Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Istituzioni
Titolo: Riduzione del numero dei parlamentari
Riferimenti: AC N.1585/XVIII
Serie: Progetti di legge   Numero: 47/2
Data: 27/02/2019
Organi della Camera: I Affari costituzionali

 


 

 

XVIII LEGISLATURA

 

 

 

 

RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

 

 

A.C. 1585

 

 

 

27 febbraio 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dossier n. 71/2

 

 

 

 

 

 

 

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Progetti di legge n. 47/2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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AC0167B

 

 

 

 

INDICE

 

 

 

Schede di lettura

La proposta di legge approvata dal Senato (C. 1585) 5

Le proposte di legge abbinate. 18

Testo a fronte tra la Costituzione vigente e il ddl cost. C. 1585. 19

Schede di Approfondimento

Il numero dei parlamentari nella Costituzione e i precedenti progetti di riforma. 23

Dati e comparazioni: le Camere 'basse' 27

Un raffronto numerico tra le Camere 'alte' 32

 

 


SIWEB

Schede di lettura

 


La proposta di legge approvata dal Senato (C. 1585)

 

La riduzione del numero dei parlamentari

 

Il testo del progetto di legge costituzionale approvato in prima deliberazione dall'Assemblea del Senato prevede la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e la riduzione del numero dei senatori elettivi da 315 a 200.

 

In Italia, il numero dei parlamentari, dopo la revisione costituzionale del 1963, è determinato dalla Costituzione in numero fisso mentre in precedenza era determinato in rapporto alla popolazione.

Da allora, nel corso del dibattito sulle riforme istituzionali, il Parlamento italiano è giunto in più occasioni a deliberare una modificazione del numero dei parlamentari nell’ambito di progetti più ampi di revisione del bicameralismo, senza tuttavia che l’iter della revisione costituzionale trovasse poi definitivo compimento (si veda la relativa Scheda di approfondimento - Il numero dei parlamentari nella Costituzione e i precedenti progetti di riforma).

 

Nella XVIII legislatura il dibattito parlamentare sulla riduzione del numero dei componenti delle due Camere è stato avviato con l’audizione del Ministro per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, innanzi alle Commissioni Affari costituzionali congiunte della Camera e del Senato (seduta del 12 luglio 2018); successivamente, nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 il Governo ha indicato la riduzione del numero dei parlamentari come una delle linee di intervento contenute nel programma di riforme istituzionali da attuare nel corso della legislatura.

 

Nella seduta del 10 ottobre 2018 il Senato ha avviato l’esame di tre proposte di legge costituzionale di iniziativa parlamentare (A.S. 214 ed abbinate) volte alla riduzione del numero dei parlamentari.

Nella seduta del 18 ottobre 2018 l’Ufficio di Presidenza ha convenuto di svolgere una serie di audizioni, a cui sono state dedicate 2 sedute (21 e 25 novembre). Le memorie depositate dai soggetti auditi sono consultabili al seguente link.

L’impianto comune alle proposte è stato confermato dall’esame referente condotto dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, la quale ha adottato un testo unificato delle proposte di legge abbinate conferendo, nella seduta del 19 dicembre 2018, mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sul testo adottato.

Nel corso dell’esame in Assemblea è stata oggetto di ulteriore approfondimento in modo particolare la questione del numero minimo di senatori per ogni Regione (o Provincia autonoma), previsto dall’art. 57, terzo comma, della Costituzione e si è giunti quindi all’approvazione di talune modificazioni in Aula su tale profilo rispetto al testo unificato proposto dalla Commissione.

La discussione generale e la trattazione degli articoli si sono svolte nelle sedute del 5, 6 e 7 febbraio 2019.

Le dichiarazioni di voto finale e il voto finale si sono tenuti nella seduta del 7 febbraio. L’Assemblea del Senato ha approvato il testo, in prima deliberazione con 185 voti favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti.

Si ricorda infine che, nella seduta del 19 febbraio 2019, il Senato ha approvato il progetto di legge A.C. 1616, recante "Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari.

 

Il progetto di legge costituzionale approvato dal Senato (C. 1585 cost.) dispone dunque, per ciascuno dei due rami del Parlamento, una riduzione pari – in termini percentuali - al 36,5 per cento degli attuali componenti elettivi.

 

A seguito della modifica costituzionale muta dunque il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto.

Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta, con le modifiche approvate dal Senato, da 96.006 a 151.210. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420 (assumendo il dato della popolazione quale reso da Eurostat).

 

Si ricorda che la formulazione originaria del testo degli articoli 56 e 57 Cost., come approvati dall’Assemblea costituente, non prevedeva un numero fisso di parlamentari bensì un rapporto numerico costante tra gli abitanti e gli eletti, in modo che il numero dei parlamentari potesse mutare con il variare della popolazione. In particolare, era previsto che fosse eletto un deputato ogni 80.000 abitanti o frazione superiore a 40.000 abitanti: al contempo, per ogni regione era eletto un senatore ogni 200.000 abitanti o frazione superiore a 100.000 abitanti, con un minimo di sei senatori, fatta eccezione per la Valle d’Aosta alla quale si attribuiva un unico seggio.

