Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Bilancio
Titolo: D.L. 104/2020 - Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia - Articoli 1-57 -quater
Riferimenti: AC N.2700/XVIII
Serie: Progetti di legge   Numero: 332/2 - Volume I
Data: 07/10/2020
Organi della Camera: V Bilancio

 

Misure urgenti per il sostegno
e il rilancio dell'economia
(“Decreto Agosto”)

 

Volume I - Articoli 1-57-quater

 

D.L. 104/2020 – A.C. 2700

Parte I – Schede di lettura

 

Edizione provvisoria

 

 

Parte I – Schede di lettura

 

 

Servizio Studi

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Dossier n. 281/2 Volume I

 

 

 

Servizio Studi

Dipartimento Bilancio

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Progetti di legge n. 332/2 Volume I

 

 

 

Parte II – Profili di carattere finanziario

 

 

Servizio Bilancio dello Stato - Verifica delle quantificazioni n. 253

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Servizio Commissioni – Segreteria V Commissione

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INDICE VOLUME I

 

Capo I – Disposizioni in materia di lavoro.. 9

Articolo 1, comma 1-bis del disegno di legge di conversione (Abrogazione dei decreti-legge nn. 103, 111 e 117 del 2020, salvi gli effetti) 9

Articolo 1 (Trattamenti ordinari di integrazione salariale, assegni ordinari di integrazione salariale e trattamenti di integrazione salariale in deroga) 15

Articolo 1-bis (Indennità lavoratori aree crisi industriale complessa) 24

Articolo 1-ter (Indennità lavoratori aree crisi industriale complessa della Regione Campania) 29

Articolo 2 (Trattamenti di integrazione salariale in deroga per sportivi professionisti) 31

Articolo 3 (Esonero contributivo in favore di datori di lavoro che non richiedano prestazioni di integrazione salariale) 34

Articolo 4 (Fondo nuove competenze) 37

Articolo 5 (Proroga della fruizione di NASpI e DIS-COLL) 39

Articoli 6 e 7 (Esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato, nonché per assunzioni a termine nei settori del turismo e degli stabilimenti termali) 41

Articolo 8 (Disposizioni in materia di contratti di lavoro a termine e in materia di contratti di somministrazione di lavoro) 44

Articolo 9, commi 1-7 e 9 (Indennità per alcune categorie di lavoratori) 48

Articolo 9, comma 8 (Termine per la presentazione della domanda per indennità in favore di lavoratori previste da normative precedenti) 53

Articolo 10 (Indennità in favore di lavoratori marittimi) 54

Articolo 10-bis (Regime previdenziale e assistenziale soci cooperative pesca) 56

Articolo 11 (Misure a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione dell’Arsenale Militare di Taranto) 57

Articolo 12 (Indennità in favore di operatori nel settore dello sport) 59

Articolo 12-bis (Istituzione del Fondo per il professionismo negli sport femminili) 63


Articolo 13 (Disposizioni attuative dell’articolo 78 del decreto legge n. 34/2020) 67

Articolo 14 (Proroga disposizioni in materia di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo) 75

Articolo 15 (Seguito della sentenza 152/2020 della Corte Costituzionale) 80

Articolo 16 (Erogazione assegno ordinario da parte dei Fondi di solidarietà bilaterali alternativi) 84

Articolo 17 (Incremento risorse assistenza CAF e professionisti) 86

Articolo 18 (Finanziamento istituti di patronato) 88

Articolo 19 (Trattamenti di integrazione salariale per le ex zone rosse) 90

Articolo 20 (Disposizioni per il settore aereo) 93

Articolo 21 (Rimodulazione delle risorse per il cosiddetto voucher babysitting per alcune categorie e delle risorse per l’indennità relativa ai lavoratori domestici) 96

Articolo 21-bis (Lavoro agile e congedo straordinario per i genitori durante il periodo di quarantena obbligatoria del figlio convivente ed Autorizzazione di spesa per sostituzioni del personale delle istituzioni scolastiche) 98

Articolo 21-ter (Lavoro agile per genitori con figli con disabilità) 105

Articolo 22 (Fondo per la formazione personale delle casalinghe e dei casalinghi) 107

Articolo 23 (Nuove misure in materia di Reddito di emergenza) 108

Articolo 24, commi 1 e 12, lett. a) (Incarichi di collaborazione presso il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) 113

Articolo 24, commi 2 e 12, lettera b) (Incarichi di collaborazione a supporto del Commissario straordinario per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche) 118

Articolo 24, comma 3 (Incarichi dirigenziali presso il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) 120

Articolo 24, commi 4 e 12, lettere a) e c) (Fondo giovani per la cultura) 123

Articolo 24, commi 5-11 e 13 (Accesso alla qualifica dirigenziale tecnica del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) 125

Articolo 24-bis (Misure urgenti per la tutela dell'associazione Consorzio Casa Internazionale delle donne di Roma) 131

Articolo 25 (Disposizioni in materia di procedure concorsuali) 132

Articolo 25-bis (Semplificazione della procedura di accesso alla carriera si segretario comunale e provinciale per il triennio 2020-2022) 134

Articolo 26, commi da 1 a 1-quater (Trattamento dei periodi trascorsi dai lavoratori in quarantena o in permanenza domiciliare obbligatoria, assenze dal servizio o lavoro agile in relazione ad alcune condizioni di disabilità o di rischio per la salute, stanziamento per sostituzioni di personale nelle istituzioni scolastiche) 137

Articolo 26, comma 1-quinquies (Modifiche all’art. 87 del dl 18/2020) 142

Articolo 26-bis (Implementazione dei centri per il recupero degli uomini autori di violenza) 144

Articolo 26-ter (Disposizioni in materia di giustizia contabile) 146

Capo II – Disposizioni in materia di coesione territoriale.. 148

Articolo 27, commi 1-4 (Agevolazioni contributive in favore di datori di lavoro operanti in alcune aree territoriali e Prepensionamenti di lavoratori poligrafici) 148

Articolo 27, comma 4-bis (Apporti del MEF al Patrimonio Rilancio) 153

Articolo 28 (Rafforzamento della strategia per lo sviluppo delle aree interne) 156

Capo III – Disposizioni in materia di salute.. 159

Articolo 29, commi 1-4 (Disposizioni urgenti in materia di liste di attesa) 159

Articolo 29, commi 5-7 (Attività assistenziali dei medici specializzandi) 164

Articolo 29, comma 8 (Incremento del fabbisogno sanitario) 167

Articolo 29, comma 9 (Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste di attesa) 172

Articolo 29-bis (Misure di sostegno del sistema termale nazionale) 173

Articolo 29-ter (Disposizioni per la tutela della Salute in relazione all'emergenza COVID-19) 174

Articolo 30 (Incentivi per il personale degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale) 178

Articolo 30-bis (Norme transitorie in materia di limiti massimi per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e sanitari) 180


 

Articolo 31, commi 1-4 (Disposizioni per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) 181

Articolo 31, comma 4-bis (Regolamenti di organizzazione del Ministero della salute e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali) 188

Articolo 31, commi 4-ter-4-quinquies (Incremento di risorse per il credito di imposta per sanificazione di ambienti e per strumenti e dispositivi e Soppressione di norme relative a contributi a imprese) 189

Articolo 31-bis (Sezioni elettorali ospedaliere costituite nelle strutture sanitarie aventi reparti COVID-19) 193

Articolo 31-ter (Incremento Fondo autismo) 197

Articolo 31-quater (Potenziamento distretti sanitari) 199

Capo IV – Disposizioni in materia di scuola, università ed emergenza.. 201

Articolo 32, commi 1-3, 5, 6-bis, 6-ter e 7 e Articolo 32-bis, comma 6 (Misure per l’edilizia scolastica, per i patti di comunità e per l’adeguamento dell’attività didattica per l’anno scolastico 2020/2021) 201

Articolo 32, commi 4 e 6-quater (Disposizioni per il personale scolastico) 214

Articolo 32, comma 6 (Termini di validità delle graduatorie comunali del personale scolastico, educativo e ausiliario destinato ai servizi educativi e scolastici dei comuni) 218

Articolo 32, comma 6-quinquies (Continuità del progetto educativo e didattico) 221

Articolo 32, comma 6-sexies (Valutazione periodica degli alunni della scuola primaria) 222

Articolo 32, commi 7-bis e 7-ter (Messa in sicurezza degli edifici scolastici delle aree interessate da eventi sismici) 223

Articolo 32-bis, commi 1-3 (Interventi urgenti per l'avvio e il regolare svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021) 226

Articolo 32-bis, commi 4 e 5 (Versamento dei contributi per le forme di previdenza complementare relative ai dipendenti statali) 229

Articolo 32-ter (Disposizioni in materia di Direttori dei servizi generali e amministrativi nelle scuole-DSGA) 230

Articolo 33, comma 1, lettera a) (Nomine negli enti pubblici di ricerca vigilati dal MUR) 237


 

Articolo 33, comma 1, lett. b) (Equiparazione, nelle università e nelle istituzioni AFAM, delle attività formative a distanza a quelle in presenza) 240

Articolo 33, comma 2 (Interventi relativi agli studenti universitari e delle istituzioni AFAM fuori sede) 246

Articolo 33, comma 2-bis (Organizzazione delle istituzioni AFAM) 250

Articolo 33, commi 2-ter e 2-quinquies (Inquadramento del personale degli Istituti superiori di studi musicali e delle Accademie di belle arti non statali nell’ambito del processo di statizzazione) 253

Articolo 33, commi 2-quater e 2-quinquies (Disposizioni relative agli ex lettori di lingua straniera) 257

Articolo 33-bis (Misure urgenti per la definizione delle funzioni e del ruolo degli educatori socio-pedagogici nei presidi socio-sanitari e della salute) 262

Articolo 34 (Rifinanziamento degli interventi di competenza del Commissario straordinario) 265

Articolo 34-bis (Operazione di pulizia e disinfezione dei seggi elettorali) 268

Articolo 35 (Misure per la funzionalità delle Forze armate  - Operazione “Strade sicure”) 272

Articolo 36 (Personale civile operante nei reparti del Genio campale dell’Aeronautica militare) 275

Articolo 37 (Misure per la funzionalità delle Forze di polizia, delle Prefetture e del Corpo di polizia penitenziaria) 278

Articolo 37, commi da 5-bis a 5-quinquies (Ruolo del personale della Guardia di finanza) 281

Articolo 37-bis (Su funzioni e qualifiche del personale della Polizia di Stato) 282

Articolo 37-ter (Proroga di disposizioni per la funzionalità delle Forze di polizia, delle Forze armate, del Corpo nazionale die vigili del fuoco;   sorveglianza sanitaria dei lavoratori più esposti a rischio di contagio da Covid-19) 284

Articolo 37-quater (Contratti a termine del Ministero dell'interno; prestazioni di lavoro straordinario per il personale dell'Amministrazione civile del Ministero dell'interno; mediazione culturale; modulazione degli oneri conseguenti all'articolo 103 del decreto-legge n. 34 del 2020 circa l'emersione di rapporti di lavoro) 289

Articolo 37-quinquies (Guardie giurate) 291

Articolo 37-sexies (Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico) 293

Articolo 38 (Proroga del termine in materia di impiego delle guardie giurate a protezione del naviglio mercantile battente bandiera italiana) 297

Articolo 38-bis (Misure per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere e per il sostegno delle vittime) 299

Capo V – Disposizioni concernenti regioni, enti locali e sisma.. 303

Articolo 39 (Incremento del Fondo per l'esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali) 303

Articolo 39, comma 1-bis (Servizi di trasporto scolastico) 308

Articolo 40 (Incremento ristoro imposta di soggiorno) 311

Articolo 41 (Incremento del Fondo per l'esercizio delle funzioni delle regioni e delle province autonome) 313

Articolo 41-bis (Fondo di garanzia per la prima casa) 322

Articolo 42 (Sospensione della quota capitale dei prestiti concessi alle autonomie speciali) 325

Articolo 42-bis, comma 1 (Sospensione dei versamenti tributari e contributivi per Lampedusa e Linosa) 329

Articolo 42-bis, commi 2-4 (Interventi finanziari a favore delle imprese del settore turistico, agricole e della pesca, per Lampedusa e Linosa) 331

Articolo 42-bis, comma 5 (Errata applicazione delle disposizioni dell'articolo 24, comma 3, del decreto-legge n. 34 del 2020) 333

Articolo 42-bis, comma 6 (Disciplina dei debiti del Comune di Roma) 335

Articolo 42-bis, comma 7 (Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa) 338

Articolo 42-bis, commi 8 e 9 (Contributo a comuni siciliani per la gestione sanitaria dei flussi migratori) 339

Articolo 43 (Disposizioni urgenti in materia di contenzioso regionale) 340

Articolo 44 (Incremento sostegno Trasporto pubblico locale) 342

Articolo 44-bis (Contributi alle imprese ferroviarie per i servizi non sottoposti ad obblighi di servizio pubblico) 345

Articolo 44-ter (Lavoro straordinario dei militari impiegati nel dispositivo “Strade Sicure”) 347

Articolo 45 (Incremento risorse per progettazione Enti locali) 349

Articolo 46 (Messa in sicurezza di edifici e territorio degli enti locali) 353

Articolo 46-bis (Misure urgenti in materia di eventi atmosferici calamitosi) 359

Articolo 46-ter (Rifinanziamento «Fondo demolizioni») 360

Articolo 47 (Incremento risorse per piccole opere) 363

Articolo 48 (Interventi in materia di edilizia scolastica) 366

Articolo 48-bis (Servizi educativi e scolastici gestiti direttamente dai comuni) 369

Articolo 48-ter (Interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di incremento dell'efficienza energetica di piccole dimensioni) 372

Articolo 49 (Risorse per ponti e viadotti di province e città metropolitane) 373

Articolo 50, comma 1 (Procedure per l’assegnazione dei contributi per la rigenerazione urbana) 374

Articolo 50, commi 1-bis e 1-ter (Interventi a favore delle imprese agricole danneggiate da eventi atmosferici nel periodo dal 24 marzo al 3 aprile 2020) 376

Articolo 51, commi 1, 1-bis, 2, 3, 3-bis, 3-ter, 3-decies (Piccole opere e interventi contro l’inquinamento) 378

Articolo 51, commi da 1-ter a 1-septies (Imposta di registro sui terreni agricoli) 398

Articolo 51, commi 3-quater e 3-quinquies (Modifiche alla disciplina del Superbonus) 400

Articolo 51, commi da 3-sexies a 3-novies (Disposizioni per favorire i processi di riciclaggio del polietilentereftalato utilizzato negli imballaggi per alimenti) 404

Articolo 51, comma 3-undecies (Disposizioni in materia di utilizzo delle risorse a disposizione degli enti di gestione delle aree protette) 408

Articolo 52 (Semplificazione adempimenti tesorieri degli enti locali) 410

Articolo 53 (Sostegno agli enti in deficit strutturale) 412

Articolo 54 (Equilibri di bilancio degli enti locali) 427

Articolo 55 (Estensione dei termini per la concessione delle anticipazioni di liquidità agli enti locali per far fronte ai debiti della PA) 430

Articolo 56 (Pagamento dei debiti di Campione d’Italia) 434

Articolo 57 (Disposizioni in materia di eventi sismici) 438

Articolo 57, comma 18-bis (Proroga vita tecnica Skilift nelle regioni Abruzzo e Marche) 463

Articolo 57-bis (Superbonus nei territori colpiti dagli eventi sismici) 464

Articolo 57-ter (Controllo sulla gestione degli Uffici speciali per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 2009) 468

Articolo 57-quater (Conferenza di servizi permanente per la ricostruzione degli edifici pubblici e delle infrastrutture dei territori della Regione Abruzzo colpiti dagli eventi sismici dell'aprile 2009) 469

 


Capo I – Disposizioni in materia di lavoro

Articolo 1, comma 1-bis del disegno di legge di conversione
(Abrogazione dei decreti-legge nn. 103, 111 e
117 del 2020, salvi gli effetti)

 

 

Si prevede l'abrogazione dei decreti-legge n. 103, n. 111, n. 117 del 2020, con salvezza dei loro effetti.

 

Questo aggiuntivo comma, introdotto dal Senato, dispone l'abrogazione di tre decreti-legge, al contempo disponendo che rimangano validi gli atti e i provvedimenti adottati e siano fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici dispiegatisi in tempo di loro vigenza.

La disposizione è formulata quale comma 1-bis dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del presente decreto-legge n. 104 del 2020.

I tre decreti-legge di cui qui si tratta sono:

§  decreto-legge 14 agosto 2020, n. 103, "Modalità operative, precauzionali e di sicurezza per la raccolta del voto nelle consultazioni elettorali e referendaria dell'anno 2020";

§  decreto-legge 8 settembre 2020, n. 111, "Disposizioni urgenti per far fronte a indifferibili esigenze finanziarie e di sostegno per l'avvio dell'anno scolastico, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19";

§  decreto-legge 11 settembre 2020, n. 117, "Disposizioni urgenti per la pulizia e la disinfezione dei locali adibiti a seggio elettorale e per il regolare svolgimento dei servizi educativi e scolastici gestiti dai comuni".

Al contempo, sono state introdotte nel corso della prima lettura in Senato puntuali disposizioni aggiuntive al corpo del decreto-legge n. 104, onde trasporre in esso e mantenere nell'ordinamento, dei tre decreti-legge di cui si dispone qui l'abrogazione, le corrispondenti disposizioni.

In altri termini, i tre decreti-legge risultano 'a perdere' ai fini della loro puntuale conversione, la quale è trasposta sul piano sostanziale in un unico procedimento altro, relativo alla conversione del decreto-legge n. 104 del 2020.

 

Il decreto-legge n. 103 del 2020 - relativo, si è ricordato, alle modalità operative delle consultazioni elettorali e referendaria del 2020 - detta disposizioni su: l'inserimento delle schede votate nell'urna (art. 1); le sezioni elettorali ospedaliere costituite nelle strutture sanitarie che ospitano reparti COVID-19 (art. 2); l'esercizio domiciliare del voto per gli elettori sottoposti a trattamento domiciliare o in condizioni di quarantena o di isolamento fiduciario per COVID-19 (art. 3); il ballottaggio (art. 4); una clausola di invarianza finanziaria.

Tra queste disposizioni, il Senato ha approvato la trasposizione dell'articolo 2 sulle sezioni elettorali ospedaliere, entro il presente decreto-legge n. 104, quale suo articolo 31-bis (v. scheda).

Le altre disposizioni non sono traslate, in quanto si ritiene esauriscano i loro effetti (comunque fatti salvi) allo spirare del turno di ballottaggio, ove indetto.

In effetti la conversione del presente decreto-legge n. 104 si perfeziona dopo la intervenuta effettuazione dei ballottaggi (decreto del Ministro dell'interno del 15 luglio 2020 ha individuato il turno di ballottaggio per le elezioni dei sindaci nelle giornate del 4 e 5 ottobre; il decreto-legge n. 104 scade il 13 ottobre 2020).  

 

Il decreto-legge n. 111 del 2020 detta disposizioni su:

§  trasporto pubblico locale (art. 1). Il Senato ha approvato la sua trasposizione entro il decreto-legge n. 104, riscrivendone l'articolo 44 (v. scheda di lettura corrispettiva, in questo come negli altri casi a seguire);

§  trasporto scolastico (art. 2). Se ne ha la trasposizione entro il decreto-legge n. 104, entro il suo articolo 39, quale comma 1-bis;

§  interventi urgenti per l'avvio e il regolare svolgimento dell'anno scolastico 2020-2021 (art. 3): trasposto entro il presente decreto-legge n. 104, quale suo articolo 32-bis;

§  sospensione versamenti tributari e contributivi, nonché interventi finanziari a favore delle imprese del settore turistico, agricole e della pesca, per Lampedusa e Linosa (art. 4): trasposto entro il decreto-legge n. 104, quale suo articolo 42-bis, comma 1;

§  lavoro agile e congedo straordinario per i genitori durante il periodo di quarantena obbligatoria del figlio convivente per contatti scolastici (art. 5): trasposto entro il decreto-legge n.  104, quale suo articolo 21-bis.

 

Il decreto-legge n. 117 del 2020 pone la sua normazione relativamente a due profili:

-  le operazioni di pulizia e disinfezione dei seggi elettorali per la tornata elettorale e referendaria del settembre 2020 (a tal fine istituendo un apposito Fondo, per 39 milioni di euro) (articolo 1). Il Senato ha approvato la sua trasposizione entro il decreto-legge n.  104, quale suo articolo 31-bis

-  i servizi educativi e scolastici gestiti direttamente dai Comuni (consentendo loro di non computare, ferma la sostenibilità di bilancio, nel calcolo del limite finanziario per le forme di lavoro flessibile la maggiore spesa sostenuta - per l'anno scolastico 2020/2021 - per la stipula di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato con il personale educativo, scolastico e ausiliario) (articolo 2). Se ne ha la trasposizione entro il decreto-legge n.  104, quale suo articolo 48-bis.

Pertanto il decreto-legge n. 117 risulterebbe integralmente trasposto entro il decreto-legge n. 104 qui in esame.

 

Legislatura XVIII 

Decreti-legge abrogati con salvezza di effetti (in ordine cronologico)

 

D.L. 28 giugno 2018, n. 79. "Proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante".

Pubblicato nella G.U. 28 giugno 2018, n. 148.

Abrogato dall'art. 1, comma 2, L. 9 agosto 2018, n. 96[1], a decorrere dal 12 agosto 2018. A norma del citato comma 2 restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge.

 

D.L. 5 ottobre 2018, n. 115. "Disposizioni urgenti in materia di giustizia amministrativa, di difesa erariale e per il regolare svolgimento delle competizioni sportive".

Pubblicato nella G.U. 6 ottobre 2018, n. 233.

Non è stato convertito in legge. La legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019), art. 1, ai commi da 647 a 650, riprende, con alcune modifiche, le disposizioni in esso contenute[2].

 

D.L. 29 dicembre 2018, n. 143. "Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea".

Pubblicato nella G.U. 29 dicembre 2018, n. 301.

Abrogato dall'art. 1, comma 2, L. 11 febbraio 2019, n. 12[3], a decorrere dal 13 febbraio 2019. A norma del citato comma 2 restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge.

 

D.L. 11 gennaio 2019, n. 2. "Misure urgenti e indifferibili per il rinnovo dei consigli degli ordini circondariali forensi".

Pubblicato nella G.U. 11 gennaio 2019, n. 9.

Abrogato dall'art. 1, comma 3, L. 11 febbraio 2019, n. 12[4], a decorrere dal 13 febbraio 2019. A norma del citato comma 3 restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge.

 

D.L. 11 luglio 2019, n. 64. "Modifiche al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56".

Pubblicato nella G.U. 11 luglio 2019, n. 161.

Non è stato convertito in legge. A norma dell'art. 1, comma 2, L. 4 ottobre 2019, n. 107[5], restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge[6].

 

D.L. 2 marzo 2020, n. 9. "Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19".

Pubblicato nella G.U. 2 marzo 2020, n. 53.

Abrogato dall'art. 1, comma 2, L. 24 aprile 2020, n. 27[7], a decorrere dal 30 aprile 2020. A norma del citato comma 2, restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del presente decreto-legge.

 

D.L. 8 marzo 2020, n. 11. "Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria".

Pubblicato nella G.U. 8 marzo 2020, n. 60, Edizione straordinaria.

Abrogato dall'art. 1, comma 2, L. 24 aprile 2020, n. 27[8], a decorrere dal 30 aprile 2020. A norma del citato comma 2, restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge.

 

D.L. 9 marzo 2020, n. 14. "Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all'emergenza COVID-19".

Pubblicato nella G.U. 9 marzo 2020, n. 62, Edizione straordinaria.

Abrogato dall'art. 1, comma 2, L. 24 aprile 2020, n. 27[9], a decorrere dal 30 aprile 2020. A norma del citato comma 2, restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge.

 

D.L. 10 maggio 2020, n. 29. "Misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell'esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo terroristico o mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa o con finalità di terrorismo, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati".

Pubblicato nella G.U. 10 maggio 2020, n. 119, Edizione straordinaria.

Abrogato dall'art. 1, comma 3, L. 25 giugno 2020, n. 70[10], a decorrere dal 30 giugno 2020. A norma del citato comma 3 restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge.

 

D.L. 16 giugno 2020, n. 52. "Ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale, nonché proroga di termini in materia di reddito di emergenza e di emersione di rapporti di lavoro".

Pubblicato nella G.U. 16 giugno 2020, n. 151.

Abrogato dall'art. 1, comma 2, L. 17 luglio 2020, n. 77[11], a decorrere dal 19 luglio 2020. A norma del citato comma 2 restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del presente decreto-legge.


 

Articolo 1
(Trattamenti ordinari di integrazione salariale, assegni ordinari di integrazione salariale e trattamenti di
integrazione salariale in deroga)

 

 

L’articolo 1 prevede - con riferimento ai trattamenti ordinari di integrazione salariale, assegni ordinari di integrazione salariale e trattamenti di integrazione salariale in deroga, già riconosciuti secondo una disciplina transitoria, posta in relazione all’emergenza epidemiologica da COVID-19 - la concessione di diciotto settimane di trattamento - fatte salve le disposizioni specifiche per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato, di cui al comma 8 -, collocabili esclusivamente nel periodo intercorrente tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020; il beneficio può concernere i casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Nel suddetto ambito di diciotto settimane, il periodo di trattamento relativo alle seconde nove settimane è subordinato ad alcune condizioni e, in certi casi, determina l’obbligo del versamento di un contributo da parte del datore di lavoro (commi 2, 3 e 4). Nei casi in cui i trattamenti in esame siano stati autorizzati, prima del 15 agosto 2020 (data di entrata in vigore del presente decreto), per periodi collocati, anche solo in parte, successivamente al 12 luglio 2020, i medesimi trattamenti concorrono al calcolo del limite delle prime suddette nove settimane (commi 1 e 12); in ogni caso, le suddette diciotto settimane costituiscono la durata massima degli interventi di integrazione salariale che possono essere chiesti con causale COVID-19 nel periodo 13 luglio 2020-31 dicembre 2020. I commi da 4 a 6 definiscono i termini e le modalità procedurali relativi ai trattamenti in oggetto; i commi 9 e 10 recano in materia alcuni differimenti di termini. Il comma 7 reca disposizioni specifiche per il riconoscimento delle diciotto settimane in esame - come assegno ordinario di integrazione salariale - da parte dei cosiddetti Fondi di solidarietà bilaterali alternativi (ovvero non istituiti presso l’INPS)[12]. Il comma 8 stabilisce disposizioni specifiche per la concessione del trattamento di integrazione salariale per i lavoratori dipendenti agricoli a tempo indeterminato (CISOA). Il suddetto comma 7 e il comma 11 stabiliscono i limiti di spesa per i trattamenti di cui al presente articolo, limiti che vengono posti distintamente con riferimento alle seguenti tipologie: trattamenti ordinari di integrazione salariale ed assegni ordinari di integrazione salariale dei Fondi di solidarietà bilaterali istituiti presso l’INPS; assegni ordinari dei suddetti Fondi di solidarietà bilaterali alternativi; trattamenti di integrazione salariale in deroga; trattamenti di integrazione salariale relativi ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato. Il comma 13 concerne la copertura dei relativi oneri finanziari.

 

Si ricorda che, in base alla normativa finora vigente (richiamata dai commi 1, 8 e 12) di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni, e all’articolo 70-bis del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77, i trattamenti in esame (ferme restando le disposizioni specifiche per i trattamenti relativi ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato[13]) possono essere stati autorizzati, con riferimento a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dal 23 febbraio 2020, per una durata massima di diciotto settimane, fatto salvo un periodo aggiuntivo per alcune aree territoriali[14]. Come detto, nei casi in cui i trattamenti in esame siano stati autorizzati, prima del 15 agosto 2020 (data di entrata in vigore del presente decreto), per periodi collocati, anche solo in parte, successivamente al 12 luglio 2020, i medesimi trattamenti concorrono (commi 1 e 12) al calcolo del limite delle prime nove settimane contemplate dal presente articolo 1.

Riguardo all’ambito dei datori di lavoro interessati dalle varie tipologie di intervento summenzionate, si ricorda che, anche in virtù del carattere residuale e di chiusura dei trattamenti di integrazione salariale in deroga[15], esse, nel loro complesso, coprono quasi tutti i rapporti di lavoro del settore privato[16]. Possono essere beneficiari dei trattamenti - secondo l'interpretazione seguìta dalla circolare dell'INPS n. 115 del 30 settembre 2020 (che recepisce sul punto un'espressa indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali)[17] - esclusivamente i lavoratori alle dipendenze del datore alla data del 13 luglio 2020[18].

 

Si ricorda che - mentre, in generale, i trattamenti di integrazione salariale non riguardano i dirigenti, i lavoratori a domicilio e gli apprendisti rientranti in una tipologia di apprendistato diversa da quello professionalizzante (cfr. l’articolo 1, comma 1, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148) - i trattamenti in deroga in esame sono ritenuti applicabili (cfr. la circolare dell'INPS n. 86 del 15 luglio 2020, emanata d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali) a tutti i lavoratori apprendisti ed ai lavoratori a domicilio; restano esclusi i dirigenti.

Per i datori aventi più di cinque dipendenti, i trattamenti in deroga sono subordinati alla conclusione di un accordo - che può essere concluso anche in via telematica - tra il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro (comma 1 del citato articolo 22 del D.L. n. 18, e successive modificazioni). Si ricorda altresì che: per i trattamenti in deroga - così come per gli altri trattamenti in oggetto con causale COVID-19 - l’obbligo dello svolgimento della procedura aziendale di informazione, consultazione ed esame congiunto può essere adempiuto, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi alla comunicazione preventiva circa la richiesta di intervento medesimo[19]; anche per i trattamenti in deroga (così come per gli altri interventi di integrazione salariale in oggetto) sono riconosciuti la contribuzione figurativa e gli oneri accessori (comma 1 citato dell’articolo 22 del D.L. n. 18).

Si ricorda altresì che i trattamenti ordinari e gli assegni ordinari di integrazione salariale, concessi con la causale COVID-19 in oggetto, non sono computati ai fini del calcolo dei limiti di durata previsti dalle norme generali (relative alle medesime tipologie di trattamento) e sono neutralizzati ai fini delle successive richieste[20].

 

Nell’ambito del limite massimo suddetto di diciotto settimane, relativo, ai sensi del presente articolo 1, al periodo 13 luglio 2020-31 dicembre 2020, il riconoscimento delle seconde nove settimane è subordinato alla previa autorizzazione delle prime nove settimane e al decorso del periodo così già autorizzato[21] (comma 2). Il riconoscimento delle seconde nove settimane determina l’obbligo del versamento di un contributo da parte del datore di lavoro[22], ad esclusione dei casi in cui i datori abbiano subìto, nel primo semestre del 2020, una riduzione del fatturato aziendale - rispetto al primo semestre del 2019 - pari o superiore al 20 per cento e dei casi in cui i datori abbiano avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019[23] (commi 2, 3 e 4). Si valuti l’opportunità di chiarire se quest’ultima esclusione riguardi anche i datori di lavoro diversi dalle imprese nonché se i suddetti parametri, relativi al fatturato, riguardino tali datori, considerato che la norma adopera l’aggettivo "aziendale".

Fatti salvi i casi di esclusione summenzionati, il datore di lavoro deve versare un contributo a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale (relativo alle seconde nove settimane in oggetto).

Il contributo è pari ad una determinata quota percentuale della retribuzione globale che sarebbe spettata al dipendente per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa; tale aliquota è pari  al 9 per cento per i datori di lavoro che abbiano avuto una riduzione (inferiore, come detto, al 20 per cento) del fatturato (con riferimento ai periodi temporali summenzionati) e al 18 per cento per i datori di lavoro che non abbiano avuto alcuna riduzione del fatturato.

Alla domanda relativa al trattamento per le seconde nove settimane in oggetto, il datore di lavoro allega un’autocertificazione[24] concernente la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato (con riferimento ai periodi temporali summenzionati). In mancanza di autocertificazione, si applica la suddetta aliquota del 18 per cento (fatti salvi i casi di esclusione del contributo). Sono comunque disposte le necessarie verifiche, relative alla sussistenza dei requisiti - inclusi nell’autocertificazione - per l’accesso ai trattamenti di integrazione salariale di cui al presente articolo, ai fini delle quali l’INPS e l’Agenzia delle entrate sono autorizzati a scambiarsi i dati.

Le domande relative ai trattamenti di cui all’articolo in esame devono essere presentate all’INPS[25], a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui abbia avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa (comma 5); in fase di prima applicazione, il termine di decadenza scade il 30 settembre 2020 (la norma transitoria fa infatti riferimento alla fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto).

In caso di pagamento diretto della prestazione al dipendente da parte dell’INPS[26], il datore di lavoro è tenuto ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui sia collocato il periodo di integrazione salariale[27], ovvero, se posteriore, entro il termine di 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione (comma 6); tuttavia, qualora il termine così determinato sia anteriore al 14 settembre 2020, il termine medesimo è costituito da quest’ultima data. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico (in via definitiva) del datore di lavoro inadempiente.

Riguardo al suddetto termine relativo all’invio per il pagamento o per il saldo, si ricorda che, nel caso di pagamento diretto dei trattamenti in esame (con la causale COVID-19), la normativa[28] (che già pone il principio di decadenza summenzionato) prevede che la domanda del datore di lavoro contenga anche i dati essenziali per il calcolo e l'erogazione di un'anticipazione pari al 40 per cento delle ore autorizzate nell'intero periodo -  anticipazione che l’INPS dispone entro quindici giorni dal ricevimento della domanda -. In merito, si segnala che, secondo l'interpretazione seguita dalla circolare dell'INPS n. 78 del 27 giugno 2020, nella richiesta del datore di lavoro relativa alla prestazione si può rinunziare al meccanismo dell'acconto. Si ricorda inoltre che, nel caso di decadenza summenzionata, l'INPS provvede al recupero, nei confronti del datore di lavoro, dell'acconto eventualmente corrisposto[29].

Sempre in merito ai termini temporali relativi alle procedure per gli interventi di integrazione in esame, i commi 9 e 10 del presente articolo 1 prevedono: il differimento al 31 agosto 2020 dei termini scaduti entro il 31 luglio 2020 (ivi compresi quelli già oggetto di differimento in via amministrativa nell’ambito del suddetto primo semestre del 2020); il differimento al 30 settembre 2020 dei termini aventi scadenza nel mese di agosto 2020. Tali differimenti concernono i termini (posti a pena di decadenza) per la richiesta di accesso agli interventi di integrazione in esame o per la trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi trattamenti[30]. La circolare dell'INPS n. 115 del 30 settembre 2020 rileva che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha segnalato l’esigenza del differimento del suddetto termine dal 30 settembre 2020 al 31 ottobre 2020, anche in ragione di una imminente soluzione legislativa; la medesima circolare ritiene, quindi, sospeso il termine del 30 settembre, affermando che "le domande e la documentazione per i pagamenti diretti presentate oltre tale data ed entro il 31 ottobre saranno definite successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 104/2020"[31]. Si valuti l'opportunità di una definizione di tale profilo.

Il comma 7 prevede che i Fondi di solidarietà bilaterali non istituiti presso l’INPS[32] garantiscano l’erogazione dell’assegno ordinario di integrazione salariale con le medesime modalità di cui al presente articolo 1. Il concorso del bilancio dello Stato agli oneri finanziari relativi alla suddetta prestazione - con causale COVID-19 e per le sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa comprese nel periodo 13 luglio 2020-31 dicembre 2020 - è stabilito nel limite massimo di 1.600 milioni di euro per il 2020 ed è assegnato ai rispettivi Fondi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Le risorse sono successivamente trasferite ai rispettivi Fondi con uno o più decreti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, previo monitoraggio da parte dei Fondi stessi dell’andamento del costo della prestazione, relativamente alle istanze degli aventi diritto, nel rispetto del limite di spesa e secondo le indicazioni fornite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Si ricorda che, per gli assegni ordinari che i medesimi Fondi di solidarietà non istituiti presso l’INPS devono corrispondere - sempre con la causale COVID-19 in oggetto - in base alla normativa previgente rispetto al presente decreto, il successivo articolo 16 reca un ulteriore stanziamento, pari a 500 milioni di euro[33].

Il comma 8 concerne la concessione del trattamento di integrazione salariale per i lavoratori dipendenti agricoli a tempo indeterminato (CISOA)[34], richiesto per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19. La disciplina fino ad ora vigente consentiva il riconoscimento del trattamento - in deroga ai limiti di fruizione relativi al singolo lavoratore e al numero minimo di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda - per una durata massima di 90 giorni, nell’ambito del periodo intercorrente tra il 23 febbraio 2020 ed il 31 ottobre 2020. La nuova disciplina di cui al comma 8 consente il riconoscimento del trattamento per una durata massima di 50 giorni, nell’ambito del periodo intercorrente tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020; i trattamenti già autorizzati che riguardino, anche parzialmente, periodi successivi al 12 luglio 2020 concorrono al raggiungimento del suddetto limite di durata. In merito, la circolare dell'INPS n. 115 del 30 settembre 2020 specifica che, nelle ipotesi in cui il trattamento già autorizzato per i periodi successivi al 12 luglio 2020 abbia una durata superiore a 50 giorni, esso si intende ridotto al limite suddetto di durata.

Si ricorda che le deroghe summenzionate concernono le norme - poste dalla disciplina specifica sul trattamento di integrazione salariale relativo alla categoria in oggetto[35] - che prevedono: un limite di durata del trattamento pari a 90 giorni nell'anno; la condizione dello svolgimento annuale di almeno 181 giornate lavorative presso lo stesso datore.

Ai fini della valutazione delle successive richieste di intervento di integrazione salariale in base alle suddette norme ordinarie, si segnala che: i trattamenti di integrazione salariale riconosciuti per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 - già autorizzati, ovvero autorizzati in base al presente comma 8 -: non vengono considerati ai fini del limite di durata di 90 giorni nell’anno[36]; sono computati come giornate lavorative, ai fini del suddetto requisito di 181 giornate (quest’ultima specificazione è posta dal medesimo comma 8).

La domanda di trattamento di cui al presente comma 8 deve essere presentata, a pena di decadenza, entro la fine del periodo successivo a quello in cui abbia inizio il periodo di sospensione dell’attività lavorativa; qualora il termine così determinato sia anteriore al 30 settembre 2020, il termine medesimo è costituito da quest’ultima data[37].

Il comma 11 definisce i limiti di spesa per i trattamenti di cui al presente articolo 1, i quali vengono posti distintamente con riferimento alle varie tipologie - come detto, il limite relativo agli assegni ordinari di integrazione salariale dei Fondi di solidarietà bilaterali non istituiti presso l’INPS è posto dal precedente comma 7 -. I limiti di cui al comma 11 sono pari a: 5.174 milioni di euro per i trattamenti ordinari di integrazione salariale e per gli assegni ordinari dei Fondi di solidarietà bilaterali istituiti presso l’INPS[38]; 2.889,6 milioni per i trattamenti di integrazione salariale in deroga; 156,7 milioni per i trattamenti di integrazione salariale relativi ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato.

Ai sensi del medesimo comma 11, l’INPS provvede al monitoraggio del limite di spesa; qualora dal predetto monitoraggio emerga che sia stato raggiunto, anche in via prospettica, il limite di spesa, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande. Si valuti l’opportunità di chiarire se le clausole di monitoraggio e salvaguardia in esame si applichino con riferimento a ciascuno dei limiti di spesa di cui al comma 11.

Sotto il profilo temporale, i limiti di cui al comma 11 sono posti in termini globali, mentre il successivo comma 13, nella quantificazione degli oneri, opera una distinzione tra il 2020 e il 2021, ipotizzando - come spiega la relazione tecnica allegata al disegno di legge di conversione del presente decreto[39] - che una determinata quota degli oneri ricada nel 2021 "per il fisiologico operare delle procedure amministrative e conseguenti registrazioni contabili".

Il comma 13 quantifica gli oneri derivanti dal presente articolo 1 in: 7.804,2 milioni di euro per il 2020 e 2.016,1 milioni per il 2021 in termini di saldo netto da finanziare; 4.789,3 milioni per il 2020 e 1.224,6 milioni per il 2021 in termini di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e di fabbisogno di cassa; ai fini della relativa copertura finanziaria, il comma 13 rinvia alle disposizioni di cui al successivo articolo 114, ad esclusione di una quota - pari (con riferimento a ciascuno dei tre saldi summenzionati) a 223,1 milioni di euro per il 2020 e 74,4 milioni per il 2021 - per la quale è disposto l’utilizzo delle maggiori entrate derivanti dal comma 2 del presente articolo 1.

 


 

Articolo 1-bis
(Indennità lavoratori aree crisi industriale complessa)

 

 

L’articolo 1-bis, introdotto al Senato, consente la concessione di un'indennità pari al trattamento di mobilità in deroga, comprensiva della contribuzione figurativa, a decorrere dalla entrata in vigore della disposizione e fino al 31 dicembre 2020, anche ai lavoratori delle aree di crisi industriale complessa ubicate nel territorio della regione Sicilia i quali abbiano cessato di percepire l'indennità di disoccupazione denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'impiego (NASpl) nell’anno 2020.

 

In dettaglio, la disposizione introduce un comma 251-bis all'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, con il quale si propone di estendere anche ai lavoratori delle aree di crisi industriale complessa ubicate nel territorio della regione Sicilia, i quali abbiano cessato di percepire l'indennità di disoccupazione denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'impiego (NASpl) nel 2020, un'indennità pari al trattamento di mobilità in deroga, comprensiva della contribuzione figurativa, secondo quanto previsto dal comma 251 della medesima legge, nel limite massimo di 7,4 milioni di euro per l’anno in corso (comma 1, lett. a).

 

Il comma 251, in particolare, dispone che “ai lavoratori che hanno cessato la cassa integrazione guadagni in deroga nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2018 e non hanno diritto all'indennità di disoccupazione denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI) è concessa, nel limite massimo di dodici mesi e in ogni caso con termine entro il 31 dicembre 2020, in continuità con la prestazione di Cassa integrazione guadagni in deroga, un'indennità pari al trattamento di mobilità in deroga, comprensiva della contribuzione figurativa”.

 

Di conseguenza, si modifica del comma 253 della legge 145/2018, che disciplina il riparto degli oneri in conseguenza della erogazione della indennità di cui all’articolo 251, che grava attualmente sulle regioni e sulle province autonome di Trento e Bolzano (nel limite delle risorse già ad esse assegnate), includendo anche gli oneri derivanti dalla disposizione in commento (comma 1, lett.b).

 

Le aree di crisi industriale complessa

Riconoscimento

Per quanto attiene alle aree di crisi industriale complessa, la L. 181/1989, come modificata dal D.L. 83/2012 e dal D.L. 145/2013, ha delineato misure di sostegno consistenti nella predisposizione di progetti di riconversione e riqualificazione industriale (PRRI) nelle aree, soggette a recessione economica e crisi occupazionale, dichiarate dal MISE di crisi complessa o non complessa. I PRRI promuovono, anche mediante cofinanziamento regionale e con l'utilizzo di tutti i regimi d'aiuto disponibili per cui ricorrano i presupposti, investimenti produttivi anche a carattere innovativo, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale e l'efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi.

In particolare, l'art. 27 del D.L. 83/2012 prevede che, nei casi di situazioni di crisi industriali complessa con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, il MISE adotti progetti di riconversione e riqualificazione industriale e demanda al MISE il riconoscimento di situazioni di crisi industriale complessa, anche a seguito di istanza della regione interessata. Il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto di natura non regolamentare, disciplina le modalità di individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa e determina i criteri per la definizione e l'attuazione dei Progetti di riconversione e riqualificazione industriale.

Si prevede poi lo strumento degli accordi di programma per l'adozione dei progetti di riconversione e riqualificazione. Gli accordi disciplinano gli interventi agevolativi, l'attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e dei soggetti pubblici e privati, le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate. Le opere e gli impianti compresi nel progetto di riconversione e riqualificazione industriale sono dichiarati di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili. Si demanda inoltre a un decreto non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, da adottare sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, la previsione delle condizioni e delle modalità per l'attuazione degli interventi da effettuare nei casi di situazioni di crisi industriali diverse da quelle complesse, che presentano, comunque, impatto significativo sullo sviluppo dei territori interessati e sull'occupazione (le c.d. aree di crisi industriale "non complessa").

Con decreto ministeriale 9 giugno 2015 sono stati stabiliti i termini, le modalità e le procedure per la presentazione delle domande di accesso, nonché i criteri di selezione e valutazione per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore di programmi di investimento finalizzati al rilancio di tutte le aree di crisi.

Trattamenti in deroga: normativa e finanziamenti

L'articolo 44, comma 11-bis, del D.Lgs. 148/2015 ha disposto la possibilità di concedere un ulteriore intervento di cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga (sulla base di specifici accordi stipulati in sede governativa), entro un limite massimo di spesa di 216 milioni di euro per il 2016 e di 117 milioni di euro per il 2017. Il trattamento può essere concesso, sino al limite massimo di 12 mesi per ciascun anno di riferimento, alle imprese operanti in un'area di crisi industriale complessa riconosciuta alla data dell'8 ottobre 2016. Per essere ammessa all'ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria l'impresa ha l'obbligo di presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori, con contestuale dichiarazione della impossibilità di ricorrere al trattamento di integrazione salariale straordinaria né secondo le disposizioni presenti nello stesso D.Lgs. 148/2015, né secondo le disposizioni attuative dello stesso. Con specifico decreto interministeriale, le risorse sono proporzionalmente ripartite tra le regioni in base alle richieste, entro il limite massimo complessivo di spesa in precedenza richiamato. È previsto, infine, il monitoraggio da parte dell'INPS.

Successivamente, la legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 139, della L. 205/2017) ha consentito l'impiego, nel 2018, delle residue risorse finanziarie stanziate per i medesimi fini per il 2016 ed il 2017 dal citato articolo 44, comma 11-bis, del D.Lgs. 148/2015, nonché dall'articolo 53-ter del D.L. 50/2017 il quale dispone che le suddette risorse residue possono essere utilizzate dalle regioni per la concessione di trattamenti di mobilità in deroga in favore dei lavoratori (operanti nelle suddette aree) titolari al 1° gennaio 2017 di un trattamento di mobilità ordinaria o in deroga. La corresponsione - ammessa fino ad un massimo di 12 mesi e senza soluzione di continuità con il trattamento precedente - è subordinata alla condizione che ai medesimi lavoratori siano contestualmente applicate le misure di politica attiva individuate in un apposito piano regionale (da comunicare all'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali). L'impiego delle risorse finanziarie residue per il 2018 è ammesso nel rispetto del riparto tra le regioni già operato dai decreti all'uopo emanati.

Per le competenze relative al 2016, con il decreto interministeriale n. 1 del 12 dicembre 2016 sono state assegnate alle regioni risorse finanziarie pari a 169.781.840 euro. Per le competenze relative al 2017, con il successivo decreto interministeriale n. 12 del 5 aprile 2017, sono state assegnate alle stesse regioni risorse pari a 117 milioni di euro.

Successivamente, la Legge di bilancio 2019 (art. 1, c. 1136, lett. c), e 282 della L. 145/2018) ha disposto per il 2019:

l’utilizzo delle restanti risorse stanziate per la concessione, nelle aree di crisi industriale complessa, di interventi di integrazione salariale straordinaria in deroga o di trattamenti di mobilità in deroga, al fine di completare i piani di recupero occupazionale previsti;

la possibilità per le regioni Sardegna e Lazio di destinare ulteriori risorse, fino, rispettivamente, al limite di 9 e 6 milioni di euro nel 2019, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel loro territorio. Si ricorda che per la Sardegna il suddetto stanziamento di 9 milioni di euro era stato introdotto per il 2018 dall’art. 1 del D.L. 44/2018;

lo stanziamento di ulteriori 117 milioni di euro, ripartite con il decreto interministeriale n. 16 del 29 aprile 2019.

Tale facoltà è riconosciuta anche per il 2020, alle medesime condizioni e nei limiti delle risorse residue, dalla legge di bilancio 2020 (art. 1, c. 491-493, della L. 160/2019) che, al contempo, ha stanziato ulteriori 45 milioni di euro per le medesime finalità da ripartire tra le regioni sulla base delle risorse utilizzate nel 2019 e tenuto conto delle risorse residue dei precedenti finanziamenti nella disponibilità di ogni singola regione. Si segnala che la medesima legge di bilancio 2020 ha esteso, per il 2020, i suddetti trattamenti anche alle imprese operanti nelle aree di crisi industriale complessa del Fermano-Maceratese e Torino (riconosciute con i DM del 12 dicembre 2018 e del 16 aprile 2019), entro il limite massimo di spesa di 10 milioni di euro.

 

Per quanto riguarda specificamente le situazioni occupazionali della Sardegna e della Sicilia, l’art. 9 del D.L. 101/2019 ha attribuito la facoltà di destinare ulteriori risorse fino al limite, rispettivamente, di 3,5 milioni di euro e di 30 milioni di euro per il 2019 per la prosecuzione dei trattamenti in deroga in favore dei lavoratori già occupati nelle aree di crisi industriale complessa.

 

Per quanto riguarda le situazioni occupazionali della Campania e del Veneto, la legge di bilancio 2018 (art. 1, c. 140-143, L. 205/2017) e l’art. 41 del D.L. 34/2019 hanno stanziato 34 milioni di euro per il 2018 (dalla L. 205/2017) e 16 milioni di euro per il 2019 e 10 milioni di euro per il 2020 (dal D.L. 34/2019) per la concessione, rispettivamente, della CIGS in deroga e del trattamento di mobilità in deroga per  i lavoratori delle medesime aree che hanno cessato la mobilità ordinaria o in deroga entro il 31 dicembre 2019 (termine portato al 31 dicembre 2020 dall’art. 11-quater, c. 4, del D.L. 162/2019 attualmente in fase di conversione).

L’articolo 11-quater, c. 3, del richiamato D.L. 162/2019 dispone la facoltà per le suddette regioni di concedere un ulteriore intervento di CIGS in deroga anche per il 2019, utilizzando le risorse residue già previste per il 2018 (pari a 34 mln di euro, di cui al richiamato art. 1, c. 140 e 141, della L. 205/2017) - nel limite di 11,6 milioni di euro - a favore delle imprese che nel 2019 cessano un intervento di integrazione salariale straordinaria e che operano in aree riconosciute di crisi complessa nel periodo 8 ottobre 2016 – 30 novembre 2017.

Si ricorda che le aree di crisi complessa riconosciute nel suddetto periodo sono Venezia-Porto Marghera (DM 8 marzo 2017) e Campania, Poli industriali di Acerra-Marcianise-Airola, Battipaglia-Solofra, Castellammare-Torre Annunziata (DM 22 novembre 2017).

 

Per quanto riguarda l’area di crisi industriale complessa "Venafro-Campochiaro-Bojano e aree dell'indotto l’art. 10 del richiamato D.L. 101/2019 ha disposto che il trattamento di mobilità in deroga previsto dall’articolo 53-ter del D.L. 50/2017 - che prevede la possibilità di utilizzare le risorse residue stanziate dal richiamato art. 44, c. 11-bis, del D.Lgs. 148/2015 per la concessione di trattamenti di mobilità in deroga (vedi infra) - venga riconosciuto anche ai lavoratori” che risultino beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o di un trattamento di mobilità in deroga alla data del 31 dicembre 2016 (oltre che, come già previsto, a quelli che risultino beneficiari di uno dei suddetti due trattamenti alla data del 1° gennaio 2017), nel limite di spesa di 1,5 milioni di euro per il 2019 e salvo che gli stessi non siano percettori di reddito di cittadinanza

Nel medesimo solco si inserisce quanto disposto dall’art. 1, c. 492, della L. 160/2019 (legge di bilancio 2020) che prevede la possibilità di destinare le residue risorse di cui al più volte richiamato art. 44, c. 11-bis, del D.Lgs. 148/2015, in favore dei lavoratori delle imprese operanti nelle aree del Fermano-Maceratese e Torino (riconosciute con i DM del 12 dicembre 2018 e del 16 aprile 2019) che risultino beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o in deroga al 31 dicembre 2019.

