XVII Legislatura

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi

Resoconto stenografico



Seduta pomeridiana n. 32 di Mercoledì 11 giugno 2014

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Fico Roberto , Presidente ... 3 

Audizione di rappresentanti dell'Usigrai:
Fico Roberto , Presidente ... 3 
Di Trapani Vittorio , segretario nazionale dell'USIGRAI ... 3 
Airola Alberto  ... 6 
Buemi Enrico  ... 7 
Gasparri Maurizio  ... 8 
Centinaio Gian Marco  ... 10 
Fico Roberto , Presidente ... 11 
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido (PD)  ... 11 
Margiotta Salvatore  ... 14 
Fico Roberto , Presidente ... 16 
Di Trapani Vittorio , segretario nazionale di USIGRAI ... 16 
Fico Roberto , Presidente ... 20

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

  La seduta comincia alle 21.10.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 13, comma 4, del Regolamento della Commissione, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati e, successivamente, sul canale satellitare della Camera dei deputati.
  Comunico altresì che dell'audizione odierna sarà redatto e pubblicato il resoconto stenografico.

Audizione di rappresentanti dell'USIGRAI.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti dell'USIGRAI, che ringrazio per aver accolto l'invito della Commissione.
  Ricordo che l'audizione verte sulle misure relative alla RAI contenute nel decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, attualmente all'esame del Senato.
  Do quindi la parola al dottor Di Trapani, con riserva per me e i colleghi di rivolgergli domande e richieste di chiarimento al termine del suo intervento.

  VITTORIO DI TRAPANI, segretario nazionale dell'USIGRAI. Anzitutto grazie per l'invito a questa audizione alla luce del decreto n. 66 del 2014. Prosegue da parte della vostra Commissione il metodo di ascolto, dialogo e confronto che riteniamo decisivo per costruire una RAI migliore. Lo dimostra il percorso che avete adottato sul contratto di servizio, al termine di numerose audizioni: avete approvato emendamenti che rendono il testo migliore, a partire dalla cancellazione del cosiddetto bollino blu, alla reintroduzione dell'intrattenimento tra i generi di servizio pubblico, fino al percorso di rinnovo della concessione. Prima di entrare nel merito, sento il dovere di ricordare che oggi per tutte le lavoratrici e i lavoratori è un giorno particolare. Alcune sigle hanno scelto di scioperare, altre, come la nostra, hanno invece sospeso le procedure, ma tutti indistintamente, seppure con strumenti diversi condividono un unico obiettivo, ovvero difendere, riformare, rilanciare la Rai come servizio pubblico. Una scelta, lo sciopero, che merita rispetto: rispetto che purtroppo è mancato nelle parole del Presidente del Consiglio, quando ha definito umiliante quella iniziativa. Rispetto che noi portiamo per le altre sigle sindacali, le lavoratrici e i lavoratori che oggi hanno rinunciato a una giornata del loro stipendio per difendere il servizio pubblico.
  Entro nel merito del decreto, partendo dal taglio dei centocinquanta milioni di euro: un provvedimento che riteniamo sbagliato nel merito e nel metodo. Non restituisce un solo euro ai cittadini che hanno pagato il canone, non interviene su sprechi e inefficienze. Ad oggi, infatti, tutto ciò si è scaricato come il solito sul prodotto e sui più deboli. Dopo avere investito milioni di euro sui diritti sportivi per i mondiali, ad esempio, c’è stata una drastica riduzione delle spedizioni di TV e radio. Ne risentirà inevitabilmente il racconto della RAI, ovvero la TV di tutti e per tutti, a vantaggio delle pay TV, Pag. 4ovvero la TV per coloro che possono sostenerne i costi dell'abbonamento. Si è poi interrotto il tavolo di confronto sindacale per regolamentare il giornalismo nelle reti e risolvere quindi la situazione di decine e decine di colleghi, partite IVA, programmisti, assistenti, che fanno lavoro giornalistico ma senza contratto giornalistico. Hanno subito un rallentamento le procedure per la selezione pubblica per giornalisti, l'occasione per 5000 colleghe e colleghi che si sono candidati per entrare in RAI sulla base del merito, così come avviene del resto da anni grazie all'impegno dell'USIGRAI, ancora più importante ora, in una fase di grave crisi occupazionale per l'intero settore giornalistico: era ed è una opportunità per tante colleghe e colleghi. Un taglio imposto senza un contestuale intervento sull'evasione del canone, 500 milioni di euro all'anno. Ricordiamo poi che la RAI vanta, nei fatti, un credito nei confronti dello Stato pari a oltre 2 miliardi di euro: ogni anno infatti lo Stato versa 300 milioni di euro in meno a fronte dei costi che la RAI sostiene per l'assolvimento degli obblighi di servizio pubblico. Il precedente consiglio di amministrazione della RAI aveva infatti scritto all'azionista per rivendicarne il credito, come atto di autotutela: riteniamo indispensabile che lo stesso faccia anche l'attuale consiglio di amministrazione. Ancora più grave è che il decreto introduce il precedente di un Governo che mette le mani nel bilancio dell'azienda di servizio pubblico, un atto che riteniamo illegittimo per le motivazioni espresse nel parere pro veritate che abbiamo chiesto al professor Alessandro Pace, già presidente dell'Associazione italiana costituzionalisti e che al termine dell'audizione consegnerò alla presidenza della Commissione; un atto che mette a rischio la libertà e l'indipendenza del servizio pubblico, così come denunciato dall'EBU, nella lettera inviata al Presidente della Repubblica e al Presidente di questa Commissione. Crediamo che il Governo italiano, ancora di più il Governo che si appresta a guidare il semestre europeo, debba una risposta chiara su questo punto all'associazione che riunisce i principali servizi pubblici europei. In questo senso è grave e sbagliato il ritardo con il quale il direttore generale e il consiglio di amministrazione della RAI stanno valutando l'ipotesi del ricorso: gli amministratori hanno come primo dovere quello di difendere il patrimonio aziendale. Se l'azienda decidesse di non agire, l'USIGRAI conferma la propria intenzione di rivolgersi alle autorità competenti per accertare l'illegittimità del taglio e richiamare ciascuno alle proprie responsabilità. Eppure il direttore generale si è affrettato a farsi dare il via libera dal consiglio di amministrazione per il collocamento in borsa di quote di Rai Way e alla scrittura di un nuovo piano industriale. Innanzitutto c’è una grande incongruenza che viale Mazzini dovrebbe chiarire: se intende reperire centocinquanta milioni attraverso la quota di Rai Way, risolvendo così l'improvviso buco in bilancio, qual è la necessità di fare un nuovo piano industriale ? Ma soprattutto come può un capo azienda scrivere un piano industriale senza che l'azionista gli abbia chiarito tempi e margini del suo mandato ? In sostanza, prima il Governo dovrebbe rispondere alla domanda: quale servizio pubblico per il futuro dell'Italia ? Solo dopo sarà possibile immaginare una riorganizzazione coerente con gli obiettivi fissati. Riconosciamo come positivo il chiarimento avvenuto sull'articolo 20 del decreto che avrebbe comportato per la RAI un ulteriore taglio tra i 50 e i 70 milioni di euro quest'anno. Sul tema delle sedi regionali, troviamo positiva la conferma della presenza in tutte le regioni di redazioni RAI e di strutture adeguate alla specifica programmazione: mettere a rischio la presenza capillare sul territorio avrebbe significato mettere a rischio uno dei pilastri dei servizi pubblici in tutta Europa. Ringraziamo per questo tutti coloro che si sono mobilitati a livello regionale, le redazioni, i comitati di redazione, la Conferenza delle regioni e dei consigli regionali, i parlamentari che hanno proposto l'emendamento Pag. 5e coloro che lo hanno votato. Se invece si vuole mettere in risalto un problema immobiliare, prova tangibile anche dell'efficientamento avvenuto negli anni precedenti, lo si affronti con serenità, caso per caso, e si valuti rispetto alle specifiche esigenze: ciò che non può mai essere messa in discussione è la presenza capillare su tutto il territorio di ogni singola regione. Per questo continueremo a tenere la massima attenzione, convinti che l'informazione di prossimità sia pilastro indispensabile e irrinunciabile del servizio pubblico. Per questo che offendono i numerosi errori e orrori che abbiamo letto in queste settimane sulle sedi regionali. Resta invece aperta l'ipotesi di vendite di quote, se pure di minoranza, di Rai Way, una scelta errata, strategicamente errata. Vendere perché costretti da un taglio di centocinquanta milioni e farlo in sei mesi, costringe di fatti a una svendita: anche il viceministro Morando, di fronte a questa Commissione, ha riconosciuto che se si deve vendere per forza, non si è liberi di partecipare a una contrattazione adeguata sul prezzo, per di più con la concreta possibilità che competitor della RAI possano acquisire azioni della nostra società che distribuisce il segnale, dando la possibilità di condizionare lo sviluppo tecnologico, le alleanze e le scelte strategiche. Aggiungiamo anche il fatto che dover poi riconoscere dividendi ai soci provocherà un inevitabile aggravio dei costi per Rai Way. Allora si faccia chiarezza: è l'azienda che vuole vendere ? Spieghi il perché e che cosa intende fare con i fondi ricavati dalla vendita. È il Governo che invece vuole la vendita ? Prima spieghi qual è la visione strategica per il paese sul tema delle reti di trasmissione: è vero che in altri paesi il servizio pubblico non detiene le torri di trasmissione, ma si omette di dire che nessun soggetto fornitore di contenuti le detiene, anzi in molti casi la legge vieta esplicitamente la sovrapposizione. Allora se è questo ciò che il Governo ha in mente, è necessario essere chiari: in sostanza se il Governo punta a un gestore unico, lo dica con chiarezza, ma a tutti i soggetti sul mercato, nessuno escluso. Se invece se ne colpisce solo uno, vuol dire costringerlo a una posizione di debolezza rispetto ai concorrenti. Atto ancor più grave per la solidità del servizio pubblico in un momento storico di grande evoluzione per tutto il sistema delle telecomunicazioni: la ricollocazione delle frequenze derivanti dal cosiddetto dividendo digitale, lo sviluppo della DVBT 2, dell'IPTV, della mobile TV, della banda larga e dell'asta per le frequenze per la banda larga mobile. Perché invece di ipotizzare vendite non si riflette sul ruolo decisivo che il servizio pubblico può avere a beneficio del sistema Paese per abbattere il digital divide sia televisivo sia di accesso alla rete ? Per queste ragioni l'USIGRAI resta contraria all'ipotesi della vendita: crediamo che si possano e si debbano trovare strade alternative a Rai Way. In uno spirito costruttivo l'USIGRAI allora avanza una proposta: la Rai deve essere una casa di vetro, trasparente. Si inauguri una commissione di lavoro, di indagine e di proposta sui conti della Rai per fare una vera e completa revisione della spesa, alla quale l'azionista e il Parlamento, in particolare la Commissione di vigilanza, parteciperanno nelle forme e nei modi che riterranno opportuni, ma alla quale devono partecipare anche le lavoratrici e i lavoratori della Rai, attraverso i loro sindacati. In 30 giorni è possibile fare un lavoro approfondito per andare a ricercare sprechi e inefficienze, senza alcuna esclusione, anche nel settore giornalistico, che noi per primi chiediamo di combattere e delineare per trovare una soluzione alternativa alla vendita di Rai Way.
  Alla luce di tutti questi fatti perché dunque l'USIGRAI ha sospeso lo sciopero di oggi ? Trascurando alcune ricostruzioni fantasiose di questi ultimi giorni, ricordo rapidamente i fatti. La questione del decreto è stata posta immediatamente con forza dal sindacato dei giornalisti della RAI, a dire il vero in assoluta solitudine, anche grazie all'assemblea aperta, tenuta l'8 maggio a Roma, alla Pag. 6quale alcuni di voi hanno avuto la cortesia di partecipare. La questione ha assunto grande rilevanza: quella assemblea avanzò alcune richieste chiare. In primo luogo, anticipare il rinnovo della concessione di servizio pubblico dal 2016 al 2014; allontanare i partiti e i governi dal controllo della Rai; intervenire sull'evasione del canone, avanzando anche la proposta di canone sociale, quindi progressivo sul reddito; una riforma profonda della Rai. Dopo giorni di tensione, la proclamazione dello sciopero, che, vorrei ricordarlo, arriva dopo che il direttore generale della Rai, dinanzi a questa Commissione, annunciò il ridimensionamento del servizio pubblico e conseguenti tagli all'occupazione. Il Governo, attraverso il sottosegretario Giacomelli, allora annuncia l'anticipo della concessione di due anni, la riforma dei criteri di nomina dei vertici e la riforma del canone. Di fronte a queste aperture, l'USIGRAI ha deciso di andare a vedere le carte: ora vedremo se il Governo si mostra all'altezza della sfida al cambiamento che abbiamo lanciato, ovvero si limita solo ad annunci. Ecco perché la nostra protesta è solo sospesa, non revocata. Sarebbe utile sapere in questo senso se sono ad esempio depositati in Parlamento progetti di legge sulla riforma dei criteri di nomina dei vertici. Su questi temi la Commissione di vigilanza può avere un ruolo propulsivo decisivo. Vale la pena ad esempio porsi una domanda: se l'intenzione del Governo è di rinnovare la concessione già da quest'anno, ha senso varare un contratto di servizio che rimarrebbe in vita soltanto pochi mesi ? Perché invece non attualizzare quel testo già da voi approvato proprio nell'ottica del rinnovo della concessione ? Perché non utilizzare il testo della Commissione come uno dei documenti e delle proposte sulle quali aprire il confronto pubblico per costruire la nuova RAI ?
  L'obiettivo che ciascuno di noi, Governo, Parlamento, azienda e sindacati, dovrebbe avere è di restituire la Rai ai cittadini: questo è ciò che l'USIGRAI vuole e chiede da tempo. Per questo vogliamo una Rai diversa, nuova, radicalmente cambiata. Per questo riteniamo che sia indispensabile chiedere proprio ai cittadini che servizio pubblico vogliano. Lanciamo insieme da qui oggi il progetto «Open Rai»: una Rai aperta, una Rai costruita con il contributo di tutti, una Rai trasparente. Noi come sindacato stiamo facendo, in queste settimane, un percorso non sempre facile ma che facciamo con grande determinazione, di confronto con tutte le redazioni, un confronto tuttora in corso, su proposte di autoriforma. Lo stiamo facendo e lo faremo tramite assemblee, ma anche attraverso un forum in rete, sul sito dell'USIGRAI che verrà attivato nei prossimi giorni. Sempre sul sito dell'USIGRAI, «Open Rai» sarà anche un forum aperto a tutti i cittadini, per ascoltare le loro idee, le loro proposte e i progetti per la Rai di domani. Chiederemo formalmente all'azienda di farlo anche aprendo fisicamente ai cittadini le proprie sedi, per mostrare come è la Rai, soprattutto come è la loro Rai e chiedere loro che cosa si aspettano dal servizio pubblico del futuro. Chiediamo a voi, al Parlamento, di farlo aprendo il dibattito sulla concessione nel 2014, non 2016. Chiediamo al Governo di fare lo stesso, ascoltando tutti: il dibattito, l'ascolto, il confronto saranno elementi indispensabili al tavolo trilaterale, istituzioni, azienda e sindacati, che abbiamo proposto da tempo e che torniamo a chiedere che si apra con urgenza per costruire la Rai multipiattaforma e cross mediale. Dunque «Open Rai», per costruire una Rai nuova, di tutti, per tutti, nessuno escluso.