Con la legge costituzionale n. 2 del 1963 il numero dei senatori elettivi è divenuto la metà di quelli della Camera, fissati in 630, a prescindere dalla variazione della popolazione; è stato altresì stabilito che nessuna regione potesse avere meno di sette senatori ad eccezione della Valle d’Aosta (uno) e del Molise (due).

Va infine ricordato come con la legge costituzionale n. 1 del 2000, alla luce dell’istituzione della circoscrizione Estero – nella quale sono eletti 12 deputati e 6 senatori -  e del riconoscimento del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all’estero, è rimasto immodificato il numero dei deputati e dei senatori elettivi mentre sono stati proporzionalmete ridotti i seggi attribuiti nelle circoscrizioni elettorali del territorio nazionale.

 

Nel dettaglio, l’articolo 1 modifica l’articolo 56 della Costituzione, che stabilisce in 630 il numero attuale dei deputati, 12 dei quali eletti nella circoscrizione Estero (secondo comma).

A seguito delle modificazioni proposte, il numero complessivo dei deputati scende a 400 (anziché 630) ed il numero degli eletti nella circoscrizione Estero diviene pari a 8 deputati (anziché 12).

La riduzione percentuale dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero è corrispondente in proporzione a quella numerica complessiva, con la finalità di non variare in misura significativa l'incidenza numerica della rappresentanza della Circoscrizione Estero.

 

Per il Senato, l’articolo 2 novella l’articolo 57 della Costituzione, determinando in 200 (anziché 315) il numero dei senatori elettivi. Entro tale numero, i senatori da eleggere nella circoscrizione Estero scendono a 4 (anzichè 6).

La riduzione di formato numerico complessivo importa la riduzione del numero minimo di senatori eletti per Regione.

Il vigente articolo 57, al terzo comma, stabilisce infatti che “nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due; la Valle d’Aosta uno”.

La predeterminazione di un numero minimo di senatori per Regione importa, com’è noto, una variazione rispetto alla ripartizione di seggi tra Regioni quale si avrebbe qualora si seguisse invece un'assegnazione solo proporzionale alla popolazione, senza alcuna soglia numerica minima di rappresentanza senatoriale regionale. Qualora non vi fosse soglia, infatti, si avrebbe una ripartizione dei seggi 'integralmente' proporzionale (si veda in proposito l’ultima colonna della Tabella 2.1).

 

Si ricorda che quando con legge costituzionale n. 2 del 1963 il numero dei deputati e dei senatori elettivi è stato individuato in numero fisso, a prescindere dalla variazione della popolazione, è stato stabilito che nessuna regione potesse avere meno di sette senatori ad eccezione della Valle d’Aosta (uno) e del Molise (due), regione quest’ultima istituita con la legge costituzionale n. 3 del 1963. Per la Valle d’Aosta, oltre ad una ragione legata al limitato peso demografico, si è aggiunto anche il collegamento simmetrico con l’articolo 83, secondo comma, Cost. secondo cui tale regione partecipa alla formazione del collegio per l’elezione del Presidente della Repubblica, oltre che con i suoi parlametari, con un solo delegato del Consiglio regionale (a differenza dei tre delle altre regioni).

 

Nel corso dell’iter al Senato tale numero minimo è stato individuato – alla luce della riduzione a 200 del numero di senatori eletti - in tre senatori per Regione o provincia autonoma, lasciando al contempo immodificata la previsione vigente dell’articolo 57, terzo comma della Costituzione relativa alle rappresentanze del Molise (2 senatori) e della Valle d’Aosta (1 senatore).

 

Si ricorda che il testo unificato proposto all’Assemblea dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, all’esito dell’esame in sede referente, riduceva il numero minimo di senatori per Regione a 4 e riduceva ad 1 senatore la rappresentanza senatoriale del Molise, come per la Valle d'Aosta. L’iniziale progetto di legge A.S. 805 individuava invece in 5 il numero minimo di senatori per ciascuna Regione (e riduceva ad 1 senatore la rappresentanza senatoriale del Molise, come per la Valle d'Aosta).

 

Come si vede dalla tabella riepilogativa della ripartizione dei seggi (Tabella 2.1), la nuova previsione costituzionale relativa al numero minimo di senatori troverebbe applicazione, oltre che per il Molise (cui altrimenti spetterebbe 1 senatore), per le province autonome di Trento e di Bolzano e per la Basilicata (cui altrimenti spetterebbero 2 senatori).

Viene al contempo previsto, per la prima volta nella Carta costituzionale, un numero minimo di seggi senatoriali riferito alle province autonome di Trento e di Bolzano.

