Consiglio europeo - Bruxelles, 24-25 Giugno 2021 22 giugno 2021 |
Indice |
| |I. COVID-19|II. Ripresa economica|III. Migrazione|IV. Turchia|V. Libia|VI. Russia|VII. Bielorussia|VIII. Sahel|IX. Etiopia|Vertice Euro| |
I. COVID-19
|
La situazione epidemiologica
Per monitorare l'andamento della pandemia il
Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) pubblica periodicamente
mappe basate sui dati comunicati dagli Stati membri in ottemperanza alla
raccomandazione del Consiglio dell'Ue del 13 ottobre 2020, come modificata dalla
raccomandazione del Consiglio del 28 gennaio 2021 e dalla
raccomandazione (UE) 2021/961 del Consiglio, del
14 giugno 2021 (l'ultimo aggiornamento è del 17 giugno 2021). L'Ecdc pubblica inoltre
statistiche quotidiane sui contagi e sui decessi nel mondo, nell'Ue, nello Spazio economico europeo (See) e nel Regno Unito.
Il Consiglio ha chiesto agli Stati membri di fornire ogni settimana all'Ecdc i dati disponibili su: numero di
nuovi casi registrati per 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni; numero di test per 100.000 abitanti effettuati nell'ultima settimana (
tasso di test); percentuale di test positivi riscontrati nell'ultima settimana (
tasso di positività dei test). La raccomandazione prevede una
mappatura delle zone di rischio: rosso scuro (rischio molto elevato), rosso (rischio elevato), arancione (rischio medio), verde (rischio basso).
|
La strategia dell'UE per i vaccini
La
Strategia dell'Ue per i vaccini contro la Covid-19 è stata presentata dalla Commissione europea il 17 giugno 2020 al fine di accelerare lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini efficaci e sicuri. La Commissione ha previsto un
approccio centralizzato in ambito europeo per garantire l'approvvigionamento e sostenere lo sviluppo di vaccini disponibili per tutti i cittadini dell'Ue (come stabilito nella
comunicazione della Commissione dal titolo "
Preparazione per le strategie di vaccinazione e la diffusione di vaccini contro la Covid-19", del 15 ottobre 2020, la chiave di ripartizione proporzionale per l'assegnazione dei vaccini agli Stati membri è basata sulla popolazione). La
vaccinazione contro il Covid-19 ha avuto inizio il 27 dicembre 2020 in tutta l'Unione europea. Finora sono stati autorizzati dall'Agenzia europea per i medicinali (
Ema) i vaccini prodotti da
BioNTech/Pfizer il 21 dicembre 2020,
Moderna il 6 gennaio 2021,
AstraZeneca il 29 gennaio 2021 e
Janssen Pharmaceutica NV l'11 marzo 2021.
Per approfondimenti sulla strategia vaccinale dell'Ue si rimanda al dossier europeo del Servizio studi del Senato e dell'Ufficio rapporti con l'Ue della Camera dei deputati
n. 118, "
Videoconferenza dei membri del Consiglio europeo, 25 e 26 Marzo 2021".
In base a quanto reso noto dalla
Commissione europea, alla data del
17 giugno 2021, nell'Ue sono state
consegnate 357,7 milioni di dosi di vaccino, sono state
somministrate 310,7 milioni di dosi e
il 55% della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose (vd. anche il
Covid-19 Vaccine Tracker, a cura dell'Ecdc).
Per quanto concerne l'
Italia, l'attività di somministrazione delle vaccinazioni è iniziata a fine dicembre 2020 (non esiste un obbligo specifico di adesione alla campagna di vaccinazione). I dati relativi alle vaccinazioni effettuate vengono aggiornati costantemente su una
pagina internet interistituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministro della salute e del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19 (Commissario di cui all'articolo 122 del
d.l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni), disaggregati per categorie e per fasce di età.
|
Certificato Covid-19 dell'UE
L'UE ha convenuto di rilasciare un "certificato Covid digitale UE" al fine di facilitare la libera circolazione, in condizioni di sicurezza, all'interno dello spazio Schengen durante la pandemia di Covid-19 (vd. il
regolamento (UE) 2021/953). Il certificato sarà gratuito e riconosciuto in tutta l'Ue. L'entrata in vigore è prevista per il
1° luglio 2021. Dal 1° giugno 2021 è già attiva la piattaforma europea (
gateway) su cui si basa il certificato.
In base a quanto stabilito con il
regolamento (UE) 2021/954, gli Stati membri dovranno applicare le norme sul certificato digitale anche ai
cittadini di Paesi terzi che non rientrano nell'ambito di applicazione del sopra citato regolamento (UE) 2021/953, ma che
risiedono o soggiornano regolarmente nei loro territori e hanno il diritto di spostarsi in altri Stati membri ai sensi del diritto dell'Ue.
Il quadro del certificato digitale Ue comprende tre tipi di certificati: il
certificato di vaccinazione, il
certificato del test (indicante il risultato e la data di un test molecolare di amplificazione dell'acido nucleico o di un test antigenico rapido) e il
certificato di guarigione (comprovante che il titolare risulta guarito da un'infezione da SARS-CoV-2). Tali certificati dovranno essere rilasciati, in formato digitale o cartaceo (o in entrambi i formati), e comportare un codice a barre interoperabile contenente le informazioni fondamentali necessarie per verificarne l'autenticità, la validità e l'integrità. Il certificato sarà rilasciato ai cittadini dell'Ue e ai loro familiari, indipendentemente dalla loro nazionalità, e sarà valido in tutti gli Stati membri; potrà inoltre applicarsi all'Islanda, al Liechtenstein, alla Norvegia e alla Svizzera.
Il regolamento (UE) 2021/953 prevede, fra l'altro, che:
Sulle proposte si sono pronunciate la 12
a Commissione permanente (Igiene e sanità) del
Senato della Repubblica, che, con la risoluzione approvata nella seduta del 29 aprile 2021 (
doc. XVIII, n. 23), ha espresso parere favorevole con condizioni ed osservazioni, nonché, ai fini della verifica del rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, la 14
a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), che, nella risoluzione approvata nella seduta del 14 aprile 2021 (
doc. XVIII-bis, n. 8), ha ritenuto le proposte conformi al principio di sussidiarietà, esprimendo, tuttavia, osservazioni in ordine al rispetto del principio di proporzionalità.
La disciplina relativa al "certificato Covid digitale dell'Ue" resterà
in vigore per 12 mesi, a decorrere dal 1° luglio 2021 (la Commissione aveva previsto il certificato come
misura temporanea, da sospendere una volta che l'Organizzazione mondiale della sanità - Oms avrà dichiarato la fine dell'emergenza sanitaria internazionale Covid-19, e la cui applicazione potrebbe riprendere qualora l'Oms dichiari un'altra pandemia dovuta alla diffusione del SARS
-CoV
-2, a una sua variante, o a malattie infettive simili con un potenziale epidemico, per approfondimenti si rimanda al
Dossier "
Il certificato digitale COVID dell'UE", a cura dell'Ufficio Rapporti con l'Unione Europea della Camera dei Deputati).
|
Solidarietà internazionale
L'Unione europea e i suoi Stati membri hanno avviato una collaborazione per assistere i Paesi partner, anche nel vicinato, sul fronte sanitario, economico e sociale. Per conseguire questo obiettivo di solidarietà, sono state adottate numerose misure e iniziative.
L'8 aprile 2020 l'Ue ha lanciato
l'iniziativa "
Team Europa
", con l'obiettivo di sostenere i Paesi partner nelle esigenze umanitarie urgenti legate alla pandemia. In particolare, il sostegno di "Team Europa" si concentra sui seguenti aspetti: la risposta (in termini di emergenza) alle esigenze umanitarie; il rafforzamento dei sistemi sanitari, idrici e igienico-sanitari; l'attenuazione delle conseguenze socioeconomiche della pandemia. Il bilancio mobilitato, pari a
40,5 miliardi di euro, comprende risorse provenienti dall'Ue, dai suoi Stati membri e dalle istituzioni finanziarie, in particolare la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).
In occasione della
presidenza di turno del G20 assunta dall'Italia, il
21 maggio 2021 si è tenuto un
vertice mondiale sulla salute ("
Global Health Summit"), organizzato congiuntamente dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Il vertice ha riunito i leader del G20, i capi di organizzazioni internazionali e regionali e i rappresentanti degli organismi sanitari a livello mondiale, al fine di condividere gli insegnamenti tratti dalla pandemia. Al termine è stata approvata la "Dichiarazione di Roma", nella quale i leader del G20 si sono impegnati ad adottare una serie di azioni volte ad accelerare la fine della crisi da Covid-19 in ogni parte del mondo e a migliorare la preparazione a eventuali future pandemie. In tale occasione, Ursula von der Leyen ha inoltre annunciato l'
iniziativa, nell'ambito di Team Europa, sulla
produzione e l'accesso ai vaccini, agli altri farmaci e alle tecnologie sanitarie in Africa. L'obiettivo principale consiste nel contribuire alla creazione di un contesto favorevole alla produzione locale di vaccini in Africa, con un
1 miliardo di euro a carico del bilancio dell'Ue e di alcune istituzioni europee, fra cui la Bei. Tale importo dovrebbe essere ulteriormente incrementato con i contributi degli Stati membri dell'UE.
Il
programma
Covax è uno dei tre pilastri del progetto concernente la collaborazione
ACT (Access to Covid-19 Tools) - Accelerator
, avviata nell'aprile 2020 dall'Oms assieme ad altri partner, fra cui la Commissione europea, per fronteggiare la pandemia. La suddetta collaborazione ha l'obiettivo di fornire un accesso equo alla diagnostica, ai trattamenti e ai vaccini contro il Covid-19. Nell'ambito di tale collaborazione, il programma Covax è dedicato all'
accesso
ai
vaccini
in tutti i Paesi del mondo, indipendentemente dal livello di reddito; esso è guidato, oltre che dall'Oms, da Gavi (Alleanza per i vaccini) e dalla Coalizione per l'innovazione in materia di preparazione alle epidemie (Cepi). La Commissione europea ha aderito al programma Covax il 31 agosto 2020 e attraverso Team Europa l'ha inizialmente sostenuto con un contributo di 853 milioni di euro, divenendone il soggetto donatore principale. Il programma Covax prevede l'acquisto, entro la fine del 2021, di
2 miliardi di dosi di vaccino,
di cui oltre 1,3 miliardi per i Paesi a basso e medio reddito. Alla data della stesura del presente dossier europeo, la Commissione rende noto che sono stati raccolti impegni per
7,9 miliardi di euro a sostegno del programma, di cui
quasi 3 miliardi di euro provenienti da "Team Europa". La prima previsione di distribuzione è
disponibile sul sito dell'Alleanza per i vaccini Gavi.
Inoltre, nella
comunicazione del 19 gennaio 2021 "
Fare fronte comune per sconfiggere la Covid-19", la Commissione europea ha annunciato che istituirà un
meccanismo europeo di condivisione con i Paesi terzi delle dosi
di vaccino acquistate dall'Ue, anche attraverso Covax; particolare attenzione sarà posta ai
Balcani occidentali, al
vicinato orientale e meridionale e all'
Africa, con interventi rivolti principalmente agli operatori sanitari e alle esigenze umanitarie, in una prospettiva di solidarietà e sicurezza sanitaria all'interno e all'esterno dell'Unione.
Nella riunione straordinaria del
Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021 i capi di Stato e di governo dell'Ue hanno discusso del contributo dell'Ue nel quadro della risposta globale alla pandemia Covid-19; hanno ribadito il loro sostegno ai Paesi bisognosi e si sono impegnati a
donare almeno 100 milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19 entro la fine del 2021 (per approfondimenti vd. il Documento dell'Unione europea
n. 23/DOCUE e il Dossier europeo
n. 121/DE).
Il
4 giugno 2021 l'Ue ha presentato una proposta per far sì che i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) si impegnino a favore di un
piano d'azione commerciale multilaterale per
espandere la produzione di vaccini e cure contro il Covid-19 e garantire l'accesso universale ed equo ai vaccini. Nella proposta - che comprende la
comunicazione dell'Ue al Consiglio generale dell'Omc e la
comunicazione dell'Ue al Consiglio Trips dell'Omc - l'Ue sottolinea il
ruolo centrale dell'Omc nella risposta alla pandemia di Covid-19 ed esorta gli altri membri dell'Omc a concordare una serie di impegni, anche in merito ai diritti di
proprietà intellettuale.