 

Le aree di crisi industriale complessa riconosciute alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 185/2016, comunicate dal Ministero dello sviluppo economico, sono le seguenti:

 

 

REGIONE

AREA DI CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA

Data e atto di riconoscimento

1

Lazio

Rieti

D.M. 13/04/2011

2

Puglia

Taranto

D.L. 129/2012

3

Toscana

Piombino

D.L. 43/2013

4

Friuli Venezia Giulia

Trieste

D.L. 43/2013

5

Sicilia

Termini Imerese

AdP 22/07/2015

6

Sicilia

Gela

D.M. 20/05/2015

7

Molise

Isernia, Boiano, Campochiaro, Venafro

D.M. 07/08/2015

8

Toscana

Livorno

D.M. 07/08/2015

9

Marche-Abruzzo

Val Vibrata-Valle del Tronto Piceno

D.M. 10/02/2016

 


 

Articolo 1-ter
(Indennità lavoratori aree crisi industriale complessa

della Regione Campania)

 

 

L’articolo 1-ter, introdotto al Senato, consente la concessione di un'indennità pari al trattamento dell'ultima mobilità ordinaria percepita, comprensiva della contribuzione figurativa, a decorrere dalla entrata in vigore della disposizione e fino al 31 dicembre 2020, in favore dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa ubicate nel territorio della Regione Campania i quali abbiano cessato la mobilità ordinaria dal 1º gennaio 2015 al 31 dicembre 2016.

 

In particolare, tale indennità, cui non si applicano le previsioni dell’art. 2, comma 67, della legge 28 giugno 2012, n. 92, che rinvia, per successive abrogazioni, al d.lgs 148/2015 in materia di ammortizzatori sociali[40](comma 1) non è compatibile con il reddito di emergenza di cui all'articolo 82 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34. L'indennità di cui al comma 1, non è altresì compatibile con la presenza di una delle seguenti condizioni:

§  essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente;

§  essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell'assegno ordinario di invalidità;

§  essere percettori dell'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (DIS-COLL);

§  essere percettori di reddito di cittadinanza ovvero delle misure aventi finalità analoghe di cui all'articolo 13, comma 2, del medesimo decreto-legge, che lascia alle regioni a statuto speciale e alle province autonome la facoltà di disporre l’erogazione del reddito di inclusione (comma 2).

Per far fronte agli oneri derivanti dal presente articolo, quantificati in 2,43 milioni di euro per il 2020, la Regione è autorizzata ad utilizzare le risorse residue di cui all'articolo 25-ter del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (comma 3).

 


 

Articolo 2
(Trattamenti di integrazione salariale in deroga per sportivi professionisti)

 

 

L’articolo 2 opera una revisione della disciplina che estende - con particolari criteri e nel rispetto di uno specifico limite di spesa - ai lavoratori dipendenti (atleti ed altre figure) iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti l'applicabilità delle norme che consentono, in via transitoria, il riconoscimento di trattamenti di integrazione salariale in deroga[41]. Le modifiche concernono la durata del trattamento, i requisiti di reddito del lavoratore per l’accesso al beneficio, le competenze amministrative in materia, le risorse finanziarie.

 

La disciplina fino ad ora vigente per i trattamenti di integrazione salariale in deroga relativi ai suddetti lavoratori dipendenti - disciplina che ora viene esplicitamente abrogata dal presente articolo 2 - era posta dall’articolo 98, comma 7, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77; tale normativa è stata oggetto della circolare dell'INPS n. 86 del 15 luglio 2020, emanata d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Mentre nella disciplina fino ad ora vigente, il trattamento in deroga per i lavoratori in esame poteva riguardare un periodo di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa compreso tra il 23 febbraio 2020 ed il 31 agosto 2020, il presente articolo 2 - nell'interpretazione seguìta dalla circolare dell'INPS n. 115 del 30 settembre 2020[42] - fa implicitamente riferimento al periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 ed il 31 ottobre 2020 (in quanto la novella di cui all'articolo 2 si inserisce all'interno dell'articolo 22 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni).

Inoltre, in base alla nuova disciplina:

§  si conferma che il soggetto competente per la ricezione delle domande e per le conseguenti determinazioni è l’INPS (secondo le modalità di presentazione delle domande indicate dal medesimo Istituto[43]). Si prevede, tuttavia, che le regioni e province autonome, per le domande già ad esse presentate, autorizzino, a valere e nei limiti delle risorse assegnate (in via generale) al medesimo ente territoriale per i trattamenti di integrazione salariale in deroga, i relativi trattamenti;

§  si conferma che il periodo oggetto del trattamento non può complessivamente superare le nove settimane; tuttavia, si introduce la previsione che, per le associazioni e società aventi sede nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, le regioni possano autorizzare - a valere e nei limiti delle risorse assegnate, in via generale, al medesimo ente territoriale per i trattamenti di integrazione salariale in deroga - fino a tredici settimane di trattamento. Considerata la norma transitoria sulla competenza amministrativa summenzionata, si valuti l’opportunità di chiarire se la possibilità di tale prolungamento sia subordinata alla condizione che la domanda sia stata presentata all’ente territoriale prima del 15 agosto 2020 (data di entrata in vigore della presente novella) ovvero, in ipotesi contraria, di chiarire se nel limite di tredici settimane rientrino anche le nove settimane eventualmente autorizzate dall’INPS. Considerato che i periodi di sospensione dell’attività sportiva professionistica hanno riguardato l’intero territorio nazionale, si consideri l’opportunità di valutare tali possibilità di differenziazione del limite di durata sotto il profilo della parità di trattamento, come rilevato anche nel parere sul presente decreto approvato dalla Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato il 24 settembre 2020;

§  si modifica la condizione relativa al limite di reddito per l’accesso al beneficio da parte del dipendente. La disciplina finora vigente prevedeva una retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro - da riferirsi, secondo la citata circolare n. 86, alle retribuzioni complessive (al lordo dei contributi previdenziali) che lo sportivo professionista avesse percepito nel 2019 da parte di tutti i datori di lavoro con i quali il medesimo avesse intrattenuto un rapporto di lavoro dipendente con obbligo di versamento di contribuzione al Fondo Pensione Sportivi Professionisti -. In base alla nuova disciplina, il beneficio è destinato ai lavoratori che nella stagione sportiva 2019-2020 abbiano percepito retribuzioni contrattuali lorde non superiori a 50.000 euro. Si valuti l’opportunità di chiarire il riferimento alla stagione sportiva 2019-2020, considerato che l’articolazione in due anni solari della stagione sportiva non sembra riguardare tutte le federazioni sportive che contemplino il professionismo[44]. Si valuti inoltre l’opportunità di chiarire se la ridefinizione del limite di reddito abbia effetto anche per i trattamenti eventualmente già autorizzati in favore di lavoratori che non soddisfino il nuovo requisito;

§  si conferma il limite di spesa già previsto (per i trattamenti in deroga relativi ai lavoratori in esame), pari a 21,1 milioni di euro per il 2020, limite che ora viene però riferito ai soli trattamenti autorizzati dall’INPS (in quanto, come detto, quelli autorizzati dalla regione o dalla provincia autonoma sono posti a valere sulle risorse assegnate, in via generale, al medesimo ente territoriale per i trattamenti di integrazione salariale in deroga);

§  si prevede che la retribuzione contrattuale utile per l’accesso al beneficio venga dichiarata dal datore di lavoro e che le federazioni sportive e l’INPS, attraverso la stipula di apposite convenzioni, possano scambiarsi i dati (per i rispettivi fini istituzionali) relativamente all’ammontare dei trattamenti retributivi ed ai periodi e importi di trattamento di integrazione salariale in deroga.

 

Ai sensi dell'articolo 2 della L. 23 marzo 1981, n. 91[45], la qualifica di sportivo professionista può essere prevista, nell'ordinamento delle singole federazioni sportive nazionali del CONI, con riferimento agli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitino l'attività sportiva a titolo oneroso e con carattere di continuità. Tali soggetti sono iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti (Fondo gestito in passato dall'ENPALS e ora dall'INPS). Si ricorda che la qualifica di professionista è attualmente contemplata nell'ordinamento delle federazioni relative ai seguenti sport: calcio; ciclismo; golf; pallacanestro.


 

Articolo 3
(Esonero contributivo in favore di datori di lavoro che non richiedano prestazioni di integrazione salariale)

 

 

L’articolo 3 prevede, in favore dei datori di lavoro del settore privato[46], con esclusione di quello agricolo, un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo massimo di quattro mesi, fruibile entro il 31 dicembre 2020 e a condizione che i medesimi datori non richiedano gli interventi di integrazione salariale di cui al precedente articolo 1. Lo sgravio contributivo è riconosciuto esclusivamente in favore dei datori che abbiano fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, di interventi di integrazione salariale analoghi a quelli summenzionati ed è limitato - ferma restando la riparametrazione dello sgravio su base mensile - al doppio delle ore di integrazione salariale fruite nei suddetti due mesi[47]. L'applicazione del beneficio del presente articolo è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea.

 

Il parametro a cui fa riferimento la norma in esame è costituito dai trattamenti di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni - trattamenti ordinari di integrazione salariale, assegni ordinari di integrazione salariale e trattamenti di integrazione salariale in deroga, riconosciuti secondo tale disciplina transitoria, posta in relazione all’emergenza epidemiologica da COVID-19 -.

In relazione all’esonero contributivo, il comma 1 del presente articolo 3 specifica altresì che: lo sgravio non concerne i premi e i contributi dovuti all’INAIL[48]; resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche; non costituisce una preclusione al godimento del beneficio la richiesta dei suddetti interventi di integrazione salariale (con causale COVID-19) anche per il periodo successivo al giugno 2020 - purché non si tratti di richieste presentate ai sensi dell’articolo 1 del presente decreto -. Si valuti l’opportunità di chiarire se con il richiamo normativo al citato D.L. n. 18 si intenda far riferimento anche agli interventi di integrazione salariale autorizzati ai sensi dell’articolo 70-bis del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77, considerato che quest’ultimo articolo costituisce un’integrazione sostanziale della disciplina summenzionata.

La circolare dell’INPS n. 105 del 18 settembre 2020 ha specificato che l’esonero contributivo in esame è compatibile con le richieste dei suddetti interventi di integrazione salariale con causale COVID-19[49] a condizione che esse siano state presentate prima del 15 agosto 2020[50] o a condizione che la decorrenza del trattamento oggetto della richiesta sia anteriore al 13 luglio 2020[51]. La circolare specifica inoltre che "laddove la norma chiede al datore di lavoro di fare una scelta tra l’esonero in trattazione e i nuovi strumenti di integrazione salariale e laddove il datore di lavoro sia lo stesso, la scelta dovrà essere operata per singola unità produttiva". Considerato anche tale passaggio della circolare, si valuti l’opportunità di chiarire se l’esonero sia sempre compatibile con la presentazione di richieste (e la relativa fruizione) di interventi di integrazione salariale con causale COVID-19 per unità produttive diverse da quelle beneficiarie dell’esonero contributivo ovvero se tale compatibilità sia limitata alle richieste rientranti nelle fattispecie temporali summenzionate.

Riguardo al calcolo dello sgravio, la citata circolare dell’INPS n. 105 chiarisce che l’importo massimo del beneficio è "pari alla contribuzione a carico del datore di lavoro non versata in relazione al doppio delle ore di fruizione degli ammortizzatori sociali nei mesi" di maggio e giugno 2020[52].

Il comma 2 dispone che ai datori di lavoro beneficiari dell’esonero contributivo in esame si applichino i divieti e le sospensioni di cui al successivo articolo 14, in materia di risoluzioni del rapporto di lavoro. La violazione delle norme relative ai suddetti divieti e sospensioni comporta - ai sensi del comma 3 del presente articolo 3 - la revoca dell’esonero contributivo in esame, con efficacia retroattiva, e l’impossibilità di presentare domanda di integrazione salariale ai sensi del precedente articolo 1[53].

Il comma 4 prevede che l'esonero contributivo sia cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta).

Il comma 5 subordina l'applicazione del beneficio del presente articolo all'autorizzazione della Commissione europea (in base al richiamato articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) e specifica che la misura è concessa ai sensi della sezione 3.1 della Comunicazione della Commissione europea recante un "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19" (C/2020/1863) e nei limiti ed alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione. Si ricorda che, in base alla suddetta sezione 3.1, la Commissione considererà aiuti di Stato compatibili con il mercato interno[54] quelli che rispettino, tra le altre, le seguenti condizioni: siano di importo non superiore a 800.000 euro (per impresa e al lordo di qualsiasi imposta o altro onere); siano concessi a imprese che non fossero in difficoltà al 31 dicembre 2019 o che abbiano incontrato difficoltà o si siano trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia da COVID-19; siano concessi entro il 31 dicembre 2020[55].

Il comma 6 quantifica gli oneri derivanti dal presente articolo in 363,0 milioni di euro per il 2020 e in 121,1 milioni per il 2021 e rinvia per la copertura di tali oneri alle disposizioni di cui al successivo articolo 114.

 


 

Articolo 4
(Fondo nuove competenze)

 

 

L’articolo 4 riconosce anche per il 2021 la possibilità - finora disposta per il solo 2020 - per i contratti collettivi di lavoro di secondo livello di stipulare apposite intese per la rimodulazione dell'orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell'impresa, con le quali parte dell'orario di lavoro viene finalizzato a percorsi di formazione, disponendo, altresì, che la suddetta rimodulazione dell’orario di lavoro possa essere realizzata anche per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori.

Conseguentemente, l’articolo in commento incrementa di 500 milioni di euro la dotazione del Fondo nuove competenze istituito presso l’Anpal (Agenzia per le politiche attive del lavoro) al fine di coprire gli oneri relativi ai predetti percorsi di formazione.

 

L’articolo in commento incrementa di complessivi 500 milioni di euro la dotazione del suddetto Fondo - istituito dall’art. 88 del D.L. 34/2020 (vedi infra) - portandola a 430 milioni di euro per il 2020 (in luogo dei 230 milioni previsti dalla normativa finora vigente) e a 300 milioni per il 2021.

Viene inoltre disposto che la rimodulazione dell’orario di lavoro, che può dare luogo a percorsi di formazione i cui oneri sono coperti dal predetto Fondo, può derivare non solo da mutate esigenze organizzative e produttive dell'impresa, ma anche dall’esigenza di favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori.

Ai relativi oneri si provvede ai sensi dell’articolo 114 (alla cui scheda di lettura si rimanda).

 

Si ricorda che, al fine di consentire la graduale ripresa dell’attività dopo l’emergenza epidemiologica, il richiamato art. 88 del D.L. 34/2020 riconosce, per il 2020, ai contratti collettivi di lavoro aziendali o territoriali - sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operative in azienda – la possibilità di realizzare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa, con le quali parte dell’orario di lavoro viene finalizzato a percorsi formativi i cui oneri (comprensivi dei relativi contributi previdenziali e assistenziali) sono a carico del predetto Fondo, a valere Programma operativo nazionale “Sistemi di politiche attive per l’occupazione” (SPAO[56]).

Previa intesa in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, si prevede che altri soggetti possano partecipare alla realizzazione dei suddetti interventi, destinando una quota delle risorse disponibili nell’ambito dei rispettivi bilanci al Fondo costituito presso l’ANPAL. Tali soggetti sono: i Programmi operativi nazionali e regionali del Fondo sociale europeo, i Fondi paritetici interprofessionali[57], nonché, per le specifiche finalità, il Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori[58].

La definizione delle modalità di utilizzo delle risorse, anche per il rispetto del relativo limite di spesa, è demandata ad apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dal 19 maggio 2020 (data di entrata in vigore del D.L. 34/2020).

 


 

Articolo 5
(Proroga della fruizione di NASpI e DIS-COLL)

 

 

L’articolo 5 proroga di due mesi, a decorrere dal giorno di scadenza e a determinate condizioni, la fruizione delle indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL che terminano nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020, nonché di quelle che sono terminate nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020, già oggetto di una prima proroga di pari durata disposta dal decreto Rilancio.

 

Nel dettaglio, sono prorogate:

§  di due mesi, le indennità di NASpI[59]  e DIS-COLL[60] che terminano nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020;

§  di ulteriori due mesi, le indennità di NASpI e DIS-COLL che sono terminate nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020. Tale proroga va ad aggiungersi a quella di pari durata già prevista, per le medesime indennità, dall’art. 92 del D.L. 34/2020, con la conseguenza che per quest’ultime la proroga complessiva è pari a quattro mesi.

 

La suddetta proroga opera a condizione che – come previsto dal richiamato art. 92 - il percettore non sia beneficiario di una delle indennità riconosciute ad alcune categorie di lavoratori dai decreti cosiddetti Cura Italia e Rilancio, in conseguenza della riduzione o sospensione dell'attività lavorativa durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Sul punto, la circolare INPS 111/2020 precisa che, in analogia a quanto disposto dall’articolo 92 del decreto Rilancio, anche le indennità onnicomprensive e quelle a favore dei lavoratori marittimi e dei pescatori autonomi introdotte dal presente decreto legge a favore di alcune categorie di lavoratori, sono incompatibili con la proroga in oggetto.

La richiamata circolare precisa, tra l’altro, che, se il beneficiario delle richiamate indennità di disoccupazione - la cui durata (ordinaria o a seguito della proroga di due mesi introdotta dall’art. 92 del citato decreto Rilancio) termina nel predetto arco temporale 1° maggio 2020 – 30 giugno 2020 - abbia già presentato alla data di pubblicazione della medesima circolare (ossia il 29 settembre 2020) la domanda di certificazione per l’accesso all’Ape Sociale o alla pensione per i lavoratori precoci, il riconoscimento della proroga in esame è sospeso e l’interessato, entro il 31 ottobre 2020, potrà manifestare la volontà di avvalersi della proroga delle prestazioni di disoccupazione. Solo a seguito della manifestazione di tale volontà entro il termine previsto, l’Istituto terrà conto dei periodi di proroga ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti e delle condizioni per l’accesso alle suddette prestazioni in quanto la manifestazione di volontà di avvalersi della proroga della NASpI deve intendersi come accettazione degli effetti che ne derivano.

 

Si conferma che l’importo riconosciuto per ciascuna mensilità aggiuntiva è pari all’importo dell’ultima mensilità spettante per la prestazione originaria (comma 1).

 

Agli oneri derivanti dall’applicazione della suddetta proroga - pari, per il 2020, a 1.318,5 milioni di euro - si provvede ai sensi dell’articolo 114 (alla cui scheda di lettura si rimanda) (comma 2).

 

Con la citata circolare 111/2020 l’INPS conferma che anche per la proroga prevista dalla norma in commento – così come per quella originariamente introdotta dall’art. 92 del D.L. 34/2020[61] – non è necessario presentare alcuna domanda in quanto si procede d’ufficio all’estensione delle richiamate indennità.

 


 

Articoli 6 e 7
(Esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato, nonché per assunzioni a termine nei settori del turismo e
degli stabilimenti termali)

 

 

L’articolo 6 prevede, in favore dei datori di lavoro, con esclusione del settore agricolo, che assumano, successivamente al 15 agosto 2020 (data di entrata in vigore del presente decreto) ed entro il 31 dicembre 2020, lavoratori subordinati a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico - relativi al medesimo rapporto di lavoro e con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL -, per un periodo massimo di sei mesi (decorrenti dall’assunzione) e nel rispetto di determinati limiti; questi ultimi sono costituiti dalla misura massima dell’importo dello sgravio, relativo al singolo dipendente assunto, pari a 8.060 euro su base annua - riparametrato e applicato su base mensile -, e dall’ammontare massimo complessivo di minori entrate contributive (derivanti dal presente articolo 6) pari a 371,8 milioni di euro per il 2020 e a 1.024,7 milioni per il 2021. L’articolo 7 prevede il riconoscimento dell’esonero contributivo, con le medesime modalità e nel medesimo arco temporale, ma limitatamente al periodo dei contratti stipulati e comunque sino ad un massimo di tre mesi, per le assunzioni a tempo determinato (ivi comprese quelle per lavoro stagionale) nei settori del turismo e degli stabilimenti termali[62]; tale beneficio, ferma restando la suddetta misura massima dell’importo dello sgravio, relativo al singolo dipendente assunto, pari a 8.060 euro su base annua - riparametrato e applicato su base mensile -, è riconosciuto nel rispetto di un limite complessivo di minori entrate contributive (derivanti dal presente articolo 7) pari a 87,5 milioni di euro per il 2020 e a 87,8 milioni per il 2021. L'applicazione di questo beneficio specifico, relativo ai suddetti settori, è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea[63].

 

L’esonero di cui all’articolo 6 è riconosciuto (comma 3) anche nei casi di trasformazione di un contratto di lavoro dipendente a termine in contratto di lavoro a tempo indeterminato, qualora tale trasformazione sia successiva al 15 agosto 2020 (data di entrata in vigore del presente decreto). Sotto il profilo letterale, si valuti l’opportunità di specificare che la trasformazione, ai fini in esame, debba intervenire entro il 31 dicembre 2020.

Riguardo all’ambito di applicazione, si valuti l’opportunità di chiarire se gli esoneri di cui agli articoli 6 e 7 riguardino esclusivamente i datori di lavoro privati[64] (ferme restando le esclusioni summenzionate).

Gli esoneri di cui agli articoli 6 e 7 sono cumulabili con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta) e non comportano variazioni dell’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche (commi 1 e 3 dell’articolo 6 e norma di rinvio di cui al comma 1 dell’articolo 7).

Dagli esoneri in esame sono esclusi i casi in cui l’assunzione riguardi lavoratori che abbiano già avuto un contratto a tempo indeterminato, nei sei mesi precedenti all’assunzione, presso la medesima impresa (comma 2 dell’articolo 6 e norma di rinvio di cui al comma 1 dell’articolo 7). Si valuti l’opportunità di chiarire se tale norma di esclusione riguardi anche i datori di lavoro diversi dalle imprese (ferma restando l’esclusione summenzionata dei datori di lavoro domestico).

Il comma 2 dell’articolo 7 subordina l'applicazione del beneficio di cui al medesimo articolo, relativo, come detto, ai settori del turismo e degli stabilimenti termali, all'autorizzazione della Commissione europea (in base al richiamato articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) e specifica che la misura è concessa ai sensi della sezione 3.1 della Comunicazione della Commissione europea recante un "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19" (C/2020/1863) e nei limiti ed alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione[65]. Si ricorda che, in base alla suddetta sezione 3.1, la Commissione considererà aiuti di Stato compatibili con il mercato interno[66] quelli che rispettino, tra le altre, le seguenti condizioni: siano di importo non superiore a 800.000 euro (per impresa e al lordo di qualsiasi imposta o altro onere); siano concessi a imprese che non fossero in difficoltà al 31 dicembre 2019 o che abbiano incontrato difficoltà o si siano trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia da COVID-19; siano concessi entro il 31 dicembre 2020[67].

Come detto, lo sgravio contributivo di cui all’articolo 6 è riconosciuto nel rispetto di un limite complessivo di minori entrate contributive pari a 371,8 milioni di euro per il 2020 e a 1.024,7 milioni per il 2021 (comma 4 dell’articolo 6); l’ente previdenziale provvede al monitoraggio del rispetto del limite e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze; qualora dal monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al suddetto limite, non sono adottati altri provvedimenti concessori. Si valuti l’opportunità di chiarire i termini di applicazione del limite e delle relative clausole di monitoraggio e salvaguardia, considerato che le minori entrate potrebbero riguardare anche enti previdenziali diversi dall’INPS (come l’INPGI). Alla copertura degli oneri derivanti dall’articolo 6, quantificati (comma 5), al netto delle maggiori entrate fiscali[68], in 371,8 milioni di euro per il 2020, 879,3 milioni per il 2021 e 165,0 milioni per il 2023, si provvede ai sensi delle disposizioni di cui al successivo articolo 114.

Lo sgravio contributivo di cui all’articolo 7 è riconosciuto, come detto, nel rispetto di un limite complessivo di minori entrate contributive pari a 87,5 milioni di euro per il 2020 e a 87,8 milioni per il 2021 (comma 2). Si valuti l’opportunità di inserire anche nell’articolo 7 una specifica clausola di monitoraggio e salvaguardia finanziari. Alla copertura degli oneri derivanti dall’articolo 7, quantificati (comma 3), al netto delle maggiori entrate fiscali[69], in 87,5 milioni di euro per il 2020, 53,6 milioni per il 2021 e 14,1 milioni per il 2023, si provvede ai sensi delle disposizioni di cui al successivo articolo 114.


 

Articolo 8
(Disposizioni in materia di contratti di lavoro a termine e in materia di contratti di somministrazione di lavoro)

 

Il comma 1, lettera a), dell’articolo 8 modifica la disciplina transitoria sulle proroghe e sui rinnovi dei contratti di lavoro dipendente a termine nel settore privato.

La successiva lettera b) abroga una norma transitoria, la quale disponeva, per i contratti di apprendistato diverso da quello professionalizzante e i contratti di lavoro a termine (anche in regime di somministrazione), la proroga nella misura equivalente al periodo per il quale i medesimi lavoratori fossero stati sospesi dall'attività in ragione delle misure di emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il comma 1-bis - inserito dal Senato - reca una modifica della disciplina in materia di somministrazione di lavoro; si dispone, con efficacia fino al 31 dicembre 2021, che, qualora il contratto tra agenzia di somministrazione e lavoratore sia a tempo indeterminato, non trovino applicazione i limiti di durata complessiva della missione (o delle missioni) a tempo determinato presso un soggetto utilizzatore.

 

Più in particolare, la novella di cui alla lettera a) consente che i contratti di lavoro dipendente a termine nel settore privato siano rinnovati o prorogati, per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta, mediante un atto intervenuto entro il 31 dicembre 2020, anche in assenza delle condizioni poste dall'articolo 19, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, e successive modificazioni. Si ricorda che quest’ultimo (alle lettere a) e b)) fa riferimento alla sussistenza di esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, o di esigenze di sostituzione di altri lavoratori, o di esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria; l'articolo 21, comma 01, dello stesso D.Lgs. n. 81 richiede la sussistenza[70] di una di tali esigenze per: i rinnovi dei contratti a termine; le proroghe dei contratti a termine che determinino una durata complessiva del rapporto superiore ai dodici mesi[71].

Riguardo agli altri limiti e condizioni posti dalla disciplina vigente[72] per i rinnovi o le proroghe dei contratti di lavoro a termine, la novella richiama (confermandone l'applicazione) la norma in base alla quale - fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi e con l'eccezione delle attività stagionali - la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato (intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore), per effetto di un contratto o di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l'altro, non può superare i ventiquattro mesi.

 

Si ricorda che, qualora il suddetto limite di ventiquattro mesi sia superato, il rapporto di lavoro si trasforma a tempo indeterminato dalla data di superamento. Tuttavia, un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso gli uffici del lavoro competenti per territorio.

 

La novella in esame opera una riformulazione dell’articolo 93, comma 1, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77. Il testo finora vigente consentiva i rinnovi e le proroghe, in base alla deroga suddetta, con durata non eccedente il termine del 30 agosto 2020[73], e limitava tale possibilità ai contratti (di lavoro dipendente a termine) in essere alla data del 23 febbraio 2020.

Quest’ultimaTale condizione non figura nel testo riformulato dalla novella.

La medesima novella, inoltre, limita l’ambito della deroga ad un solo rinnovo o proroga; in merito, la nota dell'Ispettorato nazionale del lavoro del 16 settembre 2020, prot. n. 713[74], ha interpretato nel senso che i precedenti rinnovi o proroghe non escludono la possibilità di ricorso alla deroga in esame (ai fini dell'ulteriore rinnovo o proroga). Sempre secondo l'interpretazione della suddetta nota, la norma di cui alla presente lettera a) consente altresì che: la proroga sia in deroga al numero massimo di proroghe, previsto dalla normativa generale sui contratti di lavoro a termine; il rinnovo possa essere stipulato anche senza il rispetto dei termini dilatori minimi (previsti dalla suddetta normativa per il rinnovo medesimo)[75].

 

La lettera b) del presente articolo 8, comma 1, abroga il comma 1-bis del citato articolo 93 del D.L. n. 34.

Tale comma prevedeva che i contratti di apprendistato diverso da quello professionalizzante[76] e i contratti di lavoro a termine - anche in regime di somministrazione - fossero prorogati nella misura equivalente al periodo per il quale i medesimi lavoratori fossero stati sospesi dall'attività in ragione delle misure di emergenza epidemiologica da COVID-19.

Si ricorda che tale disposizione aveva suscitato talune perplessità per il suo carattere generale (inderogabile da parte del solo datore di lavoro), nonché, per quanto riguarda il settore della somministrazione di lavoro, per l’assenza di un’ipotesi di proroga anche del rapporto contrattuale tra il somministratore e l’utilizzatore.

La citata nota dell'Ispettorato nazionale del lavoro del 16 settembre 2020, prot. n. 713, ritiene che il periodo temporale in cui il rapporto di lavoro sia stato prorogato ai sensi della norma oggetto di abrogazione non rilevi ai fini del computo del limite summenzionato di ventiquattro mesi.

 

Come accennato, il comma 1-bis - inserito dal Senato - reca una modifica della disciplina in materia di somministrazione di lavoro, relativamente alla durata complessiva delle missioni a tempo determinato presso un soggetto utilizzatore. Si dispone, con efficacia fino al 31 dicembre 2021, che, qualora il contratto tra agenzia di somministrazione e lavoratore sia a tempo indeterminato, non trovino applicazione i limiti di durata complessiva della missione (o delle missioni) a tempo determinato presso un soggetto utilizzatore. Si pone, al riguardo, la condizione che l'agenzia abbia comunicato all'utilizzatore la sussistenza del rapporto a tempo indeterminato tra la medesima agenzia e il lavoratore.

Si ricorda che, nella normativa vigente, secondo l'interpretazione che sembrerebbe seguìta dalla circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 17 del 31 ottobre 2018[77], trova applicazione anche per la fattispecie in oggetto il limite di durata di ventiquattro mesi, secondo i medesimi criteri previsti per la disciplina del contratto di lavoro a termine[78].

Il presente comma 1-bis non modifica il principio[79] - che resta quindi fermo - in base al quale, per il computo del suddetto limite nei contratti di lavoro a termine, si tiene conto anche di periodi di missione a tempo determinato svolti (in regime di somministrazione) dal lavoratore presso il medesimo datore di lavoro/utilizzatore.

 

 

 

 


 

Articolo 9, commi 1-7 e 9
(Indennità per alcune categorie di lavoratori)

 

 

I commi da 1 a 7 e 9 dell’articolo 9 riconoscono un’indennità onnicomprensiva, pari a 1.000 euro, in favore dei seguenti soggetti: lavoratori dipendenti stagionali nei settori del turismo e degli stabilimenti termali e lavoratori in regime di somministrazione nei suddetti settori (comma 1); lavoratori dipendenti stagionali negli altri settori, lavoratori intermittenti ed alcune categorie particolari di lavoratori autonomi (commi 2 e 3); lavoratori dello spettacolo (comma 4); lavoratori dipendenti a tempo determinato nei settori del turismo e degli stabilimenti termali (comma 5). Le indennità in esame non concorrono alla formazione del reddito (ai fini delle imposte sui redditi) e sono erogate dall'INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 680 milioni di euro per l'anno 2020 (comma 7). Le possibilità e i divieti di cumulo delle suddette indennità sono disciplinati dal comma 6. Il comma 9 reca il richiamo normativo ai fini della copertura finanziaria degli oneri derivanti dalle indennità in oggetto.

 

Più in particolare, i soggetti individuati dal comma 1 sono i lavoratori dipendenti stagionali nei settori del turismo e degli stabilimenti termali[80], nonché i lavoratori in regime di somministrazione presso imprese utilizzatrici operanti nei suddetti settori, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che, alla data di entrata in vigore della presente disposizione (15 agosto 2020), non siano titolari di pensione[81] o di trattamento di disoccupazione NASpI né siano titolari di rapporto di lavoro dipendente. Si ricorda che ai lavoratori stagionali suddetti è stata già riconosciuta[82] un’indennità pari a 600 euro per ciascuno dei mesi di marzo e aprile 2020 e pari a 1.000 euro per il mese di maggio 2020; le indennità relative ai mesi di aprile e maggio 2020 sono state riconosciute[83] anche in favore dei suddetti lavoratori in regime di somministrazione.

I soggetti individuati dal successivo comma 2 - che corrispondono (con talune differenze concernenti le relative condizioni) a categorie per le quali è stata già riconosciuta un’indennità pari a 600 euro per ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020[84] - sono:

§  i lavoratori dipendenti stagionali, appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020[85] e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo;

§  i lavoratori intermittenti, di cui agli articoli da 13 a 18 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81[86], che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020;

§  i lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020 siano stati titolari di contratti di lavoro autonomo occasionale[87] e che non abbiano un contratto in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto (15 agosto 2020). Ai fini in esame, gli stessi soggetti, per tali contratti, devono aver maturato, con riferimento al suddetto arco temporale, almeno un contributo mensile nella cosiddetta Gestione separata INPS[88]; considerato che la disposizione richiede altresì che il soggetto risulti già iscritto, per i contratti in esame, alla data del 17 marzo 2020 alla medesima Gestione separata, si valuti l’opportunità di chiarire se il termine finale per la maturazione del requisito di un contributo mensile sia costituito dal 29 febbraio 2020 o dal 17 marzo 2020;

§  gli incaricati alle vendite a domicilio di cui all'articolo 19 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, e successive modificazioni, con reddito annuo per il 2019, derivante dalle medesime attività, superiore ad euro 5.000, purché titolari di partita IVA attiva e iscritti alla suddetta Gestione separata INPS, alla data del 17 marzo 2020, e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

I soggetti di cui al comma 2, alla data di presentazione della domanda, non devono essere titolari di pensione[89] né di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso da quello di lavoro intermittente (comma 3). Come chiarito dalla circolare dell'INPS n. 67 del 29 maggio 2020 -  emanata con riferimento alle indennità riconosciute per i lavoratori in esame per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 - la compatibilità di un rapporto di lavoro intermittente è riconosciuta anche in favore dei soggetti che presentino la domanda in base alle fattispecie soggettive in esame diverse rispetto a quella relativa ai lavoratori intermittenti.

I soggetti individuati dal comma 4 sono gli iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo[90] che rientrino in una delle seguenti fattispecie: possesso di almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo, da cui derivi un reddito non superiore a 50.000 euro  (tale fattispecie è l’unica prevista per la precedente indennità di marzo 2020, pari a 600 euro[91]); possesso di almeno 7 contributi giornalieri versati nel 2019, da cui derivi un reddito non superiore a 35.000 euro (fattispecie già contemplata, come requisito alternativo a quello precedente, per il riconoscimento dell’indennità, pari a 600 euro mensili, per i mesi di aprile e maggio 2020[92]).

Per i lavoratori dello spettacolo in esame, il presente articolo non riproduce le disposizioni - previste con riferimento alle indennità per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020[93] - di esclusione dal beneficio per i soggetti titolari, ad una determinata data, di pensione[94] o di rapporto di lavoro dipendente. Si valuti l’opportunità di chiarire tali profili.

I soggetti individuati dal comma 5 - corrispondenti a quelli ai quali un’indennità, pari a 600 euro, è stata già riconosciuta per ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 da parte del D.M. 13 luglio 2020 - sono i lavoratori dipendenti a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali[95], in possesso, in via cumulativa, dei seguenti requisiti:

§  titolarità nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato nei settori del turismo e degli stabilimenti termali, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;

§  titolarità nell’anno 2018 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato o stagionale in uno dei due settori summenzionati, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;

§  assenza di titolarità, alla data di entrata in vigore del presente decreto (15 agosto 2020)[96], di pensione[97] o di rapporto di lavoro dipendente.

Il comma 6 specifica che le indennità di cui ai precedenti commi 1, 2, 4 e 5: non sono cumulabili tra di esse né con le indennità simili relative ai professionisti iscritti a forme di previdenza obbligatoria non gestite dall'INPS; sono cumulabili con l'assegno ordinario di invalidità, di cui all'articolo 1 della L. 12 giugno 1984, n. 222[98]. Si ricorda che il divieto di cumulo con il Reddito di emergenza - divieto già indicato nella circolare dell'INPS n. 102 dell'11 settembre 2020 - è confermato da una modifica approvata dalla 5a Commissione del Senato all'articolo 23, comma 1, lettera b), del presente decreto (cfr. la scheda di lettura di quest'ultimo articolo).

Le suddette norme sul divieto di cumulo sono meno ampie rispetto a quelle previste[99] per le indennità in oggetto relative ai mesi di marzo, aprile e maggio 2020. Si valuti l’opportunità di chiarire tale profilo, anche con riferimento, tra gli altri trattamenti, al Reddito di cittadinanza, considerato che i commi in esame - al contrario di disposizioni precedenti - non pongono né un divieto di cumulo con il Reddito di cittadinanza né un’ipotesi di integrazione temporanea (in relazione al medesimo divieto) dell’importo di quest’ultimo trattamento. Si valuti inoltre l’opportunità di chiarire se il divieto di cumulo di più indennità concerna anche l’indennità in favore dei lavoratori marittimi, di cui al successivo articolo 10 del presente decreto.

Il comma 7, come accennato, specifica che le indennità di cui al presente articolo 9 non concorrono alla formazione del reddito imponibile (ai fini delle imposte sui redditi) e sono erogate dall'INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 680 milioni di euro per il 2020. L'INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze; qualora dal monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, non sono adottati altri provvedimenti concessori.

Il comma 9 rinvia per la copertura dello stanziamento di cui al comma 7 alle disposizioni di cui al successivo articolo 114.

Si valuti l’opportunità di una riformulazione della rubrica del presente articolo, considerato che la medesima menziona solo alcune delle categorie di soggetti interessati dalle disposizioni in oggetto.

 


 

Articolo 9, comma 8
(Termine per la presentazione della domanda per indennità in favore di lavoratori previste da normative precedenti)

 

 

Il comma 8 dell’articolo 9 introduce un termine finale, a pena di decadenza, per la presentazione della domanda per alcune indennità in favore di lavoratori previste da normative precedenti. Il termine è fissato al 30 agosto 2020 (quindicesimo giorno successivo all’entrata in vigore del presente decreto).

 

Più in particolare, il termine concerne la presentazione della domanda per indennità previste per i mesi di aprile e maggio 2020 - o, in alcuni casi, per il solo mese di aprile 2020[100] - in favore delle seguenti categorie: professionisti iscritti a forme di previdenza obbligatoria non gestite dall'INPS (di cui all’articolo 78 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77, e al D.M. 29 maggio 2020); liberi professionisti iscritti alla cosiddetta Gestione separata INPS[101] o titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (iscritti alla medesima Gestione) (di cui ai commi da 1 a 3 dell’articolo 84 del citato D.L. n. 34 del 2020); lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’INPS (relative agli artigiani, agli esercenti attività commerciali ed ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali) (di cui al comma 4 del suddetto articolo 84); lavoratori dipendenti stagionali, nonché lavoratori in regime di somministrazione, nei settori del turismo e degli stabilimenti termali (di cui ai commi 5 e 6 dell’articolo 84); lavoratori dipendenti stagionali negli altri settori,  lavoratori intermittenti e alcune categorie particolari di lavoratori autonomi (di cui ai commi 8 e 9 dell’articolo 84); operai agricoli a tempo determinato (di cui al comma 7 dell’articolo 84); lavoratori dello spettacolo (di cui ai commi 10 e 11 dell’articolo 84); lavoratori domestici (di cui all’articolo 85 del medesimo D.L. n. 34); titolari di rapporti di collaborazione nel settore dello sport (di cui all’articolo 98 del suddetto D.L. n. 34).


 

Articolo 10
(Indennità in favore di lavoratori marittimi)

 

 

L’articolo 10 prevede un'indennità, pari a 600 euro per ciascuno dei mesi di giugno e luglio 2020, in favore di alcune categorie di lavoratori marittimi, nel rispetto di un limite di spesa complessivo pari a 26,4 milioni di euro per il 2020.

 

Il beneficio in esame è riconosciuto, ad alcune condizioni, in favore dei lavoratori rientranti nelle categorie della gente di mare[102] e dei lavoratori dell’appaltatore che svolga determinati servizi e attività per conto dell’armatore[103] (comma 1).

L’indennità è subordinata alle condizioni che i soggetti abbiano cessato involontariamente il contratto di arruolamento o altro rapporto di lavoro dipendente nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che abbiano svolto le suddette prestazioni lavorative per almeno trenta giornate nel medesimo periodo; sono esclusi i casi di titolarità, alla data di entrata in vigore del presente decreto (15 agosto 2020), di un contratto di arruolamento o di altro rapporto di lavoro dipendente, ovvero di trattamento di disoccupazione NASPI, indennità di malattia o pensione[104]. Si valuti l’opportunità di chiarire se la suddetta cessazione involontaria, ai fini in esame, possa riguardare - oltre che un contratto di arruolamento - esclusivamente un rapporto di lavoro subordinato inerente alle attività summenzionate.

Il divieto di cumulo con il reddito di emergenza è posto dal successivo articolo 23 del presente decreto.

Si valuti l’opportunità di chiarire se, per l’indennità di cui all’articolo 10 in esame, trovino applicazione le possibilità e i divieti di cumulo posti per indennità simili, relative ad altre categorie di soggetti, dal precedente articolo 9, comma 6.

L’indennità è erogata dall’INPS su domanda, nel rispetto, come detto, di un limite di spesa complessivo pari a 26,4 milioni di euro per il 2020 (comma 2). L'INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze; qualora dal monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al limite di spesa, non sono adottati altri provvedimenti concessori.

Il comma 3 rinvia, per la copertura dello stanziamento suddetto di cui al comma 2, alle disposizioni di cui al successivo articolo 114.

 


 

Articolo 10-bis
(Regime previdenziale e assistenziale soci cooperative pesca)

 

 

L’articolo 10-bis, introdotto al Senato, dispone la applicazione del regime previdenziale e assistenziale di cui alla legge 250/1958 ai soci di cooperative della pesca iscritte nell'apposita sezione dell'Albo nazionale degli enti cooperativi

 

In dettaglio, la disposizione richiama la disciplina dettata dall'articolo 1, comma 1, della legge 13 marzo 1958, n. 250, che contempla il trattamento previdenziale, per malattia e infortunio  a beneficio dei marittimi di cui all'articolo 115 del codice della navigazione[105] considerandola applicabile anche nei confronti dei marittimi che esercitano la pesca quale esclusiva e prevalente attività lavorativa e che siano associati in qualità di soci di cooperative di pesca, iscritte nell'apposita sezione dell'Albo nazionale degli enti cooperativi, il cui scopo è quello di fornire attività di servizio ai propri associati ancorché l'attività di pesca non sia organizzata e coordinata dalle medesime cooperative (comma 1).

Gli obblighi contributivi derivanti dalla disciplina suddetta sono a carico delle cooperative di pesca di cui al comma 1 e vengono comunque fatti salvi i versamenti contributivi assolti direttamente dai soci delle medesime cooperative di pesca prima della data di entrata in vigore della disposizione in commento (commi 2 e 3).

 

Secondo la Relazione tecnica allegata, l'estensione dell’obbligo del versamento contributivo, ai sensi della legge 250/1958, anche alle cooperative della pesca, mantiene invariata la platea dei lavoratori marittimi, in quanto i soci delle cooperative in argomento, a legislazione vigente, sono già assoggettati alla legge n. 250/58 come pescatori autonomi, con obbligo contributivo a proprio carico.

Pertanto, posto che la disposizione non modifica il regime contributivo dei soggetti interessati e non estende la platea dei contribuenti, dalla norma non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Articolo 11
(
Misure a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione dell’Arsenale Militare di Taranto)

 

 

L’articolo 11 autorizza, nel triennio 2020-2022, il Ministero della Difesa all’assunzione, presso dell’Arsenale militare marittimo di Taranto, con contratto di lavoro a tempo indeterminato e permanenza nella sede di almeno cinque anni, di un contingente complessivo di n. 315 unità di personale civile non dirigenziale con profilo tecnico.

 

In dettaglio, il comma 1 dispone che tali assunzioni dovranno avvenire mediante corso-concorso selettivo speciale bandito dal Centro di formazione della difesa, secondo modalità disciplinate con decreto del Ministro della difesa di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione,  nei limiti della dotazione organica del personale civile prevista dall’articolo 2259-ter del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 Codice dell’ordinamento militare. La misura è volta ad assicurare la funzionalità, la compatibilità ambientale e la continuità dell'efficienza dell'area produttiva industriale del Ministero della difesa presso la città, nonché a sostegno dei livelli occupazionali e dello sviluppo complessivo dell’area tarantina.

 

Tali assunzioni sono in linea con le previsioni del decreto legislativo n. 66 del 2010 recante il Codice dell’ordinamento militare laddove esso prevede, all’articolo 2259-ter, comma 1, la riduzione a 20.000 unità dell’organico del personale civile del Ministero della difesa da conseguire alla data del 1° gennaio 2025. Ciò è confermato dai dati sulle cessazioni per limiti di età del personale di I, II, e III Area funzionale, dai quali emergono pensionamenti certi per 8.734 unità (di cui: n. 465 nel 2018; n. 670 nel 2019; n. 939 nel 2020; n. 1.188 nel 2021; n. 1.545 nel 2022; n. 1.836 nel 2023; n. 2.091 nel 2024), che portano, appunto, al 1° gennaio 2025 a una consistenza effettiva di 16.902 unità (compresi dirigenti, professori e ricercatori) al netto delle possibili assunzioni ordinarie. Si tratta di un dato ben al di sotto della dotazione organica a regime di 20.000 unità e, dunque perfettamente compatibile con le assunzioni proposte.

 

Il comma 2 quantifica l’assunzione di tale contingente di personale, inquadrato nell’Area II, con posizione economica F2, in 105 unità per ciascuno degli anni dal.2020 al 2022.

Il comma 3 dispone che specifica che le procedure concorsuali possono essere bandite in deroga alle procedure di mobilità tra dipendenti di pubbliche amministrazioni previste dagli articoli 30 e 34-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

 

Il comma 4 specifica che agli oneri derivanti dalle assunzioni di cui al presente articolo pari a euro 873.684 per l’anno 2020, a euro 4.368.420 per l’anno 2021, a euro 7.863.156 per l’anno 2022 e a euro 10.484.208 a decorrere dall’anno 2023, si provvede a valere sulle facoltà assunzionali già maturate del Ministero della Difesa disponibili a legislazione vigente, coerentemente con il piano triennale dei fabbisogni[106].

 


 

Articolo 12
(Indennità in favore di operatori nel settore dello sport)

 

 

L’articolo 12 prevede - nel limite di spesa di 90 milioni di euro per il 2020 - in favore di titolari di rapporti di collaborazione presso il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva - riconosciuti dal CONI o dal CIP - e le società e associazioni sportive dilettantistiche un’indennità per il mese di giugno 2020, pari a 600 euro. Il beneficio è subordinato alla condizione che i soggetti, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19, abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività. L’indennità è corrisposta dalla società Sport e salute S.p.A[107]. L'attuazione del beneficio è demandata ad un decreto ministeriale.

 

Si ricorda che un’indennità di identico importo è stata riconosciuta anche per il mese di marzo 2020 - per un ambito di categorie di beneficiari più limitato rispetto a quello summenzionato[108] - e per i mesi di aprile e maggio 2020 - per un ambito di categorie di beneficiari identico a quello di cui al presente articolo 12 -[109]; per il mese di marzo 2020, la normativa non poneva la suddetta condizione della cessazione, riduzione o sospensione dell’attività relativa al rapporto di collaborazione (in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19).

Più in particolare, il beneficio per il mese di giugno 2020, ai sensi del comma 1 dell’articolo in esame, è riconosciuto per i rapporti di collaborazione già in essere alla data del 23 febbraio 2020[110] presso: il CONI; il CIP; le federazioni sportive nazionali e le discipline sportive associate del CONI e del CIP; gli enti di promozione sportiva, riconosciuti dal CONI o dal CIP; le società e associazioni sportive dilettantistiche, limitatamente - come specifica il comma 3 - a quelle iscritte nel relativo registro curato dal CONI - registro che contiene anche una sezione concernente le società ed associazioni dilettantistiche facenti capo al CIP -.

Si ricorda che per l'indennità relativa al mese di marzo 2020 il D.M. 6 aprile 2020 poneva la condizione della sussistenza del rapporto alla data del 17 marzo 2020 (ferma restando la condizione che il medesimo rapporto fosse già in essere alla data del 23 febbraio 2020). Si valuti l'opportunità di chiarire, per l’indennità relativa al mese di giugno 2020, quale sia il termine temporale al quale debba essere riferita la sussistenza del rapporto, considerato anche che il presente articolo 12 è entrato in vigore nel corso di un periodo che, in alcune federazioni e discipline sportive, è inquadrato in una "stagione sportiva" diversa (ai fini, tra l’altro, dei tesseramenti e degli svincoli) rispetto a quella comprendente il mese di giugno 2020. In ogni caso, il D.M. 28 settembre 2020 (emanato in attuazione del presente articolo 12)[111] non pone specificazioni al riguardo, limitandosi a far riferimento alla suddetta data del 23 febbraio 2020.

Il medesimo comma 1 conferma che l'indennità in esame non concorre alla formazione del reddito fiscale imponibile (ai fini delle imposte sui redditi) ed esclude dall'ambito della prestazione i titolari di altro reddito da lavoro o di alcuni trattamenti (costituiti da indennità simili, nonché dal Reddito di cittadinanza, dal Reddito di emergenza e da trattamenti di integrazioni salariali); tali trattamenti sono individuati in termini identici rispetto ai divieti di cumulo già posti per l'indennità relativa al mese di aprile e maggio 2020, ad eccezione del divieto di cumulo - che non viene richiamato - con l'indennità in favore dei lavoratori domestici[112]; l'incompatibilità con quest'ultima indennità è tuttavia confermata dal citato D.M. 28 settembre 2020. Si valuti l’opportunità di chiarire se il divieto di cumulo concerna anche le indennità simili previste per alcune categorie dal presente decreto-legge. In ogni caso, il D.M. 28 settembre 2020 (emanato, come detto, in attuazione del presente articolo 12) non opera, al riguardo, estensioni del divieto di cumulo.

Si ricorda inoltre che il D.M. 28 settembre 2020 - in conformità alle disposizioni attuative[113] del beneficio in oggetto relative ai mesi di marzo, aprile e maggio 2020 - esclude dal medesimo anche i titolari di pensione di ogni genere o di assegni ad esse equiparati, fatto salvo il cumulo[114] con l'assegno ordinario di invalidità, di cui all'articolo 1 della L. 12 giugno 1984, n. 222[115].