  ALBERTO AIROLA. Si tratta di un argomento che, come voi ben sapete, abbiamo affrontato e discusso in diverse audizioni, un tema che ci sta a cuore. È più di un anno che sogno una open Rai e chiedo trasparenza, quindi non potete che trovarmi d'accordo: difendiamo la proprietà di Rai Way, siamo assolutamente disponibili a far partire adesso un confronto e una collaborazione con i cittadini, i lavoratori, tutte le parti interessate e le altre forze politiche per farlo. Pag. 7Se vi dicessi come io vedo che forse andranno le cose, vedo piuttosto una disposizione di andare verso una totale riforma della Rai, veloci come un treno, probabilmente senza coinvolgere nessuno. Questo anticipo mi fa ancora più paura, e come voi attendo di vedere le carte. Prendiamo atto della questione dello sciopero. Mi hanno fatto notare che alla fine dei TG sarebbe stato opportuno evidenziare le sigle aderenti e le motivazioni dello sciopero: essendo componente della Commissione di vigilanza, è una osservazione che mi sento di fare.
  Per il resto ritengo che uno sciopero non basti: mentre riconosco che i lavoratori, che sono per lo più una grande risorsa per la Rai, protestino perché non vogliono essere privati di queste strutture, tuttavia capisco anche le ragioni di chi non ha scioperato, perché anche per me, quando ero precario, un giorno di sciopero avrebbe potuto significare l'unico giorno del mese in cui si sarebbe potuto lavorare.