In particolare, l'Ue esorta i governi a:
Il
Parlamento europeo - nella sua
risoluzione del 10 giugno 2021 "sulla risposta alla sfida globale posta dal Covid-19: effetti della deroga all'accordo Trips dell'Omc sui vaccini, le terapie e i dispositivi in relazione al Covid-19 e sull'incremento delle capacità di produzione e fabbricazione nei Paesi in via di sviluppo" - ha preso atto dell'annuncio della Commissione relativamente alla possibilità di agevolare l'uso di licenze obbligatorie per garantire un rapido accesso globale alla produzione di vaccini. Ha invitato quindi la Commissione a fornire criteri oggettivi per stabilire se, quando e in quali casi vi farà ricorso.
Infine, in occasione del
Vertice del G7 tenutosi in Cornovaglia dall'
11 al 13 giugno 2021, i leader hanno espresso l'impegno a fornire nel corso del prossimo anno un miliardo di dosi di vaccini, che saranno convogliate verso chi ne ha maggiormente bisogno principalmente attraverso lo strumento Covax. Il contributo totale del G7 ammonterebbe a oltre due miliardi di dosi di vaccini. I leader del G7 si sono inoltre impegnati a sostenere la produzione di strumenti Covid-19 nei Paesi a basso reddito e ad accelerarne la produzione in tutti i continenti, dichiarando inoltre che parteciperanno in modo "coerente" alle discussioni in sede di Omc sul ruolo della proprietà intellettuale, nell'ambito dell'Accordo Trips (vd. il
comunicato stampa).
La
74ma Assemblea mondiale della sanità si è svolta, in modalità virtuale, dal 24 al 31 maggio 2021. Il tema dell'Assemblea è stato "Porre fine alla pandemia, prevenendo la prossima: costruire insieme un mondo più sano, più sicuro e più giusto".
Fra i principali risultati raggiunti dall'Assemblea è stata l'adozione della risoluzione "
Rafforzare la preparazione e la risposta dell'Oms alle emergenze sanitarie" proposta dagli Stati membri dell'Ue e sostenuta da altri 29 Paesi. La risoluzione prevede una serie di azioni, su più livelli, funzionali al rafforzamento complessivo del sistema globale di preparazione e risposta ai patogeni con potenziale pandemico. La risoluzione invita gli Stati membri a proseguire con decisione nella risposta alla pandemia, a sostenere la forza lavoro sanitaria, a rafforzare le attività di ricerca e i sistemi di sorveglianza epidemiologica, a condividere informazioni affidabili in caso di nuovi patogeni o situazioni suscettibili di evolvere in nuove emergenze. Evidenzia inoltre la necessità di garantire un finanziamento adeguato, flessibile e sostenibile dell'Oms, di cui si riafferma la centralità e il ruolo di coordinamento. La risoluzione prevede anche la costituzione di un gruppo di lavoro, aperto alla partecipazione di tutti gli Stati membri, incaricato di alimentare un "rafforzamento" dell'organizzazione e, soprattutto, di valutare i "benefici" di una convenzione, accordo o altro strumento internazionale per la preparazione e la risposta alle pandemie.
L'Assemblea, su impulso di un ampio gruppo di Paesi fra cui l'Italia, ha inoltre adottato una decisione procedurale con la quale si stabilisce che gli esiti delle valutazioni del gruppo di lavoro forniranno la base di discussione per una
sessione speciale dell'Ams convocata per la fine di novembre 2021 (29 novembre 2021 – 1° dicembre 2021), che avrà il compito di incardinare la visione politica di un "
trattato sulle pandemie" entro un percorso definito, nella prospettiva del possibile avvio di un "metodo intergovernativo" per la redazione e la negoziazione del nuovo strumento.
Il
15 giugno 2021 la Commissione europea ha presentato una
comunicazione sugli
insegnamenti tratti nei primi 18 mesi della pandemia di Covid-19. Obiettivo della comunicazione è - secondo quanto dichiarato dalla Commissione - contribuire a migliorare le capacità di previsione dei rischi per la salute pubblica e di pianificazione delle risposte alle emergenze, consentendo risposte comuni più veloci ed efficaci a tutti i livelli. La comunicazione comprende un elenco di fattori rispetto ai quali si ritengono necessari miglioramenti; tale elenco non intende essere esaustivo, ma fornire un primo quadro d'insieme degli interventi immediati che andrebbero messi in atto.
La Commissione indica le seguenti "lezioni apprese dalla pandemia":
|
II. Ripresa economica
Preliminarmente, è utile riportare una
sintetica introduzione sulla situazione e sulle prospettive dell'economia e dell'occupazione nell'UE e negli Stati membri secondo quanto delineato dalla Commissione europea nelle
previsioni economiche di primavera (12 maggio 2021) e nei
documenti del cosiddetto "pacchetto di primavera" del Semestre europeo (1° giugno 2021).
Secondo la Commissione europea, nel
2020 il
PIL si è contratto del
6,6% nell'
Eurozona e del
6,1% nell'
UE27 (in
Italia dell'8,9%). Tuttavia, la Commissione stima che l'economia dell'UE crescerà del 4,2% nel 2021 e del 4,4% nel 2022, mentre l'economia dell'Eurozona del 4,3% quest'anno e del 4,4% l'anno prossimo. Per l'
Italia, si stima una
crescita del PIL per gli anni
2021 e 2022 rispettivamente del 4,2% e del 4,4%.
Per quanto riguarda il
tasso di disoccupazione, la Commissione stima per l'Eurozona un aumento dal 7,8% nel 2020 all'8,4% nel 2021, per poi calare al 7,8% nel 2022, mentre per l'UE27 un aumento dal 7,1% nel 2020 al 7,6% nel 2021, per poi scendere al 7% nel 2022. Per l'
Italia, un aumento dal 9,2% nel 2020 al 10,2% nel 2021, per poi calare al 9,9% nel 2022.
Per quanto riguarda
l'inflazione, la Commissione prevede per l'Eurozona un aumento dallo 0,3% nel 2020 all'1,7% nel 2021, per poi calare all'1,3% nel 2022, mentre per l'UE27 un aumento dallo 0,7% nel 2020 all'1,9% nel 2021, per poi scendere all'1,5% nel 2022. Per l'
Italia, un aumento dal -0,1% nel 2020 all'1,3% nel 2021, per poi calare all'1,1% nel 2022.
Per quanto concerne il
deficit pubblico, la Commissione prevede un aumento per l'Eurozona dal 7,2% del PIL nel 2020 all'8% del PIL nel 2021, per poi calare al 3,8% del PIL nel 2022, mentre per l'UE27 un aumento dal 6,9% del PIL nel 2020 al 7,5% del PIL nel 2021, per poi scendere al 3,7% del PIL nel 2022. Per l'
Italia, una crescita dal 9,5% del PIL nel 2020 all'11,7% nel 2021, per poi diminuire al 5,8% nel 2022.
Per quanto riguarda, infine, il
rapporto debito/PIL, la Commissione stima un aumento per l'Eurozona dal 100% nel 2020 al 102,4% nel 2021, per poi diminuire al 100,8% nel 2022, mentre per l'UE27 un aumento dal 92,4% nel 2020 al 94,4% nel 2021, per poi diminuire al 92,9% nel 2022. Per l'
Italia, una crescita dal 155,8% nel 2020 al 159,8% nel 2021, per poi scendere al 156,6% nel 2022.
Di seguito
due tabelle riepilogative (
Fonte: Commissione europea) sulle prospettive economiche per l'UE e gli Stati membri. La prima riporta le previsioni su crescita del PIL, inflazione, tasso di disoccupazione e deficit pubblico, la seconda sul debito pubblico.
Sulla base delle suddette previsioni economiche, il 2 giugno scorso la Commissione europea ha annunciato che la
clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita - che consente uno scostamento temporaneo dal normale funzionamento delle regole di bilancio in una situazione di grave recessione economica nell'UE -
continuerà ad essere applicata nel 2022 e verrà, probabilmente, disattivata a partire dal 2023.
"La
decisione di disattivare la clausola - afferma la Commissione nella
comunicazione "Coordinamento delle politiche economiche nel 2021: superare la COVID-19, sostenere la ripresa e modernizzare la nostra economia" - dovrebbe essere presa nel quadro di una valutazione globale dello stato dell'economia sulla base di criteri quantitativi, il principale dei quali è il
livello di attività economica nell'UE rispetto ai livelli precedenti la crisi. In base alle previsioni di primavera 2021, i livelli di attività economica precedenti la crisi (fine 2019) saranno raggiunti intorno al quarto trimestre del 2021 nell'UE nel suo complesso e intorno al primo trimestre del 2022 nella zona euro". "Dopo la disattivazione della clausola - conclude la Commissione - si continuerà a tener conto delle situazioni specifiche di ciascun Paese".
Per
l'Italia, la Commissione (
Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del TFUE)
non prevede che l'attività economica torni al suo livello annuale pre-crisi nel 2022, in quanto secondo le proiezioni il livello del PIL nel 2022 dovrebbe essere ancora inferiore dello 0,9% rispetto al 2019.
|
Attuazione di Next Generation EU
Lo Strumento dell'UE per la ripresa, il cosiddetto
Next Generation EU (NGEU), istituito con il
regolamento (UE) 2020/2094 del Consiglio, integra il Quadro finanziario pluriennale dell'UE 2021-2027 stabilito dal
regolamento (UE, Euratom) 2020/2093 del Consiglio.
La Commissione europea è autorizzata a
contrarre prestiti, per conto dell'Unione,
sui mercati dei capitali fino a un importo di 750 miliardi di euro a prezzi 2018 (807,1 miliardi di euro a prezzi correnti), al fine di fornire agli Stati membri le risorse necessarie, sotto forma di
prestiti e sovvenzioni (cioè contributi a fondo perduto), per affrontare le conseguenze socio-economiche della crisi pandemica.
L'attività di assunzione dei prestiti cesserà al più tardi alla fine del 2026, mentre il rimborso dei prestiti inizierà a partire dal 1° gennaio 2027 con termine fissato al 31 dicembre 2058.
Tutti gli Stati membri hanno
approvato la
decisione sulle risorse proprie UE 2021-2027 che è entrata in vigore il 1° giugno 2021 e, pertanto, la Commissione europea ha potuto avviare l'assunzione dei prestiti sui mercati dei capitali. Il 15 giugno 2021 ha infatti emesso la
prima obbligazione decennale per reperire
20 miliardi di euro.
La domanda è stata dominata dai gestori di fondi (37%) e dalle tesorerie delle banche (25%), seguiti dalle banche centrali/istituzioni ufficiali (23%). In termini geografici (tabella seguente),
l'87% è stato distribuito a investitori europei, il 10% a investitori asiatici e il 3% a investitori del continente americano, del Medio Oriente e dell'Africa.
Si segnala che la Commissione europea, dando seguito alla
strategia
per il finanziamento di
Next Generation EU presentata il 14 aprile 2021, ha
annunciato che nel 2021 prevede di emettere obbligazioni a lungo termine per un valore approssimativo di 80 miliardi di euro, che saranno integrate da decine di miliardi di euro in buoni dell'UE a breve termine a copertura delle restanti esigenze di finanziamento. ll
30% del programma sarà finanziato mediante l'emissione di
obbligazioni verdi.
Gli importi a titolo di
Next Generation EU saranno erogati soltanto tramite
sette programmi: due interamente finanziati da NGEU (Dispositivo per la ripresa e la resilienza e REACT-EU) e cinque solo in parte finanziati da NGEU ad integrazione del bilancio pluriennale (Sviluppo rurale, Resc-EU, InvestEU, Orizzonte Europa e Fondo per una transizione giusta).
Il
più importante strumento di
Next Generation EU, con circa il 90% della dotazione complessiva, è il
Dispositivo per la ripresa e la resilienza (
Recovery and Resilience Facility), istituito dal
regolamento (UE) 2021/241, che fornirà agli Stati membri fino a 672,5 miliardi di euro (312,5 di sovvenzioni e 360 di prestiti) a prezzi 2018, ovvero 724 miliardi di euro (338 di sovvenzioni e 386 di prestiti) a prezzi correnti.
Il
70% delle
sovvenzioni dovrà essere impegnato nel
2021 e nel
2022 secondo criteri di assegnazione predeterminati (popolazione, inverso del PIL pro capite e tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni rispetto alla media UE 2015-2019), mentre il
30% nel
2023 tenendo conto del calo del PIL nel 2020 e nel periodo cumulato 2020-2021 (criterio che sostituisce quello della disoccupazione). Il volume massimo dei
prestiti per ciascuno Stato membro
non dovrà superare il 6,8% del suo Reddito nazionale lordo (
RNL) nel
2019, ma tale limite può essere aumentato in circostanze eccezionali da valutare caso per caso.