I commi 2 e 5 del presente articolo 12 - con riferimento al suddetto limite di spesa di 90 milioni di euro, relativo all’indennità in oggetto per il mese di giugno 2020 - dispongono un incremento delle risorse da trasferire a Sport e salute S.p.A., incremento pari a 67 milioni di euro (sempre per il 2020), e l’utilizzo, ai fini in esame, di un importo pari a 23 milioni, costituito dalle risorse residue stanziate per la medesima indennità per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020. Il comma 5, inoltre, rinvia per la copertura del nuovo stanziamento (pari, come detto, a 67 milioni di euro per il 2020) alle disposizioni di cui al successivo articolo 114.

Alla società Sport e salute S.p.A. (comma 3) devono essere presentate le domande da parte degli interessati (entro il termine perentorio, come previsto dal citato D.M. 28 settembre 2020, indicato dalla medesima società)[116]. Tuttavia, per i soggetti già beneficiari dell'indennità in esame per il mese di marzo, aprile e maggio, si prevede che l'indennità per il mese di giugno sia erogata senza necessità di ulteriore domanda (comma 3 citato)[117] (il suddetto D.M. 28 settembre 2020 prevede che, in tal caso, l'erogazione per il mese di giugno avvenga entro dieci giorni dall'entrata in vigore del medesimo decreto ministeriale). Si consideri l'opportunità di valutare, anche sotto il profilo dell'azione amministrativa, gli effetti della mancanza di un'autocertificazione relativa all'aggiornamento dei requisiti e delle assenze di una causa di esclusione, considerato che la dichiarazione già rilasciata faceva riferimento ad un ambito temporale diverso. Il suddetto D.M. 28 settembre 2020 specifica che la necessità della domanda è esclusa anche per i soggetti che abbiano percepito l’indennità soltanto per i mesi di aprile e maggio (o viceversa per il solo mese di marzo).

Le domande relative al mese di giugno devono essere corredate da un'autocertificazione sulla sussistenza del rapporto di collaborazione già alla suddetta data del 23 febbraio 2020, nonché sulla mancata percezione di altro reddito da lavoro e degli altri trattamenti summenzionati (comma 3 citato). Le domande sono istruite dalla suddetta società secondo l'ordine cronologico di presentazione; il beneficio è erogato[118] fino a concorrenza delle risorse - costituite dal limite di spesa di 90 milioni, al netto delle somme erogate, come detto, in via automatica (senza presentazione di domanda) per il medesimo mese di giugno 2020 -.

Ai fini dell'esame delle domande, la società Sport e salute S.p.A. acquisisce dal CONI il summenzionato registro sulla base di apposite intese (comma 3 citato).

Il comma 4 demanda ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con "l’Autorità delegata in materia di sport" (attualmente il Ministro per le politiche giovanili e lo sport), da emanarsi entro 7 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, la definizione delle modalità di attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 3, anche con riferimento a: le modalità di presentazione delle domande; i documenti richiesti; le cause di esclusione dal beneficio; i criteri di gestione delle risorse finanziarie; le forme di monitoraggio e di controllo della spesa; le modalità di distribuzione delle eventuali risorse residue, ad integrazione dell'indennità erogata per il mese di giugno. In attuazione di tali previsioni è stato emanato, come detto, il D.M. 28 settembre 2020 (dopo che il precedente D.M. del 27 agosto 2020 non era stato ammesso alla registrazione da parte della Corte dei Conti). Riguardo ai criteri di gestione delle risorse, il comma 4 fa riferimento anche alle spese di funzionamento; tuttavia, il citato D.M. 28 settembre 2020 (così come le disposizioni attuative[119] del beneficio in oggetto per i mesi di aprile e maggio) fa riferimento, per la copertura dei costi di funzionamento, al complesso delle risorse statali in favore della società Sport e salute S.p.A. - in coerenza con la circostanza che le risorse definite dal comma 2 sono di importo identico al limite di spesa (di cui al comma 1) per i benefici in esame -.

 

Riguardo alle suddette modalità di distribuzione delle eventuali risorse residue, il D.M. 28 settembre 2020 prevede che tali somme siano "utilizzate per elevare l’importo dell’indennità riconosciuta per il mese di giugno 2020, sino ad un importo massimo complessivo di 1.000 euro pro capite, con riferimento ai soli richiedenti che nell’anno 2019 abbiano percepito compensi superiori complessivamente a 10.000 euro annui".

 


 

Articolo 12-bis
(Istituzione del Fondo per il professionismo negli sport femminili)

 

 

L’articolo 12-bis, introdotto dal Senato, istituisce il Fondo per il professionismo negli sport femminili.

 

In particolare, il comma 1 istituisce il Fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per essere trasferito al bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con una dotazione iniziale di € 2,9 mln per il 2020 e di € 3,9 mln per ciascuno degli anni 2021 e 2022.

 

I commi da 2 a 5 dispongono che le modalità di accesso al Fondo – nel limite massimo delle risorse stanziate, che costituiscono tetto di spesa – sono definite con DPCM da emanare, su proposta del Ministro per le politiche giovanili e lo sport, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

Sin da subito si dispone, comunque, che le Federazioni sportive nazionali che intendono accedere al Fondo devono deliberare – entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge – il passaggio al professionismo sportivo di campionati femminili, che deve avvenire entro il 31 dicembre 2022.

I finanziamenti a valere sul Fondo sono concessi, a domanda, alle Federazioni sportive nazionali che hanno deliberato il suddetto passaggio, per le seguenti finalità:

·    per l’anno 2020:

-     per almeno la metà dei finanziamenti richiesti, per attività di sanificazione delle strutture sportive e di ristrutturazione degli impianti sportivi;

-     per la restante parte, per il sostegno al reddito e la tutela medico-sanitaria delle atlete;

·    per gli anni 2021 e 2022:

-     per almeno la metà dei finanziamenti richiesti, per il reclutamento e la formazione delle atlete, nonché per l’allargamento delle tutele assicurative e assistenziali delle stesse;

-     per la restante parte, per la promozione dello sport femminile, la sostenibilità economica della transizione al professionismo sportivo, la qualifica e la formazione dei tecnici, la riorganizzazione e il miglioramento delle infrastrutture sportive.

 

Il comma 6 dispone che le Federazioni sportive nazionali che hanno avuto accesso alle risorse del Fondo devono presentare al Ministro per le politiche giovanili e lo sport, sentite le associazioni delle atlete, le associazioni delle società sportive e le associazioni degli allenatori, un resoconto semestrale sull’utilizzo delle risorse.

 

Alla copertura degli oneri derivanti si provvede – in base al comma 8 – a valere sui risparmi derivanti dall’abrogazione dell’art. 1, co. 181, della L. 160/2019 (L. di bilancio 2020), disposta dal comma 7, che ha previsto, al fine di promuovere il professionismo nello sport femminile e di estendere alle atlete le condizioni di tutela previste dalla legge sulla prestazione di lavoro sportivo, che le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo professionistico possono richiedere, per gli anni 2020, 2021 e 2022, l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, entro il limite massimo di € 8.000 su base annua.

 

Con riguardo alla formulazione del testo, si valuti l’opportunità di sostituire le parole “Federazioni sportive” con le parole “Federazioni sportive nazionali”, ovunque ricorrano.

 

In argomento, si ricorda preliminarmente che, in base all’art. 2 della L. 91/1981, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali (FSN), secondo le norme emanate dalle stesse Federazioni con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica.

A sua volta, l'art. 5, co. 2, lett. d), del d.lgs. 242/1999 attribuisce al Consiglio nazionale del CONI il compito di stabilire, in armonia con l'ordinamento sportivo internazionale e nell'ambito di ciascuna FSN o Disciplina sportiva associata (DSA), criteri per la distinzione dell'attività sportiva dilettantistica da quella professionistica.

Lo statuto del CONI – da ultimo, approvato con DPCM del 10 gennaio 2020 – prevede, all'art. 22, co. 1, che gli statuti delle FSN devono rispettare i principi fondamentali emanati dal Consiglio nazionale e devono in particolare ispirarsi al costante equilibrio di diritti e di doveri tra i settori professionistici e non professionistici, nonché tra le diverse categorie nell’ambito del medesimo settore.

In base ai principi fondamentali degli statuti delle FSN e delle DSA – da ultimo, approvati con DPCM del 14 settembre 2018 –, i criteri per la distinzione tra attività professionistica e non professionistica sono rimessi alla autonomia statutaria delle singole FSN, nel rispetto dei principi posti dalla L. 91/1981. Inoltre, l’istituzione del settore professionistico da parte di una FSN è possibile, mediante specifica previsione statutaria, in presenza di una notevole rilevanza economica del fenomeno e a condizione che l’attività in questione sia ammessa dalla rispettiva Federazione Internazionale.

In materia di rapporto di lavoro sportivo professionistico, gli artt. 3-9 della stessa L. 91/1981 dispongono che la prestazione a titolo oneroso dell'atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato, a meno che, ricorrendo almeno uno dei seguenti requisiti, costituisca contratto di lavoro autonomo:

-     l'attività è svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;

-     l'atleta non è contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento;

-     la prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non supera 8 ore settimanali, oppure 5 giorni ogni mese, ovvero 30 giorni ogni anno.

L'attività sportiva professionistica è svolta sotto controlli medici, secondo quanto disposto – sulla base dell’art. 7 della stessa L. 91/1981 – con DM 13 marzo 1995, come modificato dal DM 4 aprile 2001. In particolare, essa è subordinata al possesso da parte dell'atleta di una scheda sanitaria, il cui aggiornamento deve avvenire con periodicità almeno semestrale, che attesta l'avvenuta effettuazione degli accertamenti sanitari prescritti.

L’art. 9 della stessa L. 91/1981 ha esteso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti – già riconosciuta con la L. 366/1973 ai giocatori e agli allenatori di calcio – a tutti gli sportivi professionisti, iscritti all'ex gestione ENPALS, confluita nell'INPS con la denominazione di Fondo Pensione Sportivi Professionisti (FPSP).

In particolare, sono quattro le FSN con obbligo di iscrizione al FPSP:

·       Calcio: serie A, B, C1 e C2 maschile;

·       Ciclismo: gare su strada e su pista approvate dalla Lega ciclismo;

·       Golf;

·       Pallacanestro: serie A1 e A2 maschile;

Infatti, si segnala che, rispetto a quanto indicato dal relativo sito INPS, il CONI, con delibere, rispettivamente, del 7 giugno 2011 e del 19 dicembre 2013, ha escluso la Federazione Motociclistica Italiana e la Federazione Pugilistica Italiana dall’elenco delle Federazioni dotate di un settore professionistico.

Infine, l’art. 6 del d.lgs. 38/2000 ha introdotto, dal 16 marzo 2000, per gli sportivi professionisti con contratto di lavoro subordinato, l’obbligo assicurativo presso l’INAIL, che sussiste anche qualora vigano previsioni, contrattuali o di legge, di tutela con polizze privatistiche. Le retribuzioni ed i riferimenti tariffari per l'assicurazione antinfortunistica degli sportivi professionisti sono stati stabiliti con DM 28 marzo 2002.

 

Con particolare riferimento allo sport femminile, si ricorda, in particolare che, da ultimo, l’art. 5 della L. 86/2019, allo scopo di garantire l'osservanza dei princìpi di parità di trattamento e di non discriminazione nel lavoro sportivo, sia nel settore dilettantistico sia nel settore professionistico, ha previsto una delega al Governo per il riordino e la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché per la disciplina del rapporto di lavoro sportivo. Fra i principi e criteri direttivi vi è anche il riordino e il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni legislative vigenti, compresa la L. 91/1981, apportando le modifiche e le integrazioni necessarie per garantirne il rispetto delle norme di diritto internazionale e della normativa dell'Unione europea e la conformità ai princìpi riconosciuti del diritto sportivo, nonché ai consolidati orientamenti della giurisprudenza.

Al riguardo si ricorda anche che, nella scorsa legislatura, il rappresentante del Governo, nell’audizione sulle linee programmatiche, resa il 24 gennaio 2017, aveva reso nota l’intenzione di riformare la L. 91/1981, con il triplice obiettivo di “mettere ordine nel rapporto tra professionismo e dilettantismo, introdurre un nuovo regime fiscale ed elaborare una disciplina coerente con i principi del diritto comune”, facendo anche un accenno al superamento della disparità di trattamento nell’ambito del professionismo femminile. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, lo stesso rappresentante del Governo, rispondendo il 30 marzo 2017 all’interrogazione a risposta immediata 5-10986, nell’evidenziare che in Italia soltanto 6 (ma, al riguardo, vedi ante) delle 45 Federazioni riconosciute dal CONI qualificavano i propri atleti come professionisti, escludendo tuttavia le donne, aveva ritenuto “indispensabile ripensare e ridisegnare l’intero ordinamento sportivo nel senso del superamento di ogni forma di discriminazione tra i sessi”.

Anche nell’attuale legislatura il rappresentante del Governo protempore, nell’audizione sulle linee programmatiche resa il 1° agosto 2018, aveva preannunciato la necessità di riformare la L. 91/1981.

Da ultimo, l’attuale Ministro per le politiche giovanili e lo sport, nell’audizione sulle linee programmatiche resa il 4 febbraio 2020 aveva evidenziato che, in attuazione della legge delega, erano in corso di elaborazione “norme sulla partecipazione di rappresentanza delle donne nello sport e il semiprofessionismo femminile, garantendo la parità di genere e l'accesso alla pratica sportiva”.

In base alla L. 86/2019, le deleghe sarebbero dovute essere esercitate entro 12 mesi dalla data della sua entrata in vigore e, dunque, entro il 31 agosto 2020. Il termine è stato poi prorogato di 3 mesi dall’art. 1, co. 3, della L. 27/2020 (di conversione del D.L. 18/2020). Dunque, le deleghe devono essere esercitate entro il 30 novembre 2020.

 


 

Articolo 13
(
Disposizioni attuative dell’articolo 78 del decreto legge n. 34/2020)

 

 

L’articolo 13 dispone la erogazione in via automatica per il mese di maggio della indennità di cui all’articolo 44 del dl 18/2020 e 78 del dl 34/2020, di sostegno al reddito in favore di alcune categorie di professionisti iscritti ad enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, aumentandone, altresì, l’importo a 1000 euro (anziché 600 euro previsti dalle disposizioni di cui sopra). A tal fine, quantifica l’onere della misura in 530 milioni di euro per l’anno 2020 individuandone la copertura.

 

La disposizione, ai fini della completa attuazione di quanto previsto dall’articolo 78 del dl 34/2020, rinvia al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 29 maggio 2020 (che attua l’articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18: cfr. infra per una ricostruzione normativa), disponendo in favore dei liberi professionisti iscritti agli enti di previdenza obbligatoria di diritto privato (di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103), già beneficiari dell’indennità percepita nei mesi di marzo, aprile nella misura di 600 euro, di cui ai predetti articoli, l’erogazione, in via automatica, dell’indennità per il mese di maggio 2020, nella misura di 1.000 euro (anziché 600 euro) (comma 1, primo periodo).

Al riguardo, si ricorda che l’articolo 78 del dl 34/2020 (e il decreto ministeriale 29 maggio 2020 che lo attua) richiede che, ai fini della erogazione della indennità, i soggetti che presentano domanda siano in possesso delle seguenti condizioni di carattere generale:

a) non siano titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

b) non siano titolari di pensione.

 

Il decreto ministeriale 29 maggio 2020 prevede, altresì, requisiti specifici relativi al reddito prodotto con l’attività professionale (cfr. infra)

 

La misura sopra descritta è riconosciuta, altresì, agli stessi liberi professionisti di cui sopra i quali non abbiano già beneficiato dell’indennità di cui al predetto decreto ministeriale del 29 maggio 2020, alle cui disposizioni si rinvia con la precisazione che si intende aggiornato il termine temporale di riferimento ai fini della valutazione della cessazione di attività (presupposto per l’erogazione della misura) che è esteso dal 30 aprile 2020 al 31 maggio 2020, previa presentazione della domanda di accesso entro e non oltre il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto in esame (comma 1, secondo e terzo periodo).

Al riguardo, si segnala la disposizione del comma 8 dell’articolo 9 del presente decreto, alla cui scheda si rinvia per una più completa illustrazione della norma, in base al quale, decorsi quindici giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto si decade dalla possibilità di richiedere l’indennità di cui agli articoli 78, 84, 85 e 98 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.

 

Infine, per gli aspetti attuativi della disposizione, si rinvia, in termini generali, alle procedure previste dal decreto ministeriale del 29 maggio 2020 (comma 1, quarto periodo).

 Il beneficio di cui al comma 1 è riconosciuto nel limite di spesa di 530 milioni di euro per l’anno 2020. Al relativo onere si provvede:

a)    quanto a 124,8 milioni di euro per l’anno 2020 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 84, comma 12, del dl 34/2020, in quanto, secondo la relazione tecnica al provvedimento, “eccedenti rispetto al relativo stanziamento sulla base di monitoraggio come comunicato da INPS”;

 

Ai sensi del comma 12, dell’articolo 84, le indennità di cui ai commi da 1 a 11 del medesimo articolo previste per alcune categorie di lavoratori[120] sono erogate dall’INPS nel rispetto di un unico limite di spesa pari a 3.850,4 milioni di euro, per l’anno 2020. Tale importo è comprensivo di una quota relativa alle indennità in oggetto per il mese di marzo in conseguenza degli articoli 75 e 86 del dl 34/2020, che consentono il cumulo delle indennità in oggetto (anche per il mese di marzo) con l'assegno ordinario di invalidità, di cui all'articolo 1 della L. 12 giugno 1984, n. 222 .

Ai sensi del medesimo comma 12, l'INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze. Qualora dal suddetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al limite di spesa, non sono adottati altri provvedimenti concessori.

 

b)    quanto a 405,2 milioni di euro per l’anno 2020 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 44, comma 1, del dl 18/2020, come rifinanziata dall’articolo 78, comma 1, lettera a) del dl 19 maggio 2020, n. 34 (comma 2).

 

L’articolo 44 del dl 18/2020 ha istituito il Fondo per il reddito di ultima istanza, volto a garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro.

In base alla disposizione, il “Fondo per il reddito di ultima istanza” è volto a garantire ai lavoratori dipendenti e autonomi il riconoscimento di una indennità, nei limiti di spesa 300 milioni di euro per l’anno 2020 (comma 1), secondo criteri di priorità e modalità di attribuzione demandati ad un decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto in esame. Lo stesso decreto stabilisce la eventuale quota del suddetto limite di spesa, da destinare, in via eccezionale, al sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 (che ha privatizzato tutti gli enti e le casse dei professionisti esistenti) e 10 febbraio 1996, n. 103 (che qualifica sin dall’inizio come enti privati le casse istituite dalle categorie di liberi professionisti fino a quel momento privi di tutela previdenziale), all’esito della cui definizione il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le conseguenti variazioni di bilancio (comma 2).

Successivamente, l’art. 34 del d.l. 23/2020, chiariva, interpretando la disposizione dell’art. 44, che i soggetti di cui alle categorie sopra elencate, per poter accedere al sostegno di cui alla disposizione in commento, dovevano intendersi non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva.

L’articolo 78 del dl 34/2020 modifica l’articolo 44 del dl 18/2020, elevando da 300 milioni di euro a 1150 milioni di euro la dotazione del predetto Fondo riconoscendo anche per i mesi di aprile e maggio  2020 l’indennità di 600 euro (prevista per il solo mese di marzo 2020 dall’articolo 44 del dl 18/2020) a sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 (che ha privatizzato tutti gli enti e le casse dei professionisti esistenti) e 10 febbraio 1996, n. 103 (che qualifica sin dall’inizio come enti privati le casse istituite dalle categorie di liberi professionisti fino a quel momento privi di tutela previdenziale).

Si dispone, infine, che per il riconoscimento della suddetta indennità, i soggetti titolari della prestazione, alla data di presentazione della domanda, non devono essere in alcuna delle seguenti condizioni:

·       titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

·       titolari di pensione.

Di conseguenza, a seguito di quest’ultima previsione, si dispone l’abrogazione dell’articolo 34 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, intervenuto successivamente, come si è detto sopra, in funzione interpretativa dell’articolo 44.

Come evidenziato dalla relazione tecnica alla disposizione dell’articolo 78, essa modifica la platea dei beneficiari dell’indennità di cui all’articolo 44, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18: da un lato si introducono due ulteriori requisiti per accedere all’indennità in oggetto, determinando un restringimento della platea dei potenziali beneficiari, dall’altro abrogando il requisito dell’esclusività dell’iscrizione agli enti di previdenziali in esame (art. 34, DL 23/2020), si dà luogo ad un ampliamento della platea dei potenziali beneficiari.

L’onere derivante dalla disposizione dell’art. 78 viene quantificato in 650 milioni di euro per l’anno 2020. La quantificazione dell’onere è conseguenza della emanazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze intervenuto il 27 aprile 2020, con il quale si è provveduto ad aumentare la capienza del Fondo da 300 milioni di euro a 500 milioni di euro.

A questo proposito, si ricorda che l’attuazione dell’articolo 44 del dl 18/2020 (e dell’articolo 78 del dl 34/2020 che lo ha modificato) è stata contraddistinta dalla emanazione di quattro decreti interministeriali del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Il primo, in data 28 marzo 2020, fissa le modalità di attribuzione della indennità prevista a valere sul “Fondo di ultima istanza”, disponendo quanto segue:

·       la quota parte del limite di spesa del Fondo di cui dell’art. 44, comma 1, del decreto-legge n. 18 del 2020, destinato al sostegno del reddito dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103, è individuata in 200 milioni di euro per l’anno 2020 (art. 1, comma 1);

·       il sostegno al reddito è costituito da un’indennità per il mese di marzo pari a euro 600, è riconosciuto ai seguenti soggetti:

o   ai lavoratori che abbiamo percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo, assunto al lordo dei canoni di locazione assoggettati a tassazione ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e dell'articolo 4 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, non superiore a 35.000 euro la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19;

o   ai lavoratori che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo, assunto al lordo dei canoni di locazione assoggettati a tassazione ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e dell'articolo 4 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro e abbiano cessato o ridotto o sospeso, ai sensi dell’articolo 2, la loro attività autonoma o libero-professionale in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (art. 1, comma 2).

·       l’indennità non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e non è cumulabile con i benefici di cui agli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020 n.18 nonché con il reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge 28 gennaio 2019, n.4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26. L’indennità è altresì corrisposta a condizione che il soggetto richiedente abbia adempiuto agli obblighi contributivi previsti con riferimento all’anno 2019 (art. 1, comma 3);

·       per cessazione, riduzione e sospensione dell’attività si intende, ai sensi dell’articolo 2: per cessazione dell’attività: la chiusura della partita IVA, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020; per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa: una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019. A tal fine il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività;

·       circa le modalità di attribuzione dell’indennità, ai sensi dell’articolo 3, commi da 1 a 3, le domande sono presentate da professionisti e lavoratori autonomi dal 1° aprile 2020 agli enti di previdenza cui sono obbligatoriamente iscritti che ne verificano la regolarità ai fini dell’attribuzione del beneficio, provvedendo ad erogarlo all’interessato ai sensi dell’articolo 4. L’indennità deve essere richiesta ad un solo ente previdenziale e per una sola forma di previdenza obbligatoria, deve essere presentata secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e deve essere corredata dalla dichiarazione del lavoratore interessato, rilasciata ai sensi del DPR 28 dicembre 2000, n. 445, sotto la propria responsabilità, in ordine ai requisiti sopra riportati.

 

In data 30 aprile 2020, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, viene integrata la dotazione di cui al decreto interministeriale del 28 marzo 2020, portandola da 200 milioni di euro a 280 milioni di euro

 

In data 4 maggio 2020 è stato emanato il terzo decreto interministeriale volto a garantire un beneficio di 600 euro, di analogo importo alle indennità previste dai provvedimenti per il sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti e autonomi, ma in favore di soggetti che non risultano coperti dai suddetti provvedimenti e che in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro. Pertanto, utilizzando anche lo spazio finanziario predisposto dal citato decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27 aprile 2020, con il quale si aumenta la dotazione del Fondo di ultima istanza a 500 milioni di euro (in luogo dei 300 originariamente previsti), il decreto individua in 220 milioni di euro il limite di spesa per il riconoscimento del beneficio di cui sopra (articolo 1). Inoltre, viene incrementato da 200 milioni di euro a 280 milioni di euro il limite di spesa di cui all'articolo 1 del DM 28 marzo 2020, sempre attuativo dell'articolo 44 del DL 18/2020, tenuto conto delle domande pervenute e accolte per l'accesso al relativo beneficio (articolo 4).

Il decreto, quindi, prevede il riconoscimento di una indennità una tantum, non soggetta ad imposizione fiscale, pari a 600 euro per il mese di marzo 2020 per le seguenti tipologie di lavoratori:

·       lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo;

·       lavoratori intermittenti che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020;

·       lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1 ° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020 siano stati titolari di contratti autonomi occasionali riconducibili alle disposizioni di cui all'articolo 2222 del codice civile e che non abbiano un contratto in essere alla data del 23 febbraio 2020. Gli stessi, per tali contratti, devono essere già iscritti alla data del 23 febbraio 2020 alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, con accredito nello stesso arco temporale di almeno un contributo mensile;

·       incaricati alle vendite a domicilio di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, con reddito annuo 2019 derivante dalle medesime attività superiore ad euro 5.000 e titolari di partita IVA attiva e iscritti alla Gestione Separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, alla data del 23 febbraio 2020 e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

 

L'indennità non è cumulabile con i trattamenti di cassa integrazione e le indennità di 600 euro già previste dal DL 18/2020, inclusa quella per i professionisti delle casse previdenziali. Non è inoltre cumulabile con il reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

I soggetti, inoltre, non devono essere titolari di pensione o di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alla data di presentazione della domanda.

 

Infine, il decreto interministeriale 29 maggio 2020, intervenuto dopo le modifiche all’articolo 44 del dl 18/2020 disposte, come si è visto sopra, dall’articolo 78 del dl 34/2020, ha previsto:

·       che la quota parte del limite di spesa del Fondo di cui all'articolo 44, comma 1, del decreto-legge n. 18 del 2020, come modificato dall'articolo 78, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, destinato al sostegno del reddito dei liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103, per i mesi di aprile e maggio, è pari a 650 milioni di euro per l'anno 2020. A valere sul predetto limite di spesa, trovano altresì prioritaria copertura finanziaria eventuali eccedenze di spesa rispetto al limite di spesa di 280 milioni di euro per l'anno 2020 derivanti dall'ammissione a pagamento da parte degli enti previdenziali di domande relative all'indennità per il mese di marzo in relazione alle quali non è stato possibile disporre il pagamento medesimo in quanto eccedente il predetto limite di spesa di 280 milioni di euro.

·       Il sostegno al reddito di cui al comma 1, è costituito da un'indennità, per il mese di aprile 2020, pari a 600 euro, da erogarsi in via automatica ai soggetti già beneficiari dell'indennità di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 28 marzo 2020 per il mese di marzo 2020. L'indennità è riconosciuta anche ai professionisti che si sono iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria nel corso dell'anno 2019 e entro il 23 febbraio 2020, purché nella dichiarazione di cui all'articolo 3, comma 4, del presente decreto attestino un reddito professionale entro i limiti indicati nel decreto ministeriale 28 marzo 2020.

 

·       Per coloro che non abbiano già beneficiato dell'indennità di cui al decreto interministeriale del 28 marzo 2020, come integrato dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 30 aprile 2020, ai fini del riconoscimento delle indennità di cui sopra, si ribadisce che i soggetti titolari della prestazione, alla data di presentazione della domanda, devono soddisfare le seguenti condizioni:

a) non devono essere titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

b) non devono essere titolari di pensione.

·       L'istanza, deve essere presentata secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e deve essere corredata dalla dichiarazione del lavoratore interessato, rilasciata ai sensi del DPR 28 dicembre 2000, n. 445, sotto la propria responsabilità:

a) di essere libero professionista, non titolare di pensione diretta e non titolare di rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

b) di non aver percepito o di percepire le prestazioni previste dagli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38, e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, il reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, le prestazioni di cui all'articolo 2 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 30 aprile 2020, il reddito di emergenza di cui all'articolo 82 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, né le indennità di cui agli articoli 84, 85 e 98 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34,;

c) di non aver presentato per il medesimo fine istanza ad altra forma di previdenza obbligatoria;

d) di aver conseguito nell'anno di imposta 2018 un reddito professionale non superiore agli importi di cui all'articolo 1, comma 2 lettere a) e b), del decreto ministeriale 28 marzo 2020 oppure, in caso di iscrizione all'ente di diritto privato di previdenza obbligatoria nel corso dell'anno 2019 e 2020, di aver conseguito redditi professionali non superiori ai predetti importi;

e) di aver chiuso la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 ovvero di aver subito una riduzione di almeno il 33 per cento del reddito relativo al primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre del 2019, ovvero per i titolari di redditi inferiori a 35.000 euro, di essere nelle condizioni di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto ministeriale 28 marzo 2020, fatto salvo quanto previsto per i nuovi iscritti all'articolo 2, comma 2, del presente decreto.


 

Articolo 14
(
Proroga disposizioni in materia di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo)

 

 

L’articolo 14 preclude la possibilità di avviare le procedure di licenziamento collettivo e di esercitare la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo, salvo specifiche eccezioni, ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all’articolo 1 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 3 del presente decreto. Sono, altresì, dichiarate sospese di diritto le procedure di licenziamento già avviate successivamente al 23 febbraio 2020 e le procedure già avviate inerenti l’esercizio della facoltà di recesso dal contratto per giustificato motivo oggettivo. Il Senato ha soppresso il comma 4 della disposizione, che consente al datore di lavoro di revocare in ogni tempo il recesso per giustificato motivo oggettivo disposto nel corso del 2020, purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale

 

La disposizione in esame, prorogando le disposizioni previste dall’articolo 80 del dl 34/2020, stabilisce una relazione normativa tra il ricorso agli ammortizzatori previsti dagli articoli 1 e 3 del decreto (alle cui schede di lettura si rinvia per un esame più approfondito) e la possibilità di interrompere il vincolo contrattuale da parte dei datori di lavoro che non vi abbiano fatto integralmente ricorso.

 

L’articolo 80 del dl 34/2020, modificando l’articolo 46 del dl 18/2020, prevede che, a decorrere dalla data di entrata in vigore di quel decreto, è preclusa per cinque mesi (sessanta giorni nella formulazione dell’articolo 46) la possibilità per il datore di lavoro di avviare le procedure di licenziamento collettivo e che nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti alla data del 23 febbraio 2020. Si prevede, inoltre, la facoltà per il datore di lavoro che nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020 abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo, di revocare in ogni tempo il recesso.

Infine, in via eccezionale e fino al 17 agosto 2020, si modificano i termini complessivi delle procedure previste dalla legge in caso di trasferimento d'azienda in cui sono complessivamente occupati più di quindici lavoratori.

 

In particolare, la disposizione dell’articolo 1 del presente decreto, prevede la concessione dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, per una durata massima di 9 settimane, incrementate di ulteriori nove settimane riconosciute esclusivamente ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di nove settimane.

Le 18 settimane devono essere fruite all’interno del periodo che va dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020.

I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020 sono imputati alle prime nove settimane.

L’articolo 3 del presente decreto prevede, in favore dei datori di lavoro del settore privato[121], con esclusione di quello agricolo, un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo massimo di quattro mesi, fruibile entro il 31 dicembre 2020 e a condizione che i medesimi datori non richiedano gli interventi di integrazione salariale di cui al precedente articolo 1. Lo sgravio contributivo è riconosciuto esclusivamente in favore dei datori che abbiano fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, di interventi di integrazione salariale analoghi a quelli summenzionati ed è limitato - ferma restando la riparametrazione dello sgravio su base mensile - al doppio delle ore di integrazione salariale fruite nei suddetti due mesi. L'applicazione del beneficio del presente articolo è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea.

 

Pertanto, secondo la disposizione in commento, qualora i datori di lavoro non facciano ricorso alle disposizioni, sopra illustrate, di cui agli artt. 1 e 3 del presente decreto:

- resta loro precluso l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223[122] (cfr. infra, scheda di approfondimento sull’istituto del licenziamento collettivo) e restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto (comma 1);

- resta, altresì, preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio 1966 n. 604[123] e restano altresì sospese le procedure in corso di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966 n. 604[124](comma 2).

Per una ulteriore ipotesi di sospensione dei licenziamenti, si rinvia all’articolo 60, comma 3, lettera c), del presente decreto.

Tale disposizione prevede che il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa di cui all’articolo 43 del dl 34/2020, istituito nello stato di previsione del MISE, - nelle ipotesi di autorizzazione alla proroga di sei mesi della cassa integrazione riconosciuta alle imprese in crisi, qualora l'azienda abbia cessato o cessi l'attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell'attività con conseguente riassorbimento occupazionale (di cui all’art. 44 del D.L. n. 109/2018) - opera per i costi da sostenersi dalla società in relazione alla proroga ed indipendentemente dal numero dei dipendenti della società interessata.

In tali casi, la procedura di licenziamento già avviata deve intendersi sospesa per il periodo di operatività della proroga della cassa integrazione per consentire la finalizzazione degli esperimenti di cessione dell'attività produttiva (inserimento di un nuovo comma 2-bis nell’articolo 43 del D.L. n. 34/2020).

 Si valuti l’opportunità di chiarire se le suddette preclusioni al licenziamento riguardino anche i datori di lavoro che non possono percepire l’esonero contributivo di cui all’articolo 3 (perché, ad esempio, non abbiano richiesto, nei mesi di maggio e giugno 2020, gli interventi di integrazione salariale) o che non abbiano fatto domanda per gli ammortizzatori di cui all’articolo 1.

 

In base al comma 3, le preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati:

- dal venir meno del soggetto imprenditoriale: a) per la cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività (sempre che nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni od attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’art. 2112 c.c); b) in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nei casi in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso;

- nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione  del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo: a detti lavoratori è comunque riconosciuta l’indennità di disoccupazione (Naspi), ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 22[125].

 

Il Senato ha soppresso il comma 4 della disposizione, in base al quale, nel caso in cui il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nell’anno 2020, abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo può, nonostante il divieto posto dal legislatore all'articolo 18, comma 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300, revocare in ogni tempo il recesso purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.

 

L’istituto del licenziamento collettivo (che non trova applicazione nei confronti dei dirigenti) è disciplinato principalmente dall’articolo 24 della L. 23 luglio 1991, n. 223. Le cause che giustificano il ricorso a tale istituto risiedono nella riduzione o trasformazione dell’attività o del lavoro e nella cessazione dell’attività. L’ipotesi di licenziamento collettivo si verifica nel caso in cui le imprese che occupano più di 15 dipendenti, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco temporale di 120 giorni nell’unità produttiva oppure in più unità produttive dislocate nella stessa provincia. La normativa si applica a tutti i licenziamenti che, nel medesimo arco temporale e nello stesso territorio siano riconducibili alla medesima riduzione o trasformazione. Qualora sia assente il requisito quantitativo o quello temporale, si applica invece la disciplina sui licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo. È sempre obbligatoria la verifica della sussistenza di un nesso di causalità tra la trasformazione produttiva effettuata ed il ridimensionamento dei dipendenti (Cass., 4 dicembre 1998, n. 12297), nonché un nesso di congruità tra gli stessi (cioè una piccola trasformazione produttiva non può comportare un rilevante numero di licenziamenti). Spetta al datore di lavoro provare l’effettività e la definitività della diminuzione del fabbisogno di forza-lavoro, attraverso la mancata sostituzione dei lavoratori licenziati o l’assenza di ulteriori assunzioni. Si ricorda che la procedura stabilita per il licenziamento collettivo è applicata anche alle aziende in CIGS, qualora nel corso o al termine del programma si verifichi la necessità di procedere anche ad un solo licenziamento. La procedura è contenuta nell’articolo 4 della L. 223/1991, che disciplina la procedura per la dichiarazione di mobilità (identica in caso di licenziamenti collettivi). In particolare, tale procedura può essere avviata dall’impresa che sia stata ammessa alla CIGS, qualora nel corso di attuazione del programma – che l’impresa stessa intende attuare con riferimento anche alle eventuali misure previste per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale – ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative (comma 1). La procedura (commi 2-13) consta in una fase cd. Sindacale e in una fase cd. Amministrativa, nel corso delle quali il datore di lavoro ed i sindacati tentano di trovare soluzioni alternative al licenziamento.

 

 


 

Articolo 15
(
Seguito della sentenza 152/2020 della Corte Costituzionale)

 

 

L’articolo 15 modifica l’articolo 38, comma 4, della L. 448/2001 e abroga l’articolo 89-bis del dl 34/2020, al fine di dare compiutamente seguito alla sentenza di illegittimità dichiarata dalla sentenza della Corte Costituzionale n.152/2020, in base alla quale l’incremento dell’assegno mensile previsto dal suddetto art. 38 in favore degli invalidi civili totali deve essere riconosciuto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni (anziché 60 anni, come previsto dalla disposizione dichiarata illegittima).

 

In dettaglio, al fine di dare seguito alla predetta sentenza della Corte Costituzionale, la novella dell’articolo 38 in parola, che decorre dal 20 luglio 2020 (giorno successivo alla entrata in vigore delle modifiche disposte dalla legge di conversione del dl 34/2020), dispone che, al comma 4, le parole “di età pari o superiore a sessanta anni” sono sostituite dalle seguenti: “di età superiore a diciotto anni”.

Si rammenta che l’articolo 38 della L. 448/2001, al comma 1, dispone l’incremento della misura delle maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici in favore dei soggetti di età pari o superiore a sessanta anni.

Al riguardo, si ricorda che, ai sensi della circolare Inps 147/2019, per l’anno 2020, l’importo della somma del trattamento minimo e della maggiorazione sociale arriva fino a 651,51 euro per un totale annuale, su 13 mensilità, fino a 8469,63 euro.

Il comma 4, sul quale si interviene, dispone che i benefici incrementativi di cui al comma 1 sono altresì concessi ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni, che risultino invalidi civili totali o sordomuti o ciechi civili assoluti titolari di pensione o che siano titolari di pensione di inabilità di cui all'articolo 2 della legge 12 giugno 1984, n. 222.

 

La novella in esame, dispone, conseguentemente, l’abrogazione dell’articolo 89-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, che istituisce un fondo nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali con una dotazione iniziale pari a 46 milioni di euro per l'anno 2020, volto, per l’appunto, a dare seguito alla sentenza della Corte Costituzionale.

 

Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 178 milioni di euro per l’anno 2020 e in 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021 si provvede:

a)   quanto ad euro 46 milioni per l’anno 2020, mediante utilizzo delle risorse del Fondo istituito dall’articolo 89-bis, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n.34, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

b)  quanto ad 132 milioni di euro per l’anno 2020 e 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021, ai sensi dell’articolo 114 del decreto in esame (alla cui scheda di lettura si rinvia), con specifico riferimento agli oneri per il 2021, (ai sensi del comma 5 dell’articolo) mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle maggiori entrate e delle minori spese derivanti da alcune disposizioni dello stesso decreto[126].

 

Nella tabella seguente, prodotta nella relazione tecnica al provvedimento, vengono riportati gli effetti finanziari fino all’anno 2029:

 

 

 

 

Con Circolare INPS n. 107 dello scorso 23 settembre 2020, si precisa, in ordine ai requisiti reddituali, che debbono ricorrere le seguenti condizioni:

a) il beneficiario non coniugato deve possedere redditi propri non superiori a 8.469,63euro (pari all’importo massimo moltiplicato per tredici mensilità);

b) il beneficiario coniugato (non effettivamente e legalmente separato) deve possedere:

redditi propri di importo non superiore a 8.469,63 euro;

redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.447,42 euro.

Se entrambi i coniugi hanno diritto all’incremento, questo concorre al calcolo reddituale.

Pertanto, nel caso in cui l’attribuzione del beneficio a uno dei due comporti il raggiungimento del limite di reddito cumulato, nulla è dovuto all’altro coniuge. Se invece il limite non viene raggiunto, l’importo dell’aumento da corrispondere a un coniuge deve tener conto del reddito cumulato comprensivo dell’aumento già riconosciuto all’altro.

Ai fini della valutazione del requisito reddituale concorrono i redditi di qualsiasi natura, ossia i redditi assoggettabili ad IRPEF, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da IRPEF, sia del titolare che del coniuge.

Al contrario non concorrono al calcolo reddituale i seguenti redditi: il reddito della casa di abitazione, le pensioni di guerra, l’indennità di accompagnamento, l’importo aggiuntivo di 300.000 lire (154,94 euro) previsto dal comma 7 dell’articolo 70 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, i trattamenti di famiglia, l’indennizzo previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati.

Gli interessati di età inferiore ai sessanta anni, ricorrendo i prescritti requisiti, devono presentare istanza per ottenere congiuntamente la maggiorazione ed il relativo incremento.

In ordine alla decorrenza, il beneficio viene attribuito dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, sempreché ricorrano le condizioni reddituali e il compimento dell’età stabilita dalla disposizione.

Si precisa che la decorrenza non può comunque essere anteriore al 1° agosto 2020.

Per i titolari di pensione di inabilità che presentino la domanda di beneficio entro il 9 ottobre 2020, può essere riconosciuta la decorrenza dal 1° agosto 2020, ove espressamente richiesto.

 

 

La sentenza della Corte Costituzionale n.152/2020

Con la sentenza 152/2020, la Corte Costituzionale interviene sull’articolo 38, comma 4, «nella parte in cui subordina il diritto degli invalidi civili totali, affetti da gravissima disabilità e privi di ogni residua capacità lavorativa, all’incremento previsto dal comma 1 al raggiungimento del requisito anagrafico del 60° anno di età, in relazione agli artt. 3 e 38, comma 1, Cost.».

In dettaglio, la Corte interviene sul limite dei sessanta anni previsto da tale disposizione nel caso di invalidi civili totali, poiché manifestamente inadeguato a garantire a persone  totalmente  inabili  al lavoro i “mezzi necessari per vivere”, in violazione del diritto, riconosciuto in particolare dall’articolo 38 della Costituzione, secondo cui “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. Quindi l’incremento (pari a 651,51 euro in base ai valori recentemente aggiornati) di cui al comma 1 dell’articolo 38 della l. 448/2001 dovrà essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto 18 anni e che non godano, in particolare, di redditi su base annua pari o superiori a 8469,63 euro.

Peraltro, con riferimento ai vincoli di bilancio e, quindi, nella prospettiva del “contemperamento dei valori costituzionali”, la Corte ha ritenuto, in questo caso, di graduare gli effetti temporali del decisum, facendoli decorrere (solo) dal giorno successivo a quello di pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale.

Si precisa che la tecnica decisoria della sentenza con effetto “ex nunc”, che viene qui adottata, appartiene alla giurisprudenza della Corte, a partire dalla sentenza n. 10 del 2015 (nello stesso senso anche sentenze n. 246 del 2019, n. 74 e n. 71 del 2018). 

Nella prima citata pronuncia si è infatti chiarito che «così come la decisione di illegittimità costituzionale può essere circoscritta solo ad alcuni aspetti della disposizione sottoposta a giudizio – come avviene ad esempio nelle pronunce manipolative – similmente la modulazione dell’intervento della Corte può riguardare la dimensione temporale della normativa impugnata, limitando gli effetti della declaratoria di illegittimità costituzionale sul piano del tempo». E si è appunto precisato che «sono proprio le esigenze dettate dal ragionevole bilanciamento tra i diritti e i principi coinvolti» ? vagliate alla luce di principi di stretta proporzionalità e di effettività dei suddetti diritti ? a determinare la scelta di una tale tecnica decisoria. La quale «risulta, quindi, costituzionalmente necessaria allo scopo di contemperare tutti i principi e i diritti in gioco, […] garantendo il rispetto dei principi di uguaglianza e di solidarietà, che, per il loro carattere fondante, occupano una posizione privilegiata nel bilanciamento con gli altri valori costituzionali (sentenza n. 264 del 2012)».

Resta ovviamente ferma la possibilità per il legislatore di rimodulare, ed eventualmente di coordinare in un quadro di sistema, la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché idonee a garantire agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione. Infatti, l’eliminazione della barriera anagrafica che condiziona l’adeguamento della misura della pensione di inabilità al soddisfacimento delle esigenze primarie di vita, non costituendo una opzione costituzionalmente obbligata, resta soggetta a un diverso apprezzamento da parte del legislatore, purché nel rispetto del principio di proporzionalità (sentenze n. 40 del 2019 e n. 222 del 2018) e dell’effettività dei suddetti diritti.

 

Il testo della sentenza della Corte costituzionale n. 152/2020 è consultabile al seguente link:

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2020:152

 


 

Articolo 16
(Erogazione assegno ordinario da parte dei Fondi di solidarietà bilaterali alternativi)

 

 

L’articolo 16 incrementa di 500 milioni di euro le risorse a carico del bilancio dello Stato per l’erogazione dell’assegno ordinario di integrazione salariale da parte dei Fondi di solidarietà bilaterali alternativi, concesso, a seguito della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, sulla base della normativa dettata dal decreto Cura Italia.

 

Per il 2020, viene incrementato nella misura di 500 milioni di euro (passando da 1.100 a 1.600 mln) il limite di spesa, a carico del bilancio dello Stato, entro cui i suddetti Fondi di solidarietà bilaterali alternativi (non istituiti presso l’INPS[127]) garantiscono l’erogazione dell’assegno ordinario da corrispondere in base alla normativa previgente (di cui all’art. 19 del D.L. 18/2020) rispetto a quella posta dall’articolo 1 del presente decreto. Tale articolo riconosce l’erogazione dell’assegno ordinario da parte dei richiamati Fondi per un massimo di 18 settimane, per periodi compresi tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, entro un ulteriore e distinto limite di spesa, a carico del bilancio dello Stato, pari a 1.600 milioni di euro per il 2020.

Come previsto dall’art. 19, c. 6 e 6-bis, del D.L. 18/2020 - modificato dalla norma in commento - tali  risorse sono assegnate ai rispettivi Fondi con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e trasferite previo monitoraggio da parte dei Fondi stessi dell'andamento del costo della prestazione, relativamente alle istanze degli aventi diritto, nel rispetto del limite di spesa e secondo le indicazioni fornite dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Per la ripartizione delle risorse previste dalla normativa finora vigente sono stati adottati i decreti ministeriali 1° aprile 2020, 30 maggio 2020 n. 11 e 15 giugno 2020 n. 41 (quest’ultimo è stato adottato per la ripartizione delle risorse stanziate dal DM del 30 maggio 2020 a seguito del monitoraggio da parte dei Fondi stessi dell'andamento del costo della prestazione e delle prestazioni effettivamente erogate, ai sensi di quanto previsto dall’art. 19, c. 6-bis, del D.L. 18/2020).

 

Ai relativi oneri – pari a 500 milioni di euro per il 2020 – si provvede mediante corrispondente utilizzo dello stanziamento del capitolo di bilancio istituito dall’art. 22-ter del D.L. 18/2020 al fine di garantire un ulteriore finanziamento degli strumenti di integrazione salariale già previsti dal decreto cura Italia e rifinanziati dal decreto Rilancio (pari a 2.673,2 milioni di euro).

La Relazione tecnica allegata al provvedimento evidenzia che il suddetto capitolo presenta le necessarie disponibilità.

 


 

Articolo 17
(Incremento risorse assistenza CAF e professionisti)

 

 

L’articolo 17 incrementa di 20 milioni di euro le risorse destinate all'erogazione dei compensi spettanti ai Centri di assistenza fiscale e ai professionisti abilitati per lo svolgimento dell’assistenza fiscale per l’anno 2019, da erogare nel 2020.

 

Preliminarmente si ricorda che l'articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, stabilisce che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono rimodulate le misure dei compensi previste per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa e per l'elaborazione e la trasmissione delle dichiarazioni in forma congiunta (articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241) tenendo conto dei diversi adempimenti posti a carico dei CAF e dei professionisti.

Il richiamato articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, stabilisce che per le attività svolte in relazione alla dichiarazione annuale dei redditi dei titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, ai CAF, agli iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell'albo dei consulenti del lavoro, spetta un compenso a carico del bilancio dello Stato per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa (14 €) e  per l'elaborazione e la trasmissione delle dichiarazioni in forma congiunta (26 €).

Si ricorda, altresì, che l’articolo 32 del medesimo decreto prevede che i centri di assistenza fiscale possono essere costituiti da:

a)   associazioni sindacali di categoria fra imprenditori, presenti nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, istituite da almeno dieci anni;

b)   associazioni sindacali di categoria fra imprenditori, istituite da almeno dieci anni, diverse da quelle indicate nella lettera a) se, con decreto del Ministero delle finanze, ne è riconosciuta la rilevanza nazionale con riferimento al numero degli associati, almeno pari al 5 per cento degli appartenenti alla stessa categoria, iscritti negli appositi registri tenuti dalla camera di commercio, nonché all'esistenza di strutture organizzate in almeno 30 province;

c)   organizzazioni aderenti alle associazioni di cui alle lettere a) e b), previa delega della propria associazione nazionale;

d)   organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e pensionati od organizzazioni territoriali da esse delegate, aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti;

e)   sostituti di imposta sui redditi di lavoro dipendente aventi complessivamente almeno cinquantamila dipendenti;

f)    associazioni di lavoratori promotrici di istituti di patronato riconosciuti aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti.

 

In attuazione di quanto disposto del sopra citato articolo 7 del dlgs. 175 del 2014, il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 29 dicembre 2014 ha stabilito che le misure dei compensi di 14 e 26 euro (art. 38, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241) sono rimodulate per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa in: 16,20, 18,30 e 18,30 euro, rispettivamente, per l'assistenza prestata nel 2015, nel 2016 e a partire dal 2017, se la dichiarazione è trasmessa con modifiche che comportano integrazioni anche in aggiunta a variazioni dei dati indicati nella dichiarazione precompilata.

Il comma 1 dell’articolo in esame prevede che le risorse da destinare all'erogazione dei compensi spettanti ai CAF e ai professionisti abilitati per lo svolgimento dell’assistenza fiscale sono incrementate di 20 milioni di euro per il solo anno 2020, relativamente alle attività rese nell’anno 2019.

Pertanto, nell'ambito del programma Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità della missione di spesa Politiche economico-finanziarie e di bilancio, le dotazioni finanziarie, iscritte sul capitolo 3845 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono incrementate di 20 milioni di euro.

Conseguentemente il limite di spesa previsto per il 2020 per l'erogazione dei compensi spettanti per lo svolgimento dell’assistenza fiscale è elevato a 236.897.790,00 euro rispetto al previgente importo di 216.897.790,00 euro.

Nella relazione illustrativa il Governo evidenzia che tale intervento riconosce l’apporto dei CAF e dei professionisti abilitati, tenuto conto che nel 2019 attraverso la loro assistenza è transitato circa l’85% del totale dei 730 (il restante 15% è suddiviso tra accesso telematico diretto dei contribuenti e sostituto di imposta).

La disposizione stabilisce, altresì, che qualora per effetto dell’applicazione dei compensi unitari stabiliti (articolo 1, lettera c), del richiamato decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 29 dicembre 2014) l’importo complessivo dei compensi spettanti risulti superiore al suddetto limite, gli importi dovuti a ciascun avente diritto per le attività svolte nell’anno 2019 sono proporzionalmente ridotti.

La norma chiarisce, inoltre, che per le attività svolte a decorrere dall’anno 2020 resta fermo quanto stabilito dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 1° settembre 2016 ovvero che le risorse da destinare all'erogazione dei compensi spettanti ai CAF ed ai professionisti abilitati non possono eccedere il limite di euro 216.897.790,00 a decorrere dall'anno 2019.

 

Il comma 2 prevede la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo a valere sull’articolo 114 del decreto in esame, alla cui scheda di lettura si rinvia.