  ENRICO BUEMI. Ho trovato sicuramente interessanti le argomentazioni e le aperture che sono state manifestate su questa problematica certamente complessa ma che ci affascina, dato che almeno noi socialisti riteniamo fondamentale il compito svolto dalla istituzione Rai, compito di informazione, ma anche di promozione e formazione culturale, uno strumento di democrazia. Fuori discussione è dunque la necessità di proteggere questo concentrato di qualità, di valori e di servizi, ma strumento anche di cambiamento per dirigere il nostro paese verso traguardi che spesso anche solo a livello culturale abbiamo difficoltà a raggiungere. Non solo infatti abbiamo un problema che riguarda le nostre istituzioni ma anche la nostra società nella sua complessità, nelle sue spesso evidenti contraddizioni. Apprezzo dunque molto le cose che avete manifestato, al di là del fatto che ci si arrivi mediante uno sciopero prima proclamato poi sospeso: ritengo che si tratti di dinamiche appartenenti al passato. C’è infatti bisogno di un confronto vero, non di appuntire le baionette, c’è bisogno di trovare il modo per parlarsi sinceramente. Personalmente l'ho fatto, anche nei confronti della vostra direzione e della presidenza. Sono convinto che l'azionista debba mettere a disposizione della Rai le risorse necessarie per svolgere la sua missione, però per chiedere nuovi sacrifici agli italiani, o perlomeno porre limiti, deve essere chiesto anche alla Rai – perché è l'Italia che fa i sacrifici; c’è bisogno di sapere che cosa succede dentro i conti della Rai e io, personalmente, vi manifesto ancora in questa sede che di quello che mi è stato detto non sono assolutamente soddisfatto, dei numeri che noi leggiamo non siamo assolutamente soddisfatti, quindi ci attendiamo ulteriori spiegazioni per quanto riguarda le partite concernenti gli alti dirigenti, le commesse esterne, le coproduzioni, le forniture tecnologiche e di vario tipo. Solo avendo numeri chiari e affrontando una discussione seria su questi punti possiamo dire agli italiani che non possono pretendere di avere la moglie ubriaca e la botte piena: se la moglie ubriaca è una grande istituzione culturale, democratica e pluralista, che arriva in tutto il territorio nazionale – e ancora ci sono aree in cui il segnale è raggiunto con difficoltà – allora si possono chiedere sacrifici agli italiani; se invece si vuole abbassare il livello della prestazione, come stiamo probabilmente abbassando il livello delle prestazioni sanitarie ovvero riformando la geografia giudiziaria, allontanando dai cittadini i tribunali, perché non c’è capacità di reggere determinati costi, lo si farà. Prima di chiedere sacrifici agli italiani e prima di tagliare competenze, c’è però bisogno di chiarezza sui conti. Se siamo orientati a fare crescere il ruolo della RAI, dobbiamo anche mettere a disposizione le risorse necessarie. Certamente vi è il problema del canone: si tratta di questione da affrontare con maggiore serietà, da tutti i punti di vista. Fa un po’ specie infatti che ci siano zone del territorio nazionale in cui il canone si paga due o tre volte, e aree in non si paga assolutamente. È inoltre necessario garantire Pag. 8una informazione di tipo territoriale: non c’è soltanto la visione nazionale, ma anche quella territoriale, senza peraltro per esagerare con le risposte di tipo campanilistico ma facendo in modo che il suono della campana arrivi ovunque e abbia anche i toni necessari per essere sentita da tutti. Ho dimenticato la televisione accesa e verso le 4 di notte mi è capitato di ascoltare un programma sul problema delle carceri e delle difficoltà dei detenuti e non solo, argomento a cui tengo molto: erano le 4 di notte ! Non si può relegare un certo tipo di informazione in quelle fasce orarie riservandolo alle guardie giurate o alle persone che soffrono di insonnia... dobbiamo informare i cittadini sulle questioni più problematiche delle nostre istituzioni e della nostra società anche nelle fasce di maggior ascolto. Solo così potremmo davvero cambiare le cose.

  MAURIZIO GASPARRI. Non la penso affatto come il senatore Buemi perché se la RAI facesse una cosa del genere l'audience precipiterebbe drasticamente. Sulla questione delle carceri e della giustizia, la Rai ha trasmesso una bellissima fiction «L'uomo sbagliato» che se tu fossi stato sveglio alle 21 avresti visto: ha avuto milioni di telespettatori i quali, attraverso appunto la fiction, hanno avuto un'informazione sulla situazione della giustizia e delle carceri. Qui parliamo della televisione: non si può fare romanticismo fuori sede. Dobbiamo difendere la RAI in un mercato competitivo dove con il telecomando si può passare da Telenorba a Obama in diretta su tutti i canali satellitari con lo stesso televisore. La RAI deve dunque fare tutto ciò che compete al servizio pubblico, quindi anche le fiction, le produzioni di un certo tipo se dotate di contenuti anche alti, forniti in modo da avere un pubblico vasto. Il problema della RAI e che è una istituzione con una natura pubblica che va difesa, ma che si deve misurare quotidianamente su un mercato competitivo.
  Le riflessioni che sono state offerte in queste settimane dall'USIGRAI hanno messo in mostra con realismo che la posizione del Governo sia stata di attacco rozzo e di principio. Anche la vicenda finale degli scambi con i conduttori e con il sindacato mi ha dato l'impressione di chi voleva dimostrare che si attaccava un'altra casta, oltre a quella del Parlamento e dei politici e che la Rai nonché alcune organizzazioni sindacali siano state dipinte in questo modo. Sono stato in Parlamento tutto il giorno e non so come sia andato lo sciopero, mi sembra che abbia avuto un certo successo, quindi questo dovrà essere anche un motivo di riflessione per chi l'ha proclamato e poi ritirato e per chi l'abbia confermato. Evidentemente c’è stato un consenso forte, stamattina infatti mi sono meravigliato che certi programmi di informazione non siano andati in onda.
  Ritengo che gli spunti che anche questa sera sono stati offerti debbano servire a riflettere sulla vicenda dei centocinquanta milioni che adesso è destinata, con il voto di fiducia che ci sarà anche alla Camera dei deputati, a diventare un dato di realtà. Lo ritengo un errore, perché un conto è combattere gli sprechi e credo che anche l'USIGRAI e tutti coloro che lavorano all'interno dell'azienda non debbano difendere l'esistente, come ad esempio se alcune sedi sono sovradimensionate – e ne abbiamo parlato a lungo in altre audizioni con il direttore generale e con il consiglio di amministrazione. È evidente infatti che a Cosenza o Firenze si possa svolgere il servizio pubblico regionale anche con meno metri quadrati: anche lì è evidente però che il processo di ricollocazione e di alienazione sarebbe dovuto avvenire da anni, non è colpa del Governo attuale o della politica, perché c’è anche l'autonomia gestionale. Si tratta di un settore in cui si può risparmiare.
  Per quanto riguarda Rai Way, non ho ancora ben capito come andranno le cose, perché se si andrà come ha raccontato il direttore generale, per cui la Rai conserva Pag. 9una ampia maggioranza e trova dei polli sul mercato che pagano profumatamente una quota di minoranza per non contare nulla, lo applaudiremo: tutti nella vita vorremmo trovare un socio di minoranza così. Se fa una operazione del genere è ottima, speriamo invece che non si riproponga quella che fu impedita perché la RAI fingeva di vendere il 49 per 100: vedo che Emiliani e Zaccaria continuano a scrivere articoli temerari, perché loro avevano sottoscritto patti parasociali secondo cui il 49 per cento controllava di fatto Rai Way dato che tutte le decisioni importanti e vincolanti dovevano essere prese con la maggioranza del 70 per cento. Si trattava di una vicenda che probabilmente meritava l'attenzione della procura della Repubblica e non solo il diniego dell'autorizzazione. Vedremo quando questa operazione ci verrà illustrata: se fosse in quel modo che ho detto, lo dico scherzando ma non troppo, potrebbe andare anche bene.
  Per quanto riguarda il futuro, non è che si debba difendere il quadro esistente: i criteri di nomina dei vertici della Rai sono stati fissati in Parlamento, perché il progetto di legge presentato non conteneva la relativa normativa. Abbiamo avuto consigli di amministrazione anche di 15 componenti in epoca non lontanissima, poi ci sono stati professori nominati dai Presidenti delle Camere. Ci si è sempre lamentati: una volta, caro Buemi, i professori mandarono in onda un'opera di Wagner in prima serata su Rai uno, senza mandare nemmeno l'edizione delle 20 del telegiornale. Quanto ebbe di audience ? Qui ci sono persone esperte: è evidente che tra la suora che canta e l'opera di Wagner, culturalmente lo so anch'io che vale molto di più la seconda, ma messa in prima serata, sopprimendo anche l'edizione del telegiornale delle 20, fu un disastro di ascolto; chi rientra in casa dal lavoro, quattro ore di Wagner non le regge, c’è poco da fare anche se si tratta di un'opera di qualità !
  Adesso cominciano i Mondiali di calcio: ci saranno sicuramente molti che si lamenteranno che la Rai non trasmette tutte le partite, per questioni economiche: succederà che qualcuno per vedere tutte le partite di calcio farà l'abbonamento a Sky. Dobbiamo stare pertanto attenti che la Rai, pur essendo nella dimensione del servizio pubblico, deve stare in competizione con la fiction, con lo sport. Parlo non a caso della gara sui diritti sportivi che si sta sviluppando con modalità strane e oscure, dove chi sta sul satellite compra i diritti per il digitale e viceversa. Si tratta di una vicenda di cui non ci stiamo occupando, e non so nemmeno se rientri strettamente nelle competenze della Commissione di vigilanza, però c’è qualcosa che merita un approfondimento. Oggi ho ascoltato con meraviglia una componente del consiglio di amministrazione che si lamentava che la RAI fa troppa informazione: Todini ha portato un grafico molto particolareggiato. Cosa dovrebbe fare: il Grande fratello o l'Isola dei famosi ? Almeno la Rai il Grande fratello se l’è risparmiato, l'Isola dei famosi no, che peraltro ha fatto buoni ascolti su Rai due rispetto ad altri programmi. La Rai deve dunque essere, da parte di chi la dirige, maneggiata con cura perché deve perseguire la qualità ma anche i numeri.
  Concludo dicendo che le questioni relative ai vertici vanno discusse nel futuro, se la Rai rimarrà, come ritengo, pubblica. Tra l'altro la Rai, ai sensi della legge vigente, potrebbe cedere alcune reti: non c’è bisogno che abbia 15 canali come oggi, potrebbe mettere sul mercato alcuni settori rimanendo servizio pubblico concentrato su meno reti. Infatti la moltiplicazione dell'offerta tecnologica ha generato un paradosso: ci si lamentava che c'era poca offerta. Oggi ce n’è talmente tanta che molti canali fanno «zero virgola» di audience anche perché i prodotti di qualità vengano spostati sulle reti di un certo tipo, anche per ragioni inerenti al mercato pubblicitario.
  Per quanto riguarda i vertici, mi riferisco alla campagna che avete lanciato «Open Rai»: bellissimo, meglio di Rai Way. Però che vuole dire ? Perché in questi anni ho sentito dire che fossero i rettori a scegliere i vertici della RAI: io sono contro perché i rettori si eleggono Pag. 10tra di loro e sono 150. Il Parlamento farà schifo, però viene eletto periodicamente, viene scelto dagli elettori, votando e non votando: nascono partiti nuovi, altri muoiono, c’è un ciclo vitale della democrazia. Tra l'altro, e qua nessuno lo ha detto, c’è una sentenza della Corte costituzionale – non ce la possiamo dimenticare – la quale disse chiaramente che il Governo poteva arrivare fino a un certo punto dopodiché interviene il Parlamento finché la RAI è pubblica. Aspetto anch'io le proposte, quella che è in vigore, non sarà la migliore, ma nacque in Parlamento. Può scaturire da «Open Rai» o da altre parti, però c’è una sentenza della Corte che limita i poteri del Governo e mette al centro il Parlamento, poi ci sarà una realtà più pubblica più «open». Attenzione, perché il rapporto con una proprietà pubblica è un tema su cui ritengo che la dimensione del Parlamento, piaccia o meno, sia una espressione di democrazia: aspetto con curiosità, naturalmente non stasera, un modello che rispetti la sentenza della Corte, dia una dimensione pubblica e anche democratica e pluralista perché a me i 100 rettori o i cinque sindacati non mi sembrano più rappresentativi del Parlamento, dove attualmente ci sono partiti che una volta non esistevano, il che significa che la democrazia funziona e consente a tutti di esserci o di non esserci.