La
tabella seguente (
Fonte Commissione europea) riporta il
contributo finanziario massimo per Stato membro a titolo di sovvenzioni (a prezzi correnti). Il 30% dell'importo è indicativo in quanto basato sulle previsioni di autunno 2020 della Commissione; sarà finalizzato solo quando Eurostat presenterà i dati definitivi nel giugno 2022.
|
Piani nazionali per la ripresa e la resilienza
Sulla base delle informazioni che si possono ricavare dal
sito della Commissione europea, al 22 giugno 2021 sono stati ufficialmente
trasmessi 24 Piani nazionali, tra cui quello dell'
Italia (i Piani avrebbero dovuto, di regola, essere trasmessi entro il 30 aprile e possono essere modificati successivamente).
Oltre all'Italia, hanno già presentato i Piani anche Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Spagna, Croazia, Cipro, Francia, Irlanda, Finlandia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Austria, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia e Svezia.
Non risultano quindi ancora trasmessi i Piani di Bulgaria, Malta e Paesi Bassi.
Al momento, la
maggior parte degli Stati membri ha richiesto
solamente sovvenzioni. Hanno richiesto, invece, anche
prestiti Cipro, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania e Slovenia.
Sui Piani presentati è
in corso la valutazione da parte della
Commissione europea che, sulla base di quanto stabilito dal citato regolamento, ha
due mesi di tempo dalla trasmissione ufficiale per completarla e formulare una proposta di decisione di esecuzione del Consiglio.
Allo stato, la Commissione ha già adottato una valutazione positiva per i Piani di Austria, Danimarca, Germania, Grecia,
Italia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna. La Commissione attribuisce al Piano un
rating in base a ciascuno dei criteri di valutazione, prevedendo
punteggi compresi tra A (il più alto)
e C (il più baso). Finora, i Piani valutati hanno ottenuto "A" in tutte le voci, ad eccezione di quella relativa ai costi totali stimati, per la quale hanno ottenuto "B".
La valutazione della Commissione comprende, in particolare, un esame volto ad accertare se il Piano
rappresenta una risposta equilibrata alla situazione economica e sociale dello Stato membro, contribuendo adeguatamente a tutti e sei i pilastri del Dispositivo (transizione verde; trasformazione digitale; occupazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza; politiche per la prossima generazione, comprese istruzione e competenze), nonché concorre ad
affrontare efficacemente, nel loro insieme o in parte, le sfide individuate nelle pertinenti
raccomandazioni specifiche per Paese formulate nel contesto del Semestre europeo e a
rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica, istituzionale e sociale dello Stato membro interessato. La Commissione valuta, inoltre, se almeno il
37% delle spese previste sia dedicato a investimenti e riforme, che sostengono gli
obiettivi climatici, e se il
20% sia attribuito alla
transizione digitale. Valuta, altresì, se le misure rispettano il principio di "non arrecare un danno significativo" agli obiettivi ambientali dell'Unione (
do no significant harm principle).
Si segnala, inoltre, che la Commissione, nella
Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021, ha incoraggiato gli Stati membri a presentare piani di investimento e di riforma nei seguenti
sette settori faro europei (
European flagships):
Dalla proposta della Commissione, il
Consiglio dell'UE ha
quattro settimane di tempo per
approvare definitivamente, a maggioranza qualificata, i singoli Piani. L'approvazione consente, tra l'altro, l'erogazione, nel 2021, di un
prefinanziamento del 13%.
In seguito, gli Stati membri potranno presentare, su base semestrale,
richieste di pagamento, che saranno valutate dalla Commissione europea, tenendo conto del parere del Comitato economico e finanziario.
La
valutazione positiva da parte della Commissione delle richieste di pagamento sarà subordinata al
conseguimento soddisfacente dei
traguardi e degli
obiettivi concordati.
Qualora, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengano che vi siano gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali, può essere attivata la procedura che è stata definita "
freno d'emergenza", chiedendo che il Presidente del Consiglio europeo rinvii la questione al successivo Consiglio europeo.
Il Consiglio può comunque sospendere l'adozione o i pagamenti in caso di significative inadempienze.
Gli Stati membri dovranno riferire in merito ai progressi due volte l'anno nel quadro del Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali dell'Unione, che sarà temporaneamente adattato proprio per rispondere alle esigenze del Dispositivo, mentre la Commissione europea dovrà riferire periodicamente al Parlamento europeo (nell'ambito di un regolare "
dialogo di ripresa e resilienza") e al Consiglio in merito all'attuazione.
L'attuazione del Dispositivo sarà coordinata da un'apposita
task force
della Commissione europea per la ripresa e la resilienza in stretta
collaborazione con la Direzione generale degli Affari economici e finanziari (
DG ECFIN).
Il PNRR italiano
Il
Piano italiano prevede investimenti pari a
191,5 miliardi di euro (68,9 in sovvenzioni e 122,6 in prestiti) finanziati attraverso il Dispositivo.
A tali risorse, si aggiungono quelle rese disponibili dal Programma React-EU (13 miliardi di euro da spendere nel biennio 2021-2023), sempre finanziato da
Next Generation EU, nonché quelle derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva (30,62 miliardi, che confluiscono in un apposito Fondo complementare).
Per approfondimenti sul PNRR italiano, si veda il
dossier predisposto dai servizi di documentazione di Camera e Senato.
Si ricorda che l'Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti di Next Generation EU: il Dispositivo per la ripresa e la resilienza e React-EU.
Nel complesso, il
27% delle risorse del Piano è dedicato alla
transizione digitale e il
40% alla
transizione ecologica. Il Piano prevede che il
40% degli investimenti pubblici siano destinati al
Mezzogiorno.
La tabella seguente riporta la composizione completa del PNRR per missioni e componenti.
In merito alla
governance del Piano, il
decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, attualmente in corso di esame parlamentare, stabilisce in particolare che:
|
Nuovi obiettivi sociali dell'UE per il 2030
Il
7-8 maggio 2021 i leader dell'UE, riuniti nel
Vertice sociale di Porto, hanno approvato una dichiarazione comune sulle questioni sociali (
Dichiarazione di Porto) che accoglie con favore
i nuovi obiettivi principali dell'UE fissati dal Piano d'azione della Commissione europea per l'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali.
Il
Piano d'azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali (
COM(2021)102 e
allegati), adottato dalla Commissione europea il 4 marzo 2021 propone infatti
3 obiettivi principali in materia di occupazione, competenze e protezione sociale che
l'UE deve conseguire
entro il 2030:
1)
Almeno il 78% della
popolazione di età compresa
tra i 20 e i 64 anni dovrebbe avere un
lavoro;
La crisi da COVID-19 ha determinato un calo nel tasso di occupazione nell'UE dal 73,1% nel 2019 al 72,4% a fine 2020.
La Commissione specifica che per raggiungere l'obiettivo l'Europa deve puntare in particolare a:
2)
Almeno il 60% degli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione;
La Commissione specifica che per raggiungere l'obiettivo si dovrebbe in particolare fare in modo che:
3)
Ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale (5 milioni dei quali dovrebbero essere bambini).
La Commissione
invita il Consiglio europeo a fare propri i tre obiettivi ed esorta gli
Stati membri - che sono i principali responsabili in tema di occupazione, competenze e politiche sociali e quindi per l'effettiva attuazione del Pilastro - a definire i propri
obiettivi nazionali per contribuire allo sforzo comune dell'Unione.
|
Raccomandazione sulla politica economica della zona euro
Il progetto di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro è stato presentato dalla Commissione europea il 18 novembre 2020 all'interno del cosiddetto "pacchetto d'autunno" del Semestre europeo. Successivamente, è stato discusso nell'Eurogruppo del 16 dicembre 2020 e approvato dal Consiglio ECOFIN del 25 gennaio 2021. Dopo l'approvazione da parte del Consiglio europeo, sarà formalmente adottato dal Consiglio ECOFIN.
La
raccomandazione pone un
forte accento sul ricorso al Dispositivo per la ripresa e la resilienza e fornisce orientamenti strategici sulle priorità che gli Stati membri dovrebbero includere nei loro Piani nazionali per la ripresa e la resilienza.
Viene raccomandato agli Stati membri della zona euro di adottare individualmente, anche attraverso i rispettivi Piani, e collettivamente nell'ambito dell'Eurogruppo, nel periodo
2021-2022, provvedimenti finalizzati a:
Si segnala, in particolare, che è in corso di esame, al Senato della Repubblica presso la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) e alla Camera dei deputati presso la VI Commissione (Finanze), un
pacchetto di misure in materia di finanza digitale, presentato dalla Commissione europea lo scorso settembre, contenente tra l'altro un quadro generale dell'Unione in materia di
cripto-attività, un'ulteriore armonizzazione delle principali prescrizioni sulla resilienza operativa digitale e una strategia in materia di pagamenti al dettaglio. Per approfondimenti, si vedano il
dossier predisposto dal Servizio Studi del Senato e il
dossier predisposto dall'Ufficio Rapporti con l'Unione europea della Camera dei deputati.
|
Riforma globale dell'imposta sulle società in sede OCSE/G20
Da qualche anno in sede
OCSE/G20 sono in corso i
lavori per una
riforma del sistema fiscale internazionale. L'Unione europea - da ultimo al Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2021 - si è impegnata a raggiungere una soluzione globale consensuale entro la metà del 2021, ritenendosi altrimenti pronta a procedere in maniera autonoma.
I lavori sono svolti nell'ambito dell'azione 1 del quadro inclusivo dell'OCSE/G20 sull'erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili (BEPS): sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione. All'iniziativa partecipano circa 140 Paesi e giurisdizioni.
I lavori si articolano su
due pilastri:
Dopo una fase di stallo, recentemente i negoziati sono ripresi, anche grazie alla decisione della nuova amministrazione statunitense di ritirare la proposta, avanzata dalla precedente amministrazione, di introdurre una clausola, definita "
safe harbour" (approdo sicuro), per dare alle grandi imprese digitali la possibilità di aderire soltanto in via opzionale al nuovo sistema di tassazione.
Da ultimo, i
leader dei Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti), riuniti al
vertice di Carbis Bay, in Cornovaglia, l'
11-13 giugno 2021, hanno adottato un
comunicato che conferma
l'impegno, preso dai loro Ministri delle finanze il 5 giugno scorso, sulla riforma fiscale internazionale.
Hanno rappresentato l'Unione europea al Vertice il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
L'impegno sottoscritto prevede la creazione di
un'imposta minima globale sulle società pari ad almeno il 15%, applicata Paese per Paese, e, al fine di raggiungere una soluzione equa sull'assegnazione dei diritti di tassazione, il diritto per i Paesi di tassare almeno il 20% dei profitti che superano il margine del 10% delle società multinazionali più grandi e redditizie.
L'obiettivo ora è di
raggiungere un accordo in occasione della riunione del 9-10 luglio 2021 dei Ministri delle finanze e dei Governatori delle banche centrali del G20, per poi giungere ad un accordo definitivo al Vertice del
G20 del prossimo ottobre.
|
III. Migrazione
Secondo l'UNHCR, dall'inizio del 2021 (dati aggiornati al 14 giugno) il numero di rifugiati e migranti giunti via mare in
Italia,
Grecia,
Spagna,
Cipro e
Malta ammonterebbe a
30.540 di cui: oltre 16.800 mila in
Italia; circa 11.600 in Spagna; oltre 1.200 in Grecia (cui devono aggiungersi circa 2,140 arrivi
via terra). Sono oltre mille gli sbarchi a Cipro e oltre 200 a Malta. L'UNCHR stima, al 14 giugno 2021,
oltre 800 persone tra morti e dispersi in mare.
Di seguito l'andamento annuale 2014-2020 dei flussi migratori (marittimi e terrestri) verso gli Stati membri posti sulla frontiera meridionale dell'UE (Fonte UNHCR)
![]()
Di seguito il medesimo andamento 2015-2020 articolato per mesi (Fonte UNHCR)
![]()
Di seguito l'andamento annuale 2014-2020 dei flussi migratori verso l'Italia (Fonte UNHCR)
Si ricorda che la Commissione europea e l'Alto rappresentante hanno presentato il 9 febbraio 2021 una
comunicazione congiunta nella quale si propone di avviare una nuova
Agenda per il Mediterraneo, accompagnata da un
piano di investimenti economici per stimolare la ripresa socioeconomica a lungo termine nel vicinato meridionale.
Sono coinvolti nella politica dell'UE per il vicinato meridionale i seguenti paesi africani:
Algeria,
Egitto,
Libia,
Marocco e
Tunisia.
La nuova Agenda per il Mediterraneo si incentra su
5 settori d'intervento: Stato di diritto e sviluppo umano; resilienza, prosperità e transizione digitale, pace e sicurezza; migrazione e mobilità.
