inserimento dei seguenti ulteriori prospetti: specchio B-bis del Quadro I e specchio A-bis del Quadro II della medesima Tabella $ del Codice.

La modifica all'articolo 2211-bis del Codice stabilisce che:

§  a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2026, le consistenze organiche dei ruoli degli ufficiali dell'Arma dei carabinieri sono stabilite dalla tabella 4, quadro I (specchio B), quadro I (specchio B-bis), quadro II (specchio A-bis), quadro III (specchio B).

§  a decorrere dal 1° gennaio 2027 e fino al 31 dicembre 2031, le consistenze organiche dei ruoli degli ufficiali dell'Arma dei carabinieri sono stabilite dalla tabella 4, quadro I (specchio C), quadro II (specchio A-bis), quadro III (specchio C).

Per il contenuto dei nuovi prospetti, v. infra.

 

Le novelle in esame incrementano a 399 (in luogo di 264) le unità del contingente per la tutela dell'ambiente di cui all'art. 828 del Codice. In particolare, si prevedono 244 ispettori (in luogo di 139) e 84 appuntati e carabinieri (in luogo di 64).

Nel testo vigente (art. 828 del Codice) il contingente è così formato: a) generali di brigata: 1; b) colonnelli: 1; c) tenenti colonnelli: 1; d) maggiori: 1; e) capitani: 3; f) ufficiali inferiori: 25; g) ispettori: 139; h) sovrintendenti: 39; i) appuntati e carabinieri: 64. Sono a carico del MITE gli oneri connessi al trattamento economico, alla motorizzazione, all'accasermamento, al casermaggio e al vestiario.

Infine, si prevede l'istituzione del contingente per la tutela agroalimentare (nuovo art. 828-bis del Codice) così formato: 34 ispettori e 16 appuntati e carabinieri. Gli oneri (trattamento economico, motorizzazione, accasermamento, casermaggio e vestiario) sono posti a carico del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

 

Secondo quanto rappresentato dalla relazione a corredo della proposta emendativa presentata in Senato, il nuovo comma 961-ter - dalla lettera a) alla lettera k), eccetto il numero 2) della lettera a) - determina un ampliamento organico degli ufficiali (di cui al numero 1) della lettera a)) del ruolo normale (+239) e del ruolo tecnico (+60). Per quanto concerne gli ufficiali del ruolo normale e tecnico, le modifiche agli specchi della tabella 4 di cui all’articolo 1226-bis del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (lettere d), e), f), i) e j)) determinano, a partire dal 1° gennaio 2022, l’incremento organico di n. 3 unità nel grado di generale di divisione (2 nel ruolo normale e 1 in quello tecnico), di n. 6 unità nel grado di generale di brigata (3 nel ruolo normale e 3 in quello tecnico) e di n. 12 unità del grado di colonnello (6 nel ruolo normale a decorrere dal 1° gennaio 2024 e 6 in quello tecnico).


 

                                 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-quater"
(Organici della Guardia di finanza)

 

 

La disposizione, introdotta dal Senato, interviene sugli organici della Guardia di finanza.

 

L'articolo 17-bis, comma 2, lettera b), in epigrafe propone l'introduzione di un nuovo comma 961-quater all'articolo 1 della legge di bilancio per il 2022 (legge n. 234 del 2021).

 

Si prevede, in primo luogo, la sostituzione di due delle tabelle annesse al decreto legislativo n. 172 del 2019, riguardanti, il ruolo normale della Guardia di finanza, rispettivamente: tabella 1° di cui alla tabella 11.1, dal 1° gennaio 2022; e tabella 1 di cui alla tabella 11.2).

Per il contenuto delle nuove tabelle 19 e 20, v. infra.

 

Sono quindi previste novelle all'art. 36, comma 41, del decreto legislativo n. 95 del 2017, concernenti le valutazioni dei tenenti colonnelli del ruolo normale - comparto aeronavale. I predetti ufficiali sono valutati annualmente e iscritti in un'unica graduatoria di merito. Per effetto della novella, dall'anno 2018 e fino all'anno 2029 (in luogo del 2027) le promozioni sono conferite ai predetti ufficiali secondo un ciclo di due anni: una promozione nel primo anno, 2 promozioni nel secondo; dal 2024 al 2029 il numero di promozioni annuali di cui al presente comma è pari a due unità. Continua quindi a non applicarsi, fino al 2029, quanto previsto dall'art. 28, comma 3, del decreto legislativo n. 69 del 2001.

Quest'ultimo prevede che "i tenenti colonnelli del ruolo normale da valutare per l'avanzamento sono inclusi in tre distinte aliquote formate sulla base delle anzianità di grado. Il periodo di servizio svolto dopo l'ultima valutazione nella seconda aliquota assume particolare rilevanza ai fini della valutazione dei tenenti colonnelli inclusi nella terza aliquota".

 

La disposizione interviene, inoltre, sulla tabella 4 allegata al decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 69 ("Ruolo tecnico – logistico – amministrativo della Guardia di finanza") stabilendo un incremento nell'organico complessivo da 258 a 297 unità e prevedendo sei unità (in luogo di cinque) per il grado di colonnello nel Comparto logistico-amministrativo - Specialità amministrazione.

 

Infine, ulteriore novella interviene sul Consistenza organica sul ruolo «appuntati e finanzieri» del Corpo della Guardia di finanza. L'art. 3, comma 1, del decreto legislativo n. 199 del 1995 fissa tale organico, alla data del 1° gennaio 2017, a 23.313 unità. Con la modifica in esame si introduce una disposizione che fissa la medesima consistenza organica 23.605 unità.

Si segnala che il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 5 ottobre 2020 ha così rideterminato la consistenza organica di appuntati e finanzieri della guardia di finanza: a) dal 1° settembre 2020, 23.363 unità; dal 1° gennaio 2022, 23.363 unità; dal 1° gennaio 2024, 22.282 unità; d) dal 1° gennaio 2026, 21.082 unità.

 

ALLEGATO 19

(articolo 1, comma 961-quater)

Sostituisce la Tabella 1a di cui alla tabella 11.1 allegata al decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172.

 

TABELLA 1a

 

RUOLO NORMALE DELLA GUARDIA DI FINANZA


GRADO

Organico

Forma di avanzamento al grado superiore

Anni di anzianità minima di grado richiesti per

Periodi minimi di comando e/o di incarico equipollente (1) richiesti per l’inserimento in aliquota di valutazione

Promozioni al grado superiore

Comparto

inserimento aliquota valutazione a scelta

promozione ad anzianità

ordinario

aeronavale

speciale

1

2

3

4

5

6

7

Generale di Corpo d’Armata

11 (a)

-

-

-

-

-

Generale di Divisione

26 (b)

scelta

5

-

Tre anni di cui almeno due in comando di reparto territoriale o speciale o di istruzione o aeronavale (2), a seconda del comparto di appartenenza

1 - 2 - 1 (c)

Generale di Brigata

75

scelta

5

-

ordinario

aeronavale

3

1 (d)

Colonnello

350

scelta

 

7 (e)

 

-

Due anni di comando di reparto territoriale o speciale o aeronavale o di istruzione o tecnico-logistico-amministrativo (3), a seconda del comparto di appartenenza

ordinario

aeronavale

8

1 - 0 (f)

Tenente Colonnello

794

scelta

 

 

 

-

ordinario

aeronavale

speciale

(l)

ordinario

aeronavale

speciale

626

98

70

5 (g)

Due anni in incarico operativo

(4)

Due anni di imbarco nei gradi di sottotenente, tenente o capitano e tre anni di comando di reparto aeronavale

Cinque anni di incarico operativo di cui almeno due di comando di reparto (5)

15

1

1

8 (h)

11

1

-

12 (i)

5

0 - 1 (m)

-

Maggiore

479

scelta

5

(n)

300

45

134

Capitano

686

scelta/anzianità

7

9

Cinque anni di incarico operativo di cui almeno due di comando di reparto territoriale

(o)

420

68

198

Tenente

582

388

anzianità

-

4

-

240

36

112

Sottotenente

194

anzianità

-

2

 

-

120

18

56

§   

NOTE ALLA TABELLA 1a

(a)  Fino all’anno 2024, si applica l’articolo 31, comma 1, qualora il conferimento della promozione aggiuntiva non determini una consistenza in effettivo superiore a 10 unità.

(b)     Di cui 2 riservate al comparto aeronavale. Fino all’anno 2023, si applica l’articolo 31, comma 1, qualora il conferimento della promozione aggiuntiva non determini una consistenza in effettivo superiore a 25 unità.

(c)      Dal 2017 al 2025, ciclo di tre anni: 1 promozione nel primo anno e nel terzo, 2 promozioni nel secondo anno.

(d)     1 promozione ogni 5 anni.

(e)      “6” fino alle aliquote di valutazione per l’anno 2021.

(f)       Dal 2019, ciclo di due anni: 1 promozione il primo anno, 0 promozioni il secondo anno.

(g)     1^ aliquota di valutazione: comprende Ten. Col. con 5, 6 e 7 anni di anzianità di grado.

(h)     2^ aliquota di valutazione: comprende Ten. Col. con 8 e 9 anni di anzianità di grado.

(i)       3^ aliquota di valutazione: comprende Ten. Col. con anzianità di grado pari o superiore a 12 anni.

(l)       Le promozioni sono conferite nell’ordine della colonna 7, a partire dalla prima delle aliquote di ciascun comparto.

(m)    Ciclo di quattro anni: 0 promozioni nel 1°, 3° e 4° anno; 1 promozione nel 2° anno.

(n)      Le promozioni sono pari al numero degli ufficiali inclusi in aliquota, a ripianamento dell’organico complessivo del grado.

(o)      Le promozioni sono pari al 90% del numero di ufficiali inclusi in aliquota (con arrotondamento all’unità superiore), a ripianamento dell’organico complessivo del grado. Nel computo degli ufficiali in aliquota non sono considerati i capitani nei cui confronti è stata sospesa la valutazione per pregresse annualità.

(1)      Il Comandante Generale, con propria determinazione:

-           stabilisce i criteri per l’individuazione degli incarichi di comando e/o di incarico equipollente;

-           può disporre, eccezionalmente, l’esonero dal comando nei confronti degli ufficiali che siano interessati, ovvero siano stati interessati, da procedimenti di natura penale e/o disciplinare.

(2)      I due anni di comando sono ridotti alla metà qualora il comando di reparto territoriale, speciale, di istruzione o aeronavale sia stato compiuto nel grado di colonnello.

(3)     O incarico equipollente, se il comando di reparto è stato svolto nei gradi di tenente colonnello e/o maggiore.

(4)      O incarico equipollente.

(5)     O incarico equipollente.

 

 

 

ALLEGATO 20

(articolo 1, comma 961-quater)

A decorrere dal 30 settembre 2025, sostituisce la tabella 1 di cui alla tabella 11.2 allegata al decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172.                      

 

TABELLA 1

 

RUOLO NORMALE DELLA GUARDIA DI FINANZA


GRADO

Organico

Forma di avanzamento al grado superiore

Anni di anzianità minima di grado richiesti per

Periodi minimi di comando e/o di incarico equipollente (1) richiesti per l’inserimento in aliquota di valutazione

Promozioni al grado superiore

Comparto

inserimento aliquota valutazione a scelta

promozione ad anzianità

ordinario

aeronavale

speciale

1

2

3

4

5

6

7

Generale di Corpo d’Armata

11

-

-

-

-

-

Generale di Divisione

27 (a)

scelta

4

-

Tre anni di cui almeno due in comando di reparto territoriale o speciale o di istruzione o aeronavale (2), a seconda del comparto di appartenenza

2

Generale di Brigata

75

scelta

4 (b)

-

ordinario

aeronavale

4

1 (c)

Colonnello

355

scelta

 

7

 

-

Due anni di comando di reparto territoriale o speciale o aeronavale o di istruzione o tecnico-logistico-amministrativo (3), a seconda del comparto di appartenenza

ordinario

aeronavale

9 (d)

1 - 0 (e)

Tenente Colonnello

794

scelta

 

 

 

-

ordinario

aeronavale

speciale

(i)

ordinario

aeronavale

speciale

626

98

70

5 (f)

Due anni in incarico operativo (4)

Due anni di imbarco nei gradi di sottotenente, tenente o capitano e tre anni di comando di reparto aeronavale

Cinque anni di incarico operativo di cui almeno due di comando di reparto (5)

15

1

1 - 2 (n)

8 (g)

11

1 - 2 (l)

-

12 (h)

5

1 - 0 (m)

-

Maggiore

479

scelta

5

(o)

300

45

134

Capitano

686

scelta/anzianità

7

9

Cinque anni di incarico operativo di cui almeno due di comando di reparto territoriale

(p)

420

68

198

Tenente

582

388

anzianità

-

4

-

240

36

112

Sottotenente

194

anzianità

-

2

 

-

120

18

56

§   

NOTE ALLA TABELLA 1

(a)      Di cui 2 riservate al comparto aeronavale.

(b)     “5” fino alle aliquote di valutazione per l’anno 2027.

(c)      A partire dal 2029, 1 promozione ogni 5 anni, fermo restando il limite di cui alla lettera (a), ovvero a vacanza qualora la consistenza in effettivo (ivi considerate le posizioni soprannumerarie) dei Generali di Divisione del comparto aeronavale risulti inferiore alle due unità.

(d)     Per gli anni 2026 e 2027, il numero di promozioni è pari a 8 unità.

(e)      Ciclo di tre anni: 1 promozione il primo e il terzo anno, 0 promozioni il secondo anno.

(f)      1^ aliquota di valutazione: comprende Ten.Col. con 5, 6 e 7 anni di anzianità di grado.

(g)     2^ aliquota di valutazione: comprende Ten.Col. con 8 e 9 anni di anzianità di grado.

(h)     3^ aliquota di valutazione: comprende Ten.Col. con anzianità di grado pari o superiore a 12 anni.

(i)       Le promozioni sono conferite nell’ordine della colonna 7, a partire dalla prima delle aliquote di ciascun comparto.

(l)       Ciclo di due anni: 1 promozione il primo anno, 2 promozioni il secondo anno.

(m)    Ciclo di due anni: 1 promozione il primo anno, 0 promozioni il secondo anno.

(n)     Ciclo di due anni: 1 promozione il primo anno, 2 promozioni il secondo anno.

(o)     Le promozioni sono pari al numero degli ufficiali inclusi in aliquota, a ripianamento dell’organico complessivo del grado.

(p)      Le promozioni sono pari al 90% del numero di ufficiali inclusi in aliquota (con arrotondamento all’unità superiore), a ripianamento dell’organico complessivo del grado. Nel computo degli ufficiali in aliquota non sono considerati i capitani nei cui confronti è stata sospesa la valutazione per pregresse annualità.

(1)       Il Comandante Generale, con propria determinazione:

-        stabilisce i criteri per l’individuazione degli incarichi di comando e/o di incarico equipollente;

-        può disporre, eccezionalmente, l’esonero dal comando nei confronti degli ufficiali che siano interessati, ovvero siano stati interessati, da procedimenti di natura penale e/o disciplinare.

(2)       I due anni di comando sono ridotti alla metà qualora il comando di reparto territoriale, speciale, di istruzione o aeronavale sia stato compiuto nel grado di colonnello.

(3)       O incarico equipollente, se il comando di reparto è stato svolto nei gradi di tenente colonnello e/o maggiore.

(4)       O incarico equipollente.

(5)      O incarico equipollente.

 


 

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-quinquies"
(Polizia penitenziaria)

 

 

La disposizione in esame - introdotta dal Senato - interviene sulle dotazioni organiche del Corpo della polizia penitenziaria.

 

A tal fine si propone l'integrale sostituzione della Tabella A annessa al decreto legislativo n. 443 del 1992 ("Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria").

Qui di seguito si riporta la nuova tabella. Le variazioni in aumento, che riguardano il ruolo agenti/assistenti, sono indicate in neretto mentre è indicata in corsivo la dotazione vigente.

 

RUOLI

QUALIFICHE

DOTAZIONE ORGANICA

 

 

UOMINI

DONNE

TOTALE

 

 

RUOLO

ISPETTORI

SOSTITUTO COMMISSARIO

 

590

 

 

50

 

640

ISPETTORE SUPERIORE

 

 

3.100

 

 

450

 

 

3.550

ISPETTORE CAPO

ISPETTORE

VICE ISPETTORE

 

RUOLO

SOVRINTENDENTI

SOVRINTENDENTE CAPO

 

 

4.820

 

 

480

 

 

5.300

SOVRINTENDENTE

VICE SOVRINTENDENTE

 

RUOLO AGENTI/ASSISTENTI

ASSISTENTE CAPO

 

28.597

(28.352)

 

 

3.063

(3.038)

 

 

31.660

(31.390)

ASSISTENTE

AGENTE SCELTO

AGENTE

TOTALE

41.150

(40.880)


 

Articolo 17-bis, comma 2, lett. b), capoverso "961-sexies"
(Assunzioni straordinarie nelle Forze di polizia)

 

 

La disposizione autorizza l'assunzione straordinaria di complessive 1.574 unità delle Forze di polizia, negli anni dal 2022 al 2055, in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali previste a legislazione vigente.

 

La disposizione - contenuta dall'articolo 17-bis introdotto dal Senato - autorizza l'assunzione straordinaria complessive 1.574 unità delle Forze di polizia, negli anni dal 2022 al 2055, in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali previste a legislazione vigente e non prima del 1° settembre di ciascun anno. 

Siffatta assunzione è disposta con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o con le modalità di cui all'articolo 66, comma 9-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008 (che per vari rinvii normativi richiama la previsione che le determinazioni relative all'avvio di procedure di reclutamento sono adottate da ciascuna amministrazione sulla base del piano triennale dei fabbisogni, e con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze siano autorizzati l'avvio delle procedure concorsuali e le relative assunzioni del personale delle amministrazioni dello Stato).

Le assunzioni sono ripartite tra le diverse Forze secondo quanto scandito dalla seguente tabella:

 

Amministrazione e ruoli del personale

Numero annuo di assunzioni straordinarie

 

2022

2023

2024

2025

2026

2027

2028

2029

2030

2031

2032

2033

Polizia di Stato

Ruolo degli Agenti e Assistenti che espletano funzioni di polizia

0

0

0

0

20

30

30

40

40

270

0

0

Arma dei carabinieri

Categoria ufficiali - ruolo normale

8

8

8

8

8

8

8

8

8

8

8

8

(fino al 2049 + 4 nel 2050)

Categoria ufficiali - ruolo tecnico

4

4

4

4

4

4

4

4

4

4