Articolo 18
(Finanziamento istituti di patronato)

 

 

L’articolo 18 incrementa di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2020 le risorse destinate al finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale.

 

Nel dettaglio, l’articolo in esame prevede, a decorrere dall’esercizio finanziario 2020, un aumento, complessivo e proporzionale, nella misura di 20 milioni di euro annui, delle risorse destinate al finanziamento dei suddetti istituti. Il relativo onere – a cui si provvede ai sensi dell’articolo 114 (alla cui scheda di lettura si rimanda) - consiste in maggiori somme versate agli istituti medesimi in deroga alla normativa vigente[128] (commi 1 e 3).

 

Il finanziamento per l’attività di istituti di patronato e assistenza sociale è disciplinato dall’articolo 13, della legge n. 152/2001, secondo i criteri stabiliti con specifico regolamento (emanato con il D.M. 10 ottobre 2008), mediante il prelevamento di un'aliquota di finanziamento (pari, nella normativa vigente, allo 0,199%) sul gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati da tutte le gestioni amministrate dall'INPS e dall'INAIL.

L’importo ottenuto con il richiamato prelevamento è destinato al finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale nelle seguenti percentuali:

-      89,90% all'attività;

-      10% all'organizzazione, di cui il 2 per cento per l'estero;

-      0,10% per il controllo delle sedi all'estero, finalizzato alla verifica dell'organizzazione e dell'attività, nonché a verifiche ispettive straordinarie in Italia sull'organizzazione e sull'attività e per la specifica formazione del personale ispettivo addetto.

Si ricorda, inoltre, che le risorse destinate agli istituti di patronato e di assistenza sociale hanno in passato subito riduzioni per effetto di diversi provvedimenti, da ultimo l’art. 1, c. 605, della L. 208/2015 che, con riferimento all’esercizio finanziario 2016, ha disposto una riduzione delle suddette risorse pari a 15 milioni di euro.

Anche l’aliquota di finanziamento degli istituti in questione è stata oggetto di ripetute modifiche, passando dallo 0,226% inizialmente previsto a decorrere dal 2001, allo 0,199% previsto dall’art. 1, c. 605, della L. 208/2015 a decorrere dal 2015.

Parimenti, si è provveduto anche alla rimodulazione della quota di acconto del finanziamento statale, fissata dal 2019 al 78% dall’art. 1, c. 134, della L. 205/2017.


 

Articolo 19
(Trattamenti di integrazione salariale per le ex zone rosse)

 

 

L’articolo 19 riconosce ai datori di lavoro delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto che, nel periodo intercorrente tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020, hanno sospeso, in tutto o in parte, l'attività lavorativa a causa dell’impossibilità da parte dei lavoratori alle proprie dipendenze di raggiungere il luogo di lavoro - perché residenti o domiciliati nelle cosiddette zone rosse - la possibilità di accedere ai trattamenti di integrazione salariale ordinario e in deroga e all’assegno ordinario di integrazione salariale, introdotti dalla normativa vigente a seguito della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza dell’emergenza da Covid-19. Tali trattamenti possono essere concessi – entro un determinato limite di spesa – con riferimento a periodi compresi nell’arco temporale summenzionato e per un massimo di quattro settimane.

 

Soggetti beneficiari (comma 1)

Nel dettaglio, la suddetta possibilità è riconosciuta a condizione che:

§  i datori di lavoro abbiano sospeso l’attività lavorativa - anche qualora la sospensione abbia riguardato i soli dipendenti aventi i requisiti di seguito indicati - a causa dell’impossibilità del raggiungimento del luogo di lavoro da parte dei lavoratori alle proprie dipendenze, domiciliati o residenti nei comuni delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (sul punto, vedi infra), per i quali la pubblica autorità avessero emanato provvedimenti di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio territorio, con l’obbligo di permanenza domiciliare in ragione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 (i trattamenti cui la disposizione si riferisce sono quelli di cui agli artt. da 19 a 22-quinquies del D.L. 18/2020, per una panoramica dei quali si rinvia alla scheda di lettura relativa all’art. 1 del presente provvedimento). La norma specifica, infine, che tale possibilità è riconosciuta limitatamente ai datori di lavoro operanti nelle suddette regioni (come proposto dalla Commissione nell’ambito delle correzioni formali da apportare al testo, in luogo del riferimento alle sole imprese contenuto nel testo attualmente vigente). Si consideri l’opportunità – rilevata anche nel parere sul presente decreto approvato dalla Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato il 24 settembre 2020 - di valutare i motivi della limitazione alle suddette tre regioni, considerato che nel periodo temporale in oggetto (intercorrente tra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020) sono stati adottati provvedimenti (anche da parte di enti territoriali) di contenimento e di divieto di allontanamento riguardanti territori anche di altre regioni;

§  non abbiano trovato applicazione, prima dell’entrata in vigore del presente decreto, le tutele di integrazione salariale previste dalle vigenti disposizioni per l’emergenza Covid-19[129].

Per quanto riguarda il trattamento di integrazione salariale per i lavoratori dipendenti agricoli a tempo indeterminato (CISOA), con la circolare n. 115 del 2020, l’INPS precisa che è possibile presentare la relativa domanda – con riferimento alle causali suesposte e per periodi intercorrenti nel medesimo intervallo temporale - fino ad un massimo di 20 giornate. Al riguardo, l’Istituto fa presente che la CISOA è riconosciuta in funzione delle giornate di lavoro non prestate e, quindi, il predetto limite massimo di 20 giornate lavorative equivale alla durata massima di quattro settimane complessivamente richiedibili ai sensi dell’articolo 19 in commento.

 

Durata e presentazione della domanda (commi 1 e 2)

Le domande devono essere presentate, a pena di decadenza, esclusivamente all’INPS – con causale “Covid-19 – Obbligo permanenza domiciliare” – entro il 15 ottobre 2020, per periodi intercorrenti tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 e per la durata delle misure previste dai predetti provvedimenti della pubblica autorità di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio territorio, ma comunque fino ad un massimo complessivo di quattro settimane.

Alle stesse domande è allegata l’autocertificazione del datore di lavoro che indica l’autorità che ha emesso il provvedimento di restrizione.

Al riguardo, la richiamata circolare n. 115 del 2020 specifica che - in considerazione dei nuovi e più stringenti termini per la presentazione delle domande previsti dal presente decreto legge - in fase di prima applicazione le aziende, con riferimento ai periodi i cui termini di trasmissione fossero già scaduti, potranno utilmente inviare le relative istanze entro e non oltre 30 giorni dal 1° ottobre 2020, data di pubblicazione del messaggio 3525 con cui l’Istituto comunica il rilascio della procedura informatica per la presentazione delle domande relative ai trattamenti in oggetto.

 

Pagamento diretto (comma 3)

In caso di pagamento diretto delle prestazioni da parte dell’INPS, il datore di lavoro è tenuto ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro il 15 novembre 2020. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.

Riguardo al suddetto termine relativo all’invio per il pagamento o per il saldo, si ricorda che la normativa sul pagamento diretto ai dipendenti dei trattamenti di integrazione salariale ordinari o in deroga o degli assegni ordinari di integrazione salariale (di cui ai richiamati artt. da 19 a 22-quinquies del D.L. 18/2020)[130] - oltre a porre già il principio di decadenza summenzionato[131] - prevede[132] che la domanda del datore di lavoro contenga anche i dati essenziali per il calcolo e l'erogazione di un'anticipazione pari al 40 per cento delle ore di trattamento autorizzate nell'intero periodo. In merito, si segnala che, secondo l'interpretazione seguita dalla circolare dell'INPS n. 78 del 27 giugno 2020, nella richiesta del datore di lavoro relativa alla prestazione si può rinunziare al meccanismo dell'acconto. Si ricorda inoltre che, nel caso di decadenza summenzionata, l'INPS provvede al recupero, nei confronti del datore di lavoro, dell'acconto eventualmente corrisposto[133].

 

Limiti di spesa (commi 4 e 5)

I trattamenti di cui alla norma in commento sono concessi nel limite massimo di spesa di 59,3 milioni di euro per il 2020. L'INPS provvede al relativo monitoraggio e, qualora da tale monitoraggio emerga che è stato raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, l'Istituto non prende in considerazione ulteriori domande.

Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente utilizzo dello stanziamento (pari originariamente a 2.673,2 milioni di euro) del capitolo di bilancio istituito dall’art. 22-ter del D.L. 18/2020 al fine di garantire un ulteriore finanziamento degli strumenti di integrazione salariale già previsti dal decreto cura Italia e rifinanziati dal decreto Rilancio.

La Relazione tecnica allegata al provvedimento evidenzia che il suddetto capitolo presenta le necessarie disponibilità.


 

Articolo 20
(Disposizioni per il settore aereo)

 

 

L’articolo 20 modifica i commi 1 e 2 dell'articolo 94 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 estendendo il trattamento di integrazione salariale per crisi aziendale alle aziende operanti nel settore aereo, rispondenti a determinati requisiti, che hanno cessato o cessano l’attività produttiva nel corso dell’anno 2020 e che non sono sottoposte a procedure concorsuali ed escludendo l’applicazione del contributo addizionale ex art. 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.

 

L’articolo 94 del dl 18/2020 dispone un incremento di 200 milioni di euro, per il 2020, della dotazione del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale (comma 1) e reca, a valere sulle suddette risorse, norme specifiche per il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale nel settore aereo, a fronte delle gravi crisi aziendali che hanno investito quest'ultimo (comma 2).

In particolare, ai sensi del comma 2, il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale può essere autorizzato, in deroga ai limiti di durata massima del trattamento di integrazione salariale[134] alle seguenti condizioni:

§  a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto 18/2020 e fino al 31 dicembre 2020;

§  nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020;

§  nel limite massimo di 10 mesi;

§  previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche in presenza dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico nonché della Regione interessata;

§  qualora l'azienda operante nel settore aereo abbia cessato o cessi l'attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell'attività con conseguente riassorbimento occupazionale.

 

Nel dettaglio, la disposizione in commento riduce la quantificazione degli oneri per il 2020 e la relativa copertura finanziaria operata dal comma 1 dell’articolo 94 (portandola da 200 milioni di euro a 190,2 milioni di euro) e quantifica gli oneri per il 2021 in 22,9 milioni di euro in termini di saldo netto da finanziare e in 14,3 milioni di euro in termini di fabbisogno e indebitamento netto coprendoli sull’articolo 114 del decreto in esame (comma 1, lett. a), b) prima parte e comma 2).

 

La relazione tecnica al provvedimento, spiega che si è proceduto a valutare l’effetto finanziario della concessione della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti di Air Italy considerando l’onere della prestazione, della contribuzione figurativa e del mancato gettito del contributo addizionale per i 1.470 dipendenti in CIG per 10 mesi.

Sulla base dei dati individuali dei dipendenti Air Italy a fine 2019 estratti dalle dichiarazioni Uniemens si è giunti a definire per l’anno 2020 un onere pari a 9,8 milioni di euro ed oneri per il 2021 quantificati in 22,9 milioni di euro in termini di saldo netto da finanziare e in 14,3 milioni di euro in termini di fabbisogno e indebitamento netto.

 

Inoltre, ai sensi del comma 1, lettera b), seconda parte si modifica il comma 2 dell’articolo 94 prevedendo che nel nuovo limite di spesa di 9,8 milioni di euro per il 2020 e 22,9 milioni per l’anno 2021, può essere autorizzato il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale in favore delle aziende operanti nel settore aereo, in possesso del prescritto Certificato di Operatore Aereo (COA) e titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciata dall’Ente nazionale dell’aviazione civile, che hanno cessato o cessano l’attività produttiva nel corso dell’anno 2020 e che non sono sottoposte a procedure concorsuali alla data della stipulazione dell’accordo di cui al presente comma.

Il trattamento straordinario di integrazione salariale può essere autorizzato, previo accordo in sede governativa stipulato, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche in presenza dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico nonché della Regione o delle Regioni interessate, ove ricorra almeno una delle seguenti condizioni: a) prospettive di cessione dell’azienda o di un ramo di essa; b) specifici percorsi di politica attiva del lavoro posti in essere dalla regione o dalle regioni interessate secondo le modalità indicate nell’accordo previsto dal presente comma.

 

Infine, ai sensi del comma 1, lett. c), dopo il comma 2 dell’articolo 94, è inserito il comma 2-bis, con il quale, a fini di monitoraggio delle risorse finanziarie, si dispone che sia direttamente l’INPS ad erogare il trattamento di integrazione di cui sopra. In relazione a ciò, non è dovuto il pagamento del contributo addizionale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148[135]. Agli oneri derivanti dall’esonero dal pagamento dell’addizionale prevista dall’articolo 5 del citato decreto legislativo n. 148 del 2015, si provvede, come si è visto sopra, a valere e nei limiti delle risorse di cui al comma 2.

 

La Circolare INPS n. 115 del 30 settembre 2020, dopo aver sintetizzato il contenuto dell’articolo in esame, ricorda che i datori di lavoro soggetti alla disciplina del Fondo di Tesoreria dovranno versare al predetto Fondo le quote di TFR maturate dal lavoratore durante il periodo di integrazione salariale, rinviando, infine, ad un successivo messaggio le modalità operative cui i datori di lavoro dovranno attenersi per il recupero, tramite conguaglio, del trattamento straordinario di integrazione salariale di cui trattasi.


 

Articolo 21
(Rimodulazione delle risorse per il cosiddetto voucher babysitting per alcune categorie e delle risorse per l’indennità relativa ai lavoratori domestici)

 

 

Il comma 1 dell’articolo 21 incrementa di 169 milioni di euro per il 2020 le risorse per l’erogazione del voucher per servizi di babysitting e per altri servizi, riconosciuto per l'assistenza dei figli fino a 12 anni in favore del personale dipendente del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, e del personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, in alternativa al congedo parentale speciale introdotto dalla normativa vigente in conseguenza dell’emergenza da Covid-19[136]. Il successivo comma 2 riduce, nella medesima misura di 169 milioni di euro per il 2020, le risorse stanziate per il riconoscimento, in via transitoria, di un'indennità in favore di alcuni lavoratori domestici.

 

Nel dettaglio, il comma 1 dell’articolo in commento incrementa di 169 milioni di euro - portandole da 67,6 milioni di euro a 236,6 milioni di euro per il 2020 - le risorse stanziate per l’erogazione del cosiddetto voucher babysitting riconosciuto dalla normativa vigente (artt. 23 e 25 del D.L. 18/2020), in alternativa alla fruizione del congedo speciale introdotto a seguito dell’emergenza Covid-19[137], ai lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori sociosanitari, nonché del personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato per le esigenze connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19.

Tale voucher è riconosciuto – in relazione all'assistenza e alla sorveglianza dei figli fino a 12 anni[138] e fino al 31 agosto 2020 - nel limite massimo complessivo di 2000 euro, per l'acquisto di servizi di babysitting, nonché di servizi erogati dai centri estivi, di servizi integrativi per l'infanzia, di servizi socio-educativi territoriali, di servizi erogati dai centri con funzione educativa e ricreativa e di servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia (la fruizione del bonus per i servizi integrativi per l'infanzia è incompatibile con la fruizione del cosiddetto bonus asilo nido).

Si ricorda che il richiamato art. 23 del D.L. 18/2020 riconosce il medesimo bonus anche ai lavoratori dipendenti privati, agli iscritti in via esclusiva alla cosiddetta Gestione separata e ai lavoratori autonomi (iscritti e non iscritti all’INPS[139]) nel limite massimo complessivo di 1200 euro. Tale beneficio, ai sensi del comma 11 del summenzionato art. 23, è riconosciuto nel limite di spesa di 1.569 milioni di euro per il 2020 - limite che si applica in via unitaria anche per il congedo parentale speciale e l’indennità previsti dal medesimo art. 23, per i soggetti richiamati, in alternativa al bonus suddetto.

L’INPS, con la circolare 73/2020, ha chiarito le modalità di erogazione del bonus sia per servizi di babysitting, da utilizzare mediante il libretto di famiglia, sia per i servizi integrativi per l’infanzia.

 

Il comma 2 dell’articolo 21 in esame, ai fini della copertura del suddetto incremento di 169 milioni di euro, riduce nella misura identica le risorse stanziate per il riconoscimento, in via transitoria, di un'indennità in favore di alcuni lavoratori domestici. Queste ultime risorse vengono, dunque, ridotte da 460 milioni a 291 milioni (per il 2020). Si ricorda che il termine, a pena di decadenza, per la presentazione della domanda per l’indennità in oggetto è fissato al 30 agosto 2020 dall’articolo 9, comma 8, del presente decreto.

L’indennità in esame (ai sensi dell’articolo 85 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77) è riconosciuta, in via transitoria, in favore dei lavoratori domestici che avessero in essere, alla data del 23 febbraio 2020, uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali. L'indennità è attribuita con riferimento ai mesi di aprile e maggio del 2020, nella misura di 500 euro mensili; l'indennità non concorre alla formazione del reddito fiscale imponibile ai fini delle imposte sui redditi ed è erogata, su domanda, in unica soluzione dall'INPS, nel rispetto del limite complessivo di spesa summenzionato[140].


 

Articolo 21-bis
(Lavoro agile e congedo straordinario per i genitori durante il periodo di quarantena obbligatoria del figlio convivente ed Autorizzazione di spesa per sostituzioni del personale delle istituzioni scolastiche)

 

 

L'articolo 21-bis - inserito dal Senato - costituisce, con alcune modifiche, la trasposizione dell'articolo 5 del D.L. 8 settembre 2020, n. 111 - D.L. attualmente in fase di conversione alle Camere e di cui l'articolo 1, comma 1-bis, del disegno di legge di conversione del presente D.L. n. 104 dispone l'abrogazione, con la salvezza degli effetti già prodottisi. La normativa oggetto di trasposizione, in primo luogo, riconosce, a determinate condizioni, il diritto per i genitori lavoratori dipendenti, pubblici e privati, allo svolgimento della prestazione di lavoro in modalità agile o ad un congedo straordinario, con relativa indennità, per il periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio, convivente e minore di anni quattordici[141], disposta a seguito di contatto verificatosi all'interno del plesso scolastico; riguardo al diritto alla prestazione di lavoro in modalità agile, la versione operata dal Senato (con una modifica del comma 1 e l'inserimento del comma 2 rispetto al testo del citato articolo 5 del D.L. n. 111) introduce ulteriori fattispecie di contatto (verificatesi al di fuori del plesso scolastico). I profili temporali delle norme in esame sono oggetto del comma 6. Il suddetto congedo è riconosciuto dall'INPS nel rispetto di un limite di spesa, pari a 50 milioni di euro per il 2020 (comma 7). Il comma 8 reca un'autorizzazione di spesa, pari a 1,5 milioni di euro per il 2020, per la sostituzione del personale delle istituzioni scolastiche pubbliche che usufruisca del suddetto congedo. Alla copertura degli stanziamenti di cui ai commi 7 e 8 si provvede mediante riduzione di risorse destinate ad interventi di integrazione salariale (comma 9).

 

Più in particolare, i commi 1 e 2 prevedono che un genitore lavoratore dipendente, pubblico o privato, abbia diritto allo svolgimento della prestazione di lavoro in modalità agile per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio, convivente e minore di anni quattordici, disposta dal dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria locale (territorialmente competente) a seguito di contatto verificatosi all'interno del plesso scolastico[142], ovvero[143] nell'ambito dello svolgimento di attività sportive di base, attività motoria in strutture quali palestre, piscine, centri sportivi, circoli sportivi, sia pubblici che privati, o all'interno di strutture regolarmente frequentate per seguire lezioni musicali e linguistiche. Si segnala che, sulla limitazione del riferimento ai soli contatti verificatisi all'interno del plesso scolastico, il parere della Commissione Affari costituzionali del Senato (approvato il 24 settembre 2020) sull'emendamento 21.0.500 sottolineava l'opportunità di una valutazione; un subemendamento approvato a tale emendamento ha poi inserito il riferimento agli ambiti summenzionati.

Il diritto è escluso per le prestazioni lavorative che non possano essere rese in modalità agile (comma 3) nonché per i giorni in cui l'altro genitore svolga (a qualunque titolo) lavoro in modalità agile ovvero non svolga alcuna attività lavorativa o usufruisca del congedo straordinario summenzionato (comma 5) (resta fermo che il dipendente possa svolgere la prestazione in modalità agile, ove quest'ultima si basi su un accordo con il datore di lavoro, ai sensi della disciplina generale in materia[144]); è fatto salvo[145] il diritto al lavoro in modalità agile, qualora il lavoratore sia padre o madre anche di altri figli minori di anni quattordici, avuti da altri soggetti che non stiano fruendo di una delle misure di cui ai commi 1 e 3 (lavoro in modalità agile o congedo summenzionato).

Si ricorda che l'eventuale adozione della misura della quarantena a seguito di contatti all'interno di plessi scolastici è attualmente oggetto dell'allegato 21 del D.P.C.M. del 7 agosto 2020 - allegato inserito dal successivo D.P.C.M. del 7 settembre 2020 e che costituisce la trasposizione del documento recante indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia, adottato dall'Istituto superiore di sanità il 28 agosto 2020 insieme con altre amministrazioni[146] -.

La norma di cui al presente comma 1 sul diritto alla modalità di lavoro agile si aggiunge ad altre norme che, in via transitoria[147], prevedono tale diritto per alcune fattispecie.

 

Tali norme transitorie prevedono, fino al 15 ottobre 2020[148], il riconoscimento del diritto in esame - a condizione che la modalità di lavoro agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione -:

-       in favore dei lavoratori dipendenti portatori di handicap grave, o aventi nel proprio nucleo familiare un soggetto portatore di handicap grave o immunodepresso[149];

-       sulla base delle valutazioni dei medici competenti, ai dipendenti del settore privato maggiormente esposti a rischio di contagio da virus SARS-CoV-2, in ragione dell'età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o, comunque, da comorbilità che possano caratterizzare una situazione di maggiore rischiosità accertata dal medico competente, nell'ambito della sorveglianza sanitaria sul luogo di lavoro[150].

Ulteriori norme transitorie sono previste, nel presente decreto n. 104, dall'articolo 21-ter (inserito dal Senato) e dalla novella (anch'essa inserita dal Senato) di cui all'articolo 26, comma 1-bis, capoverso 2-bis. Si rinvia alle relative due schede di lettura.

 

Il successivo comma 6 fa riferimento ai periodi o frazioni di periodo compresi entro il 31 dicembre 2020; si valuti l'opportunità, come osservato anche nel suddetto parere della Commissione Affari costituzionali del Senato approvato il 24 settembre 2020, di chiarire se tale limitazione temporale riguardi - oltre che l'istituto del congedo straordinario di cui ai commi 3 e seguenti - anche il diritto alla modalità di lavoro agile, di cui al presente comma 1.

Il comma 3 riconosce, con riferimento alla suddetta ipotesi di quarantena del figlio, convivente e minore di anni quattordici, disposta dal dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria locale a seguito di contatto verificatosi all'interno del plesso scolastico, il diritto ad un congedo straordinario del genitore lavoratore dipendente, per tutto o parte del periodo in oggetto, entro il limite di spesa di cui al successivo comma 7 e qualora sussistano le seguenti condizioni:

§  la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità di lavoro agile;

§  nei medesimi giorni (comma 5) l'altro genitore svolga attività lavorativa, con modalità diversa dal lavoro agile[151]. In relazione a tale condizione, è fatto salvo[152] il diritto al congedo, qualora il lavoratore sia padre o madre anche di altri figli minori di anni quattordici, avuti da altri soggetti che non stiano fruendo di una delle misure di cui ai commi 1 e 3 (lavoro in modalità agile o congedo summenzionato);

§  i periodi o le frazioni di periodo in oggetto siano compresi entro il termine del 31 dicembre 2020 (comma 6).

Per tale congedo, in luogo della retribuzione, viene riconosciuta dall'INPS - ovvero dall'amministrazione pubblica datrice di lavoro[153] - un'indennità pari al cinquanta per cento della medesima retribuzione, con il riconoscimento, ai fini previdenziali, della contribuzione figurativa relativa all'intera retribuzione (comma 4). La base di calcolo dell'indennità è determinata secondo gli stessi criteri vigenti per la base di calcolo dell'indennità per i congedi parentali[154]. Di conseguenza, si fa riferimento alla retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo; l'importo di tale base di calcolo non comprende il rateo giornaliero relativo alla gratifica natalizia o alla tredicesima mensilità e agli altri premi o mensilità o trattamenti accessori eventualmente erogati al lavoratore[155].

 

Per le modalità di pagamento dell'indennità, trovano applicazione (implicitamente) i criteri vigenti per i trattamenti di maternità relativi alle lavoratrici dipendenti e per i congedi parentali[156].

 

Si valuti l'opportunità di chiarire i criteri di computo del periodo di congedo in esame ai fini dell'anzianità di servizio, considerato che, nell'ordinamento, tali criteri sono stabiliti in maniera non univoca per i trattamenti di maternità e per i congedi parentali.

 

Si ricorda che i periodi relativi ai trattamenti di maternità delle lavoratrici dipendenti, ai sensi dell'articolo 22, comma 3, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, sono computati nell'anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia e alle ferie, mentre, per i periodi di congedo parentale, sono esclusi i suddetti effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia (ai sensi dell'articolo 34, comma 5, dello stesso testo unico).

 

Come accennato, il congedo è riconosciuto (su domanda) entro un limite complessivo di spesa, pari a 50 milioni di euro (per il 2020)[157] (comma 7). L'INPS provvede al monitoraggio del rispetto del medesimo limite; qualora emerga, anche in via prospettica, che quest'ultimo sia stato raggiunto, l'INPS non prende in considerazione ulteriori domande.

Riguardo alla limitazione della fattispecie ai soli casi di quarantena (del minore di quattordici anni) disposta a seguito di contatto verificatosi all'interno del plesso scolastico, cfr. supra.

 

Si ricorda altresì che, in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19, alcune forme di congedo sono state ammesse, per i lavoratori pubblici e privati, fino al 31 agosto 2020, dagli articoli 23 e 25 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni.

 

Il comma 8 reca un'autorizzazione di spesa, pari a 1,5 milioni di euro per il 2020, al fine di garantire la sostituzione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche pubbliche che usufruisca dei congedi di cui ai commi da 3 a 7.

 

La relazione tecnica[158] allegata al disegno di legge di conversione del suddetto D.L. n. 111 osserva che l'autorizzazione di spesa è stata definita sulla base dei seguenti fattori: numero di minori aventi meno di quattordici anni, tasso di incidenza della quarantena nell'ambito della suddetta fascia di età, indice di diffusione dei contagi adeguato in considerazione degli effetti derivanti dalla riapertura delle scuole, durata della quarantena.

 

Il comma 9 provvede alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dai commi 7 e 8, pari complessivamente a 51,5 milioni di euro per il 2020, riducendo nella misura corrispondente un'autorizzazione di spesa[159] destinata ad interventi di integrazione salariale con causale COVID-19 (trattamenti ordinari di integrazione salariale, assegni ordinari di integrazione salariale e trattamenti di integrazione salariale in deroga).

Il comma 10 specifica che le amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.


 

Articolo 21-ter
(Lavoro agile per genitori con figli con disabilità)

 

 

L’articolo 21-ter – introdotto dal Senato – riconosce, fino al 30 giugno 2021 e in presenza di determinate condizioni, il diritto allo svolgimento del lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali in favore dei genitori lavoratori dipendenti privati con almeno un figlio con disabilità grave

 

La norma in commento riconosce il suddetto diritto a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore non lavoratore e che la prestazione lavorativa possa essere svolta in modalità agile in quanto non richieda necessariamente la presenza fisica del lavoratore.

Ricorrendo tutte le suddette condizioni, il diritto allo svolgimento del lavoro agile in favore dei suddetti genitori è riconosciuto anche in assenza degli accordi individuali previsti, in via generale, dalla normativa vigente, ossia attraverso la procedura semplificata che, per espressa previsione dell’art. 90 del decreto Rilancio, può essere utilizzata dalla generalità dei datori di lavoro privati fino al 15 ottobre 2020.

Il richiamato art. 90 del D.L. 34/2020, dispone che sino al 15 ottobre 2020 (termine così prorogato dal D.L. 83/2020), e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, la modalità di lavoro agile può essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati in materia dalla normativa vigente, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti. In tali casi, gli obblighi di informativa sono assolti in via telematica.

Si ricorda che anche l’art. 39 del D.L. 18/2020 riconosce, sino al 15 ottobre 2020, un diritto allo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile in favore dei lavoratori dipendenti disabili o che hanno nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità.

 

Viene fatto salvo il rispetto degli obblighi informativi previsto dalla normativa vigente, dettata dagli articoli da 18 a 23 della L. 81/2017, che prevede, tra l’altro, che il datore di lavoro consegni al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza un'informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.

Si ricorda che attualmente, nell’ambito della suddetta procedura semplificata disciplinata dal richiamato art. 90 e applicabile dalla generalità dei datori di lavoro privati sino al 15 ottobre 2020, i predetti obblighi informativi sono assolti in via telematica, anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Inail e i medesimi datori di lavoro privati sono tenuti a comunicare, sempre in via telematica, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.


 

Articolo 22
(Fondo per la formazione personale delle casalinghe
e dei casalinghi)

 

 

L’articolo 22, riformulato dal Senato, istituisce il “Fondo per la formazione personale delle casalinghe e dei casalinghi”, con una dotazione di 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020, finalizzato alla formazione, tenuta da enti pubblici e privati, di coloro che svolgono attività in ambito domestico (in via prioritaria dalle donne), senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, per la cura delle persone e dell'ambiente domestico.

 

In dettaglio, in base alla riformulazione del comma approvata dal Senato, la disposizione prevede l’istituzione del Fondo presso lo stato di previsione Ministero dell’economia e delle finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, e riguarda coloro che sono iscritti all’Assicurazione obbligatoria, di cui all’articolo 7 della legge 3 dicembre 1999, n. 493 (comma 1).

 

Ai sensi di tale disposizione è istituita l'assicurazione obbligatoria per la tutela dal rischio infortunistico per invalidità permanente derivante dal lavoro svolto in ambito domestico, gestita dall'INAIL, cui sono soggette le persone di età compresa tra 18 e 67 anni che svolgono in via esclusiva attività di lavoro in ambito domestico.

 

Con decreto del Ministro per le pari opportunità e la famiglia da emanarsi entro il 31 dicembre 2020, sono stabiliti i criteri e le modalità di riparto del fondo di cui al comma 1 (comma 2). 

Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, pari a 3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020, si provvede ai sensi dell’articolo 114 del provvedimento in esame (comma 3).


 

Articolo 23
(Nuove misure in materia di Reddito di emergenza)

 

 

L’articolo 23, ferme restando le erogazioni già concesse del Reddito di emergenza (Rem) ai sensi dell’articolo 82 del D.L. 34/2020, riconosce l’erogazione di una ulteriore singola quota del Rem ai nuclei familiari in possesso dei requisiti già richiesti per accedere alle due precedenti quote. Rispetto ai requisiti di accesso, l’unica modifica apportata è quella relativa al valore del reddito familiare mensile, ora riferito al mese di maggio (precedentemente al mese di aprile). La domanda può essere presentata all'INPS entro il 15 ottobre 2020 tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso.

Resta fermo anche l’elenco delle incompatibilità, se non per l’aggiunta, in seguito alle modifiche approvate a Senato, di quelle di cui agli articoli 9, 10 e 12 del provvedimento in esame.

L’importo dell’ulteriore quota è lo stesso delle precedenti, ovvero è compreso fra 400 e 800 euro, a seconda della numerosità del nucleo familiare e della presenza di componenti disabili gravi o non autosufficienti (in questo ultimo caso fino a 840 euro).

Il riconoscimento della quota del Rem è effettuato nel limite di spesa di 172,5 milioni di euro per il 2020, nell’ambito del Fondo per il reddito di emergenza.

 

Poiché i nuclei percettori di Rem sono risultati inferiori a quanto inizialmente previsto, l’intervento legislativo intende utilizzare le risorse già a tal fine stanziate dall’articolo 82 del decreto legge n. 34 del 2020[160] che, al comma 10, ne ha disposto l’iscrizione su apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali denominato “Fondo per il Reddito di emergenza”.

 

Di seguito si illustra l’intervento legislativo nel dettaglio.

Al comma 1 si dispone che, ferme restando le erogazioni già concesse del Reddito di emergenza (di seguito “Rem”), il Rem è ulteriormente riconosciuto, per una singola quota, ai nuclei familiari in possesso cumulativamente dei seguenti requisiti:

 

a)  un valore del reddito familiare, nel mese di maggio 2020, inferiore al beneficio Rem;

 

b)  assenza nel nucleo familiare di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui agli articoli 9 (Indennità per alcune categorie di lavoratori), 10 (Indennità lavoratori marittimi) e 12 (Indennità in favore di operatori nel settore dello sport) del provvedimento in commento[161], in seguito alle modifiche approvate in Senato, in linea con quanto nel frattempo illustrato dalla circolare n. 102 dell’INPS dell’11 settembre 2020 che illustra i nuovi aspetti normativi della misura, con particolare riferimento a modi e tempi della richiesta, nonché requisiti per l’accesso e rapporti con altre prestazioni ed altri redditi.

 

c)   possesso dei requisiti di cui ai commi 2, lettere a), c) e d), 2-bis e 3, dell’articolo 82 del decreto legge n. 34 del 2020.

 

Più nel dettaglio vengono richiesti i seguenti requisiti:

    i.        il comma 2 dell’art. 82 (ad eccezione della lettera b) relativa al reddito familiare nel mese di aprile 2020), del decreto legge 34/2020 riconosce l’accesso al Rem ai nuclei familiari in possesso, cumulativamente, al momento della domanda, dei seguenti requisiti:

o  residenza in Italia, verificata con riferimento al componente richiedente il beneficio;

o  un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000. Il massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’ISEE[162] (di cui al D.p.c.m. 159/2013); d) un valore dell'ISEE inferiore ad euro 15.000;

  ii.       il comma 2-bis dell’art. 82, del decreto legge n. 34 del 2020 semplifica le procedure di accertamento della residenza per i soggetti che, occupando abusivamente un immobile senza titolo, intendono presentare domanda per l’accesso al Rem medesimo.  Più precisamente, si prevede che, gli occupanti abusivi di un immobile possano autocertificare la loro residenza nell’immobile occupato qualora siano presenti persone minori di età o meritevoli di tutela quali individui malati gravi, disabili, in difficoltà economica e senza dimora. Viene previsto che, ai fini del riconoscimento del Rem, nel periodo di emergenza COVID-19 e limitatamente alla durata della stessa e comunque non oltre il 30 settembre 2020, le disposizioni dei commi 1 e 1-bis dell’art. 5 del decreto legge n. 47/2014[163], non si applichino, previa autocertificazione, in presenza di persone minori di età o meritevoli di tutela quali soggetti malati gravi, disabili, in difficoltà economica e senza dimora, aventi i requisiti di cui al citato articolo 5 del D.L. 47/2014.

Si valuti l’opportunità di coordinare la scadenza temporale posta per la domanda di accesso alla quota Rem (15 ottobre 2020), con il disposto del comma 2-bis dell’art. 82 del decreto legge 24/2020 (efficace fino al 30 settembre 2020). 

 

iii.        il comma 3, dell’art. 82, del decreto legge 34/2020 elenca le incompatibilità tra Rem e ulteriori indennità e benefici. Più precisamente, Il Rem non e? compatibile con la presenza, nel nucleo familiare, di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 (articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decreto n. 18 del 2020, ovvero in attuazione dell’articolo 44 del medesimo decreto; articoli 84 e 85 del decreto legge n. 34 del 2020). Si tratta delle indennità riconosciute ai: lavoratori autonomi iscritti alle gestioni Inps; liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata; lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione separata; lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; lavoratori dello spettacolo; lavoratori agricoli; lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; lavoratori intermittenti; lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; incaricati alle vendite a domicilio; lavoratori domestici. Il Rem, inoltre, non e? compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda:

a) titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidita?);

b) titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo. Nel caso di lavoratori in cassa integrazione (ordinaria o in deroga) o per i quali sia stato richiesto l’intervento del FIS, la verifica del requisito viene effettuata sulla base della retribuzione teorica del lavoratore, desumibile dalle denunce aziendali. Tale retribuzione tiene conto delle voci retributive fisse;

c) percettori di Reddito o Pensione di Cittadinanza.

 

La domanda per la quota di Rem è presentata all'INPS entro il 15 ottobre 2020 (termine coincidente con la fine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 29 luglio 2020) tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso (comma 2).

 

Il riconoscimento della quota del Rem è effettuato nel limite di spesa di 172,5 milioni di euro per il 2020 nell’ambito del Fondo per il reddito di emergenza di cui all’articolo 82, comma 10, del decreto legge n. 34 del 2020 (comma 3).

 

La Relazione al provvedimento chiarisce che la spesa finora impegnata per il pagamento delle mensilità Rem (previste dal decreto legge n. 34 del 2020) risulta pari a 298,2 milioni di euro, a fronte di 268 mila nuclei beneficiari (considerato un costo mensile medio del beneficio pari a 556 euro). Inoltre, ancora 42 mila domande risultano in istruttoria, che, se accolte in toto, impegnerebbero 46,7 milioni di euro. Conseguentemente, la spesa per le quote Rem previste dal decreto legge n. 34 del 2020 ammonta complessivamente a circa 344,9 milioni di euro.

La relazione stima che l’ulteriore quota Rem possa interessare un numero di nuclei beneficiari pari a 310 mila con una spesa complessiva di 172,5 milioni di euro, che rappresentano il limite di spesa per il 2020, nell’ambito del Fondo di emergenza.

Si ricordano infine i dati rilasciati il 15 settembre 2020 dall’Osservatorio Reddito/Pensione di cittadinanza e ReI presso l’INPS relativamente ai nuclei percettori di Reddito di Emergenza tra maggio e agosto 2020. Al 31 luglio 2020, risultano 599.940 nuclei richiedenti il Reddito di Emergenza: 285.234 sono le domande accolte, 300.619 sono state respinte e 14.087 domande sono in lavorazione. La distribuzione geografica delle domande pervenute rispecchia quella già osservata per il Reddito di Cittadinanza: maggiore concentrazione nelle regioni del Sud e delle Isole (45,8%), a seguire le regioni del Nord (33,8%) e infine quelle del Centro (20,4%).

Si ricorda che all’avvio della misura, le domande di accesso al Rem sono state numerosissime, molte sono state però respinte dall’Inps in quanto prive di una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) valida (sul punto la nota Inps).

La distribuzione geografica delle domande pervenute rispecchia quella già osservata per il Reddito di Cittadinanza: maggiore concentrazione nelle regioni del Sud e delle Isole (48%), a seguire le regioni del Nord (33%) e infine quelle del Centro (19%).

 

Infine, il comma 4 chiarisce che, per quanto non previsto dalla norma in commento, si applica la disciplina prevista dall’articolo 82, del decreto legge n. 34 del 2020, ove compatibile.

 

 

 


 

Articolo 24, commi 1 e 12, lett. a)
(Incarichi di collaborazione presso il
Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo)

 

 

L’articolo 24, comma 1, a cui il Senato ha apportato modifiche formali, consente al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT) di conferire incarichi di collaborazione - per un importo massimo di 40.000 euro per singolo incarico - presso le Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio, per la durata massima di quindici mesi e comunque entro il 31 dicembre 2021, nel limite di spesa di 4 milioni di euro per l’anno 2020 e di 16 milioni di euro per l’anno 2021. Ai collaboratori possono essere attribuite le funzioni di responsabile unico del procedimento (RUP). Il comma 12, lett. a), prevede la relativa copertura.

 

In dettaglio, per assicurare lo svolgimento, nel territorio di competenza, delle funzioni di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio delle Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio, il MIBACT può autorizzare il conferimento di incarichi di collaborazione ai sensi dell'art. 7, co. 6, del d.lgs. 165/2001.

Le funzioni delle Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio, quali uffici di livello dirigenziale non generale chiamati ad assicurare sul territorio la tutela del patrimonio culturale sono individuate dall'art. 41 del D.P.C.M. 2 dicembre 2019, n. 169, recante il regolamento di organizzazione del MIBACT.

 

L'art. 7, co. 6, del d.lgs. 165/2001 stabilisce che, per specifiche esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, a determinate condizioni, quali:

a)   l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;

b)  l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

c)   la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l'eventuale proroga dell'incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell'incarico;

d)  devono essere preventivamente determinati durata, oggetto e compenso della collaborazione.

Si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell'arte, dello spettacolo, dei mestieri artigianali o dell'attività informatica nonché a supporto dell'attività didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento, compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro purché senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ferma restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore.

 

La relazione illustrativa allegata al disegno di legge presentato in prima lettura fa presente che si tratta di una possibilità già consentita in passato al Parco archeologico di Pompei e ai Musei autonomi e che viene estesa alle Soprintendenze in quanto "afflitte da una grave carenza di organico".

La possibilità per il MIBACT di conferire detti incarichi decorre dalla pubblicazione dei bandi delle procedure concorsuali per l’assunzione di funzionari di Area III – posizione economica F1, dei profili tecnici già autorizzati dall’art. 1, co. 338, della L. 145/2018.

 

La Tabella B allegata al D.P.C.M. 2 dicembre 2019, n. 169, prevede che la dotazione organica relativa all'Area III consiste in  5.427 unità di personale.

Si ricorda che l'art. 1, co. 338 della L. 145/2018 ha autorizzato il Ministero per i beni e le attività culturali ad assumere, a decorrere dall'anno 2020, 500 unità di personale di qualifica non dirigenziale, di cui 250 unità appartenenti all'Area III, posizione economica F1, e 250 unità appartenenti all'Area II, posizione economica F1, e, a decorrere dall'anno 2021, ulteriori 500 unità di personale di qualifica non dirigenziale, di cui 250 unità appartenenti all'Area III, posizione economica F1, e 250 unità appartenenti all'Area II, posizione economica F1.

In proposito, nel bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di 2.133 posti di personale non dirigenziale, a tempo pieno ed indeterminato, da inquadrare nell'Area III, posizione retributiva/fascia retributiva F1, nel profilo di funzionario amministrativo, nei ruoli di diverse amministrazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.50 del 30 giugno 2020, sono previsti tra l'altro 250 posti per il MIBACT da inquadrare,  con  il  profilo di funzionario amministrativo, nell'Area funzionale III - F1.

Non risultano invece ancora banditi concorsi per la medesima Area III - posizione economica F1 per i profili tecnici.

 

In argomento, si rammenta che l’art. 1, co. 328-330, della L. 208/2015 ha autorizzato l'assunzione a tempo indeterminato presso il MIBAC di 500 funzionari da inquadrare nell'Area III del personale non dirigenziale, posizione economica F1, nei profili professionali di antropologo, archeologo, architetto, archivista, bibliotecario, demoetnoantropologo, promozione e comunicazione, restauratore e storico dell'arte. A tal fine, ha autorizzato la spesa nel limite di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2017.

La procedura di selezione è stata disciplinata con D.M. 15 aprile 2016. Nella G.U. - serie speciale concorsi ed esami - n. 41 del 24 maggio 2016 si è dunque data comunicazione della pubblicazione sul sito http://ripam.formez.it dei relativi bandi di concorso ripartiti per profilo professionale: Funzionario antropologo: 5 posti; Funzionario archeologo: 90 posti; Funzionario architetto: 130 posti; Funzionario archivista: 95 posti; Funzionario bibliotecario: 25 posti; Funzionario demoetnoantropologo: 5 posti; Funzionario della promozione e comunicazione: 30 posti; Funzionario restauratore: 80 posti; Funzionario storico dell'arte: 40 posti.

Il 28 settembre 2017, rispondendo nella VII Commissione della Camera all’interrogazione a risposta immediata 5-12301, il rappresentante del Governo aveva poi fatto presente che con DPCM 4 aprile 2017 il MIBAC era stato autorizzato allo scorrimento delle graduatorie degli idonei per 200 unità e che il 28 aprile 2017 era stato richiesto un ulteriore scorrimento per 100 unità (v. qui).

L’art. 1, co. 305, della L. 205/2017 aveva autorizzato il MIBAC ad assumere fino ad un massimo di (ulteriori) 200 unità mediante scorrimento delle graduatorie di concorso. Si era così pervenuti, complessivamente, a 1.000 assunzioni.

 

Tali incarichi hanno una durata massima di quindici mesi e sono conferiti non oltre il 31 dicembre 2021.

Ciascun incarico ha un importo massimo di 40.000 euro, per un limite di spesa di 4 milioni di euro per l’anno 2020 e di 16 milioni di euro per l’anno 2021. La relazione tecnica precisa quindi che sarà possibile conferire 500 incarichi di collaborazione per gli anni 2020 e 2021.

 

Si stabilisce poi che ai destinatari degli incarichi di collaborazione possono essere attribuite le funzioni di responsabile unico del procedimento (RUP).

 

In base all'art. 31 del d.lgs. 50/2016, recante il Codice dei contratti pubblici, per ogni singola procedura per l'affidamento di un appalto o di una concessione le stazioni appaltanti individuano un responsabile unico del procedimento (RUP) per le fasi della programmazione, della progettazione, dell'affidamento, dell'esecuzione. Il RUP è nominato con atto formale del soggetto responsabile dell'unità organizzativa, che deve essere di livello apicale, tra i dipendenti di ruolo addetti all'unità medesima, dotati del necessario livello di inquadramento giuridico in relazione alla struttura della pubblica amministrazione e di competenze professionali adeguate in relazione ai compiti per cui è nominato. Laddove sia accertata la carenza nell'organico della suddetta unità organizzativa, il RUP è nominato tra gli altri dipendenti in servizio. L'ufficio di responsabile unico del procedimento è obbligatorio e non può essere rifiutato.

A tale riguardo, il D.L. 32/2019 (L. 55/2019), c.d. Sblocca cantieri, ha recato modifiche a tale disposizione, attribuendo al regolamento unico di attuazione del Codice - in luogo delle Linee guida emanate dall’ANAC - il compito di definire la disciplina di maggiore dettaglio sui compiti specifici del RUP, sui presupposti e sulle modalità di nomina, e sugli ulteriori requisiti di professionalità, rispetto a quanto disposto dal Codice in relazione alla complessità dei lavori; e l'importo massimo e la tipologia dei lavori, servizi e forniture per i quali il RUP può coincidere con il progettista, con il direttore dei lavori o con il direttore dell'esecuzione. Si è previsto che, fino alla data di entrata in vigore del citato regolamento, si applicasse, in merito alle funzioni del RUP, la disposizione transitoria prevista dal comma 27-octies dell’art. 216 del Codice, introdotto dal medesimo D.L. 32 e dunque le Linee guida n. 3 dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), relative a "Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni".

In merito ai requisiti professionali del RUP, nelle suddette Linee guida n. 3, le competenze sono distinte in relazione alle diverse soglie degli appalti e delle concessioni dei lavori, considerato che il RUP deve possedere un titolo di studio e l'esperienza e la formazione professionale commisurati alla tipologia e all’entità dei lavori da affidare. Nelle Linee guida n. 3 si specifica inoltre che le funzioni di RUP non possono essere assunte dal personale che versa nelle ipotesi di conflitto di interesse di cui all’art. 42, co. 2, del Codice, né dai soggetti che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale. Inoltre, "nel caso in cui sia individuato un RUP carente dei requisiti richiesti, la stazione appaltante affida lo svolgimento delle attività di supporto al RUP ad altri dipendenti in possesso dei requisiti carenti in capo al RUP o, in mancanza, a soggetti esterni aventi le specifiche competenze richieste dal codice e dalle Linee guida". Gli affidatari delle attività di supporto devono essere muniti di assicurazione di responsabilità civile professionale per i rischi derivanti dallo svolgimento delle attività di propria competenza[164].

 

A fronte della normativa vigente, la possibilità di affidare le funzioni del RUP ad un soggetto non di ruolo è subordinata alla condizione di assoluta carenza della professionalità specifica nell’ambito dei dipendenti della stazione appaltante.

 

Ciascuna Soprintendenza assicura il rispetto degli obblighi di pubblicità e trasparenza nelle diverse fasi della procedura.

 

Alla copertura degli oneri si provvede (comma 12, lett.a)) a valere sull'articolo 114 del provvedimento in esame, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 

 


 

Articolo 24, commi 2 e 12, lettera b)
(Incarichi di collaborazione a supporto del Commissario straordinario per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche)

 

 

L’articolo 24, comma 2, prevede la possibilità di conferire per un ulteriore periodo e, al massimo, fino al 31 dicembre 2020, gli incarichi di collaborazione professionale a supporto delle attività del Commissario straordinario per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Il comma 12, lettera b), individua le modalità di copertura della relativa spesa.

 

Si tratta degli incarichi di cui all’art. 1, co. 602, secondo periodo, della L. 145/2018 (L. di bilancio 2019), per i quali il comma 2, prevedendo la possibilità indicata, autorizza la (ulteriore) spesa di € 25.000 per il 2020.

Alla copertura del relativo onere si provvede, in base al comma 12, lettera b), mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo (FUS).

 

Al riguardo, la relazione illustrativa all’A.S. 1925 faceva presente che gli incarichi sono scaduti il 30 giugno 2020.

A sua volta, la relazione tecnica evidenziava che, in conformità alla quantificazione degli oneri già prevista dall’art. 1, co. 602, della L. 145/2018, la spesa autorizzata di € 25.000 è necessaria a coprire i quattro mesi restanti nell’anno 2020.

 

In attuazione di quanto previsto dalla disposizione in commento, con D.D. 1753 del 23 settembre 2020 è stato emanato un avviso di selezione pubblica, avendo preso atto che entro il 18 settembre 2020 nessun dipendente del Mibact si era dimostrato interessato all’interpello emanato con la Circolare della Direzione Generale Organizzazione 213 dell’8 settembre 2020 prot. 27896. Le domande dovevano essere inviate entro le ore 12 del 4 ottobre 2020.

 

Al riguardo, si ricorda che l’art. 1, co. 602, primo periodo, della L. 145/2018 ha prorogato fino al 31 dicembre 2020 le funzioni del Commissario straordinario di cui all’art. 11, co. 3, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013), al fine di proseguire l'attività di monitoraggio dei piani di risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche[165].

Il secondo periodo dello stesso co. 602 ha previsto che, a supporto delle attività del Commissario, la Direzione generale Spettacolo dell’allora Ministero per i beni e le attività culturali poteva conferire, in deroga ai limiti finanziari previsti dalla legislazione vigente e ai sensi dell’art. 7, co. 6, del d.lgs. 165/2001[166], fino a un massimo di 3 incarichi di collaborazione a persone di comprovata qualificazione professionale nella gestione amministrativa e contabile di enti che operano nel settore artistico-culturale, nel limite di spesa di € 75.000 per ciascuno degli anni 2019 e 2020, a valere su corrispondente riduzione del FUS.

La durata massima degli incarichi di collaborazione è stata fissata dalla disposizione citata in 12 mesi[167].

L’avviso di selezione pubblica per il conferimento degli incarichi è stato emanato il 3 aprile 2019.

Gli esiti della selezione e la graduatoria dei candidati sono stati approvati con D.D. 8 maggio 2019 (che, tuttavia, non ha indicato la data di avvio dell’incarico).