  GIAN MARCO CENTINAIO. Mi sembra che stia nascendo un dibattito molto interessante. Anzitutto condivido quasi tutto quello che avete detto, anche perché più o meno sono le cose che anche noi avevamo detto alla presidente Tarantola e al consiglio d'amministrazione qualche giorno fa, sebbene la domanda che mi sto ponendo è se l'interlocutore capirà e il proprietario, quindi il Governo, capirà: apparentemente, a nostro parere, non ha le idee molto chiare o quanto meno ci dà questa impressione se pensiamo solamente, e l'ho detto anche alla presidente Tarantola, alla questione del canone, dove hanno cambiato almeno tre volte idea nel giro di un mese. Prima si diceva di inserirlo nella bolletta Enel, poi Renzi, preso da euforia pre-elettorale, ha proposto di abolirlo, poi Del Rio, che forse è un po’ più saggio, ha riproposto di inserirlo nella bolletta. Un interlocutore che nel giro di un mese cambia idea tre volte... mi immagino quando si dovrà parlare di cose serie... una cosa tuttavia è stata decisa, ovvero il taglio dei centocinquanta milioni di euro, una cosa peggiore che è stata decisa è stato di tagliare il dibattito parlamentare su questi centocinquanta milioni di euro. Almeno in Senato, i cui componenti devono essere rottamati, formattati, dove sarebbero concentrati tutti i mali dell'Italia, perché abbiamo capito dal Presidente del Consiglio che in Senato sia stato eletto il peggio del peggio – sebbene intenda ricordare che al Presidente Renzi che io sono stato eletto e lui no –, dicevo in Senato il dibattito parlamentare è stato del tutto tagliato, e con la posizione della questione di fiducia si è voluto affermare che le eventuali proposte alternative al taglio dei centocinquanta milioni di euro non sarebbero state minimamente prese in considerazione. Mi sembra che anche alla Camera succederà la stessa cosa, cioè sarà posta la questione di fiducia, quindi con noi di dibattito non ne faranno: spero che almeno voi possiate avere un minimo di interlocuzione con il Governo.
  Per quanto riguarda il canone, parte di esso viene utilizzato per pagare questi famosi 80 euro promessi agli italiani; presumo che sarà promosso un ricorso per comprendere se sia legittimo o meno questo utilizzo, a mio parere improprio, del canone. Infatti non vedo perché ad esempio una pensionata che paga il canone per vedere «L'isola dei famosi», debba pagare il canone per pagare gli 80 euro al vicino di casa, nel senso che se si paga un canone bisogna anche sapere perché lo si paga.
  Per quanto riguarda la lotta all'evasione, di cui parlano molti, a me sta benissimo: paghiamo tutti paghiamo meno. Ricordiamo però chi paga e chi Pag. 11no: a me va benissimo che sia inserita nella bolletta ENEL, però l'altro giorno vi è stato un comunicato della Guardia di finanza che dice che il 40 per 100 dei napoletani non paga la bolletta ENEL. Mio suocero è della provincia di Avellino, sto dicendo magari qualcosa contro la mia famiglia: cerchiamo dunque di capire dove c’è l'evasione. Si sa benissimo dove si evade il canone, non è necessario che ci sia il senatore Centinaio o i leghisti brutti e cattivi, o i salviniani, ancora peggio perché sono amici della Le Pen, e dicono che la metà dell'Italia non paga il canone.
  Per quanto riguarda la vendita di quote di Rai Way, stiamo aspettando una risposta scritta a una serie di domande che sono state poste dal collega Rossi nei giorni scorsi alla presidente Tarantola, quindi riusciremo forse a capirci qualcosa di più. Per ciò che concerne le sedi regionali, siamo per razionalizzarle e non per chiuderle, ovvero stabilire se e dove ci sono degli sprechi da tagliare.
  Per quanto riguarda l'affermazione della RAI come caso di vetro: in questo momento come cittadino, e non come senatore Centinaio, affermo che essa è tutto tranne che una casa di vetro. Forse attualmente ha i vetri offuscati, opachi, dove al più si vedono delle ombre: abbiamo condotto una battaglia sul bollino blu, e qui non sono molto d'accordo con voi, cosa che secondo noi significava maggiore trasparenza. Proprio perché si parlava di maggiore trasparenza, il bollino blu è sparito.
  Sul discorso della esistenza di due miliardi di crediti – a noi risultava fossero un miliardo e mezzo – da parte dell'azienda nei confronti dello Stato, sono mesi che lo sto chiedendo tutte le volte che si presenta qualche componente del consiglio di amministrazione o il direttore generale o qualche altro interlocutore, e le risposte sono sempre incerte o evasive, quasi fosse un mistero di Fatima, mentre voi andate affermando quello che sto dicendo io da qualche mese questa parte.
  Anch'io sostengo che vi debba essere chiarezza sui conti: un esempio si è avuto con l'ultima audizione del consiglio di amministrazione, quando si parlava dell'ultima edizione serale del Tg regionale. Un consigliere di amministrazione ha detto che costava 12 milioni di euro, un altro che costa 5: ma se il consiglio d'amministrazione non sa quanto costa il Tgr di mezzanotte, lo deve sapere il senatore Centinaio ? Altro che casa di vetro ! Questa è una casa di cemento armato costruita per non far capire niente a nessuno, perché se neanche in Commissione di vigilanza Rai si sa quanto costa un programma, o non si vuole dire o non lo si sa. Se la chiarezza sui conti non ce l'ha il consiglio di amministrazione, chi ce la deve avere ? Ditecelo voi così lo convochiamo. Io chiesi, un po’ provocatoriamente, tempo addietro di convocare il consigliere della Corte dei conti delegato al consiglio di amministrazione della RAI, ma non se ne è fatto niente: a questo punto lo chiedo ufficialmente, perché se il consiglio di amministrazione non sa esattamente quali sono i conti, chiediamolo direttamente al referente della Corte dei conti, se no useremo un esposto per saperlo. Questo anche per non avere dei dubbi e per non fare eventuali battute ironiche sulla RAI: occorre sapere cosa si spende e dove si spende, in tal modo si fa chiarezza non tanto nei confronti del senatore Centinaio, ma nei confronti dei cittadini, ovvero di chi paga lo stipendio, perché se non si è chiari con chi ti paga lo stipendio, si deve consentire di essere liberi di non pagare il canone.