Per quanto riguarda, in particolare, la migrazione e la mobilità si propone di
Il piano di investimenti economici prevede
12 iniziative faro da realizzare a livello regionale, nazionale e locale. Per l'attuazione dell'Agenda per il Mediterraneo si prevede uno
stanziamento fino a
7 miliardi di euro, nell'ambito del nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale dell'UE (NDICI), per il periodo 2021-2027 (
v. infra). A giudizio della Commissione tale importo
potrebbe mobilitare fino a 30 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici nella regione nei prossimi dieci anni.
L'i
niziativa
Team Europa - che ha mobilitato finora
40,5 miliardi di euro - è stata lanciata l'8 aprile 2020 con l'obiettivo di sostenere i Paesi partner nelle esigenze umanitarie urgenti legate alla pandemia di Covid-19 (si veda la
sezione I del presente bollettino).
In particolare, il sostegno di Team Europa si concentra sui seguenti aspetti:
Nel quadro della
risposta globale di Team Europa, l'Ue ha incentivato investimenti in
Africa e nei
Paesi del vicinato concludendo
dieci accordi di garanzia finanziaria con istituzioni finanziarie partner per un valore di
990 milioni di euro. Firmate nel novembre 2020, tali garanzie integrano i fondi forniti dal
Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) e dovrebbero generare
investimenti complessivi fino a
10 miliardi di euro.
L'EFSD è stato istituito con il
regolamento (UE) 2017/1601 e fornisce la base giuridica per l'uso di strumenti finanziari innovativi, in particolare le garanzie di bilancio, nell'ambito del Piano per gli investimenti esterni (PIE), avviato dalla Commissione europea nella scorsa legislatura europea.
Si ricorda che nell'ambito del
Quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo
2021-2027 (QFP), il nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale
(NDICI), con una dotazione complessiva di
70,8 miliardi di euro, prevede - nell'ambito dello stanziamento di 53,8 miliardi di euro per il
pilastro geografico:
17,2 miliardi di euro per i paesi coinvolti nella
politica di vicinato dell'UE
(i paesi africani coinvolti nella politica di vicinato dell'UE sono: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia) e
26 miliardi di euro per l'
Africa subsahariana.
Infine, nell'ambito dei
fondi stanziati dall'UE per l'assistenza a paesi terzi per alleviare l'impatto della
pandemia di COVID 19, a
favore dei paesi del continente africano sono previsti complessivamente fondi per un totale di circa
11 miliardi di euro tra
finanziamenti, prestiti e strumenti di garanzia (v.
infra)
.
Si ricorda inoltre che per affrontare le diverse cause di instabilità in Africa che concorrono alla migrazione irregolare e allo sfollamento forzato, in esito alla riunione di La Valletta (novembre 2015) è stato istituito l'
UE Emergency Trust Fund for Africa dalla Commissione europea insieme a 25 Stati membri, Norvegia e Svizzera.
Le risorse attualmente assegnate al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa ammontano a
5 miliardi di euro, di cui
4,4 miliardi provenienti dal
Fondo europeo di sviluppo (FES) e da altri strumenti finanziari dell'UE (riconducibili, tra l'altro, agli strumenti in materia di Cooperazione allo sviluppo, politica di vicinato e affari interni).
Gli Stati membri dell'UE e altri donatori (Svizzera e Norvegia) hanno contribuito e versato interamente circa
620 milioni di euro. La
Germania e
l'Italia, rispettivamente con
228,500 e
123 milioni, sono gli Stati membri maggiori contributori.
L'assegnazione delle risorse del Fondo si articola in
tre macroregioni:
Sahel e Lago Ciad (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria and Senegal),
Corno d'Africa (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda), e
Nord Africa; Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto.
I programmi realizzati mediante il
Trust fund riguardano: il rafforzamento della
governance e la prevenzione di
conflitti (21 per cento); il miglioramento della gestione delle politiche in materia di
migrazione (31 per cento); il sostegno all'
economia e alle opportunità di lavoro (19 per cento); il rafforzamento della
resilienza delle comunità (27 per cento); i programmi trasversali (2 per cento).
Si ricorda infine il
Piano di investimenti esterni, volto a stimolare gli investimenti in Africa e nel vicinato dell'UE, in sostanza, un meccanismo di condivisione dei
rischi connessi a investimenti di natura pubblica o privata in quegli Stati terzi nei quali si registra un gap tra i
finanziamenti già disponibili e le
risorse ritenute
necessarie per creare crescita e posti di lavoro.
Tramite il
Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) (5,1 miliardi di euro) il finanziamento dei progetti può avvenire nelle seguenti diverse modalità:
garanzia (1,55 miliardi), le cui risorse servono a
condividere il rischio a carico di banche e privati che hanno investito prestando denaro a imprenditori e finanziatori locali di progetti;
combinazione (3,4 miliardi di euro) che prevede un misto di
sovvenzioni dall'UE con prestiti e/o altri finanziamenti da investitori pubblici o privati. Le sovvenzioni coprono parte dei costi dei progetti agevolando la ricerca delle ulteriori risorse ritenute necessarie.
In materia di rimpatri e riammissione, si ricorda che in base agli ultimi dati forniti dalla Commissione europea, nel 2019 sono stati
rimpatriati in un Paese extra-Ue
142.000 cittadini non appartenenti all'Ue, con un tasso di rimpatrio effettivo del
29 per cento, in calo rispetto al 32 per cento del 2018.
Per quanto riguarda l'Italia, in base ai dati forniti dal Ministro dell'interno, nel corso di tutto il 2020 il totale dei rimpatri è stato di 3.607 unità, mentre nel corrente anno, alla data del 19 maggio, sono state rimpatriate circa 1.300 persone.
In tale ambito oltre alla revisione della normativa in materia di rimpatri proposta, la Commissione europea ai fini di una politica di rimpatrio efficace sottolinea l'importanza di: assicurare la piena attuazione degli
accordi e delle
intese esistenti in materia di
riammissione con i Paesi terzi, ed esaminarne eventualmente di nuove; incentivare e migliorare la cooperazione con i Paesi terzi avvalendosi del
codice dei visti (istituito con il regolamento (CE) n. 810/2009) - modificato per includervi un collegamento fra la cooperazione in materia di riammissione e il rilascio dei visti; assegnare all'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (
Frontex) un ruolo guida nel sistema comune dell'Ue per i rimpatri.
Si ricorda infine che con il Nuovo Patto sulla migrazione e asilo, presentato nel settembre 2020, la Commissione europea ha inteso aggiornare i vari profili della politica migratoria dell'UE, in particolare, proponendo una serie di misure normative che concernono, tra l'altro: i controlli alle frontiere esterne dei cittadini stranieri che non rispettano i requisiti per l'ingresso nell'UE, comprese le persone salvate in una operazione SAR (ricerca e soccorso, search and rescue) nelle acque europee; le procedure di asilo; una revisione parziale delle norme previste dal cosiddetto regolamento di Dublino; meccanismi di solidarietà da parte degli Stati dell'UE nei confronti dei Paesi membri più esposti ai flussi, compresa una disciplina per la gestione di situazioni di crisi e di forza maggiore causate da pressioni migratorie ingenti.
Al riguardo merita, tuttavia, segnalare che l'iter legislativo di alcune delle proposte presso il Consiglio dell'UE appare particolarmente complesso, trattandosi della sede in cui emergono le divergenze relative ai differenti interessi in campo rappresentati dagli Stati membri in funzione della rispettiva e specifica collocazione geografica: si tratta in particolare del regime complessivo sui controlli alla frontiera e sulle procedure di asilo, nonché dei meccanismi di solidarietà che possono essere attivati nei confronti degli Stati membri più esposti ai flussi.
Le iniziative normative presentate nell'ambito del Patto sono tuttora all'esame della I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati nell'ambito del dialogo politico. Per approfondimenti, si rimanda al
Dossier n.123/59 "Seconda Conferenza interparlamentare di alto livello sulla migrazione – Videoconferenza 14 giugno 2021", a cura del Servizio Studi del Senato della Repubblica e dell'Ufficio rapporti con l'UE della Camera dei deputati, nonché ai Dossier
n. 47 "Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo" e
n. 34 "Audizione, in videoconferenza, della Commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson", a cura dell'Ufficio rapporti con l'UE della Camera dei deputati.
In seguito all'ingente afflusso di migranti (circa 9.000 persone) in arrivo a Ceuta, enclave spagnola in Marocco, a partire dal 17 maggio 2021, il Parlamento europeo ha approvato la
risoluzione del 10 giugno 2021 "sulla violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e l'utilizzo di minori da parte delle autorità del Marocco nella crisi migratoria a Ceuta", approvata con 397 voti favorevoli, 85 contrari e 196 astensioni.
Il Parlamento europeo respinge l'utilizzo, da parte del Marocco, del controllo delle frontiere e della migrazione, in particolare di minori non accompagnati, come
strumento di pressione politica nei confronti di uno Stato membro dell'Ue, deplorando il coinvolgimento di bambini, minori non accompagnati e famiglie nell'attraversamento di massa della frontiera fra il Marocco e la città spagnola di Ceuta, che ha messo evidentemente a rischio la loro vita e la loro sicurezza. Sottolinea inoltre che le controversie bilaterali fra partner stretti debbano essere affrontate attraverso il dialogo diplomatico, chiedendo un appianamento delle tensioni e il ritorno a un
partenariato costruttivo e affidabile fra l'UE e il Marocco.
Il Parlamento europeo afferma che la crisi è stata innescata dal Marocco a causa di un incidente politico e diplomatico scoppiato dopo che il leader del
Fronte Polisario, Brahim Ghali, è stato ricoverato in un ospedale spagnolo per motivi umanitari, a causa delle sue condizioni di salute per aver contratto il virus del Covid-19.
Ricorda in proposito che le dichiarazioni ufficiali rilasciate dalle autorità marocchine il 31 maggio 2021 sottolineavano che la crisi bilaterale non era legata alla questione migratoria e che il ministro degli Affari esteri marocchino aveva inizialmente riconosciuto che le ragioni della crisi erano legate all'accoglienza spagnola nei confronti del leader del Fronte Polisario e che, in una dichiarazione ufficiale successiva, le autorità marocchine avevano riconosciuto che il vero motivo era la posizione ambigua della Spagna sulla questione del Sahara occidentale.
Il Parlamento europeo ricorda che la situazione a Ceuta è stata inoltre discussa in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europeo del 24-25 maggio 2021, che ha ribadito il pieno sostegno alla Spagna e sottolineato che le frontiere spagnole sono frontiere esterne dell'Ue; nonché durante il Consiglio "Affari esteri" del 18 maggio 2021, nel corso del quale l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ha manifestato, a nome dell'Ue, piena solidarietà e sostegno nei confronti della Spagna.
|
IV. Turchia
|
Situazione nel Mediterraneo orientale
Nel Mediterraneo orientale, la
Turchia ha in corso, sin dal 2018,
una disputa prima con Cipro e poi con la Grecia per quanto riguarda
attività di trivellazione di giacimenti di gas nelle acque territoriali nel Mediterraneo orientale di Cipro (in particolare all'interno della zona economica esclusiva a sud ovest di Cipro)
e attività di esplorazione sismica nelle acque territoriali del mar Egeo, in particolare nelle acque a sud ovest dell'isola di
Kastellorizo, delle quali la Turchia rivendica il controllo
.
La Turchia sostiene che, pur avendo una delle più lunghe linee costiere del Mediterraneo, ha diritto ad una porzione limitata di acque territoriali per la prossimità di numerose isole greche alla propria costa. Il
controllo greco delle acque intorno a Kastellorizo è stabilito dalla Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, che la
Turchia non ha firmato. La presenza di Kastellorizo tra le isole greche rende la zona economica esclusiva (ZEE) greca contigua a quella cipriota: un fattore che faciliterebbe la
realizzazione del gasdotto EastMed.
Nella comunicazione dello scorso marzo si rileva che la
questione della delimitazione della piattaforma continentale e delle zone economiche esclusive dovrebbe essere affrontata tramite il dialogo e i
negoziati in buona fede, nel rispetto del diritto internazionale, compresa la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) ricorrendo, se necessario, alla Corte internazionale di giustizia. La comunicazione osserva, altresì, che è
necessario che si delinei una posizione credibile della Turchia nel Mediterraneo orientale, senza battute d'arresto, a dimostrazione dell'autenticità delle intenzioni espresse e a garanzia del
carattere duraturo di un più ampio
allentamento delle tensioni nella regione.
Si ricorda che il
Consiglio europeo ha incaricato l'alto rappresentante di organizzare una conferenza regionale multilaterale, con la partecipazione della Turchia (
la proposta di una conferenza multilaterale sul Mediterraneo orientale era stata avanzata originariamente dal Presidente turco Tayyip Erdogan il 22 settembre 2020). L'Alto rappresentante ha avviato i lavori preparatori in vista di una sua eventuale organizzazione, tuttavia, nella comunicazione dello scorso 25 marzo, si rilevava che le reazioni degli altri potenziali partecipanti indicano che, a meno di un cambiamento sostanziale della situazione nella regione, è
improbabile che una conferenza di questo tipo possa tenersi a breve termine.
|
La strategia dell'UE nei confronti della Turchia
L'attuale strategia dell'UE nei confronti della Turchia è delineata nella
comunicazione congiunta che la
Commissione europea e l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato al Consiglio europeo
del 25 marzo 2021 e che individua, da un lato, le seguenti
misure per rafforzare la cooperazione tra l'UE e la Turchia sulla base di un
approccio progressivo, proporzionato e reversibile ed a
condizione che gli sforzi costruttivi della Turchia siano sostenuti e rafforzati nei prossimi mesi e, dall'altro,
possibili contromisure che potrebbero essere messe in atto dall'UE nel caso in cui, invece, la
Turchia ritorni a compiere azioni unilaterali volte a violare il diritto internazionale:
Misure per rafforzare la cooperazione tra UE e Turchia
In ogni caso (
quindi anche in assenza di progressi da parte della Turchia) la relazione indica che la
Commissione europea preparerà rapidamente anche
opzioni per continuare a finanziare i rifugiati e le comunità di accoglienza in Turchia, considerati i gravi bisogni sul campo e il notevole onere che la Turchia continua a sostenere.
Contromisure per eventuali violazioni del diritto internazionale da parte della Turchia
In occasione della
riunione in video conferenza dei membri del Consiglio europeo dello scorso 25 marzo, i leader dell'UE hanno:
Si ricorda che il
Presidente del Consiglio europeo, Michel, e la
Presidente della Commissione europea, von der Leyen, a seguito del Consiglio europeo, si sono recati in visita in Turchia il
6 aprile 2021 per colloqui
con il presidente della Turchia, Erdoğan. Gli esiti di questo importante incontro è stato in parte oscurato dall'
incidente di protocollo
nei confronti della
Presidente della Commissione europea.
|
Modernizzazione dell'Unione doganale
Le relazioni commerciali UE-Turchia sono disciplinate da tre accordi commerciali preferenziali e nel 1995 la
Turchia e
l'UE e da una
Unione doganale che copre gli scambi di merci industriali e di alcuni prodotti agricoli finiti e quindi la maggior parte dei flussi commerciali (
la Turchia è l'unico paese terzo ad avere una Unione doganale con l'UE), e prima del blocco dei negoziati di adesione erano stati avviati dei lavori per il suo
ampliamento al fine di includervi l'agricoltura, i servizi e gli appalti pubblici.
L'Unione doganale comporta un'integrazione molto più profonda rispetto a un accordo di libero scambio: vincola la Turchia a: 1)
rispettare la tariffa doganale comune dell'UE e le norme per le importazioni da paesi terzi; 2) ad
allineare la legislazione nazionale all'acquis dell'UE in materia di merci; 3) ad
adeguarsi alla normativa dell'UE in materia di politica commerciale, concorrenza e diritti di proprietà intellettuale.
Nella comunicazione della Commissione e dell'Alto rappresentante, del 25 marzo 2021, si rileva che
dopo una tendenza inizialmente positiva verso un maggiore allineamento della Turchia alle
norme dell'Unione doganale,
negli ultimi anni il paese se ne è discostato in modo sempre più sistematico. Il problema principale riguarda i dazi doganali supplementari riscossi sulle importazioni da paesi terzi (anche se importati a partire dall'UE).
Nel
dicembre 2016 la Commissione europea ha presentato al Consiglio un
progetto di direttive di negoziato su un nuovo accordo per modernizzare l'Unione doganale e ampliare l'ambito di applicazione delle relazioni commerciali preferenziali bilaterali con la Turchia. Le direttive prevedono, in particolare, una maggiore
liberalizzazione reciproca degli scambi di prodotti agricoli e di servizi, l'
apertura del mercato degli appalti pubblici e un rafforzamento degli
impegni in materia di concorrenza, diritti di proprietà intellettuale e sviluppo sostenibile.
Le
deliberazioni del Consiglio su questa proposta della Commissione sono state tuttavia
sospese nel 2017 a causa del deterioramento delle relazioni UE-Turchia e della sospensione dei negoziati di adesione.
|
Migrazione e dichiarazione UE-Turchia del 2016
La
dichiarazione UE-Turchia
del marzo 2016 rappresenta il
quadro di riferimento generale della cooperazione UE-Turchia in materia di migrazione. La dichiarazione, basata sul piano d'azione comune UE-Turchia del 29 novembre 2015, è il risultato delle azioni intraprese dall'UE per attuare un sistema efficace di gestione della migrazione ed evitare una crisi umanitaria.
La
Dichiarazione UE – Turchia, firmata il 18 marzo 2016, prevede: il
rinvio in Turchia di tutti i nuovi migranti irregolari e i richiedenti asilo le cui domande sono state dichiarate inammissibili e che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche nel pieno rispetto del diritto dell'UE e internazionale; l'impegno UE a reinsediare un cittadino siriano dalla Turchia per ogni siriano rinviato in Turchia dalle isole greche, accordando priorità ai migranti che non sono entrati o non abbiano tentato di entrare nell'UE in modo irregolare (cosiddetto programma 1:1); l'impegno della Turchia nel contrasto alle rotte illegali della migrazione; l'accelerazione della tabella di marcia sulla liberalizzazione dei visti e il rilancio del processo di adesione della Turchia all'UE.
Nell'ambito della Dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016, l'UE ha istituito lo
Strumento per i rifugiati in Turchia, con una dotazione complessiva
di 6 miliardi di euro (in due
tranche) di cui 3 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell'UE e 3 miliardi di euro dagli Stati membri.
Nella comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto Rappresentante, presentata al Consiglio europeo dello scorso 25 marzo, si evidenzia come dall'inizio dell'applicazione della dichiarazione UE-Turchia si è registrato un
calo sostanziale del numero di
attraversamenti irregolari dalla Turchia verso la Grecia. Tuttavia, nella comunicazione si indica che è stato osservato
uno spostamento verso alcune rotte migratorie alternative.
La lentezza dei
rimpatri ha rappresentato un problema durante tutto il periodo di attuazione della dichiarazione. Con la dichiarazione del marzo 2020 le autorità turche hanno sospeso i rimpatri, invocando le restrizioni relative alla COVID‑19. Nonostante le ripetute richieste delle autorità greche e della Commissione, la questione non è ancora risolta. La Commissione ha insistito sul fatto che la Turchia debba rispettare integralmente gli impegni assunti nel quadro della dichiarazione UE-Turchia. Il 14 gennaio 2021 la Grecia ha presentato la richiesta ufficiale di riammissione di 1 450 rimpatriandi, che la Turchia non ha accolto.
Il numero dei
reinsediamenti nell'UE continua a superare quello dei rimpatri verso la Turchia. Solo 2.140 migranti irregolari e richiedenti asilo provenienti dalla Turchia, le cui domande sono state dichiarate inammissibili in una delle isole greche, sono stati rimpatriati in Turchia, a fronte di 28.300 rifugiati siriani provenienti dalla Turchia che sono stati reinsediati nell'UE.
La dichiarazione UE-Turchia prevede
l'attivazione di un programma volontario di ammissione umanitaria una volta che gli attraversamenti irregolari saranno terminati o si saranno ridotti in modo sostanziale e durevole. Nel
dicembre 2017 gli Stati membri hanno approvato le procedure operative standard, concordate con la Turchia, ma
non hanno ancora deciso di attivare il sistema.
In linea con la dichiarazione del 2016, l'UE ha mobilitato
6 miliardi di euro per l'
assistenza ai rifugiati e alle comunità di accoglienza in Turchia.
Alla fine del 2020 il bilancio operativo dello strumento per i rifugiati in Turchia risultava interamente impegnato e assegnato, mentre la percentuale dei fondi erogati era del 65 % (circa 4 sui 6 miliardi stanziati), dipendendo dai progressi registrati nei diversi progetti.
La comunicazione dell'Alto Rappresentante e della Commissione del
25 marzo 2021 rileva, tuttavia, che la
situazione dei rifugiati in Turchia continua a deteriorarsi, aggravata dalla pandemia di COVID‑19 e dalla recessione economica, che nei prossimi anni sarà
comunque necessario il sostegno costante dell'UE e che la
Commissione europea intende presentare a breve proposte concrete in materia
(proposte che al momento non sono ancora state presentate).
|
Questione cipriota
La risoluzione della questione cipriota costituisce il
fulcro del forte disaccordo tra la Turchia e l'UE nel Mediterraneo orientale. L'UE ha espresso pieno
sostegno all'auspicio del Segretario generale delle Nazioni Unite (UNSG) di una ripresa rapida dei colloqui per la risoluzione della questione cipriota. Dai colloqui di pace di Crans Montana del 2017 l'UE, in qualità di osservatore, mantiene strettissimi contatti con i rappresentanti del formato 5+1 (Cipro, Repubblica di Cipro nord, Turchia, Grecia, Regno Unito + ONU). La Commissione europea ha indicato che il mancato riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte della Turchia blocca le vie di cooperazione e che la
normalizzazione delle relazioni UE-Turchia continuerà ad essere estremamente
difficile in assenza di una soluzione della questione cipriota.
Si ricorda che al termine della
missione a Cipro, l'
Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Josep Borrell, ha rilasciato il
6 marzo 2021 una dichiarazione nella quale si incoraggia le parti a riprendere i colloqui per preparare un terreno comune al compromesso. Borrell ha ricordato che
l'UE sostiene l'approccio dell'ONU, ribadito da ultimo nella risoluzione 2561 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 29 gennaio 2021, volto a promuovere una
soluzione globale basata su una federazione bi-comunitaria e bi-zonale con uguaglianza politica. I
negoziati si erano in precedenza
interrotti nel luglio del 2017, malgrado il conseguimento di progressi sostanziali che avrebbero potuto condurre ad una riunificazione di Cipro sulla base di un accordo consensuale.
Si segnala al proposito che i
colloqui informali nel formato 5+1 che si sono svolti a Ginevra, dal 27 al 29 aprile 2021, non hanno condotto ad un ravvicinamento delle posizioni tra Cipro e la repubblica di Cipro Nord volto ad una ripresa dei negoziati. Il Segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha comunque indicato l'intenzione di riconvocare prossimamente una ulteriore riunione del formato 5+1, sempre con l'obiettivo di raggiungere un terreno comune tra le parti per consentire l'avvio di negoziati formali.
|
Stato di diritto e diritti fondamentali
La comunicazione congiunta sullo stato delle relazioni UE-Turchia, presentata dalla Commissione europea e dall'Alto Rappresentante il 25 marzo 2021, indica che in Turchia continua a persistere una
grave tendenza regressiva rispetto alle riforme previste. In particolare, a seguito del tentativo di colpo di Stato del 2016, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e l'indipendenza della magistratura hanno manifestato un deterioramento costante, contestualmente ad una crescente centralizzazione del potere. Questa
tendenza si è ulteriormente
intensificata a seguito dell'entrata in vigore, nel 2018, di un nuovo regime presidenziale.
Si ricorda che la Turchia è un paese candidato all'adesione dal 1999 e i
negoziati di adesione sono stati avviati nel 2005. Finora sono stati aperti 16 capitoli su 35 (l'ultimo nel 2016), uno dei quali è stato chiuso (
relativo a scienza e ricerca). Proprio alla luce dei
ripetuti e significativi esempi di scostamento dai principi e dai valori fondamentali dell'UE, il
Consiglio dell'UE ha
sospeso nel giugno 2018 i
negoziati di adesione con la Turchia.
L'
Alto Rappresentante, Josep Borrell, nella conferenza stampa, a conclusione del Consiglio affari esteri
22 marzo 2021, ha indicato che la
situazione interna in Turchia desta alcune preoccupazioni, con particolare riferimento al ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul ed all'ipotesi di scioglimento del partito di opposizione Partito democratico dei popoli. Si ricorda, infatti, che:
Si ricorda, inoltre, che nel
luglio 2020 il Governo turco ha disposto la
riconversione della basilica di Santa Sofia
di Istanbul in una moschea.
Il
Parlamento europeo ha approvato il
19 maggio 2021 una
risoluzione
sulla Turchia nella quale, in particolare:
|
Risoluzioni crisi regionali
Il
Parlamento europeo ha approvato il
19 maggio 2021 una
risoluzione
sulla Turchia nella quale, in particolare invita la
Turchia a continuare a impegnarsi a favore della risoluzione pacifica del conflitto in Libia sotto l'egida delle Nazioni Unite e ad aderire pienamente all'embargo sulle armi imposto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,
cooperando appieno con l'operazione EUNAVFOR MED IRINI. Si
condanna, inoltre la firma dei
memorandum d'intesa tra la Turchia e la Libia su una cooperazione militare e di sicurezza globale e sulla delimitazione delle zone marittime che violano chiaramente il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
|
V. Libia
L'Unione europea partecipa al
"processo di Berlino" sotto gli auspici delle Nazioni Unite, che prende le mosse dalla conferenza internazionale tenutasi nella capitale tedesca il 19 gennaio 2020.
Il
23 giugno 2021 la Germania, in collaborazione con l'ONU e Unsmil, ospiterà a Berlino la
II Conferenza di Berlino sulla Libia a livello di ministri degli esteri. I partecipanti alla conferenza faranno il punto sui progressi compiuti da gennaio 2020 e discuteranno i prossimi passi necessari per una pace sostenibile in Libia. I temi centrali dell'incontro saranno quelli delle elezioni del 24 dicembre, del ritiro delle truppe straniere e dei mercenari, della creazione di un esercito unificato.
In vista di Berlino II, l'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune ha incontrato il 18 giugno a margine di una conferenza internazionale ad Antalya la neo-ministra degli esteri libica, Najla El-Mangoush.
A Berlino I hanno partecipato Algeria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Italia, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America, insieme agli Alti Rappresentanti delle Nazioni Unite, l'Unione Africana, l'Unione Europea e la Lega degli Stati Arabi. Lo stesso formato sarà adottato per Berlino 2, a cui parteciperà anche il Marocco
ma la principale novità sarà rappresenta dalla presenza libica, in virtù dell'equilibrio politico raggiunto, il 10 marzo 2021, con l'approvazione in sede parlamentare del nuovo governo di unità nazionale (con il conseguente passo indietro dei due governi antagonisti di Tripoli e Cirenaica) guidato dal Primo Ministro
Abdelhamid Dabaiba,
In quella data, l'Alto Rappresentante Borrell ha emanato una dichiarazione che sottolinea
l'opportunità storica per la Libia di intraprendere uno sforzo comune di ricostruzione sotto il profilo della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale. Al riguardo, risulta determinante l'effettiva attuazione del cessate-il-fuoco del 23 ottobre 2020, anche con riferimento al rispetto dell'embargo degli armamenti e del ritiro dei mercenari e dei combattenti stranieri.
Il nuovo governo dovrà portare il paese alle
elezioni parlamentari e presidenziali del 24 dicembre 2021. L'importanza della scadenza elettorale è sottolineata dalla sottoposizione a
travel-ban e
asset-freeze anche per individui responsabili di ostruire o indebolire la transizione politica in corso in Libia, incluso il processo elettorale (ris. 2571 del Consiglio di sicurezza ONU del 3 giugno 2021). Questa ulteriore specificazione è stata recepita dal Consiglio UE, riunitosi il 21 giugno.
Il 9 novembre 2020 a Tunisi aveva iniziato i suoi lavori il
Forum di Dialogo Politico libico con il compito di fornire un quadro per rinnovare gli organi di governo del Paese e definire il contesto per le elezioni generali. Dal 5 febbraio 2021 opera un Consiglio di Presidenza di 3 membri (eletto dal
Libyan Political Dialogue Forum).
La missione ONU in Libia ha programmato, dopo Berlino II, una riunione del Forum in Svizzera per il 28 giugno 2021.
L
'Inviato Speciale Ján Kubiš ha riferito sulla Libia al Consiglio di sicurezza dell'ONU il 21 maggio scorso. Nella sua relazione ha sottolineato che il cessate il fuoco regge e la situazione della sicurezza è notevolmente migliorata, nonostante alcuni scontri tra gruppi di milizie armate in competizione per l'influenza, l'accesso e il controllo del territorio e delle risorse. Tuttavia, i progressi su questioni chiave come la riapertura della strada costiera tra Sirte e Misurata e l'inizio del ritiro di mercenari stranieri, dei combattenti e delle forze straniere si sono bloccati (la scadenza fissata per la loro partenza era il 23 gennaio). Rispetto al processo di Riconciliazione nazionale, il 5 aprile il presidente Menfi ha annunciato l'istituzione di un'Alta commissione nazionale per la riconciliazione per affrontare le passate violazioni dei diritti umani e per promuovere la riconciliazione nazionale basata sulla giustizia e lo stato di diritto. Il 31 maggio sono iniziati in varie città della Libia i forum che dovranno decidere sui componenti della Commissione Nazionale di Riconciliazione. I lavori dei forum proseguiranno per un mese intero. Il processo si concluderà con una conferenza generale.
|
Cooperazione UE-Libia
La Libia è il
principale paese beneficiario del fondo fiduciario di emergenza EUTF-Africa in relazione alla
questione migratoria (455 milioni di euro). Gli aiuti sono destinati alla gestione dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo, degli sfollati e delle comunità di accoglienza, nonché al rafforzamento delle capacità della guardia costiera per il salvataggio in mare, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane.
Nell'ambito della Politica di sicurezza e difesa comune, l'UE assiste la Libia con
due missioni: EUBAM Libya e
EUNAVFOR MED Operation IRINI.
L'
operazione militare EUNAVFOR MED IRINI, istituita il 31 marzo 2020 ed operativa in mare dal 4 maggio 2020, ha il compito principale di contribuire all'attuazione
dell'embargo sulle armi imposto dall'ONU nei confronti della Libia con mezzi aerei, satellitari e marittimi. Alla missione, guidata dall'Italia, partecipano
24 Stati membri dell'UE (tutti tranne Danimarca, Spagna, Malta). La
missione civile
EUBAM LIBIA, istituita nel 2013, ha l'obiettivo di fornire alle autorità libiche sostegno per sviluppare la capacità di accrescere la sicurezza delle frontiere terrestri, marine e aeree, a breve termine, e per implementare una strategia più ampia di gestione integrata delle frontiere a più lungo termine. Alla missione contribuiscono 13 Stati membri, tra i quali l'
Italia. La missione impiega circa 40 persone.
Pur in assenza di un accordo bilaterale di associazione rientrante nel "vicinato meridionale",
l'UE sostiene inoltre la Libia con lo strumento di assistenza finanziaria denominato NDICI (
Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument), per il
periodo 2021-2027. Nel
quadro pluriennale precedente (2014-2020), l'UE ha erogato
98 milioni di euro attraverso misure speciali – nell'impossibilità di adottare un approccio programmatico a causa dell'instabilità del Paese – rivolte ai seguenti settori: amministrazione pubblica, sviluppo economico, salute, società civile e gioventù.
|
VI. Russia
|
La Comunicazione congiunta sulle relazioni EU-Russia del 16 giugno 2021
La
Commissione europea e l'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE hanno presentato, il
16 giugno 2021, su espresso mandato del Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021, una comunicazione congiunta intitolata "
Le Relazioni UE- Russia – respingere, contenere e impegnare" (
JOIN (2021) 20) nella quale si indica che le scelte politiche e le azioni aggressive della Russia degli ultimi anni hanno creato una
spirale negativa e che l'UE deve
prepararsi ad uno scenario di un ulteriore peggioramento delle sue relazioni con la Russia, esplorando
percorsi che possano contribuire a
orientare gradualmente le
attuali dinamiche verso una
relazione più stabile e prevedibile, sulla base della dimostrazione
da parte del Governo russo di un impegno politico più costruttivo.
La comunicazione sottolinea, altresì, l'importanza per l'UE e i suoi Stati membri di continuare ad
agire con unità e coerenza, sulla base dell'
approccio dei 5 principi guida d
ell'UE nei confronti della Russia (v. infra), come indicato dal Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021,
evitando approcci bilaterali, che potrebbero mettere in causa gli interessi e gli obiettivi comuni dell'UE.
La comunicazione articola le possibili iniziative dell'UE nei confronti della Russia in
tre pilastri:
Respingere
Contenere
Dialogare
L'UE dovrebbe impegnare la Russia in possibili ambiti di interesse comune:
Nella comunicazione si indica che la
Commissione e l'Alto rappresentante
intendono rendere operative tali proposte, sulla base dell'esito della loro discussione in seno al Consiglio europeo.
|
I 5 Principi guida della politica UE nei confronti della Russia
Le
relazioni tra UE e Russia si basano sui seguenti
cinque principi guida:
|
Ultimi sviluppi delle relazioni tra l'UE e la Russia
Si ricorda che, il
2 marzo 2021, il Consiglio dell'UE ha adottato
misure restrittive nei confronti di 4 personalità responsabili dell'arresto di
Alexei Navalny, facendo per la prima volta ricorso al nuovo regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani, approvato il 7 dicembre 2020
.
Il
30 aprile 2021, la
Russia - come ritorsione alle misure restrittive adottate dall'UE per il caso Navalny –ha vietato l'ingresso nel territorio russo a
8 tra esponenti politici e funzionari dell'UE, tra i quali il Presidente del Parlamento europeo,
David Sassoli, la Vicepresidente dalla Commissione europea,
Vera Jourova, responsabile per i valori e la trasparenza.
In occasione della riunione del
6 maggio 2021, il
Consiglio affari esteri ha discusso della
situazione ai confini dell'Ucraina. In particolare i ministri hanno discusso del
rafforzamento militare della Russia nella Crimea annessa illegalmente e del confine ucraino. Il Consiglio non ha adottato conclusioni, ma ha
ribadito la posizione dell'UE secondo cui la Russia deve allentare la sua pressione e che la
piena attuazione degli accordi di Minsk è fondamentale per una soluzione politica duratura.
Al termine del
Consiglio affari esteri del 10 maggio 2021, che non ha adottato conclusioni, l'
Alto Rappresentante, Josep Borrell, ha indicato che all'interno del Consiglio è emerso un consenso sulla necessità di
non continuare l'escalation nelle relazioni con la Russia.
Il
Consiglio europeo nella scorsa riunione del
24 e 25 maggio 2021 ha svolto un
dibattito strategico sulla Russia ed ha adottato delle conclusioni con le quali in particolare ha
condannato le attività illegali, provocatorie e destabilizzanti della Russia contro l'UE, i suoi Stati membri e non solo e ribadito l'unità e la solidarietà dell'UE di fronte a tali atti nonché il suo sostegno ai partner orientali.
|
Vertice EU-USA del 15 giugno 2021
Nel
comunicato congiunto, a conclusione del
Vertice UE-USA del 15 giugno 2021, per quanto riguarda in
particolare le relazioni con la Russia, l'
UE e gli USA hanno affermato
l'unitarietà di un
approccio volto a:
|
Attività del Parlamento europeo
Risoluzione del Parlamento europeo del 29 aprile 2021
Il
Parlamento europeo ha approvato, il
29 aprile 2021, una
risoluzione nella quale, in particolare:
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 giugno 2021
Il
Parlamento europeo ha approvato, il
10 giugno 2021, una
risoluzione nella quale in particolare invita:
|
VII. Bielorussia
|
La posizione dell'UE nei confronti dei recenti avvenimenti in Bielorussia
Il
24 e 25 maggio 2021, il
Consiglio europeo ha adottato delle
conclusioni nelle quali ha:
Si ricorda che il 23 maggio, il
volo Ryanair FR4978, diretto da Atene a Vilnius in Lituania, in sorvolo nello spazio aereo bielorusso è stato
costretto da un aereo dell'aviazione militare bielorussa ad un atterraggio di emergenza verso l'aeroporto di Minsk, a seguito del quale le autorità bielorusse hanno proceduto al
l'arresto del giornalista e attivista bielorusso Roman Protasevich, fondatore del canale Telegram "Nexta" legato all'opposizione bielorussa. Insieme a lui è stata arrestata anche la fidanzata, una cittadina russa di 23 anni, Sophia Sapega.
A margine del Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha indicato di aver
sospeso il piano di sostegno per un valore di circa 3 miliardi di euro in preparazione per la Bielorussia, fintanto che il paese non rispetterà i valori democratici.
I
presidenti delle Commissioni affari esteri dei
Parlamenti di Repubblica Ceca, Irlanda, Lettonia, Lituania, del
Bundestag tedesco, della
House of Commons del Regno Unito, del
Senato Polacco e del
Senato degli Stati Uniti e della
Camera dei deputati italiana hanno firmato una
lettera di
condanna del dirottamento aereo,
chiedendo una immediata inchiesta da parte dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile
(International Civil Aviation Organization, ICAO) e, nell'attesa dei risultati, la
sospensione della Bielorussia dall'ICAO, il
divieto di sorvolo nello spazio aereo bielorusso, l'adozione di
sanzioni da parte dell'UE e della NATO e l'immediato
rilascio di Roman Protasevich.