 

 


 

Articolo 24, comma 3
(Incarichi dirigenziali presso il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo)

 

 

L’articolo 24, comma 3, a cui il Senato ha apportato modifiche formali, consente di elevare, per il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT), previa autorizzazione del Ministro per la pubblica amministrazione, (dal 10 per cento) al 15 per cento il limite - rispetto al totale della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla seconda fascia - degli incarichi dirigenziali non generali che possono essere conferiti a persone di comprovata qualificazione professionale esterne all'amministrazione, ovvero a personale pubblico non dirigente (anche appartenente all’amministrazione conferente), a valere sulle facoltà assunzionali del medesimo Dicastero. Ciò nelle more delle procedure concorsuali per il reclutamento di dirigenti e comunque fino al 31 dicembre 2021. Tali incarichi possono essere conferiti solo per le direzioni periferiche di Soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio, archivistiche e bibliografiche, nonché per gli istituti e uffici periferici diversi dagli istituti di rilevante interesse nazionale dotati di autonomia speciale e sono destinati al personale delle aree funzionali del MIBACT già in servizio a tempo indeterminato purché in possesso di determinati requisiti.

 

In dettaglio, la disposizione innalza solo per il MIBACT la misura massima di cui all’art. 1, co. 6, secondo periodo, del D.L. 162/2019 (L. 8/2020) fino al 15 per cento. Detta disposizione ha elevato a sua volta (per tutte le amministrazioni) dall’8 al 10 per cento la percentuale massima degli incarichi dirigenziali di seconda fascia che ciascuna amministrazione può conferire, ai sensi dell’articolo 19, co. 6, del d.lgs. 165/2001, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale o a soggetti che non siano dirigenti pubblici di ruolo, non rinvenibili nei ruoli dell’amministrazione, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post universitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato.

 

In base alla previgente disciplina stabilita dall’art. 19, co. 6 del d.lgs. 165/2001, gli incarichi dirigenziali potevano essere conferiti, a tempo determinato e fornendone esplicita motivazione, ai soggetti sopra indicati entro il limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli dirigenziali e dell’8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia.

La durata di tali incarichi, comunque, non può eccedere, per gli incarichi di funzione dirigenziale di uffici apicali e di livello dirigenziale generale, il termine di tre anni, e, per gli altri incarichi di funzione dirigenziale, il termine di cinque anni.

Il trattamento economico può essere integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione professionale, tenendo conto della temporaneità del rapporto e delle condizioni di mercato relative alle specifiche competenze professionali.

 

La relazione tecnica presentata in prima lettura precisa che i dirigenti di ruolo di seconda fascia del MIBACT attualmente in servizio sono 95, di cui 8 con incarico di prima fascia, su una dotazione organica di 192 unità (come si evince dalla Tabella A allegata al D.P.C.M. 2 dicembre 2019, n. 169, recante il regolamento di organizzazione del MIBACT).

 

L'incremento degli incarichi dirigenziali non generali conferibili è possibile nelle more delle procedure concorsuali per il reclutamento del personale dirigenziale tecnico di cui al comma 5 (su cui si rinvia alla relativa scheda di lettura), e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, a valere sulle facoltà assunzionali del MIBACT. Parrebbe dunque che gli incarichi dirigenziali in questione riguardino profili tecnici.

La quota di utilizzo eccedente la misura di cui al citato art. 1, co. 6, secondo periodo, del D.L. 162/2019 (ossia il 5 per cento) è previamente autorizzata dal Ministro per la pubblica amministrazione.

Gli incarichi in questione possono essere conferiti:

§  esclusivamente per le direzioni periferiche di Soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio, archivistiche e bibliografiche, nonché per istituti e uffici periferici diversi dagli istituti di rilevante interesse nazionale dotati di autonomia speciale. La relazione tecnica presentata in prima lettura fa riferimento, in proposito, alle strutture museali non dotate di autonomia speciale.

Secondo l'art. 39 del D.P.C.M. 2 dicembre 2019, n. 169, sono organi periferici del Ministero:

a) i Segretariati regionali;

b) le Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio;

c) le Direzioni regionali Musei;  

e) i Musei, le aree e i parchi archeologici e gli altri luoghi della cultura; f) le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche;  

g) gli Archivi di Stato;  

h) le Biblioteche.

 

§  esclusivamente al personale delle Aree funzionali del medesimo Ministero, già in servizio a tempo indeterminato, e comunque in possesso dei requisiti di cui al citato art. 19, co. 6, del d.lgs. 165/2001.

 

Tenuto conto della formulazione del testo ("ai fini di cui al presente comma") l'obbligo di conferire gli incarichi dirigenziali esclusivamente al personale non dirigente di ruolo del Ministero sembra quindi riguardare solo la quota eccedente - peraltro soggetta ad autorizzazione -  prevista dal comma in esame, restando ferma, per il resto, la disciplina vigente (l'art. 19. co. 5-bis e l'art. 19, co.6, del d.lgs. 165/2001 consentono, rispettivamente, l'attribuzione degli incarichi anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli della dirigenza delle amministrazioni dello Stato di cui all'art. 23 e a personale esterno all'amministrazione in possesso di determinati requisiti, sulla base di soglie percentuali ivi determinate e su cui è da ultimo intervenuto l'articolo 1, comma 6, secondo periodo, del D.L. n. 162 del 2019 (v. supra).

 

Si ricorda che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 37 del 2015, ha posto in evidenza come l’assegnazione di posizioni dirigenziali a un funzionario può avvenire solo ricorrendo al modello seguito nell’istituto della reggenza, regolato in generale dall’art. 20 del d.P.R. 8 maggio 1987, n. 266 (Norme risultanti dalla disciplina prevista dall’accordo del 26 marzo 1987 concernente il comparto del personale dipendente dai Ministeri). Alla reggenza è possibile fare ricorso a condizione che sia stato avviato il procedimento per la copertura del posto vacante, e nei limiti di tempo previsti per tale copertura. Straordinarietà e temporaneità sono perciò caratteristiche essenziali dell’istituto (ex plurimis, Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenze 22 febbraio 2010, n. 4063, 16 febbraio 2011, n. 3814, 14 maggio 2014, n. 10413).

 

Qualora gli incarichi dirigenziali in questione siano conferiti ai vincitori del summenzionato corso-concorso per il reclutamento di personale dirigenziale tecnico (i quali, in base all'art. 24, co. 9, del provvedimento in esame, in numero superiore ai posti disponibili, sono inseriti in un elenco da cui le amministrazioni possono attingere per conferire incarichi dirigenziali), i relativi contratti prevedono una clausola risolutiva espressa che stabilisce la cessazione dall’incarico all’atto dell’assunzione in servizio, nei ruoli del personale del MIBACT, previo espletamento del corso.

Articolo 24, commi 4 e 12, lettere a) e c)
(Fondo giovani per la cultura)

 

 

L’articolo 24, comma 4, al fine di favorire l’accesso dei giovani alle professioni culturali e di sostenere le attività di tutela e valorizzazione nel settore dei beni culturali, rifinanzia e stabilizza, a decorrere dal 2020, il “Fondo mille giovani per la cultura”, operativo negli anni 2014 e 2015, ridenominandolo “Fondo giovani per la cultura”.

Il comma 12, lettere a) e c), individua le modalità di copertura della relativa spesa.

 

Al riguardo, si ricorda, preliminarmente, che il “Fondo mille giovani per la cultura” è stato istituito, con uno stanziamento pari ad € 1 mln per il 2014, dall’art. 2, co. 5-bis, del D.L. 76/2013 (L. 99/2013) ed è stato destinato alla promozione di tirocini formativi e di orientamento nei settori delle attività e dei servizi per la cultura rivolti a giovani fino a 29 anni.

I criteri e le modalità di accesso al Fondo per il 2014 erano stati definiti con D.I. 9 luglio 2014, la cui premessa aveva evidenziato che la dotazione disponibile non consentiva l’attivazione di 1000 tirocini e che, pertanto, la denominazione dello stesso Fondo doveva essere necessariamente intesa come indicativa di un auspicio e della possibilità di erogare in futuro ulteriori risorse. Il D.I. aveva, pertanto, disciplinato l’attivazione di 150 tirocini formativi e di orientamento, della durata di 6 mesi[168].

Il Fondo era poi stato rifinanziato con € 1 mln per il 2015 dall’art. 7, co. 3 e 4, del D.L. 83/2014 (L. 106/2014).

I criteri e le modalità di accesso al Fondo per il 2015 erano stati definiti con D.I. 19 giugno 2015, che aveva disciplinato l’attivazione di 130 tirocini formativi e di orientamento, della durata di 6 mesi[169].

In argomento, si veda anche la deliberazione della Corte dei conti 7 ottobre 2016, n. 10, sui tirocini formativi nel settore dei beni culturali nel periodo 2013-2015, con la quale la Corte ha analizzato, in particolare, oltre al “Fondo mille giovani per la cultura”, il “Progetto 500 giovani per la cultura” di cui all’art. 2 del D.L. 91/2013 (L. 112/2013).

 

In particolare, il comma 4 dispone che il Fondo di cui all’art. 2, co. 5-bis, del D.L. 76/2013 (L. 99/2013) è rifinanziato nella misura di € 300.000 per il 2020 e di € 1 mln annui a decorrere dal 2021 ed è ridenominato “Fondo giovani per la cultura”.

Le modalità di accesso al Fondo e di svolgimento delle relative procedure selettive devono essere determinate con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la pubblica amministrazione, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge.

Al riguardo, si evidenzia che la relazione illustrativa all’A.S. 1925 riferiva i 60 giorni alla data di entrata in vigore della legge (evidentemente, di conversione del decreto-legge).

Si valuti l’opportunità di un chiarimento.

 

Il comma 12, lettera a), dispone che alla copertura dell’onere relativo al 2020 si fa fronte ai sensi dell’art. 114, mentre la lettera c) dispone che all’onere decorrente dal 2021 si fa fronte mediante corrispondente riduzione delle proiezioni del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nello stato di previsione del MEF per il 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Mibact.

 

 


 

Articolo 24, commi 5-11 e 13
(Accesso alla qualifica dirigenziale tecnica del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo)

 

 

L’articolo 24, commi 5-11 e 13, a cui il Senato ha apportato modifiche formali, detta disposizioni in merito a nuove modalità di accesso alla qualifica dirigenziale tecnica all'interno del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT), mediante un corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola nazionale dell'Amministrazione (SNA) in convenzione con la Scuola dei beni e delle attività culturali (comma 5). Sono disciplinati: il contenuto del bando (comma 6); la commissione esaminatrice (comma 7); i requisiti di ammissione al corso-concorso (comma 8); le modalità di svolgimento e la durata del corso-concorso (comma 9); le riserve di posti, il numero di ammessi al corso-concorso e la graduatoria dei vincitori (comma 10); le disposizioni applicabili (comma 11); le modalità di attuazione con risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili sui bilanci della SNA e della Scuola dei beni e delle attività culturali (comma 13).

 

In dettaglio, il comma 5 stabilisce che, per reclutare personale dotato di specifiche professionalità tecniche nei settori della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, l’accesso alla qualifica dirigenziale tecnica, nel Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT) avviene anche per corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA), che si avvale, mediante apposita convenzione, della Scuola dei beni e delle attività culturali, per gli aspetti relativi alle materie specialistiche, nonché per i profili organizzativi e logistici del concorso e del corso-concorso.

Le norme generali di riferimento in materia di reclutamento nelle PA[170] si rinvengono, principalmente negli articoli 28, 28-bis e 35 del d.lgs. n. 165 del 2001, nel D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, che detta norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzioni nei pubblici impieghi, nonché nel D.P.R. 24 settembre 2004, n. 272 e nel D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70, che dettano disposizioni per l'accesso alla dirigenza.

In particolare, l’art. 28 del d.lgs. 165/2001 stabilisce che l'accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia, nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici, avviene per concorso indetto dalle singole amministrazioni ovvero per corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA), per una percentuale non inferiore al 50% dei posti da ricoprire (art. 7 D.P.R. 272/2004).

 

La Scuola nazionale dell'amministrazione (SNA) è un'istituzione di alta formazione e ricerca che opera nell'ambito e sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La disciplina della Scuola è contenuta nel d.lgs. 178/2009,  nel D.P.R. 16 aprile 2013 n. 70, nell'articolo 21 del D.L. 90/2014 (L. 114/2014), e nel D.P.C.M. 24 dicembre 2014. L'organizzazione interna e il funzionamento della Scuola sono definiti dalla delibera n. 1 del 16 marzo 2018, approvata con D.P.C.M. 22 marzo 2018

La Scuola dei beni e delle attività culturali è una Fondazione di partecipazione per la formazione, la ricerca e gli studi avanzati nell’ambito delle competenze del MIBACT, socio fondatore. In base all'art.5, co. 1-bis e 1-ter, del D.L. 192/2014 (L. 11/2015) e dell'art. 1, co. 6, del D.L. 86/2018 (L. 97/2018) la Scuola dei beni e delle attività culturali è subentrata in tutti i rapporti giuridici alla Fondazione per gli studi universitari e di perfezionamento sul turismo di cui all'art. 6 del D.L. 83/2012 (L. 134/2012). La Scuola ha personalità giuridica di diritto privato nella forma di Fondazione di partecipazione, secondo le modalità previste dal D.P.R 10 febbraio 2000, n. 361, ed è dotata di autonomia didattica, scientifica, organizzativa, gestionale, patrimoniale, finanziaria, amministrativa e contabile. Con D.M. 368 del 31 luglio 2020 è stato nominato il Presidente della Scuola dei beni e delle attività culturali, per un quadriennio a decorrere dal 1°settembre 2020, e con D.M. 369 del 31 luglio 2020 è stato nominato il Direttore della Scuola, sempre per quattro anni con la medesima decorrenza. Con D.M. 430 del 24 settembre 2020 è stato nominato il Comitato di gestione della Scuola, per un quadriennio.

 

Con specifico riferimento all'accesso alla dirigenza tecnica relativa a specifiche professionalità tecniche, attualmente l'art. 21 del D.P.R. 272/2004 dispone che ciò avviene esclusivamente mediante concorso pubblico per esami indetto dalle singole amministrazioni. Le disposizioni in commento recano invece una modalità ulteriore di accesso alla dirigenza tecnica solo per le professionalità afferenti al MIBACT, appunto attraverso uno specifico corso-concorso. Si segnala inoltre che alcune delle previsioni relative al corso-concorso per la dirigenza tecnica del MIBACT ricalcano analoghe disposizioni introdotte dall'art. 250 del D.L. 34/2020 (L.77/2020) - novellato dall'articolo 25 del provvedimento in esame - con riferimento all’VIII corso-concorso selettivo ai fini del reclutamento di dirigenti nelle amministrazioni statali e negli pubblici non economici.

Detto concorso risulta bandito il 30 giugno 2020 (GU n. 50 del 30 giugno 2020), e riguarda l'ammissione di 315 allievi al corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di 210 dirigenti nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo e negli enti pubblici non economici.

 

In base al comma 6, il bando di concorso, tra l'altro:

§  specifica il numero di posti destinati al corso-concorso;

§  indica i criteri di svolgimento della eventuale prova preselettiva e delle prove di esame, di cui almeno due scritte;

§  può prevedere una terza prova scritta obbligatoria, volta alla verifica dell'attitudine all'esercizio degli specifici compiti connessi al posto da ricoprire e consistente nella soluzione di questioni o problemi di natura tecnica.

Attualmente gli esami per l’ammissione al corso-concorso di formazione dirigenziale consistono in tre prove scritte, di cui una sulla conoscenza della lingua straniera, e in una prova orale (art. 9, D.P.R. 272/2004). 

 

  La commissione esaminatrice del concorso è nominata con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione ed è composta da un numero dispari di membri, di cui uno con funzioni di presidente (comma 7).

 

Il corso-concorso si svolge presso la Scuola dei beni e delle attività culturali. I soggetti che possono essere ammessi al corso-concorso selettivo di formazione (comma 8) sono:

§  i soggetti muniti di laurea specialistica o magistrale oppure del diploma di laurea conseguito secondo gli ordinamenti didattici previgenti al D.M. 509/1999, nonché di dottorato di ricerca, o diploma di specializzazione, o master di secondo livello conseguito presso università italiane o straniere[171].

Si ricorda che l'equiparazione dei diplomi di laurea concerne la corrispondenza di titoli accademici ante riforma con titoli post riforma: diplomi di laurea del vecchio ordinamento (ordinamento previgente al D.M. 509/1999) equiparati alle nuove classi delle lauree specialistiche (D.M. 509/1999) e magistrali (D.M. 270/2004) secondo il D.I. 9 luglio 2009 (Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 2009 n.233). Per ogni diploma di laurea del vecchio ordinamento, sono presenti i riferimenti ai decreti che indicano l’equiparazione con le attuali classi di laurea di secondo livello. Per un approfondimento sulle equipollenze e sulle equiparazioni tra titoli accademici si veda qui.

Tale previsione ricalca quanto previsto dall'art. 7 del D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70.

Parrebbe che non siano richiamati i soggetti in possesso di laurea magistrale a ciclo unico;

 

§  i dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, muniti di laurea specialistica o magistrale oppure del diploma di laurea ante D.M.509/1999, che abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio, svolti in posizioni funzionali per l'accesso alle quali è richiesto il possesso della laurea.

Anche in questo caso si riproduce quanto già previsto dall'art. 7 del D.P.R. 70/2013.  

 

Secondo il comma 9, il corso-concorso è coordinato dalla SNA, d’intesa con la Scuola dei beni e delle attività culturali, e ha la durata massima di dodici mesi, comprensivi di un periodo di applicazione presso il MIBACT, nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio.

Tale previsione è analoga a quanto disposto dall'art. 7 del D.P.R. 70/2013. Si fa presente in particolare che la disciplina in materia di accesso alla qualifica di dirigente (art. 12 del D.P.R. 272/2004) prevede un periodo di formazione di dodici mesi comprensivo di una fase di formazione generale, della durata di otto mesi, svolta dalla SNA, e una fase di formazione specialistica, della durata di quattro mesi.

 

I programmi del corso forniscono ai partecipanti una formazione complementare rispetto al titolo posseduto per l'accesso al corso. Durante la partecipazione al corso e nel periodo di applicazione è corrisposta una borsa di studio a carico della Scuola dei beni e delle attività culturali.

Secondo l'art. 16 del D.P.R. 272/2004, la borsa di studio è stabilita in millecinquecento euro mensili al netto degli oneri fiscali e previdenziali, rivalutata secondo l'indice ISTAT-FOI ad inizio di ciascun corso.

Agli allievi del corso-concorso selettivo dipendenti pubblici è corrisposto, a cura dell'amministrazione di appartenenza, il trattamento economico complessivo in godimento, senza alcun trattamento di missione.

 

Il comma 10 prevede una riserva di posti per i dipendenti del MIBACT in possesso dei titoli richiesti per l’accesso al corso-concorso, pari al 10 per cento dei posti. In merito, si segnala che le riserve di posti, in base al D.P.R. 272/2004, sono previste per il concorso pubblico per titoli ed esami, ma non per il corso-concorso.

Secondo l'art. 3 del D.P.R. 272/2004, la percentuale dei posti da riservare al personale dipendente dell'amministrazione che indice il concorso è pari al trenta per cento dei posti messi a concorso.

 

Possono frequentare il corso-concorso di cui al comma 5 i candidati vincitori del concorso entro il limite dei posti di dirigente disponibili maggiorato del 50 per cento.

La disposizione deroga la previsione dell’art. 10, co. 1, del D.P.R. 272 del 2004 che ammette al corso-concorso di formazione dirigenziale i candidati utilmente inseriti nella graduatoria del concorso di ammissione entro il limite del numero dei posti disponibili, maggiorato del 20 per cento.

Coloro che hanno superato il corso-concorso e sono collocati in graduatoria oltre i posti già autorizzati sono iscritti, secondo l'ordine di graduatoria finale, in un elenco, istituito presso il MIBACT, al quale il Ministero può attingere, fino ad esaurimento, per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti.

In proposito, si veda anche la scheda di lettura relativa all'articolo 24, comma 3, sul conferimento di incarichi dirigenziali presso il MIBACT.

Come accennato, le previsioni del comma 10 sono analoghe a quelle previste dall'art. 250 del D.L. 34/2020 (L.77/2020) - novellato dall'articolo 25 del provvedimento in esame - con riferimento all’VIII corso-concorso selettivo ai fini del reclutamento di dirigenti nelle amministrazioni statali e negli pubblici non economici.

In argomento, si ricorda che l’art. 14 del D.P.R. 272/2004 stabilisce che gli allievi che superano l’esame conclusivo della fase di formazione generale sono assegnati alle amministrazioni di destinazione, scelte sulla base delle preferenze espresse secondo l'ordine della graduatoria di merito, per svolgere un periodo di formazione specialistica di quattro mesi. A conclusione di tale formazione specialistica gli allievi sostengono un esame finale. Superano l'esame finale gli allievi che conseguono una votazione di almeno ottanta su cento. La graduatoria finale del corso-concorso è approvata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Della pubblicazione viene dato avviso nella Gazzetta Ufficiale.

 

Il Ministero può procedere a bandire nuovi concorsi solo previo completo assorbimento degli iscritti al predetto elenco.

 

Il comma 11 rinvia alle disposizioni di cui ai citati D.P.R. 24 settembre 2004, n. 272 e D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70, in quanto compatibili.

 

Il comma 13 precisa che la SNA e la Scuola dei beni e delle attività culturali provvedono nell’ambito delle risorse umane, finanziare e strumentali disponibili a legislazione vigente.

In merito, la relazione tecnica allegata al disegno di legge presentato in prima lettura precisa che gli oneri sono a carico della Scuola dei beni e delle attività culturali, che ha ampie disponibilità nel proprio bilancio. Si afferma infatti che "in base ai dati del bilancio dell'esercizio 2019 e alla relazione del Collegio dei revisori dei conti, la consistenza patrimoniale della Fondazione, al 31 dicembre 2019, presenta un Fondo per oneri differiti pari a 5.294.439 euro, oltre a riserve per 5.907.667 euro (al netto ovviamente del capitale non disponibile di 1.974.563euro). Questa disponibilità si è generata fin dalla chiusura dell'esercizio 2016 per effetto dell'assegnazione (ed effettiva erogazione) dei fondi ministeriali inizialmente assegnati alla precedente Fondazione per alti studi sul turismo, e dei successivi contributi alla gestione degli esercizi 2017, 2018, e 2019. Tali risorse disponibili a legislazione vigente offrono sufficiente copertura per i costi della procedura del corso-concorso previsto dalla disposizione, anche in considerazione del fatto che comunque, vista la dotazione dirigenziale complessiva del Ministero (pari a 192 unità), potrà verosimilmente prevedere non più di 10-20 posizioni disponibili per procedura e a cadenza possibilmente annuale o biennale.

 

 


 

Articolo 24-bis
(Misure urgenti per la tutela dell'associazione Consorzio Casa Internazionale delle donne di Roma)

 

 

L’articolo 24-bis - introdotto dal Senato - attribuisce al Consorzio Casa Internazionale delle donne di Roma un finanziamento di 900.000 euro per l'anno 2020.

 

La somma è destinata ad integrare le risorse destinate all'estinzione del debito pregresso del Consorzio nei confronti di Roma Capitale.

La finalità della disposizione è quella di potenziare le politiche in materia di pari opportunità, anche in considerazione del ruolo svolto dalle donne nel corso dell'emergenza epidemiologica in atto.

All'onere si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione, di cui all'art. 114, comma 4, del decreto-legge in esame (cfr. la relativa scheda).


 

Articolo 25
(Disposizioni in materia di procedure concorsuali)

 

 

L’articolo 25 dispone modifiche al dl 34/2020 al fine di semplificare le procedure concorsuali, ridurne i tempi di svolgimento e tutelare la salute dei candidati e del personale preposto alla organizzazione e allo svolgimento delle relative procedure.

 

In dettaglio, la disposizione prevede le seguenti modifiche a carattere ordinamentale, secondo la relazione tecnica al provvedimento prive di conseguenze finanziarie:

 

a)  all’articolo 247, comma 1, primo periodo, le parole da «in via sperimentale», a «da COVID-19» sono sostituite dalle seguenti: «Nel rispetto delle condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro».

La disposizione di cui all’articolo 247, al comma 1, prevede, in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2020, che le procedure concorsuali per reclutamento del personale non dirigenziale possono essere svolte presso sedi decentrate e anche attraverso l’utilizzo di tecnologia digitale,

 

b)  all’articolo 249, comma 1, primo periodo, le parole «e fino al 31 dicembre 2020» sono soppresse.

 

L’articolo 249 dispone che, a decorrere dalla data di entrata  in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre  2020 i principi e i criteri direttivi concernenti lo svolgimento delle prove concorsuali in modalità decentrata e attraverso l’utilizzo di tecnologia digitale di cui alle lettere a) e b), del comma 1, dell’articolo 248, nonché le modalità di svolgimento delle attività delle commissioni esaminatrici di cui al comma 7 dell’articolo 247, e quelle di presentazione della domanda di partecipazione di cui ai commi 4 e 5 del medesimo articolo 247, possono essere applicati dalle singole amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

 

c)    all’articolo 250, comma 4, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Ferma restando l’assunzione dei vincitori dei concorsi già autorizzati a qualsiasi titolo alla data di entrata in vigore del presente decreto, le amministrazioni possono procedere a bandire nuovi concorsi solo previo completo assorbimento degli iscritti al predetto elenco».

 

Ai sensi del comma 4 dell’articolo 250, sono ammessi alla frequenza del corso-concorso i candidati vincitori del concorso entro il limite dei posti di dirigente disponibili maggiorato del 50 per cento. La disposizione deroga la previsione dell’art. 10, co. 1, del D.P.R. 272 del 2004 che ammette al corso-concorso di formazione dirigenziale i candidati utilmente inseriti nella graduatoria del concorso di ammissione entro il limite del numero dei posti disponibili, maggiorato del 20 per cento.

In relazione alla graduatoria finale, si dispone, che coloro che hanno superato il corso-concorso e sono collocati in graduatoria oltre i posti già autorizzati, sono iscritti secondo l’ordine di graduatoria finale, in un elenco, istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica, al quale le amministrazioni, a decorrere dal 1° gennaio 2021, attingono, fino ad esaurimento, per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti.

Ferma restando l’assunzione dei vincitori dei concorsi già banditi alla data di entrata in vigore del decreto in esame, le amministrazioni possono procedere a bandire nuovi concorsi solo previo completo assorbimento degli iscritti al predetto elenco.


 

Articolo 25-bis
(Semplificazione della procedura di accesso alla carriera si segretario comunale e provinciale per il triennio 2020-2022)

 

 

L'articolo 25-bis, introdotto in prima lettura, detta disposizioni volte a semplificare la procedura di selezione di candidati per l'accesso alla carriera di segretari comunali per il triennio 2020-2022 con la duplice finalità di accelerare il reclutamento e di assicurare il rispetto de distanziamento sociale imposto dall'emergenza sanitaria in corso.

 

L'articolo in esame, che consta di tre commi, introduce talune deroghe puntuali al D.P.R. n.465 del 1997[172], ed in particolare all'art.13 ("Accesso alla carriera"), in tal modo legiferando su una materia sino ad oggi disciplinata da una fonte secondaria.

 

In estrema sintesi, per l'accesso alla carriera di segretario comunale la normativa vigente prevede: il superamento di un concorso, che dà la possibilità di partecipare a un corso-concorso selettivo di formazione, della durata  di sei mesi, cui segue un tirocinio pratico di due mesi presso uno o più comuni[173]. Al termine del corso-concorso,  il candidato, se è collocato utilmente in graduatoria, ottiene l'iscrizione  dall'Albo nazionale dei segretari comunali e provinciali,  nella fascia iniziale della carriera (fascia C).

L'articolo consente di bandire procedure selettive semplificate per il reclutamento di candidati destinati a partecipare  al corso concorso. L'obiettivo è di individuare modalità che permettano, per il triennio 2020-2022, di ridurre i tempi altrimenti necessari per la selezione, tenuto conto dell'esigenza di "sopperire alla carenza di segretari comunali e provinciali per l'adeguato supporto al ripristino della piena operatività degli enti locali" (comma 1).

Nello specifico si prevede:

i)   che la presentazione della domanda possa avvenire secondo quanto previsto dall'art.247, commi 4 e 5, del decreto-legge n.34 del 2020, e pertanto che: possa essere presentata entro quindici giorni dalla pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale, esclusivamente in via telematica, attraverso apposita piattaforma digitale già operativa o predisposta anche avvalendosi di aziende pubbliche, private, o di professionisti specializzati in selezione di personale, anche tramite il riuso di soluzioni o applicativi esistenti; per la partecipazione al concorso il candidato deve essere in possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) a lui intestato e registrarsi nella piattaforma attraverso il Sistema pubblico di identità digitale (SPID). Ogni comunicazione concernente il concorso (inclusa quella sul calendario delle relative prove e del loro esito) è effettuata attraverso la predetta piattaforma. Circa la data e il luogo di svolgimento delle prove, la relativa informazione è resa disponibile sulla piattaforma digitale con accesso da remoto attraverso l'identificazione del candidato, almeno dieci giorni prima della data stabilita per lo svolgimento delle stesse;

 

ii) che la prova preselettiva del concorso sia svolta in sedi decentrate e con modalità telematiche o, comunque, con il supporto di strumenti informatici con cui effettuare la valutazione dei candidati. La prova preselettiva è già contemplata all'art.13, comma 4, del citato D.P.R. n. 465 del 1997, ai sensi del quale gli esami di concorso sono preceduti da una selezione basata sulla soluzione in tempo predeterminato di una serie di quesiti a risposta sintetica, la cui valutazione può essere effettuata anche mediante l'ausilio di strumenti automatizzati;

 

iii) che il concorso preveda, a seguire, due prove scritte (e non tre come disposto all'art.13, comma 5, del D.R.R. n.465) da svolgere con modalità telematiche. Le prove possono tenersi nella medesima data e possono consistere in una pluralità di quesiti a risposta aperta. In particolare, la prima prova scritta ha a oggetto argomenti di carattere giuridico (con specifico riferimento alle seguenti materie: diritto costituzionale, diritto amministrativo, ordinamento degli enti locali; diritto privato), mentre la seconda riguarda argomenti di carattere economico e finanziario-contabile (con specifico riferimento alle seguenti materie: economia politica, scienza delle finanze e diritto finanziario, ordinamento finanziario e contabile degli enti locali, management pubblico);

 

iv) che la prova orale, in cui verificare la conoscenza almeno delle materie di cui all'articolo 13, comma 5[174], del D.P.R. n. 465, oltre che delle lingue straniere, possa essere effettuata in videoconferenza, a condizione che sia assicurata la sicurezza e la tracciabilità delle comunicazioni.

      Va rilevato che alcune materie previste nell'ambito delle prove scritte non sono contemplate all'art.13, comama 5: si tratta di diritto privato, economia politica, management pubblico. Parrebbe suscettibile di approfondimento la scelta di non stabilire che la prova orale debba riguardare tutte le materie oggetto delle prove scritte, oltre che eventualmente le ulteriori materie elencate all'art.13, comma 5, del D.P.R. n.465.

 

d) la possibilità di articolazione della commissione esaminatrice in sottocommissioni.

 

     Il comma 1 reca contenuti analoghi a quanto previsto per la selezione per l'accesso all'VIII corso-concorso per la formazione dirigenziale presso la Scuola nazionale dell'Amministrazione, ai sensi dell'art.250, comma 1, del decreto-legge n.34 del 2020.

 

Il comma 2:

 i) dispone che, per quanto non diversamente disciplinato dal presente articolo, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al citato articolo 13 del D.P.R. n. 465 del 1997;

ii) fa esplicitamente salve le disposizioni di cui all'articolo 16-ter[175], del decreto-legge n.162 del 2019, "Disposizioni urgenti per il potenziamento delle funzioni dei segretari comunali e provinciali".

 

Il comma 3 stabilisce che le disposizioni recate nell'articolo non comportano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che la relativa attuazione è assicurata con le risorse umane, finanziarie e, strumentali disponibili a legislazione vigente.

 


 

Articolo 26, commi da 1 a 1-quater
(Trattamento dei periodi trascorsi dai lavoratori in quarantena o in permanenza domiciliare obbligatoria, assenze dal servizio o lavoro agile in relazione ad alcune condizioni di disabilità o di rischio per la salute, stanziamento per sostituzioni di personale nelle istituzioni scolastiche)

 

 

I commi 1 e 1-bis dell'articolo 26, in primo luogo, novellano parzialmente la disciplina di cui all'articolo 26 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni, la quale concerne, in via principale: l’equiparazione alla malattia - ai fini del trattamento giuridico ed economico - dei periodi trascorsi dai lavoratori dipendenti del settore privato in quarantena o in altre condizioni di permanenza domiciliare obbligatoria, in relazione alle disposizioni restrittive della circolazione concernenti l'emergenza epidemiologica da COVID-19[176]; il trattamento giuridico ed economico per alcune ipotesi di assenza dal servizio, fino al 31 luglio 2020, dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, in relazione ad alcune condizioni di disabilità o di rischio per la salute. Le novelle di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sostituiscono i riferimenti agli enti previdenziali con il riferimento al solo INPS; inoltre, secondo le ulteriori novelle inserite dal Senato (lettera a) del comma 1 e comma 1-bis, capoverso 2), il limite di spesa per i trattamenti summenzionati viene elevato da 380 milioni di euro a 663,1 milioni, il suddetto termine del 31 luglio 2020 viene differito al 15 ottobre 2020 e, con riferimento alla medesima fattispecie oggetto di proroga: si pone una precisazione sulla formulazione letterale dell'equiparazione al ricovero ospedaliero; si modifica la norma sull'esclusione di responsabilità del medico di assistenza primaria; si introduce un divieto di monetizzazione delle ferie non fruite. Il capoverso 2-bis del comma 1-bis (disposizione sempre inserita dal Senato) prevede, con riferimento ai soggetti interessati dalla suddetta fattispecie transitoria, la possibilità, di norma, di svolgimento del lavoro in modalità agile per il periodo compreso tra il 16 ottobre 2020 e il 31 dicembre 2020. Il comma 1-ter (introdotto dal Senato) reca un'autorizzazione di spesa, pari a 54 milioni di euro per il 2020, al fine di garantire la sostituzione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche pubbliche, in relazione sia alla suddetta fattispecie transitoria di assenze dal servizio fino al 15 ottobre 2020 sia allo svolgimento di lavoro in modalità agile - da parte dei medesimi soggetti - nel successivo periodo 16 ottobre 2020-31 dicembre 2020. Il comma 1-quater - anch'esso inserito dal Senato - provvede alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal comma 1, lettera a), e dal comma 1-ter.

 

Si ricorda che, in base alla disciplina oggetto di novella:

§  è operata la suddetta equiparazione alla malattia - ai fini del trattamento giuridico ed economico - dei periodi trascorsi dai lavoratori dipendenti del settore privato[177] in quarantena o in altre condizioni di permanenza domiciliare obbligatoria, in relazione alle disposizioni restrittive della circolazione concernenti l'emergenza epidemiologica da COVID-19. Si ricorda che il comma 1 del citato articolo 26 del D.L. n. 18 esclude i suddetti periodi dal computo della durata massima del cosiddetto periodo di comporto (periodo oltre il quale il lavoratore in malattia non ha più diritto alla conservazione del posto di lavoro)[178];

§  per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, rientranti in determinate ipotesi e in ogni caso fino al 31 luglio 2020 - ovvero, in base alla proroga inserita dal Senato, di cui al comma 1, lettera a), al 15 ottobre 2020 - il periodo di assenza dal servizio prescritto dalle competenti autorità sanitarie e dal medico di assistenza primaria che abbia in carico il paziente è equiparato, ai fini del trattamento giuridico ed economico, al ricovero ospedaliero - comma 2 del citato articolo 26 del D.L. n. 18 -. Si valuti l'opportunità di chiarire se - come sembrerebbe, in mancanza di una norma di esclusione - il periodo di assenza in esame rientri nel computo della durata massima del summenzionato periodo di comporto.

La suddetta norma transitoria riguarda i lavoratori che rientrino in una delle seguenti condizioni:

§  riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della L. 5 febbraio 1992, n. 104;

§  possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita[179]. La suddetta certificazione deve essere rilasciata, qualora non sussista il verbale di riconoscimento della condizione di handicap[180], dagli organi medico-legali dell'azienda sanitaria locale competente per territorio[181] -.

Il periodo di assenza dal servizio - nelle due fattispecie in oggetto di cui al citato comma 2 dell'articolo 26 del D.L. n. 18 - viene prescritto (come detto, dalle competenti autorità sanitarie e dal medico di assistenza primaria[182]) sulla base documentata del riconoscimento di disabilità o delle certificazioni dei summenzionati organi medico-legali, i cui riferimenti devono essere indicati nel medesimo certificato di prescrizione; nessuna responsabilità, neanche di natura contabile, è imputabile al medico di assistenza primaria nell'ipotesi in cui il riconoscimento dello stato invalidante dipenda da fatto illecito di terzi[183]. La novella - inserita dal Senato - di cui al comma 1-bis, capoverso 2, specifica che resta ferma la responsabilità del suddetto medico in caso di fatto doloso.

Per la fattispecie transitoria di assenza dal servizio, la medesima novella di cui al comma 1-bis, capoverso 2: sopprime, riguardo all'equiparazione al ricovero ospedaliero, un richiamo normativo (che potrebbe indurre a ritenere applicabile la norma esclusivamente ai dipendenti pubblici); esclude il diritto alla liquidazione in forma monetaria delle ferie non fruite a causa delle medesime assenze dal servizio. Si valuti l'opportunità di chiarire i criteri di individuazione delle ferie oggetto di tale esclusione.

Gli oneri finanziari, derivanti dalle due fattispecie in esame (periodi trascorsi in quarantena o in altre condizioni di permanenza domiciliare obbligatoria ed assenze dal servizio per le summenzionate condizioni soggettive), che ricadrebbero a carico del datore di lavoro e dell’INPS[184] sono imputati allo Stato, nel rispetto di un limite massimo di spesa (su domanda del datore di lavoro, per quanto concerne gli oneri che sarebbero a suo carico); la novella - inserita dal Senato - di cui al comma 1, lettera a), eleva il limite da 380 milioni di euro a 663,1 milioni (per il 2020). L’INPS provvede al relativo monitoraggio finanziario; qualora emerga che sia stato raggiunto, anche in via prospettica, il limite di spesa, il medesimo Istituto non prende in considerazione ulteriori domande. Si ricorda che, nel testo previgente rispetto alle novelle del presente decreto-legge, si faceva riferimento in via generale agli enti previdenziali (anziché al solo INPS) per quanto riguarda la destinazione dello stanziamento statale e per le relative clausole di monitoraggio e salvaguardia finanziari.

Si consideri l'opportunità di chiarire i termini di applicazione della clausola di salvaguardia, considerato che il differimento del termine al 15 ottobre 2020 ha una natura esclusivamente o prevalentemente retroattiva.

 

Come accennato, il capoverso 2-bis del comma 1-bis (disposizione anch'essa inserita dal Senato) prevede che i soggetti rientranti nelle condizioni di disabilità o di rischio per la salute summenzionate - per le quali è riconosciuto (fino al 15 ottobre 2020) il diritto all'assenza dal servizio - possano di norma svolgere, per il successivo periodo 16 ottobre 2020-31 dicembre 2020, la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso la destinazione a diversa mansione, ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o attraverso lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.

 

Il comma 1-ter - inserito dal Senato - reca un'autorizzazione di spesa, pari a 54 milioni di euro per il 2020, al fine di garantire la sostituzione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche pubbliche, con riferimento sia alla suddetta fattispecie transitoria, fino al 15 ottobre 2020, di assenze dal servizio (con riconoscimento di equiparazione al ricovero ospedaliero) da parte dei lavoratori dipendenti, in relazione ad alcune condizioni di disabilità o di rischio per la salute, sia alla possibilità di svolgimento di lavoro in modalità agile - da parte dei medesimi soggetti - nel successivo periodo 16 ottobre 2020-31 dicembre 2020.

 

Il comma 1-quater - inserito anch'esso dal Senato - provvede alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal comma 1, lettera a), e dal comma 1-ter. A tal fine, oltre all'utilizzo di una quota parte delle maggiori entrate derivanti dal comma 1-ter, si riduce nella misura di 55 milioni di euro (per il 2020) il "Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione" e nella misura di 282,1 milioni (per il 2020) un'autorizzazione di spesa[185] destinata ad interventi di integrazione salariale con causale COVID-19 (trattamenti ordinari di integrazione salariale, assegni ordinari di integrazione salariale e trattamenti di integrazione salariale in deroga).


 

Articolo 26, comma 1-quinquies
(Modifiche all’art. 87 del dl 18/2020)

 

 

Il comma 1-quinquies – introdotto al Senato- modifica alcune disposizioni dell’articolo 87 del dl 18/2020, in materia di lavoro agile.

 

L’articolo 87 del dl 18/2020, al fine di contrastare il fenomeno della diffusione del COVID-2019, stabilisce che per il periodo dello stato di emergenza, il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni, le quali limiteranno la presenza sul posto di lavoro esclusivamente per assicurare le attività indifferibili e non altrimenti erogabili. La disposizione, inoltre, precisa che il lavoro agile può essere applicata a ogni rapporto di lavoro subordinato; si prevede, inoltre, la sospensione dello svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego, con alcune eccezioni; infine, in considerazione del livello di esposizione al rischio di contagio connesso allo svolgimento dei compiti istituzionali e nel rispetto delle preminenti esigenze di funzionalità delle amministrazioni interessate, il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco può essere dispensato temporaneamente dalla presenza in servizio.

 

Nel dettaglio, il comma 1-quinquies modifica il comma 1, primo periodo dell’articolo 87, prevedendo che per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165[186], il periodo trascorso, in relazione al virus COVID-19, in malattia o in quarantena con sorveglianza attiva, o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva è equiparato al periodo di ricovero ospedaliero e non è computabile ai fini del periodo di comporto.

 

Il periodo di comporto è il tempo massimo concesso al dipendente in malattia e costituisce il limite entro il quale il datore di lavoro può valutare il periodo di malattia del lavoratore ai fini dell’interesse a mantenere la prestazione del dipendente. Entro tale periodo, infatti, la cui durata è di norma stabilita dalla contrattazione collettiva, al dipendente è garantito il mantenimento del posto di lavoro; oltre tale periodo il datore di lavoro può valutare la possibilità di licenziare il dipendente. Da tale periodo massimo (che sovente in ambito pubblico è fissato in 18 mesi), sono di solito esclusi periodi di ricovero per malattie gravi e legati allo svolgimento di terapie salvavita.

 

Inoltre, la disposizione modifica il secondo periodo del comma 1, prevedendo che il lavoro agile non costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni ma solo una delle possibili modalità ordinarie.


 

Articolo 26-bis
(Implementazione dei centri per il recupero
degli uomini autori di violenza)

 

 

L’articolo 26-bis, introdotto nel corso dell’esame in Senato, incrementa di un milione di euro, a partire dal 2020, il “Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità”. Le nuove risorse sono destinate esclusivamente all’istituzione e al potenziamento dei centri di riabilitazione per uomini maltrattanti al fine di assicurare la tutela e la prevenzione della violenza di genere e specificamente per contrastare il fenomeno favorendo la riabilitazione degli uomini autori di violenza.

 

L’articolo 26-bis, in considerazione dell’estensione del fenomeno della violenza di genere anche in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, al fine di assicurare la tutela e la prevenzione della violenza di genere e specificamente per contrastare il fenomeno favorendo il recupero degli uomini autori di violenza, incrementa di un milione di euro a decorrere dall’anno 2020, la dotazione del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità,  di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (conv. l. n. 248 del 2006). Le risorse stanziate sono destinate esclusivamente all’istituzione e al potenziamento dei centri di riabilitazione per uomini maltrattanti (comma 1).

È opportuno rilevare che la disposizione non indica quali siano i criteri e le modalità da seguire nella ripartizione delle risorse stanziate.

 

Il Fondo nazionale per le politiche relative di diritti e alle pari opportunità (art. 19, co. 3, D.L. n. 223/2006, conv. L. 4 agosto 2006, n. 248) è stato istituito con l'intento di promuovere le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, con una dotazione iniziale di 3 milioni di euro per l'anno 2006 e di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007. Tale autorizzazione è stata successivamente incrementata sulla base di singole disposizioni nell'ambito delle manovre finanziarie. Il D.P.C.M. del 4 dicembre 2019, pubblicato nella GU 30 gennaio 2020 n. 24, ha decretato la ripartizione del Fondo per i diritti e le pari opportunità per l’anno 2019. E' opportuno ricordare da ultimo che la dotazione del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità è stata incrementata di 4 milioni di euro per il 2020 dall'articolo 105-quater del decreto legge n. 34 del 2020, il c.d. decreto legge rilancio, al fine di finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere e per il sostegno delle vittime (per le modifiche a tale disposizione si veda l'articolo 26-bis del quale la Commissione ha proposto l'inserimento con l'approvazione dell'emendamento 26.0.40  testo 3).

 

Con riguardo alla questione della riabilitazione degli uomini maltrattanti è opportuno ricordare che l'articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2013 (conv. legge n. 119 del 2013) - in coerenza con quanto stabilito anche dall'articolo 16 della Convenzione di Istanbul (ratificata dall'Italia con la legge n. 77 del 2013) - ha previsto l'elaborazione di un Piano straordinario contro la violenza di genere, che tra le finalità contempla anche «?l'attivazione, in tutto il territorio nazionale, di azioni, basate su metodologie consolidate e coerenti con linee guida appositamente predisposte, di recupero e di accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva?» (lettera g) del comma 2 dell'articolo 5). Il vigente Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020 individua, quindi, fra gli interventi prioritari nell'ambito delle politiche di contrasto e prevenzione alla violenza contro le donne (priorità 1.4) l’attivazione di programmi di trattamento per uomini maltrattanti. Si ricorda inoltre che la legge n. 69 del 2019, la c.d. legge sul codice rosso, poi, fra le altre misure, ha subordinato la concessione della sospensione condizionale della pena, per i condannati per i delitti di violenza di genere, alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di assistenza psicologica e ha previsto la possibilità per i condannati per delitti di violenza di genere, di sottoporsi a un trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno, suscettibile di valutazione ai fini della concessione dei benefici penitenziari.

 

È opportuno ricordare infine che sul sito dell’ISTAT è attiva la sezione Speciale Emergenza COVID-19 dedicata alle misure assunte durante le fasi 1 e 2 della crisi emergenziale. La sezione (Contesto, il fenomeno, la fuoriuscita dalla violenza, il percorso giudiziario, la prevenzione, esperienze internazionali), contiene molto materiale fra cui si segnala:

§  la pubblicazione ISTAT, Violenza di genere al tempo del Covid-19: le chiamate al numero verde 1522;

§  le iniziative del Dipartimento pari opportunità, fra cui: Avviso per il finanziamento di interventi urgenti per il sostegno alle misure adottate dalle Case Rifugio e dai Centri Antiviolenza in relazione all’emergenza sanitaria da COVID 19 dell’aprile 2020;

§  le iniziative del Ministero dell’interno, fra cui: Circolare sulle violenze di genere e violenza domestica, azioni di sensibilizzazione (27 marzo 2020); Circolare sulla possibilità di reperire ulteriori alloggi per accoglienza delle donne vittime di violenza (21 marzo 2020).

 

Il comma 2 dell'articolo reca la copertura finanziaria precisando che ai maggiori oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione di cui all’articolo 114, comma 4 (si rinvia alla relativa scheda di lettura).

Articolo 26-ter
(Disposizioni in materia di giustizia contabile)

 

L’articolo 26-ter, inserito nel corso dell’esame in Senato, estende fino al termine dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 il periodo di operatività della disciplina emergenziale prevista con riguardo alla giustizia contabile dal decreto-legge c.d. cura Italia.

 

L'articolo 26-ter sostituisce nei commi 2, 5, 6 e 8-bis dell'articolo 85 del decreto-legge n. 18 del 2020 (conv. l. n. 27 del 2020) le parole "31 agosto" con le parole "termine dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19", estendendo in questo modo fino alla fine dell’emergenza epidemiologica (attualmente prevista per il 15 ottobre 2020) il periodo di operatività di alcune delle misure adottate per contrastare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia contabile.

 

È opportuno ricordare che il termine periodo di operatività della disciplina emergenziale prevista con riguardo alla giustizia contabile era fissato dall'originario articolo 85 del c.d. decreto legge cura Italia, al 30 giugno 2020. Tale termine è stato successivamente prorogato fino al 31 agosto dal decreto-legge n. 28 del 2020 (conv. l. n. 70 del 2020).

 

L'articolo 26-ter, nel dettaglio:

 

§  proroga fino al termine della emergenza epidemiologica l'applicazione delle misure organizzative adottate dai capi degli uffici giudiziari e volte a consentire la trattazione degli affari giudiziari nel rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie dettate per prevenire la diffusione del virus COVID-19, al fine di evitare assembramenti all’interno degli uffici giudiziari e contatti ravvicinati tra le persone (comma 2 dell'articolo 85);

 

§  proroga, sempre fino al termine della emergenza epidemiologica, la disciplina derogatoria in materia pensionistica relativa al procedimento monocratico presso la giustizia contabile dettata dal comma 5 dell'articolo 85;

 

§  proroga l'applicazione della disposizione per la quale in caso di deferimento alla sede collegiale di atti delle amministrazioni centrali dello Stato, il collegio deliberante è composto dal presidente della sezione centrale del controllo di legittimità e dai sei consiglieri delegati preposti ai relativi uffici di controllo, integrato dal magistrato istruttore nell'ipotesi di dissenso, e delibera con un numero minimo di cinque magistrati in adunanze in grado di riunirsi tempestivamente anche in via telematica. Analoga proroga è prevista con riguardo alla previsione relativa al collegio delle Sezioni riunite in sede di controllo (comma 6 dell'articolo 85);

 

§  prevede che fino al termine della emergenza epidemiologica i decreti del Presidente della Corte dei conti con cui sono stabilite le regole tecniche ed operative per l'adozione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle attività di controllo e nei giudizi che si svolgono innanzi alla Corte dei conti, acquistino efficacia dal giorno successivo a quello della loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (comma 8-bis, primo periodo, dell'articolo 85);

 

§  proroga fino alla fine della emergenza epidemiologica la possibilità di svolgere le udienze, le adunanze e le camere di consiglio mediante collegamento da remoto (comma 8-bis, secondo periodo, dell'articolo 85).

 


 

Capo II – Disposizioni in materia di coesione territoriale

Articolo 27, commi 1-4
(Agevolazioni contributive in favore di datori di lavoro operanti in alcune aree territoriali e Prepensionamenti di lavoratori poligrafici)

 

 

I commi da 1 a 4 dell'articolo 27 prevedono, per il periodo 1° ottobre 2020-31 dicembre 2020, un esonero contributivo parziale in favore dei datori di lavoro del settore privato[187] operanti in alcune regioni e recano una norma procedurale relativa all’eventuale riconoscimento di sgravi contributivi in alcune aree territoriali nel periodo 2021-2029. L'esonero relativo ai suddetti mesi del 2020 è riconosciuto con riferimento alla contribuzione a carico del datore relativa a rapporti di lavoro dipendente aventi sede in determinate regioni - con esclusione del settore agricolo e dei contratti di lavoro domestico -, nella misura del 30 per cento dei contributi medesimi (con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL). Le regioni che rientrano nei parametri stabiliti, in via cumulativa, dal comma 1 sono - in base alla rettifica dell’originaria relazione tecnica, rettifica allegata anch’essa al disegno di legge di conversione del presente decreto[188] - l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, il Molise, la Puglia, la Sardegna, la Sicilia - la suddetta rettifica ha espunto dall’elenco la regione Umbria -; l’applicazione del medesimo beneficio è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea (comma 1 citato). Le modifiche ai commi 1 e 3 operate dal Senato integrano la disciplina suddetta, per tener conto della circostanza che i giornalisti lavoratori dipendenti sono iscritti (anziché ai regimi pensionistici gestiti dall'INPS) al regime pensionistico gestito dall'INPGI; ai fini della copertura finanziaria degli oneri relativi all'applicazione del beneficio ai giornalisti lavoratori dipendenti, la versione approvata dal Senato opera (comma 1) una riduzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione. Il Senato ha inoltre introdotto, con l'inserimento del comma 3-bis, una riapertura dei termini per la presentazione di domande di prepensionamento da parte di lavoratori poligrafici di imprese stampatrici di giornali quotidiani e di periodici e di imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale.