 

In base all’articolo 116, secondo comma, della Costituzione la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano. A sua volta, gli articoli 1 e 3 dello statuto speciale della Regione (definito con l. cost. 26 febbraio 1948, n. 5, l. cost. 31 dicembre 1962, n. 1777, l. cost. 10 novembre 1971, n. 1 e l. cost. 23 febbraio 1972, n. 1) prevedono che la regione comprende nel suo territorio le province di Trento e di Bolzano. Le province sono considerate enti distinti e autonomi rispetto alla regione: ad esse sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo la disciplina statutaria (art. 3, secondo comma, dello statuto). Ad entrambe le province autonome di Trento e di Bolzano è attribuita una competenza legislativa che si differenzia da quella delle altre province che dispongono di una competenza normativa solo di tipo regolamentare e in un ambito più circoscritto di materie. Le diversità tra le due province autonome derivano dalle peculiari previsioni dello statuto e delle relative norme d'attuazione per la provincia di Bolzano in funzione delle peculiari tutele per la minoranza tedesca. Il Consiglio regionale, a sua volta, è composto dai membri dei Consigli provinciali di Trento e di Bolzano.

Per quanto riguarda la vigente legislazione elettorale, il Trentino Alto Adige è costituito in un’unica circoscrizione elettorale (sia per l’elezione dei componenti della Camera sia del Senato).

La legge 30 dicembre 1991, n. 422, recante “Elezioni del Senato della Repubblica per l'attuazione della misura 111 a favore della popolazione alto-atesina”, con la quale sono state modificate le circoscrizioni territoriali dei collegi della Regione Trentino-Alto Adige per l'elezione del Senato, prevede che siano costituiti sei collegi uninominali, di cui definisce il perimetro. L’assetto dei sei collegi è stato mantenuto nella cd. Legge Mattarella (n. 276 del 1993) per il Senato [1] e successivamente nella legge n. 270 del 2005, che ha previsto una disciplina speciale per l’elezione dei senatori del Trentino-Alto Adige, con l’elezione di 6 senatori con sistema maggioritario nei 6 collegi e di un senatore con sistema proporzionale nell’ambito della Regione. Sei collegi uninominali sono previsti altresì dalla legge 165 del 2017 sia per la Camera sia per il Senato (richiamando i collegi della predetta legge 422). In base al sistema vigente sono poi eletti nel collegio plurinominale con metodo proporzionale 5 deputati e 1 senatore.

 

 


 

Tabella 1.1. – Camera dei deputati. Ripartizione dei seggi nelle circoscrizioni elettorali.

CAMERA - Ripartizione dei seggi nelle circoscrizioni

 

Ripartizione di 392 seggi

 

Circoscrizioni

popolazione censimento 2011

seggi Q.I

resti

seggi magg. resti

totale seggi

1

Piemonte 1

2.247.780

14

125.156

1

15

2

Piemonte 2

2.116.136

13

145.128

1

14

3

Lombardia 1

3.805.895

25

15.495

-

25

4

Lombardia 2

2.088.579

13

117.571

1

14

5

Lombardia 3

2.175.099

14

52.475

-

14

6

Lombardia 4

1.634.578

10

118.418

1

11

7

Veneto 1

1.932.447

12

113.055

1

13

8

Veneto 2

2.923.457

19

42.753

-

19

9

Friuli Venezia Giulia

1.220.291

8

7.363

-

8

10

Liguria

1.570.694

10

54.534

-

10

11

Emilia-Romagna

4.342.135

28

96.887

1

29

12

Toscana

3.672.202

24

33.418

-

24

13

Umbria

884.268

5

126.188

1

6

14

Marche

1.541.319

10

25.159

-

10

15

Lazio 1

3.622.611

23

135.443

1

24

16

Lazio 2

1.880.275

12

60.883

-

12

17

Abruzzo

1.307.309

8

94.381

1

9

18

Molise

313.660

2

10.428

-

2

19

Campania 1

3.054.956

20

22.636

-

20

20

Campania 2

2.711.854

17

134.382

1

18

21

Puglia

4.052.566

26

110.550

1

27

22

Basilicata

578.036

3

123.188

1

4

23

Calabria

1.959.050

12

139.658

1

13

24

Sicilia 1

2.365.463

15

91.223

-

15

25

Sicilia 2

2.637.441

17

59.969

-

17

26

Sardegna

1.639.362

10

123.202

1

11

27

Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste

126.806

-

126.806

1

1

28

Trentino-Alto Adige/Südtirol

1.029.475

6

119.779

1

7

 

Totale nazionale

59.433.744

376

 

16

392

 

 

 

 

 

numero di seggi

392 [2]

 

 

 

quoziente nazionale

151.616

seggi attribuiti con i quozienti interi

376

seggi da attribuire con i maggiori resti

16

La variazione prospettata rispetto all'attuale proporzione numerica per circoscrizione elettorale, può così raffigurarsi in termini di seggi per circoscrizione:

 

Tabella 1.2 – Camera dei deputati. Variazione popolazione media per seggio

 