Si ricorda che l'UE, sulla base delle
conclusioni del
Consiglio europeo del 19 agosto 2020, non riconosce i risultati delle
elezioni presidenziali nella Repubblica di Bielorussia del 9 agosto
2020 ritenendo che non siano state libere né regolari.
|
Misure restrittive dell'UE
Il
Consiglio dell'UE, sin dall'ottobre 2020, ha progressivamente
introdotto misure restrittive (divieto di viaggio e il congelamento dei beni nell'UE) tra cui il
Presidente bielorusso Alexandr Lukashenko, suo figlio nonché consigliere per la sicurezza nazionale
Viktor Lukashenko - quali responsabili di
repressione e intimidazioni contro manifestanti pacifici, membri dell'opposizione e giornalisti all'indomani delle elezioni presidenziali 2020 in Bielorussia, nonché di irregolarità commesse nel processo elettorale. Le misure restrittive sono state
rinnovate dal Consiglio dell'UE, il 25 febbraio 2021,
fino al 28 febbraio 2022. Il 21 giugno 2021, il Consiglio dell'UE - in relazione alla vicenda dell'atterraggio forzato del volo Ryanair e all'
escalation delle violazioni dei diritti umani e della repressione della società civile in Bielorussia -
ha
aggiunto 8 entità giuridiche e 78 nuove persone all'elenco dei destinatari delle
sanzioni dell'UE che ora
ammontano complessivamente a 15 entità giuridiche e 166 persone.
Il
4 giugno 2021, il
Consiglio dell'Ue ha deciso di rafforzare le misure restrittive vigenti in considerazione della situazione in Bielorussia introducendo un
divieto di sorvolo dello spazio aereo dell'UE e di
accesso agli aeroporti dell'UE da parte di vettori bielorussi di ogni tipo.
|
VIII. Sahel
|
Situazione in Mali
Si ricorda che nella serata del
24 maggio 2021, il
Presidente di transizione del Mali, Bah N'Daw, e il
Primo ministro, Moctar Ouane, sono stati
condotti da un gruppo di uomini armati dell'esercito nella base militare di Kati, alle porte di Bamako. Il Presidente e il Primo Ministro avevano formato pochi giorni prima il nuovo esecutivo che, in 18 mesi, avrebbe dovuto portare il Mali ad una transizione completa verso un governo civile. Il Presidente di transizione, Bah N'Daw, e il
Primo ministro, Moctar Ouane sono poi stati
rilasciati il 24 maggio.
La
carica di Presidente di Transizione è stata assunta dal colonnello, Assimi Goita, che ricopriva in precedenza la carica di Vicepresidente di transizione e che ha annunciato la formazione di un
nuovo Governo presieduto da una personalità civile e il
7 giugno 2021 ha
nominato Primo Ministro Choguel Kokalla Maiga.
Choguel Kokalla Maïga (63 anni, ingegnere di telecomunicazioni) è uno dei
leader del Movimento 5 giugno - Raduno delle forze patriottiche (M5-RFP) e personalità della politica nazionale maliana, sostenitore dell'ex presidente del Mali Moussa Traoré (che è stato a capo di una dittatura militare in Mali per 22 anni) è stato una delle figure principali dell'opposizione al governo del Mali guidato da Ibrahim Boubacar Kéïta, estromesso dai militari nell'agosto 2020, in seguito alle proteste popolari.
Il
comitato locale di monitoraggio della transizione, composto da ECOWAS (Comunità economica dell'Africa occidentale), Unione africana e MINUSMA (Missione dell'ONU per la stabilizzazione del Mali), con membri della comunità internazionale, tra cui Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Unione europea, ha rilasciato il
25 maggio 2021 una
dichiarazione nella quale in particolare:
Il
30 maggio 2021, in relazione agli sviluppi della situazione in Mali, si è svolto un
vertice straordinario della
Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), al termine del quale è stata approvata una
dichiarazione nella quale, in particolare si:
La Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) è stata
costituita nel 1975, ha sede ad Abuja e ne fanno parte i seguenti 15 Paesi:
Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal. Sierra Leone, Togo. L'ECOWAS ha l'obiettivo di
promuovere l'integrazione in tutti i campi dell'attività economica, in particolare nei settori industria, trasporti, telecomunicazioni, energia, agricoltura, risorse sociali, questioni monetarie e finanziarie e problemi di natura sociale.
Da ultimo, il
4 giugno 2021, l'
Alto Rappresentante ha rilasciato una
dichiarazione nella quale, in particolare, si indica che
l'UE:
Si ricorda che
in Mali l'UE ha istituito – a partire dal 2013 e con un mandato rinnovato fino al maggio 2024 - la
missione militare
EUTM Mali e - a partire dal 2015 con un mandato rinnovato fino al dicembre 2023 -
la missione civile EUCAP Sahel Mali.
La missione
EUTM Mali ha il mandato di supportare
l'addestramento e la riorganizzazione delle forze armate del Mali al fine di consentire loro di condurre operazioni militari volte a ripristinare l'integrità territoriale, la riduzione della minaccia rappresentata dai gruppi terroristici e per fornire assistenza militare alla forza congiunta del G5 Sahel e alle forze armate nazionali nei paesi del G5 Sahel. La
direzione militare della missione è esercitata dalla
Francia. La missione conta circa 1.000 unità. Attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dall'
Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di
12 militari.
Alla missione EUTM Mali partecipano
22 Stati membri dell'UE (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Ungheria) e 3 Stati non membri dell'UE (Georgia, Moldova, Montenegro).
La missione
civile Eucap Sahel Mali ha il
mandato di supportare il Mali nell'assicurare l'ordine democratico e costituzionale e la realizzazione delle condizioni per una pace duratura, oltre al mantenimento dell'autorità statale nel paese. La missione fornisce
consiglio strategico ed addestramento per le tre forze di sicurezza del Mali, cioè la
Polizia, la Gendarmerie e la Guardia Nazionale, coordinandosi coi partner internazionali. Attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dall'
Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di
16 militari.
Alla missione civile
Eucap Sahel Mali, partecipano oltre all'Italia,
15 Stati membri dell'UE e 3 stati non membri dell'UE.
|
Sostegno dell'UE ai Paesi del Sahel
Nel 2015 il Consiglio dell'UE ha adottato il
piano d'azione regionale per i paesi del Sahel 2015-2020 (Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Camerun Sudan, Etiopia ed Eritrea) che si concentra su quattro settori di particolare importanza per la stabilizzazione della regione, in particolare:
Si ricorda che il 21 giugno 2021 il
Consiglio dell'UE ha nominato
la deputata italiana
Emanuela Del Re, già viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, come
rappresentante speciale dell'UE nel Sahel con un mandato dal
1º luglio 2021 al
30 agosto 2022.
Il
mandato del Rappresentante speciale dell'UE per il Sahel si basa sugli obiettivi politici della strategia integrata dell'UE nel Sahel per contribuire attivamente e in via prioritaria agli sforzi regionali e internazionali volti a conseguire pace, sicurezza, stabilità e sviluppo sostenibile duraturi nella regione. Il Rappresentante speciale mira inoltre a migliorare la qualità, l'impatto e la visibilità dell'impegno multiforme dell'UE nel Sahel, contribuendo allo sviluppo e all'attuazione di tutti gli sforzi dell'UE nella regione in modo integrato, anche nei settori politico, della sicurezza e dello sviluppo.
Nell'ambito delle iniziative a sostegno della
lotta al terrorismo nel continente africano l'UE ha stanziato, a partire dal giugno 2017, circa
253,6 milioni di euro per sostenere la forza congiunta G5 Sahel al fine di migliorare la sicurezza nella regione.
La
forza congiunta G5 Sahel è un
‘iniziativa militare congiunta, operativa a partire dal luglio 2017, a cui prendono parte
Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso per favorire la
stabilità e la sicurezza nella regione del Sahel. I compiti della forza militare congiunta sono quelli di lottare contro il terrorismo ed il crimine internazionale, di facilitare le operazioni umanitarie e di sviluppo ed il rafforzamento dell'autorità statale: nelle sue attività deve tenere conto della presenza dei soldati francesi dell'operazione Barkhanè, impegnati a lottare contro i jihadisti e dell'operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite, la Minusma.
Nel contesto delle iniziative per il
processo di stabilizzazione del Sahel, è previsto il
rafforzamento del contributo dell'Italia nell'ambito della collaborazione con il
G5 Sahel attraverso un
ampliamento del mandato addestrativo della missione di formazione militare in Niger e il
proseguimento dell'attività di formazione svolta dall'Italia attraverso la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza in favore delle forze di polizia dei paesi della regione.
|
IX. Etiopia
Il
21 giugno 2021 si sono svolte in Etiopia le elezioni per il rinnovo delle assemblee federali e regionali e delle principali municipalità Addis Abeba e Dire Dawa.
La consultazione non coprirà in questa fase l'intero territorio, anche a causa di problemi logistici e di sicurezza:
nel Tigrai, in parte dell'Oromia, del Benishangul (al confine tra Etiopia e Sudan) e nel sud, il governo federale ha disposto il rinvio del voto a data da destinarsi, complice il perdurare dei conflitti e le difficoltà nell'assicurare la registrazione degli elettori, il che renderà il panorama elettorale di gran lunga meno competitivo. Mentre è in atto lo scrutinio, le previsioni propendono per una
facile riconferma del Prosperity Party (PP) del primo ministro Abiy Ahmed.
Il periodo pre-elettorale è stato contrassegnato da accuse di
irregolarità e di violenze nei confronti delle forze d'opposizione. Critiche in tal senso sono giunte da formazioni come l'Oromo Liberation Front (OLF), l'Oromo Federalist Congress (OFC) o l'Ogaden National Liberation Front (ONLF), ritiratesi dalla contesa a seguito dell'
arresto dei loro esponenti più in vista. Uno scenario simile è stato denunciato anche da quei partiti ancora in corsa per un seggio: il National Movement of Amara (NAMA), Balderas Party For True Democracy ed ENAT, in un comunicato congiunto rilasciato il 12 giugno, hanno posto l'attenzione
sulle intimidazioni e sull'ostruzionismo subiti dai loro candidati durante la campagna elettorale.
In tale contesto
, l'Alto Rappresentante dell'UE Borrell il 18 giugno 2021
ha dichiarato
che l'UE non potrà inviare i propri osservatori elettorali in loco. L'Etiopia continua a vivere una situazione interna complessa. L'UE è preoccupata per le violenze in atto in tutto il paese, le violazioni dei diritti umani e le tensioni politiche, le vessazioni nei confronti degli operatori dei media e la detenzione di membri dell'opposizione, pertanto invita il governo e le autorità locali e regionali ad assicurare un processo trasparente e sicuro, a garantire la partecipazione libera ed equa di tutti i partiti politici e i candidati alle elezioni L'UE ricorda inoltre l'importanza di avviare e promuovere un
dialogo nazionale globale, inclusivo e trasparente con la partecipazione delle donne, dei giovani e di tutti i portatori di interesse, compresi le organizzazioni della società civile, i partiti politici e le autorità regionali, al fine di consolidare la democrazia e sostenere la risoluzione dei conflitti e la riconciliazione. L'UE sosterrà l'Etiopia nell'attuazione delle riforme democratiche e negli sforzi di riconciliazione che deriverebbero da un dialogo inclusivo e trasparente.
Le critiche mosse dalla Comunità internazionale contro le irregolarità del processo elettorale sono state respinte dal partito di governo Prosperity Party
(PP) come riflesso di un retaggio coloniale, facendo leva sul nazionalismo etiopico per rafforzare la base elettorale del partito stesso. In particolare il Governo dell'Etiopia ha respinto
il briefing reso dall' Inviato Speciale dell'UE, Pekka Haavisto, innanzi alle Commissioni AFET e DEVE del Parlamento Europeo il 15 giugno, denunciandone l'intento di minare il governo etiope e di introdurre disinformazione e menzogne.
Le elezioni si svolgono in una delicata congiuntura in Etiopia, in cui perdura il
conflitto nel Tigrai con le sue conseguenze umanitarie e cresce la pressione internazionale, la situazione economica peggiora in conseguenza della pandemia da COVID-19 , montano le tensioni con il Sudan sulla regione confinaria di al-Fashaga e con Egitto e Sudan sulla questione del riempimento della diga GERD e all'interno non si placa la ribellione in Oromia e sono mobilitate anche le milizie
amhara, tanto che alcuni osservatori paventano
rischi di frantumazione della federazione.
Sul piano degli aiuti dell'Unione Europea
, all'Etiopia sono destinati fondi per 815 milioni di euro nell'ambito del FES per periodo 2014-2020, nonché oltre 400 milioni di euro dell'Emergency Trust Fund for Africa
.
Nello stesso periodo la Commissione ha veicolato 542 milioni tramite la modalità di sostegno al bilancio del Governo (budget support). Tuttavia, lo scorso dicembre 2020, l'UE ha sospeso la consegna di 88,5 milioni di sostegno al bilancio a causa del conflitto nel Tigrai e a febbraio 2021 il Commissario europeo alle Partnership Urpilainen ha minacciato di bloccare anche un'ulteriore tranche di 100 milioni per il 2021.
La modalità di aiuto tramite sostegno al bilancio è oggetto di riconsiderazione fintantoché il Governo dell'Etiopia non corrisponderà positivamente alle richieste di Bruxelles di garantire l'accesso umanitario, un'inchiesta indipendente sulla violazione dei diritti umani e la cessazione delle ostilità. Per quanto riguarda gli
aiuti umanitari, l'UE ha allocato risorse nel 2021 per progetti umanitari in Etiopia pari a 53,7 milioni di euro di cui 11 milioni per il Tigrai. Inoltre, almeno 14 milioni saranno destinati alla campagna di vaccinazione per i più vulnerabili in Africa Orientale su un totale di 100 milioni per l'Africa.
L'Alto Rappresentante Borrell in relazione al conflitto nel Tigrai ha denunciato il rischio di carestia indotta dall'uomo in un conflitto in cui un cessate il fuoco umanitario è stato respinto e le atrocità in violazione dei diritti umani sono sempre più allarmanti, al punto da spingere
400.000 persone sull'orlo della fame. Il tema è stato discusso dal Consiglio Affari Esteri l'11 giugno. Il 10 giugno si è svolta insieme a USAID la
Tavola rotonda sull'emergenza umanitaria in Tigrai dove, appunto, si è denunciato l'intento di
affamare la popolazione come arma di guerra. È stata chiesto alle parti in conflitto e alla Comunità internazionale di agire urgentemente per evitare una carestia di vaste proporzioni in Tigrai e il rischio di destabilizzazione dell'intero Corno d'Africa. Si è fatto
appello alla Comunità internazionale perché accresca il suo impegno per salvare le vite umane anche tramite finanziamento di interventi umanitari a favore della popolazione del Tigrai.
I funzionari dell'UE e di USAID hanno spinto per inserire la questione del Tigrai nell'agenda del
Vertice del G7 in Cornovaglia. Nel
Comunicato finale, i Paesi del G7 esprimono
preoccupazione per la grave tragedia umanitaria in Tigrai avente il potenziale di coinvolgere in una
carestia centinaia di migliaia di persone;
condannano le violazioni dei diritti umani e salutano con favore le inchieste
dell'OHCHR e
chiedono l'immediato cessate il fuoco, l'accesso umanitario e il ritiro immediato delle forze eritree e di
avviare un processo politico credibile e inclusivo.
|
Vertice Euro
Il 25 giugno 2021, a margine del Consiglio europeo, si riunirà il
Vertice euro
in formato inclusivo che dovrebbe discutere, in particolare, dello stato di avanzamento dell'
Unione bancaria e dell'
Unione dei Mercati dei capitali.
La discussione terrà anche conto di una
lettera che il Presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe, ha inviato al Presidente del Vertice euro, Charles Michel, che riporta i progressi compiuti su questioni politiche chiave per la ripresa e per il buon funzionamento dell'Unione economica e monetaria.
|
Unione bancaria
Il
rafforzamento dell'Unione bancaria è stato affrontato nel corso del secondo semestre del 2020
nel gruppo ad hoc creato sul tema in seno al Consiglio. In particolare, nel corso del semestre sono state affrontate quattro questioni ritenute essenziali: 1) revisione del quadro normativo per la gestione delle crisi bancarie; 2) rafforzamento dell'integrazione dei mercati nel settore bancario; 3) trattamento regolamentare delle esposizioni sovrane; 4) definizione di uno schema europeo di garanzia dei depositanti (EDIS). Significativa attenzione è stata dedicata al tema del contenimento dei crediti deteriorati. Il tema sul quale vi è stata maggiore convergenza è il
framework per la gestione delle crisi, in merito al quale
la Commissione si è impegnata ad assumere un'iniziativa legislativa nei prossimi mesi e a fornire il suo contributo per far progredire il dibattito sull'EDIS, sottolineando che gli effetti economici della pandemia rendono ancora più urgente e necessaria la predisposizione di reti di salvataggio.
Il 16 dicembre 2020 la Commissione ha presentato la sua comunicazione dal titolo "
Far fronte ai crediti deteriorati all'indomani della pandemia di COVID-19", che è stata discussa dall'ECOFIN del
19 gennaio 2021. Nel corso del successivo
meeting di febbraio è emerso l'orientamento a
concentrarsi sulla discussione del modello ibrido di Schema Europeo di Assicurazione dei Depositi (EDIS) e sull'interazione tra quest'ultimo e il quadro europeo di gestione delle crisi bancarie.
Il
modello ibrido si basa sull'idea della coesistenza di un
fondo centrale e di una
capacità di prestito obbligatoria tra gli schemi di garanzia nazionali. Il fondo centrale fornirebbe un sostegno di liquidità a un schema nazionale beneficiario una volta che quest'ultimo abbia esaurito i propri fondi ("regime di sostegno alla liquidità"). Qualora il fondo centrale fosse esaurito nel momento in cui si rivelasse necessario un intervento, il Comitato di risoluzione unico (
Single Resolution Board - SRB), per conto del fondo centrale, avrebbe la facoltà di acquisire fondi presso gli schemi nazionali "capienti" attraverso un meccanismo di concessione obbligatoria di prestiti. Il modello ibrido potrebbe essere impostato in modi differenti a seconda delle decisioni politiche in merito alla calibrazione dei vari parametri, quali la ripartizione dei fondi tra il fondo centrale e gli schemi nazionali o l'entità dei massimali per il sostegno alla liquidità.
Nel dibattito sono finora emerse divergenze di posizioni legate ai parametri del modello (in particolare alla consistenza del fondo centrale rispetto a quelli nazionali) e al grado di priorità assegnato al conseguimento di un'ulteriore riduzione del rischio. Vi sono inoltre divergenze sulla possibilità che l'intervento dello schema possa includere la copertura di misure di prevenzione del dissesto. Tra gli Stati membri sono emerse opinioni discordanti anche per quanto riguarda una possibile via verso la condivisione delle perdite. Alcuni hanno sottolineato che il modello ibrido non potrebbe essere che una fase intermedia di un percorso che porti alla creazione di un EDIS a pieno titolo (con una copertura delle perdite del 100 %). Altri Stati membri hanno sostenuto che il modello ibrido non dovrebbe comportare alcuna messa in comune o che la condivisione delle perdite dovrebbe essere soggetta a condizioni chiare o a decisioni politiche.
|
Unione dei mercati dei capitali
La Commissione europea ha presentato, a settembre 2020, una
Comunicazione su un nuovo piano d'azione per l'Unione dei mercati dei capitali
(Capital Markets Union - CMU), oggetto di discussione nell'ECOFIN del successivo 6 ottobre.
L'obiettivo finale del Piano è quello di far convergere i mercati nazionali dei capitali in un vero mercato unico a livello UE. Il piano d'azione si basa inoltre sulla convinzione che
attraverso mercati dei capitali realmente integrati su base europea sia possibile
garantire il necessario supporto a una ripresa economica che sia "verde",
"digitale",
"inclusiva" e "resiliente",
facilitare l'accesso ai finanziamenti da parte delle imprese dell'UE, in particolare le piccole e medie imprese (
PMI) e incentivare il
risparmio e l'
investimento a lungo termine.
La Commissione ha adottato il
primo piano di azione per la CMU nel 2015. Nonostante i progressi registrati in alcuni ambiti, la revisione alla quale è stato sottoposto il piano nel 2017 ha evidenziato che permangono diversi ostacoli alla fluida circolazione dei capitali all'interno dell'UE. Nel novembre del 2019 la Commissione ha riunito 28 dirigenti del settore, esperti, rappresentanti dei consumatori e studiosi nel contesto di un
forum di alto livello. Nel giugno del 2020 tale
forum ha pubblicato la propria
relazione finale contenente 17 raccomandazioni rivolte alla Commissione e agli Stati membri per far progredire la CMU. Un invito a fornire un riscontro su tale relazione finale ha fornito alla Commissione i punti di vista di una più ampia gamma di parti interessate. La Commissione ha tenuto conto di tali contributo nello sviluppare le
16 misure che costituiscono il Piano d'azione.
Nel successivo
meeting di
dicembre 2020 sono state concordate le
Conclusioni del Consiglio sul piano d'azione, che individuano le priorità da perseguire, offrendo un indirizzo politico sia per le iniziative legislative sia per quelle non legislative. In particolare, l'ECOFIN ha esortato la Commissione ad
affrontare in via prioritaria e ad accelerare i lavori in parallelo nei seguenti ambiti:
a.
facilitare l'accesso delle imprese,
in particolare le PMI,
ai finanziamenti sui mercati dei capitali
razionalizzando e semplificando le attuali norme sull'ammissione alla negoziazione dei titoli, nonché sostenendo gli ecosistemi finanziari in grado di favorire un maggiore accesso delle PMI al capitale di rischio, senza compromettere gli
standard elevati di tutela degli investitori e di integrità del mercato;
b.
istituire un "punto di accesso unico" a livello dell'UE per le informazioni societarie di carattere finanziario e non finanziario utili per gli investitori al fine di accrescere la trasparenza, evitando al contempo di creare oneri di rendicontazione e di raccolta di informazioni sproporzionati per le imprese dell'UE. Tale piattaforma di dati dovrebbe comprendere dati ambientali, sociali e relativi alla
governance (ESG) al fine di promuovere pratiche finanziarie più sostenibili. Dovrebbe basarsi sugli attuali sistemi per la raccolta di informazioni a livello nazionale, essere realizzata il più rapidamente possibile ed essere ulteriormente sviluppata nel tempo;
c.
rafforzare il ruolo delle imprese di assicurazione,
delle banche e di altri investitori istituzionali in quanto investitori a lungo termine e valutare modi per
incentivare gli investimenti a lungo termine nelle imprese, e in particolare nelle PMI, da parte degli investitori istituzionali senza mettere a rischio la stabilità finanziaria o la tutela degli investitori e garantendo un trattamento regolamentare adeguato ai rischi per gli investimenti a lungo termine;
d.
riesaminare l'adeguatezza dell'attuale quadro in materia di cartolarizzazione per consentire ai mercati dei capitali di assorbire una maggiore esposizione delle banche, liberandone in tal modo le capacità di prestito, senza compromettere le norme prudenziali o creare rischi pertinenti per la stabilità finanziaria dell'Unione;
e.
migliorare il quadro normativo per i veicoli di investimento a lungo termine attraverso una revisione del regolamento relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF), tenendo conto in particolare dell'esigenza di sostenere i finanziamenti non bancari delle PMI e degli investimenti a lungo termine nelle infrastrutture, necessari per la transizione verso un'economia sostenibile e digitale;
f. vagliare i vantaggi e gli svantaggi di un
regime di rinvio per indirizzare verso finanziatori alternativi le PMI cui è stata negata la concessione di credito.
Dovrebbero essere
realizzate al più presto anche le misure ritenute più importanti per la mobilitazione di capitali privati:
a.
fornire ai cittadini gli strumenti per adottare decisioni di investimento informate attraverso una migliore
alfabetizzazione finanziaria, in particolare mediante la creazione di una base teorica comune al fine di elaborare politiche e misure che promuovano la competenza finanziaria dei cittadini, tenendo conto delle iniziative nazionali e internazionali esistenti e delle loro attività;
b.
razionalizzare le norme vigenti in materia di informativa per i vari prodotti dei mercati dei capitali e
valutare la qualità e l'equità della consulenza in materia di investimenti fornita agli investitori al dettaglio, nonché i vantaggi e gli svantaggi derivanti dall'adeguamento dell'attuale categorizzazione degli investitori;
c.
migliorare la disponibilità e la trasparenza dei dati valutando ulteriormente in che modo affrontare gli ostacoli in vista della creazione di un sistema consolidato di pubblicazione nell'UE.
Nell'ECOFIN del
16 aprile 2021 la Commissione ha aggiornato i ministri sull'attuazione del piano di azione rinnovato per la CMU soffermandosi sulle principali iniziative in arrivo nei prossimi mesi, in particolare il
punto di accesso unico europeo (oggetto di una
consultazione pubblica) che dovrebbe aiutare gli investitori a ottenere un accesso agevole, rapido e comparabile ai dati societari europei, facilitando così il finanziamento delle imprese europee.
|