 

Più in particolare, i summenzionati parametri regionali sono posti con riferimento all’anno 2018 e consistono in un prodotto interno lordo pro capite non superiore al 90 per cento di quello medio dei 27 Paesi attualmente facenti parte dell’Unione europea e in un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale.

Il comma 1 specifica altresì che l’esonero contributivo non comporta variazioni dell’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Il medesimo comma 1 subordina l'applicazione del beneficio (relativo al suddetto ultimo trimestre del 2020) all'autorizzazione della Commissione europea[189] e specifica che la misura è concessa ai sensi della Comunicazione della Commissione europea recante un "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19" (C/2020/1863) e nei limiti ed alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione. Si ricorda che, in base alla sezione 3.1 di quest’ultima, la Commissione considererà aiuti di Stato compatibili con il mercato interno[190] quelli che rispettino, tra le altre, le seguenti condizioni: siano di importo non superiore a 800.000 euro (per impresa e al lordo di qualsiasi imposta o altro onere); siano concessi a imprese che non fossero in difficoltà al 31 dicembre 2019 o che abbiano incontrato difficoltà o si siano trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia da COVID-19; siano concessi entro il 31 dicembre 2020[191].

Lo sgravio di cui al comma 1 è inteso - come ivi dichiarato - al contenimento degli effetti straordinari sull’occupazione determinati dall’epidemia da COVID-19 in aree caratterizzate da gravi situazioni di disagio socio-economico.

Si valuti l’opportunità di esplicitare nel testo normativo in esame quali siano le regioni che rientrano nei parametri summenzionati[192].

Come accennato, le modifiche operate al comma 1 dal Senato specificano che il beneficio in esame si applica anche ai giornalisti lavoratori dipendenti - i quali sono iscritti (anziché ai regimi pensionistici gestiti dall'INPS) al regime pensionistico gestito dall'INPGI -. Si prevede, a tal fine, che l'INPGI trasmetta apposita rendicontazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai fini del rimborso, a saldo, delle minori entrate contributive derivanti dallo sgravio in oggetto. Per la copertura finanziaria degli oneri relativi all'applicazione del beneficio ai giornalisti lavoratori dipendenti - oneri quantificati in 1,5 milioni di euro per il 2020 e in 0,5 milioni per il 2021 - si dispone una riduzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, a valere sulle risorse del medesimo Fondo destinate agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri[193].

Il comma 2 demanda ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanarsi entro il 30 novembre 2020 su proposta del Ministro per il sud e la coesione territoriale e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per gli affari europei, l’individuazione di indicatori oggettivi di svantaggio socio-economico e di accessibilità al mercato unico europeo, utili per la definizione di misure agevolative di decontribuzione, costituenti accompagnamento, per il periodo 2021-2029, degli interventi di coesione territoriale del piano nazionale per la ripresa e la resilienza[194] e dei piani nazionali di riforma.

Il comma 3 specifica che, ai fini degli adempimenti previsti dal registro nazionale degli aiuti di Stato[195], l’amministrazione responsabile, per l’esonero contributivo di cui al comma 1, è il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, mentre le amministrazioni concedenti - che provvedono altresì al monitoraggio finanziario - sono l’INPS e - secondo il riferimento introdotto dal Senato - l'INPGI (con riferimento ai relativi iscritti).

Il comma 4 quantifica gli oneri derivanti dal comma 1. Il Senato ha operato una revisione della quantificazione, in considerazione della circostanza che gli importi previsti dal testo vigente del presente comma 4 sono superiori rispetto a quelli indicati nella rettifica dell’originaria relazione tecnica, in quanto, come detto, la rettifica ha espunto dall’ambito di applicazione dello sgravio di cui al comma 1 la Regione Umbria. Gli importi definiti nella riformulazione operata dal Senato sono, in conformità con la suddetta rettifica, i seguenti (al lordo degli effetti fiscali positivi[196]): 854,7 milioni di euro per il 2020, 535,4 milioni per il 2021 e 67,5 milioni per il 2023, in termini di saldo netto da finanziare e fabbisogno di cassa, e 1.390,1 milioni per il 2020 e 67,5 milioni per il 2023, in termini di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni; gli importi previsti dal testo vigente del presente comma 4 (sempre al lordo degli effetti fiscali positivi) sono invece pari a 914,3 milioni di euro per il 2020, 573,2 milioni per il 2021 e 72,2 milioni per il 2023, in termini di saldo netto da finanziare e fabbisogno di cassa, e a 1.487,5 milioni per il 2020 e 72,2 milioni per il 2023, in termini di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni.

La disposizione in esame rinvia per la copertura di tali oneri alle norme di cui al successivo articolo 114 (le quali tengono conto anche dei suddetti effetti fiscali positivi).

Come accennato, il comma 3-bis - introdotto dal Senato - prevede una riapertura dei termini per la presentazione delle domande di prepensionamento - ai sensi dell'articolo 1, comma 500, della L. 27 dicembre 2019, n. 160 - da parte di lavoratori poligrafici di imprese stampatrici di giornali quotidiani e di periodici e di imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale. In particolare, si prevede che, qualora tali termini siano scaduti in data successiva al 31 gennaio 2020 - data in cui è stata adottata la prima delibera di dichiarazione di stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 -, la domanda possa essere presentata entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Sono fatte salve le domande già presentate nei termini prima dell'entrata in vigore della presente disposizione. La possibilità di avvalersi della riapertura del termine è subordinata alla condizione che l'ultimo contributo del dipendente risulti accreditato a titolo di trattamento straordinario di integrazione salariale[197].

Si ricorda che il citato articolo 1, comma 500, della L. n. 160 del 2019 ha previsto che, limitatamente agli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, possano accedere al trattamento di pensione, con anzianità contributiva di almeno 35 anni (posseduta nel regime generale INPS dei lavoratori dipendenti), i lavoratori poligrafici di imprese stampatrici di giornali quotidiani e di periodici e di imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici e di agenzie di stampa a diffusione nazionale, le quali abbiano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in data compresa tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2023, piani di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale in presenza di crisi[198].

Le relative domande di prepensionamento devono essere presentate entro sessanta giorni dall'ammissione al trattamento straordinario di integrazione salariale ovvero entro sessanta giorni a decorrere dal conseguimento del requisito di anzianità contributiva[199]. La disciplina transitoria di cui al comma 3-bis in esame prevede, come detto, una riapertura di tali termini.

Articolo 27, comma 4-bis
(Apporti del MEF al Patrimonio Rilancio)

 

 

Nel corso dell’esame al Senato è stato introdotto il comma 4-bis all’articolo 27 del provvedimento, che a sua volta incide sulla disciplina del cd. Patrimonio Rilancio, istituito presso Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e regolato dal decreto-legge n. 34 del 2020. 

Le modifiche consentono al Ministero dell’economia e delle finanze - MEF, ai fini dei propri contributi al Patrimonio Rilancio, oltre ad assegnare titoli di Stato a Cassa Depositi e Prestiti, anche di apportare liquidità.

Viene chiarito quindi che il capitolo di bilancio utilizzato per la registrazione contabile dell’assegnazione dei titoli di Stato è usato anche per l’apporto di liquidità.

Infine, si prevede che i titoli di Stato eventualmente non emessi e assegnati nell’anno 2020 possano esserlo negli anni successivi; essi non concorrono al limite delle emissioni nette stabilito con le rispettive leggi di bilancio.

 

 

In via preliminare si ricorda che l’articolo 27 del decreto-legge n. 34 del 2020 consente a Cassa Depositi e Prestiti - CDP S.p.A. di costituire un patrimonio destinato, denominato Patrimonio Rilancio, a cui sono apportati beni e rapporti giuridici dal Ministero dell’economia e delle finanze. All’apporto del MEF corrisponde l’emissione, da parte di CDP S.p.A., a valere sul patrimonio destinato e in favore del Ministero dell’economia e delle finanze, di strumenti finanziari di partecipazione. Le risorse del patrimonio destinato sono impiegate per il sostegno e il rilancio del sistema economico produttivo italiano.

In via preferenziale il patrimonio destinato effettua i propri interventi mediante sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, la partecipazione ad aumenti di capitale, l’acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche.

Per la gestione del comparto riguardante i beni e i rapporti giuridici relativi agli interventi a favore delle societa? cooperative, CDP adotta modalita? coerenti con la funzione sociale delle societa? cooperative, a carattere mutualistico e senza fine di speculazione privata.

Per il finanziamento delle attivita? del patrimonio destinato o di singoli comparti e? consentita l’emissione, a valere sul patrimonio destinato o su singoli comparti, di titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari di debito. Sulle obbligazioni del patrimonio destinato, in caso di incapienza del patrimonio medesimo, e? concessa la garanzia di ultima istanza dello stato. La garanzia dello stato puo? essere altresi? concessa in favore dei portatori dei titoli emessi per finanziare il patrimonio destinato, a specifiche condizioni.

Il patrimonio opera in regime di totale esenzione fiscale: gli interessi e gli altri proventi dei titoli emessi dal patrimonio destinato e dai suoi comparti sono soggetti a imposta sostitutiva con aliquota del 12,5 per cento.

Il patrimonio destinato cessa ex lege decorsi dodici anni dalla costituzione; tuttavia la sua durata puo? essere estesa o anticipata con delibera del consiglio di amministrazione di CDP, su richiesta del Ministero dell’economia e delle finanze.

Gi schemi di decreti attuativi delle norme in esame sono sottoposti al Parlamento, cui deve inoltre essere inviata una relazione annuale sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall'applicazione delle disposizioni introdotte dalle norme in esame.

Al conto corrente di tesoreria centrale fruttifero, su cui confluiscono le disponibilita? liquide del patrimonio destinato, possono affluire anche le disponibilita? liquide dei contribuenti che intendano investire i loro risparmi a sostegno della crescita dell’economia reale

La norme modifica infine la disciplina delle cambiali finanziarie, consentendone l’emissione anche alle banche.

 

Il comma 17 dell’articolo 27 del decreto-legge n. 34 del 2020, nella sua formulazione vigente, ai fini degli apporti del MEF al Patrimonio Rilancio autorizza per l'anno 2020 l'assegnazione a CDP di titoli di Stato, nel limite massimo di 44 miliardi di euro, appositamente emessi. Detti titoli non concorrono a formare il limite delle emissioni nette per l'anno 2020 stabilito dalla legge di bilancio e dalle successive modifiche; ai fini della registrazione contabile dell'operazione. A fronte del controvalore dei titoli di Stato assegnati, il corrispondente importo e? iscritto su apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze ed e? regolato mediante pagamento commutabile in quietanza di entrata sul pertinente capitolo dello stato di previsione dell'entrata relativo all'accensione di prestiti.

 

Con le modifiche in esame introduce un nuovo comma 4-bis all’articolo 27 del provvedimento.

Esso sostituisce il menzionato comma 17 dell’articolo 27 del decreto-legge n. 34 del 2019, per consentire al MEF, ai fini dei propri contributi al Patrimonio Rilancio, anche di apportare liquidità a Cassa Depositi e Prestiti (oltre a poter assegnare titoli di Stato).

Si chiarisce che il capitolo di bilancio utilizzato per la registrazione contabile dell’assegnazione dei titoli di Stato è essere utilizzato per l’apporto di liquidità.

Infine, le modifiche dispongono che i titoli di Stato eventualmente non emessi e assegnati nell’anno 2020 possano esserlo negli anni successivi e non concorrono al limite delle emissioni nette stabilito con le rispettive leggi di bilancio.


 

Articolo 28
(Rafforzamento della strategia per lo sviluppo delle aree interne)

 

 

L’articolo 28 incrementa di 110 milioni, di cui 10 milioni per il 2020 e 100 milioni per il 2021, le risorse nazionali destinate alla “Strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree interne del Paese”.

 

Il rifinanziamento disposto dalla disposizione in esame integra le risorse nazionali stanziate in favore della “Strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese”, pari a 481,2 milioni a valere sulle risorse del Fondo per l’attuazione delle politiche comunitarie (di cui 200 milioni autorizzati, da ultimo, con l’articolo 1, comma 314, della legge di bilancio 2020 per le annualità 2021-2023), portando così il complesso di risorse a un ammontare, per il periodo 2015-2023, di 591,2 milioni di euro.

 

Agli oneri derivanti dall’incremento delle risorse si provvede, quanto ai 10 milioni di euro per il 2020 a carico del predetto Fondo per l’attuazione delle politiche comunitarie (di cui all’art. 5 della legge n. 187 del 1983, c.d. Fondo IGRUE), e quanto ai 100 milioni per il 2021 a carico delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione del ciclo di programmazione 2014-2020.

 

Si ricorda che il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) - disciplinato dal D.Lgs. n. 88/2011 – reca le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate a finalità di riequilibrio economico e sociale e ad incentivi e investimenti pubblici.

 

 

La Strategia nazionale per le aree interne del Paese costituisce una delle linee strategiche di intervento dei Fondi strutturali europei del ciclo di programmazione 2014-2020, definite nell’ambito dell’Accordo di Partenariato[200], e rappresenta una azione diretta al sostegno della competitività territoriale sostenibile, al fine di contrastare, nel medio periodo, il declino demografico che caratterizza talune aree del Paese, definite come quelle aree più lontane dai poli di servizio essenziale primario e avanzato, che corrispondono al 60% della superficie territoriale, al 52% dei Comuni e al 22% della popolazione italiana[201].

La Strategia, che ha lo scopo di creare nuove possibilità di reddito e di assicurare agli abitanti maggiore accessibilità ai servizi essenziali, con riferimento prioritariamente ai servizi di trasporto pubblico locale, di istruzione e socio-sanitari, è sostenuta sia dai fondi europei (FESR, FSE e FEASR), per il cofinanziamento di progetti di sviluppo locale, sia da risorse nazionali.

Le risorse nazionali destinate alla “Strategia Nazionale per le Aree Interne” (SNAI), autorizzate originariamente dall'articolo 1, comma 13, della legge di stabilità 2014 (legge n. 147/2013) nell’importo di 90 milioni di euro (3 milioni per il 2014 e di 43,5 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016), sono state successivamente integrate dall’articolo 1, comma 674, della legge di stabilità 2015 (legge n. 190/2014) di 90 milioni di euro per il triennio 2015-2017, di 10 milioni di euro per il triennio 2016-2018 dall'articolo 1, comma 811, della legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015), di 91,2 milioni per il triennio 2019-2021, dall’articolo 1, commi 895-896, della legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205/2017), e, infine, di ulteriori 200 milioni per le annualità 2021-2023, per un complesso di 481,18 milioni fino all’anno 2023, secondo il seguente profilo pluriennale annuale, per il periodo 2015-2023: 16 milioni per il 2015, 60 milioni per il 2016, 94 milioni per il 2017, 20 milioni per il 2018, 30 milioni per il 2019, 30 milioni per il 2020, 91,18 milioni per il 2021, e 70 milioni per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

Con la delibera 28 gennaio 2015, n. 9 il CIPE ha approvato gli indirizzi operativi della strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese. La struttura di governance è stata individuata attraverso la costituzione di un apposito “Comitato tecnico aree interne” (CTAI), coordinato dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri.

I finanziamenti statali sono stati assegnati dal CIPE con le delibere 28 gennaio 2015, n. 9, 10 agosto 2016, n. 43, 7 agosto 2017, n. 80 e 25 ottobre 2018, n. 52.

 

Come illustrato nella Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate, allegata al DEF 2019 (Doc. LVII, n. 2 - Allegati), nel 2017 si è completato il processo di selezione di 72 aree pilota che comprendono 1.077 Comuni, per 2.072.718 abitanti. Le aree selezionate sono quelle in cui si è registrata una maggiore perdita di popolazione (4,6% tra il 2000 e il 2011) e che presentano più seri problemi strutturali di accessibilità, in linea con quanto previsto dall’Accordo di Partenariato. Al 31 dicembre 2018, risultano approvate le Strategie definitive in 34 aree, per un totale di investimenti di 565,8 milioni, con il 62% di investimenti in favore di progetti di sviluppo e il 38% di investimenti per il miglioramento de i servizi alla persona (mobilità, istruzione e trasporti). Alle risorse programmate in tali aree, grazie anche alla sinergia generata con la Strategia, hanno contribuito 365,83 milioni rinvenienti dalla programmazione 2014-2020 dei fondi SIE.

Nell’ultima Relazione annuale sulla Strategia nazionale per le aree interne, presentata al CIPE dal Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, di dicembre 2018, si fa riferimento a 72 Aree selezionate, che riguardano “1.077 comuni per 2.072.718 abitanti (dato al 2016) e un territorio di 51.366 kmq. Dei 1.077 comuni, il 57,6 per cento è classificato come periferico ed ultra-Periferico.”

Esse rappresentano il 13,4% di tutti i Comuni italiani e il 26% dei Comuni classificati come Aree Interne; il 3,4% della popolazione nazionale e il 15,5% della popolazione residente nei Comuni classificati come Aree Interne. Si tratta di Aree che distano in media circa 50 minuti dal polo più vicino, distanza che raggiunge, in alcuni casi, anche i 60 minuti. Alla distanza fisica dai poli di offerta dei servizi essenziali si somma un sottodimensionamento della “connessione digitale”: la quota di popolazione raggiunta da banda larga a rete fissa compresa tra i 2 e i 20 mega è solo del 55%, a fronte di un dato medio nazionale del 65%.

Come si sottolinea nella Relazione, “Nel corso dell’ultimo intervallo censuario (2001-2011), per le aree nel loro complesso vi è stato un calo demografico pari a -4,4%, confermato anche nell’intervallo 2011-2016, con una diminuzione del -2,3%. Per l’Italia, negli stessi periodi, vi è stato un incremento pari a 4,3% (2001-2011) e del 2,1% (2011-2016)”.

Si rammenta che, a sostegno delle attività economiche, artigianali e commerciali dei comuni delle aree interne, è stato istituito con la legge di bilancio 2020 un apposito Fondo - presso il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri (art. 1, co. 313, lett. d) legge n. 160 del 2019) - le cui risorse, autorizzate a valere sul Fondo nella misura di 30 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2020-2022, sono ripartite tra i comuni presenti nelle aree interne con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dal Ministro per il Sud e la coesione territoriale, che ne stabilisce termini e modalità di accesso e rendicontazione.

A seguito dell’emergenza sanitaria, il D.L. n. 34/2020 ne ha previsto il rifinanziamento, nella misura di 60 milioni per il 2020 e di 30 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022, allo scopo di consentire ai Comuni presenti nelle aree interne di far fronte alle maggiori necessità di sostegno del settore artigianale e commerciale conseguenti al manifestarsi dell’epidemia da Covid-19, nonché nella misura di ulteriori 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, al fine di realizzare interventi di sostegno alle popolazioni residenti nei comuni svantaggiati. Le risorse di tale fondo sono reperite a valere sulle disponibilità del Fondo sviluppo e coesione (FSC).


 

Capo III – Disposizioni in materia di salute

Articolo 29, commi 1-4
(Disposizioni urgenti in materia di liste di attesa)

 

 

L’articolo 29 reca disposizioni transitorie, fino al 31 dicembre 2020, intese alla riduzione delle liste di attesa relative alle prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero, non erogate nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19. Il comma 1 specifica l’ambito e le finalità del presente articolo. I commi 2 e 3 prevedono la possibilità di ricorso, da parte delle regioni e delle province autonome - nell’ambito della loro autonomia organizzativa (come specifica il successivo comma 4) -, con modalità straordinarie alle prestazioni aggiuntive da parte del personale, alla stipulazione di nuovi contratti di lavoro e all’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna. Tali possibilità vengono ammesse nei limiti di specifici importi, relativi alla singola regione o provincia autonoma, fermi restando i vincoli finanziari di cui al comma 4 e le condizioni per l’accesso ai medesimi stanziamenti poste dal comma 9.

 

Il comma 1 specifica che le disposizioni transitorie, valide fino al 31 dicembre 2020, di cui al presente articolo 29 sono intese alla riduzione delle liste di attesa relative alle prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero, non erogate nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19, e si applicano anche in deroga ai limiti vigenti in materia di spesa per il personale. Il medesimo comma 1 richiama il rispetto dei princìpi di appropriatezza e di efficienza dei percorsi di cura, nonché le circolari del Ministero della salute n. 7422 del 16 marzo 2020, recante "Linee di indirizzo per la rimodulazione dell’attività programmata differibile in corso di emergenza da COVID-19", n. 7865 del 25 marzo 2020, recante "Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19", e n. 8076 del 30 marzo 2020, recante "Chiarimenti: Linee di indirizzo per la rimodulazione dell’attività programmata differibile in corso di emergenza da COVID-19"[202].

I commi 2 e 3 prevedono la possibilità di ricorso, da parte delle regioni e delle province autonome, nell’ambito della loro autonomia organizzativa (come specifica il successivo comma 4), ad alcuni strumenti con modalità straordinarie.

Più in particolare, le lettere a) e b) del comma 2 e le lettere a) e b) del comma 3 prevedono che le regioni, le province autonome e gli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale possano, dall’entrata in vigore del presente decreto (15 agosto 2020) e fino al 31 dicembre 2020, nei limiti di specifici importi - relativi alla singola regione o provincia autonoma e fermi restando i vincoli finanziari di cui al comma 4 e le condizioni per l’accesso ai medesimi stanziamenti poste dal comma 9[203] -:

-       ricorrere alle prestazioni aggiuntive, previste dall’articolo 115, comma 2, del contratto collettivo nazionale di lavoro, per il periodo 2016-2018, dei dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie dipendenti dal Servizio sanitario nazionale, con una remunerazione più elevata rispetto a quella stabilita dal medesimo contratto. In merito, si ricorda che l’articolo 24, comma 6, e l’articolo 115, comma 2, del suddetto contratto prevedono che gli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale possano richiedere ai propri dirigenti, in via eccezionale e temporanea, prestazioni ad integrazione dell’attività istituzionale, inquadrate formalmente nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria (cosiddetta intramoenia) e remunerate con una tariffa oraria pari a 60 euro lordi onnicomprensivi. La lettera a) del comma 2 e la lettera a) del comma 3 consentono, nel periodo transitorio summenzionato, un elevamento a 80 euro (al netto degli oneri riflessi a carico dell’Amministrazione[204]), con riferimento, rispettivamente, alle prestazioni inerenti ai ricoveri ospedalieri - ad esclusione dei servizi di guardia medica (per i quali non è riconosciuta la possibilità di elevamento) - e alle prestazioni di specialistica ambulatoriale e di screening. Restano ferme le disposizioni vigenti in materia di prestazioni aggiuntive, con particolare riferimento ai volumi di prestazioni erogabili[205], all’orario massimo di lavoro ed ai riposi;

-       ricorrere a prestazioni aggiuntive da parte del personale non dirigenziale (del comparto sanità), con un aumento della relativa tariffa oraria a 50 euro lordi onnicomprensivi (al netto degli oneri riflessi a carico dell’Amministrazione[206]); la relazione tecnica allegata al disegno di legge di conversione del presente decreto[207] stima che il valore medio della tariffa in esame - valore stabilito dalla contrattazione integrativa[208] - sia pari a circa 30 euro (la stima è stata effettuata in base ad "una ricognizione dei valori applicati in alcune regioni"). Tale possibilità di elevamento concerne il periodo transitorio summenzionato, con riferimento alle prestazioni concernenti i ricoveri ospedalieri (lettera b) del comma 2) e alle prestazioni relative agli accertamenti diagnostici (lettera b) del comma 3); a quest’ultimo riguardo, la suddetta relazione tecnica[209] osserva che la norma non fa riferimento alle visite ambulatoriali, in base alla valutazione che per esse il maggior impegno è richiesto al personale medico. Restano ferme le disposizioni vigenti in materia di prestazioni aggiuntive, con particolare riferimento ai volumi di prestazioni erogabili, all’orario massimo di lavoro ed ai riposi;

-       reclutare - ai sensi della lettera c) del comma 2 - il personale del Servizio sanitario nazionale (ivi compresa la dirigenza medica, sanitaria, veterinaria e delle professioni sanitarie), attraverso assunzioni a tempo determinato, anche in deroga ai vigenti contratti collettivi nazionali di settore, o attraverso forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa. Le suddette possibilità di cui alla lettera c) sono poste con riferimento alle sole prestazioni inerenti ai ricoveri ospedalieri ed al periodo transitorio summenzionato - con scadenza dei relativi rapporti di lavoro non oltre il 31 dicembre 2020 (considerato anche che lo stanziamento sottostante, di cui all’allegato A, colonna 1, concerne solo il 2020[210]) -. La lettera c) conferma inoltre la possibilità di impiego, per le medesime finalità di cui al comma 1, delle figure professionali previste in incremento ai sensi delle disposizioni di cui agli articoli 2-bis e 2-ter del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni;

      Si ricorda che le norme transitorie di cui al suddetto articolo 2-bis del D.L. n. 18[211] concernono sia il conferimento, da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, di incarichi di lavoro autonomo ad iscritti agli albi delle professioni sanitarie ed agli operatori socio-sanitari (comma 1, lettera a), e commi da 2 a 4) ovvero a personale medico, veterinario, sanitario e socio-sanitario collocato in quiescenza (comma 5) sia (al comma 1, lettera b)) una deroga alla disciplina transitoria relativa all'assunzione di professionisti sanitari in formazione specialistica con contratti di lavoro dipendente a tempo determinato e parziale.

      Le disposizioni transitorie di cui al citato articolo 2-ter del D.L. n. 18[212] consentono (commi da 1 a 3 e 5) il conferimento, da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, di incarichi individuali a tempo determinato al personale delle professioni sanitarie e ad operatori socio-sanitari, mediante avviso pubblico e selezione per colloquio orale (il citato comma 5 reca, in merito, norme specifiche relative ai medici in formazione specialistica).

      Si ricorda che l'articolo 2-quater dello stesso D.L. n. 18 del 2020 prevede che le regioni procedano alla rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale ai sensi e per gli effetti degli articoli 2-bis e 2-ter summenzionati.

 

-       incrementare - ai sensi della lettera c) del comma 3 - entro determinati limiti il monte ore dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna, in alternativa parziale alle suddette possibilità - di cui alle lettere a) e b) dello stesso comma 3 - di elevamento delle tariffe relative alle prestazioni aggiuntive. L’incremento del monte ore è consentito in via aggiuntiva rispetto a quello già ammesso dall’articolo 2-sexies del citato D.L. n. 18 del 2020 (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020), secondo il quale gli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale possono procedere, per l'anno 2020, ad un aumento delle ore in oggetto, da assegnare nel rispetto dell'accordo collettivo nazionale vigente e di un limite di spesa pari a 6 milioni di euro. La possibilità di incremento ulteriore di cui alla lettera c) è consentita nei limiti finanziari posti per ciascuna regione o provincia autonoma dall’allegato A, colonna 3[213]; anche in tal caso, ai fini dell’assegnazione delle ore aggiuntive viene richiamato il rispetto dell'accordo collettivo nazionale vigente. Si ricorda che le norme in esame riguardano gli specialisti ambulatoriali convenzionati - medici e odontoiatri, veterinari ed altri professionisti sanitari (biologi, chimici, psicologi) ambulatoriali -; l’ultimo accordo collettivo nazionale è stato sottoscritto il 25 giugno 2019 ed è stato oggetto dell'intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome il 31 marzo 2020.

Ai sensi del comma 4, i limiti massimi di spesa per ciascuna regione o provincia autonoma - al lordo dei suddetti oneri riflessi a carico delle Amministrazioni[214] - sono indicati negli allegati A e B. In particolare, l’allegato A opera (rispettivamente, nelle colonne 1, 2 e 3) un’articolazione dei limiti, con riferimento alle possibilità riguardanti: le prestazioni aggiuntive e i nuovi contratti di lavoro inerenti ai ricoveri ospedalieri (di cui al comma 2); le prestazioni aggiuntive di specialistica ambulatoriale e di screening (di cui alle lettere a) e b) del comma 3); l’incremento del monte ore dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna (di cui alle lettera c) del comma 3); tuttavia, come specifica il comma 4, qualora la somma degli importi così spettanti alla singola regione o provincia autonoma sia superiore a quello assegnato al medesimo ente territoriale sulla base del successivo allegato B, il limite massimo di spesa, per la medesima regione o provincia autonoma e con riferimento al complesso delle possibilità di intervento di cui ai commi 2 e 3, è rappresentato da quest’ultimo importo. Riguardo alla motivazione sottostante il meccanismo di cui all’allegato B e riguardo ad un quadro degli importi relativi ai singoli enti territoriali, nonché riguardo all'ipotesi in cui (per il singolo ente territoriale) l'importo nell'allegato B sia superiore a quello costituito dalla somma degli importi di cui all'allegato A, cfr. sub la scheda relativa al comma 8.

Il comma 9 disciplina le condizioni per l’accesso ai finanziamenti in oggetto (cfr. sub la relativa scheda).


 

Articolo 29, commi 5-7
(Attività assistenziali dei medici specializzandi)

 

 

I commi da 5 a 7 dell’articolo 29 definiscono l’ambito delle attività assistenziali che possono essere svolte dai medici specializzandi fino al 31 dicembre 2020, al fine di recuperare i tempi di attesa in base alle norme vigenti nel periodo di emergenza epidemiologica in corso.

 

Le norme in esame stabiliscono che, ferma restando il ruolo del tutor quale supervisore del periodo di tirocinio del medico specializzando, per il periodo dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2020, gli specializzandi iscritti all'ultimo anno del corso di formazione medica specialistica o al penultimo anno del corso (se di durata quinquennale), nell’ambito delle attività assistenziali che sono chiamati ad espletare presso le aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, possono stilare in autonomia esclusivamente i referti per prestazioni di controllo ambulatoriale con riferimento alle visite, agli esami e alle prestazioni specialistiche, mentre la refertazione delle prime visite, degli esami e delle prestazioni specialistiche è invece riservata ai medici specialisti (comma 5).

 

La relazione illustrativa sottolinea che l’attribuzione dei compiti allo specializzando deve tenere comunque conto del livello di competenze e di autonomia raggiunto dallo stesso, in considerazione del grado di complessità delle refertazioni.

 

Si precisa che il possesso della specializzazione è comunque richiesto per le refertazioni relative a specifiche branche specialistiche individuate nell’anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, e nella medicina nucleare, radiodiagnostica e radioterapia (comma 6).

L’attività che viene svolta dal medico in formazione specialistica in base al comma 5 (riferimento così modificato nel corso dell’esame al Senato), anche al fine di qualificare ulteriormente il percorso clinico-assistenziale svolto dallo specializzando, è registrata nel libretto-diario personale delle attività formative, e costituisce elemento di valutazione per il curriculum professionale ai fini dell’accesso al Servizio sanitario nazionale (comma 7).

 

La possibilità di impiegare in via transitoria medici specializzandi nell’ambito delle attività assistenziali sanitarie è stata introdotta dall'art. 2-ter del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020 (L. 27/2020) - che ha assorbito l'articolo 2 del decreto legge n. 14 del 9 marzo 2020 -, per il periodo dello stato di emergenza COVID-19, ora esteso dal 31 luglio al 15 ottobre 2020 dalla delibera del Consiglio dei ministri del 29 luglio 2020 e confermato dall’Allegato 1 del DL. n. 83 del 30 luglio 2020 in corso di conversione[215].

La norma ha previsto, per quanto qui interessa, il conferimento, da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, di incarichi individuali a tempo determinato a personale medico, anche all'ultimo e penultimo anno di formazione specialistica (se di durata quinquennale), mediante avviso pubblico e selezione per titoli e colloquio orale.

Con riferimento ai commi 5-7 dell’articolo 29 in esame, la norma sembra riferirsi – in via transitoria – a tutti gli specializzandi iscritti all’ultimo o penultimo anno, a prescindere dal conferimento di un incarico.

Il successivo articolo 2-quater ha inoltre chiarito che le Regioni, per poter avviare le assunzioni straordinarie di personale sanitario, devono procedere alla rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale.

L'articolo 3 del D.L. 34 del 19 maggio 2020 (L. 77 del 2020) ha poi novellato la disciplina precisando che, mentre per il personale sanitario e socio-sanitario gli incarichi possono arrivare alla durata di un anno, quelli attribuiti ai medici in formazione specialistica hanno una durata di sei mesi, con la possibilità di proroga dell'incarico di ulteriori sei mesi, fino al 31 dicembre 2020, in ragione del perdurare dello stato di emergenza e previa definizione dell'accordo in base alla normativa vigente previsto dall’art. 584-bis della legge di bilancio per il 2019[216].

La novella dispone peraltro che, per le ipotesi di proroga in esame, l'accordo tenga conto delle eventuali e particolari esigenze di recupero - all'interno dell'ordinaria durata legale del corso di studio – delle attività formative, teoriche e assistenziali, necessarie al raggiungimento degli obiettivi formativi previsti. Resta fermo che i medici in formazione specialistica, rimanendo comunque iscritti alla scuola di specializzazione universitaria, continuano a percepire il trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica, integrato dagli emolumenti corrisposti per l'attività lavorativa svolta durante lo stato di emergenza, con il riconoscimento del periodo in esame ai fini del ciclo di studi di specializzazione.

Si prevede che gli incarichi descritti possano essere conferiti anche ai laureati in medicina e chirurgia, pur se privi della cittadinanza italiana, abilitati all'esercizio della professione medica ed iscritti agli ordini professionali.

Per gli aspetti relativi alla responsabilità dei medici specializzandi sono dettagliati, in particolare, agli articoli 26 (articolazione delle attività didattiche pratiche e teoriche del corso di formazione specifica in medicina generale) e 27 (partecipazione personale del candidato all'attività professionale e assunzione delle responsabilità connesse all'attività svolta) del D. Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, che ha disposto l’attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive che l’hanno successivamente modificata (97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE).

La formazione dei medici specializzandi si svolge a tempo pieno in luoghi appositi riconosciuti dalle autorità competenti ed implica la partecipazione del medico in formazione specialistica a tutte le attività mediche della struttura in cui essa avviene, compresi i turni di guardia, in modo che lo specializzando dedichi alla formazione pratica e teorica tutta la sua attività per l’intera durata della settimana di lavoro e per tutto l'anno, secondo modalità fissate dalle competenti autorità. Di conseguenza è previsto il riconoscimento del trattamento economico di cui agli articoli da 37 a 41 del D.lgs. 368/1999.


 

Articolo 29, comma 8
(Incremento del fabbisogno sanitario)

 

 

Il comma 8 dell’articolo 29 dispone l’incremento, per il 2020, del fabbisogno sanitario per complessivi 478.218.772 euro finalizzati a sostenere gli oneri di cui ai precedenti commi 2 e 3 riguardanti il ricorso in maniera flessibile da parte di regioni e province autonome a strumenti straordinari riguardanti prestazioni aggiuntive in ambito sanitario, rispettivamente, per il recupero dei ricoveri ospedalieri e per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e di screening, limitatamente al periodo dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2020.  

 

Il comma 8 in esame dispone l’incremento per complessivi 478.218.772  euro, per l'anno 2020, del livello del finanziamento statale del fabbisogno sanitario per sostenere le autorizzazioni delle spese derivanti dai commi 2 e 3 riguardanti, rispettivamente, il ricorso in maniera flessibile, da parte di regioni e province autonome, di prestazioni aggiuntive in ambito sanitario riferite in particolare ai ricoveri ospedalieri - per una quota-parte di 112.406.980 euro - e a prestazioni aggiuntive di specialistica ambulatoriale e di screening - per una quota-parte di 365.811.792, che include la specialistica convenzionata interna di cui alla lett. c) -, limitatamente al periodo dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2020. Si prevede, in particolare, che per l’incremento del monte ore dell'assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna sia destinata una quota di 10.000.000 euro.

A tale finanziamento accedono tutte le regioni (e pertanto non solo quelle a statuto ordinario) e le province autonome di Trento e di Bolzano, in deroga alle disposizioni legislative che stabiliscono per le autonomie speciali il concorso regionale e provinciale al finanziamento sanitario corrente, sulla base delle quote di accesso al fabbisogno sanitario indistinto corrente rilevate per l’anno 2020.

La ripartizione complessiva delle somme di cui al presente articolo è riportata nella tabella di cui all’allegato B del presente decreto.

Si sottolinea che il limite massimo di spesa per l’attuazione dei commi 2 e 3, per ciascuna regione e provincia autonoma, è indicato nell’allegato A che forma parte integrante del presente decreto e, solo nel caso in cui la somma degli importi si dovesse presentare superiore a quella assegnata a ciascuna regione e provincia autonoma sulla base dell’allegato B richiamato al comma 8, il limite massimo di spesa deve essere inteso quello rappresentato all’allegato B del presente decreto (v. tab. seguente).

Ne consegue, pertanto, che - fermo restando l'importo complessivo assegnato - alcune regioni potranno utilizzare le tre tipologie di intervento in materia di spesa del personale, di cui all'allegato A, nei limiti massimi delle risorse loro assegnate secondo l'allegato B e per le altre regioni, per le quali l' importo assegnato è superiore a quello derivante dalla somma dei limiti di spesa per le tre tipologie di intervento di cui all'allegato A, il maggior importo assegnato potrà essere utilizzato esclusivamente per recuperare le liste di attesa per esempio attraverso: i) il ricorso all'acquisto di prestazioni dal privato accreditato, nel rispetto dei tetti di spesa assegnati agli erogatori; ii) il ricorso alle figure professionali previste in incremento, ai sensi dei predetti articoli 2-bis e 2-ter del dl 18/2020 convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27.

 

ALLEGATO A - LIMITE DI SPESA PERSONALE DI CUI ALL'ART.29, COMMI 2 e 3 - ANNO 2020

ALLEGATO B - RIPARTO PER
QUOTA ACCESSO   ANNO 2020

(in euro)

Regione

Recupero ricoveri ospedal.
(co. 2)

Recupero prestaz. spec. ambul.
(co. 3 lett. a) e b) al netto lett. c)
dati IV trim.2019)

Incremento monte ore assistenza specialistica ambul. convenz. interna
(co. 3)

Totale

Quota accesso 2020
(in %)

Totale

DIFF. PER REGIONE

Piemonte

10.824.697

28.219.185

706.338

39.750.220

7,36

35.219.754

-4.530.466

Valle d'Aosta

330.975

876.766

8.960

1.216.701

0,21

1.004.475

-212.226

Lombardia

18.950.578

72.752.900

614.860

92.318.338

16,64

79.595.816

-12.722.522

PA di Bolzano

1.232.869

3.070.545

8.031

4.311.445

0,86

4.104.097

-207.348

PA di Trento

1.051.423

2.955.094

64.844

4.071.361

0,89

4.257.256

185.895

Veneto

11.679.406

34.483.028

682.791

46.845.225

8,14

38.935.696

-7.909.529

Friuli V. Giulia

3.636.675

8.402.347

67.828

12.106.850

2,06

9.872.508

-2.234.342

Liguria

3.571.124

8.925.028

256.341

12.752.493

2,68

12.819.945

67.452

Emilia Romagna

12.388.480

34.792.246

662.671

47.843.397

7,46

35.665.198

-12.178.199

Toscana

10.129.665

24.729.595

656.469

35.515.729

6,30

30.123.070

-5.392.659

Umbria

2.213.223

6.043.933

147.430

8.404.586

1,49

7.125.589

-1.278.997

Marche

3.834.217

8.106.880

178.265

12.119.362

2,56

12.258.402

139.040

Lazio

5.392.542

27.612.176

1.168.678

34.173.396

9,68

46.283.767

12.110.371

Abruzzo

2.417.357

7.060.022

173.201

9.650.580

2,19

10.472.048

821.468

Molise

235.407

2.878.377

60.244

3.174.028

0,51

2.454.194

-719.834

Campania

6.963.530

25.674.793

2.172.286

34.810.609

9,30

44.483.036

9.672.427

Puglia

5.265.334

17.584.594

645.995

23.495.923

6,62

31.666.469

8.170.546

Basilicata

1.204.049

3.998.325

66.040

5.268.414

0,93

4.468.358

-800.056

Calabria

2.225.211

7.423.738

508.964

10.157.913

3,19

15.257.629

5.099.716

Sicilia

6.255.376

21.085.255

725.177

28.065.808

8,16

39.029.447

10.963.639

Sardegna

2.604.843

9.136.965

424.587

12.166.395

2,74

13.122.020

955.625

Totale

112.406.981

355.811.792

10.000.000

478.218.773

100

478.218.772

          -

Eventuali differenze tra i totali sono dovute ad arrotondamenti

In proposito infatti la RT sottolinea che la ripartizione delle somme risultante dall’allegato B differisce da quella risultante dalle somme dell’allegato A per la scelta di ripartire le somme complessive sulla base delle quote di accesso del 2020, indipendentemente dall’incidenza della pandemia da COVID-19 a livello regionale e dalle conseguenti riduzioni di prestazioni ad essa correlate, nel presupposto che tutte le regioni e province autonome abbiano ottemperato alle indicazioni ministeriali durante il periodo emergenziale in materia di sospensione delle attività ospedaliere ed ambulatoriali.

 

Agli oneri derivanti dal presente comma per l’anno 2020, si provvede ai sensi dell’articolo 114.

 

Con riferimento all’incremento del fabbisogno sanitario statale, si ricorda che l'art. 1, comma 3, del decreto legge 18/2020 (legge n. 27 del 2020) ha disposto un incremento, pari a 100 milioni di euro, della quota del finanziamento sanitario corrente per il 2020 che può essere destinata al conferimento, da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, di incarichi di lavoro autonomo (anche di collaborazione coordinata e continuativa) ad iscritti agli albi delle professioni sanitarie, ivi compresi i medici, e di incarichi di lavoro autonomo a personale medico ed infermieristico collocato in quiescenza. Tali risorse sono aggiuntive rispetto a quelle che possono essere destinate (tra le altre finalità) ai medesimi incarichi

Inoltre, le disposizioni del comma 11, articolo 1, del c.d. Decreto Rilancio (decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, L. n. 77 del 2020) hanno incrementato, per il 2020, le autorizzazioni di spesa ad esso riferite per oltre 1.256,6 milioni in relazione all’assistenza territoriale.

A tali autorizzazioni di spesa accedono tutte le regioni e le province autonome, in deroga alla legislazione vigente per le autonomie speciali in materia di concorso regionale e provinciale al finanziamento sanitario corrente, sulla base delle quote di accesso al fabbisogno sanitario indistinto corrente rilevate per il 2020.

Il finanziamento del SSN, così come disegnato dal D.Lgs. 56/2000 che ha previsto un sistema basato sulla capacità fiscale regionale, anche se corretto da adeguate misure perequative, è fondato sulle entrate dell’IRAP (per la componente di gettito destinata alla sanità) e dell'addizionale regionale all'IRPEF.

Concorrono inoltre a finanziare il Sistema sanitario le entrate proprie degli enti del SSN (quali ticket e ricavi derivanti dall'attività intramoenia dei propri dipendenti) ed il bilancio dello Stato mediante appositi capitoli di spesa del MEF nel programma “Concorso dello Stato alla spesa sanitaria”, che finanzia il fabbisogno sanitario non coperto dalle altre fonti di finanziamento essenzialmente attraverso la compartecipazione all'imposta sul valore aggiunto – IVA e il Fondo sanitario nazionale, destinata alle sole Regioni a statuto ordinario, mentre le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono al finanziamento del Servizio sanitario nazionale con risorse provenienti interamente dal proprio bilancio. Fa eccezione la Regione siciliana, unica regione tra le autonomie speciali a non finanziarie completamente i servizi di assistenza sanitaria sul proprio territorio. Ai sensi della legge 296/2006, articolo 1, comma 830, infatti, a decorrere dal 2009, essa compartecipa alla spesa sanitaria nella misura del 49,11% del suo fabbisogno regionale, mentre per la restante parte (50,89%) essa riceve finanziamenti dallo Stato al pari delle regioni a statuto ordinario. Per tale ragione, la Regione siciliana è esclusa dalla normativa concernente le regioni a statuto speciale.

La composizione del finanziamento del SSN nei termini suddetti è evidenziata nei cosiddetti "riparti" (assegnazione del fabbisogno alle singole Regioni ed individuazione delle fonti di finanziamento) proposti dal Ministero della Salute sui quali si raggiunge un'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e che sono poi recepiti con propria delibera dal Comitato interministeriale per la programmazione economica - CIPE.

 

All’incremento del fabbisogno sanitario di 1.256,6 milioni in relazione all’assistenza territoriale, si aggiunge l’incremento delle risorse autorizzate dall'articolo 2 del citato Decreto Rilancio che prevede autorizzazioni di spesa per circa 1.467,5 milioni dovute in relazione al potenziamento della rete ospedaliera e dei Pronto soccorso per il 2020, che vengono stanziate su apposito capitolo istituito nello stato di previsione del Ministero della salute. Pertanto, le risorse complessive previste per il potenziamento del sistema sanitario ammontano a circa 2.724 milioni di euro.

Il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard per la parte statale è incrementato anche in corrispondenza dell'aumento dell'autorizzazione di spesa relativa al numero dei contratti di formazione specialistica destinati ai medici specializzandi per un importo di 105 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 109,2 milioni per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 (articolo 5, comma 1 del DL. Rilancio). Lo stesso articolo 5, al successivo comma 1-bis prevede un ulteriore incremento delle risorse destinate a finanziare l'aumento del numero dei contratti di formazione medica specialistica per ulteriori 25 milioni per il 2022 e 2023 e di 26 milioni per ciascuno degli anni 2024, 2025, 2026, con corrispondente incremento del finanziamento sanitario statale, andando a sommare alla stessa autorizzazione di spesa, ulteriori risorse per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

Tra le ulteriori misure previste ad incremento del Fondo sanitario dal D.L. n. 34 si ricordano i 5 milioni di euro nel 2020 per le misure, introdotte n via sperimentale per il medesimo anno, dirette a rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione delle persone con disabilità nello svolgimento di attività sportive amatoriali, mediante la fornitura, a carico del SSN, di ausili, ortesi e protesi degli arti inferiore e superiori a tecnologia avanzata, per persone con disabilità fisiche.


 

Articolo 29, comma 9
(Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste di attesa)

 

 

Il comma 9 prevede che per l’accesso alle risorse di cui al comma 8, le regioni e le province autonome provvedono, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in commento, a presentare, al Ministero della salute e al Ministero dell’economia e delle finanze, un Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste di attesa. Tale Piano Operativo deve essere recepito nell’ambito del programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19 previsto dall’articolo 18 del decreto legge Cura Italia.

 

Per l’accesso alle risorse di cui al comma 8, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in commento, a presentare, al Ministero della salute e al Ministero dell’economia e delle finanze, un Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste di attesa, con la specificazione dei modelli organizzativi prescelti, dei tempi di realizzazione e della destinazione delle risorse. Tale Piano Operativo deve essere recepito nell’ambito del programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19 (previsto dall’articolo 18, comma 1, quarto periodo, del decreto legge n.18 del 2020[217]). La realizzazione dei suddetti Piani Operativi, con il raggiungimento delle finalità previste dal comma 1 dell’articolo in commento, è oggetto di monitoraggio (nell’ambito dei programmi operativi regionali) da parte del Ministero della salute e del Ministero dell'economia e delle finanze.

 

L’articolo 18, comma 1, quarto periodo, del D.L. 18/2020, impegna ciascuna regione e provincia autonoma a redigere un apposito programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19, da approvare da parte del Ministero della salute di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e da monitorare congiuntamente da parte dei predetti Ministeri. Si ricorda che nei Programmi operativi regionali sono recepiti anche i piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale territoriale e i piani regionali di riorganizzazione delle reti ospedaliere (come disposto, rispettivamente, dagli articoli 1 e 2 del decreto legge n. 34 del 2020).


 

Articolo 29-bis
(Misure di sostegno del sistema termale nazionale)

 

 

L’articolo 29-bis, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede, al comma 1, l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, di un Fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per l’anno 2020 e di 18 milioni per l’anno 2021, finalizzato alla concessione, fino ad esaurimento delle risorse, di buoni per l’acquisto di servizi termali.

Ai sensi del comma 2, sono demandati ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico i criteri e le modalità attuative della misura.

Il comma 3 consente al MISE di avvalersi di società in house, mediante la stipula di una convenzione apposita. Gli oneri derivanti dalla convenzione sono a carico del Fondo e non possono eccedere la misura del 2% della dotazione del Fondo stesso.

Il comma 4 provvede alla copertura degli oneri finanziari derivanti dall’istituzione del Fondo di cui al comma 1.

 

Nel dettaglio, il comma 1 dell’articolo, al fine di mitigare la crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, dispone l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, di un Fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per l’anno 2020 e di 18 milioni per l’anno 2021, finalizzato alla concessione, fino ad esaurimento delle risorse, di buoni per l’acquisto di servizi termali.

I buoni per l’acquisto dei servizi termali non sono cedibili, non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore della situazione economica equivalente.

Ai sensi del comma 2, il decreto del Ministro dello sviluppo economico che definisce le modalità e i criteri attuativi della misura deve essere adottato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge.

Il comma 3 autorizza il MISE ad avvalersi per la gestione della misura di una società in house, mediante stipula di apposita convenzione. Gli oneri derivanti dalla convenzione sono a carico del Fondo e non possono eccedere il 2% delle risorse dello stesso.

Agli oneri derivanti dal comma 1 – pari, come detto, a 20 milioni di euro per l'anno 2020 e 18 milioni di euro per l'anno 2021 - si provvede, ai sensi del comma 4, mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione (come rifinanziato dall'articolo 114, comma 4), e ai sensi dell’articolo 114, quanto a 4 milioni di euro per l’anno 2021.

Articolo 29-ter
(Disposizioni per la tutela della Salute in relazione all'emergenza COVID-19)

 

 

L’articolo 29-ter, introdotto durante l’esame al Senato, prevede, al comma 1, il potenziamento e la riorganizzazione della rete di assistenza territoriale per fronteggiare l’emergenza pandemica in corso, stabilendo l’adozione da parte delle Regioni e delle Province autonome di appositi piani, a partire dal distretto sanitario di base. Al comma 2 si dispone, inoltre, che, in base a specifiche linee di indirizzo per la tutela della salute mentale emanate dal Ministero della salute, di concerto con la Conferenza unificata Stato-regioni e autonomie locali , entro un mese dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, Regioni e Province autonome dovranno adottare un protocollo uniforme sull'intero territorio nazionale volto a definire le buone pratiche di Salute mentale di comunità e la tutela della fragilità psicosociali attraverso alcuni principi di riferimento indicati dalla norma.

 

L'articolo 29-ter, introdotto durante l’esame al Senato, dispone, al comma 1, norme per il potenziamento e la riorganizzazione della rete assistenziale territoriale, al fine di rafforzare strutturalmente il Servizio sanitario nazionale per fronteggiare adeguatamente, in particolare, l’emergenza da COVID-19. Allo scopo, si prevede l’adozione da parte delle Regioni e delle Province autonome di appositi piani, a partire dal distretto sanitario di base, quale prima dimensione di governo della tutela della salute, per le finalità di assicurare l'integrazione socio-sanitaria, l'interprofessionalità e la presa in carico del paziente (comma 1).