Circoscrizioni

Attualmente spettanti

Spettanti secondo la proposta

Var %

1

Piemonte 1

23

15

-34,8%

2

Piemonte 2

22

14

-36,4%

3

Lombardia 1

40

25

-37,5%

4

Lombardia 2

22

14

-36,4%

5

Lombardia 3

23

14

-39,1%

6

Lombardia 4

17

11

-35,3%

7

Veneto 1

20

13

-35,0%

8

Veneto 2

30

19

-36,7%

9

Friuli Venezia Giulia

13

8

-38,5%

10

Liguria

16

10

-37,5%

11

Emilia-Romagna

45

29

-35,6%

12

Toscana

38

24

-36,8%

13

Umbria

9

6

-33,3%

14

Marche

16

10

-37,5%

15

Lazio 1

38

24

-36,8%

16

Lazio 2

20

12

-40,0%

17

Abruzzo

14

9

-35,7%

18

Molise

3

2

-33,3%

19

Campania 1

32

20

-37,5%

20

Campania 2

28

18

-35,7%

21

Puglia

42

27

-35,7%

22

Basilicata

6

4

-33,3%

23

Calabria

20

13

-35,0%

24

Sicilia 1

25

15

-40,0%

25

Sicilia 2

27

17

-37,0%

26

Sardegna

17

11

-35,3%

27

Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste

1

1

0,0%

28

Trentino-Alto Adige / Südtirol

11

7

-36,4%

Estero

12

8

-33,3%

Italia

630

400

-36,5%

 

Tabella 2.1. – Senato della Repubblica. Ripartizione dei seggi nelle circoscrizioni regionali.

 

 

 

La colonna di destra (in grigio) mostra il risultato del riparto proporzionale dei seggi, come risulterebbe se non fossero previsti in Costituzione i ‘vincoli’ previsti dal terzo comma dell’art. 57 della Costituzione.


 

 

Tabella 2.2 – Senato della Repubblica. Variazione popolazione media per seggio

 

 

Regioni

SENATO - Seggi elettivi

Attualmente spettanti

Popolazione media per seggio attualmente spettante

Spettanti secondo la proposta

Popolazione media per seggio secondo la proposta

Var % numero di seggi

Piemonte

22

198.360

14

311.708

-36,4%

Valle d'Aosta

1

126.806

1

126.806

0,0%

Lombardia

49

198.044

31

313.037

-36,7%

Trentino-Alto Adige

7

147.068

3+3

171.579

-14,3 %

Veneto

24

202.329

16

303.494

-33,3%

Friuli Venezia Giulia

7

174.327

4

305.073

-42,9%

Liguria

8

196.337

5

314.139

-37,5%

Emilia-Romagna

22

197.370

14

310.153

-36,4%

Toscana

18

204.011

12

306.017

-33,3%

Umbria

7

126.324

3

294.756

-57,1%

Marche

8

192.665

5

308.264

-37,5%

Lazio

28

196.532

18

305.716

-35,7%

Abruzzo

7

186.758

4

326.827

-42,9%

Molise

2

156.830

2

156.830

-0,0%

Campania

29

198.856

18

320.378

-37,9%

Puglia

20

202.628

13

311.736

-35,0%

Basilicata

7

82.577

3

192.679

-57,1%

Calabria

10

195.905

6

326.508

-40,0%

Sicilia

25

200.116

16

312.682

-36,0%

Sardegna

8

204.920

5

327.872

-37,5%

Estero

6

4

-33,3%

Italia

315

188.679

200

297.169

-36,5%

 


 

I senatori a vita

 

L’articolo 3 della proposta di legge incide sull’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, prevedendo espressamente che il numero di cinque senatori a vita nominati per alti meriti dal Presidente della Repubblica, sia numero massimo riferito alla permanenza in carica di tal novero di senatori.

La modifica è finalizzata a sciogliere il nodo interpretativo postosi per i senatori a vita riguardo al vigente articolo 59 della Costituzione, cioè se il numero di cinque senatori di nomina presidenziale sia un “numero chiuso” (quindi non possano esservi nel complesso più di 5 senatori di nomina presidenziale) ovvero se ciascun Presidente della Repubblica possa nominarne cinque.

Questa altra possibile interpretazione del vigente dettato costituzionale è stata seguita peraltro solo da due Presidenti della Repubblica (Pertini e Cossiga).

Nella relazione presentata dalla Commissione Affari costituzionali all’Assemblea del Senato si evidenzia infatti come l’attuale formulazione “lascerebbe inalterata la possibilità di un’interpretazione, pur seguita in un passato non recente, che non sarebbe compatibile con un Senato di 200 componenti”.

 

Permane, nell’ordinamento, la figura dei “senatori di diritto a vita”: salvo rinuncia, sono gli ex Presidenti della Repubblica, in base all’immodificato comma primo dell’articolo 59 Cost.

 

La decorrenza della riduzione e l’incidenza sull’ordinamento giuridico

 

L’articolo 4 della proposta di legge stabilisce che la riduzione dei parlamentari abbia decorrenza dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale - e comunque non prima che siano decorsi da essa sessanta giorni.

La previsione del termine di sessanta giorni - introdotta nel corso dell’esame al Senato – è volta a “consentire l’adozione del decreto legislativo in materia di determinazione dei collegi elettorali”, come evidenziato nella relazione presentata dalla Commissione Affari costituzionali all’Assemblea del Senato.

La riduzione del numero dei parlamentari si ripercuote infatti sulla “perimetrazione” degli attuali collegi elettorali, come definiti dal decreto legislativo n. 189 del 2017 e, più in generale, sulla legislazione elettorale (legge n. 165 del 2017).

Viene in particolare in rilevo il tema della articolazione dei collegi elettorali.

La disciplina vigente, come è noto, ha determinato per la Camera dei deputati, complessivi 232 collegi uninominali e 63 collegi plurinominali; per il Senato, complessivi 116 collegi uninominali e 33 collegi plurinominali.

Il testo di modifica costituzionale approvato dal Senato non interviene su questa materia, la quale è rimessa alla legislazione ordinaria.

Sulla materia interviene il progetto di legge A.C. 1661 recante “Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari”, approvato del Senato, che reca modifiche alla disciplina elettorale delle Camere al fine di prevederne un'applicazione commisurata ad un numero non già fisso bensì percentuale tra seggi e numero dei deputati o dei senatori.

Nella relazione presentata dalla Commissione Affari costituzionali all’Assemblea del Senato sul predetto progetto di legge si evidenzia in particolare che l’obiettivo “è quello di rendere neutra, rispetto al numero dei parlamentari fissato in Costituzione, la normativa elettorale per le Camere. (…) In base allo schema proposto, eventuali modifiche del numero dei deputati e dei senatori, stabilito agli articoli 56 e 57 della Costituzione, non richiederanno specifici interventi di armonizzazione della normativa elettorale che diversamente sarebbero necessari per evitare problemi di funzionamento del sistema”.

Senza incidere sulla configurazione del meccanismo elettorale, per quanto attiene al rapporto numerico tra seggi attribuiti nell’ambito di collegi uninominali e seggi attribuiti nell’ambito di collegi plurinominali, il citato progetto di legge A.C. 1616 ha quindi definito un criterio di determinazione dei collegi: non già in numero prestabilito fisso bensì 'a scorrimento' rispetto al numero dei parlamentari, applicabile cioè indipendentemente da quale sia tal numero.

In particolare, tale progetto di legge prevede un numero di collegi uninominali pari a tre ottavi dei seggi da eleggere nelle circoscrizioni, con arrotondamento (all'unità inferiore per la Camera dei deputati, all'unità più prossima per il Senato).

Per la puntuale determinazione dei collegi - sia uninominali sia i restanti plurinominali – il predetto progetto di legge S. 881 reca una delega legislativa al Governo, nel caso in cui intervenga una riforma costituzionale circa il numero dei parlamentari.

 

L’articolo 3 di tale proposta di legge dispone in particolare che “Qualora, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sia promulgata una legge costituzionale che modifica il numero dei componenti delle Camere di cui agli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”.

E prevede che, in tal caso, il decreto legislativo di rideterminazione dei collegi sia adottato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge costituzionale modificativa del numero dei parlamentari.

A specchio con tale previsione, il progetto di legge costituzionale in esame, nel testo risultante dall’esame al Senato, prevede che l'applicazione della sue disposizioni decorra comunque non prima di sessanta giorni della sua entrata in vigore.

Tale termine mira ad assicurare un lasso temporale che consenta appunto la rideterminazione dei collegi.

Andrà in tale quadro considerato che, ai fini dell’esercizio della delega, sono previsti i seguenti ‘passaggi’ (dall’art. 3, commi 3, 4 e 5 della legge n. 165 del 2017 richiamati dal progetto di legge C. 1616):

-   ai fini della predisposizione dello schema del decreto legislativo, il Governo si avvale di una commissione composta dal presidente dell'Istituto nazionale di statistica, che la presiede, e da dieci esperti in materia attinente ai compiti che la commissione è chiamata a svolgere, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato;

-   lo schema del decreto legislativo è trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che si pronunciano nel termine di quindici giorni dalla data di trasmissione. Qualora il decreto legislativo non sia conforme al parere parlamentare, il Governo, contemporaneamente alla pubblicazione del decreto, deve inviare alle Camere una relazione contenente adeguata motivazione. In caso di mancata espressione del parere di cui al comma 4 nel termine previsto, il decreto legislativo può comunque essere emanato.

 

Si ricorda che la legge costituzionale n. 1 del 2001, che ha modificato gli articoli 56 e 57 della Costituzione in relazione al numero dei deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all'estero, ha previsto, all’articolo 3, alcune disposizioni transitorie:1. In sede di prima applicazione della presente legge costituzionale ai sensi del terzo comma dell'articolo 48 della Costituzione, la stessa legge che stabilisce le modalità di attribuzione dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero stabilisce, altresì, le modificazioni delle norme per l'elezione delle Camere conseguenti alla variazione del numero dei seggi assegnati alle circoscrizioni del territorio nazionale. 2. In caso di mancata approvazione della legge di cui al comma 1, si applica la disciplina costituzionale anteriore”. La proposta di legge costituzionale in esame non reca norma di chiusura analoga a quella recata dal suddetto comma 2.

 

La rideterminazione del numero di deputati e senatori si riflette su diversi altri profili.

Tra questi, sull’organizzazione interna delle Camere con riguardo, ad esempio, al numero dei componenti delle Commissioni parlamentari e dei Gruppi parlamentari.

Inoltre la rideterminazione numerica si riverbera sull'effettuale dinamica dei procedimenti. Ove si consideri, ad esempio, l'elezione del Presidente della Repubblica, la prevista riduzione del numero dei parlamentari comporterebbe una variazione nell'assemblea degli elettori: 600 parlamentari (oltre ai senatori a vita) ai quali si devono aggiungere i 58 rappresentanti delle Regioni (tre delegati per ciascuna Regione; un solo delegato per la Valle d'Aosta). Non considerando i senatori a vita, le maggioranze richieste dall'articolo 83 della Costituzione sarebbero così rideterminate: 439 voti necessari ai primi tre scrutini (due terzi dell'Assemblea); 330 voti dal quarto scrutinio (maggioranza assoluta), essendo il numero degli elettori pari a 658 (400+200+58). Come evidenziato nel corso dell’iter al Senato, i 58 delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica avrebbero quindi un peso diverso sul totale degli aventi diritto al voto.

 

In occasione dell'ultima elezione del Presidente della Repubblica svoltasi (29-30 gennaio 2015), le medesime maggioranze (considerandovi tuttavia la presenza di sei senatori a vita) erano pari a: 673 voti (maggioranza dei due terzi dell'Assemblea) e 505 voti (maggioranza assoluta), essendo il numero complessivo degli elettori pari a 1009 (630+321+58).

 

 


 

 

Le proposte di legge abbinate

 

La pdl costituzionale di iniziativa parlamentare C. 1172 (D’Uva ed al.) riduce, al pari della proposta approvata dal Senato, il numero dei deputati da 600 a 400 ed il numero dei senatori elettivi da 315 a 200. A tal fine sono modificati gli articoli 56 e 57 della Costituzione (artt. 1 e 2).

Entro il numero complessivo di 400 deputati e 200 senatori, il numero degli eletti nella Circoscrizione Estero è previsto pari a 8 deputati (anziché 12) e 4 senatori (anziché 6).

A differenza della pdl C. 1585, il numero minimo di senatori per Regione è ridotto a 5 (rispetto ai 7 attuali). Il Molise avrebbe 1 senatore (anziché 2). Resta immodificata la previsione vigente relativa alla Valle d’Aosta (1 senatore).

La riduzione dei parlamentari trova applicazione decorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale e non prima dello scioglimento delle Camere in carica al momento della sua entrata in vigore (art. 3).

 


 

Testo a fronte tra la Costituzione vigente e il ddl cost. C. 1585

Articoli 56, 57 e 59 Cost.

 

Costituzione

Testo vigente

Costituzione

Testo risultante dalle modifiche approvate dal Senato (C. 1585)

[…]

 

Articolo 56

Articolo 56

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Identico

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Il numero dei deputati è di quattrocento, otto dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

Identico

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovantadue e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

 

 

Articolo 57

Articolo 57

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Identico

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di duecento, quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.

Nessuna Regione o Provincia autonoma può avere un numero di senatori inferiore a tre; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni o le Province autonome, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

[…]

 

Articolo 59

Articolo 59

È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.

Identico

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque.

 


Schede di Approfondimento

 


Il numero dei parlamentari nella Costituzione e i precedenti progetti di riforma

 

In Italia, gli articoli 56 e 57 della Costituzione prevedono un numero fisso di deputati e senatori, rispettivamente pari a 630 e 315 (cui si aggiungono i senatori a vita e i senatori di diritto a vita).

Tale previsione è stata introdotta dalla legge costituzionale n. 2 del 1963. Nella precedente formulazione, approvata dall’Assemblea Costituente, il numero dei parlamentari era determinato in misura fissa il rapporto con la popolazione: per la Camera, un deputato ogni 80.000 abitanti (o frazioni superiori a 40.000); per il Senato [3] , un senatore ogni 200.000 abitanti (o frazioni superiori a 100.000).

In rapporto alla popolazione, oggi vi è un deputato ogni 96.006 abitanti circa; un senatore elettivo (senza considerare i senatori a vita e i senatori di diritto a vita) ogni 192.013 abitanti circa.

La nuova disciplina costituzionale introdotta nel 1963 (la quale al contempo parificava la durata delle due Camere, innanzi diversificata in quanto di sei anni per il Senato) manteneva un quoziente di rappresentatività non discosto di fatto da quello risultante dall'applicazione della originaria formulazione, per quanto riguarda la Camera dei deputati. Per il Senato, invece, mirava ad affrontare il profilo della 'integrazione' della sua composizione.

Infatti la III disposizione transitoria della Costituzione aveva previsto un novero di senatori di diritto, solo per la prima legislatura repubblicana (il loro numero risultò di 107), a fianco dei senatori elettivi (per i quali il d.P.R. n. 30 del 6 febbraio 1948 disegnò 237 collegi uninominali).