  PRESIDENTE. L'unico appunto, senatore Centinaio, riguarda la stupidaggine secondo cui il 40 per 100 dei napoletani non pagherebbe la bolletta.

  VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO. Voglio da subito ringraziare il segretario Di Trapani per la relazione che ha offerto alla discussione della Commissione di vigilanza e del percorso auditivo in cui siamo impegnati, uno sforzo di approfondimento dei temi, presentando una serie di Pag. 12spunti e di suggestioni che credo ci possa consentire di fare un passo avanti nel percorso di audizioni e di riflessioni che stiamo svolgendo. Peraltro c’è da dire che ogni audizione che abbiamo svolto ha consentito effettivamente di muoverci nella direzione di un ulteriore proficuo approfondimento. Credo che anche la presente audizione abbia queste caratteristiche: è stato ricordato peraltro che abbiamo un precedente di lavoro comune, ed era stata l'audizione sul contratto di servizio, in particolare sulla questione del «bollino blu».
  Il segretario Di Trapani ha fatto riferimento alla stretta attualità, alla giornata di sciopero di oggi: colgo l'occasione per usare una parola che ha usato lui, ovvero il rispetto delle diverse forme di mobilitazione, e quindi anche nei confronti delle sigle sindacali che oggi hanno deciso di utilizzare lo strumento dello sciopero all'interno della loro mobilitazione contro il decreto che ritengono sbagliato. Evidentemente noi abbiamo un giudizio diverso, questo però in nessun modo toglie il rispetto nei confronti dello strumento che è stato scelto oggi dalle sigle sindacali che lo hanno promosso e delle diverse forme di mobilitazione, perché il segretario Di Trapani oggi ci ha parlato in maniera approfondita non solo dei motivi di contrarietà al decreto, ma anche delle forme di mobilitazione che loro hanno adottato. Per esempio ha fatto riferimento al parere pro veritate del professor Pace, che è una forma di mobilitazione contro il decreto-legge anche con l'intendimento di adire a un giudizio, se questa non fosse la determinazione del consiglio di amministrazione. Mi fa piacere che nella valutazione del segretario Di Trapani lo spirito sussistente nelle diverse forme di mobilitazione sia quello di concorrere a un profondo rinnovamento della azienda RAI e di rilanciare il servizio pubblico: credo che sia il terreno su cui questa Commissione si sta cimentando con il percorso auditivo, anche per offrire materiale di discussione al complesso del Parlamento.
  Per quanto riguarda il merito del decreto-legge, a me sembra opportuno, anche in questa sede, richiamare gli impegni mantenuti dal Governo, che erano gli impegni peraltro assunti dal viceministro Morando proprio qui in audizione in Commissione di vigilanza.
  Il primo concerneva l'esenzione di RAI dall'applicazione dell'articolo 20 del decreto, nonché di intervenire con una riformulazione relativamente alle sedi regionali, garantendo l'informazione a livello regionale, consentendo all'azienda quella flessibilità per operare risparmi in merito all'efficacia e alla funzionalità. A quell'impegno hanno poi corrisposto gli emendamenti presentati dal relatore che sono stati votati: nel testo che, come è stato richiamato, è stato approvato con voto di fiducia, ci sono gli impegni che qui ha preso il Governo e sono stati mantenuti grazie anche al protagonismo in Commissione dei colleghi commissari, senatori Fornaro e Margiotta.
  Nel merito del decreto, mi sembra utile interloquire con alcune considerazioni formulate dal segretario Di Trapani, il quale diceva che in relazione a quello che è il portato del decreto, si vedono una serie di scelte conseguenti a quanto ivi contenuto. Citava in proposito la drastica riduzione dell'impegno RAI per quanto riguarda i Mondiali di calcio in Brasile, l'interruzione del tavolo di confronto sui precari e il concorso: la cosa mi interessa anche perché su questi temi ho presentato alcune interrogazioni prima del decreto. Per quanto riguarda ad esempio l'impegno dell'azienda sui Mondiali di calcio, ho presentato una interrogazione alcune settimane prima dell'entrata in vigore del decreto, così come sull'interruzione del tavolo di confronto ho presentato un'interrogazione che chiedeva il perché non era convocato quel tavolo che aveva dei tempi certi che facevano riferimento all'anno precedente. Tutto questo dunque prima del decreto, perché secondo me nella relazione c’è stata forse una parte di drammatizzazione in cui sono state evocate alcune scelte aziendali come direttamente legate al decreto, quando invece si Pag. 13tratta appunto di scelte aziendali sulle quali l'azienda deve rispondere come tale, anche perché il percorso del decreto con gli impegni mantenuti dal Governo e con la novità rappresentata dall'audizione del direttore generale Gubitosi, mi sembra che sia un altro elemento di maggiore definizione di questa discussione. Il direttore generale parlava qui della cessione, come previsto dal decreto, di quote di minoranza di Rai Way – è giusto e utile dunque anche in questa occasione ribadire che si tratta di una scelta di cessione di quote di minoranza, e quindi Rai Way rimane saldamente nelle mani di Rai, le torri rimangono dunque saldamente in mano pubblica. L'elemento di novità di quella audizione è stato quando il direttore generale ha affermato che questa operazione si possa completare entro la fine dell'anno: questo vuol dire che probabilmente la parte significativa dell'intervento richiesto per centocinquanta milioni è assorbita all'interno di questa operazione. Per questo mi pare giusto sottolineare che una serie di scelte che sono state evocate hanno carattere aziendale, e che dunque l'azienda può eventualmente adottare, ma che non sono direttamente collegate all'effetto del decreto n. 66. Secondo me è utile che tutti quanti utilizziamo in questa discussione tutti gli elementi che abbiamo disposizione. Mi sembra anche giusto richiamare, circa la scelta di cessione di quote di minoranza di Rai Way, il fatto che a questa operazione si possa, anzi si debba dare un respiro più ampio, sistemico. Come negli altri paesi europei, credo si debba andare verso un'operazione che, mantenendo saldamente in mano pubblica la proprietà delle torri, effettui in epoca di convergenza operazioni di sinergia, anche con la telefonia, di valorizzazione di asset. Penso anch'io che il traguardo debba essere quello del gestore unico, per questo mi ha fatto piacere la citazione del direttore generale quando portava come esempio un comparto diverso come quello dell'energia, e di una società come Terna. Credo cioè che questa operazione debba avere un respiro sistemico, e, per esempio, con il coinvolgimento di un investitore istituzionale come Cassa depositi e prestiti, possa avere anche nel medio periodo una prospettiva di questa natura.
  C’è poi una sottolineatura del segretario Di Trapani che mi sembra assolutamente corretta e legata a un tema più volte emerso nelle discussioni in Commissione di vigilanza, connesso all'evasione del canone e quindi della riscossione completa dell'evasione e a una riforma che consenta un'efficacia, con la possibilità non solo di diminuire l'evasione, ma consentendo che concorrendo tutti si possano fare anche interventi di riduzione del canone, a nostro giudizio non generalizzata ma legata alle fasce di reddito, con un carattere di progressività. Da questo punto di vista sembra che ci siano delle novità interessanti dalle dichiarazioni del sottosegretario Giacomelli che qualche giorno fa ha parlato della proposta del Governo che verrà avanzata a ottobre tra due o tre ipotesi allo studio, su cui confrontarsi. Abbiamo definito l'audizione del sottosegretario Giacomelli per la prossima settimana: questa sarà una delle domande che rivolgeremo al sottosegretario, insieme a un'altra, che riguarda sempre una dichiarazione del medesimo, ossia quella di dare vita da subito a una fase di consultazione circa le questioni di cosa sia servizio pubblico, come rinnovare la azienda, come raggiungere la contemporaneità della sfida digitale e quali siano scelte da adottare. A valle di questa consultazione, che deve essere la più ampia possibile, con il coinvolgimento del maggior numero di soggetti organizzati, di corpi intermedi e di singoli cittadini, accogliendo una suggestione del segretario Di Trapani, che condividiamo, occorre prevedere ci sia l'anticipo della concessione: credo che non possiamo, non dobbiamo aspettare il 2016. L'impegno del Parlamento deve essere quello di anticipare la concessione, per essere chiari io parlo di rinnovo della concessione, quindi di una legge che rinnovi la concessione alla RAI. Riconfermo quindi quanto mi era capitato di dire all'assemblea dell'USIGRAI, a domanda diretta del segretario Di Pag. 14Trapani: siamo dell'idea che si debba fare questa consultazione e che si debba anticipare la concessione. Per ricollegarmi alle considerazioni fatte all'inizio, se ciò che anima nei diversi ruoli, nelle diverse competenze e nel diverso approccio in queste settimane, è la spinta al rinnovamento profondo dell'azienda e a rilanciare il servizio pubblico, secondo me dobbiamo guardare a questa discussione che si è aperta intorno al decreto legge n. 66 come l'occasione per far ripartire una discussione che si era incagliata, che non era in nessun modo all'ordine del giorno, che non era nell'agenda politica e non era in nessun modo all'attenzione dell'opinione pubblica. Allora come diceva Sant'Agostino ex malo bonum: identificare in questa una occasione e procedere tutti quanti in questa direzione.

  SALVATORE MARGIOTTA. Sarò molto più breve, essendo stato aiutato dall'intervento, lungo e naturalmente condivisibile da parte mia, del collega Peluffo. Vorrei fare solo alcune riflessioni e poi due domande concrete.
  Sono anch'io tra quelli che hanno partecipato all'assemblea dell'8 maggio e va dato atto all'USIGRAI che la proposta di accelerare sul rinnovo della concessione, di accorciare i tempi rispetto al 2016 e di utilizzare questa occasione, sia pure molto criticata da USIGRAI, per rilanciare questi temi, è stata una proposta di USIGRAI. A mio parere, questa è anche la via di uscita in questo momento rispetto alle cose che stiamo dibattendo. Governo e Parlamento, in particolare modo il PD, ritengono molto positiva l'idea di utilizzare questa occasione per riflettere su questi argomenti, ma mi pare giusto di dare atto a voi stessi di essere stati i primi proprio quella volta, l'8 maggio, a ritenere che questa potesse essere uno degli approdi possibili di una vicenda che ritenete completamente negativa – noi naturalmente no, se no non avremmo votato il decreto – e che però per entrambi, qualunque sia il punto di vista iniziale, porta allo stesso approdo. Riformare la RAI, riformare la governance: su questo sono molto laico, non ho idee pregiudiziali e non posso negare il fascino delle considerazioni svolte dallo stesso presidente Gasparri. Tenere fuori la politica dalla Rai è giustissimo, ma delegare a personalità, non si sa bene come definite, la scelta degli organi di vertice della Rai, è pericoloso per la democrazia, se vogliamo proprio usare le parole con il senso che esse hanno, anche quando fanno un po’ paura. Alla luce della volontà del Governo di accelerare la riforma del canone, certo con un po’ di disordine – anch'io ho detto in questa sede che le numerose ipotesi che abbiamo ascoltato da diversi esponenti del Governo meriterebbero che lo stesso Governo trovasse una sintonia, ma siamo sicuri che lo farà e siamo sicuri che l'audizione di mercoledì prossimo con il sottosegretario Giacomelli ci aiuterà – dicevo riforma del canone, riforma della RAI e riforma della governance sono gli obiettivi che abbiamo, così come ho apprezzato il ragionamento-provocazione positiva che fa Di Trapani, quando dice che avendo noi lavorato per lunghi mesi sul contratto di servizio, invece di gettare alle ortiche un documento che potrebbe esser superato dai tagli, ci suggerisce di utilizzarlo come traccia di lavoro per ragionare sulla nuova RAI, una giusta osservazione che darebbe anche valore e dignità al nostro lavoro.
  Sulla base di queste volontà politiche del Governo e degli emendamenti presentati approvati sull'articolo 20 e sulle sedi regionali, penso che abbia fatto bene l'USIGRAI a revocare la propria partecipazione allo sciopero come hanno fatto altre sigle. Penso anch'io che lo sciopero sia – ovviamente chi potrebbe metterlo in dubbio ? – una delle tante forme assolutamente democratiche e nobili di protesta, però credo, e confermo il mio giudizio, che lo sciopero di oggi sia stato un errore, rischia di isolare i lavoratori della RAI rispetto all'opinione pubblica, anziché creare attorno ad essi consenso e rischia di apparire una azione alla fine non produttiva: vedremo poi che cosa accadrà al riguardo.Pag. 15
  In questo quadro generale c’è il tema della riforma e dei metodi per attuarla. Di Trapani ci chiede, anche qui a mo’ di sfida, quante proposte di legge esistono in Parlamento. Non lo so, certo è che c’è un deficit da questo punto di vista, di impegno degli stessi gruppi parlamentari, forse superato dal fatto che la novità ascoltata da parte del sottosegretario Giacomelli e di altri esponenti del Governo, è che il Governo intenda probabilmente presentare un disegno di legge. Catricalà lo aveva escluso: aveva detto, dallo stesso posto in cui siete ora seduti voi, che non si trattasse di materia di competenza del Governo, ma tipicamente del Parlamento, invitandoci in qualche modo ad essere noi parte diligente. Vedremo come si leggerà, vedremo il PD cosa sceglierà di fare, se attendere un disegno di legge del Governo, o anticiparlo, ma non c’è dubbio che ormai ci siamo: siamo esattamente laddove si mettono i piedi nel piatto e l'azione parte. Durante la vostra stessa assemblea dell'8 maggio, altra circostanza che mi ha molto colpito, in positivo, ma che richiede da parte di tutti uno sforzo generale, è stata quando un oratore non facente parte dell'USIGRAI – il quale, sostenendo di esserci già nel 1975, e non poteva essere pertanto il giovane segretario Di Trapani – ha affermato che quando si fece la riforma della RAI lui stesso e molti colleghi avevano partecipato attivamente, incalzando il Governo e il Parlamento. Penso che sia davvero importante che le parti migliori, le energie più robuste e con più voglia di fare, sia in Rai sia in Parlamento, debbano contribuire.
  Le due domande che intendo porre sono molto specifiche. Nonostante abbiamo portato avanti una battaglia sul famoso principio della BBC secondo cui per noi informazione, educazione e intrattenimento valgono uguale all'interno della RAI, non vi c’è chi non veda che l'informazione sia prima inter pares. L'informazione non può non essere la spina dorsale della RAI: su questo argomento abbiamo ascoltato diverse questioni che richiamava prima il senatore Gasparri, a proposito di come vada riorganizzata l'informazione, non solo alla luce del taglio, ma anche alla luce della riforma della Rai alla quale facevo riferimento prima. L'occasione mi è ghiotta per chiedere al segretario dell'USIGRAI, che fa del «riformismo» una delle cifre delle proprie azioni, ovvero della non volontà di essere conservatori a tutti i costi, ovvero della volontà di accettare la sfida, se pensiate – capisco che è un tema che richiederebbe almeno un'ora di tempo – se almeno in nuce sia possibile riorganizzare l'informazione, le testate giornalistiche, continuare a fornire un prodotto assolutamente di eccellenza, anzi addirittura migliore, pur a fronte dei sacrifici che in qualche modo si chiedono. Speriamo poi che le previsioni ottimistiche che in questa sede ha dato il viceministro Morando, secondo cui il taglio dei centocinquanta milioni di euro sia contingente e limitato a quest'anno, siano previsioni avverate e se lo fossero, dato che penso che attraverso la vendita minoritaria di quote di Rai Way – condividendo la scommessa fatta dal direttore generale in questa sede e ritenendo che si possa ricavare qualcosa in più, se non molto di più, di centocinquanta milioni di euro – se fosse dunque unito il ricavare più di centocinquanta di euro alla non ripetizione del taglio nei prossimi anni, ciò ci metterebbe tutti tranquilli. In ogni caso mi chiedo se state iniziando a ragionare su come riorganizzare l'informazione e le testate giornalistiche e, dato che si tratta di un argomento attuale, quanto pesantemente i tagli hanno influito sulla vicenda delle partite dei Mondiali di calcio in Brasile, perché comprendo che si tratta di un tema sensibile, come servizio che il cittadino si aspetta essere ai massimi livelli e rispetto a cui diminuzioni di qualità sarebbero immediatamente e mediaticamente molto sotto i riflettori.
  La seconda domanda, già introdotta dal collega Peluffo, e comunque contenuta nella relazione del segretario Di Trapani, concerneva il fatto se la vicenda precari dell'informazione rimanga centrale nella vostra azione e se ritenete che i tagli non possano essere argomento esclusivo per Pag. 16dire che invece questa vicenda vada affrontata e risolta, come noi del PD riteniamo debba essere.

  PRESIDENTE. Condivido la vostra relazione e sono contento che vi sia scritto che stiamo andando verso una probabile svendita di Rai Way: non sono dunque l'unico a pensarla così. Penso che ci possa essere una probabile svendita, perché nel momento in cui la RAI debba fare cassa e vendere un suo asset strategico, è chiaro che chi ne beneficia sia proprio il compratore. Pur condividendo la vostra relazione, auspico che la stessa durezza e la stessa volontà di cambiamento della Rai ivi contenuta, si dimostri anche nel settore dell'informazione pubblica che io con molta sincerità non considero sufficiente nella narrazione non solo politica ma in tutti i settori del nostro mondo: non credo che sia una informazione buona e degna di un paese democratico come il nostro. Ritornando a quanto diceva il senatore Gasparri, filosoficamente posso essere d'accordo, però nella pratica la lottizzazione è sempre avvenuta, creando danni all'azienda pubblica. In teoria quindi può essere vero che il Parlamento si rinnova ogni cinque anni e potrebbe esser sempre l'organo competente a nominare i componenti del consiglio di amministrazione della Rai: però poi nella pratica si realizza una lottizzazione. Condivido dunque la vostra relazione, ritengo che non siano da vendere nemmeno quote minoritarie di un asset strategico come Rai Way: oltretutto nel decreto pervenuto alla Camera dei deputati non è specificato se le quote siano di maggioranza o di minoranza, è soltanto scritto che si tratta di vendita di quote di Rai Way, e ciò può coprire qualunque scenario. Inoltre non si sa se verranno conclusi patti parasociali. Sono dunque molto preoccupato dell'eventuale vendita, sebbene di quote minoritarie – ma non lo sappiamo – di un asset strategico come Rai Way; dal sindacato dei giornalisti tuttavia, io come presidente della Commissione, come deputato, come cittadino mi aspetterei una totale ristrutturazione dell'informazione pubblica del paese, che non ritengo degna dei cittadini tutti.

  VITTORIO DI TRAPANI, segretario nazionale di USIGRAI. Ringrazio per gli spunti di riflessione e le valutazioni sulla relazione dell'USIGRAI. Per provare a rispondere a tutte le suggestioni, mi scuserete se provo ad andare in ordine rispetto alle questioni poste.
  Al senatore Airola, rispetto alle sigle aderenti e al fatto di informare i cittadini su quali fossero le sigle sindacali oggi in sciopero, dico che la penso come lei: so che i sindacati hanno chiesto la lettura di un comunicato in onda per spiegare le ragioni. Le devo dire che per quanto riguarda i giornalisti abbiamo una norma contrattuale che impone all'azienda la lettura di un comunicato, quando il sindacato lo chieda. Sapendo che si poteva correre il rischio che il comunicato di altri non venisse letto, avevamo proposto alle altre sigle sindacali scioperanti di scrivere loro un testo, firmato da loro, e ne avremmo chiesto noi la lettura, pur di assicurare la piena informazione ai cittadini su chi scioperava e perché. Era per noi anche un atto, non vorrei dire di solidarietà – potrebbe apparire equivoco – di informazione e di correttezza nei confronti di chi oggi era in sciopero. Le altre sigle legittimamente hanno scelto un'altra strada, non accedendo alla nostra proposta: però tenevo a dire che proprio per assicurare la piena informazione avevamo avanzato questa proposta, forti di una norma contrattuale che contiene queste garanzie. Sul confronto poi le dirò – vorrei infatti fare una valutazione generale rispetto al rischio che si vada avanti come treni senza un adeguato confronto, quindi riprenderò tra un attimo.
  Siamo convinti, mi rivolgo al senatore Buemi, che occorra una chiarezza sui numeri, rispondendo anche sulla vicenda Rai Way, dove ribadisco la nostra preoccupazione e la nostra contrarietà anche alla vendita di quote di minoranza. Se il tema consiste nel trovare i fondi conseguenti al taglio dei centocinquanta milioni, fermo restando che confermiamo la Pag. 17nostra valutazione di illegittimità di quell'atto – si tratta di prendere soldi pagati dai cittadini per un servizio pubblico e utilizzati per altro – abbiamo avanzato una proposta, ovvero di istituire una commissione di indagine e di proposta, per fare in 30 giorni una valutazione approfondita dei conti, per vedere se quei soldi si possano trovare in un altro modo. Questo potrebbe permettere ad esempio di non vendere quote di minoranza: si unirebbe la casa di vetro con quella che noi e non solo noi riteniamo una svendita. Ho citato le parole pronunciate in Commissione di vigilanza dal viceministro Morando il quale avanzava lo stesso dubbio: cioè una vendita fatta con questa velocità rischia di avvenire non nel modo migliore. Una proposta pertanto l'abbiamo avanzata: speriamo che venga raccolta dal Parlamento, dalla Commissione di vigilanza ed eventualmente anche dal Governo. Si tratta di una occasione per fare chiarezza sui conti.
  Senatore Gasparri: lei conosce la nostra valutazione in merito alle fonti di nomina. Apriamo la discussione, comprendo la valutazione circa l'organo cui affidare le nomine: certo ciò che non si può permettere è l'ingerenza che in questi anni abbiamo vissuto da parte di partiti e governi e che poi si è riverberata sulle scelte aziendali. Avevo semplicemente chiesto se esistono progetti di legge: apriamo la discussione, esistono numerose possibilità, però discutiamone. Ad oggi non si vede neanche la discussione: lo diceva anche il senatore Margiotta che non ci sono progetti di legge depositati. Questo mi preoccupa: siamo convinti che si possa trovare una soluzione migliore per rompere quel cordone ombelicale nella gestione aziendale da parte dei partiti e dei governi. Non vorrei confondere il termine politica con partiti, nel senso che secondo me la politica si deve occupare del tema del servizio pubblico, anzi si tratta di un compito specifico della politica di dire cosa sia un servizio pubblico per il paese, mentre partiti e governi dovrebbero stare fuori da quella che è la gestione dell'azienda di servizio pubblico.
  Quanto al problema cui faceva riferimento il senatore Centinaio sulla certezza delle risorse, ovvero il problema dell'evasione del canone. Vorrei essere chiaro: la nostra contrarietà al decreto non ha nulla a che vedere con il provvedimento degli 80 euro. Naturalmente i temi sono slegati, per quello che ci riguarda. Abbiamo soltanto detto che se bisogna recuperare centocinquanta milioni di euro, non si capisce perché non si vadano a recuperare direttamente dall'evasione, pari a tre volte quello che viene chiesto oggi. Pertanto quei soldi vengono presi da chi tutti gli anni paga il canone, ma non si vanno a ricercare presso coloro che il canone non lo pagano, evadendo una tassa di scopo. Nemmeno sullo strumento, abbiamo dei totem: quello che affermiamo noi come l'Europa è che un'azienda di servizio pubblico deve avere certezza di risorse e indipendenza sulle risorse medesime. Quello che non si può permettere è che un Governo abbia in mano il rubinetto economico che ovviamente coincide con quello dell'indipendenza. Certezza di risorse e indipendenza economica fanno parte dei pilastri che l'Europa ci indica in termini di libertà del servizio pubblico. Lei parla di vetri offuscati: semplicemente io chiedo come sindacato più chiarezza sui conti per poter individuare dove ci siano sprechi e inefficienze. Questa la valutazione che dovremo fare e la dovremo fare in profondità. Per quanto riguarda il credito di un miliardo e mezzo, purtroppo gli anni passano e i crediti della RAI si accumulano: tra l'altro la discrepanza tra ciò che è dovuto come costi di servizio pubblico e ciò che effettivamente viene versato, non è una nostra valutazione, sta negli atti della Corte dei conti, sono numeri che si ricavano da lì – lei parlava del segreto di Fatima: sono atti che si trovano pubblicati dalla Corte dei conti. A proposito di chiarezza dei conti, sinceramente non capisco dove possa mai derivare la somma di 12 milioni di euro: confesso che sono anche un po’ preoccupato che venga Pag. 18citata da un consigliere di amministrazione. Anche qui provo a fornire dei dati, che non sono elaborati da USIGRAI, ma dalla Corte dei conti: per quanto riguarda la TGR, testata nel suo complesso, nel 2012 si parla di costi editoriali di 18 milioni più altri due milioni a mezzo di costi di produzione, ma riguardanti l'intera TGR, mi sembrerebbe strano che una sola edizione valga quella cifra, tenendo conto che il totale fa 20 milioni, cosa che costituisce già una forte riduzione rispetto agli anni precedenti, quindi c’è già stata una forte spending review per quanto riguarda la nostra azienda. Si parte infatti dai 26 milioni del 2010 ai 20 attuali: questo purtroppo ha delle ricadute sul prodotto. Francamente dunque quella cifra mi stupisce, gradirei più chiarezza riguardo a una cosa del genere, anche perché si tratta di una questione di rispetto per quei lavoratori che a quel prodotto lavorano quotidianamente. Mi spiace ma devo essere in totale disaccordo non solo sulla vicenda dei napoletani, tra l'altro anche per questioni di origini, ma anche per la questione che è libero di evadere se non si è chiari sui conti. Direi piuttosto che il cittadino non è libero di evadere, ma l'azienda di servizio pubblico deve essere chiara sui conti.
  Circa la questione che l'individuazione dei tagli concernono scelte aziendali, onorevole Peluffo, è vero che nel momento in cui c’è un taglio determinato da un decreto, e poi da una conversione in legge, in qualche modo il Parlamento è chiamato alle ricadute di quel provvedimento. Se il direttore generale della RAI dice in questa Commissione che come conseguenza del decreto si avrà una riduzione del perimetro del servizio pubblico e quindi una ricaduta sui livelli occupazionali... Resta il fatto che sulla vicenda di Rai Way non si chiarisce come si evita che quelle quote finiscano ad esempio nelle mani di concorrenti, determinando evidentemente un problema sul mercato e sulla gestione: ribadiamo che quei fondi si possono provare a cercare altrove.
  Per quanto riguarda il tema del gestore unico: affinché sia chiaro, non si tratta di una proposta dell'USIGRAI. Semplicemente segnalavamo come non si possa utilizzare l'esempio europeo a giorni alterni, dicendo che negli altri paesi il servizio pubblico non detiene quote senza dire tutta la verità ovvero che nessuno detiene: pertanto il gestore unico non è la nostra scelta mentre condivido che quel tema debba essere affrontato con un respiro sistemico. Vendere nel frattempo determinando qualche effetto sul mercato, mette già in difficoltà la discussione sul respiro sistemico. Preferirei dunque una discussione sistemica sul tema delle torri di trasmissione, poi successivamente le valutazioni sullo specifico di Rai Way, confermando la contrarietà.
  Ringrazio il senatore Margiotta circa il riconoscimento della proposta di anticipare la concessione: teniamo a dire che si tratta della nostra volontà di avanzare oltre che critiche anche proposte. A noi interessa riformare l'azienda: in questo contesto, e così rispondo anche alle domande poste dal Presidente Fico, è uno degli elementi centrali. A questo proposito mi stupisce che si noti o si parli un eccesso di informazione nel palinsesto RAI: auspico che l'informazione sia sempre di più, parlare di eccesso è qualcosa che non capisco, tanto più nel servizio pubblico. Su questo, Presidente, mi dispiace, mentre condividiamo la sua valutazione sulla probabile svendita, non altrettanto accade per l'informazione: dire che non è degna di un paese civile, sinceramente mi trova in totale disaccordo. La RAI fa buona informazione, si può fare meglio, assolutamente sì: si può sempre migliorare, sinceramente non posso condividere nella maniera più assoluta che non sia una informazione sufficiente, peggio ancora non degna.
  Per quanto concerne il tema della riorganizzazione delle testate giornalistiche, non solo è possibile, ma auspicabile. Uscendo anche da una discussione sul tema delle testate – non vorrei che qualcuno cadesse nel gioco di contare quante siano le testate, in realtà per nascondere la volontà di ridurre il numero delle testate e l'informazione. Se si vuole fare una discussione seria sul tema delle testate, Pag. 19bisogna iniziare a parlare di prodotto, di offerta informativa e sono convinto che ci si possa chiarire su come si possa riorganizzare la azienda e su come si possa fare meglio, convinti tutti che oggi il mercato è cambiato e che bisogna ricollocare l'azienda offrendo un prodotto migliore con missioni specifiche più chiare da parte della Rai rispetto ai diversi soggetti. Purtroppo i tagli al prodotto ci sono anche in conseguenza dei centocinquanta milioni: il taglio sui Mondiali lo abbiamo visto. All'indomani del decreto c’è stato annunciato che si riducevano le spedizioni dei nostri colleghi per seguire i Mondiali sia per quanto riguarda la radio sia per quanto riguarda la televisione: una cosa che abbiamo contestato. Su questo ci dobbiamo chiarire: se dobbiamo fare un'informazione migliore, dovremo mettere l'informazione in condizioni di agire al meglio. Non vedo informazione che si possa fare da desk, o come si dice in gergo radiofonico, da tubo: una radiocronaca fatta da tubo, ovvero guardando la TV, non sarà mai come una radiocronaca fatta in loco che permette di avere un respiro più ampio di racconto. Purtroppo i tagli determinano meno presenza in loco, meno presenza sul campo, nel caso dello sport come in tanti altri casi: la cronaca, le inchieste costano. Allora o si torna a fare informazione sul campo, la Rai dunque torna a essere fonte delle notizie, oppure esiste un rischio di decadimento della qualità. L'informazione ha un costo, e se il paese ha bisogno di informazione libera, forte, indipendente, di servizio pubblico deve sapere che deve contribuire a quel tipo di informazione e dobbiamo garantire qualità alta e maggiore efficienza. Se si taglia, si taglia il prodotto e si taglia quindi la qualità ed è purtroppo quello che stiamo rischiando in questi anni e in questi mesi.
  Senatore, lei sostiene che si ricaverà di più di centocinquanta milioni dalla vendita di quote di Rai Way: continuo a chiedermi che cosa si farà con i soldi che si ricavano in più, speriamo che arrivi una risposta chiara. Per quanto riguarda il tema dei precari, purtroppo è vero che i tavoli per il momento si sono fermati: ci auguriamo che ripartano, perché riteniamo che si debba risolvere la questione del giornalismo nelle reti, quindi, come citavo, partite IVA, assistenti, programmisti che svolgono lavoro giornalistico ma non sono pagati con contratto giornalistico. Speriamo dunque che i tagli non blocchino questo processo: penso che la Commissione di vigilanza possa svolgere un ruolo di pressione per andare avanti su questo percorso di stabilizzazione.
  Riprendendo il tema del canone, tengo a dire che noi una soluzione l'abbiamo offerta, la raccoglieva anche l'onorevole Peluffo, ovvero l'idea del canone sociale: se si paga tutti, si paga di meno, o meglio si può pagare in maniera progressiva sul reddito, introducendo un elemento di equità che crediamo sia anche tra i principi che ispirano la nostra Costituzione. Contribuire in base a quanto ciascuno può dare: credo che possa essere una riforma da introdurre e, perché no, anche con l'ampliamento delle fasce di esenzione per chi invece non si può permettere quel tipo di contribuzione, se la Rai servizio pubblico deve essere di tutti e per tutti.
  Ho il timore che non ci sia una discussione approfondita, senatore Airola, lo capisco, né abbiamo la volontà di invertire i ruoli, nel senso che evidentemente il Governo fa il Governo, il Parlamento fa il Parlamento, il sindacato fa il sindacato: non si vuole invertire i ruoli, però la discussione ci deve essere, il confronto ci deve essere, più ampio possibile, con tutti i cittadini, siamo d'accordo, speriamo che parta presto. Però non si può, laddove si protesta, tacciare chi ha un'idea diversa di essere un conservatore e laddove si avanzano proposte e si lanciano sfide per cambiare, poi non aprire il dialogo, perché evidentemente manca qualcosa. Che il Governo rispetto alla volontà di cambiamento, raccolga – così come pare che sia stato detto dal sottosegretario – la sfida riformista e apra il confronto, perché probabilmente dal confronto possano nascere soluzione migliori che permettano una riforma migliore, utilizzando le risorse esistenti all'interno e da parte dei Pag. 20lavoratori e delle lavoratrici possano arrivare suggerimenti per costruire una Rai migliore. Sono convinto che oggi abbiamo un'occasione e noi siamo pronti a raccoglierla: non vorremmo che a perderla fosse proprio il Governo. Se non apre quel confronto, allora sì che si rischia di andare solo avanti come treni e sarebbe un'occasione persa: siamo convinti che si possa condurre questa battaglia di riforma, la vogliamo condurre, però a questo punto bisogna capire dove stanno i conservatori e dove stanno i riformatori. Noi l'abbiamo detto con chiarezza: siamo per le riforme. Se è vero, come ha detto anche oggi il sottosegretario Giacomelli, che tutti coloro che sono pronti a cambiare e non vogliono stare fermi saranno ascoltati, dopo le parole occorrono i fatti, ma da subito, per dimostrare che per chi, come noi, continua a criticare legittimamente, ma anche a proporre, poi il confronto ci sarà, semplicemente nell'interesse comune al Paese di costruire un servizio pubblico migliore.

  PRESIDENTE. Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 22.35.