 

In proposito si deve ricordare che l’articolo 1, co. 1, del D.L. 34/2020 (cd. decreto Rilancio, L. 77/2020) ha previsto, per l'anno 2020, l'adozione di piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale territoriale da parte di regioni e province autonome con specifiche misure di identificazione e gestione dei contatti, di organizzazione dell'attività di sorveglianza attiva effettuata a cura dei Dipartimenti di Prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale, nonchè con le cd. Unità speciali di continuità assistenziale (USCA), al fine di rafforzare l'offerta sanitaria e sociosanitaria territoriale ed il sistema di accertamento diagnostico, a seguito dell'emergenza epidemiologica COVID-19[218]. Tali piani sono recepiti nei programmi operativi di cui all'articolo 18, comma 1, del DL. 18/2020 (L. 27/2020) e monitorati congiuntamente dal Ministero della salute e dal MEF.

Si segnala peraltro, che l’articolo 8, comma 9, del DL. 76/2020 (cd. decreto Semplificazione, L. 120/2020) ha previsto che al Commissario straordinario[219] preposto al rafforzamento della risposta sanitaria all'emergenza da COVID-19, è consentito avviare le procedure di affidamento dei contratti pubblici necessari per dare attuazione ai piani di riorganizzazione della rete ospedaliera e della rete assistenziale territoriale, anche prima che siano disponibili gli importi a tal fine autorizzati nella contabilità speciale intestata al medesimo Commissario straordinario.

 

Al riguardo, si valuti l’opportunità di inserire una disposizione di coordinamento che richiami la normativa vigente di cui al DL. 34/2020, articolo 1, comma 1, riguardante l'adozione di piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale da parte di regioni e province autonome.

 

Gli ambiti di intervento riguardano innanzitutto, come prescritto al comma 2, il potenziamento dei servizi di salute mentale operanti nelle comunità locali, in quanto si intende garantire il benessere psicologico individuale e collettivo, tenuto conto della crisi psicosociale determinata dall'eccezionale situazione pandemica.

 

In relazione a tale campo di intervento, si segnala il Piano di azioni nazionale per la salute mentale, approvato in Conferenza Unificata il 24 gennaio 2013, che ha individuato alcune aree omogenee, a carattere prioritario, sulle quali orientare progetti specifici e differenziati, a livello regionale e locale, per l’implementazione di percorsi di cura volti a rinnovare l’organizzazione e l’integrazione dei servizi, le modalità di lavoro e i programmi clinici offerti.

A tal fine si prevede che il Ministero della Salute, di concerto con la Conferenza unificata Stato-regioni e autonomie locali, entro un mese dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, provveda all’emanazione di specifiche linee di indirizzo finalizzate all'adozione, da parte di regioni e province autonome, di un protocollo uniforme sull'intero territorio nazionale volto a definire le buone pratiche di Salute mentale di comunità e la tutela della fragilità psicosociali attraverso i seguenti principi di riferimento:

a) la ridefinizione degli indirizzi in materia di risorse umane e tecnologiche per un modello organizzativo fondato sulla multiprofessionalità e la multidisciplinarietà, volte a sostenere e garantire un servizio di cura quotidiano e costante;

b) la riorganizzazione dei dipartimenti di salute mentale (qui l’Anagrafe dei Dipartimenti di salute mentale – DSM aggiornata al 31 agosto 2020) tramite le rispettive aziende sanitarie locali, perseguendo obiettivi di razionalizzazione nell'impiego delle risorse del Servizio sanitario nazionale destinate alla salute mentale;

c) la costruzione di una rete di servizi e di strutture di prossimità, con il coinvolgimento dei Dipartimenti di salute mentale, delle istituzioni presenti nel territorio e degli enti del Terzo settore, per garantire l'attuazione dei più appropriati modelli di intervento e la qualità delle prestazioni erogate attraverso la coprogettazione;

 

Si evidenzia che la crisi pandemica ha messo in luce la necessità di attuare nuovi modelli di welfare attraverso le cd. “strutture di prossimità” (si veda il piano del Governo redatto dal Comitato di esperti in materia economica e sociale, schede di lavoro per schede di lavoro riguardanti le Iniziative per il rilancio "Italia 2020-2022")[220], in particolare con riferimento all’assistenza socio-sanitaria, mediante adeguate alternative alla presa in carico ospedaliera e con una riorganizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici che trova appoggio sul sistema familiare e domiciliare (riconoscimento della figura del caregiver) e sul Terzo settore.

 

d) la promozione della partecipazione attiva della rete delle associazioni degli utenti, dei familiari e del volontariato, rafforzando il ruolo dei facilitatori sociali e di approcci di cura quali gruppalità dialogiche e multifamiliari e gruppi di auto-mutuo-aiuto;

e) il sostegno all’inclusione socio-lavorativa e alla condizione abitativa attraverso il ricorso a strumenti innovativi quali il budget di salute individuale e di comunità.

 

In proposito si ricorda che l'art. 1 del D.L. 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio, L. 77/2020), al comma 4-bis, ha previsto la stipula di una Intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, sulla base della quale vengono attribuiti al Ministero della salute incarichi di coordinamento per la sperimentazione, nel biennio 2020-2021, di:

·     strutture di prossimità ispirate al principio della piena integrazione sociosanitaria per la promozione e la prevenzione della salute, nonché per la presa in carico e la riabilitazione delle categorie più fragili, in cui vengano coinvolte tutte le istituzioni presenti sul territorio unitamente al volontariato locale ed a enti del Terzo settore no profit;

·     progetti (proposti dalle strutture di prossimità) con modalità di intervento che riducano le logiche di istituzionalizzazione, favoriscano la domiciliarità e consentano la valutazione dei risultati ottenuti anche attraverso il ricorso a strumenti innovativi quali il budget di salute individuale e di continuità.

Per l'intervento sono stati stanziati 25 milioni di euro con differenti autorizzazioni di spesa per il 2020 e il 2021. Al termine della sperimentazione, le regioni e le province autonome provvedono a trasmettere ai Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze una relazione illustrativa delle attività messe in atto e dei risultati raggiunti.

In proposito si segnala che è stato avviato in Commissione XII l’esame di una proposta di legge (A.C. 1752) che intende introdurre sperimentalmente il metodo del budget di salute per la realizzazione di progetti terapeutici riabilitativi individualizzati.

 

In base ai dati del Ministero della salute, aggiornati al luglio 2020, risalenti al Rapporto sulla salute mentale (anno 2018), pertanto in una condizione antecedente alla crisi sanitaria determinatasi con la dichiarazione delle stato di emergenza pandemica, sono state oltre 837mila le persone con problemi di salute mentale assistite dai servizi specialistici[221] in tale anno in base al SISM (Sistema Informativo Salute Mentale), di cui 323.707 entrate in contatto per la prima volta durante l'anno con i Dipartimenti di Salute Mentale. Il 93,4% di queste ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita (cd. first ever , pari a 302.392 unità)[222].

Le prestazioni erogate nel 2018 dai servizi territoriali ammontano a 11.039.492 con una media di 14,2 prestazioni per utente.

 

Il comma 3 reca la clausola di invarianza degli oneri per la finanza pubblica, stabilendo che dall'attuazione della norma in esame non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 30
(Incentivi per il personale degli enti ed aziende del
Servizio sanitario nazionale)

 

 

L’articolo 30 modifica le disposizioni[223] che consentono alle regioni e province autonome di elevare - con l’utilizzo di proprie risorse, disponibili a legislazione vigente - gli stanziamenti statali aggiuntivi destinati per il 2020 ad incentivi per il personale degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale (stanziamenti da destinare prioritariamente al personale direttamente impiegato nelle attività di contrasto all’emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19). La novella chiarisce che l’incremento, da parte della regione o provincia autonoma, è ammesso in una misura massima pari al doppio di un determinato stanziamento statale attribuito al medesimo ente (per il 2020) in favore degli incentivi per il personale in esame - resta ferma la condizione che sia salvaguardato l'equilibrio economico del sistema sanitario dell’ente -; la formulazione finora vigente poteva dar luogo al dubbio che la misura massima dell’incremento fosse pari all’importo dello stanziamento statale, anziché al doppio di quest’ultimo.

 

I suddetti stanziamenti statali di riferimento sono stabiliti, per ciascuna regione o provincia autonoma, dalla tabella A allegata al D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27 - nella colonna che fa riferimento, nell'intestazione, all'articolo 1, comma 1, dello stesso D.L. n. 18 e che opera un riparto di 250 milioni di euro -.

 

Si ricorda che le risorse in oggetto (statali o dell’ente territoriale) sono destinate ad incrementare il "fondo per la retribuzione delle condizioni di lavoro" della dirigenza medica e sanitaria[224], il "fondo condizioni di lavoro e incarichi" del personale del comparto sanità[225] e, per la "restante parte", i fondi incentivanti (la norma fa un riferimento specifico - per la possibile destinazione degli incrementi in esame - all'indennità per il personale infermieristico di cui all'articolo 86, comma 6, del contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto sanità per il triennio 2016-2018).

Inoltre, a valere sulle risorse in oggetto (statali o dell’ente territoriale), le regioni e le province autonome possono riconoscere al personale in oggetto un premio commisurato al servizio effettivamente prestato durante lo stato di emergenza epidemiologica[226], di importo non superiore a 2.000 euro al lordo dei contributi previdenziali ed assistenziali e degli oneri fiscali a carico del dipendente.  

Tutti gli incrementi in oggetto delle remunerazioni sono consentiti in deroga - oltre che al livello massimo delle risorse per i trattamenti economici accessori dei pubblici dipendenti - agli altri vincoli in materia di spesa per il personale.


 

Articolo 30-bis
(Norme transitorie in materia di limiti massimi per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e sanitari)

 

 

L'articolo 30-bis - inserito dal Senato - in primo luogo estende ai dirigenti sanitari degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale e ai dirigenti medici e sanitari del Ministero della salute[227] alcune norme transitorie di deroga, vigenti per i dirigenti medici dei suddetti enti ed aziende in materia di limiti massimi di età per il collocamento a riposo; in secondo luogo, si sopprimono, con riferimento a tutti i dirigenti summenzionati, alcune norme, relative alle condizioni e alle modalità per l'applicazione delle deroghe transitorie in oggetto.

 

In base alle norme transitorie oggetto di estensione, i dirigenti suddetti, entro il 31 dicembre 2022, possono fare domanda per proseguire il servizio fino al settantesimo anno di età anche qualora prima di tale limite anagrafico maturino i quarant'anni di servizio effettivo.

La norme oggetto di soppressione prevedono che: l'amministrazione di appartenenza, nel rispetto dei criteri organizzativi - predeterminati con apposito atto aziendale -, possa autorizzare la prosecuzione del rapporto di servizio, richiesta nelle domande relative alla deroga in esame, fino all'assunzione di nuovi dirigenti specialisti; le relative procedure di reclutamento siano indette senza ritardo e comunque non oltre centottanta giorni dalla data di adozione del provvedimento di trattenimento in servizio.

Si valuti l'opportunità di chiarire se entro il suddetto termine del 31 dicembre 2022 le domande in esame possano essere presentate anche dai dirigenti medici e sanitari che non abbiano compiuto i 65 anni di età entro la medesima data.


 

Articolo 31, commi 1-4
(Disposizioni per il funzionamento dell’Agenzia nazionale
per i servizi sanitari regionali)

 

 

L’articolo 31, commi 1-4, autorizza l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) ad assumere a tempo indeterminato: n.1 statistico; n. 2 ingegneri gestionali; n. 3 ingegneri ambientali; n. 3 ingegneri clinici; n. 3 ingegneri informatici; n. 4 infermieri con laurea magistrale, inquadrati come personale non dirigenziale nella categoria D; n. 6 dirigenti medici; n. 1 dirigente statistico ex Area III di contrattazione e n. 1 dirigente ingegnere gestionale. Conseguentemente, la dotazione organica dell’Agenzia è incrementata di 16 unità di Categoria D, di 6 unità di dirigente medico e di 2 unità di dirigente ex Area III di contrattazione. Viene altresì disposta, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in commento, la nomina del Presidente e del Direttore generale dell’Agenas. Con la nomina dei predetti organi ordinari cessa l’incarico conferito al Commissario straordinario dall’art. 42 del decreto legge n. 23 del 2020.

 

L’articolo 31 incrementa la dotazione organica dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (di seguito Agenas).

L’intervento legislativo è disposto in relazione a quanto previsto dall’articolo 42, commi 2, 3 e 4, del decreto legge n. 23 del 2020[228], relativamente al ruolo dell’Agenzia nelle azioni di contrasto e contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, nonché in ordine a quanto disposto dal decreto legge n. 34 del 2020[229] circa l’adozione di piani di potenziamento e di riorganizzazione della rete assistenziale, territoriale e ospedaliera, e del successivo monitoraggio dei programmi operativi posti in essere dalle regioni.

La Relazione al provvedimento sottolinea inoltre che l’incremento della dotazione organica dell’Agenzia è funzionale, in un’ottica di lungo periodo, alla ridefinizione del sistema sanitario una volta rientrata l’emergenza, anche al fine di ridurre il numero delle collaborazioni che l’Agenzia ha in corso, dovute in parte anche all’impossibilità di reperire in organico le figure professionali idonee a garantire le azioni di raccordo fra l’amministrazione centrale e le regioni. In tal senso, vengono in rilievo i  compiti istituzionali, di assistenza tecnico-operativa alle regioni e alle singole aziende sanitarie, attribuiti all’Agenzia, anche avuto riguardo alla ripresa delle attività ordinarie da parte delle regioni, in relazione ai settori che, a seguito dell’emergenza, hanno subito un conseguente rallentamento, nonché all’ulteriore compito di verifica del livello di soddisfazione dei bisogni finali degli utenti rispetto alle ingenti risorse finanziarie integrative destinate dallo Stato alla sanità nel periodo emergenziale.

 

In premessa si ricorda che Agenas, ente pubblico non economico nazionale, istituito con D.Lgs. 266/1993, svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politiche di governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni, attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione e innovazione. L’Agenzia, dotata di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, è sottoposta alla vigilanza del Ministero della salute e al controllo della Corte dei conti. Per un approfondimento delle attività di Agenas si rinvia al documento Sintesi delle principali attività di Agenas 2014-2019.

L’articolo 42 del decreto legge n. 23 del 2020 ha disposto la nomina di un Commissario straordinario per  Agenas, il cui Direttore generale era decaduto nel dicembre 2019 (sulla vicenda si veda l’interrogazione a risposta immediata in commissione n. 5/03308). Con DPCM 29 maggio 2020 è stato nominato il dott. Domenico Mantoan quale Commissario straordinario. La nomina è stata adottata su proposta del Ministro della salute, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Il Commissario ha assunto i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione attribuiti, dallo Statuto dell’Agenzia, al Presidente ed al Direttore generale, che sono decaduti automaticamente con l'insediamento del Commissario (pertanto è rimasto in carica, ad affiancare il Commissario, solo il Consiglio di amministrazione).

L’articolo 42 ha sottolineato l’importanza di Agenas nel periodo emergenziale in quanto punto di raccordo fra il Ministero della salute e le regioni. In tal senso sono stati definiti i compiti del Commissario straordinario, chiamato a supportare la tempestiva attuazione delle direttive del Ministro della salute finalizzate alla gestione dell'emergenza epidemiologica COVID-19 e di ogni ulteriore atto normativo ed amministrativo generale adottato per fronteggiare l'emergenza, come recepito e delineato per ciascuna regione nei Programmi operativi per l'emergenza COVID-19. Più precisamente, il comma 2 dell’art. 42 ha precisato che, nell'assolvimento dei compiti istituzionali di ricerca e supporto tecnico-operativo alle regioni, il commissario svolge le seguenti funzioni:

§  collabora all'azione di potenziamento della rete di assistenza ospedaliera e territoriale, al fine di assicurare la più elevata risposta sanitaria all'emergenza, monitorando l'adozione, l'aggiornamento e l'attuazione dei piani adottati in applicazione della circolare del Ministero della salute prot. GAB 2627 del 1° marzo 2020 relativa al potenziamento delle terapie intensive e dei reparti di pneumologia;

§  assicura il necessario supporto tecnico operativo e giuridico-amministrativo alle regioni, anche per superare le eventuali criticità riscontrate e per garantire, nella fase emergenziale, i livelli essenziali di assistenza e la effettività della tutela del diritto alla salute;

§  verifica che gli atti, i piani e le azioni di competenza del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19 (di cui all'art. 122, comma 2, del decreto legge 18/2020) siano attuati dalle Regioni e dalle Province autonome in modo tempestivo ed efficace fornendo a tale fine ogni supporto richiesto dalle Regioni e dal commissario straordinario, incoerenza con i Programmi operativi che le regioni predispongono per l'emergenza Covid-19 (di cui all'art. 18, comma 1, del decreto legge 18/2020).

Inoltre, il comma 3 del predetto articolo 42 ha stabilito che il Commissario, in considerazione del ruolo di raccordo fra il Ministero della salute e le regioni svolto dall'Agenzia, supporti la tempestiva attuazione delle direttive del Ministro della salute finalizzate alla  gestione dell'emergenza epidemiologica COVID-19, con particolare riferimento  al potenziamento delle reti ospedaliere e territoriali e alla disciplina delle aree sanitarie temporanee per l’emergenza da COVID-19 (con riferimento agli artt. 3 e 4 del decreto legge 18/2020), ai rapporti con gli erogatori pubblici e privati, nonché alle disposizioni di cui al decreto legge 14/2020 e ad ogni ulteriore atto normativo ed amministrativo generale adottato per fronteggiare l'emergenza, come recepito e delineato per ciascuna regione nei Programmi operativi per l'emergenza COVID-19 di cui al richiamato art. 18, comma 1, del decreto legge 18/2020.

Infine, il successivo comma 4 ha stabilito che il Commissario supporti le direzioni generali del Ministero della salute e le Regioni nel perseguimento di ogni ulteriore obiettivo indicato dal Ministro della salute mediante l'adozione di direttive, nell'esercizio della funzione di indirizzo e di controllo del sistema sanitario nazionale.

 

Ciò posto, il comma 1 autorizza l’Agenas, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, senza il previo espletamento delle procedure di mobilità[230], e mediante appositi concorsi pubblici per esami, scritti e orali, ai sensi e nei termini di cui all’articolo 249 del decreto n. 34 del 2020, ad assumere a tempo indeterminato:

§   n.1 statistico;

§   n. 2 ingegneri gestionali;

§   n. 3 ingegneri ambientali;

§   n. 3 ingegneri clinici

§   n. 3 ingegneri informatici;

§  n. 4 infermieri con laurea magistrale, inquadrati come personale non dirigenziale nella categoria D;

La Relazione al provvedimento sottolinea che la previsione della figura professionale dell’infermiere con laurea magistrale, appare necessaria, in relazione e in linea con la previsione del potenziamento dell’assistenza infermieristica sul territorio di cui all’articolo 1 del decreto legge n.  34 del 2020. 

§  n. 6 dirigenti medici;

§  n. 1 dirigente statistico ex Area III di contrattazione;

§  n. 1 dirigente ingegnere gestionale.

 

Gli articoli 247, 248 e 249 del decreto legge n. 34 del 2020 hanno previsto la semplificazione e lo svolgimento in modalità decentrata e telematica delle procedure concorsuali e hanno dettato specifiche disposizioni per la conclusione delle procedure di reclutamento della Commissione Ripam (Commissione per l'attuazione del Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni per il personale delle pubbliche amministrazioni). Le disposizioni, di natura transitoria in quanto collegate al periodo di gestione emergenziale conseguente al COVID -19, stabiliscono prescrizioni in materia di gestione delle procedure concorsuali, con le finalità di semplificare ed accelerare i procedimenti di reclutamento di personale pubblico, di favorire i processi di acquisizione delle risorse e favorire il ricambio generazionale nella PA.

In particolare, l’articolo 249 ha disposto che le pubbliche amministrazioni, a decorrere dalla data di entrata  in vigore del decreto n. 34 del 2020 e fino al 31 dicembre  2020, possono applicare i principi e i criteri direttivi concernenti lo svolgimento delle prove concorsuali in modalità decentrata e attraverso l’utilizzo di tecnologia digitale, nonché le modalità di svolgimento delle attività delle commissioni esaminatrici e quelle di presentazione della domanda di partecipazione alla procedura concorsuale delineate dai precedenti artt. 247 e 248.

 

La dotazione organica dell’Agenzia, determinata in 146 unità, di cui 17 unità con qualifica dirigenziale, è corrispondentemente incrementata di 16 unità di Categoria D, di 6 unità di dirigente medico e di 2 unità di dirigente ex Area III di contrattazione (comma 1).

La Relazione al provvedimento quantifica gli oneri annui lordi a regime, comprensivi degli oneri indiretti, come segue: 653.364,33 euro per il personale non dirigenziale (16 unità); 1.198.920,60 euro per il personale dirigenziale (8 unità). 

 

L’articolo 1, commi da 444 a 448, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio 2018) ha autorizzato un incremento consistente della dotazione organica dell'Agenas, autorizzando, per il biennio 2018-2019, lo svolgimento di procedure concorsuali per assunzioni a tempo indeterminato di 100 unità di personale. In particolare, il comma 444 ha elevato la dotazione organica dell'Agenzia da 46 a 146 unità di personale, di cui 17 con qualifica dirigenziale, allo scopo di consentire il corretto svolgimento delle funzioni che la normativa vigente attribuisce all'Agenzia stessa.

 

Il comma 2 dispone, che entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in commento, vengano nominati il Presidente e il Direttore generale dell’Agenas. Con la nomina dei predetti organi ordinari cessa l’incarico conferito al Commissario, ai sensi dell’articolo 42, del decreto legge n. 23 del 2020.

 

Ai sensi dell’art. 42 del decreto n. 23 del 2020, il mandato del Commissario cessa alla conclusione dello stato di emergenza (31 luglio 2020), o alla scadenza delle eventuali proroghe (si ricorda che lo stato di emergenza è stato prorogato al 15 ottobre 2020 dalla delibera del Consiglio dei ministri del 29 luglio 2020).

Il procedimento di nomina del Direttore generale di Agenas e? delineato dall’articolo 2-ter del D. Lgs.115/1998, come introdotto dal D.Lgs. 106/2012, che prevede la nomina con decreto del Ministro della salute, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, tra esperti di riconosciuta competenza in diritto sanitario, in organizzazione, programmazione, gestione e finanziamento del servizio sanitario, anche estranei all’amministrazione. Il rapporto di lavoro del direttore e? regolato con contratto di diritto privato, rinnovabile una sola volta, ed e? incompatibile con altri rapporti di lavoro subordinato e con qualsiasi altra attività professionale privata. Il direttore generale ha la responsabilità della gestione dell’Agenzia e ne adotta gli atti, salvo quelli attribuiti agli organi della medesima.

Per quanto riguarda la procedura di nomina di Presidente e Consiglio di amministrazione, ai sensi dell’art. 2, comma 3, del D.Lgs. 115/1998, il Presidente è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni; anche i membri del Consiglio di amministrazione sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della salute; due di essi sono designati dalla Conferenza Stato-regioni, unificata con la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali.

 

Il comma 3 quantifica gli oneri derivanti dalle assunzioni a tempo indeterminato (di cui al comma 1), in 463.071 euro per l’anno 2020 (ipotizzando che le nuove assunzioni non abbiano luogo prima del 1° ottobre 2020) e in 1.852.285 ad euro a decorrere dall’anno 2021. A tali oneri si provvede a valere sull’integrazione al contributo annuo a carico dello Stato a favore di Agenas (di cui all’art. 5, comma 5, del D. Lgs. 266 del 1993, n. 266), derivante dai contributi alle spese per attività connesse alla educazione continua in medicina – ECM (di cui all’art. 2, comma 358, della legge 24 dicembre (e non 27 dicembre come riportato erroneamente nel testo del comma) 2007, n. 244).

La Relazione al provvedimento evidenzia che l’Agenzia ha registrato negli ultimi 5 anni un avanzo di circa 7.000.000,00 di euro annui e che l’entrata media dovuta a entrate per contributi ECM ammonta, nell’ultimo quinquennio, a circa 16.000.000,00 annui.

 

In estrema sintesi, si ricorda che il Sistema di educazione continua in medicina (ECM) è il processo attraverso il quale il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale. La formazione continua in medicina comprende l’acquisizione di nuove conoscenze, abilità e attitudini utili a una pratica competente ed esperta.

Dal 1 gennaio 2008, con l’entrata in vigore della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria 2008), la gestione amministrativa del programma di ECM ed il supporto alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua, fino a quel momento competenze del Ministero della salute, sono stati trasferiti all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Con il D.M. 17 aprile 2019 è stata ricostituita, presso l’Agenas, la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, per l’espletamento dei compiti previsti dall’art. 16-ter, comma 2, del D.Lgs. n. 502 del 1992.

Si ricorda inoltre, che l’art. 92, comma 5, della legge n. 388 del 2000 (finanziaria 2001) ha disposto che i soggetti pubblici e privati e le società scientifiche che chiedono il loro accreditamento per lo svolgimento di attività di formazione continua, ovvero l'accreditamento di specifiche attività formative promosse o organizzate dagli stessi ai fini dell'attribuzione dei crediti formativi, sono tenuti al preventivo versamento all'entrata del bilancio dello Stato di un contributo alle spese fissato dalla Commissione nazionale per la formazione continua nella misura da un minimo di 258,22 euro ad un massimo di 2.582,28 euro in base a criteri oggettivi determinati con decreto del Ministro della sanita? su proposta della Commissione Nazionale per la Formazione Continua. L’art. 2, comma 358 della legge n. 244 del 2007 ha poi stabilito che i contributi alle spese (stabiliti dall’art. 92, comma 5, della legge n. 388 del 2000) affluiscono direttamente al bilancio dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ai fini della copertura degli oneri dalla stessa sostenuti, ivi incluse le spese di funzionamento della Commissione nazionale per la formazione continua.

 

Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di indebitamento netto e fabbisogno, pari a euro 238.482 per l’anno 2020 e a euro 953.927 annui a decorrere dall’anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legge n. 154 del  2008[231] (comma 4).


 

Articolo 31, comma 4-bis
(Regolamenti di organizzazione del Ministero della salute e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali)

 

 

Il comma 4-bis - inserito dal Senato - proroga il termine per l'adozione secondo una procedura semplificata dei regolamenti sull'organizzazione degli uffici del Ministero della salute e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, compresi quelli di diretta collaborazione.

 

In particolare, il termine viene prorogato dal 31 ottobre 2020[232] al 28 febbraio 2021.

In base alla procedura semplificata in esame[233], le suddette norme regolamentari possano essere adottate, previo parere del Consiglio di Stato, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa delibera del Consiglio dei Ministri; il decreto è sottoposto al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti.

Si ricorda che la procedura ordinaria (di cui all'articolo 17, comma 4-bis, della L. 23 agosto 1988, n. 400) prevede che le norme regolamentari dell'organizzazione del singolo Ministero (ivi compresa l'organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro) siano adottate con regolamento governativo cosiddetto di delegificazione - quindi, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, fermo restando il controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei conti -.


 

Articolo 31, commi 4-ter-4-quinquies
(Incremento di risorse per il credito di imposta per sanificazione di ambienti e per strumenti e dispositivi e Soppressione di norme relative a contributi a imprese)

 

 

I commi da 4-ter a 4-quinquies - inseriti dal Senato - prevedono un incremento delle risorse destinate, secondo una normativa transitoria, alla concessione di un credito d'imposta per le spese relative alla sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Ai fini della copertura finanziaria di tale incremento, si dispone la soppressione di alcune norme sul riconoscimento di contributi da parte di Invitalia S.p.A. in favore di interventi delle imprese per la riduzione del rischio di contagio dal virus SARS-CoV-2.

 

In particolare, l'incremento suddetto delle risorse è pari (comma 4-ter) a 403 milioni di euro (per il 2020), che si aggiungono ai 200 milioni previsti (sempre per il 2020) dalla norma vigente. Le risorse aggiuntive in esame sono distribuite tra i soggetti che hanno già presentato la comunicazione per il credito d'imposta nel periodo 20 luglio 2020-7 settembre 2020; tali termini sono stati definiti dal provvedimento del 10 luglio 2020 del direttore dell'Agenzia delle entrate, adottato in attuazione dell'articolo 125, comma 4, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n. 77; la distribuzione è eseguita secondo i criteri e le modalità stabiliti dal suddetto provvedimento.

Si ricorda che il credito d'imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario ed è riconosciuto nella misura del 60 per cento delle spese suddette.

 

Più in dettaglio, il citato articolo 125 del D.L. n. 34 riconosce tale credito d'imposta ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione e agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Rientrano tra i beneficiari anche i soggetti che gestiscono strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale, purché siano in possesso del codice identificativo, da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza, previsto dall’articolo 13-quater, comma 4, del decreto-legge n. 34 del 2019[234].

Le spese che rientrano nel beneficio sono quelle relative a:

a)  la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l 'attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell'ambito di tali attività;

b) l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

c)  l'acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;

d) l'acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b), quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;

e)  l'acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

Il credito d’imposta in esame è utilizzabile o nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di sostenimento della spesa oppure in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241)[235]. Ad esso non si applicano i limiti all’utilizzo in compensazione (elevati a un milione di euro dall’articolo 147 del decreto legge in esame), di cui alla legge n. 388 del 2000, e quello annuale di 250 mila euro, di cui alla legge n. 244 del 2007.

Il credito in esame non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini della deducibilità degli interessi passivi e delle componenti negative di reddito (di cui agli articoli 61 e 109 del Testo Unico delle Imposte sui redditi – TUIR di cui al D.P.R. n. 917 del 1986).

 

Come accennato, ai fini della copertura finanziaria del suddetto incremento di 403 milioni, si dispone (comma 4-quater) la soppressione di alcune norme sul riconoscimento di contributi da parte di Invitalia S.p.A. in favore di interventi delle imprese per la riduzione del rischio di contagio dal virus SARS-CoV-2. In particolare, si abrogano i commi da 1 a 6 dell'articolo 95 del citato D.L. n. 34 del 2020.

In relazione a tale soppressione, le risorse dell'INAIL già destinate per l'attuazione di tali norme - risorse pari a 403 milioni di euro e stanziate a valere sulle risorse relative al bando ISI 2019 ed allo stanziamento per il 2020 relativo al finanziamento dei progetti di cui all'articolo 11, comma 5, del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81[236], e successive modificazioni - sono versate all'entrata del bilancio dello Stato, entro 15 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai fini della riassegnazione al pertinente capitolo di spesa dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (comma 4-quinquies).

 

I commi oggetto di soppressione riguardano le imprese, anche individuali, iscritte al Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane e le imprese sociali di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017 n. 112[237], iscritte al Registro delle imprese.

Perché le imprese suddette possano accedere al beneficio, occorre che gli interventi per la riduzione del rischio di contagio si siano realizzati mediante l’acquisto di:

-       apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori, compresi i relativi costi di installazione;

-       dispositivi elettronici e sensoristica per il distanziamento dei lavoratori;

-       apparecchiature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori rispetto agli utenti esterni e rispetto agli addetti di aziende terze fornitrici di beni e servizi;

-       dispositivi per la sanificazione dei luoghi di lavoro; sistemi e strumentazione per il controllo degli accessi nei luoghi di lavoro utili a rilevare gli indicatori di un possibile stato di contagio;

-       dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale.

L’importo massimo concedibile[238] mediante gli interventi ora oggetto di soppressione è pari ad euro 15.000 per le imprese fino a 9 dipendenti, euro 50.000 per le imprese da 10 a 50 dipendenti, euro 100.000 per le imprese con più di 50 dipendenti. I contributi sono concessi con procedura automatica, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123[239].

Tali interventi, inoltre, sono incompatibili con gli altri benefici, anche di natura fiscale, aventi ad oggetto i medesimi costi ammissibili.

Al fine di attuare gli interventi, l’INAIL provvede a trasferire ad Invitalia S.p.A. le risorse per l’erogazione dei contributi alle imprese, sulla base degli indirizzi specifici formulati dall’Istituto.


 

Articolo 31-bis
(Sezioni elettorali ospedaliere costituite nelle strutture sanitarie aventi reparti COVID-19)

 

 

L’articolo 31-bis dispone in ordine alla costituzione di apposite sezioni elettorali negli ospedali in possesso di determinate caratteristiche che ospitino reparti COVID-19.

 

Quest'articolo aggiuntivo - introdotto dal Senato - riproduce (con lieve modifica di coordinamento formale) l'articolo 2 del decreto-legge n. 103 del 2020 (decreto-legge del quale altrove si dispone l'abrogazione: v. scheda relativa all'articolo 1, comma 1-bis del disegno di legge di conversione). 

 

In particolare, il comma 1, lettera a), prevede che anche negli ospedali con un numero di posti letto compresi tra 100 e 199 siano costituite le sezioni elettorali attualmente previste per gli ospedali con un numero di posti-letto superiore a 200, in ragione di una sezione per ogni 500 letti o frazione di 500 (art. 52 del d.P.R. n. 361 del 1957, per le elezioni di Camera e Senato, e art. 43 del d.P.R. n. 570 del 1960, per le elezioni amministrative). Si tratta di sezioni composte, come i seggi ordinari, di 6 scrutatori più il presidente.

 

Come specificato nella circolare n. 39 del 2020 del Ministero dell’interno dunque in occasione delle elezioni dell’anno 2020, presso tutte le strutture sanitarie che abbiano almeno 100 posti-letto, ove sono ospitati i predetti reparti Covid-19, devono essere costituite sezioni ospedaliere composte nel rispetto della normativa prevista per le diverse consultazioni elettorali e referendarie, con funzioni di raccolta del voto e di spoglio delle schede votate. In precedenza, invece, ai sensi dell’art. 9, primo comma, della legge n. 136 / 1976, per gli ospedali e le case di cura con almeno 100 e fino a 199 posti-letto, era prevista l’istituzione solo del seggio speciale le cui funzioni sono limitate alla raccolta del voto dei degenti.

 

La successiva lettera b) prevede che le sezioni elettorali istituite negli ospedali con reparti COVID-19 raccolgano anche i voti dei pazienti affetti da COVID-19 ricoverati nelle strutture sanitarie con meno di 100 posti-letto.

Le sezioni raccolgono altresì i voti effettuati presso il proprio domicilio dagli elettori sottoposti a trattamento domiciliare o in condizione di quarantena o di isolamento fiduciario per Covid-19 (tali soggetti sono -  nella formulazione modificativa approvata in sede referente - esplicitati, laddove nel testo originario del presente decreto-legge erano individuati mediante rinvio all’articolo 3 del decreto-legge n. 103 del 2020: tale decreto-legge è abrogato, nella proposta recata dal medesimo emendamento 21.0.500, cfr. v. scheda relativa all'articolo 1, comma 1-bis del disegno di legge di conversione). Peraltro l'articolo 3 del decreto-legge disciplina altresì le condizioni alle quali l'elettore possa 'attivare' il voto domiciliare.

Siffatta raccolta dei voti è effettuata mediante l’attivazione dei seggi speciali previsti dall’articolo 9, nono comma, della legge n. 136 del 1976 (si tratta dei seggi, composti da 2 scrutatori più il presidente, abilitati a raccogliere, nelle strutture ospedaliere con un numero di posti letto compreso tra 100 e 199, i voti dei ricoverati che non siano in condizioni, a giudizio della direzione sanitaria, di accedere alla cabina elettorale; i compiti di tali seggi speciali si esauriscono con la raccolta dei voti dei degenti, la loro raccolta in appositi plichi, separati in caso di più elezioni, e la loro consegna alle sezioni elettorali).

Circa il dettato letterale della lettera b) del comma 1, parrebbe suscettibile di approfondimento la collocazione del rinvio normativo (all'articolo 9, nono comma, della legge n. 136 del 1976, relativo ai seggi speciali), la quale segue la menzione degli elettori ammessi al voto domiciliare (ai sensi dell’articolo 3 del decreto-legge) e non anche quella dei pazienti affetti da COVID-19 ricoverati nelle strutture sanitarie con meno di 100 posti letto.

 

La lettera c) prevede infine che agli scrutatori delle sezioni elettorali sopra richiamate siano impartite dall’autorità sanitaria istruzioni sulle procedure di sicurezza sanitaria necessarie per lo svolgimento delle operazioni elettorali.

Anche per tale lettera c), la proposta modificativa approvata in sede referente sostituisce il richiamo all'articolo 3 del decreto-legge n. 103 del 2020 con la menzione espressa degli elettori sottoposti a trattamento domiciliare o in condizione di quarantena o di isolamento fiduciario per Covid-19.

 

Il comma 2 prevede come comportarsi in caso di impossibilità di costituire con le modalità ordinarie le sezioni elettorali presso le strutture sanitarie (sembra farsi riferimento all’eventualità di rinuncia degli scrutatori e del presidente di seggio individuati con le modalità ordinarie, vale a dire attingendo alle liste predisposte da ciascun comune). In tale evenienza il sindaco può, previo consenso degli interessati, nominare:

§  personale delle Unità speciali di continuità assistenziale regionale (USCAR) designato dalla competente azienda sanitaria locale, ovvero, in subordine,

§  volontari di protezione civile residenti nel comune.

 

Le Unità speciali di continuità assistenziale regionale (USCAR) sono state istituite dall’articolo 8 del decreto-legge n. 14 del 2020 (poi confluito nel decreto-legge n. 18 del 2020, cd. “DL Cura Italia”, articolo 4-bis) per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. Le regioni sono tenute ad istituire un’unità ogni 50.000 abitanti. 

 

L’articolo 34 del codice della protezione civile (decreto legislativo n. 1 del 2018) prevede invece la costituzione di un elenco nazionale dei volontari di protezione civile, nel quale confluiscono coloro che, ai sensi dell’articolo 32, svolgano attività di volontario presso enti del Terzo settore che rispondano ai requisiti stabiliti e siano sottoposti, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, a controllo e monitoraggio svolti dal Dipartimento della protezione civile e dalle strutture di protezione civile delle regioni e delle province autonome.

 

Il comma 3 prevede che presso ogni sezione elettorale ospedaliera possono essere istituiti ulteriori seggi composti “anch’essi” da personale USCAR designato dalle ASL. Ad attivare questi ulteriori seggi deve essere il comune, se necessario. Il personale è nominato con le medesime modalità del comma 2 (nomina del sindaco, previo consenso dell’interessato).

Al riguardo, parrebbe suscettibile di chiarimento se anche per questi ulteriori seggi il ricorso a personale USCAR avvenga solo in via subordinata, quando cioè, come previsto al comma 2, non si riesca a costituire il seggio con le modalità ordinarie, ovvero, come sembra desumersi dal tenore letterale della disposizione, se a tale personale si faccia subito ricorso una volta deciso di costituire tali ulteriori seggi.

 

Il comma 4 prevede il riconoscimento ai componenti dei seggi e delle sezioni elettorali ospedaliere costituite ai sensi dell’articolo 2 dell’onorario previsto dall’articolo 1 della legge n. 70 del 1980 (150 euro) aumentato del 50 per cento (per un totale quindi di 225 euro), più eventuali spese di missione. Ai relativi oneri, pari a 263.088 euro per l'anno 2020, si provvede a valere sullo stanziamento relativo al Ministero dell’interno del fondo speciale di parte corrente.

 

Il comma 5 riconosce infine ai volontari di protezione civile eventualmente nominati ai seggi anche i rimborsi previsti dagli articoli 39 e 40 del codice della protezione civile, a valere sulle risorse stanziate per l’emergenza COVID-19 sul fondo nazionale protezione civile. Tali oneri sono quantificati in 220.000 euro per l'anno 2020.

In particolare, l’articolo 39, comma 5, riconosce ai volontari che siano lavoratori autonomi un rimborso per il mancato guadagno giornaliero, calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi presentata l’anno precedente, nel limite di 103,30 euro giornalieri. Ulteriori tipologie di spesa sostenute nel corso della prestazione del servizio volontario e definite in apposita direttiva possono essere rimborsate ai sensi dell’articolo 40, comma 2.

 

Al riguardo, si segnala il seguente passaggio della circolare applicativa del Ministero dell’interno n. 39 del 2020: “in considerazione dei principi dettati dal decreto-legge n. 1/2006, convertito dalla legge n. 22/2006, si precisa che l’elettore, il cui voto viene raccolto nella struttura sanitaria in cui è ricoverato o presso il suo domicilio se in condizione di quarantena o isolamento fiduciario, può esprimere il voto per la consultazione referendaria e per le elezioni (suppletive, regionali e comunali) per le quali goda del diritto di elettorato attivo e che si svolgano nel territorio comunale in cui è istituita la sezione ospedaliera cui è assegnato”. Ossia: un elettore residente in un comune nel quale si svolgano le elezioni amministrative, ma iscritto nella sezione ospedaliera di un comune diverso, non potrebbe comunque votare per le elezioni amministrative del suo comune di residenza (e considerazioni analoghe valgono, ove se ne verificassero le condizioni, anche per le elezioni regionali e per le elezioni suppletive del Senato).

Il citato decreto-legge n. 1 del 2006 precisa, all'articolo 1, comma 6, che “Per gli elettori ammessi al voto a domicilio presso una dimora ubicata in un comune diverso da quello d’iscrizione nelle liste elettorali, il sindaco del comune d'iscrizione […] comunica i relativi nominativi ai sindaci dei comuni ove avviene la raccolta del voto a domicilio. Questi ultimi provvedono a predisporre i conseguenti elenchi da consegnare, nelle ore antimeridiane del giorno che precede le elezioni, ai presidenti degli uffici elettorali di sezione nelle cui circoscrizioni sono ubicate le dimore degli elettori ammessi al voto a domicilio”.


 

Articolo 31-ter
(Incremento Fondo autismo)

 

 

L’articolo 31-ter, introdotto durante l’esame al Senato, incrementa di 10 milioni di euro per l’anno 2020, la dotazione del Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico. Ai conseguenti oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per le esigenze indifferibili.

 

L’articolo 31-ter, introdotto durante l’esame al Senato, incrementa di 10 milioni di euro per l’anno 2020, la dotazione del Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico, di cui all’articolo 1, comma 401, della legge n. 208/2015 (Legge di stabilità 2016).

 

In proposito va ricordato che la legge n. 134/2015[240] ha previsto interventi finalizzati a garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l'inserimento nella vita sociale delle persone con disturbi dello spettro autistico, in conformità a quanto previsto dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/67/82 del 12 dicembre 2012 sui bisogni delle persone con autismo. Essa ha inoltre previsto l'inserimento, nella fase di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, delle prestazioni relative alla diagnosi precoce, alla cura e al trattamento individualizzato di questi disturbi, effettivamente poi avvenuto nell'ambito del D.P.C.M. 12 gennaio 2017 (articolo 60) che ha definito i nuovi LEA (v. infra).

Con la legge di stabilità 2016 (art. 1, commi 401-402 della legge 208/2015) è stato peraltro istituito, a decorrere dal 2016, presso il Ministero della salute, il Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico con una dotazione a regime di 5 milioni di euro, per una serie di obiettivi, tra cui l'individuazione di centri di riferimento, con compiti di coordinamento dei servizi di assistenza sanitaria nell'ambito della rete regionale e delle province autonome; la realizzazione di percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali per la presa in carico di minori, adolescenti e adulti con disturbi dello spettro autistico, quali: formazione degli operatori, costituzione di specifiche équipe territoriali dedicate, sostegno alle famiglie, garanzia di strutture semiresidenziali dedicate; nuovi progetti di ricerca riguardanti la conoscenza del disturbo dello spettro autistico e buone pratiche terapeutiche ed educative.

Le risorse sono state aumentate a 10 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020 dalla legge di bilancio per il 2018 (L. n. 205/2017, art. 1, co. 455).

 

Agli oneri conseguenti, pari a 10 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo (di cui all’articolo 114, comma 4) per il finanziamento delle esigenze indifferibili, istituito dall’articolo 1, comma 200 della legge n. 190/2014 (Legge di stabilità 2015).


 

Articolo 31-quater
(Potenziamento distretti sanitari)

 

 

L’articolo 31-quater, introdotto durante l’esame al Senato, modificando l’articolo 3-quater del D.Lgs 502/1992, è diretto a consentire la localizzazione dei servizi garantiti dal distretto sulla base dell’analisi dei bisogni di salute della popolazione assicurata anche dalla piena accessibilità ai dati dei sistemi informativi regionali. Viene anche previsto che il programma delle attività territoriali non sia più predisposto dal solo direttore di distretto ma da questi e dal Comitato dei sindaci.

 

L’articolo 31-quater, introdotto durante l’esame al Senato, prevede che la localizzazione dei servizi garantiti dal distretto avvenga sulla base dell’analisi dei bisogni di salute della popolazione assicurata anche dalla piena accessibilità ai dati dei sistemi informativi regionali. A tale scopo la disposizione in esame interviene a modificare l’articolo 3-quater (Il distretto) del D.Lgs 502/1992, sostituendo le lettere a) e c) del comma 3, disciplinante il programma delle attività territoriali.

 

Il distretto, disciplinato dalla normativa nazionale dagli artt. 3 quater, quinquies e sexies  del D.Lgs. 502/1992[241], è l'articolazione territoriale dell'Asl, che assicura i servizi di assistenza primaria relativi alle attività sanitarie e socio-sanitarie. Viene individuato sulla base di una popolazione minima di sessantamila abitanti, salvo che la Regione disponga diversamente in considerazione delle condizioni geomorfologiche del territorio o della bassa densità di popolazione; è dotato di autonomia tecnica, gestionale ed economico-finanziaria, ed è soggetto a rendicontazione analitica con contabilità separata all'interno del bilancio aziendale.

Il Distretto assicura alla popolazione di riferimento l'accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie e sociali ad elevata integrazione sanitaria, sia attraverso la valutazione dei bisogni e la definizione dei servizi necessari che mediante l'erogazione di prestazioni e servizi di primo livello o di base quali l'assistenza specialistica ambulatoriale, l'assistenza ad anziani e disabili, l'assistenza domiciliare integrata, l'assistenza e la cura delle tossicodipendenze, l'assistenza e la cura della salute della donna, dell'infanzia e della famiglia, ecc.; i servizi erogati coincidono dunque con quelli dell'assistenza distrettuale.

Trovano collocazione funzionale nel distretto le articolazioni territoriali del dipartimento di salute mentale e di cure primarie, con particolare riferimento ai servizi alla persona.

Lo strumento di programmazione dell'attività distrettuale è il Programma delle attività territoriali (PAT), approvato dal Direttore generale acquisito il parere del Comitato dei Sindaci del Distretto e su proposta del Direttore del distretto, che è basato sul principio dell'intersettorialità degli interventi, attraverso il quale vengono localizzati i servizi e allocate le risorse. A capo dell'articolazione distrettuale è posto un Direttore scelto dalla direzione aziendale fra i dirigenti medici che abbiano maturato una specifica esperienza nei servizi territoriali o tra i medici convenzionati con almeno dieci anni di esperienza; il Direttore si avvale di un ufficio di coordinamento, gestisce ed è responsabile delle risorse assegnate e dell'integrazione tra i servizi e la comunità assistenziale.

In base alla nuova formulazione della lettera a) viene quindi previsto che il programma delle attività territoriali preveda la localizzazione dei servizi di cui all’articolo 3-quinquies (Funzioni e risorse del distretto), specificando che questa avvenga sulla base dell’analisi dei bisogni di salute della popolazione garantita anche dalla piena accessibilità ai dati del Servizio sanitario regionale mediante la realizzazione di un sistema informativo integrato senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

La nuova formulazione della lettera c) prevede inoltre che il programma citato sia proposto, sulla base delle risorse assegnate, dal comitato dei sindaci di distretto – e non più previo parere del comitato stesso – e sia approvato dal direttore generale.

 

Va ricordato che ai sensi del comma 4 dell’articolo 3-quater del D.Lgs. 502/1992, il Comitato dei sindaci di distretto, la cui organizzazione e il cui funzionamento sono disciplinati dalla regione, concorre alla verifica del raggiungimento dei risultati di salute definiti dal Programma delle attività territoriali. Nei comuni la cui ampiezza territoriale coincide con quella dell'unità sanitaria locale o la supera il Comitato dei sindaci di distretto è sostituito dal Comitato dei presidenti di circoscrizione.

 

 

 


 

Capo IV – Disposizioni in materia di scuola, università ed emergenza

Articolo 32, commi 1-3, 5, 6-bis, 6-ter e 7 e
Articolo 32-bis, comma 6
(Misure per l’edilizia scolastica, per i patti di comunità e per l’adeguamento dell’attività didattica per l’anno scolastico 2020/2021)

 

 

L'articolo 32, modificato dal Senato, incrementa il Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 di 400 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni di euro nel 2021 (comma 1) destinando quota parte delle risorse a determinate finalità quali: l'acquisizione di ulteriori spazi per l'attività didattica, anche in assenza di certificazioni in materia di sicurezza e in deroga ai vincoli temporali previsti a legislazione vigente; il sostegno finanziario ai patti di comunità per l'ampliamento della permanenza a scuola degli studenti; la stipula di contratti a tempo determinato, consentendo sostituzioni dal primo giorno di assenza; lo svolgimento di prestazioni straordinarie e l’incremento del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa anche per remunerare prestazioni aggiuntive (commi 2, 3, 6-bis e 6-ter, e art. 32-bis, co. 6). Al relativo riparto delle risorse incrementali tra le finalità suddette si provvede con decreto (comma 5). Agli oneri conseguenti si provvede ai sensi dell'articolo 114 (comma 7).

 

Si ricorda preliminarmente che l'art. 235 del D.L. 34/2020 (L. 77/2020) ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, il Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19, con uno stanziamento di 377,6 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni di euro nel 2021, avente l'obiettivo di contenere il rischio epidemiologico in relazione all'avvio dell'anno scolastico 2020/2021. Al riparto del Fondo si provvede con decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Le risorse del Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 sono utilizzate per l'attuazione delle misure di cui all'art. 231-bis del medesimo D.L. 34/2020 - su cui si rimanda ad una più ampia descrizione infra - destinate alla ripresa dell'attività didattica in presenza nell’anno scolastico 2020/2021.

Secondo il disegno di legge di assestamento del bilancio, già approvato dalla Camera dei deputati e ora all'esame del Senato (A.S. 1913), la Tabella 7 relativa allo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca prevede che le risorse del Fondo per l'emergenza epidemiologica da Covid-19 siano allocate sul cap. 3385.

 

In attuazione degli artt. 231-bis e 235 del D.L.34/2020, è intervenuto il D.I. 10 agosto 2020, n. 95, che ha ripartito tra gli Uffici scolastici regionali l'intero importo del Fondo per le finalità di cui all’art. 231-bis, co. 1, lett. a) e b) e all'art. 1 dell'ordinanza 5 agosto 2020, n. 83 (su cui si veda infra), stabilendo che il 50 per cento è corrisposto sulla base del numero degli alunni presenti al sistema informativo del Ministero per l’anno scolastico 2020/2021, come comunicati dalla competente Direzione generale e, per il rimanente 50 per cento, proporzionalmente sulla base delle richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali. La ripartizione delle risorse, per l’anno scolastico 2020/2021, è indicata nella Tabella A allegata al citato D.I. 10 agosto 2020, n. 95.