Già nella seconda legislatura pertanto la composizione numerica del Senato si ridimensionò ai soli senatori elettivi (oltre ai senatori a vita ed agli ex Presidenti della Repubblica), donde l'avvio colà di un dibattito su come riequilibrarla rispetto all'altro ramo del Parlamento (che contò allora 590 deputati). Nella successiva terza legislatura il disegno di legge costituzionale d'iniziativa governativa infine approvato (ancorché con variata formulazione rispetto all'originario A.S. n. 250, che fu approvato in testo unificato con l’A.S. n. 285) precisava, nella sua relazione illustrativa, di mirare ad "un migliore equilibrio" nella composizione numerica delle due Camere, "in modo che il sistema bicamerale abbia maggiori garanzie di organico funzionamento". Era istanza declinata tenendo presente la posizione costituzionale del Parlamento in seduta comune, onde scongiurare la possibilità che "il Senato, considerato nella sua totalità, abbia nella votazione in comune con la Camera, una disponibilità di voti perfino inferiore a quella del numero dei membri della Camera appartenenti a un solo partito. Basterebbe cioè un solo partito della Camera a neutralizzare la volontà di tutta la rappresentanza senatoriale".

IX legislatura: la relazione della c.d. Commissione Bozzi

Ove si considerino i momenti salienti del dibattito parlamentare sulle riforme istituzionali sviluppatosi dagli anni Ottanta, emerge che una riduzione del numero dei parlamentari fu discussa già entro la Commissione parlamentare bicamerale istituita ad hoc nella IX legislatura (cd. 'Commissione Bozzi': 30 novembre 1983-29 gennaio 1985). Essa tuttavia non formalizzò al riguardo una propria proposta di revisione costituzionale, tra le varie formulatevi (come la previsione di un deputato ogni 110.000 abitanti, di un senatore ogni 200.000, talché la composizione di Camera e Senato sarebbe risultata allora di 514 e 282 membri; o una determinazione numerica pari, almeno per la Camera dei deputati, alla media della composizione delle ‘Camere basse’ di Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania; o 480-500 membri della Camera e 240-250 del Senato).

 

XIII legislatura: il testo della c.d. Commissione D’Alema

Nella XI legislatura, altra Commissione bicamerale per le riforme istituzionali (cd. 'Commissione De Mita-Iotti': 9 settembre 1992-11 gennaio 1994) non propose alcuna modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione.

Nella XIII legislatura, una nuova Commissione bicamerale per le riforme istituzionali (cd. 'Commissione D'Alema': 5 febbraio 1997-4 novembre 1997) esaminava un progetto, con la previsione tra 400 e 500 deputati (demandandosi ad una legge la determinazione puntuale entro quei limiti minimo e massimo) e 200 senatori elettivi.

 

XIV legislatura

Nella XIV legislatura, il Parlamento approvò in duplice deliberazione un disegno di legge costituzionale (A.S. n. 2544-D), in cui era prevista una Camera composta di 518 deputati (elettivi), un Senato di 252 senatori. Tale legge di revisione fu indi sottoposta (ai sensi dell'articolo 138, terzo comma della Costituzione) a referendum, il quale si svolse il 25-26 giugno 2006 e non la approvò. Pertanto la revisione costituzionale non giunse a compimento.

 

XV legislatura: la c.d. bozza Violante

Nella XV legislatura, presso la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati fu approvato un testo unificato (cd. 'bozza Violante': A. C. n. 553 e abbinati-A), ove si prevedeva un numero di deputati pari a 512. Per il Senato era prevista una composizione di secondo grado (salvo 6 senatori eletti nella circoscrizione Estero), in cui i Consigli regionali (con voto limitato al loro interno) ed i Consigli delle autonomie locali (tra i componenti dei Consigli dei Comuni, delle Province e delle Città autonome) eleggessero ciascuno un numero di senatori, predeterminato sulla base della popolosità della Regione. Ne sarebbe conseguito un Senato di 186 componenti. Il progetto non giunse ad approvazione (nemmeno presso la Camera dei deputati) prima dell'anticipata cessazione della legislatura.

 

XVI legislatura: i testi esaminati dal Senato (AS 83 e abbinate)

Nella XVI legislatura, fu la volta della Commissione Affari costituzionali del Senato di esaminare numerosi disegni di riforma costituzionale, prospettanti tra l'altro la riduzione del numero dei parlamentari. Il testo che essa approvò (il 29 maggio 2012: A.S. n. 24 e abbinati-A) giunse in Assemblea del Senato, la quale infine l'approvò con significative modifiche, il 25 luglio 2012: e lì si concluse, con la cessazione della legislatura, l'iter del disegno di legge (A.C. n. 5386). In quella proposta, era prevista una Camera di 508 deputati, un Senato di 250 senatori (più i senatori a vita e quelli di diritto a vita). Dunque il numero di parlamentari, ai sensi di quella proposta, sarebbe diminuito da 950 a 758.

 

XVII legislatura dalle Relazioni degli esperti al testo sottoposto a referendum popolare

Nella Relazione finale trasmessa il 12 aprile 2013 dal Gruppo di lavoro sui temi istituzionali, costituito da parte dell’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano all’inizio della XVII legislatura, il Gruppo di lavoro segnalava l’opportunità di modifiche costituzionali tese al superamento del bicameralismo paritario.

Per effetto delle modifiche proposte, si avanzava la necessità di calcolare il numero di parlamentari con modalità diverse tra Camera e Senato. Nella relazione si proponeva di passare dall’attuale criterio di un deputato ogni 95.000 abitanti ad un parametro più in linea con gli standard europei: un deputato ogni 125.000 abitanti. Ne sarebbe derivato un numero complessivo di 480 Deputati. Per i Senatori, si proponeva un numero complessivo di 120, ripartiti in proporzione al numero di abitanti in ciascuna Regione.

Successivamente, la Commissione di esperti, denominata Commissione per le riforme costituzionali, istituita dall’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta l’11 giugno 2013 per l’approfondimento delle diverse ipotesi di revisione costituzionale e dei connessi profili inerenti al sistema elettorale, affrontava nella Relazione finale trasmessa al Presidente del Consiglio il 17 settembre 2013 e al Parlamento il 15 ottobre 2013 anche il tema della riduzione del numero dei parlamentari.

In particolare, per la Camera dei Deputati, la Commissione concordava con le conclusioni del gruppo di lavoro, suggerendo in alternativa un parametro inferiore, proponendo una Camera di 450 Deputati. In relazione al numero dei senatori, la Commissione proponeva di prendere in considerazione, con gli opportuni adattamenti, i criteri esposti nella c.d. Bozza Violante, suggerendo che il numero complessivo dei Senatori non dovrebbe essere inferiore a 150 né superiore ai 200.

 

Infine, il testo di riforma costituzionale approvato dal Parlamento nel corso della XVII legislatura (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 aprile 2016), sul quale l’esito del referendum svolto ai sensi dell’art. 138 Cost. non è stato favorevole, prevedeva una Camera inalterata nella sua composizione di 630 deputati, un Senato di 95 senatori elettivi di secondo grado. Tali senatori sarebbero stati eletti dai Consigli regionali o provinciali autonomi - in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi - tra i consiglieri regionali ed i sindaci del territorio. Più in dettaglio, 74 senatori sarebbero stati scelti tra i membri dei Consigli regionali o provinciali autonomi; 21 senatori tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori, nella misura di uno per ciascun Consiglio regionale o provinciale autonomo. A quei 95 senatori avrebbero potuto aggiungersi fino a 5 senatori (non più a vita ma in carica per sette anni) nominabili dal Presidente della Repubblica per aver illustrato la Patria, nonché si sarebbero aggiunti gli ex Presidenti della Repubblica.

Il Senato dunque sarebbe divenuto (per la più gran parte dei suoi componenti) elettivo di secondo grado e a rinnovo parziale 'continuo' (giacché la durata del mandato dei senatori sarebbe coincisa con quella dell'organo dell’istitu­zione territoriale elettrice, ossia con la durata dei Consigli regionali o provinciali autonomi). Non erano presenti rappresentanti della circoscrizione Estero al Senato.

 


 

Dati e comparazioni: le Camere 'basse'

 

Il numero dei parlamentari è disciplinato secondo varie modalità nei diversi ordinamenti europei, per quanto concerne la fonte giuridica (disposizione costituzionale o di legge organica o di legge ordinaria) e la determinazione numerica. In relazione a questo secondo parametro, il numero può essere prestabilito in rapporto alla popolazione; può essere altresì stabilito un numero fisso o contemplata la possibilità di seggi ‘in soprannumero’, talché la composizione numerica dell’organo può risultare variabile.

 

Sono di seguito forniti alcuni dati numerici, riportati in una tabella comparativa, circa la composizione dei Parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea (includendo il Regno Unito).

Quella qui resa è da intendersi come una 'fotografia' (a ottobre 2018), tenuto conto che la composizione numerica parlamentare può risultare, per le Assemblee di alcuni Paesi, non fissa bensì, in misura più o meno estesa, mutevole.

Non ci si sofferma sulla varietà di previsione giuridica circa il numero dei parlamentari. Talora è la Costituzione direttamente a determinare quel numero, talaltra sono norme di legge. A volte le norme di legge agiscono entro un limite numerico posto dalla Costituzione: limite massimo (come in Francia, dove la Costituzione pone, al contempo, una riserva di legge organica per l'esatta identificazione del numero) o limite minimo e massimo (come in Spagna per il Congresso dei deputati). Le diverse opzioni incidono sul tipo di procedura necessario per una variazione del numero dei parlamentari, determinando se sia necessaria una modificazione costituzionale o di disposizione legislativa.

 

Più agevole a rendersi è la comparazione tra le Camere 'basse', per la omogeneità di composizione dal momento che esse sono tutte elettive dirette.

 

Senza per ora soffermarsi sulla monocameralità o meno dell'istituzione parlamentare, la comparazione può rappresentarsi nel modo che segue:


 

TABELLA 1 - Stati membri dell'Unione europea:

numero di DEPUTATI in relazione alla popolazione

(in ordine alfabetico)

 

Stato

Numero

di deputati

Popolazione

Numero di

abitanti per deputato

Numero di deputati

per 100.000 ab.

Austria

183

8.822.267

48.209

2,1

Belgio

150

11.413.058

76.087

1,3

Bulgaria

240

7.050.034

29.375

3,4

Cipro*

56

864.236

15.433

6,5

80

864.236

10.803

9,3

Croazia

151

4.105.493

27.189

3,7

Danimarca

179