 

Si segnala che, in merito all'avvio dell'anno scolastico 2020/2021, il Ministero dell'istruzione ha predisposto una sezione dedicata del proprio sito internet, Rientriamo a scuola, nella quale sono disponibili tra l'altro i principali documenti relativi alla ripresa di settembre, quali: il Piano Scuola 2020/2021, le Linee Guida 0-6, le  Linee guida per la Didattica Digitale Integrata e il Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre. Il 21 agosto sono state inoltre predisposte le "Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia", successivamente approvate dalla Conferenza Unificata, nella seduta del 28 agosto 2020, e allegate al D.P.C.M. del 7 settembre 2020.

 

La disposizione in esame incrementa il suddetto Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 di 400 milioni di euro nel 2020 e di 600 milioni di euro nel 2021 (comma 1). Le risorse sono suddivise in quote destinate a specifiche finalità, delle quali costituiscono il limite di spesa. Con il decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze (previsto dall'art. 235 del D.L. 34/2020) sono determinate le modalità e la misura del riparto delle risorse in questione tra le finalità indicate dai commi 2 e 3 (comma 5). In attuazione, è intervenuto il D.I. 28 agosto 2020, n. 109.

 

Quota parte delle risorse destinata all'acquisizione di ulteriori spazi per l'attività didattica e al sostegno finanziario dei patti di comunità (co. 2, 6-bis e 6-ter - e art. 32-bis, co.6)

 

La quota di 32 milioni di euro nel 2020 e 48 milioni di euro nel 2021 (comma 2) - pari all'8 per cento delle risorse totali per ciascun anno - è volta a:

 

§  permettere - attraverso il trasferimento di risorse - agli enti locali titolari delle competenze relative all’edilizia scolastica di disporre di ulteriori spazi da destinare all’attività didattica nell’anno scolastico 2020/2021 mediante affitto, acquisto, leasing o noleggio di strutture temporanee e di far fronte alle spese di conduzione e di adattamento alle esigenze didattiche (comma 2, lett. a)).

Il D.I. 28 agosto 2020, n. 109 ha stabilito che a tale finalità sono assegnati 29 milioni di euro nel 2020 e 41 milioni di euro nel 2021.

 

Si ricorda che, in base all'art. 3 della L. 23/1996, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

-        i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado;

-        le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria di secondo grado, compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

La L. 56/2014 (art. 1, co. 85) ha confermato che tra le funzioni fondamentali delle province rientra la gestione dell'edilizia scolastica.

 

Si segnala che l'art. 32-bis, introdotto dal Senato, nel riprodurre quanto disposto dal D.L. 111/2020, istituisce un Fondo - con una dotazione di 3 milioni di euro nel 2020 e 6 milioni di euro nel 2021 - destinato agli enti locali proprio per affittare spazi e noleggiare strutture temporanee per lo svolgimento dell'attività didattica. Sul punto, si rinvia alla relativa scheda di lettura.

 

Il comma 6-bis, introdotto in prima lettura, precisa che gli enti locali titolari delle competenze in materia di edilizia scolastica possono acquisire, anche in locazione, edifici e locali e fornirli alle istituzioni scolastiche, solo per l'anno scolastico 2020/2021, anche in assenza delle certificazioni previste dalla normativa vigente in materia di sicurezza.

I dirigenti scolastici possono acquisirli in uso, dopo una valutazione congiunta effettuata dagli uffici tecnici dell'ente locale, dai Vigili del fuoco e della ASL, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, purchè siano comunque rispettate le norme sulla sicurezza sul lavoro.

La normativa generale in materia di sicurezza sul lavoro è recata dal d.lgs. 81/2008.

 

Il comma 6-ter, analogamente introdotto dal Senato, specifica altresì che i medesimi enti locali possono stipulare contratti di locazione per edifici e locali e fornirli alle scuole, solo per l'anno scolastico 2020/2021, anche in deroga ai vincoli temporali previsti dalla L. 392/1978. La stipula dei predetti contratti deve avvenire nei limiti delle risorse finanziarie disponibili iscritte sui propri bilanci a legislazione vigente.

Al riguardo, l'ordinanza n. 702 del 15 settembre 2020 della Presidenza del consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile, già precisa che, al fine di consentire l'avvio dell'anno scolastico 2020-2021, gli enti locali possono stipulare contratti di locazione per spazi ulteriori da destinare allo svolgimento delle attività didattiche anche in deroga agli artt. 27 e 42 della L. 392/1978 (relativi alla durata delle locazioni - pari a sei anni - di immobili urbani adibiti, in particolare, ad attività scolastiche). Inoltre, limitatamente all'anno scolastico ed educativo 2020/2021, la destinazione di strutture temporanee o ulteriori spazi all'attività didattica o educativa è sempre consentita temporaneamente, indipendentemente dalla destinazione urbanistica dell'area e dalla destinazione d'uso originaria di immobili esistenti, ad esclusione dei casi di aree o immobili soggetti a obblighi di bonifica.  Restano ferme le normative sanitarie, di sicurezza antincendio e antisismica.

 

 

Il 19 agosto 2020, in attuazione dell'art. 32, co. 2, lett. a), del D.L. 104/2020 e del D.I. 28 agosto 2020, n. 109, di riparto delle risorse, il Ministero dell'istruzione ha lanciato un avviso pubblico per l'assegnazione di risorse agli enti locali titolari delle competenze relative all'edilizia scolastica per affitti e acquisto, leasing o noleggio di strutture temporanee. Il D.I. 28 agosto 2020, n. 109, ha precisato che qualora l’ammontare complessivo delle richieste superi le effettive disponibilità finanziarie, sarà applicata una riduzione percentuale sugli importi richiesti dai singoli enti locali, anche sulla base della popolazione scolastica, dando priorità agli affitti di immobili e ai relativi lavori per la loro conduzione.

Con avviso n. 28141 del 7 settembre 2020 è stato approvato l'elenco definitivo degli enti locali beneficiari delle risorse relative alla voce "noleggi di strutture temporanee a uso didattico", mentre con avviso n. 28139 del 07 settembre 2020 è stato approvato l'elenco degli enti locali beneficiari delle risorse di cui alla voce "affitti" e di cui, per la parte relativa ai medesimi affitti, alla voce "spese derivanti dalla conduzione degli spazi e del loro adattamento alle esigenze didattiche". 

Con particolare riguardo all'adattamento e all'uso gli ambienti scolastici nella fase emergenziale, si segnala altresì che l'art. 232, co. 8, del D.L. 34/2020 (L.77/2020) prevede che, per supportare gli enti locali in interventi urgenti di edilizia scolastica, nonché per l’adattamento, per l’avvio dell’anno scolastico 2020/2021, degli ambienti e delle aule per il contenimento del contagio relativo al COVID-19, “il fondo per le emergenze” di cui al Fondo unico per l’edilizia scolastica è incrementato, per il 2020, di 30 milioni di euro. In attuazione è intervenuto il D.M. 77/2020.

Inoltre, in base all’art. 231, co. 1, lett. f), del D.L 34/2020 alla finalità di adattamento degli spazi interni ed esterni e delle loro dotazioni allo svolgimento dell'attività didattica in condizioni di sicurezza, inclusi interventi di piccola manutenzione, di pulizia straordinaria e sanificazione, nonché interventi di realizzazione, adeguamento e manutenzione dei laboratori didattici, delle palestre, di ambienti didattici innovativi delle scuole possono essere destinate anche le risorse incrementali del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Per ulteriori informazioni si veda qui.

Nel Piano Scuola 2020/2021 si ribadisce che gli enti locali effettuano, nei territori di rispettiva competenza, la ricognizione degli spazi scolastici esistenti, anche con la collaborazione delle scuole, per conoscere dati o approfondire specifiche situazioni di contesto; predispongono l’adeguamento di spazi mai (o non più) adibiti ad edifici scolastici, anche procedendo all’assegnazione in uso alle scuole di spazi solitamente destinati alla cittadinanza, da riadattare a fini della frequenza scolastica, nonché alla realizzazione di soluzioni esterne di idonee dimensioni ad accogliere classi, in spazi interni o anche esterni alle pertinenze scolastiche. E' inoltre riportato un Allegato tecnico, recante il "Quadro indicativo delle rispettive competenze di enti locali e istituzioni scolastiche in vista della riapertura delle scuole a settembre".

Secondo il Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre, siglato il 6 agosto tra il Ministero dell'istruzione e le organizzazioni sindacali, "qualora le attività didattiche siano realizzate in locali esterni all'istituto scolastico, gli enti locali e/o i titolari della locazione, devono certificare l'idoneità, in termini di sicurezza, di detti locali. Con specifica convenzione devono essere definite le responsabilità delle pulizie e della sorveglianza di detti locali e dei piani di sicurezza".

 

§  sostenere finanziariamente - attraverso il trasferimento di risorse agli uffici scolastici regionali - i patti di comunità. Per la predetta finalità, nel corso dell’anno scolastico 2020/2021, le scuole stipulano accordi con gli enti locali contestualmente a specifici patti di comunità, a patti di collaborazione, anche con le istituzioni culturali, sportive e del terzo settore, o ai piani di zona, opportunamente integrati, di cui all’art. 19 della L. 328/2000 (comma 2, lett. b)). Il D.I. 28 agosto 2020, n. 109 ha stabilito che a tale finalità sono assegnati 3 milioni di euro nel 2020 e 7 milioni di euro nel 2021.

Si segnala che nel Piano scuola 2020/2021 si afferma che "gli enti locali, le istituzioni pubbliche e private variamente operanti sul territorio, le realtà del terzo settore e le scuole possono sottoscrivere specifici accordi, quali “patti educativi di comunità”, ferma restando la disponibilità di adeguate risorse finanziarie.

Alla luce del suddetto Piano scuola 2020/2021, sembrerebbe che i "patti educativi di comunità" siano una tipologia di accordo e comprendano sia le scuole, sia gli enti locali sia gli altri soggetti (culturali, sportivi, terzo settore). Dal tenore della disposizione in commento parrebbe invece che si prevedano due strumenti, gli accordi da un lato, con gli enti locali, e i patti di comunità con gli altri soggetti. Si valuti dunque l'opportunità di un chiarimento.

 

In prima lettura è stato approvato il comma 6 all'art. 32-bis, secondo cui nell'ambito dei "patti educativi di territorio", stipulati in base al citato Piano scuola 2020/2021, le scuole, singole o in rete, possono stipulare protocolli di intesa con gli enti locali per regolamentare il funzionamento delle attività previste nei patti stessi. Con questa disposizione, parrebbe che i protocolli di intesa tra scuole e enti locali siano successivi alla stipula di patti di comunità, fermo restando che tra i medesimi soggetti vengono stipulati anche accordi, secondo quanto descritto supra. Si valuti l'opportunità di un chiarimento.

Nel comma 6 dell'art. 32-bis, si precisa altresì che l'ente locale, nei limiti delle risorse iscritte a legislazione vigente nel proprio bilancio, può affiancare la scuola per gli aspetti organizzativi, di responsabilità e di copertura assicurativa, purché le attività svolte nelle scuole siano conformi al documento di valutazione dei rischi vigente nell'istituto.

 

In generale, sul piano della formulazione, sarebbe preferibile utilizzare una terminologia unica tra "patti di comunità", "patti educativi di comunità" e "patti educativi di territorio" eventualmente anche modificando la rubrica dell'articolo in commento.

 

Inoltre, il riferimento ai piani di zona parrebbe più opportunamente costituire una cornice entro la quale gli enti locali si raccordano tra loro e con le scuole, in quanto sono uno strumento intercomunale che si inserisce nell’ambito della politica sociale regionale (e nazionale).

 

I piani di zona (art. 19 della L. 328/2000) sono adottati con accordo di programma dai comuni associati appartenenti agli ambiti territoriali, generalmente coincidenti con i distretti sanitari già operanti per le prestazioni sanitarie, definiti dalle regioni per l'esercizio (associato) delle funzioni sociali. Detti comuni, d'intesa con le aziende sanitarie locali, provvedono, nell'àmbito delle risorse disponibili per gli interventi sociali e socio-sanitari (che includono quota parte del Fondo nazionale per le politiche sociali) secondo le indicazioni del piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, a definire il piano di zona, che individua (art.19, co. 1):

a) gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonché gli strumenti e i mezzi per la relativa realizzazione;

b) le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie, strutturali e professionali, i requisiti di qualità in relazione alle disposizioni regionali;

c) le forme di rilevazione dei dati;

d) le modalità per garantire l'integrazione tra servizi e prestazioni;

e) le modalità per realizzare il coordinamento con gli organi periferici delle amministrazioni statali, con particolare riferimento all'amministrazione penitenziaria e della giustizia;

f) le modalità per la collaborazione dei servizi territoriali con i soggetti operanti nell'àmbito della solidarietà sociale a livello locale e con le altre risorse della comunità;

g) le forme di concertazione con l'azienda unità sanitaria locale e con i soggetti operanti nel Terzo settore.

Il piano di zona è dunque volto a (art. 19, co. 2):

a) favorire la formazione di sistemi locali di intervento nonché a responsabilizzare i cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi;

b) qualificare la spesa;

c) definire criteri di ripartizione della spesa a carico di ciascun comune, delle aziende unità sanitarie locali e degli altri soggetti firmatari dell'accordo, prevedendo anche risorse vincolate per il raggiungimento di particolari obiettivi;

d) prevedere iniziative di formazione e di aggiornamento degli operatori finalizzate a realizzare progetti di sviluppo dei servizi.

 

La stipula di accordi o patti sopracitati è finalizzata ad ampliare la permanenza a scuola degli allievi, alternando attività didattica ad attività ludico-ricreativa, di approfondimento culturale, artistico, coreutico, musicale e motorio-sportivo, in attuazione di quanto disposto dall’art. 1, co. 7, della L. 107/2015.

L'art. 1, co. 7, della L. 107/2015 prevede che le scuole individuano il fabbisogno di posti dell'organico dell'autonomia in relazione all'offerta formativa che intendono realizzare, nel rispetto del monte orario degli insegnamenti e tenuto conto della quota di autonomia dei curricoli e degli spazi di flessibilità, nonché in riferimento a iniziative di potenziamento dell'offerta formativa e delle attività progettuali, per il raggiungimento degli obiettivi formativi individuati come prioritari tra i seguenti:

-         valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche;

-         potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche;

-         potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell'arte e nella storia dell'arte, nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni;

-         sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica; potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all'autoimprenditorialità;

-         sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali;

-         alfabetizzazione all'arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini;

-         potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all'alimentazione, all'educazione fisica e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica;

-         sviluppo delle competenze digitali degli studenti;

-         potenziamento delle metodologie laboratoriali e delle attività di laboratorio;

-         prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico; potenziamento dell'inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati;

-         valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l'interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese;

-         apertura pomeridiana delle scuole e riduzione del numero di alunni e di studenti per classe o per articolazioni di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scolastico o rimodulazione del monte orario;

-         incremento dell'alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione;

-         valorizzazione di percorsi formativi individualizzati e coinvolgimento degli alunni e degli studenti;

-         individuazione di percorsi e di sistemi funzionali alla premialità e alla valorizzazione del merito degli alunni e degli studenti;

-         alfabetizzazione e perfezionamento dell'italiano come lingua seconda;

-         definizione di un sistema di orientamento.

 

Quota parte delle risorse destinata all'organico aggiuntivo e allo svolgimento di prestazioni straordinarie e aggiuntive (comma 3)

 

La quota di 368 milioni di euro nel 2020 e a 552 milioni di euro nel 2021 (comma 3) - pari al 92 per cento delle risorse totali per ciascun anno - è volta a:

§  potenziare le misure previste dall’art. 231-bis del D.L. 34/2020 (L. 77/2020), consentendo, altresì, la sostituzione del personale così assunto sin dal primo giorno di assenza (comma 3, lett. a)). Il D.I. 28 agosto 2020, n. 109, ha stabilito che a tale finalità sono assegnati 363 milioni di euro nel 2020 e 552 milioni di euro nel 2021.

L’art. 231-bis, co.1, stabilisce che, per l'avvio e lo svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021, con ordinanza del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono adottate misure per consentire ai dirigenti degli Uffici scolastici regionali di:

-      derogare al numero minimo e massimo di alunni per classe (lett.a));

-      attivare ulteriori incarichi temporanei a tempo determinato di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni. In caso di sospensione dell'attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo (lett.b)). Sul punto, si veda la scheda relativa all'art. 32, co. 6-quater e 4, in quanto tale ultima previsione risulta soppressa;

-      prevedere che gli scrutini si concludano entro il termine delle lezioni (lett.c)).

Ai relativi oneri si è provveduto con le risorse (pari, come si è detto, a complessivi 977,6 milioni di euro per gli anni 2020 e 2021) del Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 (che viene incrementato dalle disposizioni in esame), ripartito tra gli Uffici scolastici regionali. Entro il 31 maggio 2021 il Ministero dell'istruzione effettuerà un monitoraggio delle spese relative al personale.

 

In attuazione, è stata emanata l’ordinanza 5 agosto 2020, n. 83 (qui il relativo comunicato stampa), secondo cui le risorse per l'organico aggiuntivo sono assegnate per il 50 per cento sulla base del numero degli alunni presenti sul territorio e per il 50 per cento sulla base delle richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali che hanno fatto la rilevazione delle esigenze delle scuole.  Tale previsione è stata confermata dal D.I. 28 agosto 2020, n. 109. Inoltre, per contemperare le esigenze della didattica e l’adeguata vigilanza sugli alunni, l’attivazione degli eventuali incarichi, sia per il personale docente sia per il personale ATA, è effettuata con priorità per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, con particolare riferimento alla scuola primaria; in subordine, per la scuola secondaria di secondo grado.

A tale ordinanza ha fatto seguito il citato D.I. 10 agosto 2020, n. 95, che - nel confermare, come si è detto, i criteri suesposti - ha ripartito l'intero ammontare del Fondo per le finalità dell'art. 231-bis, co. 1, lett. a) e b). In base all'art. 1, co. 5 e 6, del D.I., gli incarichi temporanei di cui all’art. 231-bis, co. 1, lett. b) sono attivati in un numero massimo, per ciascuna regione, tale da non eccedere il limite di spesa attribuito alla medesima regione di cui alla Tabella A allegata al decreto. Inoltre, in base alla durata di tali incarichi, il budget da assegnare è stimato tenendo conto di un costo mensile, al lordo degli oneri riflessi a carico dello Stato e dell’IRAP e al lordo della tredicesima, relativo a ciascuna tipologia di personale scolastico, calcolato per una durata di circa nove mensilità per ciascun contratto, da commisurarsi all’importo derivante dal CCNL del comparto istruzione e ricerca del 19 aprile 2018, di cui si riportano i valori nella Tabella B allegata al citato decreto. Da ultimo, il D.I. 28 agosto 2020, n. 109 ha ribadito tale previsione.

Si veda anche il D.D. 9 settembre 2020, n. 21232, recante "Istruzioni operative di carattere contabile per gli uffici scolastici regionali e comunicazione delle risorse accantonate per l’eventuale sostituzione del personale contrattualizzato".

 

Nell'apposita sezione del sito internet del Ministero dell'istruzione, Rientriamo a scuola, in risposta ad una domanda sul personale aggiuntivo, si precisa che "sono stati destinati a questo scopo 977 milioni di euro che consentiranno di avere 50.000 tra docenti e ATA in più per la ripresa di settembre".

 

La relazione tecnica allegata al disegno di legge presentato in prima lettura collega detto aumento di risorse alla possibilità di "di incrementare la quantità di contratti temporanei di docente o di personale ATA da attivare a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni secondo il calendario regionale o dalla presa di servizio (indicativamente il 15 settembre 2020) fino al termine delle lezioni, (indicativamente sino al  10 giugno 2021) in deroga alle facoltà assunzionali vigenti, al fine di consentire lo sdoppiamento di classi particolarmente affollate, in relazione all’esigenza di contenere l’emergenza epidemiologica assicurando maggiore igiene e distanziando maggiormente gli studenti". Pertanto, il potenziamento delle misure previste dall'art. 231-bis del D.L. 34/2020 parrebbe riferito essenzialmente all'attivazione di ulteriori incarichi temporanei a tempo determinato.

 

Si prevede inoltre che il personale così assunto a tempo determinato possa essere sostituito, in caso di assenza, sin dal primo giorno, contrariamente a quanto avviene attualmente, fermi restando il rispetto della normativa vigente ed il prioritario ricorso al personale a qualunque titolo in servizio presso l'istituzione scolastica e in possesso di abilitazione o di titolo di studio idoneo.

Nel Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre le parti hanno convenuto, tra l'altro, "sull’impegno da parte del Ministero dell’istruzione a superare, con riferimento anche all’utilizzo dell’organico aggiuntivo da emergenza COVID, entro l’inizio delle lezioni, i vincoli normativi che ostacolano la sostituzione del personale docente e ATA assente, al fine di evitare lo smembramento delle classi, la mancata assistenza durante le attività laboratoriali e l’insufficiente vigilanza degli  spazi.

 

Si fa presente che l'art. 1, co. 333, della L. 190/2014 ha stabilito che, a decorrere dal 1° settembre 2015, i dirigenti scolastici non possono conferire supplenze brevi al personale docente per il primo giorno di assenza. Secondo l'art. 1, co. 78, della L. 662/1996, i capi di istituto sono autorizzati a ricorrere alle supplenze brevi e saltuarie solo per i tempi strettamente necessari ad assicurare il servizio scolastico e dopo aver provveduto, eventualmente utilizzando spazi di flessibilità dell'organizzazione dell'orario didattico, alla sostituzione del personale assente con docenti già in servizio nella medesima istituzione scolastica. Le supplenze "brevi e saltuarie" sono una delle tre tipologie di supplenze previste dall’art. 4, co. 1-3, della L. 124/1999.

 

Per permettere tale sostituzione fin dal primo giorno di assenza, il 10 per cento delle risorse che incrementano il citato Fondo per l’attivazione dei contratti temporanei a tempo determinato del personale scolastico, è resa indisponibile per essere utilizzata per la copertura delle sostituzioni. Tale accantonamento riguarderebbe dunque solo la quota parte pari a 368 milioni di euro nel 2020 e 552 milioni di euro nel 2021 riferita ai contratti.

Nella relazione tecnica allegata al disegno di legge presentato in prima lettura si precisa che la percentuale del 10 per cento "viene determinata sulla base del tasso di sostituzione, a legislazione vigente, del personale delle ordinarie dotazioni organiche del personale scolastico rilevato dal conto annuale delle pubbliche amministrazioni per l’anno 2018".

In proposito, si segnala che sia nell'ordinanza n. 83 del 2020 che nel D.I. 10 agosto 2020, n. 95 attuativo dell’art. 235 del D.L. 34/2020, una quota pari a 37,76 milioni di euro per l’anno 2020 e 60 milioni di euro per l’anno 2021 (corrispondenti al 10 per cento delle risorse totali riferite a ciascuna annualità) è stata accantonata per essere finalizzata al pagamento di oneri derivanti dalla sostituzione di personale.

Analogamente, il D.I. 28 agosto 2020, n. 109 ha stabilito che l'accantonamento di risorse per il pagamento di oneri derivanti dalla sostituzione di personale è pari a 36,3 milioni di euro, per l’anno 2020, e 55,2 milioni di euro, per l’anno 2021.

 

In argomento, si fa presente che l'art. 21-bis, comma 8, introdotto dal Senato, nel riprodurre quanto previsto dall'art. 5 del D.L. 111/2020, reca una specifica autorizzazione di spesa, pari a 1,5 milioni di euro per il 2020, al fine di garantire la sostituzione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche pubbliche che usufruisca dei congedi di cui ai commi da 3 a 6 connessi alla quarantena dei figli. Sul punto, si rinvia alla relativa scheda di lettura.

Ulteriori stanziamenti, pari a 54 milioni di euro per l'anno 2020, per le sostituzioni del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche, in circostanze specifiche, sono disposti dall'articolo 26, comma 1-ter, introdotto in prima lettura su cui si rinvia alla relativa scheda.

 

§  autorizzare - nel limite delle risorse a ciò destinate in base al comma 5 - lo svolgimento di prestazioni di lavoro straordinario rese nei mesi di agosto e settembre 2020 dal personale degli ambiti territoriali del Ministero dell’istruzione impegnato nelle operazioni di avvio dell’anno scolastico 2020/2021 e incrementare il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa di cui all’art. 40 del CCNL comparto istruzione e ricerca del 19 aprile 2018, anche per remunerare lo svolgimento di prestazioni aggiuntive rese dal personale delle istituzioni scolastiche (comma 3, lett. b)). Il D.I. 28 agosto, n. 109, ha stabilito che 0,2 milioni di euro sono finalizzati all’autorizzazione allo svolgimento di prestazioni di lavoro straordinario e 4,8 milioni di euro sono volti all’incremento del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.

Si ricorda che in base all'organizzazione del MIUR[242] recata, da ultimo, dal D.P.C.M. 21 ottobre 2019, n. 140, il Ministero è articolato, a livello periferico, negli Uffici scolastici, su base regionale, organizzati in uffici dirigenziali di livello non generale per funzioni e per articolazioni sul territorio con compiti di supporto alle scuole, amministrativi e di monitoraggio in coordinamento con le direzioni generali competenti.

 

Il Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, istituito a decorrere dall'anno scolastico 2018/2019 dall'art. 40 del CCNL del comparto istruzione e ricerca del 19 aprile 2018, è finalizzato a remunerare il personale per una serie di finalità. Nel suddetto Fondo confluiscono le risorse relative:

-       al Fondo per l’istituzione scolastica;

-       ai compensi per le ore eccedenti del personale insegnante di educazione fisica nell’avviamento alla pratica sportiva;

-       alle funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa;

-       agli incarichi specifici del personale ATA;

-       alle misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica;

-       alle ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti;

-       alla valorizzazione del merito del personale docente;

-       alla valorizzazione della professionalità dei docenti.

Nel Contratto collettivo integrativo nazionale del comparto istruzione e ricerca - Sezione istituzioni scolastiche ed educative, siglato il 18 settembre 2019, sono individuati i criteri per il riparto del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2019/2020.

Secondo il comma 7, alla copertura degli oneri pari a 400 milioni di euro nel 2020 e di 600 milioni di euro nel 2021, si provvede ai sensi dell’articolo 114, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 

 


 

Articolo 32, commi 4 e 6-quater
(Disposizioni per il personale scolastico)

 

L'articolo 32, comma 4, modificato dal Senato, stabilisce che, per l'anno scolastico 2020/2021, al personale scolastico e a quello coinvolto nei servizi erogati dalle scuole in convenzione o tramite accordi non si applicano le modalità di lavoro agile, tranne che nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell'emergenza epidemiologica.

Al comma 6-quater, introdotto dal Senato, prevede che il personale docente e ATA assunto con contratti a tempo determinato nell'anno scolastico 2020/2021, in caso di sospensione delle attività didattiche, assicura le relative prestazioni con le modalità di lavoro agile (anziché vedere risolto il relativo contratto senza indennizzo, come previsto a legislazione vigente). Per supportare l'erogazione di tali prestazioni, le scuole possono incrementare la strumentazione nel limite di spesa di 10 milioni di euro.

 

Il comma 4 stabilisce che, per consentire l'avvio e lo svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021 e per le finalità di cui all’art. 231-bis del D.L. 34/2020 e al presente articolo, per l'anno scolastico 2020/2021 al personale scolastico e al personale coinvolto nei servizi erogati dalle istituzioni scolastiche in convenzione o tramite accordi, non si applicano le modalità di lavoro agile di cui all’art. 263 del medesimo D.L. 34/2020.

Con le modifiche introdotte al Senato, si introduce una eccezione a tale divieto, consentendo di ricorrere al lavoro agile nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell'emergenza epidemiologica.

 

Per quanto qui di interesse, secondo l'art. 263 del D.L. 34/2020 le amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del d. lgs. 165/2001[243], adeguano l'operatività di tutti gli uffici pubblici alle esigenze dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali. A tal fine, fino al 31 dicembre 2020, in deroga alle misure di cui all'art. 87, c. 1, lett. a), e co. 3, del D.L. 18/2020 (L.27/2020)[244], organizzano il lavoro dei propri dipendenti e l'erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell'orario di lavoro, rivedendone l'articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l'utenza, applicando il lavoro agile, con le misure semplificate di cui al co. 1, lett. b), del medesimo art. 87, al 50 per cento del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità. In considerazione dell'evolversi della situazione epidemiologica, con uno o più decreti del Ministero per la pubblica amministrazione possono essere stabilite modalità organizzative, fissati criteri e principi in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile, anche prevedendo il conseguimento di precisi obiettivi quantitativi e qualitativi. Alla data del 15 settembre 2020, l’art 87, co. 1, lett. a), cessa di avere effetto.

In attuazione, si veda la circolare n. 3 del 24 luglio 2020 del Ministro per la pubblica amministrazione, nella quale si sottolinea tra l'altro che la presenza del personale nei luoghi di lavoro non è più correlata alle attività ritenute indifferibili ed urgenti. Ciò comporta che "viene superata, attraverso il meccanismo della deroga, la previsione dell’art. 87, co. 1, lett. a), del D.L. 18/2020, che limitava, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, la presenza, negli uffici pubblici, alle sole attività indifferibili e urgenti". L'art. 263 del D.L. 34/2020 consente quindi alle amministrazioni di prevedere il rientro in servizio anche del personale non ad attività indifferibili e urgenti.

 

Si fa presente infatti che, anche in base alle "Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia", è possibile che si verifichino situazioni in cui singole classi o singoli istituti debbano sospendere le attività didattiche in presenza e attivare la didattica a distanza (dunque, modalità di lavoro agile) a seguito di casi positivi al COVID-19. Peraltro, in base alle Linee guida per la Didattica Digitale Integrata, ogni scuola deve dotarsi di un Piano scolastico per la didattica digitale integrata (DDI): la "didattica digitale integrata, intesa come metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, è rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di II grado, come modalità didattica complementare che integra la tradizionale esperienza di scuola in presenza, nonché, in caso di nuovo lockdown, agli alunni di tutti i gradi di scuola.

 

Si rammenta infine che, secondo l'art. 2, co. 3-ter, del D.L. 22/2020, "fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020", le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto "Istruzione e ricerca", nella modalità a distanza, dovevano essere regolati mediante un apposito accordo contrattuale collettivo integrativo stipulato con le associazioni sindacali rappresentative sul piano nazionale per il comparto "Istruzione e ricerca". Tuttavia, tale diposizione parrebbe aver cessato la sua efficacia il 31 luglio 2020, in base all'art. 1, co. 4, del D.L. 83/2020 (L. 124/2020), in virtù del quale i termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell'allegato 1 contenuto nel medesimo D.L. (quale appunto l'art. 2, co. 3-ter del D.L. 22/2020, non inserito nel citato allegato), connessi o correlati alla cessazione dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, non sono modificati a seguito della proroga del predetto stato di emergenza, deliberata dal Consiglio dei ministri il 29 luglio 2020, e la loro scadenza resta riferita al 31 luglio 2020.

 

Il nuovo comma 6-quater, introdotto dal Senato, novella l'art. 231-bis, co. 1, lett. b), del D.L. 34/2020 (L. 77/2020), con cui è stata data la possibilità, tra l'altro, ai dirigenti degli uffici scolastici regionali di attivare, nell'anno scolastico 2020/2021, ulteriori incarichi temporanei di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) a tempo determinato, dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni, non disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni di durata temporanea.

Sulla ricostruzione delle disposizioni contenute nell'art. 231-bis si rinvia alla scheda di lettura relativa all'art. 32, co. 1-3, 5, 6-bis, 6-ter e 7.

Si specifica tuttavia che, in caso di sospensione dell'attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo.

 

Con la novella in commento si sopprime tale previsione, eliminando dunque l'automatica risoluzione dei contratti, mentre si stabilisce che, in caso di sospensione delle attività didattiche in presenza, il personale supplente assicura le prestazioni con le modalità di lavoro agile. A supporto dell'erogazione di tali prestazioni, le scuole possono incrementare la strumentazione entro il limite di spesa di 10 milioni di euro. Ai relativi oneri si provvede utilizzando le risorse del Programma operativo nazionale (PON) Istruzione 2014/2020 (il riferimento è al PON "Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento”), anche mediante riprogrammazione degli interventi.

Si ricorda che l'art. 120, co. 2, del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) ha stanziato: a) 10 milioni di euro nel 2020, per consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi di piattaforme e di strumenti digitali utili per l'apprendimento a distanza, o di potenziare quelli già in dotazione, nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità; b) 70 milioni di euro nel 2020, per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d'uso, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme, nonché per la necessaria connettività di rete.

Inoltre, l'art. 2, co. 3, del D.L. 22/2020 (L. 41/2020) stabilisce che, in corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell'emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione, potendo anche disporre per l'acquisto di servizi di connettività delle risorse di cui alla Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente. 

Con gli avvisi nn. 4878 del 17 aprile 2020 (per le scuole del primo ciclo), 10478 del 6 maggio 2020 (per i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti) e 11978 del 15 giugno 2020 (per le scuole del secondo ciclo) sono state stanziate apposite risorse a valere sui fondi PON per l'acquisto di prodotti informatici.

 

 


 

Articolo 32, comma 6
(Termini di validità delle graduatorie comunali del personale scolastico, educativo e ausiliario destinato ai servizi educativi e scolastici dei comuni)

 

L'articolo 32, comma 6, proroga (dal 30 settembre 2020) al 30 settembre 2021 il termine di validità delle graduatorie approvate negli anni dal 2012 al 2017 - di cui all’art. 1, co. 147, lett. b), della L. 160/2019 - limitatamente alle graduatorie comunali del personale scolastico, educativo e ausiliario destinato ai servizi educativi e scolastici gestiti direttamente dai comuni.

 

In via generale, riguardo ai limiti temporali di validità delle graduatorie, l'art. 1, co. 147, 147-bis, 148 e 149 della L. 160/2019 ha introdotto specifiche previsioni. Tale normativa concerne le pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, co. 2, del d.lgs. n. 165 del 2001[245].

 

In base all'art. 1, co. 147, della L. 160/2019 (che ribadisce la norma di salvezza relativa agli eventuali periodi di validità inferiori previsti da leggi regionali):

§  le graduatorie approvate nell'anno 2011 sono utilizzabili entro il 30 marzo 2020. Resta fermo che l'utilizzo entro tale termine della graduatoria è ammesso previa frequenza obbligatoria (da parte dei soggetti interessati) di corsi di formazione e aggiornamento organizzati da ciascuna amministrazione (nel rispetto dei princìpi di trasparenza, pubblicità ed economicità e mediante le risorse disponibili a legislazione vigente) e previo superamento (da parte dei medesimi soggetti) di un apposito esame-colloquio, diretto a verificarne la perdurante idoneità (lett.a));

§  si unifica al 30 settembre 2020 il termine di validità delle graduatorie approvate negli anni dal 2012 al 2017 (lett.b));

§  per le graduatorie approvate nell'anno 2018, si pone il termine mobile di tre anni dalla data di approvazione (in luogo del termine fisso del 31 dicembre 2021) (lett. c));

§  per le graduatorie approvate nell'anno 2019, si conferma il suddetto termine mobile triennale (lett. c));

§  per le graduatorie approvate a decorrere dal 1° gennaio 2020, il medesimo termine mobile viene ridotto da tre a due anni (co. 149).

 

La disposizione in commento interviene sulle previsioni dell'art. 1, co. 147, lett. b), prorogando dal 30 settembre 2020 al 30 settembre 2021 il termine di validità delle graduatorie approvate dal 2012 al 2017, solo per le graduatorie comunali del personale scolastico, educativo e ausiliario destinato ai servizi educativi e scolastici gestiti direttamente dai comuni. Il riferimento è alle scuole dell'infanzia comunali e ai servizi educativi per l'infanzia comunali.

In proposito, si segnala che l'art. 1, co. 147-bis, della medesima L. 160/2019, introdotto dall'art. 1, co. 10-undecies, del D.L. 162/2019 (L. 8/2020), esclude le assunzioni del personale scolastico (compresi i dirigenti), del personale delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e del personale delle scuole ed asili comunali dall'ambito di applicazione della disciplina generale sui termini temporali di validità delle graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale nelle pubbliche amministrazioni (di cui al summenzionato co. 147).

Per le assunzioni del personale scolastico e del personale delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, i termini di validità delle graduatorie concorsuali sono infatti disciplinati da varie norme, spesso speciali e transitorie.

 

I termini "scuole e asili comunali", oggetto della esclusione di cui al citato comma 147-bis, parrebbero essere stati impiegati in senso atecnico e dunque potrebbero riferirsi solo alle scuole dell'infanzia comunali. La proroga di cui al comma 6 in commento, operando con riferimento alle graduatorie comunali del personale scolastico, educativo e ausiliario destinato ai servizi educativi e scolastici gestiti direttamente dai comuni, potrebbe dunque riguardare un ambito parzialmente diverso da quello oggetto di esclusione in senso stretto; quest'ultimo ambito non sembrerebbe infatti riguardare il personale ausiliario suddetto ed il personale dei servizi educativi gestiti direttamente dai comuni, categorie che sono invece comprese nella proroga in oggetto. Si valuti tuttavia l'opportunità di un chiarimento.

 

In base all'art. 2 del d.lgs. 65/2017, il Sistema integrato di educazione e di istruzione è costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia statali e paritarie. Queste ultime possono essere paritarie pubbliche (cioè gestite dagli enti locali) o paritarie private.

I servizi educativi per l'infanzia, che comprendono anche gli asili nido destinati a bambini fino a 3 anni di età, sono gestiti dagli enti locali in forma diretta o indiretta, da altri enti pubblici o da soggetti privati; le sezioni primavera possono essere gestite anche dallo Stato. I servizi educativi per l'infanzia, sono organizzati a livello locale dai comuni e da soggetti privati, sulla base delle normative emanate dalle singole regioni e province autonome[246]. Alcuni comuni prevedono la possibilità di accreditare gli asili gestiti da privati, qualora siano rispettati e garantiti i requisiti di organizzazione e accoglienza previsti dai relativi regolamenti comunali per la gestione dei servizi all'infanzia.

L'assunzione degli educatori avviene tramite bando di concorso pubblico per titoli ed esami ad opera dei comuni.

In argomento, si rammenta che l'art. 2-ter del D.L. 22/2020 (L. 41/2020) prevede che, per l'anno scolastico 2020/2021, le scuole dell’infanzia paritarie comunali che non riescano a reperire, ai fini delle sostituzioni, personale docente abilitato, possono prevedere, in via straordinaria, l’attribuzione di incarichi temporanei attingendo anche alle graduatorie comunali degli educatori dei servizi educativi per l’infanzia in possesso di titolo idoneo a operare nei servizi per l’infanzia, in base al d.lgs. 65/2017. Si tratta della possibilità già consentita, in via transitoria, per l’anno scolastico 2019/2020, dall’art. 1-sexies del D.L. 126/2019 (L. 159/2019).

 

Secondo la relazione tecnica allegata al disegno di legge presentato in prima lettura, "la sospensione delle procedure concorsuali disposta dalla normativa emergenziale ha impedito ai comuni di attuare la propria programmazione dei fabbisogni di personale" e pertanto la disposizione in commento consente di ampliare le possibilità di utilizzo delle graduatorie vigenti, per gli enti che ne dispongano o che intendano convenzionarsi tra loro. "L’estensione temporale della possibilità di utilizzare dette graduatorie- prosegue la relazione tecnica - può aiutare le amministrazioni a fronteggiare anche alcune specifiche e nuove esigenze determinate dall’emergenza, come quella di potenziare gli organici dei servizi educativi, nei quali, a partire dall’imminente nuovo anno scolastico, dovrà essere previso un rapporto tra educatori/insegnanti e alunni tale da garantire il necessario distanziamento tra i bambini".

 

Sulle indicazioni per l'avvio del prossimo anno scolastico 2020/2021, si veda anche il Documento di indirizzo e orientamento per la ripresa delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell'infanzia (le cosiddette Linee guida 0-6).

Articolo 32, comma 6-quinquies
(
Continuità del progetto educativo e didattico)

 

 

L’articolo 32, comma 6-quinquies, introdotto dal Senato, fissa un termine - pari a 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto - per l'adozione dei provvedimenti con cui si attuano le disposizioni volte ad assicurare la continuità per gli studenti con disabilità.

 

In particolare, si stabilisce che il decreto attuativo dell'art. 14, co. 3, del d.lgs. 66/2017, è adottato entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il riferimento è ad un decreto del Ministro dell'istruzione che dovrebbe definire le modalità attuative delle misure per garantire la continuità didattica per le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti con accertata condizione di disabilità ai fini dell'inclusione scolastica.

 In particolare, secondo l'art. 14 del citato d.lgs. 66/2017, la continuità didattica è garantita dal personale della scuola, dal Piano per l'inclusione e dal Piano educativo individualizzato (PEI). In particolare, il comma 3 dell'art. 14 dispone che, al fine di agevolare la continuità educativa e didattica - valutati, da parte del dirigente scolastico, l'interesse dello studente e l'eventuale richiesta della famiglia - per i posti di sostegno didattico, possono essere proposti ai docenti con contratto a tempo determinato e con titolo di specializzazione per il sostegno didattico, ulteriori contratti a tempo determinato nell'anno scolastico successivo, ferma restando la disponibilità dei posti e le operazioni relative al personale a tempo indeterminato.

Si ricorda che l'art. 4-bis del D.L. 87/2018, abrogando l'art. 1, co. 131, della L. 107/2015, ha eliminato il termine massimo complessivo di durata previsto per i contratti a tempo determinato del personale della scuola, per la copertura di posti vacanti e disponibili.

Le modalità attuative sono definite con decreto del Ministro dell'istruzione, che potrebbe modificare anche il D.P.R. 131/2007 recante norme per il conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo: per l'adozione di tale decreto, la disposizione in commento fissa un termine di 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione. Sul piano della formulazione, si valuti se inserire tale previsione come novella al citato articolo 14, co. 3, del d.lgs. 66/2017.

 


 

Articolo 32, comma 6-sexies
(Valutazione periodica degli alunni della scuola primaria)

 

 

L'articolo 32, comma 6-sexies, introdotto dal Senato, dispone che, a decorrere dall’a.s. 2020/2021, anche la valutazione periodica degli alunni della scuola primaria è espressa con giudizio descrittivo.

 

In tal modo, si risolve il dubbio che era stato esplicitato nel dossier n. 287/2 del 30 maggio 2020 dei Servizi Studi di Camera e Senato.

 

Infatti, l’art. 1, co. 2-bis, del D.L. 22/2020 (L. 41/2020) ha modificato, sempre a decorrere dall’a.s. 2020/2021, il (solo) sistema di valutazione finale degli alunni della scuola primaria. Esso viene ora novellato inserendo il riferimento alla valutazione periodica.

 

L’art. 2, co. 1, del d.lgs. 62/2017 aveva previsto che la valutazione periodica e finale degli apprendimenti degli alunni nel primo ciclo, compresa la valutazione dell'esame di Stato, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, era espressa con votazioni in decimi che indicavano differenti livelli di apprendimento.

Successivamente, l’art. 1, co. 2-bis, del D.L. 22/2020 (L. 41/2020) ha disposto, in deroga al citato art. 2, co. 1, del d.lgs. 62/2017, che, dall'a.s. 2020/2021, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo[247] è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento, secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministro dell'istruzione.

Con nota prot. n. 1515 del 1 settembre 2020 indirizzata ai dirigenti scolastici, il Ministero dell’istruzione ha comunicato che, ai fini di dare attuazione alla succitata disposizione, è stato costituito presso il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero, un gruppo di lavoro presieduto dalla prof.ssa Elisabetta Nigris, Coordinatrice nazionale dei Presidenti dei Corsi di laurea in scienze delle formazione primaria, che è già in attività.

 

Trattandosi di una nuova disciplina a regime, si valuti l’opportunità di novellare l’art. 2, co. 1, del d.lgs. 62/2017, piuttosto che prevedere una deroga rispetto a quanto da esso disposto.

Articolo 32, commi 7-bis e 7-ter
(Messa in sicurezza degli edifici scolastici delle aree interessate da eventi sismici)

 

 

L’articolo 32, commi 7-bis e 7-ter (introdotti dal Senato), incrementa di 10 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2020 e 2021, il Fondo per la ricostruzione a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, destinando tale quota incrementale alla la messa in sicurezza, l'adeguamento sismico e la ricostruzione degli edifici scolastici delle zone interessate.

 

In dettaglio, le disposizioni sono volte a garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e il diritto allo studio degli studenti delle aree interessate i terremoti del 2016 e 2017 nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Pertanto, si prevede l'incremento di 10 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2020 e 2021, del Fondo per la ricostruzione istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

Tra le attuali destinazioni del citato Fondo è previsto, fra l'altro, il finanziamento delle verifiche di vulnerabilità degli edifici scolastici di cui all'art. 20-bis, co. 4, del D.L. 8/2017 (L. 45/2017), situati nei comuni di cui al D.L. 189/2016 (L. 229/2016: art. 1), nonché di edifici scolastici situati nei Comuni della zona sismica 1, e alla realizzazione di progetti di ripristino e adeguamento antisismico.

Qui l'avviso pubblico conseguentemente emanato dal MIUR con nota Prot. 8008 del 28 marzo 2018. Qui la graduatoria approvata dal MIUR con D.D. 363 del 18 luglio 2018. In argomento, si segnala la deliberazione della Corte dei conti n. 18/2018 del 31 luglio 2018, concernente il Piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici nelle zone a rischio sismico.

 

Il comma 7-bis in commento destina tali risorse incrementali all'attuazione di interventi per la messa in sicurezza, l'adeguamento sismico e la ricostruzione di edifici scolastici ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2 delle citate Regioni.

L'OPCM n. 3274 del 20 marzo 2003 ha previsto la classificazione del territorio nazionale in 4 zone a pericolosità sismica decrescente: zona 1 (la zona più pericolosa, in cui possono verificarsi fortissimi terremoti); zona 2 (in cui possono verificarsi forti terremoti); zona 3 (in cui possono verificarsi forti terremoti ma rari) e zona 4 (la zona meno pericolosa, in cui i terremoti sono rari). Nel sito del Dipartimento della Protezione civile è disponibile l'elenco dei provvedimenti di classificazione adottati a livello regionale.

 

Il riparto delle risorse è effettuato con decreto del Ministro dell'istruzione, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, al fine di consentire lo scorrimento della graduatoria di cui al D.M. 427 del 21 maggio 2019, approvata ai sensi dell'avviso pubblico di cui alla nota 24404 dell'11 luglio 2019

 

Con D.M. 427/2019 il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha destinato 120 milioni di euro  relativi all'annualità 2020, provenienti dal Fondo unico per l'edilizia scolastica (cap. 7105/pg 8) a interventi di messa in sicurezza, adeguamento sismico e/o nuova costruzione di edifici scolastici ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2 delle quattro regioni colpite dal sisma 2016-2017, non già inseriti in piani di ricostruzione del Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione.

Con nota 24404 dell'11 luglio 2019 è stato pubblicato l'avviso previsto dal D.M. 427/2019 per l'individuazione degli interventi. Il termine del 10 settembre 2019 da esso previsto per la candidatura è stato poi posticipato al 19 settembre 2019.

Con D.D. 454 del 9 ottobre 2019 sono state approvate, in prima istanza, le graduatorie. Il decreto direttoriale specificava che le risorse sarebbero state assegnate con decreto del Ministro. Successivamente, le graduatorie sono state sostituite con D.D. 505 del 18 ottobre 2019 e, a loro volta, a seguito di verifiche, rideterminate con D.D. 120 del 2 maggio 2020 (qui l' allegato A; qui l' allegato B).

Con D.M. 24 del 5 giugno 2020 si è proceduto ad assegnare 100.521.285,20 euro (Qui l'allegato). Il decreto dispone che la residua somma, pari ad 19.478.714,80 euro, è assegnata con successivo decreto del Ministro dell'istruzione in favore di eventuali ulteriori enti locali utilmente collocati in graduatoria, all'esito delle positive verifiche disposte da parte della Direzione generale competente.

 

In argomento, si ricorda peraltro che il D.L. 162/2019 (L. 8/2020: art. 6, co. 5-novies) - modificando il D.L. 8/2017 (L. 45/2017: art. 20-bis) - ha differito (dal 31 dicembre 2018) al 31 dicembre 2021 il termine entro il quale ogni immobile adibito ad uso scolastico situato nelle zone sismiche 1 e 2 deve essere sottoposto a verifica di vulnerabilità sismica, con priorità per quelli situati nei comuni compresi negli allegati del D.L. 189/2016, relativo alle 4 Regioni interessate dagli eventi sismici del 2016 e del 2017 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria).

Il D.L. 8/2017, all'art. 20-bis - oltre a quanto sopra detto - ha destinato alle verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici situati nelle zone sismiche 1 e 2, nonché alla progettazione dei relativi eventuali interventi di adeguamento antisismico, le risorse non utilizzate di cui alla L. 107/2015 (art. 1, co. 161), disponendo che almeno il 20% delle stesse doveva essere riservato alle quattro Regioni interessate dagli eventi sismici del 2016 e del 2017.

 

Il comma 7-ter dispone che ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze, per 10 milioni di euro per il 2020, e l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per 10 milioni di euro per il 2021.

 

 


 

Articolo 32-bis, commi 1-3
(Interventi urgenti per l'avvio e il regolare svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021)

 

 

L'articolo 32-bis, commi 1-3, introdotto dal Senato, istituisce un Fondo nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione con una dotazione di 3 milioni di euro per il 2020 e 6 milioni di euro per il 2021 in favore degli enti locali (anche in dissesto o in fase di riequilibrio finanziario), al fine di facilitare le procedure per il reperimento di spazi per lo svolgimento dell'attività didattica e per far fronte alle relative spese di conduzione e adattamento. Un ulteriore importo, pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, è destinato agli enti locali per la realizzazione di interventi strutturali o di manutenzione straordinaria finalizzati all'adeguamento e all'adattamento a fini didattici degli ambienti e degli spazi, anche assunti in locazione. Inoltre, 5 milioni di euro disponibili in conto residui sono destinati alle medesime finalità.

 

Si premette che le disposizioni in commento riproducono l'art. 3 del D.L. 111/2020 (A.S. 1931, che viene abrogato dall'art. 1, co. 1-bis, del disegno di legge di conversione del presente decreto, con salvezza degli effetti prodottisi e dei rapporti sorti sulla base del medesimo decreto-legge).

In dettaglio, per facilitare le procedure di reperimento degli spazi per il regolare avvio e svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021, il comma 1 istituisce un Fondo nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione con una dotazione di 3 milioni di euro per l'anno 2020 e 6 milioni di euro per l'anno 2021, destinando tali risorse agli enti locali. Si specifica inoltre che i destinatari possono essere anche enti locali in dissesto, in piano di riequilibrio finanziario pluriennale o in attesa di approvazione di piano di riequilibrio finanziario pluriennale (21.0.500/10).

Si ricorda che, in base alla L. 23/1996, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

§  i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado;

§  le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria di secondo grado, compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

La L. 56/2014 (art. 1, co. 85) ha confermato che tra le funzioni fondamentali delle province rientra la gestione dell'edilizia scolastica.

 

Le finalità cui sono destinate le risorse sono quelle di cui all'art. 32, co. 2, lett. a), su cui si rimanda alla relativa scheda di lettura. La disposizione in commento stanzia quindi risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate dal citato art. 32, destinandole prioritariamente agli affitti di spazi e alle relative spese di conduzione, all'adattamento alle esigenze didattiche e al noleggio di strutture temporanee.

 

Si stabilisce poi che con decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti i criteri e le modalità di riparto del Fondo di cui al primo periodo.

 

Il comma 2 indica le modalità di copertura degli oneri, cui si provvede: